Zjuganov: La Rivoluzione d’Ottobre è stata un punto di svolta nell’evoluzione dell’umanità

Intervista al Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Zjuganov dell’agenzia di stampa cinese Xinhua
KPRF, 21/04/2016 – Histoire et Societé5784A7F9-C3FC-4533-B120-A1A108E6EE52_cx0_cy8_cw0_mw1024_mh1024_sOggi in Russia valutare il ruolo e il significato della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre varia dal “colpo di Stato” al “più grande evento del ventesimo secolo”. Come valuta il ruolo storico della rivoluzione e l’importanza per la lotta di liberazione nazionale dei popoli di molti Paesi, tra cui la Cina?
La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre è un evento importante nella storia del mondo. Vi ricordo: nel 2017 i comunisti e tutte le forze progressiste del mondo ne festeggeranno il centenario. Questo evento è stato un punto di svolta nell’evoluzione umana. È stato l’inizio della transizione dal capitalismo a una formazione socio-economico più progressiva. La rivoluzione socialista teoricamente si basava sulle opere di Karl Marx e Friedrich Engels. La sua attuazione pratica va ai bolscevichi russi, guidati da Vladimir Ilic Lenin, grande pensatore e leader del movimento rivoluzionario internazionale, creatore del primo Stato operaio e contadino del mondo. Va ricordato: l’inevitabilità degli sconvolgimenti rivoluzionari in Russia non fu prevista dai bolscevichi. Un monarchico convinto, Menshikov, ma uomo onesto ed intelligente, annunciò il crollo della monarchia dei Romanov. Dopo la rivoluzione borghese di febbraio scrisse che non dovevamo rimpiangere il passato, condannato a morte all’inizio della prima guerra mondiale. Chi definisce gli eventi dell’ottobre 1917 colpo dall’alto, denota la propria ignoranza completa o faziosità. Nonostante i tentativi di distorcere il valore della prima rivoluzione socialista, è probabile che continuerà finché esiste il capitalismo. Ma dobbiamo capire una cosa: alcuna cospirazione elitaria, anche in caso di successo, può cambiare le basi stesse della vita del Paese, può avere alcun effetto su scala planetaria. È giustamente sottolineato che la valutazione del ruolo della Grande Rivoluzione d’Ottobre nel nostro Paese è diversa. Ci sono coloro che credono, giustamente, che la Russia avrebbe cessato di esistere senza l’arrivo dei bolscevichi al potere. Sarebbe stata frantumate in vari protettorati inglesi, francesi, statunitensi, giapponesi. E questo non è solo un “punto di vista”. È una deduzione basata su fatti storici. Il Partito Comunista è fermo su questa posizione. Ci sono persone che oggi in Russia maledicono i bolscevichi e il regime sovietico. Tuttavia, ciò non è generale. Il popolo russo ha per lo più un giudizio positivo sugli eventi dell’ottobre 1917, sapendo che fu un bene per il Paese. Ciò è confermato da numerosi sondaggi degli ultimi venti anni. La frattura sul passato sovietico nel nostro Paese è tra il popolo da un lato e l'”élite” filo-occidentale dall’altro. Tale “élite” cerca solo di denigrare, diffamare le maggiori conquiste del nostro passato. Nella moderna propaganda russa, notevoli forze sono volte a falsificare la storia sovietica. Purtroppo, circoli liberali continuano ad occupare posizioni influenti nelle sfere politica, economia, informazione e culturale. Conducono una campagna antisovietica rabbiosa e sognano di abbattere dal piedistallo le eccezionali figure storiche di Lenin e Stalin. Attentano anche alla nostra vittoria, alla sacra memoria della Grande Guerra Patriottica. Il partito comunista respinge attivamente questi attacchi insidiosi, difende la verità e la giustizia.
ZuganoffOra il nostro partito si prepara per il 100° anniversario della Grande Rivoluzione d’Ottobre. L’anno scorso abbiamo organizzato a questo proposito due plenum del Comitato Centrale. Ci sarà una serie di eventi commemorativi, anche internazionali. Sottolineando l’importanza della Grande Rivoluzione d’Ottobre, il partito comunista insiste sulla natura non casuale, non fortuita della rivoluzione socialista in Russia. Molto prima dell’ottobre 1917, Lenin ne aveva dimostrato l’inevitabilità. Sviluppando la teoria marxista in modo creativo, analizzò il passaggio allo stadio superiore del capitalismo, l’imperialismo. Le caratteristiche principali di questa nuova fase sono: nascita di monopoli, formazione del capitale finanziario, completamento della divisione coloniale del mondo. In questa configurazione la concorrenza capitalistica continua e comporta lo sviluppo ineguale in diversi Paesi. Su questa base, Lenin trasse un’altra conclusione: l’emergere degli anelli deboli nella catena capitalista. Laddove la catena capitalista può essere rotta. La rivoluzione socialista poté ottenere la prima vittoria in alcuni Paesi o anche in un solo Paese. Ulteriori analisi convinsero Lenin che l’anello più debole della catena dell’imperialismo era l’Impero russo. Il nostro Paese era un groviglio di contraddizioni taglienti tra proletariato e borghesia, tra borghesia e sovrastruttura feudale zarista, tra proprietari terrieri e contadini. Il crescente divario tra i contadini, la questione agraria e la questione nazionale chiedevano una soluzione urgente. La Prima guerra mondiale esacerbò la povertà estrema e la condizione delle classi oppresse. In Russia c’era una situazione rivoluzionaria. Le condizioni oggettive della rivoluzione si riunirono con le azioni di massa della classe avanzata. I suoi migliori rappresentanti si organizzarono in un partito politico, il partito dei bolscevichi. Debuttando con “Iskra” (Scintilla) il bolscevismo di Lenin trovò la forma istituzionalizzata nel Secondo Congresso POSDR nel 1903. Già nella prima rivoluzione russa, confermò in pratica la correttezza della sua linea. Nell’ottobre 1917, il partito di Lenin ebbe il forte sostegno da tutti i lavoratori russi. I bolscevichi sapevano ascoltare, comprendere ed esprimere il linguaggio politico delle aspirazioni del popolo. Tutto il Paese ascoltò le loro parole d’ordine: “Pace al popolo!”, ” Terra ai contadini!”, “Le fabbriche agli operai!”, “Il pane contro la fame!” “Il potere ai soviet!”. Il successo della prima rivoluzione socialista del mondo fu garantito. Così, una delle più importanti realizzazioni di Lenin era aver specificatamente valutato il momento storico per la completa riuscita della rivoluzione socialista in Russia. Prima di allora, l’arena principale della lotta per il socialismo era l’Europa occidentale. Ma sulla base delle conclusioni del libro “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, Lenin brillantemente previde il passaggio di sede del movimento rivoluzionario in Russia. E aveva ragione! La rivoluzione socialista nel nostro Paese vinse. Tuttavia, era necessario non solo prendere il potere, ma anche mantenerlo. Contro la giovane Repubblica sovietica 14 Paesi presero le armi. Basandosi all’interno sulla controrivoluzione, cominciarono a lacerare la Russia dall’estero. La borghesia e i proprietari terrieri russi vendettero gli interessi nazionali a destra e a sinistra. Fu la forza e la volontà del partito bolscevico, facendo leva sulle masse, che salvò il nostro Paese dalla distruzione. Quando gli invasori e i loro complici furono espulsi, un altro compito apparve non meno difficile: garantire la costruzione di una nuova vita. Nei primi mesi del 1921, la Russia sovietica era in una situazione disperata. Il Paese era stato devastato da due guerre: la Prima guerra mondiale e la guerra civile. La produzione industriale scese di quasi cinque volte. Il volume della produzione agricola fu dimezzato. Le vittime di guerre, carestie, epidemie non furono meno di 25 milioni di persone. Oggi si può solo ammirare la saggezza dei bolscevichi, che in quegli anni cercarono diverse opzioni politiche, dal comunismo di guerra alla nuova politica economica e al piano di elettrificazione. Negli anni 1922-1929, poco prima del Primo piano quinquennale, furono costruite più di 2000 grandi imprese industriali. Economicamente, il Paese raggiunse il livello del 1913. Ma una nuova guerra mondiale si stava preparando. In queste circostanze fu necessario fare un enorme balzo in avanti, creare interi settori economici. Senza, la sopravvivenza dell’Unione Sovietica non sarebbe stata possibile. Nei 10 anni che precedettero la guerra, potemmo compiere i progressi compiuti dall’Europa in un secolo. 9000 nuove imprese furono costruite. Il nostro Pese semianalfabeta imparò a leggere e scrivere, e divenne il migliore nel campo delle scienze. Senza, non ci sarebbe la vittoria nella Grande Guerra Patriottica. E quindi non si possono separare le due date importanti: il 1945 e il 1917. Questi due eventi sono tappe strettamente correlate sulla via del socialismo. I risultati eccezionali dei bolscevichi non si espressero solo in campo economico. Posero fine all’oppressione nazionale e crearono una comunità unica, il popolo sovietico. Costruire il socialismo fu opera di tutte le nazionalità dell’URSS. La Rivoluzione d’Ottobre non aveva una dimensione russa. Fu un evento universale. Per il decimo anniversario dell’ottobre, Stalin scrisse, “non possiamo considerare la Rivoluzione d’Ottobre una rivoluzione “entro i confini nazionali”. È soprattutto una rivoluzione mondiale, internazionale, perché è la svolta radicale nella storia del mondo, transizione dal vecchio mondo capitalista al nuovo mondo socialista”. La prima vittoria del socialismo nel pianeta ebbe un’influenza decisiva sul processo storico mondiale. L’esempio fu dato, seguito in molti Paesi. Il movimento di liberazione nazionale dei popoli oppressi ebbe un impulso estremamente potente. La liberazione della schiavitù coloniale era possibile.
Per i cinesi, le idee dell’Ottobre furono di notevole importanza. Nel 1918 il leader del movimento rivoluzionario democratico cinese Sun Yat-sen inviò un telegramma a Lenin e al governo sovietico, in cui augurava ogni successo alla Russia sovietica ed espresse l’auspicio che “i partiti rivoluzionari della Cina e della Russia si uniscano nella lotta comune”. Recentemente mi sono imbattuto in un documento storico interessante: la proclamazione del Consiglio dei Commissari del Popolo della RSFSR al popolo cinese del 25 luglio 1919. Confermava il rifiuto completo da parte del regime sovietico di diritti speciali e privilegi ottenuti dal governo zarista in Cina per via dei trattati ineguali. Nella storia cinese, non ci sono altri casi in cui degli stranieri volontariamente rinunciarono ai propri vantaggi. Il documento, in particolare, dichiarava: “Se i cinesi vogliono diventare come i russi… un popolo libero, devono capire che i loro unici alleati e fratelli nella lotta per la libertà sono gli operai e i contadini russi e la loro Armata Rossa“. Il 1° luglio 1921 a Shanghai fu istituito il Partito Comunista Cinese, ispirato al patrimonio rivoluzionario della Grande Rivoluzione d’Ottobre. Fu un partito politico della classe operaia cinese, basato sui principi del marxismo-leninismo. Il PCC dovette seguire una strada molto ardua. Ma i suoi sforzi ebbero successo. Il partito poté mettersi a capo delle forze progressiste del Paese. Guidando fino alla vittoria il movimento antimperialista e la rivoluzione antifeudale in Cina, ponendo le basi a progressi e realizzazioni della Cina moderna. Vorrei ricordare le parole di Mao Zedong, “Le salve della Rivoluzione d’Ottobre ci hanno portato il marxismo-leninismo. La Rivoluzione d’Ottobre ha aiutato i progressisti di tutto il mondo, anche in Cina, a riconsiderare i propri problemi, applicando l’ideologia proletaria per decidere il destino del proprio Paese“. I comunisti cinesi sono riusciti, come i bolscevichi russi, a unire il Paese e portarlo su un percorso decisamente progressivo Così, la Grande Rivoluzione d’Ottobre, le idee di Lenin e Stalin non sono di proprietà dei soli russi, ma appartengono a tutta l’umanità. Appartengono alla Cina che, guidata del Partito comunista, ha dimostrato al mondo le meraviglie del suo sviluppo socio-economico.ZyuganovCome, in retrospettiva, valuta il ruolo di figure storiche come Lenin, Stalin, Gorbaciov?
La vita socio-politica della Russia moderna mostra chiaramente il confronto tra due principi ideologici, principio creativo e principio distruttivo. Ciascuno di essi è associato, nella mente dei cittadini, all’attività di varie figure storiche. I nomi di Lenin e Stalin sono associati al grande successo del nostro Paese nel ventesimo secolo. Sotto la bandiera della Grande Rivoluzione d’Ottobre fu istituito il primo Stato socialista del mondo, furono trasformate tutte le sfere della vita nella società sovietica, fu sconfitto il fascismo tedesco nella guerra più terribile e fu sconfitto il militarismo giapponese, fu rapidamente ripristinata l’economia nazionale. Poi creammo la parità nucleare con gli Stati Uniti e il primo lancio nello spazio. Tutto questo e molto altro fu il risultato diretto della Rivoluzione dell’Ottobre 1917. Lenin e Stalin furono i fondatori del nostro partito e dello Stato sovietico. Ma i loro personaggi non dovrebbero in alcun modo essere considerati pezzi da museo di un’epoca passata. Ci dovrebbero ispirare nella nostra vita, nella nostra lotta e nel nostro lavoro quotidiano. La loro eredità dovrebbe essere studiata, e le loro idee praticate e sviluppate. In risposta a coloro che cercano di screditare i nomi di questi grandi uomini, vi sono due citazioni. La prima: “Io rispetto Lenin quale uomo che con completa abnegazione fece di tutto per attuare la giustizia sociale… Persone come lui sono i custodi e restauratori della coscienza dell’umanità“. La seconda citazione si riferisce a Stalin: “Personalmente, non sento altro se non la più grande ammirazione per questo grande uomo, il Padre del suo Paese…” Chi fece queste affermazioni? Vi chiedete. L’autore della prima è Albert Einstein, una delle menti più profonde nella storia del mondo. La seconda è di Winston Churchill, che odiava il socialismo, ma ebbe il coraggio di riconoscere la grandezza dei risultati di Stalin. A tutti i pigmei che cercano d’infangare il nome dei giganti Lenin e Stalin, consiglio di memorizzare questi passi. Lenin era un uomo di Stato come nessun altro. È riuscito a creare un partito che si prese il compito di costruire il primo Stato socialista del mondo. Crebbe in una famiglia felice, circondato da amore e prosperità, completò con successo gli studi al liceo. Poteva condurre una vita tranquilla e felice. Ma Lenin si dedicò alla lotta per la giustizia e gli interessi dei lavoratori. Creò uno Stato in cui i valori principali erano umanesimo, lavoro, giustizia e in cui i rappresentanti di ogni nazione, grandi e piccoli, avevano fiducia nel futuro. Oggi troviamo le opere complete di Lenin in qualsiasi libreria seria nel mondo. I suoi scritti sono stati tradotti in quasi tutte le lingue. Dico spesso ai nostri avversari: fatemi un altro esempio di tale genio, pensatore, politico, uomo di Stato. Non ne esistono!
Due delle più gravi crisi del capitalismo hanno portato a due guerre mondiali. Il nostro Paese fu al centro di questi eventi. Dalla prima si ebbe la Rivoluzione d’Ottobre guidata da Lenin, dalla seconda la grande vittoria guidata da Stalin. L’URSS guidata da Stalin passò negli ultimi anni tra le prime tre nazioni più potenti del mondo. Fu istituito un sistema che rese possibile la vittoria sul fascismo. Gli elementi di questo sistema furono lo sviluppo dell’economia, della potenza dell’Armata Rossa e della scuola sovietica che addestrò combattenti coraggiosi, intelligenti e audaci. Hitler conquistò l’Europa continentale con le sue fabbriche, porti, aeroporti, ma si ruppe i denti contro l’eroismo del nostro popolo, del potere scientifico e tecnologico dell’Unione Sovietica. Il talento di leader militare di Stalin è riconosciuto da tutti coloro che collaborarono con lui durante la guerra, Zhukov, Rokossovskij, Konev, Vasilevskij e altri. Come comandante in capo, conosceva la situazione operativa e diresse tutte le principali operazioni offensive. Stalin capì che solo un potente blocco di Paesi socialisti poteva resistere all’aggressione del capitale globale. Il ruolo principale nella sua creazione dopo la seconda guerra mondiale, andava a URSS e Cina. L’Unione Sovietica fu il primo Paese a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, il 2 ottobre 1949, il giorno dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese. Pochi mesi dopo, nel febbraio 1950 fu firmato il Trattato di amicizia, alleanza e mutua assistenza sino-sovietico. La leadership di Stalin tese al popolo cinese una mano fraterna per la costruzione dello Stato, dell’esercito, nella formazione di specialisti. L’alleanza strategica tra Mosca e Pechino fu una vera e propria minaccia per l’egemonia degli Stati Uniti d’America.
Quanto a Gorbaciov, non merita nemmeno una semplice menzione accanto a Lenin e Stalin. Gorbaciov, Jakovlev, Shevardnadze, Eltsin e i loro complici commisero il crimine più grave contro il loro popolo e tutta l’umanità, distrussero l’Unione Sovietica. Calpestarono apertamente i risultati del referendum nel marzo 1991. Mentre la stragrande maggioranza dei partecipanti votò per il mantenimento dell’Unione Sovietica. Va ricordato che l’URSS era una civiltà: 190 nazioni e nazionalità, 40 religioni e denominazioni, 10 fusi orari, quasi tutte le zone climatiche. Non esisteva nel mondo un sistema statale-politico più sofisticato. Ignorando tutto questo, Gorbaciov con le sue azioni minò l’unità nazionale e le fondamenta dello Stato. Come risultato, l’URSS fu distrutta. Il Paese sperimentò la vergogna del “ruggenti anni novanta”. Più di 80000 imprese furono distrutte. Uno dopo l’altro conflitti sanguinosi scoppiavano. Le vittime furono centinaia di migliaia e ci furono 9 milioni di rifugiati. Così oggi, quando Gorbaciov parla della restaurazione del capitalismo in Russia senza spargimento di sangue, suscita solo rabbia e risentimento. Basta guardare agli eventi cui sono immersi oggi i nostri fratelli ucraini. Caos, spargimento di sangue, impoverimento delle masse, ciò che vi accade negli ultimi anni. E questo è un risultato diretto del tradimento di Gorbaciov. Il nome di Gorbaciov in Russia oggi è visto come sinonimo di tradimento, simbolo del tradimento della causa socialista e disprezzo degli interessi dei lavoratori. Con questo nome fortemente associato agli eventi della nostra storia recente, come trascurare la negligenza verso il popolo sovietico, l’umiliazione di fronte agli Stati Uniti, l’accettazione delle politiche neo-coloniali dell’occidente. Nella mente popolare la “perestroika” di Gorbaciov è percepita come una serie di sconfitte e di crimini. Nei suoi documenti politici, il Partito Comunista ha dato una valutazione obiettiva delle attività distruttive di tale guitto.1458981961_V-Podmoskov-e-otkrylsya-X-martovskiiy-sovmestnyiy-Plenum-CK-i-CKRK-KPRFDopo il crollo dell’Unione Sovietica e la messa al bando del PCUS, il movimento comunista in Russia ha vissuto momenti difficili. Come lei e i suoi compagni siete riusciti a preservare dignità e fedeltà agli ideali, a superare tutte le difficoltà e ricostruire il partito comunista?
Il momento fu davvero difficile. La controrivoluzione borghese e la distruzione dell’Unione Sovietica furono un banco di prova per il nostro Paese e per il movimento comunista internazionale. Milioni di cittadini sovietici potevano immaginare nei peggiore incubi che la direzione del partito e del Paese prendessero la via del tradimento, la distruzione dello Stato. Tutto questo creò confusione nelle file dei comunisti e dei loro sostenitori. Ma nonostante il tradimento della direzione del partito, molti rimasero fedeli ai loro ideali. I comunisti russi non hanno permesso di seppellire la causa del socialismo nel nostro paese. Hanno ricreato il partito comunista, si sono impegnati con coraggio sulla via della lotta per la rinascita della patria socialista. Vi ricordo che nel periodo da agosto a novembre del 1991, le nuove autorità democratiche russe prima sospesero e poi vietarono le attività del PCUS e la sua organizzazione in Russia, il Partito Comunista della RSFSR. Le proprietà del partito furono confiscate. Nel momento in cui improvvisamente, erano apparentemente scomparsi i riferimenti ideologici e anche morali, molti membri del partito vietato erano demoralizzati. C’era anche chi partecipava alla “crociata” contro il socialismo. Il Paese subì una feroce campagna per screditare il partito e le idee comuniste. In Russia fu montato il “caso del PCUS”. Furono fatti tentativi di organizzare una causa contro il partito e l’ideologia che hanno guidato il popolo sovietico nella vittoria sul fascismo. A quel tempo, la “terapia d’urto” del governo Gajdar aumentò notevolmente la tensione sociale nel Paese. In poche settimane, la maggior parte dei nostri cittadini cadde in povertà. La rabbia del popolo si riversò sulle strade. E poi il nuovo governo presunto “democratico” si rivelò appieno. Eltsin e i suoi scagnozzi fecero ricorso più volte alla forza bruta. Così, il 23 febbraio 1992, anniversario dell’esercito sovietico, la manifestazione dei patrioti di sinistra fu schiacciata nel centro di Mosca. In seguito l’uso della forza contro i manifestanti pacifici cittadini si ripeté regolarmente. Il culmine dello scontro fu l’attacco al Soviet supremo eletto dal popolo della RSFSR e il massacro dei suoi sostenitori nel settembre-ottobre 1993. Per me è chiaro che l’esigenza di giustizia sociale nella società russa fosse molto forte. Ma negli eventi del 1992-1993 chiaramente mancava un nucleo organizzatore. L’obiettivo principale in queste circostanze era far rivivere il partito comunista, forza politica delle masse lavoratrici. I lavori per la sua ricostruzione continuarono senza sosta, nonostante la forte pressione politica, psicologica e amministrativa. Alla Corte costituzionale potemmo sfidare il decreto Eltsin che vietava le attività del partito. Il 13-14 febbraio 1993 si ebbe il II Congresso straordinario dei comunisti russi. Dopo un divieto di quasi un anno e mezzo, si annunciava la ripresa delle attività del partito, che prese il nome di Partito Comunista della Federazione Russa. Nel marzo dello stesso anno, il partito comunista fu ufficialmente registrato presso il Ministero della Giustizia della Russia. Dopo difficoltà, non solo il partito fu ufficialmente riattivato, ma divenne anche forza d’opposizione nel Paese. Naturalmente, la strada non fu facile. Dovemmo lavorare in condizioni particolari. Subimmo appieno la tirannia della macchina repressiva di Eltsin e l’orgia mediatica “democratica”. I nostri attivisti subirono tentativi di corruzione e minacce. Spesso le loro famiglie furono sotto pressione. Ma i nostri compagni hanno resistito con onore. E in queste condizioni difficili, l’esempio della Cina socialista, che si sviluppava rapidamente e con successo, fu molto importante per noi. Nel dicembre 1993, il partito comunista appena ricostituito ebbe il 12% nelle prime elezioni per la Duma di Stato. Solo due mesi dopo l’attacco al Soviet Supremo nei giorni dell”Ottobre nero”. Molti temevano apertamente le rappresaglie dal regime di Eltsin. Condurre la campagna sotto la bandiera del partito comunista dopo il tiro dei carri armati nel centro di Mosca fu un atto che richiese coraggio. E le persone avvicinatesi al partito comunista l’hanno dimostrato pienamente. Nelle elezioni per la Duma di due anni dopo ottenemmo già il 22% dei voti. E nelle elezioni presidenziali combattemmo ad armi pari con Eltsin, nel 1996. Il merito principale va ai militanti di base del Partito comunista, disposti a lavorare in condizioni estremamente difficili. Sollevarono il nostro partito in tutto il Paese, vi sono cellule negli angoli più remoti della Russia. Quando qualcuno solleva la questione del “partito d’oro”, dico con certezza che c’è davvero l’oro. Si tratta di queste persone eccezionali, dei nostri compagni combattenti.

Qual è oggi l’influenza del partito comunista in Russia? Quanti aderenti ha? Quali sono gli obiettivi decisi per le prossime elezioni per la Duma di Stato?
zuga Seguendo il partito bolscevico fondato da Lenin, il partito comunista ha sempre difeso i diritti dei lavoratori e gli interessi nazionali della Russia. Da un quarto di secolo, il nostro partito si batte contro la restaurazione capitalista, utilizzando sia la tribuna parlamentare che il lavoro tra le masse. Il nostro obiettivo strategico è costruire in Russia un rinnovato socialismo, il socialismo del XXI secolo. Nonostante la pressione amministrativa e la costante di propaganda anticomunista, continuiamo ad essere il principale partito di opposizione. A differenza di altri partiti russi, il partito comunista ha una struttura ramificata di organizzazioni in tutto il Paese. Solo il partito “Russia Unita” può essere paragonato a noi. Il partito comunista ha 81 federazioni regionali, più di duemila capitoli locali e quasi 14000 cellule di base. Nelle file del partito ci sono più di 160000 aderenti. Prendo atto presso il lettore cinese che alla vigilia della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, il partito bolscevico aveva circa 40000 membri. Oggi, possiamo solo rallegrarci del fatto che i ranghi del partito comunista accettino molti giovani. Per elevare la formazione dei giovani comunisti è stato istituito il Centro per gli studi politici del Comitato centrale del Partito comunista. Per quasi tre anni ha formato più di 600 nostri giovani compagni. Sono loro la riserva dei quadri di partito. Ma il potere del Partito comunista non si ferma lì. Il partito comunista ha milioni di sostenitori di diverse età e professioni. I comunisti operano nella Lega della Gioventù Comunista Leninista, nell'”Unione delle donne russe – Speranza della Russia”, in numerosi sindacati indipendenti, organizzazioni di veterani e organizzazioni patriottiche di sinistra. Insieme, formano una rete di propaganda senza precedenti. I gruppi parlamentari e gli eletti del partito comunista operano nella maggior parte delle regioni, distretti e comuni. I rappresentanti del partito Potomskij e Levchenko guidano le regioni di Orjol e Irkutsk. Il primo si trova nel cuore delle terre nere russe, e il secondo è la porta della Russia su Cina e Mongolia, ha un’industria sviluppata e vaste risorse naturali. Il comunista Lokot è stato eletto sindaco della terza città più grande della Russia, Novosibirsk. Nonostante la crisi economica, i nostri rappresentanti negli organi esecutivi ottengono grandi successi. Le elezioni si terranno il 18 settembre per la camera bassa del parlamento russo, la Duma di Stato. Ci presentiamo alle elezioni con un forte team di professionisti. Il partito comunista ha sviluppato un programma di sviluppo nazionale che assicura la ripresa dalla crisi economica e sociale. Faremo tutto il possibile per inviare questo programma a ciascun elettore, nelle profondità della provincia. Il Partito Comunista non ha solo l’ambizione di mantenere il ruolo di principale forza di opposizione in Russia. Credo che le prossime elezioni siano un’opportunità per tutte le forze nazional-patriottiche di unirsi attorno ad un programma di sviluppo su larga scala del nostro Paese. Vogliamo un risultato che ci permetta d’implementare il nostro programma anti-crisi. Per farlo, dobbiamo raggiungere un nuovo equilibrio di forze nella Duma di Stato, formare un governo di fiducia nazionale. A questo proposito, un buon esempio nella storia moderna della Russia è il governo Primakov-Masljukov creato su nostra iniziativa. A tempo di record superò le conseguenze disastrose della bancarotta del 1998. Oggi è urgente formare un governo di centro-sinistra che attui il programma di uscita dalla crisi del Paese. Il nostro programma anti-crisi comporta il ripristino della sovranità economica della Russia, sottraendosi al controllo del grande capitale occidentale. Allo stesso tempo, cerchiamo di rafforzare le relazioni economiche estere verso est. Crediamo che questo contribuirà allo sviluppo delle regioni remote della Russia e sarà una buona base per il riavvicinamento con la Cina, nostro partner strategico.l9NbFtXXAJNiLAykqKAoPQA8JCol1olSIl partito comunista è un partito di opposizione. Fortemente critico di molti aspetti della politica interna, ma sostiene la politica estera. Come costruite i vostri rapporti personali con il Presidente russo Vladimir Putin?
Prima di tutto voglio chiarire un punto. Noi non critichiamo aspetti specifici delle politiche socio-economiche liberali del governo Medvedev. Rifiutiamo completamente questo corso. Crediamo che abbia portato il Paese in un vicolo cieco e la sua continuazione è carica di conseguenze gravi per la Russia. Il blocco economico del governo difende in realtà interessi non nazionali, ed è la cinghia di trasmissione della distruttiva influenza occidentale. Questa politica liberale è oggi in conflitto con la politica estera attiva della Russia. Il nostro Paese deve difendere i propri interessi, in un momento in cui l’occidente guidato dagli Stati Uniti cerca d’isolare la Russia e provoca tensioni ai nostri confini. La Cina ha, ad esempio, una situazione simile nel Mar Cinese Meridionale, dove le navi della Settima Flotta degli Stati Uniti sono arrivate per compiere provocazioni. Allo stesso tempo, la loro Sesta Flotta viola sfacciatamente la Convenzione di Montreux, cercando di stabilirsi nel Mar Nero al largo delle coste russe. Per quanto riguarda l’Europa orientale, le colonne corazzate della NATO organizzano regolarmente marce di dimostrazione. Il Partito Comunista sostiene in generale gli sforzi della nostra diplomazia tentando di contrastare la politica estera avventurosa degli USA. Allo stesso tempo, il nostro partito è consapevole che per lottare in modo efficace contro l’aggressione dell’imperialismo siano necessarie ampie spalle. Fu così con l’Unione Sovietica nella lotta al fascismo tedesco e al militarismo giapponese. Senza un cambiamento decisivo nella politica socio-economica, sarà difficile contare sul successo in politica estera. I comunisti russi credono che la politica liberale del governo attuale non rifletta le aspirazioni delle masse: operai, contadini, intellettuali, piccole e medie imprese, giovani e pensionati. La politica finanziaria ed economica liberale continua a distruggere il complesso economico del Paese, impone il diritto degli oligarchi a decidere il destino della Russia, mettendola in condizione di dipendenza economica dall’occidente. Crediamo che questa linea sia in profonda contraddizione con la politica estera del Presidente Putin, che implica la tutela degli interessi nazionali della Russia e l’opposizione all’egemonia degli Stati Uniti nel mondo. Con Putin ho sviluppato rapporti di lavoro forti e pacifici. Tuttavia, il partito comunista sottolinea costantemente che le attività del potere centrale in Russia sono piene di contraddizioni. Dell’attuale progresso socio-economico non siamo assolutamente soddisfatti. Rientra del tutto nelle politiche di Eltsin-Gajdar 1990, inaccettabili per noi, così come la sfrenata propaganda antisovietica. In altre parole, la direzione della Russia non è omogenea. È costituita da forze divergenti. Nell’ambito di questo equilibrio complesso, il Partito Comunista cerca di far sì che le tendenze patriottiche prendano il sopravvento. A questo puntano i miei incontri personali con Putin e i membri del governo attuale.79358Lei è più volte stato in Cina e si è incontrato con il Presidente cinese Xi Jinping. Come valuta la natura dei rapporti tra il Partito Comunista Russo e il Partito Comunista Cinese?
Ha assolutamente ragione nel notare la solida natura del nostro rapporto con il Partito comunista cinese. Con il compagno Xi Jinping ci siamo incontrati prima che divenisse Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Anche allora notavo la sua apertura, il suo approccio riflessivo e sobrio alle più complesse questioni delle sfere politica, ideologica, economica. Xi Jinping è uno degli statisti più influenti dell’era moderna. Queste persone non solo possono capire il contenuto della fase attuale dello sviluppo umano, ma anche prevedere la direzione dello sviluppo, cercando di sfruttare l’opportunità storica in nome della stabilità e della prosperità della Cina, per il sogno della Cina di un mondo armonioso. I comunisti russi hanno a lungo avuto legami fraterni con le controparti cinesi. Siamo legati da anni di lotta all’imperialismo in condizioni di segretezza, dal trionfo della Grande Rivoluzione d’Ottobre, dalle attività congiunte del Comintern, dalla tutela della libertà e dell’indipendenza delle nostre nazioni durante la Seconda guerra mondiale, dal rilancio economico e culturale dopo la guerra. Oggi siamo uniti dal rifiuto categorico del dominio statunitense sul mondo. Nel tentativo di costruire un ordine mondiale giusto, il Partito Comunista Russo e il Partito Comunista Cinese rafforzano attivamente le simpatie reciproche tra i cittadini di entrambi i Paesi, consolidando l’amicizia tra Cina e Russia. I rapporti tra il Partito Comunista Russo e il PCC hanno il carattere di un forte partenariato strategico. Nel 1990 fu firmato tra le due parti un accordo di cooperazione, regolarmente rinnovato, e il rapporto tra i nostri due Partiti riguarda sempre più aree. I giovani dirigenti del nostro partito vanno regolarmente in Cina per la formazione. Apprendono dall’esperienza unica della Cina applicando queste conoscenze nel Paese d’origine. Le nostre controparti si scambiano continuamente informazioni per sviluppare una visione comune sulle questioni più importanti all’ordine del giorno, bilaterali e internazionali. Oggi i rapporti tra i due partiti entrano in una nuova fase. Abbiamo firmato un memorandum di cooperazione interpartitico. Sviluppiamo scambi di delegazioni. Il Partito Comunista Russo studia attentamente le migliori pratiche del PCC nei programmi economici, sociali e umanitari nella costruzione del partito. I comunisti russi diffondono ampiamente i successi e le conquiste della Cina tra i cittadini russi. Il giornale “Pravda”, la rete del Partito Comunista “linea rossa”, i nostri siti partner seguono regolarmente la vita della Repubblica Popolare Cinese. Il Partito Comunista e il PCC considerano inaccettabili i tentativi di falsificare la storia, in particolare la seconda guerra mondiale e i suoi risultati. Un simbolo della vicinanza dei nostri Paesi fu il 70° anniversario della Vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese. Le truppe cinesi presero parte alla parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa, e la grande sfilata del 3 settembre a Pechino fu caratterizzata dalla presenza della leadership russa. Pochi giorni dopo, il 26 settembre a Khabarovsk, vi furono i festeggiamenti organizzati dal Partito comunista russo e dal Partito comunista cinese. Nel complesso, tenemmo la conferenza “70 anni di Vittoria comune. Contributo storico e ruolo dell’Unione Sovietica e della Cina nella seconda guerra mondiale contro il fascismo”. Dopo la conclusione, artisti cinesi e russi diedero un magnifico concerto. Accogliemmo una folta delegazione del Comitato centrale del PCC, guidato dal membro del Politburo, Segretario del Comitato centrale del partito, compagno Liu Qibao. Sono convinto che tali attività dovrebbero essere svolte regolarmente. In generale, siamo pronti a sviluppare ulteriormente il ricco potenziale della cooperazione tra i nostri due partiti, nell’interesse delle relazioni bilaterali tra la Russia e la Cina.

Oggi, molti esperti occidentali prevedono per l’economia cinese un “atterraggio duro”. Cosa ne pensa di tale previsione? Quali sono, a vostro parere, le prospettive per la costruzione della “società moderatamente prospera” della Cina?
zyuganov chavez Sa, possiamo sorridere di certi “esperti da divano” quando salutano la “crisi in Cina”. E’ necessario conoscere la situazione reale. La crescita dell’economia cinese è stata del 7% l’anno scorso, mentre in Europa fu inferiore al 2% e negli Stati Uniti, poco più del 2%, e in Russia fu negativa. Così proclamare dai tetti il collasso dell’economia cinese è a dir poco ridicolo. Naturalmente, a causa della crisi globale, la Cina deve affrontare alcune difficoltà, ma sono sicuro che sono solo temporanee, sono “disturbi della crescita”. Penso che la Cina abbia tutte le ragioni per avere fiducia in un futuro migliore. I comunisti cinesi hanno studiato attentamente l’esperienza del nostro Paese, compresa l’era di Gorbaciov con la sua “perestroika” e il crollo dell’URSS. Il PCC cerca di non ripetere gli errori commessi da noi. Per quanto riguarda l’economia in Cina, è considerata un sistema molto complesso che non permette volontarismi e avventurismi. Tutti i passi sono presi dopo un’attenta analisi delle possibili conseguenze. È possibile garantire continuità, potenza e riforme senza estremizzare. I comunisti cinesi combinano il marxismo-leninismo con il socialismo con caratteristiche cinesi, regolamentazione del governo e opportunità di mercato. A differenza dei liberali russi, i leader cinesi non si basano sulla onnipotenza della “mano invisibile del mercato”. Hanno trovato una relazione controllata tra forme di proprietà statale, proprietà collettiva e privata, senza distruggere il controllo dello Stato in alcuna di queste aree. È interessante notare che l’economia cinese non si basa sulle materie prime. Si osserva la rapida crescita della produzione di macchine utensili, aeromobili, automobili. Il sistema educativo cinese è in fase di sviluppo. Non è sorprendente che in soli due decenni la Cina sia passata da Paese prevalentemente agricolo al ruolo di locomotiva economica globale. Il tenore di vita aumenta. Le garanzie sociali migliorano. Il sistema pensionistico si sviluppa. Assistiamo ai fantastici risultati conseguiti nello sviluppo culturale e spirituale. L’Impero Celeste ha fatto i suoi passi avanti nello spazio, e ha grande successo nella scienza e nello sport. Ricordo bene la mia prima visita a Shanghai di più di venti anni fa. Era una grande città, ma povera con strade strette e baracche. Ora è diventata una grande magnifica metropoli con grattacieli e grande sviluppo infrastrutturale urbano. Basti dire che il numero di stazioni della metropolitana ammonta a quasi 400! Tutto questo è merito diretto del partito comunista e del governo cinesi. Ecco perché sono sicuro che l'”atterraggio duro” dell’economia cinese non sarà domani. Il popolo cinese, saggio e laborioso, continua a seguire con fermezza il percorso dello sviluppo socio-economico, culturale, scientifico e tecnologico, dello sviluppo complessivo del socialismo con caratteristiche cinesi, nella costruzione di una società moderatamente prospera.
A mio avviso, parlare di “atterraggio duro” non ha nulla a che fare con le previsioni. E’ piuttosto un desiderio e lo scopo di certuni. Infatti, Washington evita di accettare l’indebolimento del suo dominio nella politica economia e mondiale. E la Cina reagisce sempre più attivamente agli statunitensi. Naturalmente, il capitale occidentale lotterà per mantenere il dominio, utilizzando, come abbiamo visto, tutti i mezzi, anche i militari. Tuttavia, per la Repubblica Popolare Cinese e la Russia la pressione militare ha poco effetto. Pertanto, la guerra economica e la propaganda continuano ad essere utilizzate contro i nostri Paesi. Ovviamente, il trattato trans-Pacifico degli Stati Uniti ha carattere anti-cinese e anti-russo. E’ molto probabile che i circoli dirigenti degli Stati Uniti cerchino nel prossimo futuro di rafforzare radicalmente la loro politica anti-cinese. E tale politica è ben nota. Si creano artificialmente fattori economici esteri sfavorevoli alla Cina. Gli Stati Uniti creano blocchi economici chiusi ed impongono alte tariffe alle importazioni di molti prodotti cinesi. Washington ostacola l’investimento privato delle aziende cinesi all’estero e cerca d’isolare la Cina dalle fonti estere di materie prime. Queste azioni apertamente ostili verso il popolo cinese costituiscono il quadro generale della politica globalista statunitense. Nelle condizioni di profonda crisi economica globale, una base affidabile per lo sviluppo stabile dell’economia cinese può diventare l’autonomia, la domanda interna, lo sviluppo accelerato delle regioni occidentali del Paese. Un ruolo importante può essere svolto dal progetto della cintura economica della Via della Seta e lo sviluppo accelerato delle relazioni bilaterali con Paesi amici, tra cui la Russia. Cina e Russia sono partner strategici. Le relazioni tra i nostri due Paesi si sviluppano su un piano di parità, tenendo conto degli interessi e degli impegni reciproci. Il potenziale reciprocamente vantaggioso per la cooperazione economica tra Russia e Cina è molto alto. I nostri interessi geopolitici hanno un vettore comune. Nel contesto dell’egemonia aggressiva statunitense, dobbiamo perseguire una politica estera coordinata. Le economie di entrambi i Paesi sono in larga misura complementari. Nonostante un calo temporaneo nel commercio bilaterale lo scorso anno, all’inizio del 2016 questo trend negativo s’è invertito. Le vendite del primo trimestre sono aumentate del 3,6%. Allo stesso tempo, le esportazioni cinesi verso la Russia sono aumentate del 6,2%, mentre le esportazioni russe verso la Cina dell’1,1%. Un approfondimento completo dei nostri rapporti può essere un passo importante nella formazione di un nuovo ordine mondiale basato su principi del rispetto e della considerazione reciproca degli interessi di tutti i partecipanti. Naturalmente, non possiamo dire che la Cina sia esente da problemi. Il governo e il popolo cinesi sono impegnati a risolvere i problemi della corruzione, le contraddizioni tra città e campagna, l’inquinamento dell’ambiente. Ma il merito della leadership cinese è che non sembra lontano da questi problemi e cerca di risolverli. A questo proposito, sono fiducioso a che il 13° Piano quinquennale adottato di recente dalla Cina sia completato con successo. Sarà anche raggiunto l’obiettivo principale del piano, creare nel 2020 una “società moderatamente prospera”. Credo che la Cina oggi abbia tutte le ragioni per essere ottimista sul futuro. Credo che per il centenario della nascita del PCC, il Paese potrà non solo attuare pienamente tutte le decisioni per la costruzione di una società moderatamente prospera, ma anche conseguire nuove vittorie spettacolari nello sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi. Noi comunisti russi, seguendo da vicino lo sviluppo della Cina, non vediamo l’ora di vedere i vostri successi. Auspico di cuore al popolo cinese maggiore successo nel raggiungere i propri obiettivi!695562_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strana morte di Hugo Chavez

Eva Golinger e Mike Whitney, Global Research, 26 aprile 2016

Leamsy Salazar (cerchiato)

Leamsy Salazar (cerchiato)

Eva Golinger, Credo che ci sia una possibilità molto forte che il presidente Chavez sia stato assassinato. C’erano noti e documentati tentativi di assassinarlo durante la sua presidenza. Degno di nota fu il colpo di Stato dell’11 aprile 2002, quando fu rapito e si decise di assassinarlo, se non fosse stato per la rivolta del popolo venezuelano e delle forze militari fedeli che lo salvarono, tornando al potere dopo 48 ore. Trovai le prove inconfutabili, utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA), che CIA ed altre agenzie statunitensi fossero responsabili del colpo di Stato e che sostennero finanziariamente, militarmente e politicamente i partecipanti. Poi ci furono altri attentati contro Chavez e il suo governo, come ad esempio nel 2004, quando decine di paramilitari colombiani furono catturati in una fattoria presso Caracas, di proprietà di un attivista anti-Chavez, Robert Alonso, pochi giorni prima che attaccassero il palazzo presidenziale per uccidere Chavez. Ci fu un altro complotto, meno noto, contro Chavez scoperto a New York durante la visita all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2006. Secondo le informazioni dei suoi servizi di sicurezza, durante la ricognizione di sicurezza standard presso la sala della manifestazione pubblica in cui Chavez avrebbe affrontato gli Stati Uniti, in una rinomata università, alti livelli di radiazioni furono rilevati nella poltrona su cui avrebbe dovuto sedersi. Le radiazioni furono scoperte con un rivelatore Geiger, un dispositivo di rilevazione delle radiazioni che la sicurezza presidenziale utilizzava per garantirsi che il Presidente non fosse esposto a raggi nocivi. In quel caso, la sedia fu rimossa e le prove successive dimostrarono che emanava una quantità inusuale di radiazioni che avrebbero causato significativi danni a Chavez, che ne sarebbe morto se non fossero state scoperte. Secondo i resoconti della sicurezza presidenziale sull’evento, uno statunitense addetto al supporto logistico della manifestazione e che aveva portato la sedia, si scoprì essere un agente dell’intelligence degli Stati Uniti. Vi furono numerosi altri attentati ostacolati dai servizi segreti venezuelani ed in particolare dall’unità di controspionaggio della Guardia Presidenziale incaricata di scoprire e sventare tali minacce. Un altro tentativo ben noto fu nel luglio 2010, quando Francisco Chávez Abarca (nessuna parentela), un criminale sodale del terrorista di origine cubana Luis Posada Carriles, responsabile dell’attentato a un aereo cubano nel 1976 che uccise i 73 passeggeri a bordo, fu arrestato mentre entrava in Venezuela e confessò che era stato inviato ad assassinare Chavez. Solo cinque mesi prima, nel febbraio 2010, quando il Presidente Chavez presenziava ad un evento vicino al confine colombiano, le forze di sicurezza scoprirono un cecchino a poco più di un quarto di miglio di distanza dalla sua posizione, e fu successivamente neutralizzato. Se questi resoconti paiono fantascienza, furono ampiamente documentati ed erano reali. Hugo Chavez sfidò gli interessi dei più potenti, e si rifiutò di piegarvisi. Come capo di Stato della nazione dalle maggiori riserve di petrolio del pianeta, che apertamente e direttamente sfidava gli Stati Uniti e il dominio occidentale, Chavez era considerato un nemico di Washington e dei suoi alleati.
Quindi, chi sarebbe stato coinvolto nell’assassinio di Chavez, se fu assassinato? Certamente non ci vuole molto per immaginare che il governo degli Stati Uniti fosse coinvolto nell’assassinio politico di un nemico che dichiaratamente ed apertamente voleva che scomparisse. Nel 2006, il governo degli Stati Uniti creò un’unità speciale su Venezuela e Cuba sotto la direzione della National Intelligence. Tale unità d’intelligence d’élite fu accusata di ampliare le operazioni segrete contro Chavez attuando missioni clandestine dal Centro congiunto d’intelligence (CIA-DEA-DIA) in Colombia. Alcuni elementi si compongono come la scoperta di diversi stretti collaboratori di Chavez che poterono avvicinarlo per periodi prolungati e che fuggirono dopo la morte, e che oggi collaborano con il governo degli Stati Uniti. Se fosse stato assassinato con qualche esposizione ad alti livelli di radiazioni, o altro modo. inoculando o infettandolo con un virus cancerogeno, sarebbe stato fatto da qualcuno che poteva avvicinarglisi e di cui si fidava.

MW, Chi è Leamsy Salazar e com’è collegato alle agenzie d’intelligence statunitensi?
wpid-1440201182 Eva Golinger, Leamsy Salazar fu uno dei più stretti collaboratori di Chavez per quasi sette anni. Era un tenente colonnello della Marina venezuelana noto a Chavez per aver sventolato la bandiera venezuelana dal tetto della caserma della guardia presidenziale del palazzo presidenziale, durante il colpo di Stato del 2002, quando il salvataggio di Chavez era in corso. Divenne il simbolo delle Forze Armate fedeli che sconfissero il colpo di Stato e Chavez lo ricompensò facendone uno dei suoi aiutanti. Salazar era guardia del corpo e collaboratore di Chavez, gli portava caffè e pasti, stava al suo fianco, viaggiava con lui nel mondo e lo proteggeva nelle manifestazioni pubbliche. Lo conoscevo e gli parlai molte volte. Era uno dei volti noti che protessero Chavez per molti anni. Fu un membro chiave dell’élite della sicurezza di Chavez, che poteva avvicinare in privato e sapeva dei viaggi altamente confidenziali, della routine quotidiana, dei programmi e rapporti di Chavez. Dopo che Chavez scomparve nel marzo 2013, a causa del servizio e della fedeltà, Leamsy fu trasferito alla sicurezza di Diosdado Cabello, allora presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e considerato una delle più potenti figure politiche e militari del Paese. Cabello era uno dei più stretti alleati di Chavez. Va notato che Leamsy rimase con Chavez durante la maggior parte della malattia fino alla morte e poté avvicinarlo come pochi, anche per la sua squadra di sicurezza. Incredibilmente, nel dicembre 2014, le notizie svelarono che Leamsy si era segretamente recato negli Stati Uniti dalla Spagna, dove era in vacanza con la famiglia. L’aereo che lo trasportò sarebbe stato della DEA. Fu messo sotto protezione testimoni e secondo notizie diede informazioni al governo degli Stati Uniti sui funzionari venezuelani coinvolti in un altro giro di narcotraffico. I media dell’opposizione in Venezuela affermarono che accusò Diosdado Cabello di essere un narco-boss, ma alcuna di tali informazioni fu verificata in modo indipendente, come né fascicoli giudiziari o accuse furono emesse, se esistono. Un’altra spiegazione dell’adesione al programma di protezione testimoni negli Stati Uniti potrebbe riguardare il coinvolgimento nell’assassinio di Chavez, possibilmente nell’ambito di un’operazione occulta della CIA, o anche eseguita sotto gli auspici della CIA, ma da elementi corrotti nel governo venezuelano. Prima che i Panama Papers venissero pubblicati, scoprì per caso indagando un corrotto alto e pericoloso individuo nel governo, che Chavez aveva licenziato in precedenza, ma che ritornò dopo la morte ed ebbe un incarico ancora più influente. Tale individuo collaborerebbe con il governo degli Stati Uniti. Persone del genere, che hanno lasciato che l’avidità oscuri la coscienza e coinvolte in attività criminali redditizie, potrebbero aver giocato un ruolo nella sua morte. Ad esempio, i Panama Papers smascherano un altro ex-aiutante di Chavez, il capitano dell’Esercito Adrian Velasquez, responsabile della sicurezza del figlio di Chavez. la moglie del capitano Velasquez, ex-ufficiale della Marina Claudia Patricia Diaz Guillen, fu l’infermiera di Chavez per diversi anni potendolo avvicinare senza sorveglianza. Inoltre, Claudia somministrava le medicine, le pillole e tutto ciò che riguardava il cibo di Chavez per numerosi anni. Appena un mese prima che la malattia mortale venisse scoperta nel 2011, Chavez nominò Claudia Tesoriere del Venezuela, facendone la responsabile monetaria del Paese. Non è ancora chiaro il motivo per cui fu nominata a tale importante posizione, considerando che era la sua infermiera e non aveva esperienza del genere. Fu licenziata subito dopo che Chavez morì. Il capitano Velasquez e Claudia appaiono nei Panama Papers come possessori di una società di copertura da milioni di dollari, ed hanno anche proprietà in una zona elitaria della Repubblica Dominicana, Punta Cana, dove le proprietà costano milioni e vi risiedono almeno dal giugno 2015. I documenti mostrano che subito dopo la morte di Chavez e che Nicolas Maduro fu eletto presidente nell’aprile 2013, il capitano Velasquez aprì una società off-shore, il 18 aprile 2013, presso la società panamense Mossack Fonesca, chiamata Bleckner Associates Limited. Un’impresa di investimenti finanziari svizzera, V3 Capital Partners LLC, afferma di aver gestito i fondi del capitano Velasquez, pari a milioni. E’ impossibile per un capitano dell’esercito aver guadagnato tale somma di denaro con mezzi legittimi. Né lui né la moglie Claudia sono tornati in Venezuela dal 2015. Il capitano Velasquez era particolarmente vicino a Leamsy Salazar.

MW, Può spiegare le circostanze sospette secondo cui Salazar fu trasportato sotto protezione dalla Spagna agli Stati Uniti su un aereo della Drug Enforcement Administration (DEA)? Non è alquanto strano? Per lo meno, suggerisce che Salazar agisse da agente di un Paese apertamente ostile verso il Venezuela? Era un collaboratore o un traditore. E’ d’accordo?
Eva Golinger, Naturalmente è molto sospetto che Salazar sia stato trasportato dalla Spagna, dove si trovava presumibilmente in vacanza con la famiglia, negli Stati Uniti su un aereo della DEA. Non c’è dubbio che collaborasse con il governo degli Stati Uniti e abbia tradito il suo Paese. Ciò che resta da vedere è il suo ruolo esatto. Somministrò il veleno a Chavez, o era uno dei complici come il capitano Velasquez o l’infermiera/tesoriera Claudia? Anche se tutto questo appare cospirazionismo, sono fatti che possono essere verificati in modo indipendente. E’ anche vero, secondo i documenti segreti declassificati degli USA, che l’esercito statunitense sviluppò un’arma a radiazioni da utilizzare per gli omicidi politici mirati nel lontano 1948. Le udienze della Commissione Church sull’assassinio Kennedy scoprirono anche l’esistenza di un’arma sviluppata dalla CIA per indurre infarti e tumori sui tessuti molli. Chavez è morto di un tumore aggressivo nei tessuti molli, e lo si scoprì quando era troppo tardi. Ci sono altre informazioni che documentano lo sviluppo di un “virus del cancro” quale arma presumibilmente utilizzata per uccidere Fidel Castro negli anni ’60. So che a molti sembra fantascienza, ma se si fanno delle ricerche si vedrà che ciò esiste realmente. Non credo a tutto quello che ho letto. Da avvocatessa e giornalista investigativa, ho bisogno di prove concrete e multiple da fonti verificabili. Anche se basta avere un documento ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti del 1948, è un fatto che il governo degli Stati Uniti sviluppasse un’arma radioattiva per gli omicidi politici. Più di 60 anni dopo possiamo solo immaginare quale sia oggi la loro capacità tecnologica.

MW, Può spiegare perché la DEA era coinvolta nell’operazione e non la CIA come molti si aspetterebbero?
Eva Golinger, Penso che la CIA sia coinvolta. Lavorano assieme su casi politici di alto profilo, operando dal centro congiunto d’intelligence in Colombia. Perché fu la DEA e non la CIA che portò Leamsy Salazar negli Stati Uniti non è stato ancora rivelato, ma non credo che significhi che la CIA non ne sia coinvolta.

MW, Una nota personale, Hugo Chavez era un gigante e un vero eroe. Vi prego ci dica cosa la sua perdita ha significato per lei personalmente e quale impatto ha avuto sul popolo del Venezuela?
Eva Golinger, La perdita di Hugo Chavez è stata devastante. Era mio amico e ho trascorso quasi dieci anni come suo consigliere. Il vuoto che ha lasciato è impossibile da sostituire. Nonostante i suoi difetti umani, aveva un cuore enorme e si dedicava veramente a costruire un Paese migliore per il popolo, e un mondo migliore per l’umanità. Curò profondamente tutte le persone, ma specialmente i poveri, trascurati ed emarginati. C’è una foto di Chavez presa da uno spettatore quando era a a una manifestazione nel centro di Caracas, attraversando la grande piazza chiusa dalla sicurezza. Tutto ad un tratto, vide un giovane scarmigliato e apparentemente drogato, appena in grado di stare in piedi e con abiti laceri. Per l’orrore delle guardie di sicurezza, Chavez gli andò incontro e con amore gli mise un braccio al collo offrendogli una tazza di caffè. Non giudicava il povero ragazzo, o lo rimproverava o mostrava disgusto. Lo trattava da essere umano, che meritava dignità. Vi rimase per un po’, raccontando storie e chiacchierando come vecchi amici. Quando se ne dovette andare, disse a una delle sue guardie di offrirgli tutto l’aiuto di cui aveva bisogno. Non c’erano telecamere, niente TV, niente pubblico. Non fu una trovata pubblicitaria. Era vera, seria cura e preoccupazione per un altro essere umano bisognoso. Pur essendo presidente e potente capo di Stato, Chavez si è sempre visto pari a tutti. La morte improvvisa ha avuto un tragico peso sul Venezuela. Purtroppo, chi ha lasciato in carica non è stato capace di gestire il Paese in questi tempi difficili. Una combinazione di corruzione e sabotaggio estero da parte delle forze d’opposizione (con il sostegno straniero) ha paralizzato l’economia. La cattiva gestione è stata diffusa e distruttiva. Le agenzie degli Stati Uniti e dei loro alleati in Venezuela hanno colto l’occasione per destabilizzare ulteriormente e distruggere i resti del chavismo. Ora cercano di offuscare e cancellare l’eredità di Chavez, ma credo che sia un compito impossibile. Anche se il governo attuale non sopravvive ai feroci attacchi, la memoria di Chavez in milioni di persone di cui ha influenzato e migliorato la vita, scatenerebbe una tempesta. Il “Chavismo” è diventato un’ideologia fondata sui principi di giustizia sociale e dignità umana. Ma alla gente manca terribilmente? Sì.cdn4.uvnimg.comEva Golinger è vincitrice del Premio Internazionale di Giornalismo in Messico (2009), chiamata “La Novia de Venezuela” dal Presidente Hugo Chávez, è avvocatessa e scrittrice di New York, che vive a Caracas, in Venezuela dal 2005; ed è autrice di best-seller come “Crociata USA contro il Venezuela. Decifrato il codice Chavez (Zambon 2006), “Bush contro Chávez: la guerra di Washington al Venezuela” (2007, Monthly Review Press) Dal 2003, Eva ha studiato, analizzato e scritto sull’intervento degli Stati Uniti in Venezuela utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA) per avere informazioni sugli sforzi del governo degli Stati Uniti per minare i movimenti progressisti in America Latina.

Mike Whitney vive nello Stato di Washington. È coautore di Hopeless: Barack Obama e la politica dell’Illusione (AK Press).

Una versione di questa intervista è apparsa su Telesur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il golpe costituzionale colorato in Brasile

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 25 aprile 20161458339894466Il Brasile è nel pieno di una prolungata operazione di cambio di regime, come documenta Pepe Escobar nei suoi articoli per Sputnik, RT e Strategic Culture Foundation. L’intento dell’autore non è specificare la situazione di ogni dettaglio delle tecniche degli Stati Uniti, ma fornire una panoramica generale delle strategie in gioco e del loro contributo alla teoria della guerra ibrida. Il Brasile è un importante campo di battaglia della nuova guerra fredda, non solo per la sua multipolarità istituzionale ma soprattutto per il ruolo nella visione globale della Via e Cintura della Cina. I cinesi annunciarono l’anno scorso l’intenzione di costruire la ferrovia transoceanica dalle coste atlantiche del Brasile a quelle pacifiche del Perù, agevolando il commercio transoceanico tra i due aderenti ai BRICS, migliorando la capacità commerciale transcontinentale di Brasilia. Poiché questo megaprogetto si trova nell’emisfero degli Stati Uniti, gli eccezionalisti ossessionati dalla “dottrina Monroe” acceleravano i piani per il cambio di regime in Brasile con l’intento di rovesciarne il governo e sostituirlo con uno collaborazionista filo-unipolare. Molti osservatori si chiedono come descrivere correttamente ciò cui si assiste in Brasile, e mentre c’è sicuramente la chiara prova della rivoluzione colorata, sarebbe inesatto descriverlo esclusivamente attraverso tale prisma. Allo stesso modo, mentre viene paragonato alla guerra ibrida, vi si adatta solo negli aspetti “convenzionali” informativi ed economici del termine, anche se in realtà non soddisfa i prerequisiti del cambio di regime con la transizione graduale dalla rivoluzione colorata alla guerra non convenzionale (o almeno non ancora). Allo stesso modo, mentre c’è sicuramente un ‘colpo di Stato costituzionale’ in corso, non è neanche del tutto una forma di cambio di regime. Piuttosto, vi sono elementi delle tre strategie che interagiscono in una dinamica unica che potrebbe rappresentare l’inaugurazione di un nuovo approccio volto a sovvertire i principali Stati multipolari. Ciò che è importante sottolineare è che l’intera trama è avvita dalle preziose informazioni che la NSA aveva ottenuto dai vertici della società brasiliana, usandole poi come arma per catalizzare il cambio di regime; il che significa che praticamente tutti i Paesi del mondo sono potenzialmente vulnerabili a tale destabilizzazione asimmetrica.

L’indagine “anti-corruzione”
theItalianGuillotine Il veicolo chiave per fare pressioni sulla Presidentessa Rousseff non è la rivoluzione colorata, conseguenza della “rivoluzione del cashmere” su cui l’autore mise in guardia la scorsa estate, ma i tentativi di “colpo di Stato costituzionale” orchestrati per rimuoverla dal potere. Va ricordato che questi si basano su un’indagine “anti-corruzione” che, come Pepe Escobar ha più volte sottolineato, è unilaterale e volti solo contro il partito al governo. E’ stato rivelato nel settembre 2013 dalle fughe di Snowden come l’NSA spiasse Petrobras, la compagnia al centro dello scandalo del ‘golpe costituzionale’, sollevando la possibilità che gli Stati Uniti avessero informazioni compromettenti sulla presunta corruzione dei dirigenti del partito e aspettassero il momento giusto per usarle come arma. Non va vista come mera coincidenza che il “Car Wash” sia un’indagine anti-corruzione iniziata un anno e mezzo dopo, nel marzo 2014, nel periodo precedente al 6° vertice BRICS a Fortaleza, Brasile. Durante quell’importante evento internazionale, i leader multipolari s’impegnarono a creare l’architettura finanziaria alternativa che sarebbe poi diventata nota come Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS, ufficialmente istituita un anno dopo a Ufa. Al momento, “Car Wash” non era abbastanza grave da far deragliare tutto, ma neanche fu concepita per essere una bomba che esplodesse immediatamente. Invece, sarebbe stata concepita come bomba a orologeria che doveva esplodere in futuro, anche se Rousseff non fosse rimasta in carica al momento. Il lettore dovrebbe ricordare che a malapena fu rieletta, e se non fosse stato così, allora sarebbe stata l'”opposizione” che ne sarebbe stata implicata o ricattata di nascosto. Dopo tutto, “Car Wash” è uno scandalo anticorruzione unilaterale che trascura volutamente certi partiti di opposizione e si rivolge esclusivamente alle classe dirigente, a prescindere da chiunque possa essere. Nel caso di Rousseff e del Partito dei Lavoratori, sono presi di mira per il cambio di regime, mentre il Partito socialdemocratico brasiliano, il rivale nelle elezioni del 2014, sarebbe stato ricattato affinché continuasse ad allinearsi ai precetti strategici statunitensi. In un modo o nell’altro, dopo aver avviato l’indagine “Car Wash“, gli Stati Uniti l’avrebbero sfruttata per raggiungere e mantenere la presa sulla dirigenza politica brasiliana. Con Rousseff rieletta mentre l’inchiesta era ancora in corso e nulla di ‘definitivo’ vicino, era inevitabile col senno del poi che sarebbe stata usata come arma per rovesciarne il governo e avviare il ‘colpo di Stato costituzionale’.

Il ‘golpe costituzionale’ e la rivoluzione colorata
Una volta implicata Rousseff (molto ‘convincentemente’ presso la corte dell’opinione pubblica) nel presunto “Car Wash“, gli elementi del cambio di regime filo-statunitensi insediati nel governo del Brasile scattavano avviando il procedimento del ‘colpo di Stato costituzionale’ contro di lei. Di per sé viene palesemente presentata come indagine unilaterale per la ‘lotta alla corruzione’, e il ‘colpo di Stato costituzionale’ non aveva alcuna parvenza di ‘legittimazione’ nazionale o internazionale, necessaria per richiedere la ‘giustificazione’ del passo drammatico. Questo è il ruolo che la nascente rivoluzione colorata svolge, dato che senza decine di migliaia di persone in strada, non ci sarebbe alcuna pretesa di ‘supporto alla democrazia’ nell’accusa. Al contrario, la mano degli Stati Uniti in tutto questo sarebbe ancora più evidente che nell’ultimo ‘golpe costituzionale’ dell’America Latina nel 2012, in Paraguay. Inoltre, il Brasile non è il Paraguay, ma è una delle principali potenze multipolari e una nazione molto più grande del vicino senza sbocco sul mare, e realizzarvi un cambio di regime richiede più ‘finezza’ e manipolazione delle ‘pubbliche relazioni’ che mai in Paraguay. Pertanto, la rivoluzione colorata in sé è irrilevante nel fare pressione sul governo Rousseff o nel fare concessioni alla sua leadership. L’intera operazione di cambio di regime è guidata dal ‘golpe costituzionale’, a sua volta camuffata da rivoluzione colorata attirando l’attenzione ‘normativa’ della maggior parte dei media filo-unipolari del mondo. Questo può essere dimostrato dall’ampia copertura mediatica delle migliaia di persone che protestano e si mobilitano attorno a una gigantesca anatra gonfiabile gialla, rispetto alla considerevole assenza di attenzione sul ruolo della NSA nel catalizzare l’intera indagine ‘contro la corruzione’ della Petrobras. Chiaramente, la ragione di ciò è che gli Stati Uniti sono impegnati in un piano concertato per spostare il discorso internazionale dalla questione delle origini della crisi politica alla ‘legittimità normativa’ del governo Rousseff, implicando nettamente che i manifestanti della rivoluzione colorata in qualche modo ne invalidino la rielezione democratica e legittima, e più ‘normativamente’ sanciscano i loschi traffici del ‘colpo di Stato costituzionale” attuato contro di lei.

L’elevato rischio di guerra ibrida
Al momento sembra che il ‘golpe costituzionale’ e rivoluzione colorata in due tempi riesca a rimuovere Rousseff, sostituendola con il vicepresidente Michel Temer, che in realtà già prepara il discorso post-colpo di Stato alla nazione, secondo una recente fuga di notizie. Se ciò dovesse accadere, allora non ci sarà alcun motivo per gli Stati Uniti di mutare l’operazione di cambio di regime in una guerra ibrida, scatenando una guerra non convenzionale, ma potrebbe involontariamente accadere che i sostenitori di Rousseff prendano alle armi nel caso in cui sia rovesciata. Se questo accadesse, allora il Paese verrebbe sicuramente gettato nella guerra ibrida a bassa intensità, anche se tale sviluppo raramente si verifica quando gli Stati Uniti hanno successo, senza correre avanti, avendo in ogni caso preso un corso impossibile da prevedere con precisione in questo momento. Tuttavia, considerando quanto sia sostenuta la sinistra dai milioni di indigenti in Brasile, e prendendo spunto dai compagni armati in Venezuela, la sinistra potrebbe formare milizie per proteggersi da qualsiasi imminente colpo di Stato. Ricordando lo stupefacente tasso di criminalità esistente nel Paese, è prevedibile che gli attivisti/insorti anti-golpe potrebbero facilmente procurarsi le armi di cui avrebbero bisogno per destabilizzare. Inoltre, l’UNASUR ha lasciato intendere che non riconoscerà il possibile impeachment di Rousseff, concedendo ulteriore sostegno normativo alle milizie che agissero in suo supporto. D’altra parte, se il cambio di regime non procedesse a ritmo sostenuto nel periodo delle Olimpiadi di Rio, e qualcos’altro accadesse sventandolo (ad esempio, il Senato che non vota l’impeachment), c’è la possibilità che gli Stati Uniti possano incoraggiare il terrorismo di destra contro il governo. Ciò provocherebbe un incidente internazionale per destabilizzare il governo brasiliano ancor più di quanto non lo sia già, proprio nel momento in cui avrebbe bisogno della migliore copertura dai media e sarebbe più vulnerabile alla raffica di condanne dai media unipolari. Visto da un’altra angolazione, se il complotto contro Rousseff avesse successo, con o senza eventuali ribelli anti-cambio di regime, alcuni Paesi potrebbero scegliere di boicottare le Olimpiadi mostrando solidarietà al governo legittimo illegalmente deposto. Questo non cambierebbe i fatti sul terreno, ma sarebbe una dichiarazione forte e simbolica di supporto che incoraggerebbe qualunque nascente movimento di resistenza armata possibile al momento.

Conclusioni
Valutando la strategia del cambio di regime degli Stati Uniti contro Rousseff, è evidente che i risultati della NSA sono stati usati per innescare le’ ‘procedure da colpo di Stato costituzionale’ normativamente giustificata dalla pianificata rivoluzione colorata (continuazione della cosiddetta “rivoluzione di cashmere” del 2014). Le proteste non hanno finora portato ad alcuna pressione sostanziale sul governo, nonostante le massicce dimensioni, con l’unica tangibile uso della forza contro il governo dovuta all’indagine ‘legale’ lanciata contro la presidentessa brasiliana. Nulla a questo punto indica un governo minacciato dagli attivisti, anche se tutto indica che sia destabilizzato dalla cospirazione “Car Wash“. Anche se non vi sono nette tracce di guerra ibrida riscontrabili finora (secondo la definizione dell’autore del concetto di cambio di regime), ciò non esclude che una sua manifestazione nel prossimo futuro non sia proposta da terroristi di destra anti-governativi o insorti filo-governativi post-colpo di Stato. Non c’è alcuna garanzia che accada, ma la possibilità non va esclusa in generale e ci si deve preparare da entrambe le parti. Non importa ciò che in ultima analisi accade in Brasile, lo scenario del cambio regime attualmente in corso è emblematico del nuovo tipo d’interazione sovversiva tra NSA, golpisti costituzionali e rivoluzionari colorati, e sarebbe preoccupante prefigurare un futura tendenza alla destabilizzazione degli Stati che potrebbe presto essere attuata altrove contro altri bersagli multipolari.dilma refém de cunhaAndrew Korybko è commentatore politico statunitense presso l’agenzia Sputnik.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sovranità dell’America Latina minacciata. Difendere il Brasile e Dilma!

Andre Vltchek, Global Research, 24 aprile 2016NAC08_BRAZIL_PROTESTS_ROUSSEFFHa pianto abbastanza! L’America Latina ha pianto incessantemente, continuamente, per anni, decenni e secoli. Il suo popolo fu derubato di tutto fin dai tempi di Colombo e del Potosi. A decine di milioni, forse centinaia di milioni furono massacrati negli ultimi cinque secoli; prima dai conquistatori, poi dai loro discendenti e servi e infine dall’Impero delle menzogne, nonché dai traditori delle élite locali. Si è pianto abbastanza, compagni! E’ il momento di usare la forza. Ogni volta che il popolo si oppone, ogni volta che i veri eroi latino-americani liberano le proprie terre, con la ragione o la forza, il bagno di sangue seguiva quasi immediatamente, dal mare o dal Nord. Carri armati per le strade e le piazze ed aerei da combattimento ed elicotteri sganciavano bombe e proiettili sui palazzi presidenziali così come sulle campagne. Persone venivano braccate come animali, trascinate negli stadi e nelle fabbriche, nei sotterranei, per essere violentate, torturate e massacrate. Questo è la loro democrazia! Grazie, ma mai più. Perché avvengono tali orrori? Perché c’era sempre il chiaro consenso tra i governanti di Washington, nelle capitali europee e le classi dominanti nei Paesi dell’America Latina: i Latinos servono l’occidente, vanno governati dal Nord. Se qualche Paese latino sceglieva di agire ‘irresponsabilmente’ (parafrasando Henry Kissinger), gli si ricordava a chi apparteneva: andava distrutto, massacrato e completamente umiliato. Tale trattamento fu inflitto in innumerevoli occasioni, ed è successo praticamente dappertutto, dalla Repubblica Dominicana al Cile, dal Brasile al Nicaragua.
Nel corso degli ultimi venti anni le cose sono cambiate. Il Venezuela si oppose e ruggì, stringendo i pugni e vincendo, suscitando speranza in tutto il mondo. Si poteva fare; in realtà si poteva fare dopo tutto, carajo! Gridò il popolo boliviano con voce chiara, indignata e bella: questa è la nostra terra e questi sono i nostri simboli indigeni; questa è la nostra aria e la nostra acqua! Poi combatté e alcuni morirono, ma la nazione vinse. L’Ecuador s’è sollevato, cambiando la vita di milioni di persone storicamente oppresse. L’Argentina ha rifiutato di pagare debiti iniqui ed ha tentato di costruire una società giusta e socialista. Il Cile, passo dopo passo, avversava l’orrida eredità dell’era Pinochet, gettandone in prigioni molti responsabili del macabro stupro. In tanti modi diversi (da quello tranquillo e lento uruguaiano, a quello rivoluzionario del Venezuela), un continente, una volta afflitto dalle peggiori disparità sulla Terra è gradualmente risorto. Che bel mosaico! Tutto ad un tratto ha rotto le catene e le fuse, gettando altro ferro e acciaio nel crogiolo, avendo aratri ed erigendo potenti fondamenta per nuovi ospedali e scuole.
E chi potrebbe dimenticare il Brasile! Dilma Rousseff, qualunque cosa i nemici dicano, qualunque cosa l’impero dica con la sua voce tossica e cinica, col Partito dei Lavoratori (PT) ha cambiato assolutamente tutto! Solo pochi mesi fa, lo scorso anno (2015) viaggiai per questa vasta e bella terra: dalla capitale Brasilia alle profondità della foresta tropicale nei pressi di Manaus. Dall’antica città portuale di Belem, a Recife, Fortaleza e Salvador Bahia; passando giorni ad ascoltare le persone di San Paolo, e poi delle campagne. Conoscevo il Brasile di venti e trent’anni fa, ma questa era una terra assolutamente nuova! Mi sono seduto con gli insegnanti delle cosiddette scuole galleggianti in Amazzonia. Parlarono dell’avanzata e della speranza giunta alla maggioranza delle lontane comunità indigene. Parlai con pescatori, ragazze-madri e anche contrabbandieri. Parlai con i bambini. La vita era migliorata da quando Lula prese il potere? Sì, naturalmente! Chi potrebbe dubitarne? Andai nei bassifondi di Salvador Bahia. Come in Venezuela, in tutti i quartieri poveri ci fu un grande progresso, ogni tipo di programma volto ad eliminare povertà e disuguaglianza, grande ottimismo ed attivismo. L’infrastruttura è stata migliorata alla velocità della luce, dai mezzi pubblici agli aeroporti. In molte città l’arte divenne totalmente gratuita. A Manaus assistetti ad un brillante balletto moderno, raffigurante la lotta per salvare l’ambiente dell’Amazzonia. Neanche nella splendida Opera House, dove Caruso cantò nei lontani giorni del bum della gomma, non veniva chiesto alcun biglietto d’ingresso. E a Belem assistetti all’ennesima rappresentazione gratuita, questa volta all’opera Verdi, un teatro comunale splendidamente restaurato. Una volta pericolosa e senza speranza, Belem è diventata una città dai grandi spazi pubblici, passeggiate e continui centri culturali. A Salvador Bahia, vicino al famoso ascensore, m’imbattei in un altro centro culturale che stava per essere occupato da manifestanti vocianti che chiedendo il miglioramento delle cure mediche in Brasile. chiesi: “le cure mediche gratuite in Brasile non sono migliorate negli ultimi anni?” “”, mi fu detto dagli organizzatori. “Ma ne vogliamo di migliori!” Il salone dove i manifestanti si erano riuniti era assolutamente pubblico. Nessuno dovette pagare l’affitto per usarlo. In pratica, era quasi come se il governo di Dilma stesse effettivamente pagando i manifestanti che protestavano contro la sua politica. Questa è la nostra democrazia!
brasile-160417193904 Il meglio arrivò con maggiori violenze dell”opposizione’, dall”élite’. Centinaia di ONG, alcune sponsorizzate ‘dall’estero’, guidano ben organizzate campagne di disinformazione e agitazione, per screditare il governo e destabilizzare il Paese. In precedenza, assistetti alle stesse azioni in Ecuador, Venezuela, Argentina e altrove. Quasi tutti i media erano ancora nelle mani dei conglomerati di destra. Il denaro veniva spudoratamente distribuito, comprando voti. Di conseguenza, i deputati corrotti e di destra continuano a inondare letteralmente il Congresso. Ad un certo punto, l’enorme paradosso è diventato insopportabile: qualcosa doveva cedere, collassare: Da un lato, (e nonostante il recente declino economico), il Brasile è in crescita e migliora le condizioni della maggior parte della popolazione. Grazie a Dilma e al suo PT, decine di milioni di persone ora hanno una vita migliore, più a lunga e godono di maggiore istruzione. Quando chiesto direttamente, le persone lo confermano prontamente. Dall’altra parte, numerosi cittadini brasiliani sostengono che “il governo e Dilma devono andarsene”. Non vi è alcuna logica che unisca queste due convinzioni. Solo che… Solo che continue campagne negative, manipolazioni machiavelliche e spudorata propaganda anti-sinistra infine hanno un impatto decisivo sulla psiche brasiliana! Le persone sono manipolate pensando in modo irrazionale ed estremamente bizzarro: “Stiamo meglio, ma non ci piacciono le forze che hanno migliorato le nostre vite“. Un giorno, sulla brillante metropolitana di San Paolo con il mio buon amico cubano dissi: “è molto meglio dei trasporti pubblici a Parigi o Londra“. “Davvero?” Chiese, sarcastico. “Ma la gente qui pensa che sia solo merda! Viene alimentata solo da critiche. Qualunque cosa faccia il governo, è sempre descritta sbagliata!” Non dimentichiamo da dove tutto ciò origini. La propaganda è prodotta all’estero, e viene solo modificata e calibrata su San Paolo e altrove, per il consumatore locale. Tutto ciò è estremamente professionale, potente e distruttivo, e viene diffuso in tutta l’America Latina. L’obiettivo è semplice: fermare le rivoluzioni dell’America Latina! Sostenere lo status quo.
Ora il Congresso ha avviato l’impeachment della Presidentessa del Brasile, Dilma Rousseff. Se tale dramma continuerà, sarebbe l’inizio della fine della cauta rivoluzione brasiliana e del governo del popolo (i deputati corrotti che cercano di rovesciare il governo in realtà non servono altro che le proprie egoistiche ambizioni finanziarie e politiche). Neanche parte della stampa occidentale ha potuto trattenersi oltre. The Daily Mail ha scritto il 18 aprile 2016, subito dopo la votazione: “La decisione è un duro colpo alla leader assediata che ha ripetutamente sostenuto che l’assalto contro di lei è un ‘colpo di Stato’. Mentre Rousseff non è personalmente accusata di corruzione, molti parlamentari che hanno deciso il suo destino lo sono. Congresso em Foco, un gruppo di controllo di Brasilia, ha detto che degli oltre 300 parlamentari che hanno votato, ben più della metà della camera, sono indagati per corruzione, frode o reati elettorali. Mentre votavano, alcuni legislatori hanno detto che il prossimo politico che va indagato dovrebbe essere il responsabile del procedimento, il portavoce Eduardo Cunha, accusato di corruzione e riciclaggio di denaro nello scandalo che coinvolge la Petrobras, e affronta anche un’inchiesta etica su conti bancari svizzeri non dichiarati. “Dio abbia pietà di questa nazione”, ha detto Cunha mentre votava a favore dell’impeachment della Rousseff”.
Cosa ha fatto di male Dilma, a parte la difesa degli interessi dei poveri brasiliani (anche se questo è già un crimine per le “élite” e l’impero!)? Le accuse ‘ufficiali’ sono: Rousseff ricorreva a ‘trucchi contabili’ sul bilancio federale per mantenere la spesa e puntellare il sostegno. Non ha rubato nulla, ne scambiato denaro con favori. Nessuno l’accusa di corruzione. Anche se ‘trucchi contabili’ ci sono davvero, non è certo un crimine. Qualcuno potrebbe dire che ogni presidente brasiliano l’ha fatto a un certo momento. Quasi tutti i politici occidentali lo fanno, sempre. Proprio prima che questo saggio andasse in stampa, International The Daily Telegraph scriveva: “La NATO mi attacca per la contabilità creativa. I ministri hanno adempiuto all’obiettivo della NATO sulla spesa per la Difesa “modificando” la contabilità, ha detto il deputato…” ma niente appello per l’impeachment in occidente! Anche The International New York Times non poteva rimanere in silenzio. Il 21 aprile 2016 s’è scagliato sui parlamentari brasiliani nell’articolo di Celso Rocha de Barros: “Nelle ore di sessione televisiva di domenica, i parlamentari hanno spiegato la decisione del voto per l’impeachment: Hanno votato per la pace a Gerusalemme, per i camionisti, per i liberi massoni in Brasile e a causa del comunismo che minaccia la nazione. Pochissimi parlamentai hanno votato secondo le accuse effettivamente avanzate contro la presidentesse: aver violato i regolamenti sulla finanza pubblica… il vero motivo per cui la presidentessa è accusata è che il sistema politico brasiliano è in rovina. L’impeachment darà conveniente distrazione mentre altri politici cercano di fare ordine a casa”.
Sì, Dio abbia pietà del Brasile se Cunha, o il corrotto vicepresidente Michel Temer e le sue coorti prendessero il potere! O, più precisamente, Dio abbia pietà della maggioranza ingannata del popolo brasiliano! Chi è davvero Cunha? Un cristiano fondamentalista, un jihadista radicato nel più oscuro passato dittatoriale dell’America Latina. The Guardian l’ha descritto il 21 aprile 2016: “Il presidente della Camera Eduardo Cunha, conservatore e seguace evangelico, ha avviato e guidato l’unità per rimuovere dal potere la prima donna leader del Paese, per ridurre i rischi che corre con le indagini del comitato etico del Congresso e dei procuratori su presunta falsa testimonianza, riciclaggio e concussione per almeno 5 milioni di dollari.
Il popolo brasiliano ha eletto democraticamente Rousseff. L’ha votata affinché lo difendesse e ne migliorasse la vita. Dovrebbe pensare a loro, e solo a loro! Ciò che l”opposizione’ vuole è chiaro. Lo stesso ovunque: in Venezuela, Bolivia ed Ecuador. La destra ha vinto in Argentina, dov’è oggi impegnata a smantellare lo Stato sociale. Va fermata. Il governo ha ragionato con loro per mesi e anni. Ma hanno optato per il colpo di stato. Ora serve la forza. Per quanto brutto possa sembrare, non agire sarebbe molto più dannoso e pericoloso. Un parlamentare, un rappresentante dell’estrema destra di Rio de Janeiro ha dichiarato apertamente che “dedica il suo voto al colonnello responsabile delle torture di Rousseff” durante la dittatura del Brasile. Persone come lui non possono governare il Paese. Non di nuovo! La nazione e la volontà del popolo non sono sacchi da boxe. La libertà di parola non significa che a una manica di media e politici traditori sia consentito diffondere menzogne e odio, rovinando il Paese. Il Brasile è troppo grande. Non può essere abbandonato. L’intera America Latina lo chiede, in un modo o nell’altro. Invia i carri armati per le strade; parcheggiali di fronte al Congresso, Dilma! Ristabilisci l’ordine e la democrazia. Ricorda: Venezuela, Bolivia ed Ecuador, e il resto del mondo, stanno a guardare. Dopo più di 500 anni, compagna Dilma: più di 500 anni di tormenti, saccheggi e riduzione in schiavitù dei popoli latinoamericani per mano di invasori stranieri ed élite locali. Dì ai tuoi nemici, ai nostri nemici: “mai più!” Usa la forza, perché il tempo per la ragione è passato! Mai arrendersi!
Viva il Brasile, dannazione!16107458Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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