Bancarotta, l’Europa lotta per salvare i terroristi ad Aleppo

Ziad Fadil, Syrian perspective, 1/5/2016XKTwjBXFin dall’inizio del conflitto nel marzo 2011, l’occidente e i suoi mille scimmieschi burattini come Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, erano intenzionati ad occupare una delle principali città della Siria per insediarvi un potere concorrente nel Paese sfidando l’autorità centrale di Damasco. Idealmente, il premio più grasso sarebbe stata la capitale. Quando ciò non è accaduto e sembrava un compito troppo scoraggiante, l’attenzione è caduta su l’enorme capitale industriale nel nord, Aleppo, che almeno per 2 anni ha resistito agli sforzi dei cannibali terroristici di entrare. Aleppo, come Damasco e come la maggior parte della Siria, del resto, è un poliedrico e demograficamente variegato insieme di minoranze nella popolazione a maggioranza sunnita. E i sunniti di Aleppo non sono noti per militanza o fondamentalismo. Al contrario, Aleppo rimane un importante centro in Siria del ramo Sufi dell’Islam sunnita, un ramo noto per la spiritualità e il pacifismo. Damasco non poteva essere spezzata per i noti motivi, qui a SyrPer, avendo a che fare con il fronte sionista. L’Esercito arabo siriano è stato addestrato a combattere nel sud e sul Golan, dove si prevede che tutte le guerre inizino e finiscano. Così, l’EAS ha concentratogli sforzi a sigillare il confine con la Giordania per evitare le manovre dell’esercito sionista da Sud e sul Golan, che la Siria è intenta a recuperare dagli artigli dei ratti sionisti che ora occupano la Palestina araba (Siria meridionale). I continui assalti alla capitale non hanno portato a nulla, se non al bombardamento occasionale dei tranquilli quartieri misti di Jaramana e Adra. In ultima analisi, i terroristi di Jaysh al-Islam poterono infestare il Ghuta orientale da cui sono ora in lenta ma inesorabilmente cacciata. Altre aree nel Qalamun sono state poi ripulite. Ma Aleppo, apparentemente sicura, era vulnerabile solo se i sauditi potevano appoggiarsi ad Erdoghan abbastanza per aprirvi un nuovo fronte, un fronte su cui l’esercito siriano non era concentrato. Si è sempre dato per scontato che l’unico innesco del conflitto siriano-turco fosse la questione curda; risolta anni prima quando Abdullah Ocalan fu esiliato in Grecia e, quindi, in Africa. (Fu catturato da un’unità per operazioni speciali turca in Africa orientale e rispedito in Turchia dove sconta l’ergastolo ad Imrali).
I sauditi trovarono orecchie attente ad Ankara, quelle di Recep Tayyip Erdoghan al potere. Gli Stati Uniti svolsero un ruolo nell’apertura delle porte dalla Turchia alla Siria nella fase iniziale, per armare i terroristi ora radunati numerosi in aree come Hatay, Gaziantep e Adana. Lasciamo perdere il coinvolgimento di Hillary Clinton nell’inviare armi libiche in Turchia per armare gli assassini anti-Baath attraverso i crimini di Christopher Stephens, l’ambasciatore dichiarato omosessuale degli Stati Uniti in Libia e agente della CIA (proprio come Robert Ford). L’episodio di Bengasi perseguiterà Clinton abbastanza presto, ma era alla finestra per quanto succedeva nei tentativi di Stati Uniti e NATO di scalzare un presidente siriano molto popolare. Erdoghan è un membro dei Fratelli musulmani e non ne ha mancata una. Era ricettivo. Erdoghan aveva anche altri motivi. Aleppo era un importante snodo per i sultani ottomani che governavano dalla Sublime Porta d’Istanbul. Chiunque abbia mai vissuto ad Aleppo, come l’autore, non può capire le sostanziali influenze turco-armene su tutto, dai modi di dire alla cucina degli abitanti. Erdoghan vide le aperture saudite e statunitensi come invito all’espansione; una giustificazione della chimera del rinnovato impero con lui come sultano (o forse califfo) redivivo. Per quanto assurdo possa sembrare, le nazioni non necessariamente si comportano seguendo esclusivamente gli interessi. Vi è l’elemento della fragilità e della credulità umane. Vi è la psicosi che affondò Hitler in Russia e che affonda Erdoghan oggi in Siria. C’è voluto molto tempo all’Esercito arabo siriano per rispondere alla sfida tattica spostando le sue priorità da sud a nord. Ma, con l’aiuto russo e iraniano, il passo verso la battaglia nazionale è diventato una realtà cui assistiamo oggi ad Aleppo.
Aleppo è la penultima meta del governo. Una volta liberata completamente, parlare di “soluzioni politiche” o “governi di transizione” sembrerà banale, perfino senza senso. Gli Stati Uniti e i loro alleati lo sanno, motivo per cui sono esplose le attività diplomatiche per frenare l’EAS e la sua rinnovata Aeronautica. Cercano disperatamente di fermare l’assalto che, si prevede, comporterà la disfatta totale dei ratti su tutta Aleppo nelle prossime settimane. La Lega araba, ispirata dallo Stato-scarafaggio del Qatar, guida una riunione di emergenza totalmente concentrata su Aleppo. Il Qatar, attraverso la sua macchina della menzogna propagandistica al-Jazeera, dilaga la retorica che accusa il governo di Damasco di “crimini di guerra” e simili. Inutile dire che nessuno presta molta attenzione all’orrida prostituta rotta a tutto che è al-Jazeera. Questa la tecnica: cercano d’istigare il furore nel pubblico per giustificare un intervento diretto militare che è mancato perché l’amministrazione russa ha chiarito nettamente che alcuna “pressione sarà fatta alla Siria mentre combatte il terrorismo“. Questo è l’incubo del Qatar. Con un membro del Consiglio di sicurezza che ostacola il tentativo di salvare gli ultimi ratti di al-Qaida ad Aleppo, la muta di ratti che domina il Qatar deve fare i conti, ora, con il fatto che ha perso più di 100 miliardi di dollari in riserve per sostenere la guerra maniacale contro il popolo della Siria. I sauditi sono in una posizione ancor meno invidiabile. Hanno perso il loro rapporto privilegiato con Washington. Hanno iniziato dei passi per la pace nello Yemen nella speranza di salvarsi la faccia con il ritorno negoziato del loro factotum immensamente impopolare, al-Hadi, al potere. Le recenti dichiarazioni del leader huthi indicano che i colloqui non vanno da nessuna parte, nonostante la sciocchezza del Quwayt nel menzionare l’imminente “storico accordo”. Infatti, la macchina combattente Ansarullah ha appena liberato la base militare di al-Amaliqa con un arsenale da Creso di armi da utilizzare per eliminare i sauditi. I sauditi sono in un torrente senza pagaie, per così dire. E la loro leadership è senza timone ed è ingenua. Vediamo la lenta discesa della Casa dei Saud nel pozzo nero della dissoluzione.
Ieri e oggi l’Esercito arabo siriano è avanzato più in profondità nel quartiere di al-Rashidin liberando 8 edifici ed eliminando 4 cecchini. I terroristi erano quasi tutti membri di al-Qaida e affrontano un terribile destino mentre il nostro esercito li pesta continuamente presso Dhahiyat al-Assad. SyrPer ha ricevuto segnalazioni precise di profonde carenze di munizioni e acqua tra i ratti in questo settore. Siamo sicuri che cadrà abbastanza presto perché le chiacchiere tra ratti indicano un completo crollo morale con dichiarate espressioni sull’assenza di fiducia nei capi. Non ci sono più linee di rifornimento.tdac612_1000px-Rif_Aleppo2.svg_

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ad Aleppo, sul punto di cadere, i terroristi ‘moderati’ compiono stragi di civili

Ziad Fadil, Syrian Perspective 30/4/2016ChOsfExWUAADu4PI media occidentali non ne parlano, ma è vero. I sauditi fanno finta che non sia accaduto e i turchi erdoghaniani fanno finta di combattere i terroristi mentre guardano impotenti l’Esercito arabo siriano rispondere alle loro azioni. Le forze terroristiche ad Aleppo muoiono di fame. La loro situazione medica è grave, nella migliore delle ipotesi. 4000 terroristi appena infiltrati dalla Turchia non hanno saputo sfondare le linee dell’Esercito arabo siriano e sono emarginati all’esterno della città, evidentemente ignari dell’avanzata finale che sta per iniziare. Una volta che Aleppo sarà liberata, la farsa a Ginevra non avrà alcun senso. Putin ha cercato d’inviare un messaggio di pace alla cosiddetta “opposizione”. Il cessate il fuoco era necessario per i traditori finanziati dai sauditi, in esilio e impotenti nel trovare forse un modus vivendi con il governo di Damasco. Invece, hanno perseguito la stessa politica ottusa da beduini chiedendo l’impossibile, la cacciata del governo di Assad. Ora che Putin sa dell’incapacità dell’opposizione nel capire la realtà, è stata presa la decisione di finirla una volta per tutte. Certi media occidentali affermano che il governo siriano e suoi sostenitori in Russia non hanno mai avuto intenzione di rispettare alcun cessate il fuoco o di negoziare in buona fede a Ginevra. L’occidente confonde affermando che l’Esercito arabo siriano abbia utilizzato la breve tregua di due mesi per riorganizzarsi e rifornirsi. È interessante notare che in Siria i militari si opposero al cessate il fuoco quale cattiva idea fin dall’inizio, perché dava ai terroristi e loro sostenitori il tempo per ricostituirsi per bloccare l’avanza dell’EAS nella cruciale città di Aleppo. Comunque, il cessate il fuoco finisce e il compito triste di sradicare la peste dal nord procede a ritmo sostenuto.
Ad al-Rashidin, grande sobborgo in rovina e quasi disabitato al momento, ha visto l’Esercito arabo siriano avanzare decisamente nel Blocco 4, entrando in un’intensa battaglia con i terroristi quasi a corto di munizioni. Monitorandole, le chiacchiere tra terroristi descrivono una situazione disperata per i “jihadisti” che chiedono ai loro camerati di pregare per loro essendo sul punto di morire. Dei morituri. Le loro preghiere saranno esaudite abbastanza presto. I nichilisti barbuti sono bombardati da mortai, razzi e bombardieri. E’ impossibile sopravvivere. Infatti, dando uno sguardo alla mappa si rivela l’imminente accerchiamento completo di Aleppo. Qualsiasi notizia che parli di una ristretta linea di rifornimento mente. E’ finita e tutte le vie di accesso alla città sono state chiuse. L’occidente continua a vomitare sciocchezze. Senza alcuna prova su armi chimiche usate dal governo siriano, che s’è confermato aver cooperato completamente con la politica d’ispirazione russa sulla cessione delle armi chimiche, i media occidentali si sono dedicati ad inventarsi bugie sui bombardamenti aerei russi e siriani di “ospedali” nella “aree controllate dai terroristi” della città. Quali benefici porti ai media tale propaganda non è chiaro dato che nessuno è interessato all’invasione via terra della Siria. L’ospedale da campo di al-Suqari è gestito dai gangster terroristici supportati da Medici Senza Frontiere, è stato colpito perché veniva utilizzato da al-Qaida per nascondervi armi e terroristi. Non era per nulla un ospedale pediatrico, ma un rifugio per assassini. Tutte le scene che mostrano bambini nell’ospedale da campo dei terroristi sono tratte da foto d’archivio. Non vi erano pediatri, ma solo terroristi feriti che moriranno comunque.

Bashar Murtada ci mostra come i civili vengono uccisi da mostri di Obama:ChPEuHyUgAAcQtDI terroristi hanno ricevuto armi letali e le usano contro civili inermi. L’altro ieri hanno deliberatamente bombardato le zone della città note per la grande presenza di minoranze. Quartieri come al-Aziziya, Muqambo e Sulaymaniya furono bombardati. Questo è stato calcolato dai militari siriani. E’ noto che i terroristi fanno spesso fuoco sui civili nelle zone sicure per rispondere all’avanzata continua dell’Esercito arabo siriano sul terreno. Si tratta del prezzo che la popolazione di Aleppo deve pagare per liberarsi della piaga sparsa da Obama. L’autostrada che circonda la città è sotto il controllo completo dell’Esercito arabo siriano. La liberazione di Aleppo è ora strettamente definita da un lento strangolamento. La base aerea di Quwayris opera notevolmente, con bombardieri ed elicotteri che decollano e atterrano ogni dieci minuti. L’accesso alla base non è ostacolato. Negli ultimi 3 giorni di combattimenti, l’Esercito arabo siriano, con l’aiuto russo, ha eliminato oltre 200 ratti, con centinaia feriti e senza alcuna speranza di cure mediche. I medici nelle aree governative sono stati avvertiti di non lasciare la zona per qualsiasi motivo. C’è il timore che siano rapiti dai terroristi al fine di costringerli a curare i ratti feriti. Ai medici viene detto che se viaggiano dalla città, lo fanno a loro rischio e pericolo. I medici non hanno neanche il permesso di trasportare medicine o qualsiasi cosa che possa aiutare i ratti feriti.
Il cessate il fuoco ad Aleppo è fallito perché i gruppi terroristici collaborano con Jabhat al-Nusra/al-Qaida coprendo le bande terroriste finanziate dai sauditi. Dato che al-Qaida e SIIL non rientrano nella cessazione delle ostilità, hanno dovuto trovare un modo per manovrare nei territori settentrionali, facendosi scudo del quadro dell’accordo. I governi siriano e russo hanno cominciato a reagite a tale stratagemma, indicandolo come delirante. La Russia ora cerca il concorso del Consiglio di sicurezza dell’ONU per includere Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham tra i gruppi esclusi. È interessante notare che il Ministero della Difesa siriano ha annunciato un cessate il fuoco di 24 ore nel Ghuta Oriente e uno di 72 ore a Lataqia. Non ho alcuna spiegazione per cui ciò viene detto ai media.13051538Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Roma travolta dalle dinamiche mediterranee

Mentre il governo Renzi richiama l’ambasciatore italiano a Cairo, la British Petroleum stipula un accordo per sviluppare un grande giacimento di gas egiziano.
Alessandro Lattanzio, 9/4/2016eastpipemedMentre in Siria e Iraq lo Stato islamico (SIIL) affronta ogni giorno che passa l’imminente liquidazione, dato che da marzo è incapace di condurre controffensive contro le forze governative, si dedica oramai a sottrarre territori alle altre organizzazioni terroristiche, come Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam, presso Dara o Damasco; o a scontrarsi contro i curdi delle YPG/SDF al confine con la Turchia, dove Recep Tayyip Erdogan ha visto con orrore gli aerei statunitensi distruggere le posizioni dello SIIL a Jarabulus, al confine con la Turchia, per sostenere l’avanzata dei curdi delle YPG/SDF attraverso l’Eufrate, ‘linea rossa’ di Ankara. Inoltre la coalizione formata da ELS, Jaysh al-Fatah (guidata dai salafiti di Ahrar al-Sham) e Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) occupava la città di al-Rai, a nord di Aleppo, sottraendola alla presa dello SIIL, assieme a 16 villaggi siriani lungo il confine turco, dove la coalizione islamista aveva il sostegno dell’artiglieria turca che bombardava le posizioni dello SIIL. Erdogan cerca di far occupare il confine siriano-turco tra Jarabulus e Azaz alla coalizione islamista, prima che il controllo della zona venga preso dai curdi. Infatti, la Turchia organizza il massiccio trasferimento di terroristi di Ahrar al-Sham da una regione all’altra della Siria attraverso il proprio territorio. Inoltrei, secondo la rivista specializzata inglese “Janes”, il 3 novembre 2015 81 container con fucili d’assalto AK-47, mitragliatrici PKM, mitragliatrici pesanti DShK, lanciarazzi RPG-7 e sistemi missilistici anticarro 9K111M Faktorija, con missili a testata in tandem per perforare le blindature reattive (ERA) dei carri armati, partivano dal porto di Costanza, in Romania, per quello di Aqaba, su ordine del Military Sealift Command dell’US Navy, con scalo ad Agalar, in Turchia, dove vi è un molo militare. Il 4 aprile 2016, un’altra nave con oltre 2000 tonnellate di armi e munizioni salpava a fine marzo, sempre per Aqaba.
Abdel-Fattah-al-Si_2820907bIn tale quadro regionale, mentre l’Italia ritira l’ambasciatore da Cairo, nell’ambito dello scontro sulla morte dell’operativo dell’intelligence anglo-statunitense Giulio Regeni, il presidente francese Francois Hollande si prepara a recarsi a Cairo, per firmare diversi accordi tra Egitto e Francia per l’acquisizione di materiale per la Difesa pari a un miliardo di euro. Gli accordi riguardano la vendita di 3 corvette Gowind della DCNS e di un sistema di comunicazione satellitare militare del consorzio tra Airbus e Thales Alenia Space di Finmeccanica, dal valore di 600 milioni di euro. Nel 2015, l’Egitto aveva acquistato 24 aerei da combattimento Rafale, una fregata e le 2 portaelicotteri Mistral in precedenza destinate alla Russia e che saranno dotate di equipaggiamenti ed armamenti russi. Inoltre, la Russia fornirà all’Egitto 12 elicotteri equipaggiati con il sistema di difesa (ODS) President-S, progettato per proteggere gli aeromobili dai missili dei sistemi di difesa aerea o dall’artiglieria antiaerea, rilevando e monitorando i missili, che poi disturba con raggi laser o disturbandone le frequenze radio.
Nel frattempo, il 7 aprile il monarca saudita si recava a Cairo per chiedere al Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi di contribuire di più alla politica estera saudita; infatti, nonostante il sostegno di Riyadh ad al-Sisi, Cairo non ha ricambiato granché tale sostegno. Cairo è poco presente nell’intervento saudita contro lo Yemen e si è rifiutata di chiedere al Presidente siriano Bashar Assad di dimettersi. Atteggiamento che irrita non solo i Saud, ma anche i think tank statunitensi secondo cui “il regime di al-Sisi gode di fiducia, troppa di fiducia, d’incoscienza”. L’Arabia Saudita è uno dei principali investitori esteri in Egitto con oltre 8 miliardi di dollari investiti nel 2015 su turismo, agricoltura ed informatica. Sebbene Ryadh e Cairo siano in contrasto su Siria, Iraq e Yemen, cercano di avere stretti rapporti strategici. I sauditi hanno preteso che Cairo interrompesse le trasmissioni via satellite, su Nilesat, della TV libanese filo-iraniana al-Manar, che resta comunque visibile su altri canali. Ma intanto Salman al-Saud e al-Sisi firmeranno un accordo per fornire all’Egitto 20 miliardi di prodotti petroliferi per cinque anni, e un accordo sugli investimenti sauditi per 1,5 miliardi di dollari nel Sinai. Altri 20 accordi e memorandum d’intesa saranno firmati su istruzione, trasporti e comunicazioni.
Cfg_G_iWwAAxzOgContemporaneamente la Cina stipulava l’accordo per acquistare il maggiore porto della Grecia. Secondo l’accordo tra il fondo di privatizzazione greco HRADF e la China COSCO Shipping Corporation, gli investitori cinesi verseranno 280,5 milioni di euro per l’acquisizione del 51% della HRADF. L’accordo è stato firmato dall’amministratore della HRADF Stergios Pitsiorlas e dal CEO della COSCO Feng Jinhua, alla presenza del Primo ministro greco Alexis Tsipras, del presidente della COSCO Xu Lirong e dell’ambasciatore cinese in Grecia Zou Xiaoli. L’operazione rientra nell’ambito dell’Iniziativa Fascia e Via della Cina permettendo al porto del Pireo di divenire il primo porto per transito di container del Mediterraneo. “Che la nave salpi e riporti il vello d’oro“, aveva detto Xu nell’occasione. La COSCO attualmente gestisce il terminal dei container del Pireo su concessione 35ennale, dal 2009, ed investe 230 milioni di euro per la costruzione di un secondo terminal per container nel porto, per farne il polo logistico delle esportazioni cinesi in Europa. Il Primo ministro greco Tsipras dichiarava che la firma dell’accordo “abbrevierà la ‘Via della Seta‘. Vogliamo diventare un ponte tra Occidente e Oriente, costruendo una collaborazione affidabile capace di garantire velocità ed efficienza nel trasporto delle merci dalla Cina al Mediterraneo e all’Europa. Con l’accordo vi è l’importante opportunità per i due Paesi di crescere con mutuo beneficio”. Il Primo ministro cinese Li Keqiang quindi invitava Tsipras a visitare la Cina, visita programmata per giugno.
Infine, Israele manovra per riposizionarsi strategicamente al centro del quadro mediterraneo stipulando un’alleanza sull’energia con Grecia e Cipro, un accordo che permette al premier israeliano Netanyahu di rispondere alle polemiche interne sullo sviluppo dell’autonomia energetica d’Israele. Perciò, l’accordo d’Israele con Grecia e Cipro per sviluppare i grandi giacimenti di idrocarburi scoperti nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali di Israele e Cipro, è di particolare importanza. Tale politica s’incentra sul progetto “EastMed Pipeline” (da Israele e Cipro alla Grecia) per esportare il gas dal Mediterraneo orientale al mercato europeo. Questo accordo mira a contrastare soprattutto il ruolo della Turchia quale cerniera energetica tra giacimenti azeri e turkmeni e mercato dell’Unione europea, piuttosto che il rientro sul mercato energetico occidentale dell’Iran, che volgerà le proprie esportazioni verso India e Cina. Inoltre, secondo l’analista Salman Rafi Sheikh, tale accordo tra Israele, Grecia e Cipro danneggerebbe l’impegno degli Stati Uniti ad ampliare la coalizione che interferisce in Siria, incentrata sulla Turchia, e con cui Grecia e Cipro hanno rapporti tesi. Infatti, subito dopo l’annuncio dell’accordo tra Tel Aviv, Nicosia ed Atene, il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden chiamava Netanyahu e il presidente cipriota Anastasiades esortandoli a normalizzazione le relazioni con la Turchia. Per risposta, Anastasiades e Tsipras sottolineavano che l’accordo “non è diretto contro qualcun altro”. Israele costruisce tale alleanza energetica trilaterale, di cui sarà il pilastro, quale opzione diplomatica per uscire dall’isolamento regionale; per reagire alla sconfitta diplomatica subita con l’accordo sul nucleare dell’Iran e, infine, per imporsi anche sull’UE, laddove Tel Aviv aveva subito un’altra sconfitta diplomatica con il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei parlamenti europei. Sempre secondo Salman Rafi Sheikh, “le ultime mosse d’Israele sono volte ad acquisire i mezzi per perseguire una politica estera indipendente e per influenzare la politica di altri Paesi”.Slide 1Ecco la situazione in cui si arrabatta un’Italia che affoga nel ‘proprio’ presunto mare, il Mediterraneo. Ciò accade grazie a un ceto dirigente dozzinale, inane e ricattabile. Il governo Renzi ospita diversi incompetenti, quando non dei veri e propri sabotatori. Ed inoltre è sottoposto a pressioni estere da diverse direzioni, sia tramite le ambasciate di USA e Regno Unito; sia tramite la magistratura, sempre pronta a scattare su ordine delle logge di Londra, Washington e Sigonella; e sia infine tramite l’azione interna, attraverso partiti, movimenti e sette politiche eterodirette, come la Lega, i Fratelli d’Italia, il Movimento 5 Stelle (dai potenti agganci con ambasciate straniere e centrali emirote), la fazione perdente del PD (i dalemo-bersaniani) e l’estrema sinistra, soprattutto la componente palestinofila completamente diretta e controllata da estremisti islamisti ed agenti d’influenza israeliani. E difatti, mentre il solito inetto e incompetente conte Paolo Gentiloni Silverj, da ministro degli Esteri di Roma fa richiamare l’ambasciatore italiano a Cairo, il 6 aprile la British Petroleum (BP) (sì, esatto, la compagnia petrolifera pubblica del Regno Unito, il Paese per conto del quale operava Giulio Regeni), firmava vari accordi con il Ministero del Petrolio dell’Egitto e l’Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per sviluppare il nuovo giacimento di gas “Atoll”, scoperto a marzo nella concessione offshore Nord Damietta, nell’est del Delta del Nilo. Gli investimenti previsti sono pari a 3 miliardi di euro per il giacimento che racchiuderebbe 1,5 miliardi di metri cubi di gas e 31 milioni di barili di condensati. La produzione dovrebbe iniziare nel 2018.12928336Riferimenti:
ABC
Jane’s
Moon of Alabama
NEO
Russia Insider
Sputnik
Sputnik
Tekmor Monitor
The BRICS Post

La danza macabra di Ginevra suscita disprezzo e derisione. Regno Unito al freddo

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 1° aprile 201612729168L’atmosfera è quella solenne. Si potrebbe pensare che, se si fosse stati invitati, l’opposizione sarebbe apparsa qualcosa di diverso dal rappresentante del’aspirapolvere della Kirby. Ma, in realtà non è così. Mentre i colloqui a Ginevra volgono verso la rottura inevitabile, ecco cosa realmente accade sul campo. L’esercito siriano ha creato la nuova realtà che rende l’opposizione in precedenza inesistente, un’opposizione attualmente inesistente. L’intera ragion d’essere degli esuli, molti dei quali noti criminali, è assicurarsi che le opinioni dell’Arabia Saudita siano rappresentate a Ginevra. Dato, come questo sito ha costantemente postulato, che l’opposizione è nuda. I suoi membri sono ex-galeotti dal passaporto scaduto e che devono viaggiare con documenti forniti da quei ratti che la maggior parte dei siriani non farebbe entrare in casa. Mentre il tempo volge all’epilogo, l’opposizione è freneticamente alla ricerca di un’altra casa, da qualche parte nell’Antartide, dove poter vivere a sbafo, mentre gli ex-sponsor sauditi affrontano la decapitazione, uno dopo l’altro. L’Arabia Saudita è al minimo quale regno che galleggia sul petrolio. Perde la terribile guerra nello Yemen, dove l’unica strategia sembra sia uccidere il maggior numero possibile di civili non potendo trovare obiettivi importanti. Anche se gli Stati Uniti avvertirono i sauditi da tale disavventura, arroganza e presunzione nutriti per decenni e una ricchezza volgarmente ostentata che illustra un’umanità venale, hanno portato alla bancarotta economica, all’esaurimento delle riserve d’oro, alla chiusura dei programmi sociali e a una neocondizione di paria nella diplomazia. Stati Uniti e Gran Bretagna (due nazioni decise a cadere insieme su tutto) aiutano i sauditi a perdere la guerra nello Yemen il più rapidamente possibile. Hanno fatto di meglio solo in Afghanistan. Nel Levante, dove i sauditi hanno interessi significativi, in particolare in Libano, sono incapaci di perseguire il loro programma verso una qualche conclusione positiva. In Siria hanno visto i loro arci-pupazzi dello SIIL sprofondare sotto il peso dei massicci investimenti militari della Russia. Ossessionati dalla caduta del Dr. Assad che rappresenta, per il cervello annebbiato dei sauditi, la continuazione dell’espansione dell’Iran nel mondo sunnita, perdono il contatto con la logica e il buon senso. Sostenere una cricca, chiamata opposizione di Riyadh, non ha giovato ai loro interessi. Al contrario, in realtà, quanto più quell’imbecille di Riyadh Hijab continua a ronzare su “nessuna presenza di Assad” in qualsiasi governo di transizione, tanto più appare chiaro che il gruppo di Riyadh è esattamente questo: il passaparola dei sauditi. Eppure, come evidenziano le notizie, i siriani esprimono verso i rappresentanti sauditi un sano rigetto, così infliggendo un colpo fatale alle macchinazioni di tali senescenti palloni di gas.
12933024 Staffan DeMistura cerca di saldare i colloqui con la cera d’api. Sa bene che il Dr. Assad vincerà ogni elezione presidenziale, anche se supervisionata totalmente dalle Nazioni Unite. La prova è che Assad è il simbolo della resistenza della Siria alle forze maniacali che, tentando di spodestarlo, devastano il Paese. Solo pochi siriani l’hanno accettato. Tutti gli altri, sunniti, cristiani, drusi, alawiti, ismailiti e armeni hanno un parere: Arabia Saudita, Turchia e NATO sono i veri nemici del popolo siriano. Ergo, a DeMistura è rimasto il compito sgradevole d’informare l’opposizione saudita che “non può pretendere che Assad non rimanga alla presidenza, se il popolo siriano lo vuole”. Ma la Gran Bretagna, sonoramente bastonata dall’intervento della Russia nella guerra al terrorismo della Siria, continua a pontificare sul futuro del Dr. Assad, anche se non può farci molto. La Gran Bretagna non è riuscita a convincere il presidente Barack Obama a dover trovarsi un altra palude estera in cui affogare il contribuente statunitense. In un’osservazione, il presidente degli Stati Uniti è stato aspramente critico verso il primo ministro inglese, citando il catastrofico assalto scimmiesco sulla Libia di Gheddafi di Regno Unito e Francia (sullo sfondo del sostegno degli Stati Uniti), che non ha creato qualcosa di simile a democrazia, libertà e sicurezza. Questo episodio dell’interventismo dell’Europa occidentale affianca altri monumentali SNAFU come Vietnam, Gallipoli, Afghanistan, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Gli inglesi sono così dipendenti dal denaro saudita e qatariota che non possono più avere una politica estera che abbia senso nel mondo della normale saggezza. Non osano pronunciare la parola che implichi la longevità del Dr. Assad, perché vedrebbero gli abbondanti conti dell’Isola di Man esaurirsi e il denaro saudita rapidamente ritirato dai mille progetti inglesi in quella miserabile isola “sovrana”. Senza gli Stati Uniti a sospingere il cambiamento richiesto dai babbioni sauditi, la Gran Bretagna non avrà l’influenza a cui è abituata. In Siria, nessuno menziona la Gran Bretagna. Ed anche la Francia è diventata una barzelletta, grazie soprattutto alle fortune rapidamente affondate del suo capo deplorevolmente impopolare Francois Hollande. La logica va in questo modo a Damasco: se Hollande insiste sulla cacciata del Dr. Assad, come può dirlo seriamente quando i suoi indici di gradimento sono crollati al 19%? No, Gran Bretagna e Francia, che massacrarono la società in Libia e commisero crimini di guerra orribili in Iraq, Algeria, Palestina e Siria, devono ritrovarsi perduti come i rifugiati siriani sul Mar Egeo. Se qualcuno deve andarsene, sono Cameron e Hollande.
Ciò che resta ai sauditi è un dilemma rabelaisiano. “Come facciamo a liberarci di Assad senza liberarci dell’Arabia Saudita?” L’agenda saudita è tipica del modo arretrato con cui pensa il beduino. Tutto è bianco e nero. I sauditi sono incapaci di vedere qualsiasi obiettivo senza il problema del valore dell'”onore personale” quale filtro. Da difensori dell’Islam sunnita, si chiedono come mai i sunniti in Siria sostengano uniformemente il Dr. Assad? Non si chiedono il motivo per cui l’esercito, per lo più sunnita, della Siria sia fedele e protegga il presidente? Non si arrischiano a chiedersi se qualcuno in Siria vorrebbe avere il tipo di assurda tirannia plutocratica vigente nella Twilight Zone wahabita, l’Arabia Saudita? Eppure persistono a voler bloccare la via dell’Iran in ascesa, a strangolare Hezbollah, la resistenza libanese, a sventare i piani iraniani per estendere il gasdotto dall’Iraq ai porti siriani sul Mediterraneo, a piegare i politici libanesi e a schiacciare le aspirazioni palestinesi. L’Arabia Saudita non è solo il nemico del popolo arabo; è il veleno iper-tossico che agisce da tramite di un demonismo prospero e in metastasi. Così, di che parlano a Ginevra? L’opposizione di Riyadh continua a spappagalleggiare le stesse assurdità. Il governo siriano, rappresentato dal nostro dilagante inviato Dr. Bashar al-Jafari, insiste sulla lettera del diritto. Invece di lavorare per promuovere una nuova costituzione, l’opposizione si concentra esclusivamente sulla “transizione” senza il Dr. Assad. E il Dr. Assad risponde sottolineando l’esistenza di una costituzione che va seguita in modo esplicito nella transizione. L’opposizione, recitando il mantra saudita, ripete in sostanza vecchi logori punti: “Non ci può essere un governo di transizione se il Dottor Assad vi è presente”. Sembra che l’opposizione, sotto la tutela saudita, abbia trovato un modo per assicurarsi che i colloqui falliscano completamente, ciò che i sauditi hanno sempre voluto. I fatti: al Dr. Assad non sarà permesso di lasciare la carica, anche se lo volesse. Il partito Baath, l’istituzione della sicurezza, i militari, il popolo e le istituzioni della nazione non gli permetteranno di lasciare il Paese in qualsiasi circostanza. Inoltre, il Dr. Assad è un patriota siriano nato e cresciuto nella terra d’origine. Sarebbe insolito che tale persona lasci l’incarico in piena guerra, come oggi è la Siria. Possono dei criminali assassini a Ginevra portare al-Qaida ai negoziati? Non pensiamo. Possono portarvi lo SIIL? Assolutamente no. Non vi portano altro che sogni e pretese dei sauditi. E fino ad oggi i sauditi non offrono nulla. Ciò che riguarda tali colloqui a Ginevra non è democrazia, o liberazione, o rivoluzione, o ciò che riguarda i progressi di una società civile unita. Tutto ciò che chiedono è la cacciata Dr. Assad. La linea di fondo è che statunitensi, inglesi e francesi, assieme al resto della marmaglia europea, sono alle prese con la dinamica dell’ipocrisia, al tempo stesso promuovendo la democrazia pubblicamente, mentre, in un secondo tempo, sovvertono il diritto internazionale cercando di spodestare il governo riconosciuto di uno Stato membro delle Nazioni Unite, in una trama occulta. È un crimine a cui DeMistura si presta per favoreggiamento. Questo è il motivo per cui DeMistura va sollevato da qualsiasi ulteriore coinvolgimento nei colloqui o da qualsiasi cosa abbia a che fare con la Siria.
Sappiamo che i colloqui “di prossimità” o “indiretti” procedono miseramente. Il fatto è che l’opposizione ha imposto ostacoli con cui nessuno può manovrare. Se abbiamo ragione, al Dr. Assad non sarà mai permesso di abbandonare la carica di presidente, e l’opposizione non può proporre nulla se non l’insistenza sulla sua rimozione prima della creazione di un “governo di transizione misto”, quindi, in questo caso, gli unici vincitori sono il governo siriano e la Federazione russa. Dopo tutto, non si può dire che il Dr. Assad non avesse fin dal 2012 evocato l’idea di tali colloqui e che i russi almeno dal 2013 non abbiano fatto ogni sforzo diplomatico per vedere l’opposizione dialogare con il governo per trovare un modus vivendi. Per tutto il tempo Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e la miserabile junta saudita hanno finanziato e addestrato i terroristi che, evidentemente, sono sempre più stanchi di perdere in Iraq e Siria, e si dirigono verso casa, in Europa, ad infettarla con la malattia che non è riuscita a smontare la società siriana. Ora, con centinaia di giovani di ritorno dal “jihad del sesso” in Siria, scalpitano per farlo in occidente, possiamo prevedere che i colloqui di Ginevra continueranno tra gli incendi appiccati dagli stessi europei. Quello che è successo a Parigi e Bruxelles è solo l’inizio. Non si fermerà fin quando l’Europa capirà che noi arabi siamo stufi dei loro interventi e siamo pronti a piantargli le corna sul loro continente. Non ci vorrà molto per farlo, dato che gli europei sono stati così abili a creare gli stessi mostri che tornano a perseguitarli per nostro conto. Un godimento.

1390383276-1-768x768Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quali sarebbero le ragioni per la riduzione delle forze russe in Siria?

Nasser Kandil, 15/03/2016, Top News Nasser Kandil
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

1036290433Una volta dimostrato che SIIL e Fronte al-Nusra avevano divorato ampie aree geografiche apparentemente controllate dalla cosiddetta opposizione siriana, e che alti dirigenti occidentali sapevano del pericolo che ciò rappresentava per la sicurezza, incolpando i capi di Arabia Saudita e Turchia per aver acutizzato la crisi siriana fino a tal punto, ma senza mostrare di voler fermare tale devastazione per convenienza o interesse politico, Putin decideva l’intervento militare in Siria (30 settembre 2015). In tal modo, dimostrava determinazione e capacità nel mutare l’equilibrio: l’Esercito arabo siriano riprendeva l’iniziativa; il confine turco-siriano è stato quasi chiuso; forze curde ed oppositori armati hanno colto l’occasione per occupare parte di questi confini; l’occidente è costretto a mettere Fronte al-Nusra tra le organizzazioni terroristiche, nonostante l’opposizione di Arabia Saudita, Turchia, Israele e certi simpatizzanti negli Stati Uniti; SIIL e Fronte al-Nusra sono stati costretti a passare alla difensiva, mentre gli altri gruppi armati potevano scegliere solo tra soluzione politica col cessate il fuoco e collaborazione con le istituzioni dello Stato siriano nella guerra al terrorismo, sotto la copertura della comunità internazionale, o finire sotto la protezione di SIIL o Fronte al-Nusra con le conseguenze che ciò comporta.
L’occidente, guidato dagli Stati Uniti, ha impiegato tre mesi per capire variabili e serietà dell’operazione russa, senza assolutamente smettere di manovrare immaginando ogni sorta di ricatto verso la Russia che giustificava l’intervento in Siria. Quindi l’ha lasciata impegnarsi da sola nella guerra al terrorismo, condividendone i benefici senza costi, finché la pressione russa minacciava il cambio della situazione, costringendolo ad operazioni militari di facciata in Siria. Di qui la reazione tardiva materializzatasi col processo di Vienna (30 ottobre 2015 e 14 novembre 2015) e poi dal Consiglio di Sicurezza (Risoluzione 2254/2015) dando priorità a una soluzione politica e mettendo da parte il destino della presidenza siriana, lasciata ai siriani alle urne; silurando da sé il piano occidentale all’origine della guerra contro la Siria. Ma non importa, le manovre occidentali non si sono arrestate finora; in primo luogo, ritardano la classifica dei gruppi armati riconosciuti come terroristi nella lista corrispondente, nella segreta speranza di riciclare il Fronte al-Nusra quale partner nella soluzione politica; in secondo luogo (supponendo di negoziare o meglio “dialogare” con la delegazione del governo legittimo siriano), riservando a Riyadh la formazione della delegazione dell’opposizione nella speranza di escludere le forze d’opposizione nazionale, la cui presenza a Ginevra potrebbe accelerare la soluzione politica. Perciò l’occidente ha conferito al “Gruppo di Riyadh” diritto di veto sulle altre opposizioni, dietro cui nascondersi formulando i requisiti mascherati dallo slogan “governo di transizione” per insabbiare la soluzione politica. Ma, ancora su pressione russa, seguivano l’incontro di Monaco (11 e 12 febbraio 2016), la cacciata di al-Nusra, il riconoscimento di altri gruppi armati come terroristici, la tregua (Risoluzione 2268/2016) e poi ancora l’incontro a Ginevra (14 marzo 2016), dove negoziati e soluzione politica sembravano condannati a un punto morto, come in precedenza.
La Russia ha probabilmente concluso che ciò derivava dall’equivoco che sembrasse in difficoltà e che, pertanto, avesse bisogno di alcuni successi politici per giustificare il continuo intervento militare in Siria; doveva scontare la concessione sul “gruppo di Riyadh”, e quindi all’Arabia Saudita, mentre l’occidente non è obbligato data la collaborazione concordata; rinunciare alla partecipazione dei curdi ai negoziati; e infine fare pressione sull’alleato Bashar Assad affinchè cedesse le prerogative sul governo di transizione nei prossimi negoziati a Ginevra. Ma qui Vladimir Putin colpisce per la seconda volta (14 marzo 2016) indicando ai capi occidentali ciò che può essere riassunti così: la Russia non è in difficoltà; non deve seguire il ruolo assegnatole in Siria; le sue basi nel Paese sono legali e rimarranno; l’alleato siriano è forte e competente; il ritardo della soluzione politica della guerra al terrorismo e le perdite conseguenti ricadranno su tutti, ma saranno peggiori per l’occidente; chi pensa alla propria sicurezza dovrà farsene carico; se si tratta di accontentare l’Arabia Saudita, causa e origine del terrorismo come dichiara il presidente Obama, l’occidente la pagherà, avendo in piena consapevolezza e con cognizione di causa, impedito gli sforzi volti a sradicarlo; e lo farà a proprie spese, non della Russia. Il Presidente Putin ha disposto il ritiro di gran parte del contingente militare russo in Siria, in consultazione con il governo siriano, perché gli obiettivi delle Forze Armate russe sono stati generalmente raggiunti, accelerando la lotta al terrorismo internazionale e avviando il processo di pace a cui la Russia prenderà parte attiva [*].

Cosa si comprende da questo annuncio inaspettato?
Capiamo che il signor Putin dice: “Dato che una tregua seria, anche se parziale, è stata ottenuta per la prima volta dall’inizio della guerra e che la nostra base navale a Tartus, come la nostra base aerea di Humaymim, rimangono operative, baderemo alla loro sicurezza mentre badiamo alla nostra. Tuttavia, poiché la nostra missione è quasi completata e il suo esito non dipende da noi, ma attende una decisione seria da altri, non c’è ragione di rimanere prigionieri di tale aspettativa. Pertanto, rientriamo la maggior parte delle nostre forze, fermando i raid intensi, condotti contro lo SIIL in particolare; il che significa che accelerare la guerra allo SIIL richiede un’accelerazione politica e il radunarsi delle volontà internazionali per collaborare a una soluzione con il governo unito siriano. Ora sembra che non si sia ancora pronti, poiché s’inventano varie scuse per rallentare il processo. Bene! Ci allontaniamo un po’, aspettandovi, ma sarete voi a sopportare tale attesa“. Infine, mentre Putin sorprese tutti prendendo rapidamente la decisione d’intervenire direttamente in Siria, ancora una volta sorprende decidendo così rapidamente il ritiro delle forze russe. Ora spetta agli occidentali calcolare con precisione dove siano i propri interessi, dovendo scegliere tra i capricci di Riyadh, il gruppo di Riyadh, le conseguenze dei propri calcoli politici sbagliati, i propri conti bancari segreti, e la sicurezza dei propri Paesi e il futuro dei propri governi.001BAL_3107[*] Putin ha ordinato l’inizio del rientro delle forze russe dalla Siria, perché “gli obiettivi sono stati raggiunti”

Nasser Kandil ex-vicedirettore di Top News Nasser-Kandil, e redattore del quotidiano libanese al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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