La provocazione Skripal/Duma, un piano “umanitario” occidentale

David Macilwain, AHTribune 21 aprile 2018Alla luce della storia, il 14 aprile 2018 sarà considerato il giorno in cui tutto cambiò. Senza l’attacco missilistico alla Siria, le azioni dei criminali sarebbero passate inosservate e rimaste impunite. Ma ora, la loro suprema fiducia nella propria capacità di condurre “provocazioni” con impunità, ne sarà la rovina, se c’è una giustizia nel mondo e chi possa farla rispettare. È stato detto a Norimberga, e va ripetuto, che: “La guerra è essenzialmente malvagia: le sue conseguenze non si limitano solo agli Stati belligeranti, ma influenzano il mondo intero. Iniziare una guerra d’aggressione quindi, non è solo un crimine internazionale, è il crimine supremo che differisce solo da altri crimini di guerra contenendo in sé tutto il male cumulato“. Dalle particolari circostanze dell’attacco missilistico congiunto USA/Regno Unito/Francia alla Siria, in violazione del diritto internazionale e senza consenso parlamentare, si evidenzia la questione di tutti i crimini di guerra commessi da tali partner. Finora, con l’evidente determinazione calcolata, ma ottusa, di lanciare tale attacco, alcuni crimini precedenti potevano essere stati trascurati o scusati come errori. Ma ora non più. Come con qualsiasi ladro o frodatore congenito, l’eccessiva sicurezza porta a negligenza ed errori che non possono essere trascurati o nascosti. Di per sé, l’identificazione del BZ, farmaco paralizzante “di grado militare” NON fabbricato in Russia ma posseduto da Stati Uniti e Regno Unito, potrebbe non essere stato sufficientemente ad accendere i riflettori sui veri colpevoli dell’avvelenamento degli Skripal. Con l’aiuto di media corrotti ed incuranti, molti crimini commessi dall’impero sono stati nascosti o usati contro le vittime; e l’abbattimento dell’MH17 vi si distingue. Ma il BZ non era il solo. Svelare candidamente la presenza di “Novichok o composti correlati” in campioni ambientali, dalla “purezza molto elevata”, implicando che fosse prodotto da un solo Stato, diede il via al gioco. Come spiegato con cura dagli esperti russi, e chi metterebbe in dubbio l’esperienza dei russi nel fabbricare armi chimiche, tali sostanze generalmente mantengono “elevata purezza” solo per poche ore, al massimo pochi giorni prima di degradarsi o evaporare. A seguito dell’apparente disaccordo sul luogo in cui gli Skripal sarebbero stati contaminati dal “Novichok” altamente tossico, la conclusione finale che si trattava della maniglia della porta casa sembra essere improvvisata per adattarla a una narrativa in via di sviluppo e alla sequenza temporale degli eventi che si svolgevano lontano, in Siria. Non solo le vittime dell’ultra-mortale agente nervino non mostravano sintomi di avvelenamento per tre ore, dopo essere usciti di casa, ma il team dell’OPCW che prelevò i campioni ambientali arrivò tre settimane dopo. Tali dettagli portavano la Russia a concludere che i punti campionati furono contaminati col “Novichok” molto tempo dopo che gli Skripal avevano lasciato casa, da agenti sconosciuti ma con accesso all’area riservata. Quattro giorni dopo l’attacco simbolico sugli impianti di armi chimiche smantellati e abbandonati dalla Siria, coi trenta missili che riuscivano a penetrare le difese aeree siriane, l’OPCW si riuniva a L’Aia per discutere i risultati dei test sugli Skripal. Per coincidenza, un gruppo dell’OPCW arrivava a Damasco, incaricato di visitare il sito del presunto attacco a Duma su richiesta della Russia. (Questa richiesta di verifica delle false accuse occidentali fu fatta dalla Russia una settimana prima dell’attacco, allo scopo d’impedire azioni pericolose e ingiustificabili).
Come se per mano di un grande orchestratore, i Paesi responsabili o complici dell’uso delle “armi chimiche” s’incontravano a Londra su argomenti di discussione quali: “L’uso della Russia di armi chimiche” e “Le capacità informatiche della Russia”. Eppure, in entrambi i casi la presunta colpevolezza della Russia fu nettamente smentita e il riflettore puntato sul governo di Theresa May. A Duma, i disperati tentativi delle potenze occidentali d’impedire all’OPCW dal visitare il sito dell’attacco, senza trovare nulla, si combinarono con le accuse infondate sulle forze russe e siriane che distruggevano le prove, con interviste assai sospette a locali che sostenevano di essere stati colpiti dall’attacco al “cloro”. A presentare tali testimonianze fu il Guardian, sostenendo che i medici erano intimiditi dal governo siriano, quando in realtà erano partiti sugli autobus coi mercenari jihadisti che sostenevano. Tali storie erano in contrasto con le prove e le testimonianze ottenute dagli investigatori russi e da giornalisti indipendenti. In modo piuttosto bizzarro, la scoperta di un impianto di armi chimiche a Duma, abbandonato dai terroristi, fu segnalata dai media mainstream, ma successivamente ignorata. Era presente all’inizio di un articolo che presentava in altro modo la solita narrativa contraddittoria. Alla fine, la maggior parte dei telespettatori avrebbe probabilmente dimenticato ciò che gli fu detto, immaginando di aver visto il laboratorio chimico dove il Presidente Assad creava personalmente i suoi missili tossici, pieno di odio e su ordine del Cremlino. “Agli ispettori dell’OPCW fu impedito di visitare il sito dell’attacco chimico in Siria” fu la notizia principale dei bollettini del giorno, con la notizia delle scoperte dell’OPCW sull’avvelenamento di Skripal citata in seguito. Sebbene le “affermazioni” della Russia siano state menzionate, venivano respinte da OPCW e dai governi dei Paesi NATO che serve. Se non fosse stato per Sergej Lavrov che rilasciava i risultati confidenziali del laboratorio Spiez in Svizzera, che testò sui campioni degli Skripal la presenza di un altro agente da guerra chimica e quasi del tutto estraneo, sicuramente non ci sarebbe mai stata menzione: “Riferendosi alle affermazioni di Lavrov sulla scoperta del BZ, Marc-Michael Blum, capo del laboratorio dell’OPCW, dichiarava alla riunione: “I laboratori hanno confermato l’identità della sostanza chimica applicando procedure esistenti e consolidate. Non c’era altra sostanza chimica identificata dai laboratori. Il precursore del BZ a cui si fa riferimento nelle dichiarazioni pubbliche, comunemente noto come 3Q, era contenuto nel campione di controllo preparato dal laboratorio dell’OPCW in conformità con le procedure di controllo di qualità esistenti. Altrimenti non ha nulla a che fare coi campioni raccolti dal team dell’OPCW a Salisbury“.” Con tale semplice affermazione, Blum effettivamente si dava le credenziali di strumento di pressione politica, rovinando quelle dell’OPCW. Evitando di negare l’affermazione di Lavrov che BZ o suo precursore furono trovati nel campione, ne confermò invece la presenza e l’accusa di Lavrov di scorrettezza proponendo una spiegazione del tutto implausibile, che il precursore del BZ provenisse dal campione di controllo. Se non è necessario citare un riferimento scientifico su qualcosa di così fondamentale per ogni analisi scientifica come i campioni di controllo, il testo sui campioni di “controllo di qualità” per l’analisi della cromatografia liquida/spettrometria di massa dovrebbe bastare: “I campioni vergini devono essere il più vicino possibile nella composizione dei campioni analizzati (matrice di corrispondenza). I campioni QC vengono generalmente preparati alla rinfusa e analizzati a intervalli regolari per monitorare la precisione e il bias del test. L’accettazione dei dati di solito dipende dai campioni QC quantificati con successo entro limiti predefiniti. È routine rianalizzare una parte dei campioni di test per dimostrare che la precisione del dosaggio è controllata (rianalisi del campione in corso – ISR). Questo perché i campioni di prova sono spesso sottilmente diversi dai campioni controllati. Ad esempio, i campioni biologici possono contenere metaboliti, dove i campioni di QC no. Devono essere predisposti criteri predefiniti per consentire la valutazione dei set di dati replicati”. Per una revisione dettagliata e tecnica dell’analisi degli agenti da guerra chimica, vedasi qui, in particolare notando l’estrema differenza strutturale tra agenti nervini, agenti vescicanti e agenti incapacitanti. La formula del “Novichok” o A234 può essere vista qui, mentre la sua relazione con altri agenti nervini organofosforici del tipo Sarin è chiara, non ha la minima somiglianza con agenti incapacitanti fentanil o 3-quinuclynidil benzilato – BZ. Questa dissomiglianza si applica anche ai prodotti di degradazione del BZ – “3Q” e la frazione benzilata del doppio anello benzenico. Riferirsi a questi come “precursori” è ugualmente fuorviante. È anche chiaro che il processo analitico per rilevare BZ è molto diverso da quello per gli agenti nervini, in particolare dopo la loro degradazione nel corpo. Il campione di controllo per tale analisi presumibilmente sarebbe stato BZ o suo prodotto di ripartizione 3Q.
In un’intervista straordinaria con Stephen Sackur della BBC, Sergej Lavrov dichiarava che “Perdiamo gli ultimi residui di fiducia nei nostri partner occidentali“. E anche se Sackur sembrava incapace di comprendere o persino considerare le parole di Lavrov, le conseguenze della dichiarazione rilasciata subito dopo l’attacco missilistico in Siria, spiega in modo inequivocabile perché tale fiducia è persa. Per la Russia ed alleati, l’inevitabile conclusione che le “provocazioni” di Skripal e di Duma siano parte integrante del medesimo grossolano inganno dagli stessi Stati, Regno Unito, Stati Uniti e Francia, significa che i precedenti eventi simili, usati da tali Paesi per promuovere i loro obiettivi geopolitici, vanno considerati probabili “provocazioni”. Considerando cosa ciò significhi per il progetto “umanitario” europeo e statunitense, usato per giustificare l’interferenza negli affari di altri Paesi quando ostacolano gli obiettivi occidentali, il recente sfogo di Mahdi Hasan di Intercept illustra la profondità di tale inganno. Elencando tutti i crimini che i sostenitori “liberali” e “umanitari” dell’opposizione siriana hanno usato per giustificare l’interferenza occidentale in Siria, Hasan identifica in realtà tutte le menzogne dette su Bashar al-Assad e l’Esercito arabo siriano. Oggi ci sono circa otto milioni di “apologeti di Assad” a Damasco che tifano il loro eroico leader e il loro eroico esercito, che nonostante tutto prevalgono sulle orde terroristiche e i loro sostenitori criminali di guerra di Londra, Parigi e Washington. Per loro almeno, questa era l’ultima provocazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Washington non ha i mezzi per vincere in Siria

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 21.04.2018Mentre l’amministrazione Trump e i suoi alleati Francia e Regno Unito dichiaravano l'”attacco aereo coordinato” sulla Siria un successo, “missione compiuta”, uno sguardo più attento rivela che l’attacco, lungi dal successo, non è null’altro che la conferma che l’agenda degli Stati Uniti in Siria era e continua ad essere il cambio di regime, un’agenda che ha subito un drastico fallimento e non ha alcuna possibilità. In effetti, l’ultimo attacco conferma che gli Stati Uniti ora non hanno una strategia sulla Siria. L’assenza di strategia ancora una volta indica che gli Stati Uniti hanno perso in Siria e che non hanno abbastanza forze sul campo, ovvero gruppi di agenti per influenzare la situazione. Anche se gli Stati Uniti lo desideravano, l’attacco e il suo esito hanno ancora dimostrato che tali attacchi non possono e non cambieranno l’equilibrio interno di potere, attualmente detenuto dalla Russia sostenuta dagli alleati. E se l’amministrazione Trump sperava che l’attacco missilistico, per quanto coordinato e pianificato, contro un “regime malvagio” avrebbe suscitato una nuova rivolta in Siria, non è accaduto. Quindi, la domanda: cosa ha apportato l’attacco per rafforzare la posizione degli Stati Uniti in Siria? Niente di encomiabile! Ma rivela i piani futuri degli Stati Uniti. D’altra parte, l’attacco era un messaggio ai cosiddetti “ribelli” e gruppi jihadisti a continuare a terrorizzare la Siria, mentre gli Stati Uniti continueranno a fornirgli supporto aereo occasionale oltre a inviare armi. Se tale approccio, ironia della sorte, è nella migliore delle ipotesi contraddittorio, in quanto contrario all’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump di combattere e sconfiggere lo SIIL, mostra anche che continuando a bersagliare la Siria con tali attacchi aerei, gli USA vogliono impedire alle forze siriane di liberare il territorio preso da SIIL e altri gruppi di agenti e jihadisti finanziati dall’estero. In altre parole, mentre Stati Uniti ed alleati non sono riusciti a “cacciare Assad”, il piano per spartire la Siria sul “modello bosniaco” è ancora attivo, continuando a prenderla di mira con tali attacchi; l’intenzione è d’indebolirne la capacità di liberare il territorio perduto, circa il 30 per cento ancora sotto il controllo diretto e indiretto degli Stati Uniti. Mentre gran parte del territorio controllato dagli Stati Uniti si trova nella regione nord-orientale coi giacimenti petroliferi da cui proveniva il 90% della produzione petrolifera pre-bellica, ma che attualmente non produce abbastanza petrolio per mantenere un governo locale, non è il nord-est a cui Stati Uniti ed alleati sono veramente interessati; sono le Alture del Golan, che Israele occupò illegalmente nel 1981, e che ora punta a prendersi il resto. Ci sono almeno due ragioni importanti per Israele e Stati Uniti per occupare questa regione. Primo, usarla come cuscinetto contro Hezbollah ed Iran, e poi le risorse petrolifere appena scoperte che interessano molto il connubio USA-Israele, costantemente prese di mira dalle forze israeliane negli ultimi mesi. La suddivisone della Siria consentirebbe pertanto a Israele di annettersi le alture del Golan.

Il piano funzionerà?
Ma tale suddivisione sarebbe possibile per Stati Uniti ed alleati, o tale piano avrà lo stesso destino della missione di cacciare Assad? L’attacco aereo USA alla Siria, col sostegno militare di Regno Unito e Francia e riconoscimento diplomatico d’Israele, rivelava anche che le maggiori configurazioni regionali ed extra-regionali avvengono non solo sul fronte occidentale, ma anche su quello orientale, il più importante è tra Russia e Cina sulla questione siriana. Ciò è abbastanza evidente dal modo in cui il governativo Global Times dipingeva lo scenario denunciando gli Stati Uniti per le loro azioni drastiche. Un editoriale descriveva l’attacco e il suo pretesto degli Stati Uniti come inventato, un’ulteriore prova che gli Stati Uniti giustificano gli interventi con “motivi ingannevoli”, mostrando “disprezzo per capacità militari e dignità politica della Russia”. Sebbene i molteplici interessi della Cina in Siria non possano essere ignorati, l’approccio della Cina allo scenario attuale riflette quanto sia vicina alla prospettiva russa e che un’alleanza strategica formale tra Russia e Cina sulla Siria non va semplicemente esclusa. Ciò è particolarmente vero perché, come GT dichiarava, Stati Uniti ed alleati cercano di mostrare la “forza dell’occidente” al resto del mondo. “Forse persino Trump e la sua squadra non hanno idea di cosa vogliano in Siria. Potrebbero voler mostrare la potenza di Stati Uniti e occidente, inviare un avvertimento ai potenziali oppositori e rafforzare l’unità dell’occidente”, affermava l’editoriale. Qui è evidente che la politica degli attacchi degli Stati Uniti e l’obiettivo di dividere la Siria in sfere d’influenza sono autolesionistiche portando al riavvicinamento tra Russia e Cina, presenti direttamente in Siria, e rendendo molto più difficile a Stati Uniti ed alleati raggiungere i loro obiettivi. La Cina, come pure Russia, Turchia e Iran, notano correttamente che la ‘politica missilistica’ degli Stati Uniti e l’aggressione d’Israele faranno della Siria l’innesco di una conflagrazione maggiore, richiedendo una risposta adeguata che impedisca alle potenze occidentali d’allargare l’instabilità dal Medio Oriente all’Asia centrale e orientale.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Curdi di nuovo con le spalle al muro, di fronte a uno specchio

Dominique Arias, Mondialisation, 17 aprile 2018Quando abbiamo gli Stati Uniti come alleati, non abbiamo bisogno di nemici!
Cinica come l’autrice, la frase è della signora Nu, cognata di Ngo Din Diem burattinaio della Repubblica del Vietnam dal 1955 al 1963, assassinato con suo fratello dalla CIA su ordine di JF Kennedy. Furono sospettati di volere un compromesso con la resistenza comunista per porre fine alla guerra prima che il Vietnam finisse per essere completamente distrutto. Quando seppe del colpo di Stato e dell’omicidio di suo marito e suo cognato da parte di chi li mise al potere, la signora Nu, come tutta la diaspora vietnamita negli Stati Uniti, notoriamente anticomunista e mafiosa, capì chi erano veramente questi “alleati” da cui dipendevano totalmente. Kennedy fu assassinato solo 20 giorni dopo. Dopo la loro sconfitta ad Ifrin, i curdi siriani hanno ovviamente capito ciò che per dei resistenti comunisti implica l’idea paradossale di subordinarsi agli obiettivi militari del Paese più anticomunista del mondo, e farsene loro alleati. Con pieno ripensamento, le fazioni curde litigano, rivedono le alleanze, le priorità, i loro sogni; contano i ranghi, narrano dei loro morti e valutano il costo delle promesse non mantenute. Quei loro “alleati” delle forze speciali statunitensi, inglesi e francesi, ma anche loro, quando erano impegnati a difendere la Siria prima di tutto, e a parlare di indipendenza o autonomia solo dopo la fine della guerra. A questa condizione, l’Esercito arabo siriano si ritirò dalle aree a maggioranza curda, per concentrarsi sulla difesa delle grandi città, lasciando i curdi a difendere “i propri territori” contro lo Stato islamico attratto irresistibilmente dal petrolio. I curdi sarebbero stati ricompensati più tardi, secondo i loro meriti. Oggi sono con le spalle al muro, i curdi si fronteggiano, schiacciati nelle loro roccaforti dall’esercito turco, la più potente forza della NATO dopo gli Stati Uniti, abbandonati dai loro “alleati” non meno che dai russi e dall’Esercito arabo siriano. Ieri, le uniche truppe di terra della “Coalizione internazionale” combatterono lo SIIL per cedere il controllo dei giacimenti petroliferi agli Stati Uniti; domani dovranno affrontare l’esercito turco per difendere le basi statunitensi, inglesi e francesi installate nel Rojava. E ora capiscono che i loro “alleati” francesi, statunitensi e inglesi non combatteranno mai con loro, figuriamoci contro l’esercito di un Paese membro della NATO.

Vittorie ingannevoli
Dall’inizio della guerra, i curdi siriani, non meno degli occidentali di sinistra, hanno imparato a nascondere il paradosso vedendo gli statunitensi armare ELS (anti-Assad) ed islamisti di al-Qaida (notoriamente vicini allo SIIL) e i comunisti curdi, e qualsiasi cosa possa un giorno o l’altro opporsi militarmente allo Stato siriano guidato da Assad. Difendere ciecamente le posizioni più aggressive di Obama, Trump, Hollande, Macron, Cameron, May NATO, al-Qaida e comunisti curdi, non era indecente per gli occidentali di sinistra. In Francia sostengono i curdi contro SIIL tanto ferocemente quanto l’ELS contro Assad e Putin, e di fatto, gli islamisti alleati di Erdogan (che salutò l’attacco a Charlie Hebdo) contro un governo secolare, e i generali della NATO contro il diritto internazionale, solo per sapere che così si era di sinistra e pacifisti. Oggi l’ELS combatte i curdi a fianco dell’esercito turco, mentre lo SIIL riprende forza nelle aree occupate dalla “Coalizione internazionale” degli Stati Uniti. E i circoli di sinistra occidentali, incapaci di interrogarsi, sostengono Jaysh al-Islam a Duma e i curdi ad Ifrin, senza nemmeno capire che sono nemici giurati e che i loro interessi sono diametralmente opposti. Il loro unico punto in comune: il sostegno della NATO e della sinistra! Bellissimo gioco degli inganni! Soddisfacente sul divano, di fronte al mantra delle informazioni rilassante. Ma sul fronte, i curdi s’interrogano, lanciano invettive, si dividono… contano i loro morti, presenti e futuri, prima di tornare a combattere, ma per chi? Contro chi? Perché? Per quanto? Poiché sono di gran lunga le prime vittorie dello SIIL, dove il nemico sfugge all’avanzata dopo poche settimane, qualche giorno di combattimenti. Gennaio 2015, Kobane! I combattimenti sono in corso da settembre. Dopo mesi, i curdi riescono finalmente a riprendersi la città. Bombardata dalla “coalizione”, viene distrutta al 70%. Ci furono più di 1600 morti. Nel piano statunitense, se ELS ed alleati islamisti potevano prendere città e villaggi allo SIIL senza sparare un colpo (i loro combattenti credono nei miracoli), i curdi dovettero soffrire, meritarsi le vittorie. Dovevano “indurirsi”, resistere nelle loro conquiste perché, per decenni, avrebbero dovuto continuare a difendere i campi petroliferi e le basi statunitensi del Rojava contro SIIL, turchi, Iraq, Esercito arabo siriano, ecc. Come spiega Wikipedia (filo-occidentale), “Kobane e il suo cantone sono strategici per i curdi delle YPG, l’ala armata del PYD, perché la perdita rovinerebbe il progetto di un Kurdistan autonomo in Siria e renderebbe impossibile creare un Rojava unito collegando i tre cantoni curdi“. Dopo la perdita di Ifrin, va detto che in fondo l’autonomia in Siria era forse meglio di questa indipendenza in mimetica ad vitam æternam. Ma i loro “consiglieri militari” francesi e statunitensi avevano giurato che Assad non avrebbe mai vinto, che sarebbe caduto rapidamente. Oggi la Siria è quasi completamente libera dalle forze mercenarie islamiste mantenute dai loro “alleati” della “Coalizione internazionale”; gli ultimi “ribelli” che non hanno abbandonato l’ELS combattono a fianco dell’esercito turco; lo SIIL, in terapia intensiva, non ha nemmeno abbastanza per pagare i suoi mercenari; e i pilastri della NATO (Francia, USA, UK) sono costretti a violare il diritto internazionale in modo plateale, anche quando i loro coreografi producono una carneficina chimica che non può essere rintracciata. Qual è il punto?

Obiettivi e fiasco
Dall’inizio del conflitto, la balcanizzazione di Siria e Iraq in diverse entità nemiche su base etnico-religiosa veniva data come inevitabile. Fino all’inizio dell’intervento russo, lo SIIL fu presentato come aver definitivamente conquistato un vasto territorio comprendente parte della Siria e dell’Iraq. Altre parti della Siria vennero considerate definitivamente acquisite dai “ribelli”, sostenuti dalle potenze occidentali e dalle monarchie del Golfo, e il Kurdistan riunito (Rojava) alla fine comprendeva anche parte della Siria, poco più del terzo a nord-est, da Ifrin ai confini orientali della Siria, parte dell’Iran e del Kurdistan iracheno, in gran parte autonomo e filo-USA dal rovesciamento di Sadam Husayn. Le carte di questa mappa erano quasi pronte al Pentagono sin dagli anni 2000 e apparivano sui media con le offensive riuscite dello SIIL contro l’Esercito arabo siriano. Ma i contorni rimanevano poco chiari e flessibili come i confini eternamente mobili d’Israele. Contro lo SIIL, le “forze della coalizione” gettavano (o contrabbandavano) tonnellate di (obsolete) bombe nel deserto, senza risultati sulle sue espansione ed impressionanti parate militari: centinaia di pickup nuovi di zecca armati di mitragliatrici pesanti o carichi di truppe fresche. Ma mai un singolo “missile intelligente” fu lanciato contro solo una delle sue posizioni più ostentate (come la fabbrica Lafarge, dove si trovavano le forze speciali francesi). Sorprendentemente l’incapacità di arginare la formidabile espansione dello SIIL, propagandata all’unanimità come incredibilmente invincibile, gli occidentali affermarono che l’unico modo per limitarlo era legittimarne retroattivamente le conquiste riconoscendo ufficialmente il Califfato come Stato, presentato anche come possibile soluzione per porre fine agli attentati in Europa. Tra i media alternativi e dissidenti, sempre più ricercatori si chiedevano perché l’aviazione della coalizione non avesse tagliato le linee di rifornimento dello SIIL, distruggendo le enormi linee di camion che trasportavano verso i confini turco, giordano e iracheno ciò che veniva saccheggiato dalla Siria (petrolio, grano, fosfati e altri frutti del saccheggio di banche e siti archeologici sotto il suo controllo). Militarmente, era davvero l’ABC della strategia. Ma tale saccheggio, che portò miliardi di dollari allo SIIL, rafforzò gli effetti terribili del drastico embargo imposto dall’occidente alla Siria per anni lanciando una popolazione distrutta, vittima di una guerra d’aggressione da parte di mercenari notevolmente attrezzati e sostenuti apertamente da una ventina di Paesi, tra cui alcune delle principali potenze militari ed economiche del mondo. Questa situazione durò quasi due anni. Naturalmente, fin dall’inizio dell’offensiva, la Russia usò massicciamente i propri “missili intelligenti” contro tutte le linee di rifornimento dello SIIL, distrutto le linee di camion per miglia e gran parte dei suoi depositi di munizioni e di petrolio ai confini dei Paesi alleati della coalizione occidentale. Esangue a sua volta ed incapace di pagarsi i mercenari, lo SIIL inesorabilmente e definitivamente collassò dopo neanche un anno, nonostante le veementi proteste delle grandi potenze occidentali, che sempre sminuivano obiettivi e risultati abbaglianti di questa offensiva cercando di prendersene il merito, continuando a bombardare il deserto e lodando i suoi “colpi chirurgici ultra-precisi” che eliminavano uno ad uno i capi dello SIIL che, d’altronde, resuscitavano ad intervalli di pochi mesi. Le uniche vittorie non russe contro lo SIIL furono di Esercito arabo siriano, Hezbollah, truppe iraniane e forze curde che “difendevano ferocemente i loro territori”, consentendo lo schieramento delle forze siriane nelle aree più vitali del Paese.Erdogan e il futuro del Rojava
Nel novembre 2015, in seguito alla distruzione di un aereo russo da parte dell’aviazione turca guidata dal Pentagono, la Turchia perse la maggior parte dei propri turismo ed esportazioni con l’embargo russo particolarmente grave e doloroso per l’economia turca. L’anno seguente, Erdogan iniziò improvvisamente a eliminare tutti gli agenti della CIA che infestavano i rami del tessuto sociale, economico e militare (le reti di Fethullah Gülen) e tutti i suoi oppositori, giocando su tutti i tavoli contemporaneamente: filo-russo, filo-occidentale, pro-NATO, anti-NATO, ecc. Ma il suo atteggiamento generale è ora più in linea con la strategia russa che con quella degli occidentali, che ancora gli rifiutano l’integrazione nell’UE e la libera circolazione dei cittadini turchi nell’area Schengen. In una notte, Erdogan cessò di sostenere lo SIIL, ma non il resto della nebulosa mercenaria islamista, che gradualmente collassa davanti l’Esercito arabo siriano sostenuto dalla Russia dalla parte occidentale del Paese alle rive dell’Eufrate. Il terzo orientale della Siria rimane sotto il controllo della “coalizione internazionale”, cioè le forze speciali di Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Quando Trump annunciava l’imminente ritiro delle forze statunitensi dalla Siria, escluse chiaramente (e anche i media occidentali) l’idea che il Rojava e i suoi giacimenti petroliferi possano un giorno essere di nuovo parte della Siria o che ne abbiamo mai nemmeno veramente fatto parte; perché continuava a costruire basi militari proprio mentre annunciava il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria. Non c’è quasi alcuna altra possibile interpretazione di tale curioso paradosso. Nel 2018, l’annuncio della nuova decisione degli USA di armare ulteriormente i curdi siriani innescò l’offensiva turca su Ifrin, a cui né le forze siriane né quelle russe potevano rispondere militarmente, perché la Carta della NATO stabilisce in modo molto esplicito che qualsiasi Paese membro le cui forze o territorio fossero attaccati militarmente da una potenza esterna all’Alleanza atlantica dovrebbe ricevere immediatamente in sostegno l’intervento militare da parte di tutti gli altri Stati membri della NATO, ancora sotto il comando militare degli Stati Uniti. Denunciata pubblicamente come “approvata da Mosca”, “complicità del regime siriano”, “invasione” e “smembramento della Siria con la complicità di Putin e Assad, a danno del popolo siriano”, tale mancata reazione di russi e siriani irritò enormemente i Paesi della “coalizione internazionale” perché li privava ancora del pretesto all’intervento militare e poneva i loro “alleati curdi”, privi di alcun sostegno, contro uno degli eserciti più potenti della NATO. Scacco Matto: le forze curde non contavano ed erano costrette a ripiegare in rotta verso Sud ed Est. I curdi orientali abbandonarono le posizioni arrivando di rinforzo, ma invano e ripiegavano. Il Rojava viene amputato e il sogno dell’indipendenza gravemente danneggiato come quello del “supporto degli alleati”. Nel frattempo, le forze siriane e russe prendono il completo controllo dei sobborghi di Damasco, dove gli occidentali mantennero a caro prezzo le fazioni islamiche più dure, protette da uno scudo umano e mediatico-umanitario dall’inizio della guerra: la popolazione locale, tenuta in ostaggio e schiavizzata. (Questo è l’unico vero vantaggio dei guerriglieri urbani sostenuti dai pilastri della NATO, oltre al vantaggio mediatico di poter demonizzare a volontà l’unico modo per difendersi: combattere in città). Scacco Matto, il folle è caduto.

La NATO drogata dal captagon bombarda l’ONU
Nell’aprile 2018, i 3 pilastri della NATO (Francia, USA, UK), sempre più apertamente battuti in ogni dove, provavano di tutto per sbloccare la situazione provocando ancora una volta le condizioni per l’intervento militare diretto. “Se i russi ci affondano un cacciatorpediniere!” Data la crescente riluttanza degli alleati tradizionali, avevano bisogno almeno del sostegno della propria gente. Eccitare il pubblico innescando, fin da prima delle elezioni russe, l’affare Skripal, una vasta campagna anti-russa incentrata sull’irresistibile necessità di Mosca di ricorrere alle armi chimiche, e la necessità di decidere con urgenza su questo tema, senza attendere l’approvazione delle Nazioni Unite, permanentemente bloccate dall’antagonismo dei membri permanenti. (Questo almeno oscura il fatto che la Russia è l’unico Paese occidentale il cui presidente è eletto al primo turno col 70% dei voti e col sostegno del popolo, che i nostri presidenti o primi ministri non oserebbero sognarsi neanche sotto estasi, LSD o captagon). E subito dopo, lanciare un attacco virtuale con l’arma chimica nell’ultima roccaforte islamica del Ghuta, per alzarsi indignati come un sol uomo e decidere di colpire spietatamente “il regime siriano e i suoi alleati e complici” senza aspettare l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite, né l’ombra di una prova (e per una buona ragione!) Troppo tardi! Anche prima di aver avuto il tempo di reagire, Duma, l’ultima roccaforte “ribelle” del Ghuta era già liberata dall’Esercito arabo siriano. I loro alleati islamisti si arresero chiedendo perdono. Non ci sono prove di un attacco chimico e furono intercettate le comunicazioni tra autorità inglesi e loro alleati islamisti che attestavano la richiesta del Regno Unito di approfittare della risposta siriana alla provocazione del Jaysh al-Islam (bombardamenti di Damasco) per montare una “psyop” per accusare Assad del massacro con armi chimiche. Intrappolati dal loro clamore, i pilastri della NATO furono costretti dai loro stessi media e portavoce ad eseguire, in un’atmosfera di vigliaccheria e disapprovazione generale, il loro attacco, più soli che mai, lanciando più di un centinaio di questi famosi “missili intelligenti” che non si sono mai degnati di utilizzare contro il cosiddetto loro “obiettivo principale”, lo SIIL. La maggior parte fu intercettata dalla contraerea siriana. “Settantuno” diventava “diciassette”, e i media occidentali sfacciatamente cercavano di prendere in giro Assad, il cui regime “si vanta di averne abbattuto 17” su cento, ma furono intercettati 71 missili. Preferendo il ridicolo, l’occidente s’è totalmente impantanato nel virtuale e nella negazione di un deprimente fiasco. Macron inizia a ragliare un miserabile cocoricò in coro col suo capomafia. “Tutti i missili francesi hanno raggiunto i loro obiettivi!”. Crediamo alla sua parola! Ma quali obiettivi? Il bombardamento di una fabbrica di armi chimiche o anche di un sito di stoccaggio di armi chimiche nei sobborghi di una grande città avrebbe lasciato migliaia di morti e causato un disastro ecologico! In mancanza di una foglia di fico, si prende una lente d’ingrandimento? Erdogan, più opportunista che mai, applaudiva alla distruzione di una fabbrica di lavapiatti, una fabbrica di vernici e di un centro di ricerca di agronomia. Putin, che li aveva lasciati sperare in una risposta militare contro le loro navi da guerra, reagiva diplomaticamente attribuendo tutto il merito della difesa all’Esercito arabo siriano, da solo, avanzando le sue pedine denunciando al Consiglio di sicurezza un’altra flagrante violazione del diritto internazionale (di cui il mondo prende atto), dei pilastri della NATO, sulla base ancora una volta di informazioni inventate, come in Jugoslavia, Iraq, Libia (e presumibilmente Afghanistan). Scacco al re! I pilastri della NATO mantengono le loro posizioni, con l’appoggio dei loro temporanei alleati nel Consiglio di sicurezza, ma sono ora in una posizione molto difficile per poter affermare la legittimità della loro presenza permanente nella Siria orientale, per non parlare della loro legittimità nel difendere il Rojava contro l’esercito turco, che promette di ritirarsi a beneficio della Siria solo quando i peshmerga curdi avranno deposto le armi e accettato di abbandonare la lotta armata.
L’obiettivo principale dei pilastri della NATO è stato comunque raggiunto, in pieno, è la Carta delle Nazioni Unite e l’obbligo di rispettare le regole del diritto internazionale e della diplomazia, anche dei pilastri della NATO, che si allontanano sempre più e apertamente desiderano vedersene permanentemente esentati. Scacco matto? Per chi? Dipende in particolare dai curdi: se politicamente rimangono sempre a sinistra e desiderano vivere in pace, o se invece preferiscono andare definitivamente a destra… dell’Eufrate… al servizio della NATO e in guerra contro l’ONU. Quando abbiamo gli Stati Uniti come alleati, non abbiamo bisogno di nemici!Dominique Arias è traduttrice freelance per Investig’Action e Mondialisation, e occasionalmente autrice di sintesi di informazioni sugli stessi argomenti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La lunga marcia della Siria

A cura di Alessandro LattanzioLe grandi vittorie schiaccianti recentemente realizzate dall’Esercito arabo siriano e dalle forze alleate, specialmente nel Ghuta orientale, sono una continuazione della marcia inarrestabile iniziata dagli eroi dell’indipendenza nazionale che combatterono gli occupanti ottomani e francesi, che con gravi sacrifici costrinsero a lasciare la terra natale. La costanza dei siriani oggi è ispirata dall’eredità degli eroi che ottennero l’indipendenza. Le azioni eroiche e valorose di Yusif al-Azmah, dello sceicco Salah al-Ali, del sultano Basha al-Atrash, ed altri, sono una fonte inesauribile d’ispirazione del popolo e dell’esercito siriani nella battaglia contro il terrorismo taqfirita e dei loro sponsor. L’Esercito arabo siriano e le forze alleate reprimono le organizzazioni terroristiche in tutte le città siriane in difesa della Patria e dei valori di giustizia e libertà, scongiurando l’estremismo e la sovversione taqfira. Gli eroi dell’Esercito arabo siriano seguono le orme degli antenati che ottennero l’indipendenza liberando ogni centimetro della patria dal terrorismo esportato in Siria da 83 Stati, allo scopo di distruggere il Paese e suscitare una guerra settaria nel popolo siriano per facilitare il piano sionista contro la Siria e la regione araba. Mentre il popolo siriano celebra il 72° anniversario dell’Indipendenza, è deciso ad intensificare la lotta al terrorismo taqfiro e ai suoi sostenitori. Le celebrazioni di quest’anno coincidono con le vittorie realizzate dagli eroi dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi di al-Qaida e SIIL in diverse aree siriane, la più recente delle quali è stata la liberazione del Ghuta orientale e lo sradicamento delle organizzazioni terroristiche ivi presenti da sei anni.
Oggi si ricordano con grande orgoglio i sacrifici di chi si rifiutò d’inchinarsi o arrendersi. La lotta del popolo siriano iniziò immediatamente dopo la decisione dell’esercito francese di entrare in Siria. Dal crollo dell’Impero ottomano, gli Stati colonialisti Francia e Gran Bretagna si divisero immediatamente la patria araba secondo il famigerato Accordo Sykes-Picot, come se fosse una loro eredità. La Francia pose la Siria sotto la propria influenza ed emise il famigerato Ultimatum Guru prima d’inviare lo stesso Guru ad occupare la Siria. I combattenti siriani, guidati dall’allora ministro della Difesa Yusif al-Azmah si riunirono a Maysalun per respingere le forze d’invasione francesi. Sapendo che affrontavano l’esercito francese armato fino ai denti, e nonostante l’accettazione di re Faysal dell’Ultimatum Guru, al-Azmah insistette ad affrontare i francesi a Maysaloun per dirgli che la loro presenza in Siria non sarebbe stata facile come pensavano. Al-Azmah e i suoi affrontarono gli occupanti francesi con armi semplici in confronto alle armi sofisticate dell’esercito invasore francese. Al-Azmah cadde martire insieme a decine di suoi amici, accendendo la scintilla di una lotta incessante. Rivolte e tumulti divamparono nel Paese. Nella costa, lo sceicco Salah al-Ali guidò la rivolta, uno dei primi atti di resistenza alle forze francesi, alleandosi con le altre rivolte nel Paese. Nel tentativo di estinguere le rivolte che divamparono ovunque, i francesi decisero di dividere la Siria in mini-Stati basati su principi religiosi. Ma il popolo siriano respinse ciò, perché tali divisioni minacciavano la coesistenza pacifica che caratterizzata la Siria da sempre. L’inesorabile resistenza siriana culminò nel 1925 quando il sultano al-Atrash annunciò la Grande Rivoluzione Siriana. Nelle battaglie a Qafr, Mazra, Musayfira, Golan e Majdal, le forze francesi furono umiliate. La rivoluzione dilagò in Siria e le battaglie continuarono fino al 1927, quando i francesi furono costretti a riconoscere l’indipendenza della Siria e ad avviare negoziati coi nazionalisti siriani. I colloqui portarono alla firma del trattato del 1936 con cui la Francia riconobbe l’indipendenza della Siria. La Francia, tuttavia, non l’onorò e cercò di imporre il proprio dominio sul Paese con vari metodi. Perciò, la resistenza armata continuò inesorabilmente fino all’aprile 1946.
La storia si ripete. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna cercano di rianimare i propri sogni colonialisti sostenendo i terroristi taqfiri che operano in Siria con tutti i mezzi possibili. Ma il popolo e l’esercito siriani hanno sventato tale cospirazione. Ispirandosi alle imprese valorose degli eroi dell’indipendenza, il popolo e l’esercito siriani continueranno la lotta fin quando ogni centimetro delle terre siriane sarà libero da ogni terrorista. Il popolo siriano, armato di un’alta consapevolezza e dell’unità nazionale, non permetterà ai cospiratori di minare la Siria e realizzare i loro sinistri tentativi. I grandi raduni che hanno celebrato il Giorno dell’Indipendenza Nazionale e le vittorie dell’Esercito arabo siriano inviano un messaggio chiaro al mondo, il popolo siriano sostiene l’Esercito arabo siriano fino all’eliminazione dell’ultimo terrorista taqfiro. Il popolo e l’esercito siriani adempiono a ciò che gli antenati ottennero, rafforzando l’indipendenza dopo aver eliminato l’ultimo terrorista in patria.70 anni di trame della CIA in Siria
La CIA sostenne un colpo di Stato di destra in Siria nel 1949. Un agente della CIA coinvolto nel colpo di Stato scrisse diversi libri a riguardo. Douglas Little, professore del dipartimento di storia della Clark University osserva: “Dati declassificati di recente… confermano che dal 30 novembre 1948, l’agente della CIA Stephen Meade s’incontrò segretamente col colonnello Zaym almeno sei volte per discutere della “possibilità di una dittatura sostenuta dall’esercito“. (“Guerra fredda e azione segreta: Stati Uniti e Siria, 1945-1958“, Middle East Journal, Winter 1990, p. 55)
Già nel 1949, la repubblica araba, di recente indipendente, rappresentò un’importante base per i primi esperimenti della CIA nelle azioni segrete. La CIA incoraggiò segretamente un colpo di Stato militare di destra nel 1949. Il motivo per cui gli Stati Uniti l’avviarono? Little spiega: “Alla fine del 1945, l’Arabian American Oil Company (ARAMCO) annunciò piani per la costruzione della Trans-Arabian Pipe Line (TAPLINE) dall’Arabia Saudita al Mediterraneo. Con l’aiuto degli Stati Uniti, ARAMCO si assicurò i diritti di passaggio da Libano, Giordania e Arabia Saudita. Il diritto di passaggio siriano fu bloccato in parlamento. In altre parole, la Siria era l’unico ostacolo al redditizio oleodotto”. Nel 1956, i funzionari di NSA e CIA elaborarono l'”Operation Straggle” per attuare un colpo di Stato “anticomunista” appoggiato dagli Stati Uniti in Siria. Nel 1957, la CIA pianificò un altro colpo di Stato, nome in codice “Operation Wappen“. Dopo che la trama fu smascherata, gli Stati Uniti cercarono un altro modo per rovesciare il governo siriano: “Dopo che il tentato di colpo di Stato fu scoperto, governo e media statunitensi iniziarono a descrivere la Siria come “satellite sovietico”. Un rapporto dell’intelligence suggerì che l’Unione Sovietica avesse consegnato “non più di 123 MiG” al Paese. Il reporter Kennett Love in seguito disse che “c’erano davvero” non più di 123 MiG, “Non ce n’erano proprio”. Nel settembre 1957, gli Stati Uniti dispiegarono una flotta nel Mediterraneo, armarono parecchi vicini della Siria e incitarono la Turchia a schierare 50000 soldati al confine. Il segretario di Stato John Foster Dulles suggerì che gli Stati Uniti invocassero la “dottrina Eisenhower”, la rappresaglia alle provocazioni, e tale intenzione fu successivamente confermata da un rapporto militare. Alcun Stato arabo descrisse la Siria come provocatrice e gli schieramenti militari furono ritirati. Sempre nel 1957, il presidente degli USA e il primo ministro inglese si accordarono per avviare ancora un cambio di regime in Siria. Lo storico Little osserva che la trama del colpo di Stato fu scoperta e sventata: “Il 12 agosto 1957, l’esercito siriano circondò l’ambasciata USA a Damasco. Affermando di aver sventato un complotto della CIA per rovesciare il presidente neutralista Shuqri Quwatly ed installare un regime filo-occidentale, il capo del controspionaggio siriano Abdulhamid Saraj espulse tre diplomatici statunitensi…” Il capo del controspionaggio siriano Saraj reagì rapidamente il 12 agosto, espellendo Stone e altri agenti della CIA, arrestandone i complici e ponendo l’ambasciata USA sotto sorveglianza. Ancora più importante, la Siria aveva anche il controllo di una delle principali arterie petrolifere del Medio Oriente, il gasdotto che collegava i giacimenti petroliferi iracheni alla Turchia. Il rapporto diceva che una volta creata la paura necessaria, incidenti di frontiera e scontri di confine inscenati avrebbero dato il pretesto per l’intervento militare iracheno e giordano. La Siria doveva essere “fatta apparire sponsor di complotti, sabotaggi e violenze contro i governi vicini“, dice il rapporto. “CIA e SIS dovevano usare le proprie capacità nel campo psicologico e nell’azione per aumentare le tensioni“. Il piano prevedeva il finanziamento di un “comitato siriano libero” e l’armamento di “fazioni politiche paramilitari ed altri attivisti” in Siria. CIA e MI6 avrebbero istigato rivolte interne, ad esempio da parte dei drusi nel sud, liberando i prigionieri politici detenuti nella prigione di Mazah ed istigando la Fratellanza musulmana a Damasco.
I documenti della CIA del 1983 mostrano che gli Stati Uniti pianificarono: “L’orchestrazione segreta di minacce militari simultanee contro la Siria da tre Stati confinanti ostili: Iraq, Israele e Turchia… Va considerata la possibilità di orchestrare una credibile minaccia militare contro la Siria al fine d’indurre almeno qualche cambiamento moderato nelle sue politiche”. I documenti della CIA mostrano che nel 1986 la CIA elaborò piani per rovesciare la Siria provocando tensioni settarie. I neoconservatori pianificarono nuovamente un cambio di regime in Siria nel 1991. Il generale Wesley Clark, che comandò i bombardamenti della NATO della guerra in Kosovo, disse: “Mi torna in mente… un incontro del 1991 con Paul Wolfowitz. Nel 1991, era sottosegretario alla Difesa per la politica, posizione numero 3 al Pentagono. E io ero andato a vederlo quando ero generale a 1 stella al comando del National Training Center. Dissi: “Signor Segretario, sarà felice dell’esibizione delle truppe con Desert Storm”. E lui disse: “Sì, ma non proprio, perché la verità è che avremmo dovuto sbarazzarci di Sadam Husayn, e non l’abbiamo fatto… Ma una cosa che abbiamo imparato dalla Guerra del Golfo Persico è che possiamo usare il nostro esercito nella regione, in Medio Oriente, e i sovietici non ci fermeranno. E abbiamo circa 5-10 anni per ripulire quei vecchi regimi clienti sovietici; Siria, Iran, Iraq, prima che la prossima grande superpotenza arrivi a sfidarci”.
Nel 1996, neocon statunitensi ed israeliani sostennero: “Indebolimento, contenimento e persino riduzione della Siria…” Il generale Clarke affermò nel 2001 che il Pentagono aveva nuovamente pianificato un cambio di regime contro la Siria: “Ero passato al Pentagono subito dopo l’11 settembre. Circa dieci giorni dopo andai al Pentagono e vidi il segretario Rumsfeld e il vicesegretario Wolfowitz. Scesi di sotto per salutare alcuni dello Stato Maggiore che erano soliti lavorare con me, e uno dei generali mi chiamò. Disse: “Signore, deve entrare per parlarle un secondo”. Dissi, “Beh, sei troppo occupato”. Disse, “No, no. Abbiamo deciso di entrare in guerra con l’Iraq”. Questo fu il 20 settembre. Così tornai a vederlo poche settimane dopo, e in quel momento bombardavamo l’Afghanistan. Dissi: “Stiamo ancora andando in guerra con l’Iraq?” E lui disse: “Oh, è peggio”. Allungò la mano sulla scrivania, prese un pezzo di carta e disse: “L’ho appena fatto scendere dal piano di sopra”, intendendo dall’ufficio del segretario della Difesa, “oggi”, e disse: “Questo è un promemoria che descrive come attaccheremo sette Paesi in cinque anni, a partire dall’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e infine Iran“.” Michel Chossudovsky osserva: “La suddivisione proposta di Iraq e Siria è ampiamente modellata su quella della Federazione Jugoslava divisa in sette “Stati indipendenti” (Serbia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia (FYRM), Slovenia, Montenegro, Kosovo). Secondo Mahdi Darius Nazemroaya, la nuova divisione dell’Iraq in tre Stati rientra nell’ampio processo per ridisegnare la mappa del Medio Oriente. La suddetta mappa fu preparata dal tenente-colonnello Ralph Peters. Fu pubblicata sul giornale delle forze armate nel giugno 2006, Peters è un colonnello in pensione della National War Academy statunitense. Sebbene la mappa non rifletta ufficialmente la dottrina del Pentagono, fu usata in un programma d’addestramento presso il Defense College della NATO per alti ufficiali“. (Vedasi I piani per ridisegnare il Medio Oriente: il piano per un “nuovo Medio Oriente”, Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, novembre 2006)
Un cablo diplomatico statunitense del 13 dicembre 2006 rivela come il governo USA (USG) cercasse le debolezze del governo di Assad da sfruttate per minarlo. William Roebuck, incaricato d’affari presso l’ambasciata USA a Damasco, disse riassumendo il cablo: “Crediamo che le debolezze di Bashar siano nel modo in cui sceglie di reagire a questioni incombenti, percepite o reali, come il conflitto tra riforme economiche (comunque limitate) e trincerate, forze corrotte, questione curda e minacce al regime dalla crescente presenza di islamisti in transito. Questo cablo riepiloga la nostra valutazione su queste vulnerabilità e suggerisce che potrebbero esserci azioni, dichiarazioni e segnali che l’USG può inviare per ampliare le probabilità che tali opportunità si presentino”. Roebuck sostenne che gli Stati Uniti dovevano destabilizzare il governo siriano coordinandosi strettamente con Egitto ed Arabia Saudita per alimentare le tensioni confessionali tra sunniti e sciiti, anche promuovendo timori “esagerati” sul proselitismo sciita tra i sunniti e preoccupazioni per “la diffusione dell’influenza iraniana” in Siria sotto forma di costruzione di moschee ed attività economiche. Gli Stati Uniti iniziarono a finanziare l’opposizione siriana nel 2006… e ad armarla nel 2007. L’ex-ministro degli Esteri francese Roland Dumas disse che la Gran Bretagna aveva programmato azioni segrete in Siria già nel 2009. Disse alla televisione francese: “Ero in Gran Bretagna due anni prima delle violenze in Siria, per altri affari. Incontrai alti funzionari inglesi che mi confessarono che preparavano qualcosa in Siria. Questo in Gran Bretagna non negli USA. La Gran Bretagna preparava l’invasione della Siria”. Nafeez Ahmed nota: “Le e-mail trapelate dalla società d’intelligence privata Stratfor, incluse le note di un incontro coi funzionari del Pentagono, confermano che dal 2011 l’addestramento delle forze speciali di Stati Uniti e Regno Unito dell’opposizione siriana era ben avviato. L’obiettivo era far “collassare” il regime di Assad “dall’interno“.”La verità di Duma
Il 7 aprile veniva inscenato nella città di Duma, a pochi chilometri da Damasco, un finto attacco chimico, propagandato poi dai “caschi bianchi” che filmarono la scena. I media occidentali accusarono, sulla base di tali video artefatti, la morte di 575 civili per mano del governo siriano. Stati Uniti, Regno Unito e Francia, accusando l’attacco di avere natura chimica ed essere opera di Damasco, il tutto senza avere alcuna prova o attendere alcuna indagine, ma semplicemente affermando di avere dell'”intelligence classificata”, cioè che non poteva essere resa pubblica, che gli dava “certezza” che Damasco avesse lanciato l’attacco chimico, proprio nel momento in cui le forze governative liberavano Duma. Nel frattempo, Mosca avvertiva per diversi giorni che si preparava una provocazione, un falso attacco chimico nel Ghuta orientale inscenato dai “caschi bianchi”, ma da attribuire al governo siriano per giustificare l’attacco militare occidentale a supporto dei terroristi sconfitti sul campo dall’Esercito Arabo Siriano. Sulla base di tali accuse infondate, l’occidente quindi effettuava l'”attacco missilistico” del 14 aprile, condotto da una coalizione di forze statunitensi, inglesi e francesi contro la Siria. L’attacco avvenne poche ore prima che gli investigatori dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Proibizione delle Armi Chimiche arrivassero sul luogo del presunto attacco chimico, per determinare se ci fosse stato davvero e ad opera di chi. Ma dopo tale attacco missilistico, fallito, i media occidentali intervistavano dei testimoni residenti a Duma. L’“Agence France-Presse” (AFP) intervistava Marwan Jabar, studente di medicina che aveva assistito al presunto attacco chimico, il quale affermò che, “Alcune vittime soffrivano di asma ed infiammazione polmonare. Ebbero cure di routine e alcune furono persino mandate a casa, non avendo alcun sintomo da attacco chimico. Ma alcuni estranei arrivarono creando caos e cospargendo la gente di acqua, e alcuni di loro filmavano la scena“. Inoltre, il giornalista Robert Fisk, dell’“Independent”, si recava a Duma per parlare col personale medico della città. Qui, un medico siriano, Asim Rahaibani, dichiarava al giornalista inglese Fisk che i pazienti che avevano ricoverato nel locale ospedale non erano avvelenati da gas, ma afflitti da carenza di ossigeno, essendo rimasti chiusi per giorni in tunnel e scantinati pieni di spazzatura, soprattutto quando la notte del 7 aprile, i bombardamenti scatenarono una tempesta di polvere sulla città vicina a Damasco. Rahaibani gestiva la “clinica sotterranea Punto 200″; “Ero con la mia famiglia nel seminterrato di casa a trecento metri da qui, quella notte, ma tutti i dottori sanno cosa successe. Ci fu un pesante bombardamento su Duma, quella notte c’era vento ed enormi nuvole di polvere cominciarono ad infiltrarsi negli scantinati dove vivevano i civili. La gente cominciò ad arrivare soffrendo di ipossia, assenza di ossigeno. Poi qualcuno alla porta, un “casco bianco”, gridò “gas!”, e cominciò il panico. La gente iniziò a gettarsi l’acqua a vicenda. Sì, il video fu girato qui, è vero, ma chi vi appariva erano persone che soffrivano d’ipossia, non d’intossicazione da gas“. I “caschi bianchi”, affermò Fisk, “Sono in parte finanziati dal ministero degli Esteri inglese e la maggior parte degli uffici locali era gestita da gente di Duma. Ho trovato i loro uffici distrutti non lontano dalla clinica del dott. Rahaibani. Una maschera antigas era rimasta fuori da un contenitore di cibo forato e una pila di sporche mimetiche giaceva in una stanza…. Il posto era pieno di capsule, attrezzature mediche e fiale, lenzuola e materassi rotti”. Nel frattempo, sempre a Duma, unità russe trovavano un deposito di sostanze adatte alla produzione di armi chimiche; secondo lo specialista della difesa chimica Aleksandr Rodionov, “Le sostanze scoperte, come il tiodiglicole e la dietanolamina, sono necessarie per la produzione del gas mostarda. Inoltre, nel deposito fu trovato un cilindro contenente cloro, simile a quello usato dai terroristi per allestire la storia del falso attacco chimico. Si può concludere che tale laboratorio fu utilizzato dai gruppi terroristici per la produzione di sostanze velenose“. L’ex-comandante delle forze speciali inglesi (SAS) maggiore-generale Jonathan Shaw intanto dichiarava: “Perché Assad dovrebbe usare armi chimiche in questo momento? Ha vinto la guerra. Non è solo una mia opinione, è condivisa dai comandanti delle Forze Armate statunitensi. Non c’è alcun fondamento logico per un coinvolgimento di Assad. Ha convinto i ribelli a lasciare le aree occupate sugli autobus. Ne ha ripreso il territorio. Allora, perché dovrebbe preoccuparsi di gassarli? I jihadisti e i vari gruppi d’opposizione che combattevano contro Assad avevano più motivi per lanciare un attacco con armi chimiche e farne sembrare Assad responsabile. Il loro motivo era coinvolgere gli statunitensi nella guerra, dopo che Trump aveva detto che gli Stati Uniti avrebbero lasciato la Siria affinché altri risolvano la guerra“. Le stesse opinioni furono espresse dall’ammiraglio Lord West, ex-capo della Royal Navy. “Se dovessi consigliare il Presidente Assad, perché dovrei usare armi chimiche a questo punto? Non ha alcun senso. Ma dei gruppi d’opposizione jihadista potrei capire perché lo farebbero”.Fonti
Daily Mail
Global Research
Independent
Syria Times
The Duran
The Duran

“Non è successo niente in Siria; l’occidente è perduto”

Histoire et Societé, 15 aprile 2018
Un’analisi di alto livello di Emmanuel Todd sulla situazione in Siria e l’impero dopo il bombardamento della coalizione occidentale su Damasco.
Sono un po’ rassicurato perché non è successo nulla. Seguendo la stampa anglo-statunitense, come faccio ogni mattina, si era in modalità russofoba. In realtà, ciò che appariva dai traffici inglesi, equivalenti a una narrativa, l’ascesa di una sorta di russofobia totalmente misteriosa, che meriterebbe un’analisi. E gli ultimi sviluppi diplomatici erano statunitensi e Trump che emanavano tweet minacciando un massiccio attacco, ecc. E i russi rispondere, ascoltate bene, se è giusto useremo la nostra difesa antiaerea e questo sistema che fa paura a tutti, l’S-400, presumibilmente il miglior sistema di difesa aerea del mondo. E c’era semplicemente la possibilità di una grande guerra e resa dei conti, cioè la rivelazione della fine del gioco a poker, dato che in realtà non sappiamo di cosa i russi sono capaci. L’S-400 potrebbe distruggere tutto ciò che vola, portando a dieci minuti dalla fine dell’impero statunitense. O ci sarebbe stato il fallimento dell’S-400 scatenando di nuovo gli Stati Uniti. Ma qui, si sparavano petardi per negoziare coi russi. C’era una dinamica anti-russa in ascesa con infine statunitensi, inglesi e francesi bastonati dai russi. Quindi si ritorna al nulla. Allo stato attuale delle informazioni, sono piuttosto rassicurato.

La Russia è una potenza che fa da contrappeso militare agli Stati Uniti
Parlo da un punto di vista a priori favorevole al mondo anglo-statunitense. Sono francese, ma siccome la Francia è intrappolata nell’euro che non controlla e le sua azioni non contano, non hanno importanza. Quindi ciò di cui sono veramente preoccupato quando leggo la stampa occidentale è che impazzita. Cioè, la visione del mondo su cui i cittadini occidentali vengono intrattenuti, su una Russia iperpotente, minacciosa, tentacolare, totalitaria, ecc., è in realtà un’allucinazione. La Russia ha un regime che chiamo democrazia autoritaria. Putin è eletto. C’è un certo controllo degli organi di stampa, ma i russi sono informati. Tutti concordano sul fatto che sono favorevoli alla politica di Putin. La Russia è un Paese che avrebbe poco più di 140 milioni di abitanti, cioè dieci volte meno il cosiddetto mondo occidentale. È un Paese che ha appena trovato stabilità e sicurezza sociale. Il tasso di suicidi collassa, come quello degli omicidi. Una certa fiducia sociale vi è stata appena restaurata. La vera ragione della popolarità di Putin è semplicemente che dopo la crisi per l’uscita comunista, i russi si sentono meglio, hanno un futuro. La fertilità cresce, sebbene si fletta un po’. Ed è vero, questo Paese è tornato alla parità nelle tecnologie militari. Non c’è dubbio che ha compiuto una svolta tecnologica. E infatti, la Russia sembra l’unica forza al mondo in grado di opporsi, ad essere militarmente di contrappeso agli Stati Uniti. Se pensiamo all’equilibrio di potere, se rispettiamo la Costituzione americana, va detto che è un bene comunque! Perché l’idea che solo un Paese al mondo possa fare ciò che vuole non va bene dal punto di vista liberale. Anche se non ci piace la Russia, l’esistenza di un polo di stabilità che non ha reale capacità d’espansione, con una popolazione troppo piccola, dovremmo accettarla come buona notizia.
E in occidente, la Russia, non solo Putin, è un mostro lanciato oltre i criteri antropologici e familiari che non dovrebbero avere nulla a che fare con la geopolitica, come lo status degli omosessuali o qualcosa del genere. C’è una visione estremamente negativa della Russia. Tutti gli interventi russi, tutto ciò che i russi dicono è considerato satanico, bugiardo, ecc.

La febbre assolutamente incredibile delle grandi democrazie occidentali
E poi, ci comportiamo come se fossimo normali. Ma la verità è che nel mondo estremo occidentale, le tre prime democrazie occidentali, Francia, Regno Unito e Stati Uniti, cioè le nazioni che costruirono la democrazia, vanno considerate preda di un isterismo assolutamente incredibile. Un mondo in crisi… La verità è che in tali democrazie c’è instabilità e schizofrenia… Ho letto i testi di Putin e Lavrov, e avuto contatti recenti con l’ambasciata russa; il livello intellettuale dei diplomatici e dei leader russi è molto più alto di quello degli occidentali. Non potere capire la situazione se non notate questa asimmetria. Cioè, in un’intervista a Lavrov o un colloquio con Orlov, ambasciatore russo a Parigi, appaiono di gran lunga superiori alla gente del Quai d’Orsay. Hanno una visione della storia, del mondo, della Russia, dell’equilibrio di potere, dell’autocontrollo, che richiamano professionalità… Se si smette di leggere Le Monde e di crederci, e ci si chiede: beh, dov’è la razionalità, l’intelligenza, l’autocontrollo? Questo è ciò che importa.”Traduzione di Alessandro Lattanzio