Visegrad deve unirsi contro le ambizioni della Merkel

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 27 agosto 2016Visegrad Group (V4) member nations' prime ministers cut a cake during an extraordinary Visegrad Group summit in PragueIl Gruppo di Visegrad (V4) che consiste nelle Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, deve opporsi alla diluizione dell’Europa tramite le politiche di immigrazione di massa della cancelliera Merkel. In effetti, la Germania della Merkel è intenta a cercare di costringere le nazioni ad accettare le fallimentari politiche di grande immigrazione. Ironia della sorte, la stessa leader, finché la Francia non intervenne, si era ugualmente ostinava a punire la Grecia per sottometterla, ma le élite politiche di Parigi si opposero. Pertanto, il V4 non deve piegarsi alle trame politiche dei leader della Germania. Dopo tutto, le questioni relative alla sovranità nell’Unione europea (UE) non vanno schiacciate, in caso contrario, le altre nazioni potrebbero seguire l’esempio del Regno Unito. E’ anche essenziale per il V4 rafforzasi facendo aderire Austria, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, e altre nazioni nello spazio geopolitico di questo importante raggruppamento. In altre parole, il modo migliore per preservare l’Unione europea e l’identità di questo continente è opporsi ai capricci di leader come Merkel. In caso contrario, le conseguenze saranno estremamente gravi, perché attualmente nazioni come Belgio, Francia e Germania hanno gravi questioni interne. Ciò vale in particolare per crimini, crescenti divisioni sociali, avanzata del sunnismo, terrorismo, immigrazione di massa (spesso trascurando i più vulnerabili, per esempio alawiti, cristiani del Medio Oriente, rifugiati provenienti da Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, e minoranze come gli yazidi), e altre aspetti importanti. Merkel avrà un incontro informale con il V4 a Bratislava il prossimo mese, quindi spetta ai leader di queste nazioni dare una risposta unitaria ai diktat della leader della Germania. In altre parole, come Viktor Orban dice: “L’UE ha perso la capacità di adattarsi e non abbiamo una risposta giusta a migrazione e terrorismo“. L’enorme divario tra Merkel, che considera i diritti dei non-tedeschi al di sopra di quelli dei tedeschi, preoccupati dal corso degli eventi, è in netto contrasto con le nazioni dell’Europa centrale. Bohuslav Sobotka, Primo Ministro della Repubblica Ceca, ha detto in modo inequivocabile che lo Stato-nazione “non può approvare un sistema che prevede quote obbligatorie di profughi da distribuire“. Sorprendentemente, anche quando il terrorismo e altre realtà negative hanno colpito la Germania, è apparso chiaro che Merkel cerchi ancora la diluizione dell’Europa. Naturalmente, nel suo mondo, i diktat delle quote che violano la sovranità e l’immigrazione di massa sembrano non riguardarla. In altre parole, si rifiuta ancora di riconoscere i motivi per cui il Regno Unito ha deciso di lasciare l’UE. Allo stesso modo, se le quote economiche, politiche e d’immigrazione appaiono dei diktat al V4, ed altri Paesi come l’Austria, che si allontanano dalla politica di Merkel, altre nazioni cercheranno di lasciare l’UE.
Modern Tokyo Times, in un altro articolo aveva detto, “I recenti attentati sunniti a Bruxelles, Monaco, Nizza e Parigi, insieme ai tanti assalti sessuali di massa contro le donne durante le feste, evidenziano che qualcosa è seriamente sbagliato. Tali convulsioni in ultima analisi hanno spinto il Regno Unito ad uscire dall’Unione europea, perché decenni d’immigrazione infinita alienano molti. Altrettanto importanti, diktat e perdita di sovranità dall’Unione europea hanno diviso i cittadini inglesi, perché sembrava che l’esperimento sociale non badasse alle comunità indigene. Naturalmente, altri fattori eraono importanti, ma se le dichiarazioni politiche di Visegrad e nel Regno Unito venivano considerate, e se Merkel veniva contenuta, era più che probabile che gli inglesi sarebbero rimasti. Pertanto, il V4 è necessario più che mai e ciò vale per l’espansione verso altre nazioni regionali, tra cui l’Austria è prioritaria“. Witold Wszczykowski, ministro degli Esteri della Polonia, ha detto, “Credo che accoglimento di rifugiati e migranti dovrebbe essere decisa da sicurezza, mercato del lavoro e politica sociale del Paese specifico”. Il V4 ha rilasciato una dichiarazione in relazione alle convulsioni interne attuali che colpiscono l’Europa. Sorprendentemente, la dichiarazione del V4 ricorda il motivo per cui l’UE fu creata. Tale gruppo importante, ha detto, “Invece di infiniti dibattiti teorici su “più Europa” o “meno Europa”, dobbiamo concentrarci sull'”Europa migliore”. L’Unione dovrebbe concentrarsi sul riavvio pratico delle convergenze. Dobbiamo quindi assicurarci che l’Unione utilizzi gli strumenti chiave a tal fine: coesione, stimolare gli investimenti, sostenere l’innovazione, completare il mercato unico del digitale e dell’energia, promuovere il libero scambio e la libera circolazione, e rafforzare il mercato del lavoro creando maggiori posti di lavoro permanenti“.
E’ tempo di contenere la Merkel nell’UE, e lo stesso vale per le sue politiche in Germania, che ne alterano le dinamiche, perché troppe gravi incertezze vengono introdotte dalle sue politiche stravaganti e dittatoriali. In particolare, quando gli attentati terroristici hanno colpito la Germania Merkel adottava ha un profilo molto basso sfruttando le vacanze. Nel complesso, si spera che iò V4 resti forte e si rafforzi con l’adesione di altre nazioni della regione. In caso contrario, l’UE sarà messa in pericolo da élite come la Merkel, che credono di essere al di sopra dei cittadini comuni.

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come il mitragliere Hitler eliminò cento nazisti

Il soldato dell’Armata Rossa Semjon Kostantinovic Hitler fu premiato con la medaglia “Per il coraggio”
Alessandro Lattanzio, 28/8/2016

Semjon Konstantinovich Hitler

Semjon Konstantinovich Hitler

Il 9 settembre 1941 il comandante dell’Armata Costiera Tenente-Generale Safronov firmò il foglio per l’assegnazione della medaglia “per il coraggio” dell’Armata Rossa, a nome di Hitler. Nell’elenco fu presentata la ragione della gratifica: “Da mitragliare, forniva tiro di supporto al suo plotone. Una volta nella zona, dopo essere stato ferito, il compagno Hitler ha sparato fin quando hanno ha consumato le munizioni, dopo di che rientrava con l’arma, dopo aver distrutto più di un centinaio di soldati della Wehrmacht“.medaliSemjon Kostantinovich Hitler era nato nel 1922 nella città di Orinin nella regione di Kamenetz-Podolsk (ora Khmelnjtskij). Orinin era a 18 km di distanza dal noto centro della comunità ebraica di Kamenetz-Podolsk, dove gli ebrei costituivano la metà della popolazione. Gli ebrei furono accusati di spionaggio ed espulsi dalla regione durante la Prima Guerra Mondiale. L’8 novembre 1917 fu proclamato il potere sovietico a Kamenetz-Podolsk, ma il 27 dicembre arrivò la 12.ma Divisione fucilieri ucraina imponendo l’autorità di Kiev. Gli ebrei tornarono nei primi mesi del 1919 con i bolscevichi. Nel giugno 1919, la 3.za divisione della Repubblica popolare ucraina (UPR) assaltò Kamenetz-Podolsk e per tre giorni la città fu teatro di esecuzioni di bolscevichi e pogrom di ebrei. Nel novembre 1920, Kamenetz infine fu liberata dall’Armata Rossa, tra cui vi era l’unità di autodifesa di Orinin. Nel 1925 vi fu creata l’azienda agricola collettiva ebraica “Nuova Via”, prototipo dei kibbutz israeliani, e Orinin divenne il centro del Consiglio ebraico nazionale. Kolmen Hitler, ex-sarto, era presidente dell’associazione e delle cooperative di sartoria, calzolai e del mulino. Ed era anche il padre di Semjon. Alla fine del 1920, la sinagoga di Orinin fu chiusa e le attività delle organizzazioni sioniste cessarono nel villaggio. Nel 1935 gli ebrei costituivano la maggior parte della cooperativa agricola “Bandiera del Comunismo”. Dopo l’occupazione della Wehrmacht, ad Orinin fu creato il ghetto dove il 21 giugno 1942 furono uccisi 1700 ebrei, e altri 300, professionisti, deportati a Kamenetz-Podolsk, dove furono massacrati entro la fine dell’anno. A Kamenetz-Podolsk, dal 27 al 29 agosto 1941, furono uccisi 23000 ebrei. Il pogrom peggiore dopo quello del settembre 1941 a Kiev, quando 34000 ebrei furono uccisi in due giorni. Nella regione di Kamenetz-Podolsk furono assassinati 85000 ebrei in totale. La famiglia ebraica Hitler viveva nella cittadina da tempo immemorabile, e solo dopo la liberazione della regione dai tedeschi, miracolosamente sopravvissuti, i superstiti cambiarono immediatamente nome da Hitler a Gitlevij. Ora tutti i Gitlevij di Orinin vivono in Israele, ma nella loro famiglia vive la leggenda che, durante l’occupazione, il gauleiter locale non ebbe il coraggio di uccidere gli ebrei che portavano il nome del Führer.
1417501089_image009Dopo essere stato arruolato dall’ufficio militare dell’Armata Rossa di Orinin, nel novembre 1940, Hitler frequentò la scuola mitraglieri del Distretto Militare di Odessa, concludendola solo un mese prima dell’inizio della guerra, e fu inviato nell’area fortificata di Tiraspol. Il servizio era molto complesso, la squadra standard includeva mitragliatrici pesanti e mitragliatrici leggere, un graduato e sei soldati: l’osservatore-telemetrista, mitragliere tiratore, assistente mitragliere, due addetti alla slitta e alle munizioni. Ogni mitragliere doveva saper svolgere i compiti di qualsiasi soldato della squadra, nel caso dovesse sostituirlo nei combattimenti, compreso il caposquadra. Hitler era di stanza sul fianco sinistro della regione fortificata sul confine occidentale sovietico, lunga 150 km per 4-6 km di profondità. Per la maggior parte si basava su barriere naturali come la valle paludosa dei fiumi Dnestr e Turunchuk. In queste aree la profondità della zona fortificata era di 1-3 km. Nella zona fortificata, nel giugno 1941, vi erano 284 edifici, 22 postazioni di artiglieria e 262 postazioni mitragliatrici, e allo scoppio della guerra, vi erano 664 mitragliatrici. In una delle 262 postazioni per mitragliatrici, situata a quota 176,5, la difesa era compito del soldato dell’Armata Rossa Semjon Kostantinovic Hitler. Successivamente, il soldato dell’Armata Rossa Hitler partecipò alla difesa di Odessa. Infatti dopo l’aggressione nazista e dopo pesanti combattimenti, le forze sovietiche si ritirarono verso Odessa. Il 5 agosto 1941 fu ordinato di difendere la città fino alla fine, respingendo i tentativi della 4.ta Armata dell’esercito rumeno verso Odessa e il 21 settembre le truppe sovietiche fermarono il nemico a 8-15 km dalla città. Ma a causa della minaccia di una manovra avvolgente del Gruppo “Sud” dell’esercito tedesco verso Donbas e la Crimea, fu deciso di evacuare via mare le truppe da Odessa verso la Crimea, compito completato dalla Flotta del Mar Nero il 16 ottobre 1941.hitler2Il 9 settembre 1941, il comandante dell’Armata Costiera dell’Armata Rossa, Tenente-Generale Georgij Pavlovich Safronov, firmò l’assegnazione della medaglia “per il coraggio” al soldato dell’Armata Rossa Hitler. Safronov, uno dei migliori generali sovietici della guerra, guidò l’evacuazione da Odessa. Dopo un infarto, non svolse più compiti di comando.

Tenente-Generale Georgij Pavlovich Sofronov

Tenente-Generale Georgij Pavlovich Safronov

Scheda della premiazione
Cognome, nome e patronimico: Hitler Semjon Kostantinovich.
Grado: soldato dell’Armata Rossa
Posizione: tiratore mitragliere del 73.mo OPB Tiraspol SD
Dati e servizio del destinatario dell’assegnazione:
1. Anno di nascita: 1922
2. Nazionalità: Ebraica
3. Servizio nell’Armata Rossa dal: 1940
4. Militanza: Komsomol
5. Partecipazione nei combattimenti (dove e quando): fortificazione di Tiraspol, giugno
6. Ferite e contusioni:
7. Precedente assegnazione:
I. Sintesi specifica, eroismo al combattimento o merito personale:
Con la sua arma, il compagno mitragliere Hitler in 8 giorni ha continuamente e con tiro preciso distrutto un centinaio di nemici. Nella postazione di quota 174,5 il compagno Hitler aveva aperto il fuoco con la mitragliatrice in supporto all’offensiva del plotone, ma il nemico essendo venuto da tergo circondò e disperse il plotone, il compagno Hitler, con la sua arma già ferito rimase solo tra i i nemici, ma mantenne il controllo e sparò fin quando non esaurì tutte le munizioni, e quindi per 10 km passò carponi tra il nemico…

II. Decisione
Il compagno mitragliere Hitler SK ha mostrato eccezionali doti di compostezza, resistenza e coraggio in battaglia, distruggendo il nemico. Il compagno Hitler è un ben preparato, serio e ostico combattente. Il compagno Hitler è degno dell’assegnazione della medaglia “Per il coraggio”.

Il comandante (in capo)
19 agosto 1941

III. Decisione del Consiglio militare dell’Esercito
Degno dell’assegnazione della medaglia “per il coraggio”

Il comandante dell’Armata Costiera Tenente-Generale Safronov
Commissario del consiglio militare, Commissario di Brigata Kuznetsov
9 settembre 1941hitler9Nei giorni successivi, in città giunsero decine di migliaia di soldati sovietici che difendevano la penisola di Khersoneso. Senza cibo, acqua e munizioni non poterono opporre una resistenza organizzata, mentre il comando dell’esercito e il comando della Difesa della zona di Sebastopoli (498 effettivi) lasciarono la penisola il 30 giugno. Il Viceammiraglio Filip Sergeevich Oktjabrskij inviò un telegramma: “Il nemico si precipita da nord verso il porto. I combattimenti sono divenuti scontri urbani. Le truppe rimanenti sono stanche e si ritirano, anche se la maggior parte continua a combattere eroicamente. Il nemico ha nettamente aumentato la pressione con aerei e carri armati. Data la forte riduzione della potenza di fuoco, è necessario considerare che in tale situazione si possa resistere per massimo 2-3 giorni. Sulla base di tale particolare situazione, vi chiedo d’inviare la notte del 30 giugno – 1 luglio 200-250 aerei per recuperare ufficiali responsabili e comandanti verso il Caucaso così, se possibile, lasciare Sebastopoli lasciandovi il Generale Petrov“. Il comando di Sebastopoli, il Generale Petrov e l’Ammiraglio Oktjabrskij, incaricarono invece della difesa il comandante della 109.ma Divisione di fanteria, Generale P. G. Novikov, scelto perché di nazionalità tartara crimeana. Il Generale Novikov ebbe l’ordine di “combattere fino all’ultimo, e poi… raggiungere in montagna i partigiani!” Il Viceammiraglio Oktjabrskij spiegò: “Compagni, la situazione era difficile allora. Sebastopoli fu bloccata via terra, aria e mare. Alla fine di giugno, con l’aiuto dell’aeronautica, il blocco era al culmine. Neanche i sommergibili riuscivano a raggiungere Sebastopoli, e per le navi di superficie non era neanche il caso di parlarne. In tali circostanze, la questione fu sollevata. Con l’evacuazione dell’esercito, sarebbero andati persi Esercito e Marina, contava di più minimizzare le perdite nei combattimenti. In ultima analisi, l’esercito fu perso, ma la flotta fu salvata”.

Viceammiraglio Filip Sergeevich Oktjabrskij

Viceammiraglio Filip Sergeevich Oktjabrskij

Il 1° luglio Sebastopoli cadde. Ma il bombardamento del Khersoneso continuò per tre giorni. Semjon Kostantinovich Hitler morì il 3 luglio 1942. Il giorno dopo, tutti i soldati sovietici nel resto della penisola, si arresero. Solo dell’Armata Costiera erano 30 mila.

hitler7

Fonti:
Foto History
VA-SK
Voennoe Delo

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/20161530800Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.1092965Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Isteria atlantista: il caso della base aerea di Hamadan

La quinta colonna duginista diffonde propaganda filo-atlantista
Alessandro Lattanzio, 24/8/201657bc958bc361883d7f8b464dBombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e cacciabombardieri Sukhoj Su-34 russi decollarono dal 16 al 18 agosto dalla Base Aerea Nojeh, presso la città di Hamadan, nel nord-ovest dell’Iran, per effettuare sortite contro i gruppi terroristici in Siria. A fronte di questa svolta, l’ambiente che fa riferimento al ‘geofilosofo’ Dugin rilancia un’ampia propaganda a supporto del subimperialismo turco e panturanista, ovvero il cosiddetto neo-ottomanismo, supportando, con l’aiuto della rete di propaganda dell’estrema destra anti-eurasiatica in occidente (Saker, SouthFront, Katehon, i circoli collegati a Giulietto Chiesa in Italia, ecc.), le operazioni di Ankara contro la Siria. Infatti, il sabotaggio mediatico e propagandistico di tali fazioni, dalle motivazioni oscure e dagli obiettivi ambigui, prosegue da mesi con una martellante campagna volta a dividere i Paesi del blocco BRICS, prima, e poi i Paesi aderenti al Patto di Shanghai. Infatti, da un campagna molesta contro l’Unione Indiana e il Vietnam, dipinti da quest’ambito come ‘agenti dell’imperialismo americano’ al solo scopo di voler incrinare i vecchi e consolidati legami tra Mosca e New Delhi, e tra Mosca e Hanoi, si è passati rapidamente ad un’altra volta a mettere Mosca contro Beijing, facendo leva su notizie fumose e incontrollate. Il tutto di conserva con la propaganda atlantista che ha esagerato, quando non inventato di sana pianta, presunte fratture tra Mosca e i suoi alleati, di volta in volta, Siria, Armenia, Iraq, Iran, India, Vietnam e ultimamente Cina. La realtà dei fatti invece dimostra un consolidarsi dei rapporti tra questi Paesi eurasiatici, come testimoniato dalle mosse diplomatiche di grandi alleati della Russia come India e Cina, che hanno ribadito al Presidente della Repubblica Araba Siriana, Dr. Bashar al-Assad, piena disponibilità in aiuti e sostegno al governo legittimo di Damasco.
Guan Yufei Infatti, durante una visita a Damasco, il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN), osservava che quest’anno ricorre il 60° anniversario delle relazioni tra i due Paesi e dichiarava che la Cina da sempre sostiene la salvaguardia dell’indipendenza e della sovranità della Siria. Guan, Direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Commissione Militare Centrale cinese, affermava anche la volontà di Beijing di migliorare la cooperazione militare cino-siriana. Nel complesso, la Cina approfondiva la propria politica estera e di sicurezza verso il Medio Oriente. Nel dicembre 2015 la Cina approvava una legge antiterrorismo che autorizza l’impiego delle Forze Speciali ed altre unità all’estero. La Cina supporta il governo al-Assad da sempre e ad aprile nominava Xie Xiaoyan inviato speciale in Siria per monitorarvi più da vicino la situazione. La Cina aveva già fornito al governo siriano 500 missili anticarro nel 2014, e una vasta gamma di armi utilizzate dalle forze siriane. Inoltre, il 20 agosto, il Presidente Bashar al-Assad e il Ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam incontravano il Ministro degli Esteri indiano Mubashir Javed Akbar e la relativa delegazione, per discutere della situazione in Siria e dei pericoli del terrorismo nella regione e nel mondo. Entrambe le parti esprimevano il desiderio di sviluppare la cooperazione bilaterale in vari settori. Il Presidente al-Assad aveva detto che il fatto che molti Paesi amici, tra cui l’India, siano al fianco del popolo siriano, sostiene concretamente la fermezza della Siria verso la guerra scatenatagli da potenze estere e regionali. Secondo Assad, tali Stati usano le organizzazioni terroristiche nella guerra alla Siria, sostenendoli in vari modi, ed ostacolano gli sforzi per trovare una soluzione pacifica che ponga fine ai crimini inflitti dai terroristi al popolo siriano. Il ministro indiano sottolineava l’importanza della cooperazione con la Siria nella lotta al terrorismo e nel consolidare i risultati dei siriani in questo senso, e che sarebbe un errore non rendersi conto dei pericoli del terrorismo che vuole mettere a repentaglio la stabilità mondiale e distruggere la civiltà umana. Infine sottolineava che l’India è pronta ad offrire tutto il possibile per alleviare le sofferenze del popolo siriano e contribuire efficacemente al processo di sviluppo e ricostruzione della Siria. Il Ministro Akbar esprimeva il rifiuto dell’India di ogni ingerenza straniera negli affari interni dei singoli Stati, avvertendo che il terrorismo è una minaccia che non conosce confini, sottolineando il sostegno dell’India a una soluzione politica della crisi in Siria, in cui i siriani possano preservare sovranità ed unità della Siria.
Va ribadito che l’India è oggetto di strali striduli quanto inspiegabili, da parte della quinta colonna atlantista-duginista che, inoltre, in questi giorni supporta l’operato del presidente turco golpista Erdogan, come l’avvio di un’operazione militare sul territorio della Repubblica Araba di Siria. Il 24 agosto, le forze speciali turche entravano nel territorio siriano, presso Jarabulus, avviando l’operazione Eufrate Shield. Tali unità delle forze speciali turche operavano con l’appoggio di 20 carri armati e diversi blindati, il supporto aereo della coalizione guidata dagli Stati Uniti e in coordinamento con 1500 terroristi dell’haraqat Nuradin al-Zinqi, liwa Sultan Murad, Jaysh al-Tahrir, qataib Shuhada al-Turqmani, liwa al-Hamza, liwa al-Mutasim e Jaysh al-Nasr, addestrati in Turchia dai consiglieri statunitensi. La CNN Turk riferiva che i carri armati turchi avevano sparato più di 200 proiettili presso la città siriana di Jarablus, e che aviogetti F-16 dell’aeronautica turca avevano bombardato 11 obiettivi in Siria. Lo scopo dell’operazione è aprire un corridoio dalla Turchia a Mambij, in Siria, sotto la supervisione diretta del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, presente ad Ankara il 24 agosto per incontrare Erdogan e il premier turco Yildirim.

Il Ministro degli Esteri indiano Akbar e il Presidente Bashar al-Assad

Il Ministro degli Esteri indiano Akbar e il Presidente Bashar al-Assad

Un caso da manuale in cui la quinta colonna duginista e la propaganda atlantista convergevano è la questione della base aerea di Hamadan, in Iran, da cui dei velivoli russi avevano operato per tre giorni sulla Siria, per poi ritirarsi a missione conclusa. Un’operazione che la propaganda atlantista e pseudo-eurasiatica ha presentato invece come ennesima frattura, inesistente, tra alleati sul campo di battaglia in Siria. Ciò, è bene ribadirlo, mentre il referente dell’ambiente duginista, la Turchia di Erdogan, come indicato, lanciava un’operazione nel territorio della Siria violandone la sovranità e contro ogni avvertimento del legittimo governo di Damasco.
Screen Shot 2016-08-22 at 21.44.43 Il 15 agosto 2016 velivoli delle Forze Aerospaziali russe (VKS) venivano schierati nella base aerea Nojeh, nell’Iran occidentale, che ospita la 3.za Aerobase Tattica, una base aerea avanzata con una pista di 4600 metri che permette l’impiego dei bombardieri di teatro Tu-22M3 che devono decollare da piste di 2200 metri di lunghezza. Il dispiegamento dei bombardieri strategici russi da Mozdok, in Ossezia del Sud, alla 3.za Aerobase tattica iraniana di Hamadan era stato preparato durante il vertice tra le leadership russa e iraniana di Baku. Il 23 agosto, il portavoce del Parlamento iraniano Ali Larijani annunciava che “gli aviogetti da combattimento russi continuano ad operare dalla Base Aerea Nojeh di Hamadan, e noi e la Russia siamo uniti nella lotta al terrorismo a vantaggio dell’unità dei musulmani della regione. Gli aerei militari russi decollano dalla base aerea di Hamadan dopo esservi riforniti“. Il Ministero della Difesa russo annunciava il 22 agosto che i velivoli che operavano dalla base aerea iraniana avevano effettuato con successo le tre previste missioni antiterrorismo in Siria e che, “Le forze aerospaziali russe useranno la base aerea di Hamadan in Iran secondo accordi bilaterali con Teheran, a seconda della situazione in Siria“. I bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e i cacciabombardieri Sukhoj Su-34 russi dispiegati sulla base aerea Base Aerea Nojeh, presso la città di Hamadan, nel nord-ovest dell’Iran, avevano effettuato una serie di sortite contro centri di comando, basi, depositi di armi e campi di addestramento dei gruppi terroristici Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) e Jabhat al-Nusra/Fatah al-Sham nelle province di Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib, in Siria. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qasemi aveva dichiarato che “La Russia non ha una base in Iran e non ha presenze permanenti. Ha effettuato l’operazione, terminata per il momento. Le relazioni tra Iran e Russia sono strategiche. Iran e Russia hanno una visione simile sulla campagna contro lo SIIL e il terrorismo, e sull’importanza della sicurezza nella regione, e quindi non risparmiano alcuno sforzo per la sicurezza del Paese. La presenza della Russia in Iran era temporanea ed era coordinata, senza comprendere né alcuna base né alcuno schieramento in Iran“. L’ambasciatore russo a Teheran, Levan Djagarjan, a sua volta dichiarava che “Mosca non vede ostacoli nell’ulteriore utilizzo delle infrastrutture iraniane, tra cui la base aerea di Hamadan, per effettuare attacchi contro i terroristi in Siria. Le forze aerospaziali russe possono riprendere le operazioni dalla base iraniana di Hamadan quando opportuno, e su decisione dei leader di Russia ed Iran. Le forze russe hanno attualmente lasciato la base aerea di Hamadan. L’interazione con Teheran sulla Siria ha buone prospettive. La Russia non aveva stabilito alcuna base militare in Iran e la presenza dei velivoli russi in Iran era temporanea e dovuto al consenso dei vertici della Repubblica Islamica, come il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale (SNSC). Questa collaborazione si ripeterà in futuro e sulla base di accordi tra i vertici dei due Paesi, se Teheran e Mosca lo ritengono necessario. Queste operazioni sono volte a reagire contro i terroristi e chiedo a coloro che le hanno criticate se si oppongono alla lotta ai terroristi e se non dovremmo combatterli?
Il segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Iran (SNSC) Ali Shamkhani aveva annunciato che gli aerei russi che operavano dalla base aerea di Nojeh erano rientrati dopo la fine della prima fase della missione, “Gli aerei da guerra russi non dovevano rimanere nella base aerea di Hamadan, anzi dovevano operare dalla base aerea dal 16 al 18 agosto, e gli aerei non erano rientrati il 22 agosto, ma direttamente il 18 agosto, secondo i piani operativi. Oggi, l’Iran è alleato della Russia data la necessità della cooperazione con la potente Russia per resistere alle trame dei taqfiri, e l’impiego della potenza aerea russa nelle operazioni sul terreno pianificate e coordinate con i militari iraniani è un segno di forza e non di dipendenza. La stretta collaborazione tra Iran, Russia e Siria nelle operazioni contro i terroristi taqfiri in Siria ha sventato la strategia degli Stati Uniti per imporre la loro volontà sulla situazione della sicurezza in Siria“. Sottolineando che la guerra psicologica dei media occidentali e sauditi contro la cooperazione tra Iran, Russia e Siria ha lo scopo di distogliere l’attenzione dalle pesanti sconfitte in Siria, Shamkhani ribadiva, “certi Paesi occidentali ed arabi che s’illudevano di mutare il quadro regionale, sono paralizzati dalle iniziative politiche nella difesa e nella sicurezza della Repubblica islamica nelle ultime operazioni. Le relazioni tra Iran e Russia si basano sugli interessi nazionali e rientrano nel quadro della cooperazione strategica che non si limita solo alla lotta al terrorismo, ma che ha aspetti più ampi“.  Infine il Presidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Aladin Borujerdi, sottolineava “che ciò che avveniva a Nojeh rientrava nel quadro delle operazioni del Centro comando congiunto attivo Damasco e Baghdad da un anno, altrimenti non avremmo visto la situazione attuale nella regione“.
Come si vede, nulla di tutto ciò che è stato spacciato dalle agenzie di disinformazione occidentali, ovvero da tutti i media ufficialisti e da gran parte dei cosiddetti media ‘alternativi’, corrisponde alla realtà; il tutto permesso da una misinterpretazione (voluta) delle parole del Ministro della Difesa iraniano Brigadier-Generale Hossein Dehghan, che al Parlamento iraniano invece spiegava che le sue osservazioni sulla base aerea di Hamadan erano state grossolanamente fraintese dai media. Il Generale di Brigata Dehqan descriveva le operazioni aeree russe come elemento della cooperazione strategica tra Teheran e Mosca approvata dal Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran, ed osservava che i velivoli russi utilizzavano la base aerea di Hamadan per effettuare operazioni più efficaci contro i gruppi terroristici in Siria, e concludeva che gli aviogetti russi potevano continuare ad utilizzare la Base Aerea Nojeh per tutto il tempo necessario. Infine, il Ministro della Difesa iraniano annunciava che Teheran aveva “preso in piena consegna il sistema missilistico S-300. Le componenti principali del sistema sono state trasferite in Iran, e le parti restanti vengono preparate per il trasferimento, che sarà completato entro un mese. In proporzione alle minacce ai siti sensibili del Paese, si deciderà lo schieramento del sistema“. Infine, il nuovo sistema radar di difesa aerea nazionale Bavar 373 veniva presentato quale futuro elemento del sistema S-300 schierato in Iran.

Presentazione del radar Bavar-373

Presentazione del radar Bavar-373

Riferimenti:
The Iran Project
Tehran Times
Tasnim News
SANA
RIAC
Modern Tokyo Times
Mehr News
FARS
FARS
FARS
FARS
FARS

L’elezione in Nicaragua sarà un test

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 19/08/2016

nicaraguaDopo che tre statunitensi dell’ambasciata degli Stati Uniti furono accusati di spionaggio e cacciati dal Nicaragua, una protesta fu presentata a Managua contro questa decisione “ingiustificata”, e il governo nicaraguense venne avvertito che il rapporto tra i due Paesi subirà un danno inevitabile nel turismo, commercio ed investimenti cogli Stati Uniti. Il dipartimento di Stato avvertiva che gli statunitensi subirebbero minacce in Nicaragua. La guerra di propaganda contro il regime di Daniel Ortega è diventata così feroce che i commentatori politici concludono sui piani di Washington per “porre fine alla dittatura” in Nicaragua una volta per tutte. L’Iniziativa democratica di Spagna e Americhe (IDEA), forum internazionale creato nell’aprile 2015 per attaccare Ortega e altri leader “populisti” dell’America Latina e dove Washington ne sceglie i membri: tra i favoriti vi sono Álvaro Uribe della Colombia, Alejandro Toledo del Perù, Lucio Gutiérrez dell’Ecuador, Felipe Calderón del Messico, Óscar Arias del Costa Rica, José María Aznar della Spagna, e altri. Tali politici collaborano con gli Stati Uniti continuando a riferirsi a Washington anche dopo il pensionamento. IDEA dichiarava ad agosto di esser molto critica verso il Nicaragua, leggendovi un’espressione da guerra fredda: “La comunità internazionale trova la violazione del sistema democratico in Nicaragua tanto preoccupante che gli ex-capi di Stato e governo ibero-americani hanno deciso di chiedere a OSA e UE di supervisionare criticamente tali gravi violazioni dell’ordine democratico e costituzionale”, continuando a dire che le dichiarazioni dei membri dell’IDEA “possono essere precedute da azioni politiche e diplomatiche, come previsto dal diritto internazionale… per difendere la democrazia e ristabilirla laddove è stata compromessa, come l’attuale esempio del Nicaragua”. Negli attacchi al governo del Nicaragua, la National Security Agency degli Stati Uniti usa materiali ottenuti in anni di sorveglianza elettronica del Presidente Ortega, della famiglia e della cerchia ristretta. L’abile uso di tali materiali rende possibile far circolare ogni sorta di sciocchezze volte a diffamare i politici da colpire con ritorsioni pubbliche. Quasi ogni leader del blocco “populista” in America Latina è attualmente oggetto di tali bassezze: Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, Cristina Fernández de Kirchner, Rafael Correa, Nicolás Maduro, Evo Morales e altri.
Daniel Ortega ha guidato il suo Paese per 13 anni. Fu eletto per tre volte: nel 1985, 2006 e 2012, e non si prevede che avrà avversari nelle prossime elezioni del 6 novembre. I rivali di Ortega lottano tra di loro. Nonostante gli sforzi da dietro le quinte dell’ambasciata degli Stati Uniti, non è stato possibile consolidare l’opposizione nelle elezioni. Perciò gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra lampo di propaganda contro Daniel Ortega, sua moglie Rosario Murillo e i figli. Il filo conduttore di tali “rivelazioni” è noto, qualche fesseria su abusi di potere, corruzione, conti di svariati milioni di dollari in banche estere, proprietà di beni immobili all’estero. Gli Stati Uniti continuano a ciarlare di presunti paralleli con la famiglia del dittatore Anastasio Somoza, “Somoza García accumulò una fortuna enorme, lui e la famiglia divennero tra le persone più ricche delll’America Latina. Al momento della morte, nel 1956, lasciò ai figli 200 milioni di dollari, che triplicarono in pochi anni. Suo figlio Anastasio Somoza Debayle aveva 130 proprietà immobiliari, così come residence e appezzamenti di terreno. Era proprietario di una compagnia aerea (Líneas Aéreas de Nicaragua), di una stazione televisiva (Televisora de Nicaragua), delle miniere d’oro di San Uribe e San Albino, e altro ancora”. Ci si potrebbe chiedere cosa la ricchezza di Somoza abbia a che fare con Ortega e la sua famiglia? Tuttavia, l’autore dell’articolo scrive: “Com’era usuale nei regimi totalitari del passato, non ci sono informazioni affidabili sulle finanze del Presidente del Nicaragua e di sua moglie. Tale questione nodosa è top secret”. Anche se non ci sono “informazioni attendibili” continua a sostenere che la famiglia possiede la catena di stazioni di rifornimento Distribuidora Nicaragüense de Petróleos, oltre a media tra cui quattro canali televisivi, stazioni radio, giornali, siti web, ecc. Inoltre, Ortega ha il controllo del progetto del canale transoceanico che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico, il cui costo è stimato in 50 miliardi di dollari. Questo mega-progetto ha l’appoggio dell’imprenditore cinese Wang Jing.
Naturalmente, il mega-progetto cinese del Canale del Nicaragua è accolto con ostilità da Washington. Non vuole alcuna competizione con il Canale di Panama. E la società Distribuidora Nicaragüense de Petróleo è un modello di cooperazione energetica tra Venezuela e Nicaragua con qualche presenza privata presumibilmente utilizzata dagli amici di Ortega per un loro arricchimento personale. Negli anni in cui i sandinisti erano all’opposizione, Ortega era costantemente di fronte al problema di accedere ai media. I tentativi di comunicare le sue idee al pubblico invariabilmente subivano il boicottaggio. Ma ora la situazione è cambiata drasticamente. Ortega ha cambiato la situazione a proprio vantaggio. Il governo controlla centinaia di siti Internet, nonché i notiziari Nicaragua Triunfa e Nicaragua Comovamos. Decine di stazioni radio provinciali lavorano per il governo, così come stazioni nazionali influenti come Radio Sandino, La Nueva Radio Ya, Radio Nicaragua e Radio Primerísima. Il lavoro del governo e del presidente ha una copertura favorevole sui canali televisivi gestiti da membri della famiglia Ortega. Canal 13, Multinoticias Canal 4, Canale 8 e Telenica Canal 10, e i canali filogovernativi includono anche Canal 23, Canal Extra In Plus, 100% Noticias ed altri. Nessuno dei presidenti “di sinistra” latino-americani gode di una copertura così efficace nell’informazione e propaganda come Ortega. Eppure, nonostante le accuse di esseere una dittatura, il Paese non ha la censura. L’opposizione e, di conseguenza, l’ambasciata degli Stati Uniti, ha la piena possibilità di fare proselitismo. Giornali popolari come La Prensa e El Nuevo Diario e il settimanale Confidencial sono impiegati con particolare vigore verso tale obiettivo. Ortega risponde immediatamente, usando una terminologia ferocemente antimperialista e anti-statunitense. Né tace quando Washington attacca gli alleati del Nicaragua. I discorsi di Ortega a sostegno di Russia, Cuba e governi amici in Ecuador, Bolivia e altrove risuonano in lungo e in largo.
Le basi ideologiche della politica internazionale di Ortega sono immutate negli ultimi anni: basandosi sul rifiuto totale dell’egemonia statunitense, accoppiato a patriottismo, nazionalismo e “socialismo dal volto del Nicaragua”, oltre al supporto alla via latinoamericana all’autentica democrazia popolare. Questo politico 70enne non ha mai cambiato convinzioni rivoluzionarie. Detto ciò, però, è uno stratega flessibile che sa che una superpotenza può colpire in qualsiasi momento e che gli Stati Uniti sono ancora imprevedibili e pericolosi. Da leader di un piccolo Paese che non ha altra scelta se non manovrare, riesce a farlo senza compromettere i propri principi. Nel dicembre 2015 la CIA lanciò l’ennesima provocazione contro il Nicaragua. Influenzati da notizie sulla possibile sospensione dell’amministrazione Obama del trattamento preferenziale che i migranti cubani ricevono entrando negli Stati Uniti, in centinaia si precipitarono ad emigrare dall’Isola. Il percorso suggerito dai “ben intenzionati” di Miami fu: prima in aereo da L’Avana all’Ecuador (alcun visto necessario), poi in bus fino al Messico, e da lì negli Stati Uniti. Niente di cui preoccuparsi, o almeno così sembrava. Tuttavia, la contro-intelligence del Nicaragua ebbe alcune informazioni sui piani della CIA per usare tali migranti per agitare le acque. Dopo l’arrivo in Nicaragua dal Costa Rica, il loro viaggio verso Honduras, Guatemala e Messico doveva fermarsi e gli immigrati cubani si sarebbero trovati bloccati in Nicaragua per molto tempo. Come previsto dalla CIA, avrebbero dovuto essere la miccia della bomba a orologeria per destabilizzare il Paese. Pertanto, la decisione di Daniel Ortega fu netta: non ci sarebbero state porte aperte e chi aveva tracciato il piano dei migranti, doveva subirne il caos! La pretesa che i migranti fossero ammessi fu urlata al “regime disumano” da tutte le organizzazioni per i diritti umani finanziate da fondazioni statunitensi. I membri del Sistema d’integrazione centroamericana (SICA) criticarono pubblicamente la decisione di Ortega. I migranti stessi, come a un segnale, cercarono di sfondare il confine con il Nicaragua, con bambini e donne gravide messi avanti. Il governo del Nicaragua ebbe bisogno di tempo per respingere i fuggitivi in Costa Rica. Le tensioni scesero dal febbraio-marzo 2016. Ortega rifiutò di farsi ricattare e Washington dovette finanziare di nascosto l’alleata Costa Rica per mantenere i migranti ed evacuarli via aerea…
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Nicaragua, nuove provocazioni sono da attendersi dalle agenzie d’intelligence e dall’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciatrice Laura Dogu lavora assiduamente con la comunità imprenditoriale del Nicaragua, per persuaderla che l’amministrazione sandinista e la sua politica del “socialismo dal volto del Nicaragua” potrebbe colpire soltanto i loro interessi commerciali. L’ambasciata degli Stati Uniti ha evidentemente intensificato il lavoro con media e attivisti di organizzazioni non governative ed organizzazioni indigene, così come coi giovani. Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, diplomatici, membri dello staff di USAID (un ramo della CIA) e volontari dei Peace Corps puntano le loro speranze sui giovani del Nicaragua, vedendo la demografia come promettente nella lotta al regime del Nicaragua. La Costituzione non ostacola la rielezione del Presidente Ortega. È stato accusato di avere il controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, ma il fattore principale per garantirne la rielezione è l’ampio sostegno popolare, di cui Ortega gode grazie ai programmi sociali creati durante il suo mandato. Nonostante le idee socialiste ed antimperialiste, il presidente ha molti sostenitori nel mondo degli affari del Paese. Le previsioni elettorali di novembre non appaiono di buon auspicio per i cospiratori dell’ambasciata degli Stati Uniti: Daniel Ortega ancora una volta sarà eletto presidente.VENEZUELA-OIL-PETROCARIBE-SUMMIT-ORTEGALa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.294 follower