La NATO è molto più debole di quanto si pensi, non può combattere una guerra

Alexander Zapolskis Regnum – Russian News AgencyRussia InsiderNATO-symbol-with-flags-of-member-countriesIl termine cinese “tigre di carta” significa qualcosa che sembra forte, ma in realtà è debole. Mi sono ricordato di quando ho letto l’analisi comparativa della capacità militari russe e della NATO sulla rete polacca TVN24. Sulla carta, la NATO rispetto alla Russia è come un elefante in una gabbia. Prendete per esempio i bilanci militari: l’alleanza spende 950 miliardi di dollari l’anno, mentre la Russia ne spende meno di 90. O la forza numerica complessiva delle forze armate: 3,5 milioni la NATO contro i 766000 della Russia. L’alleanza atlantica sembra superiore alla Russia su tutti i fronti. Ma è davvero così? Dopo tutto, sulla carta, a partire dal febbraio 2014, l’esercito ucraino era il sesto più grande al mondo. Eppure fu sconfitto dalle forze di autodifesa del Donetsk, comandati da musicisti, operai e anche un fan delle rievocazioni storiche. Ma se si prendono i principali indicatori degli eserciti della NATO e li si elencano, l’immagine apparirà un po’ diversa. A prima vista, sembra buona. Ci sono 28 Paesi del blocco con una popolazione totale di 888 milioni di persone che hanno 3,9 mln di truppe, oltre 6000 aerei da guerra, circa 3600 elicotteri, 17800 carri armati, 62600 veicoli blindati da combattimento, 15000 pezzi di artiglieria, 16000 mortai, 2600 sistemi lanciarazzi multipli e 302 navi da guerra (tutte delle principali classi, compresi i sottomarini). Il trucco però è che viene incluso ciò che va oltre la NATO. Una frode contabile.
Prendete la Francia, per esempio. Le forze armate sono spesso aggiunte al totale, nonostante il fatto che il Paese si sia ritirato dalla struttura militare NATO molto tempo fa, e anche nel migliore dei casi, vi assegnerebbe un paio di corpi scheletrici, riducendo immediatamente le cifre totali di 64 milioni di persone, 654mila soldati, 637 carri armati, 6400 veicoli corazzati da combattimento, e così via. Non sembra un gran che. Anche senza i 600 cannoni francesi, la NATO ne ha ancora 14000. Ma questo è vero solo se si ignora il fatto che la maggior parte di queste armi sono fuori servizio e in deposito. L’Ucraina aveva oltre 2500 carri armati di vario tipo. Ma quando è arrivato il momento della guerra, si è scoperto che solo circa 600 erano pronti, mentre molti potevano essere attivati entro un lasso di tempo relativamente breve. I restanti erano inutili. Mi auguro che la Germania (858 carri armati e 2002 veicoli blindati da combattimento) e Spagna (456 carri armati e 1102 AFV) abbiano più cura del loro equipaggiamento in deposito, ma anche questo non cambierebbe molto. Nell’insieme le cifre sono impressionanti. Sulla carta, la NATO ha 55600 (62000 meno 6400 francesi) AFV di vario tipo, tra cui 25300 statunitensi, e di cui 20000 nei depositi da lungo tempo. Inoltre, si scopre che il maggior numero di AFV della “riserva”, 11500, si concentra in Paesi con eserciti di meno di 100000 militari. Ad esempio, la Bulgaria ha una forza di 34970 soldati e ha ereditato 362 carri armati e 1596 AFV dal Patto di Varsavia. Quindi, praticamente tutti sono nei depositi. La situazione nella Repubblica ceca è fondamentalmente la stessa. Sulla carta ha un esercito di 17930 soldati, con 175 carri armati e 1013 AFV. In breve, anche senza entrare nei meandri della logistica, delle forniture di ricambi e delle evidenti difficoltà di avere riservisti inglesi che guidano carri armati di fabbricazione sovietica T-72, si scopre che praticamente tutte le cifre su veicoli blindati e sistemi di artiglieria possono essere facilmente divise per quattro. Ciò lascia 4450 su 17800 carri armati, ma solo una metà di essi è effettivamente operativa. La seconda metà è ancora in deposito sotto uno spesso strato di paraffina, che richiede del tempo per essere rimossa. Indicativo in tal senso, ci sono voluti quattro mesi all’Ucraina per schierare l’esercito, e praticamente in condizioni ideali e senza alcuna interferenza.
L’Ucraina ci ha ricordato un’altra importante lezione. Un esercito non è solo la somma di soldati, cannoni, carri armati e veicoli blindati. L’esercito, prima di tutto, è la struttura. Eppure non tutte le forze armate nazionali dei Paesi membri sono strutturati nella NATO, ma solo circa un terzo di esse. E allora questo terzo è diviso in tre categorie molto differenti. Circa il 15 per cento delle formazioni (ad esempio dal 15 al 30 per cento degli eserciti nazionali “collegati all’alleanza”) sono le cosiddette forze d’intervento rapido. Mantengono il 75-85 per cento del personale in tempo di guerra e sono pronti a svolgere una missione di combattimento entro sette giorni dall’ordine. Un altro 25 per cento è mantenuto in stato di “prontezza operativa” (60 per cento degli effettivi in tempo di guerra), e può essere implementato in tre o quattro mesi. Il restante 60 per cento delle unità richiede non meno di 365 giorni per essere messo in allerta. Tutte le altre subunità militari dei Paesi membri sono tenute ai livelli operativi previsti nell’ambito dei programmi nazionali della Difesa. Data la costante riduzione dei bilanci militari, molti sono tenuti a livelli di forza ridotta. Ciò vale soprattutto per gli Stati dell’Europa orientale. Se 1,5 mln di statunitensi e 350000 francesi sono sottratti dai 3,6 mln di soldati attivi, ciò ne lascia 1,75 mln in cui Germania, Regno Unito e Italia rappresentano appena 654300 soldati. Gli eserciti greco e spagnolo (156600 e 128200 soldati, rispettivamente) possono essere facilmente esclusi. Vi sono anche grandi punti interrogativi sull’esercito turco (510000). Alla luce dei recenti accordi su gas e militari, Istanbul non è così ansiosa di mostrare la sua unità euro-atlantica. Così si scopre che, a parte 100000 “baionette polacche”, gli altri 500000 soldati sono forniti da 19 Stati con gli eserciti che vanno da 73.000 uomini (Romania) a 4700 (Estonia). E non dimentichiamo le Forze Armate del Lussemburgo: 900 uomini!
Si scopre che la “vecchia” NATO, rappresentata dai primi 12 Stati membri, è un’esagerata auto-promozione. Un tempo, fatti e cifre degli opuscoli NATO riflettevano la realtà. Nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino, la Bundeswehr da sola aveva 7000 carri armati, 8900 veicoli corazzati e 4600 cannoni. Inoltre vi erano 9500 carri armati e 5700 blindati e corazzati da trasporto truppa, 2600 sistemi d’artiglieria e 300 aerei da guerra statunitensi. Oggi non v’è ne sono più su suolo tedesco. Nel 2016, l’ultimo soldato inglese andrà a casa. Solo due scheletriche brigate senza effettivi e attrezzature, e meno di 100 aerei delle forze statunitense, vi rimangono. Nel frattempo, la Bundeswehr si è ridotta a 185500 uomini. Due volte e mezzo meno soldati dell’esercito turco, 5,2 volte meno AFV e 2,2 volte meno carri armati. Ci sono più carri armati e veicoli blindati in deposito in Polonia che in Germania! I polacchi hanno 946 carri armati e 2610 AFV rispetto ai 858 e 2002 dei tedeschi. Ironia della sorte, gli Stati baltici e dell’Est europeo hanno aderito alla NATO in primo luogo per essere sotto l’ombrello della difesa di Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia, e per sottrarsi dall’onere gravoso delle spese militari. Una situazione paradossale s’è affermata all’inizio del 21° secolo. L’alleanza comprende più di due dozzine di Paesi, ma la sua capacità di difesa continua a basarsi sui sogni della superiorità militare tedesca su terra e la superiorità inglese sui mari. Ad esempio, la retorica e il comportamento dei capi dei Paesi baltici sempre più aggressivi, ancora si basa sulla fiducia che se accadesse qualcosa, tutti gli 800 panzer tedeschi si affretterebbero a difesa, per esempio, di Vilnius.
Drastici cambiamenti hanno avuto luogo nella NATO negli ultimi 15 anni. Bruxelles fondamentalmente ammette con tante parole che: le risorse disponibili del blocco basteranno solo per due tipi di missioni: partecipazione limitata in un’operazione umanitaria (cioè senza l’azione militare) e operazioni per far rispettare l’embargo; e nel secondo caso solo verso un Paese piccolo e debole, non la Russia. Anche missioni come l’evacuazione di civili, il sostegno a un’operazione antiterrorismo e dimostrazioni di forza non sono più possibili, sia per le limitate capacità delle proprie forze che per le inaccettabili perdite pesanti. Riguardo la “gestione delle crisi” e le missioni d'”intervento diretto”, sono oltre la capacità del blocco. Sì, negli ultimi dieci anni la NATO è stata coinvolta in numerose operazioni militari. Iraq, Afghanistan, Medio Oriente. Ma in realtà, solo le forze USA hanno combattuto ovunque. Le forze NATO sono state solo “presenti”. Il trucco era che Germania e Regno Unito hanno naturalmente inviano piccoli contingenti in Afghanistan, ma si trattava fondamentalmente di addestrare in quelle guerre lituani, lettoni, estoni, cechi, polacchi ed altri “partner”: un plotone qui, una compagnia o un battaglione lì, quanto basta per condurre le missioni di combattimento al posto di tedeschi e inglesi. Ciò risponde anche alla domanda che infastidisce sempre più gli ucraini. Perché USA e NATO promettevano tante belle cose lo scorso inverno, ma l’Ucraina ancora combatte per conto suo? E’ semplice. La NATO esiste sulla carta non nella realtà. L’ex-potenza militare può essere ripristinata? Certamente, ma solo abbassando gli standard di vita europei del 20-25 per cento. La Difesa ha un prezzo. Non produce nulla, ma consuma molto sia direttamente, sotto forma di spesa di bilancio per la manutenzione e la gestione, che indirettamente, deviando personale dal settore privato, dove sono contribuenti, per divenire “consumatori fiscali”. I Paesi dell’UE non sono entusiasti di una tale prospettiva. I membri di nuova ammissione della NATO hanno voluto unirsi all’alleanza proprio per non pagare i propri eserciti e avere l’esercito di qualcun altro a proteggerli, tedesco o portoghese. Ma i portoghesi non desiderano rinunciare a pane e burro per difendere i Paesi baltici, che pochi europei possono trovare su una mappa. E’ il momento per gli Stati baltici e l’Ucraina, tra gli altri, di affrontare la realtà. La NATO è una tigre di carta preoccupata dai suoi problemi interni. Tutto il resto è solo protagonismo per le telecamere.main_clip_image007Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potenzia la Difesa

I piani militari russi per acquistare 100 aerei e 600 blindati all’anno
Sputnik 10/12/2014

I militari russi hanno ricevuto 38 missili balistici intercontinentali, 250 velivoli, 280 blindati e oltre 5000 autoveicoli nel 2014, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale.179630585Il ministero della Difesa russo ha in programma di acquistare 100 aerei da combattimento, 120 elicotteri, 30 navi da guerra e 600 blindati all’anno nei prossimi cinque anni, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale Valerij Gerasimov. “Entro la fine del programma di riarmo del 2021 la quota di armi moderne nelle Forze Armate sarà del 70-100%“, ha detto Gerasimov a un incontro con gli addetti i militari stranieri assegnati a Mosca. Gerasimov ha detto che l’esercito russo aveva ricevuto 38 missili balistici intercontinentali, 250 velivoli, 280 veicoli blindati e oltre 5000 autoveicoli nel 2014. Il capo dell’esercito ha aggiunto che quattro reggimenti della difesa aerea sono stati riarmati con avanzati sistemi di difesa aerea e due brigate missili con missili balistici Iskander-M. Secondo Gerasimov, la marina russa ha commissionato il sottomarino d’attacco nucleare Jasen della classe Severodvinsk, il sottomarino diesel-elettrico Novorossijsk della classe Varshavjanka, due corvette classe Buyan, così come tre mezzi d’assalto anfibio e una motovedetta.
La Russia attua un ambizioso programma di riarmo da 20 trilioni di rubli (circa 368 miliardi di dollari), che dovrebbe terminare nel 2020. Il programma fa parte della grande riforma militare del 2008, che prevede anche un significativo ridimensionamento delle forze armate, della leva e un aumento dei soldati professionisti.

La Russia potenzia la Difesa
Sputnik 10/12/2014

Stati Uniti, Paesi europei e NATO non sono disposti a garantire che lo scudo missilistico degli Stati Uniti non sarà usato contro la Russia, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo.GerasimovI Paesi occidentali cercano di ridurre la potenza della difesa della Russia attraverso la costruzione dello scudo antimissile USA e altre misure, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov. “Hanno scelto d’espandere lo scudo missilistico globale degli USA come principale contromisura“, ha detto, aggiungendo che il potenziale difensivo di questo sistema “è di molte volte superiore al necessario per contrastare le esistenti e potenziali minacce missilistiche all’Europa“. “Allo stesso tempo, nonostante le nostre numerose proposte, Stati Uniti, Paesi europei e NATO in generale, non sono disposti a garantire che non venga usato contro la Russia“, ha detto Gerasimov. La Russia ha ripetutamente espresso preoccupazione per l’ampliamento dello scudo della difesa antimissile globale degli Stati Uniti, che la NATO sostiene sia volto a contrastare le minacce da Corea democratica e Iran. Le relazioni tra Russia e occidente si sono deteriorate negli ultimi mesi per la crisi ucraina. L’occidente ha accusato Mosca d’interferire negli affari interni ucraini, accusa ripetutamente negata dalla Russia. La NATO, che comprende la maggior parte dei Paesi europei così come Stati Uniti e Canada, ha chiuso ogni collaborazione con la Russia in aprile e potenziato la presenza militare alle frontiere russe. I Paesi occidentali cercano di trasformare l’Ucraina in fonte d’instabilità contro gli interessi geopolitici della Russia e l’integrazione post-sovietica, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo. Secondo il Generale Valerij Gerasimov l’occidente “cerca di trasformare l’Ucraina in fonte d’instabilità a lungo termine per danneggiare direttamente gli interessi geopolitici della Russia e l’integrazione dello spazio post-sovietico“. Secondo Gerasimov, l’occidente cerca di dare l’immagine della Russia come “aggressore dell’Ucraina“.
Nel discorso annuale all’Assemblea federale del 4 dicembre, il Presidente Vladimir Putin aveva dichiarato che la Russia ha sempre sostenuto l’Ucraina come “nazione sorella“, e che tale posizione non cambierà.

La NATO giustifica la concentrazione militare presso la Russia con delle ‘favole’
Sputnik 10/12/2014

Il Capo di Stato Maggiore Generale russo ha detto che la NATO inventa “favole” per giustificare le sue attività militari al confine russo.vladimir-putin-valerij-gerasimov-1352500133-228346La NATO inventa “favole” per giustificare le sue attività militari intensificate ai confini russi, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov. Le “forze aeree, terrestri e navali dell’alleanza hanno intensificato le attività in Polonia, Baltico e Mar Nero“, ha detto. “Le esercitazioni militari giustificate con fiabe sulla ‘minaccia da est’ si sono intensificate“, ha aggiunto. Le relazioni tra Russia e NATO si sono deteriorate con la crisi in Ucraina, mentre l’alleanza accusa Mosca d’ingerenza negli affari interni ucraini, accusa che la Russia ha ripetutamente negato. Dopo la riunificazione della Crimea alla Russia a marzo, la NATO ha rafforzato la presenza militare in Polonia e nelle repubbliche baltiche di Lettonia, Lituania ed Estonia. Ad aprile, l’alleanza ha cessato ogni cooperazione con la Russia, limitando il contatto agli ambasciatori. Mosca ha ripetutamente espresso preoccupazione per l’espansione del blocco in Europa orientale. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha più volte descritto l’espansione della NATO come un errore che mina la stabilità europea. La leadership dei Paesi occidentali è direttamente coinvolta nel rovesciamento dei governi legittimi di numerosi Paesi creando preoccupazione, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito russo, Generale Valerij Gerasimov. “Quest’anno ci sono stati continui tentativi d’interferenza negli affari interni di numerosi Stati sovrani utilizzando il formato della cosiddetta rivoluzione colorata“, ha detto Gerasimov a un incontro con gli addetti militari di diversi Paesi. Secondo la valutazione del generale russo, “l’interesse pubblico e il coinvolgimento diretto della leadership politica dei principali Paesi occidentali nel rovesciare poteri statali legittimi utilizzando qualsiasi metodo, non può non suscitare una nostra seria preoccupazione“. All’inizio di dicembre, il Presidente Vladimir Putin ha detto nel suo discorso annuale all’Assemblea federale russa che gli Stati Uniti, “direttamente o dietro le quinte” danneggiano sempre le relazioni della Russia con i vicini, aggiungendo che “a volte non è chiaro con cui parlare: alle autorità del Paese o direttamente ai mandanti degli Stati Uniti“.
Il 22 febbraio v’è stato un cambio di governo in Ucraina, la cui legittimità è stata respinta dai residenti delle regioni del sud-est dell’Ucraina. La situazione in Ucraina è esplosa quando Kiev ha lanciato l’operazione militare nel sud-est del Paese. Dall’inizio del conflitto ucraino, gli Stati Uniti hanno sostenuto il nuovo governo di Kiev. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ripetutamente affermato che le autorità statunitensi non contribuiscono a risolvere la crisi ucraina, ma solo ad alimentarla spingendo Kiev verso un ulteriore confronto con le regioni del sud-est.

Ramzan Kadirov: le intelligence occidentali hanno finanziato l’attacco terroristico in Cecenia del 4 dicembre
Fort Russ

2007-9-11-rmamn74111884-copyIl leader della Cecenia Ramzan Kadirov sospetta dei finanziamenti degli organizzatori dell’attacco terroristico a Groznij nel suo post su Instagram: “Io so i nomi di quasi ogni agente di polizia in servizio in Cecenia. Soprattutto dei soldati delle forze speciali. So il loro stato civile. Sono tutti miei fratelli. Pochi giorni fa nel corso della liquidazione di una banda terrorista, 14 miei compagni sono morti. Considero la morte di persone molto vicine, come la morte di miei fratelli. Avevo affermato che le famiglie dovrebbero essere responsabili dei crimini dei loro figli, se non li fermano o non contattano la polizia. Kaljapin protegge i banditi e i loro parenti. In Cecenia sono responsabile dei diritti umani. Né Kaljapin o chiunque altro ha fatto un solo passo per aiutare le famiglie dei soldati morti, mai s’è chiesto quanti bambini sono orfani, se hanno un tetto sulla testa. Le autorità dispongono di informazioni sui finanziamenti delle agenzie d’intelligence occidentali ad Ahmad Umarov e trasferiti ai banditi da un uomo di nome Kaljapin. Si deve sapere se effettivamente costui sia lo stesso Kaljapin. E se confermato, ritenerlo responsabile. Non permetterò a nessuno, con qualsiasi maschera, di sostenere i banditi. Non m’interessa quale passaporto abbia in tasca, e da quale ambasciata sia compensato. Ho la responsabilità di proteggere la sicurezza del popolo e lo farò, a costo di mettere l’intero occidente e i suoi servi a testa in giù!
Il 4 dicembre 2014, un gruppo di sconosciuti su tre veicoli ha attaccato un posto di controllo del traffico a Groznij. I terroristi erano entrati in una tipografia e una scuola. Durante l’operazione d’eliminazione degli estremisti, 14 agenti di sicurezza sono stati uccisi e 28 feriti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MiG-35: l’aereo che non morirà

Rakesh Krishnan Simha RBTH 30 maggio 2014

Il jet da combattimento multiruolo MiG-35, rifiutato dall’India, si appresta a compiere un atterraggio spettacolare in Egitto, nell’ambito dell’offensiva diplomatica di Mosca in Medio Oriente.

3576Il russo MiG-35, in stallo nel concorso per il caccia multiruolo per l’India del 2010, probabilmente volerà nei cieli egiziani. Mosca e Cairo starebbero lavorando su un accordo da 3 miliardi di dollari per la fornitura al Paese strategicamente importante di tra l’altro 24 avanzati caccia MiG-35. La vendita del MiG-35, discussa durante la visita della delegazione militare russa in Egitto ad aprile, è uno sviluppo significativo delle relazioni tra Cairo e Mosca. Mikhail Rijabov esperto militare del team di consulenza militare russa durante la guerra arabo-israeliana del 1973, ha detto ad al-Ahram Weekly: “Le offerte saranno attuate nel prossimo futuro. C’è un accordo tra Cairo e Mosca. Poiché l’Egitto era governato da un governo ad interim, l’accordo è verbale invece che su carta. I russi puntano su un Feldmaresciallo Abdel-Fatah al-Sisi vincente alle elezioni per attuare l’accordo all’inizio del suo mandato. Al-Sisi veleggia verso il potere questo mese.” Il campo di applicazione dell’accordo potrebbe allargarsi includendo ulteriori equipaggiamenti per la difesa come gli elicotteri da combattimento Mi-35, missili anticarro e sistemi di difesa costiera.

Il velivolo
L’aeronautica egiziana, in gran parte basata sugli obsoleti jet F-16 degli USA, probabilmente sarà entusiasta di ricevere il nuovo caccia da superiorità aerea russo. Il nuovo MiG, presentato nell’air show di Bangalore del 2007, è un velivolo multi-ruolo con buone capacità ognitempo nelle missioni aria-aria e d’attacco di precisione contro obiettivi terrestri. La versione per l’esportazione sarà equipaggiata con il radar a matrice a scansione elettronica attivo (AESA) Zhuk-AE, ed è compatibile con sistemi d’arma russi e occidentali. Mentre i suoi detrattori dicono che i MiG-35 sia solo un MiG-29 rinnovato, in realtà il MiG-35 è un aereo notevolmente migliorato, il 30 per cento più grande e classificato come jet da combattimento di 4.ta++ generazione. Non solo è un asso nel dogfight in grado di neutralizzare aerei d’attacco e missili da crociera, ma può distruggere obiettivi di superficie a distanza e può anche condurre missioni di ricognizione. Può anche avere alcune caratteristiche stealth per via dell’uso di materiali compositi. Inoltre, non è più un figliastro dei militari russi. Secondo il comandante dell’aeronautica russa Generale Aleksandr Zelin, fino a quando il caccia stealth PAK-FA sarà introdotto, l’esercito russo utilizzerà i nuovi caccia multiruolo MiG-35D per fronteggiare l’ultimo aereo stealth statunitense F-35. “Non abbiamo rinunciato ai velivoli leggeri MiG-35D, ma punteremo al PAK-FA in futuro”, ha detto il Generale Zelin. La Russia ha firmato un contratto da 473 milioni di dollari per 16 caccia MiG-35 da consegnare dal 2016. Secondo l’United Aircraft Corporation, la società prevede che circa 100 caccia MiG-35 saranno prodotti “nel breve termine”.

Dogfight mediorientale
Se la vendita andrà in porto, sarà un evento d’importanza strategica perché segnerà il ritorno della Russia nel Medio Oriente dopo 40 anni di deserto diplomatico. Nel 1972, l’allora presidente egiziano Anwar Sadat espulse oltre 17000 consiglieri militari sovietici dal Paese e aderì all’alleanza impopolare con Stati Uniti e Israele. Non solo l’accordo indica che l’influenza statunitense nella regione s’indebolisce, ma dal punto di vista della Russia sarebbe un altro successo dopo la Siria e la Crimea, nel suo braccio di ferro strategico con l’occidente. Secondo gli analisti strategici Yiftah Shapir, Zvi Magen e Gal Perel dell’Istituto di studi sulla sicurezza nazionale israeliano, “la Russia ha designato il Medio Oriente come un altro fronte nella lotta globale contro l’occidente, in parte  bilanciando le pressioni in Europa orientale… La Russia quindi ha un interesse preciso nel vendere armi all’Egitto, in quanto potrebbe migliorarne significativamente la posizione internazionale ed essere il degno esempio per gli altri Paesi della regione dell’espansione della cooperazione“. Gli israeliani credono che l’accordo sarà una grave sconfitta politica e diplomatica degli Stati Uniti in Medio Oriente, un rifiuto diretto a Washington. Un analista locale l’ha descritto come il possibile  caso di “Obama che cede l’Egitto a Putin“.

2985Cairo in bancarotta, chi paga?
L’Egitto è a pochi passi dal disastro finanziario. Da quando i russi se ne andarono negli anni ’70, i requisiti per la Difesa del Paese furono affidati agli Stati Uniti. Tuttavia, nell’ottobre 2013 gli USA dissero che avrebbero “ricalibrato” gli aiuti per la Difesa dell’Egitto sospendendone una parte secondo una disposizione legale statunitense che vieta di vendere armi ai regimi che arrivano al potere con un colpo di Stato militare. In tale contesto, la capacità dell’Egitto di auto-finanziare tali acquisti è dubbia. Mentre Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti sarebbero disposti a pagare i MiG, la grande domanda è, sarà vero? Entrambe le dittature del Golfo sono fermamente nel campo statunitense, ma ultimamente cercano di ricucire con Mosca. I sauditi, che apertamente sostengono i fondamentalisti islamici in Siria nel tentativo di rovesciare il Presidente Bashar Al-Assad, si sentirono frustrati quando gli Stati Uniti ci ripensarono e decisero di non attaccare la Siria. L’Arabia Saudita è anche preoccupata dalle aperture statunitensi verso l’acerrimo nemico Iran. Rafforzare l’Egitto, l’unico Paese arabo (ora che l’Iraq è neutralizzato) che può essere un baluardo contro i temuti persiani, è quindi nell’interesse di Riyadh. Tuttavia, se i finanziamenti in petrodollari non passano, ciò non significa che Mosca mollerà tale opportunità strategica. L’azienda di esportazioni di armamenti russa Rosoboronexport piazza vendite in tutto il mondo, utilizzando finanziamenti agevolati garantiti dal governo russo. Sergej Tshimisov, funzionario per gli armamenti russo, ha detto al giornale kuwaitiano al-Ray che Mosca è pronta a essere “molto flessibile” nei pagamenti essendo interessata a consolidare i rapporti con Cairo.

Occasione mancata?
Quando il MiG-35 fu offerto all’India, il problema principale dell’aeromobile era la mancanza di sostegno statale al programma. Ciò funse da ostacolo nel garantire ordini esteri. La manutenzione è il secondo problema. Il tempo fra le revisioni del motore era di almeno 2000 ore e la vita totale era di 4000 ore, ma l’RD-33 non soddisfaceva questi parametri, secondo una fonte di Kommersant. Entrambi i problemi sono ora sistemati e l’aereo è pronto per il decollo. La Serbia è un’altra nazione che ha firmato per l’aeromobile. La domanda è, l’India rimpiangerà di non aver acquistato il MiG-35, che costa solo 30-40 milioni di dollari per unità rispetto al Rafale prezzato oltre 100 milioni di dollari, in aumento.

AIR_MiG-35D_5oclock_lgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra segreta di Crimea

Valentin Vasilescu Reseau International 27 maggio 20140_a8a96_19399f59_XXXLDopo più di tre mesi di propaganda occidentale sulla crisi in Ucraina, dove la Russia viene presenta come aggressore libero di attaccare tutti, si pone la questione se l’attuale russofobia sia stata indotta dal fallimento degli Stati Uniti nel sequestrare con la forza le avanzate attrezzature militari russe del valore di decine di miliardi di dollari. Qualsiasi Paese che dimostri una certa indipendenza verso Stati Uniti ed occidente, ricco di risorse e che pone un’alternativa al dominio USA nella regione, diventa automaticamente antidemocratico e un grave pericolo per la pace mondiale. I leader di questi Paesi vengono definiti dittatori e la maggior parte di loro muore prematuramente. Questo s’è notato in particolare nei Paesi del Mediterraneo che esercitano un vero centro d’influenza contro la forza degli Stati Uniti sostenuta da altri Paesi NATO (vedasi il caso di Jugoslavia, Libia, ecc.) In un documento del Ministero della Difesa russo del 2011, il principale nemico della Russia è il terrorismo internazionale, riferendosi ai ribelli islamisti in Siria e Libia. In tal modo, la Russia ha aperto il vaso di Pandora, mentre fissa luogo e ruolo della potente nuova squadra navale russa nel Mediterraneo, strutturata sulla base della Flotta del Mar Nero. Vale la pena ricordare che compito di questa flotta è impedire il bombardamento della Siria da parte degli Stati Uniti. Secondo il documento, la Russia è riuscita a creare una base per i rifornimenti degli aerei da pattugliamento marittimo Tu-142M e dei caccia intercettori MiG-31BM nella base aerea “Andreas Papandreou” a Paphos, Cipro.
Quando gli Stati Uniti hanno negato gli aiuti militari all’Egitto, del valore di 1,3 miliardi dollari all’anno, l’Egitto iniziò a negoziare il ritorno dei russi, dopo un’assenza di 40 anni, nella base aerea di Ras Banas nella penisola sul Mar Rosso, che gli avevano tolto per far posto agli statunitensi. La Russia è in trattative per l’invio permanente delle navi della Flotta del Mar Nero a Port Victoria, nelle Seychelles. Queste isole dell’Oceano Indiano occupano una posizione che permette di raggiungere facilmente sia il Golfo Persico che il Mar Rosso. A seguito della riorganizzazione del comando strategico meridionale della Russia, la 30.ma Divisione Navale (Flotta del Mar Nero), è stata dotata di 20 moderne navi in fase di ultimazione, tra cui sei sottomarini classe Varshavjanka, fregate lanciamissili specializzate in interferenze e ricognizione radio-elettroniche (SIGINT ed ELINT) e la prima portaelicotteri Mistral costruita dai francesi. La Flotta del Mar Nero comprende anche un corpo di spedizione (come gli Stati Uniti), composto da truppe aviotrasportate e truppe di fanteria navale. Il sostegno della Flotta del Mar Nero è fornito dalla 4.ta Divisione aerea e dal supporto antiaereo. Inoltre, una flotta indipendente da trasporto pesante, costituita da 135 aeromobili An-22, An-124, Il-76MD e An-12, fornisce la mobilità aerea alla forza di risposta rapida supplementare di 80000 soldati russi del 49° e 58° Corpo. La Forza di reazione rapida è soggetta alla Flotta del Mar Nero. Questo potente corpo di spedizione ha la capacità di distruggere qualsiasi gruppo o sistema considerato terroristico dalla Russia nel Mediterraneo, Africa orientale, Golfo Persico e Medio Oriente. Questa è solo la parte visibile dell’iceberg, dicono vari generali della riserva che hanno lavorato nel campo della Difesa spaziale della Federazione Russa, il cui elemento chiave è il sistema C4I, organizzato nella base ultramoderna della Flotta Mar Nero, nel sud della penisola di Crimea. E’ da lì che si assicura il coordinamento delle operazioni terrestri e navali in tutta la parte europea del territorio russo e del fianco meridionale della Federazione Russa. Nell’era sovietica, l’attuale base della Flotta del Mar Nero fu utilizzata per ospitare il centro di gestione delle missioni spaziali KIP-10, la cui responsabilità era guidare le missioni Saljut, Sojuz, Sojuz-Apollo e il programma Lunokhod dei veicoli automatici progettati per atterrare sulla Luna e percorrerne la superficie per analizzarne autonomamente la struttura, grazie al laboratorio a bordo.
L’errore di omissione commesso dagli analisti politici e militari stranieri, dicono i generali della riserva russa, deriva dalla loro ignoranza della nuova dottrina militare della Federazione russa che non può nemmeno concepire una futura operazione militare senza l’uso della potente componente spaziale. La componente spaziale, fatte salve le sede della Flotta del Mar Nero, mira ad aumentare di 10 volte mobilità, reattività, efficienza e precisione delle tecniche di combattimento convenzionali tramite sorveglianza e monitoraggio continui del 25% dell’emisfero settentrionale del globo. Il Centro Spaziale riceve informazioni dal radar antibalistico Voronezh-M (raggio operativo 6000 km) accoppiato ai sensori ottici e laser situati a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo), Pjonerskij (Kaliningrad) e Armavir sulla sponda orientale del Mar Nero. Il Centro Spaziale russo in Crimea riceve informazioni dalla rete satellitare di allerta KMO/K in grado di rilevare dall’orbita il lancio  di missili da crociera e balistici. Il centro è collegato alla rete di satelliti ELINT militari russi che controlla le trasmissioni radio ed elettroniche, così come i sistemi di navigazione che equipaggiano  missili antiaerei, aerei e navi da guerra nel Mediterraneo, Mar Nero, Mar Rosso, Golfo Persico e in profondità negli Stati rivieraschi. Le operazioni del Centro Spaziale della Flotta del Mar Nero sono svolte con microprocessori di ultima generazione, antenne e apparecchiature di rilevazione, comunicazione e controllo satellitare (il P-2500 dal diametro di 70 m di Evpatorija) in 20 strutture militari russe sul territorio della Crimea, permettendo l’integrazione dei sensori per il rilevamento e il puntamento automatizzato delle armi ad alta precisione della Flotta del Mar Nero.
Come NATO e Stati Uniti possono compromettere il piano russo di spezzare l’egemonia degli Stati Uniti nel Mediterraneo e Golfo Persico e basato sulla Flotta del Mar Nero? Disorganizzandone e neutralizzandone il centro nevralgico in Crimea e sostituendo le truppe russe con quelle degli Stati Uniti. E più di qualsiasi altro metodo, il più probabile nel raggiungere tale obiettivo non era fomentare il colpo di Stato del febbraio 2014 a Kiev contro il presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich? L’errore che gli Stati Uniti hanno commesso, vedendosi già padroni della Crimea, è non aver avuto la pazienza di aspettare lo smantellamento del sistema di attrezzature C4I della Russia dopo i risultati delle elezioni presidenziali anticipate. Si affrettarono a schierare  prematuramente uno squadrone di droni da ricognizione a Dnepropetrovsk. Con il sorvolo permanente di tali droni della Crimea, prima dell’annuncio del referendum, gli stessi statunitensi rivelarono le loro vere intenzioni ai russi.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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