“Grandi Rischi”

Grandi Rischi

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Ecco perché costruire un Partito Comunista Italiano è tempo perso

Alessandro Lattanzio, 7/6/2016

Togliatti-638x425La più grossa battaglia di nazionalizzazioni in Italia è stata quella dell’energia elettrica con il centro-sinistra, ma non direi nemmeno che si stato un nostro cavallo di battaglia. Lo fu piuttosto di Riccardo Lombardi e della sinistra socialista. Eravamo ben d’accordo, intendiamoci, ma non è che ci siamo sentiti obbligati perché le nazionalizzazioni erano un cardine di tutto il sistema sovietico! Noi non abbiamo mai sostenuto una programmazione centralizzata del tipo di quella sovietica. Anche quando in Italia è venuta in campo la questione della programmazione, ci siamo mossi sempre con molta attenzione: la nostra parola d’ordine fu quella della programmazione democratica”. Alessandro Natta intervistato da Mario Spinella in “Togliatti protagonista della democrazia italiana”, Il Calendario del Popolo, n° 567, luglio 1993.
“Programmazione democratica”, ovvero concordare la politica economica italiana con FIAT, Pirelli, Riva, ecc. ecc. Ecco questo era il Partito Comunista Italiano, senza orpelli. La programmazione economica, secondo Togliatti e Natta, non era compito del partito comunista italiano. Quindi, cosa rendeva ‘comunista’ tale partito, allora? Non ci è data la risposta, perché appunto il controllo dell’economia, della macroeconomia a livello statale è ciò che caratterizza un partito comunista, e non le relative fisime moraliste su “le mani pulite” o la propria “diversità”, come andavano strombazzando i vari gerarchi berlingueriani e post-berlingueriani negli anni ’80 e ’90. Prodromi del cretinismo anti-berlusconico dell’Italia forco-bacchettona dei Moretti-Travaglio. Una volta rinunciato a controllare la leva economica di una realtà, un partito comunista non può più esistere. Quindi è stato logico abbandonare un titolo ingannevole, che pur tuttavia continua ad ingannare a tutt’oggi. E infatti, il 26 giugno a Bologna verrebbe, nientedimeno, ricreato il Partito Comunista Italiano, in risposta alla frantumazione della sinistra italiana (qualsiasi cosa sia tale sinistra). Infatti, chi appare entusiasta della cosa, infilerebbe nel “partito comunista italiano” un po’ di tutto: Fassina, Airaudo, Partito Comunista di Rizzo, SEL, Rifondazione, Sinistra Italiana, Partito Comunista dei Lavoratori, le liste civetta di ciò che resta del PRC e del PdCI e perfino un redivivo Partito Comunista d’Italia… Ripetendo l’errore che fu del Partito Comunista nel 1921, e poi di Rifondazione Comunista nel 1991: creare dei partiti comunisti rappattumando frazioni e fazioni politiche provenienti da svariate e divergenti forze politiche: anarchici, socialisti, socialdemocratici, pacifisti, liberali radicali, ecc. Tutte forze che non si compattarono mai, se non per mano amministrativa esterna durante il trionfo dello stalinismo. Ma oggi, voler ripetere tali esperienze, con l’illusione di ricreare un “Partito Comunista Italiano” percepito in modo a-storico e mitologico, senza conoscerne la vera storia (Bordiga, chi era costui? Il settario della demonologia gramsciano-togliattiana o ben altro?) e la funzione autentica che il PCI svolse in Italia (sostegno al grande capitale monopolistico italiano, da Agnelli a Berlusconi…) può solo comportare l’eterno ripetersi delle solite catastrofi “non immaginabili” nel 1989, e delle solite farse “non immaginabili” come il bertinottismo trionfante degli anni 1993-2009.
barattoCome ho già detto, un eventuale ‘comunismo italiano’ è esistito nel 1943-1948. Poi vi fu solo un partito che esibiva un ‘brand’ in occasioni elettorali. Un ‘brand’ il cui valore in Italia era sorretto dal prestigio dell’Unione Sovietica presso i militanti di base, i lavoratori, ecc. Ma a cui i quadri e i dirigenti del PCI sostanzialmente non credevano. E quando crollò il Blocco Sovietico, i capi e i quadri del PCI furono sollevati; finalmente poterono liberamente e apertamente proclamare integralmente ciò che avevano adottato solo nella prassi da sempre, una politica filo-capitalista, liberale o financo liberista. Una linea politica che avevano attuato pienamente con le Cooperative, ad esempio costruendo nei primi anni ’80 la base missilistica statunitense di Comiso… passo concretamente politico-economico adottato dai vertici del PCI, dopo le berlingueriane sparate alla vasellina su “La fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre” e “la sicurezza che da l’ombrello della NATO”, propedeutiche appunto, allo sganciamento finanziario definitivo dall’URSS e all’adesione ai succosi contratti con la NATO, nel fatidico anno 1978. E quindi, con la Bolognina della testa di turco Occhetto, l’apparato burocratico-imprenditoriale piccista poté sbarazzarsi della zavorra marxista o comunista, e procedere apertamente e con pieno sollievo ad attuare a livello nazionale ciò che faceva da decenni a livello locale. Punto. Il PCI non poteva non trasformarsi nel PDS, e oggi nel PD. Togliatti non poteva che generare Berlinguer e Napolitano, e Berlinguer e Napolitano non potevano che generare i Veltroni, i Dalema, i Vendola, i Renzi e i Fassina…
Il resto, i resti, dell’illusione spezzata, il milione circa di votanti fedeli al defunto PCI, confluirono con le altre sinistre fallimentari italiane (dal Manifesto a DP) nella cloaca sterilizzante del Partito della Rifondazione Comunista, un campo di sterminio per gli ultimi sostenitori dell’ideologia e della cultura comunista e/o marxista, o presunta tale. Il risultato è quello che si vede oggi, uno sfarfallio di microsette e partitini elettorali di quartiere che non avranno mai alcun peso, soprattutto perché espressioni di segmenti ideologici che neanche hanno idea di cosa sia stato il proprio passato, la propria storia.
Errare è umano, ma perseverare… è da cretini.Partito_Comunista_Italiano_-_Walter_Veltroni_+_Achille_Occhetto

La vera storia (o quasi) del Risorgimento

 

Siria: l’occidente prepara il suo piano B!

Nahed Hattar, Global Research, 2 giugno 2013

L’eterna vigilanza è l’impossibile prezzo della libertà [Guerra agli invisibili/Erik Frank Russell].  Impossibile? Restiamo vigili! [NdT].

484375L’ex vicepresidente del Consiglio dei ministri per l’economia siriano Abdullah al-Dardari si prepara ad avere un ruolo politico nella “Siria del dopoguerra!” Al-Dardari ha abbandonato il tacito sostegno ai gruppi armati, e si offre di coordinare un programma di finanziamento [da più di venti miliardi di dollari] per la ricostruzione della Siria nel dopoguerra; un progetto presentato come “Piano Marshall per la Siria“, in riferimento al piano omonimo che supportò la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale. [1] Da funzionario internazionale [2] al-Dardari ha incontrato il Presidente Bashar al-Assad, il quale, secondo testimonianze di personalità giordane, non avrebbe prestato alcuna attenzione al piano e l’avrebbe rifiutato non appena gli è stato direttamente chiesto un parere al riguardo. Fonti della stampa hanno riferito che la reazione di alcuni circoli diplomatici occidentali è stata dichiarare che “Assad non ha potere di veto sul gruppo guidato da al-Dardari, nel quadro dei regolamenti interni!“. La cosa importante non è al-Dardari. La cosa importante è che il progetto che annuncia comincia a prendere forma negli ambienti economici occidentali e nei circoli della finanza, probabilmente in stretta collusione con i loro omologhi arabi e siriani.
Il progetto o “Piano B” è stato ideato dopo l’inevitabile sconfitta politica e militare del piano precedente [3] per rovesciare il governo siriano. La sua attuazione è solo agli inizi e i suoi ideatori sperano di approfittare dell’esaurimento inflitto al governo siriano sfruttandone il bisogno di riconciliazione interna e di ricostruzione accelerata, permettendo all’occidente, agli Stati Uniti, ai Paesi del Golfo e alla Turchia di “rovesciare economicamente la Siria!” Un’inversione che dovrebbe portare al controllo delle sue risorse e ricchezze attraverso l’imposizione di un “sistema neo-liberale” su tutto il territorio e tutti i settori: la privatizzazione su larga scala, la liberalizzazione del mercato e della circolazione dei capitali, la concentrazione degli investimenti stranieri nei settori più redditizi, quali infrastrutture, immobiliare, turismo e finanza. Le ben note conseguenze di un tale approccio sono il debito, il deficit di bilancio, la distruzione delle istituzioni industriali e artigianali, lo smantellamento della produzione agraria e, pertanto, la trasformazione della Siria in uno Stato dallo sviluppo nazionale in uno “Stato compradore” che perde la sua relativa indipendenza economica, con tutto ciò che comporta la resa totale alle forze del neoliberismo e a tutto ciò che esso genera, come la corruzione che l’accompagna! Pertanto, la dipendenza economica inevitabilmente ne minerebbe l’indipendenza politica. Ed è naturale che una tale dinamica, alimentata dal capitalismo globale e dalla sua cricca nei Paesi del Golfo, possa portera alla “disintegrazione” delle costanti politiche siriane, quali il finanziamento e l’equipaggiamento dell’esercito nazionale, la sua resistenza politica e militare all’occupazione delle alture del Golan, il suo sostegno alla resistenza libanese e palestinese… Insomma, la politica siriana verrebbe disintegrata! Infine, attraverso gli obblighi economici del Piano Marshall si pretenderebbe da Damasco ciò che non si può imporre con la forza delle armi e delle sanzioni. Tuttavia, ha il merito di sottolineare l’unico aspetto positivo di questo approccio verso “la Siria del dopoguerra”, il tacito riconoscimenti che l’opzione della guerra è superata ed è ormai inevitabile affrontare il governo del presidente Bashar al-Assad… utilizzando delle tentazioni seducenti!
Qui, chiedo alla leadership siriana di ricordare quanto segue:
In primo luogo, l’attuazione parziale delle politiche di privatizzazione e di apertura economica verso l’occidente, gli Stati del Golfo e la Turchia, di cui al-Dardari fu il principale artefice quando  incaricato esercitò il controllo sulle politiche e le decisioni economiche della Siria dal 2005; è stata la causa principale che ha privato il governo siriano della sua base sociale tradizionale. Contadini, artigiani e lavoratori furono gravemente colpiti dallo “shock neoliberista” nella seconda metà del decennio scorso. E’ infatti dal 2005 che sono apparse le peggiori manifestazioni di povertà,  disoccupazione ed emarginazione. È su questo segmento della società siriana che si basavano le forze reazionarie ostili alla Siria. E’ tra costoro che furono reclutati i combattenti che si unirono ai gruppi terroristici, dopo l’indottrinamento settario di migliaia di loro. Quindi, cosa possiamo aspettarci se una politica neoliberista viene applicata pienamente e incondizionatamente?
In secondo luogo, le forze che hanno versato il loro sangue e difeso la Repubblica araba siriana e il suo governo legittimo sono principalmente:
1.  Gli ufficiali e i soldati dell’esercito arabo siriano provenienti dalle classi lavoratrici.
2.  Gruppi di giovani patrioti progressisti.
3.  Attivisti di sinistra e nazionalisti che sperano che la guerra, anche se dolorosa, possa solo guidare la rotta socio-economica siriana verso lo sviluppo nazionale e la democrazia sociale.
4.  Le forze della borghesia siriana e gli industriali patriottici che ne hanno abbastanza dell’apertura verso la Turchia.
Queste sono le quattro forze che saranno maggiormente colpite, se la Siria sarà costretta a diventare uno “Stato compradore”, comportando inevitabilmente la riduzione delle spese militari, l’aumento della disoccupazione nella classe media lavoratrice e il degrado delle qualità della vita dei giovani della classe media e la distruzione dei progetti industriali… Il governo siriano non può cedere a questa tentazione, con il rischio ritrovarsi un consenso nazionale pronto ad opporvisi. La Siria del dopoguerra sarà solo per coloro che hanno combattuto per la sua difesa, e i suoi giovani, i suoi lavoratori e contadini, i suoi industriali patriottici non si discostano dalla linea dell’indipendenza, dello sviluppo e della resistenza. Questo è ciò che vogliamo sentire, ma questa volta “in pubblico”, dal suo Presidente!

Nahed Hattar al-Akhbar 31/05/2013
Articolo tradotto dall’arabo da Muna Alno-Nakhal

Note:
[1] Il piano Marshall/Indice storico: “Dal 1947, il Piano Marshall fu un’arma economica usata dagli statunitensi per combattere il comunismo. Fu il lato economico della Dottrina Truman del contenimento. L’idea è che la miseria sia la culla del comunismo, il Piano Marshall permise sia di combattere il comunismo che di convertire l’economia di guerra statunitense in un’economia di pace, necessaria. Con il Piano Marshall gli statunitensi radunarono l’Europa. L’assistenza finanziaria fu subordinata alla condizione di acquistare prodotti statunitensi. L’Unione Sovietica si oppose al progetto e impedì ai Paesi dell’Europa orientale di beneficiarne. Ad esempio, il piano Marshall in Cecoslovacchia venne inizialmente accettato dal governo, che poi dovette respingerlo sotto pressione di Mosca. Tuttavia 17 Paesi che l’accettarono contribuirono a creare, nel 1948, l’Organizzazione per la cooperazione economica (OECE), che divenne OCSE [Organizzazione per il Coordinamento e lo Sviluppo Economico). Nel maggio 1949 fu creata la RFT ed un ex-oppositore di Hitler, il democristiano Konrad Adenauer ne fu il primo Cancelliere. Ancorò fermamente la RFT nel campo occidentale e  accettò il piano Marshall. Il Piano Marshall permise le pressione sugli alleati degli Stati Uniti. Così, gli statunitensi minacciarono l’Olanda di sospendere il piano se non avesse concesso l’indipendenza all’Indonesia (nel 1949).” [Questo sito non è forse una fonte ma dal momento che la storia è scritta dai vincitori, non è vietato leggere l’altra faccia di alcune medaglie. NdT].
[2]  Abdallah al-Dardari, capo economista e direttore della Divisione sviluppo economico e globalizzazione ed ESCWA [Commissione economica e sociale per l’Asia occidentale] .
[3] Come il blocco atlantista ha condotto la guerra alla Siria 

Dr. Nahed Hattar è uno scrittore e giornalista che vive in Giordania, ad Amman.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La tragedia della tensione

Dedefensa 9 marzo 2013

Beppe_Grillo-e1346315633785Si cercheranno di analizzare gli eventi italiani, soprattutto la vittoria del Movimento 5 Stelle (M5S) e di Beppe Grillo, il 25 febbraio (vedi in particolare 26 febbraio 2013), dal momento che questo evento, secondo un approccio generalista e anti-sistema, ci pone in particolare relazione all’attuale posizione dell’Italia, ma anche in relazione al suo sviluppo storico, secondo la posizione molto importante dell’Italia nel sistema europeo, come si è creato nel 1945-1950. (Per “sistema europeo” s’intende questo tipo di conglomerato di influenze e pressioni, dirette e indirette, degli Stati Uniti e della NATO, e poi dei federalisti europei, con l’allineamento di molti di questi federalisti agli Stati Uniti, delle istituzioni europee pienamente integrate nel sistema dell’economia generale e, infine, delle principali entità nazionali.)
L’Italia è stata, fin dall’inizio, una delle principali aree di intervento per l’attuazione di questo sistema, soprattutto a causa della sua importanza strategica, della potenza della presenza alleata (USA) nel corso della guerra, del delicato equilibrio tra le forze filo-occidentali da un lato (democristiani (DC) soprattutto con i loro legami con la mafia) e un potente partito comunista dall’altro. L’intervento massiccio della CIA, nelle elezioni del 1948, per consentire alla DC di vincere, istituzionalizzò questa importanza italiana fin da allora, così come l’intervento della CIA difatti divenne “istituzionale”. Nei decenni successivi, l’Italia rimaneva un importante punto di stress del Sistema, in particolare attraverso le attività delle reti Gladio della NATO, soprattutto dal 1970. La nostra idea principale è che questa tensione sia un fattore chiave per comprendere e analizzare, anche e forse più che mai oggi, la situazione italiana. (La tensione attuale si riferisce al termine “strategia della tensione”, soprattutto riguardante in particolare l’Italia. Questa “strategia della tensione” è stata utilizzata dalle forze che costituiscono il potere nel sistema europeo, descrivendo la tattica della provocazione e della disgregazione in Italia, negli anni ’70, gli “anni di piombo”, che terminarono con la morte di Aldo Moro, nel maggio 1978).
Da qui, l’interesse a fare affidamento su testi e commenti dell’ex deputato e analista Richard Cottrell, in particolare dopo le elezioni del 25 febbraio. I suoi interventi servono come punto di partenza per la nostra analisi. Con Cottrell, si può avere una visione di uno specialista “dissidente” confermato e polemico, ma in genere ben informato anche se a volte un po’ troppo fantasioso, soprattutto e in particolare sulle diverse manipolazioni di Gladio in Europa. Tenteremo di avere un quadro di riferimento per una valutazione della situazione in Italia, che è diventata il nuovo centro della crisi del Sistema, “sezione europea”. (Abbiamo accennato più volte a Cottrell, soprattutto sulla Grecia il 17 maggio 2012, o sulla Turchia il 15 ottobre 2012, di volta in volta sullo sfondo della questione delle reti Gladio. Nel testo finale del 15 ottobre 2012, identifichiamo Cottrell e lo qualifichiamo in questo modo: “Un altro autore, intenditore degli arcani della storia segreta, soprattutto europea nel suo caso […] Questo autore è Richard Cottrell, ex deputato al Parlamento europeo (conservatore inglese) specialista della “guerra segreta” della NATO (reti Gladio) e in questo contesto ottimo conoscitore della storia segreta della Turchia…” Cottrell è l’autore del recentissimo (giugno 2012) Gladio: Il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa.
Ovviamente, è molto probabile che, come ex deputato, in particolare come partecipe delle commissioni del Parlamento europeo su Gladio, e molto vendicativo verso esso, Cottrell avrà formato una rete di fonti che certamente danno credito a molte delle sue informazioni e, soprattutto, sono alla base del suo lavoro di documentazione personale. Ciò non impedisce eccessi o errori, ma questa struttura analizza e si differenzia fortemente da molti “complottisti” che hanno scarse fonti dirette e esperienze documentarie molto limitate, se non nulle). L’interesse in questa circostanza è che Cottrell ha pubblicato cinque articoli sull’Italia dopo le elezioni del 25 febbraio, che mostrano l’evoluzione, la diversificazione e l’espansione della sua analisi della situazione. (In qualità di specialista di Gladio, Cottrell è necessariamente interessato all’Italia, essendo stato uno dei Paesi europei più colpiti dalle attività di Gladio, e il Paese da cui è partito, il 24 ottobre 1990, lo svelamento al pubblico, da parte del Presidente del consiglio Giulio Andreotti, dell’esistenza di queste reti. L’Italia, attraverso la voce inaspettata del più duro, ma anche del più ambiguo rappresentante della sua costituzione, è il Paese che ha messo pubblicamente in questione le reti Gladio).
• Nel primo testo sul sito EndtheLie.com (come su altri), del 26 febbraio 2013, Cottrell semplicemente registra i commenti sulla vittoria di M5S e dei Grillini. La sua valutazione è riassunto dal titolo in riferimento al fenomeno degli Stati Uniti: “Il Tea Party in Italia compie la svolta“. (In un certo senso simbolico, più circostanziale, vi è una caratteristica generale molto specifica che avvicina il M5S al Tea Party: l’assenza istituzionale di un dirigente. Era una cosa nota per il Tea Party. Nel caso del M5S, agisce la personale vicenda di Grillo. L’M5S rifiuta, nella sua “carta d’intenti”, l’elezione a parlamentari di persone con una fedina penale sporca, come nel caso di Grillo, che è stato condannato a 18 mesi di carcere per omicidio colposo negli anni ’80, per tre passeggeri morti in un incidente automobilistico di cui è stato ritenuto responsabile; quindi non si è presentato ed è assente dal principale campo di battaglia politico, il Parlamento; inoltre, questa circostanza si presenta come corrispondente alla filosofia del M5S che rifiuta la struttura dei partiti tradizionali, ma Grillo ha un’influenza determinante nell’insieme).
In questo articolo del 26 febbraio, Cottrell fa piuttosto un quadro del clima generale in Italia, dopo le elezioni, e ricorda le minacce di Gladio. “L’atmosfera generale in Italia da la sensazione che per tutti la politica sia finalmente emozionante, incerta e imprevedibile, un senso profondo di cui gli italiani stessi parlano, in modo forte e chiaro. C’è la sensazione che i giovani siano nello stato d’animo di riprendersi l’Italia. Se ci riusciranno, le conseguenze potranno essere sorprendenti: ma ricordate sempre la terribile tendenza delle rivoluzioni a consumarsi definitivamente. La luna di miele del movimento con il popolo italiano potrebbe dimostrarsi ancora una volta tragicamente breve. Certamente le forze del contrattacco si stanno già accumulando. L’Italia ha una lunga storia di violenze politiche. Nel mio recente lavoro su questo argomento, ho sottolineato la famosa ‘strategia della tensione’ degli anni ’70 e ’80, un altro momento di grande crisi politica. Questo fu un periodo di attentati mortali, sparatorie e uccisioni di perfetti innocenti, sempre attribuiti a guerriglieri urbani che si definivano Brigate Rosse. Oggi sappiamo che si trattava assai più di violenze orchestrate dallo Stato profondo, in combutta con i neo-fascisti e la criminalità organizzata, volti a spaventare gli italiani e portarli tra le braccia sicure dei governi di destra, quindi della ‘strategia della tensione’. Coloro che ora si sentono colpiti dall’usurpazione di Grillo, non staranno fermi. Grillo fa frequenti riferimenti pubblici ai reati dei politici commessi in passato. Sa bene di doversi guardare le spalle costantemente.”
• Il 27 febbraio 2013 Cottrell espande la sua argomentazione. Passa bruscamente alla questione delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, vale a dire, secondo lui, alla crisi profonda della Chiesa, e così Roma diventa la scena di due drammi paralleli, di diversi drammi: “Tintinnio di sciabole a Roma: il Vaticano si sbriciola mentre il principe pagliaccio [Beppe Grillo] afferra il cappello del partito.” Nelle sue tesi e ricerche, Cottrell ha sempre legato gli scandali del Vaticano, tra cui la Banca del Vaticano, al caso della Loggia P2 e, più in generale, alle attività di Gladio. Il nesso intercorrente tra la crisi della Chiesa, considerata di natura quasi scismatica, e la crisi politica italiana con l’M5S, diventa logico, se non ovvio, anche se diventa difficile da identificare,  o anche indiretto e circostanziato… E la crisi interna della Chiesa, che si riflette nel contesto ristretto della crisi della religione davanti all’anticlericalismo, s’inserisce subito nell’ambito molto più ampio della crisi di civiltà e di senso (quindi, della crisi del Sistema). “Lo scisma, quindi, è potenzialmente all’ordine del giorno in Vaticano e nel Parlamento italiano. Per fortuna di Grillo, sembra che Roma, per un certo tempo almeno, avrà il privilegio di avere tre sacerdoti in città nello stesso tempo.” (Poi, il 5 marzo 2013, Cottrell completa il dossier sulla crisi in Vaticano, esponendo le “dimissioni forzate” di Benedetto XVI, le pressioni dell’Opus Dei in Vaticano, e così via.)
• Il 28 febbraio 2013, Cottrell si occupa dell’allarme generale lanciato delle elezioni del 25 febbraio. Per lui, l’analogia con la dialettica degli “anni di piombo” riappare in un documento del servizio di intelligence militare italiano, il Servizio Informazioni Difesa. A proposito di Grillo, che Cottrell ha rapidamente battezzato “il Castro del Mediterraneo“… “Meno di 24 ore dopo la conferma giunge un rapporto del ‘Dipartimento d’informazioni sulla sicurezza’ e del suo direttore nazionale, Giampiero Massolo, che indica lo scoppio di “Potenzialmente massicci disordini sociali, del dissenso e dell’antagonismo in vaste aree della società italiana.” […] Visto da Bruxelles, Francoforte e Washington, ciò rende Grillo niente di meno che il Castro del Mediterraneo.”
• Il 3 marzo 2013, Cottrell ritorna su M5S e Beppe Grillo, questa volta in modo ottimistico. Da un lato, analizza l’M5S come movimento dal futuro brillante, forse con una maggioranza sufficiente per formare rapidamente un governo (in caso di nuove elezioni), promettendo anche di creare movimenti simili in Europa. (“Praticamente ignorata dai media in Europa e Nord America, una straordinaria rivoluzione è in corso in Italia. A dir poco una rivoluzione popolare che, non riuscendo a perdere velocità e forza di trazione, come accade alla maggior parte di queste dopo la prima alba luminosa, sembra guadagnare terreno in tutte le componenti della società italiana.”) D’altra parte, fa notare che anche alcuni segmenti della dirigenza cominciano a prendere in considerazione Grillo in modo più favorevole… “Uno dei giornali più conservatori del Paese, il Corriera della Sera, stampato a Milano, la vera City d’Italia, ha stupito i lettori esprimendo ammirazione per la ‘rivoluzione silenziosa’, con l’avvertenza, naturalmente, che ‘non vincerà’. […] Per la prima volta un tale messaggio risuona nel media più conservatore d’Italia, come un testo alternativo che supporti l’austerità. Gli italiani di tutte le classi risentono dell’imposizione di Mario Monti, ex commissario europeo, a dittatore effettivo del Paese, governando con un gruppo di compari selezionati con cura.”
La questione del caso italiano è definita, nel suo contesto più ampio possibile, da Cottrell nei suoi tre articoli. In generale, tiene in conto, in questo caso, del rapporto tra la situazione attuale, la politica di austerità, la situazione dell’euro, che spinge alla distruzione della sovranità degli Stati dell’Unione europea e, al logico antagonista, la spinta implicita al recupero di questa sovranità, posta al centro del movimento anti-sistema dell’M5S. Ma tornando alla dimensione di Gladio, e al suo aspetto più grande, che coinvolge le sorti della Chiesa, Cottrell invita efficacemente ad affrontare la questione, sollevando domande circa l’attivismo di Gladio oggi, così come il legame tra la situazione attuale e il periodo di massima attività di Gladio stessa (nel caso italiano, gli anni di piombo). (Inoltre, vediamo un altro innegabile specialista di Gladio, lo studioso Daniele Ganser, confermare la presenza di Gladio oggi, in una forma o nell’altra. Si vedano due testi, 27 dicembre 2005 e 27 dicembre 2005). Noi apprezziamo Gladio come struttura e concetto, e pertanto riteniamo che Gladio, o la sua emanazione dopo la fine della guerra fredda, sia rimasta attiva nel caso specifico dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa. Questo è il caso soprattutto della questione della “scelta” del JSF da parte dell’Olanda, nel 2002, o della “gestione della scelta” come dovremmo dire piuttosto.
ZONDAG 10 JAAR TERUG DAT PIM FORTUYN OVERLEEDQuesto caso ha avuto luogo in un’atmosfera drammatica, con l’assassinio del capo populista Pim Fortuyn. Abbiamo notato, in quel momento, aspetti estremamente fastidiosi del caso (vedi 30 giugno 2002), nel momento in cui non era saggio farlo. Abbiamo ripreso questi elementi nelle ‘Note sullo sviluppo egemonico’ riguardante l’imposizione “obbligatoria” all’Europa del velivolo JSF, in cinque paesi europei (Danimarca, Olanda, Italia, Norvegia, Regno Unito). L’abbiamo notato nel testo del 18 novembre 2009 ; (in questo testo, “SB” significa Stay-Behind, un’altra designazione di Gladio): “…Il risultato di questa implementazione crea i mercati europei, con l’eccezione della Francia, un territorio conquistato da gestire. L’esempio olandese e la scelta del JSF illustrano tale gestione. Nel 1998, un incontro segreto tra i vertici militari olandesi (senza mandato politico) e i loro  omologhi industriali statunitensi, raggiunse un accordo per la scelta del JSF. Nel marzo 2002, il governo prese una decisione in tal senso, che il Parlamento doveva ratificare. Il 5 maggio 2002, il capo populista Pym Fortuyn, probabile vincitore delle elezioni del 16 maggio, incontrava una delegazione statunitense guidata dall’ambasciatore Clifford Sorel, dove vi erano anche dei generali olandesi. Fortuyn comunicò il rifiuto di votare il programma JSF, il che significava la sconfitta del programma in Parlamento. Il giorno dopo, Fortuyn fu assassinato in condizioni assai contestate. Fu sostituito dallo sconosciuto populista Herben Mat, che si scoprì aver lavorato per 22 anni nei servizi di informazione della difesa, un ramo dell’intelligence militare olandese. Broos Schnez, alla direzione del partito populista, dichiarò il 28 giugno 2002, dopo che il suo partito fu portato da Herben a votare per il JSF: “Siamo rimasti sbalorditi. I Paesi Bassi hanno bisogno di sapere che tipo di persona sia e se non sia onesto. E’ un ex-ufficiale del ministero della difesa e il suo compito era infiltrarsi. Forse un’operazione per spingere il partito a votare per il caccia, contro cui siamo stati sempre contro. L’ho consigliato di andare da un buon avvocato e ripulire il suo nome, ma non è successo niente, e questo è strano. Avviata l’adesione al programma JSF, Herben si dimise dalla direzione del partito fondato da Fortuyn e scomparve. Il caso è stato chiuso. Fu un’operazione notevole eseguita nello stile SB, la cui gestione dell’intelligence olandese (da cui proveniva Herben) fin dalla fine degli anni ’40 è ben documentata. Se questa è la manifestazione più drammatica delle attività di questa rete europea/NATO d’influenza degli Stati Uniti, non è meno esemplare. Troviamo questo tipo di modello in molti paesi europei. La sua efficacia non ha mai vacillato.”
Questa valutazione collega il caso del JSF con le attività della rete Gladio in Italia. Nel secondo governo di centro-sinistra Prodi (maggio 2006-maggio 2008), i suggerimenti per mettere in discussione l’acquisto del JSF fatti a questa squadra presuntamente europea, ricevettero un rifiuto terrorizzato. Bisogna sempre suggerire che secondo i contatti avuti in quel momento dal governo italiano, un ritorno sulla scelta del JSF era impensabile, queste affermazioni indicano che fu davvero un caso in cui sono vennero minacciati di morte. Il riferimento a Fortuyn/Paesi Bassi non è inutile… La scelta del JSF rimane una pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via del terrorismo e dell’illegalità totale, in questo contesto, del programma JSF, che ha una dimensione globale ed egemonica che va ben oltre il semplice status di programma di armamenti, ma che ha anche una dimensione tragica dal punto di vista del destino europeo, come noi lo concepiamo. La sua vicinanza alle attività di Gladio si basa su questo aspetto, e riferendosi all’Italia quale Paese dalla singolare importanza, probabilmente la più grande tragedia europea è la distruzione del principio della sovranità del continente, provocando la disgregazione delle nazioni e la dissoluzione del conseguente principio.

Dalla “strategia della tensione” alla tragedia della tensione
GladioEmblemCome notato da Cottrell, Beppe Grillo è ben consapevole della “storia moderna” d’Italia, comprese le attività d’insediamento di Gladio, che rappresentano una maledizione per l’Italia. Si legga una breve cronaca sul blog di Grillo, che torna ai testi attuali di questo blog, si tratta di un testo datato 19 novembre 2011 dal titolo, per analogia al libro di Malaparte, “Tecnica del colpo di stato“. (Malaparte è anche ampiamente citato nel testo.)
Grillo ha espresso il parere che l’Italia si è trovata in una situazione di “permanente colpo di Stato“, in particolare dagli anni ’70. Cita, naturalmente, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro come uno degli eventi che segnarono questo “colpo di Stato permanente”, il caso archetipico tragico del periodo della “strategia della tensione” e quindi di ogni sospetto e intuizione sulle azioni di Gladio in Italia. Renzo Martinelli, regista dell’eccellente film del 2003, Piazza delle cinque lune, a proposito della morte di Aldo Moro, trattata in maniera assai aderente alla realtà, ha detto che l’evento ha avuto sull’Italia lo stesso effetto dell’assassinio di Kennedy begli USA: “Il caso Moro ha influenzato la storia, la vita politica e culturale di questo Paese per molti decenni“, vale a dire, fino ad oggi e fino alle elezioni del 25 febbraio…
Così si può considerare come un modello storico, con la sua dimensione tragica, prenda l’aspetto metastorico definendo meglio l’importanza degli eventi del 25 febbraio in Italia. Nello stesso testo, già citato dal suo blog, Grillo arriva al cuore della sua argomentazione con la definizione del “colpo perfetto” con  l’avvento di Monti e di chi lo sostiene. (Monti, divenuto primo ministro il 16 novembre 2011, non è mai nominato da Grillo nel suo testo, ma un primo piano del suo volto domina il testo e mette in evidenza il titolo, in modo da non lasciare incertezze, trasformando l’accusa in simbolo.) “Il colpo di Stato è la negazione della democrazia. Il colpo di Stato che s’ignora, quello in cui il cittadino esulta per un cambiamento che lo spossessa di ogni partecipazione pubblica, è il colpo di Stato perfetto“.)
In qualche modo, secondo Grillo, potremmo scoprire che il “colpo perfetto” di Monti sia finito, sperando di bloccare per un periodo di tre o quattro decenni il “colpo di stato permanente”, dove l’agitazione, presumendo che un artefatto di Gladio sia sulla poltrona, ostacoli l’applicazione del sistema, ma non certamente la sua preparazione. Infine, Monti è arrivato, ed è stato il “colpo perfetto” senza complotto, secondo le normali regole, diciamo pseudo-democratiche. Tuttavia, questa normalità è eccezionale, come il “golpe perfetto”, che ci fa scoprire il motivo centrale e di grande peso che l’ha permesso. Così l’evidenza s’impone: il “colpo di stato perfetto” è un successo, ma in un senso assai carico di senso!, perché non vi è più uno Stato… Questo è esattamente ciò che dimostra il pseudo-complotto di Monti (pseudo perché non è segreto, né illegale): la mancanza di Stato, quindi la mancanza di principio… Questa è la sua debolezza mortale, come quella del sistema, questa mancanza di principi. Il “golpe perfetto” effettuato sul quasi-nulla (lo Stato ridotto alle sue procedure, al voto alla camera, al discorso delle autorità-Sistema della repubblica, ecc., lo Stato completamente castrato dei suoi principi, lo Stato-eunuco).
Il “golpe perfetto” in realtà ha completato un’inversione perfetta, dimostrando e realizzando l’annientamento perfetto dello Stato. Scoprendo subito, in pieno giorno, l’applicazione spudoratamente rabbiosa, sprezzante e insultante di una politica supportata dal Sistema che è, ovviamente, senza alcuna legittimità. Mentre per la gente della sua risma e del suo partito, Monti è l’esempio perfetto di uomo molto intelligente che fa cose molto stupide: una tecnica perfetta per applicare un criterio necessariamente inapplicabile, perché lo priva del sigillo della legittimità, che sola può permettere al popolo di chiedere uno sforzo eroico. Qui, Beppe ha tecnicamente ragione, ma non del tutto, riferendosi dopo tutto all’idea di Malaparte, prendendola troppo frettolosamente in considerazione, secondo cui il colpo di Stato è una “tecnica”. In realtà, lasciandola in questo ruolo e in questo campo della tecnica perfetta, il golpe di Monti è perfetto. Ma viene applicato secondo la nozione di un altro italiano (lo storico e filosofo della storia Guglielmo Ferrero) di potenza ideale che, in sostanza, respinge la perfezione ignorando la necessità del principio e, quindi, guastando subito la perfezione del colpo di Stato con la sua politica assurda, assurda proprio perché opera senza alcuna legittimità, priva com’è di ogni principio…
C’è da meravigliarsi se da parte sua, Monti, che proviene direttamente dai centri di potere quali sono le “banche”, l’Unione europea e tutti quanti, tutti questi poteri perfettamente privi di legittimità, e così investiti del solo ideale del potere, siano del tutto estranei all’ideale della perfezione che solo comprende la necessità della posizione di principio? (I due concetti, di Ferrero, sono esplicitati in entrambi i testi di riferimento.) Vorremmo anche dire che Monti, dopo il suo “golpe perfetto”, è stato un “dittatore perfetto”, senza la necessità di forze di polizia, coercizione brutale, saluti diversi, pugni o mani alzati, stivali e elmetti; lasciato in questo ambito “tecnico” e puramente perfetto, molto più efficace della vera-falsa dittatura in cui veniamo trascinati fino alla nausea in difesa permanente dei diritti umani. Ma se vi è la “dittatura perfetta”, ciò accade perché non vi è più uno Stato, un principio, niente di niente.
Così il paradosso supremo, il “paradosso perfetto” è che Monti ha dimostrato tutto ciò; nella creazione di tutte queste perfezioni invertite dall’ideale del potere, ma in contrasto con l’ideale della perfezione, mostrando “tecnicamente” e perfettamente sia la sua illegittimità assoluta, sia l'”impostura perfetta” che è stato. La batosta elettorale ne è conseguita, impeccabilmente. Questa è la perfezione dell’operazione, che ha necessariamente portato Monti alla sua caduta, senza fanfare, senza rivolte, senza violenze, attraverso le urne, onorevoli colleghi, come vuole la democrazia tale e quale.
Il golpe di Monti non era ideologico, era dominio del principio, vale a dire anti-principio come si suol dire, contrariamente ai suoi avversari anti-Sistema, contro il principio di sovranità e, naturalmente, di legittimità… E a questo punto appare Beppe. Si, Beppe intervenendo in questa situazione di illegittimità e inversione delle autorità stabilite, emerge come motore anti-Sistema potendo portare con sé la rivendicazione della restaurazione dei principi. È allora che Grillo e i suoi Grillini possono realizzare ciò che può essere indicato come un “contro-golpe perfetto”, e questa volta con una perfezione totalmente assunta, poiché attivata dall’ideale di perfezione che è il principio, per definizione, contro l’ideale del potere che ha dimostrato il suo “inganno perfetto”. Il fatto che appare essenziale, in tal caso, è la storia stessa dei suoi attori (sconfitta del “golpe perfetto”, bloccando per tre o quattro decenni del “colpo di Stato permanente”), insinuando nel suo significato la stessa prospettiva dei 3-4 decenni precedenti. Questa è la tragica storia d’Italia, che avevamo citato riguardo alla tragedia politica dell’Europa, nella sua battaglia tra l’arbitrarietà dell’austerità (grande potere) e la resistenza anti-Sistema dei popoli (con le elezioni del 25 febbraio, l’ideale di perfezione).
Qui è dove abbiamo potuto, malgrado le avventure, giungere rapidamente (tra cui, forse, nuove elezioni che potrebbero mettere il leader del M5S al vertice), e veder mescolarsi nell’attuale battaglia dell’austerità, tutta la tragica storia d’Italia degli ultimi quaranta anni. La possibile coincidenza delle due cose può essere esplosiva, al di là di tutto. Allora… ecco gli elementi che per il momento sono ancora un enigma. L’instabilità assai insolita dell’Italia, dal 25 febbraio, con l’elemento Beppe Grillo che si mescola con elementi eccezionali, come la crisi in Vaticano e potenzialità che non sono da meno. Naturalmente, abbiamo insistito sull’elemento Gladio collegandolo all’elemento del JSF, perché circostanze destabilizzanti possono sorgere e integrare gli eventi, accelerando in questo settore la crisi generale e il crollo del Sistema che stiamo osservando. Quindi possiamo isolare tre di questi elementi della crisi italiana:
• La crisi del Vaticano e della Chiesa è stata resa operativa dalle dimissioni di Benedetto XVI. Il più delle volte visto, dal punto di vista dei commentatori anticlericali, come uno scontro all’interno del sistema, nel quadro generale delle polemiche definite “sociali” che nascondono la crisi fondamentale, che sta mutando significato e s’inserisce nella crisi fondamentale. Che abbia (acquisisca) o no una connessione con la crisi italiana, la crisi della Chiesa è impegnata ad evolvere verso una terribile manifestazione di ciò che costituisce la crisi generale del senso. In questo Paese cattolico, il simbolo ha una forza notevole, nel contesto italiano e in generale nel quadro della crisi del collasso del Sistema: vi s’incarna l’idea della caduta (questa volta della Chiesa stessa) e s’inserisce non più nel contesto della crisi della religione, ma come elemento chiave della crisi di civiltà, per noi la crisi di dissoluzione  del Sistema.
• Il caso di Gladio si situa naturalmente tra le risposte alle minacce al Sistema nella crisi italiana. Può anche essere considerato, dal punto di vista operativo e dal punto di vista del simbolo della tragedia italiana. In quest’ultimo caso, quello che preferiamo, aiuta a rafforzare e aumentare il significato e la potenza della crisi italiana.
• Il caso del JSF, spesso indicato come infinitamente più importante di un semplice programma di armamenti, ha noti legami con Gladio e con il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Europa. (Come abbiamo scritto sopra: “La scelta del  JSF rimane la pietra angolare dell’egemonia degli Stati Uniti in Europa, anche per via dei suoi mezzi terroristici e totalmente illegali.”) Lo stesso JSF è in profonda crisi, crisi del collasso anche per esso, riflettendo così le fondamenta della crisi del tecnologismo e dell’americanismo. Nelle circostanze note della crisi in Italia, il suo caso può finire in qualsiasi momento al centro del dibattito politico, e quindi essere visto come un caso drammatico si rottura tra l’Italia (Europa) e gli Stati Uniti d’America. Allora, ciò implicherebbe che, da questo punto di vista, si potrebbe vedere la messa in discussione dell’omogeneizzazione del blocco BAO come avviata fin dal 2008, così come l’abbiamo definita il 10 dicembre 2012, e la disintegrazione e la dissoluzione finale di questo gruppo, generate dalla crisi di dissoluzione del Sistema.
logoUno dei documenti più interessanti e più rivelatori di Gladio è un documentario della BBC della serie Time Watch (Operazione Gladio, in tre episodi), realizzato nel 1992, ma pubblicato dopo un ritardo significativo (disponibile su YouTube, dal 10 giugno 1992). Il documentario è incentrato sulle attività di Gladio in Belgio e in Italia, anche se abbraccia l’intero concetto. (Ne abbiamo parlato in particolare, il 20 gennaio 2005). C’è un momento caratterizzante, che conclude la serie con le scarse ultime parole di Federico Umberto Amato, presentato come il “capo della polizia politica del ministero degli Interni italiano, 1972-1974“, piccolo brav’uomo, probabilmente, dal sorriso cinico che avrebbe rappresentato il beffardo d’altri tempi. Ormai in pensione, aveva on sé un paio di “automi” assai diffusi nei salotti del XVIII.mo secolo, dell’epoca beffarda. Le teorie meccanicistiche di Cartesio avevano i loro sostenitori, e l’automa rappresenterebbe il vero sapiens, sembra suggerire il beffardo ex-poliziotto italiano, presentando “Il Giocoliere”. Parlando di misteri, manipolazioni, doppi e tripli giochi, sembrava suggerire che Gladio gestisse tutto, finendo per chiedersi se le persone che affermano di agire in buona fede, per conto di Gladio o secondo Gladio, non siano state, secondo lui, inclusi nel “tutti”.
Gladio prende, nel documentario, una dimensione mitica e tragica, improvvisamente percepito come entità che manipola “tutti”, tra cui questa voce beffarda… Queste parole concludevano la serie, mentre risuonano nelle orecchie, assieme alla musica aspra e meccanica, il sottofondo del documentario, l’Agnus Dei e l’Hostias del solenne, terribile ed enigmatico Requiem Opera 5 di Berlioz o “Grande Messa dei morti“… Quindi, riteniamo che si tratti di una tragedia che va oltre la sua epoca, perché suggerisce l’idea di perdita del controllo del proprio destino da parte della specie sapiens, come nel caso della crisi di dissoluzione del Sistema. Sentiamo questo uomo beffardo ghignare in questo documentario, come se il dramma sbiadisca nel tempo, collegando e fondendo le tragedie passate con ciò che conosciamo…
Questa tragedia arriva fino a noi, in modo molto logico, allargandosi alla situazione italiana, andando oltre la situazione europea, arrivando al cuore della crisi di dissoluzione del sistema, offrendo una circostanza diversa che potrebbe accelerare questa crisi con un attacco destrutturante, dissolvendo il blocco BAO istituito nel 2008. Si tratterebbe dell’estensione ultima della fase finale del collasso del sistema.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora