19 settembre 2016: si prepara un attentato false flag a Barcellona?

El Robot Pescador, 19 settembre 2016La questione è grave: si prepara un attacco sotto falsa bandiera nella città di Barcellona? Sappiamo che a molte persone, specialmente i nostri lettori spagnoli, la domanda del titolo potrebbe sembrare assurda. Forse molti sono spaventati o addirittura oltraggiati. Pertanto, voglio chiarire fin dall’inizio, ciò che mostriamo in questo articolo è solo speculazione. Ripetiamo: SPECULAZIONE. L’unica cosa che intendiamo seguire è, come abbiamo già fatto, immaginare o concepire possibili scenari ipotetici futuri, ragionando sulle possibilità di tali ipotetici scenari e decidere chi possano favorire e perché. Pertanto, chiediamo ai nostri lettori di mettere da parte i loro pregiudizi ideologici e leggere l’articolo nel modo più freddo e distante possibile. A questo punto, le persone più aperte alle teorie della cospirazione (e quindi alla storia reale e non quella manipolata) sono consapevoli che molti degli attentati terroristici visti negli ultimi anni, soprattutto nel mondo occidentale, in realtà nascondono operazioni sotto falsa bandiera utili a certe agende nascoste. Dopo ogni attentato islamico, la reazione (apparentemente logica e giustificabile) delle autorità è aumentare controlli e vigilanza sulla popolazione andando verso la creazione di un vero Stato di polizia. Inoltre, ogni attentato serve a giustificare, nei Paesi colpiti e alleati, l’intervento militare in aree come Medio Oriente o Africa. È pertanto prevedibile che non passi troppo tempo per vedere un nuovo attentato dello Stato islamico negli Stati Uniti e in Europa. La posizione di tale eventuale attentato ipotetico, sotto falsa bandiera, non sarebbe casuale, ma osserverebbe una serie di interessi cercando di conseguire diversi obiettivi simultaneamente (ciò che comunemente chiamiamo “prendere due piccioni con una fava”). Ebbene, se fosse così, se ci fosse un attentato sotto falsa bandiera in occidente con cui aumentare il controllo sulla popolazione e giustificare nuovi interventi militari, e se tale evento cercasse di trarre una serie di vantaggi per vari attori interessati, allora dobbiamo avvertire che vi sono abbastanza indicazioni per pensare che possa avvenire in Spagna e, più in particolare a Barcellona. Su cosa ci basiamo per pensarlo?L’idea viene inoculata nell’immaginario pubblico
La base della manipolazione
Per settimane l’idea che un attentato in Spagna, e in particolare a Barcellona, riceveva segnalazioni continue; lo scopo era porre le basi per una certa narrazione ufficiale nel caso in cui l’attentato infine avvenisse. Per cominciare, lo Stato islamico ha esplicitamente minacciato la Spagna, con l’idea di “riconquistare al-Andalus”. A questo va aggiunto che lo Stato islamico ha iniziato a pubblicare video in spagnolo, esprimendo l’intenzione di svolgere attività sul territorio spagnolo, in Spagna e America Latina. Ma se c’è una città che sembra adatta all’obiettivo dei terroristi, è Barcellona, perché al momento è una città turistica di prim’ordine, attirando centinaia di migliaia di turisti ogni anno da tutto il mondo. Pertanto, un attentato a Barcellona avrebbe un impatto particolare sulla mentalità collettiva occidentale. Come affermato in un articolo di El Periodico: “Barcellona è diventata negli ultimi anni una città nota in tutto il mondo. Sia per la sua attrazione come meta turistica sia per l’impatto dei media di Barça, la capitale catalana icona mondiale. E agli occhi dei jihadisti, ne fa un obiettivo prioritario, in quanto cercano di colpire siti dal grande impatto internazionale“.

La base reale
Diciamo che la Catalogna, di cui Barcellona è la capitale, ospita quello che è considerato uno dei nuclei più importanti dei centri jihadisti e di radicalizzazione islamica d’Europa, in gran parte grazie alla notevole immigrazione musulmana.
Infatti, negli ultimi mesi, le notizie su questo fatto sono sempre più continue sui media.
Così, la popolazione ha già considerato plausibile la possibilità di un attentato in città.
– In primo luogo, perché lo Stato islamico mira alla Spagna.
– In secondo luogo, perché la Catalogna e soprattutto Barcellona e dintorni sono centri di grande attività islamica.
Pertanto, le basi dell’argomento sono solide per “giustificare” un possibile attentato terroristico, presenti da mesi nella fantasia popolare (anche se tutto questo nasce da una realtà plausibile).

Gli inquietanti precedenti
Ma a tale base va aggiunta una successione di “notiziole” avutesi nelle ultime settimane, fornite periodicamente alla popolazione, forse per prepararla a livello semi-inconscio a qualunque possibile attentato terroristico in qualsiasi momento. Qui offriamo alcuni esempi…
– Video dello Stato islamico presenta la Sagrada Familia quale obiettivo jihadista.
La Vanguardia (08/08/2016)
Lo Stato islamico mira alla Sagrada Familia
La basilica di Barcellona appare in un video dello SIIL in Libia insieme ad altri monumenti europei. Lo Stato islamico ha identificato come suo obiettivo la Sacra Famiglia di Barcellona. Uno dei produttori in Libia del gruppo terroristico ha diffuso un’immagine in cui sono mescolati alcuni simboli del mondo occidentale suscettibili di attacchi dell’organizzazione jihadista“.

– Strano malinteso nel porto di Barcellona
La Vanguardia (13/09/2016)
L’allarme per la possibilità che Barcellona viva l’imminenza di un attentato jihadista durava praticamente due ore finché la questione, descritta dal comando antiterrorismo come “caso di irresponsabilità e comportamento completamente fuori luogo”, fu chiarita dopo l’intervento armato della Guardia Civile e dei Mossos d’Esquadra. È successo il 6 luglio quando un ragazzo pakistano di 12 anni accompagnato da quattro adulti agitava una pistola facendo il segno della vittoria davanti alle navi ormeggiate nel bacino del porto di Barcellona, mentre i compagni fotografavano la scena soddisfatti. Aveva anche indicato degli elicotteri da turismo che atterravano sul molo facendo il gesto di sparare. Gli adulti avevano registrato la scena. Poi si è scoperto che l’arma ne simulava una reale, ma fin quando la cosa non fu verificata, un settore del porto di Barcellona visse diversi minuti di tensione”.

– Jihadista arrestato a Manresa (vicino a Barcellona)
El Periodico (14-9-2016):
Arrestato a Manresa un pericoloso attivista jihadista. L’arrestato, di nazionalità marocchina, ha sviluppato su Internet un'”attività intensa” di propaganda per lo Stato islamico“.
Come si vede, sono piccole notizie emerse dai media e che, anche se ci sembrano di routine e quasi irrilevanti, agiscono come goccia malese, penetrando nella mente degli spettatori e seminando la possibilità di accettare un attacco terroristico, in modo che, in caso succeda, la prima cosa che la popolazione pensi sia “era previsto”. Tale tecnica dell'”influenza della mente” fu applicata per mesi su altri possibili attentati. Ad esempio, un’altra idea inoculata nella mente della popolazione occidentale e che si evolve lungo linee simili, è un possibile attacco terroristico con componenti nucleari, come una “bomba sporca”. (Non colleghiamo le due cose, chiariamo). Per molti mesi l’idea è apparsa sui media, anche nella narrativa (tv, film), accompagnata da un continuo flusso di notiziole che parlavano di “furto di materiale radioattivo” in varie parti del mondo. Così, anche la mente della popolazione viene assuefatta alla possibilità di un attentato nucleare. Allo stesso modo, la mente della popolazione viene assuefatta a un possibile attentato jihadista in Spagna e più in particolare in Catalogna. Ma poiché questo è un articolo fondamentalmente cospirazionista e speculativo, proponiamo l’ipotesi di un “attentato sotto falso bandiera” a Barcellona, cioè che dietro la facciata islamica ci siano altri interessi effettivamente nascosti, ed è giunto il momento di chiederci: chi potrebbe essere interessato ad un attentato di questo tipo e perché?

Chi sarebbero i beneficiari di un attentato islamista a Barcellona?
Certamente, la risposta a questa domanda è agghiacciante: sarebbero molti a beneficiarne. A questo punto i lettori spagnoli e forse la maggior parte dei latinoamericani saprà dell’esistenza del movimento secessionista della Catalogna, che spinge a separarsi dalla Spagna e a raggiungere quello che chiamano pomposamente “Indipendenza della Catalogna”, (una fallacia piuttosto visibile, perché l’indipendenza nel mondo d’oggi non esiste più). Ebbene, in questo articolo non intendiamo entrare nel tumulto delle fanatiche lotte nazionaliste che porterebbero a discutere dell’indipendenza della Catalogna. È una vera questione avvelenata, in cui entrano in gioco sentimenti d’identità di ogni tipo e in cui la capacità di ragionare viene rapidamente oscurata da ogni tipo di pregiudizi e dal lavaggio del cervello a cui tutti sono esposti fin da piccoli. La questione dell’indipendenza della Catalogna dimostra anche di essere terreno fertile per la mafia e i politici corrotti che ne approfittano, anche se con beneficio a breve termine, pertanto non vi entreremo. Ma al di là delle inclinazioni che i lettori possono avere sull’unità della Spagna o sulle “derive separatiste”, ciò che possiamo concludere, in modo freddo e distaccato, è che il movimento secessionista catalano appare serio e sta entrando in una fase decisiva pericolosa, che teoricamente (se lo si creda o meno) culminerà con un’eventuale indipendenza entro soli 18 mesi (tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018). Pertanto, c’è un problema crescente e pressante che svela gli interessi di diversi attori. E tali attori devono compiere una certa mossa urgente per deragliare il treno separatista catalano, prima che si verifichi una collisione dalle gravi conseguenze, danneggiando molti e vari interessi. E proprio qui entra in gioco la possibilità di un attentato sotto falsa bandiera orchestrato a Barcellona.Possibili beneficiari di un attentato islamista a Barcellona
Il governo spagnolo
Ovviamente, il primo grande beneficiario di un attentato dello Stato islamico a Barcellona sarebbe lo Stato spagnolo, perché probabilmente darebbe un colpo definitivo al processo per la sovranità catalana. Per cominciare, perché un attentato terroristico islamista a Barcellona consentirebbe al governo spagnolo di dimostrare alla popolazione catalana che “la Catalogna è troppo debole e piccola per farvi fronte senza il sostegno dello Stato spagnolo. Ecco il mondo di oggi“. E in caso di attentato, i nazionalisti catalani non potrebbero denunciare “il governo spagnolo incapace di proteggerli”, citando una possibile “incompetenza” dell’esecutivo centrale, poiché Paesi dotati di servizi segreti molto più efficienti, come la Francia, sono stati vittime di attacchi terroristici. Infatti, l’attentato islamista a Barcellona permetterebbe al governo spagnolo di vendere esattamente l’argomento opposto coi suoi potenti media: che il governo catalano avrebbe agito con incompetenza senza sapere proteggere la popolazione, avendo le competenze sulla sicurezza trasferite alla propria polizia autonoma, la Mossos d’Esquadra. Questi medesimi media sarebbero usati per vendere l’idea che la polizia autonoma catalana non collabora adeguatamente con i servizi di sicurezza spagnoli, sostenendo che nasconde informazioni a causa della “deriva separatista” che vive la Catalogna e dei suoi tentativi di staccarsi dalla Spagna. Infatti, questa idea è già stata presentata sui media (nell’esempio seguente ne indichiamo uno vicino all’orbita socialista), pronta ad essere utilizzata come argomento futuro…
El Periodico (16-11-2015):
L’assenza totale di collaborazione tra la Mossos d’Esquadra, la polizia dispiegata sul terreno, e il Corpo Nazionale di Polizia (CNP) e la Guardia Civile si traduce in una grave carenza di sicurezza. Il rapporto tra le forze di polizia, influenzato dalla situazione politica, è terribile e in questo caso c’è una guerra piuttosto aperta“.
Inoltre, un attentato islamista perpetrato in Catalogna da presunti islamisti permetterebbe anche al governo spagnolo di criticare i meccanismi d’integrazione sociale del governo autonomo catalano e soprattutto il suo modello educativo, in quanto potrebbe concentrarvisi accusandolo di “non dedicare risorse per evitare la radicalizzazione degli studenti di origine musulmana”. Pertanto, tutto questo contribuirebbe a vendere alla popolazione catalana (e a tutti gli spagnoli) la necessità di recuperare il potere dell’esecutivo centrale, con il pretesto di essere “più efficaci nel far fronte a minacce estere“. Inoltre, permetterebbe al governo spagnolo di avviare un’efficace campagna di riduzione drastica di tutte le competenze per le autonomie, in particolare sui temi legati alla sicurezza e all’istruzione. Questa strategia volentieri cederà tutti i poteri allo Stato (a partire dalla monarchia) e ai principali partiti politici (PP, PSOE e Cittadini). Ma i grandi vantaggi per il governo spagnolo non finiscono qui. Un attentato terroristico islamico su suolo catalano consentirebbe al governo centrale di schierare le forze di sicurezza in Catalogna (Polizia, Guardia Civile e persino esercito), sostenendo che la polizia autonoma non è in grado di affrontare da sola la minaccia terroristica. Qualcosa che forse molti elementi del governo vorrebbero fare e non osano, per gli effetti controproducenti che avrebbe. In tal caso, i nazionalisti catalani potrebbero difficilmente criticare tale dispiegamento, che sarebbe visto come “protezione necessaria contro la minaccia terroristica, dopo il brutale colpo subito”. A tale manovra si potrebbe aggiungere una campagna mediatica nazionale, di sostegno e solidarietà verso la comunità catalana, che servirebbe a rafforzare i legami a livello emotivo e nazionale e a dimostrare “l’amore della Spagna per la Catalogna“. Inoltre, dopo una campagna di tale natura, i separatisti catalani che avrebbero il coraggio di continuare a difendere l’indipendenza catalana in modo radicale ed esplicito, potrebbero essere presentati come “insensibili ingrati che difendono interessi fanatici e spuri“. Come si vede, il movimento secessionista catalano sarebbe gravemente danneggiato e almeno verrebbe fermato per alcuni anni, anche se è molto probabile che ne esca morto e sepolto.

Rajoy e il PP
Come si vede, il governo spagnolo trarrebbe molti vantaggi da un attentato islamista a Barcellona. Ma chi avrebbe più vantaggio sarebbe l’attuale governo, del partito popolare e del suo presidente Mariano Rajoy. Per mesi, la Spagna è stata sottoposta a crescente instabilità politica, per l’incapacità di raggiungere accordi tra i diversi partiti nel formare un governo, fino al punto che il Paese è sull’orlo di una terza elezione. Tuttavia, un grave attentato terroristico metterebbe tra spada e muro le forze politiche che si oppongono alla formazione di un governo del Partito popolare, il partito più votato in tutte le elezioni. All’improvviso, la corruzione che circonda il PP sparirebbe a fronte della “minaccia terroristica” e “la necessità di affrontare la creazione urgente di un governo stabile“. Tutto ciò aiuterebbe il Partito Socialista (PSOE) ad accettare Rajoy nel formare un governo, forse con il PSOE (e ovviamente i Cittadini, il pseudopartito creato per sostenere il duopolio) e forse formando un governo di concentrazione. In questo modo, PP e Rajoy manterrebbero il potere e il PSOE avrebbe la scusa necessaria per giustificare la resa al PP, richiesta con impazienza dai suoi componenti più vecchi (noti come i Baroni). Insomma, l’intera dirigenza politica spagnola, al servizio totale delle élite economiche del Paese, ne gioverebbe da tutto questo.

Certe aziende catalane
A parte il governo e i politici spagnoli, va anche sottolineato che il deragliamento del processo d’indipendenza catalano favorirebbe gli interessi delle élite commerciali e finanziarie catalane che hanno già mostrato in pubblico il rifiuto dell’autonomia catalana, per l’instabilità che implicherebbe la creazione di un nuovo Stato e la perdita, più che possibile, di una parte del mercato spagnolo che comporterebbe. Indubbiamente, queste élite catalane sarebbero felici di partecipare a qualsiasi piano che sconvolga il processo d’indipendenza. Quindi, come si vede, a livello spagnolo vi sono molti attori che trarrebbero vantaggi chiari e diretti da un attentato islamista a Barcellona, usandolo per concludere il processo d’indipendenza catalano. A tale proposito, vorremmo sottolineare le dichiarazioni controverse del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel García-Margallo, che dichiarò letteralmente che: “Da una crisi si esce superando un attacco terroristico, ma la dissoluzione della Spagna è irreversibile“. Tali affermazioni potrebbero essere considerate quasi una confessione del governo spagnolo che valuta la possibilità di un attentato sotto falsa bandiera, come ipotizza questo articolo… Ma qui la questione fondamentale che dobbiamo porci è: potrebbe la Spagna organizzare (o permettere) da sola un attentato sotto falsa bandiera di questo tipo? La risposta è probabilmente no. Pertanto, ci vorrebbero alleati che lo permettano condividendo interessi con il governo spagnolo. E la verità è che questi alleati esistono e sono molto potenti…Francia
Senza dubbio, uno dei principali interessati a un attentato islamista a Barcellona, sarebbe la Repubblica francese.

Motivi politici
In sostanza, la Francia sarebbe interessata a far deragliare il processo d’indipendenza catalano per un motivo: il processo supera i confini e comincia ad avere ripercussioni (ancora deboli, ma crescenti) negli ex-territori catalani che fanno parte della Francia; conosciuti come “Catalogna del Nord” e la cui capitale è Perpignan. Anche se il movimento catalano in Francia è ancora molto debole, una cosa si è distinta negli ultimi anni, non ha smesso di crescere e, per uno Stato centralista come quello francese, risulta essere una cattiva notizia. Senza essere indipendente, la Catalogna ha già raggiunto tale influenza regionale, e si prevede che tale influenza aumenterà esponenzialmente nel caso in cui la Catalogna avesse il proprio Stato. A questo aggiungiamo l’eventuale effetto contagio che avrebbe un’autonomia indipendente della Catalogna in altre regioni francesi con attivisti secessionisti, come il movimento d’indipendenza corso o bretone incipiente (e quasi aneddotico) e il movimento ancora più aneddotico alsaziano. Perciò, la Francia è interessata ad “uccidere il mostro” prima che diventi troppo grande. Pertanto, possiamo concludere che la Francia collaborerebbe strettamente e volentieri con lo Stato spagnolo in qualsiasi manovra che spenga il secessionismo catalano. E non dimentichiamo che la Francia ha una sicurezza di livello mondiale e i servizi segreti che potrebbero essere cruciali per lo sviluppo di tali operazioni. A tutto questo, la necessità di giustificare e rafforzare l’attuale politica di sicurezza del governo francese, che ha posto le basi per lo Stato di polizia, con un attentato come questo in un Paese limitrofe, vedrebbe la sua politica completamente giustificata. E tutto ciò proprio quando la risposta al governo sulle piazze cresce.

Motivi economici
A questo interesse politico da parte della Francia, potremmo anche aggiungere un interesse di natura economica. L’influenza crescente di Barcellona nell’Europa meridionale, rafforzata diventando attrazione turistica, e la possibilità che, in caso d’indipendenza, diventi un potente centro logistico per i prodotti dall’Asia per l’Europa, potrebbe indebolire economicamente il sud della Francia, che improvvisamente vedrebbe crescere vicino un possibile centro di concorrenza commerciale. Pertanto, qualunque manovra contribuisca ad indebolire tale centro, sarà sempre all’ordine del giorno della Francia. Aggiungiamoci il turismo in Francia gravemente colpito dagli ultimi attentati terroristici nel suo territorio e che parte di quel turismo è finito in Spagna e Barcellona. Un attentato a Barcellona contribuirebbe ad indebolire questa tendenza e a riassorbire forse parte di quel turismo perduto (altri Paesi limitrofi come l’Italia potrebbero essere interessati a danneggiare il turismo spagnolo o almeno catalano, per assorbirne una parte). Se si ritiene che l’instabilità di un Paese non avvantaggi la concorrenza diretta, si pensi a ciò che è successo quando il terrorismo o l’instabilità politica hanno afflitto Paesi come Tunisia, Egitto, Francia e Turchia: beneficiari diretti sono stati quei Paesi “più stabili” concorrenti, come è accaduto in Spagna, che ha assorbito gran parte di quel turismo. Ebbene, finora abbiamo visto i vantaggi concreti che potrebbero avere alcuni attori da un attentato islamista a Barcellona. Ma forse Francia e Spagna non potrebbero eseguire un’operazione di questo genere senza avere il tacito consenso di “poteri superiori” che ne condividano gli interessi. E la domanda è: ci sono poteri superiori agli Stati spagnolo e francese che potrebbero beneficiare di tale manovra? La risposta è sì.Unione europea
Uno dei grandi interessati a un possibile attentato islamista sarebbe l’Unione europea. Questo principalmente per due motivi:
1 – L’Unione europea ha bisogno di un nuovo impulso per imporre restrizioni e controlli alle popolazioni, nel bel mezzo della crisi migratoria e dei crescenti conflitti interni che provoca, a cui vanno aggiunti problemi economici crescenti che potrebbero manifestarsi con tutta la loro crudezza da un momento all’altro.
2 – L’UE è interessata ad evitare rapidamente il processo d’indipendenza catalano.
Pochi potranno sostenere che l’Unione europea non sia in un momento critico, di estrema debolezza; Infatti, possiamo caratterizzarla come un gigante vacillante che ha solo bisogno di un colpo per cadere. Anche Angela Merkel l’ha chiarito al vertice UE di Bratislava: “L’UE è in una situazione critica“.
Gli effetti del Brexit e della crisi migratoria, moltiplicati dagli effetti della crisi economica, hanno portato l’Unione sull’orlo del precipizio. Ed è proprio per questa ragione che la destabilizzazione che potrebbe provocare un movimento secessionista come quello catalano, colpendo uno Stato membro dell’importanza della Spagna, potrebbe rappresentare la fine del progetto europeo. Ricordiamo che il processo secessionista catalano sta per entrare nella fase di ebollizione politica. Ma forse l’effetto peggiore sarebbe il contagio che avrebbe su altre regioni con impulsi a livello continentale, come Corsica in Francia, Sardegna, Sicilia e Padania in Italia, Fiandre in Belgio, Paesi Baschi in Spagna, o il noto caso della Scozia (in un Paese come il Regno Unito, che non è ancora separato dall’UE). Quindi, tutto ciò che paralizzi una di queste sacche di destabilizzazione avrà l’approvazione del vertice europeo. E il processo di sovranità catalana è forse uno dei momenti più attivi, ora. Inoltre, un nuovo attentato terroristico rafforzerà l’attuale politica di controllo della polizia che vediamo nei Paesi dell’Unione europea come Francia, Germania, Belgio e servirebbe come scusa per promuovere alcuni progetti attualmente intrapresi nell’UE, come la creazione di una forza militare europea unificata.

USA-NATO
Altri attori che potrebbero indirettamente essere interessati a un attentato terroristico di questa natura sarebbero Stati Uniti e NATO. Gli Stati Uniti sono il motore principale della “guerra al terrorismo” nel mondo, pretesto per rafforzarne la politica interventista. In questo caso, si può dire che sarebbe utile a Clinton o Trump che, dopo l’ultimo attentato a Manhattan, incitano ad “agire più duramente”.
Inoltre, un attentato sul territorio spagnolo creerebbe il pretesto ideale per gli Stati Uniti per rafforzare ulteriormente la presenza militare in Spagna e nell’Europa meridionale, giustificandola per garantire la sicurezza di un alleato, ora “sotto la lente d’ingrandimento dell’islamismo radicale“. Indubbiamente il governo spagnolo, sempre servile, accetterà volentieri ogni richiesta statunitense, e ancor più se questo scambio esplicito di favori includesse un sostegno esplicito, forte e inequivocabile degli Stati Uniti alla Spagna contro il movimento di sovranità catalana. Finora, questo supporto non ha avuto un carattere giuridico maggiore. Un attentato in Spagna consentirebbe agli Stati Uniti di avere anche il pretesto di rafforzare la presenza nel Nord Africa, citando la “lotta al terrorismo”.

Russia
Anche la Russia potrebbe vedere un tale attentato “con condiscendenza”, o almeno acquiescenza sufficiente a “chiudere un occhio” e non scoprire nulla. Dopo tutto, la Russia ha intrapreso una politica ininterrottamente interventista in Medio Oriente, intesa a sostituire gli Stati Uniti come gendarme della regione, sempre col pretesto di combattere il terrorismo islamico dello SIIL. Un attentato da parte dello Stato islamico, ovunque si verifichi, è solo un vantaggio per Putin, che vede rafforzato e giustificato l’intervento nella guerra siriana agli occhi delle popolazioni occidentali, presentando gli Stati Uniti causa diretta del terrorismo e accusandoli di sostenerlo indirettamente nella guerra siriana. Ma la Russia è anche interessata a qualsiasi movimento che interrompa i processi separatisti, in quanto potrebbe soffrire dello “stesso male” se la NATO s’infiltrasse in alcune delle sue repubbliche convincendo le popolazioni ad avviare processi separatisti colpendo la Federazione Russa. La Russia è solo interessata a difendere i processi separatisti pro-russi che colpiscono i Paesi circostanti e il cui obiettivo è aderire alla Federazione russa, così come i casi delle repubbliche di Donetsk e Lugansk (prima o poi aderiranno alla Russia) e soprattutto la Crimea. Perché in fondo non sono movimenti separatisti, ma “unionisti” con la Russia. Tuttavia, qualsiasi altro tipo di movimento secessionista è probabilmente visto male dalla Russia…Elite globaliste
E infine, nonostante ciò che molti credono, le élite globaliste che sostengono la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale, non sono affatto interessate a promuovere un processo pro-indipendenza come quello catalano e pertanto vedranno con favore un attentato islamista in una città come Barcellona, che metterebbe fine a questo processo. Almeno questo è ciò che possiamo dedurre se ci pensiamo un po’, ed ora spiegheremo perché lo pensiamo. Certamente, nella maggior parte dei circoli cospirazionisti, passa l’argomento opposto, secondo cui le élite globaliste sarebbero interessate a frammentare la Spagna, argomentazione diffusa principalmente da personaggi (piuttosto strani e oscuri) come Daniel Estulin. La teoria che le forze globaliste vogliano frammentare la Spagna si basa sull’argomento che la strategia globalista consente d’indebolire il potere degli Stati nazionali, perché è il passo indispensabile per instaurare organismi sovranazionali che alla fine portino alla creazione di un unico governo mondiale, sotto il controllo diretto di queste élite. Ed è vero, siamo d’accordo: le élite globaliste lavorano attivamente per indebolire e, in ultima analisi, distruggere i vecchi Stati nazionali, con l’obiettivo di attuare un governo mondiale. Ma per farlo, le élite utilizzano due strategie diverse e praticamente opposte per indebolire gli Stati-nazione: uno è frammentarli e l’altra integrarli in un’unità più grande che sciolga il potere di questi Stati. Le élite globaliste hanno fondamentalmente usato la strategia della frammentazione contro gli Stati che non possono controllare direttamente. Gli esempi più chiari degli ultimi anni sono Iraq, Libia, Siria e Jugoslavia. In tutti questi casi, la frammentazione interna è stata promossa con l’obiettivo di ottenere microstati molto più deboli e facilmente controllati dalle forze elitiarie. Ma non è il caso della Spagna, che rientra esattamente nella strategia opposta.
Le élite globaliste non hanno bisogno d’indebolire il potere dello Stato nazione della Spagna, perché in effetti esso è già totalmente indebolito: è uno Stato servile e completamente controllato dalle autorità dell’Unione europea, il piano globalista per eccellenza. Il governo spagnolo, infatti, rispetta rigorosamente gli ordini che le élite globaliste dettano, con fede ed “esemplare” sottomissione. Pertanto, e per logica pura, le élite globaliste non sono interessate a frammentare la Spagna, ma al contrario: mantenerla unita sotto un governo che già pienamente controllano. E lo stesso può essere applicato ad altri Paesi nell’Unione europea. È facile capirlo: immaginate di avere una mandria di pecore perfettamente controllate, con il suo pastore e il cane. Cosa è più facile? Continuare a controllare questa mandria di 47 pecore obbedienti, o dividere e controllare separatamente due branchi, uno con 40 pecore e uno con 7 pecore. (1) Infatti, vale la pena leggere l’articolo della giornalista Cristina Martin Jimenez, esperta del Bilderberg Club…
Il Bilderberg utilizzerà il “caso” catalano per imporre una Spagna federale
La giornalista Cristina Martín Jiménez ha analizzato ciò che attende la Catalogna se la regione avanza nel processo d’indipendenza, e i piani del potente Bilderberg Club per creare una Spagna federale in cui “il potere privato sostituisca i governi”. “L’Unione europea non tollera una Catalogna indipendente”. Le parole dell’ex-segretario generale della NATO e membro del Bilderberg Javier Solana furono rivelate dalla giornalista Cristina Martín Jiménez, esperta del club elitario. Come spiegato in un articolo pubblicato da The Objective, i membri dell’organizzazione sono “contro la secessione” e tale posizione si manifesta da tempo. Già nel 1991, l’allora presidente della Generalitat de Catalunya, Jordi Pujol, esaltò con il suo discorso nazionalista una visione politica “maledetta” dai Bilderberg. “È difficile riprogrammare le persone istruite al nazionalismo. È molto difficile convincerle a rinunciare alla sovranità a favore di un’istituzione sovranazionale”, ribadiva, sempre e ancora, il PR dell’entità, principe Bernardo d’Olanda. Bilderberg ritiene, secondo Martin, che “i nazionalismi siano pericolosi”. Pericolosi per chi? Su proposta di Solana: “L’Europa può e deve essere una sorta di laboratorio di ciò che potrebbe essere un governo mondiale”. Per questo motivo, quando l’allora presidente della Generalitat catalana Artur Mas, ebbe nel luglio 2015 un importante appuntamento coi Bilderberg, segnò, secondo la giornalista, il suo futuro. “Il Club Bilderberg e la Commissione Trilaterale hanno abbattuto presidenti molto più convincenti con golpe dai sorrisi machiavellici”, affermava, e con maggiore forza aggiungeva: “È riuscito a far arrabbiare dei demoni”. (Va notato che l’articolo fu pubblicato nel settembre 2015 e solo due mesi dopo la riunione di Artur Mas con i Bilderberg, Mas fu costretto a dimettersi da presidente della Generalitat, per mano dell'”anticapitalista” CUP… curioso, no?) Secondo la giornalista, Solana ebbe “l’ordine di dire a Mas che l’Unione europea non tollererà tra i suoi ranghi l’insurrezione di una Catalogna indipendente”, e “l’avvertì di espulsione dalla NATO ipso facto”. Tuttavia, Bilderberg, che riunisce i più importanti magnati del mondo, è specializzato nella manipolazione. E, secondo l’articolo, “agisce in segreto” mentre avanza verso il suo ultimo fine: “Costruire una Spagna su misura dell’élite globale e non spagnola, catalana, castigliana o basca”. Tale intenzione ricorda l’approccio di David Rockefeller (fondatore di Bilderberg e Commissione Trilaterale) che a metà degli anni ’90 dichiarò: “Qualcosa deve sostituire i governi e il potere privato mi sembra l’entità più appropriata a ciò”. Secondo questa analisi, “la strategia dei Bilderberg è utilizzare il caso catalano per costringere la creazione di una Spagna federale”, seguita da un “aggiornamento della Costituzione” “negoziato dietro le quinte” e definita dai “proprietari di denaro, industrie, leggi e parlamenti”.”
Come si vede, in ogni caso, le élite utilizzerebbero il processo di sovranità catalana per istituire una riforma federale in Spagna, nell’UE. (1) E per questo avrebbero bisogno di due movimenti simultanei e apparentemente contrari: bloccare il potere centralizzante del governo spagnolo e, dall’altro, castrare il movimento d’indipendenza catalano. Perciò, un attentato islamista a Barcellona sarebbe il punto di partenza ideale per raggiungere entrambi gli obiettivi contemporaneamente. Innanzitutto, fermerebbe il processo di sovranità, o almeno lo ritarderebbe per anni, come già indicato, rendendolo impossibile. I capi indipendentisti avrebbero bisogno di un pretesto per paralizzare il processo secessionista presso le masse indipendentiste ed avviare un altro percorso, e l’attentato sarebbe un motivo abbastanza potente. (2) Ma, come abbiamo detto, il governo centrale spagnolo coglierebbe l’opportunità di ricentrare il potere, causando forti tensioni politiche tra indipendentisti e unionisti che “dovrebbero essere risolte in qualche modo“, e la soluzione sarebbe la federalizzazione della Spagna in cui “tutti vincerebbero e perderebbero contemporaneamente“:
– Gli indipendentisti catalani avrebbero concessioni parziali, anche se non avrebbero l’indipendenza.
– Mentre il governo spagnolo de-centralizzerebbe parte del potere, in cambio di una Spagna non ancora smembrata definitivamente.
E questa soluzione sarebbe imposta dalle stesse istanze che già dominano il Paese a piacimento, seguendo le dinamiche tipiche del problema-reazione-soluzione. Il problema già esiste (l’indipendenza), la reazione avverrà con l’attentato a Barcellona e la soluzione sarà il risultato ultimo imposto dall’estero. Come si vede, l’opzione per un attentato sotto falsa bandiera islamista a Barcellona non è tanto distante quanto sembrerebbe a prima vista: vi sono molti attori potenti che ne otterrebbero chiari vantaggi. Certo, questo attentato sotto falsa bandiera potrebbe anche essere attuato in altre parti della Spagna, anche se, come vedremo, beneficerebbe il grosso degli interessi a Barcellona. Ci auguriamo che i lettori comprendano il senso di questo articolo. Non diciamo che questo attentato avverrà, né immediatamente, né nel futuro. Abbiamo semplicemente presentato un’ipotesi: “la possibilità di un falso attentato islamista a Barcellona”, analizzando chi potrebbe beneficiarne e perché; è tutto ciò che abbiamo fatto, alla luce delle crescenti indicazioni che sembrano puntare in questa direzione. Spero che questo umile articolo possa contribuire ad evitare che tale ipotesi diventi mai realtà…

Artur Mas

1) Pertanto, il fatto che le forze globaliste controllino i principali leader del movimento d’indipendenza catalano, partendo dalla cupola del partito neoliberista catalano, la vecchia Convergenza e i susseguenti personaggi vicini agli ambienti gesuitici del Vaticano, come Oriol Junqueras, non significa che finalmente favoriranno i loro “piccoli” interessi. Semplicemente, in questo processo controllano entrambi i lati, come di solito fanno, e finalmente favoriranno chi si adatta meglio. E lo stesso si può dire d’Israele, Paese che ha indirettamente agenti coinvolti nel processo di sovranità catalana; forse il più noto e prominente sui media è quel personaggio oscuro chiamato Pilar Rahola, un’agente sionista al servizio di Israele e Stati Uniti, recentemente attivamente coinvolta nella promozione di Mauricio Macri in Argentina, al servizio degli Stati Uniti. Tutti sono controllati dalle élite globaliste “se nel caso”, ma ciò non significa che siano interessate, anzi molto meno, a raggiungerne gli obiettivi.
2) Prendiamo in considerazione centinaia di migliaia di catalani che si dichiarano chiaramente indipendenti e non sembrano accettare altro che l’indipendenza. Pertanto, affinché i politici indipendentisti giustifichino la cessazione del processo secessionista, hanno bisogno di “qualcosa” che giustifichi la frenata, qualche evento o fatto abbastanza forte e sconvolgente da non far sentire le “masse secessioniste mobilitate” sentirsi truffate e a non farle ribellae. Questo è uno dei “grandi pericoli” di tale processo sovrano scioccante: che le masse si sentano ingannate e si ribellino non solo ai governanti catalani, ma anche spagnoli, in quanto ciò potrebbe portare alla creazione di una base antipolitica e antiautoritaria in una regione che già ebbe le sue “flirtate pericolose” con l’anarchismo durante la guerra civile spagnola, attraverso CNT e FAI.

Pilar Rahola

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sull’amicizia Iran-Turchia, USA emarginati dal Medio Oriente

Cassad, 18 agosto 2017In Turchia c’è stata una riunione importante, che potrebbe avere conseguenze a lungo termine per l’intera regione. Una delegazione militare dell’Iran arrivava nel Paese della NATO per discutere le azioni congiunte in Iraq e Siria. La delegazione comprendeva il Capo di Stato Maggiore Congiunto dell’Esercito iraniano Bagheri, il Vicecomandante dell’IRGC, il Viceministro degli Esteri, il Comandante delle Forze di Sicurezza delle frontiere. Durante l’incontro sono stati raggiunti numerosi accordi che hanno permesso al Capo di Stato Maggiore Generale iraniano di affermare che i colloqui sono stati molto efficaci.
1. Turchia e Iran non riconoscono il referendum curdo in Iraq. L’Iran è categoricamente contrario a un Kurdistan indipendente e, secondo il Capo di Stato Maggiore Generale iraniano, in questo argomento è stato trovato un linguaggio comune con la Turchia.
2. Le parti hanno convenuto visite navali reciproche, scambio di studenti delle accademie militari, presenza di osservatori militari nelle esercitazioni militari ed esercitazioni congiunte.
3. È stato raggiunto un accordo col Capo di Stato Maggiore turco Hulusi Akar che presto visiterà Teheran. Beh, da lì la prima visita di Erdogan non è lontana. Entrambe le parti sono strategicamente impegnate nei negoziati di Astana, naturalmente vantaggiosi per la Federazione Russa.
4. La Turchia è lieta che Iran e Russia siano più consapevoli della sua preoccupazione per la questione curda, a differenza degli Stati Uniti, che non abbandonano il sostegno alle YPG, il primo problema della Turchia.
5. Iran e Turchia continueranno le consultazioni sulle operazioni dell’esercito e dei servizi speciali per un’azione comune contro al-Nusra, collegandosi alla questione della “procura” turca ad Idlib, dove al-Nusra ha puntato a un proprio allargamento.
6. Sono state discusse questioni controverse sulle zone di de-escalation, soggette a garanzie russe. In questo argomento sono rimasti punti controversi, in quanto la Turchia teme che, nel risolverle, l’Iran assegnerà ai suoi “agenti” ciò che non è dovuto dagli accordi di Astana ed altri.
In generale, in base ai cambiamenti strategici nel corso della guerra siriana, si può osservare come gli interessi iraniani e turchi coincidano. Questa opzione è apparsa in Turchia dopo aver abbandonato l’idea di rovesciare Assad e puntato sul campo russo-iraniano. La questione curda spingerà oggettivamente Ankara e Teheran verso una cooperazione più stretta su questione curda e divisione delle sfere d’influenza in Siria, soprattutto perché sarà preferibile per la Russia vedere turchi e iraniani (entro limiti ragionevoli) che non truppe statunitensi in Siria. Questa cooperazione si è già perfettamente manifestata dopo la conclusione degli accordi in Astana e le parti hanno ottenuto notevoli benefici, intendendo continuare tale cooperazione vantaggiosa dove, oltre ad obiettivi comuni con la Russia, hanno anche propri interessi. La Turchia lotta contro l’influenza curda e il ripristino della posizione nella regione, e l’Iran costruisce il ponte sciita Teheran-Beirut diretto anche contro Israele, e prosegue la guerra ibrida contro l’Arabia Saudita. Dato che numerosi obiettivi di Iran e Turchia coincidono con quelli della Russia, le parti da un lato svolgono un compito utile ponendo fine alla guerra in Siria a favore di Assad e, dall’altro, aumentano notevolmente l’influenza, sfruttando i fallimenti di sauditi e statunitensi che ne hanno indebolito il controllo sulla regione, aprendo opportunità ai principali attori regionali. L’indebolimento dell’influenza statunitense, anche in considerazione delle azioni della Russia, ha già portato diversi Paesi, già abbastanza aperti a perseguire proprie politiche senza riguardo per Washington, a concludere accordi che escludono Washington e dividono le sfere di influenza senza badare agli statunitensi. È difficile immaginare un’illustrazione più chiara per dimostrare la crisi dell’egemonia degli USA.
L’attuale offensiva mediatica sugli Stati Uniti in merito alle accuse di aver fornito armi chimiche ai terroristi e le richieste della Siria di sospendere le azioni della coalizione statunitense sul proprio territorio, riflettono il graduale rafforzamento strutturale della Siria nella guerra, dove tutti gli attori chiave cercano posizioni favorevoli in anticipo e di conseguenza respingendo gli avversari. La posizione degli USA è più vulnerabile. Più restano illegalmente in Siria e vicini al califfato dello SIIL, più sarà chiaro che sono in Siria per smembrarla, facilitando l’ulteriore campagna mediatica contro gli Stati Uniti, che hanno già abbandonato lo slogan “Assad deve andarsene”. Ciò rende la loro presenza in Siria più aggressiva. Russia, Iran e Turchia sono in una posizione favorevole, poiché operano in Siria in accordo con Damasco, e Russia e Iran in generale operano su invito del governo siriano. Naturalmente, Russia e Iran, così come la Turchia che li ha raggiunti, si sforzeranno di cacciare gli Stati Uniti dalla Siria e di risolvere il problema curdo secondo propri termini. Gli Stati Uniti, a loro volta, chiariscono che non rigetteranno la propria strategia (altrimenti ammetterebbero di aver perso la guerra in Siria), portando alla dichiarazione della leadership delle SDF sugli Stati Uniti che resteranno in Siria per anni, con una “Cooperazione fruttuosa”. Mentre il califfato e al-Nusra sono schiacciati, queste contraddizioni saranno sempre più evidenti e la posizione della Turchia sarà di grande importanza nella definizione della configurazione della Siria settentrionale dopo la sconfitta del califfato. Pertanto, ci saranno ancora molti negoziati tra Russia, Iran e Turchia, dove le parti si coordineranno alla luce di un possibile conflitto con gli Stati Uniti per il controllo della Siria settentrionale. Erdogan non ha ancora rigettato l’invasione di Ifrin e continuerà a presentare tale opzione a Russia e Iran, nel caso in cui i rapporti con i curdi e gli Stati Uniti si guastino completamente, dando ad Erdogan l’opportunità di occupare Ifrin col pretesto di “combattere il terrorismo”. L’intrigo principale è che se gli Stati Uniti vogliono accelerare l’isolamento del Kurdistan siriano dalla Siria, e Russia e Iran avranno due buone ragioni per attirare immediatamente Erdogan su una politica più rigorosa nei confronti dei curdi in Siria. Da una parte, la lotta per l’integrità territoriale della Siria, su cui Federazione russa, Iran e Turchia convergono. D’altra parte, vi è il desiderio di scacciare gli Stati Uniti dalla Siria. Qui la Turchia ha una posizione piuttosto ambigua, poiché fiancheggia la coalizione russo-iraniana continuando a sondare gli statunitensi per revisionare la strategia di Washington in Siria. C’è la possibilità che la cacciata degli statunitensi dalla Siria e la soppressione delle aspirazioni separatiste dei curdi saranno solo due dei problemi delle parti interessate, servendo da terreno fertile per una nuova guerra nell’Iraq settentrionale e nella Siria settentrionale, dove gli Stati Uniti prevedono di smantellare Siria e Iraq (con l’aiuto di certi Paesi NATO, Giordania, Arabia Saudita ed eventualmente Israele); vi sarà una coalizione contingente tra Siria, Iraq, Russia, Iran, Turchia ed eventualmente Qatar, alla luce delle nuove realtà che saranno decise. La Russia preferisce ancora non forzare gli eventi e suggerisce di collegare i curdi siriani ai negoziati di Astana, prevedendo di sottrarre almeno alcuni curdi dall’influenza statunitense e permettere dei compromessi tra i curdi e Assad. Ma la Turchia si oppone apertamente a tale piano, non volendo negoziare coi curdi. E la posizione dura sul referendum in Iraq, dimostrata congiuntamente con l’Iran, può anche essere considerata dimostrazione che la Turchia, come l’Iran, preferisce una posizione più ferma sulla questione curda, e che la Russia dovrà considerarla. Tuttavia, questo è ancora un problema lontano e quando si svilupperà pienamente, prossimamente, potrà ancora cambiare, anche se i contorni generali del conflitto possibile sono già abbastanza visibili.
Le biforcazioni più vicine sono la liberazione di Dair al-Zur, la presa di Raqqa e il referendum curdo in Iraq, dopo di che vedremo ulteriori chiarimenti del quadro e della configurazione generale del conflitto sull’autodeterminazione curda, in contraddizione inconciliabile con la questione dell’integrità territoriale di Siria e Iraq.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nel mirino dei relitti nazisti della NATO

Come la NATO giustifica il nazismo lettone
Russie Politics 13 luglio 2017La NATO diffonde un video per legittimare la lotta dei “partigiani” nazisti lettoni, i “fratelli della foresta”, camuffandoli da grandi combattenti contro i russi. Oltre a riscrivere la storia, è quasi un invito all’omicidio dei russi e della Russia. Il video della NATO inizia confondendo soldati degli eserciti “russo” e “sovietico”. L’idea è mostrare che i “fratelli della foresta” combatterono i russi e non i sovietici, dato che i lettoni facevano parte dell’esercito sovietico… Poi si spiega che quei “pochi uomini” erano civili inermi costretti dalla situazione a combattere “l’occupante” russo, che dopo la Seconda guerra mondiale occupò i territori liberati. Ricordiamo che l’Armata Rossa liberò l’Austria e si ritirò pochi anni dopo perché 1) non vi era alcuna volontà della gente di passare dal capitalismo al sistema comunista; 2) perché l’Austria non fece mai parte dell’impero russo, a differenza della Lettonia. La cosiddetta “occupazione” della Lettonia da parte dei comunisti ed adesione all’URSS sono spiegati dal fatto che la grande indipendenza lettone si ebbe dopo la caduta dell’Impero russo. Tutto qui. Poi i quadri comunisti del Paese erano appunto lettoni. Il video mostra persone testimoniare tale epica lotta patriottica della Lettonia contro l’occupazione sovietica. Occupanti che ebbero la sfortuna di liberare il Paese, ovviamente contro la sua volontà, dai nazisti piuttosto ben apprezzati. Negli anni ’40, i lettoni o erano nelle file dell’Armata Rossa e dei suoi partigiani, venendo poi perseguitati, o nell’esercito nazista e nella sua Polizei ed altri ausiliari che massacravano allegramente. La strana neutralità “dei lettoni” è un nuovo mito usato per giustificare la riscrittura della storia e legittimare la politica russofoba, paradigma internazionale “della lotta del bene contro il male”. La portavoce del Ministero degli Esteri russo Zakharova ha reagito al video ricordando che i “fratelli della foresta” furono creati e finanziati da servizi segreti occidentali dopo la Seconda guerra mondiale per respingere politicamente l’URSS dopo la vittoria militare. Perciò arruolarono i collaborazionisti della Polizei, dell’amministrazione lettoni, ufficiali e soldati lettoni al servizio delle SS. In breve, per nulla persone di tutto rispetto. Tale organizzazione compì oltre 3000 aggressioni principalmente contro la popolazione civile, fino alla metà degli anni ’50.

Sul mito della neutralità lettone
Della partecipazione lettone alle SS nel 1941 – 1945, una pagina intera è disponibile sul sito del Ministero degli Esteri russo. Si tratta della famigerata legione lettone, un’unità delle Waffen SS composta da due divisioni: la 15° Divisione e la 19° Divisione Waffen Grenadier delle SS, la cui memoria è ancora celebrata con una sfilata a Riga, anche se il Paese fa parte dell’Unione europea. Su ciò, il nostro testo L’Europa ama i nazisti perché odiano la Russia. Durante la guerra, la legione SS lettone partecipò a pogrom, pulizia etnica degli ebrei, persecuzione dei comunisti, fucilazioni di massa di civili, ecc. Proprio sul piccolo territorio di tale mini-Paese furono creati tra il 1941 e il 1945 esattamente 46 carceri, 23 campi di concentramento e 48 ghetti. Secondo i dati ufficiali, solo i collaborazionisti delle SS lettoni uccisero 313798 civili (tra cui 39835 bambini) e 330032 soldati sovietici. Dall’autunno 1941 basandosi sui battaglioni di autodifesa furono addestrati dalle SS i battaglioni della Polizei incaricati del lavoro sporco. Alcuni furono inviati a combattere i partigiani nella regione russa di Pskov o in Bielorussia. 41 battaglioni di 300-600 persone furono quindi costituti in Lettonia (23 in Lituania e 26 in Estonia). Durante la guerra, i battaglioni lettoni furono integrati nell’esercito nazista e nelle strutture delle SS: brigate motorizzate, legione SS lettone, brigate di volontari, ecc. Erano i collaborazionisti delle SS a formare le fila dei “partigiani” “fratelli della foresta”. Ma di tutto questo la NATO non parla, logicamente. Essa sviluppò tali organizzazioni naziste dopo la Seconda guerra mondiale, per combattere fisicamente contro l’Unione Sovietica e la Russia, ed oggi usa immagini “photoshoppate” dell’epoca sempre contro la Russia, questa volta in una guerra virtuale. Anche se il video è al limite dell’istigazione a delinquere…
Dovremmo lasciar giustificare l’orrore contro cui i nostri padri combatterono? A meno che non abbiamo tutti la stessa storia…La Russia nel mirino dei relitti nazisti della NATO
La NATO produce un documentario divertente e motivante sulla guerriglia delle Waffen-SS che non mollarono mai!
Russia Insider 14/7/2017

Prima di concentrarsi sugli sforzi difensivi bombardando nazioni del terzo mondo, la NATO si specializzò nell’armare ed addestrare le forze “di retrovia” in Europa che difendessero i valori occidentali con il terrorismo attribuito poi ai socialisti locali. Tale capitolo orgoglioso della storia della NATO è noto come Operazione Gladio. Ma prima di Gladio, c’erano i fratelli della foresta, un’accozzaglia di legionari delle SS e altri amici della democrazia armati dalle agenzie d’intelligence occidentali per permettere alla guerriglia nel Baltico di uccidere molti civili. Non sorprende che la NATO abbia deciso di onorare tali mitiche creature forestali delle SS producendo un breve “documentario” completo di costumi. Dmitrij Rogozin, Viceprimo Ministro russo e ex-inviato presso la NATO, sa di cosa si tratta: “La NATO ha pubblicato un video sui “Fratelli della foresta” che uccidono i nostri soldati. Ciò conferma che abbiamo a che fare con i resti nazisti della NATO
Dmitrij Rogozin (@DRogozin) 13 luglio 2017
Così Zakharova, ovviamente: “Il video della NATO sui combattenti filonazisti negli Stati baltici è disgustoso e tenta di riscrivere la storia
Ambasciata russa del Regno Unito (@RussianEmbassy) 13 luglio 2017
RT: “Zakharova ha invitato storici, giornalisti e scienziati politici a non rimanere indifferenti su tale nuovo tentativo di distorcere la storia. “Non si rimanga indifferenti, è una perversione della storia che la NATO diffonde coscientemente per minare l’esito del tribunale di Norimberga e vi va posto fine!” ha scritto, ricordando anche che molti dei fratelli della foresta erano collaborazionisti dei nazisti e membri della SS Waffen baltiche, e che tali guerriglieri uccisero migliaia di civili nelle loro incursioni”.
Sfortunatamente, il quadretto di famiglia amichevole della NATO non dà il giusto merito alle persone responsabili di tutto ciò: “Fate una ricerca su google.
Dall’Estonia.
Malinka (@ Malinka1102) 12 luglio 2017Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato islamico per “coincidenza” appare lungo la Via della Seta della Cina

Tony Cartalucci, LD, 1 luglio 2017Secondo quanto riferito, due insegnanti cinesi nella provincia sud-occidentale del Baluchistan, Pakistan, furono rapiti ed assassinati da terroristi dello “Stato islamico” (SIIL). La CNN, nell’articolo “Grave preoccupazione per gli insegnanti cinesi uccisi dallo SIIL in Pakistan“, tentava di rappresentare l’atto terroristico come causato dall’espansione economica della Cina all’estero. In realtà, l’attentato era preciso per posizione e finalità, inserendosi nel modello di violenze e instabilità politica che affligge da anni la provincia del Baluchistan in Pakistan e le ambizioni della Cina.

Gli USA usano fantocci per disturbare il corridoio economico Cina-Pakistan
Il Baluchistan, e più precisamente la città portuale di Gwadar, è il nesso centrale del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), un sistema complesso e in espansione di ferrovie, strade, porti e altri progetti infrastrutturali costruiti congiuntamente con il governo pakistano per facilitare la crescita economica regionale, parte integrante dell’ampia iniziativa One Belt, One Road. La disgregazione delle linee economiche della Cina con il resto del mondo è un obiettivo dichiarato dei politici degli Stati Uniti. Un documento pubblicato nel 2006 dall’Istituto di studi strategici intitolato “Filo di Perle: sfidare il potere crescente della Cina sulle coste asiatiche“. “Identificava Gwadar come uno delle componenti del ‘Filo di Perle’ della Cina”. La relazione afferma esplicitamente su un possibile “approccio duro” verso Pechino che: “Non ci sono garanzie che la Cina risponda in modo favorevole a qualsiasi strategia statunitense, la prudenza suggerisce di “prepararsi al peggio” e che sia “meglio essere più sicuri che dispiaciuti”. Forse è meglio intraprendere una linea dura verso la Cina e contenerla mentre è ancora relativamente debole? È il momento di contenere la Cina prima di potersi accordare sull’egemonia regionale? I realisti della politica estera, citando storia e teoria politica, sostengono che inevitabilmente la Cina sfiderà il primato statunitense e che si tratta di “quando” e non “se” la relazione tra Stati Uniti e Cina sarà contraddittoria o peggio”. Qual è il modo migliore per contenere le ambizioni regionali della Cina che si sviluppa economicamente in luoghi come il Baluchistan, se non con il terrorismo, o impedirle totalmente con un movimento d’indipendenza filo-statunitense nella provincia?
I politici statunitensi notano proprio questo. In un documento del 2012 pubblicato dalla Fondazione Carnegie per la pace internazionale intitolato “Pakistan: la rivitalizzazione del nazionalismo baluci“, si afferma inequivocabilmente che: “Se il Baluchistan diventasse indipendente, il Pakistan potrebbe resistere ad un altro smembramento, sono passati trentacinque anni dalla scissione del Bangladesh, e quale effetto avrebbe sulla stabilità regionale? Il Pakistan perderebbe gran parte delle risorse naturali e diverrebbe più dipendente dal Medio Oriente per l’approvvigionamento energetico. Sebbene le risorse del Baluchistan siano attualmente inutilizzate e vadano solo alle province non baluci, in particolare il Punjab, queste risorse potrebbero senza dubbio contribuire allo sviluppo di un Baluchistan indipendente”. L’indipendenza del Baluchistan colpirebbe anche le speranze di Islamabad sul porto di Gwadar e progetti connessi. Ogni possibilità che il Pakistan diventi attraente per il resto del mondo andrebbe perduta. Non solo sarebbe una perdita del Pakistan quella del porto di Gwadar, ma anche per la Cina. E se il documento tenta di dire che gli Stati Uniti non hanno nulla da guadagnare dall’indipendenza del Baluchistan, il dipartimento di Stato degli USA ha speso anni e somme e risorse imprecisate a sostenere tale movimento d’indipendenza. Inoltre, la Fondazione Carnegie per la pace internazionale ospitava una manifestazione della “Società baluci dell’America del Nord”, chiedendo l’intervento statunitense nella provincia per avere l’indipendenza. La National Endowment for Democracy (NED) del dipartimento di Stato statunitense e l’Open Society del condannato finanziere George Soros, attraverso “Global Voices“, finanziano molte organizzazioni del Baluchistan, che sostengono dall’autonomia all’indipendenza, tra cui Associazione per lo sviluppo integrato del Baluchistan (Balochistan AID), Punto Balochistan e Istituto per lo sviluppo del Baluchistan. L’istituto statunitense per lo studio e le pratiche dello sviluppo (IDSP), finanziato dalla NED, usa regolarmente i social media come twitter per appoggiare e sostenere dichiarazioni che invocano l’indipendenza del Baluchistan e raffigurano la provincia come “colonia” del Pakistan. Così praticamente tutti gli altri membri delle organizzazioni finanziate dal governo degli Stati Uniti. La lunga lista di organizzazioni in Baluchistan finanziate dagli Stati Uniti si collega regolarmente ad articoli e propaganda che raffigurano le violenze nella provincia come unilaterali e perpetrate dalle forze pakistane, riprendendo la stessa forma di propaganda sostenuta dagli Stati Uniti sulle violenze in Siria iniziate nel 2011. E proprio come in Siria, la violenza viene scusata o giustificata dagli interessi statunitensi, in questo caso per impedire la cooperazione cino-pakistana nel Baluchistan e altrove.

La violenze in Baluchistan avvantaggiano la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran
Che lo Stato islamico abbia rivendicato l’attentato, dopo l’attacco a Teheran, Iran, è particolarmente significativo. I politici statunitensi, nel documento politico della Brookings Institution del 2009, “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia statunitense verso l’Iran“, menzionano i separatisti del Baluchistan come possibili strumenti e agenti per un conflitto armato contro l’Iran. Creare violenze in Baluchistan, Pakistan, mira non solo le ambizioni cinesi in Asia, ma sostiene l’obiettivo di Washington di accerchiare l’Iran con agenti ostili e non statali prima di eventuali operazioni di cambio di regime contro Teheran. In precedenza, gli Stati Uniti tentarono di utilizzare vari gruppi locali per favorire instabilità politica e violenze. Ora sembra che tutto il male geopolitico riposi sotto lo “Stato islamico”. In realtà i terroristi che hanno rapito e assassinato i due insegnanti cinesi nel Baluchistan erano probabilmente sostenuti dagli Stati Uniti da anni, il cui ruolo nel destabilizzare il Pakistan è sempre più compreso dal pubblico locale e globale. Incolpare lo Stato islamico appare un mezzo per dissociare gli USA dalle violenze che alimentano intenzionalmente nella regione. Lo Stato islamico per “coincidenza” appare in quasi tutti i teatri geopolitici in cui gli interessi statunitensi sono ostacolati o contestati da interessi locali e regionali, spiegando perché non solo lo Stato islamico esiste, ma come riesca a sopravvivere e prosperare nonostante gli sforzi di nazioni come Russia, Siria e Iran per sconfiggerlo. Con la sponsorizzazione di Stato, la fonte logistica, politica e militare dello Stato islamico si trova a Washington, Londra, Bruxelles, Ankara, Riyadh e Doha, dove il potere militare e politico russo-siriano-iraniano non può raggiungerlo. Per chi si chiede dove lo Stato islamico colpirà, bisogna solo guardare il mappamondo e individuare dove gli interessi degli Stati Uniti siano ostacolati in un mondo sempre più multipolare che non vuole cedere a Wall Street e ai monopoli corporativo-finanziari di Washington. Come illustrato dall’ultimo e abominevole attentato in Baluchistan, i punti importanti del progetto della Cina One Belt, One Road saranno i luoghi da osservare. Colpendo gli insegnanti, tale terrorismo cerca d’impaurire i lavoratori di questo ambizioso piano economico regionale. È un motivo che va oltre le crude motivazioni ideologiche generalmente assegnate allo Stato islamico e, invece, assomiglia a una pianificazione geostrategica ben pensata, se non sinistra.Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Kiev ha abbattuto il volo MH17 delle Malaysian Airlines

Pravda, 29 giugno 2017 – Global ResearchIl quotidiano Sovershenno Sekretno prosegue l’indagine sull’abbattimento del Boeing malese sul Donbas, pubblicando un’altra serie di documenti che attribuisce a Kiev la colpa della tragedia. I giornalisti hanno ottenuto una mappa, un piano di volo segreto, steso e firmato personalmente, il giorno prima del volo, 16 luglio 2014, dal pilota della 299.ma Brigata aerea tattica capitano Vladislav Voloshin. Il piano fu approvato dal comandante dell’unità militare A4104, colonnello Gennadij Dubovik. L’Ucraina ancora afferma che alcun aereo militare volò nella zona il giorno in cui si verificò la tragedia. Tuttavia, i documenti appena pubblicati dimostrano che gli ufficiali ucraini mentono. Pravda ha avuto una breve intervista con Sergej Sokolov, caporedattore di Sovershenno Sekretno.

“Questa volta il materiale è ampio, ci sono copie scansionate di documenti e trascrizioni delle conversazioni coi piloti dell’aviazione ucraina. È noto che l’Ucraina usò i suoi aerei da guerra quel tragico giorno. Cosa dicono le informazioni appena scoperte?”
“Questi documenti dimostrano che ci furono ordini per l’impiego degli aerei da combattimento. Le conversazioni coi militari della divisione aerea di Chuguev testimoniano che ci furono delle sortite. Cerchiamo di essere oggettivi, ma sappiamo che la versione promossa dalla commissione internazionale nei Paesi Bassi prevale, secondo cui fu un sistema missilistico russo Buk che abbatté l’aereo. Crediamo che tale versione sia faziosa e non credibile perché i documenti che pubblichiamo testimoniano che ci furono altri fatti da considerare e analizzare attentamente da parte della commissione internazionale nei Paesi Bassi”.

“Come avete avuto queste informazioni?”
“In modo rigoroso, quando abbiamo ricevuto registrazioni audio delle conversazioni coi militari dell’unità aerea di Chuguev, fu chiaro che una persona sconosciuta gli parlò e fece queste registrazioni. In generale, fu un’operazione speciale per documentare i reati commessi dalle forze armate ucraine”.

“Pensi che la distruzione del Boeing della Malaysia Airlines fu un’operazione ben pianificata?”
“Secondo i documenti che abbiamo pubblicato, l’SBU ucraino parla della distruzione come dovuta a un’operazione speciale. Tale conclusione è possibile”.

“Cosa puoi dirci di chi ordinò la distruzione dell’aereo di linea?”
“Se fu un’operazione speciale statale, è chiaro che riguarda l’amministrazione ucraina. Nel nostro articolo notiamo una strana coincidenza. Alla vigilia della tragedia, due alti funzionari dell’amministrazione ucraina visitarono l’unità aerea di Chuguev: Jatsenjuk, poi primo ministro dell’Ucraina, e Parubij. Visitarono anche la brigata aerea tattica di Nikolaev. Parlando in senso stretto, fu una coincidenza, ma abbiamo pubblicato una foto in cui Jatsenjuk appare accanto al velivolo SU-25 08, l’aviogetto che il capitano Voloshin avrebbe pilotato, secondo il piano di volo”.

“C’è qualche speranza che il tuo materiale influenzi l’inchiesta nei Paesi Bassi?”
“Mi piacerebbe molto crederlo, perché mi fa davvero male vedere persone plaudire il dilettantismo di Bellingcat con articoli dalle foto manipolate”.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora