L’opzione acconciatura di Sansone

John Helmer, 28 aprile 2018

Putin e Shmakov

All’inizio di aprile il Presidente Vladimir Putin credeva di poter posporre le risposte strategiche della Russia allo stato di guerra che gli Stati Uniti intensificano. Ne sarà deluso. Il 6 aprile, il Tesoro degli Stati Uniti annunciava l’esclusione del monopolio di Stato United Corporation Rusal dagli affari non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. È dal 26 luglio 1941, quando il presidente Franklin Roosevelt congelò i beni giapponesi negli Stati Uniti e proibì ogni scambio col Giappone, specialmente su metalli e petrolio e tutte le transazioni in dollari USA, che lo Stato USA non tenta una cosa del genere contro una grande potenza rivale. Roosevelt lo calcolò come passo dissuasivo alla guerra tra USA e Giappone. Tutti sanno ora che fu l’errore di calcolo che portò il Giappone a decidere l’attacco preventivo contro la Marina degli Stati Uniti a Pearl Harbor, cinque mesi dopo. C’è un altro precedente dell’atto di guerra del Tesoro USA contro la Russia. Il 21 novembre 1806, quando Napoleone emanò il decreto di Berlino, vietando l’esportazione di merci inglesi in Europa o altri Stati controllati dall’esercito francese, o le importazioni di merci da cui la Gran Bretagna dipendeva dal suo impero. Troppo debole per sconfiggere la marina inglese o invadere le isole britanniche, Napoleone optò per le sanzioni economiche, vendicandosi del blocco commerciale imposto dalla marina inglese alle coste francesi da maggio di quell’anno. “Si ha ragione“, Napoleone dichiarò per giustificare il suo blocco, “di opporre al nemico le stesse armi che usa, combattendo come esso, quando ogni idea di giustizia e sentimento liberale (il risultato della civiltà degli uomini) viene scartata“. Gli inglesi estesero la guerra oltre le operazioni militari, e Napoleone aggiunse nel suo decreto: “non può essere esteso a nessuna proprietà privata, né a persone che non siano militari, e finché il diritto di blocco non sia limitato a luoghi fortificati, in realtà investiti da forze competenti“. Il blocco continentale, così lanciato, durò fino alla prima abdicazione di Napoleone nell’aprile 1814. Il quattordici di questo mese gli Stati Uniti attaccavano la Siria, concordando con lo Stato maggiore russo per evitare forze e obiettivi della difesa russi. L’attacco fu un fallimento, ma con le continue operazioni israeliane contro obiettivi siriani, iraniani e russi, a Putin fu chiesto dallo Stato maggiore e dal Ministro della Difesa Sergej Shojgu d’autorizzare il dispiegamento di difese missilistiche S-300 per dissuadere e distruggere nuovi attacchi. Putin ritardava la decisione. Poi, il 25 aprile, le forze statunitensi irruppero nel consolato russo a Seattle. Il secondo attacco del genere degli Stati Uniti sul territorio diplomatico russo; quello precedente del 2 settembre 2017 fu contro il consolato russo a San Francisco e gli uffici della missione commerciale russa a Washington e New York. Il Ministero degli Esteri russo definiva le azioni statunitensi “invasione illegale” e violazioni della Convenzione di Vienna, ma non atti di guerra. Nell’ultimo mese Putin convocava il Consiglio di sicurezza solo due volte. Il primo il 6 aprile, per discutere, secondo il comunicato del Cremlino, i piani per il controllo delle frontiere. Il secondo il 19 aprile, su cui il Cremlino riferì la discussione “dei recenti attacchi aerei occidentali… e misure per impedire inondazioni e incendi”. Putin prese diverse decisioni importanti, ma nella dacia di Novo-Ogarjovo, e per ragioni mantenute segrete.
Su Rusal è ormai chiaro che il presidente ha detto al portavoce Dmitrij Peskov di definire l’attacco alla compagnia “illegale”, ma non atto di guerra. Putin rifiutava di nazionalizzare Rusal incontrando uno dei sostenitori di questa opzione, il capo dei sindacati russi Mikhail Shmakov. Invece, senza rivelare i contatti con Oleg Deripaska, Putin decise di delegargli l’iniziativa in risposta alle sanzioni del 6 aprile. Ciò fu confermato anche dal Ministro delle Finanze Anton Siluanov, che Putin chiamò presso la dacia il 17 aprile, insieme al consigliere economico del Cremlino, al Ministro per lo Sviluppo Economico e alla Presidentessa della Banca centrale. A Siluanov fu detto d’incontrare il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Stephen Mnuchin a Washington e vedere quale accordo il Governo degli Stati Uniti accettasse per Deripaska e i suoi soci azionari della famiglia Eltsin per mantenere il controllo di Rusal; e allo stesso tempo togliere Rusal dall’embargo commerciale globale. Per i dettagli dei negoziati del 20 aprile, leggasi questo. Per le partecipazioni della famiglia Eltsin con Deripaska, qui. Ciò che fu nascosto dei regimi azionari e dei beneficiari di Rusal può essere seguito qui. Siluanov tornò da Washington e riferì a Deripaska. Il 26 aprile, Deripaska presentò una domanda all’Ufficio di controllo dei beni esteri (OFAC) presso il Tesoro per l’estensione della riorganizzazione; Mnuchin l’aveva già annunciato tre giorni prima, il 23 aprile. Mnuchin aveva detto a Siluanov che l’obiettivo della sanzione non era Rusal, ma l'”interesse di Oleg Deripaska”, come diceva il comunicato stampa del Tesoro. Devono ancora concordare su ciò che Mnuchin accetterà in disimpegno. Deripaska poi annunciava che “concordava in linea di principio [sic]… a ridurre la partecipazione nella Società a meno del 50%. Inoltre, in concomitanza cogli sforzi per impegnarsi con l’OFAC, Deripaska accettava… di dimettersi dal Consiglio acconsentendo alla nomina di alcuni nuovi direttori in modo che il Consiglio comprenda la maggioranza dei nuovi direttori indipendenti (sic)“. Deripaska persuase il Financial Times a titolare: “Deripaska accetta di rinunciare al controllo di Rusal colpita da sanzioni“. Nessuno a Mosca, neanche il presidente, ci crede. Silenziosamente, Putin decise di proteggere Deripaska; non definendo l’attacco statunitense a Rusal atto di guerra; e di testare gli USA con un’offerta di armistizio limitato. I banchieri internazionali vicini agli affari russi credono che sia un’illusione e che l’armistizio cogli Stati Uniti sia tutt’altro che temporaneo; perseguirlo è un errore sulle intenzioni degli Stati Uniti, aggiungono le fonti. Avvertono che ci saranno nuovi attacchi. “Gli oligarchi“, dicono le fonti, “saranno esclusi dal commercio statunitense a meno che non scelgano o di tornare in Russia e affrontare un futuro molto diverso da quello di cui godevano finora; o lasciare la Russia per passare agli statunitensi, perdendo ciò che possiedono in Russia. Non c’è posizione intermedia. Questa è la strategia economica degli Stati Uniti. Non esiste precedente di un attacco del genere. Putin non è preparato”.
Decidendo contro la nazionalizzazione di Rusal, una delle fonti internazionali sostiene che Putin evitava il passo di Napoleone sul fronte economico. In Siria, credono fonti militari a Mosca, Putin ha optato per un passo in meno all’estensione della difesa missilistica russa oltre le basi aeree e navali russe coprendo il territorio controllato dal governo di Bashar al-Assad. Questo fu discusso da Putin col Capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov e il Ministro della Difesa Sergej Shojgu il 20 aprile. I militari russi chiesero al presidente il via libera per dispiegare le batterie di missili S-300 per coprire le forze siriane e iraniane contro gli attacchi di Stati Uniti e Israele. Ritengono che le minacce israeliane alle batterie S-300 non appena saranno operative sono un bluff che la Russia deve chiamare affinché le posizioni in Siria e l’Iran stesso non subiscano un nuovo attacco dalla combinazione statunitense-israeliana. Testare la minaccia in Siria, sostengono, è l’opzione meno minacciosa e meno costosa che non incoraggiare statunitensi ed israeliani a preparare l’offensiva contro l’Iran. Putin non sarebbe d’accordo. Per rispondere alla riluttanza di Putin, Stato Maggiore e Ministero della Difesa russi escogitavano un passo in meno all’S-300, ma con potere difensivo sufficiente ad intercettare o scoraggiare attacchi aerei statunitensi e israeliani. Questo è il dispiegamento di altri sistemi di guerra elettronica russa con la capacità di bloccare i segnali di sorveglianza, puntamento e comando degli attaccanti. È l’opzione Acconciatura di Sansone, privare il gigante del controllo della potenza di fuoco, accecarlo. L’edizione del 26 aprile di Vzglyad, sito di Mosca, rivela da fonti aperte, anche statunitensi, come funzionerebbe questa opzione.

Come i complessi da guerra elettronici russi interferiscono sui militari statunitensi in Siria
Andrej Rezchikov e Nikita Kovalenko, VZ, 26 aprile 2018

Belusov, Siluanov, Putin, Oreshkin e Nabjullina

A causa delle azioni del nostro avversario non identificato, oggi, i nostri militari in Siria si trovano nell’ambiente elettromagnetico più aggressivo del pianeta“, sottolineava un generale statunitense. È chiaro che tale nemico è la Russia che utilizza attivamente mezzi EW nella RAS. Quali sono questi complessi EW russi e perché gli statunitensi ne hanno paura? Il capo del Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti, generale Raymond Thomas, in un simposio chiuso GEOINT 2018 si è lamentato che gli “avversari” bloccano i sistemi degli aerei statunitensi in Siria. Non ha specificato quali “avversari” intendesse, ma definiva la situazione di guerra elettronica “la più aggressiva del mondo”. Tuttavia, Drive, citando il generale, espresse la convinzione che parlasse della Russia. “Ci mettono alla prova ogni giorno, sopprimono le nostre comunicazioni, disattivano i nostri velivoli d’attacco AC-130“, aggiunse Raymond Thomas. In precedenza, NBC citando funzionari statunitensi riferiva che la Russia bloccava i segnali radio dei droni statunitensi in Siria, colpendo in modo significativo le operazioni statunitensi. I militari russi presumibilmente iniziarono a interferire coi droni statunitensi “dopo una serie di presunti attacchi chimici nel Guta est“. Il direttore della rivista “Arsenale della Patria” Aleksej Leonkov non crede che ci sia una situazione senza precedenti in Siria nell’utilizzo dell’EW. “In effetti, l’abitudine degli statunitensi di combattere con un avversario debole ne ha risentito. Dal 1991, gli Stati Uniti hanno condotto tutti i loro conflitti contro Stati la cui EW era debole o inesistente“. Secondo Leonkov, ora gli Stati Uniti sono chiaramente inferiori alla Russia nell’efficacia delle attività EW, principalmente perché hanno smesso di prestare la dovuta attenzione a queste tecnologie. Negli anni ’90, durante la prima guerra nel Golfo Persico, gli statunitensi usarono pesantemente mezzi EW, l’allora l’esercito iracheno era sufficientemente sviluppato, e non era necessario permettere alla difesa aerea e alla ricognizione di rilevare truppe statunitensi nell’azione principale d’attacco, ricorda l’esperto. Ma poi si rilassarono sviluppando un solo sistema EW per gli aerei F-18, a copertura dei raggruppamenti aerei, notava Leonkov. “La Russia non si è fermata. E ora gli statunitensi, quando videro i nostri complessi EW, riconoscono che sono tra i migliori del mondo“. “La particolarità dei mezzi di comunicazione statunitensi è che operano su banda K, che conosciamo molto bene, ecco perché i complessi EW operano su questa gamma, bloccando ed intercettando tutti i segnali“, osservava Leonkov. Inoltre, gli statunitensi in Siria usano principalmente aerei EW, e la Russia vi ha dispiegato complessi terrestri. “I complessi terrestri saranno sempre più potenti di quelli aerei per le fonti energetiche“. Ciò fu detto molto tempo fa dall’ex-capo della EW dell’esercito statunitense, Laurie Bakhkhut: “Il nostro problema più serio è che non abbiamo combattuto per diversi decenni nelle condizioni di soppressione delle comunicazioni, quindi non sappiamo come combattere in questo modo. Non abbiamo tattiche, tecniche d’azione e ordine della loro attuazione, ma neanche preparativi per condurre operazioni di combattimento in assenza di comunicazioni“.
Nel Consiglio della Federazione dopo le dichiarazioni del generale Thomas si osservava che Mosca non ha nulla a che fare con la disattivazione dei sistemi elettronici degli aerei statunitensi in Siria. “Non so chi intendano per avversari, ma la Russia non ha nulla a che farci, sono affermazioni infondate“, dichiarava il Primo Vicepresidente del Comitato del Consiglio della Federazione su Difesa e Sicurezza Evgenij Serebrennikov. Tuttavia, il fatto che Mosca neghi il coinvolgimento nell’impatto sulle attrezzature militari statunitensi non significa affatto che non utilizzi mezzi EW in Siria. In particolare, riflettendo sui recenti raid per cercare d’attaccare la base aerea russa di Humaymim, insieme ai missili antiaerei e ai sistemi Pantsir-S si utilizza attivamente l’EW. Secondo la fonte di Izvestia nella Direzione delle Operazioni Principali dello Stato Maggiore, dopo aver rilevato il pericolo a una distanza di circa 10 km, il complesso EW attutiva il segnale GPS in una certa area e disabilitava il sistema di navigazione e controllo per i droni. L’alta efficienza dei mezzi russi nella EW nel respingere l’attacco dei droni fu vista dall’esperto inglese Roger McDermott. È convinto che la Russia abbia massimizzato le possibilità di guerra elettronica, avendo raggiunto risultati impressionanti. Secondo lui, a differenza della NATO, la Russia ha integrato il comando truppe, comunicazioni, intelligence, spazio, e guerra cyber ed elettronica. All’inizio di gennaio, 13 droni con bombe artigianali attaccarono la base aerea di Humaymim e la base navale di Tartus, e sette furono distrutti dai complessi di Pantsir-S e altri sei intercettati dalle unità EW. Alcuni esperti suggerirono che nell’ultimo attacco missilistico statunitense alla Siria, la radio-soppressione fu utilizzata per intercettare parte dei missili che semplicemente non raggiunsero l’obiettivo. Allo stesso tempo, alcuni esperti lo contestano, data la complessità dei sistemi di soppressione radio dei Tomahawk.
Come opera esattamente l’EW della Russia in Siria? Non ci sono informazioni dettagliate su questo argomento nella stampa aperta, a causa del regime di segretezza. Tuttavia, la stampa ebbe ripetutamente informazioni, anche grazie all’attività dei blogger siriani che hanno ripetutamente fotografato campioni di armi russe. Quindi, venne riferito del trasferimento a Humaymim di complessi terrestri di soppressione elettronica “Krasukha” ed elicotteri Mi-8 con complessi d’interferenza attiva “Lever-AV“. Alla fine di marzo il Ministero della Difesa russo trasferì in Siria gli avanzati elicotteri Mi-8 MTPR-1. Poco si sa di questi mezzi. “Krasukha” è prodotto in serie dal 2011, ed ha avuto diverse modifiche. La versione più potente è Krasukha-4, che “uccide” i radar aerei, anche di droni e missili da crociera. E il “killer elettronico” “Lever-AV” dagli ultimi sviluppi entrava in servizio solo nel 2016. Disabilita non solo gli strumenti di navigazione degli aerei, ma anche dei droni e missili da crociera. Secondo alcuni osservatori, la Siria ha utilizzato il complesso da ricognizione EW Moskva-1, progettato per rilevare e seguire le sorgenti di radiazioni aeree su varie gamme di frequenze radio entro un raggio di 400 chilometri. Inoltre, secondo il quotidiano Vzgljad, i mezzi EW equipaggiano aerei Su delle varie versioni utilizzate in Siria. In particolare, famoso per i miti sulla soppressione dei sistemi del cacciatorpediniere “Donald Cook“, il complesso “Khibinij” progettato per interferire sui mezzi elettronici. Come notato gli esperti, infatti, la capacità di questo complesso è molto limitata e non è basta “stordire” i cacciatorpediniere statunitensi. Cosa può fare davvero l’EW? L’esperto Dmitrij Drozdenko notava che tali mezzi attutiscono i canali di comunicazione, e alle frequenze usate dall’esercito statunitense per scambiare informazioni, si verificano interferenze. “Di conseguenza, le informazioni non fluiscono tra i centri di controllo e le unità da combattimento, infatti le forze vengono accecate. Se un’installazione radar cerca un bersaglio e traccia lo spazio attorno a sé, allora vede non solo i veri obiettivi, ma anche un gran numero di falsi“, spiegava. Aleksej Lenkov notava che tutti i sistemi EW operano con lo stesso principio: eseguono compiti di ricognizione, cioè determinano frequenze, modalità di comunicazione e navigazione e posizione. Dopo, il segnale inizia ad essere disturbato. “La potenza di questi segnali è maggiore di quella dei dispositivi riceventi e trasmittenti, e quindi viene eseguito un affidabile blocco di comunicazioni, ricognizione e navigazione“, spiegava l’esperto. Come notato dal generale Thomas, l’aereo AC-130 è molto vulnerabile all’impatto da EW. Il Lockheed AC-130 è una cannoniera volante di supporto diretto delle unità a terra sul campo di battaglia, basato su un velivolo da trasporto C-130 equipaggiato con diversi pezzi di artiglieria. Questo aereo dipende molto dal supporto delle forze alleate e, se si bloccano i canali di comunicazione, di notte non potrà identificare gli obiettivi, e di giorno distinguere i nemici. Questo significa che se attacca, rischia di colpire le forze alleate. Inoltre, secondo il generale, vi è il pericolo che i mezzi russi da guerra elettronica influenzino anche l’aereo EC-130H Compass Call, che come compiti il rilevamento dei segnali nemici e il trasferimento dei dati agli alleati per colpire. Tuttavia, i mezzi EW del nemico possono hackerarlo, inviando ad attaccare truppe statunitensi. Bloccare coi segnali EW trasmettitori e ricevitori GPS rende impossibile ad aerei e navi da guerra non solo attaccare bersagli, ma anche a creargli problemi nella navigazione, notava lo statunitense. Inoltre, la guerra radioelettronica permette d’interrompere le comunicazioni degli operatori coi droni, comportandone la perdita.
Il generale Thomas notava che ora la Russia non usa la EW in Siria a pieno regime, e se iniziasse gli Stati Uniti perderebbero tutte le comunicazioni nella regione. L’ex-capo dell’EW dell’Esercito degli Stati Uniti, Laurie Bakhkhut, fece notare che gli Stati Uniti non hanno le ampie capacità da EW della Russia. “Abbiamo un’ottima ricognizione radio e possiamo ascoltare tutto e tutti, ma non abbiamo un decimo delle loro capacità nel disattivarle“, affermava. Cosa induce i generali statunitensi a tale autocritica e ai commenti lusinghieri sui sistemi russi? Ciò potrebbe essere mirato, ad esempio, a tentativi di bloccare ulteriori fondi al bilancio militare, alle audizioni al Senato che, in proposito, si svolgeranno presto.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Panzane incredibili e plananti sulla Siria

Alessandro Lattanzio, 02/05/2018

Si è diffusa una certa isteria sugli eventi presso Hama, Homs e Aleppo, alle prime ore del 30 aprile. Un isterismo che per modalità, moventi e ambiente generante, assomiglia all’isterismo creato artificialmente da certi ambienti russi o pseudorussi, minoritari, marginali e afflitti da putinofobia emotiva, sui presunti ‘600 mercenari russi’ uccisi dagli statunitensi a Dayr al-Zur, a febbraio di quest’anno. E come in quell’occasione, tale isterismo paranoico putinofobo viene opportunamente rilanciato dagli ambienti politico-mediatici atlantisti, statunitensi e filo-islamisti, con cui i suddetti ambienti pseudorussi, al di là di una contrapposizione di facciata, dimostrano più volte sorprendenti interessi ed obiettivi coincidenti.– I giornalisti ‘russi’ citati a conferma della pretesa dell’attacco missilistico israeliano su una base siriana presso Hama, non sono altro che redattori che da Mosca ricopiavano i twitter di profili più o meno affidabili, come i filo-islamisti Qalatalmudiq e Oryx (che ora si fa chiamare Samir).
– La GBU-39/GLSDB citata come arma usata nell’attacco presso Hama, è una bomba guidata planante aerolanciata o lanciata dal sistema HIMAR/M270, presente nella base statunitense di al-Tanaf, ma non esistono versioni nucleari di questa bomba planante da 130 kg e dalla gittata massima di 150 km.
– Non furono usate armi nucleari; non serve che qualcuno che si autodefinisce ‘esperto di armi’ la definisca arma ai neutrini, tentando pecorecciamente di distinguerla e separarla dalle altre armi nucleari; infatti, ai presunti suddetti esperti, alla domanda precisa su come mai chi visitasse il sito dell’esplosione manipolando rottami metallici, presentandoli come i resti delle presunte GBU-39 ‘ai neutrini’, non usasse protezioni anti-radiazioni, non si ricevesse per risposta che citazioni filosofiche inopportune, tratte dai soliti dei di un certo pantheon del masochismo politico-strategico (Juenger, Schmitt e blabla affine).– Tra l’altro, l’ente Emsc-Csem, che misurò la scossa causata dall’esplosione presso Hama, ne pose l’epicentro a 2 km di profondità; esistono depositi di munizioni profondi due chilometri? E che utilità avrebbe mettere delle munizioni a una tale profondità, rendendone difficile il ricorso al momento opportuno. Neanche bunker presidenziali e silos per missili nucleari vengono costruiti a tali profondità. Se ce n’era bisogno, bastava scavare un tunnel sotto una montagna, che in Siria non mancano, piuttosto che trivellare un pozzo del genere, tutt’altro che d’utile impiego in caso di emergenza. Inoltre, bombe e deposito di munizioni che esplodono a tale profondità, lascerebbero almeno una depressione in superficie, che non compare in alcuna delle foto presentate come ‘prova’ dell’avvenuto attacco missilistico sionista-statunitense:– Israele, per attaccare il sito di Hama, secondo le pretese ricostruzioni, avrebbe dovuto infiltrare non solo lo spazio aereo controllato dai russi, nel nord della Siria, ma anche quello del sud della Siria e della Giordania, controllato da un radar iraniano. Per non parlare dell’Iraq, che non avrebbe mai concesso una copertura ad Israele per attaccare obiettivi in Siria; la violazione dello spazio aereo iracheno avrebbe causato più reazioni che non dello spazio aereo libanese. E non c’è alcuna fonte ufficiale in Iraq che ne abbia parlato. In effetti, alcuna fonte ufficiale russa, siriana, iraniana e irachena fa cenno a un simile attacco. Ovviamente esclusi twitter di profili ambigui e relativi pezzi ‘giornalistici’ regolarmente basati sui suddetti dubbi twitter. A meno che non si voglia credere alle solite geo-sette, come i suddetti putinofobi, che da una parte blaterano di ammuina concordata tra Trump e Putin, e contemporaneamente d’invincibilità statunitense-sionista in Medio Oriente; ovviamente senza neanche spiegarci questa lampante bizzarra contraddizione: se Trump è invincibile, perché dovrebbe concordare con Putin delle messinscene ridicole?– Anzi, qualcuno che continuava ad insistere sull’“attacco missilistico alla base della 47.ma Brigata”, da parte degli israeliani, continua ad insistere anche su 37 morti e 57 feriti tra la guardia rivoluzionaria iraniana (notare come nella caserma della 47.ma Brigata, non potessero che esserci 37 morti e 57 feriti). Ma l’agenzia stampa iraniana Tasnim, citando il comandante della Liwa Fatimiyun in Siria, dichiarava che la base delle milizie filo-iraniane nei pressi dei siti attaccati era intatta e che l’unità non aveva registrato perdite. Ed anche l’agenzia iraniana Mehr, citando una fonte militare, smentiva tali notizie, propalate dal suddetto ambientaccio ‘geomediatico’, ambiguo e inquinante. Il corrispondente di al-Mayadin in Siria sottolineava che non c’era stata alcuna dichiarazione ufficiale delle Forze Armate sul presunto attacco. Solo il giornale siriano “Tashrin” affermava che questo ultimo attacco sulle province di Hama ed Aleppo provenisse dalle basi statunitensi e inglesi in Giordania, impiegando 9 missili balistici. Fatto sta che le foto satellitari usate come pezza d’appoggio della tesi dell’attacco, indicano almeno 11 bersagli distrutti, edifici rasi al suolo chirurgicamente, e quindi l’impiego di altrettanto ‘missili’. Il corrispondente di al-Mayadin affermava che finora non era chiaro quale sarebbe stato l’obiettivo del presunto attacco sionista-statunitense.

– Infine, la presunta base iraniane di Hama non era protetta da alcuna postazione antiaerea, indicando che non era un centro d’importanza strategica, quanto meno, anzi, dimostrandone l’insignificanza militare, con tanto di solite foto satellitari che, presentate a supporto, invece suscitano più di un dubbio. In sostanza, non c’era ragione di lasciare una base militare e un deposito di armi importante in Siria senza difese aeree di punto. Infatti, tali foto satellitari vengono messe a paragone con altre che indicherebbero la condizione delle strutture prima dell’attacco, ma senza indicare la data in cui furono riprese tali ultime foto. L’area in questione fu soggetta diverse volte, negli ultimi 7-10 anni, ad incursioni aeree israeliane, e quindi non è detto che gli edifici devastati che appaiono in queste foto a ‘supporto’, siano stati effettivamente distrutti il 29 aprile, e non mesi o anni prima. Tanto più che numerose foto prese in loco mostrano edifici si devastati, ma ancora parzialmente in piedi, al contrario della tabula rasa mostrata dalle ‘foto satellitari’.

In conclusione, probabilmente è successo questo: Il 30 aprile di prima mattina, 8 razzi Grad sparati dai terroristi di Jabhat al-Nusra su Hama, colpivano un deposito di munizioni a Nahr al-Barad, la caserma dei vigili del fuoco nella vicina Salhab, le località di Atama e Sarayhin a sud di Hama, uccidendo una decina di civili. I terroristi lanciavano razzi anche contro la provincia di Aleppo, ad al-Maliqiyah, facendo altre vittime tra i civili.

Gli USA cullano lo Stato islamico mentre i 4+1 ne pianificano la fine

Moon of Alabama 24 aprile 2018Portavoce dell’OIR @OIRSpox – 15:02 UTC – 24 apr 2018
L’attacco iracheno a un noto quartier generale dello SIIL in Siria è stato pianificato/condotto dalle forze di sicurezza irachene col supporto del CJTFOIR. Questo attacco dimostra la volontà dell’Iraq di fare ciò che è necessario per assicurare i propri cittadini e il loro ruolo importante della coalizione globale contro lo SIIL”. Il suddetto tweet del portavoce dell’operazione Inherent Resolve (OIR) degli Stati Uniti contro lo SIIL è estremamente fuorviante, se non falso. Gli Stati Uniti cercano di accreditarsi un attacco compiuto senza il loro consenso, avviato dall’alleanza anti-USA come monito su ulteriori traffici statunitensi con lo SIIL. L’esercito statunitense in Siria si astiene dal combattere lo SIIL da mesi.La mappa del territorio occupata dal SIIL (grigio) al confine siriano-iracheno nella zona controllata dagli Stati Uniti a nord dell’Eufrate (giallo) non è cambiata da novembre 2017. (Il corridoio giallo da sud-est verso l’Iraq è fuorviante: gli Stati Uniti non hanno forze e lo SIIL l’attraversa più volte per attaccare le forze siriane (rosse) lungo il fiume).
Il gruppo Airwars documenta i raid aerei statunitensi in Iraq e Siria. Gli attacchi degli Stati Uniti contro lo SIIL in Siria si sono ridotti ad uno al giorno, o meno:Gli attacchi degli Stati Uniti colpiscono, semmai, solo obiettivi minori. Dalla sintesi settimanale dell’OIR dal 30 marzo al 5 aprile (solo per la Siria):
Tra il 30 marzo e il 5 aprile, le forze militari della coalizione hanno condotto nove attacchi consistenti in 11 azioni in Siria e Iraq.
Non sono stati segnalati attacchi in Siria il 5 aprile 2018.
Non sono stati segnalati attacchi in Siria il 4 aprile 2018.
Non sono stati segnalati attacchi in Siria e Iraq il 3 aprile 2018.
Non sono stati segnalati attacchi in Siria il 2 aprile 2018.
Il 1° aprile in Siria, le forze della Coalizione hanno condotto un attacco composto da tre azioni contro obiettivi dello SIIL.
• Vicino Abu Qamal, un attacco ha ingaggiato un’unità tattica dello SIIL e distrutto un veicolo.
Il 31 marzo in Siria, le forze della Coalizione hanno condotto un attacco composto da un’azione contro obiettivi dello SIIL.
• Vicino ad Abu Qamal, un attacco ha ingaggiato un’unità tattica dello SIIL.
Il 30 marzo in Siria, le forze della Coalizione hanno condotto un attacco composto da un’azione contro obiettivi dello SIIL.
• Vicino Shadadi, un attacco ha ingaggiato un’unità tattica dello SIIL e distrutto un veicolo”.
Due auto e tre presunti terroristi (chiamati “unità tattiche”) presi di mira in una settimana non sono affatto una guerra. Il numero totale di combattenti dello SIIL nell’area è stimato tra 5000 e 12000. Gli attacchi statunitensi non sono nemmeno visibili. È ovvio che gli Stati Uniti vogliono mantenere vivo e vegeto lo SIIL per riutilizzarlo, se necessario, contro i governi siriano e iracheno. Il segretario di Stato Kerry e l’allora presidente Obama ammisero di aver usato lo SIIL per fare pressione sul Presidente Assad e sul Primo Ministro Maliqi: “Il motivo, aggiunse il presidente, non è che abbiamo iniziato a compiere molti attacchi aerei in Iraq non appena arrivò lo SIIL, perché ciò avrebbe tolto pressione al primo ministro Nuri Qamal al-Maliqi”. Ora vediamo il ripetersi di tali “giochi”. Lo SIIL ha avuto il tempo di riposare, riguadagnando capacità soprattutto nella provincia irachena di Anbar, dove si muove tra i villaggi e minaccia gli abitanti. Emette nuove istruzioni ai seguaci e li invita ad attaccare o sabotare le prossime elezioni in Iraq. Poiché gli Stati Uniti non sono disposti a combattere lo SIIL, i governi di Iraq, Siria, Iran e Russia (ed Hezbollah) hanno deciso di occuparsi del problema. Il 19 aprile, i 4+1 s’incontravano per coordinare le future campagne. Ufficiali di Iraq, Siria, Iran e Russia s’incontravano nella sala operativa di Baghdad per coordinare l’ulteriore battaglia contro lo SIIL. Il Ministro della Difesa iraniano Brigadier-Generale Amir Hatami partecipava alla riunione della sala operativa e aveva ulteriori incontri coi leader delle Unità di mobilitazione popolare irachena (PMU) o Hashd al-Shabi. (Il comandante dell’IRGC Qasim Sulaymani, drappo rosso per tutte le forze antiraniane, è ora intenzionalmente tenuto nascosto). La riunione della sala operativa decideva operazioni ed attacchi futuri. Prima dell’incontro, gli ufficiali dell’intelligence militare del 4+1 identificavano l’obiettivo per un’operazione congiunta. L’attacco fu progettato per dare slancio alla nuova fase dei combattimenti. Doveva anche essere un avvertimento agli Stati Uniti.
Poco dopo l’incontro, l’Aeronautica irachena colpiva un centro di comando dello SIIL nella Siria orientale vicino Abu Qamal, nella zona controllata dagli Stati Uniti: “Secondo un portavoce militare iracheno, l’operazione fu completamente coordinata con l’Esercito arabo siriano”. Il Ministero della Difesa iracheno distribuiva il video dell’attacco a una villa di tre piani. In seguito, l’Iraq annunciò che 36 combattenti dello SIIL, inclusi dei capi, furono eliminati dall’attacco. Dopo l’attacco, l’US Inerent Resolve degli Stati Uniti cercò di prendersene il merito sostenendo che ne era coinvolto. “Asia del Sud-Ovest; l’aviazione irachena ha condotto un attacco aereo nei pressi di Hajin, in Siria, contro i terroristi dello SIIL che operano al confine tra Iraq e Siria, il 19 aprile. L’attacco fu approvato dal primo ministro iracheno e comandante in capo delle forze armate Dr Haydar al-Abadi. L’attacco dimostra l’impegno dell’Iraq a distruggere i resti dello SIIL che continuano a minacciare i suoi cittadini. L’operazione fu pianificata ed eseguita dal comando delle operazioni congiunte iracheno col supporto dell’intelligence della Coalizione”. “Questa operazione mette in evidenza le capacità delle Forze Armate irachene di perseguire aggressivamente lo SIIL e mantenere la sicurezza interna del Paese”, affermava il brigadier-generale Robert B. Sofge, vicecomandante delle operazioni della Joint Task Force – Operation Inherent Resolve. La missione della Combined Joint Task Force – Operation Inherent Resolve è sconfiggere lo SIIL in aree di Iraq e Siria, e stabilire le condizioni per le operazioni per la stabilità regionale”.
