Ulteriori dati sull’attacco dei droni in Siria

Alessandro Lattanzio, 11/1/2018Il capo del Comitato del Consiglio della Federazione su Difesa e Sicurezza, l’ex-comandante dell’Aeronautica Militare russa Viktor Bondarev, dichiarava che solo gli Stati Uniti avrebbero potuto fornire i velivoli senza pilota che avevano attaccato le basi militari russe in Siria, il 6 gennaio. “Chi sia dietro i terroristi, penso, è chiaro a tutti. Chi ha fornito i droni che hanno bombardato le nostre basi non poteva che essere uno Stato tecnologicamente forte, concedendo ao terroristi la tecnologia per navigazione satellitare, sensori barometrici e telecontrollo del lancio di ordigni esplosivi, assemblati professionalmente, sulle coordinate assegnate. Gli Stati Uniti, prima col pretesto di combattere un regime totalitario e di sostenere le forze di opposizione che presumibilmente difendevano gli interessi della democrazia, invasero senza mandato ONU un Paese sovrano, iniziando ad alimentare la guerra civile, armando, finanziando e addestrando organizzazioni terroristiche e poi, dopo esser stati sconfitti i principali gruppi di banditi, risparmiando i sopravvissuti. Ora, insieme ai Paesi subordinati, forniscono ai terroristi UAV ad alta tecnologia“, e concludeva che gli attacchi terroristici alle basi militari russe in Siria erano un tentativo di destabilizzare il Paese.
Il Ministero della Difesa russo affermava che l’attacco dei droni era stato lanciato da un’area controllata dai turchi nella “zona di descalation” della provincia d’Idlib, “È stato stabilito che i droni sono stati lanciati dall’area di Muazara, nel sud-ovest dell’area di descalation d’Idlib, controllata da cosiddette unità dell'”opposizione moderata”. Pertanto, il Ministero della Difesa russo ha inviato lettere al capo di Stato Maggiore turco generale Hulusi Akar e al capo della National Intelligence Organization turco Hakan Fidan. Tali documenti hanno dichiarato la necessità dell’attuazione da parte di Ankara dell’impegno a garantire il cessate il fuoco delle unità armate e di potenziare lo schieramento dei posti di osservazione nell’area di de-escalation d’Idlib, allo scopo d’impedire simili attacchi a qualsiasi struttura”.
Secondo Krasnaja Zvezda i droni utilizzati dai terroristi erano dotati di sensori barometrici e servosistemi per il controllo del volo. Inoltre, i congegni esplosivi improvvisati agganciati ai droni dei terroristi avevano spolette di fabbricazione estera. I droni usavano moderni sistemi di guida basati su GPS, di un tipo mai usato da alcuna organizzazione terroristica. Se la sala operativa che guidò l’attacco non si trovava nella stessa area del sito di lancio dell’attacco, ciò indicherebbe la complessità dell’operazione e che i terroristi presenti nell’area di lancio sapevano che l’esercito turco non li avrebbe disturbati. In precedenza, la base aerea di Humaymim, il 3 gennaio 2018, era stata attaccata con dei mortai che uccisero due soldati russi e danneggiarono un velivolo russo. L’attacco effettuato da un gruppo terroristico infiltratosi dalla vicina zona di descalation, indicando ampie pianificazione ed intelligence sulla situazione presso la base.
I russi conclusero che l’attacco nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2018 avesse carattere insolito; i 13 droni avevano un’apertura alare di poco più di 2 metri e ciascuno portava 10 granate di circa 400 grammi di esplosivo e biglie capaci di sporgersi per un raggio di 50 metri. L’esplosivo usato era unico e potente, e non poteva essere prodotto che da Paesi avanzati. La società ucraina ShZhR veniva indicata tra i produttori di tale esplosivo. Uno dei droni aveva un sistema video per monitorare l’attacco e correggere la rotta se necessario.

Il presidente Erdogan continua le ostilità contro il governo siriana e a mantenere l’alleanza coi gruppi jihadisti, come al-Qaida, che occupano la provincia d’Idlib e certamente diretti responsabili di tali attacchi. “Il fatto che al-Qaida indisturbata lanci attacchi coi droni dalla zona di de-escalation controllata dalle forze turche, dimostra che i legami tra governo Erdogan ed al-Qaida non si sono rotti e che i militari turchi ne coprono le attività”. Sempre presupponendo che l’intelligence turca non avesse avuto un ruolo diretto negli attacchi. Difatti, non sarebbe una sorpresa se l’attacco dei droni fosse stato coordinato tra turchi e statunitensi, irritati dalla presenza delle basi russe in Siria.
Quest’ultima azione era stata preceduta dal misero fallimento del tentato cambio di regime in Iran, dal riavvio del dialogo tre le due Coree e dal viaggio del presidente francese Macron in Cina, dove invitava il Presidente Xi ad esportare in Europa il “miracolo economico” cinese. La Cina rispondeva al clima di minacce a Russia e Iran, costruendo una base militare nella provincia afghana del Badakhshan, nell’ambito della cooperazione su sicurezza e antiterrorismo tra Afghanistan e Cina, e con una serie di test del missile DF-16, dalla gittata di oltre 1000 km, estremamente accurato e schierato su autoveicoli in tutto il territorio cinese e sul Mar Cinese Meridionale. “In passato, avevamo solo lo spirito d’acciaio. Ora abbiamo molti sistemi, quindi abbiamo bisogno di uno spirito ancora più ferreo e deciso nell’impiegarli“, aveva dichiarato Xi ai soldati dell’ELP.
Nel frattempo il test del sistema antibalistico Arrow-3, progettato congiuntamente da Israeli Missile Defense Organization e US Missile Defense Agency, veniva rinviato per la seconda volta a causa di problemi nel collegamento dati tra il missile intercettore e i sistemi a terra. Il test non era tecnicamente un “fallimento” dato che il missile non è mai decollato, osservava il Jerusalem Post. A dicembre, il missile bersaglio che l’Arrow avrebbe dovuto intercettare “non era conforme ai parametri di sicurezza“. “Nel caso odierno, è stato deciso d’interrompere il processo ancor prima che l’intercettore e tutti i suoi sistemi di supporto fossero attivati“. L’Arrow-3 compì il primo test riuscito nel 2013, secondo l’agenzia della difesa missilistica degli Stati Uniti. Il missile antibalistico deve integrare i sistemi di difesa missilistica israeliana Arrow-2, Fionda di Davide e Iron Dome. L’Arrow-3 dovrebbe neutralizzare i missili balistici nemici fuori dall’atmosfera terrestre.Fonti:
Covert Geopolitics
Interfax
Sputnik
Sputnik
The Duran

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Massicci attacchi aerei alla Siria

Alessandro Lattanzio, 9/1/2018Nella notte tra 5 e 6 gennaio, dichiarava il Ministero della Difesa russo, i terroristi lanciavano un attacco contro la base aerea di Humaymim e verso Tartus impiegando 13 droni: 10 contro Humaymim e 3 contro Tartus. Tutti i droni venivano intercettati: 7 venivano abbattuti dai sistemi di difesa aerea Pantsir e 6 dai sistemi di guerra elettronica. 3 droni venivano catturati ed esaminati. I droni sarebbero stati lanciati da circa 50 km di distanza, navigando via GPS. Dei 6 bersagli aerei colpiti dalle difese elettroniche dell’unità antiaerea russa, 3 venivano fatti precipitare nell’area di controllo della base e gli altri 3 venivano fatti atterrare al suolo. I 7 droni distrutti furono obiettivo dei sistemi di difesa aerea di punto Pantsir-S delle unità da difesa aerea russa. Non ci furono vittime o danni alle installazioni militari russe. Il Ministero della Difesa russo dichiarava, “Le strutture militari russe non hanno riportato né vittime né danni: la base aerea russa di Humaymim e il centro logistico di Tartus continuano ad operare come previsto. Durante le ore notturne, le strutture della difesa aerea russa hanno rilevato 13 obiettivi aerei di piccole dimensioni che si avvicinavano ai mezzi militari russi: dieci UAV da combattimento si avvicinavano alla base aerea russa di Humaymim e altri 3 al centro logistico di Tartus“.Le competenze tecniche dei terroristi per poter attaccare le strutture russe in Siria possono essere state fornite solo da Paesi dotati di elevate capacità tecnologiche, che hanno fornito sistemi di navigazione via satellite e di controllo a distanza per lo sgancio sulle coordinate designate degli ordigni esplosivi improvvisati (IED), contenenti esplosivi di fabbricazione straniera, di cui erano dotati i droni. Tutti i droni erano anche dotati di sensori ad infrarossi e sistemi di controllo in volo. “Le soluzioni ingegneristiche utilizzate dai terroristi per attaccare le strutture russe in Siria possono essere state fornite solo da un Paese con un alto potenziale tecnologico, fornendo navigazione satellitare e controllo a distanza per il lancio degli ordigni autoassemblati sui bersagli designati“.
Un velivolo Boeing P-8 Poseidon dell’US Navy era in missione di spionaggio nell’area tra la base aerea russa di Humaymim e la base navale di Tartus in Siria quando i militanti tentarono di attaccare le strutture con i 13 droni, “…Questo ci costringe a dare una nuova occhiata alla strana coincidenza che, durante l’attacco dei droni dei terroristi alle strutture militari russe in Siria, un aereo da ricognizione dell’US Navy Poseidon pattugliasse sul Mar Mediterraneo da più di 4 ore ad una quota di 7mila metri, tra Tartus e Humaymim“, dichiarava il Ministero della Difesa russo. Il Pentagono si precipitava a dichiarare che tali droni sarebbero stati acquistati sul “mercato aperto”, dimostrando di sapere di che tipo di modelli si trattasse. “Quali sono le tecnologie di cui parla?“, domandava un portavoce del Ministero della Difesa russo al Pentagono, chiedendogli di rivelare dove tale mercato si “localizzasse e quale servizio speciale vendesse dati della ricognizione spaziale” ai terroristi.Il 9 gennaio, tra le 2:40 e le 4:15, le forze israeliane effettuavano 3 attacchi missilistici contro Qatifah, presso Damasco: da velivoli che volavano sullo spazio aereo libanese, con 2 missili superficie-superficie dal Golan, e con 4 missili superficie-superficie dalla zona di Tiberiade, in Israele. Le difese aeree siriane distruggevano 3 missili e abbattevano 1 velivolo israeliano.Fonti:
Anàlisis Militares
Anàlisis Militares
MoD Gov. Syria
MoD Mil. Russia
Sputnik
TASS

La Russia ha un nuovo gigantesco missile antibalistico (e funziona)

Lukas Andriukaitis Medium 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti ci spendono tonnellate di denaro, ma sembra in realtà che la Russia, con la sua vasta esperienza nella costruzione di grandi difese aeree, sia avanti. Anche se non c’illudiamo, questa tecnologia è ancora agli inizi e non si può averne sicurezza.Il 24 novembre, un missile intercettore russo di recente introduzione colpiva con successo un bersaglio. DFRLab aveva riferito che la Russia mostra le sue capacità nucleari offensive, questa volta i miglioramenti sono difensivi. Il missile intercettore PRS-1M è l’ultimo aggiornamento del sistema missilistico antibalistico A-135 (nome in codice NATO: ABM-3) a guardia di Mosca. @DFRLab da uno sguardo approfondito al nuovo missile russo e alle sue capacità. Il Ministero della Difesa russo riferiva del test del nuovo missile il 24 novembre dal sito ufficiale. Il post includeva video del test missilistico, dando uno sguardo ai poligoni in cui si svolgono questi test. Il post del Ministero della Difesa russo menzionava il test effettuato presso il poligono di Sary-Shagan nella Repubblica del Kazakistan. Il video del MoD conferma le affermazioni. Sary-Shagan è uno dei pochi siti militari (Sary-Shagan, poligono Emba e il 929.mo Centro Test di Volo) che il Kazakistan affitta alla Russia. Il sito di Sary-Shagan fu creato nel 1956 per testare i sistemi missilistici antibalistici (ABM) sparati dal sito di Kapustin Jar.
Il veicolo che trasporta il missile appare presso l’aeroporto militare della base di Sary-Shagan, manovrando verso ovest, all’interno del poligono.
Il video ufficiale non fornisce informazioni che confermino l’esatta posizione del lancio. Tuttavia, la struttura del sito di lancio a nord-ovest dal luogo in cui il veicolo manovra, è probabilmente quello che si vede nel video.Possibile sito di lancio.
Il lancio del missile intercettore PRS-1M
Ecco le località individuate sulla mappa.
Il Vicecomandante dell’unità delle Forze Aerospaziali, Colonnello Andrej Prihodko, dichiarava: “Il missile antibalistico ha seguito il piano di volo e ha colpito con successo il bersaglio”. Il nuovo missile è una variante modernizzata del 53T6/PRS-1 (nome in codice NATO Gazelle) e può essere schierato in un silo missilistico rinforzato o su un lanciatore mobile. Il missile intercettore aggiornato ha un nuovo fuso con scudo termico in materiale composito e motore più potente. Secondo quanto riferito, l’intercettore PRS-1M può distruggere bersagli a una distanza di 350 chilometri e ad una quota, secondo varie stime, tra 40000 e 50000 metri. I missili a lungo raggio presumibilmente saranno equipaggiati con testate nucleari. La versione precedente 53T6/PRS-1 poteva distruggere bersagli solo entro 80-100 chilometri e ad una quota di 30000 metri. Il sistema A135 è il complesso dispiegato intorno a Mosca per contrastare i missili nemici diretti sulla città e le aree circostanti. È operativo dal 1995 ed è considerato un sistema unico nel suo genere, difendendo Mosca con missili a testata nucleare. L’introduzione dei missili intercettori PRS-1M amplierà la zona protetta attorno Mosca, probabilmente anche da minacce nucleari.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Israele non è più una potenza aerea

PressTV 10 dicembre 2017Ci sono voluti tre anni alle Forze Armate siriane per ristrutturare le unità da difesa aerea, primi bersagli dei terroristi taqfiri che, subito dopo l’inizio della guerra nel 2011, ne attaccarono i siti principali nel sud della Siria. Guidati dal servizio segreto israeliano, i terroristi distrussero queste unità prima di smembrarle e consegnarne i pezzi ai servizi segreti israeliani. Uno dei siti, probabilmente il più grande, vicino al confine israeliano, era a metà strada tra Dara e Qunaytra, nel sud della Siria. Gli attacchi dei terroristi al sito di Tal Hara, al centro di sorveglianza di Saydnaya e al centro di comando aereo tra Jarmanah e al-Maliha, minarono gravemente la difesa aerea siriana. Ma ora è finita e i recenti fallimenti dell’aviazione israeliana lo provano. L’analista libanese Umar Marabuni ritorna su un articolo ripreso dal sito del canale televisivo al-Mayadin.
L’autore evoca la liberazione di Saidnaya e Marj al-Sultan da parte dell’Esercito arabo siriano e degli alleati che permisero alla Difesa Aerea siriana di riattivarsi, “creando nuovi siti di sorveglianza e radar” e ripristinando le batterie della difesa danneggiate. Una delle conseguenze della riabilitazione fu la distruzione da parte della difesa aerea siriana, quasi un anno e mezzo fa, di un aereo da guerra israeliano sulle alture del Golan. Gli israeliani furono presi dal panico, ma non fu l’ultima sorpresa. Due mesi fa, un F-35 israeliano veniva colpito da un S-200 siriano ottimizzato, sistema missilistico di fabbricazione russa su cui la Russia basava la propria difesa missilistica. Questi due eventi scossero lo Stato Maggiore dell’esercito israeliano: l’incidente dell’F-16 israeliano sul Golan, al confine tra Siria, Giordania e Israele, spinse quest’ultimo a cambiare tattica senza rinnovarla: l’Aeronautica militare israeliana riprese le tattiche degli anni ’80 quando colpì le batterie missilistiche SAM-6 della Siria dai cieli del Libano. L’abbattimento dell’F-35 fu il secondo shock, costringendo Israele a cambiare tattica una seconda volta aumentando la quota di volo dei suoi caccia, che prima dell’incidente sorvolavano il Libano a una quota molto bassa per evitare i radar siriani. Israele è riuscito a riconquistare la piena capacità d’attacco aereo in Siria, che inizia a vedere la fine del tunnel? Nulla è meno sicuro. Sfortunatamente per Tel Aviv, gli ultimi due attacchi aerei israeliani contro i sobborghi di Damasco (al-Qiswa e Jamariya) rivelavano un’altra capacità recuperata dalla difesa aerea siriana: le batterie missilistiche siriane intercettavano sei sofisticati missili da crociera israeliani Ariha-1 e LORA. Al quartier generale dell’esercito israeliano regna la totale confusione: è tempo di revisione e soprattutto di chiedersi: cosa fare?
È chiaro che Israele cerca una soluzione. Negli anni ’70, fece la stessa cosa: moltiplicò gli attacchi limitati e sporadici per distruggere la forza aerea siriana. Ma il problema non è lo stesso. L’Aeronautica siriana degli anni ’70 non ha nulla a che fare con la difesa aerea attuale dell’Esercito arabo siriano. Gli aerei israeliani troveranno difficile impegnarsi in un grande combattimento aereo data la dispersione delle unità antiaeree siriane in tutta la Siria e, soprattutto, il netto miglioramento della qualità dei sistemi d’intercettazione. L’S-200 o SAM-5, con una gittata di 150 chilometri vicino a al-Zamir e Homs, copre quasi l’intero cielo siriano. Ma ci sono anche il Buk-M2, con un raggio di 50 chilometri, e il Pantsir-S1, che ha una portata identica. Queste batterie possono intercettare i missili da crociera israeliani. La Russia ha danneggiato gli interessi d’Israele?Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

I risultati di Putin in Siria e conseguenze

Politnavigator 11 dicembre 2017 – Fort RussCome è noto, entrare in guerra è facile, molto più difficile è uscirne. È certo che la Russia, con l’aiuto del contingente militare in Siria, ha raggiunto tutti gli obiettivi e allo stesso tempo si ferma in tempo, preservando il buon atteggiamento dei siriani e dei vicini alla Russia. Quando la minaccia della distruzione della Siria da parte degli islamisti non c’è più e ai cittadini viene data l’opportunità di costruire una società postbellica e risolvere i vecchi problemi. Così, il 6 dicembre, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Generale Gerasimov, nel briefing annuale per gli attaché militari stranieri, annunciava: “In Siria, tutte le formazioni dei banditi dello Stato islamico (vietato in Russia) sono distrutte, il territorio del Paese è completamente libero dai terroristi”. Un’ora prima che ciò venisse appreso dagli attaché, il Ministro della Difesa russo Generale Shojgu riferiva al comandante supremo Presidente Vladimir Putin, “Oggi le divisioni dell’avanguardia del Brigadier-Generale Suhayl e il Quinto Corpo dei Volontari d’Assalto hanno sconfitto le rimanenti forze illegali nella provincia di Dayr al-Zur e, dopo aver liberato gli insediamenti di Salihia, Qita, Qatyah e Musalah, incontravano le forze governative che avanzavano da sud“. Oltre 1000 insediamenti sono stati liberati e le rotte principali riaperte. “Naturalmente, ci sarebbero ancora diversi centri di resistenza, ma in generale i combattimenti in questa fase e in questo territorio sono finiti, con una completa, ripeto, vittoria e sconfitta dei terroristi“, sottolineava Gerasimov. L’11 dicembre, “Bort#1” presidenziale decollava da Mosca per la Siria atterrando sulla base aerea di Humaymim. Il Presidente Putin arrivava per informare soldati e ufficiali russi che la missione onorevole e difficile si è conclusa con la vittoria completa e ora avranno il tanto atteso ritorno a casa.
Nella base aerea, il Capo di Stato russo è stato accolto dal Presidente della Repubblica araba siriana Bashar al-Assad, dal Ministro della Difesa russo Generale Shojgu e dal comandante del gruppo russo in Siria, Sergej Surovikin. Il Presidente della Russia, dalla tribuna, si è rivolto ai militari con un discorso di saluto: “Il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore, e io ordiniamo l’avvio del ritiro del gruppo delle forze russe nei punti di schieramento permanente. La Siria è salva come Stato sovrano e indipendente, sono state create le condizioni per la soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite, i rifugiati ritornano nelle loro case”. Con atmosfera informale, Putin ha parlato col personale della missione militare in Siria. All’incontro con la parte siriana, era presente il Presidente Bashar al-Assad, nonché il famoso comandante siriano del 5.to Corpo d’Assalto “Tigre”, Generale di Brigata Suhayl. Nella base aerea, Putin ha avuto colloqui con Assad. Il leader russo ha detto al collega siriano che Mosca spera nella cooperazione con Turchia ed Iran per “stabilire una vita pacifica e un processo politico” in Siria. È anche importante preparare il Congresso del Dialogo Nazionale e avviare il processo di risoluzione pacifica. Assad, a sua volta, ringraziava le Forze Armate russe per l’inestimabile aiuto nella lotta ai terroristi.
Nel valutare l’impresa delle Forze Armate russe in Siria, non ci sono abbastanza parole. Le forze russe ha mostrato un alto livello di addestramento e coerenza in combattimento, capacità di eseguire missioni esemplari a distanza notevole dalla madrepatria. Il punto di svolta nella guerra di quattro anni si è avuto effettivamente con le azioni del reggimento delle forze militari russe. Le perdite ammontano a quattro persone. Oggi non c’è quasi forza sul pianeta in grado di ripetere o superare i risultati dei piloti russi. Tuttavia, finché la situazione nel Paese non si sarà finalmente stabilizzata, un più piccolo contingente russo rimane ad osservare la situazione dalla base aerea di Humaymim e da Tartus. Inoltre. il Centro per la riconciliazione rimarrà in Siria. L’annunciava ufficialmente il presidente russo: “L’aerodromo di Humaymim sarà operativo come prima“. I dettagli sul futuro soggiorno delle forze militari ed altre in Siria, non sono stati accennati né del presidente né dal ministro della Difesa. Apparentemente, ad Humaymim dell’attuale gruppo di 60 velivoli, ne resterà circa un terzo. I cacciabombardieri Su-34 e i caccia multiruolo Su-35, molto probabilmente non avranno più compiti di supporto alle forze di terra, e ritorneranno in Russia. Ma i complessi di difesa aerea S-400 e Pantsir S-1 dovranno rimanere.
A giudicare dalla reazione dei media occidentali, la decisione di ritirare le truppe era inaspettata per tutti, fatta eccezione per i partner della coalizione russa. “Non ho ancora visto queste relazioni ed è ancora difficile valutare quale impatto avranno sui negoziati, quali cambiamenti comporterà nelle dinamiche dei colloqui, dobbiamo vedere che tipo di intenzioni ha la Russia“, aveva detto il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest. Dopo aver visitato Humaymim, Putin ha intrapreso una vera maratona politica. Dalla Siria, “Bort#1” portava il presidente russo in Egitto, dove aveva incontri al vertice. A Cairo, Putin negoziava col Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, informando la parte egiziana della situazione in Siria. Secondo Putin, l’Egitto può svolgere un ruolo importante nel processo di pace in Siria. La parte egiziana a sua volta chiedeva di ristabilire le comunicazioni aeree dirette tra Egitto e Russia, interrotte dall’attentato del 2015 sulla penisola del Sinai, che uccise centinaia di cittadini russi di ritorno dall’Egitto. Da Cairo, Putin si recava ad Ankara per colloqui con Erdogan. Putin l’informava del ritiro del contingente militare russo dalla Siria, ma non si è parlato di questioni problematiche, come la continua presenza di truppe turche entro le regioni di frontiera della Siria. È noto che l’argomento principale dei colloqui tra Putin e Erdogan era la nuova tensione in Medio Oriente, su Gerusalemme.
Riassumiamo:
1) Lasciando la Siria, Mosca ha dimostrato che non si lascerà coinvolgere in un conflitto a lungo termine come “lo scenario afghano” professato dai critici.
2) Le truppe russe se ne vanno in un momento favorevole: i siriani sono grati, le truppe governative addestrate e armate dai russi. Il processo negoziale ha successo con l'”opposizione moderata” in Siria e a Ginevra, dove inizieranno i prossimi negoziati con le forze influenti sul conflitto.
3) La Russia mantiene le basi militari in Medio Oriente, importante fattore geopolitico. Le Forze Armate hanno brillantemente dimostrato le proprie capacità tattiche e tecniche, distruggendo in breve tempo l’infrastruttura terroristica. Qualsiasi ulteriore offensiva dell’Esercito arabo siriano sarà supportata dall’Aeronautica siriana con forze e mezzi a disposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio