L’accordo degli USA con l’Iran esclude la Russia?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 21 luglio 2015

Le implicazioni del recente accordo nucleare iraniano si estendono ben oltre le centrifughe e l’arricchimento dell’uranio. La Russia, che ha a lungo usato le tensioni tra Teheran e Washington per i propri fini, può saperlo meglio di chiunque altro.16232453_xlTeheran e Washington sono stati ostacolati dalle rispettive retoriche post-1979. Anche dopo l’accordo nucleare finale è stato firmato a Ginevra, funzionari di Teheran e Washington dicono che non normalizzano i legami. In generale, tuttavia, le parti da tempo migliorano le relazioni senza fare alcuna concessione rinunciando ai loro obiettivi strategici o abbandonando pubblicamente le loro posizioni ideologiche. Non va dimenticato che Washington e Teheran hanno avviato un dialogo diplomatico segreto sostenuto nel sultanato di Oman nel 2013, scioccando alleati e nemici. Le minacce degli Stati Uniti di attaccare la Siria nell’agosto 2013 sarebbero state volte a fare leva sui colloqui bilaterali segreti tra Teheran e Washington. Secondo Banafsheh Keynoush, ex-traduttore di quattro presidenti iraniani e dell’avvocatessa riformista Shirin Ebadi, Teheran ha da tempo voluto ravvivare il commercio con Washington. Il giornalista Gareth Porter fa una simile affermazione, sostenendo che i funzionari iraniani hanno deliberatamente usato l’arricchimento dell’uranio per normalizzare i rapporti con Washington. Scrivendo per Middle East Eye, Porter sostiene che durante il secondo mandato di Bill Clinton, “gli strateghi iraniani cominciarono a discutere l’idea che il programma nucleare iraniano fosse la principale speranza per impegnare la potenza egemone“. C’era anche una lettera inviata via fax dall’Iran per un “grande patto” nel 2003 che Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, riconosce come risposta iraniana a un segnale fuorviante da una terza parte che sosteneva di parlare a nome di Washington.

Lavorando sull’accordo
Non è un caso che progredendo i colloqui sul nucleare, le chiacchiere su una ripresa dei legami commerciali tra Iran e Stati Uniti divamparono a Wall Street e nei bazar di Teheran. Quando l’accordo finale è stato annunciato a Vienna, fu anche annunciato in Iran un “piano speciale” per esportare prodotti petrolchimici negli Stati Uniti, tra l’altro, secondo la Mehr News Agency iraniana. L’annuncio non fu fatto che dalla prominente Associazione dell’Industria Petrolchimica iraniana. Il piano per esportare prodotti petrolchimici iraniani è solo la punta dell’iceberg, però. Teheran Times riporta il 23 maggio che Gholamreza Shafei, capo della Camera di commercio, industria, miniere e agricoltura iraniana, “ha detto che il governo iraniano ha dato il via libera ai proprietari di imprese private nel creare legami commerciali con gli omologhi statunitensi“. Ha anche riconosciuto che l’istituzione di una camera del commercio iraniano-statunitense fu discussa per circa dieci mesi. In realtà, colloqui per istituire la camera del commercio iraniano-statunitense furono comunicati dall’Agenzia del governo della Repubblica Islamica (IRNA) nel 2013, che riportava discussioni sulla camera iraniano-statunitense avviate nello stesso momento in cui Washington e Teheran iniziavano i colloqui diretti nel 2013. La normalizzazione dei legami commerciali tra Iran e Stati Uniti è un processo poco seguito che segnerebbe la normalizzazione. Le transazioni commerciali e affaristiche tra Iran e USA possono aversi senza la normalizzazione dei rapporti diplomatici e senza cambiamenti significativi nella percezione pubblica dei rapporti tra Iran e Stati Uniti. Le retorica di entrambe le parti potrebbe, più o meno, restare mentre il commercio prospera e i sostenitori della linea dura contrari al riavvicinamento potrebbero essere tenuti a bada.

Modifica dei parametri geostrategici tra Stati Uniti, Russia e Iran
Le ostilità tra Stati Uniti e Iran furono sfruttate da altri attori internazionali per i propri programmi. Teheran e Washington ne furono consapevoli. Il governo russo ha usato le tensioni tra Teheran e Washington come carta per le proprie strategie negoziali numerose volte. Mosca, però, ha sempre consapevolmente cercato di non attraversare una certa linea quando usava le divergenze iraniano-statunitense, cercando concessioni da Washington. Mosca non ha mai voluto indebolire l’Iran o lasciare che Washington sottomettesse Teheran. Russi e iraniani sanno molto bene che la loro sicurezza è organicamente connessa. Con la normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran e l’approccio conciliante preso da Washington e Teheran nel 2013, la leva dei rapporti bilaterali della Russia con l’Iran contro gli Stati Uniti è una strada che Mosca essenzialmente non può più seguire. Il Cremlino se ne rende conto e dal 2013 ha preso provvedimenti seri per cementare i legami russo-iraniani come partnership strategica rispecchiando la partnership sino-russa. Ciò include l’adozione di misure per stabilire maggiore fiducia tra Mosca e Teheran. Mosca ha anche espiato per la decisione dell’ex-presidente Dmitrij Medvedev di fermare l’invio dei sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran nel 2010, revocando il divieto della consegna dei sistemi, aggiornandoli e offrendosi di vendere il superiore Antej-2500 all’esercito iraniano, se Teheran ritira la querela contro Rosoboronexport per non aver consegnato gli S-300, presso la sede di conciliazione di Ginevra e l’Alta Corte Arbitrale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). I colloqui bilaterali non nucleari fra Teheran e Washington hanno indubbiamente incluso un certo sforzo degli Stati Uniti per mettere gli iraniani contro i russi, soprattutto ora che l’Unione europea ha bisogno di un fornitore di energia che sostituisca la Federazione russa. Sebbene gli Stati Uniti spinsero i russi nel 2010 ad annullare l’accordo sugli S-300 che Mosca fece con l’Iran nel 2007, celebrarono il fatto che il governo iraniano abbia portato la Russia presso la Corte di conciliazione e di arbitrato dell’OSCE nel 2011 per avere i 4 miliardi di dollari di risarcimento per la violazione del contratto da parte del Cremlino.

La guerra dell’informazione contro la Russia
I media mainstream statunitensi e gli intellettuali che lavorano per gli interessi degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna d’informazione anti-russa sottolineando che Iran e Russia sono “alleati di comodo”, e che la partnership russo-iraniana non durerà, sostenendo che la Russia è la perdente nell’accordo sul nucleare fra Iran e P5+1 (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti più la Germania). I loro punti di discussione puntano decisamente agli aspetti negativi dei rapporti tra Russia e Iran e sottolineano che Mosca e Teheran saranno concorrenti sul mercato dell’energia, soprattutto in Europa. Sottolineano anche che i russi hanno paurosamente fretta di concludere accordi commerciali con l’Iran prima che il mercato iraniano si apra al commercio con Stati Uniti ed Europa occidentale. Presumono che l’Iran preferisca le aziende di Stati Uniti ed Europa occidentale a quelle russe perché non sono così avanzate e la tecnologia russa non è aggiornata. Allo stesso tempo, un altro racconto sostiene che Russia e Iran commerciano presso la comunità internazionale. Questa trasformazione è stata gradualmente descritta negli ultimi dieci anni, presentando la Russia come la Francia gollista, parte occidentale indipendente e contraria a Washington. Poi dipinsero la Russia come la Repubblica popolare cinese quando si accesero le tensioni tra Mosca e NATO durante e dopo la guerra russo-georgiana e lo scudo antimissile in Europa. La Russia fu descritta separata dall’occidente, come la Cina, ma co-esistente. Dopo euromaidan in Ucraina, la Russia viene descritta come il nuovo Iran, un Paese in rapporti ostili con l’occidente. Perciò Radio Free Europe del governo degli Stati Uniti afferma: “Dopo decenni come Stato canaglia isolato, l’Iran sembra finalmente uscire dal freddo. E dopo decenni da finta partner dell’occidente, la Russia è divenuta canaglia”. Molte di tali valutazioni sono polemiche o sofismi. Un articolo ampiamente diffuso da Reuters di Agnia Grigas e Amir Handjani sostiene che la Russia sarà la “grande perdente” dell’accordo sul nucleare con l’Iran, ma è pieno di errori e presupposti. Gli autori, esperti del settore energetico, non sanno che la Statistical Review of World Energy della BP annuncia che l’Iran ha le maggiori riserve di gas naturale del mondo, pari a 1202400 miliardi di piedi cubi. Né Grigas, esperto di Russia e spazio post-sovietico, consultato dal Gruppo Eurasia, che Handjani sanno che l’impero cinese, non l’Iran, aveva ceduto più territorio alla Russia in passato. Mettendo da parte tali errori, l’articolo della Reuters prevede che l'”alleanza russo-iraniana sia più un matrimonio di convenienza che un autentico partenariato”. Questa è retorica del desiderio della Washington Beltway. Gli autori sostengono che “la Russia usa l’Iran come punto d’appoggio geopolitico nel Golfo Persico ricco di energia per colpire gli alleati degli Stati Uniti nella regione. In cambio, l’Iran sfrutta il potere di veto di Mosca nei forum multilaterali come le Nazioni Unite“. Inoltre presumono che “l’Iran impegnato con l’occidente su energia, commercio e produzione di energia nucleare pacifica, non vedrebbe più la Russia come protettrice dei suoi interessi”. La Russia non ha alcun punto d’appoggio nel Golfo Persico e non vi è alcuna prova che Mosca utilizzi Teheran per minacciare qualsiasi alleato di Washington in Medio Oriente. Invece il Cremlino non ha interesse a suscitare problemi con gli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente, come Israele e Arabia Saudita, e invece vuole commerciarvi allontanandoli da Washington. D’altra parte, però, gli iraniani non si fanno manipolare eseguendo gli ordini di un attore internazionale e hanno sempre lavorato per proteggere i propri interessi senza dipendere da altri Paesi. Non c’è un gran record in cui la Russia abbia usato il diritto di veto per l’Iran. Né l’Iran è nella stessa posizione dell’alleata Siria, mentre Teheran non teme ne si preoccupa del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; perciò l’Iran non fu scosso da una qualche risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, approvata contro di esso.nguyen-nhan-iran-phat-trien-he-thong-bavar-373-datviet.vn-02_41132277.jpg_risultatoBavar-373, S-300 e le sanzioni sulle armi delle Nazioni Unite
Sul lato opposto dello spettro della guerra delle informazioni tra Mosca e Washington, settori dei media russi sottolineano che l’apertura del mercato iraniano sarà un grande affare per le società russe, tra cui produttori di armi, industria nucleare ed energetica russi. Alcuni esperti russi, tuttavia, hanno messo in guardia dall’infedeltà iraniana. A giugno, l’agenzia di stampa russa TASS riferiva che Vladimir Sazhin, ricercatore dell’Accademia Russa delle Scienze, affermava: “L’Iran non si preoccupa affatto degli interessi della Russia. Ha bisogno di soldi e nel prossimo futuro porrà notevole concorrenza alla Russia, non solo in Europa, sul mercato del petrolio tra 2-3 anni, e sul mercato del gas tra 5-7 anni“. Rapporti da Stati Uniti e Russia generalmente esagerano o fraintendono l’Iran. Inoltre non riconoscono che l’Iran produce la maggior parte del proprio equipaggiamento militare, tra cui missili balistici, sottomarini, aerei da combattimento, carri armati, elicotteri, droni e radar. È vero che la caduta delle sanzioni sulla armi darebbe una spinta all’industria delle armi russa. La spinta, però, non sarebbe un affare d’oro perché l’esercito iraniano non dipende dalla Russia per la sicurezza o le attrezzature. Come accennato prima, anche se gli iraniani acquistano parte dell’equipaggiamento militare dai russi, Teheran ha una “politica di autosufficienza militare e produce le proprie armi“. Quando Mosca ha rifiutato di riparare tre sottomarini di fabbricazione russa classe Kilo, perché l’Iran non era disposto ad inviarli in Russia, gli iraniani li revisionarono. L’esercito iraniano sostiene anche che il sistema di difesa aerea Bavar-373 è più o meno l’equivalente al russo S-300. L’industria bellica dell’Iran è “un settore dinamico e moderno che avanza; possiamo rifornirci da Stati amici, ma praticamente crediamo che il nostro potere deterrente debba basarsi sulla nostra tecnologia“, ha detto il Generale di Brigata Ali Shadmani, Vicecapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica iraniana, all’agenzia FARS ad aprile, in risposta a relazioni secondo cui l’S-300 salvaguarda in modo significativo lo spazio aereo iraniano come se l’Iran non potesse proteggere i propri cieli. Shadmani continuava spiegando che Teheran aveva bisogno del sistema di difesa missilistica nel 2006 e 2007, e l’accordo per l’S-300, sollecitato dalla Russia, fu preso al momento. Inoltre osservava che l’Iran voleva il sistema, ma anche che produce il Bavar-373, anche se “la produzione non è abbastanza veloce” per le esigenze delle forze armate iraniane. E’ molto probabile che l’obiettivo principale degli iraniani nel far cadere le sanzioni sulle armi sia esportarle. La risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata all’unanimità nel 2007 con il consenso di Cina e Russia, in realtà ha reso l’industria bellica iraniana competitiva sul mercato delle armi verso i produttori del P5+1. Il presidente iraniano Hassan Rouhani si è anche rivolto al pubblico iraniano dicendo che tutti gli obiettivi di Teheran sono stati raggiunti a Vienna, secondo i termini dell’accordo nucleare finale, anche se l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite contro Teheran resta ancora in parte per alcuni anni.

Mentre l’Iran commercia con l’occidente, l’Eurasia rimarrà la sua profondità strategica
Anche se salutano l’entrata nel mercato iraniano, le diverse valutazioni di simpatia od ostilità verso Russia o Stati Uniti disprezzano due fatti importanti. In primo luogo, è Teheran che decide con chi commerciare o no. In secondo luogo, gli iraniani non hanno limitazioni post-Vienna sui partner commerciali. L’Iran ha fatto accordi commerciali con la Russia grazie al trattamento preferenziale di partner strategico sicuro ed alleato. Mosca e Teheran collaborano per costruire un’alleanza strategica in Eurasia mirando a stabilire un legame simile a quello tra Cina e Federazione russa. Mentre gli iraniani non cederanno sui legami strategici con la Russia, lavoreranno nel loro interesse sperando in un partenariato strategico equilibrato con Mosca. Teheran chiede un approccio equilibrato con la Russia su un rapporto reciprocamente vantaggioso con la Federazione russa, che non riduca Teheran a subordinata di Mosca. L’Iran accetterà imprese di Europa occidentale e Stati Uniti, e farà affari con esse al posto delle imprese russe dove necessario e ritenuto idoneo. Nonostante il possibile fiorire del commercio con Stati Uniti ed Europa occidentale, Teheran manterrà la profondità strategica in Eurasia, perciò gli iraniani hanno fatto pressioni e chiesto che l’Iran diventi membro a pieno titolo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai insieme a Russia e Cina. Inoltre, Teheran non si fida di Washington. Come è stato detto durante i negoziati, l’accordo nucleare non si basa sulla fiducia, ma su verifica e reciprocità.

Quali nubi di guerra?
Fin dall’inizio il dossier nucleare iraniano era di natura politica. Gareth Porter scrive che come “media potenza regionale militarmente debole ma politicamente influente“, l’Iran essenzialmente ha indotto la crisi nucleare come leva per coinvolgere gli Stati Uniti con l’obiettivo di normalizzare i rapporti con Washington. La crisi nucleare, tuttavia, era una crisi prodotta da Washington per frenare gli iraniani e l'”Asse della Resistenza” composto da Siria, Hezbollah, Hamas e altri attori regionali. L’accusa era che il programma nucleare iraniano non fosse che una farsa tattica usata da Washington ed alleati per fare pressione sull’Iran, con l’obiettivo di frenare Teheran dal ristrutturare il Medio Oriente, nell’ampia roadmap unipolare di Washington contro russi e cinesi per controllare l’Eurasia. Pechino, Mosca, Teheran e Washington hanno tutti piani di emergenza per diversi scenari. Esistono probabilità di tradimento e gli iraniani ne sono pronti. Nel 2009, l’Istituto Brookings consigliò che Washington creasse l’illusione di dare agli iraniani la possibilità di negoziare prima di attaccarli “per garantirsi il sostegno logistico che l’operazione richiederebbe e ridurre al minimo il contraccolpo”. Il Pentagono dovrebbe “solo attaccare quando vi è la diffusa convinzione che gli iraniani hanno avuto, ma poi respinto, una superba offerta, tale che solo un regime determinato ad acquisire armi nucleari per ragioni sbagliate potrebbe respingere”, consigliava il rapporto della Brookings Institution “Quale via per la Persia?“. Per mesi, mentre il ministro degli Esteri Zarif e il suo team negoziale dei viceministri degli Esteri iraniani elaboravano l’accordo con il segretario di Stato USA John Kerry e i P5+1 o EU3+3, i comandanti iraniani facevano dichiarazioni parallele sulla prontezza alla guerra e la necessità degli aggiornamenti militari. In realtà, l’ayatollah Ali Khamenei diede indicazioni specifiche al governo e ai militari iraniani per aumentare la spesa, e il 30 giugno Khamenej ordinava di rinnovare la preparazione a un conflitto. A conclusione dei negoziati nucleari a Vienna, il leader supremo ha detto al presidente Rouhani che alcuni membri del sestetto con cui Zarif ha firmato l’accordo nucleare finale sono inaffidabili, e che doveva fare attenzione. Questa sfiducia in sé assicura che l’Iran abbia un approccio equilibrato verso Stati Uniti e Russia.

Iran_Russia_LocatorCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Accordo iraniano: implicazioni e lezioni

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/07/201592d1723f96feb71e7b0f6a706700392cOra che è stato raggiunto un accordo sulla questione del nucleare iraniano, l’attenzione si rivolge al modo in cui influenzerà la regione e il mondo. L’accordo vede l’Iran accettare misure di trasparenza e limitazioni sull’infrastruttura nucleare, compresi arricchimento dell’uranio, approvvigionamento di tecnologie nucleari e ricerca nucleare. In cambio, la comunità internazionale dovrà togliere le sanzioni che interessano l’economia iraniana, una volta che l’Iran avrà rispettato gli impegni nell’ambito dell’accordo entro un anno. Il mancato raggiungimento dell’accordo annuncerebbe il confronto ed eventualmente azioni militari. L’accordo apre nuove opportunità per migliorare la sicurezza regionale.

Esito a beneficio di tutti
L’Iran ha fatto concessioni significative. Le possibilità di avere l’arma nucleare, date le circostanze sono quasi certamente nulle. Il regime di ispezioni dell’AIEA è abbastanza efficace, ma l’Iran ha raggiunto un accordo migliore rispetto al 2003. Il potenziale nucleare, in particolare il diritto di arricchire l’uranio, supera di gran lunga le esigenze economiche e per la ricerca scientifica. Ci sono tre alternative all’accordo. La prima, una guerra nel Golfo Persico a seguito di attacchi all’Iran impantanando la regione nel caos. Seconda, l’Iran diventa nucleare con tutte le implicazioni conseguenti. Terza, un attacco aereo contro un Iran nucleare sarà seguito da un conflitto regionale nucleare. Per evitare queste tre ipotesi, l’accordo va rigorosamente rispettato da tutte le parti. Il programma dovrà essere ridotto, l’AIEA condurre le sue attività senza ostacoli, la trasparenza garantita e in caso di conformità dell’Iran, dovranno essere tolte le sanzioni riunendosi alla comunità mondiale. Forse saranno necessari ulteriori accordi e coordinamenti degli sforzi in futuro.

Lezioni da trarre
La diplomazia dovrebbe avere la priorità. Questa è una lezione da trarre. Un accordo era possibile nel 2003-2004 tra Iran e Regno Unito, Francia e Germania. L’Iran era pronto al compromesso. L’amministrazione statunitense di George Bush, Jr. irruppe chiedendo la completa capitolazione dell’Iran minacciando una campagna aerea e dicendo che Teheran apparteneva all’asse del male. Tale pressione addirittura portò all’aumento della resistenza e alla vittoria di Mahmud Ahmadinejad nel 2005. Nel 2006 l’Iran tornò all’arricchimento dell’uranio attivando 20 mila centrifughe e accumulando circa 10 mila tonnellate di uranio arricchito, abbastanza per diventare una potenza nucleare in pochi mesi. L’accordo appena raggiunto ridurrà di molto questo potenziale. C’è un’altra lezione importante da trarre. Solo le azioni coordinate tra grandi potenze, occidente, Russia e Cina, possono fermare la proliferazione delle armi nucleari nel mondo contemporaneo, combinando ragionevolmente la diplomazia con le sanzioni del Consiglio di sicurezza (se l’imposizione è giustificata). La linea di fondo è che l’esperienza delle sanzioni a diversi Paesi negli ultimi decenni mostra che se i Paesi colpiti sono disposti a pagarne il prezzo, le sanzioni non li costringeranno a cambiare politica. Cuba, Iraq, Pakistan e Russia sono i casi in questione. L’Iran è un grande Paese con un’ampia classe media istruita e massicce risorse naturali. Ci sono segnali crescenti che il regime di sanzioni multilaterale non sarebbe durato a lungo. Le sanzioni avvicinano Russia e Iran, Cina e India importano più petrolio dall’Iran, la Turchia è disposta a comprare più gas iraniano a un prezzo scontato, le compagnie petrolifere europee e statunitensi desiderano riprendere le attività in Iran.

Le opportunità dell’accordo
L’accordo offre le seguenti opportunità: re-integrazione dell’Iran, Paese con significative capacità nel sistema regionale e globale, potendo facilitare la risoluzione di questioni scottanti. L’isolamento dell’Iran può approfondire ulteriormente i conflitti regionali. L’accordo apre la via alla risoluzione di controversie regionali come contenere l’ascesa dello Stato Islamico, il terrorismo in Pakistan, impedire la vittoria dei taliban in Afghanistan e contrastare il narcotraffico nella regione. L’Europa, compresa la Russia, ha vasti ed estesi interessi su stabilità politica e prosperità economica in Medio Oriente grazie a vicinanza geografica e legami storici. I settori della cooperazione sono molteplici, tra cui commercio, investimenti, migrazione, traffico di droga, sicurezza energetica, non proliferazione delle armi di distruzione di massa e lotta al terrorismo. Sarebbe vantaggioso per tutti. Fare in modo che l’Iran non diventi potenza nucleare senza essere scoperto migliora significativamente la sicurezza d’Israele. Il programma nucleare iraniano rappresenta una minaccia esistenziale per Israele. Se attuato, l’accordo evita ciò.

I passi per favorire il processo
Alcune misure potrebbero essere adottate per favorire ulteriori progressi e individuare i modi più costruttivi per collaborare e ridurre le minacce più gravi e immediate nella regione.
– Riprendere i colloqui sul Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa sotto l’egida delle Nazioni Unite;
– Rilanciare la collaborazione regionale sulla gestione del cambiamento climatico, unendo gli sforzi per affrontare problemi come carenza idrica, desertificazione e altre minacce ambientali, minacce più esistenziali delle armi nucleari;
– Avviare la cooperazione regionale sull’energia alternativa, come l’energia nucleare, per il bene dei popoli della regione. Dare impulso alla cooperazione iraniana-saudita con tutte le garanzie internazionali richieste. Data l’esperienza sull’energia nucleare la Russia può dare un contributo importante al processo.

La Russia guadagna dall’accordo
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato in un comunicato diffuso dal Cremlino che l’accordo significa che le “relazioni bilaterali con l’Iran riceveranno un nuovo impulso e non saranno più influenzate da fattori esterni“.
L’accordo sul nucleare iraniano ha aperto la strada a una “larga” coalizione per combattere lo Stato Islamico, secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. “Rimuove le barriere, in gran parte artificiali, sulla strada di un’ampia coalizione per combattere lo Stato Islamico (IS) e altri gruppi terroristici”, ha detto Lavrov in una dichiarazione sul sito del ministero, il 14 luglio.
La Russia si è sempre opposta allo sviluppo di armi nucleari dell’Iran, così come non sostiene il programma di arricchimento dell’uranio iraniano. Nel 2006-2010 la Russia votò a favore di sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (tra cui quattro con sanzioni economiche) per frenare il programma nucleare iraniano. Tuttavia, Mosca non s’è mai espressa ufficialmente sulla natura militare del programma nucleare iraniano e ha dato sempre priorità alla diplomazia, piuttosto che a sanzioni economiche o peggio forza militare, nel risolvere questo problema. Negli ultimi anni Mosca ha mediato tra Iran e Stati Uniti ed ha fatto bene. La fine delle sanzioni economiche contro l’Iran apre altre opportunità economiche per la Russia, compresa la prospettiva di investimenti russi nel settore petrolifero iraniano così come l’aumento delle esportazioni di prodotti russi a Teheran. Prima della rivoluzione islamica del 1979, più di 60 grandi progetti infrastrutturali, tra cui centrali idroelettriche e termoelettriche, gasdotti, fabbriche metallurgiche e impianti metalmaccanici furono costruiti in Iran con l’aiuto dell’Unione Sovietica. Negli ultimi anni le relazioni economiche tra i due Paesi sono crollate a causa delle sanzioni di Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti. La quota iraniana del commercio estero della Russia è scesa ai minimi storici, mentre i grandi progetti petroliferi furono cancellati dalle società russe, tra cui Lukoil, Norsk Hydro e Gazprom Neft. Ora le aziende russe hanno in programma importanti investimenti per lo sviluppo dei grandi giacimenti di gas dell’Iran. La Russia prevede inoltre di continuare a sviluppare l’energia nucleare iraniana, dopo aver raggiunto la posizione unica di partner dell’Iran nella costruzione della centrale nucleare di Bushehr, durante l’isolamento internazionale degli ultimi decenni. Accordi da 10 miliardi di dollari sono già stati delineati per la costruzione di centrali idroelettriche e termiche. La cooperazione spaziale appare promettente, mentre l’Iran non può mettere in orbita satelliti, si aspetta di collaborare con la Russia. Un’altra possibilità interessante è l’investimento per l’espansione e la modernizzazione dell’infrastruttura ferroviaria iraniana, un settore in cui la Russia ha vasta esperienza e capacità tecnica. Anche la cooperazione tecnico-militare è un promettente campo di cooperazione. Dalla metà degli anni ’60, l’Unione Sovietica ha fornito all’Iran grandi quantità di blindati e artiglieria, costruito fabbriche per riparare e produrre equipaggiamenti militari (a Isfahan, Shiraz, Dorude e nei pressi di Teheran). Dopo la rivoluzione islamica del 1979, la quota di importazioni militari dell’Iran della Russia salì al 60% e negli anni ’90 l’Iran fu, insieme a Cina e India, un importante acquirente di armi russe tra cui aerei da combattimento (MiG-29, Su-24), elicotteri (Mi-17), missili antiaerei (S-200, TOR-1), sottomarini diesel (Kilo), carri armati (T -72) e veicoli da combattimento per la fanteria (BMP-2).
La Russia ha credenziali e capacità per facilitare e accelerare il processo di re-integrazione della Repubblica islamica nel sistema globale. Questa opportunità unica non va sprecata.

Unirsi, prerequisito per il successo
Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli USA Barack Obama hanno parlato il 15 luglio congratulandosi sull’accordo nucleare con l’Iran. I leader hanno convenuto che sia nell’interesse del mondo. La conversazione telefonica ha avuto luogo su iniziativa degli Stati Uniti. Le due parti hanno sottolineato il ruolo del dialogo russo-statunitense per garantire sicurezza e stabilità mondiale. “Le parti hanno sottolineato che l’accordo globale sul programma nucleare iraniano risponde agli interessi della comunità internazionale, contribuendo a rafforzare il regime di non proliferazione nucleare e diminuendo le tensioni in Medio Oriente. A questo proposito, i presidenti hanno sottolineato il ruolo del dialogo russo-statunitense per garantire sicurezza e stabilità nel mondo”, afferma la dichiarazione. Putin e Obama “hanno espresso la volontà di continuare a collaborare nell’interesse della realizzazione durevole degli accordi di Vienna, così come su altre questioni internazionali come la lotta al terrorismo internazionale”, sottolinea la dichiarazione. I due leader si sono anche “congratulati su una data speciale delle relazioni russo-statunitensi: il 40° anniversario del volo orbitale Sojuz-Apollo”. In una relazione, la Casa Bianca ha detto che Obama ha ringraziato Putin per il ruolo della Russia nei negoziati nucleari iraniani. “I dirigenti si sono impegnati a rimanere in stretto coordinamento mentre (l’accordo) diventa operativo ed hanno anche espresso il desiderio di collaborare per ridurre le tensioni regionali, soprattutto in Siria”, secondo la Casa Bianca. Ha aggiunto che Obama e Putin hanno deciso di rimanere in stretto contatto mentre l’accordo con l’Iran viene attuato e avrebbero collaborato per ridurre le tensioni in Medio Oriente, in particolare in Siria. Questo è veramente importante, entrambi le parti hanno accettato di cooperare ulteriormente in Medio Oriente. L’accordo testimonia il fatto che Russia, Stati Uniti e occidente in generale possono e devono mettere da parte le differenze sull’Ucraina e cooperare efficacemente in altri campi affrontando temi scottanti di reciproco interesse a beneficio di tutti. I commenti in merito all’“isolamento” internazionale della Russia sono piuttosto ridicoli, date le circostanze. I colloqui sull’accordo con l’Iran hanno ancora una lunga strada da percorrere. L’attuazione dell’accordo è su una strada accidentata, ed è impossibile adempiere la missione divisi; solo combinando gli sforzi si arriva al successo, come l’accordo con l’Iran dimostra.186584870La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA costretti a negoziare con l’Iran dalla realtà globale

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 19/07/2015Iran_Mohammad-Java_3374941bParlando da Charlottesville, il miliardario e candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump ha deplorato il presidente Barack Obama sui “trattati della disperazione”, mentre a Vienna si firmava l’accordo nucleare finale con l’Iran. Trump aveva in parte ragione, ma anche torto. L’amministrazione Obama non è disperata come lamenta Trump, ma gli Stati Uniti d’America sono in declino quale prima potenza mondiale, costringendo il governo statunitense a sedersi al tavolo dei negoziati con il governo iraniano. Le condizioni geopolitiche, economiche e tattiche obbligavano gli Stati Uniti a sedersi con l’Iran. Washington è stata costretta dalle circostanze geostrategiche a cercare un accordo con l’Iran, come con i cubani. Declino e crescente isolamento in America Latina degli Stati Uniti hanno costretto l’amministrazione Obama ad avviare colloqui con L’Avana ed invertire decenni di politiche ostili a Cuba.

La patologia delle sanzioni all’Iran
Le sanzioni contro l’Iran non era volte a portare Teheran sul tavolo dei negoziati, come l’amministrazione Obama sostiene in modo ingannevole. Si tratta di revisionismo e mito politico ideati dal governo degli Stati Uniti per nascondere la patologia delle sanzioni internazionali da essi ideate. Il sistema delle sanzioni internazionali era volto a costringere Teheran ad arrendersi e sottomettersi a Washington. Le sanzioni non furono mai volte a portare l’Iran al tavolo dei negoziati. Nell’ambito dei colloqui tra Iran e UE-3, gli iraniani negoziavano con inglesi, francesi e tedeschi molto prima che le sanzioni venissero imposte. I negoziati nucleari tra Teheran e UE-3 fallirono nel 2005 per l’ostruzionismo di George W. Bush Jr., più interessato a una guerra all’Iran o al cambio di regime a Teheran, per partorire “nel dolore un ‘nuovo Medio Oriente’”.[1] Quando Washington e partner dell’Unione europea capirono che le sanzioni non avrebbero piegato l’Iran nel 2013, compresero che non avevano scelta. Le sanzioni economiche non potevano continuare ed erano al limite. Invece, ambiente e circostanze globali cambiavano sempre più a vantaggio dell’Iran. Con o senza la rimozione delle sanzioni, Russia e Cina si preparavano a migliorare il commercio. Mosca e Pechino già consideravano illegittime le unilaterali sanzioni di Stati Uniti e Unione europea. In parallelo, aumentava il bisogno dell’Unione europea di coinvolgere nuovamente l’Iran economicamente per controbilanciare le sanzioni e la guerra economica contro i russi, emerse dopo euromajdan in Ucraina. Le sanzioni iniziavano a decadere e altri Paesi avrebbero raggiunto Russia e Cina nel normalizzare gli scambi con l’Iran economicamente risorgente.

I costi della guerra
Gli Stati Uniti non avevano opzioni serie. Nonostante i falchi dalla retorica de “tutte le opzioni sono sul tavolo” della periferia di Washington, una guerra con l’Iran sarebbe costata troppo e sarebbe stata troppo rischiosa. Se gli Stati Uniti avessero potuto attaccare l’Iran, l’avrebbero fatto come con l’Afghanistan nel 2001 e l’Iraq nel 2003. Ciò fu affermato pubblicamente dai comandanti militari iraniani che dissero di sapere che Teheran era l’obiettivo principale dell’amministrazione Bush II. [2] Da qui lo slogan di Bush II: “Chiunque può andare a Baghdad, ma i veri uomini vanno a Teheran!” Qualsiasi attacco all’Iran comporterebbe una guerra regionale assai impopolare in Medio Oriente, dai devastanti risultati politici, sociali, economici, militari, strategici e diplomatici per Washington. In un modo o nell’altro, la guerra con Teheran avrebbe paralizzato gli Stati Uniti in Medio Oriente degradandoli da potenza mondiale. Le manovre degli USA per simulare l’invasione dell’Iran valutavano gravi perdite per Washington. [3] Un rapporto del giugno 2015 pubblicato dal Centro per la valutazione strategica e di bilancio lo conferma, dicendo che gli Stati Uniti non hanno l’arsenale militare convenzionale adeguato per attaccare l’Iran, perché il Pentagono non può lanciare un attacco a lungo raggio. [4] Secondo il rapporto, il Pentagono si concentra sugli attacchi a corto raggio, mentre gli iraniani, come i cinesi e i russi, hanno sistemi di difesa a lungo raggio che impediscono agli Stati Uniti di avvicinarsi abbastanza per attaccare. [5] Né c’erano o ci sono garanzie che una possibile guerra all’Iran non si dilaghi oltre Medio Oriente e Asia Centrale o che tale conflitto non si trasformi in una grande guerra internazionale. In tal contesto Washington non aveva garanzie che russi e cinesi non intervenissero per aiutare gli iraniani contro gli Stati Uniti. Inoltre, mentre Stati Uniti ed Unione europea sempre più sprofondano nel confronto con la Russia, e gli Stati Uniti sempre più con i cinesi, Washington ed alleati europei devono riavvicinarsi all’Iran per ridurre, almeno temporaneamente, le ostilità su un fronte.

Teheran, Washington e il secolo eurasiatico
Se Pechino e Mosca hanno totalmente annullato la loro parziale adesione alle sanzioni, gli USA sono incerti se compagnie e governi di UE e Asia-Pacifico rimarrebbero con le sanzioni degli Stati Uniti. La reazione degli alleati, dopo l’accordo di Losanna, la dice lunga. Dopo l’accordo, imprenditori e funzionari commerciali di Asia, Europa e resto del mondo hanno iniziato a recarsi nell’Iran in attesa della riapertura del mercato iraniano. I dirigenti del colosso energetico anglo-olandese Royal Dutch Shell e del colosso energetico italiano ENI sono andati a Teheran. [6] Mentre le compagnie europee e asiatiche si affrettano in Iran preparando la normalizzazione commerciale, l’ambasciatore francese negli Stati Uniti, Gerard Araud, ha detto ai falchi avversari dell’accordo nucleare con l’Iran del think-tank del Consiglio Atlantico, di calmarsi sulle aziende europee che corrono a riavviare il commercio con l’Iran.[7] “In realtà, abbiamo perso molti soldi, ma non gli statunitensi”, ha ricordato al Consiglio Atlantico.[8] Con la sfida russa e cinese al dollaro e al sistema di Bretton Woods, creando una architettura globale finanziaria rivale con la New Development Bank (NDB) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) della Cina, è chiaro che anche le sanzioni finanziarie e bancarie imposte degli USA si sarebbero erose. Mentre il quadro globale cambia e l’integrazione eurasiatica accelera, gli Stati Uniti vogliono l’accordo finale di Vienna più dell’Iran.27AB91F0-B0F4-49E3-9588-85DE92287863_cx0_cy3_cw0_mw1024_s_n_r1Note
[1] Mahdi Darius Nazemroaya, “Plans for Redrawing the Middle East: The Project for a ‘New Middle East’”, Global Research, 18 novembre 2006.
[2] “Commander: US Intention of Invasion Deterred by Iran’s Home-Grown Military Power” Fars News Agency, 21 giugno 2015.
[3] Mahdi Darius Nazemroaya, “The Geo-Politics of the Strait of Hormuz: Could the U.S. Navy be defeated by Iran in the Persian Gulf?” Global Research, 8 gennaio 2012.
[4] Bryan Clark and Mark Gunzinger, “Sustaining Americas Precision Strike Advantage“, Center for Strategic and Budgetary Assessment, 2015.
[5] Ibid.
[6] Christopher Adams e Anjli Raval, “European oil majors hold Tehran talks”, Financial Times, 24 giugno 2015.
[7] David R. Sand, “U.S. allies not waiting for Iran’s sanctions to come down“, Washington Times, 27 maggio 2015.
[8] Ibid.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, le operazioni dal 5 al 13 luglio 2015

Siria, le operazioni dal 5 al 13 luglio 2015CJzcwdNUcAAMFLXIl 5 luglio, ad al-Zabadani la 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS ed Hezbollah eliminavano 177 terroristi di Jabhat al-Nusra in 24 ore di combattimenti. Nelle fattorie al-Nishabiya l’EAS eliminava una fabbrica di munizioni, 1 blindato, 2 tecniche e 10 terroristi, mentre altri 14 venivano arrestati. Tra al-Zibdin, Bala, Haza, Ayn Turma e Harasta, nel Ghuta orientale, l’EAS eliminava 51 terroristi. A Duma l’EAS eliminava 24 terroristi di Faylaq al-Rahman e Itihad al-Islami li-Ajnad al-Sham. A Jubar l’EAS distruggeva un tunnel con 17 terroristi di Faylaq al-Rahman all’interno, presso la fabbrica di sapone. I genieri dell’EAS avevano impiegato un minirobot carico di esplosivo. A Jaydur Huran l’EAS distruggeva 4 pickup armati e 1 autoveicolo dei terroristi di liwa Jaydur Huran, liwa Hamza Asadulah e liwa Ansar al-Muhajirin, eliminandone 12. A Sayda l’EAS distruggeva tre basi di Jabhat al-Nusra e sulla strada Tafas – Muzayrib la SAAF distruggeva 4 autocarri carichi di munizioni provenienti dalla Giordania.
10409558Il 6 luglio, le milizie islamiche di Ansar al-Shariah assaltavano il quartiere al-Zahra di Aleppo, ma l’attacco veniva respinto dall’Esercito arabo siriano che eliminava oltre 20 terroristi. In seguito l’Esercito arabo siriano, in coordinamento con le Forze di difesa nazionale (NDF) e la Liwa al-Quds (Brigata Gerusalemme), riprendeva il controllo dell’edificio centrale del Centro di ricerca scientifica di Aleppo. Nel quartiere di Jamiyat al-Zahra, un autocarro-bomba della qatiba Sayfulah al-Shishani di Jabhat al-Nusra veniva distrutto dall’EAS mentre si avvicinava alle postazioni siriane. Nel resto della città furono eliminati altri 14 terroristi. Oltre 500 terroristi erano stati eliminati ad Aleppo in due giorni di combattimento con le truppe governative siriane. Nel governatorato di Dair al-Zur, la 137.ma Brigata della 17.ma Divisione dell’EAS bombardava i convogli del SIIL diretti verso la provincia di al-Hasaqah. Ad al-Hawiqa, l’esercito siriano eliminava 25 terroristi e 2 tecniche dei taqfiriti. Nel quartiere al-Rashidiyah la 137.ma Brigata e la 113.ma Brigata dell’EAS distruggevano una grande base del SIIL, eliminando almeno 17 terroristi. La Syrian Arab Air Force (SAAF) bombardava i convogli del SIIL sull’autostrada Dair al-Zur – Qamishli eliminando decine di terroristi, tra cui i capi del SIIL Salah Qalif al-Ghalib e Basam Abu Azam Gharbiyah. Le forze di difesa druse liberavano il jabal Shaiq al-Husayn, Tal Suqaqah e Suqaqah al confine con il governatorato di al-Suwayda.
Il 7 luglio, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, in coordinamento con Liwa Suqur al-Sahra e NDF liberava al-Bayarat, presso Tadmur, eliminando 19 terroristi del SIIL. Ad Aleppo, Ansar al-Shariah attaccava ancora il quartiere Jamyiat al-Zahra, venendo respinto da EAS, Liwa al-Quds ed Hezbollah che eliminavano 25 terroristi di Ansar al-Sharia. Presso Tadmur, a Qasr al-Hayir, la SAAF eliminava 35 terroristi e 3 tecniche del SIIL, e la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriana, in coordinamento con le Quwat al-Numer e le NDF, liberava Jabal al-Qalat, Tal Marmala, Burj al-Ishara, Bathar al-Mazra, Abu al-Furas, Ruisiyah Abu al-Furas, Dhuhur al-Hayal, le fattorie Nazl Hayal e al-Qadri, Thaniyat al-Rajma e Abu Haris, eliminando 130 terroristi del SIIL.
L’8 luglio, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah liberavano metà di al-Zabadani dopo sei giorni di intensi combattimenti contro Jabhat al-Nusra, ELS, liwa Suqur al-Zabadani e haraqat Ahrar al-Sham, e liberavano anche il villaggio al-Jamiyat, eliminando oltre 25 terroristi di Jabhat al-Nusra ed ELS. Ad al-Hasaqah, il SIIL lanciava un nuovo assalto con diverse autobombe, mentre la SAAF distruggeva mezza dozzina di tecniche degli islamisti. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, le Forze di Difesa Nazionale (NDF) e la tribù Shaytat liberavano il quartiere al-Liliyah, la centrale elettrica, la parte orientale del quartiere di al-Ghuwayran e la cittadella sportiva. L’8 luglio, nel governatorato di Lataqia, a Drushan, Rubayah e al-Dura, l’EAS eliminava 59 terroristi e 2 loro tecniche. Presso Damasco, l’EAS eliminava 16 terroristi e 7 loro autoveicoli. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah eliminavano 47 terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham ed ELS, liberando al-Barada Street, la villa Abu Ali Qanan, Qastal al-Zahra, la moschea al-Bardah, Jamal Abdal Nasser Street e la stazione degli autobus. Ad al-Zabadani, inoltre, Hezbollah distruggeva la base principale del gruppo terroristico Ahrar al-Sham con un’operazione speciale, eliminando tre capi e altri 35 terroristi del gruppo. L’area di al-Zabadani, sul confine libanese-siriano, veniva utilizzata dai terroristi per i rifornimenti di armi e munizioni.
Il 9 luglio, presso Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, la Quwat al-Nimr del Capitano Luay Sulaytan e la Liwa Suqur al-Sahra dell’Esercito arabo siriano, e le Forze di Difesa Nazionale (NDF), eliminavano 65 terroristi del SIIL alle porte di Tadmur (Palmira), liberando Tal Dawat e Tal Hiqmat, alla periferia nord-occidentale di Palmira. Ad al-Hasaqah la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, la tribù Shaytat e le NDF eliminavano 25 terroristi del SIIL nel quartiere al-Liliyah, mentre la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano e le NDF liberavano i tre quarti del Distretto Industriale. Sempre ad al-Zabadani, l’Aeronautica militare siriana distruggeva il principale deposito di armi dei terroristi, 2 lanciarazzi, 1 pezzo di artiglieria e 1 pickup armato. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 67.ma Brigata dell’EAS, NDF ed Hezbollah, liberavano Qastal al-Zahra eliminando 19 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham. A Duma l’EAS liquidava 14 terroristi del Jaysh al-Islam e altri 35 a Jubar. A Misraba le forze speciali siriane facevano esplodere un auto con a bordo 4 capi del Jaysh al-Islam.
Il 10 luglio, ad al-Hasaqah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con NDF e milizia Shaytat liberavano il quartiere al-Zuhur e il deposito della Posta. Ad Aleppo, l’EAS eliminava oltre 30 terroristi di Ansar al-Sharia nel quartiere Jamyiat al-Zahra. Presso Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, Quwat al-Nimr e Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS liberavano il villaggio Muqasim, a 3,5 km da Palmyra.
480101L’11 luglio, 400 terroristi del SIIL tentavano di entrare nel quartiere al-Ghuwayran, ad al-Hasaqah, scontrandosi con la 104.ta Brigata dell’EAS, e le milizie assira e Shaytat. Oltre 60 terroristi furono eliminati assieme a 3 tecniche. Presso Dara, ELS e Jabhat al-Nusra attaccavano Hadar e Tal Hamar, venendo respinti dal Fuj al-Julan dell’EAS, e le cittadine al-Hamidiyah, al-Samdaniyah, Al-Rawadi, e al-Ajram, venendo sconfitti anche qui dalla Liwa Suqur al-Qunaytra e dalle NDF. Ad al-Manashiyah, la 5.ta Divisione corazzata dell’EAS eliminava oltre 20 terroristi. Presso Tadmur, mentre i terroristi iniziavano a ritirarsi dalla città, l’EAS liberava Qastun, dove eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra ed arrivava a 1,5 km da Palmyra, dove liberava la scuola al-Siyaqah eliminando almeno 30 terroristi del SIIL. Nel frattempo nel Ghuta orientale, presso Damasco, l’EAS eliminava 14 terroristi del Jaysh al-Islam. Nel governatorato di Hama, ad al-Latamina, l’EAS eliminava 6 tecniche e 9 terroristi, del Jaysh al-Fatah, altri 23 terroristi venivano arrestati. A Qastun l’EAS eliminava 11 terroristi e altri 10 ad al-Zaqat. Presso Idlib, tra al-Tamanyah e Has, l’EAS eliminava altri 19 terroristi del Jaysh al-Fatah. A Raqqa, un capo del SIIL e tre sue guardie del corpo, tutti sauditi, venivano eliminati da un attacco aereo siriano, mentre ad al-Hasaqah l’assalto di 400 terroristi del SIIL veniva respinto con l’eliminazione di oltre 60 islamisti, oltre a un deposito di armi e 4 loro tecniche. Presso Tadmur la Liwa Suqur al-Sahra liberava le fattorie Abu al-Fawaris nella periferia nord di Tadmur. A sud delle fattorie la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano e le NDF eliminavano oltre 20 terroristi e 3 tecniche del SIIL. Le forze armate siriane avanzavano su due direzioni verso le posizioni del SIIL a Palmyra.
Il 12 luglio il SIIL tentava di penetrare nel quartiere al-Ghuwayran di al-Hasaqah, venendo respinto con l’eliminazione di oltre 30 terroristi. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano liberava Tal Shaiq Qatab, presso Jisr al-Shughur, nel governatorato di Idlib, dopo aver eliminato una dozzina di terroristi. Tre ore dopo Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Ansar al-Sham tentavano la controffensiva per riconquistare la collina, venendo respinti con la perdita di 3 tecniche ed oltre 50 terroristi, tra cui il capo dell’assalto, il saudita Abu Abdullah al-Jazrawi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah, appoggiati dagli elicotteri Mi-24 Hind della Syrian Arab Air Force, liberavano il quartiere al-Zalah di al-Zabadani, che ospitava le scorte di alimentari dei terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani. Presso Tadmur, a Maqali al-Qadima, la Quwat al-Nimr e la Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS eliminavano 49 terroristi del SIIL, e altri 52 ad Ayn al-Abasiya, a sud-est di Palmyra. Anche 6 pickup armati degli islamisti vi furono distrutti. Presso al-Bayarat, ad ovest di Palmiya, la SAAF distruggeva decine di autoveicoli del SIIL. Presso al-Hasaqah, ad al-Basira, l’Esercito arabo siriano eliminava 36 terroristi del SIIL. Ad al-Zabadani l’EAS ed Hezbollah distruggevano una base di Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham eliminando 16 terroristi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah e le NDF liberavano al-Sultani Street dopo aver eliminato 28 terroristi di Jabhat al-Nusra, tagliando i collegamenti dei terroristi di liwa Suqur al-Zabadani dell’ELS, Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Stato Islamico d’Iraq e al-Sham (SIIL) tra al-Zabadani e la loro base principale di Madaya, a sud. Ad Irbin, l’artiglieria dell’EAS eliminava 22 terroristi.
Il 13 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah eliminavano 26 terroristi di Jabhat al-Nusra, liwa Suqur al-Zabadani e haraqat Ahrar al-Sham. Lo Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham (SIIL) attaccava il quartiere al-Ghuwayran, ad al-Hasaqah, venendo respinto dalla 104.ta Brigata aeroportata della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano, che eliminava 35 terroristi.

CJ0OxNfUkAAMPFD

Guerra saudita-yemenita, la risposta di Sana

Alessandro Lattanzio, 11/6/201525690634La guerra non è finita, ma ci sono vari tentativi di trovare una soluzione politica“, aveva detto Abdulqalaq Abdulla, professore di scienze politiche dell’Università degli Emirati Arabi Uniti. Gli aerei sauditi avevano effettuato 2450 sortite sullo Yemen in 29 giorni di aggressione. Infatti gli attacchi aerei sauditi sullo Yemen continuavano, il 23 aprile, i bombardamenti sauditi uccidevano 23 persone a Dalah, 10 a Taiz e 6 ad Aden. I sauditi colpivano anche la provincia di Marib, la base aerea di Hudaydah, Yarim nella provincia di Ib, dove gli aerei sauditi colpivano l’università. A Lahj e Dalah le incursioni saudite distruggevano scuole ed edifici pubblici.
Il 21 aprile re Salman ordinava alla Guardia nazionale saudita, meglio attrezzata dell’esercito del regno, a partecipare alle operazioni contro lo Yemen, finora effettuate solo dall’aeronautica e dall’esercito che rispondono al ministero della Difesa. La Guardia nazionale è una struttura militare con un proprio ministero, responsabile del controllo delle frontiere e delle regioni sciite. L’esercito saudita conta 75000 effettivi su 3 brigate corazzate, 5 brigate meccanizzate, 1 brigata aerea, 1 brigata della Guardia reale, 8 battaglioni di artiglieria e 2 brigate aeree. “L’Arabia Saudita ha chiesto agli alleati di evitare ogni avventurismo minacciando l’Iran, perché altrimenti si aprirebbero le porte dell’inferno. Le forze iraniane possono distruggere l’Arabia Saudita in 24 ore“, confessava invece il principe saudita Qalid bin Talal bin Abdulaziz al-Saud all’emittente Fox. I principi sauditi erano divisi sull’aggressione allo Yemen. Alcuni si erano opposti all’intervento militare nello Yemen, quando il 23 aprile gli attacchi aerei sauditi erano ripresi. Tra gli oppositori vi erano il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Muqrin bin Abdulaziz, e il ministro della Guardia nazionale Mutayb bin Abdullah. Inoltre, Qalid bin Talal bin Abdulaziz aveva criticato il monarca saudita, Salman bin Abdulaziz al-Saud, per aver ordinato il bombardamento dello Yemen senza ricorrere alle Nazioni Unite. Sempre secondo Qalid bin Talal bin Abdulaziz “il ministro della Difesa saudita principe Muhamad bin Salman e il principe Muhamad bin Nayaf influenzano le decisioni di re Salman, come avveniva con il defunto re Abdullah bin Abdulaziz che seguiva sempre il capo dell’intelligence Bandar bin Sultan e il ministro degli Esteri Saud al-Faysal“. Secondo un alto dirigente di Ansarullah, Husayn al-Izi, “I contrasti si sono intensificati nella famiglia al-Saud nel corso degli attacchi aerei contro lo Yemen“, osservando che diverse regioni saudite sono preda del caos dall’inizio dell’aggressione allo Yemen, “Le insicurezze si sono intensificate” facendo temere ad alcuni governanti sauditi che la guerra yemenita possa suscitare caos interno, tanto più che il parlamento pakistano votava no all’ingerenza militare nello Yemen e la Turchia evitava di unirsi alla coalizione, mentre vi è forte opposizione in Egitto contro la decisione del presidente egiziano sullo Yemen. Mentre l’agenzia marocchina al-Masai Press, principi e consorti sauditi erano fuggiti dalle regioni meridionali del Paese temendo rappresaglie dall’esercito yemenita, Qalid bin Talal bin Abdulaziz riconosceva che l’Arabia Saudita aveva fallito l’offensiva iniziata il 26 marzo, non avendo indebolito il movimento yemenita Ansarullahm ed inoltre dichiarava che per gli attacchi aerei contro lo Yemen, Riyadh utilizza piloti statunitensi, francesi, pakistani, egiziani e indiani a cui vengono corrisposti 7500 dollari per ogni missione. “Dopo che i nostri alleati ci hanno lasciati soli rifiutando di partecipare ai bombardamenti contro lo Yemen, i nostri soldati hanno perso coraggio e alcuni hanno disertato”, aveva detto il principe saudita. Con la nuova campagna Riyadh sostiene di voler condurre “operazioni antiterrorismo” in Yemen cercando una ‘soluzione politica’, continuando il blocco navale e bombardando le posizioni dell’esercito yemenita e di Ansarullah. Intanto secondo il sito Qabar, l’ex-principe ereditario saudita Muqrin bin Abdulaziz sarebbe stato arrestato dopo che re Salman bin Abdulaziz l’aveva sostituito con Muhamad bin Nayaf, ministro degli Interni. All’inizio di maggio 2015, vi sarebbe stato un tentativo di assassinare il re saudita, portando all’arresto di Muqrin bin Abdulaziz e all’esecuzione del capo del protocollo della corte e dei suoi sostituti. Secondo fonti irachene, tra 4000 e 10000 effettivi sauditi dell’esercito e della Guardia nazionale avrebbero abbandonato le basi presso la frontiera con lo Yemen, “secondo l’intelligence occidentale, i militari sauditi hanno abbandonato basi, centri comando e posti di blocco presso il confine con lo Yemen“.041411130444k6fxb67Il 26 marzo, poche ore dopo l’attacco saudita allo Yemen, l’aeronautica yemenita non aderiva totalmente all’appello di Ansarullah, dato che la maggior parte del personale rifiutava di prenderne gli ordini; inoltre la manutenzione dei velivoli era interrotta dal rovesciamento di Salah nel 2012. Quindi, nel marzo 2015 l’aeronautica yemenita (YAF) era in una situazione caotica con la maggior parte del personale che aveva disertato e i velivoli privi di manutenzione, impedendole d’intervenire nel conflitto. Nei primi attacchi aerei sauditi contro le strutture della base aerea di al-Daylami furono distrutti 1 velivolo cargo CN-235-300M, 1 velivolo da collegamento Beechcraft Super King Air, 1 elicottero AB-412 e 1 elicottero UH-1H. Tuttavia, i 10 caccia MiG-29 dispersi intorno la base o negli hangar corazzati, non furono colpiti così come una pista di 2500m che avrebbe potuto essere utilizzata dalla YAF. Il 15 aprile 2015 i sauditi avrebbero distrutto 2 cacciabombardieri Su-22 e 1 caccia F-5 parcheggiati all’aperto di al-Daylami, e il 4 maggio 1 aereo da trasporto Il-76TD yemenita veniva distrutto al Sana International Airport.
L’aeronautica yemenita, sulla carta, disporrebbe di:
18 caccia multiruolo Mikojan MiG-29SMT e 4 MiG-29UBT
40 caccia intercettori Mikojan MiG-21bis/MF e 12 MiG-21U/UM
6 caccia Northrop F-5E e 2 F-5F
34 cacciabombardieri Sukhoj Su-22M/M-2/M-4 e 3 Su-22UM-3K
2 velivoli da trasporto Iljushin Il-76
1 velivolo cargo Antonov An-12BP
2 velivoli cargo Lockheed C-130H Hercules
2 velivoli cargo Antonov An-24RV
5 velivoli cargo Antonov An-26
2 aerei di linea Jakovlev Jak-40
22 aerei d’addestramento Aero L-39 Albatros
14 aerei d’addestramento Jakovlev Jak-11
12 aerei d’addestramento Zlin Z-142
12 aerei d’addestramento SB-7L-360 Seeker
12 elicotteri d’attacco Mil Mi-24D/F
15 elicotteri d’assalto Mil Mi-171Sh, 10 Mil Mi-8T
2 elicotteri antisom Mil Mi-14
2 elicotteri Agusta-Bell AB204B, 4 Agusta-Bell AB206B, 2 Agusta-Bell AB212 Twin Huey, 2 Agusta-Bell AB214
3 elicotteri Bell UH-1H-II Huey II
2 aerei da ricognizione Cessna 208N-ISR Caravan
3 aerei da ricognizione Beechcraft Super King Air-350ER
12 UAV Boeing ScanEagle
La difesa aerea yemenita disporrebbe di 1300 missili antiaerei obsoleti e privi di pezzi di ricambio (400 3M9/2K12, 300 Strela-1, 216 V-75/S-75, 100 5V27/S-125, 460 Strela-2). I sauditi avrebbero distrutto un sistema S-75, 1 S-125 e 1 2K12 Kub. Le basi aeree sono l’aeroporto internazionale di Aden, le basi di al-Anad, al-Ghaydah con 21 hangar, al-Ataq, al-Hudaydah con 27 hangar, Riyan, Sana con 53 hangar, Taiz Ganad, Sayun e Sada.
CBlL9q9VEAAeAiT_risultatoQuando il 17 aprile, al-Qaida nella penisola araba occupò Muqala, capitale della provincia di Hadramaut, la città era difesa dalla 27.ma Brigata di fanteria comandata da Muhamad Ali Muhsan, comandante della regione militare orientale comprendente i governatorati di Hadramaut e al-Mahra. Ali Muhsan era fuggito in Arabia Saudita, essendo un aderente alla Fratellanza Musulmana yemenita, Islah, sostenuta dai sauditi. Su ordine di Ryadh, Ali Muhsan sabotò qualsiasi resistenza all’occupazione di al-Qaida che, dopo aver occupato aeroporto, edifici governativi e raffineria di al-Muqala, iniziava a farsi chiamare “Comitato popolare dei Figli dell’Hadhramaut”. L’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, Adil al-Jubayr, affermava che l’Arabia Saudita inviava armi proprio ai cosiddetti “comitati popolari” yemeniti che combattevano gli sciiti zayditi e soprattutto Asarullah, che Ryadh qualifica come “gruppo estremista”.
Il 23 aprile, un aereo di linea iraniano carico di aiuti umanitari, diretto a Sana, veniva dirottato da caccia sauditi prima di entrare nello spazio aereo yemenita. Il Viceministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani, Hossein Amir Abdollahian, sottolineava che l’invio di aiuti umanitari nello Yemen era una priorità di Teheran. Il vicedirettore per gli affari internazionali e umanitari della Mezzaluna Rossa Iraniana (IRCS), Shahabeddin Mohammadi Araqi, dichiarava “siamo pronti a inviare aiuti umanitari nello Yemen, ma purtroppo l’Arabia Saudita l’impedisce. Siamo in contatto con la Mezzaluna Rossa e il Ministero della Salute dello Yemen, che hanno indicato la necessità di nuovi invii“. L’Iran aveva già inviato 69 tonnellate di aiuti medici e beni di consumo. All’inizio di aprile, il Capo della Mezzaluna Rossa yemenita Muhamad Ahmad al-Qabab, in una lettera all’omologo iraniano Seyed Amir Mohsen Ziayee, aveva ringraziato l’Iran per gli aiuti umanitari e medici. L’Iran aveva sottolineato che alimentando il settarismo nei Paesi musulmani si favorivano solo gli interessi delle potenze egemoni e del regime sionista d’Israele, mentre Teheran faceva del suo meglio per preparare il terreno a una soluzione pacifica delle controversie tra Stati mediorientali, ed intensificava gli sforzi per mediare i colloqui tra i diversi gruppi yemeniti per stabilire la pace e avviando una proposta d’iniziativa di pace per lo Yemen al segretario generale delle Nazioni Unite. Secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, gli sfollati per la guerra erano 150000, almeno 1080 persone erano state uccise, tra cui 115 bambini, e altre 4352 erano state ferite, tra il 19 marzo e il 20 aprile. Inoltre 4,8 milioni di persone soffrivano per la penuria di alimenti.
Il 25 aprile, i sauditi bombardavano Sana, Aden, Sada e Hija, mentre negli scontri tra l’esercito yemenita e le milizie filo-saudite a Lahij, Abyan e Adhali rimavano uccisi 50 miliziani filo-sauditi e di al-Qaida. Negli scontri a Marib, l’esercito yemenita assediava le roccaforti delle forze filo-saudite. Navi da guerra saudite bombardavano la città di al-Muala, nella provincia di Aden, dopo che l’esercito yemenita e Ansarullah avevano sconfitto le locali forze filo-saudite. Ansarullah avanzava su Ataq, nella provincia di Shabwah, catturando grandi quantitativi di armi e infliggendo gravi perdite alle forze filo-saudite. Il 15 aprile, i combattenti popolari yemeniti sequestravano un enorme carico di armi paracadutato dai sauditi nella provincia di Marib, e un altro carico di armi paracadutato dai sauditi nella provincia di Lahij, veniva catturato da Ansarullah. Il 26 aprile i sauditi bombardavano Safra, provincia di Sada, uccidendo 4 persone, e Taiz, colpendo una scuola. Inoltre i sauditi bombardavano Sahar, Faj Atan, al-Nahdin, Sana, Ludar, nella provincia di Abyan, Marib, uccidendo altre 4 persone, e Aden. Il 29 aprile l’esercito yemenita e le forze popolari eliminavano 20 terroristi di al-Qaida respingendone l’attacco sull’aeroporto di Aden, mentre l’esercito yemenita eliminava ad al-Atif una base di al-Qaida e una di al-Islah. Ansarullah eliminava un’altra base di al-Qaida nel governatorato di Marib. I sauditi bombardavano l’aeroporto di Hudaydah, il quartiere orientale di Qurmaqsar ad Aden e la città di Harat.
t1_8Il 1° maggio, gli aerei sauditi bombardavano un ospedale e un campo medico, nel sud-ovest dello Yemen, uccidendo almeno 58 civili e ferendone almeno 67. Gli Stati Uniti ampliavano il supporto dell’intelligence all’Arabia Saudita nelle operazioni contro lo Yemen. “Cerchiamo di fargli avere una migliore visione del campo di battaglia e dell’avanzata delle forze huthi”. Affermava un ufficiale dell’intelligence statunitense. Gli aerei sauditi avevano anche bombardato due autocarri carichi di cibo presso Sada, oltre ad effettuare altri attacchi, il 2 maggio, presso Malahidh, vicino al confine saudita, e nel Wadi Lyah. Il 4 maggio l’esercito yemenita entrava nel quartiere al-Tawahi di Aden mentre combattenti tribali yemeniti attaccavano otto postazioni militari saudite a Jazan e Najran, eliminando 5 soldati sauditi. Aerei sauditi bombardavano Sahar, presso Sada con 50 missili, mentre l’artiglieria saudita bombardava Dhahar, sempre nella provincia di Sada, e Harad, nella provincia di Hajah, causando 43 morti e 140 feriti tra i civili. Le truppe saudite si ritiravano dalla provincia di Jizan dopo seri scontri con truppe tribali yemenite che occupavano quattro postazioni dell’esercito saudita. Ansarullah attaccava le posizioni dei miliziani filo-sauditi a Dar al-Sad e al-Tawahi, ad Aden, distruggendo diversi autoveicoli e catturando un deposito di armi dei filo-sauditi. In precedenza un gruppo di 50 militari sauditi sbarcava ad Aden con compiti di coordinamento tra l’esercito saudita e le milizie filo-saudite, per occupare l’aeroporto locale, la missione però falliva. Infine, un’imbarcazione della Marina saudita sarebbe stata catturata al largo di Aden, mentre i sauditi bombardavano il quartiere Jazirat al-Umal di Aden. Il 5 maggio, mentre i sauditi bombardavano la base aerea di al-Anad, nella provincia di Lahij, distruggendo la pista dell’aeroporto, l’esercito yemenita liberava i quartieri Dar Sad al-Bariqa e al-Tawahi di Aden, eliminando diversi miliziani filo-sauditi, tra cui il generale Ali Nasir Hadi. Il 7 maggio, gli yemeniti abbattevano un elicottero d’attacco AH-64 Apache saudita, ad al-Baqa, nella provincia di Sada. Le truppe tribali yemenite catturavano 60 soldati sauditi ad Ahad al-Masariha, nella provincia saudita di Jizan, dopo uno scontro a fuoco di 3 ore. Inoltre, gli yemeniti sequestravano anche 22 Hummer, 17 jeep, armi e munizioni. Il 9, 10 e 11 maggio i sauditi lanciavano 140 attacchi aerei sullo Yemen durante i quali 1 caccia F-16 marocchino veniva abbattuto dalla difesa yemenita nel Wadi Nushur, provincia di Sada, “Uno degli F-16 della Forza Armata Reale (FAR) a disposizione della coalizione guidata dall’Arabia Saudita per ristabilire la legittimità nello Yemen, è scomparso il 10 maggio alle 18:00 ora locale“, dichiarava la FAR. Il 12 maggio, secondo la TV araba al-Mayadin, gli impianti petroliferi dell’Aramco, a Zahran Asir, nell’Arabia Saudita meridionale, venivano bombardati e incendiati dalle forze tribali dello Yemen.
Il ministro della Difesa malese Datukseri Hishammuddin Hussein e il comandante delle Forze Armate della Malaysia, Generale Tansri Zulkifeli Mohdzin, smentivano la notizie secondo cui la Malaysia aderiva alla coalizione saudita contro lo Yemen, affermando che le truppe malesi in Arabia Saudita erano presenti per evacuare i civili malesi e non per partecipare all’aggressione contro lo Yemen, “2 aerei da trasporto C-130 della Royal Malaysian Air Force saranno posizionati presso la Forward Operating Base (FOB) della Prince Sultan Air Base (PSAB) di Riyadh, Arabia Saudita. La FOB è stata istituita quale ‘piattaforma’ per avviare l’evacuazione dei nostri cittadini, per farli rientrare al sicuro in Malesia“.
CELMMTjUUAAiW4M Il 19 maggio aerei sauditi bombardavano Sada e Sana, provocando decine di morti e feriti tra i civili. Il 21 maggio 18 soldati sauditi venivano eliminati al confine con lo Yemen, a Tal Tuwan, nel corso di un attacco di Ansarullah, che ne occupava anche la caserma. Il 22 maggio, nella provincia di Raymah, i bombardamenti sauditi uccidevano cinque civili e altri tre civili ad al-Hudaydah, mentre nella regione saudita di al-Tawal le milizie tribali yemenite bombardavano le postazioni e un deposito dell’esercito saudita. Il 23 maggio, a Bani Harith, le truppe yemenite abbattevano 1 cacciabombardiere F-15S saudita. Un altro velivolo saudita veniva abbattuto a Qataf, provincia di Sada. Numerosi militari sauditi abbandonavano le postazioni di frontiera e la base di Mazab all’avanzare dell’esercito yemenita, che occupava al-Qumri in Arabia Saudita e il jabal al-Arus nella provincia di Taiz, al confine saudita-yemenita. Il 25 maggio, nella città saudita di Jizan, si svolgeva una battaglia che portava alla distruzione di 4 blindati e all’eliminazione di 9 soldati sauditi da parte dell’artiglieria yemenita. Altri 3 mezzi sauditi furono distrutti a Tawliq, eliminando 10 soldati sauditi. Negli attacchi aerei sauditi a Taiz e Haja venivano uccisi 15 civili. Il 26 maggio, l’Arabia Saudita ritira le truppe a 20km dal confine yemenita, “fino all’arrivo di rinforzi e nuovi equipaggiamenti”. Tale decisione veniva presa dopo diverse settimane di intensi combattimenti con l’esercito e le forze popolari yemeniti che avevano catturato diverse postazioni e strutture militari in territorio saudita. Gli yemeniti controllavano otto postazioni nella regione meridionale dell’Arabia Saudita e avevano attaccato il comando della 7.ma Divisione dell’esercito saudita, saccheggiando grandi quantità di munizioni. L’esercito e le forze popolari dello Yemen avevano distrutto 2 blindati sauditi nella base di al-Shobhah, nel Dhahran al-Junub in Arabia Saudita e 1 blindato a Taqyah, e colpito con i mortai le posizioni militari saudite di al-Radif. Le forze di sicurezza yemenite arrestavano anche le 40 guardie dell’ambasciata saudita a Sana, che prendevano sotto controllo.
Il 30 maggio, gli attacchi aerei sauditi uccidevano 23 civili a Qitaf, provincia di Sada. Il 26 maggio altre 39 persone furono uccise dagli attacchi aerei sauditi su Aden, Sana, Hajah, Ib e al-Hudaydah. Il 5 giugno diversi soldati sauditi a bordo di un autoveicolo furono eliminati con una bomba posta lungo la strada per la base militare di Tuwaylaq, nel Jizan saudita. L’azione avveniva poco dopo che i comitati popolari yemeniti avevano occupato la base. L’esercito yemenita, i comitati popolari e Ansarullah bombardavano il sistema di comunicazione della base militare di Mazhaf, sempre nella regione saudita di Jizan. Inoltre oltre 30 razzi colpivano le postazioni militari saudite di Zahran, nella regione saudita di Asir, eliminando 2 soldati sauditi. Nel frattempo le incursioni aeree saudite facevano sei vittime a Sana. Il 6 giugno, l’esercito yemenita lanciava dalla zona di Sada 3 missili Kometa contro la base aerea saudita “Principe Qalid bin Abdulaziz” di Qamis al-Mushayt, nel sud-ovest del regno. Il comandante della Royal Saudi Air Force, tenente-generale Muhamad Ahmad al-Shalan, sarebbe deceduto nell’attacco missilistico yemenita. “Questo passo è un avviso ai criminali aggressori sauditi-statunitensi contro il popolo yemenita, per la loro brutalità inaudita“, dichiaravano i responsabili politici di Ansarullah, che inviava una delegazione a Muscat per contatti con diplomatici degli Stati Uniti, e una a Mosca su invito del Ministero degli Esteri russo. Inoltre le forze popolari yemenite bombardavano con 80 razzi le postazioni saudite a Jizan e Najran, nel distretto di Tuwaylaq, eliminando almeno 4 soldati sauditi, mentre l’esercito yemenita lanciava 5 missili contro la raffineria saudita dell’Aramco che produce un ottavo dei barili di petrolio di tutto il mondo, e altri 13 missili contro la base militare saudita di Dhahran al-Asha. Le azioni avvenivano dopo che aerei sauditi avevano bombardato Bani Sayah e Sahar nella provincia di Sada, uccidendo oltre 70 civili, altri 11 civili nelle province di Shabwa e Hajah e tre a Sada. Il 7 giugno i raid sauditi colpivano il quartier generale dell’esercito a Sana, uccidendo almeno 45 persone, compresi 20 civili. Altri quattro civili furono uccisi e 20 feriti nel bombardamento di Taiz. Le forze yemenite bombardavano le basi militari saudite di Ayn al-Harah, Malhamah e al-Sharafa, e le posizioni saudite sul jabal al-Duqan, a sud di Jizan.KhamizMushaitUn ufficiale saudita, prigioniero del movimento Ansarullah, confessava che l’intelligence saudita “ha chiesto ai pirati somali di contrabbandare armi ai terroristi nello Yemen e compiervi azioni terroristiche“, riferiva Isa Walad Hasan al-Umri di Ansarullah, “l’Arabia Saudita ha fornito ai pirati intelligence militare e geografica per organizzare attacchi terroristici, tra cui un’esplosione presso l’Università di Sana“. Ryadh organizzava anche il contrabbando di armi e munizioni nello Yemen per i terroristi di al-Qaida operanti nello Yemen contro Ansarullah. 16 autocarri carichi di armi e munizioni, destinate ai terroristi di al-Qaida, erano entrati nello Yemen dal valico di Wadia, nella provincia yemenita di Hadramaut.JizanNote:
al-Masdar
al-Masdar
Analisis Militares
Analisis Militares
Contrainjerencia
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
HispanTV
HispanTV
HispanTV
Global Research
Janes
Japan Times
Marine Forum
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Reseau International
Reseau International
Reuters
PressTV
Sputnik
Sputnik
Strategic culture
Tactical Report
Veterans Today
X Airforces

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.900 follower