Una scia di morte: oltre 100 persone vicine ai Clinton morte in modo sospetto (la lista continua)

Una scia di morte: oltre 100 persone vicine ai Clinton morte in modo sospetto

Pensavate che la scia di morte riguardante persone e personaggi collegati alla famiglia Clinton e relativa fazione fosse finita dopo l’elezione di Trump? Sbagliato. Questi morti continuano ad accumularsi.

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L’assistente di Tillerson dirige la cyberguerra contro la Russia

John Helmer, Mosca, 13 aprile 2017

Rex Tillerson e Margaret Peterlin

Quando il Segretario di Stato degli USA Rex Tillerson diceva ai russi e alla stampa di Stato USA di non influenzare la politica statunitense, seduta accanto a lui vi era l’ex-ufficiale dell’intelligence dell’US Navy ed avvocatessa Margaret Peterlin, il cui lavoro negli ultimi due anni era gestire una società di Boston specializzata nella guerra informatica, come i programmi informatici degli Stati Uniti per imitare gli hacker stranieri e convincerci che gli obiettivi venivano attaccati dai russi. Peterlin è stata anche consulente di Donald Trump durante la transizione presidenziale. I suoi obiettivi includevano Hillary Clinton e la sua organizzazione elettorale. Peterlin è nata in Alabama, e per la maggior parte della sua carriera ha lavorato al sud. La sua nomina al dipartimento di Stato, come capo dello staff di Tillerson, attualmente manca dal sito web del dipartimento. La nomina di Peterlin presso l’ufficio di Tillerson fu annunciata più autorevolmente dal Washington Post il 12 febbraio dove le credenziali nel Partito Repubblicano del Texas furono riportate in dettaglio, ma non la sua esperienza nella guerra informatica ed elettronica. “Peterlin ha una ricca esperienza nel governo e nell’industria privata. Dopo il servizio come ufficiale di Marina si è laureata presso la Law School dell’University of Chicago e fu eletta alla Corte d’Appello del 5° Circuito (Texas e Louisiana). Ha poi continuato a lavorare per il capogruppo della maggioranza al Congresso Dick Armey (repubblicano, Texas), pochi giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. In seguito, negoziò e redasse normative fondamentali sulla sicurezza nazionale, tra cui l’autorizzazione all’uso della forza in Afghanistan, il Patriot Act e la normativa che istituiva il dipartimento della Sicurezza Interna. “È molto sostanziosa e faziosa. Non è necessariamente una politica”, dice Brian Gunderson, capo dello staff al dipartimento di Stato di Condoleezza Rice, che lavorò con Peterlin al Congresso (ufficio di Armey). “Dopo un periodo da consulente legislativa e consigliere per la sicurezza nazionale per l’allora presidente della Camera Dennis Hastert, Peterlin passò al dipartimento del Commercio, dove fu funzionaria del 2.nd Patent and Trademark Office”. La nomina di Peterlin innescò una causa con un gruppo di avvocati specializzati in brevetti e di investitori verso il segretario del Commercio. Il 23 luglio 2007, due mesi dopo che Peterlin prestò giuramento, le carte depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia, indicavano che la nomina di Peterlin violava la legge sui brevetti del 1999 che richiede a direttore e vicedirettore dell’Ufficio Brevetti di avere “esperienza e background professionali nel diritto di marchi e brevetti”. Peterlin, in carica, “mancava dell’esperienza professionale richiesta” e la corte ordinò di sostituirla con “chi soddisfa tali requisiti”. Sei mesi dopo, nel dicembre 2007, il giudice James Robertson respinse il caso con parecchi cavilli. La mancanza di professionalità e presunta incompetenza di Peterlin non furono provati in tribunale. Ma Peterlin non durò a lungo e lasciò nel 2008.
Le pubblicazioni di Peterlin riguardano computer e sorveglianza internet, intercettazione e spionaggio. Iniziò con un saggio del 1999 dal titolo “Il diritto nei conflitti dell’informazione: la sicurezza nazionale nel cyberspazio”. Nel dicembre 2001, con due co-autori pubblicò un documento per la Federalist Society di Washington dal titolo “L’USA Patriot Act e la condivisione delle informazioni tra comunità dell’intelligence e forze dell’ordine”, che può essere letto qui. Peterlin ha sostenuto “la necessità immutabile di una maggiore condivisione delle informazioni, visto che gli Stati Uniti non hanno più il lusso di semplicemente separare forze dell’ordine e agenzie d’intelligence. La separazione è un rischio per la sicurezza”, e concludeva: “Chi sorveglia può anche importare, ma le condizioni della performance sono d’importanza cruciale… al centro dell’attenzione dovrebbe roessere principalmente le tecniche con cui l’intelligence viene raccolta a livello nazionale e non se gli altri membri della comunità d’intelligence siano autorizzati a visualizzare le informazioni raccolte a seguito di tali operazioni”. Dopo aver lasciato il Patent and Trademark Office nel 2008, Peterlin divenne una dipendente delle imprese della famiglia Mars con la qualifica di “technology strategy officer” per sei anni, prima di mettersi in affari da sé con una società di consulenza chiamata Profectus Global Corporation. Non v’è alcuna traccia di tale ente su internet; sembra estranea a enti dal nome simile in Ungheria e Australia. Peterlin poi entrò nel XLP Capital di Boston nel novembre 2015. La nomina di Peterlin ad amministratrice delegata della società, secondo il comunicato stampa di XLP, rivela che quando era in Marina era specialista in comunicazioni informatiche. Fu distaccata dalla Marina alla Casa Bianca come “assistente sociale” dell’US Navy, quando Hillary Clinton era First Lady. XLP non menzionò che quando fu assunta era anche membro della direzione dei Draper Labs, il progettista del Massachusetts, tra le tante cose, dei sistemi di guida dei missili e delle armi informatiche per combatterli. Secondo XLP, uno dei punti di forza di Peterlin è “una vasta esperienza sul diritto amministrativo così come sulle operazioni in profondità delle agenzie federali, come dipartimenti della Sicurezza Interna, Giustizia, Difesa e Salute e Servizi Umani”. Per operazioni in profondità leggasi guerra informatica. Prima che Peterlin venisse assunta da Tillerson due mesi fa, il suo datore di lavoro al XLP Capital era Matthew Stack.
Nel suo curriculum internet Stack dice di esser “un hacker e criptanalista, che ha scritto e consigliato sulla politica statale verso la cyber-guerra, e sull’agilità nel combattere secondo strategia. Fu riconosciuto nel 2009 dalla metaltech come uno dei 10 hacker più influenti”. Prima che Stack venisse indotto a ridurre il proprio orgoglio pubblico su questi successi, ecco come appariva la schermata del sito:Alla Lambda Prime, Stack rivendica due piani di guerra cibernetici del 2013, il pratico “Come militarizzare le macchine virtuali con i nodi eterogenei su fronti offensivi imprevedibili e agili” e teorico, “Clausewitz, una teoria moderna della grande strategia per le forze militari informatiche e il ruolo delle tattiche di guerriglia informatica”. L’anno successivo Stack ospitò il suo primo “Hackathon annuale”, “Gli hacker giunsero da tutti gli Stati Uniti ospiti di una magione di 27 acri, che funge da sede centrale di Lambda Prime”. Sui social media Stack rivelava il suo coinvolgimento nelle operazioni di hackeraggio a Kiev, ed anche da quale parte stesse. “Nubi minacciose pendono sulla piazza centrale di Kiev, come la Russia sui suoi vicini Stati slavi post-sovietici”, come Stack mise su instagram per i suoi seguaci. “Il Paese può essere un pasticcio, ma Kiev ha l’internet più veloce che abbia mai cronometrato, ora so perché così tanti hacker vivono a Kiev. Grazie alla mia incredibile guida @ m.verbulya”. Stack, che iniziò con i soldi di famiglia l’azienda Family Office Stack, diversificando gli investimenti di ingegneria e tecnologia informatica, ha dieci anni meno di Peterlin. Entrambi hanno lavorato sulle cyberarmi per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Wikileaks sul file “Vault 7” della CIA, tali armi sono offensive, sviluppate per i dispositivi remoti della CIA; “i file svelano le operazioni Umbrage della CIA dal 2012 al 2016, raccogliendo e conservando una biblioteca sostanziale delle tecniche di attacco ‘rubate’ dai malware prodotti in altri Stati, tra cui la Federazione Russa. Con il piano Umbrage e affini la CIA può aumentare il numero di tipi di attacco, ma anche deviarne l’attribuzione lasciando le “impronte digitali” dei gruppi a cui le tecniche di attacco furono rubate. I componenti Umbrage coprono keylogger, password, webcam, distruzione dei dati, persistenza, privilegio di escalation, steatlh, anti-virus (PSP) e tecniche di elusione e indagine”. Alcuni dei componenti di Umbrage risalgono al 2012; la maggior parte al 2014. Un memorandum del 19 giugno 2013 rivela uno dei gestori Umbrage dire agli altri: “Per quanto riguarda l’organizzazione Stash, vi consiglio di creare un maggiore ‘progetto Umbrage’ e quindi creare un deposito separato all’interno del progetto per ogni componente. Poi c’è un punto centrale sul sito per ‘tutte le cose di Umbrage’”. Le segnalazioni sulle applicazioni di Umbrage non concludono se gli agenti del governo degli Stati Uniti l’hanno usato come “fabbrica per le operazioni di hacking sotto falsa bandiera” per le intrusioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti poi attribuite ad informatici russi, accusa ripresa da Tillerson alla conferenza stampa di Mosca. Per tale storia, leggasi questo.
Secondo un altro rapporto, “sarebbe possibile lasciare tali impronte digitali se la CIA riutilizzasse il codice sporgente unico di altri attori per coinvolgerli intenzionalmente nell’hackeraggio della CIA, ma i documenti della CIA resi pubblici non lo dicono. Al contrario, indicano che il gruppo Umbrage facesse qualcosa di molto meno nefasto”. Tillerson affermò di “distinguere quando gli strumenti informatici sono utilizzati per interferire con le decisioni interne tra i Paesi al momento delle elezioni. Questo è un uso degli strumenti informatici. Gli strumenti informatici per interrompere i programmi bellici sono un altro uso degli strumenti”. Con Peterlin al suo fianco durante gli incontri con Lavrov e Putin, Tillerson sapeva che non c’è distinzione nelle operazioni informatiche degli Stati Uniti contro la Russia. Che Tillerson sappia o meno anche che Peterlin ha passato gran parte della carriera partecipando a tali operazioni, l’operazione Umbrage della CIA fu usata per fabbricare la pirateria russa nelle elezioni statunitensi. Peterlin sa esattamente come farla e presso dove, CIA, Pentagono ed altre agenzie. Peterlin ha anche redatto il memorandum su come gli statunitensi possano attuarle legalmente. E per gente come Stack è qualcosa di cui vantarsi.
I dati pubblici di Peterlin e Stack sono due ragioni per cui niente di tutto ciò sia un segreto per i servizi russi. Questo è un altro motivo per cui ieri a Mosca Lavrov non guardava Tillerson durante la conferenza stampa, e perché Putin si era rifiutato di farsi fotografare con lui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: le esecuzioni in Bahrayn indicano la paura di al-Qalifa e sauditi (Audio)

Teheran (Radio Italia IRIB)
bahrein Alessandro Lattanzio, saggista e analista di questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Nell’intervento a Radio Italia, Lattanzio parla della repressione del governo di al-Qalifa in Bahrayn contro l’opposizione.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

L’“élite” golpista del 2016

Moon of Alabama

49386354-cachedC’è il tentativo golpista dell'”élite” contro il neo-President Trump, orchestrato dalla gente di Hillary Clinton in collaborazione con la CIA e i neocon al Congresso. Il piano è usare l’idiozia della CIA “La Russia ha fatto vincere Trump” per mettergli contro il collegio elettorale. Il caso poi finirebbe al Congresso. I neocon guerrafondai repubblicani potrebbero quindi dare la presidenza a Clinton o, se non funziona, intronare il vice di Trump, Mike Pence. Il regolare belluismo bipartisan, che la presidenza Trump minaccia di por fine, potrebbe continuare. Se il colpo riuscisse violente insurrezioni potrebbero scaturire negli Stati Uniti, con conseguenze imprevedibili. Tale tesi è finora solo un’idea generale. Alcun piano è stato pubblicato, però è abbastanza evidente, ormai. Tuttavia, vi sono alcune speculazioni. L’obiettivo prioritario è negare a Trump la presidenza. E’ troppo indipendente ed un pericolo per diversi centri di potere nei circoli dominanti degli Stati Uniti. La scelta di Tillerson a segretario di Stato lo rafforzerebbe (previsione: Bolton non sarà suo vice). Tillerson è per una stabilità redditizia, non per avventurosi cambi di regime. Le istituzioni nemiche di Trump sono:
La CIA, diventata Central Intelligence Assassination con le amministrazioni Bush e Obama. parti enormi del suo bilancio dipendono dalla guerra alla Siria e dalle operazioni di omicidio via droni in Afghanistan, Pakistan e altrove. Le politiche isolazioniste di Trump porrebbero probabilmente fine a tali azioni riducendone il bilancio.
L’industria bellica perderebbe enormi affari con i principali clienti nel Golfo Persico, se Trump riducesse le interferenze in Medio Oriente e altrove.
I neoconservatori e il Likud che vogliono che gli Stati Uniti armino Israele facendolo il più forte del Medio Oriente a beneficio dei sionisti.
I guarrafondai militaristi e “interventisti umanitari” ai quali la riduzione del ruolo degli Stati Uniti prima potenza mondiale è un’eresia.
L’attuale direttore della CIA, Brennan, figura di spicco del programma di torture della CIA e consigliere di Obama, è della fazione Clinton/anti-Trump. Gli ex-capi della CIA Hayden e Panetta sono sostenitori di Clinton come il torturatore re ed ex-vicedirettore della CIA Michael Morell. Non stupisce quindi che la CIA attui la campagna russofoba, spacciando l’idea al pubblico degli Stati Uniti che l’intervento russo abbia distorto l’elezione di Trump. Lo scopo è delegittimarne la vittoria agli occhi di media e pubblico, ma ancor di più dei grandi elettori. La CIA ha fortemente supportato gli stessi media mainstream che sostenevano Clinton nelle elezioni. (Non a caso sono gli stessi media che sostenevano la campagna della CIA sulle “armi di distruzione di massa di Saddam”). I democratici e il professore di diritto di Harvard Lawrence Lessig istigano i grandi elettori offrendogli sostegno giuridico personale gratuito, dicendo che il voto del collegio elettorale è ormai vicino. I 37 elettori repubblicani, nominati dagli elettori dei loro Stati a votare Trump, verrebbero convinti ad astenersi o a votare qualcun altro, e Trump perderebbe i necessari 270 voti. L’elezione del presidente verrebbe rigettata dalla Camera dei Rappresentanti. Qualora gli elettori votino Trump c’è sempre la possibilità che Camera e Senato mettano in discussione ufficialmente il voto ritardandolo o sottoponendolo a indagini del Congresso. Qui i procedimenti generali, dettagliati e specifici per collegio elettorale, spiegato dal National Archives and Records Administration.
Anche se i neoconservatori non hanno alcun sostegno effettivo nell’elettorato, hanno una forte presa su parti significative del Congresso e dei media dominanti. Molti capi neocon guerrafondai come Robert Kagan, Max Boot e il comitato editoriale del Washington Post sostenevano Clinton durante la campagna, e Clinton ebbe anche il sostegno di luminari repubblicani del Congresso come Lindsay Graham, Sasse e Flake. Congresso e maggioranza del Senato potrebbero essere contro Trump al momento critico. Ma qualunque sia l’esito, sicuramente ci saranno intense sfide legali ed è possibile che il caso finisca alla Corte Suprema. In alternativa ai brogli legali, si potrebbe ritardare la nomina di Trump su ordine di Obama alla comunità di intelligence di visionare formalmente l’intervento russo nelle elezioni, entro il 20 gennaio, non a caso data ufficiale della nomina! I media: “Ordinando la “revisione completa” delle accuse sui russi nel processo elettorale del 2016, il presidente Barack Obama chiede in sostanza all’intelligence di formulare un giudizio analitico sulla validità delle elezioni che metteranno Trump nello Studio Ovale”. Un “compromesso” al Congresso permetterebbe di attendere l’analisi della Comunità d’Intelligence per poi discuterne prima di nominare Trump presidente; ma ciò che finirà nel nulla, dato che la affermazioni dell’intelligence sono notoriamente vaghe. Nel frattempo, il vicepresidente diverrebbe presidente facente funzione: “Se il neopresidente non viene approvato prima della nomina, la sezione 3 del 20° emendamento stabilisce che il neo-vicepresidente agirà da presidente fino al momento in cui un Presidente sia nominato”. Se il processo del Congresso o giuridico sull’elezione di Trump viene ritardato, lo sarà per molto tempo. Il governo del Washington Blob o Borg potrebbe benissimo convivere con un presidente Pence mentre Trump non avrebbe alcun ruolo nelle attività di governo. (Clinton potrebbe diventare vicepresidente o nuovo presidente?)
L’intervento dei media contro Trump è pesante. Ma prima si ricordi che non vi è alcuna prova, zero, che la Russia abbia effettivamente a che fare con DNC o Podestà o altre e-mail diffuse su media come Wikileaks. Craig Murray ci assicura che sa che non erano piratate, ma fughe privilegiate da uno che conosce. Infatti dice che i messaggi di posta elettronica gli furono consegnati mentre visitava Washington. Ex-funzionari dei servizi segreti, tra cui il noto tecnico ed ex-funzionario della NSA William Binney, concordano che la storia dell’hackeraggio sia falsa. Tutto ciò che si è sentito o visto finora sono dicerie e accuse senza prove. Secondo i professionisti dell’IT il caso è tecnicamente risibile, come Murray spiega. Se i pretesi pirataggi si sono verificati, nei presunti modi, sono stati così comuni che chiunque avrebbe potuto farlo. Non c’è alcun fatto tecnico che sia almeno accettabile come prova che “la Russia l’ha fatto”. Ma ancora il NYT spaccia articoloni per dire che “la Russia l’ha fatto”, secondo le voci della CIA e le affermazioni dei tecnici amatoriali di Crowdstrike, l’auto-promossa società di sicurezza assunta e pagata dalla DNC. Prima il Washington Post pubblicò altre anonime pretese sull’interferenza russa. NBC News ora dice che “funzionari dei servizi segreti” affermano che lo stesso Putin ha diretto l’hackeraggio. Gli autori di tale favola sono i pirati informatici Bill Arkin e Ken Dilanian, noti per far aggiustare le loro frottole dalla CIA prima di pubblicarle. La prossima fola dirà che Vladimir Valdimirovich era sulla tastiera. Molte agenzie ed editoriali vanno dietro a tali “contatti”.
Come funzioni il piano dei clintoniani è spiegato dall’ex-consulente per le ricerche dell’opposizione del Consiglio Nazionale Democratico, l’ucraina-statunitense Alexandra (Andrea) Chalupa, qui:
Andrea Chalupa @AndreaChalupa 11 dicembre
1) Il collegio elettorale s’incontra il 19 dicembre. Se gli elettori ignorano lo #StatoD’Emergenza in cui ci troviamo, e Trump viene eletto, lo possiamo fermare il 6 gennaio al Congresso
2) Se obiezioni al voto del collegio elettorale vengono fatte, devono essere presentate per iscritto, firmata da almeno da un congressista e un Senatore
3) Se obiezioni sono presentate, Camera e Senato si riuniscono per considerare i meriti secondo le procedure stabilite dalla legge federale…
Editoriali ed editoriali dei principali giornali sostengono con forza tale piano. Un solo esempio, la colonna di AJ Dionne sul Washington Post: “la conclusione della CIA che la Russia intervenne attivamente nelle nostre elezioni eleggendo Trump è un ottimo motivo a che gli elettori considerino l’esercizio del loro potere in modo indipendente. Per lo meno, dovrebbero essere informati su ciò che la CIA sa, e in particolare sul fatto che vi sia qualche prova che Trump o suoi luogotenenti siano stati ingaggiati dalla Russia durante la campagna”. L’editoriale del New York Times si lamenta di Trump che ridicolizza le fiabe promosse dalla CIA. Molti che hanno votato Trump sarebbero disgustati e indignati se gli venisse negato l’incarico, sono armati e protesteranno. Le violenze sono sicure in caso di colpo di Stato. Trump ha scelto quattro ex-generali per i suoi gabinetto e staff. Se i problemi si aggravassero, si potrebbe avere lo scenario tracciato nel 1992 dal documento militare: Le origini del colpo di Stato militare negli USA del 2012 di Charles J. Dunlap.tdy_sat-trump-today-161211-nbcnews-ux-1080-600Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo in guerra con se stesso

Peter Lavelle, The Duran15443200Il tentativo di screditare e delegittimare il neopresidente testimonia benissimo lo Stato profondo in guerra con sé stesso.
Le elezioni presidenziali negli USA svelano le varie fratture gravi che minano la stabilità di Stati Uniti ed occidente. Le élite al potere e la massa di media al servizio, sono scioccate e infuriate con gli elettori occidentali che rifiutano in massa l’ordine neoliberale. Ciò ha scosso la fiducia dei potenti. Come previsto, tali élite non la prendono alla leggera, ma reagiscono con rabbia. Al centro dello Stato profondo vi è l’intelligence, custode dello status quo e dell’egemonia. Apolitica (anche se intensamente ideologica), di solito non esprime preferenze politiche. Si presume che partiti e loro capi siano in sintonia con interessi e obiettivi dello Stato profondo. Si presume inoltre che la comunità d’intelligence segua lo stesso spartito, più o meno. Ma oggi non sembra essere così. L’elezione inaspettata di Donald Trump a 45° presidente degli Stati Uniti è una deviazione sgradita da ciò che la democrazia occidentale deve dare allo Stato profondo. Le elezioni in occidente sono un rituale per convalidare e legittimare lo status quo. La volontà popolare è fabbricata, con i mass media aziendali che appongono il timbro di approvazione. Questa volta non ha funzionato.
L’elezione di Trump è una seria deviazione dalla sceneggiatura. In vari modi Trump è problematico, ma è anche un grave problema per lo Stato profondo. Chiaramente ciò è il motivo per cui la “carta Russia” viene usata contro di lui. Trump va screditato, assolutamente. Quale modo migliore se non accusarlo di sedizione? Data il concertato falso cospirazionismo sul Presidente Vladimir Putin burattinaio dell’universo, non sorprende che tale racconto abbia enorme attrazione sui media. La “carta Russia” divide l’intelligence. La CIA (la cui missione segreta include l’inganno delle masse), gli screditatissimi media liberali e la cabala neocon ritengono Trump una seria minaccia. Se entra alla Casa Bianca, il mondo visto da decenni sarà in dubbio. Il Presidente Trump certamente ricorderà tutte le offese e gli intrighi. Sarà una lotta fino alla morte. Dall’altra parte della barricata vi sono Defense Intelligence Agency, NSA e FBI. E’ molto raro che tali agenzie differiscano apertamente dalle conclusioni della CIA. Senza alcuna prova concreta che dimostri “inferenza russa” e/o i forti legami con la Russia, tali agenzie non sembrano disposte a sfidare l’esito elettorale. Le agenzie probabilmente sanno che approvare le falsità dell'”ingerenza russa” si ammetterebbe apertamente che la dirigenza della sicurezza di Washington non sa proteggere gli interessi vitali del Paese. Tale ammissione richiederebbe la totale risistemazione della comunità di intelligence.
CIA e amici giocano in modo pericoloso. Il tentativo di screditare e delegittimare il neopresidente potrebbe benissimo testimoniare lo Stato profondo in guerra con se stesso.Donald Trump Addresses GOP Lincoln Day Event In MichiganPeter Lavelle è ospite del programma di dibattito di RT. Le sue opinioni possono o meno riflettere quelli di RT.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora