La provocazione Skripal/Duma, un piano “umanitario” occidentale

David Macilwain, AHTribune 21 aprile 2018Alla luce della storia, il 14 aprile 2018 sarà considerato il giorno in cui tutto cambiò. Senza l’attacco missilistico alla Siria, le azioni dei criminali sarebbero passate inosservate e rimaste impunite. Ma ora, la loro suprema fiducia nella propria capacità di condurre “provocazioni” con impunità, ne sarà la rovina, se c’è una giustizia nel mondo e chi possa farla rispettare. È stato detto a Norimberga, e va ripetuto, che: “La guerra è essenzialmente malvagia: le sue conseguenze non si limitano solo agli Stati belligeranti, ma influenzano il mondo intero. Iniziare una guerra d’aggressione quindi, non è solo un crimine internazionale, è il crimine supremo che differisce solo da altri crimini di guerra contenendo in sé tutto il male cumulato“. Dalle particolari circostanze dell’attacco missilistico congiunto USA/Regno Unito/Francia alla Siria, in violazione del diritto internazionale e senza consenso parlamentare, si evidenzia la questione di tutti i crimini di guerra commessi da tali partner. Finora, con l’evidente determinazione calcolata, ma ottusa, di lanciare tale attacco, alcuni crimini precedenti potevano essere stati trascurati o scusati come errori. Ma ora non più. Come con qualsiasi ladro o frodatore congenito, l’eccessiva sicurezza porta a negligenza ed errori che non possono essere trascurati o nascosti. Di per sé, l’identificazione del BZ, farmaco paralizzante “di grado militare” NON fabbricato in Russia ma posseduto da Stati Uniti e Regno Unito, potrebbe non essere stato sufficientemente ad accendere i riflettori sui veri colpevoli dell’avvelenamento degli Skripal. Con l’aiuto di media corrotti ed incuranti, molti crimini commessi dall’impero sono stati nascosti o usati contro le vittime; e l’abbattimento dell’MH17 vi si distingue. Ma il BZ non era il solo. Svelare candidamente la presenza di “Novichok o composti correlati” in campioni ambientali, dalla “purezza molto elevata”, implicando che fosse prodotto da un solo Stato, diede il via al gioco. Come spiegato con cura dagli esperti russi, e chi metterebbe in dubbio l’esperienza dei russi nel fabbricare armi chimiche, tali sostanze generalmente mantengono “elevata purezza” solo per poche ore, al massimo pochi giorni prima di degradarsi o evaporare. A seguito dell’apparente disaccordo sul luogo in cui gli Skripal sarebbero stati contaminati dal “Novichok” altamente tossico, la conclusione finale che si trattava della maniglia della porta casa sembra essere improvvisata per adattarla a una narrativa in via di sviluppo e alla sequenza temporale degli eventi che si svolgevano lontano, in Siria. Non solo le vittime dell’ultra-mortale agente nervino non mostravano sintomi di avvelenamento per tre ore, dopo essere usciti di casa, ma il team dell’OPCW che prelevò i campioni ambientali arrivò tre settimane dopo. Tali dettagli portavano la Russia a concludere che i punti campionati furono contaminati col “Novichok” molto tempo dopo che gli Skripal avevano lasciato casa, da agenti sconosciuti ma con accesso all’area riservata. Quattro giorni dopo l’attacco simbolico sugli impianti di armi chimiche smantellati e abbandonati dalla Siria, coi trenta missili che riuscivano a penetrare le difese aeree siriane, l’OPCW si riuniva a L’Aia per discutere i risultati dei test sugli Skripal. Per coincidenza, un gruppo dell’OPCW arrivava a Damasco, incaricato di visitare il sito del presunto attacco a Duma su richiesta della Russia. (Questa richiesta di verifica delle false accuse occidentali fu fatta dalla Russia una settimana prima dell’attacco, allo scopo d’impedire azioni pericolose e ingiustificabili).
Come se per mano di un grande orchestratore, i Paesi responsabili o complici dell’uso delle “armi chimiche” s’incontravano a Londra su argomenti di discussione quali: “L’uso della Russia di armi chimiche” e “Le capacità informatiche della Russia”. Eppure, in entrambi i casi la presunta colpevolezza della Russia fu nettamente smentita e il riflettore puntato sul governo di Theresa May. A Duma, i disperati tentativi delle potenze occidentali d’impedire all’OPCW dal visitare il sito dell’attacco, senza trovare nulla, si combinarono con le accuse infondate sulle forze russe e siriane che distruggevano le prove, con interviste assai sospette a locali che sostenevano di essere stati colpiti dall’attacco al “cloro”. A presentare tali testimonianze fu il Guardian, sostenendo che i medici erano intimiditi dal governo siriano, quando in realtà erano partiti sugli autobus coi mercenari jihadisti che sostenevano. Tali storie erano in contrasto con le prove e le testimonianze ottenute dagli investigatori russi e da giornalisti indipendenti. In modo piuttosto bizzarro, la scoperta di un impianto di armi chimiche a Duma, abbandonato dai terroristi, fu segnalata dai media mainstream, ma successivamente ignorata. Era presente all’inizio di un articolo che presentava in altro modo la solita narrativa contraddittoria. Alla fine, la maggior parte dei telespettatori avrebbe probabilmente dimenticato ciò che gli fu detto, immaginando di aver visto il laboratorio chimico dove il Presidente Assad creava personalmente i suoi missili tossici, pieno di odio e su ordine del Cremlino. “Agli ispettori dell’OPCW fu impedito di visitare il sito dell’attacco chimico in Siria” fu la notizia principale dei bollettini del giorno, con la notizia delle scoperte dell’OPCW sull’avvelenamento di Skripal citata in seguito. Sebbene le “affermazioni” della Russia siano state menzionate, venivano respinte da OPCW e dai governi dei Paesi NATO che serve. Se non fosse stato per Sergej Lavrov che rilasciava i risultati confidenziali del laboratorio Spiez in Svizzera, che testò sui campioni degli Skripal la presenza di un altro agente da guerra chimica e quasi del tutto estraneo, sicuramente non ci sarebbe mai stata menzione: “Riferendosi alle affermazioni di Lavrov sulla scoperta del BZ, Marc-Michael Blum, capo del laboratorio dell’OPCW, dichiarava alla riunione: “I laboratori hanno confermato l’identità della sostanza chimica applicando procedure esistenti e consolidate. Non c’era altra sostanza chimica identificata dai laboratori. Il precursore del BZ a cui si fa riferimento nelle dichiarazioni pubbliche, comunemente noto come 3Q, era contenuto nel campione di controllo preparato dal laboratorio dell’OPCW in conformità con le procedure di controllo di qualità esistenti. Altrimenti non ha nulla a che fare coi campioni raccolti dal team dell’OPCW a Salisbury“.” Con tale semplice affermazione, Blum effettivamente si dava le credenziali di strumento di pressione politica, rovinando quelle dell’OPCW. Evitando di negare l’affermazione di Lavrov che BZ o suo precursore furono trovati nel campione, ne confermò invece la presenza e l’accusa di Lavrov di scorrettezza proponendo una spiegazione del tutto implausibile, che il precursore del BZ provenisse dal campione di controllo. Se non è necessario citare un riferimento scientifico su qualcosa di così fondamentale per ogni analisi scientifica come i campioni di controllo, il testo sui campioni di “controllo di qualità” per l’analisi della cromatografia liquida/spettrometria di massa dovrebbe bastare: “I campioni vergini devono essere il più vicino possibile nella composizione dei campioni analizzati (matrice di corrispondenza). I campioni QC vengono generalmente preparati alla rinfusa e analizzati a intervalli regolari per monitorare la precisione e il bias del test. L’accettazione dei dati di solito dipende dai campioni QC quantificati con successo entro limiti predefiniti. È routine rianalizzare una parte dei campioni di test per dimostrare che la precisione del dosaggio è controllata (rianalisi del campione in corso – ISR). Questo perché i campioni di prova sono spesso sottilmente diversi dai campioni controllati. Ad esempio, i campioni biologici possono contenere metaboliti, dove i campioni di QC no. Devono essere predisposti criteri predefiniti per consentire la valutazione dei set di dati replicati”. Per una revisione dettagliata e tecnica dell’analisi degli agenti da guerra chimica, vedasi qui, in particolare notando l’estrema differenza strutturale tra agenti nervini, agenti vescicanti e agenti incapacitanti. La formula del “Novichok” o A234 può essere vista qui, mentre la sua relazione con altri agenti nervini organofosforici del tipo Sarin è chiara, non ha la minima somiglianza con agenti incapacitanti fentanil o 3-quinuclynidil benzilato – BZ. Questa dissomiglianza si applica anche ai prodotti di degradazione del BZ – “3Q” e la frazione benzilata del doppio anello benzenico. Riferirsi a questi come “precursori” è ugualmente fuorviante. È anche chiaro che il processo analitico per rilevare BZ è molto diverso da quello per gli agenti nervini, in particolare dopo la loro degradazione nel corpo. Il campione di controllo per tale analisi presumibilmente sarebbe stato BZ o suo prodotto di ripartizione 3Q.
In un’intervista straordinaria con Stephen Sackur della BBC, Sergej Lavrov dichiarava che “Perdiamo gli ultimi residui di fiducia nei nostri partner occidentali“. E anche se Sackur sembrava incapace di comprendere o persino considerare le parole di Lavrov, le conseguenze della dichiarazione rilasciata subito dopo l’attacco missilistico in Siria, spiega in modo inequivocabile perché tale fiducia è persa. Per la Russia ed alleati, l’inevitabile conclusione che le “provocazioni” di Skripal e di Duma siano parte integrante del medesimo grossolano inganno dagli stessi Stati, Regno Unito, Stati Uniti e Francia, significa che i precedenti eventi simili, usati da tali Paesi per promuovere i loro obiettivi geopolitici, vanno considerati probabili “provocazioni”. Considerando cosa ciò significhi per il progetto “umanitario” europeo e statunitense, usato per giustificare l’interferenza negli affari di altri Paesi quando ostacolano gli obiettivi occidentali, il recente sfogo di Mahdi Hasan di Intercept illustra la profondità di tale inganno. Elencando tutti i crimini che i sostenitori “liberali” e “umanitari” dell’opposizione siriana hanno usato per giustificare l’interferenza occidentale in Siria, Hasan identifica in realtà tutte le menzogne dette su Bashar al-Assad e l’Esercito arabo siriano. Oggi ci sono circa otto milioni di “apologeti di Assad” a Damasco che tifano il loro eroico leader e il loro eroico esercito, che nonostante tutto prevalgono sulle orde terroristiche e i loro sostenitori criminali di guerra di Londra, Parigi e Washington. Per loro almeno, questa era l’ultima provocazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il Giappone trova un deposito “semi-infinito” di terre rare, abbastanza da rifornire il mondo per secoli

National Post 13 aprile 2018Il deposito nel fondale marino a quasi 6000 metri di profondità potrebbe essere una volta. Un’isola nell’arcipelago Ogasawara al largo del Giappone, si trova nell’area in cui sono stati trovati i depositi.
Il fondale marino al largo delle coste del Giappone contiene abbastanza metalli da terre rare da rifornire il mondo per secoli, rivela un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, secondo cui il deposito, nella zona economica esclusiva giapponese, contiene 16 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare, sufficienti a soddisfare la domanda di ittrio per 780 anni, europio per 620 anni, terbio per 420 anni e disprosio per 730 anni. Il deposito “può fornire questi metalli quasi per sempre al mondo“, dice lo studio. Gli elementi delle terre rare sono ampiamente utilizzati nella tecnologia per smartphone, auto elettriche e ibride, batterie ricaricabili e display. La scoperta potrebbe essere una svolta per il principale produttore di elettronica giapponese, in balia del maggiore fornitore al mondo della Cina. Nel 2010, la Cina ridusse le quote di esportazione di minerali di terre rare del 40% e i prezzi salirono alle stelle. Le quote furono successivamente ritirate dopo la presentazione di denunce all’Organizzazione mondiale del commercio.
I minerali, trovati a quasi 6000 metri di profondità nel mare vicino la lontana isola di Minamitori, 1800 chilometri a sud-est di Tokyo, non sono facili da raggiungere. Ma il team di scienziati afferma che il costo dell’estrazione può essere ridotto elaborando il fango del fondale marino usando ciò che chiamano idrociclone separatore. “Data l’enorme quantità di risorse, l’alto grado (in particolare Y e HREE) e l’efficacia della semplice separazione granulometrica con l’idrociclone, riteniamo che il fango ricco di REY abbia grande potenziale come deposito dei minerali più cruciali per la società moderna“, scrivono gli autori dello studio. Secondo i ricercatori furono condotti ulteriori studi sullo sviluppo delle risorse e le valutazioni economiche della collaborazione tra industria, mondo accademico e governo giapponese.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Mosca ha le prove che la False Flag a Duma era opera del Regno Unito

Sputnik 13.04.2018

Cos’è successo? Perchè il Regno Unito è esploso inventandosi la balla degli Skripal avvelenati: A Duma, quando i terroristi del Faylaq Rahman iniziarono le trattative per l’evacuazione verso Idlib, eliminarono decine di elementi contrari e di testimoni scomodi, tra cui 17 islamisti con passaporto inglese (agenti segreti di sua maestà Elisabetta); la rabbia di Londra fu moltiplicata scoprendo che almeno 1000 elementi del Faylaq Rahman passavano all’Esercito arabo siriano. Il sospetto è ciò sia stata un’enorme operazione di controintelligence dei siriani contro la rete terroristica-spionistica della NATO (Gladio-B) in Siria, distruggendone le operazioni false flag contro l’Alleanza Siria-Iraq-Libano-Iran, lasciando scoperti e ricattabili i capi della NATO e i loro mandanti petromonarchi del Golfo Persico. (NdT)Il Ministero della Difesa russo ha prove che il Regno Unito ha partecipato direttamente alla provocazione nel Ghuta orientale in Siria, secondo il portavoce Igor Konachenkov. Londra ha preso parte all’organizzazione della provocazione su un presunto attacco chimico nella città siriana di Duma, dichiarava il portavoce del Ministro della Difesa russo Igor Konachenkov. “Oggi il Ministero della Difesa russo ha altre prove che confermano che il Regno Unito ha partecipato direttamente all’organizzazione di tale provocazione nel Ghuta orientale“. Il portavoce della Difesa russa aggiungeva che Londra fece pressioni sui rappresentanti degli “elmetti bianchi” per effettuare una provocazione in Siria. “Sappiamo che dal 3 al 6 aprile i rappresentanti dei cosiddetti “elmetti bianchi” subirono una forte pressione da Londra per effettuare una provocazione già preparata“, affermava Igor Konachenkov, secondo cui agli “elmetti bianchi” fu detto che in particolare dal 3 al 6 aprile i radicali del gruppo Jaysh al-Islam avrebbero condotto una serie di potenti attacchi con l’artiglieria, il che avrebbe provocato una risposta delle truppe governative. Quindi gli “elmetti bianchi” dovevano sfruttare la situazione per organizzare la provocazione con le armi chimiche. Negli ultimi giorni, la situazione in Siria è seriamente tesa. Secondo i Paesi occidentali, un presunto attacco chimico avvenne il 7 aprile a Duma, vicino alla capitale siriana. La Russia smentì le notizie su una bomba al cloro presumibilmente sganciata dalle forze governative siriane. I militari russi definirono false le foto di vittime del presunto attacco chimico pubblicate dagli “elmetti bianchi” sul social network. Mosca ritiene che lo scopo di questi “intossicazione” fosse proteggere i terroristi e giustificare qualsiasi azione esterna. Damasco definiva le accuse all’Esercito arabo siriano sulle armi chimiche non convincenti. I siriani hanno più volte sottolineato che il loro arsenale chimico fu rimosso nel 2014 dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW).

Abbiamo le prove del ruolo del Regno Unito nella provocazione fabbricata a Duma
Sputnik 13.04.2018

Un presunto attacco chimico sotto falsa bandiera a Duma il 7 aprile era il pretesto degli Stati Uniti per minacciare il Paese mediorientale di attacco missilistico; La Russia ha chiesto un’indagine mentre i medici locali dichiaravano che nessuno chiese cure mediche per avvelenamento. Il Ministero della Difesa russo teneva una conferenza stampa su ciò che la narrativa occidentale descrive come presunto attacco chimico nel Ghuta orientale della Siria. Alcuna prova fu presentata per supportare la pretesa. Una commissione chimica russa inviata a Duma riferiva che non sono state trovate tracce di avvelenamento chimico. Il 12 aprile, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti riconosceva che il Pentagono non aveva prove dell’uso di cloro o sarin a Duma. Parlando al briefing, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov dichiarava che il ministero ha prove sufficienti sulla provocazione con l’uso di armi chimiche a Duma, il 7 aprile.“Provocazione pianificata”
Aggiungeva che Stati Uniti e Paesi occidentali continuano “accuse indiscriminate e infondate” contro il legittimo governo siriano sul presunto uso di armi chimiche contro civili nel Ghuta orientale. Tuttavia, una settimana dopo Stati Uniti e certi Paesi europei non hanno fornito alcuna prova. “Il Ministero della Difesa russo ha molte prove che il 7 aprile fu programmata una provocazione a Duma con l’intento d’ingannare la comunità mondiale: il vero scopo della provocazione oggi è chiaro a tutti, incitare gli Stati Uniti a lanciare attacchi missilistici contro la Siria“, osservava Konashenkov, secondo cui il Ministero della Difesa russo ha prove del coinvolgimento diretto del Regno Unito nell’organizzazione di tale provocazione. Il Ministero della Difesa russo ha rintracciato chi partecipò alle riprese dell’attacco chimico simulato a Duma, che informavano il ministero sui dettagli del video. Konashenkov affermava che i partecipanti al video sulle “conseguenze dell’attacco chimico” a Duma, avevano detto che il video è una messinscena. “Siamo riusciti a trovare i partecipi diretti alle riprese di tale video e li abbiamo intervistati, oggi presentiamo un’intervista in diretta di queste persone, residenti di Duma che ci hanno raccontato come si svolsero le riprese, in quali episodi presero parte e cosa fecero“, dichiarava Konashenkov. Le Forze Armate russe hanno constatato che questi erano proprio le persone del video. Secondo Konashenkov, due medici che lavoravano in un ospedale locale dissero che le persone non avevano segni di avvelenamento di agenti tossici. “Durante il primo soccorso, persone sconosciute arrivarono nell’ospedale, alcune con telecamere, iniziando a urlare, agitarsi e e a versare su tutti l’acqua dai tubi, urlando che erano avvelenati da agenti tossici. Gli altri nel panico iniziarono versarsi acqua a vicenda”, dichiarava il portavoce del ministero, secondo cui dopo le riprese, gli sconosciuti scomparvero velocemente.

Coinvolgimento del Regno Unito
In questo momento, il Ministero della Difesa russo ha altre prove che indicano la partecipazione diretta del Regno Unito nell’organizzazione di tale provocazione nel Ghuta orientale“, osservava Konashenkov, aggiungendo che tra il 3 aprile e il 6 aprile Londra fece pressioni sui rappresentanti del cosiddetto gruppo degli elmetti bianchi per l’attuazione della provocazione. Separatamente, disse che il Centro di riconciliazione russo insieme alle autorità siriane concludevano un’operazione umanitaria nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale. “170152 persone sono state evacuate dalla zona, tra cui 63117 militanti e famigliari“, dichiarava Konashenkov. Tutti gli insediamenti del Ghuta orientale sono attualmente sotto il controllo delle forze governative siriane. La polizia militare russa veniva dispiegata nell’area per monitorare la situazione e mantenere la legge. “Con la situazione in questo sobborgo di Damasco che mostra stabilizzazione, i civili tornano a casa. Oggi sono circa 63000. In altre parole, più della metà dei residenti già evacuati sono tornati a casa“, sottolineava Konashenkov. La situazione in Siria si è inasprita significativamente nell’ultima settimana per il presunto attacco chimico a Duma. I rapporti sul presunto attacco nel Ghuta orientale, emersero il 7 aprile. Unione europea e Stati Uniti si affrettarono ad accusare le forze del Presidente Bashar Assad, tuttavia Damasco respinse le accuse. Mosca chiese un’indagine approfondita sul presunto attacco prima di trarre conclusioni. Riferendosi ad un’analisi del suolo di Duma, fatta poco dopo il presunto attacco chimico, il Ministero della Difesa russo dichiarava che l’analisi indicava l’assenza di agenti nervini e sostanze velenose contenenti cloro nell’area. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva detto che la Russia, che sostiene Assad, dovrà “prepararsi” poiché i missili “belli” e “intelligenti” avrebbero colpito la Siria. Poco dopo, Trump twittava che l’attacco alla Siria “sarebbe stato non molto presto” e che “non aveva mai detto quando si sarebbe verificato”. Da parte sua, la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, dichiarava che il presidente degli Stati Uniti deve ancora decidere sull’uso della forza contro la Siria mentre considera le informazioni dell’intelligence.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Siria: l’isteria occidentale sul proprio fallimento

Viktor Mikhin New Eastern Outlook 13.04.2018
La visita del Presidente Vladimir Putin ad Ankara si concluse con un vertice trilaterale col presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il Presidente iraniano Hassan Rouhani. La dichiarazione congiunta dei leader riaffermava la determinazione a cooperare nella sconfitta di Stato islamico (SIIL), Jabhat al-Nusra e altri gruppi estremisti. Fu evidenziata l’importanza fondamentale di separare i gruppi terroristici menzionati dalle formazioni dell’opposizione armata che avevano aderito al cessate il fuoco. I tre leader sottolineavano in particolare che alcuna azione di parte doveva minare i principi di integrità territoriale e indipendenza della Siria. Inoltre respinsero qualsiasi tentativo di creare nuove realtà col pretesto di combattere il terrorismo, esprimendo la determinazione a contrastare i piani separatisti volti a minare sovranità ed integrità territoriale della Siria, nonché la sicurezza nazionale dei Paesi vicini. In tal modo, i presidenti chiesero alla comunità internazionale di fornire sostegno alla Siria, inviando maggiori aiuti umanitari, assistenza nello sminamento, ricostruzione delle infrastrutture vitali socio-economiche e preservazione del patrimonio storico. Ma l’occidente non solo non prestava attenzione a queste nobili aspirazioni dei tre Paesi volti a risolvere il problema siriano, ma fa tutto il possibile per garantire che la guerra civile continui, anche utilizzando agenti provocatori e terroristi. I principi morali di umanità, decenza e diritto internazionale vengono abbandonati. L’occidente sprofonda nelle menzogne e nell’immoralità, seguendo fedelmente il testamento del famigerato Joseph Goebbels: “Più mostruosa è una bugia, più facilmente la folla l’accetta“. E così le mostruose accuse contro la Russia e il suo Presidente sull’uso di armi chimiche contro la popolazione civile sono riprese. La prima ministra inglese Theresa May guidava tale azione, dando così una lezione al pigro scolaro Donald Trump che, a suo parere, non era molto attivo nel “combattere per il mondo libero contro i barbari” ultimamente. Dopo la campagna di provocazioni dell’avvelenamento di Skripal, arrivando a dire che la casa in cui viveva andava abbattuta e, secondo funzionari inglesi, la questione di abbattere il quartiere e forse l’intera città di Salisbury, veniva considerata per acutizzare l’impatto di tale provocazione sul pubblico. C’era una città e ora non c’è più. Come dice il vecchio detto, la demenza peggiora. La stampa occidentale spiega l’isteria della leadership inglese in modo abbastanza accurato. Dopo che i terroristi del Faylaq al-Rahman giustiziarono 17 mercenari stranieri, soprattutto inglesi, che tentarono di ostacolare l’accordo degli “inconciliabili” con le famiglie in partenza per Idlib. Poco prima di lasciare Jubar per Idlib, Londra si rivolse alla Russia attraverso l’Oman sulla liberazione dei prigionieri. Ma dopo che l’esercito russo rispose che doveva essere organizzato dalla leadership siriana, gli inglesi divennero isterici. E una nuova provocazione si ebbe in pochissimo tempo, questa volta in Siria, col presunto gas lacrimogeno usato dall’esercito siriano nell’ultima roccaforte terroristica, la città di Duma. A dire il vero, c’era un’altra versione sulla stampa, secondo cui i terroristi fecero esplodere un bidone di cloro tra la folla di civili, in agonia per la totale sconfitta. Allo stesso tempo, i terroristi del Jaysh al-Islam iniziarono a lasciare Duma nel Ghuta orientale. L’accordo, raggiunto con la mediazione russa, dava un passaggio sicuro a terroristi e familiari, consentendogli di lasciare Duma in cambio della liberazione di centinaia di ostaggi del Jaysh al-Islam.
Esperti internazionali che sanno una o due cose di buon senso, si pongono la ragionevole domanda: perché Siria e Russia dovrebbero usare armi chimiche, se volontariamente permettono di lasciare andare i terroristi? Inoltre, le armi chimiche di Damasco hanno lascito il Paese, in modo debitamente registrato dalle competenti autorità internazionali. A parte questo, gli esperti di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa non hanno trovato alcun segno di uso di sostanze chimiche tossiche da parte delle forze armate governative a Duma, aveva detto la TASS citando i rappresentanti dell’organizzazione. Il dottore della Mezzaluna Rossa Adnan Tbang notava che in sei anni di lavoro in Siria non ci furono prove di uso di armi chimiche nella Repubblica araba siriana. “Ho lavorato nell’ospedale centrale di Duma per sette anni. Ci fu un caso a gennaio, portando sei pazienti con problemi respiratori. L’esame medico non riscontrò alcun problema, alcuna sostanza tossica. Li sottoponemmo ad ossigenoterapia e non trovammo prove che fossero stati avvelenati“, aveva detto Sayf Aldin Hobia, un altro medico. In una normale società democratica, come Stati Uniti e Regno Unito immaginano essere immotivatamente, sarebbe stata condotta un’indagine approfondita su tale nuovo “incidente chimico in Siria” creato dall’occidente, e solo successivamente, in conformità col diritto internazionale, impartire le sanzioni. Ma Donald Trump ha seguito Theresa May divenendo isterico e scrivendo su Twitter che: “Presidente Putin, Russia e Iran sono responsabili del sostegno all’animale Assad“. Non si può non prestare attenzione al fatto che, per la prima volta, Donald Trump attaccava il Presidente Vladimir Putin ancor prima delle indagini. Poveri, poveri USA, che si sono affidati e saranno guidati dal presidente Trump? C’è tale degrado umano non solo negli Stati Uniti, ma in tutto l’occidentale. Donald Trump, decidendo di seguire i crociati e formare una squadra di “falchi” (il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale John R. Bolton, che ha rapporti con la scandalosa società Cambridge Analytica, il nuovo tendenzioso segretario di Stato Mike Pompeo, la nuova direttrice della CIA Gina Haspel, la prima donna nella storia ad avere tale incarico, il cui passato sadico è noto), ora prepara la guerra alla Siria. Una conversazione telefonica col presidente francese Emmanuel Macron bastava a Parigi per inviare 50 ufficiali a Manbij con breve preavviso dalla richiesta del presidente degli Stati Uniti. Il 2 aprile, la tv al-Arabiya, citando fonti locali, riferiva che gli Stati Uniti avevano già “truppe (300 uomini), con numerosi mezzi corazzati e mezzi pesanti“. Gli esperti notavano che gli Stati Uniti si affidavano agli alleati e non era un segreto che la presenza francese fosse forte in alcune parti della Siria, nel tentativo di ripristinare l’influenza che Parigi aveva nel Paese dopo la Prima guerra mondiale, quando la Siria era controllata dalla Francia. Il mondo civilizzato ha un’ottima idea di quanto bene i francesi affrontino i conflitti. Fu Parigi a suggerire di annientare la Jamahiriya libica e il brutale omicidio del suo leader Muammar Gheddafi. Questa è la vostra Francia democratica dai principi rivoluzionari!
E’ chiaro che Vasilij Nebenzija aveva ragione nel discorso al Consiglio di sicurezza dell’ONU, quando accusò i Paesi occidentali di sostenere i terroristi in Siria per rovesciare il governo siriano: “I terroristi e gli estremisti, sostenuti da sponsor esteri, vengono sconfitti in Siria. Permettetemi di ricordarvi che sono gli stessi terroristi ed estremisti che avete equipaggiato, finanziato e inviato nel Paese per cambiarne il governo legittimo. Ora è chiaro perché la sconfitta induca chi aveva investito capitale politico e materiale in tali forze oscure all’isteria“.Viktor Mikhin, un membro corrispondente dell’Accademia Russa delle Scienze Naturali, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio