La Battaglia di Aleppo: un’analisi dettagliata

Pjotr Skorobogatij Expert, 11.02.2016 – South Front

L’operazione della coalizione russo-siriana ha cambiato notevolmente il teatro delle operazioni e ha causato ogni sorta di conseguenze geopolitiche. In una settimana, il corridoio strategico a nord di Aleppo, utilizzato per rifornire i terroristi dalla Turchia, è stato chiuso. Il successo prevedibile ha fatto fallire il primo round dei negoziati di Ginevra, e la Turchia ha iniziato a prendere seriamente in considerazione un’operazione di terra in Siria. Gli espansionisti di Washington ne sono colpiti assieme alla loro coalizione. I media occidentali hanno diffuso altra propaganda sulle decine di migliaia di civili siriani in fuga dalle bombe russe. La situazione cambia di giorno in giorno, ma la Russia continua ad avere l’iniziativa strategica che impedisce alle potenze arabe e occidentali di reagire.siriyaAppendicite curata
L’Esercito arabo siriano (EAS) non ha ancora forze sufficienti per l’offensiva su larga scala su tutti i fronti, l’Aeronautica russa ha anche i suoi limiti. Pertanto truppe e milizie siriane operano in difesa in alcuni settori e in attacco in altri (province di Lataqia e Dara). Gli intensi preparativi per l’operazione di Aleppo sono durati diverse settimane concentrando formazioni di fanteria e meccanizzate, tra cui lanciarazzi multipli pesanti e carri armati T-90 con equipaggi ben addestrati. Ma la direttrice dell’attacco rimaneva sconosciuta, preoccupando gli estremisti. C’erano molte opzioni disponibili. Con il senno del poi, possiamo trarre la conclusione che lo Stato Maggiore Generale continuasse ad adottare lo stesso concetto operativo: il compito principale della prima fase dell’operazione è chiudere il confine con Turchia e Giordania, da cui arrivano armi e volontari ai jihadisti. Damasco ha colpito la provincia del nord-ovest di Aleppo, puntando all’enclave sciita delle città di Nubul e Zahra circondate da quattro anni. Questa operazione ha mostrato la nuova tattica dell’EAS: le posizioni fortificate vengono bypassate ed invece le punte blindate vengono lanciate sui punti deboli individuati dall’artiglieria pesante e dai bombardamenti aerei. Poi la posizione difensiva viene attaccata dal tergo. Così in pochi giorni decine di città sono state liberate, e il “cuneo” dell’EAS si rafforza ai contrattacchi. L’offensiva di Damasco è sostenuta dai curdi di Ifrin, capitale della provincia curda omonima. A giudicare da coordinamento e sostegno attivo ai curdi della VKS russa, questa coalizione non è un caso, e l’intera operazione è sotto il controllo effettivo degli ufficiali dello Stato Maggiore russo. Le forze curde hanno preso il controllo di diverse città e, nonostante i difficili rapporti con l’EAS, organizzato pattuglie e posti di blocco comuni. Qui è opportuno solo integrare i soldati che hanno pianificato le operazioni in Siria negli ultimi sei mesi. Il loro lavoro è invisibile agli osservatori esterni, ma hanno un’influenza decisiva sul successo delle battaglie e il numero di vittime. Si tratta di questioni come assicurare la cooperazione tra le diverse parti della coalizione siriana (libanesi, iracheni, iraniani, siriani, milizie curde e naturalmente EAS), tra sciiti e sunniti delle varie nazionalità, tra formazioni dai diversi gradi di addestramento, equipaggiamento ed esperienza. Per non parlare di logistica, rifornimenti e trasporto. L’alto livello di professionalità mostrata dai consiglieri militari russi è evidente. Le formazioni di EAS, milizie e forze curde continuano ad allargare il corridoio da nord e sud, anche se la velocità dell’avanzata è rallentata per fortificare il terreno già liberato. Le forze jihadiste ad Aleppo affrontano il pericolo dell’accerchiamento. E’ evidente che le forze della coalizione avanzano a nord, verso la frontiera con la Turchia. Qui gli islamisti fortificano in fretta le posizioni rivolte a sud e ricevono rinforzi dalla Siria. L’obiettivo finale è prendere il controllo del confine. Sarà un grande evento geopolitico, che naturalmente causa notevole nervosismo ad Ankara e tra i suoi alleati.s2L’ancora di salvezza dei terroristi
Cosa significa quel corridoio verde per le forze anti-siriane? Prima di tutto, è il corridoio per inviare armi e carne da cannone, provenienti in grandi quantità. Sì, la provincia di Idlib condivide un confine più a lungo con la Turchia, quindi è troppo presto per parlare di sacca, ma è anche una questione di comodità di accesso, e il corridoio verde dispone di autostrade, valichi di frontiera, rotte del contrabbando ben consolidate, e Aleppo stessa, in parte persa da Damasco, è un importante nodo logistico per i flussi di uomini e mezzi ai terroristi. Idlib ha un confine assai meno conveniente, in quanto il terreno montagnoso impedisce il trasporto di grandi quantità di rifornimenti. Ma c’è anche un’altra importante via logistica che appare in appendice, il commercio tra i jihadisti e lo Stato islamico. L’accordo con la partecipazione di Ankara precisa che le s’invia il carburante dalle province settentrionali siriane, ricevendo cibo in cambio. Questo ne fa l’ancora di salvezza per entrambi, dato che lo SIIL controlla i principali giacimenti di petrolio nel deserto, e i gruppi filo-turchi occupano terreni agricoli, senza petrolio e raffinerie. La Turchia usa naturalmente lo scambio per affrontare le carenze di carburante e cibo in queste parti della Siria occupate dai terroristi. I giornalisti ad Idlib e nelle parti di Aleppo controllate dai jihadisti indicano una situazione umanitaria difficile. Stabilimenti alimentari, trasporti, servizi chiudono per mancanza di carburante per i generatori diesel. Non c’è luce o energia elettrica. Naturalmente, non indicano che gli autoveicoli dei jihadisti circolano allegramente. Il rapido peggioramento delle condizioni sociali nelle province occupate dai terroristi, in combinazione con l’offensiva dell’EAS, ha causato alcune manifestazioni di crisi umanitaria. Vi sono segnali di panico, soprattutto tra i terroristi che hanno sfruttato la Siria da tempo, arricchendosi con il contrabbando e che hanno anche creato famiglie, con l’obiettivo ultimo di utilizzare i fondi accumulati per passare poi in luoghi più prosperi come Turchia o Europa. Fuggono verso la frontiera con la Turchia e si concentrano nei campi specializzati. Ankara afferma che ci sono 50mila rifugiati e chiede che il mondo presti attenzione alla crisi apparentemente causata dalle bombe russe. I valichi di frontiera sono chiusi, le persone continuano ad arrivare e l'”apocalisse umanitaria” riceve ampia copertura dei media occidentali. Questo piano probabilmente sarà usato da Ankara e occidente per fare pressione sulla coalizione Russia-Siria, e potrebbe servire come pretesto per l’invasione via terra.

La Turchia si prepara alla guerra
Il 4 febbraio il MoD Russo riferiva che Ankara aveva avviato un’inaudita “attività militare imprevista“. La Turchia ha rifiutato di permettere un volo d’osservazione russa sul suo territorio in conformità al trattato Open Skies. Un aereo russo doveva sorvolare le regioni di confine turche e le basi aeree della NATO. Questo incidente, che molti media non hanno segnalato, avrebbe fermato l’operazione di terra turca. Gli specialisti russi hanno proposto una rotta chiarendo che lo Stato Maggiore russo sa molto bene cos’è in preparazione, e che la sua reazione sarà estremamente dura. Più tardi, il rappresentante ufficiale del MoD, Maggior-Generale Igor Konashenkov, ha detto che, beh, la Siria ha fornito foto che mostrano obici semoventi turchi al confine: “Ogni giorno ci sono sempre più segnali dei preparativi per invadere la Siria. Riteniamo che le azioni turche siano sforzi pericolosi e criminali per nascondere le attività militari al confine con la Siria“. Ankara vede prioritario creare una zona cuscinetto sul confine meridionale, ma la questione è se tale zona sarà in territorio turco o siriano. Una volta che la speranza di rovesciare Assad s’è dissipata all’arrivo della Russia, Ankara ha dovuto istituire distaccamenti al confine per evitare che i terroristi, sottraendosi agli attacchi aerei russi, entrino in Turchia. La zona cuscinetto è destinata anche a tenere a bada l’offensiva curda e ad impedirgli di collegare le due grandi enclavi curde in Siria, a nord-ovest e nord-est. Infine, è necessaria un’ipotetica zona d’influenza per assicurarsi che i terroristi continuino ad essere riforniti e per continuare a commerciare con lo SIIL. L’avvertimento russo ha fermato l’avanzata turca, ma non ha risolto il problema generale: con ogni nuova città liberata nel “saliente” a nord di Aleppo, Ankara ha sempre meno tempo per intervenire in Siria. E’ una cosa prendere territorio ai terroristi, e qualcos’altro combattere l’EAS o i curdi ora attivamente sostenuti dagli Stati Uniti. Il bivio decisionale è questo: la Turchia o è pronta ad agire unilateralmente con il tacito supporto occidentale, o si coordinerà con la coalizione filo-USA. La prima opzione potrebbe seguire il precedente del Libano: Israele invase il Libano meridionale molte volte per combattere Hezbollah senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite e nonostante le condanne dei Paesi limitrofi. Tel Aviv operò con rapidità e decisione, creando una zona di non volo, inviando truppe e attaccando l’avversario con operazioni speciali di incursioni e bombardamenti di artiglieria mirati. Il risultato fu sempre discutibile, ma Israele non subì conseguenze fatali. Ankara potrebbe usare la crisi umanitaria artificiale al confine come pretesto per un’operazione simile, già spiegata, se necessario, per garantire la stabilità dell’UE. Erdogan continua a ricattare sapientemente gli infantili eurocrati: “Possiamo aprire le porte verso Grecia e Bulgaria e portarvi i profughi sugli autobus. Se ci date 3 miliardi di euro per due anni, non vi sarà alcuna ulteriore discussione. La Grecia ha ricevuto 400 milioni durante la crisi. Dovremmo utilizzare questo denaro per creare una zona di sicurezza in Siria per risolvere tutti i problemi dei rifugiati“. L’UE, per inciso, potrebbe decidere di salvarsi da ulteriori problemi e chiudere gli occhi sulle operazioni militari della Turchia, così come ha ignorato il massacro nelle province curde della Turchia. Merkel ha chiarito che è disposta a giocare a tale gioco: “Siamo non solo stupiti ma sconvolti negli ultimi giorni dalla sofferenza di decine di migliaia di persone a causa dei bombardamenti anche russi“, e gli altri Paesi della NATO sono “scioccati” dagli attacchi aerei russi, e il segretario generale della NATO Stoltenberg ha detto che la nostra operazione in Siria impedisce la risoluzione pacifica del conflitto e aumenta le tensioni nella regione. Il MoD russo ha risposto: “Vorremmo ricordare a Stoltenberg che non sono gli attacchi aerei russi che hanno causato la crisi in Siria, ma le azioni insensate della NATO che hanno precipitato il Medio Oriente nel caos. Inoltre, prima che gli aerei russi arrivassero in Siria, la NATO fece finta per tre anni di distruggere il terrorismo internazionale. Per tutto il tempo, nessuno in occidente e in particolare a Bruxelles ha così tanto parlato di negoziato sulla Siria. Stavano solo calcolando quando il Paese sarebbe finalmente crollato, come la Libia dove i Paesi della NATO si erano impegnati a creare la “democrazia” occidentale. Se qualcuno in questo momento in Siria è preoccupato dagli aerei russi, sono i terroristi. Vorremmo chiedere a Stoltenberg perché certi Paesi della NATO sono preoccupati dagli aerei russi in Siria“. Va ricordato che l’intervento della Turchia non significa affatto lo scontro diretto tra Russia e Turchia. Probabilmente sarà limitata a un’altra guerra ibrida, ed è del tutto possibile che le truppe siriane indurite da quattro anni di guerra possano affrontare da sole i soldati turchi. “Ogni intervento militare senza l’approvazione del governo siriano va considerato un’aggressione. Gli invasori saranno rispediti a casa nelle bare“, è la risposta diretta di Damasco. C’è anche un’altra possibilità, e cioè che la Turchia non solo tenti di creare una zona cuscinetto, ma di sfondare verso Aleppo o Raqqa. Ma ciò è possibile solo se agisce nell’ambito di una coalizione.

I problemi della coalizione
La maggior parte dei tentativi di discutere un’ipotetica guerra tra Russia e Turchia non valutano realisticamente tutti gli attori del conflitto siriano. Ankara è descritta come un manicomio pronto al suicidio in qualsiasi momento. Il ruolo degli Stati Uniti, che chiaramente hanno perso l’iniziativa nella regione, tende ad essere sminuito e in generale le politiche di Obama sono trattate con disprezzo. Sottovalutare la potenza più forte del mondo potrebbe essere costoso, ma per fortuna sono soprattutto dei cittadini a farlo, non gli specialisti. Certo, Washington è stata colta di sorpresa dalla manovra russa in Siria e ha perso le sue teste di ponte tattiche in Siria. Ma è ancora dominante in Iraq, dove sembra disposta ad avviare una grande operazione contro lo SIIL per muoversi verso Raqqa. L’inizio delle operazioni è indicativamente prevista per la primavera 2016. La sua fattibilità è discutibile. Non è chiaro chi combatterà: l’Esercito iracheno che di solito subisce sconfitte, le ipotetiche forze degli Stati Uniti, il cui schieramento dovrebbe superare le prove pre-elettorali, o i mercenari sauditi che bruciano dal desiderio di attaccare gli iraniani sul fronte siriano, ma che ancora contare le proprie perdite nello Yemen. Quindi, ecco la “fresca” e relativamente potente macchina militare turca che qui potrebbe rivelarsi necessaria. A dire il vero, gli Stati Uniti hanno complicato i rapporti con Ankara sostenendo i curdi. Il 7 febbraio, Erdogan ha praticamente dato a Washington un ultimatum, chiedendo di scegliere alleato, indignato dalla visita del rappresentante presidenziale statunitense Brett McGurk ad Ayn al-ARab, dove ha incontrato le milizie curde: “Come possiamo fidarci? Chi è il vostro partner? Io o questi terroristi di Kobane“, ha detto il primo ministro della Turchia Davutoglu mostrando al vicepresidente degli Stati Uniti Biden la mappa del confine contrassegnata dai luoghi utilizzati dai curdi siriani per inviare armi ai curdi turchi. Ankara trova qualsiasi cooperazione di Washington con i curdi inaccettabile, ne è il principale ostacolo. Non è chiaro come Washington risolva tale problema. Da un lato, i curdi sono deboli militarmente rispetto ai turchi, e non importa quante armi gli diano gli Stati Uniti, la fanteria curda troverà difficoltà a combattere grandi battaglie. I curdi non operano al di fuori delle zone in cui abitano, soprattutto senza la garanzia di avere un proprio Stato (che la Casa Bianca non vuole dare). Dall’altra parte, i curdi sono l’unico vero punto d’appoggio di Washington sul suolo siriano, la cui perdita significherebbe lasciare il teatro delle operazioni siriano. La pressione turca costringerebbe i curdi in Iraq e Siria a puntare le armi contro i loro nemici storici turchi, lasciando così lo SIIL sulla coscienza degli Stati Uniti o aderendo alla coalizione russo-siriana. La guerra si complicherebbe, ed è del tutto possibile che gli Stati Uniti ne siano semplicemente espulsi. Il problema è che gli Stati Uniti sono costretti a tenere a freno le ambizioni turche, ma non hanno influenza sufficiente per costringere Erdogan a fare ciò che vogliono. “La crescente ostilità della Turchia verso i combattenti curdi in Siria, gli alleati più efficaci degli USA contro lo SIIL, mina gli sforzi per lanciare operazioni più efficaci contro tale gruppo estremista“, hanno detto dei funzionari degli Stati Uniti al Wall Street Journal. Washington è anche scontenta del fallimento dei colloqui di Ginevra e ne accusa Ankara, implicando che abbia istruito i terroristi che controlla. Ciò non significa che Washington accetta le condizioni di Damasco, ma il processo di pace è un’altra leva d’influenza con cui la Turchia stordisce l’occidente con la sua testardaggine. La creazione di una coalizione filo-USA con la partecipazione di Ankara e la prospettiva di un’operazione terrestre imminente poteva contenere temporaneamente le ambizioni di Erdogan e renderle compatibili con la politica estera degli Stati Uniti, fino al punto di compensarne il costo quale alleato instabile. Tuttavia, in questo momento alcuna delle parti nel conflitto siriano ha la potenza militare sufficiente per risolvere tutto. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che l’iniziativa appartiene a chi ha la fanteria meglio addestrata ed equipaggiata, ed è Damasco.

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I carri armati Vladimir nella battaglia per Aleppo
Ekaterina Zgirovskaja e Pavel Kotljar, Gazeta, 10 febbraio 2016 – RBTH

Il nuovo carro armato russo T-90 ‘Vladimir’ è al suo primo impiego all’estero, partecipando alla battaglia per respingere le forze che si oppongono al leader siriano Bashar al-Assad dalla cruciale città di Aleppo.

image14Il carro armato T-90, tra i nuovi equipaggiamenti entrati in servizio nelle Forze Armate russe, ha il battesimo del fuoco sui campi di battaglia in Siria. I media turchi e iraniani segnalano la presenza dei carri armati russi T-90 Vladimir in Siria, di cui fonti del Ministero della Difesa russo hanno confermato la presenza. Il giornale filo-governativo turco Yeni Safak citava un capo locale chiamato Mahmut Hasan dire che “sono stati attaccati da più di 80 carri armati T-72 e T-90“. Le truppe governative riconquistavano le città di Nubul e al-Zahra a nord di Aleppo. Il loro sforzo è controllare la “zona di sicurezza” tra le città di Azaz e Jarabulus sul confine siriano. L’agenzia iraniana Fars nel frattempo riferiva il 2 febbraio che l’Esercito arabo siriano impiega carri armati T-90 nei pressi di Aleppo, dicendo che erano stati dispiegati nei pressi della città di Qan Tuman, a sud di Aleppo, dopo che l’Esercito arabo siriano l’ha ripresa a dicembre. “Sfruttando la superiorità dei carri armati T-90, le truppe governative siriane ed alleate circondavano le importanti città di Qan Tuman e al-Qarasi sulla strada Aleppo-Damasco“, ha detto una fonte militare. Un’offensiva congiunta di Esercito arabo siriano, Forze di difesa nazionale e militari iracheni aveva inizio il 1° febbraio, con la conseguente liberazione dei villaggi di Hardatnin, Duwayr al-Zaytun e Tal Jabin. L’agenzia stampa russa RNS il 5 febbraio citava fonti del Ministero della Difesa russo dire che numerosi carri armati russi T-90A, precedentemente in servizio nelle Forze Armate russe, erano stati consegnati alla Siria verso la fine del 2015. I militari siriani avevano ricevuto l’addestramento necessario nei poligoni russi, secondo l’agenzia, aggiungendo che i carri armati T-90A forniti alla Siria sono utilizzati dall’Esercito arabo siriano nei pressi di Aleppo, sostenendo l’avanzata dei gruppi d’assalto dell’EAS. Il carro armato russo T-90A, entrato in servizio nel 2004, è una versione aggiornata del T-90, noto come Vladimir, costruito negli anni ’90 sulla base del carro armato T-72B; è chiamato Vladimir in onore del capo progettista del carro Vladimir Potkin. Le caratteristiche distintive del T-90A sono il motore, la torretta e i visori termici. Il carro armato ha blindature reattive di terza generazione che garantiscono la protezione contro i proiettili ad alta velocità de-calibrati da 120mm M829A2 e DM43A1 usati dai carri armati M1 Abrams e Leopard-2. Aleksej Ramm, osservatore militare del Corriere Militare-Industriale, ha detto che le caratteristiche del terreno permettono il “pieno impiego di questi carri armati presso Aleppo, Idlib, Hama, Homs, ma i principali sforzi sono ora concentrati su due aree: a nord di Aleppo e a nord di Lataqia“.12366234_1630998357161628_2962020559893527860_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’aspirante sultano e la Divisione Aeroportata russa, che succederà?

Moon of Alabama, 9 febbraio 2016700x350c50L’operazione siriana contro i terroristi eterodiretti continua con l’aiuto di Russia, Iran e altre forze alleate. L’operazione ha lo scopo di eliminare tutti i terroristi e loro alleati, come richiesto dalla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “La reiterata richiesta della risoluzione 2249 (2015) agli Stati membri è impedire e reprimere il terrorismo, in particolare dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL, noto anche come Daash), al-Nusra (ANF) e tutti gli altri individui, gruppi, imprese ed entità associate ad al-Qaida e SIIL, e altri gruppi terroristici, (…) e sradicarne il santuario che hanno creato”. Gli Stati Uniti per ora sembrano aderire alla risoluzione e permettere a Siria e Russia di fare ciò che devono. Ma vi sono altri che hanno investito sulla Siria più dell’amministrazione Obama. Lo scopo immediato delle forze siriane è chiudere il confine con la Turchia e liberare Aleppo dai jihadisti. 6000 soldati dall’Iran sono arrivati a sostenere l’operazione. Una grande operazione è prevista nei prossimi mesi. Ma sauditi, qatarioti, turchi e israeliani vogliono combattere il governo siriano fino all’ultimo ribelle siriano e mercenario straniero. Non rinunciano a sogni ed ingenti investimenti fatti per abbattere la Siria. Gruppi di terroristi sono stati appena richiamati ad Ankara per ricevere nuovi ordini. I sauditi avanzano l’offerta infida d’inviare truppe a combattere in Siria. Probabilmente è solo una copertura per incitare altri ad invadere il Paese. La Turchia è la candidata più probabile. Qui un giornalista turco, fervente seguace e portavoce di Erdogan, avanza la folle tesi che l’autodifesa della Turchia richieda di attaccare la Siria e gli alleati russi e iraniani: “La guerra di Teheran e Mosca contro questo Paese è una guerra contro Ankara. Questi due Paesi in realtà combattono direttamente la Turchia. Non vi è più alcun modo di nasconderlo. … La Turchia deve intervenire direttamente sulla questione siriana. Azione militare inclusa. Se Iran e Russia possono entrare in questo Paese con pretesti inconsistenti, se possono bombardare anche un puntino del nostro confine, se possono deportare i civili siriani in Turchia e attaccare la Turchia dalla Siria, allora la Turchia ha di gran lunga più ragione e diritto di loro. Nessuno vorrebbe una guerra aperta. Nessuno vorrebbe una guerra tra Russia e Iran e Turchia. Nemmeno l’avrebbero desiderato. Ma questa volta è molto grave. Se un passo non viene fatto oggi, ci accingeremo a combattere in condizioni più severe in futuro. Non esiste una cosa come il regime siriano o l’amministrazione di Damasco. Il Paese è stato ricreato e questa situazione chiaramente minaccia direttamente la Turchia e ci si aspetta che rimaniamo in silenzio accettandolo! Quale Paese può arrendersi a una cosa del genere? Vi è una minaccia, la condizione fisica e la ragione legale per intervenire”. Follie simili sono scritte dai clown della propaganda sionista sui principali quotidiani degli Stati Uniti L’assedio non ancora attuato a migliaia di terroristi di al-Qaida/al-Nusra e forse a circa 40000 civili ostaggi degli insorti in parti di Aleppo viene usato per invocare l’attacco degli Stati Uniti contro le forze siriane e russe. Dal Washington Post: “Operando sotto l’ombrello della NATO, gli Stati Uniti potrebbero utilizzare mezzi aeronavali nella regione per creare una no-fly zone da Aleppo al confine turco e chiarire che impedirà il continuo bombardamento di civili e rifugiati da qualsiasi parte, anche ai russi. Si potrebbe utilizzare la no-fly zone per tenere aperto il corridoio con la Turchia e utilizzare i propri mezzi per fornire a città e sfollati nella regione assistenza umanitaria. Se russi e siriani cercano di evitare la protezione umanitaria e il rifornimento della città, dovrebbero affrontarne le conseguenze militari”.
German Chancellor Angela Merkel visits Turkey Una mappa pubblicata lo scorso venerdì da La Repubblica, senza ulteriori spiegazioni, mostra l’invasione turca della parte settentrionale della Siria, attualmente occupata dallo Stato Islamico. Tale operazione consentirebbe di tenere aperte le comunicazioni tra Turchia e Stato Islamico, minacciate dai piani di attacco curdi e russi sulla stessa area per eliminare la presenza dello SIIL. Tale linea di comunicazione è importante. Lo scorso anno la comunità d’intelligence degli Stati Uniti dichiarò che vi erano circa 20000 jihadisti stranieri di SIIL, Jabhat al-Nusra e altri gruppi terroristici in Siria e Iraq. Nella testimonianza al Congresso di oggi (.pdf) il direttore dell’intelligence nazionale James Clapper parla di 38000. La Turchia afferma che ha chiuso le frontiere ai combattenti stranieri che vanno in Siria e Iraq. Se è così, come hanno fatto questi altri 18000 jihadisti stranieri ad entrare in Siria e in Iraq? Sono caduti dal cielo? I terroristi dello SIIL difficilmente vi sono stati aviotrasportati. Le truppe aeroportate russe atterrerebbero, piuttosto, se la Turchia dovesse fare qualcosa di stupido. La Russia ha già avvertito di aver osservato i preparativi dei turchi per l’invasione, ed ha lanciato un’esercitazione improvvisa con le truppe aviotrasportate e l’aviazione da trasporto militare nel Comando meridionale. La 56.ma Brigata d’Assalto Aereo della Guardia e la 7.ma Divisione Aerotrasportata della Guardia, a Kamyshin e Novorossijsk, sono state allertate. Sono unità d’élite che presero parte alle guerre cecene. L’anno scorso una Brigata Aeroportata della Difesa Aerea russa eseguì un’esercitazione a sorpresa. Queste forze, oltre a ulteriori unità aeree russe, probabilmente reagiranno all’invasione turca della Siria. Combatterebbero sul territorio siriano, non turco, e polverizzerebbero qualsiasi forza d’invasione turca di medie dimensioni.
Erdogan ricatta l’Unione europea con la minaccia d’inviare centinaia di migliaia di profughi. Non si capisce il motivo per cui l’Unione europea, e in particolare la cancelliera tedesca Merkel, lo permettano. Se l’UE, o anche la sola Germania, usassero le valvole economiche disponibili sulla Turchia, la sua economia urlerebbe di dolore. Un avvertimento ai turisti tedeschi a non recarsi in Turchia per il pericolo di attentati costerebbe alla Turchia miliardi di entrate all’anno. Anche avvertimenti sul credito alle banche turche sovraesposte sarebbero possibili; le linee di credito all’esportazione potrebbero essere ridotte, e le importazioni agricole dalla Turchia finire sotto più stretti controlli. In un anno la Turchia perderebbe almeno il 10% del PIL. Ma UE e Merkel non sembrano ricordarsi di essere derise dall’aspirante sultano ottomano. Gli Stati Uniti hanno solo snobbato la Turchia dichiarando che non ritengono la curdo-siriana YPG un’organizzazione terroristica. La Turchia ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti sulla questione. Erdogan sembra fuori di sé. Ora è il fattore dei più incalcolabili futuri sviluppi in Siria. Ma se dovesse invadere la Siria non potrà contare su NATO e Stati Uniti. Cosa combinerà?Russian-war-exerciseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Corbyn, Lafazanis e l’ascarismo della sinistra

Alessandro Lattanzio

L'ultima trovata della macchina di propaganda bellica occidentale, hollywoodiana, Jeramy Corbyn, assieme a Lafazanis, rientra nell'ultima psy-op della NATO per istigare la semiborghesia occidentale, liberal-sinistra, a sostenere altre avventure belliche di Washington.

L’ultima trovata della macchina da propaganda bellica occidentale e hollywoodiana, Jeremy Corbyn, assieme a Lafazanis, rientra nell’ultima psy-op della NATO per istigare la semiborghesia occidentale liberal-sinistra, a sostenere nuove avventure belliche di Washington e Londra.

Corbyn, Lafazanis e corbellerie viaggianti (Corbyn è un grande amico di Kalid Mishal, capo di Hamas, di Varoufakis e vari sceicchi wahhabiti, su cui aleggia una nauseadonda puzza di morte), rientrano nel piano che gli USA, o la fazione dei neocon-clintoniani, preparavano: l’intervento USA in Siria tramite la farlocca morte del bambino siriano, la cui vicenda è integralmente costruita a tavolino, il padre contrabbandiere curdo-turco, con tanto di fotografa del regime Erdoghan in spiaggia al momento giusto, il tutto per sgrillettare la massa amorfa ed esiziale della semiborghesia ‘catto-comunista’ eurofuffica, con tanto di piano Merkel per accogliere a culo aperto le masse di terroristi sconfitti con familiari al seguito. Checché ne dicano i vari troll nazipiddini, se escono foto su facebook dei migranti armati e con le bandiere colonial-taqfirite, è perché non sono un complotto di Putin (ha stato Putin!) ma perché sono proprio terroristi, mescolati a masse di afghani, ghanesi e curdi di Turchia spacciati per Siriani per commuovere la semiborghesia della tribù dei piedi zozzi e mobilitarla per l’ennesima crociata della bontà di Hollywar. Ma aimé, l’ultima pagliacciata dell’islamo-sinistra semiborghese finisce nella fogna, assieme ai ratti con cui scopa. Abbott, il premier australiano, viene scalzato dalla sedia il giorno dopo aver promesso di bombardare la Siria per conto di Obama. Sostituito da un miliardario amico della Cina.

I sostenitori di Corbyn , sostengono il terrorismo taqfirita, le operazioni coperte degli USA contro la Siria e l'Iraq, e invocano la guerra aperta contro Siria e Iran.

I sostenitori di Corbyn sostengono il terrorismo taqfirita, le operazioni coperte degli USA contro la Siria e l’Iraq, e invocano la guerra aperta contro Siria e Iran.

Merkel, su consiglio della confindustria di Germania, che è non il covo dei giovani rampolli cocainomani di Cernobbio, ha detto alla Kulona Inkiavabile di piantarla, perché la Germania si sta facendo nemica l’Europa orientale, oltre alla Russia, e possibilmente, in caso di guerra alla Siria, anche la Cina. Un disastro insopportabile per Berlino, perdere i mercati dei cattivoni eurasiatici ed accogliere masse di taqfiriti pronti a feudalizzare le socialdemocrazie colonialiste di Germania e Svezia. Che siano piuttosto il frocio hollande e la trans-sinistra dei Pittella-Cazzulani-Ferrero-Ferrando-Bernocchi-Corbyllerie e semiborghesi a piedi zozzi, a farsi sodomizzare dalle truppe cammellate islamo-ottomane della NATO. La fine del coglionismo ‘marxistico’. L’insulsa massa di sinistra passa da Gramsci al libero amore obamiano-taqfirita, e questo mentre con supponenza osa fare le pulci ‘marxistiche’ ai cinesi, perchè ‘troppo dipedenti dal capitalismo statunitense’ (loro!), ed è pronta ad allearsi con i pravisektori italiani contro il non così tanto rosso-e-bruno Tsipras. E’ il tramonto definitivo della sinistra occidentale-europea, finita nel cesso della storia tra spinelli hollywudiani, uranio altantista e scimitarre saudite.
E’ invece la borghesia imprenditoriale-industriale che salva i resti dell’Europa, non la moltitudine di semiborghesi (mezze classi diceva Marx, o magari trans-classi) e altre escrescenze parassitarie sociali, che si vanno piatendo ‘proletarie’ perchè non si lavano e copulano con ogni forma di ‘migrants‘, specialmente se maschio uber-dotato; sempre saldamente allineate all’imperialismo di sinistra di Obama e dei mefitici salotti di Londra e Parigi, ‘mecche’ cul-turali di tali ceti parassitari, con la loro idolatria per divinità di plastica come Angelina Jolie e George Clooney, le cartacce patinate The Economist e The New York Times, e localmente per la tossicodipendenza coprofila dalla disinformazione propalata dalla rivistina patinata di propaganda imperialista Internazionale e dall’osceno ilfattoquotidiano. Una massa di volenterosi kollabos delle guerre ‘umanitarie’ della NATO e di Washington, sempre pronta e disponibile a supportare qualsiasi avventura delle trans-sinistre colonialiste occidentali (Obama, Hollande, Blair-Gordon), sotto qualsiasi insulso pretesto il circo mediatico hollywoodiano riesca a concepire per fornire un qualsiasi giustificazione per la falsa coscienza a tale popolino di locuste sociali.
Non è un mistero che nel PD e in SEL vi siano dei nodi concerogeni che riuniscono sostenitori di Hamas, del terroristimo taqfirita in Libia e Siria, e del governo neonazista di Kiev, e che tali soggetti, militanti di PD, SEL, PRC e altre sette di sinistra, definiscano ‘democratici’ i wahhabiti di Gaza, i taqfiriti che devastano Libia e Siria, e perfino ‘antifascisti’ i neonazisti installati da Gladio a Kiev, gioendo pubblicamente quando le forze ucraine bombardano città e villaggi novorussi, o le bande di terroristi massacrano soldati e cittadini siriani e iracheni (e per constatarlo, basta farsi un giro tra le pagine facebook di tali figuri). Tra l’altro tali individui e soggetti ambigui sono strettamente legati ad organi della polizia e ai servizi segreti, che da almeno vent’anni sono dominati dal PD. Inoltre, la sinistra estrema cosiddetta organizzata, tutta, definisce fascisti l’Iran, la Siria, la Russia, e definisce imperialisti la Cina, l’India, Brasile e Sud Africa. Nientedimeno, anche i novorussi del Donbas, il Partito Comunista della Federazione Russa e i soldati dell’Armata Rossa sono stati bollati come fascisti da tutta la ‘sinistra diffusa’ italiana, dagli opportunisti di SEL fino alle infinite sette fringe post-trotskiste e ai fenomeni fokloristici come il PMLI. Tutto ciò è dovuto alla riconoscenza canina che hanno tali frange di burocratelli incompetenti verso il PD, poiché tale partito gli ha concesso micragnose prebende in organi ‘cinghia di trasmissione’ del PD: circoli ANPI, sedi ARCI, scrivanie in ufficietti sindacali di pensionati o impiegati pubblici. Infatti, tali posizioni pseudo-puriste all’apparenza, ma filo-imperialiste nella sostanza, sono prevalenti nelle regioni dove il PD domina: Emilia-Romagna, Lombardia o Piemonte. In cambio, laddove serve, tale ‘sinistra diffusa’ svolge propaganda allineata alla NATO e all’UE camuffandola da posizione purista ‘marxista’, ‘comunista’, ‘partigianista’, di vera ‘sinistra’, e via cianciando. Perciò poi si arriva al paradosso di dire, seguendo la vulgata centrinosociale e pseudo-ortodossa di tali stalinisti-minion, che perfino contrapporsi all’imperialismo degli USA è indice di ‘imperialismo’ russo od europeo, se non di vero e proprio ‘fascismo’; e così il giochetto delle tre carte tra PD, burocratelli delle ‘cinghie di trasmissione’ e vari compagnucci di merende, così tanto rivoluzionari da essere sempre dalla parte degli USA coi fatti e le azioni, chiude il cerchio, ingabbiando nella trappola filo-atlantista chi vuole essere ingabbiato.

La sinistra social-imperialista inglese sostiene Corbyn e l'islamismo atalantista.

La sinistra social-imperialista inglese sostiene Corbyn e l’islamismo atlantista. Invoca la guerra contro la Siria, in linea con il Pentagono e le petromonarchie assolutiste wahhabite.

La sinistra social-colonialista francese sostiene il taqfirismo e l'immigrazionismo, ed invoca la guerra contro la Siria, come l'ha invocata contro la Libia.

La sinistra social-colonialista francese sostiene il taqfirismo e l’immigrazionismo, ed invoca la guerra contro la Siria, come l’ha invocata contro la Libia.

La sinistreria italiana s'è sempre distinta per il suo servilismo e allineamento totale al socialcolonialismo occidentale e alle guerre atlantiste.

La sinistreria italiana (Arci, Emergency, ANPI e arnesi vari) s’è sempre distinta per il suo servilismo e allineamento totale al socialcolonialismo occidentale e alle guerre atlantiste.

Le bandiere dei terroristi contro la Siria.

Le bandiere dei terroristi contro la Siria.

Gli ultimi esponenti internazionali di tale setta di vampiri e zombi sono Corbyn, Lafazanis, Varufakis, Fassina, Boldrini, Landini, Ferrero e altri aborti ideologici.

Obama giocato, gli USA perdono credibilità sui cyberattacchi

Moon of Alabama 30 dicembre 2014kim-jong-un-hollywoodL’amministrazione Obama sostiene che la Corea democratica era responsabile dell’attacco alla Sony, anche se prime analisi già indicavano un attacco interno di un ex-dipendente della Sony. L’affermazione di Obama era supportata dal rimuginare del FBI, con molte congetture e nessuna prova. Tale rimuginare del FBI, probabilmente ordinato dalla Casa Bianca, è avvenuta dopo che l’FBI aveva già detto di non avere alcuna prova, zero, che riguardasse la Corea democratica. Abbiamo detto subito che il presunto coinvolgimento della Corea democratica fosse probabilmente falso. Ciò è ormai sostenuto da molti esperti. Un articolo su Politico ne elenca alcuni: “L’esperto di sicurezza Bruce Schneier ha definito le prove “circostanziali al meglio” e considera una serie di altre possibili spiegazioni. Il caporicercatore di CloudFlare e funzionario di DefCon Marc Rogers ha scritto che le accuse del FBI sembrano affidarsi a dei malware ampiamente disponibili e ad indirizzi IP facilmente dirottabili da qualsiasi malintenzionato. Robert Graham di Errata Security ha inoltre preso atto delle azioni sotterranee degli hacker con molti codici, definendo le prove dell’FBI “senza senso”“. Queste persone sono tra i migliori nella sicurezza informatica. La società di sicurezza Norse aveva informato l’FBI sui risultati della propria indagine indicando chiaramente un insider e suoi soci erano responsabili dell’attacco. Sebbene informato delle vere prove l’FBI non smentisce le sue false dichiarazioni. Obama ha pubblicamente usato il sotterfugio del FBI per incolpare la Corea democratica, e cambiare registro adesso sarebbe troppo imbarazzante. Perciò alcuni anonimi “funzionari” ora cambiano storia, ancora una volta e senza alcuna prova, da “La Corea del Nord l’ha fatto” a “La Corea del Nord ha assunto il colpevole”: “Gli investigatori statunitensi ritengono che la Corea democratica ha probabilmente assunto hacker stranieri per il grave attacco cibernetico del mese scorso contro Sony Pictures, ha detto un funzionario vicino all’indagine”. Questo è ancora più risibile rispetto alla questione principale.
La Casa Bianca, probabilmente il Consiglio di Sicurezza Nazionale di Susan Rice, s’è avvitato. Per fare pressione sulla Cina accusando il suo cliente nordcoreano dell’attacco hacker imputato al Paese solo dalle fantasie dei media, aveva ordinato all’FBI di portare qualche “prova” a sostegno delle sue accuse. Ma l’attribuzione nel cyberspazio è un problema difficile, se non disperata, con ricercatori privati che hanno trovato indicazioni reali dimostrando che la presunta colpevolezza della Corea democratica è alquanto improbabile. Non è la prima volta che gli Stati Uniti si mettono in una simile posizione scomoda. L’articolo di Politico citato ha una seconda parte: “Anche l’inaudita decisione di rilasciare i dettagli dell’indagine in corso del FBI e le accuse del presidente Barack Obama al regime autoritario eremita non hanno calmato il coro degli scettici ben qualificati secondo cui le prove proprio non tornano”. Traendo la stessa conclusione sull’accusa delle armi di distruzione di massa di Saddam, Billmon le riformulava così: “Anche la decisione inaudita di declassificare i dettagli degli sforzi di Saddam per acquistare il minerale di uranio yellowcake e le accuse del segretario di Stato Colin Powell al folle dittatore iracheno, non calmarono il coro di scettici ben qualificati secondo cui le prove proprio non tornavano”. Quasi nessuno crederà mai più seriamente agli Stati Uniti sulle armi di distruzione di massa dopo che l’amministrazione Bush ha mentito su tali armi in Iraq. Quasi nessuno mai più crederà seriamente agli Stati Uniti su un attacco informatico dopo che l’amministrazione Obama ha mentito sull'”incidente della Sony e della Corea democratica“. Tale rovina della Casa Bianca avrà, secondo il professore di diritto Jack Goldsmith, conseguenze importanti: “Se l’FBI ha sbagliato nell’attribuire l’attacco hacker alla Sony, sarà più che un errore imbarazzante. Tale errore spingeva gli Stati Uniti ad agire contro il bersaglio sbagliato, e indebolendo così notevolmente la credibilità degli USA. Infatti, anche se l’accusa dell’FBI risultasse corretta, non potremmo mai saperlo con certezza. L’esitazione di fronte a domande credibili sulle scarne prove esacerbano la richiesta di accuse verificabili pubblicamente prima che le contromisure (o altre risposte) siano considerate legittime. In questo piccolo ma significativo senso, gli Stati Uniti hanno perso una battaglia nei primi giorni della cyber-guerra”. Non era nemmeno una “battaglia”, non essendoci un “nemico”, ma solo un ex-dipendente scontento della Sony e alcuni hacker che non amano le dure politiche anti-pirateria della Sony.
Obama ha rischiato, e senza alcuna buona ragione, ed ha distrutto la credibilità degli Stati Uniti su qualsiasi cosa potrà mai definire, giustamente o meno, cyber.

obama_concerned_rect1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il fiasco di Obama in Russia

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 26 dicembre 2014putin_smilingLa propaganda da Guerra Fredda contro il presidente russo Vladimir Putin sui media occidentali potrebbe aver raggiunto il picco. Tanta spazzatura è stata gettata sul leader russo che l’inventario ne sarà esaurito per sempre. Ma in tale pioggia di fango, Putin è indifferente, ancora una volta smentendo le caricature occidentali secondo cui non accetta critiche. A quanto pare è possibile. Inoltre, la popolarità di Putin in Russia è oltre l’80 per cento attualmente. È dubbio che un leader mondiale abbia la popolarità di Putin oggi. E anche probabilmente spiega l’indifferenza di Putin agli attacchi dei media occidentali. Come disse una volta in un’intervista, è stato eletto dopo tutto per servire il suo Paese e non per essere lo ‘zimbello’ di Barack Obama. Un sondaggio della Associated Press e del Centro di ricerca per gli Affari Pubblici NORC dell’Università di Chicago indicano risultati sorprendenti:
Putin è estremamente popolare tra il popolo russo, godendo di un indice di gradimento dell’81 per cento;
I problemi sono in cima ai pensieri del popolo russo, concordando che le sanzioni occidentali danneggiano l’economia, ma ancora non ne risentono l’impatto negativo sui portafogli;
La maggior parte dei russi ritiene che il loro Paese sia nella giusta direzione ed è personalmente ottimista sui prossimi anni;
Due terzi dei russi sostengono il movimento separatista in Ucraina.
Il sondaggio è particolarmente interessante perché la NORC dell’Università di Chicago (dove Obama ha insegnato per 12 anni) opera anche per le “agenzie governative” fornendo dati e analisi per “supportare decisioni informate nei settori chiave”. Basti dire che il sondaggio AP-NORC sarebbe noto alla Casa Bianca e, forse, gli aiutanti di Obama potrebbero anche averne attirato l’attenzione. Come Obama dovrebbe vedere i risultati sorprendenti del sondaggio AP-NORC? Evidentemente, il sondaggio mostra che la sua politica verso la Russia è sbagliata. Se la speranza era che con le sanzioni, l’economia russa svanisse e aumentasse la disaffezione popolare verso Putin, a sua volta ponendo fine alla vita politica del leader russo, beh le cose vanno male. Oggettivamente parlando, il popolo russo è più o meno soddisfatto delle politiche di Putin. E il piano di Obama per separare abilmente il leader russo dal suo popolo è andato terribilmente storto. Putin in realtà gode di una popolarità che è più che doppia di quella di Obama. Sedicenti esperti sulla Russia degli Stati Uniti prevedevano crepe nel sistema russo. Ma nulla di ciò è accaduto. Ciò che vede Obama è che il popolo russo è assai diverso da quello statunitense, che ignora ciò che accade nel mondo. Il popolo russo è alfabetizzato e politicamente consapevole, grazie al retaggio sovietico, sa che la ‘strategia del contenimento’ degli Stati Uniti verso della Russia è solo l’espansione della NATO. Sa che la crisi dell’Ucraina è una lotta esistenziale per l’equilibrio strategico con gli USA. Così vuole che Putin continui.
Putin intende sfruttare la sua popolarità per realizzare qualcosa che gli sta a cuore, la ristrutturazione dell’economia russa riducendone la forte dipendenza del reddito petrolifero. Si tratta di un lungo cammino, ma la riforma è nell’aria. L’indirizzo di Putin al consiglio dei ministri al Cremlino non lascia dubbi che la Russia ci lavora. È vero, l’economia russa è in difficoltà, ma a parte i propagandisti occidentali che presentano visioni apocalittiche, nessuno si aspetta seriamente che l’economia russa sia piegata. Tutto sommato, Obama affronta una sfida intellettuale formidabile. Spaccia sempre più le stesse spacconate irragionevoli per far passare la sua politica verso la Russia anche il prossimo anno? Se è così, cosa spera di ottenere? Ormai è ampiamente accettato dagli esperti statunitensi che Putin non vacilla. Cosa significa tale tardiva comprensione? Può solo significare che tale confronto, a meno che finisca ora, potrebbe entrare in una pericolosa spirale della tensione. La dinamica è inconfondibile. Tuttavia Obama ha appena firmato il disegno di legge che l’abilita ad imporre ulteriori sanzioni alla Russia e, peggio ancora, a dare all’Ucraina 350 milioni dollari in armi. Putin, e il popolo russo, sono convinti più che mai che Obama punta a un cambio di regime in Russia. Ma il cambio di regime è, chiaramente, qualcosa che il popolo russo non vuole, secondo il sondaggio AP-NORC. Dove va Obama? Senza dubbio, la Russia è una delle principali sfide in politica estera per Obama ed è inconcepibile che un intellettuale come lui voglia passare nella storia con la reputazione dubbia di essere il presidente degli Stati Uniti premio Nobel che ha riacceso la guerra fredda.

obama_bows_putin_APTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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