Prima e dopo Qirquq: l’Iraq non sarà diviso

Elijah Magnier, al-RaiIl piano per dividere l’Iraq è stato affrontato con la decisione del Primo ministro iracheno Haydar Abadi d’inviare l’esercito e le forze di sicurezza a recuperare tutti i territori iracheni controllati dai curdi di Masud Barzani. Il capo curdo cavalcava la divisione irachena (difatti, su un cavallo zoppo) per creare uno Stato curdo nel settentrione del Paese. Dopo il fallimento del piano di Barzani d’approfittare della lotta contro lo SIIL e dichiarare il suo “Stato”, ogni Paese del Medio Oriente l’abbandona perché alcuno ama essere associato al fallimento. Barzani aveva inviato suoi emissari (ne ho incontrati personalmente alcuni) in tutto il mondo, tornando con risultati apparentemente promettenti: “oltre 80 Paesi hanno promesso di riconoscere il nuovo Stato del Kurdistan“. Queste promesse si sono rivelate false (“nessun amico se non le montagne”), altre alleanze politiche (esistenti) si sono rivelate più forti e Barzani è rimasto solo con le sue promesse vuote e i suoi consigli infidi. I Paesi nella regione, Francia, Arabia Saudita ed Emirati per cominciare, ora instaurano un rapporto chiaro e inequivocabile col governo di Baghdad. Abadi, dopo l’autorizzazione del parlamento, ha usato il pugno di ferro per frantumare il piano di divisione, non solo dell’Iraq ma dell’intera regione, che doveva essere scatenato dai curdi in Iraq e in Siria attraverso il tentato cambio di regime nel Levante. In meno di 48 ore le forze irachene, con tutti i loro servizi (esercito, unità di mobilitazione popolare, antiterrorismo e polizia federale), imponevano il controllo su Qirquq, Qanaqin (Diyala), Bashiqa, Maqmur (Niniwa) fino ai confini con la Siria. Tutti i territori posti sotto il controllo di Baghdad dall’amministratore statunitense di Paul Bremer nel 2003-2004 (coi limiti sul Kurdistan) sono stati recuperati. Abadi ha costretto i pishmirga a tornare nelle aree che controllavano nel 2003, dopo aver approfittato dell’occupazione dello Stato islamico (SIIL) di grandi territori nel nord dell’Iraq nel 2014. Più importante, il governo di Baghdad inizia il recupero del territorio (dopo il referendum del Kurdistan) della provincia di Qirquq, che produce oltre il 65% del petrolio dell’Iraq settentrionale (circa 500000 bpd), circa il 40% della produzione totale nazionale di petrolio. Qirquq comprende i campi petroliferi di Tuqi, Pishqabir, Atrush, Shayqan, TaqTaq, Qurmala, Bab Jambur, Bab Hasan: tutti recuperati e ora sotto il controllo del governo centrale di Baghdad. Così, liberando Qirquq (e i suoi campi petroliferi), Abadi fermava l’ascesa dello “Stato del Kurdistan”, che non può esistere con il rimanente petrolio e il sostanziale sostegno finanziario di Baghdad per pagare gli stipendi dell’esercito (pishmirga) e dei funzionari, e questo fin quando Irbil consegnerà la produzione totale di petrolio, in cambio del 17% delle entrate dovute al Kurdistan. Masud Barzani dovrà ritirarsi dalla scena politica perché non sarà disposto a chiedere il ritorno del vecchio rapporto col governo di Baghdad e ad obbedire al Primo ministro, sarebbe troppo umiliante.
Bafil Talabani, figlio dell’ex-presidente iracheno Jalal Talabani, dichiarava che l’esercito curdo nelle regioni orientali di Qanaqin-Sulaymaniyah è sotto il comando del comandante in capo delle Forze Armate, Primo ministro Haydar al-Abadi, distanziandosi così da Irbil, isolando ulteriormente il capo curdo Masud Barzani: in realtà il grande perdente oggi in Iraq. La prima ad abbandonare Barzani è stata la Turchia che annunciava la chiusura del confine (dopo giorni di esitazione in attesa dei risultati concreti del rifiuto di Masud di attenersi alla costituzione e alle direttive di Baghdad) col Kurdistan, e consegnava il valico di frontiera principale tra i due Paesi al governo centrale di Baghdad e alle sue forze. Il re dell’Arabia Saudita Salman subito contattava direttamente, offrendo le sue congratulazioni, Abadi e condannava la ribellione di Barzani. Con il crollo del piano di Barzani, gli Stati Uniti avevano ancor meno speranze di spingere i curdi siriani verso l’indipendenza da Damasco. Baghdad ha ripreso il controllo dei valichi tra Iraq e Siria di Sinjar-Rabiyah. Due ulteriori valichi non sono controllati da Baghdad: Tanaf, temporaneamente sotto il controllo statunitense, e Qaim, occupato dallo SIIL. Ciò significa che alcun sostegno, uscita od ingresso è legalmente disponibile ai curdi siriani. La nuova situazione bloccherà lo spazio aereo su al-Hasaqa, circondata dalla Turchia ad ovest, dalle forze di Damasco a sud e dalle forze irachene ad est. L’accordo di Sykes-Picot, che divise il Levante dopo la Prima guerra mondiale, è stato ripreso dopo che analisti e diplomatici pretesero la ridefinizione dei confini del Medio Oriente, in particolare Iraq e Siria, creando i nuovi Stati chiamati Kurdistan (Iraq e Siria), Sunnistan (dai sunniti di Anbar in Iraq, e Idlib in Siria) e Sciistan nel sud dell’Iraq. La Turchia ha cominciato a rivedere la politica verso l’Iraq e cercherà certamente di trovare un terreno comune con Baghdad affinché ritiri le proprie truppe da Bashiqa e altre aree, ora che Abadi ha mostrato i denti contro la decisione di Irbil e disponibilità a combattere contro chi vuole dividere l’Iraq (e senza badare ai costi). L’attraente rapporto commerciale, al centro dell’attenzione del presidente Recep Tayyip Erdogan, prevarrà e incoraggerà Iraq e Turchia a ristabilire relazioni di buon vicinato (le relazioni turco-siriane certamente seguiranno dopo la fine della guerra in Siria). Gli Stati Uniti saranno costretti a riconsiderare la loro presenza nel nord-est della Siria, perché diventata inutile. Le forze statunitensi sono stanziate ad al-Tanaf senza alcuna finalità strategica e ad Hasaqa/Raqqah coi curdi, mentre lo SIIL è stato sconfitto nella propria capitale. Infatti, è probabilmente più facile per i propri agenti, i curdi siriani, lasciare in tempo tale alleanza, prima che gli stessi Stati Uniti li abbandonino. Gli interessi curdi non sono a Washington ma a Damasco, pronta a ristabilire un dialogo costruttivo se smettono di farsi sedurre dai temporanei interessi statunitensi nel Levante. Infine, Haydar al-Abadi si è dato la forza politica che aveva perso negli ultimi anni. Sì, l’Iran ha svolto un ruolo chiave avvertendo Masud Barzani, il giorno prima dell’inizio dell’operazione irachena per recuperare tutti i territori dai pishmerga: il comandante della Guardia rivoluzionaria iraniana Qasim Sulaymani avvisò Barzani della gravità della situazione (invano). Ha spinto l’alleato Talabani ad abbandonare Barzani e a sostenere Abadi contrastando i “piani di divisione” del Kurdistan. Ma la decisione di agire era di Abadi, rendendo un servizio enorme alla Siria e al suo Paese. Abadi si è assicurato la preminenza nell’arena politica irachena e per le prossime elezioni un secondo mandato da primo ministro. Sarà assai difficile fargli concorrenza, avendo distrutto lo SIIL, ma soprattutto essendo l'”eroe” che ha sventato il più peggiore pericolo: la divisione dell’Iraq… e della Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Indipendenza curda, Exxon Mobil e Grande Israele

Dean Henderson,  20/17/2017Ieri, quando le forze irachene presero la città di Qirquq e le sue installazioni petrolifere ai ribelli pishmirga curdi, i cittadini della città strategica del nord dell’Iraq uscivano per dimostrare giubilo. Il 25 settembre, dopo settimane di propaganda pro-curda nei media occidentali, Masud Barzani, presidente autodichiarato del governo regionale del Kurdistan, votava il referendum per la creazione del Kurdistan indipendente nella regione petrolifera. Non sorprese che il risultato fosse una valanga, il 93% dei curdi votava per l’indipendenza dal governo di Baghdad. Iraq, Iran, Turchia e Russia erano fortemente contrari al referendum. Anche l’amministrazione Trump richiamò la sua opposizione, anche se l’ex-CEO di Exxon Mobil, Rex Tillerson, ora segretario di Stato, sapeva che si trattava di un paravento. I curdi, pur essendo stati ritratti per decenni come perseguitati e sconfitti, sono in realtà assai meglio trattati della popolazione araba irachena. Parte importante della ragione di ciò è che i curdi di destra si sono dimostrato affidabili partner di CIA e Mossad nel destabilizzare la regione per conto di Big Oil. Il padre di Barzani, Mustafa, aveva guidato il Partito democratico curdo (KDP) nelle lotte contro vari governi iracheni progressisti. Un colpo di Stato iracheno del 1958 depose il fantoccio degli USA Nuri al-Said e diede origine a una serie di leader nazionalisti partendo da Abdalqarim Qasim.
Alla fine degli anni Sessanta, lo Shah dell’Iran cominciò ad armare i ribelli del KDP di Barzani per conto di Stati Uniti ed Israele. L’Iraq fece pace coi curdi nel 1970, ma nel 1972 Henry Kissinger e John Connelly si rivolsero a Teheran per arruolare lo Shah nella distruzione della tregua. Il colonnello Richard Kennedy, aiutante di Kissinger, incontrò il figlio di Mustafa Barzani, Masud, per consegnargli 16 milioni di dollari di aiuti militari della CIA. Nel 1972, l’Iraq aveva truppe in Siria. Armando i curdi, gli Stati Uniti poterono aprire un secondo fronte nella guerra segreta contro il governo di sinistra di al-Baqr, a Baghdad, che aveva chiesto l’unità araba come soluzione per un prezzo equo nella vendita del petrolio ai Quattro Cavalieri (Exxon Mobil, Royal Dutch Shell, Chevron Texaco e BP Amoco). Il presidente libico Muammar Gheddafi e il presidente egiziano Gamal Abdel Nasir avevano fatto dichiarazioni simili e furono obiettivo delle operazioni della CIA.
Il 3 ottobre 2017, il rivale curdo di Barzani, Jalal Talabani, moriva a Berlino. Talabani aveva fondato l’Unione patriottica del Kurdistan (PUK), alternativa progressiva al KDP reazionario di Barzani. Fu presidente dell’Iraq nel 2005-2014, sottolineando l’unità tra curdi ed arabi. Con Talabani moriva una voce della ragione, illustrando al meglio la tempistica della sua morte misteriosa. Il vero problema nel nord dell’Iraq è duplice: petrolio e acqua. Tillerson supervisionò i negoziati tra la sua società Exxon Mobil e il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi sui ricchi campi petroliferi di Qirquq. Quando Maliqi, che gli Stati Uniti avevano insediato dopo l’invasione e l’occupazione dell’Iraq, si rifiutò di svolgere il ruolo di fantoccio che pensavano fungesse, trasferendo il campo petrolifero di Qirquq alla Exxon Mobil e quello di Rumalah alla BP, lo SIIL lanciò l’offensiva sull’Iraq settentrionale e gli Stati Uniti insistettero affinché Maliqi si dimettesse. Il 14 agosto 2014 annunciò le dimissioni. Ma invece di ottenere un nuovo burattino che sottraesse i campi petroliferi a Baghdad, ebbero il primo ministro Haydar al-Abadi. Il ricco Abadi era tornato dall’esilio a Londra, proprio come Maliqi dopo l’invasione dell’Iraq, ma si disilluse su come l’insider della Kissinger Associates Paul Bremer gestiva l’Autorità provvisoria della coalizione (dal non così sottile acronimo CPA). Nel 2010 fu uno dei tanti politici iracheni a sostenere una causa contro i mercenari della Blackwater, che commisero molti crimini in Iraq. Sottolineò l’unità tra tutti gli iracheni, equilibrando l’aumento dell’influenza sciita, che segna l’Iraq post-invasione, nominando il prominente leader sunnita Qalid al-Ubaydi a ministro della Difesa e mediando un accordo col KDP di Barzani per dare ai curdi la metà delle entrate del petrolio di Qirquq. Ma l’unità non è ciò che Exxon Mobil o Israele vogliono in Iraq. Israele ambisce alle risorse idriche del Kurdistan iracheno del nord e prevede il giorno in cui la regione sia parte del Grande Israele, garantendogli petrolio e acqua.
Abadi fu sempre più critico sul sostegno tacito dell’amministrazione Obama allo ISIS e sull’addestramento e armamento dei pishmirga curdi di Barzani da parte di Stati Uniti e Israele. A causa di ciò, l’Iraq allacciò stretti legami con Russia e Iran. Con lo SIIL quasi sconfitto in Siria e Iraq con le forze di Russia, Iran ed Hezbollah, i tizi della CIA/Mossad pensano di poter contare sui loro combattenti curdi, ben armati e addestrati, per continuare a rubare il petrolio di Qirquq per conto dei Quattro cavalieri, una funzione che lo SIIL aveva svolto così bene? Con gli appelli del governo iracheno che accusano di corruzione Masud Barzani e molti cittadini che manifestavano ieri per le strade di Qirquq, felici per l’arrivo delle forze armate irachene che liberavano la loro città, gli ignoranti che guidano questi due letamai devono nuovamente grattarsi le teste pelate.

Curdi in fuga da Qirquq verso Irbil

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le operazioni in Kurdistan: la presa di Qirquq

Alessandro Lattanzio, 17/10/2017

Meno chiacchiere politiche, meno intellettualismo, più vicini alla vita“.
Lenin

Oggi posso esprimere le mie sincere condoglianze a tutti gli “analisti” che hanno promosso la divisione dell’Iraq e della Siria: Qirquq era causa di tale abbaglio. E oggi l’Iraq consegna una grande speranza alla Siria. Qirquq va oltre lo scontro tra sionisti-wahabiti-curdi e Baghdad”. La Forza al-Quds ha risposto efficacemente a Trump & company… Unità delle Forze Speciali delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, responsabile delle operazioni extraterritoriali, la Forza al-Quds fa capo direttamente al leader supremo dell’Iran, Ali Sayyed Khamenei. Il Generale Sulaymani ha distrutto il piano sionista del Barzanistan in meno di un mese, chiunque minacci l’Iran ne subirà le conseguenze. Il testo è stato letto a Trump, con una lettera che attraversando tutti i filtri protettivi, è stata posta sulla scrivania del segretario della Difesa. Una semplice lettera senza il sigillo del Pentagono, attirando l’attenzione del segretario alla Difesa; una volta letta, la lettera conteneva una frase incredibile per il Pentagono: “Ci vedremo molto più da vicino, se necessario… Qasim Sulaymani. Comandante della Forza al-Quds”.Dopo il ritiro dei distaccamenti del PDK da Qirquq, l’Esercito iracheno riprendeva possesso della base di Daquq, mentre tra le forze del PDK di Barzani e quelle del PUK di Talabani si avevano degli scontri presso Qirquq. Intanto ad Irbil si svolgeva una riunione tra i comandanti curdi e rappresentanti del Pentagono su come reagire rapidamente alle operazioni delle forze irachene. Nell’area di Qirquq comparivano anche unità armate del Partito dei lavoratori curdi (PKK). Baghdad nominava il nuovo governatore di Qirquq e riprendeva il controllo delle infrastrutture energetiche. In sostanza, la difesa dei Pishmirga crollò rapidamente e gli iracheni dilagavano su tutta la città, entrando nel palazzo del governatore di Qirquq, da dove il precedente aveva minacciato Baghdad. Le bandiere curde venivano tutte rimosse. Due giorni prima, 14 ottobre, il Generale iraniano Qasim Sulaymani giunse a Sulaymaniyah per incontrare la leadership del PUK (Haro Ibrahim, Pavel Talabani e Lahur Jangi) e del clan Talabani. Il membro del Movimento per il cambiamento (Gorran) Masud Haydar rilasciava un documento sull’accordo tra l’Unione patriottica del Kurdistan (PUK) e le forze di mobilitazione popolari irachene Hashd al-Shabi, firmato il 16 ottobre, che prevede 9 punti:
1. Restituzione alle forze irachene dei territori controversi controllati dai pishmirga.
2. Restituire 17 unità amministrative della provincia di Qirquq all’autorità del governo federale dell’Iraq.
3. Sei mesi di amministrazione congiunta a Qirquq, dove 15 quartieri saranno gestiti dai curdi e 25 eleggeranno una propria amministrazione.
4. Trasferire tutti i servizi strategici della provincia di Qirquq, come aeroporto e campi petroliferi, al governo federale dell’Iraq.
5. Aprire l’aeroporto di Sulaymaniyah ai voli internazionali.
6. Baghdad s’impegna a pagare gli stipendi dei funzionari pubblici di Sulaymaniyah e Qirquq.
7. Baghdad s’impegna a pagare i salari dei pishmirga del PUK.
8. Creazione della regione costituita dalle province di Halabiya, Sulaymaniyah e Qirquq.
9. Crearvi un nuovo governo.
Il 16 ottobre, la Liwa Asayb Ahl al-Haq dell’Hashd al-Shabi liberava Tuz Qurmatu. L’80% delle forze curde a Qirquq e Tuz Qurmatu aderivano al PUK, aprendo così la strada alle forze irachene. Le forze curde concordavano con l’Hashd al-Shabi di evitare scontri nella regione di Sinjar, ad ovest di Niniwa, cedendo la protezione della regione ai pishmirga yazidi che aderivano all’Hashd al-Shabi, mentre le forze curde si ritiravano e le forze governative irachene assumevano il controllo della provincia. Dopo la liberazione di Tuz Qurmatu, il governatore della provincia di Salahudin, a cui questa cittadina appartiene, vi nominava sindaco uno sciita arabo licenziando il curdo Shalal Abdul. Il Consiglio di sicurezza nazionale turco invitava a chiudere lo spazio aereo con la regione del Kurdistan, e a chiudere il valico di frontiera Ibrahim Qalil tra Turchia e Kurdistan, mentre il Primo ministro iracheno Haydar al-Abadi ordinava di rimuovere le bandiere del Kurdistan dai territori liberati dalle forze irachene. L’ordine veniva emanato dopo che l’esercito iracheno aveva annunciato la piena liberazione di Qirquq. Raqan Said veniva nominato dal Primo ministro governatore di Qirquq, sostituendo il fellone Najmaldin Qarim. Raqan Said era a capo del Consiglio arabo di Qirquq, costituito dai partiti politici arabi della città. Le forze curde avevano subito 22 morti, 17 dispersi e 70 feriti in queste operazioni.
Oggi, alcuni sognatori sul Kurdistan capiscono che i racconti sulla potenza dei pishmirga sono evidentemente precipitati dal cielo alla terra”. Tutto questo devasta i piani statunitensi relativi al Kurdistan che, privato del petrolio di Qirquq, perde attrattiva geopolitica e risorse necessarie a colpire il consolidamento dell’Asse della Resistenza. Per i sostenitori dell'”America è con noi”, tutto ciò impartisce una buona lezione. “Agli statunitensi non interessano gli interessi dei loro burattini, si preoccupano innanzitutto dei propri interessi. Finora, il sostegno alle rivendicazioni dei curdi a Qirquq, a costo dello scontro aperto con Iraq e Iran, non era una loro priorità, per cui Washington guarda con malinconia l’Iran fare le sue mosse. Sì, l’accordo con parte dei curdi, certamente è stata una sorpresa spiacevole per gli statunitensi, abituati a trattare il Kurdistan iracheno come loro feudo, con il Corpo della Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniano (IRGC), appena definita “organizzazione terroristica”, concludere coi curdi, alle spalle di Barzani, un accordo nell’interesse del principale avversario degli Stati Uniti nella regione. Neanche l’invasione di truppe iraniane e turche è stata necessaria. Il tutto è stato sistemato con un asino carico di oro o contrattando su un più moderno serbatoio di petrolio”.

Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Iraqi News
Iraqi News

La fine dell’indipendenza curda

Moon of Alabama 16 ottobre 2017Oggi il governo iracheno ha liberato Qirquq dall’occupazione delle forze curde. Ciò segna la fine del piano per l’indipendenza curda in Iraq. Nel 2014 lo Stato islamico occupò Mosul. Allo stesso tempo il governo regionale curdo di Masud Barzani inviò i pishmirga a prendere la città petrolifera di Qirquq dalle forze al collasso del governo iracheno. C’erano plausibili prove che i curdi fossero d’accordo con lo SIIL e si coordinassero. Nel 2016 – 2017 le forze irachene sconfissero lo SIIL a Mosul. I gruppi curdi ne approfittarono per occupare ulteriori territori, anche se priva di una popolazione maggioritaria curda e non appartenessero alla loro regione autonoma.La zona bordata di rosso è la regione autonoma curda dell’Iraq accettata dalla costituzione irachena. La linea tratteggiata rossa è l’area aggiunta che i curdi hanno catturato e controllato.

Il governo iracheno ha insistito affinché la situazione ritornasse alle linee precedenti il 2014. La stragrande maggioranza della popolazione di Qirquq è turcomanna e araba. Qirquq produce due terzi del petrolio nel nord dell’Iraq. Non c’era possibilità che un qualsiasi governo centrale dell’Iraq abbandonasse la città e queste ricchezze agli occupanti curdi. Ma i capi curdi non hanno pensato né ascoltato. Il capoclan Barzani e il suo PDK, associati ad Israele, hanno cercato di consolidare la rapina. Il 25 settembre indissero il “referendum per l’indipendenza” in tutte le aree da loro controllate. Tutti i Paesi, ad eccezione d’Israele, vi si pronunciarono contro. Ma Barzani fu istigato dai sionisti e neocon internazionali:Bernard-Henri Lévy incontra Masud Barzani, 30 settembre 2017

Come osservai allora: “Questo condanna a morte l’indipendenza curda. Nessuna causa che Bernard-Henri Lévy ha sostenuto ha mai avuto esito felice”. Travolto, Barzani continuò per la sua strada, minacciando di proclamare l’indipendenza curda dallo Stato iracheno. Il Primo ministro iracheno Abadi non poteva che condannare quest’insurrezione incostituzionale, inviando le truppe a ripristinare la situazione del 2014, partendo dalle aree petrolifere di Qirquq. Negli ultimi tre giorni hanno marciato su Qirquq l’esercito iracheno, le unità della polizia federale e dell’antiterrorismo, tutti veterani della lotta allo Stato islamico. Un ultimatum è stato consegnato ai pishmirga affinché lasciassero l’area. Barzani insisteva nel restare, richiamando anche i combattenti del PKK dalla Turchia per aiutarlo ad occupare la città. La scorsa notte è successo l’inevitabile. Le forze governative irachene sono avanzate e dopo qualche scontro i pishmirga curdi scappavano. Non è chiaro se qualcuno ordinò di ritirarsi. Alcune unità di pishmirga hanno arrestato altre unità di pishmirga. Nessuno sembra avere il comando. Finora il governo iracheno ha ripreso il controllo dell’aeroporto di Qirquq, delle caserme, dei campi petroliferi e delle raffinerie. Qirquq è intatta. Ci sono rapporti sui governativi curdi che se ne vanno. Gli Stati Uniti, che avevano armato e addestrato entrambe le parti, non avevano idea di ciò che succedeva e non vi hanno preso parte. Senza il sostegno statunitense, le forze curde non hanno possibilità di vincere uno scontro. Qirquq è persa e le altre aree occupate dal 2014 seguiranno. Barzani ha perso la scommessa. I sogni di un Kurdistan indipendente in Iraq sono appena stati sepolti. La posizione di Masud Barzani è notevolmente indebolita. Questo enorme errore potrebbe costargli la testa. Il primo ministro iracheno Abadi si è rafforzato ed ora può vincere le prossime elezioni.
Questi avvenimenti avranno conseguenze sulla posizione curda in Siria, dimostrando che non possono sperare sul sostegno statunitense e che dovranno riconciliarsi col governo siriano. L’idea di di un’autorità autonoma o persino indipendente curda in Siria è, da oggi, anch’essa morta.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Kurdistan iracheno, ennesima sconfitta petrolifera dell’Italia

Alessandro Lattanzio, 16/10/2017Il governo dell’Iraq aveva ordinato al governo del Kurdistan iracheno di Irbil di ritirare i pishmirga da Qirquq e dai sui campi petroliferi, oltre a recedere dal risultato del referendum sull’indipendenza del Kurdistan. “Gli Stati Uniti affermano che attraverso i loro canali lavorano con entrambe le parti per impedire la guerra, avendo capito che tale guerra rischia di porre fine all’intera faccenda curda, soprattutto se Iran, Iraq e Turchia combattono insieme contro i curdi. Pertanto, l’opzione ideale per gli Stati Uniti sarebbe la pacifica disintegrazione dell’Iraq. Ma Iran e Turchia hanno un’idea diverso”. L’Hashd al-Shabi cooperava con l’Esercito iracheno a Qirquq e l’Iran chiudeva i confini col Kurdistan iracheno, dopo il blocco parziale turco al Kurdistan. Turchia e Iran mantengono forti contingenti militari ai confini del Kurdistan. Incontrando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il Presidente iraniano Hassan Rouhani dichiarava che “Certi leader della regione del Kurdistan dell’Iraq hanno preso decisioni erronee che vanno corrette. Iran, Turchia e Iraq sono obbligati a prendere misure serie e necessarie“, sul referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Erdogan, a sua volta, aveva dichiarato che “Non esiste un Paese diverso da Israele che riconosca il referendum. Un referendum attuato assieme al Mossad non ha alcuna legittimità“. Una dichiarazione pubblicamente respinta dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, un passo insolito visto che Israele in genere non commenta le attività della sua agenzia spionistica. Anche il capo delle Forze Armate turche, Generale Hulusi Akar, visitava Teheran, “La cooperazione tra Iran, Turchia e Iraq creerà stabilità e sicurezza nella regione e bloccare le mosse secessioniste“, dichiarava il Ministro della Difesa iraniano Amir Hatami, durante i colloqui con Akar. Sul fronte economico, Rouhani e Erdogan, per compensare un probabile calo della produzione energetica nel Kurdistan iracheno, decideva di aumentare l’esportazione di gas dall’Iran per la Turchia. Inoltre, il Qatar, alleato turco, ospitava il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif per colloqui sulla crisi mediorientale. “Andiamo verso il positivo aumento delle relazioni bilaterali e della cooperazione regionale tra Iran e Turchia“, dichiarava il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Ghassemi.
Il 16 ottobre, le forze irachene avanzavano su Qirquq da sud, liberando la base aerea K1, la raffineria della Northern Oil Company e i campi petroliferi di Bab al-Qurqur. In prima linea operavano la 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno e le forze dell’Hashd al-Shabi. I campi petroliferi di Qirquq forniscono il 40% del petrolio esportato dal Kurdistan. L’Esercito iracheno, prendendo i campi petroliferi, controllerà il flusso di petrolio dei curdi e le compagnie petrolifere che operano nel Kurdistan, perderanno una fonte lucrosa. La mattina del 16 ottobre, il governatore illegittimo di Qirquq chiedeva alla popolazione di prendere le armi contro l’esercito iracheno, ma le forze curde dell’UPK, della famiglia Talabani, si ritiravano dall’area di Tal Ward, probabilmente su richiesta dell’Iran, mentre il governatore fellone di Qirquq sostituiva la propria guardia. Comunque, in poche ore le forze irachene raggiungevano Qirquq, completamente abbandonata dai pishmirga del KRG, e liberavano la città e la relativa base aerea.

Le forze irachene davanti alla statua al combattente pishmirga, a Qirquq.

Le raffinerie europee saranno le grandi perdenti della fine del controllo curdo sui pozzi di petrolio di Qirquq. L’Italia è il primo importatore di greggio dal Kurdistan, seguita da Croazia, Grecia, Spagna ed Israele, secondo il rapporto dell’IEA sul mercato petrolifero dell’ottobre 2017. A settembre, il Kurdistan iracheno aveva esportato 580000 barili al giorno, che passavano soprattutto dall’oleodotto turco per il porto di Ceyhan sul Mediterraneo. La produzione di greggio dell’Iraq è aumentata di 30000 barili al giorno, arrivando a 4,52 milioni al giorno, a settembre. Metà del petrolio che attraversa l’oleodotto turco, proviene dai giacimenti di Qirquq. Ma l’Iraq ora, al contrario del Kurdistan iracheno, esporta soprattutto verso l’Asia quasi tutta la produzione. E quella da Qirquq seguirà a ritroso la Nuova Via della Seta cinese, a discapito delle rotte per l’Europa.Il peso economico del Kurdistan iracheno sull’economia italiana dovrebbe spiegare e smascherare l’entusiasmo presso la sinistra anarco-liberale italiana per la causa curda, e come mai il flusso di turisti politico-militari italiani verso le regioni curde non venga mai controllato, né sanzionato, soprattutto quando tali turisti-militanti italiani celebrano apertamente le politiche di repressione politica, etnica e religiosa attuata dalle milizie curde nei territori siriani e iracheni che occupano; senza parlate della loro pluriennale collaborazione con le organizzazioni terroristiche, come esercito libero siriano, al-Qaida e Stato islamico di Iraq e Levante. Quindi, dietro la militanza filocurda dell’estrema, o meno, sinistra italiana, si trovano concretissimi interessi petroliferi, taciuti ed occultati dalla macchina della propaganda e disinformazione italiana che ha arruolato, oramai almeno dal 2011, la cosiddetta ‘sinistra critica’, che usa ‘l’arma della critica’ solo contro i Paesi e i popoli nel mirino del Pentagono e della CIA, e mai verso Washington, Bruxelles, Tel Aviv o Riyadh.Israele è anche tra i principali acquirenti del petrolio della regione curda dell’Iraq, ricevendo circa metà del greggio estratto dai campi petroliferi controllati dal KRG nel 2017, intaccando le esportazioni per l’Italia, secondo acquirente del greggio curdo. Ciò spiega l’entusiasmo israeliano per l’indipendenza curda. “In genere registriamo Israele ricevere poco meno di 300000 barili (al giorno) di greggio e poco meno della metà di questo greggio proviene da Qirquq“, dichiarava l’agenzia di analisi ClipperData. Secondo il Movimento Gorran, partito di opposizione curdo, le imprese israeliane avevano ricevuto almeno 3,8 milioni di barili di greggio curdo a settembre, ottenuti via Ceyhan, in Turchia, da cui partono le petroliere che, a loro volta, una volte ancorate in acque internazionali, al largo delle coste, trasferiscono il carico su altre navi che, coi transponder di tracciamento satellitare spenti, si dirigono poi in Israele. All’inizio di ottobre, ad esempio, una petroliera maltese, la Seasong, navigava da Ceyhan per Port Said, in Egitto. Tuttavia mentre era al largo delle coste israeliane, spense il trasponder facendo rotta per il porto israeliano di Ashkelon. Un altro esempio, la Neverland, petroliera italiana, aveva lasciato Ceyhan il 13 giugno con più di 700000 barili di petrolio, alla volta di Augusta, ma spense il transponder il 21 giugno, oltrepassando Gibilterra e navigando verso l’Oceano Atlantico. Nell’agosto 2015, il quotidiano Financial Times riferì che Israele aveva acquistato i due terzi del greggio importato dal Kurdistan iracheno. Secondo l’analista geopolitico Yasir al-Maliqi, l’industria energetica israeliana dispone di due raffinerie progettate per raffinare il greggio di Qirquq, acquistato a prezzi generalmente ribassati rispetto al mercato mediorientale. La chiusura del flusso di petrolio curdo per il mercato israeliano, avrà un grave impatto sui prezzi praticati in Israele, secondo ClipperData.Intanto, in Siria i separatisti curdi scendevano a più miti consigli; i curdi nella Siria nordorientale si dichiaravano disponibili a dialogare con il governo di Damasco; la regione autonoma curda siriana dichiarava di essere pronta a negoziare con Damasco nonostante il 22 settembre si fosse votato il referendum per creare una federazione curda nel nord della Siria. Shahuz Hasan, co-presidente del Partito dell’Unione democratica del Kurdistan (PYD), salutava con favore le osservazioni del Ministro degli Esteri siriano Waldi Mualam sulla disponibilità di Damasco ad avviare negoziati coi curdi riguardo l’amministrazione di una regione autonoma curda in Siria. Il 28 settembre, alla 7.mo Congresso del PYD, ad al-Muabada, Shahuz Hasan e Aisha Hasu erano stati eletti nuovi leader del Partito dell’Unione democratica del Kurdistan. Forse, come segnale di un cambiamento di rotta delle organizzazioni politico-militari curdo-siriane.Concludiamo con le parole del comandante delle Forze speciali italiane Generale di Divisione Nicola Zanelli: “In diversi teatri di crisi svolgete un fondamentale compito di addestramento: con i Pishmirga curdi o con gli afghani, per esempio. Quali sono le principali difficoltà?
Il livello tecnico di queste truppe è piuttosto basso, ma troviamo una fierezza che lascia senza parole. Siamo di fronte a gente che magari non sa bene dove sia il confine del loro Paese, ma che è determinata a difendere il proprio villaggio o a riprendersi la propria moschea. Combattenti eccezionali perché la motivazione è determinante nel combattimento. La difficoltà è la lingua, oggi bisognerebbe conoscere soprattutto l’arabo, oltre al farsi o all’urdu. Qualche operatore lo parla, ma c’è il problema dei dialetti, così siamo costretti a ricorrere a interpreti selezionati. Il mio sogno è che le Scuole di lingue estere delle Forze Armate dedichino permanentemente un corso di lingue rare al comparto delle Forze special
i”. E difatti, i pishmirga, magari addestrati dai commando italiani dislocati in una base militare presso Irbil, abbandonavano senza combattere (sottolineo, per fortuna), la città di Qirquq.

Fonti:
AHNA
Bloomberg
Cassad
Cassad
ClipperData
Formiche
i24News
i24News
al-Manar
Rudaw