L’11 settembre cileno

Fate tutto il necessario per danneggiarlo e farlo cadere” parole di Richard Nixon al segretario di Stato Henry Kissinger e ai capi della CIA… “Quel figlio di puttana va schiacciato con qualsiasi mezzo”.

Intervista a Salvador Allende

Compañero Presidente: Entrevista de Régis Debray a Salvador Allende Gossens (1971)

Salvador Allende habla del Che Guevara

Histórico diálogo entre Fidel Castro y Salvador Allende (Completo)

Salvador Allende – No daré un paso atrás… (1971)

Ultimo Discurso de Salvador Allende, el 11 Sept 1973

Interferencia secreta en señal militar durante el Golpe de Estado

Quién disparó a Salvador Allende – Golpe de estado en Chile

El Ultimo Combate De Salvador Allende

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Sull’amicizia Iran-Turchia, USA emarginati dal Medio Oriente

Cassad, 18 agosto 2017In Turchia c’è stata una riunione importante, che potrebbe avere conseguenze a lungo termine per l’intera regione. Una delegazione militare dell’Iran arrivava nel Paese della NATO per discutere le azioni congiunte in Iraq e Siria. La delegazione comprendeva il Capo di Stato Maggiore Congiunto dell’Esercito iraniano Bagheri, il Vicecomandante dell’IRGC, il Viceministro degli Esteri, il Comandante delle Forze di Sicurezza delle frontiere. Durante l’incontro sono stati raggiunti numerosi accordi che hanno permesso al Capo di Stato Maggiore Generale iraniano di affermare che i colloqui sono stati molto efficaci.
1. Turchia e Iran non riconoscono il referendum curdo in Iraq. L’Iran è categoricamente contrario a un Kurdistan indipendente e, secondo il Capo di Stato Maggiore Generale iraniano, in questo argomento è stato trovato un linguaggio comune con la Turchia.
2. Le parti hanno convenuto visite navali reciproche, scambio di studenti delle accademie militari, presenza di osservatori militari nelle esercitazioni militari ed esercitazioni congiunte.
3. È stato raggiunto un accordo col Capo di Stato Maggiore turco Hulusi Akar che presto visiterà Teheran. Beh, da lì la prima visita di Erdogan non è lontana. Entrambe le parti sono strategicamente impegnate nei negoziati di Astana, naturalmente vantaggiosi per la Federazione Russa.
4. La Turchia è lieta che Iran e Russia siano più consapevoli della sua preoccupazione per la questione curda, a differenza degli Stati Uniti, che non abbandonano il sostegno alle YPG, il primo problema della Turchia.
5. Iran e Turchia continueranno le consultazioni sulle operazioni dell’esercito e dei servizi speciali per un’azione comune contro al-Nusra, collegandosi alla questione della “procura” turca ad Idlib, dove al-Nusra ha puntato a un proprio allargamento.
6. Sono state discusse questioni controverse sulle zone di de-escalation, soggette a garanzie russe. In questo argomento sono rimasti punti controversi, in quanto la Turchia teme che, nel risolverle, l’Iran assegnerà ai suoi “agenti” ciò che non è dovuto dagli accordi di Astana ed altri.
In generale, in base ai cambiamenti strategici nel corso della guerra siriana, si può osservare come gli interessi iraniani e turchi coincidano. Questa opzione è apparsa in Turchia dopo aver abbandonato l’idea di rovesciare Assad e puntato sul campo russo-iraniano. La questione curda spingerà oggettivamente Ankara e Teheran verso una cooperazione più stretta su questione curda e divisione delle sfere d’influenza in Siria, soprattutto perché sarà preferibile per la Russia vedere turchi e iraniani (entro limiti ragionevoli) che non truppe statunitensi in Siria. Questa cooperazione si è già perfettamente manifestata dopo la conclusione degli accordi in Astana e le parti hanno ottenuto notevoli benefici, intendendo continuare tale cooperazione vantaggiosa dove, oltre ad obiettivi comuni con la Russia, hanno anche propri interessi. La Turchia lotta contro l’influenza curda e il ripristino della posizione nella regione, e l’Iran costruisce il ponte sciita Teheran-Beirut diretto anche contro Israele, e prosegue la guerra ibrida contro l’Arabia Saudita. Dato che numerosi obiettivi di Iran e Turchia coincidono con quelli della Russia, le parti da un lato svolgono un compito utile ponendo fine alla guerra in Siria a favore di Assad e, dall’altro, aumentano notevolmente l’influenza, sfruttando i fallimenti di sauditi e statunitensi che ne hanno indebolito il controllo sulla regione, aprendo opportunità ai principali attori regionali. L’indebolimento dell’influenza statunitense, anche in considerazione delle azioni della Russia, ha già portato diversi Paesi, già abbastanza aperti a perseguire proprie politiche senza riguardo per Washington, a concludere accordi che escludono Washington e dividono le sfere di influenza senza badare agli statunitensi. È difficile immaginare un’illustrazione più chiara per dimostrare la crisi dell’egemonia degli USA.
L’attuale offensiva mediatica sugli Stati Uniti in merito alle accuse di aver fornito armi chimiche ai terroristi e le richieste della Siria di sospendere le azioni della coalizione statunitense sul proprio territorio, riflettono il graduale rafforzamento strutturale della Siria nella guerra, dove tutti gli attori chiave cercano posizioni favorevoli in anticipo e di conseguenza respingendo gli avversari. La posizione degli USA è più vulnerabile. Più restano illegalmente in Siria e vicini al califfato dello SIIL, più sarà chiaro che sono in Siria per smembrarla, facilitando l’ulteriore campagna mediatica contro gli Stati Uniti, che hanno già abbandonato lo slogan “Assad deve andarsene”. Ciò rende la loro presenza in Siria più aggressiva. Russia, Iran e Turchia sono in una posizione favorevole, poiché operano in Siria in accordo con Damasco, e Russia e Iran in generale operano su invito del governo siriano. Naturalmente, Russia e Iran, così come la Turchia che li ha raggiunti, si sforzeranno di cacciare gli Stati Uniti dalla Siria e di risolvere il problema curdo secondo propri termini. Gli Stati Uniti, a loro volta, chiariscono che non rigetteranno la propria strategia (altrimenti ammetterebbero di aver perso la guerra in Siria), portando alla dichiarazione della leadership delle SDF sugli Stati Uniti che resteranno in Siria per anni, con una “Cooperazione fruttuosa”. Mentre il califfato e al-Nusra sono schiacciati, queste contraddizioni saranno sempre più evidenti e la posizione della Turchia sarà di grande importanza nella definizione della configurazione della Siria settentrionale dopo la sconfitta del califfato. Pertanto, ci saranno ancora molti negoziati tra Russia, Iran e Turchia, dove le parti si coordineranno alla luce di un possibile conflitto con gli Stati Uniti per il controllo della Siria settentrionale. Erdogan non ha ancora rigettato l’invasione di Ifrin e continuerà a presentare tale opzione a Russia e Iran, nel caso in cui i rapporti con i curdi e gli Stati Uniti si guastino completamente, dando ad Erdogan l’opportunità di occupare Ifrin col pretesto di “combattere il terrorismo”. L’intrigo principale è che se gli Stati Uniti vogliono accelerare l’isolamento del Kurdistan siriano dalla Siria, e Russia e Iran avranno due buone ragioni per attirare immediatamente Erdogan su una politica più rigorosa nei confronti dei curdi in Siria. Da una parte, la lotta per l’integrità territoriale della Siria, su cui Federazione russa, Iran e Turchia convergono. D’altra parte, vi è il desiderio di scacciare gli Stati Uniti dalla Siria. Qui la Turchia ha una posizione piuttosto ambigua, poiché fiancheggia la coalizione russo-iraniana continuando a sondare gli statunitensi per revisionare la strategia di Washington in Siria. C’è la possibilità che la cacciata degli statunitensi dalla Siria e la soppressione delle aspirazioni separatiste dei curdi saranno solo due dei problemi delle parti interessate, servendo da terreno fertile per una nuova guerra nell’Iraq settentrionale e nella Siria settentrionale, dove gli Stati Uniti prevedono di smantellare Siria e Iraq (con l’aiuto di certi Paesi NATO, Giordania, Arabia Saudita ed eventualmente Israele); vi sarà una coalizione contingente tra Siria, Iraq, Russia, Iran, Turchia ed eventualmente Qatar, alla luce delle nuove realtà che saranno decise. La Russia preferisce ancora non forzare gli eventi e suggerisce di collegare i curdi siriani ai negoziati di Astana, prevedendo di sottrarre almeno alcuni curdi dall’influenza statunitense e permettere dei compromessi tra i curdi e Assad. Ma la Turchia si oppone apertamente a tale piano, non volendo negoziare coi curdi. E la posizione dura sul referendum in Iraq, dimostrata congiuntamente con l’Iran, può anche essere considerata dimostrazione che la Turchia, come l’Iran, preferisce una posizione più ferma sulla questione curda, e che la Russia dovrà considerarla. Tuttavia, questo è ancora un problema lontano e quando si svilupperà pienamente, prossimamente, potrà ancora cambiare, anche se i contorni generali del conflitto possibile sono già abbastanza visibili.
Le biforcazioni più vicine sono la liberazione di Dair al-Zur, la presa di Raqqa e il referendum curdo in Iraq, dopo di che vedremo ulteriori chiarimenti del quadro e della configurazione generale del conflitto sull’autodeterminazione curda, in contraddizione inconciliabile con la questione dell’integrità territoriale di Siria e Iraq.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La mossa del pazzo

La tentazione degli Stati Uniti di scagliare l’ariete ucraino contro il baluardo russo
Erwan Castel, volontario della Nuova RussiaAlawataIl cavallo di battaglia della strategia statunitense della finanza internazionale è alle corde, contrastato da Cina e Russia, sconfitto in Siria, calpestato in Venezuela, sfidato dalla Corea democratica e in particolare schiaffeggiato dalle sanzioni russi che ne puniscono l’arroganza espellendo dalla Federazione russa 755 diplomatici degli Stati Uniti. In un precedente articolo, abbiamo ritenuto che l’inevitabile risposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, fortemente rimproverato a rispettare il diritto internazionale da Mosca, potrebbe avvenire per procura, preferibilmente con operazioni sul teatro ucraino dove, a differenza della Siria, tutte le opzioni militari sono ancora aperte. La questione dell’invio di armi statunitensi a Kiev è un serpente di mare che riemerge regolarmente da 3 anni nel conflitto tra le forze ucraine filo-NATO e le forze separatiste filo-russi che imperversano nel Donbas. Da oltre 2 anni, un pacchetto di aiuti militari, sostenuto da avvoltoi neocon come John McCain, tenta di riavviare la guerra aggirandone le difficoltà tecniche (standardizzazione e istruzione), politiche (bilancio, l’approvazione del Congresso) e diplomatiche (accordi di Minsk, Russia) Finora, a parte piccole consegne effettuate tramite società private che operano in Ucraina, e l’invio di attrezzature non letali e di collegamento come autoveicoli, armi non sono state ufficialmente fornite all’Ucraina. Ma quest’anno coi kit radiomedici e giubbotti antiproiettile in lattice, sono apparse dei mirini ottici per i fucili di precisione cecchini schierati in prima linea nel Donbas. Nel frattempo le esercitazioni degli alleati occidentali per integrare l’esercito ucraino nella NATO, ma anche gli istruttori, aumentano e si avvicinano al Donbas, come i droni strategici statunitensi che spuntano al fronte.
Dopo l’espulsione dei diplomatici statunitensi, i 31 luglio 2017, il Wall Street Journal annunciava l’attuazione di un piano di consegne di armi all’Ucraina. Questa armi letali da consegnare, che alcuni propagandisti ancora hanno il coraggio di vestire con l’eufemismo cinica di “difensive”, se attuate rapidamente e in grandi quantità sarebbero senza dubbio un altro importante passo nella folle coprsa che porta lentamente ma inesorabilmente verso una nuova guerra mondiale. In effetti, è probabile che la consegna all’esercito ucraino di armi letali sarà usata contro la popolazione civile del Donbas, permettendo di far rivivere la violenta offensiva contro le difese, riportando al coinvolgimento diretto di Mosca al fianco dei ribelli filo-russi, che nonostante le fantasie di Kiev non si è ebbe a causa della reazione militare-diplomatica che causerebbe.

Il potere militare-industriale degli Stati Uniti ha il sopravvento sulla strada per la guerra
Finora la Casa Bianca, cosciente di questa potenziale e probabile reazione a catena, non ha il coraggio di dare il via libera a tali consegna di armi, come al tempo dell’amministrazione Obama, tuttavia responsabile del terremoto Maidan. Ma oggi, paradossalmente, sconfitta Clinton, i neocon hanno una posizione mai così forte che dall’avvio a fine luglio delle nuovo ritorsioni economiche contro la Russia, illustrandone il sequestro del presidente Trump, costretto ad aderire alla loro strategia aggressiva anti-russa la cui reazione legittima dei russi ha compiuto un nuovo passo verso il confronto aperto. Tra le armi fornite dagli statunitensi per rafforzare l’esercito ucraino, vi sono sistemi d’arma antiaerei per proteggere le unità di artiglieria e d’assalto di Kiev dalla risposta russa. Possibilmente anche missile anticarro di ultima generazione “Javelin” capaci di distruggere i blindati delle forze repubblicane. E il falso pretesto dell’interferenza russa nella sua elezione sembra rafforzare ulteriormente l’emarginazione del presidente Trump, già nel mirino dei neoconservatori nelle discussioni sull’invio di armi all’Ucraina. Così un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha ammesso che il presidente non fu informato del piano, mentre il suo segretario della Difesa statunitense James Mattis nel frattempo l’approvava! Durante la precedente proposta di armare l’Ucraina si parlò solo di armi difensive per le forze di sicurezza ucraine nella regione di Kiev. Questa volta il loro uso nelle operazioni del teatro de Donbas è considerato un'”emergenza”… Se Germania e Francia, garanti dell’accordo di pace per l’Ucraina firmato a Minsk, rimangono scettiche sugli effetti di tali consegne di armi, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti invitava i Paesi della NATO (tra cui i russofobi Canada, Regno Unito, Polonia, Lituania) a sostenerle. Il Generale Curtis Scaparrotti, comandante in capo dell’esercito degli Stati Uniti in Europa e della NATO, da sempre esorta vivamente ad armare l’Ucraina contro la Russia, supportato dal nuovo consigliere speciale per l’Ucraina statunitense Kurt Volker, la cui carriera e responsabilità nel giro del guerrafondaio McCain non lascia alcun dubbio sulla sua ideologia apertamente antirussa. Nel frattempo, sotto la copertura delle crescenti manovre alleate, la NATO continua la militarizzazione dei Paesi dell’Europa orientale ai confini della Federazione russa, facendo rivivere l’intermarium, questo spalto militare che collega Baltico al Mar Nero e destinato ad isolare la Russia. Nel Donbas, nonostante una “tregua del pane” che dovrebbe “calmare le cose” fino all’avvio dell’anno scolastico, i combattimenti e i bombardamenti ucraini sono aumentati nello stesso tempo dell’inasprimento dei rapporti USA-Russia degli ultimi giorni, e alla vigilia della riunione di Minsk del 2 agosto.

Dall’utile idiota di Majdan all’ariete scarificale della NATO
Nel gioco degli scacchi, il sacrificio di un pedone, per creare l’apertura per attaccare, è chiamato “gambetto” (del re, della torre, ecc …) la tentazione degli Stati Uniti di sacrificare l’Ucraina armandola e gettandola contro la Russia per provocarla, è grave e può riuscire dato che Kiev non solo p una pedina sulla “grande scacchiera”, ma soprattutto il principale folle dell’arsenale puntato contro Mosca! Oggi più che mai l’Europa è seduto sulla polveriera e l’Ucraina è il detonatore! Ma la Russia, che ha appena picchiato sul tavolo della diplomazia, è in allerta e mostra le zanne alla soldataglia che si aggira troppo vicino alle sue mura. Le gigantesche manovre “Zapad-2017” (14-20 settembre 2017), coinvolgeranno 100000 soldati russi e bielorussi sul “passaggio Suwalki”, questo punto debole dell’articolazione NATO, sono un messaggio assai chiaro ai seguaci del caos: Attenzione l’orso si è svegliato! Speriamo che in occidente la ragione prevalga sulla follia (possiamo sognare, no?)Fonti:
Wall Street Journal
Zerohedge

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Malorossia sostituirà l’Ucraina?

Russiepolitics 19 luglio 2017

Il leader della piccola Repubblica di Donetsk, A. Zakharchenko, ha finalmente annunciato ciò che molti già sapevano, e cioè che l’Ucraina è uno Stato fallito, che non può riprendersi né politicamente, né economicamente. Ciò che ha sorpreso, sono le conseguenze tratte. Il regime di Kiev permanentemente screditato e che ha rovinato il Paese, rende urgente creare costituzionalmente un nuovo Paese su tali rovine, la Piccola Russia (Malorossia), per evitare di prolungare la guerra civile distruggendo ciò che resta dell’Ucraina. Il processo fu avviato il 18 luglio. In un quadro realistico e per quanto, come riprenda il controllo della guerra politica che accompagna il conflitto militare è da vedere. Il 18 luglio, Zakharchenko tenne una conferenza stampa dichiarando l’apertura di un processo costituzionale che porta alla creazione di un nuovo Stato sulle rovine dell’Ucraina screditata, sovrana e che entri nella comunità di Stati con Bielorussia e Russia. La Piccola Russia, o Malorossia, sarà uno Stato multi-etnico federale che riconosce le lingue regionali e le lingue ufficiali malorussa (ucraina) e russa. Le regioni devono eleggere e inviare delegati all’Assemblea costituente. Questa assemblea adotterà la nuova Costituzione da sottoporre a referendum. Alcuni principi devono far parte di questa Costituzione, come ad esempio la neutralità militare (che significa non aderire alla NATO né ad alcun alleanza militare), l’uguaglianza delle religioni, controllo popolare su politica ed economia (in particolare nella lotta alla corruzione). La Piccola Russia rivendica la continuità legale, prima di Majdan, e non ha intenzione di osservare gli obblighi legali intrapresi dall’attuale regime. Alcuni aspetti del progetto lasciano pensare. Come inviare e soprattutto eleggere i delegati regionali? Cioè, se sono veramente rappresentativi. Come organizzare un referendum che permetta un riconoscimento internazionale? Ecco perché questo progetto sembra, per ora, un colpo politico, su diversi aspetti.
In primo luogo, si può prendere il controllo strategico, mentre il nuovo duo russo-statunitense viene invoaat. Non del tutto nuovo, da parte russa, V. Surkov, consigliere del presidente, continua a prendersene cura. Ma dagli Stati Uniti, l’inviato è una personalità ancora da testare. Questo progetto ha una dimensione di “traino” geopolitico. Ad esempio, la capitale della RPD Donetsk è militarmente pronta a garantire la sicurezza dei partecipanti al processo costituzionale. Nel merito, mostra anche un’alternativa ideologica con divieto di OGM, “deoligarchizzazione” del potere e del capitale, rifiuto di riconoscere i debiti contratti dal regime di Majdan… un misto di elementi seri e provocatori. In ogni caso, è un piano alternativo a quello proposto da Kiev, anche se si adatta con grande difficoltà negli accordi Minsk, che in ogni caso non funzionano. Poi, si può sollevare una vera e propria discussione sulla legittimità del regime ucraino attualmente vigente:
– Colpo di Stato nel febbraio 2014, in cui erano coinvolti Stati Uniti ed Unione europea a vari livelli.
– Occupazione fisica del potere da parte dei membri armati di Majdan (procura, assemblea, tribunali, ecc).
– Interruzione della regolarità delle istituzioni: rimozione immediata della Corte costituzionale, fusione delle funzioni di presidente e presidente dell’Assemblea, liquidazione dei partiti politici di opposizione e arrivo di “deputati” militarizzati non eletti all’Assemblea, sospensione dei diritti umani e impossibilità dei giudici di indagare su gravi fatti come omicidi politici, strage di Odessa, milizie armate che derubano l’esercito (vedasi il nazibattaglione Ajdar), ecc).
– Incapacità di gestire il territorio dello Stato da parte del regime (perdita di Crimea, guerra civile nel Donbas).
– Elezioni presidenziali e parlamentari svoltesi in un clima di terrore politico (vedasi Le strane prigioni politiche), in tutto il territorio dei seggi elettorali furono arbitrariamente chiusi, i candidati dell’opposizione non poterono svolgere liberamente la campagna, non vi era accesso ai media per tutti i partiti, ecc.
La legittimità dello Stato ucraino, e la sua esistenza sono assai discutibili legalmente. Senza contare che lo Stato vive oggi solo di aiuti internazionali, annoverando tra i suoi ministri più stranieri che nazionali che, svolta la missione, tornano a casa. Su questo argomento, la composizione molto “cosmopolita” del primo governo, del dicembre 2014, e l’impasse della governance estera. E’ davvero così che funziona uno Stato? In tal caso, territori e autorità locali legittime hanno il diritto di ricostruire lo Stato con un nuovo patto sociale.
Infine, l’annuncio di questo processo costituzionale solleva speranze, anche fuori dal Donbas. La popolazione ucraina è stanca del quotidiano. Si ha il regime senza visti, ma i salari non aumentano, né le pensioni, a differenza di prezzi e tasse, tralasciando il crimine. E mentre Kiev ha deciso di censurare internet, nonostante le intimidazioni ai media (vedasi l’attacco alla rete Inter)), il parere degli ucraini verso i russi e la Russia ha una tendenza positiva. Secondo i sondaggi di giugno il 43% (+ 3% da febbraio) degli ucraini ha espresso parere favorevole e, viceversa, diminuiscono al 37% le opinioni negative (46% a febbraio). Sono cifre significative. Quando Zakharchenko ha detto che l’Ucraina è in un vicolo cieco, aveva ragione. Questo regime non ha nulla da offrire al pubblico, ad eccezione della cancellazione dei visti per l’Europa. Ha aperto le porte per andarsene, ma non sa governare il Paese, nella sua diversità e nella sua complessità. Questo progetto è rappresentato dalla piccola Repubblica di Donetsk. C’è un altra via rispetto a radicalismo e odio. Questo territorio può essere riunito, ritrovando il ruolo di ponte tra Oriente e occidente. Riprendendosi il proprio passato e l’eredità sovietica nella loro complessità. Perciò il dipartimento di Stato degli Stati Uniti si dice preoccupato. Il Cremlino non ha fatto alcun commento, apprendendo la notizia dalla stampa. La RPL non sa come posizionarsi. Il Ministero degli Esteri russo ritiene che le dichiarazioni di Zakharchenko siano lontane dalla realtà politica. Alcuni esperti ritengono che il leader della RPD, a suo modo, si ribelli a Mosca, stanco delle esitazioni. Per capire il problema di tali dichiarazioni, la cosa importante è decidere se sia un’azione isolata o una strategia a lungo termine e completa. Solo gli sviluppi lo decideranno, come è avvenuto con la Novorossia. P. Poroshenko, da parte sua, sembra avere davvero paura ed è isterico, minacciando di riprendersi Donetsk e Crimea. La comunità internazionale, ovviamente, non può seguire questa crisi, perché ha bisogno di un’Ucraina in rovina, radicale, sottomessa e dipendente come arma geopolitica contro la Russia. La popolazione è stanca di tali rivoluzioni colorate e in ultima analisi sanguinarie. Di questa guerra civile che non finisce mai. Di questi discorsi di odio. Della povertà e dell’insicurezza. Ed avrebbe la forza per porre fine a tale follia per ricostruire il Paese? Non è certo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nel mirino dei relitti nazisti della NATO

Come la NATO giustifica il nazismo lettone
Russie Politics 13 luglio 2017La NATO diffonde un video per legittimare la lotta dei “partigiani” nazisti lettoni, i “fratelli della foresta”, camuffandoli da grandi combattenti contro i russi. Oltre a riscrivere la storia, è quasi un invito all’omicidio dei russi e della Russia. Il video della NATO inizia confondendo soldati degli eserciti “russo” e “sovietico”. L’idea è mostrare che i “fratelli della foresta” combatterono i russi e non i sovietici, dato che i lettoni facevano parte dell’esercito sovietico… Poi si spiega che quei “pochi uomini” erano civili inermi costretti dalla situazione a combattere “l’occupante” russo, che dopo la Seconda guerra mondiale occupò i territori liberati. Ricordiamo che l’Armata Rossa liberò l’Austria e si ritirò pochi anni dopo perché 1) non vi era alcuna volontà della gente di passare dal capitalismo al sistema comunista; 2) perché l’Austria non fece mai parte dell’impero russo, a differenza della Lettonia. La cosiddetta “occupazione” della Lettonia da parte dei comunisti ed adesione all’URSS sono spiegati dal fatto che la grande indipendenza lettone si ebbe dopo la caduta dell’Impero russo. Tutto qui. Poi i quadri comunisti del Paese erano appunto lettoni. Il video mostra persone testimoniare tale epica lotta patriottica della Lettonia contro l’occupazione sovietica. Occupanti che ebbero la sfortuna di liberare il Paese, ovviamente contro la sua volontà, dai nazisti piuttosto ben apprezzati. Negli anni ’40, i lettoni o erano nelle file dell’Armata Rossa e dei suoi partigiani, venendo poi perseguitati, o nell’esercito nazista e nella sua Polizei ed altri ausiliari che massacravano allegramente. La strana neutralità “dei lettoni” è un nuovo mito usato per giustificare la riscrittura della storia e legittimare la politica russofoba, paradigma internazionale “della lotta del bene contro il male”. La portavoce del Ministero degli Esteri russo Zakharova ha reagito al video ricordando che i “fratelli della foresta” furono creati e finanziati da servizi segreti occidentali dopo la Seconda guerra mondiale per respingere politicamente l’URSS dopo la vittoria militare. Perciò arruolarono i collaborazionisti della Polizei, dell’amministrazione lettoni, ufficiali e soldati lettoni al servizio delle SS. In breve, per nulla persone di tutto rispetto. Tale organizzazione compì oltre 3000 aggressioni principalmente contro la popolazione civile, fino alla metà degli anni ’50.

Sul mito della neutralità lettone
Della partecipazione lettone alle SS nel 1941 – 1945, una pagina intera è disponibile sul sito del Ministero degli Esteri russo. Si tratta della famigerata legione lettone, un’unità delle Waffen SS composta da due divisioni: la 15° Divisione e la 19° Divisione Waffen Grenadier delle SS, la cui memoria è ancora celebrata con una sfilata a Riga, anche se il Paese fa parte dell’Unione europea. Su ciò, il nostro testo L’Europa ama i nazisti perché odiano la Russia. Durante la guerra, la legione SS lettone partecipò a pogrom, pulizia etnica degli ebrei, persecuzione dei comunisti, fucilazioni di massa di civili, ecc. Proprio sul piccolo territorio di tale mini-Paese furono creati tra il 1941 e il 1945 esattamente 46 carceri, 23 campi di concentramento e 48 ghetti. Secondo i dati ufficiali, solo i collaborazionisti delle SS lettoni uccisero 313798 civili (tra cui 39835 bambini) e 330032 soldati sovietici. Dall’autunno 1941 basandosi sui battaglioni di autodifesa furono addestrati dalle SS i battaglioni della Polizei incaricati del lavoro sporco. Alcuni furono inviati a combattere i partigiani nella regione russa di Pskov o in Bielorussia. 41 battaglioni di 300-600 persone furono quindi costituti in Lettonia (23 in Lituania e 26 in Estonia). Durante la guerra, i battaglioni lettoni furono integrati nell’esercito nazista e nelle strutture delle SS: brigate motorizzate, legione SS lettone, brigate di volontari, ecc. Erano i collaborazionisti delle SS a formare le fila dei “partigiani” “fratelli della foresta”. Ma di tutto questo la NATO non parla, logicamente. Essa sviluppò tali organizzazioni naziste dopo la Seconda guerra mondiale, per combattere fisicamente contro l’Unione Sovietica e la Russia, ed oggi usa immagini “photoshoppate” dell’epoca sempre contro la Russia, questa volta in una guerra virtuale. Anche se il video è al limite dell’istigazione a delinquere…
Dovremmo lasciar giustificare l’orrore contro cui i nostri padri combatterono? A meno che non abbiamo tutti la stessa storia…La Russia nel mirino dei relitti nazisti della NATO
La NATO produce un documentario divertente e motivante sulla guerriglia delle Waffen-SS che non mollarono mai!
Russia Insider 14/7/2017

Prima di concentrarsi sugli sforzi difensivi bombardando nazioni del terzo mondo, la NATO si specializzò nell’armare ed addestrare le forze “di retrovia” in Europa che difendessero i valori occidentali con il terrorismo attribuito poi ai socialisti locali. Tale capitolo orgoglioso della storia della NATO è noto come Operazione Gladio. Ma prima di Gladio, c’erano i fratelli della foresta, un’accozzaglia di legionari delle SS e altri amici della democrazia armati dalle agenzie d’intelligence occidentali per permettere alla guerriglia nel Baltico di uccidere molti civili. Non sorprende che la NATO abbia deciso di onorare tali mitiche creature forestali delle SS producendo un breve “documentario” completo di costumi. Dmitrij Rogozin, Viceprimo Ministro russo e ex-inviato presso la NATO, sa di cosa si tratta: “La NATO ha pubblicato un video sui “Fratelli della foresta” che uccidono i nostri soldati. Ciò conferma che abbiamo a che fare con i resti nazisti della NATO
Dmitrij Rogozin (@DRogozin) 13 luglio 2017
Così Zakharova, ovviamente: “Il video della NATO sui combattenti filonazisti negli Stati baltici è disgustoso e tenta di riscrivere la storia
Ambasciata russa del Regno Unito (@RussianEmbassy) 13 luglio 2017
RT: “Zakharova ha invitato storici, giornalisti e scienziati politici a non rimanere indifferenti su tale nuovo tentativo di distorcere la storia. “Non si rimanga indifferenti, è una perversione della storia che la NATO diffonde coscientemente per minare l’esito del tribunale di Norimberga e vi va posto fine!” ha scritto, ricordando anche che molti dei fratelli della foresta erano collaborazionisti dei nazisti e membri della SS Waffen baltiche, e che tali guerriglieri uccisero migliaia di civili nelle loro incursioni”.
Sfortunatamente, il quadretto di famiglia amichevole della NATO non dà il giusto merito alle persone responsabili di tutto ciò: “Fate una ricerca su google.
Dall’Estonia.
Malinka (@ Malinka1102) 12 luglio 2017Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora