La Russia può annullare le forze militari degli USA

Dopo l’attacco missilistico statunitense sulla Siria, la Russia fornisce informazioni dettagliate sui sistemi di guerra elettronica in grado di bloccare i sistemi statunitensi
Alexander Mercouris, The Duran 19/4/2017A seguito di voci, mai confermate e forse false, sui sistemi di guerra elettronici russi che inceppavano i sistemi di guida dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati dagli USA sulla Siria il 6 aprile 2017, presumibilmente abbattendone 36, i russi hanno fornito in modo insolito informazioni sui loro sistemi di guerra elettronica (EW) di solito molto segreti. La ragione esatta di ciò è che la Russia ha celebrato la giornata degli operatori della Guerra Elettronica il 15 aprile 2017. Tuttavia, non spiega perché i russi diffondessero queste informazioni quattro giorni dopo. Come per la recente pubblicazione dei dettagli del test del nuovo missile antinave ipersonico Tzirkon, è difficile evitare l’impressione che queste informazioni sui sistemi EW della Russia siano un avvertimento agli Stati Uniti. In particolare, i russi gli avvertono a non provare lo stesso attacco missilistico siriano contro la Russia. Presumibilmente il ritardo nella pubblicazione dei dettagli dei sistemi era dovuto alla necessità di avere il permesso di declassificare alcuni dettagli dei sistemi, pur continuando a nasconderne altri. Data la natura altamente classificata del materiale è probabile che ci fosse bisogno dell’approvazione ad alto livello dal governo russo, presumibilmente dal Presidente Putin. I russi hanno anche confermato che i loro sistemi EW sono presenti in Siria e sono operativi. Ciò non dovrebbe essere considerato una mera conferma dell’impiego per bloccare i missili Tomahawk che gli Stati Uniti lanciarono contro la base aerea al-Shayrat. La conferma che i sistemi russi EW sono operativi in Siria si ebbe il 17 marzo 2017, molto prima dell’attacco missilistico su al-Sharyat, da parte di Igor Nasenkov, Viceamministratore delegato del Gruppo tecnologico radio-elettronico russo (KRET), affiliato della società statale Rostec. “L’apparecchiatura fu testata. Non dirò cosa e come. Si è dimostrata pronta a combattere secondo i parametri tattici e tecnici previsti. Abbiamo visto che tutti i termini di riferimento ricevuti dal Ministero della Difesa sono stati rispettati, innanzitutto sui mezzi di guerra radio-elettronici”. Si sa che la Russia ha schierato l’assai avanzato sistema EW Krasukha-S4 in Siria e presumibilmente i commenti di Nasenkov si riferivano a questo sistema. Come per i dettagli del test del Tzirkon, i dettagli degli attuali sistemi EW russi sono forniti da un lungo articolo della TASS, agenzia di stampa ufficiale del governo russo. TASS forniva un vero e proprio panorama sui vari sistemi EW russi, anche se la vera estensione delle loro capacità rimane naturalmente classificata.

Sistemi aerei
1) Sistema Vitebsk, imbarcato su aerei d’attacco al suolo Su-25, elicotteri Mi-28 e Ka-52 ed elicotteri pesanti Mi-26, è destinato a proteggere gli aerei dai missili superficie-aria. Questo sistema è notoriamente usato abitualmente dai velivoli operanti in Siria.
2) Rychag-AV, nuovo sistema impiegato su una versione EW specializzata dell’elicottero d’assalto Mi-8. TASS dice a questo proposito, “Rychag-AV è capace di “accecare” completamente il nemico entro un raggio di parecchie centinaia di chilometri e di sopprimere diversi obiettivi contemporaneamente. Il sistema priva i sistemi missilistici di difesa aerea e gli intercettatori della possibilità di individuare eventuali bersagli e di puntargli i missili, mentre sopravvivenza ed efficienza dei velivoli amici viene aumentata notevolmente”.
3) Khibinij, imbarcato sui bombardieri Su-24 e Su-30, operativo dal 2013. Questo è il sistema utilizzato per bloccare i sistemi radar del cacciatorpediniere statunitense Donald Cooke nel noto caso avvenuto al culmine della crisi crimeana del 2014. TASS fornì il primo resoconto semi-ufficiale di ciò che successe, “I dati che appaiono sui radar della nave da guerra misero in allarme l’equipaggio: l’aereo sarebbe scomparso dagli schermi radar o cambiò improvvisamente posizione e velocità o creò cloni elettronici mentre i sistemi di combattimento del cacciatorpediniere furono disattivati”.
4) Himalaj, versione avanzata del Khibinij sviluppata per il nuovo caccia di quinta generazione Su-T50.Sistemi terrestri
1) Krasukha-S4 è un sistema di cui è noto lo schieramento in Siria. TASS ne descrive le capacità, “Il Krasukha-4 è stato progettato per proteggere posti di comando, gruppi di forze, mezzi di difesa aerea, strutture industriali dalla ricognizione radar e dalle armi di precisione. La stazione di blocco attivo a banda larga del sistema può contrastare efficacemente tutti i radar utilizzati dai vari aeromobili, nonché missili da crociera e velivoli senza pilota”. Alla luce dell’attacco missilistico su al-Shayrat del 6 aprile 2017, il riferimento ai missili da crociera in questo paragrafo non è probabilmente casuale. Tuttavia il paragrafo non va considerato una conferma che i russi hanno utilizzato il sistema Krasukha-S4 per bloccare i sistemi di guida dei missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti su al-Shayrat. Per prima cosa il missile da crociera di Tomahawk ha una serie di sistemi di guida e non è chiaro quale fu usato nell’attacco.
2) Krasukha-20, è un sistema appositamente progettato per disturbare gli AWACS degli USA.
3) La descrizione del sistema Moskva-1 della TASS, suggerisce che è volto a sostenere i sistemi radar dei sistemi antiaerei come l’S-400. Entrò in servizio l’anno scorso e dalla descrizione della TASS sembra molto avanzato, “Il sistema è progettato per ricognizione radar (radiolocalizzazione passiva), interazione e scambio d’informazioni con i comandi delle truppe missilistiche della difesa aerea e delle forze radio-tecniche, i centri di direzione aerea, di acquisizione dati del bersaglio e controllo delle unità di disturbo e i singoli mezzi di soppressione elettronica. Il Moskva-1 comprende un modulo d’intelligence e un posto di controllo delle unità di disturbo (stazioni). Il sistema può:
– Condurre intelligence elettromagnetica fino a una distanza massima di 400 km;
– Classificare tutte le emittenti secondo il grado di minaccia;
– Fornire supporto in corso;
– Assegnare obiettivi e distribuire tutte le informazioni;
– Assicurare un’efficace controllo sull’efficienza operativa delle unità EW e dei singoli mezzi che gestiscono.
I sistemi Moskva apparvero nelle esercitazioni tattiche congiunte delle forze di difesa aerea ed aeree nella regione di Astrakhan, nel sud della Russia, nel marzo 2016”.
4) Infauna, sembra un sistema destinato a proteggere le truppe terrestri da determinati tipi di armi anticarro ravvicinate, come i missili Javelin e TOW. “Il sistema, sviluppato dalla United Instrument-Making Corporation, fornisce intelligence elettronica e soppressione radio, protezione di soldati, corazzati e autoveicoli contro tiro mirato di armi d’accompagnamento e lanciagranate, ed anche contro mine radio-controllate. L’apparecchiatura radiofonica a banda larga aumenta notevolmente il raggio di protezione dei sistemi mobili dalle mine radio-controllate. La possibilità di creare schermi aerosol aiuta a proteggere i mezzi militari dalle armi di precisione con sistemi di guida video e laser. Attualmente questi sistemi EW sono montati sui telai ruotati unificati K1Sh1 (basati sul blindato BTR-80) prodotti in serie e forniti alle varie unità dell’esercito russo”.
5) Borisoglebsk-2, sembra anche questo un sistema destinato a fornire supporto alle truppe terrestri, in questo caso bloccando i sistemi di comunicazione dei nemici. È in qualche modo il più tradizionale dei sistemi indicati dalla TASS e può essere il sistema EW più comunemente utilizzato dalle truppe russe.

Sistemi navali
Prima di discutere questi sistemi, va detto che uno dei maggiori problemi che i progettisti di sistemi d’arma moderni per le navi da guerra affrontano è garantirsi che i sistemi elettronici delle varie armi di una nave da guerra si completino a vicenda e non interferiscano. Dato che i sistemi sono sempre più complessi e più potenti, ciò diventa una sfida crescente data la vicinanza dei vari sistemi elettronici e d’arma su una nave da guerra. Quasi certamente il problema d’assicurare la compatibilità dei vari sistemi elettronici e d’arma ha ritardato l’entrata in servizio della nuova fregata Admiral Gorshkov. Ciò che si sa delle navi da guerra di superficie russe suggerisce che abbiano vari sistemi EW estesi e completi. L’articolo della TASS tuttavia fornisce poche informazioni, limitandosi a soli due sistemi, suggerendo che il livello di classificazione dei sistemi navali EW russi è molto elevato.
1) TK-25E, destinato alle grandi navi da guerra, secondo la TASS, “Il TK-25E genera interferenze a impulsi utilizzando copie digitali di segnali delle navi da guerra di tutte le classi. Il sistema può analizzare simultaneamente 256 obiettivi e fornire protezione efficace alla nave da guerra”.
2) MP-40E, sembra il sistema equivalente per le navi da guerra più piccole. La descrizione della TASS suggerisce che operi in modo diverso e più limitato, “È in grado d’individuare, analizzare e classificare le emissioni di mezzi radio-elettronici e del loro vettore per grado di minaccia e sopprimere elettronicamente tutti i sistemi di ricognizione e d’arma moderni e avanzati del nemico”.
Negli anni ’80, un ufficiale dell’esercito inglese mi disse che i sistemi EW sovietici potevano ridurre le comunicazioni nei campi di battaglia moderni al livello della guerra del 1914-1918 e che la NATO era completamente impreparata su questa minaccia. Presunsi che esagerasse, ma i russi senza dubbio prendono seriamente la guerra elettronica e sembra esserci consenso generale sul fatto che abbiano un largo vantaggio sull’occidente in questo settore. Infatti l’articolo della TASS dice, “Secondo il comandante della forza da guerra elettronica della Russia, Maggiore-Generale Jurij Lastochkin, la tecnologia militare moderna russa supera quella dei rivali occidentali su varie caratteristiche, tra cui il raggio operativo. Ciò grazie all’uso di trasmettitori più potenti e antenne più efficaci”. Ovviamente, in un momento di tensione internazionale acuta, con gli USA che attaccano con missili la Siria e minacciano la Corea democratica, qualcuno a Mosca ha deciso che è giunto il momento di far ricordare agli Stati Uniti questo fatto.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia vara un ultravanzato sottomarino nucleare

La Russia vara l’avanzato sottomarino Kazan riportando la flotta sottomarina ai livelli sovietici.
Alexander Mercouris, The Duran 01/04/2017La Marina russa riceverà presto il Kazan, secondo sottomarino nucleare della classe Jasen, appena varato dal gigantesco cantiere Sevmash nella città portuale di Severodvinsk, nella regione di Arkhangelsk. Il Kazan è un sottomarino multiruolo capace di lanciare siluri avanzati e missili da crociera supersonici delle famiglie Kalibr e Oniks. Si tratta di un sottomarino molto più avanzato e potente rispetto al sottomarino capoclasse Jasen, il Severodvinsk, progettato nell’URSS e impostato nel 1993, ma a causa della crisi economica degli anni ’90 fu infine varato solo nel 2010 ed entrò in servizio nella Marina russa nel 2013. Al contrario il Kazan fu impostato nel 2009, ed appena varato dovrebbe entrare in servizio nella Marina russa il prossimo anno. La storia eccezionalmente prolungata della costruzione del Severodvinsk riflette non solo la grave crisi finanziaria che colpì i piani di approvvigionamento della difesa russa negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Riflette anche la severa riduzione dell’attività delle industrie cantieristica e della Difesa russe nello stesso periodo. Per completare con successo il Severodvinsk e riprendere la produzione in serie dei sottomarini nucleari, con i sistemi d’arma più complessi e più avanzati esistenti, si richiese l’aggiornamento e la ristrutturazione radicali dei cantieri navali e delle industrie della Difesa dediti alla loro produzione. Il fatto che ciò accada ora, permettendo la produzione in serie degli avanzati sottomarini classe Jasen, accelerandone i tempi di costruzione (altri cinque di questi sottomarini avanzati dovrebbero entrare in servizio entro il 2025), sono una significativa realizzazione industriale.
Anche se cinque Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, costruiscono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, con l’India intenzionata a seguirli, la classe Jasen è nettamente più avanzata rispetto ai sottomarini nucleari d’attacco costruiti dagli Paesi, a parte gli Stati Uniti. Infatti i russi sostengono che gli unici sottomarini relativamente sofisticati quanto la classe Jasen sono i tre sottomarini della classe Seawolf, costruiti dagli Stati Uniti negli anni ’90. E’ probabile che la classe Jasen fosse originariamente destinata a sostituire i precedenti sottomarini lanciamissili Granit e Antej, costruiti dall’URSS negli anni ’80, anche se la classe Jasen è molto più sofisticata ed ha prestazioni significativamente migliori. I russi attualmente sviluppano i sottomarini nucleari più piccoli e meno costosi della classe Husky, integrando la classe Jasen e sostituendo l’attuale classe di sottomarini Shuka-B, costruiti dall’URSS negli anni ’80. C’è anche un significativo continuo programma di sviluppo e costruzione dei sofisticati sottomarini a propulsione convenzionale diesel-elettrica delle classi Lada e Kalina. Mentre i sottomarini a propulsione convenzionale non hanno le prestazioni o l’autonomia dei sottomarini a propulsione nucleare, sono significativamente più silenziosi e furtivi (gli attuali sottomarini classe Kilo sono anche chiamati ‘buchi neri’ per la silenziosità), rendendosi utili soprattutto nelle acque costiere.
Incidentalmente, i sottomarini a propulsione nucleare della Russia sono sempre più significativamente silenziosi. È un luogo comune nei commenti occidentali che i sottomarini nucleari russi siano molto più rumorosi di quelli degli Stati Uniti. Come questo grafico (secondo le informazioni dell’US Navy) mostra, ciò è sempre stato esagerato, con sottomarini nucleari russi sempre meno in ritardo rispetto ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti, di quanto spesso si affermi, e i sottomarini nucleari russi di solito sono più silenziosi dei sottomarini nucleari statunitensi della classe precedente. Con il varo del Kazan, e i lavori sulla classe Husky, è probabile che la silenziosità dei sottomarini a propulsione nucleare russi sia ormai al livello di quelli progettati dagli Stati Uniti.L’attenzione su sviluppo e costruzione dei sottomarini in Russia dimostra qualcos’altro. Anche se lo sviluppo di portaerei e navi di superficie russi tende ad attirare l’attenzione, l’attuale priorità navale russa sono sviluppo e costruzione dei sottomarini. La flotta sottomarina, dall’inizio della guerra fredda, è sempre stata la forza d’attacco principale della Marina russa. L’importanza che i russi attribuiscono alla flotta sottomarina è dimostrata dal fatto che la loro flotta sottomarina finora è l’unica parte della flotta russa ad essere stata riportata ai livelli dell’URSS. L’Ammiraglio Vladimir Korolev, comandante in capo della Marina russa, aveva detto alla cerimonia per il varo del Kazan che nel 2016 la flotta sottomarina russa per la prima volta è ritornata ai livelli dell’era sovietica, nelle missioni di pattugliamento. Con le nuove classi di sottomarini in via di sviluppo e realizzazione, la presenza sotto i mari della Russia d’ora in poi potrà solo crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra somalo-etiope dell’Ogaden, luglio 1977 – giugno 1978

Alessandro Lattanzio, 4/3/2017ethAllo scoppio della guerra l’Aeronautica militare dell’Etiopia (Ye Ityopia Ayer Hayl o ETAF) disponeva di:
18 caccia-attacco Northrop F-5 Freedom Fighters (15 F-5A, 2 F-5B e 1 RF-5A da ricognizione), del 5.to Squadrone assegnato alle operazioni di attacco al suolo;
9 caccia Northrop F-5E/F Tiger II dotati di missili aria-aria AIM-9B, del 9.no Squadrone assegnato alle operazioni di difesa aerea;
3 bombardieri English Electric Canberra B.52 del 44.mo Squadrone da bombardamento;
8 caccia leggeri North American F-86F su una squadriglia.

L’Aeronautica della Somalia (Ciidamada Cirka Soomaaliyeed o CCS) disponeva di:
12 caccia-attacco Mikojan-Gurevich MiG-17F su uno squadrone;
29 caccia Mikojan-Gurevich MiG-21MF su due squadroni;

20_4Le forze armate somale
Negli anni ’60, l’Egitto fornì 12 imbarcazioni ed addestrò i piloti e i guerriglieri somali dell’Ogaden. Il Sudan addestrato gli ufficiali di Stato Maggiore e i sottufficiali delle trasmissioni e del genio. I soldati somali furono addestrati anche in URSS, Repubblica Popolare Cinese, Egitto, Italia, Iraq e Siria. Stati Uniti, Italia e Repubblica Federale Tedesca equipaggiarono e addestrarono la polizia e un battaglione di commando fino al 1970.
Nel 1964, i sovietici costruirono le basi aeree di Mogadiscio, Hargeisa, Baidoa e Kisimaio, la base navale di Berbera, e fornirono 150 blindati, tra cui carri armati T-34/85, veicoli corazzati per il trasporto di truppe BTR-50 e BTR-152, e blindati da ricognizione BTR-40A, oltre ad armi antiaeree, artiglieria e automezzi. Nel 1974, i sovietici fornirono altri 100 carri armati T-34/85, 150 carri armati T-54/55 e 70 carri armati T-62, 300 veicoli corazzati per il trasporto delle truppe BTR-50PK, BTR-60PB e BTR-152KP, numerosi blindati leggeri BTR-40P, BRDM-1 e BRDM-2, pezzi di artiglieria da 85mm, 100mm, 122mm e 152mm, mortai da 82mm e 120mm, sufficienti per costituire 9 battaglioni meccanizzati, 4 corazzati e 2 di artiglieria, formando così quattro brigate meccanizzate. La fanteria ricevette fucili d’assalto AK-47, mitragliatrici RPD, pistole-mitragliatrici PPshK-41, lanciarazzi anticarro RPG-2 e RPG-7, mitragliatrici pesanti DShK da 12,7mm e KPV da 14,5mm, missili anticarro 9M114 Maljutka, cannoncini antiaerei da 14,5mm, 23mm, 37mm e 57mm su impianti singoli, binati e quadrinati (ZPU-1 ZPU-2 e ZPU-4), alcuni semoventi antiaerei ZSU-23-4 Shilka e missili antiaerei portatili Strela-2. Le quattro brigate meccanizzate costituirono il nucleo delle forze armate somale.
Nel 1977, mentre 2000 consiglieri sovietici e 50 cubani addestravano le forze armate somale, circa 600 aviatori somali si istruivano nell’URSS. Mogadiscio infatti ricevette nel 1974-77 velivoli MiG-21MF e MiG-21UM e un paio di elicotteri Mi-8, che raggiunsero i superstiti aerei occidentali nelle file del CCS: 1 C-45 Expeditor, 3 C-47 Dakota e 3 Piaggio P.148 forniti dall’Italia negli anni ’50. I tecnici del Patto di Varsavia e di Cuba gestivano la flotta aerea del CCS composta da 12 caccia-attacco MiG-17F, 29 caccia leggeri MiG-21MF, 15 elicotteri, tra cui Mi-4 e Mi-8T, 4 aerei-cargo An-24T, 4 aerei da trasporto tattico An-26 e 5 biplani da trasporto An-2TP; e la difesa aerea somala affidata a sistemi missilistici S-75 e S-125.

Northrop F-5A

Northrop F-5A

Le forze armate etiopi
derg-badgeIn Etiopia, l’imperatore Haile Selassie fu deposto il 12 settembre 1974 e dopo una serie di scontri interni, salì al potere il Tenente-Colonnello Mengistu Haile Mariam. Nell’inverno del 1977, l’Etiopia era preda del caos e di scontri politici, su cui infine s’impose il Derg, il Comitato amministrativo-militare provvisorio, organizzazione marxista-leninista che avviò la nazionalizzazione delle terre e creò il Partito rivoluzionario popolare (EPRP), istituendo la Repubblica democratica popolare. Al Derg si opposero le fazioni etiopi sostenute dal Sudan, ma il 3 febbraio 1977 Mengistu s’impose, venendo subito riconosciuto da Cuba. L’EPRP venne quindi attaccato dal gruppo maoista di Haile Fida, un agente dei francesi, il Meison, che avviò la rivolta nel nord dell’Etiopia. Ma entro la metà del 1977, il Meison fu sconfitto e Fida arrestato. Nel maggio 1977 Mengistu visitò Mosca dove firmò 13 accordi di cooperazione con i sovietici. Tornò in Etiopia passando dalla Libia, che poi gli inviò il primo carico di armi sovietiche. Il regime del Derg ereditò vari problemi dall’imperatore Selassie, come la rivolta in Eritrea e nell’Ogaden, provincia etiope rivendicato dalla Somalia. Barre supportava l’irredentismo somalo contro Etiopia, Gibuti e Kenya. Nei primi anni ’70, il regime somalo rifornì di armi i separatisti del Fronte di liberazione somalo occidentale (FLSO), allo scopo di annettersi tutto l’Ogaden. Dopo che il Presidente Mengistu Haile Mariam dichiarò l’Etiopia Repubblica socialista e i tentativi di Washington d’invertire la situazione, nell’aprile 1977 Addis Abeba chiuse il centro dello spionaggio elettronico statunitense di Kegnew e la missione militare degli Stati Uniti, che aveva addestrato e inquadrato i 70000 ufficiali e sottufficiali dell’esercito etiope. Ciò portò il governo degli Stati Uniti ad imporre l’embargo militare all’Etiopia. Le forze armate etiopi, impegnate contro la guerriglia eritrea e dell’Ogaden, iniziarono a soffrire la mancanza di pezzi di ricambio e munizioni. Per risposta, la Cecoslovacchia inviò 100 carri armati T-34/85 e i consiglieri militari cecoslovacchi presenti in Somalia furono trasferiti in Etiopia. Infatti, data l’attività destabilizzante del regime somalo di Siad Barre, Mosca si volse verso il nuovo presidente etiope, e già nel 1976 il governo sovietico contattò segretamente Addis Abeba.

Mengistu Hile Mariam

Mengistu Haile Mariam

Le origini della guerra dell’Ogaden risalgono alla conferenza di Berlino del 1881, quando il regno d’Etiopia si vide assegnare la regione dell’Ogaden, abitata in gran parte dall’etnia somala. Con la creazione dello Stato somalo, nel secondo dopoguerra, s’impose il nazionalismo somalo volto a creare ciò che veniva presentato come la “Grande Somalia”, comprendente quasi tutto il Corno d’Africa: Somalia, Ogaden e nord del Kenya. Subito dopo l’indipendenza della Somalia, nel 1960, Mogadiscio sponsorizzò i movimenti insurrezionali nell’Ogaden e in Kenya, creando tensioni con l’Etiopia. Nel 1969, con un colpo di Stato Siad Barre andò al potere in Somalia. Siad Barre annunciò che avrebbe supportato qualsiasi movimento di liberazione nei “territori occupati illegalmente”, ovvero i territori di Kenya, Etiopia (Ogaden) e Gibuti in cui viveva più di un milione di somali. Cuba avviò una mediazione tra Etiopia e Somalia all’inizio del 1977, portando il 16 aprile 1977 alla conferenza di Aden, nella Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, dove il presidente Ali Rubayi e Fidel Castro ospitarono il Presidente Mengistu Haile Mariam e il presidente Siad Barre. Alla conferenza, l’Etiopia fu conciliante, avendo a che fare con cinque fronti guerriglieri in Eritrea, Ogaden, Dankalia, Tigray e Galla. Era anche disposta anche a un’alleanza con Mogadiscio. Ma Siad Barre non era disposto a negoziare o a fare concessioni, convinto che la sua forza militare gli permettesse di realizzare il sogno della Gran Somalia. Perciò, se all’inizio Siad Barre promise a Fidel Castro che le sue forze armate non avrebbero attaccato l’Etiopia, e di ridurre al minimo il sostegno ai separatisti dell’FLSO, l’organizzazione irredentista somala dell’Ogaden, e Addis Abeba ne approfittò per spostare le forze etiopi dall’Ogaden verso l’Eritrea, tre mesi dopo Siad Barre ordinò alle forze armate somale d’invadere l’Ogaden e di aumentare il sostegno ai guerriglieri del FLSO. L’Avana e Mosca reagirono criticando fortemente Mogadiscio.ethio-somali_war_map_1977L’invasione somala iniziò nel maggio 1977, quando una forza di 6000 combattenti del FLSO attraversò il confine per unirsi alle forze locali. I 6000 nuovi combattenti erano in realtà soldati delle forze armate della Somalia. L’11 luglio, Siad Barre ordinò alle sue forze di entrare nel territorio etiopico, per sostenere i 6000 “guerriglieri” dell’FLSO. Alle 3:00 del 13 luglio del 1977, 5 brigate somale entrarono nell’Ogaden etiope avviando la guerra. Si trattava di 50000 soldati, 300 carri armati T-34/85 e T-55, 300 blindati e oltre 600 pezzi di artiglieria. Il supporto aereo venne fornito dalla base aerea di Hargeisa, da cui furono attaccate le posizioni e le basi aeree etiopi nella regione. Le forze somale colsero di sorpresa la 3.za divisione di fanteria etiope e conquistarono la città di Gode, dopo oltre 50 sortite degli aerei ed intensi bombardamenti dell’artiglieria dei somali. Gli etiopi schierarono a Jijiga, Dire Dawa e Harar 2 compagnie di carri armati leggeri M-41 e una compagnia di carri armati medi M-47, supportate da 3 semoventi d’artiglieria M-109 da 155mm. Il giorno dopo intervennero 3 caccia F-5A dell’Aeronautica etiope (ETAF) ma uno degli aerei, quello del leader, fu colpito da un missile antiaereo portatile SA-7 e precipitò. L’ETAF quindi ordinò ai suoi piloti di adottare nuovi profili di attacco, volando a quote medie nei bombardamenti o, in alternativa, attaccare a bassa quota e quindi cabrare avendo il sole alle spalle, per impedire di essere agganciati dai SA-7. Al confine settentrionale dell’Ogaden, i somali entrarono in azione il 16 luglio, occupando la città di Aisha; con l’appoggio degli aerei, l’artiglieria somala bombardò la città. La situazione diveniva critica per l’Etiopia, e solo il 21 luglio gli etiopi iniziarono a reagire, impiegando i 22 velivoli da trasporto C-47, C-54 e C-119K dell’ETAF per rifornire le guarnigioni assediate dal nemico che avanzava coperto dai velivoli somali. Durante una di queste missioni, un C-47 fu intercettato da 2 MiG-17 somali ed abbattuto. Infine, la CCS (Ciidamada Cirka Soomaaliyeed o Corpo Aereo della Somalia), attaccò la base aerea etiope di Harar, distruggendo un DC-3 dell’Ethiopian Airlines. Da allora i caccia F-5E etiopi iniziarono a scortare gli aerei da trasporto nelle zone dei combattimenti.
tumblr_inline_o35ys6olou1t90ue7_400La situazione per gli etiopi comunque andava aggravandosi e il presidente Mengistu aveva bisogno di ritardare l’avanzata dei somali attendendo l’arrivo degli aiuti cubani e sovietici. L’unica alternativa possibile era sfruttare al massimo l‘Ethiopian Air Force (ETAF), afflitta da gravi problemi operativi causati dell’embargo degli Stati Uniti. Addis Abeba riuscì a mettere in piene condizioni operative gli F-5A ed F-5E, che svolsero un ruolo cruciale nelle operazioni contro i somali. Inoltre, per aumentare il numero di piloti disponibili, furono recuperati i veterani che avevano volato sui vecchi F-86F che furono rapidamente istruiti all’impiego dei caccia F-5, facendoli volare sui caccia biposto F-5B e F-5F e sugli 8 velivoli da addestramento T-33A, di cui uno ricevuto dall’Iran. Questo personale fu cruciale per lo sforzo bellico etiope.
E così, il 24 luglio pomeriggio, una coppia di F-5E intercettò 2 caccia MiG-21 somali diretti verso un aereo da trasporto. Grazie alla guida del radar TPS-43D della stazione sul passo di Karamara, gli F-5 riuscirono ad abbattere uno dei MiG-21; fu la prima vittoria nella storia dell’ETAF. Il 25 luglio, 3 caccia F-5E dell’ETAF intercettarono 4 caccia MiG-21 somali. I 2 MiG ai lati eseguirono una virata di 180 gradi, scontandosi così in volo, mentre l’F-5 leader abbatté il terzo MiG a colpi di cannone, e gli altri due F-5 inseguirono il MiG superstite che, manovrando a bassa quota, si schiantò al suolo. Subito dopo, gli F-5 individuarono una formazione di 4 caccia assaltatori MiG-17, abbattendone due con i missili aria-aria Sidewinder. I somali, quindi, in soli due giorni persero 5 MiG-21 e 2 MiG-17 con i loro piloti. Il 26 luglio, 2 F-5E dell’ETAF intercettarono 2 MiG-21 somali abbattendone uno, che fu prima danneggiato da un missile Sidewinder e quindi abbattuto dagli F-5 con i cannoncini M-39 da 20mm di bordo. Le 8 vittorie dell’ETAF rappresentarono il 18% dei 38 velivoli schierati dal CCS, che ora non poteva disporre di più di 20 tra MiG-17F e MiG-21MF.
Nonostante tali sconfitte, la città di Gode cadde e la 5.ta Brigata della 4.ta Divisione dell’esercito etiope, che la difendeva, si ritirò verso ovest. Alla fine del mese, gli etiopi si erano ritirati a Jijiga, distante oltre 300 km. Ai primi di agosto, il fronte si era stabilizzato mentre gli F-5A etiopi avevano effettuato 300 sortite sulle posizioni somale. Dopodiché i caccia F-5A dell’ETAF, armati di razzi da 127mm e 68mm, e di bombe da 113kg e 223kg, passarono ad effettuare missioni d’interdizione contro le linee di rifornimento dei somali, con effetti devastanti. I vecchi cacci F-86F cominciarono a svolgere missioni di attacco e supporto aereo ravvicinato, impiegando razzi da 68mm e bombe da 113kg, mentre i bombardieri Canberra compirono alcuni raid notturni sulla Somalia.

Canberra

Canberra B.52

Il 9 agosto, Addis Abeba ricevette dall’Iran pezzi di ricambio e munizioni per le sue forze armate, mentre URSS e Cuba inviarono i loro consiglieri militari in Etiopia, che fornirono dettagliati rapporti d’intelligence sulle forze armate somale allo Stato Maggiore etiope. Mosca avviò i rifornimenti militari e dispiegò i sistemi missilistici antiaerei S-125. A novembre Mengistu volò a L’Avana per cercare di avere un maggior sostegno militare. I primi ad arrivare furono i sistemi missilistici antiaerei S-125 Neva promessi da Mosca e che, schierati nell’Ogaden, l’11 agosto abbatterono 2 caccia MiG-21MF somali inviati a bombardare l’aeroporto di Aisha, mentre 2 MiG-17 somali inviati ad attaccare il radar di Karamara, il 14 agosto, invece si schiantarono sulla montagna. Il CCS era in rovina, dei MiG-17F solo 4 erano in condizione di volo, mentre dei MiG-21MF, solo una dozzina era pienamente operativa. Quindi, i somali concentrarono tutte le operazioni aeree sulla base aerea di Hargeisa. E il 12 agosto, 4 caccia F-5E dell’ETAF bombardarono la base danneggiando la pista, il deposito di carburante e la torre di controllo, e distruggendo un aereo da trasporto Antonov An-26. Gli F-5 non incontrarono alcuna risposta dalle difese aeree somale. Intanto, gli etiopi inviarono tutte le forze nell’Ogaden, ritirandole dall’Eritrea, e rafforzarono le difese di Harar e Jijiga. In quel momento i somali avevano occupato l’80% dell’Ogaden e puntavano sull’Etiopia storica. Perciò gli F-5 eritrei furono ritirati dalla base aerea di Dire Dawa, lasciandovi solo gli 8 velivoli T-28D e gli 8 SAAB 17A/B del 3.zo Squadrone COIN (controinsurrezione) per il supporto e la ricognizione per conto dell’esercito etiope.
Il 17 agosto, gli etiopi furono colti di sorpresa quando i somali assaltarono Dire Dawa, che riuscirono ad occupare distruggendo nella base aerea gli AT-28D e i SAAB 17A/B dell’ETAF. Gli etiopi contrattaccarono il giorno successivo, senza il sostegno dell’artiglieria ma con quello degli aerei, che compirono 68 sortite contro il nemico, distruggendo l’80% degli automezzi somali e permettendo all’esercito etiope di riconquistare Dire Dawa. 1 MiG-21 somalo fu abbattuto sulla città il 19 agosto, e nei giorni successivi la base aerea fu ripristinata permettendo l’arrivo degli aerei-cargo C-119K e dei caccia F-5, grazie a cui l’ETAF compì, il 22 agosto, 50 sortite contro i somali, la cui ritirata si era trasformata in rotta, lasciandosi dietro una scia di mezzi ed equipaggiamenti abbandonati, e perdendo un altro MiG-21 in combattimento aereo.
etisom20Ad est di Dire Dawa, a Jijiga, gli etiopi attesero l’assalto dei somali, concentrandovi la maggior parte delle loro difese. Ma in quest’area il CCS godeva della superiorità aerea, per la prima volta nella guerra. MiG-17 e MiG-21 somali effettuarono diverse sortite sulle posizioni etiopi e alla fine, il 1° settembre, la città fu abbandonata. I somali occuparono Jijiga, e gli etiopi così persero la base aerea oltre a 9 carri armati M-47, 14 carri armati M-41 e 2 blindati per il trasporto truppe M-113. Dopo di ché, la NATO incominciò a propendere per la Somalia. Sempre il 1° settembre, 2 F-5E etiopi abbatterono 2 MiG-21 somali, mentre un sistema antiaereo ZSU-23-4 Shilka somalo abbatté un F-5E dell’Etiopia. Il 5 settembre il Derg organizzò il contrattacco che liberò la città, mentre i somali la circondarono. E il 9 settembre, 2 MiG-17 somali attaccarono una colonna di etiopi in ritirata, ma uno dei velivoli venne abbattuto dal tiro antiaereo della colonna. Dopo la ritirata etiope, il 12 settembre i somali rioccuparono Jijiga e arrivarono nel passo Karamara, dove con l’artiglieria a lungo raggio distrussero il radar TPS-43 che aveva guidato finora i caccia etiopi. Il passo Karamara infine cadde nelle mani somale e Mogadiscio si spianò la strada per lanciare l’offensiva sul resto dell’Etiopia. L’altro radar etiope, di stanza a Debra Zeit, fu trasferito sul monte Megezez, a metà strada tra Addis Abeba e Karamara, e l’ETAF non poté più contare sulla copertura radar nelle missioni sull’Ogaden. Ma la cattura di passo Karamara fu il culmine dell’invasione somala. Essendosi spinti oltre il raggio d’azione della CCS e finendo sotto quello dell’ETAF, i somali si fermarono preparando l’assalto su Harar, circondata su tre lati e dove si erano concentrati i resti della 3.za divisione etiope e 2 battaglioni di carri armati sudyemeniti. Il presidio venne rifornito con un ponte aereo attuato dai velivoli da trasporto C-47. L’assenza degli aerei somali permise al piccolo ponte aereo di rifornire il presidio e la città. Durante queste operazioni un C-47 fu abbattuto con un missile portatile antiaereo Strela-2.
I somali assaltarono Harar il 29 settembre, e la battaglia ben presto divenne una guerra di posizione, mentre 3 MiG-17 somali furono abbattuti dalla contraerea etiope. Un grande assalto fu attuato il 19 ottobre, ma i somali furono respinti dopo aver subito più di 200 morti; e il 23 ottobre i somali tentarono una nuova offensiva, non più da sud come prima, ma da nord-ovest. Anche questa volta le forze somale si ritirarono dopo aver perso altri 600 soldati. Nel frattempo, per evitare ulteriori perdite, gli etiopi concentrarono a Dire Dawa i propri mezzi corazzati, cioè tutti i carri armati M-47 rimasti e la maggior parte dei carri armati leggeri M-41. Il 30 ottobre, i somali tentarono un’altra offensiva, mentre gli etiopi schierarono con gli elicotteri altri 2 battaglioni di commando paracadutisti, permettendo ai difensori di resistere a una settimana di assalti nemici. Ma il 4 novembre, i somali avanzarono costringendo gli etiopi ad inviare la 2.da Brigata paracadutisti. I somali avevano concentrato i rifornimenti presso Jijiga, che perciò l’aviazione etiope sottopose a continui attacchi. Il 16 novembre, iniziò un’altra offensiva somala, nello stesso luogo in cui il primo assalto era fallito, il 23 ottobre; ma questa volta l’assalto fu accompagnato dai bombardamenti intensivi con i lanciarazzi multipli BM-21 Grad e dalle sortite dei MiG-17. I somali finalmente sfondarono le difese, ma con un’operazione d’assalto eliportato, le due brigate di paracadutisti etiopi bloccarono il nemico; e lo stesso giorno 2 F-5E, 2 F-5A e 2 Canberra dell’ETAF bombardarono la base avanzata somala di Jeldessa, che ospitava il principale deposito di munizioni della Somalia. Gli etiopi persero un caccia F-5A, ma il deposito di munizioni somalo fu letteralmente spazzato via e l’offensiva somala fu fermata, per sempre.
1-onxe1-siduwvc2_xvmpkcw Proprio mentre l’offensiva era bloccata, Siad Barre commise un grave errore geopolitico. I sovietici appoggiavano il suo regime, ma erano contrari all’invasione dell’Ogaden, e quando si avvicinarono all’Etiopia del Derg, la Somalia passò all’occidente. Nelle prime fasi della guerra dell’Ogaden, Barre visitò Mosca nel tentativo di mantenere neutrali i sovietici, mentre contemporaneamente negoziava con la NATO l’invio di armi. Così Leonid Brezhnev si rifiutò d’incontrarlo quando si recò a Mosca ai primi di novembre. Il 13 novembre 1977, per reazione, Barre stracciò il trattato di amicizia con l’URSS, firmato solo nel 1974, ed espulse i 20000 consiglieri e cittadini del Patto di Varsarvia presenti in Somalia. Ciò aggravò di molto la situazione militare della Somalia, tanto più che il 25 novembre 1977 i sovietici crearono uno dei più grandi ponti aerei della storia militare, impiegando 225 aerei da trasporto Antonov An-12BP e An-22 Antej, e Iljushin Il-18 e Il-76, trasportando rifornimenti militari da Tashkent ad Addis Abeba facendo scalo a Baghdad e Aden. Il tutto avvenne sotto la supervisione del contingente di 1500 consiglieri militari sovietici, diretto dal Generale Vasilij Petrov, presente ad Addis Abeba. Il comandante della missione degli istruttori aeronautici sovietici era il Tenente-Generale G. Dolnikov. A dicembre, giunse ad Addis Abeba il grosso del contingente dei consiglieri cubani, comandato dal Maggior-Generale Arnaldo Ochoa. E il 28 dicembre 1977 divenne operativo il primo battaglione corazzato cubano.
Nei successivi sei mesi, i sovietici sbarcarono sull’aeroporto internazionale Bole, di Addis Abeba, circa 600 carri armati T-55, T-62 e PT-76, 300 blindati BMP-1 e BRDM-2, più di 400 pezzi di artiglieria. L’Etiopia ricevette 2 velivoli d’addestramento MiG-15UTI, 13 cacciabombardieri MiG-17, 8 aerei d’addestramento MiG-21UM che sostituirono i caccia leggeri statunitensi F-86 negli squadroni di addestramento dell’ETAF. Furono anche trasferiti 40 MiG-21MF, che riequipaggiarono completamente la prima linea dell’ETAF. Già nel gennaio 1978 diversi piloti etiopi erano pronti a volare sui caccia sovietici MiG-21. Ora l’ETAF disponeva di circa un centinaio di aerei. Inoltre, Cuba inviò 18000 consiglieri in Etiopia, assieme a un distaccamento di 40 piloti istruttori della DAAFAR (Defensa anti-aerea Y Fuerza Aérea Revolucionaria) che costituì il 4.to Squadrone indipendente dell’ETAF, sotto il comando del Tenente-Colonnello pilota Ruben Interián e del Tenente-Colonnello Luis Alonso Reina, diplomatisi presso l’Accademia della Difesa Aerea Kalinin di Mosca. Così i cubani schierarono uno squadrone di cacciabombardieri MiG-17F e uno di caccia MiG-21bis, e anche 2 aerei da ricognizione tattica MiG-21R, per un totale di 40 piloti. Inoltre, Petrov creò una potente forza eliportata basata su 10 elicotteri pesanti Mil Mi-6 e 20 elicotteri da trasporto medio Mil Mi-8T, scortati da 6 elicotteri d’attacco Mil Mi-24A. Tale forza poteva trasportare i blindati leggeri ASU-57, armati con un cannone anticarro da 57mm. Oltre ai sovietici e ai cubani, furono schierati in Etiopia anche oltre 200 consiglieri cecoslovacchi, polacchi e tedeschi. I polacchi inviarono anche 2 piloti e 20 tecnici specializzati nell’impiego dei caccia F-5, che continuarono a volare grazie ai pezzi di ricambio ricevuti dal Vietnam e dall’Iran. Inoltre, la Repubblica Popolare Democratica dello Yemen integrò i suoi 2 battaglioni corazzati inviando in Etiopia altri 2000 effettivi. Infine, il 4 dicembre i sovietici lanciarono il satellite da ricognizione Kosmos 964, che sorvolò la regione il 17 dicembre trasmettendo all’ETAF le immagini delle basi aeree somale di Berbera e Hargeisa, dando un quadro dettagliato delle forze aeree somale.
Venne costituito anche un centro di coordinamento operativo per tutte le forze estere presenti in Etiopia, uno Stato Maggiore Congiunto guidato politicamente dal Presidente etiope Mengistu e militarmente dal Generale Arnaldo Ochoa, coordinato da cinque generali etiopi, otto cubani, cinque sovietici e due yemeniti.
tumblr_inline_o35yf4uc7b1t90ue7_1280Siad Barre fu spaventato dalla presenza del contingente militare cubano-sovietico, sapendo inoltre che la sua aviazione era ridotta al lumicino, incapace di mantenere i pochi velivoli rimasti. Siad Barre quindi chiese aiuto, e il primo a soccorrerlo fu il Pakistan, che inviò 20 piloti e 120 tecnici per riparare i velivoli velivoli sopravvissuti. Seguirono Arabia Saudita, Quwayt ed Egitto che, istigati da Washington, cominciarono a finanziare i guerriglieri eritrei e il governo somalo al fine di “fermare l’espansione comunista nella regione”. Furono inviati rifornimenti di armi e pezzi di ricambio. Ma ciò non bastò, dato che dopo più cinque mesi di combattimenti le forze armate somale si erano esaurite. Il 6 gennaio 1978, il presidente egiziano Anwar Sadat accusò i cubani di bombardare le truppe somale e annunciò il pieno sostegno alla Somalia, inviando piloti e tecnici dell’aeronautica per ricondizionare gli ultimi MiG somali. Anche Arabia Saudita e Iraq inviarono molti pezzi di ricambio, munizioni e personale. L’Egitto inviò anche carri armati T-54 e pezzi di artiglieria, mentre l’Arabia Saudita inviò carri armati M-47 e Centurion, e vi addestrò il personale somalo. Iraq ed Egitto inviarono cacciabombardieri MiG-17F e 2 caccia MiG-21MF, pilotati da pakistani ed egiziani. Gli egiziani riattivarono anche delle postazioni di missili antiaerei S-75 e S-125. Tutto il materiale ricevuto dai somali veniva immediatamente spedito al fronte.
Il 27 dicembre 1977, gli ultimi 4 caccia F-5E etiopi attaccarono Berbera, con il sostegno di un C-119K che operava come posto di comando volante. I caccia danneggiarono la pista e distrussero 1 cargo Antonov An-24/26 e 1 caccia MiG-21 somali. Così, all’inizio del 1978, i caccia somali non osarono più sorvolare l’Ogaden. L’8 gennaio 1978, un caccia F-5A e alcuni caccia MiG-21MF etiopi, assieme a MiG-17F e MiG-21bis cubani, effettuarono una serie di attacchi aerei sulle posizioni somale. La base aerea di Hargeisa fu attaccata diverse volte dalle forze combinate, creando ulteriori danni all’aviazione somala. Inoltre, le forze aeree combinate concentrarono gli attacchi presso Harar, infliggendo ai somali pesanti perdite, anche se la contraerea somala impiegò tutte le armi disponibili, come i missili portatili Strela-2 e i sistemi antiaerei ZSU-23-4.

Fairchild C-119K

Fairchild C-119K

Il 22 gennaio 1978, venne scatenata la grande controffensiva cubano-etiopica, che contava su 35 battaglioni, 270 carri armati e 162 pezzi di artiglieria, appoggiati da 46 aerei da combattimento. L’obiettivo era liberare Harar e Dire Dawa e preparare il terreno per la grande controffensiva su Jijiga, la base principale delle operazioni somale nell’Ogaden. Facendo largo uso dei velivoli da ricognizione tattica MiG-21R, i cubani incrementarono il vantaggio tattico delle forze combinate raccogliendo informazioni sulle posizioni somale, tra cui la difesa antiaerea e le linee logistiche, permettendo di concentrare gli attacchi su obiettivi strategici e ridurre la resistenza del nemico. Anche i somali avevano concentrato 27 brigate, 135 carri armati, 100 blindati e 205 pezzi di artiglieria in vista dell’assalto su Harar, ma furono fermati dalle difese etiopi, mentre l’ETAF bombardò le retrovie somale colpendo depositi e convogli. In pochi ore l’offensiva somala fallì e il relativo fronte crollò. Lo stesso giorno, gli ultimi 4 F-5E e 4 caccia MiG-21MF dell’ETAF attaccarono la base aerea somala di Hargeisa, distruggendo la stazione radar e 6 velivoli. Il 23 gennaio, a Fedis gli etiopi catturarono 15 carri armati, 48 pezzi di artiglieria, 7 cannoni antiaerei e numerosi blindati somali, e a fine gennaio raggiunsero passo Karamara. Ad Harar i combattimenti durarono fino al 2 febbraio, quando i somali si ritirarono dopo aver perso 57 carri armati e 50 pezzi di artiglieria, e subito 4000 soldati tra morti, feriti, prigionieri e disertori. In seguito, mentre l’esercito etiope dilagava in tutto l’Ogaden, gli F-5A e 2 Canberra etiopi bombardarono le linee dei rifornimenti somali, mentre i piloti cubani si concentrarono sulle difese aeree somale costituite da ZSU-23-4 Shilka e da squadre dotate di MANPADS. I MiG-17F e MiG-21bis cubani, insieme ai MiG-21MF etiopi, armati di razzi da 57mm e 80mm e di bombe da 250kg, devastarono il sistema logistico somalo, mentre gli F-5A etiopi aumentarono le operazioni d’attacco al suolo e gli F-5E svolgevano le missioni di scorta. In queste operazioni, i somali abbatterono il MiG-17F del tenente Eladio Campos, il MiG-21bis del tenente Raul Hernandez Vidal, che caddero, e il MiG-21bis del Maggiore Benigno Cortés, che riuscì ad eiettarsi, oltre a un F-5A e a un MiG-21MF etiopi.
57_3_a1Il 1° febbraio, le forze etiopi finsero una manovra verso sud, mentre la 1.ma Brigata Paracadutisti, di nascosto, avvolse ai fianchi i somali, sorprendendoli completamente e accerchiandoli a Jijiga. I somali così furono costretti a ritirarsi abbandonarono altri 42 carri armati, 50 pezzi di artiglieria e centinaia di autoveicoli. Nelle retrovie, gli egiziani preparavano i contingenti di rinforzo che venivano inviati subito al fronte. Il 3 marzo 1978 la brigata di carri armati cubani del Generale Fleitas e due brigate di fanteria etiopi, attaccarono Jijiga da sud, con un grande supporto di artiglieria. Le cinque brigate somale stanziate a Jijiga cercarono di opporre resistenza, mentre altre due brigate, schierate a Gara Martha, lanciarono una controffensiva. Ma i somali finirono in una trappola, le forze sovietiche avevano effettuato un’operazione d’assalto eliportato al tergo dello schieramento somalo. 9 elicotteri Mi-6 e una dozzina di elicotteri Mi-8T, guidati dal Generale Petrov e da un piccolo contingente di Spetsnaz russi, decollarono da Dire Dawa e sbarcarono 500 soldati presso Jijiga, garantendosi una vasta area di atterraggio, dove giunse un battaglione di fanteria etiope dotato di mortai e cannoni senza rinculo. Non appena tutto fu pronto, giunse la seconda ondata dell’assalto, quando oltre a 1000 soldati della fanteria etiope e cubana, gli elicotteri Mi-6 trasportarono 70 blindati leggeri ASU-57, consentendo di consolidare le posizioni delle forze combinate. Successivamente, ondate di elicotteri trasportarono altri 3000 soldati e diversi blindati BRDM-1. Il 5 marzo scattò l’offensiva a tenaglia per liberare Jijiga. L’ETAF compì quel giorno 140 sortite contro le posizioni nemiche, e il 6 marzo le forze somale furono completamente distrutte. Sfruttando l’opportunità tattica, il Generale Ochoa ordinò alla seconda brigata di carri armati cubana del Generale Cintra Frias, e ad altre unità di fanteria etiope, di attraversare il passo di Gara Marda, a nord-ovest di Jjiga, accerchiando le forze somale, che dovettero ritirarsi dopo aver subito 6000 morti e perso le armi pesanti. Le forze aeree etiope e cubana compirono più di 250 sortite contro i somali, e si ebbe il primo impiego operativo degli elicotteri d’attacco Mil Mi-24A, che impiegarono razzi da 57mm e bombe contro le truppe somale, e missili anticarro 3M111 Fljuta contro i blindati nemici. Lo Stato Maggiore somalo fu completamente sorpreso e le truppe al fronte iniziarono a disgregarsi, diverse unità fuggirono verso il confine con la Somalia, a 70 km di distanza, mentre l’aviazione combinata bombardava l’ultima base somala dell’Ogaden. Il fronte somalo cedette all’avanzata cubano-etiope, e Jijiga venne liberata.

Generale Vasilij Ivanovich Petrov

Generale Vasilij Ivanovich Petrov

Dopo aver appreso del disastro di Jijiga, Barre ordinò a tutte le truppe di ritirarsi fino al confine. Le forze etiopi inseguirono i resti delle truppe somale che fuggivano verso il confine, mentre l’8 marzo liberavano Degehabur, a 200 km a sud di Jijiga, e delle sacche di resistenza somale si formarono a Fik, Gabredarre e Kelafo, dove però rimasero completamente isolate. Il 13 marzo venne liberata la città di Gode, la prima ad essere occupata dai somali, all’inizio della guerra. Il 23 marzo, l’ultimo posto di frontiera etiope fu ripreso, segnando la fine della guerra dell’Ogaden. Quel giorno divenne operativo, in Etiopia, il primo dei 44 caccia-bombardieri sovietici MiG-23BN ordinati dall’ETAF. Quindi gli etiopi avviarono l’Operazione Lash, per distruggere le forze somale e filo-somale rimaste nell’Ogaden est, e che si concluse ai primi di aprile 1978. E quell’aprile, i tecnici egiziani e pakistani riattivarono 12 caccia MiG-21MF e 4 MiG-17F, e ricostruirono gran parte della base aerea di Hargeisa. Nel maggio 1978, arrivò il primo F-6B (copia cinese del MiG-19SF), dei 12 forniti dalla Cina popolare attraverso il Pakistan. Nel 1980, il contingente cubano iniziò il ritiro. L’ultimo incidente tra Etiopia e Somalia si ebbe nel 1981, quando 2 MiG-21MF etiopi abbatterono 2 F-6B somali sull’Ogaden.
tumblr_inline_o35yldpqct1t90ue7_1280Nella guerra dell’Ogaden, gli etiopi subirono 9800 morti, 10000 feriti ed ebbero 1362 disertori. Cuba ebbe 160 caduti, 100 tra caduti e feriti lo Yemen e 33 i sovietici. I somali ebbero circa 20000 morti. L’Etiopia perse 23 velivoli, tra cui 2 F-5A e 3 F-5E abbattuti dalla contraerea somala, 3 C-47, 8 T-28D e 8 SAAB 17A/B. I somali persero 19 caccia MiG-21, 9 cacciabombardieri MiG-17, 3 aerei da trasporto Antonov An-24/26. L’ETAF aveva compiuto 2865 sortite tra luglio 1977 e giugno 1978, mentre la DAAFAR ne compì 1013. Il ruolo della DAAFAR fu importante; delle 1013 sortite la metà fu svolta dai MiG-17F, e il resto dai MiG-21bis, distruggendo decine di carri armati ed altri mezzi nemici, e subendo la perdita di due piloti. I MiG-21bis cubani non usarono mai i missili aria-aria K-13, dato che gli F-5E etiopi aveva già ottenuto la superiorità area prima dell’arrivo degli aiuti sovietico-cubani. Secondo i rapporti cubani, i piloti somali si rifiutano di combattere quando seppero che i cubani operavano sull’Ogaden. Molti piloti di Siad Barre avevano studiato a Cuba, e questo fu uno dei fattori che portò l’aviazione somala ad interrompere le operazioni di volo, anche su elicotteri o aerei da trasporto. Dopo la guerra, le truppe cubane furono ridotte a 3000 nel 1984, e furono ritirate definitivamente nel settembre 1989, quando dopo 12 anni di collaborazione, più di 40000 soldati cubani avevano prestato servizio in Etiopia. Per Siad Barre, la sconfitta portò al declino del suo potere in Somalia, puntellato comunque dagli italiani, che gli inviarono armi ed elicotteri che alimentarono la guerra civile nel Paese. Il sogno della “Grande Somalia” alla fine portò alla distruzione dello Stato somalo e alla destabilizzazione del Corno d’Africa. L’Etiopia mantenne l’integrità territoriale fino al 1991, quando il crollo dell’URSS e i conflitti interni destabilizzarono la situazione etiope. Nel 1977, l’adesione di Addis Abeba al blocco sovietico inflisse un duro colpo ai guerriglieri del Fronte Popolare per la Liberazione dell’Eritrea (EPLF), mentre gli arabi decisero di sostenere il rivale Fronte di Liberazione dell’Eritrea (FLE). Dal 1978, l’EPLF ricevette sostegno politico dalla Somalia, e politico-militare dal Quwayt, mentre l’FLE ricevette il sostegno politico- militare da Sudan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Quwayt e Yemen, mentre la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen continuò a sostenere l’Etiopia.

MiG-23BN

MiG-23BN

Fonte:
ACIG
Dintel-gid
DITC
K/planes
Urrib2000

Un modo facile per abbattere i caccia invisibili F-22 e F-35

Dave Majumdar, National Interest 19 gennaio 2017f-22_fuel_tanksSì, caccia e bombardieri stealth statunitensi sono sorprendenti, ma possono essere distrutti. Gli Stati Uniti hanno speso decine di miliardi di dollari per sviluppare i caccia stealth di quinta generazione, come il Lockheed Martin F-22 Raptor e l’F-35 Joint Strike Fighter. Tuttavia, relativamente semplici miglioramenti nell’elaborazione del segnale, in combinazione con missili dalla testate potenti e un sistema di guida autonomo, consentono ai radar a bassa frequenza di questi sistemi d’arma di colpire e abbattere i velivoli di ultima generazione degli Stati Uniti. E’ un fatto ben noto al Pentagono e nell’industria che i radar a bassa frequenza operanti su bande VHF e UHF possano rilevare e monitorare velivoli a bassa osservabilità. Si è generalmente ritenuto che tali radar non possano guidare un missile sul bersaglio, cioè tracciare “operativamente”, ma non è esatto; vi sono modi per aggirare il problema secondo alcuni esperti. Tradizionalmente, le armi guidate da radar a bassa frequenza sono limitate da due fattori. Uno è la larghezza del fascio del radar, e l’altro è la larghezza degli impulsi del radar, ma entrambi i limiti possono essere superati con l’elaborazione del segnale. La larghezza del fascio è direttamente correlata alla progettazione dell’antenna, necessariamente grande per via delle basse frequenze. I primi radar a bassa frequenza, come i radar VHF sovietici P-14 Tall King, avevano enormi dimensioni e utilizzavano un’antenna semi-parabolica per limitare l’ampiezza del fascio. I radar successivi come il P-18 Spoon Rest usavano antenne Yagi-Uda, più leggere e piccole, ma questi primi radar a bassa frequenza avevano alcune gravi limitazioni nel determinare portata e rotta precisa del bersaglio. Inoltre, non riuscivano a determinarne la quota perché i fasci radar prodotti da questi sistemi erano ampi diversi gradi in senso orizzontale, e decine di gradi in elevazione. Un’altra limitazione tradizionale dei radar VHF e UHF era che la larghezza dell’impulso era ampia e con bassa frequenza degli impulsi (PRF), rendendo tali sistemi inidonei a determinare con precisione la distanza. Mike Pietrucha, ex-ufficiale della guerra elettronica dell’USAF che volava su McDonnell Douglas F-4G Wild Weasel e Boeing F-15E Strike Eagle, una volta mi disse che un impulso ampio 20 microsecondi ne produce uno di circa 6000 metri di portata, dalla risoluzione pari alla metà della portata. Ciò significa che la distanza non può essere determinata con precisione entro 3000 metri. Inoltre, due bersagli ravvicinati non possono essere distinti. L’elaborazione del segnale ha parzialmente risolto il problema dell’ampiezza della risoluzione già nel 1970. La chiave è un processo chiamato modulazione di frequenza dell’impulso, utilizzata per comprimere l’impulso radar. Il vantaggio di utilizzare la compressione dell’impulso è che con un impulso di venti microsecondi, l’ampiezza della risoluzione si riduce a circa 60 metri. Ci sono anche diverse altre tecniche che possono essere utilizzate per comprimere un impulso radar come la modulazione di frequenza numerica. Infatti, secondo Pietrucha, la tecnologia per la compressione degli impulsi è vecchia di decenni, venendo insegnata agli ufficiali della guerra elettronica dell’USAF negli anni ’80. La potenza di elaborazione del computer richiesta è trascurabile per gli standard attuali, secondo Pietrucha.
Gli ingegneri hanno risolto il problema della risoluzione direzionale o in azimut utilizzando radar a scansione elettronica che sopprimono la necessità dell’antenna parabolica. A differenza delle vecchie antenne meccaniche, i radar a scansione dirigono le onde radar elettronicamente. Tali radar generano fasci multipli che possono plasmare in larghezza, velocità di scansione e altro. La potenza di calcolo necessaria era disponibile alla fine degli anni ’70, in ciò che poi divenne il sistema di combattimento AEGIS degli incrociatori classe Ticonderoga e dei cacciatorpediniere classe Arleigh Burke dell’US Navy. L’antenna a scansione elettronica attiva è anche meglio, essendo ancora più precisa. Con una testata abbastanza grande, la risoluzione non deve essere precisa. Ad esempio, l’antiquato S-75 Dvina noto in gergo NATO come SA-2 Guideline, ha una testata di 200kg con un raggio letale di oltre 30 metri. Così, un impulso di 20 microsecondi compresso e una risoluzione di 50 metri si avrebbe la risoluzione necessaria per permettere che la testata arrivi abbastanza vicino, secondo la teoria di Pietrucha. La risoluzione direzionale e in elevazione dovrebbe essere simile a una risoluzione angolare di circa 0,3 gradi contro un bersaglio a trenta miglia nautiche, perché il radar di tiro è l’unico sistema di guida dell’SA-2. Ad esempio, un missile dotato di un proprio radar, o sensore all’infrarosso dal volume di scansione di un chilometro cubico, sarebbe un ancora più pericoloso contro un F-22 o un F-35.p1050928Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo caccia MiG-35

Valentin Vasilescu, Algora 11 febbraio 2017c3lwg86waaasrjwIl 26 gennaio 2017, l’Aeronautica russa cominciava a testare il lotto di pre-produzione del nuovo MiG-35, derivato del MiG-29. Il prototipo del MiG-35 fu fatto volate nel 2007, ora l’aereo è stato completamente modificato e dotato di nuova avionica. I precedenti MiG-29 erano caccia leggeri prodotti dall’Aircraft Corporation MiG (“RAC MiG”, in origine Mikojan-Gurevich Design Bureau), dalle qualità aerodinamiche eccezionali e il più alto rateo di salita di qualsiasi aeromobile multiruolo (330m/s). Il MiG-29 è entrato in servizio nel 1982 e ne furono prodotti 1600. Nel combattimento il MiG-29 è stato superato da F-15 e F-16 per via dell’avionica inferiore. La ragione di ciò è che fino al 2004 la Russia non aveva i fondi necessari per la ricerca di un’avionica migliorata e sostituire quella vecchia. A differenza della RAC MiG, Lockheed preferiva continuare a migliorare l’F-16, soprattutto nell’avionica, invece di progettare un altro aeromobile di 4.ta++ generazione. Dal 1978 ha costruito 4500 aerei nei vari modelli: F-16A/B (Block 1/5/10/15/20), F-16C/D (Block 25/30/32 / 40/42 / 50/52), F-16E e l’ultima versione F (Block 60) con gran parte delle dotazioni dell’F-35 di 5.ta generazione. L’US Air Force dispone di 900 F-16. Per portare le prestazioni del MiG-29 vicine a quelle dell’F-16, l’impianto Sokol della RAC MiG di Nizhnij Novgorod (400 km a est di Mosca) ha creato versioni aggiornate, come il MiG-29M/M2, MiG-29SMT e MIG-29K/KUB. Il MiG-35 è l’ultima versione del MiG-29 e non è inteso come aviogetto intercettore, in quanto inferiore a F-22, F-35 e F-15. Con il MiG-35C, i russi puntano a ridurre il costo di volo di 2,5 volte, aumentandone la capacità di colpire bersagli a terra e difendersi da velivoli di 4++ generazione come F-16C/D, Gripen, Rafale, Typhoon e F-18C/D.

Aggiornamenti
La cabina del MiG-29 è stata ridisegnata. Il MiG-35 ha un EFIS (Electronic Flight Instrument System) con tre LCD a colori MFD (display multifunzione) consentendo di visualizzare i dati di navigazione, nonché situazione tattica, controllo dei motori, carburante ed attrezzature speciali. Inoltre, vi è un HMTDS (Sistema di puntamento su casco) ed un HUD (Head-Up Display) proiettato sul parabrezza. Utilizza un sistema di controllo del volo fly-by-wire a tre canali. Il sistema di comunicazione del MiG-35 include due nuove stazioni radio, una delle quali opera come datalink protetto. Il datalink trasmette e riceve via satellite dati e informazioni ai centri di comando a terra o imbarcati, e a velivoli-radar (AWACS/AEW), trasmettendo al MiG-35 informazioni aggiuntive e affidabili sulla situazione, aumentando la probabilità di adempiere la missione. I due motori TVN RD-33 sono potenziate fino a una spinta di 9000 kg ciascuno. A differenza del MiG-29, i motori del MiG-35 sono dotati di chip (di monitoraggio digitale e sistemi di controllo), ed hanno un consumo specifico basso, non emettono fumo ed hanno una traccia ad infrarossi molto ridotta. I motori TVN RD-33 hanno ugelli vettoriali che gli permettono di virare e cabrare per 15-30 gradi. Questi miglioramenti “hanno consentito al MiG-35 di volare a velocità molto basse, senza limitazioni negli angolo d’attacco, assicurandone il controllo anche a velocità zero e a ‘velocità negativa’ per periodi prolungati”. [1] La spinta vettoriale permette l’esecuzione di manovre brusche con grandi sovraccarichi per evitare missili aria-aria o terra-aria. Inoltre, vi sono serbatoi dorsali (dietro l’abitacolo) e nella giunzione ali-fusoliera. Il carburante interno è stato portato a 950 litri, aumentandone l’autonomia di volo a 2000 km.

Radar Zhuk-AE
La principale risorsa per i dati aerei e terrestri è il radar Zhuk-AE. Un radar AESA (a scansione elettronica attiva) che può individuare bersagli aerei ad una distanza di 160 km e navi di superficie a 300 km. Il radar può tracciare 30 bersagli contemporaneamente e inseguirne 6. I radar del tipo precedente, PESA (a scansione elettronica passiva), avevano un’antenna conica che ruotava di 360 gradi per dirigere le onde radio in un fascio ristretto. Il pannello dell’antenna del radar AESA sul MiG-35 è composto da 1000-2000 moduli ricetrasmettitori (TR) disposti nel naso, sull’ala o la fusoliera, e ognuno funziona in modo indipendente. Il fascio radar è modellato digitalmente entro uno spazio molto ristretto delineato dal computer, che seleziona la potenza della radiazione emessa da ogni modulo TR in pochi milionesimi di secondo. Inoltre, ogni modulo TR può essere programmato per operare solo come trasmettitore o ricevitore, eseguendo funzioni diverse in parallelo. Due computer CIP (Processori integrati comuni) integrano il radar.40Optoelettronica
Il MiG-35 ha un sistema di puntamento/navigazione inerziale che riunisce radio e apparecchiature GPS. L’apparecchiatura di navigazione inerziale BINS-SP2 è prodotta dalla KRET in collaborazione con la SAGEM Defense-France e si basa su tre giroscopi laser e tre accelerometri al quarzo. Questo sistema è collegato al sottosistema per le condizioni di scarsa visibilità e il puntamento delle armi. Gli aerei di 5.ta generazione statunitensi F-22 e F-35 non hanno i sistemi di puntamento e navigazione installati su punti meccanici; il MiG-35 copia la soluzione di 5.ta generazione essendo questi dispositivi integrati nel velivolo. Il sistema di puntamento IRST (ricerca e inseguimento a raggi infrarossi) OLS-35 è montato nel naso ed è usato in combattimento. L’OLS-35 può individuare un aereo dopo aver scoperto un’emissione di calore a 50 km se emessa dall’“emisfero anteriore” e 90 km se emessa dall’“emisfero posteriore”. Il MiG-35 è dotato di un FLIR (sistema di ricerca agli infrarossi) in un pod montato sotto la gondola motore destra dell’aereo. Durante la navigazione notturna visualizza l’immagine del terreno sorvolato, permettendo l’identificazione dei bersagli. Il pod FLIR guida anche le munizioni intelligenti, come per gli aerei militari statunitensi. Il pod FLIR ha un telemetro laser che misura la distanza dal bersaglio (fino a 20-30 km) e un proiettore laser per guidare bombe e missili. Avendo abbandonato i punti meccanici per le apparecchiature optoelettroniche, il MiG-35 ha visto aumentare i piloni da 6 a 9, portando il carico utile massimo da 4800 a 7000 kg.

Equipaggiamento da guerra radio-elettronica
L’apparecchiatura EW (Guerra Elettronica) comprende un ricevitore di allarme radar a banda larga con antenne disposte su superficie alare e fusoliera. Il MiG-35 ha sensori ottici ed ultravioletti MAWS (sistema di allarme approccio missile) montati su fusoliera, coda e ali che segnala al pilota qualsiasi missile aria-aria in avvicinamento. Il sistema EW può anche rilevare il lancio di MANPADS (sistema di difesa aerea portatili) o di un sistema superficie-aria a corto raggio (10 km), o a medio o lungo raggio (30-50 km). Il microprocessore dell’EW stima il tempo di impatto dei missili nemici e controlla le contromisure elettroniche attive e passive. L’apparecchiatura EW è co-prodotta dalla ditta italiana Elettronica (incorporando il dispositivo ELT/568-V2, “disturbatore di auto-protezione per la difesa dai radar di tiro della contraerea“). Il test del MiG-35 sarà completato nel 2018, con il primo lotto di 37 MiG-35 da consegnare ai militari russi nel 2019. L’Aeronautica russa schiera circa 250 MiG-29 e prevede di sostituirli con 170 MiG-35. Il primo ordine straniero per il MiG-35 proviene dall’Egitto, che ha firmato un contratto nel 2015 per acquistare 50 MiG-35 per 2 miliardi di dollari.c3lwgnxwcaaguc_[1] MiG-35 Fulcrum-F Multirole Fighter, Russia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora