Dichiarazione dei BRICS di Ufa

TBP 9 luglio 2015iniziato-il-summit-dei-brics-a-ufa-in-russiaorig_mainDopo colloqui-maratone, le cinque potenze emergenti hanno firmato una serie di accordi intergovernativi e il comunicato di Ufa. Le deliberazioni dei BRICS sulla situazione politica ed economica mondiale sono riflesse nel documento. I BRICS notano la fragile ripresa della crescita mondiale e si dichiarano “preoccupati per le potenziali ricadute delle politiche monetarie non convenzionali delle economie avanzate”. Il rifiuto degli Stati Uniti di ratificare le riforme del voto al FMI rimane una preoccupazione centrale, ha detto il gruppo. “Siamo profondamente delusi dalla prolungata mancanza degli Stati Uniti nel ratificare il pacchetto di riforme del FMI 2010, continuando a minare credibilità, legittimità ed efficacia del FMI“, ha detto il documento. I BRICS rappresentavano oltre il 17 per cento del commercio globale, il 13 per cento del mercato dei servizi globale e il 45 per cento della produzione agricola mondiale, nel 2014. Il PIL dei cinque Paesi BRICS è salito da 10000 miliardi dollari nel 2001 a 32500 miliardi dollari nel 2014. La dichiarazione di Ufa afferma anche che “la NDB (Nuova Banca di Sviluppo) funge da potente strumento di finanziamento degli investimenti infrastrutturali e dei progetti di sviluppo sostenibile nei Paesi BRICS, Paesi in via di sviluppo ed economie emergenti“. La Banca BRICS approverà i primi propri progetti di investimento nel primo trimestre del 2016 e lavorerà a stretto contatto con la AIIB della Cina. Tutti i Paesi BRICS sono membri della AIIB. “Accogliamo con favore la proposta della NDB di cooperare strettamente con i meccanismi di finanziamento esistenti e nuovi, tra cui la Banca di investimenti infrastrutturali asiatica“, dichiara il documento. La dichiarazione di Ufa fa anche riferimento al 70° anniversario della sconfitta di Germania nazista, “fascismo” e “militarismo” durante la Seconda Guerra Mondiale e denuncia i tentativi di riscrivere la storia, ma non si cita il Giappone. “Esprimiamo il nostro impegno a respingere risolutamente i continui tentativi di travisare i risultati della seconda guerra mondiale. Mentre si ricorda il flagello della guerra, si evidenzia che è nostro dovere comune costruire un futuro di pace e di sviluppo“, dichiara il comunicato. I rapporti Cina-Giappone sono al minimo storico su ciò che Cina e Corea del Sud affermano essere l’assenza di rimorsi per le atrocità di guerra del Giappone. Cina e Russia hanno anche dichiarato di sostenere le aspirazioni al Consiglio di sicurezza dell’ONU di Brasile, Sud Africa e India. I leader dei BRICS hanno promesso di collaborare con le Nazioni Unite sostenendo i trattati internazionali pur criticando l’adozione di “doppi standard”. “Sottolineiamo la necessità di un’adesione universale ai principi e alle norme del diritto internazionale, nella loro interrelazione e integrità, scartando il ricorso a “doppi standard” ed evitando l’imposizione degli interessi di certi Paesi su altri“, dichiara il documento.
I Paesi BRICS hanno regolarmente criticato la politica estera interventista di Washington e gli attacchi aerei nei Paesi del Medio Oriente come Siria e Iraq. In supporto al presidente russo Putin, gli omologhi dei BRICS sostengono Mosca nell’opposizione alle sanzioni occidentali contro la Russia sul conflitto ucraino. “Condanniamo gli interventi militari unilaterali e le sanzioni economiche in violazione del diritto internazionale e delle norme universalmente riconosciute nelle relazioni internazionali. Ricordando questo, sottolineiamo l’importanza unica del carattere indivisibile della sicurezza e che alcuno Stato rafforzi la propria sicurezza a spese di quella di altri“, ha aggiunto il comunicato di Ufa. Il blocco ha sottolineato la propria posizione sulla teoria dei due Stati sul conflitto israelo-palestinese. I BRICS hanno chiesto che Gerusalemme Est sia la capitale dello Stato di Palestina e la fine della costruzione di insediamenti israeliani. “Ci opponiamo alle continue attività degli insediamenti israeliani nei Territori occupati violando il diritto internazionale e ostacolando seriamente la pace“, ha detto il documento. Il comunicato di Ufa ha anche detto che i Paesi BRICS “Condanno fermamente le violazioni dei diritti umani da ogni parte nel conflitto” in Siria.
I BRICS hanno inoltre adottato un “Piano d’azione” che traccia per il 2016 l’azione del gruppo. La “Strategia dei partenariati economici dei BRICS” proposta dalla Russia è un progetto sui rapporti commerciali e d’investimento del gruppo fino al 2020. Tra l’altro, dovrà aumentare la competitività dei Paesi BRICS nell’economia globale. I cinque ministri degli Esteri hanno inoltre firmato un accordo sulla creazione di un sito web congiunto dei BRICS, che fungerà da segretariato virtuale del gruppo. Le banche centrali dei cinque Paesi hanno inoltre firmato accordi di cooperazione con la Nuova Banca di Sviluppo.putin-xi-bricsLa Via della Seta cinese esce vincente al vertice SCO
TBP 11 luglio 2015

UfaBrics_risultatoNell’ultimo vertice della regione, Beijing ha consolidato la sua già forte posizione economica in Asia centrale. Nei vertici di SCO e BRICS in Russia, il presidente cinese Xi Jinping invitava gli Stati aderenti a “sostenere lo”spirito di Shanghai per lo sviluppo comune”. Almeno 16 miliardi di dollari del fondo da 40 miliardi per la Via della Seta della Cina saranno dedicati a progetti in Asia centrale. Il Presidente Xi ha annunciato a Ufa che Pechino è disposta a rafforzare la cooperazione negli investimenti con altri membri della SCO, incanalando il fondo di cooperazione economica Cina-Eurasia e il fondo della Via della Seta, “per concentrarsi sui grandi programmi infrastrutturali, sfruttamento delle risorse, industriali e finanziari“. La Cina aveva già annunciato il fondo da 40 miliardi l’anno scorso. Xi ha accolto anche la prevista espansione della SCO includendovi i vicini asiatici India e Pakistan. L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) ha approvato la risoluzione per avviare le procedure di concessione a India e Pakistan della piena adesione all’organizzazione al XV vertice della SCO a Ufa. Entrambi i Paesi diverranno membri a pieno titolo della SCO al vertice di Tashkent nel 2016. Attualmente India e Pakistan sono osservatori. Hanno presentato domanda nel 2006 il Pakistan e nel 2014 l’India. Inoltre la SCO ha elevato la Bielorussia dallo status di osservatore a partner del dialogo e ha assunto Azerbaigian, Armenia, Cambogia e Nepal a nuovi partner del dialogo. “La Cina ritiene che l’ammissione di nuove forze nella SCO darà nuovo slancio alla cooperazione nell’organizzazione“, ha detto Xi al vertice.
Fondata nel 2001, la SCO conta Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan come pieni aderenti, Afghanistan, Bielorussia, Iran, Mongolia, India e Pakistan come osservatori e Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Nepal, Sri Lanka e Turchia come partner del dialogo. La SCO ha firmato un accordo sulla difesa dei confini al vertice di Ufa. Il blocco prepara anche un nuovo trattato sulla lotta all’estremismo. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto al vertice che “garantire la sicurezza di territorio e frontiere dei Paesi aderenti resta uno dei compiti prioritari dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. La crescente attività delle organizzazioni terroristiche islamiche che cercano d’estendere la loro influenza, peggiora la situazione. Abbiamo deciso di rafforzare il coordinamento tra i ministeri della Difesa per monitorare la situazione in modo più efficace e coordinare le nostre azioni per sventare potenziali minacce“.
I presidenti russo e cinese hanno firmato un decreto a maggio collegando lo sviluppo dell’Unione economica eurasiatica della Russia con l’ambizioso programma economico della “Via della Seta” della Cina. Gli Stati membri della SCO pianificano anche una nuova banca dopo il successo della nuova Banca BRICS e della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB). “I membri della SCO dovranno sforzarsi nell’istruire i risoettivi enti finanziari verso mutui vantaggiosi programmi multilaterali, così come lo sviluppo economico di ogni aderente“, ha detto Xi chiedendo agli Stati membri di accelerare l’attuazione del corridoio dei trasporti della SCO. La Cina fornirà i fondi per sostenere lo studio di fattibilità e i piani del progetto, ha detto. L’omologo russo ha accettato. “Vediamo la grande promessa dell’iniziativa di sviluppare una rete dei trasporti della SCO utilizzando il potenziale offerto dalle ferrovie Transiberiana e Bajkal-Amur in Russia“, ha proposto Putin. Nei prossimi anni la Cina completerà 4000 chilometri di ferrovia e oltre 10000 chilometri di autostrada nella regione, ha detto Xi. Beijing ha già investito miliardi di dollari nella rete dei gasdotti che collegano i produttori centroasiatici alla Cina. Collegando la regione ulteriormente con il programma della Via della Seta, la Cina sollecita gli Stati membri ad approfondire la cooperazione industriale ed accelerare la costruzione di parchi industriali in ogni Stato aderente.
L’Alleanza Russia-Cina in Asia centrale ha ricevuto una spinta con Putin che accetta la maggior parte delle proposte di Pechino. Nella conferenza stampa dopo i vertici di SCO e BRICS a Ufa, Putin ha sottolineato la necessità di ulteriore integrazione delle economie regionali. “La Cina rimane la locomotiva dell’economia mondiale“, ha detto Putin. “I nostri colleghi di SCO e BRICS parlano spesso della necessità di sviluppare le infrastrutture senza cui è impossibile garantire uno sviluppo sostenibile. Questo vale per ferrovie, strade, trasporti aerei e condutture. È difficile contestarlo. Nel frattempo i progetti della cintura economica della Via della Seta e i nostri piani per lo sviluppo delle ferrovie Tran-siberiana e Bajkal-Amur, ed altri nostri progetti nell’UEE, ovviamente richiedono sforzi congiunti“, ha aggiunto.

BRICS in Ufa, RussiaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il vertice BRICS/SCO di Ufa segna l’inizio dell’Ordine Mondiale di Seta

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 10/07/2015354737Preparatevi a sconvolgenti terremoti geopolitici. All’incrocio tra Asia ed Europa s’è deciso che la città russa di Ufa sarà il punto di convergenza di tutte le iniziative e i progetti commerciali e d’integrazione dell’Ordine Mondiale di Seta che Cina e Russia guidano. Ufa, capitale del Bashkortostan in Russia, ospita contemporaneamente i vertici straordinari dei BRICS, sempre più forum alternativo al G7, e della Shanghai Cooperation Organization (SCO), rispettivamente dall’8 al 9 luglio e dal 9 al 10 luglio 2015.

L’incontro tra Eurasia e altrove
I vertici congiunti di BRICS e SCO di Ufa sono organizzati da Mosca essendo alla presidenza temporanea di BRICS e SCO. Non è un caso, tuttavia, che il settimo vertice dei BRICS e il quindicesimo vertice della SCO sono stati uniti in un grande vertice internazionale. Il Cremlino sfrutta la possibilità di riunire i partner della Russia nell’ambito del processo d’integrazione dell’Ordine Mondiale di Seta. Ci saranno sessioni congiunte di BRICS e SCO e molti scambi e discussioni sul nuovo archetipo mondiale. Una sessione informale a Ufa non solo include i membri di BRICS e SCO, ma anche dell’Unione economica eurasiatica (UEE), secondo le informazioni dell’assistente del Presidente russo Putin, Jurij Ushakov fornite ai media prima del vertice di Ufa. A parte Brasile e Sud Africa, tutti i membri di BRICS e SCO si trovano in Eurasia, e il Cremlino ha ritenuto pertinente che l’UEE sia coinvolta nelle discussioni sullo sviluppo dello spazio eurasiatico. In sostanza ciò significa che l’Armenia sarà presente ai vertici BRICS e SCO nel Bashkortostan, dato che tutti gli altri aderenti dello spazio economico eurasiatico sono membri a pieno titolo della SCO o, nel caso della Bielorussia, interlocutori della SCO. Secondo l’Istituto di Studi cinesi Mercator (Merics) di Berlino, i colloqui BRICS-SCO-UEE sono “un segno che la Russia punta a politiche di blocco”, la Repubblica di Azerbaigian e il Turkmenistan parteciperanno alla riunione informale di BRICS, SCO e UEE. [1] Le convergenze eurasiatiche e globali a Ufa sono chiare. Usando i legami già esistenti, la Nuova Via della Seta cinese e l’Unione economica eurasiatica dei russi avvieranno i passi per unificarsi nel Bashkortostan quale perno dello spazio eurasiatico. E’ la continuazione delle discussioni di vertice annunciati dal presidente cinese Xi Jinping e da Putin l’8 maggio all’arrivo di Xi Jinping a Mosca, per le celebrazioni del Giorno della Vittoria del 9 maggio 2015. Dopo tentativi falliti, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente iraniano Hassan Rohani finalmente s’incontrano a Ufa. India e Iran riaprono i rapporti strategici trascurati dal governo del predecessore di Modi, il primo ministro Manmohan Singh. L’uso del porto iraniano di Chabahar da parte dall’India per accedere a Russia e Asia centrale attraverso il Corridoio Nord-Sud, sicuramente sarà discusso dai funzionari indiani e iraniani a Ufa.

Il Nuovo Ordine Mondiale di Seta viene svelato a Ufa
Mentre la Nuova Via della Seta e l’UEE si fondono a Ufa, i BRICS tracceranno un piano di sviluppo e la SCO illustrerà i piani di espansione con nuovi membri a pieno titolo. Saranno affrontate le domande di India, Iran e Pakistan per la piena adesione. Inoltre, Egitto e molti altri Paesi hanno chiesto di aderire alla SCO in futuro. A Ufa si traccia la tabella di marcia del “secolo eurasiatico” e dell’Ordine Mondiale di Seta che va oltre l’Eurasia, comprendendo di tutto, dalla megarete ferroviaria transcontinentale che collega la penisola iberica al Mar Cinese Meridionale e ciò che viene definita la “città moderna del continente eurasiatico” in Bielorussia. Gli Stati Uniti sono chiaramente preoccupati dalla nascita dell’Ordine Mondiale di Seta, e iniziano a ostacolarla con ogni mezzo, corteggiando il Brasile alla vigilia del vertice di Ufa o chiedendo all’Unione europea di non partecipare al progetto bancario cinese. La Strategia Militare 2015 del Pentagono, che prevede la possibilità di uno scontro della versione aggiornata dell’“Asse del Male” composto da Cina, Russia, Iran e Corea democratica, si adatta alla propensione di Washington nell’affrontare i Paesi che sfidano l’ordine internazionale dominato dagli Stati Uniti. Mentre Washington e NATO invocano la chiamata generale alle armi, i cinesi sono occupati nel realizzare reti infrastrutturali civili e dei trasporti. In Bielorussia i cinesi costruiscono la prima “città moderna del continente eurasiatico” nelle foreste vicino all’aeroporto di Minsk, in ciò che Bloomberg definisce “trampolino di lancio industriale tra Unione europea e Russia”. [2] Al termine, la nuova città volta all’esportazione della Bielorussia, in costruzione sulla strada europea che collega Berlino, Varsavia, Minsk e Mosca, sarà il maggiore parco industriale in Europa.

Il dollaro USA e Bretton Woods sono finiti
L’Ordine Mondiale di Seta che si forma a Ufa vedrà l’attuale architettura finanziaria di Bretton Woods spianata e sostituita da una non più dominata dalla trilaterale Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Il monopolio di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che ha avvantaggiato Washington, è alla fine. Il dollaro USA come valuta commerciale è cancellata da BRICS, SCO ed UEE, e l’inondazione dei mercati petroliferi da parte di Washington era in parte volta a deragliare ciò imponendo una rinnovata dipendenza dal dollaro statunitense nel commercio energetico. La nuova Banca di sviluppo dei BRICS (NDB) è la prima istituzione BRICS lanciata da Brasile, Cina, India, Russia e Sud Africa. Ad essa si affiancano la Banca di sviluppo della SCO e la Banca di investimento infrastrutturale asiatica recentemente lanciata all’assalto di Bretton Woods. Sono finiti i giorni del dominio statunitense incontrastato. L’architettura del dopo-seconda guerra mondiale, o ordine globale post-1945, è ora in agonia, sul punto di finire. Con o senza Washington, il Nuovo Ordine Mondiale di Seta emerge e il suo avvento viene celebrato a Ufa rafforzando la SCO e istituzionalizzando i BRICS a pietra angolare del nuovo ordine mondiale multipolare.

Note
[1] Gabriel Domínguez, “Cosa aspettarsi dal vertice SCO e BRICS in Russia”, Deutsche Welle, 6 luglio 2015.
[2] Aliaksandr Kudrytski, “La Cina costruisce la testa di ponte comunitaria con una città da 5 miliardi di dollari in Bielorussia”, Bloomberg, 26 maggio 2013.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Russian President Putin, Indian Prime Minister Modi, Brazil's President Rousseff, Chinese President Xi and South African President Zuma walk after the welcoming ceremony during the BRICS Summit in UfaElenco delle discussioni al vertice BRICS
Russia Insider 10 luglio 2015

• La cooperazione con la Mongolia sembra destinata ad aumentare. Putin ha sottolineato il grande potenziale della cooperazione sino-mongolo-russa.
• Il presidente della Mongolia ha chiesto che Cina e Russia ripensino il gasdotto Siberian-2 e ne considerino invece uno attraverso la Mongolia, che sarebbe meno costoso e più rapido da costruire di quello pianificato, che passa per la regione montagnosa dell’Altaj.
• I BRICS avviano un fondo valutario di riserva da 100 miliardi di dollari.
• L’India sembra proiettata ad entrare ufficialmente nella Shanghai Cooperation Organization (SCO).
• Alcuni accordi sono stati presi sullo sviluppo del gruppo. Si tratta di decidere alcuni progetti infrastrutturali e innovativi già previsti, che rientrano soprattutto nella “Nuova Via della Seta”. Maggiori dettagli in futuro.
• I BRICS ricercano un maggiore approccio comune nella lotta al terrorismo.
• Si lavora su strategie alimentari per le comunità più vulnerabili.
• Blindare in comune le economie contro forti fluttuazioni dei prezzi del petrolio.
• Un approccio multilaterale (cooperazione) nelle sfide globali (egemonia statunitense e NATO).
• Suggerimenti secondo cui i BRICS accolgano l’Iran, o almeno guardino ad una crescente cooperazione con esso. Turchia, Indonesia, Messico, Egitto, Argentina, Nigeria e Grecia si sono dichiarati interessati ad aderire ufficialmente ai BRICS. Per la Grecia sarebbe impossibile se rimane nell’UE.
• Forse più importante, i BRICS si preparano ad espandere l’uso delle monete nazionali nel commercio reciproco. I BRICS partecipano al 75% del commercio mondiale (interno o coinvolgente una nazione BRICS), con percentuale crescente nel commercio tra nazioni BRICS. Gli scambi commerciali tra Russia e Cina aumenteranno a circa 100 miliardi dollari nel 2015. L’uso delle monete nazionali nel commercio tra le due nazioni è aumentato di oltre l’800%.
• Le nazioni dei BRICS decidono di cooperare per impedire la ‘revisione’ della storia.
• La banca di sviluppo dei BRICS avvierà progetti già nel 2016.

5111-0294RTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

BRICS e SCO becchini degli USA

Ilija Vakhlakov Cont 9 luglio 2015 – America’s Done Wrongs

Fino al vertice congiunto delle unione interstatali BRICS e SCO, che si svolge in questi giorni a Ufa, erano tra i pochi club di Stati dagli interessi dissimili e privi di un qualsiasi contenuto specifico. Tuttavia gli attuali progetti su trasporti e finanziari possono vanificare secoli di grande gioco degli USA2015-07-09T122942Z_1289193856_GF10000153731_RTRMADP_3_EMERGING-BRICS-RUSSIA-MARKETSConversione
I leader dei Paesi BRICS di volta in volta tengono riunioni congiunte, come i vertici G7, per discutere e agire su un comune messaggio “mondiale”, dimostrando una crescente importanza mondiale, ma non solo. Allo stesso modo, i Capi di Stato dei Paesi della SCO periodicamente comunicano tra loro dichiarando l’impegno a “tutto ciò che va bene contro ogni male”, ma oltre le parole non si andava. La crisi globale, che ha colpito le economie di questi Paesi, poteva sembrare a qualcuno l’inizio della fine del Fronte antioccidentale. Perciò molti osservatori con malcelato stupore hanno visto quest’anno che le due organizzazioni iniziano un ambizioso e concreto sostegno a una revisione integrale della relazione geo-economica mondiale esistente. A metà 2015, al vertice di Ufa appare chiaro che BRICS e SCO diventano attori mondiali a pieno titolo e come tali vanno considerati. Questi ambiziosi superprogetti sono in primo luogo la nuova Banca di sviluppo dei BRICS e la riserva valutaria dei Paesi dell’associazione, così come il corridoio dei trasporti ed energetico della “Grande Via della Seta”, facendo della SCO un’influente unione politica ed economica. Nel caso che i promettenti progetti assorbano il traffico transatlantico, la base della globalizzazione attuale e le istituzioni finanziarie prevalentemente pro-USA cadranno nel dimenticatoio, l’equilibrio strategico globale passerà all’Asia e l’attuale egemone planetario Stati Uniti sarà finalmente emarginato dal mondo.

La Nuova Banca di Sviluppo: miliardi per la Russia
Cos’è la nuova banca di sviluppo? E’ un concorrente diretto degli usurati strumenti finanziari della trans-oligarchia come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Entrambe tali strutture, controllate da Washington, hanno da tempo cessato di rispondere alla realtà perché non tengono conto del rapido sviluppo dei cosiddetti Paesi del terzo mondo, tra cui l’occidente vedeva i cinque Paesi BRICS. Questi ultimi non hanno alcuna leva sulle vecchie istituzioni finanziarie e non potevano sfruttare al massimo le proprie risorse per i propri progetti. Perciò pochi anni fa, i leader dei cinque Paesi decisero di creare la propria banca, dove essere azionisti con tutti i poteri necessari e l’accesso preferenziale a vere risorse. Da marzo a luglio di quest’anno i cinque Paesi BRICS hanno ratificato la creazione della banca ed entro la fine di quest’anno formeranno il primo pacchetto di progetti per gli investimenti futuri. Formalmente hanno permesso che il capitale della banca ammontasse a “soli” 100 miliardi dollari, ma con l’aiuto dei fondi in prestito su garanzia del fondatore, tale importo potrebbe facilmente aumentare a 300-400 miliardi di dollari. Quindi avviare la net economy: la banca di sviluppo guadagnerebbe miliardi da investimenti redditizi in infrastrutture, ricerca e progetti commerciali nel mondo, ponendo tassi speciali ai prestiti per le iniziative nel BRICS. Per la Russia, una nuova fonte per un facile uso dei fondi sarà cruciale date le sanzioni economiche imposte dall’occidente. Limitare l’accesso ai prestiti esteri a basso costo per un anno ha un impatto negativo su una serie di progetti infrastrutturali nazionali: costruzione di assi stradali e ferroviari e posa di condotte strategiche, scoperta di nuovi giacimenti di petrolio e gas e modernizzazione delle raffinerie. Nel prossimo futuro tutte queste iniziative avranno una solida base finanziaria grazie allo sviluppo della banca in cui la Russia avrà tutti i poteri necessari.

La Nuova Via della Seta: gli USA emarginati
La maggior parte dei progetti infrastrutturali russi, senza dubbio, sarà avviata sulla base dei nuovi interessi economici comuni dei Paesi della SCO. Si tratta del corridoio Estremo Oriente – Europa che rinnova la tradizione della Via della Seta medievale. La Cina è il motore ideale, ma la Russia è sempre estremamente importante, in quanto può di nuovo e più equamente integrarsi nell’economia mondiale, tramite partner chiave, con le più importanti arterie dei trasporti nel continente. Come è noto, i corridoi terrestri per centinaia di anni presiedettero agli scambi eurasiatici, e furono emarginati circa 500 anni fa quando gli europei aprirono le rotte marittime. Fu allora che la stella dell’Europa occidentale sorse, estinta dal crollo dell’impero romano. Dopo aver stabilito il suo potere con il controllo delle rotte marittime, la civiltà “atlantica” per mezzo millennio ha dettato la sua volontà su tutti i popoli e neanche oggi è disposta a rinunciare allo status di egemone globale. Oggi, tuttavia, il commercio marittimo tra Vecchio Mondo e “tigri” dell’Asia orientale subisce gravi limitazioni. La merce che viaggia da Guangzhou a Rotterdam, su rotte marittime, impiega in media 45-60 giorni, a seconda delle rotte e ridurlo drasticamente è impossibile. Con la realizzazione del progetto della nuova rotta terrestre della Via della Seta, il viaggio di uno stesso volume di merce sul ramo settentrionale, attraverso la Russia, occuperebbe solo 10-12 giorni. Oltre alla velocità, diventa un fattore importante la sicurezza. Negli ultimi anni le comunicazioni marittime sono sempre più oggetto di assalti ed anche di contrattazione geopolitica. Ciò si manifesta in molti modi: dagli attacchi dei pirati al largo delle coste del Corno d’Africa e nello Stretto di Malacca agli scontri diplomatici tra superpotenze su isole contese o sui piani per la costruzione di canali transcontinentali. Problemi gravi potrebbero verificarsi alle linee di approvvigionamento degli idrocarburi dai Paesi del Golfo per tutto il mondo, che sono quasi esclusivamente marittime. Il fenomeno terroristico dello “Stato islamico” (un gruppo vietato dalla Corte Suprema russa) può sconvolgere la regole del gioco, reclamando un proprio ruolo geopolitico in Medio Oriente. Tra l’altro ciò comporterebbe il forte aumento del ruolo del petrolio e del gas russo nel mercato energetico mondiale. Non è un caso, ad esempio, che siano costruiti gasdotti dalla Siberia occidentale e orientale verso la Cina quali elementi di base della futura Via della Seta.
Le conseguenze della costruzione e dell’ammodernamento del corridoio trans-Eurasia sono difficili da sopravvalutare. Basti dire che il passaggio del vettore degli scambi tra l’Europa e l’Asia agli itinerari terrestri inciderà immediatamente sulla configurazione dell’intero sistema finanziario mondiale ancora basato sul dollaro USA. La Nuova Via della Seta, che collega i produttori di materie prime più grandi del mondo ai principali mercati, rende gli USA semplicemente inutili, e la loro moneta irrilevante. E’ qui che l’Europa occidentale e l’Estremo Oriente potrebbero trovare il “punto di contatto” per un fruttuoso compromesso a lungo termine.2015_7$largeimg110_Jul_2015_074422440galleryLa Federazione Russa è tutt’altro che isolata: ospita BRICS e Shanghai Cooperation Organization
Galina Zobovo, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times

La Federazione russa è all’avanguardia nel sostegno al mondo multipolare rompendo la morsa dell’ordine tradizionale per cui USA, potenze europee e monarchie del Golfo collaborano. Naturalmente, le differenze rimangono su questioni specifiche e interessi geopolitici interni. Tuttavia, in generale tali forze sono solite collaborare quando si tratta di importanti questioni economiche, politiche e di sicurezza. Ultimamente la Federazione russa ha in primo luogo ignorato la politica di quelle nazioni nel caso di Abkhazia e Ossezia del Sud, seguite quindi dagli eventi in Crimea, Siria e Ucraina sud-orientale e orientale. Altri eventi internazionali testimoniano le gravi divisioni tra Federazione russa e potenze occidentali. Eppure, la crisi in Crimea (Federazione Russa) e in Ucraina sono l’ultima goccia. Dopo di ché Mosca ora affronta sanzioni economiche e altri aspetti negativi dovuti alle ambizioni geopolitiche di USA e Unione Europea (UE). Tuttavia, la Federazione russa ai primi di luglio di quest’anno ospita BRICS e Shanghai Cooperation Organization (SCO). Ciò significa che Mosca ospiterà nazioni come Brasile, Cina, India, Iran e Sud Africa, insieme a molte altre collegate alla SCO. In effetti, anche il Pakistan dimostra grande interesse per la SCO come altre nazioni dell’Asia centrale ritenute partner essenziali. In altre parole, è evidente che le élite politiche di Mosca ritengono di poter mettere evitare i rapporti negativi con USA e Unione europea grazie alla forza di trazione della Federazione Russa. Allo stesso tempo, la Federazione Russa fa appello ai tradizionali alleati di Washington per via della natura mutevole della geopolitica. Pertanto Paesi come Egitto e Pakistan, e altri, si allontanano dal loro approccio apertamente sbilanciato verso Washington per uno più equilibrato. Infatti, anche se può sembrare che il Giappone sia completamente nel campo degli USA, è altrettanto vero che i leader del Giappone e della Federazione russa condividono diversi rapporti cordiali. Altrettanto importante, le élite politiche di Tokyo sanno bene che relazioni positive con Mosca sono nell’interesse del Giappone. Ciò vale in particolare per gli eventi geopolitici in Asia nordorientale riguardanti penisola coreana e Cina in cui la Federazione Russa è vista come onesta mediatrice. Inoltre, di grande importanza è la questione energetica perché il Giappone non si affida più al Medio Oriente.
Asian News relaziona su fattori economici affermando: “L’obiettivo è rafforzare la cooperazione finanziaria contrastando il dollaro. Ciò che Cina e Russia già fanno è commerciare in altre valute. In realtà, la borsa di Mosca commercia già i futures in rubli-yuan e la Russia è uno dei tre massimi attori nella Banca di investimenti infrastrutturali asiatici (AIIB) insieme a Cina e India“. Le organizzazioni BRICS e SCO giungono in un momento molto opportuno per il Presidente della Federazione Russa Putin, perché mette in luce le sabbie mobili economiche e come Mosca non dipenda dalle potenze occidentali. Altrettanto importante, nonostante le parole del presidente degli USA Obama e di certi leader europei, è chiaro che la Federazione russa è tutt’altro che isolata. I media occidentali nel complesso hanno la possibilità d’immaginare un quadro assai negativo della Federazione Russa di Putin, ma le élite politiche a Mosca si concentrano sul sostegno del mondo multipolare nascente. In effetti, la Federazione russa è fermamente convinta che l’agenda da Guerra Fredda appartenga alle élite di Washington, perché Mosca continua a specificare che è aperta a scambi e colloqui con tutti. Tuttavia, nonostante l’approccio imparziale intrapreso dalla Federazione russa, è comunque evidente che questa nazione rifiuta la camicia di forza occidentale.

5111-0295RTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sanzioni e nascita della nuova Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/06/2015csf978Voglio condividere le mie impressioni sulla recente visita a San Pietroburgo, dove sono stato invitato a parlare a una conferenza intitolata “Mai sprecare una buona crisi”. Il titolo è una versione del vecchio proverbio cinese: “Una crisi presenta anche opportunità”. Questo è ciò che appare oggi nella Federazione Russa e s’irradia dall’ampia distesa dell’Eurasia ad Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. In mancanza di un termine migliore, chiamerò ciò che avviene Ordine del Nuovo Mondo, per differenziarlo dal Nuovo Ordine Mondiale dominato dagli Stati Uniti di George HW Bush, proclamato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, in un discorso dell’11 settembre 1990 al Congresso degli Stati Uniti, dove disse “Oltre questi tempi difficili, il nostro… obiettivo, un Nuovo Ordine Mondiale, può emergere…” Oggi è chiaro che il Nuovo Ordine Mondiale di Bush era destinato a sfruttare senza scrupoli il disordine successivo alla fine dell’Unione Sovietica forgiando un mondo unipolare in cui un piccolo gruppo avrebbe dettato al mondo intero le sue condizioni. Il suo perseguimento è stato l’unico obiettivo della politica estera degli Stati Uniti e delle loro guerre e campagne terroristiche sotto tre presidenti degli Stati Uniti, nell’ultimo quarto di secolo dalla fine dell’Unione Sovietica. Ciò motiva la guerra civile istigata dagli USA in Ucraina, Siria, contro la Cina nel Mar Cinese orientale, e il sostegno occulto degli USA al SIIL. Si avanzano le sanzioni economiche statunitensi contro la Russia, a cui Washington ha costretto l’UE ad appoggiare, con grande danno per la sua economia. Ciò che ho visto non solo a San Pietroburgo, ma anche in altre recenti visite in Russia, è qualcosa che posso solo definire straordinario. Piuttosto che farsi terrorizzare da interminabili attacchi e sanzioni economiche e finanziarie lanciate contro di essa, la Russia e la sua dirigenza sono sempre più sicure di sé e, soprattutto, più autosufficienti e positivamente aggressive come mai prima. Alcuni esempi l’illustrano.

Leader negli alimenti biologici
I leader russi di oggi hanno capito che ciò che sotto il corrotto Eltsin era considerato una passività, l’agricoltura, è uno dei beni più grandi della Russia. Ho avuto occasione, nel contesto di questa edizione del San Petersburg International Economic Forum, di parlarne con il Viceministro dell’Agricoltura che mi ha detto che il governo ha preso la decisione strategica di usare le sanzioni “contro le sanzioni”, cioè vietare le importazioni di prodotti alimentari dall’Unione europea, per realizzare una produzione di alimenti naturali e biologici russi. Il Viceministro Sergej Levin mi ha detto che la Russia già oggi ha vietato ogni nuova commercializzazione di sementi OGM. Le sue osservazioni furono riprese dal Viceprimo ministro russo Arkadij Dvorkovich che annunciava che la Russia non userà organismi geneticamente modificati (OGM). Il ministro dell’Agricoltura russo Nikolaj Fjodorov ha promesso di fare della Russia un Paese senza OGM. In una riunione dei deputati rappresentanti le zone rurali ha dichiarato sugli OGM che il governo non “avvelenerà i cittadini”. Hanno capito che il ricco e fertile suolo russo, quando le esigenze della guerra fredda deviarono la produzione di sostanze chimiche per la difesa, in gran parte evitò il pesante uso di prodotti agrochimici che ha gravemente danneggiato i terreni agricoli degli Stati Uniti e di gran parte dell’Unione europea dal 1945, secondo i metodi agro-alimentari statunitensi che in modo meraviglioso aumentarono la resa dei raccolti, ma non la qualità nutrizionale del cibo prodotto. Qui è dove la Russia ha capito che può divenire un importante produttore mondiale di prodotti agricoli organici di qualità. I fertili terreni agricoli russi diventano ancora più strategici per le forniture alimentari mondiali, mentre le fertili terre nere dell’Ucraina vengono distrutte da guerra e caos.

La Russia come catalizzatore dell’energia
10952140 Ciò che era evidente nei miei colloqui e osservazioni a San Pietroburgo è la tremenda dinamica russa nel mutare l’ordine mondiale esistente. Le sanzioni spingono la Russia a fare cose molto buone. Gli sforzi di Washington sono ridicolmente inefficaci cercando di bloccare i capitali occidentali per le imprese russe, in particolare quelle energetiche, e la drammatica escalation delle provocazioni della NATO attorno la Russia hanno spinto a decisioni strategiche autonome o alla cooperazione con partner commerciali non NATO. La diversità di tali accordi commerciali strategici emersa a San Pietroburgo è impressionante. Andrew Korybko, giornalista e analista di Sputnik ha dettagliato alcuni dei più significativi accordi emersi nel forum russo. Korybko sottolinea che lungi dall’essere considerato a livello internazionale come uno Stato paria, “spezzando” le regole del gioco di Washington, la Russia calamita l’interesse internazionale come mai prima nella storia. Ciò è dimostrato dalla partecipazione al forum annuale di San Pietroburgo. Nonostante i grossi stupidi sforzi del dipartimento di Stato USA per scoraggiare la presenza a San Pietroburgo, quest’anno vi era un numero record di partecipanti, circa 10000, che in tre giorni di intense discussioni hanno firmato oltre 200 contratti da 5,4 miliardi dollari per nuovi accordi commerciali con la Russia, con decine di miliardi di nuovi accordi negoziati seriamente. L’affluenza è stata del 25% più alta rispetto all’anno prima, un record per il 19.mo forum nonostante i ripetuti sforzi di Washington e Bruxelles di demonizzare la Russia e Putin. Si invia un segnale chiaro ai governi della NATO che non considerano le sanzioni alla Russia un ostacolo all’ulteriore cooperazione con la Russia per sviluppare le vaste risorse di idrocarburi, da parte dell’inglese BP e dell’anglo-olandese Royal Dutch Shell, così come della tedesca E.ON, che hanno stipulato importanti nuovi accordi con la Russia a San Pietroburgo.
I colossi energetici Gazprom e Shell hanno firmato un memorandum per la costruzione di una terza linea per l’impianto di gas naturale liquefatto di Sakhalin sulla costa del Pacifico della Russia. Gazprom ha inoltre firmato un memorandum per la costruzione di un gasdotto dalla Russia alla Germania sul Mar Baltico con E.ON, Shell e la società energetica OMV di Vienna. L’accordo del Baltico prevede la costruzione di un nuovo gasdotto verso la Germania a fianco dell’attuale Nord Stream. Il nuovo progetto avrà una capacità di 55 miliardi di metri cubi l’anno, il doppio del volume del Nord Stream. Nonostante i rapporti tesi tra Mosca e Bruxelles, l’Europa avrà bisogno di più gas nel prossimo futuro e la Russia è l’unico Paese che può soddisfare la domanda ad un prezzo competitivo. “Considerando il declino dell’estrazione locale di gas in Europa e l’aumento della domanda, le imprese europee devono sviluppare nuove infrastrutture per garantire l’approvvigionamento di gas russo a i consumatori europei“, ha detto Gazprom in un comunicato. Dopo lo stupido tentativo di Bruxelles di sabotare ulteriori forniture di gas Gazprom-UE, generando da parte dei governi dell’UE il caos incontrollato in Ucraina, una quota importante delle forniture via gasdotto all’UE dalla Russia minaccia di ridursi. In conseguenza alle pressioni dell’UE su Bulgaria e altri Paesi dell’UE, lo scorso dicembre, nei colloqui con il presidente turco Erdogan ad Ankara, il presidente russo Vladimir Putin annunciava, scioccando Bruxelles, che South Stream, un progetto da 45 miliardi di dollari per inviare gas naturale russo via gasdotto sottomarino nel Mar Nero in Bulgaria e nei mercati dei Balcani e del sud Europa, era morto. Invece Putin annunciava colloqui con Erdogan per creare ciò che oggi è chiamato Turkish Stream, un gasdotto che porterà il gas russo attraverso la Turchia direttamente ai confini della Grecia. Il percorso successivo ai Paesi dell’UE dipenderà dalle decisioni dell’UE. In particolare in tale contesto, durante i colloqui a San Pietroburgo tra il primo ministro greco Alexis Tsipras e funzionari russi, tra cui Putin e ministri dell’Energia russo e greco, la Grecia ha firmato un memorandum per portare il gas russo dal gasdotto Turkish Stream al membro dell’UE (almeno per ora) Grecia. Grecia e Russia hanno firmato il memorandum per il progetto che Tsipras ha descritto come “Greek Stream“. Allo stesso convegno, il presidente della Republika Srpska Milorad Dodik ha rivelato che “la Serbia senza dubbio parteciperà al Turkish Stream”. Non erano gli unici accordi energetici raggiunti a San Pietroburgo. Gazprom e la società francese del gas Engie hanno discusso la necessità di nuove vie di forniture di gas all’Europa. E il gigante petrolifero russo Rosneft ha firmato un accordo con la compagnia petrolifera e gasifera inglese BP che ha acquistato il 20 per cento della Taas-Jurjakh Neftegazodobicha nella Siberia orientale, creando una nuova joint venture energetica anglo-russa. Per coloro che in occidente affermano, come i neo-con del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, della Casa Bianca di Obama o dell’ufficio del segretario alla Difesa “Ash” Carter, che Putin pone furtivamente le basi per la ricostruzione l’Unione Sovietica, che non vi è alcuna base del genere, e che è chiaro che più l’economia della Russia dipende da cooperazione e rispetto reciproco con i Paesi UE, più assurde tali accuse appaiono.

L’accordo a sorpresa con i sauditi
Come se scala e diversità di questi nuovi accordi non fossero sufficienti, gli accordi della Russia di Putin con i massimi rappresentanti di Arabia Saudita e dell’India sottolineano il ruolo di avanguardia che la Russia svolge sempre più nel creare un Nuovo Mondo dall’ordine multipolare. Uno degli sviluppi più geopoliticamente affascinanti del forum di San Pietroburgo è stata la comparsa del principe saudita Muhamad bin Salman, ministro della Difesa e figlio del re Salman. Il principe bin Salman e Putin hanno tenuto una conferenza stampa congiunta durante il St. Petersburg International Economic Forum, dove Putin ha annunciato di aver invitato il re saudita Salman a visitare la Russia, e di aver accettato l’invito a visitare l’Arabia Saudita. Inoltre, i due hanno discusso dell’acquisto saudita di tecnologia russa nucleare. Il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr ha detto a RT che l’Arabia Saudita ha intenzione di utilizzare l’esperienza della Russia per costruire 16 reattori elettronucleari. Russia e Arabia Saudita firmarono un accordo intergovernativo sulla cooperazione per l’uso pacifico dell’energia nucleare. Secondo l’agenzia per l’energia atomica russa Rosatom, per la prima volta nella storia delle relazioni russo-saudite si crea un quadro giuridico per la cooperazione bilaterale nel campo dell’energia nucleare, aprendo prospettive di cooperazione nella costruzione e gestione di reattori, ciclo del combustibile nucleare, nonché istruzione e formazione. Il presidente russo Putin e il principe saudita hanno discusso la possibile cooperazione nel commercio di armi. Hm. Finora l’Arabia Saudita è il primo cliente degli armamenti di Stati Uniti e Gran Bretagna. Non c’è dubbio che il 9 maggio, la sfilata a Mosca dei sistemi d’arma russi più avanzati abbia catturato l’attenzione del principe bin Salman. Riferendosi ai colloqui tra bin Salman e Putin su possibili acquisti di sistemi d’arma russi dall’Arabia Saudita, il ministro degli Esteri al-Jubayr ha dichiarato: “La questione (di acquistare armi) viene considerata dagli esperti militari dei nostri Paesi. Ma voglio sottolineare che nulla c’impedisce di acquistare sistemi di difesa russi, proprio come nulla impedisce alla Russia di venderli all’Arabia Saudita“. Possiamo immaginare come questa affermazione abbia preoccupato Washington e Londra e il quartier generale di Bruxelles della NATO, su quanto deciso dall’incontro del 1945 tra il presidente statunitense Roosevelt e il re saudita Ibn Saud per garantire i diritti esclusivi alle major petrolifere statunitensi nel sviluppare gli enormi giacimenti di petrolio del regno saudita, facendo di Riad uno Stato vassallo degli Stati Uniti.
Altri accordi nel contesto dell’ultimo Forum economico internazionale di San Pietroburgo sono troppo numerosi da dettagliare. Riguardano India, Myanmar e numerosi altri Paesi. In breve, San Pietroburgo ha dimostrato al mondo il fallimento totale della politica degli Stati Uniti nel cercare di isolare e demonizzare la Russia di Vladimir Putin. Perseguendo la strategia di pacifici accordi economici e commerciali con gli alleati della Shanghai Cooperation Organization, soprattutto con la Cina, di accordi con i Paesi BRICS come India, Brasile, Sudafrica e Cina e nell’ambito dell’Unione economica eurasiatica, la Russia emerge quale avanguardia dell’Ordine del Nuovo Mondo, in cui il rispetto di confini nazionali e sovranità nazionale è ancora la pietra angolare. Parafrasando il testo del grande cantante country statunitense Carl Perkins, la Russia dice a Washington, “Puoi abbattermi, calpestarmi, calunniarmi dappertutto. Ttutto ciò che vuoi, ma uh uh, bello, lascia in pace il mio diritto sovrano ad esistere e prosperare in pace con i miei vicini“. Il Nuovo Ordine Mondiale di Bush si sgretola sotto i nostri occhi mentre la Russia dà vita all’Ordine del Nuovo Mondo. E’ affascinante e molto bello da vedere.CDH1iCRWYAApHyl_risultatoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra al terrorismo dell’India arriva nel Myanmar

Andrew Korybko The Saker 22 giugno 2015myanmar-map2L’India ha condotto un’operazione delle forze speciali contro i terroristi in Myanmar responsabili di un recente attentato. Mostrando rinnovata risoluzione nella lotta a ogni forma di terrorismo, l’India ha recentemente lanciato un’operazione chirurgica contro i terroristi in Myanmar, uccidendone più di 100. L’operazione è stata la risposta ad un agguato all’inizio del mese che uccise 18 soldati nello Stato nord-orientale di Manipur. Quest’angolo del Paese è da tempo focolaio di separatismo e terrorismo, e i vari gruppi combattenti attivi nella zona hanno approfittato dei mali interni dei loro vicini per sfruttarli come basi operative. In realtà c’è un’alleanza implicita tra essi ed i ribelli nel Myanmar, essendo i gruppi antindiani incapaci di utilizzare il territorio delle controparti senza il loro consenso. L’India cerca attivamente di espandere l’influenza nel sud-est asiatico attraverso la rinvigorita politica ad Oriente, ma non può procedere correttamente finché il nord-est sarà pacificato e il Myanmar stabilizzato. Ironia della sorte, prendendo di mira i terroristi in Myanmar, l’India potrebbe involontariamente perpetuare il ciclo infinito della destabilizzazione che cerca di evitare.

L’ombrello del separatismo
Il Consiglio Nazionale Socialista del Nagaland-Khaplang (NSCN-K) è responsabile dell’attacco a sorpresa a Manipur, ma in realtà fa parte di un’organizzazione ombrello terroristica più grande e recente chiamata Fronte unito di liberazione dell’Ovest del Sud-Est Asiatico (UNLFW). Tale gruppo riunisce tre dei più pericolosi movimenti separatisti del Nordest dell’India, il Fronte Nazionale di Liberazione dell’Assam (Alptransit), il Fronte Democratico Nazionale di Bodoland (NDFB) e il gruppo Naga appena citato, ognuno dei quali vuole ritagliarsi con la violenza la propria nazione-Stato indipendente dalla Repubblica dell’India, che perciò sono classificati gruppi terroristici da Nuova Delhi. SS Khaplang, fondatore del NSCN-K, sarebbe a capo della UNLFW ed è presumibilmente sua l’idea di creare l’organizzazione (la terza di tale tipo). Quest’unione dei terroristi separatisti è eccezionalmente pericolosa per l’India, in quanto dimostra che gruppi diversi (alcuni dei quali hanno rivendicazioni territoriali sovrapposte, come nel caso dell’Assam e del Bodo) possono mettere da parte i loro conflitti e collaborare per raggiungere il grande obiettivo del separatismo via terrorismo. La risposta militare di Nuova Delhi all’UNLFW dimostra che comprende la minaccia del nesso tra movimenti separatisti-terroristi unificati, santuari nelle regioni di confine ingovernabili e organizzazioni ribelli alleate estere verso sovranità e sicurezza ma, soprattutto, dimostra anche come l’India riorienti seriamente l’attenzione strategica verso il sud-est asiatico.

Più ASEAN, meno Pakistan
11_bcim_logo Finora la dottrina della sicurezza dell’India era dominata dal Pakistan, ma le ultime mosse militari in Myanmar indicano un cambiamento strategico. Naturalmente Islamabad rimarrà principale preoccupazione per la sicurezza di New Delhi, ma con Pakistan e India che dovrebbero aderire alla SCO il mese prossimo, ci si aspetta che una sorta di ‘pace fredda’ sia finalmente conclusa tra essi. Questo nonostante il ministro della Difesa indiano abbia lasciato intendere che l’operazione in Myanmar potrebbe essere ripetuta contro i terroristi in Pakistan, in futuro, e il ministro degli Interni pakistano abbia risposto con forza che “il Pakistan non è il Myanmar”. Tali dichiarazioni dovrebbero essere viste come nient’altro che pose di entrambe le parti, essendo estremamente improbabile che rischino una guerra convenzionale (e forse nucleare) in questo momento. La ragione principale di ciò è il fattore cinese, dato che Pechino vuole salvaguardare il progetto di corridoio economico Pakistan-Cina da 46 miliardi di dollari, mentre New Delhi vuole concentrare l’attenzione strategica competendo con la Cina nel cortile di casa del Sud-Est asiatico (risposta simmetrica alla ‘collana di perle’ della Cina nell’Oceano Indiano). Nel prossimo quadro della SCO allargata, la Russia potrà frenare l’India nei confronti del Pakistan, mentre la Cina potrà fare lo stesso con il Pakistan verso l’India, mitigando la tensione tra i due antagonisti dell’Asia meridionale e consentendo di concentrarsi sulle rispettive visioni economiche (integrazione pakistana con la Cina, integrazione indiana con l’ASEAN) invece che sulla reciproca distruzione assicurata. L’India ha appena aggiornato la politica Volta ad Oriente con l’Atto ad Est, incarnando l’impegno costante ad espandere le partnership a pieno spettro in quella direzione. Mentre l’inaugurazione del corridoio commerciale BCIM tra Bangladesh, Cina, India e Myanmar è il migliore degli scenari, sembra più probabile che l’India cerchi d’escludere la Cina da questo formato e di gestire le relazioni commerciali bilaterali con gli altri due membri. La visita di Modi nel Bangladesh è volta essenzialmente a rafforzare la posizione di Nuova Delhi assicurando e sviluppando il Nordest. Nel Myanmar, l’India vuole usarne il territorio come ponte di collegamento con il resto dell’ASEAN, cercando di costruire un’autostrada dal nord-est dell’India alla Thailandia collegandone più strettamente la gigantesca economia con il dinamico blocco commerciale. Per adempiere a questa visione, però, l’India deve assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma potrebbe involontariamente aggravare le difficoltà di quest’ultimo con l’intervento unilaterale per adempiere al primo passo.

Suscitare un vespaio
L’India rivendica l’operazione condotta in Myanmar, con fonti contrastanti sul fatto se Naypyidaw ne fosse stato informato prima o dopo, ma la controparte sostiene che tale missione non ha mai avuto luogo nel Paese, ma invece nella regione di confine indiana. Non importa quale sia la realtà, le dichiarazioni del Myanmar indicano che cerca di rispettare scrupolosamente la tregua tenue per mantiene il Paese relativamente stabile fino alle elezioni generali di novembre, e il NSCN-K è uno dei molti firmatari di tale accordo. Mentre Naypyidaw ha serio interesse a sradicare le forze ribelli (ha lottato per oltre 60 anni proprio per questo), è riluttante ad agitare le acque e rischiare la ripresa della guerra civile in un momento decisivo, e solo per il gusto di soddisfare l’India eliminandone uno dei nemici che, va sottolineato, è firmatario della tregua che preserva una pace molto fragile. La paura del Myanmar è che il NSCN-K possa usare la sua rete di alleanze ribelli nel Paese per difendersi contro qualsiasi attacco dal governo, in quanto non solo i passi militari violerebbero il cessate il fuoco, ma anche gli altri gruppi ribelli presenti nella zona avrebbero da perdervi se Naypyidaw imponesse il controllo sulla regione (magari con il supporto indiano). Dal punto di vista indiano, il NSCN-K potrebbe attivare la rete terroristica nel nordest intraprendendo una prolungata campagna terroristica etnocentrica il cui effetto sarebbe arrestare la svolta di New Delhi verso l’ASEAN, coinvolgendola in una guerra civile. Così l’India è impantanata da un Comma 22 strategico, per cui la sua politica dell’Atto ad Est impone l’obbligo di assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma compiere il primo passo danneggia il secondo, negando le eventuali realizzazioni precedenti attraverso la prevedibile esplosione di violenze e flussi di rifugiati. Nuova Delhi punta affinché niente di tutto questo emerga, ma date le circostanze, è una scommessa rischiosa, non importa quanto sia legittimo il diritto dell’India di rispondere al terrorismo.

eastindiaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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