I leader seguiti dai “Cinque Occhi”, muoiono all’improvviso

Wayne Madsen, Strategic Culture, 18.07.2017

Baldwin Lonsdale

I piccoli Stati-isola del Pacifico possono essere orgogliosi dell’indipendenza, ma rimangono sotto l’efficace controllo delle potenze neocoloniali dominanti nella regione, vale a dire Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Questi Stati, da Palau nel Pacifico occidentale a Tonga nel Pacifico del sud, sono asserviti al dominio in politica estera, al voto alle Nazioni Unite, sulle rotte internazionali delle compagnie aeree, sulle telecomunicazioni e le finanze. Inoltre, i piccoli Stati insulari affrontano la prospettiva di divenire prime vittime dell’aumento del livello del mare per il cambiamento climatico. Alcuni residenti dell’isola già fuggono dai loro atolli e arcipelaghi e chiedono lo status di “rifugiati ambientali”, una categoria dell’immigrazione che poche nazioni riconoscono. Normalmente, la morte improvvisa per attacco cardiaco a giugno del presidente di 67 anni delle Vanuatu, il sacerdote anglicano e capo tradizionale Baldwin Lonsdale delle isole Banks, non avrebbe sollevato il minimo sospetto. Tuttavia, considerato con altre morti improvvise di leader del Pacifico negli ultimi decenni, la morte di Lonsdale solleva dubbi. Per molti isolani del Pacifico, la morte di Lonsdale è un déjà vu. Sebbene il potere politico attuale a Vanuatu sia del primo ministro, nel 2015 Lonsdale negò il perdono a 14 parlamentari di destra condannati per corruzione. Il portavoce del parlamento, Marcellino Pipite, perdonò se stesso e altri 13 deputati. Lonsdale rientrando da una visita statale a Samoa annullò subito il perdono, sostenendo che nessuno era al di sopra della legge. Pipite fu ministro degli Esteri del governo conservatore del primo ministro Serge Vohor. Nel 2004, Vohor creò segretamente rapporti diplomatici con Taiwan, anche se la Repubblica popolare cinese aveva l’ambasciata nel capoluogo di Vanuatu di Port Vila. La decisione di Vohor di riconoscere Taiwan fu successivamente annullata dal consiglio dei ministri. Nel forgiare i legami con Taiwan, Vohor si affermò da eroe per certi interessi di destra e contrari allo Stato. Nel 2015, Vohor si ritrovò nuovamente ministro degli Esteri, ma fu poi condannato per corruzione insieme agli altri politici il cui perdono fu negato da Lonsdale.
Lonsdale si era già guadagnata l’inimicizia dei più grandi inquinatori mondiali dopo che denunciò Coal India, il commerciante di prodotti anglo-svizzeri Glencore Xstrata e l’azienda petrolifera anglo-olandese Shell quali maggiori creatori di gas serra e quindi del rapido cambiamento climatico, devastante per le isole del Pacifico. Nel 2010, il primo ministro Edward Natapei fu rovesciato da un voto di sfiducia, mentre a Città del Messico partecipava a una conferenza sul cambiamento climatico. Natapei è morto a 61 anni dopo una “lunga malattia”, chiaramente sorprendente per Lonsdale, scosso dalla morte dell’amico e alleato politico. Lonsdale era il secondo sacerdote anglicano a divenire leader delle Vanuatu. Il primo fu padre Walter Lini, fondatore di Vanuatu e primo Primo ministro della nazione. Quando Lini divenne primo ministro di Vanuatu nel 1980, affrontò immediatamente una ribellione secessionistica nelle isole francofone di Espiritu Santo e Tanna. La ribellione fu finanziata da un oscuro gruppo “libertario” statunitense chiamato Fondazione Phoenix, una società di Carson City, Nevada, diretta da un investitore immobiliare di nome Michael Oliver che sperava di creare la “Repubblica di Vemerana”, un’utopia libertaria senza tassa, e che fu già coinvolto in un tentativo degli isolani bianchi di Abaco, delle Bahamas, di separarsi dal governo centrale di Nassau. Lini chiamò una forza militare di 200 soldati provenienti dalla Papua Nuova Guinea, che mise fine alla rivolta in ciò che divenne noto come la “guerra del cocco”. Alcuni dei secessionisti ebbero più di un rapporto di passaggio con l’Agenzia centrale d’intelligence e il servizio di intelligence francese, il Servizio di documentazione estera e di controspionaggio (SDECE). Lini irritò Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda stabilendo rapporti diplomatici con Vietnam, Cuba e Libia e firmando un accordo sulla pesca con l’Unione Sovietica. Lui e il suo partito politico, il Vanuaaku Pati, aderivano al concetto di socialismo melanesiano ispirato ai leader socialisti pan-africani Kwame Nkrumah del Ghana e Julius Nyerere della Tanzania. Lini rifiutò l’ambasciata statunitense a Port Vila. Infastidì anche la Francia sostenendo il movimento d’indipendenza della Nuova Caledonia, un atto che persuase la Francia a sostenere segretamete la ribellione di Espiritu Santo. Il potere politico di Lini cominciò a diminuire dopo aver subito un infarto nel 1987 durante una visita a Washington, DC. Lini subì l’ictus mentre pensava di frequentare la National Prayer Breakfast di Washington, sponsorizzata dalla Fondazione Fellowship, un gruppo di affaristi ricchi e influenti politici. La storia della Fellowship o “Famiglia”, come è meglio nota, suggerisce che il gruppo abbia una lunga storia di legami con la CIA. Lini non partecipò mai alla colazione di preghiera o all’incontro programmato con il presidente Ronald Reagan, irritato dalle differenze di Lini su Libia, Cuba e Unione Sovietica. Il conseguente malessere di Lini, che gli causò la paralisi del lato destro, lo portarono a perdere il potere a Vanuatu, e alla sconfitta col voto di sfiducia del 1991, portandolo alle dimissioni. Lini morì a 57 anni nel 1999. Durante la carriera politica, Lini fu sempre sorvegliato dai “Cinque Occhi” tramite l’intercettazione effettuata dal centro dell’Agenzia nazionale per la sicurezza nazionale degli USA di Waihopai, Nuova Zelanda, denominato IRONSAND. IRONSAND intercettava regolarmente le comunicazioni dei leader delle isole del Pacifico. Ad opporsi ai deputati di Vanuatu condannati per corruzione nel 2015 vi erano Lonsdale e Ham Lini, ex-primo ministro e il fratello di Walter Lini.
La morte di Lonsdale richiamà l’attenzione sul continuo coinvolgimento delle potenze occidentali negli affari di Vanuatu. Molti dei deputati condannati per corruzione hanno collegamenti con il movimento antistatale Na-Griamel, guidato da Jimmy Stevens, capo mezzo-tongano e mezzo-scozzese della malaugurata “Repubblica Vemerana” e del Partito libertario statunitense, entrambi responsabili della rivolta secessionistica del 1980 a Espiritu Santo e Tanna. Uno dei capi della Fondazione Phoenix era il dottor John Hospers, candidato libertario del 1972 a presidente degli Stati Uniti, che fece anche parte del consiglio della “Vemerana Development Corporation”, una probabile facciata della CIA responsabile del tentativo di popolare la “New Hawai” di Vanuatu con 4000 veterani statunitensi. Uno dei congiurati di Vemerana era Mitchell Livingstone “WerBell”, un trafficante di armi della CIA della Georgia coinvolto in una prima spedizione illegale di armi al “Movimento d’Indipendenza di Abaco” nelle Bahamas. La sindrome della morte improvvisa dei politici non si limita a Vanuatu. Molti isolani del Pacifico sospettano della morte misteriosa del presidente di Nauru, Bernard Dowiyogo. Il presidente morì nell’ospedale George Washington a Washington DC, il 10 marzo 2003, mentre era in visita ufficiale negli Stati Uniti. Dowiyogo, ex-presidente della repubblica, era ridiventato presidente dopo che il presidente Rene Harris aveva firmato un controverso accordo con il governo di John Howard dell’Australia per creare un centro della “Pacific Solution” di Howard, il programma per ospitare i rifugiati mediorientali e asiatici a Nauru e Manus, Papua Nuova Guinea, in cambio di denaro. Dowiyogo, 57 anni, ebbe l’infarto dopo aver firmato un conteso (e segreto) accordo con i funzionari dell’amministrazione George W. Bush su vendita di passaporti di Nauru, finanza off-shore e sostegno alla cosiddetta “guerra al terrore” di Bush. Dowiyogo morì dopo undici ore di chirurgia al cuore, mentre era ancora sul tavolo operatorio. I media sociali riferirono che Dowiyogo morì di complicazioni da diabete. Il corpo di Dowiyogo fu restituito al governo di Naurua dall’aviazione statunitense. Il funerale di Dowiyogo a Nauru fu rinviato a causa di “ritardi” inspiegabili incontrati nel riportare il corpo del presidente da Washington. La morte sospetta di Dowiyogo non fu la prima né l’ultima dei leader delle isole del Pacifico.
Il primo presidente delle Palau, Haruo Remeliik, fu ucciso nel 1985. Il suo successore, Lazarus Salii, si sarebbe suicidato nel 1988. Entrambi i presidenti morirono dopo aver affermato di opporsi all’accordo di libera associazione con gli Stati Uniti che permetteva alle navi da guerra nucleari statunitensi di accedere ai porti delle Palau. Nel 1990 Ricardo Bordallo, ex-governatore di Guam, che favorì i diritti di Chamorro sul dominio militare degli Stati Uniti dell’isola, fu trovato morto per ferita da arma da fuoco alla testa, mentre era avvolto nella bandiera di Guam. La morte fu attribuita a suicidio. Come Remeliik e Salii, Dowiyogo fu un netto avversario dei pattugliamenti di navi nucleari statunitensi nella regione, così come dei test nucleari francesi nella Polinesia francese. Poche settimane dopo la morte di Dowiyogo, il successore a presidente delle Nauru, Derog Gioura, 71 anni, alleato politico di Dowiyogo, ebbe un attacco di cuore e fu portato in un ospedale australiano. Più tardi i rapporti dichiararono che Gioura aveva subito un infarto. Poche settimane dopo, Gioura si disse sorpreso di sapere che l’amministrazione Bush aveva sostenuto che sei sospetti “terroristi”, tra cui due membri di al-Qaida, arrestati nel Sud-Est asiatico, avevano passaporti delle Nauru. Il 20 marzo 2008, Christina Dowiyogo, la vedova del presidente Dowiyogo e più longeva prima signora delle Nauru, sarebbe “morta di notte” a 60 anni, senza ulteriori dettagli. Madame Dowiyogo era col marito quando morì a Washington.
Nel 1996, Amata Kabua, il primo presidente dal termine di cinque delle Isole Marshall, morì dopo essere stato affetto da nausea e dolori al torace al Queen’s Hospital di Honolulu. Kabua, 68 anni, irritò gli Stati Uniti per le rivendicazioni giuridiche e legali avanzate dai residenti dell’atollo di Kwajalein deportati dall’atollo di Bikini per permettere agli Stati Uniti di testare le bombe atomiche e all’idrogeno nelle loro isole ancestrali. L’obituario di Kabua affermò che era morto dopo una “lunga malattia” anche se si lamentò delle sue condizioni solo un mese prima della morte nelle Hawaii. Persino i capi surrogati dei “sostenitori” degli USA nel Pacifico non sono immuni da morte improvvisa, dopo aver affrontato Washington. Il primo ministro del partito laburista della Nuova Zelanda, Norman Kirk, fu un netto critico degli Stati Uniti su tutto, dalle navi nucleari nel Pacifico alla guerra in Vietnam al coinvolgimento di Washington nel colpo di Stato del 1973 in Cile. Nel 1974, Kirk, 51 anni, morì improvvisamente dopo aver subito un infarto. Più tardi, il presidente del partito laburista Bob Harvey invocò una commissione reale per indagare se Kirk fosse stato assassinato dalla CIA con un “veleno di contatto”. Data la morte del presidente Lonsdale, tali commissioni investigative dovrebbero essere create anche a Vanuatu, Nauru, Palau, isole Marshall e Guam (Guahan).

Il premier neozelandese Norman Kirk con il premier australiano Gough Whitlam

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli avvertimenti dei russi mettono a terra gli aerei statunitensi in Siria

Il portavoce del Pentagono dice che farà volare “aerei con capacità specifiche” sulla Siria
Russia Insider 27 giugno 2017Ciò che tutti vogliono sapere in questo momento è: l’annuncio russo sui loro sistemi di difesa aerea che tracceranno gli aerei statunitensi ad ovest dell’Eufrate, limita l’attività aerea statunitense sulla Siria? Subito dopo l’annuncio si capiva che la nuova disposizione russa avrebbe riguardato soprattutto gli aerei statunitensi imbarcati (F/A-18). Da allora gli Stati Uniti hanno condotto un solo attacco contro lo SIIL a Palmyra, lontano dall’Eufrate, solo per chiarimento. Tuttavia, l’attacco fu un eccezione. Secondo i comunicati del CENTCOM, praticamente tutte le missioni d’attacco, dall’avvio della nuova politica russa, saranno ad est dell’Eufrate o a un paio di chilometri ad ovest, ma sempre sulla valle del fiume. Sembra che l’avviso russo abbia avuto un effetto molto sostanziale. Tuttavia, le forze armate statunitensi sono state estremamente caute sulle informazioni e hanno rifiutato di dire quanto siano diverse ora le loro operazioni aeree. La scorsa settimana, tuttavia, un portavoce del Pentagono ha detto qualcosa di piuttosto interessante:
Giornalista: colonnello, quindi, dopo che l’F-18 ha colpito l’aereo del regime siriano, i russi hanno minacciato aerei della coalizione a ovest dell’Eufrate. Ovviamente i velivoli della coalizione hanno continuato a operare nella zona, ma i sistema antiaerei hanno illuminato almeno uno dei velivoli durante le loro operazioni, dopo l’incidente?
Portavoce del Pentagono: sulla sua prima domanda, in riferimento al nostro aereo che, dopo le dichiarazioni fatte, è stato illuminato, credo che intenda ciò nel modo in cui lo presenta, continuiamo ad operare sul resto della Siria. E pensando che abbia letto l’affermazione del tenente generale Harrigian e le osservazioni al New York Times, continueremo ad operarvi. Ma faremo in modo che i nostri equipaggi, sapete, possano operare al sicuro. E se ci vuole un aereo specifico con capacità specifiche per volare in particolari aree, allora è ciò che farà il comando. Questo è ciò che i nostri equipaggi continueranno a fare. Non intendiamo entrare nei dettagli sul se o meno, sapete, certi aerei sono stati illuminati. Prenderemo misure molto specifiche e calcolate per assicurare che i nostri equipaggi in volo possano continuare a volare in modo sicuro“.
Se si prende un aereo specifico per volare in determinate aree (in Siria, ad ovest dell’Eufrate) allora si tratta dell’aereo scelto per la missione. Ma ciò significa anche che, dall’avvertimento russo, solo alcuni aerei sono adatti. Gli altri non hanno le “capacità specifiche” per “operare in modo sicuro”. Non pretendiamo di avere l’indizio su quali tipi di aerei le forze armate statunitensi potranno ancora far volare in sicurezza sulla Siria occidentale (stealth? A-10?) e quali no (AWACS? aerocisterne? F/A-18?), ma sembra che il Pentagono si sia lascito un po’ andare.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Che cosa c’è dietro le intercettazioni aeree Russia-NATO

Sputnik 25.06.2017Il numero di aerei da ricognizione intercettati lungo il confine della Russia dal 12 al 18 giugno era senza precedenti, anche per gli standard della guerra fredda, secondo l’esperto militare russo Konstantin Sivkov. In precedenza, il quotidiano ufficiale del Ministero della Difesa russo “Krasnaja Zvezda” aveva riferito che nell’ultima settimana (12-18 giugno) gli aviogetti russi effettuarono 14 intercettazioni di aerei da ricognizione stranieri vicino al confine russo. Furono effettuati complessivamente 23 voli di ricognizione nei pressi del confine russo. In particolare, 10 da aerei statunitensi come RC-135 e droni strategici Global Hawk. 4 voli furono effettuati dall’aviazione norvegese con un aereo da ricognizione P-3C Orion. L’aviazione svedese aveva effettuato 3 voli. Gran Bretagna e Francia 2 voli di ricognizione ciascuna. Secondo il giornale, le intercettazioni furono svolte dagli aviogetti MiG-31 e Su-27 delle forze d’allerta della Difesa Aerea russa. Il Ministero della Difesa russo affermava che l’equipaggio dell’RC-135 compì una manovra provocatoria verso il Su-27 russo, aggiungendo che il pilota russo reagì e continuò a scortare l’aereo da ricognizione fin quando cambiò rotta fuggendo dal confine russo. Dieci minuti dopo l’incidente, un altro RC-135 entrò nella zona, e fu intercettato dal Su-27 russo, secondo il Ministero della Difesa russo. “Il numero è senza precedenti, soprattutto tenendo conto del fatto che oggi non c’è la guerra fredda. All’epoca avevamo una media di sette-otto intercettazioni alla settimana, ma oggi il numero è molto più alto“, dichiarava Konstantin Sivkov, analista militare e presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici russa. L’esperto esprimeva preoccupazione per la situazione perché la maggior parte delle intercettazioni avveniva nella parte europea della Russia. Sivkov osservava che l’attività può essere legata all’equilibrio di potere nel conflitto siriano, attualmente sfavorevole a Stati Uniti ed alleati. “Ora, l’Esercito arabo siriano ed alleati potrebbero arrivare al confine siriano-giordano isolando le forze d’opposizione dalle basi statunitensi in Giordania, cosa inaccettabile per gli Stati Uniti, perciò il Pentagono attaccava le forze siriane“, affermava Sivkov. Suggeriva che non andava escluso che Mosca appoggi le forze siriane, il che significa rischiare il confronto militare tra Stati Uniti e Russia in Siria. “Questa è la ragione per cui Stati Uniti ed alleati della NATO hanno aumentato i voli da ricognizione nei pressi della frontiera della Russia“, concludeva.
A sua volta, l’ex-comandante dell’Aeronautica russa Pjotr Dejnekin dichiarava che l’aumento dell’attività da ricognizione della NATO può essere spiegato con le recenti manovre dell’alleanza nel Mar Baltico. “Sul Mar Baltico, la ragione è che la NATO aveva le esercitazioni ed aerei statunitensi, tra cui RC-135 e bombardieri strategici B-52, sorvolavano le acque neutrali. Inoltre, ci fu l’incidente con l’aviogetto che trasportava il Ministro della Difesa russo“, dichiarava a Sputnik. Il 21 giugno, un caccia F-16 della NATO tentò di avvicinarsi all’aereo del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu sulle acque neutrali del Baltico, ma fu immediatamente cacciato da un aviogetto Su-27 russo. Inoltre, Dejnekin dichiarava che il numero di voli di ricognizione nei pressi del confine russo è normale. “Tenuto conto delle dimensioni del territorio della Russia, è abbastanza normale“, aggiungendo che gli aviogetti russi decollano ogni volta sia necessario identificare un oggetto che si avvicina al confine russo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Macron dice ciò che Merkel non può su Siria e Russia

L’Europa ripensa al suo ruolo in Siria e Macron può dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO
Tom Luongo, Russia Insider 22/6/2017La dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron cambierà il gioco sulla Siria. Fino a ieri la Francia era la più violenta sostenitrice del cambio di regime statunitense in Siria. Ora ne è la critica più pragmatica. Ciò indica vari cambiamenti geopolitici. Innanzitutto, è in sintonia con l’affermazione della cancelliera tedesca Angela Merkel che l’Unione europea non dovrebbe più considerare gli Stati Uniti partner affidabile negli affari esteri. L’Unione europea infatti persegue una politica estera più indipendente. Ma ancora più importante, apre la porta all’avvicinamento con la Russia, iniziato da Merkel subito dopo l’incontro con Donald Trump a marzo. Appare la crepa sulla diga in Europa sfidando la politica statunitense su Medio Oriente e Russia. Mentre la narrativa dell’oligarchia statunitense si sgretola, la leadership dell’UE vede l’opportunità di mollare e salvare la reputazione lasciando gli Stati Uniti al loro destino. Se i rapporti sono veri, l’Iran sarebbe pronto a svelare le prove che gli Stati Uniti sostengono lo SIIL in Siria (che è comunque cosa confermata), respingendo il cambio di regime per una semplice buona politica. Merkel sa che ‘antipatia per la Russia, con cui è andata avanti quando gli Stati Uniti sembravano vincere, è perdente per la sua rielezione, ma va anche contro gli interessi della Germania. La pipeline Nordstream 2 ci sarà e le nuove sanzioni del Senato degli USA sono un passo troppo lungo nella definizione della politica dell’UE. Queste non saranno gradite agli elettori tedeschi. In secondo luogo, e soprattutto, secondo me ciò segnala un cambio fondamentale della politica dell’UE sull’immigrazione. La virtuosità segnalata sui diritti umani è inutile quando la Russia di Putin non viene assalita quotidianamente da violenze perpetrate da immigrati come in Germania, Francia e Regno Unito. Ammettendo che uno Stato siriano fallito non è più desiderato, Macron dice “mai più” al caos previsto dall’oligarchia statunitense. L’UE non supporterà più la politica che aumenta il flusso di rifugiati nel suo territorio. E la tempistica su ciò è cruciale. Le turbolenze sulla penisola araba ora minacciano di allargarsi al Golfo Persico. Con Muhamad bin Salman, responsabile della politica saudita, con una visione irrazionale sull’Iran che la conforma, la probabilità di un grande conflitto aumenta drasticamente. E dato che la multinazionale petrolifera francese Total sta per firmare un grande accordo con l’Iran, la minaccia del conflitto è d’ostacolo.
La fine rapida della guerra in Siria è pubblicamente auspicabile per l’Unione europea, poiché l’avanzata dell’Esercito arabo siriano lo garantisce sul campo. La questione è se sia solo tattica negoziale per convincere Putin a rinunciare all’integrità territoriale della Siria in cambio della fine delle sanzioni. L’UE fa rumore sulla normalizzazione delle relazioni in cambio della rapida fine delle ostilità, che consentono agli Stati Uniti di consolidare le conquiste ad est dell’Eufrate. Lo si saprà quando Merkel e Macron cominceranno a parlare dell’indipendenza curda. Comunque, il compito di Macron è dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO.Macron purga François Bayrou
Alexander Mercouris, The Duran 22/6/2017

Non appena le elezioni parlamentari in Francia sono finite lasciando la maggioranza parlamentare al “partito” En Marche, Emmanuel Macron ha lanciato la purga che scaccia dal governo di coalizione Francois Bayrou e quattro ministri del partito alleato. Dico “purga” anche se naturalmente non viene presentata così. Invece, abbiamo il gioco abituale, che ha accompagnato l’ascesa di Macron, accuse di corruzione su appropriazione indebita di fondi pubblici, diffuse dal settimanale satirico Le Canard enchaîné, indagini e rimozione dalla scena politica degli interessati. In ogni caso, Macron ovviamente non ne ha alcuna parte, anche se in qualche modo si rivela sempre esserne avvantaggiato. Macron aveva bisogno dell’aiuto di Bayrou per ottenere la presidenza e, ancora di più, la maggioranza del proprio partito al parlamento. Con la maggioranza assicurata, non ne ha più bisogno, quindi può dimetterlo. Molto comodamente, subito dopo le elezioni, appare lo “scandalo” che porta alle dimissioni Bayrou. La bellezza di ciò è che in ogni caso le accuse sono vere. La dirigenza francese coraggiosamente corrotta ha sempre saputo prendersi cura di sé. Ha preso Macron, e chi per lui, per trasformare questo fatto in un vantaggio politico. Macron deve comunque stare attento. Non entusiasma la Francia. Il tasso di astensione nelle elezioni parlamentari è stato così alto che il suo partito ha avuto la maggioranza dei seggi del parlamento con il 14% dei voti dell’elettorato. Nel frattempo, vecchie figure dell’élite politica francese come Fillon, Juppé, Valls, Bayrou, Sarkozy e il resto, non sarebbero umane se non avessero risentito della meteora Macron e del modo spietato con cui li ha sbarazzati, anche se a volte si sono sentiti obbligati ad aiutarlo. I due autentici outsider Mélenchon e Le Pen, sono ancora lì, anche se Le Pen è stata significativamente indebolita dal fallimento nelle presidenziali e dallo scarso risultato del suo partito nelle elezioni parlamentari. Nel frattempo, il partito di Macron, rappattumato nell’ultimo anno, appare improvvisato e vulnerabile a pressioni. Se l’andazzo gli si rivoltasse contro, cosa che in Francia accade sempre, Macron potrebbe trovarsi con una base politica inconsistente e pericolosamente a corto di amici.

François Bayrou

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dispositivo della CIA catturato dai sovietici

Analisis Militares 11 giugno 2017Alla fine degli anni ’70 USA e URSS erano impegnati nella guerra fredda. Un braccio di ferro che ha lasciato molte storie sconosciute ma che anche dopo molti anni sono ancora molto interessanti. Una di queste storie fu l’incidente del contenitore Cocoon avvenuto nel Mare di Okhotsk nel 1981. Alla fine degli anni ’70 gli Stati Uniti avviarono l’operazione ‘Ivy Bells’ per cercare di ascoltare le comunicazioni sottomarine tra il territorio continentale dell’URSS e le basi nella Kamchatka. L’operazione della CIA doveva intercettare i cavi sottomarini posti nel mare di Okhotsk, in particolare nella baia di Shelekhov.A tal fine la società ‘Bell‘ sviluppò un sistema per i cavi non invasivo in modo che i sovietici non scoprissero il dispositivo posto sul fondo del mare. Uno dei protagonisti di queste missioni fu il sottomarino per missioni speciali dell’US Navy HalibutI tecnici statunitensi svilupparono un sistema non-invasivo di ascolto collegato al rivestimento esterno del cavo sottomarino per le comunicazioni sovietico.A sua volta, tale sistema inviava le informazioni a un sofisticato contenitore subacqueo chiamato ‘Cocoon‘ che registrava le comunicazioni sovietiche su nastro magnetico.Il contenitore di 5,5 m di lunghezza e 1,2 di diametro pesava 7 tonnellate ed ospitava diverse avanzate apparecchiature elettroniche. Aveva un alimentatore al plutonio che secondo il Contrammiraglio Shtyrov era in un altro contenitore e poteva funzionare per 10 anni. 32 registratori funzionavano contemporaneamente e ciascuno poteva registrare per 150 ore, per un totale di 3000 ore. Altre fonti parlano di 60 registratori (!). Una volta al mese il sottomarino statunitense dispiegava i subacquei avvicinandoli al contenitore Cocoon per recuperare le registrazioni. Tutto andò bene finché al momento di recuperarlo, il sistema non era dove doveva essere, chiaramente i sovietici l’avevano scoperto.L’idea ufficiale
Nell’agosto 1981, il Quartier Generale della Marina sovietica in Kamchatka subì problemi alla linea di comunicazione Petropavlovsk-Magadan, facendo concludere che vi era un guasto al cavo sottomarino nel Golfo di Shelekhov, nel Mare di Okhotsk. Si pensò che un peschereccio avesse danneggiato il cavo. Durante il lavoro di rilevazione del guasto, uno dei sommozzatori scoprì l’oggetto attaccato al cavo che, a sua volta, aveva un cavo che si allontanava. Seguendolo fu scoperto il contenitore Cocoon, che era caldo al tatto, così si pensò che fosse un manufatto militare e fu lasciato in attesa di ordini da Mosca. Infine si decise di studiarlo nella capitale dopo l’attuazione del protocollo di smantellamento sicuro.

Contrammiraglio A. T. Shtyrov, a sinistra.

Cosa in realtà successe
In realtà non ci fu un guasto, ma uno stratagemma per coprire un’operazione di controspionaggio sovietico. L’URSS scoprì il contenitore Cocoon e il sistema di ascolto nel Mare di Okhotsk non per caso, ma tramite un infiltrato nella National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti. Nel gennaio 1980, l’agente della NSA Ronald Pelton contattò l’Ambasciata Sovietica per offrirgli informazioni in cambio di denaro. Per invogliare gli agenti del KGB Pelton raccontò dell’ascolto statunitense dei colloqui tra il territorio russo e la Kamchatka. attirando l’interesse sovietico. Nell’agosto 1981, quando i satelliti da ricognizione degli Stati Uniti scoprirono l’insolita attività navale sovietica nella baia di Shelekhov, e subito dopo, cercando di recuperare le registrazione, si scoprì che il sistema Cocoon era scomparso… la CIA non tardò a concludere che vi fu una perdita che permise ai sovietici di distruggere una delle sue operazioni d’intelligence più audaci. Pelton diede tutto il necessario sull’operazione Ivy Bells e le coordinate in cui il cavo sottomarino sovietico era stato intercettato. In cambio di questo ed altri servizi, ricevette 600000 dollari, che negli anni ’80 erano un bel po’ di soldi. Successivamente fu arrestato e condannato a tre ergastoli più 10 anni.Ciò che narra il Contrammiraglio Shtyrov
A 32 miglia dalla costa occidentale della penisola di Kamchatka, nella baia di Shelekhov, ad una profondità di 65 m, una nave sovietica issò la stazione di ascolto subacquea composta da 2 cilindri di 250 litri di capacità ciascuno. I cilindri furono inviati al controspionaggio. In uno di questi cilindri furono trovati 32 registratori. L’altro era un reattore nucleare in miniatura che forniva l’energia necessaria. Il reattore nucleare in miniatura fu immediatamente inviato a Semipalatinsk in Kazakhstan, presso l’Area del programma dei test nucleari sovietici. Fu tenuto in un tunnel dove 2 volontari (uno scienziato nucleare e un ufficiale dei servizi segreti) si offrirono per gestirlo in un luogo isolato, nel caso fosse esplodeva durante l’esame. Riuscirono nel compito e furono successivamente decorati per tale operazione. Originariamente si pensò di renderlo pubblico, similmente a quanto fatto dopo l’abbattimento dell’U-2 di Gary Powers, ma c’era la distensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e si decise di non versare benzina sul fuoco.
Questo è più o meno quanto si sa dell’incidente. A mio parere, uno dei più esotici della guerra fredda. Inutile dire che ciò permise, ancora una volta, l’accesso dei sovietici alla più recente tecnologia degli Stati Uniti. Sicuramente non fu l’ultimo caso. Se ne ebbe uno recente simile, nel 2014, con sfumature ulteriori, con un oggetto recuperato nella Chukotka, nell’estremo oriente della Federazione Russa.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora