La Grecia sul punto di abbandonare l’euro?

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
*Economista laureatosi all’Universidad Nacional Autónoma de México.

Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, ancora non ha raggiunto un accordo economico con la troika. Di conseguenza le probabilità che Syriza soddisfi le promesse elettorali sotto il giogo dell’Unione monetaria sono sempre più remote. Se Bruxelles non pone fine alle richieste di austerità, il governo greco affronterà la via dolorosa, ma la sola a permettere di rompere con la ‘dittatura dei creditori’, lasciando l’euro.img1024-700_dettaglio2_partito-Syriza-Alexis-Tsipras-Grecia-reutersGià alcune settimane fa i negoziati tra il governo greco e la troika (comprendente Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea), sono in un vicolo cieco. Determinata a proteggere gli interessi dei creditori, la troika sostiene le politiche di austerità per salvaguardare la fiducia nella moneta ‘comune’, l’euro. Nel frattempo, la Grecia è immersa nel pantano. Nel primo trimestre del 2015 l’attività economica è caduta del 0,20% in termini annui, il peggior dato tra i Paesi dell’Unione europea, superata solo da Lituania (- 0,60%) ed Estonia (- 0,30%). Il tasso di disoccupazione complessivo rimane sopra i 25 punti percentuali, ma la disoccupazione dei giovani tra i 15 e 24 anni è del 52%, secondo i dati pubblicati dall’agenzia Elstat. Nel campo della finanza, la fuga dei depositi dalle banche greche si acutizza. Si stima che le perdite giornaliere varino tra 200 e 500 milioni di euro. La Banca centrale europea (BCE) subordina le banche greche con il programma di assistenza di emergenza alla liquidità (ALS, nell’acronimo inglese) che per inciso, costituisce già un”arma economica, e in cambio della concessione di nuovi ‘fondi di emergenza’ la BCE chiede riforme economiche a favore degli istituti di credito. Infatti, le “riforme strutturali” sono necessarie, e qui vi è piena coincidenza tra governo di Alexis Tsipras e autorità di Bruxelles. La controversia fondamentale è il tipo di “riforme strutturali” ricercate, le condizioni di attuazione e il tempo necessario per valutarne i risultati. Il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha chiarito di condividere le intenzioni della troika di aumentare la produttività, promuovere la concorrenza tra imprese, modernizzare la pubblica amministrazione, dell’uso efficiente delle risorse e trasformare i sistemi fiscali e pensionistici (1). Varoufakis, tuttavia, rifiuta il modo con cui Bruxelles collega le “riforme strutturali” al contesto macroeconomico. Per la troika non c’è altra via che la svalutazione interna: ridurre salari e vantaggi sociali dell’occupazione, avanzare il programma di privatizzazione, aumentare tasse e tariffe dei servizi pubblici (acqua, elettricità, ecc)(2). Con tale prospettiva, le autorità europee obbligano la Grecia a mantenere un alto ‘avanzo primario’ (differenza tra reddito e spesa pubblica, esclusi i pagamenti dei debiti) presumibilmente per ridurre l’indebitamento. Quest’anno la troika chiede alla Grecia di avere un avanzo primario dell’1% del PIL, che nel 2018 dovrebbe aumentare al 3,5%. Così Bruxelles impone le stesse misure che non solo fallirono nell’alleviare la crisi iniziata nel 2010, ma in realtà le approfondiscono in Grecia. Se il governo greco accetta i vincoli della troika, supererà le “linee rosse” tracciate da Syriza (opposizione alla riforma del lavoro e al taglio delle pensioni, ecc.), tradendo il mandato popolare. Non si dimentichi che la sinistra ellenica è uscita vittoriosa nelle elezioni del gennaio grazie all’opposizione al capitalismo neoliberista imposto dalla troika. Cercando un’economia alternativa, la vittoria di Syriza si fondava nella speranza. Alexis Tsipras ha promesso cambiamenti profondi, sostenendo che era una priorità raggiungere un accordo sulla redditività economica di lungo termine, adottando pienamente le norme della zona euro, ma senza cadere nella trappola dell”austerità’ come in passato (3). Così la Grecia avrebbe spezzato la ‘spirale depressiva’ che aiuta solo le economie del centro (Germania e Francia), mentre punisce in modo implacabile le economie in situazione critica. Tuttavia, il rifiuto della troika di approvare le richieste minime rivela l’incompatibilità della svolta economica con i principi dell’Unione monetaria. L’euro è sempre più una ‘camicia di forza’ imposta dal capitale finanziario, e sempre meno uno strumento d’integrazione economica che enfatizza solidarietà e benessere tra i popoli (4).
Appena settimana scorsa, dopo un incontro di oltre 10 ore, i negoziati sono finti su un punto morto per la persistenza di “significative” differenze (5). Nei giorni precedenti, sopraffatto dalla contrazione dei finanziamenti, il governo greco annunciava che non al 30 giugno non avrebbe pagato quattro scadenze mensili (1,6 miliardi di dollari) del debito con il Fondo monetario internazionale (FMI), accrescendo i timori di una moratoria dei pagamenti, non per mancanza di volontà di Atene ma per l’intransigenza di Brussels (6). Messo all’angolo, Alexis Tsipras è stato costretto a ridurre la portata delle promesse elettorali. La Grecia ha già deciso l’aumento dell’IVA su alcuni prodotti, di annullare gradualmente i prepensionamenti e privatizzare parte delle infrastrutture (il porto del Pireo, ferrovie Trainose e aeroporti). Pertanto sembra che i creditori potranno concentrare i loro sforzi per sabotare politicamente Syriza dall’interno, minandone la base sociale e quindi il sostegno, aprendo la via a un cambio di regime. A livello regionale, la troika intende inviare il messaggio che, indipendentemente da chi vince le elezioni, il pagamento del debito è al di sopra di qualsiasi agenda economica nazionale. Syriza dovrebbe continuare a combattere (7). Alla fine di questa settimana, il governo ellenico presenterà una nuova proposta all’eurogruppo per poter finalmente sbloccare l’ultima sezione del piano di salvataggio (7,2 miliardi di euro) e così adempiere agli obblighi finanziari.
La Grecia abbandonerà l’euro in tempi brevi? Se Bruxelles continuerà nell’intransigenza, dipenderà fondamentalmente da Alexis Tsipras e dal suo governo difendere le aspirazioni popolari dalla tirannia del capitale finanziario.261310

Note
1. “A New Deal for Greece“, Yanis Varoufakis, Project Syndicate, 23 aprile 2015.
2. “Austerity Is the Only Deal-Breaker“, Yanis Varoufakis, Project Syndicate, 23 maggio 2015.
3. “Non à une zone euro à deux vitesses“, Alexis Tsipras, Le Monde, 31 maggio 2015.
4. “To beat austerity, Greece must break free from the euro“, Costas Lapavitsas, The Guardian, 2 marzo 2015.
5. “Greek default fears rise as ‘11th-hour’ talks collapse“, Peter Spiegel & Kerin Hope, The Financial Times, 14 giugno 2015.
6. “The Greek Bailouts Are Incredibly Stupid“, Daniel Altman, Foreign Policy, 15 giugno 2015.
7. “If the eurozone thinks Greece can be blackmailed, it is wrong“, Costas Lapavitsas, The Guardian, 9 giugno de 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pronto G7, qui chiama la Cina

M K Bhadrakumar Indian Punchline 9 giugno 2015Germany_G-7_Summit.JPEG-0becd_s878x585Il tono compiaciuto di Xinhua sull’incontro di Garmisch-Partenkirchen dice tutto. Pechino ha preso atto che i leader dei G7 riuniti in Germania hanno rifiutato di farsi raggirare dall’instancabile primo ministro del Giappone Shinzo Abe e scelto invece di uscirsene con una dichiarazione anodina sulle tensioni nel Mare della Cina del sud. Il G7 ha espresso preoccupazione per le tensioni, ma senza alcuna menzione della Cina, solo riecheggiando la minaccia churchiliana del segretario alla Difesa USA Ashton Carter che “volerà, navigherà e opererà ovunque permesso dal diritto internazionale“, ecc. Certamente il G7 non vi vede un problema tale da imporre sanzioni alla Cina affinché fermi le bonifiche. Beijing può facilmente vivere con “l’impegno del G7 a mantenere un ordine basato su regole marittime e principi del diritto internazionale, in particolare sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare“. Ancora, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama partecipava al vertice G7. Come ad aprile, quando Obama era al meglio della retorica nel vertice di Giamaica: “Così la nostra politica è non temere l’avanzata nel Pacifico della Cina. Ci interessiamo della Cina laddove non rispetta le norme internazionali e usa dimensioni e forza per subordinare i Paesi. E la preoccupazione riguarda le questioni marittime. Pensiamo che ciò può essere risolto diplomaticamente, ma solo perché Filippine e Vietnam non sono grandi quanto la Cina non significa che possano essere scacciati”. Ma mamma è la parola a Garmisch-Partenkirchen. Invece, Obama si scaglia sulla Russia e il suo Presidente Vladimir Putin: “Questo è il secondo anno che il G7 s’incontra senza la Russia, altro esempio del suo isolamento, ogni membro del G7 continua a mantenere le sanzioni alla Russia per l’aggressione all’Ucraina… La Russia è in profonda recessione. Così le azioni della Russia in Ucraina colpiscono la Russia e danneggiano il popolo russo. Qui al G7, siamo d’accordo che anche se continueremo a cercare una soluzione diplomatica, le sanzioni alla Russia rimarranno fin quando continua a violare i propri obblighi nell’ambito degli accordi di Minsk. I nostri partner europei hanno ribadito che manterranno le sanzioni alla Russia fin quando gli accordi di Minsk saranno completamente implementati, il che significa estendere le sanzioni mirate dell’UE oltre luglio. E il G7 chiarisce che, se necessario, imporremo ulteriori sanzioni significative alla Russia. In definitiva, sarà un problema per il signor Putin. Deve prendere una decisione: continuare a rovinare l’economia del suo Paese e l’isolamento della Russia nel perseguimento del desiderio sbagliato di ricreare le glorie dell’impero sovietico? O riconosce che la grandezza della Russia non dipende dal violare integrità territoriale e sovranità di altri Paesi?” Obama è riuscito brillantemente ad aggregare agli Stati Uniti i riluttanti alleati europei Germania, Francia e Italia nella posizione comune del G7 di condanna della Russia sull’Ucraina. Ha anche annunciato prima del vertice dell’Unione europea previsto a luglio, che deciderà semplicemente di continuare le sanzioni alla Russia. Obama ha rilevato che discussioni tecniche sono in corso su ulteriori sanzioni alla Russia. In ogni senso è un “vertice operativo” per Obama con l’obiettivo d’isolare ulteriormente la Russia dai suoi partner europei. Ciò spiega il diverso approccio del G7 verso Russia e Cina? In sintesi, il ruolo di Obama al vertice G7 fa la differenza. Ossessionato dalla strategia del contenimento contro la Russia, è ambivalente sulle recenti tensioni sulle attività di bonifica della Cina nel Mar cinese meridionale.
628x471 Avere al centro il Mar Cinese meridionale ha uno scopo per la diplomazia statunitense nel teatro asiatico; gli Stati Uniti sperano di mobilitare i Paesi della regione sotto la loro guida. Ma anche qui è un compito difficile per i diplomatici statunitensi, perché a parte le Filippine, nessun Paese ASEAN vuole scegliere tra USA e Cina. Stranamente, accade così che ciascuno degli Stati rivieraschi compia opere di bonifica nelle isole occupate nel Mar cinese meridionale. L’ASEAN è divisa tra i Paesi con pretese nel Mar cinese meridionale e quelli senza. (Vedasi l’analisi accurata del FT, Gli USA lottano per la strategia per contenere le bonifiche della Cina). Tuttavia, la linea di fondo è che le potenze europee si disinteressano del “pivot” negli Stati Uniti in Asia. Tutte le maggiori potenze europee hanno sfidato il diktat degli Stati Uniti e scelto di aderire alla Banca di investimenti infrastrutturali asiatica della Cina. Il punto è che il mercato cinese è il motore della crescita economica globale e la locomotiva che può trainare le economie europee fuori dalla recessione. In ogni caso, gli europei vedono che gli statunitensi corrono su un binario parallelo coinvolgendo intensamente la Cina a proprio vantaggio. In effetti, Obama è probabilmente cosciente che la settima importante sessione U.S.-China Strategic and Economic Dialogue che si terrà a Washington a fine mese, ha un’agenda che comprende molti problemi economici incidenti sugli sforzi per garantire una ripresa economica duratura negli Stati Uniti. Con il G7 in corso, il Generale Fan Changlong, Vicepresidente della Commissione militare centrale della Cina, sbarcava negli USA per una visita di sei giorni. Con grande spirito ha iniziato la visita con una sosta presso la portaerei USS Ronald Reagan. Fan è secondo solo al Presidente Xi Jinping nella gerarchia della Commissione militare e i suoi discorsi preparano perfettamente il terreno per la visita di Xi negli Stati Uniti a settembre, su invito di Obama. Chiaramente, la stagione del muso duro durerà fino ad autunno.
In tutto ciò si pone un grande domanda: quale sarà l’accordo tra G7 e Cina nell’ordine mondiale emergente? Certo, la Russia non sarà riammessa al G7. Il rancore reciproco persisterà nel futuro immaginabile. Così, in un certo senso, esiste un “posto vacante”, ma sarebbe assurdo suggerire che il G7 contempli l’adesione della Cina per rinascere a nuovo G8. D’altra parte, il G7 è sempre più un’entità inutile che si agita vanamente nel vuoto, senza la gravitas della guerra fredda, una volta che il locus della crescita dell’economia mondiale si è spostato in Asia e l’emergente multipolarità crea nuovi centri di potere. Sicuro, il G7 deve reinventarsi ed è qui che, forse, sulla Cina mente di più. Il G7 non può trascurare l’importanza cruciale di avere la Cina al proprio fianco, mentre l’evanescente influenza nell’indirizzo nella governance economica globale va invertita. Arriva la Cina e vi parteciperà? Un affascinante commento di Xinhua sostiene in modo persuasivo che Cina e G7 possono effettivamente ritrovarsi in una casa in fiamme. Il commento dichiara che le strette relazioni della Cina con la Russia dovranno essere considerate nella giusta prospettiva, semplicemente “volte ad ottimizzare i propri interessi piuttosto che confrontarsi con quelli occidentali“. Al contrario, c’è “maggiore cooperazione tra Cina e nazioni occidentali che differenze nella governance globale“. La Cina e le nazioni del G7 “hanno più interessi comuni che controversie sulla governance globale“. Affidarsi all’ingegnosità diplomatica della Cina anticipandone la presidenza del G20 del prossimo anno, potrebbe fornire una splendida opportunità per armonizzarsi con il G7. Dopo tutto, la futura identità del G7 quale rinata fonte della leadership globale risiede nel maggiore coordinamento con il G20, e potrebbe essere più utile con i leader cinesi che a Pechino ospiteranno il vertice del prossimo anno.

Generale Fan Changlong

Generale Fan Changlong

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il leader inglese “supplica” Putin di risparmiare il Regno Unito in caso di guerra nucleare

What Does It Mean 26 maggio 2015imagePCHMYEXHIl Ministero della Difesa (MoD) riporta oggi che il Presidente Putin ha ordinato questa mattina una massiccia esercitazione delle Forze aeree e della Difesa aerea della Federazione russa, dopo aver ricevuto una telefonata “incoerente” dal primo ministro inglese David Cameron, che chiedeva scusa per l'”imminente guerra” e supplicava che il suo Paese non subisse ritorsioni nucleari. Nella telefonata di 30 minuti, questo rapporto del MoD afferma che il primo ministro Cameron ha riferito al Presidente Putin la “convinzione” che il Regno Unito sarebbe stato “spinto” nel conflitto dal regime di Obama, le cui “avventure” in Siria e Ucraina sono costate decine di migliaia di vite e continuano a destabilizzare il mondo. Le tensioni si aggravano tra la Federazione e l’occidente, continua il rapporto, dato che la telefonata del primo ministro Cameron arriva nel momento esatto in cui la NATO iniziava le proprie massicce esercitazioni aeree lungo le zone dell’Artico della Federazione, cui il Presidente Putin ha risposto con 12000 militari, 250 velivoli, 700 mezzi militari e l’incremento dei pattugliamenti aerei operativi lungo i confini della NATO.
Altrettanto preoccupante per la Federazione, secondo questo rapporto, le informazioni fornite questa settimana dall’ex-analista dell’intelligence della NSA ed ufficiale del controspionaggio dell’US Navy John Schindle, che ha dichiarato che gli è stato detto da un alto funzionario della NATO, “saremo probabilmente in guerra questa estate, e se siamo fortunati non sarà nucleare“. Tra i sostenitori del regimi di Obama, l’oligarca miliardario George Soros, nota il rapporto, la scorsa settimana allo stesso modo avvertiva che la terza guerra mondiale tra USA, Russia e Cina “non è esagerata“. Oltre a questi e molti altri “avvisi” sulle intenzioni occidentali d’iniziare la guerra mondiale contro la Federazione, gli esperti del MoD in questo rapporto notano la visita improvvisa del segretario di Stato degli USA John Kerry a Sochi, una quindicina di giorni fa, dove chiese una riunione di emergenza con il Presidente Putin, su questioni che comportano ulteriori instabilità nel rapporto tra Russia e USA dovuti ai così tanto epici fallimenti politici del regime di Obama, ed anche il più astuto osservatore può notare che la guerra totale ne sarebbe il risultato inevitabile. Va notato, continua il rapporto, che gravi preoccupazioni emergono in certe fazioni del regime di Obama, che si rendono conto quanto si sia vicino alla guerra mondiale, dopo esser state tradite dai sauditi sulla Siria e dall’Ucraina sulla Russia, la visita lampo del segretario Kerry al Presidente Putin era ritenuta vitale… come meglio descrive il pluripremiato analista geopolitico e consulente internazionale di rischio strategico F. William Engdahl, nel suo articolo Washington si suicida: “In breve, a John Kerry è stato detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di Calumet della pace a Putin, dai circoli dominati e dagli oligarchi degli Stati Uniti che hanno realizzato che i loro aggressivi falchi neo-con, come Victoria “fottiti UE” Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione di una nuova struttura alternativa mondiale che potrebbe significare la rovina dell’intero sistema del dollaro post-Bretton Woods, dominato da Washington. Oops“.
1094394 Come Ann Pettifor, direttrice Policy Research in Macroeconomics (PRIME) ha già avvertito, il mondo è sul punto di un altro tracollo finanziario, riecheggiando il Guardian di Londra che avverte di un crollo economico globale imminente; secondo questo rapporto, il “vero obiettivo” dell’imminente guerra è l’egemonia mondiale del dollaro… che Federazione e Cina sono determinate a distruggere. Contrariamente alla macchina propagandistica occidentale che illude massicciamente e continuamente i propri cittadini di essere “i migliori e più potenti del mondo”, gli esperti del MoD in questo rapporto affermano il fatto che i Paesi allineati con la Russia controllano circa il 60% del PIL mondiale, hanno più dei due terzi della popolazione e coprono più di tre quarti della superficie terrestre… mentre il debito della Russia si attestava sui 600 miliardi di dollari, al 1° gennaio 2015. L’occidente, dall’altra parte, guidato dagli Stati Uniti che hanno un debito che oscilla verso i 60 trilioni di dollari (il più grande del mondo e più grande di quelli di Europa e Giappone combinati), questo rapporto avverte, ancora, di comprendere facilmente l’avvertimento di Soros sulla terza guerra mondiale e quello dell’ex-ufficiale dell’amministrazione economica di Reagan David Stockman, che sempre una quindicina di giorni fa ha dichiarato cupamente: “Entriamo nella fase terminale del sistema finanziario globale, che collasserà totalmente“. E mentre la leadership cinese oggi ha avvertito il regime di Obama che “la guerra sarà inevitabile” se non pone termine alla sua ingerenza globale, l’alto consigliere di Putin, il Vicepremier Dmitrij Rogozin, similarmente e in modo agghiacciante ha avvertito la NATO che “i carri armati non hanno bisogno di passaporti“, secondo questo rapporto, Federazione e Cina sono ormai unite nel combattere contro le rivoluzioni colorate e le sanzioni economiche occidentali che hanno distrutto molte nazioni e molti popoli. Data l’efficacia di Stati Uniti e alleati nel “diffondere la democrazia” dei loro oligarchi miliardari, i cui falchi neocon sono pronti anche adesso a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, secondo questo rapporto i cittadini dovrebbero essere almeno consapevoli delle loro azioni passate… e come forse meglio afferma il KyivPost: “Gli ultimi tentativi di politica estera muscolare degli USA dovrebbero spaventare tutti i comuni ucraini. Basta guardare all’Iraq. Sadam Husayn era un dittatore brutale, ma dodici anni dopo la liberazione con le truppe statunitensi, l’Iraq è un disastro. Mezzo milione di morti, milioni di sfollati nel Paese e di rifugiati all’estero, frantumazione politica e ascesa del SIIL sono il pesante tributo pagato dagli iracheni, e il conto aumenterà“.
Solo quando la stampa di banconote di USA e UE si fermerà, si fermerà la loro follia.. altrimenti una guerra globale risolverà il problema come fecero Prima e Seconda guerra mondiale…

1092793Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cinque Occhi e rivoluzioni colorate

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26/05/2015National-Security-Agency-NSA-surveillance-spying-800x430-770x470L’ultima informazione da Edward Snowden è la presentazione PowerPoint classificata dalla National Security Agency (NSA) che descrive dettagliatamente come l’alleanza dell’intellgience elettronica dei Cinque Occhi tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda ha cospirato con i promotori delle rivoluzioni basate sui social media, come la “primavera araba”, per abbattere governi eletti democraticamente e no. Tuttavia, le diapositive di PowerPoint sono state parzialmente redatte nei punti chiave dai dubbi censori di First Look Media, finanziati dal fondatore di e-Bay, il miliardario Pierre Omidyar. Le diapositive di PowerPoint illustrano come, nel novembre 2011, NSA; Communications Security Establishment (CSE) del Canada, oggi Communications Security Establishment Canada (CSEC); Defense Signals Directorate (DSD) dell’Australia, oggi Australian Signals Directorate (ASD); Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda; e Government Communications Headquarters (GCHQ) inglese crearono un metodo non solo per monitorare, ma controllare cellulari e social network utilizzati per le rivolte socio-politiche. Il programma, noto come “Synergizing Network Analysis Tradecraft”, è stato sviluppato dal Network Tradecraft Advancement Team o NTAT dei Cinque Occhi. Gli sforzi della NTAT erano diretti contro dispositivi con cui “i servizi voce e dati interagiscono”. Questi dispositivi comprendono smart phone e altri dispositivi dati e vocali portatili. Nel novembre 2011 le rivolte della primavera araba erano in pieno svolgimento con i governi del tunisino Zin Abidin Bin Ali, dell’egiziano Hosni Mubaraq e del libico Muammar Gheddafi rovesciati, e disordini antigovernativi in Siria, Yemen, Bahrayn e Marocco. I Cinque Occhi s’incontrarono per discutere come utilizzare l’operazione classificata dal nome in codice IRRITANT HORN, in future “primavere arabe” in “diversi Paesi”. Gli esperti dell’intelligence dei segnali formularono piani per utilizzare le lezioni apprese nella primavera araba attaccando i server in “Paesi non dei Cinque Occhi” sfruttando operazioni MITM (“man-in-the-middle“) e di “raccolta dati sul posto e in transito”. Un’operazione per sfruttare le reti mobili correlata aveva il nome in codice CRAFTY SHACK. Le diapositive mostrano che tra i Paesi in cui i server per applicazioni mobili furono colpiti dai Cinque Occhi vi erano Francia, Cuba, Senegal, Marocco, Svizzera, Bahamas e Russia. Le informazioni cercate dai partner dell’intelligence dei segnali occidentali includevano “geolocalizzazione e informazioni sulla proprietà della rete di ogni indirizzo IP” consistenti nel “nome del proprietario della rete, nome del gestore, ASN (rete di servizi avanzati), continente, Paese, regione, città, latitudine e longitudine e ogni altro dettaglio correlato”. Non interessavano ai Cinque Occhi applicazioni come Google, mobile banking e iTunes. È interessante notare che, secondo un PowerPoint TOP SECRET/SI (Intelligence Speciale), un sistema dei Cinque Occhi dal nome in codice EONBLUE fu utilizzato per colpire gli utenti Blackberry in Arabia Saudita. Di tutti i Paesi in cui le manifestazioni della primavera araba iniziarono, l’Arabia Saudita agì rapidamente reprimendo brutalmente le proteste di piazza. L’interesse dei Cinque Occhi nelle comunicazioni mobili dell’Arabia Saudita, durante le operazioni IRRITANTE HORN, indicherebbe l’esistenza di un doppio scopo in tale sorveglianza. NSA e partner, nell’azione offensiva della “guerra dell’informazione”, potrebbero aver guidato i manifestanti in Egitto, Libia, Siria e altri Paesi nelle sommosse antigovernative attraverso le operazioni MITM, mentre avvertirono le autorità in Arabia Saudita sui piani per inscenare dimostrazioni antigovernative nel Paese. Un’altra operazione dei Cinque Occhi mirava a Samsung, Nokia e altri utenti della rete mobile Warid-Congo nella Repubblica del Congo. CSE vantava in una diapositiva di PowerPoint di avere “l’elenco degli smartphone più popolari tra i clienti di Warid Congo e i numeri dei loro international mobile subscriber identity (IMSI)”. Gli IMSI sono assegnati ad ogni utente GSM. Warid, di proprietà dello sceicco Nahayan bin Mubaraq al-Nahayan, ministro della cultura, gioventù e sviluppo sociale degli Emirati Arabi Uniti, di Abu Dhabi, fornisce anche servizi di telefonia mobile in Uganda, Repubblica di Georgia, Costa d’Avorio e Pakistan.
L’interesse dei Cinque Occhi nel fomentare una rivolta sociale basata sui media nella Repubblica del Congo è interessante. Il Paese è guidato dal 1997 dall’autoritario presidente Denis Sassou-Nguesso considerato fermamente filo-francese. La Repubblica del Congo è uno dei principali produttori di petrolio della regione e l’alleanza anglofona dei Cinque Occhi certamente è interessata a sostituire il presidente con uno più in linea con Stati Uniti e Gran Bretagna. L’interesse sul Congo fornisce altre prove sugli analisti militari e civili NSA, che trascorrono lunghe ore di guardia, dedicando le loro carriere in sostanza più alle compagnie petrolifere inglesi e degli Stati Uniti che alla sicurezza nazionale. Appena quattro mesi dopo la riunione NTAT dei Cinque Occhi, una protesta di massa parzialmente basata sui social media esplose nel quartiere Talangai di Brazzaville, capitale congolese. In un dispaccio dall’ambasciata degli Stati Uniti a Brazzaville del 26 marzo 2012 si legge: “I manifestanti esprimono malcontento verso il governo della Repubblica del Congo, per la gestione delle indennità a coloro che hanno perso le case nell’esplosione del deposito di munizioni del Reggimento Blindato, il 4 marzo. Fonti dell’ambasciata hanno riferito di aver udito colpi di pistola nel luogo della protesta, sulla Marien Ngouabi Avenue, vicino al mercato Talangai. I manifestanti marciano verso il Palazzo Presidenziale. Ai cittadini degli Stati Uniti si consiglia di evitare il quartiere Talangai e l’area circostante il palazzo presidenziale per tutto il giorno”. L’ambasciata sembrava conoscere i piani dei manifestanti, forse con l’aiuto dell’intelligence fornita da IRRITANT HORN e CRAFTY SHACK. Nel gennaio 2012, appena due mesi dopo la riunione NTAT, proteste anti-governative scoppiarono in Senegal, altro Paese preso di mira da IRRITANT HORN/CRAFTY SHACK, dopo che il presidente Abdoulaye Wade, sostenitore degli Stati Uniti d’Africa di Muammar Gheddafi, annunciò che avrebbe concorso per un terzo mandato. La portavoce del dipartimento di Stato di allora, l’infame Victoria Nuland di “euromajdan”, esortò l’85.enne Wade a passare il potere a “The Next Generation”. Wade fu sconfitto alle elezioni il mese dopo lo scoppio dei disordini violenti a Dakar, capitale del Senegal. OSI e International Crisis Group pesantemente finanziati da Soros, diedero un sostegno significativo alle proteste di Brazzaville e Dakar.
Le diapositive di PowerPoint descrivono anche un browser web mobile cinese fu scoperto da un analista del GCHQ “perdere” IMSI; gli MSISDN (Mobile International Subscriber Numbers Directory) collegati alle carte SIM; le International Mobile Station Equipment Identities (IMEI) univoche per ogni dispositivo mobile utilizzato, tra l’altro, per tracciare cellulari rubati o “in fuga”; e altre informazioni specifiche dei dispositivi. Anche se parzialmente redatto, l’ultima rivelazione sul NSA conferma il nesso tra sorveglianza dell’intelligence dei Cinque Occhi e misure attive a sostegno del rovesciamento dei governi in Medio Oriente e altrove. Le informazioni verificano la convergenza tra “rivoluzioni colorate” della rete Open Society Institute (OSI) di George Soros e del National Endowment for Democracy (NED) e attività di sorveglianza dei Cinque Occhi. C’è anche una correlazione evidente tra l’operazione dei “falsi Twitter” dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) a Cuba, noto come “Zun Zuneo”, e IRRITANT HORN. Zun Zuneo o “Proyecto ZZ”, mirava a formare “folle intelligenti” a Cuba per protestare contro il governo e cercarne il rovesciamento con la “primavera cubana”. E’ importante notare che IRRITANT HORN mirava a sorvegliare la rete mobile e i social media di Cuba e alle operazioni MITM. Zun Zuneo utilizzava due aziende del Costa Rica, Contractor Creative Associates International e Mobile Accord of Denver, che ottennero 400000 numeri di cellulare della Cubacel, che ora appaiono nel programma IRRITANT HORN dei Cinque Oocchi, ed iniziarono ad inviare messaggi di testo sui Twitter cubani, presumibilmente provenienti dalla Spagna. A Zun Zuneo partecipava anche una società di copertura nelle Isole Cayman, MovilChat, che utilizzava un conto corrente bancario per finanziare segretamente Zun Zuneo. Il finanziamento dell’USAID a Zun Zuneo fu distolto segretamente da un ignoto progetto USAID in Pakistan. Il conto bancario utilizzato da USAID e MovilChat era presso la filiale delle Isole Cayman della Banca delle Bermuda NT Butterfield & Son Ltd. The Carlyle Group, insieme alla Canadian Imperial Bank of Commerce (CIBC) è azionista della banca. USAID ha utilizzato una tecnologia simile a Zun Zuneo per mobilitare “folle intelligenti” in Moldova, Filippine e Ucraina. Il 1 maggio 2014, le proteste di massa contro il governo della Cambogia sembra siano state istigate da un’operazione stile “folla intelligente” via Twitter di USAID/CIA. Affinando la loro “tradecraft network” nei Paesi arabi e a Cuba, i Cinque Occhi erano ben preparati a sostenere l’insurrezione di Piazza Maidan a Kiev nei primi mesi del 2014. Il programma IRRITANT HORN rivela che non c’è differenza tra le operazioni di “manipolazione della democrazia” di Soros e Nuland e la sorveglianza dei social media dell’alleanza dei Cinque Occhi.5-EyesLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dopo Ramadi, le operazioni in Iraq

Alessandro Lattanzio, 25/5/20151018971324Il Maggior-Generale Qasim Sulaymani, comandante delle Forze al-Quds della Guardia rivoluzionaria islamica iraniana, ha affermato che l’esercito statunitense non guida la lotta allo Stato islamico, e quindi l’Iran è l’unica potenza regionale a combatterlo: “Oggi non c’è altri a lottare contro lo Stato Islamico se non la Repubblica islamica dell’Iran” e gli Stati Uniti “non hanno fatto un bel niente” per fermare l’avanzata dello Stato islamico a Ramadi. Gli Stati Uniti non hanno la volontà di affrontare l’avanzata islamista, concludeva Sulaymani, rispondendo al segretario alla Difesa statunitense, il sionista neocon Ashton Carter, che ha accusato le truppe irachene di non avere “alcuna volontà di combattere” contro i terroristi. Ramadi era stata occupata dallo Stato islamico all’inizio di maggio, dopo sei mesi di scontri, mentre l’esercito e le forze speciali iracheni si erano ritirati dalla capitale della provincia di Anbar, in Iraq. I commenti di Carter sono stati criticati dal governo iracheno, che ha accusato le autorità statunitensi di scaricare su altri la colpa della sconfitta. Haqim al-Zamili, capo del Comitato della Difesa e Sicurezza del Parlamento iracheno, ha definito le accuse di Carter “irrealistiche e infondate”, e ha detto che gli Stati Uniti non hanno fornito aiuto e mezzi alle truppe irachene. Intanto, il 24 maggio le forze di sicurezza irachene riprendevano il controllo della città di Qalidiyah, ad est di Ramadi. Le Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq continuano a denunciare i rifornimenti aerei statunitensi ai terroristi dello Stato islamico, decidendo di abbattere tutti gli aerei della coalizione sospettati di fornire supporto logistico ai terroristi nelle zone di guerra. “Qualunque siano le conseguenze, qualsiasi aeromobile della coalizione che cerca di aiutare i terroristi sarà abbattuto dalle Forze della mobilitazione popolare“, rivelava una fonte vicina alle forze paramilitari irachene. La decisione arrivava due giorni dopo che armi lanciate su Falluja sono finite in mano allo Stato islamico. Nel frattempo un comandante delle Forze di mobilitazione popolari avvertiva dell'”imminente impiego di armi sofisticate, che saranno utilizzate per la prima volta a Ramadi. Queste armi sorprenderanno amici che nemici. I bombardamenti sulla città saranno intensi, perché la stragrande maggioranza della popolazione della regione è fuggita altrove“.
50000 combattenti di 10 reggimenti delle Forze di mobilitazione popolari e dell’esercito iracheni si erano radunati nella base militare di Habaniyah, Centro del comando generale delle operazioni militari, per essere successivamente schierati nelle zone operative. Le unità antiterrorismo, il Battaglione Ashura e le Forze Badr saranno schierati a Ramadi, le Brigate Hezbollah a Falluja, le Brigate Ahlulhaq e il comando delle operazioni a Qarma, le Brigate al-Salam e al-Abas a Nuqayb. Secondo un ufficiale iracheno, Ramadi è caduta per via della complicità di certi funzionari della polizia locale con lo Stato islamico. Il piano delle Forze popolari irachene per liberare Ramadi dovrebbe svolgersi in due fasi: proteggere la zona dai raid dello Stato islamico e preparare un massiccio attacco per liberare la regione attualmente occupata, “Le operazioni per recuperare il controllo di al-Anbar sono simili alle operazioni di rastrellamento di Salahuddin e Diyala, ma con minore complessità”, dichiarava Qarim al-Nuri, portavoce delle Forze popolari irachene. A Baiji, governatorato di Tiqrit, l’esercito iracheno eliminava un capo dello Stato islamico, Sadiq al-Husayni (alias Abu Anas), ex-generale del regime di Sadam Husayn.ebadi_medevedevIl primo ministro iracheno Haydar al-Abadi, mentre si diceva dispiaciuto e sorpreso dalle azioni degli Stati Uniti e dalla situazione dell’esercito iracheno, assumeva nell’ambito del suo governo otto decisioni relative alla lotta contro lo Stato islamico, come arruolare volontari, punire i disertori, dare via libera alle forze mobilitate nelle operazioni ad al-Anbar, addestrare la polizia locale nel prendere il controllo della città, dopo la liberazione, incarcerare coloro che diffondono voci allarmistiche. Infine, il Primo ministro iracheno incontrava a Mosca l’omologo russo Dmitrij Medvedev. Il terrorismo “è in continua evoluzione e prende nuove forme. Tutto questo richiede maggiore attenzione da parte della Russia e non vediamo l’ora di intensificare la nostra cooperazione“, dichiarava al-Abadi, “Attribuiamo grande importanza alle nostre relazioni con la Russia, crediamo che queste relazioni abbaino un futuro e penso che la nostra visita ne sia la prova“. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev dichiarava “Apprezziamo le nostre relazioni con l’Iraq (…) I rapporti bilaterali da ora si rafforzano. La visita di Abadi conferma la determinazione dei leader iracheni a proseguire la cooperazione con la Russia”. E difatti, il 23 maggio giungevano in Iraq nuovi lotti di mezzi corazzati russi, come carri armati T-72, lanciarazzi multipli TOS-1A e veicoli recupero BREM.

CE34ZcwW0AA-dSDCE34ZUQWYAAhD82CE4hPp-XIAA0XG5Riferimenti:
Analisis Militares
Fars
Fars
Reseau International
Sputnik

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