Il decano degli agenti segreti della Russia compie 101 anni

FRN, 12 febbraio 2018Il 10 febbraio, l’ufficiale e sabotatore dell’intelligence sovietica Aleksej Nikolaevich Botjan compiva 101 anni. Il Colonnello dell’Intelligence Estera della Russia veniva congratulato dai colleghi: “Oggi, 10 febbraio, ci congratuliamo non solo per un altro compleanno, ma per il primo anniversario del secondo secolo!“, dichiarava il direttore dell’intelligence russa. “Siamo orgogliosi di te, sei un esempio! Sono molto felice che tu sia così vigoroso, energico e circondato dalla cura e dall’amore di parenti e colleghi!” Vigore e vitalità di Aleksej Nikolaevic non sono affatto retorica. Non molto tempo prima, i giornalisti invitarono Botjan a sparare con le pistole “Walter PPK“, “Stechkin” e “Vul” delle forze speciali, insieme a giovani ufficiali dei servizi segreti militari. Tutti furono sorpresi dall’occhio acuto e dalla mano ferma di Botjan.
Aleksej Nikolaevich Botjan è nato il 10 febbraio 1917 in Polonia, nel villaggio bielorusso di Chertovichi. Oggi è il distretto di Volozhin della Bielorussia. Botjan, a proposito, significa “cicogna” nel dialetto bielorusso locale. Dopo aver lasciato la scuola nel 1939, Botjan fu arruolato nell’esercito polacco, nell’artiglieria antiaerea del territorio di Vilna, dove divenne sottufficiale. Nel settembre 1939, dopo l’attacco di Hitler alla Polonia, iniziò il contributo di Botjan alla guerra contro i fascisti. Difendendo i cieli di Varsavia, abbatté tre bombardieri tedeschi. Dopo la conquista della Polonia da parte dei nazisti, Botjan, insieme alla sua unità militare, si recò nel territorio liberato dall’Armata Rossa nella Bielorussia occidentale, dove si arrese. Se qualcuno si attende storie dell’orrore su interrogatori e repressioni sovietiche che colpirono il bielorusso dall’esercito polacco, non ce ne sono. Aleksej Botjan ricevette la cittadinanza sovietica, divenne insegnante e tornò ad insegnare nel villaggio natale. Nel maggio 1940, la vita della giovane insegnante prese una svolta inaspettata. Gli fu chiesto di addestrarsi per l’NKVD (predecessore del KGB) nella scuola d’intelligence. Non disse mai chi chiamò (o scrisse) e come, quindi chiameremo tali contatti “la Forza”. Nelle battaglie del luglio 1941, Botjan si arruolò nelle leggendarie forze speciali del NKVD, la Brigata speciale dei fucilieri motorizzati (OMSBON).Aleksej Nikolaevich partecipò alla battaglia per Mosca come comandante di un gruppo da ricognizione. All’inizio del 1943, il gruppo da ricognizione di Botjan fu inviato a condurre operazioni speciali partigiane nei territori occupati dell’Ucraina centrale, con compiti di sabotaggio. Nella regione di Zhitomir, Botjan condusse un’operazione audace facendo saltare in aria il comando tedesco nella città di Ovruch. Gli esploratori di Botjan localizzarono e persuasero un lavoratore, Kapljuk, a cooperare. Kapljuk era responsabile presso i tedeschi della manutenzione del riscaldamento. Botjan insegnò a Kapljuk ad usare esplosivi e detonatori. Poi, al momento convenuto, gli esplosivi furono portati e nascosti nell’edificio del comando. In totale, furono posati almeno 100 kg di esplosivo sotto l’edificio. L’esplosione eliminò più di 80 degli occupanti. L’operazione dei servizi speciali salvò la vita a decine di migliaia di sovietici nell’area ed ebbe un enorme effetto propagandistico. Fu persino preso ad esempio del sabotaggio nei libri di testo specializzati. Allo stesso tempo, per la prima volta Aleksej Nikolaevich Botjan fu nominato per il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma fu rifiutato dalle autorità. La ragione è ancora sconosciuta. Nel 1944, al gruppo di Botjan fu ordinato di recarsi a Cracovia. Grazie all’eccellente conoscenza della lingua e dei costumi polacchi, il gruppo di Botjan organizzò la cooperazione tra i distaccamenti delle Guardie Operaie e le forze ambigue dei battaglioni dei contadini di Khlopsk e dell’Esercito di Craiova. Nella città di Ilzha, insieme ai soldati delle Guardie Operaie, l’ufficiale dell’intelligence sovietica riuscì ad irrompere in una prigione liberandone i patrioti polacchi. C’erano molti gruppi di intelligence e sabotaggio sovietici del GRU e del NKVD che eseguivano vari compiti. Questa collaborazione coi patrioti polacchi impedì ai nazisti di distruggere uno degli antichi centri della cultura slava. Il contributo di Botjan alla liberazione di Cracovia incluse anche la cattura del cartografo polacco Ogarek, mobilitato dai tedeschi. Fu Ogarek a rivelare preziose informazioni sull’invio di esplosivo nel castello jagellonico, che i tedeschi volevano utilizzare per ostruire e distruggere le infrastrutture della città mentre avanzava l’Armata Rossa.Alla fine della guerra, Botjan era tenente in Cecoslovacchia. Andò a studiare nella scuola tecnica di Praga come ingegnere progettista, ma al secondo anno fu nuovamente contattato dalla “Forza”. A quel punto, Botjan si era sposato con una cecoslovacca e, come immigrati cechi, operò come agente illegale nella Slesia ceca, al confine con la Germania occidentale. Poco si sa di questo episodio, ma è noto cosa accadde dopo la morte di Stalin, quando Botjan tornò a Mosca. I suoi comandanti di prima linea, Sudoplatov ed Ejtingon, furono arrestati, e gli scagnozzi di Chrusciov dispersero le forze speciali e chiesero a Botjan di andarsene, lasciandolo senza niente; niente appartamento e salario per far quadrare i conti. Botjan fu salvato dai suoi compagni al fronte, che gli organizzarono un lavoro come “ospite esperto in lingue straniere” in un ristorante a Praga. L’ex-sabotatore dei servizi segreti iniziò a lavorare nel servizio clienti, e lavorò così diligentemente che fu elogiato dalla direzione, e la sua foto era sul tavolo degli onori di casa. Nel 1957 fu ricordato e invitato a Mosca, con la proposta di continuare il servizio come agente. Botjan accettò d’essere reintegrato nei servizi speciali col grado di maggiore. È noto che Botjan lavorò contro l’intelligence della Germania occidentale, nella quale il generale fascista Reinhardt Gehlen riunì gli agenti sopravvissuti di Abwehr, SD e Gestapo. Nel 1965, i compagni d’arme di Botyan, che avevano raggiunto i vertici del KGB, rivolsero alle autorità una petizione per conferirgli il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma di nuovo qualcosa l’impedì. Nel 1983, il colonnello Botjan andò in pensione, ma continuò a consigliare le forze speciali del KGB per altri sei anni. Solo nel maggio 2007, col decreto del Presidente della Federazione Russa, il leggendario agente speciale riceveva il meritato titolo di Eroe della Russia.

Buon compleanno, Aleksej Botjan!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’intervento russo nelle operazioni di ricerca del sottomarino San Juan

27 novembre 2017Si sa che l’Argentina ha accettato l’aiuto russo per il salvataggio del sottomarino ARA San Juan. Da quanto letto, finora non è stato annunciato che il relitto del sottomarino è stato scoperto, quindi, in teoria, non è ancora stato trovato. Va detto, perché vi sono rapporti che affermano che la posizione è nota e che il problema è che è troppo in profondità per essere raggiunto coi mezzi impiegati nella zona. Nulla indica che questa informazione sia corretta. Sui si evidenziano ciò che i russi invieranno e cosa potrebbero fare. I russi inviano quanto segue:
– il sistema Panther Plus
– la nave oceanografica Proekt 22010 Jantar
Un aereo da trasporto militare An-124 con un gruppo di specialisti della squadra di soccorso della Marina russa arrivava in Argentina, presso l’aeroporto Comodoro-Rivadavia. Il gruppo di esperti della Marina russa era decollato a bordo di un aereo da trasporto militare An-124 dall’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo, diretto in Argentina per partecipare all’operazione di ricerca del sottomarino “San Juan”. Nel gruppo vi sono il comandante e gli operatori del drone “Panther plus”, sommozzatori e palombari. A bordo dell’aeromobile vi erano i contenitori con l’equipaggiamento del “Panther plus” e altra attrezzatura. L’altro gruppo di soccorritori militare russi è guidato dal capo dell’Istituto di ricerca sulle tecnologie subacquee e di salvataggio del Centro di ricerca ed addestramento della Marina Militare, Capitano di 1° Rango Sergej Bashmakov. Tutti gli specialisti russi hanno molti anni di esperienza nelle operazioni di ricerca e soccorso. Sommozzatori e tecnici del drone-sottomarino “Panther Plus” hanno diversi anni di esperienza nelle regolari esercitazioni navali nel supporto a ricerca e salvataggio, tra cui compiti complessi per soccorrere l’equipaggio di un sottomarino in avaria in varie aree marine e zone climatiche. Il 23 novembre 2017 a nome del Presidente Vladimir Putin, il Ministro della Difesa russo, Generale Sergej Shojgu aveva una conversazione telefonica con l’omologo argentino. In seguito ai negoziati, il capo del Ministero della Difesa russo decideva d’inviare a sostegno della ricerca dei dispersi del sottomarino argentino “San Juan” dell’Oceano Atlantico, gli esperti della 328.ma Squadra di ricerca e soccorso della Marina russa. Per effettuare le operazioni di ricerca al largo delle coste dell’Argentina, Shojgu ordinava l’invio via aerea del distaccamento mobile della 328.ma squadra insieme al complesso sottomarino telecomandato Panther Plus. Inoltre, la nave da ricerca oceanografica Jantar della Marina russa veniva reindirizzata nell’area dell’operazione di ricerca, mentre svolgeva attività pianificate al largo delle coste occidentali dell’Africa”.
Il sistema mobile sottomarino a comando remoto (RTPA) Panther Plus, trasportabile a bordo di un velivolo da trasporto militare Il-76 o An-124, è progettato per rilevare oggetti sottomarini con un sonar ad apertura circolare fino a una distanza di 300 m; trasmettere l’immagine sonar dell’oggetto alla nave appoggio; rilevare ed ispezionare oggetti subacquei con videocamere ad alta sensibilità; Trasmettere i video alla nave appoggio; nelle operazioni di soccorso può fornire fornire ventilazione, trasmissioni ed energia elettrica al sottomarino attraverso i tubi lanciasiluri; può trasportare in superficie carichi di 105 kg. Il robot subacqueo Panther Plus può operare a una profondità di 1000 m. Pertanto, se una squadra che può operare a 1000 m viene inviata, è perché c’è ancora l’opzione che l’ARA San Juan sia massimo a 1000 m di profondità. Se fosse diversamente, i russi non avrebbero inviato questo sistema. Il robot subacqueo Panther Plus non è un sistema di salvataggio e recupero. Può eseguire operazioni a 1000 m di profondità… impiegando i bracci robotici per recuperare oggetti.
L’altro contributo russo è la nave Proekt 22010 Jantar che trasporta i minisommergibili Proekt 16810 (AS-37) e Proekt 16811 (AS-39) che possono scendere a 6000 metri di profondità. Come il robot subacqueo Panther Plus, i minisommergibili AS-37 e AS-39 non sono sistemi di soccorso, ma per lavorare a grande profondità e svolgere compiti manuali coi bracci robotici per recuperare oggetti fino a 200 kg di peso. Il Proekt 16811 AS-39 Konsul può scendere fino a 6270 m. Pertanto, la cosa certa è che i russi non vanno nell’area per salvare nessuno. Questo deve essere chiaro. A proposito, i membri dell’equipaggio di questi minisommergibili sono i meglio pagati nelle Forze Armate russe.
Cosa faranno russi nell’area? La domanda che molti si pongono in questi giorni. Perché ora e per cosa? Perché ora potrebbe essere dovuto al risultato più drammatico e il tempo non è il più importante. Ecco perché la nave russa arriverà nell’area, anche se ci vorranno alcuni giorni. La nave si dirigeva verso Luanda, quando cambiava rotta.Se i tempi non coincidono, sarà perché tutto ciò è avvenuto giorni prima dell’annuncio ufficiale. Se avesse una velocità di 15 nodi per l’intera rotta, potrebbe essere in zona il 2 dicembre, ma è improbabile. Se la Jantar fosse partita dal Sud Africa direttamente per l’Argentina, sarebbe stata in procinto di arrivare… ma non sembra così. Se venisse inviata solo la nave Jantar, si potrebbe pensare che sanno dove si trova il sottomarino, troppo in profondità per i mezzi dispiegati. Lì entrerebbero i minisommergibili Rus e Konsul. Il problema nel garantire ciò è che inviano anche il robot sottomarino Panther Plus, che non si avvicina nemmeno alle capacità d’immersione degli altri due minisommergibili russi, quindi vi sarebbe l’opzione che il sottomarino non sia così in profondità. Pertanto, l’unica cosa che si può concludere è che non sanno ancora dove si trovi l’ARA San Juan. Detto questo, le squadre russe di questo tipo di operazioni, se non sono le migliori del mondo, saranno tra le migliori. Sono professionisti di altissimo livello responsabili, ad esempio, delle immersioni per il Titanic, pietra miliare mediatica qualche anno fa. Considerando tutto ciò, saranno stati contatti i russi avendo modo di arrivare al relitto dell’ARA San Juan che sembra essere molto in profondità. Esaminato sul posto, verrà studiato come rimuoverlo e recuperare i membri dell’equipaggio. Cosa che non accadrà, se succederà, a breve. Al contrario, richiederà tempo e grandi investimenti. Inoltre, è sicuro che i russi faranno di tutto affinché l’operazione elimini l’immagine negativa impressa dall’operazione di salvataggio del sottomarino Kursk.

Proekt 18611 Konsul

Il sistema russo Panther Plus non ancora inviato in mare, opererà a bordo della nave argentina ARA Islas Malvinas. S’è visto che la nave Jantar salperebbe verso l’Argentina navigando a 14 nodi. Ciò significa che potrebbe ridurre i tempi tra il 2 e il 5 dicembre, se mantenesse quella velocità. Ciò che è partito nelle ultime ore era un sommergibile di salvataggio statunitense a bordo della nave Sophie Siem. Infine la Marina argentina annunciava di non aver ancora trovato il sottomarino.Fonte: Análisis Militares

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La Turchia non otterrà tecnologia dall’accordo sugli S-400

Ankara dice che dopo l’accordo avrà ancora bisogno dell’aiuto europeo per costruire missili
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 14 novembre 2017

La Turchia non ha ottenuto l’accordo che sperava sui sistemi di difesa aerea S-400 della Russia. So ricordi che quando nel 2013 iniziò a cercare un’arma del genere, la Turchia era molto interessata al Patriot statunitense e all’Aster franco-italiano, ma desiderava trasferimenti di tecnologia per creare dei veri lanciamissili. Fu questa insistenza sui trasferimenti di tecnologia che stracciò gli accordi spingendo la Turchia ad annunciare a sorpresa di aver optato per un’azienda cinese, presumibilmente disposta a condividere la tecnologia. Sembra che non fosse proprio così, perché anche quest’accordo abortì nel 2015. Coi rapporti russo-turchi in disgelo dopo il tentato colpo di Stato ad Ankara nel luglio 2016, i turchi rapidamente iniziarono a discutere un accordo per l’acquisto di missili e tecnologia antiaerea russi, anche se avevano teso un’imboscata e abbattuto un aviogetto militare russo sul confine siriano-turco solo un anno prima, nel novembre 2015. Tuttavia, i russi coerentemente affermarono che sarebbero stati felici di vendere i missili, ma il trasferimento di tecnologia non è realistico. Ciononostante, le parti confermassero all’inizio dell’anno che c’era l’accordo per l’esportazione di S-400, non era esattamente chiaro di che tipo fosse. Presumibilmente due delle quattro batterie S-400 verranno assemblate in Turchia, il che poteva significare che l’operazione comporterebbe trasferimento di tecnologia. I turchi hanno ora chiarito che non è così. Il ministro della Difesa turco affermava che l’acquisto dei missili russi S-400 è “completo”, ma che la Turchia discute un “ulteriore” accordo col consorzio italo-francese EUROSAM per aiutarla a sviluppare il proprio sistema di difesa missilistica. Chiaramente, se anche dopo l’accordo con la Russia la Turchia avrà ancora bisogno di trasferimenti tecnologici da Italia e Francia, significa che non otterrà granché o nulla dai russi.
Il mese scorso il portale russo Gazeta.ru affermò che i sistemi S-400 saranno venduti alla Turchia senza codici di controllo, in modo che il software amico-nemico non possa essere modificato dai turchi. Un’altra cosa, avendo ottenuto molto meno di quanto sperato da Mosca, la Turchia chiaramente controlla se i franco-italiani faranno un’offerta migliore. Qualcosa di simile a ciò che i turchi chiesero nel 2013. Se è così, il trasferimento dell’S-400 potrebbe anche non esserci. Nonostante le assicurazioni dei ministri turchi non è assolutamente possibile che ci siano accordi con russi ed europei. Non c’è modo che gli europei, che hanno già rifiutato di trasferire tecnologia prima che Ankara firmasse l’accordo dell’S-400, aiutino la Turchia a sviluppare missili propri dopo il conferimento dei turchi alla Russia di 2,5 miliardi di dollari per la vendita diretta di armi, questo è l’ultima cosa che devono chiedersi. Se ciò dovesse accadere sul serio, si potrebbe parlare di magistrale finta turca usando Mosca per ottenere quelle concessioni dalla NATO che non potevano ottenere prima. Anche i russi non ne saranno troppo preoccupati, visto che i turchi hanno già dato un acconto. D’altra parte, se EUROSAM non rientra resterà il sospetto che i turchi si siano impegnati a un rigido accordo russo sugli S-400 che inizialmente avevano concepito solo come bluff.Traduzione di Alessandro Lattanzio

George Blake agli agenti russi, ‘Combattete il Male’

L’11 novembre, il leggendario agente, convinto combattente antifascista per la pace e la giustizia sociale, George Blake compie 95 anni!
SVRAlla vigilia del compleanno è stato personalmente salutato dal direttore del SVR di Russia S.E. Naryshkin:
Caro George Ivanovich!
Dalla direzione, tutti i dipendenti, veterani del Servizio d’Intelligence Estero della Federazione russa e io personalmente, esprimiamo le congratulazioni più calde e sincere in occasione del vostro 95° compleanno. Tutta la sua vita l’ha dedicata alla nobile causa di proteggere gli ideali dell’umanesimo e della giustizia, alla lotta per la pace. Le vostre promesse e il contributo eccezionale per garantire la sicurezza nazionale della Russia sono stati molto apprezzati dalla leadership del nostro Paese, come dimostrano numerose decorazioni. Il nostro Servizio La conosce come compagno d’armi affidabile, saggio uomo d’esperienza, scienziato di talento, scrittore eccezionale e mentore capace. La Sua devozione altruista alla causa, l’intelletto più acuto, la dedizione, il coraggio e la solidità, l’amore per la vita e la benevolenza sono un esempio per il personale del SVR della Russia. Su questo giorno memorabile di cuore vi auguro, caro George Ivanovich, buona salute, inesauribile vitalità, ottimismo, vigore ed energia. Felicità, prosperità e tutto il meglio per Lei, la Sua famiglia e gli amici!Accettando le congratulazioni, George Ivanovich si rivolge a amici, colleghi e vicini:
Cari amici e colleghi!
L’11 novembre io, ufficiale dell’intelligence russa, Colonnello George Blake, compio 95 anni… Nella vita di ogni persona, e non sono per nulla un’eccezione, arriva inevitabilmente il momento di affrontare la conclusione, legata alla sintesi degli anni. Ricordando il passato, mi chiedo involontariamente quanto sia stato onesto coi miei contemporanei e successori. Il 95° anniversario è una buona occasione per valutare una vita lunga e difficile. Molto della mia biografia è ben noto. Caratteristico, a mio avviso, è che le fasi principali del mio cammino sono associate ad una scelta importante. La scelta della posizione in condizioni difficili e contraddittorie dettata dalla storia stessa. Potevo diventare un sacerdote tranquillo, ma sono diventato un’agente. Potevo facilmente sopravvivere alla guerra e agli anni seguenti, ma preferii una via pericolosa, partecipando attivamente al movimento della Resistenza. Miracolosamente evitai il campo di concentramento nazista, divenni un commando inglese, rischiando la vita più di una volta…
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, essendo un agente dei servizi speciali inglesi, rimasi nelle prime file degli avversari della Russia, la mia attuale patria. Poco più tardi, nella mia biografia ci fu la terribile guerra coreana. Ne vidi il vero volto, come i corpi dei civili, uccisi dalla macchina militare statunitense, di questo Paese sofferente. Fu allora che capì che tali conflitti sono carichi di pericoli mortali per tutta l’umanità e presi la decisione più importante nella mia vita: iniziai a cooperare con l’intelligence estera sovietica per proteggere la pace nel mondo. 95 anni… Questo è molto per un individuo. E poco per la storia dell’umanità. La memoria del passato, di cui non mi dispiace nulla, come ho ripetutamente detto, mi fa guardare con ottimismo al futuro.
Vorrei cogliere l’occasione per dire ai miei colleghi, innanzitutto ai giovani impiegati del Servizio.
Compagni! Avete una missione difficile e la responsabilità di salvare il mondo in una situazione in cui il pericolo di una guerra nucleare e dell’auto-distruzione dell’umanità associatavi sono ancora una volta all’ordine del giorno grazie a politici irresponsabili… da quando il terrorismo sollevò la testa e lasciò tracce sanguinose in molte parti del nostro pianeta, c’è una vera guerra tra Bene e Male. E credo in voi, nel vostro servizio disinteressato e altruista per la nostra causa comune, nella vostra professionalità… credo nella vittoria finale sul nemico. Questa fede mi ravviva. Vorrei ringraziare dal fondo del mio cuore la leadership del Servizio, i miei colleghi dell’intelligence estera, per i tanti anni di fedele amicizia, sensibilità, cura, attenzione e comprensione.
Compatrioti! La Russia è diventata la mia seconda Patria. C’è il meraviglioso desiderio russo di avere la “pace a casa”. E voglio veramente che il mondo sia la vostra, o piuttosto la nostra casa.
Pace nella vostra, nostra casa!
Per tutti tersa e soleggiata come il cielo!
Con onore!

 

 

 

Dall’Armata Rossa alla Resistenza
Maria Chobanov, RBTH 22 giugno 2016Durante la Seconda guerra mondiale, circa 30000 sovietici e russi immigrati combatterono nella Resistenza francese. RBTH torna sul destino di uno di questi eroi.
Il 22 giugno 1941, Hitler lanciò 5,5 milioni di uomini sul fronte orientale, con circa 5000 aerei e 3700 carri armati che ne fecero il più grande teatro di operazioni della Seconda guerra mondiale. Nelle prime settimane, l’URSS subì gravi perdite militari e civili. Alla fine dell’anno quasi 3,9 milioni di soldati furono presi prigionieri. Nel 1942, la Germania cominciò a deportarli nei campi di lavoro forzati in Francia. Alcuni riuscirono a fuggire per continuare la lotta nella Resistenza. Tra questi, Oleg Ozerov. La guerra sorprese Oleg il 22 giugno 1941 sul confine tra Polonia e URSS, dove questo 19enne era soldato dell’Armata Rossa. Nell’agosto dello stesso anno, alla fine di settimane di lotta senza tregua, la sua unità, tornata nel centro dell’Ucraina, fu circondata dalla Wehrmacht. “I tedeschi fucilarono immediatamente ebrei, comunisti ed istruttori politici. Poi uccisero un soldato ogni cinque di ogni riga, quindi un decimo. Dopo di che fummo costretti nel caldo insopportabile, senza bere o mangiare, ad attraversare tutta l’Ucraina verso ovest“, dice il veterano 75 anni dopo la cattura. In Polonia i prigionieri furono imbarcati su un treno destinato in Germania. Il giovane soldato ebbe solo un’idea in mente: fuggire…

In territorio amico
Attraversato l’inferno di un’intera serie di campi di concentramento e di lavoro, Oleg Ozerov fu trasferito in Francia con altri prigionieri nel 1943, quando i tedeschi iniziarono la costruzione del vallo atlantico. “All’inizio della mattina, vidi attraverso la finestra del treno un uomo che indossava un elmetto e riconobbi l’uniforme francese. Sollevai il pugno e lo salutai, “Rotfront!” com’era d’uso tra gli antinazisti, dice Oleg. L’uomo prese la bandiera rossa da ferroviere e l’agitò. Sapevo allora che eravamo in territorio amico“. Assegnato alla costruzione di una base per la riparazione dei sommergibili tedeschi a Bordeaux, Oleg non abbandonò l’idea di fuggire. Nel marzo 1944, con l’aiuto di Fadej Voronish, alias Paul, membro dell’organizzazione clandestina del Partito Comunista Francese, avvicinò cinque altri compagni. L’obiettivo era aderire al maquis di Lorette che conduceva le proprie azioni nei dipartimenti di Lot-et-Garonne e Gironde, ma prima dovevano sopravvivere nascondendosi e contattare nel segreto più grande la rete che aiutava a far fuggire i prigionieri sovietici, col rischio dell’esecuzione di intere famiglie. Il rischio preso dai passeggeri dell’autobus che trasportò Ozerov e compagni durante un controllo all’uscita di Bordeaux, l’indicò ancora meglio. “Quando la polizia diede l’ordine di scendere dall’autobus, ci scambiammo alcune parole. Così gli altri passeggeri capirono chi eravamo. Simpatizzarono immediatamente con noi, ci diedero panini e sigarette, e finsero che fossimo dei loro“. Il controllo non andò oltre.

Maquisard della Gironda
I guerriglieri rispettavano molto i russi, che portarono con sé disciplina, esperienza di guerra e dei campi di lavoro“, dice Oleg Ozerov. Col suo gruppo, partecipò alle operazioni di sabotaggio contro strade, ferrovie e ponti, sfidando la polizia di Pétain. Dopo lo sbarco degli Alleati in Normandia nel 1944, i guerriglieri intensificarono le azioni e non esitarono più ad impegnarsi in combattimenti aperti o a partecipare alla liberazione delle città della Francia sud-occidentale: Saint-Basle, Marmande, La Réole, Langon, Bordeaux. Nel settembre 1945, Ozerov tornò nell’URSS. Continuò la corrispondenza coi compagni d’armi francesi e gli fu anche consentito, nonostante la cortina di ferro, di visitare diverse volte la Francia. Combatté per decenni per far riconoscere nell’URSS i meriti dei sovietici che aderirono al maquis, ottenendo lo status di “combattente volontario” nel 1992, quando creò l’Associazione interregionale dei veterani sovietici della Resistenza francese.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Seconda guerra mondiale: quanto fu utile l’aiuto statunitense? Parte II

Evgenij Spitsyn, Oriental Review, 13/05/2015 – Parte IAiuti non letali
Oltre alle armi, altri rifornimenti giunsero con i prestiti. Questo è assolutamente indiscutibile. In particolare, l’URSS ricevette 2586000 tonnellate di carburante aereo, pari al 37% di quello prodotto nell’Unione Sovietica durante la guerra, più 41000 autoveicoli, il 45% degli autoveicoli dell’Armata Rossa (senza contare le auto catturate al nemico). Anche l’invio di alimentari ebbe un ruolo significativo, anche se pochissimo arrivò il primo anno di guerra, e gli Stati Uniti fornirono solo il 15% della carne in scatola e altri beni non deperibili all’URSS. Quest’aiuto comprese anche macchine utensili, binari ferroviari, locomotive, vagoni ferroviari, attrezzature radar e altri elementi utili senza cui una macchina da guerra può fare poco. Naturalmente questa lista di aiuti dei prestiti è impressionante, e si potrebbe avere un’ammirazione sincera per i partner statunitensi nella coalizione anti-hitleriana, ad eccezione di un piccolo dettaglio: i produttori statunitensi rifornirono anche la Germania nazista… Ad esempio, John D. Rockefeller Jr. aveva interessi nella società Standard Oil, ma il successivo importante azionista era la società chimica tedesca IG Farben, attraverso cui l’azienda vendette ai nazisti 20 milioni di dollari in benzina e lubrificanti. E il ramo venezuelano della società inviava ogni mese 13000 tonnellate di petrolio in Germania, che il robusto settore chimico del Terzo Reich convertì immediatamente in benzina. Ma le attività commerciali tra le due nazioni non erano limitate alla vendita di combustibile, ma anche tungsteno, gomma sintetica e molti componenti per l’industria automobilistica furono spediti attraverso l’Atlantico al Fuhrer tedesco da Henry Ford. In particolare, non è un segreto che il 30% dei pneumatici prodotti nelle sue fabbriche venisse fornito alla Wehrmacht tedesca. I dettagli su come Ford e Rockefeller collusero per rifornire la Germania nazista non sono ancora pienamente noti poiché i segreti commerciali sono strettamente custoditi, ma anche il poco reso pubblico è riconosciuto dagli storici chiarire come la guerra non rallentasse per nulla il commercio degli Stati Uniti con Berlino.

I prestiti non erano beneficenza
C’è la percezione che gli Stati Uniti offrissero prestiti per bontà d’animo. Tuttavia, tale idea non si basa su un’analisi seria. Prima di tutto, furono dato secondo ciò che si chiamava “contratto di prestito inverso”. Anche prima della fine della Seconda guerra mondiale, altre nazioni inviarono materie prime essenziali a Washington, pari al 20% dei materiali e delle armi che gli Stati Uniti avevano spedito all’estero. In particolare, l’URSS fornì 32000 tonnellate di manganese e 300000 tonnellate di minerale di cromo, molto apprezzati dall’industria militare. Basti dire che quando l’industria tedesca fu privata del manganese dei ricchi giacimenti di Nikopol, dopo l’offensiva sovietica su Nikopol-Krivoj Rog nel febbraio 1944, la corazzatura frontale da 150mm dei carri armati tedeschi “Koenigstiger” divenne molto più vulnerabile ai proiettili sovietici rispetto alla corazzatura da 100mm presente sui precedenti carri armati Tiger. Inoltre, l’URSS pagò i carichi alleati in oro. Infatti, l’incrociatore inglese HMS Edinburgh trasportava 5,5 tonnellate di quel metallo prezioso quando fu affondato dai sommergibili tedeschi nel maggio 1942. L’Unione Sovietica inoltre restituì gran parte delle armi e degli equipaggiamenti militari dopo la guerra, come stabilito dall’accordo sui prestiti. In cambio furono rilasciate fatture per 1300 milioni di dollari. Dato che i debiti dei prestiti alle altre nazioni furono prescritti, ciò sembrò una rapina e Stalin chiese che il “debito alleato” venisse ricalcolato. Successivamente gli statunitensi dovettero ammettere l’errore, ma gonfiarono gli interessi dovuti e l’importo finale, comprendente gli interessi, arrivò a 722 milioni di dollari, una cifra accettata da URSS e USA nell’accordo di regolamento firmato a Washington nel 1972. Di tale importo, nel 1973, 48 milioni di dollari furono pagati agli Stati Uniti in tre rate, ma i pagamenti successivi furono interrotti quando gli USA introdussero pratiche discriminatorie negli scambi con l’URSS (in particolare il noto Emendamento Jackson-Vanik). Le parti non ne discussero più fino al giugno 1990, durante i nuovi negoziati tra i presidenti George Bush Sr. e Mikhail Gorbaciov, quando fu fissata una nuova scadenza per il rimborso finale, per il 2030, e il totale del debito fu riconosciuto in 674 milioni di dollari. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i suoi debiti furono classificati debito sovrano (dal Club di Parigi) o debiti verso banche private (secondo il London Club). Il debito finanziario era una passività dovuta al governo USA ed era parte del debito del Club Parigi, che la Russia rimborsò nell’agosto 2006.

Discorso diretto

Il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt dichiarò esplicitamente che gli aiuti alla Russia furono soldi ben spesi e il suo successore nella Casa Bianca, Harry Truman, fu citato dal New York Times nel giugno 1941: “Se vediamo che la Germania vince la guerra, dobbiamo aiutare la Russia; e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania e così lasciarli uccidersi il più possibile…” La prima valutazione ufficiale del ruolo svolto dagli aiuti dei prestiti nella vittoria sul nazismo fu fornita dal Presidente del Gosplan Nikolaj Voznesenskij, nel suo lavoro Voennaja Ekonomika SSSR v Period Otechestvennoj Vojnij (L’economia militare dell’URSS durante la Grande Guerra Patriottica) (Mosca: Gospolitizdat, 1948), dove scrisse: “Se si confronta la quantità di beni industriali inviati dagli Alleati all’URSS con la quantità di beni industriali realizzati dalle fabbriche socialiste dell’Unione Sovietica, è evidente che le prime erano pari a solo il 4% di quanto prodotto a livello nazionale negli anni dell’economia di guerra“. Gli studiosi e i funzionari militari e governativi statunitensi (Raymond Goldsmith, George Herring e Robert H. Jones) riconoscono che gli aiuti alleati all’URSS furono pari a non più del 10% della produzione sovietica, e il totale delle forniture dei prestiti, comprese le note scatolette Spam sarcasticamente indicate dai russi come “secondo fronte”, rappresentarono circa il 10-11%. Inoltre, il noto storico statunitense Robert Sherwood, nel libro Roosevelt e Hopkins: una storia intima (New York: Grossett & Dunlap, 1948) citava Harry Hopkins sostenere che gli statunitensi “non avevano mai creduto che l’aiuto dei prestiti fosse il principale fattore della sconfitta sovietica di Hitler sul fronte orientale. Ma che questo fosse dovuto all’eroismo e al sangue dell’Armata Rossa“. Il primo ministro inglese Winston Churchill chiamò una volta il lend-leasing “l’atto finanziario più disinteressato e altruista di sempre nella storia“. Tuttavia, gli statunitensi ammisero che la leva del prestito portò notevole reddito agli Stati Uniti. In particolare, l’ex-segretario al Commercio statunitense Jesse Jones affermò che gli Stati Uniti non solo ottennero denaro dai rifornimenti dall’URSS, ma gli Stati Uniti ne trassero persino profitto, affermando che ciò non era raro nelle relazioni commerciali regolate dalle agenzie degli USA. Il suo collega, lo storico George Herring, scrisse candidamente che il prestito non fu in realtà l’atto più disinteressato nella storia dell’umanità, ma piuttosto un atto di prudente egoismo, di cui gli statunitensi erano pienamente consapevoli di quanto ne avrebbero beneficiato. E fu proprio così, dato che il prestito si rivelò una fonte inesauribile di ricchezza per molte aziende nordamericane. Infatti, gli Stati Uniti furono l’unico Paese della coalizione anti-hitleriana a raccogliere significativi dividendi economici dalla guerra. C’è un motivo per cui gli statunitensi definiscono la Seconda Guerra Mondiale come “la buona guerra”, come evidenziato ad esempio dal titolo del libro del noto storico statunitense Studs Terkel: La Buona Guerra: Storia Orale della Seconda Guerra Mondiale (1984). Con cinismo aperto, citò: “Mentre il resto del mondo uscì ferito e quasi distrutto, noi ne uscimmo con più auto, attrezzi, forza lavoro e soldi in quantità incredibili… La guerra fu divertente per gli USA. Non parlo delle povere anime che vi persero figli e figlie. Ma per il resto di noi la guerra fu un buon momento“.

Stalin e Voznesenskij

Traduzione di Alessandro Lattanzio