La potenza dell’Iran irrita gli USA

L’Iran è la deterrenza contro gli Stati canaglia in Medio Oriente
Shane Quinn The Duran 17 ottobre 2017Dopo l’invasione dell’Iraq del 2003, lo storico militare israeliano Martin van Creveld disse: “Il mondo ha visto come gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iraq benché, come si è scoperto, non ne avessero motivo. Se gli iraniani non costruiranno armi nucleari, sarebbero dei pazzi“. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente scartato il JCPOA, l’accodo nucleare con l’Iran, e inoltre ha imposto nuove sanzioni al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche, un ramo dell’Esercito iraniano. Due mesi prima, il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani dichiarò che il suo Paese riavvierà il programma nucleare “in poche ore” se venivano adottate altre sanzioni. Considerando che l’Iran è nuovamente sotto lo spettro dell’attacco dalla vecchia nemesi, tali sviluppi potrebbero rivelarsi inevitabili. È il segnale che gli USA, dall’aggressivo militarismo, inviano al mondo: sviluppate le armi nucleari se volete proteggervi da noi. È un messaggio che la Corea democratica da tempo segue. La RPDC sarebbe sicuramente stata attaccata se non avesse testate nucleari e artiglieria massiccia. Le minacce a Corea democratica e Iran violano la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti furono tra i firmatari chiave della creazione delle Nazioni Unite nel 1945. Da tempo sembrano considerarlo una mera cerimonia. Il testo di apertura della Carta dichiara che siano “salvate le generazioni future dal flagello della guerra… riaffermando la fede nei diritti umani fondamentali… e nelle nazioni grandi e piccole“. Tra le accuse all’Iran dell’occidente vi è quella di “alimentare l’instabilità”. In termini semplici, ciò significa ignorare i desideri degli USA. Mentre lo SIIL dilagava nel nord dell’Iraq nel 2014, fu l’Iran che intervenne in aiuto dei curdi assediati. Azioni come questa sono chiamate “destabilizzazione” e “sostegno al terrorismo”. L’Iraq fu attaccato dagli Stati Uniti nel 2003, lasciando rovine che gli iracheni non videro dall’invasione mongola del 13° secolo. In occidente lo si chiamò “promozione della democrazia” o “stabilizzazione”, senza trascurare di menzionare un milione di iracheni morti, con un attacco che pose le basi dello SIIL. Nel frattempo, l’accordo nucleare iraniano del 2015, ha affermato il capo della vigilanza atomica dell’ONU Yukiya Amano, “è attuato nell’ambito degli impegni relativi all’energia nucleare presi dall’Iran col JCPOA. Il regime di verifica in Iran è il più robusto… attualmente esistente. Abbiamo aumentato i giorni d’ispezione in Iran, abbiamo aumentato le ispezioni… e dati sono aumentati“. Questa è la prova che l’Iran adempie ad ogni richiesta, a differenza di altri. Ancora una volta, sono Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita che decidono d’ignorare il diritto internazionale. In tal modo, promuovono il proprio isolamento mondiale. Le cinque altre potenze che hanno preso parte all’accordo nucleare, Cina, Russia, Francia, Germania e Gran Bretagna, hanno affermato di continuare indipendentemente dalla posizione statunitense. Le vere ragioni di tale rinnovata ostilità verso l’Iran non sono naturalmente specificate. Per esempio, l’Iran aumenta l’influenza in Medio Oriente, sempre più potente rivale d’Israele. L’Iran ha inoltre svolto un ruolo importante, alleato di Russia ed Esercito arabo siriano, nella sconfitta dei terroristi filo-occidentali ad Aleppo.
Altre preoccupazioni sono il “sostegno al terrorismo” dell’Iran, come ribadito dal presidente Trump, riecheggiando i predecessori. Ciò si riferisce principalmente al sostegno dell’Iran a Hezbollah e Hamas, organizzazioni nate dall’aggressione degli Stati Uniti nel Medio Oriente, sostenuti da Israele ed Arabia Saudita. Il terrorismo occidentale supera notevolmente qualsiasi cosa attribuita ad Hezbollah o Hamas. Hezbollah, per esempio, ha svolto un ruolo nel ritiro dello SIIL, dopo aver combattuto gli estremisti per tre anni in Siria, Iraq e Libano. Il duo è anche nemico deciso d’Israele, quindi degli Stati Uniti. Né l’Iran, insieme a Hezbollah e Hamas, può competere con l’Arabia Saudita nella sponsorizzazione del terrorismo islamico. Lo SIIL stesso è un complotto del fanatismo religioso saudita e dell’ampliamento del suo messaggio jihadista. Inoltre, all’Iran, quarto produttore di petrolio mondiale, non è mai stato perdonato aver rimosso il controllo statunitense 38 anni fa. Come una banda che da una lezione a chi tradisce il boss mafioso, l’Iran viene punito senza pietà. I cubani sostengono le affermazioni dell’Iran con mezzo secolo di prove. Anche l’intelligence statunitense riconosce che le dottrine strategiche dell’Iran sono difensive e non sono una minaccia militare importante. L’anno scorso il bilancio degli armamenti statunitensi era 50 volte superiore quello iraniano. Tuttavia, in occidente l’Iran viene considerato “la peggiore minaccia alla pace“, nonostante non abbia mai invaso un altro Paese. Una delle grevi ironie è come le azioni statunitensi di questo secolo abbiano aiutato la causa dell’Iran. Quattordici anni dopo la fine della guerra in Iraq, il New York Times lamentava che “camminando nei mercati in Iraq gli scaffali siano pieni di beni iraniani… accendendo la televisione canale dopo canale trasmettono programmi favorevoli all’Iran. Si costruisce un nuovo edificio? È probabile che i mattoni e il cemento provengano dall’Iran. E non è che l’inizio“. La causa principale di ciò, la devastazione lasciata dall’invasione degli Stati Uniti, non viene menzionata nell’articolo. L’Iraq è da tempo un Paese a maggioranza sciita, ma prima dell’attacco del 2003 era governato dalla minoranza sunnita. Gli statunitensi spazzarono i governanti sunniti, avvicinando inavvertitamente l’Iraq all’Iran, altra nazione sciita.
Con l’ostilità crescente degli USA verso l’Iran, è sorprendente che la Cina, in particolare, ne sia l’alleata chiave. Oggi la Cina rappresenta il maggiore mercato di esportazione ed importazione dell’Iran. Dal 2000 al 2014 la quota cinese delle esportazioni iraniane è passata dal 4% al 49%, soprattutto nel greggio. In questi 14 anni, la quota di importazioni cinesi verso l’Iran è passata dal 5% al 45%. Anche i legami militari sino-iraniani sono più stretti. Nel 2012, per la prima volta, navi da guerra cinesi apparvero nel Golfo Persico per un’esercitazione congiunta con la Marina iraniana. Col Presidente Rouhani (in carica dal 2013), le relazioni sono aumentate, con l’aumento complessivo del 70% degli scambi con la Cina, che vede favorevolmente Rouhani. L’anno scorso Cina e Iran decisero di aumentare il commercio a 600 miliardi di dollari nel prossimo decennio. La Cina è anche un importante fornitore di armi avanzate dell’Iran, tra cui missili antinave, missili da crociera, aviogetti da caccia J-10, ecc. Il caccia J-10 è “paragonabile allo statunitense F-15, letale in combattimento“. Nel novembre 2016, un accordo di cooperazione militare fu firmato da Cina e Iran, con esercitazioni militari congiunte avvenute a giugno. L’allora Ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan dichiarò: “L’aggiornamento delle relazioni e della cooperazione militare a lungo termine nella difesa con la Cina è una delle priorità della diplomazia della Repubblica islamica dell’Iran“. Ponendo un altro deterrente importante ai nemici dell’Iran. Si può supporre che questi sviluppi siano visti con orrore a Washington, Tel Aviv e Riyadh.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Due anni in Siria: un successo delle Forze Armate russe

Peter Korzun SCF 01.10.2017Il 30 settembre era il secondo anniversario dell’operazione antiterrorismo in Siria. Due anni fa, il 30 settembre del 2015, i velivoli russi lanciavano i primi attacchi aerei. Oggi la guerra volge al termine. L’operazione è un successo. Le Forze Aerospaziali hanno condotto 30650 sortite operative in Siria compiendo 92000 attacchi su 96800 bersagli terroristici. 53700 terroristi sono stati eliminati. I centri di comandi nonché la logistica sono stati i primi obiettivi da distruggere. I terroristi sono stati isolati dai rifornimenti e dai flussi finanziari perché l’invio illegale di petrolio è stato fermato. Le Forze Aerospaziali hanno utilizzato aerei da attacco Su-24M e Su-25, bombardieri Su-34, bombardieri strategici Tu-22M3, Tu-160 e Tu-95, caccia multiruolo Su-27SM, Su-30SM e Su-35S, intercettatori MiG-31, elicotteri Mi-8, Mi-24, Mi-28N, Ka-52, aerei-radar A-50, aerei da ricognizione Tu-214R, aerei da intelligence elettronica Il-20M1 e aerei da guerra elettronica. Il gruppo aereo non ha mai superato i 35 aeromobili in un dato momento. Gli aeromobili russi usano il nuovo “sottosistema di calcolo speciale” SVP-24 per migliorare la precisione degli attacchi. Viene installato su aerei da combattimento Tu-22M, Su-24M e Su-25. Il sottosistema utilizza il sistema di navigazione satellitare GLONASS per confrontare costantemente la posizione del velivolo e del bersaglio. Misura i parametri ambientali (pressione, umidità, velocità del vento, velocità dell’aereo, angolo di attacco, ecc.) e riceve informazioni dai collegamenti dati (altri aerei, velivoli-radar, stazioni a terra, ecc.) per calcolare “scatola”, altitudine, rotta) entro cui una bomba a gravità viene automaticamente sganciata nel momento dato. Di conseguenza, le bombe a gravità colpiscono con la stessa precisione delle munizioni guidate. Anche se GLONASS viene disturbato, i numerosi sensori consentono al computer di puntare. Le condizioni meteo o l’ora del giorno non hanno alcun ruolo. Il puntamento lancia e dimentica consente al pilota di concentrarsi sulla rilevazione di minacce e obiettivi. Il SVP-24 è montato sull’aereo (non sulla bomba) venendo riutilizzato più e più volte. Il sottosistema può essere installato su praticamente qualsiasi velivolo ad ala rotante o fissa. Lo sviluppo di sofisticati sistemi di puntamento ha permesso alle Forze Aerospaziali russe di colpire obiettivi con la massima precisione, utilizzando un enorme stock di munizioni dai costi trascurabili rispetto alle bombe guidate. Nel complesso, la Russia ha perso tre aerei. Uno colpito da un aereo turco e due, un Su-33 e un MiG-29K, persi a causa di incidenti, non di fuoco nemico. Le perdite comprendono cinque elicotteri. 38 militari hanno perso la vita. Il gruppo aereo basato a Humaymim, base principale della Russia in Siria, non ha perso un solo velivolo ad ala fissa in tutta l’operazione. In realtà, le Forze Aerospaziali non hanno avuto alcuna perdita. Gli elicotteri perduti appartenevano all’Aviazione dell’Esercito. È un risultato straordinario. In generale, l’operazione non ha avuto problemi. Il problema del rifornimento in volo che ha inizialmente ostacolato l’operazione, è stato superato. Bersagli chiave sono stati colpiti da aerei e missili a lunga gittata a bordo di navi. Dopo aver acquisito la capacità di svolgere missioni accurate con missili a lunga gittata, la Russia è entrata in un club esclusivo degli armamenti. Il contributo delle Forze per le operazioni speciali (SOF) è stato immenso. Sono coinvolti nell’acquisizione di bersagli per gli aerei da combattimento e per altri scopi, come l’addestramento di truppe governative siriane, l’eliminazione dei terroristi e distruzione di oggetti nemici cruciali. L’addestramento fornito dai consiglieri russi ha trasformato l’Esercito arabo siriano in una forza formidabile, segnando una vittoria dopo l’altra. Ad esempio, l’Esercito arabo siriano ha condotto un’operazione aerea unica il 12 agosto, dispiegando paracadutisti dietro le posizioni dello Stato islamico a 20 km dal fronte. L’operazione portò alla liberazione della città di al-Hadar. I consiglieri militari russi furono coinvolti nella pianificazione. Il mese scorso, i militari russi costruivano un ponte sul fiume Eufrate vicino Dayr al-Zur per spostare truppe e veicoli sull’altro lato per sostenere l’offensiva siriana. 8000 veicoli da 50 tonnellate possono attraversare il ponte in 24 ore, compresi carri armati. Il ponte fu eretto sotto il tiro dei terroristi in meno di 48 ore. Può anche essere utilizzato per fornire aiuti umanitari e evacuare malati e feriti. I militari russi hanno ottimi intelligence, logistica e addestramento. L’intelligence è stata efficace per definire gli obiettivi degli attacchi missilistici dal mare.
Quando la Russia è intervenuta, i gruppi terroristici controllavano il 70% del territorio siriano e guadagnavano terreno. Oggi, il territorio controllato delle forze governative della Siria è aumentato di quattro volte da 19000 a 78000 kmq. Gran parte della popolazione risiede nei territori liberi dai gruppi armati illegali. I terroristi sono ridimensionati nelle province di Hama e Homs. Sono stati scacciati da Lataqia. Aleppo e Palmyra sono state liberate. La strada principale che collega Damasco alla parte settentrionale del Paese è stata sbloccata. Le autorità legittime hanno riconquistato il controllo della città di Dayr al-Zur. Alcuni importanti campi di petrolio e gas sono ora controllati. Le aree che si estendono per oltre 180 km lungo il confine siriano-iracheno e per 195 km lungo il confine con la Giordania (le province di Suwayda e Damasco) sono state sgombrate dai terroristi. Vedere combattere coi propri occhi è incredibilmente importante. Gli equipaggi spesso ruotano per far acquisire esperienza a quanti più uomini possibile. Dal settembre 2017, l’86% del personale di volo delle forze aerospaziali ha acquisito un’esperienza in combattimento, tra cui gli equipaggi dell’Aviazione a Lungo Raggio: 75%, dell’Aviazione Tattica: 79%, dell’Aviazione da Trasporto Militare: 88%. L’89% degli equipaggi dell’Aviazione dell’Esercito ha operato in Siria. Le Forze Armate russe hanno comandanti con esperienza nelle missioni congiunte. Il principio della cooperazione predomina nelle Forze Armate. L’esperienza del comando congiunto ha reso possibile l’assegnazione del Colonnello-Generale Sergej Surovikin al comando delle Forze Aerospaziali, posizione che assumerà questo mese. La sua esperienza nelle operazioni congiunte è decisiva per la nomina. Anche le forze russe hanno acquisito esperienza nell’organizzare operazioni umanitarie. I medici militari hanno aiutato decine di migliaia di siriani. Lo sminamento è parte importante della campagna in Siria. I genieri russi hanno eliminato mine da 5295 ettari di terreno, distruggendo 60384 dispositivi esplosivi. 586 genieri siriani sono stati addestrati e 102 vengono addestrati adesso.
In due anni le forze russe schierate in Siria, dopo la richiesta di assistenza dal governo legittimo di Damasco, hanno mutato completamente la situazione nel Paese. L’operazione ha danneggiato notevolmente le fonti finanziarie dei terroristi, compromettendone gravemente la capacità di reclutare nuovi aderenti, di acquistare armi e di diffondere il jihadismo. Il successo militare ha reso possibile l’iniziativa della Russia volta a promuovere il cessate il fuoco tra il governo siriano e gruppi di opposizione “moderati”. Di conseguenza, vi sono quattro zone di de-escalation nel Paese. Le prospettive per la pace sono diventate reali. Il coinvolgimento militare russo ha dato al popolo siriano la speranza di una vita normale ed ha anche riaffermato lo status della Russia a superpotenza globale in grado di proiettare forze lontano dalle proprie frontiere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le formazioni paramilitari siriane

Alessandro Lattanzio, 14/9/2017

Il nostro onore sarà solo l’onore di affrontare l’occupazione e la cospirazione occidentale statunitense, del nemico taqfiro e del nemico israeliano. Il nostro onore è la Palestina e dalla Palestina a Gaza, e da Gaza a tutta la terra della Palestina. Il nostro onore è in Siria affrontando la cospirazione contro la Siria, e il nostro onore è la Resistenza“.
Mahmud Qamiti, dell’Ufficio Politico di Hezbollah

Quwat Muqatili al-Ashair
Le Quwat Muqatili al-Ashair (“Forze dei Combattenti delle Tribù”) sono una milizia governativa. Le Quwat Muqatili al-Ashair sono guidate dallo Shaiq Turqi Abu Hamad dell’ufficio politico del Movimento Socialista Arabo, separatosi dal Baath nel 1963, ma componente del Fronte Nazionale Progressista, coalizione di partiti guidata dal Baath stesso. Turqi Abu Hamad è originario di Raqqa, la sua milizia è affiliata all’intelligence militare siriana tramite Zayd Ali Salah, comandante della 30.ma Divisione di fanteria e direttore della comunità di sicurezza e militare di Aleppo. Il fratello di Turqi, l’ingegnere Ahmad Abu Hamad, è il comandante delle Quwat Muqatili al-Ashair. 500 combattenti delle Quwat Muqatili al-Ashair furono trasferiti da Aleppo ad al-Qafsa, sul fiume Eufrate. Nel 2016 fu costituita, presso le Quwat Muqatili al-Ashair, un contingente di drusi del governatorato di Suwayda, il Bayraq al-Suwayda, che partecipò alla liberazione della zona tra Tadmur e al-Suqanah. I russi hanno decorato Turqi e Ahmad Abu Hamad.

Liwa al-Jabal
La Liwa al-Jabal (Brigata della Montagna) è una formazione di 5 gruppi combattenti popolari di supporto ad esercito e forze nazionali nel governatorato di Suwayda, nella lotta contro le bande di Jabhat al-Nusra e Daish (Stato islamico). Le cinque formazioni che costituiscono Liwa al-Jabal sono:
– Qatib Jalamid Urman
– al-Zaqaba
– Amar bin Yasir
– al-Suqur
– al-Basha
La Liwa al-Jabal partecipa alle campagne anticrimine assieme al Partito social-nazionale siriano, al Jamiyat al-Bustan e all’Haraqat Rijal al-Qarama.Saraya al-Tuhid
Il Partito dell’Unità Araba, espressione dei drusi libanesi contrari a Walid Jumblatt, sostiene il Baath in Siria, e dispone del Qatib Amar bin Yasir, fondato nel luglio 2006 in Libano ed operante in Siria, nelle province di Suwayda e Qunaytra, nell’ambito della difesa delle aree druse dai terroristi. Un’altra unità armata del Partito dell’Unità Araba è la Saraya al-Tuhid (“La Brigata dell’Unità”). Il Partito dell’Unità Araba è un alleato di Hezbollah, un cui esponente, Mahmud Qamiti, che svolge un ruolo di collegamento, affermò: “Il nostro onore sarà solo l’onore di affrontare l’occupazione e la cospirazione del piano occidentale statunitense, del nemico taqfiro e del nemico israeliano. Il nostro onore è la Palestina e dalla Palestina a Gaza, e da Gaza a tutta la terra della Palestina. Il nostro onore è in Siria e di fronte alla cospirazione contro la Siria, e il nostro onore è nella Resistenza“. Wiam Wahab, leader del Partito dell’Unità Araba, definiva il ruolo di Saraya al-Tuhid precisando che il gruppo non comprende “brigate militari o di sicurezza, o terroristi come i paurosi dicono, ma piuttosto le brigate dell’imminente cambiamento, il tempestivo cambiamento verso un migliore domani, per noi, la nostra montagna e la nostra gente da Iqlim al-Qarub all’ultima montagna e all’ultimo pezzo di Libano, da sud a nord: sono brigate civili che rifiutano l’uso delle armi tranne che per l’autodifesa e sostenere l’esercito e le forze di sicurezza libanesi, se necessario, affrontando qualsiasi aggressione “israeliana” come parte della resistenza”. Wahab sottolineava la solidarietà con il Baath e l’Esercito arabo siriano, e la “Resistenza libanese” che resiste al fianco di Damasco e delle comunità druse in Siria che si oppongono agli assalti dei terroristi. La Saraya al-Tuhid fu creata nell’ottobre 2016 e dispone di centinaia di aderenti che operano non solo in Libano, ma anche in Siria, presso Hadar e Suwayda.

Labuat al-Jabal
Le Labuat al-Jabal (“Leonesse di montagna”) della provincia di Suwayda, è un’organizzazione drusa costituita nel luglio 2015 ed affiliata al Madhafat al-Watan, movimento civile nazionalista e popolare. È un’organizzazione femminile addestrata all’uso di armi, educazione fisica, pronto soccorso e supporto morale.

Qatib Jalamid Urman (Dir al-Jabal)
Il Qatib Jalamid Urman (Battaglione Rocca di Urman), difende Urman, un villaggio nella provincia di Suwayda, ed aderisce al gruppo Dir al-Jabal (Scudo della montagna), riferendosi a Suwayda, anche chiamata Jabal al-Arabi/al-Druzi (“Montagna degli Arabi/Drusi”). La milizia è un’organizzazione ausiliaria dell’Esercito arabo siriano che ha operato nei fronti di Suwayda, Ghuta e campo Shair nel deserto di Homs. Il Qatib Jalamid Urman fu creato nel giugno 2015 per proteggere la comunità dal terrorismo islamista e dalle azioni del Rijal al-Qarama, organizzazione anti-siriana di shaiq Abu Fahad Wahid al-Balus. Il Qatib Jalamid Urman svolge servizi d’ordine nella provincia di Suwayda, contro il contrabbando e a difesa degli studenti che uscivano dalle scuole. La milizia inoltre pattuglia il confine Siria-Giordania. Il Qatib Jalamid Urman sostiene le Forze di Difesa Nazionale.

Qatib Humat al-Diyar
Il Qatib Humat al-Diyar (“Battaglione dei Guardiani della Patria”, in riferimento all’inno nazionale siriano Humat al-Diyar), è guidato da Nazih Jarba (Abu Husayin), parente di Shaiq Yusuf Jarba, uno dei tre Mashayaq al-Aqal, le massime autorità religiose dei drusi in Siria. L’unità fu formata nella provincia di Suwayda nel 2012. Il Qatib Humat al-Diyar fa parte delle Forze di Difesa Nazionale e conta 2000 combattenti. Nell’agosto 2015, il Qatib Humat al-Diyar, incontrando il Partito dell’Unità Araba, affermò di “condividere le posizioni a protezione del Jabal al-Arabi/Druzi di Suwayda“. Il Qatib Humat al-Diyar supporta anche il Partito Social-Nazionale Siriano, che ha una base ad Ariqa, presso Suwayda, le Forze di Difesa Nazionale, la Liwa al-Baath e il gruppo Amar bin Yasir. Le attività del Qatib Humat al-Diyar riguardano la sicurezza nella provincia di Suwayda, al fianco delle milizie popolari, come la difesa del villaggio Hadar contro i terroristi, nel settembre 2016, e la lotta al contrabbando.

Asad al-Qarubim
Nel febbraio 2016, il gruppo cristiano siriano Junud al-Masih (“Soldati di Cristo”), pubblicava: “La Siria è bella con Assad. Al vostro servizio nell’anima e nel sangue, per il nostro Presidente Bashar al-Assad, abbiamo iniziato con 5 gruppi e oggi siamo diventati più di 15 gruppi armati siriani cristiani“. Junud al-Masih probabilmente aderiscono agli Asad al-Qarubim (“Leoni dei Cherubini”), creata nel 2013 durante “l’attacco terroristico al monastero dei Cherubini” di Saydnaya. L’unità ha partecipato a numerosi operazioni anche al di fuori della zona di Saydnaya, nel Ghuta, a Daraya, Homs, Qalamun e Jubar, presso Damasco. Inoltre, Asad al-Qarubim hanno un contingente a nord di Hama. Il 10 settembre 2015, gli Asad al-Qarubim parteciparono alla liberazione delle colline che circondano la località cristiana di Marunah, provincia di Damasco, ricacciando i terroristi dall’autostrada di Harasta. Nel novembre del 2015, il gruppo operava nel Badiyah al-Homs, vicino Quraytin, Mahin e Sadad, combattendo contro lo Stato islamico, assieme ai Nusur al-Zuba e al Suturo. Asad al-Qarubim sarebbero collegati agli Huras al-Fajr (“I Guardiani dell’Alba”), che dall’11 settembre 2015 riuniscono le milizie cristiane affiliate all’intelligence della SAAF, l’Aeronautica Militare siriana. Oltre ad Asad al-Qarubim, i gruppi costituenti gli Huras al-Fajr sono:
– Gruppo Ararat
Asad al-Wadi (del Wadi al-Nasara nella provincia di Homs)
– Asad al-Hamidiya (del quartiere Hamidiya di Homs)
– Reggimento d’Intervento
– Asad Duala (del quartiere Duala di Damasco)
Gli Asad al-Qarubim sono l’evoluzione delle milizie nate per la difesa dei luoghi santi cristiani in Siria, sul modello delle organizzazioni sciite, ed oggi combattono in diverse regioni della Siria occidentale.

Quwat al-Ghadab
Le Quwat al-Ghadab (“Forze della Rabbia”), furono fondate nella città greco-ortodossa di Suqaylabiyah, nella provincia di Hama, il 16 marzo 2013 per difendere la città in coordinamento con la Guardia repubblicana e il Comando Generale dell’Esercito arabo della Siria. Le Quwat al-Ghadab hanno operato oltre che a Suqaylabiyah, a Tal Uthman contro i terroristi, all’inizio del novembre 2015, e nella provincia di Lataqia. Il leader è Philip Sulayman, collegato al comandante delle NDF di Suqaylabiyah Nabil al-Abdullah. Sulayman è un riservista dell’Esercito arabo siriano.

Quwat Wad al-Sadiq
Le Quwat Wad al-Sadiq (Forze della Vera Promessa) sono affiliate ad Hezbollah, create nel 2012 presso Sayida Zaynab a Damasco, sede del più noto santuario sciita in Siria. Vi aderiscono sciiti e drusi. Le Quwat Wad al-Sadiq hanno combattuto a Damasco, Qalamun, Idlib, Dara, Qunaytra, Aleppo e Badiyah. Ebbero un ruolo importante nella liberazione dell’area di al-Duqaniya, ad est di Damasco, occupata dai terroristi nel settembre 2014, e liberata un mese dopo. Hezbollah supporta e coordina questa unità.

Liwa Muqtar al-Thiqfi
La Liwa Muqtar al-Thiqfi (“Brigata Muqtar al-Thiqfi”) o Fuj Umar Bani Hashim (“Reggimento Umar Bani Hashim”) o Gruppo 313. Muqtar al-Thiqfi guidò la rivolta contro gli Umayadi nel tentativo di vendicare la morte dell’Imam al-Husayn, nipote del profeta Muhamad ucciso nella battaglia di Qarbala. Bani Hashim era invece Abu al-Fadil al-Abas, figlio dell’Imam Ali, il primo Imam sciita. Anche Abu al-Fadil al-Abas fu ucciso nella battaglia di Qarbala. La Liwa Muqtar al-Thiqfi fu creata nel 2016, opera sul fronte di Lataqia ed è supportata dal Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica Iraniana. Vi aderiscono sciiti, sunniti e alawiti siriani, sopratutto renitenti alla leva, disertori ed ex-soldati. L’unità dispone di 4500 combattenti e sarebbe collegata all’intelligence militare (Aman al-Asqari) di Hama.

Saraya al-Arin
La Saraya al-Arin (“Brigata dell’Arena”) o Fuj Abu al-Harith (Reggimento Abu al-Harith) utilizza emblemi in cui compare il numero 313, riferendosi al numero dei soldati musulmani nella battaglia di Badr contro i Quraysh o ai compagni dell’Imam al-Mahdi. La Saraya al-Arin è guidata da Yasir al-Asad di Qardaha, nella provincia di Lataqia. Fondata nell’aprile 2015, è affiliata all’Esercito arabo siriano ed opera principalmente sul fronte di Lataqia in coordinamento con le forze del Dir al-Aman al-Asqari (“Scudo dell’Intelligence Militare”) dell’intelligence militare della provincia di Lataqia.

Liwa Sayf al-Haq Asadalah al-Ghalib
La Liwa Sayf al-Mahdi, o Liwa Sayf al-Haq Asadalah al-Ghalib, è una milizia di Sayida Zaynab, località fulcro della comunità sciita in Siria, collegata con la Guardia Repubblicana. L’unità fu creata nel 2014 da Ghalib Abu Ahmad ed opera presso Damasco e nel Qalamun.

Liwa al-Imam Zayn al-Abidin
La Liwa al-Imam Zayn al-Abidin fu formata nel 2013 da Zahir Hasan al-Asad, aderente al Muqawama al-Suriya (Resistenza Siriana). La Liwa al-Imam Zayn al-Abidin ha operato ad Ithriya, Tadmur e Qunaytra, ma soprattutto a Dayr al-Zur, combattendo su quel fronte al fianco di Forze di Difesa Nazionale, Leoni del Leader Eterno di Haj Azrail, Leoni dell’Eufrate, affiliati all’Aman al-Dula (“Sicurezza dello Stato”), Leoni dell’Est, milizia della tribù Shayitat collegata alla Guardia repubblicana di Isam Zahradin, Liwa al-Baath, Hashd al-Shabi, le milizie di mobilitazione popolare che si ispirano alle milizie irachene, Hezbollah e Quwat al-Jalil (“Forze di Galilea”). La Liwa al-Imam Zayn al-Abidin comprende combattenti da al-Buqamal, Raqqa, Hasaqah, Qamishli, Damasco e Dara.Liwa al-Jalil
Ala politico-militare del “Movimento nazionale di azione per la resistenza”. La Liwa al-Jalil (Brigata della Galilea) fu fondata il 29 maggio 2015; è un “movimento laico e di sinistra” incentrato su nazionalismo arabo, causa palestinese e ruolo della Siria nell’Asse della Resistenza. “Tenuto conto delle circostanze che gli arabi in generale e la causa palestinese attraversano, e il pericolo che minaccia ogni Paese della Resistenza in questa regione, la nostra gioventù palestinese e siriana ha deciso di formare un’entità della resistenza in quei Paesi che affrontano la tirannia e l’egemonia che non cessano di minacciare fin dall’occupazione della Palestina. L’ideologia di questa entità è quella del movimento d’avanguardia della gioventù della Resistenza che combatte la guerra di liberazione e d’indipendenza, qualunque siano circostanze e capacità. E il nostro successo nel sostenere questa causa in Palestina o nei Paesi della resistenza che sostengono la Palestina, è il successo nel spezzare la servitù collettiva di ogni essere umano proprio come questi giovani della resistenza si sforzano di fare. Il movimento considera la causa palestinese causa fondamentale, poiché è la prima causa dell’umanità nella lotta all’occupazione e all’egemonia perseguendo la liberazione, perciò sulle fondamenta dell’umanità e del nazionalismo poniamo il nostro ruolo ideologico, politico e militare in questo conflitto da vincere. Il Movimento Nazionale di Azione della Resistenza è stato creato nell’attuale conflitto tra l’ideologia della Resistenza e la controparte che persegue la guerra contro la nostra ideologia. Ci sforzeremo di sconfiggerla e sterminarla sotto qualsiasi copertura, perché la liberazione dei popoli non può avvenire con la distruzione delle loro terre e della loro identità resistenziale. Pertanto, sul piano politico puntiamo ad unire i ranghi di tutte le fazioni palestinesi che sostengono l’ideologia della resistenza, nonché a preservare la causa palestinese come causa centrale, a che i nostri sacrifici siano la via per liberare l’intera Patria palestinese, affidandoci al principio della resistenza e non confondendoci col nemico e il suo seguito. Il nostro lavoro sulla terra della Repubblica araba siriana è sostenere l’Asse della Resistenza e mantenere al sicuro i campi della diaspora palestinese e i componenti più importanti della stabilità del nostro popolo palestinese, punto focale del sostengo alla vittoria della causa: perciò non si dovrà cambiare campo partecipando ai conflitti interni di queste terre, alimentando idee, atti e piani contro i Paesi che hanno sostenuto e continuano a sostenere la Palestina e la liberazione del popolo palestinese. E non so dovrà divenire la spina nel fianco di questi Paesi, perché le azioni compiute a nome del popolo della Resistenza non solo mirano a distruggerne la stabilità, ma anche ad aggravare e sconvolgere la causa e i suoi sostenitori, perché le mani sioniste e della loro entità illegittima sono chiare in questi azioni, tra cui la rinascita del piano di Antoine Lahad nella regione meridionale della Repubblica araba siriana, le cui cospirazioni affronteremo fianco a fianco con l’Esercito arabo siriano, tagliando le mani a tala entità. Difatti, il nostro conflitto è esistenziale contro il pensiero sionista, l’egemonia globale e l’oppressione dei popoli“. Il riferimento ad Antoine Lahad riguarda la milizia del Sud del Libano collaborazionista d’Israele durante l’occupazione del Libano. Liwa al-Jalil indicava i terroristi nel sud della Siria come alleati e ascari d’Israele. La Liwa al-Jalil ha sostenuto le operazioni per difendere l’autostrada al-Salam, che collega Damasco e Qunaytra, in particolare nella zona di Qan al-Shayq, a sud di Damasco, e presso Qurum Jaba.

Quwat al-Jalil
Le Quwat al-Jalil (Forze della Galilea) parteciparono alle operazioni nel Qalamun, liberando Tal Musa, al-Talaja, Tal Baluqusat e Tal Qashia. È una forza ausiliaria dell’Esercito arabo siriano guidata da Fadi al-Malah e composta da siriano-palestinesi. Fu istituita il 15 maggio 2011 quale ala militare dell’Haraqat Shabab al-Udat al-Falastinia (Movimento della Gioventù del Ritorno Palestinese). Malah aveva dichiarato: “Quando l’eterno Presidente Hafiz al-Assad decise d’inviare i battaglioni dell’Esercito arabo siriano a proteggere la Resistenza nel settembre nero in Giordania, la Resistenza era con lui. E oggi siamo uniti e non consideriamo la nostra esistenza nelle file dell’Esercito arabo siriano una gratitudine alla Siria: piuttosto, la nostra adesione è un obbligo. Così la maggior parte dei membri e quadri del movimento proviene dalla gioventù della Siria per più del 50%, rafforzando l’adesione del popolo siriano alla causa palestinese e alla Resistenza. La nostra Resistenza si estende anche alle terre libanesi e palestinesi, e abbiamo avuto l’onore di lanciare il primo razzo da Gaza, denominato “Golan e Ritorno”, nel 2012. Siamo onorati che le nostre armi siano quelle dell’Esercito arabo siriano, perché se non fosse per lo Stato siriano, non ci sarebbe alcuna base per la resistenza palestinese… Israele cerca di distruggere Libano e Palestina mentre la Siria li protegge e li costruisce”. L’Haraqat Shabab al-Udat al-Falastinia fu istituito il 3 settembre 2011 a Damasco, seguendo un’ideologia basata sul nazionalismo palestinese e arabo, rifiutando qualsiasi compromesso con Israele. “La Palestina è la patria del popolo arabo palestinese ed è parte inseparabile della grande Patria araba, e il popolo palestinese fa parte dell’umma araba. I palestinesi sono cittadini arabi che avevano una patria in Palestina fino al 1947. Indipendentemente dal fatto che si sia stati espulsi o si sia rimasti, tutti coloro nati da padre palestinese dopo questa data, dentro o fuori Palestina, sono palestinesi. La lotta armata è l’unico modo per liberare la Palestina e perciò è una strategia e non una tattica, e il popolo arabo palestinese sottolinea la sua assoluta risoluzione e ferma determinazione nel perseguire la lotta armata ed attuare la rivoluzione armata popolare per liberare la Patria e ritornarvi“. Le Quwat al-Jalil operarono nella provincia di Lataqia, tra Hama ed Idlib, e presso Tadmur. Il 16 settembre 2015, l’unità partecipò alla liberazione di Tal Abu Zayd, presso Dahiyat al-Asad, Damasco. Il 16 novembre 2015, l’unità era presso Duma, alla periferia di Damasco.

Fahad Homs – Fuj al-Maham al-Qasa
I Fahad Homs – Fuj al-Maham al-Qasa (Leopardi di Homs – Reggimento Operazioni Speciali), furono creati nel 2013 ad Homs. Il leader della formazione era Shadi Juma, caduto nell’agosto 2016, collegato alle Forze Nazionali di Difesa (NDF) e al Jamiyat al-Bustan di Rami Maqluf. I Fahad Homs hanno operato nel deserto di Homs per la liberazione del giacimento al-Mahir, di Jazal, Quraytin e Tadmur. Hanno poi partecipato alle operazioni presso Daraya, vicino Damasco. Attualmente l’unità è guidata da Amin Juma.

Liwa Qibar
La Muqawama al-Wataniya al-Suriya – Liwa Qibar (“Resistenza Nazionale Siriana – Brigata Qibar”), fu fondata da Abu Jafar ed è una forza ausiliaria dell’Esercito arabo siriano costituita nel 2013 e collegata alle Forze di Difesa Nazionale (NDF) di Homs, che raccoglie migliaia di combattenti. Nell’ottobre 2015 l’unità operava ad ovest di Hama (Sahl al-Ghab), partecipando alla liberazione di Qirbat al-Naqus e al-Mansura.

Qatib al-Jabalui
Il Qatib al-Jabalui prende il nome dal martire Mazin Ali Ahmad al-Jabalui, un alawita di Jabalya, a nord-ovest di Homs, caduto a Dara l’11 novembre 2013. L’unità fu creata nel marzo 2014, ed è collegata alle NDF. Il Qatib al-Jabalui tese un’imboscata ai terroristi nella regione di Saqra, ad est di Homs. I leader del Qatib al-Jabalui sono Abu Ahmad Qalid Wusuf e Abu Ibrahim, collegati alla Jamiyat al-Bustan. Ha operato nel Ghuta orientale, a Dara, a Quraytin, ad est di Homs, nel Jabal al-Shair e nel Jazal, presso Zabadani, nell’estate 2015, e nel Shal al-Ghab, a nord-ovest di Hama.

Fuj Mughuyr al-Badiya
Il Fuj Mughuyr al-Badiya (“Reggimento Commando del Deserto”) è collegato all’intelligence militare (Shubat al-Muqabarat al-Asqariya), e il leader è Ayman Jabar, fratello del leader delle Suqur al-Sahara Muhamad Jabar. Entrambi i gruppi furono istituiti del Brigadier-Generale Muhsan Said Husayn, caduto nel novembre 2014 presso il giacimento al-Shair, nel governatorato di Homs. Diresse le operazioni per respingere l’attacco a nord di Lataqia dei terroristi, nella primavera del 2014, e le operazioni delle Suqur al-Sahara nel deserto di Homs, ottenendo il soprannome di “Leone del deserto”. Avrebbe anche istituito lo Scudo delle Coste e i Leoni dell’Est, la milizia della tribù Shaytat attiva a Dayr al-Zur. Il Fuj Mughuyir al-Badiya fu istituito nell’autunno 2015 ed ha operato nel deserto di Homs e ad Aleppo. Il leader del Fuj Muguyr al-Badiya è Sulayman al-Shuq, originario di Raqqa. Per il ruolo nelle operazioni per liberare Tadmur, i russi l’hanno decorato.

Liwa Asad al-Husayn
La Liwa Asad al-Husayn (Brigata Leoni di Husayn) è una milizia di Lataqia creata nel luglio 2015. Il leader della brigata è Husayn Tufiq al-Asad di Qardaha. L’unità ha operato nella zona desertica di Homs, presso Tadmur, nel Sahl al-Ghab alla fine dell’estate 2015, presso Marj al-Sultan, nell’area di Damasco, verso la fine del 2015 e nella provincia di Lataqia, partecipando alla liberazione di Rabya e Salma. Dopo di che la Liwa Asad al-Huayn assunse la denominazione di Quwat Humat Suriya – Asad al-Husayn (Forze dei Guardiani della Siria – Leoni di Husayn).

Liwa Dir al-Watan
La Liwa Dir al-Watan (Brigata Scudo della Patria) fu creata nell’autunno 2015 per consolidare il controllo della zona di Damasco. É una delle “forze ausiliarie” dell’Esercito arabo siriano, attiva a Jubar dal dicembre 2015. Ha operato presso Marj al-Sultan e le mazrah al-Masraba nel Ghuta orientale, sul Jabal al-Zabadani, presso Harasta, Duma e Daraya. La Liwa Dir al-Watan coopera con la Liwa Dhu al-Fiqar, milizia apparsa nell’area di Damasco nel 2013 e guidata da Haydar al-Juburi(Abu Shahid).

Dir al-Watan: Liwa Salahudin al-Ayubi
La Liwa Dir al-Watan (Brigata Scudo della Patria) è una milizia di Damasco creata nell’autunno 2015 da Haydar al-Juburi, segretario della Liwa Dhu al-Fiqar, collegata al Jamiyat al-Bustan di Rami Maqluf. La Liwa Salahudin al-Ayubi (Brigata Salahudin al-Ayubi) è guidata da Abu Ahmad al-Ayubi ed ha operato a Zabadani, Jubar, Duma e Qfar Yabus, presso Damasco, e Dayr al-Adas, nel governatorato di Dara.Hezbollah
Hezbollah ha creato due organizzazioni in Siria, il Jaysh al-Imam al-Mahdi, “Esercito dell’Imam Mahdi”, operativo nella zona di Tartus-Masyaf e che ha combattuto presso Aleppo; e le Quwat al-Ridha (Forze al-Ridha, dall’ottavo imam sciita). Oltre ai suddetti gruppi, a Nubul e Zahra operano altre formazioni: i Junud al-Mahdi (“Soldati del Mahdi”) e il Fuj al-Imam Huja (Reggimento Imam Huja).
I Junud al-Mahdi furono creati nel 2012 dal ramo degli Scout dell’Imam al-Mahdi di Nubul e Zahra, che nel luglio 2014 scacciarono i terroristi dal quartiere Shayq Najar di Aleppo. In seguito operarono ad Handarat, Jabalyah e nel cementificio di Aleppo, assieme a un contingente della Liwa Abu al-Fadil al-Abas e al Fuj al-Shuhada Nubul wal-Zahra (Reggimento dei Martiri di Nubul e Zahra).
Il Fuj al-Imam al-Huja fu creato nel gennaio 2016, sempre a Nubul e Zahra. Nel maggio 2016 convogli di Fuj al-Imam al-Hujja, Fuj al-Shuhada Nubul wal-Zahra e Fuj al-Tadaqul al-Qas partirono da Nubul e Zahara per sostenere l’Esercito arabo siriano ad Aleppo.

Liwa al-Imam Mahdi
La Liwa al-Imam Mahdi si compone del Qatib Imam Ali e del Qatib al-Hadi per operazioni speciali. Il comandante del Qatib Imam Ali è al-Haj Walid di Balbaq, Libano. La Liwa al-Imam Mahdi fu creata nel 2014 da Hezbollah con reclute dalla Siria. L’unità ha operato a Dara, Qunaytra, Ghuta, Aleppo e autostrada Ithiriya-Raqqa. Abu Hadi è il comandante del Qatib al-Hadi. Il battaglione è formato dalle compagnie al-Safah e Abu Ali Qarar, dai nomi dei loro comandanti.

Liwa Sayf al-Mahdi
La Liwa Sayf al-Mahdi (Brigata Spada dell’Inviato) è affiliata alla 4.ta Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano; fu costituita nel 2013 da reclute sciite siriane. L’unità ha partecipato alle operazioni a Daraya. La Liwa Sayf al-Mahdi si occupa della sicurezza nella zona di Sayida Zaynab, a Damasco, ed ha operato nel deserto ad est di Homs, in difesa dei giacimenti del Jabal al-Shair.

Quwat Dir al-Qalamun
Le Quwat Dir al-Qalamun (“Forze dello Scudo del Qalamun”) furono formate alla fine del 2014, e sono affiliate alla Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano. La formazione è una brigata popolare addestrata da unità dell’Esercito arabo siriano che opera nel Qalamun occidentale al confine siriano-libanese. Le Quwat Dir al-Qalamun operano dalla primavera 2015 nel Qalamun, nel Jarud al-Falita, presso Damasco, ad al-Nasiriya, e sorvegliano il gasdotto di al-Hadath (presso Damasco). Le Quwat Dir al-Qalamun hanno partecipato alle operazioni preso Aleppo, nell’avanzata verso la base aerea di Quwayris, ai combattimenti per Harasta, ad est di Damasco, per le colline di Marunah e all’avanzata su al-Quraytin. Le Quwat Dir al-Qalamun operano in coordinamento con la 3.za Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, soprattutto con l’81.ma Brigata corazzata, partecipando alle operazioni su Muhasa, a sud-ovest di Quraytin, sotto la supervisione del Colonnello Firas Jazah, della 3.za Divisione. Le Quwat Dir al-Qalamun si scontravano con lo Stato islamico presso l’aeroporto militare di Dumayr, a nord-est di Damasco, nell’aprile 2016, scacciandolo dal Qalamun orientale. Nel 2016, le Quwat Dir al-Qalamun si coordinavano con la Guardia repubblicana e l’intelligence della SAAF, mentre i raggruppamenti al-Jaba, al-Buraij e al-Tuani operavano con l’unità 216 dell’intelligence militare della regione di Damasco, noto anche come Far al-Duriyat, costituendo dei centri di addestramento operativi a Bada e Dair al-Tyah, sotto la guida di Firas Jazah, e perseguendo il principio del taswiyat al-wada, l’amnistia ai renitenti alla leva e ai disertori. Le Quwat Dir al-Qalamun e la 3.za Divisione partecipavano alle operazioni a nord di Hama, nella zona di Tadmur e nel Wadi al-Barada, presso Damasco. Nel 2016, una parte del Quwat Dir al-Qalamun veniva distaccata creando le Quwat Hisn al-Watan (“Forze di protezione della Patria”), guidate da Adil Ibrahim Dalah e Muhamad Abdu Asad, eletto nel Consiglio del Popolo (il parlamento siriano) come rappresentante del Qalamun e legato alle NDF di Nabaq. Le Quwat Hisn al-Watan hanno operato sul fronte di al-Dumayr, a nord di Hama, e sull’autostrada di Harasta. Le Quwat Hisn al-Watan sarebbero collegate con l’Intelligence Generale (Muqabarat al-Ama o Aman al-Dula).

Le Quwat Dir Aman al-Asqari
Le Quwat Dir Aman al-Asqari (Forze dello Scudo della Sicurezza Militare) furono create nel gennaio 2016 nella provincia di Lataqia. Collegate all’intelligence militare di Lataqia, nel luglio 2016 parteciparono a un’offensiva delle forze siriane assieme a Suqur al-Sahara, Liwa Usud al-Husayn e Liwa Asadalah al-Ghalib. Quindi parteciparono alle operazioni ad est di Homs per liberare Tadmur. Le Quwat Dir Aman al-Asqari sono guidate da Qal Abu Ismail, compagno d’armi di Ali Qazam, comandante della Guardia repubblicana ucciso nell’ottobre 2012 (per cui è noto come Amir al-Shuhada, Principe dei Martiri). Abu Ismail ha combattuto ad Aleppo, Lataqia, Idlib, Hama, Damasco e Dara. I contingenti delle Quwat Dir Aman al-Asqari parteciparono all’offensiva contro lo Stato islamico ad Ithriya, presso Raqqa, assieme a Suqur al-Sahara, Fuj Mughuyr al-Bahra e Nusur al-Zuba, quindi ai combattimenti presso Aleppo, dove liberarono Qinsiba. Nei combattimenti ad Aleppo condusse operazioni in stretta collaborazione con la Resistenza siriana, dove un suo comandante, Mudar Maqluf, si distinse venendo chiamato Azrail al-Duaish (“L’angelo della morte della gente del Daish”). 400 combattenti si coordinarono con l’Esercito arabo siriano sul fronte sud-ovest di Aleppo. Un’altra forza che si coordinava con le Quwat Dir Aman al-Asqari erano le Quwat Aman wal-Dam al-Shabi (“Forze di Sicurezza e Sostegno Popolari”), affiliate alla Guardia repubblicana. Infine un contingente delle Quwat Dir Aman al-Asqari contrastò l’assalto dei terroristi a nord di Hama.

Mudar Maqluf e Isam Zahradin.

5.to Corpo
Le Forze di Difesa Nazionale (NDF) furono istituite come forza contro-insurrezionale nel 2012 con l’aiuto di Hezbollah e dell’Iran. Le NDF sono presenti in tutte le province siriane. Un altro gruppo è la Brigata Scudo delle Coste (Liwa Dir al-Sahal), creata nel 2015, nelle province di Idlib ed Homs. Il 22 novembre 2016 fu creata la Faylaq al-Qamis al-Iqtiham (Quinta Legione d’Assalto). Il comando dell’Esercito arabo siriano dichiarava che “In risposta ai rapidi sviluppi degli eventi, a rafforzare i successi delle intrepide Forze Armate e tenendo conto del desiderio del nostro popolo di porre fine agli attentati nella Repubblica araba siriana, il Comando Generale dell’Esercito annuncia la formazione della Quinta Legione da parte di volontari, con la missione di distruggere il terrorismo al fianco delle altre formazioni delle nostre eroiche Forze Armate e Forze ausiliarie ed alleate per ripristinare sicurezza e stabilità in tutto il territorio della Repubblica araba siriana. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate invita tutti i cittadini che desiderano partecipare alla vittoria finale sul terrorismo a recarsi nei centri di adunata provinciali“:
– Damasco: Comando Regionale Sud-Damasco, Area Comando della 10.ma Divisione, Comando di Qatana.
– Homs: Comando Regionale Centrale.
– Hama: Università degli Affari Amministrativi del Comando di Hama a Masyaf.
– Aleppo: Comando regionale settentrionale.
– Tartus: Comando d’Area di Tartus.
– Lataqia: Comando Regionale del Litorale.
– Dara: Comando della 5.ta Divisione.
– Suwayda: Comando della 15.ma Divisione Forze Speciali.
I cittadini che possono arruolarsi dovevano avere almeno 18 anni e non aver abbandonato il servizio di leva, oltre ad essere in buona salute. Sono ammessi dipendenti statali e chi aveva completato il servizio di leva. Il periodo di servizio è di un anno subordinato al rinnovo tramite apposito accordo. I dipendenti statali hanno diritto a richiedere un salario alla Quinta Legione, pur mantenendo stipendi e benefici dei posti di lavoro. Nel 2015 fu costituita la Faylaq al-Rabi al-Iqtiham (Quarta Legione d’Assalto), formata da soldati volontari siriani inquadrati da specialisti russi, posti sotto un comando congiunto russo-siriano. L’unità aveva operato presso Idlib, Hama e Lataqia. Le forze Suqur al-Sahara e Liwa al-Quds venivano integrate nel Quinto Corpo assieme a commando di Hezbollah con il ruolo di leader sul campo. La Quinta Legione d’Assalto veniva quindi equipaggiata e amministrata da russi, iraniani e libanesi, nell’ambito del concetto delle Quwat al-Asdiqa, le “Forze Amiche”.
Nell’ambio della collaborazione tra Quinta Legione d’Assalto e Liwa al-Baath veniva istituito il Qatib Dir al-Watan, costituito da combattenti libanesi provenienti dalla Biqa e coordinati da Hezbollah e dai russi; questo dopo che un generale russo aveva visitato i 12 villaggi dell’area interessata in Libano, nella regione di Qusayr-Harmal. Quindi, nell’ambito del cosiddetto “dibattito libanese”, fu raggiunto un accordo che prevede la creazione dell’organizzazione militare locale per proteggere l’area e sostenere la lotta contro i terroristi e aiutare la regione a svilupparsi. L’organizzazione prendeva il nome di Dir al-Watan, composta da 400 combattenti siriani e libanesi guidati da al-Haj Muhamad Jafar e completamente equipaggiati dai russi. “L’obiettivo della creazione di questo gruppo è rafforzare la protezione dei villaggi libanesi partendo dai villaggi vicini a quelli siriani in cui vivono libanesi, sotto il coordinamento ad alto livello con Damasco e Hezbollah; suscitando grande entusiasmo per l’adesione a questa organizzazione dopo una seconda visita del generale russo nella zona, per esaminare i preparativi e gli elementi scelti per l’addestramento. Questo movimento è una forza ausiliaria locale che opera per sconfiggere e sradicare il terrorismo e sostenere il credo dei popoli della zona, sottolineando che i fattori più importanti della fiducia nata su questa situazione sono la presenza di al-Haj Muhamad Jafar, ben noto per le sue attività per la riconciliazione, e la deterrenza nella regione di Qusayr, poco prima degli eventi del 2013. Il movimento non limiterà le attività in Siria, ma cercherà il permesso di operare in Libano come movimento politico rappresentante la lotta al terrorismo, mentre le attività militari saranno limitate alla Siria“. La Russia è particolarmente interessata alla Quinta Legione d’Assalto fornendole gli equipaggiamenti per renderla una forza efficiente. In altre zone di confine, come nelle città del Qalamun di Nabaq, Ranqus, Yabrud e sul Jabal Harmun, venivano costituite dal governo siriano le forze militari ausiliarie Quwat Dir al-Qalamun e Fuj al-Harmun.

Israele pagherà caro la strategia del caos degli Stati Uniti

PressTV 13 luglio 2017Dalla sfortunata nascita d’Israele in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per evitare a Tel Aviv il diretto coinvolgimento nei conflitti che scatena nella regione. Il piano di pace Israele/Palestina non è mai stato volto ad offrire pace ai palestinesi, ma a privarli della loro forza, della capacità di combattere militarmente Israele. Ma tale stratagemma non ha funzionato in Libano, dove Hezbollah sconfisse militarmente Israele nel 2006. Ma i cambiamenti che si verificano in Medio Oriente garantiranno la sicurezza d’Israele? Il “caos costruttivo” auspicato ai tempi dall’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton in Medio Oriente e che doveva mettere i Paesi della regione l’uno contro l’altro, ha davvero rafforzato la sicurezza del regime israeliano? Se sei anni di guerra totale contro Damasco lasciano, come desiderano gli Stati Uniti, una Siria in rovina, è una vera vittoria per Israele?
1. La guerra in Siria ha aiutato la nascita di “forze paramilitari” che in alcuni casi saranno il nucleo dell'”esercito regolare” nei rispettivi Paesi. Questa prospettiva è ciò che più terrorizza il regime d’Israele che alimenta il militarismo ma nega ad ogni Stato il diritto di difendersi.
2. Ma non è tutto: le guerre sponsorizzate da Washington in Medio Oriente infine trasferiscono ai “corpi paramilitari” altra tecnologia missilistica di qualsiasi gittata: media, non balistica e persino balistica. Queste decine di migliaia di combattenti, specializzati nelle battaglie asimmetriche, ora potranno impiegare questi sistemi.
3. Peggio ancora, si assiste alla nascita di una nuova generazione di comandanti, finanche specializzati in battaglie asimmetriche e in grado di comandare truppe in qualsiasi scontro militare futuro.
4. Facilitando il traffico dei terroristi, facendo di tutto per armarli ed equipaggiarli per combattere in Siria l’esercito e la popolazione, gli Stati Uniti hanno creato un vero e proprio meccanismo per alimentare lo SIIL con migliaia di terroristi provenienti da Asia centrale e orientale, Turchia, Arabia Saudita ed Europa. Altri Paesi potrebbero seguire l’esempio, questa volta contro Israele.
5. Tale meccanismo viene ricordato in uno dei recenti discorsi del Segretario generale di Hezbollah Hasan Nasrallah, secondo cui permetterà “qualsiasi confronto militare con Israele in futuro” da parte di un esercito di decine di migliaia di “resistenti” palestinesi, iracheni, siriani e yemeniti.
6. Il “caos controllato” degli statunitensi ha certamente scosso le fondamenta di diversi Stati della regione, ma resta il fatto che questi Stati ora sono tutt’altro che facile preda del Pentagono. Le forze paramilitari sono nate sulle rovine di Iraq, Siria, Afghanistan e Yemen e sono pronte a dare battaglia a Washington, dove domina la riluttanza ormai palpabile ad “occupare” intere regioni dei Paesi aggrediti. Non sembra più il 2003, quando le truppe statunitensi sbarcarono in Iraq per “liberarlo” e restarci!
7. Nei 14 anni passati dall’invasione dell’Iraq, 6 dall’inizio della guerra in Siria, 3 dall’assalto allo Yemen, e la battaglia di Mosul è durata quasi un anno, il Medio Oriente assiste alla nascita di “forze” dalla grande efficienza in combattimento. Sono le forze che hanno sconfitto lo SIIL e che non esiteranno quando arriverà il momento di affrontarne i “mentori statunitensi ed israeliani”. Questi veterani affrontato gli statunitensi ai confini siriano-iracheni da non più di due mesi, quando avanzavano nel deserto della Siria da al-Tanf ai confini con l’Iraq. I caccia statunitensi li bombardarono, ma continuarono l’avanzata, come se nulla fosse accaduto. Fanno parte delle Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq, delle Forze popolari siriane, del movimento yemenita Ansarullah o libanese Hezbollah, guerrieri che condividono una cosa: la ferma convinzione che la sopravvivenza delle popolazioni del Medio Oriente passi dalla resistenza all’aggressione delle grandi potenze.
In questo contesto, la prossima guerra che Israele vorrà lanciare contro Hezbollah sarà diversa, Israele è ben consapevole della superiorità dell’Asse della Resistenza nei combattimenti a terra, una superiorità che prevarrà nei prossimi scontri e non saranno le relazioni privilegiate di Tel Aviv con Mosca che impediranno alla resistenza di reagire a qualsiasi offensiva israeliana. Il Medio Oriente nel 2017 non è più quello degli anni ’70 o del 2006. Qualsiasi desiderio di colpire gli Stati della regione produrrà una risposta. E’ tempo quindi che gli Stati Uniti rivisitino la loro strategia in Medio Oriente o rischiano di vedere questa strategia portare all’attacco “inevitabile” su Israele.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran alza la posta in Siria: qual è il messaggio?

Salman Rafi Sheikh, NEO, 12/07/2017

Dopo che gli Stati Uniti abbattevano in Siria un secondo drone iraniano e un aviogetto siriano nelle ultime settimane, l’Iran rispondeva con l’attacco missilistico sul centro di comando dello SIIL nella provincia siriana di Dayr al-Zur. L’attacco avveniva nel momento in cui l’Iran era vittima di attentati dello SIIL a Teheran. Mentre gli attentati dimostravano che lo SIIL non è ancora finito, sottolinea anche il motivo del profondo coinvolgimento dell’Iran nel conflitto siriano: l’Iran non è venuto a salvare il regime siriano da una guerra per procura saudita/wahhabita, ma da una guerra che certamente raggiungerebbe alla fine l’Iran, proprio come oggi, seppure in modo meno devastante che in Siria, provocando anche qui caos. Ciò può spiegare perché, ad esempio, l’Iran abbia speso miliardi di dollari (da 6 a 15) ogni anno, nonostante la cattiva salute economica dovuta alle sanzioni degli statunitensi. Quindi la profonda motivazione dell’Iran nel maggiore coinvolgimento militare è dovuto al fatto che se a SIIL e altri jihadisti non viene impedito di prevalere, l’Iran sarebbe il prossimo dopo la Siria. L’Iran, pertanto, è chiaramente pronto ad affrontare i piani regionali sauditi e statunitensi. In questo contesto, l’attacco missilistico ha ampiamente dimostrato non solo la misura che può adottare, ma anche chi può colpire nella regione. Lo SIIL è lungi dall’essere l’unica forza ed entità che i missili iraniani possono spazzar via. Ciò è abbastanza evidente dal messaggio ufficiale del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Iran, Generale Muhammad Hossein Bagheri, che disse la mattina successiva l’attacco: “L’Iran è tra le grandi potenze del mondo nel campo missilistico. Essi (Stati Uniti e loro alleati) non hanno la capacità d’impegnarsi in un conflitto con noi attualmente e, naturalmente, non intendiamo scontrarci con loro, ma siamo sempre rivali in diversi campi, compreso quello missilistico“. Il Generale Ramazan Sharif della Guardia dichiarava alla televisione, in un’intervista: “Sauditi e statunitensi sono i primi destinatari di questo messaggio. Ovviamente e chiaramente, alcuni Paesi reazionari della regione, in particolare l’Arabia Saudita, avevano annunciato di cercare di creare insicurezza in Iran“. Il Generale Yahya Rahim Safavi, consigliere militare del leader supremo Ali Khamenei, aveva espressamente tirato in causa Washington dicendo che “se gli Stati Uniti decidono di avviare una qualsiasi guerra contro l’Iran, tutte le loro basi militari della regione capiranno di essere insicure“. Chiaramente, l’attacco missilistico è una risposta ai senatori statunitensi che avevano approvato un disegno di legge per ulteriori sanzioni contro l’Iran per il suo programma missilistico. È anche una risposta netta alla dichiarazione malaccorta del segretario di Stato Rex Tillerson, secondo cui la politica dell’amministrazione Trump verso l’Iran comprende il “cambio di regime”. Anche se ciò non è altro che un piano interventista, dimostra anche che l’accordo nucleare USA-Iran è già privo di valore e non dissuade gli Stati Uniti dal trascinare l’Iran in un conflitto militare. Ciò è evidente da come Rex Tillerson ha scelto di definire l’ultima vendita di armi tra Stati Uniti e Arabia Saudita ciò che consentirà a quest’ultima di affrontare “l’influenza malvagia iraniana”. Di conseguenza, l’escalation dei conflitti in Siria e d’intorni.
Per cominciare, la leadership iraniana sembra aver concluso che la stretta strategica esercitata negli ultimi 3-4 anni, da quando i negoziati sulla questione nucleare cominciarono, sia stata fraintesa dalla squadra di Trump. Khamenei aveva accusato in modo corrosivo la politica statunitense. Per Teheran, la squadra di Trump, priva d’esperienza nella diplomazia internazionale, potrebbe credere che la moderazione dell’Iran degli ultimi anni sia segno di debolezza o irresolutezza politica della leadership riformista del Presidente Hassan Rouhani. Certamente, Teheran si aspetta che la sua politica del pugno di ferro illustrata dall’attacco dia la sveglia all’amministrazione Trump. Ciò trova eco nelle parole dell’influente segretario del Consiglio degli Esperti dell’Iran Mohsen Rezayee, ex-comandante dell’IRGC: “Dopo quattro anni in carica, Tillerson arriverà a capire l’Iran“. Come si dice, l’azione parla più chiaro delle parole. La scelta dell’Iran di usare i missili e la precisione con cui hanno colpito l’obiettivo sono un chiaro avvertimento. Secondo tutti i resoconti, i missili hanno colpito l’obiettivo con precisione devastante. In parole povere, l’Iran ha fatto capire agli Stati Uniti che le loro 45000 truppe dispiegate nelle basi in Iraq (5165), Quwayt (15000), Bahrayn (7000), Qatar (10000), EAU (5000) e Oman (200), sono estremamente vulnerabili ai suoi missili a raggio medio di ultima generazione Zulfiqar e ai missili da crociera Qasim. L’azione iraniana aveva il sostegno degli alleati. Mentre l’abbattimento dell’aviogetto siriano da parte degli Stati Uniti ha suscitato aspre critiche da Mosca, indicando l’intenzione di quest’ultima di appoggiare il regime siriano da attacchi molteplici; l’Iran ha ulteriormente rafforzato la crescente cooperazione con la Cina. Perciò, in un momento in cui Stati Uniti e Arabia Saudita intensificano gli sforzi per isolare l’Iran, la Cina raddoppia il sostegno all’alleato regionale. Cacciatorpediniere cinesi e iraniani effettuano manovre militari congiunte da est dello Stretto di Hormuz e nel Mare d’Oman, citate negli articoli dell’agenzia della repubblica islamica.
L’azione militare iraniana in Siria, pertanto, non avveniva nel vuoto regionale, cosa che l’amministrazione statunitense perde di vista complicando la guerra al terrorismo; una guerra che gli Stati Uniti pretendono di combattere, ma che non combattono per aiutare (leggasi: complicità statunitense con il terrorismo) le forze che effettivamente combattono la guerra contro SIIL e altri gruppi “taqfiri”. L’attacco iraniano, a questo proposito, confuta nettamente le affermazioni occidentali/saudite che l’Iran promuova il terrorismo nella regione. Al contrario, dice molto sulla decisione dell’Iran di combattere il terrorismo con tutti i mezzi, mezzi certamente migliorati grazie alla diretta presenza sul terreno per lanciare gli attacchi missilistici.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari nazionali ed esteri del Pakistan, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora