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Dunkerque e la verità sui combattimenti nel maggio-giugno 1940

Jacques Sapir, Russeurope 31 luglio 2017Il film “Dunkerque”, appena uscito in diversi Paesi [1], tra cui la Francia, fa rivivere il mito di un esercito francese che non avrebbe combattuto nelle tragiche settimane di maggio e giugno 1940. In realtà, questo film mescola un punto di vista tedesco e uno (non professionista) statunitense [2]. La realtà fu ben diversa. Non che l’esercito francese non fu sconfitto, ma tale sconfitta va principalmente attribuita a una strategia inadeguata, e in particolare la sconfitta francese nel 1940 fu molto più dovuta a ragioni politiche che militari. Se ci fu il crollo della Francia, fu soprattutto politico.

La realtà dei combattimenti in maggio e giugno 1940
I combattimenti furono estremamente violenti, provocando 92000 morti tra i francesi e probabilmente 100000 tra i tedeschi. In realtà, la violenza dei combattimenti costrinse il regime di Hitler a spostare nel tempo la “rivelazione” sul numero di vittime. La manovra chiamata “falce” condotta da Guderian, è nota [3]. Ma la storia delle battaglie che comportò, soprattutto a Gembloux e Stonne (13-17 maggio 1940), se è ben dettagliata presso gli storici statunitensi, inglesi e tedeschi, resta,-salvo testimonianze, piuttosto poco nota al grande pubblico francese [4]. Infatti, a Gembloux, le unità francesi, in particolare la 3.za DIM, inflissero gravi perdite alle forze corazzate tedesche, mettendo fuori combattimento in due giorni più di 200 carri armati tedeschi. Stonne, piccolo villaggio delle Ardenne, fu catturato e ripreso 17 volte, a un prezzo molto costoso per i tedeschi, che scoprirono che il loro armamento non era in realtà superiore a quello francese.Armamento Francese: David Lehmann A – 01-1940
Conosciamo la storia sul carro armato B1bis del futuro Generale Billotte, che distrusse una compagnia di carri armati tedeschi, in quello che sembrò il presagio degli agguati di Villers-Bocage nel giugno 1944, o quella del B1bis del comandante Domercque, che causò panico nella fanteria tedesca. Storie simili riguardano la battaglia di Montcornet (dove la 4.ta DCR del Colonnello de Gaulle entrò nel fianco di Guderian) oppure di Abbeville. La fine dei combattimenti di maggio fu, ovviamente, l’evacuazione di gran parte della BEF inglese a Dunkerque (tema del film). Ma l’evacuazione fu resa possibile dal coraggio dei soldati francesi [5]. In realtà, questa campagna fu utilizzata dalla macchina della propaganda nazista per costruire il “mito” della Blitzkrieg, ma in realtà rivelò soprattutto limiti e debolezze della Wehrmacht [6]. Allo stesso modo, nelle battaglie di maggio e giugno 1940, la ferocia dell’esercito tedesco (non delle SS che in realtà non esistevano ancora come forza di combattimento) si rivelò ai senegalesi che combattevano nelle unità francesi [7]. Tutto questo deve interrogarci sulle ragioni del perpetuarsi dei miti (i soldati francesi non combatterono, i soldati tedeschi non commisero crimini, fu colpa solo delle SS). Nella realtà è ormai ben consolidata l’incompetenza cronica tedesca, o più specificamente, dovuta al modo in cui il regime nazista organizzò la guerra e il suo strumento militare.

L’incompetenza cronica tedesca
L'”incompetenza cronica” tedesca si manifestò su più livelli, non appena si lasciano gli elementi tattici più stretti. È interessante notare che furono gli italiani, in contatto costante con le élite naziste, che fornirono le migliori descrizioni di tale “incompetenza cronica” o “disordine strutturale” del processo decisionale [8]. I “Diari di Ciano” pubblicati dopo la guerra, mostrano molto bene come un osservatore, ambivalente verso Hitler, notò la successione delle decisioni coerenti solo in ambiti limitati, ed incompatibili tra esse. L’incoerenza strategica fu evidente già nel 1939. L’esercito tedesco non era pronto alla guerra contro Francia e Gran Bretagna. Inoltre, Hitler disse, per calmare i suoi generali, che Francia e Gran Bretagna non avrebbero lottato per la Polonia. L’editoriale triste e scioccante di Marcel Déat (il famoso Morire per Danzica?) certamente rafforzò le sue opinioni. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco e la diplomazia italiana attirarono l’attenzione sul fatto che la determinazione franco-inglese fu forte quella volta. In tale contesto, la ricerca del compromesso sarebbe stata logica, soprattutto da quando Hitler indicò il 1942-1943 come data per la guerra. Tutti i piani sul riarmo tedesco, aereo, terrestre e marittimo, furono pianificati sulla base di tale data e non per una guerra nel 1939. Eppure Hitler attaccò la Polonia perché “voleva” la guerra, più dell’avanzata che si aspettava da essa. Rischiò la rottura con Mussolini [9].
Nel 1940, l’operazione contro la Norvegia fu un disastro sul piano navale. La fattibilità dell’invasione della Gran Bretagna con l'”Operazione Leone Marino”, fu compromessa dalle perdite subite al momento. Tuttavia, dal punto di vista strategico, una vittoria contro la Gran Bretagna era più importante della conquista della Norvegia. Per Hitler, invece, “agire prima del nemico” era più importante di qualsiasi altra cosa. Immaginate la situazione diplomatica intricata degli alleati se Hitler avesse aspettato Churchill imporre l’idea d’invadere un Paese neutrale (Norvegia). Il dittatore si sarebbe coperto con la scusa di proteggerne la neutralità e avrebbe certamente ottenuto il supporto svedese. La decisione d’invadere la Norvegia fu, dal punto di vista strategico, una benedizione per gli alleati. Allo stesso modo, alla fine del 1941, la decisione di Hitler di dichiarare guerra agli Stati Uniti dopo Pearl Harbor non era in alcun modo giustificata, dato che il patto tripartito non aveva valenza reale da tempo e il Giappone evitò di sostenere la Germania contro l’URSS. Roosevelt avrebbe certamente avuto qualche difficoltà ad ottenere rapidamente una dichiarazione di guerra se la Germania avesse dichiarato la non-belligeranza nel conflitto tra Giappone e Stati Uniti. Ma per Hitler era essenziale prendere la decisione finale. Si vede, dal suo discorso, che la dimensione patologica della rappresentazione del mondo prevaleva. La produzione industriale degli Stati Uniti non lo spaventò perché il Paese era “mezzo ebreo e mezzo negrizzato” [10]. Questi non sono gli unici esempi di coerenza ideologica che condussero all’incoerenza strategica di Hitler, portandoci alla situazione nel giugno 1940.
La logistica dell’esercito tedesco non poté sostenere un’offensiva prolungata, i generali lo dissero a Hitler. Il grado di motorizzazione dell’esercito era relativamente basso, anche se i mezzi erano concentrati in divisioni corazzate e di cavalleria (“leggere”). La “Blitzkrieg” era un mito della propaganda e non una realtà dottrinale o operativa [11] Dopo sei settimane di aspri combattimenti, che sappiamo oggi aver causato perdite di uomini almeno pari e probabilmente superiori alle perdite franco-inglesi, con le linee di comunicazione molto allungate e notevolmente usurate, l’esercito tedesco dovette fermarsi. Inoltre, si ebbe lo stesso problema con Barbarossa, quando l’avanzata tedesca si fermò a fine luglio 1941, dando ai sovietici una tregua. Tutti gli archivi militari tedeschi convengono su tale constatazione.Quando Pétain offrì la vittoria ad Hitler
Questo spiega il motivo per cui, nel giugno 1940, Hitler si gettò letteralmente sull’offerta di armistizio di Pétain. Qui va letto attentamente il libro di William L. Shirer [12]. Shirer nel 1940 era un giornalista accreditato a Berlino e seguiva il leader nazista. Era presente alla firma dell’armistizio di Compiègne. Il suo libro s’ispira anche ai ricordi di attori importanti (Halder, Ciano, gli interrogatori di Keitel e Jodl). Osservò che Hitler rifiutò a Mussolini la maggior parte delle richieste perché temeva di spingere i francesi a rifiutare l’armistizio e a continuare la guerra. Tale paura indica chiaramente che se l’avanzata tedesca fu spettacolare, fu anche fragile. Shirer va oltre, e la seguente citazione dell’autore e testimone diretto degli eventi che poté verificare le informazioni dalle migliori fonti, è essenziale per noi: “In ultima analisi, Hitler diede al governo francese una zona non occupata nel sud e sud-est. Fu una svolta intelligente. Non solo divise la Francia geograficamente e amministrativamente, ma rese difficile se non impossibile la formazione di un governo francese in esilio ed impedì ai politici a Bordeaux di espatriare la sede del governo nel Nord Africa francese, progetto quasi riuscito e rovinato all’ultimo momento, non dai tedeschi ma dai disfattisti francesi Pétain, Weygand, Laval e sostenitori“. [13] Hitler sapeva che le sue truppe non potevano continuare l’offensiva in Francia. L’offerta francese del pane dell’armistizio fu benedetta, perché convinse Hitler che la Gran Bretagna avrebbe fatto una richiesta analoga vedendo la Francia uscire dalla guerra. Per lui, la guerra in Occidente era finita. Solo contro tutte le sue rappresentazioni mentali, secondo cui ariani non potevano combattere contro altri ariani [14], la Gran Bretagna rifiutò di firmare una pace “onorevole”. Tuttavia, la Germania non aveva i mezzi per invaderla nel settembre 1940. L’aviazione tedesca, a causa delle decisioni (anche probabilmente giustificate dallo stato dell’industria tedesca) di Udet e di Jeschonnek, era essenzialmente una forza tattica, priva di raggio d’azione. I mezzi anfibi erano praticamente inesistenti (nonostante improvvisazioni ingegnose) e la Marina tedesca non si era ancora ripresa dalle perdite subite in Norvegia. E’ qui che l’operazione “Leone Marino” fu “ripresa” in Gran Bretagna nel 1960 (quando fu girato il film la Battaglia d’Inghilterra) con non meno di quaranta attori compresi alti ufficiali superstiti di entrambi i campi (Galland, Portal, ecc). Il risultato, verificato dagli esperti (docenti del Sandhurst Military Academy erano presenti) fu il tremendo massacro di truppe tedesche [15]. Un atteggiamento “ragionevole” sarebbe stato rinviare l’operazione nella primavera del 1941, anche se, naturalmente, le forze inglesi si sarebbero rafforzate considerevolmente nel frattempo. Eppure, invece di cercare di finire il lavoro, Hitler preparò da luglio 1940 l’attacco all’URSS. Quando gli italiani lo seppero, rimasero inorriditi ma non ebbero voce in capitolo.

Inefficienza operativa
In modo caricaturale, la storiografia occidentale riprese le tesi dei generali tedeschi che, nelle loro memorie evitarono la responsabilità delle loro perdite attribuendole alla “follia” di Hitler (anche se autentica) o agli italiani. Tuttavia, un’analisi realistica dei fatti dimostra che gli stessi generali furono responsabili delle loro perdite, nonostante e anche a causa del loro successo tattico. Questo fatto è stato chiarito da Geyer che mostra che, nel 1937-1938, il pensiero strategico tedesco si dissolse nella tattica [16]. Guderian vide nel “Colpo di Falce” nel 1940 un modo per spingere la Gran Bretagna fuori dalla guerra. Riteneva che la distruzione del gruppo d’armate inglese in Francia sarebbe bastato. Si potrebbe pensare che non lesse mai nulla della strategia inglese dal XVI secolo. Naturalmente, Guderian fu aiutato dagli inetti concetti strategici dell’esercito francese. Ma il comportamento delle unità francesi, a Gembloux e Stonne (nelle Ardenne), indicò l’estrema fragilità del piano tedesco. Si noti inoltre che Guderian non riuscì a distruggere il corpo inglese che fu evacuato a Dunkerque grazie all’ingegnosità degli inglesi, ma anche, e va detto e ripetuto, al sacrificio dei soldati francesi che fermarono l’esercito tedesco per quasi tre giorni. Il comportamento di Rommel nel 1941 e 1942 ebbe i tratti dello stessa malattia. Durante le operazioni “Crusader” (novembre 1941), l’attacco all’Egitto (il “Raid”) sarebbe potuto finire in un disastro, e l’Afrika Korps (AK) fu salvata dalla lentezza inglese e da una tempesta di sabbia. Il 27 novembre 1941, Rommel poteva perdere la 15.ma Panzerdivisionen a Bir al-Shalata, e con essa l’Afrika Korps [17]. Che pensare di un generale che metteva il proprio esercito in pericolo e salvato dal maltempo e dalla lentezza del nemico…
L’attacco del giugno 1942 (Gazala) fu tatticamente brillante. Ma possibile solo grazie alla cessione all’AK dei mezzi necessari per prendere Malta. Anche in questo caso fu un azzardo che portò a una serie di brillanti successi tattici, ma esaurì l’AK su un enorme teatro e una logistica indebolita. Si noti che bastò la brillante resistenza delle forze francesi libere del Generale Koenig a Bir Haqaym per salvare gran parte dell’8.va Armata inglese. Dal 29 maggio 1942 (la battaglia iniziò il 26), l’AK era a corto di carburante e munizioni. Anche in questo caso, la fortuna giocò a favore di Rommel, che trovò un passaggio libero dal tiro dell’artiglieria inglese per trasportare il carburante e le munizioni necessari. Tutti i fatti vanno considerati. Anche in questo caso, non dispensano l’alto comando francese, che conservava concezioni strategiche arcaiche, né la responsabilità della burocrazia civile e militare il cui peso gravò nella progettazione dei mezzi, né la responsabilità politica di un’élite che in maggioranza preferì “Hitler al Fronte Popolare”. Ma questi fatti illuminano il sacrificio delle truppe francesi nel maggio-giugno 1940, e in particolare la grande responsabilità sull’armistizio di Pétain. Questi fatti gettano anche luce sulle guerre, che sono davvero perse quando si rifiuta di combatterle. E questa è una lezione che potrebbe essere notevole.Note
[2] Maurice Vaïsse (dir.), Mai-juin 1940. Défaite française, victoire allemande sous l’œil des historiens étrangers, Postface de Laurent Henninger, Paris, Éditions Autrement, 2010.
[3] Karl-Heinz Frieser, Ardennen – Sedan, Militärhistorischer Führer durch eine europäische Schicksalslandschaft, Francfort sur-le-Main, Report, 2000.
[4] Voir, Jeffery A. Gunsburg, “The Battle of Gembloux. 14–15 May 1940: The Blitzkrieg Checked”, in Journal of Military History 64 (2000), pp. 97-140. Dominique Lormier, La bataille de Stonne, Ardennes, mai 1940, Paris, le Grand livre du mois, 2010.
[5] Dominique Lormier, La bataille de Dunkerque. 26 mai-4 juin 1940. Comment l’armée française a sauvé l’Angleterre, Paris, Tallandier, 2011
[6] Jean Solchany, “La lente dissipation d’une légende, la ‹Wehrmacht› sous le regard de l’histoire”, in Revue d’histoire moderne et contemporaine 47 (2000), pp. 323-353.
[7] Raffael Scheck, Hitler’s African Victims: the German Army Massacres of Black French Soldiers in 1940, Cambridge, Cambridge University Press, 2008 ; Raffael Scheck, “They Are Just Savages: German Massacres of Black Soldiers from the French Army in 1940”, in The Journal of Modern History 77 (2005), pp. 325-344.
[8] J. Sadkovich, “German Military Incompetence Through Italian Eyes”, War in History, vol. 1, n°1, Mars 1994, pp. 39-62; stesso autore, “Of Myths and Men: Rommel and the Italians in North Africa”, International History Review, 1991, n°3.
[9] Max Gallo, “L’Italie de Mussolini”, Marabout Université, Verviers, 1966, pp. 302-06.
[10] W. Sheridan Allen, “The Collapse of Nationalism in Nazi Germany”, in J. Breuilly (ed), The State of Germany, Londres, 1992
[11] Karl-Heinz Frieser, Le Mythe de la guerre éclair, Paris, Belin, 2003
[12] W.L. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, Einaudi, Torino, 1962.
[13] W. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, p. 129, op.cit.
[14] M. Burleigh e W. Wippermann, “The Racial State – Germany 1933-1945”, Cambridge University Press, 1991.
[15] F-K von Plehwe, “Operation Sea Lion 1940”, Journal of the Royal United Services Institution, March, 1973.
[16] M.Geyer, “German Strategy in the Age of Machine Warfare”, 1914-1945, in P. Paret (ed.) Makers of Modern Strategy, Princeton University Press, Princeton, N.J., 1986.
[17] Brig.Gen. H.B.C.Watkins, “Only Movement Brings Victory – The Achievements of German Armour”, in D. Crow (ed.), Armoured Fighting Vehicles of Germany -World War II, Barrie & Jenkins, London, 1978. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo statunitense ha trionfato

Dmitrij Medvedev, 3 agosto 2017 – Covert GeopoliticsLa dirigenza statunitense ha completamente piegato Donald Trump usando la debolezza della sua amministrazione per dichiarare la guerra economica totale alla Russia, dichiarava il Primo ministro Dmitrij Medvedev, aggiungendo che ciò non lascia dubbi sul fatto che i rapporti bilaterali non miglioreranno mai. Dalla pagina FB di Medvedev:
“La firma del presidente degli Stati Uniti delle nuove sanzioni alla Russia avrà poche conseguenze. In primo luogo, pone fine alla speranza di migliorare i nostri rapporti con la nuova amministrazione statunitense. In secondo luogo, è una dichiarazione di guerra economica totale alla Russia. In terzo luogo, l’amministrazione Trump mostra debolezza totale conferendo potere esecutivo al Congresso nel modo più umiliante. Ciò modifica l’equilibrio di forza negli ambienti politici degli Stati Uniti. Cosa significa? La dirigenza statunitense ha completamente esautorato Trump; il presidente non è contento delle nuove sanzioni, ma non poteva che firmare il disegno di legge. La questione delle nuove sanzioni è, in primo luogo, un altro modo per piegare Trump. Nuovi passi avverranno e finalmente sarà rimosso dal potere. Un attore non sistemico va rimosso. Nel frattempo, gli interessi della comunità imprenditoriale statunitense sono ignorati, con un approccio politico che prevale su quello pragmatico. L’isteria anti-russa è parte fondamentale della politica estera statunitense (verificatasi spesso) e della politica interna (una novità). Le sanzioni sono decise e rimarranno in vigore per decenni a meno che non accada un miracolo. Questa legislazione sarà più dura rispetto all’emendamento Jackson-Vanik, in quanto è allargata e non può essere revocata dall’ordine speciale presidenziale senza l’approvazione del Congresso. Così, le relazioni tra Russia e Stati Uniti saranno estremamente tese a prescindere dal belletto del Congresso o da chi sia scelto come presidente. Vi saranno lunghi contenziosi nei tribunali ed enti internazionali, crescenti tensioni internazionali e rifiuto di risolvere i principali problemi internazionali. Cosa significa per noi? Continueremo costantemente a lavorare per sviluppare l’economia e la società, a sostituire le importazioni e a risolvere i principali compiti nazionali basandosi soprattutto su noi stessi. Abbiamo imparato a farlo in questi ultimi anni, con mercati finanziari chiusi e la paura degli investitori stranieri d’investire in Russia per le sanzioni contro Paesi terzi. In una certa misura, ciò è anche un vantaggio, anche se le sanzioni sono in genere inutili. Ce ne sbarazzeremo”.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aspetti politici dell’esercitazione navale russo-cinese

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 30.07.2017L’esercitazione congiunta navale tra navi russe e cinesi a fine luglio è senza dubbio uno degli eventi più importanti della moderna politica internazionale. Anche se le dimensioni di queste esercitazioni erano notevolmente inferiori a quelle statunitensi-nippo-indiane Malabar, tenutesi nello stesso tempo nella baia del Bengala. L’esercitazione navale nel Mar Baltico è particolarmente importante per numerosi fattori, inclusi gli Stati che vi hanno partecipato, lo sfondo politico che le accompagnava e regione e momento in cui si svolgevano. In termini di produzione la Cina è già leader globale. Nel gennaio 2017, al Forum economico mondiale di Davos, il Presidente cinese Xi Jinping annunciava pubblicamente la disponibilità ad assumersi il ruolo di motore dell’economia mondiale. La sua visione del progetto One Belt, One Road (OBOR) è già la base della politica estera cinese. L’emergere della Cina a nuova superpotenza globale è percepita a Washington come principale minaccia al suo dominio incontestato nel mondo. Oggi si nota la stessa situazione verificatasi all’inizio del XX secolo, quando la lotta tra la vecchia superpotenza (Gran Bretagna) e quelle emergenti (USA, Germania) si concentrò sul controllo delle rotte commerciali marittime. Tuttavia, questo aspetto particolare rimane l’elemento più vulnerabile del pianto cinese per diventare il nuovo leader mondiale. Pertanto, non sorprende che lo sviluppo di una Marina sia una priorità della Cina. Oggi, le navi militari cinesi non solo controllano le acque nazionali, ma pattugliano anche Oceano Indiano e Mar Mediterraneo. Tuttavia, il viaggio dall’altra parte del globo, dalle basi in Patria al Mar Baltico, intrapreso dal gruppo di navi militari cinesi allo scopo di condurre le esercitazioni congiunte con le forze navali russe, è un evento senza precedenti. Dimostra le capacità della moderna Marina cinese assieme all’importante ruolo che la Russia svolge nei piani globali di Pechino. Un altro motivo dell’apparizione inaspettata di navi militari cinesi nel Mar Baltico è il ritmo estremamente lento con cui i rapporti tra Pechino e Bruxelles evolvono. Insieme ai problemi sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina, questo argomento passa gradualmente verso il piano centrale della geopolitica globale.
Un elemento importante di questo processo è l’idea che la Cina presentò a un gruppo di Stati dell’Europa dell’Est per creare infrastrutture dei trasporti dalla Grecia alla Polonia. Nel 2012, questa idea fu discussa in un forum speciale con la partecipazione di Pechino e di 16 Paesi dell’Europa orientale. Tuttavia, Washington ha cercato di trascinare lo stesso gruppo di Paesi nei propri progetti sfruttando la Polonia. La “proiezione di potenza” cino-russa nella regione può mettere fine a tali giochi. È probabile che la Germania sia disposta a contribuire in silenzio in ciò. Per la Russia, è curioso che, proprio come cento anni fa, sia percepita da “certe forze” come l'”anello più debole” (questa volta in tandem con la Cina) e pertanto sia divenuta obiettivo di ogni attacco. Pertanto, sullo sfondo dei noti eventi recenti, il sostegno politico della Russia alla seconda potenza mondiale tramite le esercitazioni congiunte nel Baltico si rivela estremamente tempestivo. Tuttavia, le stesse esercitazioni possono essere considerate in modo diverso, come il tentativo di Mosca di sostenere politicamente la Cina, dato che l’esercitazione Malabar sopra citata mira a contrastare l’avanzata della Cina. Mentre subiscono la stessa pressione politica, economica e militare-strategica da un gruppetto di Stati, è naturale che Cina e Russia espandano ed approfondiscano la partnership strategica. Tuttavia, non trasformano tali legami in un’alleanza militare-politica, mantenendo così libertà di manovrare nei rapporti con l’occidente. Tuttavia, queste manovre vanno molto meglio quando si sa che qualcuno copre la schiena. È perciò che nel corso dell’esercitazione navale nel Mar Baltico, il Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa Nikolaj Patrushev incontrava l’aderente al Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese Yang Jiechi nell’ambito del 13° giro di consultazioni russo-cinesi sulla stabilità strategica. Secondo i media, i colloqui riguardavamo una vasta serie di questioni legate a sicurezza e cooperazione militare.

Vladimir Terekhov, esperto di questioni della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington perde la Guerra Mondiale Economica

Alessandro Lattanzio, 31/7/2017

Come sapete, ci stiamo trattenendo, con molta pazienza, ma a un certo punto dovremo rispondere, è impossibile tollerare l’arroganza verso il nostro Paese per sempre“,
Vladimir Putin

Il 20 luglio, il Presidente Vladimir Putin ordinava la riduzione del personale diplomatico statunitense in Russia da 1200 a 455 individui, dopo aver interdetto allo stesso personale l’accesso al magazzino dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca e al complesso diplomatico di Serebrjanj Bor, a nord-ovest di Mosca. Il Presidente Putin dichiarava, “gli statunitensi hanno fatto una mossa che, ed è importante notarlo, non è stata provocata, peggiorando le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Ciò include restrizioni illegali, tentativi d’influenzare altri Stati del mondo, anche nostri alleati, interessati a sviluppare e mantenere rapporti con la Russia. Aspettavamo da tempo che forse qualcosa cambiasse in meglio, abbiamo sperato che la situazione cambiasse. Ma sembra che non cambierà nel prossimo futuro… quindi ho deciso che è giunto il momento di dimostrare che non lasceremo nulla impunito“. L’espulsione del personale degli Stati Uniti presso ambasciata e consolati in Russia, pari a 755 effettivi, è senza precedenti; l’espulsione più grande di diplomatici nella storia moderna. Il personale statunitense entro il 1° settembre sarà ridotto a 455 elementi, pari al personale diplomatico della Russia presente negli USA. Inoltre, la decisione stabilisce il principio che il numero del personale presso ambasciate e consolati statunitensi in Russia sarà pari al numero del personale presso ambasciate e consolati russi negli Stati Uniti. Ciò significa che qualsiasi futura espulsione di diplomatici russi dagli Stati Uniti, e qualsiasi rifiuto di visto dagli USA nei confronti di diplomatici russi, verrà seguita da pari provvedimenti contro diplomatici degli Stati Uniti in Russia. È un colpo pesante per gli Stati Uniti, che avevano personale diplomatico in Russia triplo rispetto al numero di diplomatici russi negli Stati Uniti; senza dubbio molti, se non la maggior parte di essi, sono agenti dell’intelligence e d’influenza di Washington, impegnati in attività di raccolta di informazioni e “promozione della democrazia” in Russia. Ma tutto questo non è la sola risposta alle sanzioni approvate dal Congresso degli Stati Uniti contro la Russia e i suoi alleati. Mosca potrà attuare anche dure sanzioni economico-commerciali contro gli USA, ad esempio la JSC Techsnabexport (TENEX) ha 25 contratti dal valore complessivo di 6,5 miliardi di dollari con 19 società statunitensi, per fornire uranio russo. La VSMPO-AVISMA è il maggiore produttore mondiale di titanio, venduto alle aziende aerospaziali statunitensi per una quantità pari alla metà del titanio importato dagli Stati Uniti. La Boeing inoltre aveva annunciato investimenti in Russia per 27 miliardi di dollari, soprattutto con la VSMPO. VSMPO-AVISMA ha sostanzialmente il monopolio della produzione di titanio, e l’embargo dalla Russia potrà danneggiare l’industria della difesa statunitense. Anche Caterpillar potrebbe perdere gli ordini per attrezzature pesanti da impiegare per costruire oleodotti. E alle compagnie informatiche statunitensi viene già impedito di operare in Russia (e Cina).
Il Presidente Vladimir Putin firmava a fine giugno una legge che vieta l’uso delle tecnologie di accesso a siti bloccati in Russia, introducendo anche il divieto ai motori di ricerca di permettere collegamenti sul territorio della Federazione russa a risorse bloccate. Il capo della commissione per la Politica dell’Informazione della Duma, Leonid Levin, osservava che la legge vieta l’uso di servizi per l’accesso a contenuti illegali. In sostanza viene proibito in Russia l’utilizzo del VPN (Virtual Private Network) e proxy statunitensi. Anche in Cina vengono proibiti i servizi VPN, come ExpressVPN e StarVPN, che consentivano di violare il “Great Firewall” regolato dal Partito Comunista Cinese (CCP), visualizzando siti web proibiti in Cina. “Apple Inc. (AAPL.O) rimuove i servizi VPN virtuali dal suo store app in Cina, secondo i fornitori di servizi VPN che accusano il gigante tecnologico statunitense d’inchinarsi alla pressione di Pechino per conformarsi a un rigoroso regolamento del cyberspazio”. Alti lai da parte degli stessi che impongono la cyber-caccia alle streghe su internet con la scusa delle “Fake News”, regolarmente spacciate invece dai mass media atlantisti e globalisti.
Va ricordato che il 25 luglio il Congresso USA approvava sanzioni economiche contro le industrie russe, iraniane e nordcoreane, danneggiando anche quelle europee. Ciò nell’ambito della legge Contro l’influenza russa in Europa e Eurasia, del 2017, per promuovere “la sicurezza energetica in Ucraina” e tentare d’isolare la Russia. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker reagiva alle sanzioni statunitensi, “Il disegno di legge prevede l’imposizione di sanzioni per qualsiasi società (incluse europee) che contribuisca a sviluppo, manutenzione, ammodernamento o riparazione di gasdotti per l’esportazione di energia dalla Federazione russa (influendo sulle infrastrutture energetiche dell’Europa), colpendo i progetti cruciali per la diversificazione dell’UE, come il progetto sul gas naturale liquefatto baltico. Perciò la Commissione ha concluso che se le nostre preoccupazioni non sono sufficientemente prese in considerazione, siamo pronti ad agire in modo appropriato entro pochi giorni. Gli USA soprattutto non possono mettere gli interessi dell’Europa all’ultimo posto”. Infatti, a luglio la compagnia energetica russa Gazprom e la società petrochimica tedesca BASF negoziavano il completamento del Nord Stream-2, “nella prima metà del 2017 Gazprom ha fornito alla Germania 26,5 miliardi di metri cubi di gas, con un incremento di 3,8 miliardi di metri cubi (+16,7 per cento) dai primi sei mesi del 2016. Le parti hanno sottolineato l’importanza della tempestiva attuazione del progetto”. Secondo Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza della sicurezza di Monaco, queste sanzioni, “non raggiungeranno gli obiettivi e creeranno invece nuovi problemi. A meno di una revisione significativa, comprometteranno la sicurezza energetica europea e le relazioni statunitensi con l’Europa. Il beneficiario di ciò sarà la Russia”. Secondo Ischinger, il Nord Stream-2,non è questione che va decisa a Washington. È una questione europea, decisa dagli europei secondo leggi e regolamenti europei. Questa legge favorisce chi vuole por fine alla partecipazione dell’Europa all’attuale approccio transatlantico sulla Russia, comprese le sanzioni. Se il presidente firma il disegno di legge nella forma attuale, alienerà gli USA complicando la nostra alleanza in un momento critico”.
Inoltre, il conglomerato petrolifero francese Total entrava nel progetto iraniano South Pars 11, che alimenterà il gasdotto iraniano-iracheno-siriano. Total firmava l’accordo con la National Oil Company iraniana (NIOC) per lo sviluppo del Blocco 11 del South Pars, il più grande giacimento di gas mondiale dalla prevista capacità estrattiva di 1,8 miliardi di metri cubi al giorno. Aziende francesi, iraniane e cinesi finanzieranno l’intero progetto South Pars: con il 50,1% per Total, il 19,9% per NIOC e il 30% per CNPC, aggirando le sanzioni degli Stati Uniti. Inoltre, “con le sanzioni statunitensi ancora attive che vietano negoziati con l’Iran in dollari, Total finanzierà il progetto in euro“. Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), il CEO di Total Patrick Pouyanne assicurava, “Vale la pena rischiare (…) perché apre un mercato enorme. Siamo perfettamente consapevoli di certi rischi. Abbiamo preso in considerazione le sanzioni, come evitarle e come cambiare i regolamenti“. South Pars è la sezione iraniana del più grande giacimento di gas del mondo, condiviso con il Qatar, sotto embargo da parte dell’Arabia Saudita. Inoltre, in cambio della cooperazione su South Pars 11, le Zagros Airlines iraniane ordineranno alla Francia 20 aerei di linea Airbus A320 e 8 Airbus A330 e l’Iran Airtour 45 Airbus A320. Infine, la francese AREP e le Ferrovie dello Stato firmavano accordi con l’Iran per espandere e modernizzare il sistema ferroviario dell’Iran. In relazione a ciò, “il presidente francese s’impegnava a fare del suo meglio per approfondire le relazioni economiche, scientifiche e culturali con l’Iran durante il suo mandato”. “È nostro obiettivo e nostra volontà normalizzare i legami bancari con l’Iran anche se non può essere fatto tutto subito”, dichiarava il ministro francese Sapin.Nel frattempo, la Cina esibiva il materiale militare più avanzato in occasione della parata dedicata al 90° anniversario della fondazione dell’Esercito di Liberazione Popolare, il 30 luglio, presso la base militare di Zhurihe nella Regione Autonoma della Mongolia Interna. Alla parata partecipavano 12000 militari, 129 aeromobili e 571 mezzi militari, tra cui carri armati Tipo 99A, veicoli da combattimento della fanteria ZBD-04, blindati ZBL-08, semoventi d’artiglieria PLZ-89 e PLZ-05, sistemi missilistici anticarro HJ-10, due gruppi di 17 e 24 elicotteri da combattimento Z-19, cacciabombardieri Shenyang J-16 e caccia furtivi Chengdu J-20, caccia navali J-15 imbarcati sulla portaerei Liaoning, caccia multiruolo J-10B e J-11B, bombardieri H-6K, aerei da guerra elettronica KJ-2000 e KJ-500, velivoli da trasporto multiruolo Y-9, velivoli da trasporto militare pesante Y-20, missili antiaerei HQ-9B e HQ-22, missili da crociera supersonici YJ-12A e subsonici YJ-62A e YJ-83K, missili balistici a medio raggio DF-16 e DF-26, oltre al “killer di portaerei”, il missile balistico a medio raggio DF-21D, e al nuovo missile balistico intercontinentale DF-31AG dalla gittata di oltre 10000 chilometri. Nell’occasione, il Presidente Xi Jinping dichiarava che, “Il mondo oggi non è del tutto in pace ed essa va salvaguardata. Oggi siamo più vicini all’obiettivo della grande rinascita della nazione cinese che in qualsiasi altro momento della storia e dobbiamo costruire una forza militare più forte di quanto mai prima nella storia. Soldati e ufficiali devono rispettare rigorosamente i principi e il sistema di assoluta leadership del Partito sull’esercito, ascoltare e obbedire sempre agli ordini del partito ed eseguirli per qualsiasi scopo che gli mostrerà. Credo fermamente che le nostre forze armate hanno coraggio e capacità di battere qualsiasi invasore, il nostro esercito ha determinazione e capacità di proteggere la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi del Paese“.Lo stesso giorno, nella Federazione Russa si svolgeva la giornata della Marina militare, che per la prima volta in assoluto, vedeva svolgersi le parate navale in tutte e cinque le flotte della Marina Militare russa. A Kronshtadt, San Pietroburgo, presenziava il Presidente Putin, mentre la parata navale veniva trasmessa sui principali canali televisivi russi. Alla parata a largo di San Pietroburgo partecipavano anche l’incrociatore da battaglia a propulsione nucleare Pjotr Velikij e il sottomarino lanciamissili balistico Dmitrij Donskoj, il più grande del mondo, oltre a 2 navi da guerra cinesi che avevano partecipato alle manovre navali russo-cinesi Sea Joint-2017 nel Mar Baltico. La Giornata della Marina Militare russa aveva una sua sfilata anche al largo di Tartus, dove manovravano le unità russe dispiegate a supporto della Siria; le otto navi della Marina russa comandate dal Capitano di Primo Rango (Capitano di Vascello) Pavel Jasnitskij: le fregate Admiral Essen e Pytlivjy, il sottomarino della Flotta del Mar Nero Krasnodar, il cacciamine Valentin Pikul, la nave da ricognizione della Flotta del Baltico Vasilij Tatishev, il rimorchiatore SB-739 e la nave di supporto Kil-158.

Fonti:
Buryat
Buryat
Fort Russ
Global Times
MTT
Orientalist
Sputnik
SCF
The Duran
The Duran
The Duran