Obama giocato, gli USA perdono credibilità sui cyberattacchi

Moon of Alabama 30 dicembre 2014kim-jong-un-hollywoodL’amministrazione Obama sostiene che la Corea democratica era responsabile dell’attacco alla Sony, anche se prime analisi già indicavano un attacco interno di un ex-dipendente della Sony. L’affermazione di Obama era supportata dal rimuginare del FBI, con molte congetture e nessuna prova. Tale rimuginare del FBI, probabilmente ordinato dalla Casa Bianca, è avvenuta dopo che l’FBI aveva già detto di non avere alcuna prova, zero, che riguardasse la Corea democratica. Abbiamo detto subito che il presunto coinvolgimento della Corea democratica fosse probabilmente falso. Ciò è ormai sostenuto da molti esperti. Un articolo su Politico ne elenca alcuni: “L’esperto di sicurezza Bruce Schneier ha definito le prove “circostanziali al meglio” e considera una serie di altre possibili spiegazioni. Il caporicercatore di CloudFlare e funzionario di DefCon Marc Rogers ha scritto che le accuse del FBI sembrano affidarsi a dei malware ampiamente disponibili e ad indirizzi IP facilmente dirottabili da qualsiasi malintenzionato. Robert Graham di Errata Security ha inoltre preso atto delle azioni sotterranee degli hacker con molti codici, definendo le prove dell’FBI “senza senso”“. Queste persone sono tra i migliori nella sicurezza informatica. La società di sicurezza Norse aveva informato l’FBI sui risultati della propria indagine indicando chiaramente un insider e suoi soci erano responsabili dell’attacco. Sebbene informato delle vere prove l’FBI non smentisce le sue false dichiarazioni. Obama ha pubblicamente usato il sotterfugio del FBI per incolpare la Corea democratica, e cambiare registro adesso sarebbe troppo imbarazzante. Perciò alcuni anonimi “funzionari” ora cambiano storia, ancora una volta e senza alcuna prova, da “La Corea del Nord l’ha fatto” a “La Corea del Nord ha assunto il colpevole”: “Gli investigatori statunitensi ritengono che la Corea democratica ha probabilmente assunto hacker stranieri per il grave attacco cibernetico del mese scorso contro Sony Pictures, ha detto un funzionario vicino all’indagine”. Questo è ancora più risibile rispetto alla questione principale.
La Casa Bianca, probabilmente il Consiglio di Sicurezza Nazionale di Susan Rice, s’è avvitato. Per fare pressione sulla Cina accusando il suo cliente nordcoreano dell’attacco hacker imputato al Paese solo dalle fantasie dei media, aveva ordinato all’FBI di portare qualche “prova” a sostegno delle sue accuse. Ma l’attribuzione nel cyberspazio è un problema difficile, se non disperata, con ricercatori privati che hanno trovato indicazioni reali dimostrando che la presunta colpevolezza della Corea democratica è alquanto improbabile. Non è la prima volta che gli Stati Uniti si mettono in una simile posizione scomoda. L’articolo di Politico citato ha una seconda parte: “Anche l’inaudita decisione di rilasciare i dettagli dell’indagine in corso del FBI e le accuse del presidente Barack Obama al regime autoritario eremita non hanno calmato il coro degli scettici ben qualificati secondo cui le prove proprio non tornano”. Traendo la stessa conclusione sull’accusa delle armi di distruzione di massa di Saddam, Billmon le riformulava così: “Anche la decisione inaudita di declassificare i dettagli degli sforzi di Saddam per acquistare il minerale di uranio yellowcake e le accuse del segretario di Stato Colin Powell al folle dittatore iracheno, non calmarono il coro di scettici ben qualificati secondo cui le prove proprio non tornavano”. Quasi nessuno crederà mai più seriamente agli Stati Uniti sulle armi di distruzione di massa dopo che l’amministrazione Bush ha mentito su tali armi in Iraq. Quasi nessuno mai più crederà seriamente agli Stati Uniti su un attacco informatico dopo che l’amministrazione Obama ha mentito sull'”incidente della Sony e della Corea democratica“. Tale rovina della Casa Bianca avrà, secondo il professore di diritto Jack Goldsmith, conseguenze importanti: “Se l’FBI ha sbagliato nell’attribuire l’attacco hacker alla Sony, sarà più che un errore imbarazzante. Tale errore spingeva gli Stati Uniti ad agire contro il bersaglio sbagliato, e indebolendo così notevolmente la credibilità degli USA. Infatti, anche se l’accusa dell’FBI risultasse corretta, non potremmo mai saperlo con certezza. L’esitazione di fronte a domande credibili sulle scarne prove esacerbano la richiesta di accuse verificabili pubblicamente prima che le contromisure (o altre risposte) siano considerate legittime. In questo piccolo ma significativo senso, gli Stati Uniti hanno perso una battaglia nei primi giorni della cyber-guerra”. Non era nemmeno una “battaglia”, non essendoci un “nemico”, ma solo un ex-dipendente scontento della Sony e alcuni hacker che non amano le dure politiche anti-pirateria della Sony.
Obama ha rischiato, e senza alcuna buona ragione, ed ha distrutto la credibilità degli Stati Uniti su qualsiasi cosa potrà mai definire, giustamente o meno, cyber.

obama_concerned_rect1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il fiasco di Obama in Russia

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 26 dicembre 2014putin_smilingLa propaganda da Guerra Fredda contro il presidente russo Vladimir Putin sui media occidentali potrebbe aver raggiunto il picco. Tanta spazzatura è stata gettata sul leader russo che l’inventario ne sarà esaurito per sempre. Ma in tale pioggia di fango, Putin è indifferente, ancora una volta smentendo le caricature occidentali secondo cui non accetta critiche. A quanto pare è possibile. Inoltre, la popolarità di Putin in Russia è oltre l’80 per cento attualmente. È dubbio che un leader mondiale abbia la popolarità di Putin oggi. E anche probabilmente spiega l’indifferenza di Putin agli attacchi dei media occidentali. Come disse una volta in un’intervista, è stato eletto dopo tutto per servire il suo Paese e non per essere lo ‘zimbello’ di Barack Obama. Un sondaggio della Associated Press e del Centro di ricerca per gli Affari Pubblici NORC dell’Università di Chicago indicano risultati sorprendenti:
Putin è estremamente popolare tra il popolo russo, godendo di un indice di gradimento dell’81 per cento;
I problemi sono in cima ai pensieri del popolo russo, concordando che le sanzioni occidentali danneggiano l’economia, ma ancora non ne risentono l’impatto negativo sui portafogli;
La maggior parte dei russi ritiene che il loro Paese sia nella giusta direzione ed è personalmente ottimista sui prossimi anni;
Due terzi dei russi sostengono il movimento separatista in Ucraina.
Il sondaggio è particolarmente interessante perché la NORC dell’Università di Chicago (dove Obama ha insegnato per 12 anni) opera anche per le “agenzie governative” fornendo dati e analisi per “supportare decisioni informate nei settori chiave”. Basti dire che il sondaggio AP-NORC sarebbe noto alla Casa Bianca e, forse, gli aiutanti di Obama potrebbero anche averne attirato l’attenzione. Come Obama dovrebbe vedere i risultati sorprendenti del sondaggio AP-NORC? Evidentemente, il sondaggio mostra che la sua politica verso la Russia è sbagliata. Se la speranza era che con le sanzioni, l’economia russa svanisse e aumentasse la disaffezione popolare verso Putin, a sua volta ponendo fine alla vita politica del leader russo, beh le cose vanno male. Oggettivamente parlando, il popolo russo è più o meno soddisfatto delle politiche di Putin. E il piano di Obama per separare abilmente il leader russo dal suo popolo è andato terribilmente storto. Putin in realtà gode di una popolarità che è più che doppia di quella di Obama. Sedicenti esperti sulla Russia degli Stati Uniti prevedevano crepe nel sistema russo. Ma nulla di ciò è accaduto. Ciò che vede Obama è che il popolo russo è assai diverso da quello statunitense, che ignora ciò che accade nel mondo. Il popolo russo è alfabetizzato e politicamente consapevole, grazie al retaggio sovietico, sa che la ‘strategia del contenimento’ degli Stati Uniti verso della Russia è solo l’espansione della NATO. Sa che la crisi dell’Ucraina è una lotta esistenziale per l’equilibrio strategico con gli USA. Così vuole che Putin continui.
Putin intende sfruttare la sua popolarità per realizzare qualcosa che gli sta a cuore, la ristrutturazione dell’economia russa riducendone la forte dipendenza del reddito petrolifero. Si tratta di un lungo cammino, ma la riforma è nell’aria. L’indirizzo di Putin al consiglio dei ministri al Cremlino non lascia dubbi che la Russia ci lavora. È vero, l’economia russa è in difficoltà, ma a parte i propagandisti occidentali che presentano visioni apocalittiche, nessuno si aspetta seriamente che l’economia russa sia piegata. Tutto sommato, Obama affronta una sfida intellettuale formidabile. Spaccia sempre più le stesse spacconate irragionevoli per far passare la sua politica verso la Russia anche il prossimo anno? Se è così, cosa spera di ottenere? Ormai è ampiamente accettato dagli esperti statunitensi che Putin non vacilla. Cosa significa tale tardiva comprensione? Può solo significare che tale confronto, a meno che finisca ora, potrebbe entrare in una pericolosa spirale della tensione. La dinamica è inconfondibile. Tuttavia Obama ha appena firmato il disegno di legge che l’abilita ad imporre ulteriori sanzioni alla Russia e, peggio ancora, a dare all’Ucraina 350 milioni dollari in armi. Putin, e il popolo russo, sono convinti più che mai che Obama punta a un cambio di regime in Russia. Ma il cambio di regime è, chiaramente, qualcosa che il popolo russo non vuole, secondo il sondaggio AP-NORC. Dove va Obama? Senza dubbio, la Russia è una delle principali sfide in politica estera per Obama ed è inconcepibile che un intellettuale come lui voglia passare nella storia con la reputazione dubbia di essere il presidente degli Stati Uniti premio Nobel che ha riacceso la guerra fredda.

obama_bows_putin_APTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il cyber-attacco preventivo degli USA alla Corea democratica avrà gravi conseguenze

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/12/2014USmilitaryOUTGli Stati Uniti hanno utilizzato le più inconsistenti prove per giustificare un attacco massiccio al rudimentale servizio internet della Repubblica democratica popolare di Corea. Con il lancio di ciò che equivale a un attivo cyber-attacco contro la Corea democratica, una potenza nucleare, l’amministrazione Obama ha ancora una volta dimostrato di essere più adatta a usare la forza che la diplomazia, e le spacconate al ragionamento. Quando si tratta di brandire l’arsenale degli USA, che si tratta di armi tradizionali o cyber-armi, Barack Obama non è diverso dal suo predecessore guerrafondaio George W. Bush. Anche gli svolazzi retorici di Obama corrispondono a quelli di Bush. Rispondendo alla presunta pirateria informatica della Corea democratica alla rete dei computer della Sony Pictures, per la prevista proiezione a Natale della commediola “The Interview”, dove un carro armato uccide il leader nordcoreano Kim Jong Un. Obama ha detto che gli Stati Uniti avrebbero risposto “nel luogo, tempo e modi che abbiamo scelto”. A quanto pare, la risposta è venuta sotto forma di attacco dell’US Cyber Command alle poche connessioni Internet che la Corea democratica mantiene con il resto del mondo. La maggior parte della connettività globale della Corea democratica avviene tramite server nella città cinese di Shenyang. La Corea democratica non aveva connettività diretta con Internet fino al 2010. Vi sono tutte le indicazioni che la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, così come il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, abbiano collaborato con i dirigenti della Sony Pictures, produttori di “The Interview” come operazione di “soft power” per minare il governo della Corea democratica. Un certo numero di DVD pirata attraversa il confine Cina-Corea democratica dove i cittadini nordcoreani normalmente sono esclusi dalla visione di film occidentali. La CIA e il suo contraente privato prediletto, la RAND Corporation di Santa Monica, in California, hanno riconosciuto il “soft power” nella cultura popolare degli Stati Uniti integrandone l’impiego nelle operazioni d’intelligence degli Stati Uniti. La diffusione nel 2012 su YouTube del “trailer” del film anti-islamico “The Innocence of Muslims”, aveva tutte le caratteristiche di una provocazione delle intelligence statunitense e israeliana per sfruttare le già tese proteste di piazza dall’Egitto e Libia a Yemen e Pakistan. A seguito delle informazioni raccolte dalle e-mail violate dei vertici della Sony Pictures di Culver City, California, e della Sony Corporation di Tokyo, la responsabilità politica e delle agenzie di intelligence nella produzione e distribuzione programmata di “The Interview” diventa cristallina. E’ anche abbondantemente evidente che i responsabili dell’hacking dei computer Sony avessero informazioni che avrebbero potuto ottenere solo addetti ai lavori della Sony o delle agenzie d’intelligence statunitensi. Le informazioni in possesso degli “hacker” includevano password amministrative e di sicurezza e altre credenziali privilegiate. Ci sono anche scarse prove che il gruppo di hacker che ha rivendicato la fuga di numerosi file della Sony Pictures, “I Guardiani della Pace”, sia legato alla Corea democratica.
Sony Corporation è sotto pressione da parte del governo del Giappone a causa dei negoziati molto sensibili tra Tokyo e Pyongyang sul rimpatrio di cittadini giapponesi, per lo più della città di Niigata, rapiti dalla Corea democratica negli anni ’70. Le delicate trattative tra Tokyo e Pyongyang sono incentrate sul numero di sequestrati che devono essere rimpatriati. Mentre Corea democratica e Giappone concordano sul numero dei rapiti giapponesi, meno di 20, altri rapporti indicano che sarebbero centinaia. Mentre la Corea democratica si preparava per consegnare a Tokyo una lista di 883 rapiti, numero che ha stupito il governo giapponese del primo ministro Shinzo Abe, Sony Pictures ha annunciato la distribuzione di “The Interview” il 25 dicembre. Il film, che ha per stelle i tristi e arroganti sostenitori dell’Israel Defense Force Seth Rogen e James Franco, è carico di stereotipi anti-asiatici e sciovinismo americanista. Quando i dettagli del film sono fuoriusciti, non da parte degli hacker ma dalle pagine di Hollywood Reporter e Variety, Sony e il governo giapponese si sono preoccupati. La scena più raccapricciante del film mostra la testa di Kim fatta a pezzi da un carro armato, spargendo materia cerebrale, pezzi di cranio, capelli e carne carbonizzata. I due personaggi principali, interpretati da Rogen e Franco, sono presumibilmente assunti dalla CIA per uccidere Kim Jong Un, dopo esser stati invitati a intervistare il leader nordcoreano. Secondo le e-mail trapelate della Sony, i dirigenti della sede centrale di Sony tentavano di frenare la libera gestione della divisione di City Culver e modificare il contenuto del film che avrebbe infiammato il governo della Corea democratica. Su pressione del governo Abe a ritirare “The Interview”, i dirigenti della Sony iniziarono a fare presente le loro riserve alla divisione intrattenimento della società a Culver City. I bigotti media aziendali statunitensi, legati a Hollywood tramite i legami aziendali di Fox News, MSNBC, CNN e “Tinsel Town”, si sono lamentari di come gli Stati Uniti siano preda del bullismo del dittatore della Corea del Nord. La CIA è salita sul carro invocando maggiore sorveglianza del cyberspazio. E senza alcuna prova, anche circostanziale, il Federal Bureau of Investigation ha accusato la Corea democratica del cyber-assalto alla Sony. La Corea democratica è il cyber-spauracchio favorito dal complesso militar-spionistico degli Stati Uniti che la classifica con Russia e Cina per creare “cyber-nemici”.
POSTER DEPICTING NORTH KOREAN MILITARY POWER DEFEATING US IS DISPLAYED IN PYONGYANGLe e-mail hackerate della Sony mostrano lo scambio tra l’“esperto” sulla Corea democratica della RAND Corporation Bruce Bennett e il presidente e CEO della Sony Pictures Entertainment Michael Lynton. Bennett ha detto di aver esaminato la scena finale in cui la testa di Kim saltava e credeva che il DVD del film, una volta contrabbandato in Corea democratica, avrebbe avuto un impatto in Corea potendo accelerare l’assassinio del vero Kim e innescare il rovesciamento del governo della Corea democratica. La RAND Corporation era ed è un’importanta aziende della CIA. Bennett è il consulente sulla Corea democratica della RAND i cui consigli sono richiesti dai finanziatori della RAND, CIA, US Cyber-Command (affiliato alla National Security Agency) e Pentagono. Lynton rispose a Bennett dicendo che la scena della morte di Kim era stata approvata da un alto funzionario del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dall’inviato speciale degli Stati Uniti per i diritti umani in Corea democratica, l’ambasciatore Robert King. Le email diffuse indicano che l’alto funzionario della Sony ha poi contattato Daniel Russel, assistente Segretario di Stato per l’Asia Orientale e il Pacifico. A giugno, la co-presidente di Sony Pictures Entertainment Amy Pascal, il cui razzismo verso il presidente Obama appare nelle e-mail rivelate dagli hacker “I Guardiani della Pace”, inviò una e-mail al vicepresidente della Sony Pictures Jeff Black con un ordine urgente: “dobbiamo far uscire da qui il nome della sonys [sic] al più presto”. Pascal esortava a cancellare la scena della morte orribile di Kim che RAND e dipartimento di Stato volevano rimanesse, e confezionare una versione meno violenta di “The Interview” da distribuire con la sussidiaria della Sony, la Columbia Pictures. Lynton inoltre convenne che la scena della morte dovesse sparire: “Sì, possiamo essere carini qui. Ciò che vogliamo veramente non è il volto che esplode, in realtà non vederlo morire. Uno sguardo d’orrore all’avvicinarsi del fuoco è probabilmente ciò che ci serve”. E’ chiaro che i dirigenti della Sony in Giappone fecero pressione sulla divisione per abbandonare la scena, se non l’intero film. Kaz Hirai, presidente della Sony in Giappone, non voleva la scena della morte di Kim. Le sue preoccupazioni coincidevano con le trattative delicate tra Giappone e Corea democratica sui giapponesi rapiti. Tuttavia, emerge dalle e-mail trapelate che l’arrogante supporter delle IDF, la co-star Rogen, s’era infuriato nell’abbandono della scena della morte. Rogen, un noto sostenitore delle atrocità dell’esercito israeliano a Gaza e altrove, si è anche opposto al piano del capo della Sony, Hirai. Con i cartelloni teatrali che toglievano la prevista premiere di “The Interview” del 25 dicembre, Rogen e Franco hanno istigato i loro “glitterati” amici a condannare la censura. I proprietari del teatro si erano detti preoccupati da non precisate minacce “terroristiche” contro i teatri che proiettavano il film. Utili idioti come George Clooney e Bill Maher si sono mobilitati a difesa del film. Va sottolineato che l’operazione VICE di Maher, della HBO, è penetrata in Corea democratica con la scusa di documentare il viaggio del giocatore di basket Dennis Rodman per incontrare Kim. Non vi è dubbio che VICE, che accede ai campi di battaglia di tutto il mondo, sia un’altra operazione d’intelligence degli Stati Uniti con Hollywood come copertura.
La Corea democratica s’è offerta di condurre un’indagine congiunta con gli Stati Uniti sull’hackeraggio della Sony. Washington l’ha respinta immediatamente. Nessuno dell’amministrazione Obama vuole mostrare le impronte digitali degli Stati Uniti nel film di propaganda “The Interview”, meno di tutti alla RPDC. Lsabota negazione inaudita degli attacchi alle reti dei computer della Corea democratica spacciata da “risposta proporzionale” degli USA all’attacco alla Sony, ha innescato l’hacking dei computer dell’operatore dei reattori nucleari della Corea del Sud, Korean Hydro Nuclear Power Company (KHNP). Proprio come le sanzioni economiche contro la Russia hanno innescato una crisi finanziaria europea e mondiale, l’attivo cyber-attacco di Washington alla Corea democratica avrà conseguenze di vasta portata. L’amministrazione Obama, come il suo predecessore, dimostra al mondo che gli USA non sono affidabili con i loro adorati “giocattoli da guerra”.

Bruce Bennett: 'esperto' della CIA sulla Corea e nullità umana.

Bruce Bennett: ‘esperto’ della CIA sulla Corea e nullità umana.

Robert King: l'inviato speciale statunitense per i diritti umani in Corea democratica, che invoca l'assassinio del leader della Corea democratica e il rovesciamento armato del governo nordcoreano.

Robert King: l’inviato speciale statunitense per i ‘diritti umani in Corea democratica’, che invoca l’assassinio del leader della Corea democratica e il rovesciamento armato del governo nordcoreano.

Bill Maher: ideatore e padrone della serie giornalistica VICE, copertura globale delle operazioni della CIA.

Bill Maher: ideatore e padrone della serie giornalistica VICE, copertura globale delle operazioni della CIA.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Sud Africa nega il visto al Dalai Lama? Mai sprecare un’opportunità per diffondere propaganda della CIA

Christof Lehmann, Nsnbc, 08/09/2014

Il Sud Africa avrebbe negato il visto a Tenzin Gyatso, alias Dalai Lama, che voleva entrare nel Paese per partecipare alla 14° conferenza dei vincitori del Premio Nobel. Il governo cinese e quello sudafricano considerano Tenzin Gyatso un esule che sfrutta una copertura religiosa per tentare di sovvertire l’integrità territoriale e politica della Cina. Il Dalai Lama e gli altri monaci tibetani in esilio, hanno una lunga e ben documentata cooperazione con la CIA.

12dalailama1La comunità buddista internazionale, tra cui la maggioranza dei tibetani buddisti, considera da tempo il Dalai Lama e il cosiddetto governo tibetano in esilio dei reietti che contaminano la religione buddista, come i voti e gli obblighi dei monaci, la cui vita dovrebbe concentrarsi sullo spirituale ed illuminare la comunità, piuttosto che avere incarichi politici, viaggiando come diplomatici in alberghi di lusso ed istigando insurrezioni armate con l’aiuto dei servizi segreti stranieri. Anche il numero di praticanti del buddismo tibetano, che negli Stati Uniti e in Europa si svegliano su tali evidenti incongruenze, aumenta nonostante il budget miliardario dei film di propaganda di Hollywood.
Il Ministero degli Esteri sudafricano ha detto che la sua Alta Commissione in India ha ricevuto una domanda di visto, ma ha negato sia stata respinta, aggiungendo che era oggetto di normale procedimento. Il Dalai Lama avrebbe poi annullato il viaggio. L’agenzia Reuters, tuttavia, cita un rappresentante in Sud Africa del Dalai Lama, Nangsa Chodon, dire “Abbiamo saputo informalmente che a Sua Santità non sarà possibile avere il visto“. Gyatzo avrebbe poi annullato il previsto viaggio. Né Reuters, né il rappresentante sudafricano di “Sua Santità” hanno fornito prove a sostegno della tesi che il governo sudafricano s’è rifiutato di rilasciare il visto e che la richiesta del Dalai Lama sia stata gestita diversamente dalle domande di visto di altri viaggiatori. Tale circostanza, tuttavia, non impedisce a Reuters di pubblicare un articolo dal titolo “Il Sud Africa ancora nega al Dalai Lama il visto”. The Guardian segue affermando “Al Dalai Lama negato il visto per l’Africa Summit Nobel”. ABC, sulla base di AP riprende “Al Dalai Lama nuovamente rifiutato il visto per il Sud Africa“. Supponendo che il Ministero degli Esteri sudafricano abbia utilizzato canali non ufficiali per comunicare che difficilmente Tenzin Gyatzo, alias Dalai Lama, avrebbe avuto il visto, come sostenuto da Nagsa Chodon, il Ministero degli Esteri sudafricano avrebbe voluto risparmiare a “Sua Santità” l’imbarazzo di affermare pubblicamente perché non avrebbe avuto il visto.
Una questione aperta discussa dai buddisti di tutto il mondo è come un monaco possa essere un re? Non è coerente anche con il più elementare insegnamento o Dharma buddhista. Un altro problema potrebbe essere il fatto che il premio Nobel per la pace ha sostenuto attivamente l’insurrezione secessionista armata appoggiata dalla CIA, come riportato da Süddeutsche Zeitung e molti altri.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest'uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest’uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Riguardo l’Africa, si può dire che la reti di buddisti tibetani esiliati accusavano la Cina di genocidio in Darfur fino alle Olimpiadi del 2008, e numerose altre diffamazioni contro il Sud Africa, alleato della Cina nei BRICS, grata per la posizione del Sudafrica verso il re-monaco in esilio. Un articolo ben documentato dal titolo “La diffamazione collettiva del Dalai Lama contro la Cina” contiene numerosi riferimenti a ricerche che documentano come le accuse che vanno dal genocidio a pulizia etnica, infanticidio, sterilizzazione forzata, genocidio culturale siano infondate e che nessuna prova a sostegno è stata mostrata trattandosi di propaganda diffamatoria. Un altro, articolo ben documentato, intitolato “La verità sull’auto-immolazione: il buddismo tibetano rapito dalla politica“, smonta i tanti articoli sulle auto-immolazioni causate da oppressione religiosa e politica come ennesima truffa propagandistica condotta contro la Cina, abusando delle buone intenzioni dei buddisti nel mondo per scopi politici.
Considerando la serie di vincitori del Premio Nobel per la Pace, tra cui Henry Kissinger, Barak Obama e Tenzin Gyatso, è sorprendente che il Sudafrica ospiti un incontro di tali premiati. Perché non lasciare che si riuniscano presso gli stabilimenti chimici Nobel in Norvegia, specializzati nella produzione dalla dinamite ai propellenti ed esplosivi a base di azoto, invece?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nashya-chan: come distruggere con un tratto di matita la propaganda BAO (Blocco Americanista-Occidentalista)

Alessandro Lattanzio, 26 marzo 2014

Natalia_Poklonskaya_by_phanc002Con la nomina del nuovo procuratore generale della Repubblica Autonoma di Crimea, Natalija Pokhlonskaja, Mosca infligge un notevole colpo alla propaganda mediatica occidentalista-hollywoodiana rappresentata dall’orridume delle Femen, le cubiste dell’imperialismo del XXI secolo, che i loro referenti e mandanti (e mezzani), Radio Free Europe/Liberty (ovvero la CIA) e George Soros, finanziatore di ogni golpe colorato mascherato da carnevalata giovanil-democratica, nonché loro agente presso i mass media occidentali, soprattutto presso organi come MTV (finanziata da Soros stesso) e RAI3/TG3, utilizzano per spacciare in modo mirato e sistematico presso il pubblico o segmenti specifici del pubblico occidentale, la paccottiglia vomitata dai ‘pensatoi’ massmediatici anglosassoni. La pornografia integralista rappresentata dalle Femen, affiancata da un invertitismo sessuale/di genere elevato a modello totalitario di vita, sono le ultime armi mediatiche impiegate dall’industria della disinformazione occidentale/occidentalista. Armi, però, spuntate, poiché ideate per un pubblico esclusivamente occidentalista dal pensiero ottusamente occidento-centrico di cui sono preda le dirigenze atlantiste, della NATO e dell’UE,  impedendogli antropologicamente di comprendere che presso la vasta maggioranza del resto del mondo, al di fuori dei confini dei salotti più o meno alternativi della NATO/UE, le Femen vengono percepite semplicemente per quel che sono, delle prostitute, mentre il discorso integralista sull’omosessualità militante e interventista non può scalfire di certo gli ambiti socio-culturali esterni al Non-mondo occidentale. Si pensi ai viados e ai transgender presenti e accettati in realtà come il Brasile o la Thailandia. Figurarsi quale sconvolgimento potrebbero mai procurare in queste regioni le chiacchiere sul ‘matrimonio per tutti’ e altra consimile réclame televisiva. E in certe regioni, in Africa od Oceania, per esempio, merito anche dell’ideologia religiosa americanista spacciatavi, essere di gusti sessuali alternativi è realmente un gravissimo rischio.
Tornando su Nashya-chan, infatti, il fenomeno che in questi giorni la vede oggetto dell’interesse degli ‘otaku’ di tutto il mondo è merito, non a caso, dei giapponesi, che nonostante la presenza materiale degli USA nel loro Paese, sono riusciti a produrre un sistema massmediatico e culturale nazional-popolare autenticamente indipendente e distinto dalla macchina disinfo-mediatica di Hollywood.
Se l’imperialismo culturale americanista ha deciso d’incentrare il proprio apparato sull’immagine ‘realistica’ degli esseri umani (o meglio, sulle figure degli attori che interpretano film, telefilm, soap opera), in realtà riflettendo solo una stilizzazione oltraggiosamente appiattita e schematica dal gretto scopo utilitaristico, nemico/amico, american/unamerican sul piano politico, o per segmenti di mercato sul piano economico; in Giappone, invece, si è deciso di puntare sull’animazione. Sebbene la potente industria degli Anime del Giappone sia nata negli anni ’60, essa si basa su un retaggio ultrasecolare. In Giappone è assai diffusa la produzione dei Manga, la formula locale dei fumetti occidentali, ma dal carattere assai più libero e democratico poiché non si tratta soltanto si usufruire della produzione, ma di parteciparvi direttamente. Gli autori di Manga in Giappone sono migliaia; e a migliaia si cimentano nella realizzazione di tali serie non solo nel disegno dei personaggi, ma anche nella sceneggiatura e nella elaborazione caratteriale dei personaggi, spesso, quasi sempre, molto più profondi e umani delle macchiette hollywoodiane spacciate dai media occidentalisti. Umani a una dimensione contro personaggi disegnati che assumono quadridimensionalità grazie ai loro creatori ed autori, che come detto, sono gli eredi di una pratica ultrasecolare. Il Giappone dal 1608 al 1868 visse in pace, senza partecipare a guerre o subire particolari tumulti. I samurai, disoccupati, quindi iniziarono a posare la katana per dedicarsi ai libri, a studiarli e a scriverli. La lettura divenne un’occupazione nazionale e popolare. Ed oggi, come già indicato, questa tradizione si riflette sugli autori di Manga (i mangaka); e i Manga a loro volta sono alla base del 90% degli Anime (le animazioni) prodotti in Giappone. Come detto, l’imponente industria dell’animazione giapponese nacque negli anni ’60, anche con un indiretto imput sovietico, ma è esplosa nel 1995, quando l’industria subì un notevole processo di ristrutturazione, infatti da allora sono stati prodotti oltre 3000 serie di Anime, su un totale di circa 6000 serie prodotte in 50 anni.
E Nashya-chan, Natalija Pokhlonskaja, che c’entra?
Natalia-Poklonskaya6x Quasi sempre, le protagoniste oggettive e soggettive dei Manga/Anime sono le ragazze, le donne. Ovviamente la donna concepita nel pur moderno Giappone contemporaneo, difficilmente riflette l’idealtipo occidentalista, men che meno oggi, anche nei casi più estremi, quando si tratta perfino di guerriere terrestri o aliene, soldatesse di eserciti immaginari, o meno, raffigurate nella panoplia quasi infinita di caratteri e generi presenti nella produzione dei Manga/Anime: in sostanza il personaggio, donna, ma anche uomo, perfino nelle controfigure malvagie, viene sempre tenuta nell’ambito della dimensione umana, al contrario dei personaggi-monstre hollywoodiani. Quindi, una figura come il Procuratore Generale di Crimea Natalija Pokhlonskaja, non poteva non attrarre l’interesse dei mangaka del lontano Giappone dal tradizionalismo futuristico. L’aspetto di donna in divisa, con poteri, ma che apparendo con netta immagine di donna, resta nella sua dimensione umana. E’ questo che ha intrigato la produzione nazional-popolare giapponese, riflessa poi sul sempre più ampio pubblico mondiale dei Manga/Anime. Una fortuna che riguarda l’estranea Pokhlonskaja e che invece ignora le laide professioniste dell’immagine quali Femen, Madonna, Lady Gaga o Mily Cyrus, il cui squallore mai concederà loro l’onore di divenire acclamati personaggi dell’universo Manga/Anime. Quindi non a caso proviene dall’oriente questo notevole colpo mediatico del mondo multipolare, oramai sempre più esausto dell’invasione mediatico-disinformativa hollywoodiano-atlantista.

Il viso fresco di Poklonskaja, che parla alla stampa circondata da microfoni ha ispirato i fan-art giapponesi e russi. La maggior parte delle immagini sono disegnate nello stile manga enfatizzandone grottescamente l’aspetto “simpatico” o “kawaii” di Pokhlonskaja. Dopo la prima apparizione sul repository mangaka giapponese Pixiv, le immagini si sono diffuse viralmente sui forum RuNet e imageboards, come Pikabu.ru, ispirandone varianti memetiche.
_natalia_poklonskaya__by_mikhailn-d7babnu L’11 marzo 2014, Pokhlonskaja è stata nominata Procuratore Generale della Repubblica Autonoma di Crimea e alla prima apparizione a una conferenza stampa definì i golpisti ucraini “diavoli di cenere“; il video venne caricato su YouTube. Non sapeva che avrebbe fatto sensazione su Internet, durante quella notte e nel lontano Giappone, dove non capendo una parola di ciò che diceva, sarebbe stata ammirata non per quello che era diventata, ma per come appariva. Infatti, il 13 marzo, il video venne ricaricato sul canale giapponese YouTubi News, ricevendo così 228000 visualizzazioni e 120 commenti nei primi quattro giorni. Il 15 marzo, il notiziario giapponese RocketNews24 postò diverse foto di Pokhlonskaja e riferì del fandom sul pubblico ministero formatosi tra i netizen giapponesi. Il 16 marzo, su Lowyat Forum venne creato un thread su Pokhlonskaja, indicandola come “nuovo procuratore sexy di Putin“, e il giorno seguente sulla pagina Facebook della comunità venne lanciata la pagina dal titolo “Natalia Poklonskaya“, con numerose foto ed illustrazioni del procuratore di Crimea. Nelle prime 20 ore, la pagina raccolse 1400 mi piace. Il 18 marzo, un thread su Pokhlonskaja fu creato nella pagina internazionale di 4chan la più importante comunità anglofona online del Giappone, con oltre 700000 messaggi al giorno emessi da circa sette milioni di visitatori quotidiani. “È assai più probabile vedere vecchi stoici con impressionanti uniformi sedersi dietro dei microfoni durante le conferenze stampa del mondo reale, piuttosto che attraenti giovani donne ai vertici militari/governativi, molto più abbondanti nel mondo degli anime. Nelle ultime stagioni ne abbiamo viste molte:
Premier New JOIR Sashinami Shouko (Valvrave)
Ammiraglio Ridgett (Suisei no Gargantia)
Tenente/Capitano Vicecomandante in capo Amane (Majestic Prince)
Direttrice Chouno Ami (Girls und Panzer)
Tenente Takamura Yui (Muv-Luv Alternative)”
Ma anche l’ex-premier ucraina Julija Timoshenko ebbe l’onore di esser oggetto di un anime, nel ruolo di boss mafioso:tymosh-animeFonti:
Rabujoi
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