Addio sinistra fighetta e hipster, non ci mancherai per niente

La sinistra-hipster, quella che ha sempre voluto liberare l’Italia dagli incolti, dopo la sconfitta a Genova e a L’Aquila è quasi affondata. Breve storia di come si è trasformata e ha perso se stessa
Fulvio Abbate Linkiesta 26 Giugno 2017La sinistra hipster, il mattino del giorno dopo la disfatta alle elezioni amministrative, guarda la riva, osserva le molte perdite e teme d’avere inutilmente messo in acqua i propri surfisti. Ma riavvolgiamo il nastro…
La sinistra hipster, davanti alle molte (tu chiamale, se vuoi, contraddizioni…), alle innumerevoli incongruenze del renzismo, che gli è tuttavia affine, dopo un lungo momento di afasico surplace, giustificato ufficialmente dal timore di consegnare il mondo, il Paese ai “barbari”, ha deciso infine di esistere facendo surf sulle idee corrive presenti e da venire e sul glamour dei molti festival tattoo bar della cultura con show e filosofia da asporto, là da dove si ritiene possa ormai trovarsi il luogo del consenso. Infine, in serata, al momento del ristoro, la stessa sinistra hipster si consegna al cinema, trovando film come “Fortunata” di Castellitto-Mazzantini: Jasmine Trinca nel ruolo della parrucchiera di borgata capitolina, i poveri narrati dagli abbienti che risiedono nell’ocra di Trastevere e le verande sulle dune di Sabaudia, e fin qui nulla di male, il piacere è un dovere perfino politico, peccato però che, nonostante i molti centri sperimentali di cinematografia frequentati con profitto, costoro non sappiano riconoscere le autentiche parole del mondo degli umiliati e offesi rispetto al bla-bla d’autore, ignorando perfino che l’unico film compiutamente marxista del neorealismo italiano, “La terra trema“, lo dobbiamo al conte Luchino Visconti.
La sinistra hipster, con la stessa sicumera di un non meno significativo patrizio, il Duca Conte Piercarlo Ing. Semenzara del “Secondo tragico Fantozzi”, è la stessa che confida in Giuliano Pisapia, ne apprezza i modi e la “forza tranquilla” antracite; peccato che, osservando l’ex sindaco di Milano, a molti fiorisca in petto il fiore rosso dell’interrogativo sul linguaggio e l’empatia stessi della politica in campo progressista: può colui che sembri non aver mai pronunciato parole sincere e democratiche come “cazzo” (per non dire “sborra”) ritenersi adeguato per ogni genere di impatto politico di fronte alla naturalezza delle masse frustrate dalla crisi e assai perplesse davanti al salvataggio delle banche da parte del governo di centrosinistra e mostrato plauso implicito davanti al rinnovo del contratto di Fabio Fazio in Rai? In assenza di un simile prontuario, si può stare certi che si possa essere presto neutralizzati da un “vaffanculo” subculturale, eppure convincente: Beppe Grillo molta erba ha tagliato sotto i piedi all’elettorato già di sinistra.
Direte: ma la sinistra è compostezza, in luogo dei populisti armati di forconi perfino telematici. Vero, ma l’antipatia in tweed è altra cosa, e soprattutto non porta consensi, o non li amplia.
La sinistra hipster è il succedaneo, nell’ordine, della cosiddetta “sinistra dei club” (la stessa che, nei primissimi anni Novanta, avrebbe dovuto fiancheggiare e nutrire in senso lib-lab la nascita del nuovo soggetto voluto da Occhetto, con un personale borghese laico) e ancora i “girotondi”, il cui scopo primario d’esistenza, in nome dello sdegno, era forse quello di liberare il paese da Berlusconi e le sue brame affaristiche e di “patonza” (sic), assodato che pure i titolari dei “girotondi per la democrazia” mai avrebbero pronunciato parole simili. Verrà poi il “popolo viola”, un tentativo di formare un’onda di opinione, sorta di franchising mutuato dalla Spagna e dalla Grecia, muovendo dalla presunta vitalità dei ceti medi riflessivi. Le masse, tuttavia, nonostante i protagonisti di quei movimenti si mostrassero a bordo dei vesponi bianchi, non risposero.
La sinistra hipster è il succedaneo, nell’ordine, della cosiddetta “sinistra dei club” (la stessa che, nei primissimi anni Novanta, avrebbe dovuto fiancheggiare e nutrire in senso lib-lab la nascita del nuovo soggetto voluto da Occhetto, con un personale borghese laico) e ancora i “girotondi”, il cui scopo primario d’esistenza, in nome dello sdegno, era forse quello di liberare il paese da Berlusconi e le sue brame affaristiche e di “patonza” (sic).
In questo scenario, di fianco, ci sono anche da rilevare i calcinacci delle fallimentari declinazioni della forza post-comunista nata da una costola del Pci – Rifondazione – cui segue poi la comitiva di Nichi Vendola, già beauty-case dei Ds e in seguito del Pd tra Bersani e perfino Renzi, Vendola pronto infine a smarcarsi dalla battaglia pubblica per dedicarsi al mammismo LGBT. Altrettanto modesta, in questa nostra storia, la percezione del succedaneo di Nichi, Nicola Fratoianni, pupillo prêt-à-porter del fotoromanzo hipster, impegnato a trasutare il rosso in arancio, da vacanza nella Grecia di Tsipras e Varoufakis, come già era avvenuto con Zapatero. E adesso perfino confidando in Corbyn.
Ora, pur essendo la sinistra hipster un precipitato culturale affluente del Nord, cioè “milanese”, da Salone del Mobile, nella nostra narrazione, non possiamo dimenticare la festa di compleanno di un segretario cittadino della formazione di Bertinotti al Sud, che assomigliava a un clubino velico, tipetti e tipette carini, l’abbonamento a “Internazionale” sotto braccio.
Quanto a Roma, non si va oltre i frequentatori del Bar “Necci” al Pigneto, clientela di vaga sinistra tra radical-chic e fighetti, abrasa così ogni memoria d’essere stato il baretto di Accattone di Pasolini e dei suoi amici, er Profeta, er Capogna, er Balilla, sostituiti tutti dalla bella gente che d’estate sembra dedicarsi alla danza dei parei a Ventotene, a Filicudi.
La sinistra, tra ceto medio riflessivo e hipster, spera, un giorno, di poter far tornare trionfalmente tra le masse, a bordo del suo vespone, lo stesso pensiero magico nutrito da Mussolini che immaginava di entrare ad Alessandria d’Egitto in sella a un cavallo bianco. Se mai anche la sinistra hipster dovesse immaginarsi su un cavallo bianco, questo, il povero cavallo, avrebbe l’obbligo di trasportare un Nanni Moretti, così finalmente ripagato dell’insuccesso del suo “Mia madre“. E ancora, garantire ulteriori soddisfazioni professionali all’attuale presidente della Camera, Laura Boldrini, già miracolata da Vendola grazie al manuale “Cencelli”, sebbene quest’ultima rappresenti l’assenza totale di ironia in ambito progressista. Per ammissione di molto stessi elettori di sinistra.
Perché così pensa tra sé e sé la sinistra hipster, che ha cura di fermare il possibile arrivo dei barbari, la stessa che, confidando nell’apotropaico ritorno del regista-amuleto, magari accompagnato da tutte le Jasmine Trinca del mondo, sembra avere trovato adesso in uno storico d’arte, Tomaso Montanari, il suo possibile Sting. E qui, perdonate il precipizio narcisistico, non possiamo non riportare, citandoci, il tweet che abbiamo dedicato all’avventura di quest’ultimo volenteroso della Rettitudine: “Tomaso Montanari, l’ennesimo Santo Barberone della sinistra che avanza sollevando in alto il Libro del Bene! Lasciateci far schifo in pace. Senza ironia non si dà politica“. Se poi volessimo identificare con un feticcio architettonico la sinistra hipster dovremmo pensare alla nuova sede della Fondazione Giangiacomo Fetrinelli a Milano firmata Herzog & de Meuron, un luogo che suggerisce un mondo prossimo a Jacques Tati di “Play Time” piuttosto che alla casa del popolo di Metello di Pratolini. Davanti al suo piazzale, c’è subito modo di intuire il nostro hipster, lì a surfare con la barba sulle macerie ormai fucsia della sinistra.
Le premesse post-ideologiche di tutto ciò? Compagni, anzi, amici, meglio, amichetti, gli operai sono finiti, morti, non ci sono più, sulla base di questo pensiero, resta solo da realizzare il nostro “Erasmus” politico. Dopo la perdita di Genova e L’Aquila, e di Sesto San Giovanni, e La Spezia, sarà davvero più complicato mordere l’onda.

Una linea nella steppa: la NATO incontra una SCO ampliata

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19.06.2017Mentre i capi della NATO si congratulano per l’adesione del piccolo Montenegro, la forza di controbilanciamento della NATO ad est ha accolto a pieno titolo India e Pakistan. Mentre la bandiera del Montenegro è stata sollevata presso la sede della NATO a Bruxelles, le bandiere della democrazia più popolosa del mondo e della terza popolazione musulmana, India e Pakistan, sono state sollevate presso la sede a Pechino dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO). L’allargamento della SCO ha effettivamente neutralizzato la marcia a lungo attesa della NATO verso est, con l’intenzione d’inglobare gli Stati ex-sovietici dell’Asia centrale. L’ampliamento della SCO segnala anche la fine del sogno dei neoconservatori del “nuovo secolo americano” che domina l’intero pianeta e anche lo spazio. Il 21esimo secolo sarà un “nuovo secolo euroasiatico” con Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione europea e NATO emarginati, osservatori anemici che si contendevano il centro di un potere globale che si sposta verso la massa terrestre eurasiatica.
Nel 1904, Halford Mackinder scrisse un articolo profetico, intitolato “Il Perno Geografico della Storia”, presentando ciò che chiamò “la teoria dell’Heartland” geopolitico. L’“Heartland” di Mackinder comprende Asia, Europa e Africa, che chiamò “Isola-Mondo”. Nel 1919, Mackinder osservò che qualunque potenza controllasse l’Isola-Mondo avrebbe anche controllato il Mondo. “Chi controlla l’Europa orientale controlla l’Heartland; chi controlla l’Heartland controlla l’Isola-Mondo; chi controlla l’Isola-Mondo, controlla il Mondo”. Mackinder descrisse Gran Bretagna e Giappone come “isole off-shore” dell’Isola-Mondo. Le “Isole Periferiche” erano le Americhe e l’Australia. L’espansione della SCO con l’adesione di India e Pakistan e altre nazioni eurasiatiche che bussano alla porta dell’organizzazione, realizza l’Isola-Mondo di Mackinder quale evento fondamentale che eliminerà il dominio unipolare mondiale di Stati Uniti ed alleati. India e Pakistan, pur non andando d’accordo hanno deciso di mettere da parte le differenze, riconoscendo che l’allineamento a Cina e Russia nella SCO è preferibile a un’alleanza dubbia con gli Stati Uniti. Per la Cina, indiani e pakistani nella SCO sono un importante impulso all’Iniziativa della Via della Seta, conosciuta anche come progetto “One Belt, One Road” per la realizzazione di nuovi collegamenti autostradali, ferroviari e marittimi con i Paesi di tutto il mondo. La prospettiva è che grandi autostrade trans-himalayane e collegamenti ferroviari tra la Cina e il subcontinente indiano siano la spinta alle economie di India e Pakistan che riduca le differenze religiose sul controllo del Kashmir a favore di un’intesa e una più stretta cooperazione economica. Secoli di guerre religiose tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord finirono dopo che Irlanda e Irlanda del Nord aderirono all’Unione Europea. Lo sviluppo economico dell’Irlanda, a nord e a sud, è preferibile alla guerriglia. Lo stesso potrebbe avvenire nel Kashmir se i progetti della Cina sulla Via della Seta spingessero musulmani ed indù a concludere che una migliore situazione economica possa relegare la guerra religiosa ad anacronistico ostacolo.
La paura che India e Pakistan disturbino la SCO con le reciproche differenze politiche fu messa a tacere quando la SCO sottolineò che la sua carta proibisce rigidamente agli aderenti di usare l’organizzazione per promuovere qualsiasi frattura. La stessa regola si applica alle tensioni tra India e Cina. La Cina mostra i muscoli in ciò che Mackinder chiamava “Isola Periferica”, le Americhe. La Cina ha reso ancor più importante il progetto Via della Seta instaurando i rapporti diplomatici con Panama dopo che la nazione che controlla l’omonimo canale, aveva tagliato le strette relazioni diplomatiche con Taiwan. China Communications Construction, China Railway Group e COSCO Shipping Company sono interessati ai principali progetti di miglioramento delle infrastrutture di Canale di Panama e regione circostante. La società del miliardario cinese Wang Jing, la società di investimenti per lo sviluppo del canale Hong Kong-Nicaragua, avviva nel 2015 il canale da 40 miliardi di dollari attraverso il Nicaragua. Nicaragua, El Salvador, Paraguay e Repubblica Dominicana dovrebbero presto interrompere i rapporti con Taiwan e riconoscere Pechino. Ciò faciliterà la continua estensione dell’influenza cinese sulle “isole periferiche” dell’Eurasia. Il controllo cinese su due canali in America Centrale darà enormi potenzialità economiche, internazionali e nel cortile degli Stati Uniti.
Sulla strada dell’unione della SCO vi è l’Afghanistan, dove l’amministrazione Trump annuncia l’invio di 4000 militari per la più lunga guerra degli USA. Sarà presto il momento in cui la SCO, dopo la transizione dell’Afghanistan allo status di osservatore, ordinerà a Stati Uniti e NATO di ritirare le truppe d’occupazione da uno Stato aderente alla SCO. Washington rischierebbe la guerra con le quattro nazioni più popolose dell’Eurasia per mantenere i militari in una nazione della SCO? E’ dubbio, specialmente perché gli Stati Uniti vanno riducendosi a potenza politica di seconda classe in possesso di una forza militare tecnicamente avanzata e globalmente dispiegabile. Gli Stati Uniti hanno cercato di cooptare la Mongolia, situata tra Russia e Cina, quale posto d’ascolto per Agenzia d’Intelligence Centrale, Agenzia d’Intelligence della Difesa e Agenzia Nazionale per la Sicurezza. Questi sforzi saranno emarginati dopo che la Mongolia aderirà finalmente alla SCO. E complicando le cose per Washington e la sua alleanza di potentati arabi nel Golfo Persico ed Israele, la prossima nazione asiatica che aderirà alla SCO è l’Iran. Mentre l’Iran era sottoposto alle sanzioni delle Nazioni Unite, gli fu proibito di aderire alla SCO. Tuttavia, dopo la revoca delle sanzioni nel 2016, la Cina annunciava che l’Iran sarà il prossimo ad aderire a pieno titolo dopo India e Pakistan.
L’adesione dell’Iran, e anche della Bielorussia ed altre nazioni che aspirano a aderire alla SCO, renderà l’organizzazione una potenza che può opporsi non solo a Stati Uniti e NATO, ma anche a Unione europea e Giappone. In attesa di entrare tra gli osservatori della SCO vi sono i partner del dialogo Azerbaigian, Cambogia, Armenia, Nepal, Turchia e Sri Lanka. Interesse per la SCO è anche espresso da Bangladesh, Vietnam, Egitto, Siria, Iraq e Maldive. Sembra che non ci sia lo stomaco per Russia o Cina verso l’Arabia Saudita. Dopo il blocco economico saudita al Qatar, è probabile che il Qatar possa divenire osservatore o partner del dialogo della SCO. La SCO non desidera particolarmente accettare le richieste a partner del dialogo presentate da Ucraina e Israele, che sarebbero i “cavalli di Troia” statunitensi nella comunità SCO. A differenza della NATO, la SCO è molto attenta a non crescere troppo velocemente. India e Pakistan hanno atteso 12 anni per aderirvi. Ironia della sorte, la SCO si preparava ad accettare la prima nazione della NATO, la Turchia, quale membro. Un simile sviluppo potrebbe vedere la Turchia quale primo Stato membro della NATO uscire dal patto militare a favore della SCO.
I social media occidentali hanno scelto d’ignorare quasi completamente l’adesione di India e Pakistan nella SCO. I media occidentali che hanno scelto di seguire l’evento l’hanno fatto presentando i punti di vista del Council on Foreign Relations (CFR) collegato alla CIA. CFR e altri “think tank” spiegano che SCO e alleanza BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica sono organizzazioni internazionali indegne di molta stampa. Infatti, Unione europea e NATO affrontano dissensi interni e cadute sulla scena mondiale.La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché ai comunisti serve la globalizzazione

Pavel Volkov, 15 giugno 2017Histoire et SocietéIl 13 giugno Panama rompeva le relazioni diplomatiche con Taiwan per stabilirle con la Repubblica popolare cinese. Il presidente di Panama, Juan Carlos Varela, nominava tra le principali ragioni della decisione la condivisione dei due Paesi dell’importanza della globalizzazione. La cosa curiosa è che Panama e Taiwan sono entrambi satelliti degli Stati Uniti. Quindi, se la “comprensione dell’importanza della globalizzazione” improvvisamente viene ricordata da qualcuno, non si tratta chiaramente di Panama. Come spiegarlo? Sappiamo che nel 1949 la guerra civile cinese si concluse coi comunisti di Mao Zedong saliti al potere, mentre il Kuomintang sostenuto dagli Stati Uniti fuggì nell’isola di Formosa (Taiwan) dove il suo capo Chiang Kai shek, con l’aiuto degli Stati Uniti, impose una dittatura militare. Nel 1966, Taipei creò la “Lega anticomunista mondiale” che esiste ancora oggi come Lega mondiale per la libertà e la democrazia (WLFD), che incontra e lavora con ogni personalità di orientamento fascista e ultraliberale che visibilmente ritrova interessi comuni. Costoro riunitisi a Taiwan sotto l’arrogante direzione di Washington, hanno combattuto il comunismo, in particolare cinese. Ma col tempo, l’equilibrio di potere è cambiato, e nel 1970 la Cina sostituì Taiwan alle Nazioni Unite, e nel 1979 gli Stati Uniti riconobbero la Repubblica popolare cinese. E ora, a quanto pare dopo quasi 40 anni, tocca ai satelliti degli USA. Panama riconosceva Taiwan finché gli Stati Uniti non erano preoccupati dalla Nuova Via della Seta marittima.
Nel giugno 2016 fu completata la ricostruzione del Canale di Panama, ora più ampia e profonda, raddoppiandone le capacità. Attraverso il canale modernizzato gli statunitensi potranno trasportare più rapidamente idrocarburi dal Golfo del Messico ad esempio la Cina. E le merci cinesi raggiungeranno l’Europa aggirando Russia, Turchia e gli altri concorrenti. Comprendendone i rischi, i cinesi, con la partecipazione della Federazione russa, iniziarono nel 2014 a costruire un canale in Nicaragua, incontrando inizialmente le proteste di agricoltori ed ambientalisti, e poi il gruppo HKND responsabile del progetto ebbe difficoltà finanziarie. In breve, gli Stati Uniti ottenevano il congelamento del progetto. Sembra che il riconoscimento da parte di Panama sia la pillola con cui Trump ha deciso di attenuare l’amarezza dei cinesi per l’assenza di un’alternativa alla rotta controllata dagli Stati Uniti tra Pacifico ed Atlantico. L’interdipendenza tra economie cinese e statunitense è ben nota. Data la retorica offensiva della sua campagna elettorale, ci si aspettava che Trump rompesse questa dipendenza, ma sembra che abbia semplicemente deciso di usarla nell’interesse dei suoi elettori. Così, nel primo discorso al Congresso, promise di “rilanciare l’industria morente”, soprattutto delle miniere di carbone. Dal febbraio 2017, per via delle sanzioni, la Cina non compra più carbone dalla Corea democratica, quarto fornitore della risorsa della Cina. Finora, la quota del carbone nel settore energetico della Cina era circa il 70%, ed entro il 2020 sarà ridotta al 67%. Ma in primo luogo, non è un forte calo, e in secondo luogo, anche la prevista riduzione del consumo di 160 milioni di tonnellate non avrà grande impatto sulla domanda totale di circa 3,7 miliardi di tonnellate, equivalente alla metà del consumo globale. Sì, le centrali a carbone sono sostituite sempre più da centrali a gas, ma il problema persiste nella metallurgia. Pertanto, per compensare la fornitura di carbone in riduzione dalla Corea democratica, la Cina aumenta significativamente le importazioni statunitensi. Tuttavia i nuovi parametri della cooperazione tra Stati Uniti e Cina nel settore energetico non si limitano al carbone. Questo mese, la Cina ha rinunciato inaspettatamente alla realizzazione di due nuovi gasdotti dalla Siberia, spiegando la decisione con le nuove condizioni del mercato del gas, che non vedono la necessità del progetto “Forza della Siberia-2” e del gasdotto Estremo Oriente-Sakhalin. Il fatto è che, poiché le offerte e i prezzi globali del petrolio sono scesi di quasi la metà, l’acquisto di GNL dagli Stati Uniti è più vantaggioso. Niente di personale, solo affari.
Se si crede a Bloomberg, Xi Jinping e Donald Trump hanno concordato l’invio di GNL da aprile e maggio, e il dipartimento del Commercio ha annunciato la firma di un accordo commerciale bilaterale, estendendo alle imprese del settore energetico degli Stati Uniti l’accesso al mercato cinese. Lo stesso mese, al vertice della Via della Seta a Pechino, il capo della compagnia statale cinese CNPC Wang Yilin affermava che la Cina cerca di diversificare l’offerta e di conseguenza stendere la base sugli Stati petroliferi degli USA. A tal fine costruiranno congiuntamente terminali GNL. Il capo economista della BP per la Russia e la CSI, Vladimir Drebentsov, ritiene che la Cina nel prossimo futuro non aumenterà l’acquisto di gas dalla Russia, dato che l’acquista dall’Asia centrale e sviluppa il proprio gas shale. E poi c’è il GNL americano. Il mondo cambia in un settore molto specifico della battaglia tra due mostri che vogliono nient’altro che distruggere l’altro, ma che sono così strettamente legati che il crollo di uno indubbiamente farebbe crollare l’altro, creando un rapporto simbiotico sul principio amore e odio, e tutti gli altri diverranno satelliti dell’uno o dell’altro. In realtà, la Cina è la locomotiva della globalizzazione, mentre Stati Uniti ed Europa occidentale, stranamente, l’hanno abbandonata, o cercano di uscirne, perché non si sa se sia possibile cambiare la traiettoria verso il salto nel precipizio quando si è percorso il 90% della strada. Nel frattempo, il Celeste Impero è attivo in tutte le direzioni.
Molti credono che il comunismo in Cina sia superficiale, e che il Paese sia da tempo passato ad un sistema modernizzato di capitalismo di Stato dal sorprendente successo economico, ed anche che le contraddizioni vi si affaccino. In realtà, non c’è nulla di ciò. La Cina è in una fase di transizione dal capitalismo al comunismo, in una sorta di NEP estesa. A capo dello Stato c’è il Partito Comunista che realizza la dittatura della classe operaia, e nelle mani dello Stato vi è il 50% dell’economia. L’altro 50% vive nelle condizioni del mercato, in competizione con il settore pubblico e quando perde, ne viene assorbito, passando dalla NEP al socialismo. Accelerare questa fase è impossibile soprattutto per l’enorme dimensione della popolazione a cui non si può semplicemente fornire tutto il necessario per lo sviluppo sociale, utilizzando solo le risorse interne. L’Unione Sovietica aveva più o meno tutto, non la Cina. E se non si ha questa possibilità, ed è una necessità assoluta, le risorse vanno prese da qualche parte. Di qui la necessità della globalizzazione e della Nuova Via della Seta cinese e di tutto ciò che ne consegue.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Macron dice ciò che Merkel non può su Siria e Russia

L’Europa ripensa al suo ruolo in Siria e Macron può dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO
Tom Luongo, Russia Insider 22/6/2017La dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron cambierà il gioco sulla Siria. Fino a ieri la Francia era la più violenta sostenitrice del cambio di regime statunitense in Siria. Ora ne è la critica più pragmatica. Ciò indica vari cambiamenti geopolitici. Innanzitutto, è in sintonia con l’affermazione della cancelliera tedesca Angela Merkel che l’Unione europea non dovrebbe più considerare gli Stati Uniti partner affidabile negli affari esteri. L’Unione europea infatti persegue una politica estera più indipendente. Ma ancora più importante, apre la porta all’avvicinamento con la Russia, iniziato da Merkel subito dopo l’incontro con Donald Trump a marzo. Appare la crepa sulla diga in Europa sfidando la politica statunitense su Medio Oriente e Russia. Mentre la narrativa dell’oligarchia statunitense si sgretola, la leadership dell’UE vede l’opportunità di mollare e salvare la reputazione lasciando gli Stati Uniti al loro destino. Se i rapporti sono veri, l’Iran sarebbe pronto a svelare le prove che gli Stati Uniti sostengono lo SIIL in Siria (che è comunque cosa confermata), respingendo il cambio di regime per una semplice buona politica. Merkel sa che ‘antipatia per la Russia, con cui è andata avanti quando gli Stati Uniti sembravano vincere, è perdente per la sua rielezione, ma va anche contro gli interessi della Germania. La pipeline Nordstream 2 ci sarà e le nuove sanzioni del Senato degli USA sono un passo troppo lungo nella definizione della politica dell’UE. Queste non saranno gradite agli elettori tedeschi. In secondo luogo, e soprattutto, secondo me ciò segnala un cambio fondamentale della politica dell’UE sull’immigrazione. La virtuosità segnalata sui diritti umani è inutile quando la Russia di Putin non viene assalita quotidianamente da violenze perpetrate da immigrati come in Germania, Francia e Regno Unito. Ammettendo che uno Stato siriano fallito non è più desiderato, Macron dice “mai più” al caos previsto dall’oligarchia statunitense. L’UE non supporterà più la politica che aumenta il flusso di rifugiati nel suo territorio. E la tempistica su ciò è cruciale. Le turbolenze sulla penisola araba ora minacciano di allargarsi al Golfo Persico. Con Muhamad bin Salman, responsabile della politica saudita, con una visione irrazionale sull’Iran che la conforma, la probabilità di un grande conflitto aumenta drasticamente. E dato che la multinazionale petrolifera francese Total sta per firmare un grande accordo con l’Iran, la minaccia del conflitto è d’ostacolo.
La fine rapida della guerra in Siria è pubblicamente auspicabile per l’Unione europea, poiché l’avanzata dell’Esercito arabo siriano lo garantisce sul campo. La questione è se sia solo tattica negoziale per convincere Putin a rinunciare all’integrità territoriale della Siria in cambio della fine delle sanzioni. L’UE fa rumore sulla normalizzazione delle relazioni in cambio della rapida fine delle ostilità, che consentono agli Stati Uniti di consolidare le conquiste ad est dell’Eufrate. Lo si saprà quando Merkel e Macron cominceranno a parlare dell’indipendenza curda. Comunque, il compito di Macron è dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO.Macron purga François Bayrou
Alexander Mercouris, The Duran 22/6/2017

Non appena le elezioni parlamentari in Francia sono finite lasciando la maggioranza parlamentare al “partito” En Marche, Emmanuel Macron ha lanciato la purga che scaccia dal governo di coalizione Francois Bayrou e quattro ministri del partito alleato. Dico “purga” anche se naturalmente non viene presentata così. Invece, abbiamo il gioco abituale, che ha accompagnato l’ascesa di Macron, accuse di corruzione su appropriazione indebita di fondi pubblici, diffuse dal settimanale satirico Le Canard enchaîné, indagini e rimozione dalla scena politica degli interessati. In ogni caso, Macron ovviamente non ne ha alcuna parte, anche se in qualche modo si rivela sempre esserne avvantaggiato. Macron aveva bisogno dell’aiuto di Bayrou per ottenere la presidenza e, ancora di più, la maggioranza del proprio partito al parlamento. Con la maggioranza assicurata, non ne ha più bisogno, quindi può dimetterlo. Molto comodamente, subito dopo le elezioni, appare lo “scandalo” che porta alle dimissioni Bayrou. La bellezza di ciò è che in ogni caso le accuse sono vere. La dirigenza francese coraggiosamente corrotta ha sempre saputo prendersi cura di sé. Ha preso Macron, e chi per lui, per trasformare questo fatto in un vantaggio politico. Macron deve comunque stare attento. Non entusiasma la Francia. Il tasso di astensione nelle elezioni parlamentari è stato così alto che il suo partito ha avuto la maggioranza dei seggi del parlamento con il 14% dei voti dell’elettorato. Nel frattempo, vecchie figure dell’élite politica francese come Fillon, Juppé, Valls, Bayrou, Sarkozy e il resto, non sarebbero umane se non avessero risentito della meteora Macron e del modo spietato con cui li ha sbarazzati, anche se a volte si sono sentiti obbligati ad aiutarlo. I due autentici outsider Mélenchon e Le Pen, sono ancora lì, anche se Le Pen è stata significativamente indebolita dal fallimento nelle presidenziali e dallo scarso risultato del suo partito nelle elezioni parlamentari. Nel frattempo, il partito di Macron, rappattumato nell’ultimo anno, appare improvvisato e vulnerabile a pressioni. Se l’andazzo gli si rivoltasse contro, cosa che in Francia accade sempre, Macron potrebbe trovarsi con una base politica inconsistente e pericolosamente a corto di amici.

François Bayrou

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia comprende che ‘dialogare’ con Washington è inutile

Mosca è stata più che paziente
Russia Insider 22/6/2017Evidentemente, la Russia ha finalmente capito che invitare i funzionari statunitensi per discutere di capricci e fantasie che di solito Washington soffia sul momento, è inutile ed è una perdita di tempo totale. Secondo AP, la Russia ha annullato i colloqui decisi per il 23 giugno tra il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov e il diplomatico n°3 statunitense Thomas A. Shannon, Jr. Rjabkov ha affermato che “la situazione non è favorevole a tale dialogo“, criticando gli Stati Uniti per “non aver offerto… nulla” di cui discutere. “Abbiamo detto fin dall’inizio della politica eccezionalmente distruttiva di Washington applicando le sanzioni antirusse, che tali misure non possono e non avranno l’effetto desiderato dagli Stati Uniti su nostri individui o entità“, dichiarava Rjabkov. Rjabkov ha anche aggiunto che Mosca “giudicherà la politica dell’amministrazione USA verso la Russia per le azioni” piuttosto che da dichiarazioni, promesse o “suggerimenti“, e le ultime mosse “parlano da sole“. Questa è la risposta all’annuncio di Washington di aver imposto sanzioni a quasi 40 individui e aziende russi per le attività russe in Ucraina. La portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Heather Nauert, ha affermato che le sanzioni “non sono nascono dal nulla“. Ha continuato a dire che le sanzioni rimarranno in vigore finché la Russia non onorerà gli accordi relativi all’Ucraina e smetterà di occupare la Crimea. Aggiungendo ulteriori sciocchezze, ha detto che le ultime sanzioni sono volte a “contrastare i tentativi di aggirare le nostre sanzioni“. Ah, sì, ulteriore atteggiamento sanzionatorio di Washington con altri vaneggiamenti, sognando di rendere la vita “difficile” a un altro Paese con certe severe sanzioni su una moto che piace a Putin. (Spiacente, bimbetto, dovrai solo fare l’uomo). Fortunatamente, la Russia ne ha abbastanza delle “sottigliezze” di piani e politiche di Washington. Come Putin ha detto: “Se non ci fossero state situazioni come Crimea e altri problemi, avrebbero inventato qualcos’altro per contenere la Russia“. Naturalmente la pretesa di Washington è che tutto ciò che fa è per la pretesa di combattere lo SIIL, fingendo di combattere la guerra al terrore per mantenere lo status di non invitata in una nazione sovrana a vantaggio del complesso militare statunitense; fingendo di preoccuparsi dei diritti degli individui mente miete migliaia di vite innocenti in nome della guerra al terrore, e persistere. Fingere, mentire, imbrogliare, distruggere e lasciare che gli altri ne subiscano le conseguenze, la chiave di Washington.

Rjabkov e Assad

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora