Il governo inglese protegge i terroristi di Manchester

L’organizzazione terroristica Gruppo combattente islamico libico (LIFG), ha una grande presenza a Manchester e è collegata all’attentato
Tony Cartalucci, LD, 24 maggio 2017Come sospettato in quasi tutti i recenti attentati in Europa, come in Francia e Belgio, il sospettato dell’attentato a Manchester che ha ucciso 22 persone e ferito altre era noto alle agenzie di sicurezza e d’intelligence inglesi. The Telegraph nell’articolo, “Salman Abadi sarebbe l’attentatore di Manchester, cosa ne sappiamo“, riporta: “Salman Abadi, 22 anni, era noto ai servizi di sicurezza, si pensa sia tornato dalla Libia questa settimana”. Mentre i primi articoli tentavano di elaborare una narrazione sull’attentatore quale “lupo solitario” che aveva organizzato ed eseguito l’attentato, la natura dell’ordigno utilizzato e i dettagli dell’attentato rivelano che certamente era un’operazione eseguita da chi aveva esperienza diretta con un’organizzazione terroristica o era da essa diretta.

Una comunità di terroristi attivi a Manchester
Lo stesso articolo del Telegraph ammette: “Un gruppo di dissidenti anti-Gheddafi, membri del gruppo combattente islamico libico (LIFG), erano vicini di Abadi a Whalley Range, tra cui Abdalbasit al-Zuz, di Manchester, che aveva lasciato la Gran Bretagna per dirigere una rete terroristica in Libia supervisionata da Ayman al-Zawahiri, successore di Usama bin Ladin a capo di al-Qaida. Al-Zuz, 48 anni, esperto bombarolo, fu accusato di dirigere una rete di al-Qaida nella Libia orientale”. Telegraph riportò nel 2014 che “al-Zuz aveva da 200 a 300 militanti sotto il suo comando ed era esperto nella fabbricazione di bombe. Un altro membro della comunità libica di Manchester, Salah Abuaba, secondo canale 4, nel 2011 finanziò il LIFG mentre era in città. Abuaba sostenne di aver raccolto fondi presso la moschea di Didsbury, frequentata da Abadi”. Così, l’esperienza richiesta per l’attentato di Manchester abbondava tra i membri del LIFG nella comunità. Il LIFG è infatti un gruppo terroristico dichiarato tale dal governo del Regno Unito nel 2005 e che continua ad apparire sulla sua lista dei “gruppi o organizzazioni terroristici” che appare sul sito del governo. L’elenco del governo (PDF) afferma esplicitamente che: “L’LIFG cerca di sostituire l’attuale regime libico con lo Stato islamico. Il gruppo fa anche parte del movimento estremista islamista globale ispirato da al-Qaida. Il gruppo compì diverse azioni in Libia, tra cui un tentativo nel 1996 di assassinare Muammar Gheddafi”. Quindi, sorprendentemente, secondo il Telegraph, una fiorente comunità di terroristi noti viveva consapevolmente tra la popolazione inglese senza alcun intervento del governo e delle agenzie di sicurezza e intelligence del Regno Unito, e i cui membri viaggiavano regolarmente all’estero partecipando a conflitti e terrorismo prima di tornare apertamente a casa, non solo senza essere incarcerati ma anche senza essere monitorati. Il LIFG appare anche nell’elenco delle Organizzazioni Terroriste Straniere del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Sorprendentemente, appare nella sezione intitolata “Organizzazioni terroristiche straniere cancellate” indicandone la rimozione dal 2015. Altrove sul sito del dipartimento di Stato degli USA, vi è una relazione del 2012 in cui si descrive il LIFG: “Il 3 novembre 2007, il capo di al-Qaida (AQ) Ayman al-Zawahiri annunciò la fusione tra AQ e LIFG. Tuttavia, il 3 luglio 2009, i membri del LIFG nel Regno Unito dichiararono di respingere qualsiasi associazione con AQ”. La relazione inoltre menziona il ruolo del LIFG nelle operazioni di cambio di regime di NATO e Stati Uniti in Libia nel 2011: “All’inizio del 2011, dopo la rivoluzione libica e la caduta di Gheddafi, i membri del LIFG ne crearono il succedaneo, il Movimento islamico libico per il cambiamento (LIMC) divenuto uno dei numerosi gruppi ribelli riuniti sotto l’ombrello dell’opposizione nota come Consiglio Nazionale di Transizione. L’ex-capo del LIFG e capo del LIMC Abdalhaqim Bilhajj fu nominato comandante militare di Tripoli dal Consiglio di transizione libico durante la rivolta e negò ogni legame tra il suo gruppo e AQ”. Infatti, il capo collegato ad al-Qaida guidò il regime instaurato dalle operazioni militari di Stati Uniti e Regno Unito. Non solo, prominenti politici statunitensi si recarono in Libia a sostenere personalmente Bilhajj (anche scritto Belhaj). In una nota immagine, il senatore John McCain stringe la mano e offre un dono al capo terrorista dopo il crollo del governo libico. La relazione del dipartimento di Stato degli USA sul LIFG termina con informazioni sulla sua “area di attività”, sostenendo: “Fin dalla fine degli anni ’90, molti membri fuggirono nell’Asia sud-occidentale e nei Paesi europei, in particolare Regno Unito”. Per i residenti di Manchester, il governo inglese sembra aver categoricamente evitato d’informarli della minaccia che vive apertamente tra loro. Mentre la popolazione inglese è divisa e distratta dalla strategia della tensione incentrata su Islam, musulmani e islamofobia, la minaccia molto specifica dei terroristi sanzionati da Stati Uniti e Regno Unito che vivono e operano nelle comunità inglesi viene trascurata dal pubblico. Tuttavia, è improbabile che le agenzie di sicurezza ed intelligence inglesi semplicemente “trascurassero” tale minaccia. Tali estremisti prosperano nelle comunità inglesi senza intervento governativo, indicando complicità e non incompetenza.I terroristi del LIFG mano destra degli anglo-statunitensi
The Guardian in un articolo del 2011 intitolato “Il gruppo combattente islamico libico, da al-Qaida alla primavera araba“, afferma: “Il servizio d’intelligence e sicurezza inglese in Libia si è concentrato per 20 anni sul gruppo dei combattenti islamici libici (LIFG) che si oppone a Muammar Gheddafi e collabora con al-Qaida, rinunciando alla vecchia visione del jihadismo e partecipando alla rivolta armata che ha rovesciato il regime”. L’articolo in realtà non è altro che un tentativo di ritrarre un’organizzazione terroristica come “riformatasi” data la maggiore consapevolezza del pubblico sulla natura dei “ribelli” libici filo-USA e filo-Regno Unito. I membri del LIFG non solo aiutarono i governi statunitense e inglese a rovesciare il governo libico nel 2011, ma partirono, con armi e soldi occidentali, per la Turchia della NATO dove organizzarono l’invasione della Siria settentrionale. The Telegraph, in un articolo del novembre 2011 intitolato “Il capo islamista libico con l’opposizione dell’esercito libero siriano“, riportava: “Abdulhaqim Bilhaj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex-capo del gruppo dei combattenti islamici libici, “incontrò i capi dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia“, secondo un ufficiale che lavora con Bilhaj. “Mustafa Abduljalil (il presidente provvisorio libico) ce l’aveva mandato“. L’articolo continuava: “Gli incontri furono segno del crescente legame tra governo libico ed opposizione siriana. The Daily Telegraph rivelò che le nuove autorità libiche avevano offerto soldi e armi all’insurrezione contro Bashar al-Assad. Bilhaj discusse anche l’invio di combattenti libici per addestrare le truppe, secondo la fonte. Dopo aver abbattuto un dittatore, i giovani trionfanti, ancora pieni di fervore rivoluzionario, desiderano rovesciare il prossimo. I capi delle bande armate ancora rombano per le strade di Tripoli dicendo che “centinaia” di combattenti vogliono combattere contro il regime di Assad”. Rivelando ancora una volta il conveniente intreccio tra interessi di terroristi e statunitensi-inglesi, questa volta cercando il cambio di regime in Siria dopo quello anglo-statunitense in Libia. A confermare che i piani per inviare estremisti libici a combattere in Siria furono attuati è l’articolo della CNN del 2012, “I ribelli della Libia si recano sul campo di battaglia siriano“, che riferiva: “Sotto il comando di uno dei capi ribelli più noti della Libia, Mahdi al-Harati, più di 30 combattenti libici si sono recati in Siria a sostenere i ribelli dell’esercito libero siriano nella guerra al regime del Presidente Bashar al-Assad”. L’esercito di terroristi libici di al-Harati contava centinaia, forse migliaia di combattenti e successivamente si fuse con altri gruppi terroristici siriani, tra cui il ramo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra. In Libia, i combattenti del LIFG si divisero in fazioni, tra cui al-Qaida e Stato islamico.
Mentre tali terroristi uscivano dalla Siria e tornavano a casa, quelli del LIFG tornarono principalmente nel Regno Unito dove sono noti da anni alle agenzie di sicurezza e intelligence statunitensi e inglesi. Costoro portavano conoscenze tecniche ed esperienza necessarie per compiere gli attentati devastanti come quello di Manchester. Il terrorismo che ne segue è il risultato diretto della politica estera e nazionale inglese, sostenere i terroristi all’estero e rifiutarsi di smantellarne le reti in patria, mentre inviano combattenti e risorse per la guerra dei fantocci USA-UK che ancora devastano la Siria. Il governo inglese è direttamente responsabile dell’attentato di Manchester. Sapeva dell’esistenza del LIFG e probabilmente delle sue attività nel territorio inglese, e non solo non ha agito, ma ha attivamente attirato tale comunità di estremisti per la propria agenda geopolitica e nazionale. L’attentato rafforzerà la storiella della “tolleranza contro il fanatismo” che aggredisce la società inglese, evitando i fatti sul terrorismo appoggiato dal governo all’estero e contro il proprio popolo, non per scopi ideologici o religiosi ma solo per cercare un’egemonia geopolitica. Che Stati Uniti e Regno Unito usino i terroristi per raggiungere i rispettivi obiettivi geopolitici non dovrebbe sorprendere, in particolare riguardo l’LIFG, poiché la ramificata organizzazione dei mercenari di Washington fu utilizzata contro i sovietici in Afghanistan negli anni ’80. Ciò che sorprende è che il pubblico occidentale continua a reagire emotivamente ad ogni attentato, non razionalmente vedendo il quadro generale. E finché il pubblico occidentale non lo vedrà, paura, ingiustizia, omicidi e conflitti continueranno a dominarne vita e futuro.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentatore di Manchester era vicino ai servizi segreti inglesi

Strategika51 23 maggio 2017

Contrariamente alla stampa o ai genitori, Salman Abadi Labidi, presunto attentatore suicida di Manchester, non era un profugo, ma aveva beneficiato di uno dei tanti programmi speciali di protezione dei servizi segreti inglesi. Salman era nato da genitori libici a Manchester nel 1994. Suo padre, Ramadan Abadi, era un ufficiale dei servizi segreti libici, prima di essere reclutato dagli inglesi. La sua copertura fu bruciata accidentalmente da un parente della moglie, Samia Tabal, poco dopo il fallimento di una vasta cospirazione dell’esercito libico per uccidere Muammar Gaddafi. Quest’ennesima congiura contro Gheddafi innescò non solo una delle più grandi purghe nei servizi di sicurezza, ma la dissoluzione delle Forze Armate libiche, sostituite da ciò che Gheddafi chiamò “popolo in armi”, concetto vagamente ispirato ai sistemi svizzeri e svedesi di difesa logistica e che si rivelerà fatale nel 2011, quando la Libia fu attaccata dalla NATO. Fu il servizio segreto inglese che si occupò dell’esfiltrazione o fuga della famiglia Abadi dalla Libia. Ufficialmente, Abadi fuggì dalla dittatura di Gheddafi rifugiandosi nel Regno Unito.
Gli Abadi risiedettero prima a Londra, prima di trasferirsi nel sobborgo di Manchester dove risiedette per oltre un decennio. Come molti giovani delle periferie delle città europee, Salman crebbe senza riferimenti e mostrò particolare entusiasmo verso la cosiddetta “primavera araba” al punto di voler unirsi ai ribelli libici. Ciò naturalmente attirò subito l’attenzione dei servizi segreti inglesi responsabili della perlustrazione della periferia cercando candidati disposti a sacrificarsi in battaglia contro i nemici di Sua Maestà, in nome di Allah. L’attentatore suicida che ha colpito il concerto pop di Manchester causò 22 morti e 50 feriti, secondo un rapporto delle ultime ore. La polizia inglese rivelava rapidamente l’identità del presunto terrorista, suggerendo che non fosse solo conosciuto, ma supervisionato dagli agenti che seguivano l’ambiente da cui proveniva. Questi dettagli non sono stati trasmessi dai media europei e probabilmente non lo saranno mai. La ragione di Stato lo chiede.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia punta su Hezbollah per l’offensiva della Siria ad est

La Siria orientale attende la liberazione dallo SIIL, facendo dell’efficiente milizia una risorsa preziosa
Elijah J. Magnier, al-RaiRussia Insider 22 maggio 2017Ci sono state ampie affermazioni secondo cui la Russia avrebbe chiesto ad Hezbollah libanese di lasciare il territorio siriano, una speculazione nata dall’annuncio del Segretario generale di Hezbollah Sayad Hasan Nasrallah sul ritiro di suoi uomini dal confine libanese, ad eccezione della periferia di Arsal. Nasrallah ha chiesto all’esercito libanese di riempire il vuoto dal lato libanese (Hezbollah non si allontana dal lato siriano) spingendo certi media ed analisti a concludere che Mosca non vuole che Hezbollah rimanga nel Levante. È vero? Il confine tra Libano e Siria, controllato da Hezbollah ed Esercito arabo siriano, è sorvegliato da Israele perché rappresenta la nuova base di Hezbollah: ne ospita le forze di élite al-Ridwan, i silo dei missili strategici nelle montagne e le grotte fortificate lungo il confine di 130 chilometri. L’area era un pesante onere per l’apparato militare di Hezbollah, costringendolo a creare nuove strade, fortificare decine di siti e trovare nelle montagne un riparo adeguato per i missili strategici M600 e la nuova versione al-Fatah. Inoltre, Hezbollah opera nella zona negli ultimi 3 anni, per tutta l’estate e l’inverno anche su picchi di 2500 metri, un significativo drenaggio del budget. Più di 500 terroristi di al-Qaida si erano infiltrati nell’area, oltre alla presenza dello SIIL, spingendo Hezbollah a schierarvi almeno 5000 combattenti. Inoltre, Hezbollah usa droni e tende decine di agguati e di IED per cacciare i nemici e controllare una zona geografica notevolmente difficile. Dopo anni di guerra, Hezbollah è riuscito a controllare gran parte della regione: ciò significa che al-Qaida, SIIL e terroristi rimarranno senza vantaggi militari se decidessero di rimanere nella zona.
Quando la maggior parte delle aree siriane al confine con il Libano, soprattutto Qalamun e Zabadani, si sono accordate con la leadership siriana a Damasco e dopo l’accordo, i ribelli decidevano, sotto gli auspici di Russia, Turchia e Iran, di “smettere di combattere e lasciare l’area (chi voleva andare ad Idlib, mentre molti siriani preferivano rimanere nelle loro città), non è più possibile ai jihadisti continuare a combattere. Ciò coincide con la richiesta di Mosca alla leadership di Hezbollah di aumentare le forze Ridwan e avanzare nella steppa siriana: ciò fu possibile ad Hezbollah dopo la fine delle operazioni al confine. L’attività militare di Hezbollah sulla catena orientale era difficile e dolorosa. Vi sono stati investimenti enormi per consentire agli uomini di operare e combattere nella zona. Oggi, tuttavia, la minaccia è quasi scomparsa. La maggior parte delle forze di Hezbollah si sposta all’interno della Siria. Le forze Ridwan, insieme a centinaia di forze speciali russe e dell’Esercito arabo siriano ed alleate ora combattono per liberare i campi petroliferi e fermare il piano anglo-statunitense-giordano per creare una “zona tampone” dai territori di Suwayda e Dara al confine iracheno, e a Dayr al-Zur da Tadmur a Suqanah. È chiaro che gli Stati Uniti, che sostengono le “forze democratiche siriane” (SDF) costituite da curdi e tribù arabe sotto la loro direzione nel nord-est della Siria, non sono ancora pronti a guidarli verso Dayr al-Zur assediata dallo SIIL, che va sgretolandosi in Iraq e Siria, ma non è ancora debole nella provincia di Dayr al-Zur, specialmente nella Badiyah siriana (steppa). Russia, Damasco ed alleati si dirigono verso Dayr al-Zur, indipendentemente dal piano di Stati Uniti e loro agenti per controllare la steppa siriana e Dayr al-Zur (che ospita numerosi ufficiali e soldati dell’Esercito arabo siriano e delle forze speciali di Hezbollah). Inoltre, Damasco ha inviato un segnale chiaro ad Amman, la minaccia di ritenere le forze giordane nemiche se entrano nel territorio siriano per sostenere gli USA e i loro agenti. Questa minaccia chiara e diretta ha fermato l’avanzata anglo-statunitense-giordana mettendoli in una posizione precaria verso Damasco.
Le Forze Speciali Ridwan di Hezbollah avanzavano combattendo a Dayr al-Zur, al-Suqana, Raqqa e Dara liberandone le aree, ma soprattutto rovinando i piani statunitensi per occupare il nord-est della Siria. Le forze e i generali russi osservano attentamente le battaglie siriane, in particolare quelle di Hezbollah. Gli ufficiali russi traggono lezioni sull’efficienza delle forze speciali Ridwan e dalla qualità ed efficacia delle armi e tattiche utilizzate, specialmente data l’esperienza accumulata da Hezbollah nella lunga guerra contro Israele e le guerre in Siria dove affronta forze che seguivano metodi e ideologie sviluppati. La Russia non ha mai avuto conflitti del genere, quindi c’è grande interesse, espresso dalla forte presenza di esperti su tutti i fronti, non solo per avere il sostegno aereo e partecipare ai combattimenti, ma anche per analizzarli. Hezbollah è riuscito a cambiare la situazione in Siria insieme alle forze aeree russe e siriane ed ha combattuto numerose battaglie importanti, come ad Aleppo, Homs, Hama, al confine siriano-libanese ( Qalamun e Zabadani), Qusayr, presso Lataqia e vicino Damasco, a Qabun, Barzah, Wadi al-Barada e Madaya. Poiché la fine delle operazioni militari sul confine siriano-libanese è vicina, Hezbollah invia più di 20000 soldati su altri fronti interni e strategici. Anche i fronti presso Damasco e Zabadani hanno permesso a più di 10000 truppe siriane di essere inviate in zone “più calde”. Le fonti legate ai dirigenti in Siria hanno confermato che Hezbollah amplia le forze in Siria raggiungendo dimensioni senza precedenti, sostenute da grandi linee logistiche al fianco della forza di prima linea. Sono stati preparati piani militari significativi per il prossimo Ramadan, per porre fine alla presenza di al-Qaida e SIIL ad Arsal. Questi terroristi potranno andarsene ad Idlib o combatteranno fino alla fine sul confine siriano-libanese, zona esclusa dai negoziati di Astana. Se Hezbollah si ritirerà dal confine libanese, non lascerà il confine siriano dove ha stabilito posizioni, centri di addestramento e siti per le armi in vista di una prossima guerra con Israele. La Siria è direttamente coinvolta in questo particolare conflitto tra Hezbollah e Israele. Hezbollah ha anche introdotto il concetto ideologico di “resistenza siriana”, diventando una realtà che Israele troverà difficile ignorare quando finirà la guerra in Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Manchester Arena False Flag

Aanirfan 23 maggio 2017La polizia ha collegato Salman Abadi all’attentato di Manchester “attraverso un bancomat  trovatogli in tasca”. Ecco cose se ne sa. Negli attentati sotto falsa bandiera, i servizi di sicurezza ‘piazzerebbero’ prove false. I ‘sospetti’ dirottatori dell’11 settembre vivi e vegeti / 11 settembre, i passaporti furono rilasciati dalla CIA
Secondo la NBC News, citando funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti, “Abadi si recò in più Paesi, come la Libia, nell’ultimo anno, per addestrarsi con il gruppo terroristico al-Qaida“. Va ricordato che la CIA e amici hanno creato al-Qaida e SIIL.
Gli attentati del 1996 a Manchester. Nel 1973, l’intelligence inglese (MI5 e MI6) infiltrò completamente l’IRA. (Dailymail). Si ritiene che gli agenti dei servizi di sicurezza effettuarono l’attentato del 1996 a Manchester per screditare il movimento repubblicano e spaventare la gente facendole votare la ricca élite. L’MI5 bombardò Londra nel 1973?
Salman Abadi studiava presso l’Università Salford di Manchester. “Gli amici lo ricordano come un buon calciatore, appassionato tifoso del Manchester United e dedito alle canne“. Attentato a Manchester. Si crede che vivesse in Libia.Perché i servizi di sicurezza avrebbero ucciso Saffie Rose Roussos al Manchester Arena?
Sir Peter Hayman fu il vicecapo dell’MI6. La polizia ha trovato diari in cui Sir Peter Hayman aveva registrato le sue esperienze sessuali con bambini. La polizia aveva anche trovato le lettere ai suoi compari degli abusi. Due riguardavano torture sessuali e infanticidio. Come le dirigenze nascondono i mostri.
Possiamo fidarci dei militari inglesi? Lord Bramall
Da bambino, Paul Bonacci fu rapito dai servizi di sicurezza degli Stati Uniti e costretto a guardare abusi sessuali, torture e omicidi rituali di bambini. Bambini controllati dalle spie/Torture di bambini nelle forze armate statunitensiIl 22enne Salman Abadi sarebbe il presunto attentatore al Manchester Arena. I genitori di Salman si trasferirono dalla Libia a Londra perché volevano sfuggire al regime di Gheddafi. Salman era nato a Manchester nel 1994. Vi sono notizie che Salman e i genitori fossero tornati in Libia. Salman Abadi
Come nella maggior parte degli attentati false flag, il presunto attentatore suicida “era noto ai servizi di sicurezza“. Lo stragista era  controllato dai servizi di sicurezza? SIIL.

La prima vittima dell’attentato di Manchester, Georgina Callander, qui fotografata con Ariana Grande due anni prima.

Il 22 maggio 2017 c’è stato un altro attentato sotto falsa bandiera nell’Arena di Manchester, dove Ariana Grande cantava.

Come accade nelle false flag, i servizi di sicurezza avevano svolto un’esercitazione:

Ariana Grande sembra essere controllata dall’élite. Il suo direttore è Scooter Braun.
Prima dell’attentato, un account Twitter non verificato pubblicava un tweets con bandiere dello SIIL dagli hashtags #IslamicState e #Manchesterarena. DailyMail
Lo SIIL è controllato dai servizi di sicurezza occidentali. Trump e SIIL
Rita Katz twitta che probabilmente è opera dello SIIL.
Andy Burnham è il neosindaco di Manchester. Burnham ha compiuto l’ultimo viaggio in Israele, sponsorizzato dagli Amici laburisti d’Israele. Manchester ha una grande popolazione ebraica.
Dopo l’attentato, si vedono persone fuggire nel panico. Il 22 maggio 2013, Lee Rigby fu ucciso a Woolwich, Londra. Il 22 marzo 2017, un attentato si è ebbe sul Westminster Bridge. (Woolwich False Flag/London Attack False Flag Parte 1 e Parte 2
Lo scopo delle operazioni di Gladio, come quello di Manchester, è spaventare la gente e farla votare per i politici dello Stato profondo. Operazione Gladio/Bruxelles; Mossad CIA False Flag Inside Jobs
L’attentato di Manchester potrebbe preparare Theresa May ad invadere la Siria.
Ex-Assistant Chief Constable di Manchester, Rebekah Sutcliffe. Poliziotta scioccata dal ‘boobgate’. Dovremmo fidarci della polizia di Manchester?
L’omicidio di Michael Todd, Chief Constable di Manchester, si rifiuta di essere chiarito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina smantella le operazioni della CIA

Alexander Mercouris, The Duran 21/5/2017

Il New York Times conferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato un’operazione spionistica della CIA in Cina, imprigionando e giustiziando varie spie.
Il New York Times, basandosi su 10 agenti della CIA, afferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato l’intera operazione della CIA in Cina, arrestando ed eliminando 20 spie. Sembra che in un caso i cinesi giustiziassero una delle spie catturate nel cortile di un edificio pubblico davanti ai colleghi con cui lavorava, per avvertirli dei rischi dello spionaggio per la CIA. Sembra che sia stata la peggiore disfatta che la CIA abbia subito dalla fine della guerra fredda e finora gli agenti sono divisi sulle cause, con alcuni che accusano una talpa (i loro sospetti puntano su un individuo che ora vivrebbe in un Paese asiatico) mentre altri accusano la gestione dei responsabili della CIA a Pechino. Indipendentemente dal fatto che l’episodio causi recriminazioni nella comunità d’intelligence degli Stati Uniti ancora oggi, e mettendo da parte la questione di come la Cina abbia scoperto e distrutto questa rete spionistica, vi sono numerosi spunti da questo episodio.
Il primo è che, sebbene il New York Times affermi che nel 2013 la Cina avrebbe perduto la capacità d’individuare le spie statunitensi, la sconfitta sembra così devastante che è improbabile che l’operazione della CIA in Cina sia stata riportata ai livelli di prima del 2010.
Il secondo è che, anche se i cinesi hanno agito decisamente e spietatamente per distruggere la rete della CIA, hanno agito anche discretamente. Contrariamente a quanto si sa della vicenda e del totale silenzio della Cina, vi è l’enorme sconcerto negli Stati Uniti sui cosiddetti “illegali russi”, arrestati dall’FBI nello stesso periodo. Contrariamente a certe rivendicazioni, gli “illegali” non erano spie ma agenti che l’intelligence russa cercò d’insediare negli Stati Uniti per sostenere future operazioni di spionaggio. Poiché nessuno di loro era effettivamente una spia, le accuse furono relativamente minori e furono tutti subito deportati in Russia, venendo scambiati con vere spie statunitensi che la Russia aveva arrestato. Malgrado nessuno degli “illegali” fosse una spia, la vicenda dominò l’informazione per diversi giorni con una delle arrestate, Anna Chapman, corriere dell’intelligence non ‘illegale’, diventata star dei media notturni. Il contrasto tra la pubblicità degli Stati Uniti sullo smascheramento di questa rete e il silenzio della Cina sui passi assai più drastici presi nello stesso periodo, eliminando ciò che era chiaramente una rete spionistica, colpisce. Bisogna chiedersi se la pubblicità straordinaria che gli Stati Uniti diedero allo smascheramento dei “illegali” russi fosse una forma di compensazione psicologica per l’enorme sconfitta in Cina.
Il terzo punto segue il secondo, uno dei motivi per cui i cinesi, e anche gli USA, mantennero segreto questo affare fu evitare l’enorme danno che avrebbero subito le relazioni tra Stati Uniti e Cina se ciò diveniva pubblico. È facile vedere come la rivelazione della portata dello spionaggio statunitense in Cina sarebbe stato uno shock per il popolo cinese e la sua leadership ovviamente decise di non avvelenare ulteriormente le relazioni della Cina con gli Stati Uniti pubblicizzando la cosa.
Il quarto punto è che malgrado la preoccupazione cinese, la dimensione dell’operazione spionistica statunitense in Cina e la feroce reazione alla scoperta dimostrano che i due Paesi, per quanti convenevoli si scambino, sono rivali e avversari, non “partner” o amici.
Il quinto punto è che i cinesi reagiscono chiaramente molto più spietatamente alla scoperta di spie dei russi. Nei lunghi anni della guerra fredda tra USA e URSS, e dalla fine della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, si sviluppò una serie chiara di regole. Le spie che lavorano per un Paese, quando catturate dall’altro Paese, salvo circostanze estreme, non venivano più giustiziate, anche se al momento nell’URSS vi era ancora la pena di morte. Invece si trovavano in carcere fino ad essere scambiate. Chiaramente non è così tra Stati Uniti e Cina.
Il sesto punto è che questo episodio evidenzia ancora una volta l’importanza dello spionaggio, cioè dell'”intelligence umana” nel gioco dell’intelligence. Con tutta l’ampia macchina dell’intelligence elettronico di cui sentiamo così tanto parlare, la spiccata vecchia tradizione ha ancora un suo posto, e gli Stati Uniti, insieme alle altre grandi potenze, non fanno eccezione.
Il settimo e ultimo punto è che la fuga su questa storia al New York Times viene ufficialmente sancita, presumibilmente dal nuovo capo della CIA Mike Pompeo, e ci si deve chiedere perché. Può darsi che lui e Trump abbiano deciso di evidenziare la grande sconfitta dell’intelligence che gli Stati Uniti subirono durante l’amministrazione Obama, inviando un messaggio a chi orchestra l’affare Russiagate? Se è così, la fuga di questa storia potrebbe essere il primo passo del contrattacco del presidente Trump, con forse altre rivelazioni come questa.

Anna Chapman

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora