La Corea democratica e il suo programma missilistico

VPK-NEWSSouth FrontSi potrebbe dire che la situazione politica e militare nell’Asia-Pacificoa sia calma prima della tempesta. La corsa per preparare tutti a un conflitto tra “mondo libero” e “regime comunista totalitario” a Pyongyang propagato dai media occidentali ha raggiunto l’apice. Gli Stati Uniti concentrano le forze nell’est asiatico per colpire obiettivi militari e industriali nella Corea democratica. Tre gruppi d’attacco con portaerei (CSG) sono in attesa di ordini nel Mar del Giappone: USS CVN-68 Nimitz, USS CVN-71 Theodore Roosevelt e USS CVN-76 Ronald Reagan. Sono accompagnati da tre stormi aerei, per 72 jet F/A-18E e 36 vecchi jet F/A-18C di supporto. I CSG includono 18 cacciatorpediniere Arleigh Burke con 540 missili Tomahawk. Il Mar del Giappone è pattugliato dai sottomarini lanciamissili da crociera USS Michigan (SSGN-727) e USS Florida (SSGN-728), con altri 300 Tomahawk. Vi sono 6 bombardieri B-1B e B-52 e 3 bombardieri B-2 nucleari presso la Base Aerea Andersen di Guam. Tale potenza sorprendente è mobilitata non solo per spettacolo. Una vera minaccia d’attacco nucleare statunitense emerse durante la guerra di Corea del 1950-1953. Gli Stati Uniti svilupparono diversi piani per bombardare obiettivi-chiave in Corea democratica per avere un vantaggio strategico. I massimi vertici non riuscirono ad aprire la scatola di Pandora, ma la minaccia di distruzione nucleare era ancora presente anche dopo la guerra, anche se in misura minore. Probabilmente fu questo che spinse Kim Il-sung ad avviare il suo programma nucleare.Test d’indipendenza
Negli anni ’60 gli sviluppi iniziali furono permessi dai sovietici e in seguito dall’aiuto dei cinesi. Il Pakistan svolse un ruolo cruciale nel programma. Alla fine degli anni ’90 Abdulqadir Khan, “il padre della bomba nucleare d’Islamabad”, consegnò alla Corea democratica l’attrezzatura per l’arricchimento dell’uranio, 5000 centrifughe e la documentazione necessaria. Khan attirò l’attenzione pubblica dopo aver rubato i progetti di centrifughe quando lavorava nei Paesi Bassi, negli anni ’70. Secondo i funzionari dell’intelligence statunitense, scambiò compact disc coi dati chiave per le tecnologie missilistiche. Nel 2005, il presidente Pervez Musharraf e il primo ministro Shaukat Aziz ammisero che Khan fornì alla Corea democratica le centrifughe. Nel maggio 2008 lo scienziato che in precedenza aveva dichiarato di avere agito di propria volontà, si rimangiò le dichiarazioni e disse che il governo del Pakistan l’aveva denigrato, affermando che il programma nucleare nordcoreano era già avviato prima di essere contattato. All’inizio degli anni ’80, i migliori fisici del Paese erano riuniti nel Centro di ricerca scientifica nucleare di Yongbyon, a un centinaio di chilometri a nord di Pyongyang. Con l’aiuto dei cinesi, un reattore a grafite sperimentale da 20 MW fu costruito il 14 agosto 1985 e funzionò fino al 1989 quando fu fermato su pressione degli Stati Uniti, con ottomila barre di combustibile tratte dalla zona attiva. Le valutazioni su quanto plutonio sia stato generato dalla Corea democratica differiscono. Il dipartimento di Stato USA valuta la quantità di plutonio tra sei e otto chilogrammi, la CIA afferma che sono nove chilogrammi. Secondo esperti russi e giapponesi, ottomila barre di combustibile genererebbero non meno di 24 chilogrammi di plutonio. La Corea democratica riattivò il reattore più tardi: funzionò dal 1990 al 1994, quando si fermò di nuovo a causa della pressione degli Stati Uniti. Il 12 marzo 1993, Pyongyang dichiarò che intendeva non aderire al Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari e rifiutò di concedere all’AIEA l’accesso ai suoi programmi. Dal 1990 al 1994 furono costruiti altri due reattori Magnox (da 50 MW e 200 MW) a Yongbyon e Taechon. Il primo può produrre 60 chilogrammi di plutonio all’anno, sufficiente per 10 testate nucleari. Il reattore da 200 MW può produrre 220 chilogrammi di plutonio, sufficienti per 40 testate. In seguito alla risoluzione 825 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla minaccia degli attacchi aerei statunitensi, la Corea democratica cedette alle pressioni diplomatiche e interruppe il programma sul plutonio. Dopo la sospensione dell’accordo, a fine 2002, Pyongyang riattivò i reattori. Il 9 ottobre 2006, la Corea democratica dimostrò la sua potenza nucleare con un test sotterraneo. L’esplosione ebbe una potenza di 0,2-1 kiloton. Il 25 maggio 2009, la Corea democratica condusse un secondo test sotterraneo. L’US Geological Survey (USGS) riferì che l’esplosione ebbe una potenza maggiore, stimato da 2 a 7 kiloton. Il 12 febbraio 2013 l’Agenzia di stampa centrale della Corea democratica dichiarò che fu testata una piccola carica nucleare ad alta potenza. L’Istituto di geoscienza e risorse minerarie sudcoreano riferì che la potenza fu stimata in 7,7-7,8 kiloton. Il 9 settembre 2016, un terremoto di magnitudo 5,3 fu registrato alle 9.30. L’epicentro era a 20 km dal sito dei test di Punggye-ri. L’USGS lo definì esplosione nucleare. In seguito la Corea democratica dichiarò ufficialmente di aver condotto il suo quinto test nucleare. La potenza fu stimata tra 10 e 30 kiloton. L’8 gennaio 2017, il primo dispositivo termonucleare fu testato dalla Corea democratica. I sismologi cinesi registrarono un forte terremoto. La Corea democratica confermò di avere la bomba all’idrogeno lo scorso settembre. I sismologi di vari Paesi stimarono la magnitudo in 6,1-6,4, con centro sismico vicino al livello del suolo. Funzionari nordcoreani affermarono di aver detonato con successo una carica termonucleare. La potenza fu stimata tra 100 e 250 kiloton. L’8 agosto 2017, il Washington Post riferì che, secondo l’US Defense Intelligence Agency, la Corea democratica ha fabbricato 60 testate termonucleari che potrebbero essere montate su missili balistici e da crociera. Molti media occidentali pubblicarono foto che dimostrano come Pyongyang abbia una testata termonucleare da 500-650 kg.
Nonostante tutti gli sforzi nella difesa antimissile negli ultimi 60 anni, i media hanno pubblicato le opinioni incerte degli di esperti su un’efficace contromisura ai missili balistici di medio raggio ed intercontinentali. Un missile balistico strategico con testata nucleare è un asso militare, l’asso che molti Paesi desiderano avere nei giochi politici sul tavolo internazionale. Ma montare una testata nucleare su un missile balistico è un compito difficile. Tutti i membri del “club nucleare” impiegarono tempo ed ebbero difficoltà nel testare una bomba nucleare da montare su un missile. Ci vollero sette anni dal primo test nucleare statunitense per montare una testata nucleare W-5 da 1200kg sui missili da crociera MGM-1 Matador e Regulus-1, e ci vollero nove anni per creare le testate W-7 per i missili balistici tattici M-3 Honest John e Corporal. 30 test nucleari furono condotti durante questo periodo. Alcuni per migliorare peso e dimensioni delle bombe. Il dispositivo esplosivo da 4500 kg del W-3 fu ridotto a 750 kg del W-7, con un diametro che si restrinse da 125 cm a 62 cm rispettivamente. Il secondo compito importante fu adattare la testata alle alte velocità e temperature che si verificano durante il volo balistico. Il primo missile balistico a medio raggio sovietico, l’R-5M, con una testata nucleare fu provato nel febbraio 1956. La bomba atomica RDS-4 montata aveva un peso di 1300 kg. A quel tempo l’Unione Sovietica aveva condotto 10 test nucleari. La Cina aveva condotto quattro test nucleari quando il missile balistico a medio raggio DF-2 fu sottoposto a test di volo. A partire da Mk-1 Little Boy e Mk-3 Fat Man, tutte le bombe nucleari sono divise in due tipi. Le bombe del primo tipo sono le cosiddette armi a fissione, con la Mk-1 che ne è la “madre”. Il materiale fissile viene assemblato in una massa supercritica con l’uso del metodo del “cannone”: sparando del materiale sub-critico nell’altro. L’unico materiale attivo adatto a ciò è l’uranio arricchito U-235. Il secondo tipo è l’implosione, con la Mk-3 che ne fu il prototipo: una massa fissile di due materiali (U-235, Pu-239 o una combinazione) è circondata da esplosivi ad alta densità che comprimono la massa, con conseguente criticità. Pu239, U233 e U235 possono essere utilizzati come materiale attivo in questo caso. Il primo tipo è più semplice da produrre e quindi più facilmente disponibile per i Paesi meno sviluppati scientificamente. L’altro tipo richiede meno materiale attivo, ma è considerevolmente più difficile da costruire e richiede tecnologie avanzate. I dispositivi di tipo implosivo sono sfere cave concentriche. La prima sfera è costituita da materiale attivo (con raggio esterno di 7 cm nel caso dell’U235, 5 cm per il Pu239 e raggio interno di 5,77 e 4,25 rispettivamente). La seconda sfera di 2 cm di spessore è in berillio che devia i neutroni. Il terzo è una sfera di 3 cm realizzata in U238. La quarta sfera da 1 a 10 cm di spessore è di normale esplosivo. Il dispositivo è coperto con un paio di cm di alluminio. Il modello non è cambiato molto dalla Fat Man, tranne che per l’esplosivo obsoleto, l’Amatol del peso di 2300 kg. Oggigiorno le testate usano il PBX-9501 (W-88) di cui 6-8 kg bastano. Nel 1959 l’US Atomic Energy Commision sviluppò un modello matematico universale per il dispositivo implosivo nucleare e termonucleare come primo modulo. È obsoleto per i dispositivi russi e statunitensi contemporanei, ma per quelli nordcoreani sarebbe appropriato. Questo modello permette di stimare la potenza di un ordigno nucleare se se ne conosce il diametro. Un dispositivo di 28 cm avrebbe una potenza di 10 kiloton, di 40 cm 25, di 46 cm 100 e di 61 cm 1 megaton. La lunghezza del dispositivo corrisponde al diametro con un rapporto di 5 a 1, cioè se il dispositivo è largo 28 cm, la sua lunghezza sarà di 140 cm e il peso di 240 kg.Sfilata di Hwasong
L’Hwasong-5 è una copia del missile sovietico R-17 Elbrus (Scud-C). La Corea democratica se ne impossessò quando aiutò l’Egitto nel 1979-1980. Dato che i rapporti con l’Unione Sovietica erano tesi e che i cinesi erano inaffidabili, i nordcoreani iniziarono il reverse engineering degli R-17 “egiziani”. Il processo fu accompagnato dalla costruzione della relativa industria, con lo sforzo principale incentrato sulla fabbrica 125 di Pyongyang, l’Istituto di ricerca Sanum-dong e il sito di lancio di Musudan-ri. I primi prototipi furono sviluppati nel 1984. Denominati Hwasong-5 (designato dall’occidente come Scud-A Mod) i missili erano identici agli R-17 ricevuti dall’Egitto. I voli di prova furono condotti nell’aprile 1984, ma il primo lotto era limitato perché erano stati programmati solo per i voli di prova, per accertarne la qualità della produzione. La produzione in serie degli Hwasong-5 (Scud-B Mod) iniziò nel 1985. Questo tipo ebbe alcuni miglioramenti rispetto al progetto sovietico originale. La gittata con testata da 1000 kg migliorò da 280 a 320 km e il motore Isaev fu leggermente modernizzato. Esistono diversi tipi di carichi utili: a frammentazione, ad alto potenziale esplosivo, chimica e forse biologica. Durante l’intero ciclo di produzione, fino a quando l’Hwasong-6 fu sviluppato nel 1989, si sospetta che siano stati adottati diversi aggiornamenti, ma non sono disponibili dati precisi. Nel 1985, l’Iran acquistò 90-100 Hwasong-5 per 500 milioni di dollari. L’accordo includeva la tecnologia di produzione che aiutò Teheran ad avviare la propria produzione. Il missile fu chiamato Shahab-1 in Iran. Gli Emirati Arabi Uniti ne acquistarono un lotto nel 1989.
Hwasong-6 è un aggiornamento del precursore. Ha una gittata maggiore ed è più preciso. Entrò in produzione nel 1990. Circa 2000 missili furono prodotti entro il 2000, 400 dei quali venduti per 1,5-2 milioni di dollari. 60 missili furono consegnati all’Iran, dove vennero chiamati Shahab-2. Furono anche esportati in Siria, Egitto, Libia e Yemen.
Hwasong-7 (No Dong) è un missile balistico a medio raggio, divenuto operativo in Corea democratica nel 1998. Secondo gli esperti occidentali, ha un raggio d’azione di 1350-1600 km e può trasportare carichi utili da 760 a 1000 kg. Il No Dong fu creato dagli ingegneri nordcoreani, secondo gli esperti occidentali, col sostegno finanziario dall’Iran e l’aiuto tecnico della Russia. Apparentemente durante caos e collasso economico degli anni ’90, l’industria della Difesa russa vendette nuove tecnologie a tutti gli interessati. Si crede che il Makeev Design Bureau trasferì l’R-27 Zyb e l’R-29 Vysota alla Corea democratica. Il motore 4D10, secondo gli Stati Uniti, funse da prototipo per il No Dong. Questo è discutibile, non c’è nulla di straordinario nel fatto che No Dong e R-27 condividano alcune caratteristiche tecniche, in quanto almeno una dozzina di missili statunitensi, giapponesi ed europei sono davvero simili. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, il missile è propulso da un razzo a propellente liquido con carburante TM185 (20% benzina, 80% cherosene), ossidante AK-271 (27% N2O4 e 73% HNO3). La spinta è di 26600 kg (nel vuoto). Ma i motori 4D10 realizzati 50 anni fa utilizzavano un combustibile più sofisticato, l’UDMH, col 100% di N2O4 come ossidante. Il tempo di volo del No Dong è di 115,23 secondi. La velocità massima è di 3750 metri al secondo. Pesa 15850 kg, con la testata che si separa durante il volo del peso di 557,73 kg. Esistono varianti per l’esportazione in Pakistan e Iran. Il tempo di volo dipende dalla distanza e dal peso della testata. Un volo di 1100 km con una testata da 760 kg impiegherà 9 minuti e 58 secondi. Un volo di 1500 km con una testata di 557,73 kg impiegherà 12 minuti. Questo fu misurato dai satelliti statunitensi durante i test di lancio in Corea democratica, Pakistan e Iran.
Hwasong-10 (BM-25 o Musudan), sistema missilistico mobile a gittata intermedia. Fu mostrato per la prima volta nella parata militare per il 65.mo anniversario del Partito dei Lavoratori della Corea, il 10 ottobre 2010, anche se gli esperti occidentali ritengono fossero dei modelli. L’Hwasong-10 assomiglia all’R-27 Zyb, un SLBM sovietico, ma più lungo di 2 metri. Secondo i calcoli, grazie all’allungamento dei serbatoi di carburante, la gittata sarebbe di 3200-4000 km rispetto ai 2500 del prototipo sovietico. Dall’aprile 2016, l’Hwasong-10 fu testato numerose volte, con due test, a quanto pare, riusciti. L’arsenale della Corea democratica ne ha circa 50 lanciatori. Con una gittata ipotizzata a 3200 km, il Musudan può colpire qualsiasi obiettivo in Asia orientale, comprese le basi militari statunitensi a Guam e Okinawa. La Corea democratica ha venduto una versione del missile all’Iran col nominativo BM-25, indicando la gittata (2500 km). L’Iran ha designato il missile Khorramshahr e trasporta 1800 kg di carico utile per 2000 km (l’Iran sostiene di aver deliberatamente ridotto la gittata per rispettare le proprie leggi). Questa gittata basta a colpire non solo Israele, Egitto ed Arabia Saudita, ma anche membri della NATO come Romania, Bulgaria e Grecia. Secondo Teheran, il missile può trasportare diverse testate, molto probabilmente MRV.
Hwasong-12, a giudicare dalle foto del lancio sperimentale del 14 maggio 2017, è il progetto di un missile a un solo stadio dal peso iniziale di 28 tonnellate, propulso da quattro razzi a propellente liquido. Secondo le prime valutazioni, l’Hwasong-12 avrebbe una gittata di 3700-6000 km. L’Hwasong-12 era montato su un autoveicolo Wanshan WS51200 di fabbricazione cinese, durante la parata militare dell’aprile 2017. È probabile che sostituisca l’inaffidabile Hwasong-10.
Hwasong-13 (No Dong-C) è un ICBM. Per qualche tempo fu considerato un missile a gittata intermedia. I test del motore per il nuovo missile furono segnalati dagli osservatori occidentali alla fine del 2011. Il sistema fu mostrato per la prima volta nella parata a Pyongyang del 15 aprile 2012. I missili erano equipaggiati con testate di simulazione. Alcuni ipotizzano che i missili siano dei prototipi, poiché vi sono dubbi che sia possibile trasportare missili a propellente liquido di tali dimensioni senza un contenitore, a causa dell’alta probabilità della deformazione meccanica del guscio. Un altro progetto, anche se simile, fu mostrato alla parata del 70.mo anniversario della fondazione della Corea democratica, il 10 ottobre 2015. È possibile che nel 2012 siano stati mostrati finti modelli leggermente diversi per disinformare e siano stati mostrati nel 2015 quelli reali. Il sistema è montato su un autoveicolo cinese WS51200.
Hwasong-14 è lo sviluppo più recente. È un ICBM in fase di completamento, ed è in preparazione per i test di lancio. È designato dalla NATO KN-20. Fu mostrato per la prima volta in una parata militare nel 2011, ma il primo lancio di prova avvenne il 4 luglio 2017, raggiungendo l’apogeo di 2802 km, atterrando a 933 km nel Mar del Giappone. Secondo le classificazioni internazionali è un ICBM, poiché il suo apogeo era superiore ai 1000 km e la gittata ai 5500 km. Secondo gli analisti, la gittata dell’Hwasong-14 è stimata in 6800 km. È in grado di raggiungere l’Alaska e il territorio continentale degli Stati Uniti. Un secondo test di lancio fu condotto il 28 luglio 2017, su una traiettoria con apogeo di 3724,9 km, atterrando a 998 km nel Mar del Giappone. Il tempo di volo totale fu di 47 minuti e 12 secondi. Secondo la Russia, tale missile potrebbe colpire obiettivi a una distanza di 10700 km, rendendolo capace di colpire qualsiasi obiettivo sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Considerando la rotazione terrestre, Chicago e forse New York sono a portata. Il New York Time suggerì che i motori dell’Hwasong-14 si basassero sull’RD-250 di fabbricazione ucraina. Juzhmash li avrebbe consegnati alla Corea democratica. L’esperto statunitense Michael Elleman dice che anche la documentazione del costruttore fu acquistata con alcuni motori. Secondo l’intelligence sudcoreana, Pyongyang ha ricevuto da 20 a 40 RD-251 dall’Ucraina. Kiev lo nega. Joshua Pollak, caporedattore di The Nonproliferation Review, nota che la fuga di dati dell’RD-250 dall’Ucraina è possibile, ma il primo stadio dell’Hwasong-14 fu probabilmente sviluppato in collaborazione con l’Iran. Anche se la Corea democratica avesse accesso alla documentazione tecnica o ai motori 4D10, 4D75 o RD-250, usarli è fuori questione per Pyongyang. Il fatto è che la produzione chimica della Corea democratica è debole, e non saprebbe produrre uno dei componenti del carburante eptilico (dimetilidrazina asimmetrica UDMH). Pyongyang dovrebbe comprarla in Russia o Cina, il che è impossibile per l’embargo. I nordcoreani hanno usato un trucco ben noto: hanno solo ingrandito il motore Isaev 9D21 per adattarne la potenza necessaria.
Pukguksong-2 (KN-15) è un missile balistico a raggio intermedio a combustibile solido e lancio a freddo. È la variante terrestre dell’SLBM KN-11. Il suo primo volo di prova avvenne il 12 febbraio 2017, nonostante la Corea democratica avesse testato la variante sottomarina KN-11 nel maggio 2015. Non si sa molto delle capacità del KN-15. Nel febbraio 2017, il missile raggiunse un’altitudine di 550 km e volò per circa 500 km, quasi come i test del KN-11 dell’agosto 2016. Questa traiettoria non ottimale e deformata permette di sostenere che il KN-15 possa colpire bersagli nel raggio di 1200-2000 km. Il motore a combustibile solido consente di sparare il missile subito dopo aver ricevuto l’ordine. Tali missili richiedono meno mezzi ausiliari e personale, il che consente maggiore flessibilità operativa. Attualmente l’unico missile balistico operativo in Corea democratica è il KN-02. Una delle novità è il lancio del missile da un sistema di trasporto e lancio (TEL). Questo è chiaramente influenzato da tecnologie russe. Il TEL è realizzato in acciaio consentendo di utilizzare il contenitore più volte. I test del KN-15 sono degni di nota perché condotti utilizzando una piattaforma di lancio cingolata che assomiglia al vecchio sistema 2P19 basato sull’ISU-152. Questo differenzia il KN-15 dagli altri sistemi missilistici della Corea democratica che utilizzano piattaforme ruotate e quindi limitate alle strade. Il sistema cingolato consente la flessibilità necessaria per la Corea democratica, in quanto ha solo circa 700 km di strade asfaltate. Si presume che il lanciamissili sia basato sul carro armato T-55. Ciò dimostra che la Corea democratica può sviluppare lanciamissili autonomamente poiché non può comprarli in Russia e Cina a causa dell’embargo sulle armi. Il KN-15 è anche considerato simile a JL-1 e DF-21, il che solleva la possibilità che sia stato realizzato basandosi su tecnologia cinese. I loro profili sono simili e la velocità di sviluppo del KN-15 solleva sospetti. Le somiglianze fisiche sono un metodo inaffidabile per discernere l’origine di un missile, considerando le somiglianze fisiche complessive tra SLBM e missili a combustibile solido. Il 21 maggio 2017, la Corea democratica effettuò un secondo riuscito lancio di prova del KN-15. Il missile volò per 500 km, raggiungendo un’altitudine di 550 km, e cadde in mare. Le somiglianze del missile con l’SLBM statunitense Polaris A-1 sono evidenti. Peso e dimensioni sono quasi gli stessi: i missili hanno un diametro di 1,4 m e 1,37 m, la lunghezza rispettivamente di 9,525 m e 8,7 m. Il peso iniziale del KN-11/15 è probabilmente simile a quello del Polaris A-1, 13100 kg. Ma il missile nordcoreano è un prodotto più completo e moderno. Gli stadi del KN-11/15 sono realizzati in materiale composito similmente a un bozzolo, mentre quelli del Polaris A-1 sono realizzate in acciaio AM3-256 al vanadio.
La Corea democratica è una noce dura da spezzare. Cercate di non rompervi i denti, imperialisti!Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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NATO: una pericolosa tigre di carta

Patrick Armstrong, SCF 16/11/2017I cinesi sono geniali nelle espressioni concise e poche sono più ricche di significato ed immediate come “tigre di carta”. La NATO è una tigre di carta che sopravvalutando i propri poteri può essere pericolosa.
Alcuni russi temono che oggi ci siano più truppe ostili al confine russo dal 1941. Anche se fosse vero, non ha molto senso. I tedeschi invasero l’Unione Sovietica con 150 divisioni nel 1941 e come risultò, non bastarono. Oggi la NATO ha, o afferma di avere, un gruppo di combattimento in ciascuno dei tre Paesi baltici e in Polonia; hanno un nome pomposo: Enhanced Forward Presence. Gli Stati Uniti hanno una brigata e parlano di un’altra. Una certa quantità di armi pesanti è stata inviata in Europa. Queste sono il grosso delle forze di terra al confine. In totale, con la valutazione più ottimistica e assumendo che tutto sia pronto, si tratta di una divisione. O, in realtà, l’equivalente di una divisione (cosa molto diversa) formata da 16 (!) Paesi con lingue, tattiche ed equipaggiamenti diversi e soldati che cambiano continuamente. E in guerra, i tre nei Paesi Baltici verrebbero accerchiati finendo in una nuova Dunkerque o nuova Canne. Tutto al solo scopo, ci dicono solennemente, d’inviare “il chiaro messaggio che attaccando un alleato, verrebbe raggiunto da truppe di tutta l’Alleanza“. Ma per chi è il “messaggio”? Mosca ha già una copia del trattato della NATO e sa cosa dice l’articolo V. Oltre all’EFP ci sono le forze nazionali. Ma sono residuali: “eserciti impoveriti” definiti sotto equipaggiati e sotto organico; raramente si esercitano. Il parlamentare tedesco incaricato di sovrintendere alla Bundeswehr afferma: “Ci sono troppe carenze“. Nel 2008 l’esercito francese fu descritto “in rovina”. L’esercito inglese “non riesce a trovare abbastanza soldati”. L’esercito italiano invecchia. La Polonia, una delle cheerleader del meme sulla “minaccia russa”, si ritrova con l’esercito diviso da accuse di politicizzazione. Sulla carta, questi cinque eserciti affermano di avere tredici divisioni e tredici brigate. Riassumetele ottimisticamente in una dozzina di divisioni in tutto. L’Esercito degli Stati Uniti (che ha difficoltà di reclutamento) ne aggiunge altre undici (sebbene gran parte oltreoceano coinvolte nella metastasi della “guerra al terrore”). Facciamo finta che tutti gli altri Paesi della NATO portino altre cinque divisioni. Quindi, complessivamente, riportando tutto a casa dalle guerre che la NATO combatte nel mondo, con le ipotesi più ottimistiche e partendo dal presupposto che tutto sia pronto e funzioni (meno della metà dei carri armati francesi era operativa, manici di scopa dipinti in Germania, carenze nel reclutamento inglese), incrociando le dita e sperando, la NATO potrebbe forse rappattumare due dozzine e mezza di divisioni: o un quinto di quelle che la Germania pensava avesse bisogno. Ma in realtà, quel numero è fantastico: non pronto, sotto equipaggiato, raramente addestratosi, senza coda logistica, nessuna scorta di munizioni, senza aver il tempo di creare una logistica. Gli eserciti della NATO non sono capaci di una vera guerra contro un nemico di prima classe. E non va meglio il membro principale: “solo cinque delle 15 unità da combattimento corazzate dell’esercito statunitense sono a pieno regime“. Una tigre di carta.
Questa realtà è stata svelata, a chi lo volesse vedere, dal “Dragoon Ride” del 2015, volto “ad assicurare gli alleati prossimi all’orso che siamo qui”, fu una sfilata di blindati leggeri armati di mitragliatrici pesanti. Sebbene continuamente coperta dai media statunitensi (“mostra al mondo una parte della potenza di fuoco degli Stati Uniti e dei suoi partner NATO dell’Europa orientale“), è improbabile che qualsiasi osservatore che avesse prestato servizio in un esercito del Patto di Varsavia fosse colpito da ciò che in effetti erano un paio di dozzine di BTR-50. E nemmeno l’esercito degli Stati Uniti quando ci pensa: un programma di punta è stato attuato per dotarli di un’arma più pesante. Il primo fu consegnato un anno dopo. Quindi ora l’esercito statunitense ha alcuni blindati leggeri con cannoncini, come i BTR-80 sovietici degli anni ’80. Nel frattempo, i russi hanno la torretta Bumerang-BM. Anni di calci a porte e pattugliamenti per la strade, sperando che non ci siano IED, sono una pessima preparazione a una vera guerra. Non meraviglia che la NATO preferisca bombardare obiettivi indifesi da 5000 metri. Ma anche lì, i dati sono insignificanti. Si consideri l’ultima performance “di successo” della NATO contro la Libia nel 2011. Nessuna difesa aerea, nessuna opposizione, completa libertà di movimento e scelta d’azione; e ci sono voluti 226 giorni! Il Kosovo, un’azione aerea simile contro un avversario debole, richiese 79 giorni. Nel frattempo gli anni passano in Afghanistan e Iraq. Non è insomma un’alleanza militare molto efficiente, anche quando viene attivata contro vittime più o meno indifese.

BTR-50 egiziani, 6 ottobre 1981

Ma c’è una domanda ovvia: la NATO prende sul serio tutta la sua retorica sulla minaccia russa, o è solo una campagna pubblicitaria? Una campagna per avere 240 milioni di sterline dai Paesi baltici, un extra agli 80 miliardi di dollari per il complesso militare-industriale degli USA, 28 miliardi per la Polonia, i missili Patriot per la Svezia, F-35 per la Norvegia (ma senza un solo hangar per essi), aumento della spesa di Regno Unito, Germania, Francia, Canada, Repubblica Ceca e così via. Una minaccia russa fa bene agli affari: ci sono pochi soldi nelle minacce poste da IED, giubbotti antiproiettile e armi leggere. I grandi profitti richiedono grandi minacce. Come ho già scritto altrove, si pensava che la Russia abbia la dimensione giusta della minaccia, abbastanza grande, ma non troppo, ed hanno pensato che fosse un obiettivo sicuro anche, ricordate Obama nel 2015 e la sua fiducia che la Russia non fosse granché? O così pensavano allora. La cosa divertente è che la NATO inizia a preoccuparsi di ciò che ha risvegliato: “zone di diniego aereo”, esercito inglese annientato in un pomeriggio, la NATO che perde subito i Paesi Baltici, inarrestabile missile anti-portaerei, capacità di pre-allarme “subacqueo”, sottomarini “buco nero”, all’avanguardia nei carri armati, “devastante” sistema di difesa aerea, “totalmente superato”. Le azioni russe, sia diplomatiche che militari, in Siria hanno dato un assaggio alla NATO: l’esercito russo è molto più potente di quanto immaginasse, e molto meglio diretto. Il fantasma evocato per giustificare le vendite di armi e l’espansione della NATO ora ne spaventa gli artefici. Un esempio particolarmente sorprendente viene dal generale Breedlove, ex-comandante supremo della NATO, che ha fatto molto nel minacciare la Russia: ora teme che una guerra “lascerebbe l’Europa inerme, privata dei rinforzi e in balia della Federazione Russa”. Non così trascurabile come pensavano. A cosa dovremmo confrontare tale alleanza debole, incompetente ma infinitamente vanagloriosa e belluina? In passato suggerii che la NATO fosse un ubriaco che beve per curare gli effetti della cirrosi epatica. È un bambino dai capricci infiniti e che si spaventa con le storie che si racconta? Come il Patto di Varsavia, è spaventato da informazioni o opinioni contraddittorie e insiste sul fatto che sia bloccato. Certamente è un esempio di autocompiacimento compiacente: “Projecting Stability Beyond Our Borders” si vanta nei Balcani, in Iraq e Afghanistan. Gli unicorni vagano liberi nella NATO.
Non c’è motivo di preoccuparsi leggendo tutto ciò che esce dal quartier generale della NATO: è solo aria. C’è una risposta. E questa è la Libia. Quando dicono stabilità, rispondete Libia. Quando dicono terrorismo, rispondete Libia. Quando dicono pace, rispondete Libia. Quando dicono dialogo, rispondete Libia. Quando dicono valori, rispondete Libia. La NATO è pericolosa nel modo più stupido e illuso che ci sia. Ma quando il suo principale membro inizia a chiedere agli altri di “pagare la loro parte”, e il popolo di cinque membri vede Washington quale minaccia maggiore di Mosca, forse è ve verso la fine. Ma la ripetizione incessante diventa realtà ed è lì che sta il pericolo. L’isteria ha raggiunto proporzioni assurde: la “stazione di servizio mascherata da Paese” del 2014 decide chi siede alla Casa Bianca; dirige referendum in Europa; domina le menti dei popoli attraverso RT e Sputnik; domina i social media; ogni esercitazione russa crea panico. Sarebbe tutto abbastanza divertente tranne il fatto che Mosca non gradisce. Mentre le forze della NATO ai suoi confini sarebbero insignificanti al momento, possono aumentare e tutti gli eserciti devono prepararsi al peggio. La Prima Armata Corazzata della Guardia viene ricreata. Ne discuto l’importanza qui. Quando sarà pronta, e Mosca si muoverà molto più velocemente della NATO, sarà più che un confronto, offensivo o difensivo, per gli eserciti di carta della NATO. E se Mosca pensa che ne abbia bisogno di altri, arriveranno. E non ci saranno operazioni di bombardamento a costo zero da 5000 metri contro la Russia. La forza navale della NATO, ancora reale, è piuttosto irrilevante nelle operazioni contro la Russia. Eppure la tigre di carta scopre i suoi denti di carta. In altre parole, e non mi stancherò mai di citarlo, “Abbiamo firmato per proteggere una serie di Paesi anche se non ne abbiamo né le risorse né l’intenzione di farlo seriamente”. La NATO ha firmato assegni per anni. E invece di esaminare con sobrietà il conto in banca, ne firma altri tra gli applausi che gli riecheggiano nella testa. “L’orgoglio arriva prima della distruzione e lo spirito altezzoso prima di cadere“. Possiamo solo sperare che la distruzione imminente della NATO non distrugga anche noi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mugabe, vittima dello Stato profondo dello Zimbabwe

Alessandro Lattanzio, 16/11/2017Il 15 novembre 2017, i militari assumevano il controllo dello Zimbabwe mettendo in custodia il Presidente Robert Mugabe e arrestando diversi alti funzionari governativi, tra cui il ministro del Governo locale Salvatore Kasukuwere, il ministro delle Finanze Ignatius Chombo, e il nipote di Mugabe Patrick Zhuwayo, tutti della fazione G40 del ZANU-PF, guidata da Grace Mugabe, moglie del presidente. Mentre il Generale Constantino Chiwenga, comandante delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, indiceva una conferenza-stampa presso il comando dell’Esercito, ad Harare, i soldati occupavano la ZBC, la TV di Stato. Ciò era il culmine di mesi di tensioni nel partito ZANU-PF, e solo la settimana prima Emmerson Mnangagwa, ex-vicepresidente ed ex-ministro della Giustizia dello Zimbabwe, era fuggito in Sud Africa dopo essere stato licenziato ed espulso dal partito con l’accusa di “slealtà” e complotto contro il presidente. Boris Johnson, segretario agli esteri della Gran Bretagna, col solito tono arrogante affermava, “Un governo autoritario, sia nello Zimbabwe che altrove, non dovrebbe avere posto in Africa… Le elezioni si terranno nella prima metà del prossimo anno. Faremo tutto il possibile coi nostri partner internazionali per garantire che ciò dia opportunità concreta agli abitanti dello Zimbabwe di decidere il loro futuro“. Ma nonostante ciò, mentre i militari prendevano il controllo dello Zimbabwe, l’“opposizione” neo-colonialista e sorosiana si allarmava ugualmente; Austin Moyo, del Movimento per il cambiamento democratico (MDC), organizzazione sorosiana al servizio degli interessi atlantisti, si dichiarava allarmato dalla mossa delle Forze Armate, legate al Partito dei Movimenti di Liberazione Nazionale socialisti e anticolonialisti ZANU-PF. Il leader dei militari interventisti, Generale Sibusiso Moyo, aveva dichiarato che le Forze di Difesa dello Zimbabwe garantiranno la sicurezza di Mugabe e contrasteranno l’infiltrazione di “criminali intorno a lui che commettono i crimini che causano sofferenze socio-economiche nel Paese. Non appena avremo completato la missione, ci aspettiamo che la situazione torni alla normalità“.
Nella settimana precedente fu svelata l’esistenza di un complotto per spodestare Mugabe, cui aderivano almeno da settembre i proprietari terrieri bianchi del Sindacato dei Fattori Commerciali; la fazione del Movimento dei Veterani della Guerra di Liberazione Nazionale guidata da Chris Mutsvangwa, ambasciatore in Cina e portavoce di Emmerson Mnangagwa, il vicepresidente licenziato l’8 novembre dal Presidente Robert Mugabe e fuggito in Sud Africa; da gruppi religiosi, probabilmente gruppi d’influenza statunitensi; e dal movimento sorosiano MDC dell’agente d’influenza anglostatunitense Morgan Tsvangirai. Il 13 novembre il comandante delle Forze di Difesa Costantino Chiwenga, che avrebbe incontrato Mnangagwa in Cina, avvertì Mugabe che doveva sospendere l’epurazione ai vertici del ZANU-PF, affermando “Dobbiamo ricordare a chi è dietro queste faide insidiose che quando si tratta di proteggere la nostra rivoluzione, i militari non esiteranno ad intervenire”. Chris Mutsvangwa, dopo l’intervento dei militari, dichiarava che il Generale Constantino Chiwenga aveva eseguito “un’azione correttrice incruenta contro un grave abuso di potere“, e che l’esercito restituirà lo Zimbabwe a una “democrazia genuina” facendone una “nazione moderna”. Nel frattempo, il segretario dello ZANU-PF per gli affari giovanili, Kudzanayi Chipanga, scusandosi col Generale Constantino Chiwenga, col comandante dell’Esercito Tenente-Generale Phillip Valerio Sibanda e col Comandante dell’Aeronautica militare Maresciallo dell’Aria Perrence Shiri, per la sua primitiva posizione contro l’intervento dell’esercito, riconoscendone la legittimità anche a nome del partito; “Come leader della Lega della gioventù dello ZANU-PF, ho riflettuto e personalmente ammetto di aver commesso un errore insieme al mio gruppo dirigente denigrando le vostre alte cariche. Siamo ancora giovani e facciamo errori e abbiamo imparato molto da questo errore. Non sono persuaso a presentarmi sui media statali, ma ho personalmente riflettuto e capito il mio errore, grazie“. Chipanga, prendendo così le distanze dalla fazione di Grace Mugabe, si posizionava a sostegno dei militari e della fazione del ZANU-PF dell’ex-vicepresidente Mnangagwa, consolidando l’intervento dell’esercito. E difatti, non va dimenticato che il 30 luglio 2017, il Presidente Robert Mugabe avvertì che avrebbe preso in considerazione il licenziamento dei vertici militari, accusandoli d’ingerenza nelle lotte interne allo ZANU-PF; “Ecco come vengono gestiti i governi. Rispettiamo le nostre forze di difesa, specialmente i vertici. Naturalmente andranno in pensione, ma gli troveremo una posizione nel governo in modo che non languiscano“. Mugabe lo stesso giorno accusò i dirigenti del partito di complottare contro di lui, mentre il ministro dell’Istruzione superiore Jonathan Moyo, a giugno, denigrò il Generale Constantino Chiwenga definendolo politico disperato in uniforme. Chiwenga riteneva che Moyo fosse una minaccia alla sicurezza nazionale quando attaccò il vicepresidente Emmerson Mnangagwa, allora ancora in carica. Anche il comandante dell’Aeronautica Maresciallo Perance Shiri redarguì Moyo. Mugabe aveva infine dichiarato che non si sarebbe ritirato, nonostante le pressioni nello ZANU-PF, “si dice che il presidente se ne andrà, ma io non me ne vado. Il presidente sta morendo, ma io non sto morendo e ringrazio Dio per aver vissuto fino ad oggi. Ringrazio Dio per avermi dato una buona vita. Ho qualche acciacco e vado dai dottori come chiunque altro, ma tutti i miei organi, il fegato, il cuore stanno molto bene, sono forti. So che potrebbero esserci alcuni che ambiscono divenire persino presidente, va bene. Ma penso anche e riconosco che avendo guidato il partito per così tanto tempo e avendo riunito il popolo, ci sia questa unità. Un nuovo uomo, che l’opposizione dirà ora possibile, un nuovo leader dello ZANU-PF non avrà alcuna possibilità contro l’opposizione. Persino l’MDC di Tsvangirai dirà che questo nuovo uomo non è conosciuto come me, dato il consenso che sono riuscito ad ottenere negli anni. Quindi, mi piacerebbe vedere se la situazione sia matura. Vorrei anche vederci uniti. Ma trovo che non lo siamo. Alcuni sono divisi da linee tribali, alcuni non rispettano gli altri e altri dicono che non vogliono uno Zezuru (leader) questa volta; neanche noi. Una volta che si fa questo tipo di discorso, allora non si ha intenzione di guidare e unire il partito. Non faccio tali discorsi“. Nel frattempo, a luglio, lo scontro s’inaspriva quando i Generali Constantino Guveya Chiwenga e Perrance Shiri accusarono Moyo di essere stato un disertore durante la guerra di liberazione. Moyo, elemento chiave della fazione G40, avrebbe preparato un documentario sul ruolo del vicepresidente Emmerson Mnangagwa durante la lotta di liberazione. Diversi giornalisti avrebbero visitato le aree del Matebeleland e Midlands per raccogliere testimonianze sull’operato di Mnangagwa. Negli anni ’60-’70, Mnangagwa fu arrestato e imprigionato per 10 anni. Fu in quel periodo che incontrò Mugabe e altri leader nazionalisti.Lo Stato Profondo dello Zimbabwe
Nello Zimbabwe, il Joint Operation Command (JOC) riunisce i comandanti di esercito, polizia e servizi segreti, che hanno sempre appoggiato la politica del ZANU-PF. E nel 2008 e nel 2013, il JOC ebbe de facto il controllo del governo, operando affinché il sistema governativo dello Zimbabwe non venisse compromesso o sabotato. Finché Mugabe e Mnangagwa erano allineati, li sosteneva entrambi, ma quando il G40 intervenne contro Mnangagwa per sostenere Grace Mugabe, il JOC, coinvolto nello scontro interno allo ZANU-PF, decise si sostenere il vicepresidente Mnangagwa anche contro i coniugi Mugabe. Il licenziamento di Emmerson Mnangagwa dell’8 novembre era volto ad impedire che potesse subentrare a Mugabe facendo leva sui legami con le forze armate. Ma non si era tenuto conto che, dopo gli scontri nei mesi estivi, l’esercito aveva già deciso su quale cavallo puntare. Inoltre, va notato che il 12-19 novembre erano previste le elezioni di 300 membri del Comitato centrale del ZANU-PF, il cui responsabile supervisore era il ministro Ignatius Chombo. “Il processo elettorale dovrebbe iniziare con effetto immediato, essere completato entro il 17 novembre 2017 e presentato al Segretario per l’amministrazione il 19 novembre 2017. L’assegnazione combinata dei seggi del Comitato centrale per ogni provincia sarà suddivisa come segue: 100 membri assegnati su base paritaria, 94 attraverso il voto al partito nelle elezioni del 2013, 20 dirigenti nazionali della gioventù, 20 donne dirigenti nazionali, 4 membri del Presidium, i segretari della Gioventù e della Lega femminile e 10 incaricati presidenziali“. Non era un caso, quindi, che l’intervento dei militari scattasse il primo giorno delle elezioni interne al Partito al governo. Nel frattempo, il ZANU-PF aveva avviato anche la campagna per le elezioni generali del 2018 e il portavoce del partito, Simon Khaya Moyo, avvertiva che “Abbiamo iniziato la campagna come partito. Gli individui non possono farlo ancora. Come sapete, appoggiamo il Presidente Mugabe come nostro candidato e incoraggiamo tutti a sostenerlo come candidato del partito. Tutte le nostre strutture lavorano per garantire una clamorosa vittoria al partito il prossimo anno. Al momento abbiamo detto che i deputati in carica non vanno disturbati. Quello che cerchiamo, al momento, è che i deputati svolgano le loro funzioni indisturbati. Continuiamo ad incoraggiare la nostra gente a registrarsi per votare. Vogliamo che si registrino tutti. Le strutture del partito lavorano instancabilmente per mobilitare i sostenitori per la registrazione. Abbiamo fiducia verso una vittoria clamorosa nel 2018“. Lo ZANU-PF doveva tenere un Congresso straordinario dal 12 al 17 dicembre 2017.
Il governo di Harare, nel frattempo, dal luglio 2017 iniziava a costituire riserve di oro e diamanti per sostenere la futura reintroduzione della valuta locale. A proporre l’iniziativa era proprio l’ex-vicepresidente Emmerson Mnangagwa. “Stiamo costruendo riserve di oro e diamanti che, se raggiungono un certo livello, che non dirò qui, ci permetteranno d’introdurre una nostra moneta sostenuta da questi minerali. Non sono libero di rivelarvi la quantità voluta di questi minerali, prima che possano sostenere la nostra moneta“, affermò Mnangagwa. La carenza di liquidità nello Zimbabwe era iniziata dopo che il Paese aveva intrapreso la riforma agraria. Il governo aveva introdotto obbligazioni per bloccare il contrabbando di dollari USA dal Paese. “Otteniamo solo valuta straniera quando esportiamo qualcosa o attraverso le ONG nel nostro Paese. Il Forex proviene anche dal sostegno finanziario bilaterale e multilaterale o dagli investimenti esteri diretti e se non li otteniamo non ci sarà forex, perché il dollaro USA che usiamo è la valuta di riserva“. Il vicepresidente Mnangagwa dichiarava anche che il governo era preoccupato dalle note obbligatorie rinvenute nei Paesi limitrofi, affermando che le relative indagini erano in corso. “C’è stato un periodo in cui la gestione dell’economia nello Zimbabwe era molto apprezzata negli ambienti occidentali. Durante il primo decennio d’indipendenza, l’economia dello Zimbabwe crebbe in media del 4 per cento all’anno, e furono fatti sostanziali progressi in campo educativo e sanitario. Lo Zimbabwe gestiva bene le finanze e tra il 1985 e il 1989 dimezzò il rapporto debito/servizio. Tuttavia, la fine del socialismo in Europa creò un ambiente inospitale per le nazioni che seguivano un corso indipendente, e lo Zimbabwe fu costretto dalle richieste occidentali a liberalizzare l’economia. Nel gennaio 1991, lo Zimbabwe adottò il programma di aggiustamento strutturale economico (ESAP), progettato dalla Banca mondiale. Il programma richiedeva la solita prescrizione di azioni sostenute dalle istituzioni finanziarie occidentali, tra cui privatizzazione, deregolamentazione, riduzione delle spese governative per i bisogni sociali e taglio del disavanzo. Furono istituite tasse per gli utenti di sanità e istruzione e furono eliminati i sussidi alimentari. Furono inoltre ritirate le misure volte a proteggere l’industria locale dalla concorrenza straniera. L’impatto fu immediato. Pur soddisfacendo gli investitori occidentali, il risultato fu un disastro per il popolo dello Zimbabwe. Secondo uno studio, le famiglie più povere di Harare videro il reddito diminuire del 12% nel 1991-1992, mentre i salari reali crollarono di un terzo. Il calo dei redditi costrinse le persone a spendere una percentuale maggiore del reddito per il cibo, ed abiti usati furono importati per compensare l’incapacità della maggioranza dei cittadini di acquistare nuovi vestiti. Un’indagine del 1994 ad Harare rilevò che il 90% degli intervistati riteneva che l’ESAP avesse influito negativamente sulle loro vite. L’aumento dei prezzi dei generi alimentari fu visto come un problema importante dal 64% degli intervistati, mentre molti indicarono che furono costretti a ridurre l’acquisto di cibo. L’ESAP provocò licenziamenti di massa e paralizzò il mercato del lavoro tanto che molti non trovarono alcun impiego. Nelle aree comuni, l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti fece sì che gli agricoltori di sussistenza non potessero più fertilizzare le terre, con conseguenti rendimenti inferiori. L’ESAP ordinò l’eliminazione dei controlli sui prezzi, consentendo ai proprietari di negozi nell’area comune, liberi dalla concorrenza, di aumentare i prezzi in modo drammatico. Nel 1995, il FMI ridusse i fondi per il programma quando ritenne che lo Zimbabwe non riducesse il bilancio e licenziasse gli impiegati pubblici abbastanza velocemente. Inoltre, il FMI si lamentò del ritmo della privatizzazione non abbastanza rapido. Ma l’implementazione dell’ESAP fu abbastanza veloce per il popolo dello Zimbabwe. Nel 1995 oltre un terzo dei cittadini non poteva permettersi cibo, tetto e abbigliamento. Dal 1991 al 1995, lo Zimbabwe subì una forte deindustrializzazione, poiché la produzione industriale diminuì del 40%. Secondo un economista del Fronte patriottico dell’Unione nazionale africana dello Zimbabwe (ZANU-PF), “c’è il consenso generale tra la popolazione dello Zimbabwe secondo cui l’ESAP ha portato alla povertà molte famiglie. Il programma avvantaggiò una minoranza privilegiata a spese della maggioranza”. Come previsto dalle istituzioni finanziarie occidentali, si potrebbe obiettare”.

Emmerson Mnangagwa

Forze della Difesa
L’Esercito Nazionale dello Zimbabwe è formato da 7 Brigate, composte da 1 reggimento corazzato, 23 battaglioni di fanteria, 2 reggimenti di artiglieria, 1 reggimento di supporto tecnico, 3 battaglioni della Guardia Presidenziale, 1 battaglione commando, e dispongono di 65 carri armati T-54/55, 162 blindati, 12 sistemi di artiglieria e 64 lanciarazzi multipli. Gli effettivi e i riservisti sono circa 60000.
L’Aeronautica, che una volta disponeva di aviogetti da caccia Mikojan MiG-23 donati dalla Jamahiriya Libica, dispone di 7 caccia Chengdu F-7II/N, 9 aerei d’addestramento Hongdu K-8Z Karakorum, 18 aerei d’addestramento SIAI-Machetti SF.260M/TP/W, 11 aerei da trasporto Aviocar CASA C212-200, 4 aerei da trasporto Islander Britten-Norman BN-2A, 16 aerei da collegamento Cessna FTB337G e O-2A Skymaster, 6 elicotteri d’attacco Mi-35, 1 elicottero Mil Mi-8T, 4 elicotteri Aerospatiale SA316B Alouette III, 7 elicotteri Agusta-Bell 412SP, schierati presso le basi aeree di Thornhill (Gweru) e Manyame (Harare). L’Aeronautica dello Zimbabwe invia ufficiali ogni anno presso la Scuola Comando operativo della PAF e la Scuola della Difesa Aerea del Pakistan.
Le forze di polizia contano 20000 effettivi.
Nell’aprile 2014, l’Esercito di Liberazione Popolare cinese donò 4,2 milioni di dollari alle Forze di Difesa dello Zimbabwe, per finanziare vari programmi. Il ministro della Difesa Sekeramayi discusse della cooperazione con i cinesi. “Abbiamo discusso della cooperazione tra i nostri due Paesi. La cooperazione nella difesa e i programmi futuri sono andati molto bene. Ci sono altri programmi studiati ed esplorati“. Il Generale Qi Jianguo, parlando al comandante delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, Generale Constantine Chiwenga, ad Harare, dichiarò “Gli ufficiali e i soldati della Cina ammirano le ZDF, in particolare il vostro comandante in capo Mugabe, che è riuscito a contrastare le macchinazioni delle potenze occidentali per destabilizzare il continente africano. Il vostro presidente è uno dei pochi leader del calibro di Fidel Castro, Vladimir Putin e altri schieratisi contro le potenze occidentali. Pochi leader hanno il coraggio di opporsi agli Stati Uniti d’America e ai loro alleati. Come sapete sulla questione della Crimea in Ucraina, il Presidente Putin è riuscito ad affrontare Obama. Una volta dissi a un generale degli Stati Uniti che non dovrebbero dimenticare la storia dei loro tentativi in Russia falliti“.
Invece, nell’ottobre 2015, le ZDF ricevettero decine autoveicoli ed automezzi dalla fabbrica indiana Ashok Leyland Ltd., acquistati con 50 milioni di dollari prestati dalla Banca per l’esportazione e l’importazione dell’India.
Il 5 settembre 2016, le forze armate di Zimbabwe e Angola dichiaravano di rafforzare le relazioni bilaterali. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate angolane Geraldo Sachipengo Nunda dichiarò che, “La mia visita nello Zimbabwe rafforza le relazioni tra i due Paesi, così come tra le due Forze di Difesa nazionali. Voglio riaffermare al nostro popolo che Zimbabwe e Angola sono nazioni fraterne“. Il Generale Nunda visitò il National Defence College, la Zimbabwe Defense Industry, la Zimbabwe Military Academy e il National Heroes Acre. Nell’aprile 2015 una delegazione guidata dal Segretario Generale del Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (MPLA), Juliao Mateus Paulo, incontrò il Presidente Mugabe per condividere le esperienze dei due Paesi sulla lotta di liberazione nazionale e le modalità per rafforzare i rapporti tra ZANU-PF e MPLA.Fonti:
Air Heads Fly
Businesslive
Herald
Khuluma Afrika
Moon of Alabama
News24
Pindula
Sunday News
Swans
Telegraph
The Event Chronicle
The Independent
The Standard
ZBC
Zimbabwe National Army

Zimbabwe rivoluzionario assediato

Henderson’s Left Hook, 15/11/2017

I media aziendali hanno riferito dell’imminente colpo di Stato militare contro il 93enne presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. L’ambasciata USA ad Harare chiudeva. Sembrava che i banchieri della City di Londra avessero finalmente ottenuto ciò che desiderano. Ma alle 1:26 ora locale, il Maggior-Generale delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, S. B. Moyo, rilasciava la seguente dichiarazione: “In primo luogo, desideriamo assicurare alla nazione che Sua Eccellenza, il Presidente della Repubblica dello Zimbabwe, Capo di Stato e del Governo e Comandante in Capo delle Forze di Difesa dello Zimbabwe, Compagno R. G. Mugabe e famiglia sono sani e salvi e la loro sicurezza è garantita. Stiamo solo ricercando i criminali vicini a lui che commettono crimini che causano sofferenze sociali ed economiche nel Paese per processarli“. La dichiarazione continuava: “Come sapete, c’è un piano di costoro per influenzare l’attuale purga nel servizio civile del ZANU-PF. Siamo contrari a tale ingiustizia e intendiamo proteggervi da essa“. L’esercito insiste sul fatto che questo NON è un colpo di Stato contro la nemesi dei banchieri Robert Mugabe. Si dice che la moglie sia fuggita in Namibia, mentre Mugabe rimane a casa. Ad agosto fu accusata di aver aggredita una donna nella sua nativa Sudafrica. La 52enne sposò il marito nel 1996. Il mese scorso aveva spinto il marito a licenziare il Vicepresidente Emmerson Mnangagwa. Grace Mugabe rappresenta la fazione giovanile G-40 del ZANU-PF, mentre Mnangagwa rappresenta la fazione Lacoste, della vecchia guardia. Mnangagwa, come Robert Mugabe, è un veterano della lotta di liberazione durante cui l’Unione nazionale africana dello Zimbabwe (ZANU) e l’Unione popolare Africana dello Zimbabwe (ZAPU) combatterono per scacciare il governo d’apartheid della minoranza bianca della Rhodesia e del primo ministro Ian Smith, nel 1979, creando la nazione dello Zimbabwe l’anno successivo. Nel 1988 ZANU e ZAPU si fusero nel Fronte patriottico (PF) formando il ZANU-PF, partito autoproclamatosi “socialista conservatore” con enfasi su panafricanismo e antimperialismo. La riforma agraria fu una priorità. La violenza dei coltivatori bianchi la cui terra fu ridistribuita ai neri poveri durante questo processo era diffusa, nonostante l’equo compenso offerto. I media aziendali hanno sempre accusato delle violenze Mugabe. Una crisi valutaria seguì come ultimo atto di propaganda, creata come sempre dai banchieri internazionali. Ciò privò il Paese della possibilità d’importare cibo nei primi anni 2000, quando gli scaffali dei negozi rimasero vuoti per alcuni anni. Quando visitai la nazione nel 2009, le cose iniziavano a normalizzarsi.
Dopo il congedo di Mnangagwa, il capo dell’Esercito dello Zimbabwe Constantino Chiwenga avvertì: “L’attuale epurazione volta chiaramente contro gli aderenti del partito dal passato nella liberazione deve cessare immediatamente“. È chiaro che molti militari dello Zimbabwe ritengono che lo ZANU-PF sia infiltrato da agenti stranieri che sostengono un’agenda controrivoluzionaria con tali epurazioni. Non sarebbe la prima volta che i banchieri della City di Londra attaccano Mugabe e la sua rivoluzionaria nazione del ZANU-PF che osò scacciare la progenie di Cecil Rhodes e dei suoi sponsor Rothschild dalla loro bellissima e generosa terra.Traduzione di Alessandro Lattanzio

60 ammiragli statunitensi indagati per corruzione

RussiaToday, 7 novembre 2017

L’indagine del dipartimento della Giustizia sulla corruzione riguardo un’azienda della difesa asiatica si amplia indagando su 60 ammiragli e centinaia di ufficiali della VII Flotta della Marina degli Stati Uniti, sconvolta dopo le collisioni mortali di sue navi. L’US Navy confermava di aver esaminato la condotta di 440 militari attivi e in pensione per eventuali violazioni delle leggi o delle norme federali sull’etica nel caso di Leonard Glenn Francis, magnate marittimo di Singapore noto come “Fat Leonard”. Sono indagati 60 ammiragli secondo il Washington Post. Il dipartimento della Giustizia studiava i casi di certi individui “che non hanno violato la soglia del processo civile, ma possono aver commesso reati nell’ambito del sistema giudiziario militare”. È doppio del numero degli ammiragli che l’US Navy aveva dichiarato oggetto di indagini lo scorso anno. Ci sono circa 210 ammiragli attualmente in servizio. Più della metà degli indagati, 230 persone, non sono considerati colpevoli di cattiva condotta, e alcuni avrebbero avuto pochi o alcun contatto con Francis, afferma l’US Navy, che ha detto che i nomi degli indagati sono tenuti segreti per evitare di comprometterne la carriera. “Il rilascio di tali informazioni… probabilmente rivelerebbe dettagli cruciali su ampiezza e portata delle indagini e dei casi in sospeso“, dichiarava il comandante Mike Kafka, portavoce dell’US Navy, Finora l’US Navy ha accusato cinque persone di reati della legge militare, e nessuno ammiraglio. La maggior parte degli ufficiali sono sospettati di partecipare a feste nei migliori ristoranti asiatici pagati da Francis, che ha fatto fortuna rifornendo le navi statunitensi nei porti del Pacifico da Brisbane, in Australia, a Vladivostok, in Russia. Francis era noto ospitare feste dopo cena, spesso con prostitute, che a volte duravano giorni, secondo i documenti dei federali. I procuratori federali affermano che in cambio gli ufficiali fornivano a Francis informazioni classificate o interne che permisero alla sua ditta, Glenn Defence Marine Asia (GDMA), di estorcere 35 milioni di dollari all’US Navy. I dati includono i movimenti delle navi ed informazioni contrattuali riservate. In alcuni casi, i comandanti portarono le navi nei porti dove GDMA imponeva tariffe e tasse false, secondo i procuratori. I casi sono stati descritti come la peggiore corruzione nella storia dell’US Navy dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli incidenti risalgono dal 1992 al 2004.
Il peculato di Francis ai danni dell’US Navy fu un segreto noto da anni. In risposta a una denuncia per frode, il Servizio di Ricerca Criminale Navale (NCIS) ha aperto più di due dozzine di indagini sulla Glenn Defence nel 2006, secondo i documenti del tribunale. Il dipartimento della Giustizia accusava 28 persone, tra cui 2 ammiragli, da quando Francis è stato arrestato con un’operazione internazionale nel settembre 2013. A marzo, 8 ufficiali dell’US Navy furono accusati di aver accettato “viaggi di lusso, cene sontuose e servizi di prostitute” da Francis. Tra costoro vi è il contrammiraglio Bruce Loveless, recentemente mandato in pensione dal Pentagono, così come 4 capitani e un tenente di vascello dell’US Navy in pensione. Sono stati arrestati dal dipartimento della Giustizia in cinque Stati e sono accusati di corruzione, cospirazione per commettere corruzione, frode, ostruzione alla giustizia e dichiarazioni false agli investigatori federali. Francis, 53 anni, si è dichiarato colpevole nel 2015 della corruzione di decine di ufficiali dell’US Navy e di aver sottratto al governo oltre 35 milioni di dollari. È in custodia in un carcere di San Diego e aspetta la sentenza.
Le ultime rivelazioni nello scandalo “Fat Leonard” si hanno mentre la VII Flotta subisce le conseguenze di due collisioni mortali in mare. 2 cacciatorpediniere lanciamissili, USS John S. McCain e USS Fitzgerald, sono stati speronati da mercantili nel Pacifico questa estate. Nei due incidenti sono morti 17 marinai. Il comandante della flotta, Viceammiraglio Joseph Aucoin, è stato dimesso il mese prima che andasse in pensione. L’Ammiraglio Scott Swift, comandante della Flotta del Pacifico statunitense, si dimise a settembre dopo essere stato informato che non sarebbe stato promosso al Comando del Pacifico degli Stati Uniti. Annunciava il pensionamento a sorpresa su Facebook. La VII Flotta schiera 70 navi, 20000 marinai e 140 aeromobili.

“La prossima volta non sarà una crociera“, la Russia avverte gli Stati Uniti contro i volo sulle sue basi in Siria
Fort Russ , 9 novembre 2017

Il Centro di coordinamento russo di Humaymim confermava che un aereo di ricognizione P-8A Poseidon statunitense, in grado di rilevare sottomarini, era decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, per volare vicino alle basi russe sulle coste siriana, veniva rilevata dai radar russi. Poche ore dopo, i radar russi rilevavano un altro velivolo statunitense, un velivolo strategico e di lungo raggio che volava a bassa quota, a pochi chilometri dalla base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Latqaqia, nel nord-ovest della Siria. “Tali provocazioni non sono le prime e riflettono la codardia degli statunitensi“, dichiarava Aleksandr Ivanov, portavoce della base aerea di Humaymim, in un avvertimento alle forze statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio