Le formazioni paramilitari siriane

Alessandro Lattanzio, 14/9/2017

Il nostro onore sarà solo l’onore di affrontare l’occupazione e la cospirazione occidentale statunitense, del nemico taqfiro e del nemico israeliano. Il nostro onore è la Palestina e dalla Palestina a Gaza, e da Gaza a tutta la terra della Palestina. Il nostro onore è in Siria affrontando la cospirazione contro la Siria, e il nostro onore è la Resistenza“.
Mahmud Qamiti, dell’Ufficio Politico di Hezbollah

Quwat Muqatili al-Ashair
Le Quwat Muqatili al-Ashair (“Forze dei Combattenti delle Tribù”) sono una milizia governativa. Le Quwat Muqatili al-Ashair sono guidate dallo Shaiq Turqi Abu Hamad dell’ufficio politico del Movimento Socialista Arabo, separatosi dal Baath nel 1963, ma componente del Fronte Nazionale Progressista, coalizione di partiti guidata dal Baath stesso. Turqi Abu Hamad è originario di Raqqa, la sua milizia è affiliata all’intelligence militare siriana tramite Zayd Ali Salah, comandante della 30.ma Divisione di fanteria e direttore della comunità di sicurezza e militare di Aleppo. Il fratello di Turqi, l’ingegnere Ahmad Abu Hamad, è il comandante delle Quwat Muqatili al-Ashair. 500 combattenti delle Quwat Muqatili al-Ashair furono trasferiti da Aleppo ad al-Qafsa, sul fiume Eufrate. Nel 2016 fu costituita, presso le Quwat Muqatili al-Ashair, un contingente di drusi del governatorato di Suwayda, il Bayraq al-Suwayda, che partecipò alla liberazione della zona tra Tadmur e al-Suqanah. I russi hanno decorato Turqi e Ahmad Abu Hamad.

Liwa al-Jabal
La Liwa al-Jabal (Brigata della Montagna) è una formazione di 5 gruppi combattenti popolari di supporto ad esercito e forze nazionali nel governatorato di Suwayda, nella lotta contro le bande di Jabhat al-Nusra e Daish (Stato islamico). Le cinque formazioni che costituiscono Liwa al-Jabal sono:
– Qatib Jalamid Urman
– al-Zaqaba
– Amar bin Yasir
– al-Suqur
– al-Basha
La Liwa al-Jabal partecipa alle campagne anticrimine assieme al Partito social-nazionale siriano, al Jamiyat al-Bustan e all’Haraqat Rijal al-Qarama.Saraya al-Tuhid
Il Partito dell’Unità Araba, espressione dei drusi libanesi contrari a Walid Jumblatt, sostiene il Baath in Siria, e dispone del Qatib Amar bin Yasir, fondato nel luglio 2006 in Libano ed operante in Siria, nelle province di Suwayda e Qunaytra, nell’ambito della difesa delle aree druse dai terroristi. Un’altra unità armata del Partito dell’Unità Araba è la Saraya al-Tuhid (“La Brigata dell’Unità”). Il Partito dell’Unità Araba è un alleato di Hezbollah, un cui esponente, Mahmud Qamiti, che svolge un ruolo di collegamento, affermò: “Il nostro onore sarà solo l’onore di affrontare l’occupazione e la cospirazione del piano occidentale statunitense, del nemico taqfiro e del nemico israeliano. Il nostro onore è la Palestina e dalla Palestina a Gaza, e da Gaza a tutta la terra della Palestina. Il nostro onore è in Siria e di fronte alla cospirazione contro la Siria, e il nostro onore è nella Resistenza“. Wiam Wahab, leader del Partito dell’Unità Araba, definiva il ruolo di Saraya al-Tuhid precisando che il gruppo non comprende “brigate militari o di sicurezza, o terroristi come i paurosi dicono, ma piuttosto le brigate dell’imminente cambiamento, il tempestivo cambiamento verso un migliore domani, per noi, la nostra montagna e la nostra gente da Iqlim al-Qarub all’ultima montagna e all’ultimo pezzo di Libano, da sud a nord: sono brigate civili che rifiutano l’uso delle armi tranne che per l’autodifesa e sostenere l’esercito e le forze di sicurezza libanesi, se necessario, affrontando qualsiasi aggressione “israeliana” come parte della resistenza”. Wahab sottolineava la solidarietà con il Baath e l’Esercito arabo siriano, e la “Resistenza libanese” che resiste al fianco di Damasco e delle comunità druse in Siria che si oppongono agli assalti dei terroristi. La Saraya al-Tuhid fu creata nell’ottobre 2016 e dispone di centinaia di aderenti che operano non solo in Libano, ma anche in Siria, presso Hadar e Suwayda.

Labuat al-Jabal
Le Labuat al-Jabal (“Leonesse di montagna”) della provincia di Suwayda, è un’organizzazione drusa costituita nel luglio 2015 ed affiliata al Madhafat al-Watan, movimento civile nazionalista e popolare. È un’organizzazione femminile addestrata all’uso di armi, educazione fisica, pronto soccorso e supporto morale.

Qatib Jalamid Urman (Dir al-Jabal)
Il Qatib Jalamid Urman (Battaglione Rocca di Urman), difende Urman, un villaggio nella provincia di Suwayda, ed aderisce al gruppo Dir al-Jabal (Scudo della montagna), riferendosi a Suwayda, anche chiamata Jabal al-Arabi/al-Druzi (“Montagna degli Arabi/Drusi”). La milizia è un’organizzazione ausiliaria dell’Esercito arabo siriano che ha operato nei fronti di Suwayda, Ghuta e campo Shair nel deserto di Homs. Il Qatib Jalamid Urman fu creato nel giugno 2015 per proteggere la comunità dal terrorismo islamista e dalle azioni del Rijal al-Qarama, organizzazione anti-siriana di shaiq Abu Fahad Wahid al-Balus. Il Qatib Jalamid Urman svolge servizi d’ordine nella provincia di Suwayda, contro il contrabbando e a difesa degli studenti che uscivano dalle scuole. La milizia inoltre pattuglia il confine Siria-Giordania. Il Qatib Jalamid Urman sostiene le Forze di Difesa Nazionale.

Qatib Humat al-Diyar
Il Qatib Humat al-Diyar (“Battaglione dei Guardiani della Patria”, in riferimento all’inno nazionale siriano Humat al-Diyar), è guidato da Nazih Jarba (Abu Husayin), parente di Shaiq Yusuf Jarba, uno dei tre Mashayaq al-Aqal, le massime autorità religiose dei drusi in Siria. L’unità fu formata nella provincia di Suwayda nel 2012. Il Qatib Humat al-Diyar fa parte delle Forze di Difesa Nazionale e conta 2000 combattenti. Nell’agosto 2015, il Qatib Humat al-Diyar, incontrando il Partito dell’Unità Araba, affermò di “condividere le posizioni a protezione del Jabal al-Arabi/Druzi di Suwayda“. Il Qatib Humat al-Diyar supporta anche il Partito Social-Nazionale Siriano, che ha una base ad Ariqa, presso Suwayda, le Forze di Difesa Nazionale, la Liwa al-Baath e il gruppo Amar bin Yasir. Le attività del Qatib Humat al-Diyar riguardano la sicurezza nella provincia di Suwayda, al fianco delle milizie popolari, come la difesa del villaggio Hadar contro i terroristi, nel settembre 2016, e la lotta al contrabbando.

Asad al-Qarubim
Nel febbraio 2016, il gruppo cristiano siriano Junud al-Masih (“Soldati di Cristo”), pubblicava: “La Siria è bella con Assad. Al vostro servizio nell’anima e nel sangue, per il nostro Presidente Bashar al-Assad, abbiamo iniziato con 5 gruppi e oggi siamo diventati più di 15 gruppi armati siriani cristiani“. Junud al-Masih probabilmente aderiscono agli Asad al-Qarubim (“Leoni dei Cherubini”), creata nel 2013 durante “l’attacco terroristico al monastero dei Cherubini” di Saydnaya. L’unità ha partecipato a numerosi operazioni anche al di fuori della zona di Saydnaya, nel Ghuta, a Daraya, Homs, Qalamun e Jubar, presso Damasco. Inoltre, Asad al-Qarubim hanno un contingente a nord di Hama. Il 10 settembre 2015, gli Asad al-Qarubim parteciparono alla liberazione delle colline che circondano la località cristiana di Marunah, provincia di Damasco, ricacciando i terroristi dall’autostrada di Harasta. Nel novembre del 2015, il gruppo operava nel Badiyah al-Homs, vicino Quraytin, Mahin e Sadad, combattendo contro lo Stato islamico, assieme ai Nusur al-Zuba e al Suturo. Asad al-Qarubim sarebbero collegati agli Huras al-Fajr (“I Guardiani dell’Alba”), che dall’11 settembre 2015 riuniscono le milizie cristiane affiliate all’intelligence della SAAF, l’Aeronautica Militare siriana. Oltre ad Asad al-Qarubim, i gruppi costituenti gli Huras al-Fajr sono:
– Gruppo Ararat
Asad al-Wadi (del Wadi al-Nasara nella provincia di Homs)
– Asad al-Hamidiya (del quartiere Hamidiya di Homs)
– Reggimento d’Intervento
– Asad Duala (del quartiere Duala di Damasco)
Gli Asad al-Qarubim sono l’evoluzione delle milizie nate per la difesa dei luoghi santi cristiani in Siria, sul modello delle organizzazioni sciite, ed oggi combattono in diverse regioni della Siria occidentale.

Quwat al-Ghadab
Le Quwat al-Ghadab (“Forze della Rabbia”), furono fondate nella città greco-ortodossa di Suqaylabiyah, nella provincia di Hama, il 16 marzo 2013 per difendere la città in coordinamento con la Guardia repubblicana e il Comando Generale dell’Esercito arabo della Siria. Le Quwat al-Ghadab hanno operato oltre che a Suqaylabiyah, a Tal Uthman contro i terroristi, all’inizio del novembre 2015, e nella provincia di Lataqia. Il leader è Philip Sulayman, collegato al comandante delle NDF di Suqaylabiyah Nabil al-Abdullah. Sulayman è un riservista dell’Esercito arabo siriano.

Quwat Wad al-Sadiq
Le Quwat Wad al-Sadiq (Forze della Vera Promessa) sono affiliate ad Hezbollah, create nel 2012 presso Sayida Zaynab a Damasco, sede del più noto santuario sciita in Siria. Vi aderiscono sciiti e drusi. Le Quwat Wad al-Sadiq hanno combattuto a Damasco, Qalamun, Idlib, Dara, Qunaytra, Aleppo e Badiyah. Ebbero un ruolo importante nella liberazione dell’area di al-Duqaniya, ad est di Damasco, occupata dai terroristi nel settembre 2014, e liberata un mese dopo. Hezbollah supporta e coordina questa unità.

Liwa Muqtar al-Thiqfi
La Liwa Muqtar al-Thiqfi (“Brigata Muqtar al-Thiqfi”) o Fuj Umar Bani Hashim (“Reggimento Umar Bani Hashim”) o Gruppo 313. Muqtar al-Thiqfi guidò la rivolta contro gli Umayadi nel tentativo di vendicare la morte dell’Imam al-Husayn, nipote del profeta Muhamad ucciso nella battaglia di Qarbala. Bani Hashim era invece Abu al-Fadil al-Abas, figlio dell’Imam Ali, il primo Imam sciita. Anche Abu al-Fadil al-Abas fu ucciso nella battaglia di Qarbala. La Liwa Muqtar al-Thiqfi fu creata nel 2016, opera sul fronte di Lataqia ed è supportata dal Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica Iraniana. Vi aderiscono sciiti, sunniti e alawiti siriani, sopratutto renitenti alla leva, disertori ed ex-soldati. L’unità dispone di 4500 combattenti e sarebbe collegata all’intelligence militare (Aman al-Asqari) di Hama.

Saraya al-Arin
La Saraya al-Arin (“Brigata dell’Arena”) o Fuj Abu al-Harith (Reggimento Abu al-Harith) utilizza emblemi in cui compare il numero 313, riferendosi al numero dei soldati musulmani nella battaglia di Badr contro i Quraysh o ai compagni dell’Imam al-Mahdi. La Saraya al-Arin è guidata da Yasir al-Asad di Qardaha, nella provincia di Lataqia. Fondata nell’aprile 2015, è affiliata all’Esercito arabo siriano ed opera principalmente sul fronte di Lataqia in coordinamento con le forze del Dir al-Aman al-Asqari (“Scudo dell’Intelligence Militare”) dell’intelligence militare della provincia di Lataqia.

Liwa Sayf al-Haq Asadalah al-Ghalib
La Liwa Sayf al-Mahdi, o Liwa Sayf al-Haq Asadalah al-Ghalib, è una milizia di Sayida Zaynab, località fulcro della comunità sciita in Siria, collegata con la Guardia Repubblicana. L’unità fu creata nel 2014 da Ghalib Abu Ahmad ed opera presso Damasco e nel Qalamun.

Liwa al-Imam Zayn al-Abidin
La Liwa al-Imam Zayn al-Abidin fu formata nel 2013 da Zahir Hasan al-Asad, aderente al Muqawama al-Suriya (Resistenza Siriana). La Liwa al-Imam Zayn al-Abidin ha operato ad Ithriya, Tadmur e Qunaytra, ma soprattutto a Dayr al-Zur, combattendo su quel fronte al fianco di Forze di Difesa Nazionale, Leoni del Leader Eterno di Haj Azrail, Leoni dell’Eufrate, affiliati all’Aman al-Dula (“Sicurezza dello Stato”), Leoni dell’Est, milizia della tribù Shayitat collegata alla Guardia repubblicana di Isam Zahradin, Liwa al-Baath, Hashd al-Shabi, le milizie di mobilitazione popolare che si ispirano alle milizie irachene, Hezbollah e Quwat al-Jalil (“Forze di Galilea”). La Liwa al-Imam Zayn al-Abidin comprende combattenti da al-Buqamal, Raqqa, Hasaqah, Qamishli, Damasco e Dara.Liwa al-Jalil
Ala politico-militare del “Movimento nazionale di azione per la resistenza”. La Liwa al-Jalil (Brigata della Galilea) fu fondata il 29 maggio 2015; è un “movimento laico e di sinistra” incentrato su nazionalismo arabo, causa palestinese e ruolo della Siria nell’Asse della Resistenza. “Tenuto conto delle circostanze che gli arabi in generale e la causa palestinese attraversano, e il pericolo che minaccia ogni Paese della Resistenza in questa regione, la nostra gioventù palestinese e siriana ha deciso di formare un’entità della resistenza in quei Paesi che affrontano la tirannia e l’egemonia che non cessano di minacciare fin dall’occupazione della Palestina. L’ideologia di questa entità è quella del movimento d’avanguardia della gioventù della Resistenza che combatte la guerra di liberazione e d’indipendenza, qualunque siano circostanze e capacità. E il nostro successo nel sostenere questa causa in Palestina o nei Paesi della resistenza che sostengono la Palestina, è il successo nel spezzare la servitù collettiva di ogni essere umano proprio come questi giovani della resistenza si sforzano di fare. Il movimento considera la causa palestinese causa fondamentale, poiché è la prima causa dell’umanità nella lotta all’occupazione e all’egemonia perseguendo la liberazione, perciò sulle fondamenta dell’umanità e del nazionalismo poniamo il nostro ruolo ideologico, politico e militare in questo conflitto da vincere. Il Movimento Nazionale di Azione della Resistenza è stato creato nell’attuale conflitto tra l’ideologia della Resistenza e la controparte che persegue la guerra contro la nostra ideologia. Ci sforzeremo di sconfiggerla e sterminarla sotto qualsiasi copertura, perché la liberazione dei popoli non può avvenire con la distruzione delle loro terre e della loro identità resistenziale. Pertanto, sul piano politico puntiamo ad unire i ranghi di tutte le fazioni palestinesi che sostengono l’ideologia della resistenza, nonché a preservare la causa palestinese come causa centrale, a che i nostri sacrifici siano la via per liberare l’intera Patria palestinese, affidandoci al principio della resistenza e non confondendoci col nemico e il suo seguito. Il nostro lavoro sulla terra della Repubblica araba siriana è sostenere l’Asse della Resistenza e mantenere al sicuro i campi della diaspora palestinese e i componenti più importanti della stabilità del nostro popolo palestinese, punto focale del sostengo alla vittoria della causa: perciò non si dovrà cambiare campo partecipando ai conflitti interni di queste terre, alimentando idee, atti e piani contro i Paesi che hanno sostenuto e continuano a sostenere la Palestina e la liberazione del popolo palestinese. E non so dovrà divenire la spina nel fianco di questi Paesi, perché le azioni compiute a nome del popolo della Resistenza non solo mirano a distruggerne la stabilità, ma anche ad aggravare e sconvolgere la causa e i suoi sostenitori, perché le mani sioniste e della loro entità illegittima sono chiare in questi azioni, tra cui la rinascita del piano di Antoine Lahad nella regione meridionale della Repubblica araba siriana, le cui cospirazioni affronteremo fianco a fianco con l’Esercito arabo siriano, tagliando le mani a tala entità. Difatti, il nostro conflitto è esistenziale contro il pensiero sionista, l’egemonia globale e l’oppressione dei popoli“. Il riferimento ad Antoine Lahad riguarda la milizia del Sud del Libano collaborazionista d’Israele durante l’occupazione del Libano. Liwa al-Jalil indicava i terroristi nel sud della Siria come alleati e ascari d’Israele. La Liwa al-Jalil ha sostenuto le operazioni per difendere l’autostrada al-Salam, che collega Damasco e Qunaytra, in particolare nella zona di Qan al-Shayq, a sud di Damasco, e presso Qurum Jaba.

Quwat al-Jalil
Le Quwat al-Jalil (Forze della Galilea) parteciparono alle operazioni nel Qalamun, liberando Tal Musa, al-Talaja, Tal Baluqusat e Tal Qashia. È una forza ausiliaria dell’Esercito arabo siriano guidata da Fadi al-Malah e composta da siriano-palestinesi. Fu istituita il 15 maggio 2011 quale ala militare dell’Haraqat Shabab al-Udat al-Falastinia (Movimento della Gioventù del Ritorno Palestinese). Malah aveva dichiarato: “Quando l’eterno Presidente Hafiz al-Assad decise d’inviare i battaglioni dell’Esercito arabo siriano a proteggere la Resistenza nel settembre nero in Giordania, la Resistenza era con lui. E oggi siamo uniti e non consideriamo la nostra esistenza nelle file dell’Esercito arabo siriano una gratitudine alla Siria: piuttosto, la nostra adesione è un obbligo. Così la maggior parte dei membri e quadri del movimento proviene dalla gioventù della Siria per più del 50%, rafforzando l’adesione del popolo siriano alla causa palestinese e alla Resistenza. La nostra Resistenza si estende anche alle terre libanesi e palestinesi, e abbiamo avuto l’onore di lanciare il primo razzo da Gaza, denominato “Golan e Ritorno”, nel 2012. Siamo onorati che le nostre armi siano quelle dell’Esercito arabo siriano, perché se non fosse per lo Stato siriano, non ci sarebbe alcuna base per la resistenza palestinese… Israele cerca di distruggere Libano e Palestina mentre la Siria li protegge e li costruisce”. L’Haraqat Shabab al-Udat al-Falastinia fu istituito il 3 settembre 2011 a Damasco, seguendo un’ideologia basata sul nazionalismo palestinese e arabo, rifiutando qualsiasi compromesso con Israele. “La Palestina è la patria del popolo arabo palestinese ed è parte inseparabile della grande Patria araba, e il popolo palestinese fa parte dell’umma araba. I palestinesi sono cittadini arabi che avevano una patria in Palestina fino al 1947. Indipendentemente dal fatto che si sia stati espulsi o si sia rimasti, tutti coloro nati da padre palestinese dopo questa data, dentro o fuori Palestina, sono palestinesi. La lotta armata è l’unico modo per liberare la Palestina e perciò è una strategia e non una tattica, e il popolo arabo palestinese sottolinea la sua assoluta risoluzione e ferma determinazione nel perseguire la lotta armata ed attuare la rivoluzione armata popolare per liberare la Patria e ritornarvi“. Le Quwat al-Jalil operarono nella provincia di Lataqia, tra Hama ed Idlib, e presso Tadmur. Il 16 settembre 2015, l’unità partecipò alla liberazione di Tal Abu Zayd, presso Dahiyat al-Asad, Damasco. Il 16 novembre 2015, l’unità era presso Duma, alla periferia di Damasco.

Fahad Homs – Fuj al-Maham al-Qasa
I Fahad Homs – Fuj al-Maham al-Qasa (Leopardi di Homs – Reggimento Operazioni Speciali), furono creati nel 2013 ad Homs. Il leader della formazione era Shadi Juma, caduto nell’agosto 2016, collegato alle Forze Nazionali di Difesa (NDF) e al Jamiyat al-Bustan di Rami Maqluf. I Fahad Homs hanno operato nel deserto di Homs per la liberazione del giacimento al-Mahir, di Jazal, Quraytin e Tadmur. Hanno poi partecipato alle operazioni presso Daraya, vicino Damasco. Attualmente l’unità è guidata da Amin Juma.

Liwa Qibar
La Muqawama al-Wataniya al-Suriya – Liwa Qibar (“Resistenza Nazionale Siriana – Brigata Qibar”), fu fondata da Abu Jafar ed è una forza ausiliaria dell’Esercito arabo siriano costituita nel 2013 e collegata alle Forze di Difesa Nazionale (NDF) di Homs, che raccoglie migliaia di combattenti. Nell’ottobre 2015 l’unità operava ad ovest di Hama (Sahl al-Ghab), partecipando alla liberazione di Qirbat al-Naqus e al-Mansura.

Qatib al-Jabalui
Il Qatib al-Jabalui prende il nome dal martire Mazin Ali Ahmad al-Jabalui, un alawita di Jabalya, a nord-ovest di Homs, caduto a Dara l’11 novembre 2013. L’unità fu creata nel marzo 2014, ed è collegata alle NDF. Il Qatib al-Jabalui tese un’imboscata ai terroristi nella regione di Saqra, ad est di Homs. I leader del Qatib al-Jabalui sono Abu Ahmad Qalid Wusuf e Abu Ibrahim, collegati alla Jamiyat al-Bustan. Ha operato nel Ghuta orientale, a Dara, a Quraytin, ad est di Homs, nel Jabal al-Shair e nel Jazal, presso Zabadani, nell’estate 2015, e nel Shal al-Ghab, a nord-ovest di Hama.

Fuj Mughuyr al-Badiya
Il Fuj Mughuyr al-Badiya (“Reggimento Commando del Deserto”) è collegato all’intelligence militare (Shubat al-Muqabarat al-Asqariya), e il leader è Ayman Jabar, fratello del leader delle Suqur al-Sahara Muhamad Jabar. Entrambi i gruppi furono istituiti del Brigadier-Generale Muhsan Said Husayn, caduto nel novembre 2014 presso il giacimento al-Shair, nel governatorato di Homs. Diresse le operazioni per respingere l’attacco a nord di Lataqia dei terroristi, nella primavera del 2014, e le operazioni delle Suqur al-Sahara nel deserto di Homs, ottenendo il soprannome di “Leone del deserto”. Avrebbe anche istituito lo Scudo delle Coste e i Leoni dell’Est, la milizia della tribù Shaytat attiva a Dayr al-Zur. Il Fuj Mughuyir al-Badiya fu istituito nell’autunno 2015 ed ha operato nel deserto di Homs e ad Aleppo. Il leader del Fuj Muguyr al-Badiya è Sulayman al-Shuq, originario di Raqqa. Per il ruolo nelle operazioni per liberare Tadmur, i russi l’hanno decorato.

Liwa Asad al-Husayn
La Liwa Asad al-Husayn (Brigata Leoni di Husayn) è una milizia di Lataqia creata nel luglio 2015. Il leader della brigata è Husayn Tufiq al-Asad di Qardaha. L’unità ha operato nella zona desertica di Homs, presso Tadmur, nel Sahl al-Ghab alla fine dell’estate 2015, presso Marj al-Sultan, nell’area di Damasco, verso la fine del 2015 e nella provincia di Lataqia, partecipando alla liberazione di Rabya e Salma. Dopo di che la Liwa Asad al-Huayn assunse la denominazione di Quwat Humat Suriya – Asad al-Husayn (Forze dei Guardiani della Siria – Leoni di Husayn).

Liwa Dir al-Watan
La Liwa Dir al-Watan (Brigata Scudo della Patria) fu creata nell’autunno 2015 per consolidare il controllo della zona di Damasco. É una delle “forze ausiliarie” dell’Esercito arabo siriano, attiva a Jubar dal dicembre 2015. Ha operato presso Marj al-Sultan e le mazrah al-Masraba nel Ghuta orientale, sul Jabal al-Zabadani, presso Harasta, Duma e Daraya. La Liwa Dir al-Watan coopera con la Liwa Dhu al-Fiqar, milizia apparsa nell’area di Damasco nel 2013 e guidata da Haydar al-Juburi(Abu Shahid).

Dir al-Watan: Liwa Salahudin al-Ayubi
La Liwa Dir al-Watan (Brigata Scudo della Patria) è una milizia di Damasco creata nell’autunno 2015 da Haydar al-Juburi, segretario della Liwa Dhu al-Fiqar, collegata al Jamiyat al-Bustan di Rami Maqluf. La Liwa Salahudin al-Ayubi (Brigata Salahudin al-Ayubi) è guidata da Abu Ahmad al-Ayubi ed ha operato a Zabadani, Jubar, Duma e Qfar Yabus, presso Damasco, e Dayr al-Adas, nel governatorato di Dara.Hezbollah
Hezbollah ha creato due organizzazioni in Siria, il Jaysh al-Imam al-Mahdi, “Esercito dell’Imam Mahdi”, operativo nella zona di Tartus-Masyaf e che ha combattuto presso Aleppo; e le Quwat al-Ridha (Forze al-Ridha, dall’ottavo imam sciita). Oltre ai suddetti gruppi, a Nubul e Zahra operano altre formazioni: i Junud al-Mahdi (“Soldati del Mahdi”) e il Fuj al-Imam Huja (Reggimento Imam Huja).
I Junud al-Mahdi furono creati nel 2012 dal ramo degli Scout dell’Imam al-Mahdi di Nubul e Zahra, che nel luglio 2014 scacciarono i terroristi dal quartiere Shayq Najar di Aleppo. In seguito operarono ad Handarat, Jabalyah e nel cementificio di Aleppo, assieme a un contingente della Liwa Abu al-Fadil al-Abas e al Fuj al-Shuhada Nubul wal-Zahra (Reggimento dei Martiri di Nubul e Zahra).
Il Fuj al-Imam al-Huja fu creato nel gennaio 2016, sempre a Nubul e Zahra. Nel maggio 2016 convogli di Fuj al-Imam al-Hujja, Fuj al-Shuhada Nubul wal-Zahra e Fuj al-Tadaqul al-Qas partirono da Nubul e Zahara per sostenere l’Esercito arabo siriano ad Aleppo.

Liwa al-Imam Mahdi
La Liwa al-Imam Mahdi si compone del Qatib Imam Ali e del Qatib al-Hadi per operazioni speciali. Il comandante del Qatib Imam Ali è al-Haj Walid di Balbaq, Libano. La Liwa al-Imam Mahdi fu creata nel 2014 da Hezbollah con reclute dalla Siria. L’unità ha operato a Dara, Qunaytra, Ghuta, Aleppo e autostrada Ithiriya-Raqqa. Abu Hadi è il comandante del Qatib al-Hadi. Il battaglione è formato dalle compagnie al-Safah e Abu Ali Qarar, dai nomi dei loro comandanti.

Liwa Sayf al-Mahdi
La Liwa Sayf al-Mahdi (Brigata Spada dell’Inviato) è affiliata alla 4.ta Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano; fu costituita nel 2013 da reclute sciite siriane. L’unità ha partecipato alle operazioni a Daraya. La Liwa Sayf al-Mahdi si occupa della sicurezza nella zona di Sayida Zaynab, a Damasco, ed ha operato nel deserto ad est di Homs, in difesa dei giacimenti del Jabal al-Shair.

Quwat Dir al-Qalamun
Le Quwat Dir al-Qalamun (“Forze dello Scudo del Qalamun”) furono formate alla fine del 2014, e sono affiliate alla Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano. La formazione è una brigata popolare addestrata da unità dell’Esercito arabo siriano che opera nel Qalamun occidentale al confine siriano-libanese. Le Quwat Dir al-Qalamun operano dalla primavera 2015 nel Qalamun, nel Jarud al-Falita, presso Damasco, ad al-Nasiriya, e sorvegliano il gasdotto di al-Hadath (presso Damasco). Le Quwat Dir al-Qalamun hanno partecipato alle operazioni preso Aleppo, nell’avanzata verso la base aerea di Quwayris, ai combattimenti per Harasta, ad est di Damasco, per le colline di Marunah e all’avanzata su al-Quraytin. Le Quwat Dir al-Qalamun operano in coordinamento con la 3.za Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, soprattutto con l’81.ma Brigata corazzata, partecipando alle operazioni su Muhasa, a sud-ovest di Quraytin, sotto la supervisione del Colonnello Firas Jazah, della 3.za Divisione. Le Quwat Dir al-Qalamun si scontravano con lo Stato islamico presso l’aeroporto militare di Dumayr, a nord-est di Damasco, nell’aprile 2016, scacciandolo dal Qalamun orientale. Nel 2016, le Quwat Dir al-Qalamun si coordinavano con la Guardia repubblicana e l’intelligence della SAAF, mentre i raggruppamenti al-Jaba, al-Buraij e al-Tuani operavano con l’unità 216 dell’intelligence militare della regione di Damasco, noto anche come Far al-Duriyat, costituendo dei centri di addestramento operativi a Bada e Dair al-Tyah, sotto la guida di Firas Jazah, e perseguendo il principio del taswiyat al-wada, l’amnistia ai renitenti alla leva e ai disertori. Le Quwat Dir al-Qalamun e la 3.za Divisione partecipavano alle operazioni a nord di Hama, nella zona di Tadmur e nel Wadi al-Barada, presso Damasco. Nel 2016, una parte del Quwat Dir al-Qalamun veniva distaccata creando le Quwat Hisn al-Watan (“Forze di protezione della Patria”), guidate da Adil Ibrahim Dalah e Muhamad Abdu Asad, eletto nel Consiglio del Popolo (il parlamento siriano) come rappresentante del Qalamun e legato alle NDF di Nabaq. Le Quwat Hisn al-Watan hanno operato sul fronte di al-Dumayr, a nord di Hama, e sull’autostrada di Harasta. Le Quwat Hisn al-Watan sarebbero collegate con l’Intelligence Generale (Muqabarat al-Ama o Aman al-Dula).

Le Quwat Dir Aman al-Asqari
Le Quwat Dir Aman al-Asqari (Forze dello Scudo della Sicurezza Militare) furono create nel gennaio 2016 nella provincia di Lataqia. Collegate all’intelligence militare di Lataqia, nel luglio 2016 parteciparono a un’offensiva delle forze siriane assieme a Suqur al-Sahara, Liwa Usud al-Husayn e Liwa Asadalah al-Ghalib. Quindi parteciparono alle operazioni ad est di Homs per liberare Tadmur. Le Quwat Dir Aman al-Asqari sono guidate da Qal Abu Ismail, compagno d’armi di Ali Qazam, comandante della Guardia repubblicana ucciso nell’ottobre 2012 (per cui è noto come Amir al-Shuhada, Principe dei Martiri). Abu Ismail ha combattuto ad Aleppo, Lataqia, Idlib, Hama, Damasco e Dara. I contingenti delle Quwat Dir Aman al-Asqari parteciparono all’offensiva contro lo Stato islamico ad Ithriya, presso Raqqa, assieme a Suqur al-Sahara, Fuj Mughuyr al-Bahra e Nusur al-Zuba, quindi ai combattimenti presso Aleppo, dove liberarono Qinsiba. Nei combattimenti ad Aleppo condusse operazioni in stretta collaborazione con la Resistenza siriana, dove un suo comandante, Mudar Maqluf, si distinse venendo chiamato Azrail al-Duaish (“L’angelo della morte della gente del Daish”). 400 combattenti si coordinarono con l’Esercito arabo siriano sul fronte sud-ovest di Aleppo. Un’altra forza che si coordinava con le Quwat Dir Aman al-Asqari erano le Quwat Aman wal-Dam al-Shabi (“Forze di Sicurezza e Sostegno Popolari”), affiliate alla Guardia repubblicana. Infine un contingente delle Quwat Dir Aman al-Asqari contrastò l’assalto dei terroristi a nord di Hama.

Mudar Maqluf e Isam Zahradin.

5.to Corpo
Le Forze di Difesa Nazionale (NDF) furono istituite come forza contro-insurrezionale nel 2012 con l’aiuto di Hezbollah e dell’Iran. Le NDF sono presenti in tutte le province siriane. Un altro gruppo è la Brigata Scudo delle Coste (Liwa Dir al-Sahal), creata nel 2015, nelle province di Idlib ed Homs. Il 22 novembre 2016 fu creata la Faylaq al-Qamis al-Iqtiham (Quinta Legione d’Assalto). Il comando dell’Esercito arabo siriano dichiarava che “In risposta ai rapidi sviluppi degli eventi, a rafforzare i successi delle intrepide Forze Armate e tenendo conto del desiderio del nostro popolo di porre fine agli attentati nella Repubblica araba siriana, il Comando Generale dell’Esercito annuncia la formazione della Quinta Legione da parte di volontari, con la missione di distruggere il terrorismo al fianco delle altre formazioni delle nostre eroiche Forze Armate e Forze ausiliarie ed alleate per ripristinare sicurezza e stabilità in tutto il territorio della Repubblica araba siriana. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate invita tutti i cittadini che desiderano partecipare alla vittoria finale sul terrorismo a recarsi nei centri di adunata provinciali“:
– Damasco: Comando Regionale Sud-Damasco, Area Comando della 10.ma Divisione, Comando di Qatana.
– Homs: Comando Regionale Centrale.
– Hama: Università degli Affari Amministrativi del Comando di Hama a Masyaf.
– Aleppo: Comando regionale settentrionale.
– Tartus: Comando d’Area di Tartus.
– Lataqia: Comando Regionale del Litorale.
– Dara: Comando della 5.ta Divisione.
– Suwayda: Comando della 15.ma Divisione Forze Speciali.
I cittadini che possono arruolarsi dovevano avere almeno 18 anni e non aver abbandonato il servizio di leva, oltre ad essere in buona salute. Sono ammessi dipendenti statali e chi aveva completato il servizio di leva. Il periodo di servizio è di un anno subordinato al rinnovo tramite apposito accordo. I dipendenti statali hanno diritto a richiedere un salario alla Quinta Legione, pur mantenendo stipendi e benefici dei posti di lavoro. Nel 2015 fu costituita la Faylaq al-Rabi al-Iqtiham (Quarta Legione d’Assalto), formata da soldati volontari siriani inquadrati da specialisti russi, posti sotto un comando congiunto russo-siriano. L’unità aveva operato presso Idlib, Hama e Lataqia. Le forze Suqur al-Sahara e Liwa al-Quds venivano integrate nel Quinto Corpo assieme a commando di Hezbollah con il ruolo di leader sul campo. La Quinta Legione d’Assalto veniva quindi equipaggiata e amministrata da russi, iraniani e libanesi, nell’ambito del concetto delle Quwat al-Asdiqa, le “Forze Amiche”.
Nell’ambio della collaborazione tra Quinta Legione d’Assalto e Liwa al-Baath veniva istituito il Qatib Dir al-Watan, costituito da combattenti libanesi provenienti dalla Biqa e coordinati da Hezbollah e dai russi; questo dopo che un generale russo aveva visitato i 12 villaggi dell’area interessata in Libano, nella regione di Qusayr-Harmal. Quindi, nell’ambito del cosiddetto “dibattito libanese”, fu raggiunto un accordo che prevede la creazione dell’organizzazione militare locale per proteggere l’area e sostenere la lotta contro i terroristi e aiutare la regione a svilupparsi. L’organizzazione prendeva il nome di Dir al-Watan, composta da 400 combattenti siriani e libanesi guidati da al-Haj Muhamad Jafar e completamente equipaggiati dai russi. “L’obiettivo della creazione di questo gruppo è rafforzare la protezione dei villaggi libanesi partendo dai villaggi vicini a quelli siriani in cui vivono libanesi, sotto il coordinamento ad alto livello con Damasco e Hezbollah; suscitando grande entusiasmo per l’adesione a questa organizzazione dopo una seconda visita del generale russo nella zona, per esaminare i preparativi e gli elementi scelti per l’addestramento. Questo movimento è una forza ausiliaria locale che opera per sconfiggere e sradicare il terrorismo e sostenere il credo dei popoli della zona, sottolineando che i fattori più importanti della fiducia nata su questa situazione sono la presenza di al-Haj Muhamad Jafar, ben noto per le sue attività per la riconciliazione, e la deterrenza nella regione di Qusayr, poco prima degli eventi del 2013. Il movimento non limiterà le attività in Siria, ma cercherà il permesso di operare in Libano come movimento politico rappresentante la lotta al terrorismo, mentre le attività militari saranno limitate alla Siria“. La Russia è particolarmente interessata alla Quinta Legione d’Assalto fornendole gli equipaggiamenti per renderla una forza efficiente. In altre zone di confine, come nelle città del Qalamun di Nabaq, Ranqus, Yabrud e sul Jabal Harmun, venivano costituite dal governo siriano le forze militari ausiliarie Quwat Dir al-Qalamun e Fuj al-Harmun.

Annunci

Egitto: speranza per l’indipendenza politica araba

Aleksandr Kuznetsov, SCF 16/04/2016

4857b14fe4ad6f34ceaca282be8ed105Ultimamente sono apparse notizie che il divieto di voli per l’Egitto alle compagnie aeree russe sarà esteso al 2016, risalente al 31 ottobre 2015, quando un aereo di linea russo Airbus A321 precipitò nella penisola del Sinai. Molti pensano che l’attentato al jet russo fosse collegato alla risposta del Qatar alle operazioni delle Forze Aerospaziali della Russia in Siria. Dato che da quando esplosero le prime manifestazioni in Siria, Doha è un attivo sostenitore dell’opposizione antigovernativa armata nel Paese. Fin dal 2013, il Qatar rafforzava l’organizzazione terroristica nota come Stato islamico (SI). Doha non solo ebbe un ruolo di primo piano nella lotta al regime baathista di Damasco, ma cercava di indebolire anche la posizione dell’Arabia Saudita, che utilizzava le fazioni armate antigovernative filo-saudite per combattere lo SI. Nel 2013 i nemici di Damasco pensavano che i giorni del governo Assad fossero contati, e si combatterono per spartirsi il bottino siriano. L’attentato dell’ottobre 2015 è stato, in un certo senso, un avvertimento alla Russia. Ma l’attentato aveva anche un altro obiettivo: danneggiare il turismo in Egitto. Nel 2012 il Qatar contribuì a portare i Fratelli musulmani al potere a Cairo e sostenne in modo occulto il regime di Muhamad Mursi. Nell’estate 2013 cominciarono a circolare voci sulla possibile privatizzazione del Canale di Suez da parte di imprese del Qatar, l’Egitto, ovviamente, si sarebbe trasformato in una colonia di Doha… Ma i piani di Doha furono sventati dal rovesciamento del governo dei Fratelli musulmani nel luglio 2013. L’Egitto si rivelò troppo grande per i “Fratelli”, che non sapevano cosa farne. Le tensioni tra islamisti e forze laiche si moltiplicarono, e gli islamisti non ebbero il consenso. I salafiti egiziani lavoravano attivamente contro i Fratelli musulmani, e nell’estate 2013 il caos infuriava selvaggiamente in Egitto. In tali condizioni era impossibile investire o condurre affari di qualsiasi tipo in modo normale. Aumentò drammaticamente l’intolleranza religiosa e le aggressioni agli sciiti divennero più frequenti (il Paese ha una popolazione di diverse centinaia di migliaia di sciiti). Allo stesso tempo, la posizione dei cristiani copti in Egitto, circa sette milioni ed oltre il 10% della popolazione, peggiorava. Roghi di chiese e aggressioni ai cristiani copti divennero quotidiani. Il governo islamico non poteva o non voleva affrontare la situazione. Di conseguenza, la base del movimento tamàrrud lanciò la rivolta contro il governo dei Fratelli musulmani con il supporto dell’esercito. Il Generale Abdalfatah al-Sisi salvò l’Egitto dalla guerra civile. Dopo che la Fratellanza musulmana fu deposta, l’influenza del Qatar nel Paese crollò. Il colpo di Stato fu sostenuto da Riyadh che estese un generoso credito al governo militare egiziano, ma Cairo non divenne un fantoccio saudita. Sotto la guida del Generale Sisi, l’Egitto ha cominciato a recuperare la politica del nazionalismo arabo. L’Egitto fu il primo campione di quel movimento con l’amministrazione del Presidente Gamal Abdel Nasser. Non è un caso che il giornalista arabo più anziano, Muhamad Hasanayn Hayqal, amico e vicino di Nasser, divenne consigliere presidenziale di Sisi e autore di molti suoi discorsi. Hayqal è recentemente scomparso all’età di 92 anni.
I nuovi leader egiziani sono nettamente contrari al rovesciamento di Bashar al-Assad, e nel settembre 2015 in realtà supportarono le operazioni delle Forze di Difesa Aerospaziale della Russia nel Paese. Il Governo di Abdalfatah al-Sisi sostiene il governo laico libico di Tobruq guidato da Abdullah al-Thani e dal generale Qalifa Balqasim Haftar, che guidano la lotta contro i terroristi dello Stato islamico. Un’alleanza strategica russo-egiziana inizia a prendere forma.
L’Egitto occupa una posizione geopolitica unica, tra Maghreb e Mashriq, vale a dire, le parti asiatica e africana del mondo arabo. Controllando il passaggio dall’Oceano Indiano al Mar Mediterraneo, l’Egitto può influenzare Siria, Palestina, Arabia (Yemen) e Nord Africa. Il Medio Oriente non ha dimenticato che ogni importante decisione strategica nel mondo arabo, dalla seconda metà del XX secolo, fu presa nell’asse Cairo – Baghdad – Damasco. Egitto, Siria e Iraq erano un tempo i più potenti Stati del Medio Oriente. Lentamente questa situazione cominciò a cambiare alla fine degli anni ’70, quando le monarchie del Golfo, con un ordine del giorno islamista, si misero al centro della scena. L’espansione sproporzionata del loro potere è una delle cause della crisi in Medio Oriente. Damasco ha sopportato tanta aggressione che molto tempo passerà prima che possa assumere il ruolo di centro regionale indipendente. E il futuro dell’Iraq è incerto. Cairo resta l’unica speranza per la rinascita della politica araba indipendente. La minaccia del terrorismo è la peggiore per l’Egitto, ma il pericolo non va esagerato. I problemi maggiori si riscontrano nella penisola del Sinai, dove i terroristi del cosiddetto Stato islamico hanno proclamato il Wilayat Sinai. Le altre regioni del Paese e le grandi città sono abbastanza tranquille. Il tallone d’Achille dell’Egitto continua ad essere l’economia. Dopo che Abdalfatah al-Sisi ha preso il potere, il governo è riuscito a ridurre la disoccupazione. I nuovi leader egiziani elaborano piani per ampliare il Canale di Suez e creare zone industriali per prodotti high-tech. Tuttavia, questi piani ambiziosi sono ostacolati dalla mera mancanza di fondi. Il governo egiziano acquista gran parte del cibo del Paese (Cairo compra il 40% del grano dall’estero) ed è costretto a sovvenzionare le importazioni, dato che gli egiziani poveri non possono permettersi di comprare il pane a prezzi di mercato. Così l’Egitto o richiederà prestiti ad istituzioni finanziarie internazionali (con il rischio che l’occidente possa porre proprie richieste politiche) oppure svalutare la lira egiziana. Quest’ultimo passo comporterebbe tagli alle sovvenzioni e il rischio di rivolte sociali. Una lira più economica potrebbe aiutare l’industria del turismo, ma dopo la tragedia nel Sinai, i villaggi egiziani sono vuoti. L’afflusso di turisti non solo dalla Russia, ma anche da Gran Bretagna e Germania, è crollato. L’aiuto all’Egitto potrebbe assumere la forma degli investimenti. Data la situazione attuale, un Paese che stende una mano a Cairo troverà un alleato affidabile nella regione.

Muhamad Hasanayn Hayqal

Muhamad Hasanayn Hayqal

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

L’Egitto rafforza la sicurezza nazionale

South Front, 30/03/2016

XQT95938L’Egitto rafforza i servizi speciali e di sicurezza per contrastare le azioni distruttive dei gruppi terroristici eterodiretti, in particolare nella penisola del Sinai e la resistenza dei Fratelli musulmani clandestini. L’incapacità di sconfiggere il terrorismo in altre regioni di mostra che i servizi speciali egiziani non possono ancora contrastare la minaccia. Perciò Cairo compie passi per aumentarne l’efficienza. Il Dipartimento di Ricerca Tecnica (TRD) della Direzione Generale dell’Intelligence (GID), svolge un ruolo importante nella sicurezza dell’Egitto. TRD è responsabile del monitoraggio delle conversazioni telefoniche, di internet, della video-sorveglianza di città e confini. Inoltre, TRD monitorerebbe le comunicazioni di quasi tutti i vertici civili e militari egiziani. Gli esperti ritengono che Muhamad Anwar Sadat, terzo presidente d’Egitto, decise di monitorare e controllare l’opposizione nel Paese. Il monitoraggio delle ONG e dei media finanziati dall’estero rimane principale compito del TRD. In altre parole, è l’analogo egiziano della National Security Agency degli USA.
Il TRD viene descritto come ufficio del GID e tuttavia appare indipendente, con propri bilancio ed operazioni. In effetti, il TRD è supervisionato direttamente dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi. Il direttore del TRD è il ‘Dr Layla’, persona ignota anche ai dirigenti del TRD. La società tedesca-finlandese Nokia Siemens Networks (NSN) e la società di tecnologia della sorveglianza italiana Hacking Team sono i principali rifornitori tecnologici del TRD. Ciò che è noto dai documenti trapelati è che il TRD avrebbe acquisto dalla NSN un sistema d’intercettazione, un centro di monitoraggio e una rete X25, tecnologie che consentono l’accesso a Internet via dial-up. Le prime due tecnologie permettono una sorveglianza massiccia al TRD. In totale, NSN fa fornito al TRD 25 diverse tecnologie. Un’altra società collegata con il TRD è la società della Siemens German Telecommunication Industries (EGTI). La sua specializzazione è il monitoraggio della rete dei cellulari. Hacking Team ha fornito al TRD attrezzature e programmi del Remote Control System (RCS). Questo sistema costa circa 1 milione di euro e permette al TRD di accedere a server e reti di giornalisti e partiti in Egitto e altri Paesi. Ora, TRD stipula contratti con l’A6 Consultancy and Solve IT tramite il GNSE Group affiliato all’azienda egiziana Mansur Group. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza delle informazioni e delle telecomunicazioni governative. Separatamente, il TRD negozia un contratto da 2,4 milioni di euro con Hacking Team per acquistare diversi sistemi di hacking e sicurezza informatica. Risultato del contratto, la TRD dovrebbe avere accesso a comunicazioni elettroniche attraverso dispositivi Apple.
Considerando tutte le informazioni disponibili, appare chiaro che l’Egitto compie sforzi significativi per sviluppare l’infrastruttura d’intelligence che dovrebbe permettere al governo d’impedire attentati e sconfiggere il terrorismo nella regione. Se questi problemi saranno risolti, le autorità egiziane probabilmente utilizzeranno l’infrastruttura contro avversari interni ed esteri. Ciò è particolarmente evidente con la chiara volontà dell’Egitto di espandere l’influenza in Medio Oriente.Mideast-Egypt_Horo-19-635x357Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli islamisti aggrediscono l’Egitto, mentre Washington li ospita

Boutros Hussein e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 30 gennaio 2015generale-egitto-638x320Il governo egiziano deve affrontare molti intrighi interni ed esterni degli ancora potenti Fratelli musulmani. In effetti, gli USA sono ancora disposti ad ascoltare i Fratelli musulmani, nonostante la distruzione di molte chiese cristiane copte e l’assassinio di innocenti da parte dei loro sostenitori. Se le masse non fossero scese in strada e il Generale Abdelfatah al-Sisi non avesse resistito alla tirannia dei Fratelli musulmani, questa nazione sarebbe stata “annichilita”. Inoltre, i cristiani sarebbero diventati dei dhimmi sottoposti a persecuzione continua; la popolazione sciita sarebbe stata perseguitata; le donne segregate; la modernizzazione dimenticata ed economia, magistratura e strutture sociali affrontare la cupa realtà dei Fratelli musulmani. Nonostante questo, nazioni come USA, Qatar e Turchia, a fianco del porto sicuro del Regno Unito, hanno giocato la carta dei Fratelli musulmani. Pertanto, nella stessa settimana in cui molte persone sono state uccise dagli islamisti nel Sinai, gli Stati Uniti ancora una volta ascoltano i Fratelli musulmani a Washington. L’Investigative Project on Terrorism riferisce che una delegazione è stata incontrata nei corridoi del potere a Washington. La fonte afferma: “La delegazione ha cercato aiuto per restaurare l’ex-presidente Muhammad Mursi e i Fratelli musulmani in Egitto. Parlamentari, ministri e giudici dell’era Mursi hanno costituito il Consiglio rivoluzionario egiziano ad Istanbul, in Turchia ad agosto, allo scopo di rovesciare il governo militare egiziano. La sede è a Ginevra, in Svizzera“. I cristiani interessati dal ruolo degli USA negli affari interni dell’Egitto sono ancora una volta allarmati dagli intrighi di Washington. Michael Meunier, riporta Investigative Project on Terrorism, dice: “La Fratellanza era dietro le violenze che hanno travolto l’Egitto dalla caduta di Mursi, ha detto all’IPT Meunier da Cairo. Ha osservato che le chiese copte furono incendiate dai sostenitori della Fratellanza, e la Cattedrale di San Marco di Cairo fu attaccata dagli islamisti durante il mandato di Mursi“. Investigative Project on Terrorism inoltre riferisce: “Meunier ha avuto parole lapidarie per il dipartimento di Stato, affermando che l’incontro con tale delegazione favorisce la percezione che gli Stati Uniti siano dietro l’ascesa al potere della Fratellanza ed acuisce le tensioni tra egiziani e statunitensi“. Nella stessa settimana in cui intrighi dei Fratelli musulmani hanno ancora avuto voce a Washington, l’Egitto è colpito da attacchi terroristici. Tale realtà irrita il popolo egiziano, perché il governo attuale del Presidente al-Sisi ha bisogno di respiro per stabilizzare lo Stato.
La BBC riferisce: “Almeno 26 persone sono state uccise in una serie di attacchi degli islamisti nel nord della penisola egiziana del Sinai… Un’autobomba e mortai hanno colpito obiettivi militari nella capitale del Nord del Sinai, al-Arish, uccidendo numerosi soldati… Altri attacchi hanno avuto luogo nelle vicine città di Shayq Zuwayid e Rafah, al confine con Gaza“. Ansar Bayt al-Maqdis, gruppo taqfirita fedele al SIIL (Stato islamico), ha rivendicato gli attacchi terroristici. Va anche sottolineato che le relazioni del SIIL con la Turchia sono note, perché video mostrano convogli militari turchi entrare nelle aree del SIIL, nel corso degli intrighi contro la Siria, e così via. Pertanto, con Erdogan e il governo della Turchia pro-Fratelli musulmani e crescenti attacchi terroristici dalla scomparsa di Mursi, è chiaro che tutto punta sugli intrighi interni ed esterni contro il governo centrale di al-Sisi. La delegazione, riferisce l’Investigative Project on Terrorism, includeva “Abdul Mawgud Dardary, membro in esilio e parlamentare egiziano dei Fratelli musulmani; e Muhammad Gamal Hashmat, membro in esilio del Consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani e parlamentare egiziano“. Il presidente al-Sisi deve continuare a sostenere la tanto necessaria stabilità dell’Egitto, perché molti intrighi interni ed esterni minacciano lo Stato nazionale. Tale realtà indica che le minacce interne dei Fratelli musulmani devono essere bloccate, perché tale movimento si propone di utilizzare il malcontento politico. Pertanto, i leader politici sotto le bandiere del socialismo, liberalismo e altre non devono fare il gioco dei nemici dell’Egitto. In effetti, bisogna solo guardare all’ingerenza dei vari movimenti militanti taqfiri in Libia, Iraq, Siria, Yemen e altre nazioni vicine, per vedere che l’Egitto ha bisogno di stabilità politica ed economica. Se ciò non si materializzasse, l’Egitto continuerà ad essere sottoposto a minacce estere e sovversione interna dei Fratelli musulmani e l’ingenuità di movimenti ben intenzionati creerà solo ulteriore instabilità. Pertanto, l’Egitto non ha bisogno di nazioni come gli USA che danno “ai portavoce dei falsi Fratelli musulmani” un posto per attaccare l’Egitto.

1180706313Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar

Nasser Kandil, Global Research, 4 settembre 2014

wa_image_gaza_map_1Qalid Mishal o il riconoscimento a geometria variabile
Leggendo l’articolo su Middle East Monitor (la cui traduzione è stata pubblicato da Le Grand Soir) [1], si potrebbe subire la cieca ammirazione per lo spirito di resistenza di Qalid Mishal, capo dell’ufficio politico di Hamas, che ha detto che uno degli errori d’Israele è “mentire, ancora una volta, alla comunità internazionale e all’amministrazione americana“. La questione è che, nel regno dei bugiardi, chi è il re? Ma prima di scoprire cosa pensano coloro che resistono sul campo, come ci spiega Nasser Kandil sulla TV al-Mayadin, vediamo più da vicino coloro cui sono indirizzati i ringraziamenti di Mishal, dovuti a finanziamenti e residenze più o meno di lusso.

Residenza in Qatar: dichiarazioni di Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza[2]
“…Un grazie meritato al Qatar e al suo “coraggioso principe”, sceicco Tamim. Grazie al Presidente Erdogan, uomo “autentico” che non ha mancato di preoccuparsi per Gaza, sebbene occupato dalla rielezione e dal riordino interno. Grazie al rivoluzionario presidente Munsif al-Marzuqi. Applauditeli tutti!
Grazie anche ai tanti capi:
• il presidente sudanese che, per Allah, non ha mancato di testimoniarci la sua lealtà e generosità,
• l’emiro del Quwayt, che ci ha anche ampiamente dimostrato fedeltà e generosità,
• i funzionari dell’Oman che non ci hanno lesinato aiuti,
• il presidente dello Yemen, che non ha badato a spese per noi,
• i funzionari algerini, tunisini e marocchini, che non ci hanno lesinato aiuti,
• il primo ministro della Malesia non ci ha lesinato aiuti.
Tutti erano in contatto con noi e ci hanno sostenuto, e non sono stati avari. Che tutto il bene li ricompensi per i loro benefici. E la cosa migliore di tutti i capi, emiri, ministri degli Esteri… molte persone che non ci hanno lesinato aiuti. Possano essere ricompensati per i loro benefici. Ci sono anche persone… che ci hanno contattato per assicurarci il loro sostegno. È il caso dei “fratelli iraniani”. Li ringraziamo. Vogliamo unificare la Ummah intorno alla battaglia per la Palestina. Vogliamo che la vera battaglia sia condotta per recuperare Gerusalemme, al-Aqsa, la Palestina e allontanarsi dalle polarizzazioni della fede e da battaglie sparse. Questa è la vera battaglia. Vogliamo pace, sicurezza e stabilità per l’intera Ummah e che tutti possano soddisfare le loro richieste. Che Dio ci salvi da ogni ingerenza straniera. Desideriamo tutto ciò. I nostri “fratelli in Egitto” hanno ospitato i negoziati per il cessate il fuoco. Apprezziamo l’energia che consumate. Ma data la sua importanza, molto, molto di più ci aspettiamo dall’Egitto. Questa è la nostra speranza per l’Ummah, e voi media che vedevo e non vedevo, soprattutto quelli che coprivano gli eventi da Gaza… candidandosi al martirio per media di Gaza… e al-Jazeera, “la perla dei media arabi”!
Grazie a tutti voi.
La pace sia su di voi, e che Dio vi conceda misericordia e benedizione“.

Residenza siriana: dichiarazione dello stesso Mishal nel 2011[3]
Perché dovremmo dire grazie a chi ci ha sostenuto in segreto e in pubblico… economicamente, materialmente e politicamente? Perché non ringraziare il Presidente Bashar al-Assad, che ci sosteneva come fanno i veri uomini?

Khaled MashaalLa vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar
1. L’aggressione nemica a Gaza si è conclusa. Qual è la situazione attuale, mentre si dice che alcuni cerchino di far saltare il rapporto Hamas-Fatah?
Credo, purtroppo che, nonostante la grande vittoria della popolazione e dei combattenti di Gaza contro “Iron Dome” e le brigate super attrezzate da otto anni di preparazione dell’esercito israeliano, che pensava di aver appreso lezioni dall’aggressione al Libano nel 2006, ci troviamo di fronte a una direzione politica peggiore della precedente. In altre parole, con Mahmud Abbas abbiamo sempre temuto il peggio; Oggi, il peggio è ancor peggiore perché la vittoria di Gaza è stata venduta a Turchia e Qatar. Non abbiamo sentito da Qalid Mishal: Principe “coraggioso” e uomo “autentico” che, nonostante le preoccupazioni elettorali, non poteva pensare che al popolo di Gaza? Due Paesi che non hanno nemmeno il coraggio di arrivare al livello dei Paesi latino-americani! Sappiamo tutti che Brasile ed Ecuador hanno chiuso le ambasciate israeliane nel loro territorio, che il Venezuela ha fatto lo stesso e che la presidentessa dell’Argentina ha ritirato la cittadinanza ai connazionali che servono nell’esercito israeliano. La bandiera israeliana sventola nel cielo di … Ankara e Mishal ha il coraggio di dirci che Erdogan è un eroe vittorioso!? Un eroe? Sul principe del Qatar, che non ha nemmeno il coraggio di annunciare “costruiremo il porto e l’aeroporto di Gaza su cui atterrerò“, è divenuto un principe coraggioso!? La vendita della vittoria di Gaza porterà alla debacle palestinese. Sì, lo dico come ho detto che lamenteremo il passo di Mahmud Abbas, che potrà goderne. Buon per lui!

2. Come vede l’evoluzione della situazione?
Penso che ci saranno ulteriori negoziati e che Mahmud Abbas sfrutterà la vittoria di Gaza per consolidare le sue posizioni. La leadership politica di Hamas ha tradito i sacrifici dei suoi combattenti e della sua resistenza. Muhammad Dayf [4] è certamente più degno della lode di Mishal di chiunque altro. Mi permetto di aggiungere, con un certo imbarazzo parlando su al-Mayadin, che Mishal sembra aver dimenticato ciò che la vostra rete ed i vostri corrispondenti hanno instancabilmente fatto per Gaza e la causa palestinese… Spudoratamente ha descritto al-Jazeera come “la perla dei media arabi”, che gli paga le bollette del soggiorno a Doha; nel Qatar, che non ha il coraggio di sfidare Stati Uniti ed Israele accogliendoli ufficialmente, ha lo status di “ospite di al-Jazeera” quale analista politico. E’ inaccettabile che rimborsi le spese con il sangue della sua gente e della resistenza! Pertanto, tale discorso è un vero e proprio scandalo. Basti pensare a tutti i sacrifici del popolo palestinese e alla straordinaria ingegnosità dei comandanti di Iz al-Din al-Qasam (braccio militare di Hamas) e delle brigate al-Quds. Tale dualità di Hamas non può portare ad una ristrutturazione a breve termine, da cui l’opportunità di Mahmud Abbas di sfruttare la vittoria di Gaza per reintrodurre il suo piano per la creazione dello Stato palestinese [5]. Inoltre, in tal senso lo studioso statunitense, in un recente articolo, Martin Indyk [6] ha detto che Turchia e Qatar sono riuscite a condurre Hamas ai negoziati avviati da Israele… [7]

3. Tornando alla coppia Fatah-Hamas, alcuni dicono che i loro disaccordi siano sotto controllo. Lei?
Rispondo francamente che ciò m’inquieta. Conosco Fatah, è un’entità intrappolata dalla visione sulla sicurezza, facilmente infiltrabile. Su Hamas, che dipende da Qalid Mishal, è interessata solo al potere e non si preoccupa di una politica per unire il popolo palestinese tramite la vittoria a Gaza della Resistenza. Pertanto, abbiamo da un lato l’entità intrappolata di Fatah e la leadership opportunista di Hamas; dall’altra una struttura combattente e forte. Cioè non tutti sono preoccupati dalla Resistenza. C’è chi ne approfitta raccogliendo il bottino come Qalid Mishal di Hamas, e ci sono infiltrati in Fatah che lavorano per distruggerlo. Il rischio è che una sola scintilla possa distruggere la vittoria palestinese e seminare discordia tra i palestinesi.

4. Date le rispettive dichiarazioni contraddittorie, possiamo aspettarci un cambio nelle strutture interne di Hamas?
Infatti, le dichiarazioni di Mahmud al-Zahar e al-Qasam sono completamente differenti, perché la loro bussola indica sempre la Palestina. Qualcuno potrebbe pensare che avremmo voluto che nel suo discorso Qalid Mishal ringraziasse Siria e Hezbollah. Assolutamente no, e Dio non voglia! Vogliamo parlare della Palestina e che la sua bussola punti solo sulla Palestina. Che scherziamo? La “normalizzazione” sarebbe la ricetta della vittoria? Che barzelletta! Sì, è indiscutibile che la direzione di al-Qasam sia fedele alla Palestina e ai palestinesi. E se uno di questi giorni, Muhammad Dayf dichiarasse che è contrario al “regime” siriano, mi congratulerei ancora; perché fin dall’inizio della guerra contro la Siria, non ha mai compromesso la resistenza adottando una qualche ideologia politicamente estranea alla Palestina. Così avremmo voluto che la leadership politica di Hamas si comportasse. Ecco dove siamo. La resistenza di Hamas accetterà tale situazione, ora che è assai chiaro che Qalid Mishal la sfrutta?

5. Secondo lei cosa accadrà?
Quello che so è che vi sono discussioni interne ad Hamas, il sentimento dominante si riassume: “Ci siamo venduti a Muhammad Mursi nel 2012 e la fitna (disaccordo) tra Egitto e Palestina ha quasi distrutto la Resistenza. Oggi (la leadership politica di Hamas) ci vende a Turchia e Qatar...”

6. Non abbiamo il tempo di affrontare il conflitto tra Qatar e Paesi del Golfo. Una parola su ciò?
In una parola, e spero che ve lo ricordiate, il risultato di tutto ciò si tradurrà in due o tre anni nella ricompensa al Qatar dell’Arabia Saudita. Per ristabilire il suo prestigio nella penisola il suo principe e il suo gas dovranno vendersi ai sauditi!

Nasser Kandil, al-Mayadin 31/08/2014
Nasser Kandil intervistato da Fatun Abasi [38′]

Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:
[1] Mishal parla di resistenza, trattative e politica regionale (Middle East Monitor). Traduzione di Dominique Muselet
[2] TV al-Manar: Dichiarazione di Qalid Mishal dopo l’ultimo cessate il fuoco a Gaza
[3] Video dell’Asse della Resistenza: Il capo di Hamas (Qalid Mishal) ringrazia Assad per il sostegno militare, nel 2011
[4] Muhammad Dayf. Muhammad Dayf, nato Muhammad Ibrahim Diab al-Masri il 12 agosto 1960 a Khan Younis, è un militante palestinese e comandante delle brigate Iz al-Din al-Qasam, ala militare di Hamas. Il 20 agosto 2014, l’aviazione israeliana colpiva la casa in cui si trovava, secondo le sue informazioni. Israele crede che sia stato ucciso o gravemente ferito, Hamas l’ha negato. La moglie e la figlia sono state uccise nel bombardamento.
[5] Abbas: Uno Stato palestinese e ritirata israeliano entro 3 anni
[6] Martin Indyk, l’inviato USA in Medio Oriente si dimette
[7] La relazione Stati Uniti-Israele giunge a un ripensamentoBrookings

Nasser Kandil è un ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano libanese al-Bina
Copyright © 2014 Global Research

Mideast-Gulf-Shifting_Horo

Abbas, Hanyah e al-Thani

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora