La NATO è molto più debole di quanto si pensi, non può combattere una guerra

Alexander Zapolskis Regnum – Russian News AgencyRussia InsiderNATO-symbol-with-flags-of-member-countriesIl termine cinese “tigre di carta” significa qualcosa che sembra forte, ma in realtà è debole. Mi sono ricordato di quando ho letto l’analisi comparativa della capacità militari russe e della NATO sulla rete polacca TVN24. Sulla carta, la NATO rispetto alla Russia è come un elefante in una gabbia. Prendete per esempio i bilanci militari: l’alleanza spende 950 miliardi di dollari l’anno, mentre la Russia ne spende meno di 90. O la forza numerica complessiva delle forze armate: 3,5 milioni la NATO contro i 766000 della Russia. L’alleanza atlantica sembra superiore alla Russia su tutti i fronti. Ma è davvero così? Dopo tutto, sulla carta, a partire dal febbraio 2014, l’esercito ucraino era il sesto più grande al mondo. Eppure fu sconfitto dalle forze di autodifesa del Donetsk, comandati da musicisti, operai e anche un fan delle rievocazioni storiche. Ma se si prendono i principali indicatori degli eserciti della NATO e li si elencano, l’immagine apparirà un po’ diversa. A prima vista, sembra buona. Ci sono 28 Paesi del blocco con una popolazione totale di 888 milioni di persone che hanno 3,9 mln di truppe, oltre 6000 aerei da guerra, circa 3600 elicotteri, 17800 carri armati, 62600 veicoli blindati da combattimento, 15000 pezzi di artiglieria, 16000 mortai, 2600 sistemi lanciarazzi multipli e 302 navi da guerra (tutte delle principali classi, compresi i sottomarini). Il trucco però è che viene incluso ciò che va oltre la NATO. Una frode contabile.
Prendete la Francia, per esempio. Le forze armate sono spesso aggiunte al totale, nonostante il fatto che il Paese si sia ritirato dalla struttura militare NATO molto tempo fa, e anche nel migliore dei casi, vi assegnerebbe un paio di corpi scheletrici, riducendo immediatamente le cifre totali di 64 milioni di persone, 654mila soldati, 637 carri armati, 6400 veicoli corazzati da combattimento, e così via. Non sembra un gran che. Anche senza i 600 cannoni francesi, la NATO ne ha ancora 14000. Ma questo è vero solo se si ignora il fatto che la maggior parte di queste armi sono fuori servizio e in deposito. L’Ucraina aveva oltre 2500 carri armati di vario tipo. Ma quando è arrivato il momento della guerra, si è scoperto che solo circa 600 erano pronti, mentre molti potevano essere attivati entro un lasso di tempo relativamente breve. I restanti erano inutili. Mi auguro che la Germania (858 carri armati e 2002 veicoli blindati da combattimento) e Spagna (456 carri armati e 1102 AFV) abbiano più cura del loro equipaggiamento in deposito, ma anche questo non cambierebbe molto. Nell’insieme le cifre sono impressionanti. Sulla carta, la NATO ha 55600 (62000 meno 6400 francesi) AFV di vario tipo, tra cui 25300 statunitensi, e di cui 20000 nei depositi da lungo tempo. Inoltre, si scopre che il maggior numero di AFV della “riserva”, 11500, si concentra in Paesi con eserciti di meno di 100000 militari. Ad esempio, la Bulgaria ha una forza di 34970 soldati e ha ereditato 362 carri armati e 1596 AFV dal Patto di Varsavia. Quindi, praticamente tutti sono nei depositi. La situazione nella Repubblica ceca è fondamentalmente la stessa. Sulla carta ha un esercito di 17930 soldati, con 175 carri armati e 1013 AFV. In breve, anche senza entrare nei meandri della logistica, delle forniture di ricambi e delle evidenti difficoltà di avere riservisti inglesi che guidano carri armati di fabbricazione sovietica T-72, si scopre che praticamente tutte le cifre su veicoli blindati e sistemi di artiglieria possono essere facilmente divise per quattro. Ciò lascia 4450 su 17800 carri armati, ma solo una metà di essi è effettivamente operativa. La seconda metà è ancora in deposito sotto uno spesso strato di paraffina, che richiede del tempo per essere rimossa. Indicativo in tal senso, ci sono voluti quattro mesi all’Ucraina per schierare l’esercito, e praticamente in condizioni ideali e senza alcuna interferenza.
L’Ucraina ci ha ricordato un’altra importante lezione. Un esercito non è solo la somma di soldati, cannoni, carri armati e veicoli blindati. L’esercito, prima di tutto, è la struttura. Eppure non tutte le forze armate nazionali dei Paesi membri sono strutturati nella NATO, ma solo circa un terzo di esse. E allora questo terzo è diviso in tre categorie molto differenti. Circa il 15 per cento delle formazioni (ad esempio dal 15 al 30 per cento degli eserciti nazionali “collegati all’alleanza”) sono le cosiddette forze d’intervento rapido. Mantengono il 75-85 per cento del personale in tempo di guerra e sono pronti a svolgere una missione di combattimento entro sette giorni dall’ordine. Un altro 25 per cento è mantenuto in stato di “prontezza operativa” (60 per cento degli effettivi in tempo di guerra), e può essere implementato in tre o quattro mesi. Il restante 60 per cento delle unità richiede non meno di 365 giorni per essere messo in allerta. Tutte le altre subunità militari dei Paesi membri sono tenute ai livelli operativi previsti nell’ambito dei programmi nazionali della Difesa. Data la costante riduzione dei bilanci militari, molti sono tenuti a livelli di forza ridotta. Ciò vale soprattutto per gli Stati dell’Europa orientale. Se 1,5 mln di statunitensi e 350000 francesi sono sottratti dai 3,6 mln di soldati attivi, ciò ne lascia 1,75 mln in cui Germania, Regno Unito e Italia rappresentano appena 654300 soldati. Gli eserciti greco e spagnolo (156600 e 128200 soldati, rispettivamente) possono essere facilmente esclusi. Vi sono anche grandi punti interrogativi sull’esercito turco (510000). Alla luce dei recenti accordi su gas e militari, Istanbul non è così ansiosa di mostrare la sua unità euro-atlantica. Così si scopre che, a parte 100000 “baionette polacche”, gli altri 500000 soldati sono forniti da 19 Stati con gli eserciti che vanno da 73.000 uomini (Romania) a 4700 (Estonia). E non dimentichiamo le Forze Armate del Lussemburgo: 900 uomini!
Si scopre che la “vecchia” NATO, rappresentata dai primi 12 Stati membri, è un’esagerata auto-promozione. Un tempo, fatti e cifre degli opuscoli NATO riflettevano la realtà. Nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino, la Bundeswehr da sola aveva 7000 carri armati, 8900 veicoli corazzati e 4600 cannoni. Inoltre vi erano 9500 carri armati e 5700 blindati e corazzati da trasporto truppa, 2600 sistemi d’artiglieria e 300 aerei da guerra statunitensi. Oggi non v’è ne sono più su suolo tedesco. Nel 2016, l’ultimo soldato inglese andrà a casa. Solo due scheletriche brigate senza effettivi e attrezzature, e meno di 100 aerei delle forze statunitense, vi rimangono. Nel frattempo, la Bundeswehr si è ridotta a 185500 uomini. Due volte e mezzo meno soldati dell’esercito turco, 5,2 volte meno AFV e 2,2 volte meno carri armati. Ci sono più carri armati e veicoli blindati in deposito in Polonia che in Germania! I polacchi hanno 946 carri armati e 2610 AFV rispetto ai 858 e 2002 dei tedeschi. Ironia della sorte, gli Stati baltici e dell’Est europeo hanno aderito alla NATO in primo luogo per essere sotto l’ombrello della difesa di Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia, e per sottrarsi dall’onere gravoso delle spese militari. Una situazione paradossale s’è affermata all’inizio del 21° secolo. L’alleanza comprende più di due dozzine di Paesi, ma la sua capacità di difesa continua a basarsi sui sogni della superiorità militare tedesca su terra e la superiorità inglese sui mari. Ad esempio, la retorica e il comportamento dei capi dei Paesi baltici sempre più aggressivi, ancora si basa sulla fiducia che se accadesse qualcosa, tutti gli 800 panzer tedeschi si affretterebbero a difesa, per esempio, di Vilnius.
Drastici cambiamenti hanno avuto luogo nella NATO negli ultimi 15 anni. Bruxelles fondamentalmente ammette con tante parole che: le risorse disponibili del blocco basteranno solo per due tipi di missioni: partecipazione limitata in un’operazione umanitaria (cioè senza l’azione militare) e operazioni per far rispettare l’embargo; e nel secondo caso solo verso un Paese piccolo e debole, non la Russia. Anche missioni come l’evacuazione di civili, il sostegno a un’operazione antiterrorismo e dimostrazioni di forza non sono più possibili, sia per le limitate capacità delle proprie forze che per le inaccettabili perdite pesanti. Riguardo la “gestione delle crisi” e le missioni d'”intervento diretto”, sono oltre la capacità del blocco. Sì, negli ultimi dieci anni la NATO è stata coinvolta in numerose operazioni militari. Iraq, Afghanistan, Medio Oriente. Ma in realtà, solo le forze USA hanno combattuto ovunque. Le forze NATO sono state solo “presenti”. Il trucco era che Germania e Regno Unito hanno naturalmente inviano piccoli contingenti in Afghanistan, ma si trattava fondamentalmente di addestrare in quelle guerre lituani, lettoni, estoni, cechi, polacchi ed altri “partner”: un plotone qui, una compagnia o un battaglione lì, quanto basta per condurre le missioni di combattimento al posto di tedeschi e inglesi. Ciò risponde anche alla domanda che infastidisce sempre più gli ucraini. Perché USA e NATO promettevano tante belle cose lo scorso inverno, ma l’Ucraina ancora combatte per conto suo? E’ semplice. La NATO esiste sulla carta non nella realtà. L’ex-potenza militare può essere ripristinata? Certamente, ma solo abbassando gli standard di vita europei del 20-25 per cento. La Difesa ha un prezzo. Non produce nulla, ma consuma molto sia direttamente, sotto forma di spesa di bilancio per la manutenzione e la gestione, che indirettamente, deviando personale dal settore privato, dove sono contribuenti, per divenire “consumatori fiscali”. I Paesi dell’UE non sono entusiasti di una tale prospettiva. I membri di nuova ammissione della NATO hanno voluto unirsi all’alleanza proprio per non pagare i propri eserciti e avere l’esercito di qualcun altro a proteggerli, tedesco o portoghese. Ma i portoghesi non desiderano rinunciare a pane e burro per difendere i Paesi baltici, che pochi europei possono trovare su una mappa. E’ il momento per gli Stati baltici e l’Ucraina, tra gli altri, di affrontare la realtà. La NATO è una tigre di carta preoccupata dai suoi problemi interni. Tutto il resto è solo protagonismo per le telecamere.main_clip_image007Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistral, passaggio sotto bandiera russa?

Louis-Benoit Greffe, PoliticvisioNovorossia
VLADIVOSTOK
Con grande sorpresa dei sostenitori della violazione del contratto sulle Mistral, senza alcuna cerimonia ufficiale a Saint-Nazaire, e senza la presenza della delegazione russa, il 14 novembre mattina la BPC (Nave Appoggio Assalto Anfibio) Vladivostok passava sotto bandiera russa e cambiava il proprio numero d’immatricolazione MMSI francese con uno russo. L’MMSI è regolato internazionalmente dall’autorità delle comunicazioni di Ginevra ed è usato per identificare ogni singola nave. La BPC Vladivostok passa da 227022600, sotto bandiera francese, a 273549920 sotto bandiera russa. Il primo numero era valido fino al 13 novembre. Il 14 novembre mattina, la Russia annunciava di aver concesso una quindicina di giorni alla Francia per decidere, altrimenti riterrà il contratto rescisso e richiederà il versamento di una penalità di 3/10 miliardi di euro. La DCNS ha già smentito la consegna della nave, accusando dell’errore la società Veritas del cambio di bandiera, che avrebbe agito prematuramente. Tuttavia, tale smentita non sembra convincere, perché è impensabile che la decisione di mutare l’MMSI sia stata presa senza il consenso dell’Eliseo. Così sembra che la Francia, seguendo la strana esitazione di Valls, rischi d’irritare sia la Russia che i suoi alleati occidentali, nel rispettare i propri impegni.

VLADIVOSTOK2International AIS indica la prima Mistral russa
News Twenty4seven

Il sistema d’identificazione internazionale AIS (sistema di identificazione automatica) per la prima volta ha segnato la nave classe Mistral, Vladivostok, come trasferita ai russi secondo Interfax. In precedenza, la portaelicotteri Vladivostok, costruita presso il cantiere STX di Saint-Nazaire, in Francia, era designata come nave della Marina francese, conservando l’identificativo francese. La fonte di Interfax per la difesa ha osservato che “le questioni procedurali per la consegna della portaelicotteri alla Russia possono svolgersi senza pubblicità“. Il 14 novembre, sul trasferimento della nave alla Russia vi furono numerose notizie dall’industria francese, indicando la presenza della delegazione di Rosoboronexport alla cerimonia (alla fine non avvenuta). Il 12 novembre fonti della cooperazione tecnico-militare russa avevano detto che i francesi non li avevano contatti sul trasferimento della nave. Lo stesso giorno, il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian aveva detto che la consegna della Vladivostok verrebbe attuato nel prossimo futuro, ma la data deve essere ancora decisa. Rosoboronexport e la società francese DCNS firmarono un contratto di 1,2 miliardi di euro per la costruzione di due portaelicotteri classe Mistral nel giugno 2011. Secondo il contratto, la data di consegna della prima nave era il 1 novembre 2014, ma con l’accordo delle parti veniva spostata di 30 giorni, senza penale. In caso di mancanza assolvimento del contratto, l’importo di sanzioni e multe raggiungerebbe i tre miliardi di euro. Causa l’annessione della Crimea alla Russia e la situazione nell’Ucraina orientale, gli Stati Uniti hanno ripetutamente invitato la Francia a rescindere il contratto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sorpresa di Putin

Konstantin Dushenov, PravdaVoice of Sevastopol, 5/10/2014
Konstantin Dushenov nel 1977-1987 ha prestato servizio nella Flotta del Nord della Marina sovietica, a bordo dei sottomarini nucleari Projekt 671RTM e 667A come comandante addetto al gruppo missili e siluri.

12870_originalimage_IMGP5259I nuovi missili da crociera navali russi neutralizzano la potenza militare statunitense nella grande regione geopolitica da Varsavia a Kabul, da Roma a Baghdad. Il presidente Barack Obama, parlando alla 69.ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha definito le azioni della Russia principale minaccia per il mondo, più grave del terrorismo internazionale e del fondamentalismo islamico. I suoi attacchi contro la Federazione russa sono nevrotici e fallaci. Cosa disturba il presidente del Paese più forte del mondo? Uno dei motivi potrebbe essere il dispiegamento dei nuovi missili da crociera navali russi che Putin ha annunciato nell’ultima riunione a Novorossijsk, neutralizzando la potenza e la superiorità militare di Washington nella grande regione geopolitica tra Varsavia e Kabul, Roma e Baghdad. Ma andiamo con ordine.
Il 10 settembre le agenzie di stampa russe riferirono che il Presidente Putin guida personalmente la Commissione militar-industriale finora guidata dal governo, ordinando di preparare la nuova versione della dottrina militare della Russia entro dicembre 2014. Il Presidente ha proposto di discutere in dettaglio quali sistemi d’arma dovrebbero essere sviluppati, in modo da rispondere adeguatamente alle nuove minacce. Putin aveva indicato le munizioni di precisione come promettente direzione nello sviluppo del complesso industrial-militare, sottolineando che lo sviluppo di tutte le componenti di tali armi sarà necessario nei prossimi anni. Inoltre, il capo dello Stato ha detto che è necessario creare modelli unificati di armi e attrezzature militari, sottolineando che la Marina russa deve sviluppare nuove navi con sistemi di armamento, controllo e comunicazione globale. Il capo dello Stato è giustificato dal fatto che la Russia deve rispondere alle nuove minacce alla sicurezza: gli Stati Uniti continuano la costruzione del sistema di difesa missilistico ignorando i tentativi di negoziato della Russia. Inoltre, parti di tale sistema sono sempre schierate in Europa e Alaska, vicino ai nostri confini, ha detto. Inoltre, gli Stati Uniti sviluppano la dottrina dell’attacco preventivo globale, ha aggiunto il presidente. Ci sono altre cose realmente interessanti, ha detto Putin accennando ad altre sorprese spiacevoli per i partner occidentali, concludendo con sarcasmo che tali suggerimenti sono importanti per salvarli dalla futura isteria. Innanzitutto, solo pochi hanno dato la dovuta attenzione alle strane parole sull’isteria. La maggior parte degli analisti e politologi, interpreti e commentatori, ha preso le parole di Putin come mero discorso figurato, solita retorica volta a dimostrare all’occidente, guidato da Washington, la determinazione del nostro Presidente a difendere gli interessi nazionali russi. Solo pochi esperti hanno preso sul serio le sue parole su sorpresa e isteria. Ma mentre questi pochi si chiedono quali sorprese lo Zio Vova prepari per loro Zio Sam, la situazione ha cominciato a chiarirsi.
02.jpg46a3da45-80e1-47b0-a055-79fa940f2a8dLarge Il 23 settembre Putin giunse a Novorossijsk per un incontro sullo sviluppo del porto. Nel corso della riunione, l’Ammiraglio Vitko riferiva sullo stato di avanzamento della costruzione della base della Flotta del Mar Nero di Novorossijsk. In particolare, l’ammiraglio disse: i sottomarini basati a Novorossijsk, dotati di missili da crociera a lungo raggio e furtività, hanno un vantaggio qui superiore rispetto a Sebastopoli. Quando il presidente ha chiesto della gittata di questi missili, il comandante della Flotta del Mar Nero ha detto: oltre 1500 km. La base può ospitare otto sottomarini, ma per ora abbiamo intenzione di averne sette. Alla fine del 2016 sarà completata. Tutti le reti TV illustrarono la riunione e tutte le agenzie del Paese ne hanno scritto. E allora? Un lettore medio potrebbe chiedersi. Per capire la portata di questa “sorpresa”, prima di tutto è necessario dire qualche parola sui sottomarini che presto saranno dislocati nella base navale di Novorossijsk. Secondo i media i sottomarini sono del tipo Projekt 636.3, una versione profondamente modernizzata dei Varshavjanka, terza generazione dei grandi sottomarini diesel-elettrici della Marina sovietica. La prima generazione erano i Projekt 641 chiamati “Ferraglia”, la seconda, i Projekt 641B, fu chiamata “Gomma” per lo scafo leggero elastico. Nel 1983 la terza generazione di questi sottomarini, Projekt 877, fu completata e soprannominata Varshavjanka per l’intento di fornire i sottomarini non solo alla Marina sovietica, ma anche alle flotte dei nostri alleati del Patto di Varsavia. L’attuale versione modernizzata di questo sottomarino porta il nome di Projekt 636. Originariamente il Varshavjanka non era attrezzato per trasportare missili. Lo sviluppo dei missili da crociera adattati ai Varshavjanka iniziò solo nel 1983, quando i sottomarini del Projekt 877 furono inclusi nelle forze da combattimento della Marina sovietica e la prima dimostrazione di questi missili da crociera si svolse un decennio più tardi, nel 1993. In un primo momento, il missile da crociera Birjuza (SS-NX-27) e poi il Kalibr (3M-54 Klub) furono progettati per il Projekt 877. La portata massima di questi missili è inferiore a 300 km, secondo fonti aperte.
Fin dall’avvio, il Projekt 877 Varshavjanka è il più grande e potente sottomarino non nucleare nel mondo, e quindi il solo sottomarino non nucleare al mondo dotato di missili. I missili inclusi tra le sue munizioni sono i primi modelli di missili da crociera lanciati da tubi lanciasiluri del diametro di 533 millimetri della nostra Marina. In precedenza, solo missili balistici venivano lanciati da tali tubi lanciasiluri: 81R, 83R, 84R e varianti. Utilizzarono testate nucleari dalla metà degli anni ’70, e la combinazione missile-siluro dalla metà degli anni ’80. La loro gittata non superava i 50 km. Ed ora il comandante della Flotta del Mar Nero riferisce al Presidente della Russia che questi sottomarini saranno armati con missili da crociera che potranno colpire bersagli distanti oltre mille miglia!
Se tutto ciò è vero (e come potrebbe mentire l’ammiraglio al comandante in capo) e i responsabili degli armamenti russi sono riusciti ad inserire in un tubo lanciasiluri da 533 millimetri un missile da crociera con una gittata di 1500 km, si tratta di un vero passo avanti e di un risultato eccezionale della difesa nazionale. Inoltre, ciò significa il completo fallimento della strategia militare statunitense e il cambio qualitativo nell’equilibrio di potere a favore della Russia. Ora, ogni nave da guerra della Marina russa, non solo un sottomarino ma anche una nave di superficie, potrà divenire un vettore di missili strategici. Perché strategici? Perché dotare tali straordinari sistemi missilistici con testate nucleari è solo questione di tempo e di volontà politica del Cremlino. Le navi di superficie richiedono una spiegazione. Se questi nuovi missili a lungo raggio non superano le dimensioni del sistema missilistico Kalibr, difatti installato sul Varshavjanka, allora saranno nel munizionamento di qualsiasi nave attualmente dotata dei Kalibr. Il fatto è che il Kalibr è facile da installare su qualsiasi nave della Marina russa, dalle motomissilistiche agli incrociatori. L’unico problema è il numero dei missili che dipende dal tonnellaggio della nave. Finora si credeva che le caratteristiche del Kalibr non consentissero l’uso di questi missili contro qualsiasi nave o bersaglio a terra oltre i 300 km. Ora, attenzione per favore, abbiamo un’altra sorpresa.
292307cbed46c3c7ce78aa2b2ebefc5d Il 29 settembre 2014 i media riferirono del vertice sul Caspio cui hanno partecipato i capi dei cinque Stati rivieraschi: Russia, Iran, Kazakistan, Turkmenistan e Azerbaijan. I partecipanti al vertice concordarono una dichiarazione politica che esprime, per la prima volta, l’accordo unanime sul futuro status del Mar Caspio. Vladimir Putin commentava l’evento: “la cosa più importante che abbiamo concordato per la prima volta, è una relazione riguardante i principi fondamentali della cooperazione politica delle cinque controparti nel Mar Caspio. Gli accordi riflettono interessi a lungo termine di tutti”. Disse anche che la cooperazione tra i cinque Stati del Caspio rafforzerà la sicurezza regionale. I cinque hanno deciso che la presenza di forze armate straniere nella regione non sarà accettabile. Così, per i media, le nove corvette missilistiche Projekt 21631 Bujan-M delle unità da combattimento della Flotta russa del Mar Caspio diventano particolarmente interessanti. Queste navi agili, equipaggiate con motori a reazione e dal dislocamento di 950 tonnellate, possono anche essere basate sul fiume Volga, se necessario. Sono progettate specificamente come navi fluviali-marittime ma soprattutto, nonostante le loro piccole dimensioni, sono dotate del sistema missilistico Kalibr, con otto missili nel lanciatore verticale. Tre navi sono già in servizio, e il resto arriverà nella flotta da combattimento entro il 2018. Supponendo che saranno armati con missili convenzionali dalla gittata di 300 km, non è chiaro contro cui la Russia ha intenzione di utilizzarle sul Mar Caspio. Uno di questi missili può affondare un cacciatorpediniere, ma nessuno dei Paesi del Mar Caspio ha navi di questa classe. I missili convenzionali possono solo distruggere bersagli a terra sul territorio di Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakistan e Iran, assolutamente inutile oggi. Ma se assumiamo che il Bujan-M sarà equipaggiato con i nuovi missili a lungo raggio, come i Varashvjanka di Novorossijsk, tutto appare chiaro. Il trattato Intermediate-Range Nuclear Forces firmato da Mosca e Washington nel lontano 1987 vieta ancora alla Russia di schierare missili a terra dalla gittata superiore ai 500 km. Ma tale divieto non riguarda missili superficie-superficie navali. Ciò significa che i nove Bujan armati con la nuova super-arma potranno distruggere 72 bersagli a una distanza di oltre 1500 km con un lancio solo. Date le dimensioni del Caspio, diventata la base delle corvette Bujan, è facile capire che copriranno la grande regione dell’Eurasia. E se si aggiungono i missili che verranno installati sui Varshavjanka nel Mar Nero, copriranno uno spazio enorme. Varsavia e Roma, Baghdad e Kabul, le basi della Sesta Flotta degli Stati Uniti nel Mediterraneo e i suoi gruppi navali d’attacco, Israele e la maggior parte delle coste meridionale del Mediterraneo, saranno sotto il tiro dei nuovi missili russi. Tutto ciò assieme al fatto che gli Stati Uniti non possono dispiegare forze per contrastare questa nuova inaspettata “minaccia russa” dal Mar Nero e dal Caspio. La Convenzione di Montreux del 1936 l’impedisce nel Mar Nero e i leader del Caspio hanno appena annunciato tolleranza zero verso una presenza militare straniera nella regione. Nient’altro da dire, Putin ha preparato una bella sorpresa per i nostri “partner statunitensi”. Dipartimento di Stato e Pentagono avranno di che pensare nel tempo libero.

HVhDuPS: un’altra cosa: qualcosa mi dice che non è l’ultima…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina si prepara a spezzare il blocco

Valentin Vasilescu, Ruvr, Reseau International, 29 settembre 2014Location_of_the_Ryukyu_IslandsLa Cina, entro quest’anno, sarà la prima economia del mondo minacciando lo status di leader militare degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Gli Stati Uniti per mantenere il loro status attuale, faranno ogni sforzo per contenere il potere economico della Cina dispiegando notevoli forze militari negli oceani Indiano e Pacifico. Le rotte marittime della flotta militare della Cina arrivano all’Oceano Indiano attraverso gli stretti di Malacca e della Sonda, e al Pacifico attraverso le isole Babuyan (tra le Filippine e Taiwan) o passando tra l’arcipelago giapponese di Okinawa (Ryukyu) e Taiwan, e al Mar del Giappone passando tra il Giappone e la Corea del sud. La strategia statunitense nel Pacifico è stata spiegata ampiamente in questi due articoli: qui e qui.
Uno studio scientifico del Centro Arroyo, della prestigiosa istituzione RAND Corporation, è stato recentemente commissionato dal Pentagono, intitolato “Installazione di batterie antinave nel Pacifico occidentale“. Lo staff di scienziati e capi dei gruppi di lavoro della RAND Corporation è composto da decine di generali e ammiragli della riserva statunitensi la cui professionalità è dimostrata nelle guerre negli ultimi decenni dell’esercito statunitense. L’opera presuppone che solo la creazione di un completo sistema di sorveglianza e reazione immediata può intimidire la Cina tenendola prigioniera in una piccola scatola. Solo che le varie missioni in questo teatro vanno ben oltre le capacità del sistema navale attualmente schierato nel Pacifico occidentale da Stati Uniti ed alleati. Definendo le caratteristiche principali della nuova strategia, essa si basa su un sistema difensivo formato da centinaia di batterie antinave terrestri, creando una linea di blocco per evitare che la flotta cinese acceda ai punti di transito obbligatori quali sono gli stretti navigabili. Dato che ad oggi l’esercito statunitense ha già schierato batterie antinave a terra nella regione, il rapporto chiede la creazione di un tale sistema difensivo sugli arcipelaghi, permettendo il controllo della linea di blocco nella regione Asia-Pacifico.
La pubblicazione del rapporto è coincisa con lo schieramento da parte del Giappone di un nuovo sistema difensivo, costituito da cinque batterie di missili antinave Type-88 sull’isola di Miyako e su altre isole dell’arcipelago di Okinawa (Ryukyu). In particolare, nello stretto tra Okinawa e Miyako lungo 300 km, una delle rotte principali della marina cinese per accedere al Pacifico e agli Stati Uniti. Il missile Type-88 ha una portata di 150 km ed è simile all’Harpoon statunitense. Inoltre, il Giappone ha annunciato l’intenzione di nazionalizzare 280 isole impiantandovi i missili antinave. Con tutto il rispetto per la natura scientifica della relazione, appare incompleta. Analizzando l’efficacia della nuova concezione, dovrebbe modellarsi matematicamente cercando di vedere come le batterie antinave influenzino la neutralizzazione di alcuni fattori casuali. Basandosi sulla realtà del terreno, cioè per garantirsi la continuità della linea difensiva, il 50% delle batterie sarà posto su isolette rocciose di 2-4 chilometri quadrati, senza alcuna possibilità di dispiegarvi forze antiaeree o marines che possano respingere potenziali incursioni cinesi. Un esempio concreto dell’inefficacia della nuova strategia degli Stati Uniti sono le isole Senkaku, arcipelago tra l’isola Miyako e Taiwan, composto da otto isole appartenenti al Giappone e negli ultimi tempi reclamato in modo sempre più aggressivo dalla Cina. I cinesi hanno ampliato le loro attività nella zona del Mar Cinese Orientale tra Taiwan e Giappone, sulle isole Senkaku, creando uno spazio di sorveglianza aeromarittima per 78 droni. I velivoli automatici cinesi compiono regolarmente fino a 60 voli di ricognizione al giorno dalla durata media di quattro ore, molestando gli equipaggi dei velivoli da combattimento delle aviazioni avversarie, bloccando ed intercettando le comunicazioni dell’aeronautica giapponese e dell’aviazione statunitense basata in Giappone.
La Cina ha sviluppato negli ultimi quattro anni il più grande e complesso programma di progettazione e costruzione di velivoli senza equipaggio (UAV), che muta quotidianamente. Perciò la Cina può creare, dal 2014, altre due aree di sorveglianza aeromarittima. La prima è contigua a quella istituita nel 2013, tra Taiwan e le Filippine. La seconda è contigua alla precedente, ma a nord del Mar Giallo e sul Mar del Giappone, tra Giappone e Corea del sud. Poi, nel 2015, la Cina creerà l’ultimo anello della catena di zone di sorveglianza, questa volta verso l’Oceano Indiano, sugli stretti di Malacca e della Sonda. Così, la Cina sorveglierà dall’aria le posizioni di ogni batteria di missili antinave del sistema statunitense, potendo, se necessario, distruggerne una parte, creando un corridoio per la sua marina.
Il secondo fattore che può contrastare, almeno in parte, la linea delle batterie antinave, è rappresentato dalle forze aeree della Cina, sempre più potenti, e in cui aumenta esponenzialmente il numero di aeromobili di 4.ta generazione avanzata e di nuovi aerei cargo pesanti cinesi, come il Xian Y-20, il cui raggio d’azione di 4500 km va ben oltre la linea del blocco. Con un carico utile massimo di 66 tonnellate, il Xian Y-20 è stato progettato per le operazioni sotto copertura dei paracadutisti del 15.mo Corpo aeroportato della Cina. Il Xian Y-20 può trasportare il carro armato cinese (da 54 tonnellate) ZTZ-99A2, simile al Leopard 2 tedesco. Il potenziale finanziario e tecnologico della Cina gli permette già di portare il tasso di produzione di questo aereo a 5-7 velivoli al mese. A una condizione: che la Russia fornisca i motori PS-90A21 con cui la Cina equipaggia il velivolo. Riassumendo, la Cina ha interessi comuni con la Russia nel sud-est asiatico, cioè che gli Stati Uniti si ritirino da un mercato rappresentato dal 60% della popolazione mondiale. Senza la tecnologia militare e i rifornimenti di petrolio e gas dalla Russia, l’economia cinese ristagnerebbe. Il recente piano di investimenti della Cina in Europa orientale rientra nella politica congiunta russo-cinese per spezzare l’egemonia statunitense.

Y-20.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistral e Rafale sotto lo sguardo dell’India

Dedefensa 17 settembre 2014akerfrance520Il 24 luglio 2014, Jean-Paul Baquiast aveva correttamente paragonato la consegna della portaelicotteri francese Mistral alla Russia ai 126 Rafale francesi ordinati dall’India, osservando che l’eventuale fallimento del primo minacciava il conseguimento del secondo. Tale legame s’è ulteriormente rafforzato quando s’è potuta distinguere una somiglianza, dato l’ultimo episodio (4 settembre 2014) del pero-presidente francese che annuncia la “sospensione” dell’attuazione della prima parte del contratto (consegna del primo esemplare) fino a novembre, dipendendo (la consegna della Mistral) dalla situazione in Ucraina. È ragionevole vedere nella nostra sfera di cristallo che qualcosa, un grave incidente, un attacco ai gentili, la distruzione di una aereo con pensionati occidentali o immigrati nordafricani nello spazio aereo violato dell’Ucraina, l'”invasione” di “omini verdi” su camion umanitari “tutti bianchi”, “qualcosa” che si dice accada in Ucraina orientale, verso la fine di ottobre, con cui accusare indignati i russi e da confermare alla corte della comunità internazionale, con la testimonianza-pera della mancata consegna della Mistral. A cosa acquisita (la mancata consegna), il presidente Obama s’è congratulato con il presidente Hollande. Infine, prendendola per ciò che vale, la nostra sfera di cristallo s’è dimostra inaffidabile, incapace di sviluppare una narrazione che abbia un senso. Tuttavia, possiamo concludere a favore della sfera di cristallo, se non è vero… L’ipotesi… della cosa (la relazione incestuosa tra due contratti) è in gran parte confermata da un articolo di Aleksandr Korablinov su RIR (Russia and India Report), rivista interessata a relazioni e iniziative tra Russia e India, riflettendo le opinioni dei commentatori indiani e russi sugli eventi internazionali.
Il 5 settembre 2014, Korablinov presentava una notiziola tratta da varie fonti, alimentando l’idea della triste e netta possibilità di un ripensamento dell’India sulla prospettiva di completare l’ordine dei Rafale. Un esperto francese dell’IRIS, parlando al sito russo Delovoj Peterburg, sarebbe stato citato, così come fonti indiane, su una dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare indiana all’Hindustan Times del 3 settembre 2014. Parlando del rifiuto di consegnare la Mistral francese, Korablinov osservava: “…La maggiore ripercussione sarebbe la perdita di reputazione della Francia come fornitrice affidabile, ha detto Arnaud Dubien, ricercatore presso l’Institut de Relations Internationales et Strategiques. “I funzionari del ministero della Difesa francese, in conversazioni private riconoscono che se non consegnano la Mistral alla Russia, la Francia perderà i contratti per la fornitura di 126 aerei da combattimento all’India”, ha detto Dubien. Dubien ritiene che la decisione del presidente francese Francois Hollande di sospendere la consegna della Mistral non è definitiva, ed è stata presa sotto la tremenda pressione di Stati Uniti e Germania. Ha aggiunto che una decisione definitiva sarà presa entro novembre, e molto dipenderà da come la situazione in Ucraina evolverà. Una fonte del ministero della Difesa indiano ha detto che l’India “guarda da vicino gli sviluppi”. La fonte ha aggiunto che è troppo presto per dire se ciò influenzerà il governo nella firma del contratto. “Quando dopo notevoli somme di denaro, un fornitore fa geopolitica ritardando o sospendendo le consegne, disturba” ha detto la fonte, che non era autorizzata a parlare ai media. Non è stato possibile raggiungere Ministero della Difesa indiano per un commento ufficiale. […] il maresciallo dell’Aria indiano Arup Raha ha detto ad Hindustan Times che un accordo sul Rafale “sarà stipulato presto”. Gli osservatori del settore a Delhi però, dicono che ci sarà una crescente pressione a riconsiderare la Francia, dato il voltafaccia di questa settimana, riguardo la fornitura delle Mistral alla Russia”.
Questi piccoli e interessanti dettagli sul sentimento degli indiani verso Francia, Mistral e Rafale ci è data, attraverso un debito collegamento, da un altro autore di RIR, l’esperto indiano Rakesh Krishnan Simha, con un articolo del 13 settembre 2014. Simha analizza la logica delle sanzioni antirusse e soprattutto i loro effetti negativi sui “sanzionatori”; assai negativi. Il testo è anche interessante per riecheggiare i possibili sentimenti indiani in tal senso. Una sezione è dedicata agli affari militari con una constatazione sull’incomprensibilità del comportamento francese (e tedesco), come se la Francia cessi di essere un fornitore di armi indipendente, principale se non unica alternativa agli USA (anglosassoni) nel blocco BAO, per coloro che vogliono acquisire armi avanzate… Ma comunque, la Francia ha almeno il “matrimonio per tutti”!
Indica lo scarso pensiero strategico di Francia e Germania, così facilmente influenzati da USA-UK nel sabotare contratti militari già firmati con la Russia. Sanzioni a parte, la violazione del contratto mette in allarme altri acquirenti. Se Germania e Francia hanno in programma di cacciare i loro clienti, fanno un buon lavoro. Ma vediamola così: forse è proprio ciò che Stati Uniti e Regno Unito pianificano attirando gli acquirenti delusi. Nella sua modernizzazione militare, la Russia aveva chiesto alla Rheinmetall tedesca di costruire una moderna struttura di addestramento militare. Ma sotto la pressione degli Stati Uniti, la Germania ha annullato il contratto da 134 milioni di dollari. Strategy Page dice che la Russia può volgersi alla Cina per costruire il centro di addestramento, avendo la Cina ottenuto, o meglio trafugato, la tecnologia e costruito il proprio. “La crescente lista delle sanzioni contro la Russia ha colpito l’industria delle armi russe in modo particolarmente duro, perché le nuove armi russe dipendono dai fornitori occidentali per alcuni componenti di alta tecnologia”, dice Strategy Page. “La Cina ne approfitta facendo notare di essere un importante produttore di componenti elettronici e meccanici di fascia alta, e probabilmente sostituirà i fornitori occidentali per via delle sanzioni. Mentre la Russia non compra armi straniere compra componenti high-tech (soprattutto elettronici) dall’occidente. Molti di tali elementi sono prodotti a duplice uso che Cina e altri Paesi dell’Asia orientale fabbricano. La Cina sostiene i russi (sull’Ucraina) ed è ostile alle sanzioni (cui è stata sottoposta per decenni). Pechino ritiene di poter sostituire numerosi fornitori occidentali in Russia, creando circa 1 miliardo di dollari all’anno di attività aggiuntive per le imprese cinesi”. Inoltre, l’India guarda, tra divertimento e sgomento, la Francia piegarsi agli Stati Uniti abbandonando l’accordo da 1,6 miliardi di dollari sulle Mistral alla Russia. La Francia era un fornitore affidabile di sistemi di combattimento di qualità e non aveva mai stracciato un accordo con l’India. Tuttavia, ciò in passato, quando la Francia aveva scelto di non aderire alla NATO. Con Parigi che sincronizza la propria politica estera con i signori della guerra di Washington, i militari indiani saranno cauti verso la tecnologia ‘Made in France’…
rafale_omnirole Ciò che è notevole in questo articolo, è che l’esperto indiano ripete, nella rivista rivolta ad un pubblico internazionale, sopratutto in Russia e India naturalmente, nell'”internazionalizzazione” del pubblico, il grande timore espresso da alcuni esperti francesi sulle conseguenze per le esportazioni di armi francesi del comportamento della Francia sul caso delle Mistral. In qualche modo, si può dedurre, inciso sul piano cronologico, che il danno è già fatto con la “reputazione” della Francia appannata se non decisamente minata dal comportamento del presidente francese. La decisione di sospendere la decisione sulla consegna (delle Mistral), proprio per il vertice della NATO, è stata ampiamente apprezzata dagli ambienti interessati nei Paesi interessati, cioè dai clienti tradizionali e potenziali della Francia dalla politica nazionale indipendente, segno che la politica francese non ha nulla d’indipendente, e di come è ridotta, sul caso delle Mistral, a manovre vergognose da garzone beccato con le mani nel sacco. Anche se le Mistral saranno consegnate, la reputazione francese è già offuscata completamente, e ci vorrà un ampio cambio politico (qualcosa come l’uscita della NATO) per invertire tale devastante giudizio. La posizione indiana è alquanto delicata. È in procinto di completare il contratto sui Rafale, e tecnicamente e operativamente la scelta dell’aereo francese è parte essenziale della riconversione in termini tecnici, militari e industriali. Sul versante politico, la posizione è assai imprecisa, in quanto il Rafale ha due avversari su entrambi i lati: da una parte, non è una novità, i concorrenti anglosassoni principalmente, se non esclusivamente, vogliono sabotare il contratto, ben inteso facendo pressioni; se la pressione fallisce sul piano diretto, sarà un pessimo elemento perpetuo, soprattutto se la Francia avrà difficoltà politiche per la perduta reputazione d’indipendenza, come in tale caso… Dall’altro lato, vi sono circoli politici indiani che riflettono la nuova politica del Primo ministro Modi, che vuole una linea più indipendente per l’India, cioè in uscita dalle norme del Sistema (a preponderanza statunitense). Il paradosso inestinguibile è che tale linea favorisce chiaramente la Francia tradizionale nota gli indiani, cioè la Francia gollista; non questa straordinaria caricatura di Hollande illustratasi agli occhi di tutti facendo pensare che la Francia sia percepita totalmente sottomessa agli Stati Uniti. Se ciò è coerente con la vera situazione o meno, non importa dato che l’essenziale è la percezione degli osservatori. L’articolo di Simha in questo senso ne è un segno tangibile.
Concretamente, dove porre la verità reale della situazione, dal lato indiano e dell’ordine dei Rafale? E’ difficile dire se tra l’abbandono dell’ordine o la sua firma. Forse qualcosa in mezzo, secondo fonti indipendenti indiane. Questa l’ipotesi: l’India richiederebbe straordinarie clausole politiche di garanzia, mettendo a grave repentaglio (se non offensiva, per coloro che ricordano ciò che fu il Paese) certa politica francese, reale o virtuale; anche alludendo al precedente delle Mistral, e con l’incognita degli indiani che aspettano di vedere se i francesi le consegneranno; alludendo anche alla questione dei vecchi legami con la Russia. Qualcuno potrebbe pensare che alcune di tali condizioni potrebbero imbarazzare gravemente la Francia verso gli Stati Uniti da un punto di vista strettamente politico; Stati Uniti non più politicamente imbarazzati dall’intervenire senza resistenze negli affari francesi e, quindi, ritenendo di non poter vendere armi senza i requisiti politici pretesi dell’acquirente, immaginandosi quali e con quali condizioni. Tali condizioni potrebbero imbarazzare la Francia, pur ponendo il Paese davanti la necessità di una possibile scelta politica visibile e pubblica verso l’alleanza con gli Stati Uniti, che sarebbe portata a negare e denunciare se desiderosa di stipulare il contratto sui Rafale… Ma sembra che tali azioni possano essere, al momento, un pio desiderio; scritto ciò pensando che, oggi, le cose vanno molto, molto veloci.

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