La svolta: India, Pakistan e Iran verso l’organizzazione di Shanghai

Covert Geopolitics, 23 aprile 2017Pakistan e India sono Paesi nucleari bloccati da decenni di intrighi indotti dall’occidente. Ciò finirà presto quando i due nemici siederanno con gli altri aderenti all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) guidata dalla Cina, una delle organizzazioni che attuano il progetto “Fascia e Via” volto a rilanciare l’antica Via della Seta che permise lo scambio di beni e cultura in Eurasia dal 120 aC al 1450 dC. Considerando che la “B” dei BRICS è compromessa dal golpe di Wall Street di un anno fa, il gruppo può estendersi attraverso la SCO, e permette a India e Pakistan di parlarsi su come collaborare in modo mutualmente vantaggioso è davvero gradito.
Lavrov ritiene che l’adesione di India e Pakistan alla SCO “farà storia”
L’adesione di India e Pakistan all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) farà storia e aumenterà l’influenza globale dell’organizzazione, dichiarava il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo la riunione di Astana del Consiglio dei Ministri degli Esteri della SCO. “Abbiamo considerato un pacchetto di documenti per l’approvazione dai capi di Stato; innanzitutto, questi documenti riguardano le decisioni per completare il processo di adesione di India e Pakistan”, ha detto il diplomatico russo. “Non sarebbe esagerato dire che sarà un evento storico che aumenterà l’influenza globale dell’organizzazione. Dopo che India e Pakistan aderiranno, la SCO comprenderà il 43% della popolazione mondiale, mentre gli Stati aderenti rappresenteranno il 24% del prodotto interno lordo globale”. Lavrov affermava che la riunione fu “decisiva per i preparativi del prossimo vertice della SCO” previsto per l’8-9 giugno nella capitale del Kazakistan Astana. La dichiarazione relativa all’istituzione dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai fu scritta nel giugno 2001 dai sei Stati fondatori: Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Afghanistan, Bielorussia, India, Pakistan, Iran e Mongolia hanno attualmente lo status di osservatori mentre Sri Lanka, Turchia, Azerbaigian, Armenia, Cambogia e Nepal di partner del dialogo. Il processo di adesione di India e Pakistan iniziò nel 2015”. (TASS)
Il capo diplomatico della Russia dice che l’Iran soddisfa pienamente i criteri di adesione della SCO
L’Iran ora soddisfa pienamente i criteri d’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, secondo il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo la riunione dei Ministri degli Esteri della SCO. “L’Iran è vicino (all’adesione alla SCO). Molti hanno detto così oggi. Ha risolto tutti i problemi legati alle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha detto Lavrov. “Ora è in piena conformità con i criteri di adesione alla SCO. Speriamo che i capi di Stato possano considerare l’avvio della procedura per la piena adesione dell’Iran, ad Astana, a giugno”. Tra gli altri documenti discussi dai ministri degli esteri della SCO, Sergej Lavrov ha scelto un progetto di convenzione per contrastare l’estremismo. “Si tratta di un documento molto importante e innovativo che formula per la prima volta i compiti per contrastare l’ideologia estremista, l’estremismo come fenomeno che pregiudica la stabilità dei Paesi”, ha detto. Speriamo che anche questa convenzione sia approvata dai leader dei nostri Paesi“. (TASS)
Oltre a contrastare l’estremismo, prevede la condivisione dell’intelligence e l’adozione di azioni coordinate contro chi sostiene il terrorismo in ogni Stato aderente, la dimensione delle rispettive economie e popolazioni sarebbe una forza formidabile da affrontare.
Il presidente kazako favorevole all’ammissione di India, Pakistan e Iran alla SCO
L’eventuale ammissione di India, Pakistan e Iran all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) è un passo importante nello sviluppo dello spazio economico eurasiatico, ha detto alla TASS il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev. In un’intervista con il Primo Vicedirettore Generale della TASS Mikhail Gusman, il leader kazako ha dichiarato: “L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai è un’organizzazione molto importante nello spazio eurasiatico… Ora c’è un passo molto importante, a Tashkent accoglieremo nuovi aderenti: India e Pakistan. Dopo di che considereremo i termini dell’ammissione dell’Iran… è una risposta alla sfida dei tempi“. (TASS)
Gli intrighi politici sono vanificati ora che i giganti si parlano pacificamente. Questo non va bene per la grande scacchiera di Zbigniew Brzezinski che preferisce la balcanizzazione degli Stati eurasiatici affinché la mafia khazara possa sfruttarne le enormi riserve di gas e petrolio. Con Cina e Russia che avviano una pacifica collaborazione e proteggono la regione dallo sfruttamento occidentale, vi è solo il completo crollo dell’egemonia occidentale. Questa è la ragione del gioco delle continue accuse alla Russia sui media occidentali. Trump, d’altra parte, è lacerato tra cooperazione con la Cina e sua definizione di manipolatore di valuta. La sua confidente Ivanka Trump, che ha ammesso di averlo spinto a lanciare i missili da crociera di Tomahawk sulla Siria, ha un conflitto di interessi lavorando alla Casa Bianca e trafficando con la Cina allo stesso tempo.
La famiglia Trump s’è impegnata a mantenere i vasti interessi finanziari separati dal governo. Ma si è già manifestato un possibile conflitto di interessi della figlia e confidente del presidente Ivanka Trump. La Cina approvò provvisoriamente affari potenzialmente lucrosi il giorno in cui lei e il presidente Trump cenavano con il presidente cinese presso la proprietà nel sud della Florida” (CBS).
Non solo, Trump ha interessi finanziari in Cina.
Il presidente Trump ha avuto l’approvazione preliminare per registrare 38 nuovi marchi in Cina tra cui ristoranti e pubblicità, interessi commerciali che potrebbero aggiungere possibili conflitti critici. Come uomo d’affari, Trump ha accumulato un vasto portafoglio di marchi nel mondo, e cerca di proteggere i propri marchi e prodotti. Questi marchi a volte si scontrano con la visione di presidente populista che sostiene la strategia “America First”. La Cina è tra i maggiori obiettivi dei suoi futuri affari, incluse gli ultimi, le sue aziende hanno depositato almeno 130 marchi in Cina dal 2005 per ristoranti, bar, alberghi, servizi di intermediazione, consulenza pubblicitaria e amministrativa”. (NYTimes) L’uomo è dappertutto. Ha solo tratto profitto aumentando il valore delle azioni della Raytheon dopo i massicci bombardamenti in Siria. Potremmo perdonare tutto se solo avesse perseguito il “drenaggio della palude”. Ma finora solo i fanatici trumpisti continuano a sognare che ciò sia davvero “dietro le quinte”. Ma non è ciò che accade ai nostri occhi.
Stati Uniti: ‘Senza dubbio’ il cattivo del giorno ha brandito le armi
Mattis: ‘Il regime siriano ha senza dubbio armi chimiche’
“Non c’è dubbio nella mente della comunità internazionale che la Siria mantenga armi chimiche in violazione dell’accordo e della dichiarazione di rimozione. Non c’è più dubbio”, ha detto Mattis ai giornalisti”.
Testo integrale del discorso di Dick Cheney del 27 agosto 2002
Semplicemente non c’è dubbio che Sadam Husayn abbia armi di distruzione di massa. Non c’è dubbio che li raccolga per usarle contro i nostri amici, i nostri alleati e noi. E non c’è dubbio che le sue aggressive ambizioni regionali lo porteranno a scontri futuri con i suoi vicini…
Chi non conosce la storia è destinata a ripeterla” – Edmund Burke.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come un rivoluzionario russo previde l’ascesa del Giappone

Rakesh Krishnan Simha, RBTH, 11 maggio 2016

Mentre Russia e Giappone si avvicinano, esploriamo passato e futuro dei rapporti russo-giapponesi in questa serie in due parti. Nella prima parte guardiamo ai modi contrastanti in cui russi e occidentali videro il cambiamento dato dalla Restaurazione Meiji, e come il suo significato globale fu riconosciuto dalla Russia.

La Meiji Ishin, ovvero Restaurazione Meiji, avvenne nel 1868-1912, e fu la principale responsabile della nascita del Giappone moderno, nazione lungimirante agli inizi del XX secolo. Diffidando dell’intervento militare e dell’attività missionaria dalle potenze coloniali occidentali, il Giappone emise un ordine nel 1636 per cui gli stranieri che tentassero di entrare, e i cittadini giapponesi che tentassero di lasciare, nel Paese, sarebbero stati messi a morte. Per quasi 250 anni il Giappone fu ermeticamente sigillato dal resto del mondo. Nel 1853, le cannoniere statunitensi sotto il comando del Commodoro Matthew Perry costrinsero i giapponesi a riaprire il commercio e i legami diplomatici con l’occidente. Traumatizzato da questa debacle, il Giappone optò per la revisione completa di praticamente ogni aspetto della vita nazionale, in particolare l’economia e la società. L’atto di Perry fu lodato a Washington e Londra come fulgido esempio di missione civilizzatrice dell’occidente che trasformava un ‘arretrato’ Paese asiatico in una potenza moderna. Ma la visione russa fu radicalmente diversa. Secondo il leader rivoluzionario Lev Meshnikov, che visitò il Giappone nel 1874 per osservare e partecipare all’Ishin, “gli occidentali sono arrivati in Giappone mal preparati nel compiere la Meiji Ishin in modo cooperativo. L’avvio del commodoro Perry di relazioni pacifiche attraverso la persuasione della forza fu la presentazione barbarica della ‘civiltà’ occidentale”. W. G. Beasley, yamatologo della Scuola di Studi Orientali e Africani dell’Università di Londra, è d’accordo. Scrive nel suo libro ‘La restaurazione Meiji’ che gli statunitensi furono guidati dai concetti del Destino Manifesto dalle chiare connotazioni razziali, e dal desiderio d’imporre i benefici della civiltà occidentale e la religione cristiana su ciò che percepivano come ‘retrograde’ nazioni asiatiche.

I russi arrivano in Giappone
Quando Meshnikov sbarcò a Yokohama, il Giappone era ancora alle prese con disordini e conflitti. Eppure trovò l’ordine nel caos. Rispetto ai movimenti semi-rivoluzionari in Europa, Meshnikov la definì “rivoluzione completa e radicale”. Sho Konishi dell’Istituto di Studi giapponesi Nissan sostiene in un articolo pubblicato sull’American Historical Review che Meshnikov fosse convinto che i fattori interni piuttosto che le navi nere di Perry inaugurarono l’Ishin. Scrive su “Riaprire l’apertura del Giappone: Un incontro rivoluzionario russo-giapponese e la visione del progresso anarchico”, “Cercando di por rimedio a un malinteso comune tra molti in occidente sulle cause dell’Ishin, Meshnikov la descrisse di origine nativa, sostenendo che l’Ishin non era semplicemente una reazione politica alle pressioni estere sul Giappone affinché adottasse la civiltà occidentale ed entrasse nello sviluppo capitalistico. Piuttosto, fu una complessa rivoluzione dall’interno, basata su secoli di sviluppo sociale, culturale ed intellettuale, che ebbe semplicemente ulteriore impulso da voci dall’estero. I commentatori occidentali avevano eccessivamente esagerato l’influenza dell’interferenza statunitense ed europea negli affari giapponesi. Mechnikov credeva che l’Ishin fosse il risultato non della collisione tra una società primitiva e isolata e una avanzata, ma degli sviluppi storici in Giappone in atto da secoli. L’Ishin fu una risposta cosciente dall’ampia base costitutiva sulla necessità di riforme liberali progressiste, credendo che si sarebbero istituite con il rovesciamento del governo Tokugawa”. Allo stesso tempo, la rivoluzione richiese un’evoluzione sociale. L’arrivo del Giappone sulla scena della civiltà mondiale non fu un atto arbitrario o un incidente storico, ma il “risultato inevitabile della vita giapponese stessa“. Meshnikov scoprì che anche nell’enorme caos politico e sociale, la gente comune poté condurre una vita quotidiana senza imposizioni dall’alto. Osservò che i lavoratori in Giappone avevano una coscienza notevolmente sviluppata sulla partecipazione sociale, pari a quella degli altri settori della società. Disse ai lettori che queste persone non erano le leggendarie masse oscure represse e terrorizzate dal dispotismo orientale, ma gente comune che aveva voce ed entusiastico orgoglio nel lavoro per la società.
Meshnikov osservò che a differenza di altre rivoluzioni, in cui l’ordine esistente fu violentemente distrutto per spianare la strada a un nuovo contratto sociale, come sarebbe accaduto in Russia nel 1917, l’Ishin si basava sulla cooperazione. “Fu colpito dalla cooperazione auto-organizzata osservata tra i cittadini comuni durante l’Ishin. La cooperazione permise alla gente di avere stabilità economica e sociale nel momento in cui vissero un’instabilità politica tremenda, mancanza di orientamento organizzativo dall’alto e improvviso mutamento delle aree urbane”. Meshnikov notò coscienza e orgoglio per il loro contributo alla società, con il reciproco riconoscimento della gente comune. I giapponesi chiamarono questa etica dell’organizzazione della vita quotidiana “aiuto reciproco”. Il rivoluzionario russo accordò un significato globale all’Ishin. “Osservò che il principio di mutua assistenza poté estendersi oltre i confini della famiglia immediata, del quartiere e anche della nazione, ed era caratterizzato dall’intenso sforzo ad imparare e interagire con il mondo, che vide in molti livelli della società. Meshnikov riteneva questa etica essenziale per il progresso dell’umanità”.Opinioni occidentali contro realtà
Tra gli occidentali che visitarono il Giappone durante l’Ishin vi fu l’esploratrice e scrittrice inglese Isabel Bird. Dopo aver viaggiato a lungo nel Paese, poté vedere solo il “buio senza speranza” della vita giapponese. Un altro occidentale, il segretario d’ambasciata inglese Ernest Satow, ritenne che il Giappone non sarebbe mai “andato oltre una posizione di terza o quarta classe“. Vide la popolazione generale come ragione principale dell’incapacità del Giappone a migliorare la posizione internazionale, perché “sembravano essere dei meri imitatori”. Ma nella valutazione del russo, il periodo Tokugawa (1600-1868), quando il Giappone fu isolato dal mondo, non fu certo un momento di stagnazione. Konishi scrive: “Meshnikov diede un significato enorme alle conquiste intellettuali del periodo Tokugawa. Vide gli aspetti progressivi dell’Ishin quale prodotto degli sviluppi sociali e culturali già evidenti nel Giappone dei Tokugawa”. Il fascino di Meshnikov verso la “rivoluzione in Asia” lo portò ad esaminare meticolosamente e coltivare una fitta rete di rapporti personali con protagonisti e intellettuali dell’Ishin in Giappone. “Inoltre, distanziandosi dalle comunità diplomatiche e dai porti assegnati ai trattati, basò le osservazioni sull’Ishin sull’esperienza da visitatore privato e senza cittadinanza, in un momento in cui gli occidentali giunti in Giappone erano sotto protezione diplomatica e patrocinio rigoroso”. Le valutazioni favorevoli di Meshnikov sono supportate dagli studi moderni. Dice il professor John Dower della Facoltà di Storia del MIT: “Nel quadro della politica d’isolamento, i giapponesi godettero di due secoli di sicurezza insulare ed autosufficienza economica. I guerrieri divennero burocrati. Il commercio fiorì. Le principali strade collegarono il territorio. Vivaci cittadine punteggiavano il paesaggio, e grandi città apparvero. Al momento dell’arrivo di Perry, Edo (poi ribattezzata Tokyo) aveva una popolazione di circa un milione di persone. La stessa città che la piccola flotta di Perry avvicinò nel 1853 era uno dei più grandi centri urbani del mondo, anche se il mondo non lo sapeva. Anche se i giapponesi non ebbero le rivoluzioni politiche, scientifiche e industriali che investirono il mondo occidentale nei due secoli d’isolamento, questi sviluppi non gli erano sconosciuti. Un piccolo numero di studiosi giapponesi seguì gli “studi olandesi” (rangaku) e gli “studi occidentali” (yogaku). E mentre notizie sull’espansione europea filtravano, il regime feudale di Edo si allarmò abbastanza da rilassare le norme antistranieri e permettere la creazione di un ufficiale Istituto per l’investigazione dei libri dei barbari”. La stessa spedizione di Perry osservò: “Tuttavia a ritroso, gli stessi giapponesi sarebbe pratici di scienze, i meglio istruiti tra loro sono abbastanza informati sui progressi delle nazioni più civili o meglio coltivate”. Considerando che gli occidentali presenti durante l’Ishin erano altamente istruiti e notori viaggiatori, le loro opinioni negative sul Giappone erano chiaramente il risultato di un pregiudizio razziale o religioso, o di entrambi.

Ammiraglio Evfimij Putjatin

La visione russa dell’occidente
I rapporti di Meshnikov dal Giappone furono letti con fascino in patria. La grande comunità di intellettuali russi cui apparteneva iniziò a mettere in discussione la narrazione del progresso della civiltà in occidente. Konishi osserva: “Questo in sostanza decentrò il mondo dall’occidente, e diede centralità a ciò che era sempre stato il referente dell’arretratezza. L'”occidente”, poi, improvvisamente arretrò rispetto alle esigenze del progresso e della civiltà”. Meshnikov vide la rivoluzione del Giappone offrire all’occidente un modello di riforma sociale radicale. Osservò l’eliminazione istituzionale e sociale delle strutture gerarchiche di classe e la creazione di vaste arene di mobilità sociale per la gente comune. Inoltre sottolineò come l’accesso a nuove conoscenze si aprì su vasta scala. Dopo aver viaggiato nel Giappone, presso case rurali e visitando i quartieri plebei delle città, così come le fabbriche e la miniera di rame di Ashio, scrisse, “E’ impossibile non essere sorpresi dalla loro trasformazione insolita. È una svolta completa e radicale, di quella che conosciamo solo dalla storia… Non un solo ramo della vita sociale e politica è rimasto intatto con questa rivoluzione“.

L’influenza russa sul Giappone
Meshnikov sviluppò ampie relazioni con persone che descrisse come “i leader più importanti del movimento progressista giapponese“. Erano i capi Movimento della libertà e dei diritti del Popolo, per l’uguaglianza sociale e la partecipazione politica popolare, che guadagnò slancio in Giappone. Nel giro di pochi anni dalla partenza di Meshnikov dal Giappone, gli attivisti del movimento organizzarono quasi 200 società politiche in tutto il Paese. Konishi dice ancora: “Sessantacinque libri sul populismo russo furono pubblicati in Giappone nel 1881-1883, e i giornali avevano pagine di resoconti sulle attività rivoluzionarie in Russia. Tra i libri più venduti in Giappone durante questo periodo vi fu il resoconto del movimento rivoluzionario russo scritto da un amico di Meshnikov, Sergej Stepnjak, che fu tradotto dagli interessati al movimento in Giappone. Uno studente di Meshnikov, Muramatsu Aizo, guidò uno degli incidenti più infausti del movimento, la Rivolta di Lida. I protagonisti del movimento ripresero le promesse, ritenute non mantenute, sull’uguaglianza nell’Ishin dal movimento rivoluzionario in Russia”.

Ammiraglio contro rivoluzionario
Un affascinante aneddoto sui legami russo-giapponesi fu che i russi quasi batterono il commodoro Perry nella corsa ad aprire il Giappone. Nell’agosto 1853, l’Ammiraglio russo Evfimij Putjatin entrò nel porto di Nagasaki, essendo ottimista verso un esito favorevole. Purtroppo per l’ammiraglio russo, le cannoniere statunitensi solcarono la baia di Edo due settimane prima. Ma mentre le navi nere di Perry saranno ricordate per il loro interventismo “barbaro”, Meshnikov giunse da amico e influenzò le anime delle due grandi nazioni.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump perde pezzi davanti Pyongyang

Covert Geopolitics 22 aprile 2017Eravamo sconvolti sentendo Mike Pence minacciare la Corea democratica, recandosi sul confine più militarizzato sul pianeta, sapendo che una guerra nucleare con quest’ultima sicuramente coinvolgerebbe Cina, Russia ed Asia orientale. Certamente, non tutti gli statunitensi ne sono interessati considerando che, prima che le guerre venissero combattute al di fuori degli Stati Uniti, una guerra con la Corea democratica sarebbe solo tra coreani e forse la carne da cannone statunitense nelle retrovie. Ma Paul Craig Roberts, che nel 1981 fu Assistente del segretario al Tesoro per la politica economica del presidente Reagan, vede la follia della guerra in tutte le sue forme, in ogni luogo in cui si è avuta.
La scomparsa del presidente Trump
Paul Craig Roberts, 20 aprile 2017
Nella mia lunga esperienza a Washington, i vicepresidenti non fanno importanti annunci di politica estera o minacciano di guerra altri Paesi. Neanche Dick Cheney derubò di questo ruolo lo scadente presidente George W. Bush. Ma ieri il mondo ha visto il vice Pence minacciare la Corea democratica di guerra. «La spada è pronta» diceva Pence come se fosse il comandante in capo. E forse lo è. Dov’è Trump? Per quanto possa dire dalle numerose e-mail ricevute da lui, lavora per vendere la sua presidenza. Una volta vinte le elezioni, Trump, ho iniziato a ricevere offerte infinite per acquistare da Trump berretti da baseball, magliette, braccialetti, tazze da caffè e donare 3 dollari per iscrivermi a una lotteria per vincere dei pezzi da collezione. L’ultima offerta è l’occasione di vincere una delle “cinque incredibili fotografie firmate della nostra storica e massiccia inaugurazione”. Per Trump, la presidenza serve a raccogliere fondi. Se i suoi vicepresidente, consigliere per la sicurezza nazionale, ministro della difesa, ambasciatrice alle Nazioni Unite, direttore della CIA, chiunque voglia la guerra ovunque, sono solo altri pezzi da collezione su cui puntare donando 3 dollari. Come conseguenza del fallimento di Trump nel governare il proprio governo, c’è Pence che racconta a Russia e Cina che potrebbe esserci uno scontro nucleare alle loro frontiere tra Stati Uniti e Corea democratica. Anche se Pence non è abbastanza intelligente da saperlo, non è cosa che Russia e Cina accetteranno. Washington si preoccupa delle armi nucleari della Corea democratica, ma il mondo teme le armi nucleari di Washington. E tanto. Sondaggi mondiali mostrano che la maggioranza della popolazione mondiale è molto più preoccupata dalla minaccia alla pace posta da Washington e Israele che da Iran, Corea democratica, Russia e Cina. Pence ha preceduto la frase “la spada è pronta” con “gli Stati Uniti d’America cercheranno sempre la pace”, che dopo Serbia, Somalia, Afghanistan, Iraq, Libia, Yemen, Pakistan e Siria è la più falsa delle dichiarazioni possibili da fare. Per Washington, le sue vittime sono “sconsiderate e provocatricii”, mai Washington. Gli Stati Uniti sono la guerra. Se il mondo viene guidato all’Armageddon, sarà Washington, non Corea democratica, Iran, Russia o Cina, che metterà fine alla vita sulla terra“.
Perché gli Stati Uniti continuano a provocare i nordcoreani quando la penisola coreana starebbe meglio se lasciata da sola a risolvere le differenze, come prima che gli Stati Uniti applicassero ogni sorta di pressione politica contro l’amministrazione pro-USA di Park? La Corea del Sud compie un passo enorme verso la riunificazione con il Nord. Come abbiamo detto giorni fa, il recente test missilistico fallito dei nordcoreani potrebbe essere stato causato da un’arma elettronica a bordo di una nave da ricognizione russa che avrebbe ombreggiato, insieme a una controparte cinese, l’USS Carl Vinson, il giorno del test. Ogni nave da ricognizione è dotata di potenti radar che potrebbero essere utilizzati per emettere frequenze radio che disattiverebbero i comandi di qualsiasi missile o aereo. In risposta a quest’ultima provocazione statunitense, la Cina ha condotto un’esercitazione di tiro reale con varie armi da un nuovo cacciatorpediniere nel Mar Giallo, al confine occidentale della Corea democratica. Incidentalmente, un pilota statunitense dell’USS Carl Vinson si eiettava dal suo F-18 nel sud del Mar di Celebes, Filippine. Il sistema radar della Cina sulle Spratly ha sabotato i controlli dell’F-18 questa volta? È questo il motivo per cui Trump non si mostra, per evitare l’umiliazione, come suggerisce il cammino erratico dell’USS Carl Vinson? Dove va? L’USS Carl Vinson rintracciata vicino l’Indonesia, non la penisola coreana. (Sputnik) L’USS Carl Vinson doveva dirigersi verso la penisola coreana la settimana scorsa, per proiettare la potenza del Pentagono, ma invece è apparsa a migliaia di chilometri di distanza. (Sputnik).
La superportaerei statunitense dispiegata dal presidente Donald Trump per dissuadere la Corea democratica non ha raggiunto il Mar del Giappone perché i funzionari della Casa Bianca e del dipartimento della Difesa non comunicano efficacemente, secondo i media. (Sputnik). Veramente? Con un potente mix di pessima comunicazione e confusione generale sull’USS Carl Vinson, il comandante del gruppo affermava su facebook che la nave estenderà lo schieramento a “una presenza persistente” nella penisola coreana. (Sputnik) Ciò significa che il Pentagono si agita per una migliore PR da dare ai media mentre in realtà perde il controllo dei pedoni imperiali nell’Asia orientale. Le due Coree vogliono legami migliori; i colloqui di pace tra Russia e Giappone sono intempestivi, dichiarano gli Stati UnitiLa Corea del Sud rifiuta la provocazione del Pentagono contro la Cina.
La Corea del Sud sta per eleggere un nuovo presidente che sarà amichevole verso il Nord. Indagata l’imprevedibile fantoccio degli USA Park Chung-hee, avanza il progressista vicino alla Corea democratica Moon Jae-in.

Moon Jae In

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fake News contro l’alternativa russo-cinese

Ruslan Ostashko, 20 aprile 2017 – Fort Russ

Vladimir Putin e Zhang Dejiang

Subito dopo che l’amministrazione di Donald Trump attaccava la Siria, numerosi commenti sono comparsi sui social media dicendoci che Trump aveva raggiunto un accordo su tutto ciò con la Cina, che Xi Jinping aveva tradito Putin, che statunitensi e cinesi avevano già concordato tutto sulla Corea democratica, che tutto va male, è orribile e che peggiorerà soltanto. In generale, la tesi che statunitensi o rettiliani si siano comprati tutti, che siamo circondati solo da nemici e che la fine è finalmente arrivata, è molto popolare tra alcuni utenti della rete, ma questa volta gli isterici hanno preso una piega piuttosto catastrofista. Quando Trump spostava un gruppo di portaerei verso la Corea democratica accompagnandosi a dichiarazioni bellicose, coloro che credevano a qualche tradimento totale andarono fuori i limiti della ragione. È interessante notare che le dichiarazioni ufficiali della dirigenza cinese sono state completamente ignorate, in quanto contrastano con l’isteria alimentata da certi media e pseudo-esperti per cui gesti e attenzione sono più importanti della verità. Ad esempio, il Ministero degli Esteri cinese definisce chiaramente Assad legittimo presidente della Siria e sottolinea la necessità di risolvere politicamente il conflitto, ma gli pseudo-esperti continuano a sostenere che la Cina abbia tradito Putin in Siria. I media e i funzionari cinesi negano il falso che la Cina abbia inviato 150000 soldati al confine con la Corea democratica, ma questo non ha deviato l’attenzione del media, perché tale notizia non spaventa lettori e spettatori. È molto più interessante e porta più clic parlare della Cina e degli USA dilaniare i nordcoreani. In tali circostanze, è anche scomodo parlare di ciò che realmente accade, perché la realtà diventa noiosa tra gli orrori nei media russi. Infatti, anche i media occidentali filtrano la loro visione del mondo, ma almeno sanno di farlo secondo gli interessi concreti delle élite, mentre nel caso del giornalismo russo c’è la sensazione che il problema sia dovuto a terribili pigrizia e incompetenza. A volte c’è anche il sospetto di assistere al continuo sabotaggio ideologico. Chi trae vantaggio da un pubblico federale sempre preda del panico è una domanda aperta e molto interessante.
Il conflitto tra USA e Repubblica popolare cinese è inevitabile. Entrambi si dicono impegnati in una cooperazione costruttiva e di non volere una guerra commerciale, ma non è probabile che il compromesso duri a lungo. Entrambi hanno interessi molto diversi e talvolta incompatibili. Donald Trump cerca di forzare anche i suoi alleati più stretti ad eliminare quei settori economici che competono con le società statunitensi. Ad esempio, Trump chiede ora che il Canada elimini le sovvenzioni ai produttori di latte e quindi ne distrugga la produzione, liberando il mercato alle aziende agricole statunitensi. Inoltre cerca d’imporre un tributo da 330 miliardi di dollari all’anno per mantenere il complesso militare-industriale degli USA. Nel caso della Cina, Trump non ucciderebbe un settore, come nel caso del Canada, ma l’intera economia del Paese. In tali circostanze è molto difficile credere che i negoziati cino-statunitensi su un accordo economico globale portino a risultati positivi. Con la Cina, Trump deve agire con estrema prudenza in quanto le economie statunitense e cinese sono strettamente legate e qualsiasi mossa brusca è dannosa. Quanto ai colloqui tra Trump e Xi, i giornalisti del Financial Times avevano ragione a dire che Xi “ha gettato un osso” a Trump e nient’altro. Fortunatamente i nostri vicini cinesi hanno capito a lungo che qualcosa va fatto verso l’attuale globalizzazione, perché non è favorevole ai Paesi in via di sviluppo e se certi Trump iniziano a cambiarla secondo le proprie idee, allora non ci sarà una globalizzazione ma un “colonialismo 2.0”. Se qualcun altro non vi lavora, allora è necessario costruire il proprio piano e Pechino non nasconde che la Nuova Via della Seta sostituisce la globalizzazione statunitense di cui non solo Pechino, ma anche Mosca e alcuni politici europei ne hanno avuto abbastanza, come coloro che recentemente hanno interrotto i negoziati sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti con gli Stati Uniti. La Nuova Via della Seta è un progetto per costruire un unico spazio economico ed infrastrutturale da Lisbona a Shanghai, necessariamente con la partecipazione di Mosca. La speranza cinese è che anche alcuni Paesi africani accedano al progetto. Nel complesso, i cinesi devono eliminare la dipendenza della loro economia dalle rotte marittime facilmente coperte dalla marina statunitense. Non è difficile prevedere che se si crea un blocco economico-commerciale, gli Stati Uniti forse non saranno proprio superflui, ma sarà chiaro a tutti che saranno emarginati da questa configurazione. Alcuna amministrazione degli USA ama questa prospettiva. Quindi, la creazione di instabilità in Asia centrale, Iran e Cina è una priorità per Washington nell’ostacolare questo grande progetto che minaccia di creare un modello alternativo di globalizzazione. La Cina lo sa e cerca di contrastarlo con l’aiuto degli alleati, il più importante dei quali è la Russia.
Con palese piacere, l’agenzia statale cinese Xinhua pubblicava un’intervista al Presidente della Duma Vjacheslav Volodin, che aveva parlato ai giornalisti cinesi assieme al Presidente del Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo Zhang Dejiang, in visita in Russia. La tesi principale dell’intervista era: “Le relazioni tra Russia e Cina non dipendono dalla situazione internazionale“. I redattori di Xinhua notarono anche che il relatore della Duma di Stato apprezzava positivamente il progetto Nuova Via della Seta quale contrappeso alla frammentazione economica del mondo. Tradotto dal linguaggio diplomatico, questo significa approfittare del contrappeso cinese ai tentativi statunitensi di piegare l’intero pianeta ai propri fini. La visita a Mosca del capo del parlamento cinese era necessaria a coordinare l’arduo lavoro legislativo dei due Paesi sulla globalizzazione russa, cioè l’Unione economica eurasiatica, e la Nuova Via della Seta cinese. Putin e Xi hanno accettato di collegarli e ora il lavoro in questa direzione va svolto dai governi e parlamenti dei nostri Paesi. È fantastico che questo lavoro si svolga indipendentemente dai tentativi di Washington di minare la fragile pace nel pianeta e sedurre Mosca e Pechino con alcune carote diplomatiche e promesse a cui nessuno crede. E questo lavoro regolare sulla creazione di una corretta e giusta globalizzazione russo-cinese si svolge proprio davanti ai nostri occhi. Ma per qualche motivo se i media cinesi ne sono interessati, i media russi non lo sono. Questa situazione va corretta, altrimenti continueremo a vivere in uno spazio informativo deciso dai falsi sul web e dai redattori della CNN. E dopo tutto, vogliamo un futuro molto diverso.

Vladimir Putin e Vjacheslav Volodin

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Parata nordcoreana con sorpresa per Trump

Alessandro Lattanzio, 15/4/2017La Corea democratica festeggiava il 105.mo anniversario della nascita del fondatore Kim Il Sung, o “Giorno del Sole”, il 15 aprile, con un’enorme parata militare a Pyongyang, dove sfilavano per la prima volta nuovi sistemi missilistici, tra cui missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e missili balistici intercontinentali (ICBM). Gli SLBM erano i KN15 (Paekuksong-2), definiti anche missili balistici a medio-lungo raggio, destinati ad essere dotati probabilmente di testate nucleari, mente gli ICBM comprendevano i già noti KN-08 e KN-14, e un nuovo inedito missile balistico intercontinentale, molto simile al russo Topol. Choe Ryong Hae, numero due della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nel discorso ai soldati prima della sfilata accusava Donald Trump di “creare una situazione di guerra” nella penisola coreana, promettendo che “Risponderemo a una guerra totale con una guerra a tutto campo e una guerra nucleare con un nostro tipo di attacco nucleare”. Inoltre, nei video della sfilata appariva sul palco Kim Won Hong, il capo dell’intelligence della Corea democratica che, secondo la CIA e i servizi segreti della Corea del Sud, sarebbe stato rimosso.

KN11

I nuovi missili svelati alla parata militare di Pyongyang impressionavano gli esperti. Vladimir Khrustalev, specialista del programma nucleare e missilistico della Corea democratica, esprimeva le sue impressioni. Prima di tutto menzionava i nuovi missili antinave (KN09), la cui esistenza fu confermata nel 2015. I sistemi renderanno la difesa costiera della Corea democratica molto efficace. Un’altra novità era un missile balistico derivato dall’R-17 Elbrus sovietico. “Nelle foto pubblicate ho visto gli elementi aerodinamici della testata. E’ difficile dire se sia guidato o meno. In ogni caso, è chiaro che questi elementi siano destinati ad aumentare la precisione del tiro e a neutralizzare le difese antimissile“. Notava inoltre come le piattaforme di lancio fossero cingolati, come nel caso del missile KN11. “Oltre a considerazioni di ordine pratico, i nordcoreani preferiscono i cingolati perché la Corea democratica è in grado di produrli e, in questo senso la dipendenza dalle importazioni è minima. Così possono aumentare le rampe di lancio nonostante i vari embarghi”. Un altro missile, la cui ogiva e ad altri aspetti richiamano il missile intercontinentale KN08, anche se montato su un autoveicolo di lancio dal passo più corto. Questo missile avrebbe una gittata di circa 14000 km, sufficiente a colpire qualsiasi punto degli Stati Uniti dalla Corea democratica. Gli altri missili balistici intercontinentali potevano essere dei KN14, altro missile capace di raggiungere il continente americano. Gli autocarri che trasportavano i contenitori per questi missili si basano su quelli cinesi venduti al Ministero delle Foreste della Corea democratica e mai esibiti nelle precedenti parate militari. “La sensazione principale è che questi sono i due ultimi modelli di missili balistici. Il primo è ovviamente in un contenitore trasportare-lanciatore montato su un semirimorchio, come le prime versioni dei missili cinesi DF-21 e DF-31. Il secondo è sempre in un contenitore per il trasporto e il lancio montato su un potente autocarro a più assi, a quanto pare dello stesso modello utilizzato per trasportare i missili KN08 e KN14. A prima vista, assomiglia ai missili sovietici SS-25 o cinesi DF-31 e DF-41. I nordcoreani hanno una buona probabilità di aver successo in questi programmi“.

KN15

Il portavoce del ministero della Difesa nazionale della Corea del Sud si rifiutava di commentare l’esibizione delle forze militari di Pyongyang, mentre l’esperto di armamenti della Corea democratica dell’Istituto di Studi Internazionali Middlebury di Monterey, Dave Schmerler, affermava che il nuovo materiale sembrava essere molto più avanzato di quanto previsto, “Siamo totalmente spiazzati in questo momento. Non mi aspettavo di vedere tanti nuovi progetti missilistici”. Tali nuovi missili possono aumentare le opzioni di Pyongyang nel costituire una forza di ICBM in grado di colpire gli Stati Uniti con testate nucleari, come il leader nordcoreano Kim Jong Un indicò a gennaio. Secondo Melissa Hanham, esperta del James Martin Center for Nonproliferation Studies della California, i nordcoreani “Indicano i loro progressi nello sviluppo dei missili a combustibile solido”, che a differenza di quelli a combustibile liquido, possono essere lanciati più velocemente, evitando il rilevamento dai satelliti-spia nemici. Gli analisti lavorano per identificare i nuovi missili esibiti nella parata, come già indicato, un nuovo missile a lunga gittata e i due nuovi tipi di veicoli lanciatori per missili mai visti prima, e che ospiterebbero missili più grandi di quanto mai mostrato pubblicamente, “Hanno nuovi carri armati e sistemi lanciarazzi di produzione nazionale, e missili a combustibile solido, il che significa che possono lanciarne molti di più e più rapidamente, senza doversi rifornire”.
E’ evidente che la parata militare del 105.mo anniversario della nascita di Kim Il Sung abbia impressionato, e probabilmente scioccato, il Pentagono e gli Stati vassalli degli USA nella regione, tanto che subito dopo si è diffusa la voce, ad opera del Comando del Pacifico degli USA e dello Stato Maggiore sudcoreano, del fallimento del lancio di un ‘missile non identificato’. Una notizia non confermabile diffusa proprio da coloro appena usciti mediaticamente a pezzi dalla sfilata militare nordcoreana, che riduceva a miti consigli proprio il Pentagono. Se non ci fosse stato una test missilistico nordcoreano fallito, andava inventato. E forse le parole di un ufficiale cinese sembrano indicare proprio questo, una manovra di propaganda per ridimensionare il successo nordcoreano e sollevare il morale scosso delle fazioni belluine atlantiste: “Forse gli USA e i loro alleati anche creato interferenze per interrompere il lancio e causarne il fallimento, ma la possibilità di ciò è molto bassa. Se il lancio avveniva in tempo di guerra, gli Stati Uniti avrebbero interrotto o addirittura distrutto immediatamente il sistema di lancio. Ma ora non siamo in guerra, e gli USA devono anche osservare fino a che punto la Corea democratica può arrivare. Gli Stati Uniti preferiscono lasciare che la Corea democratica termini i suoi test, piuttosto che interromperli, in modo da raccogliere informazioni utili monitorandoli, a patto che i missili non puntino su Stati Uniti e alleati“.Difatti, la capitale della Corea del Sud, Seoul, si trova a 40 km dal confine con la Corea democratica, ed è perciò vulnerabile alla risposta da Pyongyang. Sam Gardiner, ex-colonnello dell’Air Force, dichiarava che gli Stati Uniti “non possono proteggere Seoul almeno per le prime 24 ore di guerra, e forse per le prime 48”. E perfino l’ex-presidente degli Stati Uniti Bill Clinton affermava che l’intensità dei combattimenti contro la Corea democratica “sarebbe maggiore a qualsiasi altro il mondo abbia assistito dalla guerra di Corea”. La potenza militare nordcoreana incute timore, perché tutt’altro che finta come pretendono di far credere i vari media di regime e tanti media pseudo-alternativi. L’Esercito Popolare Coreano (KPA) conterebbe 1300000 effettivi, 1700000 riservisti e 5000000 di paramilitari, e disporrebbe di 4200 carri armati, 4200 blindati cingolati e ruotati, 13000 sistemi di artiglieria, di cui 5000 semoventi, e 11000 cannoni contraerei e altrettanti sistemi anticarro, organizzati su 20 corpi d’armata e diverse unità autonome corazzate, meccanizzate e per operazioni speciali. L’industria militare nordcoreana non solo provvede ai componenti di ricambio e alle munizioni, ma produce anche sistemi d’arma complessi come carri armati aggiornati T-55 e T-62 con corazze reattive e nuovi motori e sensori, e progetti originali basati su tecnologia russa e cinese, come i 500 carri armati Pokpung-Ho, dotati di un cannone da 125 mm, e 1000 carri armai Chonma-Ho, versione nazionale del carro armato sovietico T-62. L’industria nordcoreana produce anche i blindati M-2010, versione nazionale del veicolo trasporto truppe corazzato sovietico BTR-80; i veicoli da combattimento M-2009, basati sullo scafo del carro anfibio sovietico PT-85 con torretta del BTR-80, oltre alle versioni nazionali del cingolato cinese Type-63. Seoul e diversi centri industriali sudcoreani rientrano nel raggio dell’artiglieria nordcoreana, che arriverebbe a 100 km. I sistemi d’artiglieria semoventi più potenti sono gli M-1978 Koksan da 170mm, ospitati in caverne e tunnel assieme a depositi e centri logistici. Vi si aggiungono i sistemi lanciarazzi multipli M-1985 e M-1991 da 240mm, con gittata di 60 km, e KN09 da 300mm con gittata di 100 km. Il KPA dispone di diversi reparti speciali per le operazioni d’infiltrazione via terra, sottoterra, mare e aria e per le operazioni di sabotaggio e guerriglia nelle retrovie nemiche, violando la Zona Smilitarizzata del 38° Parallelo. Circa 200000 sono gli operatori delle forze speciali aviotrasportate, d’assalto e anfibie del KPA. Tale combinazione di forze, oltre all’arsenale strategico, è ciò che trattiene l’aggressività delle forze statunitensi in Corea del Sud.

KN08

Il 15 aprile è il giorno più importante in Corea democratica, anniversario della nascita di Kim Il Sung. Ma già due giorni prima Pyongyang inaugurava un quartiere con 40 grattacieli, “Ryomyong Street è un risultato che la RPDC vuole promuovere sul fronte economico“, dichiarava un funzionario di Seoul. Durante la parata, Pyongyang invitava Washington a finirla con la sua “isteria militare” e a riprendere “sensi”. L’11 aprile, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump chiedeva, in una conversazione telefonica con il Presidente cinese Xi Jinping, di far sapere a Pyongyang che il governo degli Stati Uniti dispone non solo di portaerei ma anche di sottomarini nucleari. Quindi la sfilata avveniva tra gli ammonimenti degli USA, che inviavano un gruppo d’attacco con portaerei al largo della penisola coreana, mentre il presidente Trump minacciava che se la Cina non faceva pressione sulla Corea democratica, gli Stati Uniti avrebbero agito da soli. Se i funzionari dell’amministrazione Trump non escludevano azioni, quelli del Pentagono, tuttavia, negavano di essere pronti a lanciare un attacco se la Corea democratica fosse stata in procinto di condurre un test nucleare.Fonti:
Global Times
RID
RussiaToday
SCMP
Sputnik
Washington Post
WSJ