Le ragioni delle affermazioni sulla “pirateria russa”

Tony Cartalucci, LD, 19 gennaio 201615895205Nonostante il grande sforzo volto recentemente a rafforzare la credibilità della “comunità d’intelligence statunitense” dopo la valutazione sulla presunta “pirateria russa”, va ricordato che tale “comunità” ha volutamente e malvagiamente fabbricato una miriade di bugie sulle cosiddette armi di distruzione di massa in Iraq, portando ad una guerra che ha distrutto più di un milione di vite, tra cui oltre 4000 soldati statunitensi. Una comunità responsabile delle bugie autocertificate non ha credibilità. Né i media che ripetono tali bugie senza criticarne le fondamenta e le rozze logiche che le sottendono. Ultimamente, le prove presentate da tale comunità e partner nei media occidentali sulla presunta “pirateria russa” delle elezioni negli USA del 2016, sono così scadenti e bizzarre che appellarsi alle autorità è essenziale per spacciarle al pubblico globale.

Cosa s’intende per “pirateria russa?”
Il tono sinistro di “pirateria russa” suggerisce che Mosca abbia sovvertito le elezioni del 2016 negli Stati Uniti usando l’informatica. I titoli di media occidentali come CNN, “Gli USA accusano la Russia d’interferire nelle elezioni del 2016“, istigano l’isteria affermando: “L’amministrazione Obama ha detto di aver “fiducia” nella Russia responsabile della pirateria di e-mail sulle imminenti elezioni statunitensi, nel tentativo d’interferirvi. L’annuncio indicava per la prima volta che il governo degli Stati Uniti ufficialmente accusava la Russia di pirateria del sistema politico degli Stati Uniti. All’inizio della settimana, i due Paesi interruppero i colloqui formali sul cessate il fuoco in Siria. “Crediamo che, in base a portata e sensibilità di questi sforzi, solo i vertici della Russia possano averle autorizzate”, affermavano dipartimento di Sicurezza Nazionale e ufficio del direttore della National Intelligence, in una dichiarazione congiunta”. Le dichiarazioni sulla Russia “che piratava i sistemi politici degli Stati Uniti” richiama l’immagine di hacker al Cremlino che usano sofisticate armi informatiche per violare le macchine del voto, seggi e database per alterare i risultati elettorali. In realtà, nulla del genere è accaduto, e non secondo le dichiarazioni russe, ma secondo i rapporti ufficiali della “comunità d’intelligence statunitense” sul caso.

La prova reale, secondo il governo degli Stati Uniti
In realtà, la “pirateria” delle e-mail rese pubbliche, i messaggi di posta elettronica diffusi dal  (DNC), compresi quelli tra la candidata presidenziale ed ex-segretaria di Stato degli USA Hillary Clinton e il suo responsabile della campagna John Podesta. Le e-mail furono poi consegnate a Wikileaks prima di essere rese pubbliche. Alcun seggio elettorale fu “piratato”, alcun database compromesso e alcuna influenza esercitata sulle elezioni, al di là dell’influenza che la verità sulle comunicazioni interne del DNC ha avuto sul pubblico statunitense. La natura delle fughe sulla posta elettronica comporta una tecnica nota come “spear phishing”, una tecnica con cui un hacker si rivolge ad individui specifici spacciandosi via e-mail da organo governativo o compagnia, chiedendo all’individuo preso di mira di compilare username e password. Lo “spear phishing” è forse la tattica più elementare che si possa immaginare, ed è più vicina all’ingegneria sociale e all’inganno (conning) che alla pirateria via computer. Proprio “La relazione congiunta d’analisi del governo degli Stati Uniti” (PDF), basato sulle “analisi di Department of Homeland Security (DHS) e Federal Bureau of Investigation (FBI)“, avrebbe rivelato proprio questo. Con sintesi prolissa, il rapporto ammette: “Nella primavera del 2016, APT28 compromise lo stesso partito, sempre via spearphishing. Questa volta, l’email di spearphishing spinse i destinatari a cambiare password attraverso un dominio webmail falso ospitato dall’infrastruttura operativa di APT28. Utilizzando le credenziali raccolte, APT28 poté accedere e rubare il contenuto, probabilmente portando all’esfiltrazione di informazioni su più membri di alto livello del gruppo. Il governo degli Stati Uniti ritenne che l’informazione fu trapelata alla stampa e divulgata”. In parole semplici, gli individui presi di mira furono avvicinati via e-mail, chiedendogli username e password, che volontariamente consegnarono. Il rapporto d’analisi congiunto tenta di usare un sofisticato gergo tecnico, nella speranza che i lettori credano che l’operazione richieda competenze sofisticate. Tuttavia, gli attacchi non sarebbero potuto essere più elementari. Gli esperti di IT, da Wikileaks di Julian Assange allo show di Vin Armani, hanno spiegato in modo approfondito quanto elementare sia stato piratare la posta elettronica, convenendo che un adolescente senza risorse, oltre alla connessione Internet, conoscenze elementari e desiderio di violare le e-mail del DNC, avrebbe potuto effettuare tali attacchi. Altri rapporti del governo degli Stati Uniti, tra cui quello legato al titolo del New York Times,Il contesto della valutazione delle attività e intenzioni russe nelle ultime elezioni negli Stati Uniti: il processo analitico e l’attribuzione del cyber-incidente” (PDF), l’ammetterebbe, concentrandosi non sui dettagli tecnici del vero “pirataggio” delle e-mail, ma piuttosto collegando l’operazione alla Russia esclusivamente sulla base di come da ciò la Russia ne avrebbe tratto beneficio.

Se la Russia è abbastanza avanzata da “piratare” le elezioni negli USA, lo è abbastanza per sapere che è inutile
L’elementare “pirateria” delle e-mail richiedeva sponsorizzazioni, e la Russia sarebbe stata disposta ad accettarne i rischi politici, economici e militari connessi, sponsorizzando tale operazione? La risposta è probabilmente no. In realtà, a prescindere da chi ci sia alla Casa Bianca, la politica estera statunitense è dettata principalmente da interessi delle imprese e finanze, non eletti da nessuno. Ciò spiega il motivo per cui gli Stati Uniti hanno agito a tradimento e in modo sovversivo verso la Russia per decenni, a prescindere dalle presidenze e perfino da intere ere politiche degli Stati Uniti. Banche e aziende energetiche e della difesa hanno visto la Russia come concorrente dalla seconda guerra mondiale, un concorrente da minare, sopraffare, comprare o comunque isolare ed eliminare. Le elezioni favorevoli al presidente eletto Donald Trump sull’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton faranno poca o nessuna differenza in tale lotta pluridecennale tra Oriente e occidente. La comprensione di ciò, tuttavia, spiega il motivo per cui gli Stati Uniti sfruttano le e-mail del DNC compromesse per accusare la Russia. È l’ennesima occasione per giustificare ulteriori tentativi di circondare, contenere, e in ultima analisi, rovesciare l’ordine politico, finanziario, militare ed industriale della Russia, eliminando un notevole ostacolo a Wall Street e alle ambizioni di Washington sull’egemonia globale. Senza poter citare “il sequestro delle elezioni” e altre presunte minacce di Mosca all’occidente, l’enorme spesa per l’espansione militare, in particolare degli Stati Uniti in Europa orientale, sarebbe imperdonabile.internet_hate_machine_joshua_goldbergTony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un ex-oppositore svela il lato occulto dell’opposizione siriana

al-Manar 18 gennaio 2017

manar-05112090014847524774Tornato in patria, l’oppositore Nawaf Bashir moltiplica le sensazionali rivelazioni sul lato nascosto della opposizione siriana appoggiata da Stati del Golfo e le potenze occidentali. Sapendo che Bashir non è un oppositore qualsiasi: è uno dei fondatori della Dichiarazione di Damasco, una delle prime istanze dell’opposizione siriana apparse nel 2005. È anche il capo di una grande tribù, i Baqarat, il cui numero di membri è pari a circa un milione, secondo alcune stime. Nel 2011 raggiunse l’opposizione durante lo scoppio della crisi siriana, lasciando la Siria per la Turchia nel 2012. Ma è tornato in Siria all’inizio del gennaio 2017. In un’intervista al canale televisivo arabo al-Mayadin, spiega che ha deciso di tornare in patria dopo aver scoperto l’entità del complotto contro la Siria. Secondo lui, molti oppositori hanno visitato Israele “credendosi di essere diventati degli eroi”. “Alcuni di loro furono liquidati in Turchia. Perciò gli altri temono di parlare e molti vogliono tornare in Siria“, ha detto.

I legami pericolosi con al-Qaida
Bashir ha anche rivelato i legami tra il ramo di al-Qaida in Siria e l'”opposizione moderata”, ed ha accusato l’ex-premier Riad Hijab di aver avuto dal Qatar 47 milioni di dollari che ha poi dato al ramo di al-Qaida in Siria, Jabhat al-Nusra, ora rinominatosi Fatah al-Sham, ed istruendolo su come attaccare la città di Aleppo. Riferendosi alla corruzione dilagante nell’opposizione siriana, soprattutto tra le personalità più importanti che risiedono in Turchia, accusava chi presiedeva la coalizione dell’opposizione siriana, senza nominarlo, di aver rubato 116 milioni di dollari prima di fuggire in un Paese arabo e fondare un suo partito. Ha ricordato anche il caso di un altro funzionario che ha rubato 18 milioni di dollari ed è fuggito in Gran Bretagna dove ha preso la cittadinanza inglese, e il destino ancora ignoto di 51 milioni di dollari scomparsi dalle casse della coalizione, per non parlare delle armi fornite ai ribelli e poi rivendute. L’opposizione siriana ha anche riportato il caso di Nazir al-Haqim, un membro della coalizione accusato di aver consegnato passaporti falsi a chi voleva andare in Siria, come terroristi di SIIL e al-Nusra. Secondo Bashir, l’Arabia Saudita ha ridotto il sostegno all’opposizione siriana, mentre il Qatar continua a rafforzarlo.

Il sequestro dei Fratelli Musulmani
Gli aiuti “che vengono spediti in nome del popolo siriano vanno direttamente nelle casse dei Fratelli Musulmani (MB), utilizzati da al-Qaida e al-Nusra, mentre posano da moderati, gli consegnano armi e ne preparano le forze per le battaglie, pensando solo a prendere il potere“, rivelava inoltre. In una precedente intervista, indicava che la FM controlla tutte le strutture dell’opposizione siriana, assicurandosi che chi gli si oppone o non ne fa parte, non occupi posizioni importanti nella coalizione e nell’alto commissariato per i negoziati.

Operazione estera fin dall’inizio
In un’altra intervista con il canale iraniano al-Alam, rivelava che l’opposizione siriana persegue scopi dettati dall’estero, perciò non ci fu il dialogo nazionale che il Presidente siriano Bashar al-Assad propose all’inizio delle proteste nel 2011. “Dall’inizio gli obiettivi erano esteri, perseguiti da individui che si compravano i manifestanti per spingerli alle armi… questo è il motivo per cui le cose mutarono corso: manifestazioni pacifiche che rivendicavano la riforma del regime e delle leggi e la creazione dello Stato dei cittadini e della democrazia, divennero dimostrazioni armate e quindi la catastrofe che il popolo siriano sta ancora pagando“. Ricordava che ogni volta che il governo siriano proponeva una soluzione politica in linea con le richieste popolari, le proteste esplodevano per rifiutare il dialogo. Bashir ha anche rivelato l’esistenza di 800 fazioni in Siria. “Questo significa che ci sono 800 principati, ognuno controlla 20-30 villaggi e regioni, e sono finanziati da Arabia Saudita e Qatar e altri“, lamentava.

Il saccheggio dell’ELS
Ha anche svelato il saccheggio delle istituzioni dello Stato nelle regioni controllate dall’esercito libero siriano, la prima milizia che prese le armi ed attualmente sulla scia dell’offensiva turca nel nord della Siria, “Scudo dell’Eufrate”. “L’ELS era presente in molte regioni siriane, ma non fu in grado di dare alcunché ai cittadini. Fabbriche, ferrovie e istituzioni statali furono saccheggiate e derubate come bottino di guerra, in quanto proprietà del popolo siriano vanno restituite e non cedute a individui o gruppi armati“, si dispiaceva.manar-06008260014847531985Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

A Dayr al-Zur lo Stato islamico si disintegra

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 18/1/2017

hasan-muhamad-muqamatMessaggio dal Maggior-Generale Hasan Muhamad Muqamat, Comandante della 17.ma Divisione e Presidente del Comitato per la Sicurezza dell’Esercito arabo siriano nella Siria orientale:
– La situazione a Dayr al-Zur è sotto controllo e i punti presso cimitero e periferia della città sono stati rafforzati.
– La Guardia dell’aeroporto è pronta ad affrontare ogni attacco dei terroristi con il sostegno della 137.ma Brigata.
– Come abbiamo trionfato nell’aeroporto Quwayiris, trionferemo anche nell’aeroporto di Dayr al-Zur. Resisteremo fino alla vittoria.
– La vittoria è nostra. Operiamo per recuperare i punti infiltrati dai terroristi, il processo è continuo e non c’è paura a Dayr al-Zur.
Il Generale Muqamat dichiarava al corrispondente di al-Manar: “abbiamo assorbito l’attacco multiplo dello SIIL, passando dalla difesa all’attacco e recuperando i punti occupati dallo SIIL. L’aeroporto militare di Dayr al-Zur è sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, impegnato in scontri feroci per riprendere il controllo della centrale elettrica, dopo l’infiltrazione dello “SIIL”; le aree residenziali universitarie e la collina Baruq sono sicure e fortificate dopo le aspre battaglie per respingere l’attacco sferratovi. Le Aeronautiche siriana e russa continueranno a bombardare siti e movimenti del nemico, che ha subito pesanti perdite umane e materiali. Gli elicotteri militari continuano ad atterrare e decollare dalla città e a rifornire l’aeroporto militare… abbiamo avuto i rifornimenti e non siamo preoccupati per la situazione sul terreno a Dayr al-Zur, nonostante il grande attacco e la carenza di risorse, la vittoria è questione di pazienza e tempo”.16142919Il recente attacco su Dayr al-Zur, in particolare alla base aerea, è condotto da una forza composta quasi solo da iracheni e golfini guidati da Abu Ibrahim al-Iraqi, ex-agente delle forze speciali di Sadam Husayn, e da un saudita dal nome di battaglia Abu Shadad al-Jazraui. Questi due hanno il loro bel da fare. I difensori della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano sono veterani in tutti i sensi della parola. Non solo la popolazione circondata nella città è totalmente devota al governo centrale, ma i leader tribali hanno anche chiarito nettamente che i combattenti dei loro ranghi scalpitano per combattere contro le forze nichiliste del wahhabismo. Per dimostrarlo, ieri e oggi, i gruppi di difesa locali hanno attaccato le basi dello SIIL ad al-Mayadin, al-Ashara e al-Bulayl, ad est di Dayr al-Zur, eliminando 9 ratti dello SIIL e bruciato ogni residuo della loro presenza nei villaggi menzionati. Secondo la mia fonte di Damasco, basandosi su testimonianze non verificate, i combattenti tribali avrebbero squartato con coltelli da caccia alcuni ratti dello SIIL catturati.
Oltre 16 autocarri-bomba furono individuati da ricognitori ed osservatori dell’EAS. Tali camion provenivano dall’area di Mosul, la notte del 13 gennaio 2017. Ogni autista dei camion aveva il compito di creare una breccia nelle difese dell’EAS per permettere ad unità specializzate dello SIIL (Inqimasiyn) di penetrare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Questi particolari tipi di ratti sono ex-commando delle forze speciali dell’esercito iracheno e degli Stati arabi del Golfo, intensamente addestrati e ridislocati dalle loro basi a Mosul, Raqqa e Palmyra nel tentativo di contrastare l’arretramento delle forze dello SIIL ad est e ad ovest dell’Eufrate. Il numero di morti fra i ratti è sorprendente. Ora la fine dei combattimenti è al traguardo con la piena vittoria dell’Esercito arabo siriano a portata di mano, dotato di armi e difeso da sciami di bombardieri siriani e russi.
Testimoni della corsa frenetica verso gli ospedali segnalano, in un caso, convogli di ambulanze correre ad al-Buqamal, città al confine tra Siria e Iraq. La maggior parte dei ratti va curata immediatamente, mentre la battaglia si svolge nella città. Oggi i comandanti della Guardia Repubblicana mettono insieme le forze per un contrattacco descritto come “massiccio”. Proprio oggi, lo SIIL cominciava a bruciare pneumatici nel tentativo maldestro di accecare i bombardieri siriani e russi. Evidentemente, le gomme erano per lo più pezzi di ricambio dei veicoli dello SIIL che hanno poche possibilità di salvare se bucano.
Che lo SIIL abbia occupato l’area del cimitero è esattamente una bugia. Non ha neanche ripreso la collina che getta l’ombra sull’area. Mere storie per sollevare il morale al collasso dei ratti. La Caserma della 119.ma Brigata corazzata che confina con la base aerea non è stata occupata e rimane nelle mani dell’EAS. Le uniche aree finite sotto il controllo dell’artiglieria dei ratti demoniaci sono la collina Ingegnere e la caserma Junayd, bloccando temporaneamente la strada per la base aerea. Sono stato informato che vengono prese le misure per rimuovere tale fastidio. Ad oggi, nonostante le bugie dei propagandisti inglesi, sono stati segnalati solo 20 soldati siriani caduti. Il numero di assassini dello SIIL spediti al l’inferno è oltre 1000 dal 13 gennaio, un dato che non può essere trascurato dai capi-ratti dello SIIL, e che li ha spinti ad inviare i rinforzi specializzati nell’area. Inoltre, all’attenzione dei nostri lettori va la menzogna inglese sui 10 soldati siriani giustiziati brutalmente dai selvaggi dello SIIL in modi diversi mentre correvano sui carri armati. In realtà, le persone giustiziate dallo SIIL erano informatori dell’esercito e funzionari del governo. I soldati siriani non si arrendono allo SIIL perché sanno quale sarebbe il loro destino.
SAAF e RVVS anneriscono i cieli sopra quest’area, ora: sul quartiere industriale, Tal Tamin, al-Sala, Cimitero, Tal Baruq. In questi luoghi, i ratti hanno perso 2 carri armati, un blindato e 7 tecniche. Oltre a queste aree, SAAF e RVVS attaccano Huayqa, al-Rushdiya, al-Sinah, al-Baqaliyah, al-Husayniyah e al-Junayna.
Un autista suicida su un camion-bomba carico di TNT e C-4 è stato fermato nel nord-est della base aerea. Le fonti dicono che aveva un sorriso da pazzo mentre guidava l’autoveicolo dritto nell’Ade. A Tal Baruq, l’EAS sventava l’attacco nel nord-ovest della città, eliminando 5 avvoltoi. Lo SIIL starebbe trasferendo i famigliari dalla città, in previsione di un attacco devastante da parte delle forze dell’Esercito arabo siriano. Temendo l’irruzione dei combattenti tribali Shaytat, la cui reputazione per la vendetta è ben nota, i ratti hanno deciso d’inviare la loro infelice prole nelle zone rurali, con centinaia di piccoli ratti urlanti con voce stridula, spuntando veleno sanguinoso e purulento dai finestrini del furgoni che li trasportano verso il destino incerto in cui scarafaggi e scorpioni vivono. Lo SIIL ha elencato centinaia di morti sui propri siti web. Gli unici degni di nota sono Ibrahim Shalash e Hamud al-Nasir.tulsi-gabbardUna storia in continuo sviluppo. La nostra eroina, la congressista Tulsi Gabbard (D-Hawaii), ha appena concluso un incontro a Damasco con molti funzionari. Si attende una dichiarazione al suo ritorno in Patria. Ci occuperemo di questo importante fatto.

Base Aerea di Dayr al-Zur

Base Aerea di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agenti dell’anarchia

Evgenij Satanovskij; VPK, 14/01/2017 – South Frontregnum_picture_14729986161034411_bigQuando gli islamisti diventano corpo costituente europeo
La sconfitta delle forze della jihad ad Aleppo e la rioccupazione di Palmyra da parte dello Stato Islamico (SIIL) mettono in discussione le minacce che i fondamentalisti islamici pongono non solo in Medio Oriente, ma anche per Russia e UE. Prima di tutto, c’è la questione della continuazione della lotta contro Mosca degli islamisti che ricevono sostegno e ordini da Arabia Saudita, Qatar e Turchia. (Lasciamo le speranze di una cooperazione a lungo termine con la Turchia agli “esperti” che cercano di dimostrare tale tesi al governo russo). Poi, si può studiare il flusso di jihadisti che lasciano zone altamente pericolose, in cui è minacciata la loro vita, per il “campo di volo alternativo” europeo. Discuteremo la situazione attuale nei Paesi al di fuori del Medio Oriente toccati dal radicalismo, utilizzando l’articolo appositamente scritto da FO Pleshunov e JB Sheglovin per l’Istituto del Medio Oriente.

Cambio di lavoro per i mercenari
L’eliminazione ai primi di dicembre, a Mosca, San Pietroburgo e Samara, di un gruppo terroristico proveniente dall’Asia centrale è stato un grande successo dei servizi di sicurezza russi. I servizi speciali uzbeko e tagiko hanno giocato il loro ruolo nel lavoro operativo e, naturalmente, hanno contribuito all’intelligence inserendo i loro agenti nella diaspora uzbeka e tagika in Russia. Diamo uno sguardo ravvicinato all’arsenale dei terroristi: armi da fuoco e componenti per dispositivi esplosivi improvvisati ci permettono di avere idea dei loro rifornimenti in Asia centrale. La maggior parte degli uomini arrestati non aveva mai preso parte ad attività terroristiche prima, e non aveva alcuna esperienza in combattimento. A causa di ciò, possiamo concludere che ci troviamo di fronte a un caso di lavori ordinati dai terroristi. I membri del gruppo sono stati identificati come sostenitori dello SIIL. Hanno ricevuto ordini e un anticipo da un emissario dello SIIL in Turchia. Questo la dice lunga sulla veridicità di Ankara quando si dice pronta a collaborare con la Russia nella lotta al terrorismo. Dobbiamo aspettarci che la Turchia cooperi a tutti i livelli nella ricerca, arresto ed estradizione degli organizzatori dei terroristi. Se ciò non dà risultati, almeno costringerà terroristi e loro alleati a sospendere temporaneamente le attività. A causa di ciò, la pressione esercitata da Mosca su Ankara è importante in quanto la Turchia è il “mercato” non ufficiale per l’organizzazione di attentati su richiesta, perché numerosi “mediatori” provengono dal Caucaso del nord e dall’Asia centrale. Concentriamoci sull’etnia dei membri di tali gruppi terroristici. La maggior parte è tagika, probabilmente pedine. Anche se la caduta di una delle loro squadre (l’arresto di un gruppo di sostenitori dello SIIL nelle vicinanze di Mosca) non ha influenzato tutti i gruppi, è stato comunque un duro colpo per l’intera cellula. La spina dorsale del collettivo erano i membri arrestati a Mosca e Samara, così come i terroristi liquidati ad ottobre a Nizhnij Novgorod. Erano gli unici che opposero resistenza all’arresto. Ciò significa che erano mercenari. Resistere all’arresto significa essere eliminati. Solo i membri più fanatici, soprattutto i terroristi dal Caucaso del nord, segue tale strada. Gli attentati di Volgograd e Rostov-na-Donu furono commessi da elementi provenienti dal Daghestan. A causa dell’evidente mancanza di contatto con il mondo clandestino nella regione, e poiché l’ex-comandante degli OMON tagiki G. Khalimov ha aderito allo SIIL, la gente del Caucaso del nord non fa più da “mediatrice”. E’ probabilmente Khalimov stesso che ha convinto i capi dello SIIL che i molti migranti tagiki che vivono in Russia potrebbero essere utilizzati per organizzare attentati nel Paese. Questo porta alla domanda: chi c’è dietro a tali operazioni? Appare chiaro che non sono state ordinate dai capi dello SIIL, che attualmente hanno altre gatte da pelare e non possono finanziare od organizzare tali operazioni in Russia. Solo il Qatar potrebbe. E’ il Qatar che ha finanziato l’invio di unità dello SIIL da Dayr al-Zur e Raqqa a Palmyra. E’ il Qatar che ha diretta influenza sui capi dello SIIL. Tenendo conto del tempo per trasmettere informazioni, ricercare gli autori, trasportare i componenti necessari per le bombe, le armi, ecc., possiamo dire che l’ordine fu emesso due o tre mesi prima. Il recente acquisto delle azioni della Rosneft da un fondo sovrano del Qatar, dettosi motivato da ragioni strettamente economiche, sarebbe una cortina di fumo per mostrare pubblicamente al mondo la buona qualità delle relazioni tra Qatar e Russia.

G. Khalimov, a sinistra, negli USA

G. Khalimov, a sinistra, negli USA

La debolezza di Berlino
Il Servizio federale d’intelligence e l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione tedeschi sospettano che Arabia Saudita, Quwayt e Qatar finanzino moschee e movimenti religiosi che propagano l’Islam radicale sul territorio tedesco. Lo riporta la Süddeutsche Zeitung in un articolo citando estratti di un rapporto dei servizi segreti tedeschi. Berlino apprende che l'”esportazione dell’Islam” nella versione fondamentalista contribuisce alla crescita del salafismo nel Paese. Vi sono circa 10mila salafiti in Germania oggi. Citando i servizi speciali, la Süddeutsche Zeitung parla di organizzazioni note per il finanziamento della costruzione di moschee in Germania, con una “lunga strategia per influenzare” il Paese. Per esempio, l’articolo cita la Revival of Islamic Heritage Society del Quwait, e la Lega musulmana mondiale del Qatar. I servizi speciali tedeschi sono certi che tali organizzazioni siano “strettamente legate ad organizzazioni statali del Paese in cui hanno sede”. Il Revival of Islamic Heritage Society operò in Russia negli anni ’90 e fu chiuso dal Ministero della Giustizia e aggiunto alla lista delle organizzazioni proibite, anche se le sue azioni verso la propagazione del salafismo e dell’Islam radicale non erano così importanti come quelle effettuate dai fondi sauditi. Il lavoro svolto dagli organi di sicurezza russi ha dimostrato che un fondo del Quwayt influiva negativamente sull’Ummah in Russia, e su alcuni imam russi. Fu anche dimostrato che era coinvolto in attività proibite. Inoltre, a seguito degli ordini del Ministero degli Esteri e dei Servizi speciali russi per chiudere il fondo, il Quwayt lanciò una campagna per convincere l’omologo russo a fare marcia indietro. Ma le azioni del Quwayt non erano così serie come quelle di Arabia Saudita e Qatar, Paesi ufficialmente wahhabiti. Tuttavia, Doha non attivò alcuna struttura in Russia. A causa di ciò, non c’è molto da dire sulla Lega musulmana mondiale, attiva in Germania. E’ molto probabilmente un ramo della Fratellanza Musulmana e non un’organizzazione salafita. Questo movimento viene utilizzato dal Qatar per contrastare l’Arabia Saudita ed è considerato suo principale strumento per estendere la propria influenza nel mondo islamico. Le azioni del fondo del Qatar in Germania intendono influenzare la società musulmana in tutta l’UE. A causa della migrazione, si apprende che i musulmani in Germania saranno un’importante forza demografica ed elettorale, e potranno quindi influenzare la politica di Berlino. Questo è il vero obiettivo di tali fondi. Non intendono organizzare cellule terroristiche, create da emissari specifici dalla missione specifica in un luogo specifico. I fondi hanno una missione ideologica: sono destinati a formare ed arruolare personale e, facendo filantropia e finanziando progetti sociali, intendono conquistarsi i musulmani. Il lungo lavoro dei servizi speciali tedeschi permetterà al governo di sapere quali libri e scritti sono presentati da tali fondi tra i credenti. Ci saranno informazioni su scuole musulmane gestite da tali fondi che propagano l’estremismo. Sarà dimostrato che tali fondi finanziano i progetti sociali o scuole delle comunità. Con questi argomenti, i servizi speciali potranno andare in tribunale, ma potranno dimostrare che i fondi sono filantropici e che la formazione di estremisti sarebbe solo una fantasia di alcuni genitori. Come possiamo raccogliere le prove che i fondi islamici sono responsabili di azioni illegali? Dobbiamo prima infiltrarli. Questo dovrebbe essere agevolato dal numero elevato di persone coinvolte in tali strutture, ma sarà anche più complicato per via dei loro efficaci sistemi di sicurezza. Nuovi partecipanti ai fondi agiranno sotto sorveglianza a lungo. L’infiltrazione di tali strutture richiederebbe più di un anno, ma fornirebbe le prove utili per un processo. L’intelligence dovrebbe monitorare le azioni finanziarie di tali fondi. Rubano, monetizzano illegalmente, frodano e fabbricano ricevute contraffatte. Anche se comparissero rapidamente sotto un altro nome, l’infiltrazione permetterebbe di chiudere alcuni di tali fondi. Il più importante rimane lo studio dettagliato dei loro documenti, per dimostrare come contribuiscono ai conflitti interetnici ed interconfessionali. Ci vorrà del tempo, ma permetterà di mettere questi fondi sulla lista nera del ministero della Giustizia.dad-2Il gallo francese non si preoccupa
Dopo l’attentato eclatante di Parigi del 13 novembre 2015 commesso da combattenti dello SIIL, l’UE ha iniziato a liquidare i gruppi estremisti di vario tipo. Il 15 novembre 2016, un’operazione speciale contro l’organizzazione salafita “La vera religione” (Die wahre Religion) fu avviata in 10 Länder federali tedeschi, tra cui Berlino e la parte occidentale del Paese. Più di 200 edifici furono perquisiti e il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maizière decise di vietare “La vera religione” per attività anticostituzionali. Ma tali azioni non sono il risultato di una strategia ben coordinata ed efficace. Nel maggio 2016, nel comune di Molenbeek di Bruxelles, una scuola coranica clandestina fu chiusa per violazione… “della legge urbanistica”. In Francia, l’attentato commesso il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, dal tunisino Muhamad Lahuayaj-Buhlal, dove 86 persone furono uccise (e 308 ferite) ha dimostrato che il regime di emergenza istituito dal governo non basta. Più di 6 mesi dopo gli attentati di Parigi nulla fu fatto dal governo per dimostrare che in realtà lotta contro l’estremismo. Nel Paese, le posizioni di media e società civile verso il terrorismo rendono la lotta all’estremismo più complicata che in altri Paesi europei. Per esempio, le pubblicazioni dall’agenzia stampa “France Press” chiamano “terroristi” o “islamisti” persone di ogni origine etnica tranne i palestinesi che commettono atti terroristici in Israele. L’AFP chiama tali attentatori suicidi “attivisti”, “combattenti” o “aggressori”. In Francia, le comunità ebraiche (scuole, negozi, ecc) vengono attaccate dagli estremisti religiosi (Muhamad Marah, Amedy Coulibaly), in connivenza con la dirigenza francese. Per i servizi speciali, il modo migliore per smascherare un potenziale terrorista è verificare se riceve assicurazioni sociali. Questo non fu fatto in Belgio, dove Salah Abdasalam e altri terroristi ricevettero più di 50mila euro dal governo. Il governo “sponsorizzava” i terroristi fino agli attentati di Parigi; Abdasalam stesso ricevette più di 21mila euro, quando gli attentati a Parigi e Bruxelles non costarono agli islamisti più di 33mila euro. Finché le società europee (francese, in primo luogo) legittimano il terrorismo, gli sforzi degli organi di sicurezza nella guerra al terrorismo non saranno efficaci, e i terroristi potranno ancora nascondersi nelle nostre società.

Le “talpe” entrano in azione
16002839 Con l’inizio dell’azione delle talpe arabe (come l’attivazione di gruppi estremisti in Medio Oriente e in Africa del Nord), la guerra in Siria e la lotta degli Stati regionali contro lo SIIL, s’è permesso che migliaia di islamisti europei giungessero nella regione per soddisfare le proprie inclinazioni sadiche. Tra costoro c’erano combattenti professionisti che molto hanno contribuito al successo dello SIIL prima del coinvolgimento occidentale e russo nel conflitto. Oggi, una parte importante di tali combattenti islamisti torna in Europa, dove ricevono assicurazioni sociali, protezione dei loro diritti fondamentali e riposo prima della nuova operazione. Molti terroristi attivi nel 2015 e 2016 a Parigi, Bruxelles o Germania hanno combattuto in Medio Oriente con lo SIIL e altri gruppi di stessa obbedienza. Oppure, almeno hanno ricevuto un addestramento militare. Sebbene l’UE attenda il ritorno degli islamisti, si può dire che il pericolo provenga anche dagli stessi servizi speciali europei. Per esempio, dopo gli attentati a Bruxelles e Parigi si vide l’incompetenza degli organi di sicurezza di questi Paesi. Apparve la teoria delle talpe islamiste infiltrate nei servizi di sicurezza occidentali. Ciò fu confermato in Germania, che subì un attentato questa estate. Dei tre Paesi citati, solo i servizi speciali tedeschi sono riusciti a smascherare gli agenti doppi. Il 29 novembre, The Telegraph, citando Der Spiegel e il governo tedesco, riferiva l’arresto di un impiegato dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, sospettato di preparare un attentato nella sede dell’organizzazione a Colonia e di reclutare islamisti a tal fine su internet. Il nome del sospettato non fu rivelato, ma si sa che lavorava per i servizi speciali almeno dall’inizio del 2016, e fu incaricato di raccogliere informazioni sugli estremisti. Su diverse chat, il sospettato, con nomi diversi, appellò gli attentati contro i non credenti “in nome di Allah” e rivelò informazioni riservate. I rappresentanti delle sicurezza tedeschi dichiararono che l’agente era già sospettato: abbracciò l’Islam due anni prima, senza che la famiglia sapesse delle sue posizioni radicali. Durante le indagini, fu chiarito che l’agente giurò fedeltà a Muhamad Mahmud, il capo della cellula austriaca dello SIIL. Nell’intervista a Reuters del 2016, Hans-Georg Maassen, direttore dei servizi speciali tedeschi, dichiarò che vi sono circa 40mila islamisti in Germania. Tra questi, più di 8000 sarebbero salafiti radicali. I servizi speciali cercano di affrontare questa minaccia (non solo all’estero ma anche sul territorio nazionale). Una dichiarazione dell’8 novembre si ebbe sulla custodia di 5 sospetti terroristi dello ISIS. Il loro capo era un iracheno, Abu Wala (vero nome Ahmad Abdalaziz), a capo della cellula dello SIIL locale. La scoperta di una talpa negli organi di sicurezza tedeschi ha portato al rafforzamento delle azioni delle agenzie di Stato contro l’estremismo in Germania. Poiché i servizi ufficiali speciali tedeschi combattono in segreto le ideologie del terrorismo, la caccia agli islamisti nel Paese è resa più difficile dal fatto che ora si nascondono tra la crescente comunità di rifugiati, migranti e minoranze etnico-religiose. Diventa impossibile avere una chiara visione della situazione. La rivista Der Spiegel riferisce di zone dove gruppi di migranti, per esempio il clan libanese a Duisburg o i curdi a Gelsenkirchen, controllano strade o quartieri, intimidiscono e mettono a tacere i residenti locali. Gli agenti di polizia femminili sono anche soggetti ad aggressioni, come riportato cinque anni fa da Rainer Wendt, il presidente del sindacato della polizia tedesca. Le elezioni locali del 2016, che hanno visto “Alternative per la Germania” divenire un attore politico serio, hanno dimostrato che i tedeschi non sono d’accordo con l’attuale politica del governo. Le elezioni legislative del 2017 mostreranno il vero rapporto di potere nella Germania di oggi. Vi sono meno probabilità, tuttavia, che sarà lo stesso in Belgio e in Germania, nonostante le elezioni in questi Paesi in 2 anni. In Belgio, le divisioni regionali, che più di una volta hanno portato il Paese all’anarchia, saranno chiaramente al centro della scena, davanti ad ogni altra domanda e prima che sia troppo tardi. Come accennato prima, società e dirigenza francesi, pensando che i terroristi siano iracheni, siriani, nordafricano, ma non palestinesi, continuano a permettere all’estremismo islamico di legittimarsi. A seconda dei Paesi, il problema nel trattare con tale forma di estremismo viene affrontato in modo diverso. Alcuni, come Iran, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Pakistan, collaborano con i radicali per cercare di usarli nel loro interesse, contro l’opposizione. Altri, come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, indirettamente li usano come attori regionali. Alcuni altri li riforniscono e addestrano, come la Germania in Siria, o li sostengono militarmente per rovesciare un regime autoritario, come fece l’Italia in Libia. Ci sono anche Paesi, come Danimarca, Australia, Nuova Zelanda ed altri membri della coalizione “antiterrorismo” a guida USA in Iraq o in Afghanistan, che “non si accorgono” di cosa succeda sotto il proprio naso. E alcuni, come la Giordania, devono tollerare la presenza dei radicali sul territorio, purché combattano e distruggano i governi legittimi vicini, se sono nemici. Infine, vi sono Paesi utilizzati come basi operative nella speranza che, poiché utilizzati come rifugio confortevole dai radicali, non li facciano esplodere.
Il passato ha dimostrato che giocare con i jihadisti porta inevitabilmente al conflitto con loro. Questo è già successo in Turchia, Pakistan o Arabia Saudita. A causa delle modeste dimensioni e delle risorse colossali utilizzate per comprarsi la sicurezza, il Qatar finora è stato risparmiato dal terrorismo. Per i Paesi più grandi, questo non è possibile. Ciò non può essere negato. Anche se la situazione in Medio Oriente e nell’Unione europea dimostra che vi sono ancora tentativi di utilizzare od ignorare gli estremisti. Per ora, l’unico esempio di opposizione efficace ad essi in campo internazionale è quello delle Forze Aeree russe in Siria. Il fatto che Mosca guidi questa campagna riuscita, per ora è la maggiore speranza per il resto del mondo.c2060938a35c499b8aaadf064c5402f9Evgenij Satanovskij, Presidente dell’Istituto del Medio Oriente, Rapporto N° 49 (664), 21 dicembre 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “Libereremo ogni pollice della terra siriana”

Bashar al Assad, Global Research, 10 gennaio 2017 – SANAo-assad-syrie-facebook-1728x800_cIl Presidente Bashar al-Assad ha detto che tutto il mondo cambia idea sulla Siria, a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. In una dichiarazione ai media francesi, il Presidente al-Assad ha aggiunto che la nostra missione, secondo la Costituzione e le leggi, è liberare ogni pollice del territorio siriano. Di seguito è riportato il quadro completo della dichiarazione:

Domanda 1: Signor Presidente, ha appena incontrato una delegazione di parlamentari francesi. Pensa che questa visita influenzerà la posizione francese sulla Siria?
Presidente Assad: Questa è una domanda per i francesi. Speriamo che ogni delegazione che venga qui veda la verità su ciò che accade in Siria negli ultimi anni, dall’inizio della guerra sei anni fa, e il problema ora, riguardo la Francia in particolare, è che non ha un’ambasciata, né alcuna relazione con la Siria, quindi è come… possiamo dire, uno Stato cieco. Come si può forgiare una politica nei confronti di una certa regione se non si può vedere, se si è ciechi? Si deve vedere. L’importanza di queste delegazioni è che rappresentano gli occhi degli Stati, ma dipende dallo Stato; vogliono vedere o continuare la politica dello struzzo e non vogliono la verità, perché ora tutti nel mondo cambiano idea sulla Siria, e a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. Finora, l’amministrazione francese non ha cambiato posizione, parla ancora la vecchia lingua scollegata dalla realtà. Ecco perché speriamo ci sia qualcuno che voglia ascoltare queste delegazioni, i fatti. Non parlo di me, parlo della realtà in Siria. Così, abbiamo speranze.

Domanda 2: Signor Presidente, ha detto che Aleppo è una vittoria importante per la Siria, e una svolta importante nella crisi. Cosa prova quando vede le immagini delle centinaia di civili uccisi nei bombardamenti, e la devastazione della città?
Presidente Assad: Naturalmente, è molto doloroso per noi siriani vedere il nostro Paese distrutto e spargimento di sangue, è evidente, è la parte emotiva, ma per me, presidente o funzionario, la domanda del popolo siriano è: che ho intenzione di fare. Non solo il sentimento; la sensazione è evidente, come ho detto. Come ricostruiremo le nostre città.

Domanda 3: Ma il bombardamento di Aleppo est era l’unica soluzione per riprendere la città, con la morte di civili, suoi concittadini?
Presidente Assad: Dipende da che tipo di guerra si vuole. Volete una guerra silenziosa, senza distruzione? Non conosco, nella storia, guerre buone, ogni guerra è un male. Perché? Perché ogni guerra è distruzione, è uccisione, perciò ogni guerra è un male. Non si può dire “questa è una guerra buona”, anche se è per una buona ragione, per difendere il proprio Paese, per un motivo nobile, ma è un male. Ecco perché non è la soluzione, se si ha qualsiasi altra soluzione. Ma la domanda è: come si possono liberare i civili nelle aree occupate dai terroristi? E’ meglio lasciarglieli, sotto la loro supervisione, la loro oppressione, al destino deciso da terroristi che decapitano, uccidono, fanno di tutto, ma senza avere uno Stato? Questo è il ruolo dello Stato, restare a guardare? Bisogna liberarli, e questo è il prezzo a volte, ma alla fine, il popolo viene liberato dai terroristi. Questa è la domanda ora: vanno liberati o no? Se sì, questo è ciò che dobbiamo fare.

Domanda 4: Signor Presidente, il cessate il fuoco è stato firmato il 30 dicembre, perché l’Esercito Arabo Siriano ancora combatte vicino Damasco, nella regione di Wadi Barada?
Presidente Assad: Prima di tutto, il cessate il fuoco è con diverse parti, quindi quando si dice c’è una tregua possibile, è quando ogni parte smette di combattere e sparare, ma non è così in molte zone in Siria, come è stato indicato dal Centro di osservazione russo sul cessate il fuoco. Ci sono violazioni del cessate il fuoco ogni giorno in Siria, anche a Damasco, soprattutto, perché i terroristi occupano la principale sorgente di Damasco, dove più di cinque milioni di civili sono privati dell’acqua nelle ultime tre settimane, e il ruolo dell’Esercito arabo siriano è liberare quella zona, per evitare che i terroristi usino l’acqua per soffocare la capitale. Ecco perché.

Domanda 5: Signor Presidente, lo SIIL non fa parte del cessate il fuoco …
Presidente Assad: No.

Giornalista: Avete intenzione di riprendere Raqqa, e quando?
Presidente Assad: Lasciatemi continuare la seconda parte della prima domanda. La seconda parte del cessate il fuoco non riguarda al-Nusra e SIIL, e l’area che abbiamo liberato di recente, le sorgenti della capitale Damasco, erano occupate da al-Nusra che ha formalmente annunciato che occupa la zona. Quindi, non fa parte del cessate il fuoco. Su al-Raqqa, naturalmente, è nostra missione, secondo la Costituzione e secondo le leggi, dover liberare ogni pollice del territorio siriano. Non c’è alcun dubbio su questo, non c’è da concordare. Ma si tratta di quando e quali sono le nostre priorità, e questo spetta ai militari, riguarda la pianificazione militare, le priorità militari. Ma a livello nazionale, non c’è alcuna priorità; ogni pollice è un pollice siriano, sarà di competenza del governo.

Domanda 6: Colloqui importanti si svolgeranno ad Astana alla fine del mese, con molte parti siriane, tra cui alcuni gruppi d’opposizione, diciamo. Con quali siete pronti a negoziare direttamente, e con quali siete pronti a negoziare per riportare la pace in Siria.
Presidente Assad: Naturalmente, siamo pronti e abbiamo annunciato che la nostra delegazione alla conferenza è pronta a recarvisi quando avranno deciso… quando decideranno l’ora di quella conferenza. Siamo pronti a negoziare su tutto, se si parla di trattative per porre fine al conflitto in Siria o del futuro della Siria, tutto è aperto, non ci sono limiti ai negoziati. Ma chi ci sarà dall’altra parte? Non lo sappiamo ancora. Ci sarà la vera opposizione siriana, e quando dico “vera” significa siriana, non saudita, francese o inglese; dovrebbe essere l’opposizione siriana a discutere questioni siriane. Così, la vitalità o, diciamo, il successo di tale Conferenza dipenderà da ciò.bashar-al-assadDomanda 7: E’ ancora pronto a discutere la posizione di presidente? È stata contestata.
Presidente Assad: Sì, ma la mia posizione è legata alla costituzione, e la costituzione è molto chiara sul meccanismo per eleggere un presidente o sbarazzarsene. Quindi, se vogliono discutere di questo punto, devono discutere della costituzione, e la costituzione non è di proprietà del governo o del presidente o dell’opposizione; dovrebbe esserlo del popolo siriano, quindi è necessario un referendum. Questo è uno dei punti che potrebbero essere discussi alla riunione, naturalmente, ma non si può dire “dobbiamo che il presidente” o “non dobbiamo che il presidente” perché il presidente è legato alle urne. Se non ne hanno bisogno, si va alle urne. Il popolo siriano dovrà eleggere il presidente, non una sua parte.

Domanda 8: E con questo negoziato, quale sarà il destino di combattenti ribelli?
Presidente Assad: Ciò che abbiamo attutato negli ultimi tre anni, volendo seriamente la pace in Siria, il governo ha offerto l’amnistia ad ogni militante che cede le armi, ed ha funzionato, c’è ancora la stessa opzione se si vuole tornare alla normalità, alla vita normale. Questo è il massimo che si può offrire, l’amnistia.

Domanda 9: Signor Presidente, come sa ci saranno le elezioni presidenziali in Francia, ha un favorito, una preferenza per uno dei candidati?
Presidente Assad: No, perché non abbiamo alcun contatto con loro, e non possiamo contare molto sul bilancio e la retorica elettorale, così abbiamo sempre aspettato e visto quale politica adottavano, dopo l’incarico. Ma abbiamo sempre la speranza che la prossima amministrazione o governo o presidente voglia a che fare con la realtà, scollegarsi dalla politica slegata dalla realtà. Questa è la nostra speranza, poter lavorare nell’interesse del popolo francese, in quanto la questione ora, dopo sei anni, è: come cittadino francese, ti senti più sicuro? Non credo che la risposta sia sì. Il problema dell’immigrazione ha reso la situazione nel vostro Paese migliore? Penso che la risposta sia no, in Francia e in Europa. La domanda ora: qual è la ragione? Questa è la discussione che la prossima amministrazione o governo o presidente dovrà affrontare per far fronte alla realtà, non all’immaginazione come è accaduto negli ultimi sei anni.

Domanda 10: Ma uno dei candidati, François Fillon, non ha la stessa posizione dell’attuale; vorrebbe riaprire il dialogo con la Siria. Si aspetta che la sua elezione, se eletto, possa cambiare la posizione della Francia sulla Siria?
Presidente Assad: La sua retorica sui terroristi, o diciamo, la priorità nel combattere i terroristi e non nell’immischiarsi negli affari di altri Paesi, è benvenuta, ma dobbiamo essere cauti, perché ciò che abbiamo imparato in questa regione negli ultimi anni è che molti dicono qualcosa e fanno il contrario. Non dico che Fillon lo farà. Spero di no. Ma dobbiamo aspettare e vedere, perché non c’è alcun contatto. Finora, quello che ha detto, se adottato, sarà un gran bene.

Domanda 11: Apprezza come politico Francois Fillon?
Presidente Assad: non ho avuto alcun contatto con lui o cooperazione, perciò qualsiasi cosa dica ora non sarà molto credibile, ad essere franco.

Domanda 12: C’è un messaggio che desidera inviare alla Francia?
Presidente Assad: Penso che se voglio inviarlo ai politici, dirò la cosa ovvia; si deve lavorare per l’interesse dei cittadini siriani, e negli ultimi sei anni la situazione va nella direzione opposta, perché la politica francese ha danneggiato gli interessi francesi. Così, al popolo francese direi che i media mainstream occidentali hanno fallito. La narrazione è stata sfatato dalla realtà, e se ci sono i media alternativi, va cercata la verità. La verità è la principale vittima degli eventi in Medio Oriente, anche in Siria. Vorrei chiedere a qualsiasi cittadino francese di cercare la realtà, le informazioni autentiche attraverso i media alternativi. Quando cercano queste informazioni, possono essere più efficaci nell’affrontare il proprio governo, o almeno non permettere a certi politici di ricorrere alla menzogna. Questo è ciò che penso sia la cosa più importante negli ultimi sei anni.

Domanda 13: Signor Presidente, suo padre è stato Presidente permanente della Siria. Ritiene di aver la possibilità di non essere più presidente, un giorno?
Presidente Assad: Sì, dipende da due cose: la prima è la volontà del popolo siriano; chi vuole sia presidente o no. Se voglio essere presidente, mentre il popolo siriano no lo vuole, anche se vinco le elezioni, non ho un forte sostegno, non otterrei nulla, soprattutto in una regione complessa come la Siria. Non si può essere solo eletti presidente, non funziona, è necessario il sostegno popolare. Senza di esso non posso avere successo. Così, in quel momento, non avrà senso essere presidente.
La seconda; se ho la sensazione di voler essere presidente, indicherei me stesso, ma dipende dal primo fattore. Se ritengo che il popolo siriano non mi voglia, naturalmente non lo sarò. Quindi, non si tratta di me, ma soprattutto del popolo siriano; se mi vuole o no. È così che la vedo.

Domanda 14: Ultima domanda; Donald Trump sarà nominato presidente degli Stati Uniti tra due settimane. E’ stato chiaro nel voler migliorare le relazioni con la Russia, una dei suoi principali alleati…
Pesidente Assad: Sì, esattamente.

Giornalista: Ritiene di… aspettarsi che cambi la posizione degli Stati Uniti sulla Siria?
Presidente Assad: Sì, se si vuole parlare in modo realistico, perché il problema siriano non è isolato, non è solo siriano; in realtà è più grande… o diciamo il conflitto siriano è soprattutto regionale e internazionale. La parte più semplice che si può affrontare è quella siriana. La parte regionale e internazionale dipende principalmente dal rapporto tra Stati Uniti e Russia. Ciò che annunciava ieri era molto promettente, se c’è un vero approccio o iniziativa per migliorare la relazione tra Stati Uniti e Russia, influenzerà tutti i problemi del mondo, anche in Siria. Quindi, direi di sì, penso che sia positivo sul conflitto siriano.

Giornalista: Cos’è positivo?
Presidente Assad: mi riferisco alla relazione, al miglioramento del rapporto tra Stati Uniti e Russia che si rifletterà positivamente sul conflitto siriano.

Giornalisti: Grazie mille.15781477Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora