Vertice Surkov-Nuland e fine della junta ucraina

Mikhail Onufrienko, Federalnoe Agentstvo Politicheskikh Novostej South Front1e1356824Il primo a segnalare l’incontro tra Vladislav Surkov e Victoria Nuland è stato il quotidiano Kommersant di proprietà del gruppo di Alisher Usmanov citando “fonti informate”. La notizia è stata subito ripresa dai media di Kiev. La domanda principale è: cosa significa? Nella seconda metà della giornata si è saputo che l’incontro di lavoro tra l’Assistente presidenziale Vladislav Surkov e l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland ebbe luogo in un edificio dell’amministrazione presidenziale nella città di Pionerskij, presso Kaliningrad. Questi dettagli furono resi noti dal rappresentante del Ministero degli Esteri russo a Kaliningrad Pavel Mamontov. “Possiamo confermare che l’incontro è cominciato“, secondo la TASS che citava Mamontov. Sappiamo che l’anno scorso Nuland incontrò più volte il Viceministro degli Esteri Grigorij Karasin, responsabile degli affari ucraini. Sappiamo anche che Surkov è il coordinatore principale della politica russa verso le repubbliche non riconosciute. L’incontro è avvenuto a porte chiuse e senza annunci sul motivo per cui ebbe luogo e, soprattutto, sui risultati. Ci furono solo frasi generiche sulla futura attuazione degli accordi di Minsk e la “normalizzazione della situazione in Ucraina”.

Aspettative
L’obiettivo è abbastanza chiaro. Il panico sui media della junta di Kiev è del tutto appropriato. Così come il panico della junta. Il regime Poroshenko è seriamente preoccupato da Washington e Mosca che s’incontrano, senza che Mosca si conformi al punto di vista di Washington, fin dall’inizio scettica su Minsk (dato che non siamo stati invitati, non servirà a niente). Anche il Donbas lo sa. “Non abbiamo aspettative particolari su tale riunione. Gli Stati Uniti non influenzano l’attuazione ucraina degli accordi di Minsk“, aveva detto Vladislav Dejnego, rappresentante della RPL ai negoziati Minsk. Le parole di Nuland supportano tale interpretazione. Oggi, prima d’incontrare Surkov, ha detto in un’intervista a BNS: “La prima sfida è fermare l’uccisione di persone e poter iniziare a lavorare su altri punti dell’accordo di Minsk, tra cui la risoluzione politica, vere elezioni in conformità con la legislazione ucraina corrispondenti agli standard dell’OSCE, ritiro del materiale militare estero e ripristino dei controlli ai confini“.

Accordi di Minsk
Nuland ha detto che l’inadempimento di Minsk significherebbe il congelamento del conflitto nel Donbas, il costante pericolo di una nuova guerra. “Tutti dovremmo lavorare per far adempiere Minsk, altrimenti avremo un conflitto congelato o, peggio, una minaccia costante all’Ucraina e a noi stessi“, aveva detto Nuland. Queste frasi generali nascondono una minaccia mortale non solo per il regime di Poroshenko ma per tutta la junta che si basa sulla forza armata e l’ideologia del banderismo nazista. Alla junta non serve la pace, soprattutto laddove Lugansk e Donetsk non siano solo parte dell’Ucraina dall’enorme autonomia, ma anche con milioni di elettori che odiano gli oligarchi che hanno sostenuto il colpo di Stato armato e i banderisti che cercano di spezzare il popolo del Donbas da due anni.

Perdere il trono
La breve vita dell’Ucraina formalmente indipendente ha dimostrato che forze apertamente russofobe possono andare al potere solo con la forza. Nel 2004, Jushenko è riuscito a salire al trono grazie alla prima (per fortuna incruenta) Majdan. Allora, il partito delle Regioni di Janukovich semplicemente ignorò le proteste russe in cambio della possibilità di partecipare al governo dell’Ucraina. Naturalmente, anche quando era premier di Jushenko, Janukovich perseguì la politica filo-occidentale del regime. I risultati furono patetici. Nel 2010 la popolarità di Jushenko era quasi zero, e poté avere solo il 5% dei voti a dispetto del “vantaggio da presidente uscente“.

Colpisci e terrorizza
La seconda Majdan era destinata fin dall’inizio ad essere sanguinosa, seguita da una guerra civile. Per mantenere il Paese sotto controllo con la forza, per quanto possano. Ma l’attuazione di Minsk significa il tradimento degli ideali russofobi dei sostenitori della junta, l’insensatezza dei sacrifici e dei morti, la fine della speranza di far parte dell’UE. Per gli oppositori del regime banderista, una transizione verso la pace, la possibilità di riprendere proteste pacifiche e votare per i leader di loro scelta, attualmente in esilio e che si battono contro il regime dal Donbas o in carcere. Se ci sarà la pace vera, qualsiasi regime russofobo in Ucraina, con il Donbas ribelle, è condannato. Da qui l’interesse con cui i media ucraini aspettano i risultati. Tanto più che solo tre giorni prima Poroshenko incontrava a Kiev il rappresentante della Russia del gruppo di contatto trilaterale, Boris Gryzlov. Mentre Poroshenko ha negato l’incontro, la Russia continua ovviamente un’attiva pressione politica su Kiev. Ciò che è successo, come dimostra la visita di Biden un mese prima, quando il suo discorso alla Rada causò un vero e proprio “shock and awe” nei capi della junta. Biden citò la guerra civile degli Stati Uniti, dicendo che l’esempio degli Stati Uniti, il suo sistema federale, dovrebbe essere di lezione ed esempio per l’Ucraina. Dopo di che i media della junta a lungo cercarono di spiegare che l’emissario speciale di Obama non fu “correttamente inteso”. No, si fece capire bene. Non importa come si chiami l’autonomia massima possibile regionale, il punto è chiaro, gli Stati Uniti sono con i “separatisti”, da Odessa a Kharkov, che chiedono l’autonomia fin dal primo giorno del colpo di Stato che portò Kiev sotto il controllo dei banderisti neo-nazisti.

Spararsi o agonizzare
L’incontro Surkov-Nuland dovrebbe portare i due Paesi a decidere il destino dell’Ucraina. Naturalmente, ci saranno altri incontri, il processo sarà lungo e difficile, e letale per molti in Ucraina. E’ chiaro che Kiev ha una sola scelta, spararsi in testa o agonizzare ancora un po’. L’incontro Surkov-Nuland è anche interessante in quanto risponde ad altre due domande. I media della junta di Kiev spesso accusano Surkov dei crimini di Majdan, di sostenere gli interessi della Russia a Kiev e di dirigere la politica interna di RPD e RPL. Nuland era sempre contro. Fu lei che giunse a Majdan mentre il colpo di Stato armato si preparava, sostenendo i terroristi con gli ormai famosi biscotti. Il fatto che sono state scelte queste due persone suggerisce che il divario tra Russia e Stati Uniti si chiude.

Surkov l’immortale
La partecipazione di Surkov indica che “le voci della sua morte (politica) erano un po’ esagerate“. Sì, dopo i vari eventi di Mosca, Donetsk e Lugansk lo scorso autunno è apparso chiaro che Surkov è certo “l’eminenza grigia” in RPD e RPL, dove fa ciò che vuole. Questo mito è crollato insieme alle fiabe sulla “propaganda di Surkov”. Surkov è lo stesso individuo da quando alla fine degli anni ’90 era un manager efficace di altissimo livello, che da il meglio sotto estrema pressione e quando la situazione richiede decisioni non standard e avventurose, a volte al si sopra le righe. Non ha mai definito, non definisce e non definirà mai gli obiettivi che persegue. Lui è un missile dalla guida precisa che colpisce il bersaglio scelto. E decide come manovrare, come evitare l’intercettazione, sulla rotta del bersaglio. Niente di più e niente di meno. L’obiettivo assegnatogli questa volta è già più o meno chiaro. Ciò che Putin ha detto in molte occasioni: “preservare una amichevole, fraterna e unita Ucraina“. Con l’avvicinarsi di Surkov il bersaglio diventerà presto chiaro. Ma possiamo essere assolutamente certi che ai governanti di Kiev non piacerà per nulla.5Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giulietto Chiesa si presenta

Alessandro Lattanzio, 29/12/2015

Giulietto Chiesa è una False Flag, e il suo circo è una pedina della guerra 'ibrida' contro la Russia.

Giulietto Chiesa è una False Flag, e il suo circo è una pedina della guerra ‘ibrida’ contro la Russia.

Giulietto Chiesa si presenta così: “… Dal 1 ottobre 1980 al 1 settembre 1990 corrispondente da Mosca per l’Unità. Nel 1989-1990 e’ “fellow” del Wilson Center, Kennan Institute for Advanced Russian Studies (1) di Washington. Conferenze in quindici università e istituti di ricerca americani, Dipartimento di Stato, Rand Corporation etc. Nel 1990 entra alla “Stampa”, ancora come corrispondente da Mosca, e rimane in Russia fino alla fine del 2000. Durante il periodo moscovita ha collaborato intensamente con “Radio Liberty“…”
La RAND Corporation è un think tank legato al complesso militar-industriale-spionistico statunitense, mentre il sito del Wilson Center, si apre con un ‘cantante’ ucraino che tesse le lodi al colpo di Stato, incitando alla guerra contro la Novorossija e la Russia. Inoltre, il Kennan Institute definisce la Russia di Putin in tale modo “The majority of the Russian population, which is (supposedly) overwhelmingly supportive of the Kremlin, ends up living in a constructed reality-television show”; dove la Russia sarebbe sotto la cappa della propaganda mediatica del governo (di Putin), cosa che di certo non accade coi regimi occidentali…. Come non collegare tale definizione della Russia con l’appello di Giulietto Chiesa alla Rivoluzione colorata in Russia, per rovesciare il sistema di governo di Putin, “Che la Russia debba essere riformata non c’è alcun dubbio. La sua vulnerabilità attuale è proprio dovuta alla sua dipendenza dal mercato occidentale, dalla finanza occidentale, dalla credenza diffusa nei gruppi oligarchici che le favole di Wall Street e della City of London siano verità. La Russia dev’essere riformata intellettualmente e moralmente. Molti intellettuali interpretano la crisi mondiale, planetaria, con gli stessi, miopi criteri dei grandi centri del dominio mondiale. E dunque collocano la Russia al traino di altri interessi. E non c’è dubbio che questa intelligencija non sia in grado di rappresentare gl’interessi del popolo. Chi non usa la metropolitana di Mosca è difficile che sappia cos’è il popolo di Mosca, e neanche il popolo russo. Io vedo e percepisco un risveglio dal basso, che dev’essere aiutato e incentivato dall’alto. Questo risveglio ha una grande forza nascosta in sé e costituirebbe una risorsa straordinaria. Ma questo comporta la costruzione di strumenti di partecipazione, di democrazia, che ancora non ci sono. Solo un consenso attivo può liberare un’enorme energia. Ed è così come dici: non si può a lungo esercitare una forte difesa dell’interesse russo sul piano internazionale senza risanare la società russa e senza difendere i diritti dei suoi cittadini, la giustizia, la solidarietà, l’uguaglianza”. (Megachip)
Il linguaggio è quello proprio delle primavere arabe e delle rivoluzioni colorate, come quella in Ucraina nel 2014… la neolingua antioccidentale e finto-putinista usata da Chiesa è solo l’espediente utilizzato per ingannare il pubblico, soprattutto italiano, tarlato da una claque Chiesofila composta da soggetti dalla visione fideistica della realtà, quando non si tratta di soggetti ambigui, confusionari ed infidi. Neanche la CIA e Soros (che gestiscono Radio Liberty con cui Chiesa ha “intensamente collaborato”), hanno mai strombazzato le vere ragioni per cui sostenevano le rivoluzioni colorate e le primavere arabe, ma strombazzavano “…la costruzione di strumenti di partecipazione, di democrazia, che ancora non ci sono”, per far uscire la società russa dal “reality-television show” di Putin, di cui parla il Think Tank del Dipartimento di Stato degli USA, nel tentativo di screditare la rinascita della Russia dovuta all’operato del Presidente Putin.
Giulietto Chiesa si propose già nel 2012 di portare giustizia, solidarietà, uguaglianza in Russia, scendendo in piazza per abbattere Putin, istigando a partecipare alle manifestazioni organizzate e finanziate dall’Ambasciata degli USA, allora presieduta dall’ambasciatore McFaul, che dichiarò al giornalista Greene, che l’intervistava: “Lei ha scritto un libro, un decennio fa, chiamato “La rivoluzione infinita della Russia”. Dando uno sguardo al Paese dall’era Gorbaciov all’era Putin, e sul fallimento della democrazia nel consolidarsi. Mi chiedo se si potesse fare un passo indietro, e dirci dove siamo oggi. Voglio dire, queste proteste a Mosca sono un segno che la Russia va verso il traguardo?
Beh, è stato bello essere un accademico, quando ho potuto scrivere libri e pontificare sul futuro. Sono molto restio a parlare di previsioni sul futuro. Quello che vorrei dire è che avete visto un periodo di crescita economica, modernizzazione qui, in questo Paese, dopo un periodo molto difficile. Ricordiamo, quando scrissi quel libro, parlavo di tripla transizione, fine dell’impero, fine del comunismo come sistema politico, e fine dell’economia di comando come sistema economico. Fare tutte e tre queste cose contemporaneamente è stata una sfida enorme, e un gran numero di persone ne ha sofferto. Ma ne sono usciti ora. È una società prospera; molto istruita; molto sofisticata. E nessuno dovrebbe essere sorpreso dal fatto che chiedono un sofisticato sistema di governo ed a sua volta, un governo molto sofisticato che vi corrisponda. Guardo un Paese come l’Ucraina. E abbiamo visto nel 2004 qualcosa di simile a quello che vediamo ora, in Russia, le proteste innescate da ciò che fu vista come elezione truccata. La folla in piazza a Kiev era molto, molto più grande. La gente dietro, si sa, erano esponenti dell’opposizione che veramente mobilitò grandi folle. Ora, c’è un sistema di governo, un capo che non sembra democratico come quelli che guidarono la rivoluzione arancione” (si riferisce a Janukovich, abbattuto a Kiev dal golpe di Gladio del febbraio 2014). Come si vede, anche McFaul esprime concetti che allieterebbero i più sprovveduti. Ma l’accenno all’Ucraina dovrebbe mettere in guardia chiunque.

Si legga la didascalia del video, chiara e netta: “Putin eletto con i soliti brogli. Ma questa volta ha preso coscienza che c’è un’opposizione. E ne terrà conto. La Russia da sempre preferisce la stabilità alla democrazia. Putin come Berlusconi? Hanno la stessa idea di democrazia, ma hanno stili e culture diverse”. Infatti, in questo video Giulietto Chiesa appare chiaramente allineato alle analisi e agli scopi dell’ambasciatore statunitense che voleva trasformare la Russia, nel 2012, nell’Ucraina del 2014.
Chiesa, inoltre, non fa mistero dei suoi stretti legami con Mikhail Gorbaciov: “Negli ultimi nove anni si e’ occupato di studio della globalizzazione e, in particolare, degli effetti sul sistema mediatico mondiale. In questo contesto si colloca la partecipazione di Giulietto Chiesa alla fondazione del “World Political Forum”, con sede a Torino, sotto la presidenza di Mikhail Gorbaciov. Nel 2010 il Presidente Gorbaciov ha continuato la sua attività di ricerca internazionale fondando in Lussemburgo il “New Policy Forum” del cui dell’Advisoy Board Giulietto Chiesa è membro“. Anche Gorbaciov invoca il rovesciamento di Putin, affinchè Russia e Cina non siano più d’ostacolo al Nuovo Ordine Mondiale. “Ci ho pensato a lungo e ho concluso che le proteste cui stiamo assistendo in tutto il mondo (parla della ‘Primavera araba’), in realtà sono un segno che tra circostanze molto difficili, il movimento verso un nuovo ordine mondiale emerge. Non possiamo lasciare le cose come prima, quando vediamo queste proteste dilagare verso sempre nuovi Paesi, visto che quasi tutti i Paesi assistono alle proteste con cui la gente vuole il cambiamento. Vuol dire che non è felice del tipo di ordine mondiale esistente ora. Ciò significa che le nazioni si adeguano alle sfide del nuovo ordine mondiale” (Gorbaciov, quindi, appoggiava chiaramente la sovversione islamo-atlantista del 2011, ciò di cui si dispiaceva era l’opposizione che tale ‘rivoluzione’ incontrava). (Lafayette). Ma Gorby non solo cianciava di “rivoluzioni globali”, ma cercò di applicarle in Russia. Durante la tentata rivoluzione colorata contro Putin, a Mosca, Gorbaciov definì il sistema politico russo “corrotto” e “stupido”, ed appoggiò tali operazioni anti-Cremlino. Parlando alla vigilia di una protesta dell’“opposizione” contro le elezioni parlamentari vinte dal partito Russia Unita, Gorbaciov attaccò Dmitrij Medvedev, l’allora presidente russo, per non aver bloccato il processo elettorale su richiesta di “osservatori internazionali e attivisti dell’opposizione” foraggiati dagli USA; “Ha detto che non aveva niente da ridire o dubbi sulle elezioni. E con questo, Dmitrij Anatolevich penso abbia calato il sipario sulla sua carriera”, sentenziava Gorbaciov, scottato dal fallimento dell’alleanza politico-elettorale con il banchiere milionario Aleksandr Lebedev, datore di lavoro di Anna Politkovskaja, sostenitrice del terrorismo islamista in Cecenia. E in tutto ciò fu seguito da Giulietto Chiesa. Infatti, il Cremlino conosceva il vero ruolo di Gorbaciov, accusandolo di orchestrare, assieme a ONG e Dipartimento di Stato degli USA, le manifestazioni di malcontento dell’“opposizione liberale”, “chiarendo che non tollererà alcun tentativo d’effettuare un cambio di regime in stile Primavera araba”. Come spiega lo storico francese Jean Geronimo, “Al momento, tali “manifestazioni” furono interpretate dal Cremlino come segnali di un’offensiva globale volta, infine, contro la Russia e le cui premesse, via interferenza occidentale, furono osservate nelle ultime elezioni russe (presidenziali) nel marzo 2012. Secondo una certezza inquietante e nonostante l’assenza di prove reali, l’ONG Golos, finanziata dagli USA (!) accusò Putin di “massicci brogli elettorali”. L’obiettivo di Golos era fomentare il malcontento nelle piazze per creare, in ultima analisi e invano, un’effervescenza “rivoluzionaria” per destabilizzare il nuovo “zar rosso”. Con una ridondanza mediatica, continua e manipolatrice, osservata poi durante Majdan“. (Histoire et Societé)Gorbachev leaving the Eastonian HotelMa sicuramente la claque Chiesofila, rispettando il nome del proprio guru, continuerà a seguire ottusamente il santone ‘contrario ai media di regime’, che pontifica sempre assiso sul pulpito dei media di regime…RAND-logoPer ulteriori approfondimenti Del Kazakhstan, ovvero Grillo, Chiesa e adoratori di mummie.

Per ulteriori approfondimenti (ovvero a chi gli mancano delle tessere), Giulietto Chiesa e il Reich di Gladio

10689539Sull’incontro tra Chiesa e Gabriele Adinolfi, esponente di Pravij Sektor in Italia, (a chi gli mancano delle tessere dico subito che Adinolfi è il sodale del neonazista Fontana entusiasta partecipe della strage di Odessa, oltre che sostenitore aperto e dichiarato del golpe neonazista a Kiev e della guerra alla Novorossija). Chiesa non ha mai detto se ha partecipato o meno a tale iniziativa con tale soggetto; ma un suo tirapiedi sembrava confermarlo. Dai commenti qui sotto, si evidenziano i risultati mediatico-sociali del fenomeno Giulietto Chiesa “contro tutti”, ma che poi scrive per tutti i potentati che incontra, dalle fondazioni governative statunitensi alla stampa e alla TV di regime italiani. Dov’è la persecuzione mediatica di cui piagnucola Chiesa ogni volta che va in TV? Frequenta uno stragista mondiale, Gorbaciov, e lo incensa ogni volta, uno che dovrebbe essere seppellito nella spazzatura; ma ancora ci viene riproposto con le sue ricette da “Club di Roma”, come la riduzione della popolazione, e con contorno sciachimistico e 11 settembre (a cui arrivò però dopo 5 anni, sebbene la cosa fosse evidente a tutti da subito).
A chi è confuso: pensi davvero che uno che per vent’anni si è vantato di aver lavorato per Radio Liberty sia il Donchisciotte anticapitalista e russofilo che dice di essere? Lo sapete cos’é Radio Liberty? Chi la gestisce? Chi la finanzia? Cosa propaganda, ad esempio oggi sull’Ucraina e la Novorossija? Basta farsi un giro sulla pagina FB di Radio Liberty, che ha visto vent’anni d'”intensa collaborazione” di Giulietto Chiesa, per porsi delle serie domande sulla serietà delle chiacchiere di Chiesa. (A cui vorrei dire che ho conosciuto qualcuno di Lotta Comunista, che mi ha accennato sulle vicende del PCI a Genova negli anni ’70…). Sul video, Chiesa esorta i russi ad unirsi a una manifestazione anti-Putin nel marzo 2012, per chiederne la caduta. Ebbene, tutti gli storici e politologi riconoscono che quelle ‘manifestazioni’ erano pagate dall’ambasciata degli USA a Mosca. Gorbaciov stesso, agente degli USA e referente di Chiesa, si era infuriato per la vittoria di Putin. Che altra conclusione se ne deve trarre? Si veda poi lo sfogo delirante di Chiesa contro la Repubblica Democratica Popolare di Corea, un insulto contro un intero popolo, utilizzando le peggiori argomentazioni della peggiore destra statunitense (Kim Jong Il pagato da Washington, fenomenale). Sì di tasselli ne mancano, perché per spiegare le manzogne che racconta Chiesa ci vorrebbe un libro. Un esempio, Chiesa si vanta di avere una profonda conoscenza della Russia, però poi spaccia le teorie apocalittiche sulla fine della Terra, tirando fuori discorsi malthusiani (anche se Chiesa nega di esserlo, nonostante l’evidenza; ma quando sproloquia di una popolazione mondiale limitata a 1,7 miliardi di persone, cosa propone se non un’idea malthusiana?), come il Peak Oil, che cioè il petrolio stava già finendo… Ebbene, si scoprono sempre più giacimenti, e sempre più grandi. La teoria del Peak Oil è roba di metà XIX secolo, anche allora il ‘grande scienziato’ del momento, un certo Jewons, terrorizzò l’Inghilterra avvertendo dell’imminente fine del… carbone… Secondo lui le miniere di carbone, di tutto il mondo, si sarebbero esaurite entro il 1880-1890. Ebbene, oggi sappiamo che ci sono riserve di carbone per poter continuare a produrre energia, ai ritmi attuali (sottolineo attuali), per altri 2000 (duemila) anni. Ma dov’è sta la disonestà di Chiesa, in questo peculiare aspetto? Chiesa, che posa a russologo tuttologo, evita di dire all’audience che quando parla di fine del petrolio tira fuori la tesi di due tecnici delle multinazionali statunitensi, ma evita di accennare alla scuola sovietica, secondo cui il petrolio è prodotto a processo continuo nelle viscere della Terra, e che quindi non finirà mai. Chi ha interesse a dire che le risorse sono limitate? E chi ha interesse a nascondere la tesi sovietica sull’origine del petrolio, di cui Chiesa non fa mai cenno? E questo è un tassello, si pensi ad altri, alcuni poco noti sono davvero grotteschi e bizzarri (tipo un Giorgio Bongiovanni in Russia).
A chi mi accusa di essere russofobo: dimostra solo di essere il soggetto preferito da Chiesa e dalla setta che ha creato, il tipico militonto che crede ciecamente alle corbellerie del gran capo, solo perchè il gran capo appare come la Madonna di Fatima in TV, luogo per antonomasia che assegna legittimità e sacralità presso le menti deboli. Tali menti deboli, e ne ho conosciuti un bel campionario nell’entourage e nell’area d’influenza di Chiesa, si scagliano contro chi critica il santone-guru, identificandolo perfino con la ‘Russia’, tirando fuori epiteti ridicoli, accusando il sottoscritto di essere un agente di Washington; e questo dopo che il sottoscritto è stato accusato dalla catena la Repubblica (dove lavora la moglie del ‘dissidente perseguitato’ Giulietto Chiesa, tra l’altro), di essere un agente pagato da una potenza straniera (la Russia)… I pretoriani di Chiesa, ripeto una setta, neanche si documentano su ciò di cui parlano. La signora che mi ha definito agente di Washington, neanche si è degnata di vedere di cosa scrive questo blog; infatti l’uomo nuovo che Chiesa va creando, assomiglia abbastanza al volgo ignorante e supersitizioso che dava la caccia alla streghe (e non a caso Chiesa definisce gli ultimi 300 anni di progresso tecnico-scientifico un”illusione’, agognando l’era del feudalesimo dominante, la distopia perseguita dal Club di Roma, cui non a caso Chiesa e il criminale stragista Mike Gorby fanno parte).
Noto che Chiesa, o il suo staff, ha risposto buffoneggiando come al solito.41RVAVFA82L._SS500_Giulietto Chiesa, tra l’altro, si spaccia da marxista proponendo entusiasta il veleno malthusiano del Club di Roma di cui fa parte assieme a Gorbaciov.  Ma un vero marxista non ha nulla a che fare con tale propaganda neo-malthusiana, “La teoria di base, che la popolazione per sempre ed inevitabilmente superarà le scorte di cibo (o di energia, NdAL) a disposizione è diventato un mantra per chi vuole sostenere che ci sono troppe persone sul pianeta. Nel contesto del problema del cambiamento climatico, questo è diventato un argomento secondo cui il mondo non ha abbastanza risorse per sostenere la popolazione, e se vogliamo salvare il pianeta, il numero di esseri umani dovrà diminuire“. (Marx and Engels on the Population Bomb)
Gorbaciov, a sua volta, nel 1996, presidette il convegno del State of the World Forum, cui partecipavano altri benefattori dell’umanità come Margaret Thatcher, George H. Bush, Mohamed Yunus e Colin Powell. In tale convegno, Mike Gorby avrebbe detto: “Dobbiamo parlare con maggiore chiarezza su sessualità, contraccezione, aborto, valori che controllano la popolazione, perché la crisi ecologica, in breve, è la crisi della popolazione. Riduciamo la popolazione del 90% e non ci saranno abbastanza persone da creare grandi danni ecologici“. Inutile cercare il testo al riguardo sul sito ufficiale del World Forum; è vuoto, come è vuoto il sito dedicato alle riunioni del 1995 e 1996.gorbachev_state_of_the_world_forum
Ecco cosa pensa in realtà della Russia, Giulietto Chiesa (minuto 2:42). Però poi nell’illiberale TV russa Chiesa ci va lo stesso, dove può permettersi (alla faccia della dittatura di Putin) d’insultare un deputato della Duma che non la pensa come lui; ad un talk-show, sul primo canale russo, del 18 settembre 2015, Chiesa difese Charlie Hebdo definendo “terrorista cristiano” il deputato della Duma Mikhail Starshinov, perché aveva osservato che mentre erano li a discutere, i terroristi islamici, a cui offendono l’Islam, arrivano e tagliano teste. Un altro dal pubblico interviene, “E’ inutile discutere con questo signore (Chiesa) perche’ sono 50 anni che li istruiscono ad essere così“.

Dove esploderanno le bombe ucraine?

Oriental Review 8 dicembre 2015ARMAAOFAB250.2Il 7 dicembre CyberBerkut pubblicava altre prove che denunciano preparativi di attentati sotto falsa bandiera in Siria da parte del ministero della Difesa del Qatar. Secondo una e-mail di Anton Pashinskij, funzionario della SpetsTechnoExport (agenzia ufficiale per il commercio di armi ucraine), del 21 ottobre 2015 scritta al partner polacco Level 11: “Buon pomeriggio! C’è una nuova proposta. I militari del Qatar vogliono comprare 2mila bombe a frammentazione ad alto esplosivo OFAB 250-270. Il problema è urgente, sono pronti a pagare 2100 dollari USA al pezzo. Considerate di consegnarle al più presto. Il destinatario è il ministero della Difesa del Qatar. EUC in allegato”.letterL’OFAB 250-270 è una bomba da 250 kg attualmente utilizzata dagli aviogetti russi Su-25 e Tu-23M3 per colpire le posizioni di SIIL e simili gruppi sovversivi in Siria:

La Qatar Emiri Air Force è composta da aerei da combattimento multiruolo Mirage francesi e aviogetti d’attacco leggeri Alphajet che non possono essere dotati delle OFAB 250-270. Quindi la domanda è legittima: “Perché il ministero della Difesa del Qatar vuole comprare un enorme arsenale di bombe aeree, non solo inadatte ai propri aerei ma ad un prezzo 3 volte (!) superiore a quello di mercato? (normalmente l’OFAB 250-270 è venduta a 700-800 dollari al pezzo). La risposta è orribilmente semplice: per fare esplodere le OFAB 250-270 non è necessario sganciarle da un aereo, lo si può fare a terra. Qualsiasi gruppo terroristico collegato al Qatar può usarla in una zona densamente popolata in Siria inscenando un “attacco spietato dell’Aeronautica russa“. Non c’è dubbio che numerosi esperti assolutamente indipendenti concluderebbero rapidamente che tale tipo di bomba è ampiamente usato dall’Aeronautica russa in Siria. Infine va notato che alcuni blogger pro-Kiev insistono nell’accusare “l’Aeronautica russa che incautamente bombarda presso aree civili in Siria” dall’inizio di ottobre. Di seguito è riportato il certificato sull’utente finale (EUC) esibito dal venditore ucraino all’importatore.letter2PS: Anton Pashinskij è figlio di Sergej Pashinskij, noto per il ruolo controverso nella sparatoria durante il colpo di Stato a Kiev del febbraio 2014. Quest’ultimo è attualmente membro della Verkhovna Rada (parlamento) d’Ucraina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il disastro di Svatovo per cancellare le prove sul caso del Volo MH17?

hqdefaultIl 2 novembre, la città di Svatovo, in Ucraina, veniva completamente distrutta dall’esplosione di un grande deposito di munizioni dell’esercito ucraino e dal conseguente incendio perdurato per tre giorni. Il 50% degli abitanti non voleva rientrare mentre gli sciacalli dominavano la città senza acqua, luce e gas. Delle cinque scuole, solo una era rimasta.
Il deposito di munizioni conservava anche razzi da 300mm dei sistemi MRL Smerch e missili terra-aria Buk; l’incendio potrebbe essere stato un tentativo di coprire un traffico di armi e munizioni, o anche un tentativo di cancellare le prove dell’abbattimento dell’MH17 sul Donbas, nel luglio 2014. Dopo tutto, è un fatto ben noto che i sistemi Buk ucraini furono schierati sul fronte, nel Donbas, e dato che l’indagine della catastrofe dell’MH17 era ancora in corso, le scorte di tali missili dovevano essere distrutte, per nascondere le prove che gli investigatori olandesi cercavano.
Il missile che abbatté l’MH17 aveva un numero di serie e lotto, con ogni probabilità l’Ucraina aveva altri missili dello stesso lotto. Pertanto distruggendoli si eliminerebbe una prova importante sull’implicazione dell’Ucraina nella distruzione del volo MH17 della Malaysian Airlines del luglio 2014.pozhar-na-sklade-boepripasov-v-svatovo-291015Fonte: South Front

Il fiasco finale dell’esercito ucraino

Oriental Review 7 novembre 2015

929c30190d6dd56cfed3a729464118d3Ai primi di novembre, mentre celebrava il 150° anniversario della nascita del metropolita Andrej Sheptitskij, il primo ministro ucraino Arsenij Jatsenjuk proclamava che “l’esercito ucraino ha combattuto e vinto per 20 mesi“. Era un annuncio sorprendente per il capo di un governo che ha perso praticamente tutto ciò che poteva perdere per mancanza di professionalità e stupidità. Dando uno sguardo a cifre secche, le forze armate dell’Ucraina attualmente sono costituite da 188000 truppe. Lo scorso anno il numero di generali è aumentato del 60%, da 121 nel 2014 a 201 nel settembre 2015. In altre parole, l’esercito ucraino ha ora un generale ogni 935 soldati. Quali successi tangibili abbiamo visto da tale macchina intellettuale che si gonfia ogni mese?
Nel conflitto nel Donbas, l’Ucraina ha perso 24000 soldati in operazioni di combattimento, quasi 54000 furono feriti e oltre 9000 dispersi. I morti per incidenti non legati ai combattimenti furono 1309, tra cui 873 suicidi. Oltre 3000 mezzi furono completamente distrutti e altri 2000 catturati dalle forze armate della Novorossia come bottino di guerra. 929 carri armati furono distrutti, 887 blindati, 238 lanciarazzi multipli BM-21 Grad, 836 autoveicoli, 21 aviogetti militari, 32 elicotteri e 46 UAV. 2500 soldati furono presi prigionieri durante i combattimenti, la maggior parte dei quali restituita ai parenti o scambiati. Ma le ostilità non sempre erano tali da giustificare panico e resa. Per esempio, nell’agosto 2014 vicino Ilovajsk, il comandante dell’unità comando operativa meridionale Tenente-Generale Ruslan Khomchak, ordinò alle truppe di superare le posizioni fortificate dei ribelli, mentre fuggiva dalla zona. Il generale abbandonò anche il suo autista personale ferito. Quasi un migliaio di soldati ucraini morì quel giorno. Non sorprende che il Maggiore-Generale Viktor Nazarov, che era il Capo di Stato Maggiore dell’operazione antiterrorismo (ATO), affermasse che le diserzioni di massa cominciarono subito dopo. L’ufficio del procuratore militare dell’Ucraina ha avviato un’indagine ufficiale su 16000 casi di diserzione dalla “zona della ATO”, così come su 6000 casi di mancata osservanza degli ordini (la maggioranza contro ufficiali che si rifiutarono di eseguire ordini suicidi e tentarono di ritirare le truppe dalle “sacche” o aree in cui furono circondati da forze nemiche, per minimizzare le perdite). Alla fine, circa 7000 procedimenti penali sono stati aperti contro uomini arruolabili, ma renitenti agli ordini di mobilitazione. La celebre 24.ma Brigata meccanizzata, creata nella città di Javorov in Ucraina occidentale (ora base degli istruttori della NATO), era sul punto di sbandare dopo essere stata ripetutamente intrappolata da accerchiamenti tattici nell’Oriente, subendo pesanti perdite. Corruzione, furto e mancanza di rifornimenti furono la ciliegina sulla torta dell’autodistruzione dell’esercito ucraino. Quattro milioni di grivne (160000 dollari) furono sottratte da un solo capo dei servizi finanziari delle forze armate ucraine, il Maggiore Andrej Kvirel, che li prese dalla paga dei soldati. Tale importo bastava a mantenere un reggimento nella “Zona Anti-Terrorismo” per quattro mesi. Infine, l’Ucraina non ha praticamente alcuna forza aerea o navale, e miliardi di grivne sono state pompate per la costruzione di fortificazioni al confine russo.
Se questo è ciò che il primo ministro Jatsenjuk chiama “vittoria”, allora cosa sarebbe un fiasco militare?XU-jZOoKqMITraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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