La minaccia delle armi biologiche etniche

Tony Cartalucci – LD 30 novembre 2017La filiale di biologia molecolare del 59.mo Stormo medico dell’US Air Force ha rivelato di aver raccolto specificamente campioni di RNA e tessuti sinoviali (connettivi) russi, suscitando timori in Russia su un possibile programma specifico di armi biologiche etniche degli Stati Uniti. L’articolo di TeleSUR, “Timori sulla ‘bomba etnica’ mentre l’aeronautica statunitense conferma la collezione di DNA russo“, riferisce: “La Russia si preoccupa dei tentativi delle forze armate statunitensi di raccogliere campioni di DNA dai cittadini russi, rilevando il potenziale uso di tali campioni biologici per creare nuove armi per la guerra genetica. L’aeronautica statunitense ha cercato di placare le preoccupazioni del Cremlino, osservando che i campioni sarebbero stati usati solo per cosiddetti scopi di “ricerca” piuttosto che bioterrorismo. Riferendosi ai rapporti russi, il portavoce del Comando dell’US Air Education and Training Captain Beau Downey ha detto che il suo centro ha scelto casualmente il popolo russo come fonte di materiale genetico nella ricerca del sistema muscolo-scheletrico”. Il rapporto affermerebbe inoltre che: “Tuttavia, l’uso di campioni di tessuti russi nello studio dell’USAF ha alimentato il vecchio sospetto che il Pentagono continui a sviluppare una presunta “arma biologica” rivolta specificamente ai russi”. Il Presidente Vladimir Putin avrebbe dichiarato: “Sapete che materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, da diversi gruppi etnici e persone che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è: perché? È intenzionale e professionale”. Mentre le forze armate statunitensi tentano d’ignorare l’idea che qualsiasi tipo di arma biologica etnica sia oggetto di ricerca, la nozione di tale arma non è affatto inverosimile. I documenti politici statunitensi le includono nella pianificazione geopolitica e militare degli USA da due decenni, e l’Aeronautica statunitense stessa ha prodotto documenti riguardanti le varie combinazioni in cui tali armi si potrebbero usare. C’è anche la storia inquietante delle nazioni occidentali che hanno perseguito specifiche armi biologiche etniche in passato, come il regime dell’apartheid in Sud Africa che cercò di utilizzare il programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera. Le carte politiche degli Stati Uniti hanno discusso di bioarche etniche specifiche, “Nel rapporto del neo-conservatore Per un nuovo secolo americano (PNAC) del 2000 intitolato. “Ricostruire le difese dell’America” si afferma: “La proliferazione di missili balistici e da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare potenza militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse saranno sempre più precise, mentre nuovi metodi di attacco, elettronico, “non letale”, biologico, saranno ancor più disponibili”. (p.71) Inoltre dichiarava: “Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si compia, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa dall’attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: spazio, “cyber-spazio” e forse mondo dei microbi”. (p.72) E infine: “E forme avanzate di guerra biologica che possono “colpire” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da regno del terrore in strumento politicamente utile”. (p.72) Più di recente, nel 2010, l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato “Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati“, elenca diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate: “Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, era consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il suo studio ha generato sei classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono, ma non si limitano, armi biologiche binarie, geni progettati, terapia genica come arma, virus stealth, malattie trasmissibili e malattie progettate”. Il documento discute la possibilità che una “malattia possa spazzare via l’intera popolazione o un determinato gruppo etnico“. Mentre il documento sostiene che lo scopo è studiare tali armi per svilupparne le difese, la storia delle aggressioni militari globali degli USA, quale unica nazione ad aver mai usato armi nucleari contro un altro Stato nazione, suggerisce l’alta probabilità che se tali armi possono essere prodotte, gli Stati Uniti le avranno già stoccate, se non già schierate.

Il programma Coast del Sud Africa e il Biotech
La nozione dell’occidente che utilizza tali armi ha già un precedente allarmante. Il regime dell’apartheid in Sud Africa, nel rapporto delle Nazioni Unite intitolato “Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid”, spiega: “Ci fu una certa interazione tra i laboratori di ricerca Roodeplaat (RRL) e Delta G (laboratori di armi biologiche e chimiche), con Delta G che prese alcuni progetti biochimici di RRL ed RRL che eseguiva test su animali di alcuni prodotti Delta G. Un esempio di questa interazione riguardava il lavoro anti-fertilità. Secondo i documenti dei RRL (Roodeplaat Research Laboratories), la struttura aveva numerosi brevetti volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità. Questo era un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, dott. Daniel Goosen. che svolse ricerche sui trapianti di embrioni, e disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che potesse essere somministrato in modo selettivo, all’insaputa del ricevente. L’intenzione, disse, era somministrarla a donne sudafricane nere”. All’epoca, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Tuttavia, la tecnologia non solo oggi esiste, ma ci sono esempi di come sia usata con effetti spettacolari finora, ma potrebbe altrettanto facilmente essere usata per danneggiare. Il suddetto documento dell’US Air Force entra nei dettagli riguardanti ciascuna arma elencata, inclusa una: “terapia genica che potrebbe essere la pallottola d’argento del trattamento di malattie genetiche umane. Questo processo comporta la sostituzione di un gene cattivo con uno buono normalizzando la condizione del ricevente. Il trasferimento del gene “sano” richiede che il vettore raggiunga l’obiettivo. I vettori comunemente usati sono “virus geneticamente modificati per trasportare DNA umano normale” come “retrovirus, adenovirus, virus adeno-associati e virus herpes simplex”. La terapia genica è già utilizzata negli studi clinici per curare in modo permanente tutto, dai tumori del sangue alle malattie genetiche rare”. Il New York Times, in un articolo intitolato, “La terapia genica crea una pelle sostitutiva per salvare un moribondo”, riferisce una delle ultime scoperte utilizzando la tecnologia, affermando: “I medici in Europa hanno usato la terapia genica per far crescere fogli di pelle sana che hanno salvato la vita di un ragazzo con una malattia genetica che gli aveva distrutto la maggior parte della pelle, secondo quanto riferito dal team alla rivista Nature. Questo non è stato il primo utilizzo del trattamento, che aggiunge la terapia genica a una tecnica sviluppata per coltivare innesti cutanei per le vittime di ustioni. Ma era di gran lunga la maggior parte della superficie corporea mai coperta da un paziente con una malattia genetica: nove piedi quadrati”. Si potrebbe immaginare un’arma malvagia usata al contrario per eliminare i geni che mantengono la pelle sana, causando la formazione di vesciche sulla pelle della vittima. Nell’utilizzare la terapia genica come arma, il rapporto dell’US Air Force nota: “Si prevede che la terapia genica aumenti di popolarità. Continuerà ad essere migliorata e potrebbe essere indubbiamente scelta come arma biologica. La rapida crescita della biotecnologia potrebbe innescare maggiori opportunità di trovare nuovi modi per combattere le malattie o crearne di nuove. Le nazioni attrezzate a gestire le biotecnologie probabilmente considereranno la terapia genica una valida arma biologica. Gruppi o individui senza risorse o finanziamenti troveranno difficile produrne”. Riguardo ai “virus invisibili”, una variante della tecnica di terapia genica armata, il rapporto afferma: “Il concetto base di questa potenziale arma biologica è “produrre un’infezione virale criptica, strettamente regolata, che può entrare e diffondersi nelle cellule umane usando vettori” (simile alla terapia genica) e poi rimanere latente per un periodo di tempo fin quando non viene innescata da un segnale esterno. Il segnale quindi potrebbe stimolare il virus a causare gravi danni al sistema. I virus stealth potrebbero anche essere adattati per infettare segretamente una popolazione presa di mira a lungo periodo usando la minaccia di attivarla per ricattarla”. Con le terapie geniche già approvate per la vendita nell’Unione europea e negli Stati Uniti, e con altre in arrivo, non è impossibile che anche le terapie genetiche nascoste e armate siano già state sviluppate, e siano in attesa o già dispiegate come “virus stealth”.Sviluppo e diffusione
Gli Stati Uniti hanno una rete globale di laboratori e centri di ricerca medici militari. Oltre al 59.mo Stormo medico coinvolto nella raccolta del materiale genetico russo, gli Stati Uniti coprono l’intera regione del sud-est asiatico da Bangkok, in Thailandia, coll’Istituto di ricerca delle scienze mediche (AFIRMS). Mentre afferma pubblicamente che “conduce ricerche mediche all’avanguardia e sorveglia le malattie per sviluppare e valutare prodotti medici, vaccini e diagnostica per proteggere il personale del DoD dalle malattie infettive“, il personale, le attrezzature e la ricerca potrebbero facilmente essere usati per scopi duali creando qualsiasi bioarca etnica specifica “teorica” summenzionata. Il sito dell’ambasciata USA in Thailandia afferma che AFIRMS è la più grande rete mondiale di laboratori medici militari, sostenendo: “AFRIMS è la più grande rete mondiale di laboratori di ricerca medica all’estero del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con laboratori gemelli in Perù, Kenya, Egitto, Repubblica di Georgia e Singapore. USAMD-AFRIMS ha circa 460 membri (prevalentemente tailandesi e statunitensi) e un budget di ricerca annuale di circa 30-35 milioni di dollari”. Con laboratori in Sud America, Europa, Africa e Asia, e attraverso l’uso di subappaltatori, l’esercito statunitense ha accesso a una varietà di materiali e strutture genetiche per condurre ricerche e sviluppare tutte le armi descritte dai documenti politici. Attraverso i programmi finanziati dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, gli Stati Uniti potrebbero facilmente creare campagne di “vaccini” e “cliniche” per impiegare le armi biologiche sopra descritte in vari modi.Combattere al buio e illuminare
Il documento dell’US Air Force sottolineava anche: “Gli attacchi da guerra biologica possono assomigliare ad epidemie naturali e sarebbe molto difficile risalire alla fonte, sottovalutando così le azioni del perpetratore”. E in effetti, le nazioni senza la capacità di sequenziare, rilevare e reagire in modo indipendente armi biologiche genetiche etniche specifiche potrebbero essere già state prese di mira, o potrebbero essere prese di mira in qualsiasi momento senza alcun modo di saperlo, per non parlare di reagire. D’altra parte, le nazioni con non solo un’industria biotech ben sviluppata, ma anche con laboratori militari focalizzati sia sul rilevamento che sul lancio di una guerra biologica con tali armi, combatterebbe una guerra contro un nemico bendato. Per rimuovere la benda, i governi e le istituzioni militari di tutto il mondo, così come le comunità e le istituzioni locali, dovrebbero sviluppare ed avere accesso a un mezzo rapido ed efficiente per sequenziare il DNA, individuare anomalie e sviluppare possibili terapie geniche correttive o “patch” di DNA armati dannosi introdotti nella popolazione. La sorveglianza della guerra biologica dovrebbe essere effettuata non solo sulla popolazione di una nazione, ma anche su cibo e acqua, patrimonio zootecnico, fauna selvatica ed insetti. Le colture geneticamente modificate sono state progettate per colpire e spegnere i geni degli insetti e potrebbero essere altrettanto facilmente utilizzate per colpire i geni umani. L’articolo di Science Daily, “Le colture che uccidono i parassiti spegnendone i geni“, afferma: “Le piante sono tra i molti eucarioti che possono “spegnere” uno o più dei loro geni usando un processo chiamato interferenza RNA per bloccare la traduzione delle proteine. I ricercatori ora armano questo processo con colture ingegneristiche per produrre specifici frammenti di RNA che, dopo l’ingestione da parte degli insetti, provocano interferenze RNA arrestando un gene bersaglio essenziale per la vita o la riproduzione, uccidendo o sterilizzando gli insetti”. Gli studi sono ancora in corso per determinare quali danni gli organismi geneticamente modificati (OGM), allo stato attuale, fanno alla salute umana. Individuare e reagire a OGM sottili e armati sarà ancora più difficile. L’uso di zanzare geneticamente modificate per inoculare “vaccini” è un altro possibile vettore per le armi biotecnologie. La natura sempre più “globale” di molti programmi di vaccinazione è anche un pericolo incombente, soprattutto perché sono diretti principalmente da potenze occidentali, che protessero, cooperarono, aiutarono e persino favorirono il regime dell’apartheid sudafricano, anche su vari programmi di armamenti. Il biotech non è solo questione di economia, ma anche questione di sicurezza nazionale. Consentire a società straniere che rappresentano interessi stranieri compromessi o nebulosi di produrre vaccini per uso umano o veterinario o di alterare i genomi delle colture agricole di una nazione, per qualsiasi beneficio percepito, non può evitare possibili ed attuali minacce. In un mondo in cui la guerra si estende allo spazio cibernetico e genetico, le nazioni che non dispongono di sistemi sanitari indipendenti in grado di produrre propri vaccini o di gestire la propria biodiversità, si ritrovano indifese come nazioni senza eserciti, flotte o aeronautiche. Per quanto impressionanti siano le capacità militari convenzionali di una nazione, la mancanza di una pianificazione e di difese adeguate a questa nuova e crescente minaccia biotech attenua i possibili vantaggi e massimizza tale fatale debolezza. Se la genetica è una forma d’informazione vivente, i concetti IT familiari agli esperti di sicurezza possono rivelarsi utili per spiegare come salvaguardarsi dal “codice” malevolo introdotto nei nostri sistemi viventi. La capacità di “scansionare” il nostro DNA ed individuare il codice dannoso, rimuoverlo o curarlo e di sviluppare salvaguardie contro di esso, includendo il “backup” dei singoli genomi biologicamente e digitalmente, non impedirà alle armi biologiche di creare danni, ma li mitigherà, riducendo un possibile sterminio di un’intera etnia o razza a un focolaio contenibile e relativamente minore.
A differenza delle armi nucleari, ricerca e sviluppo di questi strumenti biotecnologici sono accessibili praticamente a qualsiasi governo nazionale e persino a molte istituzioni private. Integrare la biotecnologia nella pianificazione e realizzazione della sicurezza nazionale di una nazione non è più facoltativa o speculativa. Se gli strumenti per manipolare e indirizzare i geni per sempre esistono già, esistono anche gli strumenti per abusarne.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I sospetti di Putin confermati dall’USAF: gli statunitensi raccolgono DNA dei russi

Alex Christoforou, The Duran 2 novembre 2017

Il Presidente Vladimir Putin allarmava il Consiglio sui diritti umani russo informandoli che alcuni soggetti possibilmente legati agli Stati Uniti avevano raccolto tessuti biologici di vari gruppi etnici russi. I responsabili della raccolta si sono rivelati, avanzando una storia. Secondo Zerohedge, “Mentre alcuni avevano inizialmente scontato le osservazioni di Putin come ennesima teoria cospirazionista, risulta che abbia ragione: il gruppo responsabile della raccolta dei tessuti non era altri che l’US Air Force, dimostrando che un’altra teoria cospirazionista è un fatto. Un rappresentante del Comando degli Stati Uniti spiegava che la scelta della popolazione russa non era intenzionale ma legata alla ricerca che l’Air Force conduce sul sistema muscolo-scheletrico umano. Dubbi furono sollevati la prima volta a luglio, quando l’AETC lanciò un’offerta per acquisire campioni di acido ribonucleico e liquido sinoviale dai russi, aggiungendo che tutti i campioni (12 RNA e 27 fluidi sinoviali) “saranno raccolti in Russia e devono essere di caucasici”. L’USAF affermava che non raccoglie campioni dagli ucraini, ma senza specificare perché. Secondo il portavoce dell’AETC Capitano Beau Downey, il centro di ricerca molecolare del 59.mo Gruppo medico attualmente “studia la locomozione per identificare vari biomarcatori associati a un trauma”. Downey aveva detto ai media russi che lo studio richiede due serie di campioni: campioni di malati e di controllo del RNA e della membrana sinoviale. Il primo set è stato fornito da una “società statunitense”. Dato che la prima serie di tessuti, fornita da una società statunitense, proveniva dalla Russia, l’Air Force ha optato per raccogliere anche la seconda serie di dati dai russi per eliminare eventuali confusioni che potrebbero affliggere i risultati dello studio. Non aveva detto quale set, del controllo o dei malati, sia stato raccolto la prima volta e evitava di fornire ulteriori dettagli sullo studio”.
La spiegazione parrebbe innocua, ma il Pentagono è tutt’altro che innocuo e può raccogliere tessuti per scopi molto più sinistri. Secondo RT, “Il Presidente Vladimir Putin ha detto che il materiale genetico russo viene raccolto in tutto il Paese. “Sapete che il materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, dai diversi gruppi etnici che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è perché? E’ intenzionale e sistematico. Siamo oggetto di grande interesse”, dichiarava Putin al Consiglio dei diritti umani della Russia, senza specificare chi sia dietro le attività sui campioni biologici russi. “Lasciate che facciano ciò che vogliono, e noi dobbiamo fare ciò va fatto”, concludeva”. Il fatto che campioni di tessuti russi appaiono specificamente nella lista dei desiderata suscita preoccupazioni sul Pentagono che lavorerebbe ad un’arma biologica contro i russi. “Non dico che si tratta di preparare una guerra biologica contro la Russia. Ma tali scenari, senza dubbio, sono studiati. Cioè, nel caso si verifichi improvvisamente la necessità”, scriveva Franz Klintsevich, Primo Vicepresidente del Comitato del Consiglio federale per la Difesa e la Sicurezza. “Non è un segreto che diversi gruppi etnici reagiscano diversamente alle armi biologiche. Quindi la raccolta del materiale biologico dai russi che vivono in diverse località. In occidente tutto viene fatto in modo estremamente scrupolosamente e verificato nei minimi dettagli”.”
Secondo Zerohedge, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov confermava che i servizi speciali russi hanno informazioni che suggeriscono che le ONG raccolgono materiale genetico; intelligence che avrebbe indotto Putin a speculare su chi ci sia dietro. “Alcuni emissari svolgono tali attività, rappresentanti di organizzazioni non governative (ONG) e altri organismi. Tali casi sono stati registrati, e i servizi di sicurezza e il presidente naturalmente hanno tali informazioni”, dichiarava. Non è il primo tentativo di raccogliere campioni genetici dei russi da parte di agenzie estere, dichiarava Igor Nikulin, ex-aderente alla Commissione sulle armi biologiche dell’ONU. “Tali tentativi risalgono agli anni ’90, quando c’era il programma del genoma umano, poi c’erano diversi programmi anche negli anni 2000… dai diversi pretesti, anche nobilissimi, ma per qualche motivo tutto ciò avviene nell’interesse dei militari degli Stati Uniti, e questo suscita sospetti”, dichiarava Nikulin, osservando che in linea di principio, “i campioni degli europei del gruppo slavo, soprattutto russi” sono ricercati. “Campioni di sangue sono presi per l’analisi e se un’organizzazione è straniera, ciò che fa dei risultati è sempre ignoto”, concludeva”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I laboratori biologici del Pentagono in Ucraina

Leonid Savin Strategic Culture Foundation 24/11/2014Mad-Scientist-Fort-Detrick-copy3Nonostante gli accordi internazionali che regolano le attività nella ricerca biologica, su questo argomento così come sulle armi chimiche, gli Stati Uniti adottano il doppiopesismo. Non si sa in modo certo che tipo di ricerche, in particolare sui virus mortali, siano in corso da parte dei militari statunitensi, e dove. Dopo gli attacchi terroristici a New York nel settembre 2001, le minacce biologiche furono utilizzate per spaventare gli USA. La situazione con l’invio di lettere contenenti polvere con spore di antrace esplose nell’isteria pubblica. Successe a una settimana dagli attacchi al World Trade Center di New York, creando l’illusione che ci fosse un nesso tra i due eventi, uniti dal tema della minaccia del ‘fondamentalismo islamico’. Dieci anni dopo, nel 2011, i documenti declassificati dell’FBI mostrano che le spore di antrace furono sviluppate presso l’US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases. In dieci anni, il numero di laboratori statunitensi impegnati nella protezione dal bioterrorismo, secondo la versione ufficiale, è cresciuto da 20 a 400. Centri biologici segreti sono apparsi in Africa e America Latina e, laboratori biologici dagli scopi oscuri hanno aperto in Ucraina e Georgia, e si prevede che aprirà un centro biologico in Kazakhstan nel 2015. La maggior parte di tali attività è supervisionata dal Pentagono. Un accordo tra Stati Uniti e Georgia sulla “cooperazione nella prevenzione della proliferazione di tecnologia, agenti patogeni e competenze collegate allo sviluppo di armi biologiche” fu firmato nel 2002. Nel 2004 si decise di costruire un “laboratorio per la sanità pubblica” nel villaggio di Alekseevka, vicino Tbilisi. All’inaugurazione ufficiale, il 18 marzo 2001, vi era il sottosegretario alla Difesa per i programmi di difesa dalle armi nucleari, chimiche e biologiche, Andrew Weber. Nella ricerca biologica, l’Ucraina ha un particolare interesse per l’esercito statunitense. Subito dopo la vittoria della prima rivoluzione colorata, un accordo fu firmato tra il ministero della Sanità ucraino e il ministero della Difesa degli Stati Uniti per la ristrutturazione di strutture biologiche in Ucraina. Nel 2008, apparve un piano di aiuti statunitensi al ministero della Salute ucraino, e nell’ottobre 2009 fu avanzato il concetto per sviluppare un “programma di riduzione della minaccia biologica”. Con il sostegno degli Stati Uniti, il primo centro biologico ucraino fu inaugurato il 15 giugno 2010 nell’ambito del Mechnikov Anti-Plague Research Institute di Odessa, in presenza dell’ambasciatore statunitense John Tefft. Il centro di Odessa ha un livello che permette di lavorare sui ceppi utilizzati per sviluppare armi biologiche. In Ucraina, conservare in depositi decentrati agenti patogeni pericolosi è una pratica comune. A tal proposito, la domanda sorge spontanea: vi sarebbe un collegamento tra il lavoro svolto in questo centro e il massacro nell’edificio sindacale di Odessa del 2 maggio 2014? Numerosi attivisti e media locali dichiararono che una sostanza ignota fu utilizzata quel giorno per uccidere numerose persone. In Ucraina, nel solo 2013 e con il sostegno degli Stati Uniti sono stati aperti biolaboratori a Vinnitsa, Ternopol, Uzhgorod, Kiev, Dnepropetrovsk, Simferopol, Kherson, Lvov (tre laboratori in questa sola città!) e Lugansk.
300px-USAMRIID_Logo Nel 2012, l’ammodernamento di un laboratorio biologico in Azerbaigian fu effettuato con l’aiuto degli Stati Uniti. La creazione di centri simili in Uzbekistan e Kirghizistan appare nei piani statunitensi. Vi sono prove che Ken Alibek, ex-microbiologo militare sovietico e ora cittadino degli Stati Uniti, dopo essere emigrato in America all’inizio degli anni ’90 passando informazioni segrete agli statunitensi sul programma militar-biologico dell’Unione Sovietica, verrà messo a capo del centro biologico in Kazakhstan. Quando tornai in Kazakistan nel 2010, Alibek era a capo di un dipartimento dell’Università Nazarbaev, ed inoltre è anche amministratore delegato della National Medical Holdings JSC. Che le attività degli Stati Uniti si concentrino sulla creazione di centri biologici nei Paesi vicini alla Russia è evidenziato dal fatto seguente. Nel 2010, il Centro transeuropeo per la rivelazione delle minacce di bio-agenti (TECDOBA) fu istituito sotto la guida del Laboratorio Biotecnologico Congiunto finlandese-russo (JBL) di Turku. Diversamente da Georgia e Ucraina, il lavoro del Centro era progettato in collaborazione con la Russia ed approvato dal governo finlandese. Fu subito chiuso, però, senza alcun motivo. Si apprese da fonti private che il progetto fu chiuso su ordine diretto di Washington proprio mentre gli Stati Uniti si preparavano ad aprire un laboratorio biologico in Georgia. Non solo il Pentagono e reparti speciali statunitensi sono coinvolti nella guerra biologica segreta, ma anche società dell’Alleanza per la Biosicurezza. Tale gruppo di società include Bavarian Nordic, Cangene Corporation, DOR BioPharma, Inc., DynPort Vaccine Company LLC, Elusys Therapeutics, Inc., Emergent BioSolutions, Hematech, Inc., Human Genome Sciences, Inc., NanoViricides, Inc., Pfizer Inc., PharmAthene, Siga Technologies, Inc., e Unither Virology LLC. Tutti del cosiddetto ‘Big Pharma’. Tale termine indica una struttura ramificata dove gli interessi dei congressisti degli Stati Uniti s’intrecciano con gli interessi delle industrie farmaceutiche e militari statunitensi.

Ken Alibek

Ken Alibek

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per la Crimea, il mondo è stato sull’orlo della guerra nucleare

Evgenij Chernikh, KP Novorossia

Negli anni ’60, una situazione simile si ebbe durante la crisi dei missili cubani. Il direttore del Centro per lo studio applicato dei problemi sociali, colonnello della riserva Aleksandr Zhilin, e il colonnello della riserva della Direzione Generale dello Stato Maggiore della Federazione Russa, Grigorij Vanin, hanno espresso interessanti analogie storiche al giornalista di “Komsomolskaja Pravda”.

10012452Sebastopoli da tempo era ambita dalla NATO come base militare
Era così grave?
Zhilin: Sì. La domanda “chi è il più forte” si pone in modo inequivocabile. La Russia, con alla testa Putin, ha dovuto superare l’esame della maturità Statuale.

La crisi dei missili di Cuba scoppiò nel 1962 perché l’Unione Sovietica posizionò missili nucleari a Cuba in grado di raggiungere il territorio degli Stati Uniti. In qualsiasi momento poteva iniziare una guerra nucleare. E oggi?
Zhilin: Precisiamo, all’epoca l’URSS fu costretta a schierare missili a Cuba in risposta alle minacce degli Stati Uniti. Già nel 1961 gli statunitensi disposero 15 missili “Jupiter” con testate nucleari in Turchia, presso Izmir, in grado di raggiungere Mosca e altre città sovietiche. Oggi gli yankees avevano l’intenzione, né più né meno, di cacciare la nostra flotta militare dalla Crimea per schierarvi i propri missili nucleari. Da un punto di vista militare sarebbe stata una sconfitta militare senza la guerra. Già alla fine del 2014 la penisola doveva diventare la base centrale della NATO nella regione o, per usare le parole usate dagli stessi statunitensi, divenire la loro “portaerei inaffondabile stazionante al confine russo”. Dallo scorso anno iniziarono ad operare clandestinamente per riattivare determinati siti dove schierare militari, comandi, depositi e altre infrastrutture della NATO. Mentre la Russia, ci tengo a sottolinearlo, è stata costretta ad affrontare il problema della Crimea, così come l’URSS con Cuba, per difendere gli interessi della propria sicurezza.

L’operazione speciale “compagna per un angelo”
Tornando al 1962. In risposta ai missili nucleari degli Stati Uniti in Turchia, Khrushjov propose di “infilare un nostro riccio nelle mutande degli americani” creando una nostra base missilistico-nucleare che avesse gli Stati Uniti nel mirino. Chi ha deciso “di prendere un riccio americano?
Vanin: La probabilità che un giorno si scopra chi e quando negli Stati Uniti si decise di fare della Crimea una base NATO è quasi zero. Ma non importa. Si deve capire una cosa: occupare la Crimea era il compito più importante per gli Stati Uniti. Anche Majdan era secondaria. La cosa partì quando la dipendente del dipartimento di Stato Katerina Shumachenko sposò Jushenko. Fu la classica operazione “compagna per un angelo“. Shumachenko, figlia di immigrati ucraini, “per caso” si trovò in business class accanto a Jushenko. Nel corso di quel lungo viaggio attraverso l’oceano si conobbero. Affascinato, Jushenko abbandonò moglie e figli. La nuova moglie prese il potere in Ucraina. Con l’aiuto del ministro degli Esteri Jatsenjuk e della prima ministra Julija Timoshenko. La sorella di Jatsenjuk per molti anni ha vissuto a Santa Barbara, California, sposata con uno statunitense. Mentre Julija Timoshenko fu arruolata dagli yankees dopo il caso clamoroso dell’ex- primo ministro ucraino Lasarenko, imprigionato negli Stati Uniti da più di 8 anni “per appropriazione indebita in Ucraina“. Lasarenko contribuì decisamente agli affari di Julija. Ma gli yankees la salvarono dal processo. Queste sono le persone che hanno preso il potere consegnando gli interessi nazionali e la difesa dell’Ucraina alla NATO.

Il riavvicinamento occulto tra Ucraina e NATO può essere dimostrato?
Vanin: dopo l’irruzione di truppe statunitensi, avrebbe firmato un accordo di cooperazione militare comprendente la clausola: “Gli Stati Uniti hanno il diritto di ricorrere alle armi in caso di minaccia all’esercito statunitense schierato in Ucraina“. Tutto questo è dettagliato nei documenti della presidenza Jushenko, supplemento “al decreto del Presidente dell’Ucraina No.289/2008 del 1° aprile 2008. Il piano focale Ucraina-NATO 2008 nel quadro del piano d’azione Ucraina-NATO“. C’è anche un documento riservato “Nota analitica sull’attuazione del piano focale Ucraina-NATO per il primo semestre 2008“. (Questi documenti, così come la nota analitica di Grigorij Vanin e Aleksandr Zhilin: “Perché la questione dell’annessione della Crimea alla Russia fu decisa in modo impetuoso“, sono disponibili sul sito kp.ru). Nell’agosto 2008 l’Ucraina superò un esame sanguinoso: quando Saakashvili iniziò la guerra in Ossezia del Sud (o, più precisamente contro la Russia, perché tutti capirono che Mosca non avrebbe abbandonato Tskhinvali), Washington doveva capire se gli ucraini sarebbero entrati in guerra contro i russi. Non il presidente Jushenko, ma il corpo degli ufficiali, carne della carne russa poiché gli ufficiali furono istruiti nelle scuole militari russe. Kiev consegnò sistemi missilistici “Buk” alla Georgia con equipaggi ucraini. Questi spararono agli aerei russi ed abbatterono un bombardiere Tu-22. Washington esultò di gioia: l’aspetto antirusso dell’Ucraina impressionò! Gli slavi sono divisi fino all’odio!

1912369Il D-Day era previsto per il 15 maggio 2014
L’avvento di Janukovich chiuse l’avvicinamento?
Vanin: Molte persone lo credono. In realtà Janukovich si barcamenava, a voler essere troppo maliziosi. Prendeva il nostro denaro e stava per consegnare la Crimea agli statunitensi, al miglior offerente, dimenticandosi la posta. Quando l’autunno scorso gli Stati Uniti organizzarono euromaidan in Ucraina, tutti pensarono che punissero Janukovich per aver rifiutato all’ultimo momento di firmare l’accordo sull’associazione con l’Unione europea. Questo rifiuto non era la scusa. In effetti, gli yankees decisero di punire Janukovich per aver cercato di frenare l’occupazione della Crimea da parte delle forze statunitensi, su pressione di Putin. Mentre allo stesso tempo Janukovich riteneva che la Russia sarebbe stata costretta a concedergli gas a miglior prezzo tramite tali concessioni agli statunitensi (il futuro accordo con l’UE!) E così via.
Zhilin: Obama decise di accelerare l’occupazione politica dell’Ucraina cambiando il potere a Kiev con un governo filo-statunitense. Il 15 maggio 2014, il nuovo primo ministro Jatsenjuk aveva già annunciato la risoluzione del contratto sulla flotta russa e di chiederne il ritiro in territorio russo.

Da dove provengono queste informazioni?
Vanin: “Fonti confidenziali affidabili di Kiev” come si è soliti dire in questi casi. Ai militari ucraini non aggrada la NATO.

Ma l’accordo con l’Ucraina sulla flotta russa non terminava nel 2017. E doveva essere esteso automaticamente per 25 anni, incassando lo sconto sul gas russo. Come potevano denunciarlo così?
Vanin: Molto semplicemente. In una situazione in cui qualsiasi coalizione internazionale antirussa sostenesse Kiev, anche violando alcune disposizioni dell’accordo, un ultimatum avrebbe permesso di chiuderlo prematuramente. Avrebbero potuto creare condizioni insopportabili ai nostri impianti in Crimea. Immaginate affittarle alle navi militari degli Stati Uniti. Sotto la copertura di “Pravy Sektor“, assaltare ogni giorno e terrorizzare i nostri siti militari. Ciò era già accaduto con Jushenko quando i nazionalisti cercarono d’irrompere nelle nostre unità militari. Avrebbero potuto organizzare altre provocazioni, facile… Così saremmo stati costretti ad andarcene di nostra spontanea volontà.
Zhilin: Il problema della Crimea doveva essere risolto senza ulteriori ritardi. Gli abitanti della Crimea rischiavano l’imminente eliminazione fisica. Gli esperti del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti avevano già in programma, il 17 gennaio, la possibilità di utilizzare mercenari delle SMP, e se ciò non avesse funzionato come previsto, i soldati dell’esercito regolare avrebbero occupato la Crimea. Putin ha agito apertamente. Spiegò in modo inequivocabile la sua posizione a Obama sulla Crimea, affermando che non avrebbe permesso alla NATO di dominare i confini russi. La Russia alla fine di febbraio, come sappiamo, organizzò manovre militari su larga scala. Il Washington Times all’inizio di marzo ne parlò riferendosi a una fonte del Pentagono. “L’esercitazione ha suscitato preoccupazione al Pentagono e al comando europeo delle forze USA, essendo le più importanti degli ultimi 20 anni e che prevedono di migliorare la prontezza al combattimento delle forze nucleari russe. Si sostiene che le manovre coinvolgano il 12.mo Primo Direttorato del Ministero della Difesa della Russia, incaricato delle armi nucleari“. Tuttavia, il Comitato dei Capi di Stato Maggiore della NATO assicurò i capi politici che il Cremlino stava solo cercando di spaventare e non avrebbe osato agire contro la volontà degli Stati Uniti. Gli yankees continuavano in tutta tranquillità i preparativi di base per l’occupazione della Crimea.

Si predestinava agli abitanti della Crimea il destino del Kosovo
Il Cremlino è stato davvero costretto ad agire subitaneamente?
Vanin: Sì. Il fattore tempo valeva oro. Per neutralizzare il patriottismo del popolo di Sebastopoli e della penisola, gli yankees stavano preparandosi a riprodurre in Crimea lo scenario del Kosovo. Secondo le loro intenzioni, i tartari della Crimea avrebbe dovuto svolgere il ruolo degli albanesi in Kosovo dichiarando la sovranità ed eliminando i patrioti russi dalla Crimea. L’operazione di Putin per garantire stabilità nella penisola, tra l’indizione del referendum e la sua attuazione, fu unica e senza precedenti, secondo molti criteri.
Zhilin: Alla vigilia del referendum in Crimea, Jatsenjuk arrivò negli Stati Uniti per un colloquio d’emergenza con Obama. Ma non riuscì ad affossare il referendum. “Gli uomini cortesi” non permisero alcuna provocazione. L’intelligence militare degli Stati Uniti: gli agenti segreti, la ricognizione aerea, marittima, radio statunitensi, ecc., in Crimea subirono un fiasco totale! É una cosa inaudita oggi, quando ogni centimetro di terra è controllato, che nessuno si accorga di nulla! Non una parola fu pronunciata via radio, e tutti i movimenti delle unità si svolsero nella massima riservatezza. Esperti stranieri credono che la Russia abbia fatto ricorso a mezzi tecnologici, per la copertura dei preparativi dell’operazione militare, che nessun altro possiede.

Più spazio per ritirarsi
Perché ci teniamo tanto alla penisola? Capisco che sia un luogo sacro. Ma dal punto di vista militare?
Vanin: Perdendo le nostre basi in Crimea avremmo perso il Mar Nero. I missili degli Stati Uniti sulla penisola sarebbero stati l’inizio della fine della Russia. Non potevamo tornare indietro.
Zhilin: Data la mostruosa mancanza di tempo, il nostro presidente ha svolto il compito brillantemente. La Crimea veniva reintegrata alla Russia in modo così travolgente. Putin ha dimostrato che il mondo unipolare non esiste più. La Russia non seguirà più il penoso tracciato della politica statunitense. Da qui l’odio che suscita a Bruxelles e Washington.
Lezioni della storia e documenti riservati: Chrushjov e Kennedy sapevano di essersi fermati a un passo dalla guerra nucleare globale. Il Cremlino ritirò i suoi missili da Cuba. La Casa Bianca promise di non attaccare Cuba. L’accordo prevedeva un’altra clausola riservata. Gli USA ritiravano i loro missili nucleari dalla Turchia, ma noi passammo sotto silenzio i missili in Turchia su richiesta di Kennedy, che non voleva perdere la faccia di fronte al suo “giro”, perciò sembrammo i perdenti che avrebbero avuto paura degli statunitensi! Chrushjov agì con saggezza nel dare tale concessione a Kennedy. Il fatto che la guerra nucleare venisse evitata era più importante della propaganda. Il presidente Obama sembra mancare di questa saggezza, così cerca di mettere la Russia con spalle al muro.

Map_of_the_CrimeaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora