L’agente del KGB nell’intelligence della Germania ovest

Sputnik 18.03.2018Heinz Felfe, un eccezionale agente dell’intelligence sovietica che durante la Guerra Fredda diede un contributo inestimabile nel svelare i piani occidentali contro l’URSS e a preservare la pace, avrebbe compiuto cento anni. Secondo gli storici dei servizi segreti, il nome di Felfe è alla pari coi leggendari membri dei “Cambridge Five” inglesi guidati da Kim Philby e degli agenti dei servizi segreti sovietici che contribuirono ad informare sul programma Manhattan. Heinz Felfe nacque a Dresda nel 1918 nella famiglia di un ufficiale di polizia. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel settembre 1939, prese parte alle operazioni militari contro la Polonia. Ma non dovette combattere a lungo, ammalatosi di polmonite fu smobilitato. Nel 1941, Felfe sì diplomò ed entrò nella polizia di sicurezza della Prima Direzione della Sicurezza del Reich (RSHA). Successivamente fu inviato a studiare legge all’Università di Berlino. Nell’agosto 1943, Felfe fu trasferito alla Sesta Direzione della RSHA, impegnata nell’intelligence estera e guidata da Walter Schellenberg. Dopo un po’, Felfe fu promosso alla testa del dipartimento Svizzera della RSHA. Nel maggio 1945 fu fatto prigioniero dagli inglesi e rilasciato nell’autunno 1946. In quel periodo, le sue opinioni politiche cominciarono a cambiare. “Si rese conto che la politica estera sovietica era volta ad assicurare che la Germania rimanesse uno Stato unico e neutrale. L’idea non andava bene all’occidente che sosteneva la creazione di una zona di occupazione filo-USA e la divisione della Germania. Questo non sfuggì a Felfe, naturalmente, e ne influenzò le opinioni su occidente ed Unione Sovietica”, secondo Vitalij Korotkov, veterano del Servizio d’Intelligence Estero russo, che a un certo punto mantenne i contatti con Felfe.

Punto di svolta
Ma il motivo chiave che mutò le opinioni di Heinz Felfe in favore della cooperazione con Mosca fu la visione delle rovine della natia Dresda, dopo i barbari bombardamenti anglo-statunitensi nel febbraio 1945, brutali e assolutamente privi di senso dal punto di vista militare. Secondo varie stime, decine di migliaia di residenti di Dresda furono uccisi. Il primo contatto di Felfe con l’intelligence sovietica avvenne nei primi anni ’50. “Durante questo periodo, Heinz incontrò uno dei suoi colleghi del Sesto dipartimento della RSHA, Hans Clemens, che già collaborava con la nostra intelligence, e Clemens iniziò a valutare l’atteggiamento di Felfe nei confronti dell’Unione Sovietica, con un occhio alla possibile collaborazione con noi”, affermava Korotkov. Le informazioni ottenute su Felfe convinsero l’intelligence sovietica che fosse un candidato valido al reclutamento. “Quando s’incontrarono di nuovo, Clemens disse a Felfe che l’avrebbe messo in contatto coi compagni sovietici: nel 1951 Heinz andò a Berlino dove ebbe un colloquio coi rappresentanti del nostro servizio d’intelligence ed accettò di collaborare“, proseguiva Korotkov.

Uomo d’azione
Felfe fu incaricato di trovare un lavoro nella “Gehlen Organization“, la più grande organizzazione d’intelligence della Germania ovest del dopoguerra, creata dagli statunitensi e guidata da Reinhard Gehlen, che dirigeva l’intelligence operativa sul fronte sovietico-tedesco durante la guerra. “Heinz inizialmente ottenne un posto di lavoro presso una delle unità della Gehlen Organization e successivamente fu trasferito nella sede nel sobborgo di Monaco Pullach“, osservava Korotkov. Nel 1953, le informazioni ottenute da Heinz Felfe aiutarono l’Unione Sovietica a sventare un complotto occidentale per organizzare un colpo di Stato a Berlino Est. Nel 1956, la Gehlen Organisation fu ribattezzata Federal Intelligence Service (BND), e Felfe fu posto al timone di uno dei suoi dipartimenti, impegnato nelle attività sull’URSS. Ad esempio, nel 1953, grazie alle informazioni ricevute da Felfe, l’URSS reagì rapidamente al tentato colpo di Stato organizzato dall’occidente a Berlino Est. Da agente dell’intelligence sovietico, Heinz Felfe consegnò a Mosca oltre 15000 documenti classificati ed informazioni su oltre cento talpe della CIA. Vedendo molte delle operazioni contro l’Unione Sovietica fallire, il BND iniziò ad insospettirsi su Felfe. Nel novembre 1961 Heinz Felfe fu arrestato e condannato a 14 anni. “Trascorse sei anni in prigione, e per tutto quel tempo l’intelligence sovietica cercò uno scambio. I politici della Germania ovest infine decisero che lo scambio sarebbe stato il modo migliore per permettere a BND e statunitensi di rimpatriare i loro agenti arrestati nell’URSS e nella Germania democratica“, affermava Korotkov. Nel febbraio del 1969, Heinz Felfe fu scambiato con 21 agenti occidentali, letteralmente un autobus, sul quale furono consegnati alla Germania ovest. Felfe divenne cittadino della RDT, abitò a Berlino Est ed insegnò criminologia all’Università di Berlino. Nelle sue memorie, Felfe scrisse che si sentiva orgoglioso di aver contribuito a smascherare i mercanti di guerra. “Gli anni difficili che trascorsi operando da agente sovietico furono i migliori anni della mia vita“, osservò.
Per il suo eccezionale contributo al rafforzamento della sicurezza dell’Unione Sovietica e alla sua lunga e proficua collaborazione con l’intelligence sovietica, Heinz Felfe fu insignito dell’Ordine della Bandiera Rossa e Stella Rossa e del distintivo di “Ufficiale Onorario del Comitato per la Sicurezza dello Stato”, conferitagli dai dirigenti del KGB sovietico.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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I sovietici usarono truppe tedesche per combattere i nazisti?

Boris Egorov, RBTH 5 marzo 2018

Lev Kopelev e Walther von Seydlitz

Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti erano sicuri di scontrarsi con le cosiddette “truppe di Seydlitz” che combattevano dalla parte sovietica. Ritenevano che fossero prigionieri tedeschi liberati e sotto il comando dell’ex-generale della Wehrmacht Walther von Seydlitz-Kurzbach, che aveva disertato presso i sovietici. Tuttavia, la realtà era abbastanza diversa.

Spezzare l’accerchiamento
Il generale Walther Kurt von Seydlitz-Kurzbach era considerato un perfetto tattico nella Wehrmacht tedesca. Le sue azioni decisive spezzarono l’accerchiamento del 2.do Corpo d’Armata sovietico nella sacca di Demjansk all’inizio del 1942, un’operazione molto apprezzata. Quando la 6.ta Armata, in cui Seydlitz comandava il 51.mo Corpo d’Armata, fu circondata a Stalingrado nel novembre 1942, espresse la disponibilità a spezzare questo accerchiamento. Tuttavia, le richieste al generale Friedrich Paulus di consentirlo furono respinte. Paulus seguì ostinatamente l’ordine di Hitler che proibiva ogni ritirata. Dopo diversi inutili tentativi di convincere il comandante, Seydlitz decise di prendere l’iniziativa. Ignorando la gerarchia, scrisse direttamente al comandante del Gruppo B colonnello-generale Maximilian von Weichs: “Restare inattivi è un crimine dal punto di vista militare, ed è un crimine dal punto di vista della responsabilità nei confronti del popolo tedesco“. Weichs non rispose mai. Poi Seydlitz radunò parte delle sue truppe per compiere una puntata, senza il sostegno del resto dell’esercito tedesco, e tale azione fu condannata. Quando il generale fu catturato dalle truppe sovietiche il 31 gennaio, era pieno di rabbia e delusione verso Paulus e Hitler.

Friedrich Paulus, Generalmaggiore Leyser, Colonnello Wilhelm Adam e Generale Walther von Seydlitz, 1943.

“Vlasov tedesco”
Quando gli ufficiali sovietici tentarono per la prima volta di arruolare Seydlitz nel campo di prigionia, trovarono terreno fertile. Il generale era assai disilluso dai vertici tedeschi e scioccato dalla catastrofe di Stalingrado. Accettò di collaborare coi comunisti presto. Lo storico Samuel W. Mitcham scrisse in I comandanti di Hitler: “Era convinto che qualsiasi passo che accelerasse la caduta di Hitler andasse bene per la Germania, anche se ciò significava lavorare per Stalin“. Insieme a 93 ufficiali, Seydlitz formò la Lega degli ufficiali tedeschi, dove fu scelto presidente. Divenne anche vicepresidente del Comitato nazionale per una Germania libera, guidato dai comunisti tedeschi. L’attività di Seydlitz rispecchia quella del generale Andrej Vlasov, un generale sovietico catturato che disertò per la Germania e guidò il cosiddetto Comitato per la liberazione dei popoli della Russia. Walther von Seydlitz partecipò attivamente alla guerra di propaganda. Cercò di convincere i comandanti tedeschi che Hitler aveva tradito la Germania permettendo la catastrofe di Stalingrado, e che avevano giurato alla loro terra, non al fuhrer. “Dopo che Hitler se ne sarà andato, la Germania farà la pace“, disse. Seydlitz scrisse al comandante della 9.ma Armata Walter Model nell’ottobre del 1943: “Fai dimettere Hitler! Lascia la terra russa e porta l’esercito dietro i confini orientali tedeschi. Questa decisione garantirà una pace onorevole che darà al popolo tedesco i diritti da nazione libera“.
I messaggi di Seydlitz non trovarono un pubblico ricettivo tra i generali della Wehrmacht. Tuttavia, l’appello ai difensori di Konigsberg a deporre le armi accelerò la capitolazione della guarnigione nell’aprile 1945. Il desiderio e lo scopo più importanti per Seydlitz era formare unità tedesche che combattessero i nazisti insieme ai sovietici sul campo di battaglia. Ma tale permesso doveva essere concesso da Stalin.

Le truppe di Seydlitz: mito o realtà?
Nonostante le numerose richieste di Seydlitz, Stalin non permise mai che nessuna formazione militare venisse creata da prigionieri di guerra tedeschi. Furono utilizzati solo per lavori di costruzione nelle retrovie. La leadership sovietica era molto sospettosa verso i tedeschi, persino se propri cittadini. I tedeschi del Volga furono sotto costante osservazione, spesso spostati dalle prime linee alle retrovie e furono persino deportati in Siberia e Asia centrale nel 1941. Gli ex-nazisti, alcuni disertori, entrarono nei ranghi partigiani, come l’ex-gefreiter Fritz Schmenkel a cui fu persino assegnato il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Ma questi erano casi isolati. Formare un’unità coi prigionieri di guerra tedeschi era fuori questione. Così Seydlitz non riuscì mai a creare l’equivalente sovietico dell’Esercito di Liberazione russo di Vlasov. Al contrario, la richiesta dei prigionieri di guerra rumeni di creare proprie formazioni per combattere a fianco dell’esercito sovietico fu approvata e furono create due divisioni di fanteria rumene. Eppure, i nazisti credevano di aver incontrato e combattuto “le truppe di Seydlitz”. Erano sicuri che i Fw-190 e Me-109 trofeo decorati con le stelle rosse usate dai piloti sovietici per lanciare volantini propagandistici e la ricognizione fossero guidati dai piloti tedeschi di Seydlitz. Helmut Altner, un giovane soldato che difese la capitale del Terzo Reich negli ultimi giorni, ricordò nelle sue memorie Danza della morte a Berlino che insieme ai sovietici, Berlino fu presa d’assalto dalle “truppe di Seydlitz in uniforme tedesca con fregi e mostrine rosse sulle maniche. Non posso crederci, tedeschi contro tedeschi!“. Helmut non li vide mai visti, ma gli fu detto da dei carristi. Tuttavia, non vi sono documenti negli archivi russi e tedeschi, né informazioni sull’esistenza di tali formazioni. L’esercito di Seydlitz era un mito e non è mai esistito.
Il destino di Seydlitz fu migliore del suo omologo Vlasov. Dopo aver trascorso un po’ di tempo in un campo di prigionia, morì nella RDT nel 1976. Il meno fortunato Andrej Vlasov fu giustiziato a Mosca nel 1946.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Resistenza comunista tedesca

Histoire et Societé 12 dicembre 2015Dall’inizio degli anni ’30, i comunisti si mobilitarono contro il NSDAP e cercarono di convincere i militanti nazisti ad aderire al Partito comunista. Ma di fronte all’ascesa del nazismo, dovettero cambiare tattica e organizzarono proteste che spesso portarono a scontri tra i due campi. L’unione dei partiti operai era problematica, perché anche se la base del Partito Comunista tedesco (KPD) e del Partito socialdemocratico (SPD) era disposta a formare un fronte unito contro il nazismo, questa unione non poté esserci perché i leader comunisti trattarono i socialdemocratici da “social-fascisti” e i socialdemocratici rifiutavano di conformarsi agli orientamenti ideologici di Mosca. Il 30 gennaio 1933, giorno in cui Hitler salì al potere, i comunisti invocarono lo sciopero generale e manifestazioni di massa ovunque in Germania. I nazisti reagirono effettuando arresti ed incursioni. Di fronte alle misure repressive adottate dal governo nazista contro i comunisti, dovettero continuare la lotta in clandestinità. Furono create reti clandestine, ma la maggior parte fu smantellata rapidamente dalla Gestapo, che aveva numerosi informatori. Già nel febbraio 1933, l’incendio del Reichstag fu usato come pretesto dai nazisti per bandire il Partito Comunista e arrestarne i quadri; più della metà dei leader del partito fu arrestata o uccisa dalla Gestapo. In seguito all’arresto di Ernst Thälmann, leader del Partito Comunista Tedesco, all’inizio del marzo 1933, Mosca ordinò ai funzionari del partito di fuoriuscire per formare la leadership di partito all’estero, con la missione di sostenere la base del partito in Germania. Walter Ulbricht, leader provvisorio del KPD e futuro leader della RDT, esiliato nel 1933 in Cecoslovacchia per fondare una parte del partito, nel 1936 si unì a Wilhelm Pieck, futuro leader della RDT, a Parigi, dove creò un altro ramo del KPD. Nel 1939, trovarono rifugio nell’URSS, dove rimasero fino alla fine della guerra.
In Germania, i membri del partito cercarono di evitare la sorveglianza della Gestapo formando reti clandestine. Ma la polizia aveva i documenti del Partito Comunista requisiti nei raid, e combattenti della resistenza furono arrestati a migliaia e inviati nei primi campi di concentramento, che i prigionieri politici comunisti e i socialdemocratici furono costretti a costruire. La stampa clandestina fu la prima attività dei combattenti comunisti della resistenza, distribuendo segretamente volantini e pubblicazioni per convincere la popolazione tedesca a insorgere contro Hitler e rovesciare il regime nazista. D’altra parte, fu creata una rete di messaggeri; la missione era trasmettere informazioni sul Reich all’estero, ai capi in esilio del partito, e trasmettere notizie dall’estero in Germania per contrastare la propaganda di Hitler. I sindacati comunisti cercarono di mobilitare gli operai contro il governo nazista. Ma il loro compito era arduo, poiché alcuni membri del partito si rassegnarono alla vittoria nazista, altri aderirono al NSDAP e le persecuzioni dei comunisti ne scoraggiarono più di uno a continuare la lotta. Inoltre, la costituzione dei sindacati comunisti fu molto debole nelle aziende ancor prima che Hitler salisse al potere, perché la maggior parte dei membri del partito era allora disoccupata, e gli attivisti non potevano formare un vero contrappeso al nazismo nelle aziende tedesche.
Nel 1935, il Komintern e l’ufficio politico del KPD decisero di cambiare tattica contro il nazionalsocialismo e di cercare di unirsi ai socialdemocratici per formare un fronte unito contro il nazismo. D’altra parte, la solita struttura gerarchica del partito, facilmente smantellata dalla Gestapo, che poté compiere migliaia di arresti, fu abbandonata; i combattenti della resistenza si organizzarono in piccole cellule guidati da istruttori addestrati a questo compito e che lavoravano clandestinamente nelle aziende invece che nelle vecchie sezioni locali del partito. Queste cellule ricevettero le istruzioni dagli uffici centrali del KPD coordinati dal Comitato Centrale a Mosca e dagli esiliati ad Amsterdam, Strasburgo, Lussemburgo, Copenaghen, Praga, Parigi e Stoccolma che fecero infiltrare clandestinamente messaggeri in Germania. Attraversarono il confine cecoslovacco tramite una rete di contrabbandieri; l’organizzazione stampò anche volantini, inviati nel Reich, ed aiutarono i rifugiati a fuggire dalla Germania. Lo stessa rete esisteva ai confini belga e olandese, ma la Gestapo riuscì a smantellarle nel 1935-36 grazie all’infiltrazione di spie.
Nel 1936, durante le Olimpiadi di Berlino, per i nazisti un importante evento di propaganda, i comunisti organizzarono uno sciopero in una fabbrica a Berlino, che contraddiceva la propaganda di Hitler secondo cui tutta la Germania sosteneva i nazisti. La Gestapo si assicurò che i giornalisti stranieri non sapessero dello sciopero e in seguito piazzò spie in tutte le fabbriche, in modo che tali proteste non si ripetessero. Durante la guerra, la maggior parte dei Paesi limitrofi fu occupata dalle truppe tedesche, e divenne sempre più difficile mantenere i contatti tra la dirigenza in esilio del partito e la base in Germania; le cellule della resistenza comunista erano sempre più isolate e solo raramente ricevevano le direttive dal partito. I combattenti comunisti della resistenza che lavoravano sulle ferrovie o nelle compagnie di trasporto fluviale e marittimo, tuttavia, poterono continuare a trasmettere messaggi. Inoltre, i comunisti avevano un servizio segreto che raccoglieva informazioni e li inviava via radio ai centri d’intelligence di Parigi e Bruxelles, che avevano agenzie in tutti i Paesi europei.
Il patto di non aggressione dell’URSS, concluso da Hitler e Stalin il 23 agosto 1939, scioccò e disorientò i combattenti della resistenza che avevano combattuto per sei anni clandestinamente; una direzione del partito indipendente da Mosca fu creata in Germania per reazione al patto, e il suo comitato centrale inviò messaggeri alle varie cellule per ordinare di continuare la lotta al nazismo. Dopo l’attacco nazista all’URSS, la sezione comunista tedesca tornò a Mosca. Ma la volontà dei combattenti della resistenza comunista di provocare una rivolta della popolazione tedesca contro la guerra e il governo nazista non ebbe alcuna possibilità di successo, poiché la maggioranza dei tedeschi sosteneva Hitler, che colse una vittoria dopo l’altra. La popolarità del dittatore fu tale nei primi anni di guerra che una rivoluzione era impossibile. Willi Gall, che iniziò ad organizzare la resistenza interna, fu arrestato nel 1940; il successore Wilhelm Knöchel coordinò le attività delle varie cellule da Amsterdam, per poi trasferirsi a Berlino nel 1941; fu arrestato nel gennaio 1943 e diede informazioni ai nazisti sotto tortura, mettendo in pericolo tutta la resistenza comunista e minandone le attività.
Alla fine della guerra, quando le truppe sovietiche si avvicinarono alla Germania, agenti comunisti furono paracadutati nel Paese per organizzare la resistenza comunista. E quando la zona d’occupazione sovietica diede alla luce la RDT, molti comunisti fuggiti a Mosca, tra cui Walter Ulbricht e Wilhelm Pieck, ne divennero i leader.

Principali gruppi di resistenza comunisti:
Soccorso Rosso (Die Rote Hilfe)
Questo gruppo, fondato a Parigi dal combattente comunista della resistenza Wilhelm Beuttel, sostenne i perseguitati dal regime nazionalsocialista. Wilhelm Beuttel, tornato in Germania nel 1942, lavorò nel gruppo della resistenza di Wilhelm Knöchel. Fu arrestato dalla Gestapo nel 1943 e giustiziato nel 1944.

Il gruppo di Wilhelm Knöchel nella Ruhr
Wilhelm Knöchel, che aveva diretto il comitato in esilio del KPD ad Amsterdam dal 1935, tornò in Germania nel 1941 per riorganizzare la resistenza comunista nella Ruhr. La sua organizzazione pubblicò segretamente la pubblicazione anti-nazista Der Friedenskämpfer, che informava i tedeschi dei crimini commessi dai nazisti e della situazione internazionale, e li incitò a insorgere contro Hitler per rovesciare persino la dittatura nazista. Wilhelm Knöchel fu arrestato dalla Gestapo nel 1943 e giustiziato nel 1944, e la sua organizzazione fu smantellata. Circa 50 combattenti della resistenza del gruppo furono arrestati, torturati e uccisi.

Il gruppo di Josef (Beppo) Römer
Alla fine degli anni ’20, Josef Römer pubblicò il giornale comunista “Aufbruch”; fu arrestato nel marzo 1933 e trascorse sei anni in un campo di concentramento. Dopo la liberazione, cercò di organizzare un attentato a Hitler e prese contatto con la cerchia della resistenza di Adam von Trott zu Solz e Robert Uhrig. Nel 1940 creò un gruppo della resistenza che diffondeva il giornale clandestino “Informationsdienst”. Fu arrestato nel 1942 e giustiziato nel 1944.

Il gruppo di Robert Uhrig a Berlino
Robert Uhrig fu arrestato per la prima volta nel 1934 per aver distribuito un giornale clandestino e raccolto fondi per le famiglie delle vittime della persecuzione nazista. Fu rilasciato dopo 21 mesi di lavori forzati e creò un’organizzazione della resistenza nel 1938 a Berlino; l’obiettivo era formare gruppi di resistenza comunisti nelle aziende. Dal 1941, il gruppo, che contava un centinaio di membri nel 1940, e il doppio nel 1942, collaborò con altri movimenti, tra cui l’organizzazione Harnack/Schulze-Boysen, istituendo un servizio d’intelligence. La Gestapo smantellò l’organizzazione nel 1942; un centinaio di combattenti della resistenza, tra cui Robert Uhrig, furono arrestati, torturati, deportati in un campo di concentramento e giustiziati nel 1944. Anche le loro famiglia fu arrestata. Coloro che sfuggirono alla persecuzione aderirono al gruppo di Anton Saefkow.

Il gruppo di Walter Budeus
Nel 1936, Walter Budeus creò nella società metalmeccanica in cui lavorava un’organizzazione composta da una cinquantina di combattenti della resistenza. Alla fine degli anni ’30, contattò Robert Uhrig e Beppo Römer per coordinare le attività dei diversi gruppi. Il loro compito era raccogliere informazioni sull’industria bellica, distribuire volantini e stabilire contatti con altri gruppi della resistenza. Walter Budeus fu arrestato nel 1942 e condannato a morte nel 1944.

Il gruppo di Bernhard Bästlein, Oskar Reincke e Franz Jacob ad Amburgo
Nel 1941-42, dopo la liberazione dai campi di concentramento, Bernhard Bästlein, Oskar Reincke e Franz Jacob fondarono un’organizzazione della resistenza nei cantieri navali di Amburgo. Il gruppo, che distribuiva volantini antifascisti e inviava lettere ai soldati sul fronte orientale per spronarli a rifiutarsi di combattere, era in contatto con altri movimenti della resistenza, tra cui l’organizzazione Harnack/Schulze-Boysen. Arrestati dalla Gestapo nel 1943, approfittarono del bombardamento alleato per scappare e nascondersi. Ma arrestati di nuovo nel 1944, circa sessanta resistenti furono giustiziati nel 1944-45.

Il gruppo di Anton Saefkow e Franz Jacob a Berlino
Fondato nel 1943, il gruppo distribuì volantini antifascisti e nel 1944 entrò in contatto con Julius Leber e Adolf Reichwein, combattenti della resistenza socialdemocratica che presero parte al complotto che preparò l’attentato del 20 luglio 1944 a Hitler. La Gestapo che infiltrò una spia nell’organizzazione, arrestò il 22 giugno 1944 Anton Saefkow, Franz Jacob, Julius Leber e Adolf Reichwein. Centinaia di membri del gruppo furono arrestati ed assassinati.

Il gruppo di Theodor Neubauer e Magnus Poser in Turingia
Questa organizzazione, creata nel 1942, era in contatto con altri gruppi della resistenza, per esempio con un gruppo dell’Università di Jena, così come con un gruppo del campo di concentramento di Buchenwald, quindi poté inviare cibo, volantini ed anche armi ai prigionieri. Theodor Neubauer, internato per diversi anni in un campo di concentramento prima di creare il gruppo della resistenza, fu arrestato nel 1944 e giustiziato nel 1945.

Il gruppo di Georg Schumann e Otto Engert a Lipsia
Questo gruppo era in contatto con prigionieri di guerra russi e lavoratori delle forze straniere, così come con le organizzazioni di Harro Schulze-Boysen, di Theodor Neubauer e Magnus Poser in Turingia e di Anton Saefkow a Berlino. L’obiettivo principale del gruppo di Lipsia era unificare i vari movimenti di resistenza comunisti, ma il tentativo non riuscì per la sorveglianza dealla Gestapo.

Comitato nazionale della Germania libera (Nationalkomitee Freies Deutschland, NKFD)
Questo comitato fu fondato nel 1943 dalla Sezione politica dell’Esercito sovietico e dal Comitato centrale del KPD a Mosca; i suoi obiettivi erano, attraverso la propaganda, allontanare i prigionieri di guerra tedeschi dal nazismo e incoraggiare i soldati tedeschi a disertare. La NKFD cercò di raccogliere tutte le tendenze politiche in un’unione contro Hitler; nelle sue file non c’erano solo comunisti, ma anche per esempio un centinaio di pastori, sacerdoti e studenti di teologia della Wehrmacht, prigionieri nei campi russi che aderirono al NKFD per le persecuzioni contro le chiese nel Reich. I comunisti, tra cui Wilhelm Pieck e Walter Ulbricht, i futuri leader della RDT, infine guidarono l’NKFD che divenne uno strumento della propaganda del governo sovietico.

L’organizzazione Germania Libera (Freies Deutschland)
Questo gruppo, fondato a Colonia nel 1943 da una rete della resistenza comunista, aveva oltre duecento membri e riuniva combattenti della resistenza di tutti gli orizzonti politici e ideologici. Volantini che incoraggiavano la popolazione tedesca a commettere sabotaggi per fermare la macchina da guerra nazista, ed incoraggiare i soldati a disertare, furono distribuiti, e i combattenti della resistenza aiutarono i prigionieri stranieri in Germania. La Gestapo arrestò molti membri del gruppo, che gradualmente si dissolse.

Organizzazioni della resistenza indipendenti da KPD
Partito comunista tedesco di Opposizione (Kommunistische Partei Deutschlands (Opposition), KPO) Ala destra del KPD espulsa dal partito nel 1928, fondò un’organizzazione indipendente comunista, il KPO. Dopo l’ascesa al potere di Hitler, solo pochi militanti nominati quadri di partito andarono in esilio in Francia, dove fondarono un comitato di esilio (Auslandskomitee, AK) in contatto, attraverso una rete di messaggeri, con la base che svolgeva clandestinamente attività in Germania. Un comitato del KPO, che si trovava a Berlino, era incaricato di coordinare le attività delle cellule locali del partito. La struttura gerarchica e frammentaria del partito permise di evitare i grandi rastrellamenti della Gestapo. Gli obiettivi principali del KPO erano trasmettere informazioni sul regime di Hitler e collaborare con la resistenza in esilio dei sindacati contro il nazismo. Distribuirono volantini e i membri del partito ebbero la missione di creare sindacati clandestini nelle aziende in cui lavoravano. Quando il contatto col comitato in esilio fu rotto dell’occupazione della Francia da parte delle truppe tedesche, il KPO contattò altre organizzazioni operaie, compresi socialdemocratici, per creare sindacati clandestini e distribuire volantini volti a mobilitare la popolazione tedesca contro Hitler.

L’Orchestra Rossa (Die Rote Kapelle)
Dalla fine del 1941, l’organizzazione Harnack/Schulze-Boysen collaborò con gli uffici dei servizi segreti sovietici a Parigi e Bruxelles, senza che i membri diventassero agenti sovietici e perdessero l’indipendenza, come dichiararono in seguito le autorità naziste. La Gestapo chiamò questo gruppo della resistenza L’Orchestra Rossa (“Die Rote Kapelle“).Il gruppo di Herbert e Marianne Baum
Herbert Baum e sua moglie Marianne, che dal 1933 combattevano nei circoli giovanili comunisti, fondarono un gruppo della resistenza nel 1938-39, i cui membri, ebrei vicini al comunismo, distribuirono volantini antifascisti e diedero fuoco a una mostra anticomunista organizzata a Berlino nell’ambito della propaganda nazista, “Das Sowjetparadies“. I giovani furono arrestati nel 1942; una ventina di loro fu giustiziata, alcuni, come Herbert Baum, si suicidarono in cella, e l’altra resistente morì nel campo di concentramento. La rappresaglia della Gestapo non si fermò qui: 500 ebrei di Berlino furono deportati in un campo di concentramento come risultato dell’azione.

In secondo piano Walter Ulbricht, Maggiore Krausnik, Erich Weinert, Maggiore Ingegnere Hetz; Maggiore Stösslein e Wilhelm Pieck in primo piano. URSS, 25 Ottobre 1944

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il decano degli agenti segreti della Russia compie 101 anni

FRN, 12 febbraio 2018Il 10 febbraio, l’ufficiale e sabotatore dell’intelligence sovietica Aleksej Nikolaevich Botjan compiva 101 anni. Il Colonnello dell’Intelligence Estera della Russia veniva congratulato dai colleghi: “Oggi, 10 febbraio, ci congratuliamo non solo per un altro compleanno, ma per il primo anniversario del secondo secolo!“, dichiarava il direttore dell’intelligence russa. “Siamo orgogliosi di te, sei un esempio! Sono molto felice che tu sia così vigoroso, energico e circondato dalla cura e dall’amore di parenti e colleghi!” Vigore e vitalità di Aleksej Nikolaevic non sono affatto retorica. Non molto tempo prima, i giornalisti invitarono Botjan a sparare con le pistole “Walter PPK“, “Stechkin” e “Vul” delle forze speciali, insieme a giovani ufficiali dei servizi segreti militari. Tutti furono sorpresi dall’occhio acuto e dalla mano ferma di Botjan.
Aleksej Nikolaevich Botjan è nato il 10 febbraio 1917 in Polonia, nel villaggio bielorusso di Chertovichi. Oggi è il distretto di Volozhin della Bielorussia. Botjan, a proposito, significa “cicogna” nel dialetto bielorusso locale. Dopo aver lasciato la scuola nel 1939, Botjan fu arruolato nell’esercito polacco, nell’artiglieria antiaerea del territorio di Vilna, dove divenne sottufficiale. Nel settembre 1939, dopo l’attacco di Hitler alla Polonia, iniziò il contributo di Botjan alla guerra contro i fascisti. Difendendo i cieli di Varsavia, abbatté tre bombardieri tedeschi. Dopo la conquista della Polonia da parte dei nazisti, Botjan, insieme alla sua unità militare, si recò nel territorio liberato dall’Armata Rossa nella Bielorussia occidentale, dove si arrese. Se qualcuno si attende storie dell’orrore su interrogatori e repressioni sovietiche che colpirono il bielorusso dall’esercito polacco, non ce ne sono. Aleksej Botjan ricevette la cittadinanza sovietica, divenne insegnante e tornò ad insegnare nel villaggio natale. Nel maggio 1940, la vita della giovane insegnante prese una svolta inaspettata. Gli fu chiesto di addestrarsi per l’NKVD (predecessore del KGB) nella scuola d’intelligence. Non disse mai chi chiamò (o scrisse) e come, quindi chiameremo tali contatti “la Forza”. Nelle battaglie del luglio 1941, Botjan si arruolò nelle leggendarie forze speciali del NKVD, la Brigata speciale dei fucilieri motorizzati (OMSBON).Aleksej Nikolaevich partecipò alla battaglia per Mosca come comandante di un gruppo da ricognizione. All’inizio del 1943, il gruppo da ricognizione di Botjan fu inviato a condurre operazioni speciali partigiane nei territori occupati dell’Ucraina centrale, con compiti di sabotaggio. Nella regione di Zhitomir, Botjan condusse un’operazione audace facendo saltare in aria il comando tedesco nella città di Ovruch. Gli esploratori di Botjan localizzarono e persuasero un lavoratore, Kapljuk, a cooperare. Kapljuk era responsabile presso i tedeschi della manutenzione del riscaldamento. Botjan insegnò a Kapljuk ad usare esplosivi e detonatori. Poi, al momento convenuto, gli esplosivi furono portati e nascosti nell’edificio del comando. In totale, furono posati almeno 100 kg di esplosivo sotto l’edificio. L’esplosione eliminò più di 80 degli occupanti. L’operazione dei servizi speciali salvò la vita a decine di migliaia di sovietici nell’area ed ebbe un enorme effetto propagandistico. Fu persino preso ad esempio del sabotaggio nei libri di testo specializzati. Allo stesso tempo, per la prima volta Aleksej Nikolaevich Botjan fu nominato per il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma fu rifiutato dalle autorità. La ragione è ancora sconosciuta. Nel 1944, al gruppo di Botjan fu ordinato di recarsi a Cracovia. Grazie all’eccellente conoscenza della lingua e dei costumi polacchi, il gruppo di Botjan organizzò la cooperazione tra i distaccamenti delle Guardie Operaie e le forze ambigue dei battaglioni dei contadini di Khlopsk e dell’Esercito di Craiova. Nella città di Ilzha, insieme ai soldati delle Guardie Operaie, l’ufficiale dell’intelligence sovietica riuscì ad irrompere in una prigione liberandone i patrioti polacchi. C’erano molti gruppi di intelligence e sabotaggio sovietici del GRU e del NKVD che eseguivano vari compiti. Questa collaborazione coi patrioti polacchi impedì ai nazisti di distruggere uno degli antichi centri della cultura slava. Il contributo di Botjan alla liberazione di Cracovia incluse anche la cattura del cartografo polacco Ogarek, mobilitato dai tedeschi. Fu Ogarek a rivelare preziose informazioni sull’invio di esplosivo nel castello jagellonico, che i tedeschi volevano utilizzare per ostruire e distruggere le infrastrutture della città mentre avanzava l’Armata Rossa.Alla fine della guerra, Botjan era tenente in Cecoslovacchia. Andò a studiare nella scuola tecnica di Praga come ingegnere progettista, ma al secondo anno fu nuovamente contattato dalla “Forza”. A quel punto, Botjan si era sposato con una cecoslovacca e, come immigrati cechi, operò come agente illegale nella Slesia ceca, al confine con la Germania occidentale. Poco si sa di questo episodio, ma è noto cosa accadde dopo la morte di Stalin, quando Botjan tornò a Mosca. I suoi comandanti di prima linea, Sudoplatov ed Ejtingon, furono arrestati, e gli scagnozzi di Chrusciov dispersero le forze speciali e chiesero a Botjan di andarsene, lasciandolo senza niente; niente appartamento e salario per far quadrare i conti. Botjan fu salvato dai suoi compagni al fronte, che gli organizzarono un lavoro come “ospite esperto in lingue straniere” in un ristorante a Praga. L’ex-sabotatore dei servizi segreti iniziò a lavorare nel servizio clienti, e lavorò così diligentemente che fu elogiato dalla direzione, e la sua foto era sul tavolo degli onori di casa. Nel 1957 fu ricordato e invitato a Mosca, con la proposta di continuare il servizio come agente. Botjan accettò d’essere reintegrato nei servizi speciali col grado di maggiore. È noto che Botjan lavorò contro l’intelligence della Germania occidentale, nella quale il generale fascista Reinhardt Gehlen riunì gli agenti sopravvissuti di Abwehr, SD e Gestapo. Nel 1965, i compagni d’arme di Botyan, che avevano raggiunto i vertici del KGB, rivolsero alle autorità una petizione per conferirgli il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma di nuovo qualcosa l’impedì. Nel 1983, il colonnello Botjan andò in pensione, ma continuò a consigliare le forze speciali del KGB per altri sei anni. Solo nel maggio 2007, col decreto del Presidente della Federazione Russa, il leggendario agente speciale riceveva il meritato titolo di Eroe della Russia.

Buon compleanno, Aleksej Botjan!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’intervento russo nelle operazioni di ricerca del sottomarino San Juan

27 novembre 2017Si sa che l’Argentina ha accettato l’aiuto russo per il salvataggio del sottomarino ARA San Juan. Da quanto letto, finora non è stato annunciato che il relitto del sottomarino è stato scoperto, quindi, in teoria, non è ancora stato trovato. Va detto, perché vi sono rapporti che affermano che la posizione è nota e che il problema è che è troppo in profondità per essere raggiunto coi mezzi impiegati nella zona. Nulla indica che questa informazione sia corretta. Sui si evidenziano ciò che i russi invieranno e cosa potrebbero fare. I russi inviano quanto segue:
– il sistema Panther Plus
– la nave oceanografica Proekt 22010 Jantar
Un aereo da trasporto militare An-124 con un gruppo di specialisti della squadra di soccorso della Marina russa arrivava in Argentina, presso l’aeroporto Comodoro-Rivadavia. Il gruppo di esperti della Marina russa era decollato a bordo di un aereo da trasporto militare An-124 dall’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo, diretto in Argentina per partecipare all’operazione di ricerca del sottomarino “San Juan”. Nel gruppo vi sono il comandante e gli operatori del drone “Panther plus”, sommozzatori e palombari. A bordo dell’aeromobile vi erano i contenitori con l’equipaggiamento del “Panther plus” e altra attrezzatura. L’altro gruppo di soccorritori militare russi è guidato dal capo dell’Istituto di ricerca sulle tecnologie subacquee e di salvataggio del Centro di ricerca ed addestramento della Marina Militare, Capitano di 1° Rango Sergej Bashmakov. Tutti gli specialisti russi hanno molti anni di esperienza nelle operazioni di ricerca e soccorso. Sommozzatori e tecnici del drone-sottomarino “Panther Plus” hanno diversi anni di esperienza nelle regolari esercitazioni navali nel supporto a ricerca e salvataggio, tra cui compiti complessi per soccorrere l’equipaggio di un sottomarino in avaria in varie aree marine e zone climatiche. Il 23 novembre 2017 a nome del Presidente Vladimir Putin, il Ministro della Difesa russo, Generale Sergej Shojgu aveva una conversazione telefonica con l’omologo argentino. In seguito ai negoziati, il capo del Ministero della Difesa russo decideva d’inviare a sostegno della ricerca dei dispersi del sottomarino argentino “San Juan” dell’Oceano Atlantico, gli esperti della 328.ma Squadra di ricerca e soccorso della Marina russa. Per effettuare le operazioni di ricerca al largo delle coste dell’Argentina, Shojgu ordinava l’invio via aerea del distaccamento mobile della 328.ma squadra insieme al complesso sottomarino telecomandato Panther Plus. Inoltre, la nave da ricerca oceanografica Jantar della Marina russa veniva reindirizzata nell’area dell’operazione di ricerca, mentre svolgeva attività pianificate al largo delle coste occidentali dell’Africa”.
Il sistema mobile sottomarino a comando remoto (RTPA) Panther Plus, trasportabile a bordo di un velivolo da trasporto militare Il-76 o An-124, è progettato per rilevare oggetti sottomarini con un sonar ad apertura circolare fino a una distanza di 300 m; trasmettere l’immagine sonar dell’oggetto alla nave appoggio; rilevare ed ispezionare oggetti subacquei con videocamere ad alta sensibilità; Trasmettere i video alla nave appoggio; nelle operazioni di soccorso può fornire fornire ventilazione, trasmissioni ed energia elettrica al sottomarino attraverso i tubi lanciasiluri; può trasportare in superficie carichi di 105 kg. Il robot subacqueo Panther Plus può operare a una profondità di 1000 m. Pertanto, se una squadra che può operare a 1000 m viene inviata, è perché c’è ancora l’opzione che l’ARA San Juan sia massimo a 1000 m di profondità. Se fosse diversamente, i russi non avrebbero inviato questo sistema. Il robot subacqueo Panther Plus non è un sistema di salvataggio e recupero. Può eseguire operazioni a 1000 m di profondità… impiegando i bracci robotici per recuperare oggetti.
L’altro contributo russo è la nave Proekt 22010 Jantar che trasporta i minisommergibili Proekt 16810 (AS-37) e Proekt 16811 (AS-39) che possono scendere a 6000 metri di profondità. Come il robot subacqueo Panther Plus, i minisommergibili AS-37 e AS-39 non sono sistemi di soccorso, ma per lavorare a grande profondità e svolgere compiti manuali coi bracci robotici per recuperare oggetti fino a 200 kg di peso. Il Proekt 16811 AS-39 Konsul può scendere fino a 6270 m. Pertanto, la cosa certa è che i russi non vanno nell’area per salvare nessuno. Questo deve essere chiaro. A proposito, i membri dell’equipaggio di questi minisommergibili sono i meglio pagati nelle Forze Armate russe.
Cosa faranno russi nell’area? La domanda che molti si pongono in questi giorni. Perché ora e per cosa? Perché ora potrebbe essere dovuto al risultato più drammatico e il tempo non è il più importante. Ecco perché la nave russa arriverà nell’area, anche se ci vorranno alcuni giorni. La nave si dirigeva verso Luanda, quando cambiava rotta.Se i tempi non coincidono, sarà perché tutto ciò è avvenuto giorni prima dell’annuncio ufficiale. Se avesse una velocità di 15 nodi per l’intera rotta, potrebbe essere in zona il 2 dicembre, ma è improbabile. Se la Jantar fosse partita dal Sud Africa direttamente per l’Argentina, sarebbe stata in procinto di arrivare… ma non sembra così. Se venisse inviata solo la nave Jantar, si potrebbe pensare che sanno dove si trova il sottomarino, troppo in profondità per i mezzi dispiegati. Lì entrerebbero i minisommergibili Rus e Konsul. Il problema nel garantire ciò è che inviano anche il robot sottomarino Panther Plus, che non si avvicina nemmeno alle capacità d’immersione degli altri due minisommergibili russi, quindi vi sarebbe l’opzione che il sottomarino non sia così in profondità. Pertanto, l’unica cosa che si può concludere è che non sanno ancora dove si trovi l’ARA San Juan. Detto questo, le squadre russe di questo tipo di operazioni, se non sono le migliori del mondo, saranno tra le migliori. Sono professionisti di altissimo livello responsabili, ad esempio, delle immersioni per il Titanic, pietra miliare mediatica qualche anno fa. Considerando tutto ciò, saranno stati contatti i russi avendo modo di arrivare al relitto dell’ARA San Juan che sembra essere molto in profondità. Esaminato sul posto, verrà studiato come rimuoverlo e recuperare i membri dell’equipaggio. Cosa che non accadrà, se succederà, a breve. Al contrario, richiederà tempo e grandi investimenti. Inoltre, è sicuro che i russi faranno di tutto affinché l’operazione elimini l’immagine negativa impressa dall’operazione di salvataggio del sottomarino Kursk.

Proekt 18611 Konsul

Il sistema russo Panther Plus non ancora inviato in mare, opererà a bordo della nave argentina ARA Islas Malvinas. S’è visto che la nave Jantar salperebbe verso l’Argentina navigando a 14 nodi. Ciò significa che potrebbe ridurre i tempi tra il 2 e il 5 dicembre, se mantenesse quella velocità. Ciò che è partito nelle ultime ore era un sommergibile di salvataggio statunitense a bordo della nave Sophie Siem. Infine la Marina argentina annunciava di non aver ancora trovato il sottomarino.Fonte: Análisis Militares

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito