Il legame occulto tra Clinton e Fratellanza musulmana

Muhsan Abdalmuman, Algerie Patriotique, Counterpsyops, 30 luglio 2013 c_scalefl_progressiveq_80w_800Alla luce di una molto approfondita e documentata di indagine e di controlli incrociati, basata su fonti multiple e affidabili, questo lavoro di indagine rivela il collegamento occulto tra l’amministrazione degli Stati Uniti, il sionismo e la Fratellanza Musulmana. La pietra angolare di questo collegamento strategico non è altri che Huma Abedin, braccio destro di Hillary Clinton, moglie di un noto candidato sionista a sindaco di New York, Anthony Weiner, e figlia di Saliha Mahmud Abedin, membro dei Fratelli musulmani del ramo femminile delle “sorelle musulmani”, che siede nel segretariato con la moglie del deposto presidente egiziano Muhamad Mursi, di cui è amica personale. Algeriepatriotique presenta le prove di questa ricerca per realizzare un articolo documentato che chiarisce la situazione attuale, dopo ciò che accade nel mondo arabo dominato dalla setta assassina dei Fratelli musulmani e delle sue pestifere ramificazioni tentacolari. Il caos che ha visto il mondo arabo non è altro che il risultato di tali elementi ben combinati.landscape-1442960404-dress-indexHuma Abedin e i dettagli del suo ruolo centrale nella grande cospirazione
Huma Abedin è nata nel 1976 a Kalamazoo, Michigan. Il padre, Sayad Abedin (1928-1993), era uno studioso di origine indiana che lavorò come visiting professor al King Abdulaziz University in Arabia Saudita all’inizio degli anni 70. La madre di Huma, Saliha Mahmud Abedin, è una sociologa legata a molte organizzazioni islamiste, tra cui i Fratelli musulmani, ed è noto per la difesa della sharia. Quando Huma compì due anni, la famiglia si trasferì dal Michigan a Jeddah, in Arabia Saudita. Questa mossa avvenne quando Abdullah Umar Nasif, allora vice-presidente dell’Abdulaziz University, reclutò il collega Zayid Abedin l’Istituto degli Affari delle Minoranze Mmusulmane (IMMA), un think tank saudita che Nasif che preparava a lanciare. Alcuni anni dopo, Nasif tesse stretti legami con Usama bin Ladin e al-Qaida. È essenziale notare che per l’IMMA, l’ordine del giorno era e rimane oggi la politica estera calcolata del ministero degli Affari religiosi dell’Arabia Saudita, come spiega il giornalista Andrew C. McCarthy, consistente nell'”assediare aggressivamente la popolazione non assimilata alla supremazia islamica, a poco a poco cambiando radicalmente i caratteri dell’occidente. A 18 anni, Huma Abedin tornò negli Stati Uniti per seguire dei corsi presso la George Washington University. Nel 1996 iniziò a lavorare come stagista nella squadra di Clinton alla Casa Bianca, dove fu assegnata al seguito della First Lady, Hillary Rodham Clinton. Abedin finalmente venne assunta come assistente della Clinton e lavorò per lei al Senato (2000 e 2006) e alla mancata candidatura presidenziale nel 2008. Dal 1997 fino a poco prima della partenza nel 1999, e sempre come stagista alla Casa Bianca, Abedin era membro del consiglio esecutivo dell’Associazione degli studenti musulmani (MSA) della George Washington University (GWU). Va notato che nel 2001-2002, poco dopo che Abedin lasciò il consiglio esecutivo, la “guida sprituele” dell’associazione era Anwar al-Awlaki, membro influente di al-Qaida. Un altro cappellano dell’MSA (dall’ottobre 1999 all’aprile 2002) fu Muhamad Umaysh, che guidava l’Organizzazione internazionale del soccorso islamico, finanziato da al-Qaida. Il fratello di Umaysh, Isam, guidava la Muslim American Society, filiale quasi-ufficiale dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti. I fratelli Umaysh erano strettamente associati ad Abdurahman al-Amudi, poi condannato e imprigionato per terrorismo. Nel 1996-2008, Abedin fu redattore per l’Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (IMMA), presso la pubblicazione interna del Giornale degli Affari delle Minoranze Musulmane (JMMA). Per sette anni Abedin collaborò attivamente durante la presenza attiva all’IMMA dell’affiliato ad al-Qaida Abdullah Umar Nasif, e negli ultimi sei anni in cui Huma Abedin era nel Comitato Editoriale di JMMA (2002- 2008), vi collaborò. Tuttavia, negli anni all’IMMA, Abedin fu sempre una stretta collaboratrice di Hillary Clinton. Nel 2008, durante le primario di Clinton per la presidenza, il New York Observer descrsse Huma Abedin, nuova direttrice dello staff della candidata, “consigliere fidata di Clinton, in particolare sui problemi nel Medio Oriente”. Secondo molti nella cerchia di Clinton, “durante le riunioni sulla regione, il punto di vista di Abedin era sempre ricercato“. Quando Clinton fu nominata segretaria di Stato dal presidente Barack Obama nel 2009, Abedin divenne il suo vicecapo staff ed nello stesso tempo il suo nome fu rimosso dal JIMMA. “A parte il loro rapporto di lavoro, Abedin e Clinton hanno anche sviluppato una stretta relazione personale durante questi anni“, come testimoniano le persone vicine a Hillary Clinton. Nel 2010 dichiarò: “Ho una figlia, ma se ne avessi una seconda, sarebbe Huma“. Nel 2011, Clinton visitò la madre di Huma Abedin, Saliha Mahmud Abedin, in Arabia Saudita. In quell’occasione, Clinton descrise pubblicamente l’aiutante come “molto importante e sensibile”. In seguito alle proteste dei senatori repubblicani, preoccupati che gente dai Fratelli Musulmani venissero nominati a consiglieri della Casa Bianca, tra cui Huma Abedin, il sinistro senatore McCain, alias “Frankenstein”, coinvolte nelle guerra del Golfo e in Siria, difese vigorosamente Huma Abedin contro i suoi omologhi dello stesso partito. Cosa c’è dietro la simpatia del sionista McCain per Huma Abedin, la “sorella musulmana”? Il 10 luglio 2010 Huma Abedin, musulmana praticante, sposò il deputato Anthony Weiner in una cerimonia officiata dall’ex presidente Bill Clinton. Numerosi analisti notarono che è estremamente raro per le donne musulmane, in particolare di famiglie dagli stretti legami con la Fratellanza musulmana, sposino ebrei come Weiner. Il 1° febbraio 2013, l’ultimo giorno di Hillary Clinton segretaria di Stato, Abedin si dimise da vicecapo dello staff di Clinton. Il 1° marzo fu nominata alla formazione della squadra di transizione del dipartimento di Stato, un ufficio di transizione di sei persone a Washington. Gli stilisti preferiti di Huma Abedin sono i de la Renta, Catherine Malandrino, Charles Nolan, Yves Saint Laurent e Prada. “Ha un debole per le borse Marc Jacobs“, secondo un amico. “E’ nota per le sue borse“. Robert Barnett,vecchio avvocato dei Clinton, disse che negli 11 anni che la conosce, non l’ha mai vista indossare lo stesso vestito due volte. E alcuni si chiedono come poté acquistare un appartamento a Washington DC nel 2006, da 649000 dollari, mentre lo stipendio massimo non superi i 10000.150815173927-huma-abedin-super-169La madre di Huma Abedin, Saliha S. Mahmud Abedin, e la sua influenza
Oltre ad essere un membro delle “sorelle musulmane”, la madre di Huma Abedin, Saleha S. Mahmud Abedin. è anche membro della Lega musulmana mondiale, strumento per la diffusione del wahhabismo saudita. L’organizzazione che dirige, il Comitato internazionale islamico per le donne e bambini, fa parte della Lega musulmana mondiale. Il comitato della Lega islamica ha uno statuto scritto dai capi della Fratellanza, tra cui lo sceicco Yusif al-Qaradawi, sostenitore di Hamas. Non sorprende quindi che l’organizzazione voglia sbarazzarsi delle leggi contro lo stupro coniugale, autorizzare il matrimonio prima dei 18 anni e altri aspetti della sharia. È anche un membro del Consiglio internazionale islamico della Dawah, attraverso il gruppo che dirige. Il padre di Huma Abedin, Dr. Sayad Abedin, era strettamente legato ai radicali. Guidava l’Istituto degli affari delle minoranze musulmane in Arabia Saudita, e finanziato dalla Lega musulmana mondiale. Tale Istituto era un’entità dell’Assemblea Mondiale della Gioventù Musulmana (WAMY), fondato dal nipote di Usama bin Ladin e coinvolto nel finanziamento di al-Qaida. L’Istituto pubblicò anche un libro di Huma Mahmood Abedin, che a sua volta fu l’assistente editoriale dell’Istituto meò 1996-2008, il che significa che ha pubblicato il libro della madre estremista. Il fratello di Huma Abedin, Hasan, ebbe una borsa di studio al Centro per gli studi islamici di Oxford, entità molto vicina ai Fratelli musulmani, dove lo sceicco Yusif al-Qaradawi faceva parte del CdA. Uno stretto collaboratore della famiglia Abedin è Abdullah Umar Nasif, ex-segretario generale della Lega musulmana mondiale, fondò la famosa Rabita Bank, i cui beni furono congelati dal governo degli Stati Uniti nell’ottobre 2001 per il sostegno ai gruppi terroristici. Il padre di Huma incontrò Nasif quando era visiting professor presso l’Università di Re Abdul Aziz, dove Nasif era decano. Vi sono notizie contrastanti su chi, tra il padre di Huma e Nasif avesse avviato l’Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (IMMA), ma è chiaro che nascono da uno sforzo comune sostenuto dalla Lega islamica di Nasif. Huma, la madre, il fratello e la sorella lavorarono per la rivista dell’IMMA. La madre e Nasif sono anche membri del Consiglio di Presidenza del Consiglio islamico internazionale della Dawah diretto da al-Qaradawi. Tali collegamenti sono ben documentati e dettagliati dal Centro di Studie Politici, noto centro di ricerca statunitense.
Comitato editoriale del JMMA (Giornale degli affari delle minoranze musulmane)
Direttrice: Saliha S. Mahmud Abedin (madre)
Assistenti:
Huma Abedin
Hassan Abedin (fratello di Huma Abedin)
M. Hakan Yavuz
Hiba A. Qalid (sorella di Huma Abedin)
Zulekha Pirani
Altri collaboratori:
M. Hakan Yavuz, Hamid Ismail, Sanaa Pirani
Tale giornale è una vera ragnatela con molti attivisti n vari Paesi collegati a think tank, università e centri di ricerca che lavorano per i Fratelli musulmani: Baha Abu-Laban (Canada), Imtiaz Ahmad (Bangladesh), Munir D. Ahmed (Germania), Ameer Ali (Australia), Zafar Ishaq Ansari (Pakistan), Ali Asani (USA), Gulnara Baltanova (Russia), Pervaiz Iqbal Cheema (Pakistan), Allan Christelow (USA), Asghar Ali (India), John Esposito (USA), Marc Gaborieau (Francia), Dru C. Gladney (Hawaii, USA), Bruce M. Haight (USA), Riaz Hassan (Australia), Baymirza Hayit (Germania), Kemal Karpat (USA), Bernard Lewis (USA), Tahir Mahmood (India), RJ May (australia), Ali A. Mazrui (USA), Barbara Pillsbury (USA), James Piscatori (UK), Azade-Ayse Rorlich (USA), Jan Slomp Leusden (Paesi Bassi), Michael W. Suleiman (USA), Suha Taji-Farouki (UK), John O. Voll (USA), Earl Waugh (Canada), Lawrence Ziring (USA). Per una panoramica è completa, non si dimentichino i sei consiglieri speciali di Barack Obama alla Casa Bianca, tutti dalla Fratellanza Musulmana:
Promemoria:
Arif Ali Khan, nominato vicesegretario della Homeland Security nel 2009 da Obama. Era consigliere di Obama e responsabile per gli Stati musulmani. Fondatore dell’organizzazione Mondo islamico (ramo dell’Organizzazione Mondiale della Fratellanza Musulmana), assicurò collegamenti e trattative con i movimenti islamisti, prima e dopo la “primavera araba”.
Mohamed Elibiary (alias “Qutbist” per il suo fanatismo secondo le idee di Sayad Qutb) è un membro di spicco dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti. Ex-direttore della sezione di Houston deil Council on American Islamic Relations (CAIR), vetrina dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti, scrisse il discorso di Obama per togliere Hosni Mubaraq dal potere.
Rashid Hussein, membro occulto dei Fratelli musulmani. Nel giugno 2002 partecipò alla conferenza annuale dell’American Muslim Council, precedentemente guidata da Abdurahman al-Amudi, condannato per finanziamento del terrorismo. Partecipò al comitato organizzatore della riflessione critica islamica, al fianco di grandi figure dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti come Jamal Barzinji, Hisham al-Talib e Yacub Mirza. Dopo l’adesione alla squadra elettorale di Obama, quest’ultimo fu nominato nel gennaio 2009 Consigliere giuridico della Casa Bianca e responsabile dei suoi discorsi sulla politica estera. Nel 2009 fu Rashid Hussein che redasse il discorso di Obama a Cairo.
Salim al-Marayati è un iracheno di cittadinanza statunitense. Attualmente è direttore esecutivo del Consiglio degli Affari Pubblici Musulmano (MPAC), un’organizzazione islamica fondata nel 1986 dai Fratelli musulmani. Fu nominato nel 2002 presso la National Security Agency. I sospetti che pesavano sul MPAC, nella campagna per la sicurezza dopo l’11 settembre 2001, non impediromo ad al-Marayati di avvicinarsi neoconservatori e democratici del team di Obama.
Muhamad Majid, nato nel nord del Sudan nel 1965, è il figlio dell’ex-mufti del Sudan. Emigrò negli Stati Uniti nel 1987. Dopo ulteriori studi, insegnò presso la Howard University nel 1997, specializzatosi in esegesi coranica. Membro della Fratellanza musulmana, era molto influente tra le comunità musulmane del Nord America. Come avvocato fu un feroce sostenitore della criminalizzazione della diffamazione dell’Islam. Sostenne la candidatura di Obama alle elezioni presidenziali, e quest’ultimo gli assegnò diverse missioni presso le associazioni comunitarie. Nel 2011 fu nominato consigliere del Dipartimento della Homeland Security (DHS) per la lotta ad estremismo e terrorismo. Attualmente consiglia il Federal Bureau of Investigation (FBI) e altre agenzie federali.
Eboo Patel è un musulmano statunitense di origine indiana. Ha completato gli studi in sociologia nell’Illinois, ad Urbana-Champaign. Da studente militava presso i musulmani provenienti da India, Sri Lanka e Sud Africa. Con i fondi della Fondazione Ford, creò l’IFYC nel 2002. Fratello musulmana ed amico intimo di Hani Ramadan, membro del comitato consultivo religioso del Council on Foreign Relations. Era anche molto vicino a Siraj Wahhaj, famoso Fratello musulmano statunitense. Attualmente è consulente del Dipartimento per la Sicurezza interna e consigliere di Barack Obama.
Le organizzazioni a cui appartiene la madre di Huma Abedin, Saliha S. Mahmud Abedin, sono:
– Dar al-Hiqma College, amministrazione dell’università (vicepreside per l’avanzamento istituzionale e direttrice generale)
– Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (direttrice), Londra
– JMMA, comitato editoriale
– Consiglieri per la Pace (Direttrice generale e fondatrice), Dar al-Hiqma, Jeddah, Arabia Saudita
– IICWC (Comitato internazionale islamico per le donne e i bambini) (presidente), Amman, Giordania.
– Semi di spiritualità (copresidente. Pakistan) Iniziativa delle Donne per a Pace Globale
Il Comitato Islamico Internazionale per le Donne e i Bambino (IICWC) prevede, tra l’altro:
la cancellazione delle leggi che criminalizzano le mutilazioni dei genitali femminili, prevedono l’età minima per il matrimonio, il diritto degli uomini alla poligamia e allo stupro, l’abbassamento della maggiore età a 15 anni, ecc. Qualsiasi lettore che voglia capire la portata del disastro può consultarne l’aberrazione retrograda sui siti di tali organizzazioni.usa_new_york_weiner_sexting_scandalAnthony Weiner, sposo di Huma Abedin: funzioni e missione
Anthony Weiner, sposato ad Huma Abedin, il famoso “Carlos Danger” nei siti porno, è nato nel 1964. Fallì nelle elezioni del 2005 a sindaco di New York City. Nello stesso anno, fu condannato a una multa di 47000 dolllari dalla Commissione elettorale federale per l’accettazione di “contributi eccessivi da 183 singoli contributori alle elezioni primarie e generali del 2000“. Da quando è entrato in politica, Weiner è un avvocato d’Israele. Nelle primarie democratiche per la presidenza nel 2008, Weiner era un forte sostenitore della candidata Hillary Clinton. Nel 2010 sposò Huma Abedin, con cui ha avuto un bambino. È uno dei più forti sostenitori al Congresso delle assicurazione sanitaria statale, e sembra che il settore sanitario sia stato il maggiore contribuente alla sua campagna per il Congresso nel 2008. Negli ultimi dieci anni, Weiner ha abbracciato molte posizioni filo-israeliane di estrema destra. A un giornalista del New York Times, che gli aveva chiesto se credeva ancora che la Cisgiordania non fosse occupata dall’esercito israeliano, si disse convinto che “questa zona va lasciata alle persone che vi sono“. “Non-occupazione della West Bank, Ho sentito bene?“, Esclamò il giornalista incredulo. ““, rispose Weiner. Dopo un momento, il giornalista insistette: “Dice non vi è alcuna presenza dell’esercito israeliano?” “Sì”, disse Weiner seccamente. Poi celebrò il passaggio al Congresso della legge per tagliare i fondi all’Autorità palestinese e costringere la delegazione palestinese alle Nazioni Unite a lasciare gli Stati Uniti, dicendo: “Dovrebbero cominciare a fare i loro piccoli bagagli da terroristi palestinesi“. Un emendamento presentato da Weiner dichiarava illegale la Missione delle Nazioni Unite dei palestinese ad est di Manhattan. Weiner è talmente accecato dalla sua fedeltà ad Israele e così ignorante del Medio Oriente, che ebbe un ruolo sinistro nella politica estera degli Stati Uniti. Anthony Weiner, in particolare chiese il licenziamento di Joseph Massad, professore presso il dipartimento di Lingue e culture mediorientali della Columbia University. La sua carriera non sarebbe discutibile se fosse un insegnante palestinese-statunitense che parla di Israele e Palestina. In questo caso, si ebbero proteste da media e università degli Stati Uniti, e Anthony Weiner venne paragonato al senatore Joseph McCarthy per aver preso di mira il professore per una presunta posizione anti-israeliana. Si può definirlo il “Caso Massad”, in cui il New York Times si mise dalla parte del docente. Per l’università e la società statunitense il maccartismo è inaccettabile, tranne quando si critica Israele. La stampa scandalistica di destra attaccò brutalmente il professore attribuendogli parole errate, raccolti da un video di propaganda realizzato da un gruppo di pressione, in cui accuse anonime l’accusavano senza che l’insegnante potesse rispondere alle accuse. Gli attacchi a Massad e altri due professori del dipartimento furono condotti fuori dall’università da organizzazioni di estrema destra sioniste allineate al Likud in Israele, tra cui una organizzazione di Boston chiamato The David Project che produsse il video delle accuse. Infatti, secondo uno studio di Scott Sherman di The Nation, non vi è un solo video, ma sei. The David Project ha sempre rifiutato di renderli disponibili e Chares Jacobs, direttore dell’organizzazione sionista, si era anche rifiutato di fornire dettagli sui finanziatori del gruppo o dei suoi legami con i lobbisti pro-israeliani. Sull’attacco israeliano alla Mavi Marmara, la “flottiglia della libertà”, in acque internazionali, che uccise 9 persone, Weiner disse: “Se si cerca d’iniziare un conflitto con la marina israeliana non è difficile. Furono offerte alternative a questa flottiglia. Invece, scelsero di navigare attraverso un blocco riconosciuto a livello internazionale. Fu un atto ostile di pura provocazione ad Israele“. Ma il blocco dei civili a Gaza è una violazione del diritto internazionale. Non è riconosciuto internazionalmente e, al contrario, fu condannato da quasi tutti i Paesi e dall’organizzazione dei diritti umani.
Weiner disse che il New York Times è contro Israele ed ha sostenuto che l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina è ancora elencato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica, mentre l’OLP invece è stata rimosso dalla lista da più di due decenni. Sostiene che Mahmud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, non sia il leader dell’OLP. Si è rifiutato di condannare l’uso di bombe a grappolo d’Israele sui civili nel sud del Libano nel 2006. Disse che l’esercito israeliano non occupa la Cisgiordania e che non vi è alcuna presenza militare israeliana nella West Bank. Definì la guerra d’Israele contro Gaza “umanitaria”, mentre 400 bambini furono uccisi. Votò per l’autorizzazione della guerra in Iraq nel 2002, prima di metetrsi contro la guerra. Anthony Weiner sa adulare i sostenitori d’Israele. Ha detto a Mondoweiss (sito web che segue la politica estera statunitense in Medio Oriente) che “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” (BDS) è “spericolato” e che Israele è un “importante alleato” degli Stati Uniti. Israele è “una democrazia in un oasi di Stati e organizzazioni terroristiche. Dobbiamo salvare Israele“, aggiunse. L’ascesa politica di Weiner fu finanziata da una raccolta fondi che è una cassa di guerra. Entrò in gara con 4,2 milioni di dollari in banca. e una domanda posta prima di lasciare il Congresso dopo il suo primo scandalo sessuale (tweets con foto di lui nudo inviate a donne). Alcuni donatori che sostengono Weiner hanno una visione bellicista in accordo ai suoi commenti su Israele, come i dossier della Commissione sulla finanza della campagna di New York hanno rivelato. Eli E. Hertz gli diede 1000 dollari nell’ottobre 2007. Hertz, che ha partecipato ad una cena dell’Organizzazione Sionista d’America (ZOA) nel 2006, dove Weiner scherzò dicendole di essere “l’ala della ZOA del Pd“, è un membro del consiglio esecutivo della Commissione affari pubblici USA-Israele (AIPAC). Hertz fi anche direttrice del Washington Institute per la politica in Medio Oriente, e scrisse numerosi articoli per il sito pro-insediamenti Arutz Sheva. Giustificò la Naqba in una articolo del maggio 2013: “sloggiare tutti gli abitanti arabi dalle aree sensibili vicine agli insediamenti ebraici, stabilendo una continuità territoriale tra i blocchi sotto controllo ebraico, e garantire il controllo delle principali vie di trasporto, erano una necessità militare“. Un altro membro dell’AIPAC che finanziò Weiner è Beth Dozoretz, che fa parte del comitato esecutivo della lobby israeliana. Dozoretz diede 2000 dollari nel 2008, e poi un contributo di 3050 dollari. Nel marzo 2007, Arnold Goldstein, uomo d’affari pro-Israele, diede 4000 dollati a Weiner. Due anni più tardi, Goldstein diede 5 milioni di dollari al Technion-Israel, l’Istituto di Tecnologia di Haifa, per “costruire droni e un centro satellitare“, secondo Jewish Week. “Poiché Israele è un piccolo Paese circondato da tanti nemici, deve essere tecnologicamente più avanzato dei suoi vicini ostili, per continuare ad esistere“, aggiungendo, “Il programma di robotica è piuttosto sorprendente, e penso sia essenziale per l’esistenza di Israele“. Le idee di Weiner sul movimento BDS “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni”, volto ad esercitare ogni sorta di pressioni economiche, accademiche, culturale e politiche d’Israele. BDS fu proposto nel 2002 e formalmente avviato il 9 luglio 2005 da 172 organizzazioni della società civile palestinese. La campagna di Wiener fu raggiunta da Michael Adler, altro suo donatore elettorale. Adler, ex-vice presidente delle federazioni ebraiche del Nord America, diede 2000 dollrai a Weiner nel 2008. Nel gennaio 2011, Adler tenne un discorso alla Federazione ebraica di Greater Miami, do cui fu presidente, denunciando il movimento BDS che cerca “di distruggere Israele come Stato ebraico democratico. Il movimento BDS è un sofisticato movimento politico. Il loro obiettivo di distruggere Israele è pericoloso come qualsiasi arma o esercito. È un movimento terroristico politico ed economico che fermeremo“. Un altro donatore è il falco Irwin Hochberg, che diede 1000 dollati al candidato nel 2007. Hochberg è il vicepresidente della ZOA, e fa parte del comitato esecutivo del Forum Medio Oriente, gruppo anti-islamico guidato dal neo-conservatore Daniel Pipes. Nel luglio 2013 Weiner ebbe in regalo di 4950 dollari (il massimo consentito dalla legge) da John Merrigan, un lobbista di al-Jazeera.screen-shot-2016-01-28-at-10-21-02-amSesso tra Hillary Clinton e Huma Abedin
Questa è la domanda posta da diversi giornali tra cui The Times di Londra, Le Matin (Svizzera) e La Stampa (Italia). Il giornale svizzero riprende vecchie voci sull’ex-first lady dopo l’arrivo di Bill Clinton alla Casa Bianca nel 1993. La Stampa aveva aperto la partita con un lungo articolo dal titolo “Venti anni, bella e amante di Hillary” dedicata a Huma Abedin, l’assistente personale della senatrice di New York. “La voce fu ripresa in seguito, dal sito del giornalista indipendente Ron Rosenbaum“, dice Le Matin. Nel suo testo del 29 ottobre 2007, riportava una conversazione avuta on un fine conoscitore del mondo dei media. “Questo mi disse che il Los Angeles Times copre uno scandalo sessuale su un candidato presidenziale. Il mio interlocutore aggiunse che “nel microcosmo politico, tutti lo sapevano“, scrisse Ron Rosenbaum. Nell’articolo, il giornalista non faceva nomi, ma si capì che lo “scandalo” coinvolgeva Hillary Clinton. “Se tutti i giornalisti dopo la campagna presidenziale ne sono consapevoli, ma non scrivono una riga, è una notizia di per sé. Non vorrei trovarmi al posto dei miei colleghi. Deve essere davvero difficile pubblicare o meno le voci“, dichiarava Ron Rosenbaum, citato da Le Matin. Hillary Clinton ha sempre negato tali voci. Rispose a una intervista ala rivista The Advocate sulla sua presunta omosessualità: “La gente dice molte cose su di me e io non vi presto alcuna attenzione. Non è vero che sono gay, ma non ho controllo le voci. La gente continuerà a dire ciò che vuole”. Tuttavia, la candidato democratica e Huma sono sempre state molto vicine. L’arma segreta indicata da Hillary, la giovane donna lavora per i Clinton dal 1996. In occasione di un ritratto per Vogue dedicato a Huma, Hillary le fece un tributo, “Huma ha la l’energia di una ventenne, la fiducia in se di una trentenne, l’esperienza di una quarantenne e la grazia di una cinquantenne. E’ equilibrato, gentile e intelligente. Sono davvero fortunata ad averla nella mia squadra da dieci anni”. Un alto funzionario del dipartimento di Giustizia disse a Big Head DC che la voce su Hillary Clinton “che se la godrebbe” con una delle sue principali dipendenti, Huma Abedin, è un segreto di Pulcinella. “Sono abbastanza vicino a Hillary e Huma per dirvi che questa voce è vera, disse il funzionario. “E’ ben noto nell’ambiente diretto che Hillary e Huma sono amanti”. “Se si chiama la residenza di Hillary a Washington al primo mattino, Huma risponde al telefono”, continuava il funzionario. “E’ la stessa cosa a tarda notte o in viaggio”. E’ un segreto che la cerchia vicina a Hillary conserva a tutti i costi ed è strettamente monitorato. Bill Clinton non ha mai negato la bisessualità della moglie, pronunciando questa frase indegna per un ex-capo di Stato e pubblicata in un libro di Gennifer Flowers, attrice e giornalista ex-amante di Bill Clinton: “Hillary ha probabilmente mangiato più tope di me”. Queste parole non sono mai state oggetto di un procedimento giudiziario, anche se al contrario era G. Flowers che citava chi la definiva cacciaballe. Inoltre, la morte più che sospetta ed enigmatico di alcuni agenti di sicurezza e guardie del corpo dopo le rivelazioni sugli scandali dei Clinton ci dicono della loro amministrazione più di qualsiasi prova della vita sessuale della coppia, e dei danni incommensurabile che hanno causato ai loro immediati vicini.3-photos-14Gli scandali sessuali di Anthony Weiner, alias “Carlos Danger”, il marito sionista di Huma la sorella musulmana
