Si rafforza la cooperazione tecnico-militare russo-indiana

Alessandro Lattanzio, 21/2/20151447585Sebbene il caccia francese Rafale avesse vinto il concorso per un nuovo caccia per l’IAF, vi è la possibilità di eventuale abbandono del contratto d’acquisto del Rafale, “Al momento, la situazione non si sviluppa nel migliore dei modi per l’aeronautica militare indiana“, afferma Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie (CAST), “Anche se il contratto per la fornitura del Rafale viene infine concluso, rischia di comportare costi enormi per l’India, circa 20 miliardi di dollari e forse più, mentre la flotta potrebbe rivelarsi obsoleta al momento della consegna. Nel 2015, la scelta di una piattaforma di quarta generazione può essere visto solo come una soluzione temporanea. L’obiettivo a lungo termine deve essere una piattaforma di quinta generazione“, su cui lavora il programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA).
Nel 2012, il Ministero della Difesa indiano scelse il Rafale della Dassault per il programma Medium Multi-Role Combat Aircraft (MMRCA), ma l’accordo andava subito in stallo sulla questione della produzione su licenza presso l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL), una richiesta di Delhi che Dassault si rifiutava di accettare. La Russia propone una soluzione migliore, Jurij Sljusar, Direttore dell’United Aircraft Corporation, il 19 febbraio a Bangalore dichiarava “Quali aeromobili sarebbero più adatti alle esigenze del cliente? Il nostro evidente vantaggio competitivo è che l’India già produce questi aerei proprio qui, in questo momento. Le fabbriche sono state costruite, la tecnologia fornita, i documenti trasmessi, piloti, ingegneri e tecnici addestrati“. Il direttore della RSK MiG Sergej Korotkov annunciava l’intenzione di proporre la versione aggiornata del MiG-35, se l’India rigetta il Rafale. “Abbiamo tutte le possibilità di competere per il contratto. Non abbiamo perso la speranza che una futura gara sia annunciata“. Esternamente, il MiG-35 non è diverso dal MiG-29, ma la cabina di pilotaggio è dotato di sistemi digitali e pannelli LCD che visualizzano tutti i dati di volo e combattimento. E’ il prototipo del cockpit del caccia di quinta generazione, afferma Givi Janjgava a capo dello Technocomplex, la società che sviluppa avionica russa. Il secondo aggiornamento è il nuovo motore RD-33OVT del Klimov DB. L’ugello può ruotare in qualsiasi direzione sia durante il volo di crociera che in postcombustione. Questa caratteristica rende il MiG-35 assai maneggevole e controllabile in tutte le modalità, dall’alta velocità allo stallo. Il MiG-35 è in grado di ingaggiare bersagli aerei, terrestri e marittimi essendo dotato del radar Zhuk-ME con modalità di mappatura del terreno. La gittata dell’armamento aria-aria è stata largamente ampliata. Il caccia può trasportare 6 tonnellate di carico bellico invece delle 4 delle versioni precedenti. Infine il MiG-35 può essere utilizzato non solo dagli aeroporti ma anche dalle portaerei.
1_o_2 Ruslan Pukhov, direttore del Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie di Mosca, affermava, “La Russia ha fatto del suo meglio per spiegare all’India, come riguardo all’Eurofighter, che è completamente senza senso acquistare una piattaforma progettata negli anni ’80 per una tale enorme somma di denaro, soprattutto perché la flotta completa sarà pienamente operativa, diciamo, tra 10 anni“. Con tale denaro l’India invece di comprare i Rafale, potrebbe acquistare un prodotto che già sa gestire, e le cui capacità operative sono superiori a quella di qualsiasi altro velivolo dell‘Indian Air Force. Inoltre, Dmitrij Shugaev, Vicedirettore per gli affari internazionali presso la Rostec, indicava i problemi del Rafale anche nella riluttanza di Francia a consegnare le navi Mistral, le cui motivazioni sarebbero fonte di preoccupazione per l’India riguardo l’accordo. Shugaev affermava, “Oggi, vendere un prodotto particolare all’India è piuttosto problematico, dato che il Paese vuole anche costituire joint venture e laboratori congiunti. Tutti vogliono armi moderne, armi di nuova generazione, nuove tecnologie, essendo una tendenza globale“. Il prezzo elevato, e in qualche misura, il rifiuto di trasferire le tecnologie di produzione, così come la reputazione minata dalla Francia per il suo accordo mancato con la Russia per la fornitura delle navi Mistral, motiverebbero l’India ad abbandonare il contratto per l’acquisto dei caccia Rafale, a favore dei russi Su-30MKI. Infatti, secondo l’esperto Victor Murakhovskij, “Prima di tutto questo jet da combattimento è davvero troppo caro. In secondo luogo, i francesi non sarebbero d’accordo a trasferire alcune tecnologie che consentano l’assemblaggio parziale e poi la produzione di componenti presso società indiane. Mosca ha proposto una versione modernizzata del Su-30MKI, in cui una percentuale significativa di componenti sarebbe prodotta in India, e in futuro, l’assemblaggio organizzato presso le compagnie indiane. Questo interessa il nuovo governo, e il nuovo ministro della Difesa“. Secondo l’esperto la Dassault Aviation Company, è una “società francese è molto inflessibile e anche, forse, un partner arrogante, cosa che ha già creato molti problemi all’azienda“, mentre “gli indiani sono negoziatori molto difficili, spingendo il venditore a ridurre i prezzi, ma Dassault, da parte sua, non è incline a cedere, e col passare del tempo, i prezzi continuano a salire“. Per Makienko, l’IAF dovrebbe abolire la gara per l’acquisizione del MMRCA dopo di che, acquistare di 60-70 Su-30MK, e ulteriori MiG-29 nella nuova configurazione UPG, degli aerei di nuova costruzione, e anche acquisire alcuni Mirage-2000 di seconda mano dagli Emirati Arabi Uniti. Ciò permetterebbe all’India di risolvere i suoi problemi spendendo circa 10 miliardi di dollari.
Gli istituti di ricerca e le industrie indiane saranno coinvolti nel programma di modernizzazione del Su-30MKI, rafforzandone le capacità di combattimento. I progettisti lavorano per armare il Su-30MKI con il missile supersonico da crociera russo-indiano BrahMos, che ne migliorerà significativamente le capacità di combattimento, ciò in stretta collaborazione con la Corporation Irkut OJSC, dell’United Aircraft Corporation. Gli aviogetti Su-30MKI costituiscono la spina dorsale della forza da combattimento dell’Indian Air Force. Le Hindustan Aeronautics Ltd (HAL) assemblano oltre l’80% dei caccia Su-30MKI in servizio presso l’Indian Air Force, mentre la successiva fase della produzione su licenza prevede il ciclo di produzione completo del velivolo. Per garantire tale programma l’Irkut OJSC ha trasferito alle HAL tutta la tecnologie necessarie e l’esperienza nella produzione in serie dei Su-30MK. Il programma di produzione coinvolge oltre 150 imprese industriali indiane e i prodotti high-tech locali vengono installati sugli aerei da combattimento indiani. Secondo il rappresentante dell’Irkut, HAL ora revisiona completamente i cacciabombardieri Su-30MKI, il primo dei quali è stato consegnato all’IAF a gennaio. Infatti, finora l’Irkut aveva consegnato alle HAL 41 cacciabombardieri Su-30MKI, previsti dal nuovo contratto, di cui 14 già operativi presso l’IAF. “L’Irkutsk Aviation Plant ha iniziato la collaborazione con l’India più di 30 anni fa, con la produzione su licenza dei caccia-bombardieri MiG-27. Collaborando abbiamo raggiunto ottimi risultati nel programma del Su-30MKI“, dichiarava Oleg Demchenko, presidente dell’Irkut Corporation, che ha anche espresso fiducia sulla cooperazione nei nuovi programmi, come l’aereo di linea MS-21.
Secondo Sergej Goreslavskij, capo della delegazione della Rosoboronexport all’AeroIndia 2015, nel caso l’India, invece dei caccia francesi Rafale, acquistasse dalla Russia altri cacciabombardieri Su-30MKI, la Russia sarebbe pronta a lavorare a tale accordo, inoltre riguardo al programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA), di cui è stata completata la prima fase che prevede lo sviluppo di modelli concettuali e tecnici, passando alla fase di progettazione, costruzione dei prototipi e relativi prove e certificazioni. Anche riguardo la progettazione dell’aereo da trasporto multiruolo MTA, UAC-TA OJSC e HAL sono entrati nella seconda fase progettuale, passando dalla progettazione preliminare per identificare i requisiti chiave dei sistemi, al loro sviluppo. Il Multirole Transport Aircraft, è un aereo da trasporto leggero biturbina con un peso massimo al decollo di 65 tonnellate, destinato a sostituire il BAe 748 e l’Antonov An-26, attualmente in servizio in India. L’attuale programma di cooperazione tecnico-militare tra Russia e India prevede la realizzazione di 200 progetti. Secondo il vicedirettore del Servizio federale russo per la cooperazione tecnico-militare, Anatolij Punchuk, “La Russia ha fornito all’India armi e attrezzature militari del valore di 4,7 miliardi di dollari nel 2014“. Secondo l’ambasciatore russo in India, Aleksandr Kadakin, l’80 per cento degli equipaggiamenti della Marina indiana e il 70 per cento di quello dell’aeronautica indiana sono russi. Anche il ministro degli Esterni indiano V K Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese. Il Ministro degli Esterni indiano VK Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese.

fgfa_wip_by_parijatgaur-d3e4fgrFonti:
RBTH
RBTH
RBTH
Russia Insider
Sputnik

Sputnik

Mostra di rottami a Kiev e psico-sconfitta di Poroshenko

Oriental Review 24 febbraio 2015

Questa settimana un deposito di rottami è esposto nel centro di Kiev. Così l’amministrazione ucraina cerca di dimostrare “i fatti dell’aggressione russa in Ucraina”. Ma in realtà sono riusciti solo a dimostrare ignoranza e mancanza di qualsiasi conoscenza militare. Risultato di tale moderno illusionismo non è altro che la piena indifferenza dagli spettatori attoniti. Il pubblico ha già visitato la mostra, cui hanno presenziato i vertici di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Spagna, Georgia e altri Paesi europei invitati a commemorare il primo anniversario dell’euro-golpe, che si pretende “rivoluzione della dignità”.10411167I media internazionali e facebook traboccano delle eroiche foto su “questi maledetti russi colti in flagrante”. Nel frattempo ogni osservatore imparziale e informato porrebbe domande agli organizzatori di tale esposizione di rottami. Visitiamo piazza San Michele di Kiev.

Articolo 1. Carro armato sovietico T-64BV

10930159_582212468579816_3258878509390584994_nFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

16600406422_f862d3806b_b16600406442_3c95a4f16f_b15978854044_a533c2e7cc_b16413995680_87f7708d42_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Beh, il T-64BV è una versione della prima generazione del famoso carro armato sovietico T-64, equipaggiato con blindature esplosive reattive Contakt-1. Questa modifica fu ideata e prodotta nel 1985-1987 dall’ufficio costruzioni metalmeccaniche di Kharkov (Ucraina, ancora). L’ultimo T-64S attivo fu ritirato dall’impiego operativo dell’esercito russo nel 2011 (sostituito dai T-72 nei primi anni ’90), mentre secondo The Military Balance 2013 dell’IISS, 1750 T-64S modificati sono ancora in servizio nell’esercito ucraino. Ecco un fiero reportage video ucraino del 2010:

Vi è anche una serie di T-64VL prodotta dall’impianto Malyshev ucraino come T-64BM Bulat dal 2005. Diversi T-64BV dell’esercito ucraino furono catturati dagli insorti di Lugansk nella campagna estiva 2014:

Questo fu perso dall’esercito ucraino il 17 giugno 2014 nei pressi della città di Metallist. Si può vedere il contrassegno bianco delle FAU sulla parte anteriore della torretta del carro.

1403669041_1262338_900L’immagine di un altro carro armato catturato dai ribelli la scorsa estate. Qui potete vedere il simbolo della 24.ma Brigata “corazzata” delle FAU sulla torretta. Quindi, anche nel caso in cui il carro armato sia stato catturato dalle FAU agli insorti, assolutamente non significa abbia origine russa. Molto probabilmente è un comune mezzo ucraino fuori servizio e prelevato da un deposito per la revisione nei pressi di Kharkov. Completando il quadro, ecco un video che illustra il moderno T-92 in servizio nell’esercito russo:

Articolo 2. BM-21 Grad di fabbricazione sovietica

11021226_582212625246467_5930927619551057784_nFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

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Il BM-21 Grad è il leggendario lanciarazzi multipli autocarrato da 122mm sovietico, sviluppato nei primi anni ’60. Fu prodotto fino al 1988 e nel 1995 ve ne erano più di 2000 in servizio attivo in oltre 50 Paesi, tra cui l’Ucraina (315 unità nel 2012). I Grad ucraini sono utilizzati contro la popolazione civile del Donbas dalla scorsa estate:

I Grad ucraini bombardarono Snezhnoe (regione di Donetsk) il 15 luglio 2014 provocando almeno 10 vittime tra i civili. Video delle distruzioni qui. Molte di tali unità furono successivamente catturate dagli insorti e usate contro le forze ucraine nella zona ATO:

Video ripreso presso Ambrovievka (regione di Donetsk) il 1 settembre 2014, dopo che le truppe ucraine fuggirono dalla zona. I trofei recuperati sono la principale fonte di materiale militare degli insorti.

Ecco oggi cos’è in servizio nell’esercito russo:

TYaZhELAYa-OGNEMETNAYa-SISTEMA-TOS1A-SOLNCEPEKTOS-1A Solntsepjok (Scottatura), moderno lanciarazzi multiplo termobarico montato su telaio del carro armato T-72.

Articolo 3. BTR-80 di fabbricazione sovietica

10996927_582212398579823_4903640055816289543_nFoto per gentile concessione presidente Poroshenko

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BTR-80, trasporto truppe corazzato ruotato (APC) anfibio progettato in URSS e adottato nel 1988. L’APC ha decine di versioni, alcune sviluppate in Ucraina nel periodo post-sovietico (BTR-3) e anche in Ungheria (conforme agli standard della NATO). Attualmente in servizio negli eserciti di 40 Paesi, tra cui gli Stati Uniti d’America (2 APC BTR-80 furono importati dall’Ucraina nel 2011). Prima del conflitto civile in Ucraina, vi erano circa 400 APC BTR-80 in servizio nelle FAU. Tale rottame fu ripreso dai militari ucraini vicino Peski (Donetsk), dove l’offensiva degli insorti non sfondò a metà gennaio 2015. All’epoca MIGNEWS pubblicò un reportage fotografico sullo stesso APC:

4687305-ukrainskie-voennye-zakhvatili-v-peskakhCome si vede, in quel momento l’APC aveva le ruote, ecc., ma alla mostra di Kiev era completamente smantellato. Così sembra che tali 8 ruote fossero esattamente ciò che impedirono alle FAU la totale peremoga (vittoria).

Articolo 4. Comando mobile su ZIL-131 tipo KUNG

15978853064_2a1c281f56_b15978852934_cac4c59b00_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Si prega di prendere nota del marchio di qualità sovietico a bordo, il che significa che il veicolo fu prodotto nell’URSS. Gli autocarri militari ZIL-131 furono introdotti nel 1966 ed utilizzati dall’esercito sovietico in varie versioni. L’esemplare è una cosiddetta Unità di Comando Mobile. C’erano sicuramente molti di tali veicoli in Ucraina dopo il crollo dell’URSS. L’esercito russo utilizza attualmente un tipo di autocarro un po’ diverso, che dovrebbe essere simile a questo:

63099Moderno autocarro militare russo Ural 63.099

Articolo 5. Daewoo Nexia

16575043856_0e1ceb0ece_b116413814818_9b498b0de8_b16393729137_d9ed71dd84_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj. La benzina nel serbatoio è sicuramente russa.

Ebbene, è l’elemento più sorprendente. Un’auto bruciata Daewoo Nexia assemblata in Uzbekistan. Non una sola auto di questo modello è o è mai stato in servizio nell’esercito russo. Molto probabilmente è una delle vetture civili spietatamente distrutte dai militari ucraini mentre viaggiavano per la Russia nella scorsa estate:

Ai primi di agosto 2014 le truppe ucraine sparavano ad ogni auto che usciva da Donetsk per la Russia. Una delle vittime fu il giornalista russo Andrej Stenin.

Una famiglia di tre rifugiati uccisi nella loro auto dalle FAU presso Gorlovka, regione di Donetsk.

Un’altra auto delle vittime.

Articolo 6. UAV Granat-4

1799065_582212341913162_2704395473578576359_oFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

16413994060_0b626be22e_b16413815368_7df33cf5e4_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Bene, questa è un’arma davvero seria. Il “nuovo” drone Granat-4 è in realtà in servizio nell’esercito russo, normalmente utilizzato per la ricognizione tattica entro 100 km. Il mezzo presentato a Kiev è stato prodotto nel 2009 e abbattuto dalle FAU il 29 novembre 2014 nei pressi di Shastie (regione di Lugansk), a 30 km dalla frontiera russa. Francamente non vediamo alcun problema nei militari russi seguire con attenzione un conflitto in prossimità dei loro confini. In ogni caso, la gittata di questo drone permette ai russi di operare dal loro territorio.

Articolo 7. SVD Dragunov

1957633_582212168579846_4829462632466858310_oFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

Ora, un altro vecchio esemplare: il fucile per tiratori scelti Dragunov (SVD), ideato in Unione Sovietica nel 1963, è un fucile semi-automatico calibro 7,62×54 mm. Il fucile è ancora in servizio in Russia e oltre 30 altri Paesi, tra cui tutti gli Stati post-sovietici, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Bulgaria, Turchia, India, Cina, ecc. Ecco la foto di un marine ucraino con l’SVD in mano durante l’esercitazione del 2003 sulle coste occidentali della Scozia.

Ukrainian_Navy_1st_Company_MarineArticolo 8. Oggetti personali

11001678_582212538579809_2625452927691045264_oFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

Cosa vediamo qui? Una manciata di galloni cosacchi (dei distretti cosacchi del Don e Lugansk, unità paramilitari non ufficiali in Russia e Ucraina), facilmente disponibili in tutti i mercati della Russia meridionale. Credenziali cosacche (tali documenti non sono riconosciuti validi in Russia). Una copertina di passaporto (in vendita in ogni stazione della metropolitana di Mosca). Inoltre, i militari russi non si portano il passaporto. 1 certificato di servizio militare (qualsiasi cittadino russo mobilitabile ha tale documento, a prescindere dall’età). 1 patente di guida rilasciata a Mosca nel 2010, il nome occultato (qualsiasi ucraino con permesso di lavoro in Russia potrebbe ottenerla). E infine il gioiello, la prova inoppugnabile, un distintivo della Polizia Tributaria Federale della Federazione Russa. Naturalmente ciò significa che ogni ex-agente di tale servizio, sciolto nel 2003, viene inviato a combattere l’esercito ucraino con tali anticaglie nelle tasche!

16413992710_750401c229_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Bene, la conclusione di tale mostra grottesca a Kiev è semplice: le autorità ucraine non hanno una sola prova che dimostri le proprie affermazioni isteriche su “l’aggressione russa all’Ucraina”. La sua politica interna ed estera è falsa e menzognera, deliberatamente basata su inganni. Incapace di mollare la propria retorica bellicosa, il regime del presidente Poroshenko scivola rapidamente verso il collasso totale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Niente limiti ai legami nella Difesa tra India e Russia

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR 24 febbraio 2015

La recente mostra Aero India 2015 ha sottolineato la particolare natura dei rapporti nella difesa tra India e Russia, che possono essere descritti come “senza limiti”, in quanto i due Paesi godono di un elevato livello di fiducia strategica e collaborazione nella produzione di armamenti ad alta tecnologia.

Indians make debut at Red FlagLa recentemente mostra Aero India 2015 nella base aerea di Yalahenka, vicino la città di Bangalore, ha rafforzato la Russia nella preminenza nel rispondere alle crescenti esigenze della difesa dell’India. La complementarietà di India e Russia nella Difesa è ben nota, e gli sviluppi nella mostra hanno illustrato che con l’ordine mondiale in evoluzione, e nonostante l’evoluzione della concorrenza sui mercati indiani, la Russia continuerà ad essere la principale fornitrice di armi dell’India. C’è un gran dibattito sul Rafale, l’aereo da caccia francese. Alcuni analisti sostengono che il Rafale sia il meglio per l’aeronautica militare indiana. Ma non pare essere così. Il comandante dell’IAF ha sottolineato che se l’India è interessata ad avere un Velivolo medio multiruolo (MMRCA), il Rafale non può essere il sostituto del Sukhoj Su-30, in quanto hanno capacità diverse. Anche se l’accordo sul Rafale è sulla carta negli ultimi tre anni, non c’è stata conclusione avendo India e Francia approfondito le differenze, in particolare sull’escalation dei costi e il trasferimento di tecnologia. Il Ministero della Difesa indiano probabilmente prenderà una decisione il mese prossimo, e finora non c’è stato alcun segnale che indichi che l’accordo andrà avanti. Ciò contrasta con la politica russa “senza limiti” con l’India, nel contesto della progettazione e costruzione congiunta di prodotti per la Difesa. Parlando ad Aero-2015, il direttore del Dipartimento della Compagnia per la Cooperazione Internazionale russa Rosetec, Viktor Kladov, ha dichiarato che la Russia è molto ansiosa di soddisfare le esigenze dell’IAF sugli aeromobili all’avanguardia. Il partner tradizionale non è puramente motivato da profitti o scambi. Piuttosto, è interessato a cooperare pienamente a sviluppare l’industria degli armamenti indiana. “Non vendiamo come le altre nazioni. Abbiamo un rapporto molto speciale… Quando si tratta di India non abbiamo limiti… Non siamo inclini a dire all’India cosa fare perché siamo amici e partner“, ha detto Kladov. E’ dubbio che gli altri fornitori, attivi o potenziali, possano adottare un approccio di questo tipo con l’India.
India e Russia presto concluderanno l’accordo FGFA. Vi sono alcuni problemi nella trattativa che i leader di entrambi i Paesi attivamente stanno appianando. Dopo la visita del presidente russo Vladimir Putin lo scorso anno, e del ministro della Difesa Sergej Shojgu il mese scorso, i leader hanno deciso di accelerate i contratti per la Difesa. Quest’anno India e Russia probabilmente finalizzeranno molti accordi, tra cui la consegna di 71 elicotteri da trasporto Mi-17V-5 dalla Russia all’India. La Russia è interessata a trovare un accordo su un altro ordine di elicotteri Mi-17V-5. Mosca è pronta a fornire a Nuova Delhi gli elicotteri Kamov Ka-31 (Helix) per le portaerei classe Vikrant. La Russia cerca di fornire anche i Sukhoj Superjet-100, aerei di linea da 108 posti, all’India. Entrambi i paesi dovranno probabilmente concludere un accordo sul secondo lotto di 29 MiG-29K/KUB, caccia da imbarcare sulle portaerei entro il 2016. L’accordo principale riguardante il Caccia di Quinta Generazione (FGFA) sarà probabilmente ultimato quest’anno. Il FGFA è cruciale per ‘la capacità futura’ dell’Indian Air Force ed è cruciale per la sua struttura in evoluzione, ha rivelato il comandante dell’Aeronautica indiana. Quest’anno, entrambi i Paesi svilupperanno un dettagliato piano di cooperazione per lo sviluppo del velivolo. Un accordo riuscito sul FGFA non solo rafforzerà l’arsenale indiano, ma sarebbe un altro punto di riferimento nella cooperazione nella Difesa. Le società russe che partecipavano alla mostra Aero-2015 hanno vigorosamente sostenuto la politica del ‘Fai in India’ del governo indiano per rafforzare l’industria della difesa locale. Il direttore dell’United Aircraft Corporation (UAC) russa Jurij Sljusar ha emesso una nota ottimista sulle prospettive della costruzione congiunta tra India e Russia del motore per il Su-30MKI, il principale velivolo da combattimento dell’IAF. Tra i fornitori dell’India, la Russia è la più vicina a condividere la tecnologia con l’India, contribuendo a un duplice scopo: oltre che rafforzare difesa e sicurezza dell’India, ne consente la crescita tecnologica. L’azienda bellica della Russia sembra aver preso atto del mondo che cambia, in cui emergono molti fornitori per la Difesa. I nuovi attori cercano di corteggiare il mercato indiano e di beneficiare della rapida crescita economica del Paese. La Russia sembra pronta a giocare in questo nuovo quadro. Kladov ha sottolineato questa realtà mutevole sostenendo che la Russia non ha alcun problema se l’India acquista da altri fornitori. A differenza degli anni della guerra fredda, quando l’India era considerata un pesciolino in politica internazionale, nel dopo-guerra fredda l’India è cresciuta rapidamente con un’economia che supera i 2000 miliardi di dollari. La robusta economia indiana e l’ascesa del suo potere di acquisto sono adeguate alle esigenze per la sicurezza e difesa. La Russia non solo è la prima fornitrice di armi dell’India, ma anche sua partner tradizionale. Gli sviluppi durante Aero India 2015 hanno mostrato che la partnership nella Difesa tra India e Russia sembra destinata a rafforzarsi nei prossimi mesi.

Mig29-static-P1020894Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. I suoi interessi includono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tre fronti per la Russia: come Washington susciterà il caos in Asia centrale

Ivan Lizan Odnako  - Vineyard Saker

1009158-LAsie_centrale_1992La dichiarazione del Generale “Ben” Hodges degli Stati Uniti secondo cui nel giro di quattro o cinque anni la Russia potrebbe sviluppare la capacità di combattere contemporaneamente su tre fronti non è solo un riconoscimento del crescente potenziale militare della Federazione russa, ma anche una promessa che Washington premurosamente si garantirà che i tre fronti siano ai confini della Federazione russa. Nel contesto dell’inevitabile ascesa della Cina e della crisi finanziaria che si aggrava, con lo scoppio contemporaneo di diverse bolle speculative, l’unico modo per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale è indebolire gli avversari. E l’unico modo per raggiungere tale obiettivo è innescare il caos nelle repubbliche confinanti con la Russia. È per questo che la Russia inevitabilmente entrerà in un periodo di conflitti e crisi ai confini. Così il primo fronte, infatti, esiste già in Ucraina, il secondo sarà probabilmente tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh, e il terzo, naturalmente, sarà aperto in Asia centrale. Se la guerra in Ucraina porta milioni di rifugiati, decine di migliaia di morti e la distruzione di città, lo sbrinamento del conflitto del Karabakh minerebbe completamente la politica estera della Russia nel Caucaso. Ogni città in Asia centrale corre il pericolo di esplosioni e attentati. Finora questo “fronte imminente” non ha attirato l’attenzione dei media, la Nuova Russia domina sui canali televisivi nazionali, giornali e siti, ma questo teatro di guerra potrebbe diventare uno dei più complessi dopo il conflitto in Ucraina.

Una filiale del califfato nel ventre della Russia
La tendenza indiscutibile in Afghanistan, la principale fonte di instabilità nella regione, è un’alleanza tra taliban e Stato islamico. Anche così, la formazione imminente di tale unione ha scarsi e frammentati riferimenti, e la vera portata delle attività degli emissari IS è chiara quanto un iceberg la cui punta emerge poco al di sopra della superficie dell’acqua. Ma è stabilito che agitatori sono attivi in Pakistan e province meridionali dell’Afghanistan, controllate dai taliban. Ma, in questo caso, la prima vittima del caos in Afghanistan è il Pakistan, con insistenza e aiuto dei taliban alimentati dagli Stati Uniti negli anni ’80. Tale piano ha una sua vita ed è l’incubo ricorrente di Islamabad, che ha deciso di stabilire rapporti amichevoli con Cina e Russia. Questa tendenza può essere vista negli attentati dei taliban contro le scuole pakistane, i cui insegnanti hanno ora il diritto di portare armi, negli arresti di terroristi nelle grandi città e nel’inizio delle attività a sostegno di tribù ostili ai taliban nel nord. L’ultimo sviluppo legislativo in Pakistan è un emendamento costituzionale per espandere la giurisdizione dei tribunali militari (sui civili). In tutto il Paese terroristi, islamisti e simpatizzanti sono detenuti. Solo nel nord-ovest sono stati effettuati più di 8000 arresti, anche di membri del clero. Le organizzazioni religiose sono state bandite e gli emissari del IS vengono catturati. Dato che gli statunitensi non amano mettere tutte le uova nello stesso paniere, aiuteranno il governo di Kabul permettendogli di rimanere nel Paese legittimamente, e allo stesso tempo i taliban, che diventano IS. Il risultato sarà uno stato di caos in cui gli statunitensi non prenderanno formalmente parte; invece, porranno le loro basi militari in attesa di vedere chi vince. E poi Washington aiuterà il vincitore. Si noti che i suoi servizi di sicurezza hanno sostenuto i taliban per molto tempo e in modo abbastanza efficace: alcuni ufficiali delle forze di sicurezza e deòla polizia in Afghanistan sono ex-taliban e mujahidin.

Metodo di distruzione
Il primo modo per destabilizzare l’Asia centrale è creare problemi ai confini, insieme alla minaccia che i mujahidin penetrino nella regione. Il collaudo sui vicini è già iniziato; problemi sono sorti in Turkmenistan, che ha anche dovuto chiedere a Kabul di attuare operazioni militari su larga scala nelle province di confine. Il Tagikistan fu costretto dai taliban a negoziare il rilascio delle guardie di frontiera da loro rapite, e il servizio di confine tagiko riferisce di un grande gruppo di mujahidin ai confini. In generale, tutti i Paesi confinanti con l’Afghanistan hanno intensificato la sicurezza delle frontiere. Il secondo modo è inviare islamisti dietro le linee. Il processo è già iniziato: il numero di estremisti nel solo Tagikistan è cresciuto di tre volte l’anno scorso; tuttavia, anche se vengono catturati, ovviamente non sarà possibile catturarli tutti. Inoltre, la situazione è aggravata dal ritorno dei lavoratori migranti dalla Russia, espandendo la base del reclutamento. Se il flusso di rimesse dalla Russia inaridisce, il risultato sarà malcontento popolare e rivolte eterodirette. L’esperto del Kirghizistan Kadir Malikov riporta che 70 milioni dollari sono stati stanziati per il gruppo armato del IS a Maverenahr, comprendente rappresentanti di tutte le repubbliche dell’Asia centrale, per compiere atti di terrorismo nella regione. Particolare enfasi è posta sulla valle di Fergana, nel cuore dell’Asia centrale. Un altro punto di vulnerabilità sono le elezioni parlamentari del Kirghizistan, in programma per questo autunno. L’apertura di una nuova serie di rivoluzioni colorate porterà caos e disintegrazione dei Paesi.

Le guerre autosufficienti
La guerra è costosa, quindi la destabilizzazione della regione deve essere autosufficiente o almeno redditizia per il complesso militare-industriale statunitense. In questa zona Washington ha avuto un certo successo: ha dato all’Uzbekistan 328 blindati che Kiev aveva chiesto per la sua guerra con la Nuova Russia. A prima vista, l’affare non è redditizio, perché i mezzi sono un dono, ma in realtà l’Uzbekistan sarà legato agli USA da ricambi e munizioni. Washington ha preso una decisione analoga sul trasferimento di equipaggiamenti e armi ad Islamabad. Ma gli Stati Uniti non hanno avuto successo nel tentativo d’imporre propri sistemi d’arma all’India: gli indiani non hanno firmato alcun contratto, e Obama ha visto materiale militare russo quando ha presenziato a una parata militare. Così gli Stati Uniti trascinano i Paesi della regione in una guerra con i propri pupilli, i taliban e Stato islamico, e allo stesso tempo riforniscono di armi i nemici. Quindi il 2015 sarà caratterizzato dai preparativi per la destabilizzazione dell’Asia centrale e la diffusione della filiale dello Stato islamico dall’AfPak ai confini di Russia, India, Cina e Iran. L’inizio di una guerra su vasta scala, che inevitabilmente seguirà una volta che il caos sommergerà la regione, portando a un bagno di sangue nei “Balcani eurasiatici”, coinvolgendo automaticamente più di un terzo della popolazione del mondo e quasi tutti i rivali geopolitici degli Stati Uniti. Un’opportunità che Washington troverà troppo bella per perderla. La risposta della Russia a tale sfida deve essere multiforme: coinvolgere la regione nel processo d’integrazione eurasiatica, fornendo aiuto militare, economico e politico, lavorando a stretto contatto con gli alleati di Shanghai Cooperation Organization e BRICS, rafforzando l’esercito pakistano e naturalmente aiutare la cattura dei servi barbuti del Califfato. Ma la risposta più importante dovrà essere la modernizzazione accelerata delle proprie forze armate, nonché quelle degli alleati, rafforzare la Collective Security Treaty Organization e dargli il diritto di aggirare le assai inefficienti Nazioni Unite.
La regione è estremamente importante: se l’Ucraina è un fusibile della guerra, l’Asia centrale è un deposito di munizioni. Se esplode, metà del continente sarà colpito.

dNt58u6sQBTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin: Kiev sconfitta dal Donbas nonostante gli armamenti della NATO

Vladimir Putin, Budapest, 17 febbraio 2015 – BNBPutin0810eDomanda: Vladimir Vladimirovich, qual è la sua valutazione della situazione, ora che due giorni sono passati da quando l’accordo di Minsk sul un cessate il fuoco è entrato in vigore? Non si direbbe che tutto vada bene, soprattutto se si guarda a ciò che accade a Debaltsevo: lì non c’è una tregua.
Vladimir Putin: Prima di tutto, diamo molta importanza agli accordi raggiunti a Minsk. Forse non tutti sono attenti, ma ciò è particolarmente importante in tali accordi. Le autorità di Kiev hanno sostanzialmente convenuto d’intraprendere una riforma costituzionale globale per soddisfare le richieste d’indipendenza, chiamatelo come volete: decentramento, autonomia, federalizzazione, in alcune parti del Paese. Quindi si tratta di una decisione molto importante e significativa delle autorità ucraine. Ma c’è anche un altro aspetto in tali accordi, se i rappresentanti della regione del Donbas hanno accettato di partecipare alla riforma, significa che vi è un reale interesse dai soggetti interessati affinché lo Stato ucraino segua questo percorso. Naturalmente, più velocemente si porrà fine alle ostilità e si ritirerà il materiale militare, più velocemente si attueranno le condizioni reali affinché una soluzione politica della questione possa essere effettivamente raggiunta. Sul piano militare, voglio dire che abbiamo notato un generale sostanziale declino delle attività. Ma voglio anche sottolineare che dall’ultima volta, quando il presidente Poroshenko decise di riprendere le operazioni militari e poi fermarle, non era in grado di farlo immediatamente. Ciò che vediamo oggi è la riduzione non meno chiara e significativa di combattimenti ed ostilità da entrambe le parti su tutto il fronte. Sì, gli scontri sono ancora in corso intorno a Debaltsevo. Ma ancora, scala ed intensità delle operazioni sono assai inferiori rispetto a prima. Ciò che accade è comprensibile e prevedibile. Secondo quanto riferito, un gruppo di soldati ucraini vi è circondato dalla riunione di Minsk, la scorsa settimana. Ho parlato nei nostri scambi a Minsk e questo è esattamente ciò che avevo previsto: dissi che le truppe circondate avrebbero cercato di spezzare l’accerchiamento e che ci sarebbero stati tentativi dall’esterno, ma la milizia (indipendentista), che era riuscita a circondare le truppe ucraine, avrebbe resistito a tali tentativi, mantenendo e stringendo l’accerchiamento, il che inevitabilmente per un po’, in un modo o un altro, ha portato a nuovi scontri. E così un nuovo tentativo di rompere l’accerchiamento è stato fatto questa mattina. Non so cosa i media abbiano detto, non potevo seguire tutte le informazioni, ma so che alle 10 di questa mattina le forze armate ucraine hanno fatto un nuovo tentativo di spezzare l’accerchiamento. Fallendo, infine. Spero davvero che i capi del governo ucraino non impediscano ai militari ucraini di disarmare. Se non possono o non vogliono prendere tale importante decisione e dare questo ordine, dovrebbero almeno non perseguire coloro che, per salvare la propria vita e altrui, sono disposti a disarmare. Questo da una parte. Dall’altra mi auguro che i rappresentanti della milizia e delle autorità della Repubblica popolare di Donetsk e della Repubblica popolare di Lugansk non minaccino questi uomini e non gli impediscano di lasciare liberamente la zona degli scontri e dell’accerchiamento, tornando alle loro famiglie.

Domanda: Signor Presidente, dalle vostre parole ho capito che, quando è stato firmato l’accordo di Minsk e dopo aver partecipato alle discussioni, si sapeva che il cessate il fuoco non avrebbe esattamente avuto effetto nel momento programmato. In altre parole, ci si aspettava che alcuni scontri continuassero. Pensate che i combattimenti finiranno presto? È ottimista circa le possibilità di un cessate il fuoco duraturo, o pessimista, perché se gli scontri militari in realtà s’intensificano poi gli Stati Uniti potrebbero cominciare a fornire armi all’Ucraina. Come risponde a ciò, cosa farebbe la Russia?
Vladimir Putin: Per quanto riguarda le possibili forniture di armi all’Ucraina, secondo le nostre informazioni sono già in corso, hanno già avuto luogo. Non vi è nulla di insolito in ciò. In secondo luogo, credo fermamente che, qualunque sia il tipo di armi in questione, non è mai una buona idea fornire armi alla zone di conflitto e in questo caso particolare, non importa chi sia coinvolto e quali armi siano inviate, il numero delle vittime salirebbe, naturalmente, ma il risultato sarebbe lo stesso che vediamo oggi. La stragrande maggioranza dei militari ucraini non vuole prendere parte a una guerra fratricida, soprattutto essendo così lontani dalle proprie case, mentre la milizia del Donbas ha forte motivazione nel combattere per proteggere le proprie famiglie. Dopo tutto, vorrei ricordare ancora una volta che ciò che accade oggi è legata a una cosa, e cioè al governo di Kiev che ha deciso per la terza volta di riprendere l’azione militare e utilizzare le forze armate. Tale decisione fu presa da Turchinov, che emise l’ordine di avviare ciò che chiama operazione antiterrorismo. Il presidente Poroshenko poi decise di continuare le operazioni militari e adesso vediamo cosa succede. Non ci sarà fine a tale situazione finché i responsabili non si renderanno conto che non vi è alcuna speranza di risolvere il problema con mezzi militari. Tale conflitto può essere risolto soltanto con mezzi pacifici, attraverso la conclusione di un accordo con questa parte del Paese, garantendo i legittimi diritti ed interessi di questa popolazione. Lasciatemi dire che l’accordo raggiunto a Minsk offre l’opportunità affinché ciò accada. A questo proposito, desidero sottolineare il grande ruolo che il presidente francese e la cancelliera tedesca hanno giocato nel raggiungere il compromesso. Penso che una soluzione di compromesso sia stata trovata e che potrebbe essere suggellata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Russia, come sapete, ha già presentato questa iniziativa*. In tale caso, l’accordo di Minsk guadagnerebbe status nel diritto internazionale. In caso contrario, è già un buon documento che dovrebbe essere attuato pienamente. Quindi sono più ottimista che pessimista. Permettetemi di ribadire che la situazione è relativamente calma su tutto il fronte, ora. Dobbiamo affrontare il problema del gruppo accerchiato. Il nostro compito comune è salvare la vita delle persone intrappolate nell’accerchiamento e garantire che la situazione non peggiori i rapporti tra le autorità di Kiev e la milizia del Donbas. Non è mai facile perdere ed è sempre una disgrazia per la parte soccombente, soprattutto quando si perde con persone che lavoravano nelle miniere o sui trattori. Ma la vita è vita e deve continuare. Non credo che dovremmo essere troppo ossessionati da tali cose. Come ho detto, dobbiamo concentrarci su come assolvere il compito principale, salvare la vita delle persone lì ed ora, e permettergli di tornare alle loro famiglie, dobbiamo attuare pienamente il piano concordato a Minsk. Sono sicuro che è possibile. Non ci sono altre vie da prendere.

* approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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