Russia, Cina e Arabia Saudita domano l’egemonia del dollaro

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
*Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

Gli Stati Uniti aumentano gli ostacoli tentando di mantenere l’egemonia del dollaro come valuta di riserva mondiale. Negli ultimi mesi, i Paesi emergenti hanno venduto un molti buoni del tesoro degli USA, principalmente Russia e Cina, ma anche Arabia Saudita. Inoltre, per proteggersi dalle violente fluttuazioni del dollaro, le banche centrali di diversi Paesi acquistano enormi quantità di oro per diversificare le riserve valutarie. In breve, l’offensiva globale nei confronti del dollaro è esplosa attraverso la vendita massiccia di debito degli Stati Uniti e, in parallelo, l’acquisto colossale di metalli preziosi.
debt-cartoon-china La supremazia di Washington nel sistema finanziario globale ha subito un colpo tremendo ad agosto: Russia, Cina e Arabia Saudita vendevamo titoli del Tesoro degli Stati Uniti per 37,9 miliardi di dollari, secondo l’ultimo aggiornamento dei dati ufficiali pubblicato da pochi giorni. Dal punto di vista generale, gli investimenti globali nel debito pubblico degli Stati Uniti sono al livello minimo dal luglio 2012. Chiaramente, il ruolo del dollaro a valuta di riserva mondiale è ancora messo in discussione. Nel 2010, l’ammiraglio Michael Mullen, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, avvertì che il debito era la principale minaccia alla sicurezza nazionale. A mio avviso, non è tanto l’alto debito pubblico (oltre i 19000 miliardi) ad ostacolare l’economia degli Stati Uniti, ma per Washington è di fondamentale importanza garantirsi un enorme flusso di risorse estere ogni giorno, per coprire i deficit gemelli (commercio e bilancio); cioè per il dipartimento del Tesoro è questione di vita o di morte vendere titoli di debito nel mondo e così finanziare le spese degli USA. Si ricordi che dal fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, Bank of China ha subito forti pressioni da Ben Bernanke, allora presidente della Federal Reserve (FED), a non vendere i titoli del debito degli Stati Uniti. In un primo momento, i cinesi decisero di mantenere il dollaro. Tuttavia, da allora, per due volte, la PBoC evitava di acquistare altri titoli degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, avviava un piano per diversificare le riserve valutarie. Pechino acquista oro in maniera massiccia negli ultimi anni, e lo stesso fa la banca centrale della Russia. Nel secondo trimestre del 2016, le riserve auree della Banca di Cina hanno raggiunto le 1823 tonnellate contro le 1762 tonnellate registrate nell’ultimo trimestre del 2015. La Federazione Russa ha aumentato le riserve auree di circa 290 tonnellate tra dicembre 2014 e giugno 2016, chiudendo il secondo trimestre di quest’anno con un totale di 1500 tonnellate. Di fronte ai brutali scossoni del dollaro è fondamentale acquistare asset più sicuri come l’oro che, in tempi di grave instabilità finanziaria, agisce da rifugio sicuro. Quindi la strategia di Mosca e Pechino nel vendere titoli del Tesoro degli USA e comprare oro, viene seguita da molti Paesi. Come stimato dal Fondo monetario internazionale (FMI), le riserve auree delle banche centrali nel mondo hanno già raggiunto il massimo degli ultimi 15 anni, registrando ai primi di ottobre un volume di circa 33000 tonnellate.
La geopolitica fa la sua parte nel plasmare il nuovo ordine finanziario mondiale. Dopo l’imposizione delle sanzioni economiche al Cremlino, a partire dal 2014, il rapporto con la Cina ha avuto grande rilevanza per i russi. Da allora, le due potenze hanno approfondito i legami in tutti i settori, dall’economia e finanza alla cooperazione militare. Inoltre, assicurando la fornitura di gas alla Cina per i prossimi tre decenni, il Presidente Vladimir Putin ha costruito con l’omologo Xi Jinping una potente alleanza finanziaria che cerca di porre fine una volta per tutte al dominio della moneta statunitense. Attualmente, gli idrocarburi che Mosca vende a Pechino sono pagati in yuan, non dollari. Così, la “moneta del popolo” (renminbi in cinese) emerge gradualmente nel mercato mondiale degli idrocarburi con il commercio tra Russia e Cina, Paesi che, a mio parere, guidano la costruzione del sistema monetario multipolare. La grande novità è che alla corsa per la dedollarizzazione dell’economia globale si è unita l’Arabia Saudita, Paese per decenni fedele alleato della politica estera di Washington. Sorprendentemente, negli ultimi 12 mesi Riad s’è sbarazzata di più di 19 miliardi di dollari investiti in titoli del Tesoro degli Stati Uniti, divenendo insieme alla Cina uno dei principali venditori di debito degli Stati Uniti. A peggiorare le cose, il regno saudita si accanisce sempre più con la Casa Bianca. A fine settembre, il Congresso degli Stati Uniti approvava l’eliminazione del veto del presidente Barack Obama ad una legge che consente negli USA di denunciare l’Arabia Saudita in tribunale per il presunto coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre 2001. In risposta, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio (OPEC) ha raggiunto un accordo storico con la Russia per ridurre la produzione di petrolio e quindi promuovere l’aumento dei prezzi. E’ anche sorprendente che giusto oggi Pechino abbia aperto allo scambio diretto tra yuan e riyal saudita attraverso il Trading System Foreign Exchange della Cina (CFETS, nell’acronimo inglese) per le transazioni tra le due valute senza passare dal dollaro. Di conseguenza, è molto probabile che, più prima che poi, la compagnia petrolifera Saudi Aramco accetti pagamenti in yuan invece che dollari. Se si accadesse, la Casa dei Saud punterebbe tutto sul petroyuan. Il mondo cambia davanti ai nostri occhi…

0_942e6_d718d2b5_l

Hai messo su peso ultimamente?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il trionfante vertice indo-russo di Goa

Ajay Kamalakaran, RIR, 15 ottobre 2016
India e Russia, infine, firmano un accordo per il sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. I Paesi firmano anche altri 15 accordi dall’energia alle città intelligenti.
modiputin-621x414
India e Russia, il 15 ottobre, hanno firmato 16 contratti al 17.mo vertice bilaterale annuale, nello Stato occidentale indiano di Goa. Gli accordi vanno dalla difesa all’energia, tra cui l’attesissimo accordo per l’acquisto del sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. Anche se i dettagli immediati dell’accordo per acquisire il sistema di difesa missilistica non sono disponibili, è opinione diffusa che l’India vi spenderà 5 miliardi. Nuova Delhi ha inoltre accettato di acquistare 3 fregate Proekt 11356. L’India ha 6 fregate classe Talwar, precursori del Proekt 11356, costruite presso il cantiere Jantar di Kaliningrad. Su un programma televisivo della rete indiana Doordarshan, l’ex- ambasciatore indiano in Russia, Ajai Malhotra, elogiava l’efficienza delle fregate furtive russe.

Make in India
Nella spinta del Primo Ministro indiano Narendra Modi sull’iniziativa ‘Make in India’, i Paesi hanno deciso di produrre congiuntamente 200 elicotteri utility Kamov Ka-226T in India. “Gli accordi sulla produzione degli elicotteri Kamov Ka-226T, la costruzione delle fregate e acquisizione e costruzione di altre piattaforme della difesa sono in sinergia con le priorità su tecnologia e sicurezza dell’India“, ha detto Narendra Modi nella conferenza stampa congiunta con il Presidente russo Vladimir Putin. Anche se non ci sono stati riferimenti diretti al Pakistan nella conferenza stampa, Modi ha detto che l’India ha profondamente apprezzato “comprensione e sostegno della Russia alle nostre azioni nella lotta al terrorismo che minaccia alle frontiere la nostra intera regione“. Il Primo Ministro indiano iniziava la conferenza stampa con un detto russo: “Un vecchio amico è meglio di due nuovi“.

Energia e infrastrutture
Russia e India hanno anche firmato importanti accordi energetici e infrastrutturali. La compagnia petrolifera russa Rosneft, insieme ai suoi partner, acquistava l’Essar Oil dell’India del valore di quasi 13 miliardi di dollari. È la maggiore acquisizione estera in India e il maggiore accordo mai realizzato da una società russa, secondo Reuters. Rosneft ottiene una quota del 49 per cento di Essar Oil e i due partner, l’olandese Trafigura e il fondo russo United Capital Partners, si divideranno un altro 49 per cento in parti uguali. Gli azionisti di minoranza avranno il restante 2 per cento una volta che la società sarà ricapitalizzata. La Russia inoltre decideva d’intensificare gli investimenti nelle infrastrutture dell’India. Il Fondo diretto infrastrutturale russo e il National Infrastructure Investment Fund indiano investiranno ognuno 500 milioni di dollari per creare un fondo comune per le infrastrutture da 1 miliardo. La Russia ha istituito fondi di investimento simili con la Cina, tra cui un fondo agricolo per l’estremo oriente russo. Le società russe investiranno anche nelle città intelligenti negli Stati indiani di Andhra Pradesh e Haryana. Le ferrovie indiane e russe firmavano un memorandum d’intesa per aumentare la velocità dei treni fra Nagpur e Secunderabad.

Avvio di Kudankulam 3 e 4
Via videoconferenza, Putin e Modi presenziavano all’avvio della seconda unità e lanciavano i lavori per la terza e quarta unità del Kudankulam Nuclear Power Project. Putin iniziava l’intervento alla conferenza stampa congiunta congratulandosi con i responsabili del successo dell’impianto di Kudankulam. “L’energia nucleare darà un contributo molto significativo alla sicurezza energetica dell’India“, aveva detto, “Darà ulteriore impulso alla crescita dell’economia indiana“. Il presidente russo aggiungeva che il suo Paese continuerà a promuovere l’ulteriore sviluppo dell’energia nucleare in India. “Nei prossimi 20 anni, almeno altri 12 reattori nucleari potrebbero essere costruiti in India con l’aiuto della Russia“, aveva detto. Putin elogiava anche la cooperazione economica tra i due Paesi. “Le industrie dei due Paesi migliorano la cooperazione; e anche la cooperazione militar-tecnica migliora“, aveva detto.

I principali vantaggi del vertice
Questi accordi dimostrano che nelle relazioni indo-russe, i settori delle tecnologie militari ed energetico sono i principali campi in cui si ha una cooperazione a lungo termine“, affermava Pjotr Topychkanov, esperto dell’ Asia del Sud e Associato al Programma di non proliferazione del Carnegie Moscow Center, aggiungendo che l’India potrebbe beneficiare immensamente dall’acquisizione dell’S-400. “Nel contesto regionale, il sistema di difesa aerea S-400 è strategico, consentendo all’India di controllare lo spazio aereo del Pakistan“. Sugli accordi energetici, comprendenti anche la proposta di Gazprom di aumentare l’impegno in India, Topychkanov affermava che la Russia apre lentamente l’industria energetica all’India. “In altre circostanze economiche e politiche la Russia difficilmente sarebbe stata d’accordo, dato che il suo obiettivo principale era l’occidente, prima delle crisi georgiana e ucraina. Ma ora Mosca è più flessibile. L’India è uno dei partner naturali nell’energia“. Aggiungeva che Russia e India devono andare oltre i settori tradizionali della cooperazione. “Credo ora, che il modo più efficace sia utilizzare la cooperazione militar-tecnologica ed energetica coinvolgendo attivamente le aziende private, ampliando i contatti esistenti tra le imprese russe e indiane nel campo delle tecnologie e dei prodotti dal duplice uso“. Modi e Putin avranno incontri bilaterali con altri leader dei BRICS il 15 ottobre, prima di partecipare al vertice dei BRICS.kudankulam6_826585f

Il sistema missilistico S-400 aumenterà le capacità militari dell’India
The BRICS Post  14 ottobre 20161030738398-e1450414587182Solo poche ore prima dell’ottavo vertice annuale dei BRICS, che si apre a Goa, le forze della difesa dell’India anticipavano la firma di un accordo da 5,85 miliardi di dollari per cinque sistemi missilistici di difesa aerea di nuova generazione russi S-400 ‘Trjumf‘. L’S-400 potrà inquadrare ogni tipo di bersaglio aereo, tra cui aerei e velivoli VLO (ad osservabilità molto bassa). L’ex-Capo di Stato Maggiore indiano Generale Shankar Roy Chowdhury (a riposo) dichiarava a BRICS Post che si attendeva la firma del contratto con la Russia. “Si suppone sia uno dei migliori sistemi missilistici del mondo“, ha detto Chowdhury, ex-parlamentare indiano. “Viene importato dalla Siria per contrastare gli attacchi missilistici d’Israele. La firma guarda al futuro del vertice BRICS“, aggiungeva. Gli analisti militari dicono che l’acquisizione dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf” aumenterà “drasticamente” il potenziale militare dell’India. “E quando la capacità militare viene migliorata, si migliora anche la resistenza in guerra della nazione e delle forze armate“, affermava il Generale DB Shekatkar, esperto della difesa.

Sistema di difesa multiruolo
La popolarità dell’S-400 sta nel fatto che può neutralizzare droni, missili balistici e da crociera entro un raggio di 400 km e una quota di 32 km. I sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf‘ sono dotato di tre diversi tipi di missili e di un radar di acquisizione in grado di tracciare fino a 300 obiettivi entro 600 km di raggio. Il Trjumf è un sistema costituito da otto lanciatori e una stazione di controllo. Spiegando il motivo per aver optato per il sistema d’arma russo, il Generale Shekatkar affermava che le forze armate indiane cercano tre criteri nell’acquisizione di armamenti: affidabilità, robustezza e ridondanza. “Perciò stipuliamo questo accordo con la Russia sull’S-400“, aggiungeva. “Acquisiamo armi e tecnologia dalla Russia da tempo, e la Russia è il nostro partner strategico. Le guerre del 1965, 1971 e Kargil dimostrano che l’equipaggiamento russo è affidabile“, affermava riferendosi alle guerre che l’India combatté con il vicino Pakistan. Altri analisti sostengono che l’India abbia la necessità degli S-400 e quindi l’acquisto imminente sia una buona acquisizione per le forze armate. “L’India firma alcuni accordi importanti con la Russia acquisendo S-400 ed elicotteri“, afferma Nitin Gokhale, analista della difesa, “Ci sarà anche un programma sull’FGFA (caccia di quinta generazione) e questo guarda al futuro“.modi-and-putin_1_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin: L’India è un partner strategico privilegiato della Russia

Kremlin 13 ottobre 2016
In vista della visita in India, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista a Rossija Segodnja. International News Agency e IANS News AgencyВстреча президента РФ В. Путина с премьер-министром Индии Н. МодиLe relazioni russo-indiane possono essere qualificate come partnership strategica privilegiata. Sull’economia, un perfetto esempio è la cooperazione nell’energia atomica, in particolare nella costruzione del NPP di Kudankulam. Quali altri settori della cooperazione russo-indiana parlano di un successo simile?
L’India è un partner strategico particolarmente privilegiato della Russia. La cooperazione tra i nostri Paesi compie buoni progressi in tutte le aree secondo i forti tradizionali amicizia, fiducia e mutuo rispetto. Russia e India sono alleati che garantiscono sicurezza strategica e stabilità, e costruzione di un ordine mondiale giusto. Lavoriamo a stretto contatto nelle principali organizzazioni multilaterali come BRICS, G20 e ONU. Questo ottobre saranno 16 anni dalla firma dello strumento chiave delle relazioni russo-indiane, la Dichiarazione sul partenariato strategico. Abbiamo fatto molto per promuovere l’intero meccanismo dei legami bilaterali durante questo periodo. I due Paesi hanno un dialogo politico attivo, con vertici ogni anno. La Commissione inter-governativa sulla cooperazione commerciale, economica, scientifica, tecnica e culturale lavora in modo efficiente. I nostri ministri degli Esteri, direttori dei consigli di sicurezza e dei ministeri sono regolarmente in contatto. Vi è un graduale aumento degli scambi inter-parlamentari, interregionali, commerciali e umanitari. Abbiamo sviluppato un quadro giuridico forte con oltre 250 accordi. L’India è stato e rimane il principale partner del commercio estero della Russia. Anche se il commercio tra i Paesi è sceso del 7,8 per cento nel 2015, insieme ai nostri partner indiani siamo decisi a superare la tendenza negativa che, a nostro avviso, è in gran parte associata alla volatilità sui mercati globali e dei tassi di cambio. Tanto più che i nostri scambi commerciali sono reciprocamente vantaggiosi e la loro struttura dimostra la complementarietà delle due economie. Chimica e ingegneria rappresentano una quota considerevole delle esportazioni della Russia e delle esportazioni dal Vostro Paese. L’industria energetica ha un ruolo importante nella cooperazione commerciale ed economica tra Russia e India. La costruzione del NPP Kudankulam è il più grande progetto a lungo termine. Nell’agosto 2016, il Primo ministro Narendra Modi ed io partecipammo ad una cerimonia dedicata all’attivazione della prima unità della centrale nucleare di Kudankulam della Repubblica dell’India. La seconda unità sarà attivata nel prossimo futuro. Il funzionamento del primo e secondo gruppo a piena capacità nominale aumenta significativamente la produzione di energia dell’India e ne rafforza la sicurezza energetica. La Rosatom State Atomic Energy Corporation e la Nuclear Power Corporation of India avviano i preparativi per la costruzione delle unità 3 e 4. I lavori sono in corso secondo il programma concordato. Il progetto è realizzato con il finanziamento della Federazione Russa. Il prestito del governo è pari a 3,4 miliardi di dollari, o l’85 per cento del valore totale dei contratti conclusi con le organizzazioni russe. Ora lavoriamo alla localizzazione della produzione di componenti in India. Abbiamo iniziato la valutazione della costruzione di centrali nucleari in altri siti in India. E viene stabilita la cooperazione tecnologica nel campo dell’arricchimento dell’uranio. Rafforziamo la cooperazione bilaterale nell’energia convenzionale. Durante il St Petersburg International Economic Forum tenutosi nel giugno 2016, Rosneft e un consorzio indiano firmavano un contratto per la vendita del 23,9 per cento delle azioni di Vankorneft, che possiede il campo Vankor nella regione di Krasnojarsk. Inoltre, Rosneft ha venduto una quota di azioni della Taas-Jurjakh Neftegazodobycha, società che sviluppa un giacimento in Siberia orientale, alle aziende indiane. Migliorare la struttura del fatturato commerciale, aumentando l’invio di prodotti ad alta tecnologia e sviluppando la cooperazione industriale, sono temi di attualità. Ben note società russe come Silove Mashinij, Gazprom, Strojtransgaz, Novolipetsk Steel (NLMK), Uralmashzavod, SIBUR Holding, Mechel, KAMAZ e molte altre operano nel mercato indiano. La realizzazione di grandi progetti promettenti è in corso nelle industrie meccanica, chimica e mineraria, aeronautica, farmaceutica, medicale, nanotecnologica e biotecnologica. La cooperazione nelle finanza e banche che coinvolge, tra gli altri, Banca VTB e Sberbank della Russia, avanza. E’ ovvio che le società russe vedano prospettive reali e assai attrattive nel mercato indiano. I nostri Paesi collaborano attivamente nell’industria militare. Le Russia rimane in testa nella fornitura diretta della maggior parte delle armi ed attrezzature militari avanzate e nella ricerca così come nella produzione congiunte con l’India per scopi militari. La costruzione del missile da crociera supersonico BrahMos e lo sviluppo del nuovo aereo da combattimento di quinta generazione sono tra i progetti comuni riusciti. Mi si permetta di aggiungere che molti progetti russi in India non solo hanno importanza commerciale ma svolgono anche un ruolo sociale ed economico significativo per le economie dei due Paesi, inserendosi armoniosamente nel nuovo programma di industrializzazione indiano proposto dal Signor Modi.

Il livello di cooperazione nell’investimento è uno dei criteri su relazioni bilaterali affidabili e fiduciose tra Paesi. A questo proposito, quali misure sono previste nel prossimo vertice russo-indiano? I piani per la privatizzazione di società russe influenzerà lo sviluppo del partenariato negli investimenti tra Russia e India?
Naturalmente, durante la nostra visita in India speriamo di dare nuovo slancio ai legami commerciali ed economici bilaterali, dato che le aziende di entrambi i Paesi sono interessate alla realizzazione di nuovi progetti reciprocamente vantaggiosi. Gli investimenti della Russia in India ammontano a circa 4 miliardi di dollari, mentre le imprese indiane hanno investito due volte tanto nell’economia russa, circa 8 miliardi di dollari. Sono convinto che Russia e India possano aumentare considerevolmente gli investimenti bilaterali. Per stimolare gli investimenti reciproci, programmiamo una discussione con i nostri partner indiani sulla possibilità di aggiornare l’accordo bilaterale per la promozione e reciproca protezione degli investimenti. Incoraggiamo le istituzioni di sviluppo, Fondo diretto russo e Vnesheconombank, ad essere più attivi nel finanziamento degli investimenti delle società russe. Un gruppo di lavoro sui progetti d’investimento prioritari è stato creato ed ora opera con successo nel quadro della Commissione intergovernativa. Le agenzie dei due Paesi, in collaborazione con il Forum sul commercio e gli investimenti India-Russia, sono impegnati in una rigorosa selezione delle iniziative imprenditoriali più promettenti individuando ed eliminando gli ostacoli alla libera circolazione delle merci, dei capitali e dei servizi. Fino ad oggi, sono stati scelti 20 progetti prioritari, 10 russi e 10 indiani, in settori come ingegneria dei trasporti, industria chimica, aeronautica e farmaceutica, comprendenti la costruzione da parte della SIBUR Holding di un impianto di gomma butilica dalla capacità operativa di 100000 tonnellate all’anno nella città di Jamnagar, e della produzione da parte della Lighting Technologies Company della Russia di apparecchi d’illuminazione per scopi generali e specifici nella città di Jigani, nello Stato del Karnataka. La System Financial Corporation sviluppa un modello di “città intelligente” in India. La Dauria Aerospace lavora sulla realizzazione della costellazione di satelliti per telecomunicazioni NextStar su orbita geostazionaria. I governi dei due Paesi potranno contribuire alla realizzazione di questi progetti.

I vertici dei BRICS sono stati già inclusi nell’agenda globale e si svolgono regolarmente. Tuttavia, le dichiarazioni finali sono leggermente diverse da vertice a vertice. Cosa pensa sia essenziale per rendere la cooperazione BRICS più sostanziale, effettiva e concreta?
I BRICS è uno degli elementi chiave del mondo multipolare emergente. I cinque Paesi hanno costantemente riaffermato l’impegno a rispettare i principi fondamentali del diritto internazionale e a promuovere il ruolo centrale delle Nazioni Unite. I nostri Paesi rifiutano la politica di pressione coercitiva e violazione della sovranità di altri Stati. Abbiamo posizioni simili sulle questioni internazionali urgenti, tra cui la crisi siriana e la sistemazione del Medio Oriente. Perciò le dichiarazioni finali dei vertici, e il vertice di Goa non farà eccezione, riaffermano il nostro impegno comune ai principi fondamentali della comunicazione inter-statale, in particolare, al rispetto del diritto internazionale con ruolo centrale di coordinamento dell’ONU. Verso certi Paesi occidentali che cercano di promuovere i loro approcci unilaterali, questa posizione è ancora più rilevante. Tradizionalmente, le dichiarazioni dei leader dei BRICS delineano posizioni fondamentali sul consenso su un’ampia gamma di questioni, individuando gli obiettivi a breve termine per le cinque nazioni, che saranno obiettivo dei passi successivi volti a rafforzare le partnership strategica tra i nostri Paesi in vari campi. Su una collaborazione pratica tra i cinque Paesi più sostanziale, vorrei sottolineare che oggi esistono più di 30 formati nella cooperazione tra le agenzie nei settori politico, economico, umanitario, della sicurezza e delle forze dell’ordine. L’istituzione della Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) e l’Accordo di Disposizione dei Contingenti dei BRICS, per un capitale totale di 200 miliardi di dollari, sono un esempio concreto di questa cooperazione. Sono convinto che, rafforzando la banca, la sua attività non potrà che aumentare anche attraverso progetti che promuovono l’integrazione tra i Paesi BRICS. L’NDB ha iniziato i lavori nel 2016, dopo aver approvato i primi progetti nei cinque Paesi. La priorità attuale è l’energia rinnovabile. In Russia ciò implica la costruzione di piccoli impianti idroelettrici da 50 MW in Carelia dal valore di 100 milioni di dollari. I nostri Paesi cooperano attivamente nell’ambito del Gruppo dei 20, anche sotto l’attuale Presidenza cinese. Così, i Paesi BRICS si sono impegnati ad attuare il Piano d’azione sull’erosione della base e il mutamento del profitto. Cerchiamo di far convergere in modo sistematico le nostre posizioni nell’OMC per migliorare le regole e stimolare i negoziati multilaterali nell’organizzazione. Questo è il motivo per cui penso che la cooperazione dei BRICS già comporti risultati concreti. E’ essenziale continuare a lavorare sul consolidamento di questi risultati ed individuare le aree d’interesse comune. I partecipanti al vertice BRICS di Goa guarderanno ai risultati iniziali dell’attuazione della strategia per il partenariato economico dei BRICS adottata a Ufa, concludendo il programma dei BRICS per la cooperazione commerciale, economica e sugli investimenti per il 2020. Abbiamo intenzione di creare nuovi formati e meccanismi per collaborare con i nostri partner, in cui saranno elaborate le misure concertate volte a sviluppare i nostri legami nei vari campi. Allo stesso tempo, abbiamo intenzione di concentrarci sulle questioni relative al rafforzamento della sicurezza e della stabilità internazionale, a rafforzare la competitività delle nostre economie e a promuovere lo sviluppo internazionale. Sosteniamo anche le iniziative avanzate dalla Presidenza indiana in campi della collaborazione dei BRICS come agricoltura, trasporti ferroviari, sport, turismo e contatti tra popoli.

Quali proposte ha intenzione di presentare al prossimo vertice BRICS e cosa si aspetta da questo incontro? Cosa pensa che i partecipanti all’associazione possano rivendicare come loro successi in questo incontro? Quali altri progetti, accanto alla Nuova banca di sviluppo, possono provare quanto questa collaborazione sia preziosa?
In primo luogo, vorrei esprimere gratitudine alla leadership indiana che, nella sua Presidenza dei BRICS, si è sempre concentrata su rafforzamento e consolidamento del partenariato strategico della nostra associazione. Sono convinto che il vertice di Goa, che si terrà sotto lo slogan della continuità e dell’innovazione, sarà molto fruttuoso. Per i leader dei nostri cinque Paesi, questo incontro sarà una buona occasione per armonizzare le posizioni su questioni chiave dell’agenda internazionale. Siamo decisi a cooperare nella lotta a terrorismo, narcotraffico e corruzione. Contribuirà anche alla soluzione dei conflitti e a garantire la sicurezza delle informazioni internazionali. Tutti siamo preoccupati dalla continua assenza di stabilità nell’economia globale. Insieme ai nostri partner rifletteremo su cosa può essere fatto per unire ulteriormente i nostri sforzi affrontando tali sfide. Ci aspettiamo inoltre che il vertice BRICS di Goa apra nuove opportunità nella cooperazione economica e umanitaria. Sicuramente si discuterà dei problemi nel finanziamento dei progetti attraverso la Nuova Banca di Sviluppo e dell’avvio del Contingente delle valute di riserva dei BRICS. Ciò implica uno scambio di opinioni sui lavori tra gli alti rappresentanti della sicurezza, riunioni ministeriali competenti, interazione tra esperti, Rete universitaria dei BRICS e Business Council. Per esempio, sono stati completati i preparativi per la firma del memorandum di cooperazione tra i servizi doganali e le accademie diplomatiche dei nostri Stati, così come per creare una piattaforma per la ricerca agricola dei BRICS. Siamo grati ai nostri partner indiani per aver garantito la continuità del programma BRICS dal vertice di Ufa in Russia del luglio 2015. L’attuazione della Dichiarazione e del Piano d’azione di Ufa è iniziata. I partner indiani hanno anche proposto varie iniziative che prevediamo di studiare in occasione del vertice. Sulle specifiche proposte russe al vertice di Goa, ricordo che durante la nostra Presidenza la strategia del partenariato economico veniva adottata, coprendo le aree più promettenti della cooperazione tra i cinque Paesi. Un piano d’azione per l’attuazione è attualmente in preparazione. La Russia ha proposto più di 60 progetti, una sorta di road map da poter attuare in collaborazione con i partner dei BRICS (con uno o con tutti). Credo che se riusciamo ad essere partner nella realizzazione di questi progetti, sarà un passo importante verso la modernizzazione delle economie dei nostri Paesi. La Russia sostiene anche maggiore cooperazione nel commercio elettronico (compresa l’analisi delle barriere cruciali tra i Paesi in questo ambito, sviluppo delle migliori pratiche normative, ecc.), facilitando il commercio (con il coinvolgimento della Commissione economica eurasiatica), sostenendo piccole e medie imprese (lancio di un portale web per le piccole e medie imprese dei BRICS) e tutelando la proprietà intellettuale.

Lei parla spesso della necessità di interconnettere i processi d’integrazione, in particolare quelli dell’UEE e della Cintura economica della Via della Seta. Come potrebbe il formato BRICS essere utilizzato per attuare tali iniziative?
La situazione economica e finanziaria globale resta difficile, con le conseguenze della crisi finanziaria globale tuttora persistenti. E’ quindi deplorevole che certi Paesi cerchino di risolvere i problemi accumulatisi introducendo misure protezionistiche e cercando di impegnarsi in programmi oscuri come la Trans-Pacific Partnership o il partenariato transatlantico di scambio ed investimenti. La Russia, proprio come tutti i partner BRICS, è impegnata a plasmare aree economiche non discriminatorie aperte sulla base dei principi dell’OMC. Vi ricordo che il 9 luglio 2015, Ufa ospitò un incontro con la partecipazione dei capi di Stato di Unione economica eurasiatica, SCO e Stati osservatori della SCO. Tra le altre cose, i partecipanti discussero della questione degli importanti progetti infrastrutturali regionali e trans-regionali. In questo contesto, proponemmo anche il lavoro per integrare l’Unione economica eurasiatica con la Cintura economica della Via della Seta. Questo processo potrebbe eventualmente fornire la base per la Grande Partnership Eurasiatica coinvolgendo vari Stati di Unione eurasiatica economica, SCO e ASEAN. Ci aspettiamo che tale partenariato sia aperto all’adesione di tutti i Paesi interessati e si basi sui principi di trasparenza e rispetto reciproco. Il potenziale della cooperazione dei Paesi BRICS può anche essere utilizzato per implementare questa iniziativa. Desideriamo il supporto dell’India, seriamente interessata alla proposta. Siamo sicuri che questo argomento sarà ulteriormente discusso dai vertici dei BRICS e della BIMSTEC a Goa.