Costretto a dimettersi e lasciare il Congresso nel 2011, dopo aver diffuso immagini del suo pene e scambio di messaggi di posta elettronica molto espliciti con alcune “amanti digitali,” Weiner fece il suo mea culpa e promise di diventare una persona diversa: un marito e un politico in grado di imparare dagli errori. Si scusò con la moglie e i suoi elettori, chiedendo a tutti di dargli una seconda possibilità. Ma ora Weiner è tornato questa settimana in una conferenza stampa, accompagnato dalla moglie Huma Abedin, che continua a sostenerlo nonostante le recenti rivelazioni su testi e immagini scabrose su Internet dimostrando di esser andato ben oltre ciò che mise fine alla sua carriera a Washington. Anthony Weiner è sceso nei sondaggi, ammettendo di aver avuto tre relazioni sessuali on-line dopo aver lasciato il Congresso. Scosso dalla suo crollo nei sondaggi dopo la pubblicazione di altre torbide foto, di cui una che mostra il suo attrezzo in primo piano, Anthony Weiner lottò per salvare la sua vacillante candidatura a sindaco. Nonostante le richieste dei rivali per di farla finita con la sua campagna, inasprendo le critiche dalla direzione del partito, e la possibilità che rivelazioni più imbarazzanti potessero emergere, Weiner si era fermamente convinto che non avrebbe lasciato la corsa a sindaco. Quest’altro scandalo sessuale di Weiner causò scalpore negli Stati Uniti. Le foto scabrose, pubblicate sul sito Dirty.com (sito porno), lo misero in imbarazzo. “Weiner ha mentito di nuovo agli americani“, tale è l’impressione dominante. “Quello che chiediamo ora non è una seconda, ma una terza possibilità“. Anche il New York Times l’attaccò e gli chiese di ritirarsi dalla corsa per il posto di Bloomberg, in un editoriale molto duro. Nel frattempo, gli psichiatri intervistati su Weiner lo descrivono malato, incapace di controllare i suoi istinti. Ma Weiner non si arrendeva, sapeva che ci sarebbe stato un secondo “round” dello scandalo e insisteva: “Non è cambiato nulla. Tutto è passato vedo tutto nello specchietto retrovisore, si guarda al futuro, non al passato“. La moglie Huma Abedin di suo saltò nell’arena partecipando con lui in una conferenza stampa e scrisse anche un articolo per la rivista Harper: “Tutto ciò ha pesato sul nostro matrimonio. Era difficile perdonare Anthony. Ci sono voluti molto lavoro e molte terapie. Ma alla fine, ho salvato il nostro matrimonio per me, mio figlio e la nostra famiglia. Amo Anthony, so che è un uomo di valore e voglio dargli una seconda possibilità. Questo è qualcosa che si dovreste anche decidere, voi elettori di New York. Credo in lui e so che ama la sua famiglia e la sua città“. Huma era una figura centrale nella campagna del marito Anthony Weiner, sfilando accompagnandolo, usando le sue connessioni coi Clinton per raccogliere fondi per la campagna e rimanendo al suo fianco quando lottava per spiegare come e perché ha ripreso le sue scappatelle sessuali su Internet, mentre le rivelazioni simili l’avevano già costretto a dimettersi dal Congresso. Il supporto deo Clinton a Huma Abedin e mantengono le distanza da Weiner che non hanno mai sopportato. “Noi tutti vogliamo il meglio per Huma”, disse un amico dei Clinton e di Abedin. “Lei ha il sostegno di tutti per tutto ciò che è stato e d ha fatto da oltre dieci anni“, ha detto il testimone. “In Hillaryland, era doloroso vedere Abedin come un soldato in mezzo a rivelazioni imbarazzanti sulle trasgressioni sessuali del marito“. Addetti ai lavori sanno che Clinton non mosse un dito per aiutare a raccogliere fondi per la campagna di Weiner, quindi Abedin fece il giro dagli ex-donatori dei Clinton, raccogliendo quasi 150000 per finanziare la candidatura del marito a sindaco in soli due mesi, i documenti lo dimostrano. Alcuni ritengono che molti di questi donatori avrebbero pagato perché temevano di compromettere il loro rapporto con Hillary Clinton, se non lo facevano.
Sentiamo sempre più tra i democratici che i guai di Weiner potrebbero costringere Clinton a togliere di mezzo il marito di Huma perché lo scandalo Weiner appanna Abedin e, per estensione, Hillary Clinton, che vuole candidarsi alle presidenziali del 2016. “Basterebbe una loro parola pubblica o privata per por terminare alla carriera di Weiner“, disse una fonte collegata ai Clinton. Hank Sheinkopf, stratega democratico che ha lavorato per la campagna a sindaco di William Thompson ha detto che sarebbe stato fatto in privato. “Nessuno lo saprebbe mai“, disse. Diversi addetti ai lavori rifiutano qualsiasi idea che lo scandalo Weiner possa offuscare i Clinton, anche se non è detto che la preoccupazione dei Clinton per Abedin possa spingerli ad agire. “Non credo che ci siano implicazioni politiche, ma ci possono essere conseguenze personali ed emotive che li spingano ad interessarsene“. New York Times, Wall Street Journal e New York Daily News chiasero in sala al candidato sindaco Anthony Weiner di abbandonare la corsa a sindaco di New York dopo i messaggi e le foto che aveva inviato all’ex-collaboratrice della campagna di Obama Elaine Sydney. Il comitato di redazione del New York Times pubblicò un rimprovero caustico a Weiner, il Wall Street Journal pubblicò un articolo dicendo sprezzante su Anthony Weiner “non è un essere umano normale”. Daily News mise in evidenza un “Basta con queste menzogne e rivelazioni salaci, Weiner non è degno di guidare la prima città americana. Bastonatelo!” Nella sfilata del Giorno dell’Indipendenza di Israele del 3 giugno 2013 l’ha visto sventolare la bandiera israeliana chiamando la popolazione a votarlo a sindaco di New York. “Sono come un purosangue sulla linea di partenza“, disse prima della manifestazione. Secondo il Washington Times, le reazioni furono diverse per strada: “Quello che ha fatto nella sua vita privata e tutto ciò che ha fatto in passato, sono pronto a dimenticarli per amore di New York city“, disse uno spettatore. Altri erano meno entusiasti: “Ha abusato delle donne a New York e in giro, facendo quello che ha fatto. Non ha il diritto di essere qui“. Il Daily News nel frattempo affermava “Anthony Weiner è l’unico candidato ebraico a sindaco, ma l’ex-membro del Congresso è stato fischiato e deriso dutante la celebrazione dell’Israel Day. C’ era già aperta ostilità sulla strada per il municipio. Molti spettatori l’hanno applaudito augurandogli fortuna, ma altri gridavano “Non ci rappresenti!” o “Vattene, Anthony” e lo deridevano per lo scandalo sessuale che l’ha costretto alle dimissioni dal Congresso al grido “Tweettalo!”. “L’ebraismo crede nella redenzione”, disse un rabbino. “Molti hanno detto che i media sono fissate con lo sfortunato episodio su Internet. Se si considera chi sono le persone al Congresso e che hanno violato leggi, come quelle fiscali, la gente penserebbe che non dovrebbe dimettersi”. Weiner nel frattempo, disse che non era troppo preoccupato dall’allentamento del suo sostegno ebraico, dato che è ampiamente supportato: “ho rappresentato un quartiere che aveva una grande popolazione ebraica in tutta della mia carriera, aggiunse“.
L’impunità di tale casta ripugnante, ignobile e malvagia che domina il mondo è inevitabile visti i disastri mostruosi che ha causato con i suoi complotti machiavellici, distruggendo interi Paesi, massacrandone le popolazioni? Il mondo arabo e musulmano, anche il mondo tutto, è destinato ad essere un parco giochi per i vari poteri e il potere del denaro? Queste sono alcune delle domande che ci poniamo in conclusione.huma-master1050-v2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hezbollah da un pugno sul naso ad Israele

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 19 luglio 2016

10392481_10152561145603603_5382781658211898243_nLa missione riuscita di un drone di Hezbollah nello spazio aereo israeliano sul Golan, scattando foto, è un evento significativo in vari aspetti. Nella forma più evidente, Hezbollah ha beffato la superiorità aerea vantata da Israele. Tre missili israeliani, tra cui uno sparato da un F-16, non hanno potuto abbattere il drone rientrato al sicuro in Siria. Per Israele equivale a un umiliante sfregio da Hezbollah. (Sputnik) In secondo luogo, i radar russi avranno sicuramente rilevato il drone, ma non hanno fatto nulla in proposito. Come dice Sherlock Holmes, il cane non ha abbaiato. La linea di fondo è che la Russia non correrà a proteggere l’Hezbollah né muoverà un dito per dissuaderlo. In terzo luogo, naturalmente, il drone è un dimostratore tecnologico che sottolinea la potenza crescente di Hezbollah nel rispondere ad Israele se attaccato. Questo particolare drone probabilmente non aveva armi, ma quello successivo potrebbe averle. A dire il vero, Israele può solo chiedersi come Hezbollah abbia accesso a tale tecnologia sofisticata. Dalla Russia? Dall’Iran? Oppure è tecnologia di Hezbollah? Poi c’è il ‘quadro generale’. Ad Israele è stato ricordato che il Golan è ancora un fronte. La migliore speranza d’Israele è che la Siria rimanga debole e frammentata, senza un’autorità centrale a Damasco che sfidi la futura annessione dei territori occupati nel Golan. Hezbollah potrebbe aver indicato che ciò rimane una chimera. Infatti, le forze governative siriane avanzano gradualmente sul terreno. Il blocco di Aleppo ribalta le sorti della guerra. Da segno eloquente della svolta, vi sono notizie che la Turchia abbia inviato ‘antenne’ presso il governo siriano. (Guardian)
Ora, gli sviluppi in Turchia possono solo indcare che Ankara potrebbe cedere sull’intervento in Siria. L’obiettivo della Turchia è impedire la formazione del Kurdistan ai confini col tacito appoggio degli Stati Uniti (che Israele accetta) e su tale piattaforma Siria, Iran e Iraq sono “alleati naturali” di Ankara. D’altra parte, senza la Turchia, Arabia Saudita, Qatar o altri sceiccati del Golfo potrebbero pensare di non poter continuare col ‘cambio di regime’ in Siria. In poche parole, Israele è ridotto a muto testimone dei cambiamenti drammatici nel vicinato senza alcun ruolo o capacità di influenza politica o militare. Probabilmente, Israele e Arabia Saudita sono i maggiori “perdenti” del fallito colpo di Stato in Turchia. Entrambi sperano disperatamente che gli Stati Uniti presentino qualche idea brillante per recuperare la situazione siriana, a 2 giorni dalla conferenza della coalizione anti-SIIL che si terrà a Washington il 20-21 luglio; ma lo stallo turco-statunitense sull’estradizione di Fetullah Gulen introduce altra incertezza sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare gli eventi in Siria. Tutto sommato, la provocazione del drone di Hezbollah richiama l’attenzione sul grande cambiamento degli equilibri in Medio Oriente causato dal conflitto siriano. Per la prima volta, Israele deve fare i conti con una potenza militare superiore nei Paesi limitrofi. In effetti, senza la presenza russa, gli aviogetti israeliani avrebbero bombardato la Siria per rappresaglia. Fortunatamente, Israele non subisce ‘contraccolpi’ da SIIL o Jabhat al-Nusra, a differenza di Turchia o Arabia Saudita, per l’intervento nel conflitto siriano. (Leggasi il commento: Golpe in Turchia: che succede in Iraq e Siria?)Yasir-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cambia l’atmosfera sulla Siria

Moon of Alabama, 12 luglio 2016Syrian civilians who volunteered to join local Self Protection Units to protect their neighbourhoods alongside the Syrian army attend training in Damascus countryside, SyriaCon Cameron che si dimette da primo ministro del Regno Unito, un altro capo politico che invocava “Assad deve andarsene” lascia la scena politica. Il Presidente siriano Assad è ancora in carica e non vi è alcun segno che lasci nel prossimo futuro. Sembra che i fatti della realtà pesino più dei luoghi comuni della propaganda del “cambio di regime”. I fatti continuano a confermare che c’è un vento di cambiamento rilevabile nel clima politico. Esercito arabo siriano ed alleati chiudono l’unica strada ad oriente di Aleppo. Questo sforzo richiede un’intensa guerriglia urbana contro i terroristi jihadisti. Secondo un portavoce del Pentagono, tale parte è occupata da al-Qaida: “Innanzitutto è al-Nusra che occupa Aleppo e, naturalmente, al-Nusra non rientra nella cessazione delle ostilità”. Gli attacchi ad Aleppo est sono quindi del tutto legittimi e non violano il cessate il fuoco. Nonostante che un’altra campagna mediatica “oltraggiata” sia creata per condannare l'”assedio di Aleppo” che tale presunto blocco creerebbe. Tale propaganda “indignata”, come l’articolo del Los Angeles Times, nemmeno riconosce che Aleppo ovest, con circa due milioni di persone, è dalla parte del governo. Parlano di “Aleppo” indicandone solo i quartieri orientali ed esagerando il numero di civili che l’avrebbero lasciati, diverse centinaia di migliaia di persone. Il giornalista del Guardian Martin Chulov s’è recato più volte ad Aleppo est negli ultimi anni, indicando un anno fa che erano assai meno: “restano ad Aleppo orientale circa 40000 persone su una popolazione prebellica stimata in circa un milione…” E’ dubbio che il numero di persone ad Aleppo est sia da allora aumentato. C’è stato anche abbastanza tempo per terroristi e famigliari per prepararsi all’assedio. Come anche il pezzo del LA Times ammette: “Prevedendo l’assedio, le autorità locali si sono rifornite di cibo per tre mesi e di medicine per tre-sei mesi, ha detto Sahlul”. Reuters conferma: “Le aree ribelli di Aleppo hanno accumulato scorte sufficienti per sopravvivere a mesi di assedio…
Le prossime pretese su una carestia imminente ad Aleppo est sono quindi già smontate.
Il mutamento del clima politico è una convergenza tra visione “occidentale” e russa su quali gruppi in Siria siano terroristici e vadano pertanto combattuti. Questo segue un cambio di prospettiva pubblica. Amnesty International ha recentemente affermato, con sei anni di ritardo, che molti gruppi di “ribelli moderati” sostenuti dagli Stati Uniti hanno torturato e rapito civili commettendo regolarmente crimini di guerra. I “ribelli moderati” che di recente hanno tentato un’altra offensiva a Lataqia si sono apertamente presentati come jihadisti stranieri. Ahrar al-Sham, che non molto tempo fa editorialisti “occidentali” affermavano fosse “moderato”, ora minaccia i ribelli “moderati” sostenuti dagli USA nel sud della Siria, perché stanchi di combattere e favorevoli al cessate il fuoco. Il presidente francese Holland ha finalmente riconosciuto al-Qaida come un serio nemico in Siria da combattere: “Dobbiamo coordinarci per continuare le azioni contro lo SIIL ma anche… adottare misure efficaci contro al-Nusra“, ha detto Hollande appellandosi a Russia e Stati Uniti Nel 2012 il governo francese lodava il ruolo di al-Qaida. L’allora ministro degli Esteri Fabius disse che “Nusra fa un buon lavoro”. Il segretario di Stato degli USA Kerry non solo ha riconosciuto il ruolo di al-Qaida, ma ora estende l’etichetta di terrorista ad Ahrar al-Sham e di altri gruppi salafiti: “Ci sono un paio di gruppetti sottoposti ai due designati SIIL e Jabhat al-Nusra, ovvero Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham in particolare, che s’integrano combattendo insieme a questi altri due contro il regime di Assad“, ha detto riferendosi ai due gruppi ribelli che gli Stati Uniti finora non avevano definito gruppi terroristici. È un significativo riconoscimento della posizione russa che da mesi sostiene l’inserimento di tali gruppi nella lista dei terroristi delle Nazioni Unite. È anche evidente che l’opposizione siriana d’albergo, promossa da Arabia Saudita e USA, sia di nuovo pronta a negoziare con il governo siriano. Tale gruppo ruppe le trattative nell’ultimo round. Qualcuno ora gli ha ordinato di rientrare nel gioco.
I russi ancora una volta dimostrano l’impegno verso la Siria non solo supportando l’Esercito arabo siriano nell’assedio di Aleppo nord, ma anche con nuovi attacchi aerei con bombardieri a lungo raggio decollati dal suolo russo. Segnale che la Russia è pronta come sempre a una nuova escalation.
La maggiore mossa è probabilmente quella turca. Dopo aver disastrato la politica estera turca, sotto una pesante pressione economica e spaventato dai recenti attentati in territorio turco, il presidente Erdogan ha deciso di cambiare rotta, licenziando il vecchio assistente Davutoglu e considerando attentamente un miglioramento delle relazioni con la Russia e altri Paesi. Quindi si è scusato per l’imboscata all’aereo russo e la Russia ha ripreso i rapporti togliendo alcune sanzioni economiche alla Turchia. Ma ci saranno altre richieste da soddisfare prima che la Turchia possa di nuovo avere una buona reputazione internazionale. Alcune parole morbide sono pronunciate ma la vera posizione turca sulla Siria deve ancora cambiare: “La normalizzazione della Siria è possibile, ma ognuno deve fare sacrifici per questo. I nostri partner strategici e della coalizione dovrebbero sanare le ferite sanguinanti in Siria e assumersi maggiori responsabilità. La Turchia compie gli sforzi necessari per aprire le porte a pace e sicurezza”, dichiarava Yildirim, ma ha anche detto che non ci sarà alcun incontro con il Paese nel breve termine. “L’oppressione deve prima finire. Il regime dittatoriale dovrebbe finire. Come si può concordare con un regime che ha ucciso più di un milione e mezzo del proprio popolo senza battere ciglio? Tutti concordano su questo“, ha detto. E’ ancora “Assad deve andarsene”, ma con un leggero cambiamento di tono. Le nuove posizioni di USA e Francia su al-Qaida e Ahrar al-Sham, coccolate dalla Turchia, aumentano la pressione su Ankara affinché abbandoni la posizione rigida. Erdogan potrebbe altrimenti scoprire che, come Cameron, dovrebbe andarsene prima che il dottor Assad pensi addirittura di lasciare la carica. Mentre tutto questo sono di per sé piccole variazioni di posizione, sommate creano un significativo cambio del clima politico sulla Siria.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come cadono i prodi: Turchia, Stato islamico e Arabia Saudita

Ziad Fadil, Syrian Perspective 13 luglio 201611800528Ebbene, Aleppo è ora sotto il completo controllo dell’Esercito arabo siriano. La città, cui fu risparmiata tanta sofferenza all’inizio, rimane un bastione filo-governativo. Fu presa di mira dai gruppi terroristici, perché gli aleppini si rifiutavano di dare alcun sostegno alla causa che decima la nazione o l’annega nel miasma del settarismo. L’esercito ha liberato 2 miglia quadrate di zona industriale nel quartiere di Layramun, dopo che i turchi l’hanno spogliata di tutta la ricchezza e i mezzi adeguati ad una città attiva. Tutto cambia. Perché? I turchi ci ripensano. Erdoghan ha licenziato Hakan Fidan, il suo ex-onnipotente capo della Gestapo turca, il MIT. Il collasso è iniziato subito dopo l’ultima conversazione di Erdoghan con Vladimir Putin durante cui gli è stato detto, dal leader russo, che non avrebbe mai considerato il ripristino di rapporti normali fin quando il malvagio turco non chiude le frontiere ai terroristi. Erdoghan, incredibilmente, sembrava d’accordo. Nel frattempo, i partiti d’opposizione turchi prendono contatto con il governo siriano. La curiosa aberrazione turca, l’idea di aiutare l’Arabia Saudita a pianificare la caduta del governo siriano, ha lasciato il posto al pragmatico desiderio di tornare ai giorni del vino e delle rose, quando Ankara voleva essere amica di tutto il vicinato. Ciò che è successo, invece, è ricevere esattamente ciò che si merita: 1. una guerra al confine meridionale che di fatto ha annullato il commercio, rovinando famiglie e prosciugando le città con centinaia di migliaia di rifugiati che, essenzialmente, si rifiutano di servire nelle milizie terroristiche sostenute dall’ormai disgraziato Hakan Fidan. 2. una milizia curda rinvigorita volta a crearsi uno Stato indipendente che sconfigge una Turchia che appare sempre più logorata. 3. le relazioni miserabili con Iran e Russia. 4. rapporti infelici con l’Europa mentre Erdoghan inizia la lenta discesa nell’inferno da lui stesso creato invertendo decenni di modernizzazione del Paese, e tutto ciò per una specie di Islam che di sicuro congela tutto il mondo islamico in un qualche momento dell’età oscura. 4. nel ginepraio del terrorismo, dove gli stessi mostri che hanno creato sparano ai loro creatori alla Frankenstein, subito colpendo Istanbul e Ankara come lo furono le città siriane, aggredite dagli avvoltoi disturbati scatenatigli dai plutocrati sauditi generosi amici di Erdoghan e della sua famiglia di criminali.
Ed ora l’Arabia Saudita, uno Stato paria denunciato da centinaia di milioni di persone per l’irresponsabile sostegno ai cannibali nichilisti. Non vi è alcun segreto qui e i fatti sono chiari, non si possono negarne i legami con gli stessi assassini che hanno commesso gli atti più efferati della storia moderna, e tutto ciò per una depravazione religiosa di solito dedita a culti funerei o scimmieschi. I sauditi sono esauriti, finanziariamente e moralmente. E’ solo questione di tempo prima che una rivolta inizi la guerra santa per liberare l’Arabia Saudita dal puzzo del wahhabismo. La sua guerra nello Yemen, da cui perfino il “complesso militare-industriale” tradizionalmente guerrafondaio statunitense, ha messo in guardia, li ha prosciugati convincendo gli zucconi di ciò che tutti già sapevano: non c’è esercito, non c’è nessuno che morirà per la Casa dei Saud. Ora lo sanno, ma è troppo tardi belli, troppo tardi. Nel frattempo, l’opposizione siriana appare sempre più come le cheerleaders in una partita di softball tra carcerati. Nessuno sembra preoccuparsene. E presto, anche il Qatar smetterà di ospitarla in alberghi a 5 stelle. Se saranno fortunati, avranno una nuova identità per poter morire pietosamente in una cittadina sulla costa occidentale australiana, rinsecchiti dal vento desertico, senza il conforto di qualche lacrima mielosa. L’opposizione è morta, non avendo fatto altro che distruggere il Paese. Si merita null’altro che un cappio o di sprofondare dritto nelle viscere dell’inferno.
Sono molto ottimista sul fatto che la guerra stia per finire. Lo SIIL già pianifica la propria morte; secondo le nostre fonti, ai membri di tale gruppo di squilibrati viene detto che il califfato non sopravviverà a re Salman. Il califfo è morto. Ve l’avevamo detto. E non possono nasconderlo per molto ancora. L’abbiamo riferito ed è vero. Hanno anche ricevuto un assaggio delle armi nucleari e Dio non sembra essere più dalla loro parte.170354_600Washington Post: lo SIIL si prepara alla fine del ‘Califfato’
al-Manar, 13-07-2016
Iran_Cartoon_Saudi_Arabia_Persian_Gulf_Puppet_States_Oil_Money_Funding_TerroristsAnche se lancia ondate di attacchi terroristici in tutto il mondo, lo SIIL prepara discretamente i seguaci all’eventuale crollo del ‘Califfato’, proclamato in pompa magna due anni fa, secondo il Washington Post. Nei messaggi pubblici e nelle ultime azioni in Siria, i capi del gruppo riconoscono le fortune declinanti dell’organizzazione terroristica sul campo di battaglia, mentre si agita per la possibilità che le sue ultime roccaforti possano cadere, aggiunge il giornale statunitense. “Allo stesso tempo, il gruppo terroristico promette di continuare l’ultima campagna di violenze, anche se i terroristi stessi sono costretti alla clandestinità. Gli esperti antiterrorismo degli USA credono che i massacri di Istanbul e Baghdad fossero la risposta ai rovesci militari in Iraq e Siria. Tali atti terroristici rischiano di proseguire ed anche d’intensificarsi, almeno inizialmente, dicono gli analisti, mentre il gruppo diventava un quasi-Stato con imprese nel territorio e una rete oscura e ampia di cellule su almeno tre continenti“. Infatti, mentre la perdita di un santuario fisico costituirebbe un duro colpo per lo Stato islamico, limitando fortemente, per esempio, la capacità di raccogliere fondi, addestrare reclute o pianificare operazioni terroristiche complesse, la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicura che rimarrà pericoloso per qualche tempo, secondo funzionari ed esperti di terrorismo statunitensi. “I segni della disperazione crescono ogni settimana nel califfato, ridotto di un altro 12 per cento nei primi sei mesi del 2016, secondo un rapporto dell’IHS Inc., società di analisi e consulenza“. Ulteriori segnali dell’imminente crollo provengono dalle dichiarazioni dei funzionari del SIIL nelle ultime sei settimane, periodo che ha visto i combattenti del gruppo terroristico ritirarsi da più fronti, da Falluja, nel centro dell’Iraq, al confine siriano-turco, secondo il giornale. Il Washington Post ha osservato che un notevole editoriale del settimanale del SIIL al-Naba del mese scorso, dava una valutazione cupa delle prospettive del califfato, riconoscendo la possibilità che tutti i territori infine vadano persi. Solo due anni fa il capo dei ‘jihadisti’ celebrava una nuova gloriosa epoca nella storia del mondo con la costituzione del “califfato islamico”, che allora comprendeva la maggior parte della Siria orientale e una vasta fascia dell’Iraq settentrionale e occidentale, un territorio delle dimensioni della Gran Bretagna.regnum_picture_14618338901164458_bigGruppo sconosciuto decapita i capi dello SIIL a Mosul
FARS 13 luglio 2016

Un gruppo sconosciuto nella città di Mosul ha iniziato a decapitare i capi del gruppo terroristico SIIL mentre le forze militari congiunte irachene si preparano a lanciare l’attacco per riprendere la città. Rafat al-Zardari, giornalista di Niniwa, ha detto che un gruppo segreto chiamato ‘Resistenza armata’ o anche noto con l’acronimo ‘M’, ha rivendicato la decapitazione di capi dello SIIL nella regione di al-Sarjaqanah. Il gruppo avrebbe ingannato i capi dello SIIL con l’aiuto di due bambini, portandoli nell’affollato mercato di Sarjaqanah, decapitandoli dopo un attacco a sorpresa. Zardari ha detto che la decapitazione dei due infami terroristi ha provocato il caos a Mosul. Le fonti della sicurezza irachene hanno reso noto che numerosi terroristi dello SIIL hanno abbandonato la città, diretti nei territori siriani a bordo di 160 autoveicoli. “I terroristi dello SIIL, in maggioranza cittadini sauditi, sono fuggiti dalla regione di al-Baj, nell’ovest della provincia di Niniwa, verso la Siria su autoveicoli dotati di mitragliatrici DshK“, riferivano i media arabi citando una fonte anonima della sicurezza. La fonte ha ribadito che lo SIIL ha utilizzato 160 veicoli per fuggire in Siria. Lo SIIL ha subito molte sconfitte derivanti all’avanzata dell’Esercito iracheno nelle province Niniwa e Salahudin.12963678Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: “Lo SIIL é un’operazione dell’apparato terroristico-spionistico della NATO” (AUDIO)

Cl3dhGOWMAAYtSP.jpg largeTEHERAN (Parstoday Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia e’ stato intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo esaminato i diversi aspetti del terrorismo e diverse questioni mediorientali tra cui, la nuova ondata degli attentati terroristi con la matrice Daesh nel mondo. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.