Etajima e i piloti suicidi Taisintai

Burjat

L’isola di Etajima si trova nella baia di Hiroshima del Mare Interno della prefettura sud-occidentale di Hiroshima, a sei chilometri dalla città di Kuru, con la quale è collegata da due ponti. Nel 1930-1940 su questa isola c’era il Corpo dei Cadetti della Marina, che forgiava gli ufficiali della Marina Imperiale giapponese. Adesso, sulle rive del mare, rivestita di granito, vi è l’esposizione di armi navali della Seconda guerra mondiale. I turisti da Europa e Stati Uniti non sono ammessi. Vicino all’edificio del museo del corpo navale vi sono i sommergibili-kamikaze. Uno, con un comparto per due suicidi; un altro per uno solo. Accanto al museo vi sono i siluri con equipaggio Kaiten, guidati dai taisintai, assaltatori suicidi come i kamikaze. Nel museo c’è una sala dedicata ai kamikaze dei Kaiten caduti nei combattimenti. I loro ritratti occupano un’ intera parete, e i nomi sono incisi sul marmo. Appare un enorme elenco di assaltatori suicidi del sommergibile I-58, che nell’eroica notte del 29-30 luglio 1945 affondò l’incrociatore pesante statunitense Indianapolis. Dei sei Kaiten, alcuno tornò nella base di Kure. La scuola navale sull’isola di Etajima fu completata dal capitano Hashimoto Mochitsura, del corso sommergibilisti. Questo ufficiale partecipò all’attacco a Pearl Harbor. Nel febbraio 1943, Mochitsura Hashimoto divenne comandante del sottomarino I-158 dotato di attrezzature radar. Questo battello condusse un esperimento, lo studio del radar in varie condizioni di navigazione, fino a quel momento i sommergibili giapponesi combatterono alla cieca. Nel settembre 1943, Mochitsura Hashimoto comandò il sottomarino RO-44, andando a caccia di navi da trasporto statunitensi nelle Isole Salomone. Nel maggio 1944, il tenente di vascello Hashimoto fu inviato a Yokosuka, dove fu ricostruito l’I-58 su un nuovo progetto, dotandolo di supporti per i siluri Kaiten.

I siluri Kaiten
Kaiten significa “Cambiare il Destino” o “Superare il Cielo”, erano siluri guidati da assaltatori suicidi. Questi siluri non avevano meccanismi di espulsione del pilota, posto nella timoneria che occupava il ponte. Il pilota utilizzava un periscopio a bassa profondità per la ricerca. Dopo aver raggiunto il bersaglio, il pilota puntava il siluro in modalità d’attacco, abbattendo il periscopio, aumentando la profondità e navigando a tutta forza. Per impedire che il siluro, mancato il bersaglio il pilota non poteva cambiare rotta morendo per mancanza di ossigeno, fu poi aggiunto un meccanismo di autodistruzione. La lunghezza dei siluri era di 15 metri, con un diametro di 1,5 metri e un peso di 8 tonnellate, di cui 1,5 di esplosivo. I marinai-suicidi lanciavano quest’arma formidabile contro le navi nemiche. La produzione di Kaiten in Giappone iniziò nell’estate 1944, quando fu evidente che solo la dedizione dei kamikaze e dei marinai-suicidi forse poteva cambiare il corso della Seconda guerra mondiale. In totale furono prodotti circa 440 Kaiten.

Sommergibile I-58
Il sommergibile I-58 al comando del capitano di corvetta Mochitsura Hashimoto fu assegnato al distaccamento “Kongo“. La classe di Hashimoto, della scuola navale di Etajima, comprendeva 15 cadetti. All’epoca, la maggior parte degli ufficiali della sua classe erano caduti in battaglia. Su 15, solo cinque sopravvissero. Tutti comandanti del distaccamento “Kongo“. I battelli del distaccamento lanciarono in totale di 14 Kaiten contro le navi nemiche. Il sommergibile I-58 lasciò la base di Kure per la quarta campagna operativa il 16 luglio 1945. Dopo vane ricerche del nemico nel Mar delle Filippine, il battello giunse sulla rotta tra Guam e Leite. L’I-58 aveva a bordo sei siluri Kaiten. Due furono lanciati su una petroliera statunitense, che affondò immediatamente. Il 29 luglio, alle 23 ore, il sonar trovò un obiettivo. Hashimoto ordinò di emerge. A 1500 metri c’era l’Indianapolis, incrociatore della Marina degli USA. Alcuni giorni prima, l’incrociatore consegnò le componenti di tre bombe atomiche sull’isola filippina di Tinian, due delle bombe furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Quando la nave non era ancora molto distante, il comandante ordinò di preparare non solo i tubi lanciasiluri, ma ordinò anche ai piloti suicidi, che non avevano nomi ma solo numeri, di approntare i loro siluri. Dopo aver compreso rotta e velocità della nave nemica, il comandante si avvicinò. Aveva due opzioni: lanciare da tre a cinque siluri dai tubi di lancio o inviare i marinai-kamikaze, specialmente perché, pronti al sacrificio, lo chiesero al comandante. Cosa fece il comandante del sommergibile I-58? Gli storici militari stranieri ne sono sconcertati. La maggioranza è incline a ritenere che i Kaiten colpirono su un fianco l’incrociatore. Due settimane prima della fine della guerra nel Pacifico, un potente incrociatore statunitense fu affondato. Tra i 1199 marinai dell’Indianapolis, solo 316 sopravvissero. Come punizione per aver trasportato le bombe atomiche, partecipando a quell’azione barbarica, l’incrociatore fu affondato nel Mar delle Filippine da un sommergibile giapponese al comando del capitano di corvetta Mochitsura Hashimoto. Si dice che quando un bombardiere B-29 decollò dalla base aerea di Tinian (Isole Marshall) trasportando la bomba atomica per Hiroshima, l’equipaggio sapeva già dell’affondamento dell’Indianapolis, che aveva trasportato parte della bomba dagli Stati Uniti a Tinian. L’equipaggio stilò la seguente scritta sulla bomba atomica, “Un regalo per le anime dei caduti dell’Indianapolis“.
Il comandante del sommergibile della Marina Imperiale, Mochitsura Hashimoto, trascorse un po’ di tempo nel campo di prigionia. Dopo la liberazione divenne capitano della flotta mercantile, navigando sulla stessa rotta del sommergibile I-58, tra Mar Cinese Meridionale, Filippine, Marianne e Caroline, toccando anche Hawaii e San Francisco. Dopo la pensione, Mochitsura Hashimoto divenne prete shintoista a Kyoto. Scrisse il libro “Affondato”. Il comandante dell’incrociatore Indianapolis, Charles McVeigh, fu processato e assolto. Dedicatosi all’agricoltura, si suicidò. Una punizione per Hiroshima?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra di Corea: come il MiG-15 mise fine al dominio dei cieli dell’USAF

MiG Alley: Come la guerra aerea sulla Corea divenne un bagno di sangue per l’occidente
Rakesh Krishnan Simha, RBTH, 23 marzo 2017In quella che fu probabilmente la più grande battaglia aerea di tutti i tempi, il 23 ottobre 1951 un gruppo di 200 aerei statunitensi si scontrò con una forza di MiG sovietici stimata meno della metà. Nella prima di questa serie in due parti sulla guerra aerea sulla Corea, RBTH esamina le conseguenze di questo epico scontro.
La nebbia di guerra porta ad ogni sorta di rivendicazioni e contro rivendicazioni. Nel momento in cui gli storici militari possono mettere le mani sui documenti declassificati di tutte le parti coinvolte, si ha un quadro più realistico di ciò che veramente accadde. La guerra di Corea del 1950-53 fu unica perché la maggior parte dei combattimenti aerei avvenne tra piloti sovietici e statunitensi piuttosto che tra coreani. Il conflitto fu notevole anche per le pretese assurde che le forze armate statunitensi presentarono durante e dopo il conflitto. Nelle pubblicazioni occidentali degli anni ’60 gli statunitensi affermarono che il rapporto tra MiG e caccia statunitensi abbattuti fu di 1:14. Vale a dire, per ogni aviogetto occidentale perso in combattimento, i nemici ne avrebbero persi 14. Nei successivi due decenni, quando l’isteria di guerra appassì, il rapporto fu rivisto a 1:10, ma mai al di sotto di 1:8. Quando i russi declassificarono i loro archivi, dopo la fine della guerra fredda, e i piloti ex-sovietici poterono liberamente presentare la loro versione della storia, la storia occidentale non poté più reggere. L’ex-pilota da caccia Sergej Kramarenko scrive nel suo libro “Combattimenti aerei sul fronte orientale e la Corea“, che secondo i ricercatori (occidentali) più realistici “il rapporto tra aviogetti da caccia abbattuti delle forze aeree sovietica e statunitense fu quasi 1:1“. Ma anche questa nuova parità accettata da autori e storici militari occidentali non è vicina alla verità. In realtà, la guerra aerea sulla Corea fu un bagno di sangue per le forze aeree occidentali. È una storia ben nascosta per ovvie ragioni, orgoglio, prestigio e tradizionale resistenza occidentale ad ammettere che i sovietici vinsero. Con ampio margine.

I sovietici arrivano in Corea
Il leader sovietico Josif Stalin non aveva intenzione di entrare nella guerra di Corea. La Seconda guerra mondiale era un ricordo troppo recente e Mosca non voleva un conflitto con l’occidente che avrebbe portato ad un’altra guerra mondiale. Quindi inizialmente fu solo la Cina che militarmente sostenne i nordcoreani. Ma mentre gli eserciti occidentali, nominalmente sotto il comando dell’ONU, minacciarono di occupare tutta la penisola e vedendo qualità e carenza dei piloti cinesi, Stalin decise d’inviarvi la propria forza aerea. Tuttavia, per occultare il coinvolgimento di Mosca, Stalin impose determinate limitazioni ai piloti sovietici. Uno, avrebbero volato con le insegne dell’Esercito di liberazione del popolo cinese o dell’esercito nordcoreano. Secondo, in volo, i piloti avrebbero comunicato solo in mandarino o coreano; il russo era vietato. E infine i piloti sovietici non avrebbero in alcun caso avvicinato il 38° parallelo (il confine tra le due Coree) o le coste. Ciò per impedirne la cattura da parte degli statunitensi. L’ultima limitazione fu paralizzante, i piloti sovietici non dovevano inseguire gli aerei nemici. Poiché gli aeromobili sono più vulnerabili mentre fuggono (perché hanno esaurito munizioni e carburante o hanno problemi tecnici), ciò significò che ai piloti sovietici furono negati abbattimenti facili. Centinaia di caccia occidentali riuscirono a fuggire nella Corea del Sud perché i sovietici rientravano mentre si avvicinavano alle coste o al confine. Nonostante tali limitazioni, l’URSS vinse. Secondo Kramarenko, durante i 32 mesi in cui le forze sovietiche erano in Corea, abbatterono 1250 aerei nemici. “Di questi, l’artiglieria del Corpo Antiaereo sovietico ne abbatté 153 e i piloti gli altri 1097“, scrive. In confronto, i sovietici persero 319 MiG e Lavochkin La-11. Kramarenko aggiunge: “Siamo certi che i piloti del corpo abbatterono molti più aerei nemici di quei 1097, ma molti caddero in mare o si schiantarono durante l’atterraggio in Corea del Sud. Molti furono così danneggiati da dover essere rottamati, perché sarebbe stato impossibile ripararli“.

Preludio al Martedì Nero
La guerra di Corea produsse alcuni dei combattimenti più affascinanti visti nella storia della guerra aerea. Molto accadde sulla “MiG Alley“, il nome dato dai piloti occidentali alla porzione nordoccidentale della Corea democratica, dove il fiume Yalu sfocia sul Mar Giallo. Fu teatro di numerosi combattimenti e delle prime grandi battaglie aeree tra aviogetti MiG-15 e F-86 Sabre. La svolta nella guerra si ebbe nell’ottobre 1951. La ricognizione aerea statunitense rilevò la costruzione di 18 aeroporti nella Corea democratica. Il più grande era a Naamsi, con piste di cemento capaci di reggere aeromobili a reazione. Jurij Sutjagin e Igor Sejdov spiegano nel libro esaustivo “MiG Menace Over Korea” le implicazioni del programma di espansione delle piste. “I nuovi aeroporti, situati in profondità nel territorio nordcoreano, consentivano il trasferimento dei nuovi MiG-15, ampliandone l’area delle operazioni compromettendo quelle delle forze ONU. Qui, la cosiddetta MiG Alley si estese al 38.mo parallelo e poté esporre le forze terrestri delle Nazioni Unite ad attacchi aerei continui”. Il 23 ottobre 1951, conosciuto oggi come Martedì Nero, le forze aeree occidentali riunirono un’armata di 200 caccia (F-86 Sabre, F-84, F-80 e Gloster Meteor IV) e due dozzine di bombardieri B-29 Superfortress (lo stesso tipo che sganciò le bombe atomiche sul Giappone). Il profilo di missione di questo attacco concentrato era interrompere il flusso di rifornimenti alle forze coreane e cinesi e distruggere le basi di Naamsi e Taechon nella Corea democratica. Per contrastare tale minaccia i sovietici organizzarono due divisioni di aerei da caccia. La 303.ma, composta da cinquantasei MiG-15, costituì il primo scaglione e fu assegnata all’attacco del gruppo dei bombardieri nemici. La 324.ma Divisione aveva venticinque MiG-15 e compose il secondo scaglione, che doveva puntellare i combattimenti e coprire l’uscita della 303.ma dalla battaglia.

Putin e Kramarenko

Addosso ai grossi
Concentramento e disciplina furono fondamentali per affrontare con successo la minaccia dei bombardieri. La strategia sovietica fu ignorare i caccia di scorta e andare dritti contro i Superfortress più lenti. Mentre i MiG volavano contro i Superfortress, videro un gruppo di lenti Meteor inglesi. Alcuni piloti sovietici furono tentati da questi obiettivi entusiasmanti, ma il comandante Nikolaj Volkov disse: “Andiamo addosso ai grossi“. Come balene circondate da orche fameliche, i MiG spezzarono le formazioni dei B-29. Alcuni piloti sovietici attaccarono verticalmente dal basso i bombardieri statunitensi, vedendo che i B-29 gli esplodevano davanti. Fu quasi un tiro al tacchino, visto che l’equipaggio, da 12 a 13 uomini, dei bombardieri colpiti si lanciavano uno per uno. I sovietici rivendicarono la distruzione di dieci B-29, la più alta percentuale di bombardieri statunitensi mai persi in una grande missione, mentre persero un MiG. Tuttavia, Kramarenko dice che alcuni piloti sostennero che venti B-29 furono abbattuti nella settimana del 22-27 ottobre. Inoltre l’USAF perse quattro caccia F-84 di scorta. Gli statunitensi ammisero tre bombardieri abbattuti, mentre altri cinque B-29 e un F-84 furono gravemente danneggiati e successivamente rottamati. “Anche così, queste perdite furono piuttosto dolorose per il comando statunitense“, scrivono Sutjagin e Sejdov. Il comandante Lev Shukin ricorda il Martedì Nero: “Cercavano d’intimorirci. Pensavano forse che avremmo avuto paura del loro numero e saremmo fuggiti, ma invece gli andammo contro“. Chiaramente, i piloti sovietici interiorizzarono ciò che Sergej Dolgushin, asso con 24 vittorie nella Seconda guerra mondiale, dichiarò esser un prerequisito del pilota da caccia di successo: “amore per la caccia, grande desiderio di essere il cane alfa“. I sovietici soprannominavano “Baracche volanti” i B-29 per come bruciavano facilmente e bene. L’ex-pilota statunitense Tenente-Colonnello Earl McGill riassunse la battaglia in ‘Black Tuesday Over Namsi: B-29s vs MiGs‘: “Per percentuale, il Martedì Nero fu la peggiore perdita in qualsiasi grande missione di bombardamento in una qualsiasi delle guerre in cui gli Stati Uniti furono mai impegnati, e la battaglia seguente, nella parte di cielo chiamata MiG Alley, continua ad essere forse la più grande battaglia aerea di tutti i tempi“.

Impatto sul morale statunitense
La battaglia aerea del Martedì Nero cambiò per sempre la condotta dell’USAF nei bombardamenti strategici. I B-29 non furono più impiegati di giorno nella MiG Alley. Città e villaggi nordcoreani non furono più bombardati e colpiti da napalm dagli statunitensi. Migliaia di civili uscirono dalla linea di mira. Ma soprattutto, coraggio e competenze del distaccamento sovietico in Corea impedirono un’altra guerra mondiale. Kramarenko spiega: “Il B-29 era un bombardiere strategico, in altre parole, un vettore per le bombe atomiche. Nella terza guerra mondiale, sull’orlo di cui eravamo, questi bombardieri avrebbero dovuto colpire le città dell’Unione Sovietica con bombe nucleari. Ora si sa che questi aerei enormi erano indifesi contro gli aviogetti da caccia essendone molto inferiori per velocità e armamento“. Chiaramente, alcuno dei B-29 poteva volare oltre 100 km nella vastità dell’Unione Sovietica e rimanere indenne. “Si può affermare con sicurezza che gli aerei sovietici che combatterono in Corea, causando così tanti danni all’aviazione del nemico, misero a dura prova la minaccia della guerra mondiale nucleare“, spiega Kramarenko. Pochi giorni dopo il Martedì Nero, McGill era seduto quale co-pilota di un B-29, sull’asfalto della base aerea di Okinawa, in attesa dell’ordine di decollo che avrebbe mandato il suo bombardiere nella MiG Alley. Invece delle solite battute di pre-volo, l’equipaggio si sedette in silenzio e stupore, perché sentiva di tornare “verso la nostra certa distruzione”, quando giunse la notizia che la missione era stata annullata. McGill spiega la sensazione nell’aeromobile: “Quei minuti prima del decollo m’insegnarono il significato della paura, che non avevo mai sperimentato finora, nemmeno ora che la vita è più breve“.

Guerra di Corea: come il MiG-15 mise fine al dominio dei cieli dell’USAF
Rakesh Krishnan Simha, RBTH, 27 aprile 2017La superiorità dell’eccellente MiG-15 fu uno dei fattori chiave che fece prevalere i piloti sovietici nella guerra aerea sulla Corea. Nel settembre 1950, l’US Air Force (USAF) effettuò il massiccio bombardamento della città nordcoreana di Sinuiju. Il raid fu condotto da 80 bombardieri B-29 causando il peggiore massacro dal bombardamento atomico statunitense di Nagasaki. Tutta la città, di bambù e legno, bruciò fino alle fondamenta. Più di 30000 civili inermi bruciarono vivi. Impossibilitati ad impedire tali incursioni delle forze aeree di Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, i nordcoreani si appellarono a Mosca. I sovietici inviarono i loro ultimi MiG-15 pilotati da veterani della seconda guerra mondiale. Il risultato fu drammatico. Nella prima battaglia aerea tra aerei sovietici e statunitensi sulla Corea, il 1° novembre 1950, i sovietici abbatterono 2 Mustang, senza subire perdite. “Il dominio statunitense sui cieli coreani era giunto al termine“, scrive l’ex-pilota Sergej Kramarenko nel suo libro, “Combattimenti aerei sul fronte orientale e sulla Corea“. Sui cieli della Corea, gli assi sovietici si scontrarono con gli avversari occidentali nei primi combattenti tra caccia dell’era del jet. Nelle battaglie aeree mortali sulla penisola, i piloti sovietici sconfissero ripetutamente le più grandi formazioni di caccia nemici e abbatterono decine di bombardieri. Nella prima di questa serie di due parti avevamo esaminato alcune battaglie aeree chiave che cambiarono la forma del combattimento aereo e costrinsero l’occidente sulla difensiva. In questa sezione conclusiva esamineremo le ragioni del dominio russo sulle più grandi forze aeree occidentali.

MiG-15: l’aviogetto che scosse l’occidente
Il MiG-15 fu il fattore chiave del dominio sovietico. Il velivolo aveva una tangenza superiore a quella degli aerei occidentali come l’F-86 Sabre, per cui i piloti sovietici potevano facilmente sfuggirgli salendo a oltre 50000 piedi, sapendo che il nemico non poteva inseguirli. Inoltre, il MiG aveva accelerazione e velocità maggiori, 1005 km/h rispetto a 972 km/h. Il rateo di salita dei MiG di 9200 piedi al minuto era superiore ai 7200 piedi al minuto dell’F-86. Un fattore cruciale della guerra aerea era la differenza nell’armamento. I MiG erano armati di cannoni in grado di colpire un bersaglio a una distanza di 1000 metri, mentre le mitragliatrici dei B-29 statunitensi arrivavano a 400 metri. Kramarenko spiega: “Si scoprì che tra i 1000 e i 400 metri i nostri aerei avrebbero sparato e distrutto i bombardieri mentre erano ancora fuori dalla loro gittata. Fu il più grave errore di calcolo del comando statunitense, un errore dei loro progettisti e produttori di aeromobili. Essenzialmente, i bombardieri enormi e costosi erano indifesi verso i cannoni dei nostri MiG”. I proiettili esplosivi del MiG-15 creavano fori di circa un metro quadrato sugli aerei nemici. Pochi di tali aerei volarono nuovamente anche se i loro piloti miracolosamente riuscirono a salvare l’aereo colpito. D’altra parte, i MiG-15 dal rivestimento più spesso potevano incassare molto e rientrare. Il tenente-generale Charles “Chick” Cleveland dichiarò ad Air&Space Magazine: “Devi ricordare che il piccolo MiG-15 in Corea riuscì a fare ciò che tutti i Focke-Wulf e Messerschmitt della seconda guerra mondiale non poterono mai fare, scacciare la forza bombardieri degli Stati Uniti dai propri cieli“.Piloti temprati dalla Seconda guerra mondiale
La maggior parte dei piloti da caccia sovietici che parteciparono alla guerra di Corea erano assi della Seconda Guerra Mondiale, finita solo sei anni prima. Così anche i piloti anglo-statunitensi. I piloti dei tre Paesi avevano combattuto contro la Luftwaffe tedesca, altamente addestrata, ma c’era una differenza. Le battaglie aeree che accompagnarono l’avanzata sovietica verso Berlino furono spietate. L’Aeronautica sovietica affrontò piloti sempre più disperati, piloti della Luftwaffe soverchiati ma ancora mortali che difendevano la patria. I piloti sovietici, quindi, avevano un’esperienza di combattimento maggiore e migliori abilità rispetto agli avversari occidentali. Per esempio, la prima grande unità aeronautica sovietica inviata in Corea, la 324.ma IAD, era una divisione di intercettatori della difesa aerea comandata dal Colonnello Ivan Kozhedub, che con 62 vittorie fu il primo asso alleato della seconda guerra mondiale.

Tattiche migliori
I sovietici avevano anche migliori tattiche con cui sconfissero le forze aeree occidentali. Ad esempio, le grandi formazioni di MiG restavano in attesa sul lato cinese del confine. Quando i velivoli occidentali entravano nella MiG Alley, nome dato dai piloti occidentali alla porzione nordoccidentale della Corea democratica e luogo di numerosi combattimenti, i MiG salivano ad alta quota per attaccare. Se i MiG erano in difficoltà, fuggivano sul confine in Cina. Gli squadroni di MiG-15 sovietici operavano in grandi gruppi, ma la formazione di base era il gruppo di sei velivoli, suddiviso in tre coppie composte da un leader e un gregario. La prima coppia di MiG-15 attaccava i Sabre nemici. La seconda coppia proteggeva la prima coppia. La terza coppia rimaneva al di sopra, sostenendo le due altre coppie quando necessario. Questa coppia aveva più libertà e poteva anche attaccare obiettivi di opportunità, come solitari Sabre dispersi. Il coinvolgimento sovietico nella guerra ebbe effetti salutari sul morale nordcoreano e cinese. Quando i sovietici iniziarono ad addestrare i piloti cinesi al combattimento volando sui MiG-15, scoprirono che i tirocinanti non erano in forma e potevano a malapena scendere dall’aereo dopo una sortita. Ciò era dovuto principalmente alla loro dieta, tre tazze di riso e una di minestra di cavolo al giorno. Dopo diverse settimane di dieta secondo standard russi, i piloti cinesi potevano sopportare i rigori del combattimento aereo. Allo stesso modo, i nordcoreani iniziarono a compiere miracoli volando, abbattendo diversi aerei statunitensi, che prima erano soliti evitare.

Reclami e contestazioni
Nonostante i dati sovietici e cinesi classificati siano disponibili, l’US Air Force continua a spacciare la storia di 1:7/8/9 abbattimenti, sebbene siano scesi dalla rivendicazione originale di 1:14, diffusa fino agli anni ’90. Si prendano le battaglie aeree del 12 aprile 1951 in cui gli statunitensi persero 25 bombardieri strategici e circa 100 piloti. Fu chiamato il “Giorno Nero” e una settimana di lutto fu dichiarata dall’USAF. Eppure gli statunitensi affermarono di aver abbattuto 11 MiG quel giorno. “In realtà“, dice Kramrenko, “tutti i nostri caccia rientrarono e solo tre o quattro MiG erano forati dal tiro delle mitragliatrici. Questo perché gli statunitensi contavamo gli aerei nemici abbattuti secondo le foto della fotomiragliatrice. Suppongo che i piloti statunitensi abbiano contato gli stessi abbattimenti non meno di due o tre volte. Gli statunitensi, dunque, “abbatterono” più MiG di quanti ce n’erano in Corea“. I sovietici avevano un sistema più sicuro di registrazione degli abbattimenti. I piloti dovevano fornire chiare e distinte foto da fotomitragliatrice e farsele confermare da un gruppo di ricerca che doveva riportare i resti del velivolo nemico abbattuto. Questo presentava dei problemi. Molti aerei statunitensi, colpiti e che rientravano in mare dove precipitavano, non furono considerati vittorie. A volte aerei nemici che cadevano in luoghi inaccessibili come foreste e gole, non venivano recuperati perché non si riusciva a trovarli. Questi aerei abbattuti non furono mai registrati come tali. In realtà i sovietici batterono le forze aeree occidentali. Prendiamo i dati del settembre 1951. Secondo i documenti dello Stato Maggiore del 64.mo Corpo Aerei da Caccia delle Forze Aeree Sovietiche, i piloti delle due divisioni sovietiche avevano abbattuto 92 aerei nemici perdendo solo 5 aerei e due piloti. Tuttavia, secondo i dati statunitensi, nello stesso periodo le loro perdite ammontarono a 6 aerei. Ma secondo la ricerca post-guerra fredda di studiosi russi e stranieri, il numero delle perdite occidentali nel settembre 1951 fu di 21 aeromobili nei combattimenti contro i MiG. Inoltre almeno altri 8 caccia furono così gravemente danneggiati che non volarono mai più. Quindi, anche prendendo questi dati estremamente prudenti, il rapporto tra le due parti nelle battaglie di settembre fu di 4:1 a favore dei piloti sovietici. Tuttavia, gli autori, storici ed analisti occidentali si rifiutano di rivedere i numeri esasperati dell’USAF. Una controversia simile coinvolse gli australiani, che inviarono il loro 77° Squadron di Gloster Meteor in Corea del Sud. In un freddo giorno di dicembre, durante un pattugliamento, i sovietici guidati da Kramarenko incontrarono 20 di questi velivoli costruiti dagli inglesi. Fu il giorno nero per gli australiani, mentre i MiG spezzarono la formazione dei Gloster. In pochi secondi vi fu una dozzina d’incendi al suolo: erano i resti di tali aerei sfortunati. Vi fu un solo sopravvissuto che fuggì da questo inferno per tornare a casa. I sovietici videro il pilota australiano in fuga, che sembrava rassegnato al destino e che si rifiutò di combattere. “Ebbi pietà”, scrive Kramarenko. “Il Gloster cessò di essere il nemico e decisi di lasciarlo andare in pace. Lasciatelo andare al suo aerodromo a raccontare del destino dei suoi compagni che volevano cancellare una città coreana, e i cui aerei bruciano sulle strade vicino questa città e la sua stazione ferroviaria!” Kramarenko aggiunge: “Sono ancora perplesso del perché gli statunitensi avessero permesso a queste bande di contadini di combattere su aerei obsoleti senza coprirli coi Sabre”. Malgrado tale massacro, gli australiani credettero di aver abbattuto un MiG in questo scontro, perdendo solo tre aerei. I sovietici non incontrarono mai più i Gloster sui cieli della Corea. In realtà, gli australiani furono esclusi dal fronte dagli statunitensi.

Gli errori di Mosca
Il rapporto di abbattimenti nella guerra di Corea sarebbe stato ancora più a favore dei MiG, ma per la decisione sconsiderata di Josif Stalin, si fecero ruotare intere unità di combattimento. Stalin, che non capiva il potere aereo, inizialmente non permise ai MiG-15 di partecipare ai combattimenti aerei sulla Corea. Risultato dell’ordine di Stalin, gli assi sovietici della Seconda Guerra Mondiale, che abbatterono molti velivoli nel 1951, furono sostituiti da giovani piloti con poca o nessuna esperienza in combattimento. Questo permise all’USAF demoralizzata di tornare in gioco e gli statunitensi abbatterono decine di aerei sovietici. Un altro fattore fu la G-suit, che permise ai piloti statunitensi di volare senza sottoporre il corpo alle forze estreme a cui i piloti sono esposti nei combattimenti. L’Aeronautica sovietica ne era sprovvista e di conseguenza molti piloti sovietici dovettero smettere di volare per settimane o mesi prima di riprendersi dallo stress. La parità fu ripristinata ancora una volta quando l’originale partito degli eroi sovietici della seconda guerra mondiale tornò in Corea, ma con la morte di Stalin nel 1953 la guerra terminava. Poiché non fu una battaglia per la patria, nessuno dei piloti sovietici voleva essere l’ultimo a morire, e pertanto non ci furono più epiche battaglie aeree sui cieli della Corea.Rakesh Krishnan Simha è un giornalista e analista di affari esteri della Nuova Zelanda, dal particolare interesse per la difesa e la storia militare. È membro del consiglio di amministrazione di Modern Diplomacy, portale per gli affari esteri d’Europa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Unsere Panzerdivision


Unsere Panzerdivision


Kundschafterlied

Dunkerque e la verità sui combattimenti nel maggio-giugno 1940

Jacques Sapir, Russeurope 31 luglio 2017Il film “Dunkerque”, appena uscito in diversi Paesi [1], tra cui la Francia, fa rivivere il mito di un esercito francese che non avrebbe combattuto nelle tragiche settimane di maggio e giugno 1940. In realtà, questo film mescola un punto di vista tedesco e uno (non professionista) statunitense [2]. La realtà fu ben diversa. Non che l’esercito francese non fu sconfitto, ma tale sconfitta va principalmente attribuita a una strategia inadeguata, e in particolare la sconfitta francese nel 1940 fu molto più dovuta a ragioni politiche che militari. Se ci fu il crollo della Francia, fu soprattutto politico.

La realtà dei combattimenti in maggio e giugno 1940
I combattimenti furono estremamente violenti, provocando 92000 morti tra i francesi e probabilmente 100000 tra i tedeschi. In realtà, la violenza dei combattimenti costrinse il regime di Hitler a spostare nel tempo la “rivelazione” sul numero di vittime. La manovra chiamata “falce” condotta da Guderian, è nota [3]. Ma la storia delle battaglie che comportò, soprattutto a Gembloux e Stonne (13-17 maggio 1940), se è ben dettagliata presso gli storici statunitensi, inglesi e tedeschi, resta,-salvo testimonianze, piuttosto poco nota al grande pubblico francese [4]. Infatti, a Gembloux, le unità francesi, in particolare la 3.za DIM, inflissero gravi perdite alle forze corazzate tedesche, mettendo fuori combattimento in due giorni più di 200 carri armati tedeschi. Stonne, piccolo villaggio delle Ardenne, fu catturato e ripreso 17 volte, a un prezzo molto costoso per i tedeschi, che scoprirono che il loro armamento non era in realtà superiore a quello francese.Armamento Francese: David Lehmann A – 01-1940
Conosciamo la storia sul carro armato B1bis del futuro Generale Billotte, che distrusse una compagnia di carri armati tedeschi, in quello che sembrò il presagio degli agguati di Villers-Bocage nel giugno 1944, o quella del B1bis del comandante Domercque, che causò panico nella fanteria tedesca. Storie simili riguardano la battaglia di Montcornet (dove la 4.ta DCR del Colonnello de Gaulle entrò nel fianco di Guderian) oppure di Abbeville. La fine dei combattimenti di maggio fu, ovviamente, l’evacuazione di gran parte della BEF inglese a Dunkerque (tema del film). Ma l’evacuazione fu resa possibile dal coraggio dei soldati francesi [5]. In realtà, questa campagna fu utilizzata dalla macchina della propaganda nazista per costruire il “mito” della Blitzkrieg, ma in realtà rivelò soprattutto limiti e debolezze della Wehrmacht [6]. Allo stesso modo, nelle battaglie di maggio e giugno 1940, la ferocia dell’esercito tedesco (non delle SS che in realtà non esistevano ancora come forza di combattimento) si rivelò ai senegalesi che combattevano nelle unità francesi [7]. Tutto questo deve interrogarci sulle ragioni del perpetuarsi dei miti (i soldati francesi non combatterono, i soldati tedeschi non commisero crimini, fu colpa solo delle SS). Nella realtà è ormai ben consolidata l’incompetenza cronica tedesca, o più specificamente, dovuta al modo in cui il regime nazista organizzò la guerra e il suo strumento militare.

L’incompetenza cronica tedesca
L'”incompetenza cronica” tedesca si manifestò su più livelli, non appena si lasciano gli elementi tattici più stretti. È interessante notare che furono gli italiani, in contatto costante con le élite naziste, che fornirono le migliori descrizioni di tale “incompetenza cronica” o “disordine strutturale” del processo decisionale [8]. I “Diari di Ciano” pubblicati dopo la guerra, mostrano molto bene come un osservatore, ambivalente verso Hitler, notò la successione delle decisioni coerenti solo in ambiti limitati, ed incompatibili tra esse. L’incoerenza strategica fu evidente già nel 1939. L’esercito tedesco non era pronto alla guerra contro Francia e Gran Bretagna. Inoltre, Hitler disse, per calmare i suoi generali, che Francia e Gran Bretagna non avrebbero lottato per la Polonia. L’editoriale triste e scioccante di Marcel Déat (il famoso Morire per Danzica?) certamente rafforzò le sue opinioni. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco e la diplomazia italiana attirarono l’attenzione sul fatto che la determinazione franco-inglese fu forte quella volta. In tale contesto, la ricerca del compromesso sarebbe stata logica, soprattutto da quando Hitler indicò il 1942-1943 come data per la guerra. Tutti i piani sul riarmo tedesco, aereo, terrestre e marittimo, furono pianificati sulla base di tale data e non per una guerra nel 1939. Eppure Hitler attaccò la Polonia perché “voleva” la guerra, più dell’avanzata che si aspettava da essa. Rischiò la rottura con Mussolini [9].
Nel 1940, l’operazione contro la Norvegia fu un disastro sul piano navale. La fattibilità dell’invasione della Gran Bretagna con l'”Operazione Leone Marino”, fu compromessa dalle perdite subite al momento. Tuttavia, dal punto di vista strategico, una vittoria contro la Gran Bretagna era più importante della conquista della Norvegia. Per Hitler, invece, “agire prima del nemico” era più importante di qualsiasi altra cosa. Immaginate la situazione diplomatica intricata degli alleati se Hitler avesse aspettato Churchill imporre l’idea d’invadere un Paese neutrale (Norvegia). Il dittatore si sarebbe coperto con la scusa di proteggerne la neutralità e avrebbe certamente ottenuto il supporto svedese. La decisione d’invadere la Norvegia fu, dal punto di vista strategico, una benedizione per gli alleati. Allo stesso modo, alla fine del 1941, la decisione di Hitler di dichiarare guerra agli Stati Uniti dopo Pearl Harbor non era in alcun modo giustificata, dato che il patto tripartito non aveva valenza reale da tempo e il Giappone evitò di sostenere la Germania contro l’URSS. Roosevelt avrebbe certamente avuto qualche difficoltà ad ottenere rapidamente una dichiarazione di guerra se la Germania avesse dichiarato la non-belligeranza nel conflitto tra Giappone e Stati Uniti. Ma per Hitler era essenziale prendere la decisione finale. Si vede, dal suo discorso, che la dimensione patologica della rappresentazione del mondo prevaleva. La produzione industriale degli Stati Uniti non lo spaventò perché il Paese era “mezzo ebreo e mezzo negrizzato” [10]. Questi non sono gli unici esempi di coerenza ideologica che condussero all’incoerenza strategica di Hitler, portandoci alla situazione nel giugno 1940.
La logistica dell’esercito tedesco non poté sostenere un’offensiva prolungata, i generali lo dissero a Hitler. Il grado di motorizzazione dell’esercito era relativamente basso, anche se i mezzi erano concentrati in divisioni corazzate e di cavalleria (“leggere”). La “Blitzkrieg” era un mito della propaganda e non una realtà dottrinale o operativa [11] Dopo sei settimane di aspri combattimenti, che sappiamo oggi aver causato perdite di uomini almeno pari e probabilmente superiori alle perdite franco-inglesi, con le linee di comunicazione molto allungate e notevolmente usurate, l’esercito tedesco dovette fermarsi. Inoltre, si ebbe lo stesso problema con Barbarossa, quando l’avanzata tedesca si fermò a fine luglio 1941, dando ai sovietici una tregua. Tutti gli archivi militari tedeschi convengono su tale constatazione.Quando Pétain offrì la vittoria ad Hitler
Questo spiega il motivo per cui, nel giugno 1940, Hitler si gettò letteralmente sull’offerta di armistizio di Pétain. Qui va letto attentamente il libro di William L. Shirer [12]. Shirer nel 1940 era un giornalista accreditato a Berlino e seguiva il leader nazista. Era presente alla firma dell’armistizio di Compiègne. Il suo libro s’ispira anche ai ricordi di attori importanti (Halder, Ciano, gli interrogatori di Keitel e Jodl). Osservò che Hitler rifiutò a Mussolini la maggior parte delle richieste perché temeva di spingere i francesi a rifiutare l’armistizio e a continuare la guerra. Tale paura indica chiaramente che se l’avanzata tedesca fu spettacolare, fu anche fragile. Shirer va oltre, e la seguente citazione dell’autore e testimone diretto degli eventi che poté verificare le informazioni dalle migliori fonti, è essenziale per noi: “In ultima analisi, Hitler diede al governo francese una zona non occupata nel sud e sud-est. Fu una svolta intelligente. Non solo divise la Francia geograficamente e amministrativamente, ma rese difficile se non impossibile la formazione di un governo francese in esilio ed impedì ai politici a Bordeaux di espatriare la sede del governo nel Nord Africa francese, progetto quasi riuscito e rovinato all’ultimo momento, non dai tedeschi ma dai disfattisti francesi Pétain, Weygand, Laval e sostenitori“. [13] Hitler sapeva che le sue truppe non potevano continuare l’offensiva in Francia. L’offerta francese del pane dell’armistizio fu benedetta, perché convinse Hitler che la Gran Bretagna avrebbe fatto una richiesta analoga vedendo la Francia uscire dalla guerra. Per lui, la guerra in Occidente era finita. Solo contro tutte le sue rappresentazioni mentali, secondo cui ariani non potevano combattere contro altri ariani [14], la Gran Bretagna rifiutò di firmare una pace “onorevole”. Tuttavia, la Germania non aveva i mezzi per invaderla nel settembre 1940. L’aviazione tedesca, a causa delle decisioni (anche probabilmente giustificate dallo stato dell’industria tedesca) di Udet e di Jeschonnek, era essenzialmente una forza tattica, priva di raggio d’azione. I mezzi anfibi erano praticamente inesistenti (nonostante improvvisazioni ingegnose) e la Marina tedesca non si era ancora ripresa dalle perdite subite in Norvegia. E’ qui che l’operazione “Leone Marino” fu “ripresa” in Gran Bretagna nel 1960 (quando fu girato il film la Battaglia d’Inghilterra) con non meno di quaranta attori compresi alti ufficiali superstiti di entrambi i campi (Galland, Portal, ecc). Il risultato, verificato dagli esperti (docenti del Sandhurst Military Academy erano presenti) fu il tremendo massacro di truppe tedesche [15]. Un atteggiamento “ragionevole” sarebbe stato rinviare l’operazione nella primavera del 1941, anche se, naturalmente, le forze inglesi si sarebbero rafforzate considerevolmente nel frattempo. Eppure, invece di cercare di finire il lavoro, Hitler preparò da luglio 1940 l’attacco all’URSS. Quando gli italiani lo seppero, rimasero inorriditi ma non ebbero voce in capitolo.

Inefficienza operativa
In modo caricaturale, la storiografia occidentale riprese le tesi dei generali tedeschi che, nelle loro memorie evitarono la responsabilità delle loro perdite attribuendole alla “follia” di Hitler (anche se autentica) o agli italiani. Tuttavia, un’analisi realistica dei fatti dimostra che gli stessi generali furono responsabili delle loro perdite, nonostante e anche a causa del loro successo tattico. Questo fatto è stato chiarito da Geyer che mostra che, nel 1937-1938, il pensiero strategico tedesco si dissolse nella tattica [16]. Guderian vide nel “Colpo di Falce” nel 1940 un modo per spingere la Gran Bretagna fuori dalla guerra. Riteneva che la distruzione del gruppo d’armate inglese in Francia sarebbe bastato. Si potrebbe pensare che non lesse mai nulla della strategia inglese dal XVI secolo. Naturalmente, Guderian fu aiutato dagli inetti concetti strategici dell’esercito francese. Ma il comportamento delle unità francesi, a Gembloux e Stonne (nelle Ardenne), indicò l’estrema fragilità del piano tedesco. Si noti inoltre che Guderian non riuscì a distruggere il corpo inglese che fu evacuato a Dunkerque grazie all’ingegnosità degli inglesi, ma anche, e va detto e ripetuto, al sacrificio dei soldati francesi che fermarono l’esercito tedesco per quasi tre giorni. Il comportamento di Rommel nel 1941 e 1942 ebbe i tratti dello stessa malattia. Durante le operazioni “Crusader” (novembre 1941), l’attacco all’Egitto (il “Raid”) sarebbe potuto finire in un disastro, e l’Afrika Korps (AK) fu salvata dalla lentezza inglese e da una tempesta di sabbia. Il 27 novembre 1941, Rommel poteva perdere la 15.ma Panzerdivisionen a Bir al-Shalata, e con essa l’Afrika Korps [17]. Che pensare di un generale che metteva il proprio esercito in pericolo e salvato dal maltempo e dalla lentezza del nemico…
L’attacco del giugno 1942 (Gazala) fu tatticamente brillante. Ma possibile solo grazie alla cessione all’AK dei mezzi necessari per prendere Malta. Anche in questo caso fu un azzardo che portò a una serie di brillanti successi tattici, ma esaurì l’AK su un enorme teatro e una logistica indebolita. Si noti che bastò la brillante resistenza delle forze francesi libere del Generale Koenig a Bir Haqaym per salvare gran parte dell’8.va Armata inglese. Dal 29 maggio 1942 (la battaglia iniziò il 26), l’AK era a corto di carburante e munizioni. Anche in questo caso, la fortuna giocò a favore di Rommel, che trovò un passaggio libero dal tiro dell’artiglieria inglese per trasportare il carburante e le munizioni necessari. Tutti i fatti vanno considerati. Anche in questo caso, non dispensano l’alto comando francese, che conservava concezioni strategiche arcaiche, né la responsabilità della burocrazia civile e militare il cui peso gravò nella progettazione dei mezzi, né la responsabilità politica di un’élite che in maggioranza preferì “Hitler al Fronte Popolare”. Ma questi fatti illuminano il sacrificio delle truppe francesi nel maggio-giugno 1940, e in particolare la grande responsabilità sull’armistizio di Pétain. Questi fatti gettano anche luce sulle guerre, che sono davvero perse quando si rifiuta di combatterle. E questa è una lezione che potrebbe essere notevole.Note
[2] Maurice Vaïsse (dir.), Mai-juin 1940. Défaite française, victoire allemande sous l’œil des historiens étrangers, Postface de Laurent Henninger, Paris, Éditions Autrement, 2010.
[3] Karl-Heinz Frieser, Ardennen – Sedan, Militärhistorischer Führer durch eine europäische Schicksalslandschaft, Francfort sur-le-Main, Report, 2000.
[4] Voir, Jeffery A. Gunsburg, “The Battle of Gembloux. 14–15 May 1940: The Blitzkrieg Checked”, in Journal of Military History 64 (2000), pp. 97-140. Dominique Lormier, La bataille de Stonne, Ardennes, mai 1940, Paris, le Grand livre du mois, 2010.
[5] Dominique Lormier, La bataille de Dunkerque. 26 mai-4 juin 1940. Comment l’armée française a sauvé l’Angleterre, Paris, Tallandier, 2011
[6] Jean Solchany, “La lente dissipation d’une légende, la ‹Wehrmacht› sous le regard de l’histoire”, in Revue d’histoire moderne et contemporaine 47 (2000), pp. 323-353.
[7] Raffael Scheck, Hitler’s African Victims: the German Army Massacres of Black French Soldiers in 1940, Cambridge, Cambridge University Press, 2008 ; Raffael Scheck, “They Are Just Savages: German Massacres of Black Soldiers from the French Army in 1940”, in The Journal of Modern History 77 (2005), pp. 325-344.
[8] J. Sadkovich, “German Military Incompetence Through Italian Eyes”, War in History, vol. 1, n°1, Mars 1994, pp. 39-62; stesso autore, “Of Myths and Men: Rommel and the Italians in North Africa”, International History Review, 1991, n°3.
[9] Max Gallo, “L’Italie de Mussolini”, Marabout Université, Verviers, 1966, pp. 302-06.
[10] W. Sheridan Allen, “The Collapse of Nationalism in Nazi Germany”, in J. Breuilly (ed), The State of Germany, Londres, 1992
[11] Karl-Heinz Frieser, Le Mythe de la guerre éclair, Paris, Belin, 2003
[12] W.L. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, Einaudi, Torino, 1962.
[13] W. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, p. 129, op.cit.
[14] M. Burleigh e W. Wippermann, “The Racial State – Germany 1933-1945”, Cambridge University Press, 1991.
[15] F-K von Plehwe, “Operation Sea Lion 1940”, Journal of the Royal United Services Institution, March, 1973.
[16] M.Geyer, “German Strategy in the Age of Machine Warfare”, 1914-1945, in P. Paret (ed.) Makers of Modern Strategy, Princeton University Press, Princeton, N.J., 1986.
[17] Brig.Gen. H.B.C.Watkins, “Only Movement Brings Victory – The Achievements of German Armour”, in D. Crow (ed.), Armoured Fighting Vehicles of Germany -World War II, Barrie & Jenkins, London, 1978. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo statunitense ha trionfato

Dmitrij Medvedev, 3 agosto 2017 – Covert GeopoliticsLa dirigenza statunitense ha completamente piegato Donald Trump usando la debolezza della sua amministrazione per dichiarare la guerra economica totale alla Russia, dichiarava il Primo ministro Dmitrij Medvedev, aggiungendo che ciò non lascia dubbi sul fatto che i rapporti bilaterali non miglioreranno mai. Dalla pagina FB di Medvedev:
“La firma del presidente degli Stati Uniti delle nuove sanzioni alla Russia avrà poche conseguenze. In primo luogo, pone fine alla speranza di migliorare i nostri rapporti con la nuova amministrazione statunitense. In secondo luogo, è una dichiarazione di guerra economica totale alla Russia. In terzo luogo, l’amministrazione Trump mostra debolezza totale conferendo potere esecutivo al Congresso nel modo più umiliante. Ciò modifica l’equilibrio di forza negli ambienti politici degli Stati Uniti. Cosa significa? La dirigenza statunitense ha completamente esautorato Trump; il presidente non è contento delle nuove sanzioni, ma non poteva che firmare il disegno di legge. La questione delle nuove sanzioni è, in primo luogo, un altro modo per piegare Trump. Nuovi passi avverranno e finalmente sarà rimosso dal potere. Un attore non sistemico va rimosso. Nel frattempo, gli interessi della comunità imprenditoriale statunitense sono ignorati, con un approccio politico che prevale su quello pragmatico. L’isteria anti-russa è parte fondamentale della politica estera statunitense (verificatasi spesso) e della politica interna (una novità). Le sanzioni sono decise e rimarranno in vigore per decenni a meno che non accada un miracolo. Questa legislazione sarà più dura rispetto all’emendamento Jackson-Vanik, in quanto è allargata e non può essere revocata dall’ordine speciale presidenziale senza l’approvazione del Congresso. Così, le relazioni tra Russia e Stati Uniti saranno estremamente tese a prescindere dal belletto del Congresso o da chi sia scelto come presidente. Vi saranno lunghi contenziosi nei tribunali ed enti internazionali, crescenti tensioni internazionali e rifiuto di risolvere i principali problemi internazionali. Cosa significa per noi? Continueremo costantemente a lavorare per sviluppare l’economia e la società, a sostituire le importazioni e a risolvere i principali compiti nazionali basandosi soprattutto su noi stessi. Abbiamo imparato a farlo in questi ultimi anni, con mercati finanziari chiusi e la paura degli investitori stranieri d’investire in Russia per le sanzioni contro Paesi terzi. In una certa misura, ciò è anche un vantaggio, anche se le sanzioni sono in genere inutili. Ce ne sbarazzeremo”.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora