A Dayr al-Zur lo Stato islamico si disintegra

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 18/1/2017

hasan-muhamad-muqamatMessaggio dal Maggior-Generale Hasan Muhamad Muqamat, Comandante della 17.ma Divisione e Presidente del Comitato per la Sicurezza dell’Esercito arabo siriano nella Siria orientale:
– La situazione a Dayr al-Zur è sotto controllo e i punti presso cimitero e periferia della città sono stati rafforzati.
– La Guardia dell’aeroporto è pronta ad affrontare ogni attacco dei terroristi con il sostegno della 137.ma Brigata.
– Come abbiamo trionfato nell’aeroporto Quwayiris, trionferemo anche nell’aeroporto di Dayr al-Zur. Resisteremo fino alla vittoria.
– La vittoria è nostra. Operiamo per recuperare i punti infiltrati dai terroristi, il processo è continuo e non c’è paura a Dayr al-Zur.
Il Generale Muqamat dichiarava al corrispondente di al-Manar: “abbiamo assorbito l’attacco multiplo dello SIIL, passando dalla difesa all’attacco e recuperando i punti occupati dallo SIIL. L’aeroporto militare di Dayr al-Zur è sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, impegnato in scontri feroci per riprendere il controllo della centrale elettrica, dopo l’infiltrazione dello “SIIL”; le aree residenziali universitarie e la collina Baruq sono sicure e fortificate dopo le aspre battaglie per respingere l’attacco sferratovi. Le Aeronautiche siriana e russa continueranno a bombardare siti e movimenti del nemico, che ha subito pesanti perdite umane e materiali. Gli elicotteri militari continuano ad atterrare e decollare dalla città e a rifornire l’aeroporto militare… abbiamo avuto i rifornimenti e non siamo preoccupati per la situazione sul terreno a Dayr al-Zur, nonostante il grande attacco e la carenza di risorse, la vittoria è questione di pazienza e tempo”.16142919Il recente attacco su Dayr al-Zur, in particolare alla base aerea, è condotto da una forza composta quasi solo da iracheni e golfini guidati da Abu Ibrahim al-Iraqi, ex-agente delle forze speciali di Sadam Husayn, e da un saudita dal nome di battaglia Abu Shadad al-Jazraui. Questi due hanno il loro bel da fare. I difensori della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano sono veterani in tutti i sensi della parola. Non solo la popolazione circondata nella città è totalmente devota al governo centrale, ma i leader tribali hanno anche chiarito nettamente che i combattenti dei loro ranghi scalpitano per combattere contro le forze nichiliste del wahhabismo. Per dimostrarlo, ieri e oggi, i gruppi di difesa locali hanno attaccato le basi dello SIIL ad al-Mayadin, al-Ashara e al-Bulayl, ad est di Dayr al-Zur, eliminando 9 ratti dello SIIL e bruciato ogni residuo della loro presenza nei villaggi menzionati. Secondo la mia fonte di Damasco, basandosi su testimonianze non verificate, i combattenti tribali avrebbero squartato con coltelli da caccia alcuni ratti dello SIIL catturati.
Oltre 16 autocarri-bomba furono individuati da ricognitori ed osservatori dell’EAS. Tali camion provenivano dall’area di Mosul, la notte del 13 gennaio 2017. Ogni autista dei camion aveva il compito di creare una breccia nelle difese dell’EAS per permettere ad unità specializzate dello SIIL (Inqimasiyn) di penetrare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Questi particolari tipi di ratti sono ex-commando delle forze speciali dell’esercito iracheno e degli Stati arabi del Golfo, intensamente addestrati e ridislocati dalle loro basi a Mosul, Raqqa e Palmyra nel tentativo di contrastare l’arretramento delle forze dello SIIL ad est e ad ovest dell’Eufrate. Il numero di morti fra i ratti è sorprendente. Ora la fine dei combattimenti è al traguardo con la piena vittoria dell’Esercito arabo siriano a portata di mano, dotato di armi e difeso da sciami di bombardieri siriani e russi.
Testimoni della corsa frenetica verso gli ospedali segnalano, in un caso, convogli di ambulanze correre ad al-Buqamal, città al confine tra Siria e Iraq. La maggior parte dei ratti va curata immediatamente, mentre la battaglia si svolge nella città. Oggi i comandanti della Guardia Repubblicana mettono insieme le forze per un contrattacco descritto come “massiccio”. Proprio oggi, lo SIIL cominciava a bruciare pneumatici nel tentativo maldestro di accecare i bombardieri siriani e russi. Evidentemente, le gomme erano per lo più pezzi di ricambio dei veicoli dello SIIL che hanno poche possibilità di salvare se bucano.
Che lo SIIL abbia occupato l’area del cimitero è esattamente una bugia. Non ha neanche ripreso la collina che getta l’ombra sull’area. Mere storie per sollevare il morale al collasso dei ratti. La Caserma della 119.ma Brigata corazzata che confina con la base aerea non è stata occupata e rimane nelle mani dell’EAS. Le uniche aree finite sotto il controllo dell’artiglieria dei ratti demoniaci sono la collina Ingegnere e la caserma Junayd, bloccando temporaneamente la strada per la base aerea. Sono stato informato che vengono prese le misure per rimuovere tale fastidio. Ad oggi, nonostante le bugie dei propagandisti inglesi, sono stati segnalati solo 20 soldati siriani caduti. Il numero di assassini dello SIIL spediti al l’inferno è oltre 1000 dal 13 gennaio, un dato che non può essere trascurato dai capi-ratti dello SIIL, e che li ha spinti ad inviare i rinforzi specializzati nell’area. Inoltre, all’attenzione dei nostri lettori va la menzogna inglese sui 10 soldati siriani giustiziati brutalmente dai selvaggi dello SIIL in modi diversi mentre correvano sui carri armati. In realtà, le persone giustiziate dallo SIIL erano informatori dell’esercito e funzionari del governo. I soldati siriani non si arrendono allo SIIL perché sanno quale sarebbe il loro destino.
SAAF e RVVS anneriscono i cieli sopra quest’area, ora: sul quartiere industriale, Tal Tamin, al-Sala, Cimitero, Tal Baruq. In questi luoghi, i ratti hanno perso 2 carri armati, un blindato e 7 tecniche. Oltre a queste aree, SAAF e RVVS attaccano Huayqa, al-Rushdiya, al-Sinah, al-Baqaliyah, al-Husayniyah e al-Junayna.
Un autista suicida su un camion-bomba carico di TNT e C-4 è stato fermato nel nord-est della base aerea. Le fonti dicono che aveva un sorriso da pazzo mentre guidava l’autoveicolo dritto nell’Ade. A Tal Baruq, l’EAS sventava l’attacco nel nord-ovest della città, eliminando 5 avvoltoi. Lo SIIL starebbe trasferendo i famigliari dalla città, in previsione di un attacco devastante da parte delle forze dell’Esercito arabo siriano. Temendo l’irruzione dei combattenti tribali Shaytat, la cui reputazione per la vendetta è ben nota, i ratti hanno deciso d’inviare la loro infelice prole nelle zone rurali, con centinaia di piccoli ratti urlanti con voce stridula, spuntando veleno sanguinoso e purulento dai finestrini del furgoni che li trasportano verso il destino incerto in cui scarafaggi e scorpioni vivono. Lo SIIL ha elencato centinaia di morti sui propri siti web. Gli unici degni di nota sono Ibrahim Shalash e Hamud al-Nasir.tulsi-gabbardUna storia in continuo sviluppo. La nostra eroina, la congressista Tulsi Gabbard (D-Hawaii), ha appena concluso un incontro a Damasco con molti funzionari. Si attende una dichiarazione al suo ritorno in Patria. Ci occuperemo di questo importante fatto.

Base Aerea di Dayr al-Zur

Base Aerea di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria-Hezbollah: il radicale cambio operativo dell’Esercito Arabo Siriano

Samir Hasan, Madaniya 9 dicembre 2016
Samir Hasan, ex-capo dell’ala militare del Movimento di Unificazione, esperto militare di gruppi islamici.syria-people-and-armyUn cambiamento radicale dell’operatività
La guerra in Siria ha cambiato radicalmente le operazioni dell’Esercito arabo siriano fondendo le operazioni con Hezbollah, una milizia, portando alla decentralizzazione della catena di comando e a un’ampia autonomia delle unità operative. A causa dell’accerchiamento, talvolta prolungato, ed escluse dal centro di comando, diverse unità siriane si autogestivano senza riferire ai comandi e alcuni capi operativi in ambiente ostile erano più efficienti dei superiori. L’evoluzione qualitativa delle forze governative siriane non è il risultato di esperienze precedenti, ma la combinazione di metodi convenzionali con la guerriglia di Hezbollah. Lo sviluppo delle manovre per evitare ambienti ostili, così come la velocità di esecuzione lontano dai processi burocratici, hanno favorito l’azione delle unità sul campo, inducendo una nuova dinamica nel comando centrale. In altre parole, la base ha spinto al cambiamento operativo nella gerarchia militare

L’esercito, pietra angolare del conflitto
I Paesi occidentali e le altri componenti dell’opposizione hanno puntato sull’implosione dalle forze governative siriane, con conseguente disintegrazione del regime. Diversi Paesi arabi e occidentali hanno agito così, alternando pressione militare e offerte allettanti per incoraggiare le defezioni nell’esercito. Nonostante la defezione di singoli nell’esercito, spesso al comando, le manovre arabe e occidentali fallirono. “L’esercito libero siriano” è al massimo un’accozzaglia. Senza il molteplice supporto estero e il contributo in uomini e materiale, l’ELS non potrebbe mai condurre una sola battaglia. L’obiettivo dei Paesi occidentali e dei loro alleati arabi era scindere dal corpo le formazioni da combattimento migliori, 10000 combattenti, indebolendo l’esercito governativo, preludio alla disintegrazione della regime privandolo di un importante elemento della protezione. Le singole defezioni non influenzarono i vari corpi o la coerenza dell’esercito, non più della fedeltà al regime.

Simbiosi esercito-potere, base del regime
La questione che si pone è perché l’esercito non si è disintegrato nonostante le offerte interessanti. Come spiegarne la fedeltà al potere mentre combatte la seconda guerra interna dal 1982? (l’autore si riferisce alla rivolta di Hama nel 1982 e alla sconfitta dei Fratelli musulmani). Il colpo di Stato militare era la via naturale al potere in Siria nei trent’anni successivi all’indipendenza, nonostante la presenza di civili a capo dello Stato come il presidente Shuqri Quatly o il baathista Nuradin al-Atasi. La stabilizzazione avvenne nel 1970 con l’ascesa al potere del Presidente Hafiz al-Assad che riorganizzò completamente i militari per farne i guardiani dello Stato. Non sorprende che l’Esercito arabo siriano abbia resistito a cinque anni di guerra. Chiunque sia un poco versato sulla complessità della struttura delle forze governative siriane è consapevole che l’esercito è una struttura chiusa e strettamente legata al potere. Ciò spiega la solidità del regime verso l’aggressione. L’esperta istituzione militare sigilla la sicurezza del regime, non solo in questa guerra, ma da mezzo secolo, dall’inizio della Presidenza Assad. La simbiosi potere-militari è una singolarità del sistema politico siriano la cui tempistica non ha eguali negli altri Paesi arabi. La struttura dell’Esercito arabo siriano è una copia del sistema di Paesi socialisti come la Corea democratica, per composizione delle unità da combattimento, mobilitazione psicologica, fedeltà assoluta al comandante che lo simboleggia. L’esercito è costruito secondo una rete di suddivisioni dai compiti ben definiti e legati orizzontalmente e verticalmente al comando centrale, comprese le forze speciali.08-696x470Esercito siriano: 36mo nel mondo e quarto esercito arabo
L’Esercito arabo siriano è il 36mo nel mondo e il 4° degli eserciti arabi dopo Egitto, Algeria e Arabia Saudita, qui grazie all’arsenale non alle capacità sul campo. I grandi centri di comando sono dispiegati nella capitale Damasco, a Sayadat Zaynab e Zabadani, e ad Aleppo. L’Esercito arabo siriano comprende le forze di terra, uno dei quattro rami delle Forze Armate siriane, con 200000 soldati cui vanno aggiunti 280000 riservisti.
La divisione missilistica comprende:
Missili anticarro: AT-3 Sagger, AT-4 Spigot, AT-5 Spandrel, AT-7 Saxhorn, AT-10 Stabber, AT-14 Kornet, Milan.
Missili antiaerei: SA-7 Grail, SA-9 Gaskin, SA-13 Gopher, SA-17 Grizzly, SA-22 Greyhound
Missili superficie-superficie: 30 Scud B/C, 18 SS-21 Scarab, 18 FROG-7, M-600.
Missili da difesa costiera: 1 batteria di Bastion con missili supersonici antinave Jakhont.
Il 30 maggio 2013 l’Esercito arabo siriano riceveva i primi missili antiaerei S-300 russi. La componente aerea siriana comprende aerei da combattimento (MiG-29, MiG-25); d’attacco (Su-24, Su-22) ed elicotteri d’attacco (Mil Mi-24 e Gazelle), e quella navale le fregate Petya II, i pattugliatori lanciamissili classe Osa II, versione migliorata, e classe Komar, armati con i missili SS-N-2 Styx, e gli elicotteri antisom (Kamov Ka-25 Hormone, Kamov Ka-28 Helix-A, Mi-14PL).98439La guardia presidenziale: 4.to Corpo d’Armata, pretoriani del regime
La guardia presidenziale, direttamente dipendente dal Capo dello Stato, si basa sul 4.to Corpo d’Armata di 15000 effettivi, la guardia pretoriana del regime. Sostenuta da unità di artiglieria e corazzate, il 4° Corpo d’Armata è la più potente delle formazioni operative siriane per preparazione, attraverso l’addestramento a tutto campo (terra, anfibio, missilistico), che per efficienza sul campo. Il 4° Corpo d’Armata, così come le divisioni corazzate, è direttamente sottoposto al Capo di Stato, Comandante in Capo dell’esercito. Quindi la presidenza è presente nell’esercito e l’esercito è presente nella presidenza, senza assumere direttamente la direzione del Paese. Questa sovrapposizione è assicurata dalla formazione ideologica dei soldati e dall’adesione all’ideologia del partito Baath. Il soldato siriano è ideologicamente ostile a Israele, nazionalista arabo fedele al regime. L’esercito pubblica quotidianamente un bollettino politico che condensa i principali fatti di attualità e loro interpretazione. Il bollettino viene distribuito a tutte le unità nelle varie province del Paese.

La guerra di logoramento e strategia della resistenza
Nella nuova guerra in Siria, l’esercito ha adottato una posizione difensiva concentrandosi sulla tutela dei siti vitali, contenendo l’assalto dei gruppi armati carichi di denaro, armi e munizioni. Il regime ha optato per una guerra di logoramento e una strategia di resistenza, puntando a lungo termine a spingere l’opposizione alla disperazione e a togliergli ogni speranza di vittoria. L’esercito, come nella maggior parte dei Paesi arabi, è sempre stato un importante fattore di coesione nazionale, eliminando divisioni etniche o religiose, simboleggiando per molti aspetti la spina dorsale dei regimi nazionalisti arabi che lo utilizzano per raggiungere l’unione della popolazione attorno ai valori da essi difesi. L’Esercito arabo siriano era il motore delle guerre arabe contro gli israeliani, spesso intervenendo nei molti conflitti tra Israele e i Paesi arabi. Oggi la Siria subisce una guerra inter-religiosa tra lo Stato nazionale siriano e gruppetti di jihadisti sunniti. Il conflitto ha aumentato il peso dell’esercito nello Stato, con conseguente tutela militare di diversi enti della pubblica amministrazione (funzionari amministrativi, insegnanti, medici) ottenendo la maggior parte delle risorse dell’economia siriana. La Siria spese il 6,2% del PIL per la difesa nel 2004. Nel 2011, le spese militari erano di 2,5 miliardi di dollari. Dall’inizio della guerra in Siria, i dati sul bilancio della difesa non sono noti. Tuttavia, si può stimare che il bilancio sia aumentato per incrementare le capacità dell’esercito che subiva numerosi attacchi dai gruppi armati sunniti.e1f16af8-ffea-447b-890e-2bd5504375f4_16x9_788x442Hezbollah
Sui vari teatri operativi Hezbollah ha affinato la propria strategia optando per un “complesso metodo” nei combattimenti, combinazione di operazioni di guerriglia e di guerra, tra metodi d’attacco dell’esercito regolare con quelli della guerriglia. In Libano, nel terreno favorevole nel sud a maggioranza sciita del Libano, attuava la guerra difensiva di guerriglia contro Israele. In Siria, contro i jihadisti su terreno ostile, attua la guerra frontale in spazi aperto. Il corso della guerra in Siria ha portato Hezbollah a condurre operazioni congiunte con le forze governative siriane in battaglie con carri armati e veicoli blindati, mentre il proprio punto di forza era la fanteria, in combinazione con le unità aeree e missilistiche siriane. Ebbe il lusso, unico negli annali militari, di spezzare il saliente di Yabrud a Damasco, il 15 marzo 2014, il giorno del referendum della Crimea per l’adesione alla Russia, nel terzo anniversario della sommossa in Siria. La formazione sciita ha optato per operazioni con piccole unità mobili, la cui importanza aumenta con lo svilupparsi della battaglia, impegnando grandi formazioni con adeguate attrezzature belliche. Se nel Ghuta, periferia di Damasco, circondata dai terroristi di Ahrar al-Sham, e a Qusayr, Hezbollah incontrò serie difficoltà, con perdite pesanti, vinse sul campo comunque. Sperimentate nella guerriglia, le truppe d’élite riuscivano non solo a sovvertire il corso della guerra in Siria, ma a cambiare radicalmente le regole d’ingaggio nel confronto israelo-libanese.

Epilogo
La guerra asimmetrica ha svolto un ruolo nel destabilizzare il regime. Impegnato nella guerra convenzionale secondo schemi tradizionali, l’Esercito arabo siriano ha avuto difficoltà all’inizio delle ostilità. Hezobllah, impegnandosi a fianco dell’Esercito arabo siriano, ha cambiato il corso della guerra collegando formazioni regolari e irregolari. Hezbollah ha utilizzato il sistema delle ondate successive, avanzando sotto la protezione di un tiro pesante, indebolendo l’avversario. Attuando brillantemente le tattiche antiguerriglia, la sua efficienza ha inflitto gravi perdite al nemico. La comune esperienza di Hezbollah ed Esercito arabo siriano riattivava, attraverso la modernizzazione del concetto di “operatività complessa”, la sintesi tra guerra convenzionale e guerra di guerriglia. Questa innovazione ha aperto ampie possibilità di azione alle forze combinate Hezbollah-Siria. Hezbollah, Esercito Arabo Siriano e forze alleate hanno raccolto un’esperienza unica nelle operazioni combinate, potendo affrontare ogni forma di aggressione. In questo senso, la guerra in Siria ha cambiato radicalmente l’operatività dell’Esercito arabo siriano, con la fusione operativa con Hezbollah e conseguente decentramento della catena di comando, combinati a un’ampia autonomia delle unità.czljoghxaaa0qu8

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hezbollah da un pugno sul naso ad Israele

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 19 luglio 2016

10392481_10152561145603603_5382781658211898243_nLa missione riuscita di un drone di Hezbollah nello spazio aereo israeliano sul Golan, scattando foto, è un evento significativo in vari aspetti. Nella forma più evidente, Hezbollah ha beffato la superiorità aerea vantata da Israele. Tre missili israeliani, tra cui uno sparato da un F-16, non hanno potuto abbattere il drone rientrato al sicuro in Siria. Per Israele equivale a un umiliante sfregio da Hezbollah. (Sputnik) In secondo luogo, i radar russi avranno sicuramente rilevato il drone, ma non hanno fatto nulla in proposito. Come dice Sherlock Holmes, il cane non ha abbaiato. La linea di fondo è che la Russia non correrà a proteggere l’Hezbollah né muoverà un dito per dissuaderlo. In terzo luogo, naturalmente, il drone è un dimostratore tecnologico che sottolinea la potenza crescente di Hezbollah nel rispondere ad Israele se attaccato. Questo particolare drone probabilmente non aveva armi, ma quello successivo potrebbe averle. A dire il vero, Israele può solo chiedersi come Hezbollah abbia accesso a tale tecnologia sofisticata. Dalla Russia? Dall’Iran? Oppure è tecnologia di Hezbollah? Poi c’è il ‘quadro generale’. Ad Israele è stato ricordato che il Golan è ancora un fronte. La migliore speranza d’Israele è che la Siria rimanga debole e frammentata, senza un’autorità centrale a Damasco che sfidi la futura annessione dei territori occupati nel Golan. Hezbollah potrebbe aver indicato che ciò rimane una chimera. Infatti, le forze governative siriane avanzano gradualmente sul terreno. Il blocco di Aleppo ribalta le sorti della guerra. Da segno eloquente della svolta, vi sono notizie che la Turchia abbia inviato ‘antenne’ presso il governo siriano. (Guardian)
Ora, gli sviluppi in Turchia possono solo indcare che Ankara potrebbe cedere sull’intervento in Siria. L’obiettivo della Turchia è impedire la formazione del Kurdistan ai confini col tacito appoggio degli Stati Uniti (che Israele accetta) e su tale piattaforma Siria, Iran e Iraq sono “alleati naturali” di Ankara. D’altra parte, senza la Turchia, Arabia Saudita, Qatar o altri sceiccati del Golfo potrebbero pensare di non poter continuare col ‘cambio di regime’ in Siria. In poche parole, Israele è ridotto a muto testimone dei cambiamenti drammatici nel vicinato senza alcun ruolo o capacità di influenza politica o militare. Probabilmente, Israele e Arabia Saudita sono i maggiori “perdenti” del fallito colpo di Stato in Turchia. Entrambi sperano disperatamente che gli Stati Uniti presentino qualche idea brillante per recuperare la situazione siriana, a 2 giorni dalla conferenza della coalizione anti-SIIL che si terrà a Washington il 20-21 luglio; ma lo stallo turco-statunitense sull’estradizione di Fetullah Gulen introduce altra incertezza sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare gli eventi in Siria. Tutto sommato, la provocazione del drone di Hezbollah richiama l’attenzione sul grande cambiamento degli equilibri in Medio Oriente causato dal conflitto siriano. Per la prima volta, Israele deve fare i conti con una potenza militare superiore nei Paesi limitrofi. In effetti, senza la presenza russa, gli aviogetti israeliani avrebbero bombardato la Siria per rappresaglia. Fortunatamente, Israele non subisce ‘contraccolpi’ da SIIL o Jabhat al-Nusra, a differenza di Turchia o Arabia Saudita, per l’intervento nel conflitto siriano. (Leggasi il commento: Golpe in Turchia: che succede in Iraq e Siria?)Yasir-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hezbollah combatte la battaglia decisiva in Siria

Tony Cartalucci, LD, 27 giugno 2016Group of Hezbollah fighters take position in Sujoud village in south LebanonIl leader di Hezbollah Sayad Hasan Nasrallah ha annunciato l’intenzione per rafforzare le posizioni in Siria, in particolare ad Aleppo. Al-Manar nell’articolo, “S. Nasrallah: Hezbollah rafforzerà le truppe ad Aleppo per compiere la grande vittoria“, riferisce che: “Il Segretario generale di Hezbollah Sayad Hasan Nasrallah ha confermato che il partito invierà altre truppe ad Aleppo in Siria, dove una grande battaglia continua per sconfiggere il progetto taqfiro-terrorista sostenuto da Arabia Saudita e Stati Uniti”. Nasrallah aggiungeva che gli alleati regionali degli Stati Uniti si preparano ad inondare la Siria di migliaia di altri agenti terroristi nel tentativo di occupare Aleppo, sottolineando come il cosiddetto “cessate il fuoco” sia stato utilizzato dai vari gruppi terroristici sostenuti da statunitensi e sauditi per prepararsi ai successivi combattimenti.

Nasrallah avvertì il mondo nel 2007 dell’imminente catastrofe in Siria
Nel 2007 Nasrallah fu intervistato dal giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh, nell’articolo “Il cambio di direzione: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?“. Nasrallah affermò, discutendo della guerra civile in Iraq, anni prima della comparsa della crisi siriana: “di ritenere che gli USA volevano anche frammentare Libano e Siria. In Siria, ha detto, il risultato sarà spingere il Paese “nel caos e in scontri interni come in Iraq”. In Libano, “Ci sarà uno Stato sunnita, uno alawita, uno cristiano e uno druso”, ma, disse, “Non so se ci sarà uno Stato sciita”.” Credeva che dei tentativi sarebbero stati fatti per scacciare la Shia da Libano, Siria e sud dell’Iraq, spiegando il motivo per cui l’autoproclamato “Stato islamico” (SIIL) opera comodamente in Siria e Iraq come strumento per influenzare geopoliticamente non solo la Siria, ma l’intera regione. L’articolo di Hersh del 2007 rivelava anche un altro aspetto importante della politica estera degli Stati Uniti, evidente al momento e profetico in retrospettiva. L’articolo dichiarava che: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, nelle operazioni clandestine per indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti presero anche parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività fu il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che abbracciano una visione militante dell’Islam ostili agli USA e vicini ad al-Qaida”. In sostanza, l’inchiesta di Hersh rivelava già nel 2007 che gli Stati Uniti collaboravano con gli alleati regionali come l’Arabia Saudita per sostenere i gruppi armati e le reti politiche dei terroristi, tra cui i Fratelli musulmani, preparandosi a suddividere e distruggere la regione, tra cui Siria e Libano.

La lotta della Siria è la lotta del Libano e di Hezbollah
11236423 Le agenzie propagandistiche di spicco di Washington, travestite da giornalismo come il Daily Beast, insistono sul fatto che la lotta di Hezbollah in Siria sia disgiunta dalle presunta finalità dell’organizzazione, che secondo Daily Beast semplicisticamente è “combattere Israele”. Nell’articolo, “I combattenti di Hezbollah sono stufi della guerra che combattono in Siria“, secondo la tipica “moda giornalistica” occidentale, Daily Beast rinvia a una manciata di anonimi aneddoti per sostenere la premessa infondata che promuove tale racconto vacuo. Lo scopo di Hezbollah non è “combattere Israele”, ma proteggere il Libano e la popolazione sciita da ogni minaccia. L’articolo di Hersh del 2007 rivelava che, oltre a proteggere le popolazioni sciite, come anche l’ex-operatore della CIA Robert Baer ammise, Hezbollah aveva anche un ruolo primario nel proteggere le altre minoranze della regione, tra cui i cristiani, quando la guerra per procura di al-Qaida guidata da Washington iniziò. Dato che lo scopo reale di Hezbollah è la difesa del Libano, non è difficile capire il motivo per cui ha investito così pesantemente nella guerra che infuria nella vicina Siria. La belligeranza del regime attuale d’Israele è solo una delle tante gravi minacce che incombono sul futuro del Libano. L’espansione di gruppi estremisti come al-Nusra, al-Qaida e Stato islamico sostenuti con denaro, armi e supporto politico da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Giordania, è un’altra minaccia esistenziale non solo alla Siria, ma ai vicini, tra cui il Libano. Il Libano, infatti, è uno dei tanti canali attraverso cui i combattenti della guerra per procura degli USA ricevono notevole supporto, comportando scontri in Libano tra i gruppi estremisti con Hezbollah ed esercito libanese nel tentativo d’interdire il flusso di uomini e materiali. Ma l’impatto attuale della guerra siriana sul Libano è solo una delle minacce alla nazione che affrontano i suoi difensori. L’altra è la prospettiva del collasso del governo e la diffusione dei gruppi terroristici in Siria sostenuti dall’occidente e dagli alleati regionali.

La Libia avverte i vicini della Siria: “Siete i prossimi”
Come si è visto in Libia, il crollo del governo istigato dell’occidente e il successivo cambio di regime è solo il primo passo delle grosse ambizioni dell’occidente. La Libia fu poi utilizzata come trampolino di lancio per inviare combattenti e armi nelle altre nazioni prese di mira dai “cambi di regime” di Washington, tra cui la Siria. Gli osservatori del conflitto siriano possono ricordare che alla fine del 2011 e all’inizio del 2012, la Libia inviò un numero significativo di terroristi ed armi nel conflitto siriano, entrando nel Paese dalla Turchia membro della NATO e con l’assistenza del governo degli Stati Uniti, guidando l’invasione della città più grande della Siria, Aleppo. Nel novembre 2011, il Telegraph, nell’articolo, “I capi islamisti libici hanno incontrato il gruppo di opposizione dell’ELS“, riferiva: “Abdulhaqim Belhadj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex-capo del Gruppo combattente islamico libico, “incontrava i capi dell’esercito libero siriano ad Istanbul e al confine con la Turchia”, secondo un ufficiale che lavora per Belhadj. “Mustafa Abduljalil (presidente libico ad interim) ce l’ha mandato”.” Va notato che il capo terrorista sostenuto dagli Stati Uniti, Belhadj, ora svolgerebbe un ruolo centrale nella presenza dello SIIL in Libia. Un altro articolo del Telegraph, “I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani”, ammetteva: “I ribelli siriani hanno avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, l’obiettivo di garantire armi e soldi all’insurrezione contro il regime del Presidente Bashar al-Assad. Nel corso della riunione, tenutasi ad Istanbul con funzionari turchi, i siriani hanno chiesto “assistenza” ai rappresentanti libici che offrivano armi e forse volontari. “C’è qualcosa in programma per inviare armi e perfino combattenti libici in Siria”, ha detto una fonte libica, parlando sotto anonimato. “C’è un intervento militare in corso. Nel giro di poche settimane si vedrà“.” Nello stesso mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria avviando i combattimenti e, successivamente, Ivan Watson della CNN accompagnò i terroristi oltre il confine turco-siriano ad Aleppo, rivelando che i combattenti erano in realtà terroristi stranieri, in particolare libici, ed ammettendo che: “Nel frattempo, i residenti del villaggio dove avevano sede i cosiddetti ‘Falconi’ siriani, avevano detto che vi erano combattenti nordafricani nei ranghi della brigata. Un combattente libico volontario ha anche detto alla CNN che voleva viaggiare dalla Turchia alla Siria in pochi giorni per aggiungere un “plotone” di combattenti del movimento armato libico”. La CNN aggiunse: “l’equipe della CNN ha incontrato un combattente libico che recatosi in Siria dalla Turchia con altri quattro libici. Il combattente indossava la mimetica e aveva un Kalashnikov. Ha detto che altri combattenti libici erano in arrivo. I combattenti stranieri, alcuni dei quali giunti perché cercano chiaramente… una jihad. Quindi ciò è una calamita per i jihadisti che vi vedono la lotta per i sunniti”. Ricordando tutto questo, si può solo immaginare quanto maggiore sarebbe la portata di tali gruppi terroristici con una Siria divenuta altro snodo per addestrare, armare e spedire terroristi mentre l’occidente avvia la sua guerra per procura in Libano, Iran, perfino Russia meridionale e Cina occidentale.
Il Libano, senza il governo e i militari della Siria, e con l’Iran che combatte contro una guerra per procura che inevitabilmente arriverebbe nel proprio territorio se la Siria dovesse cadere, non avrebbe possibilità contro gli agenti della multinazionale del terrorismo guidata dagli USA. La battaglia della Siria è una guerra del Libano, come anche di Iran, Russia e persino Cina. Queste nazioni supportano e difendono il governo siriano non solo per obbligo verso un alleato. Lo fanno capendo dove il conflitto arriverebbe dopo, se non terminasse in Siria ora. Perciò Russia, Iran, Libano e in misura minore Cina, non possono permettersi di abbandonare la Siria. Questo è anche il motivo per cui le “assicurazioni” degli Stati Uniti che solo col “cambio di regime” in Siria il conflitto finirebbe, non vanno considerate. Il “cambio di regime” non è finito col conflitto in Libia, né col ruolo della Libia nel sostenere altri conflitti all’estero. Non finirà neanche in Siria. Porterà solo a un successivo e molto più grande conflitto. Hezbollah non si batte per “Assad” in Siria, ma combatte per il Libano e la stabilità della regione da cui il futuro del Libano dipende.11393064Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iran, ancora multipolare

Daahireeto Mohamud, Katehon 06/07/2016Mideast-Iran_Horo-2-e1375552179584L’Iran ha dimostrato di essere uno dei più strenui Stati anti-egemoni del mondo. Dalla rivoluzione del 1979 Teheran ha combattuto aspre guerre indotte da USA/Israele in Iraq, Golfo Persico, Siria, Libano e Palestina occupata, direttamente o indirettamente, ma anche affrontato le dure sanzioni economiche occidentali. La Repubblica islamica dell’Iran è una potenza regionale potente e accorta che sempre influenzerà il destino del Medio Oriente, come la storia ha dimostrato nei secoli passati. Il Paese occupa una posizione geostrategica tra Medio Oriente, Golfo Persico/Mare Arabico, Asia centrale, Asia meridionale e Caucaso/Caspio. Le regioni chiave saranno un cruciale ”perno” per la competizione geopolitica delle grandi potenze del 21° secolo. L’unipolarismo degli Stati Uniti proverà ad isolare le grandi potenze eurasiatiche Russia e Cina controllando “i rimland” dell’Eurasia e destabilizzando le regioni con la guerra ibrida. L’Iran sarà il nodo fondamentale per gli Stati Uniti per collegare le loro basi militari nella NATO/Turchia con la presenza militare in Iraq/GCC/Afghanistan/Pakistan fino alla possibile presenza militare in India, e quindi Mynamar, e ai loro centri militari nell’Asia-Pacifico. Se Washington avrà una presenza militare in Iran e come sembra in India, poi “La Grande muraglia geopolitica” contro le grandi potenze eurasiatiche sarà completata, dal teatro europeo/NATO a Medio Oriente e Asia meridionale fino al teatro Asia-Pacifico. Solo l’Iran e il possibile riallineamento strategico pakistano verso la multipolarità potrebbero ostacolare tale “Grande muraglia geopolitica”, che il segretario alla difesa USA Ash Cater chiama anche ‘stretta di mano strategica’ tra Perno in Asia degli Stati Uniti e Politica verso est dell’India.

Geopoliticamente
L’Iran è la chiave del mondo multipolare: l’influenza di Teheran in Iraq, Golfo Persico, Siria, Libano e potenzialmente Yemen e la posizione geografica nella regione del Golfo Persico e del Mar Arabico/Oceano Indiano, aiuterà gli Stati del multipolarismo a liberarsi nei rimland del Mar Mediterraneo e dell’Oceano Indiano. Difatti, il Paese è all’incrocio tra nucleo centrale eurasiatico e rimland mediorientali.

Pensiero strategico dell’Iran
L’attuale composizione del regime iraniano ha un solido ancoraggio multipolare, le forze conservatrici/nazionaliste pro-multipolari dell’Iran controllano quasi tutte le principali istituzioni dello Stato e del regime tra cui Ufficio del leader supremo, Consiglio dei Guardiani, IRGC, Assemblea degli Esperti, Ministero dell’Intelligence, magistratura, tutte le forze dell’ordine e quasi tutti i principali media. Solo la presidenza gli sfugge, il nuovo parlamento è un”istituzione ‘contestata’ ma è un ente molto potente. La rielezione di Larijani a speaker probabilmente inclinerà il parlamento più sul campo conservatore che riformista. Eppure i moderati e riformisti avranno ancora più voce rispetto a prima nel nuovo parlamento. Tuttavia, l’elezione del duro conservatore Ayatollah Janati a presidente della potente Assemblea degli Esperti cementa il controllo conservatore su questo ente chiave, dissipando il battage mediatico unipolare sui riformisti/moderati vincenti nelle ultime elezioni. La cultura strategica dell’Iran renderà difficile all’occidente unipolare corteggiare Teheran, vi sono forze su entrambi i lati (lobby israeliana negli Stati Uniti, Israele, neocon, Congresso degli Stati Uniti e Arabia Saudita, solo per citarne alcune, da una parte, conservatori, Iran e nazionalisti dall’altra), che impediscono una qualsiasi possibile defezione iraniana nel campo unipolare. C’è una profonda cultura strategica anti-egemonica in Iran, imposta dai principi islamici e dal sistema politico teologico del Wilayat Faqih. La sicurezza iraniana e le élite strategiche giustamente ritengono che il loro Paese affronti una grave minaccia strategica con la presenza militare degli Stati Uniti nel Golfo Persico e le armi nucleari israeliane. In effetti, l’Iran ha combattuto una guerra reale diretta dagli Stati Uniti sotto forma di guerra delle petroliere nel Golfo, durante la guerra Iran-Iraq. L’animosità tra Iran e Stati Uniti è così grande che il recente accordo nucleare è improbabile li renda amici o partner strategici, come alcuni si sarebbero immaginati. Libri bianchi, valutazioni militari e altri documenti ufficiali degli Stati Uniti mostrano l’Iran, con Russia e Cina, avversario strategico o addirittura nemico. Corea democratica e “alleati della guerra ibrida” degli Stati Uniti SIIL/al-Qaida sono menzionati in tali documenti, probabilmente per propaganda. Probabilmente l’Iran è ancora più anti-egemonico e multipolare di Russia e Cina, e questi tre Paesi formano la base della multipolarismo. Si dice che un cambio di regime indotto dall’occidente incomba sempre più sull’Iran per via della gioventù influenzata dai social media, e degli attivisti e riformisti filo-occidentali. Una cosa che può attenuare tale rischio è il fallimento della primavera araba e le sue guerre disastrose. Se il supporto al multipolarismo iraniano gioca bene questa carta informando la popolazione del grave pericolo che tali proteste e rivoluzioni congegnate dagli occidentali possono arrecare alle loro vite e al Paese, ci saranno tutte le ragioni di credere che la maggioranza degli iraniani ascolterà questo messaggio.

Protezione dal cambio di regime unipolare dopo l’accordo nucleare
d02f0695-e9c9-4870-ad10-42ec65ae0f8c C’è un rischio strategico che gli iraniani e gli Stati-guida multipolari Russia e Cina dovrebbero riconoscere e quindi sviluppare politiche per evitarlo. E’ ciò che si chiama “cambio di regime morbido”, con l’occidente che ha concluso che il ‘cambio di regime duro’ in Iran è quasi impossibile e l’unica opzione disponibile è mettere le mani sull’Iran con un ‘cambio di regime morbido’ a lungo termine; la strategia sembra seguire due direzioni opzionali. 1) “cambio di regime morbido rapido”, che richiede l’impiego di attivisti addestrati, giovani filo-occidentali, riformisti e social media da coinvolgere in campagne concertate contro clero conservatore, IRGC e altre istituzioni multipolari nella speranza di indebolirli e delegittimarli di fronte il pubblico, oltre a diffondere idee liberali e stile di vita occidentale. Tale piano prevede che, quando le istituzioni conservatrici multipolari siano abbastanza indebolite, i giovani unipolari, riformisti e attivisti possano dare la spinta finale per grandi proteste e violenze per un cambio di regime, o a votare contro la maggioranza conservatrice in elezioni orchestrate dagli occidentali, o ad anche un certo tipo di ”colpo di Stato costituzionale”, come quello avutosi in Brasile. “Il voto contro i conservatori dalla linea dura” è la strategia utilizzata nelle ultime elezioni, ed è riuscita nelle elezioni regionali a Teheran dove ciò che i conservatori chiamano ” lista inglese” ha stravinto. Se tale scenario viene replicato in tutto il Paese nelle elezioni future, le forze unipolari potrebbero facilmente prendere il potere in Iran. 2) Le altre opzioni del “cambio di regime evolutivo a lungo termine” che molti strateghi e agenzie d’intelligence statunitensi, sono chiaramente i piani per avere una Guida Suprema o gruppo di leader moderati e riformisti, quando l’attuale leader scomparirà, riconoscendo che senza l’approvazione del leader supremo nessun presidente o parlamento può invertire politica dell’Iran. L’“uomo di punta” occidentale in tale strategia a lungo termine sembra essere l’Ayatollah Rafsanjani, chiaramente sostenuito dall’attuale presidente Rouhani. I due uomini e i loro sostenitori sono apparentemente in procinto di nominare un leader supremo riformista in sostituzione dell’attuale, ma tale strategia è stata gravemente colpita dall’elezione di Janati alla presidenza dell’Assemblea degli esperti, almeno nel breve termine. Nell’Iran post-accordo nucleare, c’è una battaglia politica feroce tra forze riformiste filo-occidentali unipolari e forze conservatrici dal principio multipolare. L’occidente vede l’accordo nucleare quale chiave per un cambio di regime a lungo termine in Iran; senza di che, vede l’accordo quale vittoria strategica per l’Iran e l’ordine multipolare. Sa bene che le intenzioni di costruire la bomba nucleare nell’attuale Iran non sono mai state dimostrate.

La politica degli Stati-guida multipolari
In Iran oggi, forze opposte sostengono partner internazionali contrapposti, i conservatori sono associati ai principali Stati multipolari Russia e Cina; i riformisti all’occidente unipolare, e ciò non aiuta abbastanza il Paese. I conservatori sostengono giustamente che riformisti e moderati non possono dimostrare ciò che l’occidente ha fatto per l’Iran, mentre i riformisti sostengono che gli altri non possono dimostrare ciò che Cina e Russia hanno fatto, al contrario. Sembra che entrambe le parti vogliano far valere i propri partner internazionali nello sviluppo economico, migliorando la propria posizione nazionale. Con ciò in mente i grandi Stati multipolari Russia e Cina dovrebbero inquadrare una politica coordinata per aiutare l’Iran a respingere attacchi e tentativi unipolari, a tal fine la Cina dovrebbe intensificare l’impegno economico crescente con l’Iran aumentando investimenti, progetti infrastrutturali e trasferimenti tecnologici, l’invio dalla Russia dei missili da difesa aerea S-300 in Iran è un buon passo in avanti (anche se i ritardi dal 2007 hanno creato disagio strategico dell’Iran verso la Russia). la suscettibilità di Mosca alle pressioni di Israele e Stati Uniti sulla vendita di armi all’Iran fu una chiara sfida alle relazioni strategiche russo-iraniane. Gli iraniani odiano essere merce di scambio tra Stati Uniti e Russia o Cina, ed onestamente non meritano di essere trattati così, data la loro gloriosa storia e potenza attuale e futura. Tuttavia il recente sostegno militare diretto russo in Siria nella guerra antiterrorismo ed i suoi effetti positivi sul terreno approfondiscono le relazioni strategiche russo-iraniane. Il leader russo Putin è ormai popolare non solo tra gli iraniani, ma anche tra gli alleati regionali dell’Iran, Iraq, Siria e Libano, dove è chiamato “Abu Ali Putin”, suggerendo un sentimento di vicinanza. Per cementare l’Iran quale solida ancora multipolare, Russia e Cina dovrebbero abbracciare la piena relazione strategica con Teheran e sganciare i rapporti tra Washington e Teheran. L’Iran ha urgente bisogno della modernizzazione militare e la vendita di armi avanzate dovrebbe seguire l’invio degli S-300, in modo che l’Iran possa sentirsi al sicuro da un attacco militare unipolare. Sembra che nei restanti cinque anni di sanzioni su certe vendite di armi offensive all’Iran, non sia chiaro se Russia e Cina sostengano che l’Iran abbia il diritto di modernizzare l’esercito per ragioni difensive, avendo Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri impegnati in inauditi programmi di acquisizione di armi. Russia e Cina possono firmare accordi sulle armi con l’Iran ora e se il Consiglio di sicurezza dell’ONU si oppone, le armi potrebbero essere inviate passato il limite dei cinque anni. Tali offerte darebbero alle forze multipolari in Iran la credibilità di poter avere qualcosa dagli alleati multipolari. Dal punto di vista politico sarebbe buona idea per le forze multipolari in Iran (con il sostegno diplomatico degli Stati leader multipolari Russia e Cina), anticipare la strategia del cambio di regime a lungo termine degli USA con l’elezione di una giovane, dinamica e conservatrice Guida Suprema prima che l’attuale scompaia. Tale brillante mossa strategica sventerà la grande strategia statunitense contro l’Iran, e cementerà lo status multipolare a lungo termine di Teheran. Sembra che il capo supremo attuale Ali Khamenei riconosca bene questa importanza ed abbia già iniziato la preparazione dell’elezione del nuovo leader supremo. Osservando dall’esterno l’Iran (ci potrebbe essere una più profonda politica interna di quanto noto), ci sarebbero tre potenziali candidati che certamente difenderanno lo status multipolare dell’Iran, se eletti: Mojtaba Khamenei, figlio del leader attuale, Sadeq Larijani, fratello di Ali Larijani e potente capo della magistratura, e Ahmed Khatami, leader delle preghiere del venerdì a Teheran. Ci potrebbero essere altri, ma questi tre sono dei provati conservatori multipolari che probabilmente seguiranno la via di Ali Khamenei, l’attuale leader 76enne che avrebbe problemi di salute. Sarà saggio per i conservatori multipolari iraniani non aspettare e rischiare sviluppi improvvisi sulla salute di Khamenei ed eleggere uno dei tre, o qualsiasi altro giovane conservatore, a leader supremo nominato o anche effettivo se i leader attuali concordano. Russia e Cina dovrebbero anche accelerare l’adesione dell’Iran alla SCO dato che le sanzioni delle Nazioni Unite non sono più una scusa. Il tempo in cui Russia e Cina si trattenevano nella scommessa sull’Iran impegnandosi nella ‘strategia attendista’, è scaduto; dopo l’accordo nucleare è il momento di agire per negare il dominio economico e politico occidentale sull’Iran.

Il rischio di acquisizione indiano del porto di Chabahar
L’accordo sul porto di Chabahar con l’India sembra essere il tentativo disperato dell’Iran di avere finanziamenti per il progetto portuale, tuttavia l’India con la sua recente “defezione” presso l’ordine unipolare, potrebbe utilizzarlo per attività anti-multipolari. Nuova Delhi ha già iniziato la destabilizzazione del Pakistan, in particolare Beluchistan, per affossare il corridoio CPEP della Cina. Gli Stati Uniti sembrano sostenere l’acquisizione indiana del porto di Chabahar perché conta sull’influenza indiana in Iran per i suoi interessi strategici. I media unipolari celebrano l’accordo ritraendolo come vittoria indiana sulla Cina e sfida al corridoio CPEC cinese. Sembra che i riformisti/moderati in Iran sostengano l’accordo di Chabahar con l’India perché vorrebbero bilanciare l’influenza russa e cinese in Iran, secondo l’ex-ambasciatore indiano in Iran in un programma televisivo indiano. Se questo è vero, allora il progetto di Chabahar potrebbe essere un velato piano unipolare volto a rafforzare i riformisti iraniani nella loro ricerca del potere. Ci sono rapporti non confermati su Giappone e Corea del Sud che si unirebbero all’India nel progetto del porto di Chabahar. Per essere chiari, non c’è niente di sbagliato a che l’Iran commerci con i Paesi unipolari, ma se i legami commerciali ed economici sono delle operazioni di cambio di regime per indebolire l’economia delle forze iraniane multipolari, in particolare l’IRGC, allora sono una minaccia strategica e dovrebbero essere riconsiderati. È sempre più evidente che il governo Rouhani sia intenzionato ad indebolire il potere economico dell’IRGC e l’influenza delle aziende cinesi in Iran. Le società occidentali e le ONG che entrano in Iran sembrano far parte di tale strategia per “ridurre il potere economico dell’IRGC” e “scacciare le aziende cinesi e russe”.

Conclusione
Anche se l’Iran è uno Stato multipolare solido, deve ancora affrontare sfide importanti dagli ostili unipolari Stati Uniti e loro ascari regionali, particolarmente Israele e Arabia Saudita; i sauditi sono diventati il “cane da punta” contro l’Iran nella regione, tuttavia la loro capacità effettiva, oltre ad utilizzare ascari terroristici, è limitata e l’Iran potrebbe facilmente sconfiggere qualsiasi aggressione diretta saudita sul territorio d’origine. Con la possibilità di un furtivo attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani ed altri obiettivi militari, l’Iran si affida alla crescente potenza dei missili balistici e dell’arsenale missilistico di Hezbollah, fedele alleato in Libano. In realtà, si può affermare che la potenza militare di Hezbollah sia lo ‘stabilizzatore strategico’ regionale, perché ha chiaramente dissuaso Israele dall’impegnarsi in una guerra distruttiva con Iran, Siria o Hezbollah, per non parlare dell’enorme contributo alla lotta al terrorismo in Siria e Iraq. Per garantirsi la sicurezza e custodire il fianco multipolare del Rimland meridionale, l’Iran ha bisogno di un forte sostegno economico, militare e diplomatico dagli alleati multipolari Russia e Cina. Le forze multipolari in Iran hanno bisogno del generoso aiuto dei vicini Stati leader multipolari per bilanciare i progressi unipolari in Iran e le guerre per procura nella regione, specialmente dopo l’accordo nucleare e la ‘defezione’ dell’India presso l’ordine unipolare, posizionandosi da avamposto unipolare nelle ‘retrovie’ dell’Iran. Tutto ciò dipenderà dagli sviluppi multipolari strategici globali che includono: 1) riallineamento strategico sino-russo e suo rafforzamento. 2) Russia e Cina che in generale coordinano politica e strategie verso un determinato Stato o potenza regionale multipolare. Possono avere una certa concorrenza limitata in alcuni aspetti delle relazioni con l’estero, ma l’obiettivo strategico multipolare dovrebbe sempre prevalere. 3) impegno proattivo, creativo e sostanzialmente diplomatico russo/cinese sui nodi multipolari regionali come Iran ed altri potenziali Paesi multipolari non-alleati degli USA, dandogli il necessario supporto economico, militare e diplomatico per resistere a pressioni e provocazioni unipolari. Senza una scossa strategica in Iran, il Paese resta un nodo multipolare solido e merita un maggiore sostegno dagli alleati Stati guida multipolari Russia e Cina.Un-iran_risultatoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora