Dissezionare le rivolte iraniane

Marwa Osman AHT 6 gennaio 2018Le guardie rivoluzionarie iraniane annunciavano il 3 gennaio la “fine dei disordini” sollevati in cinque giorni proteste in Iran. Ciò avveniva durante le grandi manifestazioni a sostegno della leadership iraniana, che non hanno impedito al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di continuare le provocazioni. Dopo un’ondata di proteste in Iran dal 28 dicembre, proseguite per tre giorni, la calma prevaleva nella maggioranza delle città iraniane. Nella prima risposta all’appello del Presidente iraniano Hassan Rouhani alla cooperazione, l’IRGC mostrava disponibilità ad “aiutare il governo a superare le sfide economiche“, mentre decine di migliaia di persone manifestavano ad Ahwaz, Arak, Ilam, Kermanshah, Gorgan e altre città a sostegno della leadership iraniana e per rigettare le “interferenze straniere”. I sostenitori intonavano “Morte all’America”, “Morte ad Israele”, “Morte agli ipocriti”, riferendosi all'”Organizzazione dei mujahidin del popolo” dell’Iran, noto come Mojahedin-e-Khalq Organization (MEK) che accusavano di “incitamento alle violenze”. La calma in Iran segnalava che le cosiddette “proteste” erano finite, mentre il Comandante della Guardia rivoluzionaria, Mohammad Ali Jafari, ufficialmente annunciava la “fine dei disordini”, affermando che “la prontezza della sicurezza dell’Iran ha di nuovo sconfitto il nemico; perché se vivessimo nelle condizioni di Egitto, Tunisia e Libia, le perdite sarebbero state enormi”. Nelle osservazioni pubblicate sul sito “La Guardia”, Jafari dichiarava che “durante i moti, coloro che vi parteciparono non superavano i 1500 individui e i rivoltosi non superavano i 15000 in tutto il Paese”, sottolineando che “migliaia di persone vivevano all’estero e sono state addestrate dagli Stati Uniti“, e tenendo presente “anche i sostenitori del ritorno del dominio dello Shah e del MEK”. Jafari affermava anche che “i nemici della rivoluzione sono intervenuti pesantemente coi social media”. Sulla stessa nota, il Ministro delle Comunicazioni Mohammad Jawad Azeri Jahromi disse che il Paese non toglierà il divieto ai social media Telegram, a meno che i contenuti che incitano al “terrorismo” non vengano rimossi. Jahromi osservò in televisione che “le autorità accolgono le critiche dai social media, ma nelle condizioni attuali, in particolare su Telegram, c’è propaganda che invoca violenze e terrorismo”.

Cosa scatenò le proteste in Iran?
L’insoddisfazione per la situazione economica è la fondamentale scusa delle proteste accesesi nella città di Mashhad il 28 dicembre, a differenza delle ragioni politiche che scatenarono le proteste di massa nel 2009. Nonostante la pesante propaganda mediatica occidentale che ha vomitato quantità abnormi di menzogne etichettando il movimento come politico, la vera causa delle proteste era economiche, risultate dell’annuncio del fallimento fatti da 10 banche e aziende a Mashhad, punto d’appoggio perfetto affinché forze estere ne approfittassero incoraggiando e promuovendo atti terroristici nell’Iran. Il 29 dicembre 2017, le autorità iraniane avevano tracciato il quadro della situazione nella periferia del Paese. Le dimostrazioni si propagarono nell’ovest, nella provincia di Kermanshah, così come nella città nordorientale di Mashhad, dove i rivoltosi ripeterono gli stessi slogan: Morte a Rouhani/No a Siria/No al Libano/No a Gaza/ Corruzione ovunque. L’indicatore più importante della natura politica di tale mossa si ebbe quando i rivoltosi di Mashhad si radunarono nei pressi della casa di Sayyed Ibrahim Raissi, uno dei più importanti assistenti del Leader supremo Ayatollah Sayyed Ali Khamenei, indicando che il “movimento” mirava al simbolo della rivoluzione islamica, Imam Ali Khamenei, piuttosto che a migliorare condizioni economiche e tenore di vita. In questo particolare aspetto, il Dott. Mohammad Sadeq al-Husseini, ricercatore e commentatore politico iraniano, rivelava ad al-Mayadin il 30 dicembre, che gli incaricati di gestire tale movimento rivoluzionario anti-islamico in Iran agivano da un centro operativo ad Irbil, che supervisiona direttamente le operazioni nelle regioni occidentali dell’Iran. Secondo il Dott. Husseini, che affermava che le informazioni provenivano dall’intelligence iraniana, questo centro operativo era gestito da un organismo composto da: 4 alti ufficiali statunitensi, 3 ufficiali israeliani, 4 ufficiali sauditi, 1 rappresentante personale del principe ereditario saudita Muhamad bin Salman, 3 funzionari dell’Organizzazione dei mujahidin del popolo (MEK). Un altro centro operativo era responsabile delle operazioni nell’Iran orientale, nella città afgana di Herat. Secondo il Dott. Husseini, questo centro era supervisionato da un ente composto da: 3 ufficiali statunitensi, 3 ufficiali israeliani, 2 ufficiali sauditi, 1 rappresentante personale del principe ereditario saudita Muhamad bin Salman, rappresentanti del gruppo Army of Justice e dell’Organizzazione dei mujahidin del popolo (MEK). Tali centri operativi sono tra i tanti fondati a Dubai, Riyadh, Kabul, Baku, Londra, Strasburgo, New York e Tel Aviv. Il Dott. Husseini poi aggiunse che le fonti iraniane avevano rivelato che Michael D’Andrea, ufficiale della Central Intelligence Agency (CIA) e neonominato capo della missione iraniana dell’Agenzia, responsabile del dossier iraniano, a fine maggio Il 2017, era dietro i disordini. Tale ufficiale è famigerato nella comunità di sicurezza degli Stati Uniti per l’estrema crudeltà nel torturare i detenuti di Guantanamo. Tuttavia, ciò che sarebbe ben noto di lui è che ha ottimi rapporti col Mossad israeliano e che partecipò all’assassinio del comandante di Hezbollah Imad Mughnyah. D’Andrea è legato a due grandi fallimenti. Nel 2009, quando un afghano, reclutato dallo stesso D’Andrea, si fece esplodere a una riunione di ufficiali della CIA in Afghanistan uccidendone sette. E nel 2015 quando ordinò l’attacco coi droni su un obiettivo in Afghanistan, uccidendo due ufficiali della CIA in ostaggio nell’area colpita.
D’Andrea attualmente supervisiona i centri operativi a Riyadh, Tel Aviv, Irbil e Herat. Mentre aiutò a crearne uno a Riyadh per le operazioni del MEK. Questo centro è diretto da un certo Dr. Mahmud Zahedi. Un altro centro operativo del MEK fu attivato a Parigi col consenso del governo francese ed è attualmente gestito dall’assistente di Mariam Rajavi, Dr. Reza, il cui cognome è sconosciuto. Mariam Rajavi è a capo del gruppo MEK sponsorizzato da Stati Uniti e NATO, elencato dall’Iran come organizzazione terroristica. Nel frattempo, le autorità iraniane arrestavano un cittadino europeo durante le proteste ant-governative nella città di Borujerd, nella provincia del Lorestan, nell’Iran occidentale. Il funzionario giudiziario iraniano Tariq al-Hassan fu citato dall’agenzia Tasnim dire che “un cittadino europeo è stato arrestato nella regione di Borujerd” aggiungendo che “si ritiene sia stato addestrato dai servizi d’intelligence europei e guidasse i rivoltosi nell’area“. Questa notizia apparve mentre si parlava del rinvio della visita del ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian in Iran, apparentemente su richiesta del Presidente iraniano Hassan Rouhani che sollecitava l’omologo francese, presidente Emmanuel Macron, ad agire concretamente contro il gruppo di Rajavi, MEK, coinvolto nelle rivolte in Iran, prima della visita del suo ministro degli Esteri a Teheran.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Le “proteste” iraniane svelano l’inganno dei media alternativi

Adam Garrie, Russia Truth 2 gennaio 2018Le “proteste” dell’Iran hanno rivelato la piena estensione della miopia endemica dei cosiddetti “media alternativi”. Mentre prevedibilmente i media mainstream occidentali hanno adottato la retorica anti-iraniana del regime sionista e della Casa Bianca di Trump, ciò che può scioccare alcuni è che anche molti cosiddetti “alt-media” l’hanno fatto. Gli “alt-media” sono vittime del proprio successo, costruito più sull’opportunismo che sul principio. Per molti, la guerra dei terroristi filo-occidentali e wahhabiti contro la Repubblica araba siriana è stato lo spartiacque tra chi era inorridito dai molti cosiddetti liberali occidentali che, dalle proteste contro la guerra in Iraq perché George W. Bush non sapeva mettere su una frase compiuta, erano finiti col sostenere (direttamente o tacitamente) le guerre d’aggressione di Barack Obama contro Libia e Siria, semplicemente perché era un buon oratore. Data la natura protratta del conflitto in Siria, molti ingenui liberali occidentali e alcuni ex-neocon iniziarono a rendersi conto che in Siria, un governo secolare, tollerante, multietnico, multi-confessionale, progressista e moderno affrontava un chiaro barbaro attacco indiscutibilmente riprovevole da parte dei terroristi taqfiri armati, aiutati e finanziati dai governi occidentali e dai loro alleati Arabia Saudita ed “Israele”. Perciò e per la paura naturalmente egoistica della minaccia globale da parte di gruppi come al-Qaida e SIIL, molti occidentali si schierarono superficialmente con la Siria senza avere la più pallida idea di ciò che sostenevano, né la volontà di studiare la storia della Repubblica araba siriana, del baathismo o l’eredità del Presidente Hafiz al-Assad, per non parlare del figlio, Presidente Bashar al-Assad.
Molti occidentali non vollero evidentemente comprendere che la battaglia della Siria, se beneficiava la civiltà globale, veniva combattuta nel contesto specifico della lunga storia del nazionalismo arabo. La Siria non esiste a beneficio degli stranieri, ma del suo popolo e della comunità araba. La Siria è, naturalmente, partner di tutte le nazioni sinceramente amiche, da Russia e Cina, a Iran e Corea democratica. Tuttavia, molti analisti non arabi considerano il conflitto in termini egoistici, rappresentando una mentalità coloniale inconscia. Molto di ciò è triste riflesso della mentalità di chi scriveva “analisi” così limitate. Non si può desiderare il bene della Siria, senza comprendere la natura del suo sistema politico e, di conseguenza, perché qualsiasi alterazione esterna al sistema renderebbe le vittorie militari siriane, in definitiva inutili. Il futuro della Repubblica araba siriana non dipenderà dal sostegno di gruppi e individui che si limitano ad esultare per l’Esercito arabo siriano per egoismo, senza preoccuparsi del futuro della Repubblica araba. Il futuro della Siria dipende da chi vede l’arabismo come elemento inseparabile della società, delle leggi e del carattere nazionale della Siria. E ora il centesimo cade ancora più in profondità.
A differenza della Siria, l’Iran non ha affrontato l’attacco militare interno dai terroristi taqfiri, anche se l’anno scorso lo SIIL organizzò un attentato ad importanti siti di Teheran. Il risultato furono 18 martiri iraniani nell’assalto dei terroristi taqfiri che i servizi di sicurezza iraniani dissero essere orchestrati dall’Arabia Saudita, primo alleato arabo degli USA. Tuttavia, poiché la lotta dell’Iran al terrorismo takfirò avviene all’estero, l’atrocità dei taqfiri del 2017 a Teheran fu ignorata da molti osservatori occidentali. In effetti, a causa di decenni di propaganda anti-iraniana, il costante e irremovibile aiuto dell’Iran a Siria e Iraq nella lotta al terrorismo è passato in sostanza inosservato. Ma ora i vili pregiudizi di molti occidentali s’illustrano a pieno. Il governo iraniano, come quello baathista siriano, è un governo rivoluzionario, progressista che mette la sovranità al di sopra della sottomissione all’imperialismo finanziario occidentale e che pone la lotta della Palestina al di sopra della capitolazione alle prepotenze aggressive. Questo non vuol dire che siriani e iraniani non abbiano lamentele sui loro governi. Lo fanno e l’esprimono apertamente e pacificamente nella normalità seguita nel mondo (tranne che in posti come Arabia Saudita, Palestina occupata, Bahrayn, Libia post-NATO). Non è questo il problema, ma dei reazionari sostenuti dall’occidente/sionismo e dei loro scagnozzi che tentano di reinstallare uno shah-fantoccio a Teheran, mentre al-Qaida, SIIL, terroristi curdi, terroristi baluchi e gruppo terroristico MeK coglievano l’opportunità di distruggere l’Iran.
A differenza del governo baathista rivoluzionario laico siriano, la rivoluzione iraniana è islamica. Questo, naturalmente, non ha mai vietato all’Iran di avere buoni rapporti con l’Armenia cristiana, la Russia secolare/ortodossa, la Siria confessionale laica o la Jugoslavia popolare democratica. Allo stesso modo, i recenti sforzi per migliorare le relazioni tra Pakistan a maggioranza sunnita e Repubblica islamica dell’Iran hanno avuto grande successo fin dall’inizio. Anche Turchia ed Iran hanno notevolmente ampliato le relazioni nell’ultimo anno, nonostante le differenze storiche, politiche e spirituali. È solo l’occidente laddove l’ideologia del liberalismo si oppone alla rivoluzione islamica. Altri Paesi laici o non sciiti non hanno problemi a formare partenariati ed alleanze con l’Iran. In questo senso, il liberalismo occidentale e il wahhabismo condividono il bigottismo nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, che non hanno altri senza un governo di tipo iraniano. Così, se molti liberali e nuovi neo-con occidentali si sono temporaneamente allineati alla Repubblica araba siriana baathista per una combinazione di opportunismo e autoconservazione, il caso dell’Iran che affronta minacce provenienti dalle stesse fonti (Stati Uniti, “Israele”, Arabia Saudita) riscuote scarsa simpatia dai molti cosiddetti “alt-media” occidentali. Invece sono tornati alla vecchia forma, ignorando le richieste di solidarietà alla Repubblica islamica o chiedendone apertamente la fine, perché la rivoluzione islamica è incompatibile con il loro bigottismo liberale/neocon. Sembra che l’Iran sia la linea rossa per molti “alt-media”, dimostrando che il sostegno delle opinioni alternative alla Siria era formata e limitata dall’egoismo. A costoro non importa niente della Palestina, perché non vivono nella paura di un jet israeliano che gli bombarda la casa. A costoro non importa niente dell’Iran, perché sono stati programmati dalla propaganda sionista ad odiare la Rivoluzione islamica, nonostante il carattere pacifico e progressista. Ciò che non capiscono è che la Siria vede la guerra contro gruppi come SIIL nell’ambito della lotta per liberare il mondo arabo dall’imperialismo sionista/occidentale. Inoltre, gli iraniani vedono la loro battaglia per preservare la rivoluzione islamica nell’ambito della battaglia contro l’oscurantismo wahhabita. Con amici così bifronte, la Siria dovrà essere felice di sbarazzarsene quando non troveranno la causa siriana “utile” al proprio programma egoistico. Se gli individui politicamente compromessi con l’occidente si preoccupassero davvero dei principi di sovranità nazionale, opposizione all’imperialismo occidentale, sionista e wahhabita. uguaglianza tra le nazioni e pace tra i popoli, sarebbero pronti a sostenere l’Iran. Invece sardonicamente insultano la Rivoluzione iraniana, cultura, governo e costumi dell’Iran e il popolo iraniano.
Naturalmente, ci sono molti “alt-media” genuini da sempre. Gli stessi che venivano ignorati prima che gli orrori dello SIIL svegliassero dal sonno. Ora che molti pensano che lo SIIL sia stato distrutto, sono pronti a tornare a dormire. Questa è l’eterna vergogna dell’inganno degli “alt-media” e sarà gloria eterna per chi sostiene la Rivoluzione Islamica, come coloro che in Siria spalleggiano fratelli e sorelle iraniani nonostante abbiano forme diverse di governo rivoluzionario.Traduzione di Alessandro Lattanzio

UE e USA si dividono mentre Washington si gioca la carta curda

Ziad Fadil Syrian Perspective 8/1/2018Dimenticate la decisione di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. In ogni caso non ha senso ed è “irrilevante” perché si tratta solo di un’altra città della Siria con una storia di morte. L’unica ragione di tali clamore e clangore è il Santuario Nobile Islamico e i vari siti cristiani che hanno tutti qualcosa a che fare con la crescita e la sofferenza di Gesù. Questo è tutto. Per gli ebrei non dovrebbe avere alcun significato perché la loro vera Gerusalemme è nella provincia di Asir dello Yemen, come dimostrato dal professor Qamal Salibi nel suo monumentale libro: “La Bibbia è arrivata dall’Arabia”. Inoltre, non dovrebbe avere senso perché l’ebreo medio in Palestina non ha alcun DNA correlato. Ciò che è più importante è che gli Stati Uniti pensano a creare uno Stato curdo in Siria, sfidando l’assoluta ostilità della Turchia all’idea. E, come il governo siriano ha ripetutamente notato, tale azione violerebbe il diritto internazionale. Finora, gli europei sono stati più scrupolosi nell’aderirvi, come dimostra la quasi unanime condanna del riconoscimento di Trump di Gerusalemme capitale dello Stato colonizzatore sionista. Anche se la Gran Bretagna fosse in combutta con gli Stati Uniti nel tentativo di creare uno Stato curdo, il rifiuto di deviare dalle posizioni tradizionali dell’Europa nel trattare il conflitto arabo-sionista sembrerebbe smentirlo. Vedo una seria frattura tra Europa e Stati Uniti grazie a Trump. Col nuovo anno è possibile sentire l’attrito di Vladimir Putin che si sfrega febbrilmente le mani a Mosca. Trump siglerà il destino degli Stati Uniti con l’Europa. Ha già ostracizzato il Pakistan per aver preso denaro statunitense senza restituire nulla. Ha anche deciso di rimanere in Afghanistan anche se la guerra entra nel 17° anno senza una fine in vista e i taliban che dilagano su altri territori catturati. Con Gran Bretagna e Francia che non vogliono condividere il suo ottimismo alla Pollyanna sulla longevità del governo di Kabul, ci si può aspettare che con l’ascesa di Jeremy Corbin nel Regno Unito, gli inglesi abbandonino la nave che affonda e tornino all’Old Blighty. I francesi faranno lo stesso.
In tutto questo, sono patetici i curdi che firmano il proprio sterminio. La Turchia non accetterà alcun loro Stato in Siria o Iraq e i turchi sanno di avere un alleato nel Dr. Assad. Gli iracheni sono altrettanto ansiosi, poiché la costruzione di uno Stato curdo in Siria quasi certamente guadagnerà terreno nel nord dell’Iraq. L’Iran, naturalmente, col grande interesse ad estendere il gasdotto al litorale siriano, farà tutto il necessario per rigettare le speranze statunitensi. Ciò significa che i curdi dovrebbero prepararsi al meglio a una guerra totale contro gli eserciti di Siria, Iraq, Turchia ed Iran. Non c’è modo di uscirne, anche se gli Stati Uniti decidessero di combattere fino all’ultimo curdo per attuarlo. Questo piano è dei sionisti. Se ricordate l’analisi del Dott. Bashar Jafari che menzionai in diversi saggi, capirete immediatamente perché Netanyahu è dedito a uno Stato curdo. Come spiega il Dott. Jafari, il sionismo deve balcanizzare il Vicino Oriente in staterelli, ognuno con un particolare nucleo religioso o etnico, per giustificare l’apartheid che il sionismo pratica contro i palestinesi. Solo con l’esistenza di uno Stato maronita, uno druso, uno alawita, uno sunnita, uno ebraico e uno curdo, gli ebrei in Palestina possono giustificare la struttura perversa della loro nazione-ghetto di Varsavia. I curdi giocano proprio su tale follia e il loro destino sarà peggiore di quello degli scià Khwarezmiani.
Chris mi dice che ci sono migliaia di marines nell’enclave curda che chiameremo “Rojava”, nonostante il fatto ormai noto che i curdi abbiano poco a che fare con la Siria. Gli Stati Uniti li prendono in giro con la bugia che i marines siano lì per proteggerne i confini. Certamente, questo è ridicolo e tipico della stupidità immortale degli imbecilli di Washington DC. È un nuovo piano promosso dalla CIA per compensare le disastrose conseguenze del sostegno ai terroristi ossessionati dall’espulsione del governo centrale siriano. Come ho già scritto, ci sono ancora i resti della squadra della CIA che si rifiuta di accettare il crollo del priprio piano in Siria, portando al reindirizzamento per bloccare il gasdotto iraniano. Ciò significa che il Dottor Assad non è mai stato il vero bersaglio: era solo secondario nel piano. Lui e il suo governo dovevano essere rimossi solo perché permettevano le macchinazioni di Teheran. Ora, la CIA non è interessata alla durata del mandato del Dott. Assad, questo è ovvio; invece punta allo Stato curdo che ci si aspetta di riconoscere una volta stabiliti tutti gli attributi statuali. Allora, e solo allora, Nikki Haley, WOG dell’anno, potrà presentare all’UNSC il fatto compiuto aspettandosi che i membri la mandino giù. Non lo faranno e lei tornerà a minacciare e ad atteggiarsi. Nel frattempo, Turchia, Siria, Iraq e Iran faranno tutto il possibile per sabotare tale miserabile stratagemma. Ora, affinché il piano funzioni, è necessaria una preparazione militare. Se e quando l’Iraq alla fine dirà agli Stati Uniti di andarsene coi loro aerei; e i turchi diranno a Washington di fare i bagagli e lasciare Incirlik, gli Stati Uniti saranno costretti a manovrare militarmente per proteggere il Rojava. Tuttavia, se avete seguito le notizie, gli Stati Uniti hanno costruito basi aeree nell’area obiettivo e tutto in previsione del rancore che si scaricherà sul piano statunitense per ridisegnare il Medio Oriente. Oh, che rete intricata si tesse quando si ci esercita ad ingannare.
Il piano di Trump sarà un flop alla grande, se notate che le basi statunitensi nell’area curda in via di sviluppo sono facilmente a tiro dell’artiglieria siriana. È anche dell’artiglieria di tutti gli altri. Se si considera il vasto arsenale missilistico della Siria, progettato per distruggere le basi aeree sioniste nella Palestina occupata, diventa ancora più facile capire come tale piano fallirà miseramente. Sembra che gli Stati Uniti stiano accelerando l’arrivo delle truppe in Siria perché, beh, sono statunitensi dopotutto e non verrebbero assalite per timore che gli aggressori debbano subire l’ira scatenata degli impareggiabili militari statunitensi. Che noia. Gli Stati Uniti non hanno vinto una guerra da quando la Russia gli permise la vittoria nella Seconda guerra mondiale contro la Germania (ad eccezione dei trionfi sulle repubbliche delle banane Panama e Grenada). Che si tratti di Vietnam, Iraq o Afghanistan, la storia degli Stati Uniti è triste. Questa avventura siriana non la migliorerà. Anzi! Convincerà tutti che gli Stati Uniti sono una tigre di carta impotente quanto l’Arabia Saudita. Nessun riposo per i malvagi. Non appena la Siria sconfiggerà i ratti terroristi, gli Stati Uniti punteranno a un altro cattivo di Damasco da combattere. Ma, come Chris mi ha scritto spesso: la battaglia per la Siria non va vista come una sorta di baraccone frivolo, piuttosto, va al centro dei piani statunitensi-sionisti-massonici per il Medio Oriente. Fa parte del futuro immediato degli USA nei rapporti con l’Europa. Come Chris opinava, il piano per rubare petrolio delle alture del Golan; distruggere il fiorente potere dell’Iran; asservire gli iracheni; rafforzare ulteriormente regimi regressivi regionali è parte integrante dell’egemonismo sionista il cui fetore porta direttamente alle camere ornate dei Rothschild e Rockefeller. Tale piano non sparirà presto perché è stato steso per dare la linfa vitale dei popoli arabi alle orde sioniste che infettano la terra di Palestina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sala operativa di Irbil dietro i disordini in Iran

IFP News 7 gennaio 2018Il segretario del Consiglio degli Esperti dell’Iran Mohsen Rezaei afferma che una sala operativa nel Kurdistan iracheno, guidata da un agente della CIA, ha orchestrato i recenti disordini in Iran.
Parlando a una cerimonia, Rezaei ha detto che i recenti disordini in Iran sono stati ideati da una sala operativa istituita pochi mesi prima nella capitale della regione irachena del Kurdistan, Irbil. “La sala è guidata da Michael D’Andrea, capo delle operazioni della CIA in Iran“, aggiungeva, secondo l’agenzia Khabar online. “Alle riunioni della sala operatoria di Irbil partecipavano il cognato di Sadam Husayn, il capo dello staff del figlio di Sadam, e vari rappresentanti dell’Arabia Saudita e del gruppo terroristico Mojahedin-e Khalq Organization (MKO)“, aggiungeva. Rezaei osservava che il Consiglio degli Esperti riceveva anche rapporti e indagava sulla presenza di un rappresentante degli Emirati Arabi Uniti nella sala. Rezaei, Comandante in capo dell’IRGC negli anni ’80, affermava che la sala operativa attingeva ai social media per lanciare il piano per creare disordini in Iran a fine dicembre. “Durante la prima fase del piano denominato Surefire Convergence Strategy, gli organizzatori della sala operativa pensavano di poter prendere il controllo delle città iraniane. Avevano programmato il contrabbando di armi in Iran nella fase successiva per preparare ulteriori assassini in Iran per convincere la comunità internazionale ad imporre nuove sanzioni al Paese“. “Dall’altro lato, ci si aspettava che il gruppo terrorista MKO chiedesse aiuto ai Paesi europei per entrare in Iran e minarne la sicurezza“, osservava. Rezaei aveva anche detto che le commissioni politiche, di difesa e di sicurezza del Consiglio degli Esperti studieranno i recenti disordini in Iran per stilare altri rapporti per il consiglio.
La settimana scorsa erano scoppiate numerose proteste pacifiche per problemi economici in diverse città iraniane, ma divennero violente quando gruppi di partecipanti, alcuni dei quali armati, danneggiarono proprietà pubblica e attaccarono stazioni di polizia ed edifici governativi.

Michael D’Andrea, a sinistra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia impone nuove regole d’ingaggio in Siria a Israele e Stati Uniti

Elijah J. Magnier, 30.12.2017La Russia impone nuove regole d’ingaggio (ROE) a Israele e Stati Uniti in Siria, riflettendo il modo in cui preserva gli interessi nazionali nel Levante e oltre il Medio Oriente, soprattutto in Ucraina, dove gli Stati Uniti hanno deciso di fornire armi all’autorità locale e puntano ad attirare Kiev nella NATO, una mossa considerata da Mosca ostile. La risposta di Mosca è stata chiaramente espressa dal Capo di Stato Maggiore russo Valerij Gerasimov che affermava che “consiglieri, istruttori, ufficiali dei servizi segreti, personale di artiglieria e tutte le altre unità militari russe sono integrati in ogni singola unità da combattimento siriana, brigata, unità e perfino battaglione“. Gerasimov osservava che “tutti i piani militari e di combattimento sono decisi in collaborazione con l’Esercito arabo siriano. Siamo sul campo, collaborando su obiettivi strategici e piani comuni“. Quindi, l’attore politico-militare russo sa come inviare messaggi al fronte meridionale siriano ogni volta che gli Stati Uniti si muovono contro gli interessi di Mosca in altre parti del mondo. La Russia, attraverso il suo Capo di Stato Maggiore, riconosce che le operazioni militari siriane non sono decisioni unilaterali siriane, con le sue forze di terra e i suoi partner, cioè Iran, Hezbollah, iracheni e altri alleati, ma sono anche un prodotto della valutazione e pianificazione russe. Quindi, la liberazione di Bayt Jin, ultima roccaforte dei terroristi nel Ghuta occidentale e ai piedi della montagna meridionale Jabal al-Shayq (Monte Hermon) confinante con le posizioni israeliane, è anche una decisione russa. La liberazione di Bayt Jin da al-Qaida e loro alleati supportati, equipaggiati e finanziati da Israele dal 2015, aiuta l’Esercito arabo siriano a spezzare l’immaginaria “zona cuscinetto” israeliana. Israele mirava a impedire ad Hezbollah ed Iran di raggiungere l’area per evitare il contatto con le sue forze. In seguito alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di fornire all’Ucraina missili anticarro, adottando una posizione più aggressiva nei confronti della Russia, Mosca ha deciso di spostarsi anche sul fronte siriano, ampliando il divario tra Russia e Stati Uniti.
L’Esercito arabo siriano, insieme alle forze speciali Ridwan di Hezbollah, attaccavano via terra Bayt Jin liberando le colline circostanti e la città stessa, seguito dalla resa di al-Qaida (circa 300 terroristi) e sua evacuazione dall’area, prima dell’assalto finale, verso a città settentrionale di Idlib, e di altri verso la città meridionale di Dara. Pertanto, il coordinamento delle forze russo-iraniane-siriane-Hezbollah sul fronte siriano-israeliano è stato pianificato per impedire qualsiasi intervento militare israeliano in difesa dei propri fantocci (al-Qaida ed alleati dell’Itihad Quwat Jabal al-Shayq). La Russia impone una nuova regola d’ingaggio ad Israele: qualsiasi attacco israeliano può mettere in pericolo uno o diversi ufficiali russi che collaborano con l’Esercito arabo siriano, come rivelato dal Capo di Stato Maggiore russo Valerij Gerasimov. Israele non potrà aggirare la nuova equazione russa perché, se colpisse le forze attaccanti metterebbe Tel Aviv in conflitto con una superpotenza, la Russia, attirandola nel conflitto Hezbollah/Iran – Israele. L’attacco russo-iraniano-siriano giunge in un momento in cui Israele forniva supporto di artiglieria ed intelligence ad al-Qaida ed alleati a Bayt Jin. Liberando l’area e gli altopiani circostanti, la Russia infligge un primo schiaffo all’alleato principale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Israele da tempo teme la presenza di Iran e Hezbollah alle frontiere e ha fatto di tutto per impedire all’Esercito arabo siriano di raggiungere le fattorie di Shaba occupate da Israele, come avviene oggi dopo la liberazione di Bayt Jin. Tuttavia, vi sono ancora aree sotto indiretta l’influenza israeliana nella Siria meridionale occupata (sotto il controllo di al-Qaida ed alleati), come l’area di Qunaytra e i villaggi circostanti (Tarangah, Jabat al-Qashab e Ayn al-Baydah). Il presidente degli Stati Uniti ha reindirizzato la bussola della “Resistenza” verso Gerusalemme dopo anni di negligenza, danneggiata dalle organizzazioni taqfire (SIIL e al-Qaida) quando decisero di colpire musulmani e non musulmani in Siria, Iraq, Libano e altre parti del Mondo islamico. Quando Trump “ha riconosciuto” Gerusalemme capitale d’Israele, ha unito e focalizzato altre ideologie organizzate sotto l’egida delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Siria (cittadini siriani) verso il confine siriano-israeliano ed ogni territorio occupato della Siria e della Palestina.
La guerra siriana ha mancato l’obiettivo del cambio di regime siriano e ha prodotto gruppi che hanno beneficiato dell’addestramento (ed ideologia) iraniana e della straordinaria esperienza in combattimento di Hezbollah, dal 1982 ad oggi. Questi sono (per nominarne solo alcuni): “Hezbollah Siria“, “Forze al-Ridha“, “Brigata Muqtar al-Thaqafi”, “Brigata Imam al-Baqir“, “Qamar Bani Hashim“, “Abas bin Ali“,”Forza di resistenza islamica 313“,”Brigata Zayn al-Abidin“,”Saraya al-Wad“,”Brigata Rad al-Mahdi“,”Brigata al-Husayn“,”al-Ghalabun” ed altri gruppi simili in tutta la Siria. Il maggiore successo dell’Iran nella guerra siriana è la nuova dottrina operativa siriana, passata dall’essere un regolare esercito classico a combattere con un’ideologia che proteggerà il Paese dal ritorno dei taqfiri nel Levante e si schiererà contro Israele. Sarò anche diretta a combattere per la liberazione di tutti i territori occupati da Turchia e Stati Uniti, nel nord della Siria, se decidessero di rimanere nonostante la richiesta di Damasco di andarsene. È chiaro che le regole del gioco in Siria sono cambiate. Continueranno ad evolversi incontrando interessi in evoluzione: cambiamenti interni e regionali e sviluppi. Di certo, una nuova resistenza è nata da questi sei lunghi anni di guerra, ed è pronta a perseguire propri obiettivi, e anche quelli di Siria, Iran e Russia.La Russia ha “ricevuto un tesoro” di informazioni sull’F-22
Sputnik 06.01.2018

Il conflitto siriano ha dato alla Russia la possibilità di apprendere di più sull’operatività degli aerei stealth statunitensi come l’F-22 Raptor, dichiarava una generale dell’Aeronautica statunitense durante un briefing pubblico dell’Air Force Association. “I cieli sull’Iraq e in particolare della Siria sono stati davvero un tesoro per loro vedendo come operiamo”, affermava la generale Veralinn Jamieson. “I nostri avversari ci osservano, imparano di noi“. Il generale proseguiva dicendo che “i russi hanno acquisito informazioni inestimabili operando in uno spazio aereo contestato accanto noi in Siria“. “Quando incontriamo i nostri partner della coalizione occidentale in volo, ci siamo sempre trovati ‘sulle loro code’ come dicono i piloti, il che significa vittoria in duello”, dichiarava il 28 dicembre Maksim Makolin, Maggiore delle Forze Aerospaziali Russe, riferendosi al vantaggio tattico d’inseguire gli aerei avversari dalla favorevole posizione di coda, angolo cieco dell’avversario. F-22 statunitensi e Su-35 russi hanno avuto alcuni incontri ravvicinati nello spazio aereo siriano, ma hanno utilizzato la linea di comunicazione di deconflitto per evitare errori. “Continueremo il deconflitto coi russi, ma non abbiamo intenzione di operare in aree attualmente controllate dal regime (siriano)“, aveva detto a dicembre Felix Gedney, general-maggiore dell’esercito inglese e della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo SIIL. “Oltre ad osservare le tattiche di volo classificate, la Russia potrebbe anche “dipingere” i caccia occidentali e altri mezzi aerei con i radar di ricerca e di controllo aereo e terresti”, diceva a Business Insider Justin Bronk, analista dei combattimenti aerei del Royal United Services Institute. Ma dato che la Russia ha visionato le tattiche dell’US Air Force, anche gli Stati Uniti hanno avuto l’opportunità di vedere come opera la sua Aeronautica, sottolinea l’analista. “Mentre la Russia certamente fa ogni uso possibile dell’opportunità di conoscere operazioni e capacità aeree occidentali nei cieli della Siria, questo processo è reciproco dato che qualsiasi aereo militare russo opera all’interno di uno spazio aereo pesantemente sorvegliato dai mezzi occidentali”, affermava Bronk.

Veralinn Jamieson

Traduzione di Alessandro Lattanzio