Putin riderà per ultimo delle sanzioni occidentali

Scott Belinski, Oilprice 2 aprile 2015Yamal%20Nenets%20Novatek%20MapIn ciò che può sembrare ulteriore “esempio di sfida alle sanzioni”, il 27 marzo la Cina annunciava che avrebbe finanziato il gigante petrolifero francese Total, con 15 miliardi dollari da investire nel progetto Jamal LNG nel nord della Siberia. Nonostante le dure sanzioni occidentali al socio di maggioranza di Jamal, la società gasifera russa Novatek, il progetto difficilmente ne sarà scalfito. Inoltre, Jamal guarda a un mondo in cui la Russia non dipende più dai finanziamenti occidentali. Il progetto da 27 miliardi di dollari nella penisola di Jamal, di proprietà di Novatek (60%), Total (20%) e CNPC (20%) si propone di attingere alle vaste riserve di gas nel nord ovest della Siberia, contenenti l’84% del gas della Russia, raddoppiando la quota della Russia nel mercato in rapida crescita del gas naturale liquefatto. La regione artica conterrebbe il 22% del petrolio e del gas ancora da scoprire del mondo, con la maggior parte del gas non sfruttato presente nel territorio della Russia. Attualmente, la capacità GNL della Russia ammonta a 10mtpa, ma il progetto Jamal LNG lo più che raddoppierà. Pronto ad iniziare le esportazioni nel 2017, il progetto Jamal LNG esporterà 16,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno; pari a 6 mesi di consumo del gas della Francia. Infatti, prima della morte, l’ex-amministratore delegato di Total Christophe de Margerie ebbe un approccio “business as usual” con la Russia, nonostante le sanzioni, insistendo sul fatto che “dobbiamo fare questo progetto”. Tuttavia, l’annuncio del passo di Total verso la Cina per ulteriori finanziamenti per il piano Jamal mostra che l’approccio “business as usual” ha avuto un bel intoppo. Infatti, dopo anni d’interdipendenza occidentale-russa sui progetti energetici, il regime delle sanzioni sembra aver spinto Mosca decisamente verso l’Asia, in cerca di sostegno, finanziamenti e know-how tecnologico.
Dopo oltre 20 anni di contrattazioni sulle punte, Cina e Russia firmavano un accordo per forniture di gas alla Cina 20ennale e da 700 miliardi dollari di valore, pari al 17% del consumo annuo di Pechino. Ma questo era solo il primo passo. Durante il viaggio in India nel dicembre 2014, il Presidente Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi firmavano una serie di accordi bilaterali, soprannominati Druzhba-Dosti, diretti a promuovere la cooperazione nella difesa e nell’energia. Inoltre, gli accordi vedranno India e Russia “esplorare lo sviluppo congiunto di tecnologie per la lavorazione delle terre rare nell’Artico russo“. Annunciando l’accordo, Putin ha scherzato orgoglioso dicendo che, “Rosneft e Gazprom, le nostre grandi aziende, insieme ai loro colleghi indiani, preparano progetti per lo sviluppo dell’artico russo e per l’espansione del gas liquefatto“. La mossa non sorprendeva gli osservatori del settore, dati l’obiettivo della Russia di salvaguardare i propri programmi artici, ma la sua importanza non va sottovalutata. Mosca completa il perno in Asia cercando sostegno, finanziamenti e know-how tecnologico. Tale spostamento verso i partner asiatici indica una tendenza preoccupante per le future opportunità d’investimento delle società occidentali, che hanno le mani legate dalle sanzioni. Infatti, nel settembre 2014, Rosneft e ExxonMobil scoprivano vaste riserve di gas naturale e petrolio nel Mare di Kara, in Russia, ma a causa delle sanzioni imposte pochi giorni dopo, Exxon era costretta ad abbandonare il progetto da 700 milioni di dollari ritirandosi dall’Artico. Quindi, la Russia era costretta a volgersi a una partnership alternativa con i Paesi dell’Asia per avere le competenze tecniche necessarie a sviluppare i lucrosi pozzi artici. Dei 61 grandi giacimenti di petrolio e gas scoperti nel Circolo Polare Artico di Russia, Alaska, Canada e Norvegia, 42 sono situati in territorio russo. Mentre le sanzioni hanno seriamente intaccato l’economia russa e hanno colpito il rublo, hanno anche colpito il mercato delle società occidentali, le loro iniziative con compagnie russe e l’accesso a queste vaste riserve.
Nonostante siano esclusi finanziamenti e tecnologia occidentali, gli analisti esprimono ottimismo su Jamal, dato che il numero di persone che lavorano al progetto aumenterà da 6000 a 15000 alla fine dell’anno. “Essendovi stato, ho capito che il progetto diverrà realtà“, twittava l’analista petrolifero di UBS Maksim Moshkov. Se la situazione permane, s’invierà il messaggio preoccupante, per l’occidente, che l’industria energetica russa si riprenderà nel medio termine dalle sanzioni occidentali. La mossa della Cina su Jamal LNG e la partnership ritrovata della Russia con l’India sono passaggi chiave del piano di Mosca per minare le sanzioni occidentali. Ciò che è chiaro è che le potenze emergenti partner della Russia sono più che disposte a colmare il vuoto aperto dalla fuga degli investitori occidentali. Da parte loro, gli Stati Uniti, che recentemente hanno indicato di voler mantenere le sanzioni finché la Crimea non torna all’Ucraina, rischiano di seguire obiettivi politici che indebolirebbero la propria economica, e in particolare la futura crescita della propria industria energetica. Mentre sanzioni economiche hanno avvicinato la Russia ai suoi partner asiatici più che mai, De Margerie era sempre pronto a sottolineare l’ovvio: “Possiamo vivere senza gas russo in Europa? La risposta è no. Ci sono ragioni per viverci senza? Penso che… sia sempre no“. Mentre gli Stati membri dell’UE e il governo degli Stati Uniti cercano d’influenzare Putin sul suo corso attuale in Ucraina, dovrebbero anche pensare alle conseguenze indesiderate a lungo termine che la predetta collaborazione delle aziende russe nella regione artica potrebbe avere per le loro economie. Come affermato dall’analista del Forex Club, Aljona Afanasevna, “le crisi rappresentano sempre la possibilità di rafforzare la propria posizione in un determinato mercato” e mentre altre compagnie internazionali fuggono dalla scena, l’impegno di Total in Russia e sul piano Jamal LNG di Novatek, “garantisce dividendi futuri sotto forma di cooperazione rafforzata“. I governi occidentali e le altre compagnie energetiche dovrebbero prendere nota.

Yamal-Europe-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I dieci successi della visita di Xi in Pakistan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 22 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraA policeman stands guard next to giant portraits of Pakistan's President Hussain, China's President Xi, and Pakistan's PM Sharif, displayed along a road ahead of Xi's visit to IslamabadGuardando da ogni angolo, la visita del presidente cinese Xi Jinping in Pakistan è stato un evento straordinario. A dire il vero, il Pakistan ha sperimentato il “tocco di Mida”. All’improvviso c’è il brusio secondo cui il Pakistan ha una storia di riforme mancate e prive di valutazioni. E questo secondo il prestigioso Renaissance Capital di Londra. Ma la visita di Xi non era esclusivamente affaristica dato che tutto ciò che tocca la Cina di oggi, anche la nuova banca, diventa anche “politico”, e Pechino non può farne a meno. Naturalmente, tutto ciò che la Cina fa con il Pakistan riguarda anche l’India e un ampio arco di Paesi delle regioni dell’Asia centrale e del Sud (dove gli Stati Uniti sono anche la superpotenza ultimamente presente). In sintesi, la visita di Xi in Pakistan diventa una fiera per gli analisti strategici. Vi ho trovato 10 successi:
1. I legami sino-pakistani evolvono. Ciò è naturalmente ovvio. I massicci investimenti cinesi in Pakistan (per 46 miliardi di dollari) promettono un rapporto realmente “vantaggioso per tutti”. Per il Pakistan, la Cina è di gran lunga il partner strategico più importante nella comunità mondiale, mentre per la Cina la partnership con il Pakistan assume carattere globale in quanto il corridoio economico proposto non è solo una rotta aggiuntiva al mercato mondiale senza coinvolgere un Paese terzo nel progetto, espandendo notevolmente le possibilità di uno sviluppo economico durevole e stabile della Cina, ma è anche la grande mossa di apertura sulla scacchiera dell'”Iniziativa Fascia e Via” attraverso cui la Cina spera di collegare quasi la metà della popolazione mondiale. Gli investimenti previsti dalla Cina per 274 miliardi di dollari aumenteranno il PIL del Pakistan di oltre il 15 per cento. La Cina, che ha affrontato in modo significativo il “Dilemma di Malacca”, in poche parole, diventata il vero “pilastro” delle stabilità e sicurezza del Pakistan.
2. La Cina ha fiducia nel futuro del Pakistan. Nonostante tutto, la Cina agisce contro il parere prevalente nel mondo secondo cui il Pakistan è uno dei luoghi più pericolosi del pianeta. Il Pakistan è stato annunciato quale “Stato fallito” e condannato come partner oscuro dei gruppi terroristici. La Cina però è imperterrita e spera di “trasformarlo in un hub economico regionale” (China Daily). Inoltre, la Cina è convinta della genuinità della richiesta pakistana di un cambio di paradigma nell’approccio ai gruppi terroristici. Xi ha lodato il successo delle operazioni antiterrorismo del Pakistan e la Cina sembra decisa a fare del Pakistan un successo.
3. La Cina supera gli USA quale primo alleato. L’influenza della Cina sul Pakistan tocca il culmine. Tale passo avviene ai danni della tradizionale influenza degli Stati Uniti sul Pakistan degli ultimi decenni. Gli Stati Uniti dovranno negoziare con un Pakistan più forte che mai, d’ora in poi. Date la solida amicizia popolare tra Cina e Pakistan, l’influenza cinese sopporterà la prova del tempo. Al contrario, gli Stati Uniti non piacciono granché e sono temuti dal popolo pakistano. Una quasi-alleanza, tutto sommato, prende forma tra Cina e Pakistan.
4. Il divario Pakistan-India si restringe. Con l’ampia assistenza economica della Cina, sostenuta anche dalla cooperazione militare (con la Cina che fornisce otto sottomarini, ecc), il Pakistan colma in modo significativo il divario con il crescente potere economico e militare dell’India degli ultimi anni. Date le piccole dimensioni del Pakistan e delle necessità nella Difesa e tenendo conto delle sue armi nucleari, mantenere la parità strategica con l’India è ora un obiettivo raggiungibile per il Pakistan. In teoria, il Make in Pakistan può anche sorpassare il Make in India. La rivoluzione dell’economia pakistana nel prossimo periodo è destinata a fare del Paese una meta attraente per gli investitori stranieri, condividendo potenzialmente con l’India molti tratti, come un tasso di crescita dinamico, riduzione dell’inflazione, grandi mercato interno e risorse umane, e così via. Il Pakistan ha un bilancio fiscale più favorevole rispetto all’India, riducendo il deficit di bilancio al 4,7% del PIL nel 2014 (a fronte del 7% dell’India) e il Pakistan è molto più economico quale mercato emergente. Ad un certo punto, la Cina potrebbe discuterne l’adesione ai BRICS.
5. Il ri-orientamento strategico del Pakistan si rafforza. Le élite pakistane erano tradizionalmente filo-occidentali e in contrasto con l’opinione pubblica del Paese, veementemente “antiamericana”. Questa contraddizione si è risolta in gran parte grazie ai cambiamenti sottili nell’orientamento strategico generale del Paese. La discrezione che le élite pakistane, civili e militari, hanno dimostrato tenendosi lontano dalla guerra saudita allo Yemen è stata straordinaria. Più di ogni altra cosa, è stata una decisione popolare dalla connotazione strategica subito evidente. Unendovi il mutamento nell’approccio del Pakistan al terrorismo, negli ultimi tempi, i segni indicano un fondamentale cambio della bussola strategica. Il consolidamento delle relazioni Cina-Pakistan lo rafforza.
6. L’Afghanistan è senza dubbio cruciale. L’aumento dell’influenza della Cina sul Pakistan favorisce la stabilizzazione dell’Afghanistan. Il Pakistan è molto più utile alla Cina nel facilitare i colloqui di pace afghani di quanto lo siano gli Stati Uniti (le cui intenzioni sono assai sospette ai pakistani). Cioè il Pakistan sarà disposto a porre i suoi “asset strategici” nei negoziati nel processo in cui la Cina gioca un ruolo chiave. Inoltre, la Cina è nella posizione unica di far pesare sulla situazione il “grande patto” tra i principali Stati regionali; Russia, Iran, Stati dell’Asia centrale e anche India, provvedendo il necessario supporto al processo di pace. Inoltre, Cina e Pakistan ora hanno interesse comune nella stabilizzazione dell’Afghanistan, in quanto la principale minaccia alla realizzazione dei progetti “Fascia e Via” in Pakistan (coinvolgendo decine di migliaia di operatori cinesi in Pakistano, presso i siti del progetto) proviene dai gruppi terroristici operanti nella regione AfPak. In altre parole, il successo della collaborazione sino-pakistana dipende dal successo della stabilizzazione della situazione afghana.
7. La Marina cinese si ancora a Gwadar. Lo sviluppo del porto di Gwadar e delle infrastrutture nell’entroterra, inevitabilmente aiutano la Cina a sostenere la propria presenza navale permanente nel Golfo di Oman e Mare Arabico. Non importa più alla Cina se ai suoi sottomarini operanti nell’Oceano Indiano viene negato attracco e rifornimento dal nuovo regime nello Sri Lanka.
8. I capitali dell’Asia meridionale trattengono il respiro. La visita di Xi in Pakistan ha suscitato l’interesse regionale dell’Asia meridionale. La Cina ha trasmesso un grande messaggio agli altri Paesi dell’Asia meridionale, in particolare a quelli che circondano l’India (come Sri Lanka, Bangladesh e Nepal) secondo cui vale la pena partecipare all'”Iniziativa Fascia e Via” cinese. In realtà, a questi Paesi dovrebbe essere chiaro che la proposta cinese è l’unica presente. L’impegno della Cina alla cooperazione reciprocamente vantaggiosa e la proiezione dello sviluppo cinese quale motore della crescita dell’intera regione, ora risuoneranno nelle capitali dell’Asia meridionale.
9. La dinamica del potere nella regione cambia. Vista la situazione internazionale caratterizzata dal gelo tra Stati Uniti e Russia e dalla strategia del “pivot in Asia” degli Stati Uniti, volta a contenere la Cina, la gravitazione del Pakistan verso Cina (e Russia ) in questo frangente, sottolinea un imminente riallineamento strategico. Qui, molti altri fattori vanno notati: a) La Russia si avvicina al Pakistan stabilendovi legami militari; b) Cina e Russia ampliano energicamente i rispettivi legami strategici con l’Iran; c) L’Iran è di sottrae alle sanzioni; d) Il Pakistan si riavvicina all’Iran; e, e) Iran e Pakistan possono divenire membri della Shanghai Cooperation Organization.
Xi_2380319f 10. Modi ha un dilemma esistenziale. Si tratta del punto controverso se la Cina intende dare con la visita di Xi in Pakistan una lezioni anche all’India. La cosa sorprendente è che Xi consigliava al Pakistan di seguire una politica estera di pace. Basta per dire che l’India affronta un dilemma esistenziale. Xi ha elevato lai sofisticazione diplomatica della Cina obbligando l’India a tornare al tavolo delle trattative, dato che la saggezza dei suoi sinologi è irrilevante. E’ evidente che la Cina non minaccia l’India con l'”Iniziativa Fascia e Via”, ma invece lascia la scelta all’India se decidere in che misura e come aderirvi. Ma la visita di Xi in Pakistan ha dimostrato fino a che punto la Cina può contribuire all’agenda dello sviluppo dell’India. In altre parole, la Cina è consapevole che vi sono solidi gruppi e lobby in India dalla mentalità ostinatamente refrattaria a qualsiasi cambiamento nelle relazioni con la Cina. Così, la Cina ha lasciato il suo biglietto da visita sulla porta dell’India. Chiaramente, la visita di Xi in Pakistan rende arduo l’ambiente del primo ministro indiano Narendra Modi, mentre prevede una visita in Cina tra appena tre settimane. Un confronto è destinate ad essere tracciato tra la capacità da statista e la sua leadership visionaria. Il passo del governo Modi verso gli USA non ha portato alcun dividendo finora e, oggettivamente parlando, il mondo occidentale non può semplicemente fare grandi investimenti in India. Inoltre, la critica monta in India verso Modi che non ha concluso nulla finora riguardo gli obiettivi dell’Agenda dello sviluppo, in undici mesi di governo. E se e quando le luci inizieranno a brillare ancora una volta a Lahore, capoluogo di regione, come sicuramente previsto, Modi avrà molto da rimuginare sulla saggezza nel negoziare le relazioni con la Cina, senza alcun “grande quadro” e restando prigioniero degli estremisti che non hanno nemmeno la capacità intellettuale di pensare al di là delle questioni come visti non concessi, Brahmaputra, deficit commerciale, Mar Cinese Meridionale ecc., riguardo i rapporti dell’India con una Cina in ascesa. A dire il vero, l’India deve fare un salto di qualità verso la Cina, come la Cina ha appena fatto verso il Pakistan. Data la questione del Xinjiang seriamente destabilizzato e dell’integrità territoriale della Cina violata impunemente da elementi operanti dal Pakistan; tuttavia, Xi ha deciso non solo di impegnarsi con la leadership pachistana, ma di approfondirne i rapporti e di compiere lo sforzo personale compiendo il passo straordinario d’incontrare personalmente la leadership militare del Pakistan. Xi non accetta rischi, ad ogni buon conto, quando si tratta di sicurezza nazionale, integrità territoriale e sovranità della Cina. Ma è un realista temprato e il suo Sogno Cinese è insolito. La visita di Xi in Pakistan dovrebbe fornire spunti di riflessione allo stesso Modi. A dire il vero, la visita di Xi in India, dello scorso settembre. si è rivelata un’occasione persa, non solo per l’India, ma anche per Modi.

PAKISTAN-CHINA-POLITICS-DIPLOMACY

Xi Jinping e il presidente del Pakistan Mamnoon Hussain

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pakistan e Russia si avvicinano (molto)

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 19 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
137La seconda metà della scorsa settimana ha visto scattare il dinamismo nelle relazioni sulla Difesa tra Russia e Pakistan. I media ufficiali russi hanno evidenziato la visita del ministro della Difesa pakistano Asif Khawaja a Mosca, partecipando alla conferenza sulla sicurezza e a discussioni con l’omologo russo Sergej Shojgu. Alcune osservazioni di Asif vanno citate:
– Russia e Pakistan hanno deciso di rafforzare la cooperazione nella Difesa nei prossimi mesi.
– La cooperazione rafforzata è prevista nell’industria della Difesa (“Make in Pakistan“) e nell’addestramento.
– La sicurezza marittima è stata discussa, essendo un “problema comune”.
– Ha trasmesso a Shojgu l'”impegno deciso nella lotta al terrorismo” del Pakistan.
Asif ha inserito le relazioni Russia-Pakistan nel quadro globale del nascente ordine mondiale multipolare. Affermando in un’intervista all’agenzia Sputnik: “Noi (Pakistan) attendiamo il ruolo russo nella politica regionale e internazionale. Cerchiamo una scena mondiale multipolare, che equilibri le situazioni internazionali”. All’inizio della settimana, il ministro del Petrolio del Pakistan Shahid Khaqan Abbasi ha visitato Mosca. Il Pakistan ha promesso alle compagnie petrolifere russe di poter creare nuove concessioni o di operare su quelle esistenti. In particolare, i due Paesi hanno concluso un grande progetto di gasdotto, già oggetto di discussione. Le società russe costruiranno un gasdotto di 1100 chilometri collegando Karachi a Lahore che sarà finanziato con un prestito di 2 miliardi di dollari da Mosca. La Russia s’è anche offerta di vendere gas al Pakistan e le prime esportazioni avrà inizio già nel 2016. È interessante notare che Mosca e Islamabad hanno dato grande impulso ai rapporti, mentre l'”amicizia blindata” Cina-Pakistan migliora qualitativamente.
In teoria, il Primo ministro indiano Narendra Modi con l’infame accordo sul Rafale, ne fornisce il contesto. La decisione di Modi sul Rafale dev’essere una brutta sorpresa per Mosca. I russi hanno pensato che l’accordo MMRCA sia stato abbandonato, prassi internazionale comune quando un offerente si ritrae dai termini dell’offerta. A dire il vero, Modi l’ha fatto e ha abbandonato l’accordo MMRCA, ma poi ha deciso di mantenere l’acquisto del Rafale comunque, presso il venditore, secondo una rinegoziazione diretta del prezzo e abbandonando la parte sul “Make in India”. Naturalmente, l’ABC dell’accordo sugli armamenti con l’India è stato ridisegnato. La Russia sarebbe svantaggiata nel competere con fornitori occidentali che hanno facile accesso (culturale) alle élite indiane e (con “contrattazioni” private) ai capi delle aziende e delle istituzioni della Difesa dell’India. Con tale predilezione spiccatamente favorevole verso i venditori occidentali delle élite indiane (che ultimamente accelerano sotto il governo Modi), la Russia non avrebbe alcuna ragione di continuare a legarsi le mani volontariamente e a trattenersi sulla cooperazione nella Difesa con il Pakistan. Ma i russi non hanno motivo di preoccuparsi di calpestare la sensibilità indiana. Francamente, a loro non potrebbe importare di meno di ciò che i russi fanno dei loro prodotti e se, probabilmente, i legami russo-pakistani nel campo militare avanzano, così fornendogli l’alibi per avere maggiore mano libera nell’accelerare ulteriormente la ricerca di rifornimenti in occidente, in particolare Stati Uniti; ciò che la potente grande industria indiana si aspetta dal governo Modi. (Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti spera di concludere ulteriori vendite di armi durante la visita a Delhi a maggio). In questo contesto, le osservazioni di Asif, che sottolineano che Russia e Pakistan sono sullo stesso lato del quadro mondiale contemporaneo e che Islamabad conta sull’equilibrio strategico globale fornito dalla Russia, assumono un immenso significato, dicendo cose che nessun leader indiano oserebbe articolare per paura di offendere gli Stati Uniti. Data la cultura dei media russi,va rilevato che i media ufficiali hanno evidenziato le osservazioni di Asif (qui, qui e qui).
In realtà, anche il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan ha visitato Mosca la scorsa settimana, e secondo Tehran Times ha salutato la “corretta comprensione strategica della Russia secondo cui gli Stati Uniti non possono essere amici e partner affidabili“. È interessante notare che Dehghan ha continuato sottolineando la necessità di creare un fronte unito contro le “politiche espansionistiche” degli Stati Uniti. Nel frattempo, Mosca aveva anche rivelato la decisione di fornire il sistema di Difesa aerea S-400 alla Cina, che ne sarà il primo acquirente estero. L’S-400 è ampiamente valutato come sistema SAM ineguagliabile nella regione Asia-Pacifico. Anche in un altro caso, il Presidente Vladimir Putin firmava il decreto per la fornitura all’Iran del sistema di Difesa missilistico S-300. Se queste sono indicazioni di un nuovo modo di pensare a Mosca sulla cooperazione tecnico-militare con l’estero, la ragione va trovata negli imperativi della scena internazionale in rapida evoluzione (dove un riallineamento delle potenze regionali è in corso), così come nel bisogno della Russia di generare maggiore reddito dalle esportazioni di armi.

ipi-and-tapi-gas-pipeline-projectTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio ad IRIB: AIIB minaccia strategica per l’egemonia globale del dollaro USA (AUDIO)

Teheran (IRIB) 14 aprile 2015CBKXQViUQAAHfA- Alessandro Lattanzio, saggista, analista delle questioni politiche internazionali e redattore della rivista Eurasia é stato intervistato dalla nostra Redazione sull’AIIB, l’Asian Infrastructure Investment Bank e la forza economica e politica della Cina negli equilibri internazionali.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervista cliccate qui.

Non si parla più di lasciare la Novorossija all’Ucraina

ArgumentiCassad 8 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nel giornale del Generale Kanchukov ho trovato un’intervista all’ex-generale del SVR Reshetnikov, che ora guida il centro di analisi RISR.Post-Soviet spaceNella periferia nord di Mosca, sotto la protezione affidabile delle truppe interne, è nascosto l’istituto, in passato segreto, del Servizio d”intelligence Estera. Le lettere d’oro “Istituto di ricerca strategica russo” ora risaltano sulla facciata. Ma il nome pacifico non confonde i consapevoli, più di duecento dipendenti vi forgiano lo scudo analitico della Patria. Ci sarà una nuova guerra nel sud-est dell’Ucraina? Chi c’è dietro il presidente degli Stati Uniti? Perché così tanti nostri funzionari sono definiti agenti d’influenza? A queste e altre domande di “AN” ha risposto il direttore del RISR, l’ex-Tenente-Generale Leonid Reshetnikov.

Rivali nello stesso campo
Avete una “copertura” seria, il SVR. Perché declassificarvi improvvisamente?
Anzi, eravamo un istituto vicino all’intelligence, per lo più specializzato nell’analisi delle informazioni disponibili sull’estero. Cioè, le informazioni necessarie non solo al servizio d’intelligence, ma anche alle strutture che decidono la politica estera del Paese. Stranamente, non ci sono centri di analisi simili nell’amministrazione del presidente russo. Anche se ci sono molte “istituzioni” con soli direttore, segretaria e moglie del direttore che lavora come analista. La PA aveva grave carenza di specialisti e quindi il servizio d’intelligence ha dovuto condividerli. Oggi il nostro fondatore è il Presidente della Russia, e tutte le richieste governative per la ricerca sono firmate dal capo dell’amministrazione Sergej Ivanov.

Quanto sono richieste le vostre analisi? Perché siamo un Paese di carta: tutti scrivono molto, ma alla fine che influenzano hanno?
A volte vediamo azioni che riecheggiano le nostre analisi. A volte è impressionante quando si avanzano certe idee che poi diventano tendenza nell’opinione pubblica russa. E’ chiaro che molte direttive sono pronte ad essere adottate.

Qualcosa di simile avviene negli Stati Uniti con il centro di analisi Stratfor e il centro di ricerca strategico RAND Corporation. Chi di voi è “più di tendenza”?
Quando, dopo il passaggio alla PA nell’aprile 2009, abbiamo creato il nuovo statuto dell’Istituto, come suggerimento ci dissero di prenderli ad esempio. Allora pensai “se ci finanziate come Stratfor o RAND Corporation sono finanziate, allora batteremo tutte queste società di analisi straniere”. Perché gli analisti russi sono i più forti del mondo. Ancor di più gli specialisti regionali, che hanno cervelli incontaminati e più “freschi”. Posso parlarne con fiducia, ho 33 anni di esperienza di lavoro analitico. Prima al Primo Direttorato del KGB dell’URSS e poi la Servizio d’Intelligence Estero.

ONG, ONG, dove ci portano
E’ noto che RAND Corporation ha sviluppato il piano dell’ATO nel sud-est dell’Ucraina. Il vostro istituto fornisce informazioni sull’Ucraina, in particolare sulla Crimea?
Naturalmente. In linea di principio solo due istituti studiano l’Ucraina: RISR ed Istituto dei Paesi della CSI di Konstantin Zatulin. Fin dall’inizio del nostro lavoro abbiamo scritto documenti analitici sulla crescita del sentimento anti-russo in Ucraina e il rafforzamento del sentimento filo-russo in Crimea. Abbiamo analizzato le azioni delle autorità ucraine. Ma non abbiamo fornito dati allarmisti, tutto è perduto, anzi, abbiamo aumentato l’attenzione al problema. Abbiamo proposto d’intensificare significativamente il lavoro delle organizzazioni non governative (ONG) pro-russe, d’intensificare come ora dice la pressione politica del “soft power”.

Con un ambasciatore come Zurabov non abbiamo nemmeno bisogno di nemici!
Il lavoro di qualsiasi ambasciata e qualsiasi ambasciatore è soggetto ad una serie di limitazioni. Un passo fuori, ed è uno scandalo. Inoltre, c’è un problema enorme con il personale professionale del Paese, non solo nella diplomazia. In qualche modo abbiamo esaurito le scorte, pochissime persone brave, dopo una forte rotazione, rimangono nel servizio governativo. E’ difficile sopravvalutare il ruolo delle ONG. Le rivoluzioni colorate ne sono un chiaro esempio, venendo fomentate in primo luogo dalle organizzazioni non governative statunitensi. Ciò è accaduto anche in Ucraina. Purtroppo, di fatto nessuna attenzione è stata dedicata a creare e sostenere organizzazioni simili agenti a nostro favore. Se funzionassero, allora potremmo sostituire dieci ambasciate e dieci ambasciatori, anche molto intelligenti. Ora la situazione comincia a cambiare, a seguito di un ordine diretto del presidente. Speriamo che i subalterni non vanifichino gli sviluppi.

Se domani ci sarà la guerra
Come pensa che si svilupperanno gli eventi in Novorossija in primavera ed estate? Ci sarà una nuova campagna militare?
Purtroppo, la probabilità è molto alta. Solo un anno fa, l’idea di federalizzare l’Ucraina era praticabile. Ma ora Kiev ha bisogno della guerra, di uno Stato unitario per diversi motivi. Il principale è che il Paese è guidato da persone ideologicamente anti-russe, non semplicemente subordinate a Washington, ma comprate e pagate da quelle forze che si nascondono dietro il governo degli Stati Uniti.

Cosa vuole questo famigerato “governo mondiale”?
E’ più facile dire ciò di cui non ha bisogno: non ha bisogno di un’Ucraina federale, che sarebbe difficile da controllare. Sarebbe impossibile schierarvi le loro basi militari, un nuovo scaglione dell’ABM. Ci sono tali piani. Da Lugansk e Kharkov i missili da crociera tattici possono superare gli Urali, dove si trovano le nostre principali forze di deterrenza nucleare. E possono colpire i missili balistici nei silos e mobili in fase di decollo, con una probabilità del 100%. Attualmente questa zona non è raggiungibile né dalla Polonia, né dalla Turchia, né dal Sud-Est asiatico. Questo è l’obiettivo principale. Così gli Stati Uniti combattono nel Donbas fino all’ultimo ucraino.

Quindi non si tratta dei giacimenti di gas di scisto trovati in questo territorio?
Il loro principale obiettivo strategico è un’Ucraina unita sotto il loro pieno controllo, per combattere la Russia. Il gas di scisto o le terre coltivabili sono solo un piacevole di più. Un vantaggio collaterale. Più il grave attacco al nostro CMI spezzando i collegamenti tra i CMI di Ucraina e Russia. Questo è già stato compiuto.

Ci hanno giocato: il nostro “figlio di puttana” Janukovich è dovuto fuggire con l’aiuto degli Spetsnaz e Washington a collocato i suoi “figli di puttana”?
Dal punto strategico-militare, ovviamente ci hanno spiazzato. La Russia ha “compensato” con la Crimea. C’è “compensazione” con la resistenza dei residenti del sud-est dell’Ucraina. Ma il nemico ha già strappato un ampio territorio che faceva parte dell’Unione Sovietica e dell’impero russo.

Cosa vedremo in Ucraina quest’anno?
Il processo di semi-disgregazione o addirittura la disintegrazione assoluta. Molti restano ancora muti di fronte al nazismo autentico. Ma chi capisce che Ucraina e Russia sono fortemente legate non ha detto ancora l’ultima parola. Non a Odessa, non a Kharkov, non a Zaporozhe e non a Chernigov. Questo silenzio non sarà eterno e il coperchio del calderone sarà inevitabilmente spazzato via.

E come i rapporti tra Novorossija e resto dell’Ucraina si svilupperanno?
Vi è uno scenario poco probabile stile Transnistria. Ma non ci credo, il territorio di RPD e RPL è molto più grande, milioni di persone sono state già risucchiate dalla guerra. Per ora la Russia può ancora convincere i leader delle milizie ad impegnarsi in tregue temporanee. Ma appunto temporanee. Non vi è alcun discussione sul ritorno della Novorossija all’Ucraina. Il popolo del sud-est non vuole essere ucraino.

Quindi, se il nostro Paese è isolato a livello globale a causa della riunificazione con la Crimea, perché non prendiamo tutto il sud-est? Quanta ipocrisia può esservi?
Penso che sia troppo presto per prenderlo, ancora. Sottovalutiamo la consapevolezza del nostro presidente, che sa che ci sono alcuni processi in Europa che non sono chiaramente visibili agli osservatori esterni. Tali processi fanno sperare che potremo proteggere i nostri interessi con metodi e mezzi differenti.

Feb16DoneUn fronte, ma non una linea del fronte
Con il flusso di informazioni sull’Ucraina ci dimentichiamo la crescita esplosiva dell’estremismo religioso in Asia centrale…
Si tratta di una tendenza estremamente pericolosa per il nostro Paese. La situazione in Tagikistan è molto difficile. La situazione in Kirghizistan è instabile. Ma il Turkmenistan potrebbe diventare la direzione del primo colpo, proprio come “AN” ha scritto. In qualche modo lo dimentichiamo, perché Ashkhabad è isolata. Ma questo “palazzo” potrebbe cadere prima. Avrà la forza di resistere? Oppure potremo intervenire in un Paese che resta piuttosto distante da noi? Quindi, tale direzione è difficile. E non solo per le infiltrazioni nella regione dei militanti dello “Stato islamico”. Secondo gli ultimi dati, Stati Uniti e NATO non hanno intenzione di lasciare l’Afghanistan e vi manterranno le loro basi. Dal punto di vista militare, cinque o diecimila soldati che rimangono possono essere portati a 50-100mila in un mese. Questa è una parte del piano generale per circondare e premere sulla Russia, ideato dagli Stati Uniti con l’obiettivo di deporre il Presidente Vladimir Putin e spezzare il Paese. Un profano, ovviamente, non ci crederebbe, ma chi ha accesso a grandi quantità di informazioni, lo sa molto bene.

Quale confine sarà violato?
In primo luogo hanno in programma d’isolarci semplicemente laddove è “facile”. Non importa dove: Kaliningrad, Caucaso del Nord o Estremo Oriente. Questo servirà da detonatore di un processo che può intensificarsi, Non è mera propaganda, ma un’idea reale. Tale pressione da ovest (Ucraina) e sud (Asia centrale) potrà solo crescere. Cercano di penetrare attraverso le porte occidentali, ma sonderanno anche quelle meridionali.

Qual è la direzione strategica più pericolosa per noi?
La direzione meridionale è molto pericolosa. Ma per ora gli Stati cuscinetto, le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, esistono ancora e a occidente la guerra è già alle porte… In effetti, sul nostro territorio. Attualmente non c’è un bagno di sangue tra ucraini e russi ma piuttosto una guerra tra sistemi globali. Alcuni pensano di “essere l’Europa”, altri di essere la Russia. Perché il nostro Paese non è solo un territorio, è una civiltà distinta ed enorme, che ha la propria visione dell’ordine globale del mondo. In primo luogo, ovviamente, questo fu l’impero russo, esempio della civiltà orientale-ortodossa. I bolscevichi lo distrussero, ma crearono una nuova idea di civiltà. Una terza è ormai molto vicina. La vedremo entro 5-6 anni.

Cosa sarà?
Penso che sarà una simbiosi di quelle precedenti. E i nostri “colleghi giurati” lo capiscono perfettamente. Ecco perché è iniziato l’attacco da tutti i lati.

Cioè, la lotta congiunta russo-statunitense contro il terrorismo, in particolare, contro il SIIL, è una finzione?
Naturalmente. Gli USA creano, finanziano e addestrano i terroristi e poi danno l’ordine alla banda: “prendete”. Forse si può sparare a un “cane rabbioso” nella banda, ma gli altri cani saranno ancora più attivi.

Satana guida le danze
Leonid Petrovich, pensa che gli Stati Uniti e i loro presidenti siano solo uno strumento. Chi pensa ne decida la politica?
Ci sono comunità di persone sconosciute al grande pubblico che scelgono non solo i presidenti statunitensi, ma anche decidono le regole del “grande gioco”. In particolare, queste sono le società finanziarie transnazionali. Ma non solo. Attualmente vi è un processo continuo per riformattare il sistema economico e finanziario mondiale. Chiaramente, c’è un tentativo di ripensare l’intera struttura del capitalismo senza rigettarlo. La politica estera è soggetta a rapidi cambiamenti. Gli Stati Uniti improvvisamente hanno abbandonato Israele, il loro principale alleato in Medio Oriente per migliorare le relazioni con l’Iran. Forse perché oggi Teheran è più preziosa e più importante di Tel-Aviv? Perché è vicino alla Russia. Queste forze segrete hanno l’obiettivo di liquidare il nostro Paese come serio attore sulla scena mondiale. Perché la Russia è una civiltà alternativa a tutto l’occidente. Inoltre, vi è la crescita esplosiva del sentimento anti-americano nel mondo. In Ungheria, dove le forze conservatrici sono al potere, e in Grecia dove la sinistra, forza diametralmente opposta, sono effettivamente uniti e “contrari” agli Stati Uniti che s’impongono all’Europa. Ci sono “contrari” anche in Italia, Austria, Francia, e così via. Se la Russia resiste sulla sua terra, processi sfavorevoli alle forze che cercano il dominio globale inizieranno in Europa. E tali forze lo capiscono perfettamente.

Alcuni leader europei già si lamentano che gli Stati Uniti li abbiano costretti alle sanzioni. L’Europa si può liberare dall'”amichevole” abbraccio statunitense?
Mai. Gli USA hanno diverse catene: la zecca della Federal Reserve, la minaccia di rivoluzioni colorate e l’eliminazione fisica dei politici indesiderati.

Esagerate sull’eliminazione fisica?
Niente affatto. La Central Intelligence Agency degli Stati Uniti non è nemmeno un servizio d’intelligence dai compiti tradizionali. Il PGU del KGB o il SVR della RF sono servizi segreti classici: raccolta di informazioni ed informare i vertici del Paese. Nella CIA le caratteristiche tradizionali dell’intelligence sono gli ultimi dei suoi problemi. Gli obiettivi principali sono: eliminazione, anche fisica, dei politici e organizzazione dei colpi di Stato. E lo fanno ora. Dopo la perdita del sottomarino Kursk, il direttore della CIA George Tenet ci visitò. Mi fu chiesto d’incontrarlo all’aeroporto. Tenet era lento ad uscire dal velivolo, ma era aperto, così potei sbirciare dentro il suo Hercules, era un quartier generale volante, centro di calcolo operativo pieno di attrezzature e sistemi di comunicazione in grado di monitorare e rispondere alla situazione in tutto il mondo. La delegazione che l’accompagnava era di venti persone. Quanto a noi, voliamo su voli regolari in squadre di 2-5 persone. Si può sentire la differenza, per così dire.

A proposito, riguardo l’intelligence. Ancora una volta si parla del ripristino del servizio d’intelligence russo unico, unendo SVR e FSB. Che ne pensa?
Sono molto negativo. Se combiniamo i due servizi speciali, intelligence straniera e contro-intelligence, allora avremo una fonte di informazione per i vertici del Paese invece che due. Quindi, la persona che presiede questa “fonte di informazioni” ha il monopolio, e può manipolarle per raggiungere un certo obiettivo. In URSS le manipolazioni informative del KGB erano evidenti anche al capitano Reshetnikov. A un presidente, uno zar o un primo ministro, non importa come si chiama il primo funzionario, è vantaggioso avere diverse fonti d’intelligence indipendenti. Altrimenti diventa ostaggio di un certo leader della struttura o della struttura stessa. È molto pericoloso. Gli autori di questa idea pensano che diverremo più forti dopo l’unificazione. Invece, ci creeremo delle minacce.

Dove sono le trappole?
E ora passiamo dalle teorie del complotto globale ai nostri affari. Come si può passre da funzionario che non sa ciò che fa ad agente d’influenza che sa quello che fa?
Non ci sono così tanti agenti di influenza importanti nel mondo come molti pensano. Adottare o meno gravi decisioni strategiche contro gli interessi del proprio Paese, viene di solito deciso da, per così dire, agenti ideologici. Costoro sono tra i nostri funzionari finiti coll’occupare posizioni ai vertici della nazione, ma la cui anima è in occidente. Non c’è bisogno di arruolarli o comandarli. Per costoro tutto ciò che avviene “là” è la massima realizzazione della civiltà. E qui siamo nella “sporca” Russia. Non legano il futuro dei loro figli, che inviano all’estero, al Paese. E questo è un indicatore serio di conti in banche estere. A tali “compagni” sinceramente non piace la Russia, il cui “sviluppo” controllano.

Ha appena ritratto alcuni dei nostri ministri con estrema precisione. Come passeremo il 2015 con costoro?
Quest’anno, con loro o senza di loro, sarà difficile. Molto probabilmente, neanche il prossimo anno sarà facile. Ma dopo la nuova Russia andrà avanti con fiducia.

2014-ukraine-crisis-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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