“Grandi Rischi”

Grandi Rischi

L’ombra dopo Renzi: Luigi Di Maio, brevi note

Alessandro Lattanzio, 9/6/2016dimaiogrilloIl vicepresidente del gruppo M5S alla Camera, presidente del “Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione” e capo del direttorio del M5S Luigi Di Maio, originario di Pomigliano d’Arco, visitava questa primavera Londra, Parigi, Berlino e Strasburgo, incontrando i presidenti delle commissioni affari esteri e finanze dell’assemblea nazionale francese, il segretario per la riforma dello Stato del governo Valls Jean-Vincent Placé, la vicepresidente del Bundestag tedesco Claudia Roth, il sottosegretario del ministero degli Interni tedesco Guenter Krings e Johannes Ludewig, presidente del Nationaler Normenkrontrollrat, organo di controllo normativo del Bundestag. A Londra, Di Maio cercava di “apprendere le buone pratiche” del modello parlamentare inglese e di “portarle in Italia”. Di Maio aveva incontrato parlamentari e funzionari inglesi con l’obiettivo di studiare come “coinvolgere i cittadini in una maggiore democrazia partecipata. I dati sulla partecipazione popolare in Italia sono disarmanti e negli ultimi dieci anni solo tre o quattro petizioni sono state esaminate. Questo crea un problema di credibilità istituzionale, mentre qui a Londra c’è una grande sensibilità verso queste petizioni”, dichiarava Di Maio parlando ai giornalisti dopo i passaggi a Westminster, dove incontrava il leader laburista Jeremy Corbyn e la capogruppo dell’opposizione Rosie Winterton, e al National Audit Office. Di Maio descriveva la sua “missione istituzionale” come volta ad approfondire il tema del controllo parlamentare e a studiare l’attività delle commissioni parlamentari inglesi attraverso strumenti online e il controllo della spesa pubblica, compito proprio del National Audit Office. “La prima buona pratica che hanno qui è quella di verificare che fine facciano le leggi dopo averle approvate. Se funzionano, se raggiungono gli obbiettivi di bilancio, di posti di lavoro, di ritorno degli investimenti che si erano prefissate. Noi invece non abbiamo una struttura predisposta per il controllo parlamentare, mentre dovremmo iniziare a immaginare uffici indipendenti interni alla Camera o esterni, che sono la strada migliore per capire quante leggi ci servono in Italia”. Un secondo punto in cui la Gran Bretagna va presa a modello, secondo Di Maio, è l’Audit Office che controlla la spesa pubblica e “fa un po’ le pulci ai provvedimenti presentati e approvati“, e il coinvolgimento dei cittadini con le leggi d’iniziativa popolare, che qui “viene affrontato con maggiore serietà e questo contribuisce a dare più credibilità al Parlamento”.
Dichiarandosi contro la Brexit e incoerentemente anche contro l’euro, Di Maio osservava che il partito euroscettico UKIP “si fa rispettare, avendo con il referendum portato l’Europa al tavolo negoziale”. Sulla Brexit, Di Maio aveva spiegato di esserne contrario precisando anche che il M5S è “contrario all’eventuale uscita dell’Italia dall’Unione europea, ma non si pronuncia sul destino dei britannici. Anche in questo modo gli inglesi si fanno rispettare”. Nonostante tali elogi, la richiesta di Di Maio d’incontrare il leader dell’UKIP Nigel Farage, l’ex-sindaco di Londra Boris Johnson e l’ex-ministro conservatore thatcheriano Kenneth Clarke veniva rifiutata dagli interessati. Dopo questi mancati appuntamenti, Di Maio affermava “Con l’UKIP abbiamo solo un’alleanza tecnica all’Europarlamento, fondata sulla passione comune per la democrazia diretta”. Di Maio però riusciva ad incontrare il ministro per i Rapporti con il Parlamento Chris Grayling, conservatore eterodosso che aveva incontrato poche settimane prima la ministra Maria Elena Boschi, per parlare della Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, sostenuta da Grayling, ma non dal premier inglese Cameron e neanche da Di Maio. Va osservato che poco prima del viaggio a Londra, il direttorio del M5S aveva mostrato apprezzamento verso il premier inglese e la sua azione verso l’Unione Europea. Oltre a Chris Grayling, Di Maio incontrava l’omologo laburista Chris Bryant, che ricopre lo stesso incarico nel cosiddetto “governo ombra” del Labur Party. La sera del 21 aprile, il vicepresidente della Camera incontrava imprenditori e finanzieri della City, ma qui, su tale incontro “economico”, veniva posto un riserbo assoluto, poiché gli imprenditori incontrati “hanno nomi importantissimi ed hanno chiesto discrezione“. E di quell’incontro Di Maio evitava di parlarne in seguito.
La visita a Londra, con decine di incontri, aveva una grande risonanza mediatica, “Neanche per Renzi si erano visti tanti cronisti italiani per una visita”, spiegava un funzionario italiano a Londra. Anche i mass media inglesi, a partire dall’Economist, mostravano crescente interesse per il M5S e i suoi epsonenti, come la candidata a sindaco di Roma Virginia Raggi. In effetti, i viaggi di Di Maio dovrebbero accreditarlo quale personalità politica autorevole italiana, futuro leader del Movimento 5 Stelle che si candida a “responsabilità di governo e a una maggiore visibilità internazionale”. Infatti, a Londra Di Maio bacchettava i senatori italiani che non votavano la sfiducia al governo di Matteo Renzi, “hanno preferito le poltrone alla coerenza”. A fine giugno, Di Maio si recherà in Israele, per incontrare esponenti del governo a Gerusalemme, e a settembre andrà negli USA, invitato dell’università di Harvard, poiché l’influente rivista statunitense Forbes ha inserito Luigi Di Maio tra i 30 giovani politici più influenti d’Europa, assieme agli italiani Jacopo Mele (Cofondatore, Fondazione Homo Ex Machina Onlus), Leonardo Quattrucci (Consulente politico alla Commissione Europea), Anna Ascani (deputata del PD), Brando Benifei (europarlamentare PD) e Giulia Pastorella (Capo relazioni col governo).U43170877541942Il primo cerchio
Luigi Di Maio e Davide Casaleggio costituivano un sodalizio in sostituzione del controllo esercitato dal defunto Gianroberto Gianroberto sul M5S. Davide è il figlio di Gianroberto e della prima moglie inglese; è un manager laureatosi alla Bocconi che ha ereditato la proprietà dell’azienda che possiede i server utilizzati dall’associazione giuridica “MoVimento cinque stelle”, a sua volta intestata a Beppe Grillo, Enrico Grillo, Enrico Maria Nadasi e Gianroberto Casaleggio, che negli ultimi tempi delegava le responsabilità direttive al figlio Davide, comprese anche le più cruciali scelte politiche, trasmesse poi proprio a Di Maio. A quanto pare alla Casaleggio Associati si studierebbe la formazione di un governo ombra da far votare online in vista delle prossime elezioni politiche che, secondo Di Maio, si dovrebbero svolgere nel 2017. Tale governo vedrebbe Di Battista agli Esteri e Toninelli alle riforme.
Nota gossippara, Luigi Di Maio è fidanzato con Silvia Virgulti, ufficialmente assunta da Gianroberto Casaleggio quale “coach TV” per il M5S. Laureata in glottologia ed esperta della cosiddetta “Programmazione neurolinguistica”, Virgulti ha collaborato con le ambasciate di USA e Canada a Roma, e Beppe Grillo l’assunse per organizzare i suoi spettacoli negli Stati Uniti. Infine, il 4 luglio 2014 fu inviata a casa dell’ambasciatore degli USA John Phillips, a Villa Taverna. Nell’estate 2014, Di Maio e Virgulti si fidanzarono e Di Maio la propose a capo della comunicazione del M5S al posto di Ilaria Loquenzi, ma Gianroberto Casaleggio bloccò la mossa. La Virgulti si vendicò dicendo che le elezioni europee del maggio 2014 andarono male per il M5S a causa del “cappellino di Casaleggio”, ed a un convegno del movimento avrebbe incitato a superare l’impasse elettorale del M5S “usando la paura e la rabbia che suscita l’immigrazione negli italiani”.

U43150507832120l0FFonti:
Beppe Grillo
Corriere
Corriere
Corriere
Huffington Post
Il Messaggero
La Stampa
La Stampa
Repubblica

Ecco perché costruire un Partito Comunista Italiano è tempo perso

Alessandro Lattanzio, 7/6/2016

Togliatti-638x425La più grossa battaglia di nazionalizzazioni in Italia è stata quella dell’energia elettrica con il centro-sinistra, ma non direi nemmeno che si stato un nostro cavallo di battaglia. Lo fu piuttosto di Riccardo Lombardi e della sinistra socialista. Eravamo ben d’accordo, intendiamoci, ma non è che ci siamo sentiti obbligati perché le nazionalizzazioni erano un cardine di tutto il sistema sovietico! Noi non abbiamo mai sostenuto una programmazione centralizzata del tipo di quella sovietica. Anche quando in Italia è venuta in campo la questione della programmazione, ci siamo mossi sempre con molta attenzione: la nostra parola d’ordine fu quella della programmazione democratica”. Alessandro Natta intervistato da Mario Spinella in “Togliatti protagonista della democrazia italiana”, Il Calendario del Popolo, n° 567, luglio 1993.
“Programmazione democratica”, ovvero concordare la politica economica italiana con FIAT, Pirelli, Riva, ecc. ecc. Ecco questo era il Partito Comunista Italiano, senza orpelli. La programmazione economica, secondo Togliatti e Natta, non era compito del partito comunista italiano. Quindi, cosa rendeva ‘comunista’ tale partito, allora? Non ci è data la risposta, perché appunto il controllo dell’economia, della macroeconomia a livello statale è ciò che caratterizza un partito comunista, e non le relative fisime moraliste su “le mani pulite” o la propria “diversità”, come andavano strombazzando i vari gerarchi berlingueriani e post-berlingueriani negli anni ’80 e ’90. Prodromi del cretinismo anti-berlusconico dell’Italia forco-bacchettona dei Moretti-Travaglio. Una volta rinunciato a controllare la leva economica di una realtà, un partito comunista non può più esistere. Quindi è stato logico abbandonare un titolo ingannevole, che pur tuttavia continua ad ingannare a tutt’oggi. E infatti, il 26 giugno a Bologna verrebbe, nientedimeno, ricreato il Partito Comunista Italiano, in risposta alla frantumazione della sinistra italiana (qualsiasi cosa sia tale sinistra). Infatti, chi appare entusiasta della cosa, infilerebbe nel “partito comunista italiano” un po’ di tutto: Fassina, Airaudo, Partito Comunista di Rizzo, SEL, Rifondazione, Sinistra Italiana, Partito Comunista dei Lavoratori, le liste civetta di ciò che resta del PRC e del PdCI e perfino un redivivo Partito Comunista d’Italia… Ripetendo l’errore che fu del Partito Comunista nel 1921, e poi di Rifondazione Comunista nel 1991: creare dei partiti comunisti rappattumando frazioni e fazioni politiche provenienti da svariate e divergenti forze politiche: anarchici, socialisti, socialdemocratici, pacifisti, liberali radicali, ecc. Tutte forze che non si compattarono mai, se non per mano amministrativa esterna durante il trionfo dello stalinismo. Ma oggi, voler ripetere tali esperienze, con l’illusione di ricreare un “Partito Comunista Italiano” percepito in modo a-storico e mitologico, senza conoscerne la vera storia (Bordiga, chi era costui? Il settario della demonologia gramsciano-togliattiana o ben altro?) e la funzione autentica che il PCI svolse in Italia (sostegno al grande capitale monopolistico italiano, da Agnelli a Berlusconi…) può solo comportare l’eterno ripetersi delle solite catastrofi “non immaginabili” nel 1989, e delle solite farse “non immaginabili” come il bertinottismo trionfante degli anni 1993-2009.
barattoCome ho già detto, un eventuale ‘comunismo italiano’ è esistito nel 1943-1948. Poi vi fu solo un partito che esibiva un ‘brand’ in occasioni elettorali. Un ‘brand’ il cui valore in Italia era sorretto dal prestigio dell’Unione Sovietica presso i militanti di base, i lavoratori, ecc. Ma a cui i quadri e i dirigenti del PCI sostanzialmente non credevano. E quando crollò il Blocco Sovietico, i capi e i quadri del PCI furono sollevati; finalmente poterono liberamente e apertamente proclamare integralmente ciò che avevano adottato solo nella prassi da sempre, una politica filo-capitalista, liberale o financo liberista. Una linea politica che avevano attuato pienamente con le Cooperative, ad esempio costruendo nei primi anni ’80 la base missilistica statunitense di Comiso… passo concretamente politico-economico adottato dai vertici del PCI, dopo le berlingueriane sparate alla vasellina su “La fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre” e “la sicurezza che da l’ombrello della NATO”, propedeutiche appunto, allo sganciamento finanziario definitivo dall’URSS e all’adesione ai succosi contratti con la NATO, nel fatidico anno 1978. E quindi, con la Bolognina della testa di turco Occhetto, l’apparato burocratico-imprenditoriale piccista poté sbarazzarsi della zavorra marxista o comunista, e procedere apertamente e con pieno sollievo ad attuare a livello nazionale ciò che faceva da decenni a livello locale. Punto. Il PCI non poteva non trasformarsi nel PDS, e oggi nel PD. Togliatti non poteva che generare Berlinguer e Napolitano, e Berlinguer e Napolitano non potevano che generare i Veltroni, i Dalema, i Vendola, i Renzi e i Fassina…
Il resto, i resti, dell’illusione spezzata, il milione circa di votanti fedeli al defunto PCI, confluirono con le altre sinistre fallimentari italiane (dal Manifesto a DP) nella cloaca sterilizzante del Partito della Rifondazione Comunista, un campo di sterminio per gli ultimi sostenitori dell’ideologia e della cultura comunista e/o marxista, o presunta tale. Il risultato è quello che si vede oggi, uno sfarfallio di microsette e partitini elettorali di quartiere che non avranno mai alcun peso, soprattutto perché espressioni di segmenti ideologici che neanche hanno idea di cosa sia stato il proprio passato, la propria storia.
Errare è umano, ma perseverare… è da cretini.Partito_Comunista_Italiano_-_Walter_Veltroni_+_Achille_Occhetto

La vera storia (o quasi) del Risorgimento

 

Brigatisti, islamo-sionistri e spioni italiani in Siria e altrove

Il terrorista e criminale Haisam 'abu Omar', arrestato per l'assalto all'ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all'inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria.

Il terrorista e criminale Haisam Saqan ‘Abu Omar’, arrestato per l’assalto all’ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all’inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, notissima velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria. Il tizio con gli occhiali scuri che fa il gesto della V è un agente della CIA. Il TG-3 non si fa mancare nulla.

Un militante islamista italo-siriano Haisam Saqan (Abu Omar), arrestato dalla polizia italiana dopo che il 10 febbraio 2012, assieme ad Amar Basha, elemento legato a Nur Dachan, presidente dell’Unione italiana delle comunità islamiche, e altri 10 attivisti islamisti del “coordinamento libero siriano di Milano“, aveva assaltato l’ambasciata siriana a Roma con l’evidente supporto dei servizi segreti italiani.
Gli islamisti furono incriminati, e sottoposi all’obbligo della firma, per danni aggravati, furto con scasso e violenze aggravata nei confronti delle due guardie dell’ambasciata. Il ‘dissidente’ siriano Faisal al-Muhammad, a capo dell’UICI, assicurava la difesa legale dei terroristi. A sua volta, la figlia del presidente emerito dell’Unione italiana delle comunità islamiche, Asmae Dachan, dichiarava, “Il prossimo 15 marzo a Roma sarà giudicato il gruppo di attivisti per i diritti umani in Siria, che lo scorso 10 febbraio aveva assalito l’ambasciata siriana nella capitale italiana. Questo gesto dall’alto valore simbolico è stato fatto per il bene della popolazione siriana ed è dedicata alle donne e bambini, ai giovani e tutte le persone che pagano con la loro vita la scelta di libertà e democrazia. L’ambasciata siriana rappresenta il governo siriano, che uccide la nostra gente non rappresentando coloro che credono nel diritto sacro della vita umana. Al contrario, la bandiera dell’indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria“.

Al contrario, la bandiera dell'indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria

Al contrario, la bandiera dell’indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria“. Asmae Dachan

Con il permesso delle autorità italiane, i terroristi islamisti in Italia fluiscono in Siria per compiere  crimini contro l’umanità.
Dopo essere stato rilasciato il 12 febbraio 2012, Haisam Saqan raggiungeva le file dei terroristi attivi in Siria, partecipando agli ordini di Abdul Samad Isa a diversi crimini di guerra, come l’assassinio di sette prigionieri nella provincia di Idlib, nell’aprile 2012, esecuzione videoripresa che fu poi diffusa dal New York Times. Nel filmato Haisam impugna un Kalashnikov mentre ascolta il comandante spiegare “perché sia giusto e doveroso ammazzare i prigionieri”, per poi subito sparare alla nuca del prigioniero disteso ai suoi piedi. Nel giugno 2013, un altro terrorista islamista, Giuliano Ibrahim Del Nevo un genovese convertitosi all’Islam, venne liquidato dopo aver frequentato un campo di addestramento in Turchia gestito da taqfiriti ceceni e così raggiunto le file del terrorismo attivo in Siria. Un altro terrorista islamista italiano era Anas al-Abubi, che dalla  provincia di Brescia partiva per la Siria, perché “Il martirio mi seduce, voglio morire a mano armata, tengo il bersaglio sulla Crociata…”. Anche costui era stato in precedenza arrestato perché diffondeva documenti su come maneggiare la nitroglicerina e testi dell’imam jihadista Anwar al-Awlaqi, riferimento ideologico di molti terroristi in Europa, per poi essere rimesso in libertà affinché potesse recarsi ad Aleppo, per condurre la jihad taqfirita con lo pseudonimo Anas al-Italy. In effetti, in Siria è attiva una “brigata islamista italiana”.

im1Il sito Fortress Europe, del ripugnante Gabriele Del Grande, italico supporter del terrorismo islamista in Siria e altrove, si vanta delle prodezze dei suoi fidanzatini, quale un’odalisca nell’harem di Doha non potrebbe fare: “Per anni quella bandiera nera è stata usata da una miriade di sigle del terrorismo islamico. Nella Siria di oggi però è diventata il simbolo dell’internazionalismo islamista. Sì perché nella scuola di Sukkari fanno base combattenti di mezzo mondo. Libici, sauditi, ceceni, tunisini, afghani, ma anche francesi e australiani. Hanno le barbe lunghe, il turbante nero, pantaloni mimetici militari, e un kalashnikov in spalla. Tra di loro ci sono alcuni veterani della guerra, come i ceceni, i libici e gli afghani. Altri invece sono ventenni alla prima esperienza. Non tutti hanno una formazione islamista radicale. Tanti sono venuti semplicemente per seguire un grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana, a cui sentono di appartenere al di là delle frontiere. Né più né meno come i comunisti italiani che nel 1936 andarono in Spagna a combattere contro il fascismo. … Sporca come il sacco sulle spalle del vecchio appena uscito dalla sede della brigata islamista. Gronda sangue. Dentro ci sono i vestiti degli shabbiha catturati nei giorni scorsi. Si tratta dei criminali assoldati dal regime per perseguitare gli oppositori. A tagliare loro la gola è stato l’afgano, con una specie di spada. I corpi li hanno sepolti nella piazzola sotto il cavalcavia, dove hanno già sotterrato un’altra ventina di sgherri del regime giustiziati alla stessa maniera. Il vecchio ora sta andando a bruciare i loro panni.” Solidarietà è l’apostrofo rosa tra t’ammazzo. Questo spregevole scritto pornografico “in Italia è stato esressamente rifiutato“, piagnucola in nota il piccolo bin ladin del quartierino, “viste le vergognose condizioni di sfruttamento lavorativo che praticano.” Direi che di vergognoso in tutto ciò ci sia ben altro che la mancata paghetta da ruffiano dei terroristi. Non tutti sono egualmente utili al Pentagono come una Lucia Goracci o un Cristiano Tinazzi.
Un peana al macello taqfirista, per la democrazia e la libertà c’è da scommetterci. Dal ché si comprende che il tizio, questa sposina della Jihad, è un nipotino di Rossana Rossanda, vecchia e rancida cheerleader del terrorismo atlantista che sia delle brigate rosse, dei bombardamenti umanitari o del jihadismo taqfirita. Inoltre questo Delgrande, come certi altri ‘giornalisti’ italiani e della NATO, ha potuto tranquillamente infiltrarsi in territorio Siriano assieme alle bande terroristiche islamiste, partecipare ai loro crimini e celebrarli tranquillamente in Italia, grazie all’appoggio benevolente, se non attivo, e tutt’altro che occulto, dell’intelligence e dei servizi segreti italiani che, contemporaneamente, sebbene abbiano davanti tali figuri a sostenere il terrorismo islamista “internazionale”, fedeli al loro ruolo di barboncini atlantisti, redigono documenti in cui dipingono come ‘terroristi’ i sostenitori della restaurazione della Russia e della costituzione del blocco eurasiatista.
1Analisi boldrinianamente degna della psico-sbirraglia militante a sinistra in Italia, che a quanto pare, nonostante il suo abbaiare contro la ‘repressione poliziesca’, sembra aver fatto breccia, con tali analisi pecoreccio-hollywoodiane, nei cuori del così miserramente atlantista apparato poliziesco-spionistico italiano.

Riferimenti:
Ilgiornale
Brescia Corriere.it

Alessandro Lattanzio, 22/1/2014