Geopolitica dei Balcani: Cina e Serbia espandono la cooperazione strategica ed economica

Zivadin Jovanovic, Global Research, 26 maggio 2016Bookfair_InSerbia-0036Serbia e Cina coltivano una lunga amicizia e fiducia reciproca basata sulla cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Attualmente, quando certi Paesi europei, americani e altri competono per la cooperazione cinese, la Serbia ha già capacità e base per rafforzare la cooperazione con la seconda potenza economica nel mondo e migliorare le mutue relazioni a livello strategico. In realtà, questo è esattamente ciò che la Serbia fa. L’imminente visita del Presidente cinese Xi Jinping e l’attesa firma di un accordo generale sulla relazione strategica certamente accelererà la cooperazione in tutti i campi.
Cina e Serbia si percepiscono stabili e soldi partner affidabili. La Serbia, anche se dall’economia relativamente piccola, ha notevole capacità di sviluppo futuro, in particolare nelle infrastrutture, energia e produzione alimentare. Inoltre, la Serbia occupa una posizione geopolitica favorevole essendo allo stesso tempo nel Sud Europa, Europa centrale e Paese danubiano, crocevia di diverse regioni e persino continenti; la Serbia è porta e ponte per altre destinazioni della cooperazione economica con l’Europa. Non è una semplice coincidenza che nel dicembre del 2014 Belgrado abbia ospitato il vertice del gruppo “Cina + 16” comprendente i Paesi dell’Europa centrale e del sud-est che partecipano congiuntamente all’attuazione del mega-progetto “Via e Cintura”, meglio noto come Nuova Via della Seta del 21° secolo. Finora la Cina ha stanziato 13 miliardi di dollari per progetti in questi Paesi, di cui 1,5 miliardi per la Serbia. Le imprese cinesi hanno già costruito il ponte “Mihailo Pupin”sul fiume Danubio, a Belgrado, oltre a 21 km di autostrada d’ingresso. I piani per la costruzione del secondo ponte sul Danubio, nei pressi di Vinca, lungo il X Corridoio europeo, e per un ponte sul fiume Sava, vicino ad Obrenovac, sono in fase avanzata. La Chinese Hessteel Co., secondo maggiore produttore di acciaio al mondo, ha recentemente acquistato l’acciaieria Smederevo che impiega 5050 lavoratori ed ha un porto sul Danubio e una fabbrica di stagno a Shabac (sul fiume Sava). È stato raggiunto un ulteriore accordo con i partner cinesi per costruire la centrale termoelettrica “Kosotolac-B”. Questo progetto prevede anche la costruzione di un altro porto sul Danubio e una sezione di 18 km di ferrovia per trasportare le attrezzature necessarie. Pertanto, in termini economici, le aziende cinesi si sono già insediate nel Danubio aumentando così il peso di queste acque interne presso lo strategico VII Corridoio europeo.
Il partenariato tripartito Serbia, Ungheria e Cina ha avviato la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità che collega Belgrado e Budapest. Il progetto è solo una parte delle ferrovie strategiche del X Corridoio dai porti mediterranei di Pireo e Salonicco, in Grecia, a Macedonia, Serbia, Ungheria e Paesi dell’Europa centrale e del nord fino al Mar Baltico. Prendendo in considerazione i piani d’impegno cinese nella modernizzazione delle linee dei trasporti che collegano Belgrado e il porto di Bar (Adriatico, Montenegro), l’interesse delle compagnie cinesi nella privatizzazione di numerose aziende serbe, e quindi potenzialità e prospettive della cooperazione economica tra i due Paesi, diventa molto più chiara. Sembra che l’importanza del rapido aumento della cooperazione economica con la Cina vada oltre il sostanziale input della crescita del PIL e dell’occupazione, anche se sono parametri molto significativi. A condizione che l’attuale tendenza continui, e non c’è motivo di aspettarsi altrimenti, influenzerebbe seriamente i piani degli interessi economici della Serbia a livello internazionale, orientandoli su una posizione più equilibrata. Negli ultimi anni l’Unione europea era occupata a trattare con se stessa, soffrendo grave crisi di sistema, avanzata di nazionalismo e particolarismo, stagnazione tecnologica ed economica, crisi dell’eurozona, deflusso di capitali, migranti, “Brexit” ed altre “uscite”, ed “incoraggiamenti” transatlantici per aumentare la spesa militare (troncati al vertice G7 di Hannover). Gli Stati Uniti si preoccupano d’intimidire gli alleati utilizzando una volta il “pericolo” russo, un’altra volta cinese. La Russia affronta il declino dei prezzi del petrolio, con la necessità di modernizzare la struttura economica e alleviare le conseguenze delle sanzioni degli Stati Uniti attuate dai “partner europei”, costringendola a spendere di più per la difesa. Il mondo testimonia l’allargamento drammatico della divisione tra masse di poveri e una manciata di estremamente ricchi, con povertà, disoccupazione e miseria che dominano il mondo. La Cina tende una mano amichevole offrendo collaborazione, connessione, innovazione e mutuo vantaggio in tutti i quattro angoli del mondo. Ogni tanto, ci si chiede perché l’occidente senta la necessità di lamentarsi pubblicamente sul “rallentamento della crescita economica cinese” che apparentemente cade dal 9% all’attuale ‘mero’ 7,5%! Chi in realtà fa meglio in tale prolungata crisi economica globale?2013112685446631734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I dettagli segreti della nuova dottrina della difesa della Russia

Valentin Vasilescu, Reseau International 26 maggio 2016wp_20110In Europa e Asia l’esercito statunitense ha schierato un piccolo contingente di soldati che non può scatenare da solo o congiuntamente con eserciti alleati, l’invasione della Russia. Solo a causa dell’isolamento geografico, gli Stati Uniti prevalgono da settantanni grazie alla loro Marina, tre volte superiore a quella della Russia, in grado d’intervenire in qualsiasi parte del mondo. Il Pentagono dispone anche di una gigantesca forza di centinaia di navi specializzate nelle operazioni di schieramento di divisioni dei marines, blindati e forze speciali, per poter partecipare a una possibile invasione della Russia. Pertanto, i gruppi d’assalto navale statunitensi organizzati intorno a portaerei, navi d’assalto anfibio e convogli di truppe ed equipaggiamenti militari, sono considerati il più serio rischio per la sicurezza della Russia [1]. I gruppi navali e di navi da sbarco e i convogli delle truppe statunitensi sono protetti da diversi tipi di scudi antibalistici, come il sistema navale AEGIS dotato di missili SM-3 Block 1B che neutralizzano i missili balistici che volano a quote comprese tra 100 e 150 km. Questo sistema è montato su cacciatorpediniere e incrociatori AEGIS statunitensi, e si aggiunge agli scudi antimissile in Polonia e Romania. Esiste inoltre il sistema mobile THAAD delle forze di terra degli USA, a difesa delle navi da sbarco. Questi sistemi sono progettati per colpire missili balistici nella fase d’ingresso nell’atmosfera a quote comprese tra 80 e 120 km. A ciò si aggiungono le batterie di missili antiaerei a lungo raggio Patriot dalle capacità antimissile balistico contro missili nella fase terminale del volo a una quota di 35000 m [2].
La classificazione degli aeromobili in volo atmosferico si basa sulla velocità. Ci sono aerei che volano a velocità subsonica (fino a 1220km/h o Mach 1), gli aerei supersonici con velocità tra Mach 1 e Mach 5 (fino a 6000 km/h) e velivoli ipersonici che volano a velocità fra Mach 5 e Mach 10 (cioè fino a 12000 km/h). I russi hanno scoperto che i missili anti-balistici degli Stati Uniti non possono intercettare i missili ipersonici nella mesosfera (tra i 35000 e 80000 m). La nuova dottrina della Difesa della Russia ha stabilito che l’antidoto ai gruppi d’assalto e ai convogli navali statunitensi sono i velivoli ipersonici che volano a quote tra 35000 a 80000 m. Il Ministero della Difesa russo ha stanziato 2-5 miliardi di dollari per l’Advanced Research Foundation (ARF), l’equivalente russo del DARPA del Pentagono, per la progettazione di una serie di derivati ipersonici del velivolo spaziale Ju-71 (Proekt 4202). Dal 2011 al 2013 lo Ju-71 è stato testato in galleria del vento, e dal 2013 all’aprile 2016 ha condotto delle prove nell’atmosfera lanciato dai missili strategici leggeri UR-100 e R-29RMU2. Lo Ju-71 è simile all’HTV-2 abbandonato dagli statunitensi nel 2014.
Il velivolo spaziale Ju-71 ha dimostrato di poter volare alla velocità di 6000-11200 chilometri all’ora su una distanza di 5500 km e a una quota di crociera di 80000 m. Viene chiamato aliante spazio perché a differenza dei missili balistici ha una finezza aerodinamica di circa 5:1 (rapporto portanza/resistenza) che permette di volare su impulso continuo del motore a razzo, eseguendo delle cabrate lungo la rotta. Oltre al motore a razzo che permette ripetute accensioni e sospensioni, l’aliante spaziale Ju-71 è armato con testate indipendenti e sistemi di guida simili a quelli dei missili aria-terra Kh-29L/T e Kh-25T. La dottrina militare russa prevede che l’attacco alla flotta d’invasione statunitense sia eseguito in tre ondate e tre linee, impedendo ai gruppi d’assalto navali statunitensi di posizionarsi presso le coste russe del Mar Baltico. La prima ondata d’attacco di armi ipersoniche basate sull’aliante spaziale Ju-71 e lanciate da sottomarini a propulsione nucleare russi dall’Atlantico colpirebbe portaerei, portaelicotteri, sottomarini d’attacco, navi da carico o di scorta dei gruppi d’assalto navali statunitensi, non appena salpano dall’Atlantico verso l’Europa. La seconda ondata di armi ipersoniche sarebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti a 1000 km dalle coste orientali dell’Oceano Atlantico. L’attacco verrebbe lanciato dai sottomarini russi dispiegati nel Mare di Barents o dalla base missilistica strategica di Plesetsk, in prossimità del Circolo Polare Artico e sul Mar Bianco. La terza ondata di armi ipersoniche verrebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti quando raggiungono lo stretto dal Mare del Nord al Mar Baltico dello Skagerrak. L’attacco verrebbe eseguito con i missili ipersonici 3M22 Tzirkon, spinti da motori Scramjet e lanciati da aerei russi. Il Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h) ad una quota di crociera di 30000 metri e un’energia cinetica all’impatto col bersaglio 50 volte superiore a quella dei missili antinave esistenti.
La Russia sviluppa anche una variante dell’arma ipersonica derivata dallo Ju-71 che può essere lanciata dal velivolo da trasporto pesante russo Il-76MD-90A (Il-476). L’aereo ha un’autonomia di di volo di 6300 km e può essere rifornito in volo. Mentre per i gruppi navali statunitensi ci vogliono cinque o sei giorni per raggiungere il Mar Baltico, l’Il-76MD-90A può raggiungere in poche ore i tre allineamenti calcolati per lanciare le armi ipersoniche. Anche se è un segreto ben mantenuto, sembra che l’arma ipersonica venga sganciata dal portellone dell’Il-76MD-90A a 10000 m di quota, dotato di un paracadute che la stabilizza in posizione verticale fino all’avvio del motore a razzo. Dato che il 50% del carburante del missile viene utilizzato per decollare e raggiungere gli strati estremamente densi dell’atmosfera a 10000 m, il peso del lanciatore e dell’aliante spaziale è la metà di quello di un missile balistico leggero R-29RMU2, che pesa 40 t. Sospesi nel 1992, i voli dei bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95 e dei velivoli Il-76 (trasformati nelle aerocisterne per il rifornimento in volo Il-78), sono ripresi nel 2012 lungo le coste atlantiche e pacifiche. Uno degli obiettivi è addestrare le squadre per le future missioni d’attacco con armi ipersoniche.IH-ref-miss[1] La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: la Battaglia per la supremazia aerea.
[2] Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I rapporti Pakistan – Russia non danneggiano l’India

Gleb Fedorov, RIR, 25 maggio 2016

Anche se il Pakistan non può influenzare la partnership strategica della Russia con l’India, Mosca sembra avere buone relazioni con New Delhi e Islamabad, secondo l’esperto sull’Asia meridionale Pjotr Topychkanov in un’intervista esclusiva a RIR, cercando anche di sfatare i miti sul recente avvicinamento di Mosca ad Islamabad.BRICS 2015 SummitDopo decenni di rapporti gelidi, la Russia ha finalmente cominciato ad entrare in contatto col Pakistan. I legami economici, politici ed anche nella difesa crescono tra i due Paesi, contrapposti durante la guerra fredda. I media internazionali diffondono speculazioni su Mosca che userebbe i legami con Islamabad per contrattare col vecchio alleato di New Delhi. In questa intervista con RIR, Pjotr Topychankov, esperto di Asia del Sud e Associato al programma di non proliferazione del Carnegie Moscow Centre, cerca di sfatare i miti sul recente avvicinamento di Mosca ad Islamabad.

RIR: Gli articoli recenti di pubblicazioni internazionali ipotizzano che le relazioni Russia-Pakistan aumentano perché Mosca vuole usarli come strumento nei negoziati con New Delhi. C’è qualche verità?
Pjotr Topychkanov: le relazioni della Russia col Pakistan crescono prima di tutto, a livello politico. Ciò significa che il numero di contatti aumenta e le relazioni politiche sono molto più attive di 15 anni fa. Vi sono alcuni eventi significativi in questo campo, ad esempio, il pieno supporto della Russia all’adesione del Pakistan alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). Sulla cooperazione nella difesa vi sono degli sviluppi. I Paesi hanno firmato un accordo di cooperazione tecnica militare nel 2014. Non ci sono stati ancora acquisizioni di armi, ma i colloqui su quattro elicotteri da trasporto sono quasi terminati. Poi vi sono state piccole esercitazioni e quest’anno ci saranno esercitazioni congiunte montane. Il gruppo consultivo russo-pakistano sulla stabilità strategica lavora attivamente. Questi incontri sono frequentati da funzionari di alto livello dei ministeri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi. Inoltre vi sono anche alcuni sviluppi nella cooperazione economica. Una filiale della Rostec ha iniziato la costruzione di un gasdotto locale. Nonostante il progetto non sia grande, posso definirlo un grande successo rispetto al passato. Poi, il Pakistan aiuta la Russia a garantire la sicurezza alimentare quando, con l’embargo alimentare auto-imposto verso i Paesi occidentali, la Russia doveva trovare dei fornitori di prodotti alimentari. Il Pakistan fornisce alla Russia prodotti agricoli.

RIR: Ha menzionato rapporti politici, di difesa ed economici. Perché c’è un cambiamento nella politica russa nell’Asia del Sud?
Non sono per nulla d’accordo con l’idea evidenziata in un recente articolo su The Diplomat. Non sono assolutamente d’accordo. L’articolo suggerisce che l’incremento delle relazioni Russia-Pakistan sia legato ad alcuni problemi tra Russia ed India. Questa è una logica molto semplicistica, suggerendo che l’India cerca partner occidentali e, in risposta, la Russia passa al Pakistan. Questo non è vero. Se la dirigenza russa condivide tale logica, le sue politiche nella regione sarebbero molto pericolose e certamente destinate al fallimento. L’avrei indicato in modo diverso. I rapporti in via di sviluppo con il Pakistan, come la vedo io, sono un retaggio della guerra fredda quando il Pakistan era alleato degli Stati Uniti negli anni ’70 e ’80 e sosteneva l’opposizione militare in Afghanistan, che combatteva contro le truppe sovietiche presenti legalmente nel Paese. Questa situazione non portò al conflitto tra Pakistan e URSS, ma causò una reciproca profonda sfiducia. Ma la guerra è finita e il Pakistan non è più un alleato degli USA anche se ci sono dichiarazioni di entrambe le parti secondo cui il Pakistan è un alleato non-NATO importante nella guerra al terrorismo. Tali dichiarazioni non sono precise. Gli statunitensi hanno dato qualche aiuto al Pakistan negli ultimi anni, ma ciò non permette al Pakistan di dipendere da Washington. Il Pakistan ha altri amici stretti, come la Cina. Da questo punto di vista, il cauto approccio della Russia al Pakistan sembra logico. Russia e Pakistan hanno interessi comuni in economia e sicurezza. La Russia vuole anche collaborare con diversi partner regionali e non bloccarsi con un solo partner. La Russia finalmente ha un approccio equilibrato sulla regione e sembra elaborare un approccio strategico per l’Asia meridionale. Questo è logico.

RIR: Ma non pregiudica in alcun modo i legami della Russia con l’India?
Il Pakistan non può sostituire o addirittura influenzare la partnership strategica della Russia con l’India. Questo è semplicemente impossibile. Le priorità della Russia sono molto chiare. Credo che non importa quanto a lungo New Delhi godrà della ‘luna di miele’ con Washington; India e Russia sanno che i loro legami non possono essere influenzati da terzi. E questo prima di tutto per le preoccupazioni sulla cooperazione militare: costruzione di portaerei, sottomarini e aerei in India, e sviluppo dei missili da crociera BrahMos. Poi c’è l’energia atomica. Nonostante i dialoghi esistenti tra India, Stati Uniti e Francia, l’unico progetto nucleare straniero di successo in India è stato costruito dalla Russia. Detto ciò, l’India sempre svolgerà un ruolo molto speciale nella politica estera della Russia e la Russia è molto interessata a mantenere a livello strategico i legami con l’India.

