Il maggiore propalatore di ‘notizie fasulle’ è la CIA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/11/201612207019726_e1d302934f_oI media corporativi statunitensi, manovrati dall’ultima versione della vecchia operazione d’influenza dei media della CIA Mockingbird, ridicolmente accusano la Russia di generare “false notizie” per influenzare le elezioni presidenziali degli USA. In un articolo sul Washington Post collegato alla CIA, del 24 novembre 2016, il giornalista Craig Timberg affermava: “la sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di ‘troll’ e reti di siti web e account sui social-media, ripresa e amplificata dai siti di destra su Internet, ritrae Clinton come una criminale affetta da problemi di salute potenzialmente fatali che si preparava a cedere il comando della nazione a un’oscura cabala di finanzieri globali”. L’articolo del Post è degno della propaganda della CIA generata al culmine dell’operazione Mockingbird, durante la Guerra Fredda. Contrariamente a ciò che il Post riferiva sugli account di destra sui legami di Hillary Clinton con “un’oscura cabala di finanzieri globali”, la candidata democratica alla presidenza e suo marito, tramite il fondo oscuro noto come Fondazione Clinton, è strettamente legata a vari “oscuri finanzieri globali”, tra cui dirigenti di Goldman Sachs e JP Morgan Chase. La cabala dei Clinton era più a suo agio nelle riunioni segrete di gruppi come Bilderberg, Bohemian Club e Council on Foreign Relations, di quanto non lo fosse con i sindacati e gli studenti. Il Post chiaramente alimenta il suo scadente articolo sulle “notizie false” russe con i soliti noti detrattori della Russia e bocchini della CIA, tra cui The Daily Beast; l’ex-ambasciatore a Mosca Michael McFaul; Rand Corporation (per cui scriveva ponderose analisi un certo Giulietto Chiesa. NdT); Elliott School of International Affairs della George Washington University; Foreign Policy Research Institute di Philadelphia e un sito chiamato “PropOrNot.com”, o “Is It Propaganda o no?”, collegato non solo ai siti russofobi finanziati da George Soros, ma anche ad agenti della disinformazione della CIA come Snopes.com (il sito-faro del CICAP e dei “cacciatori di bufale” in Italia. NdT). L’articolo del Post non è altro che pubblicità per PropOrNot.com, che si autodefinisce “Servizio d’identificazione della Propaganda dal 2016”.
85b7934efd6b9eb8fc8047263031cb89L’operazione d’influenza dei media contro la Russia sembra una creazione del team di contro-informazione dell’Ufficio dei programmi d’informazione internazionali del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La squadra, istituita dall’amministrazione di George W. Bush, è la risurrezione dell’US Information Agency (USIA) dalla Guerra Fredda; l’ufficio d’informazione creato per contrastare la disinformazione “sovietica”. La verità della questione è che molte delle notizie di TASS, Radio Mosca e Novosti, marchiate “disinformazione sovietica” dall’USIA, nei fatti erano rapporti genuini sulle operazioni segrete della CIA, tra cui omicidi politici, guerra biologica e contrabbando di armi e droga. Oggi, i megafoni multimediali della CIA e di Soros sostituiscono i media sovietici, nello scopo di discreditarli, con RT e Sputnik News. Nel 2013, Amazon firmò un contratto da 600000000 di dollari con la CIA per fornire servizi di cloud computing all’agenzia. Il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, è anche il proprietario di The Washington Post. Considerando la lunga stretta relazione tra il giornale e la CIA, il Post è l’ultimo media che dovrebbe scrivere sulle notizie false. Nel 1981, il Post pubblicò una notizia falsa sul tossicodipendente di 7 anni “Jimmy”. Non solo la storia era falsa, ma il vicecaporedattore del Post, Bob Woodward, dell’infame Watergate, presentò la storiella di Jimmy al comitato del Premio Pulitzer. La giornalista del Post che scrisse il pezzo, Janet Cooke, ricevette il Pulitzer, per poi restituirlo dopo che la storia fu scopert a falsa. Cooke fu licenziata, ma Woodward, da tempo propalatore dell’intelligence degli Stati Uniti, la mantenne al posto. E questo su Washington Post e notizie false.
Nel suo pezzo sulle “notizie false”, il Post riporta una “lista nera” di presunti “siti di notizie false” creata dalla misteriosa PropOrNot.com. L’articolo sulla rivista Fortune di Mathew Ingram, del 25 novembre 2016, giustamente critica l’acriticità del Post verso PropOrNot.com. Ingram ha scritto: “l’account Twitter di PropOrNot, che twitta e ritwitta russofobia da varie fonti, esiste solo da agosto. E un articolo che annuncia il lancio del gruppo sul suo sito web è dello scorso mese”. E’ molto probabile che PropOrNot.com sia una creazione del socio del cloud computing del padrone del Washington Post, la CIA. PropOrNot.com si autodefinisce un gruppo di “cittadini americani che si occupa di varie questioni e dalle varie competenze, tra cui esperienza professionale in informatica, statistica, ordine pubblico ed affari per la sicurezza nazionale”. Vi sono più che sufficienti dipendenti della CIA che possiedono tale “esperienza professionale”. PropOrNot.com ha pubblicato un elenco che avrebbe fatto sentire il decaduto senatore Joseph McCarthy, il fornitore delle “liste rosse” di comunisti negli anni ’50, molto orgoglioso. PropOrNot.com elenca 200 siti che definisce “notori spacciatori di propaganda russa”. Nella lista vi sono StrategicCulture.org, Globalresearch.ca, Drudgereport.com, Counterpunch.com, Wikileaks.com, Wikileaks.org, Wikispooks.com, Zerohedge.com e Truthdig.com. RT.com e Sputniknews.com appaiono pure. Ma non ci sono sulla lista i media notoriamente dediti a diffondere falsità come New York Times, USA Today, NBC News, CBS News, The New Republic, CNN e Atlanta Journal-Constitution. Scandalosamente, la lista nera include UssLibertyVeterans.org, un sito web gestito dai sopravvissuti dell’attacco aeronavale israeliano, intenzionale e non provocato nel 1967, alla nave dell’intelligence degli Stati Uniti “USS Liberty”, nel Mediterraneo orientale. L’attacco uccise 34 marinai e personale dell’intelligence statunitensi, alla cui memoria il sito web, in parte, è dedicato. L’inclusione del sito dei veterani “suggerisce fortemente il coinvolgimento dei vari agenti filo-israeliani e neo-con che prosperano nei numerosi think tank non-profit di Washington DC e che possono essere associati a PropOrNot.com”.
cia-washington-post-amazon L’inclusione di alcuni “siti di odio” suprematisti nella lista PropOrNot.com ricorda la tattica dell’ingannevole “Southern Poverty Law Center” (SPLC) di Montgomery, Alabama. Il centro che non è né del “sud”, né dedito ai poveri, avendo 175 milioni di dollari in banca e due edifici a Montgomery, definiti dai critici “Palazzi sulla povertà”. Il Washington Post cita spesso i funzionari del SPLC quando attaccano il neopresidente Donald Trump e i suoi consiglieri. PropOrNot.com utilizza una metodologia molto soggettiva per la sua lista nera: “non importa se i siti elencati di seguito sono stati consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa in ogni aspetto: se soddisfano tali criteri, sono per lo meno degli ‘utili idioti’ in buona fede dei servizi segreti russi, e sono degni di ulteriore esame”. E per chi PropOrNot.com propone l’immissione sulla sua lista nera e loro “ulteriore esame”? Forse vuole che CIA, National Security Agency, Federal Bureau of Investigation o US Cyber Command li molestino violando il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Altri presunti siti di “propaganda” russa della lista nera sono Infowars.com, Intrepidreport.com, Intellihub.com, Informationclearinghouse.info, Corbettreport.com, Moonofalabama.org, Floridasunpost.com, Opednews.com, Oilgeopolitics.com, Gatesofvienna.net, Blackagendareport.com, Mintpressnews.com, AHTribune.com, Thefreethoughtproject.com, Consortiumnews.com, Washingtonsblog.com, Asia-pacificresearch.com, Filmsforaction.com (che sostiene i diritti dei nativi americani), Thirdworldtraveler.com ed Activistpost.com. Molti siti hanno qualcosa in comune: hanno sostenuto Trump presidente. Il Washington Post sosteneva appieno Hillary Clinton, il che rende la lista nera, in parte, niente di più che l’uva acerba del Post e dei suoi “esperti” anonimi di PropOrNot.com. PropOrNot.com ha anche inserito nella lista alcuni noti siti di disinformazione, come superstation95.com, che pretende di essere una stazione radio di New York; baltimoregazette.com e veteranstoday.com. Questo con l’effetto d’infangare i siti legittimi associandoli a cazzari e cyber-truffatori. Due membri dell’amministrazione Reagan, il direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio David Stockman (Davidstockmanscontracorner.com) e l’assistente per la politica economica del segretario al Tesoro Paul Craig Roberts (Paulcraigroberts.org) ritrovano i loro siti sulla lista nera, oltre all’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul (Ronpaulinstitute.org).
La lista nera evidenziata dal Washington Post sembra essere più l’elenco della censura creata dalla mancata amministrazione di Hillary Clinton. Che il Post si accanisca a censurare altri media semplicemente ignorandone il contenuto, è vergognoso oltre ogni immaginazione. Se un qualsiasi media debba chiudere per via delle azioni contrarie al pubblico interesse, è il Washington Post per aver grossolanamente distorto le notizie e ingannato il pubblico dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Se si cercano “notizie false” si vada dal complesso d’intelligence-aziendale. Dalle notizie ufficialiste sulle fasulle armi di distruzione di massa irachene all’assunzione dal Pentagono della società di pubbliche relazioni inglese Bell Pottinger, per creare notizie false sugli attacchi terroristici in Iraq, all’uso del gruppo dei “caschi bianchi” per pompare storie fasulle sul governo siriano, i grandi media rigurgitano “notizie false” alimentate dall’onnipresente infrastruttura da guerra psicologica dell’intelligence degli Stati Uniti.

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post: Per 600 milioni di dollari, Amazon va a letto con la CIA

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caccia alle streghe on-line: delirio neomaccartista, Internet e CIA

Zerohedge 25 novembre 2016

Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, nonchè contraente della CIA per 600milioni di dollari...

Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, nonchè contraente della CIA per 600milioni di dollari…

La disperazione dei media ufficialisti alle prese con le cinque fasi del dolore, continua a prosperare quanto meno alla base del quarto potere, mentre il Washington Post spaccia la sua storia su “notizie false, colpa dei russi”, quale causa della miserabile fine della candidata prediletta. Citando “due gruppi di ricercatori indipendenti” (sicuramente dal notevole contenzioso per querela per diffamazione) che avrebbero trovato “sempre più sofisticata propaganda della Russia… riecheggiata ed amplificata dai siti di destra su internet, avendo ritratto Clinton come una criminale“, il sito di proprietà di Jeff Bezos indica i siti web Drudge, Zerohedge, The Ron Paul Istitute ed innumerevoli altri siti tra gli “utili idioti” su cui i veri patrioti americani dovrebbero essere cauti. “Il modo in cui tale apparato di propaganda ha supportato Trump ammonta a un’enorme acquisto di media”, secondo un direttore esecutivo della PropOrNot, parlando sotto anonimato con il Post. “E’ stato come se la Russia avviasse un super comitato per la campagna elettorale di Trump“. Dopo le elezioni, notizie false e loro diffusione sui social media sono finite sotto i riflettori, e per i nostri ultimi pensieri su ciò si consulti il nostro “grazie” della notte scorsa. Il presidente Obama ha denunciato l’attenzione raccolta dalle informazioni false, la settimana scorsa, dicendo: “Se non siamo seri sui fatti, su ciò che è vero e ciò che non lo è… se non possiamo discriminare tra argomenti seri e propaganda, avremo problemi”.
25-campana-putinE come The Hill riferisce, una sofisticata propaganda russa ha contribuito ad alimentare la diffusione di notizie false durante il ciclo elettorale. Secondo il Washington Post, “Due gruppi di ricercatori indipendenti hanno scoperto che la Russia ha impiegato migliaia di botnet, “troll”, siti web e account sui social media per diffondere falsi contenuti sul discorso politico on-line e amplificare i messaggi dei siti di destra. Vogliono erodere essenzialmente la fiducia nel o gli interessi del governo degli USA”, ha detto Clint Watts, un ricercatore del Foreign Policy Research Institute, co-autore di un rapporto sulla propaganda russa. “Questa era la loro modalità standard durante la guerra fredda. Il problema è che era difficile prima dei social media”. Il Washington Post afferma, senza ironia, che ora ci sono studi scientifici che dimostrano come i russi hanno influenzato l’elezione del 2016… L’alluvione di “notizie false” in questa stagione elettorale ha avuto il supporto della sofisticata propaganda russa che ha creato e diffuso online articoli fuorvianti con l’obiettivo di punire la democratica Hillary Clinton, aiutando il repubblicano Donald Trump e minando la fede nella democrazia statunitense, dicono i ricercatori indipendenti che monitoravano l’operazione. La sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di “troll” e reti di siti web e account sui social-media, riecheggiati ed amplificati dai siti di destra su Internet, ritraeva Clinton come una criminale dai potenzialmente fatali problemi di salute che si preparava a consegnare la nazione a una cricca di oscuri finanzieri globali. Lo sforzo ha anche cercato di aumentare le tensioni internazionali e promuovere la paura di imminenti ostilità con la Russia nucleare. Due gruppi di ricercatori indipendenti hanno scoperto che i russi sfruttavano piattaforme tecnologiche di fabbricazione statunitense per attaccare la democrazia degli Stati Uniti in un momento particolarmente vulnerabile, mentre un neo-candidato sfruttava le ampie lamentele contro la Casa Bianca. La sofisticazione delle tattiche russe complicherebbe gli sforzi di Facebook e Google nel reprimere le “notizie false”, come avevano promesso di fare dopo le ampie lamentele sul problema. La relazione PropOrNot, data al Post, identifica più di 200 siti che abitualmente sostenevano la propaganda russa presso almeno 15 milioni di statunitensi, scoprendo che le storie false diffuse su facebook sono state viste più di 213 milioni di volte. Si può essere sorpresi da alcuni siti nella lista (sembra anche satirici, siti su false notizie, oltre che propagandistici)…
20161125_prop2Quindi, in altre parole, chiunque non sia un drone liberale è solo un’agente russo? McCarthy sarebbe orgoglioso. Come gli “scienziati” spiegano, riferire fatti equivale ad essere un “utile idiota”. “Va notato che i nostri criteri sono comportamentali. Ciò significa che le caratteristiche con cui identifichiamo i siti di propaganda sono le motivazioni agnostiche. Per tale definizione, non importa se i siti elencati siano consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa: se soddisfano tali criteri, minimo agivano da “utili idioti” dei servizi segreti russi in buona fede, e vanno ulteriormente esaminati”. Ciò ricorda l’impressione data dall’artista @SarcasmRobot sulla disperazione dei dirigenti e dei loro animaletti mediatici.

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Sulla definizione di “utili idioti”, Jim Quinn ha scoperto il seguente video di un ex-membro del KGB Jurij Bezmenov, che disertò nel Canuckistan nel 1970. In esso si descrive come i marxisti-leninisti programmarono la conquista dell’occidente dall’interno, senza sparare un colpo. Quanto pensate che il piano funzioni? Al minuto 7:20 G. Edward Griffin chiede a Jurij “Cosa facciamo?” (Per contrastare il cambio di amministrazione) rimanendo sorpresi dalla risposta:

Al momento dell’elezione e anche prima, molti sostenevano l’idea che Trump dovesse concentrarsi su come aggressivamente istruire le persone sui mali che ci circondano… sembra sia l’unico modo per raddrizzare la schiena contro la tirannia del quarto potere. Infine (e senza che ciò sia ilare), ecco come gli scienziati hanno descritto ZeroHedge. “ZH è una cinghia di trasmissione importante della diffusione delle storie dei propagandisti/guerrieri dell’informazione russi presso i consumatori di notizie occidentali. Succede spesso. È un esempio particolarmente eclatante ma la cinghia di trasmissione gira tutti i giorni. ZH è parte della guerra delle informazioni di Putin quanto RT. Se si osserva da vicino, è chiaro come il naso sulla vostra faccia”. Abbastanza chiaro, anzi. Questa farsa va letta (esortiamo lettori a leggerla per vedere cosa sia la disinformazione) come “analisi” da parte di un sito web che, si ricordi, è esso stesso anonimo, per poi concludere: “Zerohedge si qualifica come propaganda “grigia”, ingannando sistematicamente il pubblico a vantaggio di politici stranieri. Gli articoli di Zerohedge sono spesso ripubblicati da altri siti, ma appaiono su Zerohedge per primo; gli autori del sito modulano le storie, non solo vi reagiscono. L’analisi dei modelli di traffico web e dei link lo sostiene: Zerohedge ha un posto di rilievo nella rete di siti di notizie e propaganda pro-Russia. Noi di PropOrNot lo valutiamo: Cinque Ombre”.
Intenzionalmente o meno, queste sono sciocchezze da querela, e possiamo dire tranquillamente che non vi è propaganda “architettata” dai russi in questo sito, a meno che criticare il governo degli Stati Uniti vi equivalga, che già attraggono l’attenzione di gente come Glenn Greenwald e molti altri.
Mentre questo ultimo giro sulla cosiddetta “narrativa” sarà certamente controproducente, e accelererà la fine dei tentativi dei media tradizionali di mantenere credibilità e controllo delle menti degli statunitensi, dolorosamente perduto con le bugie nella campagna presidenziale, per non parlare dell'”occhio di bue” e delle entrate pubblicitarie, rimaniamo affascinati dalle accuse implacabili della cosiddetta “sinistra liberale” su Trump che scatenerà l’assalto della censura alla “stampa libera”, quando essa fa di tutto per sopprimere le voci dissidenti. Infine, possiamo concludere che è un bene che tale “potere” declini ogni giorno che passa.2elcsacIl Washington Post, il suo nuovo proprietario e la CIA
The Sleuth Journal, 25 dicembre 2013

jeff-bezos-cia-washington-postNorman Solomon, scrivendo su Counterpunch, l’ha chiarito: la realizzazione di Cloud online che verrà gestito dalla CIA, per la CIA, è stata assegnata, con un contratto da 600 milioni di dollari, all’Amazon Web Services. Jeff Bezos è il fondatore e CEO di Amazon che ora possiede il Washington Post. 600 milioni di dollari creano un grave conflitto di interessi, quando si tratta d’informare sulla CIA. Naturalmente, il Washington Post e altri media importanti sono già compromessi sulle questioni di sicurezza nazionale e comunità d’intelligence. Gli articoli vengono controllati da CIA, NSA e altre agenzie, prima di essere pubblicati. Ma questa è una ciliegina sulla torta. Una ciliegiona da 600 milioni di dollari. I giornalisti del Post saranno extra-cauti sulla CIA. Idem l’editore. Stampa indipendente? Da ridere. Il WaPo è noto da tempo come megafono che riprende ciò che la CIA propone. Così il nuovo proprietario ed i suoi legami con la CIA saranno solo “affari”. Secondo un articolo del 2012 del Seattle Times, chi conosce Bezos lo descrive libertario. La definizione del termine sarà mutata. Prendere 600 milioni di dollari per progettare i servizi on-line della CIA, un’agenzia clandestina il cui bilancio federale è un segreto, ed è nota per rovesciare i governi all’estero… Questo è un esempio di filosofia libertaria? Forse dovremmo tornare a leggere la Repubblica di Platone e Il Capitale di Marx. Potrebbero rivelarsi capolavori libertari.

Noi t'inganniamo, Tu ci credi

Noi t’inganniamo, Tu ci credi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: la disfatta dell’alleanza neocon-socialimperialisti

Alessandro Lattanzio, 23/11/2016Members of a Female Commando Battalion which is part of the Syrian Army, sit atop of a tank in the government-controlled area of JobarIl 15 novembre, il Congresso degli USA, dove in realtà pochi congressisti neocon e sionisti erano presenti, approvava la Risoluzione 5732, o Caesar Syria Civilian Protection Act, che chiede di valutare ‘con urgenza’, ancora una volta, la “No Fly Zone” sulla Siria, basandosi sulla nota frode del caso “Caesar”, un’operazione di guerra psicologica della CIA finanziata dal Qatar per sabotare i negoziati di Ginevra nel 2014. Si tratterebbe di 55000 foto di 11000 presunte vittime del governo siriano, ma nel 2015, perfino l’ONG del Pentagono Human Rights Watch, che vide tutte le foto, affermò che esse testimoniavano non vittime delle torture dello Stato siriano, ma al contrario, illustravano le foto di soldati e civili siriani morti negli attacchi dei terroristi. La storia di “Caesar”, ampiamente pubblicizzata dalla variegata sinistreria italiana, dai nazipiddini, passando per Giggino Demagistris (magistrato per eredità di posto pubblico), alle varie sette pseudo-marxiste galleggianti nell’orizzonte islamista d’Italia, è una bufala propagandistica fabbricata all’inizio dell’aggressione alla Siria. Tra l’altro, la Risoluzione 5732 lamenta l’“inattività” dell’amministrazione Obama verso la Siria, come se gli Stati Uniti non avessero attivamente coordinato, addestrato e rifornito i gruppi terroristici attivi in Siria da ben prima del 2011. Nell’autunno 2011, la CIA inviò in Siria le armi su cui i terroristi avevano messo le mani in Libia, iniziando a rifornire direttamente i loro camerati presenti in Siria, come documentato dalla Defense Intelligence Agency nell’ottobre 2012. Enormi rifornimenti di armi ai terroristi che continuano ad oggi. Nella primavera 2016, Janes’ Defence riferì dell’invio dagli Stati Uniti di 2200 tonnellate di munizioni ed armi ai terroristi, per non parlare dell’attacco statunitense del 17 settembre contro le linee dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, a sostegno dello Stato islamico. Il tutto per influenzare una guerra dove i terroristi hanno assassinato 90000 civili e 65000 soldati e miliziani del Governo Siriano, mentre i gruppi islamo-atlantisti hanno subito la perdita di almeno 200000 terroristi, da ciò le coincidenti lamentazioni al riguardo sia dei neocon statunitensi, che parlano di “mezzo milione di siriani uccisi”, e di Erdogan, principale sponsor del terrorismo islamista in Siria e Iraq, che sproloquia di 600000 morti per mano di Assad e dei Russi. E tutto ciò mentre Erdogan e il suo partito-setta AKP ricevevano il loro agente d’influenza Aleksandr Dugin, presunto consigliere di Putin e ‘geo-filosofo’ eurasiatista. In realtà Dugin è un nemico del processo di compattamento multipolare avviato da Mosca e Beijing. Infatti, il sito Katehon, voce ufficiale dell’universo duginista, fa chiaramente propaganda negativa contro gli alleati della Russia, come India e Vietnam, e in modo velato anche contro Armenia, Grecia, Iran, Siria, Iraq e Cina. In compenso, Dugin e la sua squadra di attacchini internettiani, propone improbabili e suicide alleanze con la Turchia neo-ottomana e revanscista del megalomane Erdogan, e perfino un’alleanza con un’altra setta reazionaria e revanscista giapponese, e diretta contro la Repubblica Popolare di Cina…
995876Tornando al Congresso degli USA, gli sponsor della Risoluzione 5732 non si vergognano dal ricorrere ai famigerati “caschi bianchi” per giustificare l’ennesimo tentativo dei neocon di entrare in guerra in Siria, prima che s’insedi l’amministrazione di Trump, odiato dalla fighetteria alter-alternativa, pseudo-antimperialista e finto-marxista, ben rappresentata da soggettoni come Sanders, Chomsky, e più modestamente Dreitser e Chandant nell’anglosfera, e pecorecciamente, nell’italosfera, dai seguaci di Saker, Dugin e Giulietto Chiesa. Una poltiglia di casinismo infernale. Difatti, per i neocon è cruciale, nella loro propaganda di guerra, “la testimonianza di Raid Salah, a capo dei Caschi Bianchi siriani. Questi sono medici, infermieri e volontari che quando le bombe arrivano, corrono verso le aree colpite per curare i civili feriti… Hanno perso più di 600 medici e infermieri“. Difatti, non ci sono infermieri o medici tra i caschi bianchi; l’organizzazione è stata creata nel Regno Unito da una “oscura società di PR” ed è attiva esclusivamente nelle zone controllate dai gruppi terroristici di al-Qaida, al scolo scopo di perseguire la guerra d’informazione contro la Siria. E casualmente, i “caschi bianchi” promuovono attivamente l’intervento della NATO in Siria, in parallelo con il sinistrume filo-islamista ed immigrazionista attivo in Italia, rappresentato, come detto, dal variegato ed avariato fronte che va dall’associazionismo cattolico, soprattutto padano ed emiliano, al PD con annessi arnesi sindacali e centrosociali; si pensi a Wu Ming/Wuminkia, bimbiminkia pensionati che si atteggiano a studentelli in assemblea permanente coi soldi di papà, cioè delle amministrazioni piddine, passando per i “reporter” neonazisti e filo-terroristi inviati in Libia e Iraq, le ONG finto-umanitarie o i cosiddetti ‘cacciatori di bufale’ su internet, questi ultimi tutti militanti e troll del PD. Tutte queste realtà fiancheggiano allegramente le reti islamiste e terroristiche operative in Italia, protette dai servizi segreti italiani. I “caschi bianchi” sono l’unica e sola fonte delle pretese stragi di innocenti che sarebbero commesse ad Aleppo est dagli aerei russi e siriani. Il nome ufficiale di tale fonte è l’Aleppo Media Center, che non si trova ad Aleppo, ma nella K-Street di Washington DC; si tratta sempre di un’operazione di propaganda degli interventisti statunitensi.
L’agitazione dei ‘falchi-pollo’ neocon è dovuta ovviamente al fatto che l’aggressione contro la Siria è oramai fallita e gli sponsor di tale guerra, cioè le petromonarchie wahhabite, iniziano a chiedere conto ai loro barboncini mannari neocon, se di destra, e dirittumanitaristi bombaroli, se di sinistra (si pensi a sicari come Paolo Ferrero o Gino Strada, da subito in prima linea ad invocare la “rivoluzione colorata” della CIA in Egitto, Libia, Siria e Ucraina). L’ondata della rivoluzione in ciabatte, ovvero i terroristi jihadisti taqfiriti che accendono di passione i vecchi rottami bertinottiani, ‘trotskisti’ ed ultrasettari, va calando. Le Forze della Resistenza (Russia, Iran, Siria, Iraq, Libano, Yemen) a cui vanno aderendo l’Egitto neo-panarabo e le forze nazionaliste anti-islamiste libiche, ha il sopravvento man mano che smantellano lo Stato-fantoccio terroristico dello SIIL, creazione della rete terroristico-spionistica della NATO, ovvero Gladio/StayBehind, con il cruciale apporto delle forze armate di USA, Regno Unito, Francia, Turchia, Arabia Saudita, Italia e Qatar. Va ricordato che il Qatar, la Turchia e la loro longa manus, le forze islamiste-taqfirite della Fratellanza mussulmana, hanno raccattato tutto quello che potevano raccattare nello spregevole e miserabile milieu accademico-partitico d’Italia, ramazzando financo le più microscopiche psico-sette radicali, sovraniste, ‘auritifere’ o ‘antimperialiste’ che fossero. Ma, ahimè, come nel caso di Hillary Clinton, anche qui petroemiri e petroscecchi hanno gettato via qualche spicciolo. Le marcette pro-terrorismo delle varie sigle psicosettarie e ONGiste hanno raccolto più sigle che manifestanti effettivi. I travet dei petroscecchi devono essere rimasti molto delusi dalla milizia islamista della belluina accozzaglia cattosinistra social-imperialista, filo-islamista, filo-sionista e filo-atlantista d’Italia. Mentre, ad Aleppo, le forze siriane annichiliscono il fortilizio islamista nei quartieri est, dove per anni trafficavano ONG e ‘spiriti umanitari’, anche italiani, che camuffati da aiuti umanitari, trasportavano armi e rifornimenti ai terroristi stranieri che occupavano quei quartieri. Ma oggi, la liquidazione di tale zona-franca del terrorismo islamo-atlantista suscita la disperazione della NATO e degli accoliti locali, che vedono il governo del Baath siriano finalmente eliminare i gruppi terroristici che l’occidente e le monarchie wahhabite hanno promosso per più di cinque anni, almeno da quando nel 2010 la segretaria di Stato degli USA Hillary Clinton, la beniamina della sinistra anarco-capitalista occidentale e italiana, esortasse la Siria a rompere i rapporti con Hezbollah e l’Iran e accomodasse i desiderata d’Israele, Arabia Saudita e Qatar, grandi sponsor della suddetta megera pazza. E il rifiuto siriano di tali pretese resero la megera ancora più pazza, e Washington più ostile. Non volevano che si mancasse di rispetto verso i loro padroni di Ryadh e Doha. E che la risoluzione del Congresso HR 5732 sia volto contro il Fronte della Resistenza viene chiarito dagli stessi autori: “Russia ed Hezbollah sono i motori principali di morte e distruzione… come i combattenti della Guardia Rivoluzionaria Islamica dell’Iran… Sì, vogliamo attaccare i complici di Assad nelle violenze… insieme alle forze iraniane e di Hezbollah”. E l’ambasciatore israeliano Michael Oren, disse: “Abbiamo sempre voluto che Bashar Assad cadesse, abbiamo sempre preferito i cattivi che non sono guidati dall’Iran che i cattivi guidati dall’Iran… il peggior pericolo per Israele è l’arco strategico che si estende da Teheran a Damasco a Beirut. E vediamo il regime di Assad come la chiave di volta di quell’arco“. E ciò dovrebbe bastare a spiegare la convergenza ideologica ed operativa delle varie psico-sette filo-islamiste e filo-taqfirite con le varie psicosette sioniste e ultratlantiste esistenti nel vario e avariato quadro della sinistra italiana, dalla galassia piddina e dell’associazionismo cattolico fino alla nebulosa dei centrisociali sorosiani e delle psico-sette fringe trotskiste, anarco-liberali ed anarco-capitaliste (camuffate da finte organizzazioni ultra-rivoluzionarie).
In sostanza, di fronte alla determinazione dei neo-con e dei loro mandanti e relativi barboncini mannari associati, a perseguire ancora il “Cambio di regime” in Siria e ad intensificarvi l’aggressione di Stati Uniti e NATO, si erge la Grande Muraglia dell’Arco della Resistenza e del Polo multipolare dell’Eurasiatismo autentico (l’alleanza che comprende Russia, Iran, India e Cina, e che tiene a bada USA, Arabia Saudita e Turchia). Un fronte anti-egemonico efficace, non a caso osteggiato attivamente dalla setta duginista ed affini (il circo delle pulci di Saker e di Chiesa). Tale fronte anti-egemonico si fa ben sentire, non ultime con le dichiarazioni del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, e del Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, non casualmente oggetto della meschina operazione di disinformazione del sinistrume filo-taqfirita, agli ordini delle intelligence anglo-statunitensi irritate dallp scacco del 2013, quando i militari patrioti nasseriani egiziani sbarazzarono la dittatura oscurantista e retrograda dell’agente della CIA Muhamad Mursi e della sua Fratellanza mussulmana, strumento dell’imperialismo anglosassone. L’irritazione occidentale è acuta, ed è dovuta alla consapevolezza che quel golpe popolare, in Egitto, fu la svolta che mandò all’aria per sempre i deliranti piani imperialistici dei neocon e dei loro sodali wahhabiti, assistiti dalla teppa social-imperialista semiborghese occidentale.
f2229479-a4c9-4724-bd35-6d27a60ed675_w640_r1_s_cx0_cy3_cw0Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che l’inviato delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, “sabota” da sempre una risoluzione del conflitto sostenuta dai colloqui di pace tra Damasco e gruppi anti-governativi siriani: “Le Nazioni Unite nella forma del loro rappresentante speciale Staffan de Mistura, sabotano da più di sei mesi la risoluzione” del conflitto in Siria. “La risoluzione richiede colloqui tra tutti i siriani e senza precondizioni. Ma sembra che non vi sia altro modo per l’opposizione e il governo che prendere l’iniziativa da sé e organizzare il dialogo“. Va ricordato che Staffan de Mistura (o Staffan de Lordura che sia), è un cittadino italiano. La Farnesina è da sempre una cloaca di nobili decaduti e corrotti, di cui Gentiloni è l’emblema, e da ciò ne derivano le ovvie conseguenze.
Ed ecco cosa ha detto il Presidente egiziano Abdalfath al-Sisi, inviso al putrido ambiente della sinistra islamista e atlanista italiana: Il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi ha espresso sostegno agli eserciti siriano, libico e iracheno nella battaglia contro i terroristi, in un’intervista televisiva ha detto, “ci dovrebbe essere il sostegno internazionale agli eserciti nazionali libico, iracheno e siriano che garantiscono la sicurezza dei loro Paesi. E’ meglio che l’esercito nazionale di un qualsiasi Paese garantisca sicurezza e stabilità da sé. La Siria da cinque anni soffre una crisi profonda. La nostra posizione è che rispettiamo la volontà del popolo siriano“, ed esortava a trattare seriamente i gruppi terroristici in Siria, e a disarmarli, per preservare l’unità della Siria e poterla ricostruire.
Concludendo, una nota per la quinta colonna disfattista neo-ottomana e pseudo-filorussa formata dai seguaci di Dugin, Saker e Chiesa: “Secondo il quotidiano libanese al-Safir, la Russia ha inviato un ultimatum alla Turchia informandola che la città di al-Bab sta per ritornare al governo siriano. L’avviso s’è avuto durante le discussioni che si svolgono in questi giorni sugli accordi tra le parti relativi alla zona di occupazione turca nel nord della Siria, in occasione dell’offensiva turca ‘Scudo dell’Eufrate’, secondo una fonte militare siriana che assicura che la città di al-Bab non vi rientra. Si è deciso che i turchi si devono fermare a non più di 12 km da Jarabulus, per permettergli d’impedire il collegamento tra le regioni prese dai curdi di Ayn al-Arab e Ifrin, e di monitorare le operazioni delle forze democratiche siriane curde sostenute dagli statunitensi. Gli iraniani sono d’accordo a che i turchi si fermino a 12 km. Ma, non solo i turchi hanno violato i loro impegni, ma hanno anche deciso di collocare la regione ad ovest dell’Eufrate tra i loro obiettivi, ed hanno violato l’accordo con i russi a non sostenere più i gruppi armati che cercano d’infiltrarsi ad Aleppo. Secondo la fonte siriana di al-Safir, ai turchi s’è fatto capire che l’Esercito arabo siriano punta sulla città di al-Bab. Siriani e russi hanno avvertito i turchi di fermare la loro avanzata, e i siriani minacciano che qualsiasi avanzata verso al-Bab sarà considerata un’invasione, facendo intervenire l’esercito. Secondo fonti siriane e turche, uno squadrone di caccia MiG-31 ne ha inquadrato uno di aerei turchi sopra la regione. I turchi hanno schierato, a 30 km da al-Bab, 250 blindati, 5500 soldati e le milizie dei loro ascari locali. Inoltre, presso l’aeroporto militare di Quwayris, ad est di Aleppo, l’Alto Comando delle Forze Armate siriane ha attivato la nuova 5.ta Armata dell’Esercito arabo siriano, composta da 3 divisioni d’assalto, e posta in attesa dell’ordine di avanzare su al-Bab. Infine, a Safira, a sud-est di Aleppo, giungeva il battaglione corazzato di Hezbollah, formatosi ad al-Qusayr, la città che aveva liberato nel 2013”.cxkl1jfwiaamgdfFonti:
al-Manar
FARS
FARS
Syrian Perspective
The Duran

Dugin, Chiesa e l’imperialismo

Alessandro Lattanzio, 15/11/2016
Attenzione agli pseudo-filorussi e all’alleanza tra i seguaci settari di Dugin, Saker e Giulietto Chiesa.645x400-russian-president-putins-advisor-visits-ak-party-parliamentary-group-meeting-1478620872304Il presunto ‘geofilosofo’ eursiatista Aleksandr Dugin, l’8 novembre incontrava ad Ankara i gerarchi del partito di Erdogan, con cui vuole costruire un’alleanza ‘eurasiatica’ che, in sostanza, distruggerebbe invece gli alleati regionali della Federazione Russa, come la Siria, l’Armenia e le repubbliche dell’Asia centrale. Aleksander Dugin (e anche suoi estimatori e presunti nemici) ama spacciarsi da “consigliere del Presidente Vladimir Putin”. Tolto il fatto che di questo “consigliere di Putin” appaiono fotografie con i nemici della Russia, e neanche una con il ‘consigliato’ Putin, Dugin non risulta mai aver lavorato con organi di governo o presidenziali della Federazione Russa. In realtà, la mitologia su Dugin ‘consigliere’ di Putin serve a un duplice scopo:
1. Pompare un “ideologo” che in Patria non conta nulla e racimola seguaci solo tra le sette fringe della Federazione;
2. Sostanzialmente screditare il Presidente Putin accomunandolo con una figura ambigua che rappresenta in realtà un’ideologia quanto meno confusionaria, ma pericolosa;
Il milieux duginista aggredisce continuamente gli alleati storici della Federazione Russa, come India, Vietnam, Siria, Paese quest’ultimo che si vorrebbe frantumare per soddisfare le ambizioni neo-ottomaniste del presidente turco Erdogan, padrone della Turchia e di un certo Dogu Perincek, il capo di una setta politica legata ad Erdogan tramite il generale dell’intelligence militare turca Ismail Hakki Pekin, e con cui lo stesso Dugin ha un lungo sodalizio.

Ismail Hakki Pekin

Ismail Hakki Pekin

Va ricordato che la Turchia è sempre stata un terreno fertile per le operazioni di Stay Behind, e nulla può escludere che Perincek e il suo ‘partito maoista/eurasiatista’ non siano che il colpo di coda della convergenza tra estrema sinistra maoista e strutture di Gladio, avutasi nel lontano 1966 in Svizzera e in Italia (Piazza Fontana e L’Orchestra Nera): “Dopo diversi anni di attività clandestina, Perincek fondò il Partito dei lavoratori e dei contadini della Turchia (PLCT). Questo partito legale aveva ereditato il maoismp del predecessore (nel senso di lotta contro i sovietici), ma aveva cambiato atteggiamento nei confronti di Mustafa Kemal e della questione curda. E alla fine divenne uno dei primi avversari del PKK fondato nell’Anatolia orientale; l’organizzazione clandestina assassinò diversi capi regionali del PLCT. Al di là del conflitto con il PKK, il partito aveva posizioni “uniche”, come aumentare la pressione militare e il ruolo della NATO, in quanto Perincek sosteneva misure straordinarie contro la cosiddetta “quinta colonna”, rappresentata dal Partito Comunista di Turchia, ed appoggiava l’adesione della Turchia alla NATO “come misura difensiva contro gli zar rossi”. E’ degno di nota che il partito inizialmente sostenesse il colpo di Stato del 1980 (in Turchia), essendo del parere che gli Stati Uniti fossero in ritirata e l’URSS fosse la ‘principale minaccia imperialista’. Nonostante il supporto iniziale del partito, le autorità putschiste turche vietarono il PLCT, insieme a decine di altre organizzazioni socialiste. Negli anni successivi, la cerchia di Perincek fondò il Partito Socialista inizialmente guidato da Ferit Ilsever, stretto collaboratore di Perincek. Nello stesso periodo, Perincek e i suoi seguaci pubblicarono la rivista “2000 e Dogru” (Verso il 2000), che intervistò ex-capi curdi fedeli ad Abdullah Ocalan e a Masud Barzani. Non sorprende che Perincek e i suoi seguaci cambiassero posizione sulla questione curda, ancora una volta sostenendo il PKK e contrastando le forze armate turche con la stessa retorica assolutista di prima. Perincek accusò il famoso giornalista della sinistra kemalista (e martire) Ugur Mumcu, di collaborazionismo per le critiche alle milizie di Barzani e del PKK. Gli anni successivi videro l’ennesimo trasformismo di Perincek quando fondò il Partito dei Lavoratori (Isci Partisi), filo-kemalista. Inutile dire che ruppe con il PKK e abbracciò l’approccio nazionalista turco. Lentamente cominciò a “riconoscere” il “superamento” dei concetti politici tradizionali di “sinistra” e “destra” e teorizzò la lotta tra forze “globali” o “non nazionali” e quelle “nazionali”. La sua separazione tra accumulazione del capitale e nozione di globalizzazione l’ha portato a cercare soluzioni “non-socialiste”, in patria e all’estero, comportando alleanze ambigue con gli eurasiatisti russi (Dugin. NdT) ed ex-Lupi Grigi (Stay Behind/Gladio. NdT). La popolarità di Perincek raggiunse l’apice quando fu imprigionato insieme a decine di militari, giornalisti, accademici e politici anti-NATO, durante l’indagine Ergenekon. In un primo momento lui e i suoi compari cercarono di dissociarsi dal resto dei prigionieri, ma alla fine solidarizzarono. Mentre l’indagine procedeva, Perincek, nonostante le accuse spregevoli ed illegittime, apprezzò il “mito del leader imprigionato”, come Abdullah Ocalan. Le sue azioni furono giudicate scusabili, non importa quali fossero, mentre le sue idee continuavano a spostarsi verso destra. Tuttavia, negli ultimi due anni quel mito è andato distrutto. Dopo essere stato rilasciato, Perincek si unì con entusiasmo alla crociata di Erdogan contro la setta di Gulen, nonostante il fatto che Gulen e Erdogan fossero ugualmente responsabili della sua prigionia; Perincek considera Gulen “il nemico principale”, arrivando a sostenere i candidati di Erdogan al Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri. Inoltre non si astiene dal sostenere l’introduzione dei programmi “turchi ottomani” nelle scuole superiori, di fatto facendo marcia indietro dalla sua posizione “kemalista”. Perciò, Perincek decise che non era più opportuno mantenere un “nome di sinistra”, come “Partito dei lavoratori”, e dopo un congresso ridicolo cambiò il nome del partito in “Partito della Patria”. Nonostante l’esigua base elettorale (0,3%), il partito si presenta coraggiosamente da “fronte unitario” (rinunciando sostanzialmente al ruolo di “partito d’avanguardia” teorizzato da Lenin) accogliendo con favore il genere di persone che ho già citato… Il resto della storia si svolge ai giorni nostri. Perincek continua a sostenere le incursioni illegittime di Erdogan in Siria, “finché l’esercito distrugge il PKK”, evita di commentare le palesi violazioni costituzionali di Erdogan e continua ad eliminare i socialisti “disobbedienti” (o meglio, i socialisti autentici) dal partito. E come Perincek giustifica tali azioni? E’ convinto che “ieri è ieri e oggi è oggi”, cioè, non ha remore ad allearsi anche con Erdogan finché combatte l’attuale “nemico principale”. Non ha alcun principio politico; o meglio, il suo unico principio politico è la realpolitik. Tali vizi, non esclusivi in lui, sono “tipici del politico in mala fede”; semplicemente è un capo inaffidabile e quindi va isolato”.
Ma ricordiamo la presunta funzione ‘eurasiatista’ della Turchia neo-ottomana di Erdogan, Perincek e Dugin, citando qualche fatto:
– I terroristi del cosiddetto esercito libero siriano (ELS) ricevevano qualche giorno fa dei missili antiaerei portatili, ad al-Bab, nella provincia di Aleppo. L’ELS opera nell’ambito dell’operazione turca ‘Scudo dell’Eufrate’, condotta da esercito e forze speciali turchi, da cui appunto i terroirsti filo-turchi e turcomanni ricevono i nuovi missili superficie-aria. Ciò indica che Ankara considera un confronto militare con l’Esercito arabo siriano, dopo aver occupato al-Bab una volta battuto lo Stato islamico.
– Secondo l’analista Sarqis Qasarjian, “4 autocarri carichi di armi sono entrati nella provincia di Idlib, in Siria, dalla Turchia, destinati ai terroristi ad Aleppo“. L’esercito turco ha fornito una grande quantità di armi e munizioni alla coalizione terroristica Jaysh al-Fatah, per impiegarle nell’operazione ‘Grande Epopea’, volta a spezzare l’assedio dell’Esercito arabo siriano ai terroristi nella parte orientale della città di Aleppo. Hawar News, inoltre, indicava che l’esercito turco istituiva un nuovo posto di frontiera a nord di Idlib, ad Uqayrabat, per inviare rinforzi, armi e munizioni ai gruppi terroristici sostenuti da Ankara. L’esercito turco inviava il 23 ottobre almeno 20 autocarri carichi di armi e munizioni ad Idlib, attraverso questo passaggio, in vista dell’assalto del Jaysh al-Fatah alle postazioni governative di Aleppo. Nel frattempo, anche 4 autobus con decine di terroristi si recavano ad Idlib via Atamah, prr poi essere spediti nei campi di battaglia di Aleppo. Un membro del Consiglio democratico siriano, Rizan Hado, rivelava anche che un elicottero turco era atterrato nei pressi di Atamah, nella provincia di Idlib, “L’elicottero trasportava numerosi ufficiali turchi e diverse scatole il cui contenuto non era noto, ma fonti dicevano contenere armi avanzate“. Da giugno, oltre 4000 terroristi avevano attraversato il confine tra Turchia e Siria, soprattutto per aiutare i terroristi intrappolati ad Aleppo.
– Presso Lataqia, il 13 novembre, i soldati dell’Esercito arabo siriano assaltavano le difese dei terroristi nei dintorni della fattoria al-Hayat. Le truppe siriane assaltavano le posizioni e i centri di Jabhat Fatah al-Sham nella provincia di Lataqia, “I centri di Fatah al-Sham nei villaggi e nelle città di frontiera tra Lataqia e Idlib e la Turchia, venivano attaccati dai soldati e dagli aerei siriani. Il governo del presidente Recep Tayyip Erdogan ha trasformato queste aree di confine in corridoi illegali per il contrabbando di terroristi e munizioni in Siria“.
In sostanza, dei buoni esempi di cosa intenda Dugin quando sproloquia di ‘eurasiatismo’ con i suoi camerati neo-ottomani. E tornando proprio a Dugin, l’alleato ‘eurasiatico’ di Perincek visitava il parlamento turco l’8 novembre, dove veniva ancora introdotto come il “consigliere di Putin che aveva avvertito dell’imminente golpe turco” del 14 luglio; alle domande dei giornalisti turchi, rispondeva che “non ha portato alcun messaggio privato di Putin; la sua presenza (di Dugin) ad Ankara era per dimostrare la particolare amicizia della Russia alla Turchia”. Ciò in memoria dei soldati russi assassinati dai terroristi filo-turchi e dai militari turchi? Ma poi, è vero, ancora, che Dugin è vicino a Putin?
cxfnp7mxeaahtwgMi dispiace per coloro che s’immaginano analisti della Russia, ma che non vi hanno mai trascorso un giorno, non ne hanno mai studiato la cultura e la letteratura, né la lingua, e quindi non sanno leggere i media russi, che non sono monolitici e spesso rimproverano severamente le politiche di Putin e del Cremlino. Cliff Kincaid è uno di tali aspiranti ‘analisti’. Un solo passaggio illustra l’ignoranza profondamente imbarazzante di costui della scena politica russa e della psicologia di Putin. Kincaid puntella la sua ignoranza con tale convenzione: ‘Come abbiamo notato, il consulente di Putin Aleksandr Dugin è il leader del “Movimento Internazionale d’Eurasia”, che punta all'”alleanza strategica” tra Iran e Russia’. Se non fossi così occupato a piangere sull’abissale ignoranza degli affari esteri che sprofonda la nostra nazione di guerra in guerra, dopo tali manifestazioni di palesi sciocchezze senza senso, mi viene da ridere all’assurda idea che Dugin sia un “consigliere” di Putin, nozione su cui si basa gran parte delle ‘analisi’ della spazzatura neocon su Putin. Recentemente mi hanno chiesto del rapporto tra Dugin e Putin, ed ecco cosa ho detto: ‘A molti nel mondo occidentale viene detto dai critici anti-russi che il filosofo Aleksandr Dugin sia il “mentore” di Putin. Niente è più lontano dalla verità. Dugin è un uomo intelligente che vuole il potere per sé ed ha fatto disperati tentativi d’ingraziarsi Putin sezionandone il comportamento e sintetizzandone una filosofia. Quindi, non è particolarmente creativo o originale, e le cui idee non sono sue, ma sono solo tentativi amatoriali di tradurre le azioni di Putin in un’ideologia. Ecco il punto chiave: Putin non è un seguace di Dugin, più di quanto Dugin sia un seguace di Putin, come cercherò di dimostrare. Ecco un esempio da una recente intervista in russo (che Kincaid, che sfila come autorità sulla Russia, non saprebbe leggere). Una volta i leninisti dicevano: “Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà”. Quando studiavo a Leningrado, c’erano striscioni sulle vie principali con questo messaggio di adorazione. Beh, come ho detto, Dugin non è molto creativo. Ha preso questa frase come base e vi ha creato il detto: “Putin è ovunque, Putin è tutto, Putin è assoluto, Putin è insostituibile”. Dugin ha anche usato un concetto di Tolstoj spacciandolo come proprio. Purtroppo, Dugin non ha mai veramente capito Putin. Dugin fece un discorso folle in un’intervista televisiva, invitando la gente ad “uccidere, uccidere, uccidere” (gli ucraini), e molti russi chiesero che venisse licenziato dalla cattedra di professore. In effetti, fu licenziato, e significativamente Putin non si oppose, né lo difese in alcun modo. Significativamente, Putin ha più volte detto, nelle interviste pubbliche, che russi ed ucraini sono fratelli. Vuole la conciliazione e vuole che i russi rispettino gli altri popoli. Così, nonostante il suo sciorinare erudizione, Dugin fu ingenuo nell’invocare l’uccisione degli ucraini, rivelando una totale incomprensione della mentalità di Putin. Dugin poi stupidamente accusò Putin di non averlo soccorso. Ovviamente, costui è un egoista che cerca di gonfiarsi associando la propria figura alle idee di Putin, ma non ha alcuna influenza su Putin, e dubito che l’abbia mai avuta. Putin è stato recentemente intervistato dai media russi e gli è stato chiesto quale fosse la sua ideologia. Putin ha detto che non ha alcuna ideologia che lo guidi, ma che è un conservatore e un pragmatico. Qualsiasi acuto osservatore di Putin (non accecato dal razzismo russofobico) avrebbe detto la stessa cosa. Questo è un segnale chiaro al pubblico che Putin non ha alcun legame con Dugin e che non è influenzato dall’ideologia dell”eurasiatismo’ (o qualunque altra cosa). La Russia è stata quasi distrutta da una ideologia. I russi s’intimidiscono quando si tratta di belle ideologie dal suono occidentale, tipo ‘progressista’ o ‘liberale’. Dugin aveva il suo posto al sole. Ora l’ha perso e sono convinto che Putin dica tra sé e sé che è stata ‘una liberazione’”.
img-20160811-wa0004_8820bda62de4d7719494Il 14 e 15 luglio 2016, Dugin aveva incontri privati con i funzionari dell’intelligence turca ad Istanbul… Al momento dell’incontro ci fu il tentativo di colpo di Stato, e il sindaco di Ankara e rappresentante del presidente Beldia Melih, descrisse la situazione dell’imminente colpo di Stato in un incontro con Aleksandr Dugin e Hasan Cengiz (il capo dei duginisti turchi), la mattina del 15 luglio. Ovvero almeno 12 ore prima del presunto colpo di Stato, Dugin e ovviamente i turchi sapevano che ci sarebbe stato. “Dopo il fallito golpe, Alexander Dugin e un reporter televisivo di Tsargrad, di sua proprietà, fecero un documentario di 3 ore”, a sostegno delle castronerie sull’avvertimento dei servizi segreti russi, di cui lo stesso Dugin è all’origine. Tale documentario di propaganda filo-Erdogna fu trasmesso poi in Russia per influenzarne l’opinione pubblica. Nel documentario compaiono Hasan Cengiz, il presidente della commissione costituzionale Burhan Kuzu, il sindaco dell’area metropolitana di Ankara Melih, il sindaco della città Mustafa Keçiören, oltre ad “alcune vittime” dei gulenisti. Mandato in onda l’8 agosto, il giorno prima del vertice del 9 agosto tra Putin ed Erdogan. Dal 4 agosto Aleksandr Dugin si è recato almeno 4 volte in Turchia. Infie, dopo aver detto nel 2015 a Spiegel che lui non ha mai incontrato Putin, il 4 agosto 2016 Dugin viene presentato in Turchia, ancora come massimo consigliere di Putin, e suo mentore ‘spirituale’…

Dugin incontra Salvini, e non Putin

Dugin incontra Salvini, e non Putin

Tra l’altro fu lo stesso Dugin, nell’agosto 2014, a dire che non ha nulla a che fare con Putin:
Se perdiamo l’Ucraina orientale, Kiev poi attaccherà la Crimea e veremo trascinati in una guerra. Se cediamo la Crimea, ci saranno proteste in Russia che porteranno al rovesciamento di Putin, e avremo la nostro euromaidan. Non so Putin, non ho alcuna influenza su di lui. Gli giro il mio appello per così dire per nulla, ma è mio dovere civico.
Spiegel: Se Putin dice che la Russia non deve solo proteggere i russi nel mondo, ma tutti coloro che si sentono parte del mondo russo, allora è molto vicino a voi. Sembra anche che combattiate l’egemonia degli USA. D’altra parte si dice che Putin non creda in alcuna idea. Se è così, è contro anche  l’occidente?
Dugin: Sì, certo. Ha una doppia personalità. C’è il Putin lunare e  quello solare, come dico. Il Putin solare è Putin come vorrei vederlo. Lunare quando guarda al mondo dal punto di vista degli accordi, contratti, collaborazioni, forniture di gas. Qui è pragmatico. Tra i due c’è un conflitto. Putin è una persona profondamente divisa: in primo luogo per l’annessione della Crimea, e poi passo dopo passo va nella direzione opposta. Ha lavorato nel servizio segreto, forse perciò dice esattamente il contrario di quello che vuol fare.
Anzi, Dugin profettizava che “Putin farà la fine di Gheddafi”, nel maggio 2014, ritenendo che il rifiuto di Putin d’inviare truppe in Ucraina significasse l’invasione ucraina della Crimea. Dopo di che le forze democratiche della Russia avrebbero iniziato massicce proteste e Russia Unita avrebbe seguito il destino del Partito delle Regioni ucraino. Perciò Putin, secondo Dugin, sarebbe stato rimosso dal potere. “Inoltre, il destino di Janukovich, Milosevic, Gheddafi e Sadam Husayn sarà anche di Putin, verrà ucciso come promesso, come Allende, se questa situazione permetterà la vittoria della palude e di Eco di Mosca, portando rapidamente al collasso della Russia e alla guerra civile. La democrazia sancirà la catastrofe geopolitica del 1991, raggiungendo il suo scopo e sarà irreversibile… Se Putin agisce in ritardo, quando le truppe della junta arriveranno in Crimea. La situazione sarà molto peggio, ma non fatale. Dietro montagne di cadaveri e di disperazione verso  Mosca della popolazione del Donbas, si rafforzerà il morale di Kiev e gli Stati Uniti aiuteranno con sempre maggiore coraggio la sesta colonna a Mosca, rafforzandone la posizione e ricattando Putin. … Allo stesso tempo, Putin dovrà reprimere in massa e agire con pugno di ferro in Russia. La battaglia sarà sanguinosa. La vittoria non sarà scontata. Perderemo tempo con cadaveri di bambini, milioni di persone e territori enormi frantumati, come la fiducia dei popolo in Ucraina e in Russia, in una parola, quasi tutti perderanno, ma non tutti. E forse ci riuniremo all’ultimo momento, come nel 1941 o nel Periodo dei Disordini o nel 1812, perché allora anche se avremo perso quasi tutto, recupereremo tempo. Ma finora siamo indietro ed è ancora possibile salvarci. Mentre è ancora in vita, Igor Strelkov, opera nelle RPL e RPL con Gubarev e Bolotov, Pushilin e Borodaj. Ancora con i difensori di Slavjansk, gli eroi di Lugansk. Domani saranno uccisi. E inizierà il terrore sanguinario. E Mosca umilmente aspetterà la guerra in attesa della scadenza dei debiti per il gas. Siamo in tempo massimo… Se Putin non invia l’esercito ora, inizieremo a scivolare nella follia, nel caos, nell’idiozia vittimistica passiva e sottomessa. Descrivere ciò in termini razionali è impossibile. Perderemo da deboli, perdendo visione e vita...”
Come non collegare ciò con il terrorismo autoindotto, catastrofista e disfattista di Giluietto Chiesa, uno pseudo-filorusso tendenzioso che profetizzava nel 2014 l’imminente distruzione della Federazione Russa, guidata da un confusionario e paralizzato Putin? Era un’analisi disinteressata della situazione in Russia all’indomani del golpe di Gladio a Kiev? No.

Dugin con il teorico della distruzione dell'URSS ed inventore di al-Qaida, Zbig Brzezinsky. Curiosamente, non ci sono foto di Dugin con Putin...

Dugin con il teorico della distruzione dell’URSS ed inventore di al-Qaida, Zbig Brzezinsky. Curiosamente, non ci sono foto di Dugin con Putin…

Giulietto Chiesa e i nazisti nell’Illinois
51yeo4gvmhlHo già fatto notare come Giulietto Chiesa, presunto amico della Russia e del popolo russo, si vanti pubblicamente di aver collaborato per venti anni (ripeto venti anni), dal 1980/81 al 2000, con una radio, Radio Liberty. E cos’è Radio Liberty?
Radio Liberty fu creata dal Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (Amcomlib) nel 1951, nell’ambito dell’operazione QKACTIVE (attiva dal 1951 al 1971), attuata attraverso un’organizzazione di copertura (Comitato americano per la Liberazione dei Popoli della Russia – AMCOMLIB), a sua volta rientrante nell’operazione PBAFFIRM. Tale organismo, per poter svolgere attività antisovietica contro le democrazie popolari e l’Unione Sovietica, venne dotato dalla CIA appunto di Radio Free Europe e Radio Liberty, dell’Istituto per lo studio dell’URSS (BGCALLUS) presieduto da Stanislaw Stankiewicz, e di vari giornali e libri. Originariamente chiamata Radio Liberazione dal Bolscevismo, Radio Liberty iniziò a trasmettere da Lampertheim, in Germania, il 1° marzo 1953, coprendo le repubbliche democratiche popolari dell’Europa centro-orientale. Altre stazioni della Radio erano nella cittadina di Glória e nell’aeroporto Oberwiesenfeld di Monaco di Baviera, dove operavano diversi ufficiali e funzionari ex-nazisti, attivi presso il Ministero dell’Est durante il Terzo Reich. Il ministero fu creato durante la Seconda guerra mondiale per presiedere alla colonizzazione dei Paesi dell’Europa orientale e dei territori dell’URSS occupati dai nazisti. Nel 1955 Radio Liberty iniziò a trasmettere sulle province orientali dell’URSS da stazioni situate a Taiwan; e nel 1959 Radio Liberty iniziò le trasmissioni da una base a Platja de Pals, nella Spagna franchista.
E cos’era il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (Amcomlib), che ufficialmente avrebbe creato Radio Liberty?
Il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (ACLPR o AMCOMLIB), noto anche come Comitato americano per la Liberazione dal bolscevismo, era un’organizzazione anticomunista fondata nel 1948 dalla CIA, ed affidata a Mikola Abramchyk, che rappresentava i nazisti raccolti dal dipartimento di Stato degli USA nell’ambito dell’operazione Bloodstone. In effetti, AMCOMLIB non era altro che la versione americana del Blocco delle nazioni anti-bolsceviche e del Comitato per la liberazione dei popoli della Russia, organizzazioni fondate nel 1943 e nel 1944 dall’intelligence militare nazista e dalle SS, utilizzando collaborazionisti ucraini e baltici, fascisti locali, disertori e traditori sovietici. Tali organizzazioni redassero il Manifesto di Praga, che invocava il “diritto all’auto-determinazione” di qualsiasi gruppo etnico che vivesse nell’URSS. Secondo il professore Christopher Simpson, dell’American University, Frank Wisner, allora capo della Direzione piani operativi della CIA, arruolò 250 nazisti negli Stati Uniti, di cui 100 assunti per lavorare presso le radio statunitensi Voice of America e Radio Free Europe. La CIA creò una speciale sotto-unità per sorvegliare l’assunzione dei collaborazionisti nazisti, l’Ufficio progetti speciali, poi divenuto Ufficio per la politica di coordinamento, che il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA autorizzò con la direttiva segreta NSC10/2. NSC10/2 e operazione Bloodstone di fatto crearono Radio Free Europe e Radio Liberazione dal bolscevismo (poi Radio Liberty). Continua Simpson, “In numerosi casi, i selezionatori di Radio Free Europe e Radio Liberty non si presero nemmeno la briga di cambiare i nomi… dei comitati nazionalisti creati dai nazisti. In un atto d’indiscrezione rivelatore, anche l’organizzazione di copertura degli Stati Uniti per l’operazione Radio Liberazione, il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia, prese il nome direttamente dal Komitet Osvobozhdeniia Narodov Rossii creato dalle SS e dal ministero degli Esteri del Terzo Reich, nel 1944. Il governo sovietico subito sottolineò la somiglianza tra la retorica delle trasmissioni di Radio Free Europe e Radio Liberty e quella dei nazisti, elencando anche i numerosi collaborazionisti nazisti che lavoravano in queste stazioni radio… così Radio Free Europe e Radio Liberty furono costrette a vietare l’uso del termine “bolscevismo” per via dell’inconfondibile associazione con la propaganda nazista nella mente degli ascoltatori europei”.
Quando Mikhail Gorbaciov andò al potere in Unione Sovietica, Radio Liberty sostenne a spada tratta la sua cosiddetta ‘Glasnost‘, ed infatti Gorbaciov, di cui Giulietto Chiesa è tutt’ora uomo di fiducia, sospese le attività sovietiche per bloccare le trasmissioni delle radio della CIA, e permise ai cosiddetti ‘dissidenti’ di rilasciare impunemente interviste presso Radio Liberty. E nel 1991, Radio Liberty, come lo stesso Giulietto Chiesa del resto, fu molto attiva nel sabotare il tentato golpe di Agosto contro Gorbaciov, nel tentativo di evitare la dissoluzione dell’URSS per mano della banda Gorbaciov-Eltsin-CIA. Le trasmissioni di Radio Liberty permisero a Gorbaciov e ad Eltsin di diffondere propaganda anti-sovietica, sabotando l’azione dei golpisti anti-NATO. Eltsin espresse gratitudine a Radio Liberty permettendole di aprire un ufficio permanente a Mosca, il 27 agosto 1991. Dal 1995 la stazione di Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) si trova a Praga, dov’è tutt’ora attiva nel sostenere il governo golpista neonazista a Kiev.

Dugin e Perincek

Dugin e Perincek

Fonti:
American Committee for the Liberation of the Peoples of Russia
AntiBolshevik Bloc of Nations
Cold War Radio: The Dangerous History of American Broadcasting in Europe, 1950-1989
Committee for the Liberation of the Peoples of Russia
Daily Sabah
Fars News
Fars News
Haber Erdogan-Putin gorusmesinin perde arkasi ve Alexander Dugin ozel roportaji
Ismail Hakki Pekin
Jeder Westler ist ein Rassist
Perincek, Preve and the shadows of reactionary opportunism, an autocritique
Radio Free Europe – Radio Liberty
So Dugin is Putin’s adviser, Mr. Kincaid?

Turkeys deep state has a secret backchannel to Assad
Turkey supplies its proxies in northern Aleppo with Manpads
Vvedenie voysk i semantika russkogo vremeni
What Nazi-Tied Roots to U.S. International Media Reveals About Ukraine Crisisbushgorb

Giulietto Chiesa si presenta

Alessandro Lattanzio, 29/12/2015

Giulietto Chiesa è una False Flag, e il suo circo è una pedina della guerra 'ibrida' contro la Russia.

Giulietto Chiesa è una False Flag, e il suo circo è una pedina della guerra ‘ibrida’ contro la Russia.

Giulietto Chiesa si presenta così: “… Dal 1 ottobre 1980 al 1 settembre 1990 corrispondente da Mosca per l’Unità. Nel 1989-1990 e’ “fellow” del Wilson Center, Kennan Institute for Advanced Russian Studies (1) di Washington. Conferenze in quindici università e istituti di ricerca americani, Dipartimento di Stato, Rand Corporation etc. Nel 1990 entra alla “Stampa”, ancora come corrispondente da Mosca, e rimane in Russia fino alla fine del 2000. Durante il periodo moscovita ha collaborato intensamente con “Radio Liberty“…”
La RAND Corporation è un think tank legato al complesso militar-industriale-spionistico statunitense, mentre il sito del Wilson Center, si apre con un ‘cantante’ ucraino che tesse le lodi al colpo di Stato, incitando alla guerra contro la Novorossija e la Russia. Inoltre, il Kennan Institute definisce la Russia di Putin in tale modo “The majority of the Russian population, which is (supposedly) overwhelmingly supportive of the Kremlin, ends up living in a constructed reality-television show”; dove la Russia sarebbe sotto la cappa della propaganda mediatica del governo (di Putin), cosa che di certo non accade coi regimi occidentali…. Come non collegare tale definizione della Russia con l’appello di Giulietto Chiesa alla Rivoluzione colorata in Russia, per rovesciare il sistema di governo di Putin, “Che la Russia debba essere riformata non c’è alcun dubbio. La sua vulnerabilità attuale è proprio dovuta alla sua dipendenza dal mercato occidentale, dalla finanza occidentale, dalla credenza diffusa nei gruppi oligarchici che le favole di Wall Street e della City of London siano verità. La Russia dev’essere riformata intellettualmente e moralmente. Molti intellettuali interpretano la crisi mondiale, planetaria, con gli stessi, miopi criteri dei grandi centri del dominio mondiale. E dunque collocano la Russia al traino di altri interessi. E non c’è dubbio che questa intelligencija non sia in grado di rappresentare gl’interessi del popolo. Chi non usa la metropolitana di Mosca è difficile che sappia cos’è il popolo di Mosca, e neanche il popolo russo. Io vedo e percepisco un risveglio dal basso, che dev’essere aiutato e incentivato dall’alto. Questo risveglio ha una grande forza nascosta in sé e costituirebbe una risorsa straordinaria. Ma questo comporta la costruzione di strumenti di partecipazione, di democrazia, che ancora non ci sono. Solo un consenso attivo può liberare un’enorme energia. Ed è così come dici: non si può a lungo esercitare una forte difesa dell’interesse russo sul piano internazionale senza risanare la società russa e senza difendere i diritti dei suoi cittadini, la giustizia, la solidarietà, l’uguaglianza”. (Megachip)
Il linguaggio è quello proprio delle primavere arabe e delle rivoluzioni colorate, come quella in Ucraina nel 2014… la neolingua antioccidentale e finto-putinista usata da Chiesa è solo l’espediente utilizzato per ingannare il pubblico, soprattutto italiano, tarlato da una claque Chiesofila composta da soggetti dalla visione fideistica della realtà, quando non si tratta di soggetti ambigui, confusionari ed infidi. Neanche la CIA e Soros (che gestiscono Radio Liberty con cui Chiesa ha “intensamente collaborato”), hanno mai strombazzato le vere ragioni per cui sostenevano le rivoluzioni colorate e le primavere arabe, ma strombazzavano “…la costruzione di strumenti di partecipazione, di democrazia, che ancora non ci sono”, per far uscire la società russa dal “reality-television show” di Putin, di cui parla il Think Tank del Dipartimento di Stato degli USA, nel tentativo di screditare la rinascita della Russia dovuta all’operato del Presidente Putin.
Giulietto Chiesa si propose già nel 2012 di portare giustizia, solidarietà, uguaglianza in Russia, scendendo in piazza per abbattere Putin, istigando a partecipare alle manifestazioni organizzate e finanziate dall’Ambasciata degli USA, allora presieduta dall’ambasciatore McFaul, che dichiarò al giornalista Greene, che l’intervistava: “Lei ha scritto un libro, un decennio fa, chiamato “La rivoluzione infinita della Russia”. Dando uno sguardo al Paese dall’era Gorbaciov all’era Putin, e sul fallimento della democrazia nel consolidarsi. Mi chiedo se si potesse fare un passo indietro, e dirci dove siamo oggi. Voglio dire, queste proteste a Mosca sono un segno che la Russia va verso il traguardo?
Beh, è stato bello essere un accademico, quando ho potuto scrivere libri e pontificare sul futuro. Sono molto restio a parlare di previsioni sul futuro. Quello che vorrei dire è che avete visto un periodo di crescita economica, modernizzazione qui, in questo Paese, dopo un periodo molto difficile. Ricordiamo, quando scrissi quel libro, parlavo di tripla transizione, fine dell’impero, fine del comunismo come sistema politico, e fine dell’economia di comando come sistema economico. Fare tutte e tre queste cose contemporaneamente è stata una sfida enorme, e un gran numero di persone ne ha sofferto. Ma ne sono usciti ora. È una società prospera; molto istruita; molto sofisticata. E nessuno dovrebbe essere sorpreso dal fatto che chiedono un sofisticato sistema di governo ed a sua volta, un governo molto sofisticato che vi corrisponda. Guardo un Paese come l’Ucraina. E abbiamo visto nel 2004 qualcosa di simile a quello che vediamo ora, in Russia, le proteste innescate da ciò che fu vista come elezione truccata. La folla in piazza a Kiev era molto, molto più grande. La gente dietro, si sa, erano esponenti dell’opposizione che veramente mobilitò grandi folle. Ora, c’è un sistema di governo, un capo che non sembra democratico come quelli che guidarono la rivoluzione arancione” (si riferisce a Janukovich, abbattuto a Kiev dal golpe di Gladio del febbraio 2014). Come si vede, anche McFaul esprime concetti che allieterebbero i più sprovveduti. Ma l’accenno all’Ucraina dovrebbe mettere in guardia chiunque.

Si legga la didascalia del video, chiara e netta: “Putin eletto con i soliti brogli. Ma questa volta ha preso coscienza che c’è un’opposizione. E ne terrà conto. La Russia da sempre preferisce la stabilità alla democrazia. Putin come Berlusconi? Hanno la stessa idea di democrazia, ma hanno stili e culture diverse”. Infatti, in questo video Giulietto Chiesa appare chiaramente allineato alle analisi e agli scopi dell’ambasciatore statunitense che voleva trasformare la Russia, nel 2012, nell’Ucraina del 2014.
Chiesa, inoltre, non fa mistero dei suoi stretti legami con Mikhail Gorbaciov: “Negli ultimi nove anni si e’ occupato di studio della globalizzazione e, in particolare, degli effetti sul sistema mediatico mondiale. In questo contesto si colloca la partecipazione di Giulietto Chiesa alla fondazione del “World Political Forum”, con sede a Torino, sotto la presidenza di Mikhail Gorbaciov. Nel 2010 il Presidente Gorbaciov ha continuato la sua attività di ricerca internazionale fondando in Lussemburgo il “New Policy Forum” del cui dell’Advisoy Board Giulietto Chiesa è membro“. Anche Gorbaciov invoca il rovesciamento di Putin, affinchè Russia e Cina non siano più d’ostacolo al Nuovo Ordine Mondiale. “Ci ho pensato a lungo e ho concluso che le proteste cui stiamo assistendo in tutto il mondo (parla della ‘Primavera araba’), in realtà sono un segno che tra circostanze molto difficili, il movimento verso un nuovo ordine mondiale emerge. Non possiamo lasciare le cose come prima, quando vediamo queste proteste dilagare verso sempre nuovi Paesi, visto che quasi tutti i Paesi assistono alle proteste con cui la gente vuole il cambiamento. Vuol dire che non è felice del tipo di ordine mondiale esistente ora. Ciò significa che le nazioni si adeguano alle sfide del nuovo ordine mondiale” (Gorbaciov, quindi, appoggiava chiaramente la sovversione islamo-atlantista del 2011, ciò di cui si dispiaceva era l’opposizione che tale ‘rivoluzione’ incontrava). (Lafayette). Ma Gorby non solo cianciava di “rivoluzioni globali”, ma cercò di applicarle in Russia. Durante la tentata rivoluzione colorata contro Putin, a Mosca, Gorbaciov definì il sistema politico russo “corrotto” e “stupido”, ed appoggiò tali operazioni anti-Cremlino. Parlando alla vigilia di una protesta dell’“opposizione” contro le elezioni parlamentari vinte dal partito Russia Unita, Gorbaciov attaccò Dmitrij Medvedev, l’allora presidente russo, per non aver bloccato il processo elettorale su richiesta di “osservatori internazionali e attivisti dell’opposizione” foraggiati dagli USA; “Ha detto che non aveva niente da ridire o dubbi sulle elezioni. E con questo, Dmitrij Anatolevich penso abbia calato il sipario sulla sua carriera”, sentenziava Gorbaciov, scottato dal fallimento dell’alleanza politico-elettorale con il banchiere milionario Aleksandr Lebedev, datore di lavoro di Anna Politkovskaja, sostenitrice del terrorismo islamista in Cecenia. E in tutto ciò fu seguito da Giulietto Chiesa. Infatti, il Cremlino conosceva il vero ruolo di Gorbaciov, accusandolo di orchestrare, assieme a ONG e Dipartimento di Stato degli USA, le manifestazioni di malcontento dell’“opposizione liberale”, “chiarendo che non tollererà alcun tentativo d’effettuare un cambio di regime in stile Primavera araba”. Come spiega lo storico francese Jean Geronimo, “Al momento, tali “manifestazioni” furono interpretate dal Cremlino come segnali di un’offensiva globale volta, infine, contro la Russia e le cui premesse, via interferenza occidentale, furono osservate nelle ultime elezioni russe (presidenziali) nel marzo 2012. Secondo una certezza inquietante e nonostante l’assenza di prove reali, l’ONG Golos, finanziata dagli USA (!) accusò Putin di “massicci brogli elettorali”. L’obiettivo di Golos era fomentare il malcontento nelle piazze per creare, in ultima analisi e invano, un’effervescenza “rivoluzionaria” per destabilizzare il nuovo “zar rosso”. Con una ridondanza mediatica, continua e manipolatrice, osservata poi durante Majdan“. (Histoire et Societé)Gorbachev leaving the Eastonian HotelMa sicuramente la claque Chiesofila, rispettando il nome del proprio guru, continuerà a seguire ottusamente il santone ‘contrario ai media di regime’, che pontifica sempre assiso sul pulpito dei media di regime…RAND-logoPer ulteriori approfondimenti Del Kazakhstan, ovvero Grillo, Chiesa e adoratori di mummie.

Per ulteriori approfondimenti (ovvero a chi gli mancano delle tessere), Giulietto Chiesa e il Reich di Gladio

10689539Sull’incontro tra Chiesa e Gabriele Adinolfi, esponente di Pravij Sektor in Italia, (a chi gli mancano delle tessere dico subito che Adinolfi è il sodale del neonazista Fontana entusiasta partecipe della strage di Odessa, oltre che sostenitore aperto e dichiarato del golpe neonazista a Kiev e della guerra alla Novorossija). Chiesa non ha mai detto se ha partecipato o meno a tale iniziativa con tale soggetto; ma un suo tirapiedi sembrava confermarlo. Dai commenti qui sotto, si evidenziano i risultati mediatico-sociali del fenomeno Giulietto Chiesa “contro tutti”, ma che poi scrive per tutti i potentati che incontra, dalle fondazioni governative statunitensi alla stampa e alla TV di regime italiani. Dov’è la persecuzione mediatica di cui piagnucola Chiesa ogni volta che va in TV? Frequenta uno stragista mondiale, Gorbaciov, e lo incensa ogni volta, uno che dovrebbe essere seppellito nella spazzatura; ma ancora ci viene riproposto con le sue ricette da “Club di Roma”, come la riduzione della popolazione, e con contorno sciachimistico e 11 settembre (a cui arrivò però dopo 5 anni, sebbene la cosa fosse evidente a tutti da subito).
A chi è confuso: pensi davvero che uno che per vent’anni si è vantato di aver lavorato per Radio Liberty sia il Donchisciotte anticapitalista e russofilo che dice di essere? Lo sapete cos’é Radio Liberty? Chi la gestisce? Chi la finanzia? Cosa propaganda, ad esempio oggi sull’Ucraina e la Novorossija? Basta farsi un giro sulla pagina FB di Radio Liberty, che ha visto vent’anni d'”intensa collaborazione” di Giulietto Chiesa, per porsi delle serie domande sulla serietà delle chiacchiere di Chiesa. (A cui vorrei dire che ho conosciuto qualcuno di Lotta Comunista, che mi ha accennato sulle vicende del PCI a Genova negli anni ’70…). Sul video, Chiesa esorta i russi ad unirsi a una manifestazione anti-Putin nel marzo 2012, per chiederne la caduta. Ebbene, tutti gli storici e politologi riconoscono che quelle ‘manifestazioni’ erano pagate dall’ambasciata degli USA a Mosca. Gorbaciov stesso, agente degli USA e referente di Chiesa, si era infuriato per la vittoria di Putin. Che altra conclusione se ne deve trarre? Si veda poi lo sfogo delirante di Chiesa contro la Repubblica Democratica Popolare di Corea, un insulto contro un intero popolo, utilizzando le peggiori argomentazioni della peggiore destra statunitense (Kim Jong Il pagato da Washington, fenomenale). Sì di tasselli ne mancano, perché per spiegare le manzogne che racconta Chiesa ci vorrebbe un libro. Un esempio, Chiesa si vanta di avere una profonda conoscenza della Russia, però poi spaccia le teorie apocalittiche sulla fine della Terra, tirando fuori discorsi malthusiani (anche se Chiesa nega di esserlo, nonostante l’evidenza; ma quando sproloquia di una popolazione mondiale limitata a 1,7 miliardi di persone, cosa propone se non un’idea malthusiana?), come il Peak Oil, che cioè il petrolio stava già finendo… Ebbene, si scoprono sempre più giacimenti, e sempre più grandi. La teoria del Peak Oil è roba di metà XIX secolo, anche allora il ‘grande scienziato’ del momento, un certo Jewons, terrorizzò l’Inghilterra avvertendo dell’imminente fine del… carbone… Secondo lui le miniere di carbone, di tutto il mondo, si sarebbero esaurite entro il 1880-1890. Ebbene, oggi sappiamo che ci sono riserve di carbone per poter continuare a produrre energia, ai ritmi attuali (sottolineo attuali), per altri 2000 (duemila) anni. Ma dov’è sta la disonestà di Chiesa, in questo peculiare aspetto? Chiesa, che posa a russologo tuttologo, evita di dire all’audience che quando parla di fine del petrolio tira fuori la tesi di due tecnici delle multinazionali statunitensi, ma evita di accennare alla scuola sovietica, secondo cui il petrolio è prodotto a processo continuo nelle viscere della Terra, e che quindi non finirà mai. Chi ha interesse a dire che le risorse sono limitate? E chi ha interesse a nascondere la tesi sovietica sull’origine del petrolio, di cui Chiesa non fa mai cenno? E questo è un tassello, si pensi ad altri, alcuni poco noti sono davvero grotteschi e bizzarri (tipo un Giorgio Bongiovanni in Russia).
A chi mi accusa di essere russofobo: dimostra solo di essere il soggetto preferito da Chiesa e dalla setta che ha creato, il tipico militonto che crede ciecamente alle corbellerie del gran capo, solo perchè il gran capo appare come la Madonna di Fatima in TV, luogo per antonomasia che assegna legittimità e sacralità presso le menti deboli. Tali menti deboli, e ne ho conosciuti un bel campionario nell’entourage e nell’area d’influenza di Chiesa, si scagliano contro chi critica il santone-guru, identificandolo perfino con la ‘Russia’, tirando fuori epiteti ridicoli, accusando il sottoscritto di essere un agente di Washington; e questo dopo che il sottoscritto è stato accusato dalla catena la Repubblica (dove lavora la moglie del ‘dissidente perseguitato’ Giulietto Chiesa, tra l’altro), di essere un agente pagato da una potenza straniera (la Russia)… I pretoriani di Chiesa, ripeto una setta, neanche si documentano su ciò di cui parlano. La signora che mi ha definito agente di Washington, neanche si è degnata di vedere di cosa scrive questo blog; infatti l’uomo nuovo che Chiesa va creando, assomiglia abbastanza al volgo ignorante e supersitizioso che dava la caccia alla streghe (e non a caso Chiesa definisce gli ultimi 300 anni di progresso tecnico-scientifico un”illusione’, agognando l’era del feudalesimo dominante, la distopia perseguita dal Club di Roma, cui non a caso Chiesa e il criminale stragista Mike Gorby fanno parte).
Noto che Chiesa, o il suo staff, ha risposto buffoneggiando come al solito.41RVAVFA82L._SS500_Giulietto Chiesa, tra l’altro, si spaccia da marxista proponendo entusiasta il veleno malthusiano del Club di Roma di cui fa parte assieme a Gorbaciov.  Ma un vero marxista non ha nulla a che fare con tale propaganda neo-malthusiana, “La teoria di base, che la popolazione per sempre ed inevitabilmente superarà le scorte di cibo (o di energia, NdAL) a disposizione è diventato un mantra per chi vuole sostenere che ci sono troppe persone sul pianeta. Nel contesto del problema del cambiamento climatico, questo è diventato un argomento secondo cui il mondo non ha abbastanza risorse per sostenere la popolazione, e se vogliamo salvare il pianeta, il numero di esseri umani dovrà diminuire“. (Marx and Engels on the Population Bomb)
Gorbaciov, a sua volta, nel 1996, presidette il convegno del State of the World Forum, cui partecipavano altri benefattori dell’umanità come Margaret Thatcher, George H. Bush, Mohamed Yunus e Colin Powell. In tale convegno, Mike Gorby avrebbe detto: “Dobbiamo parlare con maggiore chiarezza su sessualità, contraccezione, aborto, valori che controllano la popolazione, perché la crisi ecologica, in breve, è la crisi della popolazione. Riduciamo la popolazione del 90% e non ci saranno abbastanza persone da creare grandi danni ecologici“. Inutile cercare il testo al riguardo sul sito ufficiale del World Forum; è vuoto, come è vuoto il sito dedicato alle riunioni del 1995 e 1996.gorbachev_state_of_the_world_forum
Ecco cosa pensa in realtà della Russia, Giulietto Chiesa (minuto 2:42). Però poi nell’illiberale TV russa Chiesa ci va lo stesso, dove può permettersi (alla faccia della dittatura di Putin) d’insultare un deputato della Duma che non la pensa come lui; ad un talk-show, sul primo canale russo, del 18 settembre 2015, Chiesa difese Charlie Hebdo definendo “terrorista cristiano” il deputato della Duma Mikhail Starshinov, perché aveva osservato che mentre erano li a discutere, i terroristi islamici, a cui offendono l’Islam, arrivano e tagliano teste. Un altro dal pubblico interviene, “E’ inutile discutere con questo signore (Chiesa) perche’ sono 50 anni che li istruiscono ad essere così“.