L’assistente di Tillerson dirige la cyberguerra contro la Russia

John Helmer, Mosca, 13 aprile 2017

Rex Tillerson e Margaret Peterlin

Quando il Segretario di Stato degli USA Rex Tillerson diceva ai russi e alla stampa di Stato USA di non influenzare la politica statunitense, seduta accanto a lui vi era l’ex-ufficiale dell’intelligence dell’US Navy ed avvocatessa Margaret Peterlin, il cui lavoro negli ultimi due anni era gestire una società di Boston specializzata nella guerra informatica, come i programmi informatici degli Stati Uniti per imitare gli hacker stranieri e convincerci che gli obiettivi venivano attaccati dai russi. Peterlin è stata anche consulente di Donald Trump durante la transizione presidenziale. I suoi obiettivi includevano Hillary Clinton e la sua organizzazione elettorale. Peterlin è nata in Alabama, e per la maggior parte della sua carriera ha lavorato al sud. La sua nomina al dipartimento di Stato, come capo dello staff di Tillerson, attualmente manca dal sito web del dipartimento. La nomina di Peterlin presso l’ufficio di Tillerson fu annunciata più autorevolmente dal Washington Post il 12 febbraio dove le credenziali nel Partito Repubblicano del Texas furono riportate in dettaglio, ma non la sua esperienza nella guerra informatica ed elettronica. “Peterlin ha una ricca esperienza nel governo e nell’industria privata. Dopo il servizio come ufficiale di Marina si è laureata presso la Law School dell’University of Chicago e fu eletta alla Corte d’Appello del 5° Circuito (Texas e Louisiana). Ha poi continuato a lavorare per il capogruppo della maggioranza al Congresso Dick Armey (repubblicano, Texas), pochi giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. In seguito, negoziò e redasse normative fondamentali sulla sicurezza nazionale, tra cui l’autorizzazione all’uso della forza in Afghanistan, il Patriot Act e la normativa che istituiva il dipartimento della Sicurezza Interna. “È molto sostanziosa e faziosa. Non è necessariamente una politica”, dice Brian Gunderson, capo dello staff al dipartimento di Stato di Condoleezza Rice, che lavorò con Peterlin al Congresso (ufficio di Armey). “Dopo un periodo da consulente legislativa e consigliere per la sicurezza nazionale per l’allora presidente della Camera Dennis Hastert, Peterlin passò al dipartimento del Commercio, dove fu funzionaria del 2.nd Patent and Trademark Office”. La nomina di Peterlin innescò una causa con un gruppo di avvocati specializzati in brevetti e di investitori verso il segretario del Commercio. Il 23 luglio 2007, due mesi dopo che Peterlin prestò giuramento, le carte depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia, indicavano che la nomina di Peterlin violava la legge sui brevetti del 1999 che richiede a direttore e vicedirettore dell’Ufficio Brevetti di avere “esperienza e background professionali nel diritto di marchi e brevetti”. Peterlin, in carica, “mancava dell’esperienza professionale richiesta” e la corte ordinò di sostituirla con “chi soddisfa tali requisiti”. Sei mesi dopo, nel dicembre 2007, il giudice James Robertson respinse il caso con parecchi cavilli. La mancanza di professionalità e presunta incompetenza di Peterlin non furono provati in tribunale. Ma Peterlin non durò a lungo e lasciò nel 2008.
Le pubblicazioni di Peterlin riguardano computer e sorveglianza internet, intercettazione e spionaggio. Iniziò con un saggio del 1999 dal titolo “Il diritto nei conflitti dell’informazione: la sicurezza nazionale nel cyberspazio”. Nel dicembre 2001, con due co-autori pubblicò un documento per la Federalist Society di Washington dal titolo “L’USA Patriot Act e la condivisione delle informazioni tra comunità dell’intelligence e forze dell’ordine”, che può essere letto qui. Peterlin ha sostenuto “la necessità immutabile di una maggiore condivisione delle informazioni, visto che gli Stati Uniti non hanno più il lusso di semplicemente separare forze dell’ordine e agenzie d’intelligence. La separazione è un rischio per la sicurezza”, e concludeva: “Chi sorveglia può anche importare, ma le condizioni della performance sono d’importanza cruciale… al centro dell’attenzione dovrebbe roessere principalmente le tecniche con cui l’intelligence viene raccolta a livello nazionale e non se gli altri membri della comunità d’intelligence siano autorizzati a visualizzare le informazioni raccolte a seguito di tali operazioni”. Dopo aver lasciato il Patent and Trademark Office nel 2008, Peterlin divenne una dipendente delle imprese della famiglia Mars con la qualifica di “technology strategy officer” per sei anni, prima di mettersi in affari da sé con una società di consulenza chiamata Profectus Global Corporation. Non v’è alcuna traccia di tale ente su internet; sembra estranea a enti dal nome simile in Ungheria e Australia. Peterlin poi entrò nel XLP Capital di Boston nel novembre 2015. La nomina di Peterlin ad amministratrice delegata della società, secondo il comunicato stampa di XLP, rivela che quando era in Marina era specialista in comunicazioni informatiche. Fu distaccata dalla Marina alla Casa Bianca come “assistente sociale” dell’US Navy, quando Hillary Clinton era First Lady. XLP non menzionò che quando fu assunta era anche membro della direzione dei Draper Labs, il progettista del Massachusetts, tra le tante cose, dei sistemi di guida dei missili e delle armi informatiche per combatterli. Secondo XLP, uno dei punti di forza di Peterlin è “una vasta esperienza sul diritto amministrativo così come sulle operazioni in profondità delle agenzie federali, come dipartimenti della Sicurezza Interna, Giustizia, Difesa e Salute e Servizi Umani”. Per operazioni in profondità leggasi guerra informatica. Prima che Peterlin venisse assunta da Tillerson due mesi fa, il suo datore di lavoro al XLP Capital era Matthew Stack.
Nel suo curriculum internet Stack dice di esser “un hacker e criptanalista, che ha scritto e consigliato sulla politica statale verso la cyber-guerra, e sull’agilità nel combattere secondo strategia. Fu riconosciuto nel 2009 dalla metaltech come uno dei 10 hacker più influenti”. Prima che Stack venisse indotto a ridurre il proprio orgoglio pubblico su questi successi, ecco come appariva la schermata del sito:Alla Lambda Prime, Stack rivendica due piani di guerra cibernetici del 2013, il pratico “Come militarizzare le macchine virtuali con i nodi eterogenei su fronti offensivi imprevedibili e agili” e teorico, “Clausewitz, una teoria moderna della grande strategia per le forze militari informatiche e il ruolo delle tattiche di guerriglia informatica”. L’anno successivo Stack ospitò il suo primo “Hackathon annuale”, “Gli hacker giunsero da tutti gli Stati Uniti ospiti di una magione di 27 acri, che funge da sede centrale di Lambda Prime”. Sui social media Stack rivelava il suo coinvolgimento nelle operazioni di hackeraggio a Kiev, ed anche da quale parte stesse. “Nubi minacciose pendono sulla piazza centrale di Kiev, come la Russia sui suoi vicini Stati slavi post-sovietici”, come Stack mise su instagram per i suoi seguaci. “Il Paese può essere un pasticcio, ma Kiev ha l’internet più veloce che abbia mai cronometrato, ora so perché così tanti hacker vivono a Kiev. Grazie alla mia incredibile guida @ m.verbulya”. Stack, che iniziò con i soldi di famiglia l’azienda Family Office Stack, diversificando gli investimenti di ingegneria e tecnologia informatica, ha dieci anni meno di Peterlin. Entrambi hanno lavorato sulle cyberarmi per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Wikileaks sul file “Vault 7” della CIA, tali armi sono offensive, sviluppate per i dispositivi remoti della CIA; “i file svelano le operazioni Umbrage della CIA dal 2012 al 2016, raccogliendo e conservando una biblioteca sostanziale delle tecniche di attacco ‘rubate’ dai malware prodotti in altri Stati, tra cui la Federazione Russa. Con il piano Umbrage e affini la CIA può aumentare il numero di tipi di attacco, ma anche deviarne l’attribuzione lasciando le “impronte digitali” dei gruppi a cui le tecniche di attacco furono rubate. I componenti Umbrage coprono keylogger, password, webcam, distruzione dei dati, persistenza, privilegio di escalation, steatlh, anti-virus (PSP) e tecniche di elusione e indagine”. Alcuni dei componenti di Umbrage risalgono al 2012; la maggior parte al 2014. Un memorandum del 19 giugno 2013 rivela uno dei gestori Umbrage dire agli altri: “Per quanto riguarda l’organizzazione Stash, vi consiglio di creare un maggiore ‘progetto Umbrage’ e quindi creare un deposito separato all’interno del progetto per ogni componente. Poi c’è un punto centrale sul sito per ‘tutte le cose di Umbrage’”. Le segnalazioni sulle applicazioni di Umbrage non concludono se gli agenti del governo degli Stati Uniti l’hanno usato come “fabbrica per le operazioni di hacking sotto falsa bandiera” per le intrusioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti poi attribuite ad informatici russi, accusa ripresa da Tillerson alla conferenza stampa di Mosca. Per tale storia, leggasi questo.
Secondo un altro rapporto, “sarebbe possibile lasciare tali impronte digitali se la CIA riutilizzasse il codice sporgente unico di altri attori per coinvolgerli intenzionalmente nell’hackeraggio della CIA, ma i documenti della CIA resi pubblici non lo dicono. Al contrario, indicano che il gruppo Umbrage facesse qualcosa di molto meno nefasto”. Tillerson affermò di “distinguere quando gli strumenti informatici sono utilizzati per interferire con le decisioni interne tra i Paesi al momento delle elezioni. Questo è un uso degli strumenti informatici. Gli strumenti informatici per interrompere i programmi bellici sono un altro uso degli strumenti”. Con Peterlin al suo fianco durante gli incontri con Lavrov e Putin, Tillerson sapeva che non c’è distinzione nelle operazioni informatiche degli Stati Uniti contro la Russia. Che Tillerson sappia o meno anche che Peterlin ha passato gran parte della carriera partecipando a tali operazioni, l’operazione Umbrage della CIA fu usata per fabbricare la pirateria russa nelle elezioni statunitensi. Peterlin sa esattamente come farla e presso dove, CIA, Pentagono ed altre agenzie. Peterlin ha anche redatto il memorandum su come gli statunitensi possano attuarle legalmente. E per gente come Stack è qualcosa di cui vantarsi.
I dati pubblici di Peterlin e Stack sono due ragioni per cui niente di tutto ciò sia un segreto per i servizi russi. Questo è un altro motivo per cui ieri a Mosca Lavrov non guardava Tillerson durante la conferenza stampa, e perché Putin si era rifiutato di farsi fotografare con lui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il KGB della Bielorussia arresta gli agenti neonazisti ucraini

Grigor Jurchenko, Rivista Politico-Militare, 3 aprile 2017 – Fort Russ

Il 25 marzo, durante il tentativo di tenere il cosiddetto Freedom Day in Bielorussia, il militante dell’opposizione Denis Ivashin di Grodno veniva arrestato, indicando il possibile coinvolgimento delle forze per le operazioni speciali ucraine nell’organizzazione delle manifestazioni non autorizzate in Bielorussia. Denis Ivashin è noto nei circoli dell’opposizione radicale in Bielorussia per aver partecipato ai moti di Kiev nei primi mesi del 2014. Poi incontrò l’intelligence ucraina. Ivashin è strettamente legato alle forze per le operazioni d’informazione e psicologiche delle forze speciali delle Forze Armate dell’Ucraina. È anche editore del sito di propaganda InformNapalm, che appartiene al 72.mo Centro per le operazioni speciali informativo-psicologiche ucraino. L’arresto di Ivashin a Minsk è stato riportato dal caporedattore del sito in questione, un ufficiale del 72.mo Centro che si nasconde sotto lo pseudonimo di Roman Burko. In seguito l’incidente fu segnalato dal gruppo InformNapalm ucraino. È interessante notare che il 25 marzo, a Grodno, un’azione autorizzata del Freedom Day ebbe luogo raccogliendo circa 150 persone. Ivashin, tuttavia, apparentemente ebbe l’ordine di partecipare alle manifestazioni a Minsk.
Sulla sua pagina Facebook, Ivashin indicava che il 23 marzo era stato invitato presso la stazione di polizia per discutere della sua partecipazione al Freedom Day a Grodno, ma si rifiutò di comparire senza una convocazione ufficiale. Inoltre, aveva attivamente consigliato gli altri su come evitare di essere arrestati o multati durante i disordini e come comunicare senza temere il controllo dell’intelligence bielorussa tramite l’applicazione FireChat. Poco prima delle proteste, il KGB della Bielorussia annunciava l’arresto degli attivisti delle organizzazioni Legione bianca e Fronte giovanile. Durante gli arresti, armi, munizioni e simboli dei gruppi di estrema destra ucraini furono sequestrati. Secondo gli agenti di sicurezza bielorussi, le armi dovevano essere usate per organizzare provocazioni durante le proteste del 25 marzo. Inoltre, secondo il Comitato per la sicurezza dello Stato (KGB), anche militanti giunti in Bielorussia dal territorio ucraino venivano scoperti. Come è noto, uno degli obiettivi delle forze speciali ucraine è organizzare “movimenti di resistenza” sui territori di altri Paesi. La Bielorussia doveva probabilmente divenire il banco di prova delle forze speciali ucraine. A tal proposito, è piuttosto probabile che non fosse un caso che Ivashin apparisse a Minsk. Il suo incarico era probabilmente operare sotto le mentite spoglie di giornalista nel bel mezzo del caos, per registrare il “lavoro” dei colleghi ucraini. Tuttavia, grazie alle azioni coordinate delle forze di sicurezza bielorusse, le provocazioni venivano impedite e Ivashin veniva neutralizzato.
Non è la prima volta che la Rivista Politico-Militare attira l’attenzione sulle attività distruttive dei servizi segreti ucraini, compresi quelli dipendenti dal ministero della Difesa dell’Ucraina in Bielorussia. I siti informnapalm.org, seabreeze.org.ua, podvodka.info, petrimazepa.com e altri appartenenti al Centro per le operazioni speciali d’informazione e psicologica ucraino, diffondono costantemente propaganda negativa contro lo Stato bielorusso. E Denis Ivashin l’aiuta; le sue azioni rientrano in numerosi articoli del codice penale. E’ incoraggiante che il KGB della Bielorussia abbia finalmente capito chi sia Ivashin.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti sprecano milioni per l’esercito fallito ucraino

Andrej Polupin, Svobodnaja Pressa, 31 marzo 2017 – Fort Russ

Gli istruttori della NATO preparano le truppe ucraine per un’operazione nel Donbas. L’annuncia il rappresentante permanente russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Commentando i risultati della riunione degli ambasciatori del Consiglio NATO-Russia di quest’anno, Grushko dichiarava: “La NATO non fa pressione sugli ucraini e non ha affatto commentato il blocco economico e dei trasporti del Donbas da parte dei nazionalisti. La NATO continua a dare sostegno politico e pratico a Kiev. Sul campo di addestramento Javorov, presso Leopoli, e non solo; istruttori della NATO continuano ad addestrare diverse forze di sicurezza ucraine schierate nell’OMS, la cosiddetta zona delle operazioni antiterrorismo“. Inoltre Grushko osservava che l’unico terreno comune tra Russia e NATO sull’Ucraina è la comprensione che non ci sono alternative agli accordi di Minsk. “Abbiamo richiamato l’attenzione su quanto siano pericolosi gli aggressivi nazionalisti ucraini incoraggiati dalle autorità. Abbiamo invitato i membri del Consiglio NATO-Russia ad influenzare Kiev, affinché le autorità ucraine rispettino completamente e incondizionatamente gli accordi di Minsk“, aveva detto il rappresentante della Russia. Ma Kiev continua a ricorrere alle armi e la NATO la supporta volentieri.
E’ noto che gli istruttori militari statunitensi addestrano la Guardia nazionale ucraina dall’aprile 2015, quando il presidente ucraino Petro Poroshenko lo dichiarò alla cerimonia di apertura delle esercitazioni ucraino-statunitensi Fearless Guardian 2015. Le truppe ucraine sono addestrate al combattimento presso l’Accademia delle Forze terrestri Pjotr Sahajdych del Centro Internazionale per il mantenimento della pace e la sicurezza ucraina, nel villaggio di Starichi, nel distretto di Javorov. Secondo le cifre ufficiali, 300 paracadutisti della 173.ma Brigata dell’esercito degli Stati Uniti arrivarono a Leopoli per tale scopo. Il corso d’addestramento intensivo dura tre semestri, ognuno composto da tre settimane. I primi a compierlo furono circa 900 uomini della Guardia nazionale. Poi gli istruttori statunitensi addestrarono i battaglioni Azov, Kulchitskij, Jaguar, Omega e altri di Kiev, Kharkov, Zaporozhe, Odessa, Leopoli, Ivano-Frankovsk e Vinnitsa. Le notizie sugli istruttori degli Stati Uniti che iniziavano ad operare in Ucraina coincisero con quelle degli istruttori inglesi attivi a Nikolaev. Secondo la BBC, 35 istruttori provenienti dal Regno Unito addestrano i combattenti ucraini nelle tattiche difensive e nel soccorso. Inoltre, secondo i media, istruttori militari provenienti da Polonia, Estonia, Finlandia, Turchia, Norvegia, Lettonia, Francia, Danimarca, Austria, Spagna, Albania, Portogallo, Croazia, Islanda, Germania e Slovacchia operano in Ucraina.
La ragione della dichiarazione di Grushko è che tutto ciò significa che Kiev prepara la vendetta militare nel Donbas? Secondo Vladimir Karjakin, professore dell’Università Militare del Ministero della Difesa della Russia ed ex-colonnello dell’Aeronautica, il caso della Georgia va ricordato: “Gli Stati Uniti cercarono di portare l’esercito della Georgia allo standard NATO. Secondo le disposizioni dell’accordo sulla cooperazione militare tra Washington e Tbilisi, un ampio e complesso programma fu lanciato per dare all’esercito georgiano un addestramento completo. Il Pentagono non solo inviò varie armi ed attrezzature militari, ma addestrò anche il personale e le unità di ogni tipo che componevano le forze armate della Repubblica. Le prime fasi del piano, nel periodo 2002-2004, previdero l’addestramento di base di soldati, sottufficiali e ufficiali georgiani“. Karjakin descrive in dettaglio l’operazione: “Per quanto riguarda le forniture puramente militari, Washington consegnò immediatamente a Tbilisi 10 elicotteri Iroquois e 1000 uniformi, oltre ad una serie di rilevatori di mine, per un valore di 1,6 milioni di dollari. Tra le forniture statunitensi vi furono anche due motovedette dell’US Coast Guard prodotte negli anni ’60, fucili automatici M4 (adottati dalle forze armate georgiane quale principale arma da fuoco individuale dei soldati, nel gennaio 2008), e mitragliatrici M40. L’addestramento dell’esercito georgiano, notiamo, costò non poco. Nel 2002-2004, nell’ambito del programma per addestrare ed equipaggiare la Georgia, il Pentagono spese 64 milioni di dollari per addestrare il personale della 1.ma brigata di fanteria, che contava circa 2500 uomini. Nel 2005-2006, spese altri 100 milioni di dollari per il Georgia’s Sustainment and Stability Operations Program per addestrare, equipaggiare e aggiornare la 2.da e la 3.za brigata di fanteria. Gli istruttori georgiani furono addestrati da specialisti statunitensi, nel frattempo, a gestire il personale della 4.ta e 5.ta brigata di fanteria, così come i riservisti georgiani. Inoltre, dal 2002, 60 istruttori delle forze speciali dell’esercito e dei marines statunitensi addestrarono i combattenti di quattro battaglioni e una compagnia da ricognizione delle forze armate della Georgia. Come fu detto, si trattava del programma di lotta al terrorismo. Nel quadro di altri due programmi, Foreign Military Financing (FMA) e International Military Education & Training (IMET) per la Georgia, Washington dal 2005 spese annualmente rispettivamente 11,9 milioni e 1,4 milioni di dollari. E quale fu il risultato? Quando nell’agosto 2008 le truppe georgiane tentarono di occupare l’Ossezia del Sud, si scoprì che quel denaro fu sprecato. Le forze armate della Georgia non completarono una sola operazione. Ciò accadde per una ragione elementare. È possibile armare un esercito con armi diverse e vestirlo con una nuova uniforme, ma alcun esercito avrà valore finché i soldati non capiscono per cosa combattono e per cosa dovrebbero, se necessario, morire. A mio parere, una situazione simile si ha addestrando l’esercito ucraino“.
Ma i nazionalisti ucraini sono motivati alla guerra, no?
Secondo Karjakin: “Continua ancora ad esserci una lotta fratricida nel Donbas. Sì, i nazionalisti combattono per le loro convinzioni e sono abbastanza motivati. Ma sono una minoranza nelle forze armate ucraine. La stragrande maggioranza dei soldati ucraini e una porzione significativa degli ufficiali non vogliono dare la vita all’attuale leadership di Kiev. Credo che l’addestramento con istruttori esteri dei militari ucraini non ponga una particolare minaccia al Donbas. E gli Stati Uniti, si deve presumere, non ripeteranno l’esperimento estremamente costoso della modernizzazione completa dell’esercito ucraino. A mio parere, gli istruttori dei Paesi della NATO hanno un obiettivo diverso questa volta: non ‘riformattare’ del tutto le FAU, ma sostenere morale e unità delle truppe ucraine nello scontro e nella vendetta con il Donbas“.
Ci sarà tale tentativo di vendicarsi?
Credo che tutte le chiacchiere sulla vendetta non siano altro che guerra psicologica. Sì, i sentimenti revanscisti di Kiev sono de facto sostenuti da Washington. Ma l’esempio della Georgia dimostra che la vendetta non basta“, concludeva Karjakin.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come gli Stati Uniti inondarono il mondo di Psyops

Robert Parry Consortium News 25 marzo 2017

Reagan con Rupert Murdoch, Charles Wick, Roy Cohn e Thomas Bolan

Documenti appena declassificati della biblioteca presidenziale di Reagan spiegano come il governo degli Stati Uniti abbia sviluppato sofisticate capacità per operazioni psicologiche che, negli ultimi tre decenni, hanno creato una realtà alternativa sia per le popolazioni dei Paesi presi di mira che per i cittadini statunitensi, una struttura che ha espanso l’influenza degli Stati Uniti all’estero e silenziato il dissenso interno. Walter Raymond Jr., specialista in propaganda e disinformazione della CIA, curò la “gestione della percezione” del presidente Reagan e i piani PSYOPS presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. I documenti rivelano la formazione di una burocrazia PSYOPS sotto la direzione di Walter Raymond Jr., specialista di operazioni segrete della CIA assegnato al personale del Consiglio di Sicurezza Nazionale del presidente Reagan, per aumentare l’importanza di propaganda e PSYOPS nel minare gli avversari degli Stati Uniti nel mondo e assicurare il sostegno pubblico alla politica estera e interna degli Stati Uniti. Raymond, paragonato a un personaggio di un romanzo di John LeCarré che passa facilmente inosservato, passò i suoi anni alla Casa Bianca di Reagan come oscuro burattinaio che fece del suo meglio per evitare l’attenzione del pubblico e, a quanto pare, neanche facendosi una foto. Delle decine di migliaia di fotografie di incontri alla Casa Bianca di Reagan, ne ho trovato solo una coppia mostrare Raymond seduto in gruppo e parzialmente nascosto da altri funzionari. Ma Raymond sembra aver capito la propria vera importanza. Nei dossier del NSC ho trovato lo scarabocchio di un organigramma con Raymond in alto tenere ciò che appaiono le fila utilizzate dai burattinai per controllare le marionette. Anche se è impossibile sapere esattamente ciò che tale Doodler avesse in mente, il disegno ritrae la realtà di un Raymond che dietro le tende operative controllava varie task force inter-agenzia responsabili della propaganda e della strategia PSYOPS.
Fino al 1980, PSYOPS era normalmente considerata una tecnica militare per minare la volontà del nemico diffondendo menzogne, confusione e terrore. Un caso classico fu il generale Edward Lansdale, considerato il padre delle moderne PSYOPS, che drenava il sangue dai cadaveri dei ribelli filippini, in modo che i compagni superstiziosi pensassero che un vampiro li cercasse come prede. In Vietnam, la squadra PSYOPS di Lansdale forniva previsioni astrologiche false e terribili sul destino dei leader nordvietnamiti e vietcong. In sostanza, l’idea PSYOPS era giocare sulle debolezze culturali di una popolazione presa di mira, in modo da poter essere più facilmente manipolata e controllata. Ma le sfide dell’amministrazione Reagan negli anni ’80 portarono a decidere che fossero necessarie anche le PSYOPS in tempo di pace e che le popolazioni bersaglio includessero quella statunitense. L’amministrazione Reagan era ossessionata dai problemi causati dalle divulgazioni degli anni ’70 sulle bugie del governo sulla guerra del Vietnam e le rivelazioni sugli abusi della CIA sia nel rovesciare governi democraticamente eletti che nel spiare i dissidenti statunitensi. La cosiddetta “sindrome del Vietnam” produsse un profondo scetticismo da parte dei cittadini statunitensi, così come nei giornalisti e politici, quando il presidente Reagan cercò di spacciare i suoi piani per intervenire nelle guerre civili, allora in corso in America centrale, Africa e altrove. Mentre Reagan vedeva l’America Centrale come “testa di ponte sovietica”, molti statunitensi videro i brutali oligarchi dell’America centrale e le loro forze di sicurezza sanguinarie massacrare preti, suore, sindacalisti, studenti, contadini e popolazioni indigene. Reagan e i suoi consiglieri capirono che dovevano trasformare quelle percezioni se speravano di ottenere i finanziamenti per sostenere i militari di El Salvador, Guatemala e Honduras, nonché i Contras del Nicaragua, la forza di predoni paramilitari organizzati dalla CIA contro il governo di sinistra del Nicaragua. Così, fu una priorità rimodellare la percezione pubblica per sostenere le operazioni militari del Centro America di Reagan sia nei Paesi presi di mira che tra gli statunitensi.

Una ‘PSYOP Totale’
Come il colonnello Alfred R. Paddock Jr. scrisse su un documento influente del novembre 1983, dal titolo “Le Operazioni Psicologiche militari e la strategia degli Stati Uniti”, “il previsto impiego delle comunicazioni per influenzare atteggiamenti o comportamenti dovrebbe, se usato correttamente, precedere, accompagnare e seguire tutte le operazioni belliche. In altre parole, le operazioni psicologiche sono un sistema d’armi dal ruolo importante in tempo di pace, nel conflitto a tutto spettro e durante il periodo successivo al conflitto”. Paddock continua, “Le operazioni psicologiche militari sono una parte importante delle ‘PSYOP Totali’, in pace e in guerra… Abbiamo bisogno di un programma di attività psicologiche integranti le nostre politiche e i programmi di sicurezza nazionale… La continuità di una commissione interagenzie permanente o un meccanismo di coordinamento necessario per lo sviluppo di una strategia coerente, in tutto il mondo le operazioni psicologiche, è assolutamente necessario”. Alcune note scritte da Raymond, di recente disponibili, mostrano un focus su El Salvador con l’attuazione di “ PSYOPS multimediali per tutta la nazione” attraverso raduni e media elettronici. “Radio e TV inoltre diffondono messaggi PSYOPS”, scriveva Raymond. La grafia ondulata di Raymond, spesso difficile da decifrare, nelle note chiariva che i programmi PSYOPS erano diretti anche contro Honduras, Guatemala e Perù. Un documento “top secret” declassificato da un dossier di Raymond, del 4 febbraio 1985, per il segretario della Difesa Caspar Weinberger, sollecitava l’attuazione piena della National Security Decision Directive 130 del presidente Reagan, firmata il 6 marzo 1984 e che autorizzava le PSYOPS in tempo di pace ampliandone oltre i limiti tradizionali dalle operazioni militari attive alle situazioni in tempo di pace in cui il governo degli Stati Uniti pretendeva vi fosse qualche minaccia agli interessi nazionali. “Questa approvazione fornì l’impulso per la ricostruzione della necessaria capacità strategica focalizzando l’attenzione sulle operazioni psicologiche quali strumenti nazionali, non solo militari, per garantire che le operazioni psicologiche siano pienamente coordinate con la diplomazia pubblica e le altre attività d’informazione internazionali”, affermava il documento per Weinberger. Tale maggiore impegno nelle PSYOPS portò alla creazione di un comitato per le operazioni psicologiche (POC), che doveva essere presieduto da un rappresentante del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Reagan, con vicepresidente del Pentagono e rappresentanti di Central Intelligence Agency, dipartimento di Stato e US Information Agency.Questo gruppo avrà il compito di pianificare, coordinare e attuare operazioni psicologiche a sostegno delle politiche e degli interessi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, secondo un “segreto” addendum a un memo del 25 marzo 1986 del col. Paddock, sostenitore delle PSYOPS divenuto direttore per le operazioni psicologiche dell’esercito degli Stati Uniti. “Il comitato sarà il centro del coordinamento tra le agenzie per dettagliare piani di emergenza per la gestione del patrimonio informativo nazionale durante la guerra, e per la transizione dalla pace alla guerra”, aggiungeva l’addendum. “Il POC deve cercare di assicurare che in tempo di guerra o durante le crisi (che possono essere definiti periodi di tensione acuta riguardanti una minaccia alla vita dei cittadini statunitensi o l’imminenza della guerra tra Stati Uniti e altre nazioni), gli elementi dell’informazione internazionale degli Stati Uniti sono pronti ad avviare procedure speciali per garantire coerenza politica, risposta tempestiva e rapida al pubblico destinatario”.

Prendendo forma
Il Comitato per le Operazioni Psicologiche assunse forma formale con un memo “segreto” del consigliere di Reagan per la Sicurezza Nazionale John Poindexter, il 31 luglio 1986. La sua prima riunione fu indetta il 2 settembre 1986 con un ordine del giorno concentrato sull’America Centrale e “Come altre agenzie possono sostenere il POC e completare i programmi del DoD in El Salvador, Guatemala, Honduras, Costa Rica e Panama”. Il POC ebbe anche il compito di ‘sviluppare le linee guida nazionali per le PSYOPS’ e ‘di formulare e attuare un programma PSYOPS nazionale’. Raymond venne nominato co-presidente del POC con l’agente della CIA Vincent Cannistraro, allora vicedirettore per i programmi d’Intelligence dello staff del NSC, secondo un appunto “segreto” del vicesottosegretario alla Difesa Craig Alderman Jr. Il promemoria notava anche che le future riunioni POC riguardavano i piani PSYOPS per le Filippine e il Nicaragua, con quest’ultimo dal nome in codice “Niagara Falls”. Il memo faceva riferimento anche a un “Progetto Touchstone”, ma non è chiaro a cosa puntasse tale programma PSYOPS. Un altro memo “segreto” del 1° ottobre 1986, con co-autore Raymond, riferiva del primo incontro del POC, il 10 settembre 1986, e osservava che “Il POC, ad ogni riunione, si concentrerà su un’area d’operazioni (ad esempio, America centrale, Afghanistan, Filippine)”. Il secondo incontro del POC, il 24 ottobre 1986, si concentrava sulle Filippine, secondo un appunto del 4 novembre 1986, sempre co-autore Raymond. “Il prossimo passo sarà un contorno ben elaborato per un piano PSYOPS che invieremo all’ambasciata per un commento”, affermava il memo. Il piano “in gran parte si focalizzava su una serie di azioni civiche di sostegno allo sforzo complessivo per sconfiggere l’insurrezione”, osservava un addendum. “V’è notevole preoccupazione sulla sensibilità di qualsiasi programma PSYOPS, data la situazione politica nelle Filippine di oggi”. In precedenza, nel 1986, nelle Filippine vi fu la cosiddetta “People Power Revolution”, che scacciò il vecchio dittatore Ferdinand Marcos, e l’amministrazione Reagan, che tardivamente tolse il sostegno a Marcos, cercava di stabilizzare la situazione politica per evitare che ulteriori elementi populisti avessero il sopravvento. Ma l’attenzione primaria dell’amministrazione Reagan continuava a volgersi all’America Centrale, come il “Piano Niagara Falls”, il programma PSYOPS contro il Nicaragua. Un appunto “segreto” del vicesottosegretario assistente del Pentagono del 20 novembre 1986, illustrava il lavoro del 4.to Gruppo per le operazioni psicologiche per tale piano “per la democratizzazione del Nicaragua”, con cui l’amministrazione Reagan intendeva “cambio di regime”. I dettagli precisi del ‘Piano Niagara Falls’ non furono divulgati dai documenti declassificati, ma la scelta del nome in codice suggerisce una cascata di PSYOPS. Altri documenti dei dossier NSC di Raymond illuminano sugli altri operatori chiave nelle PSYOPS e nei programmi di propaganda. Per esempio, in note non datate su sforzi per influenzare l’Internazionale socialista, per assicurare il supporto alla politica estera degli Stati Uniti da parte dei partiti socialisti e socialdemocratici in Europa, Raymond citava gli sforzi di “Ledeen e Gershman”, riferendosi agli operativi neoconservatori Michael Ledeen e Carl Gershman, altro neocon e presidente della National Endowment for Democracy (NED) finanziato dal governo degli Stati Uniti dal 1983 ad oggi. Anche se il NED è tecnicamente indipendente dal governo degli Stati Uniti, riceve la maggior parte del finanziamento (circa 100 milioni di dollari all’anno) dal Congresso. I documenti dagli archivi Reagan chiariscono che il NED fu organizzato per sostituire alcune operazioni segrete politiche e di propaganda della CIA, caduta in disgrazia negli anni ’70. All’inizio dai documenti del dossier di Raymond indicano il direttore della CIA William Casey spingere per la creazione del NED e Raymond, uomo di Casey nel NSC, consigliava e guidava spesso Gershman (La mano invisibile della CIA nei gruppi per la ‘democrazia’). Un’altra figura della costellazione di Raymond per la propaganda era il magnate dei media Rupert Murdoch, visto sia quale alleato politico fondamentale del presidente Reagan che come preziosa fonte di finanziamento per i gruppi privati che si coordinavano con le operazioni di propaganda della Casa Bianca. (“Rupert Murdoch: recluta la propaganda“) In una lettera del 1° novembre 1985 a Raymond, Charles R. Tanguy dei “Comitati per una Comunità delle Democrazie – Stati Uniti d’America” chiese a Raymond d’intervenire per garantire i finanziamenti di Murdoch al gruppo. “Vi saremo grati… se potesse trovare il tempo per telefonare a Murdoch e incoraggiarlo a darci una risposta positiva”, dice la lettera. Un altro documento, intitolato “Progetto Rafforzamento della Verità”, descrive come 24 milioni di dollari sarebbero stati spesi per potenziare le infrastrutture delle telecomunicazioni del “Progetto Rafforzamento della Verità”, permettendo una capacità tecnica dei media più efficiente e produttiva per le principali iniziative politiche del governo USA, come Democrazia Politica”. Il Piano Verità era il nome generale di un’operazione di propaganda dell’amministrazione Reagan. Per il mondo il programma fu classificato “diplomazia pubblica”, ma gli addetti ai lavori dell’amministrazione la chiamavano privatamente “gestione della percezione”. (La vittoria della gestione della percezione).

Ed Meese, Bill Casey, Ronald Reagan

I primi anni
La priorità originale del “Progetto Verità” era ripulire l’immagine del Guatemala, delle forze di sicurezza salvadoregne e dei Contras del Nicaragua, guidati da ex-ufficiali della Guardia Nazionale del deposto dittatore Anastasio Somoza. Per garantirsi il finanziamento militare costante a tali famigerate forze, la squadra di Reagan sapeva che doveva disinnescare la pubblicità negativa e in qualche modo avere il sostegno del popolo statunitense. In un primo momento, lo sforzo si concentrò su come estirpare i giornalisti statunitensi che scoprirono i fatti che minavano l’immagine pubblica desiderata. Nell’ambito di tale sforzo, l’amministrazione denunciò il corrispondente del New York Times Raymond Bonner per aver rivelato il massacro del regime salvadoregno di circa 800 uomini, donne e bambini del villaggio di El Mozote, nel nord-est di El Salvador, nel dicembre 1981. Accuracy in Media e organi d’informazione conservatori, come ad esempio la pagina editoriale del Wall Street Journal, si unirono al linciaggio di Bonner che fu ben presto licenziato. Ma tali sforzi furono in gran parte ad hoc e disorganizzati. Il direttore della CIA Casey, per anni nel mondo intrecciato tra business e intelligence, ebbe contatti importanti per creare una rete di propaganda sistemica. Riconobbe il valore dell’uso gruppi stabili noti per aver sostenuto i “diritti umani”, come Freedom House. Un documento dalla libreria Reagan mostra l’alto funzionario di Freedom House Leo Cherne, stendere un piano sulle condizioni politiche in El Salvador per Casey e promettere che Freedom House avrebbe richiesto “correzioni e cambiamenti” editoriali, perfino inviando il redattore per consultazione con chiunque Casey avrebbe assegnato alla revisione dei documenti. In una lettera al “Caro Bill” datata 24 giugno 1981, Cherne, presidente del comitato esecutivo di Freedom House, scrisse: “Sto allegando copia del progetto del manoscritto di Bruce McColm, specialista di Freedom House su America centrale e Caraibi. Questo manoscritto su El Salvador era quello di cui aveva esortato la preparazione e nella fretta di stenderlo il più rapidamente possibile appare abbastanza agitato. Lei aveva detto che venisse verificato con una precisione meticolosa dal governo e questo sarebbe molto utile…. Se ci sono domande sul manoscritto di McColm, suggerisco che chiunque vi lavori contatti Richard Salzmann presso l’Istituto di Ricerca (un’organizzazione in cui Cherne era direttore esecutivo). Era caporedattore presso l’Istituto e presidente del Comitato Salvador di Freedom House. Faccia in modo che correzioni e cambiamenti arrivino a Rita Freedman che lavora con lui. Se v’è un beneficio per Salzmann nel recarsi in qualsiasi momento per parlare con questa persona, è disponibile a farlo”. Nel 1982, Casey radunò alcuni potenti ideologi di destra per finanziare il piano “gestione della percezione”, sia con denaro che con i media. Richard Mellon Scaife era il rampollo della famiglia di banchieri, petrolieri e dell’alluminio Mellon che finanziò una serie di fondazioni di destra della famiglia, come Sarah Scaife e Cartagine, che finanziavano giornalisti e gruppi di riflessione di destra. Scaife pubblicava anche The Tribune Review di Pittsburgh, Pennsylvania. Un’operazione completa di “diplomazia pubblica” prese forma nel 1982, quando Raymond, un veterano con 30 anni di servizi clandestini della CIA, fu trasferito al NSC. Raymond divenne il centro della potente rete di propaganda, secondo una bozza inedita del comitato d’indagine del Congresso sull’Iran-Contra, che fu soppresso nell’ambito della transazione che permise a tre senatori repubblicani moderati di firmare la relazione finale e dare all’inchiesta una patina di bipartitismo. Anche se la bozza non indica Raymond nelle pagine iniziali, a quanto pare alcune informazioni provenivano da deposizioni classificate, il nome di Raymond apparve oltre nella bozza e le citazioni precedenti combaciano con il ruolo noto di Raymond. Secondo la bozza di relazione, l’ufficiale della CIA reclutato per lavorare nel NSC fu direttore delle personale della CIA per le operazioni coperte nel 1978-1982, ed era uno “specialista di propaganda e disinformazione”. “Il funzionario della CIA (Raymond) discusse del trasferimento con (il direttore della CIA) Casey e il consigliere del NSC William Clark, affinché fosse assegnato al NSC come successore di (Donald) Gregg (in qualità di coordinatore delle operazioni d’intelligence, nel giugno 1982) e ricevette l’approvazione per il coinvolgimento nella creazione del programma di diplomazia pubblica, insieme ai compiti d’intelligence”, afferma la bozza. Gregg era un altro alto funzionario della CIA assegnato al NSC prima di diventare consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente George HW Bush. “Nella prima parte del 1983, i documenti ottenuti dal Comitato Scelto (Iran-Contra) indicano che il direttore del personale dell’intelligence del NSC (Raymond) raccomandava con successo la creazione di una rete inter-governativa per la promozione e la gestione del piano di diplomazia pubblica, volto a creare sostegno alla politica dell’amministrazione Reagan in patria e all’estero”.

Guerra di idee
Durante la sua deposizione Iran-Contra, Raymond spiegò la necessità di questa struttura di propaganda, dicendo: “Non venne configurata in modo efficace per affrontare la guerra di idee”. Una delle ragioni di tale carenza fu che la legge federale proibiva che i soldi dei contribuenti venissero spesi per la propaganda interna o il lobbying per fare pressione sui rappresentanti del Congresso. Naturalmente, ogni presidente e suo team hanno grandi risorse per convincere il pubblico, ma per tradizione e legge si limitavano a discorsi, testimonianze e persuasione di ognuno dei legislatori. Ma il presidente Reagan vide la “sindrome del Vietnam” del pubblico statunitense come ostacolo alla sua politica aggressiva. Insieme a un’organizzazione governativa di Raymond, c’erano gruppi esterni desiderosi di cooperare e incassare. Tornando a Freedom House, Cherne ed i suoi soci erano a caccia di finanziamenti. In una lettera del 9 agosto 1982 a Raymond, il direttore esecutivo di Freedom House Leonard R. Sussman scrisse che “Leo Cherne mi ha chiesto d’inviare queste copie di Freedom Appeals. Probabilmente ha detto che abbiamo dovuto ridurre questo progetto per soddisfare le realtà finanziarie…, naturalmente, vorremmo espandere il progetto, ancora una volta, quando, come e se i fondi saranno disponibili. Propaggini del progetto appaiono in giornali, riviste, libri e servizi di radiodiffusione qui e all’estero. È un significativo canale unico di comunicazione”, proprio il centro del lavoro di Raymond. Il 4 novembre 1982, Raymond, dopo il trasferimento dalla CIA allo staff del NSC, ma quando era ancora ufficiale della CIA, scrisse al consigliere del NSC Clark sull’“Iniziativa Democrazia e i programmi informativi”, affermando che “Bill Casey mi ha chiesto di passare il seguente pensiero sul vostro incontro con (il miliardario di destra) Dick Scaife, Dave Abshire (allora membro del Foreign intelligence Advisory Board del presidente), e Co. Casey pranzò con loro oggi e discussero la necessità di muoversi nell’area generale per sostenere i nostri amici in tutto il mondo. Tale definizione comprende sia la ‘costruzione democrazia’… che rinvigorire i programmi dei media internazionali. Il DCI (Casey) si preoccupa anche del rafforzamento delle organizzazioni d’informazione del pubblico negli Stati Uniti, come Freedom House… Un pezzo fondamentale del puzzle è un serio sforzo per raccogliere fondi privati per generare slancio. Parlando di Scaife e Co. Casey suggerisce che sarebbero molto disposti a collaborare… Suggeriscono di far notare l’interesse della Casa Bianca nel sostegno privato all’Iniziativa Democrazia”. L’importante nell’organizzare segretamente fondi privati per la CIA e la Casa Bianca era che tali voci apparentemente indipendenti avrebbero rafforzato e convalidato gli argomenti in politica estera dell’amministrazione, con un pubblico che ritenesse che tali decisioni si basavano sul merito delle posizioni della Casa Bianca, e non sull’influenza dei soldi che cambiavano di mano. Come i venditori di olio di serpente che piazzavano complici tra la folla per suscitare entusiasmo nella panacea, i propagandisti dell’amministrazione Reagan assunsero alcuni ben pagati “privati”, nei pressi di Washington, per riprendere i “temi” della propaganda della Casa Bianca. Il ruolo della CIA in tali iniziative fu nascosto, ma non fu mai lontano dalla superficie. Una nota del 2 dicembre 1982 indirizzata a “Bud”, riferimento all’alto funzionario del NSC Robert “Bud” McFarlane, descriveva una richiesta di Raymond per un breve incontro. “Quando (Raymond) tornò da Langley (quartier generale della CIA), aveva una lettera di proposta… per il Progetto Democrazia da 100 milioni di dollari”, affermava la nota. Mentre Casey tirava le fila di tale progetto, il direttore della CIA incaricò i funzionari della Casa Bianca di nascondere la mano della CIA. “Ovviamente ci siamo (della CIA),ma non dovremmo apparire nello sviluppo di tale organizzazione, né sembrarne sponsor o sostenitori”, scriveva Casey in una lettera non datata per l’allora consigliere della Casa Bianca Edwin Meese III, mentre Casey sollecitava la creazione di un “Fondo nazionale” (National Endowment). Ma la formazione del National Endowment for Democracy, con le sue centinaia di milioni di dollari del governo degli Stati Uniti, richiese ancora mesi. Nel frattempo, l’amministrazione Reagan avrebbe dovuto radunare dei donatori privati per far avanzare la propria propaganda. “Svilupperemo uno scenario per ricevere finanziamenti privati” scrisse il consigliere del NSC Clark a Reagan in un appunto del 13 gennaio 1983, aggiungendo che il direttore dell’US Information AgencyCharlie Wick si è offerto di prendere l’iniziativa. Potremmo dovervi richiamare per incontrare un gruppo di potenziali donatori”. Nonostante il successo di Casey e Raymond nell’arruolare ricchi conservatori per i finanziamenti privati delle operazioni di propaganda, Raymond era preoccupato che lo scandalo potesse scoppiare sul coinvolgimento della CIA. Raymond si dimise formalmente dalla CIA nell’aprile 1983 così, disse, “non ci sarebbe alcun dubbio su una qualsiasi contaminazione”. Ma Raymond continuò ad agire verso il pubblico degli Stati Uniti similmente a un ufficiale della CIA che dirigeva un’operazione di propaganda in un Paese straniero ostile. Raymond si agitò anche sulla legittimità del ruolo continuo di Casey. Raymond confidò in una nota che era importante “escludere (Casey) dal giro”, ma Casey non fece mai marcia indietro e Raymond continuò ad inviare relazioni al suo vecchio capo fino al 1986. Fu “il genere di cose che (Casey) aveva ampio interesse da cattolico”, Raymond alzò le spalle durante la deposizione Iran-Contra, e poi avanzò la scusa che Casey avesse intrapreso tale interferenza chiaramente illegale in politica interna “non tanto in quanto capo della CIA, ma come capo-consigliere del presidente”.

Propaganda in tempo di pace
Nel frattempo, Reagan iniziò a porre l’autorità formale su tale inaudita burocrazia propagandistica in tempo di pace. Il 14 gennaio 1983, Reagan firmò la National Security Decision Directive 77, dal titolo “Gestione della diplomazia pubblica relativa alla sicurezza nazionale”. Nella NSDD-77, Reagan riteneva “necessario rafforzare organizzazione, pianificazione e coordinamento dei vari aspetti della diplomazia pubblica del governo degli Stati Uniti”. Reagan ordinò la creazione di un gruppo di pianificazione speciale nel Consiglio di Sicurezza Nazionale per dirigere queste campagne di “diplomazia pubblica”. Il gruppo di progettazione sarebbe stato diretto da Walter Raymond e uno dei suoi avamposti principali sarebbe stato il nuovo Ufficio di Diplomazia Pubblica per l’America Latina, presso il Dipartimento di Stato, ma controllato dal NSC. (Uno dei direttori dell’ufficio diplomazia pubblica latino-americano fu il neoconservatore Robert Kagan, che più tardi avrebbe co-guidato il Progetto per il Nuovo Secolo Americano, nel 1998, divenendo il primo promotore dell’invasione dell’Iraq presso il presidente George W. Bush, nel 2003). Il 20 maggio 1983, Raymond raccontò in una nota che 400000 dollari furono raccolti dai donatori privati presso la Situation Room della Casa Bianca dal direttore dell’US Information Agency Charles Wick. Secondo tale nota, il denaro fu diviso tra le diverse organizzazioni, come Freedom House e Accuracy in Media, un’aggressiva organizzazione mediatica di destra. Quando scrissi di quella nota nel mio libro del 1992, Ingannare l’America, Freedom House negò di aver ricevuto denaro dalla Casa Bianca o di collaborare con qualsiasi campagna propagandistica di CIA/NSC. In una lettera di Freedom House, Sussman chiamò Raymond “fonte di seconda mano” e insisté che “questa organizzazione non ha bisogno di alcun finanziamento speciale per prendere posizioni… su tutte le questioni di politica estera”. Ma non aveva senso che Raymond mentisse ad un superiore in un memorandum interno. Chiaramente, Freedom House era al centro dei piani dell’amministrazione Reagan per aiutare i gruppi di sostegno alle sue politiche in America Centrale, in particolare la guerra dei Contra organizzata dalla CIA contro il regime sandinista in Nicaragua. Inoltre, i documenti della Casa Bianca rilasciati in seguito rivelavano che Freedom House continuava ad aver la sua parte nei finanziamenti. Il 15 settembre 1984, Bruce McColm, scrivendo dal Centro Studi Caraibi e America Centrale della Freedom House, inviò a Raymond “una breve proposta di progetto sul Nicaragua del Centro per il 1984-1985. Il progetto combina elementi della proposta di storia orale con la pubblicazione di documenti sul Nicaragua”, un libro che doveva screditare l’ideologia e le pratiche dei sandinisti. “Mantenere la parte della storia orale del progetto aumenta i costi complessivi; ma le discussioni preliminari con i registi mi hanno dato l’idea che un improprio documentario potrebbe essere girato sulla base di questi materiali”, scrisse McColm, riferendosi ad un film del 1984 che criticava ferocemente la Cuba di Fidel Castro. “Un film del genere avrebbe dovuto essere il lavoro di un rispettato regista latinoamericano o europeo. I film statunitensi sull’America Centrale sono semplicemente ideologicamente rozzi ed artisticamente scarsi”. Nella lettera di tre pagine di McColm si legge qualcosa di molto simile a un passo di un libro o film, cercando d’interessare Raymond nel finanziamento del progetto: “I Quaderni del Nicaragua saranno anche facilmente accessibili al lettore comune, al giornalista, opinionista, al mondo accademico e simili. Il libro sarà distribuito equamente in generale in questi settori e sono sicuro che sarà estremamente utile. Già costituiscono una forma di samizdat della Freedom House, dato che li distribuisco ai giornalisti negli ultimi due anni, mentre lo ricevo da nicaraguensi scontenti”. McColm propose un faccia a faccia con Raymond a Washington e allegò una proposta di sei pagine per la concessione di 134100 dollari. In base alla proposta, il progetto doveva includere “la distribuzione gratuita ai membri del Congresso e ai principali funzionari pubblici; distribuzione nelle gallerie, prima della pubblicazione, per la massima pubblicità e recensioni tempestive su giornali e riviste di attualità; conferenze stampa della Freedom House a New York e presso il National Press Club di Washington DC; articolo da fare circolare in più di 100 giornali…; distribuzione di un’edizione in spagnolo nelle organizzazioni ispaniche negli Stati Uniti e in America Latina; disposizione della distribuzione in Europa attraverso i contatti della Freedom House”. I documenti che ho trovato nella biblioteca Reagan non indicano cosa poi successe a questa specifica proposta. McColm non rispose ad una richiesta via e-mail di commento in merito al piano sui documenti nicaraguensi o la precedente lettera di Cherne (morto nel 1999) a Casey sulla modifica del manoscritto di McComb. Freedom House fu il principale critico del governo sandinista del Nicaragua e divenne anche uno dei maggiori destinatari del denaro del National Endowment for Democracy finanziato degli Stati Uniti, fondato nel 1983 sotto l’egida del piano Casey-Raymond.
Gli ultimi documenti resi pubblici, declassificati tra il 2013 e il 2017, mostrano come questi sforzi Casey-Raymond si fusero creando una formale burocrazia PSYOP nel 1986, sempre sotto il controllo operativo di Raymond nel NSC. La combinazione dei programmi di propaganda e PSYOP sottolinea la potenza che il governo degli Stati Uniti, sviluppato più di tre decenni fa, nel diffondere notizie tendenziose, distorte o false. (Casey è morto nel 1987; Raymond nel 2003). Nel corso di questi decenni, anche se la Casa Bianca è passata da repubblicani ai democratici e dai repubblicani ai democratici, lo slancio creato da William Casey e Walter Raymond ha continuato a perpetrare tali strategie di “gestione delle percezione/PSYOPS”. Negli ultimi anni, la formulazione è cambiata, lasciando il posto ad eufemismi più piacevoli come “smart power” e “comunicazioni strategiche” ma l’idea è sempre la stessa: come utilizzare la propaganda per spacciare la politica del governo degli Stati Uniti all’estero e in patria.

Reagan, Charles Wick, Stephen Rhinesmith, Don Regan, John Poindexter, George Bush, Jack Matlock e Walter Raymond

Il giornalista investigativo Robert Parry rivelò l’Iran-Contra presso The Associated Press e Newsweek negli anni ’80. È possibile acquistare il suo ultimo libro America’s Stolen Narrative qui e presso Barnes and Noble.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina nasconde la perdita di 30000 soldati

Fort Russ 24 marzo 2017

Il 20 marzo, il portavoce del ministero della Difesa ucraina Andrej Lysenko affermava che solo 2629 soldati ucraini erano caduti e 9453 feriti dall’inizio della guerra contro il Donbas. Secondo l’analista militare russo Aleksandr Khrolenko, Kiev sottostima drasticamente le perdite e nasconde la progressiva disintegrazione statale dell’Ucraina. Secondo le cifre ufficiali delle Nazioni Unite, il totale delle vittime nella guerra nell’Ucraina orientale ammonta a 10056 morti e 22800 feriti. Nel frattempo, l’intelligence tedesca stimava nel solo 2015 che decine di migliaia di soldati ucraini erano stati uccisi e che il totale delle vittime civili e militari nel conflitto arriverebbe a 50000. La sottovalutazione delle perdite non solo non combacia con le altre stime internazionali, ma contraddice i dati ucraini su mezzi ed equipaggiamenti perduti. Khrolenko cita la relazione dell’ucraina Apostrof, secondo cui “l’esercito ucraino ha perso più di 300 carri armati, più della metà dei blindati e il 50% dell’artiglieria”. Dopo la battaglia di Ilovajsk, ricorda Khrolenko, lo stesso presidente ucraino Poroshenko parlò di “60-65% materiale militare in prima linea nella zona del conflitto distrutto”. Khrolenko si pone domande sulla logica ufficiale ucraina: “Forse queste migliaia di equipaggiamenti delle forze armate ucraine furono distrutte separatamente dai soldati, e tutti gli equipaggi, paracadutisti ed artiglieri sono rimasti illesi… Dopo tutto, sul campo di battaglia carri armati e veicoli da combattimento della fanteria bruciano, di regola, con i loro equipaggi”.
Citando i Military Balance 2013 e 2016 dell’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici, Khrolenko sottolinea: “Così, probabilmente le perdite delle forze armate ucraine in oltre tre anni di spedizione punitiva nel Donbas ammontano a circa 30000 uomini”, cifra suggerita dal confronto delle perdite in materiale militare, mezzi e personale. Tali massicce perdite, chiarisce Khrolenko, testimoniano il fallimento della guerra ucraina al Donbas: “Da più di mille giorni e notti si trascina una guerra civile logica conclusione della ‘rivoluzione della dignità’, un ‘piano colorato’ di Stati Uniti e Unione europea. In questo periodo, le forze armate ucraine hanno condotto decine di operazioni offensive (punitive) per cercare di occupare le zone residenziali nei territori delle RPD e RPL. Praticamente tutte conclusesi con un fallimento”. La leadership di Kiev e i ‘figli della Majdan’, dice Khrolenko, non hanno imparato la lezione. La retorica anti-russa non può nascondere per sempre che l’“operazione antiterrorismo” ucraina nel Donbas è divenuta il centro del mercato nero, mentre il Paese è economicamente al collasso, gli accordi di Minsk non sono rispettati e le truppe di Kiev e dei neonazisti si sparano.
Nel frattempo, il comitato investigativo della Russia ha aperto 104 procedimenti sui crimini ucraini nel Donbas, e nel 2016 più di 100000 ucraini hanno acquisito la cittadinanza russa, il 49% in più rispetto al 2015. “Con tale tempistica, l’operazione antiterrorismo potrebbe far tornare l’Ucraina alla Russia entro 30-40 anni”, conclude Khrolenko.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora