La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

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Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Grande Nulla, due anni dopo Muammar Gheddafi

Maximilien Forte, Global Research, 21 ottobre 2013

gheddafi_roma_sapienzaLa nozione di “Libia” ha cessato di avere qualsiasi significato pratico, quale concetto in riferimento a un certo grado di unità nazionale, comunità immaginata, sovranità o esercizio di un’autorità statale sul proprio territorio, la “Libia” è tornata indietro, quando doveva ancora formalizzarsi come concetto. Coloro che una volta celebravano i “ribelli rivoluzionari”, Obama, la NATO, le ONG, i media occidentali e l’opinione pubblica imperialista, liberale e “socialista” che, dopo un lungo periodo di aggiustamento strutturale interiorizzato, ora ha per filosofia il migliore accordo con i principi neoliberali, raramente, se mai, hanno incarnato il “futuro migliore” che doveva venire.  Visioni, come allucinazioni e deliri, del meglio che sarebbe venuto una volta che Gheddafi sarebbe stato doverosamente giustiziato, abbondavano negli scritti politicamente infantili sulla “primavera araba”.

Angelo Del Boca, presunto esperto di Libia e Africa, ha partecipato attivamente al rovesciamento della Jamahiryia Libica, fiiancheggiando i servizi segreti italiani nel golpe contro Tripoli.

Angelo Del Boca, presunto esperto di Libia e Africa, ha partecipato attivamente al rovesciamento della Jamahiryia Libica, fiancheggiando i servizi segreti italiani nel golpe contro Tripoli.

Se mai c’è stata una “primavera araba” in Libia, in pochi giorni si trasformò in un incubo africano.  Questo fu particolarmente vero riguardo al terrorismo razzista contro decine di migliaia di inermi civili libici neri e di lavoratori migranti africani. Da quando la “Libia” non esiste più, l’assenza è una vergognosa macchia. La Libia è ora il nuovo “Stato” dell’apartheid e il nuovo “regime” torturatore in Africa. Perché le virgolette? A differenza dell’apartheid in Sud Africa, la “nuova Libia” è priva di qualsiasi tipo di coesione, come Stato e, tra governanti effettivi o potenziali, come classe, e le analisi di classe, infatti, quando applicata alla Libia utilizzando Marx come un manuale produce quei risultati risibili che ci si può aspettare dagli ortodossi eurocentristi, da coloro che indicano il presente nei contesti non occidentali come mera proiezione o ripetizione dello “stalinismo”. Le torture grottesche e criminali, l’omicidio e il massacro di Muammar Gheddafi simboleggiarono ciò che venne subito inflitto a tutta la Libia, proprio come fu fatto a migliaia di libici neri e di migranti africani dagli “eroici ribelli” nella guerra della NATO contro la Libia del 2011. La Libia è stata smembrata, come è stato scritto, sprofondando nella guerra di tutti contro tutti a vantaggio di pochi.
Giorni, settimane, mesi e ora anni sono passati, segnati da sequestri quotidiani, torture, ingiusta detenzione, omicidi, attentati, incursioni e sanguinosi scontri tra milizie rivali, estorsioni armate, assalti che hanno ridotto l’industria petrolifera in un miraggio di ciò che “una volta era”, ed esplosione di razzismo, fondamentalismo religioso e regionalismo. Se “Gheddafi” era il loro nemico, allora i libici hanno uno strano modo di dimostrarlo: massacrandosi a vicenda, i libici si dichiarano i propri peggiori nemici. Gheddafi non era chiaramente il problema: era la soluzione che doveva essere spezzata, in modo che la Libia fosse “fermata”, bloccata e costretta nella visione dei crudeli tiranni di Arabia Saudita, Qatar e Stati Uniti.

Gino Strada, mercenario al servizio dell'intelligence francese in Afghanistan, Repubblica Centrafricana e Libia.

Gino Strada, mercenario al servizio dell’intelligence francese in Afghanistan, Repubblica Centrafricana e Libia.

Se la Libia ha subito migliaia di morti dal brutale rovesciamento di Gheddafi e di tutto ciò che aveva creato, è un bene ed una felice notizia per tutti quei puerili e pretesi sempliciotti che basano infantilmente le loro teorie su idee e contrapposizioni binarie eurocentriche, appena velate dalle traduzioni idiote delle demonizzanti caricature di Gheddafi. Così era “il dittatore”, che a quanto pare governava senza uno Stato, se si crede a ciò che Reuters tenta di far passare da analisi politica.  (Nessuna quantità di “esserci stato” ti curerà se insisti nella tua ignoranza). Qui c’era il dittatore “brutale”, che evidentemente manteneva debole il suo esercito. O c’era uno Stato, che era anche un one-man show, qualsiasi cosa per incolparlo di tutto il passato e per distogliere l’attenzione da tutti coloro che hanno la responsabilità del presente. Se continuano a combattere “Gheddafi” e ad accusare Gheddafi per il presente, allora non vi è stata alcuna “rivoluzione”, ma solo continue rievocazioni di tutto ciò che fu “Gheddafi.” Se i leader delle milizie vedono Gheddafi ovunque e in tutti, è perché non sono da nessuna parte. Perfino le grandiose dichiarazioni, vengono passate per analisi di esperti come Juan Cole e altri amici della Libia “che si ribella”, del popolo unito nel “rovesciare il regime” del dittatore. Davvero, è imbarazzante quando si pensa che tali presunti adulti, perfino “studiosi”, fossero dietro tale sciocco cartone animato.
Per i “socialisti” occidentali che hanno applaudito i “rivoluzionari” libici, chiediamogli: dov’è il socialismo in Libia oggi? Per i liberali che parlavano di “democrazia” e “diritti umani”, dove sono oggi? Per i sostenitori dei principi dell’intervento e della “protezione umanitaria”, perché siete così  silenziosi dopo aver chiuso con l’omicidio di Gheddafi? A chi immaginava presunti “massacri” futuri, accompagnando le invocazioni dei chierichetti inglesi e americani secondo cui “Gheddafi doveva sparire”, perché la vostra immaginazione improvvisamente scompare davanti ai veri massacri da voi stessi commessi e permessi? A coloro che affermano “delle vite sono state salvate,” dov’erano quando corpi insanguinati cominciarono ad accumularsi tra sciami di mosche negli ospedali abbandonati? Quando i pazienti negli ospedali furono freddati nei loro letti, e quando i prigionieri ammanettati, supini, furono assassinati con colpi a bruciapelo, tanto che l’erba sotto le loro teste fu bruciata; avete sussultato? In altre parole, dove vedete questo grande “successo” nell’ossario che oggi è la “Libia”?

Laura Boldrini, ex-portavoce dell'UNCHR, ha avvallato politicamente e meidaticamente la distruzione della Libia. Tutt'oggi invoca la distruzione della Siria e celebra la propaganda  bellica usata nell'aggressione della Jamahiriya Libica

Laura Boldrini, ex-portavoce dell’UNCHR, ha avvallato politicamente e mediaticamente la distruzione della Libia. Tutt’oggi invoca la distruzione della Siria e celebra la propaganda bellica usata nell’aggressione contro la Jamahiriya Libica

E’ una piana ‘analisi che parla della compressione dello spazio-tempo nella globalizzazione, che spiega presumibilmente quanti imperialisti iPad si siano investiti personalmente di “correggere” la Libia, in modo che potesse diventare simile a quello che hanno immaginato di possedere. Non guardano a nulla, se non a un’altra occasione di presentarsi, lusingando se stessi con un evoluto rinvigorimento culturale, applicato a forza dai bombardamenti della NATO. La Libia è ora “pronta alla democrazia”, e i missili da crociera hanno dimostrato quanto la Libia fosse matura per “il miglioramento.” Compressione spazio-temporale? La globalizzazione della coscienza? La coscienza, per quanto ce ne sia mai stata, è stata sicuramente compressa, in un minuscolo guscio di noce in cui sono vietate le opinioni contrarie, come soltanto ha sempre dimostrato di essere.
In tal senso, raccomando al lettore d’investire 40 minuti circa, per rivedere come stavano le cose prima di farsi illudere dalle nostre stesse bugie. Si tratta di una panoramica della Libia di Gheddafi, prodotta da BBC e CBS (che ci crediate o no), quando le fantasie demonologiche non si erano ancora completamente schiuse, volando e scaricando tanti escrementi propagandistici sulle nostre teste, come avviene con i vanagloriosi monologhi imperiali di Obama. Sfidate voi stessi e guardate alcune delle cose che la Libia ha perso, tutto in nome del grande nulla.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Libia scivola sul sentiero della Somalia

Jurij Zinin New Oriental Outlook 14.10.2013

Man gestures in front of burnt vehicles in a state security building in Tobruk east of LibyaLo scandalo in Libia legato alla cattura di Abu Anas al-Libi sembra andare un po’ oltre. L’uomo è accusato dalla Casa Bianca del presunto collegamento con le esplosioni nelle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, che costarono la vita a 224 persone. In un primo momento il governo libico ha chiesto alle autorità statunitensi spiegazioni sul fatto che un suo cittadino sia stato rapito, ma allo stesso tempo conserva la speranza che i legami strategici tra i due Paesi non siano compromessi da questo fatto. Ma con il tempo la posizione libica ha cominciato a cambiare. La National Forces Alliance (NFA), considerata la forza più liberale del parlamento libico, ha censurato l’azione della Delta Force su suolo straniero quale azione che viola la sovranità della Libia e la Carta delle Nazioni Unite. Infine, il Congresso Nazionale Generale (GNC), che interpreta il ruolo del parlamento ad interim, ha chiesto a Washington di rilasciare immediatamente il rapito.
L’attuale posizione dei due poteri è rappresentato dallo sbarramento multimediale proveniente da entrambi i lati del confronto politico. Gli Stati Uniti sono determinati a “perseguire” l’uomo che credono sia il capo di al-Qaida responsabile degli attentati dinamitardi. A loro volta i libici credono che non dovrebbero permettere che loro concittadini possano essere rapiti nei parcheggi e in pieno giorno. Allo stesso tempo, non si possono certo discutere i loro argomenti, il fatto che un cittadino libico sia colpevole può essere stabilito solo in un tribunale libico, è così che funziona nei Paesi democratici. Poiché lo scambio di accuse infuria, improvvisamente le voci degli islamisti sono diventate più forti delle altre. I famigerati “Fratelli musulmani” hanno colpito il governo libico con dure critiche per la sua posizione “morbida”, chiedendo la formazione di un gruppo di avvocati indipendenti che dovrebbe indagare sul caso. Un tale passo può finire in una grande caccia alle streghe che si trasformerebbe lentamente in una faida. Un certo numero di gruppi jihadisti ha rivolto al popolo libico proclami di vendetta violenta contro gli Stati Uniti, da effettuare attraverso attacchi alle infrastrutture petrolifere. Allo stesso tempo, anche i “traditori libici” che aiutano gli Stati Uniti “devono” subire la rabbia jihadista. Il gruppo “Ansar al-Sharia” ha chiesto azioni immediate, affermando che “la gente dovrebbe prendere tutte le misure possibili per liberare Abu Anas al-Libi e gli altri prigionieri libici nelle carceri straniere“.
L’ascesa degli islamisti in Libia oggi appare chiaramente, una volta che il colonnello Gheddafi è andato non c’è nessun che gli impedisce di avere una posizione di rilievo nel panorama politico libico. Nell’era Gheddafi tutti gli islamisti, in particolare il Gruppo combattente islamico libico (LIFG), che terrorizzava la parte orientale del Paese, erano stati soppressi. Abu Anas al-Libi era un membro del LIFG, ma ad un certo punto della sua vita fuggì dalla Libia per evitare la condanna, ma una volta che la rivolta contro Gheddafi era iniziata, rientrò per combattere il regime. Al momento gli islamisti giocarono un ruolo chiave nell’abbattere il governo di Gheddafi. Una volta che le forze armate regolari vennero spazzate via, cosa inimmaginabile senza il sostegno degli Stati Uniti e della NATO, le nuove élite hanno fatto del loro meglio per demolire completamente il sistema di sicurezza esistente. La miscela di élite e di gruppi che ha occupato la Libia non è riuscita a instaurare l’ordine nel Paese, in cui vari gruppi militanti, divisi per regione e per tribù, continuano a fare praticamente ciò che vogliono. Tutto questo ha creato terreno fertile per gli islamisti rientrati  dall’esilio politico. I “Fratelli musulmani” si sono affrettati a creare il “partito Giustizia e Sviluppo”. Secondo alcune fonti, una buona parte degli islamisti occupa gli uffici degli enti libici, oggi. Un certo numero di gruppi militanti costituisce oggi il sistema di sicurezza della Libia, tra cui almeno un paio sono islamisti. Il sopra citato “Ansar al-Sharia” è uno di questi, dal momento che combatté le forze di Gheddafi nella zona di Sirte. Dopo la guerra, questo gruppo ha chiesto al nuovo governo di istituire la sharia in tutta la Libia. Questo grosso gruppo è ritenuto responsabile dell’assalto all’ambasciata statunitense di Bengasi nel settembre del 2012, quando l’ambasciatore degli Stati Uniti fu assassinato.
L’operazione del rapimento di Abu Anas al-Libi ha determinato un importante cambiamento del panorama politico libico, mostrando il grado d’instabilità della Libia post-Gheddafi. C’è la possibilità che esplosioni di sangue e di violenza incontrollata inizino in ogni momento. I militanti islamici che usano il Congresso Nazionale Generale come schermo del loro feudo, possono facilmente spingere la Libia nel sentiero della Somalia.

Jurij Zinin, ricercatore presso il Moscow State Institute e collaboratore della rivista on-line “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: campo di battaglia tra occidente ed Eurasia

Gli islamisti e i militari turchi

Jurij Kirillov, New Oriental Outlook

erdogan_DW_Bayern__Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, guiding his country back toward IslamIl processo a un gruppo di ex militari è iniziato in Turchia. Sono accusati del rovesciamento, nel corso del colpo di Stato incruento nel 1997, del governo islamico guidato dal Primo Ministro N. Erbakan del Refah Partisi (Partito del Benessere), in seguito bandito dalla Corte Costituzionale del Paese per attività di “natura anti-secolare”. Il partito Giustizia e Sviluppo (JDP), il partito islamico che governa il Paese dal 2002, ha origine nel Refah Partisi. Uno dei suoi fondatori, l’attuale Primo ministro Erdo?an, ha ricevuto il testimone dalle mani del suo maestro Erbakan. Il processo, che oggi ci ricorda chi governa in Turchia, continua la sequenza dei processi ai militari. Tra cui il caso Ergenekon, tenutosi solo un mese fa; un complotto contro il governo, sentenze di condanna sono state emesse contro più di 300 militari, per la preparazione di atti terroristici volti a destabilizzare il Paese. In realtà, ciò è l’eco dello scontro tra gli islamisti e l’esercito turchi che, da lungo tempo, si ritiene essere l’erede di Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia laica. Anche se il processo attuale è una questione interna della Turchia, il suo contesto regionale non deve essere ignorato, nell’ambito della turbolenta primavera araba intorno la Turchia.
Dopo il successo degli islamisti (inaspettato per molti) alle elezioni in Egitto e Tunisia, così come l’aggravarsi della crisi in Siria, è emersa la prospettiva per queste forze, di poter rafforzare le loro posizioni nei centri di potere, sostituendo le vecchie élite. Un certo numero di forze politiche arabe, specialmente i Fratelli musulmani e gruppi simili, hanno concentrato la loro attenzione sulle esperienze sviluppatesi nel modello turco. Queste tendenze, ovviamente, fanno appello alla leadership del JDP cui sempre più s’ispirano per l’attività politica, e non solo negli affari interni dei Paesi che subiscono il “risveglio arabo”. Hanno fatto rivivere i sogni, a lungo accarezzati dalle elite islamiste di Ankara, di avere lo status di leader o “grande fratello” nel mondo arabo-musulmano.
Tuttavia, come i successivi eventi della primavera hanno dimostrato, la leadership dei partiti islamisti in Egitto e Tunisia si è rivelata incapace di porre fine alle turbolenze post-rivoluzionarie.  Il loro dominio ha solo aggravato i problemi esistenti, in tutti i loro aspetti, e nel campo della sicurezza in particolare. In Siria, l’opposizione anti-governativa si è unita, sotto la maschera della rivoluzione, agli elementi più combattivi delle forze terroristiche internazionali. In conseguenza delle perturbazioni e dello squilibrio globale nella regione, il sistema di relazioni economiche stabilite dalla Turchia verso un certo numero di Paesi arabi, durante il dominio di leader autoritari, è stato scosso. Ankara ha subito danni economici e finanziari a causa della guerra interna e al rovesciamento di Gheddafi in Libia, una delle roccaforti dell’imprenditoria turca nel mondo arabo. C’erano circa 30.000 turchi impegnati nella realizzazione di progetti del valore di 15 miliardi di dollari.
Le relazioni di Ankara con la Siria, una volta amichevoli e reciprocamente vantaggiose, sono state eliminate. Il commercio bilaterale era in rapida crescita, il regime dei visti era stato rimosso, ma il ritiro di Ankara da questo percorso nel 2011, ha scosso la struttura della cooperazione come un terremoto. Oltre alle spese per il sostegno dei ribelli, le autorità turche hanno dovuto fornire rifugio a più di 400.000 profughi siriani. La presenza di così tante persone ha acuito la destabilizzazione della normale vita nella regione, suscitando insoddisfazione tra la popolazione locale. Gli esperti avvertono che la ribellione in Siria, fomentata dalla Turchia, può avere un effetto boomerang nella Turchia stessa, e la guerra religiosa siriana si riverserà in Turchia.
Le ambizioni geopolitiche regionali della Turchia vengono contrastate dal rovesciamento del presidente Muhammad Mursi in Egitto, dove i Fratelli musulmani egiziani erano considerati da Ankara tra i partner più importanti. Le relazioni di Ankara con l’Egitto hanno iniziato a mostrare segni di tensione dopo che la leadership della Turchia ha condannato l’avvento dei militari in Egitto e il rovesciamento di Mursi. Cairo ha risposto con una protesta ufficiale per l’interferenza nei suoi affari interni. Una reazione molto sottotono per il colpo di Stato in Egitto da parte dell’occidente (soprattutto dallo stretto alleato della Turchia, gli Stati Uniti), il supporto all’esercito egiziano da parte di Arabia Saudita e delle altre monarchie del Golfo, hanno aumentato le preoccupazioni di Erdogan verso i militari, ritiene Attila Yesilada, analista politico presso Global Source Partners di Istanbul.
Non si può negare che la Turchia abbia superato il mondo arabo, in termini di secolarizzazione della società. Oggi, quando in un certo numero di Paesi colpiti dalla primavera, esiste un divario crescente nella società e un crescente confronto tra gli islamisti, andati al potere sull’onda delle proteste, e le forze liberali pro-laiche, logicamente Ankara dovrebbe affiancare queste ultime.  Tuttavia, in realtà, le sue autorità, seguendo i loro gretti interessi di partito, giocano a favore di quelle forze che, toccando le corde islamiche, fanno arretrare i loro Paesi.

Jurij Kirillov, esperto di Medio Oriente e Nord Africa, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obamagate e la fine degli islamisti al potere

Mohsen Abdelmoumen – Algerie Patriotique, Tunisie-Secret.com 22 luglio 2013

Ogni cosa in questo mondo ha un termine e nessun regno sfugge al suo declino (proverbio algerino)

Anti-Mursi14Perché Obama insiste sulla liberazione di Mursi. La maledetta “primavera araba”. L’allusione all'”Obamagate” è inevitabile e si conferma sempre più come il grande scandalo che minaccia la Casa Bianca

Si evoca anche l’impeachment del presidente degli Stati Uniti, Barack Hussein Obama, sostenuto da molti senatori repubblicani guidati dal senatore dell’Oklahoma James Inhofe, decano del Senato sconvolto dalle menzogne sul caso dell’attacco a Bengasi e dell’assassinio dell’ambasciatore Christopher Stevens, determinato ad arrivare fino al punto di far processare Obama. La genesi della vicenda risale all’invio di documenti compromettenti, per l’amministrazione Obama, ad alcuni senatori repubblicani da parte dei servizi segreti algerini, alleati ai servizi russi. In effetti, molti senatori repubblicani e due grandi giornali molto influenti, Washington Post e New York Times, sono stati i destinatari dei molto imbarazzanti documenti che dimostrano che l’attacco terroristico a Bengasi era stato accuratamente preparato da molti mesi, corroborando così il rapporto della CIA stilato dai suoi agenti presenti in Libia, che avvertirono di un imminente attacco terroristico da parte di al-Qaida. Le dodici versioni del rapporto della CIA, ottenuti dal giornalista di ABC Jonathan Karl, mostrano che i termini “terrorismo” e “al-Qaida” sono stati volontariamente rimossi dalla versione originale, scoprendo anche che Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato, aveva chiesto ai suoi dipendenti d’evitare di menzionare gli avvertimenti della CIA su un possibile attentato per l’anniversario dell’11 settembre, in modo da non portare acqua ai repubblicani molto critici verso la politica estera di Obama. Alla luce di queste rivelazioni esplosive, il deputato della Florida Ted Yoho ha presentato un disegno di legge il 26 giugno, che afferma il divieto di stanziare fondi per fornire assistenza militare ai gruppi armati in Siria, da parte di qualsiasi agenzia o istituzione statunitense, dichiarando alla Commissione esteri della Camera dei Rappresentanti: “Chi pensa che armare l’opposizione dei ribelli in Siria sia una buona idea deve imparare le lezioni del passato. Le stesse politiche hanno creato mostri in Iraq, Afghanistan e altrove. L’opposizione siriana è una miscela di gruppi come i Fratelli musulmani in Siria e altre organizzazioni che hanno giurato fedeltà ad al-Qaida.” Il tentativo di nascondere alcune verità sull’attacco a Bengasi da parte della Casa Bianca, è definito “la menzogna di Stato più evidente della storia americana“, e il senatore John McCain, la sinistra figura conosciuta per le sue posizioni filo-sioniste e che non ha esitato a visitare la Siria grazie all’infiltrazione clandestina turca a sostegno dei terroristi sul posto, è stato chiamato in soccorso del povero Barack Obama per cercare di calmare l’ardore dei senatori che chiedono la testa del presidente, trasformando la loro richiesta di rimozione in una “commissione speciale d’indagine del Senato.” Ricordiamoci che Hillary Clinton, segretaria di Stato, aveva confessato, alla fine di una riunione non-stop di tredici ore con i nostri funzionari algerini, di aver appreso molte cose sui tentacoli del terrorismo internazionale, ed espresso ammirazione per il lavoro dei servizi di sicurezza algerini e la loro efficacia nel sradicare questo flagello. Inoltre, quando Clinton venne ascoltata al Senato sull’attacco terroristico a Bengasi, disse che l’attacco con esplosivi e armi da guerra, perpetrato dalle milizie islamiste affiliate ad al-Qaida,non si era verificato nel vuoto.” A suo avviso, “le rivoluzioni arabe hanno cambiato l’equilibrio delle forze nella regione e l’instabilità in Mali ha creato un santuario per i terroristi che cercano di estendere la loro influenza e di perpetrare ulteriori attacchi come quello della settimana scorsa in Algeria”, riferendosi all’attacco a Tiguenturin.
La crisi degli ostaggi in Algeria e la guerra in Mali hanno alimentato i timori degli Stati Uniti sulla destabilizzazione del Nord Africa da parte dell’AQIM. Le “preoccupazioni per il terrorismo e l’instabilità in Nord Africa non sono nuove“, ha riconosciuto Hillary Clinton. “Ma dopo Bengasi, abbiamo accelerato la nostra campagna diplomatica per aumentare la pressione su AQIM e altri gruppi terroristici nella regione.” Mentre il presidente Obama ha detto, a sua volta, che l’attacco al consolato di Bengasi era opera di pochi fanatici scatenati dall’uscita del film sul Profeta Muhammad (pace su di lui). La discrepanza maggiore tra la versione del presidente e quella della sua segretaria di Stato è chiara, e siamo portati a chiederci se le dimissioni anticipate di Clinton non siano legate a questo dissenso. La menzogna del presidente degli Stati Uniti potrebbe costargli caro e le conseguenze già iniziano a farsi sentire con la rimozione dell’emiro del Qatar, sacrificato per il suo coinvolgimento nel sostegno militare ai vari gruppi armati, soprattutto in Nord Africa, nel nord del Mali, e altrove nel mondo. Il Qatar, nel suo ruolo di finanziatore dei terroristi attraverso la Qatar Charity e altre ONG, ha visto fischiare la fine della ricreazione da parte del grande fratello statunitense, che ha sloggiato il suo lacchè per salvarsi la testa da “Nobel della Pace” alla guida “della più grande democrazia del mondo”, accusato di sostenere il terrorismo globale, cosa che fa una brutta impressione… Solo che l’effetto domino è già iniziato verso i regimi islamisti incondizionati alleati del Qatar, con la rimozione del presidente dei Fratelli musulmani Mursi, che paga lo scotto subito dopo la caduta dello sceicco panzone Hamad. Le battute d’arresto e gli scandali dell’amministrazione Obama sono solo all’inizio, perché un altro scandalo, ma non meno importante, questa volta legato al deposto presidente Mursi, ossessiona le notti di Obama.

Perché Obama insiste sulla liberazione di Mursi
Gli statunitensi hanno ufficialmente mollato Mursi come hanno fatto con l’emiro del Qatar, e ce ne saranno altri. Ciò non gli impedisce di rivendicare con forza il rilascio del californiano Mursi. Perché? Si scopre che il presidente islamista egiziano ha stipulato uno sconcertante contratto per vendere il 40% del territorio del Sinai ai profughi palestinesi. Non è certo una dimostrazione di solidarietà nei confronti del popolo palestinese, ma piuttosto un’idea del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti, da cui la Fratellanza musulmana ha intascato 8 miliardi di dollari per la transazione. Il documento di transazione firmato dal deposto presidente Mursi, dalla guida suprema dei Fratelli musulmani Muhammad Badie e da Qairat al-Shatir, il miliardario islamista dell’import-export, è stato inviato dal Generale al-Sisi al Senato degli Stati Uniti. Un ex-membro del governo Mursi non ha avuto paura di dichiarare che questa operazione sia stata assai vantaggiosa per i Fratelli musulmani, Obama, Israele e Hamas. In un momento in cui città statunitensi come Detroit sono in bancarotta, i senatori repubblicani, furiosi nel veder sperperare i soldi dello Stato e del contribuente, pretendono l’immediata restituzione degli 8 miliardi di dollari di questa transazione oscena e disastrosa. Comprendiamo l’ossessione disperata di Barack Obama per il rilascio di Mursi, incarcerato e passibile di pena di morte per tradimento, sapendo che potrebbe fornire informazioni molto pericolose e compromettenti per il presidente degli Stati Uniti e Israele.
Obama cerca con disperata energia di salvarlo invocando una finta ragion di Stato e un presunto desiderio di voler “risolvere” il conflitto israelo-palestinese, optando per la soluzione della patria alternativa per il popolo palestinese. Interrogato nei giorni scorsi dal Senato degli Stati Uniti, Obama ha confessato che il suo governo aveva speso 25 miliardi dollari, “prima e dopo la rivoluzione egiziana affinché i Fratelli musulmani prendessero il potere, in particolare in occasione delle elezioni legislative e presidenziali.” Ha continuato, rispondendo ad una domanda, “Abbiamo anche sostenuto i salafiti, ma meno dei Fratelli musulmani che erano così ansiosi di arrivare al potere che si sono offerti di lavorare per i nostri interessi e quelli d’Israele“, aggiungendo che “il rapporto dei Fratelli musulmani con Hamas e i movimenti estremisti nel Sinai era molto forte. Riducendo in tal modo gli attacchi contro Israele. Muhammad Mursi ha svolto assai rapidamente un grande servizio nella crisi in Siria, quando ha reciso i legami con quel Paese e ha esortato gli egiziani a condurre il jihad contro la Siria“. Davanti all’osservazione di un senatore che ha indicato il fallimento di questa politica dato che il regime dei Fratelli musulmani è crollato, Barack Obama s’è difeso accusando i servizi d’intelligence e l’ambasciatrice degli Stati Uniti a Cairo Patterson, che gli avevano fornito analisi sostenendo che l’Egitto era definitivamente sotto il controllo dei Fratelli musulmani. Nessun commento. Questo è il presidente della “più grande” potenza mondiale che dà lezioni interferendo sfacciatamente negli affari interni e nella sovranità di un Paese e che si è smarrito in calcoli sordidi e mostruosi, minacciando la stabilità di intere regioni, partecipando attivamente al massacro di persone inermi solo per l’interesse e la sicurezza dei sionisti e dell’impero degli Stati Uniti, dimostrandone ancora una volta la pericolosità e la tossicità per i popoli di tutto il mondo, mentre il suo popolo soffre la bancarotta e la miseria imposte dal mortale sistema di predazione capitalista.
I contribuenti statunitensi dovrebbero chiedere conto al presidente, che terrorizzato dalla grandezza dello scandalo globale, nasconde la sua nullità politica dietro una foglia di fico deviando su una notizia certamente spiacevole ma comune negli Stati Uniti, dove le armi circolano liberamente grazie al secondo emendamento della Costituzione, e agitando la folla di colore affermando che, da uomo di colore, potrebbe essere stato il giovane adolescente Trayvon Martin ucciso da un poliziotto. E quindi Obama è entrato nel settarismo di Mursi, agitando le folle e dividendo i popoli per salvare il proprio dominio. Questo atto di diversione che strumentalizza il malessere di una famiglia per la perdita di uno dei suoi figli, non è glorioso per un presidente che dovrebbe spiegare le sue dannose azioni contro l’Egitto, la Siria, la Libia e altrove, invece di gettarsi a capofitto in una falsa pista politica. Ricordate che quando l’Egitto era in grave crisi, Obama girava in perpetuo in Sud Africa e in Tanzania per un safari in famiglia. La necessità di un mondo multipolare è di vitale importanza per tutti i popoli della terra. Basta con l’egemonia statunitense che ci ha portato al disastro! In questi tempi in cui la cospirazione viene rivelata dai suoi stessi promotori, senza aver bisogno di offrirgli un viaggio a Guantanamo Bay per subire l’interrogatorio duro riservato ai terroristi e ai loro complici, come il waterboarding o il gegene della rete francese, Obama ha confermato l’esistenza del complotto, rinfacciando il  servilismo abietto dei media mainstream che ci rintronano con le loro balle sulle “rivoluzioni arabe”. I Fratelli di Mursi, seduti nell’internazionale  islamica e spaventati, si sono profusi in dichiarazioni fantasiose e malsane che riflettono la paura di perdere i piaceri terreni e il potere assoluto concessi in preparazione del grande califfato. Temendo di vedere evaporare il loro sogno allucinato di dirigere per sempre il mondo arabo-musulmano verso il loro retrogrado sogno wahhabita, che c’immergerebbe nelle profondità infernali, questi ipocriti hanno creato un coro cacofonico per chiedere la liberazione del loro fratello oppresso, la “vittima” che si scopre essere un agente del sionismo e dell’imperialismo.
E ora Erdogan, che picchia e uccide il suo popolo, che ha partecipato al massacro dei siriani e ne ha spezzato le infrastrutture economiche, dice che Muhammad Mursi è l’unico legittimo capo di stato dell’Egitto. E ora anche Ghannuchi, il sinistro fascista che ha ordinato la morte di Shuqri Belaid, l’oppositore politico il cui omicidio è ancora irrisolto, Ennahda camuffa i propri crimini, e che invia in Siria giovani vergini in affitto con la fatwa per la jihad niqah degli amici e fratelli di al-Qaradawi (a proposito, dove è? Su un cammello nel deserto in cerca di un rifugio sicuro?) e di al-Arifi (agli arresti domiciliari in Arabia Saudita), osa sollevare la legittimità delle urne. Questo imbroglione di Ghannuchi che ha dimenticato i suoi legami con i terroristi del Jebel Shambi, che il nostro glorioso esercito ANP ha ripulito dai parassiti terroristi sostenuti dal governo di Ennahda.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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