Ucraina: la faida di Mukachevo

Alessandro Lattanzio, 23/7/2015dc671a8425426aae3a78c522c0e4dba4L’11 luglio, presso Mukachevo, in Transcarpazia, nel caffè Antares del complesso sportivo Chervona Korka di proprietà del deputato Mikhail Lanio, scoppiava uno scontro a fuoco tra 21 neonazisti di Pravij Sektor e dei poliziotti. I neonazisti, che avevano usato mitragliatrici e lanciagranate, erano venuti per discutere con i rappresentanti di Lanio la “redistribuzione delle sfere d’influenza” locali (contrabbando), ma la polizia giungeva sul posto per cercare di bloccarli. Almeno quattro morti (due neonazisti e due civili) e undici feriti (quattro neonazisti, cinque poliziotti e due civili) risultavano dagli scontri, mentre 3 auto e un posto di blocco della polizia, e un distributore di benzina, venivano distrutti. In precedenza un convoglio di sette autoveicoli del nazibattaglione “Donbass” si era diretto verso la località, mentre presso il posto di blocco di Nizhni Vorota, sull’autostrada Kiev-Kop, quattro autoveicoli di Pravij Sektor erano riusciti a passare verso Mukachevo, e altri neonazisti si disperdevano nelle circostanti zone boschive di Lavki, inseguiti da una task force speciale del ministero degli Interni e del SBU.
55a1868fdb999-11733300-870253616382131-68458514-nI pubblici ministeri ucraini descrivevano l’incidente di Mukachevo come un atto terroristico. Poco dopo, Poroshenko ordinava alle forze dell’ordine “di disarmare e arrestare i criminali che hanno aperto il fuoco e ucciso dei civili a Mukachevo“. Il 12 luglio, Servizio di sicurezza ucraino (SBU) e ministero degli Interni dichiaravano di “prendere tutte le misure necessarie” per disarmare e arrestare gli uomini dell’organizzazione neonazista Pravij Sektor a Mukachevo. “Su richiesta dei pubblici ministeri, SBU e ministero degli Interni, nel rigoroso rispetto della legislazione vigente sono pronti a prendere tutte le misure necessarie per disarmare e detenere il gruppo criminale organizzato che ha commesso i gravi reati dell’11 luglio nella città di Mukachevo usando armi, anche pesanti“, dice il comunicato pubblicato sul sito del SBU. Le forze dell’ordine promettevano ai terroristi neonazisti di portarli a Kiev “per un’inchiesta obiettiva e imparziale” se deponevano le armi. Il ministero degli Interni e SBU si aspettavano che Dmitrij Jarosh, capo dell’organizzazione neonazista, “faccia di tutto per convincere i suoi a deporre le armi“. In effetti i neonazisti avevano detto che avrebbero posto fine allo stallo solo dietro ordine diretto di Jarosh. Ed infatti, Jarosh ordinava ai suoi uomini di indire proteste a Kiev, Dnepropetrovsk, Odessa, Zaporozhe, Ternopol, Marjupol, Kherson, Kramatorsk e Poltava per chiedere le dimissioni del ministro degli Interni Avakov, procedimenti contro gli enti locali della Transcarpazia e il deputato Mikhail Lanio, la scarcerazione dei “prigionieri del nuovo regime”, l’amnistia per gli assassini del giornalista Oles Buzina, e l’arresto dei poliziotti che secondo i neonazisti erano responsabili dello scontro di Mukachevo. In realtà, il 12 luglio, Pravij Sektor riusciva a raccogliere solo 200 manifestanti a Kiev, ma il primo ministro Arsen Jatsenjuk difendeva Pravij Sektor e sosteneva il cambio del personale e della polizia doganale in Transcarpazia assieme al suo partito Fronte nazionale, mentre altri tre partiti neonazisti, Partito radicale, Autodifesa e Patria di Julija Timoshenko, sostenevano la richiesta di Pravij Sektor delle dimissioni del ministro Avakov.
Se a Leopoli avvenivano delle esplosioni nei pressi di due stazioni di polizia, probabilmente attribuibili a Pravij Sektor, l’organizzazione neonazista allertava le sue unità armate a Kiev, facendole lasciare le basi e adottando modalità operative da combattimento, mentre un suo nazibattaglione, il 5.to, lasciava il fronte per Kiev. Inoltre, i capi di Pravij Sektor accusavano ministero degli Interni e SBU di volerli distruggere, e quindi ordinavano al DUK, il braccio armato di Pravij Sektor, di eliminare a partire dal 13 luglio tutti coloro che attaccano l’organizzazione neonazista, in tutto il territorio ucraino e qualsiasi posizione occupino; nel caso di tentativi di arresto o disarmo, di aprire il fuoco; e infine di prepararsi all’insurrezione armata in tutta l’Ucraina contro “il regime criminale-oligarchico” di Poroshenko. Pravij Sektor imponeva dei posti di blocco intorno Kiev, mentre Aleksej Bik, portavoce del 13.mo battaglione di Pravij Sektor diceva che “Sulla strada tra Zhitomir e Kiev c’era già un checkpoint” e il portavoce di Pravij Sektor Artjom Skoropadskij affermava che altri checkpoint venivano istituiti “Non solo a Kiev, ma anche in altre località, così la polizia non può passare né in Transcarpazia, né a Kiev“. Pravij Sektor sostiene di disporre di 20 battaglioni, ma solo 2 erano impegnati contro la Novorossija, essendo gli altri assegnati alla ‘riserva’. “Non possiamo ritirare gli uomini dal fronte, ma possiamo richiamare le riserve ora in addestramento“, aveva detto Skoropadskij, “Invieremo i battaglioni di riserva contro l’ufficio presidenziale e il ministero degli interni se dobbiamo“. Difatti, però, le unità di Pravij Sektor iniziavano a disperdersi. Il 7.mo battaglione del DUK (63 elementi) aderiva al reggimento Azov; una manovra del suo comandante Ruslan Kashmala per mettersi al sicuro entrando in un’unità dipendente direttamente dal ministero degli Interni maidanista. Kashmala aveva detto di voler discuterne con Jarosh ma che “non era riuscito a raggiungerlo per telefono”, e che condannava i fatti di Mukachevo. In realtà Pravij Sektor è un’organizzazione piuttosto debole rispetto ad altre, e sebbene sia stata utilizzata da Gladio nel primo anno di guerra contro la Novorossija e per effettuare il golpe a Kiev, ora appare superflua ed imbarazzante. Con l’attivazione di nuove unità della polizia ucraina addestrate ed equipaggiate dagli statunitensi, l’organizzazione criminal-neonazista appare sempre più sacrificabile, anche come capro espiatorio per i disastri militari ed economici della junta di Kiev. La sua posizione appare sempre più debole, quindi non sorprende che i capi di Pravij Sektor inizino ad abbandonare il loro ducetto Jarosh, soprattutto in prospettiva di uno scontro diretto con la junta, rispetto cui in realtà appare troppo debole anche solo per resistergli. Intanto le forze armate ucraine inviavano un convoglio composto da 11 BTR, 2 autocarri carichi di soldati e un’autocisterna a Mukachevo, mentre il SBU a sua volta inviava 10 blindati e 2 minibus ed unità delle forze armate ucraine lasciavano il Donbas dirette a Kiev, “In condizioni di crescente tensione politica, la maggior parte del comando ucraino ha lasciato le proprie unità per recarsi a Kiev, per difendere il governo ucraino e ricevere nuovi ordini criminali“, dichiarava il Vicecapo di Stato Maggiore della milizia popolare della RPL Igor Jashenko.
55a186a4b0589-11739731-870252363048923-85423174-n Preoccupati dall’estremismo neonazista, “improvvisamente apparso” in Ucraina, e ‘scoprendone’ perfino le connessioni con lo Stato islamico, l’ambasciata degli Stati Uniti a Kiev, l’intelligence statunitense e della NATO in territorio ucraino si attivavano. L’assistente del segretario generale della NATO per il Caucaso meridionale e l’Asia centrale, James Appathurai, affermava: “Tutti gli Stati membri dell’alleanza vogliono vedere scomparire gli estremisti dalle Forze armate dell’Ucraina il più rapidamente possibile“. La NATO è particolarmente motivata in ciò, tanto che avviava la guerra d’informazione contro i neonazisti ucraini, affidata alla ONG Peacebuilding UK dello statunitense Almut Rochovansky. La missione di Peacebuilding UK è colpire Pravij Sektor, Azov e gli altri gruppi neonazisti. Infine maidanisti e atlantisti avviavano una campagna di disinformazione dipingendo i neonazisti ucraini come “agenti di Putin” che ostacolano il regime di Poroshenko. La junta di Kiev così avviava la notte dei lunghi coltelli contro l’ala neonazista della “rivoluzione della dignità”, eliminando i nazibattaglioni inadatti a un regime post-Majdan. “Ora Kiev e Washington considerano tale variante dei nazionalisti ucraini come loro principale minaccia interna, da liquidare con urgenza”. E puntualmente, durante la riunione del Consiglio della sicurezza nazionale e della difesa del 13 luglio, Poroshenko affermava che “Nessuna forza politica in Ucraina dovrebbe essere composta da gruppi armati e bande criminali“. Poroshenko sottolineava che le forze dell’ordine devono disarmare tutti i gruppi armati illegali in Ucraina, “Il capo dello Stato ha osservato che l’aumento della tensione sulla linea di contatto in Donbas è stranamente sincronizzata con il tentativo di destabilizzare la situazione nell’entroterra, lontano dal fronte, dove vi sono persone con armi pesanti. Il presidente rilevava che durante la guerra i tentativi di destabilizzare la situazione sono un potente colpo alla difesa del Paese e dello Stato, e il potere non lo permetterà“, riferiva il servizio stampa di Poroshenko.
Poroshenko quindi segue la nuova direttiva degli Stati Uniti, che tenta di consolidare la sua posizione contro gli altri oramai inutili fantocci di Gladio e NATO come Kolomojskij, Nalivajchenko e Jarosh. Davanti alle dichiarazioni di Poroshenko, Pravij Sektor iniziava a piegarsi e a trattare, nonostante i proclami “per continuare la rivoluzione“; il portavoce del movimento neonazista Skoropadskij diceva che le dichiarazioni di Poroshenko, sulla necessità di disarmare le milizie, non riguardavano Pravij Sektor, e il 17 luglio il rappresentante del DUK, Andrej Sharaskin, affermava che Pravij Sektor non intendeva continuare la resistenza armata contro la polizia. “La cosa più importante è che dobbiamo dimostrare che non cerchiamo d’iniziare una guerra civile, e Dio non voglia, continuare la resistenza armata. Dobbiamo combattere contro il male e non cercare di destabilizzare la situazione nel Paese. Di conseguenza, l’escalation del conflitto non è accettabile. Vogliamo alleviare la tensione“. Comunque Poroshenko nominava nuovo governatore della Transcarpazia Gennadij Moskal, noto aguzzino della popolazione di Lugansk, il giornalista e agente di Soros Mustapha Nayyem, responsabile della riforma nella regione, e nuovo capo della polizia locale Sergej Knjazev, già capo della polizia di Marjupol, che secondo Avakov “è un uomo con esperienza in battaglia, oggi a capo della polizia criminale sul fronte del Donetsk, a Marjupol“. Intanto, la notte del 14-15 luglio le auto del Procuratore della regione della Transcarpazia furono bruciate. Infine il 17 luglio, il deputato della Transcarpazia Mikhail Lanio, minacciato da Pravij Sektor, veniva arrestato mentre cercava di lasciare l’Ucraina per l’Italia.

408017_original9hung-rom-ukrVa rilevato che Mukachevo è un importante centro delle rete dei gasdotti ucraina, essendo uno dei maggiori snodi del traffico del gas liquefatto dell’Ucraina. La cartina qui sopra indica la posizione strategica di Mukachevo, unica via di transito dei gasdotti diretta all’UE, l’altra via diretta all’UE passa in Romania per la regione di Odessa, dove non a caso gli statunitensi hanno imposto come governatore il loro sanguinario fantoccio georgiano Saakhashvili e l’agente sorosiana Marija Gajdar. Perciò, è ovvio che Pravij Sektor abbia iniziato ad accusare i suoi avversari in Transcarpazia di “separatismo”, tentando di scaricare le cause della crisi sulla minoranza locale ungherese, e il generale ucraino Vladimir Ruban esprimesse il timore che in Transcarpazia si vada verso la creazione della repubblica popolare indipendente. Tutto ciò quindi dava ragione e motivo a Budapest di temere per la sicurezza dei 150000 abitanti di origine magiara della regione. Infatti, Janos Lazar, capo dell’ufficio del primo ministro ungherese al Parlamento dichiarava che i servizi segreti ungheresi effettuavano operazioni in Ucraina, nella Transcarpazia, “la situazione della sicurezza in Europa orientale è cambiata radicalmente negli ultimi anni. L’Ungheria confina con un Paese in stato di guerra, e agenti ungheresi a Kiev difendono gli interessi di Budapest. Servizi di intelligence di altri Paesi nella regione operano nello stesso modo. Nei prossimi decenni si aggraverà il problema della minoranza ungherese in Transcarpazia. Di conseguenza, servizi speciali conducono operazioni, per la prima volta in 25 anni, per la protezione degli ungheresi apertamente e spesso le loro azioni sono in contrasto con gli interessi e i desideri di Kiev. Il Ministero degli Esteri dell’Ucraina fa tutto il possibile per impedire che spie e diplomatici ungheresi conducano operazioni in Ucraina“. Per il consulente politico russo Anatolij Vasserman, ciò “in generale è una pratica comune. Ma il fatto che il capo dell’amministrazione ungherese abbia parlato pubblicamente dei contrasti tra Ucraina e Ungheria è insolito, una mossa politica grave che mostra l’Ungheria estremamente contrariata non solo dagli eventi in Ucraina, ma dal relativo atteggiamento dell’Unione europea“. Ad aprile il deputato dell’Ungheria Tamás Gaudi-Nad aveva avanzato pretese territoriali a Kiev: “l’Ucraina è uno Stato artificiale di cui in particolare la Transcarpazia fa parte, che per molti anni aveva appartenuto all’Ungheria. Inoltre, i rusini della Transcarpazia non sono riconosciuti in Ucraina“. “Non vedo nulla di insolito. L’Ungheria si dichiara costantemente preoccupata per la situazione degli ungheresi in Ucraina. Continuerà a tutelare i diritti dei compatrioti“, affermava l’ex-agente segreto Mikhail Ljubimov. “Vedete, ci sono state violazioni dei diritti di ungheresi e ruteni. E gli ungheresi ne sono molto preoccupati. Il governo ungherese non può abbandonarli. Ora tutto può succedergli in Ucraina. Proteggono i propri fratelli e gli ungheresi cercheranno rivendicazioni territoriali in Ucraina, se possibile“. “In primo luogo, c’è il vecchio conflitto, e in secondo luogo, gli eventi a Mukachevo domostrano agli ungheresi che ‘Pravij Sektor’, vietato in Russia, è spietato e che la pulizia etnica fa parte del suo programma. Naturalmente, la dichiarazione del capo dell’ufficio del primo ministro è puramente politica, il cui scopo è avvertire l’Ucraina“. Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria, aveva dichiarato: “gli ungheresi che vivono in Transcarpazia dovrebbero avere la doppia cittadinanza e l’autonomia. La situazione di 200mila magiari che vivono in Ucraina rende questo problema rilevante. La comunità ungherese dovrebbe avere la doppia cittadinanza, tutti i diritti pubblici e anche la possibilità dell’autogoverno. Questo è ciò che ci aspettiamo dalla nuova Ucraina“. Il 15 giugno il Consiglio di coordinamento delle organizzazioni rutene della Transcarpazia faceva appello a Consiglio d’Europa, Commissione europea, OSCE e Nazioni Unite, nonché ai parlamenti di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia per chiedere a Poroshenko di concedergli l’autonomia. Ma come sottolineava Ljubimov “Dato che Kiev è nella morsa di un altro gruppo di terroristi al servizio degli USA, nell’essenza poco diverso da al-Qaida, mi chiedo come qualcuno possa parlare educatamente con tali imitazioni di esseri umani. L’aumento del bilancio dell’intelligence ungherese (da 30 milioni a 46 milioni di dollari all’anno) indica la serietà e l’importanza di questo problema per l’Ungheria. In questo ambiente, le rivendicazioni territoriali diventano solo questione di tempo, soprattutto considerando che la politica di Kiev è sempre più aggressiva“. “Penso che gli ungheresi possano presentare reclami territoriali solo in caso di disintegrazione dell’Ucraina“, affermava Anatolij Wasserman, “cioè, se la Transcarpazia terrà un referendum sull’indipendenza da Kiev e il ricongiungimento con l’Ungheria, Budapest lo considererà come Mosca con il referendum in Crimea. Inoltre, in questo caso l’Ungheria probabilmente aggraverà le relazioni con l’Unione europea. Gli ungheresi non sono favorevoli ad eventuali suggerimenti sull’uso della forza. Ma se rispondessero alla pacifica espressione della volontà dei cittadini, come è avvenuto in Crimea, il governo ungherese potrebbe ricorrervi“.
1099414Intanto in Transcarpazia, i militari ucraini circondavano il monte Javornik dove 20 terroristi di Pravij Sektor si nascondono dall’11 luglio. La montagna è a 25 km dalla frontiera polacca e a 15 km da quella slovacca. Il sergente del nazibattaglione Donbass Evgenij Shevchenko diceva: “Abbiamo iniziato un’operazione speciale nella regione per neutralizzare i membri di Pravij Sektor nascostisi nelle foreste di Velikij Bereznij. Gli elicotteri compiono sortite e altre unità della guardia nazionale arrivano per chiudere l’accerchiamento“. Infatti, almeno tre colonne di veicoli militari ucraini si muovevano su Mukachevo, mentre il 18 luglio, alle 20:00, un elicottero Mi-8 sbarcava un gruppo di soldati ucraini tra Velikij Bereznij e Zabrid, e l’area boschiva occupata dai neonazisti veniva bombardata da un aereo; “Tutto questo per mezza dozzina di militanti di Pravij Sektor?” Domanda legittima confermata dal fallimento totale dell”Assemblea nazionale’ convocata a Kiev da Pravij Sektor, il 19 luglio, che raccoglieva solo 100 manifestanti. Ma il 21 luglio, a Kiev, 3000 neonazisti di Pravij Sektor si riunivano per lanciare la “nuova fase della rivoluzione ucraina“, come annunciava Jarosh, da avviare con un referendum sul voto di sfiducia del governo e le dimissioni del ministro degli Interni Avakov. Inoltre, il ministro degli Interni della regione di Odessa, il georgiano Giorgi Lortkipanidze, corteggiava Pravij Sektor che chiede l’apertura di un’inchiesta sui fatti di Mukachevo. Lortkipanidze assicurava di sostenere la richiesta di creare una Commissione d’inchiesta. Ma dall’altra parte, 23 nazibattaglioni del ministero degli Interni ucraino esprimevano sostegno ad Avakov; si trattava dei battaglioni Kievshina, Santa Maria, Kiev-1, Kiev-2, Gorpun, Kirovograd, Zolotoe Vorota, Sich, Bogdan, Nikolaev, Kharkov, Kharkov-2, Vinnitsa, Skif, Chernogov, Sicheslav, Lugansk, Bolgrad, Slobozhanshina, Tyman, Artjomovsk, “Lvov e Storm. I membri di tali unità si dichiaravano pronti ad eseguire gli ordini di Avakov. Pravij Sektor invece raccoglieva il sostegno di 5 nazibattaglioni: Azov, OUN, Ajdar, il cui capo è stato arrestato per mafia, e Tornado il cui capo è stato arrestato per torture, omicidi e stupro di ragazzi minorenni. In realtà si tratta dello scontro tra Kolomojskij e Avakov sul controllo di una zona cruciale per la residuale economia ucraina, lo snodo gasifero di Mukachevo. Anche il primo ministro Jatsenjuk e Julija Timoshenko difendevano Pravij Sektor contro Avakov, e quindi contro Poroshenko, accusandoli di essere dei corrotti a capo di un’amministrazione e di forze di polizie “coinvolte nel contrabbando su tutte le frontiere dell’Ucraina. Non sono forze di sicurezza, perché partecipano ad ogni tipo di contrabbando. Non c’è alcuna autorità e fidarsene è impossibile“. Mesi prima Artjom Skoropadskij, portavoce di Pravij Sektor, aveva detto, “Nel caso di una nuova rivoluzione, Poroshenko e i suoi sostenitori non potranno lasciare il Paese come ha fatto il presidente precedente. Non possono aspettarsi che un cella buia per l’esecuzione effettuata da un gruppo di militari ucraini o membri della Guardia Nazionale“.Ukraine Attack


mukach_head2Note
Cassad
Cassad
Cassad
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Histoire et Societé
Histoire et Societé
Les Crises
Les Crises
Novorossia
Novorossia
Novorossia
Novorossia
Russia Insider
RussiaToday
Slavyangrad
TASS
Voice of Sevastopol

2187_900

Obama invia 2500 combattenti ucro-nazisti in Colorado per “ragioni sconosciute”

What Does it Mean 5 luglio 20150001986d_mediumUn nuovo rapporto che circola al Cremlino e predisposto dal Ministero della Difesa (MoD) afferma che continui voli militari notturne statunitensi, la scorsa della settimana, decollati dall’Aeroporto Internazionale di Borispol di Kiev (BIA) sono stati “seguti via satellite” mentre volavano per la Peterson Air Force Base (P-AFB), in Colorado (USA), con un “carico umano” di 2500 combattenti del temuto battaglione ucraino neonazista Azov, che ora aderisce alla massiccia esercitazione Talisman Sabre 2015 iniziata oggi. Talisman Saber 2015, spiega la relazione, coinvolge 35000 truppe della Forza di difesa australiana e militare statunitense in sei basi nel nord e centro dell’Australia, Mar dei Coralli, Honolulu (Hawaii), Denver (Colorado) e Suffolk (Virginia). Sull'”integrazione strategica” dei terroristi neonazisti del battaglione Azov nella struttura militare statunitense, consentendone la partecipare a tali manovre, è stato da tempo notato dal Ministero della Difesa, afferma la relazione… e dopo aver fornito al Congresso degli Stati Uniti prove decisive che dimostrino le atrocità dei neonazisti del battaglione Azov contro il popolo ucraino, il congressista John Conyers, jr. e il deputato Ted Yoho statunitensi fecero approvare il mese scorso una nuova legge che blocca gli aiuti militari e il supporto statunitensi a loro diretti. Nonostante la nuova legge che vieta ai militari degli Stati Uniti di addestrare tali terroristi neonazisti, continua il rapporto, le truppe statunitensi della 173.th Airborne Brigade ne continuano l’addestramento nella base di Lvov nell’Ucraina occidentale. Il fondatore e capo del battaglione Azov, Andrej Biletskij, che chiaramente afferma che “La missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche in una crociata finale per la loro sopravvivenza“, com il rapporto avverte, si è ancora più perplessi sul perché il regime di Obama vorrebbe avere tali razzisti e terroristi neonazisti in patria. Anche la scorsa settimana, il rapporto notava incredibilmente, quando i giornalisti statunitensi del Daily Beast News Service tentando di scoprire perché tali terroristi neonazisti erano ancora addestrati, nonostante la legge che lo vieta, si sentirono rispondere dalla rappresentante del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, l’addetta stampa Jarina Ferentsevich dell’ambasciata USA in Ucraina, che i “neo-nazisti, si sa, possono anche arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti“.
9011Sul perché il regime di Obama abbia trasferito un numero così enorme di terroristi neonazisti del battaglione Azov in Colorado, gli analisti dell’intelligence del MoD in questo rapporto dicono che è “incerto” e, in questo momento, “per ragioni sconosciute”. Tuttavia, gli analisti dell’intelligence del MoD fanno notare che ai primi di maggio (2015), l’esercito statunitense arrivò in Colorado nell’ambito della tanta temuta esercitazione Jade Helm 15, per poi inviare “elementi significativi” del 10.th Special Forces Group dell’US Army di Fort Carson, Colorado (che doveva partecipare a Jade Helm 15) operando al Comando Europeo degli Stati Uniti (EUCOM), in Ucraina, per “integrare e operare” nel battaglione Azov. E mentre tali 2500 terroristi neonazisti del battaglione Azov siano ora, senza dubbio, sotto il comando del 10° Gruppo Forze Speciali di Fort Carson, la relazione avverte che si tratta di un ulteriore atto di destabilizzazione contro la Federazione da parte del regime di Obama, mentre le truppe di stanza in questa base militare degli Stati Uniti hanno iniziato l’addestramento di ciò che si chiama “guerra di nuovo tipo” etichettata come “combattimento ad alta intensità” e “manovra di guerra” volti a conquistare territorio, distruggere postazioni nemiche e vincere, piuttosto che combattere per conquistare cuori e menti … in altre parole, la “guerra totale”.
Prima che nel Colorado arrivasse Jade Helm il 15 maggio, gli analisti dell’intelligence del MoD affermarono, inoltre, di aver notato un aumento nei notiziari alternative statunitensi di riferimenti a contatti militari statunitensi che parlavano, a marzo, di soldati di lingua “russa” addestrati a Fort Carson per Jade Helm 15… e che potevano essere solo terroristi neonazisti del battaglione Azov, e non certo le forze della Federazione. E, forse, ancor più agghiacciante è la conclusione in appendice del MoD che notava che la “maggior parte” di tali “criminali veterani” neonazisti del battaglione Azov, attualmente a Fort Carson, erano responsabili dei più raccapriccianti crimini di guerra in “stile SIIL” della guerra civile ucraina… e chiunque contro cui Obama li scatenerà dovrà prepararsi all'”inferno sulla terra”. Così oggi, avviando la massiccia esercitazione Talisman Sabre 2015, che si sovrapporrà, il 15 luglio, con l’altrettanto temibile Jade Helm 15, è bene ricordare le parole di Obama del 2011 quando “avviò le manovre” rivolte alle truppe australiane a Darwin che, dopo aver annunciato lo stazionamento dei marines, dichiarò: “Non si può dire dove finiscono i nostri ragazzi e dove cominciano i vostri… ” Tali parole ora si adattano al battaglione neonazista Azov così… chiarendo il motivo per cui Stati Uniti, Canada e Ucraina sono gli unici tre Paesi al mondo ad aver impedito la risoluzione delle Nazioni Unite contro il nazismo e la negazione dell’Olocausto, lo scorso novembre.

azov-battalion1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: cosa resta di Minsk?

Jacques Sapir, Russeurope 6 giugno 2015rtr4p7j3La situazione in Ucraina e nelle zone ribelli del Donbas si deteriora gradualmente. I combattimenti degli ultimi giorni, certamente limitati, sono stati i più violenti dal gennaio 2015. L’accordo “Minsk-2″ è in procinto di decadere e ciò è dovuto soprattutto al governo di Kiev. Era prevedibile. Dobbiamo quindi rivedere la situazione per cercare di capire come ci si é arrivati.

Le violazioni del cessate-il-fuoco
Il cessate-il-fuoco dichiarato dopo gli accordi di Minsk-2 non è mai stato pienamente rispettato. Gli osservatori dell’OSCE insistono che tali violazioni siano, il più delle volte, opera delle forze di Kiev. I bombardamenti da fine maggio sono gradualmente aumentati, provocando la “controffensiva” delle forze ribelli su Marinka. Ma, dopo aver preso il controllo della cittadina, dove osservatori guidavano il tiro dell’artiglieria delle forze di Kiev, le forze ribelli non sono andate oltre. Il discorso del 4 giugno del presidente Poroshenko a Kiev, al parlamento (Rada), dove ricordava le migliaia o decine di migliaia di soldati russi nel Donbas, va preso per ciò che è: propaganda [1]. Kiev ha ovviamente voluto giocare la carta della strategia della tensione per cercare di ricucire con i sostenitori internazionali che appaiono disintegrarsi. Il meno che si possa dire è che tale tentativo s’è invece rivolto contro gli autori. Tali violazioni del cessate il fuoco non indicano solo la possibile ripresa dei combattimenti. Sono significativi solo nel contesto della non applicazione dell’accordo di Minsk-2. Ricordiamo che l’accordo di Minsk-2 ha un’importante componente politica oltre che militare (cessate il fuoco, scambio di prigionieri). Tale componente politica riguarda la federazione dell’Ucraina nel rispetto dell’integrità territoriale del Paese, con notevole autonomia concessa a Lugansk e Donetsk. Fin dall’inizio, il governo di Kiev ha dimostrato forte riluttanza ad attuare la parte politica dell’accordo. Ma se non procede all’applicazione dell’aspetto politico, la questione militare necessariamente riemergerà. Ecco perché c’è l’impasse politica che rischia la ripresa di ampi scontri.

Il campo di battaglia
Qui dobbiamo dire che da entrambe le parti c’è chi chiede la ripresa delle ostilità. Riguardo Kiev, i vari gruppi di destra, anche apertamente fascisti, ovviamente spingono per la ripresa dei combattimenti. Oltre a sperare nelle vittorie sul campo, tali gruppi sanno che conteranno nello spazio politico di Kiev mantenendo clima di ostilità e conflitto. Se la tensione scendesse, tali gruppi appariranno per ciò che sono, bande pericolose di eccitati nostalgici del nazismo. Altri elementi versano benzina sul fuoco: certi oligarchi che formano la spina dorsale del regime di Kiev e cercano di prosperare sugli aiuti militari (soprattutto statunitensi). Anche loro interessati a nuovi combattimenti. Gli insorti, ci sono gruppi e individui che si rammaricano che le forze di RPD (Donetsk) e RPL (Lugansk) non abbiano sfruttato le avanzate del settembre 2014. Al momento l’esercito di Kiev era in disordine. Era possibile riprendere Marjupol, e anche arrivare a Kherson. Se le offensive di RPD e RPL si erano fermate, ciò è dovuto all’intervento russo. Il governo russo chiarì agli insorti che dovevano fermarsi. E qui vi è uno dei paradossi della crisi ucraina: Unione europea e Stati Uniti avrebbero dovuto prendere in considerazione l’atteggiamento della Russia. Non è accaduto, contribuendo non poco a convincere la leadership di Mosca della malafede degli interlocutori. Se i rapporti sono così difficili oggi tra questi Paesi e la Russia, è anche dovuto al loro atteggiamento verso la Russia, quando quest’ultima ha fatto di tutto per calmare la situazione militare. Le relazioni di Mosca con RPD e RPL sono complesse. Coloro che vogliono ignorare l’esistenza dell’autonomia di Donetsk (più che di Lugansk) commettono un grave errore. Naturalmente, i leader di RPD e RPL cercano di avere buoni rapporti con la Russia, ma i loro obiettivi non necessariamente coincidono.

La vita nello status quo
Senza l’attuazione della componente politica dell’accordo di Minsk, la vita tende a basarsi sull’indipendenza di fatto di Lugansk e Donetsk. Ed è chiaro che è una vita tutt’altro che facile. La popolazione delle zone sotto il controllo degli insorti è di circa 3 milioni di persone, di cui 1 milione fuggito in Russia. I continui combattimenti impediscono qualsiasi seria ricostruzione, tranne il ripristino della linea ferroviaria tra Lugansk e Donetsk. Uno dei motivi, del resto, dei combattimenti e delle continue violazioni del cessate il fuoco da parte delle forze ucraine è la chiara volontà dei dirigenti di Kiev di tenere la popolazione del Donbass in un clima di grave insicurezza e terrore. Il governo di Kiev ha sospeso il pagamento delle pensioni, in qualche modo riconoscendo di non considerare più Lugansk e Donetsk di sua competenza. Ricordate anche che il governo russo aveva sempre pagato le pensioni in Cecenia quando Dudaev proclamò la cosiddetta “indipendenza”. Non è detto che la leadership di Kiev misuri le implicazioni legali delle proprie azioni. Uno dei punti dell’accordo Minsk-2 è garantire il ripristino dei pagamenti. Inutile dire che Kiev continua ad opporvisi. La popolazione in gran parte dipende dagli aiuti russi. Una produzione minima di carbone continua nelle miniere e in alcun impianti, ed era venduta a Kiev fino a dicembre. Poi, dopo la distruzione da parte ucraina della linea ferroviaria per Kiev, queste vendite hanno smesso e sono state sostituite dalle vendite in Russia. Insistendo su questo punto si provoca il progressivo impoverimento della grivna nel Donbas e l’ascesa del Rublo Russo. Inoltre, data la maggiore resistenza del rublo rispetto alla grivna, è divenuto mezzo di risparmio massiccio e unità di conto nel Donbas. Ma la questione della moneta che circola è eminentemente politica. Le autorità di RPD e RPL hanno tre opzioni: mantenere la grivna (e riconoscere che RPD e RPL sono repubbliche autonome nell’ambito dell’Ucraina), passare al rublo, che parrebbe l’annessione alla Russia, o creare una propria moneta e rivendicare l’indipendenza. Quest’ultima soluzione non è impossibile. Gli Stati baltici, prima di adottare l’euro, ebbero proprie valute. Ma solleva problemi estremamente complessi da risolvere. Infatti, sulla questione della moneta si basa quella del futuro istituzionale del Donbas. Le autorità di RPD e RPL, per il momento, mantengono la grivna. Ma la scarsità di banconote e la disponibilità del rublo potrebbero costringere tra alcuni mesi a cambiare idea. Va poi visto cosa comporta. Se Donetsk e Lugansk avranno lo status di repubblica autonoma nell’Ucraina, andrà rivista la Costituzione, o se passassero all’indipendenza di fatto, sarà riconosciuta dalla comunità internazionale? La Russia per ora invece sostiene il primo passo, mentre i leader di RPD e RPL non nascondono la loro preferenza per il secondo.

La posizione occidentale
Di fronte a una situazione che degenera per mancanza di volontà nell’attuare una soluzione politica, non vi è stato nelle ultime settimane alcun cambio di posizione di Stati Uniti e Unione europea. Gli Stati Uniti, attraverso il segretario di Stato John Kerry, sottolineano la necessità di Kiev di applicare l’accordo Minsk-2 [2]. Chiaramente gli Stati Uniti non intendono sopportare il peso dell’Ucraina, la cui economia si disintegra e potrebbe nei giorni o settimane prossimi chiedere il default sul debito, come sembra annunciare il fallimento delle trattative con i creditori privati [3] .A-Dette-UkrL’Ucraina, che in questi mesi subisce un’inflazione galoppante e la cui produzione potrebbe scendere del 10% nel 2015, dopo un calo del 6% nel 2014, ha disperato bisogno di massicci aiuti. Ma gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di fornirli. Guardano all’Unione europea, anch’essa riluttante. Naturalmente, il segretario di Stato alla Difesa Ash Carter insiste su nuove sanzioni alla Russia [4]. Ma questo attesta l’inefficacia delle sanzioni precedenti, ora accertata. La posizione francese comincia a cambiare dagli ultimi mesi. Non solo il Quai d’Orsay comincia a riconoscere che la questione non può essere riassunta come scontro tra “democrazia” e “dittatura”, ma si sente da certe dichiarazioni molta stanchezza sulle posizioni del governo di Kiev che non applica gli accordi di Minsk. Si comincia a rimpiangere, ma probabilmente è troppo tardi, l’adesione alla logica diplomatica dominante nelle istituzioni dell’Unione europea, che danno un peso sproporzionato alle posizioni polacche e baltiche sul tema. Il vertice UE del 21-22 maggio a Riga, infatti, suona la fine delle speranze ucraine e di certi Paesi vocianti nell’UE [5]. Anche la Germania comincia ad evolvere sul tema. Dopo aver adottato una posizione istericamente anti-russa per mesi, sembra essere sorpresa dal cambio di posizione degli Stati Uniti. Chiaramente, vedono che se gli USA riescono a scaricare il peso dell’Ucraina sull’Unione europea, la Germania avrà più da perderci. E’ estremamente interessante leggere nel verbale della riunione di Riga che l’accordo di libero scambio globale o Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA) è ora soggetto all’applicazione di un accordo trilaterale. Essendo due delle parti evidenti (UE e Ucraina) non si può che pensare che la terza sia la Russia, e quindi si dovranno riconoscere gli interessi di quest’ultima nell’accordo che lega l’Ucraina alll’UE. In realtà, siamo tornati alla situazione invocata dai russi nel 2012 e 2013, ma dopo un anno di guerra civile in Ucraina. Così sembra che solo la Gran Bretagna continui ad avere un atteggiamento aggressivo nei confronti della Russia, mentre altre capitali sono piuttosto stanche da corruzione, incompetenza e cinismo politico che dominano a Kiev.

La Russia in posizione di arbitro
Gli ultimi eventi dimostrano che la Russia è in realtà in posizione di autorità sul problema ucraino. La posizione ufficiale del governo russo chiede la piena attuazione degli accordi di Minsk-2. Ma d’altra parte, si sa che il tempo è dalla sua parte e potrebbe essere tentata di lasciare deteriorare la situazione. Incapace di riforme, vivendo una drammatica crisi economica, Kiev è già gravata da problemi seri. La guerra degli oligarchi continua nell’ombra mostrando chiaramente che nell’alleanza di governo a Kiev vi sono importanti differenze. La nomina da parte del presidente Poroshenko dell’ex-presidente georgiano Mikhail Sakaachvili, responsabile della guerra in Ossezia del Sud nel 2008 e accusato di abuso di potere nel suo Paese, a governatore della regione di Odessa mostra che Kiev diffida nettamente dei grandi feudatari ucraini, che potrebbero cambiare fedeltà all’improvviso. Una recente indagine mostra che la popolarità di Poroshenko è molto diversa in occidente e Oriente. Gli eventi degli ultimi 18 mesi non hanno eliminato l’eterogeneità politica e della popolazione in Ucraina.A-Sondage-UkrLa realtà del Paese, una nazione divisa e fragile attraversata da gravi conflitti, può essere mascherata per un certo tempo con repressione e terrore, come avvenuto negli ultimi mesi. Ma tali pratiche non risolvono nulla e i problemi rimangono. Ancora più importante, anche il governo ucraino capisce il ruolo economico delle relazioni con la Russia fino al 2013. Senza un accordo con la Russia, l’Ucraina non può sperare di riprendersi. Anche il governo russo lo sa. La Russia sa che vincerà: sia con il governo di Kiev che gradualmente diventa sensibile ai suoi argomenti sia con la disintegrazione dell’Ucraina. Preferirebbe vincere a costi minimi, sicuramente, ma non lesinerà sul prezzo da pagare con tale vittoria. Ricordiamo questi versi della poesia Gli Sciti:
La Russia è una sfinge. Felice e triste allo stesso tempo,
E coperta del suo sangue nero,
Guarda, guarda te”.4062015Note
[1] Sul tema delle forze russe nel Donbas e della “minaccia” all’Ucraina, si veda l’audizione del Generale Christophe Gomart, direttore dei servizi segreti militari, alla commissione per la Difesa Nazionale e le Forze Armate, 25 marzo 2015
[2] J. Helmer Naked Capitalism 19/05/2015
[3] Karin Strohecker e Sujata Rao, “L’Ucraina e i suoi creditori lontani da un accordo sul debito“, Thomson-Reuters, 6 giugno 2015
[4] Challenges
[5] Cfr La risoluzione finale

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi è Joel Harding, il capo della propaganda della junta di Kiev?

Alessandro Lattanzio, 31/5/2015

nato_20io_20isafJoel Harding è un ex-ufficiale dell’intelligence militare statunitense che oggi dirige le Operazioni per Informare e Influenzare (IIO) del regime golpista ucraino. Si ricordi che le “Operazioni per Informare e Influenzare” non hanno per scopo creare opinioni o tracciare una politica, ma strappare all’opinione pubblica il sostegno agli obiettivi perseguiti dalle operazioni tramite tecniche di gestione della percezione rivolte al pubbliche manipolandone emozioni, motivazioni e ragionamenti.
Joel Harding (F-off@email.ru), prima di diventare il ‘re dei troll’ ucronazisti, fu per 26 anni Berretto Verde e contribuì a pianificare l’invasione di Haiti, Iraq e Afghanistan. Ha fatto parte dello Stato Maggiore per le operazioni speciali J2 dell’US Army. Era il collegamento del J2 per le Information Operations (le operazioni psicologiche e di disinformazione militari) con CIA, DIA, NSA, DISA e varie agenzie di Washington. Ha contribuito a sviluppare diverse metodologie spionistiche utilizzate da NSA, CIA e Pentagono poi svelate da Edward Snowden. Joel Harding, una volta andato in congedo, è divenuto direttore dell’(Old Crows) Information Operations Institute, dopo aver studiato programmi hacker informatici sponsorizzati dal governo ed esser stato analista presso la SAIC, impresa che sviluppa applicazioni informatiche per le agenzie militari e d’intelligence. Harding creò anche un comitato consultivo per le IO formato da 20 esperti di IO aziendali, governativi, militari e accademici inglesi e statunitensi, ed infine scrisse un libro bianco sulle IO utilizzato dal segretario della Difesa degli USA. Nel 2008 Harding e il suo istituto parteciparono all’elaborazione delle strategie per l’US Cyber Command, con una nuova definizione di Operazioni d’Informazione e delineando le nuove prospettive della guerra elettronica e cibernetica. Infatti, già nel 1997 Harding svolse un lavoro pionieristico nel software spionistico utilizzato da governo e aziende per sorvegliare le reti sociali, influenzarle e tracciarne gli utenti.
Il 28 febbraio 2014 Harding fu nominato direttore del Centro Informazione Strategica NSE, “che sviluppa programmi nel campo delle operazioni d’informazione, psicologiche, della diplomazia publica e dell’influenza strategica”, e subito il 1° marzo stipulava il primo contratto con la junta golpista di Kiev. Il 3 marzo, appena arrivato a Kiev, Harding fece una proposta ai golpisti majdanisti: “Ora un pensiero rimbalza nella testa, ed effettivamente ha senso ma le cui ripercussioni sono selvagge, inaudite, sanguinose da poter distruggere la nazione… Se si guarda al grafico dei gasdotti che attraversano l’Ucraina, si potrebbero chiudere le valvole in una di tali condotte, chiudendo una parte importante delle esportazioni della Russia e, di conseguenza, una fonte di denaro e potere che Putin deve comprendere veramente. Se fa questo passo, fa saltare in aria quelle condotte, anche se così si creasse un casino. Ciò si tradurrebbe nell’invasione russa. Fine della storia? No. Immaginate di provare a difendere migliaia di miglia di condotte. Gli insorti ucraini costringerebbero la Russia a dedicarvi decine di divisioni…” Al momento Victoria Nuland corteggiava Pravij Sektor offrendogli legittimità, denaro e sostegno. Lo stesso giorno Harding notava, “Improvvisamente ho 510 persone in Ucraina che seguono il mio blog. Vediamo, 510 diviso per quattro, moltiplicato per 100 fa il 12,750 per cento in un solo giorno. Cacchio mi chiedo perché!?” E infatti, il 16 marzo 2014 Dimitrij Jarosh, ducetto di Pravij Sektor, minacciava i gasdotti dell’Ucraina. Il consiglio di Harding minacciava una delle ultime fonti di reddito della junta di Kiev. Da quel momento Harding iniziava a fornire consigli su azioni militari, mediatiche, tattiche cibernetiche per le IO, manuali militari, psy-op e per una grande copertura mediatica internazionale, spingendo per la creazione del nuovo Ministero della politica dell’informazione, di una strategia nazionale dell’informazione, di un centro di propaganda unificato a Kiev e di un cyberesercito al servizio dei golpisti di Gladio ucraini.
Le fotografie possono essere ritoccate, come i video. I testimoni oculari sono sospetti. I reportage non sono affidabili. Anche se è la persona più affidabile al mondo a dire qualcosa, si può sempre bollarla come speculazione, faziosa o agente pagato dai russi… Che cosa faremo? Sradicare, rifiutare, corrompere, ingannare, usurpare o distruggere le informazioni. Le informazioni, non va dimenticato, sono l’obiettivo finale della cyberguerra per aver un impatto diretto sul processo decisionale dei leader avversari“. Così Harding ha sviluppato una strategia di contenimento informatico dei media russi, mentre barriere vengono erette per controllare l’informazione ucraina. In quest’ambito, a Kiev, grazie ad Harding e alla NATO, è stato creato il cyberesercito per le IIO ucraine da utilizzare a livello mondiale. “Ho discusso sul possibile uso delle informazioni nei social media come arma. Coloro con cui parlavo hanno uno strumento che rastrella i social media, ne calibra i sentimenti e fornisce all’utente la possibilità di generare automaticamente una risposta convincente. Tale strumento si chiama “Social Networking Influence Engine”… lo si può classificare come munizione? Pare di no, ma le implicazioni sembrano ampie per l’ambiente delle informazioni, oltre al dipartimento della Difesa. Le persone che possiedono questo strumento sono civili e lontani dall’industria della difesa, quindi avere l’approvazione del dipartimento di Stato potrebbe anche non essere necessario“, affermava Harding.
Uno sei social media utilizzati da Harding per le sue operazioni IIO è Wikipedia. Dal giugno 2014 c’è stato un forte aumento delle IIO su Wikipedia riguardo l’Ucraina. Gli operativi di Harding si occupano di continuo di redigere un dato argomento, modificando eventi e dati a favore della junta di Kiev e relativi sostenitori. Sugli eventi di Majdan, il massacro di Odessa e l’abbattimento del volo MH17, il pensiero di Harding si riassume in questa sua frase, “La guerra d’informazione per l’Ucraina ha assunto un nuovo aspetto. La Russia va abbattuta. Deve soffocare, sentire un dolore oltre ogni limite accettabile. Deve pagare. La Russia deve soffrire”.
Pic7 Harding dirige la propaganda filo-golpista ucraina presso i media occidentali, coordinandoli nell’ambito delle sue IIO; quindi ha pianificato e unificato la disinformazione e la propaganda del regime golpista ucraino e dei media occidentali sulla guerra contro la Novorossija, e come visto, manipolando od oscurando l’informazione su eventi come il massacro di Odessa o l’abbattimento del volo MH17, o spacciando di continuo la propaganda menzognera sull’“invasione russa” dell’Ucraina. Harding, che ha contribuito a creare il ministero dell’Informazione ucraino, dirige anche la campagna per denigrare ed eliminare giornalisti e attivisti critici verso la junta di Kiev, etichettandoli come “agenti russi”, indicando ai suoi adepti quale metodi usare al riguardo. Ad esempio, Harding si presentò come ufficiale russo, con tanto di email presso l’“Ambasciata russa” di Washington, all’attivista pacifista statunitense David Swanson per chiedergli di pubblicare articoli di “propaganda russa”. Swanson lo smascherò e lo denunciò. Harding, inoltre, ha delineato l’infoguerra ucraina ricorrendo alla repressione armata del giornalismo ucraino. E’ in quest’operazione che rientra il sito nazigolpista Peacekeeper, che indica gli oppositori e i giornalisti critici verso il regime nazi-atlantista da “neutralizzare” (tra cui lo scrittore Oles Buzin). Il sito Peacekeeper è ospitato sul server della NATO in Lettonia, nell’ambito del Strategic Communications Centre of Excellence (StratComCOE) della NATO a Riga, Lettonia. In sostanza, StratComCOE e Harding dirigono l’omicidio di giornalisti e politici ucraini a Kiev, oltre l’infoguerra e la disinformazione mediatica occidentale sull’Ucraina.
Il sociopatico e megalomane Joel Harding ha probabilmente reclutato anche degli italiani, fantocci degli ucronazisti come Mauro Voerzio, Fabio Prevdello, Massimiliano di Pasquale, il nazipiddino Matteo Cazzulani o la spia nazistoide travestita da reporter Cosimo Attanasio, il quale ha illustrato le tecniche esposte dal suddetto mentore della CIA dei golpisti di Kiev, denigrando le proteste per il massacro di Odessa come assalto di teppisti contro la polizia ucraina, o facendo credere che i civili russofoni assassinati dai nazisti e dai golpisti, in realtà fossero una messinscena di agenti russi che uccidevano civili per denigrare il nuovo governo ‘democratico’ di Kiev.

2nd_information_operations_btn_dui_n14103Riferimenti:
Fort Russ
Oped News
Prisonplanet

La guerra speciale che infuria in Novorossija

L’esito della guerra in Ucraina sarà deciso delle forze per operazioni speciali, non ucraine
Sergej Ishenko, Svpressa.ru, 29 maggio 2015 – Fort Russ

C1igSyUNZSwWiki: Operazioni speciali (S.O.) sono operazioni militari considerate “speciali” (cioè, non convenzionali) solitamente effettuate da unità dedicate. Le operazioni speciali vengono eseguite in modo indipendente o combinato con operazioni militari convenzionali. L’obiettivo primario è realizzare un obiettivo politico o militare, laddove non esistono forze convenzionalo che possano influenzare negativamente il risultato strategico generale. Le operazioni speciali sono solitamente condotte occultamente sfruttando vantaggi come velocità, sorpresa e violenza dell’azione contro un bersaglio ignaro. Le operazioni speciali in genere sono effettuate con un numero limitato di effettivi altamente qualificati capaci di operare in tutti gli ambienti, grazie a fiducia in se stessi, facile adattamento nel superare gli ostacoli e uso di abilità ed equipaggiamenti nei combattimenti non convenzionali per raggiungere gli obiettivi. Le operazioni speciali sono solitamente implementate con intelligence specifica. Nel 2003-2012 si è vista la strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti basarsi sulle operazioni speciali a livelli inauditi. Identificare, cacciare ed uccidere i terroristi è diventato il compito centrale nella Guerra globale al terrorismo (GWOT). Linda Robinson, assistente per la sicurezza nazionale e la politica estera presso il Consiglio per le relazioni estere degli Stati Uniti, ha sostenuto che la struttura organizzativa sia divenuta più orizzontale e la cooperazione con la Comunità dell’intelligence più forte, consentendo alle operazioni speciali di passare alla “velocità di guerra”. Gli stanziamenti per le operazioni speciali sono costosi: il bilancio è passato da 2,3 miliardi nel 2001 a 10,5 miliardi di dollari nel 2012. Alcuni esperti sostengono che l’investimento è stato utile, indicando il raid nel maggio 2011 che uccise Usama bin Ladin ad Abbottabad, Pakistan. Altri sostengono che l’enfasi sulle operazioni speciali crea l’equivoco che sostituisca il conflitto prolungato. “Incursioni e attacchi dei droni sono tattiche raramente decisive e spesso comportano notevoli costi politici e diplomatici per gli Stati Uniti. Anche se incursioni e attacchi dei droni sono necessari per distruggere minacce terribili e imminenti… i capi delle operazioni speciali ammettono che non dovrebbero essere il pilastro centrale della strategia militare degli Stati Uniti“. Invece, i comandanti delle operazioni speciali dichiarano che la grande strategia dovrebbe includere l'”approccio indiretto”, cioè collaborare con partner non-USA negli obiettivi per la sicurezza. “Le forze per operazioni speciali forgiano relazioni decennali con vari gruppi tramite addestramento, consulenza, informazioni ed operazioni al fianco di forze armate, polizia, tribù, milizie o altri gruppi di altri Paesi“. (Come nel caso di Settore destro e dei nazibattaglioni, le cui risorse sono invidiate dai militari, alla luce delle recenti rivelazioni secondo cui Kolomojskij è semplicemente una facciata per i finanziamenti degli Stati Uniti? – KR)TKpN3ydTOzwI recenti avvenimenti nel Donbass meritano uno sguardo più attento. La cronaca inquietante è questa:
1. Il 22 maggio, alle ore 13:00, dal quartiere Kambrod di Lugansk la polizia riceveva una telefonata da residenti locali su un gruppo di sospetti elementi armati e in tuta mimetica che si definivano della milizia. Poiché gli sconosciuti chiedevano la posizione delle basi militari, i cittadini s’insospettirono. A Kambrod fu inviata una squadra di risposta rapida del Ministero degli Interni della RPL contro cui ebbero uno scontro a fuoco. Nei combattimenti alcuni degli stranieri furono uccisi e uno arrestato. Costui aveva una mimetica occidentale, una maschera e un elenco di numeri di telefono non identificati. Lugansk controlla i passaporti per identificare coloro che risiedono illegalmente nella città.
2. Il 23 maggio alle 17:40 sul territorio di Donetsk, tra i checkpoint “Gorlovka” (controllato dalla milizia della RPD) e “Majorsk” (delle forze armate ucraine) un’auto del Centro congiunto di controllo e coordinamento (SCCC) fu oggetto del tiro di armi automatiche. Nell’auto vi era il capo dell’ufficio russo presso il SCCC, Colonnello-Generale Aleksandr Lentsov e altri ufficiali che rientravano da Shirokino, dove vi sono continui scontri e bombardamenti. L’attacco all’auto di Lentsov era fallito.
3. Lo stesso giorno alle 18:50, vicino al villaggio Mikhajlovka, un convoglio di tre auto finiva su una mina antiuomo (secondo altre fonti era una mina MON-50) e sotto il tiro di armi automatiche. A bordo vi era il popolare comandante del Battaglione ‘Prizrak‘ dell’esercito della RPL Aleksej Mozgovoj, che venne ucciso insieme ad altre quattro persone.
Tralasciando le aspre dispute scoppiate immediatamente su chi abbia effettivamente ucciso Mozgovoj, se (come argomentato da Kiev), “partigiani ucraini” del gruppo “Ombre” (come insiste il suo capo Aleksandr Gladkij) o qualche assai professionale gruppo sovversivo appositamente inviato nella RPL per eliminare Mozgovoj. Qualcos’altro è più importante. Gli eventi degli ultimi giorni, a mio parere, dimostrano che una guerra sovversiva va acutamente intensificandosi in Novorossija. Da chi, è una questione a parte. Se ne parla qui di seguito. Per ora facciamo un’altra ipotesi. Tutti gli analisti militari di entrambi i lati del fronte ci fornivano previsioni: quando la neve si scioglierà la guerra per il Donbas s’infiammerà con forza rinnovata. E quindi? La neve è scomparsa da tempo e la terra s’è prosciugata da un mese, ma nessuno è all’offensiva, le parti si limitano solo a tiri con armi di tutti i calibri. Il problema è che la natura della guerra civile in Ucraina è cambiata drammaticamente. Vladimir Putin ha già chiaramente affermato che non permetterà a nessuno di distruggere le repubbliche popolari del Donbas. Petro Poroshenko non solo non può fermare i militari, ma neanche ammorbidire la retorica aggressiva a Kiev. In questo caso, il presidente semplicemente soffocherebbe nel fumo dei pneumatici che bruciano. Così per tutto autunno e inverno entrambi i lati hanno scavato trincee e bunker, costruito campi minati, rifornito, addestrato ed equipaggiato le unità da combattimento. Questo lavoro gigantesco ha prodotto un risultato. Al fronte c’è una sorta di parità militare quando ogni tentativo di avanzare causa alte perdite e non garantisce alcun risultato ragionevole. Quale sarebbe l’obiettivo di un’offensiva oggi, per la milizia e per i militari ucraini? La milizia ha deciso di non attaccare Kiev l’anno scorso, non prese Mariupol anche se era a due passi. A sua volta, l’esercito e i nazibattaglioni ucraini combatterono inutilmente e in modo incompetente per il minuscolo (anche per la scala di questa guerra) aeroporto di Donetsk. Come poteva tale esercito provare a prendere seriamente il controllo di una metropoli di 1 milione di persone? Sì, nelle strade dell’ostile Donetsk i 60mila militari della cosiddetta operazione ATO di Kiev sarebbero stati dissolti e sconfitti dai cittadini arrabbiati. E ci sono ancora Lugansk, Gorlovka, ecc. Come i militari ucraini possono imporre così tanti presidi?
Quindi c’è il cosiddetto conflitto congelato nel Donbas, come in Transnistria? Se non c’era nessuno dietro il regime di Poroshenko, sarebbe probabilmente successo. Ma lontano dai confini dell’Ucraina vi sono molte forze che vogliono la guerra infinita da queste parti. Togliamo i politici e prendiamo i militari, più schietti e “militarmente” diretti. Ad esempio, il tenente-generale statunitense John Mulholland, dal gennaio 2015 vicedirettore della CIA per gli affari militari. In un recente incontro con dei politici a Washington, ha dichiarato che “tutto va fatto per trascinare la Russia in una guerra con l’Ucraina”. Come il generale Mulholland agisce in questo affare difficile e rischioso? Oh, ne ha la competenza. In passato l’attuale vicedirettore della CIA era vicecomandante delle operazioni speciali delle forze delle forze armate degli Stati Uniti. Cioè Mulholland per quattro anni supervisionava spie e sabotatori professionisti. Stranamente, dopo l’assunzione nella CIA, le forze per operazioni speciali oggi sopportano il peso dei combattimenti nel Donbas. Se è così, non si tratta certamente di forze speciali ucraine ma di gruppi sovversivi nel Donbas che di ucraino hanno solo la facciata, dato che Kiev ha appena iniziato a creare proprie unità speciali di questo tipo (“SP” ne ha scritto in dettaglio ad aprile).
Tuttavia, lo Stato Maggiore ucraino per diversi mesi aveva un direttorato per le operazioni speciali, il cui comandante è il colonnello Sergej Krivonos. Ma è solo all’inizio. Ad aprile Krivonos aveva detto: “Abbiamo una scadenza, così dobbiamo iniziare a creare le forze per operazioni speciali al più presto, non parlare ma agire concretamente“. Che chi combatte al posto di Krivonos, che ha una scadenza? Guardiamo i vecchi dossier. Ad esempio, un rapporto del luglio del 2014, quando in estrema segretezza 180 commando-istruttori giunsero a Kiev dalla base per operazioni speciali degli USA di Fort Benning (GA). Tutti parlavano russo fluentemente e furono subito trasferiti a Marjupol, dove iniziavano l’addestramento degli ucraini. Organizzano corsi speciali solo teorici? O con pratica sul campo? E se sì, gli ospiti dagli Stati Uniti vi partecipano?
In secondo luogo. Vi sono molte informazioni sulle forze georgiane, istruite a Fort Benning ed efferate nel Donbas. Ad esempio, si vedano i fatti del 16 maggio, quando vicino Shastje furono feriti e catturati due combattenti ex o attuali operativi delle operazioni speciali russe della 3.za Brigata del GRU dello Stato Maggiore Generale delle Forze armate russe: il capitano Evgenij Erofeev e il sergente Aleksandr Aleksandrov. In Ucraina infuria il dibattito: li hanno presi i nostri militari? Chi dovrebbe ricevere la medaglia? La 92.ma brigata meccanizzata delle forze armate o il 24.mo nazibattaglione Ajdar? O il controspionaggio militare del SBU? Tuttavia, ecco un commento del vicecomandante del Ministero della Difesa della RPD Eduard Basurin: “C’è una ragione per la confusione a Kiev su chi esattamente abbia sequestrato i combattenti: i soldati della 92.ma brigata delle forze armate ucraine o gli aguzzini di Ajdar o SBU. Secondo informazioni dalla nostra intelligence, quel giorno nella zona c’era un gruppo sovversivo di spetsnaz georgiani“. Basurin ha detto che la base degli spetsnaz georgiani opera sotto la copertura di centro di addestramento della guardia nazionale ucraina nel distretto di Severodonetsk, la cui esistenza era nota solo al SBU. Né la 92.ma brigata, né “Ajdar” lo sapevano che, avendo partecipato alla guerra, credono che quando gridano a Kiev “Gloria agli eroi!” si pensi a loro, e solo a loro. Si noti che rapporti sulla partecipazione di commando georgiani avevano già violato la segretezza militare. Fu riportato dalla stampa che Alexander Grigolashvili, morto nel Donbas il 18 dicembre 2014, operava nelle forze speciali del ministero della Difesa della Georgia. Anche prima, nella battaglia per l’aeroporto di Donetsk, fu ucciso l’ex o attuale commando georgiano Tamaz Sukhiashvili. (È interessante notare che il famoso comandante novorusso Givi è un georgiano cresciuto nel Donbas, dato che molti nell’Unione Sovietica viaggiavano liberamente stabilendosi fuori dalle loro repubbliche di origine, KR).
Vi sono ulteriori prove della partecipazione nei combattimenti nel sud-est dell’Ucraina di forze speciali polacche. Così, l’8 dicembre 2014, la radio intelligence della milizia intercettava conversazioni del nemico in polacco e dopo poche ore, la notte del 9 dicembre, a 11 chilometri da Nikishino, vi fu uno scontro con un gruppo sovversivo di otto persone, tutte eliminate. Una volta esaminate fu scoperta una fascia del reggimento delle forze speciali “Jednostka Wojskowa Komandosów” delle forze armate della Polonia. Il 26 giugno 2014, vicino Saur-Mogila, fu ucciso un cecchino polacco armato con un avanzato fucile di grosso calibro statunitense. Tali armi sono utilizzate solo dagli spetsnaz. Prima, il 16 giugno 2014, sul luogo dello schianto dell’aereo da trasporto militare Il-76 ucraino abbattuto dalla milizia, furono trovati molti documenti carbonizzati in polacco. Se fossero spetsnaz o mercenari stranieri è impossibile concluderlo. Tuttavia, è possibile. Secondo l’intelligence della milizia vi sono diciannove gruppi sovversivi operanti con il nemico e formati da commandos stranieri. È ovvio che nei prossimi mesi non permetteranno che la guerra per il Donbas finisca, non importa ciò che dicono i politici.10385485Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.899 follower