Come gli USA attaccano i governi di sinistra latinoamericani

Alexander Main e Dan Beeton, Mondialisation, 7 ottobre 2016 – Jacobin 29 settembre 2015

Per chi sia interessato alle relazioni internazionali in America Latina, e più in particolare alla politica estera degli Stati Uniti nella regione, i cablo diplomatici statunitensi pubblicati da WikiLeaks sono un’inaspettata ricchezza di informazioni che va oltre parole e dichiarazioni, avvicinando le azioni. Alexander Main e Dan Beeton, che lavorano presso il Centro per la ricerca economica e politica (Washington DC), hanno partecipato al lavoro collettivo Files Wikileaks: Il mondo secondo l’impero USA (2015). In questo testo, pubblicato il 29 settembre 2015 sul sito web della rivista Jacobin, gli autori riassumono l’interferenza contemporanea degli USA in diversi Paesi dell’America Latina, riflessa dai dispacci diplomatici. Conclusero nel settembre 2015 che “nonostante gli attacchi incessanti degli Stati Uniti, la sinistra domina in America Latina. Con l’eccezione di Honduras e Paraguay, dove colpi di Stato di destra hanno rovesciato governi legittimi, i movimenti di sinistra sono andati al potere negli ultimi quindici anni”. Un anno dopo, con l’elezione di Mauricio Macri in Argentina (10 dicembre 2015), la rimozione di Dilma Rousseff in Brasile (31 agosto, 2016) e i problemi economici e politici del governo di Nicolás Maduro in Venezuela, il panorama è chiaramente offuscato.1001648All’inizio dell’estate 2015, il mondo vide la Grecia tentare di resistere a un diktat neoliberista disastroso e di conseguenza ricevere una severa reprimenda. Quando il governo greco, di sinistra, decise di tenere un referendum nazionale sul programma di austerità imposto dalla troika, la Banca centrale europea rispose limitando la liquidità concessa alle banche greche. Di conseguenza, le banche del Paese dovettero chiudere a lungo e la Grecia affondò nella recessione. Nonostante lo schiacciante rifiuto del programma di austerità da parte dell’elettorato, la Germania e il cartello dei creditori europei ignorarono la democrazia e ottennero ciò che volevano: l’adesione completa della Grecia della loro agenda neoliberista. Per quindici anni, una battaglia simile si è svolta contro il neoliberismo nel continente, per lo più sconosciuta al pubblico. Anche se inizialmente Washington cercò di reprimere ogni opposizione, la resistenza dell’America Latina all’agenda neoliberista in sostanza vinse. Si tratta di un’avventura epica che abbiamo scoperto esplorando il grande tesoro dei dispacci diplomatici pubblicati da Wikileaks. Il neoliberismo si era ben consolidato in America Latina molto prima che Germania e autorità della zona euro cercassero d’imporre adeguamenti strutturali alla Grecia e ad altri Paesi periferici indebitati. Facendo uso di coercizione (condizionando i prestiti del FMI, per esempio) e indottrinamento (anche attraverso la formazione, sostenuta dagli Stati Uniti, dei “Chicago Boys” nella regione), gli Stati Uniti a metà anni ’80 imposero in America Latina il vangelo delle austerità fiscale, deregolamentazione, “libero commercio”, privatizzazione e drastica riduzione del pubblico. Il risultato appare sorprendentemente simile a quello osservato in Grecia: stagnazione della crescita (praticamente alcun aumento del reddito pro-capite dal 1980 al 2000), povertà crescente, declino del tenore di vita di milioni di persone e moltiplicazione per aziende ed investitori stranieri delle opportunità di guadagnare denaro facile. Entro la fine degli anni ’80, la regione entrò in tensione e rivolta contro le politiche neoliberiste. Inizialmente, la ribellione fu spontanea e disorganizzata, come nel caso della rivolta del Caracazo in Venezuela nelle prime settimane del 1989 [1]. Ma più tardi, gli avversari del neoliberismo cominciarono a vincere le elezioni e, con grande sorpresa delle dirigenza statunitense, mantennero le promesse elettorali avviando misure contro la povertà e le politiche eterodosse che ribadiscono il ruolo dello Stato nell’economia. Dal 1999 al 2008, le elezioni presidenziali furono vinte dai candidati di sinistra in Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Honduras, Ecuador, Nicaragua e Paraguay. Troviamo gran parte della storia degli sforzi del governo degli Stati Uniti per contenere e invertire l’ondata antineoliberale nelle decine di migliaia di cablo, diffusi da Wikileaks, delle missioni diplomatiche statunitensi nella regione, dai primi anni di George W. Bush all’inizio della amministrazione Obama.
I cablo che analizziamo nel libro The Files Wikileaks: Il mondo secondo l’impero degli Stati Uniti, illuminano i meccanismi d’intervento politico quotidiani di Washington in America Latina (e il ridicolo ritornello ripetuto dal dipartimento che afferma che “gli Stati Uniti non interferiscono nella politica interna di altri Paesi“). Sostegno economico e strategico è previsto ai gruppi di opposizione di destra, anche violenti e antidemocratici. I cablo riflettono anche in modo vivido l’ideologia dei rappresentanti degli Stati Uniti, che ragionano come fossero nella guerra fredda e cercano misure coercitive simili a quelle per soffocare la democrazia greca. Naturalmente, i media mainstream hanno largamente ignorato tale imbarazzante cronaca dell’aggressione imperialista, preferendo concentrarsi sulle bubbole diplomatiche degli USA invece che sulle azioni imbarazzanti ed illegali dei funzionari all’estero. I pochi esperti che hanno condotto un’analisi esaustiva dei cablo, in genere sostengono che non vi sia alcuna differenza significativa tra discorso ufficiale degli Stati Uniti e realtà rappresentata nei cablo. Dando retta agli analisti delle relazioni internazionali degli Stati Uniti, “non si trova l’immagine degli Stati Uniti quale burattinaio onnipotente che tira le fila dei governi nel mondo per gli interessi delle proprie aziende“. L’esame dettagliato dei cablo però smentisce tale asserzione.

“Questo non è un ricatto”
evo_morales_copia1 Alla fine del 2005, Evo Morales vinse in modo schiacciante le elezioni presidenziali della Bolivia su una piattaforma focalizzata su riforma della Costituzione, diritti degli indiani e impegno a combattere povertà e neoliberismo. Il 3 gennaio, due giorni dopo l’elezione, Morales ricevette la visita dell’ambasciatore degli Stati Uniti David L. Greenlee, che non perse tempo: gli aiuti concessi dagli Stati Uniti alla Bolivia saranno condizionati dal buon comportamento del governo Morales. La scena poteva essere stata tratta dal film Il Padrino: “L’ambasciatore ha sottolineato l’importanza del contributo degli Stati Uniti per le istituzioni leader internazionali, da cui dipende l’aiuto concesso alla Bolivia, come ad esempio Banca internazionale per lo sviluppo (BIS), Banca mondiale e Fondo monetario internazionale. “Quando si pensa al BIS, si pensa agli Stati Uniti”, disse l’ambasciatore. “Questo non è un ricatto, ma la pura realtà“.” Ma Morales attuò il suo programma. Nei giorni seguenti all’arrivo al comando, annunciò l’intenzione di regolare il mercato del lavoro, ri-nazionalizzare gli idrocarburi e approfondire la cooperazione con la nemesi di Washington, Hugo Chávez. In risposta, Greenlee avanzò una “gamma di opzioni” per forzare Morales a piegarsi alla volontà del governo degli Stati Uniti: imporre il veto sulla concessione dei prestiti multilaterali, da diversi milioni di dollari, rinviare l’alleggerimento programmato del debito multilaterale, scoraggiare la Millennium Challenge Corporation dal fornire assistenza finanziaria (che la Bolivia non ha ancora ricevuto, anche se è uno dei Paesi più poveri dell’emisfero) e fermare il “sostegno materiale” alle forze di sicurezza boliviane. Purtroppo per il dipartimento di Stato, fu subito chiaro che, come previsto, tali minacce sarebbero rimaste lettera morta. Morales aveva già deciso di ridurre fortemente la dipendenza della Bolivia dal credito multilaterale che richiedeva l’approvazione del Tesoro degli Stati Uniti. Nelle settimane seguenti l’insediamento, Morales annunciò che la Bolivia non si sentiva in debito con il FMI e avrebbe lasciato estinguere il contratto di finanziamento stipulato con questi. Anni dopo, Morales consigliò alla Grecia e ad altri Paesi europei indebitati a seguire l’esempio della Bolivia e di “liberarsi dal diktat economico del Fondo monetario internazionale“. Impossibilitato ad imporsi su Morales, il dipartimento di Stato si dedicò a rafforzare l’opposizione in Bolivia. Aiuti furono concessi dagli Stati Uniti alla regione della Media Luna [2] controllata dall’opposizione aumentarono. Un cablo dell’aprile 2007 si occupa del “maggiore impegno dell’USAID nel consolidare le amministrazioni regionali, in modo da controbilanciare il governo centrale”. Un rapporto dell’USAID del 2007 afferma che l’Ufficio delle Iniziative di Transizione (ITO) “aveva approvato 101 sovvenzioni per un totale di 4066131 di dollari per aiutare i governi dipartimentali a migliorare la loro strategia”. Crediti inoltre furono concessi ai gruppi indiani locali “contrari alla visione di Evo Morales delle comunità indiane”. Un anno dopo, i dipartimenti della Media Luna si ribellarono apertamente al governo Morales, prima tenendo un referendum sull’autonomia, dichiarato illegale dalla magistratura nazionale, e quindi sostenendo dimostrazioni violente in favore dell’autonomia in cui fu uccisa almeno una ventina di sostenitori del governo. Molti credevano che un colpo di Stato fosse imminente. La situazione si calmò su pressione di tutti gli altri presidenti del Sud America, che dichiararono congiuntamente sostegno al governo costituzionale del Paese. Ma mentre il blocco sudamericano supportava Morales, gli Stati Uniti comunicavano regolarmente con i capi dei movimenti di opposizione separatisti, anche se evocavano apertamente la possibilità di “distruggere i gasdotti” e “la violenza come opportunità per costringere il governo ad impegnarsi seriamente nel dialogo…” A differenza della posizione ufficiale negli eventi di agosto e settembre 2008, il dipartimento di Stato considerò sul serio la possibilità di un colpo di Stato contro il Presidente boliviano Evo Morales, o il suo assassinio. Un cablo rivela l’intenzione dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz di prepararvisi: “Il comitato d’azione di emergenza svilupperà, con la squadra di valutazione situazionale del Comando Sud statunitense, un piano di risposta rapida in caso di emergenza improvvisa, vale a dire un tentativo di colpo di Stato o la morte del Presidente Morales“, si legge sul cablo. Gli eventi del 2008 furono presentati quale maggiore sfida alla presidenza di Morales, quando la possibilità di perdere il potere era vicina. I preparativi dell’ambasciata per la possibile caduta di Morales indicano che almeno gli Stati Uniti consideravano vera la minaccia su di lui. Il fatto è che non dissero al pubblico chi Washington appoggiasse nel conflitto, e quali risultati avrebbe probabilmente preferito.

Un lavoro meccanico
1004671 Alcuni metodi d’intervento applicati in Bolivia riapparvero in altri Paesi guidati da governi di sinistra. Così, dopo il ritorno dei sandinisti al potere in Nicaragua nel 2007, l’ambasciata degli Stati Uniti a Managua accelerò il rafforzamento del sostegno al partito di destra, l’Alleanza Liberale del Nicaragua (ALN). Nel febbraio 2007, il personale dell’ambasciata incontrò il capo della pianificazione della NLA e le spiegò che gli Stati Uniti “non forniscono assistenza diretta ai partiti politici“, suggerendo di aggirare tale limitazione rafforzando i legami con le ONG amiche, per ricevere fondi dagli Stati Uniti. La rappresentante della NLA disse che avrebbe mandato “l’elenco completo delle ONG che di fatto sostenevano l’azione della NLA” e l’ambasciata prese accordi affinché “incontrasse presto gli amministratori locali dell’IRI (International Republican Institute) e del NDI (National Democratic Institute for International Affairs)“. Fu anche scritto nel cablo che l’ambasciata “osserverà da vicino la raccolta dei fondi per sviluppare le capacità della NLA”. Bisognerebbe far leggere questi cablo a coloro che studiano la diplomazia statunitense e a coloro che cercano di sapere cos’è esattamente il sistema di “promozione della democrazia” degli Stati Uniti. Attraverso USAID, National Endowment for Democracy (NED), NDI, IRI e altri organismi parastatali, il governo degli Stati Uniti da notevole sostegno ai movimenti politici che appoggiano gli obiettivi economici e politici degli Stati Uniti. Nel marzo 2007, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Nicaragua chiese al dipartimento di Stato di pagare “nei prossimi quattro anni 65 milioni in più del solito, per le prossime elezioni presidenziali“, finanziando “il consolidamento di partiti politici e organizzazioni non governative” democratici e “piccoli sussidi occasionali dell’ultimo momento, per raddoppiare gli sforzi dei gruppi nel difendere la democrazia in Nicaragua, far avanzare i nostri interessi e combattere chi ci attacca“.
In Ecuador, l’ambasciata degli Stati Uniti si oppose all’economista di sinistra Rafael Correa ben prima delle elezioni del 2006 che lo portarono al potere. Due mesi prima delle elezioni, il consigliere politico dell’ambasciata allertò Washington sul rischio che Correa “aderisse al gruppo di leader sudamericani nazional-populisti Chávez, Morales e Kirchner“, aggiungendo che l’ambasciata “ha avvertito i nostri contatti politici, economici e mediatici sulla minaccia che Correa rappresenta per il futuro dell’Ecuador incoraggiando fortemente a costruire alleanze che controbilancino il radicalismo evidente di Correa“. Subito dopo l’elezione di Correa, l’ambasciata inviò il suo piano d’azione al dipartimento di Stato: “Non abbiamo alcuna illusione che le sole azioni del USG [3] bastino a cambiare la direzione del governo o del Congresso, ma speriamo di aumentare l’influenza lavorando con altri ecuadoriani e altri gruppi che condividono le nostre idee. Senza l’azione, le riforme proposte da Correa e il suo atteggiamento nei confronti del Congresso e dei tradizionali partiti politici potrebbero estendere l’attuale periodo di tensioni e instabilità politica”. I peggiori timori dell’ambasciata si verificarono. Correa annunciò che avrebbe chiuso la base aerea statunitense di Manta, aumentato la spesa sociale e spinto per la convocazione dell’assemblea costituente. Nell’aprile 2007, gli ecuadoriani votarono per l’80% l’assemblea costituente proposta, e il 62% degli elettori approvò la nuova costituzione nel 2008, che comprende vari principi progressisti come sovranità alimentare, diritto ad alloggio, assistenza sanitaria e lavoro, e controllo dell’esecutivo sulla banca centrale (enorme sasso nello stagno neoliberista). All’inizio del 2009, Correa annunciò che l’Ecuador non avrebbe rimborsato parte del debito estero, mettendo in allarme l’ambasciata, assieme alle altre misure come la decisione di Correa di rafforzare i legami tra l’Ecuador e gli Stati membri dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) [4]. Ma l’ambasciatore era anche consapevole che gli Stati Uniti avevano poco potere su Correa: “Spieghiamo privatamente che le azioni di Correa avranno conseguenze nelle relazioni con la nuova amministrazione Obama, evitando di fare dichiarazioni pubbliche che sarebbero controproducenti. Non consigliamo di smettere i programmi dell’USG utili ai nostri interessi perché non incoraggiano Correa ad essere più pragmatico”. La sospensione parziale dei pagamenti dell’Ecuador diede i suoi frutti e permise al governo di risparmiare quasi due milioni. Nel 2011, Correa consigliò di applicare lo stesso rimedio ai Paesi indebitati europei, tra cui la Grecia, consigliandogli di non onorare i debiti ed ignorare il parere del FMI.

La piazza è in fermento
576160 Durante la guerra fredda, la presunta minaccia dell’espansione del comunismo sovietico-cubano fu utilizzata per giustificare gli innumerevoli interventi per far cadere i governi di sinistra e sostenere regimi militaristi. Allo stesso modo, i cablo di WikiLeaks mostrano che negli anni 2000 lo spettro del “bolivarismo” del Venezuela fu utilizzato per giustificare gli interventi contro i nuovi governi di sinistra ostili al neoliberismo, come la Bolivia, accusati di essere “apertamente caduta nel grembo del Venezuela“, o l’Ecuador, considerato “cavallo di Troia di Chávez“. Le relazioni degli Stati Uniti con il governo di Hugo Chávez degenerarono subito. Chavez, eletto presidente nel 1998, al contrario di tutte le politiche economiche neoliberiste, forgiò stretti legami con la Cuba di Fidel Castro e criticò fortemente l’attacco dell’amministrazione Bush all’Afghanistan dopo gli attentati dell’11 settembre, e gli Stati Uniti richiamarono l’ambasciatore a Caracas dopo che Chavez disse: “non si può combattere il terrorismo con il terrorismo“. In seguito, rafforzò il controllo dello Stato sull’industria del petrolio, aumentando le royalties pagate dalle società estere e usando i proventi del petrolio per finanziare l’accesso ai programmi su salute, educazione e alimentari per i poveri. Nell’aprile 2002, l’amministrazione Bush sostenne pubblicamente il colpo di Stato militare che spodestò Chavez per quarantotto ore. I documenti del National Endowment for Democracy ottenuti in base al Freedom of Information Act, mostrano che gli Stati Uniti finanziarono e addestrarono i gruppi che “promuovono la democrazia” che sostennero il colpo di Stato e parteciparono ai tentativi di rovesciare Chavez come lo “sciopero” della compagnia petrolifera che paralizzò l’industria alla fine del 2002 e portò il Paese in recessione. I cablo di WikiLeaks rivelano che, dopo che tali tentativi per rovesciare il governo legittimo fallirono, gli Stati Uniti continuarono a supportare l’opposizione venezuelana attraverso NED e USAID. In un cablo del novembre 2006, l’allora ambasciatore William Brownfield spiegò la strategia seguita da USAID e ITO per minare l’amministrazione Chávez: “Nell’agosto del 2004, l’ambasciatore presentò la strategia in cinque punti elaborata per guidare le attività dell’ambasciata in Venezuela nel periodo 2004-2006… tale strategia è riassunta così: 1) rafforzamento delle istituzioni democratiche; 2) infiltrazione nella base politica di Chávez; 3) dividerne i sostenitori; 4) proteggere le aziende statunitensi; 5) isolare Chavez a livello internazionale”. Gli stretti legami tra l’ambasciata degli Stati Uniti e vari gruppi di opposizione sono evidenti in molti cablo, uno di Brownfield stabilisce la relazione tra Sumate, ONG dell’opposizione che ebbe un ruolo centrale nelle campagne dell’opposizione, e “i nostri interessi in Venezuela”. Altri cablo dimostrano che il dipartimento di Stato esercitò pressioni per il sostegno internazionale a Sumate, incoraggiando gli Stati Uniti a fornire sostegno finanziario, politico e legale all’organizzazione, soprattutto attraverso la NED. Nell’agosto 2009, il Venezuela fu scosso da violente proteste dell’opposizione (come spesso accade contro il governo di Chavez e del successore Nicolas Maduro). Un cablo segreto dal 27 agosto riprende i propositi della Development Alternatives Inc. (DAI), un’organizzazione assunta da USAID/OTI che affermava che “tutti” coloro che protestano contro Chávez “beneficiano del nostro aiuto“: “Il dipendente della DAI Eduardo Fernandez ha detto che “la piazza è in fermento”, riferendosi alle proteste contro gli sforzi di Chávez per consolidare il potere, e che “tutti costoro (gli organizzatori delle proteste) beneficiano del nostro aiuto”.” I cablo rivelano anche che il dipartimento di Stato istruì e aiutò un capo studentesco che sapeva aver incoraggiato la folla a “linciare” un governatore chavista: “Durante il colpo di Stato del 2002, (Nixon) Moreno partecipò alle manifestazioni organizzate nello Stato di Merida, a capo di una folla che marciò sulla capitale dello Stato con l’intento di linciare il Governatore dell’MVR Florencio Porras“. [5] Tuttavia, pochi anni dopo, secondo un altro cablo, “Moreno partecipò nel 2004 al programma Visitor International del dipartimento di Stato, nel 2004“. Più tardi, Moreno era ricercato per tentato omicidio e minacce a un’agente di polizia, tra le altre ragioni.
531998 Sempre secondo la strategia in cinque punti descritta da Brownfield, il dipartimento di Stato operò per isolare il governo venezuelano sulla scena internazionale e contrastarne l’influenza nella regione. Leggiamo in diversi cablo che le missioni diplomatiche degli Stati Uniti nella regione si coordinarono per far fronte alla “minaccia” regionale del Venezuela. Come Wikileaks rivelò nel dicembre 2010, i capi delle missioni statunitensi in sei Paesi dell’America Latina s’incontrarono in Brasile nel maggio 2007 per adottare una risposta unica ai presunti “piani aggressivi” del Presidente Chávez… “creando un movimento bolivariano unificato in America Latina“. Tra le altre cose, i capi missione decisero di “continuare a rafforzare i legami con i capi militari nella regione che condividono le nostre preoccupazioni su Chavez“. Un incontro simile dei capi missione degli Stati Uniti in America centrale, che si concentrò sulla “minaccia delle attività politiche populiste nella regione“, si tenne nell’ambasciata degli USA in El Salvadorm nel marzo 2006. I diplomatici statunitensi si spesero molto per evitare che i governi di Caraibi e Centro America aderissero a Petrocaribe, iniziativa regionale del Venezuela che permette ai membri di ricevere petrolio a condizioni molto favorevoli. Dai cablo resi pubblici si apprende che gli statunitensi affermavano, pur riconoscendo i vantaggi economici dell’accordo per i Paesi membri, di essere preoccupati che Petrocaribe aumentasse l’influenza politica del Venezuela nella regione. Ad Haiti, l’ambasciata collaborò strettamente con le principali compagnie petrolifere per impedire al governo di entrare in Petrocaribe, ammettendo però che “risparmierebbe 100 milioni di dollari all’anno“, e Dan Coughlin e Kim Ives furono i primi a rivelarlo su The Nation. Nell’aprile 2006, l’ambasciata inviò a Port-au-Prince il seguente cablo: “La stazione continuerà a fare pressione sul presidente di Haiti René Préval affinché non aderisca a Petrocaribe. L’ambasciatore s’incontrerà oggi con il primo consulente di Preval Bob Manuel. Alle riunioni precedenti ha detto di aver capito le nostre preoccupazioni e sa che un accordo con Chavez gli causerebbe problemi“.

Il bilancio della sinistra
Venezuelan President Chavez dies Si ricordi che i cablo di WikiLeaks non fanno luce sulle attività dei servizi segreti degli Stati Uniti, e probabilmente rappresentano la punta dell’iceberg delle interferenze politiche di Washington nella regione. Tuttavia, provano ampiamente gli sforzi persistenti e determinati dei diplomatici statunitensi per bloccare i governi indipendenti di sinistra in America Latina, utilizzando la leva finanziaria e altri strumenti della scatola della “promozione della democrazia”, ed anche mezzi violenti e illegali. Anche se l’amministrazione Obama ha ripristinato le relazioni diplomatiche con Cuba, nulla indica che la politica verso il Venezuela e altri governi di sinistra del continente sia cambiata. E’ chiaro che l’ostilità dell’amministrazione verso il governo legittimo del Venezuela non svanisce. Nel giugno 2014, il vicepresidente Joe Biden lanciò l’iniziativa per la sicurezza energetica dei Caraibi, considerata un “antidoto” a Petrocaribe. Nel marzo 2015, Obama disse che il Venezuela è “una grave minaccia alla sicurezza” annunciando sanzioni contro i leader del Venezuela, una decisione criticata all’unanimità dagli altri Paesi della regione. Tuttavia, nonostante gli attacchi incessanti degli Stati Uniti, la sinistra domina in America Latina. Con l’eccezione di Honduras e Paraguay, dove colpi di Stato di destra hanno rovesciato governi legittimi, i movimenti di sinistra sono andati al potere negli ultimi quindici anni. Grazie a questi governi, tra il 2002 e il 2013 il tasso di povertà nella regione è sceso dal 44 al 28% dopo essere cresciuto negli ultimi due decenni. Questi successi, combinati con la volontà dei leader di sinistra di rischiare per liberarsi dal diktat neoliberista, dovrebbe servire da ispirazione alla nuova sinistra europea anti-austerity. Non c’è dubbio che alcuni governi attualmente affrontino notevoli difficoltà per il rallentamento dell’economia regionale che colpisce i leader di destra e sinistra. Ma se si legge tra le righe dei cablo, ci sono buone ragioni per chiedersi se tali difficoltà siano di origine locale. In Ecuador, ad esempio, dove il Presidente Correa è oggetto delle ire della destra e di certa sinistra, le proteste contro la nuova tassa progressiva proposta dal governo è espressa dagli stessi responsabili dell’opposizione con cui, se si crede ai cablo, i diplomatici statunitensi sviluppano tali strategie.
In Venezuela, dove le lacune nel sistema di controllo dei cambi causano un’inflazione elevata, le manifestazioni violente degli studenti di destra hanno gravemente scosso il Paese. E’ sicuro che tali manifestanti ricevano denaro e addestramento da USAID e NED, il cui bilancio per il Venezuela è aumentato dell’80% tra il 2012 e il 2014. I cablo di WikiLeaks hanno ancora molte cose da dirci. Per scrivere i capitoli dei file WikiLeaks sull’America Latina e i Caraibi, abbiamo supervisionato centinaia di cablo e individuato diversi ambiti d’intervento degli Stati Uniti, descritti in dettaglio nel libro (alcuni già notati da altri osservatori). Altri hanno fatto lo stesso per le altre regioni. Ma il numero di cablo è superiore a 250000 (quasi 35000 solo sull’America Latina) e non vi è alcun dubbio che molti altri aspetti importanti della diplomazia degli Stati Uniti attendono di essere portati alla luce. Purtroppo, una volta passato l’entusiasmo creato dalla diffusione dei primi cablo, pochi giornalisti e ricercatori ne sono realmente interessati. Dato che ciò non cambierà, mancherà un resoconto completo della visione che gli Stati Uniti hanno di sé sulla scena mondiale, e la risposta diplomatica alle sfide alla loro egemonia.CHAVISTAS CELEBRAN ANIVERSARIO 24 DE "EL CARACAZO"

Alexander Main e Dan Beeton, Dial, Diffusione delle informazioni sull’America Latina – D3384.

Note
[1] Si veda DIAL 3303 “VENEZUELA dal 27 febbraio al 3 marzo 1989: il Caracazo. Semantica della violenza politica, I parte e II parte.
[2] Zona situata nell’Est del Paese.
[3] Governo degli Stati Uniti: United States Government (USG) in inglese.
[4] Alleanza della sinistra creato su iniziativa di Venezuela e Cuba nel 2004 per contrastare il Trattato di Libero Commercio delle Americhe promosso dall’amministrazione Bush.
[5] Movimento per la Quinta Repubblica è un partito di sinistra fondato da Hugo Chávez

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

11 Settembre: La storia di Allende

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ONG: Organizzazione Non Grata

Ahmed Bensaada, Mondialisation, 8 giugno 2016colour_revolution1Dato il grande successo delle rivoluzioni colorate negli anni 2000 in diversi Paesi in Europa orientale o repubbliche ex-sovietiche, sono state identificate le missioni politiche di molte ONG (Organizzazioni Non Governative) [1]. Sotto il falso pretesto di esportare democrazia, diritti umani e libertà di espressione, tali organizzazioni, in sostanza delle GO (organizzazioni governative), seguono gli ordini degli strateghi della politica estera dei Paesi occidentali. In quest’ambito, il premio va sicuramente agli Stati Uniti per l’elevata potenza assoluta, difficile da eguagliare. In effetti, il Paese dello Zio Sam ha un’ampia gamma di organizzazioni politiche e di beneficenza specializzate nella destabilizzazione non violenta dei Paesi considerati “non-friendly” o “non-vassalli”. Tali organizzazioni hanno quadri politici prescelti, risorse materiali colossali e finanziamenti regolari. Agendo metodicamente, le tecniche utilizzate sono estremamente efficaci soprattutto contro Paesi autocratici o con gravi problemi socio-economici. [2] Le agenzie d’esportazione della democrazia più note sono USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale), NED (National Endowment for Democracy), IRI (International Republican Institute), NDI (National Democratic Institute), Freedom House e OSI (Open Society Institute). Tranne l’ultima, tali organizzazioni sono finanziate dal governo degli Stati Uniti. L’OSI, nel frattempo, fa parte della Fondazione Soros, dal nome del fondatore George Soros, miliardario e illustre speculatore finanziario statunitense. Inutile dire che Soros e la sua fondazione collaborano con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti per la “promozione della democrazia”. E la lista delle conquiste è eloquente: Serbia (2000), Georgia (2003), Ucraina (2004), Kirghizistan (2005) [3] e Libano (2005) [4]. Nonostante certi gravi errori, Venezuela (2007) e Iran (2009), il successo è stato ancora una volta raggiunto con l’impropriamente denominata “primavera” araba (2011). Il coinvolgimento delle agenzie degli Stati Uniti nell'”esportare” la democrazia è stata chiaramente dimostrata nelle rivolte che hanno scosso i Paesi arabi “prioritari”, Tunisia ed Egitto, e quelli con una guerra civile ancora in corso, Libia, Siria e Yemen. [5] L’efficienza relativa con cui furono destabilizzati e l’apparente spontaneità riflettono il ruolo di cavallo di Troia di tali “ONG”, sostenute da una rete di attivisti indigeni adeguatamente addestrati da enti specializzati. [6] Per evitare l’effetto dannoso di tali cambiamenti, molti Paesi hanno vietato tali organizzazioni sul loro suolo, per profilassi o cura. Così, l’8 febbraio 2012, quasi un anno dopo la caduta del presidente Mubaraq, il giornali di tutto il mondo parlavano di nuovo di Cairo: “Egitto: la magistratura accusa le ONG di attività ‘politica’ illegale” [7] dicendo: “Queste tensioni sono il risultato delle indagini in 17 sedi di ONG egiziane e internazionali, il 29 dicembre. Tra cui le organizzazioni statunitensi National Democratic Institute (NDI), International Republican Institute (IRI) e Freedom House“. 43 dipendenti egiziani e stranieri delle organizzazioni non governative in Egitto furono accusati di ricevere finanziamenti stranieri illegali e d’interferire negli affari politici del Paese. Tra di loro c’era Sam LaHood, capo della sezione egiziana dell’International Republican Institute (IRI) e figlio del ministro dei Trasporti degli Stati Uniti Ray LaHood. [8] Dal 2014, le ONG che lavorano in Egitto sono tenute a registrarsi presso le autorità, o rischiano il sequestro delle proprietà o un procedimento. D’altra parte, le autorità devono approvare qualsiasi finanziamento dall’estero. [9]
Student-for-liberties Oltre l’Egitto, alcuni Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno leggi che vietano o rafforzano il controllo sulle ONG sul loro territorio. La Russia, che non fu risparmiata dai tentativi di rivoluzioni colorate, ha legiferato in questo senso. Nel 2012, il Presidente russo Vladimir Putin firmava una legge che definisce le ONG che ricevono finanziamenti esteri, “agenti stranieri”. [10] L’USAID ne fu particolarmente colpita: è bandita da Mosca dal 1° ottobre 2012 per “interferenze nella vita politica russa” [11]. L’elenco delle ONG “indesiderabili” in Russia è aumentato nel 2015. Tra queste vi sono NED, NDI, IRI, Freedom House e OSI di Soros [12]. La giornalista Julia Famularo si chiede se le autorità russe e cinesi collaborano nella lotta alle ONG “tossiche”. Ancora, la Commissione per la Sicurezza Nazionale cinese (NSC) ha iniziato ufficialmente ad indagare nel 2014 [13]. Infine, come la Russia, la Cina ha recentemente legiferato su questo tema. Dal 1° gennaio 2017, le ONG straniere saranno costrette a registrarsi presso il Ministero della Pubblica Sicurezza e a permettere alla polizia di controllare le loro attività e finanze. Il New York Times osserva che organizzazioni come NED e OSI sono particolarmente prese di mira dalla nuova normativa. [14] E’ chiaro che le manifestazioni che hanno scosso Hong Kong nel 2014, chiamate “rivoluzione degli ombrelli”, non sono estranee all’indurimento legale cinese sulle attività delle ONG. Infatti, è dimostrato che NED, Freedom House e NDI siano pesantemente coinvolte in quelle manifestazioni. [15] Da parte sua, l’India ha anche tirato fuori gli artigli contro le ONG straniere. Nel 2015, il governo del Primo ministro Narendra Modi annullava la licenza a non meno 9000 di esse e i fondi da donatori esteri sono stati significativamente limitati.[16] Il Brasile dovrebbe essere cauto: le proteste contro la presidentessa Dilma Rousseff e il suo licenziamento hanno l’aria di una “rivoluzione colorata”, come ha spiegato l’esperta in questioni di latinoamericane e brasiliane Micheline Ladouceur [17]. Non c’è solo la Russia ad aver avuto problemi con l’USAID. Si noti che una risoluzione dei Paesi dell’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra America), che richiede l’immediata espulsione dell’USAID dai Paesi membri dell’Alleanza, fu firmata nel giugno 2012. I firmatari erano Bolivia, Cuba, Ecuador, Dominica, Nicaragua e Venezuela. [18] Tra i Paesi arabi, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) nel 2012 chiusero le attività di diverse ONG straniere, tra cui il NDI [19]. Nel gennaio 2016 il Premier giordano Zaqaria al-Shayq chiese alla camera bassa del Parlamento della Giordania di porre fine alle attività di tale organizzazione, sostenendo che “è un pericolo per la sicurezza nazionale“. [20] Va da sé che il bilancio fatale della sanguinosa e disastrosa “primavera” araba certamente comporterà un giro di vite contro le ONG “tossiche”, che in realtà non sono né “non governative” né caritatevoli. Passando dallo stato specioso di “organizzazioni non governative” a quello più salutare di “organizzazioni non grate”.

Il premier Zaqaria al-Shayq: la NDI è un pericolo per la sicurezza pubblica araba (31 gennaio 2016) (Il mio libro “Arabesque Américaine” è citato al 10° minuto)

Riferimenti
1. G. Sussman et S. Krader, “Template Revolutions: Marketing U.S. Regime Change in Eastern Europe”, Westminster Papers in Communication and Culture, University of Westminster, London, vol. 5, n° 3, 2008, p. 91-112
2. Ahmed Bensaada, “Arabesque$: Enquête sur le rôle des États-Unis dans les révoltes arabes”, Éditions Investig’Action, Bruxelles, 2015, chap. 2
3. Ibid., chap. 1
4. Ahmed Bensaada, “Liban 2005-2015: d’une révolution colorée à l’autre”, Afrique Asie, Ottobre 2015, pp. 50-58
5. Ahmed Bensaada, “Arabesque$: Enquête sur le rôle des États-Unis dans les révoltes arabes”, Op. Cit., chap. 5 et 6
6. Ibid., chap. 1 et 3
7. AFP, “Egypte: la justice accuse des ONG d’activités “politiques” illégales”, Le Point.fr, 8 febbraio 2012
8. AFP, “Égypte: début du procès de membres d’ONG égyptiennes et étrangères”, L’Express, 26 febbraio 2012
9. France 24, “Le pouvoir égyptien renforce son contrôle sur les ONG”, 10 novembre 2014
10. AFP, “Russie : les ONG “agents de l’étranger” selon une loi signée par Vladimir Poutine”, Le Huffington Post, 21 luglio 2012
11. AFP, “USAID interdite en Russie”, La Presse, 19 settembre 2012
12. RIA Novosti, “Soros and MacArthur Foundations among 12 NGOs in “patriotic stop list””, Meduza, 8 luglio 2015
13. Julia Famularo, “The China-Russia NGO Crackdown”, The Diplomat, 23 febbraio 2015
14. Edward Wong, “Clampdown in China Restricts 7,000 Foreign Organizations”, The New York Times, 28 aprile 2016
15. Ahmed Bensaada, “Hong Kong : un virus sous le parapluie”, Reporters, 14 ottobre 2014
16. Pierre Cochez, “Bras de fer entre le gouvernement indien et les ONG”, La Croix, 7 luglio 2015
17. Micheline Ladouceur, ““Révolution de couleur” à la brésilienne. Qui a peur de Dilma?”, Mondialisation.ca, 19 marzo 2016
18. ALBA-TCP, “ALBA Expels USAID from Member Countries”, Venezuela Analysis, 22 giugno 2012
19. Samir Salama, “German, US institutes in UAE closed”, Gulf News, 5 aprile 2012
20. Ammon News, “Le député Al-Cheikh : le NDI représente un danger pour la sécurité nationale”, 31 gennaio 2016image7027Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Radici ideologiche del CICAP

Alessandro Lattanzio, 21/3/2015

Gli scienziati spesso vedono i difetti dei loro paradigmi solo dopo che sono crollati
Thomas Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitca: in giallo e verde i 'buoni' secondo gli 'umanisti', in rosso e nero gli altri.

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitica: in giallo i ‘buoni’ secondo l’International Humanist and Ethical Union, in rosso e nero gli altri.

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) fu creato il 9 ottobre 1988, in un incontro a Torino tra gli abbonati italiani alla rivista del Committee for Skeptical Inquiry, in cui furono definiti gli obiettivi dell’associazione, poi formalizzata il 12 giugno 1989. Aderiscono al CICAP Umberto Eco, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi, il mago Silvan, Roberto Vacca e il noto debunker Paolo Attivissimo. Il CICAP quindi è il ramo italiano del Committee for Skeptical Inquiry (CSI), in precedenza noto come Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (Comitato per l’Indagine Scientifica sulle Affermazioni sul Paranormale) o CSICOP, fondata il 1° maggio 1976 dal filosofo Paul Kurtz, nell’ambito di una conferenza dell’American Humanist Association (AHA) nel campus della State University of New York. Oltre Kurtz tra i fondatori del CSI vi furono Marcello Truzzi, Carl Sagan, Isaac Asimov e Philip J. Klass (vedi sotto). CSI aderisce all’Unione Internazionale Etico-Umanistica ed approva la Dichiarazione di Amsterdam sui principi del moderno umanesimo. A sua volta l’Unione internazionale etico-umanistica (International Humanist and Ethical Union o IHEU), fondata nel 1952 e con sede a Londra, è un’organizzazione internazionale che riunirebbe umanisti, atei, agnostici, razionalisti, “liberi pensatori”, laici, scettici, singoli o associazioni presenti in 40 Paesi. Tra i fondatori dell’IHEU, e suo primo presidente, vi fu sir Julian Sorell Huxley, che fu anche il primo direttore dell’UNESCO. L’IHEU si batte per un mondo in cui i diritti umani e civili delle minoranze siano rispettati e ciascuno sia libero di vivere una vita degna.

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Julian Sorell Huxley, fratello di Aldous Huxley, oltre che primo direttore dell’UNESCO fu membro fondatore del WWF. Nel 1917 Julian Huxley operò nell’Intelligence inglese e lavorò alla costruzione della Società delle Nazioni, dalla quale nascerà l’Institute for Intellectual Cooperation, poi rinata come l’UNESCO di cui sarà il primo presidente. Nel 1927 conobbe Margaret Sanger, fondatrice della prima clinica per il controllo delle nascite, e dal 1930 s’impegnò nella politica sul controllo delle nascite. Nel 1927 pubblicò Religion Without Revelation, dove condensò la sua idea di “religione senza evidenze palesi quali i miracoli”. Nel 1929 Julian fu incaricato di studiare la possibilità di creare riserve naturali in Kenya, Uganda e Congo, dove s’invaghì della “purezza di una natura ancora svincolata dalla tecnologia e dalla modernizzazione”. Nel 1931 Julian Huxley si recò nell’URSS dove incontrò il Professor Vavilov, il maggiore genetista sovietico e i dirigenti sovietici Anatolij Lunacharskij, Karl Radek e Nikolaj Bukharin, ma tirate le somme rimase deluso dal sistema sovietico, come affermò nel suo testo A Scientist Among the Soviets. Nel 1931 Julian assieme a Leonard Elmhirst, Israel Sieff, Kenneth Lindsay, Dennis Routh, Basil Blackett, Henry Bunbury, Jack Pritchard e Ivan Zvegintzov fondò a Londra il PEP (Political and Economic Planning), un’organizzazione per la pianificazione politica ed economica del Regno Unito che, nel 1939, stese dei piani riguardo lo sviluppo economico inglese per il dopoguerra; nell’ambito di tali studi, nel 1941 la Fondazione Rockefeller invitò Julian Huxley a tenere conferenze negli Stati Uniti sui programmi socio-economici per il dopoguerra. Nel 1945 fu tra i fondatori del Committee of Atomic Scientists che si occupava dei pericoli della bomba atomica e dei vantaggi dell’uso civile dell’energia nucleare. Nel 1946 Julian Huxley fu nominato primo Direttore Generale dell’UNESCO, ma nel 1948 venne espulso dall’organizzazione per motivi a tutt’oggi mai chiariti, ma forse connessi alle sue idee sul controllo delle nascite. L’11 settembre 1961 Huxley fu tra i fondatori del WWF (World Wildlife Fund) assieme al principe Bernardo d’Olanda, al principe Filippo d’Edimburgo, a Max Nicholson (già membro del PEP), all’ornitologo Guy Mountfort, al naturalista Victor Stolan e al pittore Sir Peter Scott che ideò il logo del Panda. Bernhard van Lippe-Biesterfeld, o principe Bernardo d’Olanda, fu il principe consorte della regina Giuliana e padre della regina Beatrice di Olanda. Dal 1937 al 1980 il principe di origine tedesca fu ufficialmente “sua altezza reale il principe dei Paesi Bassi”. Presidente del Worldwide Fund for Nature (WWF) dal 1961 al 1971, fu un affiliato al NSDAP, ovvero il Partito Nazista, con tessera No. 2583009 assegnatagli il 1º maggio 1933. Fu presidente della Royal Dutch Petroleum (Shell Oil) e della Société Générale de Belgique, nonché presidente del Gruppo Bilderberg fino al 1976 quando si dimise ufficialmente per lo scandalo di una tangente da 1,1 milioni di dollari della Lockheed. Secondo la rivista Newsweek del 5 aprile 1976, il principe Bernardo svolse attività spionistiche a favore delle SS e lavorò per l’industria chimica tedesca IG Farben.

Il paradigma di Klass
Klass PosedPhilip J. Klass fu un giornalista legato all’industria aerospaziale statunitense, da sempre scettico radicale verso l’ufologia, attaccò nel 1966 il giornalista John G. Fuller che scrisse una serie di opere dedicate agli avvistamenti di UFO negli USA, tra cui il noto caso di Exeter, New Hampshire. Per Klass gli UFO erano “un tipo sconosciuto di plasma generato dalle linee elettriche”, fenomeno a cui attribuiva perfino i casi di rapimenti alieni, ma che poi abbandonò in favore della teoria delle cause psicosociali. L’ipotesi di Klass fu duramente contestata dal fisico statunitense James E. McDonald (con cui Klass si scontrò). McDonald, meteorologo, chimico e fisico laureato al Massachusetts Institute of Technology, negli anni ’60 s’interessò attivamente dell’ufologia e cercò di promuoverne lo studio presso la comunità scientifica, considerando seriamente l’ipotesi extraterrestre. Philip J. Klass attaccò violentemente McDonald accusandolo di “spendere per ricerche personali sugli UFO i finanziamento ricevuti dall’Office of Naval Research per condurre studi sulle nubi per spiegare gli avvistamenti di UFO”; l’Office of Naval Research, ramo scientifico dell’US Navy, capì l’antifona e interruppe i finanziamenti agli studi di McDonald. Il 13 giugno 1971, vicino Tucson, fu rinvenuto un cadavere identificato per quello di McDonald. Accanto al corpo furono trovate una pistola e una lettera con propositi suicidi. Klass fu contestato anche dall’astronomo e ricercatore ufologico Allan Hendry, secondo cui Klass basava le sue tesi distorcendo i fatti di proposito e ricorrendo ad attacchi “ad personam”.

 James E. McDonald

James E. McDonald

Lo stile scientifico di Klass è paradigmatico dello stile operativo del CICAP; ovvero quando dei giornalisti e ricercatori, o pseudotali, accusano di truffa o anti-scientificità i lavori “eterodosssi” svolti da ricercatori e scienziati dalle comprovate capacità scientifiche, nel caso tali lavori rischino di minacciare la vulgata aziendalista o governativa vigenti. Che si tratti delle cure sul cancro ideate dal professor Di Bella, un medico con tutti i crismi e decenni di esperienza e perciò fatto oggetto di una violenta campagna denigratoria, ai ‘documentari’ pseudo-scientifici sull’11 settembre 2001, sulla Fusione Fredda o sul presunto ‘genio italico’ Guglielmo Marconi, arrivando ai periodici fantomatici studi ‘scientifici’ di anonimi ‘centri di ricerca’ che associano le malattie mentali ai semplici dubbi sulle tesi ufficiali, ad esempio sull’11 settembre 2001. Non è un caso che il CICAP si basi, nella sua lotta per la ‘Scienza’, sul mero prestigio mediatico dei personaggi che promuove (Eco, Odifreddi e Angela padre e figlio) e sul puro e semplice bombardamento mediatico attuato con metodi truffaldini alla Wanna Marchi o alla Paolo Attivissimo, come quando Alberto Angela si permetteva di dire, su RAI Uno, che le Torri Gemelle crollarono l’11 settembre 2001 perché erano vuote all’interno. Una mera menzogna, ma che è possibile diffondere in TV essendo un media unidirezionale, dov’è impossibile rispondere a chi lo controlla. La ‘scientificità’ di enti come il CICAP/CSI, che come abbiamo visto sono legati ad organizzazioni transnazionali dalle mire ideologiche e che quindi svolgono una relativa propaganda, si basa sull’autorevolezza data dal dominio di determinati mezzi di comunicazione (TV, grande stampa, ecc.) e non di certo da discorsi pseudo-razionali che vengono facilmente smontati alla prima critica argomentata. Per questo è possibile che figure come Angela, Attivissimo od Eco possono permettersi di rappresentare il ‘rigore scientifico’, senza averne neanche le basi. Come nel caso di Guglielmo Marconi, che ricevette il premio Nobel per la fisica, sebbene, come vantava lui stesso, non sapesse nulla di Fisica; la ‘Scienza’ di regime si basa su propaganda mediatica, un preciso indirizzo ideologico e totale adesione al sistema dominante.

Il ‘cospirazionismo’
La CIA creò il termine “cospirazionismo”… per attaccare chiunque sfidasse la narrativa “ufficiale”, in particolare, nell’aprile del 1967 la CIA inviò il dispaccio che coniò il termine “teorie del complotto”… indicandone i metodi per screditarle. Il testo era segnato da “psych”, abbreviazione per “operazioni psicologiche” o disinformazione, e “CS” per l’unità “servizi clandestini” della CIA.

CIA-conspiracy“L’obiettivo del dispaccio è fornire materiale per contrastare e screditare le affermazioni dei teorici della cospirazione, in modo da inibirne la circolazione in altri Paesi. Informazioni di base sono fornite in una sezione dedicata e allegati non classificati.
3. Azione. Non è consigliabile che la discussione sulla (cospirazione) sia avviata se non è già in atto. Dove discussa, sono richiesti indirizzi attivi:

b. Utilizzare le risorse della propaganda per confutare gli attacchi dei critici. Recensioni di libri ed articoli di approfondimento sono particolarmente adatti allo scopo. Gli allegati non classificati a questa direttiva dovrebbero fornire materiale utile da passare agli agenti. La nostra manovra dovrebbe indicare, a seconda dei casi, che i critici (I) sposano teorie senza prove, (II) sono politicamente interessati, (III) finanziariamente interessati, (IV) frettolosi e imprecisi nelle loro ricerche, o (V) infatuati delle proprie teorie.
4. In discussioni private sui media non dirette a un particolare autore, o attaccare pubblicazioni ancora disponibili, i seguenti argomenti dovrebbero essere utili:
a. Alcuna nuova prova significativa è emersa presso la Commissione.
b. I critici di solito sopravvalutano aspetti particolari e ne ignorano altri. Tendono a porre maggiormente accento sui ricordi dei singoli testimoni (meno affidabili e divergenti, e quindi più vulnerabili alle critiche)…
c. La grande cospirazione spesso suggerita sarebbe impossibile da nascondere negli Stati Uniti, poiché gli informatori potrebbero aspettarsi di ricevere grandi royalties, ecc
d. I critici sono spesso allettati da una forma di orgoglio intellettuale: se accettano qualche teoria se ne innamorano; inoltre si fanno beffe della Commissione perché non risponde sempre ad ogni domanda con netta decisione, in un modo o nell’altro.

f. Se si accusa che la relazione della Commissione sia un lavoro frettoloso, notare che fu pubblicata tre mesi dopo il termine fissato originariamente. Se la Commissione ha cercato di accelerare la pubblicazione, ciò è in gran parte dovuto alla pressione delle speculazioni irresponsabili già apparse, spesso dovute dagli stessi critici che, rifiutandosi di ammettere i propri errori, avanzano nuove critiche.
g. Tali fumose accuse, come quella su “più di dieci persone morte misteriosamente”, possono sempre essere spiegate in qualche modo naturale ….
5. Se possibile, contrastare le speculazioni incoraggiando i riferimenti alla relazione della Commissione stessa. I lettori stranieri dalla mentalità aperta devono essere colpiti da cura, completezza, obiettività e velocità con la quale la Commissione ha lavorato. I revisori di testi potrebbero essere incoraggiati ad aggiungere del proprio all’idea, sostenendo la relazione stessa, trovandola di gran lunga superiore al lavoro dei critici”.

CIA-conspiracy2Riassumendo la tattica consigliata dalla CIA:
• Sostenere che sarebbe impossibile a tanta gente tacere su una grande cospirazione
• Avere amici della CIA che contrastano le accuse, supportando i rapporti “ufficiali”
• Sostenere che le testimonianze oculari sono inaffidabili
• Sostenere che sono tutte notizie vecchie, mentre “nuove prove significative sono emerse”
• Ignorare le accuse di cospirazione, a meno che la discussione l’abbia già attivate
• Sostenere che è da irresponsabili specularvi
• Accusare i cospirazionisti di infatuazione delle proprie teorie
• Accusare i cospirazionisti di essere motivati politicamente
• Accusare i cospirazionisti di interessi finanziari nel promuovere le teorie del complotto
In altre parole, l’unità dei servizi clandestini della CIA creò gli argomenti per attaccare le teorie del complotto quali inaffidabili fin dal 1967, nell’ambito delle operazioni di guerra psicologica.
Una difesa comune usata dai debunker, si pensi a un Paolo Attivissimo, è dire che “qualcuno avrebbe vuotato il sacco” se ci fosse stata davvero un complotto. Daniel Ellsberg spiega: “È un luogo comune che “non si possano avere segreti a Washington” o “in una democrazia, non importa quanto sia sensibile il segreto, possiamo leggerne il giorno dopo sul New York Times”. Questi luoghi comuni sono categoricamente falsi. Sono storie di copertura, infatti, per fuorviare giornalisti e lettori nell’ambito del processo per custodire i segreti. Naturalmente alla fine molti segreti vengono svelati, a meno che non si sia in una società totalitaria. Ma il fatto è che la stragrande maggioranza dei segreti non arriva al pubblico americano. Questo è vero anche quando le informazioni segrete sono ben note al nemico e quando è chiaramente essenziale per il potere bellico del Congresso e per non aver alcun controllo democratico sulla politica estera. La realtà sconosciuta al pubblico e alla maggior parte dei membri del Congresso e della stampa è che i segreti, che sarebbero di massima importanza per molti di loro, possono restare tali, in modo affidabile e per decenni, grazie al governo, e ciò anche se sono noti a migliaia di addetti”. Per esempio:
• 130000 persone di Stati Uniti, Regno Unito e Canada lavorarono sul progetto Manhattan. Ma fu un segreto per anni.
• “Un colpo di Stato fu pianificato negli Stati Uniti, nel 1933, da un gruppo di affaristi di destra. Il colpo era volto a rovesciare il Presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I cospiratori, comprendenti alcune delle famiglie più importanti degli USA (Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott) ritenevano che il proprio Paese dovesse adottare la politica di Hitler e Mussolini contro la grande depressione.
• 7 banche centrali andarono in bancarotta nel 1980, durante la “crisi dell’America Latina”, e la risposta del governo fu nasconderlo. Ciò durò diversi decenni.
Ecc.
Gli esseri umani hanno la tendenza a cercare di spiegare gli eventi casuali attraverso dei modelli… è così che il nostro cervello ci guida. Pertanto, dobbiamo testare il legame tra teorie e causalità sulla base dei nudi fatti”.

Le strutture 'vuote' del WTC

Le strutture ‘vuote’ del WTC

cass-sunsteinCass Sunstein è a capo dell’Ufficio Informazione e Regolamenti dell’amministrazione di Barack Obama, responsabile “delle politiche su privacy, qualità delle informazioni e programmi statistici”. Nel 2008 Sunstein scrisse un articolo dove proponeva che il governo degli Stati Uniti impiegasse squadre di agenti coperti, camuffati da esperti pseudo-“indipendenti”, per infiltrare comunità on-line e siti web degli attivisti che sostenessero ciò che Sunstein chiama “teorie della cospirazione” contrarie al governo. Il piano aveva lo scopo d’aumentare la fiducia dei cittadini verso il governo e di screditare i “cospirazionisti”. Sunstein sosteneva che l’infiltrazione di agenti coperti avvenisse tramite “chat room, social network o anche gruppi reali” e che il governo pagasse le cosiddette voci “indipendenti e credibili” che rafforzino i messaggi governativi (pensando che chi non crede alle fonti governative sia più incline ad ascoltare chi appare indipendente, mentre agisce segretamente per conto del governo). Tale piano mirava ai sostenitori delle “teorie del complotto”. Durante l’amministrazione Bush, per influenzare i dibattiti politici il Pentagono impiegò ex-generali che posavano da “analisti indipendenti” sui media, mentre segretamente si coordinavano con l’ufficio stampa del Pentagono. L’amministrazione Bush pagava di nascosto analisti “indipendenti” come Armstrong Williams e Maggie Gallagher, che sostenevano l’operato di Bush. In Iraq, il Pentagono assunse la società Lincoln Park per diffondere sui giornali articoli pro-USA facendo credere che fossero stati scritti da giornalisti iracheni. Sunstein stesso riconosce che alcune “teorie della cospirazione”, precedentemente denigrate come deliri di pazzi, si sono rivelate del tutto vere (l’uso dell’LSD da parte della CIA e i suoi esperimenti di “controllo mentale”, o il dipartimento della Difesa che commissionò una serie di attentati negli Stati Uniti con l’intento d’incolparne Fidel Castro e lo spionaggio elettronico interno voluto da Nixon), ma Sunstein continua a definire le “teorie della cospirazione” un prodotto di provinciali ignoranti o di islamici, pensando direttamente alle “teorie del complotto” sull’11 settembre 2001. (Salon)

Samantha Power, Barack Obama, Cass Sunstein

Samantha Power, Barack Obama, Cass Sunstein

Nel 2011, una società californiana, Ntrepid, registratasi a Los Angeles proprio quell’anno, si aggiudicava un contratto da 2,76 milioni di dollari con l’United States Central Command (CENTCOM), che sovrintende alle operazioni in Medio Oriente e Asia centrale, per sviluppare il programma Operation Earnest Voice (OEV), un “servizio di gestione dei personaggi online“, permettendo a un tecnico militare di controllare fino a 10 identità online sparse nel mondo. Il contratto del CENTCOM stabilisce che ogni falso personaggio online (noto agli utenti dei social media come burattino) deve avere profilo e dettagli convincenti a supporto. 50 controllori negli Stati Uniti dovrebbero poter operare tali false identità “senza il timore di essere scoperti da avversari sofisticati“. Il portavoce del CENTCOM, comandante Bill Speaks, dichiarava: “La tecnologia che supporta le attività su blog e siti esteri consentirà al CENTCOM di contrastare la propaganda nemica degli Stati Uniti“. Le lingue utilizzate comprendono arabo, farsi, urdu e pashtu. Il software potrebbe consentire ai militari di rispondere a conversazioni online con un numero infinito di messaggi coordinati, post su blog e chatroom, ecc. Il luogo da cui opererebbero i 50 controllori sarebbe la base aerea MacDill, presso Tampa, in Florida, sede del Comando Operazioni Speciali. Il contratto della CENTCOM richiede per ogni controllore un “server virtuale privato” negli Stati Uniti e altri che dovrebbero sembrare essere all’estero, per dare l’impressione che i burattini siano persone reali viventi in diverse parti del mondo e anche per offrire “un’eccellente copertura e potente possibilità di smentire“. L’OEV fu discusso nel 2010 a un raduno di specialisti della guerra elettronica a Washington DC, dove un alto ufficiale del CENTCOM disse che il suo scopo eracomunicare messaggi critici per contrastare la propaganda dei nostri avversari“. (The Guardian)
Nonostante la caccia alle streghe complottiste, menata dai mass media della propaganda atlantista, il crollo della partecipazione del pubblico sui media “mainstream” continua e dilaga. Ad esempio, in Francia il sito LeMonde.fr ha perso oltre 10 milioni di lettori mensili tra novembre 2014 e gennaio 2015, Figaro ed Express.fr oltre 2 milioni, come il sito di Liberation. Allo stesso tempo, i due maggiori siti “alternativi” francesi, il sito di Alain Soral, Egalité et Réconciliation, e quello del comico Dieudonné, Quenelplus, hanno visto esplodere l’affluenza delle visite. Ciò spiega l’accanimento dei media atlantisti contro i siti ritenuti “complottisti”, accusandoli perfino di promuovere l’antisemitismo, sulla falsariga della relazione della Fondazione Jean-Jaurès commissionata allo pseudo-scoiologo Rudy Reichstadt. Lo stesso presidente François Hollande annunciava un piano globale per controllare Internet e contrastare “le tesi complottiste diffuse tramite internet e social network“. Quindi, nonostante la stampa in Francia abbia ingoiato 400 milioni di euro nel solo 2013, i media ufficialisti ugualmente perdono credibilità, e in modo irreversibile. Ciò è emblematico nel caso ucraino, dove la rozza e volgare propaganda filo-majdanista non inganna più i lettori, potendo accedere a informazioni e analisi diffuse dai media “alternativi” e “non-allineati” all’asse atlantista. Perciò la NATO attiva un proprio sistema di propaganda, ponendolo sotto la supervisione del capo della diplomazia europea (e agente della CIA) Federica Mogherini. Tale programma prevede sia di diffondere propaganda russofoba presso la CSI, utilizzando le radio Voice of America e Free Europe gestite da CIA, ONG di Soros e organismi neonazisti e antirussi; sia di compattare l’informazione in Europa occidentale tramite la Leading European Newspaper Alliance (LENA), organismo mediatico che riunisce “i quotidiani nazionali su una piattaforma di comune condivisione dei contenuti”. Fanno parte di LENA, attualmente, Le Figaro, La Repubblica, El Pais, Le Soir, La Tribune de Genève e Tages-Anzeiger.

Il crollo de Le Monde

Il crollo de Le Monde

Nel frattempo, al Congresso degli USA, bloggers, teorici della cospirazione e tutti coloro che diffidano della disinformazione spacciata dai media “ufficiali” e aziendali, venivano paragonati ai terroristi del SIIL. Difatti, durante l’audizione della Commissione esteri del Congresso, intitolata “Affrontare l’arma dell’informazione della Russia“, si accusava la TV di Stato russa RussiaToday di diffondere “teorie della cospirazione“. Uno dei relatori era l’ex-impiegata di RussiaToday Liz Wahl, che si dimise in diretta dalla TV russa, in un’azione concertata dal neo-conservatore James Kirchick,  dipendente di Radio Free Europe, media finanziato da CIA e Soros e gestito da neonazisti ucraini e gusanos latinoamericani. Liz Wahl denunciava coloro che non credono alla propaganda atlantista: “Si mobilitano e si sentono parte di una lotta illuminata contro la costituzione… hanno trovato la piattaforma per esprimere le proprie opinioni squilibrate“. Seguendo la linea dettata dal capo del Broadcasting Board of Governors (BBG), l’ente che dirige e pianifica la propaganda mediatica statunitense, Andrew Lack, che aveva definito RussiaToday una minaccia pari al SIIL e a Boko Haram, Liz Wahl ha accusato i teorici della cospirazione “di discuterne online, su blog, twitter e social media“, affermando che il web è diventato il faro di “disinformazione, false teorie, di persone che cercano di farsi un nome (come un Paolo Attivissimo?), blogger o qualsiasi altra cosa, senza alcuna responsabilità verso la verità, potendo irritare molte persone online“. Oltre a Wahl, avevano testimoniato all’audizione il deputato Ed Royce, Peter Pomerantsev del Legatum Institute di Londra e la deputata Dana Rohrabacher, tutti accaniti russofobi che lamentavano il fatto che la propaganda di Washington “sta perdendo la guerra dell’informazione” contro la Russia, motivo per cui cercavano disperatamente di denigrare i media russi.

Liz Wahl, eroina del CICAP in Italia, dei neconnegli USA e dei neonazisti in Ucraina.

Liz Wahl, eroina del CICAP in Italia, dei neocon negli USA e dei neonazisti in Ucraina.

Nessuna meraviglia per l’isteria di tali figuri presso la Commissione Affari Esteri del Congresso USA:
cia-emblem1-5x1-5Royce era stato convocato per “chiarire” la missione dell’ente che guida, il BBG (Broadcasting Board of Governors), agenzia federale statunitense che comprende le radio Voice of America, Radio Free Europe/Radio Liberty (gestite da neonazisti), Alhurra TV, Radio Sawa, Radio Free Asia e l’Office of Cuba Broadcasting (Radio e TV Marti). Infatti, il BBG è allo sbando. Andrew Lack, CEO della BBG, lasciava la carica dopo solo sei settimane e il 7 aprile anche il direttore di Voice of America, David Ensor, annunciava le dimissioni. Andrew Lack è l’ex-presidente di NBC News, altro ente di disinformazione coinvolto nella propaganda atlantista-islamista contro la Siria: “si è scoperto recentemente che i guerriglieri siriani che “catturarono” il corrispondente della NBC Richard Engel e il suo team nel 2012, non erano sciiti fedelissimi del presidente siriano Bashar al-Assad, come originariamente riportato dalla NBC, ma dell’Esercito libero siriano filo-USA. Engel mentì consapevolmente dopo il suo rilascio: “Penso di avere una buona idea di chi siano (i sequestratori). È un gruppo noto come Shabiha, milizia governativa. Costoro sono fedeli al Presidente Bashar al-Assad. Sciiti che parlavano apertamente della loro fedeltà al governo, esprimendo apertamente la loro fede sciita. Sono addestrati dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana e sono alleati di Hezbollah”. Le dichiarazioni di Engel erano totalmente false, ma NBC News le diffuse egualmente. Engel inoltre spargeva la propaganda israeliana secondo cui Hezbollah e Iran erano i principali responsabili della guerra civile siriana”.
Helle C. Dale, della Fondazione Heritage, un think-tank di estrema destra statunitense, avvertiva “sul nuovo tipo di propaganda, volta a seminare dubbi su qualsiasi cosa abbia a che fare con Stati Uniti ed occidente, e in un certo numero di Paesi il pubblico non è sofisticato e ci crede“.
Peter Pomerantsev aveva affermato che l’obiettivo della Russia è “riempire lo spazio informativo con tanta disinformazione in modo che una conversazione basata su fatti reali diventi impossibile. Le teorie della cospirazione in Europa aumentano e la fiducia sui media degli Stati Uniti diminuisce. Il Cremlino non può sempre aver avviato questi fenomeni, ma li alimenta… Con tutta la sua potenza militare, la NATO non può combattere la guerra dell’informazione“. Peter Pomerantsev fa parte dell’Istituto Legatum, il think-tank di Londra la cui missione è “la prosperità attraverso i valori della libertà individuale, libera impresa e imprenditorialità“, fondato dal miliardario Christopher Chandler della Legatum Ltd., società di investimenti privata di Dubai. Secondo il sito del Legatum Institute, i suoi dirigenti e soci scriverebbero per un numero impressionante di media, tra cui Washington Post, Slate, New York Review of Books, Foreign Policy, New Republic, Daily Telegraph, Times, London Review of Books, Atlantic e Financial Times. Ma per Pomeranzev  sarebbe la “Russia che ha lanciato la guerra dell’informazione contro l’occidente. E stiamo perdendo”. Pomeranzev continuava dicendo che il Cremlino “supporta il complottismo. La cospirazione è una sorta di sabotaggio linguistico all’infrastruttura della ragione. Voglio dire, non si può avere una discussione basata sulla realtà in cui tutto diventa cospirazione. In Russia, tutto il discorso è cospirazione. Tutto è cospirazione. Il nostro ordine globale si basa sulle politiche realistiche. Se questa realtà è distrutta, allora non ci daranno istituzioni internazionali, dialogo internazionale e una politica basata sulla realtà sarebbe impossibile. È una tendenza molto insidiosa”.
operation_mockingbird-cia_msmUdo Ulfkotte, ex-direttore di uno dei maggiori quotidiani tedeschi, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha rivelato che per anni veniva pagato dalla CIA per diffondere propaganda a favore degli Stati Uniti, ed inoltre sostiene che i grandi media non sono altro che strumenti della propaganda di think-tank internazionali, agenzie d’intelligence e compagnie finanziarie. “Parliamo di burattini, di giornalisti che scrivono o dicono qualunque cosa i loro padroni gli ordinano di dire o scrivere. Se vedete come i media mainstream parlano del conflitto in Ucraina e si sa cosa realmente accade, avrete il quadro della situazione. I padroni nell’ombra spingono per la guerra contro la Russia e i giornalisti occidentali si mettono l’elmetto“. “I media tedeschi e statunitensi cercano di portare la guerra in Europa, in Russia. Siamo a un punto di non ritorno, e ho intenzione di alzarmi e dire… non è giusto quello che ho fatto in passato, ingannando la gente, facendo propaganda contro la Russia, e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché vengono corrotti per tradire il popolo non solo in Germania, ma in tutta Europa“. Nell’ottobre 2004, Ron Suskind scrisse sul New York Times Magazine: “L’assistente (del presidente degli USA Bush) ha detto che uomini come me (giornalisti, scrittori, storici) erano ‘coloro che chiamiamo comunità realistica, definendola come persone che ‘credono che le soluzioni emergano dallo studio giudizioso della realtà visibile… Non è così che il mondo funziona, ha continuato. Siamo un impero e quando agiamo creiamo la nostra realtà. E mentre studiamo questa realtà, giudiziosamente, agiamo creando altre nuove realtà che possiamo studiare, ed è così che le cose si risolvono. Siamo attori della storia… e voi, tutti voi, non studierete null’altro che ciò che facciamo“.
Il giorno prima dell’udienza, sul Wall Street Journal Royce scrisse, “Vladimir Putin ha un esercito segreto. Si tratta di un esercito di migliaia di “troll”, giornalisti televisivi e altri che lavorano giorno e notte per diffondere propaganda antiamericana su Internet, radio e giornali, in Russia e nel mondo. Putin utilizza questi guerrieri della disinformazione per destabilizzare i vicini e controllare l’Ucraina. Questa forza può essere più pericolosa di qualsiasi forza militare, perché nessuna artiglieria può fermare la diffusione delle loro menzogne e minare gli interessi della sicurezza degli Stati Uniti in Europa“. Ed eccoli qua i campioni della lotta al ‘complottismo’ e fautori dei “discorsi basati sui fatti”, ricorrere alla più dozzinale mitologia complottista (di marca maccartista) per giustificare la sconfitta totale delle loro propaganda e disinformazione.Haring_-_Picture_2-500x287Gli Stati Uniti finanziano i cosiddetti media “indipendenti”
Mentre i grandi media occidentali accusano la Russia di finanziare segretamente i media non allineati alla vulgata atlantista, non parlano mai del finanziamento statunitense ai media stranieri allineati alla vulgata atlantista. Il governo degli Stati Uniti finanza di nascosto le cosiddette organizzazioni non governative (ONG), che a loro volta sovvenzionano i media filo-occidentali; si tratta di ciò che il circo mediatico e disinformativo occidentale definisce “media indipendenti” presenti nel mondo non-occidentale. Dal 2007 il governo statunitense finanziò per 25,5 milioni di dollari le varie organizzazioni no-profit statunitensi e “media indipendenti” in Ucraina. Su 18 borse di studio, 14 vennero assegnate all’Internews Network, una ONG atlantista legata a Washington. Tra i finanziatori di Internews Network vi sono:
Rockefeller Brothers Fund
Rockefeller Family & Associates
John D Rockefeller Foundation. and Catherine T. MacArthur Foundation
John S. and James L. Knight Foundation
Google
Open Society Foundations (George Soros)
Omidyar Network
Commissione Europea
Ministeri degli Esteri e Agenzie di sviluppo internazionali di Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti
Banca mondiale
Freedom House
National Democratic Institute (NDI)
National Endowment for Democracy (NED)
Freedom House e National Endowment for Democracy (NED) sono collegati alla CIA, “Freedom House e National Endowment for Democracy sottolineano il loro impegno per la libertà di pensiero e la democrazia, ma hanno collaborato con le operazioni di propaganda della CIA negli anni ’80, secondo i documenti pubblicati dalla Biblioteca Presidenziale Ronald Reagan“. Il NED ha più volte  collegato gli “attivisti” nei Paesi ostili agli USA. Sul suo sito web, la NED sostiene che dalla seconda guerra mondiale, “i responsabili politici degli Stati Uniti inviarono consulenti, attrezzature e fondi per sostenere giornali e partiti nell’Europa in pericolo. Quando fu rivelato, alla fine degli anni ’60, che alcune ONG statunitensi erano finanziate dalla CIA per condurre la guerra ideologica internazionale, l’amministrazione Johnson concluse che tale finanziamento doveva cessare raccomandando l’istituzione di un “meccanismo pubblico-privato” per finanziare apertamente tali attività all’estero“. Così nacque il NED, ente che si descrive non-governativo anche se è “finanziato dal Congresso degli Stati Uniti… e distribuisce fondi a organizzazioni private per promuovere la democrazia all’estero“, magari anche organizzando colpi di Stato, dal Guatemala nel 1954 all’Ucraina nel 2014.

Nel 1977 "S'indagava sul ruolo della CIA nella propaganda mondiale, come nel caso di Radio Free Asia".

Nel 1977 “S’indagava sul ruolo della CIA nella propaganda mondiale, come nel caso di Radio Free Asia”.

Articolo del Santa Cruz Sentinel del 22 settembre 1981 su un'operazione di disinformazione della CIA.

Articolo del Santa Cruz Sentinel del 22 settembre 1981 su un’operazione di disinformazione della CIA.

Il Centro assistenza ai media internazionali (Center for International Media Assistance – CIMA), è un piano del National Endowment for Democracy, per sviluppare una sua rete mediatica nel mondo. La prima parte del piano si chiama Finanziamenti pubblici e privati degli USA dedicati allo sviluppo di media indipendenti all’estero. L’obiettivo è “sapere chi sono i principali finanziatori, in quale campo si concentrano (assistenza diretta ai media, formazione di giornalisti, campagne d’informazione pubblica, migliorare l’ambiente giuridico dei media, gestione dei media) e le opportunità di educare i potenziali beneficiari sull’importanza di sviluppare media indipendenti quale elemento essenziale delle società democratiche”. Alcune conclusioni della relazione furono:
Nel 2006, i finanziamenti pubblici e privati degli Stati Uniti per lo sviluppo dei media internazionali superò i 142 milioni di dollari:
– finanziamenti dal governo degli Stati Uniti furono pari a 69 milioni;
– da ONG sovvenzionate dal governo, National Endowment for Democracy e US Institute of Peace, 13 milioni.
dall’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e dall’Ufficio per la Democrazia, Diritti umani e Lavoro del dipartimento di Stato degli USA, rispettivamente 49,7 e 11,8 milioni di dollari nel 2006.
Il principale finanziatore privato fu l’Open Society Institute con 40 milioni di dollari, seguita dal John S. e James L. Knight con 7 milioni.
L’USAID ha un ruolo fondamentale nel finanziamento dei media “indipendenti”, in particolare nell’ex-Unione Sovietica: “Grazie agli sforzi per trasformare i media statali in media indipendenti negli Stati post-sovietici, il ramo per Europa ed Eurasia dell’USAID è l’unico a  disporre di un esperto sullo sviluppo dei media“. Se sono finanziati dal governo statunitense, come possono essere considerati indipendenti tali media? I media finanziati dalla Russia sono controllati dallo Stato, mentre quelli finanziati dagli Stati Uniti sono “indipendenti”…
Nel 2010, la relazione del CIMA affermava, “Negli ultimi cinque anni, il dipartimento di Stato e l’USAID statunitensi hanno speso più di mezzo miliardo di dollari per sostenere lo sviluppo dei media internazionali… I bilanci di dipartimento di Stato e USAID per l’anno fiscale 2010 ammontano a oltre 47,9 miliardi di dollari. Meno dello 0,3 per cento di tale importo, 140,7 milioni di dollari, sono stati spesi per lo sviluppo dei media. Ciò rappresenta un aumento del 36 per cento, o 37,3 milioni dollari, rispetto all’anno precedente della spesa per sviluppare i media e un aumento ancor più drammatico rispetto ai 68,9 milioni spesi cinque anni prima“.us-gov-spending-media-abroadGli Stati Uniti finanziano direttamente media russi, nel 2011-2012 l’USAID consegnò 2,54 milioni di dollari nell’ambito del programma “Stampa indipendente in Russia“, i cui principali beneficiari furono le organizzazioni FNE e Finformpolicy Dvl Foundation. Per la Russia furono spesi 4,6 milioni di dollari per diversi programmi di “accesso alle informazioni” tra cui 74730 dollari “per continuare lo sviluppo del giornalismo investigativo ambientale” e 80000 per un’organizzazione che “monitorerà l’uso della tortura da parte delle forze dell’ordine sulla base di notizie della stampa, offrendo consultazioni nei suoi uffici regionali. L’organizzazione comunicherà i risultati del monitoraggio sul suo sito web a ONG partner e ai media locali e nazionali“. Se l’importo speso dal governo degli Stati Uniti per i media “indipendenti” diminuisce, spiega il CIMA nel suo rapporto del 2013, è perché il governo statunitense “taglia i finanziamenti ai media che sostiene per via del ritiro statunitense da Iraq e Afghanistan, in particolare riducendo di 28 milioni le spese in Asia meridionale e centrale, e di 17,7 milioni in Medio Oriente nel 2010-2012“.


Il PD paga con soldi pubblici 300 troll disinformatori (Sparta del PD)

Un esempio concreto
I documenti degli Stati Uniti dimostrano che la CIA diede a Agustín Edwards Eastman, proprietario di El Mercurio, il più grande giornale del Cile, e di un gruppo mediatico che possiede decine di giornali e riviste, “1,5 milioni di dollari per sostenere El Mercurio, il più grande giornale del Cile e canale più importante della propaganda anti-Allende. Secondo i documenti della CIA, questi sforzi ebbero un ruolo significativo nel porre le basi per il colpo di Stato dell’11 settembre 1973“. Edwards  aveva incontrato l’allora direttore della CIA Richard Helms, il consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger e il presidente Richard Nixon alla Casa Bianca, per organizzare il rovesciamento e l’assassinio di Salvador Allende.

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Note:
Zerohedge
Zerohedge
Unione Internazionale Etico-umanistica
The Guardian
Telegraph
Strategic Culture
Sputnik
Salon
Reseau International
Mondialisation
James McDonald
Bernhard van Lippe-Biesterfeld
Les Moutons Enragés
Philip Julian Klass
Julian Huxley
Counterpunch
Committee for Skeptical Inquiry
CICAP
Arret sur Info

USA contro leader latinoamericani

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 17/03/2015cristina-y-evita1I media latinoamericani offrono una pletora di materiali denigratori verso i politici dei Paesi a sud del Rio Grande caduti in disgrazia presso Washington. Di norma, le decisioni relative alla guerra dell’informazione contro i leader indesiderati sono prese dalla Casa Bianca e attuate da dipartimento di Stato o Central Intelligence Agency. L’interazione nella guerra dell’informazione tra dipartimento di Stato e CIA ha una lunga storia. E’ sufficiente ricordare la campagna denigratoria finita con il rovesciamento del presidente Juan Domingo Peron in Argentina. Nel 1946-1955 di Washington l’accusò di molte cose, dalla creazione del Quarto Reich in Sud America alla promozione dell’antisemitismo. In particolare fu accusato per l’immigrazione tedesco-italiana in Argentina nel secondo dopoguerra. Tale politica fu attuata per l’industrializzazione del Paese. Gli statunitensi fecero la stessa offrendo posti di lavoro a scienziati missilistici, esperti ed ingegneri nucleari tedeschi. Peron fu il fondatore del Partito Giustizialista (Partido Justicialista), un patriota che fermamente resistette ai tentativi degli Stati Uniti di soggiogare l’Argentina. Diversi metodi furono usati per rovinarne la reputazione. Nel 1951 il politico liberale Silvano Santander, un agente della CIA dichiarato, dovette lasciare l’Argentina per l’Uruguay. In stretta collaborazione con i suoi superiori degli Stati Uniti pubblicò articoli che dipingevano Peron come sostenitore del nazismo e seguace di Hitler. Nel 1955 Peron fu rovesciato. La sintesi degli articoli di Santander fu inclusa nel libro Tecnica di un tradimento. Juan Perón e Eva Duarte agenti nazisti in Argentina (Técnica de una traicion: Juan D. Perón y Eva Duarte, Agentes del Nazismo en la Argentina). La CIA utilizza ancora tale falsificazione quale esempio di diffamazione efficace da studiare per gli agenti inviati in America Latina. Santander non risparmiò Evita Peron, la moglie del presidente argentino, molto popolare in Argentina e all’estero. Il libro presenta molte fotocopie di documenti che avrebbero provato che Evita lavorasse per l’Abwehr dal 1941. Ora è un fatto consolidato che Evita non fosse per nulla un’agente dei servizi segreti e che non avesse contatti con organizzazioni clandestine naziste. La povera ragazza aveva il sogno di diventare un’attrice e lavorava per la miserabile esistenza. Evita sposò Peron nell’ottobre 1945 venendo coinvolta nella politica. Ora molti documenti degli anni ’40-’50 sono stati declassificati. Il dipartimento di Stato e la CIA si sono pentiti di aver calunniato i Peron? Per nulla. Hanno solo cambiato l’accento. Evita fu percepita quale simbolo di giustizia sociale. Il suo successo personale, il carattere passionale (spesso paragonata a Che Guevara) e il fatto che sapesse come trattare le persone comuni e cosa sentissero, ispirò negli argentini la speranza di un futuro migliore. Evita Peron è un simbolo del Fronte per la Vittoria (Frente para la Victoria, FPV), l’alleanza elettorale peronista in Argentina, formalmente una fazione del Partito Giustizialista. Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, Presidentessa dell’Argentina, spesso ricorda l’eredità di Evita Peron. Ecco perché i guerrieri della propaganda statunitensi ne diffamano la memoria. Decine di anni sono passati dalla sua scomparsa e nessuna prova a sostegno delle accuse è mai emersa, ma i media della CIA continuano regolarmente ad infangare la memoria di Evita. L’obiettivo è distruggere l’immagine di una leggenda che vive in Argentina e in altri Paesi dell’America Latina.
Tale propaganda ha udienza speciale tra magnati, piccoli partiti conservatori, studenti di famiglie privilegiate, “quinta colonna” ed elementi bohemien declassati che vedono nella destabilizzazione la possibilità per divenire qualcuno in questa vita. L’operazione calunniatrice contro Eva Peron è parte di una massiccia campagna di provocazione lanciata da CIA (e Israele) contro Cristina Fernandez de Kirchner e il Fronte per la Vittoria. La recente morte del procuratore Nisman ha fatto emergere nuovi dettagli che danno adito a sospetti utilizzati da statunitensi ed influente comunità ebraica argentina per distruggere la fiducia nell’alleanza di governo. Si diffondono menzogne sulla Presidentessa argentina come personalmente coinvolta nella tragedia. Qualche tempo prima della morte Alberto Nisman accusò pubblicamente Cristina e il ministro degli Esteri argentino Hector Timerman di cospirazione per assolvere l’Iran dall’attentato del 1994 contro l’edificio dell’Asociación Mutual Israelita Argentina. Molti prominenti avvocati argentini dissero che le accuse erano infondate. Alcuni esperti ritengono che l’assenza di prove abbia spinto il procuratore a suicidarsi per salvarsi la faccia. Alcuni dicono che Nisman sia stato ucciso dalla CIA. Il caso del “terrorismo iraniano” era dubbio e il procuratore non poteva vincere. La sua liquidazione fisica ha permesso ai servizi speciali di continuare la campagna multistadio contro Cristina e il Fronte per la Vittoria. Alla fine di febbraio le accuse contro Cristina sono decadute, ma Gerardo Pollicita, nuovo procuratore, ha fatto appello. Ora molto dipende dalla frequenza delle sue visite alle ambasciate di Stati Uniti ed Israele.
Cristina Elisabet Fernández de Kirchner non è l’unico politico latinoamericano ad essere obiettivo della guerra d’informazione di Washington. Prima di tutto, vengono presi di mira gli Stati dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe. Gli Stati Uniti non risparmiano sforzi per combatterli. I media controllati dagli USA sono attivi quasi come ai tempi della “guerra fredda”. Solo cubani e nicaraguensi sono immuni da tale offensiva propaganda sovversiva. La TV regionale TeleSUR è nata grazie ai grandi sforzi attuati infine dal presidente venezuelano Hugo Chavez. L’elevata diffusione preoccupa Washington. La televisione venezuelana è accusata di molte cose, come per esempio propagandare chavismo e comunismo castrista, dando una presenza ai rappresentanti di Cina, Russia e Paesi presunti sostenitori del terrorismo, ecc. Tale preoccupazione è finta perché i principali media latinoamericani sono controllati dagli Stati Uniti. La maggior parte delle informazioni diffuse dai media dell’America Latina proviene da quattro agenzie, Reuters, Associated Press, Agence France-Presse e EFE. Sembra che la Central Intelligence Agency abbia reclutato quasi tutti i principali giornalisti, corrispondenti e redattori dell’America Latina. EFE (agenzia stampa spagnola) attacca regolarmente i politici latinoamericani non graditi dagli Stati Uniti. Le relazioni sono raccolte e trasmesse da molte agenzie, programmi TV e radio, media elettronici, riviste e giornali di grande diffusione, reti di distribuzione cinematografica, ecc. In Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Argentina, Brasile gli Stati Uniti utilizzano tali agenti per avviare le operazioni di guerra delle informazioni volta a minare le strutture di potere, creare caos nella vita pubblica e politica ed infangare la reputazione dei leader nazionalisti. L’accusa di corruzione è lo strumento preferito nella guerra dell’informazione. Fidel Castro è sulla lista dei corrotti della CIA da tempo. Fu detto che possedesse conti bancari in banche svizzere e dei Caraibi. Era ridicolo fin dall’inizio. Nel 2010 la rivista Forbes ridusse significativamente i “conti segreti” di Castro da 40 miliardi di dollari a 900 milioni. Fu sottolineato che Sua Maestà la Regina Elisabetta II, la Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, fosse più povera del leader storico della rivoluzione cubana. Nel 2012 la rivista ridusse la ricchezza di Castro a 550 milioni. Ora il re di Spagna verrebbe dopo il leader cubano. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro fu duramente criticato dai guerrieri della propaganda occidentale con l’accusa di avere elevate spese per le esigenze dell’amministrazione presidenziale (dicono che la somma sia circa 2 miliardi di dollari). Molte pubblicazioni si sono dedicate a diffondere i dati sulle spese di Cristina Fernandez de Kirchner, del Presidente del Nicaragua Daniel Ortega e del Presidente dell’Ecuador Rafael Correa, che avrebbe acquistato beni in Belgio per 260 milioni. Correa smentisce categoricamente le pseudo-rivelazioni. Ai giornalisti che ha incontrato, il presidente dell’Ecuador ha detto di aver comprato un appartamento in Belgio per lui e la moglie di origine belga. I giornalisti ebbero le copie dei documenti e foto della casa senza pretese.
Con l’aiuto dei media controllati, Washington cerca d’impedire l’emergere di nuovi Peron e Chavez nel continente. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la CIA sono fortemente preoccupati dalle attività di Andrés Manuel López Obrador, l’ex-candidato alla carica di presidente del Messico. Nel 2012 diversi trucchi, tra cui brogli sui risultati del voto elettronico, furono utilizzati per sottrargli la vittoria alle elezioni presidenziali. Enrique Penha Nieto lo derubò delle elezioni con l’aiuto di magnati messicani e degli Stati Uniti. Con le sue altissime percentuali Obrador può vendicarsi nel 2018. Nuove trame diffamatorie vengono preparate nei laboratori segreti. Ad esempio, nel recente tweet su Obrador si legge “Si definisce protettore dei poveri”. Un video lo mostra allontanare un venditore ambulante come se non si degnasse di stringergli la mano. In realtà il filmato mostrava Obrador dare al suo sostenitore un abbraccio amichevole dopo una chiacchierata. Una TV pro-USA ha manomesso il video cambiando “creativamente” ciò che in realtà mostrava. Chi lo saprà in Messico dove presentatori TV e radio continuano a servire gli interessi degli Stati Uniti?

Andrés Manuel López Obrador

Andrés Manuel López Obrador

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora