L’oro cinese manda in bancarotta l’occidente?

Bill Holter Global Research, 3 novembre 2014china-gold-maoAlisdair Macleod di Goldmoney.com in un recente articolo suggerisce che la Cina potrebbe aver già accumulato 20000-25000 tonnellate d’oro fin dal 2002. Si prega di leggere con molta attenzione in quanto è molto sensato e mette una tessera del puzzle che mancava da tempo. Vorrei inoltre aggiungere che se ciò risulta essere vero, allora è la maggiore novità finanziaria dal 15 agosto 1971 quando gli Stati Uniti mandarono in default il gold standard.
Macleod ritiene che la Cina abbia velato le proprie riserve auree. Se vi ricordate, la Cina annunciò nel 2009 di aver accumulato 1054 tonnellate d’oro. La notizia fu una grande sorpresa e portò al rialzo del mercato dell’oro, mentre la Cina era allora un acquirente netto. Il totale delle proprie riserve la portava ai vertici della serie A dell’oro. Se Macleod ha ragione sulle 20-25000 tonnellate dal 2003, perché mai la Cina “mente” su quanto ne ha accumulato? E’ importante capire la mentalità dei cinesi e il pensiero profondamente radicato instillatovi dal generale Sun Tzu. L'”inganno” è una strategia fondamentale nella guerra, in questa categoria rientra il pensiero “aiuta il tuo avversario a sottovalutarti“. Perché i cinesi dovrebbero annunciare enormi riserve se fosse loro intenzione continuarne l’accaparramento? Non lo farebbero. Ho scritto diversi mesi fa delle riserve auree della Cina individuate in almeno 8000 tonnellate, ma i miei calcoli partono solo dal 2009, dalle 1054 tonnellate, per essere precisi. Ho ipotizzato che se siano state aggiunte le 1054 tonnellate annunciate nel 2009, oltre a 3000-4000 tonnellate negli ultimi 2-3 anni, e aggiungendo altre 2000 tonnellate di produzione nazionale, prevedendo facilmente 7000 tonnellate per il 2009-2011. Ho postulato forse altre 1000 tonnellate in questi tre anni, arrivando a 8000 tonnellate. Si ricordi questo numero nel successivo calcolo. Quindi, è anche possibile che la Cina abbia accumulato 30000 tonnellate nei 20 anni del 1983-2002? Penso che sia possibile ed ecco perché. Ciò significherebbe che la Cina acquistava 1700-2000 tonnellate all’anno da un mercato che ne produceva poco più di 2000 all’anno. Dal punto di vista monetario, ciò era pari a solo 20/25 miliardi di dollari all’anno, mentre l’oro era venduto in media a circa 350 dollari in quel periodo, una somma considerevole allora, ma ricordate, la Cina attirava “caldo” capitale d’investimento straniero e aveva un surplus commerciale ogni anno. Se la Cina o meno potesse permetterselo, credo che sì, sia possibile.
Chinagold L’altra faccia della medaglia è se questa “quantità” d’oro sia disponibile o meno? E’ possibile che la Cina abbia acquistato 20000 tonnellate e allo stesso tempo fatto decadere il prezzo sul mercato in 20 anni? Penso che sia possibile per diversi motivi. In primo luogo, sappiamo per certo che molte banche centrali occidentali sono venditori netti (l’accordo di Washington, ad esempio). Sappiamo anche di società minerarie e banche centrali che prestano l’oro (venduto nel mercato) da Frank Veneroso, che ha stimato un totale tra 10000 e 16000 tonnellate in leasing nel 2002. Le banche centrali per lo più poggiano sul fatto che l’oro è come il denaro, anche la Svizzera ha venduto gran parte del proprio oro. Un paio di altri aneddoti riguardano tedeschi e italiani. S’è pensato per anni che agli LTCM mancassero 300 tonnellate o più di oro italiano prestato. Inoltre, perché la Germania non ha potuto rimpatriare il proprio oro dalla FED di NY? Ora la domandona, “come poteva scendere il prezzo se la Cina ne era un grande acquirente?” In primo luogo, la Cina potrebbe avere operato “fuori mercato”, assorbendo l’oro prestato e venduto? E’ possibile che la Cina (tramite fiduciari) non abbia mai, proprio mai, avanzato “offerte” per l’oro? Avrebbe potuto semplicemente farlo mentre il mercato veniva limitato (alcuni di voi ricorderanno la regola dei 6 dollari, come la regola attuale del 2%) aspettando le azioni quotidiane per occupare posizioni? Avrebbe potuto anche far ridurre la liquidità per deprimerne il prezzo? Ha forse perso denaro cartaceo pur di accumulare prodotto fisico? Alcuni di voi potrebbero anche ricordare Jim Sinclair che parlava di “Phat Hung e Dr. No“, dieci anni fa,… erano forse di origine cinese? C’è un’altra fonte su offerta o domanda di oro di cui non abbiamo ancora parlato, gli arabi e in particolare i sauditi. Alisdair Macleod ipotizza che gli arabi fossero grandi acquirenti di oro tra il 1983 e il 2002, come lo furono nei primi anni ’80. Ma cosa succede se fossero stati in realtà venditori netti per tutto quel tempo? E se gli Stati Uniti in qualche modo convinsero i Saud con un “accordo che non potevano rifiutare”? Siamo i protettori dell’Arabia Saudita in questi anni, è possibile che gli abbiamo detto che se non scaricavano tale peso, la “protezione” poteva scomparire? Penso solo ad alta voce qui, perché se la Cina avesse accumulato un così grande quantitativo di oro, esso doveva provenire da qualche parte, una combinazione di approvvigionamenti da miniere, vendite delle banche centrali e forse altri venditori blanditi. Vorrei anche ricordare che negli anni ’80 e ’90 molti giovani arabi s’istruirono nelle università occidentali, dove appresero che il loro nuovo status dell’oro era una “barbara reliquia” contribuendo a farli allontanare dalle generazioni più anziane?
In precedenza ho detto del mio dato secondo cui la Cina ha accumulato 8000 tonnellate dal 2009, se seguiamo Alisdair Macleod ma dimezzando le sue stime a 10000 tonnellate… quindi abbiamo di certo quasi 20000 tonnellate o più del doppio di quello che gli Stati Uniti “pretendono” di avere! Un altro piccolo frammento d’informazione è la Cina che ha permesso alla popolazione di acquistare oro dal 2003, perché? Secondo Macleod aveva colmato i fondi sovrani, quindi decise che era il momento che la popolazione accumulasse oro? La Cina è in realtà più capitalista di quanto abbiamo mai creduto e l’ha nascosto per anni per accumulare oro? Credo che sia molto probabile. Voglio dire che se ciò è vero, allora la nostra teoria che la Cina, tramite proxy, frequenti da tempo il mercato dell’argento rifiutandosi di abbandonarlo, acquista molta credibilità. La Cina avrebbe prestato 300 milioni di once d’argento (forse anche 600 milioni o più) agli Stati Uniti nel 2003. Gli Stati Uniti, a corto di argento allora, l’avrebbero preso in prestito dalla Cina. Forse la Cina presta l’argento per continuare a drenare oro occidentale? Ha avuto indietro l’argento ed ora è arrabbiata perché é stata truffata? Ha sacrificato l’argento per i veri e propri gioielli della corona, il nostro oro? La Cina ha nuove infrastrutture e anche città fantasma già costruite. Chi era il pazzo quando li deridevamo per la costruzione di queste città fantasma? L’occidente è semplicemente stupido vendendogli tutto l’oro o è stato ingannato?
Per concludere vorrei sottolineare l’ovvio. Se la Cina ha accumulato 20000-25000 tonnellate di oro o anche di più, cosa significa? Significa che l’occidente è finanziariamente in bancarotta dato che nel processo di eliminazione, gran parte di tale oro proverrebbe dalle casseforti occidentali! Ciò significa che il denaro e il potere sono andati in Oriente sotto i nostri occhi. Ciò significa che la Cina può valutare l’oro a qualsiasi prezzo desiderato… e in qualsiasi valuta voglia. Significa che vivremo in un mondo Cina-centrico dove le “regole sono fatte da chi ha l’oro”. Significa che gli Stati Uniti (e gran parte dell’occidente) diverranno immediatamente terzo mondo. Il pericolo, naturalmente, oggi, se davvero c’è stato un errore di calcolo dell’occidente, è che un gioco assai grave possa finire con una brutta guerra. Non credo che aspetteremo a lungo per sapere se la Cina ha giocato in modo sornione, mentre Alisdair Macleod scopriva le carte! Come ho detto all’inizio, ciò potrebbe essere la maggiore rivelazione finanziaria in oltre 40 anni!

china-goldCopyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Annunci

Mollare il dollaro? Nascono i fondi sovrani d’oro

Avamposti della Banca centrale BRICS
Jim Willie CB GoldenJackass 11 giugno 2014

E392874C-26A2-48F1-AFFF-E4609C6FE550_mw800_mh600Mentre l’Occidente è ipnotizzato dal caos in Ucraina, certamente sul punto dell’implosione, l’attenzione è rivolta alla politica sui tassi d’interesse negativi in vista, che permetteranno ai banchieri di scremare sui rendimenti, o si è concentrati sull’abdicazione in Spagna, un cambio della guardia della nobiltà nera, Jackass sbadiglia e guarda all’Arabia Saudita, dove un evento significativo è in fondo alle notizie. Annuncia la creazione di un nuovo fondo sovrano indipendente dalla banca centrale, dedicato ad investimenti prudenti. Ovvero investimenti sull’oro. Indicando chiaramente l’allontanamento dalla massa dei buoni del Tesoro in dollari USA. Il divorzio statunitense-saudita accelera dagli uffici legali, dove la ridistribuzione del risparmio è la parola chiave. L’abbandono del petro-dollaro comporta l’inversione di un impegno generazionale, ancora una volta. Si tratta di scaricare i rifiuti in dollari USA accumulatisi per decenni come debito. Potrebbe essere il primo avamposto della banca centrale dei BRICS, passando dai titoli di debito del governo USA dritto ai lingotti d’oro. I sauditi potrebbero favorire giganti come Russia e Cina, il nuovo dinamico duo, avviando il processo di abbandono delle obbligazioni del Tesoro USA convertendoli in lingotti d’oro. Il grande scambio indiretto potrebbe divenire molto più diretto.

Il modulo saudita
Alcune domande sorgono su come i sauditi aderiranno formalmente ai BRICS, nell’ambito della loro alleanza nascente con Pechino. Il rapporto embrionale ha un debutto sotto forma di enorme conferenza multilaterale nella Sala Grande di un paio di mesi prima, seguita da un grande cenno agli Stati Uniti durante una parata militare con missili cinesi. Jackass sospetta che un passaggio va formandosi, liberando i sauditi dalle obbligazioni del Tesoro USA e ricostruendone le riserve di oro. Devono sostituire ciò che Londra e Svizzera hanno rubato. Un’altra questione si pone, se Arabia Saudita ed Iran coordineranno politica energetica e sistemi di pagamento al di fuori del dollaro USA, basandosi sull’oro. Il fondo saudita potrebbe aiutare il processo. Un’ultima domanda si pone, se ci si deve aspettare che una dozzina di tali avamposti della Banca Centrale BRICS, che trasforma le obbligazioni del Tesoro USA in oro, sorgano e prendano forma. Un vasto sistema satellitare di banche centrali BRICS potrebbe sorgere, imitando il sistema occidentale delle banche centrali in franchising come US Federal Reserve, Bank of England, Banca Centrale Europea, Banca del Giappone e altri, come la Banca nazionale svizzera. Jackass ritiene che i sauditi creeranno il modulo, da copiare altrove e che i sauditi presto annunceranno una politica dei pagamenti, che accetti qualsiasi delle principali valute, nel commercio petrolifero e petrolchimico, che l’intera regione del Golfo presto coordinerà una politica volta allo standard del petro-yuan quale veicolo temporaneo, con destinazione il sistema di regolamento commerciale in oro e che Arabia Saudita e Iran collaboreranno non da amici, ma con pieno spirito costruttivo. Liberandosi degli USA assieme a guerre ed altre violenze, con i loro comuni aspetti nazisti. I cinesi si occupano del commercio, dove la stretta di mano è il nuovo modello. La Cina sarà il mediatore della diplomazia globale. L’opportunità c’è e Pechino inizia da casa sia, trattando con nazioni confinanti come il Vietnam, nel Sudest asiatico, con meno sgomitate.

La notizia ufficiale
L’articolo ufficiale era scarso in dettagli, ma pieno di implicazioni. L’osservatore avvisato può leggere tra le righe. Il regno dell’Arabia Saudita stabilirà il suo primo fondo sovrano per gestire le eccedenze di bilancio per un valore di centinaia di miliardi di dollari, secondo l’agenzia stampa del regno. Il consiglio della Shura dovrebbe discutere un progetto di legge sul Fondo di Riserva Nazionale. Il fondo dovrebbe ricevere il controllo dalla banca centrale sugli investimenti del regno. Questo è il nocciolo, l’indipendenza. L’Arabia Saudita rimane il maggiore esportatore di greggio del mondo. Non è stato rivelato se il fondo cambierà la strategia degli investimenti del regno. Negli ultimi quattro decenni, la strategia era riciclare doverosamente i petro-avanzi in obbligazioni del governo USA, ruolo di fondamentale importanza ritagliato dagli anglosassoni. Sotto lo sguardo di gente come Kissinger e Rockefeller, pianificatori de facto dello standard del petro-dollaro che sostituì efficacemente il Gold Standard nel 1973, appena due anni prima, l’accordo di Bretton Woods fu abrogato. Il fondo dovrebbe iniziare con un capitale pari al 30 per cento del bilancio accumulato in un certo numero di anni. Negli ultimi tre anni, il regno ha annunciato avanzi di bilancio per un totale di circa 232 miliardi di dollari. Vedasi l’articolo su Arabian Business.

Altri fondi sovrani
Vladimir_Putin_in_Saudi_Arabia_11-12_February_2007-1 Altri fondi sovrani del Golfo hanno investito in immobili a livello internazionale, soprattutto in Europa. Possiedono molti buoni del Regno Unito ed eurobonds, e probabilmente più di una manciata di obbligazioni del governo giapponese. I sauditi indicano chiaramente una mossa importante sui titoli di Stato USA. Ben presto i sauditi annunceranno di non accettare alcuna valuta principale per il petrolio. L’Iran già trova poca resistenza, come nella vendita di energia a India e Turchia. Il governo USA presto uscirà dalla battaglia delle sanzioni a tutto il mondo. Le fondamenta dei BRICS mostrano segni di rafforzamento, con l’uscita dal petro-dollaro e la sua lenta morte, senza più formazioni in marcia con il passo dell’oca fascista, rompendo con bancarottieri e re della frode anglo-statunitensi. Altri fondi sovrani nella regione del Golfo sono estremamente significativi. I leader sono gli Emirati Arabi Uniti, con il massiccio fondo Abu Dhabi Investment Authority, da 773mld di dollari Ma l’UAE ha anche altri quattro fondi per un totale di altri 286mld di dollari, superando il totale di 1 bilione di dollari, 1059mld di dollari. Il fondo saudita SAMA Foreign Holdings ne ha 737mld, e il Kuwait Investment Authority 410mld. La Qatar Investment Authority 170 miliardi. Il totale dei fondi sovrani del Golfo è 2377 miliardi di dollari. Se solo un quarto dei fondi verrà convertito in lingotti d’oro, la regione del Golfo potrebbe fornire l’equivalente di Fort Knox a sostegno della moneta d’oro Dinar. La fortezza, una volta scintillante nel Kentucky, ospitava 8500 tonnellate di oro fin quando non fu derubato dalla banda Clinton-Rubin. Solo idioti e creduloni credono alla storia ufficiale dei trasferimenti alla FED di New York e West Point per tenerli al sicuro, assieme a concetti folli come il Deep Storage Gold. Si chieda a Germania, Paesi Bassi, Austria e Venezuela come vi furono custodite le proprie partite di oro. Vedasi l’elenco degli istituti dei fondi sovrani e dei dati in dettaglio.
Si conclude così che il fondo finanziario saudita SAMA ha quasi tre quarti di bilione di dollari, pronti e in attesa di uscire dai titoli di Stato tossici e raggiungere lo status di valida riserva aurea. Beh, almeno una parte considerevole svolgerà il nuovo ruolo funzionale di avamposto saudita della Banca Centrale dei BRICS, convertendo carta del debito sovrano tossico occidentale in metalli preziosi.

Implicazioni nello scambio petrolio-oro
La mossa dei fondi sovrani sauditi non viene considerata sottilmente dal regime finanziario degli Stati Uniti, con il suo potere depositato nella Federal Reserve e nel Tesoro, e nei veicoli che operano in dollari USA e nelle riserve dei patrimoni occulti nelle banche globali, sotto forma di buoni del Tesoro USA. Ci si chiede se il debito del saliente del Belgio delle obbligazioni del Tesoro USA occulte, sia in realtà almeno per il 30% saudita, se non esclusivamente russo. I fondi provenienti dalle eccedenze saudite furono prelevati dalla banca centrale saudita, il che significa che i sauditi si ritirano dalla rete di franchising delle banche centrali della FED. I sauditi avvertono chiaramente di volgersi ad oriente. Il divorzio indica che i reali sauditi iniziano ad allontanarsi dai re delle frodi e dai trafficanti di carta anglo-statunitensi. Ci si aspetti maggiore trasparenza in futuro, una diversificazione che allontani dalle obbligazioni del Tesoro USA, la netta e rapida fondazione a tappe del sistema di scambio petrolio-oro che la Cina ha implementato con la Russia. La disposizione potrebbe essere un passo verso la piena adozione del sistema commerciale basato sull’oro quale modello futuro. Tutto ciò che manca è una serie di monete e di note di credito basate sull’oro. Certo, oggi c’è l’acuta esigenza che sorga un vasto sistema satellitare di banche centrali dei BRICS, che potrebbe essere la zona di libero scambio di Shanghai. Una pedata se Francoforte annunciasse la banca centrale dei BRICS nella gestione dei fondi sovrani, parola in codice per diversificazione dalle obbligazioni del Tesoro USA in lingotti d’oro. Francoforte diverrebbe lo snodo globale dello yuan (RMB) tra Asia ed Europa, avviando la conversione all’oro. L’effetto su USA-UK-EU sarebbe la totale tempesta di fango. Il saliente del Belgio cerca sempre garanzie reali sull’oro da sauditi o cinesi. Se venisse fatto altrettanto da sauditi e cinesi, il piano per la banca centrale dei BRICS avrebbe due giocatori chiave, e altri ne seguirebbero. L’integrazione del petro-yuan avrà molti aspetti e la banca centrale saudita sembra svilupparne in futuro. Il petro-yuan ha numerosi elementi del progetto da integrare in futuro. Si potrà assistere alla creazione di un avamposto chiave nel fondo sovrano saudita, elemento importante nello scambio petrolio-oro, con le obbligazioni del Tesoro USA usate come moneta attiva nel ruolo esclusivo di lubrificante del credito. La conversione al sistema di pagamento del petrolio in oro potrebbe essere in vista, con la funzione chiave svolta dal petro-yuan nella conversione delle riserve in investimenti.

Futuri avamposti satellitari
Ogni nazione dei BRICS avrà una banca centrale che convertirà le obbligazioni tossiche del Tesoro USA in lingotti d’oro, come anche altre obbligazioni sovrane. Ci si aspetti che Shanghai e Hong Kong ne abbiano una, come Mosca, Delhi in India e Rio de Janeiro in Brasile, e anche Johannesburg in Sud Africa. Altre nazioni ospiteranno i satelliti delle banche centrali BRICS, come Riyadh in Arabia Saudita e Dubai negli Emirati Arabi Uniti. Alla fine banche centrali BRICS appariranno a Francoforte in Germania, Ankara in Turchia, Tokyo in Giappone e Tehran in Iran. Sarà impossibile fermare il trend della riconversione delle obbligazioni del Tesoro USA in oro, dato che ne sarà la soluzione autentica. A dire il vero, una grande quantità verrà convertita in yuan e rubli, dato che la maggior parte del commercio orientale sarà risolto con queste due valute in crescita. Entrambe le monete si baseranno sull’oro. Ironia della sorte, Cina e Russia possiedono più oro che il flusso delle rispettive valute, yuan e rublo, nell’economia globale. Il commercio di energia si svolgerà presto in yuan e rubli, in risposta alle stupide sanzioni del governo USA che appaiono essere solo dei danni auto-inflitti. Le usuali tattiche saranno utilizzate contro BRICS e Paesi associati, che si sforzano di liberarsi dal tossico dollaro USA. Molti si chiedono perché l’USD sia tossico. La risposta è semplice, si basa sul debito del governo USA, finanziato per l’80% dalla FED tramite una sterile monetizzazione che crea denaro fasullo per coprire il debito, e su una politica di zero tassi d’interesse che distorce i prezzi dei beni. Ciò permette di proteggere la criminalità di Wall Street che pratica una massiccia frode a base di titoli di proprietà fasulli, obbligazioni contraffatte, insider trading, riciclaggio di narcodollari, infinite guerre fasciste a sostegno dell’egemonia, chiarendo come il dollaro USA si basi più sul supporto militare che sull’economia industriale. Le usuali tattiche contro i BRICS e Paesi associati comprendono corruzione, minacce, frodi profitti dal narcotraffico, omicidi (e suicidi assistiti), ostracismo del sistema, sanzioni continue e acquisti in contanti sul mercato dei metalli. Il mondo non può risolvere e riprendersi dalla difficile situazione economica, cancerosa, senza scartare il dollaro USA e liberarsi dalle obbligazioni del Tesoro USA. Molte nazioni vendono i dollari in contanti con uno sconto del 30-35% riscattando le proprie valute, un piccolo brutto segreto assieme ad innumerevoli altri brutti segreti.
Il Gold Standard è la soluzione alla cronica peste finanziaria qual è il dollaro USA tossico che scorre nel sistema economico globale, nelle arterie del commercio e nelle vene della riserva bancaria. Si vedranno i progressi compiuti quando le banche centrali dei BRICS adotteranno un vivace commercio basato sulla conversione in lingotti d’oro, chiudendo il COMEX e subito. Un’importante conferenza avrà presto luogo. Il Gas Exporting Countries Forum (GECF) al prossimo vertice in Qatar, nel Golfo. Sarà chiamato Nat Gas Coop ed eclisserà l’OPEC, comunque. La pressione esercitata sul mercato dell’oro e sulle banche basate sull’oro sarà orribile, venendo chiamata forza maggiore o assalto nel sostituire i lingotti d’oro ipotecati (rubati). I processi potrebbero divenire comuni quanto gli omicidi di banchieri, di gran lunga più diffusi. Lasciate che crescano i funghi dalle tombe, piuttosto che funghi atomici nella sempre più tossica aria trattata dalle scie chimiche.

TofDakTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

The International parte II: The Offshore Petroleum Standard

Dean Henderson  27 febbraio 2014
Henry-Kissinger-e-David-RockefellerIl mercato degli eurodollari controllato da Londra è un veicolo comodo per riciclare gli enormi fondi neri dei petrodollari generati dai Quattro Cavalieri. Un eurodollaro è semplicemente una qualsiasi valuta convertibile esistente in un Paese diverso dal suo Paese di origine. Una caratteristica fondamentale del mercato degli eurodollari è la mancanza di regolamentazione e la segretezza. La forza della sterlina inglese, ingiustificata per motivi puramente economici, ha a che fare con il fondo multi-miliardario in petroeurodollari che Londra attira, in tandem con la serie di banche off-shore nei protettorati inglesi che facilitano il commercio di eurodollari e i mercati di narcotici, diamanti, oro, platino, plutonio e armi. I principali centri bancari offshore come le Isole Cayman, le Bahamas, Bermuda, Turks & Caicos, Antigua, l’isola di Jersey, Isola di Man, Hong Kong, Dubai e Liberia sono tutti sotto il controllo della Corona inglese. La Casa dei Windsor ospita ogni loggia massonica del mondo, sfruttando la segretezza offerta nel guidare i tentativi della nobiltà nera. Gli Stati Uniti hanno miliardi di dollari di debito dovuti al loro esercito spedito in  tutto il mondo a proteggere questi monarchi e il loro bottino. Nel Sud-est asiatico la CIA ha protetto e diffuso le rotte dell’oppio della HSBC della Corona. Dopo la guerra del Vietnam, gli investitori internazionali persero fiducia nel dollaro, scommettendo sul fatto che gli Stati Uniti avrebbe avuto difficoltà nel ripagare il loro enorme debito di guerra ai banchieri internazionali. Nel 1968 il presidente francese Charles de Gaulle aggravò la crisi quando chiese pagamenti in oro al posto dei dollari, per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam. Quando Nixon fece uscire gli Stati Uniti dal Gold Standard, enormi quantità di capitale fluirono dalle banche statunitensi ai mercati off-shore di Londra degli eurodollari. Il dollaro s’era diffuso in tutto il mondo durante la guerra del Vietnam, creando un enorme eccesso di offerta non compensata da una domanda altrettanto robusta. Alcuni surplus di dollari furono rastrellati attraverso programmi di prestito, organizzati dalle mega-banche statunitensi tramite la vendita di buoni del Tesoro USA, che contribuirono a sostenere il debito degli Stati Uniti. Ma il surplus del debito di guerra e del dollaro costrinsero gli Stati Uniti a perdere il controllo dell’offerta di moneta nazionale e Nixon fu costretto a svalutare il dollaro dell’11% nel 1971. Le perdite continuarono. Nel 1973 Nixon svalutò il dollaro di un altro 6%. Dato che anche le multinazionali statunitensi, come oggi, producevano all’estero la maggior parte dei loro beni per l’esportazione, i prezzi all’importazione salirono e l’inflazione si aggravò. Nixon rispose imponendo controlli sui prezzi, ma le multinazionali deviarono le scarse materie prime, come il grano, nei mercati d’esportazione in cui poter avere maggiori profitti. I banchieri internazionali persero la pazienza con Nixon.
Subito l’esistenza dei nastri del Watergate fu svelata alla stampa dall’informatore della CIA Alexander Butterfield, il cui compito ufficiale era collegare la Casa Bianca al servizio segreto, ufficialmente un ramo della Federal Reserve. Le trascrizioni dei nastri del Watergate furono consegnate ai giornalisti investigativi Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post da una fonte della Casa Bianca, identificatasi solo come Gola Profonda. I ricercatori concordano sul fatto che Gola Profonda dovesse essere il segretario di Stato Henry Kissinger o il generale Alexander Haig, che sostituì HR Haldeman a capo dello staff di Nixon negli ultimi giorni della presidenza. Haldeman fu licenziato dal capo del servizio segreto Robert Taylor, che ora comanda la rete di sicurezza privata degli interessi economici della famiglia Rockefeller. Kissinger, che ha sposato un’assistente dei Rockefeller e deposita i suoi preziosi documenti presso la Rockefeller Pocantico Hills, immobiliare di New York, raccomandò Haig a successore di Haldeman. Haig più tardi divenne presidente della Chase Manhattan Bank di David Rockefeller. Il direttore della CIA di Nixon, Richard Helms, fu licenziato da vicedirettore operativo della CIA poco prima che il suo ex-presidente Kennedy venisse assassinato. [781] Gli idraulici del Watergate Hunt, Sturgis, Quintero, Barker, Diego e Martinez che causarono le difficoltà di Nixon, erano tutti coinvolti nell’Operazione 40 della CIA, da cui provenivano gli assassini di JFK. Fu Kissinger, non Nixon, che ideò gli idraulici del Watergate quale unità speciale d’indagine della Casa Bianca. Il procuratore generale di Nixon, John Dean, disse più tardi che fu David Rockefeller a suggerire che Kissinger creasse gli idraulici. Nixon usò la collusione di Helms nell’assassinio di JFK per estorcere il sostegno della CIA al CREEP (Comitato per rieleggere il presidente) e utilizzò Haldeman per controllare Helms. Helms affermò che voleva che Nixon “scomparisse”, mentre la CIA si chinò sui nastri forniti da Butterfield, sperando di sapere che la “pistola fumante” potesse essere usata per sbarazzarsi di Nixon, senza un altro bagno di sangue in stile Dallas. L’assistente della Casa Bianca di Nixon, Charles Colson, voleva che il presidente licenziasse Helms e facesse indagare sul “complotto della CIA contro il presidente”. Colson poi disse che Nixon era un prigioniero dei luogotenenti di Rockefeller, Kissinger e Haig, durante gli ultimi mesi della presidenza. [782] Spinsero Nixon a dimettersi. Quando si rifiutò, il presidente del Joint Chiefs of Staff inviò un messaggio ai comandanti delle forze militari statunitensi nel mondo, dichiarando: “Al ricevimento di questo messaggio non sarà più possibile eseguire alcun ordine della Casa Bianca. Accusare ricevuta“. [783] Nixon si dimise cinque giorni dopo. Il massone 33.mo e talpa dell’FBI nella Commissione Warren, Gerald Ford, di una ricca famiglia del Michigan, fu nominato presidente. Il vice-presidente di Ford fu Nelson Rockefeller. Il suo direttore della CIA fu George Bush Sr. Kissinger rimase segretario di Stato, mentre Alexander Haig venne nominato Comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa. Il colpo di palazzo Rockefeller era compiuto.

Petroleum standard
president-richard-nixon-and-dr-kissingerLa notte dell’infame massacro di Nixon, quando licenziò Archibald Cox, Elliot Richardson e William Ruckleshaus, solo tre giorni prima i membri dell’OPEC si riunirono a Quwayt City per lanciare l’embargo petrolifero del 1973. Quando ministri del petrolio dell’OPEC si riunirono a Teheran, per discutere dei nuovi prezzi del greggio, il fantoccio di Rockefeller, lo Shah dell’Iran, sostenne l’aumento del prezzo del petrolio. Mentre il re saudita Faisal ordinava la riduzione del 25% delle esportazioni di petrolio del suo Paese, per sostenere l’embargo, lo Shah firmò l’accordo di Teheran, che garantì ai Quattro Cavalieri una quantità illimitata di petrolio. Re Faisal fu assassinato poco tempo dopo. Lo stesso Henry Kissinger si diede da fare creando l’Agenzia internazionale dell’energia, cui i francesi si rifiutarono di aderire definendola una macchina da guerra. [784] La scomparsa di Nixon, l’IAE di Kissinger e l’improvviso desiderio dello Scià di alzare il prezzo del petrolio coincisero con l’introduzione nel 1973 del mercato dei futures petroliferi e il rafforzamento del mercato londinese degli eurodollari. I banchieri internazionali potevano manipolare i prezzi del petrolio attraverso il mercato, mentre incanalarono un nuovo torrente di petrodollari dall’embargo ai paradisi fiscali offshore. Ma come potevano i banchieri internazionali fermare il crollo del dollaro? Kissinger guidò un piano del NSC volto a recuperare 20 miliardi di dollari che gli Stati Uniti spesero in petrolio del Medio Oriente. Questo sforzo dei Rockefeller portò alla riunione del FMI del 1973 a Nairobi, in Kenya, dove i funzionari di Morgan Guaranty Trust convinsero il capo della  SAMA, Anwar Ali, a lanciare una banca d’affari saudita con sede a Londra, potendo essere una forza importante nel mercato degli eurodollari. Un secondo incontro voluto dai Rockefeller ebbe luogo a Lagos, in Nigeria nel 1979. Anch’esso coincise con un boicottaggio del petrolio arabo. Il  presidente della Federal Reserve Paul Volcker, che in seguito presiedette la Commissione Trilaterale, andò a Lagos e poi a Quwayt City. Istruì i dittatori nigeriani e kuwaitiani a ridurre il prezzo del loro greggio di alta qualità e ad accettare in pagamento solo dollari statunitensi. Il Bonny Light nigeriano è considerato il migliore greggio del mondo, e il Light Sweet Crude del Quwayt divenne il greggio di riferimento per tutto il mondo. Altri Paesi furono costretti alla dollarizzazione dei loro mercati petroliferi. [785]
Il dollaro USA fu salvo. Attraverso i nodi mercantili del petrolio di New York e Londra i banchieri potevano controllare non solo il prezzo del greggio, ma il valore del dollaro, il cui default veniva ancorato al prezzo del greggio. Big Oil smise di reinvestire i proventi del petrolio in Medio Oriente.  Invece agli sceicchi del GCC dissero di acquistare certificati di dollari di 20 e 30 anni depositati nelle mega-banche controllate dai Quatto Cavalieri, i cui profitti vengono depositati nelle stesse banche come crediti a nome degli sceicchi. Le banche adottarono la politica del prestito a riserva frazionaria, per cui potevano prestare 1 dollaro ogni 66,6 centesimi coniati. Le banche poterono prestare 60 milioni di dollari ai Paesi latino-americani al costo di soli 70000 dollari annui in pagamenti per gli interessi dei titoli posseduti dagli arabi. Il governatore del Texas John Connolly, i fratelli Hunt e il miliardario saudita sceicco Qalid bin Mahfuz, seppero di questa truffa. Raggiunsero il banchiere inglese Jon May nel tentativo di accaparrarsi il mercato dell’argento e utilizzarne il ricavato per lanciare la Banca del Texas, indipendente dai truffatori della Federal Reserve. May nacque in una famiglia inglese benestante e viaggiò per il mondo creando oltre 4000 conti fiduciari. Scoprì la “piccola intesa” che controllava scambio e tassi d’interesse e le politiche bancarie globali. Scoprì che “il prestito o meno del denaro era controllato del tutto“. [786] Il  presidente di Citibank Walter Wriston una volta precisò il gioco pesante svolto dall’intesa quando  dichiarò, senza mezzi termini: “Se Exxon paga l’Arabia Saudita 50 milioni di dollari, tutto ciò che accade è che noi addebitiamo l’Exxon e accreditiamo l’Arabia Saudita. Il bilancio della Citibank rimane lo stesso. E se dicono che non gli piacciano le banche americane, saranno messi nel Credit Suisse. Tutto ciò che facciamo è assegnarlo all’Arabia Saudita e accreditarlo al Credit Suisse. Il nostro bilancio rimane lo stesso. Così, quando le persone corrono in attesa che il cielo cada, non c’è alcun modo che il denaro possa lasciare il sistema. E’ un circuito chiuso“. [787] May cercò d’istituire strutture di finanziamento alternative. Venne molestato dalla polizia in tutto il mondo. A Londra fu perseguitato dall’ispettore generale Goldsworthy. Gli mise un uomo alle costole e scoprì che era coinvolto nel traffico di droga. Andò negli Stati Uniti dove fu incarcerato con accuse fasulle. Molti governi del Terzo Mondo, consapevoli della truffa della FED, contattarono May cercando un nuovo modo con cui prendere in prestito denaro. Lo Scià di Persia aveva appena ottenuto l’aiuto di May quando venne estromesso. May dice che lo Scià era in buona salute fin quando fu portato in una base dell’US Air Force. [788]
Il presidente della Deutsche Bank Alfred Herrhausen fu coinvolto nel tentativo del mercato dell’argento e fu subito assassinato. La versione ufficiale della morte segue la formula P-2 e Gladio, fu accusata la fazione Baader-Meinof dell’Armata Rossa della Germania, ma il colonnello degli Stati Uniti ed assistente di Edward Lansdale al Polo Sud, Fletcher Prouty, pensa che Herrhausen sia stato ucciso dalla CIA per volere dei banchieri internazionali. Herrhausen era un sostenitore della remissione del debito del Terzo Mondo. Aveva ideato un piano di riduzione del debito in una riunione di FMI/Banca Mondiale a Washington due mesi prima della morte. Alla riunione Herrhausen imbarazzò il presidente di Citibank Walter Reed, subendo da lui diverse taglienti critiche pubbliche. [789] Un industriale austriaco che lavorò con Jonathan May fu dichiarato pazzo. La CIA addestrò dei mercenari in Belize, molto probabilmente su un terreno di proprietà dell’amico di Bush e socio di Carlos Marcello Walter Mischer, per assassinare il dittatore nigeriano con cui Volcker stipulò un contratto, perché avevano paura che avrebbe parlato. Jonathan May, che rimane in un carcere del Minnesota, dice che questi stessi mercenari addestrati in Belize furono usati per assassinare Herrhausen. [790] Il 3 ottobre 2005, il Wall Street Journal riportò che i sauditi e le altre nazioni del GCC avevano ancora una volta sorpassato la Cina e il Giappone come maggiori acquirenti di titoli del Tesoro degli Stati Uniti, per via del drammatico aumento dei prezzi del petrolio a quasi 70 dollari al barile. L’alto prezzo del petrolio era necessari per sostenere il traballante dollaro degli Stati Uniti? Nel giugno 2007 le sei nazioni del GCC spesero 1600 miliardi dollari in attività estere. Dubai diventava centro finanziario internazionale rivaleggiante con Londra e aveva acquistato le partecipazioni di Standard Charter, HSBC e Bank Veuthes. Halliburton  trasferì la propria sede a Dubai, nel 2007.

Eurodollari e debito del Terzo Mondo
Con tutti questi meccanismi in atto, una marea di liquidità in petrodollari scorreva nei mercati off-shore degli eurodollari controllati da Londra, cementando il “rapporto speciale” anglo-statunitense che puntella la Casa di Windsor. L’embargo petrolifero arabo del 1973 fu il colpo di grazia al piano. Nel 1976 l’American Jewish Congress individuò JP Morgan e Citibank nei loro “ruoli cardine nella realizzazione del boicottaggio arabo“. I dirigenti di Chemical Bank e Morgan si batterono duramente contro la legislazione anti-boicottaggio al Congresso. [791] Nel 1963 il mercato degli eurodollari era di circa 148 milioni di dollari. Nel 1982 ne valeva 2000 miliardi di dollari. La capacità delle corporazioni e dei ricchi di nascondere i loro miliardi nei mercati dell’euro è un problema cronico sia per il Tesoro degli Stati Uniti che per le sue controparti del Terzo Mondo. Nel 1950 le società statunitensi coprivano il 26% del prodotto fiscale totale degli Stati Uniti. Nel 1990 ne coprivano solo il 9%, contribuendo al massiccio deficit di bilancio e ai 2400 miliardi di dollari di debito degli Stati Uniti. E’ peggio nei Paesi poveri, che prendono in prestito i soldi degli sceicchi dai banchieri internazionali a tassi d’interesse esorbitanti, per poi guardare impotenti mentre i compari degli oligarchi dell’FMI fanno bottino attraverso gli assalti di bankster tipo BCCI, rinviando il denaro di nuovo nel vortice del grande mercato degli eurodollari. Il New York Times ha stimato che nel 1978-1987, la sola America Latina abbia perso 600-800 miliardi di dollari con tale tipo d’evasione dei capitali, un importo quasi pari al debito combinato del Terzo Mondo. Il grande leader rivoluzionario africano e presidente della Tanzania Julius Nyerere, si chiese, “Dovremmo lasciare che la nostra gente muoia di fame per ripagare i nostri debiti?” La risposta dei banchieri internazionali fu un “sì” inequivocabile. Il loro Club di Roma, tra un caviale e un patè, sostiene lo spopolamento del mondo degli indesiderabili poveri. Nel 1982 il debito estero totale del Terzo Mondo era di 540 miliardi di dollari, il 70% del quale dovuto alle mega-banche occidentali. Le prime nove banche statunitensi detengono un debito del Terzo Mondo al 233% del patrimonio iniziale. Nel 1974-1982 il credito bancario internazionale si moltiplicò per cinque, fino a oltre il trilione di dollari. Gli utili derivanti dal prestito di petrodollari al Terzo Mondo delle sette maggiori banche degli Stati Uniti, andavano dal 22% al 60% dei guadagni totali. Le maggiori vittime furono Argentina, Brasile, Messico e Jugoslavia. [792]
Le banche centrali degli Stati Uniti con il loro denaro formarono la Financial Services Holding Company, presentando il fronte unito del cartello dei creditori verso i debitori del Terzo Mondo. Il suo consiglio comprendeva il presidente della Federal Reserve Allen Greenspan della Morgan Guaranty, John LaWare di Chase Manhattan e William Rhodes di Citigroup. Cartelli simili includono l’Istituto per la Finanza Internazionale, il Club di Parigi e la Banca Mondiale, il cui capro espiatorio FMI sfilò via per imporre le condizioni di prestito dell’oligarchia finanziaria. Se i Paesi non possono rimborsare tali prestiti usurari, le loro risorse sono consegnate alle multinazionali clienti delle banche, come nel caso della crisi del debito messicano del 1995. Le banche virarono milioni di dollari nei loro sforzi ardui per la rinegoziazione del debito dal basso tasso messicano di 50 milioni di dollari. I colossi bancari d’investimento Lehman Brothers, UBS Warburg, Lazard Freres, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Merrill Lynch e CS First Boston presero l’iniziativa nell’ambito del proficuo default, come consulenti dei governi debitori. Quando le prospettive non sembrano rosee per il recupero di crediti in sofferenza, i banchieri hanno l’abitudine di scaricare i loro crediti inesigibili sui contribuenti statunitensi, tramite il Piano Brady, formulato dal segretario del Tesoro di Bush e banchiere di investimenti della Dillon Read, Nicholas Brady. Il Piano Brady comportava un piccolo ripianamento dei debiti dei Paesi debitori del Terzo Mondo, volto ad attrarre nuovi prestiti ad alto tasso d’interesse. Quantità maggiori di debito furono indicati come oneri speciali nei bilanci delle banche, consentendogli di rivendicare enormi vantaggi fiscali come perdita di capitale, mentre da subito le inutili obbligazioni di Brady furono spacciate all’inconsapevole pubblico statunitense.
Il Gold Standard mondiale fu sostituito da quello del petrolio. Secondo il Tesoro degli Stati Uniti, nel 1974-1980 l’OPEC gettò 117 miliardi di dollari nel mercato degli eurodollari. SAMA prestava direttamente alle multinazionali statunitensi. Nel 1975 AT&T ebbe un prestito di 100 milioni dollari dalla Banca Centrale saudita. Il FMI salì sul succulento treno dei petrodollari, prendendo a prestito 10 miliardi di dollari dalla SAMA nel 1980. [793] I banchieri internazionali si muovevano in mare aperto, spesso in joint-venture, per sfruttare la miniera d’oro dei petrodollari che avevano costruito.  La Manufacturers Hanover Trust si legò via off-shore alla NM Rothschild & Son. La Chase Manhattan a Deutsche Bank, National Westminster Bank e Mitsubishi Bank per formare l’attore degli eurodollari del Gruppo Bancario Orion. Nel 1982 il mercato dell’euro aveva un patrimonio di 2000 miliardi dollari, mentre negli Stati Uniti, l’offerta di moneta M-1 era pari a 442 miliardi di dollari. Il debito degli Stati Uniti saliva alle stelle, mentre i grassi banchieri dispiegano le forze statunitensi per proteggere la loro “crapulenza”. Un anno dopo gli eventi del 1973, le banche centrali internazionali videro i loro asset aumentare del 72%. [794] L’economista John Maynard Keynes raccomandò la creazione di un “pool internazionale monetario”. Il mercato degli eurodollari offshore è la piscina olimpionica dei banchieri illuminati che vi nuotano.

[781] Plausible Denial: Was the CIA Involved in the Assassination of JFK? Mark Lane. Thunder’s Mouth Press. New York. 1991
[782] The Rockefeller File. Gary Allen. 76’ Press. Seal Beac, CA. 1977. p.175
[783] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.219
[784] The Prize: The Epic Quest for Oil, Money and Power. Daniel Yergin. Simon & Schuster. New York. 1991. p.608
[785] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Press. Sedona, AZ. 1991. p.333
[786] Ibid
[787] The Money Lenders: The People and Politics of the World Banking Crisis. Anthony Sampson. Penguin Books. New York. 1981
[788] Cooper. p.333
[789] “CIA Kills Progressive German Banker”. Executive Intelligence Review. 7-17-92. p.36
[790] Cooper. p.333
[791] The House of Morgan. Ron Chernow. Atlantic Monthly Press. New York. 1990. p.609
[792] The Confidence Game: How Un-Elected Central are Governing the Changed World Economy. Steven Solomon. Simon & Schuster. New York. 1995. p.194
[793] The World’s Money: International Banking from Bretton Woods to the Brink of Insolvency. Michael Moffitt. Simon & Schuster. New York 1983 p.126
[794] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.50

rockefeller-pyramidDean Henderson è autore di cinque libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Iscrivetevi al suo sito DeanHenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora