La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “suicidio per negazione della realtà” dell’UE

Saker, 7 aprile 2016TamanskajaCiò che doveva accadere è accaduto. L’UE, essendo una catena di anelli deboli, infine ha ceduto e gli olandesi sono i primi a votare contro l’associazione con l’Ucraina. Naturalmente, gli euroburocrati troveranno qualche scusa per dichiarare il voto non valido, si può affermare che una legge è stata violata, si può anche negoziare qualche piccola modifica sull’accordo di associazione, o si potrebbe anche decidere semplicemente d’ignorare questa votazione. Ma niente di tutto ciò farà alcuna differenza: la verità innegabile è che gli ucraini non sono graditi nell’Unione europea, non come soci e tanto meno come membri. Quindi né UE, né NATO, né “futuro europeo” per l’Ucraina. Il pallone che alimentava le speranze ingenue e brutte di euromaidan è scoppiato e il piano euro-ucraino cade e brucia come l’Hindenburg. Tale disastro non doveva accadere, è del tutto artificiale. In un mondo più sano Unione europea, Russia e Ucraina avrebbero negoziato un accordo tripartito che avrebbe dato all’Ucraina il ruolo che geografia e storia gli hanno dato: essere il ponte tra Russia ed UE. Ma l’UE ha respinto categoricamente questa opzione più volte, semplicemente dichiarando che “l’Ucraina è uno Stato sovrano e la Russia non ha alcuna voce sulla questione ucraina“. Questo gioco a somma zero è stato imposto alla Russia, ma ora è l’Unione europea che vi perde tutto, anche se non è affatto una vittoria per la Russia. La triste realtà è che tutti perdono. Ora l’UE deve accettare la sconfitta totale della sua politica ucraina, e la Russia deve solo guardare morire lo Stato fallito al confine, mentre l’Ucraina semplicemente va a pezzi con una morte dolorosa. Gli euroburoucrati l’accetteranno? Probabilmente no. Faranno ciò che hanno sempre fatto, negheranno minimizzeranno e, peggio, faranno finta che non sia successo nulla. Diranno che il 60% del 30% di una piccola nazione europea non decide per l’intero continente. O dichiareranno che, invece della vecchia “associazione” l’UE offrirà all’Ucraina di meglio, un'”amicizia sincera” forse, o l'”amore eterno”, o anche una “fratellanza continentale”. Ma sarà tutto inutile, perché i cittadini europei sono chiaramente stanchi degli ukronazi, come anche i loro “amici” polacchi che valutano la costruzione di un muro per mantenere i loro “amici ucraini” lontani dalla Polonia; un sentito amore!

Prima conseguenza: costi finanziari
630_360_1453715758-2730-krym Ma è troppo tardi per gli europei. La vera cattiva notizia è che dovranno pagare la maggior parte dei costi della più o meno ricostruzione dell’Ucraina. La Russia semplicemente non può farlo. La sua economia è troppo piccola ed è già alle prese con il tentativo di ristabilire l’ordine in Crimea (che si rivela molto difficile, con la mafia locale che cerca di tornare ad agire quando operava sotto il controllo ucraino). Inoltre, la Russia dovrà badare al Donbas, com’è abbastanza evidente. Così la Russia è indaffarata. Gli Stati Uniti potrebbero pagare, ma non lo faranno. Anche se Hillary sarà eletta (nominata dallo ‘Stato profondo’ degli Stati Uniti’), l’enorme programma di salvataggio economico dell’Ucraina non passerebbe mai al Congresso, non quando gli Stati Uniti stessi hanno bisogno di un programma simile per ricostruire le proprie decrepite e trascurate infrastrutture ed economia. Ma soprattutto la Russia ha i mezzi per chiudere i confini. La nuova Guardia Nazionale russa assumerà le responsabilità di vari ministeri e agenzie, come il Servizio federale della migrazione. La Russia ha già un molto efficiente Corpo delle guardie di confine subordinato al Servizio di Sicurezza Federale (ex-KGB). Si stima che la Guardia di frontiera abbia attualmente 10 sedi regionali, 80 unità di confine, 950 avamposti e oltre 400 posti di blocco. Ogni giorno il servizio effettua 11000 pattuglie. In totale, il compito di protezione delle frontiere della Federazione russa è svolto da circa 200000 guardie di frontiera. Questo corpo ha propria aviazione, marina costiera, UAV, intelligence, unità blindate e persino Spetsnaz. La realtà è che la Guardia di frontiera russa è più potente della maggior parte degli eserciti europei. E ora avrà il pieno sostegno della Guardia Nazionale. Non ci si sbagli, la Russia può, e se necessario, bloccherà e proteggerà i propri confini. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, hanno la migliore protezione delle frontiere del pianeta: gli oceani Atlantico e Pacifico. Così, quando l’Ucraina diverrà un buco nero (il processo è a buon punto) gli unici che non potranno proteggersi, ma che possono spendere per risolvere tale pasticcio, saranno gli europei. Sì, certo, Stati Uniti e Russia aiuteranno, lo faranno per motivi diversi. Ma la maggior parte dei costi ricadrà direttamente sul contribuente europeo. Questo è il prezzo che l’UE dovrà pagare, prima o poi, per la propria arroganza ed incompetenza.

Seconda conseguenza: la sicurezza
3IRVM Ci sarà anche un altro prezzo da pagare, questa volta il costo della sicurezza. La NATO minaccia guerra al confine con la Russia, infine svegliando l'”orso russo”. Non solo la Russia ora schiera i formidabili missili Iskander a Kaliningrad, ma ha raddoppiato le dimensioni delle già formidabili forze aviotrasportate. Ecco cosa scrissi nel dicembre 2014: “I russi non hanno paura della minaccia militare rappresentata dalla NATO. La loro reazione alle ultime mosse della NATO (nuove basi ed effettivi in Europa centrale, altri stanziamenti, ecc.) viene denunciata come provocatoria, ma i funzionari russi insistono sul fatto che la Russia può gestire tale minaccia militare. Come un deputato russo ha detto, “5 gruppi di reazione rapida sono un problema che possiamo risolvere con un missile”. Una formula semplice ma fondamentalmente corretta. Come ho già detto, la decisione di raddoppiare le dimensioni delle forze aviotrasportate russe e di aggiornare l’elitario 45.mo Reggimento Aeroportato Speciale a Brigata era già stata presa comunque. Si potrebbe dire che la Russia ha anticipato la creazione della forza NATO di 10000 uomini portando le proprie forze aeroportate da 36000 a 72000 effettivi. E’ tipico di Putin, mentre la NATO annuncia con fanfare e fuochi d’artificio che la NATO creerà una speciale forza “punta di diamante” di reazione rapida di 10000 uomini, Putin raddoppia rapidamente le dimensioni delle Forze aviotrasportate russe a 72000 effettivi. E, mi si creda, i veterani delle forze aviotrasportate russe sono una forza di combattimento molto più efficiente dell’edonistica e demotivata multi-nazionale (28 Paesi) Euroforza di 5000 elementi che la NATO si arrabatta a mettere insieme. I comandanti degli USA lo sanno bene“. Ma la Russia non ha fatto solo questo. Putin ha ordinato la ricreazione della minaccia corazzata russa della fine della Guerra Fredda: la Prima Armata Corazzata della Guardia formata da 2 divisioni corazzate (le migliori russe, la 2.da Divisione Fucilieri motorizzati della Guardia Tamanskaja e la 4.ta Divisione corazzata della Guardia Kantemirovskaja), con oltre 500 carri armati T-14 Armata. Quest’Armata corazzata sarà supportata dalla 20.ma Armata Combinata della Guardia. Non ci si sbagli, è una forza enorme e potente il cui scopo è molto simile alle famose Armate d’assalto sovietiche della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda: “spezzare le più ostiche linee difensive penetrando tatticamente con ampiezza e profondità sufficiente a consentire l’impiego di formazioni mobili per sfruttare lo sfondamento“.

Brava Europa, ti sei tracciata una croce gigantesca sulla fronte!
9E6VzbTPochissimo di tutto ciò viene riportato dai media occidentali, naturalmente, e così il pubblico in generale non sa che mentre la NATO e i politici occidentali fingevano di fare i duri cercando di spaventare la Russia, i russi hanno deciso di prendere sul serio tali minacce adottando passi pratici. Per qualcuno come me che ha vissuto la Guerra fredda e seguiva le forze sovietiche in Germania orientale, è doloroso e nauseante vedere come l’occidente abbia letteralmente costretto la Russia alla nuova guerra fredda, né voluta né necessaria. Naturalmente, sono assolutamente sicuro che non vi sia alcuna “minaccia russa” in Oriente, e l’unico modo per avere tale potenza militare è attaccare per primi, ma la triste realtà è che i Paesi UE/NATO sono ora direttamente nel mirino delle Forze russe. Aggravando il tutto vi è ora la forte possibilità che Hillary e la sua banda di neocon occupi presto la Casa Bianca. Dio solo sa di cosa costoro siano capaci. Hillary, i cui unici “successi” nella vita sembrano avere spinto Bill a bombardare i serbi e aver infognato la Libia, dovrà dimostrare che lei vale più di un uomo come Putin. Cercherà di spaventare e fare la prepotente per sottometterlo, ma il popolo russo, che non dimentica, vede l’occidente come una degenerata ed arrogante società, con Conchita Wurst come polena, semplicemente incapace di combattere un vero scontro, scegliendo solo i deboli. Non è la paura che i neocon ispirano ai russi, ma il disgusto. Al massimo, possono suscitare preoccupazione per l’arroganza apparentemente infinita e un’autolesionistica mancanza di lungimiranza. Come ho già scritto molte volte, i russi temono la guerra, non c’è che dire, ma a differenza degli anglosionisti, ne sono comunque pronti. Gli europei ora lentamente arrivano a capire che affrontano una lunga e molto dolorosa guerra contro il terrorismo wahabita. Gli attentati di Parigi e Bruxelles sono solo l’avvio di una guerra che durerà molti anni. Ci sono voluti più di dieci anni alla Russia per schiacciare definitivamente i terroristi wahhabiti nel Caucaso, e con un uomo come Vladimir Putin alla guida del Paese. Si guardino François Hollande e Angela Merkel e si capirà nel profondo come tali tristi pagliacci non combineranno nulla. Basta paragonare la reazione di Vladimir Putin all’abbattimento dell’aereo della compagnia aerea russa nel Sinai coi singhiozzi di Federica Mogherini dopo gli attentati a Bruxelles. Ora immaginatevi a capo dei terroristi wahabiti, e aggiungerei sessisti da una vita, e guardate la foto sotto. Influenzerebbe la scelta degli obiettivi? Ovvio. Lo stesso vale confrontando le operazioni USA/NATO in Siria con il risultato in poco meno di sei mesi delle Forze Aerospaziali russe. Gli Stati, proprio come le persone, hanno un proprio “linguaggio del corpo” e mentre il linguaggio del corpo della Russia dimostra un potere fiducioso e formidabile, il linguaggio del corpo dell’UE e, in misura minore degli Stati Uniti, mostra debolezza, arroganza e incompetenza, spesso confinante con il suicidio (come la politica di Merkel sull’immigrazione).

La linea di fondo
La linea di fondo di tale pasticcio è questa: ciò che Stati Uniti ed Unione europea hanno fatto in Ucraina (e altrove) è incredibilmente stupido. Ma gli Stati Uniti possono permettersi tali errori, mentre l’UE chiaramente no. Quanto alla Russia, sì sicuramente è ferita da tali politiche, ma il dolore è volto dal Cremlino a rafforzare la Russia su molti livelli, politici, militari e anche economici, anche se qui i progressi sono stati minimi e la 5.ta colonna è ancora molto forte, anche se sono fiducioso su una purga tanto necessaria. Ciò che l’Unione europea ha fatto è essenzialmente una “suicida negazione della realtà”. Ciò che seguirà dovrebbe essere un cambio di regime, non di un solo Paese, ma dell’intero continente. Credo che tale cambio di regime sia inevitabile, ma la grande domanda è per quanto durerà tale lenta e dolorosa agonia dell’UE? Ahimè, potrebbe richiedere molti anni, credo. I capi dell’UE non chiederanno elegantemente scusa dimettendosi, è una classe di soli parassiti che vive nelle strutture dell’UE e che disperatamente resiste a eventuali riforme significative, senza badare a un cambio di regime, perché sempre metteranno i loro gretti interessi da classe compradora al di sopra dei popoli o dell’ovvietà. I cittadini dell’Unione scopriranno che non hanno modo d’imporre un cambio politico con la scheda elettorale, che vivono in una finta democrazia e che tutto ciò che gli è stato promesso è solo una vuota e brutta menzogna. L’Ucraina non è diventata Europa, ma l’Europa è diventata Ucraina.
Benvenuta nel mondo reale, UE!Russia-President-V_3486920bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intesa Russia-Cina volge verso l’alleanza

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 marzo 2016dg54fphlSb6jzJq1pV9k0kj2hTLc3jzWPer più motivi, la visita a Beijing di questa settimana di Sergej Ivanov, capo del personale dell’ufficio esecutivo del Presidente della Repubblica, al Cremlino, non può passare inosservata. Ivanov viaggia raramente all’estero (data la natura del suo oneroso lavoro interno); la carriera nel KGB dove fu generale e la lunga collaborazione con il Presidente Vladimir Putin; il ruolo centrale nel processo decisionale e la stretta associazione con le politiche ‘Verso Est’ della Russia, rendono questo evento significativo. La visita di Ivanov era su invito di Li Zhanshu che dirige l’Ufficio generale del Comitato centrale del Partito comunista cinese e che lavora direttamente sotto la supervisione del Presidente Xi Jinping. Ivanov e Li hanno firmato un ‘Protocollo di cooperazione’ tra l’Ufficio esecutivo presidenziale del Cremlino e l’Ufficio generale del Comitato centrale del PCC. Non vi sono dettagli sull’accordo. (Sito web del Cremlino) Significativamente, la Russia è l’unico Paese con cui il Comitato centrale del PCC ha stipulato tale cooperazione ai vertici di leadership. E’ dubbio se tale legame tra la ‘fucina’ del Comitato Centrale del PCC e la ‘Sala verde’ del Cremlino sia mai esistito in epoca sovietica, quando entrambi i Paesi sposavano al socialismo. A dire il vero, Ivanov è stato accolto col tappeto rosso a Beijing. Il primo giorno della visita lo stesso Presidente Xi l’ha accolto ed ha avuto incontri anche con due aderenti al Politburo, Liu Qibao che dirige il Dipartimento di Propaganda del Comitato Centrale e, curiosamente, l’estremamente potente Wang Qishan (da molti considerato la seconda figura più potente del Politburo, dopo solo Xi), dalla reputazione favolosa di risolutore di crisi ed estrema competenza nel campo degli investimenti e del commercio esteri. Inoltre, Wang è la punta di diamante dell’eccezionale campagna anticorruzione di Xi. Quale aspetto della personalità politica di Wang sia rilevante per l’incontro con Ivanov non lo sapremo forse mai. (Sito web del Cremlino) In ogni caso, la competenza di Ivanov sui problemi della sicurezza nel contrastare le tecniche da guerra fredda della sovversione occidentale è considerevole. In realtà, il Cremlino ha una vasta esperienza nella gestione di tali situazioni dalla Guerra Fredda, istigate dai servizi segreti occidentali e che negli ultimi tempi sono sorte, con intrighi, in Cina dove un autore è spuntato improvvisamente su internet minacciando personalmente Xi se dovesse persistere nella campagna anticorruzione. (Guardian).
image_update_cbbdaee6d73a0a3c_1336404932_9j-4aaqsk All’interazione con i media a Pechino, Ivanov si è concentrato sulle questioni economiche, in particolare la cooperazione energetica tra Russia e Cina, ed ha espresso soddisfazione per l’aumento del volume degli scambi, i progressi dei negoziati relativi alla proposta del gasdotto siberiano occidentale per la Cina. (Sito web del Cremlino) Il Cremlino ha dato alta pubblicità al viaggio di Ivanov, sottolineandolo quale grande evento che di conseguenza merita attenzione. Nella riunione con Xi, Ivanov in realtà ha ringraziato personalmente il leader cinese per “l’aiuto nell’organizzare la visita“. (Sito web del Cremlino) Infatti, sotto ogni apparenza, qualcosa di grosso sembra costruirsi attorno la prossima visita di Putin in Cina, a giugno. Solo due settimane prima, il Ministro degli Esteri Wang Yi visitava Mosca. Beijing ha emesso una dichiarazione straordinaria sulla visita il cui unico scopo era evidenziare la fiducia nella partnership strategica sino-russa (qui). Ai colloqui a Mosca l’11 marzo, durante la visita di Wang, i due ministri degli Esteri hanno deciso di ampliare il coordinamento bilaterale sulla politica estera a livelli senza precedenti. Sembra che abbiano stilato un documento completo su cui avviare circa 50 consultazioni tra i Ministeri degli Esteri dei due Paesi nel prossimo futuro, a livello di viceministri degli Esteri e capi di dipartimenti. Chiaramente, Mosca e Beijing stringono il coordinamento intergovernativo sulle questioni globali.
A mio avviso, l’intesa sino-russa diverrà inesorabilmente un’alleanza. Naturalmente, la saggezza convenzionale è che né Russia, né Cina avessero mai desiderato tale alleanza. Ma poi, il ‘co-rapporto di forze’ (prendendo in prestito il concetto sovietico) nella situazione mondiale contemporanea spingerebbe Mosca e Beijing su questa direzione. Nel libro La Russia in Estremo Oriente: Nuove dinamiche in Asia-Pacifico e oltre, il co-autore Prof. Artjom Lukin dell’Università Federale dell’Estremo Oriente di Vladivostok (una voce influente nella politica ‘Verso Est’ della Russia) avrebbe menzionato che dal 2014 lo stesso Putin cerca un’alleanza sino-russa. In effetti, in quel periodo, nel 2014, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu (e il Viceministro della Difesa Anatolij Antonov) chiesero apertamente l’alleanza militare tra Russia e Cina per lottare contro terrorismo e rivoluzioni colorate. La grande domanda è se sia giunto il momento, infine, dell’idea nell’aria da quasi due anni.

Wang Qishan

Wang Qishan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina 2016: la grande svolta e le prospettive dell’Eurasiatismo

Strogo SekretnoSouth Front00221917e13e14a04f171c“La confusione in Siria” attira l’attenzione sul crescente cumularsi di fatti disparati e spesso contrastanti. Ma la globalizzazione richiede una valutazione del quadro complessivo mondiale. Da questo punto di vista, il volano delle tensioni della terza guerra mondiale ibrida fu aperto il 3 dicembre 2013, quando l’allora presidente dell’Ucraina Viktor Janukovich visitò Pechino e firmò l’accordo con la Cina per la creazione in Crimea di una “zona di sviluppo economico della Nuova Via della Seta” con un polo logistico multifunzionale da 140 milioni di tonnellate all’anno, e prestando alla Cina 3 milioni di ettari di terra coltivabile per fornire ai cinesi 10 milioni di tonnellate di grano all’anno. Così la Crimea doveva diventare un importante punto di transito della Via della Seta marittima del XXI secolo. In precedenza, nel novembre 2013, Janukovich si rifiutò di firmare l’accordo sull’associazione e libero scambio con l’UE. La politica di Kiev verso Cina e Russia, Stati Uniti e NATO non potevano tollerarla e così inscenarono il colpo di Stato, in seguito del quale in Ucraina giunsero al potere le forze filo-statunitensi e filo-sioniste, e nel Donbas iniziava la guerra civile. Dal punto di vista cinese, nel prossimo futuro ci sarà un nuovo cambio della tecnologia di produzione. La cosiddetta quinta tecnologia con priorità su microelettronica e informatica sarà sostituita dalla sesta basata su nano e biotecnologie e nuove forme di energia. A tale svolta se ne aggiunge un’altra. Il ciclo di “riproduzione del capitale” statunitense sarà sostituito da quello cinese del modo di produzione asiatico, mentre il centro della vita economica del pianeta passa dall’Atlantico (in cinese chiamato Oceano occidentale) al Pacifico. Così la forza trainante della nuova avanzata dell’Eurasia è ciò che in scienze politiche viene denominata “processi tettonici di trasformazione globale”, uno dei quali, nel prossimo futuro, è il cambio del leader globale entro il 2025, quando la Cina sorpasserà complessivamente gli Stati Uniti nell’economia, potenza militare, cultura, diplomazia, studi, ecc. La via della Cina per uscire dalla crisi globale e dalle follie del consumo e credito della società industriale occidentale fu chiamata “Nuova Via della Seta” nel 2013. Si suppone che collegherà la Cina, la “fabbrica del XXI secolo”, al mercato ad alta tecnologia europeo, soprattutto la Germania. Ricordiamo che l’iniziativa internazionale della Cina è attuare il “sogno cinese”, vale a dire fare del Paese nel 2025 in uno “Stato globale di primaria importanza”. Il Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping ne fece un primo accenno nella prima visita all’estero, a Mosca, nel marzo 2013, sullo sfondo della crisi finanziaria russa a Cipro. Nella conferenza al MGIMO, a Mosca il 23 marzo 2013, Xi Jinping prese atto dei risultati positivi delle relazioni pragmatiche dei due Paesi nel quadro della “Grande Via del Tè” (Chadao Vanli) fin dal XVII secolo. Ma questo segnale non fu ascoltato o compreso nei corridoi del Cremlino. Il modello economico simbolo dei nuovi rapporti pragmatici tra Federazione russa e Repubblica popolare cinese, non fu neanche capito. Il 16 settembre 2013, durante la visita in Kazakistan e gli incontri con Nazarbaev, Xi Jinping definì le relazioni della Cina con i Paesi dell’Asia centrale “Grande Via della Seta”. Poi l’idea dell’integrazione economica di Paesi con differenti credi e tradizioni culturali fu udita ad Astana. Successivamente l’iniziativa per la Nuova Via della Seta dalla Cina all’Europa assunse la forma della dottrina della “Cintura economica della Nuova Via della Seta” e della “Via della Seta marittima del XXI secolo”. Si tratta dell’iniziativa che costruisce il XXI secolo. Motivo per cui, da due anni, vi prestiamo maggiore attenzione, così come alla Cina e alle sue prospettive di sviluppo.
Ovviamente, la Nuova Via della Seta non è solo un corridoio dei trasporti che collega la Cina con l’Europa, ma una via della Zona di sviluppo economico cinese con profitti negli investimenti garantiti e protetti dai… dollari USA. Così la Cina vuole liberarsi e riparare l’errore colossale di questi ultimi 20 anni, quando la produzione di grandi volumi di varie merci veniva scambiata con biglietti verdi basati sul nulla, reinvestendone nel proprio Paese, in progetti regionali, circa 8 miliardi. A questo scopo fu creata la Banca asiatica per gli investimenti per le infrastrutture (AIIB) nel 2015, che gradualmente si sbarazzerà del dollaro, guadagnando posizione verso i Paesi beneficiari dei prestiti, trasferendoli in yuan. Se la pensano così a Pechino non è chiaro, ma dovrebbe essere logico per sfuggire al cappio del dollaro che si è messo negli ultimi anni, passando per un certo periodo dai dollari agli yuan. E’ chiaro che nella crisi del credito globale e del sistema finanziario basato sui petrodollari degli Stati Uniti, il progetto cinese della Cintura economica della Nuova Via della Seta e della Via della Seta marittima del XXI secolo (“Una fascia – Una via”) è la demarcazione geopolitica della globalizzazione della terra, guidata dalla Cina, dalla globalizzazione del mare guidata dagli Stati Uniti, con una transizione graduale dal ciclo di accumulazione, emissione e credito del capitale degli Stati Uniti, al ciclo di produzione ed economico cinese, ma senza il dollaro al collasso, col quale le perdite della Cina sarebbero colossali.
La dottrina della Nuova Via della Seta si divide in due:
– A. La Cintura economica terrestre della Nuova Via della Seta come spazio di “destino comune, co-prosperità e sviluppo equo”. L’essenza è la via della globalizzazione terrestre nell’Asia centrale, dove sotto l’ombrello della potenza della Cina saranno garantiti gli investimenti con cui la Cina lascerà industrie e tecnologie ad alta intensità energetica e antiambientali, come petrolchimico e metallurgico, grazie al finanziamento della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e secondo la programmazione dei capitali (il cosiddetto sistema bancario islamico).
– B. La Via della Seta Marittima del XXI secolo come progetto puramente logistico, collegando i Paesi nell’ambito della Via della “fabbrica del XXI secolo” globale cinese, per garantirne l’approvvigionamento di materie prime e di combustibile, così come l’esportazione dei prodotti finiti.
In altre parole, il cardine dell’integrazione eurasiatica saranno i valori comuni dei popoli delle civiltà non occidentali, secondo la dottrina del nuovo “internazionalismo”, rivestita dal progetto della “Cintura culturale della Via della Seta”. La Cintura economica della Nuova Via della Seta comprende 16 Paesi, 12 dei quali appartengono al “mondo islamico”. È sommamente importante notare che la Zona economica e la Via marittima attraversino la zona d’interesse della Turchia. Storicamente, la Turchia è sempre stato il “tappo” della Via della Seta rientrando nella famiglia delle nazioni dello Stato unitario di Gengis Khan, poi controllato da Timur. La Turchia oggi rivendica anche un ruolo particolare nella cintura economica e un ruolo importante nella sicurezza della cintura. “La Fascia e Via” sarà una tendenza importante per la Cina nel 2016. Saranno decise altre importanti questioni. La prima è la separazione dalla cosiddetta “proprietà di Shanghai”, cambiando il paradigma della crescita comune, dominante in Cina negli ultimi 20 anni, con il paradigma dello sviluppo di nuove condizioni più complesse:
– Il ruolo del Partito comunista come sinonimo di sviluppo stabile del Paese;
– La ridistribuzione dei beni dello Stato;
– Operazione “erede di Xi Jinping”, che inizierà al 19.mo Congresso di fine 2017;
– La situazione di Taiwan
– Nuovo equilibrio di potere nella società, l’ambiente, i pensionati, ecc;
– Problemi macroeconomici;
– Minacce estere;
– Relazioni sino-russe;
– Alleanza anticinese nel Mare cinese meridionale tra Giappone e altri.
La soluzione di tali problemi nel 2016 sarà fondamentale per lo sviluppo della RPC fino alla fine del 21.mo secolo.belt and roadTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rilancio economico eurasiatico e continuo declino dell’influenza statunitense

Alessandro Lattanzio, 28/3/20161035373629Il valore delle riserve auree della Russia è aumentato di 5,8 miliardi di dollari, passando da 381,1 miliardi a 386,9 miliardi tra l’11 e il 18 marzo, secondo la Banca centrale russa. In sette giorni, la Russia ha aumentato le riserve in oro e valuta estera dell’1,5 per cento. Dal 1° marzo, le riserve sono aumentate dell’1,7 per cento. A metà dicembre 2015, la Banca centrale russa annunciava che avrebbe aumentato le riserve d’oro della Russia a 500 miliardi di dollari nei prossimi tre-cinque anni.
Contemporaneamente, i profitti industriali della Cina crescevano nel bimestre gennaio-febbraio 2016 del 4,8 per cento, più che nello stesso periodo del 2014 (4,2 per cento). I profitti delle aziende industriali con un fatturato annuo di oltre 20 milioni di yuan (3,1 milioni di dollari) sono stati pari a 780,7 miliardi di yuan nel gennaio-febbraio 2016, secondo l’Ufficio nazionale di statistica (NBS). I profitti sono aumentati più velocemente in 18 mesi, infatti i profitti industriali della Cina registrarono un 4,7 per cento a dicembre e con una riduzione del 2,3 per cento nel 2015. He Ping, funzionario dell’NBS, attribuiva la crescita dei profitti all’aumento delle vendite e a un leggero calo dei prezzi. Nei primi due mesi, i ricavi delle imprese sono saliti dell’1 per cento rispetto al 2015, migliorando rispetto allo 0,6 per cento di calo nel dicembre 2015 e un aumento dello 0,8 per cento per tutto l’anno scorso. Nel gennaio-febbraio, l’indice dei prezzi alla produzione era scaduto al 5, dal 5,9 per cento a dicembre e del 5,2 per cento per tutto il 2015.
Infine, la Banca del Pakistan annunciava un piano per autorizzare l’emissione di lettere di credito in euro invece che in dollari, per gli uomini d’affari pakistani che desiderano importare beni strumentali dall’Iran, senza l’intermediazione di una banca degli Stati Uniti. Ecco una possibile risposta sull’attentato a Lahore che ha provocato 72 morti. Inoltre, il governo indiano aveva approvato a febbraio una prestito di 150 milioni di dollari per sviluppare il porto di Chabahar in Iran, e il Ministro del Petrolio indiano Dharmendra Pradhan, che dovrebbe visitare l’Iran il 6-7 aprile per firmare l’accordo da 3,5 miliardi di dollari per lo sviluppo del giacimento di gas Farzad-B nel Golfo Persico, che era stato bloccato dalle sanzioni contro l’Iran. Il progetto energetico Iran-India avrà effetti sull’equilibrio strategico della regione.

Nel frattempo, in Europa
viktor-orban-540x304 L'”Eurodream” ucraino svanisce mentre lo Stato controllato dagli oligarchici, non sarò mai membro dell’Unione europea. In Europa orientale, gli immigrati ucraini superano quelli provenienti da Medio Oriente e Nord Africa. In Polonia sono più di 2 milioni i lavoratori migranti con passaporto ucraino e che le autorità chiamano rifugiati secondo le norme dell’UE. Tra gennaio e novembre 2015, 706000 ucraini hanno ricevuto i permessi di lavoro in Ungheria, Repubblica Ceca e Germania. In futuro si prevede che saranno da 5 a 8 milioni nell’UE e a cui saranno negati i benefici sociali che gli immigrati provenienti da Libia, Siria e Afghanistan hanno ricevuto immediatamente all’arrivo. Comprendendo che il collasso dell’economia ucraina avrà conseguenze disastrose per l’Unione europea, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker annunciava che la Commissione europea esaminerà la decisione di annullare l’obbligo di visto per gli ucraini in coincidenza con il referendum olandese sulla ratifica dell’accordo di associazione tra UE e Ucraina, il 6 aprile. Gli olandesi sono riluttanti ad accettare ulteriori migranti dall’Ucraina, dopo l’ondata dal Medio Oriente; ma la Commissione sa che negare agli ucraini l'”Eurodream” priverà il governo golpista ucraino della legittimità superstite, mentre Washington prende le distanze dal problema. In relazione a ciò, il Parlamento polacco valuta la costruzione di un muro sul confine polacco-ucraino, facendo il paio con quello sul confine ungherese-rumeno. Infatti, le autorità rumene prevedono di accettare 6200 rifugiati nel 2016 e 2017 assecondando Bruxelles. Il Primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orban, emetteva un ordine al Ministero degli Interni e al Ministero della Difesa per costruire un muro lungo il confine con la Romania, allungando quello eretto ai confini con Croazia, Serbia e Slovenia. Un recinto alto 4 metri su tre file di filo spinato, e una barriera alta 3,5 metri in mezzo. L’accordo di Bucarest ad aprire le frontiere ai rifugiati, in cambio del sostegno di Angela Merkel al presidente rumeno di etnia tedesca Klaus Iohannis nelle elezioni presidenziali del 2014, dirigerà l’ondata di immigrati verso l’Ungheria orientale. Viktor Orban aveva chiesto all’Unione europea di fornire alla Macedonia ulteriori finanziamenti per rafforzarne la protezione dei confini nel nord della Grecia, per trattenere le ondate di profughi. Al vertice dell’UE tenutosi il 7-8 marzo in Turchia, Orban aveva detto che “Anche un solo rifugiato è molto per noi. Non saremo mai d’accordo al trasferimento di profughi dalla Turchia all’Ungheria”. Al vertice, Ankara prometteva di riprendersi tutti i rifugiati giunti in Europa in cambio di 6 miliardi di euro da Bruxelles, dell’adesione all’UE e dell’autorità di trasferire rifugiati direttamente nei Paesi dell’UE, nella misura di uno per ogni clandestino rientrato in Turchia. Il percorso attraverso la Romania e verso il confine orientale dell’Ungheria rimane aperto, quindi Budapest prevede di tenere un referendum sulla quota di 2300 rifugiati impostale dall’UE. Il primo ministro ungherese definisce i rifugiati “invasori” e giura che: “i gangster non faranno preda delle nostre mogli e figlie”.12795260A Palmira: Russia e USA
12049139 Il 27 marzo Tadmur veniva completamente liberata con l’eliminazione delle ultime sacche dei terroristi, e il comandante della Liwa Suqur al-Sahra esprimeva gratitudine a Vladimir Putin a nome del popolo siriano, osservando che mentre gli altri Paesi hanno sostenuto i terroristi, la Russia ha aiutato la Siria contro lo “Stato islamico”, “Tutto è accaduto in diverse fasi. Il nostro esercito ha circondato e liberato Palmira. La difficoltà principale era che i terroristi avevano seminato molte mine sulle strade“, e sottolineava che la vittoria non sarebbe stata possibile senza il sostegno della Russia e del Presidente Vladimir Putin. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriano dichiarava “sicurezza e stabilità sono state restaurate a Tadmur a seguito di varie operazioni militari precise ed efficaci effettuate dalle unità militari con l’aiuto dei gruppi di difesa popolare e sostenute dalle forze aeree siriane e russe. Questo risultato dimostra che il nostro valoroso esercito, aiutato dagli amici, è l’unica forza efficace in grado di combattere il terrorismo e sradicarlo“. E il Presidente Vladimir Putin si congratulava con il Presidente Bashar al-Assad per la liberazione di Palmira/Tadmur, e il Presidente Assad affermava che ciò era dovuto alla determinazione dell’Esercito arabo siriano e al sostegno efficace della Russia. Il Ministero della Difesa russo dichiarava che in 24 ore la RVVS aveva effettuato 117 sortite contro 40 obiettivi nella zona di Tadmur, distruggendo 8 centri comando, 12 fortificazioni, 2 carri armati, 3 pezzi di artiglieria, 6 depositi di munizioni, 8 autoveicoli ed eliminando oltre 80 terroristi. Il Comando dell’EAS chiariva che l’importanza del successo derivava dalla posizione strategica di Tadmur, quale importante anello di congiunzione tra le regioni centrali, meridionali, orientali e settentrionali della Siria. “Quasi 500 terroristi del SIIL furono uccisi nelle operazioni dell’Esercito arabo siriano per liberare Tadmur“, dichiarava una fonte militare siriana. Numerosi terroristi del SIIL furono eliminati mentre cercavano di fuggire dalla città, “abbandonando i feriti e le posizioni a Tadmur“. La RVVS distruggeva un grande deposito di combustibile dello SIIL presso Quraytin, distruggendolo assieme a tutte le autocisterne ed eliminando diversi terroristi presenti nel sito, mentre la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione, l’81.ma e la 120.ma Brigata della 2.da Divisione dell’Esercito arabo siriano, Partito sociale nazionalista siriano (SSNP), Dara Qalamun, Liwa Suqur al-Sahra e Forze di difesa nazionale (NDF) liberavano Tulal al-Sud, Quota 850, Quota 849 e Tulal al-Rumayli a 1,5 km a nord-ovest di Quraytin. Presso Damasco, ad Harasta, la 105.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano distruggeva un tunnel lungo 200 metri e a 15 metri di profondità utilizzato come centro operativo da Jabhat al-Nusra. La Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah liberavano l’ex-base della difesa aerea di Bala al-Qadim, nel Ghuta orientale, eliminando 13 terroristi di Jabhat al-Nusra.14589252921-519x389Mentre nel Governatorato di Lataqia, il 24 marzo, gli Spetsnaz russi catturavano i terroristi turcomanni che avevano distrutto, uccidendo un militare russo a bordo, l’elicottero Mil-8 russo decollato in soccorso dei piloti del cacciabombardiere russo Su-24 abbattuto dai turchi, la RVVS dispiegava in Siria, a fine marzo:
– 4 intercettori Sukhoj Su-35S
– 5 bombardieri Sukhoj Su-34
– 4 intercettori Sukhoj Su-30SM
– 12 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M
– 4 elicotteri d’assalto Mil Mi-8AMTSh
– 8 elicotteri d’attacco Mil Mi-24P
– 4 elicotteri d’attacco Mil Mi-35M
– 1 velivolo da ricognizione Antonov An-30B
– 1 velivolo da ricognizione elettronica Iljushin Il-20M
– 1 velivolo da trasporto Antonov An-72
– 1 UAV Forpost
Questo dopo aver ritirato dalla base aerea di Humaymim
– 6 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M
– 10 aerei d’attacco Sukhoj Su-25SM e 2 Sukhoj Su-25UB 2
– 3 bombardieri Sukhoj Su-34
– 3 elicotteri d’attacco Mi-24P
Complessivamente rientravano 24 velivoli, ma rimanevano ad Humaymim 44 velivoli e un numero ignoto di droni della RVVS.
Chi ha parlato di ritiro russo?CeeQ66KXEAElgiWCeiMU18WsAMdfDm12928438Infine, la New America Foundation for Studies and Research affermava che 4500 dei 10000 terroristi statunitensi ed europei arruolatisi nel SIIL erano stati eliminati in Siria e Iraq, “4500 combattenti stranieri, tra cui donne e giovani, sono stati eliminati in Iraq e Siria nelle battaglie e nei bombardamenti aerei e d’artiglieria effettuati nei due Paesi. Circa il sei per cento delle donne combattenti erano morte in battaglia. Tali statistiche escludevano i combattenti stranieri provenienti da Afghanistan, Cecenia, Asia e Africa“. Il Pentagono rivendicava l’eliminazione di Abdarahman Mustafa al-Qaduli, noto anche come Haji Iman o Abu Ala al-Afri, “Questo è il colpo più pesante per lo Stato islamico perché Qaduli era al centro della struttura amministrativa del SIIL“, affermava Hisham al-Hashimi, analista e consigliere del governo iracheno. “Baghdadi non può sostituire Haji Iman con una persona di valore equivalente. Dovrà nominarne tre per riempire il vuoto… riducendo… l’efficienza e lasciando al-Bahgdadi ancor più esposto al pericolo“. Difatti Qaduli era il governatore delle province siriane, ministro delle finanze e presidente del Consiglio della Shura del SIIL. Secondo Hashimi, “La sua morte e quella del ministro della guerra del SIIL Abu Umar al-Shishani, e la cattura di non identificati addetti alle armi chimiche, dimostrano che gli Stati Uniti hanno fonti vicine ai vertici dello Stato islamico“. Il SIIL aveva perso Tadmur e Ramadi, e il governo di Baghdad avanzava su Mosul, la maggiore città nel nord dell’Iraq. “La perdita di Haji Iman è grave. Anche se lo Stato islamico… ha un forte sistema per sostituire i capi più importanti, ci vorrà ancora tempo per sistemarsi“, dichiarava Ranj Talabany, funzionario dell’agenzia d’intelligence curda Zanyari. “Conosceva appieno le loro finanze, e le decisioni dei capi erano prese dopo avere consultato Haji Iman“. Qaduli era un capo di al-Qaida. Fu arrestato più volte durante il governo baathista in Iraq per il suo estremismo, e si recò in Afghanistan nel 1998, per incontrare Usama bin Ladin. Con la creazione del SIIL nel 2013, supervisionò la deportazione delle minoranze etniche e religiose e lo stupro delle donne yazidi. Qaduli veniva sostituito come governatore dal portavoce del SIIL Abu Muhamad al-Adnani; come capo finanziario da Iyad al-Ubaydi, noto anche come Fadil Haifa, ex- ufficiale della sicurezza di Sadam Husayn e sostituto anche di al-Shishani; ed infine da Abdallah al-Qatuni alla presidenza del Consiglio della Shura. Gli Stati Uniti conducevano operazioni mirate contro lo Stato islamico per eliminarne i propri agenti e i testimoni scomodi dell’intesa tra Gladio, Pentagono e terrorismo taqfirita.Syrian-Army-PalmyraNote
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