Quali sono gli elementi più importanti del Petro

Mision Verdad, 21 febbraio 2018Il 19 febbraio notte, il Presidente Nicolás Maduro dichiarava che la prevendita del Petro sarebbe iniziata all’alba. Poi, dopo mezz’ora, il Vicepresidente Tariq Aysami apparve sui media per rendere pubblica la disponibilità del manuale per chi fosse interessato all’acquisto di Petro sul sito ufficiale della criptomoneta nazionale, oltre al link per registrarsi. Nel Manuale per l’Acquirente c’erano alcune modifiche rispetto al Libro bianco, il dettaglio più importante è il cambio Block Chain utilizzato per la prevendita. In linea di principio, Block Chain dell’Ethereum sarà utilizzata tramite Token ERC20, ma nel manuale era chiaro che Block Chain NEM sarebbe stata utilizzata dalla Fondazione del Movimento della Nuova Economia. Sebbene la NEM sia una Block Chain in fase iniziale, presenta molti vantaggi tecnici, distinguendosi per la possibilità di sviluppare rapidamente applicazioni e superando per capacità Ethereum con un Sistema di contratto intelligente già testato in numerosi primi accordi. Ratificando questa scelta tecnica, il Presidente Maduro incontrava i rappresentanti della NEM nel pomeriggio del 20 febbraio, alla vigilia della trasmissione sulla Rete nazionale radiotelevisiva, dove rendeva pubblici i dettagli di ciò che chiamava “Ecosistema Petro”: un insieme di accordi e misure educative, lavorative, politiche, fiscali e commerciali per adottare trasversalmente il Petro. Durante la trasmissione, fu chiaro l’impegno ad incentivare l’estrazione di criptovalute generando risorse aggiuntive con la libera circolazione nel Paese da parte di istituzioni scolastiche private e pubbliche e le casse di risparmio dei lavoratori, il tutto secondo uno schema basato su fiducia e certificazione dal Registro Nazionale dei Minatori. In tal senso veniva inaugurata la prima “Petroscuola” presso le strutture del velodromo Teo Capriles, dove il Ministro Pedro Infante e il segretario dell’Osservatorio Blockchain David Pebha illustrarono le strutture: aule per studiare il cambio delle criptovalute, laboratori “minerari” e sale attrezzature. Questa “Petroscuola” seguirà il piano Chamba Juvenil per avviare i partecipanti allo studio della “Block Chain“.
Anche se il Petro in questa fase non ha la capacità di essere estratto, è importante sottolineare che rendere pubblico il potenziale delle criptovalute e dei loro elementi tra la popolazione, prepara il Paese ad adottare più facilmente la “Block Chain”. Furono inoltre firmati diversi accordi tra il sovrintendente del SUPCAVEN Carlos Vargas, e varie società che assemblano apparecchiature “minerarie” nazionalmente, nonché con società dedite alla creazione di soluzioni finanziarie e di cambio basate sulla “Block Chain“, come la società russa Zeus probabile responsabile dello sviluppo delle diverse applicazioni per l’uso quotidiano di Petro e del suo cambio con altre attività. Sebbene gli annunci tecnici non fossero pochi, i cambiamenti politici che porteranno di conseguenza ad assumere il Petro nel territorio sotto assedio finanziario e commerciale, sono molto più importanti e spiegano meglio la misura presa dal governo. Maduro ordinava che le società nazionali responsabili della maggioranza delle attività che generano afflussi di valuta estera, includano il Petro nei portafogli iniziando a riceverlo come forma di pagamento per i prodotti. Aziende come Venalum, CVG, PDVSA e la controllata Pequiven saranno incluse dall’inizio nell’ecosistema Petro. Ciò rafforza l’impegno precedentemente assunto di accettare il Petro in cambio di greggio, espandendo ora la puntata a un’offerta diversificata di materie prime e lavorate che vegano acquisite internazionalmente con la criptovaluta nazionale.

