Cosa accade tra Russia e Israele?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 18.05.2018Anche con quanto ultimamente accaduto in Siria tra Israele e Iran, e tali episodi potrebbero ripresentarsi in futuro, il ruolo della Russia, come abbiamo già scritto, rimane cruciale da unico mediatore reale tra i due feroci rivali e potrebbe essere la chiave della riduzione delle tensioni. Nonostante la mediazione della Russia, la crisi è una grande sfida diplomatica che va gestita con abilità in modo che la Siria non diventi un altro campo di battaglia e che le vittorie della Russia sull’estremismo non siano compromesse. Il compito quindi è tanto complicato quanto rischioso ed enigmatico. Questo è evidente dal modo in cui il primo ministro israeliano, dopo l’ultima visita a Mosca e dopo che Israele aveva sparato su obiettivi iraniani in Siria, intese dire che la Russia era dalla sua parte nella guerra contro l’Iran. L’Iran, d’altra parte, continua a vedere la Russia come alleata e i suoi funzionari si recarono in Russia per salvare l’accordo nucleare dopo l’annuncio dell’uscita di Trump. Quindi, la domanda: cosa realmente accade tra Israele e Russia su Iran e Siria?
Mentre le dichiarazioni post-visita di Netanyahu suggerivano un cambio del pensiero russo sul ruolo che l’Iran può e dovrebbe giocare, non è così. La Russia non cambia lato, dato che il conflitto in Siria è ancora lungi dall’essere finito. La stabilizzazione siriana rimane un enigma da risolvere e l’Iran rimane un elemento chiave della pace e anche garante del cessate il fuoco. Israele quindi sembra sottovalutare l’importanza dell’Iran per la Russia, e viceversa. Il fatto che la Russia non abbia obiettato o criticato l’attacco israeliano alla Siria, prendendo di mira elementi iraniani, non la rende semplicemente ‘amica’ d’Israele e ‘nemica’ dell’Iran. C’è molto più di quanto sembri. Per la Russia, l’obiettivo principale rimangono stabilità ed unità della Siria come unità territoriale riguardo divisione in “zone” e ricostruzione. Il significativo silenzio della Russia sull’attacco israeliano mostra quindi come la Russia, amica di Iran ed Israele, non voglia essere invischiata nella zuffa Iran-Israele ed intenda svolgere il proprio ruolo in modo che non renda nemico Iran o Israele. Così sembra che i russi facciano questo: mentre si sono astenuti dal criticare Israele per l’attacco, il Ministero della Difesa non mancava di menzionare che la difesa aerea siriana fornita dalla Russia abbatteva la metà dei 60 missili sparati dalle forze israeliane, a significare che la Russia rimane attenta alla difesa della Siria. Già, la Russia dichiarava che se dovesse sorgere un’emergenza, rafforzerà la difesa siriana con missili S-300. Allo stesso modo, mentre Israele si aspetta dalla Russia di limitare il ruolo dell’Iran in Siria, particolarmente vicino al territorio israeliano, la Russia comprende l’intesa tra Iran e Siria. Di fatto, la Russia condivide con l’Iran le stesse ragioni e logica della presenza militare in Siria, poiché entrambi i Paesi sono stati invitati da Damasco e sono cruciali nella lotta a Stato islamico e altri “ribelli” finanziati dall’estero. Mentre la Russia potrebbe non avere interesse per il “fronte della Resistenza” dell’Iran contro Israele, non si oppone nemmeno alla presenza iraniana in Siria, né considera, a differenza d’Israele, Hezbollah un’organizzazione “terroristica”. Al contrario, il risultato delle elezioni in Libano ha dimostrato che Hezbollah è molto più di un semplice gruppo militante e che ha una forte base popolare e un solido sostegno elettorale, ottenendo legittimità sociale e politica e rafforzando la visione russa secondo cui Hezbollah non è terroristico e non va trattato come tale. Da questo segue logicamente un’altra differenza tra Israele e Russia e una convergenza di interessi tra Russia e Iran: l’accordo nucleare, noto come JCPOA. Come tale, se Israele esultava per l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, la Russia non si è astenuta dal definirla “nuova conferma dell’inaffidabilità di Washington”, aggiungendo che “la Russia è aperta all’ulteriore cooperazione cogli altri partecipanti al JCPOA e continuerà attivamente a sviluppare collaborazione e dialogo politico con la Repubblica islamica dell’Iran“.
Pertanto, nonostante il calore che Netanyahu ha ricevuto a Mosca nell’ultima visita, non si può negare che la Russia potrebbe pensare a un possibile coinvolgimento degli interessi iraniani in Siria nell’accomodamento con Israele. D’altra parte, il fatto che la Russia abbia ospitato Netanyahu e poi una delegazione iraniana, dimostra che la diplomazia russa cammina perché il suo ruolo di unica sostenitrice attiva della diplomazia discreta diventa evidente a Iran ed Israele. È quindi fuorviante concludere, come ampiamente fatto dai media internazionali, che esiste un accordo non ufficiale tra Russia e Israele, secondo cui la Russia permette ad Israele di attaccare obiettivi iraniani finché sono una rappresaglia e non colpiscono interessi siriani e russi. Ciò che è più probabile e adeguato agli interessi russi è che la Russia semplicemente si bilancia tra Iran e Israele, e sa che permettere a queste parti mano libera, comporterebbe una guerra che non si potrebbe controllare. Pertanto, nonostante l’impressione che Netanyahu abbia avuto successo, non è realistico aspettarsi che la Russia decida di scegliere tra Israele e Iran o d’aderire incondizionatamente all’agenda israeliana per sconfiggere l’Iran in Siria o all’agenda iraniana di espandere il fronte verso Israele. Ciò che tuttavia Israele può aspettarsi sono gli sforzi russi per impedire l’uso del territorio siriano contro Israele, e viceversa. Non ci sono, in quanto tali, accordi ma solo l’ampio riconoscimento del fatto che tutto ciò che accade in Siria, da una parte e dall’altra, deve prendere in considerazione i russi e i loro interessi.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Sayad Nasrallah: Siria ed alleati spezzano il prestigio dell’entità sionista

Dr. Muhamad Abdu al-Ibrahim, Syria Times, 15 maggio 2018

Il Segretario Generale di Hezbollah, Sayad Hasan Nasrallah, parlava della nuova fase dello scontro tra la Resistenza e l’entità sionista in Siria, sottolineando che il momento in cui il nemico israeliano poteva colpire la Siria senza ritorsioni è finito. Sayad Nasrallah commentava l’ultimo scontro tra la Siria e l’entità sionista, quando le posizioni israeliane nel Golan occupato furono colpite da decine di razzi lanciati dai territori siriani. Le dichiarazioni del leader della Resistenza libanese si avevano durante una cerimonia organizzata da Hezbollah per il secondo anniversario del martirio del leader della Resistenza Sayad Mustafa Badradin (Zulfiqar), nel sobborgo meridionale di Bayrut (Dahiyah). Sayad Nasrallah aveva detto che l’equazione stabilita dall’entità sionista di spezzare la mano della Resistenza che colpirà il Golan occupato è finita, secondo al-Manar. In questo contesto, Sayad Nasrallah osservava che la Siria e i suoi alleati dell’Asse della Resistenza riuscivano a distruggere il prestigio dell’occupante israeliano. D’altra parte, il SG di Hezbollah avvertiva sull’intenzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annunciare il cosiddetto “accordo del secolo” contro la causa palestinese. Sua eminenza si scagliava contro la posizione araba ufficiale, ma invitava gli arabi a schierarsi contro il regime statunitense in Palestina. Anche Sayad Nasrallah chiedeva all’Autorità palestinese di astenersi dal firmare un accordo del genere.

“Martire Vittorioso”
Sayad Nasrallah elogiava Sayad Mustafa Badradin come uno dei comandanti che crearono la Resistenza nei primi anni. Sua eminenza sottolineava l’importanza di conoscere biografia e vittorie dei comandanti della Resistenza caduti. “I comandanti della Resistenza caduti vanno conosciuti bene e sempre ricordati”, aveva detto Sayad Nasrallah, aggiungendo: “I loro nomi vanno scritti in oro“. Il leader della Resistenza rivelava che Sayad Mustafa Badradin fu incaricato di missioni sensibili, incluso lo scontro militare con l’entità sionista. Sua eminenza aggiungeva che il comandante della Resistenza caduto era responsabile di alcuni dossier relativi alla causa palestinese e all’Iraq. “Sin dal primo giorno della crisi in Siria, Sayad Mustafa Badradin lavorò duramente per affrontare i taqfiri”, osservava Sayad Nasrallah. Nel frattempo, sua eminenza ricordava una frase di Sayad Mustafa Badradin, detta poco prima del martirio: “Non tornerei dalla Siria se non da martire o portando la bandiera della vittoria”. “Dico a Sayad Mustafa, mio caro fratello, sei tornato dalla Siria vittorioso e martire“, aveva detto Sayad Nasrallah nel secondo anniversario del martirio di Sayad Badradin.

“Stati Uniti inaffidabili”
Sayad Nasrallah commentava l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Washington si ritirava dall’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali. Sua eminenza si scagliava contro gli Stati Uniti dicendo che non sono affidabili non rispettando gli accordi internazionali. “Gli Stati Uniti operano in base ai propri interessi e dell’entità sionista“. “Gli accordi internazionali che ci chiedono di rispettare e attuare… lo Stato più potente al mondo non li rispetta“, aveva detto Sayad Nasrallah. “Gli Stati Uniti non sono affidabili perché non rispettano né gli accordi internazionali né i loro alleati“. Nel frattempo, Sayad Nasrallah notava che gli Stati Uniti mentono e ricattano la Corea democratica sul suo programma nucleare.

“L’era in cui Israele colpiva la Siria senza ritorsioni è finita”
D’altra parte, Sayad Nasrallah parlava del confronto tra la Siria e l’entità sionista della settimana prima, quando le posizioni israeliane furono colpire da decine di razzi lanciati dai siriani. Il SG di Hezbollah rivelava che 55 razzi furono lanciati sulle posizioni israeliane nel Golan occupato, negando che 23 soldati siriani e combattenti fossero stati uccisi negli attacchi israeliani che seguirono l’attacco missilistico. “Tre soldati dell’Esercito arabo siriano caddero negli attacchi israeliani e le notizie su 23 combattenti martiri erano prive di fondamento“, aveva detto Sayad Nasrallah. Notò che il confronto era di grande importanza in quanto conteneva molte indicazioni. “Il nemico israeliano ha taciuto sulle perdite subite, mentre cercava di rilevare i razzi che raggiunsero Safad e Tiberiade. Grandi esplosioni furono sentite nel Golan occupato e gli israeliani in quegli insediamenti furono costretti ad andare nei rifugi“, aveva detto Sayad Nasrallah acclamando l’Esercito arabo siriano per aver respinto gli attacchi israeliani in seguito al lancio dei razzi. “Questa è solo una forma di rappresaglia alla continua aggressione israeliana contro la Siria“, aveva detto Sayad Nasrallah riferendosi al lancio dei razzi sulle posizioni israeliane. “Il messaggio è stato dato al nemico israeliano. Dice che l’era in cui colpiva la Siria impunemente è finita“. Sua eminenza notava che il nemico israeliano non mirava all’escalation, sostenendo che gli obiettivi colpiti dai sionisti erano limitati e alcuni furono evacuati prima di essere colpiti. In tale contesto, Sayad Nasrallah rivelava che i siriani e gli alleati dell’Asse della Resistenza avevano informato l’entità sionista tramite “lati internazionali” che se “attraversava le linee rosse in Siria, verranno lanciati altri missili che colpiranno in profondità Israele”. “Siamo di fronte a una nuova fase dello scontro con Israele. Il suo prestigio è frantumato“.

“Idiota… traditore”
Sayad Nasrallah commentava le osservazioni del ministro degli Esteri del Bahrayn, che affermò che l’entità sionista aveva “diritto all’autodifesa”. “Israele ha diritto all’autodifesa!! Quindi riconosci che il Golan è suo, oh idiota e traditore?!” Sayad Nasrallah disse del ministro del Bahrayn. Nel frattempo, sua eminenza si scagliava contro i tentativi sauditi di presentare giustificazioni religiose sulla cospirazione contro la Palestina. “Figure saudite hanno presentato giustificazioni religiose su ciò che hanno definito “diritto d’Israele” sulla Palestina”.

“Accordo del secolo”
Sayad Nasrallah avvertiva che nelle prossime settimane Trump pubblicherà ufficialmente il suo cosiddetto “accordo del secolo”. “Sotto tale accordo non ci saranno né al-Quds orientale, né al-Quds occidentale, e non ci sarà più diritto al ritorno per i palestinesi. Inoltre, lo Stato palestinese sarà limitato a Gaza soltanto“, avvertiva Sayad Nasrallah. Il leader della Resistenza libanese invitava la popolazione della regione ad opporsi a tale accordo, e invitava Autorità Palestinese, Organizzazione per la Liberazione della Palestina e altri partiti palestinesi ad astenersi dal firmare un accordo del genere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Imperatore caotico e impero del caos

Gulam Asgar Mitha, Oriental Review, 12/05/2018

La suspense finì l’8 maggio, quando l’Imperatore Trump annunciò che il suo impero aveva finalmente deciso di strappare l’accordo firmato da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania, e cioè il P5+1. Alcun ragionamento avanzato dalle tre potenze europee potrà convincere Trump a non fare altrimenti. Tutte snobbate. Un interessante articolo sulla CNN, “Tutto ciò che rottama l’accordo iraniano spiega Donald Trump”, afferma che la demolizione dell’accordo ha aperto una nuova finestra sull’anima politica di Trump, dimostrandone la volontà di scatenare all’estero quel tipo di caos che ha fomentato a casa. La decisione rientra nel contesto della dottrina in politica estera dell'”America first”, mostrandosi irremovibile nel seguire le promesse elettorali che hanno inorridito gli alleati degli USA. Non fu un ragionamento, ma le bugie di un uomo di un Paese piccolo ma potente, Israele, a convincere Trump a concludere l’accordo con l’Iran nonostante le verifiche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) secondo cui l’Iran aderiva pienamente al JCPOA. Quindi, perché gli Stati Uniti dovrebbero chiudere l’accordo? I capi Benjamin Netanyahu, John Bolton e Mike Pompeo, primo ministro israeliano, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti, sono dei falchi convinti che con l’uno o l’altro pretesto l’Iran vada bombardato. Il quartetto ha un piano generale. Probabilmente seguendo le stesse menzogne contro Iraq ed Afghanistan. John Bolton fu l’architetto della guerra in Iraq. Tra scuse da esporre alle Nazioni Unite, l’Iran è una nazione paria che sviluppa clandestinamente una bomba per distruggere Stati Uniti e Israele, destabilizza la regione, minaccia d’invadere l’Arabia Saudita, sviluppa missili balistici a lunga, media e corta gittata, supporta Hezbollah (lo stesso gruppo che bastonò Israele nel luglio 2006), Siria e Yemen. La mia ipotesi è che l’Arabia Saudita e il suo alleato EAU abbiano speso enormi fondi nella visita di Pompeo in Arabia Saudita per provocare la guerra contro l’Iran, comprese basi militari e aeree in quei Paesi. Non dimentichiamo l’Egitto, che ha anche qualche risentimento. I governanti sauditi non capiscono che anche Stati Uniti ed Israele hanno un piano sinistro per il loro Paese, spezzarne la parte occidentale includendo le città sante Mecca e Medina sotto controllo congiunto islamico, e la parte orientale con la ricchezza petrolifera, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere, la parte centrale sotto il controllo saudita e la parte settentrionale col Levante. L’impero turco subì un destino simile dopo la Prima guerra mondiale.
C’è ancora un’altra domanda: la minaccia percepita dall’impero USA dall’Eurasia, Cina e Russia, sfidanti militari ed economici al primato e agli imperativi statunitensi. Non cercherò di rispondervi, ma rimanderò il lettore interessato a “The Grand Chessboard: American Primacy and its Geopolitical Imperatives” di Zbigniew Brzezinski, che avanzò il piano diversi anni fa. Cina e Russia stringono legami con Iran, Pakistan e Corea democratica. Queste cinque potenze eurasiatiche condividono capacità economiche, tecnologiche, energetiche e militari (anche nucleari) minacciando l’impero che continua a perseguire l’espansione. Ne discussi nell’articolo pubblicato su Oriental Review nell’aprile 2018. In diversi articoli che ho letto negli ultimi giorni, mentre la suspense si sviluppava sull’accordo, una domanda spiccava: se gli Stati Uniti si rifiutano di negoziare l’accordo P5+1 con l’Iran, quale altro Paese se ne fiderà in ogni rapporto, anche economico e commerciale? Questa domanda verrà ora messa alla prova del nove quando i capi di Corea democratica e Stati Uniti s’incontreranno. Cina e Stati Uniti sono ingarbugliati in una disputa commerciale come lo sono gli Stati Uniti con UE, Canada e Messico. Senza dimenticare l’uscita dalla Trans Pacific Partnership all’inizio del regno dell’imperatore.
Permettetemi di concludere con alcune domande economiche piuttosto importanti che riguardano gli USA. Sono vicini a una disastrosa recessione o probabile depressione. Vanno salvati. I principali beneficiari delle guerre nella storia furono banche e usurai, sia che operassero dal Tempio di Salomone durante l’Impero Romano e che tradissero Gesù di Nazareth o i Medici, e i Rothschild d’Europa o i Rockefeller o Stanley Morgans d’America. Alcuna guerra può essere combattuta senza il loro sostegno. Un articolo piuttosto interessante su come le banche operano intitolato “700 miliardi di volte 10“, di Tim Buchholz, pubblicato su Countercurrents il 4 dicembre 2008, in cui l’autore citava John LeBoutillier (ex-congressista repubblicano di New York, con un solo mandato che chiese “Da dove vengono tutti questi soldi?“) dire che Bloomberg riferiva che la Federal Reserve ha “impegnato/sostenuto/prestato 7,6 trilioni di dollari” per tentare di risolvere la crisi. Gli USA attualmente sono nella seconda più lunga espansione economica post-bellica, da 9 anni. Tale espansione iniziò con incentivi di spesa e tagli fiscali approvati nel 2009 per combattere la Grande Recessione. Probabilmente l’unica altra espansione fu nel 1991-2001, la cui crescita portò il mercato azionario a livelli record, causando lo sviluppo della bolla dei titoli tecnologici. La pressione sull’economia statunitense è ora dovuta alla valuta cinese e alla borsa petrolifera di Shanghai che minacciano il dollaro USA e il suo monopolio sul petrolio.
Nei paragrafi precedenti ho solo brevemente affermato il caso di una recessione d’entità significativa che potrebbe sconvolgere il proverbiale carretto di mele dell’imperatore dell’America first. La guerra è un’opzione degli USA per salvarsi dal disastro economico e salvare il monopolio della propria moneta. Sarà un’opzione con cui gli USA manterrebbero la preminenza, ma non è certamente un’opzione per questa civiltà sprofondare nel buio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump pone fine all’accordo nucleare con l’Iran; quali prospettive?

Moon of Alabama, 8 maggio 2018

Con un discorso belluino, Trump esce dell’accordo nucleare con l’Iran, anche mentendovi. Non è una sorpresa. Gli Stati Uniti rispettano gli accordi solo finché gli è di breve vantaggio, basta chiedere ai nativi americani. Non si può mai contare sugli Stati Uniti. Trump reimpone le sanzioni all’Iran perché:
L’accordo nucleare è stato negoziato dall’amministrazione Obama e quindi dev’essere pessimo;
Israele vuole mantenere l’Iran come babau;
Sionisti e destra degli Stati Uniti vogliono attaccare l’Iran;
MAGA – Trump ha bisogno dell’Iran come nemico degli Stati del Golfo per vendergli armi statunitensi.
Tre Paesi europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, erano abbastanza ingenui da pensare di poterlo evitare. L’EU3 offriva agli Stati Uniti ulteriori sanzioni all’Iran per altre scuse, missili balistici e presenza iraniana in Siria. Ero disgustato quando lessi del piano. Era ovvio sin dall’inizio che avrebbe solo screditato tali Paesi, fallendo. Fortunatamente Italia e alcuni Paesi dell’Europa orientale ridussero tali sforzi europei. Non erano disposti a sacrificarvi credibilità. L’accordo nucleare è stato firmato e va seguito da tutti, sottolineando che non c’era alcuna garanzia che qualsiasi altro sforzo europeo cambiasse il punto di vista di Trump. Nelle ultime settimane vi furono dei tentativi dell’EU3 d’influenzare Trump, invano: “Pompeo organizzava una teleconferenza con le controparti europee. Fonti informate mi hanno detto che Pompeo ringraziava l’EU3 per gli sforzi compiuti da gennaio per trovare una formula che convincesse Trump a non ritirarsi dall’accordo nucleare, ma chiariva che il Presidente vuole prendere un direzione diversa… Dopo la dichiarazione di Trump, le potenze europee vogliono rilasciare una dichiarazione congiunta che chiarirà che rispetteranno l’accordo tentando d’impedirne il collasso”.
Le sanzioni che Trump reintrodurrà non solo limiteranno i rapporti degli Stati Uniti con l’Iran, ma penalizzeranno anche altri Paesi. Ciò comporterà una serie di misure protettive, dato che almeno alcuni Paesi limiteranno l’esposizione alle sanzioni statunitensi persino introducendo contromisure: “Lavoriamo su piani per proteggere gli interessi delle aziende europee“, dichiarava a Bruxelles Maja Kocijancic, portavoce dell’UE per gli affari esteri. L’Iran aderirà all’accordo sul nucleare se l’UE lo difenderà efficacemente e non ostacolerà i rapporti con le compagnie europee. Se l’UE non lo farà, l’accordo nucleare sarà nullo. L’Iran ne uscirà e il governo neoliberista di Rouhani che l’ha accettato cadrà e i conservatori torneranno a difendere la sovranità dell’Iran a tutti i costi. Gli Stati Uniti sembrano credere di poter tornare alla stessa posizione che aveva Obama prima dell’accordo nucleare. L’Iran era sotto sanzioni delle Nazioni Unite e tutti i Paesi, anche Cina e Russia, le sostenevano. L’economia iraniana era in crisi e doveva negoziare una via d’uscita. Tale situazione non si ripeterà. La credibilità degli Stati Uniti è seriamente danneggiata. Il suo soft power è finito, e il suo hard power si è dimostrato inefficace in Afghanistan, Iraq e Siria. Cina e Russia stringono accordi enormi con l’Iran e ne sono i protettori. Se non hanno un’ideologia comune, i tre s’oppongono al mondo globalizzato dettato da sole regole “occidentali”. Hanno potenza economica, popolazione e risorse per farlo. Stati Uniti ed Europa non lo capiscono. L’Iran ha non solo nuovi alleati ma avanza in Medio Oriente per la stupidità di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Le guerre a Iraq, Siria, Libano e Yemen ne hanno rafforzato la posizione, pur tenendosi sostanzialmente fuori. Le elezioni in Libano sono andate bene per la “resistenza”. In Libano, Hezbollah non può più essere sfidato. Le prossime elezioni in Iraq si tradurranno in un altro governo amico dell’Iran. L’Esercito arabo siriano vince la guerra condotta contro il Paese. La posizione degli Stati Uniti in Afghanistan è senza speranza. L’Arabia Saudita lotta contro gli Emirati Arabi Uniti nella guerra allo Yemen. La cacciata dal GCC del Qatar permane. Se Israele vuole mantenere l’Iran da uomo nero per distogliere l’attenzione dal genocidio dei palestinesi, non vuole la guerra. Hezbollah in Libano ha abbastanza missili per rendere insostenibile la vita in Israele. Una guerra all’Iran potrebbe facilmente finire con Tel Aviv in fiamme. Ci sono alcuni nell’amministrazione Trump che vorrebbero dichiarare guerra all’Iran. Anche l’amministrazione Bush aveva piani simili. Ma qualsiasi manovra contro l’Iran era finita male per Stati Uniti ed alleati. I Paesi del Golfo erano estremamente vulnerabili. La loro produzione petrolifera sarebbe stata chiusa in pochi giorni. La situazione non è cambiata. Gli Stati Uniti sono ora in una posizione strategica peggiore di quella dopo l’invasione dell’Iraq. Fintantoché ci saranno persone serie al Pentagono, la Casa Bianca sarà esortata a non compiere un simile tentativo. Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare è un grave errore. Il segretario alla Difesa Mattis era contrario. Trump farà un errore ancora peggiore nonostante l’opinione dei consiglieri militari? Andrà in guerra con l’Iran?L’Europa non può salvare l’accordo nucleare iraniano
The Iran Project

Muhamad Ali Jafari, comandante in capo dell’IRGC, dichiarava che l’accordo nucleare iraniano finirà, ritenendo che le parti europee non prenderenno le distanze dagli Stati Uniti sostenendo l’Iran. Il Generale Jafari dichiarava di essere contento che gli Stati Uniti abbiano abbandonato l’accordo, poiché era già stato violato da Washington e l’Iran non ne traeva benefici. “Era chiaro che gli statunitensi sono inaffidabili e l’uscita degli Stati Uniti dimostra ancora una volta che di Washington non ci si può fidare”, dichiarava. Il comandante dell’IRGC affermava che l’uscita degli Stati Uniti dal patto nucleare non produrrà effetti marcati sugli interessi nazionali dell’Iran. Jafari affermava che l’Iran ha compiuto enormi progressi quando fu sottoposto a pesanti sanzioni e può ulteriormente svilupparsi utilizzando la vaste capacità interne. Il comandante aveva detto che l’uscita degli Stati Uniti dimostra che il programma nucleare iraniano era solo un pretesto per fare pressioni sull’Iran, e che la vera preoccupazione degli USA è la potenza militare e l’influenza regionale dell’Iran.

Boeing e Airbus non venderanno aerei all’Iran
The Iran Project

Il Tesoro degli Stati Uniti afferma che le licenze dei giganti aerospaziali Boeing e Airbus per vendere aerei passeggeri all’Iran saranno revocate dopo che Washington annunciava il ritiro dall’accordo nucleare del 2015. “Le licenze di Boeing e Airbus saranno revocate“, affermava il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. “In base all’accordo originale ci furono deroghe per aeromobili commerciali, parti e servizi e le licenze saranno revocate“, aggiungeva. Le osservazioni si sono avute dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciava l’abbandono dell’accordo nucleare, ufficialmente chiamato Piano d’azione globale congiunto (JCPOA). Trump aveva anche detto che ripristinava le sanzioni all’Iran e “i massimi” divieti economici alla Repubblica islamica.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Israele prepara la guerra?

Alastair Crooke, SCF 07.05.2018Il generale Mattis dichiarava al Comitato delle forze armate del Senato degli Stati Uniti che crede che uno scontro militare tra Israele e Iran in Siria sia sempre più probabile: “Posso vedere come potrebbe iniziare, ma non sono sicuro quando o dove“. Questo non dovrebbe sorprendere. Chiunque sbirci attraverso la membrana della bolla occidentale, può vedere le principali dinamiche “colmarsi e rafforzarsi” in modo tale da chiudersi inesorabilmente su Israele. Diventa “inesorabile”: non tanto perché gli Stati del Medio Oriente desiderano la guerra (non la vogliono); ma perché Israele si sente culturalmente costretto a legarsi al presidente Trump e alla sua squadra di estremisti collocandosi a primo collaboratore nella “guerra” degli Stati Uniti per respingere Cina, Russia, Iran e farne del loro progetto commerciale un’entità inefficace ed indebolita. La retorica belluina di Pompeo e Bolton può sembrare un elisir inebriante per certi israeliani; ma semplicemente il Medio Oriente non è il posto in cui collaborare a tale nuova “guerra” ibrida statunitense contro le nuove dinamiche emergenti. Cina, Russia e Iran sono risoluti, “inesorabili”. Israele combatterà contro gli eventi e, infine, essendo completamente in disaccordo col Medio Oriente, cercherà di colpirlo ed indebolirlo (proprio come negli attacchi in Siria), e ne sarà colpito in risposta. E si potrebbe vedere una grande guerra. Sia che si guardi l’audace, rossa, fascia est-ovest della massiccia “Strada e Corridoio” cinese che si estende su tutta l’Eurasia (qui); che la verticale russa, mackinderesco cuore dei produttori di energia (qui), che si estende dall’Artico al Medio Oriente, rifornendo i consumatori ad est e ad ovest, una cosa si distingue chiaramente: Iran e fascia settentrionale del Medio Oriente sono al centro di entrambe le mappe. Ma, ad essere chiari, questi possono essere articolati come progetti commerciali ed energetici, ma sono anche primariamente politico-culturali. Queste due visioni, la mappa cinese e quella russa, sono complementari. Una evidenza l’influenza delle risorse e l’altra i flussi e la concomitante fecondità economica che potrebbe derivare dal flusso di energia e dei manufatti lungo questo corridoio. In questa fascia settentrionale del Medio Oriente, la Russia ha “peso” diplomatico e di sicurezza, e non gli USA; e la Cina vi ha influenza economica, e non gli USA. E ‘no’, questo non è fumo generato da qualche immaginario ‘vuoto’ creato dai fallimenti seriali degli USA in Medio Oriente. Queste sono autentiche dinamiche di mutamento all’opera.
Per certi occidentali (e israeliani) boriosi, nulla di significativo vi appare. Ci viene detto, da Politico ad esempio, che: “… la nuova Guerra Fredda non è come l’originale Guerra Fredda, perché manca della dimensione ideologica… l’attuale tensione tra Stati Uniti e Russia è una lotta seinfeldiana sul nulla: Putin non ha alcun obiettivo ideologico oltre l’elevazione dello Stato russo, governato da lui e dal suo clan; non cerca aderenti in occidente, e quindi non guida alcuna grande competizione tra due sistemi… Dopotutto, Putin non predica la rivoluzione mondiale, elemento dottrinale chiave del comunismo sovietico”. Come mai l’occidente è “culturalmente cieco” sui grandi cambiamenti in corso? È vero che ciò che accade in Medio Oriente e Russia non è “ideologia” nel senso utopico coercitivo, globale, volto a correggere i difetti umani, contrapponendo e riformando l’umanità in modo coercitivo. Ma ciò che esiste, non è il “nulla”: sembra, perché proprio negano e sono contrari alla nozione di unico ordine globale culturale basato su regole umane, che questi progetti siano invisibili all’occidente. Nel caso d’Israele, non sorprende. Theodor Herzl, padre del sionismo moderno, nel suo libro Der Judenstaat, documento fondatore del sionismo, scrisse: “Per l’Europa noi Stato ebraico costituiremo parte del muro contro l’Asia: serviremo da avamposto della Cultura contro la Barbarie“. In breve, Israele fu specificamente fondato come “utopia” dell’Illuminismo europeo, e di conseguenza e comprensibilmente gli israeliani non riescono ad immaginare che altri possano sfidare culturalmente o tecnologicamente cultura e scienza dell’Illuminismo europeo. Ecco Ehud Barak caratterizzare Israele come “città nella giungla” deprecando gli abitanti della giungla. La Cina, tuttavia, con Xi e il Partito Comunista Cinese, si ritrae erede dell’impero cinese di 5000 anni, scacciando l’occidente predatore e definendo un’identità cinese fondamentalmente contraria alla modernità statunitense. Il mondo che Xi immagina è incompatibile con le priorità di Washington e quindi d’Israele (sull’attuale corso). Anche la Russia cerca di definire un “modo d’essere” culturalmente russo, a suo modo, senza imitare i modelli dell’Europa occidentale, ma piuttosto puntando all’opposto polo culturale e morale. Iran e Siria (e forse anche Iraq) non guardano più al modello occidentale politico o morale, emulandolo o stimandolo. Il punto è che nella zona settentrionale almeno del Medio Oriente (incluso l’Iraq), gli “sgozzatori wahhabiti” che i servizi segreti occidentali, israeliani e sauditi hanno armato contro Assad non sono solo screditati, ma sono detestati (dai sunniti quanto gli altri). Si delinea la lenta detonazione del “colpo di grazia” a tali politiche (ancora perseguite dagli Stati Uniti che proteggono lo SIIL al confine tra Siria e Iraq). Questa regione è sfuggita all’influenza occidentale. L’asse Russia-Cina-Iran è già la potenza decisiva nell’area, anche nel Golfo. E l’Iran sarà un attore importante. L’occidente ha avvicinato Russia ed Iran strategicamente e militarmente, e per Pechino l’Iran è assolutamente cruciale per la Vai e il Corridoio. Come osserva Pepe Escobar: “Fedeli alla mappa dell’integrazione dell’Eurasia in evoluzione, Russia e Cina sono in prima fila nel sostegno all’Iran. La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran, soprattutto per via delle importazioni energetiche. Da parte sua, l’Iran è un importante importatore di cibo. La Russia vuole coprire questo fronte… Le aziende cinesi sviluppano gli enormi giacimenti petroliferi di Yadavaran e Azadegan settentrionale. La China National Petroleum Corporation (CNPC) ha acquisito la partecipazione del 30% del progetto per lo sviluppo di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale del mondo. Un accordo da 3 miliardi di dollari migliora le raffinerie petrolifere iraniane, incluso un contratto tra Sinopec e National Iranian Oil Company (NIOC) per espandere la vecchia raffineria di Abadan“.
In breve, ci sono forze potenti che sorgono in Medio Oriente e non più in sintonia con le “priorità” occidentali (né particolarmente favorevoli all’egemonia israeliana, che considerano destabilizzante). Queste forze sono già potenti e sembrano destinate ad esserlo ancora più. Ma gli USA, sotto la visione del MAGA di Trump, hanno dichiarato queste forze emergenti “potenze revisioniste” o “Stati canaglia”, e la dirigenza statunitense li considera “minacce” nella sua “guerra eterna”. È questione aperta se gli USA troveranno i mezzi per avvicinare queste forze emergenti, o vi entreranno in conflitto. Questa è la “domanda” della nostra era. Nel caso degli Stati Uniti, se un conflitto ne risulterà, potrebbe rimanere ibrido; ma per Israele, tale opzione è improbabile: può solo passare ai conflitti “diretti”. Ma ciò che rende il conflitto israelo-iraniano forse imminente è un altro cambiamento importante, che potenzialmente muterebbe la posizione d’Israele in Medio Oriente. La regione non cambia solo in modo progressivamente incompatibile con le “priorità” di Washington, ma l’unica qualità che sembrava separare l’occidente, rendendolo “eccezionale”, era la tecnologia, che ora appare scivolargli via. La disputa degli USA con la Cina riguarda essenzialmente questo problema: Trump afferma che la Cina ha “rubato” tecnologia statunitense (insieme ai posti di lavoro). Alcune tecnologie potrebbero essere state “soffiate”, ma la realtà è che posti di lavoro e tecnologia furono volontariamente esportati in Cina per gonfiare i profitti delle aziende statunitensi. In ogni caso, Cina, Russia ed Iran hanno fatto propria la tecnologia, e ora superano la tecnologia della difesa occidentale, o già la sostituiscono. Gli Stati Uniti non riusciranno a contenere o reprimere l’innovazione tecnologica della Cina, o la rivoluzione tecnologica della difesa russa. Quindi, se Israele guarda al vicinato, percepisce gli Stati Uniti gradualmente disimpegnarsi dal Medio Oriente e le potenze “revisioniste” e “canaglia” sempre più presenti; “un grave fallimento strategico con implicazioni di ampia portata“, affermava il principale esperto della sicurezza israeliano Ehud Yaari, e sa che la “guida” tecnologica della difesa occidentale va via come sabbia tra le dita occidentali.
Non c’è da stupirsi che la destra israeliana affermi che la situazione d’Israele, la sua capacità di rispondere alla nuova situazione, peggiorerà col tempo: che non ci sarà mai una Casa Bianca più irriflessiva; né una superiorità aerea d’Israele come una volta, con sempre più diffuse e migliori difese aeree che negano ad Israele lo spazio aereo che dava per scontato; Carpe Diem, cogli l’attimo, sollecitano tali politici, per trovare un pretesto all’escalation e seguiti dagli Stati Uniti. Ma non è una questione diretta: ai vertici dell’intelligence e della sicurezza israeliana sono cauti: Israele non può sostenere un conflitto per più di sei giorni (stima del generale Golan), in particolare se coinvolge più fronti. Israele potrebbe ripetere oggi l’esperienza della guerra dei sei giorni (in cui distrusse l’aeronautica egiziana nelle prime quattro ore)? Non è affatto sicuro. Iran ed Hezbollah hanno sviluppato la risposta asimmetrica alla potenza aerea israeliana negli ultimi venti anni, che hanno sperimentato con successo in Libano nella guerra del 2006. Ed oggi ci sono nuovi missili a nord d’Israele; ed è certo che dominerà ancora i cieli? È dubbio.
Allora, dove siamo oggi? Il segretario Pompeo visitava Tel Aviv la settimana scorsa. Sembra che autorizzasse Israele ad usare le bombe di minore dimensione (GBU-39) contro gli iraniani il 30 aprile, quelle che Obama diede ad Israele. Sembra che abbia anche sostenuto Israele ad allargare unilateralmente la “guerra” a qualsiasi iraniano in Siria. Israele sfida Iran, Siria o Russia a rispondere a tali provocazioni, credendo che non lo faranno, almeno fino al 12 maggio (quando Trump decideva le sanzioni contro l’Iran, ancora una volta). Il Presidente Putin cerca di controllare la guerra, ma il via libero di Pompeo a Tel Aviv lo spazientiva. I consiglieri militari premono per attivare le batterie di S-300 contro aerei e missili israeliani. E dal 12 maggio, con la decisione di Trump… Beh, l’Iran ha già promesso ritorsioni all’attacco missilistico su T4 del 9 aprile, tempismo e metodo sono ancora da decidere. La prospettiva della guerra è in bilico: la destra israeliana vuole cogliere l’attimo (e probabilmente intende annettersi la Cisgiordania nella nebbia bellica). I militari israeliani (come le controparti statunitensi) sono cauti, sono quelli che rischiano. E Trump? Ah… le pressioni interne crescono. Deve dividere il Congresso (o, come dice, “i democratici lo metteranno sotto accusa“). Ci saranno poche concessioni elettorali nazionali ora, in attesa del convogliatore elettorale di novembre (quando la maggior parte di esse sarà dietro di lui). La politica estera è laddove il periodo medio può essere vinto (o perso). Molto viene bloccata dalla bilancia della politica interna USA.Traduzione di Alessandro Lattanzio