ARA San Juan. I dati tecnici puntano sull’ipotesi del siluro

ARA San Juan. Il sottomarino argentino ha subito un’esplosione di oltre 100 chili di tritolo
Pajaro RojoL’esplosione registrata nell’area del sottomarino San Juan era più forte di 100 chili di esplosivo, secondo la Marina argentina. La Marina argentina aveva condotto test nell’oceano per verificare il tipo di suono lasciato dall’esplosione effettuando detonazioni di TNT sott’acqua. In questo senso, gli specialisti hanno simulato l’incidente facendo detonare 100 chili di esplosivo a una profondità di 40 metri “per confrontarne il suono con quello rilevato nella stessa area di ricerca“, riportava il notiziario Todo Noticias. “Si è constatato che l’area dell’incidente era quella, ma che il rumore era maggiore quando fu colto“, secondo l’Organizzazione del Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty (OTPCEN). Secondo quanto confermato il 23 novembre dalla Marina argentina, fu rilevata un’esplosione circa tre ore dopo l’ultima comunicazione del sottomarino, “30 miglia a nord di dove si trovava al momento del contjatto e sulla stessa rotta per la Plata” che il sottomarino doveva seguire. Nel frattempo, il ministro della Difesa argentino Óscar Aguad indicava la possibilità che le operazioni di ricerca cessino dopo aver confermato che i 44 membri dell’equipaggio del sottomarino ARA San Juan, scomparso il 15 novembre nell’Oceano Atlantico, sono morti. A questo proposito, spiegava che l’Argentina non può continuare a cercare i sopravvissuti della tragedia, poiché fa parte dell’accordo internazionale di “ricerca e salvataggio” che inizia quando vi sono dispersi in mare e finisce quando vengono salvati oppure si verifica che “non ci sono sopravvissuti”. Tuttavia, la Marina argentina riferiva che la ricerca del sottomarino continua.

ARA San Juan. I dati tecnici puntano sull’ipotesi del siluro
Esteban Mcallister, Pajaro Rojo, 06/12/2017Ragiono sui dati forniti dai media sulle dimensioni dell’esplosione (o erano due?) registrate sull’ARA San Juan. La Marina argentina s’incaricò di testare 100 kg di TNT a una profondità di 40 metri, in modo che il sensore che catturò la presunta esplosione nel sottomarino potesse confrontarlo con questa. Il risultato è che la presunta (prima) esplosione nel sottomarino ammontava a più di 100 chili di tritolo. Il Trinitrotoluene (TNT) misura, secondo le convenzioni internazionali, delle esplosioni. Come il metro per le distanze. L’ARA General Belgrano fu affondato dal sottomarino nucleare HMS Conqueror con due siluri dalle testate con esplosivi equivalenti a 230 chili di TNT ciascuna. Il sottomarino San Juan disponeva di 960 batterie, metà a prua e metà a poppa; ciascuno di questi conglomerati è a sua volta diviso in quattro compartimenti stagni, otto in totale, ciascuno con 120 batterie. Già nella prima guerra mondiale, i sommergibili avevano un motore alternativo che muovendo una dinamo caricava le batterie. Sotto il mare navigavano con un motore elettrico. Lo snorkel cominciò ad essere usato dagli U-Boote, i sommergibili tedeschi della Seconda Guerra, per espellere i gas di combustione dei motori diesel ed immettere ossigeno per la combustione e rinnovare l’aria all’interno. A causa dello snorkel, entrava sempre acqua accidentalmente, dato che il tubo in emersione subiva il movimento delle onde, ma vi si era preparati. Perché i sottomarini usano motori elettrici in immersione quando sono in pericolo? Fondamentalmente, perché fanno poco rumore. I sottomarini vengono rilevati con microfoni sommergibili (sensori passivi) o sonar (sensori attivu). Un sonar invia un impulso sonoro che rimbalza contro le superfici metalliche e un microfono cattura l’intensità dell’eco, il rimbalzo… Solo i motori alternativi sono utilizzati quando non ci sono rischi. I sottomarini nucleari hanno un reattore per generare elettricità e caricare le batterie, e possono anche navigare coi motori elettrici. I sottomarini hanno sempre avuto problemi con le batterie, inoltre le batterie dei sommergibili della seconda guerra mondiale usavano liquidi, come le vecchie batterie delle auto, inclini a fuoriuscite di acido, cortocircuiti e incendi. Quelli attuali non usano liquidi, quindi sono sicuri. Qualsiasi batteria che va in cortocircuito può fondere o esplodere (si prenda una batteria AA a lunga durata o ricaricabile, e se va in cortocircuito, in 10 secondi emetterà calore). Chi progetta sottomarini prevede tali incidenti, inclusa l’esplosione di uno o più batterie. Quant’è l’esplosione di una batteria per sottomarino? Si ricordi che per ogni esplosione c’è un sistema di misurazione basato sul TNT. Potrebbe una o più batterie dell’ARA San Juan produrre un’esplosione superiore a 100 kg di TNT? Non credo. Quale elemento nel sottomarino potrebbe esplodere con più intensità di 100 kg di TNT? Non lo trovo. Qualcuno dirà: un siluro. Ma oltre a dire che l’ARA San Juan non portava siluri, questi sono progettati per evitare di esplodere all’interno del sottomarino, quindi vengono attivati per esplodere quando già solcano le acque verso il bersaglio. I siluri che affondarono l’ARA Belgrano andavano a 65 chilometri all’ora e potevano essere sparati da una distanza di 24 chilometri, quindi potevano essere attivati a metà strada. C’è qualche elemento esterno all’ARA San Juan che potrebbe aver prodotto un’esplosione superiore a 100 chili di tritolo? Solo un siluro come quelli che affondarono l’ARA Belgrano. Tutti gli attuali siluri inglesi hanno una potenza esplosiva di oltre 150 chili di tritolo, tranne uno progettato per essere lanciato dai velivoli antisommergibile. Posso sbagliarmi? Sì. Ma solo se qualche tecnico delle batterie può spiegare a quanti chili di TNT equivale l’esplosione congiunta delle 960 batterie dell’ARA San Juan. Riuscirebbe a superare l’esplosione di 100 chili di tritolo? Questa è la domanda.

Iridium ha confermato che il telefono satellitare del sottomarino non è attivo dal 15 novembre, sollevando dubbi sulle informazioni ufficiali
el Disenso 20 novembre 2017

La società di comunicazioni satellitari statunitense Iridium smentiva la dichiarazione del ministero della Difesa e del ministro Aguad, confermando che il telefono satellitare che si trova a bordo dell’ARA San Juan fece l’ultima chiamata il 15 novembre alle 11:36 GMT (8:36 ora argentina). El Disenso indica come questi dati sollevino nuovi dubbi sulle informazioni fornite ufficialmente secondo cui l’ultima comunicazione ricevuta dal sottomarino fu alle 7:30 del 15 novembre. Iridium veniva contattata la mattina del 17 novembre per avere informazioni sul dispositivo dell’azienda segnalato a bordo del sottomarino. La società confermava la natura del dispositivo Iridium e il servizio fu identificato, raccogliendo informazioni su posizione e attività dello stesso. “Sfortunatamente, il nostro sistema d’informazione non mostra alcun tentativo di comunicazione o comunicazione da quel dispositivo dal 15 novembre, alle 11:36 GMT, quando fu fatta l’ultima chiamata“. Questa informazione crea nuovi dubbi sulla versione ufficiale che indica l’ultimo contatto del sottomarino ARA San Juan alle 7:30 dello stesso giorno. Con chi aveva comunicato alle 11:36 GMT? (Secondo il nostro GMT-3 l’ultima chiamata fu effettuata alle 8:36) Rispetto alle chiamate via satellite del 16 novembre, il comunicato stampa Iridium, ignorato dalla stampa egemone argentina, indica che “Iridium può confermare che queste chiamate non sono collegate al nostro sistema” anche se aggiunge che “è possibile che un’altra società di comunicazioni satellitare disponga di attrezzature a bordo del sottomarino“. Iridium, compagnia satellitare nordamericana che gestisce le comunicazioni via telefono delle nostre forze di sicurezza, consegnava i dati di geolocalizzazione delle apparecchiature a bordo al Centro di coordinamento dei soccorsi e continua a monitorarne i sistemi nel caso nuove informazioni siano apportate all’operazione di ricerca e salvataggio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le carenze militari degli USA: essere i più costosi non significa essere i migliori

Andrej Akulov SCF 29.11.2017L’aumento delle spese militari è una delle principali promesse della campagna presidenziale del presidente Trump. La spesa fiscale per la difesa 2018 presentata dal comitato congiunto Camera-Senato arriva a 692 miliardi di dollari, inclusi 626 miliardi per le spese di base e 66 per il fondo per le Overseas Operations (OCO). Ci sono altre spese relative ad altre agenzie di sicurezza, che superano i 170 miliardi. Includono l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare del dipartimento per l’Energia, il dipartimento per gli Affari dei veterani, il dipartimento di Stato, la Sicurezza nazionale, l’FBI e la sicurezza informatica del dipartimento di Giustizia. Le spese per la difesa rappresentano quasi il 16% di tutte le spese federali e la metà delle spese discrezionali. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa nazionale degli altri otto maggiori bilanci nazionali per la difesa del mondo: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone. Le discussioni sulla necessità di aumentare le spese militari sono una questione popolare. È opinione diffusa che gli Stati Uniti siano la potenza militare più formidabile che il mondo abbia mai visto. Senza dubbio, la potenza militare statunitense è grande, ma le loro forze armate non sono impeccabili. I piani di costruzione incontrano molti ostacoli. Ci sono punti deboli abbastanza gravi da mettere in dubbio l’efficacia degli attuali programmi di difesa e la preparazione al combattimento dei militari, sia in una guerra nucleare che convenzionale. Alcuni esperti sostengono che un primo attacco statunitense eliminerebbe la maggior parte della capacità di secondo attacco della Russia, con un numero limitato di missili nucleari da lanciare per rappresaglia bloccati dalla difesa antimissili balistici. Non vale la pena entrare nei dettagli. Anche se missili nei silo e sottomarini nucleari lanciamissili balistici strategici (SSBN) ormeggiati nelle basi venissero messi fuori combattimento, gli SSBN e gli aerei strategici russi di pattuglia si vendicherebbero, infliggendo danni inaccettabili. Il rischio c’è sempre ed è imprevedibile. Nessuno sano di mente ci proverebbe. In effetti, esiste la minaccia rappresentata dai missili da crociera a lungo raggio basati in mare e aria e dai bombardieri stealth B-2. Ma “alcuni” non bastano per un primo attacco. Se il nemico mantiene la capacità d’infliggere danni inaccettabili con un attacco di rappresaglia, la capacità limitata di colpirlo per primo è inutile. Inoltre, la velocità dei vettori è relativamente lenta e il rilevamento tempestivo è impossibile da evitare. Molta fuffa viene sollevata dal concetto Prompt Global Strike (PGS): la capacità d’attacco aereo convenzionale mirato in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. Nessuna arma del genere è all’orizzonte nonostante gli sforzi finora applicati. Con spese per la difesa molto più ridotte, la Russia guida la corsa. La tecnologia delle armi ipersoniche “Boost Glide” presuppone l’uso di missili balistici o bombardieri, che verrebbero rilevati. Il PGS lanciato con alianti verrebbe avvistato provocando la rappresaglia nucleare. Gli Stati Uniti in realtà commetterebbero un suicidio colpendo la Russia con armi convenzionali innescando la risposta nucleare. Il primo missile d’attacco rapido convenzionale della Marina degli Stati Uniti fu testato il 30 ottobre. L‘US Navy iniziò a studiare il missile balistico a raggio intermedio lanciato da sottomarini (SLIRBM) per adempiere alla missione PGS intorno al 2003. Ma compiva la prima prova 13 anni dopo! E il vettore era un missile balistico. Viene confermato dal Cmdr. Patrick Evans, portavoce del Pentagono, che dichiarava: “Il test ha raccolto dati sulle tecnologie di spinta cinetica ipersonica e sulle prestazioni sperimentali nel volo atmosferico a lungo raggio“. Quindi, tecnologia che prolunga il volo. Il passaggio dai missili balistici a quelli ipersonici con traiettoria da crociera sin dall’inizio, per evitare che l’avversario confonda un missile balistico convenzionale con un missile nucleare, è ancora un sogno irrealizzabile. Non c’è nulla di testato finora. Il concetto PGS non potrà piegare la Russia. Colpire gruppi di terroristi con armi costose e sofisticate è delirante; non sono obiettivi per cui sprecare queste costose armi. E il principio del rapporto costo-efficacia? Ad ogni modo, dopo un grande sforzo, il programma PGS offre poco di cui essere orgogliosi, almeno per ora.
Il Congresso ha stanziato 190 miliardi di dollari per i programmi di difesa contro i missili balistici (BMD) dal 1985 al 2017. Per quasi due decenni, gli Stati Uniti hanno cercato di acquisire la capacità di proteggersi da limitati attacchi missilistici a lungo raggio. Alcuni risultati sono stati evidentemente esagerati. Sono disponibili capacità molto limitate contro missili non sofisticati e senza alcun rapporto con l’arsenale di Russia o Cina. In realtà, nulla è riuscito per poter parlare seriamente di reali capacità BMD. Il laser aerotrasportato YAL-1 è un esempio di sforzo costoso fallito. Il laser da 5 miliardi è in deposito. Il MRAP (Veicolo protetto contro le mine) è un altro esempio di fallimento. L’investimento di quasi 50 miliardi nel MRAP non ha senso. I veicoli pesantemente protetti non sono più efficaci nel ridurre i danni dei veicoli corazzati medi, sebbene siano tre volte più costosi. Molti veicoli MRAP sono stati consegnati a forze partner o venduti per rottamarli. Lo Stryker è la spina dorsale dell’esercito. Dopo anni di servizio, non ha ancora potenza di fuoco e protezione. Stryker sono andati persi in Afghanistan, dove il nemico non aveva blindati, aviazione, artiglieria o armi anticarro efficaci. Il veicolo ha uno scafo sottile. Uno Stryker è inutile contro un carro armato. Non è progettato per manovrare contro altri veicoli da combattimento ed è destinato a essere sconfitto dal nemico. Non ha protezione antiaerea. A cosa serva è una domanda senza risposta. L’esercito statunitense è scarsamente protetto dalle minacce aeree. Il THAAD è buono solo per la difesa missilistica, non per la difesa aerea. Il Patriot PAC-3 è destinato a contrastare missili balistici e da crociera tattici. Ha una capacità molto limitata contro gli aerei. PAC-1 e PAC-2 compatibili con gli aeromobili sono stati aggiornati nella variante PAC-3 e venduti all’estero. Non sono rimasti che gli Stinger portatili a corto raggio, con una gittata di 8 km e una quota massima di 4 km. Questo è uno svantaggio molto serio che rende le truppe estremamente vulnerabili ai raid aerei.
La nave da combattimento litoranea della Marina (LCS) è una classe di navi di superficie relativamente piccole destinate alle operazioni nel litorale (vicino le coste). Era destinata ad agire da nave agile e furtiva in grado di eliminare minacce antiaccesso e asimmetriche nei litorali. Il mese scorso, i costruttori navali Austal e Lockheed Martin ricevettero 1,1 miliardi per costruirne due. Sviluppo e costruzione di questa classe di navi sono afflitti dai costi. Le LCS sono afflitte anche da numerosi problemi, tra cui fratture strutturali, guasti del sistema informatico, fusione dei gruppi elettrogeni, tubi che scoppiano, problemi di propulsione ed errori di trasmissione potenzialmente disastrosi. E per giunta, gli ufficiali sono scettici sull’efficienza in combattimento. L’anno scorso, il presidente del comitato dei servizi armati del Senato John McCain criticò il programma, affermando che ben 12,4 miliardi di dollari sono stati sprecati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per 26 navi da combattimento litoranee prive di capacità di combattimento. Secondo il direttore del test operativo e di valutazione del Pentagono, J. Michael Gilmore, alcuna delle due varianti LCS ora costruite da appaltatori concorrenti sopravviverebbe in combattimento, un fatto che mina l’intero concetto operativo della classe. È improbabile le LCS possano adempiere ai requisiti della difesa aerea della Marina. La nave è equipaggiata per una missione alla volta. Le LCS, male armate e prive di sensori, sacrifica moltissimo all’alta velocità, compresa l’autonomia e probabilmente la resistenza ai danni. Non è chiaro il motivo per cui la Marina dovrebbe averne bisogno. Corvette e fregate europee sono meno costose e più efficienti.
L’F-35 diventerà la spina dorsale dell’US Air Force e della Navy. Dovrebbe sostituire e migliorare diversi velivoli attuali ed obsoleti. Avviato nel 2001, il programma è il progetto più deficitario nella storia degli Stati Uniti. Quasi un decennio indietro rispetto al programma, non è riuscito a soddisfare molti dei requisiti progettuali originali. Il presidente Trump ha interrotto il programma a febbraio. Il costo unitario per aereo, superiore ai 100 milioni, è il doppio di quanto preventivato. Commercializzato come aereo da combattimento multiruolo potente e conveniente per garantire la supremazia aerea, risulta carente in queste cose. Gli aerei al momento non possono volare in caso di maltempo o di notte, e non sono stati impiegati in combattimento. Con così tanti soldi e tempo spesi, è troppo tardi per cancellare il programma o modificarlo significativamente. Il Pentagono ha dichiarato che l’F-35 “è troppo grande per fallire”. Secondo la CNBC, “L’F-35 simboleggia tutto ciò che c’è di sbagliato nella spesa della Difesa statunitense: produttori incontrollati ed incontrollabili (in questo caso, Lockheed Martin), e una cultura del Pentagono incapace di seguire adeguatamente i dollari dei contribuenti“. Mandy Smithberger del progetto di riforma militare Straus ritiene che “molti perdite derivino da cattiva gestione e concorrenza nei principali programmi di acquisizione come F-35 e LCS”. La portaerei Gerald Ford costava 13 miliardi di dollari produrla. È in ritardo di due anni e, secondo il principale tester del Pentagono, non può combattere. Ha problemi col controllo aereo, il movimento munizioni, l’autodifesa, lancio ed atterraggio di aerei. Un rapporto dell’Ufficio per la responsabilità del governo ha rilevato che la combinazione di problemi di costi, ostacoli ingegneristici e sistemi tecnologici non testati è allarmante e va affrontata dal Congresso. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che nell’epoca dei missili a lungo raggio e potenti, le portaerei saranno obsolete (ma ancora incredibilmente costose) come risorse strategiche.
Le perdite del Pentagono sono aumentate vertiginosamente. Il rapporto 2016 dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa rilevava che l’esercito ha speso 2,8 trilioni di dollari per aggiustamenti di voci contabili errate in un solo trimestre del 2015 e 6,5 trilioni per l’intero anno. Il servizio mancava di ricevute e fatture per supportare quei dati o semplicemente li inventava. Secondo War is Boring, “Il comando delle operazioni speciali degli USA ha speso milioni di dollari per droni minuscoli senza sapere che non funzionavano, il dipartimento per i Veterani ha speso 6 miliardi usando carte d’acquisto per piccole transazioni e l’esercito cerca disperatamente di assumere qualcuno per installare, riparare ed ispezionare le attrezzature per parchi giochi delle scuole del Pentagono in Europa“. Aggiungete gli scandali per martelli da 100 dollari, sedili dei WC da 300 dollari e muffin da 16 dollari. La spesa di 50000 dollari per indagare su bombe capaci d’inseguire elefanti africani è la storia di spreco del Pentagono preferita da tutti. Nonostante sia al vertice delle spese militari, l’esercito statunitense ha gravi carenze ed è impantanato nei problemi. Le carenze nella pianificazione militare riducono notevolmente le capacità operative. Il rapporto costo-efficienza è un grosso problema. Essere il più costoso non rende automaticamente l’esercito statunitense il migliore.

Lo YAL-1 rottamato

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

ARA San juan. L’ipotesi delle due esplosioni

ARA San Juan Stava andando a tutta velocità verso nord-est quando è esplosa
Juan José Salinas Pajaro Rojo 25/11/2017Numerosi dati sostengono l’ipotesi formulata da Gabriel Fernández e Julio Fernández Baraibar (vedi qui e qui) sulle informazioni emerse dalla Marina, senza quindi scoraggiare le formulazioni di Leonardo del Grosso (vedi qui, qui e qui). Secondo Fernandez, ricordiamo, l’ARA San Juan avrebbe compiuto una missione segreta nelle acque vicino le isole Malvinas, nella zona di esclusione decretata unilateralmente dal Regno Unito, venendo quindi silurato o colpito da un missile. Secondo Grosso la Marina, su richiesta della Presidenza, si passava sotto silenzio, per la mancata autorizzazione dal Congresso (in effetti, della Camera dei Deputati, avendola il Senato approvata) alle manovre congiunte con la Marina degli Stati Uniti, chiamate Cormorán adempiendovi ugualmente (presumibilmente col consenso dell’esecutivo) e che l’affondamento sia un “incidente” nel corso delle stesse. Entrambe le ipotesi, non necessariamente antagoniste, sono considerate dal giudice federale incaricato ufficialmente dell’indagine, Marta Yañez, che ha confermato che la rotta dell’ARA San Juan è protetta dal “segreto di Stato”. Inoltre, nelle ultime ore è stato reso pubblico che nel presunto viaggio di routine a Ushuahia del sottomarino, fabbricato in Germania dalla Thyssen, vi erano oltre a diversi sommozzatori tattici (per cosa?) almeno (per cosa?) un ufficiale del Servizio d’intelligence navale (SIN). Secondo l’autore, nulla va escluso perché è chiaro che il capitale finanziario internazionale e i veri poteri dietro l’asse Washington-Londra (in particolare, dalla Brexit) vogliono escludere l’Argentina da ciò che concepiscono come grandi affari favolosi planetari come lo sfruttamento delle immense risorse naturali del continente antartico. Inoltre, per quanto si sappia, una piccola esplosione, seguita dall’implosione dello scafo del sottomarino per la pressione (come accadrebbe se navigava in profondità) non verrebbe rilevata dai sensori che controllano le esplosioni nucleari. Se è stato rilevato, è perché si trattava di un’esplosione considerevole, molto violenta, come riportato ufficialmente.
Tornando alle notizie: le più serie erano di Luis Tagliapietra, padre di uno degli sfortunati membri dell’equipaggio del San Juan, Alejandro, 27 anni. Tagliapetra, che si presentava da “umile velista” e sembrava sincero nel delineare le nuove promozioni della Marina su “tutto ciò che accadde negli anni ’70”, veniva intervistato da Gustavo Sylvestre. Luis Tagliapetra disse: “Se l’esplosione era a 30 miglia dall’ultima comunicazione e l’ordine era di navigare a 5 nodi (1852 metri all’ora) con rotta per Mar del Plata, ciò indicherebbe che se era sul pendio (cioè, risaliva la piattaforma continentale a non più di 200 metri di profondità, entrando in un’area dove raggiunge i mille metri), primo, ci fu una deviazione dalla rotta indicata e, secondo, navigava al doppio della velocità (ordinata). Se il sottomarino navigava a 5 nodi, per coprire 30 miglia avrebbe impiegato sei ore. Il conto è facile: se l’ultima comunicazione era alle 7.30 e l’esplosione alle 10.45, avrebbe dovuto essere a 15 miglia, non 30. Poi (è chiaro che) il sottomarino non aveva problemi, perché questo (la velocità che aveva) scarta tutte le precedenti ipotesi. C’è solo il problema del guasto delle batterie, quelle a prua, e che navigava con quelle di poppa, consentendo di arrivare, secondo l’analisi del capitano, nel Mar del Plata senza inconvenienti. Quindi, se erano in quella situazione, non c’era un’emergenza e dovevano navigare normalmente. Non c’era motivo di deviare dalla rotta o raddoppiare la velocità ordinata… Ovviamente il capitano aveva discrezione nel risolvere problemi (inaspettati) ma raddoppiare la velocità, e senza preavviso! È molto strano…
Gustavo Sylvestre gli chiese cosa potesse significare che il San Juan raddoppiasse la velocità.
Oppure il capitano ha disobbedito all’ordine datogli al Mar del Plata, cosa di cui dubito, o si pensa che la famosa implosione (sic) fosse qualcos’altro… Dico, mi capita eh? Per ignoranza… forse era la detonazione di un siluro o altro … mi segue. Non ci posso pensare. Non lo so… Ci sono cose che cerco di analizzare ma non le capisco. Non sono nessuno (ma) cerco di analizzare con logica, niente di più. Ma l’incongruenza si vede. E che hanno tale certezza… mi da fastidio. Poi Tagliapietra disse di aver parlato con un sommergibilista con 25 anni di esperienza che gli diceva, in relazione a un’esplosione o implosione interna, di non aver mai nemmeno sentito parlare di qualcosa di lontanamente simile.
Affinché qualcosa di simile accada, si deve accumulare idrogeno tanto da consentire a una scintilla di generare l’esplosione. Ma ci deve essere un’importante solfatazione delle batterie, non percepita né dal capitano né dal personale e nemmeno dai sensori perché (il sottomarino) ha sensori per l’idrogeno, e mi assicurano col cento per cento di sicurezza che le batterie erano in stato di conservazione e manutenzione impeccabile. Quindi, abbiamo un altro elemento che fa pensare su cosa sia successo…”
Sylvestre intervistava telefonicamente anche Guillermo Carmona (FpV-Mendoza), Vicepresidente della Commissione per le relazioni internazionali della Camera dei Deputati. Carmona ha detto di essere stato in contatto col fratello di uno dei membri dell’equipaggio, di Mendoza, che conosce da tempo e che gli ha detto di essere rimasto molto colpito dal fatto che invece dei soliti 37 membri dell’equipaggio, il sottomarino ne avesse 44, uno dei quali apparteneva all’intelligence e si chiese “Che ci facevano quei sette membri dell’equipaggio nel battello?” Carmona osservava che, contrariamente a quanto avvenuto in altre catastrofi sottomarine, in questa occasione, sebbene siano stati pubblicati nome e foto dei membri dell’equipaggio, non è stato specificato quali ruoli avessero bordo o che tipo di compito svolgessero. “Poiché è chiaro che non era un viaggio di routine e molto meno di piacere, sorge la domanda: stavano compiendo manovre combinate con Marine di altri Paesi?“, concludeva. Ed ecco una nota di Infobae che abbiamo glossato: “Potrebbe esserci stata una missione confidenziale“, ammette il giudice che indaga sulla scomparsa del sottomarino. Il giudice federale che indaga la scomparsa dell’ARA San Juan, Marta Yanez, ha spiegato ciò che ha riferito alcuni giorni fa quando parlò del segreto di Stato che dettava le operazioni del sottomarino. “Quando si ha a che fare con la Marina Nazionale, che ha il compito di salvaguardare la sicurezza del mare territoriale, ci potrebbe essere una missione confidenziale. Non parliamo di uno che pescava nel 2015 o di un cinese che si trovava nel mare dell’Argentina“, aveva detto non senza ironia. Il “segreto di Stato” menzionato da Yanez è stato usato da alcuni specialisti per spiegare, ad esempio, perché non ci fosse una corvetta che scortasse in missione il battello, come spesso accade. La Marina diede una risposta a questa domanda. Yáñez chiese al Ministero della Difesa di fornire tutte le informazioni relative alle operazioni della nave nell’ambito dell’indagine che cerca di ricostruire la rotta del battello nell’ultima settimana, da quando era partito da Mar del Plata. Consultata da Jonathan Viale e Lucas Morando su Radio La Red, il giudice aveva anche detto di non escludere che l’ARA San Juan fosse stato bersaglio di un attacco straniero. Che succede?
L’unica buona notizia in questo panorama devastante è l’intervento della Marina russa, ed anche se l’ARA San Juan è affondato a grande profondità, potrebbe esplorarlo e fotografarlo con una capsula resistente alla pressione telecomandata dalla superficie, ciò in linea di principio dovrebbe bastare a scoprire la causa del rapido, quasi istantaneo collasso.

ARA San juan. L’ipotesi fondata delle due esplosioni, siluri o missili
Juan Manuel Suárez Pajaro Rojo 29/11/2017Ieri è stato un giorno pieno di chiacchiere sul fatto che non appena la nave norvegese avesse raggiunto l’area in cui l’ARA San Juan sia affondato, sarebbe stato localizzato, cosa poi negata dalla Marina. Nel frattempo, alcuni media, come Mendoza online, affermano che le esplosioni rilevate dall’organismo che osserva che gli esperimenti nucleari per gli Stati Uniti, furono due e non una. Ciò ha rapidamente innescato speculazioni dato che per i sottomarini in combattimento è obbligatorio lanciare sempre due siluri, per garantire l’impatto sul bersaglio. Nel pomeriggio, Luis D’Elía scriveva un tweet in cui afferma che “secondo la commissione che lavora in Austria responsabile della misurazione delle anomalie idroacustiche rilevate dalla boa H10S2 il 15/11/2017 alle 02.55, un sottomarino inglese Astute lanciò 2 missili contro l’ARA San Juan, che era già senza comunicazione o direzione, nella zona di esclusione“. Pájaro Rojo voleva scoprire la fonte della presunta informazione, poiché la voce proveniente dal portale russo Sputnik era infondata e poteva arrivare ad Elía solo la sera. La sua ipotesi è che l’ARA San Juan fosse alla deriva senza possibilità di comunicazione, e che le correnti lo portarono vicino la zona d’esclusione imposta unilateralmente dagli inglesi (che non mi aggradano); non potendo sentire le intimazioni di allontanarsi dal sottomarino inglese, l’attaccava (cosa che mi sembra possibile) e dopo la tragedia, realizzandone la gravità, Londra si sarebbe scusata col governo argentino e avrebbe lanciato l’inusuale, rapida e massiccia operazione di salvataggio internazionale il cui vero obiettivo sarebbe cancellare le prove del disastro (macchie di petrolio e resti della nave e dell’equipaggio fluttuanti). Torneremo più tardi su d’Elía, il suo tweet, una nota pubblicata da un tizio che evidentemente sa di cosa parla e un video che presentaav. Ora, scaldando i motori, vi invitiamo a guardare un video del quale ignoriamo tutto, e molto probabilmente realizzato da certi servizi d’intelligence stranieri perché, sebbene abbia il simbolo della comunità sudamericana dei sommergibilisti el Snorkel, abbiamo verificato che non vi fu pubblicato. Insomma, nel momento in cui i russi vengono accusati di tutto, possiamo sospettare che dietro la voce femminile si nascondano loro… o venezuelani, iraniani, cubani o nordcoreani, tanto. La cosa importante, allo stesso modo, è ciò che viene detto ed in ogni caso, ciò a cui siamo interessati è la mera notizia: sono state registrate due esplosioni consecutive, la prima più forte della seconda. Qualcosa che non poteva non attirare l’attenzione dell’autore, per anni bloccato nei dibattiti se la bomba che demolì l’AMIA fosse dentro o fuori l’edificio quando fin da subito c’erano varie testimonianze su due esplosioni consecutive, una all’interno e una all’esterno. Succede che gli investigatori della SIDE e della polizia federale e, soprattutto, l’ingiusto giudice Juan José Galeano, hanno sistematicamente ignorato qualsiasi testimonianza che mettesse in dubbio l’esistenza del sinistro Trafic bianco che nessuno aveva mai visto in via Pasteur 600, quella infame mattina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il sottomarino San Juan: intelligence e versioni alternative

Kontra Info, 21 novembre 2017Prima della quasi nulla comunicazione ufficiale da parte del governo nazionale sul tragico caso del sottomarino ARA San Juan, i social network erano afflitti da versioni alternative. “La Hora Sin Sombra” li ha compilati e su Kontra Info abbiamo fatto un’analisi critica di ognuno di esse nel tentativo di dare chiarezza su ciò che potrebbe esser effettivamente accaduto:
Versione 1: Secondo una nota pubblicata dal giornalista Daniel do Campo Spada per la TV Mundus, fonti della Marina indicavano che il sottomarino è scomparso perché cercano di nascondere l’incidente causato da un missile che, “per errore”, sarebbe stato sparato da una nave nordamericana che operava “in segreto” nell’Atlantico meridionale, in manovre congiunte con la Gran Bretagna.
Analisi critica: è improbabile che qualcuno spari “per sbaglio” un missile, dal costo molto alto e per giunta colpendo un sottomarino di una Marina oggi “amica”. I sommergibilisti sono personale altamente addestrato. Se c’è stato un “errore” in un’esercitazione segreta, la menzogna sarebbe emersa rapidamente, la verità saputa in breve e saremmo di fronte a uno scandalo internazionale molto più serio a causa dell’occultamento.

Versione 2: Macri aveva firmato per le manovre militari congiunte con Barack Obama nel maggio 2016; ma il Congresso nazionale non le autorizzò. Questa era chiamata Operazione Cormorano e tra le manovre c’era il “salvataggio di un sottomarino apparentemente danneggiato”. La credibilità di tale versione si basa sul fatto che gli Stati Uniti fecero le stesse manovre 20 giorni prima nelle acque cilene, nell’operazione Chilemar, che consisteva nel salvataggio dell’equipaggio di un sottomarino a una certa profondità.
Analisi critica: questa è la versione supportata dal giornalista Juan José Salinas de Pájaro Rojo (leggi qui). A favore di questa versione, si potrebbe sostenere che le operazioni statunitensi c’erano, invocando a una certa “tranquillità” da parte di molte autorità politiche e militari quando si riferiscono all’argomento e, in realtà una parte della Marina statunitense opera già nell’area dell’operazione di salvataggio. Al contrario, si potrebbe dire che se fosse stato programmato in questo modo, sarebbe difficile realizzare una “cospirazione” coi 44 membri dell’equipaggio, le famiglie, i diversi comandanti della Marina e delle Marine straniere che prestano risorse, governo, giornalisti, ecc. Un complotto che coinvolge così tante persone a una settimana dall’evento avrebbe avuto molte fughe e sarebbe stato difficile coordinarla ed attuarla senza finire in uno scandalo di proporzioni internazionali.

Versione 3: un’operazione stampa per giustificare l’acquisto di nuovo materiale bellico, in un momento in cui una brutale manovra viene imposta agli argentini. La sua credibilità sarebbe nella quantità di operazioni mediatiche nelle ultime 48 ore per dire che le Forze Armate sono sguarnite, quando non è vero.
Analisi critica: è vero che il caso ha innescato numerose operazioni mediatiche favorevoli all’acquisto di materiale bellico. Ma erano prevedibili in un caso come questo, dato che semplicemente le diverse lobby sfruttano la situazione, qualunque sia la causa di ciò che succede. Come sopra: è difficile credere a un complotto di così tante persone per una messa in scena di tale natura.

Versione 4: il 30 ottobre iniziavano le operazioni militari inglesi nelle acque territoriali argentine, e avrebbero lanciato verso ovest, cioè verso il continente, missili Rapier. Il ministero degli Esteri argentino, miracolosamente, comunicava gentilmente contro queste operazioni militari. Ma non altro, presupponendo che avessero lanciato mezzi bellici nelle nostre acque e che forse il sottomarino sarebbe stato danneggiato dalla Gran Bretagna e non dagli Stati Uniti come indicato nella versione 1.
Analisi critica: quelle operazioni c’erano, ma avvenivano tra il 30 ottobre e il 3 novembre, mentre il sottomarino scomparve il 15 novembre. D’altra parte i missili “Rapier” sono missili terra-aria a corto raggio, quindi non avrebbero potuto danneggiare un sottomarino.

Versione 5: il sottomarino ARA San Juan fu inviato per una missione segreta nelle acque “di esclusione” nella zona occupata dagli inglesi. Il silenzio radio imposto in modo da non essere rilevato allarmava la compagnia nordamericana che gestisce le comunicazioni satellitari della Marina (?) E la voce della mancata comunicazione con la base veniva diffusa, dando origine a tale miseria, dato che non poteva comunicare per dare la posizione… Una versione stramba, se si considerano le manovre militari inglesi dal 30 ottobre nelle acque del Sud Atlantico… ma porta a chiedersi: perché le comunicazioni via satellite della Marina sono privatizzate a un compagnia straniera?
Analisi critica: una missione segreta di tale natura è pianificata in tutti i dettagli, non viene lasciato al caso il silenzio radio che suscita l’attenzione del mondo, mobilitando risorse dalle Marine di tutti i Paesi, e ancor meno scegliere come data dell’operazione il periodo in cui si effettuano esercitazioni militari nell’area.

Versione 6: il sottomarino ha avuto un guasto. Colpiscono il ritardo del salvataggio, la mancanza di comunicazione, le versioni contraddittorie tra Marina e Ministero della Difesa, e soprattutto il capo della Marina dire di coordinarsi coi giornalisti proprio nel momento in cui iniziavano i programmi… era tutto uno spettacolo mediatico? Non dovrebbe essere una priorità informare le famiglie dei membri dell’equipaggio in difficoltà da una settimana?
Analisi critica: questa versione sarebbe la più ragionevole. Un incendio nella sala batterie potrebbe causare seri danni al sottomarino, ostacolare le comunicazioni e renderlo inutilizzabile. Inizialmente fu detto che c’erano problemi al sistema delle batterie, poi smentito e, infine, il quinto giorno la Marina riconobbe che c’era. Perché mentiva o fingeva d’ignorarlo? Inoltre coincide con l’Intelligence della Marina che trascese i media affermando: “Il sottomarino ha subito un incendio nelle batterie di prua, controllato, continuando a navigare con le batterie di poppa (…) periodicamente segnalava la posizione del sottomarino (PSN). L’ultimo PSN fu alle ore 150000 (sic). È ciò che dicono i media. Laterale P.ta Madrid (sic) (DRY). 200 miglia dalle coste. Profondità stimata tra 120 e 400 metri. Impossibile informare 0800. Il protocollo indica che, in tempo di pace, se le comunicazioni cessano, si deve emergere. Non è emerso. La ricerca aerea con gli aeromobili dell’ARA è stata negativa. Né la boa di salvataggio fu espulsa né avvertiva il satellite di emergenza (EPIRB). Ci sono 2 navi nella zona e la ricerca aerea continua. Purtroppo, in questo caso, l’assenza di notizie è una cattiva notizia. La situazione è seria perché, anche se trovano dove è affondato, il nostro Paese non può salvarli a quella profondità“.
Mentre 44 famiglie rimangono in attesa di fronte alla drammatica situazione, non sembra opportuno far circolare tali versioni, così come le notizie di Clarín e dei media egemonici sul caso Santiago Maldonado furono irrispettose, irresponsabili e tendenziose per promuovere un serie di voci e teorie assurde. Nel caso dell’ARA San Juan, bisogna anche dire che la moltiplicazione delle versioni alternative è in parte il prodotto della cattiva modalità comunicativa ufficiale, presentando dati che in seguito non potevano essere confermati, il silenzio della comunicazione del governo nazionale e della Marina, l’assenza di conferenze stampa, segretezza e negligenza di Mauricio Macri che optava per le vacanze e il tennis nel pieno del dramma. Mentre ciò accadeva, le informazioni ufficiali passarono dal dire che all’inizio c’era un guasto e il sottomarino veniva rimorchiato verso Mar del Plata, a non c’erano guasti, che c’erano e non c’erano chiamate, e a una quantità infinita di dati sconnessi. Molto probabilmente l’Argentina potrebbe trovarsi qui di fronte a una tragedia enorme. Speriamo di no, ma in ogni caso le autorità governative dovrebbero essere all’altezza delle circostanze e non lo sono state.Il governo autorizzò la partenza dell’ARA San Juan sapendo che era danneggiato?
Kontra Info 24 novembre 2017
Bisogna scoprire perché ha lasciato la Terra del Fuoco se aveva avuto un guasto“, affermava l’ex-ministra della Difesa dell’amministrazione Kirchner Nilda Garré, in un’intervista a radio Zónica. “Le batterie potrebbero essere uno dei settori più complicati. Un flusso di acqua potrebbe aver generato un incendio o un’esplosione“, osservava Garré a Crónica Anunciada, di Radio La Patriada FM 102.1, anche criticando duramente la direzione del Ministero della Difesa: “Sebbene avessero rilevato alcuni problemi, hanno autorizzato a continuare la navigazione“. In questo senso, Garré avvertiva Marcos Peña nella domanda N° 500 del Rapporto 101 al Congresso: “L’avvertivo che non avevano carenato il sottomarino San Juan e che avevano sospeso le riparazioni del sottomarino Santa Cruz“, denunciava. Inoltre, l’ex-ministra riferiva che nel 2008 subì una situazione simile con un altro sottomarino della Marina: “Nel 2008 subì una situazione simile col sottomarino Santa Cruz, che ebbe un guasto. Contattai la Marina e vietai che salpasse“, spiegava. Chiariva che sono stati investiti milioni di pesos per le riparazioni necessarie, con la consulenza dell’azienda che l’ha costruito, oltre a chiarire che “La manutenzione non avvenne nel cantiere navale Tandanor, come alcuni media insistono. Ma in uno della Marina. Tandanor dipende dai civili. Non ci sono ingegneri civili specializzati in sottomarini. Ecco perché intervengono i militari. Il cantiere Ammiraglio Storni se ne occupò. Tandanor poteva aiutare, ma il lavoro fu fatto da quel cantiere“.
Le dichiarazioni erano nel contesto della nuova operazione di stampa che accusa il governo precedente degli eventuali danni che potrebbe aver subito il suddetto sottomarino (un video fu diffuso dall’ex-Presidentessa Cristina Kirchner in cui parlava di un vita utile di 30 anni, ma omettendo di menzionare che l’amministrazione attuale non ha eseguito la manutenzione dovuta). Il capo di Gabinetto Marcos Peña evidenziava la riparazione del sottomarino ARA San Juan in un rapporto del 2016 per il Congresso. Peña indicava la rinazionalizzazione di Tandanor durante l’amministrazione Kirchner e la costituzione del CINAR (Complesso industriale e navale argentino), assicurando che “dalla rinazionalizzazione ad oggi, sono state riparate più di 860 navi, nazionali e straniere”. Evidenziando le riparazioni di metà vita del sottomarino ARA San Juan che ne hanno esteso di altri 30 anni la vita utile, che fu consegnato alla Marina argentina ed era operativo nella base navale di Mar del Plata, mentre riparazione e ammodernamento “del rompighiaccio Ammiraglio Irizar era nelle fasi finali”. Le domande sono molte, le risposte ancora poche.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La portaerei da 12,9 miliardi di dollari degli USA non è pronta per la guerra

Anthony Capaccio, Bloomberg News, 20 luglio 2016USS_Gerald_R._Ford_(CVN-78)_on_the_James_River_in_2013L’USS Gerald R. Ford da 12,9 miliardi di dollari, la nave da guerra più costosa mai costruita, ha difficoltà a far decollare e a recuperare i velivoli, e nell’attivare la difesa impiegando le munizioni, secondo il controllore degli armamenti del Pentagono. I relativi sistemi di bordo hanno problemi di scarsa o ignota affidabilità, secondo un documento del 28 giugno. “Questi quattro sistemi influiscono sulle principali operazioni di volo“, afferma Michael Gilmore, direttore del dipartimento della Difesa per i test operativi e di valutazione, agli acquirenti degli armamenti del Pentagono e della Marina Frank Kendall e Sean Stackley. “A meno che questi problemi siano risolti, il che probabilmente richiederà riprogettare” i sistemi di lancio e appontaggio degli aeromobili, “sarà limitata notevolmente l’efficienza della CVN-78 nelle operazioni di combattimento“, scriveva Gilmore.

Ulteriori ritardi
I problemi di affidabilità fanno sì che la consegna della Ford, la prima di tre portaerei programmate per 42 miliardi di dollari, probabilmente subirà ulteriori ritardi. La Marina annunciava che la nave, che originariamente doveva entrare in servizio nel settembre 2014, non sarà consegnata prima di novembre 2016, a causa di continue problemi in test non specificati. La Marina dispone di 10 portaerei dal ritiro dell’USS Enterprise nel 2012. L’estensione dei compiti delle altre navi ha gravato sugli equipaggi ampliandone notevolmente gli impegni globali dalla lotta contro lo Stato islamico a garantire la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale, da cui passano 5 trilioni di dollari di commercio ogni anno. Un ritardo prolungato potrebbe anche ostacolare i militari in caso di un nuovo conflitto. “Secondo stime sull’affidabilità attuale, la CVN-78 difficilmente potrà condurre intense operazioni di volo“, avendo come requisito quattro giorni di operazioni continue di 24 ore, “in caso di guerra“, ha scritto Gilmore. Con l’approssimarsi della consegna della nave da parte delle Huntington Ingalls Industries Inc., “le preoccupazioni sull’affidabilità di questi sistemi rimangono e il rischio di inefficienza della nave in combattimento cresce se tali problemi di affidabilità restano irrisolti“, aveva detto Gilmore.

Ritardi “inaccettabili”
Il senatore repubblicano John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, definiva l’annuncio della Marina di ulteriori ritardi “inaccettabile”, aggiungendo che si tratta di un “caso da manuale perché il nostro sistema di acquisizione va riformato“. Una portavoce della Marina, la Tenente Kara Yingling, ha detto che la Marina sapeva della relazione, ma ha indicato per ulteriori commenti l’ufficio di Kendall. Il portavoce di Kendall, Mark Wright, ha scritto in una e-mail “non riteniamo opportuno diffondere la nostra risposta a questa nota interna“. La Marina ha detto che le Huntington Ingalls di Newport News, in Virginia, è un ottimo cantiere. Molte tecnologie installate sulla portaerei capoclasse sono prodotte da altre aziende. Il mese precedente la costruzione della nave era per il 98 per cento completata, secondo la Marina. Huntington Ingalls ha consegnato oltre il 97 per cento dei compartimenti e l’89 per cento dei test di bordo è stato completato, secondo la Marina.uss-gerald-ford-aircraft-carrier-cvn-78-01Le prove della nave
La Marina prevede d’impiegare la Ford entro il 2021 per le operazioni dopo una serie di esercitazioni di manutenzione e addestramento e il completamento di tutte le prove in mare, entro l’anno fiscale 2018, quindi c’è il tempo per correggere le carenze prima di possibili operazioni di combattimento. Eppure i problemi citati finora sono fondamentali per il successo della nave. Gilmore ha detto che i cavi d’arresto della portaerei per l’appontaggio degli aeromobili e il sistema di lancio, prodotti dalla General Atomics di San Diego, mostrano vari livelli d’insufficiente affidabilità. Meghan Ehlke, portavoce della General Atomics, non ha risposto a una e-mail di commento. I cavi d’arresto, criticati dall’ispettore generale del Pentagono in un rapporto del 6 luglio, presenta le più gravi limitazioni di affidabilità ed “è improbabile che possa supportare intense operazioni di volo”, ha detto Gilmore. L’affidabilità “è ben al di sotto delle aspettative e di ciò che è necessario funzioni in combattimento”.

Sistema d’arresto
La Marina stima che i cavi d’arresto potrebbero reggere circa 25 atterraggi consecutivi, prima di guastarsi. Ciò significa una “trascurabile probabilità di adempiere” a 4 giorni di missioni operative “senza un guasto“, ha scritto Gilmore. L’affidabilità del sistema di lancio elettromagnetico è migliore, ma “comunque preoccupa“, ha scritto Gilmore. Dati recenti indicano che la portaerei può effettuare soli 400 lanci prima di un guasto critico, “ben al di sotto del requisito” di 4166 decolli, secondo Gilmore. Gilmore ha detto che il sistema avrebbe dovuto aumentare l’affidabilità a 1600 lanci “per avere la probabilità del 90 per cento di completare una giornata di operazioni prolungate“. L’Ufficio programmazione della Marina ha stabilito che la portaerei “ha meno del 7 per cento di probabilità di completare quattro giorni di operazioni di combattimento”, scriveva Gilmore.

Sistemi radar
L’affidabilità del radar a doppia banda della Raytheon Co. utilizzato per il controllo del traffico aereo e la difesa contro aerei e missili “è sconosciuta“. I test terra del sistema utilizzano un software ancora in fase di sviluppo e alcuni problemi di affidabilità dell’hardware sono emersi. I test indicano che il tasso dei guasti della potenza di picco e dei moduli trasmettitore-ricevitore sono scesi, ma il radar di serie “non sarà completamente testato” finché la nave non solcherà i mari, ha detto. Ciò nonostante, la Marina ha elogiato il sistema radar, dicendo che in fase di test tutti e sei i pannelli per rilevare e monitorare gli obiettivi “hanno raggiunto la potenza di picco richiesta” e “i bersagli opportuni” furono rilevati con successo. I test hanno anche limitato l’uso degli ascensori per movimentare le bombe tra i depositi e il ponte di volo, così “la loro affidabilità è ignota ed è un rischio“, secondo Gilmore. La Ford dispone di 11 ascensori per le armi.USSFordPano-copyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora