Alessandro Lattanzio a Parstoday: accordo militare USA-Arabia Saudita, 3000 bombe per colpire lo Yemen (AUDIO)

Teheran (Pars Today Italian)Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo parlato del recente accord militare degli USA con l’Arabia Saudita. Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

Eurasia energetica

Chroniques du Grand Jeu 24 maggio 2017

L’integrazione energetica dell’Eurasia farà sudare freddo Washington…Le importazioni di petrolio russo dell’India sono esplose nel 2017. Mentre i dati consueti erano modesti, non superando mai le 500000 tonnellate all’anno (cioè 10000 barili al giorno), nei primi cinque mesi di quest’anno hanno già raggiunto il milione di tonnellate. Causa, i tagli di produzione dell’OPEC per alzare il prezzo dell’oro nero, nonché la disputa su un giacimento iraniano. Gli esperti non vedono alcuna ragione per cui la tendenza muti nel prossimo futuro, in particolare con Rosneft pronta a comprare la compagnia indiana Essar Oil, specializzata nelle raffinerie. Certamente le basi geografiche, distanza, Pamir e Himalaya, Pakistan, impedivano alla Russia di essere tra i principali fornitori di Krishna, almeno di petrolio (il gas è un’altra questione):
Alcun problema del genere tra Russia e Cina, la cui luna di miele energetica non conosce nuvole soprattutto perché si aggiunge ai megaprogetti delle nuove Vie della Seta cinesi. Russi e sauditi concorrono per il primo posto da fornitore del dragone insaziabile, con in filigrana il futuro del petrodollaro, quindi della potenza statunitense. Il viaggio faraonico dei Saud di marzo, a quanto pare, non ha avuto l’effetto desiderato; per il secondo mese consecutivo, l’orso ha superato il cammello quale primo fornitore dell’oro nero del Regno di Mezzo, con 11500000 di barili al giorno contro 963000. Il gasdotto Skorovodino-Daqing, avviato nel 2011, ha visto dalla nascita passare 100 milioni di tonnellate, circa 400000 barili al giorno. Rientra nell’enorme complesso ESPO (East Siberia-Pacific Ocean) che potrebbe presto ridisegnare la mappa energetica dell’Asia orientale con i suoi tentacoli verso Corea e Giappone, tanto più che la sua fonte ha un futuro luminoso. Si noti di passaggio l’assoluta importanza strategica che riceve l’Asia del Nord, un punto su cui torneremo presto.
Infine, dall’altro lato della scacchiera eurasiatica, le forniture di Gazprom alla Turchia sono aumentate del 26%, per oltre 10 miliardi di mc nei primi quattro mesi dell’anno. Come i complici europei che tuttavia detesta, il sultano è sempre più dipendente dall’oro blu russo. E dire che il Turkstream, la cui costruzione è appena iniziata, non è nemmeno operativo…Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo continua a subire sconfitte in diversi fronti

Covert Geopolitics 9 maggio 2017Fatta eccezione del successo dell’élite all’elezione francese 2017, lo Stato profondo continua a subire sconfitte nei principali fronti della terza guerra mondiale. Innanzitutto, il ritiro del principe Filippo non va celebrato. La monarchia inglese esiste ancora e il saccheggio della ricchezza sovrana dei suoi “comuni” continua. Ma i seguenti eventi possono darci una certa speranza per il pianeta.

Le zone sicure siriane entrano in vigore
Le zone sicure russe proposte in Siria, dove non è permesso alcun combattimento tra governo ed opposizione, entravano in vigore alle 21:00 del 5 maggio. Le zone di sicurezza o di de-escalation in Siria sono descritte quali misure temporanee che saranno applicate nei prossimi sei mesi con la possibilità di estenderle per altri sei mesi. Le zone di sicurezza sono state concordate dagli Stati garanti, Russia, Iran e Turchia, durante i negoziati nella capitale kazaka Astana. Tutte le parti hanno espresso la speranza che l’iniziativa porti alla soluzione del conflitto. Il documento, scritto in inglese, è stato pubblicato dal Ministero degli Esteri russo.

4 zone
Le quattro zone sicure sono nel Governatorato Idlib e in parti delle province limitrofe di Lataqia, Aleppo e Hama; nel settentrione della provincia di Homs; nel quartiere di Damasco del Ghuta orientale e in alcune zone a sud nelle province di Dara e Qunaytra che confinano con la Giordania. Le forze governative siriane e l’opposizione armata non potranno combattere ed effettuare attacchi aerei sulle zone sicure tramite zone di sicurezza, punti di controllo e posti di osservazione controllati dagli Stati garanti. (RussiaToday)

L’istituzione delle quattro zone sicure siriane da parte di Russia, Iran e Turchia non è destinata a soddisfare o accogliere gli interessi degli Stati Uniti, vale a dire diversi da quelli che gli Stati Uniti volevano quando proposero per la prima volta le zone sicure volte a suddividere la Siria come piano B all’espansione fallita del Grande Israele, a causa dell’intervento decisivo russo del 30 settembre 2015. La creazione di quattro zone sicure in Siria da parte di Russia, Iran e Turchia non va vista come “concessione” a Washington, osserva l’analista politico di Vzglyad Evgenij Krutikov, aggiungendo che l’influenza statunitense sui gruppi ribelli in Siria chiaramente svanisce. Nei colloqui di riconciliazione di Astana del 4 maggio, Russia, Iran e Turchia hanno firmato un memorandum sulla creazione delle quattro zone sicure o di de-escalation della tensione. Inoltre, dalla mezzanotte del 1° maggio, la Russia ha smesso di utilizzare le forze aerospaziali nelle zone definite dal documento. “A partire dalle ore 00 del 1° maggio, l’uso di aeromobili delle forze aerospaziali russe in aree corrispondenti alle zone di de-escalation definite dal memorandum è stato interrotto“, dichiarava il capo del Primo direttorato operativo russo Colonnello-Generale Sergej Rudskoj. (Sputnik)
Cooperando all’istituzione delle zone sicure siriane, la Turchia avrà grande beneficio con la ripresa della costruzione del gasdotto TurkStream da parte di Gazprom. Questo metterà il gas russo in una posizione migliore sui prezzi verso gli Stati dell’UE, sconfiggendo efficacemente le sanzioni occidentali. “Il gigante energetico Gazprom ha cominciato a posare il gasdotto presso le coste turche sul Mar Nero, secondo il dott. Aleksej Miller, direttore di Gazprom dopo l’incontro di Sochi tra i leader turchi e russi. “Oggi abbiamo avviato l’attuazione del gasdotto TurkStream: posa di tubature della sezione offshore. Il progetto è avvito in conformità con il piano”, secondo Miller in una dichiarazione, aggiungendo che “entro la fine del 2019, i nostri consumatori turchi e europei avranno una nuova fonte affidabile d’importazione di gas russo”… il primo dei rami, dalla capacità di 15,75 miliardi di metri cubi, fornirà gas russo direttamente alla Turchia, mentre il secondo dovrà fornire gas ai clienti europei. Il tanto atteso annuncio arriva dopo l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, nella città turistica di Sochi sul Mar Nero il 3 maggio. Il progetto TurkStream, firmato nell’accordo di Putin e Erdogan a Istanbul dell’ottobre 2016, era uno dei punti chiave dell’agenda della riunione”. (RussiaToday)
Il complesso industriale militare dello Stato profondo, d’altro canto, deve permettere che le azioni di Raytheon e altri guadagnino, ed è inoltre disposto a beneficiare del piano del Pentagono di aumentare la presenza militare in Asia, dopo l’incursione armata degli Stati Uniti nella penisola coreana ponendo le dovute basi per affrontare la minaccia nordcoreana. “Il dipartimento della Difesa degli USA (DoD) prevede di aumentare la propria presenza in Asia assegnando quasi 8 miliardi di dollari all’ammodernamento dell’infrastruttura militare, aumentando le manovre e sfruttando i rinforzi nella regione. La mossa avviene mentre i rapporti di Washington con la Corea democratica sono sempre più tesi. I sostenitori dell’iniziativa del Pentagono, svelati dal Wall Street Journal, probabilmente lo considerano come un segnale dell’impegno di Washington verso l’Asia”. (Sputnik)
La bellezza dell’impresa bellica è che gli utenti finali spenderanno tanto non solo per le armi, ma anche per le munizioni, come l’inchiostro per la stampante, e questi bellicisti non vi moriranno.La penisola coreana
Il punto d’attrito della Corea democratica era improvvisamente all’avanguardia quando apparve chiaro al Pentagono che la guerra occulta nel Mar Cinese del Sud andava sospesa quando Duterte visitò la Cina l’anno scorso. Dopo che l’ASEAN ignorava il verdetto UNCLOS dell’Aja, favorevole degli interessi statunitensi nelle Filippine, le esercitazioni militari congiunte tra Filippine e Stati Uniti furono eliminate dal Mar Cinese Meridionale passando sulle coste orientali della Filippine e tutte le attività furono limitate alle operazioni di ricerca e salvataggio. Come se non bastasse, il governo filippino organizzava esercitazioni militari con le controparti cinesi, dopo la recente visita di tre navi da guerra cinesi a Mindanao. Queste esercitazioni navali saranno effettuate nel Mare di Sulu, dove i resti del terrorismo del gruppo Abu Sayaf organizzato dalla CIA ancora permangono. Così, la penisola coreana va incendiata ancora una volta, e Corea del Sud e Giappone devono spendere di più per l'”autodifesa”.

La “demolizione controllata” del settore finanziario
Oltre alle sconfitte in Medio Oriente e in Asia Orientale, gli Stati Uniti subiscono sconfitte anche a Puerto Rico, riflettendo il vero stato interno di Washington DC. Il crollo imminente è stato etichettato da altri analisti come “demolizione controllata” degli Stati Uniti, gestita da Donald Trump. Non preoccupatevi, naturalmente, si prepara al compito da tempo. “Con la nomina di un ex-dirigente della Goldman Sach per la campagna Trump, che ha lavorato anche per la Soros Fund Management, dovrebbe essere chiaro che la Goldman&Company sarà inevitabile. Dopo tutto, Donald Trump è un noto artista dei fallimenti. Ne ha almeno quattro (forse 5) nel medagliere e quindi è molto pratico per il BIG ONE. Il “più grande di tutti i tempi”, ovviamente il fallimento dell’US Corporation, Inc., effettivamente in bancarotta a causa della pratica inesorabile della Federal Reserve del Quantitative Easing (nota anche come stampa di denaro dal nulla)”. (State of the Nation 2012) Oltre alla “demolizione controllata”, il noto agente di Rothschild George Soros viene preso a schiaffi con una causa federale da 10 miliardi di dollari per il solito crimine d'”influenza politica”. La causa da 10 miliardi di dollari contro George Soros accusa l’autoproclamato umanitario d’intrusione nella politica di un Paese africano a proprio vantaggio, un’accusa che i critici del miliardario dicono rifletterne il solito modus operandi. “L’investitore 86enne, che controlla una rete nonprofit internazionale oltre al vasto impero finanziario, ha fatto pressione sul governo della Guinea per congelare alla società israeliana BSG Resources i contratti lucrosi sul minerale di ferro, secondo la causa presentata il mese scorso al Tribunale Federale di New York dalla BSG Resources. “Soros fu motivato esclusivamente dalla malizia, in quanto non aveva interessi economici in Guinea”, afferma BSGR nei documenti giudiziari. “Gli statunitensi non capiscono la misura in cui Soros alimenta questa agenda anti-costituzionale e antiamericana”, diceva J. Christian Adams, ex-procuratore del DoJ. Un portavoce di Soros, che supporta regolarmente i governi democratici nell’Europa dell’Est e in Africa, ha dichiarato che il filantropo ha l’interesse permanente ad aiutare le nazioni impoverite ed ha solo sostenuto un’indagine sulla BSG per corruzione. Qualunque sia il risultato del caso, non è la prima volta che Soros viene accusato d’istigare cambi politici per profitto personale. I critici da tutto il mondo, inclusi negli Stati Uniti e nell’Ungheria, ci dicono che il finanziatore liberale, spesso mascherato da umanitario, manipola il panorama politico”. (Fox News)
Speriamo che non sia solo un’altra sceneggiata tra le due facce dello Stato profondo. Nella stessa offensiva contro la minaccia di Soros, il governo filippino ha spaventato l’agente di Soros travestita da Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Agnes Callamard, dopo la visita nelle Filippine, dove ha pubblicamente criticato la campagna anti-droga del Presidente Rodrigo Duterte e le violazioni dei diritti umani. Il senatore Alan Peter Cayetano, co-presidente della delegazione filippina a Ginevra, ha detto che qualsiasi filippino che avesse visto tweets e dichiarazioni di Callamard contro il governo, non avrebbe pensato che sia imparziale e giusta.
Le droghe non hanno alcun effetto sul cervello? Quindi, perché ne manifesti i sintomi?
Infatti, storceva i denti quando parlava alla commissione filippina per i diritti umani. “Nel discorso alla commissione sui diritti dell’uomo filippina, la relatrice speciale dell’ONU Agnes Callamard dichiarava: “Nell’aprile 2016, l’assemblea generale del governo mondiale ha riconosciuto esplicitamente che la guerra contro le droghe non funziona”. Mentiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha mai fatto tale dichiarazione, esplicitamente o implicitamente. La risoluzione di 11000 parole dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Documento UN/RES/S-30/1), pubblicata il 19 aprile, intitolata “Il nostro impegno comune per affrontare e contrastare efficacemente il problema della droga mondiale”, non ha nemmeno utilizzato il termine “guerra alla droga” e ancora meno detto che “non funziona”.” (Manila Times) Autorità e cittadinanza filippine rettificano la narrazione negativa della guerra contro la narcopolitica, anche se i media occidentali non la seguono adeguatamente. Ciò significa che anche piccoli Paesi come le Filippine attuano una grande offensiva contro la continua oppressione da parte di forze estere, in ogni arena a disposizione. Quindi, mentre l’occidente prosegue ilo proprio declino partecipando ai grossolani riti democratici dello Stato profondo, l’Alleanza Orientale si riunirà nuovamente questo mese per parlare dell’espansione della copertura del grande sviluppo della “Fascia e Via” nella regione eurasiatica. Anche se molti hanno chiesto di partecipare al summit, solo 80 avevano la possibilità di farlo.
C’è molto da fare nell’iniziativa Fascia e Via (conosciuta anche come OBOR) che il presidente cinese Xi Jinping presentò nel 2013 durante un viaggio di Stato in Kazakistan.
Tom McGregor – Pechino s’è impegnata a spendere più di 1 trilione di dollari per costruire grandi progetti infrastrutturali per i Paesi firmatari da Asia, Africa, Medio Oriente, Europa, Oceania e Asia centrale. L’iniziativa aiuterà gli Stati partecipanti poiché la Cina ne aiuterà i governi sovrani a costruire snodi logistici, strade, ferrovie, porti, ponti e aeroporti, zone industriali ed energetiche con centrali elettriche e nuovi centri finanziari. I progetti sono costosi e potrebbero richiedere decenni per costruirli, ma è una vittoria per le aziende mondiali del commercio e degli investimenti. Ci sarà maggiore flusso di merci, le persone potranno muoversi con maggiore convenienza e avranno meno difficoltà nel cambiare valute estere firmando accordi commerciali internazionali.

Pechino ne beneficia di più, ma meritatamente
Le imprese cinesi ne trarranno profitto, soprattutto perché Pechino può ridurre la sovraproduzione di acciaio e gli imprenditori cinesi avranno la priorità nella costruzione delle infrastrutture chiave in altri Paesi. Ma considerando che Pechino è l’investitore maggiore della Fascia e Via, merita il diritto di stabilire le regole generali, a patto che gli altri Paesi ne accettino i termini. E se c’è disaccordo, allora il progetto sarà costruito in un altro Paese più disponibile. É pragmatico, perché la Cina investe così pesantemente nei progetti infrastrutturali globali e prevede un ritorno dall’investimento. Ad esempio, il CPEC (Corridoio Economico Cina-Pakistan) prevede un piano audace per aprire nuove fabbriche, centrali elettriche e centri medici in Pakistan. Le imprese cinesi riceveranno generosi tassi d’interesse a lungo termine e basse imposte per i prossimi 30 anni.

Nuova era per gli affari sugli aiuti esteri
Tuttavia, i nazionalisti economici del “Pakistan First” hanno denunciato l’accordo come occupazione della Cina, ma affrontano il semplice fatto che senza CPEC, il Pakistan non avrà investimenti diretti esteri sufficienti a cambiarne le condizioni economiche stagnanti in vero sviluppo a lungo termine. Di conseguenza, la costruzione del CPEC rimane bloccata da inutili ritardi burocratici e sembra improbabile che si attivi presto. Pechino impara la dura lezione che alcuna buona opera resta impunita… Questo mese, il governo cinese ospiterà il Forum Fascia e Via, invitando governanti e leader economici da tutto il mondo. Il Presidente russo Vladimir Putin dovrebbe parteciparvi. I rappresentanti del potere e alti funzionari governativi discuteranno vantaggi e rischi della cosiddetta Nuova Via della Seta, mentre Pechino affronta le preoccupazioni che il progetto si stato lanciato per motivi disonesti. I cospirazionisti anti-cinesi non cambieranno mai opinione negativa, ma altri governi più neutrali parteciperanno al forum, scoprendo che l’OBOR è la giusta soluzione. E quando ci si pensa, l’OBOR pone una semplice domanda: volete che i cinesi costruiscano ferrovie ad alta velocità nel vostro Paese o no?” (Sputnik)
Il governo filippino ha scelto la concessione dei piani infrastrutturali ai cinesi per almeno 3 lunghi ponti che colleghino alcune isole nell’ambito dei progetti economici da 24 miliardi di dollari della Cina, invece di continuare a servire i deliri degli Stati Uniti. Non sorprende che Duterte sia stato invitato a partecipare al Forum Fascia e Via di questo mese. Sebbene una certa quantità di investimenti cinesi venisse versata alle compagnie aeronautiche occidentali come Boeing, può darsi fosse solo segno del riferimento agli investimenti effettivi nell’ambito aeronautico nazionale, la grande domanda si pone: gli statunitensi continueranno ad aspettare che la “demolizione controllata” avvenga nel sonno? Oppure, prenderanno le necessarie azioni prima che i conflitti per il cibo richiedano l’imposizione della legge marziale? Non ci si inganni. Questa “demolizione controllata” non è direttamente causata dall’alleanza orientale, Le dimissioni in massa sono iniziate… ma solo l’effetto della risposta decisiva al fallimento dell’oligarchia occidentale nel rispettare la sua parte del contratto, l’uso corretto della tecnologia finanziata dai Conti Collaterali Asiatici a beneficio dell’umanità. Questo effetto è necessario affinché la popolazione occidentale si ribelli ai padroni coloniali satanici. Deve essere degna del cambiamento se crede veramente di meritarlo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo perde l’Asia

Covert Geopolitics 2 maggio 2017

Nei prossimi cinque anni, almeno, con il mandato del sindaco filippino Rodrigo Duterte, alcun tentativo di seminare conflitti acustici e cinetici sarà consentito nella regione del Mar Cinese Meridionale. Il vertice ASEAN del 2017, recentemente conclusosi, ha visto il desiderio collettivo della comunità di perseguire un dialogo pacifico con la Cina, anziché farsi usare come fulcro per alcuni interessi acquisiti a migliaia di chilometri di distanza. Ciò è evidente dall’assenza della richiesta da parte di tutti gli aderenti all’ASEAN di utilizzare la sentenza UNCLOS sui diritti delle Filippine sulla ZEE nel Mar Cinese Meridionale, nella dichiarazione del presidente. Quest’anno presidente dell’ASEAN, Duterte ha volutamente evitato di provocare il governo cinese, affermando che non sarebbe stato nient’altro che fraseggio vuoto. Al contrario, la leadership dell’ASEAN ha deciso di concentrarsi su rapporti economici più stretti e azioni militari congiunte per proteggere il confine comune dal terrorismo globale. Infatti, dopo il vertice, il presidente indonesiano Joko Widodo si recava nella città natale di Duterte, Davao, per inaugurare il nuovo legame logistico tra i due Paesi. Ma la più forte espressione di sfida all’egemonia occidentale era la “visita di buona volontà” di tre navi cinesi nella stessa città. Da qui, invece di provocarsi, Cina e Filippine s’impegnano in esercitazioni militari congiunte oltre agli scambi economici. Le Filippine sono pronte a trarre vantaggio dell’assistenza economica della Cina, pari a 24 miliardi di dollari, e del Giappone (per 1 trilione di yen). Ciò ha permesso al governo d’istituire il più ambizioso programma infrastrutturale nella storia del Paese, da 180 miliardi di dollari. Il governo Duterte è pienamente impegnato a completare questi progetti prima che il mandato termini nel 2022.
Si può dire che dopo aver appreso la lezioni dalle precedenti amministrazioni della CIA, i popoli afflitti di questa parte del mondo si sono liberati dall’apatia collettiva, compiendo un primo passo mettendo le persone giuste al governo, che a loro volta accelerano i programmi pubblici, riducono la corruzione, costringono l’oligarchia a lasciare l’atteggiamento egoistico verso le classi inferiori della società rispettando le direttive economiche dei governi, ed ispirano il popolo a partecipare attivamente a governo e sviluppo della nazione. È giunto il momento che il resto del mondo smetta di badare alla guerra alla droga di Duterte quale mero problema periferico dal loro punto di vista. “La gente vuole parlare di omicidi extragiudiziali, ma dobbiamo parlare di ciò che realmente accade in questo Paese, pronto a crescere“, affermava il segretario ai lavori pubblici delle Filippine Mark Villar. “Se riusciamo in questo programma infrastrutturale, le Filippine saranno un Paese di classe media e la povertà sarà dimezzata“. Le Filippine, una delle economie in più rapida crescita del mondo, sono da tempo afflitte da infrastrutture inadeguate. Il Forum economico mondiale dell’anno scorso indicava le Filippine 106.me su 140 Paesi per infrastrutture. Un investimento maggiore contribuirà all’espansione economica che l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico attende sia del 6,1 per cento all’anno entro il 2021.
Quindi, il New York Times può sclerare con i suoi persistenti inutili titolisti. Ma in questa parte del mondo, nessuno si preoccupa più di ciò che i media occidentali dicono, tranne le quinte colonne costantemente frustrate nei loro stupidi tentativi di abbattere questo governo. Come possono mai riuscirci con la loro agenda servile quando è il popolo a proteggere questo presidente? Se qualcosa di simile accadesse qui, non c’è ragione che non possa accadere altrove. L’oligarchia non potrà far altro che sottomettersi alla volontà della maggioranza ogni volta che è unita. Il blocco ASEAN sceglie pace e prosperità, piuttosto che farsi trascinare nelle infinite guerre del complesso militar-industriale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina costringerà i sauditi a scaricare il dollaro?

L’Oriente è la peggiore minaccia al petrodollaro, e l’Arabia Saudita già guarda al commercio petrolifero in yuan
Russia Insider 27 aprile 2017Dovremmo salutare legami più stretti tra Arabia Saudita e Cina? Come scrive Asia Times,la lenta intesa tra Cina e Arabia Saudita completa l’alleanza sino-russa, i cui i vantaggi in primo luogo comporterebbero una minaccia reale al petrodollaro“. Mentre preferiremmo che l’Arabia Saudita scomparisse totalmente, se deve esistere, da un punto di vista pragmatico, probabilmente non andrebbe da alcuna parte, ma sarebbe assai utile al mondo se Riyadh scaricasse il dollaro e adottasse lo yuan. Non è così pazzesco come sembra. La Russia è uno dei principali partner energetici della Cina, avendo firmato accordi in yaun. A marzo, la Russia aveva nuovamente battuto l’Arabia Saudita quale primo esportatore di petrolio della Cina. Il mese scorso, re Salman d’Arabia Saudita assistette alla firma di accordi da 65 miliardi di dollari il primo giorno della visita a Pechino. Secondo Reuters, “l’Arabia Saudita ha cercato di aumentare le vendite di petrolio in Cina, secondo mercato petrolifero mondiale, dopo aver perso quote di mercato a favore della Russia l’anno scorso, lavorando principalmente con le prime tre compagnie petrolifere statali della Cina“.
Cosa succede se i sauditi decidessero di scaricare il dollaro e l’euro e adottare lo yuan, o anche l’oro?
Questa eccellente analisi di Andrew Brennan su Asia Times spiega perché la Cina rappresenta una minaccia seria al petrodollaro e come i sauditi reagiranno. Un estratto: “La Banca Centrale Russa ha aperto il suo primo ufficio estero a Pechino quale primo passo nella graduale introduzione dello standard di scambio in oro. Ciò avverrà finalizzando l’emissione dei primi prestiti federali denominati in yuan cinese e consentendo l’importazione di oro dalla Russia. Il governo cinese desidera internazionalizzare lo yuan e condurre scambi in yuan iniziando ad aumentare il commercio con la Russia. Adottano questi passi negli scambi commerciali bilaterali, nei sistemi di negoziazione nazionali, e così via. Tuttavia, quando Russia e Cina decisero il contratto bilaterale da 400 miliardi di dollari, la Cina volle pagare il gasdotto con obbligazioni del Tesoro in yuan e poi il petrolio russo in yuan. Questa evasione e dipartita senza precedenti dal regno del sistema monetario del dollaro statunitense, assume molte forme, ma una delle più minacciose sono i russi che scambiano lo yuan cinese in oro. I russi già adottano lo yuan cinese nelle vendite del petrolio alla Cina, ritornandoli alla Shanghai Gold Exchange per poi acquistare l’oro con i contratti futures denominati in yuan-oro, fondamentalmente un sistema di scambio e commercio. I cinesi sperano che iniziando ad assimilare i contratti petroliferi ai futures in yuan, facilitandone il pagamento in yuan la cui copertura avviene a Shanghai, si consentirà allo yuan di esser percepito quale valuta principale nel commercio petrolifero. I principali importatore mondiale (Cina) ed esportatore (Russia) prendono le misure per convertire i pagamenti in oro. Questo è noto. Quindi, chi sarebbero i più interessati al commercio in yuan? Naturalmente i sauditi. La necessità dei cinesi è che i sauditi vendano il petrolio alla Cina in cambio di yuan. Se la Casa dei Saud decide di perseguire tale scambio, le petromonarchie del Golfo seguiranno, quindi Nigeria e così via. Ciò minaccerà in modo fondamentale il petrodollaro. Ora, l’argomento è che se la Cina lo farà, colpirebbe le proprie esportazioni, ma essa già intenzionalmente passa da produttore ed esportatore ad economia di servizi e consumi interni. Si guardi il settore tecnologico della Cina, il settore dell’e-commerce e altri interni che creeranno un grande mercato di servizi dalla crescita solida. Un secondo argomento in controtendenza è che forse la Cina non vuole che lo yuan sia una moneta di riserva mondiale ma solo una forte; una moneta basata sull’oro. Avere una nota commerciale d’oro non pregiudicherebbe le esportazioni cinesi, in quanto la Cina trasforma proprie economia ed esportazioni future. Anche Pechino potrebbe aver pensato che se l’Arabia Saudita venisse persuasa a scambiare in yuan o yuan-oro, Corea del Sud e Giappone potrebbero seguirla, perché entrambi cercano di staccarsi dal dollaro statunitense. Cina e Iran sono stati i primi ad iniziare a bypassare il dollaro, seguiti dalla Russia che elude il sistema SWIFT e poi l’India che si allontana dal dollaro statunitense ed avvia accordi commerciali bilaterali. Cina e Giappone passano direttamente al commercio, come hanno fatto Giappone e India, saltando il dollaro. L’utilizzo di sistemi di pagamento alternativi come oro, yuan, rupie, rubli e altri soldi, fiat e non, per sfuggire a possibili sanzioni e crisi del dollaro USA, o suo declino, è favorito.

Quale declino?
Ebbene, possiamo vedere il ciclo storico Est-Ovest, il baby-boom occidentale, la crescente diseguaglianza nella distribuzione delle ricchezze, il rapporto tra debito interno con la percentuale di reddito disponibile e, per voi appassionati di storia, l’onda di Kondratiev è al culmine scendendo come onda deflazionistica.

Aspettarsi cosa?
Bene, tutti questi cicli menzionati sono ricadute economiche. Tutto indica il declino dell’occidente e l’Oriente in ascesa. Ma possiamo ugualmente biasimare le politiche di alleggerimento dei banchieri centrali stampando prosperità. L’idea è una falsità che avvantaggia solo le classi più ricche e non può sconfiggere la pressione ciclica. Si ha un mutamento nei sistemi monetari mondiali. L’economia cinese ha iniziato la ristrutturazione economica e si concentra su produzione e servizi nazionali. L’amministrazione Trump pensa che l’indebolimento del dollaro statunitense contribuirà alle esportazioni degli USA ed anche a farne crescere l’economia (o a “crescere” entro l’attuale sistema monetario). Tuttavia, il dollaro sopravvalutato ha sovvenzionato il costoso “stile di vita americano”, e qualsiasi indebolimento avrà ora effetti negativi. Gli Stati Uniti devono anche ristrutturare la propria economia basandosi sulla produzione. Non possono più continuare a gestire un’economia basata sul debito importando tutte le merci che non producono. È l’insostenibile e continuo errore di molti. La ricchezza del mondo va ad est. Il petrodollaro è l’ultimo relitto di tale “stile di vita americano” amato dall’America media, e se i buoni del tesoro d’oro volano e lo yuan passa a gestire il flusso di petrolio, gli Stati Uniti saranno scioccati quando all’Arabia Saudita piacerà il bigliettone rosso quanto quello verde, o peggio ancora, il metallo giallo, molto del quale va ad est.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora