L’economia della Russia accelera

I BRICS superano le aspettative dell’economista che ne coniò l’acronimo
Xinhua,15/08/2017

I risultati economici delle cinque maggiori economie emergenti del mondo, conosciute come i “BRICS”, superano le aspettative di Jim O’Neill, l’economista che coniò l’acronimo. L’ex-capo economista della Goldman Sachs coniò l’acronimo “BRIC” nel 2001 per descrivere Brasile, Russia, India e Cina, le cui economie, secondo le sue stime, sarebbero emerse nel ventunesimo secolo svolgendo un ruolo di primo piano nel mondo degli affari. Il Sud Africa in seguito entrò nel gruppo, rinominato “BRICS”. “Sedici anni dopo, la quota dei Paesi BRICS del PIL mondiale è molto più alta di quanto avevo immaginato“, afferma O’Neill in un’intervista a Xinhua. Nell’articolo intitolato “Il miglior sviluppo delle economie globali dei BRIC” del 2001, O’Neill ritenne che i Paesi BRIC avrebbero avuto un valore economico complessivo di circa 11600 miliardi di dollari oggi. Tuttavia, il valore attuale è pari a 16600 miliardi. Gli anni 2000 furono un periodo nel quale il gruppo superò le stime di O’Neill, attirando l’attenzione del mondo. Per il Fondo monetario internazionale (FMI), tra il 2001 e il 2011 il tasso di crescita medio annuo dei Paesi BRICS fu: 3,8% per il Brasile, 4,8% per la Russia, 7,8% per India, 10,7% per la Cina e 3,7% per il Sud Africa. Questo progresso tuttavia fu rallentato nel successivo decennio, nel periodo in cui l’economia mondiale si riprendeva dalla grave crisi finanziaria e con alcuni Paesi, come la Cina, entrati in una nuova fase di sviluppo. O’Neill, tuttavia, ha respinto le accuse di certi esperti che credono che i Paesi BRICS siano in declino. Non è ragionevole considerare un rallentamento della crescita delle economie combinate, ritiene O’Neill. L’economia cinese ha continuato ad espandersi nel primo semestre di quest’anno, con una crescita del PIL del 6,9%, circa 38200 miliardi di yuan (5600 miliardi di dollari), secondo il National Bureau of Statistics della Cina. Inoltre, Russia e Brasile hanno subito flessioni negli ultimi anni, ma l’economia brasiliana è salita di nuovo nel primo trimestre del 2017 dopo un calo prolungato, mentre la Russia ha registrato un tasso di crescita del 2,5% annuo nel secondo trimestre. “Il fatto che la crescita sia rallentata è insignificante, dato che i risultati sono già migliori di quelli che previdi 16 anni fa, principalmente in Cina, ma anche in India, nonostante i problemi di Brasile e Russia. […] E’ ridicolo dire che la crescita non è così importante semplicemente perché sono cresciuti di meno”, ha detto. Inoltre, O’Neill guarda anche ad altri Paesi che potrebbero sorprendere il mondo nei prossimi decenni. “Direi che nei prossimi 50 anni, forse quattro Paesi potrebbero diventare importanti quanto Russia o Brasile (economicamente)“, affermava O’Neill. “Certamente Indonesia, probabilmente Messico e Turchia e, cosa meravigliosa, forse la Nigeria. Ma vedremo. Il fatto che abbiano la capacità di diventarlo non significa che accadrà“, ha detto. “I Paesi BRICS hanno già detto di essere aperti a nuovi membri. Ma non credo che accadrà nel prossimo futuro, finché uno dei quattro Paesi non sarà chiaramente diventato molto più importante (economicamente)“, ha detto. La città di Xiamen nella Cina sud-orientale ospiterà presto il 9° vertice dei Paesi BRICS.L’economia della Russia accelera
Maggiore crescita della produzione in controtendenza a un’inflazione in rapida espansione e a un risparmio più elevato
Russia Feed  15/08/2017

Rosstat, l’agenzia statistica statale russa, forniva cifre ufficiali a conferma di ciò che è già noto; l’economia russa è accelerata notevolmente nel secondo trimestre, crescendo ad un tasso annuo del 2,5% nel periodo aprile-giugno, contro lo 0,5% del periodo gennaio-marzo. Inoltre, la banca centrale normalmente assai prudente prevede un’inflazione negativa o deflazione (cioè i prezzi in calo) per agosto. Questo è probabile in quanto la produzione alimentare in Russia continua a crescere, con la vendemmia che si prevede maggiore di quanto stimato e una produzione totale alimentare in Russia che dovrebbe superare il totale dell’anno scorso, nonostante la primavera e l’inizio dell’estate freddi. La produzione alimentare più alta nei mesi estivi, tradizionalmente, si traduce nel calo dei prezzi alimentari, trascinando in basso l’inflazione globale, e sembra che ciò sarà ancora il modello di quest’anno. La crescita del PIL in Russia tende ad essere più elevata nella seconda metà dell’anno che nella prima, anche se questo non è un modello fisso. Tuttavia, con l’inflazione che continua a scendere e la produzione alimentare a salire, probabilmente sarà così quest’anno. Se sarà così, la possibilità che la produzione dell’economia russa quest’anno ripiani completamente le perdite subite dalla recessione, sarà adempiuta presto. Dato che il recupero è guidato da investimento e produzione, come hanno sempre voluto le autorità russe, ci vorrà altro tempo prima che il tenore di vita russa torni completamente al livello pre-recessione, anche se sembra accada molto prima di quanto previsto (anche delle stesse autorità russe).
Indipendentemente dal punto di vista economico, l’economia crescerà costantemente fino alle elezioni presidenziali del prossimo anno, con la popolazione sempre più consapevole di ciò. Se si suppone che la politica economica russa, come la politica economica in occidente, sia guidata da preoccupazioni politiche, cosa che non credo affatto, allora le autorità russe hanno raggiunto l’obiettivo di creare le condizioni per l’ottimismo economico prima delle elezioni. L’osservazione spesso fatta sui tassi di crescita russi di quest’anno è che a la crescita del 2-3% in Russia rimane inspiegabile per gli standard mondiali. Ciò tuttavia trascura il punto chiave che la priorità per le autorità russe non è il tasso di crescita complessivo ma una bassa inflazione, mantenendola sotto il tasso annuo del 4%. Il risultato è che ora la Russia ha tassi d’interesse reali di circa il 5%, in contrasto con le economie occidentali che generalmente crescono poco meno del tasso di crescita trimestrale corrente della Russia, ma dove i tassi di interesse reali sono nulli o addirittura sotto zero. Il risultato è che la crescita in Russia è in controtendenza con l’aumento del risparmio, di cui ora vi sono i primi segnali netti, mentre in occidente, a fronte dell’aumento del debito garantito si gonfiano i prezzi dei beni (principalmente terra e azioni). Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, il risparmio maggiore si ha solitamente quando le imprese e soprattutto i consumatori devono pagare il debito, generalmente causando una recessione basata su tagli a investimenti e domanda. La Russia, al contrario, attraverso le azioni deliberate del governo, gradualmente diventa un’economia, come quella della Germania e dell’Estremo Oriente, in cui investimenti e domanda sono finanziati non dal debito garantito contro l’inflazione dei titoli, ma dai risparmi accumulati in ciò che diventa un ambiente dalla bassa inflazione. Inoltre, gli alti tassi d’interesse reali, impedendo ai prezzi di beni come terra e azioni di aumentare troppo rapidamente, spingono gli investimenti da questi settori a settori come produzione e agricoltura che il governo vede più produttivi.
Ciò ha storicamente guidato i Paesi che seguono il modello degli investimenti maggiori in quei settori dell’economia, innanzitutto la produzione, ma anche l’agricoltura in Russia, che comportano una maggiore produzione, proprio ciò che inizia a vedersi ora in Russia.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi in Siria, perdono terreno

Ziad Fadil, Syrian Perspective 13/8/2017Il Qatar continua ad utilizzare i suoi vasti depositi di denaro per sponsorizzare il terrorismo in Siria. È dunque difficile capire perché l’Iran non convinca i derelitti di Doha a finirla con la loro politica folle e autodistruttiva del “cambio di regime” a Damasco. Con i sauditi che guidano la coalizione dei Paesi del Golfo-Egitto per porre fine alla connivenza del Qatar con Turchia e Fratellanza musulmana, si potrebbe pensare che l’Iran sfrutti l’isolamento del Qatar per portarlo a un comportamento più razionale. La rapida mossa della Turchia per aiutare il Qatar è parallela alla manovra dell’Iran per frustrare l’Arabia Saudita, sua principale nemesi nel Golfo. La Turchia è guidata da un membro della fratellanza, Erdoghan, che gelosamente protegge gli interessi del movimenti anti-primogenitura fondamentalista sunnita della fratellanza mussulmana; una posizione non troppo contraria agli atteggiamenti anti-monarchici dell’Iran. Ma qui finiscono le somiglianze. L’Iran è impegnato nella piena liberazione della Palestina, mentre i turchi restano nel mondo dell’accordo sionista. L’Iran costruisce una mezzaluna sciita nel nord del Medio Oriente, mentre la Turchia intende annettersi intere regioni per interdire i piani curdi su una nuova repubblica al confine meridionale. Tutto ciò rende è argomento per le sessioni rap nei college di fine settimana. Tuttavia, è anche un problema intrattabile per chi cerca di porre fine alla carneficina in Siria e Iraq. Lo provano gli eventi nel Ghuta sud-orientale. Il Faylaq al-Rahman, finanziato e armato dal Qatar, avviava un grande assalto sulle postazioni dell’EAS nell’area del Wadi Ayn Tarma. L’attacco principale si concentrava sui villaggi al-Muhamadiya e Aftaris e la zona della compagnia al-Lahma. I terroristi attaccarono i soldati siriani con i nuovi lanciamissili TOW acquisiti attraverso il MOK, o ex-comando dei terroristi sostenuto dagli statunitensi in Giordania. L’operazione fu chiamata “Wala Tahzani” o “Non essere triste”, se ci credete.
I TOW furono disattivati dal dispositivo d’intercettazione Sarab-1 sviluppato nazionalmente e che si trova oggi su tutti i carri armati dell’EAS. Il dispositivo invia segnali ai missili anticarro facendoli sbandare. Ha avuto un effetto rivoluzionario sulle operazioni dell’EAS nel Paese. E ora, con gli Stati Uniti che ritirano il sostegno ai gruppi terroristici, assieme alla svolta dell’Arabia Saudita nella politica sulla Siria, i terroristi si ritrovano in condizioni di combattimento sempre più pericolose. E così il Faylaq al-Rahman perdeva in un giorno 29 ratti e oltre 120 rimanevano feriti, anche seriamente. Coi terroristi che si lamentano apertamente della modalità dell’attacco, vi sono chiacchierate che indicano la completa dissoluzione della fiducia nel capo del gruppo Abdulnasir Shamir, ex-capitano dell’Esercito arabo siriano che disertò passando al terrorismo inflitto alla Siria nel 2012. Inoltre, il Faylaq al-Rahman non rientra negli accordi di “de-escalation” di Astana, Kazakhstan, né in quelli di Putin e Trump durante il faccia a faccia nell’ultimo vertice dei G-20. Come avevamo già scritto, i terroristi della CIA lasciano la nave che affonda, portandosi vassoi di baqlava e tavolini da backgammon fabbricati a Damasco. Ciò che rimane è l’equipaggio di scheletri degli “imprenditori indipendenti”, principalmente ex-spie ed ufficiali di medio rango che ricevono lo stipendio dal Qatar. Ciò non è di buon augurio per i gruppi terroristici rimasti nel Ghuta. Soprattutto perché l’Esercito arabo siriano ha ormai sradicato la presenza dello SIIL ad al-Suwayda, lasciando 15000 soldati liberi di tornare sul fronte di Damasco con migliaia di volontari addestrati in Iran a mantenere al-Suwayda libera dai ratti.
Credo francamente che l’operazione del Wadi Ayn Tarma fosse destinata ad accontentare i qatarioti, per continuare il flusso di denaro dal Qatar mostrando che il gruppo era ancora operativo. Guardando come il gruppo ha svolto la missione, sembra che non abbia altro scopo che uccidere quanto più soldati dell’EAS. Come si è scoperto, nessun soldato siriano è stato ucciso nei combattimenti. Ciò probabilmente grazie alla reazione delle forze aeree sulle posizioni chiave, mettendo a rischio l’assalto e costringendo i ratti terroristici a cedere altro territorio, nelle aree agricole, all’Esercito arabo siriano che avanza. Una volta capito, vedremo il capo di Faylaq al-Rahman dirigersi verso il ceppo del boia, molto presto. Lo SIIL sta anche peggio. La SAAF l’ha bombardato nel Qalamun, in particolare sulle colline al-Hashishat, al-Jarajir, Qara, snodo Mira, e a Martabiya e Shumays, dove sono stati distrutti i centri di comando. Anche ad Hama lo SIIL viene bastonato, dove l’EAS liberava tutte le colline intorno alla città di Salba. Si potrebbe pensare che qualcuno del gruppo possa capire quale sia la situazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazioni dell’Esercito arabo siriano: 1-10 agosto 2017

Alessandro LattanzioIl 1° agosto, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL nelle province di Homs, Hama e Raqqa, presso Humimah, al-Suqanah, Mushayrafah, Jub al-Jarah e al-Rabiyah, infliggendo gravi perdite ai terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Arhabi, al-Sharidah, Qabli, al-Sabaqah, Qanam al-Ala, Wadi al-Qarar e Sabayat, tra Raqqa e Dair al-Zur, avanzando su Zur Shamir, Abu Salim Hamad, Wadi al-Hama e Huayja Ashraf. Gli aerei da guerra statunitensi uccidevano o ferivano oltre 80 civili ad al-Shuayt, al-Duayar e al-Asharah, ad est di Dair al-Zur. 4 capi del SIIL venivano eliminati dall’Esercito arabo siriano ad al-Salamiyah, tra cui Abu al-Hanaya, liquidato con la distruzione del suo autoveicolo. La SAAF bombardava la base del SIIL tra Salba e Uqayrabat, distruggendola. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL presso Salamiyah, a Juruh, Salba, Qulayb al-Thur, Jana al-Albuyi, Daqilah Shamaliyah, Daqilah Janubiyah e al-Azib, distruggendo almeno 5 tecniche. Nella base aerea di Humaymim risultavano schierati 22 velivoli tattici delle VKS: 11 bombardieri tattici Sukhoj Su-24, 3 aerei d’attacco Sukhoj Su-25SM, 3 caccia-intercettori Sukhoj Su-27SM3, 6 caccia-intercettori Sukhoj Su-35, 4 cacciabombardieri Sukhoj Su-30SM e 6 bombardieri tattici Sukhoj Su-34. Il governo russo aveva stipulato un contratto di 49 anni per la gestione della base aerea di Humaymim. Erano presenti anche 1 aereo da ricognizione Iljushin Il-20M e 1 aereo-radar Beriev A-50U. Nel sud-ovest del governatorato di Raqqa, la Quwat al-Nimr avanzava su Madan e il triangolo Bishri, al confine tra Raqqa e Dair al-Zur, mentre a sud di Ithriyah, Quwat al-Nimr, Liwa al-Quds, Dar al-Qalamun, 11.ma Divisione corazzata, NDF e Suqur al-Zuba avanzavano verso Suqanah isolando i terroristi nella regione di Uqayribat, ad est di Hama. Tali terroristi erano all’estremità occidentale di un grande saliente al centro della Siria tra Homs e Hama. Dair al-Zur riceveva rinforzi e rifornimenti da Qamishli, permettendo ai difensori della 104.ma Brigata aeroportata dell’EAS, a Dair al-Zur, un’azione offensiva contro i terroristi. Utilizzando un tunnel, distruggevano una linea dei rifornimenti del SIIL ad al-Maqabar. La Russia dispiegava 400 truppe nei governatorati di Dara e Qunaytra. Gli aerei da guerra degli Stati Uniti bombardavamo Busaraya, al-Qashqiyah, al-Qashma, al-Shuayt, al-Duyir e al-Asharah, tra Raqqa e Dair al-Zur, uccidendo e ferendo 90 civili.
Il 2 agosto, l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL su Dair al-Zur, presso la caserma del 137.mo Reggimento e al-Baqaliyah. L’Esercito arabo siriano respingeva un pesante attacco di Jabhat al-Nusra su Marimin e Qurmus, presso Homs, mentre le unità d’artiglieria dell’EAS bombardavano le basi di Jabhat al-Nusra a Tibah al-Qarbi, Qafr Laha, Taldu e Tal Zahab. La SAAF bombardava le posizioni del ISIL a sud-est di Raqqa, a Madan, al-Qamisah, al-Jabar, Maqala Qabir, Maqala Saqir e Qanam al-Ala distruggendo diversi depositi di armi e munizioni ed eliminando numerosi terroristi. L’Esercito arabo siriano liberava Jabal al-Tunutur, ad ovest di Suqanah, entrando da sud-ovest nella città, catturando diverse fortificazioni del SIIL. Le forze governative siriane hanno liberavano a sud di Raqqah la regione di Sabaqah e i villaggi Huija Shanan, Rahbi, Sabaqah, Jabaliya e Rabiyah, sul fiume Eufrate, eliminando 330 autoveicoli, 3 carri armati, 11 pezzi d’artiglieria, 12 centri di comando e 3 depositi di armi del SIIL.
Il 3 agosto, Esercito arabo siriano e forze curde creavano un centro operativo congiunto per coordinare le operazioni antiterrorismo a Raqqa e Dair al-Zur. Rizan Hadu, politico curdo-siriano, osservava che i colloqui tra il governo siriano e le forze curde, “Avranno un effetto positivo sul coordinamento militare in diversi centri e ci accompagneranno nell’avventurosa avanzata per liberare dal SIIL Raqqa e spezzare l’assedio di Dair al-Zur“. Secondo il giornale “al-Aqbar”, diverse questioni contribuivano all’accordo, come le tensioni con i turchi ad Ifrin e le differenze tra statunitensi e curdi su al-Tanaf. Nel frattempo un altro gruppo del Jaysh Muquir al-Thura dell’esercito libero siriano, si consegnava all’Esercito arabo siriano presso la regione al-Tanaf, a sud di Homs. Le forze siriane attaccavano le posizioni del SIIL presso Dair al-Zur, ad al-Baqaliyah e Tal Alush, distruggendo diverse posizioni ed eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava la base del SIIL nel quartiere al-Rasafah di Dair al-Zur, distruggendola. Alcuni capi del SIIL venivano eliminati da ignoti nel quartiere al-Susah di Dair al-Zur e ad al-Buqamal, tra essi Abu Safiyah al-Qundari e Faysal al-Shamari. I soldati siriani respingevano diversi attacchi del SIIL nei pressi del Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, e nei pressi di Maqsar al-Hasan, Tal Hua e Jub al-Jarah. Le forze armate siriane avanzavano di 30 km lungo le rive meridionali del fiume Eufrate, a sud-est di Raqqa, liberando al-Ziyabiyah, al-Mastahah, Shamarah e Islam. Il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra lasciava il Jarud al-Arsal mentre Hebzollah liberava Hasan al-Qarbah, Musharaf, Aqabah Nuh Asanayn e Wadi al-Zahr. L’esercito turco e i gruppi terroristici affiliati attaccavano le SDF a Tal Rafat, Shahba, Samuqah, Tal Maziq, Harbal e Tal Jihan, a nord di Aleppo.
Il 4 agosto, negli scontri tra i terrori del SIIL ad al-Buqamal, a sud-est di Dair al-Zur, venivano eliminati numerosi terroristi, tra cui Abu Shadi al-Jilani, un noto capo del SIIL. 2 capi di Ahrar al-Sham venivano eliminati a sud-ovest di Aleppo, Abu Uthman al-Hamwi e Abu Shuayb al-Hamwi, mentre l’EAS liberava Tal Sanubarat, Tal Mahruqat e al-Amara, presso Aleppo, e distruggeva 2 carri armati dei terroristi presso Tal Bazu, nella periferia sud-occidentale di Aleppo. Le truppe dell’Esercito arabo siriano e la SAAF bombardavano le linee del SIIL a Panorama, al-Umal e al-Ayash, a Dair al-Zur, eliminando decine di terroristi, e liberavano la regione di al-Maqabar, tagliando le linee dei rifornimenti dei terroristi tra Jabal al-Thardah e caserma Junayd. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni del SIIL nel Wadi al-Thardah, Huayja Saqr, al-Marayah, Tal Alush e al-Baqaliyah, eliminando numerosi terroristi e loro mezzi.
Il 5 agosto, l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco di Hayat Tahrir al-Sham ed Esercito libero siriano (ELS) su Dahrat al-Aliya, a nord di Hama, distruggeva 1 carro armato e 1 blindato dei terroristi presso Tal Bazam, e bombardava le posizioni dei terroristi presso Man, Muraq e Lahaya. L’Esercito arabo siriano liberava al-Dubaiya e Wadi al-Sut al confine siriano-giordano. Hezbollah annunciava che i terroristi di Hayat Tahrir al-Sham aveva lasciato il Jarud al-Arsal. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Qatamal e Um Tuayna, ad est di Homs, distruggendo 2 depositi di droni da ricognizione, autoveicoli, armi, carri armati, razzi e proiettili di artiglieria. Le unità dell’EAS respingevano l’attacco del SIIL su al-Maqabar, e bombardavano le fortificazioni dei terroristi a Tal Baruq, al-Qanamat e Tal Alush, a Dair al-Zur. L’Esercito arabo siriano liberava al-Hajanah, ad ovest di al-Suqanah, e bombardava le posizioni del SIIL presso al-Hayl, infliggendo notevoli perdite ai terroristi. I soldati dell’EAS entravano ad al-Suqanah liberando il Jabal al-Tantur, a nord-est della città, il Bazar al-Suqanah e la strada al-Suqnah-Ruz al-Wahash, dopo aver respinto l’attacco del SIIL distruggendo 3 loro autoveicoli. Il capo della sicurezza del SIIL ad Uqayrabat, ad est di Hama, Abu Qays al-Salbui, veniva eliminato da sconosciuti, mentre le truppe dell’Esercito arabo siriano e la Liwa al-Quds avanzavano ad est di al-Salamiyah, eliminando numerosi terroristi, e la SAAF bombardava le fortificazioni del SIIL a Junb al-Albui, Abu Hanaya, Salba e Abu Habilat. L’Esercito arabo siriano avanzava su Ayn Tarma e Jubar, ad est di Damasco, liberando diversi edifici ad est di piazza al-Manashir, mentre la SAAF effettuava 16 attacchi aerei contro le fortificazioni di Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham, bombardate anche da più di 60 razzi Burqan, distruggendo diversi tunnel, 1 centro di comando vicino la scuola al-Qansa e 1 deposito di armi dei terroristi. L’Esercito arabo siriano liberava Hardan, Salam al-Hamad, al-Atashana, Maqalat Qabir, Maqalat Saqir e al-Dama, a sud-ovest di Raqqa. L’Esercito arabo siriano e le Forze Nazionali di Difesa liberavano al-Suqanah, mentre la Quwat al-Nimr e le forze tribali governative liberavano Abu Hamad e Salim Hamad sull’Eufrate, a sud di Raqqa. Il 5.to Corpo dell’Esercito arabo siriano era entrato ad al-Suqanah da tre assi, sud, sud-ovest e sud-est, costringendo i terroristi dello Stato islamico a ritirarsi, mentre nei combattimenti veniva eliminato l’emiro del SIIL Muaiya al-Hadirimi al-Zabarjandi, facendo crollare le linee dei terroristi nella città. Nel frattempo gli aviogetti statunitensi effettuavano 44 incursioni su Raqqah, uccidendo almeno 90 civili, mentre le SDF bombardavano i quartieri Hisham ibn Abd al-Maliq, Nazlat al-Shahada e Masqan al-Saqar. el frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL ad Humimah, infliggendo gravi perdite ai terroristi.
Il 6 agosto, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Tal Alush, Tal Baruq, al-Qanamat, al-Maqabar, al-Tabani, al-Shamitiyah, al-Umal e al-Hamidiyah, a Dair al-Zur, eliminando numerosi terroristi e distruggendo 1 deposito di munizioni. Le truppe dell’esercito libanese liberavano diverse colline alla frontiera con la Siria, tra cui Tal Abu Ali e Tal Zalil al-Aqra, a Ras Balbaq, oltre a Tal Najasah e Tal Zanar nel Wadi Shabib. L’esercito libanese bombardava le posizioni del SIIL a Qirbat Davud, Ras al-Qaf, al-Washal, Jabal al-Muqayramah, Shamis al-Ash e Darb al-Arab, nel Ras Balbaq. Le truppe dell’Esercito arabo siriano eliminavano ad est di Hama, numerosi terroristi, tra cui Abu Isa al-Salbui, capo della sicurezza del SIIL di Uqayrabat, e liberavano Marimin, a sud-est di Ithriya. Le forze governative siriane liberavano Tal Abu Qulah, Zuhur Rasm al-Qun e Tul Milih, presso Suqanah.
Il 7 agosto, l’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL a Dair al-Zur, nelle regioni di al-Maqabar, Panorama, al-Baqaliyah, al-Mamal, Junayd, caserma Tamim, al-Umal, al-Hamidiyah, al-Tabani, al-Shamitiyah e al-Buytiyah, distruggendo un grande deposito di armi del SIIL ad al-Masrab. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL ad Um Sahriaj, al-Tibah, Tuaynan e Humimah, al confine delle province di Dair al-Zur ed Homs, distruggendo diversi centri di comando, autoveicoli ed attrezzature dei terroristi. Inoltre, venivano bombardati i concentramenti del SIIL ad al-Qashabiyah, al-Fasadah, Abu Habilat, Jani al-Bui, Daqilah al-Shumali e Salba, ad est di Hama. L’Esercito arabo siriano liberava Sharidah Sharqi e Tishrin 6, sull’Eufrate, e bombardava le posizioni dei terroristi sul Jabal al-Buliyah, a Madan, al-Qamisah, al-Jabar e al-Namisahin, distruggendo diversi centri di comando del SIIL. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberava Manuq, a sud-est della regione di Jub al-Jarah, distruggendo diversi autoveicoli dei terroristi del SIIL. Le truppe dell’Esercito arabo siriano, respingevano gli attacchi del SIIL su Dair al-Zur, infliggendo notevoli perdite ai terroristi presso al-Baqaliyah, al-Maqabar e caserma del 137.mo Reggimento. Nel frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL nel quartiere al-Sinah, a Tal Alush e al-Jafrah. I gruppi terroristici dell’esercito libero siriano Jaysh al-Asuad al-Sharqi, Jayh Maquir al-Thura, Ahrar al-Sharqi e Jaysh al-Sharqi formavano un comitato che invocava l’attacco su Dair al-Zur da Shadadi, a sud di Hasaqah, e chiedeva agli Stati Uniti di sostenerli in una guerra contro le forze siriane e le Unità di protezione del popolo (YPG) curde. L’Esercito arabo siriano liberava al-Duayqilah, presso la stazione di pompaggio T2 e al-Humimah, nel sud-est della provincia di Dair al-Zur. Il SIIL poche ore dopo la liberazione di al-Suqanah, attaccava la città, ma veniva respinto con perdite pesanti, lasciando all’Esercito arabo siriano il pieno controllo della città. Il 5.to Corpo dell’Esercito arabo siriano avanzava a nord di al-Suqanah, verso al-Qum e Tibah, ed eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Um Sahrij, Um Tuayinah, Tuyinan e al-Shandaqiyah, distruggendo 1 centro di comando. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano 100 kmq nella provincia di Suwayda, tra cui Tal Asadi, Tal Jarin, Tal Rayahin e Bir al-Sabuni, avanzando su Bir al-Sut.
L’8 agosto, diversi terroristi venivano eliminati a Dara dall’esplosione di in un deposito di armi a Qatibah al-Mahjurah. Ad Ayn Tarma e Jubar, ad est di Damasco, il Faylaq al-Rahman attaccava le posizioni di Ahrar al-Sham ed occupava Mudira. Inoltre, Faylaq al-Rahman scacciava Ahrar al-Sham da Irbin e dalle posizioni a Qafr Batayna e Saqaba, oltre ad attaccare le posizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham a Qafr Batayna, Hazah e al-Ashari. Il Jaysh al-Islam attaccava le posizioni del Faylaq al-Rahman ad al-Ashari, Bayt Sua e al-Aftaris. Nel frattempo, l’Esercito arabo siriano liberava piazze Manashir e Jaha, a Jubar. Le truppe dell’Esercito arabo siriano a Dair al-Zur distruggevano 2 centri di comando del SIIL nel quartiere al-Qasarat e bombardavano le posizioni del SIIL presso Panorama e nel Wadi al-Thardah. Aerei militari siriani e russi bombardavano le fortificazioni del SIIL ad est di Aqarib, eliminando decine di terroristi, mentre l’EAS respingeva l’attacco dell’Hayat Tahrir al-Sham ad ovest di al-Salamiyah, tra al-Satahiyat e Aydun. 5 autobombe di Jabhat al-Nusra venivano distrutte dall’EAS presso Jurin, a nord-ovest di Hama. L’Esercito arabo siriano accerchiava da ovest e da sud Madan, liberando diverse aziende agricole e insediamenti ad ovest della città, nel sud-est della provincia di Raqqa. Oltre 70 civili venivano uccisi o feriti dagli attacchi aerei degli Stati Uniti nella provincia di Dair al-Zur e a Raqqa.
Il 9 agosto, le truppe dell’Esercito arabo siriano respingevano l’attacco del SIIL sul Badiyah, tra le province di Homs e Dair al-Zur, nella regione di Humimah, distruggendo 11 autoveicoli. Terroristi del Faylaq al-Sham attaccavano le posizioni della liwa al-Huriyah dell’ELS sul Jabal al-Aqrad, a nord-est di Lataqia, uccidendone il capo Ahmad Jasam. Presso Humimah, nell’est della provincia di Hama, le forze siriane respingevano l’attacco del SIIL da tre direzioni su T2, eliminando almeno 80 terroristi ed 11 loro autoveicoli. L’Esercito arabo siriano liberava Qarab al-Qatana, a sud di Ithryia, sempre nell’est della provincia di Hama, eliminando 10 autoveicoli e 30 terroristi del SIIL, e a sud-est di Raqqa, gli aerei da combattimento siriani e russi bombardavano 5 posizioni del SIIL ad al-Suayda e a Madan. L’EAS bombardava le posizioni dei terroristi nei pressi di al-Daqilah, distruggendo 3 autoveicoli del SIIL. Le unità siriane respingevano i terroristi del SIIL da al-Muazafin, Panorama, Maqabar e al-Thardah, a Dair al-Zur, distruggendo le basi della ‘polizia islamica’ ad al-Qasarat e presso il vecchio aeroporto. Nel frattempo, l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL ad al-Sinah, al-Jabilah e al-Maqabar, eliminando numerosi terroristi. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Panorama e al-Baqiliyah. L’Esercito arabo siriano liberava Qa al-Sarat, Wadi al-Shab e le caserme della 133.ma, 143.ma e 154.ma Guarnigione, presso la frontiera con la Giordania, avanzando di 57 km nella provincia di Suwayda e quindi liberando l’intero confine Governatorato di Suwayda-Giordania. La base aerea di Jarah, ad est di Aleppo, veniva riattivata dalla SAAF che vi dispiegava gli aerei militari siriani e russi che effettuavano le diverse operazioni contro il SIIL ad est di Hama e a sud di Raqqa. L’Hayat Tahrir al-Sham radunava diverse organizzazioni terroristiche ad Idlib, tra cui Hizb al-Islami al-Turqistani e Suqur al-Sham. Gli attacchi degli aerei da combattimento degli USA uccidevano 36 civili nelle province di Raqqa, Dair al-Zur e Hasaqa. Nel frattempo, i terroristi del SIIL rimasti ad est di Salamiyah, fuggivano per evitare di essere accerchiati dall’Esercito arabo siriano che avanzava nelle province di Homs e di Hama. “Fuggono perché saranno presto senza dubbio circondati dalle nostre forze, che si collegheranno a Rasafah, tagliando le loro linee di rifornimento ad est di Salamiyah“.
Il 10 agosto, le forze armate siriane liberavano 20 isolati a Jubar e bombardavano le posizioni dei terroristi ad Ayn Tarma.

Trump, Israele ed Hezbollah

Wayne Madsen, SCF 08.08.2017Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avido di due minuti di attenzione, ha dimostrato la totale ignoranza della situazione politica in Libano durante la visita alla Casa Bianca del primo ministro libanese Saad Hariri. Durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump osservava a un sorpreso Hariri e al pubblico televisivo libanese: “Il Libano è sul fronte della lotta contro SIIL, al-Qaida e Hezbollah”. Trump aveva ragione sul Libano che combatte Stato islamico e al-Qaida, ma con l’aiuto di Hezbollah, il movimento libanese sciita con cui il governo Hariri mantiene una fragile, ma matura intesa politica. Trump seguitava commentando: “Hezbollah è una minaccia allo Stato libanese, al popolo libanese e all’intera regione. Il gruppo continua ad aumentare l’arsenale e minaccia di avviare un altro conflitto con Israele, combattendo costantemente. Con il sostegno dell’Iran, l’organizzazione alimenta anche la catastrofe umanitaria in Siria. Hezbollah ama ritrarsi come difensore degli interessi libanesi, ma è molto chiaro che i suoi veri interessi sono quelli suoi e dello sponsor, l’Iran”. Dopo la riunione e la conferenza stampa con Trump, Hariri fu costretto a correggerlo per non affrontare la caduta del governo a Beirut. Hariri ha detto: “Combattiamo SIIL e al-Qaida. Hezbollah è al governo, fa parte del parlamento e abbiamo un’intesa”. Non c’è dubbio che Trump, influenzato dagli agenti israeliani come il genero Jared Kushner, non fu informato sul ruolo cruciale di Hezbollah nel sostenere il governo Hariri, volendo causare una crisi politica libanese. Fortunatamente, Hezbollah non è caduto nella trappola e nello scontro indotto dagli israeliani alla Casa Bianca. Ovviamente Kushner aveva informato Trump sulla necessità di attaccare Hezbollah. Subito dopo i commenti di Trump su Hezbollah, il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Tenente-Generale HR McMaster licenziava un membro indesiderato, Ezra Cohen-Watnick, residuo dall’ex-Tenente-Generale Michael Flynn al Consiglio di sicurezza nazionale. Dopo che Flynn fu licenziato da Trump nel febbraio 2017, McMaster tentò di cacciare Cohen-Watnick, che cercava di usare settori dell’Agenzia Centrale d’Intelligence e dell’Agenzia d’Intelligence della Difesa, dove aveva lavorato, per rovesciare il governo dell’Iran. La rete propagandistica israeliana negli Stati Uniti e all’estero iniziò a rilanciare il vecchio slogan dell'”antisemitsimo” per criticare McMaster e chiederne il licenziamento da Trump. Immediatamente, “voci” cominciarono a circolare alla Casa Bianca, provenienti dalla cerchia di Kushner, secondo cui Trump pensava di dimettere McMaster da consigliere della sicurezza nazionale e mandarlo a comandare le truppe statunitensi in Afghanistan, una mossa simile ad Adolf Hitler che inviava i generali tedeschi ribelli sul “fronte russo”. La banda di Kushner aveva anche suggerito che Trump sia stato ingannato sulla situazione in Libano da Hariri, accusato di collusione con Hezbollah, il presidente libanese Michel Aoun, alleato politico di Hezbollah, forze armate libanesi, il direttore della Direzione generale della sicurezza libanese Abas Ibrahim e le organizzazioni di lobbying libanesi a Washington DC, cercando di “vendere” un’“agenda pro-iraniana” in Libano e Siria. Solo i cabalisti esperti che compongono la lobby israeliana, dalla ricca tradizione di cospirazioni autentiche, potevano inventarsi tale complessa teoria della cospirazione fittizia per completare la loro retorica isterica sul Libano.
Con Cohen-Watnick fuori al Consiglio di Sicurezza Nazionale e il nuovo capo dello staff di Trump, l’ex-Generale dei Marines John Kelly, che cerca di limitare l’accesso di Kushner all’ufficio ovale e il suo coinvolgimento nelle decisioni politiche sul Medio Oriente, forse Trump potrà essere istruito sul documentato sostegno militare, logistico e d’intelligence d’Israele ai gruppi sunniti jihadisti in Siria che combattono contro i militari siriani e i volontari di Hezbollah e Iran. Tuttavia, Trump odia ascoltare consigli da chiunque ne sappia di più di lui sugli affari internazionali, ovvero chiunque possieda una laurea in scienze politiche o storia. La vicenda di Trump con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sulle sanzioni contro il Qatar, ideate ad Abu Dhabi piratando i computer della Qatar News Agency, ne è un esempio. L’intera vicenda sembra essere stata ideata da Kushner, irritato dopo che il Qatar respinse la sua richiesta di un investimento da 500 milioni di dollari per il suo centro direzionale al 666 Fifth Avenue di Manhattan, e dall’ambasciatore filo-israeliano e anti-Qatar degli EAU a Washington Yusif al-Utayba. Trump preferiva seguire i consigli di Kushner, dei sauditi e degli emiroti che quelli di McMaster e del segretario di Stato Rex Tillerson. Trump ovviamente agiva da vecchio playbook neocon incontrando Hariri. È vero, Hariri è da tempo considerato un politico sunnita filo-saudita, a Beirut. Ma Hariri è primo ministro grazie a un accordo di condivisione del potere negoziato accuratamente, che ha visto Aoun diventare presidente, Hariri primo ministro e Hezbollah sostenere l’accordo di unità nazionale. Mentre Trump non ha la minima cognizione seria della politica internazionale, lo stesso non è vero per agenti come Kushner ed alleati nella Casa Bianca. È probabile che tali elementi filo-israeliani cercassero una crisi politica in Libano, per favorire Israele. Hezbollah, che ha avuto impressionanti successi militari contro le forze militari israeliane e che è riuscito ad indurire i propri sistemi di telecomunicazioni dall’aggressione israeliana, non ha abboccato all’esca di Kushner. Hariri ha pubblicamente riconosciuto e lodato il ruolo di Hezbollah nella sconfitta militare di al-Qaida e delle forze jihadiste dello Stato islamico sul confine settentrionale del Libano, definendolo “un grande successo”. Hariri dichiarava: “Abbiamo il nostro parere ed Hezbollah ha il suo, ma alla fine abbiamo un consenso col popolo libanese nell’economia, la sicurezza e la stabilità”. Il leader di Hezbollah, Nasrallah, evitava la trappola israeliana e wahhabita. Piuttosto che denunciare Trump per i commenti mal informati su Hezbollah, Nasrallah ha semplicemente detto che l’avrebbe evitato per non danneggiare Hariri e il suo entourage. Le parole di Hariri e il “no comment” di Nasrallah irritavano gli israeliani e i loro alleati wahhabiti a Riyad e Abu Dhabi, speranzosi di sconvolgere il quadro politico a Beirut.
Da anni israeliani e sauditi tentano d’imporre un governo radicale sunnita in Libano. I servizi d’intelligence di entrambi i Paesi sono coinvolti nell’assassinio con un’autobomba a Beirut, nel novembre 2005, del padre di Hariri, l’ex-primo ministro Rafiq Hariri. Ciò fu confermato da un comitato delle Nazioni Unite guidato dall’ex-procuratore canadese Daniel Bellemare, che concluse che Rafiq Hariri fu assassinato da una “rete criminale”, non dall’intelligence siriana o da Hezbollah, come spacciato dalla propaganda neocon attiva a Washington DC e Gerusalemme. Infatti, l’intelligence libanese accertò che l’assassinio di Hariri e altre 22 persone fu opera di agenti siriani, drusi e palestinesi attivi in Libano agli ordini del servizio d’intelligence israeliano del Mossad. L’intera operazione fu progettata per attaccare Hezbollah, Siria ed alleati cristiani libanesi. Gli israeliani cercavano un casus belli per giustificare l’attacco occidentale alla Siria. La guerra con la Siria fu sospesa fino alla decisione errata dell’amministrazione Obama di sostenere le rivolte “arabe” in tutto il mondo arabo secolare. Trump, scientemente o inconsapevolmente, ha tentato di lanciare una bomba a tempo politica in Libano con i suoi commenti su Hezbollah. La politica libanese è maturata notevolmente dal 2005 ed Hezbollah, Hariri, Aoun e altre legittime voci politiche libanesi non cadranno mai nella trappola tesa da Gerusalemme, Riyadh e think tank israeliani a Washington.

Ezra Cohen-Watnick

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio a Parstoday: l’occidente non tollera un Venezuela libero politicamente ed economicamente (AUDIO)

Teheran (Pars Today Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista e analista di questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Lattanzio nell’intervento esamina vari aspetti e cause della volontà statunitense e occidentale nel destabilizzare il Venezuela.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.