Massoneria e banche negli Stati Uniti

Dean Henderson (Estratto da Le otto famiglie: Big Oil e i suoi banchieri)

Nel 1789 Alexander Hamilton divenne il primo segretario del Tesoro degli Stati Uniti. Hamilton era uno dei tanti padri fondatori massoni. Aveva stretti rapporti con la famiglia Rothschild che possiede la Banca d’Inghilterra e guida il movimento europeo dei massoni. George Washington, Benjamin Franklin, John Jay, Ethan Allen, Samuel Adams, Patrick Henry, John Brown e Roger Sherman erano tutti massoni. Roger Livingston aiutò Sherman e Franklin a scrivere la Dichiarazione d’Indipendenza. Giurò a George Washington per la carica mentre era Gran Maestro della Gran Loggia di New York. Washington stesso era Gran Maestro della Loggia della Virginia. Dei generali dell’esercito rivoluzionario, trentatré erano Massoni. Ciò era altamente simbolico dato che i grado 33 si definiscono illuminati. I padri fondatori populisti guidati da John Adams, Thomas Jefferson, James Madison e Thomas Paine, nessuno dei quali era massone, volevano recidere completamente i legami con la corona britannica, ma furono sconfitti dalla fazione massonica guidata da Washington, Hamilton e dal Gran Maestro della Loggia di St. Andrea di Boston, generale Joseph Warren, che volle “sfidare il Parlamento ma restando fedele alla corona”. La Loggia di St. Andrea era il fulcro della nuova massoneria mondiale e iniziò a concedere gradi di cavaliere templare nel 1769. Tutte le logge massoniche statunitensi sono ancora oggi approvate dalla corona inglese.
Il primo Congresso Continentale si riunì a Filadelfia nel 1774 sotto la presidenza di Peyton Randolph, che sostituì Washington come Gran Maestro della Loggia della Virginia. Il secondo Congresso Continentale si riunì nel 1775 sotto la presidenza del massone John Hancock. Il fratello di Peyton William divenne Gran Maestro della Loggia della Virginia e principale proponente della centralizzazione e del federalismo alla prima Convenzione costituzionale nel 1787. Il federalismo al centro della Costituzione statunitense è identico al federalismo previsto nelle Costituzioni di Anderson del 1723. William Randolph divenne il primo avvocato generale e segretario di Stato sotto George Washington, mentre la sua famiglia tornò in Inghilterra fedele alla corona. John Marshall, primo giudice della Corte Suprema, era un massone. Quando Benjamin Franklin si recò in Francia per cercare aiuto finanziario per i rivoluzionari americani, i suoi incontri avvennero presso le banche dei Rothschild. Mediò vendite di armi tramite il massone tedesco barone von Steuben. I suoi comitati di corrispondenza operavano attraverso i canali massonici e in parallelo a una rete di spie inglesi. Nel 1776 Franklin divenne l’ambasciatore de facto in Francia. Nel 1779 divenne Gran Maestro della loggia francese delle Nove Sorelle, a cui appartenevano John Paul Jones e Voltaire. Franklin era anche membro della più segreta Royal Lodge of Commanders del Tempio Occidentale di Carcasonne, tra i cui membri c’era il Principe del Galles Federico. Mentre Franklin predicava la temperanza negli Stati Uniti, si sbizzarriva selvaggiamente coi fratelli delle logge in Europa. Franklin fu a capo del servizio postale dal 1750 al 1775, ruolo tradizionalmente assegnato alle spie inglesi.
Con il finanziamento dei Rothschild Alexander Hamilton fondò due banche a New York, tra cui la Banca di New York. Morì in duello con Aaron Burr, che fondò la Banca di Manhattan con il finanziamento di Kuhn Loeb. Hamilton esemplificò il disprezzo che le otto famiglie hanno per i popoli, affermando una volta: “Tutte le comunità si dividono in pochi e molti. I primi sono ricchi e di buona famiglia, gli altri sono la massa… i popoli sono turbolenti e volubili; raramente giudicano e decidono correttamente. Si dia quindi alla prima classe un ruolo distinto e permanente di governo, controllando l’instabilità della seconda“. Hamilton fu solo il primo dei compari delle otto famiglie ad avere il ruolo di segretario del Tesoro. Negli ultimi tempi il segretario del Tesoro di Kennedy fu Douglas Dillon della Dillon Read, i segretari del Tesoro di Nixon, David Kennedy e William Simon, provenivano rispettivamente dalla Continental Illinois Bank e dalla Salomon Brothers, il segretario del Tesoro di Carter, Michael Blumenthal, proveniva dalla Goldman Sachs, il segretario del Tesoro di Reagan, Donald Regan, proveniva dalla Merrill Lynch, il segretario del Tesoro di Bush, Nicholas Brady, proveniva dalla Dillon Read e i segretari del Tesoro di Clinton e Bush Jr., Rubin e Henry Paulson, provenivano dalla Goldman Sachs.
Thomas Jefferson sosteneva che gli Stati Uniti avevano bisogno di una banca centrale di proprietà pubblica in modo che monarchi ed aristocratici europei non potessero utilizzare la stampa del denaro per controllare gli affari della nuova nazione. Jefferson osservava: “Un Paese che si aspetta di rimanere ignorante e libero… si aspetta ciò che non è mai stato e non sarà mai. Non ci fu che appena un re su cento che non avrebbe, se poteva, seguito l’esempio dei faraoni, prendere prima di tutto il denaro del popolo, e poi tutte le sue terre e quindi fare di loro e dei loro figli per sempre dei servi… le dirigenze bancarie sono più pericolose degli eserciti. Hanno già allevato un’aristocrazia del denaro“. Jefferson osservò come la cospirazione euro-bancaria per controllare gli Stati Uniti fu attuata, soppesando come “singoli atti di tirannia si possono attribuire all’opinione del momento, ma una serie di oppressioni iniziata in un periodo distinto, inalterabile ad ogni cambio di ministri, dimostra chiaramente un piano deliberato e sistematico per ridurci in schiavitù“. Ma l’argomentazione di Hamilton, sponsorizzata dai Rothschild, per una banca centrale statunitense privata, prevalsero alla fine. Nel 1791 fu fondata la Banca degli Stati Uniti, coi Rothschild principali proprietari. La concessione alla banca avrebbe dovuto scadere nel 1811. L’opinione pubblica era favorevole alla revoca e sua sostituzione con una banca centrale jeffersoniana. Il dibattito fu rinviato quando la nazione fu sprofondata dagli eurobanchieri nella guerra del 1812. In un clima di paura e difficoltà economiche, la banca di Hamilton ebbe rinnovata la concessione nel 1816.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un forte partenariato BRICS per un futuro luminoso

Tradotto dal cinese, questo è il discorso di apertura del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping al Vertice BRICS di Xiamen
Presidente Xi Jinping, Quotidiano del Popolo, 4 settembre 2017 – Global Research

Un partenariato forgiato con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla. del metallo e della pietra” (proverbio cinese).
Il decennio passato ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS nel perseguire lo sviluppo e approfondire la partnership. È solo l’inizio della storia della cooperazione BRICS“.

Eccellenza Presidente Jacob Zuma,
Eccellenza Presidente Michel Temer,
Eccellenza Presidente Vladimir Putin,
Eccellenza Primo Ministro Narendra Modi,
Signore e signori,
Cari amici,
Sono lieto d’incontrarmi di nuovo con i miei colleghi. Vorrei iniziare a estendere, a nome del governo e del popolo cinesi, un caloroso benvenuto a tutti voi. Benvenuti al Summit BRICS di Xiamen. Con l’accento sul tema del vertice: “Partenariato più forte per un futuro più luminoso”, non vedo l’ora di collaborare con voi per valutare la cooperazione BRICS, tracciare un progetto per il futuro sviluppo e lanciare una nuova viaggio nella cooperazione. La cooperazione BRICS ha attraversato un glorioso decennio. Sebbene separati da montagne e oceani, i nostri cinque Paesi strettamente legati dall’impegno condiviso a una cooperazione vincente. Come dice un antico proverbio cinese, “la collaborazione forgiata con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla, del metallo e della pietra”. Dobbiamo il rapido sviluppo della cooperazione BRICS all’adozione dell’approccio giusto. Guidati da questo approccio, ci siamo rispettati e sostenuti a vicenda nel seguire il percorso di sviluppo adatto alle nostre rispettive condizioni nazionali; abbiamo portato avanti la cooperazione economica, politica e dei popoli con spirito aperto, inclusivo e vincente; e abbiamo lavorato in sintonia con altri Paesi emergenti e in via di sviluppo per sostenere giustizia ed equità internazionali e favorire un sano ambiente estero. I progressi passati mostrano che la cooperazione BRICS ha incontrato la nostra comune necessità di sviluppo ed è in linea con l’andamento della storia. Anche se abbiamo diverse condizioni nazionali, condividiamo l’impegno nel perseguire sviluppo e prosperità attraverso il partenariato. Questo ci ha permesso di superare le differenze e avere risultati vincenti.
Mentre il mondo subisce profondi complessi cambiamenti, la cooperazione BRICS è sempre più importante. I nostri cittadini si aspettano d’incoraggiare congiuntamente lo sviluppo e migliorarne il benessere. La comunità internazionale si aspetta che contribuiamo alla pace nel mondo e allo sviluppo comune. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per approfondire la partnership BRICS e inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS.
In primo luogo, dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica. La cooperazione orientata ai risultati è il fondamento della cooperazione BRICS e sono stati compiuti notevoli progressi in questo campo. Tuttavia, dobbiamo ancora sfruttare appieno il potenziale della cooperazione BRICS. Le statistiche mostrano che, nel 2016, dell’investimento in uscita per 197 miliardi di dollari USA, solo il 5,7% è avvenuto tra i nostri cinque Paesi. Ciò significa che la cooperazione BRICS ha ancora molto spazio. Dobbiamo rimanere concentrati sulla promozione della cooperazione economica orientata ai risultati ed ampliare gli interessi convergenti nei commercio ed investimenti, valuta e finanza, connettività, sviluppo sostenibile, innovazione e cooperazione industriale. Quest’anno abbiamo formulato la Roadmap dei BRICS per la cooperazione nei servizi, le linee guida per l’agevolazione degli investimenti dei BRICS, l’Iniziativa della cooperazione elettronica dei BRICS , il piano d’azione dei BRICS per la cooperazione per l’innovazione e il Piano d’azione per l’approfondimento della cooperazione industriale tra i Paesi BRICS. Abbiamo lanciato il Centro Regionale Africano della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), abbiamo deciso d’istituire la BRICS Model E-Port Network e abbiamo raggiunto un ampio accordo su fiscalità, commercio elettronico, rapporti in valute locali, partenariato pubblico-privato e rete di istituzioni e servizi finanziari. La nostra cooperazione pratica è sempre più istituzionalizzata e sostanziale e ha fornito risultati tangibili. Vorrei annunciare che la Cina lancerà il piano di cooperazione economica e tecnica per i Paesi BRICS con 500 milioni di yuan per il primo mandato, per facilitare lo scambio politico e la cooperazione pratica nei settori economico e commerciale. La Cina contribuirà con quattro milioni di dollari USA al Piano di preparazione infrastrutturale della NDB per sostenere attività e sviluppo a lungo termine della banca. La Cina lavorerà con tutte le parti perseguendo coi risultati e il consenso raggiunti in passato sfruttando al meglio i meccanismi esistenti. Insieme dobbiamo cogliere le opportunità storiche della nuova rivoluzione industriale, esplorare nuove aree e modelli di cooperazione pratica e migliorare i nostri legami per garantire un progresso sostenuto e costante del meccanismo di cooperazione dei BRICS.
In secondo luogo, dobbiamo rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo. Nonostante le nostre differenze nelle condizioni nazionali, i nostri cinque Paesi si trovano in una similare fase di sviluppo e condividono gli stessi obiettivi di sviluppo. Tutti noi affrontiamo un compito arduo nel far crescere l’economia. Rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo contribuirà a far emergere i nostri punti di forza nelle risorse, nel mercato e nella forza lavoro, e libererà il potenziale di crescita dei cinque Paesi e la creatività dei nostri tre miliardi di abitanti, aprendo uno spazio enorme allo sviluppo. Dobbiamo pianificare bene a livello macro e intraprendere azioni concrete in settori chiave. Dovendo agire nello spirito di un’ampia consultazione, del contributo comune e dei vantaggi condivisi, dobbiamo identificare quelle aree in cui le nostre politiche di sviluppo e priorità convergono e continuare a lavorare per raggiungere l’obiettivo della connettività negli scambi ed investimenti, nelle valuta e finanza e nelle infrastrutture. Con particolare attenzione alla riforma strutturale e allo sviluppo sostenibile, dobbiamo espandere i nostri interessi convergenti e condividere esperienze su innovazione, imprenditoria, sviluppo industriale e capacità produttiva per stimolare i nostri rispettivi sviluppi economici. È importante trovare un equilibrio tra velocità di crescita e qualità ed efficienza della crescita. Attraverso l’attuazione dell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile 2030 abbiamo l’opportunità di raggiungere un equilibrato progresso economico, sociale e ambientale e di creare uno sviluppo interconnesso e inclusivo.
In terzo luogo, dobbiamo rendere l’ordine internazionale più giusto ed equo. I nostri legami sempre più stretti con il resto del mondo ci chiedono di aver una parte più attiva nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide globali urgenti non possono essere risolte efficacemente. Dovremmo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali. Questo incontra l’aspettativa della comunità internazionale e contribuirà a salvaguardare i nostri interessi comuni. Dobbiamo rimanere impegnati al multilateralismo e alle norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali, lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e promuovere un ambiente pacifico e stabile per lo sviluppo di tutti i Paesi. Dobbiamo rendere la globalizzazione economica aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti, costruire un’economia mondiale aperta, sostenere il regime commerciale multilaterale e opporsi al protezionismo. Dobbiamo avanzare la riforma della governance economica globale, aumentare la rappresentatività e la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo e dare nuovo impulso agli sforzi per affrontare il divario dello sviluppo tra Nord e Sud e promuovere la crescita globale.
In quarto luogo, dobbiamo promuovere gli scambi tra popoli. L’amicizia tra i popoli è la chiave per sincronizzare i rapporti tra Stato e Stato. Solo con una cura intensa l’albero dell’amicizia e della cooperazione cresce lussureggiante. Aumentare gli scambi tra i nostri popoli e vedere lo spirito di partenariato abbracciato da tutti è una causa degna meritevole del nostro impegno duraturo. Un lavoro ben fatto a questo proposito manterrà la cooperazione BRICS vibrante. Siamo lieti di notare che l’importante consenso raggiunto a livello di leadership su scambi più stretti tra popoli è stato tradotto in realtà. Quest’anno, gli scambi tra popoli dei nostri cinque Paesi sono stati a pieno ritmo, segnati dalle diverse attività dei Giochi BRICS, BRICS Film Festival, Festival Culturali dei BRICS e l’incontro ad alto livello sulla medicina tradizionale. Speriamo che, attraverso i nostri sforzi congiunti, queste attività avranno luogo regolarmente e siano istituzionalizzate. Dobbiamo ampliare il nostro percorso per coinvolgere il pubblico ed incoraggiare scambi più vivaci tra culture diverse.
Cari colleghi,
L’ultimo decennio ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS per perseguire lo sviluppo e approfondire il partenariato. È solo l’inizio della storia della cooperazione dei BRICS. Come ho detto nelle mie lettere all’inizio di quest’anno, guardando avanti, la cooperazione BRICS è destinata a raggiungere un maggiore sviluppo e svolgere un ruolo ancora più grande negli affari internazionali. Partiamo da Xiamen e uniamo le forze per inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS offrendo maggiori benefici ai popoli dei nostri cinque Paesi e di tutto il mondo.
Grazie.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Xi presiede il vertice che deciderà sul prossimo decennio d’oro dei BRICS

Xinhua 5/9/2017Il Presidente Xi Jinping ha presieduto il 9.no Vertice BRICS, invitando il gruppo delle cinque economie emergenti ad intensificare la cooperazione e contribuire maggiormente ad un mondo in turbamento per protezionismo e sviluppo sbilanciato. “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per tracciare il secondo decennio d’oro della cooperazione BRICS”, ha detto Xi ai leader di Brasile, Russia, India e Sudafrica al vertice della città sudorientale di Xiamen, provincia del Fujian. Era la prima volta che Xi presiedeva il vertice BRICS e la terza a presiedere importanti eventi internazionali in un anno, dopo il vertice di Hangzhou dei G20 e al Belt and Road Forum per la cooperazione internazionale di Pechino. Il Presidente Michel Temer, il Presidente Vladimir Putin, il Primo Ministro Narendra Modi e il Presidente Jacob Zuma sono stati accolti da Xi prima dell’apertura del vertice, dal tema “BRICS: un più forte partenariato per un futuro più luminoso“. Il vertice doveva decidere il percorso futuro del gruppo, che rappresenta il 43 per cento della popolazione mondiale e contribuisce a più della metà della crescita economica mondiale degli ultimi dieci anni. Xi ha avanzato la sua visione per “approfondire” il partenariato BRICS, tra cui ricercare risultati pratici nella cooperazione economica, rafforzare la complementarità delle strategie di sviluppo e rendere l’ordine internazionale più giusto e equo. Lo scambio tra popoli, “causa degna di un impegno duraturo”, dovrebbe essere promosso, secondo Xi, che notava le diverse condizioni nazionali dei cinque Paesi, ma sottolineava che le differenze possono essere superate ottenendo risultati vincenti. Invitava i BRICS a riunire le forze su risorse, mercati e forza lavoro per liberare il potenziale di crescita e creatività di 3 miliardi di persone. Rifiutando le affermazioni che il gruppo perda peso, Xi dichiarava al BRICS Business Forum che i Paesi BRICS sono “completamente sicuri” su possibilità di crescita e prospettive future, nonostante le variabili che sconvolgono la crescita. Dal vertice G20 di Hangzhou, nel settembre scorso, al vertice BRICS a Xiamen, l’approccio della Cina allo sviluppo globale è sempre più evidente grazie a partnership, economia aperta e cooperazione vincente. Porto commerciale sin dai tempi antichi e porta per la Cina, Xiamen è dove Xi iniziò la carriera quando giunse nella provincia del Fujian quale nuovo funzionario, nel 1985. Spera che i Paesi BRICS lascino la città offrendo maggiori vantaggi ai cittadini dei cinque Paesi e del mondo, mentre incertezze e rischi persistono con politiche chiuse che pesano sulle prospettive globali di crescita, Xi sottolineava che la promozione della cooperazione economica orientata ai risultati, “è il fondamento della cooperazione BRICS”. Il potenziale per la cooperazione BRICS va sfruttata completamente, dichiarava citando gli investimenti esteri dei cinque Paesi pari a 197 miliardi di dollari nel 2016, solo il 5,7 per cento nei BRICS. Esortava a promuovere la cooperazione in settori quali commercio e investimenti, monetari e finanziari, comunicazioni, sviluppo sostenibile e innovazione. Nell’ultima dimostrazione di efficacia dei BRICS, il presidente comunicava che la Cina lancerà un piano economico e tecnologico per i BRICS da 500 milioni di yuan (circa 76 milioni di dollari) nel primo mandato, per facilitare gli scambi e la cooperazione nei campi economici e commerciali. La Cina fornirà anche 4 milioni di dollari USA per i progetti della New Development Bank dei BRICS, inaugurata nel 2015.
Stabilizzando le relazioni regionali e internazionali, i BRICS lavorano duramente per ampliare la presenza internazionale. Posizione riaffermata da Xi al vertice. “I cinque Paesi svolgono un ruolo più attivo nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide urgenti globali non possono essere risolte efficacemente“, dichiarava. “Dobbiamo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali”. Dichiarava che i BRICS dovrebbero lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e sostenere la globalizzazione economica “aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti“. Il discorso di Xi veniva ripreso dalle controparti. Zuma affermava che i BRICS dovrebbero rafforzare i contatti con le altre economie emergenti e Paesi in via di sviluppo per perseguire uno sviluppo comune. I cinque Paesi dovrebbero rafforzare la cooperazione e migliorare la governance economica globale per creare un ambiente estero sano, dichiarava Temer. Da parte sua, Putin affermava che i BRICS dovrebbero costruire un’economia mondiale aperta, opporsi al protezionismo e promuovere una crescita inclusiva e sostenibile. Modi affermava che i Paesi BRICS dovrebbero esplorare il potenziale della cooperazione economica, salvaguardare il sistema commerciale multilaterale e promuovere lo scambio tra popoli. Per consolidare il terreno comune, i leader dei Paesi BRICS adottavano la dichiarazione di Xiamen, esprimendo consenso su varie questioni, tra cui sostegno al ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari internazionali, contro il protezionismo, la condanna del terrorismo e deplorando l’ultimo test nucleare della Repubblica popolare democratica Corea.
Al summit di Xiamen, la Cina aveva un Dialogo sui mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo, in cui i leader di Egitto, Guinea, Messico, Tagikistan e Thailandia raggiungevano i leader BRICS per discutere della cooperazione nello sviluppo globale. Il modello proposto dalla Cina è considerato parte dell’accordo per promuovere i BRICS come piattaforma leader per la cooperazione Sud-Sud. Per le economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo, “dobbiamo attenerci all’apertura piuttosto che al protezionismo, ai meccanismi commerciali multilaterali piuttosto che ad avvantaggiare se stessi a spese degli altri, ai vantaggi reciproci piuttosto che al gioco a somma zero“, dichiarava Xi in una riunione ristretta coi leader BRICS. “È facile rompere una freccia, ma difficile romperne 10 legate insieme“, affermava Xi citando un proverbio cinese nel discorso volto a coinvolgere altri Paesi emergenti e in via di sviluppo nella cooperazione e in attività reciprocamente vantaggiose. Iqbal Surve, capo del capitolo sudafricano del BRICS Business Council, dichiarava che “BRICS Plus” sarà calorosamente accolto dai Paesi in via di sviluppo poiché l’iniziativa è persegue lo scopo comune di eliminare la povertà e realizzare i sogni.

Putin sostiene la piattaforma energetica dei BRICS e l’unità contro il protezionismo
TBP  1 settembre 2017

Mosca sosterrà la piattaforma energetica dei BRICS, il loro consolidamento contro il protezionismo e un maggiore coordinamento in politica estera tra i cinque aderenti, secondo il Presidente Vladimir Putin. “Riteniamo che questa (piattaforma di ricerca sull’energia) ci permetterà di coordinare le nostre attività di informazione, analisi e ricerca nell’interesse dei cinque Paesi BRICS e in ultima analisi facilitare l’attuazione dei progetti comuni d’investimento nell’energia“, scriveva Putin in un articolo pubblicato da Xinhua. La Cina è già il più grande consumatore di energia e importatore netto mondiale. L’importazione totale di petrolio nei primi sei mesi di quest’anno ha raggiunto i 212 milioni di tonnellate, secondo la General Administration of Customs della Cina. La Russia è tra i maggiori produttori di gas e petrolio nel mondo. Il gigante Gazprom sostiene di possedere le maggiori riserve di gas naturale del mondo. A Xiamen, la Cina si prepara per il 9° Vertice BRICS, Brasile, Russia, India, Sudafrica e Cina. Putin affermava che i BRICS intendono “rafforzare il ruolo dell’OMC come regolatore chiave nel commercio internazionale“. “Sono fiducioso sui Paesi BRICS che continueranno ad agire in modo consolidato contro il protezionismo e le nuove barriere al commercio globale“, scriveva. Lo zelo del protezionismo sospinto dalla vittoria elettorale di Donald Trump è un argomento molto discusso nei vertici economici mondiali, anche al G20 di quest’anno. C’è sempre più timore che l’amministrazione di Trump abbatta gran parte del quadro della cooperazione sul commercio e l’energia sostenibile esistente tra le nazioni del G20. Le tensioni aumentano col piano di Trump di usare una legge della guerra fredda per limitare le importazioni di acciaio per motivi di sicurezza nazionale. Nel frattempo, il presidente russo ha anche parlato dei BRICS che uniscono le forze per la stabilità globale. “La Russia rafforzerà il coordinamento delle politiche estere dei Paesi BRICS, soprattutto all’ONU e nel G20, così come in altre organizzazioni internazionali” aveva scritto Putin. La Russia e “altri Paesi interessati, hanno inflitto un pesante colpo ai terroristi” in Siria. Putin ha anche chiesto il sostegno dei BRICS nel creare “un ampio fronte antiterrorismo basato sul diritto internazionale e guidato dall’ONU“. Putin avrà incontri bilaterali con capi di Stato degli altri Paesi BRICS, a margine del vertice, tra cui il Presidente Xi Jinping e il Primo ministro Narendra Modi.

Necessità di amplificare la voce delle economie emergenti: Xi alla riunione plenaria dei BRICS
TBP 4 settembre 2017

Il vertice BRICS a Xiamen, in Cina, dominerà l’agenda politica dei cinque Paesi coi presidenti Putin, Xi, Zuma, Temer e il Primo ministro Modi al tavolo. I leader BRICS s’incontrano per trovare un consenso su commercio, protezionismo, Corea democratica, lotta al terrorismo e cambiamento climatico. Nella sessione plenaria del vertice BRICS, il Presidente Xi Jinping ha dichiarato che i cinque Paesi devono espandere gli interessi commerciali convergenti. “Dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica (BRICS), non abbiamo ancora completamente sfruttato i potenziali dei BRICS“, aveva detto Xi. “Dobbiamo parlare con una voce su questioni riguardanti la pace internazionale… Dobbiamo amplificare la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo“, aveva aggiunto. Xi annunciava che la Cina lancerà il BRICS Economic&Technical Cooperation Plan da 500 milioni di yuan (76,4 milioni di dollari) nel primo periodo, e affermava che la Cina stanzia 4 milioni di dollari per integrare la struttura operativa della Banca BRICS. Alla riunione plenaria, il Presidente Michel Temer proponeva la creazione di un forum d’intelligence dei BRICS per combattere il terrorismo. Il Primo ministro indiano Narendra Modi avanzava la creazione di un’agenzia di rating dei BRICS per “soddisfare le esigenze di finanziamento delle entità sovrane e societarie dei Paesi in via di sviluppo“. “Le nostre banche centrali devono rafforzare ulteriormente le proprie capacità e promuovere la cooperazione tra il contingente di riserva e il FMI“, aggiungeva. Il Contratto di riserva contingentale dei BRICS da 100 miliardi di dollari è pienamente operativo dopo le riunioni inaugurali del consiglio di amministrazione del BRICS-CRA e del Comitato permanente di Ankara del 2015. I Paesi BRICS hanno avviato nuove istituzioni finanziarie come Banca BRICS da 100 miliardi di dollari, Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali guidata dalla Cina, e un fondo di riserva dei BRICS da 100 miliardi di dollari. A Xiamen, i cinque leader seguono colloqui a porte chiuse dopo la riunione plenaria.

I mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il “motore della crescita globale”: Xi
Xinhua 5/9/2017Global Times

Il Presidente Xi Jinping dichiarava che i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il motore principale della crescita economica mondiale. Xi ha fatto l’osservazione al discorso presso il Dialogo dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo nella città di Xiamen. Il Presidente cinese prevede che il dialogo crei un forte impulso per l’approfondimento della cooperazione Sud-Sud e l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. “Ho fiducia che il dialogo rafforzerà solidarietà e cooperazione tra i Paesi emergenti e in via di sviluppo e contribuirà anche alla costruzione del meccanismo BRICS“, dichiarava Xi. Definendo l’avanzata collettiva dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo “tendenza irreversibile dei nostri tempi“, Xi dichiarava che questi Paesi hanno contribuito in modo significativo alla crescita economica mondiale negli ultimi anni, pari all’80% della crescita mondiale nel 2016. “Sono degni della reputazione di motore principale della crescita globale“, aggiungeva. Attualmente, mentre l’economia mondiale ascende e commercio ed investimenti internazionali riprendono, il nuovo ciclo della rivoluzione tecnologica e industriale guadagna slancio con nuove industrie, nuove tecnologie e nuovi modelli di business, affermava. “Da questo punto di vista, i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo hanno una rara opportunità di sviluppo“, aggiungeva Xi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia è pronta a contrastare ‘l’eccessivo dominio’ di certe valute – Putin

La Cina acquisterà petrolio con lo yuan d’oro
Gli esportatori di petrolio come Russia e Iran presto aggireranno e il dollaro USA, convertendosi allo yuan d’oro
Russia InsiderIl principale importatore mondiale di petrolio, la Cina, si prepara a lanciare contratti futures sul petrolio denominati in yuan cinese e convertibili in oro, creando il più importante mercato asiatico del petrolio e consentendo agli esportatori di superare i mercati denominati in dollari USA, secondo Nikkei Asian Review. I futures del petrolio greggio saranno il primo contratto commodity della Cina aperto ai fondi d’investimento stranieri, imprese commerciali e petrolifere. L’elusione del dollaro USA potrebbe consentire agli esportatori come Russia e Iran, ad esempio, di evitare le sanzioni statunitensi con i negoziati in yuan, secondo Nikkei Asian Review. Per rendere più attraenti i contratti denominati in yuan, la Cina prevede che siano completamente convertibili in oro sulle piazze di Shanghai e Hong Kong. Il mese scorso, Shanghai Futures Exchange e la controllata Shanghai International Energy Exchange, INE, hanno completato con successo quattro test per realizzare futures del greggio e lo scambio, continuando la preparazione delle quotazioni dei futures del petrolio greggio per fine anno. “Le regole del gioco petrolifero mondiale potrebbero cominciare a cambiare seriamente”, dichiarava Luke Gromen, fondatore della società di ricerca macroeconomica statunitense FFTT”. Sì, le regole cambiano. Benvenuti nel mondo multipolare, dove le nazioni non devono più essere vincolate al dollaro: “La quotazione delle attività cinesi in yuan, unitamente al piano della Borsa di Hong Kong per la vendita di contratti sull’oro fisico in valuta, creerà un sistema in cui i Paesi eviteranno il sistema bancario statunitense, dichiarava Tinker in una nota del 30 agosto. “Avendo accettato il pagamento di petrolio o gas in yuan, il venditore, che sia Russia, Arabia Saudita o chiunque altro, non dovrà preoccuparsi dell’eccesso di yuan, potendo semplicemente cambiarlo in oro”, afferma Tinker. “Avanziamo verso un mondo multipolare”.”

La Russia è pronta a contrastare ‘l’eccessivo dominio’ di certe valute – Putin
“Inoltre lavoreremo per una distribuzione più equilibrata delle quote e delle azioni di voto nel FMI e nella Banca mondiale”, dichiarava Putin
TASS 1 settembre 2017

La Russia è pronta a unire le forze coi partner per contrastare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva, dichiarava il Presidente Vladimir Putin nel suo articolo sul prossimo vertice BRICS. “Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme per la regolamentazione finanziaria internazionale e superare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva e lavoreremo anche verso una distribuzione più equilibrata di quote e azioni di voto nel FMI e della Banca mondale“, dichiarava Putin nel suo articolo, “BRICS: verso nuovi orizzonti del partenariato strategico“, pubblicato negli Stati BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in vista del summit del 3-5 settembre in Cina.

Infelice architettura finanziaria globale
Secondo il leader russo, la Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene in debito conto del crescente peso delle economie emergenti. “Ho fiducia sui Paesi BRICS che continueranno ad agire in modo solido contro protezionismo e nuove barriere nel commercio mondiale. Valutiamo il consenso dei Paesi BRICS su questo tema, che ci permetta di sostenere più coerentemente le basi di un sistema commerciale multilaterale aperto, uguale e reciprocamente vantaggioso e di rafforzare il ruolo dell’OMC come regolatore chiave nel commercio internazionale“. Il presidente afferma che l’iniziativa della Russia sullo sviluppo della cooperazione tra le agenzie antimonopolistiche dei Paesi BRICS mira a creare meccanismi efficaci per incoraggiare una sana concorrenza. “L’obiettivo è creare un pacchetto di misure di cooperazione per contrastare le pratiche commerciali restrittive delle grandi multinazionali e le violazioni transfrontaliere delle regole della concorrenza“, dichiarava.

Ruolo della nuova Banca di Sviluppo
Il leader russo ha affermato che la strategia dei BRICS per il partenariato economico, attualmente in fase di attuazione, è stata adottata al vertice di Ufa del 2015. “Speriamo di poter discutere di nuovi compiti per l’ampia cooperazione nel commercio, investimenti ed industria al vertice di Xiamen“, dichiarava Putin, aggiungendo che la Russia è interessata a promuovere la cooperazione economica nel formato BRICS. “Sono stati recentemente segnalati notevoli risultati pratici in questo settore, soprattutto il lancio della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e approvati sette progetti di investimenti nei Paesi BRICS per un valore di circa 1,5 miliardi di dollari. Quest’anno, la NDB approverà un secondo pacchetto di progetti d’investimento di 2,5 e 3 miliardi di dollari”, continuava il leader russo. “Sono convinto che la loro attuazione non sarà solo d’impulso alle nostre economie, ma promuoverà anche l’integrazione tra i nostri Paesi“.BRICS: Svolta del nuovo sistema economico mondiale e ruolo cruciale della Cina
Živadin Jovanovic, Global Research, 23 agosto 2017
Intervista del Quotidiano del Popolo con l’autore ed ex-Ministro degli Esteri della Jugoslavia Zivadin JovanovicCome ospite di questo vertice, quali nuovi elementi può portare la Cina ai BRICS?
ZJ: Prima di tutto, è naturale che la Cina, fondatrice e Paese ospitante del vertice BRICS, riaffermi i notevoli risultati della cooperazione e dello sviluppo dei BRICS nella democratizzazione del mondo del commercio, dello sviluppo e delle istituzioni finanziarie, facendo uscire l’economia mondiale dalla recessione. Allo stesso tempo, la Cina dovrebbe offrire i migliori modi per affrontare nuove sfide nel commercio globale, investimenti e rapidi cambiamenti nelle strutture e tecnologie economiche. Parlando di “nuovi elementi”, a mio avviso potrebbero essere: ulteriore espansione dell’adesione ai BRICS in linea con i ruoli potenziali e reali delle economie emergenti; contemplare le sfide della nuova rivoluzione industriale dagli enormi potenziali di sviluppo, ma anche dai cambiamenti senza precedenti nelle strutture economiche e sociali; rafforzare la lotta per il commercio internazionale e la cooperazione negli investimenti secondo il principio contrario ad autarchia o protezionismo economico e finanziario, o a qualsiasi altra forma di confronto.

2. Che ruolo hanno avuto i BRICS nella governance globale? Il ruolo dei BRICS nel mondo è cambiato negli ultimi anni? Quale ruolo dovrebbe giocare in futuro?
ZJ: I BRICS, in particolare la Cina, hanno svolto un ruolo cruciale nella riforma della governance economica mondiale, puntando alla creazione di un nuovo ordine mondiale economico giusto senza dominio, esclusione e sfruttamento. I BRICS sono il simbolo del Nuovo Ordine Economico basato sulla uguaglianza sovrana, l’inclusività, i benefici e le responsabilità condivise, la vittoria della cooperazione. L’istituzione della Nuova Banca di sviluppo BRICS, della Banca d’Investimento per le Infrastrutture dell’Asia, della Cintura e Via e una serie di altre istituzioni economiche, finanziarie e monetarie istituite dai BRICS o dalla Cina quale leader, hanno già cambiato la governance dell’economia mondiale. Questo processo di grande importanza non è finito. Nuove sfide, ostacoli e persino aperta resistenza alla democratizzazione delle relazioni economiche mondiali richiederanno nuove iniziative dai BRICS e dalle economie emergenti in generale.

3. Come valuta le prestazioni dei BRICS negli ultimi anni? Quali caratteristiche hanno?
ZJ: La creazione e il ruolo dei BRICS sono d’importanza storica per il presente e per il futuro delle relazioni economiche e dello sviluppo mondiali. I BRICS rappresentano il punto di svolta dal sistema mondiale dal dominio all’uguaglianza sovrana e alla pari opportunità per tutti. Dal sistema di aggravamento delle lacune economiche e sociali alla distribuzione equa della ricchezza e alle strategie centrate sul benessere umano. Dall’interventismo e dalla destabilizzazione volte a controllare la ricchezza della Terra a consolidare pace, sviluppo e controllo sovrano della ricchezza naturale di ogni Paese. La creazione dei BRICS ha avviato un processo irreversibile ponendo fine all’era del dominio di pochi ricchi inaugurando pari opportunità e continuo sviluppo per tutti. I BRICS sono guidati dalla convinzione che solo uno sviluppo equo e sostenibile sia nell’interesse della pace, della stabilità e del benessere dell’umanità. Ciò che rende i BRICS forti, affidabili e dal futuro luminoso sono loro apertura, uguaglianza ed efficacia. La Nuova Banca di Sviluppo (BRICS), ad esempio, basa le proprie decisioni sulle richieste di credito solo sui meriti economici, senza alcuna condizione politica.

4. La Cina ha svolto un ruolo di primo piano nel processo di cooperazione dei BRICS. Cosa dovrebbe fare per guidarli verso un futuro migliore?
ZJ: Rafforzare la cooperazione quale simbolo dell’approccio globale della Cina alla cooperazione economica internazionale, all’adesione al principio di uguaglianza sovrana e all’armonizzazione degli approcci bilaterali e multilaterali nella strategia di sviluppo e ad altre sfide, saranno il modo migliore dei BRICS per aver un futuro migliore. Pur rimanendo aperti alla cooperazione equa con le parti sviluppate del mondo, le strategie di sviluppo dei Paesi BRICS dovrebbero essere volte a facilitare lo scambio economico fra essi e tra le economie emergenti in generale.

5. La Cina è la seconda economia del mondo. Che tipo di influenza positiva ha avuto nella riforma del sistema economico e finanziario mondiale?
ZJ: La Cina pone grandi potenzialità non solo nello sviluppo socioeconomico e culturale moderno, ma anche nell’economia mondiale. Il fatto che sia salita a seconda economia del mondo, con la reale possibilità di divenire prima nel prossimo futuro, è una prova della potenzialità senza precedenti e della chiara visione del futuro di pari opportunità per tutti. La strategia cinese delle riforme e dell’apertura ha portato non solo alla crescita più veloce del PIL nel mondo, ma anche al rafforzamento delle tecnologie, della scienza, dell’innovazione e dello sviluppo verde. Introducendo il concetto di cooperazione mutua e della Iniziativa Globale Cinghia e Via, la Cina difatti presenta un nuovo modello di cooperazione internazionale basato su obiettivi comuni a lungo termine, non sui calcoli brevi e vantaggi temporanei. Tutto ciò ha reso la Cina partner affidabile e altamente auspicabile nella cooperazione e nella costruzione del Nuovo Ordine Mondiale. La Cina ha ottenuto un forte sostegno internazionale nel perseguire una cooperazione vincente, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Ciò ha naturalmente portato all’influenza molto positiva della Cina nel promuovere le riforme delle istituzioni economiche e finanziarie mondiali, rendendo più attese e rispettate interessi e voce delle parti meno sviluppate del mondo. Il coordinamento delle azioni nell’ambito di BRICS, SCO ed altre integrazioni ha reso l’influenza della Cina nelle istituzioni come G20, OMC, FMI e Nazioni Unite molto più visibile ed efficiente. Senza dubbio l’influenza della Cina nel riformare ulteriormente i sistemi economici e finanziari mondiali si rafforzerà. L’adesione della Cina all’OMC e l’ingresso del renminbi nel paniere delle monete internazionali (SDR) rafforzano l’influenza della Cina. Infine, le istituzioni che Cina, BRICS o SCO hanno già istituito, come NDB, AIIB, BRI e altri, sono i pilastri dei nuovi sistemi finanziari ed economici emergenti.

6. I BRICS esprime gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. Come dovrebbero i Paesi sviluppati e in via di sviluppo rafforzare la crescita economica mondiale?
ZJ: Innanzitutto perseguendo commercio, investimenti e trasferimento di nuove tecnologie in modo aperto e senza ostacoli. I Paesi in via di sviluppo dovrebbero essere sostenuti in particolare nel rafforzare l’interconnessione con l’espansione e la modernizzazione delle infrastrutture. Per essere in armonia con una pace duratura, la cooperazione economica dovrebbe essere priva di obiettivi geopolitici di breve durata, tipici della guerra fredda e dei periodi unipolari. Non c’è modo di ritornare al sistema di dominio.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Addio ‘presidente’ Trump; salve ‘presidente’ Mattis

Il segretario alla Difesa USA Mattis dirige la politica estera statunitense, verso un vicolo cieco
Alexander Mercouris, The Duran 24 agosto 2017

Il 16 febbraio 2017, poco dopo la rassegnazione forzata del primo consigliere nazionale della sicurezza, Generale Flynn, parlai della straordinaria potenza che il segretario generale della difesa Mattis sembrava avere nell’amministrazione Trump, “Il Generale Mattis diventa una figura dominante nell’amministrazione. Da ex-combattente pluridecorato è anche considerato un autentico intellettuale, Mattis sembra aver rapidamente affermato la propria autorità sui Capi di Stato Maggiore con cui i segretari della Difesa hanno spesso avuto rapporti scontrosi… Nel complesso il Generale Mattis sembra raccogliere sempre più i fili del potere. Se questa tendenza continua, e se usa la sua posizione abilmente, Mattis potrebbe diventare uno dei più potenti segretari della Difesa che gli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale. Se tale concentrazione di potere nelle mani di un soldato va bene, è un’altra cosa”. Questo commento fu scritto in attesa che il Viceammiraglio Bob Hayward, ufficiale vicino al Generale Mattis, venisse nominato consigliere della sicurezza nazionale del presidente Trump al posto del Generale Flynn. L’Ammiraglio Hayward rifiutò l’incarico, ma chi lo ricevette fu il Generale HR McMaster, altro ufficiale militare che collaborerebbe con il Generale Mattis, proprio come avrebbe dovuto fare l’Ammiraglio Hayward. Dalla nomina a capo dello Staff della Casa Bianca del Generale Kelly, come Mattis ex-ufficiale dei marines, l’influenza di Mattis non si estende solo al Consiglio di sicurezza nazionale, ma alla Casa Bianca. Come dissi di recente, con l’espulsione di Steve Bannon, l’ex-capo stratega del presidente Trump, e la cacciata dei funzionari associati dal Consiglio di Sicurezza Nazionale, sembra che non ci sia una figura significativa alla Casa Bianca e al Consiglio di Sicurezza Nazionale in grado di resistere ai militari. Per dominio dell’amministrazione Trump da parte dei militari s’intende il controllo del Generale Mattis, che non solo ha già amici presso Casa Bianca, Consiglio di Sicurezza Nazionale e Capi di Stato Maggiore Congiunti, ma dirige anche il dipartimento della Difesa, l’unico ente del governo degli Stati Uniti che si occupi di sicurezza nazionale e politica estera che funziona. Questo perché le altre due agenzie che tradizionalmente decidevano su politica estera e sicurezza, dipartimento di Stato e CIA, sono essenzialmente paralizzate; il dipartimento di Stato perché presidente Trump e segretario di Stato Tillerson non hanno ancora nominato le cariche vacanti all’inizio dell’anno, e la CIA perché è distratta e bloccata nel conflitto con il presidente Trump sulla vicenda del Russiagate. Il risultato è che la politica estera degli Stati Uniti viene decisa, unico esempio nella storia statunitense, da un ex-ufficiale che non è stato eletto, ma che presiede la gigantesca burocrazia per la difesa e la sicurezza nazionale statunitense.
Il Generale Mattis decide sempre più chiaramente la linea della politica estera statunitense. Ecco alcuni esempi:

1) Medio Oriente
Che il Generale Mattis gestisca la politica statunitense in Medio Oriente è dimostrato dal fatto che è l’alto funzionario del governo che più di qualsiasi altro visita il Medio Oriente. A titolo esemplificativo, Mattis ha appena completato un’altra della sua infinita serie di viaggi nella regione, questa volta in Giordania e Turchia. In questo caso il fatto che abbia scacciato i civili è in realtà un bene. Da soldato, è chiaro che il Generale Mattis non ha tempo per l’avventuroso cambio di regime in Siria che potrebbero comportare il confronto militare con i russi e neanche sopporta l’idea di affrontare l’Iran; una politica dai rischi elevati. A giugno, due affiliati di Flynn al Consiglio di sicurezza nazionale, Ezra Cohen-Watnick e Derek Harvey, avevano istigato gli Stati Uniti a “confrontarsi” con l’Iran e i suoi “agenti” in Siria. Una proposta che avrebbe comportato il rischio di scontri in Siria con i russi. Il Generale Mattis non ne fece nulla, e entrambi furono dimessi. Harvey fu peraltro anche uno dei più rumorosi nell’amministrazione Trump a favore dell’attacco missilistico sulla base aerea di al-Shayrat di aprile. Il risultato finale è che l’amministrazione Trump non ha rinunciato all’accordo nucleare con l’Iran come molti si aspettavano, mentre in Siria il Generale Mattis ha rediretto in modo discreto gli sforzi statunitensi dal cambio di regime verso l’obiettivo dichiarato di distruggere lo SIIL.

2) Afghanistan
Se il Generale Mattis passa negli Stati Uniti per un “realista” sul Medio Oriente, in quanto vuole evitare il confronto diretto con Iran e Russia, in Afghanistan è un falco. Ha spinto per eliminare i vincoli alle operazioni militari statunitensi in Afghanistan, precedentemente imposte dall’amministrazione Obama, e per continuare le operazioni militari in Afghanistan a tempo indefinito, perfino inasprendole. La “nuova strategia” per l’Afghanistan, annunciata dagli Stati Uniti, mostra ancora una volta che le opinioni del generale dominano. La strategia originale del presidente Trump, per cui fu eletto, di uscire dall’Afghanistan, è stata abbandonata. Invece gli Stati Uniti continueranno ad ampliare la guerra financo al Pakistan, mentre qualsiasi negoziato per porre fine alla guerra ai taliban sarà condotta esclusivamente nei termini statunitensi. L’obiettivo secondario non è vincere, cosa che il segretario di Stato Tillerson dice impossibile, e come sa sicuramente anche il Generale Mattis, ma evitare di apparire sconfitti. La motivazione è stata spiegata brillantemente dall’accademico canadese Paul Robinson, “Quindi, la strategia è utilizzare il potere militare per creare le condizioni per un accordo politico con i taliban, anche se non ha finora raggiunto questo obiettivo, e anche se “nessuno sa se o quando ciò accadrà”. E questo è ciò che costituisce un pensiero da “adulti”? Alla fine, l’annuncio di Trump si limita a una dichiarazione sul ritiro che porterà a un disastro e pertanto nel dover persistere perché, beh, sapete, sarà un male non farlo. Non c’è nulla in questo annuncio che suggerisca come Trump e i suoi consiglieri immaginano come por fine a questa guerra. Sono incapaci come Obama e Bush prima di loro, e continuano a fare la stessa cosa, più e più volte. Perché? La risposta è che i costi finanziari della guerra piovono su numerose persone, in modo che nessuno li nota, mentre i costi umani si concentrano su un piccolo segmento della popolazione, le forze armate, che il resto della gente può ignorare tranquillamente (e al momento, il numero di statunitensi che muore in Afghanistan è abbastanza piccolo). Politicamente, la continuazione della guerra è relativamente gratuita. Ma se gli USA dovessero ritirarsi e qualcosa andasse storto, Trump e chi lo circonda ne verrebbero accusati. È quindi meglio coprirsi il sedere e mantenere le cose così come sono finché il problema non sarà passato a qualcun altro. Questa è una soluzione politica interna, ma non reale“. Mettendola in altro modo, il Generale Mattis non vuole essere ricordato come il soldato che ha presieduto la peggiore sconfitta degli Stati Uniti dal Vietnam. A tal fine manterrà la guerra in Afghanistan all’infinito, nella speranza che qualcosa accada.

3) Europa
Anche se il Generale Mattis approccia i russi in Siria, dove i rischi sono troppo gravi, li affronta in Europa, dove crede che i rischi siano minimi. Così, in contraddizione con la politica promossa dal presidente Trump durante le elezioni, il generale Mattis non solo sostiene appieno la NATO, ma spinge le missioni antimissile nei Paesi dell’Europa orientale e le sfide provocatorie e inutili alle frontiere della NATO. Da ufficiale, Mattis sa sicuramente che queste forze sono troppo piccole per minacciare la Russia o difendersi in caso di attacco russo (vedi i commenti del colonnello in pensione Douglas Macgregor nell’articolo di Politico). Il fatto che il Generale Mattis sia comunque premuroso verso queste provocazioni, profondamente irritanti per i russi, sono un richiamo alle promesse infrante che gli Stati Uniti fecero quando l’URSS si dissolse, dimostrando che nonostante tutte le chiacchiere degli Stati Uniti sull'”aggressione russa”, non credono che la guerra in Europa sia imminente. Indicando quanto il Generale Mattis sia disposto a provocare i russi in Europa, parla apertamente della possibilità d’inviare armi al regime di Majdan in Ucraina, invertendo la precedente politica di non armamento concordato da Barack Obama e Donald Trump. Infatti Trump soppresse la proposta d’inviare armi all’Ucraina dalla piattaforma elettorale del Partito Repubblicano, durante la Conferenza dello scorso anno. Recuperando questa pessima idea, il Generale Mattis naturalmente ignora anche l’opposizione pubblica dell’alleato più potente degli Stati Uniti, il governo tedesco. Il fatto che l’invio di armi in Ucraina non cambi l’equilibrio militare (vedasi l’eccellente discussione sull’argomento di Saker), aumenta notevolmente il rischio di guerra, ma non sembra preoccuparsene il generale Mattis, dato che l’Ucraina è un teatro dove gli Stati Uniti non sono direttamente coinvolti.

4) Corea democratica
Tra la retorica tesa delle ultime settimane su una possibile guerra con la Corea democratica, è passato inosservato come il Generale Mattis l’escludesse. Ancora da soldato, Mattis sa quali sono i pericoli di una guerra contro la Corea democratica dotata di armi nucleari e sostenuta dalla Cina, e non ha alcuna intenzione di rischiare. Che sia il Generale Mattis ancora una volta la chiave del processo decisionale, con la sua nota opposizione alla guerra con la Corea democratica come opzione, è dimostrato da come il belluismo contro la Corea democratica sia finito nel momento in cui vi si è pronunciato contro.

5) Mar Cinese Meridionale
Proprio come il Generale Mattis è felice di affrontare la Russia in Europa, è felice di confrontarsi con la Cina nel Mar Cinese Meridionale, spostando la Settima Flotta a breve distanza dal territorio occupato dalla Cina e provocandola con voli militari statunitensi. Anche in questo caso si vede lo stesso schema attivo in Siria e Europa. Proprio come il generale Mattis non è disposto a rischiare lo scontro diretto con l’esercito russo in Siria, ma è disposto ad agire nel modo più provocatorio immaginabile contro la Russia in Europa, così non è disposto a rischiare uno scontro diretto con la Cina nella penisola coreana, ma è disposto ad agire nel modo più provocatorio immaginabile contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Proprio come in Europa, perché il Generale Mattis non crede che il rischio di uno scontro armato con la Cina nel Mar Cinese Meridionale sia reale. Questo strano mix di politiche di rinuncia al confronto coi militari russi e cinesi in Siria e Corea, dove i rischi sono reali,e di aggressività verso Russia e Cina in Europa e nel Mar Cinese Meridionale, dove non vi è alcun rischio, è esattamente ciò che ci si aspetta da un soldato statunitense. Combinando l’estrema avversione al rischio, caratteristica degli attuali militari statunitensi, con la vecchia abitudine alla postura aggressiva, dove i rischi appaiono minimi. Ciò che è assolutamente assente è qualunque strategia. In alcun modo il Generale Mattis sembra avere una politica verso Russia o Cina o verso le crisi in Afghanistan, Corea o Medio Oriente. Invece improvvisa in modo reattivo, come ci si potrebbe aspettare da un soldato, in ogni caso senza badare alle connessioni tra le varie crisi che affronta, o al paradosso degli Stati Uniti che cercano l’aiuto russo e cinese in Medio Oriente e Penisola coreana, e contemporaneamente colpendone gli interessi in Europa e nel Mar Cinese Meridionale. Inutile dire che per quanto riguarda una Grande Strategia, pensando all’alleanza cino-russa e al modo di rispondervi, il Generale Mattis non può fare niente. Basta che Cina e Russia siano avversari degli Stati Uniti, perciò prevede di affrontarli dove sente di poterlo fare, senza pensare a come ciò li spinga a collaborare più strettamente contro gli interessi statunitensi.
Nel precedente articolo sull’ascesa dei militari statunitensi alla dirigenza politica degli Stati Uniti, sottolineavo che il parallelo più vicino era la Germania nella prima guerra mondiale, dove il sistema politico disfunzionale lasciò ai militari la leadership di fatto. Nel caso della prima guerra mondiale, la Germania adottò un approccio essenzialmente tecnico e frammentato ai problemi, alternando un’estrema aggressività a tentativi di conciliazione mal concepiti. Il risultato è che nel 1914 la Germania si ritrovò contro tutte le altre grandi potenze d’Europa eccezion fatta per il satellite degli Asburgo. Sotto la direzione de facto del Generale Mattis, lo stesso sembra stia accadendo agli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora