Sud America in pericolo: gli USA installeranno una nuova base militare in Perù

Ariel Noyola Rodriguezprovincias-loretoDopo l’impeachment parlamentare di Dilma Rousseff (Brasile) e l’arrivo di Mauricio Macri alla Casa Rosada (Argentina), gli Stati Uniti cercano disperatamente di aumentare la propria presenza militare in America Latina, e in particolare nel Cono Sud. Il Perù, uno dei Paesi dell’Alleanza del Pacifico, è l’ultima vittima delle incursioni imperiali di Washington. Il governo regionale di Amazonas (Perù) approvava alla fine del 2016 l’installazione di una nuova base militare degli Stati Uniti che, per l’opinione pubblica, viene presentata come centro di risposta alle catastrofi naturali.
Solo a un paio di giorni dall’uscita dalla Casa Bianca, Barack Obama decideva di non perdere l’opportunità di rafforzare il dispiegamento di forze statunitensi in Sud America. E’ il caso del governo regionale di Amazonas (Perù), del Comando del Sud America (‘US Southern Command’) e della società Partenon Contractista EIRL, che hanno firmato il progetto per installare una nuova base militare camuffata da Centro operativo d’emergenza regionale (COER) di Amazonas. Il finanziamento dell’opera sarà poco più 1,35 milioni di dollari, al 29 dicembre 2016, e sarà completato in circa 540 giorni. Secondo le informazioni fornite dal governo peruviano, la base militare degli Stati Uniti avrà un eliporto di 625 metri quadrati; due edifici, il primo un magazzino per aiuti umanitari da 1000 metri quadrati, e il secondo per ospitare il COER insieme ai moduli operativi (logistica, comunicazione, monitoraggio e analisi, ecc); inoltre disporrà di una sala riunioni, una multimediale, camere da letto e un parcheggio di 800 metri quadrati. Senza dubbio, questo è interventismo travestito da aiuti umanitari. Contrariamente a ciò che svolgerebbe ufficialmente, non si tratta della strategia per rafforzare la capacità di risposta dei peruviani alle calamità naturali. I militari degli Stati Uniti affondano gli artigli nel Cono Sud con l’approvazione del presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski. La sovranità del Sud America è in pericolo.
Gli Stati Uniti non hanno più bisogno di lanciare guerre di conquista per affermare la propria egemonia sul territorio latino-americano; ora il dominio avviene in modo molto più sottile: attraverso iniziative per la militarizzazione segreta. Oltre alla lotta al terrorismo, Washington utilizza la lotta al narcotraffico e un presunto impegno a rispettare i diritti umani come scuse per immischiarsi negli affari interni di altri Paesi.
Il Perù è una piattaforma decisiva per gli Stati Uniti nel consolidare il loro piano per dominare il Sud America, una zona che, come sappiamo, ha immense riserve strategiche in risorse naturali (gas, petrolio, metalli, minerali, etc.). Almeno negli ultimi dieci anni, i governi sudamericani hanno inflitto una tremenda battuta d’arresto all’influenza economica e geopolitica degli Stati Uniti nel continente. Tuttavia, dal 2009 il Perù non oppone resistenza alle incursioni imperiali di Washington, diventando uno dei Paesi latino-americani dalla maggiore presenza di forze armate degli Stati Uniti nel territorio, e prima di approvare l’installazione della nuova base militare nel dipartimento di Amazonas, il Comando Sud degli stati Uniti si era stabilito comodamente nelle regioni di Lambayeque, Trujillo, Tumbes, Piura, San Martin e Loreto. Va notato che la cooperazione militare tra Washington e Lima è non limitata all’installazione di basi militari; gli Stati Uniti sono entrati pienamente nell’apparato della sicurezza e della difesa. Con l’autorità del Ministero della Difesa del Perù, le Unità speciali d’intervento del Comando congiunto delle Forze Armate, il Comando per l’intelligence e le operazioni speciali congiunte e la componente speciale VRAEM sono stati addestrati dalle forze statunitensi tra maggio e settembre 2016. In parallelo, le forze peruviane hanno condotto una serie di esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti, secondo le loro argomentazioni, per rafforzare la strategia difensiva verso aggressioni estere; una delle esercitazioni più importanti è Forze Silenziose (SIFOREX, in breve), che si svolge ogni due anni nel mare di Grau, considerata uno delle maggiori esercitazioni navali internazionali.
Il Perù riflette chiaramente come il Sud America viva momenti critici e una forte campagna d’infiltrazione. Insieme alle difficoltà economiche, la regione è vittima di una potente offensiva estera che cerca, sotto varie forme, di rafforzare la presenza di Washington. Le incursioni militari statunitensi nella regione avanzano rapidamente grazie ai vari governi conservatori, soprattutto dall’arrivo di Mauricio Macri alla presidenza dell’Argentina e dall’impeachment parlamentare di Dilma Rousseff in Brasile, e nel continuo sforzo per minare l’influenza di Paesi come Cina, Russia e Iran. Armare fino ai denti il Perù è vitale per gli Stati Uniti, per poter installare un’altra base militare in Argentina, proprio al confine con Paraguay e Brasile. Indubbiamente, la costruzione di un futuro migliore per i Paesi del Sud America è in serio pericolo…naval-forces-conclude-siforexTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La creazione di notizie false per delegittimare Trump

Dr. Paul Craig Roberts, Global Research, 7 gennaio 2017the-apple-doesnt-fall-far-from-the-treePer molte settimane abbiamo assistito al straordinario attacco della CIA e dei suoi agenti al Congresso e nei media all’elezione di Donald Trump. Con un’azione senza precedenti per delegittimare l’elezione di Trump quale prodotto dell’interferenza russa nelle elezioni, CIA, media, deputati e senatori hanno costantemente avanzato accuse farneticanti senza alcuna prova. Il messaggio della CIA a Trump è chiaro: segui la nostra agenda o ti ostacoleremo. E’ chiaro che la CIA è in guerra contro Trump, ma i media della CIA hanno capovolto i fatti nella loro testa e incolpano Trump di avere una visione negativa della CIA. Si consideri l’articolo del 4 gennaio del Wall Street Journal di Damian Paletta e Julian E. Barnes, che inizia così: “Il presidente eletto Donald Trump, aspro critico delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti…” I due presstituti infilano la falsa notizia mettendo una scarpa sull’altro piede. È Trump che critica con durezza, piuttosto che essere vittima di aspre accuse della CIA. Messa così, la storia continua: “I funzionari della Casa Bianca sono sempre più frustrati dagli scontri di Trump con i funzionari dell’intelligence. “E’ spaventoso”, ha detto il funzionario. “Nessun presidente ha mai attaccato la CIA uscendone bene”.” Ora che la storia è Trump accusa la CIA e non la CIA che accusa Trump, si monta il caso contro Trump: “Gli analisti abituati a una maggiore coesione con la Casa Bianca, sono “scossi” dallo scetticismo di Trump della valutazione della CIA secondo cui Putin l’ha eletto. Trump dovrebbe rispondere all’accusa dicendo: non sono legittimo. Quindi cedere la presidenza”.
Assange di WikiLeaks ha dichiarato in modo inequivocabile che non vi fu alcun hackeraggio. L’informazione data a Wikileaks è una fuga, suggerendo che provenisse dal Democratic National Committee. Che Trump la veda così significa, secondo un funzionario non identificato, che “E’ abbastanza orribile per me che si schieri con Assange sulle agenzie di intelligence“. Vedete, Trump dovrebbe schierarsi con la CIA che cerca di distruggerlo. La CIA si spara ai piedi? Come può l’agenzia dalla politica del controllo che manipola le informazioni, sostenere il presidente quando non si fida dell’agenzia? Beh, ci sono i media da utilizzare per controllare le spiegazioni e bloccare il presidente. Nel suo libro appena pubblicato, La CIA e la criminalità organizzata, Douglas Valentine riferisce che dai primi anni ’50 il successo dell’Operazione Mockingbird della CIA ha consegnato ai suoi rispettati agenti New York Times, Newsweek, CBS e altri media, contando da quattrocento a seicento agenti nei media. E non finisce qui. La CIA ha istituito una rete d’intelligence strategica con riviste e case editrici, così come organizzazioni studentesche e culturali, usandola come copertura per le operazioni segrete, anche politiche e di guerra psicologica contro i cittadini statunitensi. In altre nazioni, il programma mirava a quello che Cord Meyer chiama “sinistra compatibile”, che negli USA sono liberali e altri pseudo-intellettuali facilmente influenzabili. Tutto questo è in corso, pur essendo stato svelato alla fine degli anni ’60. Vari progressi tecnologici, come Internet, hanno ampliato la rete nel mondo e molti non si rendono nemmeno conto di farne parte, promuovendo la linea della CIA. ‘Assad è un macellaio,’ si dice, o ‘Putin uccide i giornalisti’ o ‘La Cina è repressiva’. Non hanno idea di cosa parlano, ma rimbeccano tutta questa propaganda. E c’è Udo Ulfkotte che, attingendo dalla sua esperienza come redattore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha scritto un libro in cui riferisce che la CIA ha una mano su ogni giornalista importante in Europa.
Alcuni che difendono la verità sperano che l’influenza declinante dei media controllati dalla CIA comprometterà la capacità dello Stato profondo di controllare la narrazione. Tuttavia, CIA, Dipartimento di Stato e a quanto pare Pentagono, già operano nei social media e usano troll nei commenti per screditare chi cerca la verità. I redattori del New York Times si sono rivelati strumenti della CIA, avallando ogni pretesa assurda sulla pirateria russa nonostante la totale assenza di qualsiasi prova o addirittura di qualsiasi prova di hackeraggio, denunciando Trump per non credere alle accuse infondate delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Di fronte agli sforzi di James Clapper e John Brennan per delegittimare la presidenza di Donald Trump, il NYTimes si chiede: “Che ragione plausibile potrebbe avere Donald Trump nel cercare così duramente di screditare le agenzie d’intelligence statunitensi e la loro scoperta che la Russia ha interferito nelle elezioni presidenziali?” Tale questione richiede una appropriata domanda: “Che motivo plausibile potrebbe avere il NYTimes per cercare così accanitamente di screditare la presidenza di Donald Trump, sulla base di accuse farneticanti senza prove?
Le notizie false proliferano. Oggi (6 gennaio) Reuters riferiva: “La CIA ha individuato funzionari russi che fornivano materiale del Comitato Nazionale Democratico e dei capi di partito a Wikileaks sotto la supervisione del Presidente russo Vladimir Putin attraverso terzi, secondo un nuovo rapporto dell’intelligence degli Stati Uniti, affermano (anonimi) alti funzionari degli Stati Uniti“. Forse ciò che Reuters intendeva dire è questo: “I funzionari che hanno parlato in condizione di anonimato hanno affermato che la CIA ha individuato i funzionari russi che hanno dato a Wikileaks le e-mail, ma i funzionari non hanno detto chi fossero, né come li avessero identificati“. In altre parole, la storia di Reuters è solo un’altra finzione della CIA diffusa come favore da un suo media. Come Udo Ulfkotte ha detto, funziona così. Successivamente Reuters diceva che la relazione è top secret, che naturalmente significa che non si vedrà mai alcuna prova a sostegno dell’affermazione della CIA. Dovremmo credere che la CIA possieda informazioni che non può svelare. L’articolo di Reuters non ci vede nulla di strano. Un altro favore da un agente. Le notizie tendenziose della Reuters dicono che il materiale inviato a WikiLeaks dal servizio segreto militare della Russia aveva seguito “un percorso tortuoso” in modo che Assange non sapesse dell’origine del materiale e quindi potesse dire di non averlo ricevuto da un’agenzia di Stato. Che succede? Diverse cose vengono in mente. Forse si tenta di costringere Assange a rivelare la sua fonte (che potrebbe essere un membro dello staff del DNC misteriosamente ucciso per strada), e ciò sarebbe un modo sicuro per sbarazzarsi di Wikileaks. Wikileaks non ha mai rivelato le sue fonti. Una volta che lo facesse, non riceverebbe ulteriori fughe. Un’altra possibilità è che persistendo nell’accusare in modo infondato Trump di essere stato eletto da Putin, la CIA chiarisca a Trump che fa sul serio. Trump è un uomo forte, ma non stupitevi se uscirà dal briefing con la CIA accettandone la storia, comprendendo che l’alternativa alla complicità con la CIA possa essere la morte.90c35446ff263f3b36bbdf50672a3e99Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La politica estera degli USA e la campagna per destabilizzare la Presidenza Trump

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 5 gennaio 2017
Nota: Questo articolo si basa in parte su testi scritti dall’autore prima delle elezioni negli Stati Uniti.protests-nov-13jpg-jpg-size-custom-crop-1086x695Introduzione
Obama ha formalmente accusato Mosca d’interferire nelle elezioni degli Stati Uniti per conto di Donald Trump. Si tratta di gravi accuse. Considerando che le sanzioni sono dirette contro la Russia, l’intento finale è minare la legittimità del presidente eletto Donald Trump e la sua posizione in politica estera su Mosca. Secondo i media statunitensi, le sanzioni contro Mosca avevano lo scopo di “bloccare il presidente eletto Donald J. Trump” perché “ha costantemente messo in dubbio” che Putin fosse coinvolto nel presunto hackeraggio del DNC. In un precedente articolo sull’ingerenza del Cremlino, il New York Times (15 dicembre) definiva Donald Trump “…un utile idiota“… un presidente che non sa di essere stato prodotto da una scaltra potenza straniera. Ma le accuse a Trump sono andate ben oltre la storia del “blocco”. La verità non detta sull’ordine esecutivo di Obama è che punisce Trump piuttosto che Putin. L’obiettivo non è “bloccare” il presidente eletto per la “scarsa familiarità con l’intelligence“. Al contrario: la strategia è delegittimare Donald Trump accusandolo di alto tradimento. In questi ultimi sviluppi, il direttore della National Intelligence James Clapper ha “confermato” che il presunto attacco informatico russo è una “minaccia esistenziale al nostro modo di vita“. “Che si tratti o no di un atto di guerra (della Russia contro gli Stati Uniti) penso che sia un’accusa politica molto grave che non credo la comunità dell’intelligence non dovrebbe fare“, ha detto Clapper. Quell'”atto di guerra”, non della Russia, ma contro la Russia, sembra sia stato approvato dall’amministrazione Obama: diverse migliaia di carri armati e truppe statunitensi sono impiegati alle porte della Russia nell’ambito dell'”Operazione Atlantic Resolve” diretta contro la Federazione Russa. Tali dispiegamenti militari sono parte della “vendetta” di Obama contro la Russia per la presunta pirateria moscovita delle elezioni statunitensi? È una procedura “accelerata” dal presidente, supportato dall’intelligence degli Stati Uniti, destinata a creare caos politico e sociale prima della nascita dell’amministrazione Trump, il 20 gennaio? Secondo DINA News del Donbas: “Un massiccio dispiegamento militare degli Stati Uniti (ai confini della Russia) dovrebbe essere pronto entro il 20 gennaio“. La follia politica prevale, e potrebbe potenzialmente scatenare la terza guerra mondiale. Nel frattempo la “vera storia” dell’hackeraggio non è notizia da prima pagina. I media mainstream l’ignorano.

Destabilizzare la Presidenza Trump
L’intento finale di tale campagna dei neocon e della fazione dei Clinton è destabilizzare la presidenza Trump. Prima delle elezioni dell’8 novembre, l’ex-segretario della Difesa e direttore della Cia Leo Panetta lasciò intendere che Trump fosse una minaccia alla sicurezza nazionale. Secondo The Atlantic, Trump è un “candidato manciuriano moderno” al servizio degli interessi del Cremlino. Dopo il voto dei Grandi Elettori (a favore di Trump) e delle sanzioni di Obama nei confronti di Mosca, le accuse di tradimento contro Donald Trump sono aumentate: “Lo spettro del tradimento aleggia su Donald Trump. Ne ha la responsabilità respingendo l’invito bipartisan su un’indagine dell’hackeraggio della Russia del Comitato Nazionale Democratico come attacco politico “ridicolo” alla legittimità della sua elezione a presidente“. (Boston Globe, 16 dicembre)
I liberali suggeriscono che il Presidente eletto Donald Trump sia colpevole di tradimento dopo che il presidente Obama annunciava nuove sanzioni contro la Russia e Trump elogiava la risposta di Vladimir Putin alle sanzioni“. (Daily Caller, 30 dicembre, 2016)

Gestione coordinata per destabilizzare la Presidenza Trump?
Trump “va a letto con il nemico”? Gravi accuse presumibilmente avviate dai servizi segreti degli Stati Uniti che non possono essere ignorate. Saranno dimenticate una volta che Trump sarà alla Casa Bianca? Improbabile. Fanno parte della propaganda di potenti interessi corporativi. Ciò che è in gioco è un’operazione accuratamente coordinata per destabilizzare la presidenza Trump e caratterizzata da diverse componenti. L’obiettivo centrale di tale piano contro Trump è garantire la continuità della politica estera dei neocon orientata alla guerra mondiale e alla conquista economica del mondo, che ha dominato il panorama politico degli Stati Uniti dal settembre 2001. Vediamo una prima rassegna sulla natura della posizione in politica estera dei neocon.

Base della politica estera dei neocon
Dopo l’11 settembre 2001, due importanti cambiamenti nella politica estera degli Stati Uniti furono concepiti nell’ambito della Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS) del 2001. Il primo fu l’inasprimento della “guerra globale al terrorismo” contro al-Qaida, e il secondo ha introdotto la dottrina della “guerra difensiva preventiva”. L’obiettivo era presentare “l’azione militare preventiva” come guerra di “autodifesa” contro due categorie di nemici, “Stati canaglia” e “terroristi islamici”: “La guerra globale contro i terroristi è un’impresa globale di durata incerta…. gli USA agiranno contro tali minacce emergenti prima che siano completamente formate“. (National Security Strategy, Casa Bianca, 2002)
La dottrina della guerra preventiva include anche l’uso preventivo di armi nucleari come “primo colpo” (quale strumento di “autodifesa”) nei confronti di Stati nucleari e non nucleari. Tale concetto fu saldamente approvato da Hillary Clinton nella sua campagna elettorale. A sua volta, la “guerra globale al terrorismo” (GWOT) lanciata dopo l’11 settembre ebbe un ruolo centrale nel giustificare l’intervento militare USA-NATO in Medio Oriente per “motivi umanitari” (R2P), tra cui l’imposizione delle cosiddette “No Fly Zone”. La GWOT è pietra angolare della propaganda dei media. Le dimensioni militari e d’intelligence del piano dei neocon sono contenute nel Progetto per il Nuovo Secolo Americano formulato prima dell’ascesa di George W. Bush alla Casa Bianca. Il PNAC impone anche la “rivoluzione negli affari militari” che richiede un enorme bilancio assegnato allo sviluppo di sistemi di armi avanzati, tra cui una nuova generazione di armi nucleari. L’iniziativa del PNAC fu lanciata da William Kristol e Robert Kagan, la cui moglie Victoria Nuland ha giocato un ruolo chiave come assistente della segretaria di Stato Clinton nel pianificare il colpo di Stato euro-majdan in Ucraina. Il piano neocon include anche “cambio di regime”, “rivoluzioni colorate”, sanzioni economiche e riforme macroeconomiche dirette contro i Paesi non conformi alle richieste di Washington. A sua volta, la globalizzazione della guerra supporta l’agenda economica globale di Wall Street: I negoziati segreti per i blocchi commerciali in Atlantico e Pacifico (TPP, TTIP, CETA, TISA), accoppiati alla “sorveglianza” di FMI-Banca Mondiale-OMC, sono parte integrante di tale piano egemonico, intimamente legato alle operazioni militari e d’intelligence degli Stati Uniti.ccx1l4muuaaah-i“Lo Stato profondo” e lo scontro di potenti interessi corporativi
Il capitalismo globale non è affatto monolitico. La posta in gioco sono rivalità fondamentali nella dirigenza statunitense segnata dallo scontro tra fazioni aziendali in competizione, ognuna intenta a esercitare il controllo sulla presidenza degli Stati Uniti. A questo proposito, Trump non è del tutto in mano ai gruppi di pressione. Come membro della dirigenza, è proprio sponsor e finanziatore. La sua agenda in politica estera, che dichiara l’impegno a rivedere il rapporto di Washington con Mosca, non è conforme completamente agli interessi dell’industria della difesa che ha sostenuto la candidatura di Clinton. Ci sono potenti interessi corporativi da entrambe le parti, che ora si scontrano. Vi sono anche alleanze sovrapposte e “trasversali” nella dirigenza aziendale. Quello a cui si assiste sono le “rivalità inter-capitaliste” nel campo delle banche, petrolio ed energia, complesso militare industriale, ecc. “Lo Stato profondo” è diviso? Queste rivalità sono caratterizzate anche da divisioni strategiche e scontri nelle diverse agenzie dell’apparato dello Stato USA, come la comunità di intelligence e militare. A tal proposito, la CIA è così profondamente radicata nei media corporativi (CNN, NBC, NYT. WP, ecc), che guida una campagna diffamatoria implacabile contro Trump e i suoi presunti legami con Mosca. Ma c’è anche una campagna contraria nella comunità d’intelligence contro la fazione neocon dominante. A tal proposito, la squadra di Trump contempla la razionalizzazione della CIA (cioè purghe). Secondo un membro della squadra di transizione di Trump (citato dal Wall Street Journal il 4 gennaio 2017), “secondo il team di Trump il mondo dell’intelligence è completamente politicizzato, …va snellito. L’attenzione sarà focalizzata sulla ristrutturazione delle agenzie e su come interagiscono“. Questo piano potrebbe interessare anche agenti della CIA responsabili della propaganda nei media mainstream. Ciò creerebbe inevitabilmente divisioni e conflitti profondi nell’apparato di intelligence degli Stati Uniti, che potrebbe potenzialmente portare un contraccolpo alla presidenza Trump. Ma è improbabile che l’amministrazione Trump possa minare le strutture interne dell’intelligence degli Stati Uniti e la propaganda mediatica sponsorizzata dalla CIA.

Continuità nella politica estera statunitense?
Ideata alla fine degli anni ’40 dal funzionario del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ufficiale George F. Kennan, la “Dottrina Truman” pose le basi ideologiche del piano egemonico post-bellico degli USA. Ciò che questi documenti del dipartimento di Stato rivelano è la continuità nella politica estera dal “contenimento” della Guerra Fredda alla dottrina della “guerra preventiva” post-11 settembre. A tal proposito, il piano dei neocon del Progetto per un Nuovo Secolo Americano di conquista globale va visto come culmine del programma post-bellico di egemonia militare e dominio economico globale formulato dal dipartimento di Stato nel 1948, in vista della guerra fredda. Inutile dire che le amministrazioni democratiche e repubblicane, da Harry Truman a George W. Bush e Barack Obama, furono coinvolte nella realizzazione di tale piano egemonico per il dominio globale, che il Pentagono chiama “Lunga Guerra”. A questo proposito, i neocon seguono le orme della “Dottrina Truman”. Alla fine degli anni ’40, George F. Kennan invocò la costruzione di una dominante alleanza anglo-statunitense basata sulle “buone relazioni tra il nostro Paese e l’impero inglese“. Oggi, questa alleanza caratterizza gran parte dell’asse militare tra Washington e Londra, svolgendo un ruolo dominante nella NATO a scapito degli alleati europei (continentali) di Washington, e comprende anche Canada e Australia quali principali partner strategici. Di rilievo, Kennan sottolineò l’importanza d’impedire lo sviluppo delle potenze europee continentali (Germania, Francia, Italia) che potessero competere con l’asse anglo-statunitense. L’obiettivo nella Guerra Fredda e conseguenze fu evitare che l’Europa avesse legami politici e economici con la Russia. A sua volta, la NATO, in gran parte dominata dagli Stati Uniti, impedì a Germania e Francia di svolgere un ruolo strategico negli affari mondiali.

Il riallineamento della politica estera di Trump
E’ altamente improbabile che l’amministrazione Trump si discosti dal pilastro della politica estera degli Stati Uniti. Mentre la squadra di Trump è impegnata in un programma di destra socialmente regressivo e razzista sul fronte interno, alcuni riallineamenti di politica estera sono possibili tra cui l’ammorbidimento delle sanzioni contro la Russia, che potrebbe avere un impatto sui contratti multimiliardari del complesso militar-industriale. Questo di per sé sarebbe un risultato significativo che contribuirebbe a un periodo di distensione nelle relazioni Est-Ovest. Inoltre, mentre Trump ha messo insieme un gabinetto di destra con generali, banchieri e dirigenti petroliferi, che si conforma in gran parte al sostegno del Partito Repubblicano, l'”entente cordiale” bi-partisan tra democratici e repubblicani s’è spezzata. Nel frattempo, vi sono voci potenti nel GOP che sostengono la “fazione anti-Trump”. Le divisioni tra le due fazioni sono comunque significative. Nella politica estera statunitense, in gran parte riguarda le relazioni bilaterali USA-Russia compromesse anche dall’amministrazione Obama, così come sull’agenda militare degli Stati Uniti in Siria e in Iraq. Vi sono anche i rapporti con l’Unione europea colpita della sanzioni economiche di Obama contro la Russia. Le sanzioni hanno portato a un drammatico declino del commercio e degli investimenti dell’UE nella Federazione russa. In conformità con la “Dottrina Truman” qui discussa, la politica estera statunitense dei neocon, soprattutto dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, cercò di smantellare l’alleanza franco-tedesca ed indebolire l’Unione europea. É rilevante, in relazione ai recenti sviluppi in Ucraina e Europa orientale, che George F. Kennan esplicitamente sottolineasse nel suo testo breve del 1948 al dipartimento di Stato, “una politica di contenimento della Germania, in Europa occidentale“, osservazione che suggeriva che gli Stati Uniti dovessero supportare il progetto europeo solo se supportava gli interessi egemonici degli USA. E questo è precisamente ciò che i neocon ottennero con le amministrazioni Bush e Obama: “Oggi Francois Hollande e Angela Merkel prendono ordini direttamente da Washington. L’invasione dell’Iraq del 2003 fu il punto di svolta. L’elezione dei capi politici filo-statunitensi (Sarkozy in Francia e Angela Merkel in Germania) era favorevole all’indebolimento della sovranità nazionale, portando alla scomparsa dell’alleanza franco-tedesca“, (Michel Chossudovsky, Il Piano USA per il dominio globale: Dal ” Contenimento” alla “guerra preventiva”, Global Research, 2014)
La domanda più importante è se questo riallineamento dell’amministrazione Trump frenerà il dispiegamento di truppe e materiale militare della NATO in Europa orientale, alle porte della Russia. Sarà favorevole al disarmo nucleare? Mentre l’agenda in politica estera di Trump è il bersaglio della “politica sporca” dalla fazione Clinton, la nuova amministrazione ha potenti sostenitori aziendali che senza dubbio sfideranno i neocon, anche quelli che operano nella comunità d’intelligence. Va notato che Trump ha anche il sostegno della lobby pro-Israele, così come dell’intelligence israeliana. A dicembre, il capo del Mossad incontrò la squadra di Trump a Washington.anti-trumpIl calendario del piano destabilizzazione
All’inizio, prima delle elezioni dell’8 novembre, il piano per impedire e destabilizzare la presidenza Trump era costituito da diversi processi coordinati e interconnessi, alcuni in corso, mentre altri sono già stati completati (o non sono più rilevanti):
– la campagna mediatica diffamatoria contro Trump, che ha assunto nuovo slancio sulla scia delle elezioni dell’8 novembre (in corso);
– il movimento anti-Trump fabbricato negli Stati Uniti, coordinato con la copertura dei media delle petizioni volte a impedirlo (in corso);
– il riconteggio dei voti in tre Stati in bilico (non più rilevante);
– il passaggio dell’HR 6393: l’Intelligence Authorization Act per l’anno fiscale 2017, che comprende una sezione diretta contro i cosiddetti “media indipendenti pro-Mosca”, in risposta alla presunta interferenza di Mosca nelle elezioni degli Stati Uniti a sostegno di Donald Trump;
– il voto del Collegio Elettorale del 19 dicembre (non più rilevante);
– la petizione lanciata dalla senatrice della California Barbara Boxer su Change.org sul voto del collegio elettorale (non più rilevante);
– la campagna “Disrupt” per impedire il 20 gennaio 2017 la cerimonia della nomina presidenziale;
– la possibilità di una procedura d’impeachment è già contemplata nel primo anno del mandato;

La slogan è “sradica”. L’obiettivo è “sradicare”
A sua volta, il sito web Disruptj20.org chiede d’impedire la nomina di Donald Trump il 20 gennaio 2017: “# DisruptJ20 è supportato dal lavoro del comitato di accoglienza DC, un collettivo di attivisti locali ed esperti sul campo che agiscono con il sostegno nazionale. Stiamo costruendo il quadro necessario per le proteste di massa per impedire la nomina di Donald Trump e pianificare azioni dirette per realizzare questo obiettivo. Forniamo anche servizi come alloggio, cibo e anche assistenza legale a chiunque voglia unirsi a noi“.

Quali saranno i possibili risultati?
La campagna di propaganda, insieme ad altre componenti dell’operazione (movimento di protesta, petizioni anti-Trump, ecc) viene utilizzata come mezzo per screditare il presidente eletto. Questa campagna di propaganda dei media verso il neo-presidente non ha precedenti nella storia degli Stati Uniti. Mentre il MSM critica regolarmente politici come il presidente degli Stati Uniti, la narrazione dei media in questo caso è fondamentalmente diversa. Il presidente entrante è il bersaglio di una campagna diffamatoria organizzata dai media che non cesserà all’ascensione di Trump alla Casa Bianca. Allo stesso tempo, un movimento di protesta progettato e coordinato contro Trump è in corso dall’8 novembre. In realtà iniziò la sera dell’8 novembre prima dell’annuncio dei risultati elettorali. Le proteste hanno tutte le apparenze di una “rivoluzione colorata”. I media favoriscono il movimento di protesta fabbricato. Organizzatori e reclutatori sono al servizio degli interessi dei potenti gruppi di pressione aziendali, tra cui le industrie della difesa. Non sono al servizio degli interessi del popolo. E’ improbabile che le diverse iniziative, tra cui la campagna Disrupt, avranno un impatto significativo sulla nomina di Trump. La nostra valutazione suggerisce, tuttavia, che il presidente entrerà alla Casa Bianca tra un alone di polemiche.

L’impeachment è il “Punto di discussione”
La campagna di propaganda continuerà dopo la nomina di Trump, avanzando accuse di tradimento. L’impeachment di Donald Trump fu già contemplato prima della sua ascesa alla presidenza. Secondo l’Huffington Post del 1° gennaio 2017: “C’è solo un modo costituzionale per rimuovere un presidente, via impeachment. Ciò che serve è la richiesta d’impeachment dei cittadini, da iniziare il primo giorno della carica di Trump. L’indagine dovrebbe tenere un dossier e aggiornarlo almeno settimanalmente presso la Commissione Giustizia della Camera. Non mancheranno le prove”. Change.org, che organizza il movimento di protesta fabbricato, ha lanciato una petizione per mettere sotto accusa Trump.

Il popolo statunitense vittima ignorata: necessità di un movimento di massa reale
Il popolo statunitense è la vittima ignorata di questo scontro tra fazioni capitaliste, al servizio degli interessi delle élite a scapito degli elettori degli Stati Uniti. A sua volta, una significativa vera opposizione alla politica sociale razzista di Trump fu “sequestrata” dal movimento di protesta fabbricato, finanziato e controllato da potenti interessi economici. Gli organizzatori di tale movimento agiscono per conto di potenti interessi delle élite. Le persone sono ingannate. Ciò che è necessario nei prossimi mesi è sviluppare movimenti sociali “reali” contro la nuova amministrazione Trump sui grandi temi sociali ed economici, i diritti civili, l’assistenza sanitaria, la creazione di posti di lavoro, le questioni ambientali, la politica estera degli Stati Uniti che ha portato a guerre, spese per la difesa, immigrazione, ecc. I movimenti di base indipendenti devono quindi separarsi dalle proteste fabbricate e finanziate (direttamente o indirettamente) da interessi corporativi. Non è un compito facile. Il finanziamento e la “fabbricazione del dissenso”, la manipolazione dei movimenti sociali, ecc., sono saldamente radicati. Ironia della sorte, il neoliberismo finanzia l’attivismo diretto contro il neoliberismo. “Fabbricare il dissenso” è caratterizzato da ambiente manipolativo, scontro e sottile cooptazione degli individui nelle organizzazioni progressiste, coalizioni contro la guerra, ambientalisti e movimento antiglobalizzazione. “La cooptazione non si limita a comprare i favori dei politici. Le élite economiche, che controllano le principali fondazioni, supervisionano numerose ONG e organizzazioni della società civile storicamente interessate dal movimento di protesta contro l’ordine economico e sociale vigente“. (Michel Chossudovsky, Global Research, 20 settembre 2010)

Gli USA si preparano a una profonda crisi costituzionale
In questa fase è difficile prevedere cosa accadrà con l’amministrazione Trump. Ciò che sembra evidente, tuttavia, è che gli USA vadano verso una crisi politica profonda, con importanti implicazioni sociali, economiche e geopolitiche. È la tendenza (futura) all’adozione della legge marziale e alla sospensione del governo costituzionale?davidson-trump-clintons-marriage-1200Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il segretario di Stato USA Kerry svela che Obama favoriva lo Stato islamico

South Front 06/01/2017

Wikileaks ha pubblicato un audio sull’incontro del segretario di Stato degli USA John Kerry con i membri dell’opposizione siriana, comprovante l’affermazione che Obama è il fondatore dello Stato islamico. Wikileaks pubblicava altre prove dell’asserzione di Donals Trump secondo cui Barack Obama è il fondatore dello SIIL: un audio dell’incontro del segretario di Stato John Kerry con i membri dell’opposizione siriana presso la missione olandese delle Nazioni Unite, il 22 settembre. L’audio è anche la prova che i media ufficiali sono collusi con l’amministrazione Obama sostenendone la narrazione del cambio di regime in Siria e nascondendo la verità su chi arma e finanzia lo SIIL dagli Stati Uniti, svelati nei 35 minuti di conversazione nascosti dalla CNN.
Kerry ammette che l’obiettivo principale dell’amministrazione Obama in Siria era il cambio di regime e la rimozione del Presidente Bahar al-Assad, ma che Washington non aveva calcolato che Assad si rivolgesse alla Russia. Per raggiungere l’obiettivo, la Casa Bianca permise l’ascesa dello Stato islamico (IS). L’amministrazione Obama sperava che il crescente potere dello SIIL in Siria avrebbe costretto Assad a cercare una soluzione diplomatica secondo le condizioni degli Stati Uniti, costringendolo a cedere il potere. A sua volta, al fine di raggiungere tali obiettivi, Washington armò intenzionalmente il gruppo terroristico ed attaccò un convoglio governativo siriano cercando di fermare l’attacco strategico allo SIIL, uccidendo 80 soldati siriani. “E noi sapevamo che lo SIIL avanzava, stavamo a guardare, vedevamo lo SIIL rafforzarsu e pensammo che Assad ne fosse minacciato“, diceva Kerry durante l’incontro. “Pensammo, tuttavia“, continuava: “Potremmo probabilmente costringere Assad a negoziare, ma invece di negoziare ebbe l’aiuto di Putin“. “Persi l’argomento dell’uso della forza in Siria“, concludeva Kerry.
Secondo Wikileaks, “l’audio illumina su ciò che accade al di fuori delle riunioni ufficiali. Si noti che rappresenta la narrazione degli Stati Uniti e non necessariamente l’intera verità“. L’audio fu già pubblicato da New York Times e CNN, tuttavia ne scelsero solo qualche parte, riportando alcuni aspetti ed omettendo i commenti schiaccianti di Kerry. In realtà, cercarono di nascondere le dichiarazioni che permettevano al pubblico di capire ciò che effettivamente avviene in Siria. L’audio completo non fu mai pubblicato dal New York Times, ma scelse solo dei frammenti. La CNN ha cancellato l’audio, spiegandolo come richiesta di alcuni partecipanti preoccupati della loro sicurezza personale.15895175Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’ambasciatore russo ad Ankara non aveva un’adeguata protezione?

Analisi Militares 21 dicembre 201615590237Quando fu annunciato che l’ambasciatore russo ad Ankara era morto in un attentato, una delle prime cose che venne in mente è come fosse possibile che succedesse a una figura importante? Immediatamente criticarono il servizio di protezione, perché nessuno sapeva la situazione in cui ciò è successo. In ogni caso, in quel giorno iniziai a cercare informazioni sullo stato dei servizi di protezione dei diplomatici russi in Turchia e sembra che le cose non siano come molti credono. Ciò che è emerso è che da più di 10 anni Ankara non consente la protezione armata dei diplomatici russi in Turchia. Questo compito dovrebbe essere dell’unità speciale ‘Zaslon‘ dell’SVR russo, ma ancora a più di 10 anni, non è autorizzata a svolgerla nel territorio turco. I commenti del funzionario intervistato in questo articolo non sbagliano. Zaslon non aveva il permesso di proteggere le spalle l’ambasciatore durante il discorso e anche che se era protetto da due membri dell’unità ai fianchi, non potevano rispondere a qualsiasi minaccia. Dopo l’omicidio, si parla di nuovo dell’arrivo della protezione armata russa per diplomatici russi in Turchia, ma è sorprendente che con ciò che è accaduto con tale Paese, la rappresentanza diplomatica russa non avesse una migliore protezione.

15621721Erdogan con la famiglia della famosa Bana, l’ultima trovata della propaganda islamo-atlantista. Il terrorista che interpreta il papà della “bambina di Aleppo” è membro del gruppo terroristico islamista qataib al-Safwa ad Aleppo dove sicuramente ha ucciso molte persone agli ordini di Ankara. La foto è anche chiaramente un messaggio su chi abbia armato la mano del poliziotto-terrorista che ha ucciso l’Ambasciatore Andrej Karlov.15672997Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora