6000 Pasdaran ad Aleppo

I 6000 dell’unità al-Sabarin del Corpo della Guardia rivoluzionaria iraniana ad Aleppo e i grandi piani prima dell’estate
Elijah J. Magnier, al-Rai, 9/2/2016

Hezbollah invia nuove Forze Speciali. Nel Rif di Aleppo, sempre più città negoziano la resa. Russia e Iran programmano il cambio della situazione militare in Siria entro la prossima estate. I 13000 TOW dell’Arabia Saudita contribuiscono a ridurre le forze corazzate coinvolte negli attacchi, aumentando la fanteria e la distruzione delle città siriane. La Russia impone i curdi, che controllano sempre più territori ogni giorno che passa, attori e partner essenziali nei colloqui di pace a Ginevra.

I Generali Qasim Sulaymani e Mohammad Alì Jafari

I Generali Qasim Sulaymani e Mohammad Alì Jafari

L’Iran invia le Forze Speciali del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Iraniana (IRGC) in Siria. Gli aerei militari sbarcano negli aeroporti di Damasco e Aleppo 6000 ufficiali e soldati dell’Unità “Sabarin” per sostenere l’offensiva di terra nel Rif della Siria. L’Hezbollah libanese invia nuove forze nella stessa area in cui anche i curdi siriani avanzano contro i jihadisti salafiti guidati da al-Qaida in Siria, nota anche come Jabhat al-Nusra, e i loro alleati. La Russia, la forza trainante che domina i cieli siriani, vuole garantire un posto ai curdi che Turchia e Arabia Saudita respingono dal tavolo dei negoziati per la pace di Ginevra, ma che dovrebbero conquistare alla fine di febbraio. Iran e Russia sono decisi a cambiare la situazione della Siria a vantaggio di Damasco prima della fine dell’estate. Le città si arrendono senza combattere, come Dayr Jamal, e altre, come Tal Rifat, negoziano una via d’uscita ai terroristi per evitare la distruzione della città. Un alto ufficiale che opera in Siria ha detto, “l’unità Sabarin della IRGC operante nelle grandi periferie di Aleppo (Rif di nord, sud, ovest ed est) fu creata più di dieci anni fa in Iran quale Forza Speciale d’élite, addestrata a combattere le guerre penetrando in profondità dentro e dietro le linee nemiche, soprattutto contro i jihadisti. È la punta di diamante contro al-Qaida nel Rif a nord ed ovest di Aleppo, e nel Rif orientale contro il cosiddetto “Stato islamico” (SIIL). Oltre 47 ufficiali e soldati sarebbero caduti nell’ultima offensiva di Aleppo”. “L’opera di disinformazione dell’Iran in questi mesi ha ingannato i media ufficiali che credevano che le sue forze si stessero ritirando dalla Siria, quando i velivoli da trasporto militari inviavano nuove truppe ad Aleppo pianificando la rottura dell’assedio di Nubul e Zahra, le due città sciite del nord assediate da oltre tre anni da al-Qaida e alleati. Dopo l’abbattimento del jet Su-24 russo sul confine turco-siriano da parte della Turchia l’anno scorso, la Russia ha mutato i piani militari per impegnarsi ancor più in Siria mirando a tagliare tutte le linee di rifornimento e collegamento tra i jihadisti e il loro protettori in Turchia. Pertanto, piani sono stati elaborati per controllare le frontiere dal Rif di Lataqia, dove l’offensiva avanza rapidamente, e dal Rif di Aleppo. Un centro operativo è stato creato ad Aleppo per dirigere i fronti settentrionale e meridionale dove l’unità al-Sabarin è principalmente impegnata”. Secondo la fonte, “quando Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno espresso la volontà d’inviare una forza militare in Siria, come concordato con gli Stati Uniti d’America, è arrivata la risposta dal comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, Maggior-Generale Mohammad Ali Jafari. Le sue forze sono direttamente presenti sul campo, a nord, contro al-Qaida (Nusra) e a nord-est contro lo SIIL. Ciò significa che IRGC ed Hezbollah affronterebbero tutte le truppe che sbarcassero nella loro area operativa senza alcun coordinamento con Damasco. Il centro operativo iraniano è incaricato di liberare l’area al confine tra Turchia e Siria e di combattere qualsiasi forza nemica ad eccezione dei curdi e dei loro alleati, considerati forze non-nemiche”.
“La battaglia di Ruytan è stata una vera e propria svolta nell’operazione settentrionale. Era la città più difesa e centro di al-Qaida ed alleati, fortificata da anni sopra e sotto il suolo. Era anche il centro operativo che guidava l’assedio di Nubul e Zahra e il fronte settentrionale. L’Aeronautica russa ha distrutto tali fortificazioni eliminando centinaia di jihadisti, secondo i nostri resoconti. La caduta di Ruytan è un esempio per le altre città del nord che negoziano la resa senza combattere. Questo è ciò che è successo a Dayr Jamal, al-Qamiyah e Qafr Naya, nella periferia di Tal Rifat, l’ultima città prima di Azaz da cui si va verso il confine turco. Anche Tal Rifat negozia la resa con le forze avanzanti, che trovano città già abbandonate ma ben fortificate con diverse lunghe gallerie e armi abbandonate. Con la rottura dell’assedio, migliaia di combattenti che proteggevano le due città sono stati divisi sui fronti settentrionale e meridionale, aumentando la forza delle unità di punta e dando un’opportunità unica alle forze che avanzano contro al-Qaida e alleati”.
“Russia, Iran ed Hezbollah perseguono lo scopo di cambiare la situazione militare della Siria a loro vantaggio prima della fine della prossima estate. Il miliardo di dollari speso dall’Arabia Saudita per offrire 13000 missili anticarro TOW ha contribuito solo ad aumentare la distruzione delle città siriane. Invece di far avanzare le truppe corazzate, la Russia impiega l’Aeronautica per distruggere ogni resistenza e l’Iran invia altra fanteria, impiegando meno carri armati. Da qui la necessità di iniettare truppe specializzate per adempiere agli importanti obiettivi militari previsti nei prossimi sei mesi. Queste forze, dell’Iran e di Hezbollah, aumenteranno rispondendo ai futuri piani militari”. “La Russia inoltre mira a imporre de facto, ai colloqui di pace a Ginevra, il sostegno all’avanzata delle forze curde nel fronte settentrionale, al confine turco. Turchia e Arabia Saudita non possono più ignorare i curdi, soprattutto dato il controllo del Rif di Aleppo a Qifin, Dayr Jamal e altre città, unendole alle zona già controllata. Rifiutarne la partecipazione è contro ogni logica. Con i curdi che controllano ormai una grossa parte del fronte, e controlleranno sempre più territori, la comunità internazionale non può più accettare il ricatto turco-saudita. I curdi sono un partner essenziale e saranno parte della soluzione completa della guerra siriana”, ha concluso la fonte.CaptgSDUcAAO6Uk.jpg largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lamento siriano d’Israele

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 11 dicembre 20151516179Al Brookings Institution di Washington, il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon ha esposto la visione del suo Paese sul conflitto in Siria. Yaalon è un ex-capo di Stato Maggiore delle forze armate israeliane. Le sue ampie osservazioni tradivano il dilemma acuto d’Israele sul fronte politico dopo la traumatica sconfitta diplomatica subita nel tentativo di evitare l’accordo nucleare iraniano. Israele trova difficoltà a voltare pagina, mentre altri protagonisti della regione e l’amministrazione Obama si muovono. Yaalon ha posti i seguenti punti:
– La Russia svolge un “ruolo più significativo” rispetto agli Stati Uniti nel conflitto siriano attualmente. Questo non va bene a Israele, perché la Russia sostiene l”Asse Sciita’, che comprende Iran, Siria (regime di Assad), Hezbollah, Huthi nello Yemen e altri elementi sciiti in Bahrayn e Arabia Saudita, ecc
– Israele è contro il processo di pace siriano sponsorizzato dall’ONU nell’ambito del Gruppo Internazionale di Supporto alla Siria e dei colloqui di Vienna, perché riconosce il ruolo chiave dell’Iran nel raggiungere qualsiasi accordo, portando solo al consolidamento del”egemonia’ iraniana in Siria.
– La geopolitica del Medio Oriente in generale e in Siria s’incentra su tre gruppi: a) il “molto solido” asse sciita che attualmente gode del sostegno della Russia, un anatema per Israele; b) l’asse dei Fratelli musulmani che comprende Turchia, Qatar e Gaza (Hamas), che “non è allineata” con Stati Uniti e Israele; e c) il campo sunnita, “il più importante” della regione, senza leadership ma che riunisce Israele, Arabia Saudita, Paesi del GCC, Egitto, Giordania e Marocco.
– Gli Stati Uniti dovrebbero “orchestrare” ed entrare nel campo sunnita; in Siria questo significa sconfiggere lo SIIL con soldati sunniti e curdi, che di conseguenza Washington dovrebbe rafforzare, supportare, finanziare e armare. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto farlo fin dall’inizio, ma non è “una causa persa. C’è ancora la possibilità di farlo“.
– Una delle implicazioni pericolose dell’accordo con l’Iran è che Teheran è sempre più percepita “parte della soluzione” nei conflitti del Medio Oriente; e un Iran risorgente è un Iran più fiducioso che si avvia a diventare grande potenza militare. I missili S-300 forniti dalla Russia recentemente “saranno operativi in un paio di settimane“.
– Le operazioni militari russe in Siria sono un fallimento, in quanto Mosca aveva stimato che 3 mesi dall’offensiva avrebbero dato più territorio al regime siriano, mentre ciò non è avvenuto e di conseguenza c’è pressione su Mosca per esplorare una soluzione politica.
– Una soluzione è difficile da raggiungere in Siria e il Paese rimarrà instabile per molto tempo.
È interessante notare che Yaalon ha ammesso che l'”apocalittico e messianico” regime in Iran è saldamente al potere e “con più soldi ora, senza isolamento politico e senza pressioni estere“, ha più spazio di manovra. Quindi, alcun cambiamento è prevedibile nella politica iraniana. Come diceva, “non vedo la possibilità di avere filiali di McDonald a Teheran in futuro“.
Le osservazioni di Yaalon sottolineano l’isolamento politico netto d’Israele in Medio Oriente. Evidentemente, l’opzione preferita d’Israele è che gli Stati Uniti riprendano la strategia del contenimento dell’Iran, e in tale ambito portare gli alleati regionali a spingere militarmente per un cambio di regime in Siria. D’altra parte, l’amministrazione Obama ne ha avuto abbastanza del confronto con l’Iran, non ha la forza di farsi coinvolgere in una guerra prolungata in Siria o qualsiasi parte del Medio Oriente. Inoltre, Israele teme che l’atteggiamento dell’occidente verso il regime di Assad si sia addolcito notevolmente e che accetti in generale che Assad abbia un ruolo nella transizione. D’altra parte, i missili S-300 forniti dalla Russia saranno operativi entro la prossima settimana circa, e rafforzeranno notevolmente la difesa aerea iraniana. In sintesi, l’opzione militare israeliana contro l’Iran sarà inconcepibile d’ora in poi. Iran e Israele sono acutamente consapevoli che l’equilibrio di potere nella regione è mutato. In altre parole, lo spettro che si aggira per Israele è l’inesorabile ascesa dell’Iran a ‘superpotenza’ regionale. A un certo punto Yaalon l’ha ammesso: “Crediamo che lo Stato islamico stia per essere sconfitto (quindi la missione russa non è più un fallimento? NdT). L’Iran è molto diverso. In realtà è una superpotenza… È perciò ci preoccupiamo di questo regime, e s’è percepito come la chiave della soluzione, perché pronto a combattere lo SIIL, sarà sempre più egemone nella regione… sarà più pericoloso situandosi al nostro confine, nell’ambito della soluzione politica in Siria. È molto pericoloso”. Le implicazioni della soluzione siriana, dato il consenso nel coinvolgere l’Iran, sono davvero molto serie per Israele. L’Iran ha messo le carte sul tavolo sottolineando che il destino del Presidente Assad è una ‘linea rossa’ di Teheran, non negoziabile. E l’Iran considera apertamente Assad un’ancora della ‘resistenza’. Significativamente, una delle figure più influenti della dirigenza iraniana, Ali Akbar Velayati, consigliere per gli affari esteri della Guida Suprema e illustre ex-Ministro degli Esteri, ha fatto una dichiarazione sbalorditiva secondo cui Teheran si aspetta che la Russia si unisca presto alla Resistenza, come anche la Cina nel futuro prossimo. La dichiarazione di Velayati non può essere priva di fondamento.
Israele ha adottato un basso profilo finora sulla presenza della Russia, evitando eventuali scaramucce con le forze russe che operano in Siria. Ma non gradisce l’asse Russia-Iran-Hezbollah in Siria, che può solo rafforzarsi. Israele guarda con inquietudine ai rapporti militari russo-iraniani pronti a un cambio fenomenale. (Forze iraniane e Hezbollah parteciparono chiaramente al salvataggio del pilota russo presso il confine siriano-turco). Le operazioni russe vanno di pari passo con gli attacchi a terra delle forze governative siriane, assistite da Hezbollah e guidate da consiglieri militari iraniani. La crisi arriverà se e quando le operazioni militari s’intensificano nelle regioni meridionali della Siria al confine con le alture del Golan. L’instabilità in Siria è utile per Israele interrompendo le linee dei rifornimenti di Hezbollah. Ma la nuova realtà potrebbe essere la forte presenza iraniana-Hezbollah nel sud della Siria presso il Golan, con copertura aerea russa. Se ciò accadesse, le Alture del Golan illegalmente annesse dagli israeliani, diverrebbero teatro delle forze della ‘resistenza’. Leggasi le osservazioni di Yaalon qui.met-121

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hezbollah: l’avanguardia invisibile della Resistenza

Layth al-Fadil al-Masdar 14 maggio 2015CFKuqoEWMAAgAUEPoco dopo che Hezbollah ha liberato la vetta strategica di Tal al-Musa, un soldato delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) si precipitava a congratularsi con i combattenti della Resistenza per la vittoria; tuttavia, con suo grande disappunto, il gruppo della Resistenza libanese aveva già lasciato il sito. “Dove sono andati? Come fanno a sparire come fantasmi?” Una volta disceso il tramonto sulle montagne del Qalamun, nella Siria occidentale, Hezbollah scompare, all’insaputa di molti osservatori del conflitto siriano; è una di quelle verità inspiegabili che sconcerta la maggior parte dei giornalisti, che si sforzano di capire questi “fantasmi” nel bel paesaggio del Libano. Hezbollah non è un gruppo paramilitare ordinario; la sua struttura è più segreta e complessa della mafia statunitense, non si sa chi sono i comandanti in campo sono e nessuno ne conosce i movimenti.

Chi è Hezbollah?
Il termine “Hezbollah” viene tradotto in “Partito di Dio”, le cui bandiere e slogan si fondano sulla devozione nell’Islam; questo è uno dei motivi per cui è conosciuta come “Muqawama al-Islamiya” (Resistenza islamica) in arabo. Per i soldati di Hezbollah, il pensiero del martirio non è un timore; è qualcosa che accolgono come parte del dovere verso Allah e l’Islam, morire in battaglia è un preludio della ricompensa finale nel Jannah (Paradiso). Come i drusi del Levante, Hezbollah non è aperta al pubblico. I pochi prescelti che combattono per Hezbollah aderiscono a una confraternità nata tra la popolazione sciita del Libano (prevalentemente nei Governatorati di Nabatiyah, Biqa e Bayrut). Mentre Hezbollah non è l’unica organizzazione sciita in Libano (c’è l’Haraqat Amal), riceve gran parte del sostegno della fazione religiosa nel Paese. Alcune persone addirittura sostengono che Hezbollah sia la forza più potente del Libano, e non è un presupposto esagerato. Il più importante membro di Hezbollah e volto dell’organizzazione, Sayad Hasan Nasrallah (“Abu Hadi”), divenne Segretario Generale dopo la morte di Sayad Abas al-Musawi per mano del Mossad (servizi segreti israeliani). Sayad Nasrallah è un leader aggregante che spesso parla in pubblico e i cui interventi dal forte impatto forniscono le uniche informazioni sui movimenti di Hezbollah.

Hezbollah oggi
La guerra in Siria ha costretto Hezbollah a rendersi più visibile per la durata del conflitto. Tuttavia, nonostante ciò, Hezbollah resta invisibile e relativamente sconosciuta. Ha liberato la maggior parte delle montagne del Qalamun senza mostrare immagini o video del successo. In realtà, la maggior parte delle immagini mediatiche presentate al pubblico sui monti Qalamun appartengono alle NDF e alla 1.ma Divisione Corazzata dell’Esercito Arabo Siriano; tuttavia Hezbollah fornisce la maggior parte dei combattimenti sul confine libanese. Non sorprende che quando Hezbollah ha liberato il borgo storico di Malula, fornì la maggior parte dei combattimenti. Una volta che la battaglia fu vinta, un soldato di Hezbollah suonò la campana della chiesa e salutò la statua della Vergine Maria. Mentre i media e la popolazione civile delle città vicine si precipitavano a Malula, dopo la battaglia, Hezbollah si rese irreperibile. Forse questo è ciò che ne fa un’organizzazione speciale; la sua dedizione e perseveranza nella vittoria usurpa il desiderio di notorietà e gloria individuale. Questi uomini hanno grande zelo in ogni causa a cui partecipano; ciò è evidente dal loro impegno a disciplina e vittoria.hezbollah-flagTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ‘linea rossa’ dell’Iran avverte Israele via USA

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 28 gennaio 2015B8dHK4QIIAAboLDCon una splendida spiegazione su qualità e cadenza del tango diplomatico tra Iran e Stati Uniti, il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahain ha rivelato che Teheran se l’è presa con Washington per l’uccisione del Generale Muhammad Ali Allahdadi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche [IRGC] con un attacco aereo israeliano a Qunaytra, sulle alture del Golan in Siria, il 18 gennaio. Abollahian avrebbe detto: “Teheran ha avvertito Washington che Israele ha “violato la linea rossa dell’Iran”, (è la prima volta nella pluridecennale inimicizia tra i due Paesi che Israele uccide un generale iraniano). Israele “deve aspettarsi conseguenze delle sue azioni”.” C’è stata un’ondata di dichiarazioni da Teheran negli ultimi giorni, sullo sfondo del funerale del generale iraniano ucciso, seguite dell’attenta valutazione che l’attacco aereo israeliano è stato deciso ed effettuato su intelligence fornita dal gruppo islamista siriano collegato ad al-Qaida, Jabhat al-Nusra (che avrebbe interessi comuni con Israele sulla presenza iraniana e di Hezbollah in Siria). Teheran non si beve la versione israeliana, debitamente riportata dal Guardian, secondo cui Israele non “sapeva” della presenza del generale dell’IRGC. Il vicecomandante dell’IRGC Generale Rasoul Sanayee Raad ha detto ai giornalisti a Teheran, ieri, “Con l’intelligence fornita dai gruppi terroristici e dalle forze taqfire all’agenzia spionistica israeliana, il terreno è stato spianato al martirio… L’incidente rivela il sostegno alla resistenza di Bashar al-Assad, da un lato, e il partenariato tra i gruppetti di opposizione taqfiri e il regime sionista, dall’altro“. Chiaramente, la presenza del generale iraniano e di alcune figure di spicco di Hezbollah (uccisi nell’attacco israeliano) nella regione del Golan, potrebbe suggerire che l’Iran avrebbe intenzione di spezzare il nesso tra Jabhat al-Nusra ed intelligence israeliana (spiegando l’attacco aereo israeliano). Tuttavia, se l’intenzione d’Israele era richiamare l’attenzione sulla presenza iraniana ai confini con la Siria, non ha funzionato. Teheran da allora continua l’offensiva, come indica l’aiutante militare del leader supremo, Generale Yahya Rahim Safavi, che riconosce in modo assertivo che i consiglieri militari iraniani continueranno a rimanere in Siria (e in Iraq). “Partiamo dal presupposto che la sicurezza in Siria e Iraq sia la nostra sicurezza e anche che l’insicurezza in Afghanistan sia una sorta d’insicurezza per l’Iran. Non nascondiamo di esser presenti in Siria e in Iraq come consiglieri e consigliando Bashar al-Assad e Haydar al-Abadi“.
Sicuramente, Teheran deve reagire in qualche modo all’uccisione di un generale dell’IRGC. È quasi obbligatorio. Un generale dell’IRGC, Hossein Salami, ha detto che “Oltre alla riapertura (del fronte) della Cisgiordania, come apposita rappresaglia, sicuramente ci si vendicherà dell’attacco con un’azione specifica“. Ma d’altra parte la mossa iraniana contro Israele arriverà agli Stati Uniti. Se l’intenzione d’Israele era ostacolare ancora una volta l’impegno del presidente Barack Obama nei colloqui diretti con l’Iran, ciò avverrebbe se ne dovesse derivare lo scontro Iran-Israele. In teoria, dunque, proprio mentre Israele cerchi di negare l’attacco del 18 gennaio, senza confermarlo o negarlo, l’Iran potrebbe non fare altrettanto. Nel caso di un’azione di Hezbollah, probabilmente recherà la chiara firma dell’Iran. L’intelligence israeliana sarà già in allarme rosso. Difatti, che impatto ha tutto ciò sui colloqui USA-Iran? Le ultime dichiarazioni iraniane (qui, qui, qui e qui) non recano il precedente cauto ottimismo su un imminente accordo nucleare, anche per le mosse del Congresso degli Stati Uniti, dominato dai repubblicani, per imporre ulteriori sanzioni all’Iran. Alti funzionari iraniani hanno respinto l’idea che il Congresso degli Stati Uniti possa ‘legare’ le mani di Obama. Il potente speaker del Majlis iraniano, Ali Larijani, è stato piuttosto schietto in diverse osservazioni: “Se il Congresso degli Stati Uniti impone nuove sanzioni, certamente verrà rivisto il percorso avviato e, naturalmente, affronterà il balzo dell’Iran nella tecnologia nucleare, possibile alla Repubblica Islamica dell’Iran… Ora, se non risolvono i loro problemi, non dovrebbero dire che i negoziati nucleari sono in difficoltà; la loro incapacità significa che sconvolgono i negoziati… I problemi tra l’amministrazione e il congresso statunitensi, e i loro problemi interni, non ci vincolano… Se i negoziati non producono risultati, la colpa sarà di Obama“.
Può sembrare a primo acchito che la tempistica d’Israele nell’uccidere un generale dell’IRGC in questo frangente, quando Obama si arrabatta e la lobby israeliana sulla collina urla, sia stata perfetta. Israele, dopo tutto, conosce peso e ruolo dell’IRGC nell’equilibrio di potere iraniano e sollevando un vespaio a Teheran sull’adesione interna al processo decisionale iraniano. Provocando l’IRGC in tale delicato frangente, Israele mira a obiettivi multipli. Ma storicamente Teheran ha sventato le prevedibili trame israeliane contro i colloqui sul nucleare tra Obama e l’Iran, e la sua reazione calibrata, oggi, dimostra che Israele potrebbe aver fatto il passo più lungo della gamba. In altre parole, Israele potrebbe aver segnato un punto in termini tattici uccidendo un generale dell’IRGC, ma potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro in termini strategici, se il lungo braccio dell’Iran si vendica consolidando ulteriormente la cosiddetta ‘resistenza’ nelle alture del Golan o in Cisgiordania, sotto il naso dei militari israeliani, di cui l’Iran apertamente avverte. (Questo, dopo tutto, é ciò che l’Iran fa in Libano da tempo). Come l’Iran avrebbe visto, anche l’opinione occidentale ha compreso, dopo gli attentati di Parigi, che le operazioni dell’Iran in Siria e Iraq contro i gruppi estremisti (non solo lo Stato islamico) sono nell’interesse dell’occidente.

General-Allahdadi-funeral-1-HRTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele fra isteria e nuovo ruolo nella guerra contro la Siria

Nasser Kandil al-Bina, 8 dicembre 2014
Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal per Global Research

BzdB3oeIcAEvcx0Il 7 dicembre, i commentatori sui “raid israeliani” vicino Damasco erano divisi in due gruppi. Da un lato coloro che cercano di capire cosa potesse nascondere e se fosse l’inizio di una nuova fase, dopo un periodo di calma, di tale aggressione. Dall’altra, coloro preoccupati se la Siria avrebbe risposto e come. Due domande che meritano analisi e riflessioni, evitando esagerazioni e demonizzazioni. Inutile soffermarsi a discutere del valore militare di tali incursioni. L’operazione è “nulla” dato che la rete della difesa aerea siriana non ha risposto e gli obiettivi colpiti erano vecchi impianti vuoti e facilmente sostituibili. Tuttavia, le ragioni politiche meritano spiegazioni, questi raid sono inseparabili da quattro osservazioni strettamente connesse:
La prima osservazione riguarda ciò che accade in Israele, dove la discordia nel governo è giunta alla dissoluzione della Knesset provocando le elezioni anticipate [1] in un contesto in cui la classe politica continua ad essere impantanata, che decida per la guerra o la pace; così le elezioni non cambieranno la situazione, se non creando ulteriori divisioni politiche. Infatti, la decisione in favore della pace portò al potere Yitzhak Rabin con una larga maggioranza, ma il suo assassinio la sventò. Gli accordi di Oslo lanciarono Ariel Sharon e Benjamin Netanyahu e il loro fallimento nelle guerre contro il Libano portò Ehud Barak con lo slogan del “ritiro in un anno”. Ma il ritorno di Sharon con lo scoppio dell’Intifada palestinese abbatté la possibilità della ritirata, che avrebbe limitato i danni. Sharon non è riuscito a schiacciare la rivolta palestinese. E dal ritiro da Gaza nel 2005 e dal fallimento della guerra del luglio 2006 (contro il Libano), Israele non riesce a formare una leadership politica che abbia un chiaro piano adeguato alla attuazione. Qui le incursioni e la minaccia alla sicurezza svolgono diverse funzioni contemporaneamente. Secondo i casi si tratta della falsa promessa di una guerra; dell’immagine eroica offerta da Netanyahu per le prossime elezioni; della presentazione di credenziali agli Stati Uniti per un nuovo ruolo all’ombra della crisi siriana; della preoccupazione davanti lo sviluppo delle relazioni militari tra Russia e Siria, in relazione alla Resistenza in Libano; e secondo il parere degli oppositori di Netanyahu guidati da Avigdor Lieberman, del fallimento elettorale con la guerra, un fatto compiuto imposto alla regione e al mondo che significa: “siamo in difficoltà, vi trascineremo, salvateci!”
La seconda osservazione riguarda le discussioni tra Stati Uniti e Turchia sulla versione di “zona di sicurezza” [2] al confine siriano-turco, divenuta conditio sine qua non per il coinvolgimento del governo Erdogan nella coalizione contro il SIIL, non riuscendo ad imporre la prima esigenza di rovesciare il regime siriano. Il requisito turco (zona cuscinetto da 20 a 40 km in territorio siriano, accoppiata a una no-fly zone) per ammissione del governo degli Stati Uniti, potrebbe portare ad un confronto con la difesa aerea siriana, anche con la resistenza libanese e forse anche con le forze regionali e internazionali che sostengono la Siria. Quindi, per evitare la crisi con il governo turco, gli USA in alternativa ridurrebbero la cosiddetta zona di sicurezza a una sottile “striscia di sicurezza” al confine turco, volta ad ospitare unità armate della presunta opposizione siriana “moderata” sostenuta da Washington e Ankara, su cui la Siria dovrebbe chiudere gli occhi per paura del confronto. Una prova statunitense dai risultati negativi; da un lato, a seguito delle dichiarazioni congiunte di Siria e Russia secondo cui gli attacchi aerei della coalizione internazionale di Washington in territorio siriano sono illegali [3]; dall’altra, con l’annuncio del presidente siriano Bashar al-Assad che in sintesi dice che tali attacchi sono “inefficaci”. [4] Un messaggio secondo cui la Siria cesserà di tollerare tali attacchi in caso si continuasse con l’idea di una “striscia di sicurezza” al confine settentrionale. Cosa che l’amministrazione statunitense ha colto pienamente evitando il confronto e portando la sua idea da nord a sud, affidando la missione a Israele “già sponsor di Jabhat al-Nusra [5] [6], organizzazione terroristica con cui ha “cellule operative congiunte“. Il coordinamento tra Israele e Jabhat al-Nusra, evidente con i raid israeliani sul fronte di Qunaytra di marzo [7] e il supporto dell’intelligence israeliano nelle imboscate all’esercito libanese a Balbaq. Pertanto, i raid sulla Siria annunciano l’espansione della missione israeliana dalla zona al confine meridionale della Siria alla periferia di Damasco, per installare una formazione militare protetta da Israele. Pertanto, gli Stati Uniti possono concentrarsi sulla loro guerra contro il SIIL mentre Israele s’impegna a continuare la guerra di logoramento contro la Siria.
La terza osservazione riguarda la geografia delle zone interessate dai raid israeliani del 7 dicembre. al-Dimas, ad ovest di Damasco, nel Qalamun e l’aeroporto di Damasco, dietro Ghuta est e ovest. Due zone in cui è noto che i gruppi armati sono in una situazione disastrosa davanti l’avanzata “pericolosa” dell’Esercito arabo siriano, secondo tali gruppi, Israele, Stati Uniti e Turchia. L’avanzata è ancora più “pericolosa” con l’Esercito arabo siriano che procede sui fronti di Aleppo e Dayr al-Zur, che appare vicino a liberare Dara, Shayq Misqin, Jubar e Duma. Pertanto, i raid israeliani alzerebbero il morale ai gruppi armati, dicendogli che non sono soli, suggerendo che è sempre possibile coprirli dall’aria, aiutandoli a respingere gli attacchi dell’Esercito arabo siriano e anche a colpirne i comandi.
La quarta osservazione è legata alla situazione in Libano, con Israele che cerca d’infiltrarsi, con cautela, dati gli avvertimenti della Resistenza libanese dopo l’ultima operazione nelle fattorie di Shaba nel sud del Libano. [8] Pertanto, tali raid israeliani sulla Siria mirano a rafforzare la prima linea dei gruppi armati ad Arsal (Libano) e Qalamun, bypassando la divisione territoriale tra Siria e Hezbollah, quest’ultima responsabile della dissuasione verso Israele dall’avanzare nelle sue regioni. Nel Qalamun, essendo una regione montuosa in cui si sovrappongono Libano e Siria, una tale pressione sul lato siriano potrebbe alleviare i gruppi armati minacciati di accerchiamento, e che non possono sperare nella salvezza né con il terrore che seminavano, né con le decapitazioni dei soldati libanesi, né con le operazioni di sostegno logistico israeliane; il che spiega tali incursioni, dopo i successi dell’Esercito arabo siriano in coordinamento con Hezbollah contro le posizioni di Jabhat al-Nusra nel Qalamun.
In conclusione, i raid israeliani coincidono con l’inizio di una nuova fase, ma non riflettono un cambio del rapporto di forze. Se vi è un cambio, è a favore di Siria e Resistenza. Detto ciò, non cadranno nella trappola dell’escalation e della risposta diretta e immediata. La vera risposta è la determinazione dell’Esercito arabo siriano e della resistenza a ripulire i fronti a partire da Aleppo, continuando per Ghuta e Qalamun, prima che Israele e Jabhat al-Nusra riescano ad aprire i fronti di Qusaya e Arqub in Libano.

10583782Note:
[1] Deputati israeliani votano lo scioglimento del Parlamento
[2] Siria: 4 domande sulla “zona cuscinetto” voluta dalla Turchia
[3] Siria: Fabius, Lavrov e le bugie dei media francesi
[4] L’intervista completa al presidente siriano Bashar al-Assad di Paris Match
[5] Rapporto delle Nazioni Unite: Rapporto del Segretario Generale sul disimpegno degli osservatori della forza delle Nazioni Unite dal 4 settembre al 19 novembre 2014
[6] La guerra continua d’Israele contro la Siria
[7] Netanyahu: la nuova minaccia da nord-est
[8] L’operazione militare contro Hezbollah dei soldati sionisti nel sud

Nasser Kandil, ex-deputato libanese, direttore di TopNews-Nasser-Kandil e del quotidiano al-Bina.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.211 follower