I fattori regionali che ostacolano i rapporti Russia-Giappone

Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture Foundation, 25/08/20151026067608Il complesso reset del delicato rapporto Russia-Giappone, sembra sempre più lontano. Russia e Giappone desideravano un reset che vedevano nel loro interesse. La Russia spera di attirare il Giappone come importante partner economico, in particolare per lo sviluppo delle regioni siberiane e dell’Estremo Oriente, dove la Cina si muove. Da parte del Giappone, la disputa territoriale con la Russia è una questione emotiva che ha impedito di concludere un trattato di pace formale dopo la seconda guerra mondiale. Se le indicazioni all’inizio dell’anno erano che Putin avrebbe compiuto una visita storica in Giappone entro l’anno, il rinvio di Tokyo di un giro di consultazioni previsto a Mosca da parte del ministro degli Esteri Fumio Kishida (31 agosto – 1 settembre) per preparare il terreno della visita di Putin, impone un controllo della realtà. La decisione di Tokyo è vista come una ‘protesta’ per la visita del Primo ministro russo Dmitrij Medvedev a una delle quattro isole contese il 22 agosto 2015. Tuttavia, è solo l’ultima manifestazione visibile della costante idiosincrasia nelle relazioni russo-giapponesi, risalente alla visita del Primo ministro Shinzo Abe a Washington e ai nuovi orientamenti della Cooperazione per la Difesa tra Stati Uniti e Giappone del 27 aprile. Il documento di base originariamente steso nel 1979, delineava la cooperazione militare tra Stati Uniti e Giappone in caso di attacco militare (sovietico) al Giappone, aggiornato al dopo-Guerra Fredda nel 1997. Ora è stato rivisto per la seconda volta allineandosi alla geopolitica emergente nella regione Asia-Pacifico, imposta da una Cina “decisa”. Dal punto di vista russo, i giapponesi che si attrezzano per svolgere un ruolo più attivo nel sostenere le operazioni globali degli Stati Uniti, diventano una preoccupazione. In particolare, le linee guida sottolineano la cooperazione USA-Giappone nel campo della difesa missilistica balistica o BMD. Gli Stati Uniti, infatti, hanno iniziato a schierare il sistema BMD in Giappone. Ciò avviene in un momento in cui gli interessi russi e statunitensi sono in disaccordo nel Nord-Est asiatico, dove la possibilità di un grande conflitto è maggiore oggi. Non si può pretendere che la Russia veda l’alleanza nippo-statunitense come fattore di stabilizzazione nella regione. La Russia avrebbe potuto sperare che il DNA del Giappone l’inducesse a perseguire politiche estere indipendenti o senza eccessiva dipendenza dal sistema di alleanze degli Stati Uniti, ma il modo in cui Tokyo semplicemente segue le sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, sulla crisi in Ucraina, parla diversamente. Infatti, lo spettro di un’architettura BMD sponsorizzata dagli USA in Estremo Oriente preoccupa la Russia, che ha rivisto la dottrina militare lo scorso dicembre, avendo acuti crescenti timori che proprio una cosa del genere accadesse alla periferia del Paese. L’articolo 12 della dottrina militare russa si riferisce vividamente alla percezione della minaccia che dei vicini della Russia schierino il BMD e reclamino suoi territori.
Kuril-Kunashir-island-Med-006 Washington e Tokyo potevano considerare una linea che non vedesse la Russia come minaccia al Giappone e l’alleanza nippo-statunitense contraria alla Russia, ma nel clima attuale delle relazioni russo-statunitensi, Mosca non ha intenzione di farsi illusioni. La spinta di Abe ad espandere il ruolo dei militari (sotto la dottrina dell”autodifesa collettiva’) neanche aiuta. La controversa legge approvata dalla camera bassa del parlamento del Giappone, il mese scorso, permetterebbe alle truppe giapponesi di combattere all’estero per la prima volta dalla seconda guerra mondiale. In poche parole, la proposta di legge testimonia che Tokyo cede alle pressioni statunitensi favorendone la strategia per riequilibrare il potere in Asia, giocando un ruolo più attivo nell’alleanza militare USA-Giappone. L’inquietudine di Mosca potrebbe non avere trovato un’articolazione forte, a differenza di Pechino, ma l’inquietudine c’è sicuramente. Una serie di passi di Mosca da aprile, seguono tale prospettiva. Così, le celebrazioni della Giornata della Vittoria a Mosca il 9 maggio si sono rivelato il culmine della convergenza strategica tra Russia e Cina: il presidente cinese Xi Jinping è stato infatti l’ospite d’onore; il Presidente Putin ha confermato i suoi piani per partecipare alle celebrazioni della Cina a Pechino il 3 settembre; oltre a dare grande impulso alle relazioni economiche e un comune ricordo struggente della storia, i due leader hanno inoltre deciso di collegare formalmente l’Unione economica eurasiatica della Russia alla Cintura economica della Via della Seta cinese, implicando “uno spazio economico comune sul continente” (Putin). Ancora una volta, a giugno, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ordinava l’accelerazione della costruzione di infrastrutture militari e civili sulle isole Kurili. Il 24 luglio, annunciava che le truppe russe schierate sulle isole Kurili saranno “riarmate” entro settembre. Nel frattempo, nuove esercitazioni militari sono in programma sulle isole Kurili. Ai primi di agosto, il governo russo approvava un programma federale per lo sviluppo socio-economico complessivo delle Isole Kurili, nel prossimo decennio, con una spesa stimata a 1,5 miliardi di dollari. Il Primo ministro Dmitrij Medvedev ha detto che il programma “faciliterà la trasformazione delle isole Kurili in un moderno territorio russo dove sia comodo vivere e interessante lavorare”. Finalmente Medvdev compiva una visita molto pubblicizzata alle isole Kurili. In un commento recente, il tabloid Global Times del Partito Comunista Cinese ha osservato: “I loro (Russia e Giappone) interessi strategici sono in conflitto… la maggiore minaccia alla sicurezza di Mosca sono le alleanze militari dominate dagli USA. Il Giappone, d’altra parte, ha svolto un ruolo attivo in tali alleanze… La disputa territoriale sfida una soluzione rapida… Oggi è ancora più improbabile che la Russia non risponda alle pretese territoriali giapponesi… Ci sono molte barriere strutturali tra Russia e Giappone. Anche se il rapporto… può vedere una distensione, non migliorerà notevolmente”. E’ una valutazione corretta. Ma il commento omette di esaminare il calcolo strategico russo. Andando indietro nel tempo, nel periodo della guerra fredda, il Giappone formò la linea di contenimento degli Stati Uniti ‘contro le forze d’intervento navali sovietiche’. E Mosca rispose ordinando alla Marina sovietica di trasformare il Mare di Okhotsk in un bastione strategico navale per i sottomarini lanciamissili balistici, con le isole Kurili nella zona ‘esclusiva’. Pertanto, il rafforzamento russo sulle isole Kurili ha una ragione. Inoltre, lo è anche in previsione dell’apertura del cosiddetto Passaggio a nord-est. Già nel settembre 2011, molto prima della crisi in Ucraina e della relativa degradazione dei rapporti ‘Est-Ovest’, la Russia svolse la più grande esercitazione militare navale presso le isole Kurili nel dopo-Guerra Fredda, coinvolgendo 20 navi militari e bombardieri. Probabilmente la politica artica della Russia richiede che le isole Kurili siano la prima linea difensiva e della sicurezza nazionale del Paese. La Russia rafforzerà costantemente la propria presenza militare sulle isole Kurili e ne svilupperà comunque le infrastrutture portuali.
É luogo comune che l’Artico abbia enormi riserve non sfruttate di petrolio e gas, minerali, acqua fresca, pesce e così via. Ma ciò che è meno noto è che la forte presenza strategica nella regione artica consente alla Russia anche accesso agli oceani del mondo, fondamentale per contrastare la strategia del contenimento degli Stati Uniti. Il Pentagono valuta che la Russia attualmente sia la nazione più avanzata al mondo nello sviluppo di infrastrutture militari nell’Artico. La dottrina militare della Russia, che Putin ha firmato lo scorso dicembre, mira a costruire una rete unificata di strutture militari nei territori artici per ospitare truppe, navi e aerei da guerra. In teoria, anche se Mosca ha in gran parte mantenuto per sé i propri pensieri, vedrebbe nella cooperazione USA-Giappone sul BMD, nel quadro degli orientamenti per la cooperazione nella Difesa USA-Giappone, una minaccia all’equilibrio strategico. In tali circostanze, il ripristino delle relazioni con il Giappone diventa problematico. Chiaramente, gli Stati Uniti sospingono l’implementazione della BMD in Estremo Oriente. I rapporti russo-giapponesi possono guastarsi se Mosca ad un certo punto decide di serrare i ranghi con Pechino sulla minaccia posta dall’implementazione del BMD dagli Stati Uniti. La prossima visita di Putin a Pechino sarà un’importante passo del riallineamento strategico emergente in Estremo Oriente.kurilesLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La rete di potere: gasdotti nel continente europeo

Putin lega India e Pakistan con i gasdotti
Nakanune 22 agosto 2015 – Fort Russimage_big_81883Tradizionalmente l’India fu partner dell’URSS per decenni e la Russia ha preso il posto della superpotenza. Con le inevitabili perdite negli anni ’90 (“il luogo santo non è mai vuoto” come si dice in Russia), la partnership è sopravvissuta. Tra l’altro, gli indiani si rifiutarono di acquistare 126 aerei da combattimento Rafale dalla Francia (grazie “Mistral”). Il caccia francese Rafale si era aggiudicato la gara nel 2012, e anche allora era chiaro che il contratto non sarebbe stato concluso. Di conseguenza, dopo aver avuto 36 jet, l’India ha rescisso il contratto. “Acquistiamo solo 36 caccia e non ne compreremo mai più, sono troppo costosi”, ha detto il ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar, secondo La Tribune riferendo all’agenzia indiana PRI. “Mi piacerebbe anche avere una BMW e una Mercedes, ma non posso perché, in primo luogo non posso permettermelo, e in secondo luogo non ne ho urgente bisogno“. Secondo le informazioni dal Ministero della Difesa dell’India, il costo del contratto era aumentato da 12 a 20 miliardi di dollari. Non speculiamo sulle ragioni reali della fine del contratto, ma resta il fatto che il Ministero degli Esteri indiano ha detto che l’attrattività del prezzo e dell’affidabilità del caccia multiruolo russo Su-30 è maggiore del “Rafale“.
L’amica India è tradizionalmente nemica del Pakistan, territori artificialmente separati dai sornioni inglesi, e che si combattono continuamente e violentemente. Gli Stati Uniti con tanto zelo hanno aiutato il Pakistan anche fornendogli armi nucleari. L’Ucraina a dispetto della Russia, ha dotato il Pakistan di carri armati moderni negli anni ’90, cosa di cui i nazionalisti locali furono entusiasti. E pochi notarono che, per adempiere all’accordo, la Russia fornì al vicino le tecnologie per produrre i cannoni. Di conseguenza, fino ad oggi l’Ucraina non ha sviluppato un nuovo carro armato, ma la Russia rafforza e migliora la cooperazione con il Pakistan sostituendo gli Stati Uniti. Questi carri armati erano sovietici e 250 veicoli dovevano essere modernizzati, ed è anche necessario fornire munizioni e pezzi di ricambio (gli stessi che l’Ucraina non sa produrre, non potendo produrre un carro armato nazionale). L’equipaggiamento sovietico è più affidabile e meno costoso di quello statunitense. Per la gioia degli abitanti del luogo, che non nascondono l’odio per i loro “protettori” statunitensi che regolarmente cacciano via. Così la Russia è accolta dal Pakistan e le due parti preferiscono congelare i conflitti tra India e Pakistan su Jammu e Kashmir. Perché letteralmente i combattimenti sono freddi, costosi e inutili. Ciò che accade si adatta perfettamente all’antica massima, “Tempora mutantur et nos mutamur in illls“, i tempi cambiano e noi con essi. Ora Mosca è pronta a costruire un gasdotto in Pakistan che rifornirà il Paese dall’Iran. Nel progetto la Russia spenderà 2 miliardi di dollari. Alcuni esperti hanno avvertito che il gasdotto del Pakistan sarà solo parte della rotta gasifera iraniana per la Cina. Così, con la costruzione del gasdotto la Russia crea un concorrente nel mercato del gas cinese. Il partner di “Rusenergy“, Mikhail Krutikhin, dice che l’Iran ha colloqui con Pakistan e Cina e in effetti il metanodotto che la Russia costruirà sarà parte della futura rotta del gas dall’Iran alla Cina. “La partecipazione della Russia al progetto pakistano è piuttosto sfavorevole: le forniture dall’Iran ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, compreso quello dalla Russia“. Ma è vero?
Il sito web del Consiglio dei ministri del Pakistan ha dichiarato che si tratta di “creare un ambiente favorevole per la costruzione con la partecipazione russa del gasdotto “Nord – Sud” della Repubblica islamica del Pakistan, da Karachi a Lahore” (sulle coste del Pakistan, al confine con l’India). La lunghezza è circa 1100 chilometri, la capacità 12,4 miliardi metri cubi di gas all’anno. L’inizio della costruzione del gasdotto è previsto per il 2017. Inizialmente, il gasdotto è stato progettato per trasportare gas dall’Iran, che verrà spedito via mare in forma liquefatta a Karachi. Il Pakistan è uno Stato povero di risorse e vive una grave carenza di energia elettrica sul mercato interno. Questi volumi, per definizione, non bastano e rispetto alle esigenze della Cina sono piccoli, anche rispetto alle condutture costruite in Cina dalla Russia. Allo stato attuale, la Russia costruisce il gasdotto “Power of Siberia“, da cui la Cina otterrà più di tre volte il gas previsto dal presente contratto, 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Inoltre, sono in corso negoziati sulla cosiddetta “rotta occidentale” (il gasdotto “Altaj“), che rifornirà la Cina di ulteriori 30 miliardi di metri cubi all’anno. I volumi contrattuali pakistani sono piccoli in confronto,12 miliardi di metri cubi contro 68 miliardi. Va ricordato che in futuro, quando “le forniture iraniane ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, anche dalla Russia”, sarà necessario costruire nuovi gasdotti, fabbriche di liquefazione del gas, terminali, tutto nuovo. Ciò esiste solo su carta. Ancora una volta, tutti ricordiamo che il luogo santo non è mai vuoto. Se la Cina ha bisogno di energia, l’otterrà. Se non la Russia, gli USA, sia pure a denti stretti, collaboreranno per costruire gasdotti e terminali per LNG. La Russia oggi sfrutta il forte indebolimento della posizione degli Stati Uniti nella regione, utilizzando l’esperienza statunitense dell’esclusione economica dei concorrenti dai mercati precedentemente occupati. È molto più facile e intelligente trarre profitto da un contratto e legare un partner a sé, rendendo possibili liti future per pretesti politici inventati economicamente impossibili. Prendiamo ad esempio gli ultimi 24 anni di politica ed economia dell’Ucraina. Il potere dello Stato in tutte le presidenze peggiorava sempre la cooperazione economica con la Russia, per la politica russofoba su cui fu costruito lo Stato. Economia e profitti erano secondari. Picchi temporanei di “amore per la Russia” non cambiavano la direzione generale del peggioramento dei rapporti politici, economici, scientifici e sociali. Il resto è storia.
Riguardo i passi della Russia in Asia, s’inseriscono nella strategia dell’equilibrio di interessi nel “triangolo” cruciale Cina, India e Pakistan, insieme ad un complesso “pacchetto” di rapporti. La conferma di tale corso è la decisione di lasciare che India e Pakistan entrino nella SCO simultaneamente. Il Pakistan agisce in modo pragmatico e tranquillamente cambia partner internazionale secondo interessi a lungo termine. Non sorprende che liberandosi dalla pressione politica degli Stati Uniti, migliora le relazioni con i vicini regionali. Dopo tutto Cina, Russia e India sono vicini, e gli USA al di là dell’oceano. Questo è ciò che temono gli Stati Uniti, e che il mondo gradualmente capisce, gli Stati Uniti sono lontani ed è possibile vivere senza di essi. Mentre la superpotenza rischia di diventare l’eroe degli aneddoti, ‘cowboy Joe’, che nessuno prendeva, perché nessuno lo voleva!Tapi_Map_01La rete di potere: gasdotti nel continente europeo
Southfront 21 agosto 2015

Il gas naturale ha limitate e costose opzioni sul trasporto. Di conseguenza, i metanodotti sono costantemente utilizzati come strumento di pressione politica e contrattazione. Uno dei campi di battaglia più importanti è il continente europeo, dove la Russia esercita influenza attraverso un’intricata rete di gasdotti. Ulteriori informazioni sotto.Nordstream_risultato1. NORD STREAM
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Engie.
Il gasdotto Nord Stream è divenuto operativo nel 2011. Proposto nel 1997, le controversie tra Kiev e Mosca nel 2006 e 2009 hanno spinto la Russia a fermare il passaggio di gas naturale attraverso l’Ucraina, privandone l’Europa e accelerando la costruzione di Nord Stream. Il gasdotto permette alla Russia di rifornire direttamente Germania e parte dell’Europa centrale.

2. NORDEUROPAISCHE ERDGASLEITUNG (NEL)
Capacità: 20 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Fluxys.
Il gasdotto NEL è complementare al progetto OPAL e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania occidentale.

3. OPAL
Capacità: 35 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Wintershall, Gazprom, E.ON.
Il gasdotto OPAL di costruzione tedesca è operativo dal 2011 e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania orientale ed Europa centrale. Il terzo pacchetto energetico dell’UE limita la quota che Gazprom può usare di OPAL. La Commissione europea previde l’aumento del 50 per cento della quota nel marzo 2014, consentendo a Gazprom di usare la pipeline a piena capacità. Tuttavia, la Commissione ha rinviato i piani per la crisi ucraina.

4. NORTHERN LIGHTS e JAMAL EUROPA
Capacità: 84 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Beltrangaz, PGNiG.
I gasdotti Northern Lights e Jamal Europa sono due grandi gasdotti russi per l’Europa orientale. La Polonia dipende dal sistema di gasdotti e non ha vere alternative. Nel tentativo di esserne meno dipendente, Varsavia cerca di sviluppare un servizio di importazione di GNL sul Mar Baltico.

5. SOJUZ
Capacità: 26 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
I gasdotti Sojuz e Fratellanza sono le principali vie di esportazione di Gazprom per l’Europa attraverso l’Ucraina. Hanno una capacità totale di oltre 150 miliardi di metri cubi. Nel tentativo di evitare di usare l’Ucraina come Stato di transito, Gazprom cerca itinerari alternativi dal 2019.

6. FRATELLANZA
Capacità: 132 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
Insieme con il gasdotto Sojuz, Fratellanza e Urengoj-Pomarij-Uzhgorod sono i principali gasdotti di esportazione di Gazprom, portando il gas in Europa attraverso l’Ucraina. La Russia cerca di ridurre la dipendenza dall’Ucraina come Stato di transito.

7. BLUE STREAM
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno (fino a 19 miliardi di metri cubi). Partner: Gazprom, BOTAS, ENI.
Uno dei due gasdotti principali che Gazprom utilizza per rifornire la Turchia. Gazprom può rifornire di 16 miliardi di metri cubi la Turchia attraverso l’Ucraina, e altri 16 miliardi di metri cubi direttamente la Turchia attraverso Blue Stream. Oggi, i due gasdotti da soli non hanno la capacità di soddisfare la domanda di energia della Turchia. Nel 2014, Turchia e Russia decisero di espandere Blue Stream di 3 miliardi di metri cubi.

8. GASDOTTO OCCIDENTALE RUSSO
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Transgaz, Bulgartransgaz.
Il gasdotto russo-occidentale rifornisce la Turchia attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria. In futuro la domanda turca supererà la capacità dei gasdotti esistenti e ne sarà necessario un terzo.

9. NORD STREAM 2
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Shell, OMV, E.ON.
Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con Shell, OMV, ed E.ON al Forum economico internazionale 2015 di San Pietroburgo per la costruzione del gasdotto Nord Stream-2. Come proposto, Nord Stream-2 avrà la stessa dimensione del primo gasdotto e sarà operativo alla fine del 2019. Il gasdotto aumenterà la capacità nel tempo bilanciando la ridotta produzione del Mare del Nord.

10. TURKISH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Gazprom.
Il gasdotto è progettato per fornire una rotta alternativa al gas naturale per l’Europa meridionale, bypassando l’Ucraina. Gazprom ha firmato un accordo con la Grecia per connettere l’European Southern Pipeline con TurkStream al confine Turchia-Grecia, rifornendo l’Europa. Gazprom e Turchia devono ancora finalizzare l’accordo sul gasdotto TurkStream. Uno dei maggiori incentivi di Ankara a sostegno di TurkStream sarebbe eliminare la dipendenza dal gas che transita per l’Ucraina.

11. EASTRING PIPELINE
Capacità: 20-40 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: EUSTREAM, Transgaz, Bulgartransgaz.
Eastring collegherebbe infrastrutture di Slovacchia, Romania e Bulgaria. La Slovacchia ha assunto la guida del progetto e persino suggerito il collegamento a TurkStream. Bratislava vuole far parte dei piani di Gazprom per diversificare le opzioni di trasporto dall’Ucraina perché la Slovacchia è il nodo tra gasdotti in Ucraina ed Europa centrale.

12. TRANS ADRIATIC PIPELINE
Capacità: 10 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BP, SOCAR, Statoil, Fluxys, Enegas, Axpo.
TAP è uno dei progetti del Corridoio meridionale del gas dell’UE volto a trasportare gas dal Mar Caspio all’Europa del Sud attraverso la Turchia per ridurre la dipendenza dalla Russia. Il gasdotto TAP collegherà il gasdotto TANAP al confine Turchia-Grecia inviando gas in Italia attraverso l’Albania. La costruzione del progetto dovrebbe iniziare nel 2015.

13. TANAP
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: SOCAR, BP, BOTAS.
TANAP è progettato per inviare gas dall’Azerbaijan alla Turchia, collegandosi ai mercati in Europa. TANAP invierà 16 miliardi di metri cubi di gas in Turchia, collegandosi al gasdotto TAP per inviare 10 miliardi di metri cubi in Europa. I progetti TANAP e TAP sono i pilastri del progetto energetico Corridoio meridionale del gas dell’Unione europea, per trasportare gas dal Caspio in Europa contrastando la dipendenza dalla Russia. La costruzione di TANAP dovrebbe essere completata nel 2018.

14. SOUTH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, ENI, altri.
South Stream era un sistema di gasdotti che avrebbe inviato gas dalla Russia alla Bulgaria attraverso il Mar Nero e poi attraverso la Serbia in Europa centrale. Gazprom ha annullato il progetto nel dicembre 2013 e porta avanti il gasdotto TurkStream, nella speranza di raggiungere lo stesso obiettivo strategico aggirando l’Ucraina. La Commissione europea si oppose a South Stream contribuendo alla cancellazione del progetto della Gazprom.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Nuova Via della Seta, “New Deal” cinese: conseguenze economiche e geopolitiche

Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB) Global Research, 31 luglio 2015Eurasian mapGli storici ricorderanno che il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato ufficialmente la nuova “Via della Seta” con un discorso di 30 minuti alla Conferenza Economica di Boao sull’isola di Hainan, il 28 marzo 2015, di fronte a 16 capi di Stato o di governo e a circa 100 ministri dei 65 Paesi sulla via, terrestre o marittima di questa nuova rotta commerciale[1]. Per noi, interessati alla previsione politica, che sfida ha lanciato! La Cina suggerisce ciò che immaginiamo il futuro facendo un passo indietro di diversi secoli, anche due millenni. Tale mossa non è assurda, ma un dato di fatto! La forza di nazioni come Russia, Iran, India o Cina deriva dalla loro capacità di pensare al futuro. L’Europa ha una profondità storica, le due guerre mondiali l’hanno incoraggiata a riscoprire l’età prima delle nazioni, di Carlo Magno o anche dell’impero romano. Questo modo di pensare è probabilmente più estraneo agli Stati Uniti che esamineranno il progetto cinese con il peggior sospetto. Tuttavia dovranno convivere con la realtà: l’appetito per questa “resurrezione del passato” degli alleati europei, ma anche di un Paese come Israele [2]; tutti Paesi che hanno appena deciso di aderire all’Asian Infrastructure Investment Bank creata dalla Cina per l’occasione, confermando che il progetto che si basa su un antico passato ha un futuro. Di seguito ci si propone di abbozzare le prevedibili conseguenze dell’iniziativa cinese. Tre elementi vanno identificati con maggiore chiarezza: Parliamo di “Via e Corridoio” del potere cinese? Quali saranno le ripercussioni sul resto dell’Eurasia? Quale sarà l’atteggiamento degli Stati Uniti di fronte a ciò che rappresenta la prima sfida della nuova era, dove apprenderà che il potere è condiviso.
65 Paesi, 4,4 miliardi di persone, 63% della popolazione mondiale, sono interessati dalla Nuova Via della Seta. Per il momento questi Paesi rappresentano solo il 29% della produzione mondiale, ma siamo solo all’inizio di un riequilibrio globale intorno l’Eurasia. La Cina prevede che entro 10 anni le sue relazioni commerciali con i Paesi lungo ciò che definisce “Via e Corridoio” dovrebbero più che raddoppiare a 2,5 trilioni di dollari. La Cina ha inviato un segnale molto forte: in un momento in cui la sua crescita economica rallenta, non ha scelto di stimolare la propria economia attraverso la spesa militare, giustificando una possibile “guerra fredda” con gli Stati Uniti[3]. Ha scelto diplomazia e commercio per riequilibrare: per dipendere meno dal rapporto economico transatlantico, sembra debba rafforzare varie relazioni “in occidente”. E’ questione letteralmente di ridiventare “Il Regno di Mezzo”[4]. Per raccogliere i capitali necessari per la nuova gigantesca infrastruttura viaria economica, la Cina ha lanciato l’Asian Infrastructure Investment Bank con 52 Paesi partecipanti, tra cui le nove principali economie europee. Il capitale iniziale doveva originariamente essere di 100 miliardi di dollari, ma dato l’afflusso di adesioni, sarà più alto. La Cina ha già fatto sapere che, per attirare gli investimenti, il diritto di veto sarà dato dal Consiglio di Amministrazione (a differenza degli Stati Uniti nelle istituzioni finanziarie di Bretton Woods). Tuttavia, cerchiamo di non avere illusioni, la Cina, attingendo dall’immemorabile esperienza diplomatica, troverà tutti i mezzi indiretti per controllare la banca di investimento pubblico di cui ha preso l’iniziativa[5]. Il Paese intende approfittare di una situazione favorevole per promuovere i propri interessi: la Russia ha bisogno del suo sostegno se vuole resistere alla resa dei conti con gli Stati Uniti sul futuro dell’Ucraina. E l’Unione europea è seriamente tentata dall’aumento degli investimenti cinesi in Europa, per uscire dalla crisi[6]. Tuttavia, non si sopravvaluti la posizione di forza della Cina. Avendo accumulato enormi riserve di dollari, sente, data la fragilità dell’economia statunitense, la necessità di diversificare il proprio patrimonio. Investire parte delle riserve di valuta in un progetto importante come la “Nuova Via della Seta” corrisponde a un bisogno. D’altra parte nella lotta diplomatica che la mette contro gli Stati Uniti, la Russia non è totalmente dipendente dalla Cina: non solo può contare sul suo deterrente nucleare, ma anche sul supporto, diretto o indiretto, di India, Iran e Turchia. Infine, ricordiamo con cura che la Cina è una potenza finanziaria lungi dall’essere sufficiente negli investimenti su due continenti e quattro mari. Il progetto “Via e corridoio” avrà successo solo se i gruppi regionali v’investiranno massicciamente[7]. Dal punto di vista dell’UE ciò solleva la questione di sapere cosa seguirà il Piano Juncker. La Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo svolgeranno un ruolo sempre più importante nei prossimi anni permettendo all’Europa di fare la sua parte nella “Nuova Via della Seta”.
L’Unione europea è a un bivio. La crisi ucraina diventa un handicap se continua: non solo le sanzioni economiche imposte alla Russia influenzano negativamente l’economia europea, ma sempre più opportunità di investimenti vanno persi in Asia centrale, e l’Unione rischia di dividersi tra un campo atlantista e uno desideroso di accordarsi con la Russia. A dire il vero non c’è altra via che il rafforzamento degli accordi di Minsk. E per evitare una crisi infinita, la Germania gradualmente sostanzierà il pilastro europeo dell’Alleanza atlantica, abbastanza da influenzare gli Stati Uniti ed uscire dalla crisi. Il modo in cui i Paesi europei si sono gettati sull’Asian Infrastructure Investment Bank conferma il riequilibrio verso l’Eurasia dal legame transatlantico, l’equivalente europeo del movimento cinese dal transpacifico alla “Nuova Via della Seta” che potrebbe avvenire rapidamente. La mappa che si dispiega davanti ai nostri occhi è affascinante per uno storico abituato a pensare come Fernand Braudel, storico del Mediterraneo e del capitalismo, su un approccio “a lungo termine”: dal punto di vista cinese, la Via di terra parte da Xian, passando per Bishkek, Tashkent, Teheran, Ankara, Mosca, Minsk prima di raggiungere Rotterdam, Anversa, Berna e Venezia. L’antica città dei Dogi è all’estremità occidentale della Via marittima che passa da Atene, Cairo, Gibuti, Nairobi, Colombo, Kuala Lumpur, Singapore (con un ramo verso Jakarta), Hanoi, Hong Kong e Fuzhou terminando a Hangzhou. La Cina dunque si offre di riaprire un collegamento commerciale vecchio di 2000 anni, e di proporre, a differenza della visione fatalista di Huntington, un vero dialogo tra le civiltà confuciana, indiana, persiana, turca, araba, africana orientale, cristiana ortodossa e le zone d’influenza occidentali. Gli attori della globalizzazione policentrica, gli eredi degli imperi cinese, mongolo, persiano, russo, ottomano, arabo, bizantina, romano-germanico, francese e inglese hanno l’affascinante possibilità di vivere finalmente una storia comune e pacifica. Va prestato attenzione, nell’equilibrio dell’Eurasia, a che all’India sia sempre ricercata e meglio integrata nelle nuove reti che la Cina attualmente pianifica. Francia e Germania, con il resto dell’Unione europea, ha una carta naturale da giocarvi, anche importante dal punto di vista dei loro interessi a lungo termine: questa “Nuova Via della Seta” sarà utile ai Paesi interessati basandosi sull’equilibrio di forze. Il riavvicinamento con l’India è un vantaggio prezioso da fare pesare su Russia e Cina. Inoltre, permette di rimanere in linea con la logica BRICS, una logica a cui la Via della Seta non appartiene al momento, mentre il dinamismo cinese e l’esigenza russa di neutralizzare l’influenza degli USA in Asia centrale favoriscono la Shanghai Cooperation Organization. Il progetto cinese di “Nuova Via della Seta” è reso possibile dalla nuova età organizzativa, dove Internet è una delle manifestazioni più eclatanti. I leader cinesi hanno sicuramente capito più velocemente degli omologhi europei che la rivoluzione informatica ha fatto esplodere la vecchia opposizione geopolitica tra potenze continentali e marittime.
Attraversata da treni ad alta velocità, chiamata a dipendere sempre meno dalla concentrazione geografica delle proprie risorse energetiche, l’Eurasia è in procinto di diventare uno “spazio liquido”[8]. La Nuova Via della Seta può, senza esagerare, essere considerata un doppio asse “liquido” rientrando negli stessi criteri di analisi. Ovviamente, un tale sviluppo avrà le sue zone d’ombra. Gli “spazi liquidi” potrebbero essere infestati da pirati, già numerosi su Internet. Pepe Escobar su Asia Times online chiama da tempo “guerra liquida” [9] il modo in cui gli Stati Uniti contribuiscono a distruggere Stati come Iraq, Libia o Ucraina. Tuttavia, cerchiamo di misurare il cambiamento in atto e gli immensi cambiamenti all’orizzonte per l’Unione europea, la cui missione non è più costruire questo “piccolo promontorio del continente asiatico”, di cui Paul Valéry parlava, ma di organizzare una tripla connessione: euro-atlantica, euro-africana ed eurasiatica…

020140520112112Note
[1] Die Welt, 30/03/2015
[2] Japan Times, 04/01/2015
[3] Mentre nel 2010, la Cina decise di ridurre la spesa militare (fonte: Wikipedia), le tensioni tra occidente e nazioni emergenti, espressasi nel 2014 con la crisi ucraina, tuttavia portarono ad aumentarle del 12,2% lo scorso anno e al 10% annunciato per il 2015. Detto questo, in percentuale sul PIL, metodo abitualmente scelto per misurare le spese militari di un Paese (ricordiamo che gli Stati Uniti chiedono ai membri della NATO di contribuire per il 2% del PIL al bilancio dell’Alleanza), la quota di questa spesa è più o meno stabile, intorno al 2,1% (gli Stati Uniti spendono oltre il 4%), tenendo conto del fatto che il PIL della Cina è aumentato di quasi il 7% quest’anno. Un altro sembra dire che la Cina aumenta la spesa militare in modo ragionevolmente possibile e ciò nel contesto della sua apertura al mondo, dov’è costretta ad essere più trasparente co una serie di spese occulte che indubbiamente, semplicemente con questo processo, emergono allo scoperto. Ma il bilancio totale delle spese militari non supera i 95 miliardi di euro rispetto ai 460 miliardi degli Stati Uniti, sapendo che tale somma è in gran parte dedicata al mantenimento di un enorme forza militare (2,1 milioni), e che la quota dedicata all’acquisto di attrezzature è tanto più ridotta (fonte: Deutsche Welle, 03/04/2015). Questi fattori portano il nostro team a considerare che, contrariamente a ciò che i media occidentali vorrebbero farci credere, la Cina non è militarmente aggressiva.
[4] Michel Aglietta/Guo Bai, La voie chinoise. Capitalisme et empire, Paris, Odile Jacob, 2012
[5] François Godement, Que veut la Chine?, Paris, Odile Jacob, 2012
[6] Claude Meyer, La Chine banquier du monde, Fayard, Paris 2014
[7] Eurasia Review, 30/03/2015
[8] Ho preso in prestito questo concetto da John Urry, Global complexity 2000
[9] Pepe Escobar, Globalistan: come il mondo globalizzato si dissolve nella guerra liquida 2007

nouvelle-route-de-la-soie1-617x436Copyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin lungimirante su Donbas e Ucraina

L’analista russo Ishenko respinge le accuse che Putin stia vendendo il Donbas, invece guida un gioco lungimirante
Rostislav Ishenko Russia Insider 15 luglio 2015ukraine-putin-mural_0Annibale portò Roma sull’orlo della sconfitta durante la seconda guerra punica. L’esercito di Cartagine marciò in Italia come se fosse il proprio cortile di casa. Tuttavia, alla fine, Publio Cornelio Scipione Africano, il Vecchio, poté spostare il teatro delle operazioni in Africa, distruggere gli eserciti di Cartagine, sconfiggere l’invincibile Annibale e imporre la pace nei termini di Roma. Il vincitore effettivo di Annibale non fu il brillante tattico Scipione, ma il profondo stratega e politico eccezionale Fabio Massimo Cunctator. I romani lo elessero console e addirittura dittatore durante la guerra. Fabio Massimo rimase un influente politico anche quando non esercitava il potere ufficialmente. La sua autorità personale fu rafforzata con l’elezione al Pontificio Collegio e al Senato dei Principi. I suoi protetti e familiari diventarono consoli, mentre sacrificò gli avversari “non favoriti” e i risultati delle elezioni vennero cancellati in diverse occasioni. Quale fu la strategia di Fabio Massimo? La giusta scelta del metodo di lotta contro Annibale. L’esercito di Cartagine era fondamentalmente diverso da quello di Roma. L’esercito romano era composto di cittadini (reclute, militari di leva), mentre quello cartaginese da mercenari. Nelle mani di un comandante di talento come Annibale, l’esercito fu uno strumento potente. I romani subirono una sconfitta catastrofica dopo l’altra, nei primi anni della guerra. Annibale sapeva aumentare le sue forze, non solo grazie alla bellicose tribù galliche della valle del Po, ma anche portandosi con sé gli alleati di Roma nel centro e sud Italia. Perciò ogni sconfitta di Roma non solo comportava la perdita di un esercito, cosa già abbastanza dolorosa (Cartagine perse i cittadini-mercenari di qualcun altro, mentre Roma i propri), ma anche per la perdita di altri alleati. Quindi Fabio Massimo prese l’unica decisione corretta, Annibale andava privato della possibilità di avere altre vittorie con l’esercito. Roma doveva contrastare le manovre di Annibale con la sua presenza distruggendo distaccamenti locali, sostenendo gli alleati leali e, quando possibile, punire i traditori, ma evitare uno scontro generale. In un’occasione, i consoli del 216 a.C. decisero di abbandonare questa strategia e organizzarono un’offensiva contro le posizioni di Annibale a Canne. La catastrofe che seguì fu di tale portata che la successiva sconfitta del genere si ebbe solo al culmine della potenza quando l’imperatore Valente morì alla testa della sua fanteria a Adrianopoli, nel 378 d.C. Roma trattenne Annibale per un intero decennio aderendo alla strategia di Fabio Massimo. Solo allora le vittorie di Scipione l’Africano furono possibili. Tuttavia, anche in questo caso il Cunctator era contro la ripresa delle operazioni attive credendo che potesse finire Annibale e Cartagine, senza eccessive perdite di vite, soprattutto con l’esercito mercenario che si indeboliva e disintegrava per mancanza di grandi vittorie, mentre la situazione al fronte peggiorava il conflitto tra Annibale e Cartagine crebbe. Una battaglia comporta sempre del rischio, dopo tutto.
Oggi vediamo la Russia adottare una strategia identica nel conflitto con gli Stati Uniti. Questa strategia non è nata oggi ed ha permesso allo Stato di sopravvivere dopo i devastanti anni ’90 e recuperare forza sufficiente per sfidare Washington. Fu così che, fino al riuscito ritorno della Crimea e allo spargimento di sangue in Donbas, le masse nemmeno notarono che Stati Uniti e Russia hanno molte differenze inconciliabili e che si muovono verso un conflitto aperto, e sia nell’interesse della Russia ritardarlo il più a lungo possibile. Inoltre, durante questo tempo guadagnato gli USA si sono indeboliti sprecando forze in varie conflitti locali nel mondo. La Russia nel frattempo si rafforzava cambiando élite (in modo tale da non disturbare la situazione politica interna), rafforzando il ruolo dello Stato nell’economia, riarmando i militari, restaurando vecchie alleanze e reclutando nuovi alleati. In generale, la Russia cambia deliberatamente i rapporti di forza da molto tempo, e continua a farlo oggi quando lo scontro con Washington è una realtà. Tuttavia, l’assenza del trionfante ritorno della Crimea e di parate militari nelle città liberate dai nazisti, e il sangue che scorre nel Donbas, permettono a vari speculatori politici, così come a romantici immaturi, di piagnucolare continuamente su “Putin che teme d’irritare gli Stati Uniti”, “Surkov consegna di nuovo il Donbas all’Ucraina”, e il solito “hanno tradito tutti”. Bene, Putin è il capo dello Stato e Surkov segue la situazione in Ucraina. Per valutare i risultati del loro lavoro non vanno sentiti solo i detrattori. Il problema sta nel fatto che né Putin né Surkov si sono messi a discutere pubblicamente con i teorici del “tradimento”. Da un lato è giusto fare così, perché una volta che un politico discute con un emarginato politico, ne alza il livello, aumentandone l’importanza e assicurandogli nuovi alleati. D’altra parte, l’assenza di una risposta immediata ad accuse isteriche scoraggia parte della società (coloro che non sono abituati a pensare da soli), coloro che non riescono a valutare la situazione se non adottando la prima spiegazione plausibile, un approccio sbagliato perché parte della società (piccola, ma anche politicamente attiva e patriottica) si prende dei caporioni immeritevoli e si muove nella direzione sbagliata, rendendo più difficile allo Stato raggiungere l’obiettivo che quella parte della società in realtà vuole vedere raggiunto. Dato che i media statali russi non si sono distinti per la loro iniziativa e non possono reagire a nuovi problemi senza indicazioni dall’alto, cercheremo di valutare in modo indipendente, sulla base di fatti noti, se le affermazioni secondo cui la politica di Putin-Surkov in Ucraina sie inefficace, siano vere. Inizieremo col dire che, dal mio punto di vista, accusare Vladimir Vladimirovich e Vladislav Jurevich di tentare di concludere una pace a qualsiasi prezzo e di disponibilità a “consegnare il Donbas di nuovo all’Ucraina” è per lo meno una distorsione dei fatti e al massimo una netta bugia. Oggi, anche secondo i teorici del tradimento, la milizia dispone di ben 55-6mila effettivi addestrati. Un anno fa aveva solo15mila partigiani in distaccamenti sparsi, ed è quasi imbarazzante chiedersi chi abbia creato questo esercito?
L’attività economica nel Donbas riprende, alcune imprese industriali sono riattivate e le banche lavorano, il bilancio ha i soldi per pagare stipendi e pensioni e, per quanto strano possa sembrare, l’80% della valuta è in rubli russi. Gli studenti seguono a studiare permettendosi di entrare non solo nelle università locali, ma anche russe. Gli studenti prendono i diplomi che gli permettono di entrare nelle università russe. Un anno fa ciò era un grosso problema. Il bombardamento di Donetsk non era nemmeno iniziato, in quel momento, e i bambini già non potevano ricevere i documenti attestanti i loro titoli, non li avevano e l’Ucraina non se ne interessava. Solo ora il problema è stato risolto, e così sono molti altri. La leadership delle repubbliche è legittimata non solo dalle elezioni, ma anche in parte dal diritto internazionale. Indipendentemente da tutte le nostre idee su “amici e partner” a Minsk 2, Plotnitskij e Zakharchenko sono stati riconosciuti autorità politiche non solo da Kiev ma anche da Berlino e Parigi, dato che garantiscono la firma dei documenti che regolano la situazione. L’OSCE ha contatti ufficiali con le autorità di Donetsk e Lugansk, che gradualmente si affermano come attori internazionali. Ancora una volta, è quasi imbarazzante chiedersi se Putin ordina Surkov, che a sua volta ordina Zakharchenko e Plotnitskij, perché Putin e Surkov armano e addestrano un esercito e creano istituzioni governative, facilitandone anche la crescita dei contatti economici con la Russia, in territori che vorrebbero cedere. E se Putin non da ordini a Surkov, e Surkov non ha alcuna influenza su Zakharchenko e Plotnitskij, e tutto ciò che oggi esiste nel Donbas è apparso grazie ai rapporti della milizia con l’anziano Khottabich, allora è costui che deve rispondere alle domande su Minsk, offensive, bombardamenti e tutto il resto.
Al fine di verificare la correttezza delle mie riflessioni, c’è un altro metodo disponibile, vedere ciò che il nemico dice di tutto questo. Ho già scritto che il termine “propaganda di Surkov” è apparso tra i liberal-traditori di destra dopo una delle loro visite all’ambasciata statunitense, molto tempo fa, forse qualcosa è cambiato da allora? No. Non è cambiato nulla. Kiev accusa Surkov di organizzare personalmente l’uccisione dei centoneri e allo stesso tempo accusa Putin di aver spinto Janukovich a sparare su Majdan. Pertanto Kiev, pur senza prove, continua ad accusare Putin e Surkov di attuare piani aggressivi in Ucraina, ciò tra la fine del 2013 e l’inizio 2014. Forse coloro che dicono che Putin volesse annettersi la Novorossia (o la totalità del Donbas), temevano di aver ragione. Inoltre non è vero, Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e de-facto reggente dello Stato ucraino, ha detto in un’intervista a Forbes del 3 luglio 2015 quanto segue: “Contrariamente alle intenzioni del Cremlino, l’Ucraina ha mantenuto l’unità e i piani di Surkov per suscitare una fratture nel Paese e provocare la guerra civile in tutta la Ucraina sono completamente falliti”. Il tempo ci dirà quanto sia nel giusto l’ambasciatore (come Obama sull'”economia russa ridotta a brandelli”), ma anche ora, nel luglio 2015, gli Stati Uniti sono certi che Putin (Cremlino) e Surkov attuino “un piano per scatenare la guerra civile in tutta l’Ucraina”. Esclusa la numerosa leadership russa, questi due provocano la peggiore irritazione di Washington. Non c’è da meravigliarsi che i liberali russi riecheggino Washington. E’ un miracolo che al coro si siano unite persone che si definiscono patrioti russi.
Ogni volta che i romani cercarono di derogare ai principi strategici stabiliti da Fabio Massimo Cunctator e cercato di sconfiggere eroicamente sul campo di battaglia i cartaginesi, Annibale li sconfisse. Alla fine i romani compresero che la strategia del Cunctator, anche se incomprensibile, era vincente e smisero di fare tentativi. La guerra contro il Donbas prosegue. Nessuno la sta per finire. Il Cremlino ha intenzione di vincere e non solo nel Donbas. Il nemico è forte, intelligente e non è vincolato da regole. Il desiderio di rompersi il collo gettandosi nello scontro frontale può sembrare nobile, ma è una cosa rischiare se stessi, altra mettere a rischio un Paese. Se un soldato vuole combattere, può andare nel Donbas e morirvi. Ad esempio, il colonnello-generale Werner von Fritsch che dispiacque a Hitler e fu rimosso dal comando, partecipò alla campagna polacca del 1939 alla testa del 21.mo Reggimento d’Artiglieria e morì a Varsavia il 22 settembre. Tuttavia, un politico non ha il diritto di mettere a rischio il Paese per un bel gesto.pro-russian_activists_declare_donetsk_republicTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

BRICS e SCO becchini degli USA

Ilija Vakhlakov Cont 9 luglio 2015 – America’s Done Wrongs

Fino al vertice congiunto delle unione interstatali BRICS e SCO, che si svolge in questi giorni a Ufa, erano tra i pochi club di Stati dagli interessi dissimili e privi di un qualsiasi contenuto specifico. Tuttavia gli attuali progetti su trasporti e finanziari possono vanificare secoli di grande gioco degli USA2015-07-09T122942Z_1289193856_GF10000153731_RTRMADP_3_EMERGING-BRICS-RUSSIA-MARKETSConversione
I leader dei Paesi BRICS di volta in volta tengono riunioni congiunte, come i vertici G7, per discutere e agire su un comune messaggio “mondiale”, dimostrando una crescente importanza mondiale, ma non solo. Allo stesso modo, i Capi di Stato dei Paesi della SCO periodicamente comunicano tra loro dichiarando l’impegno a “tutto ciò che va bene contro ogni male”, ma oltre le parole non si andava. La crisi globale, che ha colpito le economie di questi Paesi, poteva sembrare a qualcuno l’inizio della fine del Fronte antioccidentale. Perciò molti osservatori con malcelato stupore hanno visto quest’anno che le due organizzazioni iniziano un ambizioso e concreto sostegno a una revisione integrale della relazione geo-economica mondiale esistente. A metà 2015, al vertice di Ufa appare chiaro che BRICS e SCO diventano attori mondiali a pieno titolo e come tali vanno considerati. Questi ambiziosi superprogetti sono in primo luogo la nuova Banca di sviluppo dei BRICS e la riserva valutaria dei Paesi dell’associazione, così come il corridoio dei trasporti ed energetico della “Grande Via della Seta”, facendo della SCO un’influente unione politica ed economica. Nel caso che i promettenti progetti assorbano il traffico transatlantico, la base della globalizzazione attuale e le istituzioni finanziarie prevalentemente pro-USA cadranno nel dimenticatoio, l’equilibrio strategico globale passerà all’Asia e l’attuale egemone planetario Stati Uniti sarà finalmente emarginato dal mondo.

La Nuova Banca di Sviluppo: miliardi per la Russia
Cos’è la nuova banca di sviluppo? E’ un concorrente diretto degli usurati strumenti finanziari della trans-oligarchia come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Entrambe tali strutture, controllate da Washington, hanno da tempo cessato di rispondere alla realtà perché non tengono conto del rapido sviluppo dei cosiddetti Paesi del terzo mondo, tra cui l’occidente vedeva i cinque Paesi BRICS. Questi ultimi non hanno alcuna leva sulle vecchie istituzioni finanziarie e non potevano sfruttare al massimo le proprie risorse per i propri progetti. Perciò pochi anni fa, i leader dei cinque Paesi decisero di creare la propria banca, dove essere azionisti con tutti i poteri necessari e l’accesso preferenziale a vere risorse. Da marzo a luglio di quest’anno i cinque Paesi BRICS hanno ratificato la creazione della banca ed entro la fine di quest’anno formeranno il primo pacchetto di progetti per gli investimenti futuri. Formalmente hanno permesso che il capitale della banca ammontasse a “soli” 100 miliardi dollari, ma con l’aiuto dei fondi in prestito su garanzia del fondatore, tale importo potrebbe facilmente aumentare a 300-400 miliardi di dollari. Quindi avviare la net economy: la banca di sviluppo guadagnerebbe miliardi da investimenti redditizi in infrastrutture, ricerca e progetti commerciali nel mondo, ponendo tassi speciali ai prestiti per le iniziative nel BRICS. Per la Russia, una nuova fonte per un facile uso dei fondi sarà cruciale date le sanzioni economiche imposte dall’occidente. Limitare l’accesso ai prestiti esteri a basso costo per un anno ha un impatto negativo su una serie di progetti infrastrutturali nazionali: costruzione di assi stradali e ferroviari e posa di condotte strategiche, scoperta di nuovi giacimenti di petrolio e gas e modernizzazione delle raffinerie. Nel prossimo futuro tutte queste iniziative avranno una solida base finanziaria grazie allo sviluppo della banca in cui la Russia avrà tutti i poteri necessari.

La Nuova Via della Seta: gli USA emarginati
La maggior parte dei progetti infrastrutturali russi, senza dubbio, sarà avviata sulla base dei nuovi interessi economici comuni dei Paesi della SCO. Si tratta del corridoio Estremo Oriente – Europa che rinnova la tradizione della Via della Seta medievale. La Cina è il motore ideale, ma la Russia è sempre estremamente importante, in quanto può di nuovo e più equamente integrarsi nell’economia mondiale, tramite partner chiave, con le più importanti arterie dei trasporti nel continente. Come è noto, i corridoi terrestri per centinaia di anni presiedettero agli scambi eurasiatici, e furono emarginati circa 500 anni fa quando gli europei aprirono le rotte marittime. Fu allora che la stella dell’Europa occidentale sorse, estinta dal crollo dell’impero romano. Dopo aver stabilito il suo potere con il controllo delle rotte marittime, la civiltà “atlantica” per mezzo millennio ha dettato la sua volontà su tutti i popoli e neanche oggi è disposta a rinunciare allo status di egemone globale. Oggi, tuttavia, il commercio marittimo tra Vecchio Mondo e “tigri” dell’Asia orientale subisce gravi limitazioni. La merce che viaggia da Guangzhou a Rotterdam, su rotte marittime, impiega in media 45-60 giorni, a seconda delle rotte e ridurlo drasticamente è impossibile. Con la realizzazione del progetto della nuova rotta terrestre della Via della Seta, il viaggio di uno stesso volume di merce sul ramo settentrionale, attraverso la Russia, occuperebbe solo 10-12 giorni. Oltre alla velocità, diventa un fattore importante la sicurezza. Negli ultimi anni le comunicazioni marittime sono sempre più oggetto di assalti ed anche di contrattazione geopolitica. Ciò si manifesta in molti modi: dagli attacchi dei pirati al largo delle coste del Corno d’Africa e nello Stretto di Malacca agli scontri diplomatici tra superpotenze su isole contese o sui piani per la costruzione di canali transcontinentali. Problemi gravi potrebbero verificarsi alle linee di approvvigionamento degli idrocarburi dai Paesi del Golfo per tutto il mondo, che sono quasi esclusivamente marittime. Il fenomeno terroristico dello “Stato islamico” (un gruppo vietato dalla Corte Suprema russa) può sconvolgere la regole del gioco, reclamando un proprio ruolo geopolitico in Medio Oriente. Tra l’altro ciò comporterebbe il forte aumento del ruolo del petrolio e del gas russo nel mercato energetico mondiale. Non è un caso, ad esempio, che siano costruiti gasdotti dalla Siberia occidentale e orientale verso la Cina quali elementi di base della futura Via della Seta.
Le conseguenze della costruzione e dell’ammodernamento del corridoio trans-Eurasia sono difficili da sopravvalutare. Basti dire che il passaggio del vettore degli scambi tra l’Europa e l’Asia agli itinerari terrestri inciderà immediatamente sulla configurazione dell’intero sistema finanziario mondiale ancora basato sul dollaro USA. La Nuova Via della Seta, che collega i produttori di materie prime più grandi del mondo ai principali mercati, rende gli USA semplicemente inutili, e la loro moneta irrilevante. E’ qui che l’Europa occidentale e l’Estremo Oriente potrebbero trovare il “punto di contatto” per un fruttuoso compromesso a lungo termine.2015_7$largeimg110_Jul_2015_074422440galleryLa Federazione Russa è tutt’altro che isolata: ospita BRICS e Shanghai Cooperation Organization
Galina Zobovo, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times

La Federazione russa è all’avanguardia nel sostegno al mondo multipolare rompendo la morsa dell’ordine tradizionale per cui USA, potenze europee e monarchie del Golfo collaborano. Naturalmente, le differenze rimangono su questioni specifiche e interessi geopolitici interni. Tuttavia, in generale tali forze sono solite collaborare quando si tratta di importanti questioni economiche, politiche e di sicurezza. Ultimamente la Federazione russa ha in primo luogo ignorato la politica di quelle nazioni nel caso di Abkhazia e Ossezia del Sud, seguite quindi dagli eventi in Crimea, Siria e Ucraina sud-orientale e orientale. Altri eventi internazionali testimoniano le gravi divisioni tra Federazione russa e potenze occidentali. Eppure, la crisi in Crimea (Federazione Russa) e in Ucraina sono l’ultima goccia. Dopo di ché Mosca ora affronta sanzioni economiche e altri aspetti negativi dovuti alle ambizioni geopolitiche di USA e Unione Europea (UE). Tuttavia, la Federazione russa ai primi di luglio di quest’anno ospita BRICS e Shanghai Cooperation Organization (SCO). Ciò significa che Mosca ospiterà nazioni come Brasile, Cina, India, Iran e Sud Africa, insieme a molte altre collegate alla SCO. In effetti, anche il Pakistan dimostra grande interesse per la SCO come altre nazioni dell’Asia centrale ritenute partner essenziali. In altre parole, è evidente che le élite politiche di Mosca ritengono di poter mettere evitare i rapporti negativi con USA e Unione europea grazie alla forza di trazione della Federazione Russa. Allo stesso tempo, la Federazione Russa fa appello ai tradizionali alleati di Washington per via della natura mutevole della geopolitica. Pertanto Paesi come Egitto e Pakistan, e altri, si allontanano dal loro approccio apertamente sbilanciato verso Washington per uno più equilibrato. Infatti, anche se può sembrare che il Giappone sia completamente nel campo degli USA, è altrettanto vero che i leader del Giappone e della Federazione russa condividono diversi rapporti cordiali. Altrettanto importante, le élite politiche di Tokyo sanno bene che relazioni positive con Mosca sono nell’interesse del Giappone. Ciò vale in particolare per gli eventi geopolitici in Asia nordorientale riguardanti penisola coreana e Cina in cui la Federazione Russa è vista come onesta mediatrice. Inoltre, di grande importanza è la questione energetica perché il Giappone non si affida più al Medio Oriente.
Asian News relaziona su fattori economici affermando: “L’obiettivo è rafforzare la cooperazione finanziaria contrastando il dollaro. Ciò che Cina e Russia già fanno è commerciare in altre valute. In realtà, la borsa di Mosca commercia già i futures in rubli-yuan e la Russia è uno dei tre massimi attori nella Banca di investimenti infrastrutturali asiatici (AIIB) insieme a Cina e India“. Le organizzazioni BRICS e SCO giungono in un momento molto opportuno per il Presidente della Federazione Russa Putin, perché mette in luce le sabbie mobili economiche e come Mosca non dipenda dalle potenze occidentali. Altrettanto importante, nonostante le parole del presidente degli USA Obama e di certi leader europei, è chiaro che la Federazione russa è tutt’altro che isolata. I media occidentali nel complesso hanno la possibilità d’immaginare un quadro assai negativo della Federazione Russa di Putin, ma le élite politiche a Mosca si concentrano sul sostegno del mondo multipolare nascente. In effetti, la Federazione russa è fermamente convinta che l’agenda da Guerra Fredda appartenga alle élite di Washington, perché Mosca continua a specificare che è aperta a scambi e colloqui con tutti. Tuttavia, nonostante l’approccio imparziale intrapreso dalla Federazione russa, è comunque evidente che questa nazione rifiuta la camicia di forza occidentale.

5111-0295RTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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