Terza riunione plenaria del 7.mo CC del PLC in presenza di Kim Jong Un

Pyongyang, KCNA, 21 aprile – UriminzokkiriIl terzo incontro plenario del Settimo Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea si è svolto a Pyongyang il 20 aprile. Kim Jong Un, presidente del PLC, guidava la riunione plenaria. Alla riunione erano presenti membri del Presidium, membri e membri supplenti dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC e membri e membri supplenti del CC del PLC e membri della Commissione di Controllo Centrale del PLC. Presenti come osservatori erano membri del Comitato Centrale del PLC e funzionari di partito e amministrativi di ministeri, istituzioni nazionali, province, città e contee, importanti istituti ed istituzioni industriali e fattorie cooperative e membri degli organi delle Forze Armate. L’assemblea plenaria trattava i seguenti punti all’ordine del giorno:
1. Sui compiti del nostro partito per accelerare ulteriormente la costruzione socialista come richiesto dal nuovo avanzato stadio della rivoluzione in via di sviluppo
2. Verso una svolta rivoluzionaria nella scienza e nell’istruzione
3. Questioni organizzative
Il primo ordine del giorno fu discusso durante la riunione. Kim Jong Un fece rapporto sul primo ordine del giorno, dicendo che l’assemblea plenaria doveva essere convocata per discutere e decidere questioni importanti per il raggiungimento degli obiettivi dello stadio superiore della costruzione socialista, come richiesto dalla rivoluzione in via di sviluppo e nella situazione attuale. Dicendo che la situazione generale cambia rapidamente a favore della rivoluzione coreana grazie all’azione e agli sforzi attivi della Corea democratica, dopo la dichiarazione sul completamento dello Stato nucleare, l’anno scorso, informava della creazione del nuovo clima di distensione e pace nella penisola di Corea e nella regione e dei cambiamenti drammatici nel panorama politico internazionale. Dichiarava che la miracolosa vittoria adempiendo perfettamente la grande causa storica della costruzione della Forza Nucleare dello Stato in un breve arco di tempo, meno di cinque anni, è la grande vittoria della linea del PLC per far avanzare simultaneamente la costruzione economica e la costruzione della forza nucleare e, allo stesso tempo, brillante vittoria che poteva essere ottenuta solo dall’eroico popolo coreano. Indicava i progressi compiuti nella costruzione economica insieme alla lotta di tutto il partito, di tutto lo Stato e di tutto il popolo per l’attuazione della suddetta linea. Dichiarava con orgoglio che i compiti storici della linea strategica di sviluppo simultaneo dei due fronti indicati nella riunione plenaria del Comitato centrale del partito del marzo 2013, sono stati portati a termine con successo. Dichiarava la vittoria della linea del PLC e quindi la lotta del popolo coreano che ha lavorato duramente con sacrifico per acquisire una potente spada preziosa per difendere la pace si è conclusa con successo dando la ferma garanzia che i nostri discendenti potranno godere della vita più dignitosa e più felice del mondo. Dichiarava che non sono necessari test nucleari e missili balistici, intermedi e intercontinentali, per la RDPC, dato che il lavoro per porre testate nucleari sui missili balistici è stato verificato quando furono effettuati processi di sviluppo delle armi nucleari in modo scientifico e con sequenza regolare, e lo sviluppo dei vettori è stato anche completato scientificamente, aggiungendo che la missione del poligono nucleare settentrionale è quindi finita. Chiariva la posizione pacifista del PLC nel dare un contributo positivo alla costruzione del mondo libero dalle armi nucleari in conformità all’aspirazione e al desiderio comune all’umanità, a condizione che la potenza della RDPC sia posta sul livello desiderato divenendo possibile garantire in modo affidabile la sicurezza dello Stato e del popolo.
Dichiarava che oggi, quando i compiti storici della linea strategica di sviluppo simultaneo dei due fronti sono stati portati a termine con successo, il PLC affronta importanti compiti per accelerare l’avanzata della rivoluzione con fiducia nella vittoria e quindi accelerare la vittoria finale della causa socialista. Ha chiarito che nella fase attuale in cui la RPDC diventa potenza politico-ideologico e militare mondiale, la linea strategica del PLC è concentrare tutti gli sforzi del partito e del Paese sulla costruzione economica socialista. Dichiarava che è necessario lanciare l’offensiva rivoluzionaria generale e compiere progressi dinamici nella costruzione economica sotto lo slogan: “Acceleriamo ulteriormente l’avanzata della nostra rivoluzione concentrando tutti i nostri sforzi sulla costruzione economica socialista!” Osservava che l’obiettivo immediato della lotta per realizzare la nuova linea strategica è mantenere la produzione in piena attività in tutti gli stabilimenti industriali e raccogliere raccolto abbondante in tutti i campi agricoli durante il periodo di attuazione della strategia quinquennale dello sviluppo economico nazionale e quindi far risuonare le risate del popolo in tutto il Paese. Sottolineava che l’obiettivo a lungo termine è basare un’economia nazionale secondo le basi del Juche, moderne, informatiche e scientifiche fornendo a tutto il popolo una vita benestante e altamente civilizzata in modo che possa vivere bene come gli altri. Chiariva i compiti per eseguire a fondo la nuova linea strategica e le modalità per attuarli, come il problema delle priorità del lavoro economico nel lavoro complessivo del partito e dello Stato, sfruttando tutti i potenziali umani, materiali e tecnici del Paese per lo sviluppo. Invitava tutti i campi e le unità ad affidarsi a scienza e tecnologia, a migliorare costantemente lo spirito dell’autosviluppo ed aumentare la produzione sotto lo slogan dell’autosufficienza.
Al fine di attuare appieno la nuova linea strategica incanalando tutti gli sforzi sulla costruzione economica, è necessario migliorare drasticamente il ruolo delle organizzazioni di partito, sottolineava. Esortava gli organi di orientamento economico, incluso il Governo, ad occupare la loro posizione di responsabili degli affari economici, organizzando meticolosamente l’operazione e il comando per compiere rapidi progressi economici. Inoltre esortava tutti i campi e le unità ad subordinarsi incondizionatamente al comando unificato del Governo nell’attuazione della politica economica del partito.
Interventi si ebbero sul primo punto all’ordine del giorno durante la riunione plenaria.
I relatori erano Choe Ryong Hae, del Presidium dell’Ufficio politico e Vicepresidente del Comitato centrale del PLC, Pak Pong Ju, del Presidium dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC e primo ministro del Governo, e Kim Jong Gak, direttore dell’Ufficio Politico Generale dell’Esercito Popolare Coreano. Le risoluzioni sul primo punto all’ordine del giorno furono approvate all’unanimità. La risoluzione “Sulla proclamazione della grande vittoria della linea di sviluppo simultaneo di costruzione economica e costruzione della forza nucleare” specificava le seguenti decisioni.
In primo luogo, dichiariamo solennemente che i test sub-critici nucleari, test nucleari sotterranei, miniaturizzando e alleggerendo le armi nucleari, e lo sviluppo dell’arma nucleare super-potente e dei vettori furono effettuati nel corso della campagna per l’attuazione della linea del partito per sviluppare simultaneamente i due fronti e quindi il lavoro per disporre testate nucleari sui missili balistici è stato realizzato in modo affidabile.
In secondo luogo, interromperemo i test nucleari e dei missili balistici intercontinentali dal 21 aprile, Juche 107 (2018). Il poligono nucleare settentrionale della RPDC sarà smantellato per garantire in modo trasparente la cessazione dei test nucleari.
In terzo luogo, la cessazione dei test nucleari è un processo importante del disarmo mondiale e la Corea democratica aderirà al desiderio e agli sforzi internazionali per la fine totale dei test nucleari.
In quarto luogo, la RPDC non utilizzerà mai armi nucleari né trasferirà armi nucleari o tecnologia nucleare in alcuna circostanza a meno che non vi siano minacce e provocazioni nucleari contro la Corea democratica.
In quinto luogo, concentreremo tutti gli sforzi per costruire una potente economia socialista e migliorare notevolmente il livello di vita del popolo mobilitando tutte le risorse umane e materiali del Paese.
In sesto luogo, creeremo un ambiente internazionale favorevole alla costruzione economica socialista e faciliteremo lo stretto contatto e un dialogo attivo coi Paesi limitrofi e la comunità internazionale al fine di difendere pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.
La risoluzione “Concentrando tutti gli sforzi sulla costruzione economica socialista per soddisfare i requisiti della nuova fase di sviluppo della rivoluzione” chiariva le seguenti decisioni.
In primo luogo, orienteremo il partito e gli affari di Stato nella costruzione economica socialista e concentreremo tutti gli sforzi su di esso.
In secondo luogo, il Partito e le organizzazioni dei lavoratori, gli organi di potere, gli organi di polizia e gli organi delle Forze Armate rafforzeranno il loro ruolo nella lotta per concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica socialista.
In terzo luogo, le organizzazioni di partito e le istituzioni politiche a tutti i livelli dovranno controllare e rivedere regolarmente l’attuazione delle decisioni prese in occasione della Terza riunione plenaria del 7.mo Comitato centrale del PLC, in modo da garantirne l’attuazione completa.
In quarto luogo, il Presidium dell’Assemblea Popolare Suprema e il Consiglio dei Ministri adotteranno misure legali, amministrative e tecniche per svolgere i compiti stabiliti nelle risoluzioni della riunione plenaria del Comitato Centrale del PLC.
Il secondo punto all’ordine del giorno è stato discusso durante la riunione.
Kim Jong Un relazionava sul secondo punto all’ordine del giorno, sottolineando la necessità di realizzare una svolta rivoluzionaria nella scienza e nell’istruzione, aggiungendo che il problema di concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica sarà impensabile senza il rapido sviluppo della scienza e dell’istruzione. Dichiarava che negli ultimi anni del nostro Partito ha realizzato non pochi risultati attraverso misure attive volte a promuovere scienza ed istruzione per soddisfare le esigenze dello stadio superiore della rivoluzione in via di sviluppo. Analizzava e rivedeva anche gli aspetti negativi nella scienza e dell’istruzione e loro cause. Presentava lo slogan strategico “Compiamo un balzo in avanti con la forza della scienza e garantiamo il futuro con la forza dell’istruzione!” e specificava chiaramente compiti e modalità per accelerare la costruzione di una potenza scientifica e tecnica e di talento.
Interventi sul secondo punto all’ordine del giorno furono presentati da Pak Thae Song, dell’Ufficio Politico e Vicepresidente del Comitato centrale del PLC, Kim Su Gil, membro supplente dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC e presidente del Comitato comunale di Pyongyang del PLC, e Kim Sung Du, presidente della Commissione per l’istruzione. Veniva adottata la risoluzione sul secondo punto all’ordine del giorno “Per realizzare la svolta rivoluzionaria nella scienza e nell’istruzione”.
La riunione plenaria ha discusso la questione organizzativa, terzo punto dell’agenda.
C’è stata la nomina suppletiva di un membro dell’Ufficio Politico del Comitato centrale del Partito dei lavoratori della Corea. Kim Jong Gak veniva eletto all’Ufficio Politico del CC del PLC. Vi furono rielezioni ed elezioni suppletive di membri e membri supplenti dell’Ufficio politico del Comitato centrale del partito. Sin Yong Chol, Son Chol Ju, Jang Kil Song e Kim Song Nam, membri supplenti del Comitato Centrale del Partito, furono eletti membri, e Kim Jun Son, Kim Chang Son, Jong Yong Guk e Ri Tu Song furono eletti membri del Comitato Centrale del partito per colmare i posti vacanti. Ri Son Gwon, Hong Jong Duk, Sok Sang Won, Jang Kil Ryong, Pak Hun, Ko Ki Chol, An Myong Gon, Ko Myong Chol, Kim Son Uk, Hong Man Ho, Kim Chol Ha, Kim Yong Gu, Kim Chol Ryong e Kim Il Guk furono eletti membri supplenti del Comitato Centrale del Partito per ricoprire i posti vacanti. Si ebbero rielezione ed elezione dei membri della Commissione di Controllo Centrale della PLC. Ko Chol Man e Choe Song Gun furono eletti alla Commissione di Controllo Ventrale del PLC.
Kim Jong Un deliberava un discorso storico conclusivo alla riunione plenaria. Dichiarava che la dichiarazione della vittoria della linea dello sviluppo simultaneo della costruzione economica e della costruzione della forza nucleare e il progresso della nuova linea per concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica, all’attuale riunione plenaria, è un evento politico di portata storica significativa per la realizzazione della causa socialista di Juche. Lo spirito della Terza Assemblea Plenaria del 7.mo Comitato Centrale del Partito è accelerare ulteriormente l’avanzata della nostra rivoluzione sotto la bandiera dell’autosufficienza sulla base della grande vittoria della linea di sviluppo simultaneo della costruzione economica e della forza nucleare e quindi anticipare il programma dal massimo obiettivo della costruzione socialista, presentato al 7.mo Congresso del PLC, osservava, sottolineando che nucleo e principio della nuova linea rivoluzionaria del partito è l’autosufficienza, sottolineando la necessità di mantenere l’indomita perseveranza dello spirito dell’autosufficienza, come sempre, ed aprire la via alla prosperità e realizzare al più presto un futuro roseo. Il nostro obiettivo è attivare l’economia nazionale complessiva e avviarla in ascesa e quindi stabilire un’economia socialista indipendente e moderna, basata sulla conoscenza, nel periodo d’attuazione della strategia quinquennale per lo sviluppo economico nazionale, affermava. Sottolineava la necessità di attribuire importanza a scienza ed istruzione sviluppandole per raggiungere l’obiettivo massimo della costruzione socialista, realizzando completamente la nuova linea rivoluzionaria del Partito.
Per realizzare la linea rivoluzionaria e la politica del Partito, i funzionari dovranno compiere sforzi energici con forte determinazione e lavorare sodo con alte capacità per porre i loro campi e unità sul livello richiesto dal Partito, aggiungeva.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Pyongyang non rinuncia alla deterrenza nucleare

Alessandro Lattanzio, 21 aprile 2018Pyongyang annuncia una nuova linea strategica nazionale, sospendendo i test nucleari e missilistici fino al previsto incontro tra il Presidente Kim Jong Un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Va ricordato che a Pyongyang, dal 30 marzo al 1° aprile, Mike Pompeo, nuovo segretario di Stato dal presidente degli USA Donald Trump, incontrava il Presidente Kim Jong Un, nell’ambito del dialogo tra Washington, Seoul e Pyongyang sulla denuclearizzazione della penisola e conclusione del trattato di pace della guerra di Corea, per il
rilancio delle relazioni inter-coreane e la fine delle sanzioni alla Corea democratica, con conseguente normalizzazione delle relazioni di Pyongyang con Washington e Tokyo. Fu l’incontro più importante tra un alto funzionario statunitense e un leader nordcoreano dal 2000, quando l’ex-segretaria di Stato Madeleine Albright, dell’amministrazione Clinton, incontrò Kim Jong-Il. Pompeo e Kim Jong Un discussero dei preparativi per un vertice tra Kim e Trump che potrebbe svolgersi a giugno. Il presidente Trump riconosceva anche i negoziati per il trattato di pace definitivo tra Coree e tra Corea democratica e USA, che nessun presidente degli USA aveva riconosciuto in precedenza. Il trattato di pace della guerra di Corea potrebbe aprire la strada all’unificazione delle due Coree, ma anche al ritiro delle forze statunitensi dalla penisola coreana, presenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
All’ultima riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, venivano prese sei decisioni cruciali:
1. La Corea democratica dichiarava che i precedenti test missilistici avevano permesso di miniaturizzare le testate nucleari per i vettori balistici.
2. Dal 21 aprile, tutti i test nucleari e balistici venivano sospesi.
3. Il Centro dei test nucleari sarà demolito per garantire la trasparenza sulla sospensione della ricerca nucleare.
4. Pyongyang dichiarava che non userà mai armi nucleari se non in caso di “minaccia o provocazione nucleare” contro la Corea democratica, e “in alcun caso avvierà la proliferazione di armi e tecnologie nucleari”.
5. D’ora in poi, tutti gli sforzi di Pyongyang si concentreranno sulla costruzione di una forte economia socialista, mentre le risorse del Paese saranno mobilitate per “migliorare drasticamente” il tenore di vita del popolo.
6. Pyongyang supporterà un ambiente internazionale favorevole ed intensificherà il dialogo coi Paesi limitrofi e la comunità internazionale, proteggendo pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.
Il presidente del Partito dei Lavoratori Coreano (PLC), alla riunione plenaria del Comitato Centrale, dichiarava che la situazione generale era favorevole alla rivoluzione coreana e all’iniziativa della Repubblica popolare democratica di Corea (RDPC), dopo aver completato lo sviluppo della forza nucleare nazionale. Ciò creava un nuovo clima di distensione nella penisola e nella regione, indicando i cambiamenti derivanti dalla scena politica internazionale. Quindi Kim annunciava la fine dei test nucleari e dei missili balistici intercontinentali, affermando che lo sviluppo di testate nucleari per missili balistici era stato completato. Aggiungeva che la missione del poligono nucleare di Punggye-ri, a nord-est di Pyongyang, era giunta al termine e che l’impianto sarà smantellato per garantire sull’interruzione degli esperimenti nucleari. Kim proclamava che la RPDC non utilizzerà mai armi nucleari né le trasferirà in alcuna circostanza, tranne in caso di minacce o provocazioni nucleari contro il territorio coreano. Chiariva che il PLC contribuisce alla costruzione di un mondo libero dalle armi nucleari, ma altresì affermava che garantirà sempre la sicurezza dello Stato e del popolo di tutto il Paese, elogiando il duro lavoro del popolo coreano sui due fronti strategici identificati dal Comitato centrale del PLC nel 2013, permettendo al Paese di dotarsi di una potente arma per difendere la pace e garantirsi un futuro prospero. Osservava che oggi il Paese diveniva una potenza politico-ideologica e militare mondiale, e che la linea strategica del PLC ora puntava a concentrare il lavoro nella costruzione economica del socialismo. Agli ospiti presenti da istituzioni nazionali, provinciali e cittadine, dai grandi stabilimenti, industrie e fattorie cooperative, si esigeva la continuazione della produzione a pieno regime negli stabilimenti industriali e in tutti i campi agricoli. Il leader del PLC affermava che l’obiettivo a lungo termine è modernizzare l’economia coreana attraverso informatizzazione e sviluppo scientifico, sfruttando tutto il potenziale umano, materiale e tecnico del Paese, promettendo un ambiente internazionale favorevole a stretti contatti e dialogo attivo coi Paesi limitrofi e comunità internazionale, per difendere pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.

Le origini naziste della NATO

Mision Verdad, 10 aprile 2018Sui nazisti ci sono molti miti e persino fantasie, tuttavia alcune storie su ciò che accadde a certi ufficiali, scienziati, intellettuali del Terzo Reich sono state confermate da documenti, rapporti e dossier declassificati. Si trova sul web la storia delle ratlines (linee dei topi), di cui il Vaticano tesse la logistica. Consisteva in una serie di rotte e punti di transizione per alcuni personaggi del nazismo che il governo statunitense volle arruolare, aiutandosi nella clandestinità. Da qui anche il riferimento ai ratti. La riconversione dal nazismo all’occidente contro il comunismo fu solo proforma, poiché già il Terzo Reich cercò nella Seconda guerra mondiale di sconfiggere l’Unione Sovietica. Come si sa, fallì. Ma alti comandanti nazisti furono poi riciclati nella struttura della coalizione transatlantica guidata dagli Stati Uniti contro il blocco sovietico. Di seguito presentiamo brevi profili dei seguenti ufficiali che, da nazisti, divennero importanti ufficiali dell’Organizzazione del Nord Atlantico (NATO).

Adolf Heusinger, al centro, Hitler a destra, a sinistra di Heusinger, Paulus.

– Adolf Heusinger ascese ai vertici delle gerarchie militari del Terzo Reich.
Divenne capo di Stato Maggiore nel 1944 per un breve periodo, e poi fu ridotto a capo della divisione cartografica per una possibile collaborazione all’attentato a Hitler.
Fu coinvolto nei piani d’invasione nazista di Polonia, Norvegia, Danimarca e Francia.
La sua storia è la più interessante, poiché dopo la guerra divenne spia della CIA, braccio destro militare del governo di Konrad Adenauer nel 1957-1961, nella Repubblica Federale di Germania, per poi avere la presidenza del Comitato militare della NATO, il massimo grado militare dell’organizzazione, fino al 1964.

Heusinger alle spalle di Adenauer.

– Hans Speidel fu tenente-generale nazista, Capo di Stato Maggiore e uno dei più importanti ufficiali da campo di Erwin Rommel. Aderì all’esercito tedesco di Adenauer come consigliere e supervisionò l’integrazione della Bundeswehr (forze armate tedesche) nella NATO. Fu poi nominato comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1957 al 1963.

1944; Speidel, Lang e Rommel

1.12.1955, Heusinger, Blank e Speidel

– Johannes Steinhoff fu uno dei più audaci piloti dell’aviazione militare nazista.
Il suo record di 176 aerei nemici abbattuti, e la sua esperienza in 993 missioni durante la carriera di pilota da combattimento, fu abbattuto 12 volte e sempre salvato, gli valse la decorazione più importante del Terzo Reich durante la guerra: la Croce di Ferro da Cavaliere.
Steinhoff fu capo di Stato Maggiore e comandante delle Forze aeree alleate dell’Europa centrale (1965-1966), capo di Stato Maggiore della Luftwaffe della Bundeswehr (1966-1970) e presidente del Comitato militare della NATO (1971-1974).

Steinhoff e il Generale statunitense JR Holzapple

Steinhoff a sinistra, con Willy Brandt al centro; Bonn

– Johann von Kielmansegg fu ufficiale di Stato Maggiore Generale dell’Alto Comando nazista, dove divenne colonnello e comandò diversi reggimenti sul campo. Dopo la guerra, aderì alla marina tedesca e promosso generale di brigata, scalò i vertici della NATO come comandante in capo delle forze speciali dell’Europa centrale nel 1967.

Kielmansegg, Hoepner, Schoen Angerer e Landgraf, durante l’invasione dell’URSS, presso Leningrado

Il capo di Stato Maggiore USA Lyman Lemnitzer e Johann Adolf Graf von Kielmansegg; 1968

– Jürgen Bennecke faceva parte dello Stato Maggiore del Gruppo d’Armate Centro dei nazisti. Fu promosso generale durante la formazione dell’esercito tedesco nel dopoguerra, e dal 1968 al 1973 fu comandante in capo del Comando delle forze alleate della NATO in Europa centrale.

Jurgen Bennecke col Maresciallo dell’Aria Sir August Walker, comandante della RAF; 1968

– Ernst Ferber fu promosso tenente-colonnello nello Stato Maggiore della Wehrmacht, venne decorato con la Croce di ferro di prima classe. Dopo il reclutamento post-bellico, fu comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1973 al 1975.

Ernest Feber al centro

– Karl Schnell fu primo ufficiale dello Stato Maggiore di importanti corpi e divisioni e ricevette la Croce di ferro di seconda classe. Successivamente studiò economia aziendale e divenne tenente-generale, sostituendo il generale Ferber a comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale, nel 1975 – 1977.

Karl Schnell, a sinistra

– Franz-Josef Schulze fu tenente nelle forze aeree naziste e comandante di reggimento, ricevette la Croce di ferro di cavaliere. Nella Germania del dopoguerra divenne generale e fu comandante in capo delle f forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1977 – 1979.– Ferdinand von Senger und Etterlin combatté come tenente nell’invasione nazista dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa) e partecipò alla battaglia di Stalingrado, una delle più importanti della Seconda guerra mondiale che ribaltò l’equilibrio di forze per gli alleati. Tra le tre decorazioni più importanti c’era la Croce tedesca in oro, ed alla fine della guerra fu assistente del Comando supremo della marina del Terzo Reich. In seguito comandò diversi battaglioni di carri armati divenendo generale e comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1979 – 1983.Tali ufficiali nazisti hanno parecchie cose in comune, tra cui aver scritto e pubblicato libri sulle loro esperienze da nazisti nella Seconda guerra mondiale, essendo stati catturati (in maggioranza) dalle forze armate statunitensi offrirono i loro servigi agli ordini della struttura più importante che affrontò, durante gli anni della cosiddetta Guerra Fredda, i sovietici e la loro influenza in Europa. L’obiettivo principale della Germania nazista era distruggere il progetto sovietico, così come la NATO aveva intenzione di fare fino alla caduta del muro di Berlino. Questo è il motivo per cui gli ufficiali nazisti con esperienza sul campo di battaglia e conoscenza delle tattiche che la NATO poi usò contro Jugoslavia e Libia, per nominare due casi, furono reclutati dalle élite statunitensi e tedesche per riprendere l’Operazione Barbarossa con modi più sottili e la stessa audacia ideologica. Proprio come l’Organizzazione Gehlen fu attivata da Stati Uniti e Germania Federale nel dopoguerra, partendo dalle reti spionistiche che i nazisti avevano nell’Europa dell’Est, gli stessi ufficiali che ebbero successo nelle campagne militari furono riattivati per adempiere al loro ruolo secondo nuovi tempi ed interessi. La ricapitolazione sulle origini naziste di tale organizzazione transatlantica spiega ciò che molti altri analisti militari a lungo pensano: che il nazismo in Europa si manifesta storicamente oggi nella NATO. Il sogno di Hitler si materializza oggi e punta direttamente contro Russia e progetto eurasiatico.

Hans Landgraf, Georg Reinhardt, ignoto, e von Kielmansegg, a destra, durante l’invasione dell’URSS, estate 1941

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il governo di guerra russo

John Helmer, Mosca, 9 aprile 2018Padre Politica, come Madre Natura, aborre il vuoto. E così, anche prima che il Tesoro degli Stati Uniti annunciasse le ultime sanzioni contro individui e compagnie russi per “attività malvagie nel mondo”, il Presidente Vladimir Putin preparava un governo secondo il principio dell’organizzazione dello Stato Maggiore per combattere una guerra su tutti i fronti, senza la possibilità di negoziare con il nemico. L’impatto delle sanzioni statunitensi, insieme alla campagna del governo inglese del caso Skripal, e l’azione sul fronte siriano che s’intensifica, rafforzava ciò che era già deciso al Cremlino. Il nuovo governo sarà un gabinetto di guerra. Nel linguaggio russo, Stavka. Per gli stranieri, il nuovo gabinetto di guerra di Putin assomiglierà allo Stavka creato da Josif Stalin in seguito all’invasione tedesca del 22 giugno 1941. In effetti, lo Stavka era un’improvvisazione nel diciannovesimo secolo del comando russo. Fu la risposta dei comandi militari e di sicurezza, e dei servizi d’intelligence, quando il capo di Stato dimostra di sbagliarsi, vacillare o indecisione nel difendersi dall’aggressione straniera che mira a decapitare la leadership russa, liquidarne la difesa e distruggerne l’economia. Per dettagli, cliccare qui.
Le immagini pubblicate dal Cremlino rivelano che Putin ha deciso, insieme a Ministero della Difesa, Stato Maggiore Generale, capi dei servizi di sicurezza e del complesso militare-industriale russo, di cambiare i primi ministri. Ciò significa ricandidatura del sindaco di Mosca Sergej Sobjanin. Putin annuncerà il nuovo governo dopo l’inaugurazione ufficiale, prevista ufficialmente il 7 maggio. Sobjanin, che compirà 60 anni a giugno, fu scelto da Putin come suo capo di gabinetto al Cremlino nel 2005-2008. Quando Putin divenne Primo ministro nel maggio 2008, Sobjanin lo seguì divenendo capo dello staff governativo. Divenne sindaco di Mosca sostituendo il candidato presidenziale Jurij Luzhkov, il 21 ottobre 2010. Sobjanin è l’intermediario di Putin con i comandanti militari e della sicurezza russi che considerano capitolardo Medvedev perdendo fiducia nella capacità del Cremlino di resistere all’escalation dell’aggressione anglostatunitense. Invece di Medvedev, avrebbero preferito Sergej Shojgu, Ministro della Difesa, o Dmitrij Rogozin, Viceprimo Ministro incaricato del complesso militare-industriale. Entrambi si consideravano candidati presidenziali indipendenti, minacciando con la propria supremazia. Sobjanin è un uomo dello staff, reputa Putin, non di più.
Quando il primo pettegolezzo serio cominciò a circolare lo scorso ottobre sulla promozione, Sobjanin disse a un giornalista di Mosca: “Probabilmente sa molto bene che se ci sono tali voci, significa che è probabile quasi al 100% che non accadrà“. Disse a un altro reporter: “Ho lavorato nell’amministrazione presidenziale e nell’ufficio governativo. Penso che sia un lavoro duro e ingrato. Pertanto, se è possibile, la carica di primo ministro non fa per me. Dico sempre a tutti: mi trovo a mio agio lavorando a Mosca. Credo che questa carica di sindaco sia un lavoro da uomo vero. È possibile implementare progetti interessanti“. C’erano abbastanza doverose definizioni in queste osservazioni da sospendere il pettegolezzo senza ridurne la ragione. L’intensificazione della guerra anglo-statunitense dopo le elezioni presidenziali del 18 marzo ne ha rafforzato la ragione; inoltre si riduceva la resistenza di Putin a sostituire Medvedev. “Sì a un’economia di guerra“, dice un veterano del Ministero delle Finanze della Russia. “È il regime in cui il Paese può rivelare il vero potenziale e diventare creativo. Qui, la pace ha significato ristagno. In un’economia di guerra, le persone contano finché svolgono correttamente i propri compiti. Inoltre, non ci dovrebbero essere fazioni nel governo, quindi dev’essere un gruppo di persone che non cerca di danneggiare il prossimo”. La fonte avvertiva che nella situazione attuale della Russia, l’approccio preferito di Putin è impossibile: “la scelta tra le fazioni non produrrebbe il risultato richiesto“. “In particolare, non dovrebbe esserci un primo ministro. C’è chiaramente una squadra presidenziale, quindi un primo ministro è superfluo. Tutti questi giochi per tenere un premier “tecnico” affidandogli un lavoro inefficiente non sono più necessari. O vinciamo la guerra o la perdiamo. Quando il leader ha un alto supporto, è responsabile di tutto“. La fonte prevede che ci saranno meno posti nel nuovo governo, consolidando le funzioni ed ottimizzandone le operazioni. Il nuovo Ministro dell’Economia, secondo la fonte, potrebbe combinare il portafoglio dell’Industria, promuovendo Denis Manturov, la cui carriera iniziò nell’industria aerospaziale militare russa; è Ministro dell’Industria e del Commercio dal 2012. La fonte dice che i candidati per il Ministero delle Finanze e la Banca centrale “potrebbero essere chiunque. Ad esempio Tatijana Golikova. Questi posti avranno meno importanza in ogni caso“. Golikova dirige l’organismo di controllo della spesa statale, la Camera dei conti, dal 2013; prima fu Ministra della Sanità dal 2007 al 2012. È la moglie del Ministro dell’Industria dell’era Eltsin, Victor Khristenko.
L’approccio allo Stavka è sostenuto da diverse fonti, anche se non lo dicono agli amici non russi, e il nome di Sobjanin non viene menzionato. La riconferma di Medvedev, apparso due mesi fa come probabile risultato del rimpasto del governo di Putin, è ora impossibile. L’approccio allo Stavka significa anche rimozione dal personale attivo e da ruoli di comando di coloro che dipendono dal supporto di Medvedev, avendo contribuito alle sue campagne presidenziali e conservato l’opzione della successione al Cremlino a condizioni da negoziare con Washington, Londra, Bruxelles e Berlino. Tra costoro Igor Shuvalov, Viceprimo Ministro; Arkadij Dvorkovich, Viceprimo Ministro; e Aleksej Kudrin, ex-Ministro delle Finanze e aspirante Primo Ministro. Per la storia di Dvorkovich, cliccare qui. Esclusi dalla riconferma ad alti funzionari sono i ministri con residenze a Londra. Shuvalov è il più noto di loro, con due appartamenti adiacenti a Whitehall Court, che afferma di aver venduto a società offshore che controlla sempre lui. Altri due con residenze a Londra venivano identificati dai media inglesi, e potrebbero ora ritirarsi: Mikhail Abyzov, Ministro per il Governo aperto, e Boris Titov, commissario presidenziale per i diritti degli imprenditori. “Nella guerra che USA e NATO impongono ora alla Russia“, dice un banchiere internazionale, “i diritti degli imprenditori sono obsoleti. Gli statunitensi sono riusciti ad sovvertire venticinque anni di privatizzazioni russe che pensavano di aver reso irreversibili“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico

Alastair Crooke, SCF, 10.04.2018La recente serie di eventi porta Israele a ripiegarsi; o almeno, a una profonda riflessione esistenziale, nel settantesimo anniversario della fondazione. La profondità di questa introspezione piuttosto ansiosa è diventata esplicita nella discussione ospitata da Yediot Ahronoth, il più importante giornale israeliano, tra sei ex-capi del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano. L’irruzione più diretta in questo stato d’animo cupo era la dichiarazione alla Knesset (parlamento) secondo cui la popolazione tra Giordania e mare era esattamente bilanciata, 6,5 milioni per parte, tra israeliani e palestinesi. Certo, l’uguaglianza demografica si sarebbe verificata a un certo punto, lo sapevano tutti. Non è quindi una sorpresa; ma è uno schiaffo della realtà, nondimeno. Queste cifre furono pubblicate dalle IDF e sono quindi difficili da contestare. Questo momento di realtà riduce così la capacità di certi israeliani di persistere col pio desiderio che i palestinesi sia assai di meno. Questa svolta enormemente simbolica è qui, è arrivata. La domanda su quale tipo di Stato sarà Israele non è più teorica. Uno dei sei ex-direttori del Mossad, Pardo, rispondeva alla domanda qual è, secondo lei, la peggiore minaccia alla sicurezza nazionale israeliana?: “La peggiore minaccia, è il fatto che tra il mare e il fiume Giordano c’è un numero quasi identico di ebrei e non ebrei. Il problema centrale dal 1967 ad oggi è che Israele, per l’intera dirigenza politica, non ha deciso che Paese essere. Siamo l’unico Paese al mondo che non ha definito i propri confini. Tutti i governi vi si sono sottratti… Se lo Stato d’Israele non decide ciò che vuole, alla fine ci sarà uno Stato unico tra mare e Giordano. Questa è la fine della visione sionista“. Due altri eventi definivano il dilemma: in primo luogo, il primo ministro israeliano è stato costretto a un’inversione di marcia su un’iniziativa che avrebbe consentito a decine di migliaia di immigrati africani in Israele di essere reinsediati in Europa. La destra del suo governo di coalizione non voleva che Israele diventasse un canale della migrazione economica africana in Europa, costringendolo alla ritrattazione politica. È probabile che i rifugiati siano ora espulsi in Africa. Potrebbe sembrare un evento relativamente insignificante (tranne che per i migranti), ma ha nuovamente messo a fuoco, specialmente tra gli ebrei liberali in Israele e Stati Uniti, la questione di ciò che ora è la base morale dello Stato israeliano: Israele s’è gonfiato con milioni di immigrati dall’URSS (molti dei quali non sono ebrei). Israele ora abbandona la missione dello Stato su “esilio e rifugio”, allargando lo scisma tra gli ebrei statunitensi.
Il terzo evento sconcertante è stata la “marcia del ritorno” degli abitanti di Gaza verso il recinto che separa Gaza da Israele: Israele rispose sparando uccidendo 17 palestinesi: “Immaginate il risultato“, aveva detto a Ben Caspit un ufficiale israeliano, “se avessero spezzato il recinto, anche in un solo punto, marciando verso Israele. Sarebbe finita in un bagno di sangue“. La collisione tra la notizia che i palestinesi sono ora 6,5 milioni, con la nuova inedita tattica della dimostrazione di massa palestinese per i diritti civili con proteste pacifiche, da i brividi alla sicurezza israeliana: quale sarebbe la conseguenza se centomila palestinesi affollassero la recinzione, irrompendo e invadendo città e campagne vicine? Panico, e quindi sparatorie. Ma queste domande esistenziali sorgono mentre sorge la difficile costellazione geostrategica d’Israele. Un esempio, citato dal New Yorker, un ex-funzionario statunitense che partecipò al primo briefing di Jared Kushner presso l’NSC: ““Abbiamo tirato fuori la mappa e valutato la situazione”, aveva detto l’ex-funzionario della difesa. “Esaminando la regione, hanno concluso che la fascia settentrionale del Medio Oriente era persa a favore dell’Iran. In Libano, Hezbollah, agente iraniano, controlla il governo. In Siria, l’Iran ha contribuito a salvare il Presidente Bashar al-Assad dal disastro militare e ora ne rafforza il futuro politico. In Iraq, il governo, nominalmente filo-USA, è influenzato da Teheran. “Abbiamo quel tipo da mettere da parte”, mi disse il funzionario. “Abbiamo pensato, e ora? Le nostre ancore sono Israele e Arabia Saudita”. E il risultato: Kushner, che non ha esperienza del Medio Oriente, si recò a Riyadh per diverse sessioni “tutta la notte” col suo nuovo amico MbS, per discutere le “idee di quest’ultimo su come rifare il Medio Oriente… Ma, Bannon disse al New Yorker, il messaggio che lui e Kushner volevano che Trump trasmettesse ai capi della regione era che lo status quo doveva cambiare, e in più posti, così era meglio. “Gli abbiamo detto, Trump gli ha detto: “Vi sosteniamo, ma vogliamo azione, azione”, disse Bannon. Nessuno sembrava più desideroso di sentire quel messaggio del vice-principe ereditario. “Il giudizio era che dovevamo trovare un agente del cambiamento”, mi disse l’ex-funzionario della difesa. “È qui che arrivò MbS. L’avremmo accolto come agente del cambiamento”. Cosa? Bannon e Kushner dichiaravano di volere cambiare lo status quo del Medio Oriente, ma avendo appena concluso di aver già perso il settentrione e forse anche l’Iraq, a favore dell’Iran, decisero di assegnare il compito a MbS che aveva detto a un incredulo Tony Blinken (nel 2015): ““Mi ha detto che il suo obiettivo era sradicare l’influenza iraniana nello Yemen”, secondo Blinken. Fui colto alla sprovvista, osservò Blinken: scacciare i simpatizzanti dell’Iran dal Paese richiederebbe un bagno di sangue. “Gli dissi che poteva fare molte cose per minimizzare o ridurre l’influenza iraniana. Ma per eliminarla…?”” MbS è colui che può “respingere i persiani”, come sosteneva Steve Bannon? Questo non può essere preso sul serio. Qualcuno ricordò a Kushner le parole di Stalin a Pierre Laval nel 1935: “Il Papa! Quante divisioni ha il Papa di Roma?“. Non c’è da stupirsi che la dirigenza della sicurezza israeliana sia cauta.
Yediot Ahoronot racconta: “Ho chiesto agli ex-direttori del Mossad se loro, guardando Israele nel 70° anniversario, fossero soddisfatti: “Fui il primo direttore del Mossad che non faceva parte della generazione del 1948”, disse Shabtai Shavit. “Sono nato nello Stato, e mi sento molto male per ciò che vi accade. I problemi sono così grandi, profondi, ampli. Non ci sono linee rosse, niente è tabù. Come membri della comunità d’intelligence, la nostra capacità più importante è cercare di prevedere il futuro. Mi chiedo che tipo di Paese lascerò ai miei nipoti, e non riesco a trovare una risposta”.” Shavit si riferiva principalmente alle divisioni interne e alla perdita d’integrità della leadership politica israeliana; ma la situazione geopolitica non è nemmeno favorevole ad Israele. Gli USA, in un modo o nell’altro, si ritirano dal Medio Oriente. Più significativamente, tuttavia, diventa evidente che, col desiderio degli USA di ridurre Cina e Russia. s’innescava una risposta inaspettata. Sembra che Cina e Russia ne abbiano abbastanza del belluismo occidentale. Forse fu la strambata delle “potenze revisioniste” nella dichiarazione sulla postura della difesa nazionale degli Stati Uniti; forse l’escalation della guerra dei dazi; o forse “l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso” è stata l’espulsione dei diplomatici russi coordinata cogli “Skripal” (che sembra aver infuriato la Cina tanto quanto la Russia) ad aver scatenato questa reazione. Qualunque sia la causa, i “guanti sono tolti” a quanto pare. Cina e Russia non intendono più “subire”. Ciò ha importanti implicazioni per il Medio Oriente: Cina e Russia illustrano in modo molto visibile agli USA profondità e forza dell’unità strategica esistente tra esse. L’Iran ne fa parte ed è anche un partner strategico. La Cina infliggerà danni agli Stati Uniti se persistono con la guerra dei dazi (o altra modalità di guerra finanziaria). La Russia, cooperando con la Cina, causerà danni agli Stati Uniti, nel caso in cui ritenga che il loro Stato profondo continui a minacciarla. Neanche Iran o Siria accetteranno di essere ingiustificatamente presi di mira dagli interessi occidentali. Il Presidente Putin l’ha chiarito al primo ministro Netanyahu dopo l’abbattimento dell’F16 israeliano: la Russia ha ora interessi nella regione, e non permetterà ad Israele di “fare casino”. Chi si tirerà indietro da questo “gioco del pollo”? Non è chiaro. Potrebbe invece intensificarsi. Apparentemente, la Cina ha molto da perdere da una guerra dei dazi, ma gli Stati Uniti potrebbero essere più vulnerabili di quanto si pensi. Questa amministrazione ha legato indissolubilmente la credibilità politica dello Stato ai mercati finanziari (in particolare azionario). I mercati azionari sono quindi diventati la via del successo politico degli USA. Ci sono segnali che la Cina sappia che i mercati azionari e del debito statunitensi sono il tallone d’Achille degli USA. Steven Englander di Rafiki Capital Management nota: “Il trade spider si gioca in gran parte sui mercati finanziari, con la reazione sui titoli usati per determinare la saggezza della Cina o la politica degli Stati Uniti. I dazi statunitensi sembrano essere stati scelti per favorire economia e commercio. La risposta della Cina oggi è dettata dal desiderio d’infliggere il più netto danno politico e finanziario al mercato. È difficile credere che un Paese con dazi più alti ed esportazioni negli USA ad alta intensità di manodopera e quasi quattro volte le importazioni dagli USA, possa vincere una guerra commerciale. Tuttavia, ciò potrebbe avverarsi se la politica statunitense sarà più sensibile ai prezzi di azioni e prodotti politicamente sensibili che non alla politica della Cina, coi beni appena sottoposti a dazi. Un voto di fiducia percepito dai mercati finanziari può avere conseguenze sul mondo reale rafforzando i rispettivi processi negoziali: le reazioni positive danno ai politici maggiore margine di manovra nel sospingere le proprie politiche; una svendita sul mercato aumenterà la pressione per arretrare o trovare una soluzione rapida“.
La deterrenza d’Israele ne sarà probabilmente vittima, dato che USA ed asse Cina-Russia si scontrano. Il borbottio belluino di Bannon sul “nostro piano per annientare il califfato fisico dello SIIL in Iraq e in Siria, non attrito e annientamento, e far retrocedere i Persiani”, potrebbe sembrare neo-realista, ma sarebbe anche vuota retorica. L’Iran è un interesse russo, per diversi motivi, gli israeliani sono stati avvertiti e la loro capacità di agire è limitata. E i mercati azionari israeliani, oltre a Wall Street, potrebbero subire anche “danni collaterali” con queste nuove guerre finanziarie, esacerbandone le tensioni interne. Infine, la concatenazione di eventi può far sì che alcuni israeliani riflettano sul perché antagonizzare l’Iran, se Cina e Russia sembrano pronti a emergere come prossimo asse di potenze dell’Eurasia. È in corso un cambiamento strategico. E, dopotutto, Israele fu abbastanza pragmatico da avere relazioni coi nuovi leader rivoluzionari dell’Iran immediatamente dopo il 1979. Israele si fermò ed iniziò a demonizzare l’Iran solo come conseguenza del cambiamento nella politica interna israeliana, e non per una nuova minaccia.Traduzione di Alessandro Lattanzio