Le ragioni politiche del Petro è ciò che va evidenziato della misura
Allo stesso modo, di fronte alla realtà del contrabbando della benzina e la dipendenza delle vicine città di Colombia e Brasile dal carburante venezuelano, il Presidente chiariva l’intenzione di utilizzare esclusivamente il Petro per l’acquisto di carburante nelle pompe al confine, riferendosi agli alti costi della benzina in Colombia, dove si aveva di recente un altro aumento, e dimostrandosi consapevole di cosa significhi chiudere completamente il flusso di carburante per la Colombia, ma allo stesso tempo favorire lo Stato venezuelano e la PDVSA. D’altra parte durante la trasmissione fu pubblicata sulla pagina ufficiale del Petro il manuale per creare le case di cambio e l’autorizzazione corrispondente; queste case di cambio avranno un ruolo preponderante quando, una volta svolte prevendita ed offerta iniziale, sarà attivata la Blockchian del Petro, attraverso cui i bolivar possono essere utilizzati per acquisire Petro nel cosiddetto “Mercato Secondario”. Questo manuale spiega in dettaglio i requisiti necessari per un’azienda di cambio di criptobeni e criptovalute da adottare nel Paese, oltre agli obblighi verso SUPCAVEN e i tempi per l’autorizzazione. Tra i dati più importanti, queste società vanno costituite da persone “identificabili” e mai da una figura che mascheri l’identità di un fondo d’investimento o altro tipo di società; questo chiaramente per preservare la sicurezza nazionale e una maggiore capacità di controllo del SUPCAVEN. Vanno inoltre specificati il tipo di protocolli di sicurezza da usare per impedire il riciclaggio di denaro e il manuale sui rischi con limiti che consentano ai clienti di avere sicurezza sulle risorse detenute dalla casa di cambio. Va inoltre depositato in una sorta di fondo di garanzia nella BCV, il 20% del valore dichiarato della società, nell’ambito della stessa misura.
In linea di principio verranno assegnate solo otto licenze, con la possibilità di studiare in futuro la creazione di più case di cambio se la domanda nazionale supera quelle create nella prima ondata. Veniva creato il Tesoro delle Criptoattività e Abraham Landaeta Parra vi veniva nominato tesoriere. Nonostante sia poco conosciuto, nella presentazione fu detto che aveva studiato in Cina e dopo le elezioni si vedrà il rapporto che avrà l’assunzione del Petro in Venezuela e la potenza asiatica sul piano comune, al quale partecipa anche la Russia, scacciando progressivamente il dollaro dal commercio internazionale dell’energia. Fondamentale è anche il fatto che il Petro non viene adottato dalle istituzioni tradizionali, ma ricorrendo alla strategia di Chavista di dare priorità, in casi di emergenza, alla costruzione di strutture ed istituzioni alternative per un rapido passaggio dei piani del governo, evitando le rigidità strutturali dello Stato sempre a vantaggio del Paese, come accadde con le missioni sociali del governo Chávez. Il clou della giornata fu la cifra raccolta con l’intenzione di acquisto del Petro, poche ore dopo l’inizio della prevendita. Confermando tutte le previsioni che indicavano un forte interesse da parte degli investitori. e considerando che c’erano diversi problemi tecnici nella piattaforma, si sa che l’equivalente di 4777 milioni di yuan è stato ricevuto, equivalenti a 735 milioni di euro, nella giornata di apertura della prevendita. L’importo ha una percentuale di sconto che non è stata resa pubblica, ma consiste in circa 15 milioni di Petro con impegno d’acquisto. Vedendo come il Petro si è comportato in questi pochi ma importanti passaggi, è molto probabile che l’Offerta Pubblica, la fase successiva alla Pre-vendita, avrà lo stesso andamento, vendendo tutti i Petro. Ciò comporterà la rapidità con cui sarà utilizzato e diffuso come mezzo di pagamento nel Paese ed internazionalmente, rompendo il blocco finanziario imposto da Washignton ed alleati. Maduro disse anche che nei prossimi giorni verrà fatto un nuovo annuncio sui progressi della relazione tra oro e criptovaluta nazionale. Così è chiaro che la via intrapresa dal governo nazionale, come in Russia, è quella d’inondare i mercati internazionali, nonché nazionali, di attivi dal valore reale più attraenti per conservare valore e come mezzo di cambio, accelerando la fuga del dollaro già in caduta come moneta egemonica nel commercio estero e risorsa geopolitica con cui applicare sanzioni e blocchi finanziari contro Paesi sovrani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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“Operazione Impensabile” e la minaccia di guerra USA-NATO alla Russia

Oriental Review, 9 maggio 2016Cinque giorni prima della celebrazione del 71° anniversario della capitolazione della Germania nazista alle truppe sovietiche e alleate nella Seconda guerra mondiale, il nuovo comandante supremo della NATO in Europa, Curtis Scaparrotti, annunciò che era venuto per battere i tamburi di guerra. Ignorando fatti storici e legittimi interessi russi, nel primo discorso dopo aver assunto l’incarico condannava il presunto “comportamento aggressivo russo che sfida le norme internazionali” e incitava i membri del blocco a “combattere stasera se la deterrenza fallisce”. Tale dichiarazione era correlata alla strategia militare e mediatica adottata dalla classe dirigente occidentale da decenni. Anche mettendo da parte la ben argomentata tesi secondo cui l’ascesa di Hitler a fuhrer del Terzo Reich nella Germania umiliata del dopoguerra fu un’operazione attentamente pianificata e condotta dall’intelligence militare statunitense, per metterla contro l’Unione Sovietica, l’analisi dei fatti disponibile dimostra che il nucleo del nazismo fu profondamente favorito dai centri ideologici occidentali molto tempo prima della sconfitta nel maggio 1945. Non c’è paradosso qui: la lotta per il dominio globale era (ed è ancora) l’idea fissa di molte élite nella storia dell’umanità, e su tale retrospettiva il fenomeno del nazismo tedesco va considerato come mero strumento dei suoi istigatori per raggiungere tale obiettivo. Nonostante alcune difficoltà tattiche (ad esempio, nel marzo 1939 Hitler improvvisamente fece il proprio gioco, ma fu ricondotto all’obbedienza nel maggio 1941), lo sviluppo generale del conflitto globale a metà del XX secolo fu ammissibile per le élite. Almeno alla Conferenza di Bretton Woods tenutasi nel luglio del 1944, il mese dopo che gli Alleati sbarcarono in Francia per controbilanciare l’offensiva sovietica in Oriente (che a quel punto avrebbe inevitabilmente portato alla sconfitta unilaterale dei nazisti da parte dell’URSS), fissò le regole chiave del monopolio finanziario del dollaro della Federal Reserve. (Secondo l’Atto finale di Bretton Woods, tutti i tassi delle valute internazionali erano legati a un paniere al 96% col dollaro della Federal Reserve e al 4% della sterlina inglese, potendo acquisire l’oro solo attraverso questo tasso; la Nota della Federal Reserve era quindi eguagliata all’oro come misura universale di valore).
La sfida principale che gli autori di Bretton Woods affrontarono all’inizio dei colloqui era l’atteggiamento sovrano della delegazione sovietica. Dovevano attirare l’Unione Sovietica in tale sistema draconiano con qualsiasi mezzo. Mentre Stalin e i suoi inviati non mostravano alcuna intenzione di essere tentati dalla carota, Wall Street dovette prendere il bastone. L’idea era raggiungere una tregua separata con la Wehrmacht sui teatri occidentale e meridionale per rinforzare il fronte orientale tedesco (in particolare, i documenti relativi all’operazione Sunrise nel marzo 1945 non ancora declassificati dagli Stati Uniti). A causa della tempestiva contromisura da parte dell’intelligence sovietica e dopo un duro scambio diplomatico, i tre colloqui per la tregua a Lucerna, in Svizzera, furono sospesi, ma i contatti clandestini nazisti-statunitensi procedettero. Di fatto, dalla fine di marzo 1945, senza alcuna tregua formale le truppe tedesche iniziarono ad arrendersi massicciamente alle forze anglo-statunitensi che avanzarono rapidamente verso Berlino incontrando i sovietici sull’Elba il 25 aprile 1945. Non sorprende che la famigerata rete Odessa (Organizzazione degli ex-membri delle SS) venisse attivata nello stesso momento permettendo a 30mila(!) criminali di guerra nazisti di fuggire dall’Europa attraverso “finestre” nella zona di occupazione anglo-statunitense. Molti furono in seguito legalizzati negli Stati Uniti per servire lealmente i nuovi padroni…
Una volta scomparso il “fattore tedesco”, gli “alleati” si affrettarono ad elaborare segretamente un nuovo piano di guerra per sconfiggere militarmente l’Unione Sovietica, esaurita dalla drammatica campagna durata quattro anni. Il dossier dell’Operazione Impensabile fu declassificata nel 1998. Secondo essa, il 1° luglio 1945 gli “alleati” previdero l’attacco alle forze sovietiche in Europa e alle aree industriali chiave dell’URSS. L’obiettivo era “imporre alla Russia la volontà degli Stati Uniti e dell’Impero inglese”. Così nell’estate 1945 Wall Street pianificò Barbarossa 2.0 per aggredire l’URSS, come quella lanciata dalla loro frenetica creatura Hitler quattro anni prima.Operazione impensabile: URSS: minaccia alla civiltà occidentale“, Gabinetto di guerra inglese, Staff della pianificazione congiunta (Bozze e rapporti finali: 22 maggio, 8 giugno e 11 luglio 1945), Ufficio del registro pubblico, CAB 120/691/109040/002. (declassificato nell’ottobre 2004)

Il motivo per cui il piano non fu mai attuato fu che gli esperti militari occidentali valutarono “l’equilibrio delle forze” in Europa insufficiente per un’efficace rapida sconfitta dei sovietici. Gli Stati Uniti possedevano in esclusiva la bomba atomica e speravano che tale minaccia avrebbe impressionato Stalin tanto da ratificare Bretton Woods. L’episodio di Potsdam tuttavia dimostrò il contrario, così gli Stati Uniti decisero di rendere questa minaccia più vivida. La certezza di 200mila morti giapponesi non significò molto per il presidente Truman nel suo Grande Gioco per l’egemonia della Federal Reserve. La conseguente Guerra Fredda (dopo che Stalin aveva definitivamente rifiutato la ratifica degli accordi di Bretton Woods nel dicembre 1945) va oltre l’ambito del presente articolo. Il fatto comunque è che la grandiosa e continua operazione mediatica per eguagliare Stalin e Hitler e rivedere e distorcere le verità fondamentali della storia moderna presso le persone “istruite” nel mondo, è solo un aspetto dell’agenda globale elitaria per sopprimere la prima potenza che si oppone al loro dominio illimitato sul mondo. Gli strumenti per creare tale dominio sono gli stessi: creazione di un progetto chimerico controllato (al-Qaida o nazismo ucraino) e interpretare il ruolo di “peacekeeper” e “filantropi” nel sanguinoso caotico conflitto.Traduzione di Alessandro Lattanzio

The Fall of Berlin

Военный парад к 75-летию победы СССР в Сталинграде – 2018 год – Полный

L’eredità dell’Ottobre Rosso è ancora visibile in Medio Oriente?

Jurij Zinin, New Eastern Outlook, 31.01.2018

Le immagini di una bandiera rossa con falce e martello che sventolava su un edificio nella città siriana di al-Raqqah, roccaforte dello SIIL per un lungo periodo, circolò sui media arabi per tutto gennaio. Questa bandiera fu innalzata dai combattenti della “brigata della libertà” formata da nativi di vari Stati mediorientali ed europei dagli ideali di sinistra. Avrebbero associato la lotta contro lo SIIL con l’incredibile impresa dei soldati sovietici che innalzarono la bandiera rossa sul Reichstag, roccaforte nazista durante la Seconda guerra mondiale. Questi riferimenti affondano le radici nella storia della regione, influenzata dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Il centenario di questo evento riuniva chi crede negli ideali di sinistra in Medio Oriente, con vari forum tenutisi in diversi Paesi regionali. Secondo l’iracheno Saqaf al-Jadid, la rivoluzione d’ottobre presentò al mondo un’alternativa all’egemonia capitalista, promuovendo le idee di uguaglianza, giustizia, liberazione sociale e nazionale, riflesse nei primi documenti adottati dall’URSS immediatamente dopo la rivoluzione, tra cui la “Dichiarazione dei diritti dei popoli della Russia” e l’appello “A tutti i lavoratori musulmani di Russia ed Oriente”. I bolscevichi furono abbastanza coraggiosi da declassificare l’accordo Sykes-Picot, apparso a Beirut nel dicembre 1917. Fu preparato segretamente dai governi dell’Intesa (Regno Unito e Francia) alle spalle dei popoli, con lo scopo di dividersi in sfere d’influenza il Medio Oriente e saccheggiarne le risorse. La voce della Russia rivoluzionaria fu ascoltata e compresa nella regione, poiché fino a quel momento agli attori locali fu data la possibilità di cedere al dominio egualmente opprimente degli ottomani o delle potenze europee. Nel dicembre 1920, il Comitato per l’unità araba siriana espresse solidarietà alla Russia sovietica che puntò “alla liberazione dell’Oriente dalla morsa dei tiranni europei”. Dopo la Seconda guerra mondiale, il rispetto che l’URSS godeva nella regione raggiunse massimi inediti, compiendo la dura lotta al fascismo. Gli arabi volsero lo sguardo al nuovo polo di potere, abbastanza audace da sfidare il monopolio di un tempo delle potenze imperialiste. Per decenni Mosca sostenne i giovani Stati che lottavano per la sovranità e per chiudere le basi militari straniere sui loro territori. Tra questi Stati si possono nominare Libia, Egitto e Iraq, usati per contenere l’Unione Sovietica e i suoi alleati. I legami politici appena nati furono rafforzati da un’ampia cooperazione economica sovietico-araba e dall’assistenza militare. In totale, con l’aiuto di Mosca, nella regione furono costruiti 350 grandi impianti industriali, 97 infrastrutture in Egitto e 80 in Siria.
Gli scienziati politici arabi osservano che l’URSS si dimostrò un partner fedele dell’Egitto inviandogli ingenti forniture di armi ed attrezzature dopo la devastante guerra del 1967, ripristinando così il potenziale indebolito del suo esercito. Grazie a questo sostegno, molti grandi Paesi del Medio Oriente posero le fondamenta dell’economia moderna di cui dispongono oggi, insieme allo sviluppo delle industrie della Difesa che li mantengono al sicuro. I contatti con Mosca permisero a questi Stati di rafforzare le posizioni sulla scena internazionale, costringendo così l’occidente a fare concessioni. Oggi, numerosi attori regionali affrontano turbolenze provocate dalla cosiddetta “primavera araba”. Ciò che è chiaro per tutti in questa fase è che quando uno Stato viene indebolito subisce il brusco aggravarsi delle contraddizioni interne etniche e settarie. La configurazione geopolitica del Medio Oriente la rende intrinsecamente instabile. Le linee di forza di varie coalizioni, spesso opportunistiche, si scontrano qui con le masse islamiche manipolate per portarle nei conflitti che fanno avanzare l’agenda di qualcun altro. Un esempio lampante è la Siria, dove nel tentativo di far cadere il legittimo governo di Bashar al-Assad, Paesi occidentali, regimi monarchici del Golfo Persico ed islamisti agivano insieme per perseguire i propri obiettivi.
Parlando dell’eredità della Rivoluzione d’Ottobre attraverso il prisma del mondo moderno, numerosi esperti arabi pongono la domanda: gli ideali di sinistra andavano perseguiti anche alla luce delle seguenti violazioni giuridiche, e rimangono adeguati dopo il crollo dell’URSS? Ovviamente, se non fossero così attraenti per molti nel mondo, sarebbero stati dismessi da tempo. Questi ideali, troppo avanzati per i tempi in cui furono espressi, hanno tuttavia preparato il terreno dei cambiamenti sociali nel mondo, portando a un futuro migliore. Secondo i moderni pensatori palestinesi, la Rivoluzione d’Ottobre sfidò i Paesi metropolitani costringendoli ad abbandonare le loro colonie. Nel corso dello scontro e della competizione tra i due sistemi, i lavoratori dei Paesi capitalisti ottennero importanti concessioni e l’introduzione di regolamenti che ne garantivano i diritti sociali. Chi liquida la Rivoluzione d’Ottobre come fatto minore, non potrà mai accettarne l’eredità. Ad esempio, il peggior denigratore dell’URSS e dei suoi valori, Zbigniew Brzezinski, statista e scienziato politico degli Stati Uniti, annunciò in modo temerario in un discorso di quasi due decenni fa: “Ho studiato e capito Marx meglio di molti socialisti… e quindi ho potuto deviarne l’avanzare delle idee per quasi un secolo, non basta?Jurij Zinin, ricercatore presso l’Istituto statale per le Relazioni internazionali di Mosca (MGIMO), in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Un’idea sbagliata della realtà russa

Rodney Atkinson, Free Nations 25 gennaio 2018Introduzione
Sono lieto di poter riprodurre su Freenations questo articolo dell’amico Dmitrij Babich che critica un articolo di Russia Insider che riprende le vecchie generalizzazioni antisemite sugli “ebrei” dietro le tensioni internazionali. Di conseguenza, l’articolo indirettamente denigra la dirigenza politica russa e i media alternativi occidentali che quotidianamente biasimano le disastrose politiche di Washington, Bruxelles e Berlino. In effetti, ci sono pochi Paesi al mondo in cui l’antisemitismo non è un problema come nella Russia di Vladimir Putin. I rapporti diplomatici con Israele vennero ristabiliti ancor prima del collasso dell’URSS, negli ultimi anni del dominio di Mikhail Gorbaciov. I leader ebraici in Russia esprimono ammirazione per Putin e per il trattamento degli ebrei in Russia. Lo stesso Putin ha un rapporto molto stretto col primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Per una valutazione obiettiva dell’assenza di antisemitismo in Russia, si veda lo studio accademico del Centro di ricerca sull’estremismo dell’Università di Oslo e il suo dipartimento di letteratura, studi di area e lingue europee. Le conclusioni sono che non ci fu praticamente violenza antisemita in Russia nel periodo studiato (2005-2015) e che il popolo ebraico in Russia è fisicamente più al sicuro che in qualsiasi democrazia matura dell’Europa occidentale, e che gli atteggiamenti nei confronti degli ebrei in Russia sono fortemente positivi. Con una popolazione in Russia di 190000, ci furono solo 33 incidenti nel 2005-2015, in contrasto con un numero orrendo di aggressioni in Germania e in Francia e la fuga di ebrei dall’Unione europea in generale. L’originale assurdo articolo (“È ora di abbandonare il tabù sugli ebrei”) è così razzista che Bausman sarebbe indubbiamente perseguito in Gran Bretagna per “incitamento all’odio”. Dovremmo tutti, non solo i russi, essere grati a Dmitrij Babich che giustamente esclude la definizione delle persone secondo la razza piuttosto che le convinzioni politiche.

Dmitrij Babich: Russia Insider va da Goebbels: sfatare la visione distorta di Charles Bausman della realtà russa
Prendersela cogli ebrei

Charles Bausman, redattore capo di Russia Insider, ha scelto un rotta battuta: ha deciso di corteggiare il pubblico scoprendo “l’origine ebraica” delle guerre e delle tensioni odierne. Niente potrebbe essere di maggiore aiuto a neoliberisti e neoconservatori globalisti che cercano di presentare le voci alternative (e in primis le voci alternative dalla Russia) come coro di antisemiti, cospirazionisti e compari di Putin. I detrattori di RT e Sputnik negli Stati Uniti ed UE potrebbero rapidamente dimenticare che Paula Slier di RT realizzò documentari premiati sugli orrori dell’Olocausto, e che ciò non le impedì di riferire degli effetti dei bombardamenti israeliani sui palestinesi. Ma i detrattori di RT e Sputnik ricorderanno la recente opera di Bausman intitolata “È ora di abbandonare il tabù sugli ebrei”. Lo ricorderanno e lo citeranno come esempio di “uomo di Putin fascista”, allargandone rapidamente la pessima reputazione su tutti i media che Bausman ha frequentato. Tali reazioni, dei rappresentanti dei media mainstream occidentali, già appaiono. A giudicare dal testo dell’articolo, Bausman era pienamente consapevole di tale reazione prima di esprimere i suoi sentimenti nei confronti degli ebrei, ma tuttavia procedette alla pubblicazione.

Nulla da fare con la Russia
I tentativi di collegare l’articolo di Bausman al nostro Paese o al suo presidente non hanno semplicemente senso: sono completamente ingannevoli. L’articolo di Bausman è stato pubblicato sul suo sito privato, da cui cerca donazioni dal pubblico. L’articolo antisemita di Bausman non ha nulla a che fare con Putin o con “l’atmosfera nella Russia di Putin” (che non è antisemita o xenofoba). Inoltre, non ha nulla a che fare né con la realtà moderna né con la tradizione intellettuale russa. Si prega di notare che alcun riferimento ai pensatori russi è fatto nell’articolo di Bausman, ad eccezione di alcune illustrazioni tardive del pittore Ilija Glazunov, che respinse le accuse di antisemitismo in vita, ma morto l’anno scorso non può difendere né la reputazione né il copyright. Questa non è una situazione insolita per chi abbia a che fare con Bausman: nell’articolo scrive che Russia Insider “ripubblica i migliori articoli sulla Russia con il link all’originale”, ma dimentica di aggiungere che Russia Insider di solito lo fa senza permesso e, di conseguenza, senza alcun compenso per i detentori del copyright degli articoli. La stragrande maggioranza degli ebrei che si trovarono sul territorio dell’Impero russo e dell’Unione Sovietica, con l’espansione del nostro Paese nei secoli 18.mo-20.mo, divennero i nostri ebrei. Si chiamano ebrei sovietici, russi, a volte anche ucraini, moldavi o georgiani, ma nonostante ciò fanno parte di ciò che il Presidente Putin chiama “mondo russo” e non solo perché la lingua russa è nativa, essendo nella maggior parte dei casi la loro lingua madre.

“Loro” hanno creato tutto, dal neoliberismo alla bomba atomica sovietica
Ecco cosa scrive Bausman: “Dal punto di vista politico, il movimento neo-conservatore, il nemico più duro della Russia, è stato concepito, guidato e consiste principalmente di ebrei”. Cosa molto interessante! Seguendo la stessa logica e attenendosi agli stessi standard potrei dire che la bomba atomica sovietica fu concepita e sviluppata principalmente da ebrei. Sì, l’accademico Abraham Joffe era il capo del dipartimento di fisica dell’Accademia delle scienze sovietica che dovette rispondere alla domanda di Stalin sulla fattibilità di un’arma nucleare nel 1942. La conclusione di Joffe fu positiva, con proposte sul modo di produrla (qui abbiamo la “concezione” ebraica della bomba sovietica). I lavori per la produzione del plutonio per la prima bomba atomica sovietica erano guidati dal capo ingegnere Rotshild e dal capo tecnico Zilberman (così suonano i loro cognomi in russo). In realtà, naturalmente, la bomba atomica sovietica fu creata da una squadra multietnica, che aveva vari motivazioni. Alcuni avevano motivazione ideologica (al servizio del comunismo), altri volevano proteggere la madre Russia e l’umanità dal monopolio nucleare statunitense (al servizio della madrepatria e dell’umanità), e altri stavano solo salvando la pelle, dato che il progetto era supervisionato dal sinistro Ministro della Sicurezza dello Stato Lavrentij Berija. E, secondo le memorie dei testimoni oculari, gli ebrei erano presenti in tutti e tre i gruppi.

Non sangue, ma ideologia
Allo stesso modo è profondamente ingiusto da parte di Bausman ridurre le ideologie neoliberali e neoconservatrici, crudeli ed estremiste, alle origini ebraiche di alcuni loro fautori. Scrivendo sulla questione, Bausman dimentica di menzionare che l’avversario più deciso e noto del neoconservatorismo negli Stati Uniti è nientemeno che il Professor Stephen F. Cohen, un ebreo. e il principale nemico inglese del neoconservatorismo è l’ebrea Melanie Phillips. E, parlando di responsabilità, dove dovremmo dire del padre del programma di assassinii via drone, l’angelo della morte della CIA John Brennan, che sembra sia un cattolico romano irlandese (oh mio Dio, anche praticante)? Tenendo conto del colore della pelle di Barack Obama e Condoleezza Rice, padre della guerra ucraina e madre dell’invasione dell’Iraq, si potrebbe pensare a somiglianze ideologiche tra neoliberismo e neo-conservatorismo piuttosto che a una cospirazione ebraica. Oppure, seguendo la logica di Bausman, dobbiamo incolpare delle guerre statunitensi persone di origine africana, probabilmente includendo l’ancora più “colorato” Powell nella cosa. (Come dice Bausman, “c’è uno squilibrio etnico travolgente”). La verità è che la questione del “discorso della provetta” di Powell all’ONU, così come dei biscotti regalati da Nuland ai maidanisti, è davvero sconveniente, ma questi casi non hanno nulla a che fare con ebrei o meno. Tali casi riflettono non odio etnico, ma l’infatuazione occidentale per la propria ideologia ultraliberale, un mix esplosivo di “vecchie verità morte” del XX secolo, giustificando omicidi e menzogne nel nome di “elezioni” e “giustizia”, delegittimate quando portano al potere dei “liberali”. Anche Bausman si dimentica di notare un’altra cosa importante: molto spesso i neo-liberlconservatori si dichiarano ebrei per puro conformismo. Prendete Madeleine Albright, segretaria di stato di Clinton durante l’invasione della Jugoslavia della NATO nel 1999. Trovò convenientemente radici ebraiche solo DOPO il bombardamento della Jugoslavia, fino a quel momento era l’orgogliosa figlia di un noto diplomatico ceco, Joseph Korbel, che durante l’avvento del nazionalismo ceco nella prima metà del XX secolo si sentiva il più slavo dei cechi. Albright si affrettò ad adattare la visione neo-liberista degli ebrei con la stessa passione che Bausman mostra quando cerca di infilare gli ebrei (russi e non) nello stereotipo negativo.

Ripetere gli errori dei russi bianchi
Charles Bausman scrive: “Molti russi bianchi in fuga dalla rivoluzione credevano che fosse per lo più un colpo di Stato ebraico, finanziato da ricchi banchieri di New York e Londra nemici giurati del zarismo cristiano“. In effetti, molti russi bianchi la pensavano così, e questo è il motivo per cui persero la guerra civile. Molti generali della Guardia Bianca consideravano il radicalismo ebraico l’unico problema della Russia (o almeno il principale della Russia), e non si preoccuparono di suggerire alla popolazione russa una valida alternativa al bolscevismo, solo il ritorno allo status quo prima del 1917. La formula “torniamo al passato+antisemitismo” non funzionò in Russia durante la guerra civile del 1918-1920 e non funzionerà ora. Persino Gennadij Zjuganov (leader del Partito comunista russo) l’ha capito, ma Bausman è ancora bloccato nella mentalità degli emigrati bianchi meno seri. I più saggi, come gli scrittori Vladimir Nabokov e Ivan Bunin, erano contrari all’antisemitismo. Nabokov aveva una moglie ebrea (Vera Nabokova spesso definita la moglie del miglior scrittore nella storia della letteratura) e fece una scenata in un ristorante statunitense col cartello “Solo Gentili”. Ma Bausman probabilmente non capirà mai QUESTO TIPO di russo.Traduzione di Alessandro Lattanzio