Aleppo, inizia la grande offensiva dell’Esercito Arabo Siriano

J. Flores, Fort Russ, 24 settembre 016

Aleppo, Siria, prima dell’alba, alle 4 del mattino del 24 settembre, l’Esercito siriano arabo e le forze alleate lanciavano la più grande offensiva su Aleppo, dichiarata il 22 settembre. Al momento della pubblicazione, l’offensiva avveniva su tre fronti. La mappa qui sotto mostra i punti di partenza dei tre attacchi, nei riquadri.14409554Il grande attacco iniziava nelle tre direzioni indicate. Al culmine di 48 ore di combattimenti dopo la fine del cessate il fuoco fallito, veniva riferito che l’Esercito arabo siriano aveva osservato i movimenti delle riserve dei jihadisti accerchiati, e che queste posizioni erano il risultato delle vittorie tattiche negli ultimi due giorni. Daremo qualche informazione su come i pezzi sono stati posizionati in questo modo. Questa fase dell’offensiva fu ritardata di 20 ore per i motivi spiegati nel paragrafo successivo. Qui c’è il grande vantaggio dell’EAS di una battaglia di questo tipo, perché può attaccare da molte direzioni ed il nemico n’ è svantaggiato. Tra 45000 a 70000 soldati siriani ed alleati sono presenti ad Aleppo e 20-25000 terroristi nella città. Non possiamo ora ridurre i numeri con maggiore precisione. Queste azioni sono l’inizio di una serie di attacchi coordinati che, siamo prudenti nel dirlo, decideranno l’esito del conflitto. Significativo è che Lavrov escludesse possibili futuri cessate il fuoco unilaterali. Questi erano unilaterali, come rivelato da dichiarazioni pubbliche e fughe trapelate sul cessate il fuoco, perché al-Nusra, che non vi rientrava, veniva inclusa nelle aree del cessate il fuoco rivendicate degli Stati Uniti che cercavano di ‘separare’ i moderati da al-Nusra. Critici e attivisti non sanno ciò che era importante per Russia e Siria nel cessate il fuoco che puntava alla cessazione delle ostilità quando gli articoli, compreso il nostro, ne indicavano la vittoria imminente. E’ ora chiaro che i russi usavano i colloqui sul cessate il fuoco e la documentazione per dimostrare alla comunità internazionale, e ai posteri, che gli Stati Uniti non possono distinguere o separare i “ribelli” moderati dal gruppo terroristico al-Nusra. Al momento sembra che ci siano pochi movimenti sul fronte diplomatico degli Stati Uniti, portandoci a dire con certezza che un’altra manovra diplomatica non potrà fermare i combattimenti finali. Ciò che si nota sono gli Stati Uniti assistere direttamente i terroristi ammettendo che sono inseparabili e indistinguibili dai fittizi “ribelli moderati” a cui lanciano rifornimenti per via aerea, sollevano la questione di come Siria e Russia vi risponderanno.
Concentriamoci ora sulla logistica dell’offensiva, per prima cosa esaminando l’offensiva a sud. Verso le 08:00 del 4 settembre, l’attacco prima dell’alba permetteva un’avanzata notevole. EAS e forze alleate assaltavano settori d’importanza strategica a sud di Aleppo, come confermato da AMN, “L’Esercito arabo siriano (EAS), sostenuto da Hezbollah e Liwa al-Quds (paramilitari palestinesi), ha lanciato un nuovo assalto su al-Hamdaniyah e le Case popolari 1070 nel sud di Aleppo, colpendo il fianco meridionale del quartiere controllato dal Jaysh al-Fatah. Guidati dalla Guardia repubblicana e dalla 4.ta Divisione meccanizzata, Esercito arabo siriano ed alleati hanno preso d’assalto il fianco meridionale delle Case popolari 1070 e della vicina Tal Hiqmah, con una feroce battaglia ancora in corso. Secondo una fonte militare di Aleppo, le Forze Armate siriane ed alleati cercano di sfondare l’ultima difesa del Jaysh al-Fatah presso le Case popolari 1070, mentre una grande unità di Hezbollah attacca sull’asse da Qarasi“. Con ciò, nei prossimi giorni si avrà una puntata la cui avanguardia avanzerà da sud. Vedasi la mappa:14454481Queste operazioni saranno possibili secondo le posizioni già detenute e rinforzate dal 10-11 settembre, e dall’avanzata di questa mattina. Due gruppi, uno a sud-est e l’altro a sud-ovest del quartiere Shayq Said, avanzeranno verso il centro, unendosi nel quartiere e accerchiando i gruppi terroristici prima che possano riformare le difese dopo i bombardamenti aerei precedenti. Questo sarà probabilmente un assalto combinato di EAS, Liwa al-Quds, Hezbollah e della celebre Liwa al-Nimr.
Ora passiamo all’offensiva ad est. Sappiamo che la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana, parte di una divisione meccanizzata d’élite da 25000 effettivi, si trova ad oriente in attesa di assaltare, e possibilmente avanzare nell’offensiva già iniziata al momento della pubblicazione. L’EAS ha iniziato ad operare più ad est, il 24 settembre, diluendo le riserve jihadiste in un cerchio assai sottile utilizzando l’artiglieria e la tattica del logoramento, prima dell’assalto dell’avanguardia. Anche in questo caso, si attende che l’attacco dell’Esercito arabo siriano vada ad est, e che sia già iniziato. 102.ma e 106.ma Brigata della Guardia repubblicana partecipano all’attacco che, al momento della pubblicazione, sarà in corso. Guardando all’offensiva a nord, facciamo riferimento al riquadro in alto sulla mappa, dove il gruppo assalta l’area mostrata dall’immagine precedente. Nel settore settentrionale, il campo profughi di Handarat è stato liberato dalle forze dell’EAS sostenute dalla brigata palestinese Liwa al-Quds. L’ingresso veniva liberato nel pomeriggio, dopo notizie contrastanti. Ma dalle 16:00 del 24 settembre, il controllo totale viene finalmente confermato dai portavoce della Liwa al-Quds, come segnalato da SANA e AMN, incluse le colline strategicamente importanti, necessarie per avanzare verso sud.handarat-map-696x567L’immagine rappresenta questa avanzata dell’offensiva a nord. Qui, il gruppo che ha liberato il campo profughi Hamdarat si è poi diretto verso la zona industriale di Shuqayf, accanto alle cave Buraj a nord di Aleppo, secondo AMN. Le Forze Armate siriane ed alleate imponevano il controllo sulla zona industriale di Shuqayf dopo aver liberato le colline che si affacciano sulla parte settentrionale di Aleppo.
Le ultime 48 ore hanno portato all’odierna fase dell’offensiva su Aleppo: dopo la fine del cessate il fuoco, le forze aeree russe e siriane iniziavano a colpire le aree occupate dai terroristi. Kerry protestò dando spettacolo, ingannando il pubblico con l’idea sbagliata che ci fosse ancora un cessate il fuoco in vigore. L’EAS poneva fine unilateralmente al cessate il fuoco il giorno dopo che le sue postazioni erano state intenzionalmente colpite dalle forze statunitensi in collaborazione con lo SIIL. Le proteste di Kerry avvenivano il giorno successivo. Gli attacchi aerei russi e siriani furono molto efficaci, creando la possibilità di successive vittorie tattiche. Sulla pagina facebook dell’EAS, la mattina del 22 settembre, vi era un post: “Il comando militare regionale di Aleppo annuncia l’inizio delle operazioni nei quartieri orientali di Aleppo. Il Comando delle operazioni militari regionale chiede ai concittadini di tenersi lontano dagli edifici usati dai terroristi come covi e comandi. Il Comando militare regionale in Aleppo: non ci sarà responsabilità legale, arresto o detenzione per ogni cittadino che si arrenderà ai checkpoint dell’Esercito arabo siriano nei quartieri orientali. Abbiamo preso tutte le misure per accogliere i civili dai quartieri orientali, fornirgli una residenza temporanea e aiuti per una vita dignitosa. L’offerta permette anche a tutti gli uomini armati ingannati nel prendere le armi contro le Forze Armate, di consegnare le armi e tornare alla vita civile. Tradotto dal sito web del Ministero della Difesa della Repubblica Araba Siriana“.
Ieri, 23 settembre, secondo al-Masdar, “a meno di 24 ore dall’annuncio dell’offensiva su Aleppo per liberare i quartieri dai ribelli nella zona orientale di Aleppo, le forze governative potevano assicurare l’autostrada Ramusyah-Amiriyah e zone vicine dopo la continua avanzata presso la moschea al-Badawi di Amiriyah. Prima dell’avanzata vi erano state 8 ore di intensi scontri presso il panificio di Ramusyah. L’avanzata portava le forze dell’Esercito arabo siriano alla periferia del quartiere Suqari, centro amministrativo dei terroristi nella città assediata. Inoltre, le truppe governative ora tengono sotto tiro i jihadisti in queste aree. In particolare, le forze di opposizione hanno suggerito che Jabhat Fatah al-Sham (ex-Jabhat al-Nusra) trasferisca molti combattenti da tutta Aleppo ammassandoli a Suqari, dove hanno imposto il coprifuoco. Nel frattempo, gli elicotteri siriani lanciano migliaia di volantini sui quartieri di Aleppo est invitando i terroristi a consegnarsi prima che sia troppo tardi. L’Esercito arabo siriano ed alleati dovrebbero liberare e fortificare Sadkop in qualsiasi momento. Assicurandosi la regione, potranno usarla come piattaforma di lancio per le operazioni su Suqari e Shayq Said. Qualunque sia il futuro per Aleppo est, incontestabilmente ciò non fa ben sperare per i jihadisti, soprattutto dopo la sconfitta devastante all’Accademia“.
syrian-flag Poi il 23 settembre, subito dopo mezzogiorno, la pagina facebook dell’Esercito arabo siriano riferiva: “SAAF e RVVS compiono attacchi aerei contro obiettivi nemici nei quartieri orientali di Aleppo. Tutti i dati relativi agli obiettivi sono stati raccolti da agenti dei servizi segreti militari siriani nei territori controllati dal nemico e solo munizioni ad alta precisione vengono utilizzate per evitare e ridurre al minimo i danni non necessari. Questi attacchi aerei avvengono ore dopo che il Comando militare regionale di Aleppo annunciava l’avvio delle operazioni nei quartieri orientali. Vi abbiamo sempre detto su questa pagina che i terroristi che usano la gente dei quartieri orientali come scudi umani ed ostaggi, mentre bombardano i quartieri occidentali per terrorizzare e uccidere civili, avranno una lezione. L’operazione di terra non è ancora iniziata, ma è imminente; e né il loro sultano né i loro padroni potranno salvarli“. Più tardi lo stesso giorno, veniva tradotta una citazione molto interessante di Bashar al-Assad: “Il Comandante in capo Presidente Bashar al-Assad risponde a una domanda su quando la Siria sarà pacificata e quando i siriani fuggiti dalla guerra potranno tornare: “Se guardiamo in base ai fattori interni siriani, direi molto presto, un paio di mesi, ne sono sicuro, non esagero; ma quando si parla nell’ambito dei conflitti globali e regionali, quando si hanno molti fattori esterni che non si controllano, andrà avanti e nessuno può dire per quaanto se non i Paesi, governi, funzionari che sostengono direttamente i terroristi. Solo loro lo sanno, perché sanno quando avranno intenzione di smettere di sostenere i terroristi, ed è qui che la situazione in Siria sta per essere risolta senza seri indugi”.” Questo è un grande messaggio di Assad, in linea con le valutazioni oggettive sul fallimento dei tentativi degli Stati Uniti in Siria.
Alla sera del 23, la pagina facebook dell’EAS spiegava il motivo per cui questa fase dell’offensiva veniva ritardata, citando preoccupazioni umanitarie: “Delle informazioni da Aleppo orientale su quanto importante sia ciò che è successo ieri sera per i militari a tutti i livelli; le Forze Armate non hanno ancora lanciato l’operazione, nonostante fosse stata annunciata, ed ecco il motivo: Mercoledì scorso c’è stato un incontro nel Comando regionale siriano di Aleppo e il Maggiore-Generale Zayd al-Salah, comandante regionale di Aleppo, annunciando che i gruppi armati nei quartieri orientali avranno tempo fino a fine settembre per cedere le armi e che i cittadini siriani tra essi avranno piena amnistia. La scorsa notte il comando regionale siriano annunciava ufficialmente l’inizio dell’operazione ad Aleppo orientale, ma annunciava anche che tutti i cittadini che si consegneranno a un posto di blocco militare non saranno perseguiti ed arrestati; saranno trasportati al sicuro in un alloggio temporaneo e avranno cure mediche e aiuti per una vita dignitosa finché il loro quartiere sarà liberato e potranno tornarvi. L’offerta è stata estesa a tutti i cittadini siriani ingannati a prendere le armi contro le Forze Armate. Ma ciò non significa che non ci saranno o cesseranno le operazioni militari, combatteremo e i dettagli tattici saranno riservati per il momento, ma semplicemente nelle informazioni che potremo condividere spiegheremo la situazione ad Aleppo e perché le cose vanno in quel modo. Per chi legge tra le righe è forse abbastanza, e per coloro che hanno bisogno di dichiarazioni dirette, capiranno quando il campo di battaglia parlerà”.
Altrove in Siria, la 104.ma Brigata è a Dayr al-Zur, la 103.ma a nord di Lataqia e la 105.ma nel Ghuta orientale. Ad Aleppo si attende un attacco da est. In pratica, il grosso del conflitto, salvo ulteriore ingerenza estera, è alla fine perché il 25% dei terroristi meglio addestrati in Siria sono accerchiati ad Aleppo, è una delle ultime buone notizie sui duri combattimenti per liberare le aree urbane.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attenzione al Centro Obama, forza di conflitto e frattura

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/09/2016allah-seed_largeVi è un’operazione inquietante che presto apparirà al Jackson Park, nel sud di Chicago, per far avanzare la causa della frattura politica e del conflitto internazionale nel mondo. Centro e Biblioteca presidenziale Barack Obama saranno un polo di attrazione per le forze malvagie che vogliono promuovere l’“attuale ordine internazionale” di Obama, incubo per nazioni e leader che sperano di arginare la marea della globalizzazione, del libero scambio, delle frontiere aperte e del manicomio sociale e religioso. Il 20 settembre, Obama dava una vaga idea sulle priorità del suo centro nel discorso finale da presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Centro presidenziale Obama sarà il peggiore nella storia delle ONG di Stati Uniti e resto del mondo volte a preservare il ricordo dei passati presidenti statunitensi. A differenza del Centro presidenziale Jimmy Carter di Atlanta, che ha avanzato la causa della democrazia e delle libere elezioni nel mondo, il Centro Obama, gestito dalla Fondazione Obama esentasse, avanzerà il concetto di bullismo statunitense su Paesi, leader e partiti che non si adattano alla visione del mondo di Obama del mondo globalizzato pieno di partecipanti conformi e compiacenti. Obama concionava all’Assemblea generale che l’“attuale ordine internazionale” rimarrà e in generale ha fatto capire che chiunque o qualsiasi nazione non sia d’accordo subirà le conseguenze di un mondo globalizzato. Anche se hanno inflitto la loro parte di danni alle relazioni internazionali, la priorità assoluta della William J. Clinton Foundation e del Clinton Presidential Center era scuotere le tasche dei Paesi per le donazioni in cambio dell’accesso ai vertici del governo degli Stati Uniti. Nella visione di Clinton si tratta di “pagarsi la musica”, a prescindere dai diritti umani nei Paesi che versano contanti alla Fondazione Clinton e “beneficiari” associati. Al contrario, il Centro Obama sarà una grande operazione internazionale di propaganda dello status quo contro governi e partiti politici nazionalisti, secessionisti e popolari di sinistra e di destra nel mondo. Nel suo discorso, Obama ha tracciato ciò che ritiene minacce alla sua idea di mondo unitario sotto autorità sovranazionali come Nazioni Unite ed Unione Europea. Obama disse che le grandi nazioni, anche la sua, devono essere disposti a rinunciare a parte della sovranità e rispettare leggi internazionali e convenzioni globali. Ciò, naturalmente, include l’impossibilità per gli Stati-nazione di governare il flusso di non cittadini attraverso le proprie frontiere. Ironia della sorte, mentre Obama e altri simili globalisti come il primo ministro canadese Justin Trudeau e il primo ministro svedese Stefan Loefven, co-sponsor della conferenza dei migranti, esortava le nazioni civili del mondo ad accettare eventualmente milioni di profughi dai focolai terroristici come Siria, Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Yemen, Chad e Ucraina, diceva ben poco su quanto l’amministrazione Obama ha fatto per creare rifugiati e sfollati, innanzitutto i continui attacchi dei droni degli Stati Uniti contro obiettivi civili per il “cambio di regime” e che hanno per conseguenze milioni di migranti e rifugiati.
Gli obiettivi primari di Obama e, presumibilmente, quelli dell’embrionale Centro Obama, sono il nazionalismo aggressivo e il populismo gretto, che Obama ha suddiviso in categorie di “destra” e “sinistra”; migrazione senza l’ostacolo dei confini internazionali e “diritti” dei rifugiati. Obama vede cambiamento climatico e barriere commerciali, non il jihadismo sunnita, favorire il terrorismo internazionale e la violenza settaria. A differenza dei discorsi passati all’Assemblea Generale, l’ultimo di Obama non fu interrotto dagli applausi dei delegati. E’ chiaro che, oltre ai populisti di “destra” come Donald Trump; la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese del 2017 Marine Le Pen; i capi dell’UK Independence Party e di Alternativa per la Germania (AFD) e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, Obama inseriva il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, il Presidente boliviano Evo Morales e altri nella categoria dei “populisti di estrema sinistra”. È concepibile che seguendo i milioni di dollari di miliardari come George Soros e Evelyn de Rothschild, il Centro Obama sarà un importante nemico della pace nel mondo, mascherandone le vere intenzioni con il premio Nobel per la pace di Obama. Il Centro Obama favorirà l’assunzione nei posti di lavoro dei migranti a spese dei cittadini delle nazioni costrette ad accettarli. L’iniziativa delle Nazioni Unite di Obama sui migranti viene salutata da aziende come Accenture, Airbnb, Citigroup, Facebook, Goldman Sachs, Google e IKEA che finanziano il trasferimento dei migranti e loro assunzione nei posti di lavoro, molti avanzati, preferendoli ai lavoratori statunitensi, canadesi, inglesi, francesi, tedeschi ed altri.
A differenza della velata critica al Presidente della Russia e al candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, Obama ha avuto parole taglienti per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha imprigionato migliaia di cittadini turchi con un virtuale pogrom nazionalista e islamista. Il giorno dopo il discorso di Obama, Erdogan si lamentò con l’Assemblea Generale sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “Paesi cristiani” rappresentanti solo “Europa, America e Asia”. I commenti di Erdogan furono una sorpresa per la Cina, ufficialmente Paese ateo ma a schiacciante maggioranza buddista con piccole minoranze cristiane. Obama ha cercato il consiglio di Erdogan su una serie di questioni su terrorismo ed islamisti in Medio Oriente, e si vede. Il Centro Obama sosterrà anche i diritti degli omosessuali, in particolare nei Paesi in gran parte non musulmani come Russia, Uganda, Cina, Polonia, Guyana, Etiopia e Giamaica, dove tali pratiche violano usi e costumi religiosi e sociali. Il Centro Obama ha già ricevuto 1 milione di dollari dalla Fondazione Gill di Denver, che sostiene i diritti di gay e lesbiche. Indipendentemente dall’impegno per i diritti dei gay, il Centro Obama evita di criticare le nazioni musulmane per le politiche verso i gay. Dopo tutto è prevedibile che, come la Fondazione Clinton, il Centro Obama venga inondato di fondi da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Quwayt e Bahrayn. Come indica il discorso alle Nazioni Unite, il Centro Obama difenderà la causa degli accordi di “libero scambio” internazionali come la Trans-Pacific Partnership (TPP), opponendosi ad altre “Brexit” nell’UE. Alle Nazioni Unite Obama chiedeva ulteriori accordi commerciali come il TPP ed è certo che, dati certi ricchi finanziatori aziendali del suo centro, il lobbismo per ulteriori accordi di libero scambio sarà un obiettivo importante del Centro Obama. Un accordo che verrà proposto sarà il partenariato per gli investimenti e il commercio transatlantico (TTIP) che ha incontrato forte opposizione in Europa, in particolare in Germania e Francia; un’altra mossa per creare una zona di libero scambio nell’emisfero occidentale che vada dalla Terra del Fuoco all’Artico canadese. Anche le attività anti-cinesi avranno priorità per il Centro Obama. Obama ha detto all’Assemblea Generale che Russia e Cina vanno biasimate per aver “militarizzato alcune rocce e scogli” riferendosi al Mar Cinese Meridionale, ma anche al crescente numero di basi militari difensive russe sulle disabitate isole russe nella regione artica .
Opponendosi al “nazionalismo aggressivo”, il Centro Obama troverà numerosi partner, quali Open Society Institute della Fondazione Soros, National Endowment for Democracy e Institute of Peace, che mirano ai governi di Russia, Cina, Iran, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua e anche Filippine, con crescente ferocia e vigore.obamaperpLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I signori della guerra dell’Impero Americano rullano i tamburi

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 19/09/2016

Ammiraglio Harris

Ammiraglio Harris

Era dai tempi dell’impero romano che i signori della guerra regionali non avevano tanta autorità da avere una propria politica militare e diplomatica rispetto al governo centrale. Gli Stati Uniti chiamano i propri signori della guerra “comandanti combattenti” e non sbagliano. Tali comandanti combattenti sono sempre alla ricerca di nuove guerre, sempre nell’interesse personali propri e dei vertici militari, ma non certo del popolo statunitense. I comandanti combattenti statunitensi dominano propri feudi virtuali, che il Pentagono chiama “aree di responsabilità” o AoR. I signori della guerra dell’impero romano venivano chiamati “proconsoli” ed erano comandanti nominati per governare i territori appena conquistati. Questi AoR romani, conosciuti come proconsoli imperiali, differivano di poco dai moderni AoR statunitensi. Tuttavia, i proconsoli romani erano molto più responsabili verso gli imperatori dei comandanti combattenti verso l’attuale presidente degli Stati Uniti. Il complesso militare e d’intelligence degli Stati Uniti ha diviso il mondo in AoR su cui i comandanti combattenti esercitano autorità su militari, politici, diplomatici statunitensi, e sempre più sulle decisioni economiche. Tali comandi, Comando Centrale, Comando del Pacifico, Comando Europeo, Comando Meridionale, Comando Settentrionale e Comando Africa degli Stati Uniti, sono coinvolti anche nelle attività militari e politiche delle nazioni delle rispettive AoR, alleate o dipendenti da accordi con gli Stati Uniti. Per comodità, il capo del Comando Europeo degli Stati Uniti era anche il Comandante supremo alleato in Europa, il capo militare dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO). In effetti, la NATO è parte integrante dell’egemonia militare degli Stati Uniti. Nel terzo secolo d.C. vari governatori romani presero le armi l’uno contro l’altro per la carica d’imperatore, al collasso dell’impero romano. Oggi, lo stesso fenomeno avviene tra i signori della guerra statunitensi che cercano di espandere le loro AoR a spese dei rivali. Uno dei più aggressivi signori della guerra e comandante combattente degli USA è il capo del Comando del Pacifico, o PACOM, ammiraglio Harry Harris. Da avanguardia militare del “perno in Asia”, idea mal concepita e pericolosa di Obama, Harris ultimamente ha esteso la sua AoR a zone già appartenenti al Comando Centrale degli Stati Uniti, o CENTCOM. Il capo di CENTCOM, generale Joseph Votel, è occupato a confrontarsi militarmente con l’Iran nel Golfo Persico: Harris, in un discorso a San Diego, disse che la sua AoR comprende la regione “Indo-Asia-Pacifico”, una chiara indicazione che Harris espande il suo governatorato militare su Oceano indiano e Asia meridionale. Harris ha usato il termine “Indo-Asia-Pacifico” per descrivere la sua “ciotola di riso” militare a un gruppo di militari del complesso industriale-militare, il Consiglio Amministrativo Militare di San Diego.
Come un generale romano dittatoriale, Harris avvertiva il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte e il suo governo dal fare altre dichiarazioni anti-americane. Duterte si è ribellato alla volontà di Harris adottando una politica conciliante verso la Cina sulla disputa sul Mar Cinese Meridionale e chiedendo che gli Stati Uniti ritirino le forze speciali dal sud delle Filippine. Duterte proviene dall’isola meridionale di Mindanao. Ulteriormente urtante per Harris è stata la dichiarazione del Ministro degli Esteri delle Filippine Perfecto Yasay, secondo cui il suo Paese non va più trattato come il “fratellino scuro” degli USA. La tradizione della Marina di Harris è che gli amministratori filippini una volta dovevano soddisfare ogni capriccio degli ufficiali di marina statunitensi, cucinando pasti, lustrando scarpe, pulendo i bagni e stirando le uniformi. L’atteggiamento paternalistico nei confronti delle Filippine di ufficiali come Harris non è mai scomparso. Harris lascia che il gruppo militarista di San Diego sappia che la sua pazienza con Duterte si esaurisce avvertendo duramente il presidente Filippine: “Siamo alleati delle Filippine da lungo tempo. Abbiamo versato il nostro sangue per loro… Abbiamo combattuto fianco a fianco durante la seconda guerra mondiale. Ritengo che la nostra alleanza con le Filippine sia ferrea”. In altre parole, Harris sfida Duterte facendogli sapere che il Comando del Pacifico degli Stati Uniti non tollera alcun movimento delle Filippine verso la neutralità o una politica filo-cinese. Ciò che allarma della dichiarazione di Harris è che da sempre competeva a presidenti e segretari di Stato degli USA avviare iniziative verso i leader stranieri. Secondo Obama, tale autorità è discesa sui comandanti combattenti, ulteriore segnale che la diplomazia statunitense è sequestrata dal Pentagono e dai suoi vertici. L’estensione in Asia meridionale degli interessi militari di Harris significa che la sua AoR e quella del CENTCOM ora dominano la stessa “linea di controllo” militarizzata nel Kashmir conteso, come tra i militari di India e Pakistan. La regione di Gilgit-Baltistan nel nord del Pakistan e nel Kashmir Ladakh, che rivendica legami culturali e storici con i regni buddisti dell’Himalaya, vorrebbe percorrere una propria strada. Ma è a cavallo del confine PACOM-CENTCOM. Forse Harris e Votel giocheranno a poker al Fort Myer Officers Club, vicino al Pentagono, per decidere chi avrà l’autorità finale su questi territori secessionisti. Come governatori romani rivali, Harris e Votel concorrono per influenzare le stesse regioni. La differenza tra i due generali che giocano ai videogiochi militari, Votel e il suo cliente Pakistan, e Harris e il suo cliente India, è che sono concorrenti nucleari in una regione pericolosa. Ogni scontro convenzionale lungo la linea di controllo che separa le forze indiane e pakistane nel Kashmir, o lungo il loro confine nazionale, rischia di accelerare rapidamente in un conflitto nucleare regionale, che potrebbe precipitare gli Stati Uniti in una guerra.
Harris si muove anche sul teatro Indo-Asia-Pacifico più vicino al CENTCOM, espandendo le manovre del PACOM all’Oceano Indiano. Recentemente, PACOM ha svolto esercitazioni con le forze dello Sri Lanka nella regione irrequieta del Tamil, nel nord dello Sri Lanka, e pretende gli stessi diritti a basi navali che ha con l’India, col memorandum d’intesa sullo scambio logistico, da Sri Lanka e Maldive. Harris prevede una coalizione navale alleata di quattro potenze composta dalle marine statunitense, australiana, indiana e giapponese, per affrontare la Cina nel Pacifico e nell’Indiano. La Marina giapponese ha recentemente aderito alle esercitazioni della Marina statunitense nel Mar Cinese Meridionale per avvertire la Cina. Tuttavia, molti Paesi nel Mar Cinese Meridionale ricordano ancora cose fosse il Giappone e la sua Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale, quando soggiogò le loro terre durante la Seconda Guerra Mondiale. Essi e la Cina subirono la stessa sorte con l’aggressione militare giapponese. Harris e la sua cricca di militari a Pearl Harbor e a San Diego sembrano dimenticare la lezione della Seconda guerra mondiale e di come l’aggressione giapponese unì i popoli del Sud-Est e dell’Asia orientale contro un nemico imperialista comune. Per tali dilettanti della storia militare asiatica, è come se l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor sia avvenuto in una realtà parallela. Con il PACOM che va verso l’Oceano Indiano e il CENTCOM che punta ad est, alla fine ci sarà una faida militare su quale governatore militare dovrà gestire l’espansione della presenza navale cinese a Gibuti, nel Corno d’Africa, quale governatore degli Stati Uniti avrà il controllo delle proposte basi militari degli Stati Uniti sull’isola yemenita di Socotra, nel Golfo di Aden, e quale giurisdizione militare supervisionerà le Chagos a sud delle Maldive, controllate dalla Gran Bretagna ma rivendicate dalle Mauritius, parte dell’AoR del Comando Africa. Una questione prevale su tutte. Generali e ammiragli statunitensi non hanno alcun diritto di dividersi il mondo in campi da gioco personali. I comandanti combattenti dovrebbero diventare oscure note della storia, come i loro antenati romani, oppure i principi fondamentali del diritto internazionale verranno formalmente rigettati dall’Impero Americano.

Generale Votel

Generale Votel

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un F-35A s’incendia in una base dell’Idaho

Sputnik 24/09/2016flanking-f-35sUn caccia F-35A s’è incendiato sulla Mountain Home Air Force Base, nello Stato dell’Idaho, informava l’US Air Force. “Il pilota è dovuto uscire dal velivolo all’avviamento del motore a causa dell’incendio a poppavia del velivolo“, dichiarava il portavoce dell’US Air Force capitano Mark Graff in una dichiarazione scritta fornita a Defense News. L’incidente è avvenuto verso mezzogiorno del 23 settembre. Secondo Graff, l’incendio è stato rapidamente spento e non ci sono stati feriti gravi. “Come misura precauzionale, quattro tecnici della 61.ma Unità di manutenzione, tre avieri del 366° Gruppo di manutenzione e un pilota del 61° Squadrone da caccia sono stati portati nel centro medico della base per una diagnosi”, dichiarava Graff. La causa dell’incendio viene indagata. Secondo Defense News, vi sono attualmente 7 F-35A della Luke Air Force Base, in Arizona, schierati nella Mountain Home AF Base per le manovre superficie-aria del 10-24 settembre.

La Cina presenta un nuovo radar in grado di rilevare bersagli ‘invisibili’ a 100 km di distanza
South Front 23/09/2016

868china-electronics-technology-group-corporation-no-8-research-instituteUna compagnia tecnologica militare cinese ha annunciato la creazione di un nuovo radar in grado di rilevare aerei invisibili ad una distanza di 100 km.
Questa settimana, i fisici di tutto il mondo sono stati scioccati dalla China Electronics Technology Group Corporation (CETC), avanzata compagnia tecnologica militare cinese che annunciava la creazione di un nuovo tipo di radar in grado di rilevare gli aerei invisibili ad una distanza di 100 km. Un fenomeno spettrale, noto come correlazione quantistica, che Albert Einstein soprannominò ‘azione spettrale a distanza’, è alla base della nuova apparecchiatura. Secondo la CETC, obiettivi a 100 km di distanza venivano individuati dai fotoni correlati del nuovo sistema radar, in un recente test sul campo, con un raggio di azione 5 volte maggiore dei prototipi di laboratorio sviluppati dai ricercatori di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Germania l’anno scorso. Il fisico dell’Università di Nanjing, Professor Ma Xiaosong, che ha studiato il radar quantistico, ha detto di non aver “mai visto nulla di simile su un rapporto pubblico“. Secondo l’esperto, la portata effettiva del nuovo radar potrebbe essere ancora maggiore di quanto annunciato dalla CETC. “I dati dei documenti declassificati di solito riducono le reali prestazioni“, aveva detto. “L’annuncio è divenuto virale nella comunità della ricerca radar“. Secondo la CETC, il vantaggio del radar quantistico non si limita alla rilevazione degli aerei stealth. Come dichiara sul sito la compagnia, una “completamente nuova area di ricerca” si è aperta con le prove sul campo, così come è stato scoperto il possibile sviluppo di sistemi radar altamente mobili e sensibili capaci di affrontare i combattimenti più impegnativi. Il produttore ha anche osservato che i sistemi radar quantistici potranno essere molto piccoli e capaci di eludere le contromisure del nemico, come missili anti-radar, perché la correlazione quantistica spettrale non è rintracciabile. Secondo quanto riferito, la Defence Advanced Research Projects Agency degli Stati Uniti (DARPA) ha finanziato ricerche simili, e sistemi radar quantistici militari sono in fase di sviluppo da parte delle aziende belliche degli Stati Uniti come Lockheed Martin. Ma l’avanzamento di tali progetti militari è ancora sconosciuto.chinese-kj-500-airborne-early-warning-and-control-system-aewc-aircraft-kj-500-aewc-is-based-on-y-9-transport-pakistan-air-force-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Myanmar decide

Sofia Pale, New Eastern Outlook 18/9/2016a4170360-684a-11e6-87bc-57ed402b26b2_1280x720Nell’agosto 2016 la ministra degli Esteri del Myanmar e Consigliere di Stato (al vertice del governo), Aung San Suu Kyi visitava la Cina. Era la prima nella Repubblica Popolare Cinese nel nuovo ruolo, ottenuto con la vittoria del proprio partito, la Lega nazionale per la democrazia (NLD), nelle elezioni parlamentari del 2015. Allora fu sollevata la seguente questione: quale politica estera sceglierà il “nuovo” Myanmar, filo-americana o filo-cinese? Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica al governo militare che era al potere nel Paese dal 1988, una combattente per i diritti umani e vincitrice del Nobel pezzo Premio del 1991, sembrava una figura filo-occidentale in quei giorni. Eppure, che ci crediate o no, in Cina è quotata piuttosto bene. Essendo una politica pragmatica, aveva de sempre compreso l’importanza delle relazioni tra Myanmar e Cina, contribuendone allo sviluppo con tutte le forze, a volte rischiando la reputazione di difensore dei diritti umani. Ad esempio, nel 2013, Aung San Suu Kyi a capo della commissione parlamentare che indagava sul caso della società cinese Wanbao, accusata di confiscare illegalmente terre dei cittadini del Myanmar per sviluppare una miniera di rame. In quel caso, Aung San Suu Kyi diede il permesso affinché Wanbao continuasse le attività. Pechino apprezzò il favore. I media cinesi pubblicarono numerosi commenti positivi sulla leader dell’opposizione del Myanmar e l’NLD vinse le elezioni del 2015 con il chiaro sostegno della Cina. Così, quando Aung San Suu Kyi è salita al potere, aveva il sostegno di Stati Uniti e Cina. Doveva sfruttare il passaggio tra questi due estremi, per il massimo vantaggio del Myanmar. Il fatto che il primo Paese visitato dalla nuova Consigliera di Stato fosse la Cina, che non è membro dell’ASEAN, evidenzierebbe la decisione presa. Va inoltre notato che il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi visitò il Myanmar il 5 aprile 2016, cinque giorni dopo la cerimonia di giuramento del nuovo governo del Myanmar dell’NLD. Fu il primo ministro degli Esteri a visitare il Myanmar dopo questo importante evento. Ciò testimonia come il Myanmar non solo si appoggi alla Repubblica popolare cinese, ma che la Cina sia interessata a sviluppare rapporti con questo Stato. Non sorprende: risorse naturali e posizione geografica del Myanmar ne fanno un territorio d’importanza strategica per la Cina, che prevede di ridurre la dipendenza dalle petroliere che passano lo stretto congestionato e pericoloso di Malacca. Il Myanmar ha ampie risorse di idrocarburi, e il suo territorio è utilizzato per il trasporto di petrolio dal Medio Oriente e del gas dai porti sull’Oceano Indiano. La Cina ha investito nell’industria e nelle infrastrutture petrolifere e gasifere del Myanmar da anni. Vi costruisce gasdotti e porti e finanzia diversi progetti. Negli ultimi 20 anni la Cina è il principale investitore nell’economia del Myanmar, per decine di miliardi di dollari. Il fatturato commerciale tra i due Paesi ha raggiunto il picco nel 2015, per 20 miliardi di dollari. Va inoltre osservato che fino a poco prima (2010-2011), il Myanmar era sotto le sanzioni occidentali, contribuendo allo sviluppo delle relazioni con la Cina. Ora che un nuovo governo democratico è al potere, le società occidentali cominciano ad aver maggiore interesse sugli investimenti in vari progetti in Myanmar. Tuttavia, il Paese è già abituato a trattare con la Cina ed è tradizionalmente poco fiducioso verso i Paesi occidentali. Inoltre, il Myanmar è ora aperto agli investitori stranieri (oltre la Cina, Singapore, Thailandia, Hong Kong e Gran Bretagna sono tra i più significativi). Nonostante nulla impedisca alle imprese statunitensi d’investire nel Paese, vi è un altro fattore, il più importante tenendo conto degli interessi strategici, la Cina è pronta ad investire in Myanmar più di chiunque altro. Ciò supera tutti i fattori politici e culturali. Gli Stati Uniti, che hanno sostenuto NLD e Aung San Suu Kyi per molti anni, potranno sicuramente ricevere una calda accoglienza e varie preferenze in Myanmar, ma nel Paese possono contare solo sul secondo posto, la Cina sarà ancora prima. L’influenza statunitense in Myanmar può influenzarne i vari e talvolta poco chiari interessi militari e politici, ma la Cina mette al primo posto la sicurezza energetica, il che significa che è pronta ad assegnarvi più fondi.
Va notato che a fianco delle finanze, la Cina ha ancora una leva sul Myanmar, ancora più solida: i gruppi separatisti contro cui il governo del Myanmar ha combattuto per molti anni. La guerra civile ha devastato il Paese per 60 anni, dovuta al confronto tra governo e milizie comuniste. La guerra interessava varie minoranze etniche del Myanmar, che continuarono la lotta armata contro le forze di governo molti anni dopo la sconfitta dei comunisti e la loro deportazione in Cina. Durante la guerra, la guerriglia comunista e i suoi alleati, le bande etniche, apprezzarono il sostegno segreto della Repubblica Popolare Cinese. La guerra si esaurì con la Costituzione del 2008, che rispetta gli interessi di tutti i gruppi etnici fornendogli un’ampia autonomia. Ogni gruppo etnico ha l’opportunità di avere un partito rappresentato nel governo del Myanmar, mentre le forze armate illegali sono state amnistiate e arruolate nell’esercito del Myanmar. Tuttavia, piccoli conflitti continuano di tanto in tanto. Secondo alcune fonti, la maggior parte dei separatisti è strettamente legata alla Cina. Va ricordato che i territori vicino al confine cinese sono i più travagliati. Inoltre, le bande etniche delle minoranze nazionali del Myanmar sostengono di agire per conto dei cinesi. Nel 2015, le autorità del Myanmar riferirono ufficialmente che i separatisti cinesi nello Stato Shan venivano aiutati dalla Cina. Ciò deteriorò le relazioni del governo di allora con la Cina, e potrebbe aver contribuito al sostegno di Pechino all’opposizione nelle elezioni. Alcuni funzionari annunciarono che la Cina aveva usato l’influenza tra i separatisti per sabotare i colloqui di pace tra loro e l’allora governo del Myanmar. Ciò accadde poco prima delle elezioni del 2015, danneggiando gravemente la popolarità della leadership del Myanmar, uno dei motivi della sconfitta.
E’ probabile che la Cina intenda utilizzare i contatti con i ribelli per influenzare il nuovo governo del Myanmar. Secondo Aung San Suu Kyi, avrebbe discusso solo di questioni economiche con la leadership cinese durante la visita di agosto. Va ricordato che il 31 agosto 2016, subito dopo la visita in Cina, la Conferenza di pace di Naypyidaw iniziava, dove si riunivano i rappresentanti di tutti i gruppi etnici del Myanmar per discutere la nuova struttura federale del Paese e altri problemi che turbavano la coesistenza pacifica da molti anni. La presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon alla conferenza la dice lunga sull’importanza dell’evento. Se una pace stabile viene raggiunta da questa conferenza in Myanmar, sarà la maggiore vittoria di Aung San Suu Kyi e del suo governo, e il traguardo più importante nella storia del Myanmar. Si può supporre che la conferenza subito cominciata fosse la principale questione discussa tra il capo del governo del Myanmar e i suoi colleghi cinesi, tra cui le concessioni che il Myanmar doveva fare alla Cina affinché i ribelli filo-cinesi “si comportino bene” senza sabotare i colloqui, come nel 2015. La lotta tra Cina e Stati Uniti per l’influenza nella regione Asia-Pacifico è in corso da molti anni. Ogni Paese della regione è al centro del confronto. Sul Myanmar, Washington ovviamente perde, dato che ora dipende dalla buona volontà della Repubblica Popolare Cinese in molti modi.cqiylqkxgaadchxSofia Pale, PhD, ricercatrice del Centro per il Sud-Est asiatico, Australia e Oceania dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze della Russa, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora