Hezbollah combatte la battaglia decisiva in Siria

Tony Cartalucci, LD, 27 giugno 2016Group of Hezbollah fighters take position in Sujoud village in south LebanonIl leader di Hezbollah Sayad Hasan Nasrallah ha annunciato l’intenzione per rafforzare le posizioni in Siria, in particolare ad Aleppo. Al-Manar nell’articolo, “S. Nasrallah: Hezbollah rafforzerà le truppe ad Aleppo per compiere la grande vittoria“, riferisce che: “Il Segretario generale di Hezbollah Sayad Hasan Nasrallah ha confermato che il partito invierà altre truppe ad Aleppo in Siria, dove una grande battaglia continua per sconfiggere il progetto taqfiro-terrorista sostenuto da Arabia Saudita e Stati Uniti”. Nasrallah aggiungeva che gli alleati regionali degli Stati Uniti si preparano ad inondare la Siria di migliaia di altri agenti terroristi nel tentativo di occupare Aleppo, sottolineando come il cosiddetto “cessate il fuoco” sia stato utilizzato dai vari gruppi terroristici sostenuti da statunitensi e sauditi per prepararsi ai successivi combattimenti.

Nasrallah avvertì il mondo nel 2007 dell’imminente catastrofe in Siria
Nel 2007 Nasrallah fu intervistato dal giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh, nell’articolo “Il cambio di direzione: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?“. Nasrallah affermò, discutendo della guerra civile in Iraq, anni prima della comparsa della crisi siriana: “di ritenere che gli USA volevano anche frammentare Libano e Siria. In Siria, ha detto, il risultato sarà spingere il Paese “nel caos e in scontri interni come in Iraq”. In Libano, “Ci sarà uno Stato sunnita, uno alawita, uno cristiano e uno druso”, ma, disse, “Non so se ci sarà uno Stato sciita”.” Credeva che dei tentativi sarebbero stati fatti per scacciare la Shia da Libano, Siria e sud dell’Iraq, spiegando il motivo per cui l’autoproclamato “Stato islamico” (SIIL) opera comodamente in Siria e Iraq come strumento per influenzare geopoliticamente non solo la Siria, ma l’intera regione. L’articolo di Hersh del 2007 rivelava anche un altro aspetto importante della politica estera degli Stati Uniti, evidente al momento e profetico in retrospettiva. L’articolo dichiarava che: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, nelle operazioni clandestine per indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti presero anche parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività fu il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che abbracciano una visione militante dell’Islam ostili agli USA e vicini ad al-Qaida”. In sostanza, l’inchiesta di Hersh rivelava già nel 2007 che gli Stati Uniti collaboravano con gli alleati regionali come l’Arabia Saudita per sostenere i gruppi armati e le reti politiche dei terroristi, tra cui i Fratelli musulmani, preparandosi a suddividere e distruggere la regione, tra cui Siria e Libano.

La lotta della Siria è la lotta del Libano e di Hezbollah
11236423 Le agenzie propagandistiche di spicco di Washington, travestite da giornalismo come il Daily Beast, insistono sul fatto che la lotta di Hezbollah in Siria sia disgiunta dalle presunta finalità dell’organizzazione, che secondo Daily Beast semplicisticamente è “combattere Israele”. Nell’articolo, “I combattenti di Hezbollah sono stufi della guerra che combattono in Siria“, secondo la tipica “moda giornalistica” occidentale, Daily Beast rinvia a una manciata di anonimi aneddoti per sostenere la premessa infondata che promuove tale racconto vacuo. Lo scopo di Hezbollah non è “combattere Israele”, ma proteggere il Libano e la popolazione sciita da ogni minaccia. L’articolo di Hersh del 2007 rivelava che, oltre a proteggere le popolazioni sciite, come anche l’ex-operatore della CIA Robert Baer ammise, Hezbollah aveva anche un ruolo primario nel proteggere le altre minoranze della regione, tra cui i cristiani, quando la guerra per procura di al-Qaida guidata da Washington iniziò. Dato che lo scopo reale di Hezbollah è la difesa del Libano, non è difficile capire il motivo per cui ha investito così pesantemente nella guerra che infuria nella vicina Siria. La belligeranza del regime attuale d’Israele è solo una delle tante gravi minacce che incombono sul futuro del Libano. L’espansione di gruppi estremisti come al-Nusra, al-Qaida e Stato islamico sostenuti con denaro, armi e supporto politico da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Giordania, è un’altra minaccia esistenziale non solo alla Siria, ma ai vicini, tra cui il Libano. Il Libano, infatti, è uno dei tanti canali attraverso cui i combattenti della guerra per procura degli USA ricevono notevole supporto, comportando scontri in Libano tra i gruppi estremisti con Hezbollah ed esercito libanese nel tentativo d’interdire il flusso di uomini e materiali. Ma l’impatto attuale della guerra siriana sul Libano è solo una delle minacce alla nazione che affrontano i suoi difensori. L’altra è la prospettiva del collasso del governo e la diffusione dei gruppi terroristici in Siria sostenuti dall’occidente e dagli alleati regionali.

La Libia avverte i vicini della Siria: “Siete i prossimi”
Come si è visto in Libia, il crollo del governo istigato dell’occidente e il successivo cambio di regime è solo il primo passo delle grosse ambizioni dell’occidente. La Libia fu poi utilizzata come trampolino di lancio per inviare combattenti e armi nelle altre nazioni prese di mira dai “cambi di regime” di Washington, tra cui la Siria. Gli osservatori del conflitto siriano possono ricordare che alla fine del 2011 e all’inizio del 2012, la Libia inviò un numero significativo di terroristi ed armi nel conflitto siriano, entrando nel Paese dalla Turchia membro della NATO e con l’assistenza del governo degli Stati Uniti, guidando l’invasione della città più grande della Siria, Aleppo. Nel novembre 2011, il Telegraph, nell’articolo, “I capi islamisti libici hanno incontrato il gruppo di opposizione dell’ELS“, riferiva: “Abdulhaqim Belhadj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex-capo del Gruppo combattente islamico libico, “incontrava i capi dell’esercito libero siriano ad Istanbul e al confine con la Turchia”, secondo un ufficiale che lavora per Belhadj. “Mustafa Abduljalil (presidente libico ad interim) ce l’ha mandato”.” Va notato che il capo terrorista sostenuto dagli Stati Uniti, Belhadj, ora svolgerebbe un ruolo centrale nella presenza dello SIIL in Libia. Un altro articolo del Telegraph, “I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani”, ammetteva: “I ribelli siriani hanno avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, l’obiettivo di garantire armi e soldi all’insurrezione contro il regime del Presidente Bashar al-Assad. Nel corso della riunione, tenutasi ad Istanbul con funzionari turchi, i siriani hanno chiesto “assistenza” ai rappresentanti libici che offrivano armi e forse volontari. “C’è qualcosa in programma per inviare armi e perfino combattenti libici in Siria”, ha detto una fonte libica, parlando sotto anonimato. “C’è un intervento militare in corso. Nel giro di poche settimane si vedrà“.” Nello stesso mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria avviando i combattimenti e, successivamente, Ivan Watson della CNN accompagnò i terroristi oltre il confine turco-siriano ad Aleppo, rivelando che i combattenti erano in realtà terroristi stranieri, in particolare libici, ed ammettendo che: “Nel frattempo, i residenti del villaggio dove avevano sede i cosiddetti ‘Falconi’ siriani, avevano detto che vi erano combattenti nordafricani nei ranghi della brigata. Un combattente libico volontario ha anche detto alla CNN che voleva viaggiare dalla Turchia alla Siria in pochi giorni per aggiungere un “plotone” di combattenti del movimento armato libico”. La CNN aggiunse: “l’equipe della CNN ha incontrato un combattente libico che recatosi in Siria dalla Turchia con altri quattro libici. Il combattente indossava la mimetica e aveva un Kalashnikov. Ha detto che altri combattenti libici erano in arrivo. I combattenti stranieri, alcuni dei quali giunti perché cercano chiaramente… una jihad. Quindi ciò è una calamita per i jihadisti che vi vedono la lotta per i sunniti”. Ricordando tutto questo, si può solo immaginare quanto maggiore sarebbe la portata di tali gruppi terroristici con una Siria divenuta altro snodo per addestrare, armare e spedire terroristi mentre l’occidente avvia la sua guerra per procura in Libano, Iran, perfino Russia meridionale e Cina occidentale.
Il Libano, senza il governo e i militari della Siria, e con l’Iran che combatte contro una guerra per procura che inevitabilmente arriverebbe nel proprio territorio se la Siria dovesse cadere, non avrebbe possibilità contro gli agenti della multinazionale del terrorismo guidata dagli USA. La battaglia della Siria è una guerra del Libano, come anche di Iran, Russia e persino Cina. Queste nazioni supportano e difendono il governo siriano non solo per obbligo verso un alleato. Lo fanno capendo dove il conflitto arriverebbe dopo, se non terminasse in Siria ora. Perciò Russia, Iran, Libano e in misura minore Cina, non possono permettersi di abbandonare la Siria. Questo è anche il motivo per cui le “assicurazioni” degli Stati Uniti che solo col “cambio di regime” in Siria il conflitto finirebbe, non vanno considerate. Il “cambio di regime” non è finito col conflitto in Libia, né col ruolo della Libia nel sostenere altri conflitti all’estero. Non finirà neanche in Siria. Porterà solo a un successivo e molto più grande conflitto. Hezbollah non si batte per “Assad” in Siria, ma combatte per il Libano e la stabilità della regione da cui il futuro del Libano dipende.11393064Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla Shanghai Cooperation Organization

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla SCO
Asialive, 26 giugno 2016 – Fort Russmodi-sco-759Siria, Egitto e Israele hanno formalmente chiesto l’adesione alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri hanno discusso anche l’adesione dell’Iran. L’interesse di Siria, Israele e Egitto per partecipare alla Shanghai Cooperation Organization è stato dichiarato al briefing a Tashkent dal rappresentante speciale presidenziale per gli affari della SCO Bakhtijor Khakimov. La richiesta dalla Siria di adesione con lo status di osservatore si ebbe l’anno scorso, ma avendo gli Stati membri della SCO hanno deciso l’avvio della collaborazione con i nuovi arrivati dai fondamentali, si parla di “partnership nel dialogo”, secondo Khakimov. I presidenti dei Paesi membri della SCO hanno anche discusso la prospettiva di adesione permanente dell’Iran. Attualmente i sei membri permanenti della SCO sono Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Tagikistan e Uzbekistan. L’ultimo vertice della SCO si è svolto a Tashkent, dove hanno partecipato i presidenti dei sei Paesi membri. Oltre ai sei presidenti della SCO erano presenti i leader dei Paesi osservatori: Presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani, Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko, Presidente della Mongolia Tsakhiagijn Elbegdorj, Presidente del Pakistan Mamnoon Hussain, Primo Ministro dell’India Narendra Modi e Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif. Ospite speciale del Presidente dell’Uzbekistan era il Presidente del Turkmenistan Gurbangulij Berdymukhammedov.

La SCO dimostra il vigore della cooperazione geopolitica
Global Times 24/06/2016

CloSfuvXEAAaKTGLa Shanghai Cooperation Organization (SCO) iniziava il vertice annuale a Tashkent, Uzbekistan. Poiché quest’anno ricorre il 15° anniversario dell’istituzione della SCO, è il momento di rivedere il passato e anche guardare al futuro. India e Pakistan sono decisi a firmare formalmente il memorandum fondamentale per l’adesione alla SCO. L’espansione dell’organizzazione ne indica fascino e prospettive. L’occidente ha spesso minimizzato la SCO da quando fu fondata nel 2001. I Paesi occidentali anzi sottolineano alcuni problemi inerenti alla SCO, come ad esempio diversi valori, livelli di sviluppo e dimensione degli Stati aderenti e l’assenza di un leader. Eppure, nonostante la sottovalutazione, la SCO è cresciuta realisticamente, senza adottare azioni clamorose chiaramente impegnata a creare un futuro costruito senza pretese. E’ difficile definire chiaramente la SCO rispetto alle organizzazioni occidentali. A qualunque cosa sia paragonata, NATO, UE o ASEAN, la SCO è fondamentalmente un’organizzazione di cooperazione nata dalla cooperazione anti-terrorismo contro le tre forze del male in Asia centrale, per poi dipanarsi verso i campi economico e culturale, difatti compiendo progressi. Con i sei osservatori, di cui due, India e Pakistan, che divengono membri ufficiali, la SCO ha dato speranza alle loro prospettive. Il continente asiatico presenta una forma di coesione differente dai raggruppamenti della Guerra Fredda. La SCO è la nuova costruzione di un gruppo di nazioni. Paesi geograficamente vicini che devono avere rapporti e affrontare sfide simili. La SCO svolge il proprio lavoro di cooperazione secondo richieste ed esigenze degli aderenti, chiedendo di potervi far beneficiare tutti, mentre gli Stati aderenti non debbono subirla. Nel periodo della Guerra Fredda, molte organizzazioni internazionali ebbero rivali strategici esteri, ma la SCO no, non essendo diretta contro alcuno. Con la partecipazione dell’India, la SCO non si potrà definirla NATO orientale. Nel frattempo, qualsiasi forza estera che consideri la SCO una minaccia è inguaribilmente dominata dalla mentalità da Guerra Fredda. Tali dubbi emergono probabilmente perché l’occidente, in particolare gli Stati Uniti, è ben consapevole di essere andato troppo oltre nel fare pressione su Cina e Russia da cui, quindi, la preoccupazione che esse costruiscano un’organizzazione per affrontarlo. Ma dalla SCO, l’occidente può trovare un nuovo tipo di vitalità nella cooperazione geopolitica. Questo sarà la via che le organizzazioni geopolitiche dovrebbero seguire. In 15 anni gli estremisti in Asia centrale sono stati ridimensionati notevolmente e i Paesi della regione rimangono stabili grazie alla SCO, perciò desiderano unirsi ulteriormente. Le forze estere come gli Stati Uniti dovrebbero avere pieno rispetto per un’organizzazione come la SCO. La voce della SCO, ad esempio sul Mar Cinese Meridionale, parla a nome del mondo non occidentale. Washington avrà seri guai se interpreta male questa voce.1041866366Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brexit: l’Europa cade nel baratro

Intervista al noto geopolitico russo Aleksandr Dugin – Katehon, 25/06/201658085– La prima domanda è “il futuro”?
Dugin (D): Il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea è un evento d’importanza colossale. L’intera architettura del mondo cambia perché non si tratta solo di un Paese europeo, ma di uno dei poli della civiltà europea. E se il Regno Unito si dice fuori dall’Europa, fuori dall’UE, significa che il valore dell’UE cambia. La cosa più importante è che nessuno permetterà un’Europa senza la Gran Bretagna. Si può dire che sia la fine dello spazio di civiltà.

– Si tratta della rinascita dello sciovinismo inglese o solo dei vari problemi apparsi negli ultimi tempi?
D: Il Regno Unito non ha né le risorse, né la voglia, né la possibilità di giocare un vero ruolo importante. Il centro della civiltà occidentale è passato negli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale. Quello che si vide in Europa negli anni ’70-’80, quando iniziò il processo di unificazione europea, non era la volontà europea ma della civiltà atlantica incentrata negli Stati Uniti. Gli statunitensi decisero di porre l’Unione europea sotto controllo ed oggi, infatti, la respingono. E il Regno Unito è il polo più filo-statunitense nell’UE. Se il Regno Unito non sarà più nell’UE, non sarà necessaria l’Unione europea continentale franco-tedesca.

– E’ l’appello della Gran Bretagna a Unione europea e USA a voler seguire tali regole?
D: Le regole del mondo globale non possono essere violate da alcuno Stato sovrano, in particolare dal Regno Unito che non è più una grande potenza. In realtà, il controllo mondiale appartiene solo agli Stati Uniti. Il Regno Unito non sarà soddisfatto di certe cose, si tratta di atti propri, di un diritto sovrano. Ma se l’élite globale ha reso possibile la Brexit, significa che domani potrebbe vedere Francia, Germania o Italia ritirarsi dall’UE… Non credo che sia possibile tornare agli Stati nazionali, come l’Europa del sistema di Westfalia. Si parla di qualcos’altro. Nessuno consentirà che l’Europa torni nelle stesse condizioni precedenti l’avvio del processo d’integrazione. Penso che vedremo ulteriori processi molto inquietanti in Europa, una vera e propria guerra civile. Se gli inglesi sono fuori dall’UE, non lo sono dalla crisi politica migratoria che continuerà ad aggredire, e neanche dai valori ultraliberali. A mio parere, gli inglesi non hanno subito molto l’Europa. Sì, non gli piacciono certe cose. In effetti, l’Unione europea senza Regno Unito è un’Unione europea diversa. Se dovesse restare senza di essa, se cominciasse a volgersi verso i veri interessi europei continentali, avrebbe una possibilità. Ma semplicemente ciò non accadrà.

– E’ d’accordo che l’Italia, per esempio, non sia pronta a tali eventi?
D: Se lo si chiedesse oggi agli italiani, naturalmente, se ne andrebbero. E sappiamo che Lega Nord e Movimento Cinque Stelle lo chiedono. Va affrontata la verità: l’Unione europea va a pezzi; è la fine della Torre di Babele basata su geopolitica atlantica e sistema di valori liberali. Va notato quando si dovesse tenere un referendum. Se si dà alla gente troppo potere, voterà ciò che vuole. Così gli inglesi hanno potuto tenere questo referendum e andarsene. Se ora i cittadini europei avessero tale opportunità e italiani, tedeschi, francesi votassero per il ritiro dall’Unione europea, credo che avverrebbe il giorno dopo.

– A proposito del referendum in Scozia di due anni fa, si votò contro l’uscita dal Regno Unito, e la sua leadership fa capire chiaramente che un nuovo referendum per l’indipendenza non è lontano. È possibile?
D: Gli scozzesi hanno una certa ansia verso gli inglesi. Hanno subito molto il razzismo inglese, così come gli altri celti, gli irlandesi, che attualmente parlano di unificazione. Non ci sarà il ritorno al nazionalismo inglese. Gli scozzesi sono a favore dell’Europa come difesa contro gli inglesi, che infastidirono il mondo con la loro politica imperiale. La Gran Bretagna non solo lascia l’Unione europea, ma scompare dalla storia. Ma il Regno Unito, il destino di Cameron, il destino della Scozia e dell’Irlanda unita non sono la cosa più importante. Vediamo la fine dell’Europa, qualcosa che Spengler e i nostri slavofili predissero. L’Europa cade nel baratro per via della propria ideologia ultra-liberista e penso che la via morbida per uscire da tale situazione, sciogliere l’Unione europea, non funzionerà.

– La gente vede crollare tutto ma ancora biasima la Russia: ancora una volta vediamo chi ne sia responsabile.
D: E’ una vera sorpresa, ma hanno ragione, mentre c’è la Brexit a Tashkent si crea il centro alternativo della civiltà multipolare, la SCO. Si tratta di più della metà del mondo, della stragrande maggioranza della popolazione e delle potenze nucleari. India e Pakistan aderiscono alla SCO e l’Iran ha parzialmente accettato di farne parte. Cosa accade oggi: Brexit e SCO, che diventa una forza importante, sono spostamenti del centro di civiltà; il centro dell’ordine mondiale è totalmente nell’altra metà del mondo. È il passaggio da occidente al mondo eurasiatico. Infatti è la nostra celebrazione. I fondatori dell’Eurasiatismo dissero: “L’occidente e il resto”. La Brexit è il crollo dell’occidente e una vittoria per l’umanità che si oppone all’occidente e cerca la sua strada. E il fiore all’occhiello del genere umano è la SCO, la Russia, l’attuale libera sovrana multipolare Russia guidata da Putin e da chi è nel club eurasiatico. La gente comune comprende correttamente tutto. Non possono spiegarlo ma credo che ci sia qualche profonda asimmetria tra le élite politiche e gli interessi dei popoli nel mondo. Le élite impongono il loro ordine del giorno e i popoli vogliono qualcosa di completamente diverso. Il popolo intuitivamente capisce che oggi il Regno Unito s’è liberato dal diktat dell’Unione Europea, di Bruxelles, e domani altri Paesi europei seguiranno la sua strada, e non è lontano il giorno in cui i popoli seguiranno il proprio destino.

– C’è un proverbio: non c’è ‘Unione europea senza Gran Bretagna, come non c’è NATO senza la Germania. Vero?
D: La Germania è un caso molto più complesso, ha meno libertà democratiche e vi è maggiore influenza politica statunitense. E se il Regno Unito è alleato volontario degli Stati Uniti, la Germania fu costretta a diventarlo, quindi è pericoloso parlare del suo ritiro dall’UE. Tuttavia, ora vi sono diversi politici molto popolari e che lo saranno ancor più. Si tratta di Alternativa per la Germania, e Frauke Petry. leader del partito, si è rallegrata elogiando gli inglesi che hanno dato l’esempio. La NATO è la prossima. Alcuni lasceranno l’UE, altri la NATO, mentre l’occidente ha perso l’immagine di se stesso.

– E’ la fine?
D: Ora il ciclo dell’UE declina, iniziando a tramontare. Ciò non vuol dire che lo è già. Le persone che riconoscono la tendenza non sono per nulla calmate dalla rassicurazione che non accade niente di brutto, che si può ancora sistemare. Ma chi comprende la tendenza sa ciò che accade e ci ragiona sopra. Per gli analisti che leggono su scala globale, l’Unione europea è finita, in modo irreversibile. Gli inglesi non rivoteranno e il punto di non ritorno della decadenza dell’Europa è superato.

– Cosa aspettarsi?
D: Gli europei devono prepararsi a rivoluzioni colorate e disintegrazione dell’Unione europea. Dobbiamo essere pronti a difendere ripresa e rafforzamento del nostro polo alternativo globale. Non sarà facile. Deve essere chiaro che l’occidente è una bestia agonizzante, un drago ferito che può dare colpi di coda. Così ora dobbiamo essere calmi, sicuri e decisi a raggiungere il nostro obiettivo. Questa è una battaglia vinta, ma non è la guerra vinta. Dobbiamo seguire la strada per costruire un mondo multipolare e difendere i nostri interessi approfittando degli eventi.Britain Reacts To The EU Referendum ResultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Esercito Arabo Siriano intrappola i terroristi ad Aleppo

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 25/6/201613950406000446_PhotoIVi sono diversi importanti fronti combattuti dal legittimo Esercito della Repubblica Araba Siriana, ma alcuno è più sensibile di quello settentrionale di Aleppo. Si può dire che la Provincia di Idlib sia lentamente erosa dall’esercito mentre sempre più posizioni vengono consolidate presso l’area di Jisr al-Shughur, fermo restando che l’attenzione di oggi è su Aleppo, la città più grande della Siria e più industrializzata. Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano, ha chiarito decisamente che la battaglia per Aleppo è cruciale per l’esistenza del Fronte della Resistenza e alcun sforzo può essere risparmiato nel liberare la città. Perché? E’ risaputo che Erdoghan e la sua banda di stupratori, ladri e saccheggiatori deviano importanti risorse economiche dalle province del nord della Siria alle terre turche dove la sua famiglia, soprattutto, ha inghiottito la maggior parte del profitto di tali attività illegali. Che si tratti degli impianti industriali di Shayq al-Najar o Layramun, presso Aleppo, o di Dayr al-Zur e Homs orientale dove il greggio viene pompato da ingegneri arruolati, alcuni inviati dai turchi, il modello è fin troppo chiaro: se la Siria non recupera i suoi centri economici, la strada della ripresa richiederà molto più tempo e ancora più assistenza finanziaria di quanto molti alleati possano sopportare. Non va dimenticata l’importanza che la puzzola Obama ha dato ad Aleppo. Mentre la visione di Erdoghan di un rinato impero ottomano potrebbe non essere in sintonia con la strategia di Obama, entrambi condividono una sola ossessione, dare sostanza alla presenza “dell’opposizione moderata” ai colloqui di Ginevra, e in mancanza di ciò, gli Stati Uniti continueranno a perseguire la suicida politica di rafforzare i gruppi curdi, nella speranza che tale rapporto comporti la balcanizzazione di Siria e Iraq. Ho discusso in numerosi articoli dell’importanza di bloccare il gasdotto dall’Iran proiettato attraverso l’Iraq verso le coste siriane. Quando ci si avvicina al soggetto, all’ombra delle promesse sconsiderate di Washington ai curdi, si vedrà facilmente il motivo per cui gli Stati Uniti vanno dritti verso un’altra grande debacle in politica estera. I curdi semplicemente non possono estendersi troppo a sud dagli immaginari confini dello Stato curdo che i suoi campioni chiamano “Rojava“. Affinché gli Stati Uniti possano attuare un qualsiasi blocco del gasdotto, Washington deve trattare con lo SIIL, tentando di evitare l’avanzata dell’Esercito Arabo Siriano nella regione. E’ ormai fin troppo chiaro che doppio gioco e pugnalate alle spalle degli Stati Uniti sono usciti dal buio del proverbiale armadio alla luce del giorno. Ed è qui che la Russia ha tracciato la linea. Che siano Arabia Saudita o Stati Uniti a cercare disperatamente di salvarsi da un disastroso fiasco in politica estera, o la Turchia che cerca di realizzare i sogni dell’imbecille al vertice del potere ad Ankara, tali politiche concorrenti, e tuttavia potenzialmente armoniche, vanno direttamente contro gli incrollabili interessi della Federazione Russa. E ciò che è ancor più pericoloso per gli zoticoni della Casa Bianca è il fatto che l’Iran vede l’incursione della NATO in Siria come nient’altro che un’invasione contro l’Iran stesso. L’Iran non può che, senza risparmiare alcuno sforzo, fermare il tentativo maniacale di sterminare il popolo siriano. E non abbiamo ancora visto che il 5% dell’intervento di Teheran nel porre fine al tormento. Solo il futuro dirà quanto ha investito l’Iran nella longevità del governo siriano e delle sue istituzioni.
1017685366 John Kerry guarda impotente mentre l’Esercito Arabo Siriano a terra, e la sua Aeronautica, sostenuti energicamente dall’Aeronautica russa, decimano ciò che resta dei terroristi supportati dalla NATO ad Aleppo. Ricevo buone notizie sulla situazione nella città. Per la maggioranza vi sono serie privazioni. Distruggere e rubare sono le regole del gioco di oggi e non c’è forza dell’ordine che possa impedirlo. Tuttavia, come un amico mi ha detto, “le sanguisughe che campano sulla popolazione di Aleppo sanno che è giunto il momento di trovare un altro lavoro“. Ha senso la chiusura dell’arteria Ayntab (Gaziantep) – Castillo che condanna a morte non solo i terroristi di Aleppo, ma anche i loro sostenitori e i vampiri che succhiano il sangue dalla popolazione innocente di questa grande città. I gangster sono ben noti al popolo e al governo. La loro fine non sarà bella. Le roccaforti dei gruppi terroristici, quasi tutti di Jabhat al-Nusra/al-Qaida, Ahrar al-Sham e Jaysh al-Fatah, sono ad al-Layramun, Jamiyat al-Zahra e Bani Zayd. Si tratta di aree in cui terroristi non possono permettersi di perdere, se non perdendo tutta Aleppo. Queste aree sono costantemente rifornite dalla Turchia, da Gaziantep dove l’MI6 inglese ha per lo più “contractors indipendenti”, verso la città passando da Azaz e dall’autostrada di Castillo. È la linfa vitale dei terroristi che non va recisa. Sempre più intensamente nelle ultime 2 settimane, le forze aeree siriane e russe polverizzano Bani Zayd, quartiere del tutto spopolato ad eccezione dei terroristi e loro famiglie. I terroristi di Jabhat al-Nusra/al-Qaida e Ahrar al-Sham si sono deliberatamente riuniti nella zona, per dare a Kerry la foglia di fico affinché tali gruppi qui non siano attaccati, dato che non sono definiti “gruppi terroristici” come al-Qaida o SIIL. I russi ne hanno avuto abbastanza di tale speciosità e Kerry sa che Ahrar al-Sham sé rifiutato di staccarsi da al-Qaida. Temendo lo scontro con l’Aeronautica russa, gli Stati Uniti non hanno insistito troppo ad alleviare l’area. Ieri, la Syrian Arab Air Force ha condotto più di 40 sortite sganciando le nuove bombe pesanti acquisite dalla Russia. Mentre tutto ciò accade, le forze di Hezbollah a Nubul e Zahra avanzano verso sud (circa 2000 effettivi) per incontrarsi con le nuove forze dal Libano. Tutto questo in coordinamento con l’Alto Comando siriano. L’assalto a Bani Zayd e ad al-Layramun avverrà quando tutte le forze interessate saranno in posizione. Da oggi l’autostrada che da Gaziantep va Castillo è chiusa all’80%, e lo sarà totalmente al più presto. Parlando delle forze che si raggruppano, Hezbollah ha inviato 1500 truppe scelte per sostenere le forze già presenti ad al-Hadhar. Nel frattempo, vi è la conferma che la 4.ta Divisione meccanizzata al comando del Maggior-Generale Mahir al-Assad è arrivata a sud di Aleppo per supportare gli altri gruppi, come Liwa al-Quds e PDC, nel sterminare i ratti sostenuti dagli anglo-statunitensi. Ho una notizia, seppure vaga, secondo cui i PDC assaltavano la posizioni di Ahrar al-Sham nella zona di Jamiyat al-Zahra, eliminando più di 30 ratti. I combattimenti interessano le nostre truppe che avanzando su Qubatan al-Jabal. Nel tentativo di impedire il rischieramento, i terroristi hanno fatto esplodere 2 tunnel causando pochi danni ai nostri soldati e ai loro armamenti. Assistiamo all’equivalente del D-Day.A9WTxMGr

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vera “catastrofe” della Brexit: i 400 più ricchi del mondo perdono 127 miliardi di dollari

Zerohedge 25 giugno 2016

Con tutto l’allarmismo e le minacce sull’imminente apocalisse finanziaria che sarebbe stata la vittoria della Brexit, assieme alle terribili previsioni da gente come George Soros, Banca d’Inghilterra, David Cameron (che ha anche invocato la guerra) e perfino Jacob Rothschild, qualcosa di “inaspettato” è successo ieri, la borsa del Regno Unito ha avuto la migliore prestazione sul mercato europeo dall’esito della Brexit.20160624_EU1_0Questo risultato era proprio quello atteso tre giorni prima, per motivi che scrivemmo in “Soros sbaglia“, dove dicemmo “in un mondo in cui le banche centrali corrono a svalutare le valute con tutti i mezzi necessari, solo per avere un vantaggio competitivo modesto nelle guerre commerciali globali, il crollo della sterlina inglese è esattamente ciò che la Banca d’Inghilterra dovrebbe volere, se questo significa avviare l’economia del Regno Unito“. Venerdì scorso, il mercato l’ha apprezzato pure, rivelando che il grande perdente della Brexit non era il Regno Unito, ma l’Europa. Non solo, come abbiamo notato ieri in “Chi sono i maggiori perdenti della Brexit?“, ci sono perdenti ancora più grandi dell’UE: i più ricchi in Gran Bretagna ed Europa.20160624_britbillions_0I 15 cittadini più ricchi della Gran Bretagna hanno perso 5,5 miliardi di dollari di fortune collettive, dopo che il Paese ha votato l’abbandono dell’Unione europea. L’uomo più ricco della Gran Bretagna, Gerald Grosvenor, ha accusato il colpo perdendo 1 miliardo di dollari, secondo l’indice Bloomberg dei miliardari, seguito dal proprietario della Topshop Philip Green, dal barone terriero Charles Cadogan e da Bruno Schroder, azionista di maggioranza della Money Manager Schroders Plc. Non solo in Gran Bretagna: come Bloomberg aggiungeva, le 400 persone più ricche del mondo hanno perso 127,4 miliardi di dollari mentre i mercati azionari globali annaspavano alla notizia che gli elettori inglesi decidevano di lasciare l’Unione europea. I miliardari hanno perso il 3,2 per cento del loro patrimonio netto totale, portando la somma combinata a 3,9 trilioni di dollari, secondo l’indice Bloomberg dei miliardari. La perdita peggiore la subiva la persona più ricca d’Europa, Amancio Ortega, che ha perso più di 6 miliardi di dollari, mentre gli altri nove hanno perso oltre 1 miliardo di dollari, come Bill Gates, Jeff Bezos e Gerald Cavendish Grosvenor, la persona più ricca del Regno Unito. Ironia della sorte, si scopre che quando George Soros minacciava “La Brexit vi renderà tutti poveri, fate attenzione” ciò che intendeva veramente era “che mi renderà più povero”. Sì George, la gente conosceva il motivo per cui votare come ha votato.eu puzzleTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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