Può sopravvivere il nuovo Stato-fantoccio degli USA in Siria?

Elijah J. Magnier, 15/1/2018Oggi è chiaro che le forze statunitensi rimarranno e occuperanno il nord-est della Siria dove i curdi di al-Hasaqah e Dayr al-Zur, insieme a tribù arabe, hanno il controllo. Washington dichiarava la formazione di 30000 agenti per “difendere i confini” di questo “Stato nello Stato” appena dichiarato. La domanda è: può tale occupazione durare a lungo? E questa domanda ne pone un’altra fondamentale: uno Stato “curdo” può sopravvivere? Non c’è dubbio che gli Stati Uniti non vogliano lasciare la Siria e che la Russia estenda presenza e controllo, a patto che ci sia la possibilità che Washington disturbi e riduca l’influenza di Mosca nel Levante. Dichiarandosi forza di occupazione e quindi la volontà di formare uno “Stato per procura”, la posizione USA giustifica (a sé stessi ma non al popolo statunitense, né al mondo) la presenza finché ritenga opportuno abbandonare i curdi e lasciarli al loro destino. Gli Stati Uniti usano come scusa la presenza iraniana sul territorio siriano e l’ossessione di limitare il controllo di Teheran su Damasco. Non vi è alcun dubbio che le forze statunitensi possano badare ai loro interessi nel territorio occupato dalla Siria e impedire che una forza regolare possa avanzare. Tuttavia, la sicurezza dei loro soldati dipende dall’ambiente in cui si trovano, in questo caso un ambiente totalmente ostile dentro e fuori. Gli attacchi contro le forze statunitensi e i loro agenti curdi non sono affatto esclusi. Questo quando gli Stati Uniti dovranno ripensare la necessità di una presenza in un territorio di recente occupazione, così lontano da casa e in cui le vite statunitensi possono essere perse in cambio di alcun beneficio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’Iran ha una lunga esperienza nel combattere le forze statunitensi in Medio Oriente, dove i gruppi iracheni, sponsorizzati e addestrati dall’Iran, sono riusciti a infliggere ingenti danni all’occupazione statunitense dell’Iraq nel 2003 e molto prima, quando la Repubblica Islamica era giovane, nel 1983, i gruppi filo-iraniani colpirono i marines statunitensi in uno dei più grandi attacchi contro forze illegittimamente impegnati nella guerra civile libanese. Naturalmente, anche le forze statunitensi hanno acquisito esperienza nella lotta agli attori non statali. Ciononostante, questa esperienza non gli eviterà gravi danni, probabilmente costringendo al ritiro prima o poi. Il piano di occupazione statunitense ha molte carenze. Le 30000 forze curde dovrebbero:
– Proteggere i confini da Qamishlu a Yarubiya-Buqamal, contro l’Esercito arabo siriano ed alleati. Damasco ha già respinto le forze di occupazione statunitensi dichiarando che i curdi che collaborano con le forze di occupazione sono traditori.
– Proteggere i confini di al-Hasaqah, Ayn al-Arab, Tal Abiyad, Manbij con una Turchia che ha dichiarato guerra ai curdi e minacciato di distruggerli e d’impedire a tutti i costi uno loro Stato ai suoi confini. Ankara non starà a guardare. Quasi ogni giorno, il presidente turco Recep Tayyeb Erdogan minaccia di invadere i territori controllati dai turco-curdi e bombardare le province confinanti.
– Proteggere i lunghi confini con l’Iraq, dove le Unità di Mobilitazione Popolare sono pronte ad aiutare qualsiasi gruppo (tranne lo SIIL) disposto a scacciare le forze statunitensi dai confini iracheni, in particolare l’ultima sacca dello SIIL proprio al confine Siria-Iraq. Nonostante il controllo dei confini, c’è molto scontento nel vedere lo SIIL sul lato siriano dei confini protetto dagli Stati Uniti, consapevoli che Washington, non volendo porre fine al gruppo, permette a migliaia di terroristi di fuggire da Raqqah per usarli per “influenzare” i governi iracheno e siriano. Nonostante l’apparente impegno degli Stati Uniti per la stabilità dell’Iraq, Baghdad non vede alcuna giustificazione nella protezione degli Stati Uniti dello SIIL nell’enclave nel nord-est della Siria, un gruppo in grado di attraversare i confini in cui ha vissuto per anni e dove sa come muoversi. Gli Stati Uniti possono usare la propria esperienza acquisita in Iraq e in altre parti del mondo islamico per comprarsi la lealtà delle tribù locali, come i “Sahwa” iracheni. L’Arabia Saudita è disposta a ricostruire le aree danneggiate, nonostante la propria crisi finanziaria, assecondando le richiesta degli Stati Uniti, ed è disposta a finanziare e equipaggiare le tribù arabe di al-Hasaqah e Dayr al-Zur. Ma chi vende la fedeltà a qualsiasi acquirente può anche farsi comprare dagli avversari, come è accaduto in Iraq. Dopotutto, le tribù arabe nel nord-est della Siria fanno parte delle stesse tribù dell’Iraq.
– Proteggersi da dispute e lotte intestine tra i curdi fedeli a Damasco e i separatisti, e dagli attacchi IED e tattiche mordi e fuggi delle tribù arabe disposte a sostenere il governo siriano per liberare il territorio e destabilizzare le province curde.
– Proteggere un vasto territorio, circa 39500 kmq. Ciò significa un militante ogni 1,3 kmq per proteggere province circondate da nemici e forze non disposte a consentire la creazione di tale “Stato nello Stato”, qualunque sia la superiorità aerea statunitense e i droni che non lasciano mai i cieli della zona.
I curdi di al-Hasaqah (vi sono grandi concentrazioni curde ad Ifrin e Aleppo che non vogliono dividersi da Damasco) si trovano in una posizione scomoda sotto la protezione degli Stati Uniti, un alleato noto per aver abbandonato gli “amici” quando non servivano più. In definitiva, Damasco non accetterà l’occupazione statunitense del proprio territorio e combatterà un nemico considerato più grande e pericoloso della Turchia, che pure occupa territorio siriano. Alcuni osservatori ritengono che gli Stati Uniti potrebbero aver deciso di abbandonare la Turchia per proteggere e mantenere gli agenti curdi disposti a schierarsi col migliore alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, Arabia Saudita, e l’alleato strategico Israele. Questo punto di vista è debole perché l’amministrazione statunitense è consapevole che i curdi non possono sostenere tale enclave per molto e che i Paesi circostanti attenderanno il momento giusto (da uno a dieci anni) per rimuovere la minaccia dai rispettivi confini. Damasco non abbandonerà le province ricche di risorse energetiche di al-Hasaqah e Dayr al-Zur, e i suoi alleati supporteranno la cacciata delle forze statunitensi con mezzi militari dalla Siria. Gli alleati di Damasco hanno già addestrato e condiviso l’esperienza in guerriglia con diversi gruppi siriani, pronti ad impedire il ritorno dello SIIL e a rivendicare le alture del Golan occupate nel sud e la Siria nord-orientale. In questo momento, Damasco vede il pericolo più grave in al-Qaida (l’Hayat Tahrir al-Sham ha oltre 10000 terroristi) e nello SIIL. Certo, il governo siriano chiederà sempre il ritiro delle forze turche anche se Russia e Turchia sono alleati necessari. Il presidente turco cerca di rimanere, mantenendo un piede nel campo statunitense e l’altro in quello russo, non vuole perdere entrambi e continuare a beneficiare delle due superpotenze che condividono interessi militari ed economici vitali con Ankara (e viceversa). Erdogan può anche contare sul rifiuto di Damasco dello “Stato curdo nello Stato”, come obiettivo comune dei due Paesi anche senza un’alleanza e nonostante la dichiarata reciproca animosità dei presidenti Erdogan e Assad. La Russia, da parte sua, farà del suo meglio per sostenere Erdogan e, contemporaneamente, stringere legami coi curdi di Ifrin, nella speranza che i curdi di Ifrin e al-Hasaqa si parlino e si accordino su cosa affrontare, il giorno in cui gli Stati Uniti decideranno di ritirarsi dalla Siria.
L’amministrazione USA ancora una volta s’infila in un vespaio, pensando (se è la parola giusta) coi muscoli militari piuttosto che intelligentemente, ad assicurarsi gli interessi in Siria, fingendo di dimenticare che il suo potere militare “onnipotente” si rivelò inutile in Libano, Afghanistan e Iraq. Com’è possibile che l’amministrazione Trump possa credere che sia possibile avere successo in Siria? Gli USA ignorano i fatti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Siria, gli Stati Uniti sono in un vicolo cieco

Moon of Alabama, 15 gennaio 2018La politica dell’amministrazione Trump in Siria finalmente si svela. Ha deciso di separare permanentemente il nord-est della Siria dal resto della Siria con l’idea piuttosto comica d’impedire l’influenza iraniana in Siria e dare voce agli USA sull’ultimo accordo siriano. Tale mossa non ha lungimiranza strategica: “La coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico attualmente addestra una forza di sicurezza al confine siriano mentre l’operazione contro lo SIIL perde attenzione. La forza di 30000 uomini sarà in parte composta da combattenti veterani e opererà sotto la guida delle forze democratiche siriane, secondo il CJTF-OIR a The Defense Post… La coalizione collabora con le forze democratiche siriane (SDF) per creare e addestrare la nuova forza di sicurezza delle frontiere siriane (BSF). Attualmente, ci sono circa 230 persone che si addestrano nella prima classe della BSF, con l’obiettivo di una forza finale di circa 30000″, diceva il colonnello Thomas F. Veale, ufficiale degli affari pubblici del CJTF-OIR… Veale ha riconosciuto che più curdi serviranno nelle aree della Siria settentrionale, mentre più arabi serviranno nelle aree lungo la valle del fiume Eufrate e lungo il confine con l’Iraq”. SDF e curdi sono sotto il controllo del PKK/YPK, un’organizzazione terroristica che combatte quasi quotidianamente e uccide forze turche in Turchia. Gli arabi che apparentemente divideranno l’area dal resto della Siria sono probabilmente le forze tribali già allineate con lo Stato islamico. I turchi non sono stati consultati sulla mossa degli Stati Uniti e ovviamente non sono divertiti dal fatto che una “banda terroristica”, addestrata e armata dagli Stati Uniti, controlli un lungo tratto del confine meridionale. Qualsiasi governo turco dovrà prendere misure severe per impedire tale minaccia strategica al Paese: “Tali iniziative, che mettono a repentaglio la nostra sicurezza nazionale e l’integrità territoriale della Siria proseguendo la cooperazione col PYD/YPG in contraddizione con gli impegni e le dichiarazioni degli Stati Uniti, sono inaccettabili. Condanniamo l’insistenza su tale approccio sbagliato e ricordiamo ancora una volta che la Turchia è decisa e capace di eliminare qualsiasi minaccia al suo territorio”. La Russia osservava che tale occupazione statunitense non ha basi legali: “Il Ministro degli Esteri russo osservava che decisioni del genere sono state prese senza alcun motivo, una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite o certi accordi raggiunti durante i colloqui intra-siriani a Ginevra”. La Siria avvertiva che qualsiasi siriano che partecipi a questa azione avrà problemi: “Il Ministero ritiene ogni cittadino siriano che aderisca alle milizie appoggiate dagli Stati Uniti un traditore dello Stato e della popolazione siriani e sarà trattato come tale, aggiungendo che tali milizie ostacoleranno il raggiungimento di una soluzione politica della situazione in Siria”. Il Congresso USA è preoccupato da tale mossa: “Testimoniando alla commissione per le relazioni estere del Senato, David Satterfield, l’assistente segretario di Stato per gli affari del Vicino Oriente, delineava gli obiettivi statunitensi in Siria come eliminazione dello SIIL, stabilizzazione della Siria nord-orientale e contrasto all’influenza iraniana… “Questo non supererà l’appello”, interveniva il presidente della commissione Bob Corker, R-Tenn… Il senatore Chris Murphy, D-Conn, che prima pose a Satterfield una domanda a cui si rifiutava di rispondere, espresse la preoccupazione che eliminare l’influenza iraniana dalla Siria sia un mero proposito che potrebbe trattenere truppe USA in Siria per sempre… Il senatore Ben Cardin, D-Md., capo democratico del comitato, espresse la preoccupazione che l’amministrazione Trump non abbia la necessaria autorizzazione legale dal Congresso per mantenere truppe statunitensi in Siria dopo la sconfitta dello SIIL”. Appena due mesi prima, in una telefonata col Presidente Putin, il presidente Trump sembrava essere contrario a una mossa del genere: “I presidenti hanno affermato l’impegno a sovranità, unità, indipendenza, integrità territoriale e carattere non settario della Siria, come definito nell’UNSCR 2254...”
La mossa degli Stati Uniti arriva al momento giusto per la Siria. L’accordo russo-turco-iraniano-siriano di Astana istituiva una zona di riduzione dell’escalation nel governatorato d’Idlib, ma impegnava le parti a continuare la lotta contro al-Qaida. L’accordo era in imminente pericolo quando la Turchia protestò per l’operazione siriana contro al-Qaida ad Idlib. La Turchia collabora con al-Qaida per mantenersi aperte le opzioni per l’acquisizione di alcuni territori siriani. È anche preoccupata dall’enclave curda nord-occidentale di Ifrin, protetta dalle forze russe. Ma gli Stati Uniti ad est costituiscono una minaccia peggiore per la Turchia che non la piccola Ifrin. L’est è più importante per la Turchia di Idlib. La metà orientale della Turchia è ora minacciata da una forza curda al ventre. La mossa degli Stati Uniti incentiva la Turchia a mantenere l’accordo di Astana su Idlib e ad unirsi a Siria, Russia e Iran contro l’alleanza curdi-USA. Erdogan, con la solita rabbia, chiariva che non può e non vuole lasciare che gli Stati Uniti agiscano: “Un Paese che chiamiamo alleato insiste a formare un esercito terrorista ai nostri confini“, diceva Erdogan degli Stati Uniti in un discorso ad Ankara. “Cosa può fare quell’esercito terrorista, e la Turchia? La nostra missione è strangolarlo prima che nasca“. Joshua Landis crede che gli Stati Uniti abbiano rinunciato alla Turchia come alleato e sino impegnati esclusivamente verso Israele e Arabia Saudita, completamente concentrati a contrastare l’Iran. Ma ci sono poche truppe iraniane in Siria e la linea dei rifornimenti da Teheran a Damasco è via aerea e mare e non può essere influenzata da un’enclave curda. Inoltre, la presenza statunitense nel nord-est è insostenibile. L’area nord-orientale occupata dagli Stati Uniti in Siria è circondata da forze ostili. La Turchia nel nord, la Siria nell’ovest e nel sud, l’Iraq, con un governo filo-iraniano, nell’est. Non ha porti e i rifornimenti via aerea devono attraversare spazio aereo ostile. Internamente l’area è costituita da un nucleo curdo ma ha quasi altrettanti abitanti arabi. I curdi non sono uniti, molti sono contrari al PKK/YPG e sostengono il governo siriano. Probabilmente metà degli arabi prima combatteva per lo Stato islamico e l’altra metà è a favore di Damasco. Ciò che tutti gli arabi hanno in comune è l’odio per i nuovi padroni curdi. Tutto questo è terreno fertile per un’insurrezione contro l’occupazione statunitense e le sue forze per procura curde delle YPG. Servirà un piccolo incentivo e sostegno da Damasco, Ankara o altrove per attirare gli Stati Uniti in una lotta caotica per la sopravvivenza. L’aspirante sultano Erdogan ha cercato a lungo di mettere la Russia contro gli Stati Uniti e viceversa. Ha ordinato sistemi di difesa aerea russi che gli consentiranno di resistere a un attacco aereo statunitense. Allo stesso tempo, permette alle navi statunitensi di passare lo Stretto del Bosforo nel Mar Nero e di minacciare la Russia in Crimea anche quando la Convenzione di Montreux gli permette di limitarne i passaggi. Gli Stati Uniti ora non gli lasciano altra scelta. La Russia è l’unica forza che può aiutarlo a gestire la nuova minaccia. I pezzi grossi della NATO a Bruxelles saranno nervosi. La Turchia ha il secondo maggiore esercito della NATO. Controlla il passaggio verso il Mar Nero e con Incirlik la più importante base aerea NATO nel sud-est. Tutti questi elementi danno alla Turchia uno leva che può utilizzare quando la Russia offre un’alternativa decente all’appartenenza alla NATO.
Ci si chiede chi abbia sviluppato questa idea alla Casa Bianca. Va contro tutto ciò che Trump aveva detto sull’impegno statunitense in Medio Oriente. Va contro gli interessi della NATO. Non esiste una base legale ed poche possibilità di essere sostenibile. La mia ipotesi è che il Consigliere per la sicurezza nazionale McMaster (spinto dal suo mentore generale Petraeus) sia il cervello di ciò. Ha già dimostrato di non avere alcuna visione strategica oltre a spostare brigate qua e là. Cosa farà dopo? Ordinare alla CIA di ricominciare ad armare al-Qaida, i “ribelli siriani” che hanno appena mandato i loro emissari a Washington per chiedere altro sostegno? La Turchia ha bisogno della Russia e la Russia combatte quei “ribelli siriani”. Perché la Turchia, che controlla il confine con la Siria, dovrebbe consentire il passaggio di nuove armi della CIA? Non capisco come gli Stati Uniti sosterrebbero le proprie posizioni nel nord-est della Siria. È difficile capire perché ritengano che tale posizione possa influenzare l’impegno iraniano nei confronti della Siria. La mossa li priva di qualsiasi flessibilità politica. È una trappola che si sono creati. Infine l’esercito statunitense dovrà ritirarsi dall’area. I curdi dovranno strisciare a Damasco per chiedere perdono. La miopia strategica di entrambi, amministrazione USA e leadership YPG, stupisce. Cosa pensano costoro quando prendono tali decisioni?Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’evacuazione USA dei terroristi dalla Siria, una replica dell’operazione ODESSA

Dmitrij Minin, SCF 15.01.2018

Il generale Stephen Townsend

Sorprendentemente, il destino dei membri più zelanti di certe unità dello Stato islamico (organizzazione vietata in Russia) ricorda ciò che successe alla fine della Seconda guerra mondiale. All’epoca c’erano fuggiaschi nazisti che qualcuno aiutò a nascondersi per usarli in futuro, e oggi sono i seguaci dello SIIL. Nessuno può dire dove siano finiti i pezzi grossi e il personale centrale dello SIIL. I capi più esperti di tale organizzazione terroristica, a volte interi distaccamenti, improvvisamente scompaiono da Siria e Iraq, come se si sciogliessero nella sabbia del deserto. Poi, come per magia, riemergono in Libia, Egitto, Sudan o Afghanistan, vicino ai confini dell’Asia centrale o della Russia o della regione cinese dello Xinjiang. Ovviamente esistono canali operativi che gli consentono di spostarsi da un posto all’altro, qualcosa di attuabile solo da uno Stato potente. Dato che i terroristi dello SIIL vengono trasferiti in varie parti del mondo, escono per lo più dalle regioni della Siria orientale controllate dagli statunitensi, e quindi tale Stato sarebbero gli Stati Uniti. Ciò non è inedito nella loro storia. L’operazione ODESSA (Organization der Ehemaligen SS-Angehörigen, o Organizzazione degli ex-membri delle SS), ideata per far fuggire gli ufficiali delle SS dalla Germania devastata dalla guerra verso Medio Oriente, Sud e Nord America, era piuttosto un argomento seguito ai tempi. Il famoso romanzo di Frederick Forsyth, Il dossier Odessa, e il film omonimo del 1974, stimolarono l’immaginazione del pubblico su tale evento storico. Gli alleati chiamavano quei canali di evacuazione “ratlines“, ma gli stessi ufficiali delle SS avevano un modo più romantico di riferirsi alle loro vie di fuga, per esempio Ubersee Sud (“Veleggiare verso i Mari del Sud”). Molti degli ex-ufficiali delle SS furono successivamente utilizzati in prima linea durante la Guerra Fredda. Si vede qualcosa di simile coi terroristi dello SIIL. È interessante notare che gli sforzi per far fuggire i nazisti tedeschi e piazzarli negli Stati Uniti iniziarono all’insaputa del presidente FDR. Furono avviati dal Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti (presidente Omar Bradley), che lanciarono l’operazione Paperclip con l’aiuto delle agenzie d’intelligence. L’istituzione dell’Organizzazione Gehlen, che reclutò le spie naziste in quella che in seguito divenne l’Agenzia Federale d’Intelligence della Repubblica Federale di Germania, fu un altro piano. I soldati sono di regola molto più pragmatici che ideologici. Non vedono contrapporre un nemico a un altro come atto immorale, ma piuttosto come esempio di grande acume strategico. Fu calcolato che circa 30000 persone passarono per le “ratlines“, molte negli Stati Uniti. Nel 2006, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti redasse un rapporto approfondito di 600 pagine su questo argomento. Sebbene non fu pubblicato, nel 2010 fu ottenuto dal New York Times, che lo pubblicò sul suo sito web. Dopo aver esaminato il rapporto, il giornale concluse che dopo la Seconda guerra mondiale, i capi dei servizi segreti degli Stati Uniti crearono un “santuario” negli Stati Uniti per molti criminali di guerra nazisti e loro coorti.
Il Ministero della Difesa russo ha ripetutamente dichiarato le molte stranezze nel modo in cui i consiglieri statunitensi e i loro alleati delle Forze Democratiche Siriane (SDF) hanno combattuto lo SIIL sulla sponda orientale dell’Eufrate. Ad esempio: l’uso di elicotteri per esfiltrare i capi dello SIIL dalle aree assediate, l’inaspettata liberazione dei principali distaccamenti dello SIIL dalle città e l’impiego dei terroristi arresisi nel ‘nuovo esercito siriano’. Ed ecco la grande domanda: la maggior parte dei seguaci dello SIIL sono passati a tale nuovo esercito dalle zone di combattimento, ed è proprio qui che la loro pista svanisce. L’ex-portavoce e terzo comandante in capo delle SDF, prima di fuggire in Turchia alla fine del 2017, Talal Silu, presenta prove notevoli sui rapporti tra il Pentagono e capi dello SIIL. In un’intervista all’agenzia turca Anadolu, aveva specificamente indicato alcuni casi in cui i terroristi dello SIIL furono trasferiti sotto la direzione di agenti dei capi militari statunitensi, come il generale Raymond Thomas, comandante del Comando operazioni speciali statunitensi; il generale Joseph Votel, comandante dell’USCENTCOM, e il generale Stephen Townsend, capo dell’operazione Inherent Resolve. E lì sulla scena, il grande ideatore è l’inviato speciale presidenziale Brett McGurk. Talal Silu citava ad esempio episodi in cui, su insistenza degli statunitensi, a 2000 terroristi dello SIIL fu consentito il passaggio sicuro da Manbij e a 500 da Tabaqa. E l’evento più grave fu la geniale trovata a Raqqa, secondo lo spirito del manuale da campo dell’esercito statunitense per le operazioni speciali. Talal Silu sostiene che gli statunitensi calcolarono che le forze di Assad avrebbero raggiunto Dayr al-Zur in sei settimane. Ma quando si capì che le truppe governative si muovevano più velocemente, gli ufficiali statunitensi chiesero alle SDF di liberare i terroristi da Raqqa e inviarli ad Abu Qamal per intercettare le forze governative. Fu negoziato un accordo che consentì a 3500 terroristi di lasciare la città con tutto il necessario, comprese le armi. La dichiarazione rilasciata sosteneva che solo i civili erano stati liberati e che 275 seguaci dello SIIL si sarebbero “consegnati”. Per provare l’esistenza di questi 275 tizi, un gruppo di persone fu portato dal campo di Ayn Isa per interpretare la parte dei terroristi. Tuttavia ai giornalisti fu vietato recarsi a Raqqa, citando il rischio di schermaglie coi terroristi. Ma in realtà non fu mai sparato un solo proiettile. Più tardi si scoprì che alcuni di quei terroristi erano diretti verso destinazioni molto diverse. Molti entrarono nelle aree liberate con l’operazione Scudo dell’Eufrate. In altre parole, con l’aiuto degli Stati Uniti, passarono nella zona turca, e da lì furono liberi di recarsi ovunque. Simile teatralità potrebbe anche essere attuata nei successivi trasferimenti di terroristi. La domanda è: fino a che punto la Casa Bianca partecipa alle manovre del Pentagono coi terroristi dello SIIL? Non si può escludere che, come molto tempo fa, nel 1945, l’esercito non agisca con l’approvazione del presidente. Se l’amministrazione statunitense è informata di tale operazione e ha dato il via libera, allora si tratta di un altro esempio di miopia strategica. Qualsiasi patto col “diavolo nero” è sempre pericoloso per chi lo stipula.

Brett McGurk a Raqqa

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Ambasciatore dell’Iraq: “Cerchiamo ancora la vittoria ideologica sullo Stato islamico”

Muhsan Abdalmuman, AHT 10 gennaio 2018Muhsan Abdalmuman: Qual è la situazione attuale in Iraq?
SE Ambasciatore dell’Iraq Dr. Jawad al-Shlaihawi: Attualmente la situazione è ovviamente assai migliore di uno, due anni o addirittura qualche mese fa, specialmente dopo l’annuncio della vittoria finale sullo SIIL e il terrorismo, e la liberazione totale del territorio iracheno dal gruppo terroristico. L’Iraq attraversa un periodo di consolidamento nazionale, politico e di sicurezza. Il popolo iracheno vede chiaramente l’assenza quasi totale da circa quattro o cinque mesi di esplosioni precedentemente osservate a Baghdad e altre città. Questo dimostra l’annientamento completo del gruppo terrorista. Posso confermare la scomparsa del cosiddetto Stato islamico del Califfo al-Baghdadi come struttura statale con ministri, servizi, istituzioni, ecc. Questo fenomeno, estraneo alla nostra cultura strutturale statale in Iraq, nella regione o nel mondo, è quasi totalmente distrutto. Ma in verità, l’ideologia dello SIIL rimane viva. In altre parole, il gruppo terroristico è sconfitto, le azioni terroristiche sono finite, il territorio liberato, ma le idee che hanno creato lo SIIL, che formano questo gruppo terroristico, rimangono operative in Iraq e all’estero. Semplicemente perché il luogo di nascita di questa ideologia non è l’Iraq, è un’altra area geografica, altro Paese e si trova quasi ovunque, nella regione e all’estero, generando altri fenomeni come al-Qaida, Jabhat al-Nusra, ecc. L’ideologia dello SIIL rimane operativa, non dirò intatta ma mantiene un certo dinamismo. Ecco perché, in Iraq, rimaniamo molto vigili in questo stato di cose e in altri Paesi del mondo, in particolare in Europa, che rimane molto vigile riguardo l’ideologia del terrorismo. Così, ieri o l’altro ieri, il presidente Macron annunciava la volontà della Francia di organizzare ad aprile un simposio sul finanziamento dello SIIL. Ciò significa che i Paesi del mondo sono consapevoli che l’ideologia dello SIIL rimane viva. In Iraq, in particolare, ne siamo consapevoli, e il governo e il popolo iracheni mettono in guardia tutti che, mentre è vero che abbiamo ottenuto una vittoria militare sullo SIIL, abbiamo ancora la vittoria ideologica da ottenere sul fenomeno SIIL.

Questo mi ricorda l’ex-capo di Stato Maggiore dell’esercito algerino, il defunto Generale Muhamad Lamari che, quando l’Algeria combatteva il terrorismo, disse che aveva sconfitto il terrorismo militarmente, ma che il fondamentalismo rimase intatto. Che dire della lotta ideologica al jihadismo in Iraq? È questo il prossimo passo?
La lotta al fondamentalismo, o all’ideologia dello SIIL e del terrorismo, sono cose diverse. L’ideologia del fondamentalismo l’abbiamo sperimentata negli anni ’80-90. Questa ideologia esisteva nei Paesi musulmani e anche europei, ma forse in termini diversi: fondamentalismo nei Paesi musulmani, estremismo nei Paesi europei. L’esclusione di alcune entità dalla società è un fenomeno presente nei Paesi europei, negli Stati Uniti, nei Paesi musulmani e nei Paesi arabi. Questo fenomeno esiste ed esisterà sempre.

Pensa che sia impossibile combatterlo?
Questo fenomeno del fondamentalismo od estremismo va distinto dal fenomeno e dall’ideologia dello SIIL, dal puro e semplice terrorismo che abbiamo vissuto in Iraq.

Intende SIIL e al-Qaida o solo SIIL?
SIIL e al-Qaida sono la stessa cosa. Al-Qaida, Jabhat al-Nusra, SIIL, al-Baghdadi, è lo stesso. Tutti questi gruppi provengono dalla stessa fonte ideologica, per cui tali fenomeni, fondamentalismo, terrorismo, estremismo, ideologia dello SIIL, vanno combattuti totalmente, non solo militarmente ma anche con azioni che promuovano giustizia sociale e pace.

E anche i testi religiosi, i testi che fanno appello a questo jihadismo?
Naturalmente, tutto: giustizia, pace sociale, stabilità, lotta alle disuguaglianze. C’è qualcosa di molto importante riguardo l’ideologia dello SIIL e come evitarne l’espansione. Questa cosa riguarda il rispetto delle regole del diritto internazionale. Quando gli Stati o le grandi potenze non rispettano il diritto internazionale o tentano di applicare regole unilaterali inadeguate al diritto internazionale e alla sovranità dei Paesi, queste azioni promuovono le violenze.

E consentono il reclutamento.
Esattamente. Ci si muove inconsciamente verso le violenze quando le grandi potenze sfuggono alle regole internazionali, occupano Paesi e non dicono nulla.

Come ad esempio la questione palestinese, in particolare la decisione arbitraria del presidente Trump di riconoscere al Quds (Gerusalemme) capitale d’Israele.
Esattamente. Molti nella regione dicono che la situazione del popolo palestinese è la fonte di tutti i problemi che viviamo attualmente. Pertanto, è molto importante per i leader dei Paesi mostrare ai popoli la volontà di rispettare il diritto internazionale, la volontà dei popoli e la sovranità degli Stati, qualunque siano. La democrazia o il diritto internazionale non dovrebbero essere usati per opprimere certi popoli.

Come abbiamo visto ad esempio con l’Iraq.
Con l’Iraq e altri Paesi come libia, Siria… Non a caso, purtroppo, lo SIIL è in questa regione, non è apparso in Venezuela, Spagna o Europa. Operava in Siria, Iraq, Libano ed Egitto… Il fenomeno SIIL è concomitante a ciò che fu chiamato, sette o dieci anni fa, Piano del Nuovo Medio Oriente, il Nuovo Ordine Mondiale.

Il “caos creativo” di Condoleezza Rice.
Esattamente. Lo SIIL è nato con questo piano.

Quindi, possiamo dire che ha creato lo SIIL?
Non sono io a dirlo, ma gli esperti.

Inoltre, Clinton ha detto che gli Stati Uniti crearono al-Qaida.
Sì, l’ha detto. Ecco perché dobbiamo insistere sulla volontà degli Stati e dei loro capi di rispettare le regole, la Convenzione internazionale, la volontà dei popoli e promuovere pace e stabilità. Attualmente, sfortunatamente, perché l’ideologia dello SIIL persiste? Semplicemente perché non c’è la volontà dei leader delle grandi potenze di rispettare le regole internazionali. Guardate la guerra nello Yemen, un caso significativo d’inosservanza della sua volontà, d’insultare sovranità ed autorità del Paese, di distruggerne il popolo, e nessuno ne parla, nessuno reagisce.

I media non ne parlano.
Guardate il caso della Palestina. È la stessa cosa. Guardate la relazione tra comunità internazionale e Iran, è quasi la stessa cosa. L’Iran è un Paese che opera politicamente, cioè, se c’è un’influenza iraniana nella regione, è politica. L’Iran non è un’associazione a scopo di lucro; ma uno Stato che cerca i propri interessi, come tutti i Paesi.

Pensa come alcuni miei amici europei che non vogliono rivedere l’accordo sul nucleare iraniano? Soprattutto che è l’amministrazione Trump, dalla posa guerrafondaia, a voler rivedere l’accordo nucleare iraniano.
Esattamente. Dev’esserci il reale desiderio dei leader dei grandi Paesi di rispettare la volontà degli altri popoli, di rispettare la sovranità degli altri Stati e di non interferire nei loro affari interni. Quando si vede che lo SIIL è presente solo in questa parte del Medio Oriente, dovete farvi delle domande. Perché? Vedete, in questa regione ci sono tre cose a cui le grandi potenze sono molto affezionate dal 1920. Israele, petrolio ed Islam come civiltà, non solo religiosa. Queste tre cose decidono la politica degli altri Stati nei confronti della regione: Israele-Palestina, petrolio, Islam. Questi tre parametri decidono la politica estera delle potenze Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna… e le loro azioni nella regione nei confronti di Iraq, Iran, Siria, Libano, si modulano in base a questi tre parametri. Non è un caso se nel 1990 si iniziò a parlare, scrivere, discutere di “scontro di civiltà”. Cosa significa civiltà? Significa Islam, Cristianesimo e Giudaismo. E non è un caso che Israele sia soddisfatto dalla sicurezza che ciò gli dà.

Secondo voi, perché i neoconservatori si sono concentrati strategicamente sull’Iraq per le azioni volte a destabilizzare la regione, dal primo intervento negli anni ’90? Perché soprattutto l’Iraq?
Perché l’Iraq, rispetto ad altri Stati della regione, ha ricchezze naturali come il petrolio, ecc., e ricchezza umana. L’Arabia Saudita, per esempio, ha ricchezza naturale ma non umana. L’Egitto ha ricchezza umana, ma non naturale. L’Iraq ha due fiumi (Tigri ed Eufrate), ricchezza naturale, civiltà, storia, cultura, è un Paese con una storia di settemila anni. Quindi, ricchezza umana, ricchezza naturale. Destabilizzare l’Iraq significa destabilizzare la regione.

Questo è il motivo per cui hanno agito per dividere sciismo e sunnismo, cioè, usare i rami dell’Islam per rovinare la regione.
Esattamente. La religione è usata come copertura per ragioni politiche. Ecco perché vi ho parlato dei tre parametri: Israele, petrolio, Islam.Vorrei tornare su ciò che ha detto il Primo ministro Haydar al-Abadi: “la lotta alla corruzione è l’estensione diretta delle operazioni militari”. Formulava questa frase estremamente coraggiosa che significa che la vera lotta allo SIIL è guidata da azioni militari ma anche dalla lotta alla corruzione. Penso che parlasse di ciò che chiama giustizia sociale.
Certo, la giustizia sociale è necessaria. Per raggiungere uno standard accettabile di giustizia sociale nazionale è necessario combattere la corruzione, ovviamente. Per raggiungere la sicurezza nazionale, si deve combattere lo SIIL. Per raggiungere la giustizia sociale, dobbiamo combattere la corruzione. Una società senza giustizia è una società morta. Ecco perché la nostra seconda battaglia è contro la corruzione. Combattere la corruzione significa lottare per la giustizia sociale.

C’è un coordinamento nella lotta al terrorismo tra Iraq e Paesi occidentali?
Sì, c’è una collaborazione molto importante tra Stato iracheno, con tutti i suoi servizi, militari, polizia, dogana, e gli Stati arabi, regionali ed occidentali che combattono lo SIIL. La nostra umile missione umana di combattere lo SIIL in Iraq è anche combatterlo in Francia e altri Paesi.

Infine, Paesi come Iraq e Siria, e posso anche menzionare Algeria ed Egitto, sono in prima linea nella lotta al terrorismo. C’è anche un coordinamento con questi Paesi che conoscono il terrorismo?
Naturalmente, l’Algeria nel 1989-90 subì la prima guerra dello SIIL.

Quindi per voi il terrorismo è lo SIIL? Anche al-Qaida possiamo chiamarlo SIIL?
Qaida – SIIL incarnano il terrorismo, naturalmente, sia in Afghanistan che in Pakistan… È lo stesso motore, è solo il marchio che cambia, il titolo. Ma è lo stesso ceppo, lo stesso tessuto.

Secondo voi, l’Algeria combatté lo SIIL già negli anni ’80 -90?
Combatté il terrorismo? Ovviamente. Quello che è successo in Algeria all’epoca è lo stesso fenomeno che abbiamo vissuto in Iraq, massacro di persone, ecc. È la stessa cosa. La differenza è nel tempo, in Algeria nell’89-90, prima dell’occupazione dell’Iraq.

Dal crollo dell’Unione Sovietica.
Sì. La seconda differenza del terrorismo vissuto dall’Algeria è che era un fenomeno vissuto in Africa. Il terrorismo vissuto da Iraq, Siria, Libano lo si ha in Medio Oriente. Parlare del Medio Oriente non è lo stesso che parlare del Nord Africa. Il Medio Oriente è un’altra cosa. In Medio Oriente, come ho detto, c’è il petrolio, l’Islam e tutta la civiltà. Non solo l’Islam, inoltre, poiché Gesù è nato in Palestina, era un arabo.

Non pensa che l’Algeria, che ha petrolio ed anche una civiltà, abbia vissuto ciò che l’Iraq ha vissuto e sia stato quasi distrutta? Perché si avvicinò al collasso.
La differenza è che c’è un’occupazione in Iraq con la presenza statunitense. Da quando c’è la presenza statunitense, ci sono fenomeni estranei. Alcune situazioni consentono la nascita di fenomeni estranei. E c’è la presenza statunitense in aree del Medio e Vicino Oriente. C’è anche qualcos’altro. Dopo l’occupazione statunitense, ci fu lo smantellamento dell’esercito iracheno.

Stavo per porre questa domanda. Ho intervistato un diplomatico statunitense, Matthew Hoh, che si dimise per l’intervento in Iraq. Era del dipartimento di Stato e comandante dei marines in Iraq. Secondo lei, non fu un errore strategico degli statunitensi smantellare l’esercito iracheno?
Noi lo consideriamo un errore strategico. Da parte statunitense, alcuni lo considerano così, altri in modo diverso. Ma il risultato osservato dagli iracheni dopo l’occupazione dimostra che si trattò di un errore strategico. La vittoria dell’Algeria sul terrorismo è dovuta all’esistenza dell’esercito algerino e dello Stato algerino. Se non ci fosse stato l’esercito, se non ci sarebbe stato lo Stato, sono convinto che l’Algeria e la regione sarebbero state la culla del terrorismo, SIIL, al-Qaida, ecc.

Un santuario, come la Libia crollata di oggi.
Esattamente. Lo smantellamento dell’esercito iracheno ebbe un ruolo importante nell’esacerbare il terrorismo.

Parliamo ora del rimpatrio dei jihadisti occidentali che si trovano nelle prigioni irachene. Ne parliamo molto al momento. Gli occidentali hanno formalmente contattato lo Stato iracheno per rimpatriare i loro terroristi?
A mia conoscenza, sì, ci sono stati contatti tra i servizi competenti della Repubblica dell’Iraq e i servizi di certi Paesi occidentali come Francia e Belgio. Ci sono stati contatti su questo e altri problemi.

Puoi darci il numero di terroristi incarcerati?
Tutti i Paesi insieme, circa 500-600. Non è una cifra esatta, ma approssimativa.

Rischiano la pena di morte?
Dipende dalla loro partecipazione. Caso per caso.

I Paesi occidentali che hanno sopportato il peso maggiore del fenomeno terroristico hanno appreso la lezione irachena, specialmente nella lotta al terrorismo, o non hanno capito nulla, come è avvenuto con l’esperienza algerina?
È ovvio che i Paesi occidentali sono allertati dal terrorismo, non solo sull’Iraq, ma anche da ciò che accade nei loro Paesi, a Parigi o in Belgio, e così via, dove affrontano questo fenomeno in modo diretto sul loro territorio, e non indirettamente da ciò che accade in Iraq e in altri Paesi. Ma penso che dobbiamo cambiare la situazione. Siamo noi, gli iracheni, che subiamo il terrorismo proveniente dall’estero, da Belgio, Francia, Asia, ecc. La maggior parte dei terroristi che opera in Iraq o in Siria, vale a dire il 70%, è straniera. Sono addestrati in Afghanistan o Siria o Iraq, ma la loro casa è altrove.

I Paesi occidentali hanno capito la lezione?
Ovviamente. La prova è che i Paesi occidentali, negli ultimi anni, iniziano a prendere misure draconiane su sicurezza, polizia e contatti coi servizi segreti iracheni e siriani.

Hanno contatti coi servizi segreti siriani?
Penso di sì. Non posso parlare per gli europei, ma in modo logico, in generale, i Paesi europei, l’Iraq e altri Paesi sono molto preoccupati e attenti alla sicurezza dei loro cittadini. Quando viene menzionata la questione della sicurezza e della sicurezza nazionale, non c’è limite nel parlare con iracheni, siriani, iraniani, russi o algerini. Qui sicurezza, sicurezza pubblica, ordine pubblico, annullano altri aspetti, altre controversie secondarie o strategiche. Non si può tollerare un pericolo pubblico astenendosi dal contattare siriani o iracheni. L’interesse per l’ordine pubblico è maggiore dei dettagli.

Non pensate che l’amministrazione statunitense debba scusarsi col popolo iracheno per i suoi due interventi mortali e il blocco che causò centinaia di migliaia di morti?
Sinceramente, questo non è all’ordine del giorno. Tra noi e gli statunitensi ci sono accordi strategici, la lotta al terrorismo. Lo combattiamo in modo netto, statunitensi o altri lo combattono per contenere lo SIIL.

Precisamente, non è un errore voler contenere il fenomeno terroristico?
Questa è una domanda discutibile. In ogni caso, chiedere le scuse dagli statunitensi per gli errori commessi non è la priorità degli iracheni. La nostra priorità è riuscire a combattere lo SIIL ed ora dobbiamo combattere la corruzione e passare alla ricostruzione del Paese.

Volevo anche farvi una domanda importante. Quando vediamo l’enorme militanza dello SIIL all’inizio e persino il Presidente Putin dire alla coalizione che si poteva vedere l’acqua su Marte ma non i camioncini nel deserto. Un numero enorme e ci si chiede dove siano finiti tutti questi terroristi. Pensate, come lo specialista iracheno Hisham al-Hashami, che hanno ancora dei depositi di armi?
Certamente. Stiamo scopriamo nascondigli di armi qua e là. Ci sono ancora cellule dormienti, ma le stiamo ripulendo.

Si parla di rischieramento di SIIL e al-Qaida in Libia. Avete qualche informazione?
Si ridirigono in Africa in generale. Libia, Nigeria, Sahel.

Quindi c’è una minaccia per i Paesi della regione? Non pensa che i terroristi vi si concentreranno?
Penso che sia così. Inoltre, una conferenza sul terrorismo si tenne recentemente in Giordania, un mese fa. Fu organizzata dalla Giordania e inaugurata dal re e vi parteciparono molti responsabili occidentali. Il tema era il trasferimento dello SIIL in Africa.

Sulla crisi dello Stato centrale iracheno con i curdi, è finalmente risolta?
È attualmente in fase di regolamento.

I curdi hanno abbandonato le rivendicazioni all’indipendenza?
Vi sono divergenze tra le parti e queste si basano sul contributo al bilancio nazionale, sull’aspetto economico e dopo il referendum, la regione del Kurdistan non sogna più l’indipendenza. Le discussioni ora si concentrano su questioni economiche, cooperazione, questioni doganali, aeroporti e questioni non politiche. Fa parte dell’Iraq, quindi restiamo uno Stato federale. Penso che tra qualche mese o settimana, la situazione sarà risolta.

C’è stata una mediazione straniera o delle Nazioni Unite?
No, abbiamo deciso tra noi.

Secondo voi, lo Stato iracheno può ricostruirsi nel lungo e medio termine con istituzioni forti? E possiamo sperare in una ripresa economica del Paese?
La situazione economica del Paese è corretta. Non dico che è ciò che vorremmo, ma è una buona situazione. Ovviamente speriamo di svilupparci, siamo in fase di sviluppo, abbiamo una base per la ricostruzione. Sfortunatamente, c’è la limitazione delle risorse petrolifere a causa del prezzo. La quantità da esportare è corretta e attualmente abbiamo una produzione di circa 5 milioni al giorno. È molto. 4 milioni per l’esportazione e 1 milione per il consumo locale. Quindi, la situazione economica è corretta e pensiamo alla ricostruzione, allo sviluppo del Paese secondo un solido piano economico e finanziario, sperando che la situazione si sviluppi entro due, tre o quattro anni.

Ho lavorato molto sulle questioni irachene, incluso il traffico di opere d’arte saccheggiate in Iraq dallo SIIL per finanziare le azioni criminali. Avvierete azioni concrete presso tribunali internazionali per recuperare questa eredità che appartiene al popolo iracheno sparsa nel mondo?
Sì. Da tempo l’Iraq compie passi molto concreti nella cooperazione con le Nazioni Unite e altri Paesi come Stati Uniti ed Europa, e vediamo risultati molto positivi. Abbiamo recuperato molti oggetti d’arte rubati dallo SIIL o durante l’occupazione. L’Iraq ha recuperato molto e continua.

E’ ottimista sul futuro dell’Iraq?
Ovviamente. Dopo la lotta contro lo SIIL, che è stata molto dura, abbiamo avuto l’innegabile successo dell’Iraq; l’inizio per gli iracheni come società, Stato e classe politica, superando i limiti economico, politico e militare. Sono molto ottimista e l’Iraq è ora fulcro tra gli Stati della regione. Ha stabilità politica; è uno Stato democratico, uno Stato di diritto che segue la sua via democratica. Questa è la risorsa dell’Iraq.Intervista realizzata a Bruxelles da Muhsan Abdalmuman.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

Erdogan cambia lato e riarma i terroristi

Moon of Alabama, 11 gennaio 2018La Turchia, in linea con i servizi statunitensi, ha deciso di bloccare l’avanzata siriana a sud-est d’Idlib. Un’alleanza ad hoc di jihadisti lanciava la controffensiva per fermare l’Esercito arabo siriano che libera buona parte del territorio occupato dai “ribelli” a sud-est d’Idlib. I “ribelli” armati da turchi e statunitensi compivano alcuni progressi locali catturando circa 12 villaggi dei 150 villaggi che l’Esercito arabo siriano aveva appena liberato. Furono subito respinti. Circa 50 terroristi di Ahrar al-Sham furono eliminati cadendo in una trappola. Circa 10 soldati siriani sono stati sequestrati dal nemico. Il supporto aereo siriano e russo è molto attivo nell’area e l’Esercito arabo siriano avanza di nuovo. Non c’è alcuna menzione o immagine (ancora) di al-Qaida in Siria, attualmente etichettatasi HTS, partecipare al contrattacco “ribelle”. Quattro giorni prima HTS pubblicava le foto del suo capo Julani che incontrava i suoi capi per valutare la situazione. Sembrava brutta per loro. Il litigio con altri “ribelli” si acuiva. Due giorni prima Julani dichiarava che HTS avrebbe smesso di combattere le altre fazioni ad Idlib per consentire a tutti di affrontare le forze del governo siriano in avanzata. Sembra che fosse la condizione per il rinnovato supporto turco-statunitense. La controffensiva poteva procedere solo perché la Turchia (di nuovo) consegnava centinaia di tonnellate di armi ai terroristi. Furono anche avvistati nuovi rifornimenti di missili anticarro TOW, distribuiti esclusivamente dalla CIA. (Anche la Turchia rifornisce di nuovo i terroristi in Libia: la flotta greca catturava una nave che viaggiava dalla Turchia alla Libia con 29 container di bombe, spolette, detonatori e altre componenti per bombe). Ecco alcuni tweet rilevanti delle ultime ore:
“Terrormonitor.org @Terror_Monitor 9:54 – 11 gennaio 2018
#Siria #alQaida #uyguri #jihadisti. Il Partito Islamico del Turkestan (#TIP) pubblica le foto dei suoi combattenti contro #EAS a sud di #Idlib. #TerrorMonitor
I terroristi uiguri sono giunti dalla Cina occidentale in Siria con passaporti ufficiali turchi rilasciati dall’ambasciata turca in Thailandia. Il 18 settembre 2015 al-Qaida (Nursra, HTS) e il gruppo jihadista uiguro del partito islamico del Turkestan assaltavano la base aerea a lunga assediata di Abu Duhur e uccisero 56 soldati siriani. La base aerea a cui l’attuale attacco siriano a sud-est d’Idlib mira. Questa volta saranno gli uiguri a lasciarci la pelle.
Maggiori informazioni sugli eventi di oggi:
Ali Özkök @Ozkok_ – 10:06 – 11 gennaio 2018
La #Turchia ha fornito alla milizia Faylaq al-Sham almeno sei veicoli corazzati. È un importante indicatore del fatto che la Turchia sostiene anche la massiccia controffensiva dei terroristi e degli islamisti a #Idlib e #Hama contro l’esercito e gli alleati siriani! Immagino che vedremo presto alcuni attacchi ATGM”.
Carl Zha @CarlZha – 13:36 – 11 gennaio 2018
Siria: i terroristi lanciano la controffensiva contro le forze governative siriane nel sud d’Illib con APC, artiglieria pesante e razzi stamattina. Gli APC sono stati forniti dalla Turchia
L’Esercito arabo siriano catturava uno dei nuovi trasporto truppe corazzati. Immagini e video mostrano una versione dell’Armored Panthera F9 prodotta dalla società Minerva SPV di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. L’osservazione di Ali Özkök, “Credo che vedremo presto alcuni attacchi con ATGM“, era profetica:
Carl Zha @CarlZha – 13:58 – 11 gennaio 2018
#Idlib: il gruppo terroristico Jaysh Nasr ha attaccato con TOW un carro armato dell’Esercito arabo siriano a Tal Maraq questa mattina. Mi chiedo chi ha fornito i missili TOW? La CIA si suppone renda conto di tutti i missili TOW forniti dall’Arabia Saudita.
Carl Zha @CarlZha – 14:38 – 11 gennaio 2018
#Siria, Movimento al-Zinqi (terroristi che decapitarono un bambino palestinese ad Aleppo) spara un ATGM colpendo un carro armato T-72 oggi. Il sostegno turco è stato fondamentale per la controffensiva dei terroristi contro #EAS”.
Ci furono alcuni preannunci di nuovi rifornimenti turchi e statunitensi dal propagandista del Golfo Charles “Jihad” Lister:
Charles Lister @Charles_Lister – 5:58 – 11 gennaio 2018
Fonti, la #Turchia ha rifornito di nuovo di: veicoli blindati turchi – munizioni SALW – GdR – mortai – razzi e lanciarazzi Grad – carri armati e altro… tutte le principali fazioni non-HTS, col preciso scopo della nuova offensiva di oggi contro #Assad/# Iran/#Russia”.
Due giorni fa la Turchia protestò con gli ambasciatori russo e iraniano per l’azione dell’Esercito arabo siriano ad Idlib. Secondo l’accordo di descalation, Russia e Iran sono responsabili del sud-est della zona di descalation d’Idlib, mentre la Turchia doveva controllare la parte nord-occidentale. La parte turca è stata utilizzata per attaccare le basi russe in Siria, anche se i russi credono che l’attacco sia stato lanciato non sotto il comando turco ma degli Stati Uniti: “La Russia ha dichiarato di ritenere la Turchia responsabile dell’attacco dei droni, definendola violazione dell’accordo di cessate il fuoco nel nord della Siria, mentre la Turchia accusava Russia ed Iran di mettere a repentaglio il processo di pace lanciando l’offensiva per prendere il controllo di una base dell’opposizione nell’area. Il Ministero della Difesa russo nominava il villaggio controllato dall’opposizione di Muazara, nella provincia d’Idlib, come luogo da cui uno sciame di almeno una dozzina di droni armati di rozzi esplosivi fu lanciato per attaccare la base aerea di Humaymim e la vicina base navale di Tartus, nella Siria nordoccidentale. Nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco, la Turchia dovrebbe frenare le forze dell’opposizione nella provincia di Idlib… Muazara rimane fedele all’opposizione moderata, ma le posizioni militari che la circondano appartengono al ramo di al-Nusra Haraqat Tahrir al-Sham, o HTS, secondo un uomo che vive nel villaggio. La base HTS più vicina, situata in una valle ad est del villaggio, è stata distrutta da un raid aereo russo all’inizio di questa settimana, affermava, dopo gli attacchi su Humaymim..Molti siriani e anche i russi ipotizzano che le agenzie d’intelligence estere per provocare i russi abbiano aiutato il gruppo locale ad attaccare. “C’è parecchio marciume ad Idlib, agenti che girano e gruppi che collaborano con gruppi con cui non dovrebbero collaborare”, ha detto Aron Lund, che analizza la Siria per la Century Foundation. “È molto, molto cupo”.”
I “ribelli” di Idlib hanno anche creato un sito con 150 tweet pre-sceneggiati su bambini uccisi ed ospedali bombardati che i loro fan possono diffondere a piacimento. Nei prossimi giorni sentiremo notizie della distruzione di almeno otto “ultimi ospedali” nel governatorato di Idlib… Ci si chiede a cosa pensi l’aspirante sultano Erdogan. Aveva cercato di provocare la Russia prima abbattendo un aereo. La Turchia pagò un prezzo enorme quando la Russia sospese turismo e commercio con essa. Un anno dopo Erdogan correva a Mosca per scusarsi e chiedere aiuto. Crede che la Russia reagirà meno bruscamente ora permettendo di attaccarne le basi e rifornendo di nuovo i suoi nemici? Cosa gli hanno promesso alla Casa Bianca e al Pentagono per tale rischio e cambiando ancora lato?Traduzione di Alessandro Lattanzio