Le ragioni delle affermazioni sulla “pirateria russa”

Tony Cartalucci, LD, 19 gennaio 201615895205Nonostante il grande sforzo volto recentemente a rafforzare la credibilità della “comunità d’intelligence statunitense” dopo la valutazione sulla presunta “pirateria russa”, va ricordato che tale “comunità” ha volutamente e malvagiamente fabbricato una miriade di bugie sulle cosiddette armi di distruzione di massa in Iraq, portando ad una guerra che ha distrutto più di un milione di vite, tra cui oltre 4000 soldati statunitensi. Una comunità responsabile delle bugie autocertificate non ha credibilità. Né i media che ripetono tali bugie senza criticarne le fondamenta e le rozze logiche che le sottendono. Ultimamente, le prove presentate da tale comunità e partner nei media occidentali sulla presunta “pirateria russa” delle elezioni negli USA del 2016, sono così scadenti e bizzarre che appellarsi alle autorità è essenziale per spacciarle al pubblico globale.

Cosa s’intende per “pirateria russa?”
Il tono sinistro di “pirateria russa” suggerisce che Mosca abbia sovvertito le elezioni del 2016 negli Stati Uniti usando l’informatica. I titoli di media occidentali come CNN, “Gli USA accusano la Russia d’interferire nelle elezioni del 2016“, istigano l’isteria affermando: “L’amministrazione Obama ha detto di aver “fiducia” nella Russia responsabile della pirateria di e-mail sulle imminenti elezioni statunitensi, nel tentativo d’interferirvi. L’annuncio indicava per la prima volta che il governo degli Stati Uniti ufficialmente accusava la Russia di pirateria del sistema politico degli Stati Uniti. All’inizio della settimana, i due Paesi interruppero i colloqui formali sul cessate il fuoco in Siria. “Crediamo che, in base a portata e sensibilità di questi sforzi, solo i vertici della Russia possano averle autorizzate”, affermavano dipartimento di Sicurezza Nazionale e ufficio del direttore della National Intelligence, in una dichiarazione congiunta”. Le dichiarazioni sulla Russia “che piratava i sistemi politici degli Stati Uniti” richiama l’immagine di hacker al Cremlino che usano sofisticate armi informatiche per violare le macchine del voto, seggi e database per alterare i risultati elettorali. In realtà, nulla del genere è accaduto, e non secondo le dichiarazioni russe, ma secondo i rapporti ufficiali della “comunità d’intelligence statunitense” sul caso.

La prova reale, secondo il governo degli Stati Uniti
In realtà, la “pirateria” delle e-mail rese pubbliche, i messaggi di posta elettronica diffusi dal  (DNC), compresi quelli tra la candidata presidenziale ed ex-segretaria di Stato degli USA Hillary Clinton e il suo responsabile della campagna John Podesta. Le e-mail furono poi consegnate a Wikileaks prima di essere rese pubbliche. Alcun seggio elettorale fu “piratato”, alcun database compromesso e alcuna influenza esercitata sulle elezioni, al di là dell’influenza che la verità sulle comunicazioni interne del DNC ha avuto sul pubblico statunitense. La natura delle fughe sulla posta elettronica comporta una tecnica nota come “spear phishing”, una tecnica con cui un hacker si rivolge ad individui specifici spacciandosi via e-mail da organo governativo o compagnia, chiedendo all’individuo preso di mira di compilare username e password. Lo “spear phishing” è forse la tattica più elementare che si possa immaginare, ed è più vicina all’ingegneria sociale e all’inganno (conning) che alla pirateria via computer. Proprio “La relazione congiunta d’analisi del governo degli Stati Uniti” (PDF), basato sulle “analisi di Department of Homeland Security (DHS) e Federal Bureau of Investigation (FBI)“, avrebbe rivelato proprio questo. Con sintesi prolissa, il rapporto ammette: “Nella primavera del 2016, APT28 compromise lo stesso partito, sempre via spearphishing. Questa volta, l’email di spearphishing spinse i destinatari a cambiare password attraverso un dominio webmail falso ospitato dall’infrastruttura operativa di APT28. Utilizzando le credenziali raccolte, APT28 poté accedere e rubare il contenuto, probabilmente portando all’esfiltrazione di informazioni su più membri di alto livello del gruppo. Il governo degli Stati Uniti ritenne che l’informazione fu trapelata alla stampa e divulgata”. In parole semplici, gli individui presi di mira furono avvicinati via e-mail, chiedendogli username e password, che volontariamente consegnarono. Il rapporto d’analisi congiunto tenta di usare un sofisticato gergo tecnico, nella speranza che i lettori credano che l’operazione richieda competenze sofisticate. Tuttavia, gli attacchi non sarebbero potuto essere più elementari. Gli esperti di IT, da Wikileaks di Julian Assange allo show di Vin Armani, hanno spiegato in modo approfondito quanto elementare sia stato piratare la posta elettronica, convenendo che un adolescente senza risorse, oltre alla connessione Internet, conoscenze elementari e desiderio di violare le e-mail del DNC, avrebbe potuto effettuare tali attacchi. Altri rapporti del governo degli Stati Uniti, tra cui quello legato al titolo del New York Times,Il contesto della valutazione delle attività e intenzioni russe nelle ultime elezioni negli Stati Uniti: il processo analitico e l’attribuzione del cyber-incidente” (PDF), l’ammetterebbe, concentrandosi non sui dettagli tecnici del vero “pirataggio” delle e-mail, ma piuttosto collegando l’operazione alla Russia esclusivamente sulla base di come da ciò la Russia ne avrebbe tratto beneficio.

Se la Russia è abbastanza avanzata da “piratare” le elezioni negli USA, lo è abbastanza per sapere che è inutile
L’elementare “pirateria” delle e-mail richiedeva sponsorizzazioni, e la Russia sarebbe stata disposta ad accettarne i rischi politici, economici e militari connessi, sponsorizzando tale operazione? La risposta è probabilmente no. In realtà, a prescindere da chi ci sia alla Casa Bianca, la politica estera statunitense è dettata principalmente da interessi delle imprese e finanze, non eletti da nessuno. Ciò spiega il motivo per cui gli Stati Uniti hanno agito a tradimento e in modo sovversivo verso la Russia per decenni, a prescindere dalle presidenze e perfino da intere ere politiche degli Stati Uniti. Banche e aziende energetiche e della difesa hanno visto la Russia come concorrente dalla seconda guerra mondiale, un concorrente da minare, sopraffare, comprare o comunque isolare ed eliminare. Le elezioni favorevoli al presidente eletto Donald Trump sull’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton faranno poca o nessuna differenza in tale lotta pluridecennale tra Oriente e occidente. La comprensione di ciò, tuttavia, spiega il motivo per cui gli Stati Uniti sfruttano le e-mail del DNC compromesse per accusare la Russia. È l’ennesima occasione per giustificare ulteriori tentativi di circondare, contenere, e in ultima analisi, rovesciare l’ordine politico, finanziario, militare ed industriale della Russia, eliminando un notevole ostacolo a Wall Street e alle ambizioni di Washington sull’egemonia globale. Senza poter citare “il sequestro delle elezioni” e altre presunte minacce di Mosca all’occidente, l’enorme spesa per l’espansione militare, in particolare degli Stati Uniti in Europa orientale, sarebbe imperdonabile.internet_hate_machine_joshua_goldbergTony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco a Trump fallisce

Moon of Alabama 13 gennaio 201716113896Il racconto delle accuse fasulle sull’influenza russa sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti diventa sempre più avvincente ogni giorno che passa. Fa parte della guerra tra gruppi della “élite”, ma include lotte intestine tra le organizzazioni governative statunitensi. Sappiamo come ci sia la pesante influenza ucraina al fianco di Clinton nelle elezioni e nella campagna diffamatoria contro Trump e Russia. Ma certamente non c’è solo l’Ucraina alla base di ciò. Vi sono altri collegamenti internazionali. L'”ex”-funzionario per la Russia nell’MI6 Christopher Steele è colui che ha preparato le 35 pagine di evidenti false affermazioni sui collegamenti russi e del kompromat di Trump. Vi sono così tante incongruenze in tali pagine che qualcuno informato del modo di operare di Mosca potrebbe immediatamente identificare come false. Putin ha personalmente iniziato a lavorare su Trump cinque anni fa, quando Trump non aveva alcun ruolo politico o speranza? Un socio di Trump incontrò funzionari russi a Praga, anche se non è mai stato nella Repubblica Ceca? Steele spacciò falsi alla stampa di Washington DC, ma alcun media le pubblicò perché erano chiaramente falsità. Steele quindi decise di consegnare le carte all’FBI e di parlarne con i suoi agenti sperando di avviare un’indagine ufficiale. Avvertì della mossa (o gli fu ordinato di procedere?) il vertice del governo inglese: “Il Daily Telegraph avrebbe saputo durante un incontro con una fonte assai a dentro a Washington DC, lo scorso ottobre, che l’FBI aveva contattato Steele chiedendo se potevano discuterne i risultati. La fonte disse che Steele parlò ai funzionari di Londra per chiedere il permesso di parlare con l’FBI, debitamente concesso, e che Downing Street ne fu informata…. Una volta concessogli il via libera, incontrò un agente dell’FBI in un altro Paese europeo, dove discusse il contesto in cui aveva compilato il dossier. Il suo contatto con l’FBI sarebbe iniziato a luglio dello scorso anno e concluso ad ottobre, per frustrazione della lentezza del bureau”.
Quando la prima mossa di Steele con l’FBI ad ottobre non diede i risultati sperati, tentò di rifilarglielo attraverso il senatore John McCain. Un “ex”-ambasciatore inglese a Mosca organizzò il passaggio: “Un ex-ambasciatore inglese in Russia ha rivelato di aver giocato un ruolo significativo nel portare il ‘dossier sporco’ su Donald Trump all’attenzione dei servizi segreti statunitensi. Sir Andrew Wood disse che parlò al senatore repubblicano John McCain ad una conferenza sulla sicurezza internazionale, a novembre, dell’esistenza di materiale che potesse compromettere il neopresidente. McCain successivamente consegnò il documento contenente accuse di squallido comportamento sessuale di Trump negli alberghi russi, al capo del FBI”. L’MI6 è ben noto per il lancio di falsi per conto del governo inglese. Anche la seconda consegna ufficiale all’FBI non scatenò l’auspicata pubblicazione delle accuse. Ma da quel momento Clinton si aspettava ampiamente di vincere le elezioni in ogni caso, quindi non furono prese ulteriori misure. Dopo che Trump inaspettatamente vinse le elezioni, fu lanciato il tentativo di pubblicare le denigrazioni. Il direttore della National Intelligence decise (o gli fu ordinato) di “avvicinare” Presidente, presidente eletto e Congresso sulle accuse, chiaramente discutibili. Fu questa la decisione che permise ai documenti di essere finalmente pubblicati. Come il New York Times osservò: “Cosa ha spinto i funzionari dell’intelligence statunitensi a trasmettere una sintesi delle accuse non provate ad Obama, Trump e Congresso? I funzionari hanno detto di aver sentito che il presidente eletto dovesse sapere dei memo, circolati ampiamente a Washington. Ma trasmettendo il riassunto di un rapporto diffuso a più persone nel Congresso e nell’esecutivo, rese molto probabili le fughe.” Solo dopo che Clapper o altri passarono alla CNN i rapporti per Obama, Trump e Congresso, la CNN pubblicò le 35 pagine: “I documenti classificati presentati la scorsa settimana al presidente Obama e al presidente eletto Trump includono accuse su agenti russi che sostengono di avere compromettenti informazioni personali e finanziarie su Trump, dicono alla CNN altri funzionari degli Stati Uniti a conoscenza diretta dei rapporti… I rapporti classificati la scorsa settimana sono stati presentati dai quattro capi dell’intelligence degli Stati Uniti, il direttore della National Intelligence James Clapper, il direttore dell’FBI James Comey, il direttore della CIA John Brennan e il direttore della NSA ammiraglio Mike Rogers… la CNN ha esaminato le 35 pagine dei memo, da cui sono state tratte due pagine di sinossi. I promemoria da allora sono stati pubblicati da Buzzfeed. I memo sono nati dalla ricerca dell’opposizione, per prima commissionata dai repubblicani anti-Trump, e in seguito dai democratici. A questo punto, la CNN non inviò rapporti sui dettagli delle note, in quanto non poté confermare in modo indipendente le accuse specifiche”. L’ultima parte della frase fa parte della campagna di diffamazione. Quando il DNI Clapper cercò di discolparsi dalla tempesta di merda che aveva creato, si eclissò allo stesso modo: “L’IC non crede che le informazioni contenute in questo documento siano affidabili…” Come dire: “L’IC non crede che l’informazione sulla cittadinanza keniana di Barack Obama sia affidabile…”
Qualsiasi media o agenzia di intelligence che afferma di poter o meno giudicare il contenuto di 35 pagine evita di dargli altro peso. Il contenuto è facilmente verificabile ed è così evidentemente falso che le poche affermazioni non immediatamente verificabili non possono essere prese sul serio. I media e Clapper lo sanno e, se fossero sinceri, lo direbbero. L’attacco a Trump (e alla Russia) è fallito. Trump l’ha liquidato con un paio di tweet e frasi alla conferenza stampa. L’attacco non ha fermato le procedure del Congresso o altrove, necessarie ad installare la nuova amministrazione. Non ha cambiato la politica. Il governo e l’MI6 inglesi ne escono squalificati. I capi di DNI e CIA pure. L’attacco è stato un tentativo dello Stato profondo d’inscenare un colpo di Stato contro Trump: “Trump ha deliberatamente scosso lo Stato profondo con le critiche feroci sui risultati dell’intelligence degli Stati Uniti sull’hackeraggio russo. Il governo invisibile non sta a guardare, come David Runciman ha scritto recentemente sulla London Review of Books, ma si lascia stracciare dai nuovi arrivati. Il presidente eletto ha nemici interni a profusione che praticano l’arte della fuga di notizie. Possono non aver avuto qualche ruolo ufficiale nel tentativo di organizzare il colpo di Stato contro Trump prima della nomina, ma devono aver salutato la volgarità di BuzzFeed mentre affilano i coltelli per la sua amministrazione”. Questo blog ha segnalato e avvertito un mese fa di tali tentativi di golpe “elitari”. La lotta è sempre più aspra. Ma quest’attacco è fallito. Trump resiste alle “notizie false” create dalle 35 pagine. Il tentativo di denigrazione era troppo evidente. Ci si chiede il motivo per cui è stato tentato. Chi s’è spaventato? Il presidente Obama, i principali capi dell’ntelligence degli Stati Uniti, i neoconservatori, il governo inglese, i circoli ucraini “nazionalisti (fascisti) e la campagna di Clinton cospirano contro Trump e cercano di sabotarne i cambiamenti politici annunciati. Trump ha sostenuto di voler migliorare le relazioni con la Russia e di concentrarsi a combattere in Siria e in Iraq lo ISIS e altri taqfiriti ed islamisti. Questo mette in pericolo l’eredità di Obama, la nuova guerra fredda con la Russia e le coccole ad al-Qaida e SIIL per rovesciare il governo siriano.
Vi sono due lotte nel governo degli Stati Uniti che si combattono in un contesto più ampio. Una è la lotta tra CIA ed esercito sulle competenze su spionaggio ed operazioni letali. Il direttore della CIA Brennan, consigliere di Obama e agente saudita, ha intrapreso campagne militari in Afghanistan, Yemen, Iraq, Siria e molti altri Paesi. Gli assassini della CIA con i droni sono un problema operativo, che i militari credono debbano controllare in modo esclusivo. Dall’altra parte i militari delle forze speciali hanno ostacolato l’intelligence della CIA. Il supporto della CIA all’addestramento dei terroristi taqfiriti in Siria, Iraq e Libia è contro l’interesse dei soldati, che alla fine dovranno combattere questi gruppi. Il prossimo consigliere della Sicurezza Nazionale Flynn mise in guardia dalla politica della CIA, nel 2012, quando guidava la Defense Intelligence Agency. Le forze speciali degli Stati Uniti hanno poi sabotato le operazioni della CIA in Siria. Con Flynn prossimo consigliere della Sicurezza Nazionale, la CIA rischia di perdere in questa lotta. Flynn sosterrà che la CIA debba solo raccogliere ed analizzare e probabilmente cercherà di assegnare tutte le operazioni ai militari del Joint Operational Special Command. Oggi la CIA ha utilizzato (di nuovo) il suo portavoce non ufficiale, per avvertire Flynn. Scrivendo sul blog di Jeff Bezos, David Ignatius ha stenografato la minaccia: “Secondo un alto funzionario del governo degli Stati Uniti, Flynn ha telefonato all’ambasciatore russo Sergej Kisljak più volte il 29 dicembre, il giorno in cui l’amministrazione Obama annunciò l’espulsione di 35 funzionari russi, così come altre misure in rappresaglia per l’hackeraggio. Cosa ha detto Flynn, e se ha minimizzato le sanzioni degli Stati Uniti? La legge Logan (anche se mai applicata) impedisce ai cittadini degli Stati Uniti dal corrispondere con l’intenzione di influenzare un governo straniero su “controversie” con gli Stati Uniti. È stato violato il suo spirito?” (Se le telefonate di Flynn sono sorvegliate dalla FISA, non sarebbero classificate? Come qualcun altro potrebbe saperlo? Quante leggi hanno violato per fare queste accuse tramite Ignatius?)
Una seconda area di conflitto interno è sul direttore dell’FBI Comey. E’ stato o meno sufficientemente deferente verso la cabala di Obama e la campagna di Clinton. Ha lanciato e pubblicamente annunciato un’indagine sui chiari comportamenti illegali di Clinton sul suo server di posta elettronica privata, ma si astenne dall’annunciare ed indagare le accuse evidentemente false contro Trump che gli furono spacciate. Tale slealtà richiede una punizione: “L’ispettore generale del dipartimento di Giustizia ha detto che avrebbe aperto una vasta indagine su come il direttore dell’FBI, James B. Comey, ha gestito il caso sulle email di Hillary Clinton… L’ufficio dell’ispettore generale ha detto che è stata avviata l’inchiesta in risposta ai reclami dai membri del Congresso e dell’opinione pubblica per le azioni di FBI e dipartimento di Giustizia durante la campagna, che potrebbero essere viste come politicamente motivate“. L’ispettore generale fa un piacere al presidente. Sarà licenziato non appena Trump andrà in carica. E a meno che non si unisca alla cabala contro Trump, Comey non ha nulla da temere. Ma la guerra contro Trump non è finita. Trump dovrebbe e deve essere combattuto, ma la lotta dovrebbe riguardare le importanti questioni economiche e sociali a cui la gente bada e sente molto. Trump ha la sua cricca, miliardari libertari come i fratelli Koch, alcuni generali nel suo gabinetto e arcisionisti come Adelson Ma gli scagnozzi di questa cabala non sono ancora al governo. È importante ostacolare tale infestazione.
La lotta per come è condotta oggi è un tentativo di riorientare la politica estera di Trump e generalmente impartire la lezione della potente politica estera. Tale lotta è stata già persa durante la campagna. Ogni tentativo di accusare Trump di questo o quell’oltraggio con la “Russia” non ha nulla a che fare con la vita dell’elettore medio, a cui non interessa semplicemente. Questi pseudo-scandali combattuti dai media delle “élite” lo rendono solo più forte. Ma la cabala non lo capiva durante la campagna e neanche ora lo capisce. Continuerà i suoi tentativi e diminuirà il proprio potere attraverso i suoi fallimenti. Gli sforzi dei lealisti di Obama contro Trump iniziarono subito dopo il giorno delle elezioni: “Negli ultimi 10 anni, gli ex-seguaci di Obama hanno occupato il governo, il mondo della difesa e le parti influenti del settore privato, anche Google e Facebook. Ciò significa che ci sono molte risorse da sfruttare”. Ulteriori attacchi a Trump arriveranno anche quando Trump sarà la potere e comincerà a far pulizie. Ma coloro che lavorano apertamente contro di lui saranno in pericolo. Gli attacchi continui e aperti mettono a nudo i diversi attori dietro di loro. Saranno tutti schivati ed ogni nuovo attacco aperto contro Trump eliminerà un centro di potere installato dall’amministrazione Obama. Se tali attacchi disperati continueranno pochi ne rimarranno per intraprendere in silenzio la resistenza paziente contro l’amministrazione Trump, necessaria a ridurre i danni che creerà. Per ora attaccare Trump, Flynn, Comey o anche Putin è fatuo e vacuo. Impedisce solo di raggiungere i loro obiettivi a lungo termine. Ci si chiede quindi perché continui tale panico della cabala dello Stato profondo. Quali sporcizie che ha nascosto teme emergano?

Aggiornamento: il direttore dell’FBI Comey ha sbroccato con i democratici alla fine di un’udienza classificata al Congresso, oggi. Questo il giorno dopo che il dipartimento di Giustizia di Obama ha aperto un caso contro di lui (vedi sopra). Si potrebbe immaginare che Comey ne abbia abbastanza o sia ormai certo del sostegno di Trump. The Hill riporta: “Un certo numero di deputati democratici ha lasciato la conferenza riservata sulla pirateria russa, irritati dalle azioni del direttore dell’FBI James Comey e convinti che sia inadatto a guidare l’agenzia. “Non avevo opinione fino agli ultimi 15 minuti. Non vi ripongo più fiducia”, ha detto il Rep. Tim Walz (D-Minn) del Comitato affari dei veterani, mentre lasciava la riunione in Campidoglio. “Alcune delle cose che sono state rivelate in questo briefing classificato, hanno scosso la mia fiducia”…15937065Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stato profondo contro Donald Trump, la traccia ucraina

 Moon of Alabama – 11 gennaio 2017 15578774Come osservato il 6 gennaio: Quando Hillary Clinton fu sconfitta nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti i relativi poteri lanciarono la campagna per delegittimare il Presidente eletto Donald Trump. L’obiettivo finale della cabala è scacciarlo dalla carica e assegnarla a un sostituto affidabile, come il vicepresidente eletto Pence. Se non fosse possibile, si sperava che la delegittimazione rendesse impossibile a Trump cambiare i principali indirizzi politici, soprattutto in politica estera. Un grosso problema è il nuovo orientamento del complesso militare degli Stati Uniti e dei suoi agenti della NATO dalla guerra al terrore al confronto diretto con le grandi potenzi, come Russia e Cina. La campagna dello Stato profondo contro Trump ha aperto nuovi fronti oggi, con la pubblicazione di affermazioni anonime completamente false e quindi non verificabili, come la faccenda di Trump che faceva baldoria in un albergo di Mosca, che i servizi segreti russi usano per manipolarlo. Come molte storie contro Trump diffuse dagli agenti della campagna presidenziale di Clinton, queste ultime sembrano originare da fonti correlate ai putschisti “nazionalisti” ucraini (fascisti). Le nuove affermazioni su Trump sono disponibili in 35 pagine di “relazioni” di un anonimo ex-agente dei servizi segreti inglesi che lavorava per una società privata statunitense dal 20 giugno al 13 dicembre 2016, affermando che la Russia ha alcuni video di Trump che guardava giochi sessuali nel 2013, sostenendo che funzionari della campagna di Trump coordinarono le fughe su Clinton con la Russia e che il Presidente Putin era coinvolto in tutto questo. Ecco come il presunto ex-agente dell’intelligence descrive le sue fonti in questi “rapporti”: “Parlando ad un connazionale fidato nel giugno 2016, secondo le fonti A e B, un ex-funzionario del Ministero degli Esteri russo ed un ex-ufficiale dei servizi segreti russi ancora attivo al Cremlino, le autorità russe coltivavano e sostenevano il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump da almeno cinque anni. La fonte B affermava che l’operazione su Trump era sostenuta e diretta dal Presidente Vladimir Putin”. L’ex-agente inglese sentì da un anonimo presunto compatriota che due fonti anonime affermarono di avere accesso ai circoli russi affermando di aver sentito da qualche parte che era successo qualcosa al Cremlino. Affermavano che Trump era sostenuto e diretto da Putin da cinque anni, mentre un anno prima nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Trump che otteneva una qualche posizione di rilievo politico e addirittura la presidenza. C’è molta più insulsaggine in questi nuovi diari di Hitler, fasulli dalla A alla Z.
Il senatore neocon John McCain, amico dei fascisti ucraini e nemico di Trump, passò il “rapporto” all’FBI e, quindi, divenne un documento ufficiale. Anche se sono evidenti falsi, l’FBI cercò di utilizzare tali “rapporti” per avere il mandato dal Foreign Intelligence Surveillance Court (FISA) per spiare i funzionari della campagna di Trump. La corte lo negò, per fortuna o per lo meno respinse la richiesta. I primi “rapporti” furono creati nell’ambito della ricerca dell’opposizione pagata da un candidato repubblicano alle primarie contro Trump. In seguito furono prodotti e pagati dalla campagna democratica. Vennero comprati a Washington per diversi mesi. NYT, WSJ, CNN e FBI ne studiarono le affermazioni. Nonostante le loro notevoli risorse non ne verificarono neanche una. Tutti si astennero dal pubblicarli durante la campagna, perché non vi era alcuna prova a sostegno. Buzzfeed ora l’avanza nonostante dica che non vi abbia trovato nulla di verificabile. Ancora peggio il direttore della National Intelligence Clapper (che un tempo sostenne che le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam furono spedite in Siria), li presentò al Congresso e al presidente eletto Trump come “allegato” al rapporto infondato dell’intelligence degli USA sulla “pirateria russa”. Un’anteprima torbida delle affermazioni fu data da David Corn su Mother Jones, ad ottobre. Parlò con il cosiddetto autore dei “rapporti”: “Iniziò come richiesta abbastanza generale”, dice l’ex-spia che chiese di non essere identificato. Ma quando cercò su Trump, osservò, trovò informazioni preoccupanti che indicavano connessioni tra Trump e il governo russo. Secondo le sue fonti, “ci fu uno scambio di informazioni tra la campagna di Trump e il Cremlino, con reciproco vantaggio“.
a9e2df30-9950-11e6-9184-5331be1440bf_ximage1 La pubblicazione di tal cumulo di stronzate si ha il giorno dopo che i membri del gabinetto Trump furono confermati dal Congresso ed ore prima della prevista conferenza stampa. Era quindi destinata a far passare in secondo piano il buon inizio della presidenza Trump. Vi sono segnali che i “rapporti” furono scritti da qualche nazionalista ucraino antisemita. Basta considerare questo passaggio del “rapporto” del 26 luglio: “Nell’assunzione dell’FSB di operatori informatici capaci, idealmente, di svolgere in segreto operazioni cibernetiche offensive, uno specialista russo con diretta conoscenza riportò, nel giugno 2016, che ciò fu fatto spesso usando coercizione e ricatto. Per gli agenti stranieri, l’FSB avvicinava cittadini statunitensi di origine russa (ebraica) in viaggio d’affari in Russia”. Tali tropi sono tipici della narrazione antisemita “nazionalista” (nazista) ucraina. (“Tutti gli ideologi comunisti/funzionari sovietici sono ebrei“). I servizi russi, a differenza del Mossad, non recluterebbero hacker secondo relazioni etniche o credenze “ebraiche”. Assumerebbero qualcuno competente di cui pensano di potersi fidare. Abbiamo visto vari “nazionalisti” ucraini coinvolti nelle affermazioni propagandistiche sugli “hacker russi”. Nel luglio 2016 Michael Isikoff scrisse per Yahoo (megafono della campagna di Clinton): “Poche settimane dopo aver iniziato la preparazione dei dossier di ricerca dell’opposizione sul presidente della campagna presidenziale di Donald Trump, Paul Manafort, la scorsa primavera, la consulente Alexandra Chalupa del Democratic National Committee ricevette un’allerta quando entrò sul suo account di posta elettronica personale su Yahoo. …Chalupa, redasse appunti e scrisse e-mail sul collegamento di Manafort coi leader politici filo-russi in Ucraina, allertò rapidamente gli alti funzionari della DNC… “Ero fuori di me”, Chalupa, direttrice dell'”impegno etnico” della DNC, dice a Yahoo News in un’intervista, notando che era in stretto contatto con le fonti a Kiev, in Ucraina, tra cui numerosi giornalisti investigativi, che l’informavano sui rapporti politici e affaristici di Manafort in quel Paese e in Russia”. Chalupa è anche presente nella lista ProPornOT promossa dal Washington Post, dei presunti siti di propaganda filo-russi. Questo sito, MoonofAlabama, è presente su tale lista 🙂. (Purtroppo però non ho mai ricevuto un centesimo, o qualsiasi altra cosa, da fonti russe, critico le politiche economiche neoliberiste di Putin e fui plagiato da Russia Today finanziato dal governo russo, senza alcun compenso.) L’account Twitter di ProPornOT dice che è “ucraino-statunitense” e fa il saluto fascista ucraino delle bande assassine dell’OUN-Bandera, “Slava Heroiam!” quando gli hacker ucraini attaccano la Russia. L’elenco ProPornOT si basa sul modello ucraino usato per aggredire media e giornalisti ucraini antifascisti. Chalupa è una grossa promotrice dell’accusa “la Russia ha hackerato i democratici” senza alcuna prova. Fu definita dallo stesso Isikoff di Yahoo una delle 16 persone che modellarono le elezioni del 2016. Chalupa è anche: “fondatrice e presidente del gruppo lobbistico ucraino “coalizione USA con l’Ucraina”, che fece pressioni dure per far passare un disegno di legge nel 2014 per aumentare prestiti e aiuti militari all’Ucraina, imporre sanzioni alla Russia e allineare gli interessi geostrategici di Stati Uniti e Ucraina”. Inoltre Chalupa coordinò la sua campagna anti-Trump/anti-russa con l’ambasciata ucraina a Washington DC: “Funzionari del governo ucraino hanno cercato di aiutare Hillary Clinton e di minare Trump mettendo in discussione pubblicamente la sua idoneità alla carica. Inoltre diffusero documenti che accusavano un aiutante di Trump di corruzione, suggerendo che stavano indagando, solo per far marcia indietro dopo le elezioni. Aiutarono gli alleati di Clinton nel cercare informazioni dannose su Trump e i suoi consiglieri, un’indagine che Politico scovò. Un’agente ucraino-statunitense (Alexandra Chalupa), consulente del Comitato Nazionale Democratico, incontrò alti funzionari dell’ambasciata ucraina a Washington nel tentativo di svelare i legami tra Trump, il suo assistente Paul Manafort e la Russia, secondo le persone con conoscenza diretta della situazione”. Chalupa va classificata agente ucraina o almeno fantoccio manipolato dal governo ucraino e vederla così di conseguenza. L’influenza straniera sulla corsa presidenziale attraverso la connessione ucraina (fascista) alla campagna di Clinton è quindi molto più ancorata alla realtà dei presunti, ma completamente non provati collegamenti russi alla campagna di Trump. C’è un’operatrice nazionalista ucraino-statunitense della campagna democratica che promuove pretese anti-russe e anti-Trump in collaborazione con il governo ucraino, la lista nera ucraino-statunitense di ProPornOT per infangare i siti accusati “di propaganda russa” e i tropi fascio-ucraini utilizzati nei “rapporti” vacui volti a denigrare Trump come burattino dei russi. Soprattutto c’è la comunità d’intelligence degli Stati Uniti che combatte la presidenza Trump che rischia di tagliarne varie escrescenze ed eccessi.
51oa5iwh02l-_sy344_bo1204203200_ CIA, MI-6 e BND tedesco (controllato dalla CIA) hanno coccolato e promosso gli ancora molto attivi circoli fascisti ucraini anti-russi (almeno) dalla fine degli anni ’40. Un libro dell’US National Archive, Le ombre di Hitler, criminali di guerra nazisti, US Intelligence e guerra fredda (PDF) nota: “Le operazioni inglesi con i banderisti si ampliarono. Ai primi del 1954 la sintesi dell’MI6 osservò che, “l’aspetto operativo di tale collaborazione (inglese coi banderisti) si sviluppa in modo soddisfacente. A poco a poco il controllo completo fu ottenuto sulle operazioni d’infiltrazione e anche se il dividendo dell’intelligence è basso si è ritenuto opportuno procedere…. Nel giugno 1985 il General Accounting Office menzionò Lebed in un rapporto pubblico sui nazisti e collaborazionisti stabilitisi negli Stati Uniti con l’aiuto delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. L’Ufficio delle indagini speciali (OSI) e il dipartimento della Giustizia iniziarono a studiare Lebed lo stesso anno. La CIA preoccupata che il controllo pubblico su Lebed compromettesse QRPLUMB e che la sua mancata protezione innescasse l’indignazione nella comunità degli immigrati ucraini. Quindi Lebed fu protetto negando qualsiasi collegamento con i nazisti e sostenendo che fosse un combattente per la libertà ucraino. La verità, naturalmente, era più complicata. Ancora nel 1991 la CIA cercò di dissuadere l’OSI dall’avvicinare i governi tedesco, polacco e sovietico per avere i registri di guerra dell’OUN. L’OSI infine abbandonò il caso, non potendo avere documenti definitivi su Lebed. Mykola Lebed, capo dei banderisti in Ucraina durante la guerra, morì nel 1998. È sepolto nel New Jersey, e le sue carte si trovano presso l’Istituto di Ricerca ucraino dell’Harvard University”. C’è ancora un collegamento diretto tra i tre elementi anti-russi/anti-Trump, il movimento ucro-fascista e lo Stato profondo della CIA di John Brennan. Consiste nei toni e nel messaggio comune di certe storie tra il putsch in Ucraina del 2014 e il collegamento con personale ucraino-statunitense della campagna di Clinton. Ma anche questo va oltre le asserzioni infondate della “pirateria russa” nei rapporti d’intelligence del DNI e le ormai note denigrazioni dell’MI-6. Vista da lontano, la “Comunità d’Intelligence” è più compromessa da tali “fughe di notizie” che non il Presidente eletto Trump. Non è prevedibile chi vinca questa battaglia, la cabala dello “Stato profondo”, che vuole mantenere gli Stati Uniti su una rotta anti-russa, o il tendenzialmente isolazionista Trump. La mia scommessa è sull’artista delle stronzate Trump. Nel quadro internazionale c’è la stessa lotta, e per come appare, sembrano che gli Stati Uniti siano destinati a diventare una repubblica delle banane.mccain_tyahnybok_public_app_kiev_ap91999496228Aggiornamenti:
Il reporter della BBC da Washington Paul Wood, su BBC Radio oggi:
– vide il “rapporto” ad ottobre
– gli fu detto ad agosto che servizi segreti di Stati Uniti e capi dell’intelligence dell’Europa dell’Est (!) affermavano che la Russia avesse un kompromat su Trump
– Vi sarebbero audio e video a Mosca e San Pietroburgo che nessuno ha visto.
S’indovini di quale servizio d'”intelligence est-europeo” parlava…
C’è chi sostiene che la storia di sesso su Trump nelle 35 pagine proviene dai circoli 4chan dell’alt-destra. Ma non si adatta alla tempistica. I “rapporti” circolarono da agosto. L’affermazione sul sesso fa parte del rapporto di luglio. La storia di 4chan è apparsa a novembre (per quanto possa dire) e fu avanzata su 4chan da un politico vicino al partito democratico. Ma erano vecchie notizie e ciò di rilevante era già noto. E’ molto probabile che la storia di 4chan sia solo un rimaneggiamento della già nota storia del “rapporto” e non abbia alcuna validità.
Paul Wood della BBC ne ha ancora: Le ‘compromettenti’ affermazioni di Trump: Come e perché siamo arrivati qui?
– Nulla delle pagine 35 s’è dimostrato vero
– Vi sono indicazioni su pagamenti di (una banca) russa a qualcuno (non Trump direttamente, ma probabilmente correlato) negli Stati Uniti
– Le domande di pagamento furono usate per delle domande di mandato dal FISA, respinte per due volte(!), ma ad ottobre furono firmate da un nuovo giudice.
– Le domande di pagamento provengono dal servizio segreto di “uno Stato Baltico”.
Altri media mescolano tali domande di pagamento alle 35 pagine. Ma sono questioni diverse. Ieri sera Clapper del DNI aveva un colloquio con Trump, non è chiaro dalla dichiarazione di Clapper di quali problemi abbiano esattamente parlato. Sembrava alludere alle richieste di pagamento, non alle 35 pagine.

Il direttore della National Intelligence James Clapper

Il direttore della National Intelligence James Clapper

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il maggiore propalatore di ‘notizie fasulle’ è la CIA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/11/201612207019726_e1d302934f_oI media corporativi statunitensi, manovrati dall’ultima versione della vecchia operazione d’influenza dei media della CIA Mockingbird, ridicolmente accusano la Russia di generare “false notizie” per influenzare le elezioni presidenziali degli USA. In un articolo sul Washington Post collegato alla CIA, del 24 novembre 2016, il giornalista Craig Timberg affermava: “la sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di ‘troll’ e reti di siti web e account sui social-media, ripresa e amplificata dai siti di destra su Internet, ritrae Clinton come una criminale affetta da problemi di salute potenzialmente fatali che si preparava a cedere il comando della nazione a un’oscura cabala di finanzieri globali”. L’articolo del Post è degno della propaganda della CIA generata al culmine dell’operazione Mockingbird, durante la Guerra Fredda. Contrariamente a ciò che il Post riferiva sugli account di destra sui legami di Hillary Clinton con “un’oscura cabala di finanzieri globali”, la candidata democratica alla presidenza e suo marito, tramite il fondo oscuro noto come Fondazione Clinton, è strettamente legata a vari “oscuri finanzieri globali”, tra cui dirigenti di Goldman Sachs e JP Morgan Chase. La cabala dei Clinton era più a suo agio nelle riunioni segrete di gruppi come Bilderberg, Bohemian Club e Council on Foreign Relations, di quanto non lo fosse con i sindacati e gli studenti. Il Post chiaramente alimenta il suo scadente articolo sulle “notizie false” russe con i soliti noti detrattori della Russia e bocchini della CIA, tra cui The Daily Beast; l’ex-ambasciatore a Mosca Michael McFaul; Rand Corporation (per cui scriveva ponderose analisi un certo Giulietto Chiesa. NdT); Elliott School of International Affairs della George Washington University; Foreign Policy Research Institute di Philadelphia e un sito chiamato “PropOrNot.com”, o “Is It Propaganda o no?”, collegato non solo ai siti russofobi finanziati da George Soros, ma anche ad agenti della disinformazione della CIA come Snopes.com (il sito-faro del CICAP e dei “cacciatori di bufale” in Italia. NdT). L’articolo del Post non è altro che pubblicità per PropOrNot.com, che si autodefinisce “Servizio d’identificazione della Propaganda dal 2016”.
85b7934efd6b9eb8fc8047263031cb89L’operazione d’influenza dei media contro la Russia sembra una creazione del team di contro-informazione dell’Ufficio dei programmi d’informazione internazionali del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La squadra, istituita dall’amministrazione di George W. Bush, è la risurrezione dell’US Information Agency (USIA) dalla Guerra Fredda; l’ufficio d’informazione creato per contrastare la disinformazione “sovietica”. La verità della questione è che molte delle notizie di TASS, Radio Mosca e Novosti, marchiate “disinformazione sovietica” dall’USIA, nei fatti erano rapporti genuini sulle operazioni segrete della CIA, tra cui omicidi politici, guerra biologica e contrabbando di armi e droga. Oggi, i megafoni multimediali della CIA e di Soros sostituiscono i media sovietici, nello scopo di discreditarli, con RT e Sputnik News. Nel 2013, Amazon firmò un contratto da 600000000 di dollari con la CIA per fornire servizi di cloud computing all’agenzia. Il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, è anche il proprietario di The Washington Post. Considerando la lunga stretta relazione tra il giornale e la CIA, il Post è l’ultimo media che dovrebbe scrivere sulle notizie false. Nel 1981, il Post pubblicò una notizia falsa sul tossicodipendente di 7 anni “Jimmy”. Non solo la storia era falsa, ma il vicecaporedattore del Post, Bob Woodward, dell’infame Watergate, presentò la storiella di Jimmy al comitato del Premio Pulitzer. La giornalista del Post che scrisse il pezzo, Janet Cooke, ricevette il Pulitzer, per poi restituirlo dopo che la storia fu scopert a falsa. Cooke fu licenziata, ma Woodward, da tempo propalatore dell’intelligence degli Stati Uniti, la mantenne al posto. E questo su Washington Post e notizie false.
Nel suo pezzo sulle “notizie false”, il Post riporta una “lista nera” di presunti “siti di notizie false” creata dalla misteriosa PropOrNot.com. L’articolo sulla rivista Fortune di Mathew Ingram, del 25 novembre 2016, giustamente critica l’acriticità del Post verso PropOrNot.com. Ingram ha scritto: “l’account Twitter di PropOrNot, che twitta e ritwitta russofobia da varie fonti, esiste solo da agosto. E un articolo che annuncia il lancio del gruppo sul suo sito web è dello scorso mese”. E’ molto probabile che PropOrNot.com sia una creazione del socio del cloud computing del padrone del Washington Post, la CIA. PropOrNot.com si autodefinisce un gruppo di “cittadini americani che si occupa di varie questioni e dalle varie competenze, tra cui esperienza professionale in informatica, statistica, ordine pubblico ed affari per la sicurezza nazionale”. Vi sono più che sufficienti dipendenti della CIA che possiedono tale “esperienza professionale”. PropOrNot.com ha pubblicato un elenco che avrebbe fatto sentire il decaduto senatore Joseph McCarthy, il fornitore delle “liste rosse” di comunisti negli anni ’50, molto orgoglioso. PropOrNot.com elenca 200 siti che definisce “notori spacciatori di propaganda russa”. Nella lista vi sono StrategicCulture.org, Globalresearch.ca, Drudgereport.com, Counterpunch.com, Wikileaks.com, Wikileaks.org, Wikispooks.com, Zerohedge.com e Truthdig.com. RT.com e Sputniknews.com appaiono pure. Ma non ci sono sulla lista i media notoriamente dediti a diffondere falsità come New York Times, USA Today, NBC News, CBS News, The New Republic, CNN e Atlanta Journal-Constitution. Scandalosamente, la lista nera include UssLibertyVeterans.org, un sito web gestito dai sopravvissuti dell’attacco aeronavale israeliano, intenzionale e non provocato nel 1967, alla nave dell’intelligence degli Stati Uniti “USS Liberty”, nel Mediterraneo orientale. L’attacco uccise 34 marinai e personale dell’intelligence statunitensi, alla cui memoria il sito web, in parte, è dedicato. L’inclusione del sito dei veterani “suggerisce fortemente il coinvolgimento dei vari agenti filo-israeliani e neo-con che prosperano nei numerosi think tank non-profit di Washington DC e che possono essere associati a PropOrNot.com”.
cia-washington-post-amazon L’inclusione di alcuni “siti di odio” suprematisti nella lista PropOrNot.com ricorda la tattica dell’ingannevole “Southern Poverty Law Center” (SPLC) di Montgomery, Alabama. Il centro che non è né del “sud”, né dedito ai poveri, avendo 175 milioni di dollari in banca e due edifici a Montgomery, definiti dai critici “Palazzi sulla povertà”. Il Washington Post cita spesso i funzionari del SPLC quando attaccano il neopresidente Donald Trump e i suoi consiglieri. PropOrNot.com utilizza una metodologia molto soggettiva per la sua lista nera: “non importa se i siti elencati di seguito sono stati consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa in ogni aspetto: se soddisfano tali criteri, sono per lo meno degli ‘utili idioti’ in buona fede dei servizi segreti russi, e sono degni di ulteriore esame”. E per chi PropOrNot.com propone l’immissione sulla sua lista nera e loro “ulteriore esame”? Forse vuole che CIA, National Security Agency, Federal Bureau of Investigation o US Cyber Command li molestino violando il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Altri presunti siti di “propaganda” russa della lista nera sono Infowars.com, Intrepidreport.com, Intellihub.com, Informationclearinghouse.info, Corbettreport.com, Moonofalabama.org, Floridasunpost.com, Opednews.com, Oilgeopolitics.com, Gatesofvienna.net, Blackagendareport.com, Mintpressnews.com, AHTribune.com, Thefreethoughtproject.com, Consortiumnews.com, Washingtonsblog.com, Asia-pacificresearch.com, Filmsforaction.com (che sostiene i diritti dei nativi americani), Thirdworldtraveler.com ed Activistpost.com. Molti siti hanno qualcosa in comune: hanno sostenuto Trump presidente. Il Washington Post sosteneva appieno Hillary Clinton, il che rende la lista nera, in parte, niente di più che l’uva acerba del Post e dei suoi “esperti” anonimi di PropOrNot.com. PropOrNot.com ha anche inserito nella lista alcuni noti siti di disinformazione, come superstation95.com, che pretende di essere una stazione radio di New York; baltimoregazette.com e veteranstoday.com. Questo con l’effetto d’infangare i siti legittimi associandoli a cazzari e cyber-truffatori. Due membri dell’amministrazione Reagan, il direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio David Stockman (Davidstockmanscontracorner.com) e l’assistente per la politica economica del segretario al Tesoro Paul Craig Roberts (Paulcraigroberts.org) ritrovano i loro siti sulla lista nera, oltre all’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul (Ronpaulinstitute.org).
La lista nera evidenziata dal Washington Post sembra essere più l’elenco della censura creata dalla mancata amministrazione di Hillary Clinton. Che il Post si accanisca a censurare altri media semplicemente ignorandone il contenuto, è vergognoso oltre ogni immaginazione. Se un qualsiasi media debba chiudere per via delle azioni contrarie al pubblico interesse, è il Washington Post per aver grossolanamente distorto le notizie e ingannato il pubblico dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Se si cercano “notizie false” si vada dal complesso d’intelligence-aziendale. Dalle notizie ufficialiste sulle fasulle armi di distruzione di massa irachene all’assunzione dal Pentagono della società di pubbliche relazioni inglese Bell Pottinger, per creare notizie false sugli attacchi terroristici in Iraq, all’uso del gruppo dei “caschi bianchi” per pompare storie fasulle sul governo siriano, i grandi media rigurgitano “notizie false” alimentate dall’onnipresente infrastruttura da guerra psicologica dell’intelligence degli Stati Uniti.

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post: Per 600 milioni di dollari, Amazon va a letto con la CIA

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caccia alle streghe on-line: delirio neomaccartista, Internet e CIA

Zerohedge 25 novembre 2016

Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, nonchè contraente della CIA per 600milioni di dollari...

Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, nonchè contraente della CIA per 600milioni di dollari…

La disperazione dei media ufficialisti alle prese con le cinque fasi del dolore, continua a prosperare quanto meno alla base del quarto potere, mentre il Washington Post spaccia la sua storia su “notizie false, colpa dei russi”, quale causa della miserabile fine della candidata prediletta. Citando “due gruppi di ricercatori indipendenti” (sicuramente dal notevole contenzioso per querela per diffamazione) che avrebbero trovato “sempre più sofisticata propaganda della Russia… riecheggiata ed amplificata dai siti di destra su internet, avendo ritratto Clinton come una criminale“, il sito di proprietà di Jeff Bezos indica i siti web Drudge, Zerohedge, The Ron Paul Istitute ed innumerevoli altri siti tra gli “utili idioti” su cui i veri patrioti americani dovrebbero essere cauti. “Il modo in cui tale apparato di propaganda ha supportato Trump ammonta a un’enorme acquisto di media”, secondo un direttore esecutivo della PropOrNot, parlando sotto anonimato con il Post. “E’ stato come se la Russia avviasse un super comitato per la campagna elettorale di Trump“. Dopo le elezioni, notizie false e loro diffusione sui social media sono finite sotto i riflettori, e per i nostri ultimi pensieri su ciò si consulti il nostro “grazie” della notte scorsa. Il presidente Obama ha denunciato l’attenzione raccolta dalle informazioni false, la settimana scorsa, dicendo: “Se non siamo seri sui fatti, su ciò che è vero e ciò che non lo è… se non possiamo discriminare tra argomenti seri e propaganda, avremo problemi”.
25-campana-putinE come The Hill riferisce, una sofisticata propaganda russa ha contribuito ad alimentare la diffusione di notizie false durante il ciclo elettorale. Secondo il Washington Post, “Due gruppi di ricercatori indipendenti hanno scoperto che la Russia ha impiegato migliaia di botnet, “troll”, siti web e account sui social media per diffondere falsi contenuti sul discorso politico on-line e amplificare i messaggi dei siti di destra. Vogliono erodere essenzialmente la fiducia nel o gli interessi del governo degli USA”, ha detto Clint Watts, un ricercatore del Foreign Policy Research Institute, co-autore di un rapporto sulla propaganda russa. “Questa era la loro modalità standard durante la guerra fredda. Il problema è che era difficile prima dei social media”. Il Washington Post afferma, senza ironia, che ora ci sono studi scientifici che dimostrano come i russi hanno influenzato l’elezione del 2016… L’alluvione di “notizie false” in questa stagione elettorale ha avuto il supporto della sofisticata propaganda russa che ha creato e diffuso online articoli fuorvianti con l’obiettivo di punire la democratica Hillary Clinton, aiutando il repubblicano Donald Trump e minando la fede nella democrazia statunitense, dicono i ricercatori indipendenti che monitoravano l’operazione. La sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di “troll” e reti di siti web e account sui social-media, riecheggiati ed amplificati dai siti di destra su Internet, ritraeva Clinton come una criminale dai potenzialmente fatali problemi di salute che si preparava a consegnare la nazione a una cricca di oscuri finanzieri globali. Lo sforzo ha anche cercato di aumentare le tensioni internazionali e promuovere la paura di imminenti ostilità con la Russia nucleare. Due gruppi di ricercatori indipendenti hanno scoperto che i russi sfruttavano piattaforme tecnologiche di fabbricazione statunitense per attaccare la democrazia degli Stati Uniti in un momento particolarmente vulnerabile, mentre un neo-candidato sfruttava le ampie lamentele contro la Casa Bianca. La sofisticazione delle tattiche russe complicherebbe gli sforzi di Facebook e Google nel reprimere le “notizie false”, come avevano promesso di fare dopo le ampie lamentele sul problema. La relazione PropOrNot, data al Post, identifica più di 200 siti che abitualmente sostenevano la propaganda russa presso almeno 15 milioni di statunitensi, scoprendo che le storie false diffuse su facebook sono state viste più di 213 milioni di volte. Si può essere sorpresi da alcuni siti nella lista (sembra anche satirici, siti su false notizie, oltre che propagandistici)…
20161125_prop2Quindi, in altre parole, chiunque non sia un drone liberale è solo un’agente russo? McCarthy sarebbe orgoglioso. Come gli “scienziati” spiegano, riferire fatti equivale ad essere un “utile idiota”. “Va notato che i nostri criteri sono comportamentali. Ciò significa che le caratteristiche con cui identifichiamo i siti di propaganda sono le motivazioni agnostiche. Per tale definizione, non importa se i siti elencati siano consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa: se soddisfano tali criteri, minimo agivano da “utili idioti” dei servizi segreti russi in buona fede, e vanno ulteriormente esaminati”. Ciò ricorda l’impressione data dall’artista @SarcasmRobot sulla disperazione dei dirigenti e dei loro animaletti mediatici.

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Sulla definizione di “utili idioti”, Jim Quinn ha scoperto il seguente video di un ex-membro del KGB Jurij Bezmenov, che disertò nel Canuckistan nel 1970. In esso si descrive come i marxisti-leninisti programmarono la conquista dell’occidente dall’interno, senza sparare un colpo. Quanto pensate che il piano funzioni? Al minuto 7:20 G. Edward Griffin chiede a Jurij “Cosa facciamo?” (Per contrastare il cambio di amministrazione) rimanendo sorpresi dalla risposta:

Al momento dell’elezione e anche prima, molti sostenevano l’idea che Trump dovesse concentrarsi su come aggressivamente istruire le persone sui mali che ci circondano… sembra sia l’unico modo per raddrizzare la schiena contro la tirannia del quarto potere. Infine (e senza che ciò sia ilare), ecco come gli scienziati hanno descritto ZeroHedge. “ZH è una cinghia di trasmissione importante della diffusione delle storie dei propagandisti/guerrieri dell’informazione russi presso i consumatori di notizie occidentali. Succede spesso. È un esempio particolarmente eclatante ma la cinghia di trasmissione gira tutti i giorni. ZH è parte della guerra delle informazioni di Putin quanto RT. Se si osserva da vicino, è chiaro come il naso sulla vostra faccia”. Abbastanza chiaro, anzi. Questa farsa va letta (esortiamo lettori a leggerla per vedere cosa sia la disinformazione) come “analisi” da parte di un sito web che, si ricordi, è esso stesso anonimo, per poi concludere: “Zerohedge si qualifica come propaganda “grigia”, ingannando sistematicamente il pubblico a vantaggio di politici stranieri. Gli articoli di Zerohedge sono spesso ripubblicati da altri siti, ma appaiono su Zerohedge per primo; gli autori del sito modulano le storie, non solo vi reagiscono. L’analisi dei modelli di traffico web e dei link lo sostiene: Zerohedge ha un posto di rilievo nella rete di siti di notizie e propaganda pro-Russia. Noi di PropOrNot lo valutiamo: Cinque Ombre”.
Intenzionalmente o meno, queste sono sciocchezze da querela, e possiamo dire tranquillamente che non vi è propaganda “architettata” dai russi in questo sito, a meno che criticare il governo degli Stati Uniti vi equivalga, che già attraggono l’attenzione di gente come Glenn Greenwald e molti altri.
Mentre questo ultimo giro sulla cosiddetta “narrativa” sarà certamente controproducente, e accelererà la fine dei tentativi dei media tradizionali di mantenere credibilità e controllo delle menti degli statunitensi, dolorosamente perduto con le bugie nella campagna presidenziale, per non parlare dell'”occhio di bue” e delle entrate pubblicitarie, rimaniamo affascinati dalle accuse implacabili della cosiddetta “sinistra liberale” su Trump che scatenerà l’assalto della censura alla “stampa libera”, quando essa fa di tutto per sopprimere le voci dissidenti. Infine, possiamo concludere che è un bene che tale “potere” declini ogni giorno che passa.2elcsacIl Washington Post, il suo nuovo proprietario e la CIA
The Sleuth Journal, 25 dicembre 2013

jeff-bezos-cia-washington-postNorman Solomon, scrivendo su Counterpunch, l’ha chiarito: la realizzazione di Cloud online che verrà gestito dalla CIA, per la CIA, è stata assegnata, con un contratto da 600 milioni di dollari, all’Amazon Web Services. Jeff Bezos è il fondatore e CEO di Amazon che ora possiede il Washington Post. 600 milioni di dollari creano un grave conflitto di interessi, quando si tratta d’informare sulla CIA. Naturalmente, il Washington Post e altri media importanti sono già compromessi sulle questioni di sicurezza nazionale e comunità d’intelligence. Gli articoli vengono controllati da CIA, NSA e altre agenzie, prima di essere pubblicati. Ma questa è una ciliegina sulla torta. Una ciliegiona da 600 milioni di dollari. I giornalisti del Post saranno extra-cauti sulla CIA. Idem l’editore. Stampa indipendente? Da ridere. Il WaPo è noto da tempo come megafono che riprende ciò che la CIA propone. Così il nuovo proprietario ed i suoi legami con la CIA saranno solo “affari”. Secondo un articolo del 2012 del Seattle Times, chi conosce Bezos lo descrive libertario. La definizione del termine sarà mutata. Prendere 600 milioni di dollari per progettare i servizi on-line della CIA, un’agenzia clandestina il cui bilancio federale è un segreto, ed è nota per rovesciare i governi all’estero… Questo è un esempio di filosofia libertaria? Forse dovremmo tornare a leggere la Repubblica di Platone e Il Capitale di Marx. Potrebbero rivelarsi capolavori libertari.

Noi t'inganniamo, Tu ci credi

Noi t’inganniamo, Tu ci credi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora