UE e USA si dividono mentre Washington si gioca la carta curda

Ziad Fadil Syrian Perspective 8/1/2018Dimenticate la decisione di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. In ogni caso non ha senso ed è “irrilevante” perché si tratta solo di un’altra città della Siria con una storia di morte. L’unica ragione di tali clamore e clangore è il Santuario Nobile Islamico e i vari siti cristiani che hanno tutti qualcosa a che fare con la crescita e la sofferenza di Gesù. Questo è tutto. Per gli ebrei non dovrebbe avere alcun significato perché la loro vera Gerusalemme è nella provincia di Asir dello Yemen, come dimostrato dal professor Qamal Salibi nel suo monumentale libro: “La Bibbia è arrivata dall’Arabia”. Inoltre, non dovrebbe avere senso perché l’ebreo medio in Palestina non ha alcun DNA correlato. Ciò che è più importante è che gli Stati Uniti pensano a creare uno Stato curdo in Siria, sfidando l’assoluta ostilità della Turchia all’idea. E, come il governo siriano ha ripetutamente notato, tale azione violerebbe il diritto internazionale. Finora, gli europei sono stati più scrupolosi nell’aderirvi, come dimostra la quasi unanime condanna del riconoscimento di Trump di Gerusalemme capitale dello Stato colonizzatore sionista. Anche se la Gran Bretagna fosse in combutta con gli Stati Uniti nel tentativo di creare uno Stato curdo, il rifiuto di deviare dalle posizioni tradizionali dell’Europa nel trattare il conflitto arabo-sionista sembrerebbe smentirlo. Vedo una seria frattura tra Europa e Stati Uniti grazie a Trump. Col nuovo anno è possibile sentire l’attrito di Vladimir Putin che si sfrega febbrilmente le mani a Mosca. Trump siglerà il destino degli Stati Uniti con l’Europa. Ha già ostracizzato il Pakistan per aver preso denaro statunitense senza restituire nulla. Ha anche deciso di rimanere in Afghanistan anche se la guerra entra nel 17° anno senza una fine in vista e i taliban che dilagano su altri territori catturati. Con Gran Bretagna e Francia che non vogliono condividere il suo ottimismo alla Pollyanna sulla longevità del governo di Kabul, ci si può aspettare che con l’ascesa di Jeremy Corbin nel Regno Unito, gli inglesi abbandonino la nave che affonda e tornino all’Old Blighty. I francesi faranno lo stesso.
In tutto questo, sono patetici i curdi che firmano il proprio sterminio. La Turchia non accetterà alcun loro Stato in Siria o Iraq e i turchi sanno di avere un alleato nel Dr. Assad. Gli iracheni sono altrettanto ansiosi, poiché la costruzione di uno Stato curdo in Siria quasi certamente guadagnerà terreno nel nord dell’Iraq. L’Iran, naturalmente, col grande interesse ad estendere il gasdotto al litorale siriano, farà tutto il necessario per rigettare le speranze statunitensi. Ciò significa che i curdi dovrebbero prepararsi al meglio a una guerra totale contro gli eserciti di Siria, Iraq, Turchia ed Iran. Non c’è modo di uscirne, anche se gli Stati Uniti decidessero di combattere fino all’ultimo curdo per attuarlo. Questo piano è dei sionisti. Se ricordate l’analisi del Dott. Bashar Jafari che menzionai in diversi saggi, capirete immediatamente perché Netanyahu è dedito a uno Stato curdo. Come spiega il Dott. Jafari, il sionismo deve balcanizzare il Vicino Oriente in staterelli, ognuno con un particolare nucleo religioso o etnico, per giustificare l’apartheid che il sionismo pratica contro i palestinesi. Solo con l’esistenza di uno Stato maronita, uno druso, uno alawita, uno sunnita, uno ebraico e uno curdo, gli ebrei in Palestina possono giustificare la struttura perversa della loro nazione-ghetto di Varsavia. I curdi giocano proprio su tale follia e il loro destino sarà peggiore di quello degli scià Khwarezmiani.
Chris mi dice che ci sono migliaia di marines nell’enclave curda che chiameremo “Rojava”, nonostante il fatto ormai noto che i curdi abbiano poco a che fare con la Siria. Gli Stati Uniti li prendono in giro con la bugia che i marines siano lì per proteggerne i confini. Certamente, questo è ridicolo e tipico della stupidità immortale degli imbecilli di Washington DC. È un nuovo piano promosso dalla CIA per compensare le disastrose conseguenze del sostegno ai terroristi ossessionati dall’espulsione del governo centrale siriano. Come ho già scritto, ci sono ancora i resti della squadra della CIA che si rifiuta di accettare il crollo del priprio piano in Siria, portando al reindirizzamento per bloccare il gasdotto iraniano. Ciò significa che il Dottor Assad non è mai stato il vero bersaglio: era solo secondario nel piano. Lui e il suo governo dovevano essere rimossi solo perché permettevano le macchinazioni di Teheran. Ora, la CIA non è interessata alla durata del mandato del Dott. Assad, questo è ovvio; invece punta allo Stato curdo che ci si aspetta di riconoscere una volta stabiliti tutti gli attributi statuali. Allora, e solo allora, Nikki Haley, WOG dell’anno, potrà presentare all’UNSC il fatto compiuto aspettandosi che i membri la mandino giù. Non lo faranno e lei tornerà a minacciare e ad atteggiarsi. Nel frattempo, Turchia, Siria, Iraq e Iran faranno tutto il possibile per sabotare tale miserabile stratagemma. Ora, affinché il piano funzioni, è necessaria una preparazione militare. Se e quando l’Iraq alla fine dirà agli Stati Uniti di andarsene coi loro aerei; e i turchi diranno a Washington di fare i bagagli e lasciare Incirlik, gli Stati Uniti saranno costretti a manovrare militarmente per proteggere il Rojava. Tuttavia, se avete seguito le notizie, gli Stati Uniti hanno costruito basi aeree nell’area obiettivo e tutto in previsione del rancore che si scaricherà sul piano statunitense per ridisegnare il Medio Oriente. Oh, che rete intricata si tesse quando si ci esercita ad ingannare.
Il piano di Trump sarà un flop alla grande, se notate che le basi statunitensi nell’area curda in via di sviluppo sono facilmente a tiro dell’artiglieria siriana. È anche dell’artiglieria di tutti gli altri. Se si considera il vasto arsenale missilistico della Siria, progettato per distruggere le basi aeree sioniste nella Palestina occupata, diventa ancora più facile capire come tale piano fallirà miseramente. Sembra che gli Stati Uniti stiano accelerando l’arrivo delle truppe in Siria perché, beh, sono statunitensi dopotutto e non verrebbero assalite per timore che gli aggressori debbano subire l’ira scatenata degli impareggiabili militari statunitensi. Che noia. Gli Stati Uniti non hanno vinto una guerra da quando la Russia gli permise la vittoria nella Seconda guerra mondiale contro la Germania (ad eccezione dei trionfi sulle repubbliche delle banane Panama e Grenada). Che si tratti di Vietnam, Iraq o Afghanistan, la storia degli Stati Uniti è triste. Questa avventura siriana non la migliorerà. Anzi! Convincerà tutti che gli Stati Uniti sono una tigre di carta impotente quanto l’Arabia Saudita. Nessun riposo per i malvagi. Non appena la Siria sconfiggerà i ratti terroristi, gli Stati Uniti punteranno a un altro cattivo di Damasco da combattere. Ma, come Chris mi ha scritto spesso: la battaglia per la Siria non va vista come una sorta di baraccone frivolo, piuttosto, va al centro dei piani statunitensi-sionisti-massonici per il Medio Oriente. Fa parte del futuro immediato degli USA nei rapporti con l’Europa. Come Chris opinava, il piano per rubare petrolio delle alture del Golan; distruggere il fiorente potere dell’Iran; asservire gli iracheni; rafforzare ulteriormente regimi regressivi regionali è parte integrante dell’egemonismo sionista il cui fetore porta direttamente alle camere ornate dei Rothschild e Rockefeller. Tale piano non sparirà presto perché è stato steso per dare la linfa vitale dei popoli arabi alle orde sioniste che infettano la terra di Palestina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Russia impone nuove regole d’ingaggio in Siria a Israele e Stati Uniti

Elijah J. Magnier, 30.12.2017La Russia impone nuove regole d’ingaggio (ROE) a Israele e Stati Uniti in Siria, riflettendo il modo in cui preserva gli interessi nazionali nel Levante e oltre il Medio Oriente, soprattutto in Ucraina, dove gli Stati Uniti hanno deciso di fornire armi all’autorità locale e puntano ad attirare Kiev nella NATO, una mossa considerata da Mosca ostile. La risposta di Mosca è stata chiaramente espressa dal Capo di Stato Maggiore russo Valerij Gerasimov che affermava che “consiglieri, istruttori, ufficiali dei servizi segreti, personale di artiglieria e tutte le altre unità militari russe sono integrati in ogni singola unità da combattimento siriana, brigata, unità e perfino battaglione“. Gerasimov osservava che “tutti i piani militari e di combattimento sono decisi in collaborazione con l’Esercito arabo siriano. Siamo sul campo, collaborando su obiettivi strategici e piani comuni“. Quindi, l’attore politico-militare russo sa come inviare messaggi al fronte meridionale siriano ogni volta che gli Stati Uniti si muovono contro gli interessi di Mosca in altre parti del mondo. La Russia, attraverso il suo Capo di Stato Maggiore, riconosce che le operazioni militari siriane non sono decisioni unilaterali siriane, con le sue forze di terra e i suoi partner, cioè Iran, Hezbollah, iracheni e altri alleati, ma sono anche un prodotto della valutazione e pianificazione russe. Quindi, la liberazione di Bayt Jin, ultima roccaforte dei terroristi nel Ghuta occidentale e ai piedi della montagna meridionale Jabal al-Shayq (Monte Hermon) confinante con le posizioni israeliane, è anche una decisione russa. La liberazione di Bayt Jin da al-Qaida e loro alleati supportati, equipaggiati e finanziati da Israele dal 2015, aiuta l’Esercito arabo siriano a spezzare l’immaginaria “zona cuscinetto” israeliana. Israele mirava a impedire ad Hezbollah ed Iran di raggiungere l’area per evitare il contatto con le sue forze. In seguito alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di fornire all’Ucraina missili anticarro, adottando una posizione più aggressiva nei confronti della Russia, Mosca ha deciso di spostarsi anche sul fronte siriano, ampliando il divario tra Russia e Stati Uniti.
L’Esercito arabo siriano, insieme alle forze speciali Ridwan di Hezbollah, attaccavano via terra Bayt Jin liberando le colline circostanti e la città stessa, seguito dalla resa di al-Qaida (circa 300 terroristi) e sua evacuazione dall’area, prima dell’assalto finale, verso a città settentrionale di Idlib, e di altri verso la città meridionale di Dara. Pertanto, il coordinamento delle forze russo-iraniane-siriane-Hezbollah sul fronte siriano-israeliano è stato pianificato per impedire qualsiasi intervento militare israeliano in difesa dei propri fantocci (al-Qaida ed alleati dell’Itihad Quwat Jabal al-Shayq). La Russia impone una nuova regola d’ingaggio ad Israele: qualsiasi attacco israeliano può mettere in pericolo uno o diversi ufficiali russi che collaborano con l’Esercito arabo siriano, come rivelato dal Capo di Stato Maggiore russo Valerij Gerasimov. Israele non potrà aggirare la nuova equazione russa perché, se colpisse le forze attaccanti metterebbe Tel Aviv in conflitto con una superpotenza, la Russia, attirandola nel conflitto Hezbollah/Iran – Israele. L’attacco russo-iraniano-siriano giunge in un momento in cui Israele forniva supporto di artiglieria ed intelligence ad al-Qaida ed alleati a Bayt Jin. Liberando l’area e gli altopiani circostanti, la Russia infligge un primo schiaffo all’alleato principale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Israele da tempo teme la presenza di Iran e Hezbollah alle frontiere e ha fatto di tutto per impedire all’Esercito arabo siriano di raggiungere le fattorie di Shaba occupate da Israele, come avviene oggi dopo la liberazione di Bayt Jin. Tuttavia, vi sono ancora aree sotto indiretta l’influenza israeliana nella Siria meridionale occupata (sotto il controllo di al-Qaida ed alleati), come l’area di Qunaytra e i villaggi circostanti (Tarangah, Jabat al-Qashab e Ayn al-Baydah). Il presidente degli Stati Uniti ha reindirizzato la bussola della “Resistenza” verso Gerusalemme dopo anni di negligenza, danneggiata dalle organizzazioni taqfire (SIIL e al-Qaida) quando decisero di colpire musulmani e non musulmani in Siria, Iraq, Libano e altre parti del Mondo islamico. Quando Trump “ha riconosciuto” Gerusalemme capitale d’Israele, ha unito e focalizzato altre ideologie organizzate sotto l’egida delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Siria (cittadini siriani) verso il confine siriano-israeliano ed ogni territorio occupato della Siria e della Palestina.
La guerra siriana ha mancato l’obiettivo del cambio di regime siriano e ha prodotto gruppi che hanno beneficiato dell’addestramento (ed ideologia) iraniana e della straordinaria esperienza in combattimento di Hezbollah, dal 1982 ad oggi. Questi sono (per nominarne solo alcuni): “Hezbollah Siria“, “Forze al-Ridha“, “Brigata Muqtar al-Thaqafi”, “Brigata Imam al-Baqir“, “Qamar Bani Hashim“, “Abas bin Ali“,”Forza di resistenza islamica 313“,”Brigata Zayn al-Abidin“,”Saraya al-Wad“,”Brigata Rad al-Mahdi“,”Brigata al-Husayn“,”al-Ghalabun” ed altri gruppi simili in tutta la Siria. Il maggiore successo dell’Iran nella guerra siriana è la nuova dottrina operativa siriana, passata dall’essere un regolare esercito classico a combattere con un’ideologia che proteggerà il Paese dal ritorno dei taqfiri nel Levante e si schiererà contro Israele. Sarò anche diretta a combattere per la liberazione di tutti i territori occupati da Turchia e Stati Uniti, nel nord della Siria, se decidessero di rimanere nonostante la richiesta di Damasco di andarsene. È chiaro che le regole del gioco in Siria sono cambiate. Continueranno ad evolversi incontrando interessi in evoluzione: cambiamenti interni e regionali e sviluppi. Di certo, una nuova resistenza è nata da questi sei lunghi anni di guerra, ed è pronta a perseguire propri obiettivi, e anche quelli di Siria, Iran e Russia.La Russia ha “ricevuto un tesoro” di informazioni sull’F-22
Sputnik 06.01.2018

Il conflitto siriano ha dato alla Russia la possibilità di apprendere di più sull’operatività degli aerei stealth statunitensi come l’F-22 Raptor, dichiarava una generale dell’Aeronautica statunitense durante un briefing pubblico dell’Air Force Association. “I cieli sull’Iraq e in particolare della Siria sono stati davvero un tesoro per loro vedendo come operiamo”, affermava la generale Veralinn Jamieson. “I nostri avversari ci osservano, imparano di noi“. Il generale proseguiva dicendo che “i russi hanno acquisito informazioni inestimabili operando in uno spazio aereo contestato accanto noi in Siria“. “Quando incontriamo i nostri partner della coalizione occidentale in volo, ci siamo sempre trovati ‘sulle loro code’ come dicono i piloti, il che significa vittoria in duello”, dichiarava il 28 dicembre Maksim Makolin, Maggiore delle Forze Aerospaziali Russe, riferendosi al vantaggio tattico d’inseguire gli aerei avversari dalla favorevole posizione di coda, angolo cieco dell’avversario. F-22 statunitensi e Su-35 russi hanno avuto alcuni incontri ravvicinati nello spazio aereo siriano, ma hanno utilizzato la linea di comunicazione di deconflitto per evitare errori. “Continueremo il deconflitto coi russi, ma non abbiamo intenzione di operare in aree attualmente controllate dal regime (siriano)“, aveva detto a dicembre Felix Gedney, general-maggiore dell’esercito inglese e della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo SIIL. “Oltre ad osservare le tattiche di volo classificate, la Russia potrebbe anche “dipingere” i caccia occidentali e altri mezzi aerei con i radar di ricerca e di controllo aereo e terresti”, diceva a Business Insider Justin Bronk, analista dei combattimenti aerei del Royal United Services Institute. Ma dato che la Russia ha visionato le tattiche dell’US Air Force, anche gli Stati Uniti hanno avuto l’opportunità di vedere come opera la sua Aeronautica, sottolinea l’analista. “Mentre la Russia certamente fa ogni uso possibile dell’opportunità di conoscere operazioni e capacità aeree occidentali nei cieli della Siria, questo processo è reciproco dato che qualsiasi aereo militare russo opera all’interno di uno spazio aereo pesantemente sorvegliato dai mezzi occidentali”, affermava Bronk.

Veralinn Jamieson

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Siria: vincitori e vinti

Pierre Van Grunderbeek, Mondialisation, 29 dicembre 2017Solo un anno fa non molti si sarebbero azzardati a dire che Bashar al-Assad e l’Esercito arabo siriano (EAS) avevano la possibilità di vincere la guerra contro ribelli, combattenti stranieri e terroristi. Chiamiamoli come vogliamo, erano più di centomila con armi spesso sofisticate e con potenti sostenitori arabi, turchi e occidentali. Al massimo, le autorità siriane potevano sperare di negoziare una pace e condividere il potere da una posizione di forza. Cos’è successo oggi, l’Esercito arabo siriano vola di vittoria in vittoria?

Le rivalità tra gli oppositori
È certamente uno dei due elementi più importanti che ha permesso l’attuale serie di vittorie del governo siriano. L’EAS ha resistito ai due assalti su Aleppo e Damasco nel 2012, permettendo allo Stato siriano di sopravvivere, di vedere l’opposizione priva di unità rivelare estremismo, criminalità e persino terrorismo di certi gruppi.
C’erano cinque gruppi armati principali che avevano obiettivi e supporto stranieri concorrenti.
Jabhat al-Nusra, ribattezzato Jabhat Fatah al-Sham nel 2016 per far dimenticare la fedeltà ad al-Qaida. È un gruppo wahhabita che ha beneficiato dell’aiuto dei principi sauditi e di altri emiri del Golfo. Un giorno sarà necessario capire da quali poteri arrivavano gli aiuti. Il potere in Arabia Saudita è una nebulosa di clan in cui i principi potevano usare soldi dello Stato e delle loro mafie col tacito accordo del re. È certo che Jabhat al-Nusra ricevette armi dalle monarchie del Golfo e che i Paesi occidentali almeno chiusero gli occhi. Inizialmente tale gruppo era composto principalmente da combattenti sunniti iracheni e intendeva prendere il potere in Siria per formare un califfato. Radunò molti altri gruppi di combattenti siriani.
Ahrar al-Sham è un gruppo islamista rivoluzionario ideologicamente legato alla Fratellanza musulmana. È presente soprattutto nella Siria settentrionale e centrale. Aveva il sostegno di Turchia e Qatar che l’hanno rifornito di armi. A causa della vicinanza alla fratellanza, tale gruppo è osteggiato dall’Arabia Saudita ed è continuamente in conflitto con Jabhat Fatah al-Sham. Il suo obiettivo era arrivare al potere per installare una costituzione basata sulla sharia. Ahrar al-Sham radunò dozzine di altri gruppi armati che rappresentavano circa 25000 combattenti. Tale gruppo aveva un relativo sostegno popolare grazie a una rete di distribuzione di aiuti alla popolazione.
– Stato Islamico o Stato Islamico di Iraq e Levante, SIIL o DAISH, apparve nella Siria orientale nel 2013. Era un gruppo iracheno pesantemente armato che acquisì un impressionante materiale bellico conquistando Mosul e le province sunnite dell’Iraq nel 2014. Tale gruppo ha un’ideologia simile a quella dei sauditi e si ritiene che l’abbiano aiutato agli inizi. Era composto da esperti combattenti di al-Qaida affiancati da ex-ufficiali baathisti iracheni incontratisi nelle prigioni irachene dal 2003. Attraversando il confine siriano ed estendendo la visione jihadista all’Africa e Asia, lo Stato islamico divenne un pericolo globale che gli Stati Uniti combatterono per la prima volta in modo moderato in Siria [i] nella speranza d’indebolire il potere del presidente siriano. Probabilmente un errore di calcolo che gli si rivolse contro. Il primo obiettivo dello Stato islamico era formare un proto-Stato a cavallo delle regioni sunnite di Iraq e Siria sotto il comando del califfo Abu Baqr al-Baghdadi. L’Arabia Saudita quindi comprese il pericolo di tale organizzazione e smise di supportarlo. Lo Stato islamico poteva un giorno rivendicare diritti sui luoghi santi dell’Islam. È difficile stimare il numero di combattenti attuale. Al culmine della sua espansione, c’erano tra 50000 e 125000 uomini in Siria e Iraq, principalmente iracheni sunniti ma anche europei, ceceni, uiguri, tunisini e così via. Va inoltre notato che lo SIIL non corrispose ai piani di Stati Uniti e Israele per una regione divisa in una moltitudine di Stati piccoli e deboli.
Free Syrian Army (FSA) è composto inizialmente da disertori e soldati del 2011. Ricevette sostegno, illegale, dai Paesi occidentali, incluso massiccio invio di armi dalla Libia organizzato dalla CIA. In origine era un esercito non confessionale che in gran parte si disintegrò con l’abbandono di molti gruppi armati per gli islamisti. Il Pentagono tentò di addestrarli e controllarli, ma fu inutile. Una volta armati e pronti a combattere, la maggior parte di essi aderì ai gruppi islamisti. L’FSA ancora esiste nel sud della Siria, presso la città di Dara. Tale esercito riceve supporto logistico israeliano ed è circondato da consiglieri occidentali e israeliani. Date le molte defezioni, è difficile stimarne il numero di combattenti. Forse 5-6000.
– SDF, comprendenti milizie arabe e curde siriane (YPG), attualmente la principale forza sostenuta dagli Stati Uniti con grande dispiacere della Turchia. Nel 2011 i curdi non erano ostili al potere in Siria. Fu l’arrivo degli islamisti nella loro regione che li costrinse a prendere le armi e a formare un gruppo di combattenti abbastanza efficaci. Sembrano essere strumentalizzati dal Pentagono per formare uno Stato nel nord della Siria, dove gli Stati Uniti potrebbero stabilire basi militari permanenti. Una volta sconfitto lo Stato islamico, sarà necessario verificare se gli Stati Uniti saranno pronti a violare il diritto internazionale e a scontrarsi con la Siria per raggiungere i loro scopi. I curdi siriani hanno tre grossi ostacoli al raggiungimento dell’indipendenza. Un possibile Stato curdo in Siria sarebbe circondato da Paesi ostili; Turchia, Iraq, Iran e Siria. Come in questo caso garantirne la sopravvivenza senza avere ricchezze nel territorio? PYD (civili), YPG (militari) e il partito fratello PKK della Turchia sono partiti curdi neo-marxisti. Come riconciliarlo con l’ideologia conservatrice-liberale degli Stati Uniti? I curdi non hanno alcun diritto storico sui territori siriani che occupano. Originariamente, il popolo curdo era un popolo nomade gradualmente stabilizzatosi da solo un secolo, solo in piccola parte nella Siria settentrionale.
La particolarità di questa guerra è che tali gruppi si combattono, sia che si tratti di territori, armi. ragioni ideologiche o alleanze. Non è auspicabile per nessuno vedere un gruppo islamista prevalere e imporre la legge islamica a Damasco. Va notato, di passaggio, che tali milizie sono finanziate. Se lo Stato islamico riceveva denaro dal traffico di petrolio e antichità, le altre milizie sono remunerate con fondi dalle origini sconosciute, ma è immaginabile che ci siano ricchi donatori dal Golfo. Ci sono almeno un centinaio di milizie insurrezionali che si riuniscono per opportunità con altri gruppi più potenti. Spesso hanno una presenza locale e giurano fedeltà ai più forti per non subire ritorsioni. Sarà interessante vedere cosa succederà quando le milizie islamiche più radicali saranno sradicate.

L’ingresso di Russia e Iran
Il coordinamento tra Russia e Iran a sostegno dell’Esercito arabo siriano è un altro fattore decisivo della liberazione della gran parte dei territori siriani persi. I dettagli dell’intervento furono sviluppati durante le visite di Qaiem Sulayimani, comandante in capo della forza iraniana al-Quds, a Mosca nell’estate 2015. La modernizzazione e il rinnovamento degli equipaggiamenti pesanti, il potenziamento dell’Aeronautica, la formazione di nuove unità da combattimento, il controllo dei cieli siriani e nuove tattiche hanno permesso l’attuale successo dell’EAS. Le unità di Hezbollah dal Libano, la forza iraniana al-Quds, le milizie filo-governative e i volontari sciiti erano i rinforzi di cui le forze lealiste avevano disperatamente bisogno. Va notato che il costo dell’intervento russo in Siria è insignificante ed è quasi totalmente coperto dal budget ordinario della Difesa. Oltre ai vantaggi geopolitici che segnano il ritorno della Russia in Medio Oriente, l’esercito russo ha rafforzato la presenza militare nella regione e ora ha due basi permanenti. Ha avuto l’opportunità di testare con successo armi di ultima generazione sul campo di battaglia. Inoltre, incrementa le esportazioni dell’industria della Difesa a vantaggio dell’economica russa.

Stanchezza e usura
Il popolo siriano è stanco del conflitto. Gli altri belligeranti anche perché non vedono alcuna vittoria militare. L’Arabia Saudita inizia a sentirne il costo, poiché è in conflitto su altri fronti e le sue entrate petrolifere diminuiscono drasticamente. Conoscendone la versatilità, gli Stati Uniti sono riluttanti a fornire armamenti sofisticati ai ribelli e non vogliono ingaggiare le truppe a terra. [ii] I dolorosi ricordi di Iraq e Afghanistan sono troppo vicini. Dopo aver respinto i principali gruppi ribelli nella provincia di Idlib dove si lacerano a vicenda, e dopo aver confinato gli altri in sacche assediate, l’EAS avviava con successo la liberazione dell’oriente del Paese dalla presa dello Stato islamico. Una volta consolidata la connessione con l’esercito iracheno, verrà ripristinato il collegamento stradale tra i due Paesi. L’importanza di ciò non è stata ancora ben valutata dagli analisti. Permetterà un flusso continuo senza ostacoli di rinforzi, armi e rifornimenti dall’Iran. Il prossimo passo sarebbe la sicurezza del sud del Paese intorno Dara, la riduzione delle sacche dei ribelli nel Ghuta e la sicurezza del nord del Paese con un’offensiva verso l’aeroporto di Abu Duhur vicino Idlib, attualmente occupato dall’Hayat Tahir al-Sham, coalizione dominata da Jabhat Fatah al-Sham (al-Qaida). La liberazione della riva destra dell’Eufrate è molto più problematica a causa della presenza dell’esercito statunitense. Questo senza dubbio farà parte dei negoziati finali, ma c’è una divergenza tra i governi siriano e iraniano da un lato, e Russia dall’altro, che vuole evitare lo scontro (per il momento) con gli Stati Uniti. Ad eccezione delle SDF, le forniture di armi e munizioni ai terroristi si sono prosciugate. Non si può dire che siano ancora pagati ovunque. Dovrebbe essere noto che il denaro era la motivazione principale dell’impegno dei terroristi. I motivi ideologici sono sempre stati secondari tranne che per una minoranza di fanatici. Il traffico di denaro, il rapimento per riscatto e il racket furono la nervatura della guerra per oltre sei anni. Tale situazione porterà inevitabilmente a radunare la maggior parte dei piccoli gruppi ribelli verso il governo siriano, con la mediazione russa, e vedrà il ritorno alla vita civile della maggior parte di chi prese le armi.

I vinti
“Vae victis” [iv] per i ribelli. Pagheranno caro aver creduto alle promesse dei loro mandanti. Le guerre civili sono sempre state le più crudeli e questa non fa eccezione. Possiamo immaginare il destino dei sostenitori del Presidente Assad se gli islamisti avessero prevalso, allora non siamo sensibili al loro destino, sarà molto meno crudele. Molti di tali ribelli sopravvissuti, i più fanatici e chi ha commesso crimini, non avranno altra scelta che andare in esilio con le famiglie se non saranno giustiziati prima. Sarà un peso per i Paesi vicini e l’Unione europea che hanno sostenuto tale guerra. Gli Stati Uniti non ne saranno colpiti perché hanno chiuso i confini ai cittadini dei Paesi arabi interessati. Possiamo distinguere tre gruppi di perdenti. I gruppi terroristici, gli Stati che li hanno sostenuti e i rifugiati siriani. Tra i gruppi terroristici, lo Stato islamico otteneva l’unanimità dell’ostilità e probabilmente non sopravviverà nella forma attuale alla sconfitta militare. I gruppi legati ad al-Qaida e Fratelli musulmani troveranno difficile sopravvivere in Siria senza il sostegno delle monarchie del Golfo, della Turchia e del Qatar. Il CNS, il ramo civile dell’FSA, dovrà affrontare le elezioni e dato che non ha una base locale, sarà spazzato via dall’opposizione non rivoluzionaria (CNCD) che ha sostenuto un pacifico processo di cambiamento del regime. I movimenti indipendentisti curdi dipendono dall’aiuto militare statunitense. È difficile prevedere le decisioni dell’amministrazione Trump divisa tra il desiderio di danneggiare Siria, Russia ed Iran e la necessità di non perdere l’alleato turco. I curdi siriani non possono sperare in un’indipendenza che non chiedono più in Siria. Al massimo possono ottenere l’autonomia culturale. Col doppio gioco, gli Stati Uniti perdono su tutti i fronti del Medio Oriente. A meno che non intraprendano un massiccio impegno militare rischiando il confronto diretto con Russia e Iran, gli Stati Uniti non avranno altra scelta che ritirarsi dalla Siria per limitare le perdite. Va notato che il conflitto tra il presidente Trump e l’establishment degrada la posizione degli Stati Uniti ed è impossibile prevedere cosa succederebbe in caso di (improbabile) rimozione di Trump. Le monarchie del Golfo avranno gettato miliardi di dollari. Il Qatar è stato sconfitto in Libia, Egitto e Siria. La sua politica di sostegno ai Fratelli musulmani attira anche l’ira di Arabia Saudita, Egitto e monarchie del Golfo. La disastrosa politica saudita fu avviata dal defunto re Abdullah per estendere l’influenza saudita sul mondo arabo-sunnita e indebolire il ruolo dell’Iran nella regione. Muhamad bin Salman (MBS), l’attuale uomo forte del Paese, sembra il responsabile di tale fallimento presso la cerchia del re. MBS deve ora gestire un Paese le cui entrate sono notevolmente ridotte mantenendo la pressione sull’Iran. Unione europea e Francia in particolare si sono allontanati dall’inizio della crisi siriana. Chiedendo la dipartita di Bashar al-Assad prima di qualsiasi trattativa col CNS, UE e Francia hanno perso l’opportunità di avere qualche influenza nella regione in futuro. Sarà necessario mantenere la perfetta evanescenza di Mogherini e l’assente presidenza europea di Tusk. Si ha il diritto di chiedersi l’utilità di tali funzioni. Sebbene la Francia avesse chiuso l’ambasciata a Damasco sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy, la presidenza di Francois Hollande fu caratterizzata da profonda ostilità nei confronti del regime laico siriano che non voleva rompere con Iran e Hezbollah. Il passaggio di Laurent Fabius al ministero degli Esteri è stato uno dei più disastrosi nella storia della Francia. I mass media di regime e i loro esperti hanno mancato di neutralità nell’informare allineandosi con la linea politica del governo. [V] Israele può essere considerato perdente perché i gruppi terroristici che sosteneva sono stati sconfitti dall’EAS, e i suoi obiettivi politici non sono stati raggiunti. Da parte sua, Hezbollah s’è rafforzato ed ha acquisito esperienza in combattimento, l’Iran è vicino al confine israeliano e la Russia controlla i cieli siriani. D’altra parte, c’è il riavvicinamento dei governanti sunniti contro l’Iran. I rifugiati siriani sono tra i massimi perdenti. Chi è fuggito dagli islamisti troverà spesso rovine al ritorno. I rifugiati islamisti siriani non potranno reintegrarsi in una Siria pluralista e il loro destino è un vero rompicapo internazionale. Il destino delle brigate jihadiste internazionali è ancora più complicato. Il motto era eliminarli sul posto, ma che dire di chi tornerà nel Paese comunque? Si accusano gli Stati Uniti di rafforzare le SDF coi daishisti recuperati e di trasferirne altri in Afghanistan. Un caso da seguire da vicino. Infine, ci sono migliaia di giovani siriani fuggiti dal Paese per evitare gli obblighi militari. Principalmente figli di ricche famiglie sunnite che gli hanno pagato il viaggio. Sono stati visti violare i posti di frontiera europei nel 2015. La stragrande maggioranza di loro è istruita e si adatterà all’Europa senza troppi problemi. La loro assenza si farà sentire quando si ricostruirà la Siria ma, salvo un perdono magnanimo, il loro ritorno sarà difficile.

I vincitori
L’Esercito arabo siriano e le sue forze d’élite sono i vincitori sul campo di battaglia. Se non un successore di Bashar al-Assad, sicuramente tra i suoi generali si trovano i futuri leader siriani. L’Iran era infrequentabile all’inizio della guerra nel 2011 ed è ora un interlocutore chiave. Lo stesso per Hezbollah. Si è guadagnato il rispetto dei libanesi che non vogliono una nuova guerra civile a beneficio delle potenze straniere. Inutile dire che la Russia di Vladimir Putin, che nel 2011 contava poco, è tornata ad essere un attore importante tra le potenze mondiali. Il popolo siriano ha resistito a una cospirazione internazionale che voleva vederlo sotto il dominio di fanatici islamisti. Dovrà ricostruire il Paese, probabilmente senza aiuti occidentali, ma recuperare la sovranità non ha prezzo. Al momento è difficile collocare la Turchia nel campo dei vincitori o dei perdenti. Il suo riavvicinamento con la Russia permetterà senza dubbio di limitare le perdite, ma non ottiene benefici impegnandosi in questa guerra. [vi] Non bisogna mai dimenticare che la principale minaccia alla sua integrità proviene dalla minoranza curda che i suoi nemici possono in qualsiasi momento sostenere militarmente. Altri due Paesi confinanti, Libano e Giordania, non sono stati destabilizzati nonostante i milioni di rifugiati siriani che hanno dovuto ospitare. L’Iraq, un altro vicino della Siria, ha sconfitto lo SIIL. La zona più importante del Paese, la sciita del sud, non fu toccata dalla guerra. L’Iraq ha i mezzi per recuperare la piena indipendenza e liberarsi dalla tutela statunitense.

Conclusioni
In 75 anni le condizioni per vincere una guerra non sono cambiate. Serve la supremazia aerea e truppe combattenti sul terreno. Solo le forze lealiste e i loro alleati hanno entrambi. La supremazia aerea è stata assicurata dalla Russia e le truppe combattenti, principalmente unità di élite rinforzate dai formidabili Hezbollah libanesi e dalle unità iraniane, furono impiegate in modo massiccio nel Paese con una flotta di blindati moderni. L’EAS ha anche potuto contare sull’aiuto di esperti militari iraniani e russi. La Russia aveva un obiettivo strategico coerente, la lotta al terrorismo islamico, il sostegno a un governo legale e la sovranità popolare, e non cambiò posizione. Il risultato è il ritorno delle influenze russa e iraniana in Medio Oriente. [vii] Questa guerra è una prima pesante sconfitta per le potenze occidentali, che si sono proclamate “comunità internazionale” alla fine dell’URSS. Col senno del poi, si nota che tale conflitto segna la nascita del mondo multipolare in cui il blocco occidentale avrà un avversario di fronte. La guerra può durare ancora anni ma i vincitori sono noti. Conoscendo il realismo di Vladimir Putin, lascerà un’onorevole via d’uscita ai perdenti in modo che non perdano la faccia ma lui e i suoi alleati sono i vincitori indiscussi di questa parte della geostrategia e si spera che gli occidentali ricordino la lezione ed esitino d’ora in poi ad impegnarsi nella destabilizzazione di un Paese sovrano. Gli storici dovranno ricordare la stupefacente dichiarazione di Roland Dumas nel 2011, prima di accusare del conflitto Bashar al-Assad e mantenere il mito di un popolo oppresso che si sarebbe spontaneamente sollevato contro un regime impopolare.

Più recentemente, c’è anche il documentario della BBC con rivelazioni dell’ex-primo ministro del Qatar Hamad bin Jasim al-Thani che ammette che vi fu l’intervento straniero dall’inizio della crisi.

Infine, va eliminato il mito del ritiro del Presidente Assad per motivi morali. La sua legittimità può essere sfidata solo dal popolo sovrano con elezioni imparziali. Le Nazioni Unite potrebbero controllarle per garantirne l’integrità. Nelle attuali circostanze, Bashar al-Assad ha tutte le possibilità di vincere delegittimando i ribelli armati e sconfiggendo tutti i Paesi che li hanno sostenuti. È per rimediare a ciò che gli occidentali richiedono il ritiro del Presidente Assad o la sua non presentazione alle prossime elezioni. Le ragioni morali menzionate sono solo cavilli per evitare una pesante delusione quando il popolo sovrano si esprime.

Note
[i] Solo quando l’EAS ed alleati avanzarono vittoriosamente verso est, gli Stati Uniti e i loro alleati combatterono seriamente lo Stato islamico in Siria al costo della quasi totale distruzione di Raqqa.
[ii] Le forze che attualmente operano in Siria sono unità d’élite con la missione di addestrare e supportare le SDF.
[iii] Non ci sono corrispondenti occidentali nelle zone ribelli per questo motivo. Le analisi dei media occidentali sono basate su informazioni di corrispondenti locali le cui simpatie sono sconosciute ed inaffidabili.
[iv] “Guai ai vinti. ”
[v] Ripetendo il mantra di Bashar che uccide il suo popolo, è lecito chiedersi quanti appelli jihadisti abbia suscitato tale discorso. In una guerra civile, tutti i protagonisti uccidono compatrioti e insistere sui morti è parteggiare. Secondo stime recenti, il numero di vittime era diviso in due. Solo di recente la percentuale dei terroristi morti è aumentata drasticamente.
[vi] Il trasferimento a lungo termine di molte società dalla periferia di Aleppo coi loro dirigenti e personale in Turchia è, ad esempio, un vantaggio turco.
[vii] Da molto tempo i media occidentali e francesi in particolare hanno affermato in tono perentorio che la Russia non ha i mezzi per misurarsi cogli occidentali e che, per ragioni economiche, prima o poi dovrà battere in ritirata. Il summit del G8 di Belfast del 2013 è ancora nella memoria di tutti. Vladimir Putin aveva resistito alla pressione degli altri sette membri e non cedette sul sostegno alla Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I risultati di Putin in Siria e conseguenze

Politnavigator 11 dicembre 2017 – Fort RussCome è noto, entrare in guerra è facile, molto più difficile è uscirne. È certo che la Russia, con l’aiuto del contingente militare in Siria, ha raggiunto tutti gli obiettivi e allo stesso tempo si ferma in tempo, preservando il buon atteggiamento dei siriani e dei vicini alla Russia. Quando la minaccia della distruzione della Siria da parte degli islamisti non c’è più e ai cittadini viene data l’opportunità di costruire una società postbellica e risolvere i vecchi problemi. Così, il 6 dicembre, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Generale Gerasimov, nel briefing annuale per gli attaché militari stranieri, annunciava: “In Siria, tutte le formazioni dei banditi dello Stato islamico (vietato in Russia) sono distrutte, il territorio del Paese è completamente libero dai terroristi”. Un’ora prima che ciò venisse appreso dagli attaché, il Ministro della Difesa russo Generale Shojgu riferiva al comandante supremo Presidente Vladimir Putin, “Oggi le divisioni dell’avanguardia del Brigadier-Generale Suhayl e il Quinto Corpo dei Volontari d’Assalto hanno sconfitto le rimanenti forze illegali nella provincia di Dayr al-Zur e, dopo aver liberato gli insediamenti di Salihia, Qita, Qatyah e Musalah, incontravano le forze governative che avanzavano da sud“. Oltre 1000 insediamenti sono stati liberati e le rotte principali riaperte. “Naturalmente, ci sarebbero ancora diversi centri di resistenza, ma in generale i combattimenti in questa fase e in questo territorio sono finiti, con una completa, ripeto, vittoria e sconfitta dei terroristi“, sottolineava Gerasimov. L’11 dicembre, “Bort#1” presidenziale decollava da Mosca per la Siria atterrando sulla base aerea di Humaymim. Il Presidente Putin arrivava per informare soldati e ufficiali russi che la missione onorevole e difficile si è conclusa con la vittoria completa e ora avranno il tanto atteso ritorno a casa.
Nella base aerea, il Capo di Stato russo è stato accolto dal Presidente della Repubblica araba siriana Bashar al-Assad, dal Ministro della Difesa russo Generale Shojgu e dal comandante del gruppo russo in Siria, Sergej Surovikin. Il Presidente della Russia, dalla tribuna, si è rivolto ai militari con un discorso di saluto: “Il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore, e io ordiniamo l’avvio del ritiro del gruppo delle forze russe nei punti di schieramento permanente. La Siria è salva come Stato sovrano e indipendente, sono state create le condizioni per la soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite, i rifugiati ritornano nelle loro case”. Con atmosfera informale, Putin ha parlato col personale della missione militare in Siria. All’incontro con la parte siriana, era presente il Presidente Bashar al-Assad, nonché il famoso comandante siriano del 5.to Corpo d’Assalto “Tigre”, Generale di Brigata Suhayl. Nella base aerea, Putin ha avuto colloqui con Assad. Il leader russo ha detto al collega siriano che Mosca spera nella cooperazione con Turchia ed Iran per “stabilire una vita pacifica e un processo politico” in Siria. È anche importante preparare il Congresso del Dialogo Nazionale e avviare il processo di risoluzione pacifica. Assad, a sua volta, ringraziava le Forze Armate russe per l’inestimabile aiuto nella lotta ai terroristi.
Nel valutare l’impresa delle Forze Armate russe in Siria, non ci sono abbastanza parole. Le forze russe ha mostrato un alto livello di addestramento e coerenza in combattimento, capacità di eseguire missioni esemplari a distanza notevole dalla madrepatria. Il punto di svolta nella guerra di quattro anni si è avuto effettivamente con le azioni del reggimento delle forze militari russe. Le perdite ammontano a quattro persone. Oggi non c’è quasi forza sul pianeta in grado di ripetere o superare i risultati dei piloti russi. Tuttavia, finché la situazione nel Paese non si sarà finalmente stabilizzata, un più piccolo contingente russo rimane ad osservare la situazione dalla base aerea di Humaymim e da Tartus. Inoltre. il Centro per la riconciliazione rimarrà in Siria. L’annunciava ufficialmente il presidente russo: “L’aerodromo di Humaymim sarà operativo come prima“. I dettagli sul futuro soggiorno delle forze militari ed altre in Siria, non sono stati accennati né del presidente né dal ministro della Difesa. Apparentemente, ad Humaymim dell’attuale gruppo di 60 velivoli, ne resterà circa un terzo. I cacciabombardieri Su-34 e i caccia multiruolo Su-35, molto probabilmente non avranno più compiti di supporto alle forze di terra, e ritorneranno in Russia. Ma i complessi di difesa aerea S-400 e Pantsir S-1 dovranno rimanere.
A giudicare dalla reazione dei media occidentali, la decisione di ritirare le truppe era inaspettata per tutti, fatta eccezione per i partner della coalizione russa. “Non ho ancora visto queste relazioni ed è ancora difficile valutare quale impatto avranno sui negoziati, quali cambiamenti comporterà nelle dinamiche dei colloqui, dobbiamo vedere che tipo di intenzioni ha la Russia“, aveva detto il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest. Dopo aver visitato Humaymim, Putin ha intrapreso una vera maratona politica. Dalla Siria, “Bort#1” portava il presidente russo in Egitto, dove aveva incontri al vertice. A Cairo, Putin negoziava col Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, informando la parte egiziana della situazione in Siria. Secondo Putin, l’Egitto può svolgere un ruolo importante nel processo di pace in Siria. La parte egiziana a sua volta chiedeva di ristabilire le comunicazioni aeree dirette tra Egitto e Russia, interrotte dall’attentato del 2015 sulla penisola del Sinai, che uccise centinaia di cittadini russi di ritorno dall’Egitto. Da Cairo, Putin si recava ad Ankara per colloqui con Erdogan. Putin l’informava del ritiro del contingente militare russo dalla Siria, ma non si è parlato di questioni problematiche, come la continua presenza di truppe turche entro le regioni di frontiera della Siria. È noto che l’argomento principale dei colloqui tra Putin e Erdogan era la nuova tensione in Medio Oriente, su Gerusalemme.
Riassumiamo:
1) Lasciando la Siria, Mosca ha dimostrato che non si lascerà coinvolgere in un conflitto a lungo termine come “lo scenario afghano” professato dai critici.
2) Le truppe russe se ne vanno in un momento favorevole: i siriani sono grati, le truppe governative addestrate e armate dai russi. Il processo negoziale ha successo con l'”opposizione moderata” in Siria e a Ginevra, dove inizieranno i prossimi negoziati con le forze influenti sul conflitto.
3) La Russia mantiene le basi militari in Medio Oriente, importante fattore geopolitico. Le Forze Armate hanno brillantemente dimostrato le proprie capacità tattiche e tecniche, distruggendo in breve tempo l’infrastruttura terroristica. Qualsiasi ulteriore offensiva dell’Esercito arabo siriano sarà supportata dall’Aeronautica siriana con forze e mezzi a disposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Pentagono minaccia di abbattere i jet russi in Siria

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 10 dicembre 2017Il mese scorso mi chiedevo se l’accresciuta retorica del Pentagono sulle “insicure pratiche di volo russe” in Siria preparasse i media al possibile abbattimento di un aereo russo da parte degli Stati Uniti. Ora gli Stati Uniti continuano a minacciarlo apertamente. Ricordiamo, il 24 novembre la CNN pubblicò un articolo in cui, secondo funzionari anonimi, i poveri piloti statunitensi venivano “sottoposti a pratiche di volo russe“. Questo seguiva un rapporto della settimana prima in cui un ufficiale anonimo del Pentagono parlava di aerei russi “minacciosi” e “potenzialmente minacciosi” e dei loro “comportamenti sempre più allarmanti” (che in seguito si rivelano semplicemente aerei russi che volavano nel raggio delle armi statunitensi a terra). Ora il Pentagono minaccia apertamente la prospettiva di abbattere un aereo da guerra russo, coi suoi portavoce. Il colonnello Damien Pickart, portavoce del Comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti, aveva detto che l’esercito statunitense ha “la grave preoccupazione” di “abbattere un aereo da guerra russo perché le sue azioni sono viste minacciose“, in altre parole incrociare nello “spazio aereo della coalizione” nella Siria orientale. Sì, in modo bizzarro il Pentagono indica la Siria ad est dell’Eufrate come “nostro spazio aereo”: “Abbiamo visto ovunque da sei a otto incidenti al giorno a fine novembre, dove aerei russi o siriani attraversavano il nostro spazio aereo ad est dell’Eufrate“, aveva detto Pickart. Gli Stati Uniti sostengono di non poter onestamente sapere se gli aerei russi attraversano il fiume per “errore” o perché intendono attaccare “forze della coalizione”, e che quindi i caccia statunitensi potrebbero già ragionevolmente abbatterli per “autodifesa”: “I piloti dell’aeronautica hanno mostrato moderazione, ma dato che le azioni dei Su-24 avrebbero potuto ragionevolmente essere interpretate come minaccia agli aerei statunitensi, il pilota dell’F-22 avrebbe avuto diritto di sparare per autodifesa, secondo i funzionari della base aerea del Qatar”. Questa è pura assurdità. Non si tratta di paura di un attacco russo, ma di confronto.
In primo luogo il Su-24 è un aviogetto d’attacco che non verrebbe usato per attaccare altri aerei da combattimento. Ancora più importante, i russi rivelavano di aver già effettuato oltre 600 missioni di combattimento per colpire lo SIIL ad est del fiume a sostegno delle milizie curde YPG solitamente sostenute dagli USA. Le YPG salutavano la copertura aerea russa*. Gli statunitensi sanno bene che i russi non attraversano il fiume per attaccare loro o i loro agenti. Al contrario, sostengono la stessa fazione degli Stati Uniti, ma il Pentagono vuole il monopolio su ciò e sul territorio occupato. Inoltre, mentre il Pentagono si lamenta degli incidenti in cui aerei statunitensi e russi quasi entrano in collisione a causa dei russi che volano sul lato “sbagliato” del fiume, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i caccia statunitensi avevano già simulato l’attacco ad aviogetti russi: “Il 23 novembre, sui cieli della riva occidentale dell’Eufrate, un caccia F-22 statunitense ostacolava attivamente 2 aerei d’attacco russi Sukhoi Su-24 nell’adempiere la missione per distruggere un comando dello Stato islamico vicino Mayadin“, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “L’F-22 lanciò dei bengala e aprì i freni manovrando costantemente per simulare un duello”. L’F-22 Raptor “finì le manovre pericolose e fuggì nello spazio aereo iracheno” dopo che un altamente manovrabile Su-35S apparve nelle vicinanze, affermava Konashenkov. Quindi chi effettivamente minaccia chi? I russi che attraversano il fiume per aiutare le YPG appoggiate dagli Stati Uniti, o gli Stati Uniti che simulano attacchi agli aerei russi? Ma non preoccupatevi, se gli Stati Uniti abbattessero un aereo russo sarà colpa dei russi avendo sorvolato le forze curde alleate degli Stati Uniti che aiutano: “Altri aerei russi volarono a breve distanza o direttamente sulle forze alleate per massimo 30 minuti, aumentando le tensioni e il rischio di uno scontro, secondo funzionari statunitensi”. Oppure per “adescare” gli statunitensi ad abbatterli: “È sempre più difficile per i nostri piloti capire se i piloti russi deliberatamente ci testano o istigano a reagire, o se si tratta solo di errori“, diceva il tenente-colonnello Damien Pickart, portavoce del comando. Vedete, questi russi vogliono essere abbattuti, non è mai colpa degli USA. (Ricordatevi che secondo il revisionismo neocon Sadam finse di avere armi di distruzione di massa per spingere gli Stati Uniti ad invaderlo).
L’US Air Force ha già abbattuto un Su-22 siriano sulla Siria centrale, bombardato l’Esercito arabo siriano in tre diverse occasioni nel sud della Siria uccidendo una dozzina di soldati, e presumibilmente bombardò l’Esercito arabo siriano nella città circondata dallo SIIL di Dayr al-Zur per errore, ma in realtà per sabotare l’accordo Lavrov-Kerry del settembre 2016 che prevedeva la collaborazione tra Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti fingono di credere che la Russia voglia bombardare le YPG quando in realtà si coordinano.*Nonostante l’approvazione dell’ombrello per le SDF (Syrian Democratic Forces) che gli Stati Uniti istituirono a fine 2015 per aiutare a presentare le YPG comuniste curde, contraddicono bizzarramente le dichiarazioni delle YPG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio