La visita di Putin in Ungheria: ci sarà un fronte anti-Soros?

Ruslan Ostashko, 3 febbraio 2017 – Fort Russ4017860La visita di Vladimir Putin a Budapest smuove media europei e ucraini. Prima di tutto, ognuno è offeso dal fatto che il presidente russo sia tranquillamente sbarcato in un Paese appartenente a UE e NATO, trovando comprensione e supporto completi. In secondo luogo, la Russia potrebbe offrire ai Paesi dell’UE condizioni per una cooperazione molto vantaggiose che potrebbero superare tutti i discorsi sulla solidarietà europea contro la Russia. Come sempre, viene improvvisamente riscoperto che le ricchezze dovute alla collaborazione con la Russia trionfano sul male. Inoltre, il Primo ministro ungherese Viktor Orban sabota la “giovane democrazia ucraina” affermando che il transito del gas dall’Ucraina non è affidabile, e che l’Ungheria supporta la diversificazione delle fonti. Tradotto dal linguaggio diplomatico ungherese, semplicemente suona così: “Ucraina e Naftogaz sono fuori, sosteniamo Nord Stream 2 attraverso cui Putin ha promesso di fornirci il gas”. Ora l’Ucraina ha la sfortuna di perdere ancora un altro Paese europeo a sostegno di Nord stream 2. In questo contesto, la risoluzione presentata alla Verkhovna Rada per ridurre i diritti delle minoranze russa e ungherese in Ucraina sembra di grande attualità. Farà ulteriormente infuriare Budapest, che per tradizione protegge ferocemente i diritti delle minoranze ungheresi negli altri Paesi. Qui è necessario dire qualcosa sul premier ungherese il cui comportamento ha così sconvolto i media europei e ucraini, per non parlare di Angela Merkel. Viktor Orban è un “Poroshenko al contrario”. Per esempio, invece di servire Fondo monetario internazionale, Commissione europea, Hillary Clinton e George Soros, li ha sempre affrontati in modo aspro uscendone sempre vincitore. Il primo ministro ungherese non è Che Guevara, e conosce perfettamente i limiti, ma ha comunque semplicemente scacciato la delegazione del FMI da Budapest e chiuso le fondazioni di Soros, nonostante l’Ungheria sia sempre stata considerata fondamentalmente proprietà di tale miliardario statunitense. Fu anche sempre ai ferri corti con Hillary Clinton per divergenze ideologiche, e non esitò ad ignorare la Commissione europea quando avanzava pretese dall’Ungheria, che sempre l’ignorava al massimo quando si trattava di assegnare fondi europei per il Paese. Nonostante il comportamento chiassoso e i diversi tentativi di organizzare rivoluzioni colorate in Ungheria, Orban è da molti anni al potere, e l’Ungheria rimane nell’UE; esempio di come proteggere correttamente gli interessi nazionali. Forse il successo degli ungheresi è legato al fatto che l’Ungheria ha un’élite nazionalista e non un’oligarchia cleptocratica come l’Ucraina. Purtroppo, l’Ungheria difficilmente pone il veto sull’estensione delle sanzioni UE contro la Russia. Il prezzo sarebbe troppo costoso, e Orban è prima di tutto un pragmatico. I 6,5 miliardi di dollari che l’Ungheria perde ogni anno per le sanzioni sono meno di quanto l’Ungheria si priverebbe dall’Unione Europea. Tuttavia, in primo luogo l’Ungheria potrebbe sostenere alcuni pesi massimi europei sulla questione, ad esempio se dei nuovi governi francesi o italiani si opponessero al rinnovo delle sanzioni. Ma l’Ungheria ha uno scopo leggermente diverso.
Con l’esempio della cooperazione tra Ungheria e Russia, con la costruzione di una centrale nucleare ultramoderna, si distruggono i miti sulla Russia. In primo luogo, sarà chiaro che cooperarvi è vantaggioso. In secondo luogo, la Russia non è un distributore di benzina con un’economia “a pezzi”, ma un esportatore di alta tecnologia a prezzi accessibili. In terzo luogo, con la Russia si può collaborare anche in una sfera complessa come l’energia nucleare. Questo è veramente vantaggioso, ma ovviamente non interessa i clintoniani ottusi pagati da Soros nell’eurocommissione, ma funziona meravigliosamente presso le élite imprenditoriali europee e quei politici per cui gli interessi dei loro Paesi sono più importanti dell’ideologia di Victoria Nuland. E, infine, con l’ascesa di Donald Trump al potere vi è l’opportunità, per coloro che vogliono e devono urgentemente e radicalmente riformare l’Unione europea, d’iniziare finalmente a lavorare per i cittadini comunitari, non per il pugno di oligarchi sovranazionali di cui parlava Vladimir Putin a Valdaj. I politici europei coltivati nei laboratori della CIA e del dipartimento di Stato chiedono ora che l’Europa solidarizzi di fronte alla minaccia del “putinismo” e del “trumpismo”, che potrebbe distruggere l’Unione europea. Il caso dell’Ungheria dimostra che non ci sarà tale “solidarietà”. Putin e Trump mineranno la burocrazia europea dall’esterno, mentre gente come Orban, Beppe Grillo, Marine Le Pen e Geert Wilders dall’interno, fin quando sarà completamente distrutta. Ho detto spesso che ogni impero che comprenda l’Ucraina alla fine sparisce. Questa volta, l’Unione europea crollerà anche se all’Ucraina, che lo voleva sul serio, ma non è stato permesso entrare. La storia ha un buon senso dell’umorismo.rtr4pz6jTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina cambia la geopolitica del Medio Oriente

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 22/1/2017

oborDa alcuna parte l’amministrazione Obama ha fatto più danni agli Stati Uniti che in Medio Oriente, lasciando un grande vuoto da colmare, in gran parte da Cina, attore silenzioso, e Russia, il cui prode esercito tiene gli Stati Uniti a bada. Potrebbe essere questa la fine dell’egemonia incontrastata di cui gli Stati Uniti godevano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale? Mentre la Russia contrasta efficacemente gli Stati Uniti militarmente, la ‘Fascia e Via’ (OBOR) della Cina, che si distende nel Medio Oriente verso l’Europa, emerge quale fattore che trasformerà l’attuale panorama geopolitico del Medio Oriente. In alcun luogo ciò è più evidente che in Israele partner sempre più importante della Cina. Con Israele che acquisisce una posizione centrale per la Cina in Medio Oriente, i rapporti con Israele di altri Paesi, in particolare quelli che cercano di attingere dai piani economici della Cina, potrebbero mutare in modo molto significativo. Con l’emergere della Cina a principale motore geo-economico, la rivalità politica verrebbe sostituita dalla necessità del partenariato economico. Questo già avviene lasciando un’impronta. Un esempio molto evidente è l’enfasi sulla soluzione dei due Stati nella questione palestinese. Indipendentemente dal fatto che le relazioni d’Israele con numerosi Stati regionali rimangano piuttosto ostili, per la Cina Israele è politicamente ed economicamente il luogo più stabile e va integrato nella sua cintura economica. Quindi, ecco il coinvolgimento della Cina nei conflitti regionali e loro risoluzione. Negli ultimi anni la Cina ha cercato di entrare nel conflitto israelo-palestinese, agendo da mediatore nei colloqui di pace e commentando senza molto entusiasmo i mutamenti del confronto. “La Cina accoglie e sostiene tutti gli sforzi favorevoli ad allentare le tensioni tra Israele e Palestina e la realizzazione in tempi rapidi della soluzione dei due Stati”, affermava il Ministro degli Esteri della Cina Wang Yi alla conferenza ministeriale sull’iniziativa di pace in Medio Oriente, tenutasi l’anno scorso a Parigi. Allo stesso modo, mentre l’Iran occupa la posizione geografica chiave nell’OBOR della Cina che si estende in Asia occidentale, i cinesi, per trarre il massimo vantaggio, vorrebbero far entrare nel progetto Ashdod e Eilat, i due porti strategici d’Israele. Se la Cina guarda al Mar Rosso per le sue rotte marittime (SLOC), Eilat, unico porto d’Israele sul Mar Rosso, potrebbe rientrarvi immediatamente. Se è così, la domanda è: la Cina potrà dirigere senza problemi l’OBOR senza neutralizzare efficacemente la rivalità Israele-Iran? Non vi sarebbe altro modo per la Cina d’attuare il proprio piano operativo e garantirlo dai conflitti regionali.
Ciò che può e molto probabilmente potrà consentire alla Cina di raggiungere questo obiettivo non è altro che il denaro che versa in quei Paesi. Le esercitazioni navali congiunte condotte nel Mediterraneo da Cina ed Egitto danno nuova luce su come la Cina trasformi le dinamiche regionali. Ciò che probabilmente avverrà, sarà l’ulteriore rafforzamento dei legami militari tra Cina ed Egitto. Senza dimenticare i 45 miliardi di dollari di investimenti cinesi in Egitto, per la nuova capitale dell’Egitto, pianificata ultimamente. La Cina ha anche piani per l’Iran. L’accordo commerciale da 600 miliardi di dollari tra Cina e Iran guarda al futuro. E’ interessante vedere come la Cina integra questi Paesi, individualmente, nell’OBOR, segnando il primo passo verso la collaborazione regionale tra i rivali di un tempo. Secondo questo contesto, la questione se alla Palestina si possa ancora permettere di non riconoscere Israele diventa importante. Mentre Israele esiste ed esisterà anche senza il riconoscimento dalla Palestina, la Palestina potrebbe restare esclusa dal boom economico che la Cina potrebbe portare nella regione se continua a mantenere la posizione tradizionale nei confronti d’Israele. Israele non sarà turbato da tali preoccupazioni, perché non è solo nella posizione migliore, molto più sviluppata e stabile, ma è anche un centro industriale e tecnico regionale. In altre parole, è abbastanza attraente per la Cina e ha già ricevuto notevole attenzione.
Il ‘fattore Cina’, senza dubbio, può obbligare gli Stati a cercare soluzioni pacifiche. La Cina può riunire la regione, e non vorrebbe, o addirittura permetterebbe, che l’Iran ingaggia una qualsiasi disavventura contro Israele. Inoltre, farebbe in modo di evitare qualsiasi aggressione israeliana all’Iran. Motivata dai propri interessi economici, la Cina cerca di fare in modo che la rotta commerciale meridionale dell’OBOR, che collega queste potenze regionali, diventi operativa e centro di gravità per i tutti i rivali. Anche se può sembrare idealistico aspettarsi che le rivalità scompaiano di colpo, difficilmente si può contestare che la Cina si prepari a un impegno maggiore nella regione. Questo impegno non può essere redditizio per tutti i Paesi, a meno che i conflitti regionali non siano risolti. Sarà interessante vedere quali misure la Cina presenterà per la risoluzione dei conflitti in Medio Oriente. Risoluzione dei conflitti e mitigazione delle rivalità saranno importanti per il successo del progetto OBOR stesso.one-belt-one-road-obor-china-projectsSalman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Il compagno ‘Texas’ su Strelkov

Russell Bonner Bentley Vip Video Club 28 novembre 2016oho8s_ocdroAgli albori della rivolta che fece nascere le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luqansk, m’ispirai a “Strelkov”, pensando che fosse un’ottima persona. Giunsi a Donetsk per servire la bandiera della lotta di cui sosteneva essere la personificazione. Giunsi qui pienamente disposto a seguirne l’esempio e gli ordini. Ma quando all’inizio del dicembre 2014 arrivai a Donetsk, se n’era già andato con mezza RPD, che cedette senza combattere. E una volta qui, appresi la verità su Igor Strelkov, ciò che fece e ciò che fa ancora, e non lo considero più una brava persona. La mia opinione si basa sui fatti, sulle azioni di Girkin e sulle sue stesse parole. Sono qui da 2 anni e in tutto questo tempo non ho detto nulla su Girkin. Ma ora Girkin sta a Mosca dove ha detto pubblicamente che Jarosh e il fascismo non sono così male, che “meritano rispetto” e che sono “fraintesi”. Ho combattuto al fronte del Donbas più di Girkin, e preso servizio in questa Repubblica con parole, opere e sangue da quando è fuggito. E io, a differenza di Girkin, resterò qui fino alla fine. Vittoria o morte. Oggi combatto sul fronte della guerra dell’informazione, ma continuo a tenere “la polvere asciutta” e sono pronto a tornare sul fronte in qualsiasi momento, non appena i compagni chiameranno; non ci arrenderemo né fuggiremo mai, a differenza di Igor Girkin, che siede al sicuro a Mosca “rispettando” Dmitrij Jarosh. Pertanto, anch’io rivendico il diritto, che merito, di dire pubblicamente ciò che penso di Jarosh e del fascismo e di chi pensa che “meritino rispetto”.
Girkin ha detto che Dmitrij Jarosh, il capo di “Settore destro” (organizzazione vietata nella Federazione Russa) “va rispettato” perché “è andato al fronte dove fu ferito”. Quindi lo stesso per Hitler nella Prima guerra mondiale. Così, forse, Girkin rispetta Hitler e crede che dovremmo farlo anche noi? I cannibali dello SIIL (organizzazione vietata nella Federazione Russa), sono anche noti soldati coraggiosi. Girkin li rispetta pure? Che dire di Bandera? E di Poroshenko, Jatsenjuk, Tymoshenko e Kolomojskij? Forse anche loro sono coraggiosi? Non so se siano coraggiosi, e anche in tal caso non m’interessa, né li rispetto. Ma so che loro, i fascisti autentici, cioè killer spietati, ci considerano, qui nel Donbas e come popolo russo, dei subumani che possono per capriccio schiavizzare o uccidere. I nostri nemici mortali, e anche vostri, sono nemici dell’umanità, di tutto il mondo. E qui, il ben noto personaggio crede che “non sono poi così male”. Vi dico perché.
Sa che ora c’è il vuoto di potere a Kiev? I giorni di Poroshenko sono contati, almeno da presidente dell’Ucraina. Chi lo sostituirà? Girkin parla di fascismo e Jarosh in particolare, è un segnale dalla quinta colonna fascista in Russia che sosterrebbe l’ascesa al potere di Jarosh quando cadrà Poroshenko. Ma come Poroshenko, anche Jarosh ha gli stessi padroni, gli stessi dello SIIL e di Girkin. E sono i nemici del Donbas, della Russia e del mondo. Questi nazisti usano agenti come Girkin per ingannare e ottenere ciò che non poterono ottenere sul campo di battaglia con la forza militare e il coraggio.
La “leggenda” fasulla di Girkin rientra in questo inganno. E la verità è che si ritirò senza combattere, consegnando metà del territorio della RPD senza una sola perdita durante la ritirata, come se l’esercito ucraino gli avesse permesso di andarsene. Girkin non solo abbandonò la zona e i cittadini ai “punitori”, abbandonò anche molte armi ed equipaggiamenti (tra cui 12000 Kalashnikov), così come due dozzine di soldati nei checkpoint, che non furono avvertiti che il loro esercito si stava ritirando. I piani di Girkin non erano solo consegnare Slavjansk e Gorlovka ma anche Donetsk. Da “ministro della difesa” fu un piano geniale ritirarsi a Snezhnij, a 20 chilometri dal confine con la Russia. Voi sapete cos’è Snezhnij? Pascoli per mucche. Voleva consegnare oltre il 90% del territorio della repubblica, lasciando milioni di cittadini inermi sotto l’occupazione nazista e, in ultima analisi, prendere una posizione sul campo che non poteva essere difesa e che, inoltre, era abbastanza lontana dal confine con la Russia da poter far distruggere tutte le milizie prima di riuscire a ritirarsi. Se i leader e i comandanti della RPD avessero eseguito il piano di Girkin, oggi non ci sarebbero RPD o RPL, e il popolo di queste repubbliche sarebbe sotto il giogo nazista di Bandera e Jarosh.
Girkin ha molto in comune con John Kerry e John McCain. Usano le credenziali di falsi “eroe di guerra” per interferire negli affari di altri Paesi, ingannando il proprio Paese e collaborando col nemico, il nemico globale, i miliardari, la società dell’1% che ha intenzione di distruggere la maggior parte di noi, e schiavizzare i superstiti. E Girkin, come McCain e Kerry, è un loro strumento. Ho perso troppi amici, ho visto troppi civili, donne e bambini, uccisi e feriti dai nazisti di “Settore destro” del mai rispettato Dmitrij Jarosh. Girkin è un traditore e un vigliacco, un “nazionalista” russo che collabora con i “nazionalisti” ucraini, assicurando che gli stivali fascisti s’impongano in Ucraina, e presto in Russia. Girkin e i “monarchici” pianificavano Majdan a Mosca l’anno scorso. Ora leccano il culo di Jarosh, nella speranza che i nazisti ucraini arrivino a Mosca nel novembre 2017 per fare alla Russia ciò che hanno già fatto all’Ucraina.
Ci si riferisce al fatto che Zakharchenko abbia anch’egli detto di rispettare “Settore destro” dopo aver combattuto a Mukachevo nel luglio 2015. Personalmente penso che Zakharchenko scherzasse o cercasse di attizzare il conflitto tra i nemici. Ho letto ciò che ha detto su questo, e se diceva sul serio, si sbagliava. Ma fu un anno e mezzo fa, e Zakharchenko è ancora qui, ed anche se non è perfetto, fa del suo meglio per dirigere amministrazione e difesa della Repubblica. E non lo direi se non lo pensassi così. Altri si lamentano che io sia influenzato da “Essenza del tempo”, e credono che parli per conto dell’organizzazione. Aderisco ad “Essenza del Tempo” e ne sono fiero, ma qui parlo per conto mio, non a suo nome. “Essenza del Tempo” non mi ha messo in bocca le parole su Girkin, e quando Girkin fuggì, “Essenza del Tempo” con decisione e lealtà si oppose e si oppone ad oggi, combattendo nel Donbas. E io rimarrò fino alla fine, fino alla vittoria o alla morte. Come Zakharchenko, siamo ancora qui nel Donbas, combattendo ancora i nazisti, come l’amico di penna di Girkin, Jarosh, mentre l’unica cosa contro cui combatte Girkin sono gli ingorghi a Mosca.
Sono abbastanza intelligente da sapere di non sapere tutto, ed abbastanza intelligente da capire di potermi sbagliare. So che Girkin ha ancora seguaci qui, in Novorussia, e so che criticarlo può essere pericoloso. Non prendo alla leggera questo articolo e so che c’è il pericolo di un conflitto tra alleati. Ma non credo che Girkin sia un alleato. Non lo rispetto, e neanche Jarosh. Se qualcuno può spiegarmi come la ritirata di Girkin ed i suoi complimenti a Jarosh e il fascismo siano saggi, coraggiosi e patriottici verso RPD, RPL e Russia, l’ascolterò. Ho visto cosa ha fatto Girkin ed ho sentito le sue parole, su ciò baso la mia opinione. Avete visto e sentito cosa penso di ciò che ha lasciato. Sono pronto a vedere e sentire voi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaggio a nord-est: nuove prospettive per il Pacifico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 14/11/2016map_kapitankhlebnikov_epicnortheastpassageVenti anni fa, otto Stati artici crearono il Consiglio artico (AC) per sviluppare congiuntamente la regione artica e preservare l’ambiente e la cultura dei popoli indigeni. Inizialmente, Danimarca, Islanda, Canada, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Finlandia e Svezia aderirono al Consiglio. Più tardi, altri Stati con interessi nella regione artica si unirono. India, Cina, Singapore, Corea del Sud e Giappone hanno lo status di osservatori da diversi anni. Considerando capacità finanziaria e vasta esperienza nella logistica marittima di questi Paesi, possono rendere un valido aiuto agli Stati membri del CA. Fecero tutti sforzi strenui per aderire al consiglio, ed oggi fanno del loro meglio per accedere a risorse artiche e rotte marittime. Il vero tesoro del settore eurasiatico del Mar Glaciale Artico è, naturalmente, la rotta del Mar del Nord russo (NSR) nell’Oceano Artico, lungo le coste settentrionali della Federazione Russa. Ultimamente, la Russia ha dedicato molta attenzione allo sviluppo di questa rotta unica. Nel discorso del dicembre 2015 all’Assemblea Federale, il Presidente Vladimir Putin parlò del valore della NSR, più volte indicata pietra angolare della crescita economica e della sicurezza dei trasporti dei territori del nord e della Russia. È la rotta più breve dalla Russia europea all’Estremo Oriente. In senso più ampio, la NSR è una sezione enorme della più breve rotta marittima che collega Europa ed Asia, Atlantico e Pacifico. L’accesso alla NSR significherebbe per gli Stati asiatici forte riduzione di tempi e costi per spedire merci in Europa. Attualmente, quasi tutte le merci arrivano in Europa attraverso il canale di Suez, lungo le coste meridionali dell’Eurasia. Non solo è una rotta molto più lunga, ma anche più rischiosa poiché vi sono minacce da pirati e terroristi. Negli ultimi anni, i rischi per il trasporto merci lungo questa rotta sono raddoppiati per le tensioni nel Pacifico. Dispute territoriali tra Cina e altri Paesi della regione e i tentativi degli Stati Uniti di mantenere l’influenza, potrebbero innescare una situazione in cui qualcuno decida di bloccare la rotta. Non sarebbe difficile, da questa via diverse aree vulnerabili potrebbero essere facilmente occupate da relativamente piccoli gruppi. Vi sono degli stretti, tra cui il canale di Suez e lo stretto di Malacca. Se, Dio non voglia, qualcosa accadesse, la NSR diverrebbe vitale per il commercio dei Paesi della regione Asia-Pacifico con l’Europa. Va ricordato che la NSR attraversa le acque territoriali russe, il che significa che i Paesi che cercano di usarla dovranno costruire rapporti con la Russia. Questa circostanza potrebbe avere un ruolo importante nello sviluppo delle relazioni internazionali russe. Per di più, gli Stati che desiderano utilizzare la NSR dovrebbero partecipare allo sviluppo, anche come investitori. È difficile e costoso mantenere la NSR. La Russia deve impiegare la sua flotta di rompighiaccio, ancora di più in inverno, molto costosa, per permetterne la navigazione.
Oggi, la Russia utilizza la NSR per lo più per i carichi e rifornimenti dei prodotti industriali locali dai porti nell’estremo nord. Uno degli utenti principali della NSR è la società russa Norilsk Nickel, che possiede più della metà delle merci spedite tramite la NSR. Dato che Norilsk Nickel possiede i rompighiaccio, l’azienda può spedire i propri prodotti tutto l’anno. Gazprom e Rosneft sono altre due società che impiegano la NSR. Il Programma di sviluppo dei Territori del Nord russo implica l’impegno di imprese straniere che vogliano partecipare alla navigabilità della NSR. Il Giappone è uno dei Paesi che mostrano un genuino interesse alla cooperazione. All’inizio del 2016, l’ambasciatore del Giappone Kazuko Shiraishi fece una dichiarazione curiosa, dicendo che il Giappone era disposto a spedire il 40% delle merci che invia attualmente in Europa, attraverso la NSR. Il Giappone, a sua volta, può aiutare nel monitorare le condizioni dei ghiacci. La Cina è un altro importante possibile utente della NSR. A prima vista, potrebbe sembrare piuttosto strano, poiché la Cina sviluppa la Via della Seta marittima, collegando Asia ed Europa attraverso la suddetta rotta del sud. Alcuni esperti hanno predetto che la Via della Seta marittima e il Passaggio a nord-est diverrebbero rivali. Tuttavia, sembra che la Cina veda dei vantaggi nell’avere una rotta alternativa, comprendendo la volatilità della situazione nella regione Asia-Pacifico. Comunque, il governo cinese ha dimostrato interesse per la NSR in varie occasioni. Nel 2013, la prima nave cinese, Yong Sheng, navigò lungo la NSR, salpando dal porto di Dalian (Cina) e arrivando a Rotterdam (Paesi Bassi). Tuttavia, resta ancora molto da fare per far diventare la NSR un’alternativa adeguata alla rotta meridionale, come sviluppare sofisticate infrastrutture con terminali marittimi in diverse sezioni della rotta per il carico e lo scarico (attualmente, solo un porto, a Dudinka, può ospitare navi per tutto l’anno). La parte russa spera negli investitori cinesi come possibili partner in questo progetto. A quanto pare, il “Celeste Impero” è anche impegnato a garantirsi una presenza nella NSR. Attualmente, la Cina partecipa energicamente allo sviluppo della regione di Arkhangelsk. Per molti secoli, Arkhangelsk è stato il punto d’appoggio strategico della Russia nella regione artica. Questa è una delle sezioni principali della NSR, dall’alta concentrazione di impianti industriali e porti marittimi importanti. Oggi, come ieri, la regione di Arkhangelsk ha la massima priorità nel nuovo programma di “sviluppo socio-economico della regione artica russa”. Nell’ottobre 2016, la società russa Arctic Transportation e il polo industriale “Archangelsk” firmavano un contratto con la cinese Poly International Holding Co. secondo cui la società cinese finanzierà la costruzione di un porto oceanico nell’isola Madjug sul Mare bianco. Questo sarà un contributo importante allo sviluppo della NSR. Si prevede che entro il 2030 il nuovo porto possa superare i 30 milioni di tonnellate di merci. Il profondo interesse della Cina nella regione di Arkhangelsk è stato dimostrato ancora una volta quando la grande azienda cinese Huadian decise d’investire nel settore energetico della regione. La scorsa estate, la joint enterprise russo-cinese “Huadian-Arkhangelsk CHPP” comprò l’unica azienda di riscaldamento nella regione, l’Arkhangelsk CHPP, pagandone il debito di 2,7 miliardi di rubli. E’ chiaro che la Cina è veramente interessata ad accedere ai territori artici della Federazione Russa.
Il Passaggio a nord-est è una rotta unica, che può fare della Russia uno dei più importanti Paesi di transito del mondo. Inoltre, la NSR può attrarre molti grandi investitori stranieri. E il più importante compito della Russia è dargli un caloroso benvenuto.arkhangelsk-russia-9Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia aumenta l’influenza nell’Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev, New Eastern Outlook  30/10/2016

rosatomMentre l’attenzione dei media si concentra sulla lotta per l’influenza nella regione Asia-Pacifico tra Cina e Stati Uniti, la Russia migliora la propria posizione con gli attori regionali, lentamente ma inesorabilmente. Questa strategia è ignorata da giornalisti e analisti visto che Mosca non fa dichiarazioni ad alta voce, né cerca di impressionare la regione con innumerevoli esercitazioni come Stati Uniti e Cina. Invece, la Russia avanza di credibilità su base molto più solida e durevole della presenza militare, la cooperazione nell’economia, nell’energia e nella tecnologia. Questo autunno ha portato alcune importanti novità nelle prospettive della cooperazione russa nell’energia nucleare con numerosi attori importanti della regione Asia-Pacifico. Il 15 ottobre, durante il vertice BRICS, Mosca annunciava il completamento del secondo blocco della centrale elettronucleare russo-indiana di Kudankulam. Inoltre, vi fu la cerimonia per onorare l’inizio della costruzione del terzo e quarto blocco. Solo pochi giorni dopo, i giornalisti riferivano che Rosatom aveva aperto un ufficio regionale a Mumbai (India). L’annuncio fu seguito dal Forum sull’Energia Nucleare dell’India, che si svolge ogni anno, e i rappresentanti di Rosatom vi sono sempre trattati da ospiti d’onore dagli organizzatori. Un numero crescente di uffici regionali di Rosatom, come a Mumbai, si trovano in tutto il mondo, Cina, Stati Uniti, Sud America, Europa e Africa. E’ stato riferito che nel 2015 il valore totale degli accordi che Rosatom aveva firmato raggiungeva i 110 miliardi di dollari. Ora Rosatom potrà sostenere in modo più efficace i programmi nucleari congiunti con i partner asiatici del sud, con la nuova sede nella regione. Ma le ambizioni di Rosatom nella regione non si limitano all’India, dato che sempre più Paesi sono interessati alla tecnologia nucleare russa. Ad esempio, il Bangladesh ha già ordinato una centrale nucleare da costruire sul proprio territorio. Il primo blocco della Ruppur NPP sarà pienamente operativo entro il 2022. Il fatto che sia stata costruito dalla Russia ha grande importanza simbolica; fin dai primi giorni dello Stato del Bangladesh, l’URSS ha fornito notevole sostegno a Dacca. E’ positivo che queste salde relazioni bilaterali si siano conservate fino ad oggi. Tuttavia, Rosatom non è l’unica società russa attiva in Bangladesh, vi è il gigante del gas Gazprom, che da anni aiuta Dacca a sviluppare la sua infrastruttura gasifera.
Negli ultimi dieci anni, la produzione di gas del Bangladesh ha visto un brusco declino poiché l’infrastruttura non era insufficiente a soddisfare neanche la domanda interna di gas, per non parlare dell’esportazione. Per molti anni non vi fu alcuna esplorazione di nuovi giacimenti di gas. Ma quando Dacca ha deciso che era il momento di rilanciare l’industria del gas, si è rivolta alla Russia. La collaborazione tra Gazprom e Dacca iniziò nella primavera del 2012, quando firmarono i contratti con le aziende locali, tra cui BAPEX e BGFCL/SGFL, sub-società della società Petrobangla. La cooperazione bilaterale fu elevata quando la leader del Bangladesh, Shaykh Hasina, visitò la Russia nel gennaio 2013, incontrando il Presidente russo Vladimir Putin. Nella primavera dello stesso anno, gli esperti russi iniziarono le perforazione di nuovi pozzi nei giacimenti Shrikail e Titas. Nella primavera del 2014 l’estrazione di gas raggiunse i 350000 metri cubi al giorno. La Russia ha pienamente adempiuto ai propri obblighi con Dacca, aumentando la produzione di gas del Bangladesh di quasi l’8%. Pertanto, Dacca era soddisfatta dei risultati della cooperazione bilaterale e si precipitò a firmare nuovi contratti. Nel settembre 2015 i media riferirono che Gazprom iniziava la perforazione di nuovi pozzi a Rashidpur, Shrikail e Bahrabad. Nonostante il successo, il Bangladesh non potrà porre fine alla carenza di gas nel prossimo futuro. Nuovi pozzi possono soddisfare pienamente la domanda del Bangladesh. Nella primavera del 2016, Petrobangla firmava un accordo con la società statunitense Excelerate Energy per costruire un terminale galleggiante per il gas naturale liquefatto e che avrebbe operato con le navi metaniere del Qatar. Il costo del progetto era stimato a circa 200000 dollari al giorno, senza contare i costi del gas del Qatar. Considerando il fatto che il GNL è più costoso del gas inviato via condutture, si può presumere che il progetto danneggerà il Bangladesh economicamente, uno dei Paesi più poveri del mondo. Secondo le stime preliminari, le importazioni di GNL assieme allo sviluppo del proprio gas costerà al Bangladesh 1,6 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, il Paese è pronto a procedere perché l’industria cresce ed ha un disperato bisogno di carburante. L’unica speranza del Bangladesh è che possa aumentare la produzione di gas a tal punto da essere meno dipendente dai fornitori esteri. Nel luglio 2016, Dacca approvò un piano per la perforazione di oltre un centinaio di nuovi pozzi nei prossimi cinque anni. Dato che Gazprom si è mostrata un partner affidabile, è assai probabile che stipulerà questo accordo. Se l’ambizioso progetto avrà successo, il Bangladesh potrebbe presto rivedere i piani per l’importazione di GNL, risparmiando molto denaro.
In conclusione, si nota che India e Bangladesh sono una frazione della regione Asia-Pacifico in cui la Russia consolida influenza economica e politica. I Paesi della regione si rivolgono a Rosatom, Gazprom e altre società russe. Tuttavia, queste due sono particolarmente popolari in quanto ben note per l’affidabilità. Tuttavia, India e Bangladesh controllano gran parte dell’Oceano Indiano, tra cui il Golfo del Bengala, che ha enormi giacimenti di petrolio e gas. Così, il successo nel sviluppare relazioni positive con questi due Paesi è di fondamentale importanza per la Russia.putin-2Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora