Nikishino: La “forza straordinaria” della Novorossija in azione?

J.Hawk, Fort Russ, 2015/02/01ff390de3680abf93d3d48405b7b4a237I due blogger che più scrivono delle operazioni militari nel Donbas sono YuraSumy e Colonel Cassad, che coprono lo stesso argomento in modi sorprendentemente diversi. Mentre YuraSumy tende a dipingere un “quadro” ottimista e disinvolto, Cassad è assai dettagliato e prudente nei giudizi, al punto di essere pessimista. Eppure è YuraSumy che sembra meglio comprendere la dinamica degli eventi o, alternativamente, Cassad sa semplicemente (molto) più di ciò che è disposto a dire. Si consideri, per esempio, la descrizione spesso fatta da Cassad secondo cui gli scontri vittoriosi delle forze di Novorossia sono dovuti principalmente all’artiglieria, mentre la milizia soprattutto occupa posizioni abbandonate. Beh, tale descrizione non quadra con le conseguenze della battaglia di Nikishino, come mostrato nel video reportage di Komsomolskaja Pravda dal villaggio liberato:

Le prove suggeriscono che le forze ucraine non hanno semplicemente lasciato Nikishino dopo il bombardamento dell’artiglieria. I numerosi veicoli distrutti e abbandonati, le munizioni sparse ovunque e, in particolare, gli effetti personali abbandonati nelle varie postazioni, indicano che non c’è stata una ritirata su postazioni meno esposte al tiro dell’artiglieria. No, questa era una città ben fortificata e fortemente difesa (come Cassad nota sul suo blog, le controparti si affrontavano a Nikishino da tempo, e senza successo) che è stata chiaramente invasa da un attacco terrestre convenzionale, ed invasa così rapidamente che i difensori sono dovuti fuggire per salvarsi. Ciò è lontano dal mero ingaggio che sembra essere stato qui dispiegato. L’aeroporto di Donetsk, il posto di blocco n° 31 a Bakhmutka, l’assalto iniziale a Peski che ha portato alla conquista della città, l’assalto iniziale su Popasnaja e su Uglegorsk, sono tutte operazioni straordinariamente simili. Una breve ma violenta preparazione dell’artiglieria seguita dall’assalto travolgente che invade le posizioni ben fortificate (come lo erano tutte) con apparente facilità e perdite minime. Tuttavia, terminato l’assalto iniziale, la “forza straordinaria” si ritira e la “forza comune” ne prende il posto trincerandosi e respingendo i contrattacchi ucraini, del resto rintuzzati dall’artiglieria. Ondate che si ripetono finché le forze ucraine crollano per demoralizzazione ed attrito, o le contraddizioni nella junta spaccano le forze armate ucraine degenerando in una guerra civile. Tale suddivisione è coerente con i concetti di Sun Tzu sulla “forza comune” (in realtà svolge la maggior parte dei combattimenti, in particolare di posizione, ma creando anche le precondizioni per una “forza straordinaria”) e la “forza straordinaria”, piccola e d’élite, utilizzata per ottenere risultati decisivi una volta soddisfatte le condizioni adatte. La milizia sembra essere la “forza ordinaria”, mantenendo il fronte e sconfiggendo i contrattacchi ucraini. La “forza straordinaria” invece è una forza mordi e fuggi, sostanzialmente invisibile alle telecamere. Vi sono precedenti nell’Armata Rossa che durante la Grande Guerra Patriottica utilizzò le armate della Guardia e d’assalto nelle operazioni di sfondamento, aprendo brecce (sfruttate dalle armate corazzate), mentre la massa della fanteria ordinaria sosteneva il peso delle operazioni difensive e dei combattimenti di posizione in generale. Dato che le forze della Novorossija sono impregnate da questa tradizione, non sorprende il ricorso a un’organizzazione simile, soprattutto in condizioni simili a quella della Grande Guerra Patriottica, vale a dire del fronte continuo.
sMdpJkM5aN4Gli eventi delle ultime settimane indicano che le forze della Novorossia non sono semplicemente un esercito da “artiglieria che distrugge e fanteria che occupa”. Fanno molto di più, prendendo una posizione ucraina ben fortificata in poche ore. La loro efficacia è tale che appaiono relazioni assolutamente fantastiche da parte ucraina, tra cui l’avvistamento di armate dotate di carri armati nuovi di zecca (che al momento sono solo prototipi e modelli di pre-produzione). Le forze ucraine, va notato, non hanno capacità simili. Non hanno mai illustrato la capacità di prendere una posizione difesa con un attacco rapido. Ad esempio, la battaglia per Uglegorsk, in particolare il contrattacco ucraino, fu opera di alcune formazioni d’élite, cioè del battaglione Kulchitskij della Guardia nazionale rafforzato dall’unità per operazioni speciali del MVD Svitjaz. Si trattava chiaramente della forza di reazione rapida del raggruppamento di Debaltsevo, destinata a contrattaccare nei settori del fronte in pericolo. Ma non riuscirono a ricacciare da Uglegorsk la “forza comune” delle milizie della Novorossija, anche se la battaglia risultò costosa per la milizia. L’unico successo del battaglione Kulchitskij fu… sparare al battaglione Donbass di Semenchenko mentre cercava di sottrarsi dal campo di battaglia. Quindi, perché le “forze straordinarie” della Novorossija non sono state più utilizzate? Perché si ha l’impressione che l’esercito novorusso stia aggirando il nemico. Viene in mente il recente annuncio apparso sul sito Rusvena che, anche se non di Zakharchenko, suggerisce ne approvi le idee espresse. La dichiarazione, in sostanza, affermava che non è il momento giusto per un’offensiva contro le forze di Kiev. L’esercito della Novorossija dovrà ancora combattere una guerra di posizione, anche se ciò significa immense difficoltà per la popolazione del Donbas, nel breve termine. Tuttavia, Zakharchenko ha sottolineato che c’è un ulteriore piano di operazioni, che per ovvie ragioni non può essere rivelato. Quindi, qual è il piano? Perché le forze della Novorossija sono trattenute? Ci sono due possibilità. Una è che Zakharchenko (e per estensione Putin) sperano che le contraddizioni nella junta esplodano mentre le forze ucraine sono disintegrate sul campo da una combinazione di attacchi fulminei della “forza straordinaria” della Novorossija, di futili contrattacchi contro posizioni saldamente consolidate della “forza ordinaria” delle milizie e, naturalmente, dell’immancabile tiro dell’artiglieria. Vi sono già indicazioni che molte componenti delle sgangherate forze armate ucraine (esercito regolare, Guardia nazionale, battaglioni di volontari, MVD, battaglioni di Pravij Sektor, che non sembrano riconoscere qualsiasi autorità, ecc, ecc, ecc.) iniziano a guardarsi con sospetto, sospettandosi reciprocamente se non di tradimento, almeno di scaricabarile. Qui i deputati di Samopomoga accusano la Guardia nazionale di fuggire dal campo di battaglia in preda al panico, mentre la Guardia nazionale accusa una delle “stelle” di Samopomoga, il comandante del battaglione Donbass “Semenchenko”, di incompetenza e viltà, il che non sorprende. Ognuna di tali formazioni è l’esercito privato di qualcuno. Quanto più sono sconfitte nel Donbas, meno peso avranno nell’inevitabile battaglia per Kiev contro gli altri eserciti privati.
La seconda possibilità è che i poteri della Novorossija non vogliano che Poroshenko cada, perché non vogliono un regime neo-nazista a Kiev. Perciò il saliente di Debaltsevo non è divenuto una vera e propria sacca. E se anche molte formazioni dell’esercito regolare vi venissero distrutte, ciò rafforzerebbe i battaglioni dei volontari neonazisti e renderebbe Poroshenko assai vulnerabile a un golpe. Pertanto, le FAU saranno degradate al punto da non poter condurre ulteriori minacciose offensive contro la Novorossija (diciamocelo, i mezzi corazzati e l’artiglieria che ha perso a gennaio non saranno facilmente sostituiti), ma in grado di controllare Pravij Sektor e simili. Forse c’è ancora la speranza che, castigato dalla sconfitta, Poroshenko si dedichi al compito di spazzare via Pravij Sektor e tutto il resto, per poi, sicuro sul fianco destro interno, negoziare finalmente una soluzione definitiva con la Russia su Crimea e Donbas. Questo è l’unico scenario plausibile che permetta all’Ucraina di sopravvivere come Stato, in qualsiasi forma.
Quale scenario si avrà? Lo sapremo all’inizio di marzo.

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cPavPpCUY3ETraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potenzia la Difesa

I piani militari russi per acquistare 100 aerei e 600 blindati all’anno
Sputnik 10/12/2014

I militari russi hanno ricevuto 38 missili balistici intercontinentali, 250 velivoli, 280 blindati e oltre 5000 autoveicoli nel 2014, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale.179630585Il ministero della Difesa russo ha in programma di acquistare 100 aerei da combattimento, 120 elicotteri, 30 navi da guerra e 600 blindati all’anno nei prossimi cinque anni, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale Valerij Gerasimov. “Entro la fine del programma di riarmo del 2021 la quota di armi moderne nelle Forze Armate sarà del 70-100%“, ha detto Gerasimov a un incontro con gli addetti i militari stranieri assegnati a Mosca. Gerasimov ha detto che l’esercito russo aveva ricevuto 38 missili balistici intercontinentali, 250 velivoli, 280 veicoli blindati e oltre 5000 autoveicoli nel 2014. Il capo dell’esercito ha aggiunto che quattro reggimenti della difesa aerea sono stati riarmati con avanzati sistemi di difesa aerea e due brigate missili con missili balistici Iskander-M. Secondo Gerasimov, la marina russa ha commissionato il sottomarino d’attacco nucleare Jasen della classe Severodvinsk, il sottomarino diesel-elettrico Novorossijsk della classe Varshavjanka, due corvette classe Buyan, così come tre mezzi d’assalto anfibio e una motovedetta.
La Russia attua un ambizioso programma di riarmo da 20 trilioni di rubli (circa 368 miliardi di dollari), che dovrebbe terminare nel 2020. Il programma fa parte della grande riforma militare del 2008, che prevede anche un significativo ridimensionamento delle forze armate, della leva e un aumento dei soldati professionisti.

La Russia potenzia la Difesa
Sputnik 10/12/2014

Stati Uniti, Paesi europei e NATO non sono disposti a garantire che lo scudo missilistico degli Stati Uniti non sarà usato contro la Russia, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo.GerasimovI Paesi occidentali cercano di ridurre la potenza della difesa della Russia attraverso la costruzione dello scudo antimissile USA e altre misure, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov. “Hanno scelto d’espandere lo scudo missilistico globale degli USA come principale contromisura“, ha detto, aggiungendo che il potenziale difensivo di questo sistema “è di molte volte superiore al necessario per contrastare le esistenti e potenziali minacce missilistiche all’Europa“. “Allo stesso tempo, nonostante le nostre numerose proposte, Stati Uniti, Paesi europei e NATO in generale, non sono disposti a garantire che non venga usato contro la Russia“, ha detto Gerasimov. La Russia ha ripetutamente espresso preoccupazione per l’ampliamento dello scudo della difesa antimissile globale degli Stati Uniti, che la NATO sostiene sia volto a contrastare le minacce da Corea democratica e Iran. Le relazioni tra Russia e occidente si sono deteriorate negli ultimi mesi per la crisi ucraina. L’occidente ha accusato Mosca d’interferire negli affari interni ucraini, accusa ripetutamente negata dalla Russia. La NATO, che comprende la maggior parte dei Paesi europei così come Stati Uniti e Canada, ha chiuso ogni collaborazione con la Russia in aprile e potenziato la presenza militare alle frontiere russe. I Paesi occidentali cercano di trasformare l’Ucraina in fonte d’instabilità contro gli interessi geopolitici della Russia e l’integrazione post-sovietica, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo. Secondo il Generale Valerij Gerasimov l’occidente “cerca di trasformare l’Ucraina in fonte d’instabilità a lungo termine per danneggiare direttamente gli interessi geopolitici della Russia e l’integrazione dello spazio post-sovietico“. Secondo Gerasimov, l’occidente cerca di dare l’immagine della Russia come “aggressore dell’Ucraina“.
Nel discorso annuale all’Assemblea federale del 4 dicembre, il Presidente Vladimir Putin aveva dichiarato che la Russia ha sempre sostenuto l’Ucraina come “nazione sorella“, e che tale posizione non cambierà.

La NATO giustifica la concentrazione militare presso la Russia con delle ‘favole’
Sputnik 10/12/2014

Il Capo di Stato Maggiore Generale russo ha detto che la NATO inventa “favole” per giustificare le sue attività militari al confine russo.vladimir-putin-valerij-gerasimov-1352500133-228346La NATO inventa “favole” per giustificare le sue attività militari intensificate ai confini russi, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov. Le “forze aeree, terrestri e navali dell’alleanza hanno intensificato le attività in Polonia, Baltico e Mar Nero“, ha detto. “Le esercitazioni militari giustificate con fiabe sulla ‘minaccia da est’ si sono intensificate“, ha aggiunto. Le relazioni tra Russia e NATO si sono deteriorate con la crisi in Ucraina, mentre l’alleanza accusa Mosca d’ingerenza negli affari interni ucraini, accusa che la Russia ha ripetutamente negato. Dopo la riunificazione della Crimea alla Russia a marzo, la NATO ha rafforzato la presenza militare in Polonia e nelle repubbliche baltiche di Lettonia, Lituania ed Estonia. Ad aprile, l’alleanza ha cessato ogni cooperazione con la Russia, limitando il contatto agli ambasciatori. Mosca ha ripetutamente espresso preoccupazione per l’espansione del blocco in Europa orientale. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha più volte descritto l’espansione della NATO come un errore che mina la stabilità europea. La leadership dei Paesi occidentali è direttamente coinvolta nel rovesciamento dei governi legittimi di numerosi Paesi creando preoccupazione, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito russo, Generale Valerij Gerasimov. “Quest’anno ci sono stati continui tentativi d’interferenza negli affari interni di numerosi Stati sovrani utilizzando il formato della cosiddetta rivoluzione colorata“, ha detto Gerasimov a un incontro con gli addetti militari di diversi Paesi. Secondo la valutazione del generale russo, “l’interesse pubblico e il coinvolgimento diretto della leadership politica dei principali Paesi occidentali nel rovesciare poteri statali legittimi utilizzando qualsiasi metodo, non può non suscitare una nostra seria preoccupazione“. All’inizio di dicembre, il Presidente Vladimir Putin ha detto nel suo discorso annuale all’Assemblea federale russa che gli Stati Uniti, “direttamente o dietro le quinte” danneggiano sempre le relazioni della Russia con i vicini, aggiungendo che “a volte non è chiaro con cui parlare: alle autorità del Paese o direttamente ai mandanti degli Stati Uniti“.
Il 22 febbraio v’è stato un cambio di governo in Ucraina, la cui legittimità è stata respinta dai residenti delle regioni del sud-est dell’Ucraina. La situazione in Ucraina è esplosa quando Kiev ha lanciato l’operazione militare nel sud-est del Paese. Dall’inizio del conflitto ucraino, gli Stati Uniti hanno sostenuto il nuovo governo di Kiev. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ripetutamente affermato che le autorità statunitensi non contribuiscono a risolvere la crisi ucraina, ma solo ad alimentarla spingendo Kiev verso un ulteriore confronto con le regioni del sud-est.

Ramzan Kadirov: le intelligence occidentali hanno finanziato l’attacco terroristico in Cecenia del 4 dicembre
Fort Russ

2007-9-11-rmamn74111884-copyIl leader della Cecenia Ramzan Kadirov sospetta dei finanziamenti degli organizzatori dell’attacco terroristico a Groznij nel suo post su Instagram: “Io so i nomi di quasi ogni agente di polizia in servizio in Cecenia. Soprattutto dei soldati delle forze speciali. So il loro stato civile. Sono tutti miei fratelli. Pochi giorni fa nel corso della liquidazione di una banda terrorista, 14 miei compagni sono morti. Considero la morte di persone molto vicine, come la morte di miei fratelli. Avevo affermato che le famiglie dovrebbero essere responsabili dei crimini dei loro figli, se non li fermano o non contattano la polizia. Kaljapin protegge i banditi e i loro parenti. In Cecenia sono responsabile dei diritti umani. Né Kaljapin o chiunque altro ha fatto un solo passo per aiutare le famiglie dei soldati morti, mai s’è chiesto quanti bambini sono orfani, se hanno un tetto sulla testa. Le autorità dispongono di informazioni sui finanziamenti delle agenzie d’intelligence occidentali ad Ahmad Umarov e trasferiti ai banditi da un uomo di nome Kaljapin. Si deve sapere se effettivamente costui sia lo stesso Kaljapin. E se confermato, ritenerlo responsabile. Non permetterò a nessuno, con qualsiasi maschera, di sostenere i banditi. Non m’interessa quale passaporto abbia in tasca, e da quale ambasciata sia compensato. Ho la responsabilità di proteggere la sicurezza del popolo e lo farò, a costo di mettere l’intero occidente e i suoi servi a testa in giù!
Il 4 dicembre 2014, un gruppo di sconosciuti su tre veicoli ha attaccato un posto di controllo del traffico a Groznij. I terroristi erano entrati in una tipografia e una scuola. Durante l’operazione d’eliminazione degli estremisti, 14 agenti di sicurezza sono stati uccisi e 28 feriti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin: il ‘vaccino’ al virus nazista perde efficacia in Europa

Vladimir Putin Global Research, 16 ottobre 2014

Il colpo di Stato in Ucraina è un esempio preoccupante delle crescenti tendenze neo-naziste in Europa orientale, ha detto a un giornale serbo il presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che “manifestazioni aperte” di neo-nazismo sono comuni anche nei Paesi baltici. “Purtroppo, in alcuni Paesi europei il ‘vaccino’ al virus nazista creato dal Tribunale di Norimberga perde efficacia. Ciò è chiaramente dimostrato dalle aperte manifestazioni di neo-nazismo già comuni in Lettonia e altri Paesi baltici”, ha detto Putin al giornale Politika prima della visita in Serbia. “La situazione in Ucraina, dove nazionalisti e altri gruppi radicali hanno provocato un colpo di Stato anticostituzionale a febbraio, causa particolare preoccupazione in tale senso”. Di seguito è riportato il testo integrale dell’intervista.

putin-i-srbijaPolitika: venite a Belgrado per prendere parte alle celebrazioni per commemorare il 70.mo anniversario della liberazione della città dall’occupazione della Germania nazista. Perché, a suo avviso, è importante commemorare oggi tali eventi?
Vladimir Putin: Prima di tutto, vorrei ringraziare la leadership serba per l’invito a visitare la Serbia e a partecipare alle celebrazioni per commemorare il 70° anniversario della liberazione di Belgrado dall’occupazione della Germania nazista. Siamo veramente grati ai nostri amici serbi per il loro modo di far tesoro della memoria dei soldati sovietici che combatterono insieme con l’Esercito di Liberazione Nazionale della Jugoslavia contro le truppe di occupazione di Hitler. Durante la seconda guerra mondiale, oltre 31000 ufficiali e soldati dell’Armata Rossa furono uccisi, feriti o scomparvero nel territorio della ex-Jugoslavia. Circa 6000 cittadini sovietici combatterono contro gli invasori nelle file dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Il loro coraggio ha avvicinato la nostra comune vittoria sul nazismo e sarà sempre ricordata dai nostri popoli come esempio di coraggio, determinazione inflessibile e servizio disinteressato alla Patria. E’ difficile sopravvalutare l’importanza dei prossimi eventi. Settanta anni fa le nostre nazioni unirono le forze per sconfiggere l’ideologia criminale in odio all’umanità che minacciava l’esistenza stessa della nostra civiltà. E oggi è anche importante che i popoli di diversi Paesi e continenti ricordino le terribili conseguenze che possono derivare dalla convinzione nella propria eccezionalità, cercando di raggiungere obiettivi geopolitici dubbi con qualsiasi mezzo e in disprezzo delle norme fondamentali del diritto e della morale. Dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per evitare simili tragedie in futuro. Purtroppo, in alcuni Paesi europei il “vaccino” al virus nazista creato dal Tribunale di Norimberga perde efficacia. Ciò è chiaramente dimostrato dalle manifestazioni aperte di neo-nazismo già comuni in Lettonia e altri Paesi baltici. La situazione in Ucraina, dove nazionalisti e altri gruppi radicali hanno provocato un anticostituzionale colpo di Stato a febbraio, causa particolare preoccupazione a tale riguardo. Oggi, è nostro dovere comune combattere la glorificazione del nazismo. Dobbiamo opporci con fermezza ai tentativi di rivedere i risultati della seconda guerra mondiale e costantemente combattere eventuali forme e manifestazioni di razzismo, xenofobia, nazionalismo aggressivo e sciovinismo. Sono sicuro che le celebrazioni di Belgrado, che devono diventare un’altra manifestazione di sincera amicizia tra i nostri popoli sulla base di affinità, rispetto reciproco, parentela spirituale, fratellanza d’armi negli anni della seconda guerra mondiale, contribuirà anche ad affrontare tali sfide. Ci auguriamo che la conservazione della memoria storica continui ad aiutarci a rafforzare pace, stabilità e benessere dello spazio comune europeo.

Politika: Come vede le relazioni russo-serbe oggi? Cosa è stato raggiunto negli ultimi 20 anni e quale futuro prevede per la tendenza all’interazione tra i due Paesi?
Vladimir Putin: la Serbia è sempre stata ed è tuttora uno dei principali partner della Russia in Europa sud-orientale. I nostri popoli sono uniti dalla secolari tradizionali amicizia e cooperazione fruttuosa. Il loro sviluppo è favorito da interessi comuni in politica, economia, cultura e molti altri campi. Oggi, le relazioni russo-serbe avanzano. Nel 2013, il presidente della Serbia Tomislav Nikolic e io firmammo la Dichiarazione inter-statale sul partenariato strategico, riaffermando la nostra condivisa volontà di promuovere la collaborazione su ampia scala in tutti i settori chiave. Abbiamo mantenuto contatti politici attivi per discutere di importanti questioni bilaterali e internazionali con spirito di fiducia e per concordare misure pratiche comuni. I nostri governi collaborano strettamente in seno a Nazioni Unite, OSCE, Consiglio d’Europa e molte altre organizzazioni. Siamo soddisfatti del progresso costante nei nostri rapporti economici sostenuti dal regime di libero scambio esistente tra i nostri Paesi. Nel 2013, il nostro mutuo commercio è cresciuto del 15 per cento, pari a 1,97 miliardi di dollari e nei primi sei mesi del 2014 è aumentato di un altro 16,5 per cento, per 1,2 miliardi. Ci aspettiamo di raggiungere i 2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Un trend positivo continua anche nel campo degli investimenti. Il totale degli investimenti russi in Serbia ha superato i 3 miliardi. La maggior parte dei fondi sono stati investiti nel settore energetico, strategicamente importante. Un esempio di collaborazione riuscita è il gigante energetico Industria Petrolifera della Serbia, trasformando un’impresa in perdita in un importante contribuente del bilancio dello Stato serbo. Il progetto South Stream fornirà alla Serbia oltre 2 miliardi di euro in nuovi investimenti e ne rafforzerà significativamente la sicurezza energetica. Le infrastrutture ferroviarie della Serbia sono state ricostruite ed aggiornate con la partecipazione delle Ferrovie Russe e il nostro sostegno sotto forma di prestiti. Sono lieto di vedere che le aziende serbe svolgono un ruolo attivo nel promettente mercato russo. Ad esempio, forniscono prodotti agricoli e industriali di alta qualità. Vorrei sottolineare un altro importante settore della nostra cooperazione bilaterale. Negli ultimi anni, il Centro umanitario russo-serbo di Nis ha preso parte ad operazioni di risposta alle catastrofi nei Balcani in diverse occasioni. Lo scorso maggio, i soccorritori russi hanno aiutato ad evacuare persone nel corso di una grave alluvione. Gli aerei del ministero delle Emergenze russo hanno compiuto diversi voli per fornire oltre 140 tonnellate di aiuti umanitari alla Serbia. Il crescente interesse reciproco dei popoli russo e serbo a storia e cultura dei nostri Paesi è anche la prova delle approfondite relazioni umanitarie. Questo autunno, la Serbia ospita con grande successo i Giorni della cultura spirituale russa. L’evento centrale è la mostra intitolata Russia e Serbia: Storia delle connessioni spirituali, 14.mo-19.mo secolo. Programmiamo l’ampliamento degli scambi culturali, educativi, scientifici e giovanili, e la promozione di eventi turistici e sportivi. Sono fiducioso che la mia prossima visita a Belgrado darà nuovo impulso alle relazioni russo-serbe, tradizionalmente amichevoli, che continuano a crescere e a rafforzarsi di anno in anno.

Mentre Putin commemora la Resistenza dei popoli sovietic e jugoslavia nella comune lotta al nazismo, la sinistra social-colonialista italiana, tra cui l'agenzai della burorazia piddina ANPI, organizza manifestazioni ed interventi a sostegno dei golpisti ucraini e dei terroristi islamisti in Siria, Libia ed Egitto.

Mentre Putin commemora la Resistenza dei popoli sovietici e jugoslavi nella comune lotta al nazismo, la sinistra social-colonialista italiana, tra cui l’agenzia della burocrazia piddina ANPI, organizza manifestazioni ed interventi a sostegno dei golpisti atlantisti russofobi in Ucraina e dei terroristi islamisti in Siria, Libia, Egitto ed Iran.

Politika: Attualmente vi sono molte speculazioni sulla possibile riduzione delle forniture di gas russo all’Europa a causa del debito dell’Ucraina. I consumatori europei si preparano per un inverno freddo? E il futuro del progetto South Stream è di grande interesse per la Serbia?
Vladimir Putin: Prima di tutto vorrei sottolineare che la Russia assolve appieno ai propri obblighi riguardo le forniture di gas ai consumatori europei. Vogliamo approfondire ulteriormente la nostra cooperazione con l’UE nel settore dell’energia, dove siamo partner naturali, in modo trasparente e prevedibile. Dall’inizio del 21° secolo, abbiamo implementato con successo una serie di grandi progetti insieme ai nostri partner europei. Tra cui il gasdotto Nord Stream, fattore importante per ridurre al minimo i rischi di transito e assicurare le forniture di gas all’Europa senza interruzioni. Negli ultimi mesi, Gazprom ha attivamente aumentato le riserve di gas nei depositi degli impianti europei. Tali misure hanno lo scopo di evitare interruzioni e soddisfare la domanda nel picco invernale. Naturalmente, siamo consapevoli dei rischi generati dalla crisi ucraina. Siamo stati costretti ad interrompere le forniture di gas all’Ucraina lo scorso giugno perché le autorità di Kiev rifiutano di pagare il gas già ricevuto. Alla fine dell’estate e all’inizio dell’autunno, abbiamo tenuto una serie di consultazioni tripartite con la partecipazione di Russia, UE e Ucraina, dove abbiamo discusso di possibili soluzioni reciprocamente accettabili al problema della liquidazione del debito del gas ucraino, ripresa della forniture all’Ucraina sospese da parte ucraina, e transito degli idrocarburi in Europa. Siamo pronti a continuare colloqui costruttivi su tali temi. Sul futuro dell’esportazione del gas russo in Europa, il problema del transito sul territorio ucraino rimane. Una delle soluzioni più ovvie potrebbe essere diversificare le rotte. A questo proposito, ci auguriamo che la Commissione europea possa finalmente decidere nel prossimo futuro sull’uso a piena capacità del gasdotto OPAL. Inoltre, dobbiamo risolvere la situazione di stallo sul South Stream. Siamo convinti che questo progetto contribuirà in modo significativo alla sicurezza energetica integrata dell’Europa. Ne trarranno beneficio tutti, la Russia così come i consumatori europei, tra cui la Serbia.

Politika: Secondo Lei, qual è l’obiettivo finale delle sanzioni contro la Russia, imposte da UE e Stati Uniti? Fin quando dureranno, a Suo parere, e quanti danni possono causare alla Russia?
Vladimir Putin: Questa domanda deve essere indirizzata a Unione europea e Stati Uniti, il cui ragionamento è difficile da capire. Qualsiasi persona imparziale sa che non è la Russia che ha organizzato il colpo di Stato in Ucraina, causando la grave crisi politica interna e la spaccatura nella società. La presa del potere incostituzionale ha avviato gli eventi successivi, come in Crimea. Il popolo di Crimea, vedendo la complessità e l’imprevedibilità della situazione, per tutelare i propri diritti a madrelingua, cultura e storia, decise d’indire un referendum nel pieno rispetto della Carta delle Nazioni Unite, a seguito del quale la penisola si è riunita alla Russia. I nostri partner devono essere ben consapevoli che tentando di fare pressione sulla Russia con misure restrittive unilaterali e illegittime, non otterranno una soluzione ma piuttosto impediranno il dialogo. Come si può parlare di de-escalation in Ucraina, mentre si decidono nuove sanzioni, introdotte contemporaneamente agli accordi sul processo di pace? Se l’obiettivo principale è isolare il nostro Paese, si tratta di un obiettivo assurdo e illusorio, ovviamente impossibile da raggiungere, ma la salute economica dell’Europa e del mondo può esserne seriamente compromessa. Riguarda la durata delle misure di restrizione, dipende anche da Stati Uniti e Unione europea. Da parte nostra, adotteremo un approccio equilibrato nella valutazione dei rischi e dell’impatto delle sanzioni, rispondendo ad esse procedendo secondo i nostri interessi nazionali. E’ evidente che il calo della fiducia reciproca è destinato ad avere impatto negativo sul clima imprenditoriale internazionale in generale e sulle azioni delle società europee e statunitensi in Russia, tenendo presente che tali società avranno difficoltà a riprendersi dai danni alla reputazione. Inoltre, altri Paesi rifletteranno attentamente se sia saggio investire i loro fondi nel sistema bancario statunitense, aumentando la loro dipendenza dalla cooperazione economica con gli Stati Uniti.

Politika: Cosa pensa del futuro delle relazioni russo-ucraine? Stati Uniti e Russia ristabiliranno una partnership strategica dopo tutto ciò che è successo, o costruiranno le loro relazioni in modo diverso?
Vladimir Putin: riguardo la Russia, le sue relazioni con l’Ucraina hanno sempre svolto e continueranno a svolgere un ruolo molto importante. Le nostre nazioni sono indissolubilmente legate da radici spirituali, culturali e di civiltà comuni. Abbiamo fatto parte di un unico Stato per secoli, e la grande esperienza storica e milioni di destini intrecciati non possono essere negati o dimenticati. Nonostante la difficile fase attuale delle relazioni russo-ucraine, siamo interessati a una progressiva, equa e reciprocamente vantaggiosa collaborazione con i nostri partner ucraini. In pratica, ciò sarà possibile dopo che solide pace e stabilità saranno raggiunte in Ucraina. Pertanto, ci auguriamo di vedervi la fine della profonda e prolungata crisi politica ed economica. Oggi vi è la reale opportunità di por termine al confronto armato, che equivale in realtà ad una guerra civile. Sono già stati fatti i primi passi in tale direzione. E’ fondamentale avviare un vero dialogo intra-ucraino al più presto, coinvolgendo i rappresentanti di tutte le regioni e forze politiche. Questo approccio è stato documentato nella Dichiarazione di Ginevra del 17 aprile. Il dialogo nazionale deve concentrarsi sulla struttura costituzionale dell’Ucraina e il futuro del Paese, dove tutti i cittadini, senza eccezione, vivranno comodamente e in tutta sicurezza. Sui rapporti russo-statunitensi, il nostro obiettivo è sempre stato costruire relazioni di partenariato aperto con gli Stati Uniti. In cambio, però, abbiamo visto diversi tentativi d’interferire nei nostri affari interni. Tutto ciò che è accaduto dall’inizio di quest’anno è ancora più inquietante. Washington ha sostenuto attivamente le proteste a Majdan, e quando i suoi scagnozzi a Kiev hanno aggredito la maggioranza ucraina con un nazionalismo rabbioso e gettato il Paese nella guerra civile, ha accusato la Russia di aver provocato la crisi. Ora il presidente Barack Obama, nel suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, parla di “aggressione russa all’Europa” come una delle tre principali minacce dell’umanità assieme al mortale virus Ebola e allo Stato islamico. Insieme alle sanzioni contro interi settori della nostra economia, tale approccio può essere definito solo come ostile. Gli Stati Uniti si sono spinti a dichiarare la sospensione della nostra cooperazione nell’esplorazione dello spazio e nell’energia nucleare. Hanno inoltre sospeso l’attività della Commissione bilaterale presidenziale Russia-USA istituita nel 2009, che comprendeva 21 gruppi di lavoro dedicati, tra l’altro, alla lotta al terrorismo e al traffico di droga. Allo stesso tempo, non è la prima crisi nelle relazioni tra i nostri Paesi. Speriamo che i nostri partner si rendano conto della futilità dei tentativi di ricattare la Russia e ricordino quali conseguenze la discordia tra le maggiori potenze nucleari possano avere per la stabilità strategica. Da parte nostra, siamo pronti a sviluppare una cooperazione costruttiva basata sui principi di uguaglianza e genuino rispetto degli interessi altrui.

4126E3B9-4D7D-45A5-928E-D5C26BF9F996_cx0_cy7_cw0_mw1024_s_n_r1Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“The Lone Gladio” rivela la strategia di Washington per il Nuovo Grande Gioco

Christoph Germann, 27 settembre 201410702010Il nuovo testo di Sibel Edmonds The Lone Gladio accompagna il lettore in un viaggio emozionante attraverso il globo, da Cipro Nord e Azerbaigian al sud-est asiatico e nel ventre della bestia degli Stati Uniti. Se i fili della trama sembrano scollegati, vengono brillantemente intrecciati, arrivando a vedere come lavori una delle più importanti operazioni clandestine dei nostri tempi e chi tira le fila da dietro le quinte.
L’operazione Gladio-B è l’arma preferita dalle “compagnie” (Pentagono, NATO, CIA e MI6) nella lotta geopolitica contro Russia e Cina. Tale lotta è in pieno svolgimento in molte parti del mondo, ma da quando i Balcani Eurasiatici sono di primaria importanza per il Nuovo Grande Gioco, la rete ombra paramilitare di Gladio è particolarmente attiva in Asia centrale, Caucaso e Turchia. Il modus operandi della società viene evidenziata nelle prime pagine di The Lone Gladio, quando l’agente di Gladio Greg McPhearson (OG 68) entra in un centro operativo sotterraneo, sotto una moschea nella capitale dell’Azerbaijan Baku, per preparare il prossimo attacco terroristico sul suolo russo. [1] Mentre OG 68 ed i suoi colleghi osservano il “loro” imam trasformare una disperata vedova cecena in un kamikaze, il lettore si domanda se alcune di tali “vedove nere”, che commisero molti dei peggiori attacchi terroristici in Russia, abbiano avuto un trattamento simile [2] Ma una cosa è certa: l’Azerbaigian ha un ruolo centrale nella Gladio-B e altre operazioni d’intelligence di Stati Uniti/NATO nella regione [3]. Pertanto, non sarebbe una sorpresa se Baku difatti ospitasse un centro operativo per coordinare “pianificazione e preparazione di alcuni dei più elaborati attacchi terroristici in Russia, Caucaso e Asia Centrale”. [4] È interessante notare che il centro operativo in The Lone Gladio sia collegato all’edificio dell’addetto militare degli USA, il cui ruolo viene svelato più avanti nel libro. Un altro canale principale delle operazioni di Gladio-B è la Turchia e Sibel Edmonds accenna al ruolo chiave turco nel promuovere l’insurrezione islamista nel Caucaso del Nord della Russia, quando il colonnello Winston Tanner (OG 52) spiega a Greg McPhearson come si prenderà il merito dell’attacco alla Russia: “Il colonnello annuì. “La nostra base cecena attualmente è divisa. Coloro che non ci servono più si prenderanno il merito di questo attacco. Quelli che ci servono gestiranno lo spettacolo successivo dal loro quartier generale ad Ankara”. Greg fece una pausa. “Come possiamo garantirci il silenzio della fazione cecena?” “Non rimarrà nessuno, almeno con informazioni o legami con noi. Ne esfiltriamo cinque, tre dei quali in Turchia, accusati dal FSB. Lasciamo una scia di briciole diretta ai russi. Possono sfogarsi e accusare, ma non andranno lontano. Non hanno le nostre capacità multimediali“. [5] Negli ultimi anni, agenti dei servizi segreti russi hanno eliminato molti ceceni all’estero, la maggior parte dei quali in Turchia. [6] Così nessuno avrebbe creduto ai russi, anche se innocenti.
0722_LGPost The Lone Gladio è stimolante fin dalla prima pagina, sfocando il confine tra finzione e realtà incoraggia il lettore ad osservare più da vicino le informazioni disponibili su attori, luoghi e operazioni elencate da Sibel Edmonds nel suo romanzo. Anche piccoli dettagli meritano maggiore attenzione. Ad esempio, quando il porto di Poti in Georgia viene definito punto di transito per l’eroina afgana della rete del nercotraffico della società, [7] e ciò non è certo casuale. [8] Quando l’analista dell’FBI Elsie Simon, esperto nel nesso Turchia-Asia centrale-Caucaso, s’imbatte in alcuni documenti assai esplosivi, scopriamo molto altro sull’Operazione Gladio-B. [9] Tra gli altri, i documenti rivelano il ruolo della Georgia in tutto ciò. Ascaro della NATO nel Caucaso meridionale fu determinante nel sostenere i “ribelli ceceni” e spesso ciò viene indicato. Due anni fa, il cosiddetto incidente di Lopota scosse il Paese. Dopo che 14 persone furono uccise negli scontri tra forze di sicurezza georgiane e combattenti ceceni, i funzionari georgiani affermarono di aver sventato un tentativo degli insorti di entrare in Georgia dal Daghestan. Ma l’indagine di un avvocato dei diritti umani georgiano, in seguito, concluse che i ceceni “furono reclutati in Europa dai funzionari del ministero degli Interni georgiano, portati a Tbilisi ed addestrati per alcuni mesi all’uso di armi con l’intento di infiltrarli dalla Georgia in Cecenia per aderire alla rivolta islamica“.[10] I lettori di The Lone Gladio si renderanno conto che le operazioni di questo tipo non sono condotte solo dal governo fantoccio del posto, come spesso si è portati a credere. Invece, Pentagono, NATO, CIA e MI6 ne tirano le fili da dietro le quinte. Questa regola vale anche per uno degli agenti più importanti della società nell’Operazione Gladio-B: Fethullah Gülen. Il burattino della CIA Gülen e il suo vasto movimento giocano un ruolo decisivo nel promuovere l’islamizzazione dell’Asia centrale e del Caucaso. Quando Greg McPhearson entra nel principale centro di formazione dei mullah della società di Houston, gestito dal movimento di Gülen, ci racconta come opera: “Il vero scopo di tale centro della società è reclutare e addestrare i candidati prescelti come mullah, predicatori musulmani, poi assegnati a specifiche regioni e nazioni come Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan e Xinjiang, Qui avrebbero reclutato, indottrinano, soggiogato e formato islamisti fanatici da utilizzare nelle varie operazioni terroristiche progettate e realizzate dalla società, in caso di necessità”. [11]
L’informatrice dell’FBI Sibel Edmonds ha ripetutamente evidenziato le attività dubbie del movimento Gülen nei Balcani Eurasiatici, dove le sue scuole ospitano regolarmente agenti della CIA. [12] Dato il gran numero di combattenti provenienti dall’Asia centrale e dal Caucaso tra i “ribelli siriani”, tale modus operandi sembra essere ancora forte. Soprattutto il governo cinese è attualmente preoccupato dal lavaggio del cervello dei giovani musulmani, per cui ha lanciato la repressione nelle madrasse nel Xinjiang. [13] Ma finché l’azienda cerca di attuare il suo piano sul Turkestan orientale, non ci sarà fine alle violenze nello Xinjiang. [14]
The Lone Gladio è una lettura obbligata per chiunque sia interessato al Nuovo Grande Gioco nei Balcani Eurasiatici. Sibel Edmonds ha scritto un libro rivelatore, facendo luce sull’Operazione Gladio-B e fornendo informazioni assai necessarie per comprendere gli attuali sviluppi in Asia centrale, Caucaso e altrove.

2012621210609-bNote:
[1] Sibel Edmonds, The Lone Gladio (Bend: Sibel Edmonds, 2014) p. 10.
[2] Jim Heinz, “Le ‘vedove nere’ legate al decennale terrorismo in Russia“, Associated Press, 21 gennaio 2014.
[3] Christoph Germann, “The New Great Game Round-Up #39“, Boiling Frogs Messaggio 9 febbraio 2014.
[4] Ibid., Edmonds p.14.
[5] Ibid., Edmonds pp. 14-15.
[6] Sibel Edmonds, “Esclusiva BFP: Base militare comune per le operazioni di USA-NATO-militanti ceceni“, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011.
[7] Ibid., Edmonds p. 146.
[8] “Circa 100 kg di eroina scoperti nel porto di Poti“, Trend News Agency, 3 giugno 2010.
[9] Ibid., Edmonds p. 185.
[10] “I responsabili dello scontro georgiano-ceceno non ancora identificati“, Radio Free Europe/Radio Liberty, 4 settembre 2013.
[11] Ibid., Edmonds p. 307.
[12] Sibel Edmonds, “Il capo dell’intelligence turca svela le operazioni della CIA in Asia centrale tramite il gruppo islamico“, Boiling Frogs Post, 6 gennaio 201.
[13] “La Cina ‘salva’ altri bambini dalle scuole religiose nello Xinjiang“, Reuters, 14 settembre 2014.
[14] Scott Neuman, “Cina: serie di attentati uccide 50 persone nello Xinjiang“, NPR, 26 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cos’è la “Novorossija”?

Alain Benajam, Rete Voltaire, Parigi (Francia) 10 settembre 2014

La presentazione degli eventi a Lugansk e Donetsk da parte dei media atlantisti ignora le richieste del popolo. Tuttavia, non si tratta di una semplice rivolta contro il potere a Kiev, ma dell’affermazione di un particolare ideale. Alain Benajam, che ha viaggiato nel Paese per 40 anni, ci parla dei simboli del nuovo Stato di “Novorossjia.”

10325601“Novorossija”, il cui nome esatto è “Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija” è l’ultimo arrivato tra gli Stati democraticamente costituiti, anche se non è riconosciuto dalla comunità internazionale, esiste ed opera. L’esistenza dell'”Unione delle Repubbliche del Popolo della Nuova Russia” è una piccola rivoluzione, va capito perché. Tutti i termini e simboli della Nuova Russia sono stati accuratamente scelti ed hanno un significato profondo. La Nuova Russia o Novorossija ha cultura e lingua russa, ma non pretende di integrarsi nella Federazione russa. La Federazione Russa è uno Stato federale multietnico che si estende dal Baltico all’Oceano Pacifico e comprende numerose repubbliche autonome e popoli culturalmente non russi.

Come si può definire un’identità nazionale?
I confini statali sono tracciati dalla storia e dai suoi conflitti e non sempre tengono conto dei confini culturali e linguistici. Gli Stati moderni sono definiti da qualcosa di diverso da etnia o cultura, e se l’etnia non è molto precisata ed è valida solo per descrivere isolati gruppi tribali, la cultura indica essenzialmente una lingua e riferimenti storici comuni. Lo Stato moderno viene definito dal territorio delimitato da confini riconosciuti internazionalmente. Come tutti sanno il primo trattato sul reciproco riconoscimento dei confini fu il Trattato di Westfalia del 1648, a seguito della terribile Guerra dei Trent’anni che devastò l’Europa. Nel territorio degli Stati riconosciuti internazionalmente si applicano leggi e tasse specifiche. La definizione dello Stato moderno si sovrappone a quella di nazione, oggi si parla di Stato-nazione, dove la cittadinanza è definita dalla legge e nient’altro. L’appartenenza ad uno spazio culturale e linguistico e l’appartenenza a uno Stato-nazione oggi sono completamente separate. Molti Stati hanno popolazioni di cultura e lingua diversa come Svizzera, Belgio, Spagna, Regno Unito, Finlandia in Europa. In Africa e Oriente la colonizzazione ha plasmato Stati indipendentemente dalle differenze storico-culturali, ma ognuno ha accettato questi confini giuridici tenendoseli e componendo nuove nazioni sulla base dei nuovi Stati. Popolazioni con la stessa cultura e lingua possono trovarsi in Stati diversi, come lo Stato francese e la provincia del Quebec del governo federale canadese. Le popolazioni di lingua inglese di origini europee dell’ex-impero britannico si trovano in diversi Stati distinti come Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e lo stesso vale per il mondo ispanico, in America Latina. Anche la Germania fu divisa in due Stati per diversi anni. Il reciproco riconoscimento degli Stati dalla comunità internazionale non significa che i popoli riconosciuti nazionalmente dagli Stati siano culturalmente e linguisticamente ignorati. Ad esempio i popoli colonizzati dagli altri Stati dovettero lottare per avere la possibilità di formare uno Stato indipendente, come l’Algeria che si separò dalla Francia. La Carta delle Nazioni Unite ha definito giusto, nel dopoguerra, l’autodeterminazione dei popoli che vogliono divenire Stati indipendenti tramite il referendum. Il diritto dei popoli, caro al Generale de Gaulle, è un aspetto importante del diritto internazionale. Così ogni Stato nazione riconosciuto dalla comunità internazionale non può in alcun modo essere definitivo, ma dovrebbe essere sempre soggetto alla volontà di coloro che lo compongono. Tornando alla nostra Nuova Russia, si tratta di un nuovo Stato russo. Se culturalmente è russo, giuridicamente è diverso dalla Federazione russa, come se la provincia canadese del Quebec, divenendo indipendente, formasse un nuovo Stato francese, anche se non si parlerebbe di “Nuova Francia”, come la “Nuova Russia”.

Cosa significa “Repubblica Popolare”?
2a28b7242039947c814c3843aa429610 La Nuova Russia (Novorossia) è uno Stato federale che incorpora repubbliche popolari. Oggi comprende solammente due repubbliche, la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk, i cui confini seguono quegli degli ex-oblast ucraini dallo stesso nome. La Nuova Russia dovrà riunire nell’autodeterminazione gli altri oblast dell’ex-Ucraina che scegliessero democraticamente, con il referendum, di costruire la loro Repubblica popolare e di aderire all’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia. Ricordiamo da subito che l’Ucraina è sempre stata una provincia russa, perfino il luogo in cui venne fondata la Russia, Rus’, e l’ex-Ucraina fu arbitrariamente creata dall’Unione Sovietica senza mai contemplare le assai diverse popolazioni che abitano questa regione. Oggi, la democrazia è tornata ed è pienamente in linea con il diritto internazionale, chiedendo l’opinione dei diversi popoli che compongono questo recente Stato artificiale. I fondatori delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk insistono sul termine “popolare”. Fu usato storicamente dagli Stati sotto l’influenza sovietica, dopo la seconda guerra mondiale, definendosi sulla via della costruzione del socialismo. Il socialismo nella sua definizione marxista-leninista disciplina la proprietà sociale dei mezzi di produzione e di scambio. Il socialismo non è certo il comunismo, secondo la definizione marxista-leninista, poiché nel comunismo descritto dal Manifesto di Marx ed Engels nel 1848, non c’è la proprietà, la proprietà sociale, né il governo, né i salari. La parola “comunista” per descrivere questi Stati fu usata dalla propaganda statunitense. Nessuno Stato finora ha affermato di essere comunista. Nella sua conferenza stampa via skype del 6 settembre, a Parigi, Pavel Gubarjov, uno dei fondatori della Repubblica popolare di Donetsk ed ex-governatore “popolare”, precisava che il regno degli oligarchi era finito in Novorossija, adempiendo a una delle principali pretese di “Majdan”. Chi sono questi oligarchi dilaganti in Ucraina, Russia e negli altri Paesi che hanno abbandonato la via socialista? Tali persone sono soprattutto ex-burocrati della nomenklatura precedente, ma anche mafiosi, che si accaparrarono con la forza e illegalmente le industrie pubbliche divenendo immensamente ricchi. Ciò fu in qualche modo ostacolato in Russia e gli oligarchi che stavano estinguendo lo Stato russo sotto Boris Elstsin furono fermati da Vladimir Putin, che ha imprigionato qualche soggetto. In Ucraina, il fenomeno oligarchico è particolarmente devastante, enormi fortune sono state accumulate da pochi individui, mentre la gente è sempre più povera. L’Ucraina è il Paese europeo dai salari più bassi (inferiori a quelli in Cina). Il termine “popolare” non significa che si torna ai giorni dell’URSS, dove furono nazionalizzate tutte le attività economiche. Questo termine significa che solo le grandi industrie, come energia, l’industria pesante e degli armamenti saranno sotto il controllo del popolo che costituisce gli Stati federali. L’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia non mira a ricostruire l’URSS antidemocratica del partito unico, ma riconosce alcuni aspetti positivi della URSS, dove tutti avevano il diritto a salute, alloggio e lavoro.

Il motto e la bandiera della Novorossija
Il motto dell’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è “Libertà e Lavoro”, indicando chiaramente il desiderio di assicurare la libertà degli individui e una particolare attenzione per i lavoratori, cosa che non appartiene agli oligarchi. I valori di libertà e lavoro sono simboleggiati anche dalla bandiera, la bandiera rossa dei lavoratori, della Comune di Parigi di cui una si trova nel mausoleo di Lenin, una bandiera rossa con la croce di Sant’Andrea, il santo patrono della Russia, fondatore della Chiesa di Costantinopoli e all’origine dell’evangelizzazione, simboleggiata dalla bandiera bianca con la croce blu (chiamata di S. Andrea, ricordandone le torture). Questa bandiera sarebbe, non necessariamente, fregiata dalle armi della Novorossija simboleggiate dell’aquila a due teste delle antiche monarchie slave, coronata da una muratura industriale, indicando il carattere slavo e russo della Nuova Russia. Al centro vi è inserito lo scudo con la figura di un cosacco, ricordando che questa regione è anche la terra dei cosacchi. A sinistra vi è il martello dei metallurgici. A destra un’ancora, perché la nuova Russia ha il porto di Mariupol sul Mar d’Azov, accedendo al Mar Nero attraverso lo Stretto di Kerch. La zampa destra serra una spiga di grano, simbolo di pace, e la zampa sinistra un fascio di frecce, simbolo della guerra, indicando che la Nuova Russia vuole vivere in pace ma che si difenderà se necessario, come ha dimostrato. Sulla muratura a corona appare il cartiglio su cui è inciso “Novorossia” in cirillico e sotto l’aquila il motto “Lavoro e Libertà” in russo.

Il valori sincretici di Novorossija
E la bandiera dell’Unione delle Repubbliche del Popolo della Russia crea un nuovo sincretismo esprimendo due valori. Quella del lavoro e delle organizzazioni politiche dei lavoratori passate e presenti, volte a liberare il mondo dal sistema capitalistico, simboleggiato dalla bandiera rossa. Poi vi è la croce di Sant’Andrea che simboleggia i valori tradizionali e storici a cui i russi sono attaccati e senza cui non possono vivere. La storia segnata dal cristianesimo ortodosso ricorda anche le feroci battaglie della Grande Guerra Patriottica contro i nazisti e i collaborazionisti ucraini di Stepan Bandera. Questa lotta al fascismo ucraino e al nazismo tedesco è simboleggiata dal nastro di San Giorgio, che commemora il grande sacrificio dei russi nel salvare la Patria. Ora è indossato dai soldati di Novorossija che combattono la giunta di Kiev messa al potere dagli Stati Uniti con colpo di Stato particolarmente sanguinoso. Colpo attuato da gruppi e partiti neonazisti come Pravij Sektor (Fazione Destra) e il partito ex-nazista ucraino Svoboda. Tali partiti esibiscono apertamente simboli nazisti ed antisemitismo, definiscono i russi come facevano i nazisti, chiamandoli “subumani” (untermenshen), occupando lo Stato nonostante i loro scarsi risultati alle elezioni. Tali teppisti costituiscono la maggior parte dei battaglioni che combattono contro le Forze Armate di Novorossija (FAN), come il battaglione Azov che ha lo stesso simbolo dell’infame divisione SS Das Reich in Francia. Tali gruppi sostengono di essere nazionalisti, ma agiscono per conto degli Stati Uniti, Stato straniero che non vuole nulla di buono per l’Ucraina ma che cerca d’imporre il proprio potere economico e politico della regione. Tale caratterizzazione “nazionalista”, di cui si compiacciono, non li descrive per nulla, ma quella di “collaborazionista”, come il loro mentore Stepan Bandera, gli si adatta assai meglio. Tali neonazisti violenti, razzisti ed assassini sono fortemente supportati da media ed élite politiche dei Paesi soggetti agli Stati Uniti, laddove il comico Dieudonné viene condannato per la quenelle in cui ridicolmente vedono il saluto nazista invertito.

La resistenza all’imperialismo
Ciò che caratterizza il popolo della Nuova Russia è il desiderio di non essere integrato nel sistema euro-atlantico dominato dagli Stati Uniti tramite NATO ed Unione Europea. Tale sistema s’è ampiamente dimostrato inefficace e dannoso. Le nazioni che vi aderiscono declinano e sprofondano nella stagnazione economica e nel declino morale. È storicamente la prima volta che una nazione europea prende le armi per non farsi integrare nel sistema imposto dagli USA, rifiutandone non solo il sistema economico, ma anche i valori morali. Tale rifiuto è simile a quello di sempre più europei e francesi che, davanti al disastro, cercano di sbarazzarsi di tale infamia e di riprendere il controllo del proprio destino. Nella lotta dei popoli per recuperare l’indipendenza, i concetti di destra e sinistra non hanno più senso, le forze politiche che sostengono la dipendenza dal sistema degli Stati Uniti tramite Unione europea e NATO, si dichiarano di sinistra e di destra, quelli qualificati dai media come “estremisti” di destra e di sinistra sostengono il ritorno all’indipendenza. Egualmente con la sottomissione al sistema capitalista, che ha perso il carattere industriale di un tempo divenendo nient’altro che un sistema finanziario e globalista. Le forze politiche di destra e di sinistra che vi si oppongono, sono ovviamente demonizzate dai media ufficiali e da una stampa sovvenzionata dallo Stato. Così presso i media, l’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è odiata perché giustamente rappresenta la sintesi necessaria della rivoluzione anticapitalista, che è anche rivoluzione antiglobalizzazione, con la volontà dei popoli di recuperare le proprie tradizioni contro il sistema culturale globalista che non fornisce che il comun denominatore dell’edonismo più misero al posto dei valori del lavoro e del sacrificio. Perciò, le Repubbliche federate popolari della Nuova Russia sono un esempio per gli altri e l’inizio di qualcosa di nuovo che cambierà il mondo?

10653501raduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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