Iran, ancora multipolare

Daahireeto Mohamud, Katehon 06/07/2016Mideast-Iran_Horo-2-e1375552179584L’Iran ha dimostrato di essere uno dei più strenui Stati anti-egemoni del mondo. Dalla rivoluzione del 1979 Teheran ha combattuto aspre guerre indotte da USA/Israele in Iraq, Golfo Persico, Siria, Libano e Palestina occupata, direttamente o indirettamente, ma anche affrontato le dure sanzioni economiche occidentali. La Repubblica islamica dell’Iran è una potenza regionale potente e accorta che sempre influenzerà il destino del Medio Oriente, come la storia ha dimostrato nei secoli passati. Il Paese occupa una posizione geostrategica tra Medio Oriente, Golfo Persico/Mare Arabico, Asia centrale, Asia meridionale e Caucaso/Caspio. Le regioni chiave saranno un cruciale ”perno” per la competizione geopolitica delle grandi potenze del 21° secolo. L’unipolarismo degli Stati Uniti proverà ad isolare le grandi potenze eurasiatiche Russia e Cina controllando “i rimland” dell’Eurasia e destabilizzando le regioni con la guerra ibrida. L’Iran sarà il nodo fondamentale per gli Stati Uniti per collegare le loro basi militari nella NATO/Turchia con la presenza militare in Iraq/GCC/Afghanistan/Pakistan fino alla possibile presenza militare in India, e quindi Mynamar, e ai loro centri militari nell’Asia-Pacifico. Se Washington avrà una presenza militare in Iran e come sembra in India, poi “La Grande muraglia geopolitica” contro le grandi potenze eurasiatiche sarà completata, dal teatro europeo/NATO a Medio Oriente e Asia meridionale fino al teatro Asia-Pacifico. Solo l’Iran e il possibile riallineamento strategico pakistano verso la multipolarità potrebbero ostacolare tale “Grande muraglia geopolitica”, che il segretario alla difesa USA Ash Cater chiama anche ‘stretta di mano strategica’ tra Perno in Asia degli Stati Uniti e Politica verso est dell’India.

Geopoliticamente
L’Iran è la chiave del mondo multipolare: l’influenza di Teheran in Iraq, Golfo Persico, Siria, Libano e potenzialmente Yemen e la posizione geografica nella regione del Golfo Persico e del Mar Arabico/Oceano Indiano, aiuterà gli Stati del multipolarismo a liberarsi nei rimland del Mar Mediterraneo e dell’Oceano Indiano. Difatti, il Paese è all’incrocio tra nucleo centrale eurasiatico e rimland mediorientali.

Pensiero strategico dell’Iran
L’attuale composizione del regime iraniano ha un solido ancoraggio multipolare, le forze conservatrici/nazionaliste pro-multipolari dell’Iran controllano quasi tutte le principali istituzioni dello Stato e del regime tra cui Ufficio del leader supremo, Consiglio dei Guardiani, IRGC, Assemblea degli Esperti, Ministero dell’Intelligence, magistratura, tutte le forze dell’ordine e quasi tutti i principali media. Solo la presidenza gli sfugge, il nuovo parlamento è un”istituzione ‘contestata’ ma è un ente molto potente. La rielezione di Larijani a speaker probabilmente inclinerà il parlamento più sul campo conservatore che riformista. Eppure i moderati e riformisti avranno ancora più voce rispetto a prima nel nuovo parlamento. Tuttavia, l’elezione del duro conservatore Ayatollah Janati a presidente della potente Assemblea degli Esperti cementa il controllo conservatore su questo ente chiave, dissipando il battage mediatico unipolare sui riformisti/moderati vincenti nelle ultime elezioni. La cultura strategica dell’Iran renderà difficile all’occidente unipolare corteggiare Teheran, vi sono forze su entrambi i lati (lobby israeliana negli Stati Uniti, Israele, neocon, Congresso degli Stati Uniti e Arabia Saudita, solo per citarne alcune, da una parte, conservatori, Iran e nazionalisti dall’altra), che impediscono una qualsiasi possibile defezione iraniana nel campo unipolare. C’è una profonda cultura strategica anti-egemonica in Iran, imposta dai principi islamici e dal sistema politico teologico del Wilayat Faqih. La sicurezza iraniana e le élite strategiche giustamente ritengono che il loro Paese affronti una grave minaccia strategica con la presenza militare degli Stati Uniti nel Golfo Persico e le armi nucleari israeliane. In effetti, l’Iran ha combattuto una guerra reale diretta dagli Stati Uniti sotto forma di guerra delle petroliere nel Golfo, durante la guerra Iran-Iraq. L’animosità tra Iran e Stati Uniti è così grande che il recente accordo nucleare è improbabile li renda amici o partner strategici, come alcuni si sarebbero immaginati. Libri bianchi, valutazioni militari e altri documenti ufficiali degli Stati Uniti mostrano l’Iran, con Russia e Cina, avversario strategico o addirittura nemico. Corea democratica e “alleati della guerra ibrida” degli Stati Uniti SIIL/al-Qaida sono menzionati in tali documenti, probabilmente per propaganda. Probabilmente l’Iran è ancora più anti-egemonico e multipolare di Russia e Cina, e questi tre Paesi formano la base della multipolarismo. Si dice che un cambio di regime indotto dall’occidente incomba sempre più sull’Iran per via della gioventù influenzata dai social media, e degli attivisti e riformisti filo-occidentali. Una cosa che può attenuare tale rischio è il fallimento della primavera araba e le sue guerre disastrose. Se il supporto al multipolarismo iraniano gioca bene questa carta informando la popolazione del grave pericolo che tali proteste e rivoluzioni congegnate dagli occidentali possono arrecare alle loro vite e al Paese, ci saranno tutte le ragioni di credere che la maggioranza degli iraniani ascolterà questo messaggio.

Protezione dal cambio di regime unipolare dopo l’accordo nucleare
d02f0695-e9c9-4870-ad10-42ec65ae0f8c C’è un rischio strategico che gli iraniani e gli Stati-guida multipolari Russia e Cina dovrebbero riconoscere e quindi sviluppare politiche per evitarlo. E’ ciò che si chiama “cambio di regime morbido”, con l’occidente che ha concluso che il ‘cambio di regime duro’ in Iran è quasi impossibile e l’unica opzione disponibile è mettere le mani sull’Iran con un ‘cambio di regime morbido’ a lungo termine; la strategia sembra seguire due direzioni opzionali. 1) “cambio di regime morbido rapido”, che richiede l’impiego di attivisti addestrati, giovani filo-occidentali, riformisti e social media da coinvolgere in campagne concertate contro clero conservatore, IRGC e altre istituzioni multipolari nella speranza di indebolirli e delegittimarli di fronte il pubblico, oltre a diffondere idee liberali e stile di vita occidentale. Tale piano prevede che, quando le istituzioni conservatrici multipolari siano abbastanza indebolite, i giovani unipolari, riformisti e attivisti possano dare la spinta finale per grandi proteste e violenze per un cambio di regime, o a votare contro la maggioranza conservatrice in elezioni orchestrate dagli occidentali, o ad anche un certo tipo di ”colpo di Stato costituzionale”, come quello avutosi in Brasile. “Il voto contro i conservatori dalla linea dura” è la strategia utilizzata nelle ultime elezioni, ed è riuscita nelle elezioni regionali a Teheran dove ciò che i conservatori chiamano ” lista inglese” ha stravinto. Se tale scenario viene replicato in tutto il Paese nelle elezioni future, le forze unipolari potrebbero facilmente prendere il potere in Iran. 2) Le altre opzioni del “cambio di regime evolutivo a lungo termine” che molti strateghi e agenzie d’intelligence statunitensi, sono chiaramente i piani per avere una Guida Suprema o gruppo di leader moderati e riformisti, quando l’attuale leader scomparirà, riconoscendo che senza l’approvazione del leader supremo nessun presidente o parlamento può invertire politica dell’Iran. L’“uomo di punta” occidentale in tale strategia a lungo termine sembra essere l’Ayatollah Rafsanjani, chiaramente sostenuito dall’attuale presidente Rouhani. I due uomini e i loro sostenitori sono apparentemente in procinto di nominare un leader supremo riformista in sostituzione dell’attuale, ma tale strategia è stata gravemente colpita dall’elezione di Janati alla presidenza dell’Assemblea degli esperti, almeno nel breve termine. Nell’Iran post-accordo nucleare, c’è una battaglia politica feroce tra forze riformiste filo-occidentali unipolari e forze conservatrici dal principio multipolare. L’occidente vede l’accordo nucleare quale chiave per un cambio di regime a lungo termine in Iran; senza di che, vede l’accordo quale vittoria strategica per l’Iran e l’ordine multipolare. Sa bene che le intenzioni di costruire la bomba nucleare nell’attuale Iran non sono mai state dimostrate.

La politica degli Stati-guida multipolari
In Iran oggi, forze opposte sostengono partner internazionali contrapposti, i conservatori sono associati ai principali Stati multipolari Russia e Cina; i riformisti all’occidente unipolare, e ciò non aiuta abbastanza il Paese. I conservatori sostengono giustamente che riformisti e moderati non possono dimostrare ciò che l’occidente ha fatto per l’Iran, mentre i riformisti sostengono che gli altri non possono dimostrare ciò che Cina e Russia hanno fatto, al contrario. Sembra che entrambe le parti vogliano far valere i propri partner internazionali nello sviluppo economico, migliorando la propria posizione nazionale. Con ciò in mente i grandi Stati multipolari Russia e Cina dovrebbero inquadrare una politica coordinata per aiutare l’Iran a respingere attacchi e tentativi unipolari, a tal fine la Cina dovrebbe intensificare l’impegno economico crescente con l’Iran aumentando investimenti, progetti infrastrutturali e trasferimenti tecnologici, l’invio dalla Russia dei missili da difesa aerea S-300 in Iran è un buon passo in avanti (anche se i ritardi dal 2007 hanno creato disagio strategico dell’Iran verso la Russia). la suscettibilità di Mosca alle pressioni di Israele e Stati Uniti sulla vendita di armi all’Iran fu una chiara sfida alle relazioni strategiche russo-iraniane. Gli iraniani odiano essere merce di scambio tra Stati Uniti e Russia o Cina, ed onestamente non meritano di essere trattati così, data la loro gloriosa storia e potenza attuale e futura. Tuttavia il recente sostegno militare diretto russo in Siria nella guerra antiterrorismo ed i suoi effetti positivi sul terreno approfondiscono le relazioni strategiche russo-iraniane. Il leader russo Putin è ormai popolare non solo tra gli iraniani, ma anche tra gli alleati regionali dell’Iran, Iraq, Siria e Libano, dove è chiamato “Abu Ali Putin”, suggerendo un sentimento di vicinanza. Per cementare l’Iran quale solida ancora multipolare, Russia e Cina dovrebbero abbracciare la piena relazione strategica con Teheran e sganciare i rapporti tra Washington e Teheran. L’Iran ha urgente bisogno della modernizzazione militare e la vendita di armi avanzate dovrebbe seguire l’invio degli S-300, in modo che l’Iran possa sentirsi al sicuro da un attacco militare unipolare. Sembra che nei restanti cinque anni di sanzioni su certe vendite di armi offensive all’Iran, non sia chiaro se Russia e Cina sostengano che l’Iran abbia il diritto di modernizzare l’esercito per ragioni difensive, avendo Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri impegnati in inauditi programmi di acquisizione di armi. Russia e Cina possono firmare accordi sulle armi con l’Iran ora e se il Consiglio di sicurezza dell’ONU si oppone, le armi potrebbero essere inviate passato il limite dei cinque anni. Tali offerte darebbero alle forze multipolari in Iran la credibilità di poter avere qualcosa dagli alleati multipolari. Dal punto di vista politico sarebbe buona idea per le forze multipolari in Iran (con il sostegno diplomatico degli Stati leader multipolari Russia e Cina), anticipare la strategia del cambio di regime a lungo termine degli USA con l’elezione di una giovane, dinamica e conservatrice Guida Suprema prima che l’attuale scompaia. Tale brillante mossa strategica sventerà la grande strategia statunitense contro l’Iran, e cementerà lo status multipolare a lungo termine di Teheran. Sembra che il capo supremo attuale Ali Khamenei riconosca bene questa importanza ed abbia già iniziato la preparazione dell’elezione del nuovo leader supremo. Osservando dall’esterno l’Iran (ci potrebbe essere una più profonda politica interna di quanto noto), ci sarebbero tre potenziali candidati che certamente difenderanno lo status multipolare dell’Iran, se eletti: Mojtaba Khamenei, figlio del leader attuale, Sadeq Larijani, fratello di Ali Larijani e potente capo della magistratura, e Ahmed Khatami, leader delle preghiere del venerdì a Teheran. Ci potrebbero essere altri, ma questi tre sono dei provati conservatori multipolari che probabilmente seguiranno la via di Ali Khamenei, l’attuale leader 76enne che avrebbe problemi di salute. Sarà saggio per i conservatori multipolari iraniani non aspettare e rischiare sviluppi improvvisi sulla salute di Khamenei ed eleggere uno dei tre, o qualsiasi altro giovane conservatore, a leader supremo nominato o anche effettivo se i leader attuali concordano. Russia e Cina dovrebbero anche accelerare l’adesione dell’Iran alla SCO dato che le sanzioni delle Nazioni Unite non sono più una scusa. Il tempo in cui Russia e Cina si trattenevano nella scommessa sull’Iran impegnandosi nella ‘strategia attendista’, è scaduto; dopo l’accordo nucleare è il momento di agire per negare il dominio economico e politico occidentale sull’Iran.

Il rischio di acquisizione indiano del porto di Chabahar
L’accordo sul porto di Chabahar con l’India sembra essere il tentativo disperato dell’Iran di avere finanziamenti per il progetto portuale, tuttavia l’India con la sua recente “defezione” presso l’ordine unipolare, potrebbe utilizzarlo per attività anti-multipolari. Nuova Delhi ha già iniziato la destabilizzazione del Pakistan, in particolare Beluchistan, per affossare il corridoio CPEP della Cina. Gli Stati Uniti sembrano sostenere l’acquisizione indiana del porto di Chabahar perché conta sull’influenza indiana in Iran per i suoi interessi strategici. I media unipolari celebrano l’accordo ritraendolo come vittoria indiana sulla Cina e sfida al corridoio CPEC cinese. Sembra che i riformisti/moderati in Iran sostengano l’accordo di Chabahar con l’India perché vorrebbero bilanciare l’influenza russa e cinese in Iran, secondo l’ex-ambasciatore indiano in Iran in un programma televisivo indiano. Se questo è vero, allora il progetto di Chabahar potrebbe essere un velato piano unipolare volto a rafforzare i riformisti iraniani nella loro ricerca del potere. Ci sono rapporti non confermati su Giappone e Corea del Sud che si unirebbero all’India nel progetto del porto di Chabahar. Per essere chiari, non c’è niente di sbagliato a che l’Iran commerci con i Paesi unipolari, ma se i legami commerciali ed economici sono delle operazioni di cambio di regime per indebolire l’economia delle forze iraniane multipolari, in particolare l’IRGC, allora sono una minaccia strategica e dovrebbero essere riconsiderati. È sempre più evidente che il governo Rouhani sia intenzionato ad indebolire il potere economico dell’IRGC e l’influenza delle aziende cinesi in Iran. Le società occidentali e le ONG che entrano in Iran sembrano far parte di tale strategia per “ridurre il potere economico dell’IRGC” e “scacciare le aziende cinesi e russe”.

Conclusione
Anche se l’Iran è uno Stato multipolare solido, deve ancora affrontare sfide importanti dagli ostili unipolari Stati Uniti e loro ascari regionali, particolarmente Israele e Arabia Saudita; i sauditi sono diventati il “cane da punta” contro l’Iran nella regione, tuttavia la loro capacità effettiva, oltre ad utilizzare ascari terroristici, è limitata e l’Iran potrebbe facilmente sconfiggere qualsiasi aggressione diretta saudita sul territorio d’origine. Con la possibilità di un furtivo attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani ed altri obiettivi militari, l’Iran si affida alla crescente potenza dei missili balistici e dell’arsenale missilistico di Hezbollah, fedele alleato in Libano. In realtà, si può affermare che la potenza militare di Hezbollah sia lo ‘stabilizzatore strategico’ regionale, perché ha chiaramente dissuaso Israele dall’impegnarsi in una guerra distruttiva con Iran, Siria o Hezbollah, per non parlare dell’enorme contributo alla lotta al terrorismo in Siria e Iraq. Per garantirsi la sicurezza e custodire il fianco multipolare del Rimland meridionale, l’Iran ha bisogno di un forte sostegno economico, militare e diplomatico dagli alleati multipolari Russia e Cina. Le forze multipolari in Iran hanno bisogno del generoso aiuto dei vicini Stati leader multipolari per bilanciare i progressi unipolari in Iran e le guerre per procura nella regione, specialmente dopo l’accordo nucleare e la ‘defezione’ dell’India presso l’ordine unipolare, posizionandosi da avamposto unipolare nelle ‘retrovie’ dell’Iran. Tutto ciò dipenderà dagli sviluppi multipolari strategici globali che includono: 1) riallineamento strategico sino-russo e suo rafforzamento. 2) Russia e Cina che in generale coordinano politica e strategie verso un determinato Stato o potenza regionale multipolare. Possono avere una certa concorrenza limitata in alcuni aspetti delle relazioni con l’estero, ma l’obiettivo strategico multipolare dovrebbe sempre prevalere. 3) impegno proattivo, creativo e sostanzialmente diplomatico russo/cinese sui nodi multipolari regionali come Iran ed altri potenziali Paesi multipolari non-alleati degli USA, dandogli il necessario supporto economico, militare e diplomatico per resistere a pressioni e provocazioni unipolari. Senza una scossa strategica in Iran, il Paese resta un nodo multipolare solido e merita un maggiore sostegno dagli alleati Stati guida multipolari Russia e Cina.Un-iran_risultatoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina prepara l’alternativa d’oro al sistema del dollaro

F. William Engdahl New Eastern Outlook 18/05/2016

Zhou Xiaochuan

Zhou Xiaochuan

La Cina, come attuale presidente del gruppo G-20, ha invitato la Francia a organizzare una conferenza speciale a Parigi. Il fatto che tale conferenza avvenga in un Paese OCSE è segno di quanto sia indebolita l’egemonia del sistema del dollaro degli USA. Il 31 marzo a Parigi si era tenuta una riunione speciale, denominata “Nanjing II“. Il governatore della Banca popolare di Cina, Zhou Xiaochuan, vi fece una grande presentazione, tra gli altri punti, un più ampio uso dello speciale paniere del FMI con le cinque principali valute mondiali e i diritti speciali di prelievo o DSP. Gli invitati erano pochissimi, tra cui il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il cancelliere dello Scacchiere inglese George Osborne, la direttrice generale del FMI Christine Lagarde che hanno discusso l’architettura finanziaria del mondo insieme alla Cina. A quanto pare e significativamente, non c’era nessun alto funzionario degli Stati Uniti. Sui colloqui di Parigi, Bloomberg ha riferito: “La Cina vuole un sistema molto più direttamente gestibile, in cui le decisioni del settore privato possano essere gestite dai governi”, ha dichiarato Edwin Truman, ex-funzionario della Federal Reserve e del Tesoro statunitense. “I francesi hanno sempre favorito la riforma monetaria internazionale, quindi sono naturali alleati dei cinesi su questo tema“. Un giornalista del China Youth Daily presente a Parigi osservava, “Zhou Xiaochuan ha sottolineato che il sistema monetario e finanziario internazionale è attualmente in fase di aggiustamento strutturale, l’economia mondiale si trova ad affrontare molte sfide...” Secondo il giornalista, Zhou continuava a dichiarare che l’obiettivo della Cina come attuale presidente del G20 è “promuovere l’uso più ampio dei DSP“. Per la maggior parte di noi, appare eccitante come guardare l’erba Johnson crescere nelle pianure del Texas. Tuttavia, dietro quel gesto tecnico apparentemente minore, appare sempre più chiaro, di giorno in giorno, la grande strategia cinese, che in caso di successo o meno, sarà la grande strategia per eliminare il ruolo dominante del dollaro come valuta di riserva delle banche centrali mondiali. Cina e altri vogliono porre fine alla tirannia del corrotto sistema del dollaro con cui gli USA finanziano guerre infinite col denaro preso in prestito altri popoli senza mai restituirlo. La strategia è porre fine al dominio del dollaro come valuta per la maggior parte del commercio mondiale di beni e servizi. E non è poca cosa. Nonostante il relitto economico statunitense e l’astronomico debito pubblico di 19 trilioni di dollari di Washington, il dollaro copre ancora il 64% delle riserve delle banche centrali. Il maggiore detentore di debiti degli Stati Uniti è la Repubblica Popolare Cinese, seguita dal Giappone. Finché il dollaro è “la moneta del re”, Washington può avere deficit di bilancio infiniti sapendo bene che Paesi come la Cina non hanno alcuna seria alternativa per investire i propri profitti dal commercio in valuta estera, se non nel debito pubblico garantito dal governo degli Stati Uniti. In effetti, come ho già sottolineato, ciò faceva sì che la Cina di fatto finanziasse le azioni militari di Washington contrarie agli interessi sovrani cinesi e russi, finanziando le innumerevoli rivoluzioni colorate del dipartimento di Stato degli USA, dal Tibet a Hong Kong, dalla Libia all’Ucraina, al SIIL in Medio Oriente e accora avanti…

Mondo multi-valutario
Se guardiamo più da vicino tutte le azioni del governo di Pechino dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e soprattutto dopo la creazione della Banca Asiatica d’Investimento Infrastrutturale, la nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, gli accordi energetici in valuta nazionale con la Russia bypassando il dollaro, appare chiaro che Zhou e la leadership di Pechino hanno una strategia a lungo termine. Come l’economista inglese David Marsh ha sottolineato in riferimento alle recenti dichiarazioni di Zhou a Parigi, a Nanjing II, “La Cina s’imbarca, pragmaticamente ma con costanza, per sancire un sistema di riserva multi-valutario nel cuore dell’ordine finanziario del mondiale“. Dall’ingresso della Cina nel gruppo scelto delle valute DSP del FMI, lo scorso novembre, il sistema multi-valutario che la Cina chiama “4 + 1” consiste in euro, sterlina, yen e renminbi (il 4.to), coesistenti con il dollaro. Questi sono i cinque componenti dei DSP. Per rafforzare il riconoscimento dei DSP, la Banca Popolare Cinese di Zhou ha iniziato a rendere pubbliche le maggiori riserve mondiali in valuta estera in DSP, così come in dollari.

Un futuro d’oro
china-gold-dragon-e1463719459682 Eppure l’alternativa cinese al dominio del dollaro è molto più della carta della promozione del paniere di valute DSP. La Cina è chiaramente volta a ricreare un gold standard internazionale, presumibilmente non basato sulla bancarotta dello scambio dollaro-oro di Bretton Woods che il presidente Richard Nixon chiuse unilateralmente nell’agosto 1971 dicendo al mondo che avrebbe dovuto ingoiare dollari cartacei in futuro e che non poteva più utilizzare l’oro. A quel punto l’inflazione globale, misurata in dollari, iniziò a salire in ciò che in futuro gli storici economici senza dubbio chiameranno Grande Inflazione. Secondo una stima, i dollari in circolazione nel mondo sono aumentati di circa il 2500% tra il 1970 e il 2000. Da allora l’ascesa chiaramente ha superato il 3000%. Senza un requisito legale per eseguire la stampa dei dollari secondo una pre-determinata quantità fissa di oro, tutte le restrizioni all’inflazione globale del dollaro scomparvero. Fin quando il mondo è costretto a usare dollari per regolare l’acquisto di petrolio, grano e altre materie prime, Washington può firmare una quantità infinita di assegni senza timore del loro ritorno con timbrato su “fondi insufficienti”. Combinato al fatto che nello stesso arco di tempo, dal 1971, vi è stato il colpo di Stato silenzioso delle banche di Wall Street per dirottare ogni e qualsiasi parvenza di democrazia rappresentativa e regola costituzionale per avere un zecca impazzita, proprio come nella fiaba del poeta tedesco del 18° secolo Goethe sugli Apprendisti stregoni, o in tedesco Der Zauberlehrling. La stampa dei dollari è fuori controllo. Dal 2015 la Cina si muove in modo deciso per sostituire Londra e New York e altre piazze occidentali che decidono il prezzo di scambio dell’oro. Come ho sottolineato qui in un’ampia analisi nell’agosto 2015, la Cina, insieme alla Russia, compie grandi passi per sostenere la propria valuta con l’oro rendendola “buona come l’oro”, mentre le valute gonfiate dal debito come l’euro o la zona del dollaro in bancarotta, s’arrabbattono. Nel maggio 2015, la Cina annunciava di aver istituito un fondo di investimento statale in oro. Lo scopo è creare un pool, inizialmente di 16 miliardi di dollari, il maggiore fondo in oro fisico al mondo, a sostegno dei progetti di estrazione dell’oro lungo le nuove linee ferroviarie ad alta velocità della Nuova Via della Seta economica del Presidente Xi o Cintura e Via, com’è chiamata. La Cina esprimeva l’obiettivo di permettere ai Paesi eurasiatici, lungo la Via della Seta, di aumentare la copertura aurea delle loro valute. I Paesi lungo la Via della Seta e dei BRICS ospitano la maggior parte della popolazione mondiale e delle risorse naturali e umane del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente abbia da offrire. Nel maggio 2015, la Shanghai Gold Exchange della Cina istituiva formalmente il “Fondo d’Oro della Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro cinesi, Shandong Gold Group, che ha acquistato il 35% delle azioni, e Shaanxi Gold Group, con il 25 %. Il fondo investirà nei progetti auriferi lungo le ferrovie eurasiatiche della Via della Seta, anche nelle vaste regioni inesplorate della Federazione Russa. Un fatto poco noto è che non è più il Sudafrica il re dell’oro. È un mero numero 7 nella produzione annua di oro. La Cina è il numero uno e il numero due è la Russia. L’11 maggio, poco prima della creazione del nuovo fondo d’oro della Cina, la China National Gold Group Corporation siglava un accordo con il gruppo di estrazione aurifero russo Poljus Gold, il maggiore gruppo di miniere d’oro della Russia, e uno dei primi dieci al mondo. Le due aziende esploreranno le risorse d’oro di quello che è a tutt’oggi il maggiore giacimento d’oro della Russia, Natalka, nell’oriente del distretto Magadan di Kolyma. Recentemente, il governo cinese e le sue imprese statali hanno anche cambiato strategia. Oggi, da marzo 2016, secondo i dati ufficiali, la Cina detiene oltre 3,2 trilioni di dollari in riserve in valuta estera presso la Banca popolare cinese, e di cui si ritiene che circa il 60%, o quasi 2 trilioni di dollari, siano obbligazioni del Tesoro USA o quasi titoli di Stato come le obbligazioni ipotecarie Fannie Mae o Freddie Mac. Invece d’investire tutti i guadagni dei surplus commerciali nel debito pubblico sempre più gonfio e senza valore degli Stati Uniti, la Cina ha lanciato una strategia globale di acquisto di beni. Ora accade che nella lista della spesa delle risorse estere privilegiata da Pechino, vi “sia comprare” miniere d’oro in tutto il mondo. Nonostante un recente lieve aumento del prezzo dell’oro a gennaio, resta dopo 5 anni al ribasso e molte compagnie minerarie di qualità comprovata cercano liquidi e sono costrette a dichiarare fallimento. L’oro è veramente all’inizio della rinascita.
La bellezza dell’oro non sono solo le innumerevoli promesse che mantiene come copertura contro l’inflazione. E’ il più bello dei metalli preziosi. Il filosofo greco Platone, nella sua opera La Repubblica, individuò cinque tipi di regimi possibili: nobiltà, timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannia, quest’ultimo il più vile. Poi indica la nobiltà, o governo del re filosofo, avere “anima d’oro” essendo la più alta forma di governo, benevolo e dalla massima integrità. L’oro ha avuto un valore di per sé nel corso della storia del genere umano. Cina, Russia e altre nazioni dell’Eurasia oggi rimettono l’oro al giusto posto. Questo è molto buono.gold-bars-small-cropF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Iran e Azerbaigian si accordano sul corridoio strategico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 06/05/2016

d6d7a23d749e8af481e8fae05ea0d896Tutti i media mainstream occidentali hanno trascurato, seguendo le recenti tensioni militari tra Armenia e Azerbaigian sul conflitto latente per l’enclave montuosa del Nagorno-Karabakh, l’annuncio del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo i colloqui con la controparte iraniana sull’inizio dei lavori sul da tempo discusso corridoio Nord-Sud lungo il Mar Caspio. Significativo è l’Azerbaigian che accetta di partecipare al progetto. Ciò suggerisce che la diplomazia russa e lo sviluppo delle infrastrutture economiche hanno nuovamente prevalso sul bellicismo mondiale di Washington per mantenere l’ormai erosa egemonia da superpotenza globale.
Il 7 aprile, in una riunione nella capitale azera Baku, poche ore dopo che l’Azerbaigian sospendeva una grande offensiva sul Nagorno-Karabakh, apertamente sollecitata dal ministro degli Esteri del sempre più disperato presidente turco Erdogan, Sergej Lavrov dichiarava che Russia, Iran e Azerbaigian concordano l’avvio dei colloqui sulla realizzazione del Corridoio dei trasporti Nord-Sud. Accanto Lavrov figuravano il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e il Ministro degli Esteri azero Elmar Mamamdjarov. Lavrov dichiarava, “Abbiamo discusso gli aspetti della sfera materiale della cooperazione. Abbiamo deciso che le nostre agenzie competenti avvieranno in dettaglio gli aspetti pratici della realizzazione del progetto di corridoio dei trasporti ‘Nord-Sud’ lungo le coste del Caspio occidentale. Questo prevede la collaborazione dei ministeri dei Trasporti che dovrebbero considerare i parametri tecnici e finanziari del progetto. Ciò prevede anche la cooperazione tra dogane e servizi consolari, e l’abbiamo deciso oggi”.

Completando il Triangolo d’Oro
Con l’accordo tra Russia, Iran e Azerbaigian, un enorme passo è stato fatto per consolidare il più grande spazio economico nel mondo, quello eurasiatico; lo spazio che il padrino della geopolitica inglese, Sir Halford Mackinder, avvertì per tutta la vita essere l’unica grave minaccia all’egemonia dell’impero inglese e dell’erede statunitense, il secolo americano. Il diretto moderno corridoio dei trasporti, noto fin dai primi colloqui del 2002 come Corridoio dei trasporti Nord-Sud, in ultima analisi collegherà India, Iran e Azerbaigian a Paesi e mercati dell’Unione economica eurasiatica, comprendente non solo l’Armenia, ma anche Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Bielorussia. Il Corridoio dei trasporti Nord-Sud dall’India all’Iran e l’Azerbaigian lungo il Caspio fino a Mosca ed oltre, trasformerà lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’India collegata nella Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri della sempre più strategicamente importante SCO sono Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Quest’anno India e Pakistan aderiranno formalmente alla SCO e si prevede che l’Iran, attualmente osservatore ufficiale, avrà offerto la piena adesione entro la fine dell’anno, ora che le sanzioni sono state tolte. Il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il sostegno alla piena adesione dell’Iran negli importanti colloqui a Teheran nel gennaio 2016, dove i due decidevano la formale partecipazione iraniana nel progetto Cintura e Via economica della Nuova Via della Seta sull’Eurasia dalla Cina di Xi. Ora, con il Corridoio Teheran-Mosca si chiude il Triangolo d’Oro Pechino-Teheran-Mosca; un importante progresso economico e geopolitico.

L’economia del corridoio dei trasporti
Il completamento del Corridoio dei trasporti Nord-Sud trasformerà in modo significativo lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio sarà una moderna via marittima e ferroviaria per trasportare merci tra India, Iran, Azerbaigian, Russia, Asia centrale e potenzialmente Stati europei se dovessero mai rinsavire abbandonando il governo guerrafondaio ucraino e le sanzioni alla Russia, alleviando le economie in difficoltà dell’Unione europea. Il nuovo corridoio collegherà alcune delle più grandi città del mondo come Mumbai, Mosca, Teheran, via porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto di Astrakhan in Russia, alla foce del grande fiume Volga. Nel 2014 furono testate due rotte. La prima da Mumbai a Baku attraverso il porto dell’Iran presso lo Stretto di Hormuz, importante collo di bottiglia dei flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico. Il secondo da Mumbai al porto di Astrakhan via Bandar Abbas, Teheran e porto di Bandar Anzali. Lo scopo era individuare e affrontare le principali strozzature. Significativamente, lo studio ha dimostrato che i costi dei trasporti India-Russia verrebbero ridotti di “2500 dollari ogni 15 tonnellate di carico“. Uno studio della Federazione delle Associazioni Spedizionieri indiana trovò che la rotta, era “il 30% meno costosa e il 40% più breve di quella attuale“. La rotta attuale va da Mumbai a Mar Rosso e Canale di Suez, attraversa Mediterraneo, Gibilterra e Canale della Manica fino a San Pietroburgo e Mosca. Uno sguardo alla mappa rivela come tale rotta sia strategicamente vulnerabile, per la possibile interdizione da NATO e Stati Uniti. Il colpo di Stato degli Stati Uniti nel febbraio 2014 in Ucraina, l’installazione di accoliti del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, oligarchi corrotti “pro-Washington” e neonazisti, per perturbare le relazioni tra Russia e UE, momentaneamente misero in secondo piano il piano sul Corridoio Nord-Sud. Ora, con il concretizzarsi nella realtà eurasiatica del Grande progetto Cintura e Via della Cina, l’adesione del corridoio Iran-Azerbaigian-Russia crea uno spazio economico, politico e militare coerente ed integrato che potrebbe presto avviare ciò che gli storici futuri chiameranno secolo eurasiatico, mentre il secolo americano e la sua egemonia mondiale post-1944 si sbriciola come l’impero romano nel IV secolo d.C. Anche in questo caso, l’Oriente crea mentre l’occidente riesce con successo a distruggere.Iran-Azerbaijan-Russia-FMs-in-Baku-1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran si collega all’Eurasia con il Canale persiano

F. William Engdahl New Eastern Outlook 07/04/2016INDONESIA-CHINA-IRAN-PRESIDENTS-MEETINGCon le sanzioni economiche di Stati Uniti e Unione europea tolte, appare chiaro che l’Iran oggi vuole costruire e non distruggere come l’occidente sembra deciso a fare. L’ultima è l’annuncio che Teheran ha deciso di procedere nei grandi progetti infrastrutturali che forse completerà in una decina di anni, come il canale interno che colleghi per la prima volta Mar Caspio e Golfo Persico. Data la topografia montagnosa dell’Iran, non è un’opera semplice ma sarà un grande vantaggio anche per la Russia ed altre nazioni del bacino del Caspio, così come un’utile appendice del grande progetto infrastrutturale Via e Fascia della Cina.
Fin dai tempi degli zar Romanov, la Russia ha cercato un collegamento ai mari caldi per la marina e il commercio. Oggi le navi russe devono attraversare gli stretti turchi del Bosforo, un molto stretto corso d’acqua che passando per Istanbul collega Mar Nero al Mar di Marmara, e via Dardanelli, a Mar Egeo e Mediterraneo. Dato il gelo tra Mosca e Ankara oggi, da quando l’aviazione turca, alla fine dell’anno scorso, aveva deliberatamente abbattuto un jet russo nello spazio aereo siriano in violazione del diritto internazionale, il passaggio di navi russe attraverso il Bosforo è un affare assai incerto, nonostante i trattati internazionali sulla libertà di navigazione. Inoltre, le navi iraniane e cinesi, per raggiungere i porti mediterranei dell’Europa, devono attraversare il Canale di Suez di proprietà del governo egiziano. Nonostante la Convenzione di Costantinopoli del 1888, che garantisce il diritto di libero accesso a tutte le nazioni e le navi, in tempo di guerra o di pace, il governo egiziano, come fu chiaro durante il colpo di stato dei Fratelli musulmani di Muhamad Mursi appoggiato dagli Stati Uniti, è anch’esso soggetto a drammatici rischi politici. Il Canale iraniano darà a Russia ed altri Stati una via più breve all’Oceano Indiano bypassando gli stretti turchi e il Canale di Suez. Teheran ha ora svelato i piani per costruire un canale artificiale che colleghi Mar Caspio e Golfo Persico per la prima volta. Dovrebbe essere completato in circa un decennio ed ha enormi implicazioni economiche, militari ed economiche.

Il ‘Canale di Suez’ iraniano
In ogni senso, sarà un rivale economico e geopolitico del canale di Suez. Secondo Sputnik news, il progetto è stato approvato nel 2012 dall’ex-Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, mentre le sanzioni occidentali erano ancora vigenti. Il costo fu stimato dalla Khatam-al Anbiya, società edile della Guardia Rivoluzionaria Iraniana Corps (IRGC), in circa 7 miliardi di dollari. In quel momento per bloccare il progetto, Washington impose le sanzioni economiche alle aziende coinvolte nel progetto. Ora, per altre ragioni geopolitiche, Washington ha tolto molte sanzioni e Teheran va avanti. Il canale iraniano-caspico ha un grande vantaggio nella sicurezza, attraversando solo lo spazio iraniano ben difeso. Due rotte per il ‘Canale di Suez’ dell’Iran sono considerate; la più breve nella parte occidentale attraverserebbe un territorio montagnoso, mentre il più lungo permetterebbe l’irrigazione di vaste regioni desertiche dell’Iran orientale ed eviterebbe lo stretto di Hormuz tra Oman e Iran. La via orientale dal Mar Caspio a sud-est, sul Golfo di Oman, ha una lunghezza di 1465-1600 km a seconda della via seguita, e avrebbe il vantaggio di consentire l’irrigazione e lo sviluppo dell’agricoltura nelle province orientali e centrali del Paese, in cui la scarsità di precipitazioni provoca gravi siccità negli ultimi decenni. La via d’acqua permetterebbe di ricaricare le risorse idriche sotterranee. La via occidentale, se più breve, presenta notevoli svantaggi. Lunga circa 950 km seguendo in parte fiumi navigabili, attraverserebbe le valli delle montagne Zagros per 600 km. Uno dei principali svantaggi di questa via è il passaggio attraverso l’altopiano Zagros e le province di Kurdistan e Hamedan, salendo oltre i 1800 metri. Qualunque sia la via decisa, chiaramente le ragioni di sicurezza nazionale l’hanno posta nella riservatezza finora, ma diversi importanti vantaggi emergono da un canale che colleghi Mar Caspio e Oceano Indiano. In primo luogo si avrà un collegamento marittimo più breve tra Golfo Persico e India ed Europa orientale, centrale e settentrionale, da un lato, e dall’altra sarà in diretta concorrenza con il politicamente instabile Canale di Suez egiziano. Per la Russia sarà un grande vantaggio geopolitico avere facile accesso diretto all’Oceano Indiano, indipendente da Canale di Suez e Stretto del Bosforo in Turchia. Economicamente per l’Iran creerebbe molti posti di lavoro, circa due milioni per costruzione e manutenzione del lungo canale, consentendo inoltre a Teheran di rivitalizzare le isolate regioni orientali dell’Iran con infrastrutture di supporto, come la costruzione di un nuovo porto moderno nelle zone economiche libere di Bam e Tabas, cantieri navali e aeroporti, e relative città, inoltre impedirà o ridurrà notevolmente la desertificazione creando una barriera al dilagare del deserto nelle terre fertili dell’Iran.
Ciò avviene mentre l’Iran si prepara ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai eurasiatica. L’Iran aveva lo status di osservatore della SCO dal 2008, ma le sanzioni delle Nazioni Unite ne hanno impedito la piena adesione fino a gennaio. Russia e Cina ne sostengono con forza la piena adesione, che verrà approvata a fine estate in occasione della riunione annuale. Il Presidente cinese Xi Jinping, nella visita a Teheran di febbraio ha discusso la partecipazione dell’Iran al grande progetto infrastrutturale eurasiatico della Cina per creare una rete di porti e reti ferroviarie ad alta velocità che attraversino l’Eurasia da Pechino alla Bielorussia e oltre. E’ molto probabile che Xi e il Presidente Ruhani abbiano anche discusso la partecipazione della Cina al finanziamento e, eventualmente, costruzione del Canale persiano dell’Iran, l’alternativa iraniana al Canale di Suez. La mia osservazione personale, da una recente visita a Teheran, è che gli iraniani siano stufi della guerra, di non essersi pienamente ripresi dalla tragica distruzione della guerra Iran-Iraq istigata dagli USA nel 1980, così come delle successive destabilizzazioni degli Stati Uniti. Piuttosto, vogliono un pacifico sviluppo economico e la sicurezza nazionale. Il progetto iraniano del Canale persiano è un bel passo in questa direzione.OBORF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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