Le “sporche mani” dello Stato profondo sul Venezuela

Covert Geopolitics 21 maggio 2017Lo Stato profondo occidentale vuole introdurre la “democrazia” in Venezuela con sanzioni politiche, pirateria finanziaria e guerra religiosa per via del rifiuto del Paese a cedere il controllo delle risorse energetiche ai banchieri di Wall Street. Tali attacchi multipli dello Stato profondo al Venezuela sono molto persistenti nell’ultimo decennio. Come sempre, i media occidentali continuano ad essere strumento cruciale per demonizzare i leader latinoamericani che continuano ad esercitare i principi bolivariani. “Le accuse contro il Vicepresidente del Venezuela non avrebbero potuto essere più gravi. Annunciando sanzioni contro Tariq al-Aysami, il dipartimento del Tesoro degli USA lo descriveva da “noto narcotrafficante” che aveva vigilato e diretto l’invio di narcotici dal Venezuela agli Stati Uniti. Da governatore dello Stato di Aragua e Ministro degli Interni, presumibilmente controllava o inviava droga per più di una tonnellata dal Venezuela, e aveva incontrato gli Zetas del Messico e il colombiano Daniel El Loco Barrera. A gennaio fu promosso vicepresidente. Ma per quanto cattivo appaia, al-Aysami è solo l’ultimo, anche se di alto livello, della lunga lista di funzionari venezuelani o persone vicine al potere legate al traffico di droga”. (The Guardian)
La conseguenza di ciò che i media dicono è che il popolo del Venezuela è così immaturo da mettere al potere questi trafficanti e ciarlatani, e l’occidente è moralmente nel giusto introducendo nella regione la democrazia come in Libia.

Cosa c’è dietro gli attacchi al Venezuela?
ThePrisma 10 aprile 2017
Il piano destabilizzante non è nuovo. Perché tale insistenza ad impedire la rivoluzione bolivariana? Il Ministro degli Esteri venezuelano affermava che “mai prima nella storia delle organizzazioni internazionali si è visto un tale comportamento illegale, deviante, arbitrario e parziale”.
Caracas (PL) Il Venezuela ha vinto ancora una volta nell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) dopo che è riuscito a frenare l’interventismo e l’intromissione guidati dal segretario generale Luis Almagro. La diplomazia bolivariana ha battuto con dignità e integrità i piani di una potente alleanza guidata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e sostenuta dai governi di destra nella regione. Perciò, Almagro ha agito come agente dell’alleanza allineandosi ai gruppi reazionari nel Paese. Il piano di destabilizzante del Venezuela non è nuovo. Nel giugno dello scorso anno, il capo del cosiddetto “ministero delle colonie”, come l’eminente Ministro degli Esteri di Cuba Raúl Roa García ha descritto l’OAS, cercava senza successo di attuare la Carta democratica interamericana come strumento di coercizione e ricatto sul governo bolivariano.

Il sogno di Almagro
Il 14 marzo Almagro presentava una relazione sul Venezuela finanziata dalla cosiddetta ONG Gruppo internazionale di crisi, sostenuta dalla società petrolifera statunitense Exxon Mobil e sponsorizzata dall’Istituto del Petrolio statunitense che ha interessi sulle risorse energetiche venezuelane. Tale passo venne preso un anno prima, nel giugno del 2016, e i risultati furono identici: non funzionò malgrado il sostegno politico di Washington. Ma alcuni si chiedono perché ci sia tale insistenza nel prevaricare la rivoluzione bolivariana in Venezuela. Secondo i resoconti dei poteri a Caracas, il segretario generale dell’OAS ha stretti legami con le fazioni dell’estrema destra in Venezuela e, tra il 2016 e il 2017 s’incontrò 26 volte con i rappresentanti di tali gruppi. È sorprendente che oltre il 70% dei suoi messaggi twitter attacchino il Venezuela, il suo governo e i suoi funzionari. Indubbiamente Almagro parteggia per la destra che combatte per il potere contro il governo di Nicolás Maduro, nonostante la vittoria di quest’ultimo nelle urne e il fatto che tali gruppi non siano inclini al dialogo come strumento per raggiungere accordi. Quindi le continue “relazioni” di Almagro, sono descritte dalla Ministra degli Esteri venezuelana Delcy Rodríguez “complessa strategia d’intervento a medio e breve termine”.

Perché insiste sulla Carta Democratica?
La Carta democratica interamericana, adottata l’11 settembre 2001 da una speciale sessione dell’Assemblea dell’OAS a Lima, Perù, è un meccanismo da applicare in caso di rottura del processo politico istituzionale democratico o del legittimo esercizio del potere di un governo eletto, in uno qualsiasi degli Stati membri dell’organizzazione. In tal modo, è possibile approvare la sospensione temporanea di uno Stato membro dell’OAS, anche se è necessaria una maggioranza di due terzi. L’esclusione dal processo regionale interamericano limita la capacità del governo sanzionato di agire che verrebbe anche isolato e sanzionato internazionalmente. L’applicazione della Carta Democratica Interamericana sul Venezuela, secondo il pensiero esposto e nell’ambito del piano orchestrato da Almagro, avrebbe conseguenze sulle altre organizzazioni regionali, come l’Alleanza Bolivariana per i Popoli dell’America, la Comunità dell’America Latina e degli Stati dei Caraibi, l’Unione delle nazioni sudamericane, Petrocaribe, che promuovono l’integrazione sociale nella regione. Ovviamente, tale compito fu affidato ad Almagro dal dipartimento di Stato degli USA che, se attuato, avrebbe portato alla pericolosa destabilizzazione dell’America Latina, paragonabile a quanto visto in Medio Oriente ed Europa orientale.

Il Venezuela continua a lottare
In una conferenza stampa, il Ministro degli Esteri venezuelano dichiarava che “mai prima nella storia delle organizzazioni internazionali si è visto un tale comportamento illegale, deviante, arbitrario e fazioso. Il comportamento verso il Venezuela è veramente senza precedenti ed inusuale, segnato da attacchi che articolano un piano d’intervento”. Per Rodríguez con tale atteggiamento interventista, “l’OAS torna alle pagine più cupe della storia“, come testimonia il vergognoso silenzio di fronte a colpi di Stato, violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali; sempre al servizio delle oligarchie e dei gruppi di potere più reazionari. Il funzionario spiegava che i piani volti contro la patria di Bolívar “tramite vile ricatto, pressione e estorsione” di Washington, sono noti. Aggiunse che due congressisti statunitensi minacciarono “in modo greve, volgare e brutale gli Stati membri dell’organizzazione, Stati fratelli che si oppongono a testa alta e con ampia moralità, difendendo dignità, sovranità e indipendenza della Patria Grande”. (PL)Alla fine dell’anno scorso, il sistema bancario del Venezuela fu sabotato quando il sistema di pagamento elettronico collassò. Il Presidente Maduro definì l’attacco un’aggressione internazionale al Venezuela, orchestrato per danneggiarne i cittadini. Il Presidente Nicolas Maduro annunciò l’arresto dei responsabili del sabotaggio del sistema bancario che causò il collasso del sistema di pagamenti elettronici nazionale. Cinque impiegati di Credicar, società responsabile delle operazioni di credito e debito nel Paese, furono arrestati. “È stata un’azione deliberata al Credicar, è confermato e i responsabili sono agli arresti“, aveva detto Maduro. (Tele Sur)
Mentre la formula dell’interventismo geopolitico ibrido è familiare ai lettori di questo sito, la maggior parte degli statunitensi deve ancora capire l’agenda occulta dei capi dietro le azioni delle masse, integrando la propaganda occidentale che alimenta le rivoluzioni colorate nel mondo e negli Stati Uniti. Tipicamente da Paesi religiosi, gli agenti del Vaticano hanno cercato di fare la loro parte nell’istigare la manifestazioni nella società venezuelana. I sacerdoti cattolici scatenavano la propaganda anti-Maduro sollecitando la risposta aggressiva dai sostenitori più duri. “I collettivi sono gruppi filo-governativi che organizzano eventi comunitari e progetti sociali, ma vengono accusati di intimidazione e violenze contro gli oppositori. “Hanno cominciato a gridare insulti, poi si calmavano e poi gridavano“, diceva Maria Cisneros che frequenta la chiesa da 20 anni. Ha chiesto che il suo nome venga cambiato per paura di rappresaglie. “Erano persone aggressive, con un vocabolario aggressivo, profanatori e volgari, ci sentivamo aggrediti”, aveva detto. (Cruxnow)
Lo Stato profondo inoltre evita una possibile ritorsione coordinata alle sanzioni contro il Paese preso di mira, perché solo il popolo degli Stati Uniti ne soffrirebbe, e non lo Stato profondo.Togli le tue zampacce dal Venezuela“, Maduro a Trump
20 maggio 2017
Gli Stati Uniti dovrebbero “andarsene dal Venezuela“, ha detto il leader del Paese Nicolas Maduro, dopo che Washington sanzionava i giudici venezuelani, per “sostenere” il popolo venezuelano. Le nuove sanzioni, contro il primo giudice e i sette membri della Corte suprema del Venezuela, sono imposte dal Tesoro statunitense per “far avanzare il governo democratico” del Paese. “Basta immischiarsi… vattene Donald Trump. Vai via dal Venezuela“, aveva detto Maduro in un discorso alla TV, secondo Reuters. “Togli le tue zampacce da qui”. La tirata del presidente venezuelano segue la dichiarazione del governo che accusa gli Stati Uniti d’interferire negli affari interni del Paese cercando di destabilizzarlo. “Le aggressioni del presidente Trump al popolo venezuelano, al suo governo e alle sue istituzioni hanno superato i limiti“, affermava la dichiarazione, esortando gli Stati Uniti a concentrarsi sulla risoluzione dei propri problemi interni, invece di immischiarsi negli affari del Venezuela. “Le posizioni estreme di un governo appena nato confermano la natura discriminatoria, razzista, xenofobica e genocida delle élite statunitense contro l’umanità e il loro popolo, ora accentuate dalla nuova amministrazione che asserisce la supremazia bianca anglosassone“, secondo la dichiarazione citata da Reuters. Le sanzioni imposte dal Tesoro statunitense includono il congelamento del patrimonio che gli otto giudici potrebbero avere negli Stati Uniti, divieto d’ingresso nel Paese e divieto ai cittadini statunitensi di farvi affari. La situazione in Venezuela “è una vergogna per l’umanità” e il Paese “è stato incredibilmente mal gestito“, aveva detto Donald Trump. “Non vediamo un tale problema, direi, da decenni“, aggiunse. Migliaia di manifestanti antigovernativi scesero per strada a Caracas e Christobal, nello Stato occidentale di Tachira, divenuto uno dei centri principali degli scontri. (RussiaToday)
Alla luce del peggioramento della carenza di cibo in Venezuela, Putin decideva d’inviare ogni mese 60mila tonnellate di grano nel Paese latinoamericano. Uno per uno, i Paesi dell’America latina come Brasile e Argentina, cedono alla volontà dello Stato profondo in parte per l’ignoranza della classe media, e in parte per i metodi utilizzati nella regione. Al momento, solo l’intervento combinato di Russia e Cina potrebbe ostacolare l’occupazione completa dell’America Latina, a meno che un miracolo non risvegli i “patrioti” statunitensi, sollevandoli in armi contro quest’ultima.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Macron: cavallo di Troia degli USA

Wayne Madsen, SCF, 17.05.2017Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron, impegnato nelle presidenziali francesi in contrappeso pro-europeo per impedire l’elezione della leader del Partito Nazionale Marine Le Pen, sembra avere più di un rapporto casuale con gli Stati Uniti. Mentre lavorava al Ministero dell’Economia da ispettore speciale e ministro, Macron supervisionò il furto virtuale delle industrie strategiche francesi da parte delle imprese statunitensi dai forti legami con l’intelligence. L’hackeraggio dei computer del movimento di Macron “En Marche!” da parte di soggetti sconosciuti ha prodotto materiale interessante. I difensori di Macron sostengono che i file rilasciati erano o “falsi” o estranei. Tuttavia, una serie di file sul furto virtuale del gigante tecnologico dell’informazione francese da individui collegati alla CIA è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla campagna di Macron. Il primo incarico di Macron nel governo francese era proteggere gli interessi delle società francesi dalla concorrenza estera e, soprattutto, dall’acquisizione. La mossa dei servizi d’intelligence statunitensi acquisendo la leader francese della tecnologia delle smart card, Gemplus International, iniziò nel 2001 e l’operazione fu completata entro il 2004, anno in cui Macron divenne ispettore delle finanze nel Ministero dell’Economia francese. L’industria francese è da tempo obiettivo della sorveglianza e/o acquisizione dalle società statunitensi e la CIA ha svolto un ruolo importante in tali operazioni di “guerra economica”. Ad esempio, la società di elettronica francese Thomson-CSF è stata a lungo l’obiettivo principale dell’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale e della sorveglianza della CIA. I documenti riguardanti la riuscita acquisizione della Gemplus, insieme alla principale fabbrica di Gemenos, Bouches-du-Rhône, in Francia, dall’impresa statunitense Texas Pacific Group (TPG) rientra nella tranche degli archivi prelevati dai computer di “En Marche!”. TPG acquisì le azioni della Gemplus nel febbraio 2000. Nel 2006 Gemplus si fuse con Axalto per formare Gemalto completando l’efficace controllo statunitense sull’impresa. Nel settembre 2002, Alex Mandl, statunitense residente a Vienna, Austria ed ex-presidente di AT&T, presidente e amministratore delegato di Teligent, membro del consiglio di amministrazione della società della CIA IN-Q-TEL e membro del consiglio di amministrazione del neoconservatore American Enterprise Institute, fu nominato CEO della Gemplus International. Continua ad essere presidente esecutivo della Gemalto.
A seguito delle comunicazioni dell’ex-contraente dell’NSA Edward Snowden, è ormai noto che il Centro di comunicazioni del governo (GCHQ) inglese, collaborando con l’NSA, penetrava con successo le carte SIM utilizzate dalla Gemalto. GCHQ/NSA intercettarono le comunicazioni dei cellulari utilizzando le carte SIM Gemalto abilitate per la crittografia in Afghanistan, Yemen, India, Serbia, Iran, Islanda, Somalia, Pakistan e Tagikistan. L’attacco di GCHQ-NSA fu anche indirizzato contro i centri di personalizzazione della carta SIM Gemalto in Giappone, Colombia e Italia. La pirateria di NSA e GCHQ dei chip SIM Gemalto tramite il loro Mobile Handset Exploitation Team (MHET), fu forse la più grande operazione d’intercettazione dell’NSA nella storia, che vide migliaia di chiamate e messaggi di testo intercettati e decodificati da NSA e dal partner inglese. Molto sinistra fu l’inclusione dei dati d’identificazione della carta SIM Gemalto nel database della CIA dei cellulari presi di mira negli attacchi dei droni statunitensi. I documenti interni di “En Marche” puntano a quattro agenzie governative francesi che condussero le indagini sull’acquisizione della Gemplus: “Renseignements généraux” (RG) (Intelligence Generale), “Direction de la sûreté du territoire” (DST), Ministero dell’Industria e Ministero dell’Economia di Macron. La stampa francese, che celebra Macron ex-banchiere dei Rothschild, afferma che i documenti della Gemplus non hanno nulla a che fare con Macron. I media francesi sostengono che Macron era un semplice studente all’accademia elitaria dei servizi pubblici francesi, l’École nationale d’administration (ENA) fino al diploma nel 2004. Tuttavia, come indicano chiaramente i documenti fuoriusciti, l’acquisizione della Gemplus era ancora indagata dal governo francese quando Macron divenne ispettore del Ministero dell’Economia nel 2004. Dato che Macron ebbe il compito di assicurare che le società francesi non subissero tentativi stranieri di contrastare la crescita economica francese, la sua performance, come si vede dalla perdita di posti di lavoro francesi per gli interessi stranieri, fu abissale. È molto probabile che i file di “En Marche” sull’acquisizione della Gemplus dovessero avere informazioni riservate pronte, nel caso in cui il ruolo di Macron nel coprire i dettagli dell’acquisizione statunitense divenissero pubblici. Ogni partito dev’essere disposto a fronteggiare le rivelazioni dalle “ricerche dell’opposizione” sui loro candidati. Va anche notato che una delle liste pubblicate da “En Marche” afferma che la politica di Macron era “monitorare” ma non impedire la proprietà straniera su industrie e imprese strategiche francesi.
Nel 2008, Macron lasciò il governo per entrare nella Rothschild&Cie Banque. Divenne anche capo della Fondazione francese-statunitense pesantemente neocon che conta Hillary Clinton, generale Wesley Clark e l’ex-presidente della Banca mondiale Robert Zoellick. La questione operativa su Macron è: cosa sapeva dell’acquisizione della Gemplus e quando? I file della Gemplus di “En Marche”, contenuti in una cartella denominata “Macron” e che si occupano dell’acquisizione statunitense, si leggono come un romanzo di spionaggio di John LeCarré. Un file, contrassegnato “Confidential” e inviato a Stefan Quandt della famiglia miliardaria Quandt delle note BMW e Daimler in Germania, si occupa del valore dei titoli della Gemplus nel 2001, tra “rapporti estremamente tesi e scontri tra i principali ai vertici, nella rottura delle comunicazioni con il personale. Di conseguenza, la maggior parte di essi è completamente inedita oggi”. Da ispettore del Ministero dell’Economia, è stupefacente che Macron non sapesse della violazione delle leggi verificatasi con l’acquisizione statunitense della Gemplus. Ciò è descritto anche in un altro file della Gemplus dalla sua campagna, che indica la situazione post-acquisizione statunitense della Gemplus: “Dichiarazioni irresponsabili, spesso seguite da chiusura di siti e licenziamento del personale, anche prima di consultarne i rappresentanti (come la legge e il senso comune richiedono)”. I Quandt sono molto discreti e per una buona ragione. Guenther Quandt fabbricò fucili Mauser e missili antiaerei per il Terzo Reich. Divorziò dalla prima moglie, Magde Quandt, dopo aver avuto un figlio, Harald Quandt. Magde poi sposò il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Stefan Quandt, coinvolto nella presa di Gemplus, è figlio del fratellastro di Harald, Herbert Quandt. Le informazioni negative sulla Gemplus portarono a una relazione della Goldman Sachs del 24 gennaio 2002 che spinse l’azienda a continuare con la ristrutturazione diretta dagli statunitensi per mantenersi sul mercato. Anche se era allievo all’ENA all’epoca, non esiste alcuna informazione su quali progetti Macron fu assegnato dal 2001 al 2003 dai professori del servizio civile. Altri file correlati con la Gemplus nella cartella “En Marche!” comprendono quelli collegati a uno dei capi di Gemplus, Ziad Takieddine, broker franco-libanese druso e diplomato dell’università americana di Beirut collegata alla CIA. Takieddine aiutò a progettare l’acquisizione statunitense con l’aiuto di Herr Quandt. Takieddine contribuì a concludere importanti trattative sulle armi francesi con Libia, Siria, Arabia Saudita e Pakistan. Accusato di riciclaggio di denaro nelle Isole Vergini inglesi dall’ex-moglie, Takieddine è anche lo zio di Amal al-Amudin, moglie dell’attore George Clooney. Takieddine è anche un feroce nemico dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy, che perse le presidenziali nel 2017 rispetto al rivale conservatore François Fillon. Macron superò Fillon al primo turno delle elezioni presidenziali, arrivando al secondo turno con Fillon al terzo posto.
Takieddine, Quandt e una società sospetta della CIA, Texas Pacific Group (TPG), erano tutti chiaramente parte di una cospirazione per sbarazzarsi del co-fondatore francese della Gemini Marc Lassus e dei dirigenti francesi dell’azienda. La decisione di licenziare Lassus e colleghi francesi fu presa in una riunione del consiglio di amministrazione della Gemplus tenutasi a Washington DC, non in Francia, il 15 dicembre 2001. Un altro responsabile dell’acquisizione statunitense della Gemplus fu Lee Kheng Nam, dirigente di Singapore e titolare di un master su operazioni di ricerca e analisi di sistema della scuola post-laurea della Marina statunitense di Monterey, California. Il co-fondatore di TPG, David Bonderman di Fort Worth, in Texas, fu coinvolto nell’acquisizione ostile della Gemplus. L’acquisizione delle azioni della Gemplus da parte di TPG avvenne attraverso una società finta praticamente sconosciuta e registrata a Gibilterra, chiamata “Zensus”. Bonderman, ebreo, fece una mossa politica nel 2012 in Egitto quando incontrò Qayrat al-Shatar, vicedirettore della Fratellanza musulmana e membro del governo di Muhamad Mursi. Bonderman dichiarò di cercare un'”opportunità di investimento” in Egitto. In un documento word senza data trovato nei computer di “En Marche”, Lassus viene citato dire: “Sono convinto che l’investimento della TPG abbia qualche accordo con il governo per spostare la sede centrale in California. Ci riprovarono di nuovo nel gennaio 2002”. I sindacati dei lavoratori della Gemplus previdero che la produzione dell’impresa passasse dalla Francia alla Polonia. Il maggiore sindacato francese, “Confédération générale du travail” (CGT), dichiarò che l’acquisizione della Gemplus doveva eliminare la Francia dalla leadership tecnologica delle smart card. Gemplus impiegava 7000 lavoratori francesi prima dell’acquisizione da parte degli statunitensi. Il documento word si riferisce anche alle agenzie governative francesi che “avviarono indagini” e cercarono “informatori interni”. Macron svolse un ruolo sia nelle indagini del Ministero dell’Economia sia nella ricerca presso la Gemplus di “informatori interni” per i suoi amici statunitensi? Quando la società statunitense General Electric acquisì la società francese per turbine e tecnologia nucleare Alstom, il Ministro dell’Economia Macron affermò di aver approvato tali acquisizioni perché “l’intervento statale nell’industria avviene solo in Venezuela”. Questa è musica per le orecchie dei miliardari nell’amministrazione Trump.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo continua a subire sconfitte in diversi fronti

Covert Geopolitics 9 maggio 2017Fatta eccezione del successo dell’élite all’elezione francese 2017, lo Stato profondo continua a subire sconfitte nei principali fronti della terza guerra mondiale. Innanzitutto, il ritiro del principe Filippo non va celebrato. La monarchia inglese esiste ancora e il saccheggio della ricchezza sovrana dei suoi “comuni” continua. Ma i seguenti eventi possono darci una certa speranza per il pianeta.

Le zone sicure siriane entrano in vigore
Le zone sicure russe proposte in Siria, dove non è permesso alcun combattimento tra governo ed opposizione, entravano in vigore alle 21:00 del 5 maggio. Le zone di sicurezza o di de-escalation in Siria sono descritte quali misure temporanee che saranno applicate nei prossimi sei mesi con la possibilità di estenderle per altri sei mesi. Le zone di sicurezza sono state concordate dagli Stati garanti, Russia, Iran e Turchia, durante i negoziati nella capitale kazaka Astana. Tutte le parti hanno espresso la speranza che l’iniziativa porti alla soluzione del conflitto. Il documento, scritto in inglese, è stato pubblicato dal Ministero degli Esteri russo.

4 zone
Le quattro zone sicure sono nel Governatorato Idlib e in parti delle province limitrofe di Lataqia, Aleppo e Hama; nel settentrione della provincia di Homs; nel quartiere di Damasco del Ghuta orientale e in alcune zone a sud nelle province di Dara e Qunaytra che confinano con la Giordania. Le forze governative siriane e l’opposizione armata non potranno combattere ed effettuare attacchi aerei sulle zone sicure tramite zone di sicurezza, punti di controllo e posti di osservazione controllati dagli Stati garanti. (RussiaToday)

L’istituzione delle quattro zone sicure siriane da parte di Russia, Iran e Turchia non è destinata a soddisfare o accogliere gli interessi degli Stati Uniti, vale a dire diversi da quelli che gli Stati Uniti volevano quando proposero per la prima volta le zone sicure volte a suddividere la Siria come piano B all’espansione fallita del Grande Israele, a causa dell’intervento decisivo russo del 30 settembre 2015. La creazione di quattro zone sicure in Siria da parte di Russia, Iran e Turchia non va vista come “concessione” a Washington, osserva l’analista politico di Vzglyad Evgenij Krutikov, aggiungendo che l’influenza statunitense sui gruppi ribelli in Siria chiaramente svanisce. Nei colloqui di riconciliazione di Astana del 4 maggio, Russia, Iran e Turchia hanno firmato un memorandum sulla creazione delle quattro zone sicure o di de-escalation della tensione. Inoltre, dalla mezzanotte del 1° maggio, la Russia ha smesso di utilizzare le forze aerospaziali nelle zone definite dal documento. “A partire dalle ore 00 del 1° maggio, l’uso di aeromobili delle forze aerospaziali russe in aree corrispondenti alle zone di de-escalation definite dal memorandum è stato interrotto“, dichiarava il capo del Primo direttorato operativo russo Colonnello-Generale Sergej Rudskoj. (Sputnik)
Cooperando all’istituzione delle zone sicure siriane, la Turchia avrà grande beneficio con la ripresa della costruzione del gasdotto TurkStream da parte di Gazprom. Questo metterà il gas russo in una posizione migliore sui prezzi verso gli Stati dell’UE, sconfiggendo efficacemente le sanzioni occidentali. “Il gigante energetico Gazprom ha cominciato a posare il gasdotto presso le coste turche sul Mar Nero, secondo il dott. Aleksej Miller, direttore di Gazprom dopo l’incontro di Sochi tra i leader turchi e russi. “Oggi abbiamo avviato l’attuazione del gasdotto TurkStream: posa di tubature della sezione offshore. Il progetto è avvito in conformità con il piano”, secondo Miller in una dichiarazione, aggiungendo che “entro la fine del 2019, i nostri consumatori turchi e europei avranno una nuova fonte affidabile d’importazione di gas russo”… il primo dei rami, dalla capacità di 15,75 miliardi di metri cubi, fornirà gas russo direttamente alla Turchia, mentre il secondo dovrà fornire gas ai clienti europei. Il tanto atteso annuncio arriva dopo l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, nella città turistica di Sochi sul Mar Nero il 3 maggio. Il progetto TurkStream, firmato nell’accordo di Putin e Erdogan a Istanbul dell’ottobre 2016, era uno dei punti chiave dell’agenda della riunione”. (RussiaToday)
Il complesso industriale militare dello Stato profondo, d’altro canto, deve permettere che le azioni di Raytheon e altri guadagnino, ed è inoltre disposto a beneficiare del piano del Pentagono di aumentare la presenza militare in Asia, dopo l’incursione armata degli Stati Uniti nella penisola coreana ponendo le dovute basi per affrontare la minaccia nordcoreana. “Il dipartimento della Difesa degli USA (DoD) prevede di aumentare la propria presenza in Asia assegnando quasi 8 miliardi di dollari all’ammodernamento dell’infrastruttura militare, aumentando le manovre e sfruttando i rinforzi nella regione. La mossa avviene mentre i rapporti di Washington con la Corea democratica sono sempre più tesi. I sostenitori dell’iniziativa del Pentagono, svelati dal Wall Street Journal, probabilmente lo considerano come un segnale dell’impegno di Washington verso l’Asia”. (Sputnik)
La bellezza dell’impresa bellica è che gli utenti finali spenderanno tanto non solo per le armi, ma anche per le munizioni, come l’inchiostro per la stampante, e questi bellicisti non vi moriranno.La penisola coreana
Il punto d’attrito della Corea democratica era improvvisamente all’avanguardia quando apparve chiaro al Pentagono che la guerra occulta nel Mar Cinese del Sud andava sospesa quando Duterte visitò la Cina l’anno scorso. Dopo che l’ASEAN ignorava il verdetto UNCLOS dell’Aja, favorevole degli interessi statunitensi nelle Filippine, le esercitazioni militari congiunte tra Filippine e Stati Uniti furono eliminate dal Mar Cinese Meridionale passando sulle coste orientali della Filippine e tutte le attività furono limitate alle operazioni di ricerca e salvataggio. Come se non bastasse, il governo filippino organizzava esercitazioni militari con le controparti cinesi, dopo la recente visita di tre navi da guerra cinesi a Mindanao. Queste esercitazioni navali saranno effettuate nel Mare di Sulu, dove i resti del terrorismo del gruppo Abu Sayaf organizzato dalla CIA ancora permangono. Così, la penisola coreana va incendiata ancora una volta, e Corea del Sud e Giappone devono spendere di più per l'”autodifesa”.

La “demolizione controllata” del settore finanziario
Oltre alle sconfitte in Medio Oriente e in Asia Orientale, gli Stati Uniti subiscono sconfitte anche a Puerto Rico, riflettendo il vero stato interno di Washington DC. Il crollo imminente è stato etichettato da altri analisti come “demolizione controllata” degli Stati Uniti, gestita da Donald Trump. Non preoccupatevi, naturalmente, si prepara al compito da tempo. “Con la nomina di un ex-dirigente della Goldman Sach per la campagna Trump, che ha lavorato anche per la Soros Fund Management, dovrebbe essere chiaro che la Goldman&Company sarà inevitabile. Dopo tutto, Donald Trump è un noto artista dei fallimenti. Ne ha almeno quattro (forse 5) nel medagliere e quindi è molto pratico per il BIG ONE. Il “più grande di tutti i tempi”, ovviamente il fallimento dell’US Corporation, Inc., effettivamente in bancarotta a causa della pratica inesorabile della Federal Reserve del Quantitative Easing (nota anche come stampa di denaro dal nulla)”. (State of the Nation 2012) Oltre alla “demolizione controllata”, il noto agente di Rothschild George Soros viene preso a schiaffi con una causa federale da 10 miliardi di dollari per il solito crimine d'”influenza politica”. La causa da 10 miliardi di dollari contro George Soros accusa l’autoproclamato umanitario d’intrusione nella politica di un Paese africano a proprio vantaggio, un’accusa che i critici del miliardario dicono rifletterne il solito modus operandi. “L’investitore 86enne, che controlla una rete nonprofit internazionale oltre al vasto impero finanziario, ha fatto pressione sul governo della Guinea per congelare alla società israeliana BSG Resources i contratti lucrosi sul minerale di ferro, secondo la causa presentata il mese scorso al Tribunale Federale di New York dalla BSG Resources. “Soros fu motivato esclusivamente dalla malizia, in quanto non aveva interessi economici in Guinea”, afferma BSGR nei documenti giudiziari. “Gli statunitensi non capiscono la misura in cui Soros alimenta questa agenda anti-costituzionale e antiamericana”, diceva J. Christian Adams, ex-procuratore del DoJ. Un portavoce di Soros, che supporta regolarmente i governi democratici nell’Europa dell’Est e in Africa, ha dichiarato che il filantropo ha l’interesse permanente ad aiutare le nazioni impoverite ed ha solo sostenuto un’indagine sulla BSG per corruzione. Qualunque sia il risultato del caso, non è la prima volta che Soros viene accusato d’istigare cambi politici per profitto personale. I critici da tutto il mondo, inclusi negli Stati Uniti e nell’Ungheria, ci dicono che il finanziatore liberale, spesso mascherato da umanitario, manipola il panorama politico”. (Fox News)
Speriamo che non sia solo un’altra sceneggiata tra le due facce dello Stato profondo. Nella stessa offensiva contro la minaccia di Soros, il governo filippino ha spaventato l’agente di Soros travestita da Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Agnes Callamard, dopo la visita nelle Filippine, dove ha pubblicamente criticato la campagna anti-droga del Presidente Rodrigo Duterte e le violazioni dei diritti umani. Il senatore Alan Peter Cayetano, co-presidente della delegazione filippina a Ginevra, ha detto che qualsiasi filippino che avesse visto tweets e dichiarazioni di Callamard contro il governo, non avrebbe pensato che sia imparziale e giusta.
Le droghe non hanno alcun effetto sul cervello? Quindi, perché ne manifesti i sintomi?
Infatti, storceva i denti quando parlava alla commissione filippina per i diritti umani. “Nel discorso alla commissione sui diritti dell’uomo filippina, la relatrice speciale dell’ONU Agnes Callamard dichiarava: “Nell’aprile 2016, l’assemblea generale del governo mondiale ha riconosciuto esplicitamente che la guerra contro le droghe non funziona”. Mentiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha mai fatto tale dichiarazione, esplicitamente o implicitamente. La risoluzione di 11000 parole dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Documento UN/RES/S-30/1), pubblicata il 19 aprile, intitolata “Il nostro impegno comune per affrontare e contrastare efficacemente il problema della droga mondiale”, non ha nemmeno utilizzato il termine “guerra alla droga” e ancora meno detto che “non funziona”.” (Manila Times) Autorità e cittadinanza filippine rettificano la narrazione negativa della guerra contro la narcopolitica, anche se i media occidentali non la seguono adeguatamente. Ciò significa che anche piccoli Paesi come le Filippine attuano una grande offensiva contro la continua oppressione da parte di forze estere, in ogni arena a disposizione. Quindi, mentre l’occidente prosegue ilo proprio declino partecipando ai grossolani riti democratici dello Stato profondo, l’Alleanza Orientale si riunirà nuovamente questo mese per parlare dell’espansione della copertura del grande sviluppo della “Fascia e Via” nella regione eurasiatica. Anche se molti hanno chiesto di partecipare al summit, solo 80 avevano la possibilità di farlo.
C’è molto da fare nell’iniziativa Fascia e Via (conosciuta anche come OBOR) che il presidente cinese Xi Jinping presentò nel 2013 durante un viaggio di Stato in Kazakistan.
Tom McGregor – Pechino s’è impegnata a spendere più di 1 trilione di dollari per costruire grandi progetti infrastrutturali per i Paesi firmatari da Asia, Africa, Medio Oriente, Europa, Oceania e Asia centrale. L’iniziativa aiuterà gli Stati partecipanti poiché la Cina ne aiuterà i governi sovrani a costruire snodi logistici, strade, ferrovie, porti, ponti e aeroporti, zone industriali ed energetiche con centrali elettriche e nuovi centri finanziari. I progetti sono costosi e potrebbero richiedere decenni per costruirli, ma è una vittoria per le aziende mondiali del commercio e degli investimenti. Ci sarà maggiore flusso di merci, le persone potranno muoversi con maggiore convenienza e avranno meno difficoltà nel cambiare valute estere firmando accordi commerciali internazionali.

Pechino ne beneficia di più, ma meritatamente
Le imprese cinesi ne trarranno profitto, soprattutto perché Pechino può ridurre la sovraproduzione di acciaio e gli imprenditori cinesi avranno la priorità nella costruzione delle infrastrutture chiave in altri Paesi. Ma considerando che Pechino è l’investitore maggiore della Fascia e Via, merita il diritto di stabilire le regole generali, a patto che gli altri Paesi ne accettino i termini. E se c’è disaccordo, allora il progetto sarà costruito in un altro Paese più disponibile. É pragmatico, perché la Cina investe così pesantemente nei progetti infrastrutturali globali e prevede un ritorno dall’investimento. Ad esempio, il CPEC (Corridoio Economico Cina-Pakistan) prevede un piano audace per aprire nuove fabbriche, centrali elettriche e centri medici in Pakistan. Le imprese cinesi riceveranno generosi tassi d’interesse a lungo termine e basse imposte per i prossimi 30 anni.

Nuova era per gli affari sugli aiuti esteri
Tuttavia, i nazionalisti economici del “Pakistan First” hanno denunciato l’accordo come occupazione della Cina, ma affrontano il semplice fatto che senza CPEC, il Pakistan non avrà investimenti diretti esteri sufficienti a cambiarne le condizioni economiche stagnanti in vero sviluppo a lungo termine. Di conseguenza, la costruzione del CPEC rimane bloccata da inutili ritardi burocratici e sembra improbabile che si attivi presto. Pechino impara la dura lezione che alcuna buona opera resta impunita… Questo mese, il governo cinese ospiterà il Forum Fascia e Via, invitando governanti e leader economici da tutto il mondo. Il Presidente russo Vladimir Putin dovrebbe parteciparvi. I rappresentanti del potere e alti funzionari governativi discuteranno vantaggi e rischi della cosiddetta Nuova Via della Seta, mentre Pechino affronta le preoccupazioni che il progetto si stato lanciato per motivi disonesti. I cospirazionisti anti-cinesi non cambieranno mai opinione negativa, ma altri governi più neutrali parteciperanno al forum, scoprendo che l’OBOR è la giusta soluzione. E quando ci si pensa, l’OBOR pone una semplice domanda: volete che i cinesi costruiscano ferrovie ad alta velocità nel vostro Paese o no?” (Sputnik)
Il governo filippino ha scelto la concessione dei piani infrastrutturali ai cinesi per almeno 3 lunghi ponti che colleghino alcune isole nell’ambito dei progetti economici da 24 miliardi di dollari della Cina, invece di continuare a servire i deliri degli Stati Uniti. Non sorprende che Duterte sia stato invitato a partecipare al Forum Fascia e Via di questo mese. Sebbene una certa quantità di investimenti cinesi venisse versata alle compagnie aeronautiche occidentali come Boeing, può darsi fosse solo segno del riferimento agli investimenti effettivi nell’ambito aeronautico nazionale, la grande domanda si pone: gli statunitensi continueranno ad aspettare che la “demolizione controllata” avvenga nel sonno? Oppure, prenderanno le necessarie azioni prima che i conflitti per il cibo richiedano l’imposizione della legge marziale? Non ci si inganni. Questa “demolizione controllata” non è direttamente causata dall’alleanza orientale, Le dimissioni in massa sono iniziate… ma solo l’effetto della risposta decisiva al fallimento dell’oligarchia occidentale nel rispettare la sua parte del contratto, l’uso corretto della tecnologia finanziata dai Conti Collaterali Asiatici a beneficio dell’umanità. Questo effetto è necessario affinché la popolazione occidentale si ribelli ai padroni coloniali satanici. Deve essere degna del cambiamento se crede veramente di meritarlo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi c’è dietro il colpo di Stato contro il Venezuela?

Creare un’immagine distorta della crisi umanitaria è il punto di partenza. Tracciare l’immagine di un Paese sull’orlo del collasso è l’alibi
Misión Verdad, TeleSUR 27 aprile 2017 – Global ResearchIl colpo di Stato contro il Venezuela è già stato scritto e presentato. Il 2 marzo 2017, durante il primo incontro dell’OAS, Shannon K. O’Neil (direttrice per l’America Latina del Consiglio per le Relazioni Estere, CFR) presentava al Comitato degli Esteri del Senato degli Stati Uniti un portafoglio di azioni e misure da intraprendere se gli Stati Uniti volevano abbattere il Chavismo in Venezuela.

Origine e attori chiave del CFR
Il Consiglio sulle Relazioni Estere, o CFR, è un think tank fondato nel 1921 con il denaro della Fondazione Rockefeller. Il suo obiettivo è creare un gruppo di esperti che formino la politica estera statunitense e le posizioni della leadership, come presidente e dipartimento di Stato, non agendo per proprie ragioni, ma piuttosto secondo gli interessi di tali lobbisti. Sin da quando fu creato, il consiglio, composto da 4500 membri, pose numerosi alti funzionari nelle posizioni per attuare la strategia del CFR, come i segretari di Stato Henry Kissinger, Madeleine Albright e Colin Powell, responsabili rispettivamente della guerra in Vietnam, Jugoslavia e Iraq e nel caso di Powell, grande attore nel colpo di Stato dell’aprile 2002. Inoltre, un membro onorario e ex-vicepresidente del think tank era David Rockefeller, ex-proprietario di Standard Oil Company dai grandi interessi e influenze in Venezuela. La penetrazione nella vita politica nazionale del Paese fu tale che divenne uno degli sponsor del patto di Punto Fijo, dando origine alla Quarta Repubblica.

Corporazioni che finanziano il CFR e l’utilizzano come piattaforma politica
Le società nate dalla dissoluzione della Standard Oil finanziano la CFR, ovvero Chevron e Exxon Mobil. La prima finanziò le sanzioni contro il Venezuela e l’altra vuole creare conflitti tra Guyana e Venezuela per sfruttare le grandi riserve petrolifere di Essequibo. Tra i finanziatori della CFR vi è la Citibank, che l’anno scorso bloccò i conti della Banca centrale del Venezuela e della Banca del Venezuela, influenzando la capacità del Paese d’importare merci essenziali. La società finanziaria JP Morgan è responsabile dell’utilizzo dell’aggressione finanziaria come scusa per dichiarare il Venezuela mancato pagatore, nel novembre 2016, utilizzando manovre manipolative che influenzano la credibilità finanziaria del Venezuela. Entrambe le banche hanno tentato di colpire la capacità del Venezuela di attirare investimenti e prestiti che stabilizzerebbero l’economia. Gli attori più aggressivi del colpo di Stato finanziario ed economico contro il Venezuela fanno parte del CFR. Tali attori sono ora responsabili dell’agenda del colpo di Stato politico, come lo fu Colin Powell, membro del CFR, che ideò e armò il colpo di Stato contro Chavez quando era segretario di Stato di George W. Bush. Ora, proprio come allora, il MUD (oggi chiamato Coordinatore Democratico) risponde solo alla linea politica tracciata da tali grandi poteri, che di fatto governano gli Stati Uniti.

Presentazione al Senato degli Stati Uniti
Perciò O’Neil non è altro che una delegata dei dirigenti reali di tale organizzazione privata. Fu incaricata di presentare alla commissione per le relazioni esterne del Senato degli Stati Uniti le azioni da adottare per cambiare il corso politico del Venezuela, utilizzando tattiche di guerra non convenzionale, come evidenziato dagli interessi delle grandi potenze economiche rappresentate dal CFR, segnalando, senza dati affidabili, che la popolazione venezuelana vive attualmente in condizioni peggiori rispetto ai cittadini di Bangladesh, Repubblica del Congo e Mozambico, Paesi che subiscono un’estrema miseria per via delle guerre da privati e irregolari che cercano di saccheggiarne le risorse naturali. Creare un’immagine (mediatica distorta) della crisi umanitaria in Venezuela è il punto di partenza per il resto del piano. Tracciare il quadro di un Paese sull’orlo del collasso è l’alibi. Durante la presentazione, O’Neil dichiarò che la PDVSA è sul punto di fallire, escludendo che la compagnia petrolifera statale continuasse a pagare i debiti esteri onorando gli impegni internazionali. Prima di proporre tali opzioni al governo degli Stati Uniti, la delegata del CFR affermò che il Venezuela è strategico per gli interessi statunitensi nell’emisfero e che un crollo ipotetico della produzione petrolifera pregiudicherebbe gli Stati Uniti (perché ne aumenterebbe i prezzi), pur affermando, senza alcuna prova, che le incursioni dei cartelli della droga Zetas e Sinaloa in Venezuela siano una minaccia per la regione.

Il diagramma dei colpi di Stato
Il CFR propone tre grandi azioni politiche agli Stati Uniti per attuare il colpo di Stato in Venezuela nel prossimo futuro. Opzioni che, a causa del peso politico e finanziario del CFR, sono già pienamente operativi (e da mesi). Infatti il CFR dirige i capi anti-Chavisti affinché attuino rigorosamente questo colpo di Stato da manuale.
1. Il CFR propone di continuare le sanzioni “ai violatori dei diritti umani, narcotrafficanti e funzionari corrotti” per aumentare la pressione sul governo venezuelano. I capi anti-Chavez, seguendo tale copione sostengono tali azioni e le falsità in questione, poiché non vi sono prove che colleghino il vicepresidente venezuelano Tariq al-Aysami al traffico di droga internazionale. Anche capi come Freddy Guevara sono andati a Washington a “chiedere” direttamente di prolungare le sanzioni, sostenute dalla lobby anti-venezuelana guidata da Marco Rubio.
2. Gli Stati Uniti devono prendere una posizione più rigorosa nell’ambito dell’OAS per attuare la Carta democratica contro il Venezuela, cooptando i Paesi dei Caraibi e dell’America centrale per sostenere tale iniziativa, che nelle recenti sessioni (illegali) l’OAS ha rigettato. La minaccia di Marco Rubio contro Haiti, Repubblica Dominicana e El Salvador non era un’azione isolata, ma una manovra coordinata guidata dal dipartimento di Stato per inasprire la pressione sulle alleanze internazionali del Venezuela. Il CFR propone anche che il dipartimento del Tesoro convinca la Cina a ritirare il sostegno al Venezuela per aumentare la pressione politica ed economica sul Paese e sul governo. Il MUD è l’attore centrale in questa parte del copione, usando Luis Almagro per chiedere che la Carta democratica sia applicata contro il Venezuela. L’ultima dichiarazione del dipartimento di Stato degli USA sulla marcia convocata dal MUD il 19 aprile, mira non solo ad indurirne la posizione verso il Venezuela, inasprendo la pressione dell’OAS (cercando di riunire il maggior numero di alleati con queste critiche), ma legittima con premeditazione le violenze che potrebbero verificarsi nella marcia. Ricorrendo a falsità come l’uso dei “collettivi” per sopprimere le dimostrazioni e le “torture” delle forze di sicurezza dello Stato venezuelano, il dipartimento di Stato propone di fare del 19 aprile il punto di svolta per inasprire l’assedio del Venezuela e ampliarne le sanzioni, rendendole più aggressive e dirette.
3. Il CFR afferma che gli Stati Uniti dovrebbero collaborare con Colombia, Brasile, Guyana e Paesi dei Caraibi per prepararsi a un eventuale “aumento dei profughi”, convogliando risorse alle varie ONG e organizzazioni delle Nazioni Unite e dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Ma al di là di tale avvertimento d’intervenire in Venezuela, esiste una vera operazione politica: l’ONG finanziata dallo stesso dipartimento di Stato Human Rights Watch (HRW) pubblicava il 18 aprile 2017 una relazione su come la “Crisi umanitaria” si diffonda in Brasile. Sulla base di testimonianze specifiche e ingigantendo i dati sull’immigrazione, HRW ha avuto l’opportunità d’invitare i governi della regione (in particolare il Brasile) a fare pressione sul governo venezuelano, come richiesto dalla strategia proposta dal CFR. Luis Florido, capo di Voluntad popular, attualmente viaggia in Brasile e Colombia per tentare di riattivare l’assedio diplomatico contro il Venezuela dai Paesi confinanti. Il think tank statunitense chiede inoltre che questi Paesi, sotto la guida di Stati Uniti e Fondo Monetario Internazionale (FMI) organizzino un piano di tutela finanziaria per il Venezuela, che eviti investimenti russi e cinesi nelle aree strategiche del Paese. Nei giorni scorsi Julio Borges usò la carica parlamentare e di portavoce politico per diffondere il falso messaggio che propaga la storia della “crisi umanitaria” in Venezuela. È la stessa strategia del CFR che sostiene che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti dovrebbe coinvolgersi ulteriormente negli affari interni del Venezuela, con l’attuale direzione di Rex Tillerson legato alla società petrolifera Exxon Mobil (era il direttore generale dal 2007 fin quando assunse questa posizione pubblica), un finanziatore del CFR.

Dove i capi dell’opposizione entrano in gioco
Le azioni in corso, svelando l’urgenza geopolitica nella strategia del colpo di Stato contro il Venezuela (affiancata dalle ultime affermazioni dell’ammiraglio Kurt Tidd del comando meridionale degli Stati Uniti sul bisogno di scacciare Cina e Russia quali alleati dell’America latina), riflette anche come abbiano delegato la creazione di violenze, caos programmato e procedure diplomatiche (nel migliore dei casi con l’uso esclusivo di Luis Florido) ai loro intermediari in Venezuela, in particolare i capi dei partiti radicali anti-chavisti. Tali azioni degli Stati Uniti (e delle società che ne decidono la politica estera) hanno un obiettivo finale: l’intervento con mezzi militari e finanziari.

Come giustificare l’intervento
Le prove presentate dal Presidente Nicolas Maduro collegano i capi di Primero Justicia con il finanziamento del vandalismo contro le istituzioni pubbliche (il caso TSJ di Chacao). Ciò che al di là del caso specifico rivela la probabile promozione di criminali, irregolari e mercenari (alleati e politicamente diretti) per inasprire ed incoraggiare le violenze per legittimare la posizione del dipartimento di Stato. L’ingannevole MUD è un’ambasciata privata che lavora per i grandi interessi economici di tali poteri, fondamentali per la sua strategia di avanzata. Che tali strategie possano tenere il passo in questo momento globale dipenderà da ciò che i loro sostenitori faranno sul campo. Tenuto conto delle risorse della guerra finanziaria e politica attuata da tali poteri (blocco finanziario, assedio diplomatico internazionale, attacchi programmati ai pagamenti della PDVSA, ecc.) e le manovre del dipartimento di Stato, si generano le condizioni per la pressione, l’assedio e il finanziamento dei loro agenti in Venezuela per la tanta annunciata svolta che non arriva. Ed è necessario che arrivi per chi ha finanziato e progettato tale programma.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo perde l’Asia

Covert Geopolitics 2 maggio 2017

Nei prossimi cinque anni, almeno, con il mandato del sindaco filippino Rodrigo Duterte, alcun tentativo di seminare conflitti acustici e cinetici sarà consentito nella regione del Mar Cinese Meridionale. Il vertice ASEAN del 2017, recentemente conclusosi, ha visto il desiderio collettivo della comunità di perseguire un dialogo pacifico con la Cina, anziché farsi usare come fulcro per alcuni interessi acquisiti a migliaia di chilometri di distanza. Ciò è evidente dall’assenza della richiesta da parte di tutti gli aderenti all’ASEAN di utilizzare la sentenza UNCLOS sui diritti delle Filippine sulla ZEE nel Mar Cinese Meridionale, nella dichiarazione del presidente. Quest’anno presidente dell’ASEAN, Duterte ha volutamente evitato di provocare il governo cinese, affermando che non sarebbe stato nient’altro che fraseggio vuoto. Al contrario, la leadership dell’ASEAN ha deciso di concentrarsi su rapporti economici più stretti e azioni militari congiunte per proteggere il confine comune dal terrorismo globale. Infatti, dopo il vertice, il presidente indonesiano Joko Widodo si recava nella città natale di Duterte, Davao, per inaugurare il nuovo legame logistico tra i due Paesi. Ma la più forte espressione di sfida all’egemonia occidentale era la “visita di buona volontà” di tre navi cinesi nella stessa città. Da qui, invece di provocarsi, Cina e Filippine s’impegnano in esercitazioni militari congiunte oltre agli scambi economici. Le Filippine sono pronte a trarre vantaggio dell’assistenza economica della Cina, pari a 24 miliardi di dollari, e del Giappone (per 1 trilione di yen). Ciò ha permesso al governo d’istituire il più ambizioso programma infrastrutturale nella storia del Paese, da 180 miliardi di dollari. Il governo Duterte è pienamente impegnato a completare questi progetti prima che il mandato termini nel 2022.
Si può dire che dopo aver appreso la lezioni dalle precedenti amministrazioni della CIA, i popoli afflitti di questa parte del mondo si sono liberati dall’apatia collettiva, compiendo un primo passo mettendo le persone giuste al governo, che a loro volta accelerano i programmi pubblici, riducono la corruzione, costringono l’oligarchia a lasciare l’atteggiamento egoistico verso le classi inferiori della società rispettando le direttive economiche dei governi, ed ispirano il popolo a partecipare attivamente a governo e sviluppo della nazione. È giunto il momento che il resto del mondo smetta di badare alla guerra alla droga di Duterte quale mero problema periferico dal loro punto di vista. “La gente vuole parlare di omicidi extragiudiziali, ma dobbiamo parlare di ciò che realmente accade in questo Paese, pronto a crescere“, affermava il segretario ai lavori pubblici delle Filippine Mark Villar. “Se riusciamo in questo programma infrastrutturale, le Filippine saranno un Paese di classe media e la povertà sarà dimezzata“. Le Filippine, una delle economie in più rapida crescita del mondo, sono da tempo afflitte da infrastrutture inadeguate. Il Forum economico mondiale dell’anno scorso indicava le Filippine 106.me su 140 Paesi per infrastrutture. Un investimento maggiore contribuirà all’espansione economica che l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico attende sia del 6,1 per cento all’anno entro il 2021.
Quindi, il New York Times può sclerare con i suoi persistenti inutili titolisti. Ma in questa parte del mondo, nessuno si preoccupa più di ciò che i media occidentali dicono, tranne le quinte colonne costantemente frustrate nei loro stupidi tentativi di abbattere questo governo. Come possono mai riuscirci con la loro agenda servile quando è il popolo a proteggere questo presidente? Se qualcosa di simile accadesse qui, non c’è ragione che non possa accadere altrove. L’oligarchia non potrà far altro che sottomettersi alla volontà della maggioranza ogni volta che è unita. Il blocco ASEAN sceglie pace e prosperità, piuttosto che farsi trascinare nelle infinite guerre del complesso militar-industriale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora