Il massacro di Gaza illustra l’ipocrisia occidentale

Finian Cunningham SCF 18.05.2018Questa settimana, il Presidente Vladimir Putin inaugurava il ponte di 19 chilometri che collega la Crimea alla Russia meridionale. A migliaia di chilometri di distanza, nella Palestina occupata, i soldati israeliani compivano un massacro col pieno appoggio degli Stati Uniti mentre apriva la nuova ambasciata. I due eventi non sono così distanti come si potrebbe pensare a prima vista. Entrambi implicano l'”annessione”; una fittizia e l’altra molto reale. Ma l’ipocrisia occidentale inverte la realtà. Mentre i dignitari statunitensi aprivano la nuova ambasciata USA a Gerusalemme, in pompa magna, circa 60 manifestanti palestinesi disarmati venivano uccisi a sangue freddo dai cecchini israeliani. Tra i morti c’erano otto bambini. Migliaia di altri furono mutilati dal fuoco vivo. Il bagno di sangue potrebbe crescere nei prossimi giorni. Il trasferimento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme occupata da Israele, ordinata dal presidente Trump, è stata rimproverata dalla maggioranza delle nazioni. La mossa preclude qualsiasi accordo di pace negoziato che avrebbe dovuto lasciare in eredità Gerusalemme Est capitale di un futuro Stato palestinese. La decisione di Trump di trasferire l’ambasciata USA sostiene le affermazioni israeliane sull’intera Gerusalemme come “capitale indivisa dello Stato ebraico”. Israele occupa Gerusalemme, scontrandosi con la legge internazionale, dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967. In altre parole, Washington è passata dall’accettazione tacita ad una politica apertamente complice dell’annessione israeliana del territorio palestinese, un’annessione che va avanti da settant’anni, dalla nascita dello Stato d’Israele nel 1948. L’approvazione, di fatto, dell’annessione di Gerusalemme segnata dall’apertura dell’ambasciata statunitense, è il culmine di 70 anni di espansione e occupazione israeliana.
Nel frattempo, Putin svelava il ponte che collega la terraferma del sud della Russia alla penisola di Crimea, promemoria puntuale della sfacciata ipocrisia degli Stati occidentali. Da quando la Crimea votò il referendum del marzo 2014 per ricongiungersi alla patria Russia, Washington ed alleati si sono continuamente lamentati della presunta “annessione” di Mosca della penisola sul Mar Nero. Non importa che il popolo di Crimea fu indotto a tenere il referendum sull’adesione dopo il sanguinoso colpo di Stato in Ucraina contro un governo legittimo, da parte dei neo-nazisti sostenuti dalla CIA nel febbraio 2014. Il popolo della Crimea votò un referendum pacificamente costituito per separarsi dall’Ucraina ed unirsi alla Russia, di cui storicamente faceva parte fino al 1954, quando l’Unione Sovietica assegnò arbitrariamente la Crimea alla giurisdizione della Repubblica Sovietica dell’Ucraina. Negli ultimi quattro anni, i governi occidentali, i loro media corporativi, i loro think-tank e l’alleanza militare NATO guidata dagli Stati Uniti, hanno lanciato un’intensa campagna anti-russa di sanzioni economiche, denigrazione e offese basato sulla pretesa dubbia che la Russia abbia “annesso” la Crimea. Le relazioni tra Stati Uniti ed Unione europea verso la Russia sono congelate da una nuova e potenzialmente catastrofica guerra fredda, presumibilmente motivata dal principio secondo cui Mosca avrebbe violato il diritto internazionale e modificato i confini con la forza. La presunta “annessione” della Crimea è citata come segno che Mosca minaccia l’Europa con un’aggressione espansionista. Putin è stato denigrato come “nuovo Hitler” o “nuovo Stalin” a seconda del proprio analfabetismo storico. Tale distorsione occidentale sugli eventi in Ucraina dal 2014 può essere facilmente contestata da fatti concreti come palese falsificazione per nascondere ciò che era in realtà ingerenza illegale di Washington e alleati europei negli affari sovrani dell’Ucraina. In breve, l’interferenza occidentale riguardava il cambio di regime con l’obiettivo di destabilizzare Mosca e proiettare la NATO ai confini della Russia. Questo è un modo per sfidare la narrativa occidentale su Ucraina e Crimea. Attraverso la valutazione di fatti concreti, come le sparatorie dei cecchini majdaniti sostenuti dalla CIA contro dozzine di manifestanti a Kiev nel febbraio 2014. O l’attuale offensiva filo-occidentale delle forze neo-naziste di Kiev contro le repubbliche del Donbas, nell’Ucraina orientale . Un altro modo è accertare l’integrità del presunto principio giuridico occidentale circa la pratica generale dell’annessione do territori.
Ascoltando l’incessante costernazione espressa da governi e media occidentali sulla presunta annessione della Crimea da parte della Russia, si potrebbe pensare che la presunta espropriazione sia una grave violazione del diritto internazionale. Oh, per quanto cavallereschi si potrebbero pensare Washington ed europei a difesa della sovranità territoriale, a giudicare dal loro apparente giusto rifiuto dell'”annessione”. Tuttavia, l’apertura grottesca dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, accompagnata dal massacro di manifestanti palestinesi disarmati, dimostra che le preoccupazioni professate dagli occidentali sull'”annessione” non sono altro che una diabolica menzogna. In sette decenni di espansione dell’occupazione illegale del territorio palestinese da parte degli israeliani, Washington ed europei non hanno emanato alcuna opposizione. Ma quando si tratta di Crimea, anche se le loro pretese non sono valido, le potenze occidentali non smettono mai di tormentarsi per l’annessione alla Russia, come se fosse il peggiore crimine della storia moderna. Peggio dell’ipocrisia, Stati Uniti ed Unione europea sono silenziosi complici d’Israele nella continua annessione di territorio palestinese, nonostante la violazione del diritto internazionale. I massacri periodici e l’intera popolazione detenuta sotto un brutale assedio nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania non hanno mai registrato alcuna opposizione dalle potenze occidentali. Questa settimana, Washington ha fatto un ulteriore passo avanti, in effetti, esultando l’annessione israeliana del territorio palestinese nel modo più provocatorio, aprendo l’ambasciata nella Gerusalemme occupata. Quindi, oltre a tale violazione del diritto internazionale, abbiamo l’oscenità della Casa Bianca di Trump che difende il massacro di civili disarmati come “autodifesa” dell’esercito israeliano che occupa illegalmente, ed è armato dagli Stati Uniti. La licenza di uccidere dalla Casa Bianca. La patetica, muta risposta di Unione Europea e Nazioni Unite nei confronti di questo terrorismo di Stato e crimine n’espone la vigliacca complicità. L’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Nikki Haley accusava istericamente per mesi la Russia di violazioni in Ucraina e Siria. Eppure, sulla strage di palestinesi di questa settimana, Haley rimaneva muta. Le sue uniche osservazioni erano le congratulazioni ad Israele per la nuova ambasciata degli Stati Uniti nella Gerusalemme occupata. Quindi, la prossima volta che sentiremo Washington ed alleati europei pontificare sull'”annessione” della Russia, l’unica risposta appropriata dovrà essere il disprezzo per la loro vile ipocrisia nei confronti dei diritti e del genocidio dei palestinesi sotto l’occupazione sostenuta dall’occidente.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Accademici al servizio dell’impero

James Petras, Internationalist 360°, 5 maggio 2018Introduzione
Nell’ultimo mezzo secolo sono stato impegnato in ricerche, ho tenuto conferenze e lavorato con movimenti sociali e governi di sinistra in America Latina. Ho intervistato funzionari e think tank statunitensi a Washington e New York. Ho scritto decine di libri, centinaia di articoli professionali e ho presentato numerosi articoli in occasione di riunioni professionali. Nel corso della mia attività ho scoperto che molti accademici spesso s’impegnano in ciò che i funzionari del governo chiamano “de-briefing”! Gli accademici si incontrano e discutono sul campo di lavoro, sulla raccolta di dati, sui risultati delle ricerche, sulle osservazioni e sui contatti personali durante il pranzo presso l’ambasciata con funzionari del governo degli Stati Uniti o a Washington con funzionari del dipartimento di Stato. I funzionari del governo degli Stati Uniti aspettano con ansia questi “commenti”; l’accademico fornisce un utile accesso alle informazioni che altrimenti non potrebbero ottenere da agenti d’intelligence o collaboratori locali. Non tutti gli informatori accademici sono in ottima posizione od investigatori competenti. Tuttavia, molti forniscono utili informazioni, specialmente sui movimenti di sinistra, partiti e i leader avversari antimperialisti reali o potenziali. I costruttori dell’impero statunitense, sia che svolgano attività politiche o militari, dipendono da informazioni in particolare su chi sostenere e chi sovvertire; chi dovrebbe ricevere supporto diplomatico e chi dovrebbe ricevere risorse finanziarie e militari. Gli accademici interrogati identificano avversari ‘moderati’ e ‘radicali’, così come vulnerabilità personali e politiche. I funzionari sfruttano spesso problemi di salute o bisogni familiari per “trasformare” le sinistre in spie imperialiste. I funzionari degli Stati Uniti sono particolarmente interessati agli accademici ‘gate-keeper’ che escludono critiche all’imperialismo, attivisti, politici e funzionari governativi. A volte, funzionari del dipartimento di Stato degli Stati Uniti dichiarano di essere simpatizzanti ‘progressisti’ che si oppongono ai “neanderthaliani” nelle istituzioni, al fine di avere informazioni privilegiate dagli informatori accademici di sinistra. Il debriefing è una pratica diffusa e coinvolge numerosi accademici provenienti da importanti università e centri di ricerca, così come “attivisti” non governativi e redattori di riviste e pubblicazioni accademiche. Gli accademici che partecipano al debriefing spesso non pubblicizzano i loro rapporti col governo. Molto probabilmente condividono i rapporti con altri informatori accademici. Tutti affermano semplicemente di condividere le ricerche diffondendo informazioni per la “scienza” e per promuovere “valori umani”. Gli informatori accademici giustificano sempre la loro collaborazione fornendo un’immagine chiara e più equilibrata ai “nostri” responsabili politici, ignorando i prevedibili risultati distruttivi che potrebbero derivarne.

Accademico al servizio dell’impero
Gli informatori accademici mai studiano, raccolgono ricerche e pubblicizzano rapporti sulle politiche statunitensi segrete, palesi e clandestine, in difesa delle multinazionali e dell’élite latinoamericana che collaborano coi costruttori dell’impero.

Piantare il “Regime Change” in Venezuela
I funzionari degli Stati Uniti sono desiderosi di conoscere tutti i rapporti sui “movimenti dal basso”: chi sono, quanta influenza hanno, suscettibilità a tangenti, ricatti e inviti dal dipartimento di Stato, da Disneyland o dal Wilson Center di Washington. I funzionari statunitensi finanziano ricerche accademiche su sindacati, movimenti sociali agrari, minoranze femministe ed etniche impegnate nella lotta di classe e attivisti e leader antimperialisti, poiché tutti sono obiettivi della repressione imperiale. I funzionari sono anche appassionati dei rapporti accademici sui cosiddetti collaboratori “moderati” che possono essere finanziati, consigliati e reclutati per difendere l’impero, minare la lotta di classe e dividere i movimenti. Gli informatori accademici sono particolarmente utili nel fornire informazioni personali e politiche su intellettuali, accademici, giornalisti, scrittori e critici di sinistra latinoamericani permettendo ai funzionari statunitensi di isolare, calunniare e boicottare gli antimperialisti, così come gli intellettuali che possono essere reclutati e sedotti con concessioni di fondi e inviti al Kennedy Center di Harvard. Quando i funzionari statunitensi hanno difficoltà a comprendere le complessità e conseguenze dei dibattiti ideologici e divisioni nei partiti o regimi di sinistra, gli informatori accademici d’ex-sinistra, che raccolgono documenti e interviste, forniscono spiegazioni dettagliate e forniscono ai funzionari un quadro politico per sfruttare ed esacerbare divisioni e guidare la repressione, minando gli avversari impegnati nella lotta antimperialista e di classe. Il dipartimento di Stato degli USA lavora a stretto contatto con centri di ricerca e fondazioni nel promuovere riviste che evitino ogni menzione dell’imperialismo e dello sfruttamento della classe dirigente; promuovono “questioni speciali” su politiche di identità “senza classe”, teorizzazioni postmoderne e conflitti etnico-razziali e conciliazioni. In uno studio sulle due principali riviste di scienze politiche e sociologiche, si nota che in cinquanta anni hanno pubblicato meno dello 0,01% sulla lotta di classe e l’imperialismo USA. Gli informatori accademici non hanno mai riferito sui legami del governo degli Stati Uniti con governanti narco-politici. Gli informatori accademici non studiano l’ampia e lunga collaborazione israeliana cogli squadroni della morte in Colombia, Guatemala, Argentina e El Salvador, a causa della lealtà a Tel Aviv e nella maggior parte dei casi perché il dipartimento di Stato non è interessato ai rapporti che espongono alleati e complicità.

Informatori accademici: cosa vogliono e cosa ottengono?
Gli informatori accademici s’impegnano nel debriefing per vari motivi. Alcuni lo fanno semplicemente perché condividono politica ed ideologia dei costruttori imperialisti e sentono che è un loro “dovere” servire. La stragrande maggioranza sono accademici affermati con legami coi centri di ricerca che informano perché ingrassano il loro curriculum vitae, aiutando a garantirsi borse di studio, appuntamenti prestigiosi e premi. Gli accademici progressisti che collaborano hanno un approccio da Giano bifronte; parlano alle conferenze pubbliche di sinistra, in particolare agli studenti. e in privato riferiscono al dipartimento di Stato degli USA. Molti studiosi ritengono di poter influenzare e cambiare la politica del governo. Cercano d’impressionare i funzionari autodichiariati “progressisti” con le loro conoscenze interne su come “trasformare” i critici latini in collaboratori moderati. Inventano innocue categorie e concetti accademici per attirare studenti per l’ulteriore collaborazione coi colleghi imperialisti.

La conseguenza del debriefing accademico
Gli informatori accademici ex di sinistra sono frequentemente citati dai mass media come “esperti” affidabili e competenti per calunniare governi, accademici e critici antimperialisti. Gli accademici di ex-sinistra spingono gli studiosi emergenti dalla prospettiva critica ad adottare critiche ragionevoli “moderate”, a denunciare ed evitare gli “estremisti” antimperialisti e a screditarli come “ideologi polemici”! Gli informatori accademici in Cile hanno aiutato l’ambasciata USA ad identificare i militanti di quartiere poi consegnati alla polizia segreta (DINA) durante la dittatura di Pinochet. Informatori accademici statunitensi in Perù e Brasile hanno fornito all’ambasciata piani di ricerca che identificavano ufficiali nazionalisti e studenti di sinistra successivamente epurati, arrestati e torturati. In Colombia, gli informatori accademici statunitensi furono attivi nel fornire rapporti sui movimenti dei ribelli rurali che portarono a una repressione di massa. Collaboratori accademici fornirono rapporti dettagliati all’ambasciata in Venezuela sui movimenti di base e le divisioni politiche tra il governo chavista e gli ufficiali al comando di truppe. Il dipartimento di Stato degli USA finanziava accademici che lavoravano con organizzazioni non governative che identificano e reclutano giovani della classe media come combattenti di strada, narcogangster e indigenti per impegnarli in violente lotte per rovesciare il governo eletto e paralizzare l’economia. Rapporti accademici sul regime “violento” e “autoritario” servivano da foraggio propagandistico per il dipartimento di Stato ed imporre sanzioni economiche, impoverendo la gente, fomentando il colpo di Stato. Collaboratori accademici statunitensi hanno arruolato i colleghi latini per firmare le petizioni che spingono i regimi di destra nella regione a boicottare Venezuela. Quando gli informatori accademici affrontano le conseguenze distruttive dell’imperialismo, sostengono che non era loro “intenzione”; che non erano i loro contatti col dipartimento di Stato a portare avanti le politiche regressive. La più cinica affermazione è che il governo avrebbe fatto il lavoro sporco a prescindere dal debriefing.

Conclusione
Ciò che è chiaro in quasi tutte le esperienze note è che i de-briefing degli informatori accademici rafforzano gli imperialisti e completano il lavoro mortale degli operatori professionisti di CIA, DEA e National Security Agency.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump, un maestro delle sconfitte

Prof. James Petras, Global Research, 14 maggio 2018Introduzione
Per qualche tempo, i critici delle politiche del presidente Trump le hanno attribuite a un disturbo mentale; maniaco-depressione incontrollato, narcisismo e altre patologie. La questione della salute mentale di Trump solleva una domanda più profonda: perché le sue patologie assumono una direzione politica specifica? Inoltre, le decisioni di Trump hanno una storia e un background politico, e derivano da logica e credenza nelle ragione e logica del potere imperiale. Esamineremo la ragione per cui Trump ha abbracciato tre decisioni strategiche che hanno conseguenze storiche mondiali, in particolare: Trump rinnega l’accordo nucleare con l’Iran; la dichiarazione di guerra commerciale alla Cina; e l’incontro di Trump con la Corea democratica. In breve esploreremo le ragioni politiche delle sue decisioni; cosa si aspetta di guadagnare; e qual è il suo piano se non riesce a ottenere i risultati atteso e i suoi avversari adottano rappresaglie.

Quadro strategico di Trump
L’ipotesi alla base del pensiero strategico di Trump è che il “potere funziona”: più la sua postura è intransigente, maggiore è la convinzione nel mondo unipolare basato sulla potenza degli Stati Uniti. Come corollario, Trump interpreta qualsiasi alleato, avversario, concorrente che cerca trattative, reciprocità o concessioni come “debole” che dovrebbe spingere o costringere a concedere maggiori concessioni e ulteriori ritiri e sacrifici, fino all’obiettivo finale della resa e sottomissione. In altre parole, la politica della forza di Trump riconosce solo la contro-forza: limitazioni nelle politiche di Trump si avranno solo quando perdite e costi economici e militari tangibili nelle vite degli Stati Uniti minacceranno il dominio imperiale degli USA.

Ragioni per cui Trump ha rotto l’accordo con l’Iran
Trump ha rotto l’accordo con l’Iran perché l’accordo si basava sulla limitazione delle sanzioni statunitensi all’Iran; il totale smantellamento del programma nucleare e la discussione del ruolo limitato dell’Iran a favore di possibili alleati in Medio Oriente. Concessioni unilaterali dell’Iran; lo scambio tra difesa ed opportunità di mercato incoraggiava Trump a credere di poter intimidire militarmente l’Iran chiudendone tutti i mercati. Trump vede il presidente Ruhani come un venditore di tappeti e non uno stratega militare. Trump crede che una stretta economica porterà il Presidente Rouhani a sacrificare gli alleati in Siria, Libano (Hezbollah), Yemen (huthi), Palestina (Hamas) e Iraq (sciiti) e a smantellare la strategia della difesa basata sugli ICBM. Trump persegue l’obiettivo strategico d’indebolire l’Iran e prepararne il cambio di regime, riportando l’Iran a Stato cliente, come prima della rivoluzione del 1979. sotto lo Shah. La seconda ragione della politica di Trump è il rafforzamento del potere militare israeliano in Medio Oriente. Il regime di Trump è profondamente influenzato dalla configurazione del potere sionista (ZPC) negli Stati Uniti, soprannominata “Lobby”. Trump riconosce e si sottomette ai dettami sionisti-israeliani perché hanno un potere senza precedenti nei media, nel settore immobiliare, finanziario e assicurativo (FIRE). Trump riconosce il potere della ZPC nell’acquistare i voti del Congresso, controllare partiti e assicurarsi nomine nel ramo esecutivo. Trump è un tipico autoritario: salta alla gola di deboli, cittadini, alleati e avversari e s’inginocchia al potente ZPC, ai militari e a Wall Street. La sottomissione di Trump al potere sionista rafforza e persino detta la sua decisione di rompere l’accordo con l’Iran e la volontà di fare pressione. Francia, Germania, Regno Unito e Russia a sacrificare accordi commerciali da miliardi di dollari con l’Iran e perseguire una politica di pressione su Teheran per accettarne il programma di disarmo e l’isolamento unilaterale di Trump. Trump crede di poter costringere le multinazionali europee a disobbedire ai propri governi e rispettare le sanzioni.

Ragioni della guerra commerciale di Trump alla Cina
Prima della presidenza di Trump, in particolare col presidente Obama, gli Stati Uniti lanciarono la guerra commerciale e il “perno militare”contro la Cina. Obama propose il Patto Transpacifico per escludere la Cina e dirigere un’armata aeronavale nel Mar Cinese Meridionale. Obama istituì un potente sistema di sorveglianza in Corea del Sud e le esercizitazioni di guerra al confine con la Corea democratica. La politica di Trump ha approfondito e radicalizzato le politiche di Obama. Trump ha esteso la politica bellicosa di Obama nei confronti della Corea democratica, chiedendo la de-nuclearizzazione del suo programma di difesa. Il Presidente Kim della Corea democratica, e il presidente Moon della Corea del Sud raggiunsero l’accordo per aprire negoziati per il trattato di pace per porre fine a 60 anni di ostilità. Tuttavia, il presidente Trump aderì alla conversazione sulla presunzione che le aperture di pace della Corea democratica fossero dovute alle sue minacce di guerra ed intimidazioni. Insisteva sul fatto che qualsiasi accordo di pace e fine delle sanzioni economiche si sarebbero avuti solo cil disarmo nucleare unilaterale, mantenimento delle forze statunitensi nella penisola e supervisione di ispettori approvati dagli Stati Uniti. La dichiarazione unilaterale di Trump della guerra commerciale contro la Cina accompagna la sua convinzione che le minacce militari abbiano portato alla “capitolazione” della Corea democratica, e la promessa di porre fine al programma nucleare. Trump ha imposto un dazio di oltre 100 miliardi di dollari alle esportazioni cinesi per ridurre lo squilibrio commerciale di 200 miliardi in due anni. Ha chiesto alla Cina di chiudere unilateralmente lo “spionaggio” industriale, il “furto tecnologico” (tutte accuse fasulle) e conformarsi al monitoraggio trimestrale degli Stati Uniti. Trump ha chiesto che la Cina non reagisse a dazi o restrizioni o affrontava sanzioni peggiori. Trump minacciava di rispondere a qualsiasi dazio da Pechino, con maggiori dazi e restrizioni su beni e servizi cinesi. Gli obiettivi di Trump è convertire la Corea democratica in un satellite militare per invadere il confine settentrionale della Cina; e della guerra commerciale per spingere la Cina nella crisi economica. Trump crede che se la Cina declina come potenza economica mondiale, gli Stati Uniti cresceranno e domineranno l’economia asiatica e mondiale. Trump ritiene che una guerra commerciale porterà a una guerra militare riuscita. Trump crede che una Cina sottomessa, basata sul suo isolamento dal mercato ‘dinamico’ degli Stati Uniti, migliorerà la ricerca di Washington del dominio incontrastato sul mondo.Dieci tesi errate di Trump
L’agenda politica di Trump è profondamente errata! La rottura dell’accordo nucleare e l’imposizione di dure sanzioni hanno isolato Trump dagli alleati europei e asiatici. L’intervento militare infiammerà una guerra regionale che distruggerebbe i giacimenti petroliferi sauditi. Costringerà l’Iran a perseguire lo scudo nucleare contro l’aggressione USA-Israele e porterà a una guerra prolungata, costosa e alla fine perdente. Le politiche di Trump unificheranno gli iraniani, liberali e nazionalisti, minando i collaborazionisti degli statunitensi. Il mondo musulmano unificherà le forze e porterà il conflitto in Asia, Africa e Medio Oriente. I bombardamenti di Tel Aviv porteranno a contrattacchi su Israele. I prezzi del petrolio saliranno alle stelle, i mercati finanziari crolleranno, le industrie andranno in bancarotta. Le sanzioni di Trump e l’aggressione militare all’Iran porteranno alla reciproca distruzione economica.
La guerra commerciale di Trump con la Cina porterà all’interruzione della catena di approvvigionamento che sostiene l’economia statunitense e in particolare le sue 500 multinazionali che dipendono dall’economia cinese per le esportazioni verso gli Stati Uniti. La Cina aumenterà il consumo interno, diversificherà i mercati e i partner commerciali e rafforzerà la sua alleanza militare con la Russia. La Cina ha maggiore capacità di recupero e di superare le perturbazioni a breve termine e riguadagnare il ruolo dominante di potenza economica globale. Wall Street subirà un catastrofico collasso finanziario e manderà gli Stati Uniti in depressione mondiale.
Le trattative di Trump con la Corea democratica non andranno da nessuna parte finché chiederà il disarmo nucleare unilaterale, il controllo militare USA sulla penisola e l’isolamento politico dalla Cina. Kim insisterà sulla fine delle sanzioni e il trattato di mutua difesa con la Cina. Kim offrirà la fine dei test nucleari ma non delle armi nucleari. Dopo che Trump ha rinnegato l’accordo con l’Iran, Kim riconoscerà che gli accordi cogli Stati Uniti non sono degni di fiducia.

Conclusione
La gesticolazione minacciosa di Trump è un vero pericolo per la pace e la giustizia nel mondo. Ma le sue ipotesi sulle conseguenze della propria politica sono profondamente errate. Non vi è alcuna base per ritenere che le sanzioni possano rovesciare il regime iraniano; che Israele sopravviverà incolume a una guerra con l’Iran: che una guerra petrolifera non metterà a repentaglio l’economia statunitense; che l’Europa permetterà alle sue compagnie di essere congelate sul mercato iraniano.
La guerra commerciale di Trump con la Cina è morta. Non trova siti di produzione alternativi per le multinazionali statunitensi. Non può escludere la Cina dal mercato mondiale, poiché ha legami con cinque continenti.
Trump non può dominare la Corea democratica e costringerla a sacrificare la propria sovranità sulla base di vuote promesse economiche nel revocare le sanzioni.
Trump veleggia verso sconfitte su tutti i fronti. Ma potrebbe portarvi il popolo statunitense nell’abisso nucleare.

Epilogo
Le minacce belluine di Trump fanno parte della strategia del bluff e del bombardamento intimidatorio, al fine di garantirsi vantaggi politici? Trump interpreta la tattica “pazza” di Nixon-Kissinger, in cui il segretario di Stato diceva agli avversari di accettare le sue “ragionevoli” richieste o di affrontare il peggio dal presidente? Non lo penso. Nixon a differenza di Trump non era menato per il naso da Israele. Nixon a differenza di Trump non era guidato da consiglieri favorevoli alla guerra nucleare. Nixon, al contrario di Trump, aprì gli Stati Uniti al commercio con la Cina e firmò accordi per la riduzione nucleare con l’URSS. Nixon promosse con successo la coesistenza pacifica. Trump è un maestro nelle sconfitte.Prof. James Petras è ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’opzione acconciatura di Sansone

John Helmer, 28 aprile 2018

Putin e Shmakov

All’inizio di aprile il Presidente Vladimir Putin credeva di poter posporre le risposte strategiche della Russia allo stato di guerra che gli Stati Uniti intensificano. Ne sarà deluso. Il 6 aprile, il Tesoro degli Stati Uniti annunciava l’esclusione del monopolio di Stato United Corporation Rusal dagli affari non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. È dal 26 luglio 1941, quando il presidente Franklin Roosevelt congelò i beni giapponesi negli Stati Uniti e proibì ogni scambio col Giappone, specialmente su metalli e petrolio e tutte le transazioni in dollari USA, che lo Stato USA non tenta una cosa del genere contro una grande potenza rivale. Roosevelt lo calcolò come passo dissuasivo alla guerra tra USA e Giappone. Tutti sanno ora che fu l’errore di calcolo che portò il Giappone a decidere l’attacco preventivo contro la Marina degli Stati Uniti a Pearl Harbor, cinque mesi dopo. C’è un altro precedente dell’atto di guerra del Tesoro USA contro la Russia. Il 21 novembre 1806, quando Napoleone emanò il decreto di Berlino, vietando l’esportazione di merci inglesi in Europa o altri Stati controllati dall’esercito francese, o le importazioni di merci da cui la Gran Bretagna dipendeva dal suo impero. Troppo debole per sconfiggere la marina inglese o invadere le isole britanniche, Napoleone optò per le sanzioni economiche, vendicandosi del blocco commerciale imposto dalla marina inglese alle coste francesi da maggio di quell’anno. “Si ha ragione“, Napoleone dichiarò per giustificare il suo blocco, “di opporre al nemico le stesse armi che usa, combattendo come esso, quando ogni idea di giustizia e sentimento liberale (il risultato della civiltà degli uomini) viene scartata“. Gli inglesi estesero la guerra oltre le operazioni militari, e Napoleone aggiunse nel suo decreto: “non può essere esteso a nessuna proprietà privata, né a persone che non siano militari, e finché il diritto di blocco non sia limitato a luoghi fortificati, in realtà investiti da forze competenti“. Il blocco continentale, così lanciato, durò fino alla prima abdicazione di Napoleone nell’aprile 1814. Il quattordici di questo mese gli Stati Uniti attaccavano la Siria, concordando con lo Stato maggiore russo per evitare forze e obiettivi della difesa russi. L’attacco fu un fallimento, ma con le continue operazioni israeliane contro obiettivi siriani, iraniani e russi, a Putin fu chiesto dallo Stato maggiore e dal Ministro della Difesa Sergej Shojgu d’autorizzare il dispiegamento di difese missilistiche S-300 per dissuadere e distruggere nuovi attacchi. Putin ritardava la decisione. Poi, il 25 aprile, le forze statunitensi irruppero nel consolato russo a Seattle. Il secondo attacco del genere degli Stati Uniti sul territorio diplomatico russo; quello precedente del 2 settembre 2017 fu contro il consolato russo a San Francisco e gli uffici della missione commerciale russa a Washington e New York. Il Ministero degli Esteri russo definiva le azioni statunitensi “invasione illegale” e violazioni della Convenzione di Vienna, ma non atti di guerra. Nell’ultimo mese Putin convocava il Consiglio di sicurezza solo due volte. Il primo il 6 aprile, per discutere, secondo il comunicato del Cremlino, i piani per il controllo delle frontiere. Il secondo il 19 aprile, su cui il Cremlino riferì la discussione “dei recenti attacchi aerei occidentali… e misure per impedire inondazioni e incendi”. Putin prese diverse decisioni importanti, ma nella dacia di Novo-Ogarjovo, e per ragioni mantenute segrete.
Su Rusal è ormai chiaro che il presidente ha detto al portavoce Dmitrij Peskov di definire l’attacco alla compagnia “illegale”, ma non atto di guerra. Putin rifiutava di nazionalizzare Rusal incontrando uno dei sostenitori di questa opzione, il capo dei sindacati russi Mikhail Shmakov. Invece, senza rivelare i contatti con Oleg Deripaska, Putin decise di delegargli l’iniziativa in risposta alle sanzioni del 6 aprile. Ciò fu confermato anche dal Ministro delle Finanze Anton Siluanov, che Putin chiamò presso la dacia il 17 aprile, insieme al consigliere economico del Cremlino, al Ministro per lo Sviluppo Economico e alla Presidentessa della Banca centrale. A Siluanov fu detto d’incontrare il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Stephen Mnuchin a Washington e vedere quale accordo il Governo degli Stati Uniti accettasse per Deripaska e i suoi soci azionari della famiglia Eltsin per mantenere il controllo di Rusal; e allo stesso tempo togliere Rusal dall’embargo commerciale globale. Per i dettagli dei negoziati del 20 aprile, leggasi questo. Per le partecipazioni della famiglia Eltsin con Deripaska, qui. Ciò che fu nascosto dei regimi azionari e dei beneficiari di Rusal può essere seguito qui. Siluanov tornò da Washington e riferì a Deripaska. Il 26 aprile, Deripaska presentò una domanda all’Ufficio di controllo dei beni esteri (OFAC) presso il Tesoro per l’estensione della riorganizzazione; Mnuchin l’aveva già annunciato tre giorni prima, il 23 aprile. Mnuchin aveva detto a Siluanov che l’obiettivo della sanzione non era Rusal, ma l'”interesse di Oleg Deripaska”, come diceva il comunicato stampa del Tesoro. Devono ancora concordare su ciò che Mnuchin accetterà in disimpegno. Deripaska poi annunciava che “concordava in linea di principio [sic]… a ridurre la partecipazione nella Società a meno del 50%. Inoltre, in concomitanza cogli sforzi per impegnarsi con l’OFAC, Deripaska accettava… di dimettersi dal Consiglio acconsentendo alla nomina di alcuni nuovi direttori in modo che il Consiglio comprenda la maggioranza dei nuovi direttori indipendenti (sic)“. Deripaska persuase il Financial Times a titolare: “Deripaska accetta di rinunciare al controllo di Rusal colpita da sanzioni“. Nessuno a Mosca, neanche il presidente, ci crede. Silenziosamente, Putin decise di proteggere Deripaska; non definendo l’attacco statunitense a Rusal atto di guerra; e di testare gli USA con un’offerta di armistizio limitato. I banchieri internazionali vicini agli affari russi credono che sia un’illusione e che l’armistizio cogli Stati Uniti sia tutt’altro che temporaneo; perseguirlo è un errore sulle intenzioni degli Stati Uniti, aggiungono le fonti. Avvertono che ci saranno nuovi attacchi. “Gli oligarchi“, dicono le fonti, “saranno esclusi dal commercio statunitense a meno che non scelgano o di tornare in Russia e affrontare un futuro molto diverso da quello di cui godevano finora; o lasciare la Russia per passare agli statunitensi, perdendo ciò che possiedono in Russia. Non c’è posizione intermedia. Questa è la strategia economica degli Stati Uniti. Non esiste precedente di un attacco del genere. Putin non è preparato”.
Decidendo contro la nazionalizzazione di Rusal, una delle fonti internazionali sostiene che Putin evitava il passo di Napoleone sul fronte economico. In Siria, credono fonti militari a Mosca, Putin ha optato per un passo in meno all’estensione della difesa missilistica russa oltre le basi aeree e navali russe coprendo il territorio controllato dal governo di Bashar al-Assad. Questo fu discusso da Putin col Capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov e il Ministro della Difesa Sergej Shojgu il 20 aprile. I militari russi chiesero al presidente il via libera per dispiegare le batterie di missili S-300 per coprire le forze siriane e iraniane contro gli attacchi di Stati Uniti e Israele. Ritengono che le minacce israeliane alle batterie S-300 non appena saranno operative sono un bluff che la Russia deve chiamare affinché le posizioni in Siria e l’Iran stesso non subiscano un nuovo attacco dalla combinazione statunitense-israeliana. Testare la minaccia in Siria, sostengono, è l’opzione meno minacciosa e meno costosa che non incoraggiare statunitensi ed israeliani a preparare l’offensiva contro l’Iran. Putin non sarebbe d’accordo. Per rispondere alla riluttanza di Putin, Stato Maggiore e Ministero della Difesa russi escogitavano un passo in meno all’S-300, ma con potere difensivo sufficiente ad intercettare o scoraggiare attacchi aerei statunitensi e israeliani. Questo è il dispiegamento di altri sistemi di guerra elettronica russa con la capacità di bloccare i segnali di sorveglianza, puntamento e comando degli attaccanti. È l’opzione Acconciatura di Sansone, privare il gigante del controllo della potenza di fuoco, accecarlo. L’edizione del 26 aprile di Vzglyad, sito di Mosca, rivela da fonti aperte, anche statunitensi, come funzionerebbe questa opzione.

Come i complessi da guerra elettronici russi interferiscono sui militari statunitensi in Siria
Andrej Rezchikov e Nikita Kovalenko, VZ, 26 aprile 2018

Belusov, Siluanov, Putin, Oreshkin e Nabjullina

A causa delle azioni del nostro avversario non identificato, oggi, i nostri militari in Siria si trovano nell’ambiente elettromagnetico più aggressivo del pianeta“, sottolineava un generale statunitense. È chiaro che tale nemico è la Russia che utilizza attivamente mezzi EW nella RAS. Quali sono questi complessi EW russi e perché gli statunitensi ne hanno paura? Il capo del Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti, generale Raymond Thomas, in un simposio chiuso GEOINT 2018 si è lamentato che gli “avversari” bloccano i sistemi degli aerei statunitensi in Siria. Non ha specificato quali “avversari” intendesse, ma definiva la situazione di guerra elettronica “la più aggressiva del mondo”. Tuttavia, Drive, citando il generale, espresse la convinzione che parlasse della Russia. “Ci mettono alla prova ogni giorno, sopprimono le nostre comunicazioni, disattivano i nostri velivoli d’attacco AC-130“, aggiunse Raymond Thomas. In precedenza, NBC citando funzionari statunitensi riferiva che la Russia bloccava i segnali radio dei droni statunitensi in Siria, colpendo in modo significativo le operazioni statunitensi. I militari russi presumibilmente iniziarono a interferire coi droni statunitensi “dopo una serie di presunti attacchi chimici nel Guta est“. Il direttore della rivista “Arsenale della Patria” Aleksej Leonkov non crede che ci sia una situazione senza precedenti in Siria nell’utilizzo dell’EW. “In effetti, l’abitudine degli statunitensi di combattere con un avversario debole ne ha risentito. Dal 1991, gli Stati Uniti hanno condotto tutti i loro conflitti contro Stati la cui EW era debole o inesistente“. Secondo Leonkov, ora gli Stati Uniti sono chiaramente inferiori alla Russia nell’efficacia delle attività EW, principalmente perché hanno smesso di prestare la dovuta attenzione a queste tecnologie. Negli anni ’90, durante la prima guerra nel Golfo Persico, gli statunitensi usarono pesantemente mezzi EW, l’allora l’esercito iracheno era sufficientemente sviluppato, e non era necessario permettere alla difesa aerea e alla ricognizione di rilevare truppe statunitensi nell’azione principale d’attacco, ricorda l’esperto. Ma poi si rilassarono sviluppando un solo sistema EW per gli aerei F-18, a copertura dei raggruppamenti aerei, notava Leonkov. “La Russia non si è fermata. E ora gli statunitensi, quando videro i nostri complessi EW, riconoscono che sono tra i migliori del mondo“. “La particolarità dei mezzi di comunicazione statunitensi è che operano su banda K, che conosciamo molto bene, ecco perché i complessi EW operano su questa gamma, bloccando ed intercettando tutti i segnali“, osservava Leonkov. Inoltre, gli statunitensi in Siria usano principalmente aerei EW, e la Russia vi ha dispiegato complessi terrestri. “I complessi terrestri saranno sempre più potenti di quelli aerei per le fonti energetiche“. Ciò fu detto molto tempo fa dall’ex-capo della EW dell’esercito statunitense, Laurie Bakhkhut: “Il nostro problema più serio è che non abbiamo combattuto per diversi decenni nelle condizioni di soppressione delle comunicazioni, quindi non sappiamo come combattere in questo modo. Non abbiamo tattiche, tecniche d’azione e ordine della loro attuazione, ma neanche preparativi per condurre operazioni di combattimento in assenza di comunicazioni“.
Nel Consiglio della Federazione dopo le dichiarazioni del generale Thomas si osservava che Mosca non ha nulla a che fare con la disattivazione dei sistemi elettronici degli aerei statunitensi in Siria. “Non so chi intendano per avversari, ma la Russia non ha nulla a che farci, sono affermazioni infondate“, dichiarava il Primo Vicepresidente del Comitato del Consiglio della Federazione su Difesa e Sicurezza Evgenij Serebrennikov. Tuttavia, il fatto che Mosca neghi il coinvolgimento nell’impatto sulle attrezzature militari statunitensi non significa affatto che non utilizzi mezzi EW in Siria. In particolare, riflettendo sui recenti raid per cercare d’attaccare la base aerea russa di Humaymim, insieme ai missili antiaerei e ai sistemi Pantsir-S si utilizza attivamente l’EW. Secondo la fonte di Izvestia nella Direzione delle Operazioni Principali dello Stato Maggiore, dopo aver rilevato il pericolo a una distanza di circa 10 km, il complesso EW attutiva il segnale GPS in una certa area e disabilitava il sistema di navigazione e controllo per i droni. L’alta efficienza dei mezzi russi nella EW nel respingere l’attacco dei droni fu vista dall’esperto inglese Roger McDermott. È convinto che la Russia abbia massimizzato le possibilità di guerra elettronica, avendo raggiunto risultati impressionanti. Secondo lui, a differenza della NATO, la Russia ha integrato il comando truppe, comunicazioni, intelligence, spazio, e guerra cyber ed elettronica. All’inizio di gennaio, 13 droni con bombe artigianali attaccarono la base aerea di Humaymim e la base navale di Tartus, e sette furono distrutti dai complessi di Pantsir-S e altri sei intercettati dalle unità EW. Alcuni esperti suggerirono che nell’ultimo attacco missilistico statunitense alla Siria, la radio-soppressione fu utilizzata per intercettare parte dei missili che semplicemente non raggiunsero l’obiettivo. Allo stesso tempo, alcuni esperti lo contestano, data la complessità dei sistemi di soppressione radio dei Tomahawk.
Come opera esattamente l’EW della Russia in Siria? Non ci sono informazioni dettagliate su questo argomento nella stampa aperta, a causa del regime di segretezza. Tuttavia, la stampa ebbe ripetutamente informazioni, anche grazie all’attività dei blogger siriani che hanno ripetutamente fotografato campioni di armi russe. Quindi, venne riferito del trasferimento a Humaymim di complessi terrestri di soppressione elettronica “Krasukha” ed elicotteri Mi-8 con complessi d’interferenza attiva “Lever-AV“. Alla fine di marzo il Ministero della Difesa russo trasferì in Siria gli avanzati elicotteri Mi-8 MTPR-1. Poco si sa di questi mezzi. “Krasukha” è prodotto in serie dal 2011, ed ha avuto diverse modifiche. La versione più potente è Krasukha-4, che “uccide” i radar aerei, anche di droni e missili da crociera. E il “killer elettronico” “Lever-AV” dagli ultimi sviluppi entrava in servizio solo nel 2016. Disabilita non solo gli strumenti di navigazione degli aerei, ma anche dei droni e missili da crociera. Secondo alcuni osservatori, la Siria ha utilizzato il complesso da ricognizione EW Moskva-1, progettato per rilevare e seguire le sorgenti di radiazioni aeree su varie gamme di frequenze radio entro un raggio di 400 chilometri. Inoltre, secondo il quotidiano Vzgljad, i mezzi EW equipaggiano aerei Su delle varie versioni utilizzate in Siria. In particolare, famoso per i miti sulla soppressione dei sistemi del cacciatorpediniere “Donald Cook“, il complesso “Khibinij” progettato per interferire sui mezzi elettronici. Come notato gli esperti, infatti, la capacità di questo complesso è molto limitata e non è basta “stordire” i cacciatorpediniere statunitensi. Cosa può fare davvero l’EW? L’esperto Dmitrij Drozdenko notava che tali mezzi attutiscono i canali di comunicazione, e alle frequenze usate dall’esercito statunitense per scambiare informazioni, si verificano interferenze. “Di conseguenza, le informazioni non fluiscono tra i centri di controllo e le unità da combattimento, infatti le forze vengono accecate. Se un’installazione radar cerca un bersaglio e traccia lo spazio attorno a sé, allora vede non solo i veri obiettivi, ma anche un gran numero di falsi“, spiegava. Aleksej Lenkov notava che tutti i sistemi EW operano con lo stesso principio: eseguono compiti di ricognizione, cioè determinano frequenze, modalità di comunicazione e navigazione e posizione. Dopo, il segnale inizia ad essere disturbato. “La potenza di questi segnali è maggiore di quella dei dispositivi riceventi e trasmittenti, e quindi viene eseguito un affidabile blocco di comunicazioni, ricognizione e navigazione“, spiegava l’esperto. Come notato dal generale Thomas, l’aereo AC-130 è molto vulnerabile all’impatto da EW. Il Lockheed AC-130 è una cannoniera volante di supporto diretto delle unità a terra sul campo di battaglia, basato su un velivolo da trasporto C-130 equipaggiato con diversi pezzi di artiglieria. Questo aereo dipende molto dal supporto delle forze alleate e, se si bloccano i canali di comunicazione, di notte non potrà identificare gli obiettivi, e di giorno distinguere i nemici. Questo significa che se attacca, rischia di colpire le forze alleate. Inoltre, secondo il generale, vi è il pericolo che i mezzi russi da guerra elettronica influenzino anche l’aereo EC-130H Compass Call, che come compiti il rilevamento dei segnali nemici e il trasferimento dei dati agli alleati per colpire. Tuttavia, i mezzi EW del nemico possono hackerarlo, inviando ad attaccare truppe statunitensi. Bloccare coi segnali EW trasmettitori e ricevitori GPS rende impossibile ad aerei e navi da guerra non solo attaccare bersagli, ma anche a creargli problemi nella navigazione, notava lo statunitense. Inoltre, la guerra radioelettronica permette d’interrompere le comunicazioni degli operatori coi droni, comportandone la perdita.
Il generale Thomas notava che ora la Russia non usa la EW in Siria a pieno regime, e se iniziasse gli Stati Uniti perderebbero tutte le comunicazioni nella regione. L’ex-capo dell’EW dell’Esercito degli Stati Uniti, Laurie Bakhkhut, fece notare che gli Stati Uniti non hanno le ampie capacità da EW della Russia. “Abbiamo un’ottima ricognizione radio e possiamo ascoltare tutto e tutti, ma non abbiamo un decimo delle loro capacità nel disattivarle“, affermava. Cosa induce i generali statunitensi a tale autocritica e ai commenti lusinghieri sui sistemi russi? Ciò potrebbe essere mirato, ad esempio, a tentativi di bloccare ulteriori fondi al bilancio militare, alle audizioni al Senato che, in proposito, si svolgeranno presto.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Panzane incredibili e plananti sulla Siria

Alessandro Lattanzio, 02/05/2018

Si è diffusa una certa isteria sugli eventi presso Hama, Homs e Aleppo, alle prime ore del 30 aprile. Un isterismo che per modalità, moventi e ambiente generante, assomiglia all’isterismo creato artificialmente da certi ambienti russi o pseudorussi, minoritari, marginali e afflitti da putinofobia emotiva, sui presunti ‘600 mercenari russi’ uccisi dagli statunitensi a Dayr al-Zur, a febbraio di quest’anno. E come in quell’occasione, tale isterismo paranoico putinofobo viene opportunamente rilanciato dagli ambienti politico-mediatici atlantisti, statunitensi e filo-islamisti, con cui i suddetti ambienti pseudorussi, al di là di una contrapposizione di facciata, dimostrano più volte sorprendenti interessi ed obiettivi coincidenti.– I giornalisti ‘russi’ citati a conferma della pretesa dell’attacco missilistico israeliano su una base siriana presso Hama, non sono altro che redattori che da Mosca ricopiavano i twitter di profili più o meno affidabili, come i filo-islamisti Qalatalmudiq e Oryx (che ora si fa chiamare Samir).
– La GBU-39/GLSDB citata come arma usata nell’attacco presso Hama, è una bomba guidata planante aerolanciata o lanciata dal sistema HIMAR/M270, presente nella base statunitense di al-Tanaf, ma non esistono versioni nucleari di questa bomba planante da 130 kg e dalla gittata massima di 150 km.
– Non furono usate armi nucleari; non serve che qualcuno che si autodefinisce ‘esperto di armi’ la definisca arma ai neutrini, tentando pecorecciamente di distinguerla e separarla dalle altre armi nucleari; infatti, ai presunti suddetti esperti, alla domanda precisa su come mai chi visitasse il sito dell’esplosione manipolando rottami metallici, presentandoli come i resti delle presunte GBU-39 ‘ai neutrini’, non usasse protezioni anti-radiazioni, non si ricevesse per risposta che citazioni filosofiche inopportune, tratte dai soliti dei di un certo pantheon del masochismo politico-strategico (Juenger, Schmitt e blabla affine).– Tra l’altro, l’ente Emsc-Csem, che misurò la scossa causata dall’esplosione presso Hama, ne pose l’epicentro a 2 km di profondità; esistono depositi di munizioni profondi due chilometri? E che utilità avrebbe mettere delle munizioni a una tale profondità, rendendone difficile il ricorso al momento opportuno. Neanche bunker presidenziali e silos per missili nucleari vengono costruiti a tali profondità. Se ce n’era bisogno, bastava scavare un tunnel sotto una montagna, che in Siria non mancano, piuttosto che trivellare un pozzo del genere, tutt’altro che d’utile impiego in caso di emergenza. Inoltre, bombe e deposito di munizioni che esplodono a tale profondità, lascerebbero almeno una depressione in superficie, che non compare in alcuna delle foto presentate come ‘prova’ dell’avvenuto attacco missilistico sionista-statunitense:– Israele, per attaccare il sito di Hama, secondo le pretese ricostruzioni, avrebbe dovuto infiltrare non solo lo spazio aereo controllato dai russi, nel nord della Siria, ma anche quello del sud della Siria e della Giordania, controllato da un radar iraniano. Per non parlare dell’Iraq, che non avrebbe mai concesso una copertura ad Israele per attaccare obiettivi in Siria; la violazione dello spazio aereo iracheno avrebbe causato più reazioni che non dello spazio aereo libanese. E non c’è alcuna fonte ufficiale in Iraq che ne abbia parlato. In effetti, alcuna fonte ufficiale russa, siriana, iraniana e irachena fa cenno a un simile attacco. Ovviamente esclusi twitter di profili ambigui e relativi pezzi ‘giornalistici’ regolarmente basati sui suddetti dubbi twitter. A meno che non si voglia credere alle solite geo-sette, come i suddetti putinofobi, che da una parte blaterano di ammuina concordata tra Trump e Putin, e contemporaneamente d’invincibilità statunitense-sionista in Medio Oriente; ovviamente senza neanche spiegarci questa lampante bizzarra contraddizione: se Trump è invincibile, perché dovrebbe concordare con Putin delle messinscene ridicole?– Anzi, qualcuno che continuava ad insistere sull’“attacco missilistico alla base della 47.ma Brigata”, da parte degli israeliani, continua ad insistere anche su 37 morti e 57 feriti tra la guardia rivoluzionaria iraniana (notare come nella caserma della 47.ma Brigata, non potessero che esserci 37 morti e 57 feriti). Ma l’agenzia stampa iraniana Tasnim, citando il comandante della Liwa Fatimiyun in Siria, dichiarava che la base delle milizie filo-iraniane nei pressi dei siti attaccati era intatta e che l’unità non aveva registrato perdite. Ed anche l’agenzia iraniana Mehr, citando una fonte militare, smentiva tali notizie, propalate dal suddetto ambientaccio ‘geomediatico’, ambiguo e inquinante. Il corrispondente di al-Mayadin in Siria sottolineava che non c’era stata alcuna dichiarazione ufficiale delle Forze Armate sul presunto attacco. Solo il giornale siriano “Tashrin” affermava che questo ultimo attacco sulle province di Hama ed Aleppo provenisse dalle basi statunitensi e inglesi in Giordania, impiegando 9 missili balistici. Fatto sta che le foto satellitari usate come pezza d’appoggio della tesi dell’attacco, indicano almeno 11 bersagli distrutti, edifici rasi al suolo chirurgicamente, e quindi l’impiego di altrettanto ‘missili’. Il corrispondente di al-Mayadin affermava che finora non era chiaro quale sarebbe stato l’obiettivo del presunto attacco sionista-statunitense.

– Infine, la presunta base iraniane di Hama non era protetta da alcuna postazione antiaerea, indicando che non era un centro d’importanza strategica, quanto meno, anzi, dimostrandone l’insignificanza militare, con tanto di solite foto satellitari che, presentate a supporto, invece suscitano più di un dubbio. In sostanza, non c’era ragione di lasciare una base militare e un deposito di armi importante in Siria senza difese aeree di punto. Infatti, tali foto satellitari vengono messe a paragone con altre che indicherebbero la condizione delle strutture prima dell’attacco, ma senza indicare la data in cui furono riprese tali ultime foto. L’area in questione fu soggetta diverse volte, negli ultimi 7-10 anni, ad incursioni aeree israeliane, e quindi non è detto che gli edifici devastati che appaiono in queste foto a ‘supporto’, siano stati effettivamente distrutti il 29 aprile, e non mesi o anni prima. Tanto più che numerose foto prese in loco mostrano edifici si devastati, ma ancora parzialmente in piedi, al contrario della tabula rasa mostrata dalle ‘foto satellitari’.

In conclusione, probabilmente è successo questo: Il 30 aprile di prima mattina, 8 razzi Grad sparati dai terroristi di Jabhat al-Nusra su Hama, colpivano un deposito di munizioni a Nahr al-Barad, la caserma dei vigili del fuoco nella vicina Salhab, le località di Atama e Sarayhin a sud di Hama, uccidendo una decina di civili. I terroristi lanciavano razzi anche contro la provincia di Aleppo, ad al-Maliqiyah, facendo altre vittime tra i civili.