La strategia della guerra segreta della Russia

Manuale del Maresciallo Zhukov nel sorprendere e sconfiggere i nemici della Russia
John Helmer Dances with Bears 12 maggio 2016 – Russia Insiderla-apphoto-russia-putin-cabinet-jpg-20140306“C’è un limite a tutto. E con l’Ucraina, i nostri partner occidentali hanno passato il limite“, fu la dichiarazione del Presidente Vladimir Putin del 18 marzo 2014, rivolgendosi a un’assemblea speciale del Parlamento russo prima che l’adesione della Crimea alla Russia venisse decretata. E’ probabile che sia la linea più conseguente nella storia della Russia di questo secolo, e del resto del mondo anche, perché ha segnato la fine di mezzo secolo di convivenza pacifica tra Mosca, Berlino, Londra e Washington e il quarto di secolo del dopo-guerra fredda. Cioè, raggiunto il limite, la linea passata segna l’inizio dello stato di guerra reale. Poiché si celebra quest’anno la vittoria sulla Germania e la fine della guerra in Europa è passata, è il momento di ricordare come fu ottenuta questa vittoria. Il giro del Maresciallo Georgij Zhukov sul cavallo bianco è il simbolo da festeggiare, ma non la risposta alla domanda. Zhukov si era appassionato al culto della personalità come Stalin. Guardate. La guerra iniziata due anni fa può essere condotta con la tenacia di Zhukov e certe sue tattiche, ma il comando è passato non a Zhukov o Stalin, ma allo Stavka. Se non sapete cos’era, ed è, ora è il momento giusto per chiederlo. Ma la risposta è un segreto. La guerra dello Stavka sarà una sorpresa. La prima sorpresa è che non ci saranno annunci su strategia, operazioni, obiettivi o concetti operativi dei russi. Il concetto più spesso associato dal pensiero militare occidentale a Zhukov, e a Stalin, è che la miglior difesa è sempre l’attacco. Stalin disse nel suo discorso alla laurea dell’accademia dello Stato Maggiore dell’Armata Rossa del 5 maggio 1941: “La politica di pace è una buona cosa. La conduciamo fino ad oggi… seguendo la linea (basata) sulla difesa. E ora… quando siamo più forti, è necessario passare dalla difesa all’attacco. Per difendere il nostro Paese dobbiamo agire offensivamente. Dalla difesa passiamo alla dottrina militare delle azioni offensive… L’Armata Rossa è un esercito moderno, e l’esercito moderno è un esercito offensivo”. Affinché l’offensiva abbia successo, l’intelligence su prontezza e vulnerabilità del nemico deve essere buona. La contro-intelligence, l’occultamento dei preparativi, l’inganno, la Maskirovka vanno anche considerati. Il fatto ovvio e catastrofico è che, nel momento stesso in cui Stalin proponeva l’attacco a sorpresa, era in contraddizione con la propria dottrina, respingendo le conclusioni dei servizi segreti, tra cui l’intelligence militare (GRU), secondo cui la Germania stava per attaccare, rifiutandosi di attuare i piani proposti dai generali per contrastare l’attacco tedesco con un attacco preventivo. Sei settimane dopo il discorso sull’offensiva, la mattina del 22 giugno 1941, Stalin fu svegliato dall’Operazione Barbarossa, l’invasione di Hitler.

Operazione Barbarossa
marshal2Quando Putin annunciò che “tutto ha un limite” e “i nostri partner occidentali hanno passato il limite”, riconosceva di aver subito la sveglia della sua Barbarossa. Per quanto è pubblicamente noto, nessuno di GRU, Servizio d’intelligence estero (SVR), Ministero della Difesa o Stato Maggiore fu accusato, punito, reso un capro espiatorio o ucciso per il fallimento russo nell’anticipare, scoraggiare o neutralizzare il putsch degli Stati Uniti contro il governo di Kiev del 21-22 febbraio 2014. La mossa in Crimea, seguiva la classica difesa all’offesa e la rapida efficacia fu una sorpresa strategica. Tre anni prima, nel marzo 2011, l’allora Presidente Dmitrij Medvedev ebbe la sua Barbarossa. Ciò avvenne dopo aver ordinato al rappresentante russo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite d’accettare la no-fly zone sulla Libia, avviando la guerra di Stati Uniti e NATO contro la Libia, l’assassinio di Muammar Gheddafi e il movimento di forze armate e popolazioni ad est, ovest, sud e nord tra Malta e Italia. Si confrontino la dichiarazione di Putin sul ‘limite oltrepassato’ con le osservazioni di Medvedev: “Purtroppo, vediamo dagli sviluppi attuali che la vera azione militare è iniziata. Ciò non doveva essere permesso… La Russia non ha usato il suo potere di veto per il semplice motivo che non considero la risoluzione sbagliata. Inoltre, credo che nel complesso la risoluzione rifletta la nostra comprensione degli eventi in Libia, ma non completamente. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di non usare il nostro potere di veto. Questa, ci rendiamo conto, è stata una decisione qualificata a non porre il veto alla risoluzione, e le conseguenze della decisione erano evidenti. Sarebbe sbagliato iniziare a ribattere ora e dire che non sapevamo ciò che facevamo. Fu una decisione consapevole da parte nostra. Queste erano le istruzioni che diedi al Ministero degli Esteri, e furono attuate“. Fonte. Medvedev avrebbe potuto dire che la Libia non aveva quasi alcun valore per la difesa della Russia. Non lo fece. Avrebbe potuto dire che la Russia si opponeva all’intervento straniero negli affari interni degli Stati. Invece, dichiarò l’operazione Kibbitzer, la Russia guardava le altre potenze attuare con le loro forze un cambio di regime, consigliando: “qualsiasi uso della forza deve essere proporzionato agli eventi“.
Studiando le carte di Zhukov, biografie, archivi sovietici aperti e i dibattiti degli storici di oggi, manca ancora qualcosa. Si sa molto di ciò che disse Zhukov e ottenne, secondo le mappe delle ricostruzioni delle battaglie, dai diari personali e documenti ufficiali. Vi è anche la testimonianza delle figlie, dell’autista, di generali e politici rivali e gelosi. Ancora, assente da tutto questo è il modo con cui Zhukov radunò l’apprezzamento della situazione, ciò che fece dell’intelligence e come organizzò le operazioni, come decise, cambiò o rifletté retrospettivamente. In breve, non sappiamo come Zhukov pensava, ma solo ciò che voleva che pensassimo pensasse. La biografia più recente, per esempio, la migliore in inglese, di Geoffrey Roberts, Il Generale di Stalin: vita di Georgij Zhukov, non menziona una sola fonte o ufficiale dell’intelligence da cui Zhukov ammettesse dipendessero le sue informazioni operative. In precedenza, nell’opera di Harold Shukman, I Generali di Stalin, solo uno dei 26 profili è quello di un ufficiale dell”intelligence militare, il Generale Filip Golikov, capo del GRU nel 1940-1942. Zhukov l’accusò di mendacia, durante e dopo la guerra. L’intelligence permette anticipazioni e sorprese, mancanza o incapacità di comprenderla provoca sorpresa. Roberts ha avuto accesso agli archivi militari russi di Zhukov. Stranamente, non cercò le valutazioni opposte, degli archivi militari tedeschi. Secondo questo ufficiale della NATO, che scrive sotto anonimato per proteggersi la pensione, non c’è nulla di romanzesco su Zhukov. La sorpresa “è l’essenza del ‘modo russo di fare la guerra’. Conoscere e comprendere il nemico per tendergli delle sorprese. L’abbiamo appena visto in Siria, e del resto, più e più volte nella crisi ucraina dove nulla va secondo Nuland e soci, come in Ossezia nel 2008“. Per ulteriori esempi dello stesso autore militare sul motivo per cui le tattiche russe di solito sconfiggono le manovre di guerra della NATO, leggasi qui. Così Zhukov aveva i suoi predecessori. Inoltre, ha anche aspiranti successori. Ciò che si sa del comando, del collettivo noto come Stavka, è che nacque nel 19° secolo, quando nella tenda da campo, come in origine significava il termine russo, vi era il generale, i suoi comandanti di unità principali e i consiglieri dello Stato Maggiore. Durante la seconda guerra mondiale, lo Stavka raggruppava i 10-20 uomini di cui Stalin si fidava più. Fu la sede ultima di intelligence, valutazioni di situazione, decisioni strategiche, ordini di operazioni, coordinamento di forze, fronti ed armate. Gli agenti inviati dallo Stavka per supervisionare ciascuna delle direttive di guerra erano marescialli, in modo che s’imponessero sui comandanti al fronte. Questo è l’organigramma di quei giorni:1807_5_otredaktirovano-1

Fonte: Geoffrey Roberts, Il Generale di Stalin: Vita di Georgij Zhukov (2013), pagina 109

dmitry-medvedevUfficialmente, oggi lo Stavka non esiste. Il Consiglio di Sicurezza, che si riunisce ogni settimana con il Ministro della Difesa presente, ma senza ufficiali, non è lo Stavka. Se il comando a sorpresa è la strategia, impiegarne le forze disponibili può essere molto costoso. Un modo per mantenere la sorpresa, ma riducendo i costi è far capire al nemico che vi sono le linee rosse, e se minaccia di attraversarle, sarà attaccato senza ulteriore preavviso. Un paio di giorni dopo il discorso di Putin sulla Crimea, un’analisi elegante delle linee rosse russe fu pubblicata da Evgenij Krutikov, capo-redattore di Versija, editorialista di Vzglyad ed ex ufficiale. Sulla mappa, Krutikov identificava le continue linee rosse dell’approccio di NATO e Stati Uniti in Georgia, Ucraina, Finlandia e Svezia. Inoltre, linee rosse tratteggiate: “Le azioni nemiche di Lituania e Polonia verso la regione di Kaliningrad e la navigazione nel Baltico saranno ancora circostanze assolutamente inaccettabili“. Nell’Artico, Krutikov riferiva, “la recente attivazione delle controversie sull’accesso al territorio artico è legata generalmente all’andamento delle scorte energetiche sul fondale (continentale) ed anche alle prospettive commerciali della Rotta del Nord con il riscaldamento globale. Da qui anche l’illegalità di Greenpeace e le dichiarazioni inaspettatamente dure dall’eternamente assonnato Canada; rianimazione delle organizzazioni tipo Bellona e gite ecologiche a Murmansk dei capi dell’ambasciata statunitense a Mosca; in precedenza osservatori del cessate il fuoco in Afghanistan… Lo spazio dell’Oceano Artico, in particolare la parte subglaciale, è considerato nei piani militari strategici di Stati Uniti e NATO quasi ideale per le basi disponibili per il lancio del primo colpo, nucleare e con armi ad alta precisione, strategiche non nucleari“. Krutikov lo scriveva nel marzo 2014. Nei due anni successivi, la Siria, evento collaterale nella sua valutazione di allora, è ormai un fronte bellico che attraversa il confine con la Turchia includendo le operazioni turche sotto la NATO da basi come Incirlik. A tempo debito sarà chiaro se Stati Uniti e Turchia tentano di creare una base della NATO nel nord di Cipro, divenendo un prolungamento del fronte. Come sono cambiate le linee rosse? “Le linee marcate nel 2014 non sono scomparse“, risponde Krutikov. “C’è un rafforzamento non autorizzato della NATO nei Paesi baltici, sì. Vi è un certo progresso, invio di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea. Ma è ovvio che sia una situazione non collegata alla Siria. Se vi è un tentativo di piazzare certe nuove armi che raggiungano la regione russa, sarà anche un cambio dei rapporti di forza in Europa. Tali linee non cambiano se un accordo viene raggiunto in Siria. Queste cose sono stabili. Ma finora alcuna nuova linea rossa è apparsa in Siria, grazie a Dio“.
Vi sono un paio di linee guida di Zhukov per gli aspiranti strateghi russi. Una riguarda la vanità su cui Zhukov era incline, come lo furono alcuni successori post-sovietici al comando. Non aspettatevi di mantenere la vostra reputazione intatta, tra i vostri contemporanei o il pubblico, se tentate di fare il bottino che Zhukov fece in Germania, 70 gioielli in oro, 740 articoli di argenteria, 50 tappeti, 60 quadri, 3700 metri di seta, 320 pellicce, oggetti d’antiquariato stranieri e 20 fucili da caccia inglesi e tedeschi. Posto sotto inchiesta da una commissione del partito, Zhukov affermò di aver comprato il bottino con i propri soldi, o che gli fu donato come trofeo di guerra. Nessuno gli credette. La seconda è che lo Stavka è un collettivo, i cui membri devono rimanere anonimi, evitando di cavalcare cavalli bianchi in pubblico. Stalin, secondo una lamentela presentata dal figlio scontento Vasilij, previde di cavalcare uno stallone nella parata del 1945, ma cadde durante una prova sul campo di Khodinka. In sella Putin è più stabile. Krutikov propone questa conclusione: “le linee rosse sono si moltiplicano, eppure nessuno le formula in modo chiaro, tanto più che nessuno le attraversa. Naturalmente, vi è la Siria, ma nella situazione siriana dell’ultimo anno, in questi mesi, quando vi era l’operazione militare russa, le linee rosse cambiavano ogni giorno. In realtà, non esiste un sistema fisso. Va capito dove le linee rosse possono dipendere da umore ed emozioni. C’era il momento in cui la figura di Bashar al-Assad stessa era una sorta di linea rossa, ‘deve andarsene’, fu la posizione obbligatoria che occidente e Stati Uniti non potevano abbandonare. Ora, a quanto pare, possono soffrire molto Assad“. “Lo stesso vale per l’uso della forza. Come l’abbattimento del Su-24 russo da parte turca. E’ una linea rossa di per sé, un evento straordinario, al termine del quale certi individui devono assumersene la responsabilità. Ma ancora niente guerra globale. Le perdite militari russe possono essere considerate una linea rossa, ma tali processi sono costantemente in movimento, con le parti che cambiano sempre posizione. Forse è un bene che nessuno abbia deciso di tracciare linee rosse in tale e tal’altro posto, o dichiarato che nessuno deve attraversarle. Forse questo è un bene“. Se lo è, è un segreto militare.marshal-zhukovTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin crea la Guardia Nazionale Russa

Saker, 16 aprile 2016

18747_1000Il recente annuncio del Presidente Putin sulla creazione della Guardia nazionale russa ha innescato una raffica di speculazioni selvagge sulle ragioni di questo importante passo. Alcuni esperti lo vedono come passo per preparare la sanguinosa repressione delle insurrezioni, altri ipotizzano che Putin abbia bisogno di una nuova forza per affrontare proteste e rivolte, mentre altri hanno suggerito che la Guardia Nazionale diverrebbe “l’esercito di Putin”. In realtà, la questione è molto più semplice e molto più complicata. In primo luogo, diamo un’occhiata a forze e unità che saranno riunite nella Guardia nazionale:
Truppe del ministero dell’Interno (circa 170000 effettivi)
Personale del Ministero delle Situazioni di emergenza
Forze antisommossa della polizia OMON (circa 40000 effettivi)
Forze di reazione rapida (SOBR, circa 5000 effettivi)
Centro di Classificazione Speciale delle Forze di Reazione Operativa e Aviazione del Ministero degli Interni, tra cui le unità delle forze speciali Zubr, Rys‘ e Jastreb (circa 700 operativi)
Quindi si parla di una forza totale di circa 250000 effettivi che probabilmente raggiungeranno i 300000 nel prossimo futuro. Comunque, questa è una forza impressionante e potente che può affrontare tutte le possibili minacce interne. Inoltre, il Ministero degli Interni includerà il Servizio Federale della Migrazione (FMS) e il Servizio Federale Antidroga (FSKN). Questo consolidamento è importante perché lega praticamente tutte le forze di sicurezza interna della Federazione Russa, con l’eccezione dell’assai importante Servizio Federale di Sicurezza (FSB). Cosa ancora più impressionante è l’elenco dei compiti assegnati alla nuova Guardia Nazionale, che comprenderà:
Tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza
Operazioni antiterrorismo
Operazioni contro i gruppi estremisti
Difesa territoriale della Federazione Russa
Protezione di importanti strutture e cariche speciali statali
Protezione su base contrattuale della proprietà dei cittadini e delle organizzazioni approvate dal governo russo
Assistenza alle truppe di confine del Servizio Federale di Sicurezza nel proteggere i confini di Stato della Federazione Russa;
Forze dell’ordine in materia di traffico di armi
Comando delle truppe della Guardia Nazionale della Federazione Russa
Protezione sociale e giuridica dei militari della Guardia Nazionale Russa.
E’ un elenco impressionante che conferma solo che l’intero spettro delle missioni di sicurezza interna sarà affidato alla Guardia Nazionale. Cosa ancora più sorprendente è il nome della persona che Vladimir Putin ha nominato nuovo comandante in capo della Guardia Nazionale: Generale Viktor Zolotov, un “puro” uomo della sicurezza a capo del Servizio di sicurezza del Presidente della Repubblica e considerato molto vicino a Vladimir Putin. Ciò significa, come alcuni hanno ipotizzato, che Putin teme per la propria sicurezza e che costruisce una guardia pretoriana personale? Quasi. Ma ciò infatti significa che Putin prende il controllo personale e diretto di ciò che considera i massimi compiti prioritari nell’affrontare le principali minacce alla sicurezza della Russia. Parliamo esattamente delle capacità di cui l’Unione europea ha bisogno e che manca totalmente:
Capacità chiudere le frontiere da un massiccio flusso di rifugiati
Capacità di filtrare un grande flusso di rifugiati
Capacità di affrontare grandi violenze e rivolte
Capacità di affrontare il terrorismo, anche su larga scala
Possibilità di centralizzare l’intelligence sulle minacce interne
Capacità d’imporre lo stato di emergenza su un’intera regione
Capacità di schiacciare qualsiasi insurrezione, anche sostenuta dall’estero
Capacità di cercare e distruggere gruppi estremisti e terroristici
Capacità d’interdire i flussi di armi e narcotici utilizzati per finanziare quanto sopra
e, soprattutto, capacità di fare tutto questo senza ricorrere alle Forze Armate regolari.
Ciò dimostra che i russi hanno tratto importanti lezioni su organizzazione e operazioni delle guerre in Cecenia e che si preparano a difendere la Russia dalle minacce provenienti da ovest (Ucraina) e da sud (SIIL) senza caricare questi compiti di sicurezza sulle Forze Armate fondamentalmente diverse dalle Forze di sicurezza o polizia interna. Naturalmente, sarà una fin troppo potente forza per affidarla a un uomo affidabile meno del 100%, ma il fatto che Putin abbia scelto l’uomo cui si fida completamente non significa che teme per se stesso, per le prossime elezioni o qualsiasi altra assurdità vomitata dai media aziendali. La popolarità di Putin è ancora alle stelle proteggendolo molto di più di qualsiasi forza o grande alleato. Inoltre, la protezione di Putin rimarrà compito di FSO ed FSB. Un tema che i documenti ufficiali non menzionano è la questione del supporto informativo alla nuova Guardia Nazionale. La soluzione più logica sarebbe creare un nuovo servizio d’intelligence per la Guardia Nazionale e la mia ipotesi è che è esattamente ciò che il Cremlino farà. Infine, alcuni esperti hanno suggerito che la nuova Guardia Nazionale potrebbe avere la funzione di mantenimento della pace internazionale. Sono d’accordo solo se si parla di operazioni di mantenimento della pace ai confini, come ad esempio nel Donbas o in Asia centrale. Le altre missioni di pace probabilmente rimarranno sotto il controllo delle forze armate (che hanno diverse unità specializzate dedicate a tali missioni). La creazione della guardia nazionale è un’idea eccellente che darà alla Russia i mezzi per difendersi contro le più probabili minacce al territorio e alla popolazione nel prossimo futuro.1423045167_447073_73Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le contromisure della Russia alla Guerra Ibrida

J.Hawk, Daniel Deiss, Edwin Watson, South Front, 9/4/2016

Viktor_ZolotovIl 5 aprile 2016 il Presidente Vladimir Putin firmava un decreto che istituisce una nuova formazione paramilitare, la Guardia Nazionale, con le truppe del Ministero degli Interni (MVD), e ordinava varie modifiche organizzative nel MVD e altre agenzie associate. Il primo comandante della Guardia Nazionale sarà il comandante delle Truppe interne Generale Viktor Vasilevic Zolotov, dalla lunga carriera nei servizi di intelligence e sicurezza, risalente agli anni ’80. La Guardia Nazionale includerà le truppe interne, e le unità speciali antiterrorismo e antisommossa SOBR e OMON, creando un’organizzazione di sicurezza interna paramilitare simile alla Gendarmerie Nationale. Ciò fornirà al comandante della Guardia Nazionale e, in ultima analisi, al Presidente un’organizzazione della sicurezza interna integrata capace di contrastare le violenze a seconda della minaccia, a partire dalle pesudo-pacifiche proteste di tipo Majdan alle insurrezioni.
Durante le guerre cecene, le truppe interne furono quasi indistinguibili dalle Forze Armate impiegando artiglieria e blindati. Mentre non vi è alcuna menzione del ruolo estero della Guardia nazionale, la sua missione potrebbe anche coinvolgere operazioni di mantenimento della pace per esempio nel Donbas, dove la sua presenza sarebbe meno controversa di quella dei militari. Invece di dipendere dal MVD, il comandante della Guardia Nazionale risponderà direttamente al Presidente, il che implica una base istituzionale pari a quella dei servizi della sicurezza e dei ministeri. La responsabilità della Guardia Nazionale includerà lotta a terrorismo e criminalità organizzata. Inoltre, l’MVD assorbirà numerose agenzie federali, come ad esempio il Servizio federale della Migrazione (FMS) e il Servizio Federale Anti-Droga (FSKN).
Questi ampi cambiamenti suggeriscono che la Russia prende sul serio la minaccia di SIIL e al-Nusra, e dei loro molti sponsor internazionali, di “pagarla” per aver sconfitto le forze islamiste in Siria. Anche se lo SIIL non può evitare una pesante sconfitta in Siria, molti suoi militanti, dirigenti e reti organizzative migreranno o saranno trasferiti dai loro sponsor internazionali in altri teatri della guerra ibrida globale, come la Libia, e laddove vi è una più preoccupante prospettiva d’impiego per destabilizzare l’Asia centrale e forse anche il Caucaso. L’attenzione combinata su traffico di droga, criminalità organizzata, migrazione e terrorismo non è casuale, perché, combinati, tali elementi sono vitali per la guerra ibrida eseguita dalle forze islamiste. Abbiamo visto questi fattori in azione, singolarmente e in combinazione, in Pakistan, Afghanistan e recentemente Europa occidentale, dove il flusso di migranti viene utilizzato per radicare gruppi della criminalità organizzata con legami mediorientali. Queste reti della criminalità organizzata possono servire da “veicolo” per i terroristi che utilizzino le solide reti del contrabbando per entrare in Europa e perpetrare atti di terrorismo. Ci si dovrebbe aspettare un modulo simile in Asia centrale, con la Russia quale l’obiettivo finale. Nonostante il discorso di Obama sull’economia della Russia da “fare a pezzi”, resta il fatto che il suo mercato del lavoro è ancora abbastanza grande da assorbire numerosi lavoratori migranti provenienti da Paesi confinanti. Molti provengono dall’Asia centrale, e vi sono significative reti di criminalità organizzata in Russia, con legami nel Caucaso e Asia centrale, impegnati nel narcotraffico e che potrebbero essere utilizzati per fini terroristici. Affinché tali tattiche siano efficacemente contrastate, un unico ente governativo che affronti in modo integrato tutte le componenti della guerra ibrida sarà molto più efficace di svariate agenzie che tentano di affrontare singoli aspetti del problema.
La nuova Guardia Nazionale sembra essere lo strumento volto a far fallire le dottrine della guerra ibrida quando applicate contro la Russia e i suoi alleati.KMO_141501_01023_1_t218_185155Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Esercito francese, URSS e Polonia

Jacques Sapir, Russeurope 26 marzo 2016

G. Vidal, L’alleanza improbabile, esercito francese e Russia sovietica 1917-1939, Rennes, Presses Universitaires de Rennes, coll. Histoire, p. 307

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Il libro di Georges Vidal esplora un terreno finora in gran parte sconosciuto; i rapporti dell’esercito francese con la Russia sovietica e l’URSS. Il tema è importante per gli storici, sia per coloro che lavorano sulle relazioni internazionali (sollevando quindi la questione delle relazioni militari tra Francia e URSS) che coloro che lavorano sull’istituzione militare francese negli anni ’20 e ’30. Il contributo di questo libro risiede nelle fonti utilizzate. Vidal utilizza ampiamente i rapporti dei servizi segreti militari, il 2° Ufficio (che raccoglieva segnalazioni da altri Paesi sull’URSS) dello Stato Maggiore, ma opera anche, e questo contesto è stato praticamente ignorato finora, dai rapporti degli addetti militari francesi in URSS e dagli ufficiali osservatori nell’Armata Rossa. Questo aspetto, sfruttato sistematicamente, è il grosso dell’interesse del libro. Inoltre, Vidal utilizza abbastanza sistematicamente il quotidiano dell’esercito francese, La France Militaire, con numerosi articoli e dibattiti felpati ma importanti sulla valutazione del ruolo strategico dell’URSS e il potenziale dell’Armata Rossa. Sono fonti diverse, e la loro combinazione da al libro una base documentaria del tutto eccezionale rinnovando in parte la comprensione di certi problemi. Permettendo di relativizzare l’immagine di un esercito francese dedito all’anticomunismo, come porta a relativizzare l’idea di un'”alleanza” inevitabile contro la Germania tra Francia e URSS. Da questo punto di vista, il libro di Georges Vidal, con chiarezza di analisi e completezza di fonti, è un riferimento importante sul tema. Farà testo senza dubbio.

L’Armata Rossa agli occhi dei soldati francesi
cccp_ussr_035 Il libro è organizzato in tre parti. Il primo riguarda la “percezione del mondo sovietico”. Relativamente breve, fornisce un inventario delle rappresentazioni della Russia sovietica nell’esercito francese. Che l’esercito fosse anticomunista e usasse il vocabolario “antibolscevico” del tempo è evidente. Eppure, l’immagine del “nemico interno”, che si trascinava PCF e Comintern, non era mai del tutto decisiva. Questo è un punto da sottolineare. Alcuni ufficiali facevano una chiara distinzione tra opposizione politica all’URSS e analisi sul potenziale militare del Paese. Su questo particolare punto vale la pena ricordare che l’autore ha dedicato un precedente lavoro sull’argomento [1]. Non che i soldati fossero completamente immunizzati dagli stereotipi del tempo, o dagli stereotipi culturali sulla Russia. È il famoso “carattere asiatico” dei russi saturava le spiegazioni quando non si voleva capire. Ma i militari erano chiaramente meno colpiti di altri organismi (il Ministero degli Esteri in particolare) da tali stereotipi. Per realismo, alcuni membri della missione militare francese in Russia (come il General Lavergne [2], ma anche il generale Niessel) cercarono anche di sostenere il governo bolscevico nella primavera del 1918. I membri della MMF dimostrarono un robusto buon senso nel valutare i punti di forza di ognuno, all’inizio della guerra civile. Il passaggio sulla conclusione del progetto di cooperazione tra Trotzkij e MMF l’ha dimostrato [3]. Allo stesso modo, lo sviluppo economico dell’URSS, l’impatto dell’industrializzazione (e anche delle disastrose campagne di collettivizzazione), è relativamente ben inquadrato dalle varie fonti militari, tendendo a rafforzarsi con l’aumento degli addetti militari (che potevano muoversi nel Paese) e degli ufficiali osservatori. Naturalmente, significative differenze emersero nell’istituzione. Il 2° Ufficio avrà sempre una visione più negativa dell’Unione Sovietica (e dell’Armata Rossa), e sue capacità o potenziale, che non gli addetti dell’esercito. Nello Stato Maggiore apparvero chiaramente due sensibilità sulla relazione con la Russia. Vi era infatti una “linea Pétain” contraria a qualsiasi alleanza contro la “linea Weygand” che appariva più aperta.

Quanto valeva l’Armata Rossa?
4b5e25a44e8aaa6c2070e65ac09fe4f8 La seconda parte del libro si concentra giustamente sull’analisi del potenziale militare dell’URSS. I soldati francesi furono presto consapevoli del rafforzamento generale del regime sovietico e della costruzione dello strumento militare, però percepito essenzialmente difensivo. Almeno fino ai primi anni ’30 vi era consenso sul fatto che se l’URSS aveva più o meno importanti capacità difensive, non aveva la capacità di “proiezione delle forze” al di fuori dei confini, per usare un termine moderno. Questa visione, tuttavia, si perfezionò dal 1933-1935, cioè quando gli addetti militari furono a Mosca e quando, poco a poco, gli ufficiali osservatori francesi furono inviati in URSS e gli ufficiali sovietici accolti in Francia, permettendo di sviluppare gli scambi. Gli addetti militari erano sensibili alla crescita della Armata Rossa e alla sua professionalizzazione graduale nel 1935 – 1937. I rapporti di questi addetti sono migliori di quelli del 2° Ufficio. Hanno molto spesso una visione più equilibrata delle qualità (e difetti) dei mezzi dell’Armata Rossa e dei suoi uomini. Tuttavia, è deplorevole che qui, data l’importanza della questione del potenziale militare per il tema del libro, l’autore non l’abbia presentato in modo più sistematico, sotto forma di tabelle, confrontando i dati del 2° Ufficio con quelli degli addetti militari e la realtà nota oggi [4] . Tuttavia, è molto interessante notare che una certa sottostima della capacità dell’Armata Rossa non proveniva dal filtro ‘ideologico’ ma dal filtro della “dottrina” militare francese. Pertanto, il potenziale ruolo delle grandi unità corazzate o di paracadutisti fu ridotto a causa del fatto che tali unità non trovavano posto nella dottrina militare francese del momento. Al contrario, i più innovativi militari francesi (come il generale Loizeau o il colonnello de Gaulle) apprezzavano più correttamente tali potenziali, per via delle loro opzioni dottrinarie. Questo è importante, e possiamo ancora rammaricarci che ciò non sia indirizzato in modo più sistematico. Un esercito non può valutare un altro esercito dal punto di vista della propria dottrina. Qui, il ritardo e persino il declino dottrinale dell’esercito francese che probabilmente vietava di valutare il vero valore del potenziale dell’Armata Rossa. Vidal su ciò menziona, nell’introduzione, diversi libri [5]. E’ un peccato che non si sia cercato di approfondire cosa apportassero queste fonti, o il ruolo della dottrina nel conflitto latente nell’esercito francese sulla capacità di valutare la nuova dottrina dell’Armata Rossa sul tema delle “operazioni profonde”, formatasi nel 1929-1935 [6]. Il ruolo delle purghe nell’Armata Rossa, però, fu ridotto al minimo dagli addetti militari. Questi, così come gli addetti militari di Stati Uniti e altri Paesi, tendevano a ritenere le purghe volte a “rafforzare” l’Armata Rossa. Ma anche se alcuni rapporti analizzavano il problema dell’inquadramento, stretto tra il timore di nuove denunce e la mancanza di esperienza di ufficiali promossi troppo in fretta. Infatti, troviamo questa dicotomia tra le analisi del 2° Ufficio e quelli degli addetti militari. Il 2° Ufficio con una visione molto più pessimistica evocando il possibile “collasso” dell’Armata Rossa, aveva una visione non condivisa dagli addetti militari. La loro analisi era che ci fosse una transitoria diminuzione della capacità operativa dell’Armata Rossa, ma non vanno oltre. Anche in questo caso, sarebbe stato interessante confrontare il ‘sentimento’ degli ufficiali francesi su ciò che si sapeva dell’impatto delle purghe.

L’URSS nella prospettiva strategica dello scontro con la Germania
ussr0398 Sembra tuttavia, e questo è uno dei contributi dell’opera, che i pregiudizi ideologici che sicuramente esistevano, soprattutto nel 2° Ufficio, pesassero meno nell’alleanza con la Polonia che, ovviamente, ebbe un effetto strutturante sui piani militari contro la Russia. Il potenziale ruolo dell’URSS, ma anche della Cecoslovacchia, fu costantemente relativizzato dall’alleanza con la Polonia, anche se un certo numero di alti ufficiali ne era diffidente, fino al punto di considerare le scelte politiche dettate dalla passione e non dalla ragione. L’addetto militare colonnello Mendras scrisse nel suo rapporto mensile dell’ottobre 1934. “Ma oggi il fattore decisivo è l’atteggiamento della Polonia data la posizione geografica. I suoi leader attuali lo sanno e coraggiosamente giocano con questo gusto congenito per gli intrighi e il doppio gioco, che i loro trascorsi da cospiratori possono solo rafforzare. Dubito che possiamo sempre contarvi” [7]. Va inoltre ricordato che negli anni 1934-1939 i leader polacchi adottarono una politica veramente suicida verso la Germania, supportando Hitler perfino nel piano di smembramento della Cecoslovacchia. Eppure la decisione politica fu presa, e sembra definitivamente, nel 1935, concentrando la politica della difesa della Francia ad est della Germania, sulla Polonia [8]. La logica di tale politica era geografica. L’Unione Sovietica non aveva alcun confine comune con la Germania. Ma limitando il ruolo dell’URSS nel migliore dei casi alla “benevola neutralità” o semplicemente dimenticandone il ruolo di potenziale equilibrio delle forze europee, l’esercito francese sotto l’influenza di Pétain prese una strada dalle conseguenze drammatiche. Questa strada aveva molti sostenitori, soprattutto nel 2° Ufficio, ma anche in una parte dello Stato Maggiore Generale. Fu ciò che comportò l’incapacità di vedere il vero potenziale militare della Russia e non il filtro ‘ideologico’ o l’analisi delle conseguenze delle purghe. Georges Vidal dimostra che il punto di svolta, in questo senso, fu nel 1935, due anni prima delle purghe. Certo, la logica della prudenza volle che relativamente stretti contatti tra l’esercito francese e l’Armata Rossa fossero mantenuti. Ma non sembra, con l’eccezione di alcuni individui come Palasse, il Generale Loizeau, il colonnello de Gaulle, avessero mai avuto l’opportunità di materializzarsi nella logica alleanza reale. Il 1939 sarà la tragica dimostrazione di tale cecità. Quando lo Stato Maggiore cercò un sostegno contro la politica aggressiva della Germania volgendosi verso l’URSS, fu tardi, probabilmente troppo tardi. L’inclinazione del potere sovietico al patto nazi-sovietico, ribaltamento che Vidal fa risalire al periodo tra il 14 e il 17 agosto, è il prodotto di tale errore di prospettiva e della profonda credenza nel ruolo stabilizzante della Polonia che continuava ad impregnare lo Stato Maggiore Generale e in particolare il Ministero degli Esteri. I leader sovietici persero fiducia nella Francia, incapace di scelte chiare e di mettere i leader polacchi di fronte alle loro responsabilità. Le varie note negli archivi dello Stato Maggiore Generale sono abbastanza esplicite su questo punto. L’esercito francese, ma anche la diplomazia, viveva di illusioni nel 1934-1939 e la Francia ne pagò un alto prezzo nel maggio 1940. La sconfitta di maggio-giugno sorprese anche i leader sovietici, e avrà importanti conseguenze sulla loro consapevolezza dei limiti del patto tedesco-sovietico [9].

Tukhachevskij

Tukhachevskij

Note
[1] Vidal, G., L’esercito francese e il nemico interno (1917-1939). Questioni strategiche e cultura politica, Rennes, Presses Universitaires de Rennes, 2015, p. 260.
[2] Cfr. 30.
[3] Cfr. 32.
[4] I libri in inglese che affrontano questo problema: L. Samuelson, I piani della macchina da guerra di Stalin, Tukhachevskii e la pianificazione militare-economica, 1926-1941, Macmillan, Basingstoke, 2000 e Harrison M. e Davies R. W. Lo sforzo militare-economico sovietico durante il secondo piano quinquennale (1933-1937) in Euro-Asian Studies, 1997, n° 3.
[5] Di cui il mio libro del 1996, J. Sapir, Manciuria dimenticata, grandezza e smisuratezza dell’arte della guerra sovietica, Editions du Rocher, Parigi, Monaco, maggio 1996 (ripubblicato dallo stesso editore nel 2016).
[6] Sapir J., Le origini sovietiche del concetto di rivoluzione negli affari militari in L’Armement, NS, No. 51, Marzo 1996, pp. 143-150; vedi anche: Storia militare come strumento di legittimazione nel pensiero militare sovietico, in Cahiers du Centre d’Études d’Histoire de la Défense, No. 16, pp. 38-56.
[7] Cfr. 219.
[8] Cfr pp. 223-224.
[9] Sapir J., La sconfitta francese nel 1940 vista dai sovietici, in Cahiers du EEMC, No. 23, Nouvelle histoire bataille (II), pp. 273-281.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La storia mai raccontata del Patto Molotov-Ribbentrop

Ekaterina Blinova Sputnik, 25/08/2015

Il patto Molotov-Ribbentrop, firmato da Unione Sovietica e Germania nazista il 23 agosto 1939, è ora utilizzato da “esperti” e media occidentali er accusare l’Unione Sovietica di “collusione” con Hitler e “tradimento” degli alleati francese e inglesi, ma le prove suggeriscono il contrario.

Hitler, Ribbentrop, Chamberlaine

Ribbentrop e Chamberlain

Il 23 agosto 1939 Unione Sovietica e Germania nazista stipularono un trattato di non aggressione, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop; il documento fa scattare ancora un aspro dibattito spingendo l’occidente ad accusare l’URSS di “collusione” con Hitler alla vigilia della seconda guerra mondiale. Inoltre, dal 2008, questo giorno viene segnato nei Paesi europei come “Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo”. “E’ un evento annuale (23 agosto), atteso con ansia dai propagandisti russofobi occidentali, per ricordarci del ruolo iniquo sovietico nell’avviare la seconda guerra mondiale. Oggi, naturalmente, quando i media dicono “sovietico”, vogliono che si pensi alla Russia e al suo presidente Vladimir Putin. I “giornalisti occidentali non sanno decidersi su Putin: a volte è un altro Hitler, a volte un altro Stalin“, dice il professor Michael Jabara Carley dell’Università di Montreal in un articolo per Strategic Culture Foundation. Curiosamente, “esperti” e mass media occidentali tacciono sul fatto che la maggior parte delle potenze europee firmò trattati simili con Adolf Hitler prima dell’Unione Sovietica.

La Grande Alleanza che non ci fu
31C9Xm+AoIL__BO1,204,203,200_ Ad esempio, la Polonia, “vittima” dichiarata del patto di non aggressione sovietico-germanico, firmò un patto di non aggressione con la Germania nazista il 26 gennaio 1934. “Negli anni ’30 la Polonia ebbe un ruolo cruciale. Era una semi-dittatura di estrema destra, antisemita e vicina al fascismo. Nel 1934, mentre l’URSS lanciava l’allarme su Hitler, la Polonia firmava il patto di non aggressione con Berlino. Chi ha pugnalato alla schiena chi?” Carley si chiede retoricamente. Accusando l’URSS di prendersi territori della “Polonia” (quando alcun Stato polacco esisteva più dopo l’invasione tedesca del 1° settembre, 1939) alcuni storici occidentali ancora dimostrano una peculiare forma di amnesia, dimenticando che questi territori, Ucraina e Bielorussia occidentali, furono annessi dalla Polonia durante la guerra sovietico-polacca (1919-1921). La guerra fu scatenata unilateralmente da Varsavia contro l’URSS lacerata e devastata dalla guerra civile. In generale, l’URSS si riprese il suo territorio, con l’eccezione di un frammento di Bucovina, preso da altri attori europei durante il caos della rivoluzione del 1917 e della guerra civile del 1920, osserva la storica, politica e diplomatica russa Natalija Naroshnitskaja nel suo libro “Chi stavamo combattendo e per cosa”. “Fino al 1939, la Polonia fece di tutto per sabotare gli sforzi sovietici per costruire un’alleanza antinazista, basata sulla coalizione antitedesca della Prima Guerra Mondiale tra Francia, Gran Bretagna, Italia e dal 1917 Stati Uniti… Nel 1934-1935, quando l’Unione Sovietica cercò un patto di mutua assistenza con la Francia, la Polonia tentò di ostacolarla“, ha sottolineato Carley. E Gran Bretagna e Francia? Sorprendentemente, negli anni ’30 né Londra, né Parigi si affrettarono ad unirsi alla coalizione anti-tedesca dell’URSS. Carley sottolinea il fatto che Maksim Litvinov, il commissario sovietico per gli Affari Esteri sostenuto dal leader sovietico Josif Stalin, “per primo concepì la ‘Grande Alleanza’ contro Hitler“. Tuttavia “la coalizione di Litvinov divenne la grande alleanza che non ci fu“.

Congiurando con Hitler: le élites europee si affidano ai nazisti
Gli storici concordano sul fatto che le élite conservatrici europee vedevano in Adolf Hitler un “male” minore della Russia sovietica. Inoltre, secondo l’economista statunitense Guido Giacomo Preparata, per le istituzioni inglesi e statunitensi il nazismo era una forza trainante in grado di smantellare l’Unione Sovietica, finendo ciò che fu avviato dalla prima guerra mondiale, la completa dissoluzione dell’ex-impero russo. “A Churchill, (Stanley) Baldwin (primo ministro del Regno Unito) così riassunse nel luglio 1936: ‘Se c’è una lotta in Europa da fare, vedrei i bolscevichi (bolscevichi) e nazisti farla’”, ha scritto Preparata nel suo libro “Congiurando con Hitler: come Gran Bretagna e USA crearono il Terzo Reich“. Nel frattempo, le élite europee e statunitensi non erano solo disposte a creare eventuali alleanze contro l’Unione Sovietica, ma anche finanziarono l’economia della Germania nazista, favorendo la costruzione della macchina da guerra nazista. La prestigiosa industria bellica inglese Vickers-Armstrong fornì armi pesanti a Berlino, mentre le aziende statunitensi Pratt&Whitney, Douglas, Bendix Aviation, per citarne solo alcune, rifornirono aziende tedesche, BMW, Siemens e altre, di brevetti, segreti militari e avanzati motori aerei, sottolinea Preparata.

Il tradimento di Monaco del 1938
Conjuring Hitler Conclusione di tale gioco fu l’accordo di Monaco firmato dalle maggiori potenze d’Europa (Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) escludendo Unione Sovietica e Cecoslovacchia, il 30 settembre 1938, permettendo alla Germania nazista di annettersi le regioni di confine settentrionali e occidentali della Cecoslovacchia. Imbarazzanti i documenti d’archivio inglesi pubblicati nel 2013 che denuncino come il Regno Unito non solo tradì la Cecoslovacchia, consentendo a Hitler d’invaderla, ma anche come volontariamente consegnò 9 milioni di dollari d’oro appartenenti alla Cecoslovacchia alla Germania nazista. I lingotti d’oro cecoslovacchi furono immediatamente inviati a Hitler nel marzo 1939, quando prese Praga. Il tradimento di Monaco di Baviera del 29-30 settembre 1938 è la data effettiva dell’inizio della seconda guerra mondiale, dice il direttore del Centro per gli Studi russi dell’Università di Lettere di Mosca e storico e pubblicista dell’Istituto di analisi dei sistemi strategici Andrej Fursov, citando la lettera di Churchill al maggiore Ewal von Kleist, membro del gruppo della resistenza tedesco ed emissario dello Stato Maggiore tedesco, poco prima dell’occupazione di Hitler della Cecoslovacchia: “Sono sicuro che la violazione della frontiera cecoslovacca di eserciti e aerei tedeschi porterà a una nuova guerra mondiale… Tale guerra, una volta iniziata, verrebbe combattuta come l’ultima (prima guerra mondiale) ad oltranza, e va considerato non ciò che potrebbe accadere nei primi mesi, ma dove saremo tutti alla fine del terzo o quarto anno“. E non è tutto. Per quanto incredibile possa sembrare, il governo inglese in realtà impedì un complotto contro Adolf Hitler nel 1938. Un gruppo di alti ufficiali tedeschi programmava di arrestare Hitler al momento di ordinare l’attacco alla Cecoslovacchia. Inspiegabilmente, la dirigenza politica inglese non solo rifiutò di aiutare la resistenza, ma ne rovinò i piani. Nel suo saggio “Il nostro miglior cambio di regime del 1938: Chamberlain ‘perse il treno’?“, l’autore inglese Michael McMenamin narra: “non c’è dubbio storico che la resistenza tedesca abbia ripetutamente avvertito gli inglesi sull’intenzione di Hitler di invadere la Cecoslovacchia nel settembre 1938… In risposta, tuttavia, il governo Chamberlain fece ogni passo diplomatico possibile… minando l’opposizione a Hitler“. Qualunque sia la motivazione di Chamberlain, invece di allarmare sull’aggressione di Hitler all’Europa, il 28 settembre 1939 “propose al (Fuhrer) una conferenza tra Gran Bretagna, Germania, Cecoslovacchia, Francia e Italia in cui Chamberlain assicurò Hitler che la Germania poteva ‘avere tutte le risorse essenziali senza guerra e senza indugio'”, scrive McMenamin citando documenti ufficiali e aggiungendo che Chamberlain chiuse un occhio sul fatto che la Germania escludesse la Cecoslovacchia dalla conferenza. Dopo che le quattro potenze decisero di accettare l’occupazione tedesca di Sudeti della Cecoslovacchia, prima di qualsiasi plebiscito e costringendo i cechi ad accettarla, Chamberlain e Hitler firmarono l’accordo di non aggressione anglo-tedesca, sottolinea l’autore. È interessante notare che, narra il professor Carley, durante la crisi cecoslovacca la Polonia (l’aspirante “vittima” del patto Molotov-Ribbentrop) si chiese se “Hitler ottiene i territori dei Sudeti, la Polonia dovrebbe avere il distretto di Teschen (in Cecoslovacchia). In altre parole, se Hitler si prende il bottino, noi polacchi ne vogliono uno“. Quindi, chi colluse con chi? Chi erano i traditori?

Perché l’occidente demonizza il patto Molotov-Ribbentrop?
Secondo Andrej Fursov, a Monaco di Baviera le quattro potenze crearono un “blocco proto-NATO” contro l’URSS. Il complesso industriale della Cecoslovacchia doveva facilitare la crescita della potenza militare tedesca e garantirne la capacità di scatenare una grande guerra contro i “bolscevichi” in Oriente, al fine di estendere il Lebensraum tedesco. E le élite europee erano interessate a tale guerra, che avrebbe esaurito Germania e Russia. Alla luce di ciò, l’unica mossa per minare questo piano e rimandarne la realizzazione fu concludere un simile patto di non aggressione tra URSS e Germania. Inoltre, il ritardo aiutò l’Unione Sovietica ad accumulare risorse al fronte per l’invasione inevitabile da occidente. Michael Jabara Carley cita Winston Churchill, allora Primo Lord dell’Ammiragliato, che disse il 1° ottobre 1939, in un’intervista all’emittente nazionale inglese, che l’azione sovietica “era chiaramente necessaria per la sicurezza della Russia contro la minaccia nazista“. Perché allora l’occidente fa ogni sforzo per demonizzare il trattato di non aggressione sovietico-tedesco, il patto Molotov-Ribbentrop? Il professor Carley nota che sia un vano tentativo di banalizzare i gravi errori nell’Europa degli anni ’30, vale a dire l’incapacità (o non volontà?) di arrestare l’avanzata della Germania nazista e di creare un’alleanza anti-hitleriana nei primi anni ’30. “Oggi i governi occidentali e i giornalisti da essi ‘ispirati’, se si possono chiamare giornalisti, non si badano agli argomenti ‘tendenziosi’ quando si tratta d’infangare la Federazione Russa. Tutto è permesso. Dovremmo lasciarli equiparare il ruolo di URSS e Germania nazista nell’avvio della seconda guerra mondiale? Certamente no. Fu Hitler che voleva la guerra, e francesi e inglesi, in particolare questi ultimi, più volte ne furono strumento rifiutando le proposte sovietiche sulla sicurezza collettiva e spingendo la Francia a fare lo stesso“, osserva il professor Carley.czechoslovakia-after-munich-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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