L’intervento russo nelle operazioni di ricerca del sottomarino San Juan

27 novembre 2017Si sa che l’Argentina ha accettato l’aiuto russo per il salvataggio del sottomarino ARA San Juan. Da quanto letto, finora non è stato annunciato che il relitto del sottomarino è stato scoperto, quindi, in teoria, non è ancora stato trovato. Va detto, perché vi sono rapporti che affermano che la posizione è nota e che il problema è che è troppo in profondità per essere raggiunto coi mezzi impiegati nella zona. Nulla indica che questa informazione sia corretta. Sui si evidenziano ciò che i russi invieranno e cosa potrebbero fare. I russi inviano quanto segue:
– il sistema Panther Plus
– la nave oceanografica Proekt 22010 Jantar
Un aereo da trasporto militare An-124 con un gruppo di specialisti della squadra di soccorso della Marina russa arrivava in Argentina, presso l’aeroporto Comodoro-Rivadavia. Il gruppo di esperti della Marina russa era decollato a bordo di un aereo da trasporto militare An-124 dall’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo, diretto in Argentina per partecipare all’operazione di ricerca del sottomarino “San Juan”. Nel gruppo vi sono il comandante e gli operatori del drone “Panther plus”, sommozzatori e palombari. A bordo dell’aeromobile vi erano i contenitori con l’equipaggiamento del “Panther plus” e altra attrezzatura. L’altro gruppo di soccorritori militare russi è guidato dal capo dell’Istituto di ricerca sulle tecnologie subacquee e di salvataggio del Centro di ricerca ed addestramento della Marina Militare, Capitano di 1° Rango Sergej Bashmakov. Tutti gli specialisti russi hanno molti anni di esperienza nelle operazioni di ricerca e soccorso. Sommozzatori e tecnici del drone-sottomarino “Panther Plus” hanno diversi anni di esperienza nelle regolari esercitazioni navali nel supporto a ricerca e salvataggio, tra cui compiti complessi per soccorrere l’equipaggio di un sottomarino in avaria in varie aree marine e zone climatiche. Il 23 novembre 2017 a nome del Presidente Vladimir Putin, il Ministro della Difesa russo, Generale Sergej Shojgu aveva una conversazione telefonica con l’omologo argentino. In seguito ai negoziati, il capo del Ministero della Difesa russo decideva d’inviare a sostegno della ricerca dei dispersi del sottomarino argentino “San Juan” dell’Oceano Atlantico, gli esperti della 328.ma Squadra di ricerca e soccorso della Marina russa. Per effettuare le operazioni di ricerca al largo delle coste dell’Argentina, Shojgu ordinava l’invio via aerea del distaccamento mobile della 328.ma squadra insieme al complesso sottomarino telecomandato Panther Plus. Inoltre, la nave da ricerca oceanografica Jantar della Marina russa veniva reindirizzata nell’area dell’operazione di ricerca, mentre svolgeva attività pianificate al largo delle coste occidentali dell’Africa”.
Il sistema mobile sottomarino a comando remoto (RTPA) Panther Plus, trasportabile a bordo di un velivolo da trasporto militare Il-76 o An-124, è progettato per rilevare oggetti sottomarini con un sonar ad apertura circolare fino a una distanza di 300 m; trasmettere l’immagine sonar dell’oggetto alla nave appoggio; rilevare ed ispezionare oggetti subacquei con videocamere ad alta sensibilità; Trasmettere i video alla nave appoggio; nelle operazioni di soccorso può fornire fornire ventilazione, trasmissioni ed energia elettrica al sottomarino attraverso i tubi lanciasiluri; può trasportare in superficie carichi di 105 kg. Il robot subacqueo Panther Plus può operare a una profondità di 1000 m. Pertanto, se una squadra che può operare a 1000 m viene inviata, è perché c’è ancora l’opzione che l’ARA San Juan sia massimo a 1000 m di profondità. Se fosse diversamente, i russi non avrebbero inviato questo sistema. Il robot subacqueo Panther Plus non è un sistema di salvataggio e recupero. Può eseguire operazioni a 1000 m di profondità… impiegando i bracci robotici per recuperare oggetti.
L’altro contributo russo è la nave Proekt 22010 Jantar che trasporta i minisommergibili Proekt 16810 (AS-37) e Proekt 16811 (AS-39) che possono scendere a 6000 metri di profondità. Come il robot subacqueo Panther Plus, i minisommergibili AS-37 e AS-39 non sono sistemi di soccorso, ma per lavorare a grande profondità e svolgere compiti manuali coi bracci robotici per recuperare oggetti fino a 200 kg di peso. Il Proekt 16811 AS-39 Konsul può scendere fino a 6270 m. Pertanto, la cosa certa è che i russi non vanno nell’area per salvare nessuno. Questo deve essere chiaro. A proposito, i membri dell’equipaggio di questi minisommergibili sono i meglio pagati nelle Forze Armate russe.
Cosa faranno russi nell’area? La domanda che molti si pongono in questi giorni. Perché ora e per cosa? Perché ora potrebbe essere dovuto al risultato più drammatico e il tempo non è il più importante. Ecco perché la nave russa arriverà nell’area, anche se ci vorranno alcuni giorni. La nave si dirigeva verso Luanda, quando cambiava rotta.Se i tempi non coincidono, sarà perché tutto ciò è avvenuto giorni prima dell’annuncio ufficiale. Se avesse una velocità di 15 nodi per l’intera rotta, potrebbe essere in zona il 2 dicembre, ma è improbabile. Se la Jantar fosse partita dal Sud Africa direttamente per l’Argentina, sarebbe stata in procinto di arrivare… ma non sembra così. Se venisse inviata solo la nave Jantar, si potrebbe pensare che sanno dove si trova il sottomarino, troppo in profondità per i mezzi dispiegati. Lì entrerebbero i minisommergibili Rus e Konsul. Il problema nel garantire ciò è che inviano anche il robot sottomarino Panther Plus, che non si avvicina nemmeno alle capacità d’immersione degli altri due minisommergibili russi, quindi vi sarebbe l’opzione che il sottomarino non sia così in profondità. Pertanto, l’unica cosa che si può concludere è che non sanno ancora dove si trovi l’ARA San Juan. Detto questo, le squadre russe di questo tipo di operazioni, se non sono le migliori del mondo, saranno tra le migliori. Sono professionisti di altissimo livello responsabili, ad esempio, delle immersioni per il Titanic, pietra miliare mediatica qualche anno fa. Considerando tutto ciò, saranno stati contatti i russi avendo modo di arrivare al relitto dell’ARA San Juan che sembra essere molto in profondità. Esaminato sul posto, verrà studiato come rimuoverlo e recuperare i membri dell’equipaggio. Cosa che non accadrà, se succederà, a breve. Al contrario, richiederà tempo e grandi investimenti. Inoltre, è sicuro che i russi faranno di tutto affinché l’operazione elimini l’immagine negativa impressa dall’operazione di salvataggio del sottomarino Kursk.

Proekt 18611 Konsul

Il sistema russo Panther Plus non ancora inviato in mare, opererà a bordo della nave argentina ARA Islas Malvinas. S’è visto che la nave Jantar salperebbe verso l’Argentina navigando a 14 nodi. Ciò significa che potrebbe ridurre i tempi tra il 2 e il 5 dicembre, se mantenesse quella velocità. Ciò che è partito nelle ultime ore era un sommergibile di salvataggio statunitense a bordo della nave Sophie Siem. Infine la Marina argentina annunciava di non aver ancora trovato il sottomarino.Fonte: Análisis Militares

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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La Turchia non otterrà tecnologia dall’accordo sugli S-400

Ankara dice che dopo l’accordo avrà ancora bisogno dell’aiuto europeo per costruire missili
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 14 novembre 2017

La Turchia non ha ottenuto l’accordo che sperava sui sistemi di difesa aerea S-400 della Russia. So ricordi che quando nel 2013 iniziò a cercare un’arma del genere, la Turchia era molto interessata al Patriot statunitense e all’Aster franco-italiano, ma desiderava trasferimenti di tecnologia per creare dei veri lanciamissili. Fu questa insistenza sui trasferimenti di tecnologia che stracciò gli accordi spingendo la Turchia ad annunciare a sorpresa di aver optato per un’azienda cinese, presumibilmente disposta a condividere la tecnologia. Sembra che non fosse proprio così, perché anche quest’accordo abortì nel 2015. Coi rapporti russo-turchi in disgelo dopo il tentato colpo di Stato ad Ankara nel luglio 2016, i turchi rapidamente iniziarono a discutere un accordo per l’acquisto di missili e tecnologia antiaerea russi, anche se avevano teso un’imboscata e abbattuto un aviogetto militare russo sul confine siriano-turco solo un anno prima, nel novembre 2015. Tuttavia, i russi coerentemente affermarono che sarebbero stati felici di vendere i missili, ma il trasferimento di tecnologia non è realistico. Ciononostante, le parti confermassero all’inizio dell’anno che c’era l’accordo per l’esportazione di S-400, non era esattamente chiaro di che tipo fosse. Presumibilmente due delle quattro batterie S-400 verranno assemblate in Turchia, il che poteva significare che l’operazione comporterebbe trasferimento di tecnologia. I turchi hanno ora chiarito che non è così. Il ministro della Difesa turco affermava che l’acquisto dei missili russi S-400 è “completo”, ma che la Turchia discute un “ulteriore” accordo col consorzio italo-francese EUROSAM per aiutarla a sviluppare il proprio sistema di difesa missilistica. Chiaramente, se anche dopo l’accordo con la Russia la Turchia avrà ancora bisogno di trasferimenti tecnologici da Italia e Francia, significa che non otterrà granché o nulla dai russi.
Il mese scorso il portale russo Gazeta.ru affermò che i sistemi S-400 saranno venduti alla Turchia senza codici di controllo, in modo che il software amico-nemico non possa essere modificato dai turchi. Un’altra cosa, avendo ottenuto molto meno di quanto sperato da Mosca, la Turchia chiaramente controlla se i franco-italiani faranno un’offerta migliore. Qualcosa di simile a ciò che i turchi chiesero nel 2013. Se è così, il trasferimento dell’S-400 potrebbe anche non esserci. Nonostante le assicurazioni dei ministri turchi non è assolutamente possibile che ci siano accordi con russi ed europei. Non c’è modo che gli europei, che hanno già rifiutato di trasferire tecnologia prima che Ankara firmasse l’accordo dell’S-400, aiutino la Turchia a sviluppare missili propri dopo il conferimento dei turchi alla Russia di 2,5 miliardi di dollari per la vendita diretta di armi, questo è l’ultima cosa che devono chiedersi. Se ciò dovesse accadere sul serio, si potrebbe parlare di magistrale finta turca usando Mosca per ottenere quelle concessioni dalla NATO che non potevano ottenere prima. Anche i russi non ne saranno troppo preoccupati, visto che i turchi hanno già dato un acconto. D’altra parte, se EUROSAM non rientra resterà il sospetto che i turchi si siano impegnati a un rigido accordo russo sugli S-400 che inizialmente avevano concepito solo come bluff.Traduzione di Alessandro Lattanzio

George Blake agli agenti russi, ‘Combattete il Male’

L’11 novembre, il leggendario agente, convinto combattente antifascista per la pace e la giustizia sociale, George Blake compie 95 anni!
SVRAlla vigilia del compleanno è stato personalmente salutato dal direttore del SVR di Russia S.E. Naryshkin:
Caro George Ivanovich!
Dalla direzione, tutti i dipendenti, veterani del Servizio d’Intelligence Estero della Federazione russa e io personalmente, esprimiamo le congratulazioni più calde e sincere in occasione del vostro 95° compleanno. Tutta la sua vita l’ha dedicata alla nobile causa di proteggere gli ideali dell’umanesimo e della giustizia, alla lotta per la pace. Le vostre promesse e il contributo eccezionale per garantire la sicurezza nazionale della Russia sono stati molto apprezzati dalla leadership del nostro Paese, come dimostrano numerose decorazioni. Il nostro Servizio La conosce come compagno d’armi affidabile, saggio uomo d’esperienza, scienziato di talento, scrittore eccezionale e mentore capace. La Sua devozione altruista alla causa, l’intelletto più acuto, la dedizione, il coraggio e la solidità, l’amore per la vita e la benevolenza sono un esempio per il personale del SVR della Russia. Su questo giorno memorabile di cuore vi auguro, caro George Ivanovich, buona salute, inesauribile vitalità, ottimismo, vigore ed energia. Felicità, prosperità e tutto il meglio per Lei, la Sua famiglia e gli amici!Accettando le congratulazioni, George Ivanovich si rivolge a amici, colleghi e vicini:
Cari amici e colleghi!
L’11 novembre io, ufficiale dell’intelligence russa, Colonnello George Blake, compio 95 anni… Nella vita di ogni persona, e non sono per nulla un’eccezione, arriva inevitabilmente il momento di affrontare la conclusione, legata alla sintesi degli anni. Ricordando il passato, mi chiedo involontariamente quanto sia stato onesto coi miei contemporanei e successori. Il 95° anniversario è una buona occasione per valutare una vita lunga e difficile. Molto della mia biografia è ben noto. Caratteristico, a mio avviso, è che le fasi principali del mio cammino sono associate ad una scelta importante. La scelta della posizione in condizioni difficili e contraddittorie dettata dalla storia stessa. Potevo diventare un sacerdote tranquillo, ma sono diventato un’agente. Potevo facilmente sopravvivere alla guerra e agli anni seguenti, ma preferii una via pericolosa, partecipando attivamente al movimento della Resistenza. Miracolosamente evitai il campo di concentramento nazista, divenni un commando inglese, rischiando la vita più di una volta…
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, essendo un agente dei servizi speciali inglesi, rimasi nelle prime file degli avversari della Russia, la mia attuale patria. Poco più tardi, nella mia biografia ci fu la terribile guerra coreana. Ne vidi il vero volto, come i corpi dei civili, uccisi dalla macchina militare statunitense, di questo Paese sofferente. Fu allora che capì che tali conflitti sono carichi di pericoli mortali per tutta l’umanità e presi la decisione più importante nella mia vita: iniziai a cooperare con l’intelligence estera sovietica per proteggere la pace nel mondo. 95 anni… Questo è molto per un individuo. E poco per la storia dell’umanità. La memoria del passato, di cui non mi dispiace nulla, come ho ripetutamente detto, mi fa guardare con ottimismo al futuro.
Vorrei cogliere l’occasione per dire ai miei colleghi, innanzitutto ai giovani impiegati del Servizio.
Compagni! Avete una missione difficile e la responsabilità di salvare il mondo in una situazione in cui il pericolo di una guerra nucleare e dell’auto-distruzione dell’umanità associatavi sono ancora una volta all’ordine del giorno grazie a politici irresponsabili… da quando il terrorismo sollevò la testa e lasciò tracce sanguinose in molte parti del nostro pianeta, c’è una vera guerra tra Bene e Male. E credo in voi, nel vostro servizio disinteressato e altruista per la nostra causa comune, nella vostra professionalità… credo nella vittoria finale sul nemico. Questa fede mi ravviva. Vorrei ringraziare dal fondo del mio cuore la leadership del Servizio, i miei colleghi dell’intelligence estera, per i tanti anni di fedele amicizia, sensibilità, cura, attenzione e comprensione.
Compatrioti! La Russia è diventata la mia seconda Patria. C’è il meraviglioso desiderio russo di avere la “pace a casa”. E voglio veramente che il mondo sia la vostra, o piuttosto la nostra casa.
Pace nella vostra, nostra casa!
Per tutti tersa e soleggiata come il cielo!
Con onore!

 

 

 

Dall’Armata Rossa alla Resistenza
Maria Chobanov, RBTH 22 giugno 2016Durante la Seconda guerra mondiale, circa 30000 sovietici e russi immigrati combatterono nella Resistenza francese. RBTH torna sul destino di uno di questi eroi.
Il 22 giugno 1941, Hitler lanciò 5,5 milioni di uomini sul fronte orientale, con circa 5000 aerei e 3700 carri armati che ne fecero il più grande teatro di operazioni della Seconda guerra mondiale. Nelle prime settimane, l’URSS subì gravi perdite militari e civili. Alla fine dell’anno quasi 3,9 milioni di soldati furono presi prigionieri. Nel 1942, la Germania cominciò a deportarli nei campi di lavoro forzati in Francia. Alcuni riuscirono a fuggire per continuare la lotta nella Resistenza. Tra questi, Oleg Ozerov. La guerra sorprese Oleg il 22 giugno 1941 sul confine tra Polonia e URSS, dove questo 19enne era soldato dell’Armata Rossa. Nell’agosto dello stesso anno, alla fine di settimane di lotta senza tregua, la sua unità, tornata nel centro dell’Ucraina, fu circondata dalla Wehrmacht. “I tedeschi fucilarono immediatamente ebrei, comunisti ed istruttori politici. Poi uccisero un soldato ogni cinque di ogni riga, quindi un decimo. Dopo di che fummo costretti nel caldo insopportabile, senza bere o mangiare, ad attraversare tutta l’Ucraina verso ovest“, dice il veterano 75 anni dopo la cattura. In Polonia i prigionieri furono imbarcati su un treno destinato in Germania. Il giovane soldato ebbe solo un’idea in mente: fuggire…

In territorio amico
Attraversato l’inferno di un’intera serie di campi di concentramento e di lavoro, Oleg Ozerov fu trasferito in Francia con altri prigionieri nel 1943, quando i tedeschi iniziarono la costruzione del vallo atlantico. “All’inizio della mattina, vidi attraverso la finestra del treno un uomo che indossava un elmetto e riconobbi l’uniforme francese. Sollevai il pugno e lo salutai, “Rotfront!” com’era d’uso tra gli antinazisti, dice Oleg. L’uomo prese la bandiera rossa da ferroviere e l’agitò. Sapevo allora che eravamo in territorio amico“. Assegnato alla costruzione di una base per la riparazione dei sommergibili tedeschi a Bordeaux, Oleg non abbandonò l’idea di fuggire. Nel marzo 1944, con l’aiuto di Fadej Voronish, alias Paul, membro dell’organizzazione clandestina del Partito Comunista Francese, avvicinò cinque altri compagni. L’obiettivo era aderire al maquis di Lorette che conduceva le proprie azioni nei dipartimenti di Lot-et-Garonne e Gironde, ma prima dovevano sopravvivere nascondendosi e contattare nel segreto più grande la rete che aiutava a far fuggire i prigionieri sovietici, col rischio dell’esecuzione di intere famiglie. Il rischio preso dai passeggeri dell’autobus che trasportò Ozerov e compagni durante un controllo all’uscita di Bordeaux, l’indicò ancora meglio. “Quando la polizia diede l’ordine di scendere dall’autobus, ci scambiammo alcune parole. Così gli altri passeggeri capirono chi eravamo. Simpatizzarono immediatamente con noi, ci diedero panini e sigarette, e finsero che fossimo dei loro“. Il controllo non andò oltre.

Maquisard della Gironda
I guerriglieri rispettavano molto i russi, che portarono con sé disciplina, esperienza di guerra e dei campi di lavoro“, dice Oleg Ozerov. Col suo gruppo, partecipò alle operazioni di sabotaggio contro strade, ferrovie e ponti, sfidando la polizia di Pétain. Dopo lo sbarco degli Alleati in Normandia nel 1944, i guerriglieri intensificarono le azioni e non esitarono più ad impegnarsi in combattimenti aperti o a partecipare alla liberazione delle città della Francia sud-occidentale: Saint-Basle, Marmande, La Réole, Langon, Bordeaux. Nel settembre 1945, Ozerov tornò nell’URSS. Continuò la corrispondenza coi compagni d’armi francesi e gli fu anche consentito, nonostante la cortina di ferro, di visitare diverse volte la Francia. Combatté per decenni per far riconoscere nell’URSS i meriti dei sovietici che aderirono al maquis, ottenendo lo status di “combattente volontario” nel 1992, quando creò l’Associazione interregionale dei veterani sovietici della Resistenza francese.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Seconda guerra mondiale: quanto fu utile l’aiuto statunitense? Parte II

Evgenij Spitsyn, Oriental Review, 13/05/2015 – Parte IAiuti non letali
Oltre alle armi, altri rifornimenti giunsero con i prestiti. Questo è assolutamente indiscutibile. In particolare, l’URSS ricevette 2586000 tonnellate di carburante aereo, pari al 37% di quello prodotto nell’Unione Sovietica durante la guerra, più 41000 autoveicoli, il 45% degli autoveicoli dell’Armata Rossa (senza contare le auto catturate al nemico). Anche l’invio di alimentari ebbe un ruolo significativo, anche se pochissimo arrivò il primo anno di guerra, e gli Stati Uniti fornirono solo il 15% della carne in scatola e altri beni non deperibili all’URSS. Quest’aiuto comprese anche macchine utensili, binari ferroviari, locomotive, vagoni ferroviari, attrezzature radar e altri elementi utili senza cui una macchina da guerra può fare poco. Naturalmente questa lista di aiuti dei prestiti è impressionante, e si potrebbe avere un’ammirazione sincera per i partner statunitensi nella coalizione anti-hitleriana, ad eccezione di un piccolo dettaglio: i produttori statunitensi rifornirono anche la Germania nazista… Ad esempio, John D. Rockefeller Jr. aveva interessi nella società Standard Oil, ma il successivo importante azionista era la società chimica tedesca IG Farben, attraverso cui l’azienda vendette ai nazisti 20 milioni di dollari in benzina e lubrificanti. E il ramo venezuelano della società inviava ogni mese 13000 tonnellate di petrolio in Germania, che il robusto settore chimico del Terzo Reich convertì immediatamente in benzina. Ma le attività commerciali tra le due nazioni non erano limitate alla vendita di combustibile, ma anche tungsteno, gomma sintetica e molti componenti per l’industria automobilistica furono spediti attraverso l’Atlantico al Fuhrer tedesco da Henry Ford. In particolare, non è un segreto che il 30% dei pneumatici prodotti nelle sue fabbriche venisse fornito alla Wehrmacht tedesca. I dettagli su come Ford e Rockefeller collusero per rifornire la Germania nazista non sono ancora pienamente noti poiché i segreti commerciali sono strettamente custoditi, ma anche il poco reso pubblico è riconosciuto dagli storici chiarire come la guerra non rallentasse per nulla il commercio degli Stati Uniti con Berlino.

I prestiti non erano beneficenza
C’è la percezione che gli Stati Uniti offrissero prestiti per bontà d’animo. Tuttavia, tale idea non si basa su un’analisi seria. Prima di tutto, furono dato secondo ciò che si chiamava “contratto di prestito inverso”. Anche prima della fine della Seconda guerra mondiale, altre nazioni inviarono materie prime essenziali a Washington, pari al 20% dei materiali e delle armi che gli Stati Uniti avevano spedito all’estero. In particolare, l’URSS fornì 32000 tonnellate di manganese e 300000 tonnellate di minerale di cromo, molto apprezzati dall’industria militare. Basti dire che quando l’industria tedesca fu privata del manganese dei ricchi giacimenti di Nikopol, dopo l’offensiva sovietica su Nikopol-Krivoj Rog nel febbraio 1944, la corazzatura frontale da 150mm dei carri armati tedeschi “Koenigstiger” divenne molto più vulnerabile ai proiettili sovietici rispetto alla corazzatura da 100mm presente sui precedenti carri armati Tiger. Inoltre, l’URSS pagò i carichi alleati in oro. Infatti, l’incrociatore inglese HMS Edinburgh trasportava 5,5 tonnellate di quel metallo prezioso quando fu affondato dai sommergibili tedeschi nel maggio 1942. L’Unione Sovietica inoltre restituì gran parte delle armi e degli equipaggiamenti militari dopo la guerra, come stabilito dall’accordo sui prestiti. In cambio furono rilasciate fatture per 1300 milioni di dollari. Dato che i debiti dei prestiti alle altre nazioni furono prescritti, ciò sembrò una rapina e Stalin chiese che il “debito alleato” venisse ricalcolato. Successivamente gli statunitensi dovettero ammettere l’errore, ma gonfiarono gli interessi dovuti e l’importo finale, comprendente gli interessi, arrivò a 722 milioni di dollari, una cifra accettata da URSS e USA nell’accordo di regolamento firmato a Washington nel 1972. Di tale importo, nel 1973, 48 milioni di dollari furono pagati agli Stati Uniti in tre rate, ma i pagamenti successivi furono interrotti quando gli USA introdussero pratiche discriminatorie negli scambi con l’URSS (in particolare il noto Emendamento Jackson-Vanik). Le parti non ne discussero più fino al giugno 1990, durante i nuovi negoziati tra i presidenti George Bush Sr. e Mikhail Gorbaciov, quando fu fissata una nuova scadenza per il rimborso finale, per il 2030, e il totale del debito fu riconosciuto in 674 milioni di dollari. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i suoi debiti furono classificati debito sovrano (dal Club di Parigi) o debiti verso banche private (secondo il London Club). Il debito finanziario era una passività dovuta al governo USA ed era parte del debito del Club Parigi, che la Russia rimborsò nell’agosto 2006.

Discorso diretto

Il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt dichiarò esplicitamente che gli aiuti alla Russia furono soldi ben spesi e il suo successore nella Casa Bianca, Harry Truman, fu citato dal New York Times nel giugno 1941: “Se vediamo che la Germania vince la guerra, dobbiamo aiutare la Russia; e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania e così lasciarli uccidersi il più possibile…” La prima valutazione ufficiale del ruolo svolto dagli aiuti dei prestiti nella vittoria sul nazismo fu fornita dal Presidente del Gosplan Nikolaj Voznesenskij, nel suo lavoro Voennaja Ekonomika SSSR v Period Otechestvennoj Vojnij (L’economia militare dell’URSS durante la Grande Guerra Patriottica) (Mosca: Gospolitizdat, 1948), dove scrisse: “Se si confronta la quantità di beni industriali inviati dagli Alleati all’URSS con la quantità di beni industriali realizzati dalle fabbriche socialiste dell’Unione Sovietica, è evidente che le prime erano pari a solo il 4% di quanto prodotto a livello nazionale negli anni dell’economia di guerra“. Gli studiosi e i funzionari militari e governativi statunitensi (Raymond Goldsmith, George Herring e Robert H. Jones) riconoscono che gli aiuti alleati all’URSS furono pari a non più del 10% della produzione sovietica, e il totale delle forniture dei prestiti, comprese le note scatolette Spam sarcasticamente indicate dai russi come “secondo fronte”, rappresentarono circa il 10-11%. Inoltre, il noto storico statunitense Robert Sherwood, nel libro Roosevelt e Hopkins: una storia intima (New York: Grossett & Dunlap, 1948) citava Harry Hopkins sostenere che gli statunitensi “non avevano mai creduto che l’aiuto dei prestiti fosse il principale fattore della sconfitta sovietica di Hitler sul fronte orientale. Ma che questo fosse dovuto all’eroismo e al sangue dell’Armata Rossa“. Il primo ministro inglese Winston Churchill chiamò una volta il lend-leasing “l’atto finanziario più disinteressato e altruista di sempre nella storia“. Tuttavia, gli statunitensi ammisero che la leva del prestito portò notevole reddito agli Stati Uniti. In particolare, l’ex-segretario al Commercio statunitense Jesse Jones affermò che gli Stati Uniti non solo ottennero denaro dai rifornimenti dall’URSS, ma gli Stati Uniti ne trassero persino profitto, affermando che ciò non era raro nelle relazioni commerciali regolate dalle agenzie degli USA. Il suo collega, lo storico George Herring, scrisse candidamente che il prestito non fu in realtà l’atto più disinteressato nella storia dell’umanità, ma piuttosto un atto di prudente egoismo, di cui gli statunitensi erano pienamente consapevoli di quanto ne avrebbero beneficiato. E fu proprio così, dato che il prestito si rivelò una fonte inesauribile di ricchezza per molte aziende nordamericane. Infatti, gli Stati Uniti furono l’unico Paese della coalizione anti-hitleriana a raccogliere significativi dividendi economici dalla guerra. C’è un motivo per cui gli statunitensi definiscono la Seconda Guerra Mondiale come “la buona guerra”, come evidenziato ad esempio dal titolo del libro del noto storico statunitense Studs Terkel: La Buona Guerra: Storia Orale della Seconda Guerra Mondiale (1984). Con cinismo aperto, citò: “Mentre il resto del mondo uscì ferito e quasi distrutto, noi ne uscimmo con più auto, attrezzi, forza lavoro e soldi in quantità incredibili… La guerra fu divertente per gli USA. Non parlo delle povere anime che vi persero figli e figlie. Ma per il resto di noi la guerra fu un buon momento“.

Stalin e Voznesenskij

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Assi nordvietnamiti: piloti di MiG-17 e MiG-21, killer di Phantom

S. Sherman e D. F. Zampini, Ace Pilots 22 marzo 201223 agosto 1967, ore 14:00. Un altro raid statunitense contro la capitale del Vietnam del Nord è in corso. A causa della dimensione della formazione statunitense (40 aeromobili, compresi i Thunderchief che trasportavano bombe, F-105F da soppressione radar e la scorta dei Phantom) l’equipaggio di un F-4D, Charles R. Tyler (pilota) e Ronald M. Sittner (navigatore-radarista), del 555th TFS/8th TFW, aveva troppa fiducia. Non si aspettava che i MiG, inattivi dopo alcune sconfitte sanguinarie subite dai Phantom dell’8th TFW tra fine maggio e inizio giugno. Improvvisamente, Tyler udì sulla radio un pilota di F-105D (Elmo Baker) annunciare di essere stato colpito da un MiG-21 e che si eiettava. Mentre Tyler cercava il bandito inaspettato, una tremenda esplosione scosse l’aereo e Tyler perse il controllo lanciandosi. Appeso al paracadute, vide che il suo F-4D cadere in fiamme sulla giungla, ma non vide il navigatore eiettarsi; Sittner rimase ucciso sul colpo dal missile. Tyler e Baker furono catturati dalle truppe del Vietnam del nord non appena toccarono terra. Entrambi furono abbattuti da missili R-3S Atoll sparati da due MiG-21PF del 921.mo Reggimento caccia della Quan Chung Khong Quan (VPAF), pilotati da Nguyen Nhat Chieu e Nguyen Van Coc. Due altri F-4D furono abbattuti quel giorno, senza perdere un MiG, uno dei giorni più riusciti della VPAF. Mentre solo due piloti statunitensi divennero degli assi nella guerra del Vietnam, Randy “Duke” Cunningham (USN) e Steve Ritchie (USAF), sedici piloti vietnamiti si guadagnarono tale onore. Nguyen Van Coc è anche l’asso degli assi della guerra del Vietnam con 9 abbattimenti: 7 aerei e 2 UAV (Firebrand). Tra questi sette aerei, sei sono confermati dagli Stati Uniti e va aggiunta a questa cifra una perdita confermata dall’USAF (F-102A pilotato da Wallace Wiggins (ucciso in combattimento) il 3 febbraio 1968), originariamente considerato probabile dalla VPAF. Anche omettendo i “droni”, i suoi 7 aerei confermati qualificano Coc asso degli assi della guerra, perché nessun pilota statunitense andò oltre 5.Perché tanti assi vietnamiti?
Perché molti piloti della VPAF superarono gli avversari statunitensi? Principalmente per i numeri. Nel 1965 la VPAF aveva solo 36 MiG-17 e un simile numero di piloti, che aumentarono a 180 MiG e 72 piloti nel 1968. Quelle coraggiose sei dozzine di piloti affrontarono circa 200 F-4 dell’8th, 35th e 366th TFW, i 140 Thunderchief dei 355th e 388th TFW e circa 100 aerei dell’USN (F-8, A-4 e F-4) che operavano dalle portaerei “Yankee Station” nel Golfo del Tonchino, appoggiati da altri aerei come gli EB-6B da guerra elettronica, HH-53 per recuperare i piloti lanciatisi e gli Skyraider di copertura, ecc). Considerando queste probabilità, è chiaro perché alcuni piloti vietnamiti superassero gli statunitensi; i piloti della VPAF erano semplicemente più occupati delle controparti statunitensi e “volarono fin quando non cadevano”. Non avevano alcun turno dopo 100 sortite perché erano già a casa. I piloti statunitensi generalmente concludevano il turno ritornando a casa per addestramento, comando o test. Alcuni chiesero un secondo turno, ma furono delle eccezioni. Che dire delle tattiche delle due parti? Poiché l’USAF non attaccò le principali installazioni e centri di comando radar (temendo di uccidere consiglieri russi e cinesi), i vietnamiti lanciarono gli intercettatori superbamente guidati dal controllo a terra, posizionando i MiG in disposizioni di combattimento perfette. I MIG compivano attacchi veloci e devastanti contro le formazioni statunitensi da diverse direzioni (di solito i MiG-17 eseguivano attacchi frontali e i MiG-21 dal tergo). Dopo aver abbattuto alcuni aerei statunitensi costringendo gli F-105 a gettar via le loro bombe, i MiG non aspettavano la risposta ma si disimpegnavano rapidamente. Questa “guerriglia aerea” ebbe grande successo. Tali tattiche erano talvolta aiutate dalle strane pratiche statunitensi. Ad esempio, alla fine del 1966 le formazioni di F-105 volavano ogni giorno sulle stesse rotte utilizzando sempre gli stessi codici. I nord-vietnamiti lo capirono e lo sfruttarono: nel dicembre 1966 i piloti dei MiG-21 del 921.mo Reggimento intercettarono i Thud prima che incontrassero la scorta di F-4, abbattendone 14 senza perdite. Ciò finì il 2 gennaio 1967 quando il colonnello Robin Olds diresse l’operazione Bolo.
E l’addestramento? A metà degli anni ’60 i piloti statunitensi si concentravano sull’uso di missili aria-aria (come il radarguidato AIM-7 Sparrow e l’AIM-9 Sidewinder ad infrarossi) per vincere le battaglie aeree. Tuttavia, dimenticarono che un pilota abile era importante quanto le armi. La VPAF lo sapeva e addestrò i piloti a sfruttare la superba agilità di MiG-17, MiG-19 e MiG-21 nei combattimenti ravvicinati, dove i pesanti Phantom e Thud erano svantaggiati. Solo nel 1972, quando il programma “Top Gun” migliorò l’efficienza in combattimento dei piloti dei Phantom dell’USN, come Randall Cunningham, ed apparve l’F-4E armato col cannone Vulcan da 20 mm, gli statunitensi poterono annullare il vantaggio dei vietnamiti. Infine, la straordinaria superiorità numerica statunitense significò che, dal punto di vista dei piloti vietnamiti, il campo di battaglia aereo era un “ambiente ricco di bersagli”. Per gli aerei statunitensi, il Vietnam era un “ambiente dai pochi bersagli”. Gli statunitensi non trovarono abbastanza aerei nemici per accumulare punti semplicemente perché non c’erano molti MiG in giro; la VPAF non ebbe mai più di 200 aeromobili da combattimento. Tali fattori crearono gli assi vietnamiti che ebbero l’opportunità di accumulare più vittorie delle controparti statunitensi. Ufficialmente, durante la guerra del Vietnam vi furono 16 assi della VPAF (13 erano piloti di MiG-21 e 3 di MiG-17, nessuno di MiG-19). Sotto, il numero tra parentesi indica gli abbattimenti confermati dalle fonti statunitensi; potrebbero aumentare in futuro. L’elenco comprende tutti i vietnamiti accreditati come assi.I migliori assi vietnamiti
Nguyen Van Coc del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21PF
9 (7) aerei abbattuti: 2 F-4D, 1 F-4B, 2 F-105F, 1 F-105D e 1 F-102A

Nguyen Hong Nhi del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (3) aerei abbattuti: 1 UAV, 1 F-4D, 1 F-105D

Pham Thanh Ngan del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21F-13
8 (1) aerei abbattuti: 1 RF-101C

Mai Van Cuong del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (?) aerei abbattuti

Dang Ngoc Ngu del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
7 (1) aerei abbattuti: 1 F-4C

Nguyen Van Bay del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
7 (5) aerei abbattuti: 2 F-8, 1 F-4B, 1 A-4C e 1 F-105D

Nguyen Doc Soat del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-4E, 1 F-4J, 1 A-7B

Nguyen Ngoc Do del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-105F, 1 RF-101C

Nguyen Nhat del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4, 1 F-105D

Vu Ngoc Dinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-105D, 1 F-4D, 1 HH-53C

Le Thanh Dao del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4D, 1 F-4J

Nguyen Danh Kinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (3) aerei abbattuti: 1 F-105D, 1 EB-66C, 1 UAV

Nguyen Tien Sam del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (1) aerei abbattuti: 1 F-4E

Le Hai del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4C, 1 F-4B

Luu Huy Chao del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (1) aerei abbattuti: 1 RC-47

Nguyen Van Nghia del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
5 (1) aerei abbattutiEcco alcuni esempi delle azioni dei valorosi piloti che affrontarono la più potente forza aerea del mondo in difesa della patria e che si guadagnarono il rispetto del nemico statunitense.

E il colonnello Toon?
I lettori che conosco l’aviazione militare statunitense avranno sentito parlare del leggendario asso vietnamita Colonnello Toon (o Tomb). Perché non viene elencato? Perché era proprio “leggendario”. Nessun colonnello Toon ha mai volato per la VPAF; era un’immaginazione dei piloti statunitensi nei combattimenti e nelle chiacchierate. (Per gli statunitensi “Col. Toon” riassumeva qualunque buon pilota vietnamita, come qualsiasi bombardiere solitario notturno che, nella Seconda guerra mondiale, veniva chiamato “Pippo”).Nguyen Van Bay
Quando il 923.mo Reggimento caccia fu creato il 7 settembre 1965, Nguyen Van Bay fu uno dei cadetti scelti per pilotare il MiG-17F. L’addestramento si concluse nel gennaio 1966 e presto il giovane Tenente Bay entrò in azione contro gli aerei statunitensi. Il 21 giugno 1966 quattro MiG-17 del 923.mo ingaggiarono un ricognitore RF-8A e la scorta di F-8 Crusader del VF-211. Anche se la scorta abbatté due MiG, Nguyen Van Bay iniziò la sue serie di vittorie abbattendo l’F-8E di Cole Black, che si eiettò e fu preso prigioniero. Ancora più importante, i piloti dell’Aeronautica del Vietnam raggiunsero il loro obiettivo; mentre Bay e compagni sbandarono la scorta, Phan Thanh Trung abbatté l’RF-8A. Anche il suo pilota, Leonard Eastman, fu preso prigioniero. Una settimana dopo, il 29 giugno, Bay e altri tre piloti di MiG-17 ingaggiarono gli F-105D statunitensi che puntavano ai depositi di combustibile di Hanoi, nel Vietnam del Nord; insieme a Phan Van Tuc, Nguyen Van Bay sorprese ed abbattè un Thud. La sua vittima, il leader della formazione statunitense, fu il maggiore James H. Kasler, asso dei Sabre durante la guerra di Corea con 6 abbattimenti. Tuttavia, la sua azione più importante accadde il 24 aprile 1967. Ora leader, Bay decollò dalla base aerea Kien An e puntò il suo MiG-17F contro l’attacco dell’USN alle banchine di Haiphong. Bay si avvicinò a un F-8C del VF-24 e gli sparò una raffica mortale di proiettili da 37mm che lo fecero a pezzi. L’F-8C, BuNo146915, pilotato dal Lt. Cdr. E. J. Tucker s’incendiò e si schiantò. Tucker si eiettò e fu catturato (purtroppo morì in prigionia). La scorta degli F-4B del VF-114 entrarono in azione e spararono diversi missili Sidewinder contro Bay, ma il suo gregario, Nguyen The Hon, l’avvertì e Bay virò bruscamente evitando tutti i missili. Bay quindi puntò il suo MiG-17 verso uno dei Phantom e l’abbatté col tiro dei cannoni (l’equipaggio, Lt. Cdr. C. E. Southwick ed Ens, JW Land, fu recuperato, pensavano di essere stati abbattuti dall’artiglieria antiaerea). Il giorno successivo, il 25 aprile, col suo reparto di MiG-17 segnò una nuova vittoria abbattendo due A-4 senza perdite. Entrambi confermati dall’US Navy: la prima vittima era l’A-4C. BuNo 147799, pilotato dal Lt. C. D. Stackhouse, caduto sotto il tiro dei cannoni del MiG-17 di Bay e il secondo era l’A-4C, BuNo 151102, pilotato dal Lt(jg) A. R. Crebo, eiettatosi. Bay fu decorato con la Medaglia dell’Eroe dell’Esercito Popolare Vietnamita per straordinari abilità e coraggio nel combattimento ed eccellente leadership del suo reparto. All’inizio del 1972 l’asso vietnamita e il gregario Le Xuan Di furono addestrati da un consigliere cubano nella guerra antinavale e certamente furono dei bravi studenti perché il 19 aprile 1972 attaccarono i cacciatorpediniere USS Oklahoma City e USS Highbee, che bersagliavano la città di Vinh. Mentre Bay causò solo un leggero danno al primo, Le Xuan Di colpì una delle torrette di poppa dell’Highbee con una bomba da 250kg BETAB-250, fu il primo attacco aereo subito dall’US Navy dalla Seconda guerra mondiale.

Nguyen Doc Soat

Uno dei meriti dell’Aeronautica Popolare vietnamita era che i piloti più capaci potevano trasmettere la loro esperienza in combattimento ai cadetti. Fu il caso di Nguyen Doc Soat. Originariamente questo giovane allievo di MiG-21 fu assegnato al 921.mo Reggimento caccia, e i suoi istruttori erano i migliori piloti della VPAF: Pham Thanh Ngan (8 abbattimenti) e il miglior asso vietnamita, Nguyen Van Coc (9 abbattimenti). Soat non poteva chiedere di meglio. Mentre in quel momento non segnò abbattimenti, si guadagnò un’esperienza preziosa. Fu appena riassegnato al 927.mo Reggimento caccia quando inizio l’operazione “Linebacker I” nel maggio 1972; Soat era pronto a dimostrare le proprie capacità. Il 23 segnò la prima vittoria, abbattendo un A-7B Corsair II dell’USN coi cannoni da 30mm. La vittima era Charles Barnett (ucciso in combattimento). Il 24 giugno 1972 due MiG-21 pilotati da Nguyen Duc Nhu e Ha Vinh Thanh decollarono da Noi Bai alle 15:12 per intercettare alcuni Phantom che attaccavano una fabbrica a Thai Nguyen, Vietnam del Nord. La scorta statunitense reagì rapidamente e si diresse verso di loro. Ma i MiG erano in realtà solo un’esca; improvvisamente due MiG-21PFM del 927.mo Reggimento, pilotati da Nguyen Doc Soat (leader) e Ngo Duy Thu (gregario), sorpresero la scorta degli F-4E, lanciando missili ad infrarossi R-3S Atoll; Soat abbatté l’F-4E di David Grant e William Beekman, entrambi fatti prigionieri, mentre Thu abbatté un altro Phantom. Tre giorni dopo, Soat e Thu decollarono da Noi Bai alle 11:53 puntando verso quattro F-4, ma sapendo che erano arrivati altri otto Phantom non rischiarono di essere “messi a nudo” dai caccia statunitensi in arrivo. Virarono salendo a 5000 metri e aspettarono. La pazienza fu ricompensata e sorpresero una coppia di F-4; Soat e Thu abbatterono un Phantom ciascuno coi missili R-3. La vittima di Soat fu l’F-4E dell’equipaggio Miller/McDow, poi catturato. Il 26 agosto 1972, Nguyen Doc Soat ebbe l’onore di abbattere l’unico Phantom dell’USMC coinvolto in un combattimento aereo durante la guerra del Vietnam. Il navigatore dell’F-4J si salvò, ma lo sfortunato pilota, Sam Cordova, morì. Il pilota vietnamita segnò l’ultima vittoria il 12 ottobre, quando spazzò via dai cieli l’F-4E di Myron Young e Cecil Brunson (entrambi fatti prigionieri). Oltre a Nguyen Van Coc e altri veterinari della VPAF, Soat è una leggenda vivente nel Paese per cui ha combattuto con coraggio e abilità 30 anni fa.

921.mo Reggimento “Sao Do“: il 4114 con cui Vu Ngoc Dinh abbatté un F-105D dell’USAF, l’11 luglio 1966.

Fonti:
Guerra aerea sul Vietnam del Nord, Itsvan Toperczer, Squadron/Signal Publications Inc., 1998
Unità di MiG-21 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001
Unità di MiG-17/19 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001Traduzione di Alessandro Lattanzio