La storia mai raccontata del Patto Molotov-Ribbentrop

Ekaterina Blinova Sputnik, 25/08/2015

Il patto Molotov-Ribbentrop, firmato da Unione Sovietica e Germania nazista il 23 agosto 1939, è ora utilizzato da “esperti” e media occidentali er accusare l’Unione Sovietica di “collusione” con Hitler e “tradimento” degli alleati francese e inglesi, ma le prove suggeriscono il contrario.

Hitler, Ribbentrop, Chamberlaine

Ribbentrop e Chamberlain

Il 23 agosto 1939 Unione Sovietica e Germania nazista stipularono un trattato di non aggressione, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop; il documento fa scattare ancora un aspro dibattito spingendo l’occidente ad accusare l’URSS di “collusione” con Hitler alla vigilia della seconda guerra mondiale. Inoltre, dal 2008, questo giorno viene segnato nei Paesi europei come “Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo”. “E’ un evento annuale (23 agosto), atteso con ansia dai propagandisti russofobi occidentali, per ricordarci del ruolo iniquo sovietico nell’avviare la seconda guerra mondiale. Oggi, naturalmente, quando i media dicono “sovietico”, vogliono che si pensi alla Russia e al suo presidente Vladimir Putin. I “giornalisti occidentali non sanno decidersi su Putin: a volte è un altro Hitler, a volte un altro Stalin“, dice il professor Michael Jabara Carley dell’Università di Montreal in un articolo per Strategic Culture Foundation. Curiosamente, “esperti” e mass media occidentali tacciono sul fatto che la maggior parte delle potenze europee firmò trattati simili con Adolf Hitler prima dell’Unione Sovietica.

La Grande Alleanza che non ci fu
31C9Xm+AoIL__BO1,204,203,200_ Ad esempio, la Polonia, “vittima” dichiarata del patto di non aggressione sovietico-germanico, firmò un patto di non aggressione con la Germania nazista il 26 gennaio 1934. “Negli anni ’30 la Polonia ebbe un ruolo cruciale. Era una semi-dittatura di estrema destra, antisemita e vicina al fascismo. Nel 1934, mentre l’URSS lanciava l’allarme su Hitler, la Polonia firmava il patto di non aggressione con Berlino. Chi ha pugnalato alla schiena chi?” Carley si chiede retoricamente. Accusando l’URSS di prendersi territori della “Polonia” (quando alcun Stato polacco esisteva più dopo l’invasione tedesca del 1° settembre, 1939) alcuni storici occidentali ancora dimostrano una peculiare forma di amnesia, dimenticando che questi territori, Ucraina e Bielorussia occidentali, furono annessi dalla Polonia durante la guerra sovietico-polacca (1919-1921). La guerra fu scatenata unilateralmente da Varsavia contro l’URSS lacerata e devastata dalla guerra civile. In generale, l’URSS si riprese il suo territorio, con l’eccezione di un frammento di Bucovina, preso da altri attori europei durante il caos della rivoluzione del 1917 e della guerra civile del 1920, osserva la storica, politica e diplomatica russa Natalija Naroshnitskaja nel suo libro “Chi stavamo combattendo e per cosa”. “Fino al 1939, la Polonia fece di tutto per sabotare gli sforzi sovietici per costruire un’alleanza antinazista, basata sulla coalizione antitedesca della Prima Guerra Mondiale tra Francia, Gran Bretagna, Italia e dal 1917 Stati Uniti… Nel 1934-1935, quando l’Unione Sovietica cercò un patto di mutua assistenza con la Francia, la Polonia tentò di ostacolarla“, ha sottolineato Carley. E Gran Bretagna e Francia? Sorprendentemente, negli anni ’30 né Londra, né Parigi si affrettarono ad unirsi alla coalizione anti-tedesca dell’URSS. Carley sottolinea il fatto che Maksim Litvinov, il commissario sovietico per gli Affari Esteri sostenuto dal leader sovietico Josif Stalin, “per primo concepì la ‘Grande Alleanza’ contro Hitler“. Tuttavia “la coalizione di Litvinov divenne la grande alleanza che non ci fu“.

Congiurando con Hitler: le élites europee si affidano ai nazisti
Gli storici concordano sul fatto che le élite conservatrici europee vedevano in Adolf Hitler un “male” minore della Russia sovietica. Inoltre, secondo l’economista statunitense Guido Giacomo Preparata, per le istituzioni inglesi e statunitensi il nazismo era una forza trainante in grado di smantellare l’Unione Sovietica, finendo ciò che fu avviato dalla prima guerra mondiale, la completa dissoluzione dell’ex-impero russo. “A Churchill, (Stanley) Baldwin (primo ministro del Regno Unito) così riassunse nel luglio 1936: ‘Se c’è una lotta in Europa da fare, vedrei i bolscevichi (bolscevichi) e nazisti farla'”, ha scritto Preparata nel suo libro “Congiurando con Hitler: come Gran Bretagna e USA crearono il Terzo Reich“. Nel frattempo, le élite europee e statunitensi non erano solo disposte a creare eventuali alleanze contro l’Unione Sovietica, ma anche finanziarono l’economia della Germania nazista, favorendo la costruzione della macchina da guerra nazista. La prestigiosa industria bellica inglese Vickers-Armstrong fornì armi pesanti a Berlino, mentre le aziende statunitensi Pratt&Whitney, Douglas, Bendix Aviation, per citarne solo alcune, rifornirono aziende tedesche, BMW, Siemens e altre, di brevetti, segreti militari e avanzati motori aerei, sottolinea Preparata.

Il tradimento di Monaco del 1938
Conjuring Hitler Conclusione di tale gioco fu l’accordo di Monaco firmato dalle maggiori potenze d’Europa (Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) escludendo Unione Sovietica e Cecoslovacchia, il 30 settembre 1938, permettendo alla Germania nazista di annettersi le regioni di confine settentrionali e occidentali della Cecoslovacchia. Imbarazzanti i documenti d’archivio inglesi pubblicati nel 2013 che denuncino come il Regno Unito non solo tradì la Cecoslovacchia, consentendo a Hitler d’invaderla, ma anche come volontariamente consegnò 9 milioni di dollari d’oro appartenenti alla Cecoslovacchia alla Germania nazista. I lingotti d’oro cecoslovacchi furono immediatamente inviati a Hitler nel marzo 1939, quando prese Praga. Il tradimento di Monaco di Baviera del 29-30 settembre 1938 è la data effettiva dell’inizio della seconda guerra mondiale, dice il direttore del Centro per gli Studi russi dell’Università di Lettere di Mosca e storico e pubblicista dell’Istituto di analisi dei sistemi strategici Andrej Fursov, citando la lettera di Churchill al maggiore Ewal von Kleist, membro del gruppo della resistenza tedesco ed emissario dello Stato Maggiore tedesco, poco prima dell’occupazione di Hitler della Cecoslovacchia: “Sono sicuro che la violazione della frontiera cecoslovacca di eserciti e aerei tedeschi porterà a una nuova guerra mondiale… Tale guerra, una volta iniziata, verrebbe combattuta come l’ultima (prima guerra mondiale) ad oltranza, e va considerato non ciò che potrebbe accadere nei primi mesi, ma dove saremo tutti alla fine del terzo o quarto anno“. E non è tutto. Per quanto incredibile possa sembrare, il governo inglese in realtà impedì un complotto contro Adolf Hitler nel 1938. Un gruppo di alti ufficiali tedeschi programmava di arrestare Hitler al momento di ordinare l’attacco alla Cecoslovacchia. Inspiegabilmente, la dirigenza politica inglese non solo rifiutò di aiutare la resistenza, ma ne rovinò i piani. Nel suo saggio “Il nostro miglior cambio di regime del 1938: Chamberlain ‘perse il treno’?“, l’autore inglese Michael McMenamin narra: “non c’è dubbio storico che la resistenza tedesca abbia ripetutamente avvertito gli inglesi sull’intenzione di Hitler di invadere la Cecoslovacchia nel settembre 1938… In risposta, tuttavia, il governo Chamberlain fece ogni passo diplomatico possibile… minando l’opposizione a Hitler“. Qualunque sia la motivazione di Chamberlain, invece di allarmare sull’aggressione di Hitler all’Europa, il 28 settembre 1939 “propose al (Fuhrer) una conferenza tra Gran Bretagna, Germania, Cecoslovacchia, Francia e Italia in cui Chamberlain assicurò Hitler che la Germania poteva ‘avere tutte le risorse essenziali senza guerra e senza indugio'”, scrive McMenamin citando documenti ufficiali e aggiungendo che Chamberlain chiuse un occhio sul fatto che la Germania escludesse la Cecoslovacchia dalla conferenza. Dopo che le quattro potenze decisero di accettare l’occupazione tedesca di Sudeti della Cecoslovacchia, prima di qualsiasi plebiscito e costringendo i cechi ad accettarla, Chamberlain e Hitler firmarono l’accordo di non aggressione anglo-tedesca, sottolinea l’autore. È interessante notare che, narra il professor Carley, durante la crisi cecoslovacca la Polonia (l’aspirante “vittima” del patto Molotov-Ribbentrop) si chiese se “Hitler ottiene i territori dei Sudeti, la Polonia dovrebbe avere il distretto di Teschen (in Cecoslovacchia). In altre parole, se Hitler si prende il bottino, noi polacchi ne vogliono uno“. Quindi, chi colluse con chi? Chi erano i traditori?

Perché l’occidente demonizza il patto Molotov-Ribbentrop?
Secondo Andrej Fursov, a Monaco di Baviera le quattro potenze crearono un “blocco proto-NATO” contro l’URSS. Il complesso industriale della Cecoslovacchia doveva facilitare la crescita della potenza militare tedesca e garantirne la capacità di scatenare una grande guerra contro i “bolscevichi” in Oriente, al fine di estendere il Lebensraum tedesco. E le élite europee erano interessate a tale guerra, che avrebbe esaurito Germania e Russia. Alla luce di ciò, l’unica mossa per minare questo piano e rimandarne la realizzazione fu concludere un simile patto di non aggressione tra URSS e Germania. Inoltre, il ritardo aiutò l’Unione Sovietica ad accumulare risorse al fronte per l’invasione inevitabile da occidente. Michael Jabara Carley cita Winston Churchill, allora Primo Lord dell’Ammiragliato, che disse il 1° ottobre 1939, in un’intervista all’emittente nazionale inglese, che l’azione sovietica “era chiaramente necessaria per la sicurezza della Russia contro la minaccia nazista“. Perché allora l’occidente fa ogni sforzo per demonizzare il trattato di non aggressione sovietico-tedesco, il patto Molotov-Ribbentrop? Il professor Carley nota che sia un vano tentativo di banalizzare i gravi errori nell’Europa degli anni ’30, vale a dire l’incapacità (o non volontà?) di arrestare l’avanzata della Germania nazista e di creare un’alleanza anti-hitleriana nei primi anni ’30. “Oggi i governi occidentali e i giornalisti da essi ‘ispirati’, se si possono chiamare giornalisti, non si badano agli argomenti ‘tendenziosi’ quando si tratta d’infangare la Federazione Russa. Tutto è permesso. Dovremmo lasciarli equiparare il ruolo di URSS e Germania nazista nell’avvio della seconda guerra mondiale? Certamente no. Fu Hitler che voleva la guerra, e francesi e inglesi, in particolare questi ultimi, più volte ne furono strumento rifiutando le proposte sovietiche sulla sicurezza collettiva e spingendo la Francia a fare lo stesso“, osserva il professor Carley.czechoslovakia-after-munich-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nell’Estremo Oriente l’Armata Rossa concluse la Seconda Guerra Mondiale

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 26/08/20152005101203bIl Ministero degli Esteri del Giappone non ha mai avuto un momento di noia nell’ultimo fine settimana, ed ha avuto il suo farsi. Il Primo Ministro russo Dmitrij Medvedev ha visitato Iturup, una delle isole Curili, il 22 agosto, nel suo viaggio in Estremo Oriente. Ha scatenato la reazione del Giappone. Il Paese del Sol Levante ha presentato una protesta per la Russia e poi annullato la visita del suo ministro degli Esteri a Mosca. Tokyo chiama le isole Curili “Territori del Nord”, Hoppo Ryodo. Secondo la posizione ufficiale giapponese, la terra è soggetta a rivendicazioni territoriali, ma la disputa territoriale non può essere unilaterale. Il Giappone è l’unico a vederla come questione controversa. La Russia dice che non c’è niente di cui parlare. Secondo la sua posizione, lo status delle isole Curili è chiaramente definito dalle conferenze di Jalta (febbraio 1945) e di Potsdam (la dichiarazione fu firmata il 26 luglio dello stesso anno), dagli Stati che componevano la coalizione anti-hitleriana. I tentativi del Giappone di dire ai leader russi come comportarsi sul proprio territorio non è altro che interferenza negli affari interni di un Paese straniero. Questo punto di vista è dato dalla dichiarazione del Ministero degli Esteri russo del 22 agosto in risposta alla reazione del Giappone al viaggio di lavoro del Primo Ministro Medvedev che includeva Iturup. Si rimprovera il Ministero degli Esteri giapponese d’ignorare le lezioni della storia e il Giappone do continuare a mettere in dubbio i risultati universalmente riconosciuti della seconda guerra mondiale alla vigilia del 70° anniversario dalla sua fine. Tale retorica mette in dubbio le assicurazioni del governo giapponese di voler rispettare la verità storica e la memoria di decine di milioni di persone che persero la vita nella guerra in Asia orientale. Il 70° anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sul Giappone si avvicina. Alcuni ricercatori la chiamano operazione di pacificazione contro il Giappone militarista. Il tempo è favorevole nel ricordare gli avvenimenti di quei giorni, soprattutto considerando che alcuni soffrono di amnesia.
La seconda guerra mondiale non si concluse con la capitolazione della Germania nazista. Il Giappone continuò a lottare contro Stati Uniti, Gran Bretagna e altri alleati dell’Unione Sovietica nel Pacifico. Secondo le stime del Comando alleato, la guerra in Estremo Oriente avrebbe potuto continuare per 1,5-2 anni causando la morte di 1,5 milioni di militari statunitensi e inglesi. L’URSS prese l’unica decisione giusta, per quanto difficile. Tre mesi dopo la fin della guerra con la Germania, l’Unione Sovietica entrò in guerra con il Giappone rispondendo alle numerose richieste degli alleati. Josif Stalin onorò gli impegni presi nelle conferenze di Teheran e Jalta. Il 5 aprile 1945 l’URSS denunciò il Patto neutralità sovietico-giapponese del 13 aprile 1941 lasciando il Giappone sapere che era vicina. La dichiarazione del governo sovietico diceva che “Il patto di neutralità tra Unione Sovietica e Giappone concluso il 13 aprile 1941, vale a dire prima dell’attacco della Germania contro l’URSS e prima dello scoppio della guerra tra Giappone e Inghilterra e Stati Uniti. Da allora la situazione si è sostanzialmente modificata. La Germania attaccò l’URSS, e il Giappone, alleato della Germania, aiutò quest’ultima nella guerra all’URSS. Inoltre il Giappone conduce una guerra con Stati Uniti e Inghilterra, alleati dell’Unione Sovietica. In queste circostanze il patto di neutralità tra Giappone e Unione Sovietica ha perso senso e il suo prolungamento è impossibile”. Su principi astratti alcuni politici, diplomatici e storici criticano il governo sovietico per aver denunciato il patto. Non andiamo nei dettagli o richiamiamo le numerose ragioni per giustificare la denuncia. In molti casi il Giappone apertamente violò il principio di neutralità, arrivando ad affondare navi sovietiche. Diciamo solo che la leadership dell’Unione Sovietica non violò la prassi internazionale. Non fu criminale decidere di denunciare il Patto, al contrario, inviò un segnale inequivocabile al governo giapponese che la situazione era cambiata drasticamente. Il Giappone affrontava la prospettiva di una guerra contro le Nazioni Unite e gli sarebbe stato più prudente capitolare. Ma Tokyo non sentì ragione, neanche dopo che i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina rilasciarono la Dichiarazione di Potsdam del 26 luglio 1945 (l’URSS vi aderì l’8 agosto 1945), che diceva “Chiediamo al governo del Giappone di proclamare la resa incondizionata di tutte le forze armate giapponesi, e dare garanzie adeguate e sufficienti della sua buona fede in tale azione. L’alternativa per il Giappone è la distruzione rapida e totale”. C’era la tenue speranza di far capitolare il Giappone ed evitare altre vittime. Ahimè! Ciò non si realizzò. Non c’era altro che usare la forza.
AM_Vasilevsky-115 L’8 agosto, l’Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone. L’offensiva strategica dell’Operazione Manciuriana iniziò il 9 agosto1945 sconfiggendo rapidamente l”Armata del Kwantung giapponese e occupando le città nella Cina nord-orientale e in Corea del Nord. Le forze sovietiche iniziarono i combattimenti contemporaneamente su tre fronti a est, ovest e nord della Manciuria: le operazioni su Khingan-Mukden, Harbin-Kirin e Sungari furono eseguite dal Fronte Trans-Bajkal, dal Primo Fronte dell’Estremo Oriente e dal Secondo Fronte dell’Estremo Oriente al comando dei Marescialli dell’Unione Sovietica Malinovskij e Meretskov, del Generale dell’Esercito Purkaev, sostenuti dalla Flotta del Pacifico guidata dall’Ammiraglio Jumashev, dalla Flottiglia dell’Amur, da tre armate aeree e dall’Esercito Rivoluzionario del Popolo mongolo guidato dal Maresciallo Horloogijn Chojbalsan. Tutte le forze erano sotto il Comando dell’Estremo Oriente dell’Unione Sovietica appositamente costituito dal Maresciallo dell’Unione Sovietica Aleksandr Vasilevskij. La forza sovietica-mongola forte di oltre 1,7 milioni di soldati comprendeva 30000 pezzi di artiglieria e mortai, più di 5000 carri armati e pezzi d’artiglieria semoventi, 5200 aerei e 93 navi da guerra. Le forze di occupazione giapponesi con oltre 1 milione di soldati avevano 1200 carri armati, 6600 pezzi di artiglieria, 1900 velivoli e oltre 30 navi da guerra e cannoniere. Le forze sovietiche colpirono velocemente in modo magistrale. Nell’offensiva iniziata il 9 agosto, i fronti sovietici attaccarono il nemico a terra, aria e mare. Il fronte era esteso per oltre 5000 km. La Flotta del Pacifico interruppe le rotte marittime utilizzate per rifornire il Kwangtung e attaccò le basi navali giapponesi in Corea del Nord. Le unità meccanizzate e corazzate del Fronte di Trans-Bajkal e le formazioni della cavalleria dell’Esercito Rivoluzionario del Popolo mongolo avanzarono rapidamente. Il Fronte comprendeva le unità che acquisirono esperienza nella guerra contro la Germania fascista. Le forze sovietiche e mongole frantumarono e sfondarono le posizioni giapponesi fortemente fortificate lungo i fiumi Amur e Ussuri e sulla catena montuosa del Grande Khingan. Il quarto giorno dell’offensiva in Manciuria le unità della 6° Armata Corazzata della Guardia al comando del Colonnello-Generale Andrej Kravchenko attraversarono il Grande Khingan raggiungendo le pianure della Manciuria e avanzando in profondità sulle posizioni dell’Armata del Kwantung prima che le sue forze principali si avvicinassero alla catena montuosa. Nei sei giorni dell’offensiva il 1.mo Fronte dell’Estremo Oriente avanzò per 120-150 km, il Fronte di Trans-Bajkal per 50-450 km e il 2.ndo Fronte dell’Estremo Oriente per 50-200 km.
L’imperatore Hirohito firmò il Proclama imperiale di resa il 14 agosto e la leadership giapponese ordinò all’Armata del Kwantung di opporre maggiore resistenza all’Armata Rossa dopo aver cessato le ostilità contro le forze anglo-statunitensi. Il comandante in capo delle forze sovietiche in Estremo Oriente Maresciallo Vasilevskij inviò un ultimatum il 17 agosto 1945 al Generale Otsuzo Yamada, comandante dell’Armata del Kwantung, chiedendo di cessare tutte le ostilità contro le forze sovietiche alle 12:00 del 20 agosto lungo il fronte, deporre le armi e arrendersi. Per accelerare la capitolazione del Giappone, forze aeroportate atterrarono il 18-27 agosto a Harbin, Shenyang, Changchun, Kirin, Lushun, Dalian, Pyongyang, Hamhung e altre città di Cina e Corea. Il 19 agosto il comando giapponese sul continente ordinò di arrendersi senza condizioni. Il grande successo in Manciuria permise al comando sovietico di lanciare l’offensiva su Sakhalin meridionale. Il 18 agosto le forze sovietiche lanciarono le operazioni di sbarco sulle isole Curili. Le forze includevano elementi delle Forze aeree della Kamchatka e navi della Flotta del Pacifico. Di conseguenza, il primo settembre le truppe catturarono le isole settentrionali, tra cui Urup, mentre la squadra settentrionale della Flotta del Pacifico occupò le isole a sud di essa. Il colpo schiacciante contro l’Armata del Kwantung in Estremo Oriente fu uno dei fattori decisivi alla sconfitta del Giappone. La sua politica militarista e la resistenza inutile portarono alla perdita inutile di molte vite e rese inevitabile la capitolazione alle Nazioni Unite, ai Paesi che componevano la coalizione anti-hitleriana. Queste sono le lezioni storiche di cui il Ministro degli Esteri russo ha parlato nella suddetta dichiarazione. Non vanno dimenticate dal Giappone. Sergej Lavrov ha invitato Tokyo ad abbandonare i tentativi di rivedere la legge internazionale e a concentrarsi su sforzi costruttivi per migliorare il clima delle relazioni Russia-Giappone e sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. La domanda è il Giappone ascolterà i consigli alla ragione?

188_1La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazione Impensabile: subito dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti pianificarono un massiccio attacco nucleare all’URSS

Ekaterina Blinova, Sputnik, 15 agosto 2015 –  Global Research1019082439La dottrina della deterrenza militare statunitense contro l’Unione Sovietica nella Guerra Fredda era davvero “difensiva” o in realtà avviò la paranoica corsa agli armamenti nucleari? Poche settimane dopo la fin della seconda guerra mondiale e della sconfitta della Germania nazista, gli alleati dell’Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna, si affrettarono a sviluppare piani militari per distruggere l’URSS spazzandone via le città con un attacco nucleare massiccio. L’allora primo ministro inglese Winston Churchill ordinò alle Forze Armate inglesi la pianificazione di una strategia per colpire l’URSS prima della fine della seconda guerra mondiale. La prima edizione del piano fu preparata il 22 maggio 1945. In conformità con esso, l’invasione della Russia da parte delle forze alleate in Europa era prevista il 1° luglio 1945.

L’Operazione Impensabile di Winston Churchill
Il piano, denominato Operazione Impensabile, aveva come obiettivo “imporre alla Russia la volontà di Stati Uniti ed impero inglese. Anche se ‘la volontà’ di questi due Paesi può essere definita contraria all’accordo quadro sulla Polonia, senza necessariamente limitare l’impegno militare“. Il piano delle Forze Armate inglesi sottolineava che le forze alleate avrebbero vinto nel caso “1) dell’occupazione delle aree metropolitane della Russia in modo che la guerra riducesse la potenza del Paese al punto in cui un’ulteriore resistenza diverrebbe impossibile; 2) una sconfitta decisiva sul campo delle forze russe tale da rendere impossibile all’URSS continuare la guerra“. I generali inglesi avvertirono Churchill che la “guerra totale” era pericolosa per le forze armate alleate. Tuttavia, dopo che gli Stati Uniti “testarono” il loro arsenale nucleare a Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945, Churchill e i politici di destra statunitensi convinsero la Casa Bianca a bombardare l’Unione Sovietica. Un attacco nucleare contro la Russia sovietica, stremata dalla guerra contro la Germania, avrebbe portato alla sconfitta del Cremlino permettendo alle forze alleate di evitare perdite militari, secondo Churchill. Inutile dire che l’ex-primo ministro inglese non badava alla morte di decine di migliaia di civili russi già colpiti duramente dall’incubo di una guerra di quattro anni. “Churchill sottolineò che se una bomba atomica cadesse sul Cremlino, l’avrebbe annientato e sarebbe stato un problema molto facile gestire la Russia senza direzione“, avvertiva una nota non classificata dall’archivio dell’FBI.

Seguendo le orme di Churchill: Operazione Dropshot
B39S0knCUAE0phl Impensabile com’era, il piano di Churchill letteralmente avvinse i responsabili politici e militari statunitensi. Tra il 1945 e la prima detonazione di un ordigno nucleare sovietico nel 1949, il Pentagono sviluppò almeno nove piani di guerra nucleari contro la Russia sovietica, secondo i ricercatori statunitensi Dr. Michio Kaku e Daniel Axelrod. Nel loro libro “Vincere la guerra nucleare: i piani segreti di guerra del Pentagono”, basato su documenti top secret declassificati ottenuti con il Freedom of Information Act, i ricercatori illustrano le strategie militari degli Stati Uniti per la guerra nucleare contro la Russia. I nomi dati a tali piani illustrano graficamente il loro scopo offensivo: Bushwhacker, Broiler, Sizzle, Shakedown, Offtackle, Dropshot, Trojan, Pincher e Frolic. L’esercito statunitense conosceva la natura offensiva dei lavori che il presidente Truman aveva ordinato di preparare e ne aveva denominati i piani di guerra di conseguenza”, ha sottolineato lo studioso statunitense JW Smith (“The World’s Wasted Wealth 2“). Questi piani di “primo colpo” del Pentagono avevano per scopo distruggere l’Unione Sovietica senza alcun danno per gli Stati Uniti. L’operazione Dropshot del 1949 prevedeva che gli Stati Uniti attaccassero la Russia sovietica con almeno 300 bombe nucleari e 20000 tonnellate di bombe convenzionali su 200 obiettivi in 100 aree urbane, tra cui Mosca e Leningrado. Inoltre, i pianificatori avrebbero avviato una grande campagna terrestre contro l’URSS per avere la “vittoria completa” sull’Unione Sovietica con gli alleati europei. Il piano di Washington avrebbe cominciato la guerra il 1° gennaio 1957. Per molto tempo l’unico ostacolo alla massiccia offensiva nucleare degli Stati Uniti era il fatto che il Pentagono non aveva abbastanza bombe atomiche (nel 1948 Washington vantava un arsenale di 50 bombe atomiche) così come aerei per trasportarle. Ad esempio, nel 1948 l’US Air Force aveva solo 32 bombardieri B-29 modificati per portare le bombe nucleari. Nel settembre 1948 il presidente Truman approvò un documento del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC 30) “La politica sulla guerra atomica“, secondo cui gli Stati Uniti dovevano essere pronti ad “utilizzare tempestivamente e in modo efficace tutti i mezzi appropriati disponibili, tra cui armi atomiche, nell’interesse della sicurezza nazionale che di conseguenza vanno pianificati”. In quel momento, i generali statunitensi avevano un disperato bisogno di informazioni sulla posizione dei siti industriali e militari sovietici. Gli Stati Uniti lanciarono migliaia di sorvoli fotografici sul territorio sovietico, innescando i timori di un’invasione occidentale dell’URSS tra i funzionari del Cremlino. Mentre i sovietici si affrettarono a rinforzare le difese, politici e militari dell’occidente sfruttarono il rafforzamento militare del rivale per giustificare la costruzione di nuove armi. Nel frattempo, al fine di sostenere i piani offensivi, Washington inviò i suoi bombardieri B-29 in Europa durante la prima crisi di Berlino nel 1948. Nel 1949 gli USA crearono il Trattato dell’organizzazione Nord Atlantico, sei anni prima che URSS ed alleati dell’Europa orientale rispondessero creando il Patto di Varsavia, Trattato di Amicizia, Cooperazione e Reciproca Assistenza.

Il test della nucleare bomba sovietica pose fine ai piani degli Stati Uniti
pandeAMEX53 Poco prima che l’URSS testasse la prima bomba atomica, l’arsenale nucleare degli Stati Uniti aveva 250 bombe e il Pentagono concluse che una vittoria sull’Unione Sovietica era “possibile”. Ahimè, la detonazione della prima bomba nucleare dell’Unione Sovietica inferse un duro colpo ai piani militaristi statunitensi. “Il test della bomba atomica sovietica del 29 agosto 1949 scosse gli statunitensi che credevano che il loro monopolio atomico sarebbe durato molto a lungo, ma non modificarono immediatamente la pianificazione di guerra. La questione chiave rimase solo il livello dei danni per costringere alla resa i sovietici“, osserva il professor Donald Angus MacKenzie dell’Università di Edimburgo nel saggio “La pianificazione della guerra nucleare e le strategie di coercizione nucleare“. Anche se i pianificatori di guerra di Washington sapevano che ci sarebbero voluti anni prima che l’Unione Sovietica avesse un significativo arsenale atomico, il punto era che la bomba sovietica non andava ignorata. Il ricercatore scozzese ha sottolineato che gli Stati Uniti si concentrarono principalmente non sulla “deterrenza”, ma sull'”offensiva” preventiva. “C’era unanimità nei ‘circoli interni” che gli Stati Uniti dovevano pianificare la vittoria nella guerra nucleare. La logica implicita era colpire prima dell’inevitabile“, ha sottolineato, aggiungendo che “i primi piani d’attacco” erano anche presenti nella politica nucleare ufficiale degli Stati Uniti. Sorprendentemente, la dottrina ufficiale annunciata dal segretario di Stato degli USA John Foster Dulles nel 1954, previde la ritorsione nucleare degli Stati Uniti a “qualsiasi” aggressione dall’URSS.

Il Single Integrated Operational Plan (SIOP) degli Stati Uniti
Alla fine, negli anni ’60, i piani di guerra nucleari degli Stati Uniti furono formalizzati nel Piano operativo unico integrato (SIOP). In un primo momento, il SIOP prevedeva un massiccio attacco nucleare contro forze nucleari, obiettivi militari, città dell’URSS, della Cina e dell’Europa orientale. Era previsto che le forze strategiche statunitensi usassero 3500 testate atomiche per bombardare gli obiettivi. Secondo le stime dei generali statunitensi, l’attacco avrebbe ucciso da 285 a 425 milioni di persone. Alcuni alleati europei dell’URSS sarebbero stati completamente “spazzati via”. “Spazzeremo via l’Albania”, disse il generale statunitense Thomas Power nella conferenza di pianificazione del SIOP, citato da MacKenzie. Tuttavia, l’amministrazione Kennedy introdusse modifiche significative al programma, insistendo sul fatto che l’esercito statunitense doveva evitare di colpire le città sovietiche e concentrarsi solo sulle forze nucleari del nemico. Nel 1962 il SIOP fu modificato, ma ancora riconosceva che l’attacco nucleare avrebbe causato la morte di milioni di civili.
Il corso pericoloso istigato dagli Stati Uniti spinse la Russia sovietica a rafforzare le capacità nucleari trascinando entrambi i Paesi nel circolo vizioso della corsa agli armamenti nucleari. Purtroppo, sembra che le lezioni del passato non siano state apprese dall’occidente e la questione della “nuclearizzazione” dell’Europa viene sollevata di nuovo.

B-29Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Forze Speciali del KGB

La storia di come e perché il KGB formò forze speciali e come avrebbero potuto essere utilizzate
Mark Hackard Epionage History Archive 15 maggio 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
70_лет_КГБNel piovigginoso 11 novembre 1983, il presidente statunitense Ronald Reagan avrebbe avuto il tempo per il suo consueto pisolino all’Ufficio ovale. Oltre un discorso la mattina alla Legione americana in onore del giorno di veterani, Reagan avrebbe passato il resto del programma partecipando a un’esercitazione di guerra nucleare della NATO denominata Able Archer. Il presidente trovava la materia affascinante ma spaventosa; nonostante i suoi discorsi infuocati, auspicava che i sovietici non avessero nulla da temere dagli USA. Speranza vana. A Mosca, il Segretario Generale Jurij Andropov vide il ruolo di Reagan in Able Archer, sottolineata dall’invasione statunitense di Grenada e dall’allarme nel mondo delle forze USA, come copertura di un primo attacco nucleare. Scortato all’alba gelata dal Capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo Nikolaj Ogarkov, dal Politburo al bunker del comando delle truppe d’elite KGB, affranto da tristezza e terrore Andropov trasmise la direttiva, nel disperato tentativo di ridurre al minimo la devastazione incombente sul suo Paese. Quella sera l’esercitazione della NATO si concluse, Reagan conferì con Bud McFarlane della Sicurezza Nazionale, cenò e partì con la moglie Nancy per l’Andrews Air Force Base per iniziare un lungo viaggio in Giappone. Il Marine One sorvolò una comune jeep dell’US Air Force che passava sulla strada sottostante, mentre l’elicottero si avvicinava all’Andrews. Sulla jeep vi erano quattro aviatori dai baschi blu della sicurezza dell’aeronautica, il sergente parlava con un accento dell’Illinois, anche se era cresciuto a Khabarovsk. Il gruppo aveva superato il confine canadese una settimana prima, per poi dirigersi verso una casa sicura, in un sobborgo di Washington DC, in attesa di ordini. I loro ordini erano: camuffati da pattuglia della sicurezza, con i documenti giusti e senza fare domande, entrare nell’Andrews, filtrare la sicurezza e piazzare una valigetta, da attivare via satellite, di fronte alla pista un’ora prima dell’arrivo del presidente. Reagan, accolto sull’Air Force One per un breve debriefing su Able Archer dal segretario della Difesa Cap Weinberger e dal presidente del Joint Chiefs John Vessey, non vedeva l’ora di essere il primo presidente statunitense a parlare al parlamento del Giappone, la Dieta. Eppure quel giorno non sarebbe mai arrivato, la pioggia battente semplicemente evaporò mentre una palla di fuoco infernale inceneriva l’Andrews Air Force Base. I quattro aviatori sulla jeep, in viaggio verso la Virginia, assistettero al terribile flash illuminante il cielo notturno dietro di loro. Su entrambe le sponde dell’Atlantico, altri gruppi, finora invisibili, scendevano come branchi di lupi sui loro bersagli. Parlando poco durante il controllo delle armi, correvano lungo la I-95 verso il prossimo obiettivo nel buio: la rete elettrica di tutta la costa orientale era appena stata spenta. Tale svolta terribile degli eventi fu più probabile di quanto si possa pensare. Per fortuna, Reagan decise di non partecipare ad Able Archer e piuttosto andò dritto in Giappone ad affrontare la Dieta. Andropov e la leadership sovietica, sul filo del rasoio su ciò che vedevano come provocazione USA-NATO, non reagì in modo eccessivo. Invece dell’avverarsi dello scenario da incubo, Oriente e occidente vissero per raccontare di un altro scampato Armageddon durante i giorni bui della guerra fredda. Eppure forze armate e spie di entrambe i lati avrebbero continuato ad essere pronti ad ogni evenienza. Quello che segue è la vera storia delle unità speciali del KGB.

Il KGB, strumento del potere globale sovietico
Dalla metà degli anni ’70 agli anni ’80, il KGB sovietico creò una potente forza antiterrorismo e per operazioni speciali, che fece nervosamente rivalutare agli strateghi occidentali piani e proiezioni. Con un possibile minaccioso conflitto con Stati Uniti e NATO, con il rischio di mutare in fuoco nucleare le guerre nel Terzo Mondo, tali situazioni di pericolo richiesero la creazione di unità speciali distinte da quelle dello Stato maggiore generale del GRU (Glavnoe Razvedyvatelnoe Upravlene – Primo Direttorato dell’Intelligence). Come primo servizio segreto dell’URSS, il KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnostij – Comitato per la Sicurezza dello Stato) effettuava intelligence e azioni segrete in tutto il mondo. Il potere sovietico era al culmine globale durante l’era della distensione, e la Lubjanka sembrava avere le maggiori forze speciali di sempre. Il GRU, dopo tutto, era volto ad annientare le strutture militari chiave del “principale avversario”, poco prima che la guerra scoppiasse. Da Presidente del KGB, Jurij Andropov volle predisporre uno strumento simile che il Cremlino poteva utilizzare nell’ampio spettro geopolitico. Andropov e i suoi uomini furono dei veri innovatori in questo senso, fondando unità d’élite speciali che diedero alla leadership sovietica opzioni per discrete azioni dirette, in caso di crisi con l’occidente.

Alfa: Scudo del KGB
Alpha_antiterror_group_emblem Andropov per prima dedicò notevole attenzione e impegno alla formazione di nuovi gruppi Spetsnaz (forze speciali) per il loro valore nella difesa dell’Unione Sovietica dal potenziale ricatto dei terroristi, che avrebbero potuto colpirne la stabilità politica. La leadership del Politburo e del KGB era particolarmente preoccupata da possibili dirottamenti e atti terroristici da parte di gruppi nazionalisti che volevano l’indipendenza da Mosca. Una cellula di estremisti armeni, per esempio, commise tre attentati quasi simultanei a Mosca l’8 gennaio 1977 prima di essere fermato dal KGB, otto mesi dopo [i]. Per rispondere alla minaccia terroristica, Andropov decise d’istituire un nuovo commando del KGB. Nel 1974 l’unità “A” fu formata nell’ambito del 7.mo Direttorato (Vigilanza), ma fu subordinata direttamente al Presidente del KGB [ii]. La squadra, ora popolarmente nota come “Alfa“, fu addestrata alle operazioni antiterrorismo sul territorio sovietico. Alpha originariamente era costituita da circa 30 uomini scelti, ma la sua utilità fu riconosciuta e il numero di agenti nonché i fondi e le attrezzature speciali, aumentati. Alpha partecipò ad operazioni d’interdizione d’intelligence ostili e sequestro di agenti occidentali (“strappa-e-afferra”) nell’Unione Sovietica [iii]. Alfa, tuttavia, ebbe un obiettivo strategico oltre alla lotta a terrorismo e spionaggio. Andropov era ben consapevole dello sviluppo delle forze per operazioni speciali occidentali come Delta, SAS e GSG-9 e cercò di contrastarne la probabile infiltrazione in URSS, in caso di ostilità. Le unità speciali di USA e NATO avrebbero avuto il compito di assassinare la direzione del Partito e l’alto comando sovietico, e sabotare obiettivi strategici. Alfa, quindi, fu progettata per proteggere i membri del Politburo e le strutture chiave, durante la guerra o periodi di tensione. Il compito strategico del Gruppo fu confermato da un altro dato relativo all’ottimizzazione della struttura del KGB. Nello stesso anno della fondazione di Alfa, il 1974, il 15.mo Direttorato, responsabile dei bunker del Cremlino per la leadership, ebbe il titolo di Direttorato Generale, un importante avanzamento di status [iv]. Distaccamenti di Alfa e 15.mo Direttorato Generale svolsero esercitazioni di scorta ai funzionari del Politburo e del Comitato Centrale nei centri comando e controllo sotterranei della famosa metropolitana di Mosca. Fu riferito che Andropov assisté a queste manovre con la massima serietà, nonostante i disturbi fisici cronici, dopo esser divenuto Segretario Generale nei primi anni ’80 [v]. Con il fallimento della distensione e le crescenti tensioni sul dispiegamento dei missili statunitensi in Europa, Andropov aveva motivo di prevedere imprevisti.

Vympel: Spada del KGB
post-5-1156001392 Il KGB non smise di sviluppare le forze per operazioni speciali con Alpha; Andropov creò un’unità speciale che potesse infiltrarsi in territorio ostile ed eseguirvi azioni dirette come assassinare l’alto comando nemico e distruggerne le infrastrutture strategiche. Il Primo Direttorato Generale, responsabile dell’intelligence straniera, rientrava nell’apparato del super-segreto Direttorato S (spionaggio). Era il ramo del KGB responsabile dell’intelligence altamente segreta, senza il rifugio dello status diplomatico o di qualunque forma di associazione con il governo sovietico. Le operazioni del Direttorato S riguardavano l’infiltrazione di un ufficiale dei servizi segreti (spesso con il coniuge) in un Paese come nativo locale o immigrato da Paese terzo, al fine di raccogliere informazioni e agenti operativi, che avrebbero sostenuto le missioni dei commando sotto copertura. Sicuramente c’era una base organizzativa da cui Andropov attingeva per il nuovo programma, e i precedenti tentativi mostravano la necessità di una struttura permanente sistematizzata per le operazioni speciali. In precedenza il 5.to Dipartimento per la programmazione del sabotaggio e degli omicidi, erede del famigerato 13.mo Dipartimento degli anni ’50, era stato creato nel Primo Direttorato Generale nel 1969. Allo stesso tempo fu istituito un Corpo Addestramento Ufficiali (KUOS) a Balashikha, periferia di Mosca, per preparare una “riserva speciale” di agenti del KGB in caso di crisi e guerra. Il 5.to Dipartimento fu sciolto dopo che uno dei suoi ufficiali, il maggiore Oleg Ljalin, disertò nel Regno Unito mentre era in missione, nel 1971 [vi]. Chiaramente il KGB aveva bisogno di una segretissima unità di combattimento, coesa e sempre pronta ad essere inviata all’estero in qualsiasi momento per proteggere gli interessi sovietici. Tale commando d’élite era d’inestimabile valore in una crisi o guerra, perché poteva “decapitare” la leadership del nemico, comportando un vantaggio, in un conflitto, per l’Unione Sovietica. Nel 1976, cinque anni dopo la defezione di Ljalin, il Direttorato S dell’Intelligence, gli Illegali, prese il controllo del KUOS ed istituì l’8.vo Dipartimento, d’ora in poi responsabile di omicidi e sabotaggi nei Paesi stranieri [vii]. Era il momento in cui tali azioni vennero ordinate dal Politburo.
L’unità speciale temporanea del KGB Zenit, formata dal Primo Direttorato Generale e dal distaccamento Grom di Alpha del 7.mo Direttorato, effettivamente eseguì una decapitazione da manuale nello Stato preso di mira [viii]. Eppure questa operazione non ebbe luogo in uno Stato membro della NATO, ma nell’Afghanistan in crisi a fine dicembre 1979. L’azione va vista come prova generale, anche se in condizioni diverse, della paralisi strategica dei governi NATO se il Patto di Varsavia avesse mai lanciato le proprie divisioni corazzate sulla Germania occidentale. Le squadre Spetsnaz ebebro successo operativo eliminando il presidente afghano Hafizullah Amin su ordine del Politburo di Leonid Breznev, ma l’Unione Sovietica fu trascinata in un brutale e catastrofico pantano strategico. Tuttavia, i reparti speciali del KGB continuarono a mostrare efficacia operativa e tattica nella guerra in Afghanistan, nelle operazioni di ricognizione, intelligence e sabotaggio, nonché eliminazione o sequestro dei capi dei mujahidin della CIA [ix].
105261-95b6f-33735876-m549x500La più elitaria unità speciale del KGB, Vympel, fu istituita nell’agosto 1981 dall’8.vo Dipartimento del Direttorato S dal Maggior-Generale Jurij Drozdov, veterano degli Illegali e loro capo dal 1979 fino alla fine della guerra fredda, che definì l’8.vo Dipartimento come “niente di meno che una struttura per informazioni e ricerca d’intelligence, che seguiva con mezzi operativi tutto ciò che riguardava le forze speciali della NATO“. Drozdov dice che i suoi clandestini si addestrarono nelle forze speciali degli eserciti della NATO [x]. Ci si chiede se le nazioni occidentali abbiano inconsapevolmente ospitato ufficiali sotto copertura sovietici nei loro commando più sensibili, ma tale conoscenza di prima mano sarebbe stata ben impiegata dal KGB rendendo Vympel ben superiore ai concorrenti. Conosciuto ufficialmente come Centro di addestramento separato, Vympel fu incaricato delle operazioni speciali all’estero come sabotaggio e azione diretta contro Stati ostili. Gli ufficiali che componevano il gruppo furono selezionati non solo dal KGB, ma da tutte le forze armate sovietiche, e superarono un regime estremamente rigoroso di addestramento in tutte le condizioni, insegnamento di lingua, intelligence ed istruzione nel guidare ogni tipo di veicolo [xi].
Oltre alle operazioni in Afghanistan, gli ufficiali dell’unità ebbero incarichi di “consulenza” in Vietnam, Nicaragua, Angola, Mozambico e altri luoghi dai conflitti dettati dalla guerra fredda negli anni ’80 [xii]. Operatori di Vympel furono anche probabilmente impegnati in “forze di protezione” delle operazioni d’intelligence cruciali e in condizioni di pericolo, oltre a dare la caccia ai terroristi che minacciavano gli interessi sovietici. Drozdov racconta di un’azione di Vympel nel 1985 contro un gruppo palestinese che aveva rapito tre diplomatici sovietici in Libano: “In Libano furono presi in ostaggio dei cittadini dell’URSS. I negoziati con i terroristi non producevano alcun risultato. E improvvisamente, uno dopo l’altro, i capi dei banditi cominciarono a morire in circostanze poco chiare. Coloro che rimasero ancora vivi ricevettero un ultimatum: se gli ostaggi non vengono rilasciati, dovranno scegliere tra loro chi sarà il prossimo. Dopo due mesi e mezzo, liberarono i nostri uomini” [xiii]. La spia veterana poi menziona un’operazione in cui gli operatori di Vympel sbarcarono da un sottomarino sulle coste di un Paese straniero, durante una tempesta a mezzanotte, penetrando in profondità nell’entroterra e prendendo la persona cercata dal KGB per avere informazioni cruciali. In poche ore il team tornò sul sottomarino, insieme a un nuovo passeggero, rientrando nell’Unione Sovietica [xiv].

Sull’orlo dell’apocalisse
116194-050-14393F55 Oltre a contro-terrorismo e missioni d’intelligence ad alto rischio, Alfa e Vympel avevano per scopo ultimo il sabotaggio nella III guerra mondiale, o almeno fornire all’Unione Sovietica l’opportunità di vincerla. Andropov ordinò la creazione di Vympel tra i timori del Cremlino per le azioni del neoeletto presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, intraprese nei confronti dell’URSS. L’intervento sovietico in Afghanistan e il dispiegamento dei missili a medio raggio SS-20 a pochissima distanza dalle città europee, rientravano nelle crescenti tensioni con l’occidente. Insieme alla corsa agli armamenti già in atto a fine anni ’70, sotto Reagan gli Stati Uniti avviarono la politica offensiva del “contenimento” e della guerra segreta. Andropov, presto Segretario Generale, fu tra i primi a rendersi conto che il motore economico sovietico andava notevolmente indebolendosi, e il cambio dell’equilibrio di potere non era favorevole a Mosca. Il fattore sistemico del declino sovietico a lungo termine era accompagnato dalla più dura retorica di Washington. La posizione di Reagan non era questione di mere parole; sanzionò il posizionamento dei missili Pershing II e Cruise in Germania occidentale, nonché l’ampio rinnovo dei “voli furetto” degli Stati Uniti per testare i radar della difesa aerea sovietica [xv]. Per i pianificatori sovietici la giustapposizione di tali dati era allarmante. Gli analisti credevano che i missili Pershing II potessero raggiungere Mosca in cinque minuti, e la leadership del Cremlino cominciò a temere la possibilità di un primo attacco degli Stati Uniti [xvi]. Nel maggio 1981, Andropov avviò il programma congiunto di monitoraggio strategico del KGB-GRU RJAN (Raketno-Jadernoe Napadenie – Attacco Nucleare Missilisitico) per monitorare eventuali preparativi di tale azione degli Stati Uniti [xvii]. Nella storia della guerra fredda, novembre 1983 fu forse il momento di maggiore pericolo tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Sulla scia dell’avvio dell’Iniziativa di Difesa Strategica della Casa Bianca e le tensioni dopo l’abbattimento del 1° settembre del Volo 007 delle Korean Airlines, la NATO programmò esercitazioni nucleari dal nome in codice Able Archer 83, da tenersi dal 2 all’11 novembre. A giudicare dai telegrammi di ottobre da Mosca alla residenza del KGB di Londra, l’attenzione sovietica era volta, con greve intensità, alle esercitazioni quali possibile preludio ad un attacco a sorpresa occidentale [xviii].
Mentre i capi euro-atlantici erano inconsapevoli della portata dell’allarme di Andropov per le esercitazioni della NATO, errori di calcolo sugli indicatori di guerra avrebbero innescato l’attacco preventivo sovietico, guidato dagli Spetsnaz. Come lo studioso dell’intelligence Benjamin Fischer afferma senza mezzi termini: “La paura della guerra fu reale” nei primi anni ’80 [xix]. Lungi dall’essere un prodotto della paranoia, la cultura strategica sovietica era forgiata dall’esperienza storica. La capacità di Hitler di lanciare l’Operazione Barbarossa, con Stalin che ignorò numerosi rapporti dei servizi segreti sull’attacco tedesco imminente, provocò una guerra di annientamento. Il Cremlino non avrebbe mai potuto permettersi un altro disastro simile e ora il margine di errore si misurava in minuti. La creazione di Andropov delle unità per operazioni speciali del KGB avvenne al momento giusto: Alpha era lo scudo della leadership sovietica, Vympel la spada. Al momento critico di una crisi come Able Archer, gruppi di combattimento di Vympel si sarebbero schierati e infiltrati negli Stati Uniti e Paesi alleati quasi contemporaneamente, per assassinare la leadership del nemico e distruggere le vitali strutture di comando e controllo. Sopprimeno il coordinamento politico-militare della NATO oltre a disattivarne il lancio di testate nucleari nel teatro europeo,i gruppi di operatori Spetsnaz di KGB e GRU avrebbero spianato la strada all’ondata corazzata del Patto di Varsavia dal passo di Fulda [xx]. E prima che tale nozione sia respinta come speculazione alla Tom Clancy, nei primi anni ’80 le comunicazioni della Marina degli Stati Uniti, il braccio più potente della triade nucleare di Washington, erano un libro aperto a Mosca grazie alla rete spionistica di Walker [xxi]. Le potenziali operazioni degli Spetsnaz del KGB, in collaborazione con il GRU, erano volte ad indurre la paralisi strategica nello Stato ostile e consentire all’Unione Sovietica di attuare un attacco nucleare preventivo, se necessario. Non è noto al pubblico se ci siano stati infiltrati nelle capitali occidentali nel novembre 1983 o altri periodi, ma il rischio era alto. Lo sviluppo di un’unità d’élite per compiti particolari va valutata quale previsione strategica di Jurij Andropov. Da consumato attore del governo nell’ombra, questo capo del KGB apprezzò il valore che esercitava nei momenti cruciali un manipolo di uomini appositamente addestrati.

Lezioni apprese?
Dovremmo essere tutti grati che le teste più fredde e moderate provvidenzialmente prevalessero nei giorni bui del 1983, e che il segnale agli Spetsnaz sovietici d’iniziare l’azione non fu mai dato. Eppure, una generazione dopo, ci troviamo di nuovo in una crisi simile: dopo il crollo sovietico la NATO è dilagata ad est. Una Russia risorgente non solo vede la sua sfera di interessi, ma anche la propria sovranità e sopravvivenza minacciate. La nazione che ha sconfitto la Grande Armata di Napoleone e la Wehrmacht, già invincibile, di nuovo sviluppa opzioni di emergenza, dalle forze nucleari alla cyber-guerra e agli Spetsnaz. Nulla nel nuovo confronto bipolare, tuttavia, è inevitabile. Se il rispetto reciproco tra i popoli non è solo retorica, gli uomini di buona volontà faranno un passo indietro dal baratro rendendo possibile la pace.

419420321Riferimenti
Fonti primarie/Interviste
Andrew Chistopher & Gordievsky Oleg, Comrade Kryuchkov’s Instructions, Stanford University Press, 1994, Stanford
Drozdov Jurij, Vymysel Iskliouchen. Vympel-Almanakh, 1996. Mosca
Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, The Washington Post, 23 aprile 1995
Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo. Eksmo, 2003, Mosca
Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsnaznachenia”, Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006
Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova”, Moskovskij Komsomolets, 19 giugno 2004

Opere secondarie
Lubjanka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki. Mosgorarkhiv, 1999. Mosca
Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela“. Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009
Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, Jauza/Eksmo 2003. Mosca.
Campbell Erin E., “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO”, Air Power Journal, Summer 1988
Fischer Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, Center for the Study of Intelligence, 1997
Kokurin AI e Petrov NV, Lubjanka: Spravochnik, Izdatel’stvo Materik 2004. Mosca
Medvedev Roy, Neizvestnyi Andropov, Pheniks, 1999. Mosca
Prokhorov Aleksandr e Kolpakidi Aleksandr, Vneshniaia Razvedka Rossij, Neva, 2001. San Pietroburgo

ce3322f5[i] Lubianka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki (Mosgorarkhiv, 1999. Mosca), 304
[ii] Medvedev Roy, Nejzvesntnij Andropov (Pheniks, 1999. Mosca), 188
[iii] Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela” (Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009)
[iv] Kokurin & Petrov, Lubjanka: Spravochnik, (Izdatelstvo Materik, 2004. Mosca), 218
[v] Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova” (Moskovskii Komsomolets, 19 giugno 2004)
[vi] Prokhorov & Kolpakidi, Vneshnjaja Razvedka Rossij, (Neva, 2001. San Pietroburgo), 74
[vii] Ibid.
[viii] Ibid, 88.
[ix] Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo (Eksmo, 2003. Mosca), 234
[x] Drozdov Jurij, Vymysel Iskljuchen (Vympel-Almanakh, 1996. Mosca), 161
[xi] Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, (Jauza/Eksmo, 2003. Mosca), 19-24
[xii] Drozdov, Vymysel Iskljuchen, 170
[xiii] Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsjalnogo Naznachenia”, (Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006)
[xiv] Ibid.
[xv] Fisher Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, (Center for the Study of Intelligence, 1997)
[xvi] Andrew & Gordievsky, Comrade Kryuchkov’s Instructions, (Stanford University Press, 1994. Stanford), 74.
[xvii] Ibid, 67.
[xviii] Ibid, 86.
[xix] Fisher, “A Cold War Conundrum
[xx] Campbell, “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO
[xxi] Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, (The Washington Post, 23 aprile 1995)

flag_of_the_kgb_of_the_new_ussr_by_redrich1917-d7l34n3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin: Discorso in occasione del 70° anniversario della vittoria del 1945

Global Research, 11 maggio 2015

Discorso di Vladimir Putin per la parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca, in occasione del 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica del 1941-1945, 9 Maggio 2015.

Russian President Vladimir Putin, left, and Defense Minister Anatoly Serdyukov, second left, speaks with officers and WWII veterans on the Red Square, after the Victory Day Parade, which commemorates the 1945 defeat of Nazi Germany in Moscow,  Russia, Wednesday, May 9, 2012. Russian President Vladimir Putin has told the annual massive military parade in Red Square that the country will stand up for its positions.(AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin, Government Press Service)Cari cittadini russi,
Cari veterani,
Distinti ospiti,
Compagni soldati dell’Esercito e della Marina, sergenti e sottufficiali, marescialli e cadetti,
Compagni ufficiali, generali e ammiragli,
Porgo le mie congratulazioni a tutti voi in questo 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica!
Oggi, celebrando questo sacro anniversario, comprendiamo ancora una volta la portata della vittoria sul nazismo. Siamo orgogliosi dei nostri padri e nonni che riuscirono a battere, schiacciare e distruggere tale forza oscura. Il piano irresponsabile di Hitler fu una dura lezione per l’intera comunità internazionale. All’epoca, negli anni ’30, l’Europa illuminata non seppe vedere la minaccia mortale che risiedeva nell’ideologia nazista. Oggi, 70 anni dopo, la storia ci chiama ancora a saggezza e vigilanza. Non dobbiamo dimenticare che le idee di supremazia ed esclusività razziale provocarono la guerra più sanguinosa della storia. Tale guerra colpì quasi l’80% della popolazione mondiale. Molti Paesi europei sono stati ridotti in schiavitù e occupati. L’Unione Sovietica ha subito gli attacchi più crudeli dal nemico. Le forze d’élite naziste vi furono gettate. Tutta la loro potenza militare si concentrò contro di essa, e tutte le grandi battaglie decisive della Seconda guerra mondiale, per truppe, potenza e relativi armamenti, si svolsero in URSS. E non a caso, l’Armata Rossa prese Berlino con una campagna fulminea, infliggendo il colpo finale alla Germania di Hitler e ponendo fine alla guerra. La nostra nazione multietnica si oppose combattendo per la libertà del nostro Paese. Ognuno portava il pesante fardello della guerra. E nello stesso spirito, il nostro popolo compì un’impresa immortale per la salvezza della Patria. Decise l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Liberò le nazioni d’Europa dai nazisti. Tutti i veterani di questa guerra, ovunque essi vivano oggi devono sapere che qui, in Russia, apprezzano i loro coraggio, forza e dedizione alla fraternità della prima linea.

Cari amici,
La Grande Vittoria sarà sempre il culmine eroico nella Storia del nostro Paese. Ma dobbiamo anche onorare i nostri alleati nella coalizione anti-hitleriana. Siamo grati ai popoli di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America per il loro contributo alla vittoria. Siamo grati agli antifascisti di tutti i Paesi che generosamente combatterono il nemico da sostenitori e membri della resistenza clandestina, anche nella stessa Germania. Ricordiamo lo storico incontro sull’Elba (fra forze sovietiche e statunitensi) e fiducia e unità divenute nostro patrimonio comune ed esempio di unità dei popoli nella pace e stabilità. Sono proprio questi valori le fondamenta dell’ordine mondiale dopo la guerra. Le Nazioni Unite furono create e il sistema del diritto internazionale moderno emerse. Queste istituzioni si sono effettivamente dimostrate efficaci nella risoluzione di controversie e conflitti. Tuttavia, negli ultimi decenni, i principi fondamentali della cooperazione internazionale sono sempre più ignorati. Sono i principi strappati dall’umanità sulla scia delle prove spaventose della Guerra Mondiale. Vediamo tentativi di creare un mondo unipolare. Vediamo il blocco della forza bruta crescere. Tutto ciò mette a repentaglio lo sviluppo sostenibile globale. La creazione di un sistema di sicurezza eguale per tutti gli Stati dovrà essere nostro compito comune. Un tale sistema sarà la risposta giusta alle moderne minacce e dovrà essere regionale e globale senza blocchi contrapposti. Questa è l’unica strada che ci permetterà di garantire pace e tranquillità al pianeta.

Cari amici,
Accogliamo i nostri ospiti stranieri oggi ed esprimiamo gratitudine ai rappresentanti dei Paesi che combatterono contro nazismo e militarismo giapponese. Oltre ai militari russi, la parata vedrà unità di dieci altri Stati marciare sulla Piazza Rossa, sono soldati di Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. I loro antenati combatterono fianco a fianco, sia in prima linea che nelle retrovie. Vi sono anche i soldati della Cina che, come l’Unione Sovietica, perse milioni di vite in quella guerra. La Cina fu anche il fronte principale nella lotta al militarismo in Asia. Anche i soldati indiani combatterono coraggiosamente contro i nazisti. Le truppe serbe opposero una forte e implacabile resistenza ai fascisti. Durante la guerra, il nostro Paese ebbe un forte sostegno dalla Mongolia. Ed ora in una formazione da parata unica, nipoti e pronipoti della generazione della guerra s’incontrano. Il Giorno della Vittoria è la nostra festa.
La Grande Guerra Patriottica fu in realtà la battaglia per il futuro di tutta l’umanità. I nostri padri e nonni subirono dolore, difficoltà e perdite incalcolabili. Lavorarono fino all’esaurimento, ai limiti della capacità umana. Combatterono fino alla morte. Furono esempio di onore e vero patriottismo.
Onoriamo tutti coloro che combatterono fino alla fine in ogni strada, casa e frontiera del nostro Paese.
Ci inchiniamo a coloro che perirono nelle feroci battaglie per Mosca e Stalingrado, Kursk e Dnepr.
Ci inchiniamo a coloro morti di fame e di freddo nell’invitta Leningrado, a coloro che furono torturati a morte nei campi di concentramento, in prigionia e sotto occupazione.
Ci inchiniamo con affetto in memoria dei figli, figlie, padri, madri, nonni, mariti, mogli, fratelli, sorelle, compagni, familiari e amici, in memoria di coloro che non tornarono da guerra, che non sono più con noi.
Facciamo un minuto di silenzio in loro memoria.

CRIMEA-UKRAINE-RUSSIA-POLITICS-CRISIS-HISTORY-WWII[Minuto di silenzio]

Nostri cari veterani,
Voi siete i protagonisti del Grande Giorno della Vittoria. La vostra impresa eroica ha contribuito a creare una vita dignitosa e pacifica a molte generazioni. Gli ha permesso di costruirsi una vita e vivere senza paura. E oggi, i vostri figli, nipoti e pronipoti si elevano sulle vette che avete posto. Lavorano per il bene presente e il futuro del proprio Paese. Servono il proprio Paese con dedizione. Affrontano con onore le complesse sfide di oggi. Garantiscono successo, prosperità e potenza al nostro Paese, alla nostra Russia!

Gloria al popolo vittorioso!
Buona festa a tutti!
Congratulazioni per il Giorno della Vittoria!
Evviva!

[Soldati: Hurrà! Evviva! Hurrà!]

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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