RIR: Ma molti analisti indiani dicono che i crescenti legami tra Mosca e Islamabad sono causati dal calo dei legami della prima con New Delhi…
Non vedo alcuna prova che colleghi i crescenti legami tra Russia e Pakistan con l’eventuale nube sulle relazioni Russia-India. Questo è qualcosa che certi analisti potrebbero voler accadere, ma non vedo alcuna prova. Direi che i funzionari russi hanno fatto dei tentativi per affermare che India e Pakistan sono due entità indipendenti nella politica estera russa. L’ha spiegato, anche se non in modo molto chiaro, Sergej Narishkin nell’intervista a TASS .

RIR: E’ molto facile versare benzina sul fuoco quando si tratta di relazioni India-Pakistan. Molti in India sospettano il peggio, anche se si dice che le relazioni della Russia col Pakistan sono ormai naturali e non legate a problemi con le relazioni Russia-India. Come dovrebbe comportarsi Mosca per mostrare ad entrambi che non c’è nulla di cui preoccuparsi?
Prima di tutto, la Russia dovrebbe esprimere chiaramente la sua strategia nella regione. Questa strategia dovrebbe essere cristallina e annunciata ufficialmente. Questo non è stato fatto. I responsabili della politica della Russia verso India e Pakistan appartengono a diversi dipartimenti ed ed è chiaro che non sempre comunicano tra loro o si coordinano. In secondo luogo, la strategia della Russia verso entrambi i Paesi dovrebbe essere chiara non solo a politici e governi, ma anche a media e pubblico. Ciò significa che quando la Russia intende firmare un accordo di cooperazione militare col Pakistan, dovrebbe annunciarlo e discuterne con l’India e spiegare le ragioni della decisione. E deve fare la stessa cosa col Pakistan quando prevede di vendere all’India il complesso di difesa aerea S-400 perché questo è un motivo di preoccupazione per il Pakistan. Dal punto di vista della sicurezza regionale, tutte le parti vogliono pace e stabilità in Asia meridionale. Questi sono semplici ma efficaci raccomandazioni. Anche così, non sono state seguite da Mosca. Nel 2014, quando Sergej Chemesov, capo della Rostec, annunciò la fine dell’embargo sulle armi al Pakistan, fu una grande e sgradevole sorpresa per l’India. L’informazione non fu precisa, perché non c’era embargo innanzitutto. C’erano solo raccomandazioni interne delle autorità russe in merito ai Paesi con cui non sarebbe stato conveniente vendere armi. Inoltre, l’opinione pubblica indiana non era pronta a tali notizie. Credo che azioni e parole dei decisori della Russia nella regione dovrebbero essere coordinate e non essere dannose.

RIR: Pakistan e India aderiranno alla SCO? E pensa che sarà un passo positivo?
Si uniranno la SCO, essendo già stata presa la decisione e la conclusione ha solo bisogno di tempo e disponibilità di India e Pakistan. Naturalmente, India o Pakistan possono decidere di non aderire, ma stento a credere che lo facciano. Tutte le procedure formali sono già iniziate. La SCO non cercherà di aiutare India e Pakistan a trovare una soluzione al problema del Kashmir, non ha intenzione di spingere India e Pakistan a una soluzione delle dispute nucleari, non è sua questione. La SCO permette un forum internazionale per esprimere le proprie posizioni su questioni internazionali e problemi di sicurezza regionali. La SCO fornirà anche un forum per discussioni bilaterali, senza alcuna interferenza da terzi e contribuirà a costruire relazioni tra le rispettive forze militari e d’intelligence. Una delle cose di maggior successo che la SCO ha fatto nella difesa ed antiterrorismo, è la cooperazione tra i membri. La SCO li aiuterà a partecipare ad esercitazioni militari congiunte. Tutto questo è molto positivo sia per la regione che per la strategia della Russia nella regione.modi-sharif-759Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lezioni dalla crisi brasiliana

Lo scienziato politico Dmitrij Evstafiev sui “limiti del potere” degli USA
Izvestija, 24/05/2016 – Southfront

2013-06-18T120026Z_1_CBRE95H0XCV00_RTROPTP_2_BRAZIL-PROTESTSProfessore dell’Università Nazionale delle Ricerche – Scuola Superiore di EconomiaIl colpo di Stato di destra in America Latina, senza dubbio ha un significato globale, cambiando radicalmente la mappa politica del mondo nel prossimo futuro. E’ discutibile che gli Stati Uniti, non senza difficoltà, abbiano eliminato il famigerato “piano boliviano” trascurando il controllo della situazione politica nel “cortile di casa”. Se togliamo dalla questione come l'”alternativa boliviana” sia una realtà e quanto limitata ne siano state le PR, e se togliamo dal dibattito se la Russia poteva apparentemente “salvare” un regime amico, cercheremo di tracciare diverse conclusioni dalla situazione, al di là delle specifiche “caratteristiche regionali”. E se nessuno dubita della presenza della “mano di Washington” in America Latina, vedremo in Russia e nel mondo ciò che ha dimostrato l’amministrazione statunitense. Questi sono gli attuali “limiti del potere” degli Stati Uniti. Innanzitutto, gli USA mantengono la capacità di manipolazione politica ed economica globale, ma Washington ha solo risorse organizzative sufficienti per un paio di grandi operazioni alla volta. Si noti in parallelo al cambio dei regimi di “sinistra” in America Latina, laddove a prescindere dalla retorica “Bolivariana” hanno mantenuto quasi tutti i sistemi mediatici, gli statunitensi potevano agire attivamente solo sull'”orientamento atlantista”, controllando importanti organizzazioni politiche ed economiche (ad esempio la NATO). Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno dovuto attuare la “primavera araba” e i piani di rafforzamento del controllo sui governi dello spazio post-sovietico, tuttavia le loro manovre anticinesi sono limitate principalmente alle manipolazioni dei mercati finanziari e all’intensificarsi della propaganda. Anche con la Russia, dopo minacce e pressioni politiche vacue del 2014, Washington ha dovuto iniziare a parlare cortesemente. In secondo luogo, gli Stati Uniti non hanno i mezzi per cambiare i regimi “una volta per tutte” neanche in America Latina. Le operazioni per neutralizzare un “colpo di sinistra” nella regione furono effettuate per oltre un anno e mezzo, e difficilmente sarebbero riuscite senza la catastrofica caduta dei prezzi delle materie prime. E anche nel caso dell’Argentina, per esempio, si doveva evitare qualsiasi attività manipolativa “violenta” o aperta, in attesa di un “vero e proprio” cambio di governo. In ogni caso, non si può parlare di sorprese strategiche. Gli Stati Uniti hanno abbastanza risorse organizzative per cambiare praticamente qualsiasi regime ostile, ma farlo richiede molto tempo, pianificazione accurata ma ancora più importante, è costoso. In ultima analisi, Washington dovrà aiutare sul serio i suoi pupazzi affinché non falliscano, altrimenti l'”onda di ritorno”, in particolare in Brasile, può trasformarsi in uno tsunami.
In terzo luogo, anche in America Latina gli Stati Uniti non potevano permettersi un intervento diretto o un colpo di Stato militare. Sono stati costretti ad agire col sostegno della società civile, anche se avessero avuto tutti i mezzi, almeno in Argentina, Venezuela e anche Bolivia per attuare un altro “colpo di Stato militare”. Tale variante gli avrebbe consentito, nell’arco di diversi anni, di ristabilire la reputazione di “poliziotto mondiale”, capace di mettere a “sangue e ferro” per assicurarsi i propri interessi. Tuttavia, gli Stati Uniti sono costretti ad affidarsi a forze interne ed interessi economici e sociali che i “regimi di sinistra” hanno alienato. Ma soprattutto, Washington s’è allontanata dal modello delle “rivoluzioni colorate”. La legittimità dei processi politici è diventata componente importante della strategia statunitense, anche in Venezuela, dove esistono già tutti i presupposti per una classica “rivoluzione colorata” o comparsa di qualche “giunta patriottica”. E tale cambiamento dovrebbe probabilmente essere visto come cruciale.
In quarto luogo, il declino dell'”alternativa boliviana” è avvenuta non solo perché gli Stati Uniti hanno “rovesciato” regimi non leali. Per parafrasare un classico: un governo non può essere rovesciato se non vacilla. Le elezioni in Argentina e le massicce manifestazioni in Brasile e Venezuela hanno dimostrato tendenze reali nell’opinione pubblica. Il principale fattore di cambiamento politico è l’incapacità dei regimi locali di costruirsi il sostegno pubblico che avrebbero potuto avere con le loro operazioni sociali, comportando la ridistribuzione della “rendita delle risorse” verso relazioni economiche durevoli. Ahimè, la rendita è stata per lo più “mangiata” e non ha dato a Venezuela o Brasile nuove relazioni economiche o una rinnovata crescita economica durevole. Molto probabilmente molti sostenitori aperti delle autorità, anche se non sono passati all’opposizione, in qualche modo si sono “dispersi”.
In quinto luogo, lo strumento chiave utilizzato dagli Stati Uniti negli ultimi anni contro i regimi indesiderati si è rivelata la guerra alla corruzione. Gli Stati Uniti hanno mostrato la capacità d’incorporare aspetto interno e globale della guerra alla corruzione al processo politico. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno preso su di sé le funzioni di pubblico ministero e giudice; è improbabile che nel prossimo futuro qualcuno possa rimuoverli dal podio della lotta alla corruzione. Specialmente quando si considerano le caratteristiche della situazione economica nel mondo. Così, nei prossimi anni aumenterà la pressione su Russia e alleati. Gli statunitensi hanno accumulato una ricca “banca dati fattuale”. E per aumentare la stabilità di un regime si dovranno tagliare i “legami” tra malcontento verso la corruzione nel Paese e pressione anticorruzione interna globale. In questo modo, la strategia per “nazionalizzare l’elite”, definita a suo tempo da Vladimir Putin, diventa una questione di sicurezza nazionale. Per la Russia, tuttavia, va considerato il seguente fatto: quando il problema dei regimi infedeli in America Latina perderà urgenza per gli Stati Uniti, appariranno modifiche nelle loro risorse organizzative e politiche, sufficienti a garantirsi che gli statunitensi possano prestare maggiore attenzione allo spazio post-sovietico. Pertanto, anche col coinvolgimento degli Stati Uniti nel suo spettacolo pre-elettorale, che questa volta potrebbe divenire una vera e propria lotta, va ricordato che il periodo di “pausa pacifica” per l’élite russa giungerà al termine. Quale altra lezione di strategia ci ha dato il crollo dell'”alternativa boliviana”? Credo che sia l’insieme di seguenti elementi: il crollo della “alternativa boliviana” è il crollo dei tentativi d’integrazione, e preservando a stessi, élite e Paesi nel sistema economico e di relazioni politiche USA-centriche, la PaxAmericana, delle “condizioni decenti”. Attualmente gli USA non negoziano “condizioni” con alcuno. Gli USA di oggi sono troppo deboli per farlo, hanno bisogno di alleati senza condizioni, senza fastidi e senza idee.article-2344628-1A682B90000005DC-579_634x488Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Eurasia costruita da Cina e Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/05/2016Moscow-Beijing-Economies1may05aNel 1865, alla fine della guerra civile statunitense, il giornalista di New York Horace Greeley rese popolare l’espressione “Vai ad ovest, ragazzo, e cresci col Paese“. Oggi, 150 anni dopo, mentre l’economia colossale degli Stati Uniti d’America sprofonda nelle obsolescenza, esportazione della produzione, depressione e sconcertante disoccupazione reale, seguiti da molti Paesi dell’Unione europea, la parola d’ordine deve correttamente cambiare. “Vai ad est, ragazzo” e cresci con le economie in espansione dell’Eurasia, in particolare di Russia e Cina. Mentre aerei e navi da guerra della NATO agitano le sciabole presso i territori russi e cinesi, i due giganti dell’Eurasia forgiano rapporti più stretti che mai nella storia. L’alleanza dell’energia ne è al centro.

Sinergie dell’energia
Dal maggio 2014 Cina e Russia hanno deciso un’incredibilmente grande accordo energetico che rende la Cina meno vulnerabile a qualsiasi ricatto sui rifornimenti da NATO o Medio Oriente, e la Russia da qualsiasi ricatto sull’energia da Ucraina o UE. Nel maggio 2014 il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente cinese Xi Jinping firmavano il cosiddetto accordo sul gasdotto russo dell’Est, un contratto da 400 miliardi di dollari di oltre 30 anni che inizierà inviando 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Cina dal 2018. Fu seguito nel novembre 2014 da un accordo sul cosiddetto gasdotto dell’Ovest che collegherà i giacimenti di gas della Siberia occidentale alla Cina del nord-ovest attraverso la zona dell’Altaj e la regione autonoma del Xinjiang. Inoltre decidevano di aggiungervi le possibili seconda e terza sezioni aumentando la capacità agli impressionanti 100 miliardi di metri cubi l’anno. La Via Ovest ha la priorità e sarà terminata in sei anni. Quando i due gasdotti saranno operativi, la Russia fornirà circa il 59% dell’attuale consumo di gas naturale annuale cinese, sostituendo l’UE quale maggiore mercato di esportazione del gas russo. Oggi la Cina consuma 169 miliardi di metri cubi all’anno. Nella stessa riunione di Pechino, i presidenti delle compagnie petrolifere di Stato Rosneft e CNPC firmarono l’accordo per cui CNPC acquista una quota del 10% della controllata di Rosneft Vankorneft che gestisce l’enorme giacimento petrolifero russo Vankor. La Cina riceverà circa 7 miliardi di dollari di petrolio russo da Vankor secondo l’accordo. Poi, il 19 aprile il Primo Viceministro dell’Energia russo Aleksej Teksler aveva detto a RIA Novosti che alcune compagnie petrolifere Statali cinesi discutono l’acquisto del 19,5% della quota di Rosneft che sarà venduta ai privati a fine 2016. Il candidato probabile sarà la Compagnia petrolifera cinese CNPC.

Il progetto Jamal LNG finanziato dalla Cina
Il 3 maggio, il direttore generale del progetto Jamal LNG Export Terminal, nel nord-ovest della Siberia, annunciava ciò che chiaramente dispiace ai guerrieri delle sanzioni di Washington. Il consorzio del progetto LNG russo ha firmato un contratto di finanziamento con la China Exim Bank e la China Development Bank, estendendo un mutuo di 15 anni per il progetto da 9,3 miliardi di euro, circa il 75% dei fondi totali stimati affinché Jamal entri in produzione. A seguito delle sanzioni di Washington che impedivano alle principali società energetiche russe di raccogliere capitali nei mercati occidentali, Jamal sembrava assai improbabile. Come nota il sito della società, “lanciato a fine 2013, Jamal è non solo uno dei più complessi progetti di gas naturale liquefatto mai intrapresi ed è anche uno dei più competitivi… perché vanta vaste riserve di gas naturale nella penisola di Jamal; complesso che si trova al di sopra del circolo polare artico“. Suoi partner sono la russa Novatek, la cinese CNPC, la francese Total (20%) e significativamente il Fondo per la Via della Seta della Cina. OAO Novatek è il maggiore produttore di gas naturale indipendente della Russia, concentrato nella regione autonoma di Jamal-Nenets (YNAO) in Siberia occidentale, la più importante regione gasifera della Russia con circa l’80% della produzione di gas della Russia e il 16% della produzione globale di gas. Ora i cinesi si fanno carico del maggiore onere finanziario per attivare il gigantesco progetto Jamal. E’ anche significativo per il processo di de-dollarizzazione in Russia, Cina, Iran e altri Paesi eurasiatici che i prestiti cinesi siano denominati in euro e non in dollari USA. Appare chiaro che i furiosi neoconservatori di Washington vicini a Victoria Nuland del dipartimento di Stato e al segretario alla Difesa Ash Carter hanno dato il miglior contributo per avvicinare in modo inedito Cina e Russia. Sono riusciti in tale imponente impresa imponendo sanzioni finanziarie ed economiche alla Russia e minacciando le rotte marittime della Cina, favorendo il terrorismo nello Xinjiang ed avanzando l'”Asia Pivot” e il TPP che esclude deliberatamente la Cina. Il risultato è che Russia e Cina forgiano profondi legami economici a lungo termine in Eurasia che alla fine saranno il centro della crescita economica mondiale, mentre la Nuova Via della Seta o progetto Fascia e Via della Cina collega Russia, Cina, Iran e vaste regioni dell’Eurasia con una nuova rete ferroviaria ad alta velocità, collegamenti portuali, energetici ed infrastrutture elettriche. La Russia ha chiaramente deciso di “Andare ad Est, ragazzo”. Sarebbe un paradigma completamente nuovo se anche le nazioni europee si volgessero ad Oriente aprendo vasti nuovi mercati alle loro economie stagnanti, piuttosto che aprire basi per la difesa missilistica degli Stati Uniti che ospitano armi nucleari e stazionare truppe statunitensi ai confini della Russia.a3d982a7fe15bdeb6d365edcacfdf899F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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