Qatar: è il momento delle confessioni…

Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 28 ottobre 2017Non fu che nell’aprile del 2016 che si sentì l’ex-primo ministro del Qatar, Shayq Hamad bin Jasam o “HBJ”, affermare in un’intervista a Rula Qalaf del Financial Times [1]: “Voglio dire qualcosa per la prima volta… Quando iniziammo ad impegnarci in Siria nel 2012, ricevemmo via libera col Qatar alla guida (delle operazioni), perché l’Arabia Saudita non voleva farlo. Poi ci fu un cambio politico e Riyadh non ci disse che ci voleva retrocedere. Inoltre, ci ritrovammo concorrenti e non era un bene“. Sulla Libia è vergognoso che HBJ riassumesse l’aggressione omicida degli alleati con tale odiosa metafora: “C’erano troppi cuochi, il piatto si rovinò“! Ciò che HBJ non disse è che il via libera statunitense-sionista passò col rosso perché le turpitudini del Qatar commesse in Siria, in stretta collaborazione con la Turchia e una fazione di Hamas attraverso al-Qaida e Fratellanza musulmana, non riuscirono a distruggere lo Stato siriano in pochi mesi come previsto. Ci torneremo…
Il 25 ottobre 2017 riservò le sue confidenze alla televisione ufficiale del Qatar “Masrah TV”. Intervista di 110 minuti su Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn; relazioni con Iran, Israele, Fratellanza musulmana; sostegno alle cosiddette rivoluzioni arabe, ecc. Intervista ritenuta “di grande importanza” dalla rete qatariota che riepiloga le sue dichiarazioni in queste poche righe:
– Deploro profondamente la creazione della rete televisiva “al-Jazeera”.
– Contattai gli sciiti del Bahrayn per una “riconciliazione”. Il problema fu risolto con la forza. Sono contrario a tale tendenza.
– Informammo re Abdullah dei nostri contatti con Gheddafi e delle sue cattive intenzioni verso l’Arabia Saudita.
– Ogni capitale degli Stati del Golfo deve avere un ruolo specifico al di fuori di qualsiasi confronto, l’Arabia Saudita è la sorella maggiore che deve proteggerci in quanto piccolo Paese.
– Con questa crisi, abbiamo dato spettacolo in tutto il mondo, mentre i nostri popoli che vivevano in armonia cominciano a litigare e ad insultarsi.
– Tutti vanno negli Stati Uniti, dando dati veri e falsi sui rispettivi Stati, informazioni che saranno uno di questi giorni usate contro tutti noi danneggiandoci”.
Sarebbe tedioso tornare su ciascuno di tali punti e molti altri omessi dalla lista, come ad esempio:
– Per ammissione del generale Petraeus degli Stati Uniti, l’ufficio dei taliban a Doha fu aperto su richiesta ufficiale degli Stati Uniti, per usarlo come “hub” dei negoziati per il recupero dei prigionieri. Nel 2003, dopo la demolizione del Grande Buddha, gli rifiutammo l'”ambasciata” nonostante la pressione degli Stati Uniti, dicendo che l’avremmo concesso a uno Stato riconosciuto a livello internazionale.
– Partecipammo alla guerra allo Yemen senza saperne la ragione. I sauditi ce lo chiesero e accettammo.
– Quando l’ambasciata saudita fu attaccata in Iran, ritirammo l’ambasciatore, mentre avevamo eccellenti relazioni con l’Iran, rispettandone intelligenza e diplomazia e siamo partner presso l’enorme giacimento di gas che condividiamo.
– Negli ultimi anni interrompemmo i rapporti con l’Iraq perché la politica saudita lo pretese. Ma adesso li abbiamo restaurati senza neppure dirlo al GCC! Restaurazione che approvo e che avrebbe dovuto essere fatta molto prima.
– Non abbiamo particolarmente sostenuto la Fratellanza musulmana. Avevamo solo relazioni interstatali quando Mursi era al potere in Egitto.
– Sulla registrazione delle conversazioni con Gheddafi sul cambio di regime in Arabia Saudita, HBJ è costretto ad ammettere che sono autentiche. Ma “nonostante il rispetto dovuto a una morte di cui non va detto che il bene”, l’accusò di aver defraudato gli EAU vendendogli una raffineria che non esisteva e di aver estorto il Qatar, senza dire altro.
– Su Israele, tutti sanno che: “Il suo reddito nazionale supera quello di qualsiasi Paese arabo, mentre non ha petrolio (!?)… ha cervello e quattro milioni di persone, di cui tre dalla doppia nazionalità, il che significa che possono emigrare ma rimangono perché hanno un obiettivo che cercano di raggiungere. Noi tutti ne cerchiamo l’amicizia e li temiamo. Chi di noi ancora parla della questione palestinese?… Parliamo solo delle modalità della normalizzazione… Conosco bene gli israeliani. Ho lavorato con loro e fui insultato per questo. Ma il nostro obiettivo era la pace… che la questione palestinese si sistemasse pacificamente a Gaza e Cisgiordania… Ora so che molti leader regionali trattano con loro e che molti incontri avvengono, alcuni nel Mar Rosso. Ma so anche che sono destinati al fallimento…
HBJ si chiede se, nonostante tale buona fede e precaria fedeltà, il comportamento dei suoi fratelli assedianti (Arabia Saudita, EAU, Bahrayn e Egitto) non rifletta la volontà d’imporre un cambio nella politica regionale. Una politica che il Qatar probabilmente approverebbe, a condizione che esista, sia chiaramente pianificata, associandosi o permettendogli di potervi aderire. Soprattutto dato che il Qatar gli ha dimostrato magnanimità: “I quattro fratelli avevano riconosciuto il cambio di regime avutosi in Qatar nel 1996… anche se non avevamo bisogno del loro sostegno perché era una decisione del nostro popolo [sic] e mentre sapevamo del complotto contro di noi, partecipammo al vertice di Muscat [2] l’anno prima… All’epoca, i militari di questi Stati assedianti che parteciparono al complotto furono catturati a Doha… Più tardi, re Abdullah chiese di liberarli e di voltare pagina. Sua altezza, il padre del principe attuale, rispose alla richiesta… cioè anche quando la tensione raggiunse il parossismo, mantenemmo un minimo di rispetto reciproco… Non toccammo i simboli e il tono non raggiunse mai il livello attuale...”
Non toccarono i simboli! A sentirlo, il Qatar ha solo cacciato in Siria, cucinato in Libia e salvato il popolo di Gaza dalle grinfie terrificanti d’Israele. E se ha perso la preda, non va dimenticato che non è l’unico colpevole e che i fratelli assedianti furono più che complici. In ogni caso, questo è ciò che pensiamo del suo discorso sulla Siria che riserviamo alla fine. Un discorso che non ci dice nulla che non sapevamo già, ma chi meglio del criminale conosce i dettagli del delitto? Anche se non racconta tutta la verità: “Non appena le cose iniziarono in Siria, andai in Arabia Saudita su richiesta del padre di sua altezza. Conobbi re Abdullah, Dio gli conceda la misericordia. Mi disse: “Siamo con voi, andate avanti e ci coordiniamo, ma avrete la responsabilità nelle vostre mani”. Ecco cosa facemmo. Non voglio entrare nei dettagli… Abbiamo prove complete su tale argomento. Tutto passava dalla Turchia, tutto fu fatto in coordinamento con le forze statunitensi, i turchi, noi stessi e i nostri fratelli sauditi. Tutti erano presenti coi loro militari. Errori potrebbero essere stati compiuti in alcuni dettagli dell’aiuto, ma non con lo SIIL. Là si esagera! Ci può essere stata una relazione con Jabhat al-Nusra. È possibile. Per Dio, non lo so! Tuttavia, se fosse così posso dire che non appena fu decretato che Jabhat al-Nusra era inaccettabile, non fu più sostenuto e gli sforzi si concentrarono sulla liberazione della Siria… (qui) combattiamo per la preda… la preda è scomparsa… e ancora combattiamo per questa! E ora si hann uccisioni in Siria e Bashar è ancora là… Ora dite che Bashar può rimanere. Non siamo contrari. Non dobbiamo vendicarci di Bashar. Era nostro amico. Ma eravate con noi nella stessa trincea. Avete cambiato idea. Ditecelo!Fonte:
TV ufficiale del Qatar/ al-Haqiqa Show: “La verità”

Note:
[1] La confessione di Shayq Hamad, soprannominato HBJ, sulla Libia
[2] Il Qatar rifiuta la tutela di Riyadh sulla regione del Golfo

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La fine della ‘primavera araba’ segna l’affermazione del blocco eurasiatico

Alessandro Lattanzio, 29/10/2017Effetti dell’onda lunga della ‘primavera araba’, celebrata in occidente, hanno un segno contrario e opposto a quello auspicato dai pianificatori della sovversione colorata. Washington, tramite Pentagono, CIA e ONG telecomandate, voleva distruggere gli Stati-Nazione mediorientali come Algeria, Egitto, Iraq, Siria, Yemen e Iran, per spianare la strada al califfato islamo-atlantista (al-Qaida e il suo ramo Stato islamico), e consolidare il dominio militare sionista nella regione e proteggere le monarchie retrograde ed oscurantiste, ma legate a triplo filo con il sistema economico dollarocentrico di Wall Street e City. A presiedere tale operazione geopolitica vi era il clan democratico dei Clinton-Obama, strettamente alleati con l’Iqwan (la fratellanza mussulmana), la setta islamista fondata e diretta dell’intelligence anglo-statunitense, e con le potenze compradores regionali guidate da Arabia Saudita e Qatar, alleate con la Turchia neo-ottomana del massone e fratello mussulmano Erdogan. La guerra dei sei anni imposta alla Siria e all’Iraq dall’alleanza wahhabita-atlantista (asse Riyadh-TelAviv-Washington), sebbene avesse registrato dei successi iniziali in Tunisia, Egitto e Libia, alla fine non riusciva ad ottenere l’obiettivo finale, appunto la distruzione degli Stati-nazione mediorientali (Egitto, Siria, Iraq, Libano, Yemen) e loro sostituzione con il califfato islamista (dominato da fratellanza mussulmana, al-Qaida, Stato islamico, wahhabismo, salafismo e taqfirismo) che avrebbe proiettato i popoli arabi in un incubo spaventoso, distruggendone i progressi e imposto il dominio regionale economico-tecnologico israeliano (motivo per cui il sionismo si sente affine all’incubo islamista). Ma la resistenza di Siria, Iraq e Yemen, e soprattutto il golpe anti-islamista dell’Esercito egiziano, nel 2013, hanno avviato il processo che pone fine a tale piano neo-imperialista e neo-coloniasta in Medio Oriente (il cosiddetto Grande Medio Oriente ideato dai neocon statunitensi). L’intervento russo e iraniano era dovuto alla comprensione che scopo geopolitico del califfato atlantista era avviare la jihad della CIA contro le potenze eurasiatiche (Cina, India, Russia, Asia Centrale). L’intervento preventivo era un obbligo, per bloccare il piano dei vertici della dirigenza statunitense, espressa dal clan Clinton-Obama. Contraccolpo della sconfitta di tale operazione espansionista e mondialista è, oggi, la resa dei conti non solo tra gli Stati-clienti mediorientali di Washington (Qatar contro Arabia Saudita), ma anche la resa dei conti all’interno del ‘governo invisibile’ degli USA, che si concluderà solo con l’eliminazione, fisica, dei capibastone delle rispettive fazioni: le dimissioni o assassinio di Trump, o incarcerazione o eliminazione di Hillary Clinton. Vedremo gli sviluppi a Washington, che vanno accelerandosi con la resa dei conti, come quella che si svolge nella cittadella ideologica dell’imperialismo liberal, Hollywood.Nell’ottobre 2017, l’ex-primo ministro del Qatar Hamad bin Jasim bin Jabar al-Thani, che supervisionava le operazioni di Doha contro la Siria nel 2011-2013, in un’intervista a Qatari TV dichiarò che Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Stati Uniti avevano inviato armi ai terroristi fin dall’inizio della “rivolta” in Siria, nel 2011. Al-Thani paragonava l’operazione a una “caccia alla preda” (al-Sayda), dove la preda era la Siria. Al-Thani riconosceva che le nazioni del Golfo armarono i jihadisti di al-Qaida (Jabhat al-Nusra) con il sostegno di Stati Uniti e Turchia: “Non voglio entrare nei dettagli, ma abbiamo documenti completi su chi se ne occupava (della Siria)“. In una precedente intervista televisiva col giornalista statunitense Charlie Rose, al-Thani ammise che “in Siria, tutti abbiamo commesso errori, incluso il suo Paese. Da quando la guerra era cominciata in Siria, tutto funzionò attraverso due sale operative: una in Giordania e una in Turchia“. “Quando si ebbero i primi eventi in Siria, andai in Arabia Saudita e incontrai re Abdullah, gli relazionai secondo le istruzioni di sua altezza il principe, mio padre, e gli dissi che siamo con voi e ci coordineremo, ma ne sarete responsabili. Non potrò entrare nei dettagli ma abbiamo documenti completi e tutto ciò che è stato inviato in Siria, passava in Turchia in coordinamento con le forze statunitensi e il tutto veniva distribuito dai turchi e dalle forze statunitensi… E noi e tutti gli altri eravamo coinvolti, i militari… forse ci furono errori e il sostegno fu dato alla fazione sbagliata… Forse c’era un rapporto con al-Nusra, è possibile ma io stesso non lo so… stavamo combattendo contro la preda (al-Sayda) e ora la preda è andata e stiamo ancora combattendo… e Bashar è ancora lì. Voi (Stati Uniti e Arabia Saudita) eravate con noi nella stessa trincea… non ho alcuna obiezione a che si cambi trovando di aver sbagliato, ma almeno informatene il partner… per esempio lasciare Bashar (al-Assad) o fare questo o quello, ma la situazione creata ora non permetterà mai alcun progresso nel GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo) o qualsiasi progresso su qualsiasi cosa se continuiamo a lottare apertamente“. Il 18 marzo 2013 le bande armate dell’esercito libero siriano bombardarono con dei lanciarazzi l’aeroporto internazionale e la città di Damasco. Tale bombardamento fu ordinato direttamente dal principe saudita Salman bin Sultan, per ‘festeggiare’ il secondo anniversario della “rivoluzione siriana”. Salman aveva inviato 120 tonnellate di armamenti ai terroristi, con l’istruzione di “illuminare Damasco” e “radere al suolo” l’aeroporto. Ciò fu rivelato da un documento dell’NSA, l’intelligence elettronica degli USA. Il documento sottolineava la profondità del coinvolgimento di potenze straniere nella guerra terroristica contro la Siria. Le fazioni dell’esercito libero siriano che bombardarono Damasco nel marzo 2013 appartenevano al cosiddetto “Fronte meridionale”, sostenuto da sauditi e giordani, e alla liwa Ahfad al-Rasul. Questa confessione era il risultato del conflitto nel GCC, tra gli ex-alleati Arabia Saudita e Qatar, che si rinfacciavano a vicenda le accuse di finanziare i terroristi di Stato islamico e al-Qaida (ovviamente accuse vere per entrambi).
L’onda lunga della ‘primavera araba’ alla fine consolida gli Stati-Nazione Siria, Iraq e Iran, ed inizia a disgregare i frutti marci del colonialismo e dell’imperialismo, gli Stati-protettorati del Golfo Persico. La CIA era stata direttamente coinvolta nel sostegno al terrorismo contro la Siria, tanto che anche nelle mail di Hillary Clinton, segretaria di Stato degli USA in quel periodo, si riconosceva che, “i governi del Qatar e dell’Arabia Saudita forniscono sostegno finanziario e logistico clandestino allo Stato islamico e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione“. Inoltre, il giorno prima dell’intervista al primo ministro Thani, diveniva pubblico il suaccennato documento della NSA, svelato da Edward Snowden, che confermava che il bo,bardamento del marzo 2013, effettuato con razzi, di Damasco, fu diretto e organizzato dall’Arabia Saudita e dall’intelligence statunitense.
Nel frattempo, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani affermava “Sono spaventato, se succede qualcosa, un’azione militare, questa regione finirà nel caos“. Aveva osservato che il presidente Trump si era offerto di ospitare un incontro tra le parti sulla crisi del Golfo Persico, a Camp David, ma l’Arabia Saudita aveva rifiutato la proposta. Trump aveva “suggerito di venire e gli avrei detto immediatamente, ‘signor Presidente, siamo pronti, ho sempre chiesto di dialogare. Avrebbe dovuto essere molto prima questa riunione, ma non ho avito alcuna risposta dagli altri Paesi'”. L’emiro del Qatar osservava anche che, “l’Iran è il nostro vicino… e l’unico modo per rifornirci di cibo e medicinali è attraverso l’Iran“, dato il blocco imposto dall’Arabia Saudita al Qatar. Ai primi di ottobre, l’ex-viceprimo ministro del Qatar Abdullah bin Hamad al-Atiyah aveva detto al quotidiano spagnolo ABC che gli EAU avevano pianificato l’invasione del Qatar impiegando migliaia di mercenari addestrati dagli Stati Uniti, ma non ottennero il sostegno di Washington, visto che ad al-Udayd, vicino Doha, sorge la base che ospita il Comando Centrale dell’US Army, ed ospita almeno 10000 militari statunitensi.
Va ricordato che il 25 ottobre, a Doha, il Ministro della Difesa russo Generale Sergej Shojgu, e il ministro della Difesa del Qatar, Qalid bin Muhamad al-Atiyah, firmavano un accordo sulla cooperazione militar-tecnica. Anche i rappresentanti di Rosoboronexport e ministero della Difesa di Qatar firmavano un memorandum e un contratto quadro sulla cooperazione militar-tecnica. “Questa visita sottolinea la nostra determinazione a sviluppare e rafforzare la cooperazione bilaterale tra Doha e Mosca, dichiarava il Ministro della Difesa russo.

Fonti:
FNA
TASS
Telesur
Tom Luongo
Zerohedge

Il Qatar scarica Hillary Clinton

Tom Luongo, 28 ottobre 2017

Ora su Zerohedge, l’ex-primo ministro del Qatar Hamad bin Jasim bin Jabar al-Thani, ha concesso un’intervista confermando ciò che chiunque con minima conoscenza degli eventi in Siria, negli ultimi sei anni, sapeva… Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Stati Uniti hanno cospirato per rovesciare il governo di Bashar al-Assad e armare i gruppi terroristici della regione perciò, incluso ciò che è divenuto lo SIIL.
Traduzione parziale dell’intervista a Jabar al-Thani: “Quando si ebbero i primi eventi in Siria, andai in Arabia Saudita e incontrai re Abdullah, gli relazionai secondo le istruzioni di sua altezza il principe, mio padre, e gli dissi che eravamo con loro e ci saremmo coordinati, ma che sarebbero stati responsabili. Non posso entrare nei dettagli ma abbiamo documenti completi e tutto ciò che è stato inviato in Siria, passando per la Turchia in coordinamento con le forze statunitensi, e il tutto veniva distribuito dai turchi e dalle forze statunitensi… E noi, e tutti gli altri eravamo coinvolti, i militari… forse ci furono errori e il sostegno fu dato alla fazione sbagliata… Forse c’era un rapporto con al-Nusra, è possibile ma io stesso non lo so… stavamo combattendo contro la preda (al-Sayda) e ora la preda è andata e ancora combattiamo… e Bashar è ancora lì. Voi (Stati Uniti e Arabia Saudita) eravate con noi nella stessa trincea… non ho alcuna obiezione che si cambi capendo di aver sbagliato, ma almeno informatene il partner… per esempio lasciare Bashar (al-Assad) o fare questo o quello, ma la situazione creata ora non permetterà mai alcun progresso nel GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo) o qualsiasi progresso su qualsiasi cosa, se continuiamo a lottare apertamente“.
Gente, vi dico da giorni che il muro di contenimento attorno a Hillary Clinton crolla. Ora il Qatar, che non ha nulla da perdere, a questo punto, accusando di complicità l’amministrazione Obama, specialmente perché i sauditi gli si sono messi contro per farne il capro espiatorio del fallimento dell’insurrezione in Siria. Ma accusare direttamente CIA e dipartimento di Stato degli Stati Uniti, allora controllati da Hillary Clinton, è assolutamente la cosa peggiore da fare adesso. Quindi, cosa è successo agli 1,8 miliardi di dollari che Hillary trasferì in Qatar poche settimane prima delle elezioni? Qualcuno ancora pensa che sia la benvenuta? Penso che la frase operativa sia “Diavolo, mai!” Infatti, mi chiedo perché non sia stata vista lì nelle ultime settimane, non avendo un trattato di estradizione col Qatar…. e ora la risposta è evidente, il Qatar si prepara ad ogni evenienza, mentre molla l’intera operazione. Se dovesse continuare a subire il blocco finanziario e militare, allora tutti lo seguiranno fino in fondo. Questa è l’essenza del Dilemma del prigioniero. Finché non ci sarà sufficiente pressione su uno dei prigionieri, lo status quo può mantenersi e nessuno parlerà. Ma, una volta che l’attrito arriva al punto in cui il silenzio diventa solo un danno, l’intero edificio si sbriciola.
Hillary ha governato con la paura per più di 30 anni, prima in Arkansas e poi a Washington. Nessuno la teme più e nessuno prossimo a lei è morto la settimana passata; forse farsi avanti ed accordarsi è la cosa giusta. Il Qatar ha un futuro con Iran e Russia. L’unica cosa che non se visto, naturalmente, è il ruolo d’Israele in tutto questo. Al-Thani l’ha evitato.
Alla prossima.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una scia di morte: oltre 100 persone vicine ai Clinton morte in modo sospetto (la lista continua)

Una scia di morte: oltre 100 persone vicine ai Clinton morte in modo sospetto

Pensavate che la scia di morte riguardante persone e personaggi collegati alla famiglia Clinton e relativa fazione fosse finita dopo l’elezione di Trump? Sbagliato. Questi morti continuano ad accumularsi.

Link: Una scia di morte: oltre 100 persone vicine ai Clinton morte in modo sospetto

L’assistente di Tillerson dirige la cyberguerra contro la Russia

John Helmer, Mosca, 13 aprile 2017

Rex Tillerson e Margaret Peterlin

Quando il Segretario di Stato degli USA Rex Tillerson diceva ai russi e alla stampa di Stato USA di non influenzare la politica statunitense, seduta accanto a lui vi era l’ex-ufficiale dell’intelligence dell’US Navy ed avvocatessa Margaret Peterlin, il cui lavoro negli ultimi due anni era gestire una società di Boston specializzata nella guerra informatica, come i programmi informatici degli Stati Uniti per imitare gli hacker stranieri e convincerci che gli obiettivi venivano attaccati dai russi. Peterlin è stata anche consulente di Donald Trump durante la transizione presidenziale. I suoi obiettivi includevano Hillary Clinton e la sua organizzazione elettorale. Peterlin è nata in Alabama, e per la maggior parte della sua carriera ha lavorato al sud. La sua nomina al dipartimento di Stato, come capo dello staff di Tillerson, attualmente manca dal sito web del dipartimento. La nomina di Peterlin presso l’ufficio di Tillerson fu annunciata più autorevolmente dal Washington Post il 12 febbraio dove le credenziali nel Partito Repubblicano del Texas furono riportate in dettaglio, ma non la sua esperienza nella guerra informatica ed elettronica. “Peterlin ha una ricca esperienza nel governo e nell’industria privata. Dopo il servizio come ufficiale di Marina si è laureata presso la Law School dell’University of Chicago e fu eletta alla Corte d’Appello del 5° Circuito (Texas e Louisiana). Ha poi continuato a lavorare per il capogruppo della maggioranza al Congresso Dick Armey (repubblicano, Texas), pochi giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. In seguito, negoziò e redasse normative fondamentali sulla sicurezza nazionale, tra cui l’autorizzazione all’uso della forza in Afghanistan, il Patriot Act e la normativa che istituiva il dipartimento della Sicurezza Interna. “È molto sostanziosa e faziosa. Non è necessariamente una politica”, dice Brian Gunderson, capo dello staff al dipartimento di Stato di Condoleezza Rice, che lavorò con Peterlin al Congresso (ufficio di Armey). “Dopo un periodo da consulente legislativa e consigliere per la sicurezza nazionale per l’allora presidente della Camera Dennis Hastert, Peterlin passò al dipartimento del Commercio, dove fu funzionaria del 2.nd Patent and Trademark Office”. La nomina di Peterlin innescò una causa con un gruppo di avvocati specializzati in brevetti e di investitori verso il segretario del Commercio. Il 23 luglio 2007, due mesi dopo che Peterlin prestò giuramento, le carte depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia, indicavano che la nomina di Peterlin violava la legge sui brevetti del 1999 che richiede a direttore e vicedirettore dell’Ufficio Brevetti di avere “esperienza e background professionali nel diritto di marchi e brevetti”. Peterlin, in carica, “mancava dell’esperienza professionale richiesta” e la corte ordinò di sostituirla con “chi soddisfa tali requisiti”. Sei mesi dopo, nel dicembre 2007, il giudice James Robertson respinse il caso con parecchi cavilli. La mancanza di professionalità e presunta incompetenza di Peterlin non furono provati in tribunale. Ma Peterlin non durò a lungo e lasciò nel 2008.
Le pubblicazioni di Peterlin riguardano computer e sorveglianza internet, intercettazione e spionaggio. Iniziò con un saggio del 1999 dal titolo “Il diritto nei conflitti dell’informazione: la sicurezza nazionale nel cyberspazio”. Nel dicembre 2001, con due co-autori pubblicò un documento per la Federalist Society di Washington dal titolo “L’USA Patriot Act e la condivisione delle informazioni tra comunità dell’intelligence e forze dell’ordine”, che può essere letto qui. Peterlin ha sostenuto “la necessità immutabile di una maggiore condivisione delle informazioni, visto che gli Stati Uniti non hanno più il lusso di semplicemente separare forze dell’ordine e agenzie d’intelligence. La separazione è un rischio per la sicurezza”, e concludeva: “Chi sorveglia può anche importare, ma le condizioni della performance sono d’importanza cruciale… al centro dell’attenzione dovrebbe roessere principalmente le tecniche con cui l’intelligence viene raccolta a livello nazionale e non se gli altri membri della comunità d’intelligence siano autorizzati a visualizzare le informazioni raccolte a seguito di tali operazioni”. Dopo aver lasciato il Patent and Trademark Office nel 2008, Peterlin divenne una dipendente delle imprese della famiglia Mars con la qualifica di “technology strategy officer” per sei anni, prima di mettersi in affari da sé con una società di consulenza chiamata Profectus Global Corporation. Non v’è alcuna traccia di tale ente su internet; sembra estranea a enti dal nome simile in Ungheria e Australia. Peterlin poi entrò nel XLP Capital di Boston nel novembre 2015. La nomina di Peterlin ad amministratrice delegata della società, secondo il comunicato stampa di XLP, rivela che quando era in Marina era specialista in comunicazioni informatiche. Fu distaccata dalla Marina alla Casa Bianca come “assistente sociale” dell’US Navy, quando Hillary Clinton era First Lady. XLP non menzionò che quando fu assunta era anche membro della direzione dei Draper Labs, il progettista del Massachusetts, tra le tante cose, dei sistemi di guida dei missili e delle armi informatiche per combatterli. Secondo XLP, uno dei punti di forza di Peterlin è “una vasta esperienza sul diritto amministrativo così come sulle operazioni in profondità delle agenzie federali, come dipartimenti della Sicurezza Interna, Giustizia, Difesa e Salute e Servizi Umani”. Per operazioni in profondità leggasi guerra informatica. Prima che Peterlin venisse assunta da Tillerson due mesi fa, il suo datore di lavoro al XLP Capital era Matthew Stack.
Nel suo curriculum internet Stack dice di esser “un hacker e criptanalista, che ha scritto e consigliato sulla politica statale verso la cyber-guerra, e sull’agilità nel combattere secondo strategia. Fu riconosciuto nel 2009 dalla metaltech come uno dei 10 hacker più influenti”. Prima che Stack venisse indotto a ridurre il proprio orgoglio pubblico su questi successi, ecco come appariva la schermata del sito:Alla Lambda Prime, Stack rivendica due piani di guerra cibernetici del 2013, il pratico “Come militarizzare le macchine virtuali con i nodi eterogenei su fronti offensivi imprevedibili e agili” e teorico, “Clausewitz, una teoria moderna della grande strategia per le forze militari informatiche e il ruolo delle tattiche di guerriglia informatica”. L’anno successivo Stack ospitò il suo primo “Hackathon annuale”, “Gli hacker giunsero da tutti gli Stati Uniti ospiti di una magione di 27 acri, che funge da sede centrale di Lambda Prime”. Sui social media Stack rivelava il suo coinvolgimento nelle operazioni di hackeraggio a Kiev, ed anche da quale parte stesse. “Nubi minacciose pendono sulla piazza centrale di Kiev, come la Russia sui suoi vicini Stati slavi post-sovietici”, come Stack mise su instagram per i suoi seguaci. “Il Paese può essere un pasticcio, ma Kiev ha l’internet più veloce che abbia mai cronometrato, ora so perché così tanti hacker vivono a Kiev. Grazie alla mia incredibile guida @ m.verbulya”. Stack, che iniziò con i soldi di famiglia l’azienda Family Office Stack, diversificando gli investimenti di ingegneria e tecnologia informatica, ha dieci anni meno di Peterlin. Entrambi hanno lavorato sulle cyberarmi per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Wikileaks sul file “Vault 7” della CIA, tali armi sono offensive, sviluppate per i dispositivi remoti della CIA; “i file svelano le operazioni Umbrage della CIA dal 2012 al 2016, raccogliendo e conservando una biblioteca sostanziale delle tecniche di attacco ‘rubate’ dai malware prodotti in altri Stati, tra cui la Federazione Russa. Con il piano Umbrage e affini la CIA può aumentare il numero di tipi di attacco, ma anche deviarne l’attribuzione lasciando le “impronte digitali” dei gruppi a cui le tecniche di attacco furono rubate. I componenti Umbrage coprono keylogger, password, webcam, distruzione dei dati, persistenza, privilegio di escalation, steatlh, anti-virus (PSP) e tecniche di elusione e indagine”. Alcuni dei componenti di Umbrage risalgono al 2012; la maggior parte al 2014. Un memorandum del 19 giugno 2013 rivela uno dei gestori Umbrage dire agli altri: “Per quanto riguarda l’organizzazione Stash, vi consiglio di creare un maggiore ‘progetto Umbrage’ e quindi creare un deposito separato all’interno del progetto per ogni componente. Poi c’è un punto centrale sul sito per ‘tutte le cose di Umbrage’”. Le segnalazioni sulle applicazioni di Umbrage non concludono se gli agenti del governo degli Stati Uniti l’hanno usato come “fabbrica per le operazioni di hacking sotto falsa bandiera” per le intrusioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti poi attribuite ad informatici russi, accusa ripresa da Tillerson alla conferenza stampa di Mosca. Per tale storia, leggasi questo.
Secondo un altro rapporto, “sarebbe possibile lasciare tali impronte digitali se la CIA riutilizzasse il codice sporgente unico di altri attori per coinvolgerli intenzionalmente nell’hackeraggio della CIA, ma i documenti della CIA resi pubblici non lo dicono. Al contrario, indicano che il gruppo Umbrage facesse qualcosa di molto meno nefasto”. Tillerson affermò di “distinguere quando gli strumenti informatici sono utilizzati per interferire con le decisioni interne tra i Paesi al momento delle elezioni. Questo è un uso degli strumenti informatici. Gli strumenti informatici per interrompere i programmi bellici sono un altro uso degli strumenti”. Con Peterlin al suo fianco durante gli incontri con Lavrov e Putin, Tillerson sapeva che non c’è distinzione nelle operazioni informatiche degli Stati Uniti contro la Russia. Che Tillerson sappia o meno anche che Peterlin ha passato gran parte della carriera partecipando a tali operazioni, l’operazione Umbrage della CIA fu usata per fabbricare la pirateria russa nelle elezioni statunitensi. Peterlin sa esattamente come farla e presso dove, CIA, Pentagono ed altre agenzie. Peterlin ha anche redatto il memorandum su come gli statunitensi possano attuarle legalmente. E per gente come Stack è qualcosa di cui vantarsi.
I dati pubblici di Peterlin e Stack sono due ragioni per cui niente di tutto ciò sia un segreto per i servizi russi. Questo è un altro motivo per cui ieri a Mosca Lavrov non guardava Tillerson durante la conferenza stampa, e perché Putin si era rifiutato di farsi fotografare con lui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora