La Russia accusa gli USA di attaccarla in collaborazione con al-Qaida

Moon of Alabama 21 settembre 2017La situazione in Siria arriva a un altro punto critico. Vi è maggiore possibilità di scontri tra forze statunitensi e russe. L’indicammo riguardo al controllo dei ricchi giacimenti ad est di Dayr al-Zur. Almeno tre incidenti negli ultimi giorni indicano l’escalation.
Il 17, gli Stati Uniti accusavano la Russia di un attacco aereo ai loro fantocci a nord di Dayr al-Zur. La Russia negava.
Il 18 e 19, grandi contingenti di truppe russe e siriane attraversavano l’Eufrate a Dayr al-Zur, nella Siria orientale. La forze di ascari curdo-arabi degli statunitensi in zona cercarono di ostacolarlo. Parallelamente, un grande attacco di al-Qaida veniva lanciato nella Siria occidentale. Le forze russe accusano i servizi segreti statunitensi di averlo avviato. (Le forze siriane e russe hanno respinto l’attacco).
Oggi, i militari russi hanno accusato gli ascari curdi degli Stati Uniti, nei pressi di Dayr al-Zur, di aver usato l’artiglieria contro le loro forze, minacciando una risposta massiccia.
Il caso più drammatico fu l’attacco di al-Qaida ad Idlib. Al-Qaida in Siria, ridenominatasi Hayat Tahrir al-Sham, controlla governatorato e città di Idlib nella Siria nord-occidentale. Il 19 settembre lanciava un grande attacco sulle postazioni del governo siriano a nord di Hama e a sud di Idlib. Al-Qaida occupava molto terreno prima di essere fermata e costretta a ritirarsi. Quasi tutte le armi pesanti, i carri armati e l’artiglieria che al-Qaida aveva nella zona furono utilizzate. Il portavoce dell’esercito russo dichiarava che, secondo l’intelligence russa, l’attacco di al-Qaida era opera degli Stati Uniti per rallentare l’avanzata siriano-russa nella provincia di Dayr al-Zur. Un compito dei terroristi era catturare un plotone di soldati russi. Questo è, per quanto ne so, la prima volta che la Russia fa un’accusa così diretta e grave alle forze e ai servizi d’intelligence statunitensi in Siria. Dalla dichiarazione dei militari russi: “Per 24 ore, i terroristi sono riusciti ad infiltrare le difese governative per 12 chilometri di profondità e 20 chilometri di ampiezza. Secondo i dati ricevuti, questa offensiva fu avviata dalle agenzie speciali statunitensi per fermare la riuscita avanzata dell’Esercito arabo siriano ad est di Dayr al-Zur. Il sequestro di un’unità della Polizia Militare russa era uno degli obiettivi principali dei terroristi. L’unità russa operava in un posto di osservazione dispiegato con le forze di osservazione della de-escalation. Di conseguenza, il plotone di MP (29 persone) fu bloccato dai terroristi… L’accerchiamento fu spezzato. Unità delle Forze Armate russe hanno raggiunto le posizioni dell’EAS senza perdite. Dopo l’attacco di al-Qaida, la Forza Aerea russa in Siria avviava una vasta controffensiva nella provincia di Idlib. Nelle ultime 24 ore, le unità aeronautiche e dell’artiglieria eliminavano 187 obiettivi, 850 terroristi, 11 carri armati, 4 blindati per trasporto truppe, 46 pickup, 5 mortai, 20 autocarri e 38 depositi di munizioni. Le unità del 5° Corpo d’Assalto lanciavano il contrattacco liberando quasi tutte le posizioni perse”.
Le immagini provenienti dall’area mostrano diversi carri armati e veicoli da combattimento della fanteria distrutti. Era stata un’azione molto costosa per al-Qaida e senza un vantaggio significativo. Sembra che le intelligence siriana e russa sapessero dell’attacco, ma non i dettagli. Per un po’ la situazione fu estremamente critica. Poi la grande operazione aerea sorprese al-Qaida, distruggendone la forza d’attacco. Nello stesso momento dell’attacco di al-Qaida ad Idlib, le forze degli ascari statunitensi in Siria orientale (giallo) ostacolavano le operazioni delle forze siriane (rosse) contro lo Stato islamico (nero).Le forze del governo siriano hanno quasi eliminato lo SIIL da Dayr al-Zur. Oggi è in gioco il controllo dei giacimenti petroliferi ad est di Dayr al-Zur e a nord del fiume Eufrate. Poco dopo aver attraversato l’Eufrate, truppe siriane finivano sotto il tiro delle posizioni degli ascari statunitensi: “Secondo le segnalazioni inviate dai comandanti siriani al fronte, i più massicci contrattacchi e bombardamenti delle truppe siriane provenivano da nord. È l’area in cui vengono dispiegate le unità delle forze democratiche siriane, così come le unità speciali statunitensi che, secondo CNN, forniscono assistenza medica a tali miliziani, anziché partecipare all’operazione per liberare Raqqa“, dichiarava (Il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggiore-Generale Igor) Konashenkov. Inoltre i fantocci degli statunitensi sfruttano il controllo della diga di Tabaqa per ostacolare l’attraversamento del fiume: “Il flusso di acqua dalle dighe sull’Eufrate controllate dalle forze filo-statunitensi impedisce l’avanzata delle truppe governative siriane vicino Dayr al-Zur”, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “Quindi la situazione sull’Eufrate si è deteriorata drasticamente nelle ultime 24 ore. Non appena le truppe del governo siriano hanno cominciato ad attraversarlo il livello dell’Eufrate è aumentato in poche ore e la velocità attuale delle acque è quasi raddoppiata a due metri al secondo“. Oggi, il Ministero della Difesa russo accusava le forze degli ascari statunitensi di bombardare direttamente gli alleati siriani e le forze russe che li supportano: “La Russia ha avvertito il rappresentante del comando statunitense ad al-Udayd, Qatar, che “ogni bombardamento dalle aree in cui si trovano le forze democratiche siriane sarà subito impedito”. “I punti di lancio in queste aree saranno immediatamente soppressi con tutti i mezzi”, aveva detto il generale. I combattenti delle forze democratiche siriane che si avvicinano a Dayr al-Zur da nord si uniscono ai terroristi dello SIIL e la ricognizione russa non registrava scontri tra SIIL e “terze forze”, cioè le SDF, fin dalla settimana precedente, spiegava. Tuttavia, un grande tiro con mortai e lanciarazzi fu effettuato due volte sulle truppe siriane dalle aree della riva orientale dell’Eufrate, dove SDF e forze speciali statunitensi stazionano”, dichiarava Konashenkov.
Le “forze democratiche siriane” comprate dagli Stati Uniti, che avanzano a nord di Dayr al-Zur senza incontrare alcuna resistenza, sono tribù locali alleate dello Stato islamico finché il diplomatico statunitense Brett McGurk li arruolò per combattere dalla parte degli Stati Uniti. Sono guidate da comandanti curdi e “consigliate” dalle forze speciali statunitensi. Gli Stati Uniti vogliono tenere le forze governative siriane lontano dai campi petroliferi a nord dell’Eufrate, ed hanno intenzione di costruire e controllare un proto-Stato curdo nella Siria nordorientale per controllare il petrolio ad est di Dayr a-Zur, dando a tale Stato una base economica. Ma gli Stati Uniti non dispongono di abbastanza ascari per occupare l’area petrolifera dello Stato islamico. Solo l’Esercito arabo siriano dispone di mezzi sufficienti nella zona. Gli Stati Uniti s’ingannano, attaccando le forze siriano-russe e correndo per strappare un vantaggio. Secondo i russi, gli ascari curdi degli Stati Uniti hanno sospeso i combattimenti contro lo SIIL a Raqqa e spostato le forze per prendere il petrolio ad est. Dubito che Siria e Russia lo permetteranno senza adottare le misure per impedirlo.
Con l’attacco di diversione di al-Qaida nella Siria nord-occidentale sconfitto e altre riserve disponibili, l’alleanza siriana dovrà pensare a una rapida avanzata sui campi petroliferi. Non appena saranno controllati dal governo siriano e la presenza dello SIIL eliminata, gli Stati Uniti non avranno più scuse per continuare l’attuale gioco mortale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Federalismo in Siria: Whashington, Parigi e Berlino ancora manovrano?

Zayd Hashim, Global Research, 19 settembre 2017

Il 18 settembre, alla domanda sul referendum curdo previsto il 25 settembre dal clan Barzani in Iraq, Jean-Yves Le Drian rispose: “Siamo già in Iraq che si prepara al dopo-SIIL. E per noi, dopo lo SIIL si presuppone una governance politica inclusiva, rispettosa della costituzione irachena e quindi della sua dimensione federalista, rispettosa delle comunità che la compongono e dell’integrità territoriale dell’Iraq. Questo è il messaggio che ho dato al Primo ministro Abadi a fine agosto, visitando Baghdad. Anche questo è quanto ho detto chiaramente al presidente Barzani. Nella costituzione irachena (imposta dall’invasione statunitense) vi sono elementi importanti dell’autonomia costituzionale del Kurdistan. Questi elementi vanno rispettati, convalidati e protetti, ed è nel dialogo tra Baghdad e Irbil che può avvenire. Mi sembra che qualsiasi altra iniziativa sia inopportuna” [1]. La Francia sarebbe quindi per la dimensione federalista e l’integrità territoriale dell’Iraq. E sulla Siria, oltre a riaffermare l’impegno “nella lotta all’impunità degli autori degli attacchi chimici“, che sarebbero dovutamente le autorità siriane, nonostante le prove contrarie e la “nota falsa” [2] del predecessore di Le Drian al ministero degli Esteri?
Ecco un’informazione del 17 settembre. Il futuro ne giudicherà pertinenza o assurdità. In sintesi:
secondo fonti non specificate, “Firil Center for Studies” (FCFS) di Berlino ha appreso che sono in corso negoziati tra curdi siriani e iracheni da un lato, e Washington, Berlino e Parigi dall’altro, che porterebbero i curdi siriani a dichiarare la “federalizzazione” della Siria contro il rinvio per due anni del referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Pertanto, i curdi iracheni potrebbero annullarlo. Le stesse fonti avrebbero affermato che se tali negoziati avessero successo, la dichiarazione curda siriana verrebbe emessa quanto prima e riguarderebbe il governatorato di Hasaqah (il territorio dell’ex-provincia di Jazirah) comprendente i distretti di Hasaqah, Maliqiyah, Qamishli e Ras al-Ayn), nonché parte dei governatori di Raqqa e Dayr al-Zur. Un video accompagna l’articolo ribadendo certe verità deliberatamente ignorate da chi parla di Kurdistan siriano mai esistito. Si ricorda infatti che fino al maggio 1925 i curdi rappresentavano meno del 2% della popolazione siriana, improvvisamente saliti al 10% dopo la repressione turca della rivolta curda guidata da Shayq Said Piran contro il governo di Ataturk [3], che spinse 300000 curdi a rifugiarsi nelle province di Jazirah, a nord di Aleppo, Ayn al-Arab (Kobané secondo i curdi) e Ifrin. A sostegno di tali affermazioni, la testimonianza dell’osservatore tedesco Christoph Neumann [4] e altri documenti storici che dimostrano le origini assire e/o armene e/o arabe di queste città nel nord della Siria, senza alcuna traccia di presenza curda prima degli anni ’20. I curdi siriani che hanno autorizzato le basi militari straniere in Siria sono pertanto caduti nella trappola israeliano-statunitense-europea finanziata da Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. A meno che non si liberino dai loro capi, resteranno le marionette delle grandi potenze e purtroppo ne saranno le vittime, proprio come i curdi iracheni, perché le cose non andranno sicuramente come prevedono…

Dottor Zayd M. Hashim, Redattore del Centro Studi Firil 17 settembre 2017
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-NakhalNote:
[1] Jean-Yves Le Drian – conférence de presse à l’Assemblée générale des Nations Unies
[2] Crise syrienne: la note falsifiée du gouvernement français
[3] Shayq Said Piran
[4] “Kleine Geschichte der Türkei”, von Klaus Kreiser und Christoph K. Neumann

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Chi ha torto e chi ha ragione in Siria

Gordon M. Hahn, 14 settembre 2017Come notai due anni fa, subito dopo l’intervento militare russo in Siria, il Presidente Vladimir Putin aveva diversi motivi per intervenire: 1) preservare sia il principio dell’ONU che la sovranità dello Stato sull’interventismo occidentale e il ruolo della Russia in Medio Oriente assicurandone globalmente il peso sull’esito delle guerra e crisi in Siria; 2) indebolire il movimento globale jihadista che comprende Stato islamico (SIIL), al-Qaida (AQ) e molti altri gruppi, al fine di ridurre la probabilità del terrorismo islamista del Vilaijat Kavkaz Islamskogo Gosudarstvo (Provincia del Caucaso dello Stato islamico) affiliato allo SIIL, o dell’Imarat Kavkaz (Emirato del Caucaso) di al-Qaida; e 3) creare un equilibrio tra regimi sunniti filo-occidentali e islamisti, da un lato, e lo sciismo dall’altro, in Medio Oriente. Quando i militari russi giunsero in Siria, governo, media, think tank e circoli accademici degli Stati Uniti sostennero che la Russia non attaccava e non avrebbe attaccato i jihadisti dello SIIL. Poi corsero in avanti prevedendo che l’intervento di Mosca fosse “condannato” al fallimento e a divenire l’incubo di Putin. L’obiettivo di tale disinformazione strategica era dipingere Mosca contraria a combattere lo SIIL, ma solo i gruppi jihadisti col sostegno nascosto di Washington e legati ad al-Qaida e Fratellanza musulmana. Alcune fonti governative statunitensi sostennero persino che Mosca sostenesse lo SIIL agevolando l’esodo degli islamisti dalla Russia alla Siria. Notai al momento dell’intervento di Putin che tali analisi erano fuorvianti e totalmente imprecise. La Russia attaccava lo SIIL così come i numerosi gruppi jihadisti legati ad al-Qaida, come Ahrar al-Sham (AS) e Jabhat al-Nusra (JN). Le false analisi dei circoli di Washington tendevano deliberatamente ad oscurare i fatti, poiché i loro alleati nell’amministrazione di Barack Obama e tra i neo-con, appoggiavano tali gruppi sostenendo di liberare la regione dalla dittatura baathista, alleato di Teheran e minaccia per Israele. Indipendentemente dal fatto che l’obiettivo principale di Mosca fosse mantenere al potere il regime di Assad o distruggere lo SIIL e gli altri jihadisti, dato che vanno di pari passo. Non si può cercare uno senza l’altro. Lasciare lo SIIL sul campo di battaglia in Siria significava abbandonare il regime di Assad, che i suddetti circoli dicevano che la Russia proteggesse dal costante pericolo.

La presunta non-guerra contro lo SIIL della Russia
La scorsa settimana il Ministro della Difesa russo annunciava che lo SIIL è sull’orlo della sconfitta strategica inevitabile in Siria, obiettivo che a Mosca non interessava e non perseguiva, secondo Washington. I media occidentali e altre fonti anti-russe riecheggiano le affermazioni di Mosca sulla vittoria imminente delle forze siriane, russe e iraniane sullo SIIL e il jihadismo in Siria. La chiara imminente vittoria è il risultato di due anni di operazioni militari congiunte russo-siriane, combinando potere aereo e missilistico russo con le forze terrestri siriane. Inoltre, affrontava la forte resistenza dell’occidente e in particolare di certi suoi alleati nel Medio Oriente e Golfo Persico, in particolare Turchia e Qatar, che hanno sostenuto gruppi jihadisti come AS e JN, i cui membri hanno spesso finito per combattere al fianco dello SIIL. Questo è particolarmente vero per migliaia dei noti jihadisti del Caucaso del Nord che si sono recati a combattere in Siria e Iraq. Il presidente Barack Obama e la segretaria di Stato Hillary Clinton sostennero il jihadismo e l’ascesa dello SIIL in Siria e Iraq, cosa quasi universalmente riconosciuta, quando andarono contro l’intelligence degli Stati Uniti che avvertiva che fornire armi alla Fratellanza musulmana e altri gruppi islamisti avrebbe, in ultima analisi, rafforzato il jihadismo nell’opposizione siriana e irachena e rischiato di volgersi contro nelle regioni di confine siriano-irachene. L’intelligence aveva ragione, Obama torto. Il vuoto di potere e l’instabilità lasciati dal fallimento di Obama e i pericoli fin troppo chiari per gli interessi russi in Siria e Caucaso e la sicurezza nazionale spinsero Putin ad intervenire in Siria con le forze aerospaziali. Lo SIIL indirettamente e al-Qaida direttamente, ricevevano aiuti statunitensi, turchi e sauditi. Prima AS e JN e poi SIIL attirarono numerosi jihadisti stranieri in Siria, in collaborazione con il gruppo terroristico jihadista dell’Imarat Kavkaz (Emirato del Caucaso) o IK, minando l’esigua opposizione non islamista che dominava alcuni consigli locali e parte della società civile esistente ad Aleppo, Idlib, Homs, Raqqa e Dayr al-Zur. Sotto il suo primo capo, Hasan Abud, AS ebbe un ruolo significativo nell’avanzata dello SIIL in Siria nel 2013, collaborando e rimanendo in disparte quando schiacciò altri gruppi, come Ahfad al-Rasul a Raqqa. All’epoca, la mobilitazione contro lo SIIL gli avrebbe impedito di occupare la maggior parte del territorio siriano orientale. In risposta all’avanzata dello SIIL, JN e AS istituirono nel 2015 l’alleanza Jaysh al-Fatah (JF) tra gruppi jihadisti e islamisti che respinse le forze siriane dalle principali città della provincia di Idlib, quella primavera. I progressi di JF ad Idlib innescarono l’intervento russo nel settembre 2015.
Nel 2016, AS rifiutava di fondersi con JN a causa dell’esplicita sua affiliazione con al-Qaida e successivamente con JF perché “la leadership del gruppo (AS) temeva che avrebbe danneggiato i rapporti con la Turchia, suo principale sostenitore estero” e membro della NATO. Ciò facilitò l’ascesa di un altro gruppo jihadista, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), nuova forza jihadista ad Aleppo prima della liberazione siriano-russa. Ora Washington DC riconosce gli sforzi della Russia contro lo SIIL, ma senza menzionarla. Quindi un recente articolo su Foreign Affairs rilevava: “Per ora il regime e i suoi alleati continuano a concentrare la maggior parte della loro potenza di fuoco sullo SIIL ad est”. Un recente studio sull’industria della Difesa statunitense di IHS Markit e Jane’s Intelligence è stato costretto a riconoscere il ruolo russo nella sconfitta dello SIIL, e indirettamente ancora una volta a riconoscere il ruolo chiave svolto dalle forze del regime di Assad contro lo SIIL. “È una realtà sconveniente che qualsiasi azione statunitense adottata per indebolire il governo siriano avvantaggerà inavvertitamente Stato islamico e altri gruppi jihadisti”, dichiarava Columb Strack, analista sul Medio Oriente di IHS Markit. “Il governo siriano è essenzialmente l’incudine al martello della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Mentre le forze sostenute dagli Stati Uniti circondano Raqqa, lo Stato islamico è impegnato in intensi combattimenti con il governo siriano attorno Tadmur e in altre parti delle province di Homs e Dayr al-Zur“. Secondo lo studio, tra il 1° aprile 2016 e il 31 marzo 2017, il 43 per cento di tutti i combattimenti dello SIIL in Siria era rivolto contro le forze di Assad, il 17 per cento contro le forze democratiche siriane (SDF), e il 40 per cento contro i gruppi rivali rivali sunniti, in particolare la Coalizione “Scudo dell’Eufrate” della Turchia. “Qualsiasi ulteriore riduzione della capacità delle forze già sovraccariche della Siria ne ridurrebbe la capacità d’impedire allo Stato islamico di avanzare dal deserto nella zona più popolosa della Siria occidentale, minacciando città come Homs e Damasco“, concludeva l’analisi.

L’intervento di Putin: pantano o vittoria diplomatica e militare
In poche parole, Putin ha vinto perché Obama si sbagliava. Washington sottovalutò la minaccia del jihadismo in Siria come fece altrove; Mosca vide abbastanza bene e non sottovalutò la minaccia. La prospettiva mondiale liberal-sinistra di Obama richiese che la posizione “conservatrice” di Putin si opponesse in spirito e di fatto. Di conseguenza, Obama e altri funzionari dell’amministrazione definirono l’intervento di Putin in Siria aggressione, imperialismo, errore ed inevitabile fallimento. Allo stesso tempo, speravano di continuare l’invio di armi ai vari gruppi jihadisti. Tuttavia, l’intervento di Putin, i fallimenti in Egitto e Libia, la debacle di Bengasi e i disaccordi tra l’amministrazione e l’intelligence svelarono la futilità della strategia islamista di Obama. Fin dall’inizio della narrazione neolib-necon di Obama che, alla radice dell’insurrezione anti-Assad vi fosse semplicemente l’espressione pacifica delle profonde aspirazioni democratiche dei siriani, si dimostrò falsa, proprio come nei cambi di regime occidentali in Iraq, Egitto, Libia e Ucraina. Ad esempio, un filmato di una delle prime proteste anti-regime a Banyas, vicino Tartus, il 18 marzo 2011, mostra ad esempio un imam avanzare le pretese delle protesta, tra applausi selvaggi e slogan religiosi, che invocavano segregazione di genere nelle scuole e che le insegnanti indossassero il niqab, vietato dal regime secolare baathista. Nel villaggio di Hula, l’opposizione fece richieste simili, nel 2011, lamentandosi del divieto del regime dei libri dell’insegnante islamico medievale e fonte principale del salafismo e del jihadismo Ibn Taimiya. In sintesi, il movimento rivoluzionario siriano, come quasi tutti tali movimenti, era un conglomerato di tendenze ideologicamente antitetiche e politicamente concorrenti, con islamsti e jihadisti, in particolare la leadership della Fratellanza musulmana emigrata in Turchia, dalla buona probabilità di uscire vincente su qualsiasi altro. Sullo sfondo di un mondo musulmano preda delle turbolenze islamiste e jihadiste, le probabilità diminuirono a favore dei più radicali.
Peggio della narrazione fu la politica. Tali gruppi concorrenti, anziché unirsi in un efficace fronte unito, ricevettero quantità enormi di armi e altro sostegno dal mondo occidentale e arabo. Così, il sostegno estero aiutò semplicemente il movimento di opposizione siriano, originariamente pacifico, a divenire rapidamente violento, come avvenuto in Libia e Ucraina nel 2013-2014, ma con poca speranza di assicurarsi la vittoria senza l’afflusso dei jihadisti stranieri. I diplomatici inglesi riferirono che già nella primavera 2011 ci furono scontri armati tra opposizione armata e forze di sicurezza siriane; questo molto prima che la storia sullo scontro regime- manifestanti pacifici venisse messa in discussione. Gli inglesi riferirono di una “battaglia feroce” nella primavera del 2011, al confine libanese nord-orientale con la Siria, tra opposizione siriana ed esercito e polizia siriani che suppostamente avrebbero usato armi contro dei dimostranti disarmati. Allo stesso tempo, una troupe di al-Jazeera mostrò dei filmati agli inglesi, che non avrebbero mai trasmesso, sul confine nord-orientale del Libano, che mostravano chiaramente uomini armati sparare alle truppe siriane. Il traffico di armi di Stati Uniti e altro dalla Libia e altrove alla in Siria, incrementò l’ondata di terroristi siriani e stranieri ben armati ed equipaggiati.
L’intervento di Putin cambiò l’andazzo, svelò l’incapacità dell’occidente di affrontare al-Qaida e SIIL in Siria e in Iraq sotto la guida impacciata di Obama e la strategia occulta incentrata su Fratellanza musulmana e altre forze “moderate” armate di nascosto. Smascherò la cooperazione saudita e turca con IS, JN, AS e altri gruppi jihadisti, tra cui il noto traffico di petrolio con lo SIIL in Turchia. Ancora più importante, forse, il rafforzamento dell’Esercito arabo siriano che sempre con il forte supporto aerospaziale russo scacciava SIIL e altri gruppi jihadisti da Aleppo, Homs, Dayr al-Zur e presto dall’ultima roccaforte dei jihadisti nella provincia di Idlib. L’insuccesso statunitense nell’affrontare la crisi siriana ha portato alla sconfitta degli alleati. Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron ha riconosciuto la sconfitta occidentale in Siria a seguito dell’azione diplomatica e militare di Putin in Siria, abbandonando la politica dell’“Assad deve andarsene” e affermando che in Siria la Francia ha: “un obiettivo principale, eliminare il terrorismo. Non importa chi siano, vogliamo una soluzione politica inclusiva e durevole. In questo contesto non serve la caduta di Assad. Non è più un presupposto per la Francia”. Londra ritirava gli istruttori militari dalla Siria, presenti per istruire “70000 ribelli” a rovesciare il governo di Assad. L’amministrazione Trump successivamente raggiunse Mosca su un cessate il fuoco al confine giordano con la speranza di estenderlo a tutto il Paese. I funzionari statunitensi non chiedono più la rimozione di Assad dal potere. Non ci può essere maggiore prova che Putin abbia sconfitto Washington e l’occidente in Siria.
Ancora gli analisti più oggettivi sottovalutano la performance russa in Siria. Due di recente hanno osservato: “Per quanto riguarda gli sforzi militari di Putin in Siria, nonostante la differenza della potenza di fuoco russa sul campo, il Paese è ancora impantanato. La stabilità rimane inafferrabile, così come la via del ritiro russo. I vantaggi di Putin potrebbero sgretolarsi, a meno che la potenza russa non continui a sostenere lo Stato siriano” (Thomas Graham e Rajan Menon, “Qual è il fine di Putin?”, Boston Review, 24 luglio 2017). Ciò che gli autori non capiscono è che la guerra in Siria è vinta. Con la seconda città siriana, Aleppo, ripresa dall’Esercito arabo siriano qualche mese prima, la presa dello SIIL su Dayr al-Zur e il dominio di al-Qaida nella provincia di Idlib erano le ultime basi del jihadismo. Ma mentre l’occidente ha fatto passare agosto, le forze siriane, sostenute dagli alleati russi e iraniani, hanno tolto l’assedio triennale di Dayr al-Zur e dei suoi 80000 civili e 10000 soldati. L’Esercito arabo siriano rastrella il resto di Dayr al-Zur e si prepara a scacciare ciò che resta dello SIIL dal confine siriano-iracheno. La stabilità tornerà in Siria e i russi si ritireranno quando la guerra sarà finita. L’immagine evocata dal pezzo che usa parole come “ritiro” è fuorviante, dato che l’intervento militare russo è limitato al supporto aerospaziale e d’intelligence e da occasionali operazioni delle forze speciali. La Russia non è coinvolta sul campo, compito dell’Esercito arabo siriano. In sintesi, non vi è alcun pantano, e la fine dello SIIL in Siria non è lontana.
La debacle occidentale e la vittoria siriano-russa-iraniana in Siria crea tre difficoltà all’occidente. In primo luogo, la ritirata dello SIIL sarà ingrossata dai suoi ranghi iracheni, complicando lo sforzo occidentale di riavviare la combattività dello SIIL dopo l’arrivo della Russia in Siria e di Trump a Washington. In secondo luogo, l’Esercito arabo siriano riceve preziosa esperienza nei combattimenti, facendone un nemico formidabile per l’alleato degli statunitensi Israele. Inoltre, l’Iran s’insedia in Siria e in Iraq, complicando ulteriormente i calcoli di Tel Aviv ed alleati arabi dell’occidente. In terzo luogo, l’insuccesso dell’occidente in Siria e Iraq, unitamente alla creazione dell’alleanza sino-russa, contro l’espansione della NATO, le permette di divenire un fattore politico regionale nel Golfo Persico e Medio Oriente rafforzando la copertura diplomatica dell’azione dell’Iran in Siria e l’Iraq. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato, ma la sovversione statunitense, insieme ad altri fattori, ha dato origine alla brutale espansione della NATO, all’intervento umanitario, alla promozione della democrazia, ai cambi di regimi e alla “nuova guerra fredda”. Tutte o quasi tutte note politiche destabilizzanti che sembrano destinate a permanere. Il resto, come si dice, è storia, probabilmente turbolenta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Curdi sempre più nell’angolo

Alessandro Lattanzio, 19/9/2017Nei giorni dei combattimenti a Dayr al-Zur, la propaganda filo-curda diffondeva notizie false sullo SIIL che riusciva ad abbattere aerei siriani, esibendo come prova foto di aerei abbattuti in Libia nel 2011. La fonte di tali notizie, utilizzate dai curdi, era l’agenzia di propaganda dello Stato islamico al-Amaq, adusa a diffondere foto e video vecchi e/o manipolati per ‘testimoniare’ le ‘vittorie’ dello SIIL. Assieme alla falsa notizia sul presunto bombardamento russo-siriano di truppe curde a nord di Dayr al-Zur, tali false notizie, apparse subito dopo che l’Esercito arabo siriano liberava Dayr al-Zur e attraversa l’Eufrate, rientrano in una campagna di disinformazione volta a denigrare le operazioni anti-SIIL della coalizione siriano-iraniano-russa. Tale campagna si compone di 3 parti:
– False notizie sulle perdite delle forze siriane ed alleate (con segnalazioni su “soldati russi uccisi”);
– Accuse su vittime civili e azioni ostili contro le “forze della democrazia” da parte di Siria, Russia o Iran;
– Dichiarazioni delle SDF di avere diritto alla “difesa legittima” dagli USA contro EAS ed alleati sulla riva occidentale dell’Eufrate (dopo aver minacciato di non consentire alle forze governative di attraversalo).
Ciò rientra in quello che appare sempre più un disastro geopolitico cercato e voluto dalle forze democratiche siriane (SDF), su istigazione degli Stati Uniti, che per arruolarle le hanno fatto indottrinare dagli anarchici comunitaristi statunitensi legati a Boockhin. Inoltre, le SDF ora accusano la Turchia di cooperare con l’alleanza siriano-iraniano-russa e di ave ‘venduto’ territori siriani, come la provincia d’Idlib, alla Siria…
Abu Araj, vicecapo del Jaysh al-Thuar, facciata arabo-islamista delle SDF, rimproverava la Turchia di aver partecipato ai colloqui sulla Siria nella capitale kazaka di Astana assieme a Siria, Russia e Iran, e di aver venduto la provincia Idlib ed altre aree “al regime siriano e ai suoi sostenitori“, accusando Ankara di aver permesso il cessate il fuoco in Siria, e di aver contribuito a creare le zone di de-conflitto nella provincia di Idlib. “La Turchia ha venduto molte aree siriane al regime siriano e ai suoi sostenitori, ripetendo lo scenario di Daraya, Muadamiyah al-Sham, al-War, al-Zabadani e Aleppo cedute al regime siriano e ai suoi alleati, dopo aver promesso al popolo siriano di combattere e rovesciare Assad”; così accusando Ankara di non aver rovesciato il Presidente Bashar al-Assad ed invitando i terroristi che occupano Idlib a contrastare le forze favorevoli all’accordo di de-escalation nella provincia, chiedendo di sostenere Hayat Tahrir al-Sham (al-Qaida in Siria). In altre parole, secondo le SDF, la Turchia è colpevole per aver scelto di partecipare ai negoziati diplomatici per risolvere la crisi siriana, invece di continuare i tentativi per rovesciare il governo di Assad e, quindi, di aver permesso all’alleanza siriano-iraniano-russa di combattere lo SIIL.
La paura dei curdi di esser abbandonati dal loro nuovo sponsor, Washington, in effetti diventa sempre più reale. Il Presidente dello Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov, e il Presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti degli Stati Uniti, Generale John Dunford, trascorrevano più di un’ora al telefono, il 17 settembre, discutendo sui modi per riallacciare le comunicazioni militari in Siria. Ciò in risposta ai problemi causati dalle fazioni attive in Siria che nell’ambito delle comunicazioni militari sul campo sono un problema ricorrente, soprattutto per gli Stati Uniti. Ma il fatto che ciò non fosse l’unico tema di questi colloqui veniva indicato dalle contemporanee comunicazioni dirette tra Rex Tillerson e Sergej Lavrov sulla Siria. Nel frattempo, la Turchia avviava le esercitazioni militari a Silopi e Habur, nella provincia di Sirnak, al confine con l’Iraq, schierando equipaggiamenti e truppe al confine con l’Iraq in vista del referendum per l’indipendenza della regione del Kurdistan, previsto per il 25 settembre. L’unico Paese che supporta ufficialmente tale processo è Israele, e difatti il vicepresidente dell’Iraq Nuri al-Maliqi dichiarava che Baghdad non tollererà la creazione di un “altro Israele” nell’Iraq settentrionale con il prossimo referendum. La dichiarazione fu rilasciata dopo un incontro tra al-Maliqi e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq Douglas A. Silliman. “Non permetteremo la creazione di un secondo Israele nell’Iraq settentrionale. Il referendum avrà pericolose conseguenze per la sicurezza, la sovranità e l’unità dell’Iraq. Perciò dovrebbe essere annullato o rinviato per incostituzionalità“. Al-Maliqi dichiarava anche che governo e Parlamento iracheno adottavano misure immediate per “evitare questo pericoloso sviluppo per proteggere l’unità, l’integrità e gli interessi di tutti gli iracheni e la sovranità del loro Paese“. In precedenza, l’Iran annunciava la chiusura del confine con il Kurdistan iracheno, nel caso proclami l’indipendenza.
Il parlamento iracheno rifiutava il referendum sull’indipendenza curda, in quanto viola gli articoli 50 e 109 della Costituzione irachena che affermano che i deputati devono lavorare per assicurare l’unità e la sovranità dell’Iraq. Il parlamento chiedeva al governo iracheno di proteggere l’unità dell’Iraq e di adottare tutte le misure necessarie a tale scopo. Ed a Qirquq, i rappresentanti curdi al governo locale votavano a favore della partecipazione al referendum, mentre i rappresentanti turcomanni e arabi nel Consiglio provinciale lo boicottavano. Nonostante ciò, il governatore di Qirquq, Karim, dichiarava che “turcomanni e arabi che hanno boicottato la riunione non rappresentano i loro popoli“. Majid Izat, del partito turcomanno, rispondeva che “Coloro che hanno boicottato la riunione (a supporto del referendum) sono i veri rappresentanti del nostro popolo. Gli altri, turcomanni, arabi o cristiani, sono membri del partito curdo e sono presenti sulle sue liste elettorali locali. Sono stati imposti dai curdi e ne seguono la politica“. Aziz Umar, analista politico turcomanno, dichiarava che durante il regime di Saddam in Iraq, c’erano partiti curdi a Baghdad, ma i “veri partiti curdi” non li riconoscevano. “Dicevano che i partiti curdi di Baghdad erano falsi partiti di regime; e ora i principali partiti curdi hanno iniziato a fare la stessa cosa, dopo la caduta del Baath nell’aprile 2003, istituendo e finanziando molti partiti turcomanni nella città di Irbil e nelle cosiddette aree controverse, per imporvi la politica curda“.
Il Primo ministro iracheno Haydar al-Abadi respingeva l’iniziativa del Consiglio di Qirquq, perché Qirquq e le altre aree controverse non fanno parte del Kurdistan iracheno. Hadi al-Amiri, a capo dell’Organizzazione Badr, chiedeva ai curdi di scegliere tra referendum o Costituzione mentre Muhamad Tamim, rappresentante arabo di Qirquq, dichiarava “I veri rappresentanti degli arabi a Qirquq sono quelli eletti dagli arabi nella provincia e che rifiutano il referendum. Ho sentito che i curdi usano il referendum per spingere Baghdad ad accettare le loro condizioni, in particolare sulle finanze, ma dovrebbero versare a Baghdad 28 miliardi di dollari dai proventi del petrolio di Qirquq“. Il deputato Imad Yuqana, cristiano di Qirquq, e Muhamad Mahdi al-Bayati, politico turcomanno e comandante dell’organizzazione Badr, denunciavano i tentativi dei curdi di sovvertire la rappresentanza politica e il voto regionali, “Rifiuteremo i risultati del referendum a Qirquq e altrove“, concludeva. Il Consiglio provinciale di Diyala respingeva il referendum.
Se Masud Barzani, presidente del Governo regionale del Kurdistan d’Iraq, affermava che il referendum del 25 settembre “non sarà per l’indipendenza di un Paese nazionale curdo, ma per un Paese di tutte le etnie che ci vivono“, non solo Turchia, Iran e Lega araba, ma anche Stati Uniti, Unione europea ed ONU, respingono il referendum o chiedono di rinviarlo.

Fonti:
Cassad
Global Research
NewPol
Russia Insider
South Front
South Front
South Front
South Front
Verso

Vittoria della Siria a Dayr al-Zur

Hugo Turner, Global Research 16 settembre 2017 L’Esercito arabo siriano ha ottenuto un’altra grande vittoria togliendo l’assedio dello SIIL all’eroica città di Dayr al-Zur. Da anni era circondata da nemici e assediata prima dall’ELS e da al-Nusra e poi dallo SIIL. Ha resistito ai ripetuti attacchi aerei statunitensi e della NATO, il più infame lo scorso autunno quando bombardarono Dayr al-Zur subito dopo aver acconsentito a un cessate il fuoco, una mossa che aprì la strada allo SIIL che quasi riusciva ad occupare la città. I coraggiosi difensori di Dayr al-Zur resistettero a tali infiniti attacchi divenendo simbolo della resistenza eroica di tutta la Siria. Da anni i siriani e i loro amici nel mondo hanno sognato che un giorno questo assedio finisse. I nostri sogni sono finalmente diventati realtà e più velocemente di quanto immaginato.
La liberazione di Dayr al-Zur dall’assedio dello SIIL è il culmine di mesi di nette vittorie dell’EAS sullo SIIL. Ora si agogna una vittoria finale vicina per la Siria. Ancora una volta l’EAS e i suoi alleati Hezbollah, Russia e Iran hanno stordito il mondo. L’Impero del Caos è nel panico. Netanyahu in Israele è istericamente rabbioso nel cercare di rovinare la vittoria di Dayr al-Zur con l’ennesimo dei suoi attacchi aerei illegali e codardi sulla Siria. Tutto l’equilibrio strategico del mondo cambia a vista d’occhio. E tutto è dovuto all’enorme coraggio del popolo siriano che ha resistito a tale sporca guerra lanciata chiaramente da mezzo mondo contro il suo Paese. La Siria ha resistito a Stati Uniti, Israele, Regno Unito, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, EAU, Quwayt, Francia, Germania e gli altri lacchè di GCC/NATO che costituiscono l’Asse del Caos. Ha resistito ad eserciti di fanatici e brutali assassini reclutati in Medio Oriente, Africa, Europa e Asia centrale. Ha sconfitto un’orda di torturatori, stupratori, schiavi, cannibali e naturalmente assassini addestrati dalla CIA. Quale altro Stato ha combattuto le probabilità che la Siria ha affrontato? La vittoria di Dayr al-Zur è la più gloriosa della storia dell’umanità?
Solo pochi mesi fa non era chiaro se Dayr al-Zur sopravvivesse tanto da permettere all’EAS di togliere l’assedio. Lo SIIL lanciava offensiva dopo offensiva con l’aiuto degli attacchi aerei statunitensi, con cui riuscì a tagliare a metà la città, a gennaio scorso. Poi anche le più disperate offensive fecero seguito e lo SIIL compì alcune pericolose avanzate, e sempre iniziava ogni offensiva con attacchi di autocarri-bomba suicidi. Tuttavia, l’EAS riusciva a scacciare tali attacchi trasformando la città nel cimitero dello SIIL. L’EAS era sotto il comando del leggendario Maggior-Generale Isam Zahradin che guidava la difesa della città dal luglio 2014. Ogni giorno, per più di 1000 giorni, EAS, Hezbollah e Forze di difesa nazionale erano in prima linea a difendere i 100000 residenti della città dallo SIIL. I civili erano altrettanto eroici nel sopportare anni di assedio, soprattutto le fiere donne di Dayr al-Zur, affrontando stupratori, cecchini e lanci di razzi per trovare cibo per la famiglia. I loro mariti erano morti o combattevano sul fronte e fu il coraggio delle donne di Dayr al-Zur che permise alla città di sopravvivere all’assedio. Il popolo di Dayr al-Zur resistette silenzioso alla sofferenza inflitta dall’interruzione dell’elettricità, dal cibo scarso, dalle medicine introvabili. Grazie all’attacco a tradimento dell’aviazione statunitense, lo SIIL riuscì ad occupare gli impianti idrici della città che fu costretta a bere l’acqua inquinata del fiume per sopravvivere. Razzi, artiglieria, mortai e cecchini li terrorizzava come i siriani sopravvissuti a simili assedi terroristici. Viveva nella costante paura che lo SIIL catturasse la città. Nonostante tutto ciò, rimase deciso a resistere fino alla fine. Non dimenticherò mai la vista di centinaia di madri siriane, e nonne, armate di AK-47 che avvertivano che avrebbero combattuto fino alla morte per difendere le loro famiglie. Fortunatamente, grazie al coraggio dell’EAS e dei loro alleati, non si è mai arrivati a questo e contro tutte le probabilità la città ha resistito ad ogni tentativo di catturarla. Alla fine difendevano la città con solo 2 carri armati ed artiglieria che aveva superato i limiti operativi, dopo aver sparato così tanto senza essere sostituita.
La vittoria di Dayr al-Zur è il culmine delle offensive dell’EAS che hanno liberato migliaia di chilometri quadrati negli ultimi mesi. A nord, ampliando la vittoria di Aleppo, l’EAS avanzava costantemente verso est evitando Raqqa. A sud c’era l’enorme saliente di territorio siriano occupato dallo SIIL, che lo separava dal territorio dell’EAS che si estendeva a Palmyra. Con una straordinaria serie di vittorie, l’EAS isolava questa sacca dello SIIL tagliandone le linee di rifornimento, dividendola in due e circondandola liberando un ampio territorio e aprendo la via per l’offensiva definitiva verso Dayr al-Zur. Chi ha seguito le incredibili vittorie delle FAN nella guerra in Ucraina non può fare a meno di riconoscere il brillante ruolo dietro le quinte che i consiglieri Spetsnaz russi hanno giocato nelle recenti vittorie dell’EAS. Lo SIIL continua a resistere disperatamente alla sconfitta inevitabile, ma è chiaro che EAS, Hezbollah e Russia gli hanno inflitto la sconfitta decisiva in Siria. Queste vittorie devono molto alle Forze Tigre d’élite siriane, che hanno svolto un ruolo decisivo nella vittoria ad Aleppo e nella fine dell’assedio di Dayr al-Zur. In una guerra in cui le battaglie si sono svolte per settimane su un piccolo villaggio o addirittura un unico edificio, l’EAS riusciva a liberare migliaia di chilometri quadrati nelle ultime settimane. Ancora una volta l’EAS ha compiuto l’impossibile.
Non c’è da stupirsi che i nemici della Siria agiscano anche più bizzarramente del solito. Gli Stati Uniti hanno inviato i loro mercenari curdi delle SDF a cercare di bloccare l’avanzata dell’EAS. I curdi farebbero bene ad uscire dalla servitù all’impero prima che gli statunitensi provochino un terribile disastro. Allo stesso tempo gli Stati Uniti cercano di coinvolgere i curdi in una guerra con l’EAS facendo vagheggiare l’intenzione degli Stati Uniti di abbandonarli al loro destino. Nella settimana precedente la fine dell’assedio di Dayr al-Zur, gli Stati Uniti inviavano i loro elicotteri ad evacuare alcuni capi dello SIIL, indicando ancora una volta che esso è uno strumento della CIA e delle agenzie d’intelligence alleate. Per reazione la Russia bombardava lo SIIL con una bomba termobarica e lanciava missili da crociera in attacchi devastanti sullo SIIL, un avvertimento a Stati Uniti e loro pedine delle SDF. Gli Stati Uniti hanno risposto alla liberazione di Dayr al-Zur bombardando un vicino campo profughi, uccidendo bambini siriani con un attacco criminale e codardo. Negli Stati Uniti sempre più s’intensifica il panico per la Russia, anche se sembrava impossibile che la dirigenza anti-russa divenisse ancora più folle. È bloccata in una guerra diplomatica contro la Russia, espellendo altri diplomatici e imponendo sanzioni più severe a Russia, Iran, Corea democratica e Venezuela. Mira a RT e Sputnik, scatenando USA Today che scioccamente attaccava il mio blog per aver denunciato il colpo di Stato fascista in Ucraina. Fa parte dell’isteria propagandistica antirussa sostenuta dalla facciata della CIA/BND, il Fondo Marshall, e dal progetto Hamilton 68 dell’Alliance for Securing Democracy che spia 600 account twitter pro-russi, o come li chiama, “bot e troll controllati dal Cremlino”. Fondamentalmente chiunque si opponga all’Ucraina fascista o ai piani che permettano ad al-Qaida e SIIL di distruggere la Siria viene ora etichettato come propagandista russo, indipendentemente dal fatto che sia statunitense, canadese o europeo occidentale, accusato di distruggere la democrazia informando il pubblico. Tale arrogante think tank crede che l’unico modo per “garantire la democrazia” sia distruggere la libertà di parola. Fortunatamente è troppo tardi per impedire al mondo di comprendere la natura criminale della politica estera statunitense che porta distruzione, miseria, povertà e guerre nell’intero pianeta.
Anche gli altri nemici della Siria sono nel panico. Netanyahu d’Israele si è fatto ridere globalmente dietro quando si recò in Russia per chiedere a Putin di fermare l’avanzata dell’EAS che crede incredibilmente essere un’espansione iraniana. Putin gli disse che l’Iran è un alleato della Russia, e Netanyahu sarebbe andato via rabbioso minacciando di bombardare il palazzo presidenziale di Assad. Doveva accontentarsi di un altro bombardamento illegale. Israele resta pericoloso ed imprevedibile, ma è nel panico per il fatto che Hezbollah è avanzato durante la guerra in Siria. Hezbollah ha ottenuto una vittoria importante nelle montagne del Qalamun, finalmente ripulendo un nido di terroristi dello SIIL costretti ad evacuare in autobus verso il loro territorio, sempre più ridotto, nella Siria orientale. I sauditi si scontrano con i qatarioti mentre continuano la guerra genocida sostenuta da ONU-NATO-Regno Unito nello Yemen. Nel frattempo, il mondo intero si chiede se l’imperatore pazzo Trump porterà il mondo in una guerra nucleare con la Corea democratica. Predico che tutta la cosa sia solo una sceneggiata per un’imbarazzante altra umiliazione dell’Impero del Caos. Gli Stati Uniti ancora attaccano ovunque nel mondo. L’ultima trama golpista in Venezuela ha subito una sconfitta umiliante con l’opposizione fascista screditata dal regno del terrore e il Venezuela che votava per far progredire la rivoluzione socialista bolivariana.
Nel frattempo in Siria si celebra e ricostruisce, i siriani costretti a fuggire ritornano a casa ora che gli squadroni della morte della NATO sono stato espulsi da gran parte del Paese. Laddove due anni fa c’era una determinazione tenace, ora i siriani sognano nuovamente un futuro luminoso per quando avranno ricostruito il loro Paese. La liberazione di Dayr al-Zur è stata celebrata in Siria soprattutto a Dayr al-Zur stessa. Ora che l’EAS ha rotto l’assedio i rifornimenti alimentari e medici possono finalmente entrare in città e i bambini andare a scuola senza temere i cecchini. Dappertutto in Siria la gente sognava la vittoria finale e il ritorno della pace. Purtroppo la guerra è tutt’altro che finita, ma la Siria ispira il mondo come simbolo di eroismo e resistenza. Pur di fronte all’Asse del Caos che gli gettava contro eserciti di terroristi, bombardieri della NATO, marines statunitensi, complotti della CIA, miliardi di armi, sanzioni e guerra di propaganda, la Siria si è rifiutata di arrendersi. Con una lezione per tutti gli oppositori all’impero del caos, la Siria ricorda di non smettere mai di combattere.Fonti:
ANNA news Documentario sulla vita a Dayr al-Zur assediata dallo SIIL
Documentario di ANNA News sulla fine dell’assedio di Dayr al-Zur
Ultime da Dayr al-Zur mentre l’EAS continua l’offensiva
Sharmine Narwani sul panico d’Israele per la vittoria dell’EAS
Dr. Shaban: sulla vittoria siriana
Flashback al mio articolo sul bombardamento osceno degli Stati Uniti di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio