La Cina invita il Giappone a dialogare con la Corea democratica

Chika Mori e Lee Jay Walker, MTT, 23 settembre 2017

Compra le mie armi sofisticate. Distruggiamolo!

Cina e Federazione Russa sono sempre più preoccupate dalla retorica bellica e dalle azioni dei leader di Stati Uniti e Corea democratica. Allo stesso modo, le élite politiche di Pechino invitano il Giappone a concentrarsi sul dialogo anziché ossessionarsi sulle sanzioni. Pertanto, la Cina spera di frenare la diffidenza regionale cercando un approccio al “doppio congelamento”, in tandem con la Federazione russa. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha nettamente chiarito all’omologo giapponese Taro Kono che solo puntare sulle sanzioni, senza concentrarsi sul dialogo, aggrava la situazione. Infatti, la Cina teme che il Primo ministro Shinzo Abe giochi la carta anti-coreana in affinità con il presidente Donald Trump, a causa delle ultime debolezze della sua amministrazione. Allo stesso tempo, la Cina fa pressione sulla Corea democratica ad allontanarsi dall’abisso. Dopo tutto, è altrettanto indispensabile che le élite politiche di USA e Corea democratica riducano le rispettive retoriche. Allo stesso modo, entrambe le nazioni devono astenersi dall’assumere fino alla fine il piano militare, perché tale approccio comporterebbe solo morte e distruzione. Wang aveva detto all’omologo giapponese: “Se i giapponesi parlano solo di sanzioni e non badano ai colloqui, o addirittura li rigettano, sarebbe come se violassero le risoluzioni del Consiglio di sicurezza“. Cina e Federazione Russa comprendono l’approccio internazionale alla Corea democratica secondo le sanzioni ancora più severe dalle Nazioni Unite (ONU). Nonostante ciò, entrambe cercano il ritorno ai colloqui tra tutte le parti interessate e al “doppio congelamento” per calmare la situazione. Pertanto, la Cina vuole che il Giappone svolga un ruolo costruttivo nonostante i maldestri test militari nordcoreani sul nord del Giappone. Quindi, la Cina vuole che l’amministrazione Abe cerchi un approccio considerando quello di Cina e Federazione Russa, altrimenti la Corea democratica agiterà l’ascia di guerra verso tutte le nazioni considerate ostili, anche se il Giappone non è apertamente ostile militarmente, a parte le basi statunitensi.
Modern Tokyo Times aveva riferito: “Questo “doppio congelamento” è un piano formulato da Cina e Federazione Russa, secondo cui gli attori interessati rispettano le condizioni che riducano le tensioni. In altre parole, le élite politiche e militari di Pyongyang rispetterebbero il blocco dei test missilistici, mentre i governi di USA e Corea del Sud sospenderebbero le grandi esercitazioni militari imponendovi una moratoria”. Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri della Federazione Russa, affermava: “Se questo doppio congelamento avrà finalmente luogo, possiamo sederci e iniziare da subito a firmare un documento che sottolinei il rispetto per la sovranità di tutte le parti coinvolte, compresa la Corea democratica“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Anche con le sanzioni, la Corea democratica non ha nulla da temere

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 21.09.2017La politica delle sanzioni non è nota per essere stata un’efficace causa di cambiamenti politici. Ciò è particolarmente evidente dal modo in cui Iran scansò le sanzioni statunitensi ed europee nell’ultimo decennio, e ciò ancor più nel modo in cui la Corea democratica aggira, nonostante il ruolo degli alleati, quelle degli Stati Uniti sul suo programma nucleare. La Corea democratica ha un’infrastruttura nucleare ben consolidata, e non appare nulla sul Paese tentato di abbandonarlo. Né gli Stati Uniti hanno altra scelta che imporre sanzioni per colpire direttamente la Corea democratica e indirettamente i suoi alleati. Tuttavia, le sanzioni degli Stati Uniti e persino dell’ONU sembrano aver fatto poco per “convincere” la Corea democratica sulla necessità di abbandonare il programma nucleare. D’altra parte, l’ONU ha imposto altre sanzioni, cui dinamiche ed interessi politici internazionali divergenti hanno ricordato alla Corea democratica che ha poco di cui preoccuparsi. Nulla potrebbe meglio spiegarlo che le nuove prove missilistiche nordcoreane e Cina e Russia che continuano ad opporsi, nonostante le pressioni degli Stati Uniti, a qualsiasi azione contro la Corea democratica, scatenando un cambio di regime o consentendo l’uso della forza. Nonostante che le nuove sanzioni siano più dure delle precedenti, sono lontane da ciò che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sperava dall’inizio della presidenza. Ciò che gli Stati Uniti speravano era oltre che l’embargo completo sul petrolio, il blocco delle attività e il divieto di viaggiare a Kim Jong-un e agli altri funzionari nordcoreani designati. La proposta di risoluzione riguardava anche altre voci relative alle ADM e la disposizione per controllare le navi nordcoreane in acque internazionali. Mentre lo scenario così costruito non impedisce a Cina e Russia di fare pressione politica e diplomatica, e alla Corea democratica di subire la riduzione del 30% delle importazioni di petrolio, Russia e Cina hanno anche tracciato la linea che può essere attraversata solo creando una grave crisi internazionale. In sintesi, Russia e Cina si sono limitate all’applicazione misurata della pressione diplomatica, escludendo esplicitamente, oltre ad altro, instabilità di Pyongyang, cambio di regime, drastico cambio della scacchiera geopolitica e grave crisi di profughi. In tale quadro chiaramente concordato, Stati Uniti ed alleati della regione hanno poco o alcuna possibilità di creare uno scenario in cui il regime nordcoreano venga rovesciato. Non si dimentichi anche che Cina e Russia hanno chiarito questo aspetto a causa dell’osservazione di Nikki Haley che gli Stati Uniti avrebbero agito da soli se il regime di Kim non abbandonava missili e bombe atoniche. Tali osservazioni furono seguite dalla dichiarazione del Ministero degli Esteri cinese secondo cui “la questione della penisola va risolta in modo pacifico. La soluzione militare non porta a nulla. La Cina non vi permetterà conflitti“. Già Vladimir Putin aveva avvertito che “tagliare i rifornimenti di petrolio alla Corea democratica danneggerebbe degenti di ospedali e altri cittadini comuni”.
Con due dei più importanti aspetti della politica statunitense verso la Corea democratica respinti, il passaggio della risoluzione delle Nazioni Unite e l’imposizione delle sanzioni non riflettono quel potere che gli Stati Uniti affermano di avere quale potenza globale. Al contrario, il fatto che gli Stati Uniti debbano ridefinire la propria risoluzione per l’opposizione di Cina e Russia riflette fortemente l’influenza che esse hanno nell’arena internazionale. In parole semplici, le sanzioni imposte con la risoluzione decisa all’unanimità dall’UNSC non riflette nessuna di quelle elaborate dalla rappresentante statunitense Nikki Haley. Questa sconfitta è stata seguita da un “avvertimento” del presidente Trump, che tentava d’imporre sanzioni alle banche cinesi se non seguivano quelle dell’UNSC. Tuttavia, tale passaggio, se mai preso, peggiorerà soltanto la situazione per gli Stati Uniti. In termini qualitativi, le sanzioni alle banche cinesi faranno passare la questione nordcoreana nel dimenticatoio creando un nuovo sconvolgimento globale. I cinesi sono consapevoli di tale eventualità e già si preparano a contrastarla. Secondo alcuni rapporti, la Cina è pronta a lanciare contratti futures sul petrolio in yuan convertibili in oro, in ciò che gli analisti dicono possa mutare l’industria petrolifera. Tale quadro consentirebbe ai Paesi sanzionati dagli Stati Uniti, come Russia e Iran, di eludere le sanzioni negoziando in yuan. Mentre questo programma rientra nei tentativi della Cina di ridurre il dominio del dollaro USA sul mercato, significa anche che, aprendo accordi in yuan, la Cina avanza verso la creazione di uno spazio economico distinto che non può essere colpito dalle sanzioni statunitensi. Mentre questa mossa certamente innescherà una sorta di “guerra commerciale” tra Stati Uniti e Cina, a lungo andare si rivelerà il nucleo del mondo multipolare che Cina e Russia cercano di costruire, consentendo di seguire una politica più indipendente su questioni come la crisi nucleare nordcoreana.
Russia e Cina non permetteranno agli Stati Uniti di perseguire i loro piani egemonici contro la Corea democratica, e ciò è evidente anche da come la Russia avanzi verso l’integrazione piuttosto che l’isolamento e il rovesciamento del regime nordcoreano. A Vladivostok, la Russia di Putin ha aperto la strada per disinnescare la tensione militare e avvisa che un passo oltre le sanzioni sarebbe un “invito al cimitero”. Invece, ha proposto l’integrazione attraverso le aziende. Il piano di Putin trova una sua manifestazione con la piattaforma commerciale trilaterale che interessa Pyongyang, Seoul e Mosca, investendo finalmente nella connettività tra penisola coreana ed Estremo Oriente russo. Mentre una delegazione nordcoreana era presente a Vladivostok esprimendo ampio accordo sul programma, ciò che certamente era chiaro è che la politica russa e cinese sulla Corea è fondamentalmente diversa da quella degli Stati Uniti. E vi è un punto di rilievo e riflessione per la Corea democratica sulla possibilità di combattere le sanzioni attraverso l’integrazione nella connettività eurasiatica di Russia e Cina.Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali ed affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina aumenta l’influenza sull’Afghanistan

Vladimir Platov New Eastern Outlook 21.09.2017Non sorprende che gli Stati Uniti non siano l’unico Stato a riconoscere l’importanza geopolitica dell’Afghanistan. Tra le altre nazioni profondamente interessate a questo Stato dell’Asia centrale c’è la Cina. Fin dal 2011, quando fu lanciato il vertice “Cuore dell’Asia”, la Cina fa ogni sforzo per migliorare i rapporti con tutte le nazioni impegnate nella ricostruzione dell’Afghanistan. Pechino organizzò una riunione coi partner regionali, tra cui Iran, Pakistan e Russia, e collabora strettamente con il gruppo di coordinamento quadripartito tra Afghanistan, Pakistan, Stati Uniti e Cina, nonché i taliban. Tuttavia, negli ultimi tre anni la Cina è sempre più interessata a stretti legami con l’Afghanistan. Dopo il ritiro della maggior parte delle forze d’occupazione degli Stati Uniti, Pechino inviò a Kabul un gruppo di funzionari guidati dal Ministro degli Esteri Wang Yi. Infatti, negli ultimi tre anni, Pechino forniva più assistenza all’Afghanistan di quanto abbia fatto nei tredici anni precedenti.

Interessi cinesi in Afghanistan
Le ragioni di Pechino sono abbastanza chiare da sempre. Cerca la graduale riduzione delle truppe NATO in Afghanistan per ridurre l’influenza di Washington e creare una “zona di stabilità” ai confini della Cina. Allo stesso tempo, i funzionari di Pechino si rendono conto che fintanto che la situazione in Afghanistan rimarrà instabile, le forze della NATO e statunitensi avranno un pretesto per prolungare la presenza in un territorio confinante con la Cina. Inoltre, è estremamente importante che Pechino garantisca l’attuazione sicura dell’iniziativa economica Fascia e Via (OBOR), indebolendo i gruppi terroristici operanti nella regione, tra cui lo SIIL. Tali gruppi garantiscono che l’Asia centrale rimanga un quadro politico potenzialmente esplosivo. Ciò consente ai terroristi di preoccupare Pechino sulla stabilità nazionale e regionale. Quel che è peggio è che la tensione sempre presente nell’Asia centrale può potenzialmente mettere in pericolo l’iniziativa promettente dell’OBOR. Un brusco aumento delle attività dello SIIL in Afghanistan e Asia centrale è la maggiore preoccupazione della Cina, dato che tale minaccia può essere controbilanciata solo con l’aiuto di operatori regionali e dall’antiterrorismo costantemente crescente di Cina e Russia. Pechino ritiene che i terroristi dello SIIL possano infiltrarsi nel territorio cinese dal confine Pakistan-Cina per tentare in qualche modo di sabotare l’OBOR.

La Cina e la lotta al terrorismo internazionale
A questo proposito, negli ultimi anni la Cina ha lanciato la lotta al terrorismo internazionale sostenendo i Paesi dell’Asia centrale e meridionale, in particolare l’Afghanistan, e aumentando la spesa per la sicurezza degli operatori regionali nel contrastare la crescente minaccia terroristica. Non c’è da meravigliarsi che Pechino sia al comando di ogni grande esercitazione antiterrorismo nella regione, da allora. Tale politica viene perseguita da Pechino soprattutto perché, secondo stime di medio e lungo termine, quando i conflitti nel Medio Oriente finiranno, lo SIIL agirà in Afghanistan e negli altri Stati dell’Asia centrale. Per queste ragioni, dal 2016 le autorità cinesi rafforzano i confini statali e guidano le esercitazioni antiterrorismo. È anche curioso che, secondo la legislazione cinese, Pechino possa considerare lo schieramento di truppe nel territorio di uno Stato confinante nel caso in cui la sicurezza nazionale cinese sia minacciata. Se si tiene conto dell’esperienza della Russia nell’assistenza a Damasco nell’antiterrorismo, e del desiderio degli Stati Uniti di aumentare l’influenza in Afghanistan e altri Paesi della regione, i politici cinesi potrebbero pianificare l’aumento degli investimenti negli Stati regionali come forma di contrappeso. Sul rafforzamento della cooperazione cinese con Kabul nella lotta antiterrorismo, la decisione di Pechino di assisterla nella creazione di unità speciali per la guerra in montagna è particolarmente degna di nota. In particolare, come osservato a metà agosto dal Ministero della Difesa afghano, la Cina finanzierà la creazione di un’unità di forze speciali nel Badakhshan, per garantire la sicurezza di questa provincia montuosa ai confini con il Tagikistan. Pechino non si è semplicemente impegnata a creare le infrastrutture necessarie, ma a sostenere l’unità con armi ed equipaggiamenti. Prima di ciò, i vertici militari cinesi annunciarono l’intenzione di fornire all’Afghanistan 73 milioni di dollari in aiuti militari.Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Dichiarazione di Kim Jong Un su Trump e gli USA

Pyongyang Times 21/09/2017 – KCNA WatchIl leader supremo Kim Jong Un, Presidente del Partito dei Lavoratori della Corea, presidente della Commissione per gli affari statali della Corea democratica e Comandante Supremo dell’Esercito Popolare Coreano, rendeva pubblica una dichiarazione sul discorso del presidente degli USA all’ultima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unit, in qualità di presidente della Commissione per gli affari statali della Corea democratica, presso l’Ufficio del Comitato Centrale del partito, il 21 settembre, Juche 106 (2017). Di seguito è riportato il testo completo della dichiarazione:
“Il discorso pronunciato dal presidente statunitense nella sua prima apparizione nell’Arena delle Nazioni Unite, in circostanze serie, ove la situazione della penisola coreana è resa tesa come mai prima avvicinandosi al conflitto e suscitando preoccupazioni a livello mondiale. Una certa mia supposizione era che avrebbe fatto dichiarazioni stereotipate e diverse da quelle espresse dal suo incarico, alla luce del fatto che doveva parlare nella più grande sede diplomatica ufficiale del mondo. Ma lungi dal fare osservazioni plausibili ed utili ad allentare la tensione, ha commesso una sciocchezza inaudita mai sentita da nessuno dei suoi predecessori. Un cane spaventato abbaia più forte. Vorrei raccomandare a Trump prudenza nella scelta delle parole ed essere consapevole di quando parla al mondo. Il comportamento mentalmente squilibrato del presidente statunitense, esprimendo apertamente all’ONU la continua volontà di “distruggere totalmente” uno Stato sovrano, oltre a minacciare cambio di regime e rovesciamento di un sistema sociale, spinge chi ha normali facoltà mentali a riconsiderare discrezione e compostezza. Le sue osservazioni ricordano parole come “laico politico” o “eretico politico” in voga verso Trump durante le presidenziali. Dopo aver assunto la carica Trump ha inquietato il mondo con minacce e ricatti contro tutti i Paesi. È incapace di mantenere la prerogativa del comando supremo delle Forze Armate di un Paese, ed è sicuramente una canaglia e un gangster felice di giocare con il fuoco, piuttosto che un politico.
Le sue osservazioni sulle opzioni statunitensi come mera espressione della sua volontà mi hanno convinto, piuttosto che spaventato o fermato, che il percorso scelto è corretto e che va completato. Ora che Trump ha negato il diritto all’esistenza e insultato me e il mio Paese agli occhi del mondo emettendo la più truculenta dichiarazione di guerra nella storia, affermando che avrebbe distrutto la Corea democratica, considereremo con serietà contromisure corrispondenti e più dure di sempre. L’azione è l’opzione migliore nel trattare un rimbambito duro di comprendonio che vuole sentire solo ciò che vuole. Da rappresentante della RPDC e della dignità e dell’onore del mio Stato e del mio popolo e dei miei cari, farò pagare cara al detentore del comando supremo degli Stati Uniti le sue insulse assurdità di voler distruggere totalmente la RPDC. Questa non è la retorica amata da Trump. Penso a quale risposta dovrà aspettarsi da noi, permettendosi che tali assurdità uscissero dalla sua bocca. Qualunque cosa Trump si aspetti, subirà conseguenze oltre le sue attese. Certamente e sicuramente metterò a posto il rimbambito squilibrato statunitense con il fuoco”.

Solo un secondo… volgio essere sicuro che l’ONU veda il mio lato migliore.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Innovazione e adattamento nell’economia nordcoreana

Amitié France-Coree
Un paradosso sembra caratterizzare l’economia della Repubblica Popolare Democratica di Corea: nonostante le crescenti sanzioni internazionali, non solo il Paese non crolla, ma vive una notevole crescita economica. Per spiegare questo paradosso, i sostenitori della teoria del crollo della RPDC utilizzano varie spiegazioni che eludono il fallimento del loro modello teorico: elusione delle sanzioni, comportamento non cooperativo di alcuni Stati (prima di tutto la Cina, principale partner economico) o di determinate entità non statali (unico fattore che spiega l’esito positivo dei programmi nucleari e missilistici). In questo modo ignorano un aspetto ampiamente sviluppato da autori che hanno analizzato il crollo delle civiltà (come il geografo Jared Diamond, autore di Collasso): la capacità (o meno) delle società d’innovarsi ed adattarsi economicamente. Questo è tuttavia ben presente nella società nordcoreana, ome illustreremo con vari esempi.
Inventori e scopritori occupano un posto speciale nelle creazioni artistiche nordcoreane, la protagonista del Diario di una giovane nordcoreana, non si accorge che suo padre è uno scienziato che non scopre nulla finché quest’ultimo non fa una scoperta importante, e quindi lei decide di abbracciare a sua volta la carriera scientifica? L’innovazione e l’adattamento sono molto apprezzati e i nordcoreani sono molto orgogliosi delle scoperte nazionali le cui applicazioni hanno permesso di superare alcune carenze (o al contrario avere dei beni) dalle materie prime. Il vinalon e il ferro Juche l’illustrano nelle descrizione nella serie “Economia” della collana “Conoscenza della Corea” (pubblicazioni in lingue estere di Pyongyang, 2016, citazioni estratte dalle pagine 26-27 e 31-32). evidenziando il continuo processo di innovazione e uso economico di queste scoperte:

37. Ferro Juche
E’ il ferro prodotto da un processo produttivo che non utilizza il coke. La RPDC, dove manca questo combustibile, è da tempo impegnata nello sviluppo di un metodo per produrre ferro utilizzando le proprie risorse e tecniche. L’Acciaieria Songjin ha perfezionato un sistema di produzione del ferro Juche collegando direttamente forno rotante e forno di fusione ad ossigeno, una vera e propria rivoluzione nell’industria siderurgica del Paese. Questo metodo di produzione dell’acciaio, che integra il processo di fusione e la lavorazione dell’acciaio, è originale perché consente di produrre acciaio fondendo la ghisa fino a lavorarlo, innovandone così la sua produzione.

42. Vinalon
Il Vinalon, una fibra di alcool derivata dall’alcool polivinilico, è una fibra chimica sviluppata dallo scienziato Ri Sung Gi (1905-1996) negli anni ’30. Basta semplicemente il carburo di calcio per produrre Vinalon. Tuttavia, la RPDC abbonda di depositi di calcare e antracite, materie prime del carburo di calcio. Il tessuto Vinalon, fibra bianca e lucida, è resistente e morbido assorbendo meglio l’umidità rispetto ad altri tessuti in fibra sintetica. Resistente, inoltre, ad acido e alcalini, difficilmente si altera per l’azione dei microbi, come la muffa. Oltre alla fibra vinalon, il complesso 8 Febbraio produce agenti organici, inorganici, macromolecolari e raffinati. Produce anche, da un prodotto intermedio del vinalon, più di 400 tipi di sostanze chimiche, tra cui soda caustica, cloruro di vinile, vinile acetato, acido cloridrico, catalizzatori. Ci sono anche prodotti fitosanitari quali erbicidi e pesticidi, nonché coloranti.

Alcuni aspetti dell’economia nazionale, spesso interpretati come fallimenti, riflettono altrettanti adattamenti ad un ambiente vincolato. Se la velocità dei treni è ridotta, va visto come risposta alla scarsità di energia, che non è né eccezionale né propria della Corea: dal 2008 le compagnie di carico hanno ridotto la velocità delle navi aumentandone il numero per compensare l’aumento dei costi del petrolio. Dal 2012, le facciate degli edifici di nuova costruzione a Pyongyang hanno illuminazione al LED, che consuma meno energia. Nell’ambito delle sanzioni economiche e della chiusura dei circuiti finanziari internazionali, la capacità di resistenza della Corea democratica viene sfidata sulla capacità di farvi fronte; all’embargo parziale sul petrolio risponde con la razionalizzazione del consumo degli idrocarburi e, si potrebbe supporre, con la ricerca di fonti energetiche alternative, quindi la RPDC moltiplica i pannelli solari e potrebbe impegnarsi nello sfruttamento del gas di scisto. Forse Pyongyang vedrà la premessa di una società pionieristica dall’economia post-petrolifera. Innovazione e adattamento non sono specifiche della RPDC ma di tutte le società umane, mentre invece civiltà umane sono crollate per una molteplicità di fattori, non solo per il degrado ambientale, ma anche (tra l’altro) per l’azione di forze esterne ostili, come dimostrato da Jared Diamond.Traduzione di Alessandro Lattanzio