Majdan e la storia infinita di una frode ucraina

TeoCubanos KomePD 31/03/2014Mbmgq0C70LENell’estate 2003, una dichiarazione dalla League for the Revolutionary Party – Communist Organization for the Fourth International (LRP-COFI), denunciava una frode dell’organizzazione ucraina “Revolutionary Workers Organization” (RWO) appena accettata come organizzazione membro a pieno titolo del COFI. “In realtà non era mai esistito come vera e propria organizzazione. I suoi “membri” e “leader”, alcuni dei quali avevamo incontrato più di una volta, erano parte di una truffa globale“. La dichiarazione prosegue: “la prova incontrovertibile fu scoperta dimostrando che un gruppo di presunti ‘rivoluzionari’ in Ucraina aveva frodato almeno dieci organizzazioni internazionali di estrema sinistra, e probabilmente molte altre. Tali elementi sinistri si travisarono da membri di gruppi politici ucraini, affermando di essere d’accordo con una grande varietà di differenti ed opposte tendenze di sinistra. Gli stessi individui si spacciavano membri e dirigenti di diverse organizzazioni. Per convincere le organizzazioni internazionali delle loro identità ed affiliazioni politiche false pubblicarono volantini e periodici fasulli che pretendevano esprimere le loro opinioni e critiche a varie organizzazioni internazionali e altri gruppi ucraini inesistenti. Riferivano di attività presumibilmente condotte in relazione alle loro presunte opinioni e partecipazioni ad ampie discussioni politiche con i loro affiliati internazionali…. Per mezzo della presente dichiarazione vogliamo mettere in guardia il movimento dei lavoratori e le organizzazioni di estrema sinistra che tale frode criminale di elementi sinistri in Ucraina viene perpetrata contro la classe operaia e il movimento socialista mondiale. La truffa fu svelata quando il Partito Socialista di Gran Bretagna (World Socialist Movement WSM) denunciò di essere tra le organizzazioni ingannate”. La dichiarazione è disponibile su internet (vedasi punto 4.) … Una ragione evidente di tale bizzarra cospirazione era avere denaro dall’estero, incassandolo con la scusa della povertà della classe lavoratrice ucraina. Date le somme in gioco, è probabile che il furto non fosse l’unica ragione della truffa. Non sappiamo a questo punto se fu organizzata dalla polizia segreta ucraina o da agenzie di altri governi. Né sappiamo ancora se gli autori fossero semplici ladruncoli“. La dichiarazione denunciava Oleg Vernik, membro di spicco della sezione ucraina del Committee for a Workers International (CWI), “individuato come uno degli autori principali della truffa. Ai primi di agosto (2003) il CWI sospese la leadership della sua sezione ucraina e annunciava un’indagine completa se tale o meno gruppo di sinistra fosse dietro l’operazione“. (Dichiarazione di CWI è nell’appendice di quanto sopra linkato dall’SPGB)
Come dimostrato dalla relazione del SPGB, la frode fu rivelata quando alcuni russi avvertirono che l’organizzazione “sorella” del SPGB, presumibilmente fondata nel 2000, era in realtà inesistente. Il SPGB identificò dalle foto Vernik quale stessa persona presentatasi come Semjon Shevchenko, che prese parte ad un incontro internazionale del WSM (l’alleanza internazionale del SPGB) in Gran Bretagna, nel 2002, come capo dell’organizzazione fantasma Partito Socialista Mondiale di Ucraina (WSP). L’identificazione fu confermata da un membro del CWI belga e portò ad un’indagine interna del CWI. E poi il groviglio cominciò a svelarsi… Varie, quasi tutte, organizzazioni inglesi e statunitensi, e le loro piccole “internazionali” iniziarono ad indagare, solo per scoprire che le loro presunte organizzazioni sorelle in Ucraina erano una… truffa! A parte LRP-COFI e SPGB-WSM, Workers Power – League for the Fifth International (WP-L5I), Alliance for Workers’ Liberty (AWL), Workers Revolutionary Party, Marxist-humanists of USA (News and Letters Committees-NLC), International Bolshevik Tendency (IBT), International Trotskyist Opposition (ITO), Socialist Labor Party of America (SLP), Internationalist Group – League for the Fourth International (IG-LFI), New Union Party (NUP), International Bureau for the Revolutionary Party (IBRP) (oggi Internationalist Communist Tendency (ICT)) e forse anche altre, scoprirono che le loro organizzazioni “sorelle” (con diversi nomi fittizi, YRM/RKO/RWO/RV/UTO/UWG/RKU, ecc.) erano in realtà “facciate” inscenate dalle stesse persone che si presentavano con nomi diversi e come loro capi! I report dettagliati delle specifiche “tecniche” della frode furono dati da IG-LFI, LRP-COFI e SPGB e IBT. Dichiarazioni che denunciavano la truffa furono emesse da Workers Power, AWL, BIPR  e SLP. Riferimenti identici furono fatti anche da ICL-FI, Partito comunista di Gran Bretagna (CPGB), Red&Black Notes rivista libertaria canadese, e dalla rivista Russia di Sinistra. Fu confermato che Oleg Vernik, esponente di spicco del WR/CWI ucraino, anche membro del Comitato Esecutivo Internazionale (IEC) del CWI, fosse anche contemporaneamente Semjon Shevchenko del WSP/WSM, Jakov del RWO/COFI, Vitalij di YRM/IBT, Mikhail della RCO/IG-LFI e Viktor dell’UWG/NLC!!!

Oleg Vernik

Oleg Vernik

Boris Pastukh di WR/CWI era anche Vasilij Dmitrulin della RCO/IG-LFI, Aleksandr Sherbakov di YRM/IBT, Vasilij di RC/IG-LFI, Igor Pugachov dell’UGW/NCL e Ivan di WSP/WSM.

Boris Pastukh

Boris Pastukh

Aleksandr Zvorskij era Viktor Voronov della RWO/COFI, Sergej Novikov di WSP/WSM e Vadim Evtushok dell’UWG/NCC.

Zvorskij

Aleksandr Zvorskij

Zakhar Popovich di WR/CWI era Aleksandr della RCO/IG-LFI e dell’UWG/NLC.

Zakhar Popovich

Zakhar Popovich

vernikLjosha, Oleksij e Marsha furono identificati come… personalità multiple, e anche altri.

Ilija Budraitskis

Ilija Budraitskis

Oltre agli ucraini che condussero le loro… imprese internazionalisti attraverso un… “Dipartimento Internazionale” che avevano istituito presso i WR/CWI ucraini, fu smascherato anche un truffatore russo, Ilija Budraitskis, a quel tempo membro del Comitato esecutivo della “sezione CSI” del CWI (ovvero la sezione del CWI che includeva la Comunità di Stati Indipendenti, la CSI, esclusa l’Ucraina) e il Comitato nazionale russo del CWI. Era lo stesso uomo che, nello stesso periodo, partecipava alle riunioni a Kiev con una delegazione del IG-LFI come… il compagno russo Dmitrij, con una delegazione della IBT come il compagno ucraino… Ivan, e aveva anche partecipato a una conferenza internazionale del COFI a Varsavia come… il compagno russo Igor! Budraitskis cambiava nazionalità con i nomi!
Il CWI* nella sua dichiarazione iniziale, promettendo un’indagine approfondita, disse che la leadership della il CIS-CWI e della sua internazionale non sapevano quanto accadesse in Ucraina. Il 29 agosto 2003 il Segretariato internazionale della CWI annunciava che le accuse riguardanti la loro sezione ucraina erano effettivamente fondate e ordinò l’immediata sospensione di Oleg Vernik, Boris Pastukh, Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskiij, Jurij Baranov, Jaroslav Ganzenko, Aleksej Arjabinskij e la riorganizzazione dei WR/CWI ucraini. Le organizzazioni ingannate insisterono su Ilija Budraitskis. Il CEI di CWI il 24 novembre 2003 dichiarava che Budraitskis ammise che “fu trascinato a partecipare agli incontri organizzati dal cosiddetto “Dipartimento Internazionale” di Kiev. Ilija affermava che il suo coinvolgimento fu un grave errore e si rammaricava profondamente delle sue azioni e dei danni causati alla CWI, nella CSI, e nell’internazionale… Il SI condanna fermamente le azioni di Ilija, tuttavia riconosce, sulla base della nostra indagine e delle dichiarazioni di Ilija, che non era l’organizzatore della frode del “Dipartimento Internazionale”. Sebbene Ilija avesse completamente sbagliato a prendere parte alle attività del ‘Dipartimento Internazionale’, non fu suo istigatore… Prendendo in considerazione questi fattori, il SI propone le seguenti azioni disciplinari: Ilija viene rimosso dal comitato russo della CIS per almeno sei mesi. Trascorso questo periodo verrà ridiscussa la questione. Ilija non rappresenta l’internazionale della CWI in alcun modo fino a decisione contraria. Nel suo lavoro nell’organizzazione di Mosca Ilija è disciplinato dal Comitato di Mosca ed altri organismi dirigenti della sezione“. Le organizzazioni ingannate reagirono a tale decisione. Il 3 agosto 2004 l’IBT scrisse: “Budraitskis è un bugiardo comprovato e un ladro. Se i capi del CWI siano solo ingenui, piuttosto che cinici senza principi, l’avrebbero automaticamente espulso quando il suo coinvolgimento venne alla luce. Avrebbero inoltre preparato un resoconto dettagliato, fatto i nomi e tentato di “seguire il denaro”. Invece di cercare di andare a fondo su tale bufala criminale, il CWI ha dato solo vaghe spiegazioni, auto-amnistiandosi. La clemenza verso Budraitskis, il rifiuto d’indagare seriamente sullo scandalo coinvolge i dirigenti del CWI nell’ostruzionismo e mancata cooperazione nelle indagini di altre organizzazioni, costituendo un modello per cui non ci può essere assoluzione“. IBT (e altri) hanno supposto che CWI, nel migliore dei casi avrebbe coperto Budraitskis in modo da coprire anche Rob Jones, capo del CIS-CWI. Il CWI ha sostenuto che non fosse il dirigente in Ucraina. In Russia, invece, c’era (e c’è ancora) Rob Jones, con cui Budraitskis è cameratescamente associato.

Budraitskisconfgroup(Budraitskis a sinistra e Rob Jones a destra).

Nella lettera del 9 settembre 2003 indirizzata al CWI, IBT si chiede: “Potete informare su fino a che punto tale cospirazione arrivi? Certamente è più ampia di quanto la vostra dichiarazione ammetta, e non era affatto limitata alla sezione di Kiev della vostra organizzazione. E’ chiaro che Ilija Budraitskis, forse il più importante rappresentante a Mosca della vostra tendenza, fosse parte integrante della truffa. Ha compiuto numerosi viaggi a Kiev partecipando alla truffa. Cosa facevano gli altri capi del CWI a Mosca in queste visite? Come credevano fossero finanziati i viaggi? Non insospettirono il rappresentante Robert Jones? Cosa pensavano facesse Ilija Budraitskis a Kiev così frequentemente? Come pensavano che Ilija Budraitskis potesse permettersi quei viaggi? Il compagno Jones ha visitato Kiev negli ultimi quattro anni? E quante volte? Non notò nulla di sconveniente?” La lettera fu presentata due volte. Il CWI non rispose, né disse nulla su tali questioni nella dichiarazione su Budraitskis.

Ukraine-socialist-union

Logo dell’Opposizione di Sinistra ucraina

Ucraina 2013-2014: l’acqua è passata! Viva Majdan e dimenticate il passato!
24nov-vertical Nel 2005 ci fu una scissione dell’organizzazione russa di CWI, e alcuni membri crearono una nuova organizzazione chiamata Vperjod. Nel febbraio 2008, Vperjod ebbe lo status di “osservatore permanente” dal Segretariato Unificato della 4.ta Internazionale (USEC)* e nel febbraio 2010 divenne la sezione ufficiale dell’USEC in Russia. L’organizzazione russa di CWI si divise nel 2009 sulla questione dell’Ossezia del Sud. Una parte mantenne il nome dell’organizzazione, Resistenza dei Lavoratori, e l’altra rimase fedele al CWI è si ricostituì come “Sezione russa del CWI”. Nel 2011 Vperjod e Resistenza dei lavoratori si fusero formando il Movimento socialista russo (RSM), divenendo la nuova sezione russa della Quarta Internazionale. La carriera politica di Ilija Budraitskis apparentemente non fu disturbata dallo ‘sfortunato’ incidente della sua partecipazione in una truffa palese e dalla sanzione inflittagli dal CWI. Tuttavia non rimase a lungo con il CWI, probabilmente se ne andò con la scissione del 2005. Non possiamo verificarlo di sicuro. I “beagle” occidentali “pro-Majdan… alisti” che l’intervistano spesso, potevano chiedergli di chiarire tale dettaglio. Tuttavia nel 2006 apparve quale membro di Vperjod in una “conferenza sul futuro della sinistra ucraina”, e da allora è sicuramente uno dei capi di Vperjod, come l’USEC fa sapere. E’ sugli articoli di Ilija Butraitskis che l’USEC basa la propria analisi sulla … “rivolta delle masse” in Ucraina, a Majdan, battendosi per una società migliore, con il “Settore di Sinistra” da costruire nel movimento di Majdan e il pericolo mortale dell’intervento russo. Il capo, ovviamente, e gli altri collaboratori… della linea anticapitalista dell’International Socialist Tendency** (IST), non riescono a non usarlo come fonte a conferma della loro analisi (chiunque controllando internet potrebbe facilmente trovare molti riferimenti a Budraitskis in varie sezioni dell’IST). Ma in ogni caso, non dobbiamo essere così rigorosi. Forse il “compagno” Ilija è sinceramente pentito per le sue azioni. O forse i compagni del CWI, così indulgenti, sapevano qualcosa. Questo è ciò che abbiamo prima pensato e deciso di mantenere per noi. Ma poi “navigando” sulla pagina facebook di Budraitskis abbiamo sorprendentemente scoperto che la sua vasta gamma di “amici” include: Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskij, Aleksej Arjabinskij, Boris Pastukh, Oleg Vernik! Non giureremmo su Arjabinskij e Zvorskij, perché non abbiamo trovato nessuna foto disponibile nel 2003 sui rispettivi tizi. Può essere una coincidenza. Gli altri tre invece sono coloro che “trascinarono” Ilija nella frode. E’ una cosa strana mantenere l’amicizia con i truffatori che l'”avevano trascinato” in una frode, no?! Più sorprendente di tutti, però, è il fatto che tali truffatori ancora si presentino come militanti, sindacalisti e capi di organizzazioni rivoluzionarie! Ci occupiamo soltanto del caso di Popovich, perché il più evidente. La verità è che nella relazione di marxist.com si afferma che alla “conferenza sul futuro della sinistra ucraina” c’era un Zakhar Popovich che fece un intervento. Ma forse, ancora una volta, si tratta di una coincidenza diabolica. Ma lo Zakhar Popovich che ha parlato alla Camera dei Comuni a Londra, il 10 marzo, di cui un video viene presentato dalla TSI, non è un omonimo, è il truffatore del 2003 Zakhar Popovich, oggi “esponente di spicco” dell’organizzazione Opposizione di Sinistra ucraina, che finora ha contribuito notevolmente… come fonte di informazioni… della sinistra e autonomia “pro-Majdan”, alla “rivoluzione sociale” avvenuta in Ucraina. Questa è l’organizzazione che agli occhi della SEK (sezione greca di IST) rappresenta la sinistra anticapitalista ucraina. E’ la stessa organizzazione le cui tesi sono avanzate dall’USEC. È il tizio che ci ha detto di essere andato di persona con la bandiera rossa a Majdan e che anche se i fascisti avevano una certa forza lì, anche… “la sinistra si rafforzava! Tale rivoluzione è molto diversa dalla rivoluzione arancione del 2004. Questa rivoluzione è forte!”. È la stessa persona intervistata, sotto il titolo eloquente “sollevazione di massa per la democrazia”, dall’NPA francese, un’intervista orgogliosamente spacciata dall’USEC. E’ vero che chiunque avrebbe cercato di saperne di più sulla sinistra ucraina e russa probabilmente avrebbe avuto il sospetto che non fossero personaggi cristallini e politici chiari. Almeno, questo è ciò che abbiamo notato con una piccola ricerca. Ma nel caso di Budraitskis e Popovich non si tratta di sospetti, essendo chiaro come il Sole. Quindi dovrebbero pensarci due volte coloro pronti a gridare alle “teorie della cospirazione”. Quei tizi del CWI, che tanto pietosamente avevano ‘assolto’ Budraitskis non sono consapevoli del fatto che il capo dell’opposizione di sinistra è Zakhar Popovich, l’uomo che espulsero dalla loro organizzazione come “vergognoso truffatore”? I tizi dell’USEC non conoscono il passato del loro capo russo? I tizi del’IST, non sanno del passato della loro ospite d’onore?
Il problema non è tecnico o personale, è politico. Riguarda l’essenza delle loro dichiarazioni, ma anche facilità e sicurezza con cui la sinistra europea ha preso posizione sulla questione ucraina, anche accusando chiunque osasse avere una posizione diversa di essere “esagerato”, ingenuo o anche portavoce di Putin. In effetti, non è più il momento dell’ingenuità…

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Note:
*In Italia, il CWI è rappresentato da Controcorrente, una microfazione del PRC.
**In Italia, International Socialist Tendency è rappresentato dalla microfazione Comunismo dal basso, a sua volta una corrente del defunto partitino liberal-anarchico Sinistra Critica.
***L’USEC in Italia è rappresentato da Sinistra Anticapitalista, ex-Sinistra Critica.

Foto: Bolshevik

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La balcanizzazione dell’Ucraina

Miroslav Lazanski, Rete Voltaire Internazionale, Belgrado (Serbia) 25 febbraio 2015

La guerra che devasta l’Ucraina s’internazionalizza. Le divisioni che compaiono nei Balcani non sono nuove, c’erano durante la disgregazione della Jugoslavia e in precedenza durante la Seconda Guerra Mondiale. Per Miroslav Lazanski, una vecchia divisione si riproduce.

Nikolaj Vasilevich Ogarkov

Nikolaj Vasilevich Ogarkov

Lav Tolstoj scrisse in Guerra e Pace, che “alla vigilia del 1812 c’era una concentrazione di potere in Europa occidentale, dall’ovest all’est, ai confini della Russia“. Non so cosa questo grande scrittore e pensatore direbbe oggi se vedesse i primi anni del 21° secolo. E’ come se avesse già previsto l’attuale accerchiamento NATO della Russia e la pressione politica e psicologica sugli Stati neutrali per aderire all’alleanza, avviate in Europa nel 1999, con i bombardamenti della Repubblica Federale di Jugoslavia, e che prosegue oggi con la tragedia ucraina. Le immagini di edifici e ponti distrutti sono incredibili; case bruciate, cadaveri per le strade. Tutto nel 21° secolo! e non è un film, ma la cruda realtà. L’Europa politica rimase in silenzio sulle stesse immagini in Jugoslavia nel 1999, e oggi è indifferente alla sofferenza umana in Ucraina. L’Europa politica ha imposto al popolo ucraino una scelta e quindi la guerra. Dopo gli accordi Minsk 2 [1], certuni ancora pensano, in Europa e anche negli Stati Uniti, che inviare aiuti militari a Kiev potrebbe cambiare la situazione militare. Ma i missili anticarro occidentali non cambieranno l’equilibrio di potere, perché i soldati di Kiev non sono stati addestrati ad usarli e avrebbero bisogno di almeno sei mesi di addestramento. I sistemi di artiglieria della NATO non sono compatibili con quelli dell’esercito ucraino. L’occidente può fornire all’Ucraina semplici blindati per il trasporto di fanteria, ciò che gli inglesi hanno fatto, elettronica per le comunicazioni radio e radar per l’artiglieria, già consegnati a Kiev. Tuttavia, se la NATO consegna a Kiev altri tipi di armi, o se invia propri specialisti per l’addestramento militare, potremmo vedere nel Donbas carri armati T-80 e T-90 invece che T -72. Vedremo poi se i missili sarebbero efficaci con essi. L’ingresso di unità della NATO in Ucraina potrebbe causare l’ingresso dell’esercito russo nel teatro delle operazioni. In un conflitto convenzionale in questo campo, nessun esercito occidentale, neppure quello degli Stati Uniti, potrebbe sconfiggere l’esercito russo, poiché i generali occidentali dimenticano ovviamente la dottrina del Maresciallo Ogarkov, sempre attuale nell’esercito russo: la sconfitta nella prima fase di un conflitto convenzionale con la distruzione degli obiettivi chiave in profondità del territorio nemico, nei primi momenti della guerra, e conquistare rapidamente territorio nemico facendo avanzare l’esercito. La vittoria totale nella prima fase della guerra, senza l’uso di armi nucleari tattiche. La strategia offensiva, con l’obiettivo di una profonda penetrazione nel territorio nemico senza usare armi nucleari, era l’essenza della visione sovietica della guerra in Europa. Gli statunitensi cercarono di fare di meglio con la dottrina della “Battaglia aero-terrestre 2000″.
Questo è precisamente il motivo per cui né Stati Uniti né NATO inviano forze in Ucraina, perché non hanno alcuna possibilità di vincere una guerra convenzionale. Infatti, se le truppe NATO o degli Stati Uniti subissero la sconfitta affrontando l’esercito russo in Ucraina, Bruxelles e Washington dovrebbero ammettere la sconfitta con tutte le conseguenze politiche e militari, o utilizzare armi nucleari tattiche. In tale situazione, sapendo che i Tomahawk possono raggiungere gli obiettivi russi in cinque o sei minuti, il Cremlino avrebbe poco tempo per decidere ed eseguire una diretta risposta nucleare, che avverrebbe in tre minuti al massimo, altrimenti non potrebbe lanciare controffensive se i missili statunitensi colpissero gli obiettivi russi. In altre parole, il confine tra uso tattico e strategico delle armi nucleari è pericoloso. Il rischio di conflagrazione è spaventoso, le parti potrebbero interpretare l’uso di armi nucleari tattiche come introduzione all’uso delle armi nucleari strategiche. In questo caso, solo Dio potrebbe salvare il pianeta. Secondo il parere del professor Lowell Wood del Livermore National Laboratory (USA), nel 1982, tra 500 milioni e 1,5 miliardi di persone morirebbero. Ed essendo la tecnologia nucleare progredita nel frattempo, il numero dei morti sarebbe molto più alto. Chi vorrebbe internazionalizzare il conflitto ucraino, ci pensa?
L’opinione pubblica in Russia in questi giorni non è sorpresa dall’arrivo di cittadini croati in rinforzo all’esercito di Kiev, Pravij Sektor e Guardia nazionale ucraina. Solo coloro che non conoscono la storia ne sono sorpresi. I soldati dello Stato indipendente di Croazia combatterono durante la seconda guerra mondiale a fianco di Hitler a Stalingrado, mentre sul fronte orientale non c’erano serbi. Lo Stato indipendente di Croazia inviò la sua aviazione sul fronte orientale. Il generale Franjo Dzal fu uno dei piloti che abbatté aerei russi. Nell’ex-Jugoslavia, la Croazia ha ottimi rapporti con l’Ucraina e la Serbia con la Russia. In che misura la religione ha influenzato ciò (in Ucraina ci sono cattolici e uniate) è una lunga storia. In ogni caso, i croati fiancheggiano l’Ucraina, e i serbi, seguendo i volontari, sostengono il Donbas. Balcanizzando l’Ucraina, si continua la guerra sospesa nel 1945…

6[1] “Pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi di Minsk”, Rete Voltaire, 12 febbraio 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mostra di rottami a Kiev e psico-sconfitta di Poroshenko

Oriental Review 24 febbraio 2015

Questa settimana un deposito di rottami è esposto nel centro di Kiev. Così l’amministrazione ucraina cerca di dimostrare “i fatti dell’aggressione russa in Ucraina”. Ma in realtà sono riusciti solo a dimostrare ignoranza e mancanza di qualsiasi conoscenza militare. Risultato di tale moderno illusionismo non è altro che la piena indifferenza dagli spettatori attoniti. Il pubblico ha già visitato la mostra, cui hanno presenziato i vertici di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Spagna, Georgia e altri Paesi europei invitati a commemorare il primo anniversario dell’euro-golpe, che si pretende “rivoluzione della dignità”.10411167I media internazionali e facebook traboccano delle eroiche foto su “questi maledetti russi colti in flagrante”. Nel frattempo ogni osservatore imparziale e informato porrebbe domande agli organizzatori di tale esposizione di rottami. Visitiamo piazza San Michele di Kiev.

Articolo 1. Carro armato sovietico T-64BV

10930159_582212468579816_3258878509390584994_nFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

16600406422_f862d3806b_b16600406442_3c95a4f16f_b15978854044_a533c2e7cc_b16413995680_87f7708d42_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Beh, il T-64BV è una versione della prima generazione del famoso carro armato sovietico T-64, equipaggiato con blindature esplosive reattive Contakt-1. Questa modifica fu ideata e prodotta nel 1985-1987 dall’ufficio costruzioni metalmeccaniche di Kharkov (Ucraina, ancora). L’ultimo T-64S attivo fu ritirato dall’impiego operativo dell’esercito russo nel 2011 (sostituito dai T-72 nei primi anni ’90), mentre secondo The Military Balance 2013 dell’IISS, 1750 T-64S modificati sono ancora in servizio nell’esercito ucraino. Ecco un fiero reportage video ucraino del 2010:

Vi è anche una serie di T-64VL prodotta dall’impianto Malyshev ucraino come T-64BM Bulat dal 2005. Diversi T-64BV dell’esercito ucraino furono catturati dagli insorti di Lugansk nella campagna estiva 2014:

Questo fu perso dall’esercito ucraino il 17 giugno 2014 nei pressi della città di Metallist. Si può vedere il contrassegno bianco delle FAU sulla parte anteriore della torretta del carro.

1403669041_1262338_900L’immagine di un altro carro armato catturato dai ribelli la scorsa estate. Qui potete vedere il simbolo della 24.ma Brigata “corazzata” delle FAU sulla torretta. Quindi, anche nel caso in cui il carro armato sia stato catturato dalle FAU agli insorti, assolutamente non significa abbia origine russa. Molto probabilmente è un comune mezzo ucraino fuori servizio e prelevato da un deposito per la revisione nei pressi di Kharkov. Completando il quadro, ecco un video che illustra il moderno T-92 in servizio nell’esercito russo:

Articolo 2. BM-21 Grad di fabbricazione sovietica

11021226_582212625246467_5930927619551057784_nFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

16601021135_bdc765ff14_b16413995500_01d0a7e54f_b16393730937_2bb62448b4_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Il BM-21 Grad è il leggendario lanciarazzi multipli autocarrato da 122mm sovietico, sviluppato nei primi anni ’60. Fu prodotto fino al 1988 e nel 1995 ve ne erano più di 2000 in servizio attivo in oltre 50 Paesi, tra cui l’Ucraina (315 unità nel 2012). I Grad ucraini sono utilizzati contro la popolazione civile del Donbas dalla scorsa estate:

I Grad ucraini bombardarono Snezhnoe (regione di Donetsk) il 15 luglio 2014 provocando almeno 10 vittime tra i civili. Video delle distruzioni qui. Molte di tali unità furono successivamente catturate dagli insorti e usate contro le forze ucraine nella zona ATO:

Video ripreso presso Ambrovievka (regione di Donetsk) il 1 settembre 2014, dopo che le truppe ucraine fuggirono dalla zona. I trofei recuperati sono la principale fonte di materiale militare degli insorti.

Ecco oggi cos’è in servizio nell’esercito russo:

TYaZhELAYa-OGNEMETNAYa-SISTEMA-TOS1A-SOLNCEPEKTOS-1A Solntsepjok (Scottatura), moderno lanciarazzi multiplo termobarico montato su telaio del carro armato T-72.

Articolo 3. BTR-80 di fabbricazione sovietica

10996927_582212398579823_4903640055816289543_nFoto per gentile concessione presidente Poroshenko

16600405842_f7c6eddf29_b15981244323_b2ecb59454_b16413994850_7330d7124c_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

BTR-80, trasporto truppe corazzato ruotato (APC) anfibio progettato in URSS e adottato nel 1988. L’APC ha decine di versioni, alcune sviluppate in Ucraina nel periodo post-sovietico (BTR-3) e anche in Ungheria (conforme agli standard della NATO). Attualmente in servizio negli eserciti di 40 Paesi, tra cui gli Stati Uniti d’America (2 APC BTR-80 furono importati dall’Ucraina nel 2011). Prima del conflitto civile in Ucraina, vi erano circa 400 APC BTR-80 in servizio nelle FAU. Tale rottame fu ripreso dai militari ucraini vicino Peski (Donetsk), dove l’offensiva degli insorti non sfondò a metà gennaio 2015. All’epoca MIGNEWS pubblicò un reportage fotografico sullo stesso APC:

4687305-ukrainskie-voennye-zakhvatili-v-peskakhCome si vede, in quel momento l’APC aveva le ruote, ecc., ma alla mostra di Kiev era completamente smantellato. Così sembra che tali 8 ruote fossero esattamente ciò che impedirono alle FAU la totale peremoga (vittoria).

Articolo 4. Comando mobile su ZIL-131 tipo KUNG

15978853064_2a1c281f56_b15978852934_cac4c59b00_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Si prega di prendere nota del marchio di qualità sovietico a bordo, il che significa che il veicolo fu prodotto nell’URSS. Gli autocarri militari ZIL-131 furono introdotti nel 1966 ed utilizzati dall’esercito sovietico in varie versioni. L’esemplare è una cosiddetta Unità di Comando Mobile. C’erano sicuramente molti di tali veicoli in Ucraina dopo il crollo dell’URSS. L’esercito russo utilizza attualmente un tipo di autocarro un po’ diverso, che dovrebbe essere simile a questo:

63099Moderno autocarro militare russo Ural 63.099

Articolo 5. Daewoo Nexia

16575043856_0e1ceb0ece_b116413814818_9b498b0de8_b16393729137_d9ed71dd84_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj. La benzina nel serbatoio è sicuramente russa.

Ebbene, è l’elemento più sorprendente. Un’auto bruciata Daewoo Nexia assemblata in Uzbekistan. Non una sola auto di questo modello è o è mai stato in servizio nell’esercito russo. Molto probabilmente è una delle vetture civili spietatamente distrutte dai militari ucraini mentre viaggiavano per la Russia nella scorsa estate:

Ai primi di agosto 2014 le truppe ucraine sparavano ad ogni auto che usciva da Donetsk per la Russia. Una delle vittime fu il giornalista russo Andrej Stenin.

Una famiglia di tre rifugiati uccisi nella loro auto dalle FAU presso Gorlovka, regione di Donetsk.

Un’altra auto delle vittime.

Articolo 6. UAV Granat-4

1799065_582212341913162_2704395473578576359_oFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

16413994060_0b626be22e_b16413815368_7df33cf5e4_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Bene, questa è un’arma davvero seria. Il “nuovo” drone Granat-4 è in realtà in servizio nell’esercito russo, normalmente utilizzato per la ricognizione tattica entro 100 km. Il mezzo presentato a Kiev è stato prodotto nel 2009 e abbattuto dalle FAU il 29 novembre 2014 nei pressi di Shastie (regione di Lugansk), a 30 km dalla frontiera russa. Francamente non vediamo alcun problema nei militari russi seguire con attenzione un conflitto in prossimità dei loro confini. In ogni caso, la gittata di questo drone permette ai russi di operare dal loro territorio.

Articolo 7. SVD Dragunov

1957633_582212168579846_4829462632466858310_oFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

Ora, un altro vecchio esemplare: il fucile per tiratori scelti Dragunov (SVD), ideato in Unione Sovietica nel 1963, è un fucile semi-automatico calibro 7,62×54 mm. Il fucile è ancora in servizio in Russia e oltre 30 altri Paesi, tra cui tutti gli Stati post-sovietici, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Bulgaria, Turchia, India, Cina, ecc. Ecco la foto di un marine ucraino con l’SVD in mano durante l’esercitazione del 2003 sulle coste occidentali della Scozia.

Ukrainian_Navy_1st_Company_MarineArticolo 8. Oggetti personali

11001678_582212538579809_2625452927691045264_oFoto per gentile concessione del presidente Poroshenko

Cosa vediamo qui? Una manciata di galloni cosacchi (dei distretti cosacchi del Don e Lugansk, unità paramilitari non ufficiali in Russia e Ucraina), facilmente disponibili in tutti i mercati della Russia meridionale. Credenziali cosacche (tali documenti non sono riconosciuti validi in Russia). Una copertina di passaporto (in vendita in ogni stazione della metropolitana di Mosca). Inoltre, i militari russi non si portano il passaporto. 1 certificato di servizio militare (qualsiasi cittadino russo mobilitabile ha tale documento, a prescindere dall’età). 1 patente di guida rilasciata a Mosca nel 2010, il nome occultato (qualsiasi ucraino con permesso di lavoro in Russia potrebbe ottenerla). E infine il gioiello, la prova inoppugnabile, un distintivo della Polizia Tributaria Federale della Federazione Russa. Naturalmente ciò significa che ogni ex-agente di tale servizio, sciolto nel 2003, viene inviato a combattere l’esercito ucraino con tali anticaglie nelle tasche!

16413992710_750401c229_bFoto per gentile concessione di Aleksandr Gritsaj

Bene, la conclusione di tale mostra grottesca a Kiev è semplice: le autorità ucraine non hanno una sola prova che dimostri le proprie affermazioni isteriche su “l’aggressione russa all’Ucraina”. La sua politica interna ed estera è falsa e menzognera, deliberatamente basata su inganni. Incapace di mollare la propria retorica bellicosa, il regime del presidente Poroshenko scivola rapidamente verso il collasso totale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giulietto Chiesa e il Reich di Gladio

Ucraina, Chiesa e neofascisti
Alessandro Lattanzio, 22/2/2015

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“si disumanizzano i nemici”

Sul fronte falso, su quello degli psicotici e degli esibizionisti, dei falliti e dei segaioli c’è cagnara, ci sono odio, insolenza, bassezza, spirito e anima da canaglia partigiana. S’insozzano i combattenti, s’insinuano volgarità, si demonizzano e si disumanizzano i nemici, se ne invoca la morte, si esulta quando vengono decimati nelle imboscate, anche e soprattutto da parte dei “nostri”, quando i caduti sono camerati. C’è il più infero e bestiale accanimento contro dei nemici che non si conosceranno mai perché il war game da tastiera non lo consente“. Gabriele Adinolfi, il guru-in-capo del neofascismo (Gladio) italiano, così celebra le eroiche gesta dei suoi amatissimi camerati di Pravij Sektor e del mercenario neonazista Francesco Saverio Fontana, ‘combattenti’ distintisi nelle stragi di Odessa, Kiev e Marjupol, e nel bombardamento di Donestk e Lugansk (poi piagnucola su Dresda).

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“se ne invoca la morte”

“Mio nonno mi ha insegnato una frase di voi italiani – Meglio vivere un giorno da leoni che cento anni da pecora! – very fascist indeed!” Come insegna la Storia, Mussolini abolì l’italiano e lo sostituì con l’inglese…

In realtà, aldilà del dozzinale lirismo da ‘lupo mannaro e uovo di drago’ del Gandalf evolesco, i soldati-operai del Donbas riconoscono nei nemici che affrontano sul campo, la totale bestialità dell’ideologia che li guida e li rappresenta, e come tali doverosamente li trattano, punto.

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“il più infero e bestiale accanimento contro dei nemici”

Mentre Gabriele Adinolfi si eccita per la possibilità di nuovo bagno di sangue a Kiev, istigato dai suoi camerati ‘combattenti’, il divino Giulietto Chiesa, onorato dalle recenti stimmate della vittima guadagnate sul campo di Tallin, allegramente partecipa a una manifestazione ‘culturale’ (mooolto culturale) sulla Politica internazionale e la Geopolitica, confrontandosi, sul piano delle ‘idee’ ovvio, con il suddetto guru dei neonazisti italiani, galiziani e transumanti (come Francesco Saverio Fontana).

10689539In relazione a ciò, Giulietto Chiesa è stato oggetto di rimprovero dalla solita congrega di stupidi settari anarco-sinistri (non si possono qualificare in altro modo), ma questa volta con diverse ragioni, a tali rimproveri, Chiesa ha risposto così:
“…Il mio obiettivo è quello di infliggere un colpo, il più duro e il più vasto possibile, alla sorgente della guerra. Questa sorgente inquinata è la NATO…. …In ogni caso la mia strada non è quella di coloro che mi attaccano perché starei intaccando i “loro” valori. Se li tengano. Non sono i miei. Il mio antifascismo non è il loro. La mia lotta contro la guerra non è la loro. La mia analisi della crisi mondiale non è la loro. Né io pretendo, firmando insieme a loro lo stesso documento per l’uscita dell’Italia dalla NATO, che loro seguano le mie direttive. …. Io parlo con tutti. Vediamo se e fino a che punto la caccia alle streghe dei “duri e puri” delle varie sinistre si estenderà anche contro di me. Conosco per esperienza le loro conventiones ad excludendum (a Genova nei tardi anni ’70?). Dovunque servivano a isolarmi e escludermi. Dovunque sono fallite. Esisto e continuo a operare. Qualche milione di italiani mi conosce e mi segue. Una raccolta firme contro la NATO che si proponesse di “escludermi” si condannerebbe al ridicolo…”
L’ultimo passaggio è la chiara manifestazione del narcisismo mediatico del personaggio. Qualche milione di italiani lo conosce, e quindi? E grazie a chi o cosa il qualche milione di italiani lo conosce? Sì, la TV, il sistema mediatico ed editoriale che Chiesa a parole disprezza, ma che nei fatti vi si crogiola, montando il suo ego narcisistico. Non è un caso che il ‘nemico’ della NATO sia sempre ospite graditissimo dei peggiori programmi disinformativi e propagandistici di Mediset e RAI, o che venga pubblicato da case editrici che dire ambigue è poco, come Piemme o peggio, i neocon di Guerini&Associati. Sono solo affari, senza dubbio. Il divino Giulietto combatte con le armi che può, con gli alleati che trova: Forza Nuova, Lega Nord, Casapound e Gabriele Adinolfi… lasciando da parte i neo-russofili della 25.ma ora Salvini e Fiore (e quindi tangenzialmente Casapound*), il cui opportunismo miserabile ben s’incastra con il narcisismo pompato dell”unico’ sostenitore in Italia della Russia (come Chiesa andava spacciandosi qualche mese fa), resta da capire l’enigma dell’incontro con Gabriele Adinolfi, de facto il rappresentante pubblico di Pravij Sektor in Italia, aedo della macelleria neo-banderista a Kiev, Odessa e Donbas, esaltando e celebrando le virtù ‘guerriere’ dei suoi camerati, come quel Francesco Saverio Fontana, la starlette mediatica italiana in arte ‘francesco f.’ o ‘stan’, che ha partecipato in prima persona alla strage di Odessa e all’aggressione contro il Donbas. In sostanza, un giorno Chiesa rende omaggio alle vittime della strage di Odessa, e il giorno dopo filosofeggia di geopolitica con il sodale e guru ideologico dei criminali che hanno perpetrato quel massacro. Quindi, di quale alleanza anti-NATO va blaterando Chiesa, facendo iniziative con tali esponenti, prossimi a Gladio? Attivissima in Ucraina come dimostra questo passo:
mccain-con-nazis-ucranianos-300x224 “L’ambasciatore ucraino in Germania, Andrej Melnik, affermava che i battaglioni neonazisti erano parte delle forze armate ucraine dal regime filo-occidentale di Kiev, “Queste unità (neo-naziste) combattono con il nostro esercito, con la Guardia Nazionale e altre unità, e sono coordinate e controllate da Kiev. Ecco perché non esiste il pericolo che facciano qualcosa per conto proprio, senza coordinarsi con i comandanti dell’esercito”. Ma proprio quello stesso giorno, Semenchenko, comandante del nazibattaglione Donbass, annunciava la creazione del comando indipendente di 13 nazibattaglioni, per contrastare lo Stato Maggiore dell’esercito regolare ucraino. Secondo Evgenij Chudnetsov, miliziano del nazibattaglione ‘Azov‘, catturato a Shirokino, nel battaglione “Azov” operavano diversi consiglieri stranieri: georgiani, svedesi, francesi, un serbo e statunitensi. In particolare, gli svedesi insegnavano le tattiche di combattimento, gli statunitensi fornivano kit medici della NATO e facevano vedere come utilizzarli. Inoltre i mercenari stranieri attivi nel nazibattaglione “Azov” svolgevano compiti come cecchini, specialisti in comunicazione ed impiego dei droni, spie e sabotatori per missioni speciali, ma non partecipavano alle operazioni sul campo. Tali mercenari, che non conoscevano la lingua russa o ucraina, erano presenti anche presso gli altri battaglioni di volontari neonazisti. Secondo Chudnetsov “Molti di tali combattenti hanno un sogno: venire a Kiev e sostituire il Presidente con un militare. Viene discusso da tempo, ed ho la sensazione che le parole diverranno presto fatti”. Combattenti addestrati da stranieri e militari stranieri svolgevano principalmente operazioni speciali indipendenti dalle forze armate ucraine, e sarebbero stati pronti a rovesciare Poroshenko”.
Non è un caso che nel sito di Chiesa non compaiono mai notizie e informazioni provenienti dai siti filo-novorussi (Cassad, Novorossiya.info, la pagina su NationPresse di Jacque Frére**, Histoire et Societé, Saker, Castel, Slavyangrad, Fort-Russ, ecc.), ma in compenso abbondino gli strali contro i fantomatici ‘rosso-bruni’ rei di sostenere la Libia jamahiriyana o la Siria baathista (mentre Chiesa dava del ‘cane morto’ al presidente siriano Bashar al-Assad).

Ma qui resta la confusione, apparente, sull’iniziativa a Latina tra Giulietto Chiesa e Gabriele Adinolfi. Finora oltre all’annuncio non c’è altro, non si capisce se ci sia stata o meno tale iniziativa; ma lo stesso Chiesa, che ha pubblicizzato sulla sua pagina FB, il 7 febbraio, tale incontro, riconosce e legittima il maggiore sostenitore pubblico italiano dei neonazisti ucraini. In seguito, Chiesa non ne ha fatto più cenno: hanno ‘secretato’ la conferenza? Non c’è andato? Hanno rinunciato? O cos’altro? E’ evidente che per qualcuno tale ‘confronto culturale’ è abbastanza imbarazzante. Tanto quanto può essere imbarazzante, per questa polena di una presunta alleanza anti-NATO, venire citato su un manuale dell’US Army che nel 1997 studiava gli scenari di Washington per uno scontro con la Russia:
“… As Giulietto Chiesa observed, in Russia the question is not whether individuals are engaged in corruption, but to what degree.21 Organized crime maintains its deep penetration of Russian state and society and, according to one estimate, generated more than U.S. $900 million in revenues in 1996. …”
Pagina 10 del testo Russia’s Future as a World Power, di Peter J. Stavrakis, December 8, 1997 This monograph was prepared for the U.S. Army War College Annual Strategy Conference.
Si, il documento in .pdf è stato rimosso, ma l’ho scaricato e conservato:
Chiesa1aSì, Chiesa può fare quel che vuole, vedere chi vuole, parlare con chi vuole, ma non può arrogarsi il ruolo di ‘nemico numero uno della NATO,’ o di rappresentante ‘unico’ dell’antimperialismo (parola che in realtà non usa mai), o di unico rappresentante italiano della lotta del popolo novorusso; non lo è in nessuno dei casi, e forse non lo è comunque del tutto.

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO...

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO…

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO...

Il capo del nazibattaglione ucraino Donbass Semjon Semenchenko (ovvero Konstantin Grishin), nella sede dell’IRI, l’istituto internazionale del Partito repubblicano degli USA, guidato dal senatore John McCain. Semenchenko è un altro eroe celebrato dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO…

Note
* i cui ducetti finiscono a Bruxelles, con la proletarissima qualifica di portaborse a nostre spese di Salvini. Senza trascurare l’impresa di Crimea, con il tentativo di creare un focolaio di tensioni etniche promuovendovi l’identarismo ‘italiano’ contro la componente demografica maggioritaria russa della Crimea, sulla scia del revanscismo slavofobo istriano-dalmata contro la Jugoslavia. Un microimperialismo straccione e allineato alla NATO come lo è il neofascismo italiano, straccione e allineato alla NATO (Gladio), che lo promuove.
** che sebbene sia un giornalista del Fronte nazionale francese, non ha problemi nel definire Kiev, un regime fascista e nazista, al contrario dei ‘neorussofili’ della 25.ma ora, che ci tengono a fare ‘distinzioni’ tra i fascisti ‘veri e buoni’ (loro) e gli ‘pseudo-fascisti’ (i banderisti di Kiev); un marketing politico scadente, buono per gonzi e opportunisti.

Qui, Francesco Saverio Fontana, in arte stan, sodale di Gabriele Adinolfi, su una pagina del forum neofascista Vivamafarka  si vanta di aver poartecipato al massacro di Odessa.

Qui, Francesco Saverio Fontana, ‘Stan Ruinas’, sodale di Gabriele Adinolfi, su una pagina del forum neofascista Vivamafarka si vanta di aver partecipato al massacro di Odessa.

logogladioMentre Chiesa disquisisce su un preteso fronte unitario anti-NATO con i sostenitori italiani del golpe di Gladio a Kiev, la Gladio in Ucraina imbastiva una nuova provocazione: il 22 febbraio, A Kharkov, mentre circa 500 sostenitori del golpe a Kiev manifestavano e raccoglievano ‘aiuti’ per l’esercito ucraino, un’esplosione colpiva la manifestazione uccidendo due persone. Subito dopo il servizio di sicurezza ucraino (SBU) arrestava un ‘sospetto’. Infatti spuntava un “testimone credibile” dire che poco prima dell’esplosione, un individuo era andato via su un’auto con il nastro di San Giorgio. Subito dopo l’attentato ‘false flag’, Turchinov annunciava il lancio di un “operazione antiterrorismo” a Kharkov. Intanto già comparivano le foto di quattro persone arrestate, che secondo Turchinov sarebbero state russe. Ma tali foto furono scattate di notte, e poi pubblicate sul sito neonazista censor.net alle 17:08 del giorno dopo, 4 ore dopo l’attentato. I “colpevoli” furono arrestati prima dell’attentato… Il blogger Igor Golikov sosteneva che sul video che mostra l’esplosione, apparisse l’agente dell’SBU Igor Rassokha conversare amichevolmente con l’autore del video stesso. Rassokha organizza unità paramilitari per reprimere i sospettati di tendenze “separatiste”. Intanto i deputati della Rada chiedevano l’arresto del sindaco di Kharkov, Kernes, che non ha mai mostrato entusiasmo per la junta. Il sindaco di Kharkov Gennadij Kernes aveva annunciato pochi giorni prima che la sua autorità non avrebbe finanziato i ‘volontari’ che si preparavano per la ‘difesa’ della città. ‘I volontari e attivisti che prepareranno rifugi, posti di blocco, lo faranno con fondi del bilancio‘, aveva annunciato un attivista alla riunione del Consiglio Comunale, chiedendo di destinare a tale scopo il 2% del bilancio della città. ‘Noi non consideriamo Kharkov zona ATO (operazioni anti-Novorossija)’, aveva risposto Kernes. Non puntiamo alle divisioni. Apriremo la città ai profughi e privilegiamo le famiglie con molti bambini e gli studenti. E’ nostro compito principale. I militari proteggono Kharkov’, ha detto Kernes. Tra l’altro, sempre Kernes, il 18 febbraio aveva dichiarato che la Russia non ha mai aggredito l’Ucraina. Nei giorni precedenti i media majdanisti diffondevano attivamente allarmismo su un’offensiva delle FAN su Kharkov e Marjupol. (Fort Russ)

Tra l’altro, l’Ucraina è il terreno dove Gladio e Gladio-B cooperano nella loro strategia stragista e di destabilizzazione: Isa Munaev, capo dei terroristi ceceni, durante la Guerra cecena del 1999 era il comandante a Groznij, e dopo la liberazione della capitale Munaev fuggì nel Pankisi, la gola georgiana utilizzata dalla CIA per alimentare la guerriglia islamista in Cecenia. Nel 2005 fu ferito e ricoverato in Danimarca, dove rimase fino al 2014, quando si recò in Ucraina a combattere contro la popolazione novorussa. A Kiev Munaev creò il nazibattaglione Dzhokhar Dudaev, dal nome del primo capo dei separatisti ceceni, liquidato dalle forze russe nel 1996. Il braccio destro di Munaev era l’inglese Adam Osmaev, arrestato a Odessa nel 2012 per aver partecipato ai preparativi per attentare a Vladimir Putin. Osmaev fu poi liberato dai golpisti nel 2014. Il battaglione è costituito da terroristi caucasici dello Stato islamico, giunti dalla Siria in Ucraina con passaporti turchi, e da neonazisti ucraini, soprattutto di Cherkassij. Munaev veniva finanziato da Igor Kolomojskij, l’oligarca ebraico-svizzero proprietario di PrivatBank, Ukrnafta, della TV 1+1 e della squadra di calcio Dnipro e nominato dai golpisti di Kiev governatore di Dnepropetrovsk. Kolomojskij aveva anche finanziato i nazibattaglioni Dnipro e Dnipro-1, Azov, Ajdar, Donbass e Pravij Sektor. I nazibattaglioni islamisti attivi in Ucraina oggi sono, oltre al battaglione Dudaev, il battaglione Shayq Mansur, di stanza a Marjupol, un battaglione e una ‘centuria’ di separatisti tatari crimeani di stanza a Kramatorsk. Munaev era in contatto con la polizia politica ucraina SBU. Il 26 gennaio Munaev si recò a Debaltsevo convinto che le truppe majdaniste stessero “sfondando le linee nemiche“, ma venne eliminato presso Chernukhino dai federalisti novorussi. Adam Osmaev diveniva il nuovo capo del nazibattaglione Dudaev. Fonte, articolo agiografico di un giornalista polacco.

GR5A2527Come già detto, gli interlocutori di Giulietto Chiesa, nella costruzione del suo fantomatico fronte anti-NATO (magari con la benedizione di Gorby e di qualche magnate statunitense sostenitore della riduzione violenta della popolazione mondiale), comprendono attivi sostenitori italiani di Pravij Sektor, una banda di sicari sempre presente nelle stragi perpetrate in Ucraina contro gli oppositori dei golpisti di Gladio a Kiev: “Il 20 febbraio 2014, una banda di nazisti bestiali di Pravij Sektor assaltò un convoglio di 8 autobus della Crimea presso Korsun, perpetrando una strage tra gli oppositori del colpo di Stato nazionalista. Gli autobus rientravano da una manifestazione a Kiev di Antimaidan. Vicino Korsun, a Shevchenkovskij, nell’oblast di Cherkassij, il convoglio fu assalito da teppisti armati di Pravij Sektor; i nazisti conoscevano i movimenti del convoglio e gli tesero l’agguato. Gli autobus presi furono bruciati, i loro passeggeri brutalmente torturati, picchiati e umiliati. Diverse persone picchiate a morte e uccise. Una testimonianza di una delle vittime, Oksana, apparve online: “Stavamo andando a casa da Kiev su un bus. A un posto di blocco cominciarono a spararci e a lanciarci molotov. Quando sono uscito, fui colpito, poi iniziarono a sparare ai ragazzi“. Sull’autobus c’era anche un ferito, per il quale l’ambulanza era stata chiamata. “Iniziarono a pestare ragazzi, ragazze, indiscriminatamente”, ricorda Oksana, “Quindi presero gli uomini, che ritornarono mezzi nudi. E li costrinsero ad inginocchiarsi su cocci di vetro e cantare l’inno ucraino, gridare “Gloria agli eroi”. Presero cellulari, passaporti, e li picchiarono portandoli via. Ci lasciarono sul bus per nove ore, e poi ci rilasciarono. Ora mi piace la situazione in Crimea. All’epoca, quando eravamo in difficoltà, nessun militare o poliziotti ci soccorse. A nessuno fregava niente. Quando ci hanno lasciato andare, ci dissero che sarebbero arrivati presto in Crimea, e sarebbe stato molto peggio che a Kiev. Sono contento che qualcuno oggi ci protegge“. (Fort Russ)

Casapound: alleata di Pravij Sektor e di Giulietto Chiesa...

Casapound: alleata di Pravij Sektor e di Giulietto Chiesa…

Che c’è da dire, nulla. Chiesa è quello che è, ovvero un narcisista che si presenta per quello che non é. Non è un marxista, ma un malthusiano dichiarato secondo cui la popolazione umana dovrebbe stabilizzarsi sui 1,7 miliardi di persone (non chiedetemi il perché, sarà un numero scaramantico); nonostante parli contro questa società consumista (scagliandosi soprattutto contro i tabelloni pubblicitari, come fece una volta in un suo intervento-conferenza cui assistetti), il suo sito Megachip trabocca di pubblicità; non è anti-imperialista, perché celebrare la scientificità del Club di Roma, vantarsi dell’amicizia con Gorbaciov (oltre che aver fatto fallire il ‘golpe di agosto’ 1991) e fare conferenze al Centro Kennan, del dipartimento di Stato degli USA, difficilmente possono accreditarlo come tale. In compenso, non è poi così amico della Russia, forse di certi tipi di russi, dato che lui stesso, nel ‘lontanissimo’ marzo 2012 (un’era geologica, no?), sostenne i moti di piazza a Mosca, finanziati dall’ambasciata degli USA, per protestare contro la rielezione alla presidenza di Vladimir Putin, affermando che aveva organizzato dei brogli e quindi auspicandone la sostituzione con qualche leader ‘democratico’, o che apparisse tale appunto presso il Centro Kennan del dipartimento di Stato degli USA:

Si presti attenzione a ciò che Giulietto Chiesa dice, in questa intervista radiofonica, soprattutto alla fine dell’intervento, e lo si colleghi a quanto qui di seguito riportato dallo studioso esperto di Russia, Jean Geronimo: “In questo contesto, il golpe propedeutico per controllare la grande regione dell’ex-Unione Sovietica ha giustificato una strategia manipolativa basata su una disinformazione continua per compattare l’opinione pubblica internazionale e, soprattutto, sostenere un processo “rivoluzionario” ispirato al modello siriano, nella sua fase iniziale. L’obiettivo era far precipitare la caduta del presidente in carica Viktor Janukovich, fornendone una legittimazione confermata dall’assegno in bianco occidentale. In ciò, il colpo di Stato nazional-liberale, ufficialmente avvenuto il 22 febbraio 2014, rientra nella logica degli scenari “colorati” degli anni 2000 costruiti dall’occidente nello spazio post-sovietico con le sue proiezioni locali ed ONG “democratiche” basate sulle potenti reti politiche delle élite oligarchiche e dei principali oppositori al potere filo-russo di turno. Al momento, tali “manifestazioni” furono interpretate dal Cremlino come segnali di un’offensiva globale volta, infine, contro la Russia e le cui premesse, via interferenza occidentale, furono osservate nelle ultime elezioni russe (presidenziali) nel marzo 2012. Secondo una certezza inquietante e nonostante l’assenza di prove reali, l’ONG Golos, finanziata dagli USA (!) accusò Putin di “massicci brogli elettorali”. L’obiettivo di Golos era fomentare il malcontento nelle piazze per creare, in ultima analisi e invano, un’effervescenza “rivoluzionaria” per destabilizzare il nuovo “zar rosso”. Con una ridondanza mediatica, continua e manipolatrice, osservata poi durante Majdan”. (Histoire et Societé)
Tra l’altro, l’opposizione di Giulietto Chiesa verso Putin non è un caso, essendo un notorio grande amico e grande estimatore della ‘genialità’ del globalista Mike Gorby, il quale ha una posizione nettamente contraria alla costruzione di Putin di un polo geopolitico anti-atlantista e di un mondo mulitpolare.

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Gorbaciov, premiato con la Medal of Freedom degli USA, per aver distrutto l'URSS (e con un piccolo aiuto di Chiesa stesso).

Gorbaciov, premiato con la Medal of Freedom degli USA dallo stesso Bush il vecchio, per aver distrutto l’URSS (con un piccolo aiuto di Chiesa stesso).

Tra l’altro, mentre la Russia allaccia solidi rapporti con la Repubblica Democratica Popolare di Corea, e Obama e l’ignobile apparato propagandistico di Hollywood rilanciano la campagna mediatica per denigrare Pyongyang, Giulietto Chiesa ci teneva a prendere le distanze dalla Corea democratica, diritto legittimo, ma ricorrendo ad argomentazioni insulse e insultanti verso la Corea, il suo popolo e la loro Storia, ripescando a piene mani la fetida feccia disinformativa della peggiore disinformazione made in USA. Chiesa ciancia di “ghirigori della Storia” definendo la Corea Democratica, “buco nero demenziale e schiavista lontano dalla nostra civilità”. La civiltà di chi? Quella di Huntington e altri guerrieri freddi neocon a cui Chiesa s’ispira chiaramente mentre definisce la Corea democratica pedina di Washington? (Si tratta del peggiore complottismo statunitense, quello dell’estrema destra goldwateriana). I “ghirigori”, di cui farnetica Chiesa, sono una guerra terrificante, che nel 1950-53 quasi sterminò la popolazione nordcoreana, e la politica adottata da Pyongyang negli ultimi 25 anni per evitare di fare la fine di Libia, Iraq o dell’URSS dell’amato Mike Gorby.

Perciò, da questo punto di vista, non sorprende tale convergenza tra Chiesa e Adinolfi, nonostante le rispettive verbosità pro-russe, o pseudo-tali, il nemico costoro lo indicano apertamente: sono appunto la Russia, la Cina, i BRICS, il Blocco eurasiatico in via di formazione (un blocco che non ha nulla a che fare con bizzarri misticismi allucinati, ma con concretissimi, materialissimi, legami economico-politico-strategici tra le grandi e meno grandi potenze della regione eurasiatica), ecc. ecc. Difatti, mentre Giulietto Chiesa disquisirà di finezze geopolitiche, tra il disintegrato e l’apocalittico, con il giullare nazista della NATO Adinolfi, il vate italiano di Pravij Sektor che lirizza sui crimini di Gladio in Ucraina, i camerati di Adinolfi (e indiretti disquisitori di Chiesa) continuano tranquillamente a combattere la ‘loro’ guerra, l’unica che sappiano fare, bombardando i civili nel Donbas:


“Sul fronte falso, su quello degli psicotici e degli esibizionisti, dei falliti e dei segaioli c’è cagnara, ci sono odio, insolenza, bassezza, spirito e anima da canaglia partigiana”.

Ustascia croati in Ucraina. Le armate di Gandalf si radunano nel Reich di Gladio in Galizia

Ustascia croati in Ucraina. Le armate di Gandalf si radunano nel Reich di Gladio in Galizia

Mentre il forbito interlocutore di Chiesa, Adinolfi, delira di ferree armate di legionari europei, ovvero le bande di neonazisti organizzate da Gladio composte da mercenari provenienti da USA, Italia, Paesi della NATO, Svezia, Croazia, Paesi Baltici, ecc., per combattere nel Reich galiziano di Gladio contro i lavoratori del Donbas, la popolazione ucraina “vota con i piedi” sul governo di Pravij Sektor, Svoboda, Gladio e altri luminosi eroi del tristo buffone evolesco. Alex Christoforou si domanda, “La Russia invade l’Ucraina o l’Ucraina invade la Russia? Cerchereste rifugio nelle braccia del vostro “nemico? L’ultima volta che ho controllato 1000 soldati russi invasero l’Ucraina, poi erano 9000 o 7000. Ho perso il conto, come fanno gli autori di Obama, Psaki, Porky e Yats (Jatsenjuk). Ecco dati che potrebbero scioccare certi zombie europei e statunitensi…
20.000 uomini ucraini che in una settimana si sono rifugiati in Russia, per evitare la mobilitazione di Porky.
1193000 ucraini in età di leva restano in Russia.
2,5 milioni di cittadini ucraini (rifugiati) sono curati (alimenti, vestiti, ecc.) in Russia.
Secondo la TASS “Circa 2,5 milioni di cittadini ucraini, tra cui 1193000 uomini in età di leva, restano nel territorio della Russia. Oltre 850000 persone sono arrivate dalle regioni del sud-est dell’Ucraina. Circa 440000 persone, costrette a lasciare il sud-est dell’Ucraina, hanno richiesto lo status di rifugiato, rifugio temporaneo o permesso di soggiorno temporaneo”. La Russia ha 531 centri di accoglienza temporanea nel proprio territorio per 27000 rifugiati ucraini. Se questo non è votare con i piedi (letteralmente) non so cosa sia! Questi numeri dovrebbero aiutare ogni persona con mezzo cervello a capire chi sia il vero aggressore, e chi sia l’attuale invasore/destabilizzatore. Quindi chiedo di nuovo… cerchereste rifugio nelle braccia del vostro “nemico”? Quanti rifugiati ucraini sono curati da europei e statunitensi? Quanti centri per rifugiati ha creato la Polonia? Dimenticavo, l’Europa orientale predilige i centri comando della NATO piuttosto che i centri di accoglienza”. (Fonte) Anche i neonazisti italiani e i loro furbi camerati di viaggio prediligono i centri comando, se non le sale conferenze di Langley, quartier generale della CIA.00-the-return-of-the-living-dead-its-alive-fascism-rises-from-the-tomb-1Il Gandalf evolesco dei miserabili, Gabriele Adinolfi, qui, troverà motivo di ulteriore lirismo dannunziesco-marinettesco, celebrando l”onorevole’ compito di difendere la ‘Civiltà’ e la ‘Tradizione’ europeesche (leggasi III Reich/Gladio/NATO) macellando civili, famiglie, scolari, ricoverati in ospedale, operai, minatori e prigionieri. Il tutto, di sicuro, sollazzerà l’ego narcisistico dell”oppositore’ mediatico (virtuale) con i baffoni.

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nemici che non si conosceranno mai perché il war game da tastiera non lo consente

Infine, mentre Chiesa starnazza come un ossesso per la sua espulsione da parte della notoriamente ferocissima polizia dell’Estonia quale ‘persona non grata’, esercitando un diritto riconosciuto a qualsiasi Stato, titolo di cui si fregia quale vittima del sistema comparendo sulle TV del sistema e scrivendo articoli per i più efferati giornali del sistema, il giornalista inglese Graham Phillips, un vero amico della Novorossia, riceveva una lettera minatoria dal Ministero degli Esteri del Regno Unito, “Siamo stati avvisati da una serie di aggiornamenti sui social media che hanno spinto alcuni a sollevare domande circa la vostra presenza in Ucraina in qualità di giornalista. Le particolarità che hanno sollevato preoccupazioni sono le sue foto mentre indossa uniformi militari, insegne separatiste o tiene armi da fuoco. Siamo molto preoccupati che possa trovarsi in pericolo con tali attività che potrebbero essere viste come offuscamento della linea tra giornalismo e partecipazione attiva al conflitto. Il ministero degli Esteri del Regno Unito raccomandava i cittadini inglesi di non recarsi in Crimea, Donetsk, Lugansk e neanche Kharkov. Come abbiamo detto in precedenza, raccomandiamo che i cittadini inglesi lascino queste zone”. Graham Phillips ha risposto, “accetto che i miei metodi di lavoro possano apparire non convenzionali. Tuttavia è facilmente spiegabile, indosso camuffamenti durante le riprese da posizioni in prima linea, in modo da non attirare l’attenzione su coloro che sono con me, o su me stesso. I militari ucraini sono altrettanto inclini a sparare ai giornalisti quanto ai combattenti. In primo luogo, un fatto, non sono in Ucraina ma sono in Nuova Russia, che ha votato la secessione dall’Ucraina nel referendum dell’11 maggio scorso, dopo la rivoluzione violenta di Euromaidan che ha imposto un governo illegittimo di estrema destra. Indosso ‘insegne separatiste’ perché penso che la Nuova Russia sia un Paese bellissimo. Ho preso parte ad esercitazioni per mia esperienza e comprensione da corrispondente di guerra. Apprezzo il sostegno del mio Paese, diplomaticamente, e spero che il mio lavoro illumini i nostri cittadini sulla situazione reale qui, piuttosto che essere afflitti da travisamenti tristemente perpetrati da gran parte dei media inglesi e dalla posizione sbagliata del governo”. (Cassad)

ukraine-deport-rt-contributorMa perché questa puntualizzazione?
Sazio della partecipazione alle aborrite (da lui) trasmissioni di disinformazione delle nostrane TV atlantiste, e di spazi concessi sui giornali nazionali che, come la Stampa e il Fatto quotidiano, da sempre sono schierati con il golpe a Kiev, con entusiasmo supportano il massacro nel Donbas, e che infine propalano un’accesa disinformazione strategica contro Russia, Iran, Venezuela, ecc., il divino Giulietto vuol disquisire di tematiche iperboliche con il Gandalf dei gollum neonazisti attuali, italiani e galiziani. Ciò mentre nella città di Donetsk, le forze di sicurezza arrestavano e interrogavano l’ennesima criminale stragista, attivista aderente al tanto amato, da Adinolfi, Pravij Sektor (e non è forse lo stragismo segno distintivo di Gladio?):

1506033Marija Varfolomeeva, qui interrogata, si era infiltrata nella città di Donestk, con un compito specifico: riferire all’artiglieria ucrofascista gli effetti dei suoi tiri sulla città, e comunicare i dati per correggere il tiro e renderlo più efficace, centrando con pochi colpi i bersagli nella città: fabbriche, ospedali, stazioni elettriche, stazione ferroviaria, centri umanitari, centri di distribuzione degli aiuti, ecc. Quando le dicono: ‘hai aiutato delle persone che hanno ucciso donne e bambini’, abbassa lo sguardo e si mette a piangere.

Possiamo dire che Varfoloomeva sia la Chris Kyle di Adinolfi e Chiesa? Io dico di sì. Certo, qualcuno chiederà clemenza umanitaria per tale assassina, e Adinolfi la beatificherà ‘santa combattente’ dell’allucinante, questo sì, immaginario Reich di Gladio in Galizia. Non sarà solo, come evidenzia il caso di un’altra ‘martire’ scelta dai nazipiddini dell’ANPI, la pilota ucraina Savchenko. E Chiesa, tranquillo, continui pure a usare l’11 settembre 2001 e la Russia per alimentare il suo narcisimo sconfinato. Nauseante.

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Nadezhda Savchenko, pilota, torturatrice e nazista ucraina, agli arresti in Russia per i crimini commessi nel Donbas. Eletta a ‘vittima perseguitata dalla brutalità russa’ dal variegato fronte filo-golpista: PD, ANPI, nazisti, sionisti, ecc.

Non ci si illuda, non c’è solo Giulietto Chiesa che corre a legittimare i neonazisti di Gladio, qui e in Galizien. Alla conferenza ROMA – TERZA ROMA, del 27 novembre 2014, cui partecipava Irina Osipova, presidente del movimento RIM dei giovani Italo-‘Russi’, assai vicina alla Lega di Matteo Salvini e soprattutto a Casapound, organizzazione neofascista italiana coinvolta nelle attività dei neofascisti ucraini, soprattutto a Lvov (centro geografico del banderismo galiziano) e in Crimea, era presente anche il Gandalf del neonazismo italo-galiziano. Una presenza risultata graditissima agli organizzatori ‘pro-russi’, con tanto di complimenti reciproci. Strano rapporto tra l’attivista ‘russa’ e certi filo-‘russi’, che sosterrebbero i diritti della popolazione russofona, e il massimo propagandista ideologico di Pravij Sektor in Italia.

Gabrile Adinolfi, alla conferenza ROMA – TERZA ROMA

Gabriele Adinolfi, alla conferenza ROMA – TERZA ROMA

Conferenza ROMA – TERZA ROMA

Conferenza ROMA – TERZA ROMA, con Irina Osipova

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell'associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D'Amico.

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D’Amico.

Infine, i colleghi di Chiesa, ovvero i giornalisti di RAI e Mediaset, trasmettevano sottoforma di ‘servizio giornalistico’ materiale propagandistico del battaglione neonazista Azov:

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La popolazione ucraina, checché ne dica il nazista Adinolfi, non vuole uccidere e morire per gli oligarchi mafiosi e i loro tirapiedi neonazisti.

Qualcuno, diciamo tutti, in Novorossija, di 'amici' come Chiesa, Osipova e affini, non si fida comunque.

Qualcuno, diciamo tutti, in Novorossija di ‘amici’ come Chiesa, Osipova e affini, non si fida comunque.

Novorossija, dalla sacca di Debaltsevo a Minsk 2.0

Alessandro Lattanzio, 15/2/201510380983Il 1 febbraio, un attacco di blindati ucraini su Jasinovataja veniva respinto. I majdanisti bombardavano Donetsk, Novolaspa, Elenovka, Prishib, Pervomajsk, Shishkovo, Sentjanovka, Stanitsa Luganskaja, Raevka, Uglegorsk, Gorlovka, Brjanka, Makeevka, uccidendo due civili, Shastie, Dokuchaevsk e Telmanovo, uccidendo 11 civili. Pesanti combattimenti si svolgevano a Marjupol, Debaltsevo, Svetlodarsk, Vodjanoe, Opitnoe, Avdeevka, Chernukhino, Krasnij Pakhar, Kalinovka, Novogrigorievka, Fashevka, Verkhnetoretskoe, Dzerzhinsk, Peski e Nikishino. Presso Debaltsevo la milizia liberava 13 comuni, respingeva un pesante assalto dell’esercito ucraino, distruggendo almeno 4 carri armati, ed eliminava 3 convogli di munizioni per le truppe ucraine accerchiate. Chernukhino, Nikishino e Shevchenko venivano liberate dalle FAN. Gli ucraini in 24 ore avevano perso 5 carri armati, 7 BMP e BTR, 12 pezzi di artiglieria e 116 soldati uccisi, feriti o prigionieri. Secondo Edvard Basurin, portavoce delle FAN della RPD, l’esercito ucraino aveva perso dal 16 al 31 gennaio 136 carri armati, 110 veicoli da combattimento per la fanteria e veicoli blindati, 80 unità di artiglieria e mortai e 58 autoveicoli, oltre a 1569 effettivi. Il 2 febbraio, la milizia respingeva un attacco ucraino su Chernukhino. Combattimenti si svolgevano a Stanitsa Luganskaja, Dzerzhinsk, Artjomovsk, Uglegorsk, Kalinovka, Chernukhino, Kamenka, Toshkovka, Krjakovka, Stanitsa Luganskaja, Novotoshkovska, Popasnaja, Severnoe, Peski, Avdeevka, Tonenkoe, Opitnoe, Vodjanoe, Granitnoe, Bogdanovka, Olginka, Kurakhovo e Novolaspa. I majdanisti bombardavano Donetsk, uccidendo due civili, Jasinovataja, Makeevka, Gorlovka, Vesjoloe, Vesjolaja Gora, Spartak, Telmanovo, Jasnoe, Elenovka, Stila, Nizhnaja Krinka, Ozerjanovka, Komsomolsk, uccidendo una civile. A nord di Lugansk, i lanciarazzi Grad delle FAN distruggevano una batteria di semoventi 2S1 Gvozdika dell’80.ma Brigata ucraina. Presso Debaltsevo, 1 aereo d’attacco dell’aeronautica della Novorossija bombardava un convoglio ucraino sulla strada Artjomovsk-Debaltsevo, distruggendo 4 BTR, 1 BMP e 2 autocarri ucraini. Ad Alchevsk, i sistemi di difesa aerea delle FAN di Gorlovka abbattevano un missile ucraino Tochka-U. La milizia della Repubblica Popolare di Lugansk abbatteva un aereo d’attacco Su-25 ucraino presso Irmino, a 55 chilometri da Lugansk. Altri 2 Su-25 ucraini furono abbattuti presso Debaltsevo, su Komissarovka e Chernukhino. Alcuni giorni prima la milizia aveva abbattuto un elicottero militare ucraino. Il 3 febbraio, mentre un convoglio di otto auto e due furgoni cercava di lasciare Chernukhino, seguendo il corridoio stabilito dalle milizie della RPD, il naziattaglione Kulchitskij sparava sul convoglio, uccidendo cinque persone e costringendo gli altri veicoli a rientrare a Chernukhino. A nord di Chernukhino la milizia distruggeva 2 BMP e 2 BTR ucraini, spazzando via un posto di blocco majdanista. E i majdanisti bombardavano Gorlovka, Donetsk, Makeevka, Vesjolaja Gora, Bezimjannoe, Marjupol, Krimskoe, Sokolniki e Trjokhizbjonka, uccidendo quattro civili. Una batteria di artiglieria delle FAN distruggeva 2 postazioni dell’artiglieria majdanista, che bombardavano Donetsk, Kurakhovka e Krasnogorovka. Intensi combattimenti si avevano a Debaltsevo e Popasnaja. La milizia federalista entrava a Kamenka. Il 4 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, dove uccidevano 15 civili, Gorlovka, dove uccidevano altri 20 civili, Chernukhino, Trojtskoe, Zolotoe, Stanitsa Luganskaja, Novotoshkovskoe, Slavjanoserbsk, Smoljanka, Krasnij Pakhar, Granitnoe, Avdeevka. Si avevano combattimenti a Shirokino, Stanitsa Luganskaja, Shastie, Chernukhino, Sanzharovka.
f77b0612cab3bdded72705bcc1665a31 Il 5 febbraio, i majdanisti bombardavano Donestk, dove uccidevano 29 civili impiegando fosforo bianco e bombe a grappolo, Marinka, Avdeevka, Peski, Tonenkoe, Makeevka, Krasnogvardejka, Nizhnjaja Krinka, Petrovka, Gorlovka, Dokuchaevsk, Brjanka, Stakhanov, Almaznaja, Chernukhino, Trojtskoe, Zolotoe, Stanitsa Luganskaja, Novotoshkovskoe, Slavjanoserbsk, Sokolniki, Novotoshkovka, Vesjoloe, Starognatovka, Nikishino e Sartana. Combattimenti a Kamenka, Debaltsevo, Popasnaja, Gorlovka e Bakhmutka. I majdanisti e Pravij Sektor abbandonavano Krasnij Liman. Il comandante del 25.mo battaglione motorizzato ucraino, Evgenij Tkatchuk, veniva arrestato per tradimento per aver dato l’ordine di abbandonare una posizione a Debaltsevo. Il 6 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, uccidendo due donne, Stakhanov, Makeevka, Pervomajsk, Dokuchaevsk e Starobeshevo. Si svolgevano combattimenti a Krasnij Pakhar, Mironovskij, Debaltsevo, Chernukhino, Lastochkino, Redkodub, Kamenka, Maloorlovka e Uglegorsk, mentre le FAN liberavano Novogrigorovka e Kalinovka. Il 7 febbraio, i majdanisti bombardavano Donestk, Makeeveka, Dokuchaevsk, Starobeshevo, Pervomajsk, Spartak, Nikitovka, Granitnoe, Vesjolaja Gora, Khoroshee, Smeloe, Georgievka e Gorlovka, dove uccidevano una donna. Intanto 100 mercenari statunitensi arrivavano a Marjupol. Le FAN combattevano a Svetlodarsk contro le truppe ucraine. Combattimenti anche a Peski, Chernukhino, Fashevka e Debaltsevo. L’8 febbraio a Nizhnaja Lozovaja la milizia distruggeva 3 batterie di artiglieria majdaniste assieme e 4 gruppi terroristici ucraini, e liberava la cittadina assieme a Redkodub. I majdanisti bombardavano Petrovskij (Donetsk), Makeevka, Jasinovataja, Pervomajsk, Frunze, Dokuchaevsk, Gorlovka e Komsomolsk, dove uccidevano tre civili, mentre un razzo tattico campale ucraino 9K52 Luna-M colpiva l’impianto chimico DSFCP di Donetsk. A Gnutovo, gli ucrofascisti sterminavano un’intera famiglia. In totale furono uccisi otto civili e quattordici furono feriti. Combattimenti si svolgevano presso l’aeroporto di Donetsk. Le FAN della RPD conducevano operazioni speciali a Karlovka e Marinka, eliminando diverse naziguardie ucraine. Nel quartiere Kalininskij di Donetsk, due uomini lasciavano un pacchetto vicino l’ospedale regionale pediatrico. Grazie alla vigilanza di un residente costoro furono catturati; stavano piazzando dispositivi per regolare il fuoco dell’artiglieria majdanista. Il 9 febbraio si svolgevano combattimenti a Krimskoe, Novotoshkovskoe, Logvinovo, Debaltsevo, Novogrigorovka, Jasinovataja, Gorlovka, Poltavskoe, Kurgan, Mogila Ostraja, Polevoe, Chernukhino e Marjupol. I majdanisti bombardavano Donetsk (Petrovskij) uccidendo cinque civili e tre operai, e Stila. A Krasnogorovka le FAN distruggevano una batteria di artiglieria ucraina e a Dzerzhinsk un’altra batteria di mortai ucraina. La sacca di Debaltsevo veniva definitivamente chiusa, intrappolando così 8/10000 militari e naziguardie ucraini, entrando a Logvinovo, dove la 128.ma Brigata di fanteria e il 15.mo Battaglione territoriale ucraini venivano distrutti, subendo centinaia di perdite. Tra i 10000 majdanisti intrappolati circa 2000 sarebbero mercenari polacchi, olandesi e anglosassoni, secondo vari testimoni. Inoltre, le FAN liberavano Groznoe, Aleksandrovskoe e Krasnij Pakhar. L’artiglieria delle FAN della RP di Lugansk martellava le posizioni ucraine di Stanitsa Luganskaja e Olkhovaja. Nella prima fase delle operazioni per liquidare le posizioni majdaniste a Debaltsevo, entro il 7 febbraio le FAN distruggevano l’artiglieria ucraina e occupavano le alture circostanti l’area. Tali operazioni bloccavano i rifornimenti ucraini tra Artjomovsk e Debaltsevo, e infliggevano pesanti perdite alle forze corazzate ucraine. La seconda fase iniziava il 9 febbraio, con la saldatura della sacca di Debaltsevo a Logvinovo, dove le FAN respingevano diversi assalti delle riserve ucraine, infliggendo pesanti perdite, dato che Logvinovo era coperta da 2-3 raggruppamenti d’artiglieria delle FAN.
I1f1rZpqiqI Il 10 febbraio, si svolgevano aspri combattimenti a Trojtskoe, Svetlodarsk, Mironovskoe, Chernukhino, Avdeevka, Slavjanoserbsk, Bakhmutka, Krimskoe, Logvinovo, Novogrigorovka, Nizhnaja Lozovaja, Debaltsevo, Shirokino e Sakhanka, dove le FAN eliminavano 11 blindati ed oltre 50 naziguardie ucraini. I majdanisti bombardavano Gorlovka, Nikishino, Vesjoloe, Razdolnoe, Telmanovo, Michurino, Oktjabrskij, Spartak e Donetsk. L’aeroporto di Kramatorsk, utilizzato dagli ucrofascisti per lanciare i missili Tochka-U, veniva bombardato, distruggendo numerosi autoveicoli militari e 1 elicottero d’attacco ucraini. L’11 febbraio, i majdanisti bombardavano Donestk, uccidendo sei civili, Stanitsa Luganskaja, Dolgoe, Vesjolaja Gora, Spartak, Zaporozhets, Gorlovka, Oktjabrskij, Makeevka, Dokuchaevsk e Stakhanov. Combattimenti si svolgevano a Debaltsevo, dove la milizia eliminava 82 naziguardie ucraine, Novogrigorovka, Chernukhino, Kamenka, Enakievo, Popasnaja, Maloorlovka, Krasnij Pakhar e Trojtskoe. Il Viceministro della Difesa della RPD Edvard Basurin dichiarava che “Negli ultimi 25 giorni, dalla ripresa delle ostilità, le forze armate ucraine hanno perso 1 elicottero, 179 carri armati, 149 BTR/BMP, 135 pezzi di artiglieria e più di 2300 militari caduti“. A cui andavano ad aggiungersi altri 82 soldati morti, 5 carri armati, 2 BTR/BMP, 7 pezzi d’artiglieria e altri 2 autoveicoli. Basurin proseguiva, “Nel complesso, i bombardamenti (degli ucraini) avevano ferito circa 172 persone negli ultimi sette giorni, di cui 114 ricoverate in ospedale“, tutte le vittime erano civili. Il 12 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, uccidendo nove civili, Gorlovka, uccidendo tre bambini, Lugansk, Makeevka, Lidievka, Avdeevka, Peski e Tonenkoe. Combattimenti si svolgevano a Dzerzhinsk, Chernukhino, Poltavskoe, Kamenka, Redkodub, Debaltsevo, Svetlodarsk, Logvinovo, dove gli attacchi ucraini furono respinti subendo pesanti perdite, Pavlopol, Kominternovo, Primorskoe, Sakhanka e Shirokino. Le FAN distruggevano una colonna majdanista che cercava di sfondare la sacca di Debaltsevo. Sanzharovka veniva assaltata sei volte dai majdanisti, venendo sempre respinti dai cosacchi e dalla milizia popolare. Nelle retrovie ucraine si diffondeva il panico, i majdanisti abbattevano almeno 2 loro droni su Artjomovsk. Il 13 febbraio, i majdanisti bombardavano Vesjoloe, Krasnij Liman, Spartak, Novolaspa, Kalinovka, Tonenkoe, Telmanovo, Komsomolets, Gorlovka, Dzerzhinsk, Lugansk e Donetsk, uccidendo due civili. Combattimenti si svolgevano a Logvinovo, dove i majdanisti perdevano 2 carri armati, 9 BMP e 40 soldati, Debaltsevo, Stanitsa Luganskaja, Shirokino, Volnovakha, Sakhanka e Chernukhino, dove i majdanisti perdevano 74 soldati e almeno 1 BTR. Le FAN distruggevano una colonna ucraina a Rasadki. Gli ucraini conducevano otto assalti contro Donetsk, e 15 nella zona dell’aeroporto di Donetsk. Presso Artjomovsk, l’artiglieria delle FAN distruggeva una batteria ucraina. Il 14 febbraio, i majdanisti bombardavano Lugansk e Gorlovka. Pesanti combattimenti si svolgevano a Marjupol e Pervomajsk. La 4.ta Brigata Meccanizzata delle FAN e la Brigata Prizrak entravano nella periferia di Debaltsevo. Alla mezzanotte del 15 febbraio, nonostante l’accordo di Minsk, i majdanisti bombardavano e attaccavano Donestk, Marinka, Marjupol, Makeevka, Gorlovka, Elenovka, Enakievo, Telmanovo, Pervomajsk, Volja, Grekovo. Intensi combattimenti, si svolgevano a Debaltsevo, Marjupol, Kominternovo, Shirokino e Pavlopol. Le FAN liberavano Shirokino dopo che il nazibattaglione Azov era fuggito abbandonando armi ed equipaggiamenti.

I1tFAxAJ4eYIl 2 febbraio, il ministro della Difesa dell’Ucraina, Stepan Poltorak, affermava che era riuscito a reclutare solo il 20% dei riservisti da mobilitare, spiegando che molti ucraini l’evitavano emigrando all’estero, “Questa è la ragione per l’introduzione dei certificati di espatrio per tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni, e dovranno esibire alla frontiera un certificato che illustra i motivi della partenza e la relativa approvazione“. A Donetsk, il 2 febbraio, Aleksandr Zakharchenko affermava, “Se Poroshenko pensa che il suo esercito possa competere con il nostro, veda quanto velocemente abbiamo preso Uglegorsk. Gettano in battaglia riservisti inesperti che non sanno nemmeno usare un fucile. Abbiamo il morale alto, abbiamo vissuto qui, viviamo qui e continueremo a farlo, questa è la nostra terra“. Intanto gli inglesi inviavano i primi 20 dei 75 blindati Saxon acquistati per la Guardia nazionale ucraina al prezzo di 3,8 milioni di dollari, ed otto ex-alti funzionari statunitensi, tra cui l’ex-ammiraglio James G. Stavridis, ex-comandante in capo della NATO, Michèle A. Flournoy, ex-alta funzionaria del Pentagono, Ivo Daalder, ex-ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, l’ex-alto inviato degli USA Strobe Talbott e l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Steven Pifer, esortavano Obama ad inviare 3 miliardi di dollari in armamenti all’Ucraina, tra cui missili anti-carro, droni da ricognizione, Humvee e radar, oltre a “rafforzare” l’addestramento “supplementare” statunitense dei militari ucraini. Un altro ex-ufficiale del Pentagono e del Consiglio di Sicurezza Nazionale che ha sottoscritto l’appello bellicista, Jan Lodal, dichiarava a una conferenza del Consiglio Atlantico “C’è lo sforzo statunitense in corso, sia tramite la NATO che l’ambasciata in Ucraina, per addestrare gli ufficiali ucraini“. L’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Steven Pifer, confermava che militari degli Stati Uniti già “addestrano quattro battaglioni della Guardia nazionale ucraina“, vicino al confine con la Polonia, “ben lontano dalla zona del conflitto“. L’addestramento doveva riguardare la gestione di nuovi sistemi d’arma e migliorare la rete di comando e controllo. Il nuovo segretario della Difesa degli Stati Uniti, Ashton Carter, affermava “Penso che dovremmo aiutare gli ucraini a difendersi. La natura di questo supporto non posso chiarirla, ora, perché non ho parlato con i nostri capi militari o la dirigenza ucraina, ma sono propenso a fornirgli armi“. Difatti, le FAN avevano scoperto che gli ucraini già impiegavano munizioni della NATO, per bombardare le città del Donbas. Inoltre fucili d’assalto, granate e dispositivi di comunicazione fabbricati negli Stati Uniti venivano utilizzati dagli ucraini nelle loro operazioni contro Donetsk e Lugansk. Dal 2014 gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina dei radar e inviato sul campo consiglieri militari e delle forze speciali. Infatti, dal 5 febbraio, ogni notte, atterrava un C-130 della NATO nell’aeroporto di Kharkov, trasportando armi ed equipaggiamenti per le forze majdaniste. Un congressista degli Stati Uniti, Chris Van Hollen, invece metteva in dubbio l’utilità di fornire armi sofisticate agli ucraini: “I soldati ucraini non sono sufficientemente preparati ad utilizzare le armi che gli Stati Uniti desiderano fornire e inoltre vi è il rischio che tale armamento possa essere rubato e venduto ai terroristi“. Ma il 5 febbraio, il segretario alla Difesa Chuck Hagel, il segretario di Stato John Kerry e il vicepresidente Joe Biden degli USA si recavano a Kiev per ordinare il prosieguo delle operazioni contro il Donbas. Il portavoce del ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich dichiarava che la Russia era preoccupata per la possibilità che NATO e USA fornissero armi e assistenza militare a Kiev. “Tenendo conto dei piani revanscisti del ‘partito della guerra’ a Kiev, non c’è solo la piena escalation della situazione nel sud-est (Ucraina), ma una minaccia alla sicurezza della Federazione russa“, riferendosi anche alla NATO che intendeva rafforzarsi in prossimità delle frontiere della Russia. Sempre il 5 febbraio, Hollande e Merkel incontravano Poroshenko per discutere un cessate il fuoco e il riavvio dei colloqui di Minsk. Tale iniziativa dei due capi di Stato europei era stata preceduta da colloqui segreti tra Parigi, Berlino e Mosca. Nel frattempo, circa 2,5 milioni di cittadini ucraini, tra cui 1193000 uomini in età di leva, si erano trasferiti nel territorio della Russia per sottrarsi al governo golpista di Kiev, e altre 850000 persone erano arrivate dal Donbas, di cui circa 440000 avevano chiesto lo status di rifugiato. La Russia ha 531 centri di accoglienza nel proprio territorio, che accolgono 27000 rifugiati ucraini.
331b72d8e7c2935f06b226b940dcd707 L’11 febbraio, a Minsk s’incontravano Putin, Lukashenko, Merkel, Hollande e Poroshenko, il cosiddetto ‘Formato Normandia’, per discutere un cessate-il-fuoco, che veniva stabilito per la mezzanotte del 15 febbraio. Il presidente Vladimir Putin aveva detto, “Questa non è stata la migliore notte della mia vita. Ma la mattina era buona a prescindere dalle difficoltà nei negoziati e siamo riusciti a concordare cose importanti. La prima era il cessate il fuoco a partire dalle ore 00:00 del 15 febbraio. La seconda, che considero molto importante, è il ritiro dell’artiglieria pesante ucraina dalla linea di contatto di oggi, e dalla linea del 19 settembre decisa negli accordi di Minsk sul Donbas. Un documento è stato firmato dal gruppo di contatto, si chiama ‘Pacchetto di misure volte ad attuare gli accordi di Minsk’, e un secondo documento, una dichiarazione dei presidenti francese ed ucraino, vostro servo fedele, e della cancelliera tedesca, in cui affermano di sostenere questo processo“. Il nuovo accordo di Minsk prevedeva quindi: 1. cessate il fuoco, 2.ritiro delle armi pesanti, 3. monitoraggio dell’OSCE, 4. elezioni regionali, 5. ‘status speciale’ per il Donbas entro 30 giorni, 6. scambio dei prigionieri, 7. corridoi umanitari, 8. pensioni e spese sociali, 9. controllo di Kiev delle frontiere, 10. partenza dei combattenti stranieri, 11. disarmo degli irregolari, 12. riforma e decentramento entro la fine del 2015, 13. elezioni nel Donbas sotto il controllo del gruppo di contatto (PCG) 14. aumento delle attività del PCG. Il FMI annunciava altri 17,5 miliardi di dollari di aiuti per l’Ucraina, in quattro anni, due ore prima della fine dei negoziati. Infine, l’accordo prevedeva che “I leader s’impegnano a una visione di uno spazio umanitario ed economico comune dall’Atlantico al Pacifico basato sul pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi dell’OSCE. I leader s’impegnano all’attuazione degli accordi di Minsk. A tal fine, convengono ad istituire un meccanismo di controllo nel formato Normandia che si riunirà a intervalli regolari, in linea di principio a livello di alti funzionari dei ministeri degli Esteri”. Infine, la Russia otteneva che l’Ucraina non solo non aderisse a NATO e Unione europea, ma che la Russia potesse intervenire sull’accordo di libero scambio tra Ucraina e Unione europea, mettendo così fine agli appelli degli Stati Uniti “ad isolare la Russia”. (Qui, l’accordo completo) Nel frattempo, un decreto della Rada golpista accusava Poroshenko di non adempiere al suo ruolo e chiedeva: “1. Di stabilire che il presidente dell’Ucraina P. Poroshenko rinuncia intenzionalmente all’esercizio delle competenze costituzionali e non adempie ai propri doveri. 2. Ai sensi del paragrafo 7 della prima parte dell’articolo 85 della Costituzione dell’Ucraina, di indire le elezioni straordinarie del Presidente dell’Ucraina per il 10 maggio 2015. 3. La presente decisione entra in vigore al momento dell’adozione. V. Grojsman”.
In relazione all’accordo di Minsk, il Premier della RPD Aleksandr Zakharchenko dichiarava “Abbiamo firmato l’accordo oggi che, mi auguro, metta fine alle ostilità e consenta alle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk di avviare la ricostruzione pacifica. Per il bene del nostro popolo… abbiamo firmato l’accordo. Spero con questi passi di aver aiutato l’Ucraina a cambiare, adottando una serie di importanti riforme, e spero che vedremo un’Ucraina completamente diversa nel prossimo futuro. Credo che sia una grande vittoria della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk”. Il Premier della RPL Igor Plotnitskij dichiarava, “Probabilmente sapete che io, così come Aleksandr Vladimirovich… ho un’opinione diversa sulla faccenda, ma è impossibile non fidarsi e non rispettare il parere dei tre più importanti presidenti di oggi, dei dirigenti russi, tedeschi e francesi. E se agiscono come nostri garanti, i cambiamenti inclusi nell’accordo, garantendo che l’Ucraina cambierà su pressione del Donbas, allora non possiamo privare l’Ucraina di questa chance. Perché il Paese sta per cambiare, il rapporto sta per cambiare, le persone stanno per cambiare. In realtà, il popolo ucraino, essendo unico, rimane unico. Oggi lo consideriamo sempre il nostro popolo. Questa possibilità viene data all’Ucraina per cambiare la costituzione e, tra l’altro, come rilevato nei documenti, cambiare atteggiamento. Questo… oggi… lo consideriamo un grande risultato della Repubblica popolare di Lugansk e della Repubblica Popolare di Donetsk, in modo che l’Ucraina cambi, cambi in modo civile e pacifico. Smettendo di assassinare il proprio popolo, distruggendo asili e altri beni sociali e di sussistenza. Crediamo e sappiamo che la vittoria sarà nostra comunque e non importa se sarà ottenuta con metodi politici o militari. Sappiamo per certo che l’Ucraina sta per cambiare e cambierà grazie al popolo del Donbas. Grazie”. Aleksandr Zakharchenko ribadiva: “Inoltre vorrei aggiungere, che grazie a questi punti, nel memorandum, la piena responsabilità della non adesione o qualsiasi sabotaggio di uno di questi accordi, va imputata direttamente a Pjotr Alekseevich Poroshenko. Tutti questi punti richiedono ulteriori negoziati, negoziati ancora in corso. Quindi, in caso di violazione o non attenzione di questi punti… ogni altro memorandum sarà fuori questione in futuro… del tutto. Grazie”.
La sera del 14 febbraio, si aveva una grande esplosione sulla piazza centrale di Donetsk, vicino al Park Inn Hotel, dove il premier della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Zakharchenko doveva tenere una conferenza stampa. L’esplosione era stata causata da 3 mine poste a 100 metri dal Park Inn Hotel, uccidendo tre civili. Quindi, il 15 febbraio, Zakharchenko convocava una riunione d’emergenza sulla violazione del cessate il fuoco da parte di Kiev. Il vicecomandante della milizia della RPD, Edvard Basurin, avvertiva che i majdanisti a Debaltsevo avevano aperto il fuoco contro le posizioni delle FAN, “Per evitare vittime civili, le unità della RPD prendono di mira le armi del nemico. Le unità delle forze armate della RPD sono costrette ad aprire un fuoco selettivo per sopprimere le ostilità di nazionalisti e sabotatori di Kiev, che continuano a violare il cessate il fuoco nella zona di Debaltsevo”.

Il 2 febbraio, le forze della difesa aerea russa della Flotta del Baltico svolgevano delle esercitazioni con rischieramento di sistemi di difesa aerea S-300 ed operazioni elettroniche contro bersagli rappresentanti attacchi aerei a quote e velocità diverse. Nel frattempo, anche le forze di difesa aerea russe del Distretto Militare Orientale iniziavano grandi esercitazioni con sistemi Buk, S-300 e S-400. Il colonnello Aleksandr Gordeev, del servizio stampa della Difesa aerea, dichiarava “Le grandi esercitazioni sono iniziate nelle basi della difesa aerea nel Distretto Militare orientale. Circa 50 esercitazioni e manovre si svolgeranno nei centri di addestramento specializzati della Repubblica di Burjazia e della regione di Primorskij“. Le esercitazioni maggiori si svolgevano presso la base di Telemba in Burjazia, dove militari si esercitavano a respingere grandi attacchi aerei e a lanciare missili S-300, S-400, Buk e Osa contro obiettivi simulati. Oltre 2000 militari e 300 unità prendevano parte alle esercitazioni, assieme a caccia e aerei d’attacco del Distretto Militare Orientale. Il 10 febbraio, le truppe della Flotta del Mar Nero della Russia iniziarono massicce esercitazioni militari nella penisola di Crimea. Alle esercitazioni partecipavano oltre 600 soldati di una brigata della guardia costiera, formata in Crimea nel 2014, e 50 mezzi militari. Infine, il 13 febbraio, circa 600 militari e 40 mezzi partecipavano alle esercitazioni militari nella regione meridionale della Russia, con la Flotta del Mar Caspio. “Un battaglione di Fanteria della marina della Flotta del Mar Caspio è stato allertato nella regione di Astrakhan avviando le esercitazioni militari…” Anche la Flotta dell’Oceano Pacifico e le forze militari dell’est della Russia avviavano esercitazioni nella penisola di Kamchatka, coinvolgendo 2500 militari. Il Ministero della Difesa russo aveva dichiarato a dicembre che la Russia aveva in programma almeno 4000 esercitazioni per il 2015.10922444

11002960Blindato majdanista a Debaltsevo con targa del Land tedesco della Renania – Westfalia.

7e3bdc97d01203459f5a7481a31bb0efMappa delle operazioni in Novorossia (rosso) e dell’attività della guerriglia (rosa) il 15 febbraio 2015.

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15febbraio2015

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