Il test dell’RS-24 Jars rientra nella modernizzazione strategica della Russia

Alex Gorka, SCF 03.10.2017Il mese scorso, la Russia effettuava due lanci di missili balistici intercontinentali RS-24 Jars (SS-29). I missili furono lanciati il 12 e il 20 settembre dal Cosmodromo di Plesetsk nella Russia nord-occidentale, verso il poligono di Kura in Kamchatka nell’estremo Oriente della Russia. L’arma può essere lanciata sia da un silo che da un autoveicolo. Il primo test fu condotto da un silo seguito da un secondo lancio da una piattaforma mobile. I missili balistici intercontinentali mobili sono più difficili da individuare e colpire. È stato il primo test della versione mobile dell’ICBM Jars dal dicembre 2014. La distanza tra il Cosmodromo Plesetsk e il poligono di Kura nella Kamchatka è più di 6000 chilometri. L’ultimo lancio coincise con le manovre Zapad-2017 in Bielorussia, conclusesi il 20 settembre. I test di lancio dell’ICBM Jars avvenivano anche quando la Flotta del Nord effettuava grandi manovre nel Mar di Barents, con 20 navi da guerra e 5000 effettivi. Lo scopo principale dei lanci era confermare l’affidabilità dei missili. I test hanno dimostrato la riuscita modernizzazione del deterrente nucleare della Russia. In servizio dal 2010, l’RS-24 Jars è all’avanguardia degli sforzi russi per modernizzare le forze nucleari. Il Presidente Vladimir Putin ha affermato che lo Jars rappresenterà il 72% delle Forze Strategiche missilistiche alla fine del 2017. Il missile nucleare più avanzato nell’arsenale militare russo sostituirà i vecchi missili a propellente liquido R-36 (SS-18 Satan) e UR-100N (SS-19 Stiletto) in servizio da quasi 50 anni. Gli Jars dovrebbero restare in servizio per circa 20 anni. Il missile a propellente solido a tre stadi Jars dalla capacità MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles) è un missile completamente nuovo. Fu testato una decina di anni fa ed è in servizio nelle Forze Armate russe da sette anni. Dotato di 3-6 testate da 150-250 chilotoni, l’RS-24 Jars può raggiungere bersagli a 11000 chilometri di distanza. Ha una gittata minima di 2000 km. Una velocità superiore a Mach 20 (24500 km/h, 6806 m/s). Un peso a lancio di 49,6 tonnellate. Il sistema di guida è inerziale con sistema di navigazione GLONASS. Ha una precisione di 150-200 m CEP (errore circolare di probabilità). Con una lunghezza di 20,9 m, il missile ha un diametro di 2 metri del primo stadio, 1,8 m del secondo e 1,6 del terzo. Inoltre è dotato di un Veicolo Post-Boost (PBV) dalla lunghezza di 2,7 m. Ci vogliono 7 minuti per prepararne il lancio. Gli Jars mobili possono sparare il missile da un sito preparato, da un garage speciale con tetto scorrevole o da una posizione impreparata durante lo schieramento sul campo. Il veicolo TEL può lasciare la posizione una volta lanciato il missile. Il componente di lancio è il camion ultra-pesante MZKT-79221 16×16 in grado di muoversi su terreno accidentato a una temperatura compresa tra -50° e +45°. La potenza del JaMz-847 è di 588 kW (800 CV). La velocità massima è 45 km/h e il raggio d’azione di 500 km. I primi tre e gli ultimi tre assi sono sterzanti. L’autocarro ha una buona mobilità fuoristrada. Il veicolo TEL (trasportatore-erettore- lanciatore) ha un equipaggio di tre persone. Il missile risiede sulla parte superiore dell’autocarro e divide la cabina di guida anteriore che sovrasta il telaio. Ai lati dello scafo vi sono grandi ruote stradali con alcuni assali sterzanti. Durante lo schieramento, il TEL Jars viene accompagnato da vari veicoli di supporto, inclusi posti di comando mobili, veicolo di ricognizione, autocisterne e altri veicoli militari con truppe per garantire la sicurezza del missile. In caso di emergenza il veicolo TEL può funzionare autonomamente senza scorta. Un’autocisterna si basa su un telaio 16×16 simile, ma trasporta un enorme serbatoio di combustibile al posto del missile.
Il Ministero della Difesa russo dichiarava che l’ultimo test del missile rientra negli sforzi per sviluppare nuove tecnologie per violare le difese missilistiche, ma non forniva ulteriori dettagli. Costruito coi sistemi di contromisure più avanzate e dalla velocità molto elevata, lo Jars è specificamente progettato per penetrare i sistemi di difesa missilistica. Può manovrare durante il volo e attivare inganni attivi e passivi. Il primo lancio di settembre testava una testata “sperimentale”. Gli sforzi per l’ammodernamento russi includono nuovi sistemi missilistici, sottomarini lanciamissili balistici e bombardieri strategici aggiornati. Il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava il 21 febbraio che il 90 per cento delle Forze Nucleari Strategiche del Paese avranno armi moderne entro il 2020. La Russia prevede di lanciare più di una dozzina di missili balistici intercontinentali nel 2017. Ha testato a giugno un SLBM Bulava, che raggiunse lo stesso poligono nell’ultimo test, vicino le coste del Pacifico di Kura. Un test del missile termonucleare super-pesante RS-28 Sarmat potrebbe aversi ad ottobre. Tutti gli sforzi sono strettamente conformi agli obblighi russi col nuovo trattato START. Mosca deve proseguire la modernizzazione dell’arsenale nucleare strategico in vista dei piani di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti, che potrebbero seppellire l’attuale regime di controllo degli armamenti.

I Russi testano un nuovo ICBM
La Russia testa velivoli post-boost indipendenti per una maggiore precisione e flessibilità delle testate multiple
Ankit Panda, The Diplomat 04 ottobre 2017

La Russia ha testato un nuovo vettore missilistico balistico intercontinentale a testata multipla, nel settembre 2017, apprendeva The Diplomat. Una fonte del governo statunitense che conosce una recente valutazione dell’intelligence statunitense sui test missilistici, russi ne ha parlato con The Diplomat. La Forza Strategica Missilistica della Russia ha recentemente testato un Veicolo di rientro indipendente (IPBV) per la versione a tre testate dell’ICBM mobile a propellente solido RS-24 Jars. Il test fu eseguito il 12 settembre da un silo del Cosmodromo di Plesetsk presso Arkhangelsk, colpendo gli obiettivi nel poligono di Kura nella Kamchatka Kraj. Ciò pochi giorni prima delle grandi esercitazioni militari Zapad-2017 di Russia-Bielorussia. Non è chiaro se fosse il primo test della configurazione IPBV di un ICBM russo. Un funzionario del Ministro della Difesa russo dichiarava all’agenzia TASS che il test del 12 settembre coinvolse un progetto sperimentale di testata bellica “distaccabile”. Il test ha avuto successo. Le capacità d’impiegare testate di rientro multiple indipendenti (MIRV) normalmente caratterizza la fase post-boost, manovrando mentre rientrano nell’atmosfera terrestre, dopo che il volo a motore del veicolo di lancio raggiunge l’apogeo, permettendo ad un solo ICBM di colpire vari obiettivi separati da grandi distanze. La configurazione del veicolo di rientro indipendente testato dalla Russia si basa su un concetto simile, ma presumibilmente permetterà puntamento più complesso e flessibile con un solo missile balistico in volo. I veicoli post-boost non sono considerati uno stadio del missile, in quanto generalmente non ne aumentano la gittata, ma possono consentire puntamenti più precisi. Non è chiaro se anche il test del 12 settembre abbia coinvolto sistemi di penetrazione e inganno che potrebbero aiutare il missile a bypassare i sistemi di difesa missilistica balistica statunitense. Russia e Cina hanno una serie di missili balistici a testata MIRV che permettono generalmente in modo efficace il puntamento nucleare, dato che i costi per la produzione di testate nucleari supplementari e veicoli di rientro sono inferiori a quelli per la fabbricazione dei missili balistici. L’unico ICBM attivo negli Stati Uniti, il Minuteman III, è progettato per trasportare tre testate su più obiettivi, ma i missili attuali dispongono di una singola testata ad alta potenza. Il D5 Trident II, i soli missili balistici lanciati da sottomarini degli Stati Uniti, hanno quattro o cinque testate, anche se ognuno può trasportarne otto.
Il test di lancio del 12 settembre dell’ICBM Jars fu seguito da un lancio dell’ICBM RS-12M Topol da Kapustin Jar, il 20 settembre, da un autoveicolo trasportatore-erettore-lanciatore. Tale prova era volta a testare ciò che il Ministero della Difesa russo descrisse come “carico utile da combattimento avanzato”, ma non riguardava tecnologia di manovra sperimentale in volo.

Arsenali nucleari sotto il trattato START III
Anàlisis Militares 4 ottobre 2017

Le informazioni sugli arsenali nucleari di Stati Uniti e Federazione Russa sono state pubblicate il 1° settembre 2017, nell’ambito dell’adozione dei limiti del nuovo trattato START III. Queste le statistiche del 1° settembre 2017 sugli arsenali nucleari russo e statunitense.

Le testate nucleari per ICBM, SLBM e bombardieri dispiegati:Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti dispongono di 1393 testate nucleari e la Federazione Russa di 1561. Il limite del trattato START stabilisce un massimo di 1550 testate nucleari ciascuno. Pertanto, gli Stati Uniti potranno aumentare le testate nucleari di 107 unità e la Federazione russa dovrà sbarazzarsene di 61 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START.

Vettori schierati tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti impiegano 660 vettori ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 501. Il limite del trattato START è massimo 700 ICBM, SLBM e bombardieri per ciascun Paese. Di conseguenza, gli Stati Uniti potranno aumentare i vettori di 40 unità e la Federazione russa di 199 per raggiungere il limite indicato dal trattato START.

Vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti hanno 800 vettori tra ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 790. Il limite del trattato START segna massimo 800 vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri, per parte. Pertanto, gli Stati Uniti sono già nei limiti e la Federazione Russa potrà aumentare i vettori di 10 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START III.Traduzione di Alessandro Lattanzio

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

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La Russia lavora sui caccia spaziali

La Russia lavora su aerei da caccia ultraveloci con capacità di volo spaziale. Il nuovo intercettore pesante viene progettato dal MiG Bureau per sostituire i MiG-31
Russia FeedIl rinomato Ufficio Mikojan, che al fianco all’Ufficio Sukhoj è dagli anni ’50 il principale centro di progettazione degli aerei da combattimento della Russia, ha confermato che dal 2013 lavora sul sostituto dell’intercettore pesante a lungo raggio MiG-31, secondo il programma PAK- DP (“complesso aereo prospettico per un intercettore a lungo raggio”). Fin dagli anni ’60 l’Ufficio Mikojan produce due distinte e diverse linee di aerei da combattimento. Una sono velivoli austeri e relativamente economici, i caccia “leggeri” destinati ad integrare gli aeromobili “pesanti” più avanzati e costosi prodotti dall’Ufficio Sukhoj. Questi sono i “caccia MiG” noti al pubblico, che l’associano al nome MiG e che hanno svolto un ruolo importante nei conflitti regionali durante la Guerra Fredda. Esempi di tali MiG “leggeri” sono i famosi caccia MiG-21, MiG-23 e MiG-29. L’ultima della serie è il nuovo MiG-35. L’altra linea sono invece gli intercettori ultra-veloci, molto potenti e sofisticati, e finora ve ne sono stati solo due: il MiG-25, entrato nel servizio nel 1970, e il MiG-31, operativo dal 1981. L’intercettore pesante PAK-DP sarà un velivolo in questa serie. Qui è importante dire qualcosa sul ruolo degli intercettori, completamente diverso da quello di qualsiasi altro aereo da combattimento progettato e costruito altrove dalla fine della seconda guerra mondiale. MiG-25, MiG-31 e PAK-DP non sono caccia tattici o per superiorità aerea destinati ad impegnare altri caccia nei combattimenti aerei. La loro missione è la difesa aerea del vasto territorio della Russia, specialmente dei grandi spazi vuoti nell’Artico russo, una zona immensa in cui le condizioni climatiche sono dure e le basi militari poche, richiedendo aerei molto grandi e potenti con sistemi radar molto avanzati, in grado di operare su grandi distanze e a velocità molto elevate, in modo da intercettare e distruggere obiettivi aerei come missili da crociera e bombardieri prima che penetrino profondamente nelle aree popolate russe. Questa specifica determina la natura di questi velivoli, anche se va detto che possono anche essere molto diversi, in quanto evolvono per contrastare diverse minacce. Ad esempio, anche se MiG-25 e MiG-31 sembrano simili perché condividono le stesse dimensioni e disegno, sono in realtà aeromobili completamente diversi, progettati per missioni piuttosto diverse.
Il MiG-25 è un velivolo molto veloce in grado di volare a quote molto alte a tre volte la velocità del suono (Mach 3), rendendolo l’aereo da combattimento più veloce mai entrato in servizio. La sua missione è intercettare velivoli veloci e aerei da ricognizione che operano a quote elevate. Il MiG-31 invece ha una velocità più ridotta, ma ancora elevata, e un raggio d’azione più ampio, e a differenza del MiG-25 può volare a velocità supersoniche a bassa quota. Il compito principale è intercettare e distruggere missili da crociera. Dato che i missili da crociera tendono a volare in gruppi, il MiG-31 è dotato di un radar gigantesco ed estremamente potente: il primo radar a scansione elettronica passiva (“PESA”) montato su un aereo da combattimento, in grado di osservare e seguire contemporaneamente più bersagli aerei (ossia i missili da crociera) e puntarvi i missili aria-aria R-33, molto avanzati, per distruggerli. Non è chiaro quale sia il ruolo preciso del PAK-DP, i russi non hanno fornito molte informazioni. Tuttavia i rapporti dicono che potrà volare quattro volte la velocità del suono (Mach 4), rendendolo molto più veloce anche del MiG-25, e che potrà raggiungere e operare nello spazio, diventando in effetti uno spazioplano. I concetti che combinano aeromobile e velivolo spaziale nell’aerospazioplano esistono fin dagli anni ’60. Tuttavia, se le relazioni sono vere, il PAK-DP è il primo serio tentativo di avere tale velivolo. Lo sviluppo dei missili ipersonici (missili in grado di raggiungere la velocità di Mach 5), utilizzando motori aspiranti come i ramjet, ha recentemente compiuto progressi drammatici, con la Russia al primo posto in tale sviluppo, ad esempio con il nuovo missile ipersonico antinave Tzirkon. Non sorprende che questa tecnologia sia ora utilizzata per costruire intercettori che, se non ipersonici, saranno ancora più veloci di qualsiasi altro aereo militare finora entrato in servizio. I motori disegnati per aspirare l’aria, come i ramjet, ovviamente non possono funzionare nello spazio. Tuttavia sono stati proposti vari altri tipi di motori, con la possibilità di un motore-razzo a ciclo combinato. L’Ufficio Mikojan ha esperienza nei voli spaziali grazie ai test del MiG-105 Spiral degli anni ’70 e del BOR-5 degli anni ’80. Supponendo che l’Ufficio Mikojan possieda ancora i dati da questi test, cosa certa, allora senza dubbio li usa per sviluppare il PAK-DP. Rimane una grande incertezza su questo velivolo. Sebbene la velocità di Mach 4 e una capacità spaziale siano certamente raggiungibili con la tecnologia di oggi, non è chiaro quale sia lo scopo o il tipo di armamento destinato a un tale velivolo. Forse l’affermazione che l’aereo potrà operare nello spazio è esagerata e ciò che è realmente significato è che l’aeromobile, come il MiG-25, opererà a quote altissime.
Prima di concludere, si possono trarre altri punti:
1) Vi sono suggerimenti che questo non sia un vero progetto ma uno studio dell’Ufficio Mikojan. Tuttavia il fatto che il programma abbia una denominazione ufficiale, PAK-DP, dimostra che ciò è sbagliato e che è sicuramente un programma del Ministero della Difesa, previsto per produrre in seguito un vero aereo;
2) Sebbene l’aereo avrà prestazioni estreme, non è un velivolo di sesta generazione che segue il Su-57 di quinta generazione. Piuttosto è un intercettore specializzato della serie MiG-25/MiG-31 che, come tutti questi aeromobili, non si adatta al concetto di generazione ora applicato per gli aeromobili da combattimento;
3) Un aereo in grado di volare quattro volte la velocità del suono e possibilmente di operare nello spazio ovviamente non può essere furtivo. Alcun intercettore pesante MiG-25/MiG-31 è furtivo. Dato che sono destinati ad operare quasi interamente sul territorio russo, la necessità di essere furtivi per eludere le difese aeree nemiche ovviamente non sussiste;
4) Come intercettore l’aereo non è principalmente progettato per il combattimento con altri aerei da caccia. L’aereo progettato per questo ruolo è il Su-57. Come MiG-25 e MiG-31, il PAK-DP non è né furtivo né manovrabile, come il Su-57. Naturalmente il sistema d’arma altamente avanzato che il PAK-DP trasporterà gli permetterà di affrontare altri caccia nei combattimenti aerei, se necessario, come nel caso dei MiG-25 e MiG-31 in varie occasioni. Tuttavia questo non è il suo compito principale;
5), Sebbene il PAK-DP segua il MiG-31 nella serie degli intercettori pesanti MiG, iniziata negli anni ’70 con il MiG-25, l’Ufficio Mikojan insiste sul fatto che non sia una versione del MiG-31, ma un aereo completamente nuovo. Ovviamente è vero. Se questo velivolo è veramente capace di raggiungere Mach 4 e operare nello spazio, allora non può essere uno sviluppo del MiG-31, che non può fare queste cose;
6) La designazione “MiG-41” che i media hanno assegnato è per il momento puramente speculativa. È improbabile che il Ministero della Difesa abbia ancora dato un nome formale all’aereo. Questo è ovviamente un programma top secret che non ha ancora raggiunto la fase dei prototipi. Tuttavia il fatto che i russi ne parlino apertamente suggerisce che un prototipo possa essere costruito. Probabilmente con la fine dei test del Su-57, che presto entrerà in servizio, per questo programma sono stati liberati altri fondi, che possono cominciare a fluire. Se e quando un prototipo di questo aereo apparirà, sarà possibile abbandonare le speculazioni per i fatti. Nel frattempo tutto ciò che si può dire con sicurezza è che questo è un vero e proprio programma, e che le specifiche del velivolo che s’intende produrre sono estremamente ambiziose per qualsiasi standard.

Caccia orbitale: cosa aspettarsi dal futuro intercettatore russo MiG-41
Sputnik 27.08.2017Gli intercettatori russi MiG-31 sono famosi per la capacità di accelerare alla velocità incredibile di 3000 chilometri all’ora e volare a quote superiori ai 20 chilometri. Nei prossimi dieci anni, gli intercettori a lungo raggio MiG-41, ancora più avanzati, che distruggeranno bersagli nello spazio, li sostituiranno.
Gli intercettori russi MiG-31, definiti “Foxhound” in occidente, sono unici e non hanno ancora concorrenti. Copriranno i confini aerei della Russia per i prossimi dieci anni fino alla radiazione. La prossima generazione di MiG-41 li sostituirà quali intercettori principali della Russia. Andrej Stanavov di RIA Novosti ha esplorato le nuove caratteristiche dell’intercettore MiG-41, confrontandole con i MiG-31.

Dominatori dei cieli
La questione della ripresa della produzione del MiG-31 o sviluppare un nuovo intercettore ad alta quota fu discussa nel parlamento russo nel 2013. Fu la prima volta nella storia che la camera dei deputati russa dedicasse un’intera sessione al destino di un’arma specifica mentre la NATO si espande ad est. Il MiG-31 è davvero un aereo molto interessante, nonostante sia stato sviluppato nei primi anni ’70. I suoi motori spingono un velivolo da 40 tonnellate a velocità quasi ipersoniche. L’aereo è dotato di un cannone a sei canne da 23 millimetri e di sei piloni per una serie di missili aria-aria. Il carico bellico massimo è di nove tonnellate. Il MiG-31BM aggiornato individua gli obiettivi a una distanza di 320 chilometri e li raggiunge con i missili da una distanza di 280 chilometri. Quattro intercettori in volo possono avere il controllo dei cieli per un ampiezza di 1200 chilometri. L’aereo può intercettare missili balistici e da crociera, così come satelliti orbitanti a bassa velocità. La produzione del MiG-31 terminò nel 1994; la Russia ne dispone attualmente di oltre 250 in varie versioni. Il comandante delle forze aerospaziali russe Viktor Bondarev respinse l’idea di riprenderne la produzione, dicendo che sia meglio investire in un nuovo progetto. Fu deciso di aggiornare gli aerei esistenti nella versione MiG-31BM e cercare nuove soluzioni. Poi, i colloqui sul possibile successore iniziarono, l’intercettore a lungo raggio PAK-DP.

Spazio
I rapporti precedenti suggerivano che l’aeromobile del progetto PAK-DP verrebbe chiamato MiG-41. Allo stesso tempo, l’intercettore non sarà il completo ammodernamento del MiG-31, ma un “aereo completamente nuovo”. Il Direttore generale della MiG Ilja Tarasenko dichiarò che le consegne degli intercettatori MiG-41, già noti come PAK-DP, inizieranno a metà del 2020. “Il PAK-DP è lo sviluppo logico dei nostri MiG-31. Una volta contattati dal Ministero della Difesa, seguiremo questo progetto e penso che le consegne inizieranno a metà del 2020“, dichiarava Tarasenko. Non si sa molto del MiG-41 perché l’aereo, come tutti i progetti militari moderni, rimane classificato. Anche se il MiG-31 è l’aereo più veloce, dovrà infine lasciare il posto a nuovi e più avanzati aerei. Il MiG-41 sarà ipersonico (velocità stimata in 4500 km/h) e armato di missili ipersonici. È anche progettato per l’Artico e potrebbe divenire un drone. Il direttore generale della MiG disse in precedenza al canale Zvezda TV che l’aereo avrà capacità operative uniche, in particolare sarà invisibile ai radar nemici e potrà volare nello spazio. Non forniva ulteriori dettagli. È noto solo che alcuni MiG-31 modificati possono già di lanciare piccoli satelliti intorno la Terra. Secondo il pilota di test e veterano dell’URSS, l’Eroe Anatolij Kvochur, la velocità e il raggio d’azione, non la manovrabilità, sono le caratteristiche principali di un intercettore ad alta quota, e secondo lui tali aeromobili potranno essere utilizzati anche per scopi pacifici, ad esempio, eliminare i detriti spaziali su orbite basse. “Questi aerei non sono stati progettati per manovrare (…), devono fornire una grande spinta agli oggetti che trasportano, è una loro caratteristica: raggiungere elevate altitudini è importante, introno al pianeta vi sono centinaia di satelliti, alcuni non più controllati e considerati detriti spaziali. In particolare, tali aeromobili possono essere usati per raccoglierli e distruggerli“, affermava Kvochur a RIA Novosti. Va inoltre rilevato che, oltre all’eliminazione di velivoli da ricognizione e bombardieri nemici, gli obiettivi degli intercettori ad alta quota rimangono ricerca e distruzione di missili balistici e da crociera nell’ambito della difesa aerea. Hanno già dimostrato efficacia nel compito. In estate, un MiG-31 abbatteva un missile che volava a 12 chilometri di quota a una velocità tre volte quella del suono.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra di Corea: come il MiG-15 mise fine al dominio dei cieli dell’USAF

MiG Alley: Come la guerra aerea sulla Corea divenne un bagno di sangue per l’occidente
Rakesh Krishnan Simha, RBTH, 23 marzo 2017In quella che fu probabilmente la più grande battaglia aerea di tutti i tempi, il 23 ottobre 1951 un gruppo di 200 aerei statunitensi si scontrò con una forza di MiG sovietici stimata meno della metà. Nella prima di questa serie in due parti sulla guerra aerea sulla Corea, RBTH esamina le conseguenze di questo epico scontro.
La nebbia di guerra porta ad ogni sorta di rivendicazioni e contro rivendicazioni. Nel momento in cui gli storici militari possono mettere le mani sui documenti declassificati di tutte le parti coinvolte, si ha un quadro più realistico di ciò che veramente accadde. La guerra di Corea del 1950-53 fu unica perché la maggior parte dei combattimenti aerei avvenne tra piloti sovietici e statunitensi piuttosto che tra coreani. Il conflitto fu notevole anche per le pretese assurde che le forze armate statunitensi presentarono durante e dopo il conflitto. Nelle pubblicazioni occidentali degli anni ’60 gli statunitensi affermarono che il rapporto tra MiG e caccia statunitensi abbattuti fu di 1:14. Vale a dire, per ogni aviogetto occidentale perso in combattimento, i nemici ne avrebbero persi 14. Nei successivi due decenni, quando l’isteria di guerra appassì, il rapporto fu rivisto a 1:10, ma mai al di sotto di 1:8. Quando i russi declassificarono i loro archivi, dopo la fine della guerra fredda, e i piloti ex-sovietici poterono liberamente presentare la loro versione della storia, la storia occidentale non poté più reggere. L’ex-pilota da caccia Sergej Kramarenko scrive nel suo libro “Combattimenti aerei sul fronte orientale e la Corea“, che secondo i ricercatori (occidentali) più realistici “il rapporto tra aviogetti da caccia abbattuti delle forze aeree sovietica e statunitense fu quasi 1:1“. Ma anche questa nuova parità accettata da autori e storici militari occidentali non è vicina alla verità. In realtà, la guerra aerea sulla Corea fu un bagno di sangue per le forze aeree occidentali. È una storia ben nascosta per ovvie ragioni, orgoglio, prestigio e tradizionale resistenza occidentale ad ammettere che i sovietici vinsero. Con ampio margine.

I sovietici arrivano in Corea
Il leader sovietico Josif Stalin non aveva intenzione di entrare nella guerra di Corea. La Seconda guerra mondiale era un ricordo troppo recente e Mosca non voleva un conflitto con l’occidente che avrebbe portato ad un’altra guerra mondiale. Quindi inizialmente fu solo la Cina che militarmente sostenne i nordcoreani. Ma mentre gli eserciti occidentali, nominalmente sotto il comando dell’ONU, minacciarono di occupare tutta la penisola e vedendo qualità e carenza dei piloti cinesi, Stalin decise d’inviarvi la propria forza aerea. Tuttavia, per occultare il coinvolgimento di Mosca, Stalin impose determinate limitazioni ai piloti sovietici. Uno, avrebbero volato con le insegne dell’Esercito di liberazione del popolo cinese o dell’esercito nordcoreano. Secondo, in volo, i piloti avrebbero comunicato solo in mandarino o coreano; il russo era vietato. E infine i piloti sovietici non avrebbero in alcun caso avvicinato il 38° parallelo (il confine tra le due Coree) o le coste. Ciò per impedirne la cattura da parte degli statunitensi. L’ultima limitazione fu paralizzante, i piloti sovietici non dovevano inseguire gli aerei nemici. Poiché gli aeromobili sono più vulnerabili mentre fuggono (perché hanno esaurito munizioni e carburante o hanno problemi tecnici), ciò significò che ai piloti sovietici furono negati abbattimenti facili. Centinaia di caccia occidentali riuscirono a fuggire nella Corea del Sud perché i sovietici rientravano mentre si avvicinavano alle coste o al confine. Nonostante tali limitazioni, l’URSS vinse. Secondo Kramarenko, durante i 32 mesi in cui le forze sovietiche erano in Corea, abbatterono 1250 aerei nemici. “Di questi, l’artiglieria del Corpo Antiaereo sovietico ne abbatté 153 e i piloti gli altri 1097“, scrive. In confronto, i sovietici persero 319 MiG e Lavochkin La-11. Kramarenko aggiunge: “Siamo certi che i piloti del corpo abbatterono molti più aerei nemici di quei 1097, ma molti caddero in mare o si schiantarono durante l’atterraggio in Corea del Sud. Molti furono così danneggiati da dover essere rottamati, perché sarebbe stato impossibile ripararli“.

Preludio al Martedì Nero
La guerra di Corea produsse alcuni dei combattimenti più affascinanti visti nella storia della guerra aerea. Molto accadde sulla “MiG Alley“, il nome dato dai piloti occidentali alla porzione nordoccidentale della Corea democratica, dove il fiume Yalu sfocia sul Mar Giallo. Fu teatro di numerosi combattimenti e delle prime grandi battaglie aeree tra aviogetti MiG-15 e F-86 Sabre. La svolta nella guerra si ebbe nell’ottobre 1951. La ricognizione aerea statunitense rilevò la costruzione di 18 aeroporti nella Corea democratica. Il più grande era a Naamsi, con piste di cemento capaci di reggere aeromobili a reazione. Jurij Sutjagin e Igor Sejdov spiegano nel libro esaustivo “MiG Menace Over Korea” le implicazioni del programma di espansione delle piste. “I nuovi aeroporti, situati in profondità nel territorio nordcoreano, consentivano il trasferimento dei nuovi MiG-15, ampliandone l’area delle operazioni compromettendo quelle delle forze ONU. Qui, la cosiddetta MiG Alley si estese al 38.mo parallelo e poté esporre le forze terrestri delle Nazioni Unite ad attacchi aerei continui”. Il 23 ottobre 1951, conosciuto oggi come Martedì Nero, le forze aeree occidentali riunirono un’armata di 200 caccia (F-86 Sabre, F-84, F-80 e Gloster Meteor IV) e due dozzine di bombardieri B-29 Superfortress (lo stesso tipo che sganciò le bombe atomiche sul Giappone). Il profilo di missione di questo attacco concentrato era interrompere il flusso di rifornimenti alle forze coreane e cinesi e distruggere le basi di Naamsi e Taechon nella Corea democratica. Per contrastare tale minaccia i sovietici organizzarono due divisioni di aerei da caccia. La 303.ma, composta da cinquantasei MiG-15, costituì il primo scaglione e fu assegnata all’attacco del gruppo dei bombardieri nemici. La 324.ma Divisione aveva venticinque MiG-15 e compose il secondo scaglione, che doveva puntellare i combattimenti e coprire l’uscita della 303.ma dalla battaglia.

Putin e Kramarenko

Addosso ai grossi
Concentramento e disciplina furono fondamentali per affrontare con successo la minaccia dei bombardieri. La strategia sovietica fu ignorare i caccia di scorta e andare dritti contro i Superfortress più lenti. Mentre i MiG volavano contro i Superfortress, videro un gruppo di lenti Meteor inglesi. Alcuni piloti sovietici furono tentati da questi obiettivi entusiasmanti, ma il comandante Nikolaj Volkov disse: “Andiamo addosso ai grossi“. Come balene circondate da orche fameliche, i MiG spezzarono le formazioni dei B-29. Alcuni piloti sovietici attaccarono verticalmente dal basso i bombardieri statunitensi, vedendo che i B-29 gli esplodevano davanti. Fu quasi un tiro al tacchino, visto che l’equipaggio, da 12 a 13 uomini, dei bombardieri colpiti si lanciavano uno per uno. I sovietici rivendicarono la distruzione di dieci B-29, la più alta percentuale di bombardieri statunitensi mai persi in una grande missione, mentre persero un MiG. Tuttavia, Kramarenko dice che alcuni piloti sostennero che venti B-29 furono abbattuti nella settimana del 22-27 ottobre. Inoltre l’USAF perse quattro caccia F-84 di scorta. Gli statunitensi ammisero tre bombardieri abbattuti, mentre altri cinque B-29 e un F-84 furono gravemente danneggiati e successivamente rottamati. “Anche così, queste perdite furono piuttosto dolorose per il comando statunitense“, scrivono Sutjagin e Sejdov. Il comandante Lev Shukin ricorda il Martedì Nero: “Cercavano d’intimorirci. Pensavano forse che avremmo avuto paura del loro numero e saremmo fuggiti, ma invece gli andammo contro“. Chiaramente, i piloti sovietici interiorizzarono ciò che Sergej Dolgushin, asso con 24 vittorie nella Seconda guerra mondiale, dichiarò esser un prerequisito del pilota da caccia di successo: “amore per la caccia, grande desiderio di essere il cane alfa“. I sovietici soprannominavano “Baracche volanti” i B-29 per come bruciavano facilmente e bene. L’ex-pilota statunitense Tenente-Colonnello Earl McGill riassunse la battaglia in ‘Black Tuesday Over Namsi: B-29s vs MiGs‘: “Per percentuale, il Martedì Nero fu la peggiore perdita in qualsiasi grande missione di bombardamento in una qualsiasi delle guerre in cui gli Stati Uniti furono mai impegnati, e la battaglia seguente, nella parte di cielo chiamata MiG Alley, continua ad essere forse la più grande battaglia aerea di tutti i tempi“.

Impatto sul morale statunitense
La battaglia aerea del Martedì Nero cambiò per sempre la condotta dell’USAF nei bombardamenti strategici. I B-29 non furono più impiegati di giorno nella MiG Alley. Città e villaggi nordcoreani non furono più bombardati e colpiti da napalm dagli statunitensi. Migliaia di civili uscirono dalla linea di mira. Ma soprattutto, coraggio e competenze del distaccamento sovietico in Corea impedirono un’altra guerra mondiale. Kramarenko spiega: “Il B-29 era un bombardiere strategico, in altre parole, un vettore per le bombe atomiche. Nella terza guerra mondiale, sull’orlo di cui eravamo, questi bombardieri avrebbero dovuto colpire le città dell’Unione Sovietica con bombe nucleari. Ora si sa che questi aerei enormi erano indifesi contro gli aviogetti da caccia essendone molto inferiori per velocità e armamento“. Chiaramente, alcuno dei B-29 poteva volare oltre 100 km nella vastità dell’Unione Sovietica e rimanere indenne. “Si può affermare con sicurezza che gli aerei sovietici che combatterono in Corea, causando così tanti danni all’aviazione del nemico, misero a dura prova la minaccia della guerra mondiale nucleare“, spiega Kramarenko. Pochi giorni dopo il Martedì Nero, McGill era seduto quale co-pilota di un B-29, sull’asfalto della base aerea di Okinawa, in attesa dell’ordine di decollo che avrebbe mandato il suo bombardiere nella MiG Alley. Invece delle solite battute di pre-volo, l’equipaggio si sedette in silenzio e stupore, perché sentiva di tornare “verso la nostra certa distruzione”, quando giunse la notizia che la missione era stata annullata. McGill spiega la sensazione nell’aeromobile: “Quei minuti prima del decollo m’insegnarono il significato della paura, che non avevo mai sperimentato finora, nemmeno ora che la vita è più breve“.

Guerra di Corea: come il MiG-15 mise fine al dominio dei cieli dell’USAF
Rakesh Krishnan Simha, RBTH, 27 aprile 2017La superiorità dell’eccellente MiG-15 fu uno dei fattori chiave che fece prevalere i piloti sovietici nella guerra aerea sulla Corea. Nel settembre 1950, l’US Air Force (USAF) effettuò il massiccio bombardamento della città nordcoreana di Sinuiju. Il raid fu condotto da 80 bombardieri B-29 causando il peggiore massacro dal bombardamento atomico statunitense di Nagasaki. Tutta la città, di bambù e legno, bruciò fino alle fondamenta. Più di 30000 civili inermi bruciarono vivi. Impossibilitati ad impedire tali incursioni delle forze aeree di Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, i nordcoreani si appellarono a Mosca. I sovietici inviarono i loro ultimi MiG-15 pilotati da veterani della seconda guerra mondiale. Il risultato fu drammatico. Nella prima battaglia aerea tra aerei sovietici e statunitensi sulla Corea, il 1° novembre 1950, i sovietici abbatterono 2 Mustang, senza subire perdite. “Il dominio statunitense sui cieli coreani era giunto al termine“, scrive l’ex-pilota Sergej Kramarenko nel suo libro, “Combattimenti aerei sul fronte orientale e sulla Corea“. Sui cieli della Corea, gli assi sovietici si scontrarono con gli avversari occidentali nei primi combattenti tra caccia dell’era del jet. Nelle battaglie aeree mortali sulla penisola, i piloti sovietici sconfissero ripetutamente le più grandi formazioni di caccia nemici e abbatterono decine di bombardieri. Nella prima di questa serie di due parti avevamo esaminato alcune battaglie aeree chiave che cambiarono la forma del combattimento aereo e costrinsero l’occidente sulla difensiva. In questa sezione conclusiva esamineremo le ragioni del dominio russo sulle più grandi forze aeree occidentali.

MiG-15: l’aviogetto che scosse l’occidente
Il MiG-15 fu il fattore chiave del dominio sovietico. Il velivolo aveva una tangenza superiore a quella degli aerei occidentali come l’F-86 Sabre, per cui i piloti sovietici potevano facilmente sfuggirgli salendo a oltre 50000 piedi, sapendo che il nemico non poteva inseguirli. Inoltre, il MiG aveva accelerazione e velocità maggiori, 1005 km/h rispetto a 972 km/h. Il rateo di salita dei MiG di 9200 piedi al minuto era superiore ai 7200 piedi al minuto dell’F-86. Un fattore cruciale della guerra aerea era la differenza nell’armamento. I MiG erano armati di cannoni in grado di colpire un bersaglio a una distanza di 1000 metri, mentre le mitragliatrici dei B-29 statunitensi arrivavano a 400 metri. Kramarenko spiega: “Si scoprì che tra i 1000 e i 400 metri i nostri aerei avrebbero sparato e distrutto i bombardieri mentre erano ancora fuori dalla loro gittata. Fu il più grave errore di calcolo del comando statunitense, un errore dei loro progettisti e produttori di aeromobili. Essenzialmente, i bombardieri enormi e costosi erano indifesi verso i cannoni dei nostri MiG”. I proiettili esplosivi del MiG-15 creavano fori di circa un metro quadrato sugli aerei nemici. Pochi di tali aerei volarono nuovamente anche se i loro piloti miracolosamente riuscirono a salvare l’aereo colpito. D’altra parte, i MiG-15 dal rivestimento più spesso potevano incassare molto e rientrare. Il tenente-generale Charles “Chick” Cleveland dichiarò ad Air&Space Magazine: “Devi ricordare che il piccolo MiG-15 in Corea riuscì a fare ciò che tutti i Focke-Wulf e Messerschmitt della seconda guerra mondiale non poterono mai fare, scacciare la forza bombardieri degli Stati Uniti dai propri cieli“.Piloti temprati dalla Seconda guerra mondiale
La maggior parte dei piloti da caccia sovietici che parteciparono alla guerra di Corea erano assi della Seconda Guerra Mondiale, finita solo sei anni prima. Così anche i piloti anglo-statunitensi. I piloti dei tre Paesi avevano combattuto contro la Luftwaffe tedesca, altamente addestrata, ma c’era una differenza. Le battaglie aeree che accompagnarono l’avanzata sovietica verso Berlino furono spietate. L’Aeronautica sovietica affrontò piloti sempre più disperati, piloti della Luftwaffe soverchiati ma ancora mortali che difendevano la patria. I piloti sovietici, quindi, avevano un’esperienza di combattimento maggiore e migliori abilità rispetto agli avversari occidentali. Per esempio, la prima grande unità aeronautica sovietica inviata in Corea, la 324.ma IAD, era una divisione di intercettatori della difesa aerea comandata dal Colonnello Ivan Kozhedub, che con 62 vittorie fu il primo asso alleato della seconda guerra mondiale.

Tattiche migliori
I sovietici avevano anche migliori tattiche con cui sconfissero le forze aeree occidentali. Ad esempio, le grandi formazioni di MiG restavano in attesa sul lato cinese del confine. Quando i velivoli occidentali entravano nella MiG Alley, nome dato dai piloti occidentali alla porzione nordoccidentale della Corea democratica e luogo di numerosi combattimenti, i MiG salivano ad alta quota per attaccare. Se i MiG erano in difficoltà, fuggivano sul confine in Cina. Gli squadroni di MiG-15 sovietici operavano in grandi gruppi, ma la formazione di base era il gruppo di sei velivoli, suddiviso in tre coppie composte da un leader e un gregario. La prima coppia di MiG-15 attaccava i Sabre nemici. La seconda coppia proteggeva la prima coppia. La terza coppia rimaneva al di sopra, sostenendo le due altre coppie quando necessario. Questa coppia aveva più libertà e poteva anche attaccare obiettivi di opportunità, come solitari Sabre dispersi. Il coinvolgimento sovietico nella guerra ebbe effetti salutari sul morale nordcoreano e cinese. Quando i sovietici iniziarono ad addestrare i piloti cinesi al combattimento volando sui MiG-15, scoprirono che i tirocinanti non erano in forma e potevano a malapena scendere dall’aereo dopo una sortita. Ciò era dovuto principalmente alla loro dieta, tre tazze di riso e una di minestra di cavolo al giorno. Dopo diverse settimane di dieta secondo standard russi, i piloti cinesi potevano sopportare i rigori del combattimento aereo. Allo stesso modo, i nordcoreani iniziarono a compiere miracoli volando, abbattendo diversi aerei statunitensi, che prima erano soliti evitare.

Reclami e contestazioni
Nonostante i dati sovietici e cinesi classificati siano disponibili, l’US Air Force continua a spacciare la storia di 1:7/8/9 abbattimenti, sebbene siano scesi dalla rivendicazione originale di 1:14, diffusa fino agli anni ’90. Si prendano le battaglie aeree del 12 aprile 1951 in cui gli statunitensi persero 25 bombardieri strategici e circa 100 piloti. Fu chiamato il “Giorno Nero” e una settimana di lutto fu dichiarata dall’USAF. Eppure gli statunitensi affermarono di aver abbattuto 11 MiG quel giorno. “In realtà“, dice Kramrenko, “tutti i nostri caccia rientrarono e solo tre o quattro MiG erano forati dal tiro delle mitragliatrici. Questo perché gli statunitensi contavamo gli aerei nemici abbattuti secondo le foto della fotomiragliatrice. Suppongo che i piloti statunitensi abbiano contato gli stessi abbattimenti non meno di due o tre volte. Gli statunitensi, dunque, “abbatterono” più MiG di quanti ce n’erano in Corea“. I sovietici avevano un sistema più sicuro di registrazione degli abbattimenti. I piloti dovevano fornire chiare e distinte foto da fotomitragliatrice e farsele confermare da un gruppo di ricerca che doveva riportare i resti del velivolo nemico abbattuto. Questo presentava dei problemi. Molti aerei statunitensi, colpiti e che rientravano in mare dove precipitavano, non furono considerati vittorie. A volte aerei nemici che cadevano in luoghi inaccessibili come foreste e gole, non venivano recuperati perché non si riusciva a trovarli. Questi aerei abbattuti non furono mai registrati come tali. In realtà i sovietici batterono le forze aeree occidentali. Prendiamo i dati del settembre 1951. Secondo i documenti dello Stato Maggiore del 64.mo Corpo Aerei da Caccia delle Forze Aeree Sovietiche, i piloti delle due divisioni sovietiche avevano abbattuto 92 aerei nemici perdendo solo 5 aerei e due piloti. Tuttavia, secondo i dati statunitensi, nello stesso periodo le loro perdite ammontarono a 6 aerei. Ma secondo la ricerca post-guerra fredda di studiosi russi e stranieri, il numero delle perdite occidentali nel settembre 1951 fu di 21 aeromobili nei combattimenti contro i MiG. Inoltre almeno altri 8 caccia furono così gravemente danneggiati che non volarono mai più. Quindi, anche prendendo questi dati estremamente prudenti, il rapporto tra le due parti nelle battaglie di settembre fu di 4:1 a favore dei piloti sovietici. Tuttavia, gli autori, storici ed analisti occidentali si rifiutano di rivedere i numeri esasperati dell’USAF. Una controversia simile coinvolse gli australiani, che inviarono il loro 77° Squadron di Gloster Meteor in Corea del Sud. In un freddo giorno di dicembre, durante un pattugliamento, i sovietici guidati da Kramarenko incontrarono 20 di questi velivoli costruiti dagli inglesi. Fu il giorno nero per gli australiani, mentre i MiG spezzarono la formazione dei Gloster. In pochi secondi vi fu una dozzina d’incendi al suolo: erano i resti di tali aerei sfortunati. Vi fu un solo sopravvissuto che fuggì da questo inferno per tornare a casa. I sovietici videro il pilota australiano in fuga, che sembrava rassegnato al destino e che si rifiutò di combattere. “Ebbi pietà“, scrive Kramarenko. “Il Gloster cessò di essere il nemico e decisi di lasciarlo andare in pace. Lasciatelo andare al suo aerodromo a raccontare del destino dei suoi compagni che volevano cancellare una città coreana, e i cui aerei bruciano sulle strade vicino questa città e la sua stazione ferroviaria!” Kramarenko aggiunge: “Sono ancora perplesso del perché gli statunitensi avessero permesso a queste bande di contadini di combattere su aerei obsoleti senza coprirli coi Sabre”. Malgrado tale massacro, gli australiani credettero di aver abbattuto un MiG in questo scontro, perdendo solo tre aerei. I sovietici non incontrarono mai più i Gloster sui cieli della Corea. In realtà, gli australiani furono esclusi dal fronte dagli statunitensi.

Gli errori di Mosca
Il rapporto di abbattimenti nella guerra di Corea sarebbe stato ancora più a favore dei MiG, ma per la decisione sconsiderata di Josif Stalin, si fecero ruotare intere unità di combattimento. Stalin, che non capiva il potere aereo, inizialmente non permise ai MiG-15 di partecipare ai combattimenti aerei sulla Corea. Risultato dell’ordine di Stalin, gli assi sovietici della Seconda Guerra Mondiale, che abbatterono molti velivoli nel 1951, furono sostituiti da giovani piloti con poca o nessuna esperienza in combattimento. Questo permise all’USAF demoralizzata di tornare in gioco e gli statunitensi abbatterono decine di aerei sovietici. Un altro fattore fu la G-suit, che permise ai piloti statunitensi di volare senza sottoporre il corpo alle forze estreme a cui i piloti sono esposti nei combattimenti. L’Aeronautica sovietica ne era sprovvista e di conseguenza molti piloti sovietici dovettero smettere di volare per settimane o mesi prima di riprendersi dallo stress. La parità fu ripristinata ancora una volta quando l’originale partito degli eroi sovietici della seconda guerra mondiale tornò in Corea, ma con la morte di Stalin nel 1953 la guerra terminava. Poiché non fu una battaglia per la patria, nessuno dei piloti sovietici voleva essere l’ultimo a morire, e pertanto non ci furono più epiche battaglie aeree sui cieli della Corea.Rakesh Krishnan Simha è un giornalista e analista di affari esteri della Nuova Zelanda, dal particolare interesse per la difesa e la storia militare. È membro del consiglio di amministrazione di Modern Diplomacy, portale per gli affari esteri d’Europa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Seconda guerra mondiale: quanto fu utile l’aiuto statunitense?

Evgenij Spitsyn, Oriental Review, 05/12/2015La Lend-Lease Act o “Legge per promuovere la difesa degli Stati Uniti”, firmata dal Presidente Roosevelt l’11 marzo 1941, gli diede il diritto di “vendere, trasferire, scambiare, affittare, prestare o altrimenti disporre… qualsiasi prodotto per la difesa… al governo di qualsiasi Paese la cui difesa il presidente ritenesse vitale per gli Stati Uniti”. Il termine “qualsiasi prodotto per la difesa” era inteso per armi, attrezzature militari, munizioni, materie prime strategiche, prodotti alimentari e beni di consumo richiesti dall’esercito e dalle forze di difesa nazionale, nonché le informazioni di carattere militare. La struttura della Lend-Lease Act chiedeva alla nazione beneficiaria di soddisfare una serie di condizioni:
1) il pagamento non era richiesto per oggetti mancanti o perduti o distrutti durante le ostilità, ma qualsiasi proprietà che sopravvivesse e idonea all’uso civile andava pagata in tutto o in parte, come rimborso del prestito a lungo termine concesso dagli Stati Uniti
2) gli articoli militari immagazzinati nei Paesi beneficiari potevano restarvi fin quando gli Stati Uniti non ne richiedessero la restituzione
3) a loro volta, i beneficiari dovevano assistere gli Stati Uniti utilizzando tutte le risorse e le informazioni in loro possesso
La Lend-Lease Act chiese ai Paesi che la richiesero di fornire agli Stati Uniti una relazione finanziaria esaustiva. Il segretario del Tesoro degli Stati Uniti Henry Morgenthau, Jr. riconobbe questo requisito come qualcosa di inedito negli affari mondiali, sostenendo presso la commissione del Senato che, per la prima volta nella storia, uno Stato e un governo volontariamente fornissero informazioni a un altro sulla propria posizione finanziaria. Con l’aiuto della Lend-Lease Act, l’amministrazione del Presidente Roosevelt si preparò ad affrontare una serie di questioni urgenti, sia estere che interne. In primo luogo, la legge permetteva di creare nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, non ancora completamente usciti dalla grave crisi economica del 1929-1933. In secondo luogo, la Lend-Lease Act permise al governo statunitense di esercitare una certa influenza nei confronti dei Paesi che ne avrebbero ricevuto i prestiti. In terzo luogo, inviando agli alleati armi, beni e materie prime, ma non soldati, il Presidente Roosevelt riuscì a rimanere fedele alla promessa elettorale secondo cui: “I vostri figli non saranno inviati in alcuna guerra straniera“. Il sistema dei prestiti non fu in alcun modo progettato per aiutare l’URSS. Gli inglesi furono i primi a chiedere assistenza militare secondo la speciale relazione del prestito (simile a un leasing operativo) a fine maggio 1940, nel momento in cui la sconfitta netta della Francia aveva lasciato la Gran Bretagna senza alleati nel continente europeo. Londra chiese a Washington 40-50 “vecchi” cacciatorpediniere, offrendo tre opzioni di pagamento: gratuitamente, in contanti o affitto. Il Presidente Roosevelt accettò subito la terza opzione, e la transazione fu completata alla fine dell’estate 1940. A questo punto, gli impiegati del dipartimento del Tesoro degli USA ebbero l’idea di usare il concetto alla base di questo accordo privato ed estenderlo a tutte le relazioni intergovernative. I dipartimenti di Guerra e della Marina furono portati a sviluppare il disegno di legge del prestito, e il 10 gennaio 1941 l’amministrazione statunitense la presentò alle camere del Congresso, dove fu approvata l’11 marzo. Nel settembre 1941, dopo un lungo dibattito, il Congresso degli Stati Uniti approvò ciò che è noto come programma della vittoria, la cui essenza, secondo gli storici militari Richard Leighton e Robert Coakley, era che “il contributo degli USA alla guerra sarebbe stato in armi, e non eserciti”. Il 1 ottobre 1941, il Commissario per gli Affari Esteri Vjacheslav Molotov, il ministro degli Approvvigionamenti inglese Lord Beaverbrook e l’inviato speciale degli USA Averell Harriman firmarono il primo protocollo di Mosca che segnò l’inizio dell’espansione del programma dei prestiti all’Unione Sovietica. Successivamente furono firmati diversi protocolli aggiuntivi.Quanto fu importante il prestito statunitense?
Durante la guerra, le fabbriche sovietiche produssero più di 29,1 milioni di armi leggere dei principali tipi, mentre solo 152000 (0,5% del totale) furono prodotte da impianti statunitensi, inglesi e canadesi. Guardando ai sistemi di artiglieria di ogni calibro, si vede un quadro simile: 647600 cannoni e mortai sovietici contro 9400 di origine estera, meno dell’1,5% del totale. I numeri sono più importanti per altri tipi di armamenti: il rapporto tra carri armati e artiglierie semoventi nazionali ed alleati è rispettivamente 132800 contro 11900 (8,96% ) e per gli aerei da combattimento 140500 contro 18300 (13%). Dei 46 miliardi di dollari spesi per i prestiti, gli Stati Uniti ne stanziarono solo 9,1, cioè poco più del 20%, per l’Armata Rossa, che sconfisse il grosso delle divisioni da Germania e dei suoi satelliti militari. In quel periodo l’impero inglese ebbe più di 30,2 miliardi di dollari, la Francia 1,4, la Cina 630 milioni di dollari e anche l’America Latina (!) ricevette 420 milioni di dollari. Le forniture in prestito furono consegnate a 42 Paesi. Ma forse, nonostante il fatto che i quantitativi dell’aiuto transatlantico fossero abbastanza trascurabili, è possibile che abbiano svolto un ruolo decisivo nel 1941, quando i tedeschi erano alle porte di Mosca e di Leningrado, a 24-40 km dalla Piazza Rossa? Si guardino le statistiche dell’invio di armi di quell’anno. Dall’inizio della guerra fino alla fine del 1941, l’Armata Rossa ricevette 1,76 milioni di fucili, armi automatiche e mitragliatrici, 53700 cannoni e mortai, 5400 carri armati e 8200 aerei. Di questi, i nostri alleati nella coalizione anti-hitleriana fornirono solo 82 pezzi d’artiglieria (0,15%), 648 carri armati (12,14%) e 915 aerei (10,26%). Inoltre, gran parte degli equipaggiamenti militari inviati, in particolare, 115 dei 466 carri armati fabbricati nel Regno Unito, non furono nemmeno portati al fronte nel primo anno di guerra. Se si contano queste consegne di armi ed attrezzature militari nell’equivalente monetario, secondo lo storico Mikhail Frolov in Velikaja Otechestvennaja Vojna 1941-1945 v Nemetskoj Istoriografii (La Grande guerra patriottica 1941-1945 nella storiografia tedesca), San Pietroburgo, 1994, “fino alla fine del 1941, il periodo più difficile per lo Stato sovietico, secondo la legge Lend-Lease, gli Stati Uniti inviarono materiali nell’URSS per 545000 dollari, sui 741 milioni di dollari per tutti i Paesi della coalizione anti-hitleriana. Ciò significa che durante questo periodo straordinariamente difficile, meno dello 0,1% degli aiuti degli USA fu inviato nell’Unione Sovietica. “Inoltre, le prime spedizioni dei prestiti, nell’inverno 1941-1942, arrivarono nell’URSS molto tardi, anche se in quei mesi critici l’URSS poté affrontare da sola l’impressionante scontro con gli aggressori tedeschi, senza alcuna assistenza promessa dalle democrazie occidentali. Entro la fine del 1942 solo il 55% delle consegne previste fu effettuato nell’Unione Sovietica“. Per esempio, nel 1941 gli Stati Uniti promisero d’inviare 600 carri armati e 750 aerei, ma effettivamente ne inviarono rispettivamente 182 e 204.
Nel novembre 1942, cioè al culmine della battaglia per il Caucaso e Stalingrado, l’invio di armi praticamente fu fermato. L’interruzione iniziò già nell’estate 1942, quando i velivoli e i sommergibili tedeschi eliminarono quasi completamente l’infausto Convoglio PQ17 abbandonato (su ordine dell’Ammiragliato) dai cacciatorpediniere inglesi incaricati di accompagnarlo. Tragicamente solo 11 delle 35 navi arrivarono nei porti sovietici, una catastrofe usata come pretesto per sospendere i successivi convogli dalla Gran Bretagna, fino al settembre 1942. Un nuovo convoglio, il PQ18, perse 10 delle 37 navi lungo la rotta e il successivo convoglio fu inviato solo a metà dicembre 1942. Quindi, per tre mesi e mezzo, quando una delle battaglie più decisive della Secondo guerra mondiale si svolgeva sul Volga, meno di 40 navi cariche di prestiti giunsero ad intermittenza a Murmansk e Arkhangelsk. Perciò molti erano comprensibilmente sospettosi verso Londra e Washington, che passavano il tempo in attesa di vedere chi sarebbe sopravvissuto dalla battaglia di Stalingrado. Di conseguenza, tra il 1941 e il 1942 solo il 7% dei carichi di guerra spediti dagli Stati Uniti fu diretto nell’Unione Sovietica. La maggior parte delle armi e degli altri materiali arrivò nell’Unione Sovietica nel 1944-1945, una volta che i venti di guerra cambiarono decisamente.

Hawker Hurricane

Qual era la qualità delle attrezzature militari?
Dei 711 aerei da combattimento arrivati nell’URSS dal Regno Unito alla fine del 1941, 700 erano modelli antiquati come Kittyhawk, Tomahawk e Hurricane, significativamente inferiori ai tedeschi Messerschmitt e ai sovietici Jakovlev sia in velocità che agilità, e non erano nemmeno equipaggiati con armi da fuoco. Anche se un pilota sovietico riusciva ad avere un asso tedesco nel mirino delle mitragliatrici, queste armi dal calibro di fucile erano spesso completamente inutili contro la robusta blindatura degli aerei tedeschi. Riguardo ai più recenti aerei da combattimento Airacobra, solo 11 furono consegnati nel 1941, e il primo arrivò nell’Unione Sovietica smontato, senza documentazione e avendo già svolto la sua vita utile. Per inciso, fu così per i due squadroni di caccia Hurricane armati di cannoni da 40 mm e progettati per l’impiego contro i veicoli corazzati tedeschi. Ma questi aerei da combattimento si rivelarono talmente inutili che non parteciparono alla guerra rimanendo sotto nafatlina nell’URSS poiché non si trovarono piloti sovietici che li volessero pilotare. Una situazione simile si ebbe con i carri armati leggeri Valentine inglesi, che i carristi sovietici soprannominarono “Valentina“, e i carri armati medi Matilda, ai quali riservarono un epiteto peggiore: “Addio alla nostra Patria“. La loro sottile blindatura, i motori a benzina altamente infiammabili e le trasmissioni preistoriche li resero facile preda di cannoni e lanciagranate tedeschi. Secondo Valentin Berezhkov, interprete di Josif Stalin che partecipò a tutti i negoziati tra i leader sovietici e i visitatori anglo-statunitensi, Stalin fu spesso profondamente offeso dalle azioni inglesi come l’offerta di aerei obsoleti, quali gli Hurricane, come materiale in prestito, invece di nuovi caccia come lo Spitfire. Inoltre, nel settembre 1942, in una conversazione con Wendell Willkie, leader del partito repubblicano statunitense, Stalin chiese di fronte agli ambasciatori statunitense ed inglese William Standley e Archibald Clark Kerr, perché i governi inglese e statunitense inviano equipaggiamenti di scarsa qualità in Unione Sovietica? Spiegò di parlare principalmente dell’invio dei P-40 statunitensi invece dei più aggiornati Airacobra e aggiunse che gli inglesi fornivano i caccia completamente inadeguati Hurricane, assai inferiori a quelli tedeschi. Stalin affermò che una volta che gli statunitensi si prepararono ad inviare 150 Airacobra in Unione Sovietica, gli inglesi intervennero e se li presero. “Sappiamo che statunitensi ed inglesi hanno aerei uguali o superiori ai modelli tedeschi, ma per qualche motivo non li inviano nell’Unione Sovietica“. L’ambasciatore statunitense Ammiraglio Standley, non sapeva nulla, ma l’ambasciatore inglese Archibald Clark Kerr ammise di esserne a conoscenza, ma difese il loro reimipiego con la scusa che nelle mani inglesi questi caccia sarebbero stati molto più utili alla comune causa alleata che non nell’Unione Sovietica…Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

GRU, Alfa e Vympel: gli operatori segreti più famosi della Russia

Gleb Fjodorov, RBTH, 10 maggio 2017

RBTH ha compilato le informazioni da più fonti aperte sulle più famose operazioni segrete delle forze speciali russe. Poiché la maggior parte delle informazioni su questi eventi è ancora classificata, non possiamo confermarne la veridicità.Le Forze Speciali russe furono create subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e sono state maggiormente coinvolte nelle operazioni segrete nel mondo. Ciò che nacque come Spetsnaz GRU (del Primo Direttorato d’Intelligence del Ministero della Difesa) nel 1949 divenne una struttura diversificata di unità altamente specializzate. La Russia dispone di unità per operare sott’acqua, nella regione artica, nelle zone montuose e nei Paesi stranieri, dove i compiti potrebbero persino includere il rovesciamento dei governi. Poiché le attività delle Forze Speciali sono segrete, possiamo parlare solo delle più famose operazioni segrete descritte da fonti aperte.

La crisi della primavera di Praga
La prima grande operazione estera delle Forze Speciali si ebbe nel 1968, quando Mosca decise di sfruttare la primavera di Praga inviando truppe dei Paesi del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Gli Spetsnaz GRU furono incaricati di catturare l’aeroporto di Praga. Nella notte del 21 agosto 1968, un aereo passeggeri sovietico richiese di compiere un atterraggio d’emergenza nell’aeroporto di Praga, presumibilmente per guasto al motore. Dopo l’atterraggio, i commando, senza sparare un colpo, occuparono l’aeroporto e presero il controllo del traffico aereo. Allo stesso tempo, le unità delle Forze Speciali infiltratesi a Praga pochi giorni prima dell’operazione presero il controllo di altri punti chiave della città. Diverse ore dopo la presa dell’aeroporto, i mezzi delle truppe aeroportate circondarono l’edificio del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacchia, dove si svolgeva un incontro d’emergenza, trasportandone la direzione a Mosca.

Catturare un elicottero statunitense in Cambogia
Lo stesso anno un gruppo di Forze Speciali di 9 Spetsnaz del GRU penetrarono in una base aerea segreta statunitense in Cambogia. Trovarono i nuovi elicotteri d’attacco Cobra dotati di sistemi di puntamento e missili. Risultato dell’operazione di 30 minuti, un elicottero fu catturato e portato in Vietnam, mentre gli altri furono distrutti. 15 statunitensi furono eliminati nell’operazione. Secondo fonti russe, gli Stati Uniti seppero dell’attacco alla base delle Forze Speciali sovietiche anni dopo, grazie a una fuga dal KGB.

Afghanistan e il palazzo di Amin
Il culmine delle Forze Speciali sovietiche si ebbe in Afghanistan, dove furono impiegate a pieno collaborando tra esse. Uno dei primi e più difficili compiti del nuovo battaglione musulmano del GRU, reclutato tra gli abitanti dell’Asia Centrale, era aiutare i gruppi Alfa e Zenith del KGB ad assaltare Palazzo Tajbeg e catturare il presidente afghano Hafizullah Amin. L’operazione, conosciuta in seguito come Operazione Storm-333, è l’operazione più famosa delle Forze Speciali russe. Poco prima dell’operazione, avvenuta il 27 dicembre 1979, personale del battaglione musulmano s’infiltrò nelle guardie del palazzo. Dovevano neutralizzarle ed aiutare le squadre Alfa e Zenith ad entrare nel palazzo. Si riteneva che l’operazione fosse impossibile, poiché la manciata di commando affrontava 1500 soldati afgani, tra cui le guardie personali di Amin. Nell”assalto, la squadra sovietica perse sei uomini.

“Rivoluzione” in Lettonia e “sabotaggio” di una centrale nucleare
L’esperienza acquisita in Afghanistan mostrò che l’Unione Sovietica poteva avere bisogno delle Forze Speciali per azioni di sabotaggio all’estero. Perciò, le autorità crearono il gruppo Vympel del KGB, considerato d’élite anche per le norme delle Forze Speciali. Durante un’esercitazione false flag, Vympel doveva “rovesciare” il governo della Repubblica lettone, oltre che ostacolare il KGB locale. L’unità KGB locale era consapevole dei piani di Vympel, ma non riuscì tuttavia a fare nulla. Uno dei protagonisti dichiarò che 10 gruppi Vympel parteciparono all’operazione denominata Ambra-87. Ognuno aveva un compito specifico e tutti eseguiti con successo. Un gruppo doveva catturare il capo del dipartimento del KGB locale. Le Forze Speciali lo catturarono a casa, prima di svitare le lampadine nella scala di casa. “Volevamo fare la stessa cosa con il presidente del KGB, ma rinunciammo”, disse il protagonista. “Invece lo fotografammo attraverso il dispositivo di puntamento del fucile e glielo mostrammo dicendo: ‘vedi, eri vicino alla morte’“. Secondo fonti aperte, all’epoca compito di Vympel comprendeva la protezione di strutture critiche. Ad esempio, fu impegnato nella protezione delle centrali nucleari e nell’individuazione delle loro debolezze. Così, nel 1988 Vympel entrò nella centrale nucleare di Belojarsk in soli 42 secondi. La pianificazione dell’operazione richiese più di un mese. La penetrazione portò a una riflessione su come tali infrastrutture dovevano essere protette.

Le più recenti Forze Speciali
Le più forti e segrete Forze Speciali della Russia sono semplicemente chiamate Forze Operative Speciali. Secondo le fonti aperte, l’unità fu creata nel 2009, utilizzando personale veterano di altre unità speciali. Secondo i media russi, l’unità potrebbe aver partecipato all’assalto di Tadmur in Siria. Lenta.ru sostiene che le Forze Speciali sono utilizzate contro i terroristi dall’Africa settentrionale all’Afghanistan e dalle repubbliche dell’Asia centrale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora