L’elezione in Nicaragua sarà un test

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 19/08/2016

nicaraguaDopo che tre statunitensi dell’ambasciata degli Stati Uniti furono accusati di spionaggio e cacciati dal Nicaragua, una protesta fu presentata a Managua contro questa decisione “ingiustificata”, e il governo nicaraguense venne avvertito che il rapporto tra i due Paesi subirà un danno inevitabile nel turismo, commercio ed investimenti cogli Stati Uniti. Il dipartimento di Stato avvertiva che gli statunitensi subirebbero minacce in Nicaragua. La guerra di propaganda contro il regime di Daniel Ortega è diventata così feroce che i commentatori politici concludono sui piani di Washington per “porre fine alla dittatura” in Nicaragua una volta per tutte. L’Iniziativa democratica di Spagna e Americhe (IDEA), forum internazionale creato nell’aprile 2015 per attaccare Ortega e altri leader “populisti” dell’America Latina e dove Washington ne sceglie i membri: tra i favoriti vi sono Álvaro Uribe della Colombia, Alejandro Toledo del Perù, Lucio Gutiérrez dell’Ecuador, Felipe Calderón del Messico, Óscar Arias del Costa Rica, José María Aznar della Spagna, e altri. Tali politici collaborano con gli Stati Uniti continuando a riferirsi a Washington anche dopo il pensionamento. IDEA dichiarava ad agosto di esser molto critica verso il Nicaragua, leggendovi un’espressione da guerra fredda: “La comunità internazionale trova la violazione del sistema democratico in Nicaragua tanto preoccupante che gli ex-capi di Stato e governo ibero-americani hanno deciso di chiedere a OSA e UE di supervisionare criticamente tali gravi violazioni dell’ordine democratico e costituzionale”, continuando a dire che le dichiarazioni dei membri dell’IDEA “possono essere precedute da azioni politiche e diplomatiche, come previsto dal diritto internazionale… per difendere la democrazia e ristabilirla laddove è stata compromessa, come l’attuale esempio del Nicaragua”. Negli attacchi al governo del Nicaragua, la National Security Agency degli Stati Uniti usa materiali ottenuti in anni di sorveglianza elettronica del Presidente Ortega, della famiglia e della cerchia ristretta. L’abile uso di tali materiali rende possibile far circolare ogni sorta di sciocchezze volte a diffamare i politici da colpire con ritorsioni pubbliche. Quasi ogni leader del blocco “populista” in America Latina è attualmente oggetto di tali bassezze: Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, Cristina Fernández de Kirchner, Rafael Correa, Nicolás Maduro, Evo Morales e altri.
Daniel Ortega ha guidato il suo Paese per 13 anni. Fu eletto per tre volte: nel 1985, 2006 e 2012, e non si prevede che avrà avversari nelle prossime elezioni del 6 novembre. I rivali di Ortega lottano tra di loro. Nonostante gli sforzi da dietro le quinte dell’ambasciata degli Stati Uniti, non è stato possibile consolidare l’opposizione nelle elezioni. Perciò gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra lampo di propaganda contro Daniel Ortega, sua moglie Rosario Murillo e i figli. Il filo conduttore di tali “rivelazioni” è noto, qualche fesseria su abusi di potere, corruzione, conti di svariati milioni di dollari in banche estere, proprietà di beni immobili all’estero. Gli Stati Uniti continuano a ciarlare di presunti paralleli con la famiglia del dittatore Anastasio Somoza, “Somoza García accumulò una fortuna enorme, lui e la famiglia divennero tra le persone più ricche delll’America Latina. Al momento della morte, nel 1956, lasciò ai figli 200 milioni di dollari, che triplicarono in pochi anni. Suo figlio Anastasio Somoza Debayle aveva 130 proprietà immobiliari, così come residence e appezzamenti di terreno. Era proprietario di una compagnia aerea (Líneas Aéreas de Nicaragua), di una stazione televisiva (Televisora de Nicaragua), delle miniere d’oro di San Uribe e San Albino, e altro ancora”. Ci si potrebbe chiedere cosa la ricchezza di Somoza abbia a che fare con Ortega e la sua famiglia? Tuttavia, l’autore dell’articolo scrive: “Com’era usuale nei regimi totalitari del passato, non ci sono informazioni affidabili sulle finanze del Presidente del Nicaragua e di sua moglie. Tale questione nodosa è top secret”. Anche se non ci sono “informazioni attendibili” continua a sostenere che la famiglia possiede la catena di stazioni di rifornimento Distribuidora Nicaragüense de Petróleos, oltre a media tra cui quattro canali televisivi, stazioni radio, giornali, siti web, ecc. Inoltre, Ortega ha il controllo del progetto del canale transoceanico che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico, il cui costo è stimato in 50 miliardi di dollari. Questo mega-progetto ha l’appoggio dell’imprenditore cinese Wang Jing.
Naturalmente, il mega-progetto cinese del Canale del Nicaragua è accolto con ostilità da Washington. Non vuole alcuna competizione con il Canale di Panama. E la società Distribuidora Nicaragüense de Petróleo è un modello di cooperazione energetica tra Venezuela e Nicaragua con qualche presenza privata presumibilmente utilizzata dagli amici di Ortega per un loro arricchimento personale. Negli anni in cui i sandinisti erano all’opposizione, Ortega era costantemente di fronte al problema di accedere ai media. I tentativi di comunicare le sue idee al pubblico invariabilmente subivano il boicottaggio. Ma ora la situazione è cambiata drasticamente. Ortega ha cambiato la situazione a proprio vantaggio. Il governo controlla centinaia di siti Internet, nonché i notiziari Nicaragua Triunfa e Nicaragua Comovamos. Decine di stazioni radio provinciali lavorano per il governo, così come stazioni nazionali influenti come Radio Sandino, La Nueva Radio Ya, Radio Nicaragua e Radio Primerísima. Il lavoro del governo e del presidente ha una copertura favorevole sui canali televisivi gestiti da membri della famiglia Ortega. Canal 13, Multinoticias Canal 4, Canale 8 e Telenica Canal 10, e i canali filogovernativi includono anche Canal 23, Canal Extra In Plus, 100% Noticias ed altri. Nessuno dei presidenti “di sinistra” latino-americani gode di una copertura così efficace nell’informazione e propaganda come Ortega. Eppure, nonostante le accuse di esseere una dittatura, il Paese non ha la censura. L’opposizione e, di conseguenza, l’ambasciata degli Stati Uniti, ha la piena possibilità di fare proselitismo. Giornali popolari come La Prensa e El Nuevo Diario e il settimanale Confidencial sono impiegati con particolare vigore verso tale obiettivo. Ortega risponde immediatamente, usando una terminologia ferocemente antimperialista e anti-statunitense. Né tace quando Washington attacca gli alleati del Nicaragua. I discorsi di Ortega a sostegno di Russia, Cuba e governi amici in Ecuador, Bolivia e altrove risuonano in lungo e in largo.
Le basi ideologiche della politica internazionale di Ortega sono immutate negli ultimi anni: basandosi sul rifiuto totale dell’egemonia statunitense, accoppiato a patriottismo, nazionalismo e “socialismo dal volto del Nicaragua”, oltre al supporto alla via latinoamericana all’autentica democrazia popolare. Questo politico 70enne non ha mai cambiato convinzioni rivoluzionarie. Detto ciò, però, è uno stratega flessibile che sa che una superpotenza può colpire in qualsiasi momento e che gli Stati Uniti sono ancora imprevedibili e pericolosi. Da leader di un piccolo Paese che non ha altra scelta se non manovrare, riesce a farlo senza compromettere i propri principi. Nel dicembre 2015 la CIA lanciò l’ennesima provocazione contro il Nicaragua. Influenzati da notizie sulla possibile sospensione dell’amministrazione Obama del trattamento preferenziale che i migranti cubani ricevono entrando negli Stati Uniti, in centinaia si precipitarono ad emigrare dall’Isola. Il percorso suggerito dai “ben intenzionati” di Miami fu: prima in aereo da L’Avana all’Ecuador (alcun visto necessario), poi in bus fino al Messico, e da lì negli Stati Uniti. Niente di cui preoccuparsi, o almeno così sembrava. Tuttavia, la contro-intelligence del Nicaragua ebbe alcune informazioni sui piani della CIA per usare tali migranti per agitare le acque. Dopo l’arrivo in Nicaragua dal Costa Rica, il loro viaggio verso Honduras, Guatemala e Messico doveva fermarsi e gli immigrati cubani si sarebbero trovati bloccati in Nicaragua per molto tempo. Come previsto dalla CIA, avrebbero dovuto essere la miccia della bomba a orologeria per destabilizzare il Paese. Pertanto, la decisione di Daniel Ortega fu netta: non ci sarebbero state porte aperte e chi aveva tracciato il piano dei migranti, doveva subirne il caos! La pretesa che i migranti fossero ammessi fu urlata al “regime disumano” da tutte le organizzazioni per i diritti umani finanziate da fondazioni statunitensi. I membri del Sistema d’integrazione centroamericana (SICA) criticarono pubblicamente la decisione di Ortega. I migranti stessi, come a un segnale, cercarono di sfondare il confine con il Nicaragua, con bambini e donne gravide messi avanti. Il governo del Nicaragua ebbe bisogno di tempo per respingere i fuggitivi in Costa Rica. Le tensioni scesero dal febbraio-marzo 2016. Ortega rifiutò di farsi ricattare e Washington dovette finanziare di nascosto l’alleata Costa Rica per mantenere i migranti ed evacuarli via aerea…
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Nicaragua, nuove provocazioni sono da attendersi dalle agenzie d’intelligence e dall’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciatrice Laura Dogu lavora assiduamente con la comunità imprenditoriale del Nicaragua, per persuaderla che l’amministrazione sandinista e la sua politica del “socialismo dal volto del Nicaragua” potrebbe colpire soltanto i loro interessi commerciali. L’ambasciata degli Stati Uniti ha evidentemente intensificato il lavoro con media e attivisti di organizzazioni non governative ed organizzazioni indigene, così come coi giovani. Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, diplomatici, membri dello staff di USAID (un ramo della CIA) e volontari dei Peace Corps puntano le loro speranze sui giovani del Nicaragua, vedendo la demografia come promettente nella lotta al regime del Nicaragua. La Costituzione non ostacola la rielezione del Presidente Ortega. È stato accusato di avere il controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, ma il fattore principale per garantirne la rielezione è l’ampio sostegno popolare, di cui Ortega gode grazie ai programmi sociali creati durante il suo mandato. Nonostante le idee socialiste ed antimperialiste, il presidente ha molti sostenitori nel mondo degli affari del Paese. Le previsioni elettorali di novembre non appaiono di buon auspicio per i cospiratori dell’ambasciata degli Stati Uniti: Daniel Ortega ancora una volta sarà eletto presidente.VENEZUELA-OIL-PETROCARIBE-SUMMIT-ORTEGALa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il rimorso di un dissidente: Aleksandr Zinoviev su Stalin e la dissoluzione dell’URSS

In Defense of Communism

1331104243_zinovievAleksandr Zinoviev (1922-2006) fu un filosofo, sociologo, matematico e scrittore russo. E’ un caso straordinario di dissidente sovietico che si scusò per il suo antisovietismo e antistalinismo. In gioventù, nel 1939, venne arrestato con l’accusa di essere coinvolto in un complotto per assassinare Stalin. A capo e professore del Dipartimento di Logica presso Università Statale di Mosca, Zinoviev acquisì la reputazione di dissidente. Nel 1978 lasciò l’Unione Sovietica e visse in Europa occidentale fino al 1999. Dopo l’opportunità di vivere sotto il sistema socialista dell’URSS e il capitalismo dell’Europa occidentale, Zinoviev fece un’inversione di pensiero dopo gli eventi controrivoluzionari in Unione Sovietica (1989-1991). Si rammaricò profondamente della sua precedente posizione anti-sovietica e chiese al popolo russo di perdonarlo. Scrisse in uno dei suoi libri: “…il comunismo è stato così organico alla Russia e così potentemente aderente a stile di vita e psicologia dei russi che la distruzione del comunismo equivalse alla distruzione della Russia e del popolo russo. (…) In un parola, (i guerrieri freddi occidentali) attaccarono il comunismo, uccidendo la Russia” (Aleksande Zinoviev, Russkaja tragedija, in AZ, Nesostojavshijsja proekt, Mosca: Astreldel 2009, p.409).
In un’intervista del 2005 disse che il suo arresto nel 1939 era giustificabile, essendo stato membro di un complotto volto ad assassinare Stalin. Su Josif Stalin, che odiò per quasi tutta la vita, disse nel 1993: “Lo considero una della più grandi personalità nella storia umana. Nella storia della Russia fu, a mio parere, anche più grande di Lenin. Fino alla morte di Stalin ero anti-stalinista, ma l’ho sempre considerato una brillante personalità“. (Знаменитости).
Sull’antistalinismo e l’arresto per aver complottato contro Stalin, Aleksandr Zinoviev disse: “Ero già un deciso antistalinista a diciassette anni… L’idea di uccidere Stalin era nei miei pensieri e sentimenti… studiammo le possibilità di un attentato… perfino le testammo. Se mi avessero condannato a morte nel 1939, la loro decisione sarebbe stata giusta. Avevo un piano per uccidere Stalin, non era un crimine? Quando Stalin era ancora vivo, vedevo le cose diversamente, ma se guardo questo secolo, posso affermare che Stalin fu il più grande individuo del secolo, il più grande genio politico. Adottare un atteggiamento scientifico è molto diverso da uno personale“. Zinoviev non era un comunista o marxista-leninista. Tuttavia, dopo il rovesciamento del socialismo in URSS, fu un convinto sostenitore dei risultati del sistema socialista, riconoscendo che, nonostante problemi ed inefficienze, il sistema socialista era molto più umano della barbarie capitalista. Ecco alcune osservazioni interessanti dall’intervista a Figaro (1999):
Domanda: Quindi la lotta al comunismo era un complotto per distruggere la Russia?
Zinoviev: Precisamente. Lo dico perché una volta fui complice inconsapevole di ciò che trovo vergognoso. L’occidente ha voluto e programmato la catastrofe russa. Ho letto documenti e partecipato a ricerche che, con il pretesto della lotta ideologica, operavano per la distruzione della Russia. Ciò mi fu così insopportabile che non potevo più rimanere nel campo di chi distrugge il mio popolo e il mio Paese. L’occidente non mi è estraneo, ma lo considero un impero nemico. Dopo la caduta del comunismo in Europa orientale, massicci attacchi ai diritti sociali dei cittadini furono lanciati in occidente. Oggi i socialisti al potere nella maggioranza dei Paesi europei perseguono politiche di smantellamento del sistema di sicurezza sociale, distruggendo tutto ciò che vi era di socialista nei Paesi capitalisti. Non c’è più una forza politica in occidente capace di proteggere i cittadini. I partiti politici sono una mera formalità e si differenziano sempre meno col passare del tempo. La guerra nei Balcani fu tutto tranne che democratica. Tuttavia, la guerra fu perpetrata dai socialisti che storicamente erano contro tali iniziative. Gli ambientalisti al potere in alcuni Paesi, salutarono la catastrofe ambientale causata dai bombardamenti della NATO, ed ebbero anche il coraggio di affermare che le bombe all’uranio impoverito non sono pericolose per l’ambiente, anche se i soldati che le caricavano indossavano tute protettive speciali. Così, la democrazia scompare dalla struttura sociale occidentale. Il totalitarismo si diffonde nel mondo perché la struttura sovranazionale impone le sue leggi ai singoli Stati. Tale sovrastruttura antidemocratica dà gli ordini, impone sanzioni, organizza embarghi, sgancia bombe, provoca fame. Anche Clinton obbedisce. Il totalitarismo finanziario ha soggiogato il potere politico. Le emozioni e la compassione sono estranei al freddo totalitarismo finanziario. Rispetto alla dittatura finanziaria, quella politica è umana. La resistenza fu possibile nelle dittature più brutali. La ribellione contro le banche è impossibile. Il cittadino occidentale subisce il lavaggio del cervello molto più di quello sovietico all’epoca della propaganda comunista. Nell’ideologia la cosa principale non sono le idee, ma i meccanismi della loro diffusione. La potenza dei media occidentali, per esempio, è incomparabilmente superiore alla propaganda del Vaticano al culmine della sua potenza e non si tratta solo di cinema, letteratura, filosofia. Tutte le leve d’influenza e i meccanismi utilizzati nella promulgazione della cultura, nel senso più ampio, operano in tale direzione. Al minimo impulso tutti coloro che lavorano in questo settore rispondono con tale coerenza che è difficile non pensare che gli ordini provengano da un’unica fonte. In Unione Sovietica il 10 – 12% della popolazione attiva lavorava nell’amministrazione del Paese. Negli Stati Uniti è il 16-20%. Tuttavia l’URSS fu criticata per l’economia pianificata e il peso dell’apparato burocratico. Duemila persone lavoravano nel Comitato centrale del partito comunista. L’apparato del partito comunista aveva 150mila lavoratori. Oggi in occidente vi sono decine, persino centinaia di imprese industriali e bancarie che impiegano più persone. L’apparato burocratico del Partito comunista sovietico era trascurabile rispetto al personale delle multinazionali occidentali.POL_03-incut3_pic-690x-80658Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La seconda bufala sul “Bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 21 agosto 2016

00000 nour-al-din-al-zenki-thug-decapitates-boyCollegato alla storia del “Bambino ferito sul sedile arancione“, appare un altro elemento che aumenta la diffidenza sulla veridicità di tutto il racconto. Il 19 agosto, i corrispondenti dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez e Said Ghazali, riferivano di un colloquio con il padre del bambino presunto ferito sul sedile arancione: “Abu Ali, il padre del bambino il cui volto tormentato appare sui giornali di tutto il mondo, ha descritto l’ultima notte della famiglia come normale in un colloquio con un attivista siriano (ora i giornalisti-spia inglesi evitano di fare il nome del terrorista Mahmud Raslan, totalmente sputtanato. NdT) per conto del Telegraph… Contrariamente alle relazioni dei medici che hanno curato Umran, il bambino ha solo tre anni e non cinque. Umran è stato dimesso dall’ospedale con i suoi quattro fratelli, tutti ripresisi tranquillamente, secondo il padre”. Confermando quanto sopra, la campagna siriana dell’apparato di propaganda anti-siriana finanziata dagli Stati Uniti aveva pubblicato questo il 18 agosto: “Grazie a Dio tutta la famiglia di Umran è al sicuro. La madre ha avuto alcune ferite alle gambe. Il padre ha subito un trauma cranico minore. La sorella di sette anni ha sunito un intervento chirurgico di questo pomeriggio e sta bene”. Si noti che non vi è alcuna menzione di un ragazzo ferito. Il corrispondente dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez, il giorno dopo riportava una storia ben diversa da quella che aveva raccontato il giorno prima: “È emerso che il fratello maggiore di Umran Daqanish, Ali, è morto per le ferite subite nello stesso attacco aereo che ha portato il fratello sugli schermi televisivi del pianeta. Ali, 10 anni, era in strada quando una bomba russa o del regime siriano era caduta sulla casa della famiglia nel quartiere di Aleppo Qatarji. Mentre il resto della famiglia ha subito ferite non gravi, quando tutto gli crollava intorno, Ali sembra sia stato gravemente ferito dalla bomba e morto in ospedale… Il padre di Umran, che ha chiesto di essere identificato solo con il soprannome Abu Ali, che significa “padre di Ali”, riceveva visite nella casa temporanea della famiglia. Umran, tre anni, e i suoi tre fratelli superstiti erano rimasti a casa mentre Abu Ali accettava le condoglianze per strada”. La BBC osservava: “Il fratello maggiore di Umran Daqanish, il ragazzo siriano stordito e sanguinante la cui foto ha sconvolto il mondo, è morto per le ferite riportate quando la casa ad Aleppo era stata bombardata, dicono gli attivisti. La Campagna di Solidarietà per la Siria ha detto che Alì “è morto oggi a causa delle ferite riportate dal bombardamento della casa da parte di Russia e Assad”.”
Il secondo pezzo del Telegraph è accompagnato dall’immagine di un ragazzo che appare con un’escoriazione (ma sporca e non disinfettata!) sullo zigomo sinistro. Gli occhi sono chiusi e due tubi pendono dalla bocca. Un sensore da cardiogramma è fissato sul petto sotto la spalla. La didascalia dice “Ali è stato ucciso nell’esplosione…” È davvero morto? Un giorno si apprende dal padre e altri, che:
– tutti i bambini, tra cui Ali, stavano bene
– tutti si sono ripresi
– tutti avevano lasciato l’ospedale
Il giorno successivo si apprende che:
– Ali è stato gravemente ferito
– Ali è morto per le ferite
– in un ospedale (che ignora la cura dei traumi più comuni), che a quanto pare non aveva mai lasciato.
Lo stenografo del Telegraph, che ha scritto entrambe le storie, ignora tali contraddizioni. E’ da credere che siano entrambe false e che il bombardamento e il soccorso non siano mai accaduti, ma solo inscenati. Il “salvataggio” è stata una bravata e tutte le storie relative, come “Ali morto”, sono solo favole dei vari “attivisti” pagati da questa o quella campagna di propaganda “occidentale”. C’era un tempo in cui i giornali come The Telegraph e altri media che seguivano le notizie le verificavano. Per molti media, ovviamente, non è più così. Oggi qualsiasi “attivista” può usare skype per stenografare da qualsiasi posto, raccontando fantasie su un bombardamento nella zona est di Aleppo e farle stampare. Il giorno dopo si può richiamare con una versione completamente diversa della medesima fantasia e farla ristampare. Nessuno si pone delle domande. C’è da meravigliarsi che lettori e spettatori evitino tali media?

Mahmoud-Rslan-2-1024x576Con i combattenti suicidi, dalla terra di battaglie e macelleria, Aleppo dei martiri, annunciano una gioia imminente, con il permesso di Dio”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane…

Raslan-image-4-1024x576“Migliaia di combattenti suicidi e decine di trappole vengono preparati per la grande battaglia di Aleppo, la prima battaglia dove vedo uomini in lacrime perché non possono partecipare per il numero di attaccanti”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane… (The Canary)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hillary Clinton e le radici russofobe della ‘sinistra culturale’

Caleb Maupin New Eastern Outlook 21/08/2016Democratic Presidential Candidates Debate In FlintNegli ultimi discorsi, tra cui quello di accettazione della nomina del Partito Democratico alla presidenza, l’ex-segretaria di Stato Hillary Rodham Clinton dichiarava che avrebbe lavorato per sradicare “il razzismo sistemico”, senza presentare alcuna strategia specifica o politica per farlo, ma ogni volta che pronunciava la frase “razzismo sistemico” c’erano grandi applausi dal pubblico. Un articolo di vox.com afferma che l’uso di tale termine è “importante” perché è una frase che viene “abbracciata in particolare da giovani attivisti”. Nel discorso, Clinton avrebbe detto che lavorerà per sradicare “discriminazione” o “sottorappresentazione” delle minoranze, usando la parola d’ordine preferita di uno specifico ambiente politico che la campagna di Clinton sembra assecondare. La frase rientra nel vocabolario di ciò che alcuni chiamano “teoria dell’oppressione”. I giovani l’hanno imparato dai professori universitari, da coloro che insegnano Black Studies o studi sul genere. Tale nuovo gergo viene utilizzato su vari forum internet, in particolare tumblr. Quando la nomination democratica era ancora in palio, internet era piena di sostenitori di Clinton che chiamavano i sostenitori di Sanders i “Bernie Bros”, affermando che supportare la campagna presidenziale del senatore del Vermont era espressione del “privilegio del maschio bianco”. Blog, tweet e status ora sollecitano i delusi sostenitori di Sanders a “controllare i loro privilegi”, in vista di una presidenza Trump, e votare per la candidata che disprezzano. Se un maschio sostenitore di Sanders risponde a tali argomenti e difende la decisione di sostenere Jill Stein o Gloria La Riva, o qualsiasi candidato diverso dalla Clinton, viene accusato di “maschilismo”. E se continua, l’avversario di Clinton viene personalmente insultato, per avere “toni da polizia”.
Da dove provengono tali frasi? Cos’è questo ambiente politico a cui la candidata democratica è collegata? Agli occhi del pubblico viene spesso identificato come “estrema sinistra”. Non è del tutto corretto. L’entità nota come sinistra affonda le radici nella rivoluzione francese del 1790. Da quel momento, chi si identifica come “di sinistra”, rivoluzionario o radicale, usa parole come “libertà” e “solidarietà”, parla di lavorare per “l’emancipazione”, di “liberazione” contro “l’oppressione”. Spesso usando formulazioni specificate da Marx come “sfruttamento” ed “esproprio”, mentre sostiene il “potere alla classe operaia”. Con la retorica su liberazione e lotta all’ingiustizia, la sinistra tradizionalmente ospitava gli avversari di razzismo e sessismo, e i sostenitori dell’uguaglianza sociale. Tuttavia, questo nuovo ambiente che parla di “interconnessione” e “intersezionalità” piuttosto che di solidarietà, e celebra gli interventi militari globali per ragioni “umanitarie” mentre s’impegna in accesi dibattiti su concetti come “privilegio cisgender”, accusandone i detrattori di “biancocentrismo”, e i “Bernie bros” di dover “controllare il loro privilegio”, un suo sviluppo, non proviene dalla sinistra.

L’Associazione per la libertà della cultura
0 PVLU6QZ1o4nESil8 Per capire lo stile retorico unico che Clinton ha abbracciato, va capito cosa successe al Waldorf-Astoria nel 1949. Nonostante gli Stati Uniti fossero in piena frenesia anticomunista, con la Commissione per le attività antiamericane in piena attività, e molti membri del Partito comunista nelle prigioni federali o statali, il Partito Comunista filo-Mosca segnò una vittoria cruciale nelle pubbliche relazioni. Il 25 marzo 1949, la “Conferenza scientifica e culturale per la pace nel mondo” si apriva a New York City, dando una voce forte e solida alle critiche sulla politica estera degli USA. Albert Einstein, Will Geer, Arthur Miller, Aaron Copland, Lillian Hellman, Frank Oppenheimer, Paul Robeson, WEB Dubois, e molte delle figure culturali e intellettuali più rispettate del tempo salirono sul palco durante la conferenza. Gli interventi non solo denunciarono la corsa militare contro l’Unione Sovietica, ma difesero gli interventi militari sovietici e presentarono l’URSS come una società accogliente, socialista, non la “cortina di ferro” o l'”Impero del Male” ritratta sui media degli Stati Uniti. La Central Intelligence Agency degli Stati Uniti osservò con rabbia come le immagini della conferenza di pace di Waldorf venissero diffuse dai media in tutto il pianeta, screditando gli Stati Uniti e aumentando il prestigio dell’Unione Sovietica. In risposta, l’anno successivo la CIA lanciò un piano chiamato “Congress for Cultural Freedom“. Ancora oggi, il piano è considerato uno dei più grandi successi dell’agenzia nella Guerra Fredda. La CIA si vanta del piano sul suo sito, dicendo che coinvolse: “una squadra energica e ben collegata disposta a sperimentare idee non ortodosse ed individui controversi, se volevano sfidare i comunisti nel loro stesso gioco”. Il piano coinvolse il “sinistrismo culturale” reclutato dalla CIA. Negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale, socialisti, comunisti, anarchici, artisti, musicisti, studiosi e cineasti iniziavano a ricevere denaro dalla CIA. Molti ne erano all’oscuro. Il sito della CIA conferma che sovvenzionò la rivista trotskista di New York “Partisan Review“. La rivista si presentava da rappresentante del vero socialismo di Karl Marx, Max Shachtman e Leon Trotskij, mentre si opponeva allo “stalinismo” dell’URSS. La CIA promosse anche le opere di Sidney Hook e altri professori universitari “socialisti”. Il piano andò oltre l’attivismo politico, comprendendo il finanziamento a gallerie d’arte, cineasti sperimentali e soprattutto accademici di sinistra. La CIA finanziò la stampa degli scritti di George Orwell, così come concerti di musicisti di sinistra. Un articolo del Chronicle of Higher Education del 2014 lamenta l’impatto dei finanziamenti della CIA all’Iowa Writers Workshop, che promosse ciò che furono descritte come innovazioni stilistiche e scoperte letterarie.

Perché fomentare “il sinistrismo culturale?”
Hook Sembra strano che, durante la guerra fredda, il governo degli Stati Uniti intenzionalmente finanziasse persone che si definivano di estrema sinistra. Tuttavia, ha senso per un motivo fondamentale: tutti gli artisti, attivisti, accademici e filosofi che ricevettero soldi dal programma della CIA erano fermamente antisovietici. La CIA volle promuovere la “sinistra culturale”, sperando di allontanare le persone di sinistra e dissidenti dal comunismo sovietico. Un divario politico significativo tra sinistra occidentale e URSS già si sviluppava. Negli anni ’20, l’Unione Sovietica divenne molto più socialmente conservatrice che nei primi anni. L’omosessualità e l’aborto furono messi fuori legge, e lo Stato premiava con medaglie le donne con più di 10 figli. Mentre la sinistra occidentale si aggrappava ad astratti concetti marxisti come “libero amore” e “distruzione del genere”, l’Unione Sovietica, in lotta per la sopravvivenza tra blocchi, invasioni e sovversione estera, doveva serrare i ranghi. Di fronte ai continui attacchi, l’Unione Sovietica fu costretta a diventare molto autoritaria. Con le industrie in rapido sviluppo in una società in precedenza povera e agraria, l’economia sovietica aveva necessità di una rigorosa regolamentazione. Affrontando gli attacchi dall’estero, i leader sovietici invocarono non solo i principi marxisti-leninisti, ma anche il nazionalismo russo. Pellicole ritraevano zar medievali non come tiranni ma come idoli patriottici che combattevano gli invasori. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa ortodossa russa risorse e poté operare nella società sovietica. Pur avendo una pianificazione centrale e un’economia non capitalista, ottenendo ciò che fu spesso descritto come “miracolo economico” dagli economisti, quando si trattava di questioni culturali l’URSS semplicemente non era all’altezza delle fantasie di molti esponenti della sinistra occidentale. Molti attivisti che lottavano per il paradiso egualitario dalla “libertà totale” rimasero piuttosto delusi da ciò che l’Unione Sovietica era diventata. Eppure, anche nonostante il crescente divario, l’Unione Sovietica aveva un’enorme rete di alleati internazionali. L’Internazionale Comunista e il più ampio fronte popolare antifascista erano una corrente globale di massa. Dopo la seconda guerra mondiale, la corrente divenne ancora più grande nel mondo per il ruolo molto ammirevole svolto dai comunisti e dell’URSS durante la guerra. A partire dal 1950 la CIA iniziò a lavorare per sfruttare e ampliare il divario tra radicali occidentali e Unione Sovietica, con la speranza di isolare e sconfiggere l’Unione Sovietica. Fin dai primi giorni, alcuni partecipanti al piano già fantasticavano su eventi simili alle “rivoluzioni colorate” in cui la CIA venne coinvolta un paio di decenni più tardi. Quando il piano era in fase di studio, l’ex-comunista e accademico Sidney Hook disse: “Datemi un centinaio di milioni di dollari e un migliaio di persone dedite, e vi garantirò una tale ondata di disordini democratici tra le masse, sì, anche tra i soldati dell’impero di Stalin, che tutti i loro problemi per molto tempo saranno interni. Posso trovarvi la gente“. Indipendentemente dalle intenzioni, finanziando e promuovendo il “sinistrismo culturale”, la CIA in ultima analisi rimodellò la sinistra negli Stati Uniti e in Europa occidentale.

Misticismo orientale, fascismo e occultismo
agcirca-1990In Europa occidentale e negli Stati Uniti il cristianesimo rappresentava il punto di vista religioso più importante promosso dai centristi e più tradizionali della dirigenza politica. La sinistra radicale in genere promuoveva materialismo filosofico e ateismo scientifico. Occultismo, paganesimo e misticismo orientale erano un’ossessione dell’estrema destra. I nazisti, che si consideravano un “partito di destra”, glorificavano le religioni precristiane della Germania, spesso invocando Odino e il Valhalla nella loro propaganda. Il famoso occultista Aleister Crowley che divertiva i ricchi e potenti della Gran Bretagna spesso nettamente allineato al partito conservatore, considerava la sinistra una sporca folla di demagoghi ignoranti. Come un fedele di destra del noto paranormalista dichiarò: “Odio il cristianesimo come i socialisti odiano il sapone”. I fascisti europei spesso erano abbacinati dal sistema delle caste in India, visto come un antidoto alla lotta di classe. Julius Evola, uno dei principali intellettuali di estrema destra italiani, fu considerato un esperto di induismo e mitologia precristiana. I nazisti adottarono la svastica come emblema e si chiamavano “ariani” perché s’identificavano con le strutture autoritarie dell’antica India, e credevano che i tedeschi ne fossero i discendenti genetici. In India, il sistema delle caste e le pratiche mistiche volte ad attrarre gli spiriti, insieme a una rigida struttura patriarcale, furono i principali obiettivi dei riformatori sociali. Molte persone di sinistra in India accusavano l’impero inglese di rafforzare queste cose per indebolire efficacemente la lotta per l’indipendenza. Indipendentemente dalle norme di sinistra e destra, dal 1950, la “cultura di sinistra” rinforzata e riplasmata dai finanziamenti della CIA degli Stati Uniti, fu piena di ammiratori della cultura tradizionale indiana. Scrittori come Jack Kerouac e Allen Ginsberg utilizzavano i canti indù nei loro scritti, diffusi e promossi presso le Università. La Società Internazionale per la Coscienza di Krishna, una setta molto conservatrice e anticomunista che venera le divinità indù partecipava sempre alle marce per la pace. Allo stesso modo, il regno teocratico e feudale del Tibet fu inserito tra le cause liberal alla moda. Il regime del Dalai Lama era considerato uno dei più autoritari e patriarcali del mondo. I nazisti furono così impressionati dalle strutture tradizionali imposte con severità nel Regno, che inviarono numerose delegazioni a studiarle. I nazisti collaborarono attivamente con il regime per combattere le forze nazionaliste e comuniste in altre parti della Cina. Nel 1950, la CIA sponsorizzò la guerriglia volta a cacciare il Partito comunista cinese dalla Regione autonoma del Tibet e restaurare il governo teocratico feudale. Il libro “La guerra segreta della CIA in Tibet”, pubblicato dalla Heritage Foundation, racconta come il fratello del Dalai Lama guidò un gruppo di ribelli violenti paracadutato in Tibet con armi made in USA. Tuttavia, la rimodellata cultura di sinistra che Hillary Clinton ora abbraccia, quasi adora il Dalai Lama. Il movimento “Free Tibet”, che vuole distruggere la Repubblica popolare cinese, è oggi una delle cause “di sinistra” più alla moda. Uno dei libri preferiti di tale “movimento” è “Sette anni in Tibet”, scritto da Heinrich Harrer, una SS di Hitler spedita in Tibet durante la seconda guerra mondiale.

“Sintonizzarsi, accendere, spegnere”
Timothy-Leary La sinistra politica era da tempo avversaria espliciti dell’uso di droghe. Molti dei primi socialisti, si opposero anche all’alcol e facevano parte del movimento della temperanza nel 20° secolo. Tuttavia, mentre la CIA versava denaro, forgiando la “sinistra culturale” antisovietica, anche questa posizione fu modificata. Secondo quanto rivelato dal Comitato Church, una commissione istituita dal Congresso degli Stati Uniti per studiare la CIA nel 1975, la CIA aveva distribuito attivamente droga agli studenti universitari ed altri nell’ambito del “Progetto MKULTRA”. La CIA coinvolse molti professori e accademici nelle ricerca e diffusione dell’acido lisergico di dietilamide (LSD) chiamato anche “l’acido”. Tale allucinogeno fu sintetizzato da Albert Hoffman, un chimico svizzero, nel 1938. Nel corso degli anni ’50, la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti aveva ampiamente sperimentato l’LSD, sperando che potesse essere usato contro l’Unione Sovietica. Timothy Leary, professore di psicologia di Harvard, fu una delle figure più note tra gli studenti di sinistra negli anni ’60 e ’70. Predicò il “sintonizzarsi, accendere e spegnere” ed incoraggiò apertamente i giovani che si opponevano alla guerra del Vietnam e al razzismo ad usare l’LSD. Nel 1999, i file dell’FBI resi pubblici mostravano che il dottor Timothy Leary era stato un informatore dell’FBI durante la sua carriera. Con l’emersione della sinistra culturale, vi fu uno strano riorientamento dei grandi media statunitense. La stampa si allontanò dalla celebrazione pura del capitalismo e dalla condanna del dissenso. Invece molte famose band rock, professori universitari e programmi televisivi quasi celebravano la “nuova sinistra”, in particolare le sue manifestazioni culturali. Durante la recrudescenza dell’attivismo politico di sinistra negli ’60 e ’70, molti comunisti politicamente orientati verso l’Unione Sovietica, la Cina o Cuba identificarono la “nuova sinistra” antisovietica, universitaria, tossica, promiscua e ben finanziata come ostica. Le forze organizzate con quadri disciplinati erano una minoranza, spesso definiti “Tankies” e “falchi” e denunciate da note figure della nuova sinistra come Jerry Rubin. Verso la metà degli anni ’70, la forza politica della Nuova Sinistra era finita. Rimase una piccola “opposizione leale” alla politica statunitense. Si ebbero marce per la pace e fu creato il partito dei Verdi, e la nuova sinistra era il luogo che assorbiva liberi pensatori ed altri che si lamentano della società degli Stati Uniti. Mentre la nuova sinistra rimase isolata, il governo degli Stati Uniti era dominato da gente che sposava le formula neo-con sul “più grande Paese del mondo” e definiva il capitalismo “il più grande sistema mai creato”. La Fondazione Ford e i vari think tank dei Rockefeller, insieme ai piani orchestrati da George Soros, finanziarono molti che potrebbero essere considerati di “centro-sinistra”, ma rimasero un piccolo blocco ignorato dalle principali forze politiche.

La Nuova Sinistra prende il potere
Trump-supportersLa svolta arrivò dopo i fallimenti dell’amministrazione Bush e la crisi finanziaria del 2008, cambiando radicalmente l’atmosfera politica. Gli Stati Uniti hanno chiaramente grossi problemi, e il messaggio politico del Partito Repubblicano del “è il mio Paese giusto o sbagliato” e “non risolvere il problema se non esplode” non basta più. Nella confusione repubblicana, il Pd ora emerge come la più potente entità politica degli Stati Uniti. Per mantenere la presa sul potere, la presidenza Obama e la campagna di Clinton riattivano la “sinistra culturale”. Nel 2016, la fanteria del Pd è stata addestrata dalle ONG finanziate e basate sul sinistriamo culturale universitario. Con il movimento comunista mondiale molto più debole, i resti e i discendenti della “nuova sinistra” della CIA hanno il dominio ideologico. Ciò che una volta era considerato “contro-cultura” è diventato dominante. Ora che gli avversari degli Stati Uniti sulla scena mondiale sono molto più socialmente conservatori, il messaggio imperialista e bellicista della sinistra culturale è molto più pronunciato. A volte, la campagna di Hillary Clinton contro Donald Trump appare conservatrice. La campagna di Clinton insinua che Trump sia antipatriottico per aver evitato il servizio militare durante la guerra del Vietnam, e non qualificato alla presidenza perché usa un linguaggio “offensivo”. Secondo i sostenitori di Clinton, Trump è fedele al Cremlino e ammira i “dittatori”, cioè i regimi che sfidano il dominio di Wall Street. Hillary Clinton ha tuonato “l’America è grande, perché l’America è buona” nel suo discorso alla convention, respingendo il motto di Trump “rendere l’America ancora una volta grande” come antipatriottico. Molti degli attacchi a Trump non lo condannano per bigottismo o autoritarismo, ma per essere ipercritico verso la società statunitense ed abbracciare “teorie del complotto”. Secondo la politica esaltata dei clintoniani e loro soldati, essere di sinistra che lotta per i diritti delle donne e si oppone all’ingiustizia significa attuare il cambio di regime. Secondo la sinistra culturale di Clinton, la battaglia per i “diritti umani” deve continuare e il Pentagono deve liberare le donne, gli omosessuali, i transgender e altri dai “dittatori” che non condividono il loro punto di vista sociale illuminato. Tale liberazione va effettuata armando gli estremisti islamici, attuando sanzioni economiche e sparando missili da crociera, per creare caos e rovesciare regimi che promuovono valori in contrasto con quelli insegnati dagli Studi di razza e genere. Lo scontro con la Russia è considerato una buona cosa perché il suo governo è accusato di essere “omofobico”. Coloro che sottolineano che Clinton coccola i dittatori dell’Arabia Saudita, o che gli Stati Uniti s’ingeriscono in Siria e la Libia rafforzando la minaccia dello ISIL, sono etichettati “teorici della cospirazione” che devono “controllare i loro privilegi” e “fermare il maschiocentrismo”. Allo stesso tempo, sottolineare che i combattenti antigovernativi appoggiati dagli Stati Uniti in Siria sono in realtà fanatici wahabiti che massacrano cristiani e alawiti, si chiama “islamofobia”. In linea con lo stile argomentativo del milieu universitario della “politica del privilegio”, questi fatti non sono mai confutati. Piuttosto, semplicemente si viene accusati di qualche crimine ideologico o impurità. Mentre milioni di persone fuggono da Libia e Siria per gli interventi della NATO che hanno rovesciato governi nazionalisti indipendenti e reso la loro vita impossibile, la sinistra applaude. Invece di protestare tali crimini imperialisti che hanno creato la massiccia crisi dei profughi, la maggior parte della sinistra fa parate per “accogliere i rifugiati”. Coloro che osservano che la destabilizzazione della NATO ha provocato la crisi migratoria e dicono che ciò è un’atrocità che va denunciata, sono accusati di essere bigotti e islamofobi.

Il crescente pericolo di guerra
Hillary-Clinton-and-Saudia-Reps La sinistra che esisteva prima della Seconda guerra mondiale è qualcosa che i clintoniani non riconosceranno mai. Libri come “Verso l’America sovietica” di William Z. Foster nel 1932 tracciava un’economia pianificata per gli Stati Uniti e chiedeva a chi soffriva la fame e alla classe operaia disoccupata di Kentucky, Ohio, Alabama e altrove di combattere per migliori condizioni di lavoro. I movimenti di massa degli anni ’30 ottennero la creazione della previdenza sociale, l’assicurazione contro la disoccupazione, i benefici dei veterani, e molto altro ancora. Lo slogan del Partito Comunista era “Non morire di fame, lotta!” Coloro che furono mobilitati non erano una élite culturale ben istruita, ma lavoratori industriali, giovani disoccupati, studenti e ogni statunitense comune che soffriva durante la crisi economica nota come Grande Depressione. La “sinistra culturale” fabbricata e appena al potere a cui Clinton si è allineata, avrebbe guardato queste persone dicendogli che meritavano di essere indigenti, perché li avrebbe aiutati a capire meglio ciò che le persone di colore subivano. Gli avrebbe detto che chiedere lavoro sapeva di “arroganza” e “privilegio bianco”. Gli avrebbe detto che dovevano celebrare la prospettiva di una guerra contro Russia o Cina perché dovevano rovesciarne i leader ritratti come “omofobici” o “oppressori delle donne”. Ora che la “sinistra” è diventata qualcosa di assai lontana da ciò che era una volta, non dovrebbe sorprendere che la classe lavoratrice bianca abbracci Donald Trump e l'”alternativa di destra”. Molti bianchi che soffrono per la recessione economica arrivano a vedere la sinistra come una corrente che cerca di punirli e umiliarli, non di migliorarne le condizioni di vita. Inoltre, la sinistra moderna è percepita come sprezzante verso di loro per non conoscere il gergo appropriato della “teoria dell’oppressione” insegnata nelle università. Se le organizzazioni emerse in realtà facessero richieste economiche e si organizzassero contro i grandi interessi del denaro, come avvenne negli anni ’30, la situazione potrebbe essere drasticamente diversa. Tuttavia, non è così. La “nuova sinistra”, particolarmente favorita per contrastare l’influenza degli avversari globali del capitalismo occidentale, ora ha preso il timone della civiltà occidentale con una squadra di fedeli crociati che combattono in nome della “diversità” e dell'”intersezione”. Nel frattempo, l’economia peggiora e il pericolo di un grande scontro militare tra Stati Uniti e Russia o Cina, i due Paesi più grandi della terra, avanza rapidamente.trump-white-working-class-bCaleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, per la rivista on-line “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia, è ancora presto per festeggiare!

Andre Vltchek, Global Research, 19 agosto 2016

Molti vorrebbero che accada, vedere la Turchia lasciare la NATO, rompendo la dipendenza psicologica, politica ed economica dall’occidente. Ora che Recep Tayyip Erdogan e i suoi alleati litigano con Stati Uniti ed Unione europea, vi è ad un tratto la grossa speranza che la Turchia possa completamente ripensare la propria posizione nel mondo, rafforzare i legami con Russia e Cina, rinnovare la storica amicizia con il Presidente siriano Bashar al-Assad, migliorare i rapporti con l’Iran ed aderire alla sempre più potente alleanza antimperialista. Questo potrebbe realmente accadere, così improvvisamente ed inaspettatamente? Se solo la Turchia aderisse ai BRICS, lasciasse la NATO e lottasse contro l’abbraccio mortale con l’occidente, il mondo intero cambierebbe!Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan arrives at the cabinet meeting in AnkaraMolti intorno a me già festeggiano, ma non aderisco, ancora aspetto. Conosco bene la Turchia, ho lavorato a stretto contatto con i turchi per più di 20 anni. Cinque dei miei libri vi sono stati tradotti e pubblicati, e ad Istanbul sono apparso in innumerevoli talk show. E onestamente: più conosco la Turchia, meno la capisco! È uno dei Paesi più complessi sulla Terra. La Turchia è imprevedibile, piena di contraddizioni ed alleanze mutevoli. Niente è veramente ciò che appare in superficie. Ed anche sotto la superficie, le correnti spesso si confondono, separano ed addirittura invertono corso. Per scrivere sulla Turchia, in modo corretto e approfondito, si deve correre in mezzo a un campo minato. Alla fine, si sbaglia sempre! Scontentu una quantità enorme di turchi, non importa cosa dici, soprattutto perché non sembra esserci alcuna semplice verità oggettiva. E i ‘vari campi’ sono in disaccordo tra essi, in modo fondamentalmente e appassionato. Perciò mi sorprende quanti analisti stranieri improvvisamente osino tranciare giudizi (spesso paternalistici) sui recenti eventi in Turchia. Come ne sembrano certi! Molte persone che non conoscono bene la Turchia ora festeggiano. Tutto gli sembra chiaro: “Il presidente turco ha cambiato corso e ha deciso di scusarsi con la Russia per avere abbattuto il suo aviogetto al confine Siria/Turchia. Poi l’occidente ha orchestrato un colpo di Stato militare mortale. Erdogan ha detto: “il troppo è troppo”, denunciando il complotto e recandosi a San Pietroburgo per abbracciare il Presidente Putin e la Russia”. Vorrei che fosse così semplice. Vorrei potermi unire alla festa! Invece, mi sono seduto davanti al mio computer per scrivere questo saggio sulla Turchia, un Paese che amo, ma che da tanti anni non riesco a comprendere.
Incontrai Recep Tayyip Erdogan presso la sede ad Istanbul del suo (allora) partito, Refah Partisi, RP, quando era sindaco della prima città turca. Era la fine degli anni ’90 e in quel periodo ero impegnato a cercare di non farmi ammazzare mentre seguivo la ‘guerra jugoslava’, muovendomi tra Sarajevo, Pale, Belgrado e il fronte. Mentre la maggior parte dei miei colleghi viaggiava in treno da Vienna (non c’erano voli e gli stranieri non erano autorizzati a venire in auto) prendendo una pausa, optavo sempre per Istanbul, salendo su treni lenti per la Bulgaria ed Edirne. Sentivo che dovevo conoscere e capire l’impero ottomano, se veramente volevo capire i Balcani. In quei giorni, Erdogan terrorizzava la classe medio-alta filo-occidentale e secolare di Istanbul. Apparteneva ad un partito islamista in una città che da sempre guardava all’Europa. Ma alla fine introdusse alcune riforme sociali radicali e migliorò notevolmente infrastrutture, sistema di riciclaggio dei rifiuti, mezzi di trasporto. Gli abitanti l’hanno sempre approvato. Volevo parlargli, sentire cosa aveva da dire, ed accettò. Invece di un fanatico religioso, trovai un grande politico pragmatico ed egocentrico, un populista.
Parli turco?” Mi chiese invece di salutarmi.
Non bene“, risposi. “Solo poche parole
Vedi!” Gridò, trionfante. “Il vostro turco fa schifo, ma riesce a pronunciare il nome del mio partito, Refah Partisi, perfettamente, senza alcun accento! Non è già la prova di quanto sia importante, quanto siamo indispensabili?” Non ne ero sicuro… cercavo di capire, di seguire la sua logica. Devo ammettere che mi sentivo più a mio agio in una trincea in Jugoslavia, che lì, ad Istanbul, di fronte a quest’uomo prepotente che apertamente navigava nel proprio grande ego. Ma continuava ad ‘impartire’. E il popolo turco, molti di essi, lo votarono finché nel 2003 divenne primo ministro, e nel 2014, presidente della Turchia.
Islamista o no, dal 2003 Erdogan non fu respinto dall’occidente; era il leader de facto del Paese, membro leale e coerente dell’alleanza occidentale più potente, la NATO, e non fece nulla per romperne i legami. Periodicamente, la Turchia ebbe dei litigi minori con l’occidente, i suoi partner e Stati “clienti”, ma niente che mettesse davvero a rischio l’alleanza. Dall’incursione mortale su una nave turca diretta a Gaza, nel 2010, Erdogan affronta Israele, ma solo verbalmente. I legami militari non sono stati recisi: per esempio, la Turchia non ha impedito l’addestramento di piloti da caccia israeliani sul suo aeroporto militare presso Konya. Ci sono troppe contraddizioni? Sicuramente!
5553527276cumhurbakanyemek In Turchia, in realtà, è estremamente difficile capire ‘chi è chi?’ I giuramenti cambiano e le posizioni di individui e organizzazioni mutano continuamente. Durante una visita in Turchia come segretaria di Stato, Hillary Clinton avrebbe chiesto al governo turco di chiudere Aydinlik Gazetesi, un importante giornale socialista e nazionalista. In diverse occasioni, Aydinlik m’intervistò. Ed io intervistai il suo capo redattore e altri membri dello staff. Lavorai a stretto contatto con la sua stazione televisiva, Ulusal Kanal, base di uno dei più prolifici documentaristi turchi (e mio amico) Serkan Koc. Serkan e i suoi compagni mi aiutarono molto nei miei documentari per la stazione televisiva TV sudamericana Telesur: sulla rivolta di Gezi Park ad Istanbul, nel 2013, e sullo SIIL addestrato e sostenuto nei campi per “rifugiati” al confine con la Siria, vicino la città di Hatay. Mi fu spiegato come i terroristi venivano addestrati nel campo profughi di Apaydin, così come in una nota struttura della NATO vicino la città di Adana, la base aerea di Incirlik. In tre occasioni riuscì a filmare e fotografare le strutture, rischiando la vita. Ma facendo domande all’estrema sinistra turca, in particolare ai comunisti, su Aydinlik e Ulusal Kanal, le risposte che ebbi erano tutt’altro che unanimi! E chiedendo ad Aydinlik della situazione del popolo curdo e del PKK, ricevevo risposte sprezzanti, o quantomeno estremamente critiche. Naturalmente la maggior parte dei kemalisti, e quasi tutti i nazionalisti, sono contro la lotta per l’indipendenza curda o anche a qualche forma di autonomia. Credono che ci debba essere un forte, laico Stato turco, punto e basta, e che il PKK sia solo un gruppo terroristico. Dall’altra parte, molti comunisti turchi abbracciano la causa curda, e sono molto critici verso i nazionalisti e i loro media. Ma dove sta il PKK politicamente? Beh, tutto dipende a chi lo si chiede! Alcuni dicono che sia il movimento nazionalista curdo indiscutibilmente ‘di sinistra’. Altri sono decisamente in disaccordo, definendolo apertamente ‘quinta colonna’ e anche emanazione della CIA. Ma la “questione curda” non è l’unica su cui quasi nessuno in Turchia sembra d’accordo. Si chieda del genocidio armeno, e capirete subito che vi siete lanciati in mezzo (il già summenzionato) campo minato. Anche la maggior parte della sinistra turca respingerà decisamente la definizione di “genocidio”. Perdereste in una sola notte gli amici semplicemente presentando le “questioni” curde e armene in una conversazione.
Confusi? Non solo, è assai peggio. Se vi recavate, prima del 2014, nella prigione di Silviri, a 80 chilometri da Istanbul, sulla riva europea, avreste capito cos’è la vera confusione! Questo impianto ad alta sicurezza ospitava centinaia di generali ed alti ufficiali turchi, così come intellettuali e attivisti. Tutti a causa della cosiddetta Operazione Testa di Martello (in turco: Balyoz Harekatì), un presunto fallito colpo di Stato militare e laicista del 2003. Ma chi erano i generali, e cosa c’era realmente dietro il loro arresto? Incontrai le famiglie di alcuni di loro, e ne filmai le testimonianze. Molti erano fortemente contrari ad Erdogan e al suo partito AKP. Alcuni credevano nell'”eurasiatismo” turco, mentre altri (anche se pochissimi e non sempre apertamente) erano contrari all’ingresso della Turchia nella NATO. Qualunque cosa si trattasse, il governo trovò i generali e i loro alleati ‘scomodi’, perfino pericolosi. Il processo contro di loro fu molto probabilmente fabbricato e venne pesantemente criticato in patria e all’estero. Ma c’era un forte sostenitore, il movimento Cemaat, movimento islamico guidato dal religioso in esilio e (quindi) stretto alleato dell’AKP, Fethullah Gulen! Non a caso, dopo che AKP e Gulen si scontrarono nel 2014, gli imputati furono scarcerati e il 31 marzo 2015 furono assolti tutti i 236 sospetti. E ora il presidente Erdogan accusa Fethullah Gulen di essere dietro l’ultimo, sanguinoso colpo di Stato abortito, chiedendone l’estradizione dagli Stati Uniti! Quanto rapidamente e radicalmente cambiano le cose in questo Paese! Per rendere il tutto ancora più complicato, i colleghi di sinistra turchi, giornalisti investigativi, mi chiesero già nel 2012 di aiutarli ad indagare sulle attività del movimento Cemaat in generale e su Fethullah Gulen in particolare, in Africa (dov’ero allora), soprattutto in connessione alla costruzione di scuole che diffondono ogni forma pericolosa d’insegnamento settario. In quei giorni, Fethullah Gulen veniva ancora visto in Turchia come stretto alleato di Stati Uniti ed AKP! Ad un certo punto, il ‘neo-ottomanesimo’ dell’AKP esplose, per quanto all’occidente interessasse, ma nel complesso la Turchia persisteva a sostenere l’occidente e la sua politica imperialista nella regione. E ultimamente, il principale alleato dell’AKP (e suo attuale arcinemico), Fethullah Gulen, rientrava nel ‘giusto corso’.
Il mio amico, Yigit Gunay, autore, storico e giornalista istruitosi a Cuba, spiegava diversi mesi prima dell’ultimo colpo di Stato: “La politica viene chiamata neo-ottomanismo. L’idea era che il governo dell’AKP, o della Turchia, avrebbe agito da agente dell’imperialismo occidentale nella regione, e come tale avrebbe espanso la propria influenza nelle regioni che hai appena indicato. In quei giorni c’era anche il movimento di Gulen negli Stati Uniti. Oggi il governo e il movimento sono nemici, ma allora erano alleati. Il movimento di Gulen era particolarmente attivo in Africa, perché il loro principale vanto era aprirvi scuole e università, ed avevano una quantità enorme di denaro. Lessi un rapporto secondo cui nel 2013 il movimento aveva circa 130 “scuole paritarie”, solo negli Stati Uniti… E se avete scuole paritarie, avete milioni di dollari dai contribuenti degli Stati Uniti. Sono anche molto ben organizzati; hanno grandi imprese e sono ricchi, ed usano questa ricchezza per aumentare la loro influenza. In pratica, quando la primavera araba iniziò, l’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan e l’AKP erano molto scettici. Non capivano cosa realmente stesse succedendo finché gli statunitensi non glielo dissero… “Non preoccupatevi: siamo noi che la facciamo…” Ci fu un momento in cui gli aviogetti della NATO cominciarono a bombardare la Libia, ed Erdogan fece un discorso dove fondamentalmente disse: “Che cazzo fa la NATO bombardando la Libia?” E due giorni dopo la Turchia aderì all’operazione. Gli statunitensi gli dissero: “Sei un idiota? Non vedi cosa succede?” E lui subito cambiò idea. Ma l’idea principale dietro tutto questo era: la primavera araba è fondamentalmente pro-AKP. Era il cosiddetto “cambio di regime” in tutta la regione. I nuovi regimi erano prevalentemente islamisti e così l’AKP poteva guadagnarvi influenza interna“. Tutto ciò che ho scritto illustra soltanto la complessità del labirinto politico turco. Non c’è quasi nulla di coerente; le sabbie mobili vengono in mente come metafora più adatta.
turchia-160715215004 Ora, dove va la Turchia in realtà? È davvero possibile che possa finalmente volgere ad est? Naturalmente vi sono grandi speranze! Naturalmente tali speranze potrebbero, almeno in parte, essere giustificate. Ma io sono prudente e non sono ancora pronto a festeggiare. L’occidente è perfettamente consapevole del fatto che “perdere la Turchia” sarebbe un potente colpo ai propri interessi geopolitici, ovvero ai suoi piani imperialisti totalitari. È assai improbabile che molli facilmente e pacificamente tale enorme Paese dalla posizione geografica tra le più strategiche sulla Terra. Se il presidente turco non cede all’occidente, se con decisione fa uscire il Paese dalla NATO, se chiude la base aerea di Incirlik (con le sue 50 testate nucleari) e soprattutto condivide le strutture militari turche con i russi, l’occidente sicuramente userà la forza, anche brutalmente. Cosa offrirebbe il ‘menu’ questa volta: un tentato assassinio, un altro colpo di Stato o qualche provocazione dall’estero? Non lo sappiamo, ma possiamo immaginarlo: ci sarebbe uno spaventoso bagno di sangue. E da che parte starebbero gli intellettuali turchi: tutti quei giornalisti, artisti e accademici famosi? Spesso molto coraggiosi (Chomsky e io li abbiamo chiamati, nel nostro libro, ‘tra i più coraggiosi della Terra’), ma dove sono le loro alleanze politiche reali? Alcuni sono socialisti puri, anche marxisti, ma sicuramente non tutti. Molti in realtà guardano all’occidente: Parigi, Londra, New York e Berlino. Uno dei miei editori turchi ed amico, ora defunto, il famoso chimico, fisico e biofisico molecolare turco Oktay Sinanoglu (spesso chiamato l'”Einstein turco”), era uno dei critici più espliciti dell’imperialismo occidentale. Ma era anche, da molti anni, professore alla Yale University, ed i suoi ultimi anni li spese nella sua spiaggia in Florida. Il suo amore per la Turchia era, per i miei gusti, troppo “lontano”, troppo “platonico”. Gli intellettuali turchi non sono nemmeno d’accordo sugli scrittori da ammirare. Due dei più famosi romanzieri turchi contemporanei, il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk ed Elif Shafak, sono visti da molti come solo mediocri letterati completamente venduti all’occidente ritraendo la Turchia come la vedono i loro editori e lettori stranieri. Molti giovani istruiti turchi ultimamente vanno in America Latina, a conoscere le nuove tendenze rivoluzionarie, i suoi governi e movimenti. Altri vanno in Asia. Per esempio, gli intellettuali di Istanbul sono molto più cosmopoliti dei loro omologhi eurocentrici ed incredibilmente provinciali di Atene. Ma laicismo e liberalismo europei sono ancora il punto di riferimento principale e anche l’obiettivo della maggior parte dei turchi urbanizzati. Possono essere ‘contro la NATO’ e ‘contro la politica estera degli USA’, ma spesso sono incerti per cosa essere. Sosterrebbero il governo se decidesse di cacciare la NATO e abbracciare Russia e Cina, invece? Vorrebbero che la Turchia aderisse ai BRICS? Erdogan è un sagace politico pragmatico. Sa tutto di traffici e ‘scambi’. Sa quanto il suo Paese conta, per l’occidente e il suo imperialismo, e per chi vi si oppone! La sua popolarità in patria è in forte aumento, raggiungendo quasi il 70%. Ha un chiaro ‘mandato morale’, quando critica l’occidente per il sostegno (o anche l’innesco) del colpo di Stato, o almeno per non aver fatto nulla per proteggere il ‘governo legittimo’ turco in un momento di grave crisi. E l’occidente prende sul serio le sue minacce, per la prima volta! Data l’esperienza passata, Erdogan può ora contrattare in modo estremamente duro con Washington, Berlino e le altre capitali occidentali. Il recente ‘passo verso Est’ potrebbe essere solo un bluff estremamente efficace. Obama e Putin lo sanno. Perciò i funzionari statunitensi non sono realmente ‘preoccupati’ dalle armi nucleari immagazzinate in Turchia. Ecco perché Putin è stato molto gentile, accogliendo Erdogan a San Pietroburgo; gentile ma non altro.
Tutti attendono la prossima mossa della Turchia. Ed Erdogan potrebbe usare il tempo per farne una. Il tempo è dalla sua, può mettere il campo imperialista ed anti-imperialista l’uno contro l’altro. Basta che funzioni! Russia e Cina (oltre che essere dalla parte giusta della storia) possono offrire molto in pratica: la nuova via della seta dall’Oceano Pacifico ad Istanbul, con collegamenti ferroviari ad alta velocità, corridoi IT, oleodotti ed anche il rinnovamento totale del travagliata industria energetica turco, solo per citare alcune “chicche”. La Turchia si aspetta che l’occidente offra di più, molto di più, per battere l’Est. Purtroppo, sembra che tutto questo non abbia nulla a che fare con l’ideologia, o anche con il semplice ‘giusto e sbagliato’, è solo freddo pragmatismo e calcoli pratici. Ma come ho scritto all’inizio del saggio: ancora non credo di aver davvero capito la Turchia! E anche alcuni dei miei compagni turchi ora mi scrivono dicendo che non riescono a capirlo, neanche loro! Tutto può cambiare. Le persone possono cambiare. Il padre pragmatico della moderna Turchia, Mustafa Kemal Ataturk, fu un vero nazionalista turco ma fortemente influenzato dal ‘laicismo occidentale’. Inoltre, per mantenere la sua nazione forte, unita ed indipendente dovette combattere le potenze occidentali ed accettare grandi aiuti militari ed economici dall’Unione Sovietica. Il presidente della Turchia ha ormai in mano il futuro della regione e del mondo, ne è ben consapevole. Può fare la storia con una firma. Nel caso in cui faccia la decisione giusta, tengo una bottiglia di buon champagne nel frigo, bello freddo e pronto ad essere stappato in ogni momento. Spero; spero davvero che presto ci sia l’occasione per spararne il tappo sul soffitto!rte_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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