Lo Stato Profondo, da JFK a Trump

Ray McGovern, Consortium News 30 ottobre 2017

Kennedy e Allen Dulles

Era l’estate 1963, quando un alto funzionario della direzione operativa della CIA trascinò la nostra classe di Junior Officer Trainee (JOT) in una sfrenata battaglia contro il presidente John F. Kennedy, accusato tra l’altro di codardia per aver rifiutato di mandare le forze armate statunitensi a salvare i ribelli cubani inchiodati nell’invasione della CIA sulla Baia dei porci, soffocando la possibilità di cacciare dal potere il leader comunista di Cuba Fidel Castro. Sembrava strano che un funzionario della CIA pronunciasse tali critiche su un presidente in carica nel corso di formazione di chi era stato scelto come futuro dirigente della CIA. Mi ricordo di aver pensato: “Questo è sconvolto; avrebbe ucciso Kennedy, data la possibilità”. Il nostro docente speciale era simile a E. Howard Hunt, ma più di mezzo secolo dopo non posso essere sicuro che fosse lui. Le nostre note di tale formazione/indottrinamento furono classificate e mantenute sotto chiave. Alla fine del nostro orientamento JOT, i dirigenti dell’agenzia dovettero fare la scelta fondamentale tra l’adesione alla direzione per l’analisi o la direzione delle operazioni in cui i funzionari dirigono le spie e organizzano i cambi di regime (come chiamavano il processo per rovesciare governi). Scelsi la Direzione per l’analisi e, una volta entrato nella nuova sede di Langley, Virginia, mi sembrò strano che i tornelli da stadio impedissero agli analisti di andare sul “lato operativo della casa” e viceversa. La verità ci fu detta, non fummo mai una famiglia felice. Non posso parlare per i miei colleghi analisti agli inizi degli anni Sessanta, ma non mi accorsi mai che gli operatori dall’altro lato dei tornelli potessero assassinare un presidente, il presidente che osò fare qualcosa per il Paese, ciò che portò molti di noi a Washington, in primo luogo. Ma, salvo l’emergere di un coraggioso patriota come Daniel Ellsberg, Chelsea Manning o Edward Snowden, non mi aspetto di vivere abbastanza a lungo per sapere chi orchestrò l’assassinio di JFK. Eppure, in un certo senso, queste particolarità sembrano meno importanti di due gravi lezioni apprese: 1) Se un Presidente può affrontare la forte pressione dell’élite al potere e cerca la pace cogli stranieri percepiti nemici, allora tutto è possibile. Il buio sull’omicidio di Kennedy non dovrebbe oscurare la luce di questa verità fondamentale; e 2) esistono molte prove indicare l’esecuzione dello Stato di un presidente disposto ad assumere enormi rischi per la pace. Mentre nessun presidente post-Kennedy può ignorare tale dura realtà, resta possibile che un futuro presidente con la visione e il coraggio di JFK possa cercare tale probabilità, in particolare con l’impero USA che si disintegra e dal crescente malcontento interno. Spero di esserci il prossimo aprile, alla fine dei 180 giorni per il rilascio dei rimanenti documenti su JFK. Ma, in assenza di un cortese segretario, non sarei sorpreso di vedere ad aprile sul Washington Post un titolo simile a quello di sabato: “File JFK: la promessa di rivelazioni sventata da CIA e FBI“.

La nuova dilazione è il fatto
Avreste pensato che 54 anni dopo l’assassinio di Kennedy per le strade di Dallas, e dopo aver saputo del quarto di secolo di scadenza presunta per il rilascio dei file JFK, che CIA ed FBI abbiano bisogno di altri sei mesi per decidere quali segreti ancora nascondere? Il giornalista Caitlin Johnstone fa centro sottolineando che la più grande rivelazione del rilascio limitato della scorsa settimana dei file JFK è “il fatto che FBI e CIA hanno ancora disperatamente bisogno di tenere segreto qualcosa accaduto 54 anni fa“. Ciò che è stato rilasciato il 26 ottobre è una piccola frazione di ciò rimasto segreto negli archivi nazionali. Per scoprirlo, è necessario apprezzare la tradizione politica statunitense da 70 anni, che andrebbe chiamata “paura degli spettri”. Che CIA ed FBI stiano ancora scegliendo ciò che dovremmo vedere riguardo chi uccise John Kennedy sembra insolito, ma c’è un precedente. Dopo l’assassinio di JFK, il 22 novembre 1963, l’ammanicato Allen Dulles, che Kennedy aveva licenziato da direttore della CIA dopo la scottatura della Baia dei Porci, si nominò alla Commissione Warren e guidò l’indagine dell’omicidio di JFK. Diventando capo de facto della Commissione, Dulles era perfettamente disposto a proteggere se stesso e accoliti se alcuni commissari o investigatori fossero stati tentati d’interrogarsi se Dulles e CIA avessero avuto un ruolo nell’assassinio di Kennedy. Quando alcuni giornalisti indipendenti soccombettero a tale tentazione, furono immediatamente designati, indovinate, “cospirazionisti”. E così rimane la grande domanda: Allen Dulles ed altri della CIA “sequestrarono” l’assassinio di John Kennedy e la successiva insabbiatura? A mio avviso e vedendo molti esperti investigatori, la migliore dissezione delle prove sull’omicidio appare nel libro di James Douglass del 2008, JFK e l’Innominabile: Perché è morto e per cosa. Dopo l’aggiornamento e l’allestimento di prove abbondanti, ed ulteriori interviste, Douglass conclude che la risposta alla grande domanda è Sì. La lettura del libro di Douglass oggi può aiutare a spiegare perché tanti dati sono ancora trattenuti, anche in forma ridotta, e perché anzi non potremo mai vederli nella loro interezza.

Truman: il Frankenstein della CIA?
Quando Kennedy fu assassinato, all’ex-presidente Harry Truman, come a molti altri, avranno ricordato che i decaduti Allen Dulles ed accoliti avrebbero potuto cacciare un presidente che ritenevano morbido verso il comunismo e contrario allo Stato profondo dell’epoca. Per non parlare del vendicativo desiderio di ritorsione per la risposta di Kennedy al fiasco della Baia dei Porci. (Paragoni col licenziamento di Allen Dulles e altri epigoni della CIA e dello Stato profondo, per quel fiasco, non ce ne sono). Esattamente un mese dopo la morte di John Kennedy, il Washington Post pubblicò un opuscolo di Harry Truman intitolato “Limitare il ruolo della CIA nell’intelligence“. La prima frase dice: “Penso che sia necessario esaminare nuovamente scopo ed operazioni della nostra Agenzia d’Intelligence Centrale“. Stranamente, l’articolo apparve solo nell’edizione iniziale del Post del 22 dicembre 1963. Fu poi escluso dalle edizioni successive e, nonostante l’autore fosse il presidente responsabile della costituzione della CIA nel 1947, l’articolo fu ignorato da tutti i media. Truman credeva chiaramente che l’agenzia di spionaggio seguisse ciò che pensava fosse una via inquietante. Iniziò sottolineando “il motivo originale per cui ritenni necessario organizzare questa Agenzia… e ciò che mi aspettavo facesse“. Sarebbe stata “incaricata di raccogliere tutte le segnalazioni d’intelligence da ogni fonte disponibile e questi rapporti mi giunsero come Presidente senza trattamento od interpretazioni del Dipartimento“. Truman passò rapidamente a una delle cose principali che chiaramente lo disturbavano, scrivendo “la cosa più importante era badare alla possibilità che l’intelligence venisse usata per influenzare o portare il presidente a decisioni sbagliate“. Non fu difficile vedervi un riferimento a come uno dei primi direttori dell’agenzia, Allen Dulles, cercò d’ingannare il presidente Kennedy per inviare forze statunitensi a salvare il gruppo di invasori finito sulla spiaggia della Baia dei porci nell’aprile 1961, senza alcuna possibilità di successo, senza il rapido impegno del supporto aereo e terrestre statunitense. La decisione del presidente Kennedy, presidente allora novizio, fu sostenuta da una “analisi” rosea che mostrava come questa puntata sulla spiaggia avrebbe suscitato una rivolta popolare contro Fidel Castro.Appoggiarsi sulla Baia dei porci
Allen Dulles si sentì offeso quando il giovane presidente Kennedy, entrando in carica, ebbe la temerità di mettere in discussione i piani della CIA per la Baia dei Porci, avviati dal presidente Dwight Eisenhower. Quando Kennedy chiarì che non avrebbe approvato l’uso delle forze da combattimento statunitensi, Dulles si spinse, con fiducia suprema, a costringere il presidente ad inviare truppe statunitensi in soccorso. Le note macchiate di caffè scritte da Allen Dulles furono scoperte dopo la morte e riportate dallo storico Lucien S. Vandenbroucke. Nelle sue note, Dulles spiegava che “quando le carte saranno sul tavolo“, Kennedy sarebbe stato costretto dalla “realtà della situazione” a concedere qualsiasi supporto militare “piuttosto che far fallire l’impresa“. L'”impresa” che per Dulles non poteva fallire era, ovviamente, il rovesciamento di Fidel Castro. Dopo aver montato parecchie operazioni fallite per assassinare Castro, questa volta Dulles intendeva prenderlo, con poca o nessuna attenzione su come i protettori di Castro a Mosca potessero reagire infine. (L’anno successivo i sovietici installarono missili nucleari a Cuba come deterrente contro una futura aggressione statunitense, portando alla crisi dei missili di Cuba). Nel 1961, gli sconcertanti capi di Stato Maggiore Riuniti, che l’allora vicesegretario di Stato George Ball descrisse come “fogna degli inganni”, volevano affrontare l’Unione Sovietica e almeno colpirla. (Si può ancora sentire la puzza di quella fogna in molti dei documenti pubblicati la scorsa settimana). Ma Kennedy mise la sicura alle armi, per così dire. Pochi mesi dopo l’invasione abortita di Cuba e il rifiuto di mandare l’esercito statunitense a salvarla, Kennedy licenziò Dulles e i suoi cospiratori e disse a un amico che voleva “fare la CIA in mille pezzi e spargerla ai venti“. Chiaramente, il disprezzo era reciproco. Quando JFK e l’Innominabile: Perché è morto e per cosa uscì, i media ne ebbero una reazione allergica e non lo commentarono. È certo però, che Barack Obama ne ricevesse una copia e che ciò potrebbe spiegarne in qualche misura la continua deferenza, anche timorosa, verso la CIA. Il timore per lo Stato Profondo sarebbe il motivo per cui il presidente Obama ritenne di lasciare liberi di agire torturatori e rapitori e lasciare i detenuti nelle prigioni segrete della CIA di Cheney/Bush, dicendo al suo primo capo della CIA Leon Panetta di essere l’avvocato dell’agenzia anziché la guida? È questo il motivo per cui Obama ritenne di non poter licenziare il dirigente dell’intelligence nazionale James Clapper, che dovette chiedere scusa al Congresso per aver dato testimonianze “chiaramente erronee” sotto giuramento nel marzo 2013? Il timore di Obama era dovuto al fatto che il direttore della National Security Agency, Keith Alexander. e la controparte dell’FBI, continuavano ad ingannare il popolo, anche se i documenti rilasciati da Edward Snowden li smascherarono, come Clapper, mentire sulle attività di sorveglianza del governo? È questo il motivo per cui Obama fece di tutto per proteggere il direttore della CIA John Brennan tentando di contrastare la pubblicazione dell’indagine completa del Comitato sull’Intelligence del Senato sulle torture della CIA, basata su cablo originali, e-mail e memorie del quartier generale dell’agenzia? (Vedasi qui e qui).Lo Stato profondo oggi
Molti statunitensi si aggrappano alla convinzione confortante che lo Stato profondo sia una finzione, almeno in una “democrazia” come gli Stati Uniti. I riferimenti ai poteri duraturi delle agenzie di sicurezza ed altre burocrazie chiave sono sostanzialmente negati dai media, che molti altri statunitensi sospettano essere una mera appendice dello Stato profondo. Ma a volte la realtà del potere filtra da qualche osservazione sfuggita da un insider di Washington, qualcuno come il senatore Chuck Schumer, democratico di New York, capo della minoranza al senato con 36 anni di esperienza al Congresso. Come tale è anche membro del Comitato sull’intelligence del senato, che dovrebbe avere l’autorità sull’intelligence. Durante un’intervista di Rachel Maddow della MSNBC, il 3 gennaio 2017, Schumer disse in modo tranquillo dei pericoli che attendevano il presidente Donald Trump se continuava ad “attaccare la comunità d’intelligence“. Lei e Schumer discutevano sui decisi tweet di Trump riguardo l’intelligence degli Stati Uniti e le prove dell'”hackeraggio russo” (che Schumer e Maddow consideravano un fatto). Schumer disse: “Lasci che le dica, se attacca la comunità d’intelligence, avrà sei modi da domenica per risponderle. Quindi anche per un uomo d’affari pratico, presumibilmente duro, è davvero stupido farlo“. Tre giorni dopo l’intervista, i capi dell’intelligence del presidente Obama rilasciarono una “valutazione” praticamente senza prove, affermando che il Cremlino aveva ingaggiato un’operazione segreta per mettere al potere Trump, alimentando lo “scandalo” contro la presidenza Trump. Il procuratore speciale Robert Mueller accusò il responsabile della campagna di Trump, Paul Manafort, di riciclaggio di denaro non dichiarato, evasione e lobbismo per conto di stranieri, apparentemente nella speranza che Manafort fornisse prove contro Trump. Quindi, il presidente Trump è in carica da abbastanza tempo per aver capito il gioco e i “sei modi da domenica” che ha la comunità d’intelligence per “risponderti”. Appare intimidito come il presidente Obama. L’imbarazzante acquiescenza di Trump all’opposizione dell’ultimo minuto dello Stato profondo al rilascio dei file JFK è semplicemente l’ultimo segnale che anche lui è controllato da ciò che i sovietici chiamavano “gli organi della sicurezza dello Stato“.Ray McGovern lavora con la Chiesa ecumenica del Salvatore a Washington. Durante i 27 anni di carriera nella CIA, preparò le relazioni quotidiane per i presidenti Nixon, Ford e Reagan e diresse i briefing diretti nelle mattine dal 1981 al 1985. È co-fondatore di Veterani dell’intelligence per l’equilibrio (VIPS).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Perché gli Stati Uniti sono il Quarto Reich

Finian Cunningham, SCF 27.09.2017La dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Trump all’ONU di voler “distruggere totalmente” la Corea democratica e la sua declamazione della forza militare statunitense sono pari all’invocazione alla “Guerra Totale” del Terzo Reich. La facilità con cui Trump e i suoi funzionari parlano di “opzioni militari” verso la Corea democratica e qualsiasi altra nazione che gli si oppone, non è solo una violazione della Carta delle Nazioni Unite, ma anche dei principi del diritto internazionale stabiliti al processo di Norimberga dei capi nazisti. Ogni ricorso o minaccia di guerra che non sia per autodifesa è un'”aggressione”. Gli Stati Uniti del presidente Donald J Trump sono più che mai pronti ad accettare apertamente il “diritto” di dichiarare guerre. La sua affermazione isterica sull'”autodifesa” verso la Corea democratica è una cinica scusa per l’aggressione. Quando Trump dice che il leader della Corea democratica Kim Jong-un “non sarà in circolazione per molto”, è motivo ragionevole per i nordcoreani di credere che gli Stati Uniti “dichiarano guerra”, soprattutto nel contesto delle ripetute minacce da parte degli statunitensi di utilizzare “tutte le opzioni sul tavolo”. L’indiscutibile indirizzo di Trump all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è uno sconvolgente ripudio della missione ufficiale di creare la pace dell’ente mondiale. La bellicosità di Trump portava alcuni commentatori a confrontarla coi discorsi nazisti nei raduni di Norimberga nel 1938-39. L’autore Paul Craig Roberts l’ha riassunto in maniera sconcertante dicendo che gli Stati Uniti sono ora il Quarto Reich, i successori del Terzo Reich nazista. Quando qualcuno della statura di Paul Craig Roberts fa un’osservazione così grave, bisogna ascoltare. Non si tratta della mera iperbole sparata da un avventizio. Le credenziali di Roberts sono impeccabili. Ha lavorato nell’amministrazione Reagan negli anni ’80, come assistente del segretario del Dipartimento del Tesoro. Roberts ha anche lavorato come redattore del Wall Street Journal ed è un autore premiato. Per tale famoso autore dichiarare che gli Stati Uniti sono il “Quarto Reich” indica come il Rubicone sia stato attraversato dal Paese. La verità è però detta, gli Stati Uniti hanno da tempo passato il Rubicone per un territorio oscuro. Paragonare il potere statale statunitense con la Germania nazista non è mera metafora. C’è una connessione storica assai reale.
Quest’anno è il 70° anniversario della nascita dell’agenzia d’intelligence centrale (CIA) nel 1947 dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta della Germania nazista. Come ha recentemente osservato l’autore Douglas Valentine, la pietra miliare della CIA sono “70 anni di criminalità organizzata”. I dirigenti della CIA e del Pentagono degli Stati Uniti sono in vario modo i successori della Germania nazista. Migliaia di militari, agenti dell’intelligence, scienziati e ingegneri nazisti furono immediatamente assunti dal Pentagono e dalla nascente CIA dopo la Seconda guerra mondiale. L’operazione Paperclip, approvata dai Capi di Stato Maggiore Riuniti statunitensi alla fine del 1945 fu cruciale nell’adozione della tecnologia missilistica nazista. Il Maggiore delle SS Werner Von Braun e centinaia di altri esperti furono utili nello sviluppo delle armi statunitensi, così come nel programma spaziale della NASA. L’operazione Sunrise diretta da Allen Dulles e da altre figure della prima CIA (l’organizzazione era nota fino al 1947 come Ufficio di studi strategici) istituirono le “linee dei ratti” per i capi nazisti che fuggivano dalla giustizia e dall’Europa. Tra gli alti ufficiali nazisti aiutati e sostenuti dalla CIA c’erano il generale Karl Wolff e il maggiore-generale Reinhard Gehlen. Il legame tra intelligence e militari statunitensi e i resti del Terzo Reich, portarono a creare l’organizzazione e l’ideologia da guerra fredda della CIA e del Pentagono verso l’Unione Sovietica. Gli statunitensi beneficiarono non solo dell’oro nazista rubato ai Paesi europei, ma adottarono l’intelligence e la tecnologia militare segreta del Terzo Reich. (Vedi, ad esempio, il libro di David Talbot, La scacchiera del diavolo, sulla formazione della CIA). Il maggior-generale Reinhard Gehlen dopo l’arruolamento postbellico a Washington creò l’Organizzazione Gehlen coi suoi numerosi contatti tra i fascisti ucraini per condurre operazioni di sabotaggio dietro le linee sovietiche nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Dopo la seconda guerra mondiale, la struttura del potere degli Stati Uniti divenne una dicotomia. Da un lato c’era il governo formale dei presidenti e del Congresso. D’altra parte, vi erano i veri detentori del potere del “governo segreto”, composto da CIA e complesso militare-industriale statunitense. Il “governo segreto” o “Stato profondo” degli Stati Uniti ha governato negli ultimi sette decenni. L’elezione di politici democratici o repubblicani non ha avuto alcun peso sulla politica governativa. Agivano CIA e “Stato profondo” rispondendo all’élite dominante del potere aziendale. Qualsiasi presidente che non lo rispettasse veniva trattato come John F. Kennedy, assassinato nel novembre 1963. Di qui la capitolazione di Trump dopo l’elezione.
Alimentati da bottino di guerra nazista, russofobia e disprezzo per il diritto internazionale, CIA e militari statunitensi sono divenuti inevitabilmente una macchina da guerra. A cinque anni dalla Seconda guerra mondiale, gli statunitensi entrarono in guerra con la Corea, presumibilmente “per sconfiggere il comunismo mondiale”. Gran parte della nuova tecnologia militare utilizzata dagli statunitensi durante la guerra del 1950-53 fu sviluppata dagli ingegneri nazisti reclutati tramite l’operazione Paperclip. La distruzione genocida inflitta alla Corea dagli statunitensi non fu diversa dalla barbarie del Terzo Reich. Negli ultimi sette decenni, i governanti statunitensi hanno intrapreso guerre, colpi di Stato, assassini e guerre per procura contro decine di Paesi nel mondo. Il numero di morti globale di tale distruzione statunitense è stimato a 20 milioni di persone. Quando i capi degli Stati Uniti esaltano “l’eccezionalità americana”, si fa eufemismo per “supremazia” e “diritto” di usare la forza per interessi strategici. Ciò non è diverso dal suprematismo che il Terzo Reich invocava per giustificare la conquista degli altri. Quando Trump e la sua amministrazione minacciano di annientare la Corea democratica, esprimono un pensiero già noto. Quasi ogni capo statunitense dalla Seconda guerra mondiale ha esibito la stessa violenza unilaterale verso altre nazioni considerate “Stati nemici”. Ciò che Trump rappresenta è semplicemente una versione più cruda di tale aggressività. Oltre al terribile numero totale di vittime delle violenze statunitensi, va notato che gli Stati Uniti attualmente spendono circa 700 miliardi di dollari ogni anno per i militari, 10 volte ciò che spende la Russia, o 10 volte quanto allocato dalle successive 9 maggiori nazioni per spesa militare. Gli Stati Uniti hanno basi militari in oltre 100 Paesi e nell’ultimo quarto di secolo è in stato permanente di guerra illegale. Non è affatto un’esagerazione dire che gli Stati Uniti sono il Quarto Reich, il cui precedente fu la Germania nazista. L’espansione della CIA e del Pentagono con personale nazista e fondi illeciti dopo la Seconda guerra mondiale, assicurò che i governanti statunitensi adottassero l’ideologia del Terzo Reich. L’eredità del Quarto Reich statunitense è evidente a chi vuole comprendere: guerre di aggressione, genocidi, guerre per procura, colpi di Stato, squadroni della morte, sorveglianza di massa dei cittadini, propaganda dai mass media e tortura di massa, tutti inflitti con impunità e autocraticamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia nel mirino dei relitti nazisti della NATO

Come la NATO giustifica il nazismo lettone
Russie Politics 13 luglio 2017La NATO diffonde un video per legittimare la lotta dei “partigiani” nazisti lettoni, i “fratelli della foresta”, camuffandoli da grandi combattenti contro i russi. Oltre a riscrivere la storia, è quasi un invito all’omicidio dei russi e della Russia. Il video della NATO inizia confondendo soldati degli eserciti “russo” e “sovietico”. L’idea è mostrare che i “fratelli della foresta” combatterono i russi e non i sovietici, dato che i lettoni facevano parte dell’esercito sovietico… Poi si spiega che quei “pochi uomini” erano civili inermi costretti dalla situazione a combattere “l’occupante” russo, che dopo la Seconda guerra mondiale occupò i territori liberati. Ricordiamo che l’Armata Rossa liberò l’Austria e si ritirò pochi anni dopo perché 1) non vi era alcuna volontà della gente di passare dal capitalismo al sistema comunista; 2) perché l’Austria non fece mai parte dell’impero russo, a differenza della Lettonia. La cosiddetta “occupazione” della Lettonia da parte dei comunisti ed adesione all’URSS sono spiegati dal fatto che la grande indipendenza lettone si ebbe dopo la caduta dell’Impero russo. Tutto qui. Poi i quadri comunisti del Paese erano appunto lettoni. Il video mostra persone testimoniare tale epica lotta patriottica della Lettonia contro l’occupazione sovietica. Occupanti che ebbero la sfortuna di liberare il Paese, ovviamente contro la sua volontà, dai nazisti piuttosto ben apprezzati. Negli anni ’40, i lettoni o erano nelle file dell’Armata Rossa e dei suoi partigiani, venendo poi perseguitati, o nell’esercito nazista e nella sua Polizei ed altri ausiliari che massacravano allegramente. La strana neutralità “dei lettoni” è un nuovo mito usato per giustificare la riscrittura della storia e legittimare la politica russofoba, paradigma internazionale “della lotta del bene contro il male”. La portavoce del Ministero degli Esteri russo Zakharova ha reagito al video ricordando che i “fratelli della foresta” furono creati e finanziati da servizi segreti occidentali dopo la Seconda guerra mondiale per respingere politicamente l’URSS dopo la vittoria militare. Perciò arruolarono i collaborazionisti della Polizei, dell’amministrazione lettoni, ufficiali e soldati lettoni al servizio delle SS. In breve, per nulla persone di tutto rispetto. Tale organizzazione compì oltre 3000 aggressioni principalmente contro la popolazione civile, fino alla metà degli anni ’50.

Sul mito della neutralità lettone
Della partecipazione lettone alle SS nel 1941 – 1945, una pagina intera è disponibile sul sito del Ministero degli Esteri russo. Si tratta della famigerata legione lettone, un’unità delle Waffen SS composta da due divisioni: la 15° Divisione e la 19° Divisione Waffen Grenadier delle SS, la cui memoria è ancora celebrata con una sfilata a Riga, anche se il Paese fa parte dell’Unione europea. Su ciò, il nostro testo L’Europa ama i nazisti perché odiano la Russia. Durante la guerra, la legione SS lettone partecipò a pogrom, pulizia etnica degli ebrei, persecuzione dei comunisti, fucilazioni di massa di civili, ecc. Proprio sul piccolo territorio di tale mini-Paese furono creati tra il 1941 e il 1945 esattamente 46 carceri, 23 campi di concentramento e 48 ghetti. Secondo i dati ufficiali, solo i collaborazionisti delle SS lettoni uccisero 313798 civili (tra cui 39835 bambini) e 330032 soldati sovietici. Dall’autunno 1941 basandosi sui battaglioni di autodifesa furono addestrati dalle SS i battaglioni della Polizei incaricati del lavoro sporco. Alcuni furono inviati a combattere i partigiani nella regione russa di Pskov o in Bielorussia. 41 battaglioni di 300-600 persone furono quindi costituti in Lettonia (23 in Lituania e 26 in Estonia). Durante la guerra, i battaglioni lettoni furono integrati nell’esercito nazista e nelle strutture delle SS: brigate motorizzate, legione SS lettone, brigate di volontari, ecc. Erano i collaborazionisti delle SS a formare le fila dei “partigiani” “fratelli della foresta”. Ma di tutto questo la NATO non parla, logicamente. Essa sviluppò tali organizzazioni naziste dopo la Seconda guerra mondiale, per combattere fisicamente contro l’Unione Sovietica e la Russia, ed oggi usa immagini “photoshoppate” dell’epoca sempre contro la Russia, questa volta in una guerra virtuale. Anche se il video è al limite dell’istigazione a delinquere…
Dovremmo lasciar giustificare l’orrore contro cui i nostri padri combatterono? A meno che non abbiamo tutti la stessa storia…La Russia nel mirino dei relitti nazisti della NATO
La NATO produce un documentario divertente e motivante sulla guerriglia delle Waffen-SS che non mollarono mai!
Russia Insider 14/7/2017

Prima di concentrarsi sugli sforzi difensivi bombardando nazioni del terzo mondo, la NATO si specializzò nell’armare ed addestrare le forze “di retrovia” in Europa che difendessero i valori occidentali con il terrorismo attribuito poi ai socialisti locali. Tale capitolo orgoglioso della storia della NATO è noto come Operazione Gladio. Ma prima di Gladio, c’erano i fratelli della foresta, un’accozzaglia di legionari delle SS e altri amici della democrazia armati dalle agenzie d’intelligence occidentali per permettere alla guerriglia nel Baltico di uccidere molti civili. Non sorprende che la NATO abbia deciso di onorare tali mitiche creature forestali delle SS producendo un breve “documentario” completo di costumi. Dmitrij Rogozin, Viceprimo Ministro russo e ex-inviato presso la NATO, sa di cosa si tratta: “La NATO ha pubblicato un video sui “Fratelli della foresta” che uccidono i nostri soldati. Ciò conferma che abbiamo a che fare con i resti nazisti della NATO
Dmitrij Rogozin (@DRogozin) 13 luglio 2017
Così Zakharova, ovviamente: “Il video della NATO sui combattenti filonazisti negli Stati baltici è disgustoso e tenta di riscrivere la storia
Ambasciata russa del Regno Unito (@RussianEmbassy) 13 luglio 2017
RT: “Zakharova ha invitato storici, giornalisti e scienziati politici a non rimanere indifferenti su tale nuovo tentativo di distorcere la storia. “Non si rimanga indifferenti, è una perversione della storia che la NATO diffonde coscientemente per minare l’esito del tribunale di Norimberga e vi va posto fine!” ha scritto, ricordando anche che molti dei fratelli della foresta erano collaborazionisti dei nazisti e membri della SS Waffen baltiche, e che tali guerriglieri uccisero migliaia di civili nelle loro incursioni”.
Sfortunatamente, il quadretto di famiglia amichevole della NATO non dà il giusto merito alle persone responsabili di tutto ciò: “Fate una ricerca su google.
Dall’Estonia.
Malinka (@ Malinka1102) 12 luglio 2017Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio nucleare: i nazisti e gli USA, ieri e oggi

Luciana Bohne, Counterpunch, 8/8/2014

Inerenti ai tentativi formulati degli USA negli anni ’40 di dominare un impero mondiale vi erano due requisiti: primo, una diffusa campagna di propaganda per fare apparire l’impero benevolo e necessario, in sostanza democratico ed intrinsecamente “americano”, quindi incontestabile in un dibattito legittimo. Qui i media statunitensi operano per legittimare il sistema imperiale e ostacolarne la comprensione popolare ogni volta. In secondo luogo, vi è il bastone che accompagna la carota della propaganda, la pesante dipendenza dall’intervento segreto nelle periferie e sorveglianza ed oppressione interne.
– John Bellamy Foster e Robert McChesney12003211_753008364804965_2662570242554091957_nPreambolo
Presumo, per scherzo, che almeno una piccola parte del blackout mediatico sulla brutale ricetta “antiterroristica” contro i civili nel sud-est dell’Ucraina (Novorossija) sia il risultato della qualità decisamente poco attraente della coorte fascista che partecipa alla campagna della junta di Kiev. I miliziani dell’esercito paramilitare di Svoboda e Settore destro (la cosiddetta Guardia nazionale della junta di Kiev, formata da un esercito di volontari dopo il colpo di Stato) sembrano delle macchiette sottoproletarie. Inoltre, c’è una sorta di pasticcio postmoderno tra nazisti originari e loro culto, e fan club virtuali di Stepan Bandera, il macellaio della Galizia che notoriamente collaborò con le forze dell’Asse nello sterminio di ebrei, ucraini, polacchi e altri indesiderabili in Oriente. Ideologicamente sembrano irreali, come se fossero appena spuntati dalla fossa scavata da una bomba nella storia, non del tutto riempita nel dopoguerra, mentre assurdamente invocano “Gloria all’Ucraina”. Uno sguardo a foto e video delle parate fasciste, coi loro oscuri e torvi volti dal cipiglio ottuso del bullo, le teste rasate stile kapo e mise borchiate e pacchiane farcite di rigoroso nero da fascista, fanno pensare frettolosamente a fannulloni arruolati come comparse per un poco plausibile B-movie su un’improbabile guerra tra skinhaad in un liceo degli Stati Uniti. Nonostante le ovvie fantasie, non sono guerrieri ariani diretti al Valhalla. Quindi, se non possono essere spacciati come cavalieri dalla splendente armatura democratica americana o da esemplari di militari superiori, per quale motivo tali retrogradi sono stati reclutati per guidare la crociata “pro-democrazia” filo-occidentale nella Majdan di Kiev e relative conseguenze? Non per imporre il loro rozzo culto della personalità fascista nel “cuore” dell’Europa, questo è sicuro. La NATO, insieme alla servile burocrazia finanziaria dell’UE di Bruxelles, già occuprebbe l’Europa fino al confine con la Russia, se la scommessa ucraina ha successo. Allo stato attuale, nulla minaccia tale occupazione. Pertanto, tramare per imporre il fascismo in Europa sarebbe eccessivamente inutile. Piuttosto, sono stati reclutati come strumenti della destabilizzazione, del cambio di regime ed eventuali operazioni “antiterrorismo” per mantenere al potere a Kiev la junta sostenuta dagli Stati Uniti; solo un passo verso l’obiettivo maggiore: un cambio di regime in Russia. Svoboda e Settore destro hanno raccolto solo il 2% dei voti nelle elezioni ucraine di maggio (2014). Non sembra, quindi, che tali due partiti fascisti godano di ampio sostegno popolare. Settore destro, ultranazionalista e suprematista, apparve nelle agitazioni di Majdan. Svoboda è un partito anticomunista, russofobo e filo-UE, formatosi subito dopo il 1990 riunendo membri cattolici e ortodossi e chiedendo la liberazione dell’Ucraina dalle catene della “mafia ebraico-moscovita”. Tra le numerose pose troglodite, la celebrazione nel 2010 dell’ucraino naturalizzato statunitense e criminale di guerra John Demjanjuk, quale “eroe della lotta per la verità”, prese il posto d’onore. Dopo un processo giudiziario lungo e clamoroso, Demjanjuk fu espulso dagli Stati Uniti in Germania, essendo stato condannato per la morte di 30000 detenuti nel campo di sterminio nazista di Sobibor. Tra piccoli imbarazzi, Svoboda aveva addirittura fondato un think-tank dal titolo accattivante “The Joseph Goebbels Political Research Center“. Nel febbraio 2014, al culmine delle follie “pro-democrazia” di Majdan, ardenti turisti “rivoluzionario-democratici” si recarono a Kiev per onorare i capi fascistoidi di tale tossico prodotto occidentale, figuri come il senatore John McCain, l’arcivescovo di New York, cardinale Dolan, celebri “filosofi” come Slavoj Zizek e Bernard Henri-Levy, star del cinema internazionale, l’onnipresente George Clooney, tra gli altri.
Mettendo nel contesto della politica estera degli Stati Uniti del rollback del comunismo dal 1945, rovesciamento e la sostituzione del legittimo governo di Janukovich, come previsto, con il colpo di Stato inscenato, sostenuto e mantenuto dagli USA, risalta la politica della guerra occulta, ovvero la “guerra politica” da manuale che i nazisti perfezionarono combinando propaganda, sabotaggi e creazione di “eserciti segreti” per le “operazioni di contro-insurrezione” (in pratica controllo della popolazione col terrore). Ciò ebbe un’anteprima nel 1953, col colpo di Stato orchestrato dalla CIA in Iran (dopo aver provato alcune delle tecniche di destabilizzazione nella campagna elettorale del 1948 in Italia, dove la vittoria comunista fu minacciata e di fatto vanificata da tali tecniche). Dura da settanta anni sulla scena mondiale. Dal 1989, fu adattata, assente il presunto pericolo comunista, allo sforzo per costringere il mondo a servire gli interessi economici.
22309161Un piano del classico periodo di animosità anticomunista statunitense che, per fortuna, non andò come previsto, va menzionato. Alla fine degli anni 40, maturò un piano così super segreto che non sembra avere avuto un nome in codice. Declassificata negli anni ’80, una dichiarazione del 1949 dei Capi di Stato Maggiore al presidente Harry Truman rivela aspetti di tale piano, che integrava armi convenzionali e nucleari con operazioni di “contro-insurrezione”. Esercito ed aviazione, CIA e altre agenzie d’intelligence degli Stati Uniti proposero una strategia in tre fasi per eliminare l’Unione Sovietica, aprendo la guerra con l’opzione desiderata: 1) montare una campagna di propaganda e disinformazione ed operazioni false flag per provocare lo scontro con l’Unione Sovietica, in cui gli Stati Uniti sarebbero apparsi agire per autodifesa o in difesa di un dato gruppo dei popoli sovietici oppressi; 2) lo svolgimento della campagna militare per trenta giorni durante cui 70 bombe atomiche sarebbero state sganciate su determinati obiettivi in Unione Sovietica da aerei a lungo raggio, per distruggere il 40% della capacità industriale sovietica, compresa quella cruciale del petrolio; 3) il lancio di operazioni di “contro-insurrezione” post-nucleari in territori radioattivi per evitare che l’Armata Rossa reagisse e il sistema politico sovietico riemergesse. Quest’ultima fase doveva essere affidata agli “eserciti segreti”, gruppi di emigrati europei orientali e russi, ereditati dai tedeschi. In altre parole, eserciti di nazi-collaboratori. I “bastardi” del mio titolo. (Ho tratto gran parte delle informazioni dal libro di Christopher Simpson, Blowback). Se il lettore ora intravede una notevole somiglianza tra la proposta dei JCS del 1949 e la postura aggressiva di oggi nei confronti della Russia (compreso l’uso di truppe d’assalto fasciste in Ucraina), l’effetto è intenzionale. Come nel 1949, a giudicare dalle continue provocazioni, i pianificatori di oggi sembrano pensare di poter vincere una guerra contro la Russia. Molto preferito sarebbe un “cambio di regime” ma, in mancanza di ciò, una breve rapida guerra nucleare tattica potrebbe neutralizzare un Paese la cui leadership sembra essere decisa a perseguire lo sviluppo economico indipendente. Va sottolineato, quindi, che gli Stati Uniti non sembrano seguire una campagna per ristabilire ideologicamente il fascismo in Europa, ma molto preoccupata per l’Europa, come dice Victoria Nuland così pittoresca nei tristi scambi intercettati con l’ambasciatore Pyatt: “Fottere l’UE” così a lungo, naturalmente, da rimanere sottomessa e coordinata agli interessi degli Stati Uniti. Invece di re-introdurre il vecchio fascismo in Europa, gli Stati Uniti reclutano, addestrano e schierano eserciti paramilitari neo-nazisti quali strumenti per reprimere col terrore la prevedibile ribellione nel Donbas. (Mentre scrivo, oggi, 50 missili balistici, in grado di trasportare testate nucleari, sono stati lanciati sul Donbas).
Vantaggi propagandistici degli Stati Uniti in tale reclutamento sono distrazione, disorientamento e puro terrore al di fuori dei media ufficiali, che la presenza di dichiarati ammiratori di Hitler provoca tra il pubblico qui e in Europa. Mentre ci concentriamo sulla presunta rinascita del militarismo nazistoide in Europa, non si bada ai suoi sottili curatori, gli imperialisti di Washington. L’amministrazione Putin ha giustamente mobilitato la memoria storica russo-ucraina in repulsione a tale scandaloso reclutamento, attingendo alla memoria dell’orrore del nazismo in Oriente, coll’epico bilancio di 26 milioni di morti per la causa della sconfitta dei nazisti. Gli storici hanno notato, e i cittadini ex-sovietici certamente ricordano, che il massacro sistematico in Oriente, anche con carestie, non ha paralleli nella storia del mondo. Comprensibilmente, gli ucraini del Donbas e la Russia approvano la campagna “antifascista” di Mosca denunciando Kiev e indirettamente, diplomaticamente, gli Stati Uniti. Niente di tutto questo si propone di ridurre al minimo la criminalità dei razzisti assassini sostenuti dagli Stati Uniti. E’ proprio a causa della loro volontà di commettere atrocità che sono stati reclutati e addestrati. Non c’è nulla di nuovo in tale pratica.

Kennedy e Eisenhower

Kennedy e Eisenhower

Gli Stati Uniti e l’arruolamento dei “bastardi”
La storia risale alla fondazione negli Stati Uniti, dopo il 1945, del complesso di sicurezza nazionale per la propaganda e la guerra politica per respingere il comunismo in Europa orientale e URSS. Tale storia è raccontata da Christopher Simpson in Blowback: Il reclutamento negli USA dei nazisti e suo effetto sulla guerra fredda (1988). Il libro di Simpson è stato ripubblicato il 6 giugno (2014) da Open Road Media nella serie “Forbidden Bookshelf”, curata dallo studioso dei media Mark Crispin Miller, che scelse cinque libri per inaugurare la serie. Tra i cinque vi era quello di Douglas Valentine, Il Programma Phoenix, sulle operazioni contro-insurrezionali segrete della CIA in Vietnam (1968-1972). Phoenix è indicato da CounterPunch come uno dei 100 migliori saggi di sempre. Insieme, questi due libri dicono tutto ciò che si deve sapere su come il governo degli Stati Uniti abbia agito da Stato canaglia del nostro tempo, calpestando il diritto internazionale, armando e addestrando gruppi terroristici reazionari, privatizzando le operazioni militari, fomentando i cambi di regime con la guerra psicologica, spiando tutto il pianeta ed agendo in generale come se il mondo finisse se gli Stati Uniti non lo dominassero. La politica estera di oggi ideologicamente assolutista/manichea “o sei con gli Stati Uniti o siete con i terroristi”, è la continuazione dell’assolutismo formatosi nei primi anni del dopoguerra: “o sei con noi o con i rossi”. Il reclutamento di jihadisti (iniziato in Afghanistan) negli anni ’70, e in seguito ed ora dei neo-nazisti in Ucraina, per minare dei regimi, riflette la prassi dei servizi d’intelligence che alla fine della seconda guerra mondiale reclutarono nazisti, la maggior parte grandi criminali di guerra. Scrivendo negli anni ’80, Simpson suggerisce che tale reclutamento causò un “ritorno di fiamma”, nel senso di vendetta nella tesi di Chalmers Johnson nel suo libro dallo stesso titolo. La tesi di Simpson è molto più penetrante, suggerendo che la collaborazione Stati Uniti/nazisti, tra le altre cose, danneggiò le prospettive di pace nel mondo.
AVT_Gehlen-Reinhard_9246A tale riguardo, è istruttivo il caso di Reinhard Gehlen, alto ufficiale dei servizi segreti militari di Hitler sul fronte orientale. Gehlen era riuscito a raccogliere massicce informazioni su capacità militare, struttura ed organizzazione dei servizi segreti dell’URSS, strategie dell’alto comando sovietico. Un tesoro di informazioni che Gehlen iniziò a pensare almeno dall’autunno 1944 di consegnare agli alleati in cambio di protezione contro le accuse per crimini di guerra. Gehlen ricevette l’informazione a scapito della vita di 4 milioni di prigionieri di guerra sovietici. Simpson scrive: “Gehlen ottenne gran parte delle sue informazioni dalle peggiori atrocità della guerra: torture, interrogatori e omicidio per fame di circa 4 milioni di prigionieri di guerra sovietici“. Allettati dall’ambita scorta di informazioni sull’URSS (i documenti segreti degli Stati Uniti in materia erano praticamente vuoti), le autorità statunitensi non fecero domande a Gehlen. “E’ dalla nostra parte e questo è tutto ciò che conta“, disse il direttore della CIA Allen Dulles. Gehlen divenne un agente a contratto della CIA, e relativo alla creazione dell’organizzazione Gehlen vicino a Monaco di Baviera con ampi fondi forniti da OSS/CIA per continuare a spiare l’Unione Sovietica e i suoi satelliti in Europa orientale. Anche se aveva promesso di non assumere agenti tra i criminali internazionali di SS, SD e Gestapo perseguiti per crimini contro l’umanità, di guerra e contro la pace, fece proprio questo, così i suoi mandanti chiusero un occhio. Secondo Simpson assunse, per esempio, “l’Ostuf Hans Sommer (che aveva incendiato sette sinagoghe a Parigi nell’ottobre 1941); l’SS Standartenführer Willi Krichbaum (dirigente della Gestapo in Europa sud-orientale); e l’SS Sturmbannführer Fritz Schmidt (capo della Gestapo a Kiel, Germania)… Durante il primo decennio del dopoguerra, gli USA spesero almeno 250 milioni e impiegarono 4000 persone a tempo pieno per far risorgere l’organizzazione di Gehlen dalle macerie della guerra“. E il premio fu la prima decisiva salva della guerra fredda basata sulle informazioni fuorvianti di Gehlen sulla forza dell’Armata Rossa e la sua presunta volontà d’invadere l’Europa occidentale. Anche se, come nota Simpson, “a metà del 1946, l’intelligence militare degli USA riferì correttamente che l’Armata Rossa… non era pronta, era sovraesposta e stanca della guerra“, ma Gehlen insisteva sul fatto che l’Armata Rossa (che, infatti, era impegnata a strappare un terzo del sistema ferroviario tedesco per rimontarlo in Unione Sovietica) aveva 500 divisioni pronte per la blietzkrieg sull’Europa occidentale. Come accadde, l’allarmismo di Gehlen fu prontamente approvato e forse anche guidato dai pianificatori che si struggevano per avere un grosso budget per la difesa (che triplicò nel 1952 come risultato della falsa “minaccia” sovietica) e un economia di guerra permanente. Come John Bellamy Foster e Robert McChesney notano nell’importante numero di luglio (2014) del Monthly Review dedicato allo Stato di sorveglianza, l’ansia per il ritorno della Grande Depressione degli anni ’30, dopo la guerra, spinse i pianificatori statunitensi a chiedere il mantenimento di un’economia da guerra permanente con il keynesismo bellico. Già nel 1946 il generale Dwight D. Eisenhower scrisse, “E’ nostro dovere sostenere ampi programmi di ricerca nell’istruzione, nell’industria e in qualunque campo che sia importante per l’esercito. La stretta integrazione delle risorse militari e civili non potrà beneficiare solo direttamente l’esercito, ma indirettamente la sicurezza della nazione”. Chiese “la massima integrazione delle risorse civili e militari e di assicurare la direzione unitaria più efficace nelle nostre attività di ricerca e sviluppo“, un’integrazione che, disse, si era già “consolidata in una sezione distinta ai vertici del dipartimento della Guerra“.
Al dipartimento di Stato, nel frattempo, George F. Kennan, esperto di affari sovietici e a capo del Comitato di programmazione politica, si oppose alla guerra totale contro l’Unione Sovietica, articolando la sua “dottrina del contenimento”. Come nota Simpson in Blowback, per Kennan gli obiettivi erano due:
a) ridurre potere ed influenza di Mosca
b) cambiare fondamentalmente teoria e pratica delle relazioni internazionali osservate nel governo in Russia
050318_kennan_vlrg_330a.grid-4x2 L’adozione di tali concetti a Mosca (tuttavia) sarebbe equivalso a dire che il nostro obiettivo era rovesciare il potere sovietico. Procedendo da quel punto, si potrebbe sostenere che ciò a sua volta fosse un obiettivo irrealizzabile mediante la guerra, ammettendo quindi che il nostro obiettivo verso l’Unione Sovietica era un’eventuale guerra e il rovesciamento violento del potere sovietico. Per scongiurare tale (troppo chiara) comprensione delle intenzioni di Washington da parte di Mosca, Kennan propose qualcosa che oggi conosciamo come “cambio di regime”, la destabilizzazione interna dell’Unione Sovietica occultamente architettata incoraggiando spaccature, divisioni e crisi, in particolare nei Paesi satelliti. La cosiddetta guerra fredda, di conseguenza, si trasformò in quattro decenni di guerra segreta per il “cambio di regime” in Unione Sovietica. Tale obiettivo richiese le arti sovversive di un ramo specializzato dell’intelligence, con il compito di raccogliere e analizzare altre informazioni, venendo avvolti e protetti dal necessario Stato di sicurezza nazionale. Ancora negli anni ’40, la Gran Bretagna seppe dall’amministrazione Roosevelt che gli Stati Uniti avevano formato un’organizzazione d’intelligence (l’FBI si limitava a sorveglianza interna). Sotto tutela inglese, nacque l’OSS, progenitore della CIA. Alla fine della guerra lo Stato di sicurezza nazionale, così come la conosciamo oggi, iniziò a prendere forma. Nel 1946 l’appello di Eisenhower per un’economia militare coordinata e la dottrina di contenimento nel 1947 si combinarono per produrre il National Security Act che autorizzò il Consiglio di Sicurezza Nazionale e la CIA e guidò la formazione nel 1952 della National Security Agency (NSA) di Kennan, l’organizzazione ombrello responsabile della supervisione di tutte le agenzie d’intelligence militari e civili statunitensi. Le attività della NSA furono avvolte nel mistero perché, naturalmente, violavano la Costituzione. L’entità di tali violazioni, tra cui omicidi mirati di leader nel mondo, non fu comunicata che trent’anni dopo, quando la “comunità” d’intelligence finì indagata dal Congresso negli anni ’70, dopo lo scandalo Watergate.

Frank Wisner

Frank Wisner

Una sorta di “bastardi”: l’esercito di Vlasov e l’OUN/UPA
efimNel cruciale triennio dopo il 1945, tuttavia, il coordinamento della NSA dei servizi per organizzare il rollback del comunismo in Europa, non esisteva. Il dipartimento di Stato, quindi, avviò la stagione delle attività sovversive con l’Operation Bloodstone. Il padrino di Bloodstone fu George Kennan, con Frank Wisner, pubblicitario divenuto leggendario agente dell’OSS nella Seconda Guerra Mondiale, in qualità di lobbista presso le istituzioni. Come scrive Christopher Simpson in Blowback, “Il dipartimento di Stato iniziò il primo noto grande sforzo di reclutamento clandestino di emigrati sovietici… l’Operation Bloodstone divenne uno dei più importanti piani segreti del dipartimento dal 1948 al 1950, quando fu sostituito da programmi simili sponsorizzati direttamente dalla CIA”. Con “emigrati sovietici”, Bloodstone non voleva radunare in giardino una varietà di sfollati, senza casa e profughi disperati dall’Europa centrale ed orientale post-bellica. Ma specificamente reclutava preziose risorse anticomuniste distintesi in attività significative contro l’Unione Sovietica. Per creare una crisi interna in Unione Sovietica e/o nei suoi satelliti, Kennan, come cita Simpson, pensò di raccogliere importanti esuli anticomunisti: “In questo momento c’è una serie di interessanti e potenti gruppi politici tra gli esuli russi… ognuno dei quali sarebbe probabilmente preferibile al governo sovietico, dal nostro punto di vista, quali governanti della Russia“. Così, mentre tutti i gruppi ricevono più o meno lo stesso finanziamento, i nazi-collaborazionisti russi dell’Esercito di Liberazione, meglio noto come Esercito Vlasov (dal generale disertore passato ai nazisti) godettero di particolare predilezione. Costituito da volontari ex- prigionieri sovietici catturati dai tedeschi in guerra, nel dopoguerra gli emigrati dei resti dell’esercito di Vlasov parlavano la lingua, conoscevano il territorio, avevano combattuto sul campo di battaglia contro i sovietici, aveva condotto intelligence, controllo della popolazione e sabotaggi. Al culmine, l’esercito di Vlasov aveva un milione di aderenti. I veterani dell’esercito di Vlasov furono importati negli Stati Uniti per essere utilizzati per addestrare gli agenti degli Stati Uniti nella sovversione anticomunista, per consulenze su intelligence e operazioni segrete, e come reclutatori per operazioni di sovversione ed assassinio. Va notato, a questo punto, come fa Simpson, che data la possibilità di scegliere trs fame e collaborazione, “circa 2 milioni di prigionieri di guerra sovietici… scelsero la fame piuttosto che aiutare i nazisti“. Tuttavia, molti lo fecero. Ciò che i reclutatori del dopoguerra dei veterani dell’esercito Vlasov decisero d’ignorare erano i loro crimini di guerra. Come riporta Simpson, “L’esercito di Vlasov fu spesso raffigurato in occidente dopo la guerra come la più nobile e idealista legione di emigrati nazisti… In realtà, l’organizzazione di Vlasov (reclutata dai servizi segreti degli Stati Uniti) era in gran parte formata da veterani riassegnati dalle più depravate unità di “sicurezza” e delle SS della macchina mortale dei nazisti… Nel 1945, circa la metà delle truppe di Vlasov fu trasferita all’SS Kommando Kaminsky, in precedenza guidato dal collaborazionista bielorusso Bronislav Kaminsky…. Le milizie di Kaminsky guidarono la sanguinosa repressione del 1944 dell’eroica rivolta di Varsavia con tale violenza bestiale che anche il generale tedesco Hans Guderian ne fu sconvolto e ne chiese la rimozione dal campo”. Allo stesso modo, l’arruolamento di emigrati dalle organizzazioni collaborazioniste ucraine ebbe un volto pubblico e uno segreto. I nazisti avevano generosamente finanziato l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) e il suo braccio militare, l’esercito insurrezionale ucraino (UPA), negli anni precedenti l’invasione della Russia del giugno 1941 (nome in codice “Barbarossa“). Nei primi mesi dell’invasione, come scrive Simpson, “le truppe di polizia dell’OUN accompagnavano le forze tedesche… fornendo intelligence, creando amministrazioni di quisling locali… e giocando un ruolo attivo in retate ed omicidi di ebrei“. Sotto il comando del ministro della Polizia dell’OUN e agente della Gestapo Mykolas Lebed (poi reclutato dai servizi segreti degli Stati Uniti), a Leopoli nel 1941, la popolazione subì tale frenesia omicida contro ebrei e comunisti che “poliziotti e miliziani furono impegnati giorno e notte in rastrellamenti di massa di uomini e donne disarmati, impiccagioni pubbliche, pestaggi e altri abusi. Gli ebrei di Leopoli furono arrestati, torturati e massacrati dalle truppe dell’OUN e dagli Einsatzkommando nazisti (squadroni della morte mobili)”. Riecheggiando oggi a Leopoli, Kiev e nelle “operazioni antiterrorismo” nel Donbas, i pogrom del 1941di Lvov, con i banderisti appoggiati dagli USA che gridano “Viva Adolf Hitler e Stepan Bandera”. Eppure, i criminali di guerra dell’OUN come Mykolas Lebed sono stati collettivamente e convenientemente ripuliti quali membri di un esercito che agiva, agli occhi della politica estera e dell’intelligence, da “terza forza” in Unione Sovietica, in lotta per la liberazione e la democrazia dal giogo comunista, come osserva Simpson. A un certo punto, tutta una divisione di truppe dell’OUN/UPA, 1100 uomini e loro famiglie, fu importata, senza fare domande, negli Stati Uniti. L’influenza dei gruppi di emigrati ucraini anticomunisti nella politica statunitense è vecchia, profonda e continua, il libro di Simpson lo rende perfettamente chiaro. In generale, non fu un contributo progressivo, come la junta sostenuta dagli Stati Uniti a Kiev può testimoniare. Ma questa è un’altra lunga storia.

Bronislav Kaminski (di profilo)

Bronislav Kaminsky (di profilo)

Conclusione
Come Christopher Simpson ricorda nel capitolo di apertura, “La caratteristica più importante della filosofia politica nazista era l’estremo anticomunismo e l’odio particolarmente fanatico per l’URSS“. Tale odio incendiò il mondo e, tuttavia, dopo la guerra, amministratori, ufficiali dei servizi segreti, generali, capi della polizia ed intellettuali nazisti di quel regime di odio e guerra furono reclutati per continuare il loro lavoro nell’ambito della Sicurezza Nazionale dello Stato degli USA, consigliando influenzando e promuovendo la politica estera statunitense nella guerra fredda. Tale politica è cambiata con la caduta del muro di Berlino? No, s’è ancor più intensificata, divenendo più assoluta, aggressiva e dedita alla guerra politica. La Russia è ancora nel mirino degli USA. La pace resta un impercettibile lontano singulto. A che serve a Washington il fascismo in Europa?

Kenendy e Allen Dulles, capo della CIA negli anni '50

Kennedy e Allen Dulles, capo della CIA negli anni ’50

Luciana Bohne è co-fondatrice di Film Criticism, rivista di studi cinematografici, e insegna all’Edinboro University in Pennsylvania.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi è Joel Harding, il capo della propaganda della junta di Kiev?

Alessandro Lattanzio, 31/5/2015

nato_20io_20isafJoel Harding è un ex-ufficiale dell’intelligence militare statunitense che oggi dirige le Operazioni per Informare e Influenzare (IIO) del regime golpista ucraino. Si ricordi che le “Operazioni per Informare e Influenzare” non hanno per scopo creare opinioni o tracciare una politica, ma strappare all’opinione pubblica il sostegno agli obiettivi perseguiti dalle operazioni tramite tecniche di gestione della percezione rivolte al pubbliche manipolandone emozioni, motivazioni e ragionamenti.
Joel Harding (F-off@email.ru), prima di diventare il ‘re dei troll’ ucronazisti, fu per 26 anni Berretto Verde e contribuì a pianificare l’invasione di Haiti, Iraq e Afghanistan. Ha fatto parte dello Stato Maggiore per le operazioni speciali J2 dell’US Army. Era il collegamento del J2 per le Information Operations (le operazioni psicologiche e di disinformazione militari) con CIA, DIA, NSA, DISA e varie agenzie di Washington. Ha contribuito a sviluppare diverse metodologie spionistiche utilizzate da NSA, CIA e Pentagono poi svelate da Edward Snowden. Joel Harding, una volta andato in congedo, è divenuto direttore dell’(Old Crows) Information Operations Institute, dopo aver studiato programmi hacker informatici sponsorizzati dal governo ed esser stato analista presso la SAIC, impresa che sviluppa applicazioni informatiche per le agenzie militari e d’intelligence. Harding creò anche un comitato consultivo per le IO formato da 20 esperti di IO aziendali, governativi, militari e accademici inglesi e statunitensi, ed infine scrisse un libro bianco sulle IO utilizzato dal segretario della Difesa degli USA. Nel 2008 Harding e il suo istituto parteciparono all’elaborazione delle strategie per l’US Cyber Command, con una nuova definizione di Operazioni d’Informazione e delineando le nuove prospettive della guerra elettronica e cibernetica. Infatti, già nel 1997 Harding svolse un lavoro pionieristico nel software spionistico utilizzato da governo e aziende per sorvegliare le reti sociali, influenzarle e tracciarne gli utenti.
Il 28 febbraio 2014 Harding fu nominato direttore del Centro Informazione Strategica NSE, “che sviluppa programmi nel campo delle operazioni d’informazione, psicologiche, della diplomazia publica e dell’influenza strategica”, e subito il 1° marzo stipulava il primo contratto con la junta golpista di Kiev. Il 3 marzo, appena arrivato a Kiev, Harding fece una proposta ai golpisti majdanisti: “Ora un pensiero rimbalza nella testa, ed effettivamente ha senso ma le cui ripercussioni sono selvagge, inaudite, sanguinose da poter distruggere la nazione… Se si guarda al grafico dei gasdotti che attraversano l’Ucraina, si potrebbero chiudere le valvole in una di tali condotte, chiudendo una parte importante delle esportazioni della Russia e, di conseguenza, una fonte di denaro e potere che Putin deve comprendere veramente. Se fa questo passo, fa saltare in aria quelle condotte, anche se così si creasse un casino. Ciò si tradurrebbe nell’invasione russa. Fine della storia? No. Immaginate di provare a difendere migliaia di miglia di condotte. Gli insorti ucraini costringerebbero la Russia a dedicarvi decine di divisioni…” Al momento Victoria Nuland corteggiava Pravij Sektor offrendogli legittimità, denaro e sostegno. Lo stesso giorno Harding notava, “Improvvisamente ho 510 persone in Ucraina che seguono il mio blog. Vediamo, 510 diviso per quattro, moltiplicato per 100 fa il 12,750 per cento in un solo giorno. Cacchio mi chiedo perché!?” E infatti, il 16 marzo 2014 Dimitrij Jarosh, ducetto di Pravij Sektor, minacciava i gasdotti dell’Ucraina. Il consiglio di Harding minacciava una delle ultime fonti di reddito della junta di Kiev. Da quel momento Harding iniziava a fornire consigli su azioni militari, mediatiche, tattiche cibernetiche per le IO, manuali militari, psy-op e per una grande copertura mediatica internazionale, spingendo per la creazione del nuovo Ministero della politica dell’informazione, di una strategia nazionale dell’informazione, di un centro di propaganda unificato a Kiev e di un cyberesercito al servizio dei golpisti di Gladio ucraini.
Le fotografie possono essere ritoccate, come i video. I testimoni oculari sono sospetti. I reportage non sono affidabili. Anche se è la persona più affidabile al mondo a dire qualcosa, si può sempre bollarla come speculazione, faziosa o agente pagato dai russi… Che cosa faremo? Sradicare, rifiutare, corrompere, ingannare, usurpare o distruggere le informazioni. Le informazioni, non va dimenticato, sono l’obiettivo finale della cyberguerra per aver un impatto diretto sul processo decisionale dei leader avversari“. Così Harding ha sviluppato una strategia di contenimento informatico dei media russi, mentre barriere vengono erette per controllare l’informazione ucraina. In quest’ambito, a Kiev, grazie ad Harding e alla NATO, è stato creato il cyberesercito per le IIO ucraine da utilizzare a livello mondiale. “Ho discusso sul possibile uso delle informazioni nei social media come arma. Coloro con cui parlavo hanno uno strumento che rastrella i social media, ne calibra i sentimenti e fornisce all’utente la possibilità di generare automaticamente una risposta convincente. Tale strumento si chiama “Social Networking Influence Engine”… lo si può classificare come munizione? Pare di no, ma le implicazioni sembrano ampie per l’ambiente delle informazioni, oltre al dipartimento della Difesa. Le persone che possiedono questo strumento sono civili e lontani dall’industria della difesa, quindi avere l’approvazione del dipartimento di Stato potrebbe anche non essere necessario“, affermava Harding.Pic7
Uno sei social media utilizzati da Harding per le sue operazioni IIO è Wikipedia. Dal giugno 2014 c’è stato un forte aumento delle IIO su Wikipedia riguardo l’Ucraina. Gli operativi di Harding si occupano di continuo di redigere un dato argomento, modificando eventi e dati a favore della junta di Kiev e relativi sostenitori. Sugli eventi di Majdan, il massacro di Odessa e l’abbattimento del volo MH17, il pensiero di Harding si riassume in questa sua frase, “La guerra d’informazione per l’Ucraina ha assunto un nuovo aspetto. La Russia va abbattuta. Deve soffocare, sentire un dolore oltre ogni limite accettabile. Deve pagare. La Russia deve soffrire”. Harding dirige la propaganda filo-golpista ucraina presso i media occidentali, coordinandoli nell’ambito delle sue IIO; quindi ha pianificato e unificato la disinformazione e la propaganda del regime golpista ucraino e dei media occidentali sulla guerra contro la Novorossija, e come visto, manipolando od oscurando l’informazione su eventi come il massacro di Odessa o l’abbattimento del volo MH17, o spacciando di continuo la propaganda menzognera sull’“invasione russa” dell’Ucraina. Harding, che ha contribuito a creare il ministero dell’Informazione ucraino, dirige anche la campagna per denigrare ed eliminare giornalisti e attivisti critici verso la junta di Kiev, etichettandoli come “agenti russi”, indicando ai suoi adepti quale metodi usare al riguardo. Ad esempio, Harding si presentò come ufficiale russo, con tanto di email presso l’“Ambasciata russa” di Washington, all’attivista pacifista statunitense David Swanson per chiedergli di pubblicare articoli di “propaganda russa”. Swanson lo smascherò e lo denunciò. Harding, inoltre, ha delineato l’infoguerra ucraina ricorrendo alla repressione armata del giornalismo ucraino. E’ in quest’operazione che rientra il sito nazigolpista Peacekeeper, che indica gli oppositori e i giornalisti critici verso il regime nazi-atlantista da “neutralizzare” (tra cui lo scrittore Oles Buzin). Il sito Peacekeeper è ospitato sul server della NATO in Lettonia, nell’ambito del Strategic Communications Centre of Excellence (StratComCOE) della NATO a Riga, Lettonia. In sostanza, StratComCOE e Harding dirigono l’omicidio di giornalisti e politici ucraini a Kiev, oltre l’infoguerra e la disinformazione mediatica occidentale sull’Ucraina.

2nd_information_operations_btn_dui_n14103Riferimenti:
Fort Russ
Oped News
Prisonplanet