Volontari e soldati, i poli opposti dell’esercito ucraino

Riesci a vedere la differenza?
Jurasumij PolitRussia 20 agosto 2015 – Fort Russ

Ma sembrano veterani della Seconda Guerra Mondiale...? No, no! Sono i nuovi nostri nazisti... cioè, i nostri eroi!

Ma sembrano veterani della Seconda Guerra Mondiale…? No, no! Sono i nuovi nostri nazisti… cioè, i nostri eroi!

Qual è la differenza tra i battaglioni/reggimenti/corpo dei “volontari” e soldati dell’esercito regolare? Ufficialmente la junta sostiene che siano la stessa cosa. Si tratta presumibilmente di un meccanismo ben oliato che ha un solo scopo, servire la Patria. Ma se si guarda da vicino, le differenze sono drastiche. Inoltre, queste parti non possono esistere nella stessa struttura perché sono letteralmente diversi in tutto: pensieri, prestazioni e attività. Tutto è assolutamente diverso, non solo, ma opposto. Non mi credete? Mettiamoli a confronto.

1. Dimmi chi è il tuo comandante, e ti dirò chi sei
1506400 L’esercito marcisce dalla testa in giù e la disintegrazione dell'”uni-esercito” della junta parte dal comando. L’esercito in cui le unità non obbediscono al comandante supremo o semplicemente ai responsabili, non esiste. La struttura gerarchica di qualsiasi esercito è molto severa e l’insubordinazione è il crimine peggiore punito molto severamente come tradimento. Infatti è tradimento. Il Paese ha autorizzato il comandante in capo a proteggerne la sovranità, e tutti coloro che, essendo nell’esercito non obbediscono a lui ai suoi incaricati, capo di stato maggiore, comandanti di unità e di “settori”, è un traditore (se ha giurato) o un delinquente (se non ha giurato). L’esempio più recente è il ritiro del reggimento “Azov” e del battaglione “Donbass” dalla zona di combattimento di Shirokino, ancora una volta dimostrando che i volontari obbediscono al comando condizionatamente. La ripetuta inosservanza del provvedimento della ritirata, minacce, manifestazioni a sostegno della propria linea… In ogni altro esercito si chiamerebbe sommossa, ma non nell'”Uni-esercito”. Qui è manifestazione di patriottismo… e un esempio da seguire. A proposito, il battaglione “Donbass” era tornato alla zona di guerra citando l’ordine del comandante del settore. In questo caso, i “volontari non richiesero l’ordine scritto. Fecero solo ciò che volevano. Se c’è stato un ordine o no, ancora nessuno lo sa. Tutto questo perché tali unità de facto non obbediscono a un comandante. Intraprendono la loro guerra insieme alle FAU, solo coordinando i loro interventi. L’apoteosi è stato il tentativo di creare uno stato maggiore dei volontari che iniziò a formarsi a Dnepropetrovsk. Ma Kiev, o meglio Washington, non permise di arrivare a tale assurdità. Le FAU sono diverse, però. Qui tutto è chiaro e comprensibile, c’è una chiara catena di comando e la verticale del potere non è contestata. E quando vi sono rivolte, il motivo è assai diverso. I soldati chiedono di tornare a casa, di non essere inviati al fronte. Divertente, ma le rivolte nelle FAU sono completamente l’opposto delle rivolte dei ‘volontari.

2. L’atteggiamento delle autorità
Potete immaginare la situazione in cui i soldati delle FAU girano ubriachi sui SUV con le targhe della “72.ma brigata” a Kiev, Kharkov, Dnepropetrovsk, Lvov o altre città, fregandosene di tutti, membri del Parlamento compresi? In auto hanno armi, anche mitragliatrici pesanti e lanciagranate, e in caso di ‘scontro’ con la polizia locale, l’ufficio del procuratore militare o il SBU non verrebbero arrestati ma nascosti dopo aver commesso crimini contro civili in città tranquille (ad esempio Mukachevo)? Possiamo continuare, ma penso che il lettore capisca cosa intendo. Sì, è impossibile, ma se sostituiamo le FAU con i ‘volontari’, non solo è possibile, ma è ordinario. Se compagnie/battaglioni delle FAU si arrendono o disertano sono “traditori”, condannati dai tribunali militari, ma i volontari che disertano… di solito sono “eroi abbandonati dalla autorità”.

3. Eroi delle retrovie
Una parte significativa del “nemico tra noi” dei “volontari”, il 90%, è impegnato in saccheggi. Non di città nemiche occupate, ma quelle delle loro basi. Il reggimento “Azov“, che ha “interessi” a Kiev, Zaporozhe, Mariupol, non sorprende o infastidisce nessuno. Il reggimento “Dnepr-1” (defilatosi dopo che Kolomojskij è fuggito dall’Ucraina) ha seri interessi a Dnepropetrovsk. Ma “Pravij Sektor” si prende la torta, avendo “interessi” ovunque, e assai meno del 10% dei suoi componenti è in prima linea. Gran parte delle unità paramilitari è impegnata sul fronte interno e… nelle elezioni. Ma, come abbiamo capito, tali interessi non sono quelli dei battaglioni, ma dei “protettori” che li hanno creati e li stipendiano e di cui, di conseguenza, difendono gli interessi. Immaginate la 92.ma Brigata delle forze armate ucraine impegnata in “scontri” a Kharkov o in particolare a Kiev, è difficile. ‘Lustrazione’ e ‘protezione di imprese’ gli sono ignoti.

4. A causa dei combattimenti “brutali e sanguinosi”
Cosa chiedono più spesso i soldati delle FAU? Proprio così, le rotazioni con l’obbligo di portarli a casa. “Azov“, “Ajdar“, DUK (Pravij Sektor) chiedono sempre di restare al fronte, a volte anche resistendo al ritiro con le armi. La spiegazione di tale fenomeno risiede nelle caratteristiche della composizione di queste unità. In che modo reclutano? Gli ufficiali di reclutamento delle FAU, al fine di realizzare il piano di arruolamento, dicono spesso ai futuri soldati: “Non verrai inviato in guerra senza il tuo consenso, non ucciderai e nessuno ti ucciderà. Potrai tranquillamente stare in caserma“. Ma anche questo non aiuta. Ogni nuova ondata porta più rimproveri e sanzioni, tra cui la pena di finire al fronte. Perché è così? Sì, perché ogni nuova battaglia comporta perdite. Nuove bare che riportano gli “eroi” morti a casa, preoccupano e spaventano il futuro di “cyborg” e famigliari. Tornati alla vita civile, sono mentalmente paralizzati, ancora di più spaventati. Tutti capiscono che si tratta di un biglietto di sola andata, e se non si fanno ammazzare o ferire fisicamente, non torneranno mai mentalmente sani di mente. Di ciò la gente ha paura, e le persone normali vogliono starne lontani.
mccain-con-nazis-ucranianos-300x224 Un principio completamente diverso opera per i “volontari”. Andarci da solo, solo per il sangue e solo per starci in mezzo. Il battaglione “Ajdar” era molto popolare nell’estate 2014, come l’unico battaglione d'”assalto” dei “volontari” al fronte. In realtà, fu la prima unità che cominciò ad acquisire rapidamente nuove reclute. “Ajdar” raggiunse rapidamente numeri astronomici. In realtà, era già un reggimento, anche se alla fine dei combattimenti, il battaglione divenne una compagnia. Durante la guerra solo una piccola parte era al fronte, ma 1000 combattenti “combatterono” sul fronte interno. E tutta la feccia volle riconoscimenti dalle mani del suo idolo, Melnichuk. Lo scandalo scoppiato in inverno e soprattutto primavera 2015 prima distrusse la “reputazione” e quindi l’unità. Tutti gli “eroi” si affrettarono ad “arruolarsi” in un’unità più “decente”. E il grande “eroe” fu privato dell’immunità su richiesta del SBU. Il battaglione “Donbass” ha una storia completamente diversa. Fu creato dal truffatore Konstantin Grishin. Un truffatore di talento, potrei aggiungere. Il battaglione non si distinse particolarmente al fronte, a parte le “fughe in massa”, ma era così popolare tra maggio 2014 e primavera 2015 che Kostja reclutò contingente dopo contingente solo per perderli tutti in un’altra “brillante operazione” e di nuovo ritrovarsi con centinaia di idioti morti grazie alle affascinanti storie su Facebook sugli “eroi del Donbass”. Dopo diversi scandali e la rimozione dal comando dello ‘scrittore’ e stratega Semjon Semenchenko (ha ufficialmente cambiato il proprio nome), il “Donbass” cominciò a cadere a pezzi e a sgonfiarsi. Niente unità, niente rifornimento. Ora è una piccola unità che tenta di entrare in una qualche unità. Solo l’oblio, il che significa la morte. Il reggimento “Azov“. Il raid sulla striscia neutrale a febbraio 2015 ha confermato lo status di reggimento dell’Azov, aumentando le reclute della metà (principalmente disertori da altre unità). Le battaglie per Shirokino, insensate e sanguinose, hanno determinato un ulteriore aumento nel reggimento. Non veloce (a causa delle perdite) ma tuttavia i numeri dell'”Azov” erano in costante crescita. E quando si decise di spostare il reggimento a Zaporozhe, Andrej Belitskij… vi vide la volontà del comando delle forze armate ucraine di distruggere l'”unità operativa”, e a ragione. Un paio di mesi nelle retrovie a non fare nulla provocò il caos in tale unità. Tutti i fan dell'”assalto” gradualmente l’abbandonano, non vanno nel Donbas a scavare trincee. Sono venuti per uccidere. Ma la campagna pubblicitaria di maggior successo non è di tali battaglioni e reggimenti “glorificati”, ma del corpo dei volontari dal nulla. “Pravij Sektor” fu creato a Majdan. Promosso dal successo della lustrazione e della soppressione dei frammenti del vecchio regime. Poi fu colto dall’idea di formare unità di combattimento, diventandone il più potente. Ma dopo pochi scandali, s’è rapidamente sgonfiato. Le unità che hanno davvero combattuto al fronte (un battaglione), passano ad altre unità, e il resto si presenta alla società come altra manica di ladri e assassini. Sì, sono stati risparmiati dopo i fatti di Mukachevo, ma è la condanna a morte dell’organizzazione. L’alone di “eroi” è sbiadito e poi scomparso insieme alla presa come ostaggi di bambini. Poroshenko e Jatsenjuk “hanno perdonato” i teppisti, ma la gente no. Il destino del DUK è già deciso, in attesa dell’auto-distruzione e dell’oblio.

5. Guerra e pace: “Minsk”
Da qui l’atteggiamento per ristabilire l’ordine nel Paese e il processo di pace. “I volontari” non vogliono pace e ordine. Se non ci sarà pace e ordine qualcuno sarà ritenuto responsabile dei crimini iniziati con Majdan, prima o poi. Perciò mi chiedo perché mai in tutti i punti caldi sul fronte a Donetsk, i “volontari” sono sempre avanti (provocando il conflitto). Ciò è comprensibile, difatti chi erano prima della guerra civile: perdenti e criminali, truffatori e teppisti, e ora sono “Melnichuk”, “Belitskij”, “Semenchenko”, rispettati e ricchi membri del Parlamento. E i loro subalterni punk da cortile e reietti della società, sono divenuti degli eroi senza gloria. Tuttavia, non tutti (Melnichuk). A causa di questa pace, sono inutili e persino pericolosi per lo Stato.
La maggior parte dei soldati delle FAU, al contrario, desidera la pace e tornare a casa subito, a una vita normale, dove sono attesi. Per loro la guerra è la fonte di tutte le disgrazie. Quindi, vediamo che l'”Uni-esercito” della junta non esiste e non può esistere per principio. Motivazioni e obiettivi dei soldati delle FAU e dei “volontari” sono troppo diversi. Questo è un grosso problema per il regime, che sembra irrisolvibile. Ma… si cercano e provano nuove forme e nuovi compiti per le bande dei “volontari”. Altro su questo nel prossimo articolo.

10177874Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina è sull’orlo di una vera rivolta?

Andrew Korybko The Saker 19 agosto 2015367879Lo si dice dall’inizio della guerra civile iniziata la scorsa primavera, ma l’Ucraina potrebbe finalmente essere sul punto di una rivolta legittima del popolo contro il governo. Le rivoluzioni colorate nel 2004 e 2014 furono organizzate dall’estero (nonostante la rappresentazione fuorviante dei mass media quali movimenti popolari), per raggiungimento obiettivi geopolitici concreti per conto dell’occidente, screditandosi quindi come veri e propri interventi ed esponendone la natura. Anche se l’Ucraina finora non ha avuto una vera rivoluzione (organizzata da ucraini per gli ucraini), non significa che non sia imminente, avendo tutti gli “ingredienti” pronti. Tre sviluppi recenti indicano che il Paese sia assai più vicino a una vera rivoluzione di quanto la maggior parte degli osservatori pretendano, e se la popolazione prende l’iniziativa cogliendo l’opportunità che ha di fronte, potrebbe invertire le disastrose politiche del regime prima che sia troppo tardi.

Divieto di libri
Kiev ha deciso di vietare vari di libri di autori russi, in particolare le opere del famoso crociato anti-rivoluzione colorata e storico Nikolaj Starikov e del consigliere presidenziale Sergej Glaziev. Questi in particolare sono estremamente critici verso il regime, e sembra che Kiev li veda quali minacce ideologiche al proprio domino. Il divieto dei libro spunta nell’ambito dell’esistente oppressione politica contro tutti i dissidenti politici, mediatici o semplici cittadini. Le autorità esprimono chiaramente che alcuna opinione contraria sarà tollerata e cercano di controllare le informazioni ricevute dalla popolazione. Ciò va letto come nient’altro che paura della propria cittadinanza dato che se Kiev e i suoi rappresentanti fossero sicuri del proprio dominio, non avrebbero alcun bisogno di essere così autoritari. Il fatto che ora adottano il passo pubblicizzato ed estremo di vietare alcuni libri ci parla di paranoia acuita, che a sua volta può essere letta (gioco di parole) come grave minaccia dai cittadini che credono di affrontare. Il fatto è, e potrebbe non essere mera paranoia, la realtà oggettiva di alcuni elementi della società, e non solo dei battaglioni neonazisti (anche se per propri motivi), che si preparano a ribellarsi a Kiev.

La minaccia dell’embargo russo al cibo
L’ultima notizia da Mosca è Medvedev annunciare la campagna delle contro-sanzioni “estendersi a Albania, Montenegro, Islanda e Liechtenstein e, soggetta a certe condizioni, Ucraina”. Specificando ha avvertito che se l’Ucraina va avanti sull’accordo di associazione economica con l’UE, che dovrebbe entrare in vigore all’inizio del prossimo anno, i suoi prodotti agricoli saranno soggetti alle stesse restrizioni. Il divieto d’importare frutta e verdura lo scorso ottobre ha già minacciato la perdita di un mercato da 51milioni per i produttori ucraini, ed includervi tutti i prodotti agricoli potrebbe essere catastrofico per l’economia già in ginocchio. Secondo Business New Europe, l’agricoltura è più grande dell’industria oggi, (grazie per lo più al crollo della produzione subito con la guerra al Donbas) e l’unica a segnare una crescita lo scorso anno; quindi, se le esportazioni dell’Ucraina verso il principale partner commerciale sono escluse, le conseguenze potrebbero benissimo essere fatali. Ulteriore punto su questo argomento, va notato che è assai improbabile che le esportazioni possano essere riorientate verso l’UE, perché i produttori nazionali già ululano di dolore per la miseria economica inflittagli dalle contro-sanzioni della Russia e sono animosamente in competizione tra loro in un mercato saturo. Sarebbe quindi una mossa politica esiziale per qualsiasi governo dell’Unione europea dare priorità ai prodotti agricoli ucraini sui propri, tanto più che l’Unione europea soffre la peggiore crisi sul latte da trent’anni e non può assolutamente assorbire eventuali importazioni ucraine. Se l’Ucraina non può vendere i propri prodotti all’Europa l’eccesso che sarebbe originariamente finito in Russia rimarrà sul mercato domestico precipitando il crollo dei prezzi, preludendo l’improvviso crollo di tutta l’agricoltura. Ciò, a sua volta influenzerebbe la capacità del Paese di nutrirsi, e cioè costosi prodotti alimentari esteri (prodotti probabilmente con OGM degli Stati Uniti) verrebbero importati per soddisfare la domanda. Con un’agricoltura sempre meno redditizia, i terreni agricoli verrebbero venduto a prezzi di costo a società straniere (di nuovo probabilmente statunitensi, in particolare Monsanto), inaugurando così l’acquisizione estera completa di una delle più ricche regioni agricole del mondo. Tale scenario disastroso può essere evitato però, a condizione che gli ucraini adottino l’azione urgente di cambiare il governo prima della fine dell’anno, portando all’esame degli sviluppi successivi.

Il Comitato per la Salvezza dell’Ucraina
Ultimo ma non meno importante, uno dei più importanti, anche se non indicati, aspetti che potrebbero spingere gli ucraini a una vera rivoluzione è l’istituzione del Comitato per la Salvezza dell’Ucraina (CSU), governo in esilio a Mosca. Come dice il proverbio, “meglio tardi che mai” che sembra abbastanza adatto al caso. Da ciò che si può discernere, il CSU è un’idea dell’ex-primo ministro Nikolaj Azarov, e anche se non è il leader (Vladimir Alejnik lo è), sembra dirigere la scena. Azarov ha promesso che se va al potere, il CSU terrà immediatamente nuove elezioni, libere e giuste, ma affinché ciò avvenga “chiede a tutti i cittadini, partiti, sindacati e movimenti sociali di unirsi e ristabilire l’ordine a casa nostra tramite uno sforzo congiunto“. Il punto, a quanto pare, è unire le organizzazioni della società civile e i cittadini in una campagna antigovernativa coordinata, nella convinzione che possa rivelarsi il punto di svolta fondamentale per il regime. Quasi ogni osservatore sarebbe d’accordo che Kiev non lascerà mai il potere senza combattere, ma Azarov non menziona la violenza nella lotta imminente, anche se si può compendere che sarebbe una risposta logica all’aspra repressione dello Stato; alcuni sostenitori potrebbero decidere di reagire in questo modo. Oggi il CSU non sembra ispirare molto entusiasmo, ma ciò potrebbe cambiare con il tempo. Dopo tutto, l’organizzazione non è perfetta (e gran parte di sue composizione e attività è ancora misteriosa e non aperta)m ma si distingue simbolicamente come prima forma realistica di opposizione al governo di Majdan, aiutata dal fatto di essere all’estero, al sicuro dalle grinfie di Kiev. La cosa più importante oggi, però, è che l’organizzazione probabilmente costruisca una rete di cellule di supporto in Ucraina, al fine di costruire una piattaforma anti-governativa unificata da cui partire per sfidare lo Stato. Ciò significa che il CSU potrebbe essenzialmente agire come comitato di coordinamento delle campagne di sensibilizzazione nel Paese, delle manifestazioni pubbliche (quando è il momento giusto) e forse, dopo essere violentemente represse, anche delle operazioni di guerra ibrida. Parlando delle proteste e di responsabilità ed interessi del CSU, se mai c’è un ambiente sociale perfetto per testare le teorie di Gene Sharp su “dalla dittatura alla democrazia” e “non ci sono alternative realistiche”, questo è l’Ucraina contemporanea, dove esiste un’indubbia dittatura. Se la rivoluzione legittima del popolo si verificasse in Ucraina, allora sarà sicuro che il CSU avrà un ruolo di primo piano e probabilmente sfrutterà le manifestazione per catapultarsi con la propria leadership da Mosca a Kiev.

Conclusioni
Mai prima d’ora l’Ucraina è vicina a una rivoluzione legittima di oggi. Molti cittadini avevano paura del nuovo regime del colpo di Stato del febbraio 2014, ma non molti, fuori da Crimea e Donbas, hanno manifestato pubblicamente contro di esso. Quando accadeva, come ad esempio a Odessa nel maggio dello stesso anno, furono orribilmente uccisi e i criminali protetti dalla giustizia (volutamente). Certuni, incerti sul dal farsi per resistere al regime, decisero di “provarci” passivamente e vedere cosa infine fare per il proprio bene. Quasi 18 mesi dopo, le autorità di Majdan non fanno altro che dividere il Paese con guerra civile, assassinio di migliaia di civili e crash economico, e il tempo viene speso con ridicole tirate per ‘incolpare la Russia’, sempre più stantie e inverosimili presso la maggioranza della popolazione. I problemi dell’Ucraina dal rovesciamento di Janukovich sono interamente attribuibili alle nuove autorità, e sembra che parte degli ucraini finalmente lo comprenda, perciò Kiev istiga altra paranoia per sopprimere il pensiero indipendente, arrivando scandalosamente a vietare dei libri. I media ucraini potrebbero essere politicamente fuorvianti, ma la maggior parte è abbastanza intelligente da capire che il Paese va a rotoli e che è sempre più difficile far quadrare i conti. Con l’ultimatum delle contro-sanzioni russe all’Ucraina, alcuni potrebbero finalmente disperarsi tanto da andare contro il governo, pur consapevoli della probabile repressione (o peggio) che subirebbero. Tuttavia, questi individui presumibilmente non hanno il senso della direzione organizzata, ed qui che il CSU entra. Si presume che non agirà pubblicamente, non avendo mostrato alcuna forma di presenza sotterranea in Ucraina, non importa quanto piccola, e si potrebbe concludere (secondo lo stesso Azarov) che ciò è favorevole delle attività antigovernative di massa, e che farà il possibile per sostenerle. Secondo questa logica e facendo due più due, il CSU potrebbe benissimo organizzare tale movimento raccogliendo i segmenti disillusi della società ucraina, portando al cambio di regime prima della fine dell’anno. Se le autorità di Majdan restano al potere e non fanno marcia indietro sull’accordo di associazione economica con l’UE, l’Ucraina sprofonderà in una crisi ancora più profonda che potrebbe involontariamente mutare la paranoia di Kiev sul cambio di regime in solida realtà.ukraine-map-regions_risultatoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra finisce in Vittoria

Kungurov, Fort Russ 15 agosto 2015
Dato che i media governativi usano in modo improprio il termine Vittoria (ad esempio, i continui rapporti sulla distruzione di decine di carri armati T-90, mai realmente visti nel Donbas), è diventata una barzelletta. L’articolo del noto blogger Kungurov spiega le ragioni reali dello scarso rendimento delle forze maidaniste nei primi mesi. Da segnalare che è stato scritto un anno fa, ad aprile-luglio 2014, quando il coinvolgimento russo era inesistente e coperto.0_93277_bc75f1f3_XXLGuardiamo alla guerra civile in Ucraina da posizioni distorte: qui ci sono i nostri (Pro-USA/Pro-Russia, scegliete), sono bravi ragazzi, la loro causa è giusta e quindi vincerà; i nemici (terroristi/neo-nazisti, scegliete) sono orchi e quindi destinati alla sconfitta, così tutti presto moriranno e bruceranno all’inferno. Ma in realtà vittoria o sconfitta sul campo di battaglia dipendono poco dall’ideologia e da cosa dice il presentatore in TV (tanto più che si può sempre capovolgere una terribile sconfitta in grande vittoria). Propongo quindi di guardare la situazione in modo imparziale, tenendo conto soltanto dei fattori militari ed economici. Se si guarda alla situazione superficialmente, le milizie del Donbas (separatisti) erano senza speranza: l’esercito governativo li superava 5-1 in blindati, 3-1 negli uomini e 10-1 in artiglieria, con l’enorme vantaggio della superiorità aerea (la milizia non aveva aerei). In termini operativi, c’erano due sacche di resistenza, Lugansk e Donetsk, tra cui non vi era alcun collegamento. Strutturalmente gli insorti, a differenza delle forze ATO, non avevano una struttura unificata di comando, riserve o un sistema di rifornimento. Allora la domanda sorge spontanea: come mai le forze governative non rasero al suolo le difese dei ribelli? Per rispondervi va considerata la situazione: quattro mesi prima le milizie erano equipaggiate con fucili da caccia e pistole rubate ai poliziotti. Non avevano artiglieria o blindati e di numero erano trascurabili. Tuttavia, le forze governative, con un vantaggio di 20-50 a 1 sulla carta, non colsero alcun successo tangibile. Sì, Kiev subì una sconfitta politica in primavera quando la Crimea fu abbandonata senza un colpo; i politici litigavano per occupare il potere e non si preoccupavano dei movimenti separatisti nel Donbas. Tuttavia, il problema poteva essere facilmente risolto con la forza, se l’Ucraina avesse avuto un esercito. Ma il nocciolo della questione è che a marzo-aprile 2014 Kiev non l’aveva. C’erano persone in uniforme, armi nei magazzini, carri armati arrugginiti nelle basi, aerei al suolo in file ordinate (alcuni anche splendidamente dipinti). Ma non c’erano forze armate in grado di svolgere compiti assegnatigli. In poche parole, non c’era assolutamente nessuno da inviare in battaglia e nulla con cui combattere. Mentre i soldati ebbero fucili e gli si mostrava come sparare (nel caso in cui non lo si sappia, i militari raramente vedono le armi in tempo di pace, e certamente non questi, e non sanno come usarle), mentre gli APC uscivano dagli hangar capaci, teoricamente, di essere guidati fino alla stazione ferroviaria, e mentre tende e munizioni venivano ricevute dai magazzini, tutto si svolgeva con grande confusione, caricandoli sui treni e inviandoli da qualche parte, perdendo irrimediabilmente tempo. Ma anche dopo l’arrivo nel teatro, queste migliaia di uomini armati in uniforme non erano un esercito ma una marmaglia disorganizzata simile alla milizia del Donbas, e in questa fase la superiorità numerica dell’esercito governativo non era un vantaggio, ma uno svantaggio. L’assioma degli affari militari dice: più truppe, più dannose sono le conseguenze della disorganizzazione. In realtà, non è necessario impegnarsi in battaglia con il nemico affinché le truppe perdano la capacità di combattere. Non dategli da mangiare per tre giorni, e l’esercito fugge, i soldati vagheranno in giro barattando armi per cibo e vestiti caldi. E così è accaduto, quindi nelle forze governative la diserzione è forse la ragione prima delle perdite di effettivi.
w3aBGB2xqpgPer la milizia tutto questo era molto più facile. Innanzitutto, il loro numero era molto piccolo, quindi poterono organizzarsi assai rapidamente. Pertanto, furono i separatisti che inizialmente presero l’iniziativa e bloccarono il nemico con agguati, e avendo il vantaggio data conoscenza del terreno e mobilità superiore. Sì, nonostante le truppe governative avessero un numero considerevole di corazzati e persino aerei, le milizie avevano una assai maggiore mobilità. Usavano veicoli civili, mentre i blindati del governo erano al meglio usati come postazioni fisse per mancanza di carburante, pezzi di ricambio, autisti e ordini. Beh, a volte avrebbero guidato i carri armati per i negozi del paese per comprare vodka. Un fattore importante era la presenza di comandanti incompetenti. L’esercito governativo aveva molti tizi in sovrappeso con grandi stelle sulle spalline e grandi barboni per esser stati seduti troppo a lungo, ma nessuno con competenze nella pianificazione militare. Non conta il fatto che l’esercito ucraino non abbia mai combattuto. In tempo di pace, gli esperti militari mantengono la forma professionale con addestramento al combattimento, manovre, esercitazioni dello Stato Maggiore e così via. L’esercito ucraino non ha mai svolto esercitazioni a livello di battaglione, e persino respinse le esercitazioni tattiche di compagnia per mancanza di fondi (va notato che l’esercito ucraino aveva più effettivi dell’esercito nigeriano, ma un budget molto più piccolo). L’addestramento al combattimento fu sostituito con compiacenti “esercitazioni in aula”. Beh, l’addestramento al combattimento fu sostituito da rapporti su come le esercitazioni in aula si erano svolte, mentre in realtà nessuno ci andava data la loro inutilità. Nella migliore delle ipotesi, furono effettuate per formalità. Quindi gli ufficiali dell’esercito non conoscevano le cose più elementari come leggere una mappa, utilizzare la radio, organizzare pattuglie, avamposti, interagire con altre unità e attività di supporto. Ovviamente condurre operazioni significative era proprio fuori questione. Naturalmente l’inutilità dei comandanti aumentò con l’anzianità e la carriera. Nei 23 anni dalla sparizione dell’Unione Sovietica, la generazione degli ufficiali sovietici che aveva esperienza sparì quasi completamente. I generali di oggi erano giovani tenenti durante la perestrojka. Mentre salivano la vetta dimenticarono completamente ciò che gli fu insegnato nelle accademie militari sovietiche, e nuove competenze non furono acquisite per le suddette ragioni.
1924369 La milizie del Donbas furono anche molto fortunate, dato che comandanti come Igor Girkin/Strelkov (che combatté in Transnistria, Serbia e in Cecenia) avevano più esperienza dell’intero Stato Maggiore ucraino. Un altro uomo al posto giusto era l’ex-Tenente-Colonnello dell’Esercito russo Igor Bezler (“Bes“), trasferitosi in Ucraina dieci anni prima, così come Aleksej Khodakovskij (ex-comandante della squadra SWAT di Donetsk). Un ruolo fondamentale fu svolto dai volontari russi, molti veterani della guerra in Cecenia. Infine, tra i miliziani locali vi era una percentuale molto elevata di 50enni, e anche più, che avevano esperienza in combattimento nella guerra in Afghanistan. Così alle fasi iniziali del confronto armato le forze delle milizie volontarie, sotto il comando di comandanti esperti, non solo inflissero sconfitte morali, ma anche rifornirono notevolmente i loro arsenali con attrezzature e armi catturate. Parlo dello stallo a Slavjansk nell’aprile-luglio 2014. Naturalmente, la propaganda del governo di Kiev strillava disperatamente di colonne di carri armati russi in aiuto dei separatisti e orde di mercenari di GRU e FSB che insieme a bande di teppisti ceceni, ogni giorno attraversano il confine a migliaia ingrossando i ranghi dei terroristi, ma sul serio tale diarrea verbale non va per nulla considerata. Fino a maggio 2014 il confine era generalmente controllato delle guardie di frontiera governative. Il numero di volontari russi che combatteva nel Donbas era stimato a circa 500 persone in totale, un battaglione secondo gli standard militari. Kiev fece l’errore enorme di decidere di combattere l’insurrezione senza un esercito efficiente. Di conseguenza, l’esercito inetto fu la principale fonte di armi e munizioni dei ribelli. Beh, qualcosa naturalmente fu preso dai magazzini e dalle unità militari di stanza nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma quelle armi, francamente, non erano moderne. Tuttavia, anche le carabine SKS progettate nel 1944 trovarono buon uso (da immagini e filmati, sembra che un terzo di miliziani ne siano armati, dei fucili a tiro lento ma accurati e affidabili). E i fucili anticarro PTR, dichiarati obsoleti nella seconda guerra mondiale, in effetti inutili contro i carri armati, perforano però i blindati leggeri abbastanza facilmente. Perciò, nel conflitto s’è visto lo stesso schema: numeri, formazione e attrezzature della milizia aumentavano rapidamente, mentre l’efficienza delle forze governative diminuiva. Frenetici tentativi di aumentare il numero di truppe ATO (ATO = Operazione antiterrorismo, dato che il governo di Kiev non può chiamarla “guerra” o non avrà prestiti dal FMI necessari per continuarla) causarono maggiore inefficienza per le ragioni suddette, i rinforzi, forzatamente instradati, giunsero a un esercito incompetente e demoralizzato, aumentandone il caos. Le forze maidaniste urlarono al “tradimento del quartier generale”, ma è una tradizione vecchia, è facile spiegare codardia e stupidità come tradimento. Le unità quadro che potevano divenire la spina dorsale dell’esercito furono inviate all’offensiva, venendo circondate e distrutte. La maggior di coloro che sfuggirono all’accerchiamento finirono negli ospedali psichiatrici, proprio adatti considerando ciò che passarono. “Riservisti” 40enni e militari di leva 20enni inviati a rinforzare unità decimati erano più scarsi di coloro che sostituivano. Pensateci un secondo, le forze di autodifesa del Donbas che iniziarono quattro mesi prima con blocchi stradali goffi, piccole imboscate e raid notturni, ora contestavano il campo a un esercito regolare, organizzavano accerchiamenti, mantenevano capisaldi e tagliavano le comunicazioni nemiche contrattaccando con gruppi corazzati! Almeno la metà dei velivoli da combattimento del governo fu distrutta. La dinamica di ciò non era buona per le forze ATO. Sì, la maggior parte del territorio di RPD e RPL è controllata dalle forze governative, ma dal punto di vista militare ciò comporta solo problemi. In primo luogo, si allungano le linee di rifornimento in territorio nemico, e mentre le forze disponibili sono legate alla prima linea, i sabotatori della milizie attaccano obiettivi militari nelle regioni di Zaporozhe e Kharkov. In secondo luogo, spingendo gli insorti in una piccola area se ne aumenta la densità creando un fronte continuo. E se le vostre truppe non hanno lo stomaco per combattere a piedi, incontrare grosse formazioni nemiche ovunque è una brutta cosa, ovviamente! Entro gli archi autostradali che attraversano Donetsk e Lugansk, le milizie manovrarono molto più velocemente delle forze che si opponevano dall’esterno. Perciò, il governo tentava di prendere una qualsiasi città lungo questa linea, venendo però impedito da contrattacchi tempestivi ed efficaci. Il governo poteva muovere più rapidamente le forze, per esempio, da Debaltsevo ad Amvrosevka per salvare le forze circondate a sud, ma si trattava di un percorso lungo e difficile da rifornire, e da quando la prima linea fu creata, divenne impossibile anche dal punto di vista propagandistico. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo se Strelkov rispuntava riprendendosi Slavjansk, sarebbe stato un colpo enorme. Così il comando ucraino non aiutò le forze accerchiate, non perché fosse crudele e spietato, ma perché le operazioni di soccorso avrebbero comportato una sconfitta ancora più terribile. Nel frattempo, mentre le forze accerchiate venivano lentamente polverizzate, si coagulavano le notevoli forze della milizia, permettendo alle truppe governative di fare piccoli progressi altrove, trasformandoli in vittorie propagandistiche.
10518681Dal punto di vista operativo, invece di espellere la milizia da zone periferiche sarebbe stato molto più efficace circondare le sacche di resistenza e distruggerle una per una. A dire il vero, è così che l’esercito russo agì in Cecenia bloccando gruppi di separatisti e distruggendoli accerchiandoli. Se fossero stati stupidamente scacciati in montagna, la guerra nel Caucaso probabilmente si trascinerebbe ancora. Ma l’esercito Kiev non poté svolgere una cooperazione anche tattica sul campo di battaglia, tanto meno risolvere correttamente i problemi operativi. Le forze governative lasciarono che gli uomini di Strelkov violassero l’accerchiamento di Slavjansk praticamente incontrastati, e idioti gioirono con una bandiera blu-gialla sul municipio, ma dal punto di vista operativo fu una sconfitta. Fu dopo che gli uomini di Strelkov si trasferirono a Donetsk, unendosi ai gruppi armati locali, che la RPD iniziò la guerra mobile a cui l’esercito governativo era totalmente impreparato, portando ad una serie di disastri come la distruzione di quattro brigate al confine meridionale. Le forze governative non riuscirono a distruggere la forza di Slavjansk con una superiorità numerica di 10-1. Cosa possono sperare ora, quando l’equilibrio delle forze è passato a 3-1?
Il vecchio detto militare dice che la vittoria non va a chi combatte bene, ma a chi combatte meglio. Uno dei miei amici, colonnello e capo del Dipartimento di Tattica di un’accademia militare, l’ha riformulato così: la cosa più importante è essere meno fesso del nemico. Per lui, persona che ha vissuto la guerra, la stupidità è un fattore strategico. La stupidità degli strateghi ucraini è probabilmente senza precedenti nella storia. Se tatticamente i soldati filogovernativi agiscono maldestramente, e operativamente in modo dilettantesco, strategicamente le loro azioni sono assolutamente folli, ne parleremo più avanti…14deb825e2ffTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’ucrainofilia dei nazisti russi e sconfitta della visione liberale del conflitto

Oxandabaratz (Euskal Herriko Antiinperialistak), 6 agosto 2015 – The Saker14d9dc6c-b669-11e3-_556478cDue settimane fa, 25 luglio, a Kiev, capitale ucraina, c’è stata una manifestazione presso l’ambasciata russa. Tale dimostrazione non era come le altre, quando masse di banderisti minacciavano di assaltare l’ambasciata, ma piuttosto patetica con 50 presenze, più o meno. Ma ciò che era speciale era il leitmotiv: una manifestazione per chiedere la liberazione dei “prigionieri politici russi”. Che tipo di “prigionieri politici russi” era abbastanza chiaro per via della data della manifestazione, 25 luglio, giorno in cui il governo della Federazione russa e il suo Presidente, Vladimir Putin, approvavano la legge contro l’odio etnico. Ed era un caso che, in quei giorni, l’estremista di destra Ilija Gorjachev, accusato di aver ucciso avversari politici (delizioso caso che l’avvocato di Gorjachev fosse Mark Fejgin, lo stesso che delle “anarco-femministe” Pussy Riot e della pilota ucraina Nadija Savchenko) venendo condannato all’ergastolo. Quindi, era chiaramente una dimostrazione per chiedere la liberazione dei prigionieri di estrema di destra russi, non genericamente di prigionieri russi. Una manifestazione che esprimeva solidarietà tra ultranazionalisti russi e quelli post-maidanisti e rabbiosamente anti-russi ucraini. La manifestazione all’ambasciata russa di Kiev non fu convocata da gruppi sparuti o clandestini, ma da gruppi presenti dai massacri di Majdan: Settore destro, battaglione Azov, Assemblea nazional-socialista e il curioso gruppo “Pjotr i Mazepa” che si definisce “voce dei nazionalisti russi in Ucraina che rispettano il nazionalismo ucraino” (cioè, conciliare le due identità per il bene del “nazionalismo”). La partecipazione era piena di stelle del movimento nazista russo, come Ilija Bogdanov, ex-ufficiale dell’FSB che ha disertato presso la junta non per “dissenso politico all’autoritarismo”, come la stampa maidanista e i loro portavoce della NATO proclamano, ma per affinità ideologica, così come sappiamo ora. Un curioso esempio di “internazionalismo” nazifascista… e duro colpo alla narrativa euro-liberale del conflitto. Non un liberale europeo ha cercato di spiegare il motivo di tale manifestazione e non uno di loro potrebbe chiarire perché gli aderenti russi al movimento ultranazionalista come il fascismo possano “tradire la loro nazione” a favore di una nemica. Naturalmente, una persona dall’intelligenza media (cioè senza il lavaggio del cervello dai media della NATO) può vedervi solo “affinità ideologica” (non diversa dal movimento russo vlassoviano, ustascia croato o dei collabos o doriotisti francesi nella seconda guerra mondiale), ma ciò è anatema per i liberali, che cercano con difficoltà di “de-ideologizzare” il conflitto. Per i liberali europei, e tra tutti, i liberali di sinistra, il desiderio di accusare il presidente russo Vladimir Putin quale “complice dell’estrema destra” o almeno “qualcuno che chiude un occhio sull’avanzata della destra”. I liberali europei (destra o sinistra), impegnati nella loro euro-supremazia geopolitica, trattano da “nazionalista”, “retrogrado”, “populista”, “pericoloso per i Diritti Umani”, “etico” o “autoritario” OGNI progetto politico che gli resiste (bolivarismo, comunismo, baathismo o statalismo russo), tanto che la diffamazione di Putin è normale tra loro.
РусьLa diffamazione dei partigiani novorossi quali “espansionisti ortodossi retrogradi” non è rara. Tale strategia è sfruttata con successo per preparare le menti della sinistra occidentale ad accettare e lodare le rivoluzioni colorate ideate da Soros, in nome della “democratizzazione” e/o “la lotta all’autorità” (la ‘folla in strada’ è un immagine molto piacevole per le sinistre di tutti i colori, e se ideologicamente non sono attente, possono essere facilmente ingannate). Il trucco preferito dei liberali è “de-ideologizzare” la lotta del popolo del Donbas per la sopravvivenza e presentare la guerra come “istigata dall’imperialismo di Putin” in una mera “guerra etnica tra due nazionalismi”. Lo scopo principale di tali intellettuali liberali (in particolare di sinistra) è “degradare” e “delegittimare” il carattere antifascista e anti-oligarchico della Novorossija, come afferma nella sua dichiarazione del 25 luglio 2014, o le varie affermazioni di Novorrosija, RPD e RPL a favore della socializzazione di mezzi pubblici, salute e sistema educativo, riportando il potere al popolo dagli oligarchi e limitando la colonizzazione economica estera. In effetti, l’ideologia della Novorossiya si basa più sull'”asse sociale” della revisione della catastrofe del 1991 e sull’assunzione degli “aspetti sociali positivi” dell’URSS (con questo non dico che tutti i politici novorussi siano marxisti o comunisti, ma che lo Stato sovietico e la sua assistenza sociale sono molto presenti nella ribellione novorussa: vi furono continue rivendicazioni dei lavoratori per combattere gli oligarchi). In realtà, lo sport preferito dei liberali di sinistra è ritrarre i progetti (geo)politici non-euro-NATO come “reazionari” e cercare di spingere le attuali sinistre europee a non sostenere questi programmi/Stati/ideologie. Lo fanno ogni volta che possono e la fanno franca: nel 1991-1995 e nel 1999 in Serbia/Jugoslavia, dal 2011 in Libia e Siria, oggi in Novorossia, in passato in URSS… (non posso elencare tutti i casi). L’ideologo euro-sinistro è un imperialista in primo luogo e poi di sinistra, così per i suoi seguaci l’asse ideologico è il primato europeo. Ecco perché le sinistre anti-imperialiste e i movimenti progressisti sono delegittimati da costoro, da ogni angolo immaginario, perché sarebbero “nazionalisti” (dimenticando che non c’è nulla di più nazionalista della colonizzazione anglo-francese-tedesca), “tradizionalisti” o “autoritari” (chi non vuole esprimere valori occidentali o del libero mercato), o “militaristo” (chi difende i propri mezzi di sussistenza piuttosto che “mendicare” un “trattamento migliore” dai padroni del mondo). Soffrono del tradizionale ‘complesso di Edipo’: predicano la purezza ideologica a sinistra, ma non hanno idea di come arrivarci per paura del loro “padrone” (perché, in generale, provengono da famiglie della classe dominante). Nel caso di Russia e Novorossia, la narrazione degli euro-imperialisti della NATO di tutti i colori cerca di spacciare la Novorossija quale “emanazione di Putin” o “creazione del Cremlino”. Questo è tutto. Ignorano la chiara implicazione imperialista degli avvenimenti di Majdan (pressione diplomatica, ONG finanziate, biscotti di Nuland o addestramento dei militanti di UNA-UNSO della NATO in Estonia) contro un governo democraticamente eletto. A ciò si aggiunge l’aiuto militare della NATO al neo-governo golpista; ma credono ad ogni falsità della junta o della NATO su qualsiasi falsa “invasione russa” nel Donbas solo perché la resistenza popolare contro il “paradiso europeo” gli è insopportabile (mentre la presenza in Ucraina di esercito degli Stati Uniti, Blackwater o Academi, o l’assistenza della NATO, è sistematicamente ignorata). Un altro tema di tali liberali è denunciare l'”elemento fascista/nazionalista” nelle Forze Armate di Novorussia. Mentre la comunità italiana Voxkomm ha dimostrato che i fascisti non sono nemmeno l’1% dei ranghi novorussi (vedasi l’immagine sotto):word-image3Ciò va paragonato alla grave presenza banderista nella junta occupata e piena di fascisti: dall’onnipresenza della bandiera rosso-nera, dalla celebrazione del 14 ottobre (anniversario della fondazione dell’UPA) come “Giorno dei difensori ucraini”), dal capo del SBU che fa discorsi presso Pravij Sektor, dal saluto di Poroshenko “Slava Ukrajini, Herojam Slava!“, dall’eccessiva presenza di tale slogan, dal revisionismo… ma il pubblico della stampa occidentale non l’ha mai saputo, dato ciò che in precedenza è stato detto: l’idea è “de-ideologizzare” il conflitto, offuscandone motivi o fatti reali (la rivolta del sud-est dell’Ucraina contro l’imposizione della visione unilaterale occidentale dell'”Ucraina” e la rivolta dei lavoratori contro l’oligarchia). Tale menzogna è stata abilmente costruita confondendo “nazionalisti”, “monarchici”, “destra” con i “fascisti”. In realtà, naturalmente, non tutti i nazionalisti e non tutta la destra sono fascisti, e non tutta la destra nazionalista è fascista. Supportare i bianchi russi o la monarchia (idee con cui non sono d’accordo) non fanno di una persona un nazista. In realtà, ci sono molti più fascisti russi nei ranghi della junta, soprattutto nei battaglioni di volontari, che nell’esercito di Novorossija.

Nazisti contro la propria patria: breve spiegazione
Dopo aver confutato il racconto liberale sul conflitto in Novorossija e la situazione russa, cerchiamo di spiegare i motivi per cui i nazisti russi sono con la junta ucraina. Se diamo un rapido sguardo alla manifestazione presso l’ambasciata russa a Kiev, vedremo che uno striscione, intitolato “Reconquista” (il progetto ideologico internazionale del battaglione Azov), con il motto: “Oggi l’Ucraina, domani la Russia e l’Europa“. Ciò dimostra, naturalmente, lo scopo dell'”internazionalizzazione” del conflitto su base ideologica. Ultranazionalisti e destre radicali da una parte, gli “altri” dall’altra; con la “esportazione” di tale “rivoluzione nazionale” in Russia come prima fase. Ma perché nazisti e fascisti russi sostengono questa idea e su quali basi? Se ci affidiamo alle parole dei nazisti o estremisti di destra russi, ci accorgiamo di un sondaggio sulla marcia russa del 2014 su VKontakte. Come la maggior parte dei lettori probabilmente non sa, la marcia russa è la manifestazione annuale della destra russa in occasione della Giornata Nazionale del 4 novembre. In questa indagine, il 56,6% dei partecipanti ha detto che la marcia esprime solidarietà “per la fratellanza tra Ucraina e Russia e il rifiuto dello sciovinismo vatnik” (immagine qui sotto):word-image4Quindi si schiera con la junta ucraina contro la Novorossija. C’è anche un video della marcia russa che dimostra come la maggioranza dei partecipanti fosse contro la Novorossija. Ma tale circostanza non è molto rara: uno degli organizzatori della Marcia Russa, Denis Tjukin, disse nel 2014 che “tutti i giovani nazionalisti russi sostengono l’Ucraina”. Tjukin è membro del partito nazista Russkie ed era anche alla manifestazione del 25 luglio a Kiev (immagine qui sotto).

word-image5E non solo Tjukin, capo del movimento Russkie, Dmitrij Djomushkin in passato propose la “marcia slava” in Ucraina in sostegno ai nazionalisti ucraini. In Ucraina possiamo trovare il “filosofo” fascista e vlassoviano Egor Prosvirnin presente nei primi giorni di Majdan, come dichiarò a Hromadske, la TV maidanista ucraina. E Prosvirnin non è il solo, in realtà molti “nazionalisti” russi combattono in Ucraina contro la Novorossija. Abbiamo già citato Ilija Bogdanov, ma c’era anche Roman Zheleznov che innalzava la bandiera banderista durante una manifestazione a Mosca, il 1° maggio 2014. Bogdanov e Zheleznov combattono oggi nel battaglione Azov e sono membri del movimento neonazista Restrukt (qui potete vedere foto di Zheleznov con il carcerato Ilija Gorjachev e l’avvocato Mark Fejgin, difensore anche delle Pussy Riot).goryachev-zuhel--500x300goryachevE parlando del movimento ‘Restrukt‘ in Russia, dobbiamo anche citarne due membri imprigionati in Russia: Nikolaj Korolev e Maksim Martsinkevich “Tesak“, che hanno scritto lettere dalla prigione esprimendo sostegno alla junta ucraina. Particolarmente interessante è il caso di “Tesak”, famoso sui media occidentali come organizzatore di raid contro i gay, che lo definivano “teppista al servizio di Putin”. Alcun media occidentale ha poi riferito che Tesak fu arrestato a Cuba su ordine dell’Interpol russa e che è in prigione in Russia. Né informa del sostegno di Tesak alla junta ucraina. Così ciò è chiaro: tutte le “stelle” del nazismo russo sostengono il fascismo ucraino. Ma dobbiamo capirne le ragioni. Infatti, la dimostrazione del 25 luglio presso l’Ambasciata Russa di Kiev dà alcuni indizi. L’organizzatore di tale manifestazione, Alena Semenjaka (del “Club tradizionalista ucraino” e principale ideologa di battaglione Azov e Pravij Sektor), ha come elemento chiave ideologico la lotta per un'”Europa bianca dai valori tradizionali“. Semenjaka, lettrice di Heidegger e Juenger, sostenitrice della “Reconquista europea” del suprematismo bianco, è una dei principali sostenitori della “recupero della Russia” alla causa europea. Naturalmente, la “Russia” di cui parla non ha nulla in comune con la vera Russia. Parla di ‘Russia bianca’, “Russia pura”… da inserire nell’Europa bianca; non di una Russia patria di popoli diversi in contrapposizione all’occidente (ciò che la vera Russia persegue). Da qui i suoi attacchi allo “Stato russo” o “Russia multietnica” o “neo-Unione Sovietica di Putin”, piuttosto che alla “Russia”, avendo tale visione dello Stato russo come patria multinazionale nella tradizione sovietica. Tale visione della Federazione russa come neo-Unione Sovietica è condivisa dai nazionalisti russi. Nazionalisti ucraini e nazionalisti russi di Semenjaka, Djomushkin e Tjukin concordano sul fatto che l’attuale Federazione russa sia uno Stato che “denazionalizza i russi slavi”. E questo è ciò che i liberali occidentali, della sinistra europea, vogliono nascondere. In effetti, la visione della ‘Russia di Putin’ (con cui non sono politicamente d’accordo) e dei nazisti russi è molto, molto diversa. E qui arriviamo alla tradizione politica russa. Nella storia, la Russia non si percepisce come Stato nazione, patria di una sola nazione. La Russia non si vede come Stato-nazione, ma come Stato ideocratico (gli ultimi due Romanov, Alessandro III e Nicola II probabilmente furono l’eccezione alla regola), così sotto il dominio zarista (lo Stato degli ortodossi tradizionalisti), sotto il dominio sovietico (lo Stato socialista internazionalista) e anche oramai con Putin (Stato multipolare). Questo punto di vista di Stato ideocratico della Russia è ciò che appare in Novorossija: Stato ideocratico che si oppone al liberalismo del libero mercato (sottolineando il collettivismo, l’idea collettiva), all’occidentalismo (alternativa geopolitica) e all’esclusivismo nazionale. Fascismo e nazismo sono contrari a tutto questo.
Olena2_risultatoL’ideologia di Semenjaka viene ripresa dai “nazionalisti” russi (tra parentesi perché “nazionalista” è la parola che usano). Naturalmente non tutti i nazionalisti russi adottano tale visione. Ci sono tradizionalisti, monarchici, nostalgici dei bianchi che sostengono la Novorossija. Ma sono nazionalisti russi (ovviamente da comunista, sono in disaccordo con loro) che seguono la tradizione politica russa di un forte zarismo. È piuttosto un pensiero politico conservatore pre-moderno ma ha poco a che fare con il fascismo (nella sua versione pura). Il fascismo è un prodotto del modernismo occidentale, variante antimaterialista. Il fascismo (come il liberalismo) in Russia è legato alle élite filo-occidentali e/o a gruppi marginali. Perciò le due fazioni in Russia, destra radicale e liberali si sono unite nel sostenere la junta ucraina. Vedono nell’Ucraina di oggi la “Russia europea”, “la Russia sfuggita allo statalismo divenendo una nazione”; e nella Russia di oggi uno “Stato neo-sovietico semi-tartaro e non europeo”, che “schiavizza” i cittadini russi. Alcuni scrittori “nazionalisti” hanno tracciato l’idea di Aleksandr Nevskij come “traditore” della “vera Rus” per aver deciso di allearsi con i mongoli contro i teutonici “escludendo la Russia dall’Europa”, “scegliendo lo Stato alla nazione”. La loro idea (e ancor più nel post-Seconda Guerra Mondiale, quando i nazisti posero l'”Europa” piuttosto che la “grande Germania” al centro delle loro idee), è annullare la via ideocratica per “europeizzare la Russia” (la stessa dei liberali, questi con il libero mercato, quegli altri con la guerra razziale). Naturalmente, “gli europeizzatori della Russia” sono le nuove marionette degli geostrateghi della NATO, così come certi radicali di sinistra lo erano nelle rivoluzioni colorate (alcuni esponenti della sinistra radicale, per fortuna non tutti!) Quindi, dopo aver esaminato i loro nemici comuni (Unione Sovietica, Russia ideocratica) e la loro comune visione del mondo (Europa bianca), possiamo vedere chiaramente la simpatia dei nazisti russi per la junta ucraina, e quindi la loro lotta comune, portando estremisti di destra russi a combattere e morire per opprimere la “Novorossija filo-russa”. E con ciò in mente, possiamo vedere chiaramente la menzogna della narrazione occidentale liberale (della falsa sinistra) che assimila Putin ai nazisti russi e poi alla Novorossija. Coda di tale bufala liberale è vedere i terroristi di Gladio (NATO) come Stefano Delle Chiaie supportare Azov, i deputati verdi del Parlamento Europeo come Rebecca Harms fare discorsi sotto le bandiere di Svoboda, o il deputato ceco Jaromir Stetina invitare il neonazista Andrej Biletskij al Parlamento europeo.

GREETINGS FROM THE HEADQUARTERS OF CASAPOUND ITALIA IN ROME:  "There is no and has never been an "ethnic war" between Ukrainians and Russians who fight together for their homeland against the antinational regime of Putin and failed ideal of Western multiculturalism. "Nationalists" who support Putin are neo-Bolsheviks and Eurasianists who eagerly join their forces with activists of European "Antifa" movement, Kadyrov's mercenaries and other non-Slavic nationalities of Russian Federation who represent its economic and political interests in Donbas while real Russian nationalists are imprisoned or forced to flee from their country."

GREETINGS FROM THE HEADQUARTERS OF CASAPOUND ITALIA IN ROME:
“There is no and has never been an “ethnic war” between Ukrainians and Russians who fight together for their homeland against the antinational regime of Putin and failed ideal of Western multiculturalism. “Nationalists” who support Putin are neo-Bolsheviks and Eurasianists who eagerly join their forces with activists of European “Antifa” movement, Kadyrov’s mercenaries and other non-Slavic nationalities of Russian Federation who represent its economic and political interests in Donbas while real Russian nationalists are imprisoned or forced to flee from their country.

Nota
1. “Pjotr i Mazepa” dal nome dello Zar Pietro il Grande e dell’atamano cosacco “ucraino” Ivan Mazepa (che secondo i nazionalisti ucraini fu il “primo combattente per l’indipendenza ucraina contro la Moscovia”), che si combatterono nella battaglia di Poltava nel 1709, quando Mazepa aiutò il re svedese Carlo XII contro i russi (la coalizione cosacco-svedese fu sconfitta). Portando questi due nomi, il primo “Imperator” della Russia e il “primo nazionalista ucraino”, “Pjotr i Mazepa” vuole “riconciliare i nazionalisti russi con quelli ucraini nella lotta comune” (contro lo Stato russo multietnico, putinismo, neo-sovietismo… qualunque cosa). Il programma di “Pjotr i Mazepa” è costruire nel sud-est uno “Stato federato mononazionale russo” nello “Stato ucraino mononazionale indipendente”. L’obiettivo di tale gruppo di estrema destra è al 100% in linea ai sogni imperialisti della NATO, favorendo (ideologicamente e geopoliticamente) uno Stato etnico russo, ma anti-Russia, per contrastare il polo alternativo della Federazione Russa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ishenko: sarà peggio nell’Ucraina liberata che in Crimea

Intervista a Rostislav Ishenko di PolitNavigator, 31 luglio 2015 – Fort Russ10336783D: Quando si giustifica l’assenza di una mossa rapida e decisiva contro l’Ucraina, si dice che “Putin ha bisogno di tutta l’Ucraina”. Ma perché non “entrambe le Ucraine”, o “tutti e tre le Ucraine?” Perché la Crimea era parte dell’Ucraina. Ma ora della Russia. Il Donbas non sarà mai più nell’Ucraina, il che significa che Putin non potrà avere un “solo Paese”, ma solo delle parti. Non sarebbe stato più semplice avere tutto in un sol colpo, un anno fa? Oppure le pressione economica della Russia offre migliori prospettive?
R: Prima di tutto, la sua domanda è alquanto illogica. Se si prende qualcosa a pezzi, anche a costo di avere il controllo su ognuno in modo diverso, alla fine si avrà tutto. Lo Stato ucraino nazista non può esistere ai confini della Russia, si tratta solo di come raggiungere questo obiettivo. In secondo luogo, se si ha familiarità con i miei testi, va notato che non scrivo semplicemente di “tutta l’Ucraina”, una questione tattica, ma del confronto globale della Russia con gli Stati Uniti, che giocano su molti campi, dove l’Ucraina non è nemmeno il più importante (anche se più evidente al pubblico russo). In una partita del genere non possiamo sperare semplicemente che le cose funzionino. La Russia doveva essere trascinata nel pantano ucraino così apertamente che non si può pensare a un caso. Potrei scrivere diverse pagine dei costi connessi allo scenario “del colpo unico”. Avrebbe avuto solo un vantaggio, pochi comandanti scelti tra i “volontari” avrebbero ricevuto una medaglia. In terzo luogo, non si tratta di pressione economica, ma di costringere gli Stati Uniti a fare ciò che tentavano di provocare la Russia. Accettare l’onere di sostenere un regime nazista cleptocratico, ad esempio quando gli USA andarono in Vietnam e persero e l’URSS andò in Afghanistan e perse. Si cerca di solito di spingere l’avversario geopolitico a fare il primo passo in un gioco pericoloso accettandone tutti i costi e i rischi. In altre parole, dimenticate l’Ucraina e guardatevi intorno per vedere cosa fa la diplomazia russa in Asia, Africa, America Latina. Ricordate che viviamo su un pianeta molto affollato e forse allora ciò che la leadership della Russia sarà più chiara.

D: E’ realistico estendere la durata degli accordi di Minsk? Chi ne beneficerebbe di più?
R: E’ realistico perché l’Ucraina non l’adotterà. L’UE dirà che Kiev ha fallito. Bene, allora cerchiamo di estendere Minsk e attendere che Kiev inizi la guerra.

D: Ha senso parlare di aumentare le regioni a statuto speciale, o è impossibile senza la guerra?
R: Ho già detto che il compito principale è l’eliminazione dell’Ucraina nazista, e come sarà dopo, quante regioni avranno lo status e se faranno parte di quale Stato dipenderà dall’esito del confronto con gli Stati Uniti, ma richiederà molto più a tempo che l’eliminazione del regime di Kiev.

D: Supponiamo che Kiev adotti Minsk, non crolli e non muoia di fame, e dobbiamo attraversare il confine… Allora cosa?
R: Supponiamo che domani Obama chiami Putin e si scusi per tutti i disagi e richiami Poroshenko e compagnia nazista negli Stati Uniti, quindi? Non dobbiamo cercare di immaginare ciò che non può accadere. Kiev non seguirà Minsk e crollerà, ma non da sola, ricevendo assistenza in ciò da un anno e mezzo.

D: Il conflitto si prolunga, una soluzione militare è inaccettabile per il momento. Come si fa a salvare la Transnistria, che è sotto un blocco? Non parliamo nemmeno del cambio e rifornimento dei nostri militari. L’Ucraina era il suo mercato tradizionale, così come la Moldova e l’Unione europea. Ora c’è il blocco. La Moldavia ha firmato un accordo di associazione con l’Unione europea che priva automaticamente Tiraspol dei mercati europei. Allo stesso modo l’Ucraina non è un mercato solvibile, se ponesse fine al blocco.
R: La Moldova ha già detto che non partecipa al blocco della Transnistria ed è pronta a partecipare a normali relazioni economiche e a facilitare il cambio delle truppe. Ciò perché la Russia ha chiarito che se la Transnistria è in pericolo ci sarà la guerra, e nessuno sa dove le nostre forze si fermeranno (raggiungerebbero l’Atlantico). Non abbiamo sentito parlare di blocco della Transnistria. Quindi non c’è nessuno da salvare, ancora.

D: È possibile che la Transnistria sia salvata prima di Odessa?
R: No, ma possiamo ancora evitare una situazione che c’imporrebbe di salvare la Transnistria.

D: La triste esperienza dell’Estonia si riavrà a Odessa? La fine del transito nella regione. La chiusura delle fabbriche, le ultime rimaste. La chiusura della pipeline dell’ammoniaca e la morte del Settimo Chilometro. O tutto succederà così in fretta che gli odessiti non potranno mai sapere cosa vuol dire far “parte dell’umanità civilizzata”?
R: Esiste tale minaccia. Anche se sono sicuro che tutto avverrà relativamente rapidamente, il degrado dell’Ucraina è enorme e il nazismo non sparirà senza prima uccidere e distruggere ancora. Quindi anche se il transito non si ferma del tutto, si ridurrà in un anno o due.

D: Fattori esterni: gli Stati Uniti. C’è la probabilità di vedere una base militare statunitense a Odessa, che significherebbe che il ritorno della regione nello spazio economico eurasiatico non potrebbe aversi senza la guerra?
R: Non ci sarà una base statunitense a Odessa. Gli Stati Uniti possono inviare truppe e armi, ma non creeranno basi a lungo termine. Hanno già capito che dovranno lasciare l’Ucraina, e in fretta. E’ solo questione di come e quando, quindi non ha senso costruire una base permanente in una città e un Paese che non ne hanno bisogno, ma che costa risorse già scarse. In più è pericoloso, Washington non vuole iniziare una guerra nucleare per una sciocchezza, non più di Mosca. Ma i talenti ucraini potrebbero servire per qualche sciocchezza da un momento all’altro, ma con le migliori intenzioni, ovviamente.

D: Quando finirà tutto questo? Potremo vederlo? O saranno i nostri figli a poter tornare a casa? E la chiameranno propria? Perché l’unica domanda che preoccupa tutti è: quando?
R: Lo vediamo. Ma come ho già scritto, possiamo aspettarci abbastanza presto una vittoria militare, il rovesciamento della junta e la soppressione dei nazisti. Il ripristino di una vita normale, d’altra parte, richiede molto tempo e l’economia del Paese dovrà essere ricostruita. Ci sono decine di migliaia di armi disperse nel Paese, la società è frammentata e ci sono molte persone dalla mentalità da “trincea” che vuole risolvere tutti i problemi con le armi da fuoco. Non sarà facile.

D: Cosa dobbiamo aspettarci se “non sarà facile”? Odessa guarda alla Crimea, facendo un confronto. Ex-funzionari ucraini hanno cambiato casacca per il miglioramento generale. Il Partito delle Regioni si unisce a Russia Unita. Ex-unitari diventano patrioti russi, ma si comportano come prima. Se non possiamo fare un pulizia generale, possiamo filtrarli politicamente? O la nuova realtà politica ed economica riformerà… tali funzionari?
R: Mi è stato chiesto della situazione in Crimea già lo scorso anno, e spiegai che nessuno inviava funzionari della Kamchatka in Crimea. E’ un territorio sconosciuto, oltre al fatto che anche la Kamchatka ne ha bisogno. Nessuno effettuerà licenziamenti di massa dei funzionari del “vecchio regime” perché sarebbe destabilizzante. Ma se cercano di lavorare come prima, si accorgeranno subito che l’Ucraina non è la Russia. Qualsiasi tentativo di trapiantare la corruzione ucraina in Russia sarà presto vanificato. Perciò s’è visto l’arresto di funzionari in Crimea a luglio. Coloro che colgono il messaggio e lavorano onestamente rimarranno, gli altri troveranno posto dietro la macchina da cucire liberato da Khodorkovskij. Per inciso, gli ex-aderenti al Partito delle Regioni sbagliano ad essere così ansiosi di governare l’Ucraina liberata. Sarà peggio che in Crimea. La Crimea è diventata russa subito, ci sono leggi, procedure, mentre l’Ucraina liberata rimarrà fuorilegge per qualche tempo. I membri del Partito delle Regioni sopravvissuti a Pravij Sektor, verrebbero finiti dalla milizia per corruzione. In ogni caso, l’ordine in Ucraina sarà imposto con misure più severe, essendo la situazione più complicata.

2bde5-ukraineTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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