Il più grande attore nella storia del mondo

Alastair Crooke, SCF 01.05.2018John Mauldin ci offre un aneddoto molto pertinente sulla Cina: “Negli anni ’90, Robert Rubin, segretario del Tesoro sotto Bill Clinton, stava negoziando i termini in base ai quali la Cina sarebbe stata ammessa nell’Organizzazione mondiale del commercio. Le mie fonti dicono che in sostanza stava chiedendo molte delle stesse cose che Trump vuole ora… Ma nel 1998, nel mezzo dello scandalo di Monica Lewinsky, Clinton voleva una “vittoria” (non diversamente dall’attuale presidente). E Rubin non la consegnò, tenendo ferma la richiesta di accesso al mercato e garanzie sulla proprietà intellettuale, ecc. Clinton poi tolse i negoziati cinesi a Rubin e li diede alla segretaria di Stato Madeleine Albright con le istruzioni da seguire. Non essendo esperta di commercio, Albright non ha compreso i problemi sottostanti. I cinesi si sono resi conto che stava giocando una mano debole e si è mantenuta ferma. Per farla breve, le mie fonti dicono che ha effettivamente ceduto. Clinton ha ottenuto la sua “vittoria” e siamo rimasti bloccati con un pessimo accordo commerciale. Quando Trump sostiene che siamo stati snookered in un pessimo accordo commerciale, ha ragione, anche se mi chiedo se capisca la storia. Forse qualcuno gli ha dato lo sfondo, ma non è mai uscito in nessuno dei suoi discorsi. L’accesso all’OMC, finalmente avvenuto nel 2001, consentì alla Cina di iniziare a conquistare i mercati con mezzi legali e di accedere alla proprietà intellettuale degli Stati Uniti senza pagare… Questo fa la differenza ora? Probabilmente no… Ma porta alla rivalità di cui abbiamo parlato. È possibile che Stati Uniti e Cina restino in un’organizzazione come l’OMC? Trump sembra dubitarne, poiché ha minacciato di ritirarsene. Potremmo, un giorno, guardare a questo periodo di unico corpo al governo del commercio internazionale come aberrazione, un bel sogno mai realizzato. Se è così, preparatevi a qualche grande cambiamento”. Questo è il punto cruciale di una delle più grandi questioni geopolitiche d’Europa e USA. Mauldin ci dà ciò che l’opinione generale ritiene, “nonostante alcune retoriche, non credo che Trump sia ideologicamente contro il commercio. Penso che voglia solo una “vittoria” statunitense ed è flessibile su ciò che significa“. Sì, Trump probabilmente finirà per fare ‘come Clinton’, ma gli USA non hanno un’alternativa realistica se non accettare una Cina in crescita? Il mondo è cambiato dall’era Clinton: non si tratta più solo di litigare sulle ragioni dello scambio. Xi Jinping è all’apice del sistema politico cinese. La sua influenza ora permea ad ogni livello. È il leader più potente dal Presidente Mao. Kevin Rudd (ex-primo ministro australiano e vecchio studente della Cina) osserva che “nulla di tutto questo è per deboli di cuore… Xi è cresciuto nella politica del partito cinese condotta ai vertici. Attraverso suo padre, Xi Zhongxun… ha conseguito la “masterclass” non solo su come sopravvivere, ma anche come vincere. Per questi motivi, ha dimostrato di essere il politico più formidabile della sua era. È riuscito a impedire, aggirare, battere quindi rimuovere ciascuno degli avversari politici. Il termine educato per questo è consolidamento del potere. In ciò, ha sicuramente avuto successo“. Ed ecco il problema: il mondo che Xi immagina è del tutto incompatibile con le priorità di Washington. Xi non è solo più potente di qualsiasi altro predecessore da Mao, lo sa e intende lasciare il segno nella storia mondiale. Si equipara, o addirittura supera, Mao. Lee Kuan Yew, che prima della morte nel 2015 era il principale osservatore della Cina al mondo, diede una risposta esplicita sulla straordinaria traiettoria della Cina negli ultimi 40 anni: “La dimensione del peso della Cina nell’equilibrio mondiale è tale che il mondo deve trovarne un nuovo. Non è possibile fingere che questo sia solo un altro grande attore. Questo è il più grande attore nella storia del mondo“.
Il 2021 segnerà il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese e Xi intende chiaramente che quell’anno la Cina mostri i risultati raggiunti dai suoi primi obiettivi secolari. A quel punto, la Cina si aspetta di essere l’economia più potente del mondo (e lo è già, secondo la parità del potere d’acquisto), e potenza emergente mondiale politica e militare. Secondo Richard Haas, presidente del Consiglio per le relazioni estere degli Stati Uniti, “l’ambizione a lungo termine della Cina è smantellare il sistema di alleanze USA in Asia, sostituendolo con un ordine di sicurezza regionale più benevolo (per Pechino) in cui gode di un posto privilegiato, e idealmente do una sfera d’influenza commisurata al suo potere“. (Caso mai, Haas potrebbe sottovalutare la cosa). Per raggiungere il primo dei due obiettivi secolari (il secondo entro il 2049), la Cina ha un importante filone economico, un filone economico/politico e uno politico/militare per raggiungere gli obiettivi. Il Made in China 2025 è una politica industriale che riceve massicci finanziamenti statali su ricerca e sviluppo (232 miliardi di dollari nel 2016), compresa l’integrazione esplicita del doppio uso nell’innovazione militare. Il suo obiettivo principale, oltre a migliorare la produttività, è fare della Cina il “leader tecnologico” del mondo, e diventare per il 70% autosufficiente in materiali e componenti chiave. Questo potrebbe essere ben noto in teoria, ma forse il passaggio all’autosufficienza di Cina e Russia suggerisce qualcosa di più duro. Questi Stati passano dal modello classico del commercio liberale a uno economico basato sull’autonomia guidata dallo Stato (come sostenuta da economisti come Friedrich List, prima di essere eclissata dalla prevalenza del pensiero di Adam Smith). Il secondo polo della politica è la famosa iniziativa “Cintura e strada” che collega la Cina all’Europa. L’elemento economico, tuttavia, è spesso deprecato in occidente come “semplice infrastruttura”, anche se su larga scala. La sua concezione, piuttosto, rappresenta un colpo diretto al modello economico occidentale, iper-finanziario. In una nota osservazione critica diretta alla forte dipendenza della Cina dallo sviluppo di tipo occidentale guidato dal debito, un autore anonimo (che si pensa fosse Xi o un suo vicino), notava (con sarcasmo) l’idea che i grandi alberi possano essere coltivati “nell’aria”. Vale a dire: che gli alberi devono avere radici e crescere nel terreno. Invece che dall’attività ‘virtuale’ finanziaria dell’occidente, l’attività economica reale deriva dall’economia reale, con le radici piantate nella terra. ‘Cintura e strada’ è proprio questo: inteso come primo catalizzatore dell’economia reale. L’aspetto politico, ovviamente, è evidente: creerà un immenso blocco di influenza (Remimbi) e commerciale, ed essendo basato sulla terra, sposterà il potere strategico dal dominio occidentale sul mare alle rotte terrestri su cui le forze militari convenzionali occidentali hanno potere limitato, così come trasferirà il potere finanziario dal sistema del dollaro al Remimbi e ad altre valute.
L’altro aspetto, che ha ricevuto meno attenzione, è il modo in cui Xi è riuscito a mettere insieme i suoi obiettivi con quelli della Russia. Inizialmente prudente nei confronti del progetto “Cintura e strada” quando Xi lo lanciò nel 2013, il Cremlino era tesa per via del colpo di Stato occidentale contro i suoi interessi in Ucraina, e il piano congiunto USA-Arabia Saudita per far crollare il prezzo del petrolio (l’Arabia Saudita voleva fare pressione sulla Russia ad abbandonare Assad e gli Stati Uniti indebolire il Presidente Putin, indebolendo rublo e finanze del governo). Così, nel 2015, il Presidente Putin aveva promesso un collegamento tra Unione economica eurasiatica della Russia e Cintura economica della Via della Seta della Cina, e due anni dopo Putin era ospite d’onore del vertice ‘One Belt, One Road‘, tenutosi a Pechino. Ciò che è interessante è il modo in cui la Russia integrava la visione di Xi nel proprio pensiero della “Grande Eurasia”, concepito come antitesi all’ordine mondiale finanziario dagli statunitensi. Il Cremlino, ovviamente, sa bene che nel campo commerciale e finanziario, la posizione della Russia in Eurasia è molto più debole di quella della Cina. (L’economia cinese otto-dieci volte quella russa). I punti di forza cruciali della Russia sono tradizionalmente nei settori politico-militare e diplomatico. Quindi, lasciando le iniziative economiche alla Cina, Mosca si batte nel ruolo di capo architetto dell’architettura politica e di sicurezza eurasiatica, un concerto tra le maggiori potenze asiatiche e produttrici di energia.
Il Presidente Putin ha, in un certo senso, trovato simmetria e complementarità nella politica di Xi della ‘Cintura e strada’ (un equilibrio asimmetrico russo, se si vuole, alla mera forza economica di Xi) nella sua ‘Una Mappa; tre regioni’, Bruno Maçaes scrisse: “Nell’ottobre 2017, l’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin, fece l’insolito passo di presentare un rapporto geopolitico sugli “ideali dell’integrazione eurasiatica” a un pubblico a Verona, in Italia. Una delle mappe proiettate sullo schermo durante la presentazione mostrava il supercontinente, quello che i circoli russi chiamano “Grande Eurasia”, diviso tra tre regioni principali. Per Sechin, la divisione cruciale non è tra Europa e Asia, ma tra regioni di consumo energetico e regioni di produzione di energia. I primi sono organizzati sui limiti occidentale e orientale del supercontinente: l’Europa, compresa Turchia ed Asia Pacifico, inclusa l’India. Tra di essi troviamo tre regioni di produzione di energia: Russia e Artico, Caspio e Medio Oriente. È interessante notare che la mappa non spezza queste tre regioni, preferendo tracciare una linea di delimitazione attorno alle tre regioni. Sono contigue, formando così un unico blocco, almeno da una prospettiva puramente geografica”. “La mappa, osserva Maçaes, “illustra un punto importante sulla nuova immagine di sé della Russia. Dal punto di vista della geopolitica energetica, Europa e Asia-Pacifico sono perfettamente equivalenti, fornendo fonti alternative alla domanda di risorse energetiche… E, considerando le tre aree (che la mappa) delimita, diventa evidente che due di esse sono già guidate e organizzate da un attore principale: la Germania nel caso dell’Europa; e la Cina per l’Asia-Pacifico“. È da questa prospettiva che deve essere compreso il rinnovato interesse e intervento della Russia in Medio Oriente. Consolidando tutte e tre le regioni produttrici di energia sotto la sua guida, la Russia può essere in vera parità con la Cina nel plasmare il nuovo sistema eurasiatico. I suoi interessi sono ora più decisivi nell’organizzare una volontà politica comune per la regione centrale della produzione di energia, piuttosto che nel recuperare i “vecchi desideri” di far parte dell’Europa. E la “volontà politica” è anche il progetto di Xi: considerando che una volta che la Rivoluzione Culturale di Mao cercò di spazzare via il passato della Cina e sostituirlo con il “nuovo socialista” del comunismo, Xi sempre più rappresenta il partito da erede e successore di un impero di 5000 anni che ceduto il basso solo al predone occidentale, scrive Graham Allison, autore di Destined for War: Can America e China Escape Thucydides’s Trap? Così il Partito ha evocato passate umiliazioni per mano del Giappone e dell’Occidente “per creare un senso di unità che si era fratturato e per definire un’identità cinese fondamentalmente in contrasto con la modernità americana“. Infine, Xi si è impegnato a rendere di nuovo forte la Cina. Crede che un esercito che “possa combattere e vincere guerre” sia essenziale per realizzare ogni altra componente del “ringiovanimento” della Cina. Gli USA hanno più “struttura” militare della Cina, ma Mosca ha armi tecnologicamente migliori, anche se la Cina recupera velocemente al riguardo sull’occidente. La diretta cooperazione strategica strategica tra Cina e Russia (la Cina era indietro alla Russia militarmente e politicamente) era evidente nella recente spinta dell’infowar di Stati Uniti e Regno Unito, Skripal e armi chimiche in Siria, contro la Russia. Agendo come deterrenza all’azione militare statunitense intrapresa contro uno o l’altro Stato.
A Washington ci sono, a differenza di Pechino, diverse voci che tentano di definire l’interazione con la Cina. Trump è stato il più forte, ma ci sono anche gli ideologi che chiedono un ritorno fondamentale alle ragioni dello scambio e dei diritti di proprietà intellettuale. Ma anche le forze armate statunitensi sono fermamente convinte che gli Stati Uniti debbano rimanere l’egemone militare nella regione Asia-Pacifico e che alla Cina non può essere permesso cacciare gli USA. C’è tuttavia una rara unità a Washington tra ‘think tankers’ e i due principali partiti politici su un punto, e un solo punto: che la Cina è la “Numero uno” delle minacce alle regole “dettate dagli statunitensi” alla base dell’ordine globale… e dovrebbe essere ridimensionata. Ma cosa, tra gli obiettivi della Cina delineati sopra, gli Stati Uniti pensano di poter in qualche modo “ridurre” e “ridimensionare” nel modo più sostanziale la Cina, senza entrare in guerra? Realisticamente, Xi potrebbe concedere a Trump delle concessioni minori (ad esempio su proprietà e proprietà intellettuale) per consentigli di rivendicare una “vittoria” (cioè fare di nuovo “come Clinton”) e acquistare qualche anno di fredda pace economica, mentre gli Stati Uniti continuano ad accumulare disavanzi commerciali e di bilancio. Ma alla fine, dovranno decidere di adattarsi alla realtà o rischiare la recessione nel migliore dei casi, o la guerra nel peggiore. Sarà difficile economicamente e geopoliticamente, soprattutto dato che chi sostiene di conoscere Xi, sembra convinto che oltre a voler riportare la Cina ad essere il ‘più grande attore nella storia del mondo’, aspiri anche a colui che finalmente riunisce la Cina: includendo non solo Xinjiang e Tibet sulla terraferma, ma anche Hong Kong e Taiwan. Gli USA possono assorbire culturalmente il pensiero che Taiwan ‘democratica’ sia militarmente unita alla Cina? Potrebbero scambiarlo con una soluzione sulla Corea democratica? Appare improbabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il Ministro della Difesa cinese mostra agli USA la forza della cooperazione militare tra Cina e Russia

In particolare, dopo che Mattis aveva dichiarato Cina e Russia minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti
Frank Sellers, The Duran 4 aprile 2018Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghi, insieme al Consigliere di Stato e al Ministro degli Esteri Wang Yi, sono attualmente a Mosca per incontrare gli omologhi russi. La visita è una dimostrazione di forza verso Washington per mostrare la vicinanza delle Forze Armate russe e cinesi, nonché mostrare sostegno alla Russia nella 7.ma Conferenza di Mosca sulla Sicurezza Internazionale. RT riportava: “Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe ha espresso forte sostegno alla Russia nei colloqui con l’omologo russo Sergej Shojgu. Sottolineando “la posizione unita” sulla scena internazionale, il ministro affermava che uno degli obiettivi principali della visita era inviare un messaggio alle potenze occidentali. “La Cina fa sapere agli statunitensi degli stretti legami tra le Forze Armate russe e cinesi”, dichiarava Wei. È il primo viaggio all’estero del Generale Wei da quando è stato nominato a capo del Ministero della Difesa cinese. La scelta della destinazione non è casuale, ma sottolinea il “carattere speciale” della partnership bilaterale, secondo Shojgu. Russia e Cina sono coinvolte in scontri politici ed economici con l’occidente. La Russia è oggetto di diverse sanzioni ultimamente, mentre Russia e Stati Uniti si scontrano sulla crisi siriana, e Washington continua a sostenere che il Cremlino abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 attraverso social media e annunci pagati in rubli, mentre Washington ha espulso decine di diplomatici russi in solidarietà col Regno Unito sul caso Skripal, in cui il governo inglese sostiene che il Cremlino ordinò l’assassinio dell’ex-spia usando gas nervino proibito. Gli Stati Uniti inoltre vendono armi alle nazioni europee ostili alla Russia per contenerla militarmente, presumibilmente per l’annessione della Crimea. Nel frattempo, gli Stati Uniti accusano la Cina di “aggressione economica” e “furto di proprietà intellettuale” di ditte statunitensi per accedere al loro mercato, così come la posizione cinese nel Mar Cinese Meridionale. Tali accuse hanno scatenato una guerra commerciale tra i due partner mentre gli Stati Uniti hanno emesso un pacchetto di dazi doganali sulle merci importate dalla Cina, insieme ad ulteriori dazi della Cina, che probabilmente saranni seguiti da un altro giro del genere, come l’ultimo pacchetto di dazi degli Stati Uniti. L'”aggressione economica” della Cina viene considerata dall’occidente manifestazione della nuova One Road One Initiative cinese, e sarà probabilmente applicata al nuovo mercato dei futures petroliferi cinesi aperto a Shanghai proprio la scorsa settimana.
In particolare, Cina e Russia sono definite minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell’ultima Revisione della postura nucleare del Pentagono, e dove i vertici militari esortavano il Congresso degli Stati Uniti a prepararsi alla guerra con le due nazioni. Nel frattempo, l’US Naval Institute documentava la cooperazione militare sino-russa negli anni, e l’anno scorso pubblicava un rapporto incentrato sulle esercitazioni militari Russia-Cina e sulla vendita di armi: “Cina e Russia sono sempre più vicine militarmente attraverso una serie di esercitazioni sempre più complesse e la vendita di armi avanzate che potrebbero creare difficoltà alla sicurezza di Stati Uniti e loro alleati, secondo un nuovo rapporto del governo USA. Il rapporto della Commissione di riesame economico e della sicurezza USA-Cina delinea il modello di cooperazione tra i due rivali internazionali alla sicurezza statunitense che potrebbe esacerbare le tensioni dall’Europa orientale al Mar Cinese Meridionale, un modello di cooperazione che si è visto crescere negli ultimi anni”.
La delegazione potrebbe anche aprire la strada a un incontro tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Xi Jinping. Putin dovrebbe visitare la Cina per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Qingdao di giugno. Inoltre, Cina e Russia esprimono l’intenzione di “cooperare strettamente” per risolvere le tensioni nella penisola coreana, riferendosi a un possibile accordo di pace con la Corea democratica.Il Ministro della Difesa cinese dice ai russi di sostenerli contro gli Stati Uniti
Un’inedita dimostrazione del sostegno cinese: “Siamo venuti per mostrare agli statunitensi gli stretti legami tra Russia e Cina. Siamo venuti per supportarvi

Tom O’Connor, News Week 4 aprile 2018

La leadership militare cinese ha promesso sostegno alla Russia, mentre le tensioni tra Mosca e occidente si deteriorano ulteriormente con isolamento diplomatico, sanzioni economiche e duelli di esercitazioni. Nella prima visita in Russia, il nuovo Ministro della Difesa cinese Wei Feng partecipava alla Settima conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, accompagnato da una delegazione di altri ufficiali. Sottolineando che il viaggio era coordinato direttamente col Presidente Xi Jinping, Wei affermava di avere due messaggi importanti per la Russia in un momento in cui entrambe le nazioni modernizzano le forze armate e rafforzano la presenza negli affari globali nonostante i timori degli Stati Uniti. “Visito la Russia da nuovo Ministro della Difesa della Cina per mostrare al mondo l’alto livello delle nostre relazioni bilaterali e la ferma determinazione delle nostre Forze Armate nel rafforzare la cooperazione strategica“, dichiarava Wei incontrando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, secondo l’agenzia TASS. “In secondo luogo, per sostenere la Russia nell’organizzazione della Conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, la Cina mostra agli statunitensi gli stretti legami tra le Forze Armate di Cina e Russia, specialmente in questa situazione. Siamo venuti per sostenervi“, aggiungeva. “La Cina è pronta ad esprimere alla Russia le nostre preoccupazioni comuni e la posizione comune su importanti problemi internazionali, anche nelle sedi internazionali“. In risposta alla visita di Wei, la controparte russa sottolineava le migliori relazioni tra i due Paesi, che un tempo formavano l’alleanza comunista più grande e potente del mondo prima di decadere negli anni ’60. Con Putin e Xi rieletti il mese scorso, i due presidenti consolidano il potere nei rispettivi Paesi. “Grazie agli sforzi dei leader dei nostri Paesi, i legami tra Russia e Cina raggiungono un livello inedito, divenendo fattore importante per garantire pace e sicurezza internazionale“, dichiarava Shojgu, secondo il Ministero della Difesa russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Xi e Putin: partner verso un nuovo mandato presidenziale

La riunione del parlamento cinese e l’elezione presidenziale russa assicurano che la relazione tra i due leader mondiali continuerà
Alexander Mercouris, The Duran 12 marzo 2018Motivo di sgomento per l’occidente alla decisione del parlamento cinese di abolire i limiti della presidenza cinese, spianando la strada alla permanenza di Xi Jinping alla presidenza allo scadere dell’attuale mandato, è che ciò garantirà che il partenariato tra Xi Jinping e il Presidente della Russia Vladimir Putin, che ha creato il clima politico internazionale da quando Xi Jinping divenne Presidente della Cina nel 2013, continui. Il Presidente Putin sarà rieletto il 18 marzo 2018 per ciò che si presume sia l’ultimo mandato a Presidente della Russia, che si concluderà nel 2024. Il secondo mandato del Presidente Xi Jinping dovrebbe concludersi nel 2023. Anche se il parlamento cinese non avesse deciso di modificare i limiti di mandato del presidente cinese, Xi Jinping continuerà ad essere il leader della Cina nel prossimo mandato del Presidente Putin. Inoltre, come molti hanno notato, l’Ufficio del Presidente cinese (più correttamente, del “Presidente dello Stato”) ha solo potere nominale, col potere effettivo detenuto dal Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, che non ha alcun limite di termine e che è naturalmente Xi Jinping stesso. La fine del limite al termine del presidente cinese, insieme all’opinione diffusa e quasi certamente corretta che sarà Xi Jinping ad essere rieletto a un ulteriore mandato presidenziale cinese nel 2023, conferma tuttavia definitivamente la posizione di Xi Jinping a leader indiscusso della Cina. Ciò significa che, dopo gli incolori periodi dei predecessori di Xi Jiang Zemin e Hu Jintao, la Cina ha ancora una volta nella persona di Xi Jinping un leader forte, proprio come all’epoca di Mao Zedong e Deng Xiaoping. Questo è di vitale importanza perché la Cina si trova attualmente in un momento cruciale, quando è necessaria una leadership forte e decisa. Nella politica interna, la Cina persegue l’enorme compito di riorientare l’economia dalla produzione di massa alla crescita guidata da servizi e tecnologia. È una transizione eccezionalmente difficile, quella che i sovietici negli anni ’70, che al tempo affrontarono una simile transizione, denominarono transizione da “esteso” ad “intensivo”. L’URSS non ci riuscì, preparando la scena per la crisi che alla fine portò al collasso. Un leader forte e autorevole, popolare nel Paese e in grado di far valere decisioni essenziali sugli ostacoli burocratici e politici che sicuramente si presenteranno, è indispensabile in questa situazione se si vuole evitare la crisi. Il fatto che la leadership cinese lo capisca molto bene è dimostrato dal modo in cui l’abolizione dei limiti del termine viene spiegata dall’editoriale dell’ufficioso Global Times, “Innanzitutto, in questo frangente, la Cina affronta una serie di sfide importanti sulle riforme all’interno e all’estero del Paese, che richiedono la revisione della Costituzione in conformità ai tempi. I principali Paesi mobilitano le risorse politiche per rafforzare la capacità decisionale. L’emendamento è principalmente guidato da esigenze interne allo sviluppo della Cina. Secondo, i cinesi sono profondamente consapevoli che la loro vita felice deve basarsi su solidarietà e stabilità, e che questo va sorvegliato dall’intera società guidata dal Comitato centrale del PCC. In questi anni abbiamo visto l’ascesa e il declino di Paesi e in particolare la dura realtà che il sistema politico occidentale non vale nei Paesi in via di sviluppo, producendo risultati terribili. Fortunatamente la Cina ha mantenuto costante la crescita per un lungo periodo. Abbiamo sempre più fiducia che la chiave della via della Cina sia una forte leadership di partito e seguire fermamente la leadership del Comitato centrale del Partito del compagno Xi Jinping. Dalla fondazione, la Repubblica popolare cinese copiò in gran parte il sistema socialista dell’Unione Sovietica. Sin dalle riforma e apertura, la Cina intraprese un percorso socialista con caratteristiche cinesi divenendo la seconda maggiore economia. Ciò dimostra che l’indipendenza politica è cruciale per far avanzare la Cina. La maggior parte dei principali fenomeni che affliggono la Cina non può essere spiegata dalle teorie occidentali. La Cina deve trovare soluzioni con la propria saggezza. Se la nostra prassi è buona, va valutato nel rispondere e promuovere la missione della Cina e dai risultati effettivi. Nonostante la marea di informazioni riversate in Cina dopo le riforma ed apertura, la società cinese è riuscita a reggere e ad accumulare saggezza collettiva. In questo processo la direzione del Comitato centrale del partito è stata determinante. L’emendamento costituzionale giunge in un momento favorevole in quanto consolida il pensiero guida, la leadership del partito, la struttura della leadership e il meccanismo di vigilanza migliorato mentre la Cina affronta i compiti ardui della nuova era”. L’attento riferimento all’URSS chiarisce perfettamente a quale Paese ci si riferisce con le parole “sorgere e declinare di Paesi”. Sulle parole “la dura realtà che il sistema politico occidentale non si applica ai Paesi in via di sviluppo, producendo risultati spaventosi”, in concomitanza coi riferimenti all’URSS, si indicano chiaramente le disastrose politiche della “perestroika” di Mikhail Gorbaciov, che invece di permettere la transizione dell’URSS da sviluppo “estensivo” ad “intensivo”, ne causò invece il collasso. Le parole sulla necessità di “consolidare la struttura della leadership e migliorare il meccanismo di vigilanza quando la Cina affronta gli ardui compiti della nuova era” dimostrano che i cinesi non intendono ripetere gli errori di Gorbaciov. A differenza dell’URSS, invece di “democratizzare” rafforzeranno la leadership centrale per mantenere lo stretto controllo del processo, così da rendere efficace il passaggio dallo sviluppo “intensivo” a quello “intensivo”.
Chi conosce la storia sovietica, vi riconoscerà lo stesso approccio che Jurij Andropov, uno degli ultimi leader dell’URSS, aveva intenzione di seguire. Non a caso, proprio come Jurij Andropov nel breve periodo in cui fu il leader sovietico enfatizzò la lotta alla corruzione come essenziale per completare il passaggio dallo sviluppo “esteso” a quello “intensivo”, così agisce oggi l’omologo cinese Xi Jinping. In entrambi i casi, oltre al sincero desiderio di sradicare la corruzione, va attuata una campagna anti-corruzione imponendo la disciplina, essenziale per una transizione di successo. Se tuttavia la conferma di Xi Jinping a leader supremo della Cina ha uno scopo principalmente interno, ha anche una dimensione estera la cui importanza non va sottovalutata. Anche se la Cina cambia la struttura dell’economia, l’ambiente estero le è sempre meno favorevole. Mentre negli anni ’90 e 2000 l’economia cinese cresceva col benevolo incoraggiamento degli Stati Uniti, oggi l’atteggiamento degli Stati Uniti è cambiato, con molti statunitensi (non solo Trump) che ritengono che la Cina cavalchi l’ascesa economia a spese degli Stati Uniti. Ciò significa che la Cina potrebbe non avere accesso libero al mercato statunitense per molto. La Cina deve anche affrontare la realtà delle manovre navali statunitensi nel Pacifico, e gli Stati Uniti che sfidano sempre più la Cina alla sua periferia, in particolare nel Mar Cinese Meridionale, fondamentale arteria commerciale. Il crescente confronto cogli Stati Uniti significa che la Cina non può più permettersi di dare per scontate le rotte commerciali marittime, vitali non solo alle esportazioni, ma anche all’importazione di materie prime. Questo spiega il gigantesco programma One Belt, One Road su cui si è imbarcata la Cina, volto ad assicurarle l’accesso a forniture illimitate di materie prime dall’Eurasia e a collegamenti ad alta velocità in Eurasia per le merci cinesi. Questo a sua volta spiega perché per la Cina la stretta relazione con la Russia, la potenza suprema eurasiatica, non è solo geopoliticamente, ma anche economicamente cruciale. Molto semplicemente, senza la cooperazione della Russia il programma One Belt, One Road è impossibile, e la Cina è sempre più vulnerabile alle pressioni economiche degli USA sempre più ostili. Ciò è alla base del rapporto tra Xi Jinping e Vladimir Putin.
Sebbene tutto indichi che i due leader abbiano sviluppato una relazione forte considerandosi amici, alla fine sono gli interessi vitali dei loro Paesi a riunirli. Come per la Cina la relazione con la Russia è vitale per la sicurezza economica, per la Russia, ormai disillusa sulle prospettive dei suoi rapporti con l’occidente, il rapporto con la Cina, la seconda mondiale, è vitale per assicurarsi il futuro geopolitico ed economico. Detto ciò, anche se il rapporto tra Xi Jinping e Vladimir Putin è fermamente basato sulla chiara comprensione dei rispettivi interessi nazionali, data l’attuale natura estremamente complessa della situazione internazionale, saranno sollevati dal fatto che la loro partnership è destinata a continuare e a rafforzarsi. Nessuno vorrebbe in questo momento complesso e difficile ricominciare da capo con qualcun altro. I cambiamenti politici in Cina e Russia questo mese, la riunione del parlamento cinese e le elezioni presidenziali russe, assicurano che entrambi gli uomini riescano nel loro desiderio e che la loro collaborazione non solo continui, ma si rafforzi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina sono alleati naturali e importanti

James O’Neill, New Eastern Outlook, 06.03.2018In un recente incontro dell’Australian Institute for International Affairs (AIIA) un eminente analista e commentatore australiano suggeriva che Russia e Cina non erano “alleati naturali”. C’era quindi un rischio, suggerì, d’instabilità geopolitica nella regione eurasiatica. Questa analisi è viziata su diversi livelli. Il primo è il fondamentale fraintendimento della natura delle relazione tra Stati nazione. Quella relazione fu meglio racchiusa nel culmine massima dallo statista inglese Lord Palmerston nel XIX secolo. Le nazioni, disse, non avevano né amici né nemici, solo interessi. Questa massima ha permesso alle nazioni nel corso dei secoli di avere relazioni con altre nazioni con cui, prima facie, non avevano alcuna comunanza. La fine negativa di tale spettro si manifesta ad esempio nel supporto degli Stati Uniti a una vasta gamma di regimi dispotici. Nominalmente, tali relazioni dovrebbero essere anatema per tale Stato, considerando l’enorme divario tra valori professati di uno Stato e le prassi effettive dell’altro con cui sviluppava le relazioni. Chiaramente, il concetto di “alleati naturali” non ha utilità. Il rapporto ha basi pragmatiche e segue particolari esigenze geopolitiche, come accesso o controllo di risorse vitali, raggiungimento di certi obiettivi strategici o contrastare gli obiettivi geopolitici di un rivale strategico. Le azioni degli Stati Uniti con una vasta gamma di attività da molti anni verso Russia e Cina sono meglio comprese sotto questa luce. La seconda area in cui l’analisi degli “alleati naturali” è viziata è che ignora fino dove le condizioni geopolitiche possano cambiare. Nel summenzionato incontro dell’AIIA l’oratore usò l’esempio del conflitto sino-sovietico sul fiume Ussuri. Tale conflitto si ebbe nel 1969 e comportò scontri armati che provocarono dei morti. Le vittime dichiarate variano da circa 130 a 800. I punti importanti su tale scontro tuttavia sono a) entrambe le nazioni erano entità diverse da quelle attuali; e b) fu risolto da una lunga trattativa, con la firma dell’accordo finale nell’ottobre 2004. Ciò che diede grande impulso allo sviluppo delle relazioni tra Russia e Cina è che condividono vari interessi su sicurezza e geopolitici comuni. Ancora una volta su numerosi basi e manifestatesi in vari formati.
Il primo e forse maggiore interesse comune nasce dalla manifesta ostilità degli Stati Uniti nei confronti di entrambe le nazioni. Tale ostilità si mostra nella sua forma più semplice coll’istituzione di basi militari statunitensi ai confini di entrambi i Paesi. La stragrande maggioranza delle basi statunitensi è chiaramente volta all’accerchiamento. Non ci può essere un’interpretazione benevola in ciò. Non sono necessarie per la difesa degli Stati Uniti continentali e non c’è motivo razionale o obiettivo per sostenere che siano necessari alla difesa dei Pesi che le ospitano. L’intenzione è chiaramente ostile. Ad esempio, il presidente Bush promise al presidente sovietico Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata “di un pollice verso est”. Gli Stati Uniti violarono immediatamente la promessa e ora hanno basi in quasi tutte le ex-nazioni del Patto di Varsavia, in molti casi ai confini della Russia. Eppure la retorica occidentale è una costante reiterazione sull'”aggressione russa”. Anche quando non ci sono basi, come in Ucraina, gli Stati Uniti vi organizzano una delle numerose operazioni di cambio di regime per installare un regime fantoccio ostile alla Russia. Le ripetute violazioni degli accordi di Minsk da parte dell’Ucraina sono raramente menzionate e tanto meno criticate dai media e dalla leadership politica occidentali. Gli Stati Uniti continuano a darmare l’Ucraina con armi offensive, tanto più allarmanti alla luce della recente legislazione approvata dal parlamento ucraino che indica l’intenzione di una guerra contro le regioni russofone dell’Ucraina orientale e per l’occupazione della Crimea. La stessa Crimea è un’eccellente illustrazione dell’ipocrisia occidentale. Il ruolo storico della Crimea nella Russia (fino al 1954) e lo schiacciante desiderio del popolo di Crimea di ricongiungersi con la Russia, come dimostrato nel referendum, sono completamente ignorati dai media occidentali.
La Cina è soggetta alla stessa inesorabile ostilità. Le navi da guerra statunitensi inscenano continuamente provocazioni con le cosiddette esercitazioni per la libertà di navigazione in acque essenziali per la sicurezza della Cina. Gli Stati Uniti pretendono di esercitare un diritto che in realtà non è mai stato impedito dalla Cina. È anche un diritto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che la Cina ha ratificato e gli Stati Uniti no. Il fatto che Taiwan faccia affermazioni identiche a quelle della Repubblica popolare cinese sul Mar Cinese Meridionale non viene mai menzionato nei media occidentali. Allo stesso modo, la costruzione di isole artificiali fortificate nel Mar Cinese Meridionale, ad esempio, di Taiwan e Vietnam non viene mai menzionata nei media occidentali. Dopo più di 70 anni la fine della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti mantengono ancora più di 50 basi militari sull’isola di Okinawa, nessuna necessaria alla difesa del Giappone. Queste basi fanno parte di una rete di oltre 400 basi statunitensi nell’ambito del “contenimento” statunitense della politica cinese. Il fatto che una nazione possa presumere di “contenere” un’altra nazione in assenza di stato di guerra chiarisce l’arroganza della politica estera degli Stati Uniti. La politica va oltre il contenimento, comunque, come dimostrato dall’invasione dell’Afghanistan, dal sostegno ai separatisti terroristi in Paesi ai confini della Cina e nel territorio cinese, comprese attività terroristiche nello Xinjiang, Tibet e altrove.
La terza ragione per cui “gli alleati non naturali” sono uno strumento analitico inutile si trova in ciò che Russia e Cina fanno insieme, e in particolare nel 21° secolo. Ironia della sorte, una delle principali forze trainanti della cooperazione in vari campi è la reazione alla politica estera degli Stati Uniti. Entrambi i paesi sono membri fondatori di BRICS (fondati nel 2006), Shanghai Cooperation Organization (SCO) fondata nel 2001 e sviluppano vari legami finanziari, di sicurezza ed economici nell’ambito dell’enorme progetto cinese noto come Iniziativa Fascia e Via (BRI). Un’altra organizzazione chiave in questo contesto è l’Unione economica eurasiatica (UEE) di cui la Russia è il primo aderente. Sono stati stipulati numerosi accordi tra UEE e SCO riguardo questioni commerciali, valutarie e di sicurezza. Tutti i membri di URR e SCO partecipano alla BRI. Il territorio russo costituisce una delle principali vie di trasporto dalla Cina per l’Europa occidentale nell’ambito della BRI. Le due nazioni collaborano aiutando l’Iran (altro oggetto dell’ostilità USA), dal ruolo chiave presso BRI, SCO (di cui è membro associato) e corridoio dei trasporti nord-sud, dall’India alla Russia attraverso Iran ed Azerbaigian. La Russia è un fornitore chiave di gas della Cina, che a parte le implicazioni energetiche, è importante anche per motivi ambientali. La Russia ha anche firmato l’accordo per fornire alla Cina il sistema anti-missile S400 significativamente superiore a qualsiasi controparte occidentale. Ulteriore segnale del crescente livello di cooperazione è il ruolo che entrambi i Paesi giocano nel ridurre l’importanza del dollaro USA come mezzo principale del commercio internazionale. E’ il ruolo del dollaro che ha permesso agli Stati Uniti di sfidare la logica economi creando enormi deficit di bilancio e d’indebolire le nazioni più deboli con vari strumenti finanziari come Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e il Sistema di accordi bancari internazionali SWIFT. La Cina ha recentemente aperto le borse di Shanghai e Shenzhen per consentire alle società nazionali e internazionali di emettere obbligazioni da utilizzare per finanziare i progetti BRI. Asian Investment Infrastructure Bank, Silk Road Fund, China Development Bank ed Export-Import Bank of China finanziano in gran parte questi progetti. Una delle sette società straniere autorizzate dalla China Securities Regulatory Commission ad emettere obbligazioni è il produttore russo di alluminio UC Rusal, la prima azienda ad ottenere l’approvazione, per un valore di 1 miliardo di yuan. La corsa guidata da cinesi e russi verso un sistema alternativo basato su yuan, rublo e oro probabilmente si rivelerà il più importante sviluppo geopolitico del 2018.
Non importa quindi se Russia e Cina siano o meno “alleati naturali”. Basta che abbiano interesse reciproco nell’affrontare e, in definitiva, sostituire il sistema dominato dagli Stati Uniti, caratteristica dell’era post-Seconda Guerra Mondiale e causa di tanta miseria e distruzione. Secondo l’autore, un simile sviluppo è del tutto benvenuto.James O’Neill, avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica, addio Brzezinski

Tom Luongo Russia Insider 14/12/2017L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica (UEE). All’inizio del prossimo anno, a febbraio secondo questo resoconto, l’Iran aderirà all’Unione e aprirà le porte alla Turchia per l’adesione entro la fine del 2018. Tra questa e la fine della guerra in Siria, non è difficile dichiarare la dottrina Brzezinski del caos centroasiatico guidato dagli Stati Uniti esalare gli ultimi respiri. L’Iran che infine aderisce all’UEE risponde a una serie di fattori, il più importante, la continua bellicosità degli Stati Uniti. Le sanzioni economiche estese all’Iran e al leader dell’UEE, la Russia, ha creato la necessità di un maggiore coordinamento su obiettivi economici e di politica estera. E crea la nuova realtà regionale che rimodellerà questo concetto per i prossimi cento anni.

La scommessa nucleare
Negli ultimi giorni dell’amministrazione Obama sembrava che l’obiettivo fosse placare l’Iran per fermarne la svolta verso Russia e Cina. Credo che fosse la forza trainante del negoziato di Obama sul controverso accordo nucleare. In effetti, Obama cercò di scambiare i miliardi congelati degli iraniani detenuti nelle banche occidentali con l’Iran ignorare la disintegrazione della Siria e conseguente disastro totale. Quando si pensa quanto siamo venali? Dopo aver sanzionato l’Iran economicamente, averne congelato i conti, impeditogli la comunicazione interbancaria coi clienti (rimozione dallo SWIFT), indotto l’iperinflazione per istigare il cambio di regime, avrebbe accettato di consegnare l’alleata Siria agli animali wahhabiti. In cambio avrebbe ripudiato la Russia e sarebbe stato grato per l’opportunità di riavere i soldi firmando un accordo che gli vietava di avere armi nucleari? Questa è la “logica” dei ritardati che guidavano la nostra politica estera sotto Obama. Quindi, ora, dopo aver visto Russia ed Esercito arabo siriano sconfiggere lo SIIL, l’Iran fa la mossa intelligente d’integrare l’economia, che ha bisogno di diversificazione ed investimenti, aderendo all’Unione economica che raggrupperà tutti gli interessi dell’Asia centrale lungo un percorso simile. Non c’è altro da dire. Non solo è morto Zbigniew Brzezinski, ma anche la sua strategia. Lasciamo Obama, Hillary Clinton, John McCain e i bambolotti dell’amministrazione di Bush il minorato prima di loro, buffoni raggirati ogni volta da Vladimir Putin, da Xi Jinping e dal Presidente iraniano Hassan Rouhani. E il mondo sarà perciò, presto un posto migliore.

Status di meraviglia
Tutto ciò che riguarda lo status quo degli ultimi trenta anni cambi. La Siria ha chiarito a tutti che gli Stati Uniti non sono infallibili. Di fatto, sono incompetenti militarmente e diplomaticamente. L’intervento russo ha evidenziato le vere radici del conflitto e quanto la nostra leadership mente, inganna e ruba per raggiungere i suoi caotici obiettivi regionali. Il presidente Trump cambia rotta a questa nave, ma è un processo lento e combattuto a tutti i livelli da chi aderisce ai dipartimenti della burocrazia. Ciò detto, l’ingresso dell’Iran nell’UEE a pieno titolo aprirà le porte a nuovi aderenti. La Russia corteggia tutti nella regione mentre l’UEE lavora sulle regole e costruisce l’organizzazione. L’adesione dell’Iran vedrà l’unione crescere rapidamente e contribuire a completare i progetti cinesi della Nuova Via della Seta. Facendo un ulteriore passo avanti, il quadro più ampio viene messo a fuoco con l’istituzione della New Development Bank, sfidando la Banca di sviluppo asiatica guidata dagli Stati Uniti, finanziando i progetti infrastrutturali. Con la raffica di grandi progetti annunciati di recente, compresa la nuova versione dell’IPI, gasdotto Iran/Pakistan/India, questo annuncio non è solo un colpo diplomatico per Putin e la Russia, ma piuttosto un fatto compiuto. Era sempre questione di quando, e non se, l’Iran aderiva all’UEE. E con esso a bordo, Paesi come India, Pakistan e Turchia possono aderirvi, sapendo di avere parità di condizioni su cui negoziare, smorzando animosità e dispute persistenti.

Picco USA
Come sottolineava Federico Pieraccini su Strategic Culture Foundation, anche le tensioni tra India e Cina si sono placate quando è diventato chiaro che gli Stati Uniti sotto Trump non sono disposti né possono mantenere il dominio sull’Asia centrale. “In questo senso, la mancanza d’interesse da parte dell’amministrazione Trump su alcune aree del globo è emblematica. Mentre la chimica tra Trump e Modi sembra buona, le tensioni tra India e Cina, accresciute dalle dispute sui confini, sembrano tuttavia essersi dissolte. In seguito al fallimento dei neocon nel dividere Russia e Cina, anche le tensioni di confine tra India e Cina sembrano ora estinguersi. Inoltre, in Ucraina, anche la decisione d’inviare armi a Kiev è stata minimizzata, e il Paese ora affronta un contro-golpe di Saakashvili (sì, ancora lui). L’Ucraina è un Paese in disordine che vive in prima persona le conseguenze della pessima posizione atlantista con la sua viziata politica anti-russa”. L’argomento di Pieraccini è che Trump è un mix di inettitudine e pragmatismo in politica estera. E questo mix ha portato all’attuale situazione, dove Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita si agitano cercando di rimanere rilevanti. Non andrò così lontano, dato che questi Paesi hanno ancora una mano potente da giocare, se non altro per stabilizzare la maggior parte di ciò che hanno attualmente. E giocheranno tali carte fino in fondo per creare qualcosa che assomigli alla pace. Ma, l’Iran traccia una nuova strada, allontanandosi dalle ferite aperte dall’occidente, verso le opportunità che riposano in ogni altra direzione. Come ho detto recentemente, il quadro per un grande accordo in Medio Oriente è possibile. E l’adesione dell’Iran all’UEE è un forte indizio che vuole aderire alla maggiore economia mondiale da attore affidabile. Putin è diventato di fatto negoziatore degli alleati contro Israele e Trump, che s’impunta anche con Israele. Una volta che l’accordo sarà in vigore e Trump accetterà di rimuovere la presenza militare degli Stati Uniti dalla maggior parte della regione, allora si vedrà come apparirebbe il mondo senza conflitti istigati.Traduzione di Alessandro Lattanzio