USAF vs RVVS: un confronto

Georgij Nizovoj, Federalnoe Agentstvo Politicheskikh Novostej 28.01.2016 – South Front

Il mondo torna al suo posto, dov’era 30 anni fa. Due potenti coalizioni cercano di sconfiggersi in una serie di guerre e conflitti ibridi. Le loro forze armate finora non si sono scontrate direttamente, ma la loro potenza, utilizzata in varie parti del mondo, spesso decide chi sarà il vincitore. Questa serie di articoli non è un tentativo di descrivere dettagliatamente la situazione in questo o quell’aspetto degli affari militari. È piuttosto il tentativo di esaminare le tendenze nelle forze armate di Russia e Stati Uniti, i due Paesi militarmente più potenti del mondo. Pertanto questi articoli saranno scritti a “volo d’uccello”, concentrandosi sugli eventi più importanti e dando libertà all’immaginazione. Il ciclo conterrà articoli su Aeronautiche, Marine ed Eserciti, occupandosi anche di questioni relative ad industria militare, tattica e strategie nelle guerre del 21° secolo.Blue over HawaiiUSA
Durante il confronto delle superpotenze, l’Aeronautica militare degli Stati Uniti rispettava pienamente le esigenze moderne. Lo sviluppo di velivoli concettualmente avanzati come F-15 e F-16 si rivelò un ottimo investimento sul futuro. Ma mentre gli equipaggiamenti militari divenivano più complessi, raggiungevano i limiti dello sviluppo e le possibilità tecnologiche di fine 20° secolo si esaurivano, il criterio più importante diventava il costo-efficacia. Purtroppo, l’USAF non fece tale riesame, anche se ne notò l’importanza. Questo giocò un brutto scherzo all’USAF causandone il declino, al punto di minacciare la perdita della superiorità aerea. Già il costo della manutenzione degli aeromobili degli anni ’70-’80 era importante quanto le capacità di combattimento. La corsa agli armamenti assorbì ingenti risorse, e il mantenimento di una flotta di 1000 aerei da combattimento si rivelò un’ardua sfida anche per gli Stati Uniti. Non è un caso che dal 1990 la forza di prima linea di USAF e USN iniziò a declinare rapidamente. Nel 1990 l’USAF (e la sua componente Guardia Nazionale) avevano più di 3100 aerei da combattimento tattici. Nel 2014 solo 1500. E quale sarà la situazione nel 2020? Il problema dell’USAF è dovuto agli errori di calcolo nella scelta del concetto di sviluppo della potenza aerea e della progettazione di nuovi aeromobili, e la sua flotta di aerei ora mostra la tendenza pericolosa all’obsolescenza fisica combinata con l’incapacità di riprendersi a breve termine.

F-117
Pertanto, la flotta di aerei da combattimento tattici dell’USAF è in rapido declino negli ultimi anni. Tutti i velivoli F-117 (il velivolo più moderno all’epoca, tranne l’F-22) furono ritirati dal servizio alla fine del 2008. La spiegazione ufficiale fu la carenza di risorse finanziarie, ma in realtà l’aereo fu condannato all’estinzione già durante la campagna in Kosovo, dove il “velivolo invisibile” fu abbattuto da un obsoleto SAM S-125.

F-15
Pilastri della flotta, i velivoli da combattimento F-15 e F-16 sono in servizio da oltre 20 anni ed hanno quasi esaurito la loro vita operativa (8000 ore di volo). Alcuni F-15 furono sostituiti nei primi anni 2000 dagli F-22 (15 squadriglie di 12 aerei ciascuna), e il resto è ancora in servizio per mancanza di fondi. Nel 2020, 400 di questi aerei (soprattutto F-16) sarà in pensione. Devono essere sostituiti dai moderni F-35. Purtroppo per le forze armate statunitensi, questa parte del loro arsenale darà gravi preoccupazioni. Per capire perché, diamo un’occhiata alla struttura dell’USAF negli ultimi decenni. Nel corso degli ultimi 40 anni, l’USAF ha aderito al concetto di due aerei “principali”. Un caccia intercettore per avere la superiorità aerea, e un cacciabombardiere per il combattimento aereo. Negli anni ’70, tale concetto fu attuato mediante l’introduzione dell’F-15 (intercettore) e dell’F-16 (cacciabombardiere). I piani del riarmo a lungo termine ne postularono la sostituzione tra fine anni ’90 e primi anni 2000 con la nuova generazione di F-22 (intercettore) ed F-35 (cacciabombardieri). Questi piani inizialmente comportavano l’acquisto di 800 F-22 (solo 187 effettivamente costruiti) e circa 2000 F-35 (attualmente 1736 previsti per l’USAF). Tutti i velivoli d’attacco A-10 (20 squadriglie) saranno sostituiti dagli F-35.

F-22
I problemi sono iniziati quando il costo del programma F-22 ebbe un drastico aumento, anche se ci sono sospetti che l’aumento dei prezzi sia dovuto alla manutenzione del velivolo, piuttosto che alla produzione. Ogni ora di volo di un F-22 costa circa 50000 dollari rispetto ai 30000 dell’F-15. Se un aereo vola in media 300-400 ore all’anno, il costo sarebbe di 6-8 milioni di dollari all’anno. Una flotta di 800 aeromobili richiederebbe 40 miliardi all’anno per la sola manutenzione. In confronto, il bilancio del DoD degli Stati Uniti per l’operatività è di 240 miliardi di dollari nel 2016. In 20 anni, i costi di manutenzione lieviterebbero a 800 miliardi di dollari. Mentre “solo” 200 miliardi sarebbero spesi per sviluppo e approvvigionamento (assumendo, ancora una volta, una flotta di 800 aerei). Come possiamo vedere, il problema principale dell’aeromobile non è il costo di produzione o sviluppo. I suoi costi operativi minacciano letteralmente di divorare il budget del Pentagono, imponendo una forte riduzione del numero di caccia da acquisire. L’F-22 soffre anche un altro problema. È molto esigente riguardo le condizioni della base. Distribuirli su un gran numero di basi aeree sarebbe molto costoso, non consentendogli di essere schierati in prima linea. Questo rende le basi aeree adattate agli F-22 un obiettivo molto attraente. Danneggiandone la base aerea, si mette fuori operatività l’intera unità di caccia e per lungo tempo.f35_cbuF-35
Problemi simili attendono l’F-35. Calcoli preliminari indicano che un’ora di volo del nuovo cacciabombardiere costa 31000 dollari (e questo è solo una stima di ciò che potrebbe rivelarsi superiore). L’F-16, in confronto, costa 22000 dollari per ogni ora di volo. Ma non è tutto. Il nuovo aereo doveva inizialmente sostituire parzialmente l’F-15, per l’incapacità di sostenere un numero sufficiente di F-22. Ma i problemi tecnici di progettazione e l’incapacità nel raggiungere le prestazioni cercate (rapporto spinta-peso e carico di g) fanno dell’aereo un bombardiere puro capace di lanciare missili aria-aria a medio-lungo raggio. A distanze brevi l’F-35 non ha alcuna possibilità nel combattimento aereo anche contro caccia di 4.ta generazione. Ma non è tutto. Le prove del 2013 hanno dimostrato che l’aeromobile non può essere accettato in servizio anche dopo aver ridotto le capacità. Soffre di numerosi problemi, il più importante è stato indicato nella difficoltà del software estremamente complesso che, secondo le forze armate statunitensi, non saranno risolte prima del 2019. Esiste il velivolo ma non ha capacità di combattimento e non si sa quando l’avrà. Ma il tempo non si ferma. Il logorio fisico dei vecchi aerei e la necessità di preservare le unità da combattimento richiedono una decisione: iniziare a costruire aerei “grezzi”, prima di affrontarne i problemi di sviluppo. È una mossa rischiosa: si può rimanere senza caccia e senza soldi. L’alternativa sarebbe riprendere la produzione di F-15 e F-16, preservando la forza attuale dell’USAF al prezzo del ritardo tecnologico assicurato. Ecco ciò che tale decisione produrrà nel breve termine. Nel 2020 l’USAF avrà 15 squadroni di F-22 (180 aerei), 12-13 squadroni di F-15 e circa 25 squadroni di F-35, anche se non c’è alcuna garanzia che questi caccia saranno pienamente operativi. Vorrebbe dire che l’F-35 non potrà essere utilizzato in combattimento, tranne in casi estremi, e avrebbe notevoli restrizioni nell’impiego. Ci sarebbero anche 18 squadriglie di F-16 e 22 squadriglie di cacciabombardieri F-15E, tutti da sostituire con l’F-35 entro il 2030. A partire dal 2006, USAF ha cominciato a modernizzare 20 squadriglie di A-10 allo standard A-10C per i problemi dell’F-35. Quindi, in totale: 15 squadriglie di caccia moderni, 12-13 squadriglie di caccia obsoleti ed usurati, e circa 65 squadriglie di cacciabombardieri, due terzi dei quali messi a terra per problemi tecnici. E fino a 20 squadriglie d’attacco.1029802323Russia
I piani di approvvigionamento della VKS sono già noti, come sono noti i velivoli che saranno in servizio. Nel 2014 la VKS aveva 32 squadriglie di caccia (8 di MiG-29, 12 di Su-27, 8 di MiG-31, 2 di Su-30 e 2 di Su-35), 14 squadriglie di bombardieri (9 di Su-24 e 5 di Su-34), e 10 squadriglie d’attacco (Su-25).

T-50
Non ho dati sui piani per implementare nuove unità nella VKS ma solo sul riarmo di quelle esistenti. Nel 2020 ci sarà un piccolo numero di squadriglie di T-50 in servizio (non più di 1-2). Anche 6-8 squadriglie di Su-35, 12 squadriglie di MiG-31BM, 5 squadriglie di Su-30 e 2 squadriglie di MiG-35. 4 squadriglie di Su-27SM modernizzati nel 2003-2009 e 1 squadriglia di Su-27SM3 probabilmente rimarranno in servizio. Ci sono informazioni secondo cui nel 2020 altre 3 squadriglie di Su-27 saranno aggiornati a Su-27SM3. La VKS inoltre ha acquisito 28 caccia MiG-29SMT respinti dall’Algeria, e altri 16 sono stati ordinati direttamente dalla VKS, in modo che nel 2020 avrà almeno 3 squadriglie di questi aerei. Quindi vi sono tutte le ragioni per credere che nel 2020 la VKS crescerà di almeno il 37-39 squadriglie di caccia, tutte dotate di velivoli modernizzati o costruiti dopo il 2003, per il 90% dopo il 2010.

Su-35
La VKS continuerà a crescere dopo il 2020 continuando la produzione di Su-35, T-50, MiG-35 e Su-30SM. L’aviazione da bombardamento nel 2020 avrà 10 squadriglie di Su-34 e forse 4 (o più, se ne decide la modernizzazione) squadriglie di Su-24M3 e più di 10 squadriglie d’attacco di Su-25SMT. Così la flotta di aerei di combattimento tattici della Russia avrà una forza di prima linea di circa 61-65 squadriglie (730-800 aerei da combattimento). 100-150 velivoli modernizzati o nuovi saranno assegnati ai centri di addestramento.

Conclusioni
Se si confronta la forza dei caccia, la Russia avrà la parità numerica con gli Stati Uniti e almeno una parità qualitativa. Se l’F-35 non sarà pronto, gli Stati Uniti avranno ancora un notevole vantaggio numerico, anche se, come la Siria dimostra, la Russia avrà un vantaggio qualitativo. Se l’F-35 viene rapidamente accettato in servizio, il costo elevato ne forzerà la riduzione nell’acquisizione a 1300-1500 velivoli, creando 105-110 squadroni nel 2040. In assenza di un forte aumento dei finanziamenti, l’USAF può aspettarsi solo una riduzione numerica. Vi sono due ragioni perciò: concetti e costruzione sbagliati. Gli Stati Uniti commisero un errore negli anni ’90, quando decisero si essere il solo egemone nel mondo. Quell’errore, combinato con il degrado dei mezzi e dell’industria, impedirà agli USA di poter mantenere l’USAF al livello richiesto. Ecco perché gli Stati Uniti sono costretti a considerare l’utilizzo di droni da combattimento come alternativa a basso costo. Una buona idea, forse, quando utilizzati contro selvaggi armati di bastoni, ma interamente inefficaci contro un avversario tecnologicamente avanzato, quindi gli Stati Uniti riconsiderano la loro concezione sugli aerei da combattimento senza pilota di 6.ta generazione. Vi torneremo in un altro articolo.PAK-FA-armament-infographic-1-640x360

Quando la Russia avrà il bombardiere stealth?
Dave Majumdar, The National InterestRussia Insider

625x465_1271180_1231129_1429682426Il primo volo del nuovo bombardiere stealth Tupolev PAK-DA di Mosca viene ritardato di circa tre anni. Secondo funzionari russi, il nuovo bombardiere ora difficilmente volerà prima del 2021. In precedenza il velivolo avrebbe dovuto volare nel 2019. “I lavori sul PAK-DA vanno avanti e il ritmo attuale va bene“, ha detto il comandante della RVVS Colonnello-Generale Viktor Bondarev a Sputnik, questa settimana. “Resta la sfida rimane di far volare il prototipo nel 2021, ma se tutto continua al ritmo attuale, avverrà anche prima”. Tuttavia, il 2021 è un ritardo di tre anni. “Il primo volo dovrebbe essere effettuato nel 2019. Prove e forniture saranno completate nel 2023“, aveva detto Bondarev a RIA Novosti nel maggio 2014. Secondo il piano precedente, l’aereo doveva diventare operativo nel 2025. Tuttavia, questo ritmo pareva ottimista. Con il primo ritardo del volo, il resto del programma PAK-DA probabilmente ritarderà di diversi anni i test operativi e l’operatività. Non si sa molto del PAK-DA, se non che sarebbe un aereo tuttala subsonico più o meno analogo al B-2 Spirit della Northrop Grumman e del prossimo Long Range Strike-Bomber dell’US Air Force. Le ali volanti si prestano bene a caratteristiche particolari come bassa osservabilità ai radar a bassa frequenza operanti nelle bande UHF e VHF, ma la produzione potrebbe ancora essere un problema. Il PAK-DA sarà probabilmente caratterizzato da avanzati avionica, tra cui un nuovo radar, suite di comunicazione e sistemi di guerra elettronica. Nel frattempo, i motori, in fase di sviluppo presso il Design Bureau Kuznetsov, sono un derivato avanzato dei turbofan NK-32 del Tu-160. Il PAK-DA non sarà un piccolo aereo. Dovrebbe avere un peso massimo al decollo di circa 120 tonnellate e le dimensioni di un aereo di linea Boeing 757. Secondo Russia and India Report, i requisiti della RVVS indicano che il velivolo avrà un’autonomia di 10000 km e potrà trasportare 27 tonnellate di armamenti. Ma le cifre non possono essere verificate in modo indipendente. Il PAK-DA è un cambio rispetto ai precedenti bombardieri russi e sovietici, generalmente vettori incentrati sulla combinazione di velocità e missili da crociera a lungo raggio trasportati a bordo. Il PAK-DA è il primo bombardiere russo ottimizzato per la furtività. Tuttavia, i commenti precedenti dei funzionari della Difesa russi suggeriscono che il PAK-DA fungerà da piattaforma di lancio per missili da crociera a lunga gittata nucleari e convenzionali, e una serie di munizioni guidate. Potrebbe anche eventualmente essere armato di missili ipersonici secondo precedenti dichiarazioni dei funzionari russi.
Il PAK-DA sostituirà la flotta di epoca sovietica di Tupolev Tu-22M, Tu-95 e Tu-160. I russi hanno la capacità tecnica per sviluppare e costruire il PAK-DA, ma come Mosca finanzierà il massiccio programma in un momento di difficoltà economica, è una questione aperta.PAK-DATraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia sfidano la ‘Prima Marina’

F. William Engdahl New Eastern Outlook 21/01/2016PCN-SPO-CART.-marines-russo-chinoises-en-Mediterranée-2015-05-14-ENGLI principali pianificatori militari degli Stati Uniti dopo la guerra ispano-statunitense del 1898 studiarono con attenzione il modello imperiale dei cugini inglesi. Dal 1873, mentre l’economia inglese sprofondava in quello che chiamarono Grande Depressione, uomini come Junius Pierpont Morgan, il banchiere più potente degli USA, Andrew Carnegie, il più grande produttore di acciaio, John D. Rockefeller, il primo oligarca monopolista del petrolio degli USA, capirono che gli Stati Uniti potevano rivaleggiare con la Gran Bretagna come prima potenza mondiale se avessero avuto una “Marina seconda a nessuno”. Il dominio navale degli Stati Uniti potrebbe presto svanire dalle pagine della storia. Si guardi con attenzione ciò che Cina e Russia compiono sui mari strategici. Nell’agosto 2015 si verificò un evento dal durevole significato strategico, causando costernazione a Washington e nella NATO. Russia e Cina, le due grandi nazioni eurasiatiche, s’impegnarono in esercitazioni navali congiunte nel Mar del Giappone, al largo delle città portuale dell’Estremo Oriente della Russia Vladivostok. Commentandone il significato, il Viceammiraglio Aleksandr Fedotenkov, vicecomandante della Marina militare russa, disse al momento che la “portata dell’esercitazione è senza precedenti”, con 22 navi russe e cinesi, 20 aerei, 40 veicoli corazzati e 500 uomini per parte. Le esercitazioni erano antiaeree e antisom. Era la seconda fase delle esercitazioni navali congiunte sino-russe Sea Joint 2015, iniziate a maggio, quando 10 navi russe e cinesi effettuarono le prime esercitazioni combinate nel Mar Mediterraneo. L’importanza strategica delle esercitazioni navali russo-cinesi nel Mediterraneo e al largo delle coste di Cina ed Estremo Oriente della Russia, non erano che la punta di ciò che è chiaramente una grande strategia militare congiunta che potenzialmente sfida il controllo dei mari degli Stati Uniti. La supremazia navale è stato il puntello fondamentale della proiezione di potenza statunitense. Nel Mediterraneo, la Russia ha una base navale nella siriana Tartus, conosciuta tecnicamente come “punto di supporto tecnico-materiale”. Per la Russia, la base siriana è strategica, l’unica nel Mediterraneo. Se è necessaria alla Flotta del Mar Nero russa in Crimea come base per operazioni di sostegno all’intervento militare in Siria, Tartus è inestimabile, come pure per le varie operazioni oceaniche russe.

La prima base estera della Marina cinese
563424Un altro evento apparentemente minore ha avuto luogo verso la fine del 2015 causando pochi commenti nei media mainstream. La Cina annunciava trattative con il governo di una delle nazioni più piccole e più strategiche del mondo, la Repubblica di Gibuti, per una base navale. Gibuti ha una fortuna geografica, o sfortuna, essendo situata nel Corno d’Africa, direttamente sullo stretto davanti al vicino Yemen, dove è in corso un’aspra una guerra tra la coalizione wahabita dell’Arabia Saudita contro gli sciiti huthi, sulla stretto strategica dove il Mar Rosso si apre nel Golfo di Aden. Gibuti confina con Eritrea a nord, Etiopia a ovest e sud, e Somalia a sud-est. La prima base navale estera della Cina è in fase di negoziati con Gibuti, su una delle più importanti rotte petrolifere e commerciali del mondo verso la Cina. Tecnicamente, la base cinese sarebbe un modesto centro logistico per i pattugliatori cinesi impegnati nelle operazioni delle Nazioni Unite per il controllo dei pirati somali. Il Ministero degli Esteri di Pechino ha dichiarato che la nuova base sarà semplicemente una infrastruttura militare marittima in Africa per assistere la Marina cinese nell’adempimento delle missioni internazionali di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Significativamente, i cinesi hanno scelto il desolato piccolo Paese di Gibuti, con soli 850000 abitanti, dove la Marina degli Stati Uniti ha anche la sua unica base in tutta l’Africa, Camp Lemonnier. Camp Lemonnier è un’United States Naval Expeditionary Base, l’unica base permanente dell’US AFRICOM, e il centro di una rete di sei basi per i droni da ricognizione degli Stati Uniti in Africa. Il porto di Gibuti è anche sede di installazioni militari italiane, francesi, giapponesi e pakistane. Ottimi vicini. Nonostante il fatto che sia un modesto piccolo impianto rispetto Camp Lemonnier, l’importanza geopolitica per la Cina e il futuro dell’egemonia statunitense navale è molto più grande. Vasilij Kashin, esperto militare cinese del Centro per l’analisi delle strategie e delle tecnologie di Mosca, ha detto a un giornale russo, “il significato politico dell’evento ne esalta l’importanza militare. Dopo tutto, sarà la prima vera base militare cinese all’estero, anche se viene ridimensionata nella forma“. Kashin ha inoltre sottolineato che i piani per la base di Gibuti sono ” forte indicazione che la Cina diventa una grande potenza navale a tutti gli effetti, alla pari di Francia e Gran Bretagna, se non di Russia e Stati Uniti. È un’indicazione che Pechino cerca di proteggere i propri interessi all’estero, anche attraverso l’uso delle forze armate. E i suoi interessi sono considerevoli”. L’analista politico statunitense James Poulos scrivendo per The Week, pubblicazione di Washington, ha avvertito che la presenza di Washington nel continente africano ricco di risorse svanisce mentre la Cina è in forte crescita. Osserva: “…l’Etiopia ha appena cacciato gli Stati Uniti da una base per droni che Washington sperava di ampliare… In altre parole, la Cina s’installa a Gibuti, e gli Stati Uniti si ritrovano limitati a quel Paese per le operazioni in Africa orientale, punto d’appoggio precario in un ambiente competitivo. Quest’anno, l’Africa potrebbe diventare un nuovo albatro per gli Stati Uniti, e una nuova ancora di salvezza per la Cina“.

L’US Navy non è più ‘seconda a nessuno’
Dalla preparazione all’entrata nella prima guerra mondiale nel 1917, con il passaggio al Congresso della legge di espansione navale del 1916, la strategia di Washington era costruire una Marina “seconda a nessuno”. Oggi, almeno per numeri, gli Stati Uniti sono ancora “secondi a nessuno”. Ma solo sulla carta. La Marina dispone di 288 navi da combattimento, con un terzo pronto in qualsiasi momento. Ha dieci portaerei, più del resto del mondo. Ha 9 navi d’assalto anfibio, 22 incrociatori, 62 cacciatorpediniere, 17 fregate e 72 sottomarini, di cui 54 d’attacco nucleare. L’US Navy ha anche la seconda maggiore forza aerea del mondo, con 3700 velivoli, ed è anche la più grande marina militare in termini di effettivi. Guardando le potenzialità combinate delle flotte cinese e russa il quadro assume una dimensione del tutto diversa, cosa di cui i pianificatori del Pentagono appena si rendono conto, dato che guerre e provocazioni politiche insensate dei neo-conservatori contro la Cina con l’Asia Pivot di Obama, e contro la Russia con l’Ucraina, hanno materializzato nella realtà geopolitica della cooperazione militare sino-russa di oggi, più vicini che mai nella storia. Negli ultimi 25 anni di modernizzazione economica, la People Liberation Army Navy, PLAN, s’è drammaticamente trasformata in una vera marina militare oceanica, un’impresa notevole. La PLAN ha attualmente una portaerei e altri due in costruzione, 3 navi d’assalto anfibio, 25 cacciatorpediniere, 42 fregate, 8 sottomarini d’attacco nucleare e circa 50 sottomarini d’attacco convenzionale, 133000 effettivi, tra cui il Corpo dei Marines cinese. L’Aeronautica della PLAN ha 650 aerei, tra cui i caccia imbarcati J-15, caccia multiruolo J-10, velivoli da pattugliamento marittimo Y-8 ed elicotteri antisom Z-9. Se poi si combina con la Marina russa, attualmente in fase di notevole modernizzazione dopo l’abbandono alla fine della guerra fredda, il quadro è duro per Washington, per dirla caritatevolmente. La Marina russa ha 79 grandi navi, tra cui una portaerei, 5 incrociatori, 13 cacciatorpediniere e 52 sottomarini. La potenza navale della Russia è la forza sottomarina con 15 sottomarini d’attacco nucleari, 16 sottomarini d’attacco convenzionali, 6 sottomarini lanciamissili da crociera e 9 sottomarini lanciamissili balistici. I 9 sottomarini lanciamissili balistici rappresentano la preziosa capacità di secondo colpo nucleare della Russia. La Russia prevede di acquisire almeno un’altra portaerei, una nuova classe di cacciatorpediniere lanciamissili, i sottomarini lanciamissili balistici Borej II, i sottomarini d’attacco nucleare Yasen II e i sottomarini attacco convenzionali Kilo e Lada migliorati. La Russia vive una “profonda modernizzazione” della flotta sottomarina. Nel 2013 la flotta ricevette un nuovo sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Borej, e ne prevede altri cinque nel prossimo decennio. La flotta ha una nave d’assalto anfibio classe Djugon del 2014. La modernizzazione è parte del grande programma navale della Russia dei prossimi 20 anni, chiaramente suscitata dall’incessante ricerca dagli Stati Uniti della destabilizzante strategia con la Difesa anti-Missile Balistico volta contro la forza nucleare della Russia. Un altro sottomarino lanciamissili balistico a propulsione nucleare, SSBN della classe Borej Vladimir Monomakh, è operativo dal 2015. La nave gemella della classe Borej, l’SSBN Aleksandr Nevskij, ha recentemente condotto un riuscito test di lancio del missile balistico intercontinentale Bulava nella penisola della Kamchatka. I nuovi sottomarini avranno implicazioni nelle operazioni strategiche nucleari nel Pacifico: saranno più silenziosi e in grado di trasportare il doppio delle testate nucleari rispetto all’attuale classe Delta III, e molto più precise. Gli SSBN della classe Borej da Rybachij pattuglieranno il Pacifico ufficialmente in compiti di dissuasione per proteggere la Russia. Il primo di 6 sottomarini nucleari d’attacco multiruolo (SSGN) classe Yasen, progettati per entrare in servizio in Estremo Oriente nei prossimi dieci anni, entreranno nella Flotta del Pacifico nel 2017 al più presto. Nell’insieme, la significativa esperienza navale russa durante la Guerra Fredda, in combinazione con l’ambiziosa espansione e creazione di una moderna marina militare oceanica cinese, sfidano il dominio navale mondiale degli USA come mai prima. Questo potrebbe essere un buon momento per le istituzioni e i pianificatori militari degli Stati Uniti per considerare dei piani per evitare la guerra mondiale, prima che sia troppo tardi. Ingenuità? Forse.134548662_14403811733121nF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia modernizza la flotta corazzata

South Front 3 gennaio 2016

T-90AM

T-90AM

Uno dei settori chiave della modernizzazione militare russa è la sua flotta di carri armati, che comprende ancora molti carri armati T-72B e T-80U non aggiornati. Per colmare questo gap con la NATO, la Russia opta per aggiornare i T-72B allo standard T-72B3, modernizzazione che ha prodotto un carro armato moderno paragonabile al T-90 a una frazione del costo per acquistarne di nuovi. Il carro armato T-72B3, entrato in servizio nel 2011 al ritmo di circa 200 l’anno ed ampiamente noto grazie alle gare annuali del biathlon tra carri armati, doveva essere un tampone fin quando la famiglia del T-14 Armata sarà operativa. Secondo le dichiarazioni di Uralvagonzavod, i piani di rifornimento comportavano l’acquisto di 2000 MBT T-14. Questi piani sembrano essere stati modificati a causa di diversi fattori apparsi negli ultimi due anni.
Il primo è la crisi in Ucraina e l’elevata allerta con la NATO. La crisi ha sollevato la necessità di un vero MBT moderno paragonabile ai carri armati della NATO che sia operativo nel più breve tempo possibile. Mentre il T-72B3 può essere tranquillamente definito carro armato moderno, è ancora inferiore per certi aspetti agli ultimi cari armati della NATO Leopard 2A6 e M1A2 Abrams. In secondo luogo, lo scafo del T-90 diventa rapidamente datato, riducendone la competitività internazionale, come dimostra il successo del carro armato ucraino Oplot nella gara del 2011 in Thailandia, dove ha vinto il T-90. Mentre il T-90 ha riscosso un notevole successo di esportazione, con importanti contratti con India e Algeria, ora affronta la prospettiva di essere eclissato dai progetti più recenti di Cina e anche Ucraina. In terzo luogo, anche se l’Ucraina si è rivelata incapace di adempiere al contratto con la Thailandia, producendo solo 5 carri armati all’anno nel 2014 e 2015, la leadership russa deve considerare la peggiore delle ipotesi, che l’Ucraina ampli la produzione di Oplot per uso interno con l’aiuto della NATO. In quarto luogo, la crisi economica della Russia, causata principalmente dal rapido calo del prezzo del petrolio, indica che gli ambiziosi piani di ammodernamento militari hanno la necessità di avere il massimo possibile dal rapporto costo-efficacia. In quinto luogo, il T-14 è un progetto radicale caratteristico di molte tecnologie rivoluzionarie. È un progetto tecnologicamente rischioso con molte tecnologie ancora non testate, con la possibilità di ritardi. Dato che il suo progetto è molto diverso dai precedenti modelli di carri armati russi, la sua introduzione avrebbe anche bisogno di notevoli cambiamenti nella dottrina dell’addestramento dei carristi, essendo quelli attuali impreparati ad utilizzare il T-14. Di conseguenza, sarà difficile che la Russia schieri un considerevole e pienamente operativo T-14 prima del 2020, al minimo.
Il cambiamento dei piani di approvvigionamento indotto da tali fattori era evidente nell’estate del 2015, quando il MoD russo annunciava che la flotta di T-90 sarebbe stata modernizzata come T-90AM. Questa versione del T-90, conosciuta nella designazione per l’esportazione di T-90MS, è stata sviluppata negli ultimi anni, apparentemente in risposta all’invecchiamento del T-90 e alla comparsa dei concorrenti cinesi e ucraini, ma non era destinata ai militari russi. Tuttavia, la necessità di una alternativa più veloce e meno costosa per colmare il vuoto fin quando il T-14 sarà disponibile, ha costretto il MoD russo a dare una seconda occhiata al T-90AM che ha il vantaggio di utilizzare gli scafi dei T-90 già esistenti ed è un progetto maturo con pochi rischi di sviluppo e il cui progetto familiare permette agli equipaggi russi di passare facilmente al nuovo progetto. Almeno un T-90AM con cannone 2A82 da 125mm sviluppato per il T-14 è in fase di test a Nizhnij Tagil, e mezzi aggiornati potrebbero essere consegnati alle unità russe già nel 2016 se il MoD russo lo desidera. Pertanto, nel 2025 la flotta corazzata della Russia sarà probabilmente costituita da circa 1000 carri armati T-72B3, 400 T-90AM e circa 500 T-14, in costante aumento. Questa forza avrà la superiorità qualitativa e numerica su ogni possibile combinazione di avversari della Russia al momento.

T-72B3

T-72B3

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia sviluppa nuovi velivoli intercettori

Vadim Matveev, RIR, 30 dicembre 2015

MiG-301 (MDP 70.1)

MiG-301 (MDP 70.1)

La MiG Russian Aircraft Corporation lavora a un nuovo aeromobile per sostituire i Mikojan MiG-31 nelle varie versioni. L’avanzato velivolo intercettore, provvisoriamente denominato MiG-41, svolgerà operazioni di difesa aerea raggiungendo una velocità quasi ipersonica. E’ probabile che entrerà in servizio dal 2020. Il Direttore Generale della MiG Sergej Korotkov ha detto ai giornalisti, a fine dicembre 2015, che ‘il nuovo sistema aereo che sostituirà il leggendario intercettore sarà costruito sulla base dei moderni principi dell’ingegneria degli aerei militari e con materiali moderni’. La cellula del nuovo velivolo è ora in fase di sviluppo. I lavori sul nuovo intercettore iniziarono nei primi mesi del 2014. All’epoca, Aleksandr Tarnaev, deputato del Comitato della Difesa della Duma aveva detto che era stato firmato il documento per avviare la ricerca sul progetto MiG-41. Quasi alcun dettaglio del velivolo è stato reso pubblico. Secondo Viktor Bondarev, comandante in capo delle Forze Aeree russe, il nuovo intercettore dovrebbe essere pronto entro il 2020. Il pilota collaudatore Anatolij Kvochur ritiene che il nuovo velivolo incorpererà tutti i vantaggi del predecessore MiG-31, ma sarà significativamente più veloce, in grado di raggiungere oltre Mach 4. ‘L’aggiornamento doveva avvenire 20 anni fa. Tuttavia, allora non ci fu e così i requisiti ora sono più esigenti. E consistono, tra l’altro, nella velocità dell’intercettore incrementata a Mach 4-4,3 (4248 km orari)’, secondo il pilota in un’intervista a RIA Novosti. Il lavoro sull’intercettore supersonico MiG-41 si avvale dei progetti MiG-301 e MiG-321 iniziati nel 1990. il nuovo velivolo è in competizione con un progetto del Sukhoj Design Bureau, che ha preso l’iniziativa di costruire un intercettore economico ‘operante’ ad una velocità di 2500-2700 km/h. Industria e forze armate dovranno raggiungere un accordo sulla fattibilità del progetto in via di sviluppo. Lo sviluppo simultaneo dei nuovi aerei Sukhoj e MiG ricorda una situazione simile nel 1970 riguardo a Tupolev Tu-22M e Sukhoj T-4, quando quest’ultimo non andò mai in produzione per il costo elevato e la difficoltà di manutenzione.
Il MiG-31 resta la pietra angolare delle difese aeree della Russia. Oggi alcuni caccia-intercettori vengono aggiornati per rafforzare le capacità di combattimento del velivolo. L’aggiornamento dei MiG-31 (che saranno ridenominati MiG-31BM) li doterà di nuove avionica e armi, rendendo il MiG-31BM 2,6 volte più efficiente del MiG-31. I primi tre aerei MiG-31BM aggiornato sono stati consegnati nel dicembre 2015 a un reggimento aereo sulla base aerea di Tsentralnaja Uglovaja presso Vladivostok. L’intera flotta di velivoli Sukhoj Su-27SM e MiG-31 del reggimento sarà sostituita da aerei più moderni nel 2016. Il MiG-31BM continuerà ad essere utilizzato dalle forze aeree russe fino al 2028, quando sarà completamente sostituito dal MiG-41.show_your_teeth_by_abiator-d37vn6wTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché il Su-35 è cruciale per Pechino

Rakesh Krishnan Simha, RBTH, 18 dicembre 2015

L’acquisizione della Cina del Su-35 indica le debolezze dei suoi programmi sui caccia nazionali, ma è anche segno che l’allineamento strategico Russia-Cina è più che superficiale.30_18La Cina è l’unico Paese al mondo che non ha uno, ma due programmi per caccia stealth. I jet di quinta generazione Chengdu J-20 e Shenyang J-31vengono costruiti da distinti e concorrenti uffici di progettazione, rivelando un elevato stato di abilità tecnologica del Paese. La Cina ha anche circa 400 jet di quarta generazione J-11, progettati sul molto potente Su-27 russo, fornendo notevole potenza di fuoco in un conflitto con Taiwan, Giappone e Stati Uniti. Così, quando Pechino ha deciso di acquistare 24 Su-35 Super Flanker russi per 2 miliardi di dollari, la grande domanda è stata: “Perché?” La ragione principale è che i caccia cinesi attuali e futuri subiscono delle turbolenze. Questo ha costretto l’Aeronautica cinese a scegliere il Su-35, considerato il più avanzato dei jet da combattimento non stealth oggi nel mondo, come tampone e fonte di tecnologia avanzata. Poiché i programmi furtivi cinesi sono ‘ispirati’ dai prototipi degli Stati Uniti, i difetti inerenti alla non provata tecnologia statunitense apparentemente vengono adottati da J-20 e J-31. Il J-31 ha una somiglianza impressionante col travagliato F-35 e il più grande J-20 sembra basarsi sul pariclasse F-22 Raptor. Nel 2012 i funzionari russi rivelarono che il J-31 è propulso dal motore Klimov RD-93 in dotazione ai MiG della Russian Aircraft Corporation. La Cina aveva copiato gli RD-93, ma gli sforzi per darne al J-31 una variante migliorata sembrano in fase di stallo. Il fiasco del motore ripeteva ciò che successe negli anni ’90. Le imitazioni del Su-27 di quarta generazione non passarono per i propulsori russi, poiché i motori cinesi si bloccavano regolarmente dopo 30 ore, mentre i motori russi dovevano essere revisionati solo dopo 400 ore. E’ chiaro che, nonostante decenni di riproduzione dei motori russi, quelli cinesi continuano a “soffrire di problemi di qualità e compatibilità”. I motori rappresentano una grossa fetta delle esportazioni aerospaziali russe verso la Cina, con Mosca che ha contrattato la fornitura di 500 propulsori aeronautici per i jet cinesi. Infatti, i pakistani, che regolarmente acquistano aviogetti cinesi, insistono a che i loro caccia siano equipaggiati con motori russi piuttosto che cinesi.

Riserve russe
La Cina copierà il Su-35? Il panda ama i germogli di bambù? Pechino è chiaramente interessata ai motori AL-41 del Su-35, che hanno una durata di 4000 ore rispetto alle 1500 ore dei motori AL-31 di Su-27 e Su-30. Il radar Irbis, che può inseguire un aereo nemico ad una distanza di 400 km, è anche sulla lista della Cina. Mosca è comprensibilmente cauta sulla vendita dei suoi gioielli della corona da quando i cinesi hanno illegalmente copiato il Su-27 Flanker, piazzato sul mercato internazionale come Shenyang J-11. Fino ad oggi, i cinesi insistono che l’aviogetto non sia una copia anche se ogni esperto di aviazione del mondo l’ha dichiarato tale. Ma la complessità dei motori aeronautici avanzati russi s’è dimostrata il maggiore ostacolo per l’industria di Pechino. Questo, insieme alla firma di accordi per la protezione della proprietà intellettuale più forti, ha rassicurato Mosca sul prosieguo della vendita di armi avanzate. Ciò che l’accordo sul Super Flanker segna non è altro che una svolta geopolitica. La vendita avviene poco dopo che il Presidente Vladimir Putin ha personalmente dato il via libera alla vendita del temuto sistema di difesa missilistico S-400 alla Cina. Si tratta dell’indicazione di sempre più stretti legami su difesa e strategici tra i due giganti, avvicinatisi a causa delle ingerenze occidentali nei loro affari interni e dei loro alleati.

Cosa può fare il Su-35?
A dire il vero, 24 aviogetti sarebbero un ordine iniziale e Pechino potrebbe optare per ulteriori Su-35 mentre la sua forza aerea ritira i velivoli antiquati. Il Su-35 ben si concilia con gli obiettivi principali dell’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare per dominare lo spazio aereo vicino alle coste e l’obiettivo secondario di allontanare i gruppi di portaerei dell’US Navy in acque profonde. Secondo Yang Cheng-wei, esperto di Taiwan di sistemi d’arma russi, con le dispute territoriali sulle isole di Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale, la Cina cerca le operatività avanzate del Su-35 per rafforzarne il controllo. “Anche se la Cina ha caccia a reazione avanzati come J-11B e J-10A/B, sono aviogetti da combattimento di quarta generazione che possono al meglio competere con F-15 e F-16 dei Paesi vicini. Considerando i potenziali clienti dell’F-35 nella regione e lo schieramento di F-22 degli Stati Uniti in Giappone, la Cina deve rispondere alla situazione e acquisire un vantaggio“, spiega Yang che ha studiato fisica all’Università Statale di San Pietroburgo. Yang descrive il Su-35 come “jet di quinta generazione senza le caratteristiche dei caccia stealth” Il sistema radar a scansione passiva del velivolo, l’Irbis-E, è progettato per rilevare caccia a reazione a 400 km di distanze e inseguire obiettivi furtivi fino a 90 km, superando anche la capacità del più avanzato caccia stealth della Russia, il T-50. Yang può avere ragione. Dopo aver allietato la folla al Paris Air Show del 2013 col suo Su-35, il pilota collaudatore russo Sergej Bogdan ripeté la manovra presentata nel 1989, quando un Sukhoj Flanker eseguì la prima manovra cobra. “La rapida variazione di velocità può causare un Fire Control Radar Doppler spezzando l’aggancio“, dice Aviation Week. In parole povere significa che il Su-35 può diventare invisibile ai radar. Mentre la manovrabilità del Flanker è leggendaria, la sua autonomia entra in gioco anche nel combattimento aereo. Il lungo raggio è tipico dei jet russi ad alte prestazioni progettati per rispondere al problema unicamente russo, il pattugliamento di milioni di chilometri quadrati di territorio con un numero limitato di aerei. Il Su-35 con le sue lunghe gambe (quasi 4000 km di gittata) e l’alta velocità (Mach 2,5) supera facilmente ogni caccia occidentale. Questo gli permette di eseguire puntate ripetute ed inversioni a U, tattica da guerra fredda dei sovietici che lascerebbe l’avversario disorientato, esausto e vulnerabile nel dogfight. In una simulazione richiesta alla RAND Corporation nel 2008, l’F-35 subì perdite in rapporto di 2,4 a 1 contro i Su-35 (della forza aerea cinese). Cioè, più di due F-35 andarono persi per ogni Su-35 abbattuto. Nel 2009, gli analisti di US Air Force e Lockheed Martin indicavano che dall’F-35 ci si poteva aspettare solo un rapporto di 3 a 1 abbattimenti contro il vecchio Su-27.Su-35S-vs-JSF-Engage-1I Sukhoj pattugliano i mari
Non solo il Su-35 può affrontare i caccia stealth statunitensi, ma può farlo sul campo nemico, cioè i gruppi di portaerei. Che le portaerei della Marina statunitense operino vicino alle coste cinesi o in pieno Oceano Pacifico, il Su-35 può lanciargli missili antinave supersonici da distanze di sicurezza. I missili antinave russi, che costano meno di 1 milione di dollari l’uno, sono progettati per eludere le difese navali e distruggere questi vascelli da 10 miliardi di dollari da più direzioni. Se la Russia fornisce l’Oniks alla Cina, sarebbe finita per i gruppi di portaerei dell’US Navy. Quando una raffica di missili Oniks viene lanciata, come lupi in branco decidono chi guida l’attacco principale e quale missile assume il ruolo di esca attirando i sistemi aerei e di difesa aerea del nemico. Nei test, le navi più piccole vengono tagliate in due da questi missili. Di sicuro, non vi è alcuna necessità di affondare completamente la portaerei, anche se sarebbe un risultato auspicabile dal punto di vista della Cina. Questo perché, anche danni di lieve entità possono mettere le grandi portaerei fuori uso per mesi. Con l’elemento principale della proiezione di potenza navali sparita, gli Stati Uniti sarebbero costretti a capitolare presto in un conflitto. Il Sukhoj può divenire un moltiplicatore di forza se la Cina l’impiega in un sistema stratificato che comprenda i missili S-400. Con gli S-400 che forniscono una difesa aerea praticamente inespugnabile, il Su-35 troverebbe più facile affrontare i jet nemici, senza doversi guardare le spalle.Kh-31P-Su-30MKK-Flanker-G-PLA-AF-1STraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.209 follower