Le mie fonti dicono che la dichiarazione degli Stati Uniti è fuorviante se non completamente falsa. Dopo che i quattro comandanti della sala operativa di Baghdad decisero l’attacco, il comando iracheno l’avviò. Gli iracheni ne informarono il comando OIR degli Stati Uniti, ma diedero solo una descrizione approssimativa dell’area da colpire. Detto diversamente, non fu dato agli Stati Uniti il tempo di avvertire lo SIIL. Il “supporto d’intelligence” degli Stati Uniti all’operazione consisteva nel tenere lontani i loro aerei. Il tweet del portavoce dell’OIR citato è una ripetizione della dichiarazione del comando OIR del 19 aprile che si accreditava ciò che non gli competeva. Mentre gli Stati Uniti coccolano lo SIIL in Siria per riusarlo per i propri scopi, i 4+1 pianificano un’ampia operazione congiunta per distruggere finalmente la minaccia taqfira. Mi aspetto che l’operazione abbia inizio dopo le elezioni del Parlamento iracheno del 12 maggio e il nuovo governo iracheno sia operativo. Dovranno essere preparate abbastanza forze siriane ed irachene. Sul versante siriano un ponte militare sull’Eufrate è stato recentemente ricostruito dall’Esercito arabo siriano e nuovo materiale arriva nell’area. L’incontro del Ministro della Difesa iraniano con le PMU suggerisce un ruolo importante per queste unità nella lotta imminente. Gli Stati Uniti cercheranno d’impedire o minare il piano o ne rimarranno fuori?Traduzione di Alessandro Lattanzio

Washington non ha i mezzi per vincere in Siria

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 21.04.2018Mentre l’amministrazione Trump e i suoi alleati Francia e Regno Unito dichiaravano l'”attacco aereo coordinato” sulla Siria un successo, “missione compiuta”, uno sguardo più attento rivela che l’attacco, lungi dal successo, non è null’altro che la conferma che l’agenda degli Stati Uniti in Siria era e continua ad essere il cambio di regime, un’agenda che ha subito un drastico fallimento e non ha alcuna possibilità. In effetti, l’ultimo attacco conferma che gli Stati Uniti ora non hanno una strategia sulla Siria. L’assenza di strategia ancora una volta indica che gli Stati Uniti hanno perso in Siria e che non hanno abbastanza forze sul campo, ovvero gruppi di agenti per influenzare la situazione. Anche se gli Stati Uniti lo desideravano, l’attacco e il suo esito hanno ancora dimostrato che tali attacchi non possono e non cambieranno l’equilibrio interno di potere, attualmente detenuto dalla Russia sostenuta dagli alleati. E se l’amministrazione Trump sperava che l’attacco missilistico, per quanto coordinato e pianificato, contro un “regime malvagio” avrebbe suscitato una nuova rivolta in Siria, non è accaduto. Quindi, la domanda: cosa ha apportato l’attacco per rafforzare la posizione degli Stati Uniti in Siria? Niente di encomiabile! Ma rivela i piani futuri degli Stati Uniti. D’altra parte, l’attacco era un messaggio ai cosiddetti “ribelli” e gruppi jihadisti a continuare a terrorizzare la Siria, mentre gli Stati Uniti continueranno a fornirgli supporto aereo occasionale oltre a inviare armi. Se tale approccio, ironia della sorte, è nella migliore delle ipotesi contraddittorio, in quanto contrario all’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump di combattere e sconfiggere lo SIIL, mostra anche che continuando a bersagliare la Siria con tali attacchi aerei, gli USA vogliono impedire alle forze siriane di liberare il territorio preso da SIIL e altri gruppi di agenti e jihadisti finanziati dall’estero. In altre parole, mentre Stati Uniti ed alleati non sono riusciti a “cacciare Assad”, il piano per spartire la Siria sul “modello bosniaco” è ancora attivo, continuando a prenderla di mira con tali attacchi; l’intenzione è d’indebolirne la capacità di liberare il territorio perduto, circa il 30 per cento ancora sotto il controllo diretto e indiretto degli Stati Uniti. Mentre gran parte del territorio controllato dagli Stati Uniti si trova nella regione nord-orientale coi giacimenti petroliferi da cui proveniva il 90% della produzione petrolifera pre-bellica, ma che attualmente non produce abbastanza petrolio per mantenere un governo locale, non è il nord-est a cui Stati Uniti ed alleati sono veramente interessati; sono le Alture del Golan, che Israele occupò illegalmente nel 1981, e che ora punta a prendersi il resto. Ci sono almeno due ragioni importanti per Israele e Stati Uniti per occupare questa regione. Primo, usarla come cuscinetto contro Hezbollah ed Iran, e poi le risorse petrolifere appena scoperte che interessano molto il connubio USA-Israele, costantemente prese di mira dalle forze israeliane negli ultimi mesi. La suddivisone della Siria consentirebbe pertanto a Israele di annettersi le alture del Golan.

Il piano funzionerà?
Ma tale suddivisione sarebbe possibile per Stati Uniti ed alleati, o tale piano avrà lo stesso destino della missione di cacciare Assad? L’attacco aereo USA alla Siria, col sostegno militare di Regno Unito e Francia e riconoscimento diplomatico d’Israele, rivelava anche che le maggiori configurazioni regionali ed extra-regionali avvengono non solo sul fronte occidentale, ma anche su quello orientale, il più importante è tra Russia e Cina sulla questione siriana. Ciò è abbastanza evidente dal modo in cui il governativo Global Times dipingeva lo scenario denunciando gli Stati Uniti per le loro azioni drastiche. Un editoriale descriveva l’attacco e il suo pretesto degli Stati Uniti come inventato, un’ulteriore prova che gli Stati Uniti giustificano gli interventi con “motivi ingannevoli”, mostrando “disprezzo per capacità militari e dignità politica della Russia”. Sebbene i molteplici interessi della Cina in Siria non possano essere ignorati, l’approccio della Cina allo scenario attuale riflette quanto sia vicina alla prospettiva russa e che un’alleanza strategica formale tra Russia e Cina sulla Siria non va semplicemente esclusa. Ciò è particolarmente vero perché, come GT dichiarava, Stati Uniti ed alleati cercano di mostrare la “forza dell’occidente” al resto del mondo. “Forse persino Trump e la sua squadra non hanno idea di cosa vogliano in Siria. Potrebbero voler mostrare la potenza di Stati Uniti e occidente, inviare un avvertimento ai potenziali oppositori e rafforzare l’unità dell’occidente”, affermava l’editoriale. Qui è evidente che la politica degli attacchi degli Stati Uniti e l’obiettivo di dividere la Siria in sfere d’influenza sono autolesionistiche portando al riavvicinamento tra Russia e Cina, presenti direttamente in Siria, e rendendo molto più difficile a Stati Uniti ed alleati raggiungere i loro obiettivi. La Cina, come pure Russia, Turchia e Iran, notano correttamente che la ‘politica missilistica’ degli Stati Uniti e l’aggressione d’Israele faranno della Siria l’innesco di una conflagrazione maggiore, richiedendo una risposta adeguata che impedisca alle potenze occidentali d’allargare l’instabilità dal Medio Oriente all’Asia centrale e orientale.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La rivoluzione dei raid in Siria, la fine della superiorità USA

John Helmer, 18 aprile 2018

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non intendeva iniziare una rivoluzione. Il Presidente Vladimir Putin ha cercato di persuaderlo a non farlo. Ma il 14 aprile la rivoluzione fu lanciata da aerei da guerra, navi di superficie e un sottomarino statunitensi. Il risultato è che gli Stati Uniti non possono più contare sulla superiorità aerea in una qualsiasi parte del mondo in cui operano le difese aeree sostenute da sistemi di comando e controllo russi. Senza superiorità aerea, gli Stati Uniti non hanno moltiplicatori di forze sul terreno del Pentagono nell’entità necessaria per attaccare; cioè, il rapporto tra uomini e potenza di fuoco che il Pentagono calcola per assicurarsi che i nemici sul terreno siano sconfitti. Questo è rivoluzionario e s’impone immediatamente su ogni fronte della guerra: il confronto russo con la NATO; il fronte Corea-Giappone; lo stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale per la Cina; e l’Oceano Indiano per India e Pakistan. I trattati che promettono agli alleati degli Stati Uniti che un attacco contro di essi ne causerà il sostegno militare per la difesa collettiva, Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO), Articolo 4 dell’Australia New Zealand US Treaty (ANZUS), Articolo 3 del Trattato interamericano di assistenza reciproca (Rio) e i trattati di mutua difesa con Giappone, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Pakistan e Israele, sono lettera morta. Così assieme a shock e stupore, era la dottrina di guerra degli USA contro i popoli senza difese allo standard russo. La versione ufficiale del Pentagono dell’attacco del 14 aprile alla Siria, guidato dal tenente-generale del Corpo dei marine Kenneth McKenzie, può essere letta qui. Il video di presentazione di ciò che il portavoce del Pentagono chiamava “Happy Saturday“, con immagini e mappe dei bersagli, può essere visto qui. Il Ministero della Difesa russo ebbe due briefing, il 14 aprile del portavoce dello Stato Maggiore Tenente-Generale Sergej Rudskoj; con testo e immagini qui, e il 16 aprile del portavoce del Ministero della Difesa General-Maggiore Igor Konashenkov. Poiché è in gioco tanto per la futura strategia militare nella valutazione dell’attacco del 14 aprile, e nel coordinamento tra le forze di entrambe le parti, le discrepanze tra i resoconti ufficiali sono molto ampi. Esagerata sui media di tutte le parti, la verità richiederà tempo per chiarirsi. Le differenze principali sono: La Russia dice che c’erano 8 obiettivi, la maggior parte basi aeree siriane. Gli Stati Uniti dicono che erano 3, tutti siti da guerra chimica.
La Russia dice che 103 missili furono sparati da aerei, navi e sottomarini; gli Stati Uniti dicono 85. La differenza sembra essere spiegata da Regno Unito e Francia che avrebbero lanciato 18 o 19 missili aria-terra. La Russia dice che 112 missili terra-aria furono sparati contro i missili in arrivo, Buk, Osa, Strela, Pantsir, Kvadrat, S-125 e S-200, il cui tasso d’intercettazione veniva riportato da Konashenkov. Il tasso complessivo di successi fu del 69%; gli Stati Uniti dicono zero. Fonti militari russe dicono che gli Stati Uniti non hanno usato jamming e soppressione elettronica (ECM) contro i sistemi di difesa aerea siriani; il Pentagono afferma che i velivoli ECM furono schierati sia sul fronte d’attacco orientale (Mediterraneo) e occidentale (Golfo Persico, Mar Rosso). Ciò fu ripetuto dai media israeliani. Fonti russe aggiungono che i sistemi ECM delle navi militari statunitensi impegnate nell’operazione erano troppo lontani dalle difese siriane per essere utili. Se il tasso d’intercettazione fu del 69%, come sostiene la Russia, è stata una delle più grandi vittorie della difesa aerea su attacchi missilistici mai registrata. Se tre bersagli furono distrutti con una precisione del 100%, senza rilascio di sostanze chimiche, vittime e danni collaterali, questo fu il migliore rapporto tra potenza di fuoco e distruzione mai ottenuto dai militari statunitensi. Le incertezze irrisolte, così come le probabilità, si sommano nello stesso modo per gli analisti militari russi. “Uno strano ombrello”, così Ilija Kramnik, analista militare delle Izvestija, intitolava il suo pezzo. Gli Stati Uniti evitavano ogni obiettivo difeso dalla Russia, attaccando obiettivi che non erano difesi da Pantsir ed altri sistemi missilistici consegnati alla Siria nelle ultime settimane. Raggio di rilevamento, velocità di coordinamento ed efficacia del controllo del tiro tra esercito russo e controparti siriane non ebbero tale livello operativo in precedenza. Al Ministero della Difesa, Konashenkov riconosceva che il sistema S-200 aveva lanciato 8 missili senza che colpissero nulla. Questo, spiegano le fonti russe e il Ministero della Difesa, perché l’S-200 era progettato per combattere aerei, non missili. L’S-125 siriano, secondo Konashenkov, ebbe più successo, sparando 13 missili, intercettando 5 bersagli. Ciò fu ottenuto, dicono le fonti russe, perché l’S-125 siriano era stato potenziato da specialisti bielorussi. Gli S-300, che operano in Iran e Cipro, e l’S-400, che protegge le basi aerea e navale russe in Siria, e che la Turchia acquista, possono colpire aerei e missili. Questa è la svolta della difesa siriana contro Israele, se verrà consegnato l’S-300 come il Ministero della Difesa russo ora propone. Igor Korotchenko, direttore della Rivista Difesa Nazionale di Mosca, ritiene che l’esito del 14 aprile sia la conferma dell’efficacia della difesa russa contro le armi più avanzate statunitensi. “Beh, se anche i vecchi sistemi sovietici da difesa aerea in Siria respinsero gli attacchi missilistici contrastando i moderni aerei statunitensi e israeliani, penso che gli ultimi sistemi russi di difesa aerea siano più efficaci. Ma la chiave del successo è l’addestramento degli operatori di questi sistemi. Ora acquisiscono l’esperienza necessaria in Siria“. In breve, è una valutazione russa che gli statunitensi abbiano lanciato un’armata spazzata via dal vento russo. Ma Korotchenko avverte che la lezione che gli statunitensi trarranno sarà la dottrina sorpresa e sciame. Sciame significa moltiplicazione delle forze d’attacco da ogni direzione contemporaneamente in numeri tali da penetrare anche il più denso schermo difensivo. È il contrario di precisione ed intelligenza, come i funzionari statunitensi amano descrivere i loro attacchi. “Naturalmente, se gli Stati Uniti lanciano un numero elevato di missili con la tattica degli sciami, penetreranno il sistema difensivo. Il risultato, direi, sarebbe più efficace, soprattutto se usano anche sistemi di soppressione radioelettronica (ECM). Questa volta in Siria non l’hanno usati, quindi la difesa aerea siriana fu efficace“. Gli analisti russi giudicano che se lo sciame è la probabile tattica statunitense, la sorpresa è contraddetta perché più grande è lo sciame, più è il tempo necessario per prepararlo e più tali preparativi diventano prevedibili. Questo, secondo il Ministero della Difesa e il Presidente Vladimir Putin, è l’interpretazione russa del pre-posizionamento statunitense delle batterie missilistiche in Polonia e Romania, sulle navi della Marina statunitense nel Mar Nero, così come di armamenti negli Stati baltici. Per l’avvertimento di Putin sulla “linea da non oltrepassare”, si legga qui.
Mentre i risultati tattici dell’attacco del 14 aprile continuano a essere dibattuti con nuove prove, l’operazione statunitense ha rimosso l’incertezza strategica della leadership militare russa nel dibattito con Putin. Lo Stato Maggiore è convinto che gli Stati Uniti siano in guerra con la Russia su tutti i fronti e pronti ad attaccare. Di conseguenza, la Russia deve prepararsi a difendersi finché gli Stati Uniti perderanno il vantaggio della sorpresa e dello sciame, perdendo anche le proprie forze. Tale difesa richiede alla dottrina russa la sorpresa sulla linea rossa in modo che, una volta superata, gli Stati Uniti non possano essere sicuri di poter sconfiggere le difese russe, né confidare di poter difendersi dalle più recenti armi russe. La guerra dovuta ad errori di calcolo tra forze statunitensi e russe è quindi molto più vicina. “Spero”, dice Korotchenko, “che le parti decidano di comune accordo su questo conflitto, perché “guerra calda” significherebbe fine dell’umanità. E non la vogliamo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio