L’Egitto va in guerra

Guadi Calvo, Resumen Latinoamericano, 16 febbraio 2018A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali, in cui l’ex-Generale Abdalfatah al-Sisi cerca la rielezione, decideva di dare impulso alla lotta al terrorismo wahhabita che ha portato, dal rovesciamento del presidente Muhamad Muorsi nel luglio 2013, a innumerevoli attentati a diversi obiettivi civili, militari e religiosi; dai posti di blocco, come quelli nel luglio 2015 in Sinai, quando una serie di assalti coordinati provocò la morte di almeno 50 poliziotti, all’attentato alla moschea sufi di al-Ruda, a Bir al-Abad, 40 chilometri da al-Arish, capitale della provincia settentrionale del Sinaí, il 24 novembre scorso, il peggiore attentato nella storia del Paese con 305 morti, di cui 27 bambini, e circa 200 feriti. Nel dicembre 2016 un altro attentato alla chiesa di San Marcos, della minoranza copta di Cairo, causò circa trenta morti e 50 feriti; nell’aprile dello stesso anno un doppio attentato contro due chiese copte, ad Alessandria e a Tanta, provocarono 43 morti e 120 feriti. Un altro degli obiettivi più apprezzati dal terrorismo sono i centri turistici, causando il crollo della più importante fonte di risorse del Paese, con l’abbattimento del volo 9268 della compagnia aerea russa Kogalymavia; un Airbus A321 che trasporta turisti dal complesso di Sharm al-Shaiq, sulle rive del Mar Rosso, a Mosca, uccidendone i 224 passeggeri. Tutti questi attentati furono rivendicati dal gruppo Wilayat Sinaí, legato allo SIIL, sebbene nel Paese ci siano altre organizzazioni terroristiche come Ajnad Misr (Soldati dell’Egitto) emerse nel gennaio 2014 con diversi attentati a Cairo, e Brigata al-Furqan e Gruppo salafita jihadista; questi due senza aver compiuto azioni. E nell’ovest del Paese, vicino al confine con la Libia è emerso l’haraqat Suad Misr (movimento del ramo egiziano) noto anche come movimento Hasam (decisione), strettamente legato ai Fratelli musulmani. Tale organizzazione avrebbe reclutato veterani provenienti da Siria ed Iraq, arrivati in Libia da entrambi i lati del confine. Il 20 ottobre, 58 agenti di polizia furono uccisi nell’oasi del Deserto Nero di Bahariya. Tali azioni terroristiche erano intimamente legate al rovesciamento di Mursi, il cui partito Libertà e Giustizia era il braccio politico della Fratellanza musulmana, organizzazione che fin dalle origini, nel 1928, è il serbatoio del fondamentalismo wahhabita, non solo in Egitto, a diffonderne la dottrina in molti altri Paesi islamici. La lunga storia dei Fratelli è costellata di estrema violenza. Nel dicembre 1948 assassinarono il primo ministro Mahmud Fahmi al-Nuqrashi, seguito da una sanguinosa campagna di attentati nella capitale. Nel 1954 tentarono di assassinare l’allora Presidente Abdal Gamal Nasser e furono uomini dei loro ranghi che assassinarono nel 1981 il presidente Anuar Sadat. L’attuale capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, si è formato dottrinalmente coi Fratelli. Nei giorni del colpo di Stato contro Mursi, i Fratelli musulmani scatenarono la guerra a Cairo e in altre città, provocando un numero mai definitivamente chiarito di morti, anche se la cifra si crede sia tra i 3 e i 5mila.
Il disordine nell’insicurezza è tanto fenomenico quanto economico, così al-Sisi ha dovuto attuare questa mobilitazione di truppe per trovare e distruggere le basi dei gruppi wahhabiti. Lo scorso novembre, al-Sisi ordinò ai Ministeri della Difesa e degli Interni un piano per sradicare il terrorismo nella penisola del Sinai, dove tali gruppi si sono insediati, protetti dai rapporti con alcune tribù presenti da secoli. Vi sono bande di irregolari e di contrabbandieri, che in molti casi fanno parte delle stesse tribù. Il risultato dell’ordine presidenziale è l’operazione “Sinai 2018” che comprende Sinai, Delta e aree desertiche ad ovest della valle del Nilo. A differenza delle operazioni “Aquila” del 2011 e “Diritto dei Martiri” nel 2015, questa volta sono coinvolte tutte le forze: Aeronautica, esercito, Marina, polizia e Guardie di frontiera, il che significa una mobilitazione senza precedenti nella guerra al terrorismo. Il piano, in pieno sviluppo, consiste nel sigillare i confini terrestri e marittimi per controllare il traffico di armi e impedire i movimenti della guerriglia. Gli spostamenti dei civili nelle aree interessate è vietato, anche per chi dovrebbe muoversi per motivi di salute. Le strade saranno trafficate dai civili solo a certe ore molto rigorose.

Primi risultati
Da quando è iniziata il 9, “Sinai 2018”, secondo i primi rapporti ufficiali, l’esercito insieme alla polizia ha effettuato 383 pattuglie e operazioni di ricerca in tutto il Paese. Mentre le truppe di stanza nel Sinai eliminavano circa 40 mujahidin e fatto circa 500 arresti, l’Aeronautica attaccava circa 200 campi, tra cui depositi di armi e esplosivi, laboratori per la produzione dei temibili IED (dispositivi esplosivi improvvisati), un centro di informazione e comunicazione, unità delle telecomunicazioni, e anche un dipartimento per la propaganda delle azioni e per il reclutamento. Inoltre, due tunnel sotterranei furono distrutti, di due metri di diametro, a una profondità di 25 metri e 250 metri di lunghezza, con un laboratorio per smantellare auto rubate, e collegamenti con diverse trincee nella zona di confine del Nord del Sinai. Furono rilevate e distrutte 79 trappole esplosive piantate nelle aree operative e 10 mine anticarro. 22 veicoli 4×4 e 58 motociclette venivano sequestrati. Le forze delle operazioni egiziane inoltre individuavano 13 campi di papaveri e cannabis e 7 tonnellate di droga. Allo stesso tempo, un carico di 1,2 milioni di pillole di Tramadol, un oppiaceo che agisce come analgesico, fu fermato. Mentre sul fronte occidentale l’esercito impediva un tentativo di contrabbandare armi e munizioni dal confine libico, distruggendo i quattro veicoli coinvolti, eliminandone tutti gli occupanti. Fonti militari rivelavano che il gran numero di detenuti forniva informazioni. Il governo al-Sisi è stato ripetutamente accusato di rapimenti, torture e uccisioni extragiudiziali, quindi è chiaro che dopo la fine dell’operazione, ci sarà una serie di denunce sulla violazione dei diritti umani dei terroristi.
L’operazione coordinata e aperta su due fronti, quella del Sinai e quella occidentale lungo il confine di oltre mille chilometri con l’instabile Libia, sostenute dall’Aeronautica e dalle Guardie di frontiera, impone il controllo totale. Mentre agenti di polizia e militari hanno creato quasi 500 punti di controllo sulle principali strade del Paese. L’operazione “Sinai 2018” ha avuto il sostegno del Papa Tawadros II della Chiesa copta ortodossa d’Egitto, delle autorità dell’Università di al-Azhar, l’istituzione culturale e religiosa più presente nel mondo musulmano. Inoltre al-Sisi, in meno di 48 ore riceveva la visita del segretario di Stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, che dava il suo sostegno al governo egiziano non solo nella lotta al terrorismo ma alle imminenti elezioni presidenziali, e di Sergej Naryshkin, il capo del Servizio d’Intelligence Estero della Russia. Il Presidente al-Sisi, con l’operazione “Sinai 2018”, cerca non solo di sconfiggere il terrorismo, ma anche di avviare la ripresa economica, e forse una guerra molto più sanguinosa contro lo SIIL.*Guadi Calvo è autore e giornalista argentino. Analista internazionale specializzato in Africa, Medio Oriente e Asia centrale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’isterismo neo-maccartista negli Stati Uniti

Andre Damon, World Socialist Web Site, 15 febbraio 2018

Dan Coats

L’audizione del comitato d’intelligence del Senato sulle “minacce globali e la sicurezza nazionale” è stata una dimostrazione d’isteria di destra intesa a promuovere l’affermazione che ogni opposizione sociale negli Stati Uniti sia il prodotto della sovversione straniera. Tale inganno viene avanzato per giustificare censura e repressione dello stato di polizia. Dalla caccia alle streghe maccartista degli anni ’50 il Congresso non vede una denuncia così violenta della presunta sovversione straniera. La Russia, secondo il direttore dell’Intelligence Nazionale Dan Coats, “ha percepito i suoi sforzi passati (nel manipolare le elezioni del 2016) come un successo e considera le elezioni a medio termine degli Stati Uniti del 2018 potenziale obiettivo“. È necessario “informare il popolo americano che ciò è reale”, proclamava Coats, e che “è necessaria resilienza per opporci e dire che non permetteremo ai russi di dirci come votare, come dovremmo gestire il nostro Paese”. Uno dopo l’altro, i senatori hanno spinto i funzionari dell’intelligence su presunti complotti russi e cinesi per “seminare divisioni” nella società statunitense, invitando le agenzie d’intelligence a collaborare con le aziende per censurare Internet e impedire la diffusione di “contenuti divisivi”. Gli studenti cinesi venivano denunciati come potenziali spie e sovversivi e gli statunitensi venivano istruiti a non comprare smartphone da compagnie cinesi. Tali accuse furono fatte senza la minima prova, perché semplicemente false. La pretesa dei bugiardi e truffatori di Capitol Hill è che gli Stati Uniti sarebbero una democrazia pacifica e sana se non fosse per le nefande operazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping. L’assurdità di tale affermazione s’è vista ancora una volta quando a Parkland, in Florida, si svolse la 18.ma sparatoria in una scuola nelle sette settimane del 2018. Russia e Cina sono responsabili della decadenza sociale che produce tali atrocità con orribile regolarità?
La preoccupazione della classe dirigente statunitense non è la “sovversione” russa o cinese, ma la crescita dell’opposizione sociale negli Stati Uniti. La narrativa dell'”intromissione russa” viene usata per giustificare una campagna sistematica per censurare Internet e soppressione la libertà di parola. L’esibizione del senatore Mark Warner, democratico del comitato, fu particolarmente oscena. Warner, il cui patrimonio netto è stimato in 257 milioni di dollari, sembrava la migliore imitazione del senatore Joe McCarthy, dichiarando che la sovversione straniera opera ed è indistinguibile dalle “minacce alle nostre istituzioni… qui a casa“. Alludendo alla pubblicazione del cosiddetto memo di Nunes, che documentava il carattere fraudolento dell’indagine condotta dai democratici sulla “collusione” della Casa Bianca con la Russia, Warner osservava, “Ce ne sono alcuni, aiutati da bot e troll russi su Internet, che attaccano l’integrità di FBI e dipartimento di Giustizia“. Rispondendo a Warner, il direttore dell’FBI Christopher Wray elogiava il “maggiore” impegno e la “partnership” delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti con i privati, concludendo, “Non possiamo controllare completamente i social media, quindi dobbiamo collaborare per poterli controllare“. Wray si riferiva alle misure radicali prese dalle compagnie dei social media, collaborando con le agenzie d’intelligence statunitensi per imporre la censura, anche assumendo decine di migliaia di “revisori dei contenuti”, molti dal passato nell’intelligence, per segnalare ed eliminarli.
L’attacco ai diritti democratici è sempre più collegato ai preparativi a una grande guerra, che aggraverà ulteriormente le tensioni sociali negli Stati Uniti. Coats aveva dichiarato che “il rischio di un conflitto tra Stati, anche grandi potenze, è più alto che mai dalla fine della Guerra Fredda“. Durante l’udienza, diverse agenzie riportavano che forse centinaia di contractor russi erano stati uccisi in un attacco aereo statunitense in Siria. Ciò poche settimane dopo la pubblicazione della strategia di difesa nazionale del Pentagono, che dichiara, “La competizione strategica tra Stati, non il terrorismo, è ora la principale preoccupazione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Tuttavia, le implicazioni di tale conflitto tra grandi potenze non sono solo esterne alla “patria” Stati Uniti. Il documento sostiene che “la patria non è più un santuario” e che “l’America è un bersaglio” della “sovversione politica e informativa delle “potenze revisioniste” Russia e Cina. Poiché “l’esercito statunitense non ha diritto innato alla vittoria sul campo di battaglia“, l’unico modo con cui gli Stati Uniti possono vincere è con la “perfetta integrazione di molteplici elementi del potere nazionale”, tra cui “informazione, economia, finanza, intelligence, forze dell’ordine e militari“. In altre parole, la supremazia statunitense nel nuovo conflitto mondiale tra grandi potenze richiede la subordinazione di ogni aspetto della vita alle esigenze belliche. In tale incubo totalitario, già molto avanzato, polizia, forze armate ed agenzie d’intelligence si uniscono alle aziende mediatiche e tecnologiche per formare un’unica entità, il cui potere deve manipolare l’opinione pubblica e sopprime il dissenso politico. Il carattere dittatoriale delle misure in preparazione appariva dallo scambio tra Wray e il senatore repubblicano Marco Rubio, che chiedeva se gli studenti cinesi fossero spie di Pechino. “Qual è il rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti dagli studenti cinesi, in particolare nei programmi avanzati di scienze e matematica?“, chiedeva Rubio. Wray rispose, “L’uso di fonti non tradizionali, specialmente in ambito accademico, che siano professori, scienziati, studenti, lo vediamo in quasi tutti gli uffici che l’FBI ha nel Paese, non solo nelle grandi città, anche nelle cittadine, in praticamente ogni disciplina”. Tale campagna, dalle sfumature razziste, richiama la difesa ufficiale della “sicurezza nazionale” usata per giustificare l’internamento di circa 120000 persone di origini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.
Nella lettera aperta per la coalizione dei siti socialisti, contro la guerra e progressisti contro la censura di Internet, il World Socialist Web Site notava che “La classe dominante ha identificato Internet come minaccia mortale al proprio monopolio dell’informazione e capacità di promuovere la propaganda bellica e la legittimazione dell’oscena concentrazione di ricchezza e dell’estrema disuguaglianza sociale”. È tale minaccia mortale, e la paura della crescita del conflitto di classe, a motivare bugie ed ipocrisia esibite all’audizione del Comitato sull’Intelligence del Senato.

Christopher Wray

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Fondazione Rockefeller e la guerra psicologica

Triangle, 15 agosto 2015

Nelson Rockefeller

La Fondazione Rockefeller fu la principale fonte di finanziamento della ricerca sull’opinione pubblica e la guerra psicologica tra gli anni ’30 e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Col governo e le grandi corporazioni che non mostravano ancora alcun particolare interesse o supporto agli studi sulla propaganda, la maggior parte dei finanziamenti per la ricerca proveniva da tale potente organizzazione, che comprese l’importanza di valutare e guidare l’opinione pubblica immediatamente prima della guerra. L’interesse filantropico di Rockefeller nell’opinione pubblica era duplice:
Valutare e modificare l’ambiente psicologico degli Stati Uniti in previsione dell’impegno nell’imminente guerra mondiale.
Condurre la guerra psicologica e sopprimere l’opposizione popolare all’estero, specialmente in America Latina.
Dopo aver scoperto che l’amministrazione Roosevelt era politicamente impantanata e la sua capacità di prepararsi alla guerra in termini di propaganda interna ed estera era ridotta, la Fondazione Rockefeller creò programmi ed istituti di ricerca presso l’Università di Princeton e di Stanford e la New School for Social Research, per supervisionare e analizzare le trasmissioni radio a onde corte dall’estero. I “padri fondatori” della ricerca sulle comunicazioni di massa non avrebbero mai potuto creare questo campo di studio senza la generosità dei Rockefeller. Come Harold Laswell, propagandista durante la Prima guerra mondiale ed esperto di scienze politiche all’Università di Chicago; e lo psicologo Hadley Cantril, uno dei maggiori esperti dell’informazione, che consentì all’impero USA e alle società controllate dai Rockefeller di dominare il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Durante questo periodo, Cantril fornì al conglomerato Rockefeller importanti informazioni e nuove tecniche per misurare e controllare l’opinione pubblica in Europa, America Latina e Stati Uniti. Cantril, compagno di stanza di Nelson Rockefeller alla facoltà di Dartmouth alla fine degli anni ’20, conseguì il dottorato in psicologia ad Harvard e fu co-autore di The Psychology of Radio nel 1935 con Gordon Allport, il suo supervisore della tesi. Cantril e Allport notarono che “la radio è un mezzo di comunicazione completamente nuovo, uno strumento di controllo sociale e mezzo storico per influenza sul paesaggio mentale dell’umanità“. Lo studio suscitò l’interesse di John Marshall, capo della sezione scienze umane della Fondazione Rockefeller, incaricato di convincere le emittenti private a includere più contenuti educativi nella loro programmazione, sviluppata fino ad allora solo per attirare inserzionisti. Per raggiungere questo obiettivo, Rockefeller finanziò associazioni nelle reti CBS e NBC. Sapendo dei legami tra Rockefeller e Cantril da Dartmouth, Marshall l’esortò a presentare domanda di finanziamento alla fondazione. Cantril ricevette una sovvenzione di 67000 dollari per finanziare il Princeton Radio Project (PRP) per due anni alla Princeton University. Lì, Cantril condusse studi sugli effetti della radio sul pubblico. Nel 1938, Cantril divenne anche uno dei redattori che fondò la rivista finanziata da Rockefeller Public Opinion Quarterly, poi strettamente associata alle operazioni di guerra psicologica del governo degli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale. Quando l’ente di Princeton fu avviato, il ricercatore della CBS Frank Stanton, altro psicologo vicino a Rockefeller, fu nominato direttore della ricerca del PRP, ma ricoprì un ruolo secondario come direttore associato per la sua posizione nella CBS. Fu in quel momento che Paul Lazarsfeld, emigrato austriaco esperto in scienze sociali, fu reclutato da Cantril. Così Cantril, Stanton e Lazarsfeld furono associati e posti nelle condizioni ideali per intraprendere uno studio su larga scala dell’opinione pubblica e della sua persuasione. L’opportunità di condurre un’analisi del genere venne in occasione della trasmissione della CBS di Orson Welles sull’adattamento della Guerra dei mondi di HG Wells, del 30 ottobre 1938. Lazarsfeld ritenne che fosse un evento particolarmente notevole, e immediatamente chiese a Stanton il finanziamento della CBS per studiare le reazioni a quella che allora fu la più importante persuasione di massa nella storia dell’umanità. Nei mesi successivi, le testimonianze degli ascoltatori della Guerra dei Mondi furono raccolte e inoltrate a Stanton presso la CBS, prima di essere analizzate nello studio di Cantril pubblicato nel 1940: The Invasion From Mars: A Study in the Psicology of Panic. Notando la mancanza di “informazioni di base su formazione ed evoluzione” dell’opinione pubblica, la fondazione cercò di comprendere meglio quest’ultimo nel corso della guerra. Il rapporto della fondazione per il 1939 afferma: “La guerra in Europa ha offerto a questo Paese un’opportunità unica per studiare lo sviluppo dell’opinione pubblica, i cambiamenti che l’influenzano in base al contesto e le motivazioni alla base di questi cambiamenti“.
Dopo aver affidato a Cantril il compito di rivedere i dati di diversi anni di sondaggi e interviste, la direzione della fondazione concluse che il progetto: “fornirebbe fatti essenziali sulla formazione e le tendenze dell’opinione pubblica quando passa dallo stato di pace a quello di guerra, poi da uno stato all’altro sotto l’influenza di guerre successive. Ci aspettiamo che un’ulteriore analisi dei dati dimostri l’influenza di fattori come relazioni familiari, livello di istruzione e di occupazione, origine dei gruppi che mostrano forte interesse o mancanza di interesse su molti argomenti”. Così, con l’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale ormai imminente, Rockefeller fornì 15000 dollari a Princeton per istituire l’Ufficio della ricerca sull’opinione pubblica (OPOR). Uno degli obiettivi principali di OPOR era esaminare sistematicamente il processo di formazione dell’opinione, i fattori che motivano i sentimenti del pubblico su certi argomenti e, come disse Cantril, “seguire le fluttuazioni dell’opinione pubblica durante la guerra già iniziata in Europa e che sentivo presto avrebbe coinvolto gli Stati Uniti“. Nel 1940, la fondazione portò la dotazione per la ricerca dell’opinione pubblica e le comunicazioni di massa a 65000 dollari, di cui 20000 assegnati all’Opor di Cantril. Inoltre, 25000 furono assegnati alla Princeton School of Public and International Affairs per monitorare e valutare le trasmissioni radio europee a onde corte e 20000 ad Harold Lasswell, esperto di scienze politiche presso l’Università di New Brunswick. Chicago, per creare un istituto presso la Biblioteca del Congresso “per condurre ulteriori studi sulle trasmissioni radio, stampa e altri media”. Una stazione di monitoraggio radio a onde corte fu istituita presso la Stanford University per valutare le comunicazioni dall’Asia. Cantril poté, attraverso metodi di campionamento segreti, prevedere il comportamento degli elettori in importanti referendum in Canada e Stati Uniti. Questi successi ricordarono il giovane psicologo al suo ex-compagno di classe Nelson Rockefeller, stretto collaboratore di Franklin Roosevelt. Rockefeller supervisionò l’ufficio del Coordinatore degli affari inter-americani presso il dipartimento di Stato, un ramo dell’intelligence statunitense la cui attività principale era condurre operazioni di guerra psicologica in America Latina. Data la repulsione degli statunitensi per la propaganda, nomi come quello dato all’agenzia di Rockefeller intendevano oscurare la natura di tali operazioni.
Una delle principali preoccupazioni di Rockefeller era verificare lo stato dell’opinione pubblica in Sud America, al fine di stabilire gli interessi bancari e petroliferi dei Rockefeller nella regione. Secondo lui, il potere non si sarebbe più manifestato col controllo militare sulle colonie, ma piuttosto coll’esercizio del soft power, in cui comprensione e anticipazione delle tendenze dell’opinione pubblica erano al centro dell’attenzione. A tal fine, alla fine degli anni ’40, Rockefeller aiutò Cantril e il consigliere pubblico George Gallup a creare l’American Social Surveys, una cosiddetta organizzazione non-profit che analizzò meticolosamente i cambiamenti nell’opinione pubblica in Sud America. Nel 1942, Cantril pose anche la prima pietra de The Research Council, Inc. col finanziamento del magnate pubblicitario Gerard Lambert. Con sede a Princeton, il Consiglio di ricerca intraprese un sondaggio nazionale per valutare l’opinione pubblica sulla guerra e anticipare lo stato dell’ambiente dopo la fine delle ostilità. Usando Rockefeller come intermediario, Roosevelt studiò attentamente i risultati della ricerca di Cantril per scrivere i suoi discorsi durante la guerra. Il Consiglio di ricerca iniziò ad implementare programmi in Nord Africa per conto del dipartimento di guerra psicologica dell’intelligence militare, del dipartimento di Stato riguardo l’atteggiamento degli statunitensi verso gli affari esteri degli Stati Uniti, e dell’Office of Strategic Services (OSS, precursore della CIA) sullo stato dell’opinione pubblica in Germania. Il Consiglio di ricerca di Cantril continuò le attività a favore degli interessi statunitensi nel dopoguerra, valutando l’opinione pubblica in Francia, Paesi Bassi e Italia per anticipare e reprimere sul nascere i movimenti popolari politici e sociali. In seguito si seppe che, per la maggior parte dell’esistenza, il Consiglio di ricerca fu finanziato dalla CIA attraverso la Rockefeller Foundation, una tecnica utilizzata frequentemente da Rockefeller per supportare vari programmi segreti. Nelson era così contento dell’analisi di Cantril sull’opinione pubblica europea che, mentre era consulente per la guerra psicologica del presidente Eisenhower nel 1955, offrì al ricercatore e al suo socio Lloyd Free un patrocinio a vita da 1 milione di dollari per continuare a fornire tali informazioni. Cantril ricorda che “Nelson fu sempre profondamente convinto che strumenti e concetti forniti dalla psicologia andassero usati per avere una migliore comprensione dei popoli“. Sostenuto da tali enormi risorse, che il New York Times rivelò in seguito provenire dalla CIA usando la Fondazione Rockefeller come schermo, i ricercatori crearono un’organizzazione senza scopo di lucro, l’Istituto per la ricerca sociale internazionale, in cui Rockefeller era uno dei principali amministratori.
L’interesse della Fondazione Rockefeller per l’arte della persuasione negli Stati Uniti crebbe durante la guerra. Ad esempio, tra il 1938 e il 1944, l’organizzazione spese 250000 dollari per la produzione di film documentari ed educativi attraverso l’American Film Center. Alla fine degli anni ’40, i funzionari della fondazione avevano sviluppato un interesse ancora maggiore nel manipolare l’opinione. Come affermato nel rapporto della Fondazione del 1948: “Una buona comprensione dei cambiamenti nella comunicazione e stato generale mentale è importante per il nostro sistema educativo, per i leader di grandi organizzazioni e per gli interessati al comportamento e alle opinioni politiche“. Ad esempio, la Fondazione Rockefeller condusse un finanziamento senza precedenti per la ricerca sulla guerra psicologica. Nel 1954, per esempio, un fondo di 200000 dollari fu assegnato allo psicologo di Yale Carl Hovland per finanziare i suoi studi sulla persuasione e la modificazione dell’umore. Con la Guerra Fredda sullo sfondo, i finanziamenti per tali lavori furono sempre più forniti dalle forze armate statunitensi, che spesso reclutavano scienziati sociali addestrati sotto gli auspici dei Rockefeller. Come notato dallo storico Christopher Simpsons, il finanziamento del governo dal dopoguerra era almeno il 75 per cento del bilancio del Bureau of Applied Social Research di Lazarsfeld, presso la Columbia University, nonché dell’Institute for International Social Research di Cantril a Princeton.
Tradizionalmente, la classe dirigente della famiglia Rockefeller non distingueva tra statunitensi e stranieri, poiché erano obiettivi della propaganda e modificazione comportamentale, il che spiega gli sforzi della Fondazione Rockefeller nelle aree globali dell’istruzione e scienze sociali. Se visti dalla prospettiva che considera i confini nazionali degli ostacoli a programmi di potere e controllo politico-economico, sono anche sottoposti a manovre manipolative e persuasive, così come all’ingegneria del consenso. L’interesse di Rockefeller per la guerra psicologica, tuttavia, è solo un capitolo di una grande saga. Per convincersene, è sufficiente contemplare le conseguenze del sostegno dato ad alcuni approcci filosofici e pedagogici nel sistema educativo statunitense, a partire dall’inizio del XIX secolo, che ha portato al significativo declino della qualità delle strutture educative. Altre attività filantropiche dei Rockefeller possono essere esaminate, tra i tentativi di placare una popolazione scioccata dal massacro di Ludlow o i famosi doni in monete da 10 centesimi di John D. Rockefeller, che furono l’esercizio approfondito della gestione di una stampa meticolosamente orchestrata.James F. Tracy è professore di sociologia dei media presso la Florida Atlantic University.

Riferimenti
– Cantril, Hadley e Gordon Allport. 1935. La psicologia della radio. New York: Harper & Brothers Publishers.
– Cantril, Hadley. 1940. The Invasion from Mars: uno studio nella psicologia del panico. Princeton NJ: Princeton University Press.
– Cantril, Hadley. 1967. La dimensione umana: esperienze nella ricerca politica. New Brunswick, NJ: Rutgers University Press.
– Cramer, Gisela. 2009. “The Rockefeller Foundation and Pan-American Radio“, in Patronizing the Public: la trasformazione della cultura, della comunicazione e degli studi umanistici della filantropia statunitense, pp. 77-99, di William J. Buxton (a cura di). Lanham MD: Lexington Books.
– Engdahl, F. William. 2009. Gods of Money: Wall Street e la morte del secolo americano, Joshua Tree, CA: Progressive Press.
– Gary, Brett. 1999. Ansie di propaganda dalla prima guerra mondiale alla guerra fredda, New York: Columbia University Press.
– Glander, Timothy R. 1999.Origini della ricerca sulla comunicazione di massa durante la guerra fredda: effetti educativi e implicazioni contemporanee. New York: Routledge.
– Lazarsfeld, Paul F. 1969. “Un episodio nella storia della ricerca sociale: una memoria“, in The Intellectual Migration: Europe and America, 1930-1960, pp. 270-337, di Donald Fleming e Bernard Bailyn (a cura di). Cambridge, MA: Harvard University Press.
– Maessen, Jurriaan. 2012. “Rivelati i documenti della Fondazione Rockefeller attivamente impegnati nel Controllo mentale di Massa“, Infowars.com, 4 marzo.
– Pooley, Jefferson. 2008. “La nuova storia della ricerca sulla comunicazione di massa“, nella ricerca sulla storia dei media e della comunicazione: Contested Memories , pp. 43-69, di Jefferson Pooley e David W. Park (a cura di). New York: Peter Lang.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1939. New York: Fondazione Rockefeller.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1940. New York: Fondazione Rockefeller.
– Simpson, Christopher. 1993. Science of Coercion: Communication Research and Psychological Warfare, 1945-1960. New York: Oxford University Press.
– Shaplen, Robert e Arthur Bernon Tourtellot (eds.). 1964. Verso il benessere dell’umanità: cinquant’anni della Fondazione Rockefeller. Garden City NY: Doubleday & Company.

Henry Kissinger, Nelson Rockefeller e Gerald Ford

Questo articolo è la traduzione di The Rockefeller Foundation e Early Psychological Warfare Research, pubblicato da John F. Tracy su Memory Hole.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Via della Seta Polare della Cina e l’occidente

Jonathon Ludwig, The Canadian Patriot 7 febbraio 2018

La Cina, in quanto principale Paese responsabile, è pronta a cooperare con tutte le parti interessate per cogliere l’opportunità storica nello sviluppo dell’Artico, affrontando le sfide poste dai cambiamenti nella regione“- Libro bianco cinese, 25 gennaio 2018.Il 25 gennaio in Cina la “Via della Seta Polare” ha creato una meravigliosa opportunità per lo sviluppo del Nord, che non si vede da decenni. Questa opportunità non solo estende il modello di crescita della Cina incredibilmente riuscito sull’America del Nord, attraverso un sistema rivoluzionario di navigazione artica e sviluppo delle infrastrutture, ma fornisce anche un nuovo spirito diplomatico fondato non sulla militarizzazione dell’Artico, come desiderato dai richiami neo-con utopici dell’era Cheney e Obama, ma piuttosto cooperazione, rispetto, sviluppo e fiducia. Con Global Affairs Canada che ha risposto favorevolmente all’iniziativa Via della Seta Polare e con l’adesione del governo canadese all’Asian Infrastructure Investment Bank guidata dalla Cina, per non parlare del memorandum della Columbia Britannica che aderisce l’iniziativa Fascia e Via, questa nuova realtà richiede una seria riflessione a canadesi e statunitensi, se vogliono rispondere adeguatamente nel modo più genuino e vantaggioso per il bene del nostro popolo e dell’umanità [1].Da dove nasce la nostra crisi?
Le economie stagnanti dell’America del Nord hanno sofferto per circa 50 anni dell’insieme di velenose falsità note dualisticamente come “società post-industriale-consumista” da un lato ed “economia della crescita anti-industriale” dall’altro. Sin da John F. Kennedy, Franklin Roosevelt (e loro corrispondenti canadesi John Diefenbaker, CD Howe e WAC Bennett) si ebbero programmi a lungo termine guidati dal nostro pensiero economico, con l’effetto di aumentare la produttività del lavoro, sia di migliorare morale , benessere fisico ed intellettuale dei nostri cittadini [2]. L’avanzata di questi tre parametri (fisico, intellettuale, morale) aumentò le capacità della nostra popolazione in modi che nessun’altra specie è capace, permettendoci di triplicare la nostra popolazione dal 1950 e, così facendo, dimostrare la vera natura dell’umanità come specie dalla sconfinata ragione creativa, con orrore dell’impero inglese e della sua élite globalmente indottrinata. Quei leader umanisti menzionati provenivano da un’era che non dicotomizzava “economia” e “politica”, in quanto erano riconosciute facce della stessa moneta, come meravigliosamente espresso da Benjamin Franklin che descriveva l’economia politica come “Scienza dell’umana felicità” [3]. Non appena quella dicotomia fu imposta alla società occidentale, formalizzata dalla distruzione del 1971 del sistema di cambio fisso di Bretton Woods, la politica divenne nient’altro che un gioco di sofismi, corruzione e ipocrisia, mentre “economia”, ormai senza “vincoli morali” dei regolamenti nazionali, divenne semplicemente una copertura per l’imperialismo postbellico attraverso la schiavitù del debito, il lavoro a basso costo, la speculazione sfrenata e il saccheggio delle risorse. Questo mondo dicotomizzato non aveva spazio per leader come quelli suddetti, né in Nord America né in altre parti del mondo. Le agenzie d’intelligence, sotto il pieno controllo dell’oligarchia dei finanzieri anglo-statunitensi, si assicurarono che nessun leader nazionalista e pro-industriale venisse tollerato al governo in qualsiasi Paese del mondo [4]. Durante gli anni patologici della Guerra Fredda, il mondo era diviso tra i “sviluppati” che non avrebbero avuto bisogno di crescere ulteriormente e i “non sviluppati” a cui erano permessi denaro e “tecnologie appropriate”, come i mulini a vento, ma non progresso tecnologico che aumentasse standard di vita o produttività del lavoro della società. Qualsiasi forma di innovazione scientifica fu relegata agli affari militari, o per far avanzare le nuove “industrie della pacificazione mentale” (cioè: intrattenimento, droghe, ecc.). L’infrastruttura non era più consentita quale dominio in cui esprimere la tecnologia, né definito lo “sviluppo”. Infatti, nel 1978-2000, i nuovi investimenti nelle infrastrutture canadesi scesero allo 0,1% / anno (rispetto al 4,8% annuo medio nel 1955-1978) [5]. Tendenze simili colpirono gli Stati Uniti causando il caos che si sta ora dispiegando nel Nord America. Nel frattempo le industrie produttive furono esternalizzate nei mercati del lavoro a basso costo, col risultato di una società sempre più dipendente da “beni economici” e servizi scadenti. La logica lineare dei confini della popolazione animale conosciuta come “Capacità portante dell’ambiente” fu quindi imposta all’umanità dalla stessa élite neomalthusiana che l’odiava così tanto da essere disposta ad ucciderne i leader più brillanti e ad elaborare una filosofia cinica solo per convincere la società, con una forma malvagia di effetto Pigmalione, che la nostra natura sia pensata per distruggere la natura e infine autodistruggersi. Un importante architetto malthusiano di tale “nuova società” fu il co-fondatore del Club di Roma Sir Alexander King, che rivelò tale infame intenzione nel sorprendente libro del 1991 The First Global Revolution: “Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, abbiamo avuto l’idea che inquinamento, riscaldamento globale, scarsità d’acqua, carestia e simili sarebbero stati adeguati. Tali pericoli sono causati dall’intervento umano, ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico, quindi, è l’umanità stessa“. [6] E così è successo che una generazione di baby boomer drogati fu indotta a “liberarsi del passato e del futuro” seguendo i mantra di guru come Timothy Leary e Aldous Huxley per “accendere, sintonizzare e abbandonare”. Poiché l’umanità è troppo irrimediabilmente corrotta, gli fu detto di abbandonare ogni responsabilità per cambiare un mondo che non può essere, in ultima analisi, cambiato ed invece va verso l’interiorità ala ricerca del piacere (piacere/dolore, convalidato come nuovo standard di giusto/sbagliato). Questo allontanarsi dal passato e dal futuro ha reso un’intera generazione irrimediabilmente malleabile e suscettibile a una nuova etica chiamata variamente “post-strutturalismo”, “post-realismo” e “postindustrialismo”. Precisamente, tali nomi adottati dal movimento della contro-cultura erano meglio etichettati come “post-verità”. Ora, a quasi 50 anni da tale disordine nevrotico, e di fronte al crollo immanente dell’illusoria bolla del debito speculativo che troppi economisti idioti credono sia la nostra “economia”, ci è stata presentata una crisi potenzialmente meravigliosa.

Un ritorno a un futuro umanista
La Cina rispetta il diritto di tutte le nazioni di cercare la propria strada. Non perseguiremo mai lo sviluppo a spese degli altri. Troveremo una convergenza con altri Paesi e rafforzeremo la cooperazione con altri Paesi in via di sviluppo e promuoveremo la cooperazione attraverso l’iniziativa Fscia e Via“.Xi Jinping, 22 ottobre 2017Ciò che ha reso questa crisi “potenzialmente” meravigliosa è che un nuovo ordine possibile è sorto con una velocità straordinariamente rapida da quando qualcosa di nuovo ha cominciato a succedere nel 2013. Questo nuovo ordine rispetta il diritto alla sovranità di ogni nazione e presuppone che le relazioni internazionali debbano basarsi sullo sviluppo reciproco delle risorse mentali e fisiche di ogni nazione. Questo non è il Nuovo Ordine Mondiale promosso dai fratelli Huxley, ma uno fondato sulla rinascita del mondo giusto che Franklin Roosevelt immaginò in opposizione a Churchill alla fine della Seconda Guerra Mondiale [7] e che John Kennedy descrisse chiedendo di sostituire la guerra fredda con l’impegno per tutta l’umanità ad esplorare insieme le stelle [8]. Negli ultimi 30 anni, il modello di crescita della Cina ha fatto uscire oltre 800 milioni di persone dalla povertà e con l’annuncio della Nuova Via della Seta del maggio 2013, la Cina ha legato il suo destino ad istituzioni nuove e potenti come BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e Unione Economica Eurasiatica invitando tutte le nazioni del mondo a unirsi al sogno. Consapevole del fatto che il quadro monetarista di istituzioni come Bretton Woods come FMI, Banca Mondiale e OMC non avrebbe mai permesso investimenti a lungo termine per l’estesa Via della Seta, la Cina ha creato una serie di nuovi meccanismi finanziari internazionali come Asian Infrastructure Investment Bank, New Development Bank, New Silk Road Fund e altro ancora. Con questo nuovo ritmo progressivo, gli ex-Paesi coloniali del “2 ° e 3 ° mondo” sono incoraggiati a sfidare i tronfi Dei dell’Olimpo seduti sulle rovine della City di Londra e di Wall Street. Sempre più Paesi del “1° mondo”, stagnanti e disperati, iniziano a puntare sulla Nuova Via della Seta. In questa nota, la visita di Donald Trump in Cina nel novembre 2017 consolidò non solo 250 miliardi di dollari in accordi tra le due potenze e aperto la porta agli investimenti cinesi negli USA, ma ha fatto un passo da gigante verso l’unione degli interessi statunitensi con l’Eurasia. Finora, la Nuova Via della Seta ha esteso i corridoi dello sviluppo dalla Cina all’Europa, aumentando commercio e scambi culturali, scatenando un vasto potenziale lungo la rotta. Nuove città moderne sono state costruite da zero a centinaia, e nuove industrie, tecnologie e scoperte scientifiche associate sono sbocciate. Questi corridoi sono sorti in Medio Oriente, Africa, Eurasia e persino in Sud America e Caraibi con la riduzione della povertà, la riduzione dei conflitti e la speranza come effetti.Lo stretto di Bering come perno della Via della Seta Polare
Si stima prudentemente che il 30% del gas naturale non scoperto del mondo e il 13% delle riserve di petrolio non ancora scoperte siano nell’Artico. I minerali di tutta la tavola periodica si trovano generosamente nell’Artico ma non servono all’umanità dato che non sono state costruite reti di trasporto per raggiungerli. Attualmente, i progetti della Cina con i suoi vicini artici riguardano principalmente navigazione, turismo e materie prime. Tuttavia, lo spirito della Via della Seta si basa sulla crescita complete di tutte le componenti delle economie nazionali, ed è guidato dalla creazione di corridoi di sviluppo ovunque sia adottato (energia, fibre ottiche, acqua, edilizia comunitaria, sanità, istruzione e infrastrutture di trasporto ), e non c’è ragione di credere che l’Artico costituisca un’eccezione a questa filosofia. Poiché il programma di sviluppo siberiano della Russia è parallelo alla filosofia della Nuova Via della Seta, con miliardi investiti da attori internazionali dall’estremo oriente russo allo stretto di Bering, il progetto centenario del tunnel ferroviario dello Stretto di Bering va rivisitato come punto ideale di collaborazione per riportare tecnologie e pratiche della prossima generazione in linea con la ricostruzione della nostra salute economica, fisica, mentale e morale. Il collegamento dello stretto di 100 km tra i continenti russo e americano fu approvato da Vladimir Putin nel 2007, seguito dall’approvazione della Cina nel maggio 2014. Ora, con oltre 25000 km di ferrovie ad alta velocità costruite solo in Cina (38000 km da costruire entro il 2025), con diversi progetti di binari magnetici aggiuntivi ora in costruzione e vasti progetti ferroviari nell’Artico russo, il prossimo passo logico per lo sviluppo eurasiatico è portare l’America nel complesso in questo programma con linee ferroviarie attraverso lo Stretto di Bering. Con un simile impegno, la costruzione della tratta ferroviaria di 1000 km nota come linea ferroviaria Alaska-Canada sarà facilmente realizzata, con nuove reti ferroviarie costruite attraverso i territori canadesi e il continente sbloccando le materie prime, costruendo nuove città avanzate e standard di vita edificanti lungo la rotta.

Il risveglio di grandi personalità
La necessità di rivisitare programmi così audaci come il Corridoio di sviluppo del Canada, progettato dall’eroe canadese della Seconda Guerra Mondiale, Generale Richard Rohmer, può finalmente verificarsi in modo legittimo una volta che questo paradigma potrà adottarsi organicamente nell’Artico. Il piano del 1969 di Rohmer, che prevedeva un binario ferroviario di 4000 km dalla Nuova Scozia allo Yukon, attraverso lo Scudo canadese del “Mid Canada”, fu progettato per aprire la zona sottosviluppata tra la tundra e la sottile zona di sviluppo che abbracciava il confine statunitense. Se questo programma fosse stato intrapreso quando fu presentato per la prima volta, nel 1969, come alternativa all’inferno post-industriale scelto al suo posto, non solo la popolazione canadese avrebbe almeno il doppio delle attuali dimensioni, ma la perdita di posti di lavoro manifatturieri (e inversamente la nostra dipendenza da beni economici provenienti da nazioni povere), il decadimento delle nostre infrastrutture e il crollo dei nostri cittadini non si sarebbero verificati. Da questo punto di vista, la creazione di città artiche ispirate alla città a cupola di Frobisher Bay del primo ministro John Diefenbaker, diventerà presto una perla lungo la grande Fascia e Via del Nord. Tali complessi, che avrebbero dato ad oltre 5000 ingegneri e famiglie tutti i comfort della città di Toronto, erano pronti per essere costruiti già nel 1958 se non fosse per l’attacco coordinato a Diefenbaker e all’economia nordamericana. Ciò che è più importante dello sviluppo delle materie prime sono le nuove opportunità scientifiche per esplorare gli effetti della radiazione cosmica e il suo ruolo nel guidare i cicli climatici, l’evoluzione della biosfera e persino alcune forme di malattie virali. Tali indagini possono avvenire solo negli ambienti saturi di radiazioni cosmiche dell’artico. L’esplorazione spaziale, dove Russia e Cina sono sempre più leader mondiali, richiede anche ambienti artici che imitino le condizioni climatiche extra-terrestri che incontreremo su Marte. La cosa più importante è che la Cina vuole questo futuro e sa che noi occidentali possiamo svegliarci dal nostro lungo sonno.Visione a lungo termine della Cina per l’umanità
Nel maggio 2016, in previsione dell’inaugurazione della Via della Seta Polare, l’ambasciatore cinese in Canada scrisse: “L’iniziativa Fascia e Via è un nuovo tipo di meccanismo di cooperazione. La Cina seguirà i principi di apertura, cooperazione, armonia, inclusività, mutuo vantaggio e cooperazione vantaggiosa per tutti. I programmi di sviluppo nell’ambito dell’iniziativa non sono esclusivi, ma sono aperti a tutti i Paesi o parti interessati, sia nelle regioni lungo il percorso che in altre parti del mondo… Alcuni amici canadesi mi hanno detto che, come Canada e Cina sono vicini del Pacifico, l’iniziativa Fascia e Via da molte opportunità anche al Canada. In considerazione dei progressi compiuti nel corso della cooperazione Cina-Canada in tutti i settori, negli anni, il Canada può sfruttare il vantaggio in risorse e tecnologia per rafforzare la cooperazione con i Paesi asiatici in settori come sviluppo delle infrastrutture, investimenti industriali, le risorse energetiche, finanziamento, scambi interpersonali e produzione avanzata… Nel frattempo, Cina e Canada potrebbero esplorare insieme modi e mezzi per estendere Fascia e Via nel Nord America“. Per il geopolitico, o qualsiasi altra vittima dell’ingegneria sociale del baby boom, tali intenzioni espresse dalla Cina sono del tutto inesistenti. Tutto ciò che esiste è presunto meccanismo di pianificazione basato su idee hobbesiane di potere del più forte per dominare il più debole e potere di monopolizzare le risorse. La nozione di potere che si trova nella capacità dell’umanità di coesistere e cooperare nell’interesse comune e dell’universo come idea compresa da pensatori come Gottfried Leibniz, Benjamin Franklin, Abraham Lincoln, Franklin Roosevelt e altri, è quasi del tutto assente nelle menti di una società condizionata a pensare in termini materialistici. Tuttavia, qualsiasi pensatore dalla chiaro conoscenza della storia e amorevole senso del futuro può facilmente identificare l’intenzione della Cina e dei suoi principali alleati eurasiatici. Per chi vede oltre gli effetti dell’ingegneria sociale su descritti, come la presidentessa dell’istituto Schiller Helga Zepp-LaRouche, la Nuova Via della Seta non rappresenta solo un’opportunità per costruire infrastrutture e sanare le ferite dell’ultimo mezzo decennio, ma ancor più, rappresenta nientemeno che un’opportunità per mettere finalmente l’umanità in armonia con le leggi naturali dell’universo, il cui comando primario è “essere creativi o collassare”. In una recente conferenza a Berlino, la signora LaRouche concludeva con le seguenti parole, “È molto bello vivere in questo momento storico e contribuire a rendere il mondo un posto migliore. E può essere fatto, perché il Nuovo Paradigma corrisponde alla legittimità dell’universo fisico nella scienza, nell’arte classica e in questi principi. Il neoliberismo e liberalismo di sinistra sono obsoleti e scompariranno come gli scolastici che discutevano su quanti angeli sedessero sulla capocchia di una spilla. Ciò che verrà affermato è l’identità della specie umana come specie creativa nell’universo“.

La fase successiva dell’evoluzione della Nuova Via della Seta promossa dall’Istituto Schiller è illustrata con decine di importanti progetti. (Worldlandbridge.com)

Note
[1] Indipendentemente dal fatto che il sostegno del governo canadese a tali iniziative sia autentico o meno, non è questione di cui ci occupiamo in questo momento. Il fatto è che c’è stata un’espressione di sostegno a un processo le cui regole non sono state modellate dall’élite anglo-statunitense, e la nostra valutazione deriva da questo fatto. Resta che, in un momento di crisi, anche le agenzie che beneficiavano del decadimento della società devono adattarsi alla cura se desiderano sopravvivere, o collassare con l’ospite che hanno distrutto come parassiti.
[2] Tali grandi progetti erano noti New Deal, programma Apollo, la rivoluzione idro-nucleare e Avro Arrow
[3] Da Leibniz a Franklin su “Happiness” di David Shavin, Fidelio Vol. 12 n. 1
[4] Per una cronologia più completa dei colpi di Stato e assassinii della CIA-MI6 dalla Seconda guerra mondiale, vedasi “Cronologia delle atrocità della CIA“, Steve Kangas, 7 febbraio 1997
[5] Il pericolo dell’imminente crollo dell’infrastruttura municipale canadese, Federazione delle municipalità canadesi, novembre 2007. Mentre il tasso di investimento è leggermente migliorato rispetto al 2001, il danno causato dal gap di 25 anni è diventato irrisolvibile senza un completo cambiamento sistemico. Le percentuali del collasso delle infrastrutture statunitensi sono di entità simile, per la relazione dell’American Society of Civil Engineers 2017, che avanza una stima prudente di 2 trilioni di dollari per portare le infrastrutture a livelli “accettabili”.
[6] The First Global Revolution: A Report by the Club of Rome, 1991 di Alexander King
[7] Per un resoconto completo della battaglia tra FDR e le intenzioni opposte di Churchill sul mondo postbellico, tratto dal libro di Elliot Roosevelt, As He Saw It.
[8] Nel discorso alle Nazioni Unite del 20 settembre 1963, Kennedy disse: “Includo tra queste possibilità una spedizione congiunta sulla Luna… Perché.. dovrebbe il primo volo dell’uomo sulla Luna essere una questione di competizione nazionale? Perché Stati Uniti ed Unione Sovietica dovrebbero sobbarcarsi immense duplicazioni su ricerca, costruzione e spesa? Sicuramente dovremmo esplorare se scienziati e astronauti dei nostri due Paesi, anzi di tutto il mondo, non possono collaborare alla conquista dello spazio, mandando un giorno di questo decennio sulla Luna non i rappresentanti di una sola nazione, ma di tutti i nostri Paesi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La tentazione neocon per l’impero universale

Dan Sanchez, 27 ottobre 2015Abbracciando il lato oscuro delle ambizioni galattiche
Quando Bill Kristol guarda i film Star Wars, tifa Impero Galattico. Il neocon ha recentemente causato caos sui social media della Forza quando ha twittato questa predilezione per il Lato Oscuro dopo il debutto del trailer finale di Star Wars: The Force Awakens. Kristol vede l’Impero come una sorta di estrapolazione galattica di ciò che da lungo tempo desidera abbiano gli Stati Uniti sulla Terra: ciò che ha definito “un’egemonia globale benevola”. Kristol, fondatore ed editore della rivista neoconservatrice The Weekly Standard, ha risposto a critici scandalizzati collegandosi a un saggio del 2002 del blog dello Standard che giustifica anche le peggiori atrocità di Darth Vader. In “The Case for the Empire”, Jonathan V. Last pose la tesi kristoliana secondo cui non si può fare un’omelette dell'”egemonia benevola” senza rompere qualche uovo. E se quelle uova rotte fossero dei civili, come lo zio e la zia di Luke Skywalker uccisi dagli imperiali nella loro casa sul pianeta arido di Tatooine, dall’aspetto mediorientale (girato in Tunisia)? Come discusso sinceramente, lo zio Owen e la zia Beru nascosero Luke e ospitarono i droidi fuggitivi R2D2 e C3P0; quindi erano “traditori” che aiutavano la ribellione e meritavano di essere giustiziati sul campo. Un anno dopo Kristol pubblicò il saggio di Last, un gran numero di civili furono uccisi dagli Stormtroopers imperiali statunitensi nell’arida terra mediorientale dell’Iraq, grazie in gran parte in parte all’influenza diretta di neocon come Kristol e Last. Quella guerra fu similmente giustificata in parte dalla falsa affermazione che il governante Sadam Husayn ospitasse e aiutasse i nemici terroristi dell’impero come Abu Musab al-Zarqawi. L’assedio col massacro di Falluja, uno dei più brutali episodi della guerra, è stato specificamente giustificato dalla falsa affermazione che la città ospitasse Zarqawi. In realtà, Sadam Husayn aveva emesso la condanna a morte di Zarqawi, che si nascondeva dalle forze di sicurezza irachene sotto l’egida protettrice dell’Aeronautica degli USA nella regione autonoma curda dell’Iraq. Fu solo dopo che l’Impero fece precipitare nel caos l’Iraq che la squadra di Zarqawi poté prosperare e diventare al-Qaida in Iraq (AQI). E dopo che l’Impero accelerò il caos in Siria, AQI divenne al-Qaida siriana (che conquistato buona parte della Siria) e SIIL (che conquistò gran parte di Siria e Iraq). E se l’omelette dell'”egemonia benevola” richiede la rottura di “uova” della dimensione di mondi interi, come l’alto ufficiale imperiale Wilhuff Tarkin fece con la Morte Nera annientando il pianeta Alderaan? Per la verità, infine, anche Alderaan probabilmente meritò quel destino, poiché potrebbe essere stato “un fronte dell’attività ribelle o almeno sede di molte altre spie e ribelli...” Costui sosteneva che la principessa Leila probabilmente mentiva quando disse al Comandante della Morte Nera che il pianeta non aveva “armi”.
Mentre Last stava scrivendo la sua apologia del genocidio globale, i suoi camerati neoconservatori discutevano senza prove di Sadam Husayn che mentiva dicendo che l’Iraq non aveva un programma di armi di distruzione di massa (WMD). Soprattutto su tale base, l’annientamento dell’intero Paese iniziò l’anno seguente. E un anno dopo, il presidente Bush interpretò una commedia sulla sua incapacità di trovare le armi di distruzione di massa irachene in una cena coi corrispondenti di radio e televisione. Gli hacker mediatici del pubblico, che avevano aiutato l’ossessiva amministrazione Bush dominata dai neocon, mentono sul Paese in guerra, ridendo a crepapelle mentre migliaia di cadaveri si accumulavano in Iraq e Arlington. Uno spettacolo così disgustoso di decadenza e degradazione imperiale non si vedeva forse da giochi gladiatori della Roma imperiale. Questa è la “benevolenza” egemonica e la “grandezza nazionale” su cui sbava Kristol. “Benevolente egemonia globale” fu coniato da Kristol e dal camerata neocon Robert Kagan nell’articolo su Foreign Affairs del 1996 “Verso una politica estera neo-reazionaria”. In quel saggio, Kristol e Kagan cercavano di vaccinare sia il movimento conservatore che la politica estera USA dall’isolazionismo di Pat Buchanan. La minaccia sovietica era scomparsa e la Guerra Fredda con essa. I neocon erano terrorizzati all’idea che il pubblico statunitense cogliesse al volo l’opportunità di deporre gli oneri imperiali. Kristol e Kagan esortarono i lettori a resistere a tale tentazione, ed invece a capitalizzare la nuova preminenza impareggiabile degli USA, facendoli diventare un grande poliziotto globale, ipervigilante, iperattivo. Il ritrovato predominio doveva dominare ovunque ed ogni volta possibile. In questo modo, eventuali futuri concorrenti sarebbero stroncati sul nascere, e il nuovo “momento unipolare” durare per sempre. Ciò che rendeva possibile tale sogno neocon era l’indifferenza della Russia post-sovietica. L’anno dopo la caduta del muro di Berlino, la guerra del Golfo persico contro l’Iraq fu il debutto dell'”azione di polizia” unipolare del “Team America, Polizia Mondiale”. Paul Wolfowitz, l’architetto neocon della guerra in Iraq, lo considerò una prova riuscita. Come Wesley Clark, ex-comandante supremo della NATO in Europa, ricordò: “Nel 1991, [Wolfowitz] era il sottosegretario alla Difesa per la politica, posizione numero 3 al Pentagono. E io ero andato a vederlo quando ero un generale a 1 stella, al comando del National Training Center. (…) E dissi: “Signor Segretario, dev’essere contento dell’esibizione delle truppe a Desert Storm”. E lui: “Sì, ma non proprio, perché la verità è che dovremmo esserci sbarazzati di Sadam Husayn, e non lo abbiamo fatto… Ma una cosa che abbiamo imparato è che possiamo usare i nostri militari nella regione, in Medio Oriente, e i sovietici non ci fermeranno. Abbiamo 5 o 10 anni per ripulire questi vecchi regimi clienti dei sovietici, Siria, Iran, Iraq, prima che la prossima grande superpotenza arrivi a sfidarci“.
L’articolo “Neo-reaganiani” del 1996 faceva parte di un’ondata di attività letteraria neocon di metà anni ’90. Nel 1995 Kristol e John Podhoretz fondarono The Weekly Standard col finanziamento del magnate dei media di destra Rupert Murdoch. Sempre nel 1996, David Wurmser scrisse un documento strategico per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Intitolato “Una sosta netta (A Clean Break): una nuova strategia per la protezione del regno”, co-firmato dai neocon e colleghi di Wurmser e futuri architetti della guerra in Iraq Richard Perle e Douglas Feith. “A Clean Break” chiese il cambio di regime in Iraq come “mezzo” per “indebolire, contenere e persino respingere la Siria”. La Siria stessa era un obiettivo perché “sfida Israele sul suolo libanese”. Principalmente ciò avviene assieme all’Iran, sostenendo il gruppo paramilitare Hezbollah, nato negli anni ’80 dalla resistenza all’occupazione israeliana del Libano, e che continuamente sminuisce le ambizioni di Israele in quel Paese. Più tardi, nello stesso anno, Wurmser scrisse un altro documento strategico, questa volta per la diffonderlo nei centri di potere statunitensi ed europei, intitolato “Far fronte agli Stati in rovina: una strategia di bilanciamento del potere occidentale ed israeliano nel Levante”. In “A Clean Break”, Wurmser aveva inquadrato il cambio di regime in Iraq e Siria come ambizioni regionali israeliane. In “Far Fronte”, Wurmser adattò il suo messaggio al pubblico occidentale rifondendo le stesse politiche in un quadro da Guerra Fredda. Wurmser descrisse il cambio di regime in Iraq e in Siria (entrambi governati da regimi baathisti) come “accelerare il crollo caotico” del nazionalismo arabo-laico in generale, e del baathismo in particolare. Era d’accordo con re Husayin di Giordania che “il fenomeno del Baathismo” era, fin dall’inizio, “un agente straniero, cioè della politica sovietica”. Naturalmente re Husayn era un po’ prevenuto dalla sua famiglia reale hashemita, che una volta governava Iraq e Siria. Wurmser sostenne che: “…la battaglia per l’Iraq rappresenta un tentativo disperato dei residuali alleati del blocco sovietico in Medio Oriente di bloccare l’estensione in Medio Oriente del crollo imminente che il resto del blocco sovietico affrontò nel 1989“. Wurmser derise ulteriormente il Baathismo in Iraq e in Siria come ideologia in uno Stato “fatiscente e senza il patrono sovietico” e “non più di una reliquia del nemico della Guerra Fredda in libertà vigilata”. Wurmser consigliò all’occidente di por fine alla miseria di questo avversario anacronistico, e così, in modo kristoliano, sospingere la vittoria della Guerra Fredda degli USA al culmine finale. Il baathismo doveva essere soppiantato da ciò che chiamò “opzione hashemita”. Dopo il caotico collasso, Iraq e Siria sarebbero stati nuovamente possedimenti hashemiti. Entrambi sarebbero stati dominati dalla casa reale della Giordania, che a sua volta appare dominata da Stati Uniti ed Israele. Wurmser osservò che la demolizione del Baathismo dev’essere la principale priorità nella regione. Il nazionalismo arabo-secolare non dovrebbe avere pace, nemmeno, aggiunse, per arginare la marea del fondamentalismo islamico. Così vediamo uno dei principali motivi per cui i neocon furono così grettamente anti-sovietici durante la Guerra Fredda. Non solo come post-trotzkisti, i neocon avevano risentimento verso Josif Stalin per aver assassinato Lev Trotzkij in Messico con un piccone. L’odio dei neocon-Prima Israele verso i sovietici era che, nelle varie dispute e conflitti che coinvolgevano Israele, la Russia si schierò coi regimi nazionalisti arabi laici dal 1953 in poi. I neoconservatori erano democratici nel governo Big War di Harry Truman e Henry “Scoop” Jackson. Dopo la guerra del Vietnam e l’ascesa della Nuova Sinistra contro la guerra, l’impegno del Partito Democratico per la Guerra Fredda diminuì, così i neocon disgustati si convertirono ai repubblicani. Secondo il giornalista investigativo Jim Lobe, i neocon ebbero il primo assaggio di potere nell’amministrazione Reagan, in cui posizioni erano occupate da neoconservatori come Wolfowitz, Perle, Elliot Abrams e Michael Ledeen. Erano particolarmente influenti durante il primo mandato di Reagan con rumor di sciabole, guerre clandestine e spese per la difesa dissolute che Kristol e Kagan ricordavano con affetto nel loro manifesto “Neo-reaganiano”. Fu allora che i neoconservatori stilarono la “Dottrina Reagan”. Secondo l’editorialista neoconservatore Charles Krauthammer, che ha coniato il termine nel 1985, la Dottrina Reagan era caratterizzata dal sostegno alle forze anticomuniste (in realtà spesso semplicemente antisinistra) nel mondo. Dato che il sostegno era clandestino, l’amministrazione Reagan fu in grado di aggirare la “Sindrome del Vietnam” e di proiettare potenza nonostante la costante stanchezza per la guerra del pubblico. (Fu lasciato al successore di Reagan, il primo presidente Bush, annunciare in seguito alla sua “splendida piccola” guerra del Golfo che, “per Dio, abbiamo preso a calci la sindrome del Vietnam una volta per tutte!“)
Operando di nascosto, i reaganiani potevano anche usare qualsiasi gruppo anticomunista che ritenessero utile, non importa quanto spietato e brutale fosse: dagli squadroni della morte dei Contra in Nicaragua ai mujahidin fondamentalisti islamici in Afghanistan. Abrams e Ledeen furono entrambi coinvolti nell’affare Iran-Contra, e Abrams fu condannato (anche se in seguito perdonato) per i crimini connessi. Il coautore di Kristol di “Neo-reaganiani”, Robert Kagan diede alla dottrina un’interpretazione ancora più ampia e ambiziosa nel suo libro A Twilight Struggle: “La dottrina Reagan fu ampiamente intesa nel senso di mero supporto alla guerriglia anticomunista che combatte contro i regimi filo-sovietici, ma fin dall’inizio la dottrina aveva un significato più ampio. Il sostegno ai guerriglieri anticomunisti era la conseguenza logica, non l’origine, di una politica di sostegno alla riforma o rivoluzione democratica ovunque, in Paesi governati da dittatori di destra così come da partiti comunisti“. Come questa descrizione rende evidente, la politica neocon, dagli anni ’80 ad oggi, è stata altrettanto fanatica, crociata e rivoluzionaria mondiale quanto il comunismo rosso lo era nella propaganda neocon del passato, e l’Islam nella propaganda neocon di oggi. I neocon attribuiscono alla belligeranza di Reagan la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma in realtà la guerra è la salvezza dello stato e la guerra fredda era la salvezza dello stato sovietico. I sovietici a lungo usarono la minaccia statunitense per spaventare il popolo russo mobilitandolo attorno allo Stato per chiedere protezione. Dopo che i neoconservatori persero forza nell’amministrazione Reagan verso “realisti” come George Schultz, iniziò la successiva distensione Reagan-Thatcher-Gorbaciov. Fu solo dopo che la distensione tolse l’atmosfera d’assedio russo e placò gli incubi nucleari esistenziali, che il popolo russo si sentì abbastanza sicuro da richiedere un cambio della guardia. Nel 1983, lo stesso anno in cui finì la prima trilogia di Star Wars, Reagan diffamò la Russia sovietica in un linguaggio che i fan di Star Wars avrebbero potuto comprendere definendolo “Impero del Male”. Anni dopo, avendo, nelle parole di Kristol, “sconfitto l’impero del male”, i neoconservatori che Reagan innalzò al potere iniziarono a chiedere a gran voce l’egemonia globale “neo-reaganiana”. E pochi anni dopo, gli stessi neoconservatori iniziarono ad indicare l’impero galattico da fantascienza che Reagan implicitamente paragonò ai sovietici come modello adorabile per gli USA! Rapidamente tornò a fiorire la letteraria neocon a metà degli anni ’90. Nel 1997, l’anno dopo aver scritto “Verso una politica estera neo-reazionaria”, Bill Kristol e Robert Kagan co-fondarono il Progetto per un nuovo secolo americano (PNAC). Il XX secolo è spesso chiamato “secolo americano”, in gran parte perché fu un secolo di guerre e “vittorie” statunitensi: le due guerre mondiali e la guerra fredda. I neoconservatori cercarono di assicurarsi che attraverso l’infinito esercizio della forza militare, l’egemonia globale statunitense raggiunta con quelle guerre sarebbe durasse altri cento anni, e che anche il 21° secolo sarebbe stato “americano”. La dichiarazione dei principi fondativi dell’organizzazione richiedeva “una politica reazionaria di forza militare e chiarezza morale” e si legge come un riassunto esecutivo del saggio “Neo-reaganiani” del duo fondatore. Fu firmato da neocon come Wolfowitz, Abrams, Norman Podhoretz e Frank Gaffney; da futuri funzionari dell’amministrazione Bush come Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Lewis “Scooter” Libby; e da altri alleati neocon, come Jeb Bush. Sebbene il PNAC abbia chiesto interventi dalla Serbia (per ridurre l’influenza russa in Europa) a Taiwan (per rallentare l’influenza cinese in Asia), la principale preoccupazione era di avviare la ristrutturazione del Medio Oriente immaginata in “A Clean Break” e “Far Fronte”, sostenendo il primo passo: cambio di regime in Iraq. Le parti più rilevanti di questo sforzo furono due “lettere aperte” pubblicate nel 1998, una a gennaio indirizzata al presidente Bill Clinton, e un’altra a maggio indirizzata ai leader del Congresso. Come con la dichiarazione di principi, PNAC poté raccogliere firme per queste lettere da una vasta gamma di luminari politici, inclusi neocon (come Perle), alleati dei neocon (come John Bolton) e altri non neocon (come James Woolsey e Robert Zoellick). Le lettere aperte definivano l’Iraq “una minaccia in Medio Oriente più grave di qualsiasi altra che mai conosciuta dalla fine della Guerra Fredda”, e sostenne tale ridicola affermazione con le ormai familiari accuse a Sadam che costruiva un programma per le ADM. Grazie in gran parte alla pressione del PNAC, il cambio di regime in Iraq divenne la politica ufficiale degli Stati Uniti ad ottobre, quando il Congresso passò, e il presidente Clinton firmò, l’Iraq Liberation Act del 1998. (Si noti la nomea di “umanitario interventista” di Clinton, nonostante la politica dalle origini conservatrici guerrafondaie).
Dopo che la Corte Suprema consegnò a George W. Bush la presidenza, i neocon tornarono sulla sella imperiale nel 2001: giusto in tempo per far diventare realtà il loro “Project for a New American Century” di “Egemonia Globale Neo-reaganiana”. Il primo ordine del giorno, naturalmente, fu l’Iraq. Ma alcuni fastidiosi funzionari della sicurezza nazionale non stavano seguendo il programma e continuavano a cercare di distrarre l’amministrazione con la preoccupazione di personaggi come Usama bin Ladin e la sua al-Qaida. Apparentemente lavoravano all’idea pedestre che il loro compito fosse proteggere il popolo statunitense e non conquistare il mondo. Ad esempio, quando il capo antiterrorismo del Consiglio di sicurezza nazionale Richard Clarke diede freneticamente l’allarme su un imminente attacco terroristico contro gli USA, Wolfowitz non capiva. Come ricorda Clarke, l’allora Vicesegretario alla Difesa obiettò: “Semplicemente non capisco perché parliamo solo di questo uomo, bin Ladin“. Clarke l’informò che: “parliamo di una rete di organizzazioni terroristiche denominata al-Qaida, guidata da bin Ladin, e ne parliamo perché rappresenta da sola una minaccia immediata e seria agli Stati Uniti“. Questo semplicemente non rientrava nella visione del mondo dei neocon che guidava Wolfowitz, che rispose: “Beh, ce ne sono anche altri che lo fanno, almeno altrettanto. Il terrorismo iracheno per esempio”. E come Peter Beinhart ha recentemente scritto: “Durante lo stesso periodo (2001), anche la CIA dava l’allarme. Secondo Kurt Eichenwald, ex-reporter del New York Times che ebbe accesso ai Daily Briefs preparati dalle agenzie d’intelligence per il presidente Bush nella primavera ed estate 2001, la CIA dichiarò alla Casa Bianca il 1° maggio che “un gruppo attualmente negli Stati Uniti pianificava un attacco terroristico”. Il 22 giugno, il Daily Brief avvertiva che gli attacchi di al-Qaida potrebbero essere “imminenti”. Ma gli stessi funzionari del dipartimento della Difesa che ascoltarono gli avvertimenti di Clarke si scagliarono contro la CIA. Secondo le fonti di Eichenwald, “i capi neoconservatori che avevano recentemente assunto il potere al Pentagono avvertivando la Casa Bianca che la CIA era stata ingannata; secondo questa teoria, Bin Ladin semplicemente fingeva di pianificare un attacco per distrarre l’amministrazione da Sadam Husayn, che i neoconservatori vedevano come minaccia maggiore“. Quando Clarke e la CIA attirarono l’attenzione dell’amministrazione Bush, era troppo tardi per seguire uno qualsiasi dei chiari indizi che avrebbero potuto essere seguiti per impedire gli attacchi dell’11 settembre. Gli attacchi terroristici di fondamentalisti sunniti, per lo più sauditi, non si adattano all’agenda neoconservatrice sui regimi nazionalisti arabi laici di Iraq e Siria e della Repubblica sciita iraniana, specialmente perché nemici mortali di tipi come bin Ladin. Ma gli aggressori erano, come gli iracheni, una specie di musulmani provenienti dall’area generale del Medio Oriente. E questo andava abbastanza bene per il governo idiocratico statunitense. Essendo fin da giovani consumati dal lavorio da parte dello stato, la maggior parte degli statunitensi è così istupidito ed insicuri che una relazione così insignificante, accresciuta da qualche “intelligence” inventata, era più che sufficiente per far precipitare la spettrale mandria statunitense a sostegno della guerra in Iraq. Come disse una volta Benjamin Netanyahu, “gli USA sono una cosa che potete gestire facilmente“. Se guidare il Paese in guerra fosse facile o no, c’erano solo le mani dei neocon sulla plancia. Al Pentagono c’erano Wolfowitz e Perle, con Perle-ammiratore di Rumsfeld come Segretario della Difesa. Feith era anche alla Difesa, dove creò due nuovi uffici con lo scopo speciale di spacciare “intelligence” per collegare Sadam ad al-Qaida e tessere fantasiose foto di programmi segreti delle ADM irachene. Lo stesso Wurmser lavorò in uno di tali uffici, seguito da collaborazioni con lo Stato che aiutava l’alleato dei neocon Bolton, e nell’ufficio del Vicepresidente amico dei neocon Cheney, insieme a Scooter Libby. Il condannato per l’Iran-Contra Abrams era al Consiglio di sicurezza nazionale, aiutando Condoleezza Rice. E Kristol e Kagan diedero l’assalto sui media e i pensatoi. E ci riuscirono. Wurmser finalmente ottenne il suo “caotico collasso” dell’Iraq. E Kristol alla fine ebbe la sua invincibile, irresistibile egemonia iperattiva che incombeva sul mondo come la Morte Nera. Il lancinante impero statunitense post-9/11 ebbe persino il ringhioso Dick Cheney col suo Imperatore Palpatine a preparare gli statunitensi ad accettare le torture dicendo: “Dobbiamo anche lavorare, comunque, in un certo senso, se volete“.
La guerra in Iraq finì per ritorcersi contro i neocon. Si creò un nuovo regime a Baghdad che non era più favorevole verso Israele e molto più favorevole nei confronti dei nemici d’Israele, Iran e Siria. Ma la cosa importante era che la Morte Nera du Kristol fu lanciata in orbita. Finché era ancora in modalità proattiva, non c’era nulla che i neocon non potessero risolvere con la sua terribile potenza. Questo sembrava vero anche durante la presidenza Obama. Oltre a Iraq e Afghanistan, sotto Obama la Morte Nera statunitense demolì Yemen e Somalia, ed anche Siria e Libia, dove continua il piano di Wurmser per accelerare il crollo caotico del nazionalismo arabo-secolare. Gruppi terroristici islamici, tra cui al-Qaida e ISIS, prosperavano in quel caos, ma la Morte Nera statunitense fino ad oggi ha aderito alla de-priorizzazione della minaccia islamista di Wurmser. Come diceva Yoda, “La paura è la via per il Lato Oscuro“. I neocon poterono usare la paura generata dal massiccio attacco terroristico islamico per perseguire la loro vendetta sanguinaria contro i nazionalisti arabi laici, anche a beneficio dei fondamentalisti islamici che ci hanno attaccato, perché anche dopo 12 anni gli statunitensi sono ancora troppo bigotti e ignari per distinguere i due gruppi. Inoltre, Obama andò oltre le ambizioni regionali di Wurmser e adempì ai sogni trafficati di Kristol sull’egemonia globale in misura molto maggiore di quanto Bush non abbia mai fatto. Per placare i generali e i mercanti di armi preoccupati per il possibile ritiro dai teatri iracheno e afgano, Obama lanciò il “perno” imperiale in Asia e l’invasione furtiva dell’Africa. Il ritiro fu interrotto, ma i “perni” continentali rimasero. Così le pretese di Obama a presidente di pace contribuirono a rendere il suo regime il più ambiziosamente imperialista e mondialista che la storia abbia mai visto. Ma i neocon potrebbero aver esagerato con la loro sparatoria dalla Morte Nera, perché un’altra grande potenza ora sembra decisa a fermarla. E chi attacca l’impero del male dei neocon? Nient’altro che l’originale “Impero del Male”: la vecchia nemesi dei neocon, la Russia.
Nel 2013, Putin ha frustrato diplomaticamente il tentativo dei neocon di dare il colpo di grazia al regime siriano con una guerra aerea statunitense. Poco dopo, la moglie di Robert Kagan, Victoria Nuland, strappò l’Ucraina dalla sfera d’influenza della Russia organizzando un sanguinoso colpo di Stato a Kiev. Putin contrastò annettendo senza scrupoli la provincia ucraina della Crimea. Seguì una guerra per procura tra la giunta militare e occidentale finanziata dagli Stati Uniti a Kiev e i separatisti filo-russi nell’est del Paese. Gli Stati Uniti continuano ad intervenire in Siria, sponsorizzando pesantemente un’insurrezione dominata da estremisti come al-Qaida e SIIL. Ma recentemente, la Russia decideva d’intervenire militarmente. All’improvviso, la lezione di Wolfowitz della Guerra del Golfo andava in fumo. I neocon non possono fare militarmente ciò che vogliono in Medio Oriente e credere che la Russia rimanesse ferma. All’improvviso l’arrogante sogno di Wolfowitz/Wurmser di sgretolare ed eliminare i “vecchi regimi clienti sovietici” e le “reliquie dei nemici della guerra fredda” è andato perduto. Putin decideva che la Siria sarebbe stata una “reliquia della Guerra Fredda” trasformata in parco giochi dei terroristi di troppo. L’ingresso della Russia in Siria ha messo in crisi tutti i piani dei neocon. Lavorando per distruggere al-Qaida e SIIL, invece di fare finta, come Stati Uniti e loro alleati, la Russia minaccia di eliminare lo spauracchio, le cui buffonate brutali trasmesse su Live Leak rinnovano continuamente negli statunitensi il terrore che alimenta la guerra dell’11 settembre. E dopo che Putin tolse l’opzione dell’attacco aereo degli Stati Uniti, al-Qaida e SIIL erano gli strumenti più potenti dei neoconservatori per far cadere il regime siriano. E ora la Russia minacciava di portar via anche questi giocattoli.
Se Hezbollah e Iran, con la copertura aerea della Russia, riusciranno a salvare ciò che resta della Siria dagli psicopatici salafiti, avranno più prestigio che mai in Siria e Libano, ed Israele potrebbe non poter dominare i suoi vicini settentrionali. I neocon sono lividi. Dopo i conflitti in Siria e Ucraina nel 2013, avevano già iniziato a denigrare Putin. Ora la demonizzazione è accelerata. Un esempio di tale ambiente era l’articolo di Matthew Continetti nel sito neocon che pubblica, The Washington Free Beacon. Intitolato “Dottrina Reagan per il Ventunesimo Secolo”, ovviamente intende seguire “Verso una politica estera neo-reazionaria” di Kristol e Kagan. A quanto pare, l'”impero del male” russo non è stato sconfitto, dopo tutto: ha solo dormito. E così il manifesto reaganiano aggiornato di Continetti è sottotitolato, “Come affrontare Vladimir Putin”. Le forze armate statunitensi potrebbero essere sconcertate in tutto il pianeta, come un colosso gonfio e ubriaco. Eppure, Continetti ancora diligentemente spaccia tutti i tropismi kristoliani sulla necessità dell’assertività militare (più bellicosità da ubriachezza), massiccia spesa per la difesa (più gonfiore) e “nuovo secolo americano”. Il reaganismo è necessario ora come nel 1996, confessa: infatti, lo è doppiamente, la Russia è riemersa come: “…la peggiore minaccia militare ed ideologica ali Stati Uniti e all’ordine mondiale che hanno costruito per decenni come garante della sicurezza internazionale“. Giusto, guardate tutta questa sicurezza che germoglia dai bombardamenti che gli Stati Uniti hanno fatto in gran parte del mondo. Oh aspettate no, quelli sono terroristi. Il bimbominkia Continetti, collaboratore del Weekly Standard, è piuttosto l’apprendista Sith di Lord Kristol, a giudicare dalla sua ardente fede nel dogma “Egemonia Globale Benevolente”. In effetti, condivide persino l’entusiasmo di Lord Kristol per “Egemonia Galattica Benevolente”. Fu Continetti a dare il via alla recente pantomima su Star Wars/politica estera quando twittò: “Faccio il tifo per l’Impero dal 1983“. Ciò suscitò la risposta concomitante da Kristol, che è ciò che ha reso twitter twitter. Naturalmente l’intera faccenda era probabilmente un sceneggiata coordinata tra i due neocon. Sfortunatamente per loro, demonizzare Putin sulla Siria non è facile come demonizzare Putin sull’Ucraina. Con l’Ucraina, c’è stata una narrativa abbastanza semplice (anche se falsa) per costruire una grande Russia prepotente e una perdente disgraziata Ucraina. Tuttavia, è piuttosto difficile tenere a bada il fatto che la Russia attacchi al-Qaida e SIIL, insieme a tutti gli alleati jihadisti addestrati dalla CIA che si trovano nelle vicinanze. Ed è sconvenientemente sconveniente che la dirigenza della politica estera degli Stati Uniti sia così deformata nell’attaccare la Russia che bombarda i nemici del popolo statunitense, anche se ciò salva un dittatore che alla maggior parte degli statunitensi non interessa. E ora la sfrenata e popolare carta da joker Donald Trump che scatena lo sgradito buon senso sulle sue legioni di seguaci su come retrocedere e lasciare che la Russia bombardi i terroristi anti-americani sia meglio che iniziare la terza guerra mondiale. E questo oltre al fatto che Trump sgonfia la campagna di Jeb Bush gettando ombra sull’eredità neocon di suo fratello, dai fallimenti dell’11 settembre alla disastrosa decisione di cambiare il regime in Iraq. E il pupazzo dei neocon Marco Rubio, che in realtà ha adottato “A New American Century” come suo slogan elettorale, non fa alcun progresso contro Trump. E il coinvolgimento della Russia in Siria continua a peggiorare per i neocon. Washington minacciava di ritirare il sostegno al governo iracheno se avesse accettato l’aiuto della Russia contro lo SIIL. L’Iraq comunque accettava l’aiuto russo. Baghdad inviava anche le milizie a combattere sotto la protezione aerea russa a fianco delle forze siriane, iraniane e di Hezbollah. Persino la Giordania, forza preferita nei sogni d’Israele di dominio regionale, iniziava a coordinarsi con la Russia, nonostante i miliardi di dollari all’anno di aiuti annuali da Washington. Ci sei Giordania?!
Apparentemente non ci sono abbastanza banconote della Federal Reserve nell’immaginazione di Janet Yellen per pagare Iraq e Giordania affinché tollerino un vita in mezzo a una tempesta di binladinite. E cosa farà Washington se l’intera regione avrà legami più stretti con la Russia? Cosa faranno gli statunitensi al riguardo? Un colpo di Stato in Giordania? Spenderanno più sangue e soldi per rovesciare lo stesso governo iracheno per cui abbiamo già perso sangue e denaro? Iniziare una guerra suicida con la Russia nucleare? E i sogni imperiali dei neocon si disgregano anche di fuori delle zone di guerra. Il nuovo Primo Ministro del Canada ha appena annunciato che si ritirerà dalla guerra statunitense nel Levante. L’Europa vuole scendere a compromessi con la Russia sia in Ucraina che in Siria, e questa volontà crescerà con la crisi dei rifugiati che sta affrontando. Obama ha stretto un accordo nucleare con l’Iran e ha iniziato la detenzione con Cuba. E, peggio di tutto, per i neocon, l’occupazione israeliana della Palestina viene delegittimata dal movimento BDS e dalle immagini della sua brutalità che si diffondono sui social media, insieme alle traduzioni della sua odiosa retorica. I neocon hanno morso più di quanto possono masticare e il loro impero galattico cade a pezzi prima ancora di poter conquistare completamente il primo pianeta. Quasi tutti gli imperi finiscono a causa dell’eccessiva estensione. Se persone coraggiose da Ottawa a Baghdad dicono semplicemente “basta” entro un breve lasso di tempo, è sperabile che questo impero si dissolva pacificamente come fece l’impero sovietico, lasciando intatta la sua civiltà ospite, invece di trascinarla nel dimenticatoio insieme come l’impero romano. Ma attenzione, il partito della guerra imperiale non se ne andrà silenziosamente in una notte, a meno che noi, loro base fiscale nazionale, non insistiamo sul fatto che non c’è altra via. Se, nella disperazione, iniziano a dire cose come altri stivali sul terreno, ripristinare la leva, o dichiarare la Terza Guerra Mondiale a Russia ed alleati mediorientali, dobbiamo opporci fermamente, dicendo quanto segue: “No. Non avrai mio figlio per le tue guerre. E non abbandoneremo più la nostra libertà. Non cederemo più a un regime guidato da una cricca di neocon che minaccia di estinguere la razza umana. La vostre fantasia di potere da impero universale è finita. Lasciate perdere. Oppure, come fece Anakin quando l’imperatore venne per suo figlio, scaglieremo la vostra tirannia nell’abisso”.Traduzione di Alessandro Lattanzio