L’Egitto va in guerra

Guadi Calvo, Resumen Latinoamericano, 16 febbraio 2018A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali, in cui l’ex-Generale Abdalfatah al-Sisi cerca la rielezione, decideva di dare impulso alla lotta al terrorismo wahhabita che ha portato, dal rovesciamento del presidente Muhamad Muorsi nel luglio 2013, a innumerevoli attentati a diversi obiettivi civili, militari e religiosi; dai posti di blocco, come quelli nel luglio 2015 in Sinai, quando una serie di assalti coordinati provocò la morte di almeno 50 poliziotti, all’attentato alla moschea sufi di al-Ruda, a Bir al-Abad, 40 chilometri da al-Arish, capitale della provincia settentrionale del Sinaí, il 24 novembre scorso, il peggiore attentato nella storia del Paese con 305 morti, di cui 27 bambini, e circa 200 feriti. Nel dicembre 2016 un altro attentato alla chiesa di San Marcos, della minoranza copta di Cairo, causò circa trenta morti e 50 feriti; nell’aprile dello stesso anno un doppio attentato contro due chiese copte, ad Alessandria e a Tanta, provocarono 43 morti e 120 feriti. Un altro degli obiettivi più apprezzati dal terrorismo sono i centri turistici, causando il crollo della più importante fonte di risorse del Paese, con l’abbattimento del volo 9268 della compagnia aerea russa Kogalymavia; un Airbus A321 che trasporta turisti dal complesso di Sharm al-Shaiq, sulle rive del Mar Rosso, a Mosca, uccidendone i 224 passeggeri. Tutti questi attentati furono rivendicati dal gruppo Wilayat Sinaí, legato allo SIIL, sebbene nel Paese ci siano altre organizzazioni terroristiche come Ajnad Misr (Soldati dell’Egitto) emerse nel gennaio 2014 con diversi attentati a Cairo, e Brigata al-Furqan e Gruppo salafita jihadista; questi due senza aver compiuto azioni. E nell’ovest del Paese, vicino al confine con la Libia è emerso l’haraqat Suad Misr (movimento del ramo egiziano) noto anche come movimento Hasam (decisione), strettamente legato ai Fratelli musulmani. Tale organizzazione avrebbe reclutato veterani provenienti da Siria ed Iraq, arrivati in Libia da entrambi i lati del confine. Il 20 ottobre, 58 agenti di polizia furono uccisi nell’oasi del Deserto Nero di Bahariya. Tali azioni terroristiche erano intimamente legate al rovesciamento di Mursi, il cui partito Libertà e Giustizia era il braccio politico della Fratellanza musulmana, organizzazione che fin dalle origini, nel 1928, è il serbatoio del fondamentalismo wahhabita, non solo in Egitto, a diffonderne la dottrina in molti altri Paesi islamici. La lunga storia dei Fratelli è costellata di estrema violenza. Nel dicembre 1948 assassinarono il primo ministro Mahmud Fahmi al-Nuqrashi, seguito da una sanguinosa campagna di attentati nella capitale. Nel 1954 tentarono di assassinare l’allora Presidente Abdal Gamal Nasser e furono uomini dei loro ranghi che assassinarono nel 1981 il presidente Anuar Sadat. L’attuale capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, si è formato dottrinalmente coi Fratelli. Nei giorni del colpo di Stato contro Mursi, i Fratelli musulmani scatenarono la guerra a Cairo e in altre città, provocando un numero mai definitivamente chiarito di morti, anche se la cifra si crede sia tra i 3 e i 5mila.
Il disordine nell’insicurezza è tanto fenomenico quanto economico, così al-Sisi ha dovuto attuare questa mobilitazione di truppe per trovare e distruggere le basi dei gruppi wahhabiti. Lo scorso novembre, al-Sisi ordinò ai Ministeri della Difesa e degli Interni un piano per sradicare il terrorismo nella penisola del Sinai, dove tali gruppi si sono insediati, protetti dai rapporti con alcune tribù presenti da secoli. Vi sono bande di irregolari e di contrabbandieri, che in molti casi fanno parte delle stesse tribù. Il risultato dell’ordine presidenziale è l’operazione “Sinai 2018” che comprende Sinai, Delta e aree desertiche ad ovest della valle del Nilo. A differenza delle operazioni “Aquila” del 2011 e “Diritto dei Martiri” nel 2015, questa volta sono coinvolte tutte le forze: Aeronautica, esercito, Marina, polizia e Guardie di frontiera, il che significa una mobilitazione senza precedenti nella guerra al terrorismo. Il piano, in pieno sviluppo, consiste nel sigillare i confini terrestri e marittimi per controllare il traffico di armi e impedire i movimenti della guerriglia. Gli spostamenti dei civili nelle aree interessate è vietato, anche per chi dovrebbe muoversi per motivi di salute. Le strade saranno trafficate dai civili solo a certe ore molto rigorose.

Primi risultati
Da quando è iniziata il 9, “Sinai 2018”, secondo i primi rapporti ufficiali, l’esercito insieme alla polizia ha effettuato 383 pattuglie e operazioni di ricerca in tutto il Paese. Mentre le truppe di stanza nel Sinai eliminavano circa 40 mujahidin e fatto circa 500 arresti, l’Aeronautica attaccava circa 200 campi, tra cui depositi di armi e esplosivi, laboratori per la produzione dei temibili IED (dispositivi esplosivi improvvisati), un centro di informazione e comunicazione, unità delle telecomunicazioni, e anche un dipartimento per la propaganda delle azioni e per il reclutamento. Inoltre, due tunnel sotterranei furono distrutti, di due metri di diametro, a una profondità di 25 metri e 250 metri di lunghezza, con un laboratorio per smantellare auto rubate, e collegamenti con diverse trincee nella zona di confine del Nord del Sinai. Furono rilevate e distrutte 79 trappole esplosive piantate nelle aree operative e 10 mine anticarro. 22 veicoli 4×4 e 58 motociclette venivano sequestrati. Le forze delle operazioni egiziane inoltre individuavano 13 campi di papaveri e cannabis e 7 tonnellate di droga. Allo stesso tempo, un carico di 1,2 milioni di pillole di Tramadol, un oppiaceo che agisce come analgesico, fu fermato. Mentre sul fronte occidentale l’esercito impediva un tentativo di contrabbandare armi e munizioni dal confine libico, distruggendo i quattro veicoli coinvolti, eliminandone tutti gli occupanti. Fonti militari rivelavano che il gran numero di detenuti forniva informazioni. Il governo al-Sisi è stato ripetutamente accusato di rapimenti, torture e uccisioni extragiudiziali, quindi è chiaro che dopo la fine dell’operazione, ci sarà una serie di denunce sulla violazione dei diritti umani dei terroristi.
L’operazione coordinata e aperta su due fronti, quella del Sinai e quella occidentale lungo il confine di oltre mille chilometri con l’instabile Libia, sostenute dall’Aeronautica e dalle Guardie di frontiera, impone il controllo totale. Mentre agenti di polizia e militari hanno creato quasi 500 punti di controllo sulle principali strade del Paese. L’operazione “Sinai 2018” ha avuto il sostegno del Papa Tawadros II della Chiesa copta ortodossa d’Egitto, delle autorità dell’Università di al-Azhar, l’istituzione culturale e religiosa più presente nel mondo musulmano. Inoltre al-Sisi, in meno di 48 ore riceveva la visita del segretario di Stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, che dava il suo sostegno al governo egiziano non solo nella lotta al terrorismo ma alle imminenti elezioni presidenziali, e di Sergej Naryshkin, il capo del Servizio d’Intelligence Estero della Russia. Il Presidente al-Sisi, con l’operazione “Sinai 2018”, cerca non solo di sconfiggere il terrorismo, ma anche di avviare la ripresa economica, e forse una guerra molto più sanguinosa contro lo SIIL.*Guadi Calvo è autore e giornalista argentino. Analista internazionale specializzato in Africa, Medio Oriente e Asia centrale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Difesa Aerea siriana respinge l’ultima aggressione israelo-statunitense

Alessandro Lattanzio, 10/02/2018Il 10 febbraio, aerei israeliani attaccavano diverse aree in Siria, ma la difesa aerea siriana abbatteva 2 aviogetti dell’IAF (1 F-16I Sufa e 1 F-15I Baaz), impiegando missili del sistema di difesa aereo S-125 Pechora-2M. I piloti si eiettavano, ma uno decedeva in seguito alle ferite. Gli israeliani avevano tentato di attaccare le postazioni dell’Esercito Arabo Siriano utilizzando 15 missili da crociera, quindi senza avvicinarsi allo spazio aereo siriano, ma la difesa aerea siriana abbatteva 13 dei missili israeliani, e uno dei jet israeliani veniva abbattuto nella regione al-Jalil, nel nord della Palestina, dal tiro di un’unità della difesa aerea siriana presso Qunaytra. Le difese aeree siriane (SyAAD) avevano abbattuto i missili più pericolosi, lasciando andare quelli che non avrebbero causato danni in territorio siriano. L’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv veniva chiuso e le sirene antiaeree suonavano nelle alture del Golan e nella Galilea. Subito dopo gli israeliani, per “rappresaglia”, attaccavano le postazioni dell’EAS nella regione meridionale della Siria, mentre le difese aeree siriane sventavano il nuovo attacco. “Il nemico israeliano all’alba aveva attaccato una postazione militare nella regione centrale, e le difese aeree siriane respingevano l’attacco colpendo più di un aereo”. In seguito gli israeliani attaccavano alcune postazioni nella regione meridionale, che le difese aeree respingevano ancora una volta. In seguito, le autorità israeliane facevano appello alla Russia per contribuire a ridurre le tensioni al confine con la Siria; questo a seguito di un incontro urgente tra il Primo ministro, il ministro della Difesa e altri alti funzionari israeliani. Il disinformatore Magnyer tentava di spacciare la tesi che gli aviogetti israeliani siano stati abbattuti da missili iraniani Shaheen, cercando di giustificare a livello mediatico la propaganda sionista. Ma il sistema di difesa Shaheen è la copia iraniana del sistema statunitense Hawk, ed è quindi incompatibile con la rete dei sistemi di difesa aerea siriana d’impronta sovietica-russa.
Tutto questo avveniva poche ore dopo che l’Esercito arabo siriano spazzava via ogni residua presenza di al-Qaida e Stato Islamico dai governatorati di Hama ed Aleppo, liquidando in poche settimane una sacca di 1100 kmq con 500 terroristi intrappolati dentro. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriane dichiarava lo sradicamento dei terroristi dello SIIL e dei gruppi affiliati nelle aree tra Qanasir, Aleppo, Sinjar e Sinah. Inoltre, la bufala della strage di soldati siriani nel bombardamento statunitense su Tabiyah e Qasham, presso Dayr al-Zur, svanisce con l’ammissione dello stesso Mattis che le forze d’occupazione statunitensi avevano colpito solo 2 carri armati delle milizie tribali governative siriane; probabilmente si trattava di due autoveicoli civili, dato che le autorità siriane riferivano di 40 civili uccisi o feriti. I timori negli USA riguardo a un coinvolgimento in Siria sono sempre più acuti; il senatore degli Stati Uniti Tim Kaine, membro del comitato per le relazioni estere e i servizi armati del Senato, criticava l’attacco degli Stati Uniti, “Anche se sono grato che nessun membro degli Stati Uniti o della coalizione sia stato ferito nell’attacco, sono gravemente preoccupato dall’amministrazione Trump che volutamente s’infila in un grande conflitto, senza il voto del Congresso ed obiettivi chiari“. Mattis stesso mostrava dei dubbi sugli eventi a Dayr al-Zur, definendola “situazione di perplessità“, non potendo dare “alcuna spiegazione sul perché” forze filogovernative avrebbero attaccato una base delle SDF. Come affermano chiaramente le fonti governative siriane, non c’è mai stata alcuna operazione siriana contro il territorio occupato dalle SDF, ma un’operazione di ricognizione contro le infiltrazioni dello SIIL nel governatorato di Dayr al-Zur.
Va notato che almeno un paio di presunti ‘giornalisti freelence’ in Siria, un presunto corrispondente russo e un noto mercenario statunitense, hanno amplificato e spacciato tale operazione da guerra psicologica e di disinformazione. Il falso corrispondente russo arrivava a dire che nell’azione statunitense erano morti “130 mercenari russi” della compagnia Wagner (!?), mentre il mercenario statunitense, due ore prima dell’attacco statunitense, aveva tweettato che forze siriane stavano per attaccare obiettivi detenuti dalle SDF nella regione, lanciando alle forze militari del proprio Paese un preallarme. Le autorità siriane dovrebbero mostrare estrema attenzione verso coloro che si presentano come amici, solo per poi monitorare con metodi, modalità e scopi poco chiari, le aree del territorio siriano sottoposte a maggior conflitto.

Nel frattempo, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Yaman, e cinque sue guardie del corpo, venivano uccisi presso Jisr al-Shughur, a sud d’Idlib, da disertori della stessa organizzazione terroristica, mentre un elicottero d’attacco turco Agusta/TAI T-129B ATAK veniva abbattuto dalle YPG ad al-Qudah, presso Raju, a nord-ovest d’Ifrin. I due piloti restavano uccisi. Un’unità dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra su Tal Hadada, ad est di Qinsiba, a nord di Lataqia, eliminando l’intero gruppo. Ad est di Damasco, tra Irbin e Harasta, la 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano liberava diversi edifici, numerose trincee e cinque tunnel occupati dai terroristi dell’Hayat Tahrir al-Sham. Inoltre, un distaccamento delle Forze di Difesa Nazionali (NDF) liquidava 12 terroristi dello SIIL, e ne sequestrava l’autocarro che trasportava missili anticarro AGM-114 Hellfire e dispositivi per il controllo dei missili.
Note
Anàlisis Militares
FNA
Global Security
al-Masdar
Moon of Alabama
Muraselon
Muraselon
Muraselon
Muraselon
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
SANA

L’invasione bloccata di Erdogan arruola al-Qaida, ex-cliente della CIA

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 7 febbraio 2018L’invasione dei terroristi filo-turchi del territorio d’Ifrin controllato dai curdi in Siria non va bene. Solo pochi giorni prima l’esercito turco subiva la peggiore giornata, con otto morti. Sei uccisi quando un carro armato Leopard 2 di fabbricazione tedesca veniva colpito da un missile anticarro (Konkurs russo) facendone detonare le munizioni. L’esplosione fu così grande che un altro soldato vicino fu ucciso assieme all’intero equipaggio di cinque uomini. Il numero ufficiale delle vittime di Ankara è ora di 16 morti e forse un centinaio di islamisti. Ciò significa che altre centinaia sono i feriti. Per queste perdite l’offensiva turca può vantare meno di 20 villaggi di confine tolti ai curdi (spesso quasi spazzati via dall’artiglieria). I turchi avanzavano da non meno di sette diversi punti, ma mai più di 6 chilometri, al massimo, dopo più di due settimane. Piuttosto che concentrare l’offensiva in pochi punti chiave e colpire duramente con un colpo decisivo, l’offensiva dei terroristi filo-turchi avveniva lungo tutto il fronte e tentava di avanzare dovunque in una sola volta, con risultati prevedibili. Forse l’effetto delle purghe militari di Erdogan dopo il colpo di Stato è stato maggiore di quanto pensato. Ciò che dovrebbe preoccupare i turchi è che i curdi non sembrano particolarmente impressionati dai loro sforzi, finora. Sono stati respinti, ma nonostante la schiacciante supremazia turca nell’artiglieria e nei corazzati, i curdi hanno potuto contrattaccare in numerosi luoghi e riprendersi un villaggio o una collina che avevano appena perso. Combattere per le proprie case gli da un morale superiore alla carne da cannone degli ex-ribelli filo-turchi.
Una cosa che l’offensiva turco-islamista ha ottenuto è stata annientare un antico tempio assiro di 3000 anni. Così, mentre Erdogan non ottiene alcuna grande vittoria sul campo, agisce proprio come gli islamisti più duri dello SIIL, che una volta sosteneva, cancellando l’inestimabile patrimonio culturale della Siria.
Turkey Untold@TurkeyUntold
Raid aereo turco distrugge ad Ayn Dara un tempio hittita, nel sito archeologico a sud di Ifrin.
16:54 – 27 gen 2018
Altre affermazioni sulla fama dell’offensiva “ramo d’ulivo” vedono gli islamisti mutilare il corpo di una combattente curda e filmare un curdo legato e bendato. Ma non preoccupatevi, forse l’impresa turca di Ifrin può ancora essere salvata, a tal fine la Turchia arruola gli infanticidi dell’Haraqat Nuradin al-Zinqi. Il gruppo fu salutato da Stati Uniti e dal Guardian come modello di “ribelli moderati” e ricevette sostegno adeguatamente ampio e PR. Ora è apertamente parte della coalizione HTS (Hayat Tahrir al-Sham) dominata da al-Qaida, ma è più famoso per un evento di due anni prima, quando i suoi uomini e capi si filmarono orgogliosamente decapitare un ragazzino palestinese del Campo profughi Handarat di Aleppo. (Il ragazzino fu accusato di “spionaggio” per conto della milizia palestinese filogovernativa Liwa al-Quds, a quanto pare meritando la decapitazione con un coltello da cucina dai lerci wahabbiti pesta mogli).
Il piano è che Zinqi colpisca da sud aggiungendosi alla pressione turca da nord, ovest ed est, ma non da Idlib occupata da al-Qaida. Bene, forse ciò cambierà le fortune dell’offensiva della Turchia, ma in realtà probabilmente ciò non succederà. Sarà necessario probabilmente che i soldati regolari turchi assumano anche l’incarico di fanteria. Ma almeno Zinqi tornerà ad esibirsi con questi tizi di nuovo:
Jenan Moussa@jenanmoussa
Che video questo…i ribelli filo-turchi presso Ifrin cantano la canzone jihadista “come abbiamo resistito a Groznij e in Dagestan. Come a Tora Bora. E ora Ifrin ci chiama”.
16:45 – 1 feb 2018Invincibili? Non proprio: perché i carri armati Leopard tedeschi sono così vulnerabili
Sputnik, 06.02.2018

Alla fine della scorsa settimana, i miliziani curdi distruggevano un carro armato Leopard 2A4 dell’esercito turco, con un lanciamissili anticarro sovietico nel corso dell’operazione di Ankara contro i combattenti curdi in Siria. Perché una cosa del genere è accaduta al presunto “indistruttibile” carro armato tedesco? Gli esperti militari indicano il compartimento vulnerabile delle munizioni come punto debole del Leopard-2. “È stato dimostrato ancora una volta che i tanto propagandati Leopard-2 hanno un difetto fatale, poiché la maggior parte delle munizioni vine immagazzinata nella sezione anteriore sinistra con una debole blindatura su entrambi i lati“, scrivono gli specialisti del Centro di Strategia ed Analisi della Tecnologia della Russia dopo aver visto un video del Leopard distrutto pubblicato dai miliziani curdi, aggiungendo che i primi carri armati Leopard-2A4 distrutti dall’esplosione delle munizioni a bordo riguardavano i carri armati che l’esercito turco perse combattendo lo SIIL nei pressi di al-Bab, in Siria, nel dicembre 2016. Gli esperti ritengono che il Leopard presso Ifrin sia stato apparentemente distrutto da un lanciamissili anticarro Fagot, sviluppato in Unione Sovietica nei primi anni ’70, circa un decennio prima che comparissero i primi carri armati Leopard-2. Ankara ha lanciato l’offensiva col sostegno dell’esercito libero siriano sulla città d’Ifrin, controllata dai curdi, mirando a proteggere i propri confini da ciò che chiama “esercito terrorista”, riferendosi ai gruppi militanti curdi dell’area. L’operazione, soprannominata Ramo d’Ulivo, è contro le YPG sostenute dagli Stati Uniti, considerate da Ankara affiliate al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), designato organizzazione terroristica in Turchia e molti altri Paesi. Damasco condannava l’operazione come cruda violazione dei suoi confini e delle leggi internazionali. La Russia esprimeva preoccupazione per la situazione umanitaria nella regione e chiedeva di preservare l’integrità territoriale della Siria.

Impiego dei missili anticarro ad Ifrin
Cassad, 6 febbraio 2018

Mappa che indica le aree in cui i curdi hanno colpito obiettivi turchi con missili anticarro.21 gennaio, un PTRK “Konkurs” colpiva un “Leopard 2A4
28 gennaio, una stazione di polizia di frontiera veniva colpita da un PTRK “Konkurs
30 gennaio, un ATGM “Tufan” (missile anticarro iraniano) colpiva un “Leopard 2A4
31 gennaio, un bulldozer, una stazione di polizia di frontiera e un bersaglio non identificato venivano colpiti da PTRK “Konkurs
3 febbraio, un “Leopard 2A4“, un bulldozer e un carro armato non identificato (molto probabilmente M-60 Sabra) venivano colpiti da PTRK “Konkurs
4 febbraio, una stazione di polizia di confine e un bulldozer venivano colpiti da PTRK “Konkurs“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’attacco turco su Ifrin dividerà l’alleanza curdi-USA?

Moon of Alabama, 6 febbraio 2018L’operazione riuscita dell’Esercito arabo siriano per liberare la base aerea di Abu Duhur, lasciava una grande enclave controllata da al-Qaida e SIIL ad est di Hama. Ulteriori progressi verso Idlib sono stati sospesi, per ora. per ripulire la sacca che altrimenti potrebbe creare problemi dietro le linee. La maggior parte dei taqfiri di al-Qaida/HTS è però fuggita dall’area ora chiusa, prima dell’accerchiamento delle forze del governo siriano. Qualche centinaio di combattenti dello SIIL, che prima si erano insinuati nella zona, affermava di aver occupato decine di villaggi vuoti. Ma tali forze sono troppo piccole per trattenere qualsiasi cosa. Verranno ora stanate e distrutte. In un solo giorno sono stati liberati 20 villaggi. Ci vorrà una settimana o due per liberare l’area. Un convoglio militare turco proveniva dalla Turchia e diretto ad al-Ays, importante saliente a sud-ovest di Aleppo. Il convoglio era protetto da al-Qaida. Un convoglio simile fu precedentemente attaccato e dovette ritirarsi. Questa volta le truppe turche furono attaccate non appena raggiunsero le posizioni. Secondo i media turchi, almeno cinque soldati rimasero feriti e uno ucciso. I turchi sostengono che il “punto di osservazione” rientra nelle responsabilità nell’ambito dell’accordo di Astana, relative alla zona di descalation d’Idlib. I russi sembrano concordare, almeno per ora, ma le forze iraniane e siriane vedono i turchi (giustamente) come nemici ed intendono ostacolarne le azioni verso Idlib. I turchi ad al-Ays sono piuttosto isolati e senza supporto aereo. Le loro posizioni sono più a rischio di quanto la Turchia sembri apprezzare. Al-Qaida o un gruppo affiliato, aveva abbattuto un aereo russo con un missile portatile (MANPADS). Ci sono varie ipotesi sulla provenienza del missile, ma è noto da tempo che Turchia e Giordania hanno depositi pieni di missili pronti per essere distribuiti alle forze antisiriane. Il Wall Street Journal ne parlava nel febbraio 2014: “Gli alleati arabi di Washington, delusi dai colloqui di pace in Siria, hanno acconsentito a dare ai ribelli armi più sofisticate, compresi i missili portatili che possono abbattere jet, secondo diplomatici occidentali e arabi e personalità dell’opposizione… Comandanti ribelli e capi dell’opposizione politica siriana hanno detto di non sapere ancora quanti Manpad e missili antiaerei otterranno. Ma è stato detto che sono una quantità significativa. Le armi aspettano nei magazzini in Giordania e Turchia. Le armi sono trattenute per la preoccupazione che probabilmente saranno usate contro aerei di linea civili in Paesi diversi da quelli previsti”.
Ora il Washington Examiner specula sul recente attacco missilistico: “La mia teoria è che il presidente Trump abbia dato un avvertimento letale alla Russia in Medio Oriente. Qualcuno ha fornito questi ManPAD ai ribelli siriani. E sembra che sia stato fatto solo di recente. Penso che si tratti degli statunitensi. Forse è stato deciso dal presidente Trump, o dallo Stato profondo che vuole la guerra contro la Russia. La Russia ha dichiarato pubblicamente e per mesi che gli Stati Uniti proteggono e addestrano le forze islamiste nel teatro siriano. Forse Trump voleva mandare un messaggio. Forse questi ManPADS erano “armi letali difensive” come quelle fornite ai soldati ucraini nel Donbas”. Se è così, è una mossa stupida. Due, o tre o quattro possono giocare a tale gioco. Cosa succede se i curdi d’Ifrin trovano improvvisamente una scorta di MANPADS. L’Iran ha allineato forze in Iraq? Che ne dite degli huthi nello Yemen? O dei taliban in Afghanistan? L’Esercito arabo siriano ha schierato nuove difese aeree nella parte nord-occidentale della Siria, coprendo il cantone d’Ifrin attaccato dai turchi. I raid aerei su Ifrin sono cessati e persino i droni turchi ora evitano lo spazio aereo siriano. La Turchia ha quindi perso una parte significativa delle capacità di ricognizione ed attacco nell’area. I progressi turchi contro i curdi delle YPG ad Ifrin sono estremamente lenti. Villaggi e colline che vengono presi di giorno e spesso persi di notte. Le forze curde hanno finora distrutto almeno 20 carri armati turchi e altri veicoli con missili anticarro che sembrano avere in abbondanza. I turchi usano i “ribelli siriani” taqfiri che hanno sponsorizzato in questi anni come loro fanteria. Perché sono disposti a morire per una causa che non sarebbe la loro? La risposta potrebbe essere in questo articolo sull’avanzata della principale organizzazione religiosa turca, la Diyanet, sponsorizzata dal governo e che ha il controllo di quasi tutte le istituzioni religiose. Sembra più pesantemente coinvolta nella guerra in Siria di quanto si possa supporre: “Dopo aver appreso del golpe programmato durante una cena col capo dell’intelligence Hakan Fidan e con Muaz al-Qatib (esponente dell’opposizione e degli ulema siriani), il capo del Diyanet Mehmet Goermez (2010-luglio 2017) radunava il corpo religioso di 112725 persone, compresi gli imam di circa 82381 moschee controllate dal corpo… la Diyanet fu attiva in Siria, rivelava l’ex-capo della riunione della sera del tentato colpo di Stato del 15 luglio 2016 con shaiq Muaz al-Qatib, lo stesso individuo che nel 2012 causò polemiche invitando gli Stati Uniti a riconsiderare la propria decisione di definire Jabhat al-Nusra organizzazione terroristica. Al-Qatib è anche ex-presidente della Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e di opposizione siriane, ex-imam della moschea degli Omayadi a Damasco, e membro della Lega degli ulema del Sham (Rabitat Ulama al-Sham, fondata nel 2012 da ulema dell’opposizione a Damasco e Homs, e membro del gruppo ombrello Consiglio islamico siriano, Majlis al-Islami al-Suri), ideologicamente vicino ai Fratelli musulmani”.
I curdi che combattono contro gli estremisti supportati dalla Turchia hanno un certo sostegno dal governo siriano. I loro feriti vengono trasportati negli ospedali governativi. Il corridoio controllato dal governo tra le aree curde della Siria orientale e d’Ifrin è aperto ai rifornimenti curdi. La notte scorsa un grande convoglio di nuovi combattenti e munizioni della Siria orientale arrivava ad Ifrin. Queste sono le forze con cui l’occupazione statunitense nel nord-est della Siria si è alleata come SDF. Almeno una parte delle armi che portavano era fornita dall’esercito statunitense. La Turchia ha il secondo esercito nella NATO. Se davvero volesse prendere Ifrin, sicuramente potrebbe. Ma finora ha inviato solo forze a livello di compagnia dove sono necessarie le brigate. Il mio sospetto è che l’attuale operazione turca contro il cantone d’Ifrin non sia destinata a catturare e controllare realmente l’area. Ciò richiederebbe molte più forze militari turche e costerebbe migliaia di vittime turche. Ciò che l’operazione fa, ed è probabile che sia destinata a fare, è dimostrare alla NATO e a Washington, effettivamente allineati alle forze curde YPG/PKK, che esse, dalla prospettiva turca, sono terroristi. L’attacco ad Ifrin è volto a dividere l’alleanza degli Stati Uniti con le YPG/PKK. (Questo potrebbe essere il motivo del tacito appoggio russo). Se ci riuscirà renderà l’occupazione statunitense della Siria nord-orientale, in alleanza coi curdi, estremamente difficile. Gli Stati Uniti devono decidere tra il partner della NATO, la Turchia, e gli alleati curdi delle YPG. Offrire armi a questi che poi combattono la prima è insostenibile. Il Consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, McMaster, dovrebbe visitare la Turchia nel prossimo fine settimana. Il segretario di Stato Tillerson arriverà dopo pochi giorni. Che offerta faranno? Nel frattempo si sa poco delle restanti forze dello SIIL al confine iracheno, a nord dell’Eufrate. Migliaia di combattenti dello SIIL, che gli Stati Uniti lasciarono intenzionalmente fuggire da Raqqa verso est, sono ancora in libertà. L’area del confine dovrebbe essere controllata da USA/SDF, ma sembra che non ci siano altre operazioni per distruggere i resti dello SIIL. Se gli Stati Uniti non possono sconfiggerli, perché impediscono alle forze siriane di attraversare l’Eufrate per distruggere tale minaccia? Una speculazione ben fondata è che gli Stati Uniti dirigono questi combattenti dello SIIL contro le forze siriane nella città di confine di Abu Qamal, appena a sud dell’Eufrate. L’intenzione è interrompere la strada che collega Siria e Iraq, quindi Bayrut e Teheran. Di recente vi sono stati alcuni gravi attacchi a sorpresa contro le posizioni siriane. La guerra in Siria continuerà e tutti i piani di Stati Uniti e Turchia la stanno solo prolungando. Non hanno deciso se rinunciare o rischiare tutti i mezzi necessari per raggiungere gli obiettivi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Pedine: breve storia degli USA e dei curdi

Ted Snider Consortium News 5 febbraio 2018L’unica cosa che è mai stata fedele ai curdi è la storia: fedelmente, senza fallo, li ha traditi. I curdi furono ingaggiati nel ruolo di pedina nelle partite di scacchi delle potenze. Fanno molto duro lavoro solo per essere sacrificati quando lo scacco matto è in vista. Ultimamente, gli Stati Uniti hanno riscoperto i curdi come pedine utili nella guerra allo Stato islamico. Ma, nonostante sia una delle forze più efficaci nel combatterlo, ora che la fine è in vista, i curdi, ancora una volta, rischiano di essere abbandonati. Gli Stati Uniti, a differenza di Russia ed Iran, non sono mai stati invitati in Siria. Gli Stati Uniti insistono, tuttavia, di esserci solo per salvare la Siria dallo Stato islamico. Di recente, tuttavia, il segretario di Stato Rex Tillerson ha rilanciato la mano statunitense. Gli USA non hanno intenzione di lasciare la Siria una volta che lo Stato islamico è sotto scacco matto. Gli Stati Uniti rimarranno dopo la fine della guerra, e il soggiorno non invitato ha a che fare più che a limitarsi a controllare lo Stato islamico, con l’esclusione dell’Iran. Coerentemente con l’attuale perno strategico dalla Siria verso Iran ed Hezbollah, mantenere le forze statunitensi in Siria sembra volto ad allontanare Iran e l’alleato Bashar al-Assad dalla Siria piuttosto che tenere lo Stato islamico fuori dalla Siria. Ma per dare scacco matto all’Ayatollah, gli USA devono impiegare le loro pedine, che ancora una volta sono i curdi. Le 30000 guardie di confine che gli Stati Uniti schiererebbero per bloccare l’Iran sarebbero costituite principalmente da curdi. Ma una presenza curda armata al confine con la Turchia è una linea rossa che la Turchia ha da tempo avvertito che non permetterebbe di attraversare. Quindi, la decisione statunitense suscitava l’ira della Turchia verso i curdi. Mentre la Turchia invade e bombarda Ifrin e villaggi circostanti, esperti come Patrick Cockburn avvertono che i villaggi curdi saranno “ridotti a cumuli di macerie“. E mentre i morti e i feriti aumenteranno e i medici nella regione avvertono sul “rapido peggioramento della situazione umanitaria”, il politico curdo Aldar Qalil chiedeva che gli Stati Uniti “rispettino i loro obblighi verso questa forza che li ha aiutati“. “Come possono stare a guardare?” si chiedeva. Ma non è la prima volta che i curdi si pongono questa domanda. Nel marzo 1975, i disperati curdi implorarono la Central Intelligence Agency: “Il destino del nostro popolo corre un pericolo senza precedenti. La completa distruzione incombe sulle nostre teste. Non vi è una spiegazione. Chiediamo al governo degli Stati Uniti d’intervenire come promesso“. La promessa a cui si riferivano era sostenere i curdi se fossero stati le truppe di un’operazione segreta contro Sadam Husayn, agendo da pedine nel gioco delle grandi potenze.
Negli anni ’70, Iran ed Iraq litigavano su diverse dispute di confine. Nella speranza di mantenere gli iracheni preoccupati e impegnati, lo Shah offrì denaro e armi ai curdi per combattere Sadam Husayn. Ma i curdi non si fidavano ed accettarono su garanzia statunitense che l’Iran non avrebbe tagliato i rifornimenti per la rivolta curda. L’esperta iraniana Trita Parsi dice che CIA e dipartimento di Stato sconsigliarono l’azione clandestina per vie dell’inevitabile tradimento da parte dello Shah dei curdi. Ma Henry Kissinger si oppose e, dopo una visita a Teheran nel 1972 assieme al presidente Richard Nixon, gli Stati Uniti promisero allo Shah sostegno ai curdi: gli statunitensi promisero di sostenerli. Nixon firmò l’operazione segreta il 1° agosto 1972; Kissinger fece gli accordi per la guerra segreta e la CIA ne prese il controllo. Il sostegno fu sotto forma di 5 milioni di dollari ed armi, ma l’anno seguente Kissinger sostenne, e Nixon approvò, maggiori aiuti, arrivando ad oltre 20 milioni di dollari e 1250 tonnellate di armi e munizioni. Ma nel 1975, la rivolta dei curdi che gli Stati Uniti appoggiavano ebbe dei problemi e gli Stati Uniti conclusero che i curdi potevano essere salvati solo dall’intervento militare iraniano. Lo Shah forniva molto più denaro degli statunitensi, ma non era disposto ad impegnare le proprie forze armate. Rifiutò e, invece, iniziò a negoziare un accordo con Sadam Husayn. Lo Shah ricevette territorio in cambio della fine del sostegno ai curdi. Secondo il giornalista investigativo Robert Fisk, fu Kissinger, uno dei garanti del sostegno ai curdi, ha decidere l’accordo tra Shah e Sadam e, quindi, ad abbandonare i curdi. Gli aiuti finanziari e le armi smisero di affluire ai curdi e Sadam ne massacrò forse ben 182000. Molti altri fuggirono in Iran. Fu allora che il primo appello curdo del 1975 fu fatto agli USA. Il leader curdo, Mullah Mustafa Barzani, si rivolse personalmente a Kissinger, uno degli autori delle assicurazioni statunitensi, dicendo “Sentiamo… che gli Stati Uniti hanno una responsabilità morale e politica nei confronti del nostro popolo impegnatosi nella politica del suo Paese“. Kissinger non rispose mai, tuttavia, secondo l’esperto della CIA John Prados, il capostazione a Teheran sostenne che avrebbero dovuto dargli delle opzioni. Kissinger abbandonò i curdi col famoso promemoria che “l’azione segreta non va confusa col lavoro da missionario“. Diversi anni dopo, durante la prima guerra del Golfo, gli Stati Uniti chiesero ai curdi d’insorgere contro Sadam Husayn una seconda volta. Questa volta, la richiesta arrivò dalla CIA e, ancora, i curdi furono abbandonati e migliaia di loro morirono per le rappresaglie di Sadam, e decine di migliaia furono costretti a fuggire.
Questo tradimento dei curdi ha una lunga storia. I curdi furono inizialmente assegnati alle loro terre quando un piccolo pezzo gli fu offerto in Turchia, nel 1920. Lo persero rapidamente presso Ataturk e i turchi, e la comunità internazionale li abbandonò. I curdi si ritrovarono vulnerabili come oggi, sparsi tra Turchia, Siria, Iran ed Iraq. Da questi eventi all’attuale situazione in Siria c’è una catena in cui gli USA usano e abbandonano le proprie pedine curde. I documenti rivelano la volontà statunitense di acquisire la cooperazione turca a scapito degli interessi e delle vite dei curdi. Un cablo dell’ambasciata del 2006 dichiarava che la segretaria di Stato Condoleezza Rice promise al governo di Recep Tayyip Erdogan “che gli Stati Uniti avrebbero rinvigorito le discussioni trilaterali (USA-Turchia-Iraq) sulla questione curda”. Il cablo elenca diversi “sforzi significativi dell’USG (governo degli Stati Uniti) per affrontare la minaccia del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan)“. Il cablo afferma che “la condivisione di informazioni sensibili sulle attività del PKK in Turchia ha portato ad operazioni COIN (controinsurrezione)“, a sforzi significativi come “voli di sorveglianza dei campi del PKK nel nord dell’Iraq” e a “una cellula d’intelligence comune, che s’incontra settimanalmente ad Ankara per trasmettere informazioni ai militari turchi sull’attività del PKK“. In altre parole, gli Stati Uniti diedero alla Turchia intelligence da usare contro i curdi. L’anno seguente, nel 2007, il presidente Bush “promise di fornire alla Turchia” intelligence “da utilizzare contro il PKK” (Wikileaks CRS-RL34642). Lo stesso cablo dice che i turchi usarono quest’intelligence: “Da quel momento, le forze turche lanciarono attacchi aereoterrestri sui campi del PKK e altre strutture nelle montagne del nord dell’Iraq“, concludendo con la frase “hanno espresso soddisfazione per i risultati“. Secondo John Prados, già nel 1948 la CIA affermò che “Le tribù montane conosciute come curdi sono ora e continueranno ad essere fattore di una certa importanza in qualsiasi stima strategica degli affari del Vicino Oriente“. Settanta anni dopo, i curdi sono ancora delusi dalle assicurazioni statunitensi sulle azioni intraprese secondo tali stime. Non è noto come gli USA negozieranno tra l’alleato curdo nella guerra in Siria e l’alleata NATO della Turchia, ma la storia non proprio sussurra assicurazioni alle orecchie curde.Ted Snider scrive sull’analisi dei modelli nella politica estera e nella storia degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio