“Trump” dell’apocalisse

Alessandro Lattanzio, 21/11/2016mystery-plane-over-denver-metabunkIl 16 novembre, un cosiddetto “velivolo dell’apocalisse”, ovvero l’aereo-comando Boeing E-6B Mercury, utilizzato per scatenare l’attacco nucleare, veniva avvistato su Denver, in Colorado, dopo essere decollato da una base aerea presso San Diego, in California. L’US Navy possiede 16 di tali velivoli “da giorno del giudizio”. Il velivolo avvistato su Denver, denominato Iron99, sorvolò l’area diverse volte, allarmando la popolazione, prima di dirigersi verso l’Oklahoma. Una stazione televisiva locale ne aveva ripreso il sorvolo. Il giornalista che aveva riportato l’evento, riferì che Federal Aviation Administration (FAA), US Northern Command (NORTHCOM), US Strategic Command (STRATCOM) e North American Aerospace Defense Command (NORAD) non potevano confermare il volo. Inoltre, gli ufficiali di una dozzina di basi aeree avevano dichiarato che il volo dell’aereo non era stato notificato presso le rispettive torri di controllo del traffico aereo. Iron99 appartiene alla squadriglia dell’aeronautica navale della Marina degli Stati Uniti, la VQ-3 Ironmen, di stanza nella Tinker Air Force Base, in Oklahoma.
Il Boeing E-6B Mercury (TACAMO – “Take Charge And Move Out and Move Out“) svolge un ruolo estremamente importante per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti: viene impiegato principalmente per trasmettere istruzioni alla flotta di sottomarini lanciamissili balistici dell’US Navy, in caso di guerra nucleare; ma anche per supportare o sostituire i 4 Boeing E-4BS NAOC (National Operations Alternative Center) che svolgono funzioni da ABNCP (Airborne Command Post), ovvero di posti di comando volanti in caso di attacco nucleare (da cui il soprannome di “aerei dell’apocalisse”). Le missioni che svolgono sono del tipo Looking Glass (ovvero doppiare il Centro comando della base aera di Offutt); comunicare con i sottomarini; emanare l’ordine di lancio per gli ICBM (missili balistici intercontinentali) tramite il Sistema aeroportato di controllo dei lanci, e svolgere operazioni C3 (Comando, Comunicazioni e Controllo) per le forze di teatro e i bombardieri strategici degli Stati Uniti nelle missioni di attacco nucleare globale. I velivoli possono comunicare su praticamente ogni banda di frequenza radio, e tramite satelliti commerciali ed Internet. Il velivolo di solito compie voli circuitali per impiegare le antenne di bordo o un particolare satellite geostazionario nelle radiocomunicazioni.
Secondo la portavoce dell’US Navy, tenente Leslie Hubbell, il velivolo sarebbe decollato dalla Travis Air Force Base, nel nord della California, ma gli ufficiali della Trevis AFB avevano negato che il velivolo fosse decollato dalla loro base. Inoltre, la FAA, l’amministrazione aeronautica degli USA, dichiarava di non aver avuto alcun contatto con il velivolo avvistato su Denver, che a quanto partecipava a un’esercitazione classificata ed organizzata dal dipartimento della Difesa riguardante la sorveglianza elettronica, a cui partecipavano diverse agenzie d’intelligence degli USA.
mystery_plane_topL’8 marzo 2016, un velivolo E-6B impiegò il nominativo Trump per una missione di volo dall’Offutt Air Force Base, nel Nebraska, sorvolando a 12000 metri di quota Nebraska, Kansas, Oklahoma e Texas. Il nominativo Trump non erano mai stato utilizzato prima.
Va ricordato che ad ottobre, Pentagono e comunità dell’intelligence avevano chiesto al presidente Obama di rimuovere il direttore della National Security Agency e dell’US Cyber Command, l’Ammiraglio Michael S. Rogers. Ma Rogers sarebbe preso in considerazione dal neopresidente Donald Trump, che vorrebbe candidarlo a direttore dell’intelligence nazionale, in sostituzione proprio di Clapper, che supervisiona le 17 agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. E con una mossa inaudita, Rogers, senza avvertire i superiori, si recava a New York per incontrare Trump, il 17 novembre, allarmando i vertici dell’amministrazione Obama. Casa Bianca, Pentagono e direttore della National Intelligence si rifiutavano di commentare il caso, così come anche la NSA. Rogers guida la NSA dall’aprile 2014, nominatovi a seguito dello scandalo sulla sorveglianza delle comunicazioni dell’agenzia svelato da Edward Snowden. Inoltre, sono state scoperte altre violazioni, durante la direzione di Rogers, da parte di agenti della NSA. Un caso riguarda l’impiegato della Booz Allen Hamilton, Harold T. Martin III, accusato di furto di materiale classificato governativo ad agosto. Tra il materiale trafugato vi era il codice di un software, sconosciuto, che sarebbe utilizzato per prendere il controllo di firewall e reti. Il secondo caso riguarda una violazione avvenuta nell’estate 2015 da parte di un agente dell’unità di hackeraggio della NSA, la Tailored Access Operations (TAO). L’agente fu arrestato, ma il caso non venne reso pubblico. L’individuo si ritiene abbia consegnato il materiale a un altro Paese.
Rogers doveva esser sostituito prima delle elezioni dell’8 novembre, ma il senatore neo-con John McCain, presidente del Comitato dei Servizi Armati del Senato, minacciò di bloccare la nomina di qualsiasi sostituto di Rogers, se la Casa Bianca non procede a certe riforme della NSA e dell’US CyberCommand. McCain appoggia Rogers perchè quest’ultimo aveva affermato, il 15 novembre, che c’era stato “Uno sforzo consapevole da parte di uno Stato-nazione per tentare di ottenere un effetto specifico” durante le elezioni presidenziali statunitensi.

Rogers

Michael S. Rogers

Fonti:
Express
The Aviationist
The Aviationist
The Denver Channel
Wwashington Post

Trump presidente degli USA: politica etnica e scomparsa delle dinastie

Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 9 novembre 2016

neocon-3-22Donald Trump, del partito repubblicano, sarà il prossimo leader degli Stati Uniti. In altre parole, le dinastie Bush e Clinton, a prescindere dal partito politico, finalmente perdono la morsa sul potere politico degli USA. Altrettanto importante, la campagna di Clinton soverchiava il candidato repubblicano con l’enorme rapporto con i mass media, ma ha perso contro il personaggio Trump. In altre parole, il voto anti-establishment ha vinto. Trump, il candidato più non-repubblicano della storia recente, appare indipendente. A quanto pare, ha alienato molti elettori ispanici e donne per via dei commenti precedenti, ma chiaramente non nella misura indicata dai media. Una grazia salvifica per Trump è la classe operaia bianca e altra di questo gruppo, che si sente emarginata e non rappresentata dalle élite liberali e politiche al potere. Ciò a prescindere dalle dinastie Bush o Clinton, di conseguenza i sostenitori credono che Trump dia nuove speranze perché non teme di dire la sua. Gli afro-americani, la classe operaia bianca e i nativi americani sono stati ulteriormente emarginati dal corpo politico degli USA. Eppure, la maggior parte degli afro-americani ancora si affida ai democratici, nonostante sembri scontato essere la causa dei loro problemi perenni. Tuttavia, con la politica etnica che diventa un problema crescente del corpo politico degli USA, appare chiaro che l’incremento dell’immigrazione e la manipolazione del linguaggio sono stati adottati dai democratici per soverchiare incommensurabilmente Trump. Nonostante ciò, molti immigrati dalla nuova cittadinanza hanno una cultura conservatrice, ed abbastanza chiaramente rifiutano il mantra delle élite liberali politiche.
A livello internazionale, la vittoria elettorale di Trump non è gradita nell’Unione Europea, in Cina, Giappone, Messico e altre nazioni. Naturalmente, le ragioni variano perché in tanti decenni, Cina e Giappone sono stati testimoni di accordi commerciali favorevoli con gli USA grazie a tariffe sleali ed altri fattori. Allo stesso modo, il Messico vuole manipolare il NAFTA, mentre il blocco militare della NATO è preoccupato da Trump che chiede un’organizzazione più equilibrata nei costi. Eppure, il popolo degli USA, sostenendo Trump, ignora le preoccupazioni internazionali perché vuole che Trump porti a un esito favorevole gli USA. In altre parole, impedire alle altre nazioni di abusare su tariffe e altri accordi commerciali ed economici negativi.
Nel complesso, l’elezione ha smantellato la concentrazione di potere delle dinastie Bush e Clinton, negli USA. Se Clinton avesse vinto con la politica etnica dinastica, le élite politiche tradizionali, e altri aspetti negativi, avrebbero continuato sotto la sua guida. Dopo tutto, solo Trump ha offerto un cambiamento, anche se irto di pericoli, ma il cambio in sfida a status quo e accordi negativi commerciali internazionali, sarà ora sul tavolo. Pertanto, la vittoria elettorale di Trump equivale a una nuova sconfitta dalla classe politica dominante nei movimenti politici democratico e repubblicano.screen-shot-2016-11-09-at-10-33-31Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa c’è in gioco nelle elezioni degli Stati Uniti?

Oriental Review 8 novembre 2016constitutionorleostrauss32813_0L’esito delle elezioni presidenziali del 2016 dimostrerà che il sistema politico degli USA, come lo conosciamo, cesserà di esistere. Trump non è una di quelle pedine repubblicane che, assieme ai burattini democratici, negli ultimi 40 anni hanno retto la facciata della democrazia statunitense. Sembra proprio sia pronto ad attuare la minaccia di prima della Convention nazionale repubblicana, inviare milioni di sostenitori per le strade. Oggi Trump rappresenta un completamente nuovo partito, costituito da metà dell’elettorato statunitense, pronto all’azione. E qualunque sia l’eventuale struttura politica del nuovo modello, plasma la realtà attuale degli Stati Uniti. Inoltre, non sembra una situazione isolata. Piuttosto sembra l’ultimo capitolo di una vecchia storia, dove trame contorte infine prendono forma e trovano una risoluzione. Le circostanze sempre più ricordano il 1860, quando l’elezione di Lincoln fece infuriare il Sud avviando l’agitazione per la secessione. Trump è oggi il simbolo della vera tradizione statunitense che nella guerra civile (1860-1865), per la prima volta si gettò a capofitto nel liberalismo rivoluzionario. Fino alla prima guerra mondiale, il tradizionale conservatorismo statunitense indossò la maschera dell'”isolazionismo”. Prima della Seconda Guerra Mondiale era noto come “non-interventismo”. In seguito, tale movimento tentò di utilizzare il senatore Joseph McCarthy per combattere la morsa sinistra-liberali. E negli anni ’60 divenne l’obiettivo principale della “rivoluzione contro-culturale”. Il suo ultimo bastione fu Richard Nixon, la cui caduta fu conseguenza dell’attacco senza precedenti della stampa liberale di sinistra nel 1974. E questo è forse l’esempio con cui confrontare Trump e la sua lotta attuale. Tra l’altro, i reati di Hillary Clinton, che non ha protetto i segreti di Stato ed è stata più volte colta a mentire sotto giuramento, superano il Watergate che portò alle dimissioni forzate di Nixon con la minaccia dell’impeachment. Ma i media liberal statunitensi sono silenziosi, come se nulla fosse accaduto. Da tutte le indicazioni, è chiaro che si è in un momento davvero epocale. Ma prima di passare al futuro che ci attende, diamo un rapido sguardo alla storia del conflitto tra liberalismo rivoluzionario e conservatorismo tradizionale bianco negli Stati Uniti.
shachtman Subito dopo la Seconda guerra mondiale, un attacco su due fronti fu lanciato dal partito dell'”espansionismo” (lo chiameremo così). L’Unione Sovietica e il comunismo furono designati nemici numero uno. Nemico numero due (con meno clamore) fu il conservatorismo tradizionale statunitense. La guerra contro l'”americanismo” tradizionale fu condotta contemporaneamente da diverse frange intellettuali. La vita culturale e intellettuale del Paese era sotto il controllo assoluto del gruppo noto come “intellettuali di New York”. La critica letteraria, così come tutti gli altri aspetti della vita letteraria del Paese, era nelle mani di tale gruppetto di curatori letterari emersi dall’ambiente della rivista trotskista-comunista Partisan Review (PR). Nessuno poteva diventare uno scrittore professionista negli USA degli anni ’50 e ’60, senza essere accuratamente filtrato da tale setta. I principi fondamentali della filosofia politica e della sociologia statunitensi furono decisi dalla Scuola di Francoforte, nata tra le due guerre nella Germania di Weimar e che si recò negli Stati Uniti dopo che i nazisti presero il potere. Qui, passò dal comunismo al liberalismo, avviando la progettazione della “teoria del totalitarismo”, unita al concetto di “personalità autoritaria”, entrambi ostili alla “democrazia”. Gli “intellettuali di New York” e i rappresentanti della Scuola di Francoforte divennero amici, e Hannah Arendt, per esempio, fu un’autorevole rappresentante di entrambe le sette. Qui nacquero i futuri neocon (Norman Podhoretz, Eliot A. Cohen e Irving Kristol) acquisendovi esperienza. L’ex-capo della Quarta internazionale trotskista e padrino dei neocon, Max Shachtman, ha un posto d’onore nella “famiglia degli intellettuali”. La scuola antropologica di Franz Boas e il freudismo dominavano il mondo della psicologia e della sociologia al momento. L’approccio di Boas alla psicologia sosteneva che le differenze genetiche, nazionali, razziali e tra gli individui non hanno alcuna importanza (quindi concetti come “cultura nazionale” e “comunità nazionale” sono privi di significato). La psicoanalisi divenne di moda, tendendo principalmente a soppiantare le istituzioni ecclesiastiche tradizionali e a diventare una sorta di quasi-religione della classe media. Il denominatore comune che lega tali movimenti era l’antifascismo. Ma qui qualcosa sembrava puzzare? Il problema era che i valori tradizionali di nazione, Stato e famiglia erano tutti classificati “fascisti”. Da tale punto di vista, ogni cristiano bianco consapevole della propria identità culturale e nazionale è potenzialmente un “fascista”. Kevin MacDonald, professore di psicologia presso la California State University, analizzò in dettaglio il sequestro del quadro culturale, politico e mentale degli Stati Uniti per mano delle “sette liberali”, nel brillante libro “La cultura della Critica”, scrivendo: “Gli intellettuali di New York, per esempio, hanno sviluppato legami con le università d’élite, in particolare Harvard, Columbia, Chicago e Berkeley, mentre psicoanalisi e antropologia si radicarono nel mondo accademico. L’élite intellettuale e morale creata da tali movimenti dominò il discorso intellettuale nel periodo critico del secondo dopoguerra, portando alla rivoluzione controculturale degli anni ’60”. Fu tale ambiente intellettuale che generò la rivoluzione controculturale degli anni ’60. Cavalcando l’onda di tali sentimenti, la nuova legge sull’immigrazione e la nazionalità venne approvata nel 1965, incoraggiando tali fenomeni e favorendo l’integrazione degli immigrati nella società degli Stati Uniti. Gli architetti delle legge volevano utilizzare il melting pot per “diluire” i discendenti “potenzialmente fascisti” degli immigrati europei, facendo uso di nuovi elementi etno-culturali. La rivoluzione degli anni ’60 aprì la porta alla dirigenza politica statunitense ai rappresentanti di entrambe le ali del “partito” espansionista: neo-liberali e neo-conservatori. Assediato dalla stampa liberale di sinistra nel 1974, Richard Nixon si dimise per la minaccia d’impeachment. Nello stesso anno, il Congresso degli Stati Uniti approvò l’emendamento Jackson-Vanik (redatto da Richard Perle), simbolo della “nuova agenda politica” del Paese, la guerra economica contro l’Unione Sovietica con sanzioni e boicottaggi. Nello stesso tempo la “generazione hippie” aderì ai democratici dietro la campagna del senatore George McGovern. Fu allora che il volto sorridente di Bill Clinton apparve sull’orizzonte politico degli Stati Uniti. E i futuri neo-conservatori (allora discepoli del falco democratico Henry “Scoop” Jackson) iniziarono lentamente a volgersi verso i repubblicani.
friedman2 Nel 1976, Rumsfeld e colleghi neoconservatori resuscitarono la commissione sul pericolo presente, un club inter-partito per falchi politici il cui obiettivo era la guerra totale propagandistica contro l’URSS. Gli ex-trotzkisti e seguaci di Max Shachtman (Kristol, Podhoretz e Jeane Kirkpatrick) e i consiglieri del senatore Henry Jackson (Paul Wolfowitz, Perle, Elliott Abrams, Charles Horner e Douglas Feith) si unirono a Donald Rumsfeld, Dick Cheney e altri politici “cristiani” con l’intenzione di lanciare una “campagna per cambiare il mondo”. Così nacque “l’ideologia nonpartisan” dei neocon, generando il “governo inalterabile degli Stati Uniti”. La politica statunitense acquisì la forma attuale con Reagan. In economia lo si vide nel neoliberismo (la politica guidata dagli interessi del grande capitale finanziario) e in politica estera, la strategia nella tradizione di Nixon-Kissinger (“guerra santa contro le forze del male”, che vedeva Unione Sovietica e Cina normali Paesi con cui è essenziale trovare un terreno comune) fu interamente abbandonata. Il crollo dell’URSS fu il segnale dell’inizio della fase finale della “rivoluzione neocon”. A quel punto il loro protetto, Francis Fukuyama, annunciò la “fine della storia”. Col passare degli anni, l’influenza dei neo-conservatori (in politica) e dei neoliberisti (in economia) si ampliò. Attraverso ogni sorta di comitati, fondazioni, “gruppi di riflessione”, ecc, i seguaci di Milton Friedman e Leo Strauss (dei dipartimenti di economia e scienze politiche presso l’Università di Chicago) penetrò sempre più profondamente nella macchina del potere di Washington. L’apoteosi di tale espansione fu la presidenza di George W. Bush, durante cui i neocon, dopo aver sequestrato i principali strumenti di potere alla Casa Bianca, fecero precipitare il Paese nella follia della guerra in Medio Oriente. Alla fine della presidenza Bush, tale cricca era oggetto dell’odio universale negli Stati Uniti. Ecco perché l’ibrida innocua figura del democratico Barack Obama poté finire alla Casa Bianca per otto anni. I neocon furono dimessi dalle loro tribune al centro del potere e tornarono ai loro “comitati influenti”. E’ probabile che l’elezione abbia per scopo il ritorno trionfale del paradigma neo-conservatore e neoliberista con “una nuova confezione”. Per vari motivi fu deciso di assegnare tale ruolo a Hillary Clinton. Ma sembra che nel momento più critico la fragile confezione si sia lacerata… Cos’è successo? Perché il ritorno trionfale al potere di tale cricca sfocia in un enorme scandalo, questa volta? Probabilmente perché viviamo nell’epoca in cui ciò che era misterioso è improvvisamente diventato chiaro. Probabilmente perché la “maggioranza silenziosa” di Trump improvvisamente ha visto qualcuno che attendeva da molto tempo, un uomo pronto a difenderne gli interessi. Forse anche perché la classe media soffoca per la crescente esasperazione verso la “casta delle élite” che occupa il Paese natio. E, infine, è chiaro ai patrioti statunitensi più sobri delle forze dell’ordine che il ritorno al potere dei responsabili dell’attuale caos globale sarà una grave minaccia per Stati Uniti e resto del mondo. Perché, alla fine, tutti hanno dei figli e nessuno vuole una nuova guerra mondiale. Come sarà la nuova rivolta conservatrice contro l’estremismo delle élite? Trump riuscirà a “prosciugare la palude di Washington, DC” come ha promesso, o sarà la prossima vittima del sistema? Molto presto potremo avere una risposta a queste domande.30463761622_7911937ac9_bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Morta Janet Reno, procuratrice generale di Clinton (e non è un fake)

RussiaToday 7 novembre 2016

bn-qq427_women__p_2016110418463L’ex-Procuratrice Generale Janet Reno è morta a 78 anni. Reno era nota per diverse decisioni controverse durante il mandato sotto l’ex-presidente Bill Clinton, compreso l’ordine che portò al massacro di Waco. Reno è morta lunedì mattina, 7 novembre, per complicazioni della Parkinson, secondo la figlioccia Gabrielle D’Alemberte. Fu la prima donna a ricoprire la carica di procuratrice generale. Nominata nel 1993 dal presidente Bill Clinton, Reno acquisì notorietà dopo soli 38 giorni approvando la disastrosa incursione dell’FBI sul compound del culto davidiano a Waco, Texas. Il raid causò la morte di circa 80 persone, tra cui il capo della setta David Koresh. L’FBI compì un raid di sorpresa sul compound il 28 febbraio 1993 e 4 agenti e 6 membri della setta furono uccisi nella sparatoria. Il raid portò a uno stallo di 51 giorni, conclusi quando Reno autorizzò l’uso di gas lacrimogeni per porre fine all’assedio. L’incendio avvolse il centro di Mount Carmel durante il confronto, causando decine di morti, tra cui più di 20 bambini. Reno poi disse che il governo ricevette denunce di abusi sui minori nel complesso. Reno si assunse la responsabilità dell’incidente, dicendo lo stesso giorno: “Ne sono responsabile. La responsabilità ricade su di me“. Tuttavia, la procuratrice generale difese la decisione di consentire l’uso dei gas lacrimogeni davanti al comitato del Congresso per la riforma e la supervisione del Governo, nel 1995, ed accusò il capo del culto Koresh delle morti. “Questa fu la decisione più difficile che abbia mai dovuto prendere. Ci vivrò per il resto della mia vita“, disse. Reno fu definita ‘macellaio di Waco’ da alcuni, dopo il massacro.
Nota per la schiettezza, Reno fu la più longeva procuratrice generale del 20° secolo, nonostante la diagnosi del morbo di Parkinson nel 1995. Altre controversie in cui fu coinvolta ed implicanti l’amministrazione Clinton, furono lo scandalo Whitewater, il Filegate e l’indagine sulla relazione sessuale di Clinton con la stagista Monica Lewinksy. Qui Reno diede via libera all’Independent Counsel Kenneth Starr ad espandere le indagini. Reno subì la reazione nella sua città natale, Miami, nel 2000, quando autorizzò il sequestro armato del naufrago cubano Elián González dai parenti a Miami, per rimandarlo a vivere con il padre a Cuba. Il raid irritò la comunità degli esili cubani che la definì “strega” e lacchè del Presidente cubano Fidel Castro. Reno finì sotto tiro nel 1999 per l’accusa che la Cina avesse rubato od ottenuto illegalmente segreti nucleari degli Stati Uniti in 20 anni. I repubblicani ne chiesero le dimissioni nel corso della gestione della cosa al dipartimento di Giustizia. La carriera di Reno vide anche le condanne per l’attentato del 1995 ad Oklahoma City e il massiccio caso antitrust del dipartimento di Giustizia contro Microsoft. Tornò in Florida dopo il termine del mandato e si candidò governatrice nel 2002, ma perse le primarie democratiche. Tributi le sono rivolti dal mondo giuridico e politico, come l’attuale procuratrice generale Loretta Lynch, che l’ha descritta come “d’ispirazione” ed “apripista”.jantereno-billclintonTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’agente dell’FBI sospettato delle fughe sulle email di Hillary trovato suicida

Denver Guardian 5/11/2016

house-fire-oneWalkerville, MD, un agente dell’FBI ritenuto responsabile delle ultime fughe di notizie “pertinenti le indagini” sulle e-mail del server di posta elettronica privato di Hillary Clinton, quando era segretaria di Stato, è stato trovato morto in un apparente omicidio-suicidio il 5 novembre mattina, secondo la polizia. Gli investigatori ritengono che l’agente dell’FBI, Michael Brown, 45 anni, avrebbe sparato e ucciso la moglie Susan Brown, la notte del 4 novembre, prima che la casa della coppia andasse in fiamme e per poi spararsi. Brown era un veterano del dipartimento di polizia metropolitana di Washington DC, prima di servire negli ultimi sei anni nell’FBI. I vicini videro del fumo provenire dalla residenza di Brown e chiamarono il 911 alle 23:50. Quando i vigili del fuoco arrivarono pochi minuti dopo, la casa era completamente avvolta dalle fiamme. “La morte di Brown è stata causata da un colpo di pistola prima dell’incendio della casa“, dice il capo della polizia di Walkerville, Pat Frederick, “mentre la ferita di proiettile alla testa della signora Brown sembra essere stata auto-inflitta. Tutte le prove portano a credere che si tratti di omicidio-suicidio. Crediamo che l’abbia uccisa, incendiato la casa per poi togliersi la vita“, ha detto Frederick. I risultati confermano le conclusioni dei ricercatori secondo cui la coppia è morta nell’omicidio-suicidio, durante cui, nella casa di 130 metri quadrati, è stato intenzionalmente appiccato il fuoco. Le autorità delineano lo scenario come probabile basandosi su interrogatori dei vicini e commenti sulla pagina Facebook di Brown. Brown avrebbe appiccato l’incendio con la benzina, ma risparmiando la vita all’amato beagle, Dixie. “Prima dell’incendio, lasciò il cane a casa di un vicino“, ha detto Frederick. “Ha messo il cane nel cortile del vicino di casa“. Un vicino ha detto che Brown appariva “in preda al panico“, anche se non è chiaro se la moglie fosse morta prima o dopo che il cane era stato portato via di casa.
Il motivo della strage è ancora oggetto d’indagine, ma la polizia ha detto che Brown era un agente rispettato dell’FBI e ben voluto nella comunità. “Cosa porta a tale rabbia e violenza con la moglie, la persona amata, chi lo sa“, ha detto un funzionario dell’FBI che conosceva la famiglia Brown. Le teorie del complotto dilagano portando molti a credere che sia un altro “colpo sporco” dei Clinton in rappresaglia per le e-mail finite all’FBI a pochi giorni dalle elezioni presidenziali. I media come Infowars e WND propongono la teoria che killer globalisti, agenti dei Clinton, abbiano assassinato la famiglia Brown e bruciato la casa per distruggere ogni possibile prova. Il direttore dell’FBI James Comey ha rifiutato di commentare, ma ha chiesto privacy e di pregare mentre l’ufficio fa i conti con la perdita di “due amici molto stretti“.

A quanto pare la notizia è falsa.

Hillary Clinton Holds Press Conference Over Email ControversyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una scia di morte: oltre 100 persone vicine ai Clinton morte in modo sospetto (Aggiornato)