Quando si pensa al territorio dall’India alla Russia ci si rende conto che la situazione è piuttosto complicata, con numerosi problemi e contraddizioni. Quali sfide e problemi, a suo parere, saranno più importanti e gravi per i Paesi della regione nei prossimi dieci anni?
La situazione sul territorio tra India e Russia rimane tesa. In particolare, gli sviluppi in Afghanistan preoccupano ancora. Azioni decisive sono necessarie per aiutare il Paese a far fronte a tali sfide e minacce, come terrorismo, estremismo e narcotraffico. Russia e India condividono la necessità di sostenere gli sforzi per la riconciliazione nazionale sotto la legge internazionale e sono interessate ad approfondire la costruttiva cooperazione multilaterale aiutando l’Afghanistan a risolvere le questioni di sicurezza nazionale, costruzione della capacità di lotta al narcotraffico, garantendo sviluppo sociale ed economico, e migliorando l’interconnettività. In termini più generali, il nostro Paese è disposto a sviluppare tale interazione nella regione permettendo una risposta rapida alle sfide alla sicurezza emergenti e ricercando vie comuni nell’affrontare possibili minacce. A nostro parere, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha un ruolo di primo piano, essendo in continua espansione geografica, per esempio India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione. La SCO intensifica gli sforzi per costruire la fiducia, rafforzare gli sforzi genuinamente collettivi nel rispondere alle crisi e sviluppare una cooperazione multiforme. Il fatto che la Russia, con il supporto dei suoi partner, promuova attivamente questi progetti per creare uno spazio economico comune in Eurasia, contribuisce anche ad appianare le differenze. Tale ‘integrazione delle integrazioni’, basata sui principi di trasparenza e tenendo conto degli interessi di tutte le economie nazionali, consentirà l’integrazione della regione nello sviluppo comune, rafforzandone la stabilità.File picture of the first unit of the Kudankulam Nuclear Power Plant which was synchronised with the southern power grid marking a major milestone in power generation of the ambitious Indo-Russian nuclear collaboration at Tirunelveli of Tamil Nadu on on Oct.22, 2013. (Photo: IANS)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Eurasia costruita da Cina e Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/05/2016Moscow-Beijing-Economies1may05aNel 1865, alla fine della guerra civile statunitense, il giornalista di New York Horace Greeley rese popolare l’espressione “Vai ad ovest, ragazzo, e cresci col Paese“. Oggi, 150 anni dopo, mentre l’economia colossale degli Stati Uniti d’America sprofonda nelle obsolescenza, esportazione della produzione, depressione e sconcertante disoccupazione reale, seguiti da molti Paesi dell’Unione europea, la parola d’ordine deve correttamente cambiare. “Vai ad est, ragazzo” e cresci con le economie in espansione dell’Eurasia, in particolare di Russia e Cina. Mentre aerei e navi da guerra della NATO agitano le sciabole presso i territori russi e cinesi, i due giganti dell’Eurasia forgiano rapporti più stretti che mai nella storia. L’alleanza dell’energia ne è al centro.

Sinergie dell’energia
Dal maggio 2014 Cina e Russia hanno deciso un’incredibilmente grande accordo energetico che rende la Cina meno vulnerabile a qualsiasi ricatto sui rifornimenti da NATO o Medio Oriente, e la Russia da qualsiasi ricatto sull’energia da Ucraina o UE. Nel maggio 2014 il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente cinese Xi Jinping firmavano il cosiddetto accordo sul gasdotto russo dell’Est, un contratto da 400 miliardi di dollari di oltre 30 anni che inizierà inviando 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Cina dal 2018. Fu seguito nel novembre 2014 da un accordo sul cosiddetto gasdotto dell’Ovest che collegherà i giacimenti di gas della Siberia occidentale alla Cina del nord-ovest attraverso la zona dell’Altaj e la regione autonoma del Xinjiang. Inoltre decidevano di aggiungervi le possibili seconda e terza sezioni aumentando la capacità agli impressionanti 100 miliardi di metri cubi l’anno. La Via Ovest ha la priorità e sarà terminata in sei anni. Quando i due gasdotti saranno operativi, la Russia fornirà circa il 59% dell’attuale consumo di gas naturale annuale cinese, sostituendo l’UE quale maggiore mercato di esportazione del gas russo. Oggi la Cina consuma 169 miliardi di metri cubi all’anno. Nella stessa riunione di Pechino, i presidenti delle compagnie petrolifere di Stato Rosneft e CNPC firmarono l’accordo per cui CNPC acquista una quota del 10% della controllata di Rosneft Vankorneft che gestisce l’enorme giacimento petrolifero russo Vankor. La Cina riceverà circa 7 miliardi di dollari di petrolio russo da Vankor secondo l’accordo. Poi, il 19 aprile il Primo Viceministro dell’Energia russo Aleksej Teksler aveva detto a RIA Novosti che alcune compagnie petrolifere Statali cinesi discutono l’acquisto del 19,5% della quota di Rosneft che sarà venduta ai privati a fine 2016. Il candidato probabile sarà la Compagnia petrolifera cinese CNPC.

Il progetto Jamal LNG finanziato dalla Cina
Il 3 maggio, il direttore generale del progetto Jamal LNG Export Terminal, nel nord-ovest della Siberia, annunciava ciò che chiaramente dispiace ai guerrieri delle sanzioni di Washington. Il consorzio del progetto LNG russo ha firmato un contratto di finanziamento con la China Exim Bank e la China Development Bank, estendendo un mutuo di 15 anni per il progetto da 9,3 miliardi di euro, circa il 75% dei fondi totali stimati affinché Jamal entri in produzione. A seguito delle sanzioni di Washington che impedivano alle principali società energetiche russe di raccogliere capitali nei mercati occidentali, Jamal sembrava assai improbabile. Come nota il sito della società, “lanciato a fine 2013, Jamal è non solo uno dei più complessi progetti di gas naturale liquefatto mai intrapresi ed è anche uno dei più competitivi… perché vanta vaste riserve di gas naturale nella penisola di Jamal; complesso che si trova al di sopra del circolo polare artico“. Suoi partner sono la russa Novatek, la cinese CNPC, la francese Total (20%) e significativamente il Fondo per la Via della Seta della Cina. OAO Novatek è il maggiore produttore di gas naturale indipendente della Russia, concentrato nella regione autonoma di Jamal-Nenets (YNAO) in Siberia occidentale, la più importante regione gasifera della Russia con circa l’80% della produzione di gas della Russia e il 16% della produzione globale di gas. Ora i cinesi si fanno carico del maggiore onere finanziario per attivare il gigantesco progetto Jamal. E’ anche significativo per il processo di de-dollarizzazione in Russia, Cina, Iran e altri Paesi eurasiatici che i prestiti cinesi siano denominati in euro e non in dollari USA. Appare chiaro che i furiosi neoconservatori di Washington vicini a Victoria Nuland del dipartimento di Stato e al segretario alla Difesa Ash Carter hanno dato il miglior contributo per avvicinare in modo inedito Cina e Russia. Sono riusciti in tale imponente impresa imponendo sanzioni finanziarie ed economiche alla Russia e minacciando le rotte marittime della Cina, favorendo il terrorismo nello Xinjiang ed avanzando l'”Asia Pivot” e il TPP che esclude deliberatamente la Cina. Il risultato è che Russia e Cina forgiano profondi legami economici a lungo termine in Eurasia che alla fine saranno il centro della crescita economica mondiale, mentre la Nuova Via della Seta o progetto Fascia e Via della Cina collega Russia, Cina, Iran e vaste regioni dell’Eurasia con una nuova rete ferroviaria ad alta velocità, collegamenti portuali, energetici ed infrastrutture elettriche. La Russia ha chiaramente deciso di “Andare ad Est, ragazzo”. Sarebbe un paradigma completamente nuovo se anche le nazioni europee si volgessero ad Oriente aprendo vasti nuovi mercati alle loro economie stagnanti, piuttosto che aprire basi per la difesa missilistica degli Stati Uniti che ospitano armi nucleari e stazionare truppe statunitensi ai confini della Russia.a3d982a7fe15bdeb6d365edcacfdf899F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin gioca a scacchi energetici con Netanyahu

F. William Engdahl New Eastern Outlook 04/05/2016Il 21 aprile il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è volato a Mosca per colloqui a porte chiuse con il Presidente russo Vladimir Putin. I media hanno riferito che i colloqui erano sulla situazione in Siria, un tema in cui Mosca ha regolamentato i contatti delicati evitando potenziali scontri militari. Sembra, tuttavia, che i due abbiano discusso di tutt’altro, del coinvolgimento russo nella questione del possibile sviluppo del gigantesco giacimento di gas off-shore Leviathan israeliano, nel Mediterraneo orientale. I due hanno trovato un accordo le cui implicazioni geopolitiche potrebbero essere enormi per Putin e il ruolo strategico della Russia in Medio Oriente, così come per la futura influenza degli Stati Uniti nella regione.
La stampa israeliana ha riportato i colloqui Netanyahu-Putin come “coordinamento tra forze sui cieli del Paese in stato di guerra e il Golan occupato…” Secondo i media statali russi, tuttavia, Netanyahu e Putin hanno discusso il possibile ruolo di Gazprom, primo produttore e venditore di gas naturale del mondo, come possibile parte interessata al giacimento gasifero israeliano Leviathan. Il coinvolgimento della Russia nello sviluppo del giacimento di gas israeliano bloccato ridurrebbe il rischio finanziario per le operazioni sui giacimenti di gas offshore israeliani, aumentandone la sicurezza, dato che gli alleati dei russi come Hezbollah o Iran non oserebbero colpire le loro joint venture. Se le notizie russe sono accurate, potrebbero presagire un nuovo importante passo nella geopolitica energetica di Putin in Medio Oriente, che potrebbe infliggere una grave sconfitta a Washington dall’azione sempre più inetta nel controllare il centro mondiale del petrolio e gas.

L’interesse russo
Molti osservatori esteri potrebbero essere sorpresi dal fatto che Putin dialoghi con Netanyahu, vecchio alleato degli Stati Uniti. Vi sono molti fattori dietro. Uno è la leva del Presidente della Russia data dalla presenza di più di un milione di russi in Israele, tra cui un membro nel governo di Netanyahu. Ancora più importante, dato che l’amministrazione Obama va avanti, con veementi proteste di Netanyahu, nella firma sull’accordo nucleare con l’Iran del 2015, le relazioni tra Washington e Tel Aviv si sono raffreddate, per usare un eufemismo. La situazione viene abilmente sfruttata da Putin e Russia. Washington vuole imporre la riconciliazione politica tra Netanyahu e la Turchia di Erdogan, con un accordo in cui la Turchia diverrebbe un importante acquirente del gas offshore di Israele, con importanti accordi di acquisti da Leviathan. Per Washington ciò ridurrebbe la dipendenza turca, oggi a più del 60%, dalle importazioni di gas russo. In cambio Israele accetterebbe di vendere alla Turchia avanzate attrezzature militari con l’approvazione di Washington. Tuttavia i colloqui bilaterali tra Turchia e Israele sarebbero in stallo per numerose differenze, aprendo una porta alla Russia. Putin ha invitato il presidente israeliano Reuven Rivlin a Mosca il 16 marzo per colloqui, dopo la decisione a sorpresa della Russia di ritirare parte delle sue forze dalla Siria. Significativamente, la visita è stata sanzionata da Netanyahu, che spesso è in contrasto personale con il presidente. Uno scopo era chiaramente porre le basi per l’ultima visita di Netanyahu a Mosca.

Golan, Leviathan, Turchia
Ciò che emerge è un complesso negoziato da realpolitik tra Putin e Netanyahu della massima posta geopolitica per l’intero Medio Oriente e oltre. Gli elementi sembrano ora includere una possibile partnership di Gazprom ed investimenti nello sviluppo e commercializzazione del gas naturale del gigantesco giacimento di gas israeliano in mare aperto Leviathan, comprendente anche una sorta di accordo tra Russia e Israele per garantire la sicurezza d’Israele dagli attacchi delle forze di Hezbollah sostenute da Teheran sulle alture siriane del Golan. E comprenderebbe l’accordo in cui Israele abbandonerebbe la vendita di gas e armi, desiderata da Washington, alla Turchia di Erdogan, accordo che indebolirebbe Gazprom e qualsiasi leva russa sulla Turchia.Noble-Leviathan_FPSO_Gas_Field_MapLeviathan d’Israele
Primo il Leviathan. Alla fine del 2010 Israele annunciava la scoperta di un enorme “super-gigantesco” giacimento di gas off-shore in ciò che dichiara sua zona economica esclusiva (ZEE), situata in quello che i geologi chiamano Levante o bacino levantino. La scoperta è a circa 84 miglia ad ovest del porto di Haifa e a tre miglia di profondità. L’hanno chiamato Leviathan dal biblico mostro marino. Tre compagnie energetiche israeliane, guidate da Delek Energy, in collaborazione con la Noble Energy di Houston, in Texas, annunciavano stime iniziali secondo cui il giacimento conterrebbe 16 miliardi di piedi cubi di gas, la maggiore scoperta in acque profonde al mondo da un decennio. Per la prima volta dalla creazione dello Stato d’Israele nel 1948, il Paese sarebbe autosufficiente ed anche in grado di diventare uno dei maggiori esportatori di gas. Se passiamo avanti di cinque anni fino al presente, l’affermazione d’Israele come uno dei principali attori geopolitici energetici appare assai diversa al mondo. I prezzi di petrolio e gas sono crollati in modo drammatico alla fine del 2014, con pochi segni di serio recupero. La politica interna israeliana ha inoltre bloccato l’approvazione della regolamentazione dello sviluppo del Leviathan. Il 28 marzo, l’Alta Corte israeliana bloccava la proposta del governo Netanyahu di congelare il cambiamento delle regole nell’industria del gas, minacciando di ritardare lo sviluppo dei giacimenti offshore. La corte ha contestato la proposta di clausola di “stabilità” che impedirebbe importanti cambiamenti normativi per 10 anni. La mancanza di un quadro approvato dal governo ha ritardato lo sviluppo di Leviathan. Noble e il partner israeliano Delek Group Ltd. sono i principali contraenti interessati a Leviathan. Poi dalla precedente incursione della Russia nel Leviathan del 2012, vi è il cambiamento dovuto al fatto che Netanyahu e l’amministrazione Obama sono ai ferri corti sull’Iran e numerose altre questioni. Inoltre, il mercato mondiale del petrolio e del gas è in depressione e Israele avrebbe urgente bisogno di significativi investimenti esteri per sviluppare Leviathan. Così oggi la società di Houston, Texas, Noble Energy subisce l’impatto negativo del crollo dei prezzi dell’energia degli ultimi due anni, nel pieno della peggiore depressione dell’industria del petrolio da anni e discute la vendita della partecipazione a diversi progetti internazionali per superare la tempesta. Nell’ottobre 2015, fonti israeliane riferivano che Vladimir Putin aveva riformulato la proposta per la partecipazione di Gazprom allo sviluppo del gas offshore israeliano. Secondo le osservazioni del giornalista israeliano Ehud Yaari, Putin aveva manifestato il rinnovato interesse di Gazprom ad entrare nell’industria del gas israeliana prendendo una quota della joint venture dell’enorme e costoso progetto Leviathan. Yaari, considerato molto ben informato sulla politica mediorientale d’Israele, dichiaravaa inoltre che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che si oppose all’accordo del 2012 con Gazprom, ora riconsidera la sua posizione. Nel 2012 Gazprom aveva presentato l’offerta più alta per comprare il 30% di Leviathan. I partner israeliani di Noble Energy nel Leviathan, guidati da Delek Energy, decisero di avere un partner strategico, perché non hanno i mezzi finanziari, il know-how e le connessioni per sfruttare appieno e il più rapidamente possibile le potenzialità del giacimento. Il costo per sviluppare la scoperta di gas, come la costruzione di un impianto di liquefazione del gas naturale (GNL), fu stimato a 10-15 miliardi di dollari. All’epoca c’era una spaccatura tra i proprietari del Leviathan. Il Gruppo Delek del miliardario israeliano Yitzhak Tshuva era entusiasta dell’accordo con Gazprom, dato il suo potere geopolitico e la sua capacità di commercializzazione globale. La statunitense Noble Energy si oppose, molto probabilmente su istigazione di Washington. Gazprom perse. Nell’ottobre 2015, un mese dopo l’inizio dell’intervento militare della Russia in Siria, Yaari disse al quotidiano di Sydney The Australian che Putin aveva recentemente detto a Netanyahu che, in cambio di un accordo sul Leviathan, “Noi assicureremo che non vi sarà alcuna provocazione contro i giacimenti di gas (israeliani) da parte di Hezbollah o Hamas“. Dato il recente ruolo militare della Russia in Siria, era chiaramente una promessa per nulla vuota.

Turchia e Israele
Un altro componente del possibile grande affare per garantire energia e sicurezza tra Russia e Israele comporterebbe un accordo per porre fine ai negoziati sostenuti dagli Stati Uniti con la Turchia di Erdogan a favore degli investimenti di Gazprom su Leviathan e della sicurezza russa a garanzia dei progetti energetici off-shore israeliani. Ai primi di marzo, il vicepresidente statunitense Joe Biden, dalla misteriosa abilità di presentarsi in aree in cui i neo-con di Washington vogliono concessioni o accordi particolari, si presentò a Tel Aviv per un incontro con Netanyahu. Nei colloqui a porte chiuse tra i due, secondo il quotidiano Haaretz, Biden fece pressione su Netanyahu per trovare un accordo con Erdogan che vedrebbe il gas di Leviathan andare in Turchia sostituendo il gas di Gazprom. Biden ha anche spinto per la vendita di armi avanzate israeliane al membro della NATO Turchia. Da allora, colloqui segreti sono in corso tra Israele e Turchia, senza successi tangibili. Il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon parlando a nome della dirigenza militare israeliana, ha detto ai media israeliani più volte, nelle ultime settimane, che le richieste delle IDF, come precondizione per qualsiasi distensione tra Israele e Turchia è che Erdogan chiuda il centro di comando di Hamas in Turchia, che secondo Israele guida le attività terroristiche contro Israele. La Turchia ha rifiutato. La dirigenza militare israeliana preferirebbe mantenere la cooperazione militare con la Russia a qualsiasi accordo con l’imprevedibile Erdogan. Chiaramente non a caso, solo pochi giorni dopo i colloqui tra Netanyahu e Biden, Putin estese l’invito non a Netanyahu direttamente, ma più diplomaticamente al presidente israeliano Rivlin. Rivlin fu invitato a Mosca con il pretesto della cerimonia del 25 ° anniversario della restaurazione dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. Agiva in modo chiaro come discreto passo per preparare gli ultimi colloqui a Mosca tra Putin e Netanyahu riguardanti, tra l’altro, le quote di Gazprom sul Leviathan e il futuro delle alture occupate del Golan, dove una società energetica degli Stati Uniti, dai sospetti stretti collegamenti, Genie Energy, nel cui Advisory Board vi sono Dick Cheney e Lord Rothschild, sostiene di aver scoperto, attraverso la controllata israeliana, una grande nuovo giacimento di petrolio. I recenti sforzi di Netanyahu per ottenere dal presidente degli Stati Uniti Obama l’occupazione permanente israeliana del Golan sarebbero stati vani. Probabilmente Netanyahu aveva in mente nei suoi colloqui con Obama i rapporti sulle grandi scoperte di petrolio della controllata israeliana della statunitense Genie Energy. Nei colloqui di Mosca, il presidente Rivlin ha chiesto a Putin di ristabilire la presenza dell’UNDOF sulle alture del Golan tra Israele e Siria, sottolineando che Israele si preoccupa d’assicurarsi che Hezbollah e altri gruppi filo-iraniani non sfruttino il caos nella Siria devastata dalla guerra e il vuoto di potere sulle alture del Golan per cerare una base vicino al confine per attaccare Israele. I combattimenti recenti hanno costretto le Nazioni Unite a ritirarsi. Ciò che è chiaro è che la posta geopolitica è per tutti enorme: Mosca, Tel Aviv, Ankara, Washington, imprese energetiche statunitensi, israeliane e Gazprom. Da tenere sotto controllo…8c868ce5c5cc570d930f6a706700d44c_tx600F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora